Scarica la guida italiano e tedesco - Montane Vie

montanevie.it

Scarica la guida italiano e tedesco - Montane Vie

montanevie

itinerario turistico nel friuli occidentale

L’itinerario che in questa guida viene suggestivamente descritto,

costituisce un nuovo tassello nel panorama di promozione turistica

che enti e associazioni stanno attuando nella provincia di

Pordenone.

In particolare, Montanevie è il frutto di una significativa scelta

culturale della Comunità Montana del Friuli Occidentale: troppo

passivamente abbiamo accettato di considerare beni culturali

degni di attenzione (e di sviluppo turistico) solo elementi monumentali,

spesso isolati dal loro contesto storico, sociale, umano.

Occorre invece saper “leggere” la complessità di un territorio e

portare alla luce alcune realtà molto diverse tra loro e altre così

simili da sembrare un tutt’uno.

Quindi la montagna pordenonese come paesaggio culturale nel

quale muoversi, spesso in auto, ma anche in bicicletta, a piedi,

a cavallo, incontrando ambienti naturali incontaminati, architetture

spontanee che rappresentano vere sintesi di valori legati alla

tradizione e all’originarietà, attrattive storiche e artistiche che si

fondono in una originale unità estetica e culturale.

Auspichiamo che questa proposta turistica diventi anche volano

per la valorizzazione delle relazioni con le molte attività produttive

locali in grado di soddisfare le esigenze dei turisti.

Pieromano Anselmi

Presidente della Comunità Montana

del Friuli Occidentale

Der Weg, der in diesem Führer so einladend

beschrieben wird, bildet einen neuen Mosaikstein

im Gesamtbild der Förderung des

Tourismus, den Körperschaften und Vereine

in der Provinz Pordenone betreiben.

Montanevie ist aber vor allem auch das

Ergebnis der neuen Kulturpolitik der Berggemeinschaft

Westfriaul: zu passiv waren

wir in unserer Auffassung, nur Monumente

verdienten Beachtung als Kulturgüter (und

damit eine Erschließung für den Tourismus),

oft noch isoliert von ihrem geschichtlichen,

sozialen und menschlichen Kontext. Stattdessen

ist es nötig, die Vielgestaltigkeit

eines Gebiets erkennen zu können und dessen

große Unterschiede und zahlreiche Gemeinsamkeiten

aufzuzeigen.

Die Bergwelt der Provinz Pordenone als

Kulturlandschaft, in der man sich bewegt,

oft im Auto, aber auch auf dem Fahrrad,

zu Fuß, zu Pferde, und unberührte Landschaften

entdeckt, wie auch spontane Architektur

als Ausdruck der Werte der Tradition

und Ursprünglichkeit, geschichtliche

Anziehungspunkte und Kunststätten, all

dies verschmilzt zu einer einzigartigen ästhetischen

und kulturellen Einheit.

Ich wünsche mir, dass dieses Angebot für

Touristen auch den vielen Produktionsbetrieben

der Gegend Aufschwung verleiht,

die alles in der Hand haben, um die Wünsche

der Touristen zu befriedigen.

Pieromano Anselmi

Präsident der Berggemeinschaft

Westfriauls


montanevie Campone itinerario Gerchiaturistico

nel friuli occidentale


Tolmezzo

Spilimbergo

Maniago

Gemona

del Friuli

Udine

Sacile Pordenone

Gorizia

S. Vito al Tagl.to






Tarvisio

Cividale

del Friuli

Pulsatilla montana, vietata alla

raccolta dalla L.R. 34/1981

Una borgata tipica

Cucciolo di capriolo

A

SLO

Trieste

Caneva

Montanevie è il nome che la Comunità

Montana del Friuli Occidentale ha

scelto per un itinerario turistico che si

snoda lungo la prima fascia montuosa

della provincia di Pordenone: un

grande arco che dal Cansiglio di Caneva

a occidente, alle acque dell’Arzino

a oriente, è tutto contenuto nelle

Prealpi Carniche, parte a sovrastare la

pianura friulana con grandi panorami,

parte a regalare viste di dettaglio sui

monti e sulle valli attraversate, fra boschi

continui e terrazzi sui quali sorgono

paesi e borgate, alcuni veri gioielli

di architettura spontanea.

Il tracciato di questo asse pedemontano

è stato attraversato fin dall’età

della Pietra come testimoniano i ritrovamenti

archeologici della Busa di Villotta

sul Piancavallo, delle Grotte di

Pradis o del Bus da li Anguani sul Monte

San Lorenzo.

L’itinerario, che si sviluppa per circa 80

km, ha una forte valenza ambientale e

-5 montanevie

Barcis

Piancavallo

Mezzomonte

Andreis

Budoia

Polcenigo

Tramonti di Sopra

Tramonti di Sotto

Poffabro Navarons

Aviano

Frisanco

Maniago

Pielungo

San Francesco

Campone

Vito d’Asio

Meduno

Clauzetto

Anduins

può diventare veicolo attivo per la conoscenza

e la promozione del territorio

non solo per i “forestieri”, ma anche

per i residenti nell’intera regione

Friuli Venezia Giulia, che trovano, a pochi

chilometri da casa paesaggi, ambienti

e tradizioni molto diversi, tutti da

scoprire.

L’area attraversata appartiene a tredici

comuni che ricadono nel territorio della

Comunità Montana del Friuli Occidentale.

Per chiarezza espositiva e affinità

territoriale, il percorso

è stato suddiviso in sei

tratti ognuno dei quali

descrive l’itinerario

e le caratteristiche

turistico

ambient ali

di due comuni

(a eccezione

del quarto tratto

che ne attraversa

tre).

L’itinerario corrispondente al tratto Malga

Coda del Bosco­Piancavallo si svolge

su sterrato consentendone l’uso ciclistico

specialistico e podistico, ma anche

le escursioni a cavallo e, nella stagione

invernale, la pratica dello sci da fondo o

le escursioni con le racchette da neve.

Il percorso dal Piancavallo alla valle del

Tagliamento si sviluppa sulla viabilità

esistente pavimentata a bassa intensità

di traffico a garanzia della tranquillità

del turista, attraversando le valli del

Cellina, del Colvera, del Meduna e del

Cosa, spingendosi fino alla valle dell’Arzino

e al fiume Tagliamento, costeggiando

i laghi di Barcis e Tramonti.

Anche questo itinerario, come gli altri

individuati sulla cartografia, si inserisce

in un progetto turistico e culturale più

ampio che enti, consorzi e associazioni

stanno promuovendo in provincia di

Pordenone, anche in modo innovativo

come fa ad esempio l’Ecomuseo delle

Dolomiti Friulane “Lis Aganis” che tutela

e riscopre le “piccole risorse” del nostro

patrimonio culturale, storico, ambientale

e artigianale.

Montanevie hat die Berggemeinschaft

Westfriaul als Namen

für einen Touristenweg

gewählt, der sich entlang der

vordersten Bergkette der Provinz

Pordenone windet: ein großer

Bogen vom Cansiglio di Caneva

im Westen bis zum Fluss Arzino

im Osten, der zu den Karnischen

Voralpen gehört und hoch über

der friaulischen Ebene großartige

Aussichten bietet, wie auch

im Innern Blicke auf Berge und

Täler mit ausgedehnten Wäldern

und Terrassen mit Dörfern darauf,

darunter auch Juwelen der

spontanen Architektur.

Diese Voralpenachse wurde

schon seit der Steinzeit durchquert,

wie die Funde in der Höhle

Busa di Villotta auf dem Piancavallo,

in der Grotte di Pradis oder

im Bus da li Anguani auf dem

Monte San Lorenzo bezeugen.

Der Weg ist etwa 80 km lang

und die Umgebung interessant

und landschaftlich besonders

schön. So können nicht nur “Auswärtige”

hier viel Neues lernen

und Schönes entdecken, sondern

auch die Einheimischen von

ganz Friaul-Julisch-Venetien: nur

wenige Kilometer von zuhause

entfernt finden sie ganz andere

Landschaften, Orte und Traditionen,

die es zu entdecken gilt.

Der Weg durchquert dreizehn Gemeinden,

die alle zur Berggemeinschaft

Westfriaul gehören.

Der Übersicht halber ist die Beschreibung

in sechs Abschnitte

unterteilt, die jeweils zwei Ge-

meinden umfassen, nur einer drei.

Der Abschnitt Malga Coda del

Bosco-Piancavallo verläuft auf

einer Sandstraße, so dass er

auch fürs Mountainbike und für

Pferde geeignet ist und im Winter

für Skilanglauf oder Schneeschuhe.

Der Abschnitt vom Piancavallo

zum Tagliamento-Tal benutzt wenig

befahrene Asphaltstraßen,

auf denen man garantiert seine

Ruhe hat; sie führen durch die

Täler des Cellina, Colvera, Meduna

und Cosa, bis ins Arzinotal

und zum Fluss Tagliamento,

an den Seen von Barcis und Tramonti

entlang.

Auch dieser Weg, wie die anderen

auf den Karten, ist Teil eines

großangelegten Kultur- und Tourismusprojekts

von Verbänden

und Konsortien der Provinz Pordenone,

der auch Neues umfasst

wie das Ecomuseo delle Dolomiti

Friulane “Lis Aganis”, das die

“kleinen Schätze” unserer Kultur,

Geschichte, Umgebung und

unseres Handwerks wiederentdeckt

und schützt.

® Eine der zahlreichen Legenden

über die Agane

(Hexen) erzählt von einer Agana,

die sich in einen Salamander verwandelt

hatte und sich an einem

Wasserlauf mit dem Eierlegen

abmühte. Eine Frau kam vorbei

und half ihr: sie kannte die

schweren Momente des Lebens

und den Wert der Solidarietät.

Als Dank schenkte die Agana ihr

ein Wollknäuel, das nie zu Ende

ging. Damit konnte die Frau

Strümpfe und Pullover für ihre

ganze Familie stricken. Danach

gab sie das Wollknäuel an eine

andere Frau weiter, die es benutzte,

solange sie es brauchen

konnte, und es dann einer anderen

gab, die es nötig hatte. Das

Wollknäuel, sagt die Legende,

macht heute noch die Runde, unerschöpflich,

von Haus zu Haus,

denn niemand hat es missbraucht

oder für sich selbst behalten.

Bergküchenschelle; Pflücken verboten laut Gesetz L.R. 34/1981;

ein typisches Dorf; Rehkitz

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Fra le tante

leggende che

riguardano

le Agane una

racconta di

una agana che, trasformatasi

in salamandra, ai margini di un

corso d’acqua stava con fatica

aggiungendo nel mondo vita

nuova. Passò di lì una donna

che la aiutò: conosceva le

difficoltà del vivere e il valore

della solidarietà. Per ringraziarla

l’agana le regalò un gomitolo di

lana il cui filo non si consumava

mai. Con quella lana la donna

potè fare calzetti e maglie per

tutta la sua famiglia. Poi passò

il gomitolo a un’altra donna, che

lo usò per quanto le serviva e

lo passò a sua volta a un’altra

donna che ne aveva bisogno.

Il gomitolo di lana, dice la

leggenda, continua ancora a

girare, risorsa inesauribile, di

casa in casa, perché nessuno ne

ha abusato o lo ha tenuto solo

per sé.

Scorcio di Erto

Allievi della Scuola Cementisti

di Fanna-Cavasso istituita dal

Commissariato dell’Emigrazione

a Cavasso Nuovo, 1922

Interno del Museo della Casa

clautana a Claut

La centrale di Malnisio, oggi sede

museale

Lis Aganis

Ecomuseo delle Dolomiti Friulane

Lis Aganis Ecomuseo delle Dolomiti

Friulane nasce su impulso dell’Iniziativa

Comunitaria Leader+ nell’agosto

2004. L’Associazione conta attualmente

36 soci: 17 Enti locali, fra i

quali la Comunità Montana del Friuli

Occidentale, 17 Associazioni culturali,

la Direzione Didattica di Maniago e

l’Istituto comprensivo di Montereale

Valcellina.

Gli obiettivi principali dell’Ecomuseo

sono: la promozione culturale, sociale

e civile; lo studio, il recupero e

la valorizzazione dei “beni di comunità”;

la promozione di una migliore

qualità del vivere; il supporto a forme

di sviluppo sostenibile nell’ambito

territoriale della montagna e della

pedemontana del Friuli occidentale.

Comprende la valle del Vajont, le valli

del Cellina e del Colvera, le valli del

Meduna, del Cosa e dell’Arzino, la

pedemontana e i Magredi, l’area dell’Alto

Livenza.

L’Ecomuseo è un laboratorio in continuo

farsi, cioè un modo moderno di

pensare e vivere il patrimonio locale:

le vicende e gli stili di vita delle comunità,

le caratteristiche tipologiche

dei luoghi, i rapporti sociali interni

alle singole comunità e quelli tra comunità

contigue o lontane, gli usi, gli

abusi, il disuso o il mal uso delle risorse

sia umane e generazionali, che

-7 montanevie

dell’ambiente naturale, quali “luoghi

di affezione”; le “mappe mentali” individuali

e comunitarie.

L’Ecomuseo con i suoi siti, le sue

sedi espositive e con le sue iniziative

culturali, turistiche, di animazione sociale,

di ricerca e di divulgazione oltre

che di didattica, vuole raccontare

il territorio – a chi qui vive e a chi vi

arriva da fuori – secondo più punti di

vista: antropologico, storico, ambientale,

turistico, economico.

È una rete, reale prima che virtuale,

cioè un modo di “fare insieme” di

Associazioni, Istituzioni, Enti, singoli

cittadini di un territorio ampio, con

elementi anche di rilevante diversità,

ma con problemi analoghi di

conoscenza e valorizzazione. Sono

presenti e già ben individuati alcuni

ambiti e alcune linee tematiche alle

quali dare sempre maggiore consistenza

progettuale e operativa.

Ad esempio le tracce

lasciate nell’uso

dell’ambiente dalle

genti che lo hanno

abitato o percorso,

da quelle più antiche,

fino a quelle

della generazione

“del nonno” e a

quelle d’oggi, lette

nel loro evolversi

nel tempo, senza

rimpianti nostalgicibensì

in una prospettiva

che

individui o

inventi possibili

e praticabili

forme

di nuova utilizzazione, rispettose

dell’ambiente. Perché è l’ambiente,

in quanto organismo vivo, la risorsa

fondamentale del territorio.

In esso sono presenti beni culturali di

varia natura: i modi di organizzazione

della vita comunitaria, le economie di

nicchia chiuse o aperte verso l’esterno,

le geografie della religiosità popolare

e di quella ufficiale, le memorie

di vita, di lavoro, di emigrazione,

i simboli ancora visibili del potere

politico, la storia geologica, le parlate

locali e le ragioni del loro formarsi e

differenziarsi, le tracce dell’uso delle

risorse nel tempo.

Nel territorio dell’Ecomuseo sono

presenti, e già attive, numerose “cellule”

espositive, diverse delle quali

proprio lungo l’itinerario Montanevie:

– Museo dell’arte cucinaria

dell’Alto Livenza, Polcenigo;

– Sentiero naturalistico di San

Tomè, Budoia;

– Centro didattico della Scuola

d’Ambiente, Barcis;

– Museo etnografico, Andreis;

– Mostra dell’associazione

“Scarpeti”, Poffabro

– Mostra “Da li mans di Carlin”,

Frisanco

– Casa Andreuzzi, Navarons

– Borgo Pàlcoda, Tramonti

di Sotto;

– Murales dei mestieri tipici,

Tramonti di Sopra

– Museo della Grotta, Pradis.

Per l’elenco completo delle

“cellule”:

www.ecomuseolisaganis.it

Lis Aganis, Ecomuseo delle Dolomiti

Friulane, entsteht auf Betreiben

der Iniziativa Comunitaria Leader+

im August 2004. Der Verband

zählt derzeit 36 Mitglieder: 17 örtliche

Körperschaften, darunter die

Berggemeinschaft Westfriauls,

17 Kulturvereine, das Schulamt

Maniago und die Gesamtschule

Montereale Valcellina.

Die wichtigsten Ziele des Ecomuseo

sind: die Förderung der Kultur,

der Gesellschaft und des Bürgertums;

das Studium, die Restaurierung

und die Bekanntmachung der

“Gemeinschaftsgüter”; die Förderung

einer besseren Lebensqualität;

die nachhaltige Entwicklung

des Berglands und der Voralpen

Westfriauls.

Es umfasst die Täler des Vajont,

des Cellina und des Colvera, des

Meduna, Cosa und Arzino, das

Voralpenland und die Magredi,

das obere Livenzatal.

Das Ecomuseo ist in ständiger

Entwicklung, als eine moderne

Art, an seine Heimat zu denken

und sie zu leben: die Ereignisse

und Lebensstile der Gemeinschaft,

die Eigenschaften der

Orte, die sozialen Beziehungen

innerhalb der einzelnen Gemeinschaften

und zwischen einander

nahen oder fernen Gemeinschaften,

Bräuche, Missbräuche,

den verlorenegegangenen oder

schlechten Gebrauch der menschlichen

Dinge und der Natur als

“Orte zum Liebgewinnen”; individuale

Assoziogramme und solche

von Gemeinschaften.

Mit seinen verschiedenen Standorten,

Ausstellungsstätten und

Iniziativen nicht nur didaktischer

Art, sondern auch zu Kultur, Tourismus,

Animation, Forschung

und Verbreitung will das Ecomuseo

vom Land erzählen – denen,

die hier leben, und denen, die von

auswärts kommen – unter dem

anthropologischen, geschichtlichen,

touristischen, wirtschaftlichen

Gesichtpunkt wie auch unter

dem der Umwelt.

Es ist ein Netz, zuerst ein wirkliches

und nun auch virtuales, eine

gemeinsame Unternehmung

von Vereinen, Körperschaften,

Einrichtungen und einzelnen Bürgern

eines weiten Gebiets, auch

mit großen Unterschieden, aber

mit ähnlichen Problemen, sich bekannt

zu machen und sich Geltung

zu verschaffen. Einige Gebiete

und Themen sind bereits ausgewählt

und werden im Laufe der

Planungen und Arbeiten immer

mehr Gewicht bekommen. Zum

Beispiel die Spuren, die die Bewohner

und Besucher aller Zeiten,

von der ältesten bis zur Generation

des “Großvaters” und denen

von heute, in der Umgebung hinterlassen

haben, und was daraus

geworden ist, ohne nostalgisches

Nachweinen, sondern mit Hinblick

auf mögliche neue Formen

ihres Gebrauchs im Respekt vor

der Umgebung. Denn sie ist als

lebender Organismus das wichtigste

Potenzial des Landes.

Sie enthält Kulturgüter verschiedener

Art: die Gestaltungsweisen

des Gemeinschaftslebens,

nach außen offenen oder abgeschottete

Nischenwirtschaften,

die Landkarte der Volksfrömmigkeit

und der offiziellen Religion,

Erinnerungen an den Alltag, an

die Arbeit, an die Auswanderung,

übriggebliebene Symbole politischer

Macht, die Erdgeschichte,

die verschiedenen Dialekte und

die Gründe für ihr Entstehen und

ihre Auseinanderentwicklung, die

Spuren des Gebrauchs der vorhandenen

Mittel im Lauf der Zeit.

Im Einzugsgebiet des Ecomuseo

sind schon zahlreiche “Zellen” zu

besichtigen, etliche davon entlang

des Wegs “Montanevie”:

– Museo dell’arte cucinaria

dell’Alto Livenza (Museum der

Kochkunst des oberen

Livenzatals), Polcenigo;

– Sentiero naturalistico

(Naturpfad) San Tomè, Budoia;

– Centro didattico della Scuola

d’Ambiente (Lehrzentrum der

Umweltschule), Barcis;

– Museo Etnografico

(Völkerkundemuseum), Andreis;

– Ausstellung des Vereins

“Scarpeti”, Poffabro

– Ausstellung “Da li mans di

Carlin (Aus den Händen

von Carlin)”, Frisanco

– Casa Andreuzzi, Navarons

– Ortsteil Pàlcoda, Tramonti

di Sotto;

– Wandzeichnungen zu typischen

Berufen, Tramonti di Sopra

– Museo della Grotta

(Höhlenmuseum), Pradis;

Die vollständige Liste der “Zellen”

finden Sie auf:

www.ecomuseolisaganis.it

Blick auf Erto; Schüler der Zementierer-Schule Fanna-Cavasso,

die 1922 vom Commissariato dell’Emigrazione in Cavasso Nuovo

eingerichtet wurde; im Museo della Casa clautana in Claut;

das Kraftwerk Malnisio, heute ein Museum

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


I Fanghi

montanevie Campone malga Gerchia coda del bosco » bivio mezzomonte

Bus del gias

San Francesco

Tramonti di Sotto Pielungo

Campone Vito d’Asio

Poffabro Clauzetto Anduins

Andreis

Barcis Meduno

Navarons

Tramonti di Sopra

Frisanco

Maniago

Aviano

Piancavallo

Mezzomonte

Budoia

Polcenigo

Caneva




Itinerario del Cansiglio


Legenda

Zeichenerklärung

percorso asfaltato

Asphaltstraße

variante asfaltata

Asphaltvariante

percorso sterrato

Sandweg

variante sterrata

Sandwegvariante

altri itinerari

andere Wege

confine comunale

Gemeindegrenze

area di sosta

Rastplatz

casera / Hütte

malga monticata

Hütte mit Weidewirtschaft

Scala / Maßstab

0 1 km

Malga Fossa di Stevenà

Malga Coda del Bosco

All’esterno di Malga Col dei

S’ciòs

Cansiglio

Valle del Piave

Veneto

Pian del Cansiglio

La Crosetta

Veneto

C.lo della

Guardia

C.ra Fossa

di Stevenà

Alp

M. Ceresera C.ra Prà

1420

M. Cavallot

del Biser

1380

1361

Casa

C.ra

Forestale di

Ceresera

Candaglia

1347

C.ra

Masonil

M. Candaglia 1359

1359

C.ra

Col dei S’ciòs

1340

Rif. Maset

1274

C.ra

Pizzoc

998

Col

Major

1242

1102 C.ra Brusada

1100

Malga Coda

del Bosco

Sarone

Coltura

Mezzomonte

Gorgazzo

Itinerario del Livenza

L’itinerario ha inizio al confine con il

Veneto, in un territorio particolarmente

suggestivo per le notevoli valenze

niche ed economiche, ma anche so­

Fiaschetti

ciali e culturali, questa risorsa ha

Castello

perso di Caneva progressivamente la sua tradi­

naturalistiche e paesaggistiche. zionale valenza. Il tratto, anche attra­

L’intero comprensorio è caratterizzaverso le sue varianti, vuole far conoto

dalla presenza di un’alta variabilità scere la realtà dell’alpeggio nel Friuli

di forme dovuta essenzialmente

Stevenà

al­ occidentale toccando numerose mall’azione

congiunta di vari fenomeni

geologici che hanno modellato il masghe

e pascoli.

Caneva

Percorrendo la strada del Gajardin

siccio Cansiglio­Cavallo.

che da Sarone porta all’altopiano del

L’attività agricola, e pastorale in parti­ Cansiglio, presso un tornante si incolare,

ha contribuito più di altre a contra Malga Coda del Bosco (870

modificare queste aree, creando al­ m s.l.m.), meglio conosciuta come

l’interno del manto forestale prati e Malga “dal Titti”, punto di partenza

pascoli, che, fino agli anni dell’indu­ del nostro itinerario, in comune di Castrializzazione,

hanno rappresentato neva: la struttura, aperta tutta l’esta­

una risorsa fondamentale all’interno te, offre la possibilità di pernottamen­

del sistema agro­zootecnico alpino. to per sei persone e di ristorazione.

Negli ultimi decenni, per ragioni tec­ Oltre alla casera che svolge servizio

-9 tratto 1 / abschnitt 1

Conegliano

Treviso SS. 13

C.ra Busa

Bernart

1284

C.ra

Costa

Cervera

1131

C.ra

Fossa di Bena

1040

C.ra

Folador

C.ra

Fossa di Sarone

Col Grande

1618

Col delle

Tiede

1474

Col delle

Palse

1366

Sorg. Livenza

Santissima

C.ra della

Valle Friz

1515

C.ra Bachet

1271

C.ra

Campo

C.ra Val di Lama

1108

Polcenigo

F. Livenza

Baracca del Saùc

1217

Sacile

San Tomè

Itinerario pedemontano

pordenonese

S. Lucia

Dardago

Pordenone

Udine SS. 13

Budoia

Villotta

agrituristico con vendita di prodotti tipici

quali miele, formaggio e marmellata,

la malga comprende gli edifici di Fossa

di Stevenà, situati poco oltre all’interno

di una dolina, e quelli di Sponda Alta,

con un piccolo pascolo prossimo a Malga

Cercenedo, utilizzato solo dal bestiame

giovane.

Si risale quindi la strada provinciale verso

il Cansiglio e, dopo circa 2 km, la si

lascia immettendosi a destra sulla pista

pavimentata che attraversa il bosco in

leggera salita. Si raggiunge quindi il Casello

della Guardia, un casello forestale

al termine della pavimentazione della

pista. Si prosegue su strada sterrata in­

Costa

‰ I sapori sono “di confine”, raccolgono

cioè il meglio della tradizione veneta e

friulana. Così, abbinata ai salumi, al pesce di

fiume, ai funghi e alla cacciagione, si può gustare

l’immancabile polenta.

Piatti classici sono la minestra di orzo e fagioli;

il baccalà; il salàt col cavo, salame cotto

con panna acida; il formaggio cotto con le

patate e il mus, latte bollito con uova sbattute

e sale. Tra i formaggi, il primato assoluto

per l’unicità del sapore spetta al Formai de

malga, prodotto tipico della tradizione dell’alpeggio

nell’altopiano cansigliese.

Castello

di Aviano

Marsure

Der Weg beginnt an der Grenze zu

Venetien, in einer besonders

Aviano schönen und vielseitigen Landschaft,

dank verschiedener geologischer

Phänomene, die das

Massiv des Cansiglio-Cavallo modellierten.

Die Landwirtschaft,

besonders die Weidewirtschaft,

hat diese Gegend am stärksten

geprägt, so dass in der dichten

Bewaldung Wiesen und Weiden

entstanden, die bis zur Industrialisierung

ein wichtiger Wirtschaftsfaktor

waren.

In den letzten Jahrzehnten hat

dieser Wirtschaftszweig aus

technischen und wirtschaftlichen,

aber auch sozialen und kulturellen

Gründen allmählich seine

traditionelle Bedeutung verloren.

Dieser Weg will, auch in seinen

Varianten, Ihnen die Weidewirtschaft

in Westfriaul näherbringen,

indem er Sie zu zahlreichen

Almen und Hütten führt.

Auf der Strada del Gajardin, die

sich von Sarone zur Hochebene

des Cansiglio schlängelt, stößt

man an einer Serpentine auf die

Almhütte Malga Coda del Bosco

(870 m ü.d.M.), meist Malga

“dal Titti” genannt, wo unser

Weg beginnt, in der Gemeinde

Caneva: sie ist den ganzen

Sommer über geöffnet und bietet

Übernachtung für 6 Personen

und Essen. Neben der Hütte, die

als Agriturismo fungiert, mit Verkauf

typischer Produkte wie Honig,

Käse und Marmelade, gehören

zur Alm die Gebäude von

Fossa di Stevenà, in einer Doline

gelegen, und die von Sponda

Alta, mit einer kleinen Weide

bei der Malga Cercenedo, auf der

nur Jungvieh grast.

Auf der Provinzstraße geht es

dann aufwärts zum Cansiglio;

nach etwa 2 km verlässt man

sie und geht rechts auf den Asphaltweg,

der durch den Wald

Alm Fossa di Stevenà; Alm Coda del Bosco;

Almhütte Col dei S’ciòs von außen

gemächlich aufsteigt. So gelangt

man zum Casello della Guardia,

einem Forsthaus am Ende der Asphaltierung.

Weiter geht es auf

einem Sandweg, von dem links

die Variante “Strada alta” (Hohe

Straße) abzweigt, die ca. 7 km

S. Martino

lang ist.

VARIANTE Strada alta

Die Variante trennt sich vom Hauptweg

im Ort Busa Bernart (1250

m ü.d.M.). Sie verläuft durch den

Wald bis zur Hütte Maset, die

150 m vom Weg ab liegt, und zur

Malga Col dei S’cios (1340 m

ü.d.M.). Die Alm erhielt diesen

Namen, weil man hier in der Nä-

he fossile Gasteropoden-Schne-

cken fand, im Dialekt s’cios. Die

Gebäude umfassen die Hütte,

die vor kurzem renoviert wurde,

den alten Stall, der sein typisches

Aussehen beibehalten hat, sowie

den Melkstall. In der Hütte wird

nach der Tradition der Gegend Kä-

Pordenone

se hergestellt. Auf der Alm kann

man essen und Butter, Käse und

Ricotta kaufen. Die Variante ist

besonders reizvoll, da sie ausgedehnte

Buchenwälder durchquert

und, nahe der Hütte, große Weiden

auf Karstgelände mit zahlreichen

Dolinen bis hin zum Horizont

des Monte Cavallo.

VARIANTE La Crosetta

Kurz bevor sie wieder den Hauptweg

erreicht, kreuzt diese Variante

einen weiteren Alternativweg,

der sich am ehemaligen Forsthaus

Candaglia (das einen herrlichen

Ausblick auf den Pian del Cansiglio

bietet), gabelt: eine geteerte

Straße führt hinab zum Pian del

Cansiglio, während ein ebener

Sandweg im Wald nach La Crosetta

und zum Weg Itinerario

del Cansiglio verläuft.

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio

Sedrano


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

I prodotti

lattiero

caseari delle

malghe della

dorsale

Cansiglio-

Cavallo sono

formaggio, prodotto a partire

da latte vaccino o pecorino, e

ricotta (fresca e affumicata).

Si distinguono nettamente da

quelli ottenuti nei caseifici di

valle per la complessità e la

varietà di profumi e sapori che

derivano dall’alimentazione

del bestiame, dalle tecniche di

lavorazione e dall’ambiente.

Stagionatura del formaggio a

Malga Col dei S’ciòs

Malga Pizzoc (999 m)

Casa forestale di Candaglia

Malga Costa Cervera (1131 m)

Casera Fossa di Bena (1040 m)

Cavalli al pascolo davanti alla

Malga Fossa di Sarone

contrando a sinistra il tracciato di variante

denominato “Strada alta”, della

lunghezza di circa 7 km.

VARIANTE Strada alta

La variante si ricongiunge all’itinerario

principale in località Busa Bernart

(1250 m s.l.m.). Chi vuole percorrerla

attraversa il bosco fino al rifugio Maset,

possibile punto di sosta discosto

150 m dal percorso, e alla Malga Col

dei S’ciòs (1340 m s.l.m.). La malga

deve il nome alla presenza, nelle

sue vicinanze, di reperti fossili di gasteropodi,

chiamati s’ciòs nella parlata

locale. Gli edifici comprendono la

casera recentemente ristrutturata, la

vecchia stalla, che conserva ancora

la struttura tipica, e la stalla utilizzata

per la mungitura degli animali. Nel­

10-11 tratto 1 / abschnitt 1

la casera è presente il locale per la

trasformazione casearia, che avviene

secondo la tradizione locale. La malga

offre servizio di ristoro con vendita

di burro, formaggio e ricotta.

Il percorso di variante è particolarmente

suggestivo poiché attraversa

vaste faggete e, nelle vicinanze della

casera, ampi pascoli su terreno carsico

segnato dalla presenza di numerose

doline che si perdono sull’orizzonte

del Monte Cavallo.

