La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 25

dunque perduta finché i due termini sono sostanti-

vati in entità oggettive, mentre si conquista solo

nell'intuizione di un'attività formante, che contiene

e domina l'opposto momento materiale che le è in-

trinseco ('). Perciò Aristotile concepisce il rapporto

tra la furma e la materia anche nei termini di un

rapporto tra l'essere e il non essere, dov'è meglio

caratterizzato il valore di pura idealità dei termini

e il significato dialettico della loro unione. Questo

non toglie tuttavia che spesso un inconsapevole tra-

sferimento dei rapporti della logica nel dominio della

natura immobilizzi falsamente la realtà viva del pro-

cesso naturale; e che la mobile sintesi della materia

e della forma appaia cristallizzata nello statico schema

della sussunzione logica.

Ma i concetti di materia e forma non individuano

ancora, almeno nella formulazione che ne abbiamo

dato, il divenire concreto dell'organismo. L'organismo

è generato, nasce, si svolge: ora noi non possiamo

intendere questa sua origine come un di-

scendere della forma sulla materia: l'individuo nasce

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dall'individuo, l'uomo dall'uomo ( ), non dall'idea

o dalla specie umana. Occorre dunque ai principii

enumerati aggiungerne un terzo, quello della cau-

salità efficiente, cioè di un motore, in senso molto

lato, che dia l'impulso al processo formativo, e cioè

traduca in atto quella forma organica che era la-

tente nel germe. Ma il processo allora è realmente

compiuto, quando ritorna su se stesso, cioè quando

alla sua realizzazione è precostituita l'idea del tipo

(1) Questo concetto relativo della materia non esclude per Ari-

stotile, coinè vedremo nella fisica, un altro concetto, assoluto, della

materia originaria, come sostrato generale del divenire, a cui, contro

le sue stesse premesse, culi attribuisce un'esistenza distinta.

(*) Df yener. ti cor?-, i, 5, ;ììO b 19.

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