La filosofia greca

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La filosofia greca

264 LA FILOSOFIA GRECA

In questa concezione noi abbiamo lo sviluppo

massimo del principio causale, ma insieme la co-

scienza (ìel suo limite, che è nel tempo stesso il

limite del pensiero greco. Come già Plotino aveva

considerato il differenziamento dell'uno nella plura-

lità intellettuale, se non come una diminuzione, almeno

come una discesa e un principio d'imperfezione,

allo stesso modo Proclo afferma che il differenziamento

della causa nel causato, o, con una stranezza

che è nel termine, il progresso (= Jieóoòog), è una

discesa, un'imperfezione. Di tutte le cose che si

moltiplicano per progressione (statò xqóoòov), egli

dice ('), le prime sono più perfette delle seconde, le

seconde di quelle che sono dopo di loro: ciò perchè

le une sono più vicine e più intimamente congiunte

alle cause. Nel concetto stesso della causa è espressa

la priorità — sotto l'aspetto del valore, della perfe-

zione, dell'attività — del causante rispetto al causato;

v'è quindi fatalmente la conseguenza che la causa-

zione sia un decadimento, una diminuzione. Quella

contradittorietà che si osserva in Platone, in Plotino,

quando, giunti al vertice della speculazione, a Dio,

tentano di spiegare la genesi del mondo e si mostrano

indecisi se debbano considerarla come un progresso

o come un regresso — quella stessa contradittorietà

noi la ritroviamo, con Proclo, nella legge formale del

procedimento. — La loro logica vuole che dalla eausa

all'effetto si discenda: ma tuttavia v'è un'altra esi-

genza latente che li tien perplessi. Se dalla causa

all'effetto si discende nell'ordine delle cause effi-

cienti, non si sale invece nell'ordine delle cause

finali? E l'ordine degli effetti, via via che si allon-

(i) List, theol, e. 30.

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