VARIANTE La Crosetta

Poco prima del ricongiungimento con

l’itinerario principale, la variante interseca

un ulteriore percorso alternativo

che, raggiunta l’ex casa della forestale

di Candaglia (punto di sosta notevole

per la magnifica vista sul Pian del Cansiglio),

si divide in due tracciati: uno

scende su strada pavimentata al Pian

del Cansiglio, l’altro con andamento altimetrico

costante, prosegue su pista

sterrata all’interno della foresta fino a

raggiungere la località La Crosetta e

l’Itinerario del Cansiglio.

VARIANTE Vallone di Sarone

Da Malga Coda del Bosco seguendo

la strada bianca a destra, vi è la possibilità

di percorrere un’altra variante

denominata “Vallone di Sarone” che

la collega, in costante salita, a Casera

Brusada. Proseguendo, sempre

su sterrata, si giunge dopo circa 2,5

km alla Malga Pizzoc (999 m s.l.m.),

un tempo malga accorpata con Malga

Brusada e Zornera; oggi gli edifici

di queste ultime sono affittati per uso

residenziale, mentre i pascoli vengono

tutt’ora usati per l’alpeggio.

Gli edifici rimasti in uso alla malga

sono, quindi, solo quelli di Pizzoc e

comprendono la casera e la stalla,

utilizzata per le operazioni di mungitura

e, in casi di maltempo straordi­

nario, per il ricovero degli animali. Un

locale della casera è inoltre adibito alla

lavorazione del latte e alla stagionatura

dei prodotti, poi venduti in Malga Coda

del Bosco.

Questa variante, che si sviluppa su pista

forestale quasi come una cengia sulla

montagna aperta, è di grande interesse

poiché offre costantemente una vista

panoramica sulla pianura fino al mare.

Proseguendo sull’itinerario principale

con pendenza costante, si incontrano

tre malghe monticate, presso le quali

è possibile acquistare prodotti caseari:

Fossa di Sarone, Fossa di Bena e Costa

Cervera.

Malga Fossa di Sarone (1005 m s.l.m.)

è adagiata ai piedi del Collat, un modesto

rilievo che si affaccia sulla pianura

sottostante, e si estende su due doline

adiacenti, Fossa di Sarone e Folador. La

malga comprende diversi edifici tra cui

la casera, adibita ad abitazione del malghese

e alla lavorazione del latte, la vecchia

casera ristrutturata e la stalla, oltre

Caneva

Castello e Chiesa di S. Lucia, Chiesa

di S. Tomaso, Villa Rupolo, Villa Zancaner,

Chiesa parrocchiale di S. Maria Immacolata

a Sarone, Chiesa di S. Marco a Stevenà,

Chiesa parrocchiale di Fratta, Chiesa parrocchiale

di Fiaschetti, Museo del ciclismo

“Toni Pessot”, Museo del Minatore a Fratta,

Centrale idroelettrica di Stevenà.

VARIANTE Vallone di Sarone

Wenn man von der Malga Coda

del Bosco den Sandweg nach

rechts einschlägt, kommt man zu

einer Variante namens “Vallone

di Sarone”, die zur Hütte Casera

Brusada aufsteigt. Nach etwa

2,5 km erreicht der Sandweg die

Malga Pizzoc (999 m ü.d.M.),

die früher mit den Almen Malga

Brusada und Zornera eine Einheit

bildete; heute werden die Gebäude

der letzten beiden als Wohnungen

vermietet, während die

Weiden noch immer ihrem alten

Zweck dienen. Für die Alm werden

nur noch die Gebäude von

Pizzoc genutzt, nämlich die Hütte

und der Stall zum Melken und Unterstellen

der Tiere bei schweren

Unwettern. Ein Raum der Hütte

dient der Milchverarbeitung

und dem Abhängen der Produkte,

die dann auf der Malga Coda del

Bosco verkauft werden.

Diese Variante, die auf einem

Forstweg fast wie ein Felsband

im offenen Gebirge verläuft,

bietet ständig Ausblicke auf die

Ebene bis hin zum Meer.

Auf dem Hauptweg mit stetigem

Gefälle trifft man auf drei Sommeralmen

mit Käseverkauf: Fossa

di Sarone, Fossa di Bena und

Costa Cervera.

Malga Fossa di Sarone (1005

m ü.d.M.) liegt am Fuße des

Monte Collat, einer bescheidenen

Anhebung aus der Ebene,

die sich über zwei benachbarte

Dolinen erstreckt, Fossa

di Sarone und Folador. Die Alm

umfasst verschiedene Gebäude,

darunter die Hütte, wo der Hirte

wohnt und die Milch verarbeitet,

die alte Hütte und den Stall, sowie

zwei Weiden. Die Milch wird

nach traditioneller Weise verarbeitet,

mit typischen Geräten.

Am Boden einer Doline gelegen,

daher der Name “fossa” (Graben),

umfasst die Malga Fossa

di Bena (1040 m ü.d.M.) die Hütte

und den Stall. Bergabwärts, in

der Nähe eines Regenwasserauffangbeckens,

erkennt man

noch die alte Hütte mit den typischen

Trockenmauern.

Malga Costa Cervera (1131 m

ü.d.M.) liegt in einer kleinen Mulde

am Fuße des Col Scarpat und

umfasst auch die Weiden der alten

Almen Almen Bos und Busa

Bravin, deren Gebäude nicht

mehr zu erkennen sind. Die Hütte,

wie die anderen Gebäude der

Hauptalm, wurde renoviert und

erweitert, bewahrte jedoch

ihr ursprüngliches

Aussehen.

In der Hütte wird die Milch

verarbeitet und die Produkte

abgehängt. Daneben

stehen der moderne

große und der alte kleine

Stall, der nun den Schafen

Schutz bietet.

Schließlich erreicht man

Busa Bernart, wo man

in den Gebäuden der ehemaligen

Alm und des ehemaligen

Forsthauses übernachten

kann, die von Alpini-Soldaten

aus Polcenigo renoviert wurden.

VARIANTE Hütte Ceresera

Nach Busa Bernart sieht man

nach wenigen Metern links die

schon genannten Varianten “Strada

Alta” und “del Cansiglio”.

Nach Osten führt in Richtung Piancavallo,

bald nach links abbiegend,

ein Sandweg, der nach 1,5

km Auf und Ab die Hütte Masonil

Vecio erreicht. Von hier

bringt uns ein Pfad zur Casera

Ceresera (1347 m ü.d.M.),

Käseabhängen auf der Alm Col dei S’ciòs; Alm Pizzoc (999 m);

Forsthaus Candaglia; Alm Costa Cervera (1131 m); Hütte Fossa di Bena

(1040 m); Pferde weiden vor der Almhütte Fossa di Sarone

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

La dorsale

Cansiglio-

Cavallo è

caratterizzata

da una

notevole

ricchezza

di specie vegetali dovuta

principalmente alla sua

posizione geografica. Durante

l’era Quaternaria, infatti, la

posizione marginale rispetto ai

ghiacciai ha costituito una zona

di rifugio per molte specie alpine,

mentre l’esposizione ai venti

provenienti dall’alto Adriatico ha

favorito la diffusione di specie

degli ambienti caldi.

I pascoli rappresentano le

aree in cui è più facile notare

questa elevata biodiversità

vegetale. Infatti, accanto a

specie comuni come il cardo

scardaccio, la festuca rossa e

l’arnica, convivono altre specie

caratteristiche: il camedrio

alpino (Dryas octopetala) e la

vedovella celeste (Globularia

cordifolia) nelle zone rocciose,

il forassacco (Bromus erectus) e

caglio zolfino (Galium verum) nei

versanti assolati. Sono presenti

anche specie tipiche delle

praterie alpine come la sesleria

(Sesleria varia) e la stella alpina

(Leontopodium alpinum).

Dryas octopetala (Camedrio

alpino)

Casera Busa Bernart (1250 m)

Casera Ceresera (1347 m)

Fioritura di Crocus detto zafferano

Capra al pascolo

Interno della Malga Col dei S’ciòs

Casera Masonil Vecio

Rifugio Maset

ai due pascoli. La lavorazione del latte

segue il metodo tradizionale utilizzando

la strumentazione tipica.

Collocata sul fondo di una dolina, da

cui il termine “fossa”, la Malga Fossa

di Bena (1040 m s.l.m.) comprende

la casera e la stalla. A valle degli

edifici, in prossimità di un bacino per

la raccolta dell’acqua piovana, è ancora

riconoscibile la vecchia casera con

le tipiche murature a secco.

Malga Costa Cervera (1131 m s.l.m.)

è situata in una piccola conca ai piedi

del Col Scarpat e comprende anche

i pascoli delle vecchie Malghe Bos e

Busa Bravin le cui strutture, da tempo

abbandonate, non sono più riconoscibili.

La casera, come gli altri edifici

della malga principale, è stata ristrutturata

e ampliata conservando però la

tipologia originaria.

Nella casera sono presenti i locali per

la trasformazione del latte e quelli per

la stagionatura dei prodotti. Accanto

si trova il moderno stallone e la vecchia

stalla ora adibita a ricovero per

gli ovini.

12-13 tratto 1 / abschnitt 1

Raggiunta Busa Bernart si può godere

dell’ospitalità offerta nei fabbricati

dell’ex malga ed ex casello della Forestale,

ristrutturati e gestiti dagli Alpini

della Sezione di Polcenigo.

VARIANTE Casera Ceresera

Da Busa Bernart, seguendo il percorso,

dopo pochi metri si incontrano

a sinistra le varianti “Strada Alta” e

“del Cansiglio” citate in precedenza.

Puntando verso est in direzione Piancavallo

e dopo un breve tratto deviando

a sinistra, si può seguire una strada

sterrata, che con circa 1,5 km di

saliscendi conduce alla Casera Masonil

Vecio. Da qui si segue un sentiero

che porta alla Casera Ceresera

(1347 m s.l.m.) di proprietà del Comune

di Polcenigo, ristrutturata dalla

sezione CAI di Sacile e adibita a

rifugio, con la possibilità di pernottamento

per sei persone. La casera

viene utilizzata quale base per attività

didattiche ed escursionistiche organizzate

nell’ambito della Commissione

Alpinismo Giovanile

del Club Alpino

Italiano.

Da qui le Dolomiti

appaiono

in tutto il loro

splendore

e in particolare

si distinguono

il Gruppo dei Monti

del Sole, lo Schiara,

l’Antelao e il

maestoso Pelmo.

h La mungitura è l’operazione con la

quale si ricava il latte dagli animali e in

malga viene effettuata due volte al giorno, al

mattino e nel tardo pomeriggio. La regolarità

degli orari abitua gli animali ad abbandonare

i pascoli e a raggiungere autonomamente la

stalla al momento della mungitura.

In passato questa operazione veniva eseguita

a mano e richiedeva molto tempo; oggi

la mungitura manuale viene eseguita solo

nelle malghe che monticano piccole greggi

di pecore.

Negli alpeggi con bovini generalmente si utilizzano

sistemi meccanizzati, tra questi il più

diffuso è quello a secchio, che prevede l’impiego

di un gruppo di mungitura mobile collegato

a un recipiente di raccolta del latte.

Nelle malghe con molti animali da latte è presente

la sala di mungitura, una struttura nella

quale uno o

più operatori

possono mungere

più animalicontemporaneamente.

La lavorazione

del latte

rappresenta il

momento più

carat teristico

della vita

in malga, una

tecnica antica nata dall’esigenza di conservare

un prodotto altamente deperibile. Il procedimento

si basa sulla coagulazione delle

proteine del latte, sfruttando l’azione del caglio

(una sostanza ricavata originariamente

dallo stomaco degli animali lattanti) oppure

attraverso l’acidificazione.

La trasformazione casearia prevede diverse

operazioni, molte delle quali risultano comuni

ai diversi tipi di formaggio.

La lavorazione dei formaggi nelle malghe della

dorsale Cansiglio­Cavallo si caratterizza

innanzitutto per l’utilizzo di strumenti tradizionali,

quali la caldiera in rame su focolare a

legna per il riscaldamento del latte, e lo spino

per la rottura della cagliata.

Per conservare al meglio le caratteristiche

organolettiche del latte di partenza generalmente

non viene effettuata la pastorizzazione,

ovvero il riscaldamento del latte a

temperature elevate. Infine, per favorire la

caseificazione e guidare la maturazione del

formaggio, durante la lavorazione

viene aggiunto del lattoinnesto, latte

particolarmente ricco della flora

microbica utile.

die der Gemeinde Polcenigo gehört

und vom C.A.I.-Alpenverein

Sacile renoviert und zur Hütte

aufgewertet wurde, mit Übernachtungsmöglichkeit

für sechs

Personen. Die Hütte dient als

Basis für Lehrveranstaltungen

und Ausflüge des Jugendvereins

Commissione Alpinismo Giovanile

des Club Alpino Italiano.

Von hier aus sieht man die Dolomiten

in ihrer vollen Pracht, besonders

die Gruppe der Monti

del Sole, Monte Schiara, Monte

Antelao und den majestätischen

Monte Pelmo.

‰ Man “schmeckt die Grenze”,

das beste, was die

Tradition Venetiens und Friauls

zu bieten hat. So kann man die

unverzichtbare Polenta zu Wurstwaren,

Flussfisch, Pilzen und

Wild genießen.

Klassische Gerichte sind Gerstensuppe

mit dicken Bohnen;

Stockfisch; salàt col cavo, d. h.

gekochte Salami mit saurer Sahne;

gekochter Käse mit Kartoffeln

und mus, gekochte Milch mit

Rührei und Salz. Unter den Käsesorten

hat den außergewöhnlichsten

Geschmack der “Formai

de malga”, ein typisches Erzeugnis

der Almtradition auf der

Hochebene des Cansiglio.

h Das Melken bringt die

Milch und findet auf der

Alm zweimal täglich statt, morgens

und nachmittags. Dieser

Rhythmus ist so eingeschliffen,

dass die Tiere freiwillig zur Melkzeit

von den Weiden zum Stall

kommen.

Früher molk man per Hand, was

viel Zeit in Anspruch nahm; heute

geschieht dies nur noch auf Almen

mit kleinen Schafherden.

Auf den Kuhalmen benutzt man

meist mechanische Systeme; am

verbreitetsten ist das Eimersystem,

mit einer mobilen Melkgruppe,

die mit einem Milchgefäß

verbunden ist. Auf tierreichen Almen

findet man den Melksaal, in

dem auch mehrere Tiere gleichzeitig

gemolken werden können.

Die Milchverarbeitung ist der

typischste Abschnitt des Almlebens,

eine alte Methode, um

ein leicht verderbliches Produkt

aufzubewahren. Sie basiert auf

der Koagulation der Milchproteine,

unter Ausnutzung der Wirkung

des Labs (das ursprünglich

aus dem Magen der Milchkühe

stammt) oder durch Versauerung.

Die Käseherstellung umfasst verschiedene

Arbeitsschritte, von

denen viele allen Käsesorten gemein

sind.

Auf den Almen des Höhenrückens

Cansiglio-Cavallo wird Käse zumeist

mit traditionellen Geräten

erzeugt, wie dem Kupferkessel

auf Holzfeuer zur Erhitzung der

Milch, und dem Brecher zum Zerkleinern

der geronnenen Milch.

Um die organoleptichen Eigenarten

der Milch am besten zu bewahren,

wird am Anfang nicht

pasteurisiert, d.h. die Milch nicht

auf hohe Temperatur erhitzt.

Schließlich, um die Verkäsung zu

fördern und die Reifung des Käses

zu steuern, wird während der

Verarbeitung Milchferment hinzugefügt,

Milch, die besonders

reich an nützlicher Bakterienflora

ist.

Die Milchprodukte der Almen

des Höhenrückens Cansiglio-Cavallo

sind Käse, der aus Kuh- oder

Schafsmilch hergestellt wird, und

Ricotta (frisch und geräuchert).

Sie sind viel reicher an Düften

und Geschmack als die im Tal

hergestellten, dank der besonderen

Ernährung des Viehs, der

Herstellungsweise und der Umgebung.

Silberwurz (Dryas octopetala); Hütte Busa Bernart (1250 m); Hütte

Ceresera (1347 m); Krokusblüte, genannt Safran; grasende Ziege;

in der Almhütte Col dei S’ciòs; Hütte Masonil Vecio; Berghütte Maset

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Il progetto

denominato

“Modelli

di sviluppo

delle attività

agro-zootecniche in ambiente

montano per la conservazione

del territorio e la valorizzazione

dei prodotti locali” è stato

finanziato dall’Unione Europea,

coordinato dalla Direzione

Regionale delle Risorse Agricole

Naturali, Forestali e Montagna

della Regione Autonoma Friuli

Venezia Giulia, e condotto dal

Settore Agricoltura Aziende

Sperimentali e Dimostrative

(SAASD) della Provincia di

Pordenone e dal Dipartimento

di Scienze Animali (DIAN)

dell’Università di Udine.

La pubblicazione “Le malghe

della dorsale Cansiglio-Cavallo”

è disponibile presso la Provincia

di Pordenone tel. 0434 229501.

Per altre informazioni:

www.ir3a-malghe.org

Pecora di razza Biellese

L’interno della Malga Col dei

S’ciòs

Agnello di razza Alpagota:

questa razza, a rischio di

estinzione, è tradizionalmente

allevata dalla famiglia che

gestisce Costa Cervera

Bovino di razza Grigia alpina sui

pascoli di Malga Coda del Bosco

Aconitum lycoctonum detto

anche strozzalupo

Le malghe della dorsale

Un progetto Interreg Italia­Slovenia

per la valorizzazione dell’attività alpicolturale

ha visto lo studio e il censimento

delle malghe della dorsale

Cansiglio-Cavallo, alcune attraversate

dall’itinerario.

Delle 50 malghe presenti nel secondo

dopoguerra, oggi ne vengono utilizzate

circa la metà, gestite da 13

aziende agricole pedemontane.

Le malghe, di proprietà pubblica, appartengono

ai comuni di Cordignano,

Caneva, Polcenigo, Budoia, Aviano,

Barcis, Montereale Valcellina e

alla Comunità Montana del Friuli Occidentale.

Grazie alla disponibilità di

pascolo e acqua per gli animali, e alla

presenza di strutture funzionali e

accessibili, il processo di abbandono

qui è stato meno importante rispetto

alle malghe più interne delle Alpi

nord­orientali friulane e slovene.

Il termine malga, che sostituisce in

Friuli il più antico la mont, viene utilizzato

per indicare una o più zone pascolive

e l’area dove sorgono gli edifici,

costituiti dalla casera e dalla stalla.

La casera (casera del fôc) rappresenta

l’edificio principale della malga e

1 -15 tratto 1 / abschnitt 1

viene utilizzata per l’alloggio e la lavorazione

del latte. Nella dorsale Cansiglio­Cavallo

l’antica tipologia costruttiva

prevedeva il tetto in paglia, le

mura a secco, e un’unica porta sulla

facciata anteriore. Oggi le casere, in

gran parte ristrutturate, presentano

elementi tradizionali, primo fra tutti il

focolare, e moderni.

Un tempo ogni malga possedeva una

o più stalle per il ricovero degli animali,

di aspetto simile alla casera e

dotate di un sottotetto, dove veniva

riposto il fieno per poterli alimentare

nelle giornate piovose. Negli ultimi

anni alcuni interventi hanno permesso

la realizzazione di stalle moderne

dotate anche di sistemi di mungitura

meccanizzati.

La malga oggi è in grado di soddisfare

anche le nuove esigenze turistiche,

legate alla fruizione del paesaggio

montano e alla scoperta dei

sapori tradizionali. Gli alpeggi della

dorsale sono dotati di spacci per la

vendita diretta dei prodotti e di locali

per la ristorazione e l’alloggio dei

turisti.

La gestione delle malghe è affidata

al malgaro. Un tempo questa figura

alpeggiava gli animali appartenenti

a più aziende della pedemontana e

le produzioni venivano utilizzate per

l’autoconsumo o vendute a valle. La

giornata in malga iniziava alle quattro

del mattino con la mungitura delle pe­

core, seguita

da quella delle

vacche.

Il latte veniva

lavorato dal

malgaro nella

caldiera di rame

subito dopo

la mungitura,

mentre i

ragazzi portavano

gli animali a pascolare. Nel tardo

pomeriggio, effettuata la seconda

mungitura, gli animali continuavano a

pascolare fino all’imbrunire. Oggi generalmente

il malgaro montica solo il

bestiame della propria azienda e vende

parte dei prodotti direttamente in

malga. Le attività sono le stesse di

un tempo, favorite però dalle migliori

condizioni di lavoro.

Gli animali che utilizzano i pascoli

della dorsale Cansiglio­Cavallo sono

principalmente bovini da latte, ovini

(da latte e da carne), caprini ed

equini. Il periodo di pascolamento inizia

generalmente nella prima decade

di giugno e termina nella terza di

settembre, circa 100 giorni, con l’eccezione

delle malghe che monticano

ovini, in quanto i pastori conducono le

greggi sui pascoli montani per un periodo

più lungo (maggio­novembre).

Le razze bovine sono principalmente

la Pezzata Rossa, la Bruna e la Grigia

Alpina, che ben si adattano alle condizioni

di pascolamento in montagna,

mantenendo discrete produzioni nel

corso della stagione di monticazione.

I bovini, vista la loro mole, utilizzano

le aree pianeggianti con vegetazione

ricca e continua.

Le ridotte dimensioni degli ovini e

dei caprini permettono l’utilizzo di

aree più pendenti, come i pascoli di

versante e le aree rupestri. Tra le razze

ovine l’Alpagota, originaria appunto

del vicino Alpago e considerata in

via d’estinzione, viene impiegata per

la sua rusticità e per l’attitudine alla

produzione della carne.

Die Almen

des Höhenrückens

Im Rahmen eines Interreg-Projekts

Italien-Slowenien zur Förderung

der Almwirtschaft

wurden die Almen des Höhenrückens

Cansiglio-Cavallo untersucht

und katalogisiert, darunter

einige an unserem Weg. Von

den 50 nach dem 2. Weltkrieg

noch bestehenden Almen wird

heute noch etwa die Hälfte genutzt,

und zwar von 13 Landwirtschaftsbetrieben

in den Voralpen

betrieben. Die Almen, die in

öffentlichem Besitz sind, gehören

den Gemeinden Cordignano,

Caneva, Polcenigo, Budoia, Aviano,

Barcis, Montereale Valcellina

und der Gemeinschaft Comunità

Montana del Friuli Occidentale.

Dank der Weide- und Trinkmöglichkeiten

für die Tiere und den

funktionierenden und zugänglichen

Einrichtungen ist hier weniger

von Verfall zu spüren als auf

den weiter bergeinwärts gelegenen

Almen der friaulischen und

slowenischen Nordstalpen.

Der Begriff Alm, früher im Friaul

la mont genannt, bezeichnet ein

oder mehrere Weidegebiete und

den Bereich der Gebäude, d. h.

die Hütte und der Stall. Die Hütte

(casera del fôc) ist das Hauptgebäude

der Alm und dient zum

Wohnen und zur Milchverarbeitung.

Auf dem Höhenrücken Cansiglio-Cavallo

hatte sie früher ein

Strohdach, Trockenmauern und

nur eine Tür an der Vorderseite.

Noch heute weisen die Hütten,

die meist renoviert sind, neben

modernen traditionelle Elemente

auf, vor allem die Feuerstelle.

Einst besaß jede Alm einen oder

mehrere Ställe für die Tiere, die

ähnlich wie die Hütte aussahen

und unter dem Dach einen Raum

für Heu aufwies, das sie an Regentagen

fraßen. In den letzten

Jahren wurden einige moderne

Ställe mit mechanischen Melksystemen

gebaut.

Heute kann die Alm auch den neuen

touristischen Anforderungen

gerecht werden, d. h. derer, die die

Berglandschaft und traditionelle

Kost genießen wollen. Die Almen

des Höhenrückens verkaufen ihre

Produkte und bieten auch Essen

und Unterkunft für Touristen.

Die Alm beaufsichtigt der Hirt.

Einst hütete er die Tiere mehrerer

Höfe zur eigenen Versorgung

oder verkaufte die Produkte im

Tal. Der Tageslauf begann um

vier Uhr morgens mit dem Melken

der Schafe und anschließend

der Kühe.

Die Milch füllte der Hirt gleich n

ach dem Melken in den Kupferkessel,

während die Buben die

Tiere auf die Weide brachten. Am

späten Nachmittag, nach dem

zweiten Melken, weideten die

Tiere weiter bis zur Dämmerung.

Heutzutage hütet der Hirt nur seine

eigenen Tiere und verkauft einen

Teil der Produkte direkt auf

der Alm. Die Tätigkeiten sind dieselben

wie früher, freilich unter

besseren Arbeitsbedingungen.

Die auf dem Höhenrücken Cansiglio-Cavallo

weidenden Tiere sind

vor allem Milchvieh, Schafe

(Milch- und Fleischschafe), Ziegen

und Pferde. Die Weidezeit

beginnt meist Anfang Juni und

dauert bis Ende September, etwa

100 Tage, mit Ausnahme der

Schafalmen, wo die Herden länger

bleiben (Mai-November).

Die Kuhrassen sind Rotes Fleckvieh,

Braun- und Grauvieh, die

sich gut zum Weiden im Bergland

eignen und stetig gute Milchmengen

abgeben. Da die Kühe

schwergewichtig sind, ziehen sie

die ebeneren, gut bewachsenen

Flächen vor.

Die kleineren Schafe und Ziegen

können an steileren Hängen und

in Felsgebieten weiden. Es werden

Alpagota-Schafe verwendet,

die aus dem nahen Alpago stammen

und im Aussterben begriffen

sind, wegen ihrer Robustheit und

Fleischfülle.

Schaf der Biellese-Rasse; in der Almhütte Col dei S’ciòs; Lamm der

Alpagot-Rassea: diese Rasse, die vom Aussterben bedroht ist, wird

traditionell von der Familie gehalten, die Costa Cervera bewirtschaftet

Rind der Rasse Grigia alpina auf der Alm Coda del Bosco; Wolfseisenhut

(Aconitum lycoctonum)

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

A Caneva si

trova il Museo

del Ciclismo

Toni Pessot.

Grande

appassionato

di ciclismo

e amico di grandi ciclisti che

venivano a trovarlo nella sua

taverna, Toni Pessot, conosciuto

da tutti come “Toni delle

biciclette”, ha formato una

ricca collezione di foto, ricordi,

cimeli, autografi di campioni

delle due ruote. Ma il ciclismo

è soprattutto storia di maglie

e qui ve ne sono conservate

alcune che permettono davvero

di rivivere le epiche imprese di

Binda, Bartali, Coppi, Merckx e

di altre celebrità.

L’apertura è su richiesta,

rivolgendosi al Comune.

Maglia conquistata

da Giovanni Battaglin

Il castello di Caneva

Asinelli sulle colline

Vigneti a Caneva

Dictamus albus

Piccola faina

Il territorio di Caneva comprende una

fascia collinare e una parte del bosco

del Cansiglio. Il paesaggio è segnato

dalla presenza di cave che costituiscono

uno degli aspetti economici più

rilevanti della zona, per l’estrazione di

carbonato di calcio e marmorino.

La posizione della cittadina sull’Alto

Livenza ha determinato gli albori della

sua storia, favorendo i primi insediamenti

umani in età neolitica (circa

quattromila anni prima di Cristo). Ne

sono testimonianza le tracce di uno

dei più importanti villaggi palafitticoli

dell’Italia settentrionale, il Palù, in

un ex bacino lacustre alimentato dalle

sorgenti del Livenza.

Agli antichi abitanti di stirpe gallo­celtica­carnica,

dediti alla caccia, alla pesca

e all’allevamento, subentrarono i

Romani che seppero sfruttare strategicamente

la zona, costruendovi una

torre di avvistamento e una rete di

tracciati che rimase in parte nascosta,

1 -17 tratto 1 / abschnitt 1

scoraggiando le cruente invasioni di

epoca altomedioevale. Della presenza

longobarda rimangono alcune tombe

nella frazione di Stevenà.

Nel 1034 viene citato per la prima volta

il Castello di Caneva, il cui feudo

venne concesso dall’Imperatore Corrado

II al Patriarca di Aquileia Popone

affinché questi lo fortificasse.

Caneva entrò così a far parte della Patria

del Friuli e il suo maniero divenne

sede di un gastaldo, pur rimanendo di

proprietà patriarcale.

Sorgeva a difesa del porto fluviale di

Sacile e della Strada del Patriarca, antica

via che, su richiesta di Sacilesi e

Canevesi, Raimondo della Torre aveva

fatto costruire per collegare il Cansiglio

alle terre tedesche.

La strada era libera da dazi per i mercanti

che vi transitavano diretti a Sacile;

la sicurezza era garantita dall’autorità

patriarcale che vi sovrintendeva.

Ne rimangono interessanti segni in alcuni

tratti che recentemente sono stati

oggetto di recupero conservativo.

Dalla Strada del Patriarca, dunque, si

godeva ampiamente la vista del castello,

cinto da una doppia cerchia

muraria: una prima, entro la quale si

trovavano il mastio e le residenze dei

signori, posti sulla sommità, e una seconda

a protezione del borgo e della

sua popolazione, insediatasi sui terrazzamenti

del declivio. Con la domi­

nazione della Serenissima dal 1420, Caneva

ottenne il vantaggio di nominare il

proprio podestà.

L’invasione napoleonica portò alla riorganizzazione

amministrativa, mentre il

dominio asburgico diede forte impulso

allo sviluppo del territorio. L’unione

al Regno d’Italia si compì nel 1866 con

il passaggio del Livenza da parte delle

truppe del Generale Cialdini.

Il castello fu oggetto di numerose contese

tra truppe patriarcali e Marca trevigiana,

passando di mano molte volte.

Funse da efficiente fortificazione in occasione

delle scorrerie dei Turchi e della

guerra contro la Lega di Cambrai. Dal

‘600 cominciò a decadere.

Oggi rimangono alcune tracce delle

massicce mura perimetrali, dei vani, un

pozzo, tracce del mastio e la chiesetta

castellana intitolata a S.

Lucia, costruita nel

XVI secolo con annessa

torre campanaria.

Das Gebiet von Caneva umfasst

sowohl das Hügelland als auch einen

Teil des Waldes Bosco del

Cansiglio. Die Landschaft ist von

Steinbrüchen geprägt, die große

Bedeutung für die Wirtschaft der

Gegend haben, wegen der Gewinnung

des geschätzten Marmorino.

Die Lage des Ortes am Oberlauf

des Livenza führte dazu,

dass sich schon in der Jungsteinzeit

(etwa viertausend Jahre vor

Christus) Menschen hier niederließen.

Dies bezeugen die Reste

einer der wichtigsten Pfahlbauten

Norditaliens, des Palù,

in einem ehemaligen von der Livenzaquelle

gespeisten See.

Diesen gallisch-keltisch-karnischen

Ureinwohnern, die von

der Jagd, dem Fischfang und der

Viehzucht lebten, folgten die Römer,

die den Ort für strategische

Zwecke nutzten, indem sie einen

Wachtturm errichteten sowie

ein Netz von Wegen, die teilweise

verborgen waren, gegen die

grausamen Invasionen im Hochmittelalter.

Die Langobarden hinterließen

einige Gräber im Ortsteil

Stevenà.

1034 wird die Burg von Caneva

zum ersten Mal erwähnt, als Lehen

des Kaisers Konrad II. an den

Patriarchen von Aquileia Popone,

damit dieser sie befestigte.

Caneva gehörte damit zum Patria

del Friuli (Heimatland Friaul),

und seine Burg wurde Sitz eines

Schlossvogts, obwohl sie im Besitz

des Patriarchen blieb.

