La filosofia greca

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La filosofia greca

t. IL NEO-PLATONISMO 233

necessario che un quid l'accompagni; ma se ciò

può parer vero se si parla di un uomo, tale non è

certo quando si tratta di un non-uomo: come si po-

trebbe predicare l'uno di un non-ente, se l'uno ade-

risse inscindibilmente a qualcosa? (').

Esiste dunque l'uno in sé, separato, puro, supremo

principio delle cose, Dio. Come non toccato

dall'alterità, che è necessaria alla conoscenza, egli

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è superiore alla conoscenza, cioè sovrintelligibile ( )

e insieme sovrintelligente. A lui non possiamo attri-

buire

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intelligenza, né coscienza ( ), né vita: attributi

che sono affetti di alterità. Egli non sostiene misura,

essendo egli stesso misura d'ogni cosa, e non po-

tendo a sua volta essere

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misurato ( ). Né l'essenza

gli è adeguata : l'essenza è un che, determinato da

altri, e l'uno non è da nulla determinato; inoltre,

essendo la causa dell'essenza, deve necessariamente

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precederla ( ). E neppur l'essere si può predicare di

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lui ( ); egli è il non-essere superiore da cui l'essere

medesimo si genera. In generale, nulla di positivo

possiamo affermare intorno a lui ; la negazione solamente,

in quanto esprime tutto ciò che non è men-

tale ed è superiore alla mente, è

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a lui adeguata ( );

nessun discorso può toccarlo; egli è l'inesprimibile,

l'ineffabile (&qqt)tov,J.

Tuttavia, se Plotino si fosse limitato a queste negazioni,

avrebbe veduto Dio sfumare nel nulla; ma

in realtà, in quanto ne parla e lo pensa, è costretto

(1) VI, 6, 11-18.

(2) v, 3, 12.

(3) VI, 7, 39.

(4) v, 5, 4.

(5) vi, 6, 13.

(6) vi, 7, 38.

(7) v, 3, 14.

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