La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 63

ad accettar l'una e l'altra soluzione. È la grandiosa

inconseguenza del pensiero aristotelico: grandiosa,

se si pensa che tutto il Medio Evo si affaticò sul

problema lasciato aperto da Aristotile, e che molti

secoli di vita speculativa furono necessari per dare

al pensiero di lui la sua vera equazione.

La tendenza fondamentale della metafisica è di

accordare massima realtà al sinolo, sintesi di materia

e forma, cioè determinazione della materia mercè la

forma, e quindi progressiva specificazione del reale.

1

V'è nella sintesi qualcosa di più che negli elementi ( ),

ed è l'attività stessa in virtù della quale si compongono.

Questa attività è espressa dalla forma, come

forza formatrice, causa speeificatrice (elboq) e insieme

finale (xélo-) del divenire della materia; in una parola,

come atto (evéQyeia, èvxe.7.éyeia) . La materia non

è che aspirazione alla forma, quindi mera potenza;

solo quando è nella forma è veramente in atto.

Come specie e come fine, la forma precede la ma-

teria, l'atto la potenza. In ogni sistema finale, il tutto

precede le

2

parti ( ), l'organismo gli organi, come

piano totale idealmente presente nella formazione

delle parti singole.

La precedenza dell'atto di fronte alla potenza è

stabilita da Aristotile non solo sotto il rapporto della

generazione e del tempo, ma anche sotto il rapporto

della sostanza. La potenza, in quanto accoglie in sé

i contrari, è corruttibile; mentre l'atto è eterno; la

materia è imperfetta, mentre l'atto è perfetto; ora

ciò che è eterno e perfetto deve precedere ciò eh 'è

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corruttibile e imperfetto ( ). Pertanto ogni regresso

(1) Metaph., vii, 17, 1041 b li

(2) Ibid., vii, 10, 1034 b 28.

(3) Metaph., ix, 8, J050 b 6.

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