La filosofia greca

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La filosofia greca

2ói LA FILOSOFIA GRECA

a comprenderlo in qualche modo nella positività

del discorso e del pensiero. Egli comincia con iden-

tificarlo col Bene, la suprema idea del sistema pla-

tonico, avvertendo di togliere da questo concetto

ogni empirica determinazione e di attribuirvi un si-

gnificato sovreminente a tutte le

1

cose ( ). Inoltre, la

negazione della finità dell'intelletto induce Plotino

a chiamar Dio infinito, illimitato, senza forma (*):

determinazioni che, pur essendo negative, si strati-

ficano sullo stesso piano delle opposte determinazioni

positive, e svelano . l'esigenza intellettuale dissimu-

lata dal sovrintelligibile.

Ma v'è di più: l'uno è principio generatore delle

cose; gli si dovrà dunque attribuire l'attività, mas-

simo tra gli attributi positivi? Plotino si dibatte contro

questa necessità ineluttabile del suo sistema. Egli

cerca di mostrare che il primo Bene è ciò verso cui

tende ed appetisce ogni cosa, come al suo fine, ma

che non mira a sua volta ad alcuna cosa, e nulla

desidera, in quanto si possiede nel suo fine eternamente

realizzato. Il bene pertanto è fonte e principio

quieto di tutte le azioni secondo natura; esso rende

buone le cose a sua somiglianza, non perchè agisce

verso di esse, anzi, perchè esse agiscono verso di

lui. Sì, ch'egli esiste come tale, non per un'attività

o un pensiero, ma solo in quanto è quello che è:

essendo sopra l'essenza (éjtexei/va ovaiaq) è anche sopra

l'atto

3

del pensiero ( ). Questo passo tradisce la preoccupazione

intellettualistica del pensiero plotiniano,

che, altrove, più chiaramente si manifesta, nella de-

finizione ch'egli dà di Dio come prima potenza (Su-

(0 v, 3, 11.

(t) vi, 7, 32-33.

(3) I, 7, 1.

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