La filosofia greca

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La filosofia greca

238 LA FILOSOFIA GRECA

si contempla diviene l'intelligenza (*). Altrove invece

par che attribuisca all'uno stesso questa riflessione:

guardando se medesimo, l'uno produce l'ente e l'in-

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telletto ( ). Anche -questa ambiguità si spiega con

l'incertezza tra le due posizioni mentali della potenza

e dell'atto: o si pone Dio come atto, in sé riflesso,

e allora i due momenti dell'attività pensante e del-

l'essere pensato rampollano dall'identità siessa della

riflessione; o si pone Dio come potenza, come intel-

ligibile, cioè in ultima istanza come essere, e allora

il pensiero contemplante è un'inesplicabile ritorsione

e ripiegamento dell'essere sopra se medesimo. Ognun

vede che il problema che qui si agita è quello della

coscienza. Plotino lo tocca profondamente, ma non

riesce a conquistare una soluzione definitiva. A volte,

egli riconosce la massima concretezza alla riflessione

cosciente, e intende l'immanenza del conoscersi nel

conoscere, e afferma che l'intelletto umano si con-

templa più perfettamente nel divino, perchè in sé

vede soltanto, in quello vede di vedere (v.aQoQq. ori

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KaQoQi}.)

( ). Altrove invece si sconfessa, e dà alla

coscienza (àvxiht\yiz) il valore di una riflessione men-

tale secondaria e inessenziale: chi conosce, non è

necessario che abbia coscienza di conoscere, specialmente

se è molto intento, né chi agisce potentemente

è necessario che conosca di agire potentemente: si

che sembra che la coscienza renda più deboli le azioni

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a cui si accompagna ( ). Specchio della vita, essa è

inferiore alla vita.

E la creazione dell'intelletto per opera di Dio ri-

sente di questa oscillazione: ora è un'azione, direi

(1) v, 3, 11.

(2) v, 2, 1.

(3) v, 2, 12.

(4) I, 4, 10.

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