La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 243

Come Platone, come Aristotile, così anche Plotino

è costretto ad assumere una materia bruta, una, con-

tinua, priva di qualità, di forma ('), di quantità 2

( ),

che coincide con la stessa indefinita (àoQicma) 3

( ). E

nondimeno questo non-ente è necessario all'ente, di

cui colma l'insufficienza, poiché l'essere non è che

forma e causa, non attività creatrice, ed ha quindi

Bisogno di un sostrato amorfo, sul quale possa eser-

citare la sua azione.

Il significato nuovo del concetto della materia,

conforme all'indirizzo speculativo dell'ellenismo, sta

nella sua identificazione col concetto del male. La

materia e il jiqòìtov xcutóv, il corpo è il òevteqov y.axóv.

La ragione di questa identità è nell'identificazione

della metafisica con l'etica e con la religione. La

metafisica non fa che descrivere i gradi dell'eleva-

zione spirituale, che l'etica e la religione percorrono;

e quindi la materia, come il grado più remoto dal

fine speculativo, è in pari tempo il grado più remoto

dalla perfezione morale.

Il problema del male è ampiamente discusso da

Plotino. Il male non può essere pensato come una

specie distinta dal bene, poiché nessuna specie può

avere un carattere puramente negativo. Tuttavia il

valore della negatività del male ben si comprende

dall'esame del valore positivo che gli è opposto: il

bene. V'è una sola scienza delle coppie contrarie,

quindi una conoscenza sola del bene e del male. Di

fronte al Bene, super-ente e creatore degli enti, il

male rivela la sua natura privativa di un non : ente,

platonicamente inteso, come etegov toO ovto;. Ora,

(1)

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