La filosofia greca

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La filosofia greca

70 '--A FILOSOFIA GRECA

un'oggettività pensante; che è come dire un'attività

inerte, qualcosa insomma di contradittorio. Certo, la

contraddizione, così formulata, non è nella mente di

Aristotile, che non conosce ancora l'antitesi del sog-

getto e dell'oggetto; e tuttavia nella doppia, incon-

ciliabile posizione mentale: da una parte di un Dio

concepito come oggettività del reale in sé, come

pensiero che non è pensiero nostro, umano, ed è

fuori della legge del pensiero umano; dall'altra di

un Dio, che è attività in sé riflessa, cioè coscienza,

cioè soggettività.

L'insufficienza del massimo principio della filosofia

aristotelica deriva appunto dall' aver trasumanato ed

oggettivato il pensiero, dall'averlo sottratto alle sue

condizioni reali di vita, dove la forma vive nella

concretezza del contenuto, l'atto nella realizzazione

infinita della potenza; e dall' aver dato un campo

vuoto e irreale all'esplicazione della sua attività.

Fuori di un mondo in cui tutto è sforzo e lavoro,

dove ogni forma di esistenza tende penosamente ad

emergere dalla densa materialità che l'opprime, il

pensiero, che pur è la massima forza per questo la-

voro e per l'esplicazione di questa tendenza, non

può che rivolgersi oziosamente sopra se stesso, in una

vana e sterile contemplazione. Ridotto a questa for-

mula, il pensiero si estrania dal mondo, ridiviene il

Dio trascendente del platonismo, si chiude nell'ogget-

tività impenetrabile del proprio essére. E così rende

vane tutte le aspirazioni del mondo che tendevano

a lui, al possesso intimo del divino, che è per sempre

precluso a tutti gli esseri, pei quali è vita ed essere

l'impossibilità di liberarsi dal pesante fardello ma-

teriale, con cui tuttavia non si concede l'accesso al

tempio.

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