La filosofia greca

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La filosofia greca

48 LA FILOSOFIA GRECA

anche alle piante, è quella del vegetare. Manca nel

testo aristotelico una designazione unica per questa

funzione: il termine che più spesso ricorre è quello

di anima nutritiva (Gqejttixìi yv/j])', ma oltre alla ca-

pacità di nutrirsi, il mondo vegetale ha anche quella

di riprodursi; donde una seconda denominazione, di

anima generativa (yeyvt\xvnr\ tyv%r\). Quest'ultima è però

in certo modo secondaria, per estensione se non per

valore, perchè non compete a tutti gì' individui or-

ganici: alcuni dei quali, i più bassi, nascono per

1

generazione spontanea ( ).

Il nutrirsi invece è una funzione comune agli

organismi. Il dubbio se il simile sia nutrito dal si-

mile o il contrario dal contrario, è risoluto da Aristotile

nel senso che, in quanto il nutrimento non

è assimilato, il contrario si nutre dal contrario; in

quanto è assimilato, il simile dal

2

simile ( ): una distinzione

che si ripresenterà anche negli stadi supe-

riori della vita organica, e di cui potremo allora

apprezzar meglio l'importanza. Tra il nutrimento

e l'accrescimento v'è una distinzione in qualche

modo formale: se si considera l'essere animato come

quantità, si ha accrescimento; se si considera come

un quid determinato, che conserva la sua forma ed

esiste perchè si nutre, si ha per l'appunto nutri-

mento.

Ma il fine proprio della funzione vegetativa è la

generazione, mediante la quale ogni essere produce

un essere simile a sé, e la caducità dell'individuo

si solleva e si eterna nella vita della specie. Aristo-

tile ha un senso profondo di questa i minor tal ita, che

trascende il singolo vivente, e di cui esso è tutta-

(1) De an. n, 3, 415 a 23.

(2) Ibid. il, 4, 416 b 6.

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