La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE bO

Noi non abbiamo ora che a riunire le sparse file

delle precedenti analisi del mondo fisico e organico.

Nel moto, potenza e atto non s'intrinsecano: altro è

il motore, altro ciò eh' è mosso; donde un regresso

dall' un termine all'altro, che non si arresta se non

nel concetto di un motore non mosso a sua volta e

sorgente assoluta di tutti i movimenti. Nella vita or-

ganica, l'opposizione si fa più intrinseca, e ci rivela

infine, nel pensiero puro, la sostanza di quel mo-

tore, clic appariva, nella fisica, ancora nell'indeter-

minatezza del suo essere naturale.

Infatti, quale è l'atto in cui l'attività rivolta a

un fine è in pari tempo il conseguimento del fine?

Si ricordi il profondo passaggio aristotelico: non

cammina e camminò, non costruisce e costruì, ma

pensa e pensò. Il pensiero dunque, a differenza del

movimento, si possiede nel fine e non si esaurisce

nella realizzazione di esso; ad esso la finalità è imma-

nente e si esplica nel suo ciclo compiuto. In quale

attività v' è l'adeguazione piena dell'atto e della po-

tenza? Solo nel pensiero, perchè il pensiero (vór\aic,)

intende se stesso possedendo il pensato (xaxà \izxdly\\[tiv

xov votitoO), e il pensato si genera toccando il pen-

siero, di modo che pensiero e pensato sono una sola

e medesima cosa (*). Pensato e pensiero, intelligenza

e Intelligibile s' intrinsecano dunque nell'attività men-

tale, che è identità dinamica del pensiero e del suo

oggetto, la cui adeguazione reciproca sta nel pro-

dursi eternamente l'uno dall'altro, con un circolo

in cui l'attività non si disperde. Il principio supremo

del reale è il pensiero: un pensiero in cui tutta la-

realtà delle cose è sublimata e ne forma l'oggetto

eterno e immanente. Il pensiero delle cose, la loro

(1) Metaph., xn, 7, 1072 b 20.

G. de Ruggiero, La filosofia greca - n,

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