La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 263

il Bene da cui si origina e tende a ricongiungersi

ad esso (')• Ecco la spiegazione dell'esigenza dell'eie

laTQoqyrj, del ritorno al principio, inteso come

causa efficiente e insieme finale. Tutto quello — dice

espressamente Proclo — che muove da alcunché per

essenza, ritorna a ciò da cui muove. Se movesse senza

ritornare alla causa del suo moto, non appetirebbe

la sua causa (ovvi uv òqéyoito tfjg alxiag); infatti tutto

ciò che appetisce alcunché, ritorna all'oggetto della

sua appetizione : ma tutto appetisce il Bene.

A compiere l'individuazione del concetto della

triade è poi necessaria un'altra determinazione, che

Proclo enuncia sotto forma di principio generale.

Ogni causato, egli

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dice ( ), resta nella sua causa e

muove da essa e ritorna ad essa. Se infatti restasse

soltanto senza muoverne, non se ne distinguerebbe,

perchè sarebbe indiscernibile da essa (àòidxQitov): con

"la discrezione appunto avviene il moto, il progresso

(nQÓoòoq). Ma se progredisse soltanto senza restare,

non sarebbe ad essa congiunta e non avrebbe comunione

con essa.. E se restasse e progredisse senza

ritornare, che ne sarebbe di quella naturale appeti-

zione di tutte le cose al Bene? Occorre dunque, per

esprimere questo concetto in termini moderni, che

l'identità si conservi nella differenza, eia differenza

nell'identità, e che la conversione finale dell'essere

esprima questa permanenza nell' identità. Se il eau-

sante si annulla nel causato senza distinguersene

scompare l' idea stessa del causante ;

se se ne distingue

senza conservarsi identico, scompare ogni possibilità

del rapporto; ma identità e distinzione non possono

sussistere che nel concetto del line, come ritorno

della differenza all'unità.

(1) Just, theol.

(2) Inst. theol.

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