La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 27

in antitesi col platonismo, come un'attività specifi-

catrice della materia.

Nell'organismo, da cui questi concetti sono immediatamente

attinti, senza potenza non si dà attualità,

cioè senza una virtù insita nel germe non

è possibile io sviluppo dell'individuo; ma la po-

tenza, nel tempo stesso che tende all'atto, presuppone

a sua volta un atto : il germe non è germe

se non è stato fecondato da una individualità com-

piuta. In questo mutuo implicarsi della potenza e

dell'atto, è la ragione dello sviluppo: la generazione

si distende in una serie di regressi e di progressi,

dalla potenza generatrice all'attualità generatrice:

una serie che non ha una conclusione temporale,

ma che implica un principio estratemporale, il quale

può risiedere solo in un atto che non presupponga

nessuna potenza e che sia quindi la fonte sponta-

nea di tutto il processo.

L'importanza di questi concetti nella filosofia ari-

stotelica rende necessaria un'analisi più particolare.

Innanzi tutto, v'è nella potenza l'unità ancora in-

differenziata dell'essere e del non essere: l'esser sano

esclude il suo contrario, cioè l'esser malato, ma il

potere esser sano,

1

l'include ( ). La potenza accoglie

in sé dunque i contrari; essa è l'astratta possibilità

che non contiene in se la ragione dello specificarsi

degli esseri, ma è l'indifferenza primordiale dell'es-

sere e del non-essere, su cui dovrà esercitarsi la

forza specificatrice e determinatrice dell'atto. Solo

in potenza coesistono i contrari; in atto nò, perchè

uno solo di essi è condotto dalla possibilità alla con-

creta ed attuale esistenza.

Il concetto dei contrari va inteso in un senso re-

li) Metapk., ìx, 9, 1051 a 5.

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