La filosofia greca

booksnow2.scholarsportal.info

La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 67

E la contemplazione divina non può avere per

oggetto che la divinità stessa, come il solo oggetto

che non solo è degno di Dio, ma è anche logicamente

adeguato all'attività del pensiero puro. Nel

pensare se stessa è la felicità divina, pura, non toccata

da ogni estraneo influsso mondano.

Il rapporto che Aristotile istituisce tra Dio e il

mondo, è perfettamente consono a questa premessa

teologica: Dio muove il mondo come l'oggetto amato

muove ciò che ama, senza essere a sua volta toccato

dall'aspirare e dal tendere di questo. Nell'attrazione

non c'è reciprocità: Dio attrae a sé il mondo, ma

non ne è attratto a sua volta, lo tocca e toccandolo

lo muove, ma non ne vien toccato né mosso.

La trascendenza divina emerge così, ferrea e su-

perba, da quello stesso sistema che pareva conferire

al mondo tanta intimità, tanta immanenza divina!

Se noi infatti poniamo mente alle conseguenze re-

ligiose ed etiche di questa teologia, vediamo il con-

cetto del « motore immobile » tradursi in quello di

una piena estraneità dell'uomo e di Dio. Tra l'uno

e l'altro, come espressamente riconosce Aristotile,

non vi può essere nessun vincolo di amore. L'uomo,

che nella luce della speculazione credeva di aver

raggiunto Dio, se ne sente separato da un abisso.

Ciò che individua l'uno non è che l'esclusione di

ciò che forma l'altro: il ponte tra l'infimo e il supremo

non è ancora lanciato. Lo lancerà soltanto

il cristianesimo con la pratica e la dottrina dell'a-

more, che colma la distanza freddamente misurata

dall'intelletto.

Resta, nell'aristotelismo, tutta la stranezza di

un'oziosa contemplazione che conchiude l'ansioso movimento

del reale; tutto ciò che da questo movimento

traeva la sua ragione essenziale ed esistenziale con-

More magazines by this user
Similar magazines