Es verteidigte den Flusshafen

von Sacile und die Strada del Patriarca,

eine alte Straße, die Rai-

mondo della Torre auf Wunsch

der Einwohner von Sacile und

von Caneva hatte erbauen lassen,

um den Cansiglio an die

deutschen Lande anzubinden.

Die Straße war für die nach Sacile

reisenden Kaufleute zollfrei;

die Sicherheit garantierte der Patriarch.

Es sind von ihr noch aufschlussreiche

Reste erhalten, die vor

kurzem konserviert wurden.

Von der Strada del Patriarca aus

stach die Burg ins Auge, von einer

doppelten Mauer umgeben:

die erste, innerhalb derer sich

der Bergfried und die Zimmer der

Schlossherren befanden, stand

auf der Anhöhe, und die zweite

schützte das Dorf und die Einwohner,

die auf Hangterrassen

wohnten. Unter der Herrschaft

Venedigs ab 1420 erhielt Caneva

das Recht, seinen eigenen Bürgermeister

zu ernennen.

Die Invasion Napoleons führte zu

einer Umorganisierung der Verwaltung,

während sich unter der

Herrschaft der Habsburger das

Gebiet stark entwickelte. Der

Anschluss ans Königreich Italien

erfolgte 1866, als die Truppen

des Generals Cialdini den Livenza

überschritten.

Die Burg war heftig umstritten

zwischen den Truppen des Patriarchen

und denen der Marca

trevigiana (Provinz Treviso) und

wechselte oft den Besitzer.

Als wirksame Schutzanlage erwies

sie sich bei den Türkeneinfällen

und im Krieg gegen die

Liga von Cambrai. Ab dem 17.

Jahrhundert verfiel sie.

Das von Giovanni Battaglin erkämpfte Trikot; die Burg Caneva; Esel auf

den Hügeln; Weinberge in Caneva; weißes Diptam (Dictamus albus);

kleiner Steinmarder

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

Fontanath

Tei Fontanath,

là do te la

pianura

l’acqua le

fresca,

ciara e anca pura

par tante bombuie che buta sù,

’nte i camp

le qualche raca de palù.

Tra i foss

ghe passa in medo ’na strada

che l’acqua risorgiva fa bagnada,

in tute le staion anca d’istà

e quant fa calt

le sempro rinfrescà.

(…)

Angelo Filipetto

Fontanàz. / Nei Fontanàz, laggiù

nella pianura, / l’acqua è fresca,

chiara e anche pura. /

A causa delle polle d’acqua

risorgiva, / nei campi c’è qualche

chiazza paludosa. // In mezzo ai

fossi, scorre una strada / che

l’acqua di sorgiva rende bagnata,

/ in tutte le stagioni, anche

d’estate, / e quando fa caldo,

l’aria è sempre fresca.

Traduzione di Luciano Borin

Cigni al Gorgazzo

La zona del Palù

Ranunculus trichophyllus

Il fico di Caneva e i prodotti

derivati

Oltre alla sua storia millenaria, ben

rappresentata dal castello, Caneva offre

al visitatore curioso molte attrattive

legate al territorio e alle sue caratteristiche

particolari.

Salendo in alto e raggiungendo attraverso

sentieri e stradine le zone dei

pascoli, si incontrano alcune costruzioni

dall’aspetto singolare: sono gli

stavoli e le stalle. I primi sono di dimensioni

modeste e con tetto poco

inclinato; le seconde, molto più ampie

e comprendenti anche un fienile,

presentano un tetto spiovente un

tempo coperto da paglia, oggi da lamiera.

Il materiale di costruzione in

entrambi i casi è pietrame e malta.

Scendendo, mano a mano che si raggiungono

i piedi delle montagne verso

est, tra il Colle Longone e il massiccio

del Monte Cavallo vi è il sito

del Palù, di straordinario interesse archeologico­naturalistico.

È un’area di risorgiva paludosa che alcuni

millenni orsono ha ospitato un

villaggio di palafitte. Ne sono emersi

numerosi reperti di vario tipo, da vasi

di ceramica a oggetti in legno, conservatisi

grazie alla prolungata immersione

in acqua. L’ambiente è quello di

un arbusteto tipico delle zone umide,

caratterizzato da salice cinerino, frangola

e ontano comune.

Dal lato ovest di questa zona, merita

una visita la bellissima sorgente “del

Molinetto”, che origina la Livenzet­

1 -19 tratto 1 / abschnitt 1

ta, affluente del

fiume Livenza poco

a valle della “sorgente

della Santissima”.

L’abbondanza di acqua

nell’area è testimoniata

dal toponimo

Fiaschetti,

probabile derivazione

dal germanico flaska, ovvero “polla

risorgiva o vasca per la raccolta d’acqua”,

e dai Fontanath, zona che non rimane

mai priva d’acqua nemmeno nei

periodi di maggiore siccità.

Anche la pianura di Caneva è segnata

da vari corsi d’acqua un tempo più

copiosi, ma ora arricchiti da quello

abbondante e pescoso, anche se

artificiale, che esce dalla centrale idroelettrica

di Stevenà. L’edificio

rappresenta uno dei più begli esempi

di archeologia industriale della regione.

In funzione dal 1927, costituisce

un insolito e significativo caso di

architettura distratta dalla sua funzione

puramente produttiva e piegata ad

assolvere una funzione anche estetica,

che in questo caso vuole rappresentare

allegoricamente l’elemento

acqua secondo uno stile eclettico,

volutamente lontano dai modelli moderni

della civiltà delle macchine.

Negli anni immediatamente seguenti

la costruzione della centrale, sono

stati “innestati” sull’asse del canale

di conduzione delle acque cinque

lavatoi, che oggi rappresentano

una vera memoria della vita della

cittadina. Luoghi di incontro e di socialità,

costituiscono un segno della

storia e della tradizione. Per questo

è stato avviato un progetto per il loro

recupero ed è probabile venga presto

creato un percorso turistico sulla

via dei lavatoi che da Caneva giunge

a Stevenà.

h La coltivazione del fico nero, localmente

chiamato “figomoro“ è diffusa

nel comune di Caneva da tempi remoti, come

dimostrano parecchie testimonianze ritrovate.

Il particolare microclima dell’area pedemontana,

collocata a ridosso tra le Prealpi e

la pianura veneto­friulana, la diversità dei sali

minerali del sottosuolo, tra cui tanto calcare,

potassio e magnesio, oltre alla collocazione

delle piante in declivi decisi, conferiscono

ai frutti della zona irripetibili caratteristiche

qualitative e organolettiche, tali da renderlo

famoso e ricercato.

Il suo pregio è storicamente riconosciuto,

tanto d’aver costituito un’importante disponibilità

alimentare per le sue doti energetiche

e medicali, soprattutto in tempi di carestie

o “difficili”.

Dal XIV al XIX secolo, e successivamente fino

a qualche decennio fa, la sua presenza

era nota nella Serenissima Repubblica Veneta,

nel Bellunese e nel Patavino, ove si

trova anche oggi nei mercati zonali, grazie

a una commercializzazione a opera di veri

”cultori dei sapori”.

Le piante, spesso molto vecchie, sono sparse

sul territorio, qualche volta abbinate alla

coltivazione della vite o del gelso, molto più

spesso spontanee, nate in modo casuale nei

prati in declivio o in zone impervie.

Nel comprensorio ne sono

state censite oltre 900, ma

si ritiene che il numero più

giusto superi le 1000 unità, il

che, in peso, significano circa

800 quintali di prodotto.

Con queste premesse, e dalla volontà

della gente, è nata l’idea di

costituire un apposito Consorzio che

sovrintenda, salvaguardi e promuova la produzione,

individuando il percorso da seguire

affinché questa possa proporsi come collettore

di un intero sistema nel quale la Comunità

esprima le proprie possibilità complessive,

allargandosi anche con altre esperienze

simili da ricercarsi al proprio interno.

Heute sieht man noch Spuren

der massiven Mauern, der Säle,

einen Brunnen, Reste des Bergfrieds

und die kleine Kirche S. Lucia

aus dem 16. Jahrhundert mit

Glockenturm.

Neben seiner tausendjährigen

Geschichte, die in der Burg einen

stattlichen Vertreter hat, bietet

Caneva dem neugierigen Besucher

viele Anziehungspunkte, die

mit den Besonderheiten der Gegend

verbunden sind.

Wenn man auf Pfaden bis zu den

Almen hinaufsteigt, trifft man

auf ungewöhnliche Bauwerke: es

sind Ställe, teils mit Heuschober.

Die ohne sind klein, mit wenig

angeschrägtem Dach; die

letzteren sind wesentlich größer,

mit einem Walmdach, das früher

mit Stroh gedeckt war, heute mit

Blech. Die Mauern sind stets aus

Stein und Mörtel.

Steigt man hinab, gelangt man

am Fuß der Berge nach Osten hin,

zwischen dem Colle Longone und

dem Massiv des Monte Cavallo zur

Ausgrabungsstätte Palù, die

auch landschaftlich sehr schön ist.

Es handelt sich um ein sumpfiges

Quellgebiet, wo vor einigen Jahrtausenden

ein Pfahlbautendorf

stand. Die zahlreichen Funde reichen

von Keramikvasen bis zu

Gegenständen aus Holz, die sich

im Wasser gut erhalten haben.

Die Flora hier ist typisch für ein

Feuchtgebiet: Aschweide, Faulbaum

und Schwarzerle.

Westlich davon lohnt sich ein Besuch

der wunderschönen Quelle

“del Molinetto”, aus der der Livenzetta

entspringt, ein Nebenfluss

des Livenza, wenig

flussabwärts von der

“Quelle der Santissima”.

Ihrem Wasserreichtum

verdankt die Gegend den

Namen Fiaschetti, was wohl

vom germanischen flaska, Quelltopf

oder Wasserauffangbecken,

stammt, sowie “Fontanath”. Hier

ist sogar in großen Trockenzeiten

immer Wasser vorhanden.

Auch durch die Ebene von Caneva

fließen mehrere Wasserläufe,

die zwar nicht mehr so wasserreich

wie früher sind, aber dafür

große Mengen fischreichen,

wenn auch künstlichen Wassers

vom Wasserkraftwerk

Stevenà erhalten. Dieser Bau

ist eines der besten Beispiele

für Industriedenkmäler der Region.

Seit 1927 in Betrieb, ist er

ein ungewöhnliches und bedeutendes

Werk der Architektur,

das nicht nur zur Produktion gedacht

ist, sondern auch das Auge

erfreuen soll, indem es in eklektischem

Stil das Element Wasser

darstellt; so hebt es sich von den

üblichen Bauten des Maschinenzeitalters

ab.

In den Jahren nach dem Bau des

Kraftwerks wurden am Wasserkanal

fünf Waschtröge errichtet,

die heute noch an das Alltagsleben

von einst erinnern.

Sie waren ein Treffpunkt für die

Leute und sind heute Zeugnisse

der Geschichte und Tradition.

Daher wurde mit ihrer Restaurierung

begonnen, und es wird wohl

bald eine Touristenstraße der

Waschtröge von Caneva nach

Stevenà geben.

In Caneva steht das Fahrradmuseum

Toni Pessot.

Toni Pessot, den alle als “Fahrrad-Toni”

kannten, war Fahrradfan

und Freund berühmter Rennradler,

die ihn in seiner Taverne

besuchen kamen. Er sammelte

zahlreiche Fotos, Erinnerungsstücke

Zimelien, Autogramme von

Meistern. Aber der Radsport ist

vor allem die Geschichte von Trikots,

und hier finden sich einige,

die an die großen Leistungen von

Binda, Bartali, Coppi, Merckx und

anderen Berühmtheiten erinnern.

Das Museum wird auf Wunsch

geöffnet, man wende sich an die

Gemeinde.

Schwäne auf dem Gorgazzo-Quelltopf; das Palù-Gebiet; Haarblättriger

Wasser-Hahnenfuß (Ranunculus trichophyllus); der Feigenbaum von

Caneva und die daraus gewonnenen Produkte

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


La fauna che

si incontra

nel Cansiglio

è numerosa

e varia: il

cervo durante la stagione degli

amori, in prossimità delle lame

d’abbeverata, nei quartieri

di svernamento esposti alla

pianura; il capriolo nelle radure

e dove la morfologia del suolo è

più tormentata; il gallo cedrone

ove la foresta è più matura e

ricca di sottobosco; rapaci

diurni e notturni, uccelli di passo

e stanziali, roditori, piccoli e

grandi carnivori predatori; indizi

certi di presenza e avvistamenti

diretti di orso bruno e di lince

lasciano ben intendere la

“salubrità ecologica” di questo

grande territorio, confinante

con altri talvolta piuttosto

antropizzati (l’Alpago, la pianura

veneta e friulana), talvolta

ancora primordiali e selvaggi

(la dorsale del Monte Cavallo e

verso la Valcellina).

L’attività venatoria in Cansiglio

è preclusa ormai da moltissimi

anni, pertanto l’incontro con gli

animali non è raro, soprattutto

nelle ore crepuscolari e negli

ambienti più consoni per ogni

specie.

Gheppio, percorsi, escursioni,

pascolo e capriolo in Cansiglio

Il Cansiglio

A cavallo fra le province di Treviso,

Belluno e Pordenone, l’altopiano

del Cansiglio è una grande conca

chiusa di origine tettonica formatasi

verso la fine del Terziario a causa della

collisione fra la placca continentale

africana e quella europea. L’area friulana

dell’altopiano e del massiccio del

Monte Cavallo è interamente costituita

da calcari del Cretacico formatisi

in un “complesso di scogliera” che

si allungava a N.E. fino a Barcis, dividendo

una laguna interna (le attuali

pendici verso la pianura, con i calcari

porcellanacei) dal mare aperto e via

via più profondo (il solco bellunese,

entro il quale frequenti erano i crolli

della barriera corallina stessa). Le rocce,

ricchissime in fossili, sono state

dapprima sollevate, piegate e fratturate

in vario modo, poi modellate

dagli agenti atmosferici; tra questi

un fenomeno che si presenta molto

accentuato è quello carsico sia superficiale

che profondo. Basti pensare

che ogni anno per ogni km 2 viene

asportata per dissoluzione una quantità

di roccia calcarea di circa 30 t. Le

cavità e gli abissi conosciuti e catastati

sono oltre 200, per la maggior

parte verticali e alcuni con formazioni

di ghiaccio semi­permanente, ma i

più noti al pubblico rimangono il Bus

de la Genziana in Veneto (profondo

588 m e con uno sviluppo di circa 3

km) e il Bus de la Lum in territorio

friulano (­180 m, in passato triste­

20-21 tratto 1 / abschnitt 1

mente famoso per vicissitudini legate

a eventi bellici). Il Bus de la Genziana

è stato di recente attrezzato e messo

in sicurezza nel tratto iniziale per un

uso didattico­scientifico: ospita dei

laboratori e una stazione geofisica

per lo studio delle maree terrestri (le

deformazioni della crosta terrestre) e

degli eventi sismici; è la prima Riserva

Naturale Speleologica d’Italia, gestita

dal Corpo Forestale dello Stato.

Nelle vicinanze del Bus de la Lum,

che si apre in comune di Caneva,

recenti scavi archeologici hanno restituito

migliaia di manufatti in selce

che dimostrano la frequentazione

del Cansiglio già in epoca preistorica,

databile fra l‘Epigravettiano evoluto e

l‘Epipaleolitico circa. Durante i periodi

freddi del Quaternario solo una piccola

lingua del ghiacciaio del Piave è

giunta, passando da Palughetto, fino

in Valmenera. Ghiaciaietti locali hanno

occupato, erodendoli, i versanti più

elevati dando origine a catini ben riconoscibili;

l’altopiano e le cime sono

rimaste sostanzialmente libere dai

ghiacci, come gli attuali “nunatakker”

artici, e hanno così potuto offrire un

sicuro rifugio a numerose specie floristiche.

Il Giardino Botanico Alpino

“Giangio Lorenzoni” in Pian del

Cansiglio (BL) ospita oggi, in un’area

di soli 3 ha, la metà delle circa 1500

specie di piante vascolari stimate per

il comprensorio Cansiglio­Cavallo­Col

Nudo e loro propaggini esterne.

La caratteristica forma a catino del

Cansiglio, con le tre grandi depressioni

centrali, tende naturalmente a

intrappolare l’aria più fredda: si ha perciò

una inversione termica con aria più

calda in alto e più fredda in basso. La

vegetazione si stratifica così in modo

inverso: sul fondo dei catini si ripropone

la vegetazione erbacea tipica

dell’alta montagna simile a quella che

rincontriamo salendo il Monte Cavallo;

un anello continuo ad abete rosso

occupa l’orlo delle grandi depressioni

e il faggio, misto ad abete rosso e

abete bianco in basso, lo troviamo in

forma pura e coetanea più in alto, ove

il clima si presenta più spiccatamente

oceanico. La faggeta, vero tesoro del

Cansiglio per la spettacolarità delle

piante colonnari, crea una volta continua

e la luce nella stagione vegetativa

filtra a malapena;

il sottobosco

è scarso e sopravvive

solo la

flora nemorale,

a fioritura precoce;

le radure

invece sono popolate

da fiori,

erbe, felci e frutti

di bosco, andandosi

così ad

arricchire di presenze faunistiche che

se nella faggeta trovano rifugio, nelle

radure e ai margini del bosco trovano

sostentamento.

Il Museo Etnografico di Pian Osteria

si propone di far conoscere al pubblico

la storia dello sfruttamento delle

risorse boschive da parte dell’uomo

e le vicende legate alla presenza dei

Cimbri in Cansiglio. Di origine tedesca,

dopo essere giunti in zona attorno

al XVII secolo come boscaioli stagionali,

i Cimbri hanno costruito alcuni

villaggi in parte ancor oggi esistenti.

Attualmente, alcuni discendenti delle

antiche famiglie, che vivono ancora

nel territorio, sono riconosciuti minoranza

etnica della Regione Veneto.

Der Cansiglio

Am Rand der Provinzen Treviso,

Belluno und Pordenone gelegen,

ist die Hochebene des

Cansiglio eine große geschlossene

Mulde tektonischen Ursprungs,

die gegen Ende des

Tertiärs durch den Zusammenstoß

der afrikanischen mit der

europäischen Kontinentalplatte

entstand. Der friaulische Teil

der Hochebene und des Massivs

des Monte Cavallo besteht

ganz aus Kalkstein eines “Riffgebietes”

der Kreidezeit, das im

Nordosten bis Barcis reichte und

eine Lagune (die heutigen Hänge

zur Ebene hin, mit Porzellankalkstein)

vom offenen Meer trennte

und allmählich immer tiefer wurde

(die Schwelle von Belluno, an

der es häufig Zusammenbrüche

des Korallenriffs gab). Die Felsen,

die sehr reich an Fossilien

sind, wurden zunächst angehoben,

gefaltet und auf verschiedene

Arten gebrochen, dann vom

Wetter geformt; vor allem von

der Verkarstung, sowohl an der

Oberfläche als auch in der Tiefe.

Pro Jahr und km 2 lösten sich immerhin

30 t Kalkstein auf. Mehr

als 200 Höhlen und Abgründe

sind bekannt und katalogisiert,

die meist vertikal sind, einige

mit und semipermanenten Eisbildungen,

aber der Allgemeinheit

am bekanntesten sind das Bus

de la Genziana in Venetien (588

m tief und ca. 3 km lang) und das

Bus de la Lum im Friaul (-180

m, das im 2. Weltkrieg zu traurigem

Ruhm gelangte, als Soldaten

und Zivilisten dort hineingeworfen

wurden). Das Bus de la

Genziana wurde vor kurzem im

Anfagsbereich zu wissenschaftlichen

und Lehrzwecken hergerichtet

und gesichert: es gibt

hier Laboratorien und eine geophysische

Station zum Studium

der Verformungen der Erdkruste)

und von Erdbeben und -stößen;

es ist das erste Höhlennaturschutzgebiet

Italiens und

wird von der Staatlichen Forstbehörde

verwaltet. Nahe beim

Bus de la Lum, das auf dem Gebiet

der Gemeinde Caneva liegt,

sind kürzlich bei Ausgrabungen

Tausende von Gegenständen aus

Kieseln zutagegetreten, was beweist,

dass der Cansiglio schon

Turmfalke, Wege, Ausflüge, Weide und Reh im Cansiglio

in vorgeschichtlicher Zeit besiedelt

war, und zwar ungefähr zwischen

der späten Gravette- und

der Jungsteinzeit. Während der

Kaltzeiten des Quartärs gelangte

nur eine kleine Zunge des Piave-Gletschers

über Palughetto

bis ins Valmenera-Tal. Kleinere

Gletscher besiedelten die höchsten

Hänge und erodierten sie, so

dass gut erkennbare Becken entstanden;

die Hochebene und die

Gipfel blieben im wesentlichen

eisfrei, wie die heutigen “nunatakker”

in der Arktis, und boten

so zahlreichen Blumenarten

Zuflucht. Der Giardino Botanico

Alpino “Giangio Lorenzoni”

in Pian del Cansiglio (Provinz

Belluno) enthält derzeit auf

nur 3 ha die Hälfte der gut 1500

Gefäßpflanzen, die wohl das Gebiet

Cansiglio-Cavallo-Col Nudo

besiedeln.

Im Becken des Cansiglio, mit

drei großen Vertiefungen in der

Mitte, sammelt sich die Kaltluft:

es kommt daher zu einer

thermischen Inversion, Kaltluft

unten und Warmluft darüber.

So verteilen sich die Pflanzen

umgekehrt: auf dem Boden

der Becken die typischen Gräser

des Hochgebirges wie die

am Monte Cavallo; ein durchgehender

Ring aus Rottannen besetzt

den Rand der großen Vertiefungen,

während die Buche,

vermischt mit Rot- und Weißtanne

unten, in der reinen Form höher

vorkommt, wo das Klima ozeanischer

ist. Der Buchenwald,

ein wahrer Schatz des Cansiglio

wegen seiner spektakulären

hochgewachsenen Exemplare,

bildet ein durchgehendes Gewölbe,

durch das im Sommer

kaum Licht dringt; das Unterholz

ist spärlich, und nur die frühblühende

nemorale Flora (= gemäßigtes

Klima mit kalten Wintern)

überlebt; auf den Lichtungen dagegen

findet man Blumen, Gräser,

Farne und Beeren, die im

Buchenwald lediglich Zuflucht

finden, hier und am Waldrand dagegen

gedeihen. Die Jagd ist im

Cansiglio schon seit vielen Jahren

verboten, daher trifft man oft

auf Tiere, vor allem in der Dämmerung

und in den von ihren bevorzugten

Zonen.

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

h Tradizioni

Le manifestazioni a Caneva e dintorni sono numerose e importanti per

l’entusiasmo con cui vengono organizzate e il grande richiamo di pubblico.

Il Panevin Grant di Caneva rispecchia nelle sue caratteristiche tutto l’orgoglio

della comunità assieme alla volontà di ritrovarsi attorno a un’antica tradizione.

Coi suoi 32 m di altezza e un perimetro di 50 m, costituisce un caso davvero

eccezionale in Friuli Venezia Giulia.

I lavori iniziano fin dalla metà di dicembre. Alla sommità del palo di sostegno

vengono unite delle canne d’India per rispettare la consuetudine che vuole un

segno de verdo sull’enorme catasta, che viene abilmente costruita utilizzando

circa cento rimorchi di scarti vegetali provenienti dalla potatura delle viti

e dalla pulizia di fossi e siepi.

Vien pan, vien vin, vien segala e segalin, vien menù, vien perù, vien la grathia

de Gesù jj…ppp…anevin!!!”

Questa l’invocazione che ancor oggi accompagna le antanie, litanie recitate

in onore dei Santi mentre il fuoco si innalza dal grande falò.

Il Pagalosto è un gioco di bocce che presenta la particolarità di svolgersi nei

campi. Per la disputa vengono scelte località che non sono solitamente accessibili,

ma lo diventano in questa occasione, con l’obiettivo di permettere la conoscenza

e la valorizzazione del territorio. L’origine del gioco si perde nella

notte dei tempi, probabilmente risale a migliaia di anni fa, nell’ambito della civiltà

celtica, che ne aveva fatto una sorta di rito di iniziazione per i giovani maschi

del villaggio. Negli altri paesi dove si è conservata la tradizione (Austria,

Germania, Francia, Belgio) è stato mantenuto anche l’uso simbolico di concludere

la partita gettando la boccia nell’acqua, come auspicio di fertilità. A Caneva

è stata data particolare importanza all’aspetto conviviale, per questo la

tradizione vuole che si giochi a soldi: ogni penalità vale l’ammontare di un’ombra,

in modo tale che, alla fine della giornata, ci sia denaro sufficiente per pagare

un banchetto a cui tutti sono invitati. Inoltre, la famiglia che “ospita” l’evento

offre bevande e spuntini a giocatori e pubblico e se la compagnia “fa tappa”

presso un’osteria, l’oste è tenuto a pagare da mangiare e bere a tutti.

Legata alla storia della cittadina è la Festa medioevale, che si tiene presso le

rovine del castello. Si tratta di un evento che viene pazientemente organizzato

lungo tutto l’arco dell’anno e che colpisce per la volontà di correttezza filologica

della rievocazione. Tutto richiama con esattezza i fatti di un tempo:

gli eventi, tratti dalle cronache cittadine, ma anche i costumi, che una squadra

di abilissime sarte si premura di confezionare con destrezza curando i minimi

dettagli.

22-23 tratto 1 / abschnitt 1

h Der

Anbau der schwarzen Feige,

die örtlich “figomoro“ genannt

wird, ist in der Gemeinde Caneva seit

fernen Zeiten verbreitet, wie alte Belege

bekunden. Das besondere Mikroklima

der Gegend am Fuße der Alpen,

zwischen Voralpen und der venetischfriaulischen

Ebene gelegen, die Vielfalt

der unterirdischen Mineralsalze, darunter

viel Kalk, Kalium und Magnesium,

sowie der Standort der Bäume an Steilhängen,

verleihen den Früchten dieser

Gegend unvergleichliche qualitative

und organoleptische Merkmale, die sie

berühmt und begehrt machen.

Ihre Vorzüge sind von der Geschichte

bestätigt worden, als wichtiges Nährmittel

wegen ihres Energiegehalts und

ihrer Heilwirkung, vor allem in Hungers-

oder anderweitig “schwierigen” Zeiten.

Vom 14. bis 19. Jahrhundert, und noch

bis vor wenigen Jahrzehnten, waren

sie in der Republik Venedig und im Gebiet

von Belluno und Padua bekannt, wo

man sie noch heute auf den Stadtteilmärkten

findet, dank einer Vermarktung

durch wahre Feinschmecker.

Die Bäume sind oft sehr alt und über

die Gegend verstreut, teils in Weinbergen

oder Maulbeerpflanzungen, aber

meist spontan auf Hangwiesen oder an

schwer zugänglichen Stellen.

Mehr als 900 sind gezählt worden, aber

es dürften wohl über 1000 sein, was

rund 800 Zentnern Früchte entspricht.

Auf Wunsch der Bevölkerung ist die

Idee entstanden, ein Konsortium zu

gründen, um den Feigenanbau zu

überwachen, zu schützen und zu fördern,

als Teil eines Systems der Berggemeinschaft,

unter Heranziehung anderer

ähnlicher Erfahrungen.

h Traditionen

In Caneva und Umgebung finden

zahlreiche Veranstaltungen statt, die

mit Begeisterung organisiert werden

und großen Andrang finden.

Beim Panevin Grant in Caneva sieht

man den ganzen Stolz der Bevölkerung

und die Lust an traditioneller Geselligkeit.

Mit seinen 32 m Höhe und

einem Umfang von 50 m ist dies wohl

der größte Holzstoß, der am Dreikönigstag

in Friaul-Julisch-Venetien angezündet

wird.

Una lama al tramonto sul Col dei S’ciòs

Pian Cansiglio fiorito

Die Arbeit daran

beginnt Mitte

Dezember. An

der Spitze des

Stützpfahls werdenBambusstäbezusammengebunden,

weil das

Volk ein “Windzeichen”

auf dem riesigen Stapel sehen will,

der geschickt aufgeschichtet wird, aus gut

hundert Wagenladungen Pflanzenabfälle, die

vom Beschneiden der Weinreben und der Reinigung

von Gräben und Hecken stammen.

Vien pan, vien vin, vien segala und segalin,

vien menù, vien perù, vien la grathia de Gesù

jj…ppp…anevin!!!” (“Kommt Brot, kommt

Wein, kommt Roggen, kommt die Barmherzigkeit

Jesu”)

Diese Litanie zu Ehren der Heiligen wird noch

heute hergesagt, während das große Feuer

aufsteigt.

Pagalosto ist ein Boccia-Spiel, das auf den

Feldern ausgetragen wird. Es werden Orte

gewählt, die sonst nicht zugänglich sind, damit

man das Land besser kennenlernt. Der Ursprung

dieses Spiels liegt wohl Tausende Jahre

zurück, als keltischer Initiationsritus für die

jungen Männer des Dorfes. In anderen Ländern,

wo sich diese Tradition erhalten hat (Österreich,

Deutschland, Frankreich, Belgien),

wurde auch der symbolische Brauch beibehalten,

die Bocciakugel am Ende ins Wasser zu

werfen, als Fruchtbarkeitsritus. In Caneva wird

besonderer Wert auf Geselligkeit gelegt, daher

wird aus Tradition um Geld gespielt: als Strafe

wird ein Schatten bezahlt, so dass am Abend

genug Geld zusammengekommen ist, um ein

Festmahl für alle auszugeben. Außerdem spendiert

die “Gastgeber”-Familie Getränke und einen

Imbiss für die Spieler und das Publikum,

und falls die ganze Gesellschaft in einer Gastwirtschaft

“Station macht”, muss der Wirt Essen

und Trinken für alle ausgeben.

Mit der Geschichte des Ortes verbunden ist

das Mittelalterfest, das an der Burgruine abgehalten

wird. Es wird das ganze Jahr lang vorbereitet

und überzeugt durch seine historische

Genauigkeit. Alles ist exakt wie früher: die

dargestellten Ereignisse, die in der Stadtchronik

belegt sind aber auch die Kostüme, die ein

Team überaus geschickter Schneiderinnen unter

Beachtung der kleinsten Details anfertigt.

