La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 53

cano così in qualche modo dall'oggetto per impri-

mersi sul sensorio : la loro natura è schiettamente

oggettiva. Parrebbe quindi venir meno quella distin-

zione che già s'intravvedeva nella psicologia degli

atomisti, tra alcune qualità primarie ed altre secon-

darie. Ma la distinzione risorge sotto un aspetto diverso,

e più fondatamente che nel sistema di Demo-

crito, con la partizione dei sensibili proprii e dei

sensibili comuni.

Sensibile proprio è ciò che è percepito da un

senso particolare e non percepite da un altro: come

il colore che non può essere se non veduto, il suono

se non udito, ecc. Ma esistono alcuni sensibili a cui

non è appropriato alcun senso particolare, come la

grandezza, il movimento, la figura, alla cui perce-

zione concorrono più sensi in una volta ('). Aristotile

non esita ad attribuire anche ad essi un'oggettività;

ma — e qui è il suo merito principale — egli indaga

come possa aver luogo nel senziente quel concorso,

per cui due o più contenuti sensibili danno la percezione

di una grandezza o di un movimento. Noi

già conosciamo un'indagine analoga nel Teeteto pla-

tonico: il pregio di Aristotile sta nelPaver mostrato

immanente alla stessa sensibilità questa funzione

coordinatrice delle singole sensazioni, attribuendola

a un organo sensibile primario (il senso comune) in

cui tutti i particolari contenuti dei sensibili proprii

vengono a confluire. Il senso comune adombra già

il concetto della coscienza come centro unico di ri-

ferimento della pluralità sensibile. E questo suo va-

lore è tanto più fondato, in quanto Aristotile conferi-

sce ad esso un carattere che va reputato essenziale

alla coscienza: quello cioè di distinguere dalle qua-

(1) Ibid. li, 6, 418 a 18.

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