La filosofia greca

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La filosofia greca

VI. ARISTOTILE 79

nerebbe vita assai grama; e sarebbe lo stesso che

si volesse ridurre l'accordo musicale a un sol tono

e il ritmo a una sola misura. Conviene invece creare

con l'educazione l'unità e la socievolezza nella città,

senza pregiudizio della molteplicità dei suoi elementi»

('). Il vizio dell'unità troppo inflessibile, vo-

luta da Platone, viene mostrato da Aristotile proprio

là, dove appare più rovinoso al libero sviluppo dello

stato: nella distruzione della famiglia e della pro-

prietà privata. All'ideale comunistico, egli contrap-

pone la massima che « due sono le molle principali

della sollecitudine degli uomini, la proprietà e l'af-

fetto; e non è possibile che alcuno dei due sentimenti

trovi luogo nella repubblica a base di collettivi-

2 smo »

( ).

Quindi, la prioriià dello stato sull'individuo non

è intesa come totale assorbimento di questo in quello

ed abdicazione completa del proprio essere: l'univer-

sale aristotelico non è entità trascendente ma attività

immanente, che si esplica nei singoli, potenziando,

non riducendo la loro vita. Ciò implica, innanzi tutto,

che la sfera dei diritti privati non venga più manomessa

come nella concezione platonica : è riconosciuta

la proprietà privata, prima estrinsecazione dell'atti-

vità individuale; ed è lasciata all'individuo una sfera

di libertà nella famiglia. Per il platonismo non esisteva

questo nucleo intermedio tra l'universale e il singolo;

nella concezione aristotelica invece, dove la realiz-

zazione dell'universale è un processo, uno sviluppo,

la famiglia forma un momento della gerarchia mo-

rale dell'universo, e un primo addentellato delle più

alte forme di organizzazione umana. Per conse-

(1) Polii., il, 1263 b 9-!0. (Trad. Oostanzi, Bari, Laterza).

(2) lbid., il, 126;ì b i7.

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