La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 47

Il mondo vegetale non ha che la prima potenza sol-

tanto; gli animali aggiungono a quella la sensibilità,

l'uomo infine la ragione. Ora, dobbiamo noi inten-

dere lo spiegamento della forma organica in senso

evoluzionistico, tale cioè che dalle piante si generino

gli animali e da questi gli uomini? Per Aristotile,

questa interpretazione è impossibile: una forma non

nasce da un'altra. Né d'altra parte è possibile qui

ammettere, come per l'anima umana, l'altra ipotesi

che le potenze più alte preesistono nelle più basse.

In tal caso non si spiegherebbe perchè la continuità

del processo evolutivo debba bruscamente arrestarsi

ai confini del mondo animale e di quello umano, e

che il processo, iniziatosi in uno dei regni organici,

si pietrifichi in un certo punto in esso e si risvegli

in un altro.

La è verità che, per Aristotile, lo sviluppo ha un

significato ideale, trascendentale, piuttosto che sto-

rico. Conforme al concetto platonico delle forme e

specie, egli postula un'eternità di tutte le specie

organiche, poiché, non potendosi attribuire una ori-

gine nel tempo alle essenze, né concepirle in sé e

per sé, fuori del congiungimento con la materia, è

necessario ammettere che anche le specie organiche

non abbiano un'origine empirica. Coesistono dunque

ab aeterno piante, animali, uomini: il passaggio dalle

une agli altri trascende la considerazione della loro

realtà empirica; e implica una genesi diversa che

trova nella causa suprema e trascendente, più che

nella realtà del processo organico, la sua ragione.

Se il tema dello sviluppo delle potenze sta in uno

sfondo un po' vago, l'analisi delle singole potenze è

invece condotta da Aristotile con grande precisione

e chiarezza. La più bassa funzione psichica, comune

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