La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO-PLATONISMO 267

voro mentale. Nell'idea deiréjuaTeoqpTJ, intesa quale

ritorno del pensiero ai suoi dati immediati — ritorno

che all'apparenza è una riflessione e un arricchimento

dell'intelligenza nel irpóoftoq, ma in realtà

esprime una nuova immediatezza, ombra e riflesso

dell'immediatezza originaria; — in questa idea si

condensano tutte le esperienze storiche del pensiero

greco. In essa si esprime la dialettica platonica,

lavoro riflesso della mente, che però tende all' irri-

flessione di una vita, assorta nell'estatica contempla-

zione delle idee; la concezione aristotelica dell'atto

come infaticabile tendenza, aspirazione, sforzo, verso

una meta di riposo e d' inerzia ; l' intuizione intellet-

tuale di Plotino, che nega ogni valore alla ricerca,

all'indagine mentale e crede meritoria e perfetta una

conquista delle verità senza sforzo, delle soluzioni

senza i problemi. Il pensiero greco giunge al concetto

della riflessione, e lo conquista in un potente slancio

di speculazione, ma subito lo annulla, togliendogli

ogni valore creativo, limitandolo a un raddoppiamento

inutile del reale. Nell'identità riflessa del pen-

siero e del pensato, non v'è della riflessione altro

che la trasparenza visiva dei due elementi sovrap-

posti, non la compenetrazione, il contatto vero, crea-

tore della scintilla mentale. Plotino intuisce l'idea

della coscienza, ma non sa trovarvi altra originalità

che quella di uno specchi".

La concezione greca del pensiero è puramente vi-

siva. Si ricordi Platone: alla vista, intesa nel più

alto senso, noi dobbiamo la filosofia. E la visione

(l'occhio vede e non si vede!) trasporta l'uomo fuori

di sé, gli dà lo spettacolo della vita e non la vita,

lo assorbe in quello spettacolo che lo trascende, e

gli toglie coscienza del valore del suo sforzo visivo.

Ma qual è lo spettacolo a cui la filosofia eleva l'uomo?

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