La filosofia greca

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La filosofia greca

270 LA FILOSOFIA GBECA

Questo infinito non è secondo moltitudine, ne grandezza,

ma solo secondo potenza: esso è infinito come

ciò che ha vita perpetua e sostanza non suscettibile

di diminuzione.

Il nuovo infinito sorge dunque come la nuova

potenza del reale. Proclo distingue due potenze:

l'una imperfetta che appartiene all'essere in potenzi,

l'una perfetta che è dell'essere in atto ('). Questa

profonda intuizione è il germe della mentalità mo-

derna: la vera potenza del reale è l'atto, vita eterna,

inesauribile, infinità non dispersa, ma concentrata

in se medesima, possibilità feconda, autonoma e au-

toctona di sviluppo. Questo atto, come potenza, è lo

spirito, il nuovo demiurgo, nella cui unità precipi-

tano i vecchi dèi e la sottoposta umanità.

Proclo chiude il ciclo del pensiero antico ed apre

quello del pensiero moderno. Al primo appartiene

l'ultima, definitiva sistemazione — secondo la legge

triadica — dell'Olimpo ellenico. Dall'Uno, divinità

ignota (àyvoaxov) e impartecipabile (à^étextov) (-) pro-

cede la differenza: le enadi (sva8eg) o dèi. Il passaggio

plotiniano da Dio all'intelligenza sembra a Proclo

troppo immediato, e quindi bisognevole di una nuova

neoó-nig. Questa tendenza già si manifestava nell'opera

di Giamblico e di Siriano. Le enadi non sono ancora

la pluralità intellettuale; il loro ordine è uno, esse

si unificano reciprocamente (

;!

). L'intelligibile compie

la prima triade ed apre la seconda, formata dall' in-

tellegibile stesso, inteso in senso stretto, l'intellettuale

e il misto : vor|-ròv cqict xai votiqóv. Questi mo-

menti sono contraddistinti anche dai nomi di realtà

,1) Ibid., 78.

,-) Plot, lìieoh, li, 11.

(3) In Pana., vi, 14.

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