La filosofia greca

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La filosofia greca

vr. Aristotile 29

l'ignoranza socratica, come aspirazione verso il sa-

pere; o il concetto, espresso nel Filebo, del vuoto,

come senso del vuoto e bisogno di essere riempito.

Aristotile, con l'idea della potenza, eleva a formula

universale della natura questa tendenza alla positi-

vità eh' è inerente al negativo. Egli vede nel non-

essere il germe che, se non è pianta o animale, aspira

a divenir pianta o animale, ed in cui la contradizione

dell'esistenza e dell'essenza genera quell'irrequie-

tezza che è principio di movimento e di sviluppo.

La potenza è dunque la privazione feconda insita

alle cose, è l'aspirazione all'attualità; il passaggio

dalla potenza all'atto è lo sviluppo del reale, la con-

trarietà del possibile che s'acqueta nella realizzazione

del che determinato, per risorgere come nuova po-

tenza di un nuovo atto.

Il principio dell'antica scienza, fjv ó|.ioù jtdvta,

erano insieme tutte le cose, s'invera nel concetto

aristotelico: tutte le cose erano insieme in potenza (');

e l'atto, la causa attiva, è la forza che impresse loro

il movimento, le separò e le svolse, creando l'indi-

vidualità dell'essere di ciascuna.

L'idea della potenza ci offre, così, una nuova

formulazione del non-essere e della sua efficienza

dialettica. Noi abbiamo imparato a conoscere quattro

posizioni distinte del non-essere, nella storia del pen-

siero finora percorsa. Secondo Parmenide, il non-es-

sere non è e l'essere soltanto è: la negazione parmenidea

del non-essere è la negazione del vuoto, e

l'essere vien quindi affermato come realtà fisica piena

e continua. Democrito invece ammette l'esistenza del

non-essere, del vuoto, che si stratifica attraverso

l'essere, lo rende discontinuo, discreto, atomico. Nella

(1) Metaph., xn, 2, 1069 b 23.

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