La filosofia greca

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La filosofia greca

74 LA FILOSOFIA «RECA

le virtù essere separate tra loro : questo può darsi

per le virtù naturali, non essendo l'uomo egualmente

inclinato verso tutti gli affetti; ma non per quelle

secondo le quali uno può essere assolutamente chiamato

buono — perchè nella saggezza, che è una sola,

ci son tutte le altre virtù insieme.

Col concetto della ragione, il naturalismo dell'eli?,

dell'abitudine, è attenuato ma non vinto. Se la virtù

è un abito, è una prassi consolidatasi in natura

buona dell'uomo, siamo noi veramente padroni di

noi stessi, siamo responsabili di questa nostra na-

tura ideale, o non è .essa piuttosto un'oggettivazione

di noi a noi stessi, una impersonalizzazione del nostro

cai-attere? Aristotile stesso intuisce questa grave diffi-

coltà, con una lucida intuizione della differenza tra

le azioni e le abitudini. Delle prime, egli dice, noi

siamo padroni dal principio fino alla fine, avendo

conoscenza dei particolari in cui versano; degli abiti

invece siamo padroni al principio, ma poi ci sfugge

il loro accrescimento per effetto dei singoli atti, come

avviene nelle infermità.

Questa considerazione ci riconduce alle fonti stesse

della moralità, al centro attivo della creazione del

bene: l'azione. Con una meravigliosa chiarezza, Aristotile

intuisce la. genesi degli abiti dagli atti. « Le

virtù, egli dice in un passaggio memorabile che

giova riprodurre per intero ('), noi acquistiamo es-

sendo stati prima attivi, siccome avviene nelle altre

arti. Poiché le cose che per farle bisogna prima

averle imparate, queste noi impariamo facendole:

così, edificando, si diviene edificatori, suonando la

cetra, citaredi. E così anche diveniamo giusti ope-

(1) Etti. Nic, il, 1, 1103 a 31; riproduciamo questo passo nella tra-

luzione del Carlini: L'Etica Nicomackea, Laterza, 1913.

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