La filosofia greca

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La filosofia greca

X. IL NEO- PLATONISMO 271

i (xiitapli?) o bene, forza o vita, sapere ( ). Ma la di-

stinzione dei momenti non toglie, anzi postula l'iden-

tità: tatto è in tutto, anzi in ciascuno: nell'essere

e' è la vita e il pensiero, nella vita l'essere e il pen-

siero, nel pensiero l'essere e la vita; ma l'essere è

vita e pensiero essenzialmente, la vita è pensiero ed

essere vitalmente, il pensiero è essere e vita intel-

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lettualmente ( ).

L'intelligibile in senso stretto comprende tre

triadi: il limite, l'illimitato e il misto (o essenza =

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oùai'a)

( ); il limite l'illimitato e la vita; il limite l'il-

limitato e le idee o l'aùto^òiov. E così via discen-

dendo, P intelligibile-intellettuale, che coincide col

concetto della vita, è di nuovo tripartito, e dalle

nuove triadi rampollano nuove divinità, e che si di-

sperdono gradatamente, col discendere del divino

dall'intelletto all'anima, e con l'annullarsi finalmente

nella materia.

Ma la materia per Proclo, a differenza di Plotino,

non s'identifica più col male: in sé essa non è buona

né cattiva; il male invece è dell'anima che si volge

alla materia.

Complemento di questa teologia è un'etica, che

culmina nel concetto della fede, della credenza. Il

più alto sapere non è che una manifestazione, una

4 luce divina ( ); esso tuttavia non attinge l'essenza

della divinità, che è inconoscibile. Il pensiero intrav-

vede la realtà vera senza possederla; soltanto la

fede c'introduce nel tempio e ci pone in comunione

con Dio( 5 ). Quindi, di fronte alle virtù teoretiche ed

(1) Plat. theol., iv, 1.

(2) Inst. theol., e. 103.

(3) Plat. theol., in, 9.

(4) In Tim., 289 A.

(5) Plat. theol., tv, 10.

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