La filosofia greca

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La filosofia greca

VI, ARISTOTILE 75

rando cose giuste, temperanti operando cose tem-

perate, forti operando cose forti. Fa fede di ciò

anche quel che avviene nelle città, dove i legisla-

tori fanno buoni i cittadini abituandoli al bene;

questo è l'intento di ogni legislatore; e quanti non

lo portano bene ad effetto, errano: di qui la diffe-

renza tra una cittadinanza e l'altra, Puna buona,

l'altra malvagia. Ancora: ogni virtù (e così ogni

arte) si genera e perisce dalle medesime cose e mediante

le medesime cose: dal suonar la cetra vengon

fuori i buoni e i cattivi citaredi. Analogamente, per

gli edificatori e per tutti gli altri : che, edificando

bene, si diviene in seguito buoni edificatori; edi-

ficando male, cattivi. Se così non fosse, non ci

sarebbe nessun bisogno del maestro, ma tutti nascerebbero

buoni o cattivi. Lo stesso vale appunto

anche per le virtù: perchè, nel modo di agire nelle

relazioni con gli uomini, ci facciamo, gli uni giusti,

gli altri ingiusti; e nel modo di agire nei pericoli,

e abituandoci a temere o ad osare, diventiamo gli

uni forti e gli altri vili. E similmente per quel che

riguarda le brame e le ire. Gli uni diventano saggi

e miti, gli altri intemperanti e irascibili: portandosi,

in quelle circostanze, gli uni in un modo, gli altri

in un altro. In una parola: gli abiti derivano dagli

atti di ugual natura. Perciò bisogna rendersi conto

della qualità degli atti, perchè secondo la differenza

loro conseguita la differenza negli abiti».

Qui veramente il centro della moralità è conqui-

stato: l'uomo è principio e genitore delle sue azioni

così come dei figli; in poter suo è la virtù, così

come il vizio. Perchè, dov'è in poter nostro il fare,

ivi è in nostro potere anche il non fare; e dove dipende

da noi il no, ivi dipende da noi anche il sì.

Con questa potestà delle azioni, sorge il concetto

della responsabilità.

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