La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 249

nitore e della genitura. E la Trinità neoplatonica,

così indirizzata a una meta più alta, si trasferirà

per intero nella speculazione cristiana, vivificandola

con quel triplice influsso, platonico, aristotelico,

stoico, che già porta in sé.

8. Amelio e Porfirio. — Il profondo equilibrio

mentale di Plotino aveva tenuto il neo-platonismo

egualmente lontano dalle complicazioni e sottigliezze

teologiche dei sistemi orientali e dalle pratiche e

credenze della religione popolare. Questi due eccessi,

in un curioso miscuglio, si osservano nei suoi suc-

cessori.

Già Amelio si contraddistingue per il gusto delle

divisioni formalistiche dei concetti, che moltiplicano

le ipostasi divine del sistema plotiniano. All'unico

pensiero, contenente in sé i tre momenti del pensare,

del pensato e dell'essere, Amelio sostituisce tre ipo-

stasi: la prima intesa come pensiero esistente: la

seconda come pensiero che ha questo essere per

partecipazione, la terza, come pensiero che si ri-

congiunge all'esistente e lo contempla attraverso il

pensiero partecipante. Quindi, la nuova triade de-

miurgica: Tòv ovta, xòv è/ v ovta, tòv óywvta f 1

). Amelio

apre così la via all'opera, che culminerà in Giam-

blico e in Proclo, di moltiplicare i principii divini,

creando in tal modo un politeismo intellettualistico,

sulle orme dell'ingenuo politeismo della religione

popolare.

Il maggior discepolo di Plotino, Porfirio, è assai

più fedele alla dottrina del maestro.

2 Eunapio ( ) gli

attribuisce la gloria di aver divulgato il sistema

(1) Procl., in Tirr.., 93 D.

(2) Vita Porph., p. 8 Boisa.

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