Ein Wasserbecken bei Sonnenuntergang auf

dem Col dei S’ciòs-Pass;

Blühende Hochebene Pian Cansiglio

( @

Comune di Caneva

tel. 0434 797400 - 0434 797411

www.comune.caneva.pn.it

Pro Castello

tel. 0434 79510

www.procastello.com

I.A.T. Piancavallo

tel. 0434 520381

www.piancavallo.com

Comunità Montana del Friuli

Occidentale

Barcis tel. 0427 76038

Stazione Forestale Aviano

tel. 0434 651436

Club Alpino Italiano

Sezione di Sacile

www.caisacile.org

Info Malghe Dorsale Cansiglio

Piancavallo

sig. Angelo Tassan

cell. 368 7498131

Museo del Ciclismo Toni Pessot

tel. 0434 797460

biblioteca.caneva@libero.it

www.turismo.fvg.it

www.ecomuseolisaganis.it

www.vallipordenonesi.it

www.bibliomp.it

www.itinerariciclabili.it

Malga dal Titti

Agriturismo Malga Coda di Bosco

tel. 0434 77126, apertura da

maggio a ottobre, rimanenti festivi

Malga Cercenedo

Agriturismo - Loc. Crosetta

tel. 0434 798991, chiuso lunedì e

martedì

La Genzianella

Agriturismo - tel. 0434 778792,

chiuso lunedì e martedì

Al Fogher

Ristorante Trattoria

tel. 0434 797020 - 0434 797842

chiuso mercoledì

info

Al Gaiardin

Trattoria - Località Gaiardin

tel. 0434 77178, chiuso mercoledì

Pra’ Della Scala

Trattoria - tel. 0434 778963, chiuso

giovedì

Alla Trota Blu

Ristorante Trattoria - Sarone

tel. 0434 77027, chiuso lunedì

Vecchia Osteria

Sarone - tel. 0434 77261, chiuso

giovedì

Da Mascagni

Trattoria

tel. 0434 797046, chiuso martedì

Alla Passeggiata

Trattoria Taverna - Sarone

tel. 0434 77054

La Taverna

Ristorante - Stevenà

tel. 0434 799131, chiuso lunedì e

martedì

Osteria al Cacciatore

Ristorante - Loc. Crosetta

tel. 0438 581884, chiuso giovedì

Da Sporto

Pizzeria - tel. 0434 779035

Rover

Pizzeria

tel. 0434 77141 - cell. 335 8328567

Al Castello

Ristorante Albergo

tel. 0434 79022, chiuso mercoledì

Casa Damiani

Dimora Settecentesca Albergo

tel. 0434 799092 - 0434 799302

Dal Ton

Antica Locanda

tel. 0434 797019 - fax 0434 797345

Cortivo Pancotto

Agriturismo - Fratta

tel. 0434 797145

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

Gnocchetti

di ricotta

e “denti di

leone”

Predisposti

in una terrina

500 g di ricotta, aggiungere 5

uova, 4 cucchiai di formaggio

stravecchio di latteria, due

cucchiai di farina OO, 300 g di

“denti di leone” (Tarassaco)

cotti, strizzati e tritati.

Mescolare delicatamente per

rendere il composto omogeneo.

Con le mani bagnate fare

delle palline, schiacciandole

fino a formare dei dischetti di

3-4 cm di diametro. Portare a

ebollizione dell’acqua salata,

versare gli gnocchetti e cuocerli

per alcuni minuti. Toglierli con

una schiumarola e condirli con

burro e salvia cospargendoli

di abbondante formaggio

stravecchio grattugiato.

La polenta, piatto diffuso nella

pedemontana

Il paese di Polcenigo e alcuni

particolari

Tavola di una vecchia cucina

visitabile durante la Sagra dei

sest

Località dotata di notevole fascino,

Polcenigo riunisce nel suo territorio

aspetti diversi che ne fanno una meta

ideale di visita. Le preziose risorse

ambientali di cui è ricca si sommano a

una storia molto antica.

I primi insediamenti sono senza dubbio

quelli testimoniati dal sito del Palù

(4000 a.C.), al confine con Caneva,

ma grande importanza ha pure la zona

archeologica di S. Giovanni di

Polcenigo, ai piedi del Colle di S. Floriano.

Qui è venuta alla luce una necropoli

con reperti che vanno dall’età

del Ferro (I­II millennio a. C.) alla tarda

romanità.

La storia di Polcenigo comincia col

suo Castello, sorto in cima al colle

che domina il territorio circostante.

Secondo la leggenda, nell’875 Carlo

il Calvo ne affidò la sorveglianza a

un luogotenente francese, il conte di

Blois. È storica invece l’attestazione

della donazione del fortilizio da parte

dell’Imperatore Ottone I al Vescovo

di Belluno, che a sua volta investì del

feudo il capitano d’arme Fantuccio,

rappresentante di una famiglia che divenne

quella dei conti di Polcenigo.

I feudatari diventarono poi vassalli del

Patriarca di Aquileia e presero parte al

parlamento della Patria con la prerogativa

di “nobili liberi”.

Nel 1200 il castello ebbe il suo borgo,

come documenta l’atto con cui i

signori Aldrigo e Guarnerio di Polce­

2 -25 tratto 1 / abschnitt 1

nigo permettevano la costruzione di

una casa all’interno delle mura fortificate.

L’abitato si sviluppò ai piedi del

colle e accolse quanti, tra artigiani e

contadini, provvedevano all’economia

castellana.

Si ipotizza che le cinte murarie difensive

dei borghi siano state tre.

Polcenigo conobbe da allora grande

sviluppo, che non si arrestò nemmeno

durante la dominazione veneziana.

Le sorti del castello non furono liete

dato l’incendio che lo distrusse nel

XVII secolo. Fu comunque ricostruito

dall’architetto veneziano Matteo Lucchesi

che gli diede la struttura della

villa veneta.

Oggi molte parti sono andate perdute,

come la cappella di S. Pietro, le dipendenze,

il tetto, il salone da ballo e

la scalinata di 365 gradini che conduceva

al borgo.

Lavori di recupero e conservazione ne

hanno salvato la facciata che dà sulla

cittadina e la struttura architettonica

di base.

Nel centro di Polcenigo ha sede il Museo

dell’arte cucinaria, istituito per

rendere omaggio agli oltre trecento cuochi

che dall’Alto Livenza hanno onorato

la loro professione lavorando negli alberghi

e ristoranti di tutto il mondo.

Verso la fine dell’800 molti giovani di

Polcenigo, Aviano, Budoia e Montereale

Valcellina partirono per lavorare in altre

zone d’Italia e all’estero; moltissimi

scelsero di dedicarsi alla cucina e vi

si impegnarono a fondo, raggiungendo

elevati livelli di professionalità e fornendo

un contributo eccezionale al settore

a livello nazionale e internazionale.

Singapore, Usa, Gran Bretagna e Paesi

Arabi furono i luoghi dove essi operarono,

ottenendo riconoscimento e grandi

risultati.

Il Museo dell’arte cucinaria espone foto,

documenti e lettere che tracciano la

storia dell’affermazione internazionale

dei rinomati chef altoliventini.

Polcenigo

Castello, Chiesa di Ognissanti, Chiesa

di S. Giacomo, Chiesa di S. Rocco, Mulino

Modolo, Palazzo Fullini, Palazzo Scolari,

Palazzo Zaro, Palazzo Polcenigo, Palazzo

Pezzutti, Museo dell’arte cucinaria, Chiesa

di S. Lorenzo Martire a Coltura, Chiesa della

SS.ma Trinità a Coltura, Chiesa di S. Antonio

a Mezzomonte, Chiesa di San Floriano a S.

Giovanni di Polcenigo, Parco Rurale Naturalistico

di S. Floriano.

Den faszinierenden Ort Polcenigo

umgeben unterschiedliche

Landschaften, die ihn zu einem

idealen Ausflugsziel machen.

Dazu kommt eine sehr alte Geschichte.

Die erste Ansiedlung

war wohl die Ausgrabungsstätte

von Palù (4000 a.C.) an der Grenze

zu Caneva, aber wichtig ist

auch die von S. Giovanni di Polcenigo,

am Fuß des Hügels Colle

di S. Floriano. Hier trat eine Nekropole

zutage mit Funden, die

von der Eisenzeit (1. - 2. Jahrtausend

v. Chr.) bis in die späte Römerzeit

reichen. Die Geschichte

von Polcenigo beginnt mit seiner

Burg auf dem Hügel, der die Umgebung

beherrscht. Der Legende

nach übertrug 875 Karl der Kahle

ihre Überwachung einem französischen

Statthalter, dem Grafen

von Blois. Belegt ist dagegen

die Schenkung der Festung seitens

des Kaisers Otto I. an den

Bischof von Belluno, der sie als

Lehen dem Waffenkapitän Fantuccio

überließ, dessen Familie

später die Familie der Grafen von

Polcenigo wurde.

Die Lehnsherrn wurden dann

Vasallen des Patriarchen von

Aquileia und nahmen am Vaterlandsparlament

teil, mit dem Vorrecht

“edler Freier”.

1200 entstand das Dorf zu der

Burg, laut der Urkunde, mit der

die Herren Aldrigo und Guarnerio

von Polcenigo den Bau eines

Hauses innerhalb der Befesti-

gungsmauern erlaubten. Das

Dorf entwickelte sich am Fuß des

Hügels; in ihm lebten alle, die zur

Wirtschaft der Burg beitrugen:

Bauern und Handwerker.

Man nimmt an, dass es drei

Stadtmauern gab.

Polcenigo wuchs seitdem ständig,

sogar unter der Herrschaft

Venedigs. Der Burg war kein

günstiges Geschick beschieden,

da sie im 17. Jahrhundert abbrannte.

Sie wurde jedoch von

dem venezianischen Architekten

Matteo Lucchesi als Villa veneta

wieder aufgebaut. Heute sind

viele Teile verlorengegangen,

wie die Cappella di S. Pietro, die

Nebengebäude, das Dach, der

Ballsaal und die 365 Treppenstufen,

die ins Dorf hinunterführten.

Konservierungsarbeiten haben

die Fassade gerettet, die zum Ort

hin weist, wie auch die architektonische

Grundstruktur.

In der Ortsmitte Polcenigos hat

das Museo dell’arte cucinaria

(Museum der Kochkunst) seinen

Sitz, als Huldigung an die mehr

als dreihundert Köche aus dem

oberen Livenza-Tal, die in Restaurants

und Hotels in der ganzen

Welt gearbeitet und ihrem Beruf

Ehre gemacht haben.

Gegen Ende des 19. Jahrhunderts

zogen viele junge Männer

aus Polcenigo, Aviano, Budoia

und Montereale Valcellina

in andere Gebiete Italiens und

ins Ausland, um dort zu arbeiten;

sehr viele wurden Köche und gaben

alles her, so dass sie ein hohes

Niveau erreichten und einen

außergewöhnlichen Beitrag zur

italienischen und internationalen

Kochkunst leisteten. Sie arbeiteten

in Singapur, in den USA,

Großbritannien oder arabischen

Ländern, mit hervorragenden Ergebnissen

und Anerkennung von

vielen Seiten.

Das Museo dell’arte cucinaria

zeigt in Fotos, Dokumenten und

Briefen, wie sich die renommier-

Die Polenta, in den Voralpen weit verbreitet; das Dorf Polcenigo und

Einzelheiten; Tisch einer alten Küche, die man auf dem Volksfest Sagra dei

sest besichtigen kann

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

Nel 1994,

dopo alcuni

incontri e

riflessioni

avuti con

studiosi di

storia locale

e l’avvallo dei paesani, è nata

“La Mont”, rivista di studi su

Mezzomonte. L’intento della

rivista era ed è quello di non

far dimenticare momenti di vita

mezzomontina, di conservare

i documenti e al dialet, una

parlata che a detta di studiosi

meriterebbe più attenzione,

e di far conoscere la cultura

del luogo. I volumi vengono

pubblicati con cadenza biennale.

Copertina della rivista “La Mont”

Ciclamini

Il borgo di Mezzomonte

Castagne

Scorcio di Mezzomonte

Vi si trovano poi i “ferri del mestiere”,

numerose ricette di pietanze tipiche o

di piatti creati per occasioni speciali in

giro per il mondo e infine pubblicazioni

d’epoca e moderne.

Il Museo è una cellula dell’Ecomuseo

“Lis Aganis”.

La grande varietà ambientale che caratterizza

quest’area si propone con

interessanti percorsi che dai versanti

prealpini meridionali del Cansiglio attraversano

la collina e giungono fino

alla pianura percorsa dall’acqua, elemento

che in questa zona dà vita a nuclei

paesaggistici di eccezionale suggestione.

Nell’altopiano cansigliese la

natura calcarea della roccia permette

all’acqua di infiltrarsi, creando depressioni

(doline) o profonde gole e

inghiottitoi e scomparendo apparentemente,

per riaffiorare quasi miracolosamente

più in basso, in sorgenti

e risorgive. Nella fascia intermedia,

2 -27 tratto 1 / abschnitt 1

di mezza montagna, si trova una vasta

estensione di prati che fin dal Medioevo

l’uomo ha ricavato grazie a

un’intensa opera di disboscamento

per adibirli allo sfalcio e al pascolo di

ovini e bovini. Ultimamente, dato il loro

progressivo abbandono, il bosco se

ne sta riappropriando, attuando una

vera e propria “ricolonizzazione”. Così

compaiono diverse specie vegetali

come l’orniello, il carpino nero e la

roverella, che favoriscono lo stabilirsi

della fauna di bosco.

VARIANTE Mezzomonte

Poco oltre la Casera Prà del Biser si

incontra il percorso di variante che

scende a Coltura. Lungo il declivio

montano sorge Mezzomonte, che

dai suoi 477 m di altezza costituisce

un meraviglioso balcone dal quale si

può ammirare ampia parte della pianura

sottostante.

L’antica S. Antonio in Nuvolone è oggi

un paese piccolo, ma che sa trattenere

il visitatore per il fascino della sua

architettura con case in sasso disposte

a più livelli, testimonianza della vita

d’un tempo. L’ambiente opponeva

agli abitanti numerose difficoltà, prima

tra tutte la carenza d’acqua, dovuta alle

caratteristiche carsiche del terreno.

Le scarse sorgenti della zona non era­

no sufficienti per le necessità di uomini

e animali e non bastava neppure la pioggia

che si riusciva a raccogliere nelle lame,

vasche artificiali scavate nella terra.

Così, ci si spingeva fino in pianura e solo

dopo lunghe ore di cammino attraverso

sentieri scoscesi, si risaliva con l’acqua

fino in paese servendosi dei secchi appesi

al thampedon (arconcello).

Questa difficoltà costituiva, com’è ovvio,

un forte limite allo sviluppo dell’economia

locale, basata principalmente su

agricoltura, silvicoltura, allevamento e

produzione di carbone. Abbondanti e

di ottima qualità erano invece le ciliegie

e le castagne che integravano la magra

dieta della popolazione.

Le mutate condizioni di lavoro portarono

Mezzomonte a “svuotarsi”, aprendosi

all’emigrazione in Italia e all’estero. Oggi

rimangono in paese pochi abitanti che

hanno però saputo valorizzare il passato

del borgo e le sue qualità attraverso rinomate

manifestazioni.

® La prima attestazione documentaria di

Mezzomonte risale al 963, quando

questa località venne nominata in un noto

diploma come uno dei due villaggi d’altura

(duabus massaritiis) situati nel circondario

del castello di Paucenico, che Ottone I donò

al vescovo di Belluno.

ten Chefköche aus dem oberen

Livenza-Tal in der Welt durchsetzten.

Auch findet sich hier

ihr “Handwerkszeug”, d. h. zahlreiche

Rezepte für typische Gerichte

oder für spezielle Anlässe

irgendwo auf der Welt; schließlich

auch alte und moderne Veröffentlichungen.

Das Museum

ist eine Zelle des Ecomuseo “Lis

Aganis”.

Die landschaftliche Vielfalt dieser

Gegend zeigt sich in interessanten

Wegen, die von den Voralpen-Südhängen

des Cansiglio

über das Hügelland bis in die Ebene

führen, in der das reichhaltige

Wasser außerordentlich reizvolle

Winkel schafft. In der Hochebene

des Cansiglio dagegen sickert

das Wasser in die Kalkfelsen und

bildet dort Senken (Dolinen) oder

tiefe Schluchten und Karstbrunnen

und verschwindet scheinbar,

um fast wie ein Wunder meerwärts

wieder aufzutauchen, in

Quellen und Quelltöpfen.

Im Mittelbereich, auf halber Höhe,

grünen ausgedehnte Wiesen,

die der Mensch seit dem Mittelalter

durch Entwaldung schuf, um

dort Heu zu machen und Schafe

und Kühe grasen zu lassen. Da

sie aber mehr und mehr aufgegeben

werden, erobert der Wald sie

zurück, in einer richtiggehenden

“Rekolonisierung”. So sprießen

Bäume wie die Blumenesche,

die Hopfenbuche und die Flaumeiche,

und auch die Waldfauna

stellt sich ein.

VARIANTE Mezzomonte

Kurz hinter der Hütte Prà del Biser

geht die Variante hinunter nach

Coltura ab. Am Hang liegt Mezzomonte,

das mit seiner Höhe

von 477 m eine herrliche Aus-

sichtsplattform darstellt, die einen

großen Teil der Ebene überblickt.

Das alte S. Antonio in Nuvolone

ist heute ein kleines Dorf, aber

es zieht den Besucher in seinen

Bann mit seinen Steinhäusern,

die in verschiedenen Höhen

stehen und Zeugen des Lebens

früherer Zeiten sind. Die Natur

machte es den Einwohnern

nicht leicht; das Schlimmste war

der Wassermangel wegen des

durchlässigen Erdreichs.

Die wenigen Quellen der Gegend

reichten für Menschen und

Tiere nicht aus und ebensowenig

das Regenwasser, das man

in lame auffing, künstlichen Becken

in der Erde. So musste man

bis in die Ebene, und nach vielen

Stunden Fußmarsch auf unwegsamen

Pfaden kam man mit dem

Wasser zurück ins Dorf, das in Eimern

am thampedon (Tragebogen)

schwappte.

Dies behinderte natürlich die

wirtschaftliche Entwicklung, die

auf Land- und Forstwirtschaft,

Viehzucht und Kohlenerzeugung

beruhte. Reichlich vorhanden

und von bester Qualität waren

dagegen Kirschen und Kastanien,

die die magere Kost der Bevölkerung

bereicherten.

Die veränderten Arbeitsbedingungen

führten dazu, dass Mezzomonte

sich “leerte”, infolge der

Auswanderung nach Italien und

ins Ausland. Heute zählt das Dorf

nur noch wenige Einwohner, die

es jedoch verstanden haben, die

Vergangenheit des Ortes und seine

Vorzüge durch renommierte

Veranstaltungen wachzuhalten.

Im August findet anlässlich des

Festa dei ciclamini (Alpenveilchenfests)

das berühmte Schlittenrennen

statt, die sguoithe.

Diese Vehikel, die früher von den

Einwohnern zum Transport von

Holz, Heu und Jauche an den

Hängen benutzt wurden, dienen

heute einem lustigen Mannschaftswettbewerb:

es gewinnt,

wer in der kürzesten Zeit Heuballen

ans Ziel zieht.

Weithin berühmt ist auch das

Kastanienfest am dritten und

vierten Oktobersonntag. Die

Kastanienbäume, die hier seit

dem 13. Jahrhundert wachsen,

wurden auch “Brotbäume” genannt,

weil sie in Hungerszeiten

ihre schmack- und nahrhaften

Früchte bereithielten. Während

Titelseite der Zeitschrift “La Mont”; Alpenveilchen; das Dorf Mezzomonte;

Kastanien; Ansicht von Mezzomonte

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

Annualmente

il Parco di

San Floriano

celebra nel

mese di

maggio lo

European

Day of Parks, giornata che

comprende varie iniziative che

si svolgono anche nel centro

storico di Polcenigo e che

propone la promozione dei

prodotti agro-alimentari, delle

tradizioni culturali locali e di

incontri di carattere scientifico

e didattico con la partecipazione

di esperti del settore.

Vinca minor (Pervinca)

Scorcio di Polcenigo

Una slitta

Anemone trifolia

La Sagra dei sest

Abete in Cansiglio

In agosto, in occasione della Festa

dei ciclamini, si svolge la famosa gara

delle slitte, le sguoithe. Queste,

utilizzate un tempo dagli abitanti per

il trasporto di legna, fieno e letame

su e giù per i pendii, servono oggi per

una divertente competizione a squadre,

nella quale vince chi riesce a trascinarle

al traguardo cariche di balle di

fieno nel minor tempo possibile.

Molto celebre è poi la Festa della castagna,

che si svolge nella terza e

quarta domenica di ottobre. I castagni,

presenti sul territorio fin dal XIII secolo,

poiché in tempi di miseria hanno

sempre offerto il loro frutto gustoso

e nutriente, venivano chiamati “alberi

del pane”. Durante la festa le castagne

vengono presentate in vari modi e

in diverse pietanze, che trovano la loro

completezza abbinate a ottimi vini.

2 -29 tratto 1 / abschnitt 1

La zona collinare di Polcenigo ospita

il Parco Rurale Naturalistico di S.

Floriano, uno degli esempi più notevoli

di riqualificazione ambientale in

regione.

Di proprietà della Fondazione Bazzi

e gestito dal Servizio Agricoltura

Aziende Sperimentali e Dimostrative

(SAASD), esso si estende su un’area

di circa 45 ettari tra il Colle di San Floriano

e quello dei Mori. Rappresenta

la concreta attuazione di un progetto

molto ampio che punta non solo alla

preservazione della flora e della fauna,

ma anche allo sviluppo di un’economia

tipica di collina.

Un’azienda agricola a conduzione familiare

attua un programma di cura e

sfruttamento ragionato del bosco assieme

a una serie di coltivazioni che,

seppure non molto estese, rivestono

grande importanza sperimentale

poiché, senza

essere d’impatto

per l’ambiente,

sanno

dimostrarsi discretamente

redditizie.

Oltre alla coltivazione

di piante officinali, aromatiche

e di piccoli frutti, viene anche

praticato l’allevamento controllato di

ovini, bovini ed equini e l’apicoltura.

Vi è poi il campo varietale, che rappresenta

la banca genetica per numerose

qualità autoctone di susino, melo

e pero.

Il Parco risponde alla sua finalità educativa

organizzando varie attività didattiche

e offrendo una rete di sentieri

che lo rendono agevolmente

percorribile in tutto il suo territorio.

Non mancano aree di sosta e di ristoro

nonché la possibilità di visitare la

bella chiesetta di S. Floriano, posta

proprio sulla sommità del colle.

h L’arte millenaria della cesteria trova

nella Sagra dei sest di Polcenigo

una sorta di celebrazione dalle origini lontane;

iniziata forse già nel ’400, la tradizione

si è mantenuta attraverso i secoli rinnovandosi

annualmente la prima domenica di

settembre.

La festa si teneva originariamente presso il

Santuario della Santissima Trinità a Coltura,

località che era normalmente di grande richiamo,

ma che lo diveniva ancor più in occasione

di questa fiera, come attestano i documenti

che parlano della presenza di diverse

apothecas, probabilmente bancarelle mobili.

Le merci vendute erano varie, ma pare che

la coincidenza col periodo delle vendemmie

e della raccolta del granoturco facesse aumentare

la richiesta dei cesti di vimini necessari

per quei lavori.

Nella civiltà contadina i cesti erano oggetti

assolutamente necessari e impiegati come

contenitori per gli usi più diversi. L’arte

di intrecciare i vimini non apparteneva a uno

specifico professionista, ma era patrimonio

di ogni artigiano, contadino o pescatore che,

nei tempi di pausa dal lavoro, si dedicava alla

paziente costruzione dei cesti.

Dal Novecento la festa si è trasferita in centro,

in piazza Plebiscito, dove accorrono migliaia

di persone provenienti da tutto il Triveneto.

Oggi la Sagra dei sest di Polcenigo

rappresenta l’unico mercato specializzato

del genere in Friuli, ma sono ormai rari i prodotti

italiani poiché pochi sono gli artigiani

che li fabbricano.

des Fests werden die Kastanien

auf verschiedene Art und in mehreren

Speisen angeboten, die zu

erlesenen Weinen am besten

munden.

Im Hügelland von Polcenigo liegt

der Parco Rurale (ländliche)

Naturalistico di S. Floriano,

eines der bemerkenswerten Beispiele

für Umwelterhaltung in der

Region. Er gehört der Bazzi-Stiftung

und wird vom Servizio Agricoltura

Aziende Sperimentali und

Dimostrative (SAASD) verwaltet.

Er erstreckt sich über rund 45

Hektar zwischen dem Hügel von

San Floriano und dem Mori-Hügel.

Er stellt die Umsetzung eines

sehr weitgehenden Projekts dar,

das nicht nur die Erhaltung der

Flora und Fauna zum Ziel hat,

sondern auch die Entwicklung einer

typischen Hügelwirtschaft.

Ein landwirtschaftlicher Familienbetrieb

widmet sich der Pflege

und durchdachten Nutzung

des Waldes und einer Reihe von

Anbauflächen, die zwar nicht

groß, aber sehr wichtig für die

Forschung sind, weil sie die Um-

welt nicht beeinträchtigen und

trotzdem einen nicht unbeträchtlichen

Ertrag erwirtschaften.

Neben dem Anbau von Kleinobst,

Heilpflanzen und Gewürzkräutern

wird auch die kontrollierte Zucht

von Schafen, Rindern, Pferden

und Bienen betrieben. Ein Sortenfeld

dient als Genbank für zahlreiche

alteingesessene Zwetschgen-,

Apfel- und Birnbäume.

Der didaktische Zweck des Parks

äußert sich in verschiedenen Aktivitäten

und einem Wegenetz,

das ihn überall leicht begehbar

macht. Es fehlt auch nicht an

Rastplätzen und Verpflegungs-

möglichkeiten, und man kann die

schöne Kirche S. Floriano oben

auf dem Hügel besuchen.

h Die

jahrtausendealte Kunst

des Korbflechtens wird seit

alten Zeiten mit dem Volksfest Sagra

dei sest in Polcenigo gefeiert,

vielleicht schon seit dem 15.

Jahrhundert; jedes Jahr am ersten

Septembersonntag.

Das Fest fand ursprünglich an

der Kirche Santissima Trinità in

Coltura statt, einem Dorf, das

immer regen Zustrom fand, aber

noch mehr bei diesem Fest, wie

alte Dokumente bezeugen, die

von mehreren apothecas, wohl

beweglichen Ständen, sprechen.

Es wurden verschiedene Waren

verkauft, aber da das Fest in die

Zeit der Weinlese und Maisernte

fiel, stieg die Nachfrage nach

Weidenkörben, die für diese Arbeiten

benötigt wurden.

Für das Bauernleben waren diese

Körbe unabdinglich; sie wurden

für die verschiedensten

Zwecke verwendet. Es flochten

keine Spezialisten, sondern jeder

Handwerker, Bauer und Fischer

fertigte in seinen Arbeitspausen

geduldig Körbe an.

Heute ist die Sagra dei sest von

Polcenigo der einzige Markt dieser

Art im Friaul; die Körbe, die

man im Handel findet, sind nur

noch selten italienischer Herkunft,

weil nur noch wenige Handwerker

sie herstellen.

Seit dem 20. Jahrhundert findet

das Fest in der Ortsmitte statt,

auf der Piazza Plebiscito, wo

Tausende aus ganz Nordostitalien

zusammenströmen.

Immergrün (Vinca minor); Ansicht von Polcenigo; ein Schlitten;

Dreiblättriges Windröschen (Anemone trifolia); Volksfest Sagra dei sest;

Tanne im Cansiglio

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


La Chiesa

della

Santissima,

edificata tra il

‘300 e il ‘500,

domina la zona. È caratterizzata

da un ampio porticato posto

innanzi alla facciata, mentre al

suo interno ospita un maestoso

altare ligneo con un’edicola di

Domenico da Tolmezzo, datata

1494, un pregevole coro ligneo,

varie pale d’altare e numerosi

affreschi.

Le acque trasparenti del Gorgazzo

Sorgente e ponte in legno alla

Santissima

“Prendete il colore dello

smeraldo, quello delle turchesi,

quelli dei berilli, gettateli in un

mare di lapislazzuli, in modo

che tutto si fonda e a un tempo

conservi l’originalità sua propria e

avrete la tinta di quella porzione

di cielo liquido che si chiama il

Gorgazzo!”.

È questa la poetica descrizione

che Giovanni Marinelli, insigne

geografo, fece nel 1877 della

suggestiva sorgente del

Gorgazzo.

Le sorgenti

Lungo la pedemontana, cercando

di rintracciare più in basso le acque

sparite nelle fessure delle Prealpi, si

incontrano due sorgenti che, per la

loro bellezza naturalistica, rendono

celebre Polcenigo.

La sorgente della Santissima

È una fonte perenne che sgorga copiosa

ai piedi del massiccio calcareo

delle Prealpi cansigliesi.

L’acqua, che emerge da una bocca

semicircolare abbastanza ristretta,

genera poi diversi rivoli

che subito si uniscono a

formare un unico corso

d’acqua, che scorre lentamente

attraversando

la pianura: è il Livenza,

che si arricchisce strada

facendo grazie ad

altri affioramenti.

Sono numerose le specie

vegetali acquatiche

che formano sul fondo

della fonte un rigoglioso tappeto verde:

basti ricordare la sedanina verde,

la coda di cavallo acquatica e il ranuncolo

acquatico.

Fin da tempi remoti la sorgente è stata

sede di riti propiziatori legati alla

sacralità delle acque.

Qui per secoli i pellegrini provenienti

anche da molto lontano si sono recati

a invocare il beneficio della salute,

della fertilità, della vista e della vita.

Ma il bene tanto auspicato dalla pietà

popolare era anche quello della pioggia,

per cui si andava a cior la piova

a la Santissima, fermandosi dinnanzi

un piccolo sacello costruito nel Medioevo

e attingendo l’acqua limpida

per bagnarsi viso e occhi. Accanto

è stata costruita una chiesetta trecinquecentesca

dedicata alla Santissima

Trinità che, secondo la tradizione,

sarebbe apparsa all’imperatore

30-31 tratto 1 / abschnitt 1

d’oriente Teodosio la prima domenica

di settembre del 473, mentre

si riposava durante una campagna

militare.

La sorgente del Gorgazzo

È un incantevole specchio d’acqua

dall’intenso azzurro cangiante che

contrasta mirabilmente con la bianca

roccia da cui è abbracciato. Sito

di incommensurabile valore naturalistico,

la sorgente è alimentata

dalle acque che, inabissatesi nelle

fenditure dell’altopiano

del Cansiglio, riappaiono

dopo un lungo e

tortuoso tragitto sotterraneo

solo in parte

conosciuto nel corso di

numerose esplorazioni

subacquee.

Alimentata a intermittenza

a seconda delle

precipitazioni in montagna,

la fonte dà vita al

torrente Gorgazzo, che attraversa la

cittadina e, dopo aver formato delle

piccole cascate, confluisce nel Livenza.

Chiamata in dialetto el Buso, la sorgente

si trova citata per la prima

volta nel XIII secolo col termine di

Gorgatio. Gorgazzo è anche il nome

del borgo cresciuto attorno alla sorgente,

piccolo nucleo abitato interes­

sante per la tipicità dell’architettura

basata sull’utilizzo di materiali locali

come il legno e soprattutto la pietra,

proveniente dalle cave di Caneva e

abilmente lavorata dagli scalpellini locali,

i taiapiera, che per secoli l’hanno

impiegata per i sontuosi palazzi

veneziani, ma anche per le proprie

abitazioni.

Seguendo il corso del Livenza, le cui

rive sono rivestite di una fitta vegetazione

arborea di ontani e salici, si

giunge alla pianura polcenighese, zona

in cui le acque riaffiorano in mille

punti: sono polle, fontanili e piccoli laghetti

circolari di diametro variabile e

profondità massima di qualche metro

che rendono il terreno perennemente

irrigato e determinano l’ambiente

delle “acque molli”: vi crescono piante

acquatiche come la lingua d’acqua

e, attorno ai piccoli bacini, grandi erbe

palustri come la carice pannocchiuta

o la carice stretta.

In tale area, fin da epoche molto lontane,

si è diffusa la pratica colturale

della marcita. Introdotta dai Certosini

di Chiaravalle nella bassa pianura

lombarda prima del XV secolo,

la consuetudine di far marcire l’ultimo

taglio dell’anno sui prati è stata

adottata anche nelle zone umide

della nostra pianura. Essa permette

di ottenere un abbondante sfalcio

anche durante la stagione invernale

grazie a un particolare accorgimento:

dall’autunno alla primavera si fa scorrere

sui prati un sottile velo d’acqua

di risorgiva che, data la temperatura

costante, protegge il prato dal rigore

dell’inverno, favorendo e incrementando

la crescita dell’erba.

