La filosofia greca

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La filosofia greca

230 LA FILOSOFIA GRECA

vera sconfessione del principio, il cui valore rien

limitato nel senso, che la scienza non è propriamente

identica alle cose, né la ragione contemplante

alle cose contemplate, ma che le cose, nel mondo

intelligibile, non sono altro che intelletto e scienza.

Quindi non è vero che la scienza si volga a inten-

dere le cose, ma le cose stesse (intelligibili) fanno

in modo che la scienza non ne sia diversa. L'in-

telligenza del moto non crea affatto il moto, ma il

moto piuttosto fece l'intelligenza, per cui esso stesso

si concepì come moto e intelligenza. Dunque, è l'og-

getto intelligibile quello che in ultima istanza crea

l'intelligenza, e la sua intelligibilità, lungi dall'es-

sere creatura mentale, esiste per sé, in virtù della

definizione stessa che ne fa un intelligibile, segre-

gandolo dalla materia (' ). Una più completa sconfes-

sione del principio della sintesi mentale non sarebbe

immaginabile. Ed altrove, Plotino, considerando la

mente per sé indefinita, mostra come sia definita

dall'intelligibile (opponevi] imo toù votjtoù) ('-'); il che

non significherebbe una caduta, se intelligenza e

intelligibile nella loro rispettiva indefinita e finità

avessero il valore di puri momenti astratti, fuori

della sintesi attuale dell'intendere: un valore che

trascende di gran lunga la mentalità di Plotino, per

cui l'intelligibile, inteso come forza definiente, non

può essere che un principio distinto e sopraordinato

all'intelligenza.

Queste divergenze ed oscillazioni del pensiero di

Plotino ci danno un indizio del dissidio che gli è

immanente tra le due opposte esigenze, l'idealismo

platonico e il realismo aristotelico. Tuttavia Plotino

(1) vi, G, 6.

(2) v, 4, 2.

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