La filosofia greca

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La filosofia greca

38 LA FILOSOFIA GRECA

anch'essi moventisi in un circolo (sebbene in modo

meno perfetto e uniforme, sì che per spiegare le loro

deviazioni era necessario assumere per ciascuno di

essi una pluralità di sfere). Insieme, cielo e pianeti,

tino all'orbita della luna, formavano, con le loro ri-

voluzioni cicliche, il più spiccato contrasto con la

terra, immobile nel centro dell'universo, e verso cui

movevano con moto rettilineo gli elementi materiali

in ragione della loro densità, determinante una ten-

denza verso il basso. L'identificazione poi del «basso»

col « centro » correggeva quel che di più grossolano

vi era nella rappresentazione sensibile, e integrava

in una visione intellettuale superiore la deficienza

della visione puramente sensibile. E nel cielo, puro,

armonico, immateriale, lo spirito umano doveva identificare

la sua patria vera e migliore: esso che non

poteva non sentire tutta la stranezza della sua abi-

tazione terrena, unico ospite immateriale, com'era,

in un mondo tutto di materia. Questa stranezza non

sfuggiva neppure ad Aristotile, che pure, più di ogni

altro pensatore, aveva sentito la forza del vincolo

tra l'uomo e la sua terra.

E tuttavia questa terra, appesantita dalla materia,

fatta remota dalle sedi celestiali, condannata quasi

a una indegnità fisica — nata certamente per riflesso

di una indegnità morale — era pur sempre il centro

dell'universo! Ecco la fonte di nuovi contrasti spirituali:

dalla stessa abbiezione risorge un nuovo mo-

tivo di elevazione; nell'umiltà del riconoscimento

c'è già un atto di orgoglio. Le venture generazioni

di pensatori, specialmente quelle cristiane, saranno

profondamente travagliate da questi contrasti.

Nella rappresentazione aristotelica dell'universo

fisico è già implicita l'idea della sua unità: non vi

è, né vi può essere che un sol cosmo; e l'analogia

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