Die Quellen

Wenn man am Fuß der Voralpen

nach dem Wasser sucht, das

weiter oben in Felsspalten verschwand,

stößt man auf zwei

Quellen, für deren Schönheit Polcenigo

berühmt ist.

Die Santissima-Quelle

Sie versiegt nie; reichlich entströmt

das Wasser am Fuß des

Kalkmassivs der Voralpen des

Cansiglio.

Das Wasser quillt aus einer halbrunden

recht engen Öffnung in

mehreren Rinnsalen, die sich

bald darauf zu einem einzigen

Wasserlauf vereinigen, der träge

durch die Ebene fließt: das ist der

Livenza, der schon bald dank weiterer

Quellen breiter wird.

Zahlreiche Wasserpflanzen bilden

am Grund der Quelle einen

üppigen grünen Teppich: man

denke nur an Wassersellerie, den

Tannenwedel und den Wasserhahnenfuß.

Seit fernen Zeiten gilt

die Quelle als heilig; hier fanden

Riten statt, um die Götter gnädig

zu stimmen. Seit Jahrhunderten

kommen Pilger auch von weither

in der Hoffnung auf bessere Gesundheit,

Fruchtbarkeit, Sehkraft

und Leben. Aber das fromme Volk

erhoffte sich von der Quelle auch

Regen, weshalb man a cior la piova

a la Santissima ging: man stellte

sich vor ein kleines Heiligtum

aus dem Mittelalter und wusch

sich mit dem Quellwasser Gesicht

und Augen. Daneben steht eine

Kirche aus dem 14.-16. Jahrhundert,

die der heiligsten Dreifaltigkeit

geweiht ist, weil diese laut

Überlieferung dem oströmischen

Kaiser Theodosius am ersten

Sonntag im September 473 erschien,

als er sich gerade während

eines Feldzugs ausruhte.

Die Gorgazzo-Quelle

Dieser wunderbare intensivgrün

schillernde Quelltopf bildet einen

bezaubernden Kontrast zu

den weißen Felsen ringsum. Diese

Naturschönheit von unschätzbarem

Wert ist entstanden, weil

das Wasser, das in den Felsspalten

der Hochebene des Cansiglio

versickerte, hier wieder zutagetritt,

nach einem langen, verwickelten

unterirdischen Verlauf,

der trotz zahlreicher Tauchgänge

bisher nur zum Teil entdeckt

wurde. Die Quelle versiegt zeitweise,

je nach den Niederschlägen

im Gebirge. Ihr entspringt der

Wildbach Gorgazzo, der die Stadt

durchfließt, dann kleine Wasserfälle

bildet und schließlich in den

Livenza mündet.

Die Quelle, die im Dialekt “el Buso”

genannt wird, wird zum ersten

Mal im 13. Jahrhundert als “Gorgatio”

erwähnt. Gorgazzo heißt auch

das Dorf, das rund um den Quelltopf

entstand, mit typischen Häusern

aus Materialien der Gegend

wie Holz und vor allem Stein aus

den Steinbrüchen von Caneva,

der von den hiesigen Steinmetzen,

den taiapiera, geschickt bearbeitet

wird, denn sie benutzten

ihn nicht nur jahrhundertelang

für die prächtigen Paläste Venedigs,

sondern auch für ihre eigenen

Heime.

Folgt man dem Lauf des Livenza,

dessen Ufer dicht mit Erlen und

Weiden bestanden sind, erreicht

man die Ebene von Polcenigo, wo

das Wasser an unzähligen Stellen

zutagetritt: Quelltöpfe, Grübchenquellen

und kleine runde

Seen von mehreren Metern Tiefe

bewässern das Land jahrein,

jahraus und schaffen das Biotop

der “acque molli” (weichen Gewässer):

hier wachsen Wasserpflanzen

wie das Schwimmende

Laichkraut und, um die kleinen

Becken herum, hohe Sumpfgräser

wie die Rispensegge oder die

Steife Segge.

Seit alten Zeiten betreiben die

Landwirte hier die Marcita.

Diese Gewohnheit, den letzten

Schnitt des Jahres auf den Wiesen

vermodern zu lassen, wurde

vor dem 15. Jahrhundert von

den Kartäusermönchen aus Chiaravalle

in der Ebene der Lombardei

eingeführt und dann auch in

den Feuchtgebieten unserer Ebene.

Mit ihr erhält man auch im

Winter reichlich Schnittgras dank

folgenden Kniffs: von Herbst bis

Frühling lässt man über die Wiesen

einen dünnen Schleier Quellwasser

fließen, der die Temperatur

konstant hält und so die

Wiesen vor der Winterkälte

schützt, so dass das Gras besser

wächst.

Das klare Wasser des Gorgazzo; Quelle und Holzbrücke bei der

Santissima-Kirche

“Nehmt die Farbe des Smaragds, Türkis und Berylls, werft sie in ein Meer

aus Lapislazuli, dass alles verschmilzt und dennoch jedes seine Eigenart

bewahrt, so habt ihr die Farbe dieses flüssigen Himmels, der Gorgazzo

heißt!”. So poetisch beschrieb Giovanni Marinelli, ein berühmter Geograf,

1877 den reizvollen Quelltopf des Gorgazzo.

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


malga coda del bosco » bivio mezzomonte

h L’arte della carbonizzazione

Il carbone è un materiale che non fa più parte della nostra vita quotidiana,

ma che un tempo era largamente diffuso e impiegato tanto da costituire

l’elemento base per molte operazioni, dal riscaldamento dei bracieri al

funzionamento dei ferri da stiro, dalla formazione dei filtri alla confezione delle

pile a secco. La sua produzione nell’Alto Livenza era legata alle particolari

condizioni dell’economia della zona: data la conformazione fisica del territorio

che escludeva la pratica dell’attività agricola, silvicoltura e pastorizia

costituivano le sole alternative per una popolazione che disponeva di mezzi

molto limitati. Ricavare carbone dalla legna, inserendosi tra i lavori che si

svolgevano nel bosco, rappresentava un’ulteriore possibilità di occupazione.

Per la mancanza di viabilità interna di servizio, il bosco ceduo veniva sfruttato

solamente ai margini evitando così, per quanto possibile, i problemi di trasporto

verso l’esterno; da questo punto di vista il carbone poneva meno difficoltà

poiché era leggero e poteva essere trasportato a spalla.

Le figure professionali che possedevano le tecniche e l’abilità necessarie

erano i carboneri, che in primavera partivano con le proprie famiglie per stabilirsi

nel bosco fino alle prime nevi autunnali. Lì costruivano dei rifugi provvisori,

fatti di tronchi e pietrame alle pareti e coperti con ramaglie, tronchi,

cortecce, fogliame o muschio. Mancando le sorgenti (a causa del ben noto fenomeno

del carsismo in quest’area), l’acqua era quella che si riusciva a raccogliere

all’interno di lame naturali o artificiali. Il processo che portava alla

trasformazione del legno non era semplice e richiedeva la costruzione di una

carbonaia, ovvero una struttura a forma di paraboloide secondo le seguenti

fasi di lavoro:

­ scelta dell’aia (l’ajal) su cui erigerla, compiuta valutando la vicinanza all’acqua

(per il controllo del fuoco), i venti e il tipo di terreno che facilitasse il tiraggio;

­ erezione della catasta (el pojat), che seguiva uno schema preciso di disposizione

verticale dei pezzi di legname attorno a un palo, che, una volta tolto,

creava lo spazio per il camino; la copertura, costituita da ramoscelli, foglie

e uno strato di terriccio compattato, serviva a evitare la combustione troppo

rapida;

­ accensione, che avveniva con l’introduzione di tizzoni ardenti attraverso il

camino; per evitare che il legno bruciasse troppo rapidamente, la catasta si

accendeva di sera, quando l’aria era più fresca e “ferma”;

­ scarbonatura, ovvero l’estrazione del carbone, che veniva effettuata dopo

circa 10­15 giorni dall’accensione, riempiendo progressivamente le aperture

prodotte per evitare che l’aria riattivasse la combustione;

­ imballo in sacchi da 50 kg, previa selezione dei pezzi di carbone.

Una catasta di circa 100 quintali di legname poteva rendere dai 15 ai 20 quintali

di carbone.

32-33 tratto 1 / abschnitt 1

h Die Kunst der Verkohlung

Die Kohle ist nicht mehr Teil unseres

heutigen Lebens, aber früher war

sie weitverbreitet als Ausgangsmaterial

für viele Zwecke, vom Erhitzen der

Kohlenbecken bis zum Betreiben der Bügeleisen,

von der Verwendung als Filter

bis zur Herstellung von Trockenbatterien.

Dass sie im oberen Livenzatal

hergestellt wurde, lag an den besonderen

Wirtschaftsbedingungen dort: das

gebirgige Terrain ließ keine Landwirtschaft

zu, Wald- und Weidewirtschaft

waren die einzigen Alternativen für eine

Bevölkerung, die über sehr beschränkte

Mittel verfügte. Aus Holz Kohle zu machen,

als eine von mehreren Arbeiten,

die im Wald stattfanden, war eine Beschäftigung

mehr.

Aus Mangel an Forstwegen wurde der

Laubwald nur an den Rändern genutzt;

bei der Kohle war das einfacher, weil sie

leicht war und auf dem Rücken transportiert

werden konnte.

Die Köhler nannte man die carboneri;

im Frühling brachen sie mit ihren Familien

auf und wohnten im Wald bis zu den

ersten Schneefällen im Herbst. Dort errichteten

sie provisorische Hütten mit

Wänden aus Baumstämmen und Steinen

und einem Dach aus Zweigen, Baumstämmen,

Rinde, Laub oder Moos. Da es

keine Quellen gab (wegen der bekannten

Verkarstung dieser Gegend) mussten sie

das Wasser in natürlichen oder künstlichen

lame (Becken) auffangen. Der Verkohlungsprozess

war nicht einfach und

erforderte den Bau einer Köhlerei, einer

Art Paraboloid, mit den folgenden

Arbeitsphasen:

- Wahl des Standorts (l’ajal) je nach der

Nähe von Wasser (zur Kontrolle des Feuers),

den Winden und einer Bodenart,

die den Abzug erleichterte;

Il pojat

Peonia

Der pojat; Pfingstrose

- Errichtung des Stapels (el pojat) aus genau

senkrecht um einen Pfahl gestellten Holzstücken;

nach Wegnahme des Pfahls nahm dessen

Platz der Kamin ein; die Bedeckung mit Zweigen,

Blättern und einer Schicht Erde sollte verhindern,

dass das Holz zu schnell verbrannte;

- Anzünden durch Einbringen von glühenden

Scheiten durch den Kamin; damit das Holz nicht

zu schnell verbrannte, geschah dies abends,

wenn die Luft kühler und windstill war;

- Herausnahme der Kohle etwa 10-15 Tage nach

dem Anzünden mit Zufüllen der Öffnungen, damit

die Luft nicht wieder die Verbrennung anfachte;

- Füllen in 50 kg-Säcke nach Auslese der Kohlenstücke.

Ein Stapel von etwa 100 Zentnern Holz erbrachte

etwa 15 bis 20 Zentner Kohle.

Jedes Jahr wird im Park von San Floriano

im Mai der European Day of Parks

abgehalten, mit verschiedenen Initiativen, die

auch in der Altstadt von Polcenigo stattfinden:

gezeigt werden Agrar- und andere kulinarische

Produkte, Folkloretraditionen und wissenschaftliche

und didaktische Veranstaltungen

unter Mitwirkung von Experten.

® 1994 entstand nach mehreren Treffen

und Diskussionen mit Fachleuten der lokalen

Geschichte und mit Zustimmung der Dörfler

“La Mont”, eine Zeitschrift für Studien über

Mezzomonte. Ziel der Zeitschrift war es, die Erinnerung

an Episoden aus dem Dorfleben wachzuhalten,

Dokumente aufzubewahren, die Kultur

des Ortes bekanntzumachen sowie al dialet

zu erhalten, eine Mundart, die nach Meinung

vieler Wissenschaftler mehr Aufmerksamkeit

verdient hätte. Sie erscheint alle zwei Jahre.

‰ Ricotta-Gnocchetti

und Löwenzahn

In eine Terrine 500 g Ricotta geben, dazu kommen

5 Eier, 4 Löffel abgelagerter Molkereikäse,

zwei Löffel OO-Mehl, 300 g gekochter, gepresster

und kleingehackter Löwenzahn.

Gut mischen, um ein einheitliches Gemisch zu

erhalten. Mit nassen Händen kleine Kugeln

formen und sie plattdrücken, so dass Scheibchen

mit einem Durchmesser von 3-4 cm entstehen.

Gesalzenes Wasser zum Kochen bringen,

die Gnocchetti hineinwerfen und einige

Minuten lang kochen. Sie mit einem Schaumlöffel

herausnehmen und mit Butter und Salbei

servieren, dick bedeckt mit abgelagertem

Reibekäse.

( @

Comune di Polcenigo

tel. 0434 74001 fax 0434 748977

www.comune.polcenigo.pn.it

info@comune.polcenigo.pn.it

Pro Loco Mezzomonte

cell. 338 1274362

www.prolocomezzomonte.com

I.A.T. Piancavallo

tel. 0434 520381

www.piancavallo.com

Comunità Montana del Friuli

Occidentale

Barcis tel. 0427 76038

Stazione Forestale Aviano

tel. 0434 651436

Club Alpino Italiano sez. di

Sacile

www.caisacile.org

Info Malghe Dorsale Cansiglio

Piancavallo

sig. Angelo Tassan

cell. 368 7498131

Museo arte cucinaria

tel. 0434 749622 (Biblioteca Civica)

Visite su appuntamento

Parco Rurale Naturalistico di

S. Floriano

tel. 0434 229502

www.turismo.fvg.it

www.ecomuseolisaganis.it

www.vallipordenonesi.it

www.bibliomp.it

www.itinerariciclabili.it

S. Floriano

Casa per ferie - tel. 0434 748870

Bardastale

Ristorante Albergo

tel. 0434 74312

Da Angelina

Ristorante - Gorgazzo

tel. 0434 74025, chiuso lunedì

Cial De Brent

Ristorante - San Giovanni

tel. 0434 748777

www.cialdebrent.it

chiuso lunedì

info

Da Regina

Ristorante - tel. 0434 74091, chiuso

lunedì e domenica sera in inverno

Al Faro

Trattoria - Mezzomonte

tel. 0434 74423, chiuso martedì

Alla Fontaniva

Trattoria - tel. e fax 0434 74314,

chiuso lunedì e martedì

Stella

Trattoria pizzeria

tel. 0434 74008

Santissima

Trattoria - tel. e fax 0434 74185,

chiuso martedì

Marcandella

Trattoria - Coltura

tel. 0434 74020, chiuso lunedì

Da Genio

Trattoria Pizzeria - tel. 0434 74400,

chiuso martedì

Pulcella

Trattoria - S. Giovanni

tel. 0434 748933, chiuso domenica

e lunedì

Alla Vecchia Frasca

Agriturismo - tel. 0434 74348

Al Vecchio Caffè

Pizzeria - tel. 0434 74013, chiuso

lunedì

El Mordisco

Pizzeria Ristorante

tel. 0434 748778

www.elmordisco.it, chiuso martedì

Saporito

Pizzeria Ristorante - tel. 0434 74073

Da Pascon

Trattoria

tel. 0434 74226, chiuso martedì

Taverna Al Frico

Ristorante

tel. 0434 74562, chiuso lunedì,

martedì e mercoledì

Le Fontanive

Agriturismo - San Giovanni

tel. 0434 749127, chiuso lunedì e

mesi di gennaio e febbraio

Palazzo Scolari

Bed and breakfast - tel. 0434 74100

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


iglio

Piave

eto

Pian del Cansiglio

montanevie Campone bivio Gerchia mezzomonte » pian delle more

C.ra Le Valli

San Francesco

Tramonti di Sotto Pielungo

Campone Vito d’Asio

Poffabro Clauzetto Anduins

Andreis

Barcis Meduno

Navarons

Tramonti di Sopra

Frisanco

Maniago

Aviano

Piancavallo

Mezzomonte

Budoia

Polcenigo

Caneva






Alpago

Sarone

Veneto

3 -35 tratto 2 / abschnitt 2

Cimon di

Palantina

2190

C.ra della

Valle Friz

1515

M. Cavallo

(Cima Manera)

2251

M. Colombera

2066

Col Cornier

1767

F. Livenza

M. Tremol

2007

Cimon dei Furlani

2183

Baracca del Saùc

1217

1017

C.ra Pian d. More

1193

C.ra Paronuzzi

1261

C.ra Capovilla

1300

C.ra Caulana

1005

Piancavallo

C.ra d. Medico

Legenda

Zeichenerklärung

Veneto

percorso asfaltato

I Fanghi

Bus del gias

Col Grande

1618

C.ra

Campo

Asphaltstraße

variante asfaltata

Asphaltvariante

Col delle Col delle

Tiede Palse

1474 1366

Itinerario pedemontano

pordenonese

San Tomè

percorso sterrato

M. Ceresera C.ra Prà

C.ra Bachet

Sandweg

1420

M. Cavallot

del Biser

1271

1380

1361

altri itinerari

Casa

andere Wege

C.ra

Forestale di

C.ra Val di Lama

Ceresera

Candaglia

1108

confine comunale

1347

Gemeindegrenze

C.ra

Masonil

Dardago

M. Candaglia

area di sosta

1359

1359 L’itinerario prosegue dal bivio per Mez­ sia superficiali che profonde. Tra que­

Mezzomonte

Rastplatz

C.ra zomonte verso Piancavallo, sempre su ste si ricorda il Bus del gias, una grot­

casera / Hütte Col dei S’ciòs strada C.ra sterrata Busa abbastanza ampia, atta utilizzata in passato dai malgari per

1340

Bernart

malga monticata

traversando 1284 un territorio con caratteri­ la conservazione degli alimenti, grazie

Hütte mit Weidewirtschaft

stiche carsiche come nel precedente alla sua caratteristica di preservare Budoia la

Rif. Maset

1274

tratto, incontrando diversi pascoli

Gorgazzo

in neve anche durante il periodo estivo.

Scala / Maßstab

parziale C.ra abbandono in quanto le mal­ Gli edifici sono costituiti S. Lucia dalla casera

La Crosetta

Costa

ghe Cervera che ne usufruivano non sono più e dallo stallone ristrutturato e in par­

0 1 km

1131

attive come un tempo Coltura e le strutture te destinato a libero ricovero per una

Col

C.ra

edilizie Fossa di Bena sono ridotte a rudere.

decina di escursionisti; per gruppi più

Major 1040

1242 Si arriva a Casera della Valle Friz numerosi è necessario contattare il

C.lo della

Guardia

1102

C.ra

Pizzoc

998

C.ra(1515

m s.l.m.) in comune di Budoia,

Folador

Polcenigo Comune di Budoia.

C.ra recentemente restaurata e adibita a bi­ In costante discesa su fondo sterra­

Fossa di Sarone

vacco. Posta Sorg. ai Livenza piedi di una conca nelto, il percorso incontra Malga Cam-

C.ra Brusada

Santissima

1100 l’omonima valle, la malga comprende po, che comprende i pascoli situati

i pascoli più alti dell’intero comprenso­ in una conca che l’erosione, dappri­

Ghiro nei boschi

rio che superano i 1600 metri in localima glaciale poi carsica, ha reso dolce,

Casera C.ra della Fossa Valle Friz (1515 m)

Malga Coda

di Stevenà

Casera Paronuzzi (1261 m) del Bosco

tà Zuc di Valliselle e presentano alcuni

esempi interessanti di forme carsiche

contrastando con il paesaggio aspro

delle pareti che la circondano e dei

C.ra Montelonga

1327

1528

B.go Alzetta

Valcellina

M. Ciastelat

1641

Grizzo

Die Route geht von der Abzwei- heit auf erst Vajont eiszeitlicher und

C.ra Rupeit

1275

Malnisio gung nach Mezzomonte in Richtung

Piancavallo weiter, wieder

dann Karsterosion beruht, im Gegensatz

zur rauhen Landschaft

auf einem recht breiten Sand- der umstehenden Felswände und

Cao Malnisio weg durch Karstgelände wie auf der Hänge, die steil ins Val de

der vorherigen Strecke, vorbei an Croda abfallen. Die Alm trägt die

Weiden, die teilweise aufgelas- Zeichen des Partisanenkampfes

sen sind, weil die dazugehörigen und war lange Zeit verlassen, so

Almen nicht mehr in Betrieb und gibt es denn auch keine Gebäu-

ihre Bauten Ruinen sind.

de; hier ist noch viel zu tun. Seit

So gelangt man zur Hütte Case- einigen Jahren nutzt man jedoch

ra della Valle Friz (1515 m die Weide, nur für Jungvieh.

ü.d.M.) in der Gemeinde Budoia, Doch sind Spuren der früheren

Glera

Giais

Selva

Einzäunungen und

Wohngebäude mit

Trockenmauern noch

zu sehen.

Nach etwa 3 km ge-

Cortina di Giais

langt man zur Baracca

del Saùc, über einen

kleinen Umweg; Partidor

hierher führt auch die

alte “Schnee”-Stra-

Marsure

ße “Venezia delle nevi”,

die S. vom Leonardo Ortsteil

Dardago Valcellina in der Gemeinde

Budoia das

Val de Croda hinauf-

die vor kurzem renoviert wurde. steigt, für Wanderer oder Moun-

versanti che sprofondano nella sotto­

Am Fuß einer Mulde im gleichtainbiker. Costa stante Val Aviano de Croda. La malga, segnata

dalle battaglie della lotta partigiana,

namigen Tal gelegen, umfasst

diese Alm die höchstgelegenen

Weiden weit und breit, über

Nach 2 km Asphaltstraße bergauf

steht man vor dem Piancavallo

in der Gemeinde Aviano,

rimasta abbandonata per molto tempo

1600 Meter bei Zuc di Valliselle, einem modernen Ferienzentrum,

e tutt’ora priva di edifici, sarà oggetto

mit interessanten Karsterschei- insbesondere für den Winter-

di recupero.

Dopo circa 3 km si arriva alla Baracca

nungen sowohl an der Oberflä-

S. Martino

che als auch in der Tiefe. Darunter

ist z. B. die Höhle Bus del gias,

sport, mit Hotels und Restaurants.

Hinter dem Ort gelangt

man auf der Straße nach Bar-

del Saùc, raggiungibile con una picco­

in der die Hirten früher Esswaren cis zur Hütte Casera Paronuzla

deviazione; qui arriva pure la vecchia

strada della “Venezia delle nevi”, che ri­

aufbewahrten, da sich in ihr auch

im Sommer Schnee hält. Die Gebäude

bestehen aus der Hützi

oder Malga Pian Mazzega

(1261 m ü.d.M.), die zur Zeit von

S. Foca

einem Hirten bewohnt ist und

Villotta sale la Val de Croda dalla frazione di Dardago

in comune di Budoia, percorribile

a piedi o in mountain bike.

te und dem großen renovierten

Sedrano

als Rastplatz dienen kann, und

Stall mit etwa zehn Schlafplät- zur Casera Pian delle More

am Stausee.

Proseguendo per 2 km su strada asfal­

Der Rundweg “Compren-

Castello

tata si raggiunge, in salita, la località

di Piancavallo, Aviano in comune di Aviano, moderno

centro vacanze, in particolare per

la stagione invernale, con diverse strutsorio

Col delle Palse” ist

zwischen den Gemeinden Budoia

und Polcenigo angelegt, weil diese

Gegend reich an geologischen

Besonderheiten ist und auch eiture

ricettive e di ristoro.

ne vielfältige Fauna und Flora

Uscendo dall’abitato, lungo la strada per

Barcis si raggiunge Casera Paronuzzi

aufweist. Die 10 km sind von der

Casera della Valle Friz oder der

Casera Val di Lama aus ohne

detta anche Malga Pian Mazzega (1261

zen für Wanderer; bei größeren Schwierigkeiten an einem hal-

m s.l.m.) dotata di un’area sosta; del­

Gruppen muss man sich an die ben Tag zu bewältigen. Die intele

malghe considerate essa montica il

maggior numero di bovini e utilizza tutto

Gemeinde Budoia wenden.

Auf dem Sandweg stetig abwärts

gehend kommt man zur

ressantesten Etappen sind: Casera

Bachet, Col delle Palse, Bus

del gias, Casera Ceresera.

il latte prodotto per la trasformazione in

Campo-Alm, deren Weiden in

diversi tipi di formaggio e ricotta.

Proseguendo il percorso si incontra sulla

sinistra Casera Pian delle More presso

einer Mulde liegen, deren Sanftil

bacino artificiale.

Ein Siebenschläfer in den Wäldern; Hütte Valle Friz (1515 m);

Hütte Paronuzzi (1261 m)

FS

Pordenone

251

T. T. Cellina Cellina

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Le formazioni

rocciose

a tratti

sono molto

fossilifere

e la località Col dei S’ciòs

è la più caratteristica per il

Cretaceo Superiore, già nota

nell’800 e purtroppo molto

saccheggiata. Deve il nome

all’estrema ricchezza di

“chiocciole” di nerinee, rudiste

e altri macrofossili conservati

nei sedimenti tipici di una

piattaforma aperta e soggetta a

forti moti ondosi.

Una rudista

La risina di Coltura

Primula auricola (Orecchietta

d’orso)

Lilium martagon (Giglio

martagone)

Dal Col dei S’ciòs verso

il Monte Cavallo e l’Alpago

Leontopodium alpinum (Stella

alpina)

L’ambiente montano

La dorsale del Monte Ceresera da

un lato discende verso Valmenera

e Cornesega, due delle grandi valli

chiuse dell’Altopiano del Cansiglio,

dall’altro sovrasta la pedemontana e

l’abitato di Mezzomonte.

Tutto il territorio è privo di un sistema

d’acque superficiali e i bacini imbriferi

reali non trovano corrispondenza

con le linee di displuvio apparenti. Le

precipitazioni, rapidamente assorbite

dal reticolo di fessure corrose dal carsismo,

dal lato friulano fuoriescono

alimentando il fiume Livenza con suggestive

sorgenti di tipo vauclusiano.

Tutta la catena montuosa è infatti calcarea,

formatasi in quello che è stato

denominato il “complesso di scogliera

del Cansiglio­Monte Cavallo”.

Lungo la strada che collega Mezzomonte

a Coltura affiorano invece i

calcari di scogliera del gruppo montuoso,

edificati da coralli, echinidi,

nerineidi e altri organismi; la roccia,

che è pure la più antica del comprensorio

risalendo al Giurassico Superiore

(circa 150 milioni di anni), è denominata

Calcare di Polcenigo.

Da lontano la montagna si eleva

come una vera e propria muraglia,

3 -37 tratto 2 / abschnitt 2

altissima sulla pedemontana; oggi

la salita è agevole lungo numerose

strade carrozzabili e piste forestali,

ma il passato ha riservato solo fatiche

e richiesto grande adattamento.

Il Livenza è stato fino alla seconda

metà del ’700 una via d’acqua di

grande traffico fra Venezia e l’entroterra,

soprattutto per il trasporto del

legname prodotto nelle foreste della

Serenissima.

Per far giungere a Coltura le taie e le

bore del Cansiglio (tronchi da opera

e tronchetti per legna da ardere) per

secoli sono state impiegate anche le

risine, delle canalizzazioni a forma di

grondaia adatte per la discesa a gravità

e a velocità controllata del legname;

essendo costruite in tronchi che

andavano recuperati prima del deterioramento

e smontando l’opera,

delle risine più antiche non è rimasta

traccia; fa eccezione quella, insieme

semplice e spettacolare, che a tratti

possiamo ammirare dopo i recenti lavori

di riscoperta e valorizzazione da

parte del Gruppo Archeologico Polcenigo

(GR.A.PO). La risina di Coltura

è documentata dal 1836 ed è stata

realizzata tutta in pietra, a garanzia di

lunga durata su un dislivello di 1100

m e con uno sviluppo di circa 3300

m: la parte superiore e più ripida è

scavata in roccia; il secondo tratto,

che era stato tutto acciottolato per

la minor pendenza,

richiedeva invece

l’intervento di operai

(i menador) per

trascinare i tronchi

con i thapin.

Un modellino del

1836 documenta

anche un altro ingegnoso

sistema, ma

questa volta per

esboscare il legname

dalla conca interna del Cansiglio

alla dorsale del Ceresera: il “motore

alpino” ideato da Andrea Galvani di

Pordenone, ove una fune metallica

girata attorno a una puleggia collegava

un carrello che scendeva su

binari di legno caricato di pietre a un

altro, caricato con il legname, che

per effetto contrappeso poteva salire

i 300 m di dislivello nel tempo di

soli 2 minuti.

Oggi gli arbusteti e il bosco naturale

stanno rapidamente riconquistando

gli ex prati da sfalcio della pendice

esterna, esposta alla pianura; è una

fase di transizione che però sta limitando

gli spazi alla splendida flora

spontanea delle aree aperte.

Troviamo qui rappresentate numerose

specie appariscenti e interdette in

modo assoluto alla raccolta dalla L.R.

34/1981: Peonia, Asfodelo, Narciso,

Iris cengialti, Giglio carniolico, G. bulbifero,

G. martagone, Primula auricula

(l’Orecchietta d’orso dei dirupi del

Torrion), Pulsatilla montana e Stella

alpina.

Die Berge

Der Höhenrücken des Monte Ceresera

fällt auf der einen Seite

nach Valmenera und Cornesega

hin ab, zwei der großen

geschlossenen Täler der Hochebene

des Cansiglio, auf der

anderen Seite zu den Voralpen

und dem Dorf Mezzomonte.

Es gibt kein Oberflächenwassersystem,

und die Regenwasserauffangbecken

entsprechen

nicht den erkennbaren Wasserscheiden.

Die Niederschläge

werden rasch von den Karst-Korrosionsspalten

abgeführt, und

auf der friaulischen Seite entspringt

aus ihnen der Fluss Livenza

mit einem reizvollen Quelltopf.

Die ganze Bergkette besteht aus

Kalkfelsen, entstanden aus dem

sogenannten “Riffkomplex Cansiglio-Monte

Cavallo”.

Entlang der Straße

von Mezzomonte

nach Coltura treten

dagegen Rifffelsen

zutage, die sich aus ehemaligen

Korallen, Seeigeln,

Seeschnecken und

anderen Organismenherausgebildet

haben; dieses Gestein

ist das älteste der Gegend, aus

dem Oberen Jura (ca. 150 Millionen

Jahre) und wird Calcare di

Polcenigo genannt.

Aus der Ferne wirken die Berge

wie eine Wand, die hoch aus den

Voralpen aufragt; heute kommt

man leicht hinauf dank zahlreicher

Straßen und Forstwege,

aber in der Vergangenheit war

es mühevoll, und man musste

der feindlichen Umwelt gewachsen

sein.

Der Livenza war bis zur zweiten

Hälfte des 18. Jahrhunderts eine

vielbefahrene Wasserstraße

zwischen Venedig und dem Hinterland,

vor allem zum Transport

des Holzes aus den Wäldern der

Republik Venedig.

