La filosofia greca

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La filosofia greca

256 LA FILOSOFIA GRECA

che non il pensiero congiunge i Teurgi a Dio, ma

le opere piene di mistero che trascendono ogni pen-

siero, e la forza dei segni che solo agli dèi sono noti.

La teurgia penetra nelle ragioni immutevoli delle

cose ('); e il valore delle sue pratiche sta in ciò, che

agli dèi immateriali si può pervenire solo con la mediazione

di quelli che operano nella materia (-J. Che

di strano che attraverso la materia si giunga a Dio:

non agiscono nei corpi le forze incorporee, organo

del divino?

L'ispirazione divina non è più lo slancio dell'estasi

plotiniana; rassomiglia piuttosto all'estasi di Filone.

In essa il corpo diviene un veicolo di Dio; tutte le

sue funzioni si riducono a servir d'organo alla vita

3 divina ( ); la passività religiosa dello spirito è com-

pleta.

Ma il politeismo, anche rinnovato nello spirito,

non avrebbe potuto riassorgere a vera religione,

senza il soccorso imperiale. Privo di un codice e

privo di una Chiesa, esso aveva potuto, fin nella sua

età classica, vivere durevolmente, solo per la forza

della tcóUc, che traendo da esso l'unità della sua or-

ganizzazione particolaristica, gli ridava a sua volta

quella unità ideale, rafforzata e attualizzata dal pre-

stigio delle sue istituzioni e delle sue leggi. Ma la

scomparsa della nóliq, e più tardi l'avvento dell' uni-

versalità imperiale indifferente a tutti i culti, epperò

inclusiva di tutti i culti, tumulati nel Pantheon,

toglieva al politeismo l'unica sua forza. E la sua

sorte fu anche peggiore, quando, accresciutosi il pre-

stigio del Cristianesimo, la politica imperiale reputò

(1) in, 26.

(2) v, 14 segg.

(S) III, 4.

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