La filosofia greca

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La filosofia greca

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LA FILOSOFIA GRECA

rere al ripiego già usato da Parmenide, di attri-

buirvi soltanto la forza di un discorso probabile,

corroborato dalla credenza.

Ma Aristotile ha ben altra consapevolezza della

presenza dell'essere nel divenire, dell'universale nel-

l'individuo. Egli l'ha già adombrato nella stessa

logica, per quanto ivi la posizione irrimediabilmente

platonica del problema lo costringesse a immobiliz-

zare i termini del rapporto l'uno nell'altro e a sopprimere,

così, senza accorgersene, il divenire. Ma

nella fisica, nella psicologia, nella scienza dei primi

principii, egli l'iacquista gradatamente quella co-

scienza e la pone in valore; ivi l'urgenza di pro-

blemi, dei quali il divenire forma tutta la sostanza,

gì' impone una considerazione scientifica il cui cri-

terio non è più nell'Organon, ma è intrinsecato con

l'oggetto stesso della ricerca. Ed egli finisce con

lo scoprire nuove categorie, estranee alla logica, e

immanenti alla fisica, che tuttavia coesistono con

le antiche (anzi talvolta s'intrecciano con esse, otte-

nebrando il suo pensiero) per il fatto stesso che i

rispettivi dominii gli appaiono separati, e le nuove

categorie si svolgono per lui non come forme del

sapere, ma del divenire e dell'essere nel loro rap-

porto. Tuttavia, la separazione non è che apparente:

l'indagine del divenire, sviluppandosi, passa dalla

fisica alla psicologia, quindi alla dottrina stessa del

sapere, che ne vien cosi totalmente rinnovata. Come

si giustifica allora di fronte a questa la vecchia lo-

gica? Aristotile non ci dà nessuna risposta, e noi

non ci stupiremo di questa aporia, se consideriamo

che ancor oggi, dopo più di venti secoli, una vecchia

sedimentazione di abitudini mentali mantiene

in vita la distinzione di una logica, una psicologia,

una dottrina della conoscenza, mentre siffatta di-

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