Um die “taie” und die “bore”

(Baumstämme zur Verarbeitung

bzw. Brennholz) vom Cansiglio

nach Coltura zu schaffen, wurden

jahrhundertelang auch die

risine verwendet, dachrinnenartige

Kanäle, in denen die Stämme

mit kontrollierter Geschwindigkeit

aufgrund der Schwerkraft

abwärts rutschten; da sie aus

Baumstämmen gebaut waren

und, wenn diese nicht mehr ihren

Dienst erfüllten, abgebaut

wurden, ist von den ältesten risine

keine Spur mehr erhalten;

mit Ausnahme der schlichten und

doch spektakulären, die wir abschnittsweise

bewundern können,

nachdem sie vor kurzem

entdeckt und von der Gruppo Archeologico

Polcenigo (GR.A.PO)

wiederhergestellt wurde. Die “risina

di Coltura” ist aus dem Jahr

1836 dokumentiert und ganz aus

Stein, was freilich lange Haltbarkeit

garantiert, mit einem Höhenunterschied

von 1100 m auf 3300

m Länge: der obere steilere Abschnitt

ist in den Felsen gehauen;

auf dem zweiten, der wegen

des geringeren Gefälles durchgehend

gepflastert war, waren Helfer

(die menador) vonnöten, um

die Stämme mit den “thapin”

zu ziehen. Ein Modell

aus dem Jahr 1836

zeigt ein andereseinfallsreiches

System,

aber diesmal, um

das Holz aus der Innenmulde

des Cansiglio auf

den Höhenrücken des Ceresera

zu hieven: den “Alpenmotor”

von Andrea Galvani aus Pordenone,

bei dem ein Metallseil,

das auf einer Riemenscheibe

aufgerollt war, zwei Wagen verband:

der eine war mit Steinen

gefüllt und fuhr auf Holzschienen

abwärts und zog damit den Wagen

mit dem Holz nach oben , so

dass dieser in nur 2 Minuten 300

m Höhenunterschied überwand.

Heute erobern Gebüsch und Wald

rasch die ehemaligen Mähwiesen

am Außenhang, zur Ebene hin;

dies ist zwar nur eine Übergangsphase,

aber sie nimmt der herrlichen

Spontanflora des offenen

Geländes den Platz. Wir finden

hier zahlreiche auffallende Arten

mit absolutem Pflückverbot laut

Gesetz L.R. 34/1981: Pfingstrose,

Affodill, Narzisse, Zwergiris, Krainer

Lilie, Feuerlilie, Türkenbund,

Aurikel (das Bärenohr der Abhänge

des Torrion), Bergküchenschelle

und Edelweiß.

Eine Napfschnecke; die “risina” (dicken Bohnen) von Coltura;

Flühblümchen (Primula auricola); Türkenbund (Lilium martagon);

vom Col dei S’ciòs Richtung Monte Cavallo und Alpago; Edelweiß

(Leontopodium alpinum)

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

Gli evidenti

fenomeni di

erosione e di

instabilità,

conseguenti

alla deforestazione,

e il parziale abbandono degli

alpeggi dopo i conflitti mondiali,

spinsero le autorità forestali a

effettuare dei rimboschimenti

su ampie superfici lungo la

dorsale. Furono utilizzati

prevalentemente l’abete rosso

(Picea abies), il pino nero (Pinus

nigra) e il larice (Larix decidua),

che ora circondano parte dei

pascoli.

Faggio

Il torrente Artugna

Chiesetta di San Tomè

Gentiana clusii (Genziana dei

calcari)

Orchis mascula

Religiosità popolare sul sentiero

di San Tomè

L’area montana del comune di Budoia

(da Budoja o Budoglia ‘luogo

delle betulle’) comprende parte delle

caratteristiche del Cansiglio e del

Piancavallo. I sentieri che attraversano

il comune, dalla montagna alla collina,

testimoniano l’antichità delle sue

origini e degli insediamenti agricolopastorali

che vi si svilupparono.

Il territorio è caratterizzato da diversi

ambienti: dagli ex prati che negli ultimi

anni vedono un rimboschimento progressivo

dovuto all’abbandono, ai colli

di S. Lucia, ricoperti di latifoglie; dall’alveo

ghiaioso del torrente Artugna

alla spettacolare forra che lo anticipa

e dove, con il nome di Cunaz, discende

sovrastato da alte pareti rocciose

(le Crode di S. Tomè), formando pozze

e cascate di grande suggestione; dai

ghiaioni come quello di Val Grande,

visibile anche dalla pianura, alle aree

carsiche con fenomeni superficiali

quali doline, campi solcati, ùvale ecc.

Fra i percorsi più significativi va citato

il Sentiero Naturalistico di San Tomè,

che si snoda entro la valle del torrente

Artugna e costituisce una cellula

dell’Ecomuseo “Lis Aganis”.

Grande è l’interesse archeologico del­

3 -39 tratto 2 / abschnitt 2

l’area: qui, come nelle vicine Dardago

e Casera Saùc, sono stati rinvenuti

numerosi reperti (strumenti in selce,

un manufatto in quarzo, asce in pietra,

frammenti ceramici) risalenti al Neolitico,

alle età del Bronzo e del Ferro,

nonché a diverse epoche storiche, fino

al Medioevo. Al sentiero si può accedere

da Dardago, da San Tomè e dal

Parco di Val de Croda in località Ciàmpore,

dove si trova un’ampia area attrezzata.

Da questo punto, seguendo

la strada del Cjastelat, si può giungere

fino al Capitello della Madonna, in località

Ciathenai

di Dardago, successivamente

attraversare l’Artugna

e, puntando

a sinistra, arrivare

al Mulino

de Bronte e alla

Chiesetta di San Tomè. Il mulino

venne eretto nel 1700 a opera del

conte Gio.Battista Fullini e successivamente

ampliato fino alle dimensioni

attuali. La chiesetta come la vediamo

oggi è stata sistemata nel 1600 ma il

primo nucleo costruttivo risale al XIII

secolo, forse sorto sui resti di un antico

tempietto pagano.

Il sentiero prosegue poi nel

bosco, attraversa nuovamente

l’Artugna e chiude il

percorso circolare.

Sulle Crode di S. Tomè e

sulle pareti più a valle sono

presenti numerosi itinerari

attrezzati, anche di

elevata difficoltà, che ne

fanno un’ottima palestra

di roccia utilizzata fin dagli

anni ’20 dal famosissimo

arrampicatore Raffaele

Carlesso (il “leone

di Pordenone” detto Biri),

da poco scomparso.

In un ambiente così vario oltre a una flora

molto ricca, ci sono numerose varietà

di funghi: dalle diverse specie di porcini

e d’amanita, agli imbutini e ai funghi

saetta, dalle mazze di tamburo alle

trombette dei morti, dai prataioli ai coprini

grigi.

Lungo l’Artugna spesso si incontrano

dei muretti a secco, abilmente costruiti,

che costituiscono un’importante testimonianza

di un paesaggio e di un modo

di vivere l’ambiente pedemontano ormai

scomparso. Sui muretti si sono insediate

siepi arboreo­arbustive che conferiscono

al territorio il caratteristico aspetto

a campi chiusi.

Il sentiero ad anello denominato “comprensorio

Col delle Palse” si trova tra i

comuni di Budoia e Polcenigo, ed è stato realizzato

per valorizzare una zona ricca di peculiarità

geologiche, faunistiche e vegetazionali.

L’itinerario di circa 10 km con partenza da

Casera della Valle Friz o da Casera Val di Lama,

è stato ideato per essere percorso in

mezza giornata di cammino senza difficoltà,

attraversando alcuni dei punti più interessanti

della zona: Casera Bachet, Col delle

Palse, Bus del gias, Casera Ceresera.

Die Berge der Gemeinde Budoia

(von Budoja oder Budoglia

‘Ort der Birken’) umfassen

die des Cansiglio und des Piancavallo.

Die Wege, die die Gemeinde

durchqueren, vom Bergland

zum Hügelland, zeigen, dass

hier schon seit langer Zeit Weide-

und Landwirtschaft betrieben

wird.

Es gibt verschiedene Landschaftsformen:

von den ehemaligen

Wiesen, die seit einigen

Jahren mangels Nutzung zusehends

verwalden, zu den mit

Laubbäumen bestandenen Hügeln

von S. Lucia; vom kiesigen

Bett des Artugna bis hin zur

spektakulären Schlucht ebendieses

Flusses, der unter dem

Namen Cunaz zwischen steil

aufragenden Felswänden durchfließt

(die Crode di S. Tomè), mit

Becken und Wasserfällen von

großem Reiz; von den Geröllhalden

wie im Val Grande, die auch

von der Ebene aus zu sehen sind,

zu den Karstflächen mit Dolinen,

Rillenfeldern, Uvalas (zusammenhängenden

Hohlformen), usw.

Zu den lohnendsten Wegen gehört

der Sentiero Naturalistico

di San Tomè im Tal des

Artugna, der eine Zelle des Ecomuseo

“Lis Aganis” bildet. Auch

archäologisch hat die Gegend

viel zu bieten: hier und auch in

den nahegelegenen Orten Dardago

und Casera Saùc gab es zahlreiche

Funde (Werkzeuge aus

Kieselstein, ein Werk aus Quarz,

Steinäxte, Keramikscherben)

aus der Jungsteinzeit,

der

Bronze- und der

Eisenzeit, und

anderen Epochen

bis hin

zum Mittelalter.

Zum Weg gelangt

man von

Dardago aus,

von San Tomè

und vom Parco

di Val di Croda im Ortsteil Ciàmpore,

wo es verschiedene Freizeiteinrichtungen

gibt. Von dieser

Stelle geht es auf der Strada

del Cjastelat weiter bis zum Capitello

della Madonna, im Ortsteil

Ciathenai di Dardago und dann

über den Artugna und nach links

zur Mühle Mulino de Bronte

und zur Kirche von San Tomè.

Die Mühle wurde 1700 vom Grafen

Gio.Battista Fullini errichtet

und später ausgebaut. Die Kirche

erhielt ihr jetziges Aussehen

1600, aber der Grundstein wurde

im 13. Jahrhundert, vielleicht

auf den Resten eines alten heidnischen

Tempels.

Der Weg führt dann durch einen

Wald und wieder über den

Artugna, bis sich der Rundweg

schließt.

An den Crode di S. Tomè und den

tiefer gelegenen Wänden gibt es

zahlreiche Klettersteige, teils mit

hohem Schwierigkeitsgrad, ein

wahres Kletterparadies, von

den 20er Jahren an Revier des

berühmten Bergsteigers Raffaele

Carlesso (der “Löwe von Pordenone”,

Biri genannt), der vor

kurzem verstarb. Diese vielfältige

Landschaft bietet eine reichhaltige

Flora und auch zahlreiche

Pilzarten: mehrere Stein- und

Fliegenpilzsorten, Trichterling

und Georgspilz (Mairitterling),

Riesenschirmling, Herbsttrompete,

Wiesenchampignon, Grauer

Tintling.

Am Artugna findet man oft Trockenmauern,

die mit Geschick

aufgeschichtet sind und typisch

für diese Landschaft und eine

Lebensart der Voralpen, die es

heute nicht mehr gibt. Auf den

Mauern haben sich Büsche und

kleine Bäume breitgemacht, die

der Landschaft ihr typisches

Aussehen mit abgeschlossenen

Feldern verleihen.

Die Geschichte von Budoia ist

eng mit dem Schloss von Polcenigo

und dessen Herren verbunden,

denen es untergeben war.

Später ging es wie Friaul vom

Patriarchat Aquileia an die Republik

Venedig über, dann an

Frankreich, an Österreich, bis es

schließlich Teil des Königreichs

Italien wurde.

Wenn man durch die Straßen von

Dardago und S. Lucia und deren

Ortsteile schlendert, erkennt

man das einheitliche Gepräge der

Häuser auf dem Lande: es sind

“Hofhäuser”, aus Material der

Gegend (Stein, Holz, Flusskiesel)

nach der Art des 14. bis 16. Jahrhunderts.

Dabei umgeben meh-

Buche; der Wildbach Artugna; Kirche San Tomè; Stengelloser Enzian

(Gentiana clusii); Männliches Knabenkraut (Orchis mascula);

Volksfrömmigkeit am San Tomè-Pfad

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

La memoria

della

resistenza.

In prossimità

della Casera

Val di Lama

si trova un

cippo a forma di altare, costruito

con i sassi della montagna per

commemorare il partigiano

Giovanni Zambon, ucciso dai

nazisti nel 1944. Proseguendo

in prossimità della Casera

Campo che nel 1945 ospitava

un distaccamento di partigiani

osovani, si incontra un secondo

cippo dedicato a Pietro Maset

“Maso”, comandante osovano

deceduto in combattimento con i

nazisti il 12 aprile del 1945.

Lapide in memoria di Giovanni

Zambon

Architettura tipica a Budoia

Fungo porcino

Coprini

La storia di Budoia è strettamente legata

al castello di Polcenigo e ai suoi

signori, da cui essa dipendeva assieme

alle sue pertinenze. Successivamente,

seguì le sorti del Friuli passando

dal Patriarcato alla Serenissima,

dalla Francia all’Austria per far parte,

infine, del Regno d’Italia.

Attraversando le vie del capoluogo

e delle frazioni di Dardago e S. Lucia,

si può cogliere l’impronta comune

dell’architettura rurale che segue il

modello delle “casa a corte”, costruito

con materiale locale (pietra, legno,

ciottolo di fiume) e adottato dal XIV

al XVI secolo. Si tratta di un nucleo

abitativo composto da più edifici che,

raccolti attorno a un cortile centrale

(corte), dal lato della strada formano

un blocco compatto, con le finestre

molto piccole e un grande portone.

All’interno della corte le abitazioni presentano

ballatoio e finestre più ampie.

Sul lato opposto della strada, gli

ambienti di servizio e l’orto.

Le case così disposte costituiscono

un’autentica fortificazione percorsa

da strette stradine entro cui la popolazione

in caso di pericolo, trovava rifugio

rapidamente.

0- 1 tratto 2 / abschnitt 2

Se ne vede un esempio nel piccolo

centro di Dardago, la cui conformazione

fu determinata proprio dalla necessità

di difesa e di fuga attraverso

la valle di San Tomè.

La posizione pianeggiante di Budoia

fece sì che la sua struttura urbanistica

fosse più aperta e proiettata verso

l’esterno, specialmente verso le

zone coltivate, meta giornaliera dei

suoi abitanti. Nonostante tali misure

di protezione, la gente di questi luoghi

non riuscì a salvarsi dalle invasioni

dei turchi nel 1499, anno in cui la

pedemontana fu letteralmente desertificata

dalla loro furia distruttiva.

Già all’inizio del secolo scorso, c’era

un gruppo di persone che si riuniva a

Dardago, per dar vita a delle rappresentazioni

teatrali che, dal 1910, potevano

svolgersi in una sala adibita

allo scopo. Attorno al teatro si è

sviluppata anche una serie di vicende

dal carattere associativo, che hanno

coinvolto a vari livelli la comunità

del centro pedemontano. Solo nel

1924 però si costituì la Società Anonima

Cooperativa Concordia e Progresso,

con l’obiettivo di costruire il

h Festa dei funghi e dell’ambiente

L’abbondanza e la straordinaria varietà

di funghi del territorio di Budoia e della

pedemontana vengono “celebrate” ogni anno

dalla Festa dei funghi e dell’ambiente, durante

il mese di settembre.

In tale occasione, la Pro Loco offre al pubblico

non solo la possibilità di gustare la produzione

micologica locale, ma anche di conoscerla

meglio grazie specialmente alla Mostra

Micologica Regionale, che costituisce la

rassegna principale della manifestazione.

Vi vengono esposte circa 400 specie fungine,

identificate da cartellino e da una serie di informazioni

relative alla commestibilità e alle

caratteristiche.

Per rendere possibile una mostra di tali dimensioni

è necessario che decine di conoscitori

compiano ben due raccolte e che una

ventina di micologi attuino minuziosi controlli.

Durante la festa anche i cortili della cittadina

si animano grazie all’esposizione “Vecchi

oggetti della vita paesana”.

I funghi sono degli alimenti eccellenti, grandi

protagonisti della gastronomia autunnale.

Ma è proprio vero

che l’autunno sia

la stagione tipica

dei funghi? Tradizionalmente

viene

considerata tale

per la varietà e la

gran quantità reperibile

in questo

periodo.

In realtà i funghi

nascono in ogni

periodo dell’anno:

ogni specie ha il suo periodo di crescita preferita

e talune specie, in verità rare, crescono

tutto l’anno.

In inverno troviamo poche specie e per lo più

dove non c’è neve. Due di esse (Pleurotus

ostreatus e Flam-mulina velutipes) sono tipicamente

invernali e non spuntano se non con

i primi geli o addirittura sotto la neve.

I funghi di primavera non sono numerosi né

per quantità né per varietà. In compenso appartengono

ad alcune specie tipiche particolarmente

pregiate, che crescono in habitat

ben localizzati. In primavera non si va mai

a caso nel bosco: il ricercatore esperto sceglie

accuratamente il posto e soprattutto la

specie che vuole raccogliere.

L’estate è un tutt’uno con l’autunno: la grande

stagione dei funghi inizia alla fine di maggio

e termina con i primi freddi di novembre

con le ultime grandi raccolte dei chiodini (Armillariella

mellea).

rere Gebäude einen Hof in der

Mitte, während sie von der Straße

her als kompakter Block erscheinen,

mit sehr kleinen Fenstern

und einem großen Tor. Zum

Hof hin haben die Wohnungen

Balkons und größere Fenster. Auf

der anderen Straßenseite befinden

sich die Dienstgebäude und

der Gemüsegarten.

So bilden die Häuser wahre Festungsanlagen,

mit engen Gassen,

durch die die Leute bei Gefahr

fliehen konnten.

Ein Beispiel hierfür sieht man in

Dardago, dessen Form eben auf

der Notwendigkeit beruhte, sich

verteidigen zu müssen und im

Notfall durch das Tal von San

Tomè fliehen zu können.

Budoia ist aufgrund der Lage in

der Ebene offener und nach außen

gewandt, insbesondere zu

den Feldern hin, wohin seine Bewohner

täglich streben. Doch

diese Schutzmaßnahmen vermochten

die Bevölkerung nicht

vor den Türkeneinfällen 1499 zu

retten, und deren Zerstörungswut

machte das Voralpenland zu

einer Wüstenei.

h Pilz-

und Naturfest

Der Reichtum und die

Vielfalt an Pilzen bei Budoia und

in den Voralpen werden jedes

Jahr im September auf dem Festa

dei funghi und dell’ambiente

(Pilz- und Naturfest) “gefeiert”.

Dort bietet der Verkehrsverein

dem Publikum nicht nur die Möglichkeit,

die Pilze der Gegend zu

probieren, sondern auch Näheres

über sie zu erfahren, insbesondere

dank der Mostra Micologica

Regionale (Pilzausstellung), die

das bedeutendste Ereignis des

Festes ist.

Rund 400 Pilzarten sind zu sehen,

jede mit Namensschild und Angaben

zu Essbarkeit und Eigenschaften.

Um eine Ausstellung von diesen

Ausmaßen auf die Beine zu stellen,

müssen Dutzende Pilzkenner

gleich zweimal losziehen und

dann etwa zwanzig Experten die

Funde genau kontrollieren. Während

des Festes sind auch die

Höfe des Städtchens zu besichtigen,

unter dem Titel “Alte Gegenstände

des Bauernlebens”.

Pilze sind köstlich und stehen im

Herbst oft auf dem Speiseplan.

Aber ist der Herbst wirklich die

typische Jahreszeit für Pilze? So

sagt man ja, wegen der vielen

Arten und großen Mengen, die in

dieser Zeit zu finden sind.

In Wirklichkeit sprießen Pilze zu

jeder Jahreszeit: jede Art hat ihre

eigene Wachstumsperiode

und einige, wenn auch wenige,

wachsen das ganze Jahr über.

Im Winter sind nur wenige Arten

zu finden, meist dort, wo

kein Schnee liegt. Zwei davon

(der Austernseitling Pleurotus ostreatus

und der Samtfußrübling

Flammulina velutipes) sind typische

Winterpilze und kommen

erst nach dem ersten Frost hervor

oder gar unter dem Schnee.

Im Frühling gibt es weder viele

Arten noch große Mengen. Dafür

sind darunter einige besonders

geschätzte, die in eng umrissenen

Gebieten vorkommen.

Im Frühling geht man daher nie

aufs Geratewohl in den Wald:

der erfahrenen Sucher wählt genau

den Ort und vor allem die Art,

die er sammeln will.

Im Sommer ist es wie im Herbst:

die große Pilzsaison beginnt Ende

Mai und endet an den ersten

kalten Novembertagen mit den

letzten großen Hallimasch-Ernten

(Armillariella mellea).

Gedenken an den

Widerstand

Nahe der Hütte Casera Val di Lama

steht ein Grabstein in Altarform,

aus Steinen des Berges

gebaut, zum Andenken an den

Partisan Giovanni Zambon, der

1944 von den Nazis getötet wurde.

Etwas weiter begegnet man

Gedenkstein an Giovanni Zambon; typische Häuser in Budoia;

Steinpilz; Tintlinge

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

Budoia e

Dardago

vantano

anche

una lunga

tradizione

nell’arte

organaria con la creazione e

costruzione di strumenti di

notevole fattura. Per valorizzarla

ogni anno si tiene una

rassegna musicale organizzata

dall’Associazione Musicale XX

Secolo.

Organo della Chiesa di S. Maria

Maggiore a Dardago

Ex teatro di Dardago e il suo

interno

La Chiesetta di San Martino in

Colle

Il Baler in piazza a Dardago

La piazza di Dardago

teatro; la società giunse fino al 1999,

anno in cui donò l’edificio al Comune.

Lo stabile fu realizzato tra il 1924 e il

’26: un’opera che vide tutta la popolazione

impegnata nei lavori e che dopo

l’inaugurazione divenne il fulcro

dei momenti culturali e ricreativi per

l’intero comune. Grazie alla disponibilità

della nuova sala, in paese si costituì

una Società Filodrammatica Dardago,

rimasta attiva almeno fino agli

anni ’40. Dopo una crisi di circa dieci

anni, l’attività riprese per volontà degli

insegnanti della scuola elementare

Giacomo Zanchet, Umberto Sanson

e Armando Del Maschio. Nuovamente

abbandonato negli anni ’60 il teatro

ebbe un nuovo periodo fortunato tra il

’76 e l’82, grazie allo stimolo portato

dal parroco don Giovanni Perin.

Oggi l’ex teatro ristrutturato è divenuto

il cuore della cellula ecomuseale de

“Lis Aganis”. L’edificio è un ambiente

multifunzionale che costituisce un

importante

punto

di partenza

per la

comprensione

e la

2- 3 tratto 2 / abschnitt 2

scoperta del territorio pedemontano,

considerato come un’aula didattica a

cielo aperto. Ospita, oltre alle attività

teatrali e culturali, numerose mostre e

informazioni sulla sua storia.

Una struttura votiva interessante che

si trova a Dardago è la Chiesetta di S.

Martino in Colle, chiesa devozionale

che lega la sua esistenza alla lana

ed evidenzia come la popolazione del

luogo fosse, al tempo, dedita alla pastorizia.

L’edificio, del XVI secolo, ha

struttura molto semplice ad aula unica

in cui è presente un solo altare dedicato

a S. Martino. La struttura, citata

ufficialmente nel 1654, fu oggetto

di frequenti lavori di ristrutturazione.

L’alto tasso di umidità ha obbligato allo

spostamento dell’affresco della parete

in fondo all’abside, operazione

questa che ha reso evidenti altri affreschi

di cui non si conosceva l’esistenza.

L’opera, raffigurante il Padre Eterno,

la Vergine con il Bambino, S. Lucia

e S. Andrea, è situata oggi nella Parrocchiale

di Dardago. L’ultimo restauro

risale al 1994.

h In piazza a Dardago non si ha mai la

sensazione di essere soli.

Questo succede perché c’è il Baler. Lui è arrivato

in paese tra il 1854 e il 1863 e quindi

deve avere circa 150 anni. L’hanno chiamato

così perché fa dei frutti globosi, sferici

che sembrano delle bale. Il Baler è un platano

(Platanus hybrida Brot) ed è sicuramente

una delle prime cose che vengono in mente

quando si pensa a Dardago. L’albero presenta

una caratteristica

cavità nel

fusto.

È un’antica ferita

inflittagli, quando

era giovane, da

due cavalli e un

asino che erano

stati legati al suo

tronco. Impauriti

da un violentissimo

temporale gli

animali, nel tentativo

di liberarsi, danneggiarono la corteccia

della pianta causando il successivo sviluppo

della cavità.

Budoia

Chiesetta di San Tomè, Chiesa di S.

Martino in Colle, Chiesa di S. Andrea Apostolo

a Budoia, Chiesa di S. Maria Maggiore

a Dardago, Chiesa di S. Lucia a S. Lucia,

Chiesa di S. Lucia in Colle, Sentiero naturalistico

di S. Tomè, l’ex teatro a Dardago.

an der Casera Campo, wo 1945

eine Partisanenabteilung aus

Osoppo Unterschlupf fand, einen

weiteren Grabstein, der Pietro

Maset “Maso” gewidmet ist,

dem Kommandant von Osoppo,

der im Gefecht gegen die Nazis

am 12. April 1945 fiel.

Schon Anfang des vorigen Jahrhunderts

traf sich in Dardago eine

Gruppe von Leuten, um Theaterstücke

zur Aufführung zu

bringen; ab 1910 gab es einen

Saal eigens hierfür. In Zusammenhang

mit dem Theater wurden

mehrere Vereine gegründet.

Erst 1924 jedoch formierte sich

die Società Anonima Cooperativa

Concordia e Progresso, um

das Theater zu bauen; 1999 stiftete

der Verein das Gebäude der

Gemeinde. Es entstand zwischen

1924 und 1926: die gesamte Bevölkerung

beteiligte sich an den

Arbeiten, und nach der Einweihung

wurde es zum Mittelpunkt

der Kultur- und Freizeitveranstaltungen

für die ganze Gemeinde.

Angesichts des neuen Saals wurde

im Dorf die “Società Filodrammatica

(Gesellschaft der Theaterfreunde)

Dardago” gegründet, die

mindestens bis in die 40er Jahre

aktiv war. Nach einer Krise von

etwa zehn Jahren kam sie wieder

auf die Beine dank der Grundschullehrer

Giacomo Zanchet,

Umberto Sanson und Armando

Del Maschio. Nach einer Flaute

in den 60er Jahren kam es zu

einer neuen Blütezeit zwischen

1976 und 1982, dank des Pfarrers

Don Giovanni Perin.

Heute bildet das renovierte ehemalige

Theater den Kern der Zelle

des Ecomuseo “Lis Aganis”. Es

ist ein Mehrzweckgebäude und

praktisch ein Lehrraum unter freiem

Himmel, um das Voralpengebiet

besser zu verstehen und ken-

nenzulernen. Neben Theater- und

Kulturveranstaltungen beherbergt

es zahlreiche Ausstellungen

und Informationen über seine

Geschichte.

Eine sehenswerte Votivkirche

in Dardago ist S. Martino in

Colle. Sie verdankt ihre Existenz

der Wolle, was zeigt, wie sehr

die Bevölkerung mit der Schafzucht

verbunden war. Das Gebäude

aus dem 16. Jahrhundert

ist sehr schlicht und einschiffig,

mit nur einem Altar, der natürlich

dem heiligen Martin gewidmet

ist. Die Kirche wurde 1654 in einer

Urkunde erwähnt und wurde

häufig umgebaut. Wegen der hohen

Luftfeuchte musste das Fresko

an der Hinterwand der Apsis

ausgelagert werden, wobei ältere

Fresken zutagetraten, von

deren Existenz man nichts wusste.

Das Werk, das den Ewigen Vater,

die Jungfrau mit dem Kind, St.

Lucia und St. Andreas darstellt,

befindet sich heute in der Pfarrkirche

von Dardago. Zum letzten

Mal restauriert wurde sie 1994.

Budoia und Dardago können auch

eine lange Tradition im Orgelbau

vorweisen; Instrumente von Rang

sind hier entstanden. Um daran

zu erinnern, findet jedes Jahr ein

Tag der Orgelmusik statt, der von

der Associazione Musicale XX

Secolo veranstaltet wird.

h Auf

dem Dorfplatz von

Dardago fühlt man sich

nie allein. Denn da ist der Baler.

Er kam zwischen 1854 und 1863

ins Dorf und muss daher etwa

150 Jahre alt sein. Man nannte

ihn so, weil er runde Früchte

trägt, die wie Bälle aussehen.

Der Baler ist eine Platane (Platanus

hybrida Brot) und sicher mit

das erste, was einem in den Sinn

kommt, wenn man an Dardago

denkt. Im Stamm hat der Baum

eine Einhöhlung. Sie stammt von

zwei Pferden und einem Esel,

die, als er noch jung war, an ihn

angebunden waren und von

einem schweren Gewitter so verschreckt

waren, dass sie bei dem

Versuch, sich zu befreien, die

Rinde beschädigten; später hat

sich dort der Hohlraum gebildet.

Orgel der Kirche S. Maria Maggiore in Dardago; ehemaliges Theater von

Dardago und Inneres; Kirche San Martino in Colle; der Baler auf dem

Dorfplatz von Dardago; Dorfplatz von Dardago

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Il “sentiero

delle lame” è

il risultato di

un progetto

di ripristino

delle aree umide di alpeggio da

parte del Comune di Budoia che

collega cinque luoghi: Malga

Campo, Casera della Valle Friz,

Casera Bachet, Bus del gias e

I Fanghi. Le lame, pozze

d’alpeggio di origine naturale

o antropica, sono delle piccole

conche dal fondo impermeabile

in cui si raccolgono le acque

piovane e lo scioglimento delle

nevi. Fondamentali per le attività

zootecniche in montagna, esse

costituiscono anche degli

interessanti ecosistemi che

offrono rifugio a diverse specie

animali e vegetali. Il ripristino e

la manutenzione di tali zone ha

anche lo scopo di conservare un

ambiente favorevole alla

riproduzione di tre specie

di anfibi: il tritone (Triturus

carniflex), l’ululone dal ventre

giallo (Bombina variegata) e

la salamandra (Salamandra

atra aurorae), specie rare che

risultano minacciate sia a livello

nazionale che regionale.

Una lama

Salamandra atra aurorae

Snow board sul Col Cornier

Il Col Cornier in inverno

Il Monte Cavallo al tramonto

La montagna dei ragazzi

Il Col Cornier, montagna del Gruppo

del Cavallo, con i suoi 1767 m è

la cima più interessante del territorio

del comune di Budoia. Sotto l’aspetto

escursionistico non presenta difficoltà:

la sommità è raggiungibile per

itinerari diversi, a partire da Piancavallo

o dal versante di Budoia (Casera

Campo). La lunghezza dei percorsi

è alla portata di tutti con un’ora o poco

più di cammino.

Nel 2002, in occasione dell’anno internazionale

della montagna, Col Cornier

è stata dedicata ai ragazzi del

mondo diventando montagna dei

ragazzi e da allora è teatro di interessanti

iniziative che hanno come

obiettivo il coinvolgimento degli adulti

e delle giovani generazioni nel considerare

le montagne come un patrimonio

importante a livello mondiale,

sia sotto l’aspetto ambientale, grazie

alla varietà degli ecosistemi, sia sotto

l’aspetto delle economie, delle culture

e dei popoli che vi abitano.

La montagna può essere considerata

un grande palcoscenico dove si rappresenta

la vita assieme alla natura.

Il Col Cornier, sebbene piccola nel

panorama delle cime e delle catene,

vuole essere un simbolo di gioia e di

fratellanza internazionale.

L’ambiente è quello carsico, ricco di

cavità e grotte, la più nota delle quali

è l’Antre delle Mate, e si trova al confine

tra l’ambiente antropizzato della

stazione turistica di Piancavallo e l’incontaminato

ambito del Cansiglio.

