La filosofia greca

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La filosofia greca

248 LA FILOSOFIA GRECA

pace di una conquista troppo lontana — il Dio di

Platone — si rivela esso stesso come la conquista di

un nuovo Dio — il Dio-che agita lo spirito, che vi

accende la fiamma dell'entusiasmo. E traluce nel

misticismo il concetto nuovo dell'infinito: infinito è

Dio, infinito l'amore dell'uomo verso Dio ('). Quivi

si sente l'età cristiana della filosofia: l'infinito come

potènza nuova del reale; potenza che non diverge

dall'attualità, ma s'immedesima con essa.

E in Dio, benché sia nella sua essenza superiore ad

ogni razionalità, si sublimano i massimi valori ra-

zionali, che l'uomo ha scoperti, e che non osa at-

tribuirsi ancora se non come un riflesso o un'immagine

d'una realtà superiore. Il pensiero divino

soltanto è quello che conoscendo le cose le produce,

quello clie converte l'avere con l'essere, essendo

quel che ha, cioè ripudiando ogni inerte e dualistico

sostanziammo; quello infine che prodigandosi si possiede

e si raccoglie, senza minorarsi, come fiamma

inesauribile da cui tutte le fiamme si accendono. In

questa intuizione, l'emanatismo naturalistico è sor-

passalo, ma non vinto del tutto: la degradazione dei

prodotti divini è posta come inevitabile, se non per

deficienza di Dio, per deficienza della creatura che

non può ricevere tutta, l'azione divina, appunto perchè

essa trae l'esistenza non soltanto da Dio, ma

anche dalla concausa materiale. Di qui il principio

plotiniano: che ogni essere giunto alla perfezione

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genera un essere simile a sé, benché minore di sé ( ).

Il pensiero cristiano lo correggerà, almeno parzial-

mente, nella sfera della generazione divina, del Fi-

glio e dello Spirito, ponendo l'eguaglianza del ge-

li) vi, 7, 32.

(2) V, 1, C-7.

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