La filosofia greca

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La filosofia greca

254 LA FILOSOFIA GRECA

all'altra è mediato da un terzo termine (*). Così in

una forma ancora fantastica e nebulosa comincia ad

abbozzarsi la suprema legge dialettica del pensiero.

Gli dèi vengono da Giamblico divisi in due cate-

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gorie fondamentali: dèi sopramondani e mondani ( );

— redistribuzione teologica dei momenti del vecchio

dualismo greco. Nella prima categoria, dalPun es-

sere inesprimibile, fondamento di ogni esistenza, egli

distingue una seconda unità intermedia tra l'uno as-

soluto e la pluralità; e da questa fa procedere l'in-

telligibile. A sua volta, l'intelligibile è concepito

trino, cioè composto delle tre ipostasi : Padre o realtà ;

l'orza o potenza; Nus o attività (ITa-nio 8uva|xig, vovg).

Dal mondo intelligibile (xóo\ioc, vor)tóg), Giamblico di-

stingue il mondo intellettuale (xóaf.iog votjqós), e quindi

dagli dèi intelligibili

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gl'intellettuali ( ). Anche qui

nuova triade, a sua volta suddivisa. La terza ed ultima

classe degli dèi sopramondani è costituita dagli

dèi dell'anima.

Indi seguono le divinità mondane, distinte in dèi,

angeli, demoni, eroi, e tra gli dèi, i maggiori si

distinguono dai minori, con un groviglio, un tumulto,

a cui dà un aspetto pittoresco il confluire, in questo

pantheon, le divinità della Grecia, di Roma e del-

l'Oriente.

Complemento di una simile teologia è la credenza

nella magia, nei miracoli, nella profezia, nelle pra-

tiche teurgiche; il simbolismo numerico dei pitagorici

vi accresce il mistero; e l'etica stessavi conferisce

una quinta classe di virtù, ignota a Porfirio: quella

delle virtù ieratiche (legatimi ùoetai), nelle quali

l'ani ma trascende anche il pensiero.

(1) Procl. in lira., 236 F.

(2) Procl. in Tim., 30G C.

(3) Peocl., ibid., 94 C.

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