- 5 tratto 2 / abschnitt 2

Il comune di Budoia appartiene alla

rete “Alleanza delle Alpi” costituita

da un insieme di comuni di paesi

europei appartenenti all’arco alpino,

che hanno stipulato una convenzione

allo scopo di tutelare le Alpi,

favorendone uno sviluppo che tenga

conto tanto della salvaguardia delle

risorse, quanto della necessità di

consentirne un uso compatibile. Nell’ambito

di questa alleanza il comune

ha aderito a numerosi progetti per

promuovere la potenzialità di un territorio

complesso, sia da un punto di

vista ambientale­paesaggistico che

storico­culturale, al fine di favorire lo

sviluppo di un turismo sostenibile.

Uno di questi, dal titolo “una goccia

d’acqua dalla montagna al mare”,

ha visto protagonista il torrente Artugna

e il suo ambito: escursioni,

forum e incontri didattici hanno fatto

conoscere i numerosi aspetti legati

alla montagna, all’acqua e all’ambiente

circostante.

Per favorire una nuova consapevolezza

tra le nuove generazioni sono

state realizzate attività di animazione

e di educazione ambientale come il

trekking della goccia: seguendo il percorso

della goccia che cade sul Col

Cornier per arrivare al mare, i ragazzi

hanno conosciuto prima l’ambiente

montano così peculiare per le sue

caratteristiche geologiche (carsismo)

e storiche; poi, lungo il percorso del

torrente Artugna sino a valle, hanno

preso coscienza del “bene acqua”

attraverso il contributo di esperti: il

greto del torrente, infatti, è un luogo

di rara bellezza, nel cui alveo si procede

in piano su bianchi depositi alluvionali

che il corso d’acqua ha creato

nel tempo. La vegetazione arbustiva

ospita diverse specie di salice (Salix

ss.pp.), il sambuco (Sambucus nigra)

e il ginepro (Juniperus communis)

che riescono a sopravvivere in questo

ambiente in cui l’acqua di solito

filtra veloce giù tra i sassi ma ogni

tanto arriva con violenza e rumore

saltandoci sopra. I ragazzi hanno infine

raggiunto la laguna e il mare, attraversando

l’area delle risorgive.

Il trekking ha avuto una durata di sei

giorni intensi, in simbiosi con la natura.

Esso viene riproposto, su richiesta,

dall’Amministrazione Comunale

assieme ad altri percorsi ed esperienze

di educazione ambientale.

Altre attività sono state realizzate per

le scuole primarie e le scuole dell’infanzia

per far riflettere i bambini sugli

elementi ambientali circostanti e per

contribuire alla sensibilizzazione della

comunità locale sul tema della sostenibilità

territoriale.

Der Berg der Kinder

Der Col Cornier, ein Berg der

Cavallo-Gruppe, ist mit seinen

1767 m der verlockendste Gipfel

der Gemeinde Budoia. Er ist

nicht schwierig zu besteigen: der

Gipfel ist auf verschiedenen Wegen

zu erreichen, vom Piancavallo

aus oder von der Seite von

Budoia (Casera Campo). Die gut

eine Stunde Fußmarsch ist von

jedermann zu bewältigen.

2002, anlässlich des Internationalen

Jahrs der Berge, wurde der

Col Cornier den Kindern dieser

Welt gewidmet. Seitdem ist der

Berg der Kinder Schauplatz interessanter

Initiativen, um Jung

und Alt davon zu überzeugen,

dass die Berge von weltweiter

Bedeutung sind, sowohl von der

Natur her, dank der vielfältigen

Ökosysteme, als auch unter dem

Gesichtspunkt der Wirtschaft,

der Kulturen und der Leute, die

dort wohnen. Die Berge sind wie

eine große Bühne, wo sich das Leben

gemeinsam mit der Natur abspielt.

Der Col Cornier, so bescheiden

er auch ist unter all den

Gipfeln und Bergketten, möchte

ein Symbol für Freude und Freundschaft

unter den Völkern sein.

Karstlandschaft herrscht vor, mit

vielen Löchern und Höhlen, deren

bekannteste die Antre delle Mate

ist. an der Grenze zwischen dem

vom Menschen geprägten Tourismuszentrum

Piancavallo und der

unberührten Welt des Cansiglio.

Die Gemeinde Budoia gehört zum

Verband “Alleanza delle Alpi”,

dem Gemeinden mehrerer europäischer

Alpenländer angehören. Sie

haben ein Abkommen abgeschlossen,

um die Alpen zu schützen und

ihre Rohstoffe zu nutzen, ohne

Raubbau zu betreiben. Im Rahmen

dieses Verbandes hat die Gemeinde

an zahlreichen Projekten

teilgenommen, um das Potential

eines sowohl landschaftlich als

auch geschichtlich-kulturell vielseitigen

Gebiets durch sanften

Tourismus zu fördern.

Eines davon namens “ein Wassertropfen

von den Bergen

zum Meer” war dem Wildbach

Artugna und seiner Umgebung

gewidmet: Exkursionen, Foren

und Lehrveranstaltungen informierten

über zahlreiche Aspekte

der Bergwelt und des Wassers.

Zur Schaffung eines neuen Bewusstseins

bei der jungen Generation

gab es Animation und

Umwelterziehung wie die Wanderung

des Wassertropfens. Indem

sie den Wassertropfen, der

auf den Col Cornier fällt, bis zum

Meer verfolgten, haben die Kinder

zuerst die Bergwelt kennengelernt,

die geologisch (Karst)

und geschichtlich so eigentümlich

ist; dann, im weiteren Verlauf

des Wildbachs Artugna bis

zur Ebene, ist ihnen das “Gut

Wasser” durch Expertenbeiträge

bewusst geworden; das Bett

des Wildbachs ist ein Ort von

seltener Schönheit, wo man auf

weißen Schwemmablagerungen

geht, die der Wasserlauf in der

Zeit gebildet hat. An Büschen

gibt es verschiedene Weidenarten

(Salix ss.pp.), Holunder

(Sambucus nigra) und Wacholder

(Juniperus communis), die in

diesem Milieu überleben, wo das

Wasser zwar meist schnell zwischen

den Steinen verschwindet,

aber manchmal gewaltsam

alles überschwemmt. Schließlich

erreichten die Kinder über das

Quelltopfgebiet die Lagune und

das Meer. Das Trekking dauerte

sechs Tage, eine intensive Zeit in

Symbiose mit der Natur.

Auf Wunsch führt die Gemeindeverwaltung

es noch einmal durch,

wie auch andere Veranstaltungen

zur Umwelterziehung.

Andere Aktionen gab es für

Grundschulen und Kindergärten,

um die Kinder über ihre Umgebung

nachdenken zu lassen und

die Bevölkerung für das Thema

der Umweltverträglichkeit zu

sensibilisieren.

Ein Wasserbecken; Aurora-Alpensalamander; Snowboard auf dem Col

Cornier; der Col Cornier im Winter; Monte Cavallo bei Sonnenuntergang

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

® Santa Lucia di Budoia

C’era una volta una giovane e ricca fanciulla di nome Lucia. Abitava con

la sua famiglia a Siracusa, in un lussuoso palazzo che dominava il centro della

città. Era una ragazza molto amorevole e generosa: aveva una parola gentile

per tutti e soprattutto amava i bambini, con cui giocava e a cui faceva doni

inaspettati, per il piacere di vederli sorridere.

Un giorno, un giovane nobile la chiese in sposa ma lei si rifiutò. La madre desiderava

tanto che Lucia lo sposasse:

“È un ragazzo ricco e di buona famiglia – le diceva –, il marito che tutti desideriamo

per te”.

Ma Lucia amava già un altro giovane, un pastore povero dall’animo buono, e in

nome di quell’amore era pronta anche a disobbedire alla volontà della sua famiglia.

Il nobile pretendente era un uomo crudele e pieno di sé e quando seppe

del rifiuto di Lucia, ferito nell’orgoglio, disse che l’avrebbe bruciata. La fanciulla,

spaventata, pregò Dio affinché le desse il coraggio di resistere al fuoco

e, poiché era sempre stata molto buona e gentile, il suo desiderio fu esaudito.

Quel giovane malvagio, visto che Lucia non veniva toccata dal fuoco, infuriato

sfoderò la spada e ferì la fanciulla, lasciandola a terra moribonda. Da allora

nessuno a Siracusa vide più Lucia; tutti la credettero morta, ma una leggenda

narra che il giovane pastore, che ricambiava l’amore della fanciulla, la salvò

portandola in un luogo sicuro, lontano da quel nobile crudele, su un monte dove

poteva vivere per sempre serena e felice, sul Monte Cavallo.

Quando la fanciulla si trovò in salvo su quella montagna, ringraziò il suo amato

e Dio e promise che per tutta la vita avrebbe fatto del bene ai bambini, che

tanto amava. Così ancora oggi Lucia vive nascosta sul Cavallo ed è la stessa

Santa Lucia, oramai vecchia e quasi cieca, che ogni anno il 13 dicembre i

bambini aspettano emozionati. Scende dal Monte su un carretto pieno di doni,

trainato da un asinello. I piccoli mettono davanti alle porte di casa fieno, latte

o semola per l’animale e biscotti per la santa.

Nessuno la può vedere quando di notte arriva nelle case e lascia i suoi doni.

Ma a Budoia un tempo, nei giorni che precedevano il tredici dicembre, gli uomini

passavano nelle strade suonando un campanello, per rendere più suggestiva

l’attesa, perché nei dintorni del paese qualcuno narrava di averla vista.

Per ringraziare questa donna della sua bontà, un giorno gli abitanti di Budoia

decisero addirittura di chiamare una frazione Santa Lucia e lì si dice che ancora

oggi, nascosta tra le vecchine del paese, ogni tanto Lucia scenda dal

Monte e vada a trovare in segreto i suoi cari bambini.

(da Fiabe e leggende del Monte Cavallo, Francesca Orlando,

ed. Santi Quaranta, 2004)

- 7 tratto 2 / abschnitt 2

Der Weg “Sentiero delle lame”

ist das Ergebnis des Rückbaus

der Alm-Feuchtgebiete durch die

Gemeinde Budoia. Er verbindet fünf

Orte miteinander: Malga Campo, Casera

della Valle Friz, Casera Bachet, Bus

del Gias und I Fanghi. Die lame sind

Almbrunnen natürlichen Ursprungs

oder vom Menschen geschaffen, kleine

Mulden mit wasserdichtem Boden zum

Auffangen des Regen- und Tauwassers.

Sie sind nicht nur als Viehtränke wichtig,

sondern bilden auch bemerkenswerte

Ökosysteme für verschiedene

Tier- und Pflanzenarten.

Die Wiederherstellung und Pflege dieser

Gebiete dient auch der Erhaltung eines

Lebensraums,

in dem sich drei

A m p h i b i e n -

arten fortpflanzen

können: der

Alpen-Kammolch

(Triturus carniflex),

die Gelbbauchunke

(Bombina variegata)

und der

Salamander (Salamandra

atra aurorae),

seltene

Arten, die nicht

nur hier, sondern auch in ganz Italien

gefährdet sind.

® Santa Lucia von Budoia

Es war einmal ein junges und

reiches Mädchen namens Lucia. Sie

lebte mit ihrer Familie in Syrakus, in

einem luxuriösen Palast, der das Stadtzentrum

beherrschte. Sie war sehr liebevoll

und großzügig: für jeden hatte

sie ein nettes Wort übrig und vor allem

liebte sie die Kinder: sie spielte mit ihnen

und überraschte sie mit Geschenken,

weil es ihr Spaß machte, wenn sie

lächelten.

Eines Tages hielt ein junger Adliger um

ihre Hand an, aber sie gab ihm einen

Korb. Ihre Mutter wünschte sehr, dass

Lucia ihn heiratete:

“Er ist reich und aus guter Familie –

sagte sie zu ihr –, das ist der Ehemann,

den wir uns alle für dich wünschen”.

Aber Lucia liebte schon einen anderen

jungen Mann, einen armen Schäfer mit

Monti Tremol e Colombera

Nigritella nigra, vietata alla raccolta

dalla L.R. 34/1981

einer guten Seele, und für diese Liebe war sie

auch bereit, gegen den Willen ihrer Familie zu

verstoßen. Der adlige Freier war grausam und

arrogant, und als er von der Absage Lucias erfuhr,

war sein Stolz verletzt, und er sagte, er

würde sie verbrennen. Das Mädchen bekam es

mit der Angst und betete zu Gott, er möge ihr

den Mut geben, dem Feuer zu widerstehen. Da

sie immer gut und lieb gewesen war, wurde ihre

Bitte erhört. Als der böse Mann sah, dass das

Feuer Lucia nicht berührte, zog er voll Wut sein

Schwert und verletzte sie, so dass sie sterbend

niedersank. Seitdem sah niemand in Syrakus

mehr Lucia; alle glaubten, sie sei tot, aber eine

Legende erzählt, dass der junge Schäfer, der

die Liebe des Mädchens erwiderte, sie rettete

und an einen sicheren Ort trug, weit entfernt

von dem grausamen Adligen, auf einen Berg,

wo sie für immer glücklich leben konnte, auf

den Monte Cavallo.

Als das Mädchen sicher auf dem Berg war,

dankte sie ihrem Geliebten und Gott und versprach,

ihr Leben lang Gutes für die Kinder zu

tun, die sie so sehr liebte. So lebt Lucia noch

heute versteckt auf dem Cavallo, und sie ist

die heilige Lucia, inzwischen alt geworden und

fast blind, der jedes Jahr am 13. Dezember die

Kinder entgegenfiebern. Sie kommt vom Berg

herab in einem Wagen voll Geschenke, der von

einem Esel gezogen wird. Die Kleinen stellen

Heu, Milch oder Grieß für das Tier und Kekse

für die Heilige vor die Haustür.

Niemand kann sie sehen, wenn sie nachts zu

den Häusern kommt und ihre Geschenke dalässt.

Aber früher gingen in Budoia in den Tagen

vor dem 13. Dezember die Männer durch

die Straßen und ließen ein Glöcklein erklingen,

um die Vorfreude zu steigern, denn in der Umgebung

des Dorfes erzählte jemand, er habe

sie gesehen.

Um der Frau für ihre Güte zu danken, beschlossen

die Einwohner Budoias eines Tages sogar,

einen Ortsteil Santa Lucia zu nennen, und dorthin

soll noch heute Lucia vom Berg herunter

und, zwischen den Alten des Dorfes versteckt,

ihre geliebten Kinder besuchen kommen.

(aus Fiabe und leggende del Monte Cavallo,

Francesca Orlando, Verlag Santi Quaranta,

2004)

Monte Tremol und Monte Colombera;

Schwarzes Kohlröschen, Pflücken verboten

laut Gesetz L.R. 34/1981

( @

Comune di Budoia

tel. 0434 671911

www.comune.budoia.pn.it

Pro Loco Budoia

tel. 0434 653244

www.prolocobudoia.it

I.A.T. Piancavallo

tel. 0434 520381

www.piancavallo.com

Comunità Montana del Friuli

Occidentale

Barcis - tel. 0427 76038

Stazione Forestale Aviano

tel. 0434 651436

Info Malghe Dorsale Cansiglio

Piancavallo

sig. Angelo Tassan

cell. 368 7498131

Sentiero Naturalistico di San

Tomè

tel. 0434 671911

www.turismo.fvg.it

www.artugna.it

www.ecomuseolisaganis.it

www.vallipordenonesi.it

www.bibliomp.it

www.itinerariciclabili.it

Vecchia Osteria Da Bepi

Trattoria - tel. 0434 654190

chiuso lunedì

Ca’ del Bosco

Albergo Ristorante Pizzeria

Servizi a ciclisti

tel. 0434 670056 - fax 0434 670336

chiuso martedì

Ciasa De Gahja

Albergo Ristorante

tel. 0434 654897 - fax 0434 654815

chiuso lunedì

Old Saloon

Birreria - tel. 0434 653098

chiuso martedì

Le Glicini

Bed and breakfast

tel. 0434 654021 - fax 0434 747905

info

Al Ciastelat

Ristorante - Dardago

tel. 0434 654719, chiuso mercoledì

Allo Chalet

Albergo Ristorante Pizzeria

Dardago, Loc. Val de Croda

tel. 0434 654044

chiuso martedì, luglio e agosto

sempre aperto

Artugna

Pizzeria - Dardago

tel. 0434 654026, chiuso lunedì

Osteria Al Campanile

Dardago - tel. 0434 654042

Da Pippo La Pastaiola

Trattoria - Dardago

tel. 0434 654016, chiuso martedì

Il Rifugio

Ristorante - Loc. Val de Croda

tel. 0434 654915

chiuso mercoledì e giovedì a

mezzogiorno

Piancavallo

Agriturismo - Dardago

tel. 0434 653047

Bet Franco

Affittacamere - tel. 348 2827921

Il Vecchio Borgo

Trattoria - S. Lucia

tel. 0434 654314

chiuso lunedì e martedì sera

Magiribà

Pizzeria - S. Lucia

tel. 0434 653105, chiuso mercoledì

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

Piancavallo

non è solo

area turistica,

è anche la

più grande

estensione

a pascoli di

tutta la dorsale ancora utilizzati

sfruttando l’allineamento di

pianori che si sviluppano per

circa 4 km verso la Val Caltea.

Le passeggiate più note e

frequentate in questa zona sono:

il “Sentiero della Sorgente del

Tornidor” (segnavia giallo-blu),

che partendo dalle vicinanze

del maneggio raggiunge la

Casera Pian delle More e la

sorgente; la “Passeggiata delle

Malghe” (segnavia giallo-blu), un

anello che, partendo dai pressi

della rotonda di Piancavallo,

si snoda attraverso boschi e

pascoli delle Casere Col Alto,

Barman, Del Medico e Caseratte

riagganciandosi al nastro di

asfalto nelle vicinanze della

cabina ENEL di Col Alto.

La sorgente del Tornidor

Finestra e piazza a Cortina

di Giais

Padre Marco d’Aviano in una

immagine d’epoca

Sci al tramonto in Piancavallo

Il Monte Cavallo non è solamente

parte di una rinomata stazione sciistica,

ma è anche il luogo nel quale si

svilupparono i primi insediamenti dell’avianese.

Nel Paleolitico, sulle sue pendici si

recavano i primi abitatori della zona,

che, stanziati più in basso, si spingevano

nei boschi per cacciare.

Oltre all’individuazione di una stazione

preistorica, le indagini archeologiche

hanno portato al rinvenimento

di reperti di vario genere di epoca anche

posteriore, romana e medioevale;

sono parti delle coperture dei tetti,

asce, spade, monete e una pietra

da anello.

Della dominazione longobarda, rimangono

alcuni toponimi come Giais, da

gahagi, bosco, luogo recintato.

La posizione geografica al confine tra

le pendici del monte e la vasta distesa

della pianura friulana ha avuto un’importanza

decisiva sullo sviluppo di

Aviano e dei centri vicini, come pure

sulla loro conformazione urbanistica.

La strada pedemontana ha sempre

costituito una sorta di colonna dorsale

dell’abitato, segnato però anche

dalle diramazioni verso la pianura e

le malghe montane. È su queste, in

fondo, che si sono addensati i borghi

nei quali avvenivano gli scambi commerciali.

Dal XII secolo si formarono i comuni

e le comunità rustiche, caratterizzate

dalla cortina, un muraglione con

- 9 tratto 2 / abschnitt 2

poche aperture, percorso all’esterno

da un fossato, per meglio difendersi

dalle aggressioni. Quella di Giais è

l’unica cortina del Friuli occidentale

ancora ben visibile. La centa rappresentava

invece la tipologia che, sempre

a scopo difensivo, veniva data a

un complesso di case, addossate le

une alle altre e disposte in circolo. Ne

è un esempio la borgata di Selva, la

cui struttura urbana è una vera e propria

fortezza, formata da un quadrilatero

di edifici di 160×120 m e aperta

all’esterno solamente da due piccole

vie e da portoni ad arco in pietra atti

al transito dei mezzi agricoli.

Ben si comprendono le motivazioni di

tanto ingegno edilizio se si considerano

le devastanti invasioni turche che,

tra il 1472 e il 1499, si ripeterono affliggendo

la popolazione. Successivamente,

la Serenissima non lasciò spazio

alle fortificazioni non autorizzate e

le distrusse quasi ovunque riorganizzando

il territorio in villaggi rurali.

Interessante dal punto di vista architettonico

anche il borgo di Marsure: la

parte più antica si presenta fortificata

con le abitazioni caratterizzate da piccole

finestrelle poste nella parte più

alta delle case. La pietra per la loro costruzione

proveniva dai canaloni delle

vicine montagne e gli scalpellini locali

si specializzarono nella ”tecnica del

taglio” tanto che molti di loro, una volta

emigrati, si distinsero in vari stati

europei per la loro bravura.

h La minaccia incombente dell’invasione

turca fu la causa della formidabile

impresa che ebbe come protagonista Padre

Marco d’Aviano, personaggio di cui la cittadina

e l’intera regione vanno fieri. Nato il 17

novembre 1631 nella borgata di Somprado,

Carlo Domenico Cristofori fu frate capuccino

colto e di profonda spiritualità, che divenne

presto famoso in tutta Europa per essere

grande predicatore e taumaturgo. Compì diversi

miracoli tra cui forse il più sorprendente

è la resurrezione di un bimbo, il cui corpo

ormai privo di vita gli era stato portato affinchè

lo battezzasse. L’imperatore Leopoldo

d’Asburgo invocò il suo aiuto nel 1683, quando

i turchi assediavano Vienna. Padre Marco

vi giunse prontamente con un esercito di

coalizione. Il 12 settembre, innalzando il crocefisso

di legno come stendardo, egli, con

fede e calore, spronò i soldati

a difendere strenuamente

la cristianità.

L’entusiasmo fu grande tra le

truppe che costrinsero i nemici

a ritirarsi. Da allora ebbe

inizio la progressiva liberazione

dell’Europa dalla

minaccia turca. Padre Marco

si dedicò successivamente a

una delicata opera diplomatica

in favore della stabilità

e della pace tra i regni europei.

Morì il 13 agosto 1699 e al momento della

morte pare che i suoi familiari abbiano visto

una forte luce in fondo all’orto della casa

natale, in via Cristofori, laddove oggi sorge

un capitello affrescato. Gli Asburgo gli riservarono

l’onore che spettava ai loro regnanti:

essere sepolto nella Cripta dei Capuccini

a Vienna, dove gli è stato innalzato pure un

monumento. Nel 2003 Giovanni Paolo II procla

padre Marco beato.

Aviano

Duomo Pieve di S. Zenone, Chiesetta

cimiteriale di S. Pietro, Chiesetta di S. Giorgio

in Monte, Palazzo Menegozzi, Palazzo Policreti

Negrelli, Teatro della Società ora Palazzo

Bassi, Palazzo Tamai, Villa Trevisan ad

Aviano. Castello, Chiesa di S. Gregorio, Villa

Policreti, Casa Zoratti, Casa Cristofori a Castello

di Aviano. Chiesa di S. Caterina, Chiesa

di S. Lorenzo, Chiesetta di S. Valentino,

Santuario di Madonna del Monte a Marsure.

Chiesa di S. Maria Maggiore, Chiesetta di S.

Biagio a Giais. Oratorio di S. Floriano, Oratorio

di S. Pellegrino a S. Martino di Campagna.

Der Monte Cavallo ist nicht nur

Teil eines renommierten Skigebiets:

hier gab es auch die ersten

Ansiedlungen dieser Gegend.

In der Altsteinzeit stiegen die

ersten Siedler, die bis dahin weiter

unten gelebt hatten, zum Jagen

hangaufwärts in die Wälder.

Neben vorgeschichtlichen fanden

die Archäologen hier auch

Zeugnisse aus der Römerzeit und

dem Mittelalter, und zwar Teile

von Dächern, Äxte, Schwerter,

Geldstücke und einen Stein für

einen Ring.

Die Langobardenherrschaft hinterließ

einige Ortsnamen wie Giais

von “gahagi”, Wald, Gehege.

Die Lage zwischen Berghang und

der weiten Ebene Friauls wirkte

sich günstig auf die Entwicklung

Avianos und der Nachbarorte

aus und prägt auch ihre Form.

Die Voralpenstraße bildete schon

immer sozusagen das Rückgrat

Avianos, von dem Straßen in die

Ebene und auf die Almen abgingen.

An letzteren entstanden die

Handelsdörfer.

Ab dem 12. Jahrhundert bildeten

sich die Gemeinden und Bauerndörfer

in Form der Cortina,

einer Mauer aus Häusern mit wenigen

Öffnungen und einem Graben

davor, zur besseren Verteidigung

vor Angriffen. Die von Giais

ist die einzige noch gut sichtbare

Cortina

Westfriauls.

Eine andereVerteidigungs

f or m

ist die Centa,

bei der

die Häuser

kreisförmig

n e b e n e i n -

a n d e r s t e -

hen. Ein Beispiel

hierfür

ist der Ort

Selva, der

die Form einer wahren Festung

hat, ein Rechteck aus Gebäuden

von 160×120 m, in das nur

zwei kleine Gassen führen und

Tore mit Steinbögen, die groß

genug für landschaftliche Fahrzeuge

waren. Diese ausgeklügelten

Baumaßnahmen leuchten

ein angesichts der wiederholten

verheerenden Türkeneinfälle

zwischen 1472 und 1499, die

viel Leid über die Bevölkerung

brachten. Später verbot die Republik

Venedig alle nicht genehmigten

Befestigungsanlagen und

schleifte sie fast überall und teilte

das Gebiet in Landdörfer ein.

Architektonisch interessant ist

auch der Ort Marsure: der älteste

Teil ist bewehrt, und die Häuser

haben kleine Fenster, nur ganz

oben. Die Steine für ihren Bau

kamen aus den Rinnen der nahen

Berge, und die hiesigen Steinmetze

wurden so tüchtig, dass

viele von ihnen sich nach der

Auswanderung in verschiedenen

europäischen Staaten hervortaten.

Am wichtigsten für die Geschichte

Avianos ist zweifellos seine

Burg, die der Patriarch von Aquileia

um das Jahr 1000 als Teil einer

Kette von Festungen gegen

die Einfälle der Ungarn errichten

ließ. Im Ortsteil Castello gelegen,

lässt die Burg noch heute ihre

wirkungsvolle Verteidigungsfunktion

erkennen und den Stolz

der Leute, die sich um sie herum

niederließen, in Häusern direkt

an den mächtigen Burgmauern.

Es wohnten dort Bauern und

Schäfer, die sich auf den Schutz

durch die Herren und Soldaten in

der Festung verlassen konnten.

Unter der Herrschaft Venedigs

kam die Burg zu Sacile, was den

Einwohnern von Aviano jedoch

übel aufstieß. So boten sie bald

die zu renovierende Burg der Republik

Venedig an, um als Gegenleistung

die Unabhängigkeit zu

erhalten.

Die Festung empfängt uns mit

dem gotischen Eingangsportal

mit einem Wolfswappen darauf,

daher der Name “Wolfsburg“

oder auch “Burg der sieben Türme”

in Erinnerung an ihren ursprünglichen

Aufbau. Heute sind

nur vier Türme verblieben sowie

Reste des Bergfrieds, der Mauer

und des Wachturms am Eingang.

Auch der Dorfplatz ist erhalten;

er erscheint übertrieben groß,

wenn man bedenkt, dass weder

eine Kirche noch ein anderes größeres

Gebäude an ihm steht.

Diese Größe und seine Öffnung

zu den alten Wiesen hin war beabsichtigt,

um die Macht des Patriarchen

auszudrücken. Mit der

Zeit wurde der Platz zum Mittel-

Die Tornidor-Quelle; Fenster und Dorfplatz in Cortina di Giais;

Padre Marco d’Aviano, zeitgenössisches Bildnis;

Skifahren bei Sonnenuntergang auf dem Piancavallo

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

Situato sopra

la borgata

di Costa di

Aviano, il

Santuario

di Madonna

del Monte ha

origine dall’apparizione della

Vergine nel 1510 a un devoto

contadino. L’edificio odierno,

che risale al 1908, è detto anche

“basilica d’argento” per la sua

cupola ottagonale rivestita

di metallo che la sovrasta. Al

suo interno, ai piedi dell’altare

del Redentore si trovano le più

antiche campane friulane.

Santuario di Madonna

del Monte

Piazza di Castello di Aviano

Icona votiva

Il castello

Villa Policreti

Stella alpina sul Monte Cavallo

Impacatrici di stelle alpine di

Giais

Il nucleo storico più rilevante di Aviano

è senza dubbio il suo Castello, voluto

intorno al Mille dal Patriarca aquileiese

nell’ambito della costruzione

di un sistema di fortificazioni contro

le incursioni ungaresche. Situato nella

frazione che ne prende il nome, il

maniero testimonia ancor oggi la sua

preziosa funzione difensiva e l’orgoglio

della comunità che vi si raccolse

attorno, formando il borgo, fatto di case

costruite a ridosso delle possenti

mura castellane. Vi abitavano contadini

e pastori, che potevano contare

sulla protezione dei signori e

dei soldati che invece risiedevano

all’interno del fortilizio.

Con la dominazione veneziana

il castello fu posto

sotto la “podesteria” sacilese,

che gli avianesi però

mal tolleravano. Infatti ben

presto essi offrirono alla

Serenissima il maniero da

ristrutturare per ottenere

in cambio l’indipendenza.

Oggi il fortilizio ci accoglie

con il portale gotico d’ingresso

sormontato dal lupo

araldico che dà il nome al “castel

del lupo”, detto anche “castello delle

sette torri” a memoria della struttu­

50-51 tratto 2 / abschnitt 2

ra difensiva originaria. Attualmente, di

torri ne rimangono solamente quattro,

assieme a resti del mastio, della cinta

muraria e del torrione d’accesso. Si è

conservata anche la piazza del borgo,

dalle dimensioni un po’ anomale se

si considera la mancanza di chiese o

palazzi che vi si affacciano. Essa, così

vasta e aperta verso le antiche praterie,

rappresenta il frutto di un preciso

progetto urbano della dominazione

patriarcale. Col tempo la piazza divenne

luogo in cui si svolgeva la vita civile

della comunità e dei notabili.

A Castello di Aviano sorge Villa Policreti,

che prende il nome dalla famiglia

che l’ha fatta costruire nel XVI

secolo. Rimaneggiata in tempi successivi,

essa trova il motivo di maggior

vanto nell’incantevole parco che

la circonda, opera del 1845 dell’architetto

Pietro Quaglia, che

vi ha posto laghetti e cascatelle,

grotte e soprattutto

alberi di grande

pregio come sequoie,

pioppi giganteschi e un

rovere ultracentenario di

cinque metri di circonferenza

per circa trentaquattro

di altezza, definito

“monumento naturale”.

La Villa è oggi destinazione privilegiata

per gli appassionati di golf poiché

nella sua vasta area verde (26 ettari)

ospita un campo a 9 buche.

h Nei primi decenni del Novecento ma

forse già nella prima metà dell’Ottocento,

quando il Friuli faceva parte dell’Impero

austroungarico, gli abitanti di Giais incominciarono

a raccogliere e a lavorare le

stelle alpine a scopo commerciale.

In nessun altro paese della pedemontana

e della regione fiorì una simile attività artigianale,

perché soltanto sui monti della zona

questi fiori crescevano tanto numerosi e

belli. In un primo periodo, il territorio su cui

si svolgeva la raccolta si estendeva sui monti

delle Prealpi occidentali, lungo tutta la dorsale

del gruppo del Monte Cavallo, fino ai comuni

di Montereale e Barcis (Monte Tremol,

Cima Manera, Candaglia,

Forcella di Giais, Valfredda

e Monte Ciastelat).

