La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 261

rigorose. Il suo pensiero è lucido, chiaro, ha la fred-

dezza e sobrietà dei temperamenti analitici, il che lo

distingue dall' intuizionismo e dall'impetuosità mi-

stica degli altri maestri alessandrini, ai quali tuttavia

è legato da un egual gusto di sottigliezze e di astru-

sità. È un pensiero che tutto vuol disciplinare e ra-

zionalizzare, anche ciò che meno è suscettibile di

questa pretesa, come i miti popolari, le fantasticherie

religiose dell'Oriente, l'informe contenuto dell'esoterismo

mistico. Volendo cercare nella storia una

mentalità che più si avvicini a quella di Proclo, il

pensiero corre direttamente ad Hegel; e il raccostamento

non ha nulla di fortuito, in quanto che i due.

pensatori hanno con diverso spirito concepito la

stessa legge dialettica del pensiero, e cercato di at-

tuarla in un vasto sistema, inclusivo di tutto il contenuto,

non solamente mentale ed eterno, ma anche

contingente ed etìmero, dello spirito storico del loro

tempo.

L'erudizione di Proclo è veramente prodigiosa:

nessuna parte della filosofia greca gli è inesplorata.

Le più importanti opere che sotto il suo nome ci

sono pervenute, sono comentari di dialoghi platonici

(Timeo, Parmenide, Repubblica, Alcibiade), dove la

dottrina originale di Proclo si fa luce attraverso il

comento, che assai spesso trasforma e sviluppa il

platonismo originario. D'interesse centrale, per

1' in-

telligenza della filosofia di Proclo, sono l'opera Sulla

teologia di Platone, in sei libri, e V Istituzione teologica,

che da molti si considera come giovanile, ma che

contiene già la massima scoperta filosofica del nostro

pensatore, non in germe, bensì pienamente sviluppata.

La scoperta immortale di Proclo è quella del si-

gnificato della triade. Largamente usata dai prede-

cessori, da nessuno tuttavia era stata posseduta con

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