La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 49

via distributore e ministro: piante, animali, uomini

tutti soggiacciono alla stessa legge. Un'immortalità

individuale, nel significato del platonismo, è inam

missibile; e coloro che nell'avvenire vorranno trarla

per forza, dall'interpretazione e dal riadattamento

dei testi aristotelici, urteranno contro difficoltà as

gravi e susciteranno reazioni vivaci da parte degli

interpreti più fedeli.

L'analisi della vita sensibile è condotta da Ari-

stotile con insuperata finezza. La sensazione è in-

nanzi tutto una passione, un subire l'impressione

di un oggetto esterno. Come passione essa dunque

presuppone un'azione corrispondente. Il loro con-

corso non può evidentemente verificarsi nell'agente

stesso, nell'oggetto, che non è a sua volta modifi-

cato: così, una impressione uditiva non affetta il

corpo sonoro, ma il senziente. Nel soggetto per conseguenza

concorrono i due momenti dell'agire e del

patire. Ma ad una considerazione più approfondita

essi si sdoppiano: l'agire dell'oggetto non è soltanto

un agire, ma presuppone a sua volta un patire : il

suonare di un oggetto, presuppone il suo essere so-

noro. E d'altra parte, anche il patire del soggetto

si sdoppia: non è soltanto un ricevere il suono, ma

anche un udire.

Ora che vi è di comune nella doppia azione e

passione? Questo: che l'atto per cui il corpo sonoro

in realtà suona, è lo stesso atto per cui il soggetto

sensibile sente. Nell'atto, dunque, del sentire, il sog-

getto e l'oggetto s' identificano, e così profondamente,

che in alcune sensazioni ci mancano perfino i ter-

mini per distinguere l'atto del sensibile da quello

del senziente. Così, mentre per l'udito noi abbiamo

i due termini dell'udire e del sonare, nella vista in-

vece abbiamo un nome solo, il vedere, mentre l'atto

G. de Euggiero, La filosofia greca - il. 4

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