La filosofia greca

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La filosofia greca

80 LA FILOSOFIA GRECA

guenza, v'è nella famiglia qualcosa che si sottrae

all'arbitrio individuale, e, come rispondente ad un

elevato interesse pubblico, rientra nella sfera d'in-

gerenza dello Stato. Sotto questo aspetto, primeggia

la funzione educativa, a cui Aristotile attribuisce

un'importanza non inferiore a quella che vi dà Pla-

tone, perchè risponde alla stessa finalità etica dello

Stato.

Anche nella sfera del diritto pubblico, la mag-

giore autonomia dell'individuo, in confronto della

concezione platonica, si rivela nel più largo riconoscimento

della reciprocità tra esso e lo stato. Un

dominio statale degno di questo nome non è quello

che può esercitarsi sopra servi ma sopra liberi, ed

è destinato ad accrescere, non a ridurre la loro forza.

Tale libertà o dominio di sé fa dell'individuo un

cittadino, e gli conferisce i diritti pubblici inerenti

a questa funzione.

Tuttavia, il concetto del cittadino non esprime

ancora il valore dell'individuo in tutta la sua universalità.

Cittadino è il singolo non in quanto uomo;

ma in quanto appartenente a una determinata comunità

politica. Per Aristotile l'amanita non supera

i confini della Jtó/U;, né le istituzioni della kóXic', lo

straniero è per lui il nemico, il barbaro, che non

può avere altro rapporto col cittadino se non quello

di dipendenza. E dallo stesso concetto deriva la ce-

lebre dottrina aristotelica della schiavitù come ne-

cessità naturale, che ci dimostra quanto ancora

ristretto fosse l'orizzonte politico del più elevato

pensiero della classicità ellenica.

Aristotile accetta la comune tripartizione delle

forme di governo — come governo di un solo, di

pochi e di molti — e delle rispettive degenerazioni

storiche. Egli intreccia anche questo studio — come

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