Dopo la Seconda Guerra

Mondiale il campo di ricerca

si allargò alle montagne

dei comuni di Budoia,

Polcenigo, Caneva,

fino al Pian Cansiglio.

La raccolta delle stelle

alpine si effettuava dalla

fine del mese di giugno

– quando sbocciavano i

primi fiori nel versante

sud delle Prealpi, più esposto

al sole – alla metà del mese di agosto,

con gli ultimi esemplari sulle cime più alte

e fredde, nelle fessure della roccia nuda.

Le stelle erano rigogliose e ben visibili perché

le mucche e le pecore, al pascolo, mangiavano

l’erba ma non questi fiori, coperti di

lanuggine e dal sapore amaro.

Le piantine venivano recise con cura, non

sradicate, e deposte negli zaini.

A sera i raccoglitori ritornavano nelle loro

case dove li attendevano le donne più anziane

che procedevano a immergere gli steli

in tinozze d’acqua e, al mattino successivo,

contavano i fiori in numero di cento per mazzetto.

Una persona poteva raccogliere in un

giorno dai tremila ai diecimila esemplari.

I mazzetti venivano poi deposti con arte, perché

ne risaltasse la bellezza, in grandi cesti,

e portati a compratori locali.

Nei cortili di alcune case si procedeva poi

all’“impacatura” e all’essiccazione dei fiori.

Circa cinquanta operaie, fra donne e ragazzine,

toglievano ai gambi alcune foglie ingiallite,

poi, aperta e piegata la corolla, disponevano

le stelle in fogli, ciàrtons, color carta da

zucchero, in numero di cento per foglio.

Durante l’inverno altre operaie sceglievano i

fiori a seconda della loro grandezza e li usavano

poi per comporre quadretti, mazzetti e

cartoline. La raccolta delle stelle durò fino

alla fine degli anni sessanta e oggi la Stella

alpina è protetta dalla L.R. 34/1981.

punkt des Lebens der Leute und

der Würdenträger.

In Castello di Aviano steht die

Villa Policreti, die im 16. Jahrhundert

von der gleichnamigen

Familie erbaut wurde. Da sie

später mehrmals umgestaltet

wurde, ist ihr größter Stolz heute

der bezaubernde Park, der 1845

vom Architekten Pietro Quaglia

angelegt wurde, mit Teichen

und Wasserfällen, Grotten und

vor allem erlesenen Bäumen wie

Mammutbäumen, Riesenpappeln

und einer mehr als hundert Jahre

alten Stieleiche mit fünf Metern

Umfang und vierunddreißig Metern

Höhe, die als Naturdenkmal

gilt. Die Villa ist heute beliebtes

Ziel von Golfspielern, denn unter

ihren großen Grünflächen

(26 Hektar) findet sich auch ein

9-Löcher-Golfplatz.

h In

den ersten Jahrzehnten

des 20. Jahrhunderts,

aber vielleicht auch schon in der

ersten Hälfte des 19. Jahrhunderts,

als Friaul noch zu Österreich-Ungarn

gehörte, begannen

die Einwohner von Giais, das

Edelweiß zu sammeln und zu

verarbeiten, um es zu verkaufen.

In keinem anderen Dorf der Voralpen

und der Region gab es

so etwas, denn nur hier blühten

auf den Bergen so viele davon.

Zunächst beschränkte sich

das Sammelgebiet auf die westlichen

Voralpen, entlang des

ganzen Höhenrückens der Monte-Cavallo-Gruppe,

bis zu den

Gemeinden Montereale und Barcis

(Monte Tremol, Cima Manera,

Candaglia, Forcella di Giais,

Valfredda und Monte Ciastelat).

Ab dem Ende des Krieges suchte

man auch in den Bergen der Gemeinden

Budoia und Caneva bis

zum Pian del Cansiglio.

Die Sammelsaison dauerte von

Ende Juni – wenn an den sonnigeren

Südhängen die ersten

Blumen aufblühten – bis Mitte

August, wo man die letzten

Exemplare auf den höchsten und

kältesten Gipfeln fand, in nackten

Felsspalten. Das Edelweiß

war üppig und leicht zu erkennen,

denn die Kühe und Schafe fraßen

das Gras weg, aber nicht diese

Blumen, die mit Flaum bedeckt

waren und bitter schmeckten.

Die Blumen wurden sorgfältig

abgeschnitten, nicht mit der

Wurzel herausgerissen, und in

Rucksäcke gesteckt.

Am Abend kehrten die Pflücker

in ihre Häuser zurück, und die

älteren Frauen stellten die Blumen

in Wasserkübel. Am nächsten

Morgen zählten sie sie, hundert

Stück pro Strauß. Ein Mann

pflückte pro Tag dreitausend bis

zehntausend Edelweiß.

Die Sträuße wurden dann, um ihre

Schönheit herzuzeigen, kunstvoll

in große Körbe gelegt und

zu Käufern aus der Gegend gebracht.

In den Höfen einiger Häuser

wurden die Blumen dann

“verpackt” und getrocknet. Etwa

fünfzig Arbeiterinnen, Frauen

und kleine Mädchen, zupften

vergilbte Blätter von den Stielen,

dann öffneten und bogen sie die

Blütenblätter und ordneten sie

auf zuckerpapierfarbigen Papierblättern

an, ciàrtons, je hundert

pro Blatt.

Während des Winters wählten

andere Arbeiterinnen Blumen

nach ihrer Größe aus und ordneten

sie in Rahmen, Sträußen und

Karten an. So war es noch Ende

der 60er Jahre; heute ist das

Edelweiß durch das Regionalgesetz

34/1981 geschützt.

Das Heiligtum Madonna

del Monte ist oberhalb

des Ortsteils Costa di Aviano gelegen.

1510 entstand es, als

einem frommen Bauern hier die

Jungfrau erschien.

Das heutige Gebäude stammt

aus dem Jahr 1908, es wird auch

“silberne Basilika” genannt, wegen

seiner achteckigen Kuppel

aus Metall. In ihm liegen am Fuß

des Erlöseraltars die ältesten

Glocken Friauls.

Kirche Madonna del Monte; Dorfplatz von Castello di Aviano; Votivbild;

die Burg; Villa Policreti; Edelweiß auf dem Monte Cavallo;

Edelweiß-Verpackerinnen in Giais

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Queste

pendici sono

divenute

vere palestre

di volo che

hanno il loro centro in località

Castaldìa, a quota 1100 m, punto

privilegiato per ammirare la

pianura friulana e veneta. Nella

scuola, dove vengono abilitati

quasi tutti i piloti friulani, si

apprendono le tecniche del

volo planato e veleggiato e

si organizzano gare a livello

regionale e interregionale.

Parapendio in Castaldìa

Sport a Piancavallo

Piancavallo

Sotto la vetta del Monte Cavallo (2251

m), Piancavallo costituisce una delle

mete più frequentate dal turismo

montano durante tutto l’anno.

Una località così moderna, dotata di

servizi sempre al passo con i tempi,

possiede una storia che pochi conoscono,

fatta di amore per la natura,

passione per lo sport e il turismo.

Prima di essere spogliati per le necessità

della Serenissima e del suo

arsenale, i versanti di queste montagne

erano coperti da boschi di faggi,

abeti e castagni.

Percorrendo i sentieri che li attraversano,

vi si trovano ancor oggi alcune

casere costruite per le esigenze dei

pastori, come rifugio e luogo di lavorazione

del latte e in parte ancora

attive.

Il Monte Cavallo divenne presto traguardo

di alpinisti ed escursionisti.

La prima ascesa è quella di Giovanni

Girolamo Zanichelli che vi salì il

3 luglio 1726 accompagnato dal botanico

Giovanni Pietro Stefanelli.

Nel 1925, grazie all’impegno della sezione

del CAI di Pordenone, appena

costituita, venne costruito il rifugio

Policreti, primo edificio destinato ad

52-53 tratto 2 / abschnitt 2

accogliere gli appassionati frequentatori

della montagna. Vi si svolgeva

una prima, intensa attività di “scuola

sci”, dove i più esperti, dopo aver

organizzato le gite della sezione, insegnavano

ai principianti a destreggiarsi

sulla neve.

Durante la guerra il rifugio Policreti

divenne base delle formazioni partigiane

del Friuli occidentale, per questo

fu incendiato dall’esercito tedesco

nel 1944.

Nel dopoguerra i passi verso la creazione

della stazione sciistica furono

veloci: fu costruito un nuovo rifugio

in località Busa di Villotta e realizzata

una rudimentale manovia, finché,

negli anni ’60, vide la luce il primo impianto

di risalita.

Piancavallo si stava trasformando e

cambiò ancor più fisionomia quando,

per favorire lo sfruttamento sciistico

dei versanti, vennero livellate tutte le

asperità naturali facendo esplodere

i massi più grossi e “spalmando” il

terreno con una miscela di paglia e

catrame che doveva uniformare la

superficie delle future piste.

Nei primi anni ’70 venne inaugurato

uno dei primi sistemi di innevamento

programmato a livello europeo;

nel ’78, l’atteso salto di qualità con

l’organizzazione della prima gara di

Coppa del Mondo femminile.

Da allora la crescita continua: il prestigio

di Piancavallo è divenuto ormai

internazionale anche grazie alla sua

facile raggiungibilità.

La collocazione al riparo del Monte

Cavallo, unita al funzionamento di un

centinaio di cannoni snow maker, garantisce

l’innevamento al 100%.

Ogni tipo di sciatore può trovare risposta

alle sue esigenze nei 50 ettari

di piste a disposizione: si va dalle più

difficili, come la Nazionale dove si

sono svolte gare valide per la Coppa

del Mondo, la Salomon e la Saùc,

sfruttate per gare di slalom gigante,

alle più facili come la Daini e la Caprioli,

adatte ai più piccoli e inesperti.

A servirle 5 seggiovie e 6 skilift, oltre

alla nuovissima Tremol 2, seggiovia

quadriposto inaugurata di recente.

Per gli sciatori di fondo ci sono sei

anelli di cui uno offre la possibilità di

suggestive sciate notturne.

D’inverno ci si può dedicare a numerose

altre attività che vanno dal

pattinaggio su ghiaccio allo freestyle,

dallo snowboard allo sleddog (la

squadra italiana si è allenata proprio

qui in preparazione del Campionato

del Mondo).

Recentissima anche l’organizzazione

a Piancavallo del Campionato italiano

di motoslitte.

Per i più temerari, la Scuola Italiana

di Sopravvivenza propone escursioni

con slitte trainate da cani e corsi di

sopravvivenza artica.

Vi sono inoltre aree appositamente

adibite al bob e allo slittino.

Particolare cura è stata poi riservata

alle famiglie per le quali è stata prevista

una viabilità priva di attraversamenti

e molti parchi giochi. Quello di

Collalto è sede anche di un percorso

riservato allo snowtubing, adatto a

tutte le età.

Anche in estate Piancavallo mantiene

la sua vivacità offrendo l’attrattiva

di numerosi sport (minigolf, tennis,

equitazione, mountain bike, escursioni

a cavallo, tiro con l’arco e nordic

walking), ma anche di piacevoli passeggiate

tra i boschi per visitare le

malghe e acquistarne i prodotti.

Piancavallo

Unter dem Gipfel des Monte Cavallo

(2251 m) gelegen, ist Piancavallo

während des ganzen

Jahrs eines der meistbesuchten

Ziele des Bergtourismus.

Dieser moderne Ort, der stets die

neuesten Serviceeinrichtungen

bietet, hat eine Geschichte, die

nur wenigen bekannt ist, bestehend

aus Liebe zur Natur, Leidenschaft

für Sport und aus Tourismus.

Bevor sie für den Bedarf der

Republik Venedig und ihrer Werft

abgeholzt wurden, waren die

Hänge dieser Berge von Buchen,

Tannen- und Kastanienwäldern

bedeckt. An den Wegen findet

man noch heute Schäferhütten,

die auch zur Milchverarbeitung

dienten und teils noch heute in

Gebrauch sind. Der Monte Cavallo

wurde bald zum Ziel von Bergsteigern

und Wanderern. Die Erstbesteigung

vollbrachte Giovanni

Girolamo Zanichelli am 3. Juli

1726 in Begleitung des Botanikers

Giovanni Pietro Stefanelli.

1925 wurde dank des Einsatzes

des Alpenvereins CAI von Pordenone,

der gerade gegründet worden

war, die Policreti-Hütte errichtet,

das erste Gebäude zur

Beherbergung der Bergfreunde.

Hier gab es auch eine sehr aktive

“Skischule”, wo die Erfahreneren

nach Ende der Ausflüge den Anfängern

beibrachten, auf dem

Schnee zurechtzukommen.

Während des Kriegs war die Policreti-Hütte

Standlager der Partisanenformationen

Westfriauls,

deshalb wurde sie 1944 von den

Deutschen abgebrannt.

Nach dem Krieg ging es mit

schnellen Schritten an den Aufbau

der Skistation: eine neue

Hütte wurde bei Busa di Villotta

gebaut und ein rudimentärer

Schlepplift, bis in den 60er Jahren

der erste Skilift das Licht der Welt

erblickte. Aber Piancavallo veränderte

sein Aussehen noch drastischer,

als zwecks Ausbeutung

der Skihänge alle natürlichen Unebenheiten

eingeebnet wurden,

wobei man die größeren Felshindernisse

sprengte und den Boden

mit einer Mischung aus Teer und

Stroh “bestrich“, auf dass die Pisten

gleichmäßig würden.

Anfang der 70er Jahre wurde

eines der ersten programmierten

Beschneisysteme Europas in Be-

trieb genommen; 1978 dann der

langerwartete Qualitätssprung

mit der Ausrichtung des ersten

Wettbewerbs des Damen-Weltcups.

Seitdem nahm das Wachstum

kein Ende, und das Prestige

von Piancavallo ist mittlerweile

international, auch dank seiner

leichten Erreichbarkeit.

Der Standort im Schutz des

Monte Cavallo sowie rund hundert

Schneekanonen garantieren

100%ige Schneesicherheit.

Jeder Skiläufer findet hier das,

was er sucht, auf den 50 Hektar

Pisten: hochschwierige wie

die Nazionale, wo Wettbewerbe

für den Weltcup ausgetragen

wurden, die Pisten Salomon und

Saùc, wo Riesenslalom betrieben

wird, und leichte wie die Pisten

Daini und Caprioli, die für Kleinkinder

und Anfänger geeignet

sind. 5 Sessellifte und 6 Skilifte

gibt es, dazu den ganz neuen, vor

kurzem eingeweihten Viersitzer-

Sessellift Tremol 2.

Langläufern stehen sechs Loipen

zur Verfügung, eine davon bietet

reizvolles Nachtskilaufen.

Den Nicht-Skiläufern werden zahlreiche

Alternativen angeboten

wie Eislaufen, Freestyle, Snowboard

und Hundeschlittenfahrten

(die italienische Hundeschlittennationalmannschaft

trainiert hier

für die Weltmeisterschaft). Neuerdings

wird in Piancavallo auch

die italienische Motorschlittenmeisterschaft

abgehalten.

Für die Verwegensten bietet die

Scuola Italiana di Sopravvivenza

(Überlebensschule) Hundeschlittenfahrten

und Kurse zum

Überleben unter arktischen Bedingungen.

Einige Bereiche sind

den Bob- bzw. Rodelfreunden vorbehalten.

Besondere Aufmerksamkeit

schenkt man den Familien:

es gibt kreuzungsfreie Wege

und viele Spielplätze. Bei dem von

Collalto ist auch ein Snowtubing-

Parcours für alle Altersstufen vorhanden.

Auch im Sommer ist Piancavallo

voll Leben und bietet zahlreiche

Sportarten (Minigolf, Tennis, Reiten,

Mountainbike, Pferde-Trekking,

Bogenschießen und Nordic

Walking), aber auch schöne Spaziergänge

in den Wäldern, wobei

man die zahlreichen Almen besuchen

und ihre Erzeugnisse kaufen

kann.

Gleitschirmfliegen bei Castaldìa; Sport auf dem Piancavallo

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


ivio mezzomonte » pian delle more

h Festival Internazionale del Folklore

È un coloratissimo incontro di popoli e tradizioni che si tiene ogni ferragosto

ad Aviano. Giovani provenienti da paesi di tutto il mondo si incontrano

in nome della musica e della danza popolare dando vita a uno spettacolo entusiasmante

che attrae ogni anno un pubblico numeroso.

Anima della manifestazione, assieme alla Pro Loco di Aviano e l’Unione Folclorica

Italiana, è l’ormai storico Gruppo Danzerini di Aviano “Federico Angelica”,

che con la sua storia antica di ben duecento anni continua a tener viva

la cultura di queste terre.

I primi danzerini avianesi si esibivano durante feste private, matrimoni e manifestazioni,

ma durante l’800 prepararono spettacoli anche per imperatori e

re. Da allora continuano a far rivivere danze come il Bal di Barcis, la Stàjare

e la Lavandera, la Spazzacamin e l’Avianese, entrate ormai nel loro repertorio

consueto. La sua sede, in via F. Angelica ad Aviano, ospita un piccolo ma interessante

museo del costume popolare e della vita contadina.

La roggia “scomparsa”di Aviano, una storia di 529 anni

Nel 1445 Aviano conobbe un’autentica rivoluzione che modificò e migliorò definitivamente

le sorti della sua economia: fu la costruzione della roggia, che

risolse il grosso problema dell’approvvigionamento idrico e il conseguente

forte limite allo sviluppo di ogni tipo di attività, da quelle agricole a quelle artigianali.

L’arrivo dell’acqua ne rappresentò la soluzione permanente. Era finalmente

possibile irrigare i campi creando i presupposti per una rinascita dell’agricoltura;

le borre potevano essere trasportate per galleggiamento fornendo

legname da brucio e d’opera per uso domestico o artigianale, ma soprattutto

era stato trovato il modo per far giungere a Venezia il legno necessario all’arsenale

per la costruzione di navi e alle fornaci di Murano per la fabbricazione

del vetro.

La macinazione del grano non necessitò più di mortai di pietra azionati a mano,

ma avvenne più agevolmente nei mulini.

Lo scorrimento dell’acqua favorì inoltre lo sviluppo dell’industria del battiferro

e del battirame, assieme al taglio della pietra che in questa zona veniva

compiuto con grande maestria.

Nella cittadina comparvero i lavatoi, veri centri di socializzazione per le donne

che vi si recavano a fare il bucato.

Dopo aver portato a lungo beneficio, la roggia scomparve nel 1974, per servire

esclusivamente all’irrigazione agricola.

5 -55 tratto 2 / abschnitt 2

h Der drohende Türkeneinfall führte

zur Heldentat des Padre Marco

d’Aviano, auf den die Stadt und die

ganze Region stolz sind. Er wurde am 17.

November 1631 im Ortsteil Somprado

als Carlo Domenico Cristofori geboren.

Er war ein gebildeter und tiefreligiöser

Kapuzinerpater und wurde bald als Prediger

und Wunderheiler in ganz Europa

berühmt. Mehrere Wunder vollbrachte

er; wohl das unglaublichste ist die Wiedererweckung

eines Neugeborenen,

dessen lebloser Körper zu ihm gebracht

worden war, damit er es taufte. Kaiser

Leopold von Habsburg bat ihn 1683 um

Hilfe, als die Türken Wien belagerten.

Padre Marco kam schon bald dort an,

mit einem Koalitionsheer. Am 12 September

hielt er ein Holzkruzifix als Standarte

in die Höhe und feuerte die Soldaten

mit seiner Glaubensstärke an, die

Christenheit tapfer zu verteidigen.

Die Begeisterung unter den Truppen

war groß, und sie schlugen den Feind

in die Flucht. Damit begann die allmähliche

Befreiung Europas von der Bedrohung

durch die Türken. Später wirkte

Padre Marco diplomatisch mit viel Feingefühl

auf Stabilität und Frieden zwischen

den Reichen Europas hin. Er starb

am 13. August 1699. Im Augenblick seines

Todes sollen seine Familienangehörigen

ein starkes Licht am Ende des

Obstgartens seines Geburtshauses gesehen

haben, in der Via Cristofori, wo

heute ein Kapitell mit Fresken steht. Die

Habsburger bestatteten ihn wie ein Mitglied

der Kaiserfamilie in der Kapuzinergruft

in Wien, wo ihm auch ein Denkmal

errichtet wurde. 2003 wurde er von Johannes

Paul II. seliggesprochen.

Edizione 2006 del Festival

Internazionale del Folklore

h Internationales Folklore-Festival

Es ist ein buntes Treffen von Völkern

und Traditionen, das an jedem 15. August

in Aviano stattfindet. Junge Leute aus der

ganzen Welt kommen im Namen der Musik und

des Volkstanzes zusammen und zeitigen ein

begeisterndes Schauspiel, das jedes Jahr zahlreiche

Besucher anlockt.

Hinter der Veranstaltung steht, zusammen mit

dem Verkehrsamt von Aviano und der Unione

Folclorica Italiana, die Tanzgruppe Gruppo

Danzerini di Aviano “Federico Angelica”,

die nun schon zweihundert Jahre alt ist und die

Kultur dieser Gegend am Leben hält.

Die ersten Tänzer aus Aviano traten auf privaten

Festen, Hochzeiten und Veranstaltungen

auf, aber im 19. Jahrhundert tanzten sie auch

vor Kaisern und Königen. Seit damals pflegen

sie Tänze wie den Bal di Barcis, la Stàjare und

la Lavandera, la Spazzacamin und l’Avianese,

die ihr festes Repertoire sind. Ihr Sitz in der Via

F. Angelica in Aviano umfasst ein kleines, aber

interessantes Museum der Volksbräuche und

des Bauernlebens.

Der “verschwundene” Kanal von Aviano,

eine 529 Jahre lange Geschichte

1445 erfuhr Aviano eine umwälzende Neuerung,

die seine Wirtschaftslage entscheidend

verbesserte: den Bau der Roggia, eines Kanals,

der das große Problem der Wasserversorgung

löste, das bisher jede Art von Tätigkeit

behindert hatte, von der Landwirtschaft

bis zum Handwerk.

Die Ankunft des Wassers war die endgültige

Lösung. Endlich konnte man die Felder bewässern

und so die Landwirtschaft wiederbeleben;

das Brennholz konnte auf dem Kanal geflößt

werden, für den Hausgebrauch und das

Handwerk, aber vor allem konnte man so nach

Venedig das Holz für den Schiffbau und zu den

Brennöfen in Murano das Holz für die Glasfertigung

liefern. Das Korn wurde nun nicht mehr

mühsam in handbetätigten Steinmörsern gemahlen,

sondern bequem in den Mühlen.

Das fließende Wasser verhalf auch den Eisen-

und Kupferschlägern zum Aufschwung, wie

auch den Steinmetzen, die in dieser Gegend

besonders kunstfertig waren. Es kamen die

Waschhäuser auf, wo die Frauen, die ihre Wäsche

anschleppten, bestens Kontakte knüpfen

konnten. Nach so vielen Wohltaten verschwand

die Roggia 1974 aus der Stadt und dient

heute nur noch der Landwirtschaft.

Festival Internazionale

del Folklore 2006

( @

Comune di Aviano

tel. 0434 666511

www.comune.aviano.pn.it

Biblioteca Civica di Aviano

tel. 0434 652492

bcaviano@tin.it

Pro Loco Aviano

tel. 0434 660750

www.prolocoaviano.it

I.A.T. Piancavallo

tel. 0434 655191

www.piancavallo.com

Comunità Montana del Friuli

Occidentale

Barcis tel. 0427 76038

Stazione Forestale Aviano

tel. 0434 651436

Club Alpino Italiano

Sezione di Pordenone

tel. e fax 0434 522823

www.cai.pordenone.it

Info Malghe Dorsale Cansiglio

Piancavallo

sig. Angelo Tassan

cell. 368 7498131

Gruppo Folcloristico

“F. Angelica”

www.danzerinidiaviano.it

www.turismo.fvg.it

www.ecomuseolisaganis.it

www.vallipordenonesi.it

www.bibliomp.it

www.itinerariciclabili.it

Foresteria Palaghiaccio “Predieri”

Piancavallo - Servizi a ciclisti

tel. 0434 655615 - fax 0434 949960

Stella Montis Casa per ferie

Piancavallo - tel. O434 655383

Alemy Ristorante - Piancavallo

tel. 335 7726568 - tel. 340 7960140

apertura stagionale

Regina Albergo Ristorante

Piancavallo - tel. 0434 655166

Al Portico Ristorante Pizzeria

Piancavallo - tel. 0434 655181

info

Baita Arneri - Piancavallo arrivo

seggiovia Tremol 1

tel. 0434 655080

Antares Albergo Hotel Ristorante

Piancavallo - Servizi a ciclisti

tel. 0434 655265 - fax 0434 655595

La Baita Ristorante - Piancavallo

tel. 0434 655579

Papaveri e papere

Ristorante - tel. 0434 660454,

chiuso martedì

Bornass Albergo Ristorante

Piancavallo - tel. e fax 0434 651297,

chiuso giovedì

Busa Del Sauc Ristorante

Stadio dello slalom - Piancavallo

tel. 0434 655386, apertura

stagionale

Edelweiss Ristorante Pizzeria

Piancavallo - tel. 0434 655613,

chiuso martedì

Garnì Valpiccola Albergo

Piancavallo - tel. e fax 0434 655622

La Genzianella - Piancavallo

tel. 335 6115771 - tel. 335 7726568

Villa Policreti Hotel Ristorante

Castello di Aviano tel. 0434 660565

Palace Hotel Albergo

Piancavallo - tel. 0434 6761

cell. 338 5377407

Park Hotel Montecavallo

Albergo Ristorante - Piancavallo

tel. 0434 655251 - fax 0434 655154

Roncjade Snack Bar - Piancavallo

tel. 0434 655080 - apertura

stagionale (inverno ed estate)

Sport Hotel Albergo Ristorante

Piancavallo - tel. e fax 0434 655162

All’Urogallo Ristorante Taverna

Piancavallo - tel. e fax 0434 655400

www.vino-web.com

chiuso mercoledì

Pra’ de Plana Albergo Ristorante

Pizzeria - tel. 0434 652552

www.hotelpradeplana.it, chiuso

lunedì

Le Masiere Ristorante

tel. 0434 661418, chiuso lunedì

Mr. Frankie Ristorante Pizzeria

tel. 0434 651253 - chiuso lunedì

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Biv. Molassa

700

montanevie Campone pian Gerchia delle more » bosplans

M. Cavazzo

881

M. Ràut

2025

M. Rodolino

1700

Monastero

Santa Maria Poffabro

Casasola

Navaròns

Nach der Casera Pian delle More

geht links Frisanco eine gepflasterte Gemeindestraße

ab, die durch ei-

Cilia

Valle

Meduno

Costa

Am Preplàns Ufer des Sees angekommen,

setzt Forcella sich der Weg nach links fort

Itinerario pedemontano

und führt nach einer pordenonese Brücke über

San Francesco

Tramonti di Sotto Pielungo

Campone Vito d’Asio

Poffabro Clauzetto Anduins

Andreis

Barcis Meduno

Maniago Palazzo Prescudin

Piancavallo

Aviano

Mezzomonte

Budoia

Polcenigo

Caneva



Arcola

Itinerario della Valcellina

Predaia

Barcis

Armasio

L. di Barcis

Pian dei Tass

Pezzeda

Roppe

C.ra Pala

1195

Andreis

Alcheda

Molassa

Itinerario della Valcellina

Bosplans

Forc. di Pala Barzana

840

C.ra del M. Fara M. Jòuf

954

1224

M. Fara

1342

Pian delle Merìe

nen Buchenwald bis zur Casera den Wildbach Cellina in die Orts-

Le Valli (1017 m ü.d.M.) und zur Valdestali mitte von Barcis.

Maraldi

Casera Cudili Caulana (1005 m ü.d.M.)

Cia

Bufui Valdifrina Polaz führt. Le Valli und Caulana gehö- VARIANTE Val Pentina

ren zur selben Alm und Madonna

Bier

Fornasatte Gobbo

liegen am Biegt man dagegen vor der Brü-

della Stangjada

Zamboni

linken Hang des Val Caltea, bevor cke Rùncis

Vals

links ab, kann man das reiz-

Cavasso

Itinerario della Val Colvera der gleichnamige Wildbach, der volle Val Pentina hinaufsteigen,

Nuovo

als letzter Zufluss von rechts in bis Petrucco zum Ort Pian dei Tass und

C.ra del M. Jòuf

Vallavàn

1115

den Cellina mündet, das Tal Toffoli tief dem gleichnamigen Agriturismo.

einschneidet. Die zwei Kilometer Entlang dem Tal sind Picknick-

Me

voneinander entfernten Hütten plätze angelegt; einer von diesen

Fanna

Mioni

haben verschiedene Funktionen: liegt nahe der Molinat-Quel- Orgnese

Le Russoledo Valli dient als Agriturismo le, die teils eingefasst ist und

mit Zimmern und Verkauf Paiani eige- teils einen reizvollen Wasserfall

speist; seit vielen Jahren nicht

Fratta

Boscarini

mehr auffindbar ist hingegen die

andere Quelle in der Nähe des

Wildbachs, Mistris die schweflig war

Maniago

Maniago

und für den “tektonischen Split-

Libero

ter von Armasio” verantwortlich

Colle

ist, der Madonna aus den ältesten Felsen

Montereale

C.ra Montelonga

Pala d’Altei

1528

Valcellina

C.ra Caulana

1327

1005

B.go Alzetta

M. Ciastelat

Grizzo

1641

versando una passerella carrabile Vajont sul

C.ra Rupeit

Malnisio

C.ra Le Valli

1275

torrente Cellina, raggiunge il centro di

1017

Barcis.

Cao Malnisio

M. Cavallo

(Cima Manera)

2251

VARIANTE Val Pentina

Cimon dei Furlani

Cimon di

Prima della passerella, con una devia­

2183

Palantina

zione a sinistra, si può risalire la sug­

2190

C.ra Pian d. More

gestiva Val Pentina, fino ad arrivare in

M. Colombera

1193

località Pian dei Tass e all’omonimo

2066

C.ra Paronuzzi

agriturismo. Lungo la valle si incontra­

1261

Selva

no delle aree attrezzate per la sosta e il

Veneto

C.ra Capovilla

Glera

M. Tremol Da Casera Pian delle More l’itinerario li monticati. Gli edifici di Malga Caula­

picnic; prossima a una di queste sgor­

1300

2007

Piancavallo

Giais

incontra a sinistra una strada comuna sono la casera per l’abitazione del

ga la Sorgente Molinat, che in parte è

nale pavimentata che, attraversando malgaro e la stalla, fornita Cortina di struttu­

captata e in parte alimenta una sugge­

C.ra d. Medico

di Giais

un bosco di faggi, conduce fino a Care per il ricovero e la mungitura destiva

cascata; da molti anni non è invece

der Provinz di Strada Pordenone besteht.

C. di Bortolo

VARIANTE Malattia

C. Meass

della Vallata

Arba

ner Erzeugnisse, während in Cau- Wieder auf dem Hauptweg, kann

lana Milch gemolken und ver- man das Südufer des Sees entarbeitet

wird. Die Caulana-Alm Campagna langgehen, die Strada Giusep-

besteht aus der Hütte, wo der pe Malattia della Vallata. Nach

Hirt wohnt, und dem Stall, wo einem schönen in den Fels ge-

die Schafe hausen und gemolhauenen Tunnel und der Brücke

ken werden. Die kleine Käserei über den Damm, der den Was-

ist jüngeren Datums und besitzt serstand des Sees regelt, kommt

einen Kühlschrank für die Milch. man nach ca. 3 km nahe der al-

Von Mitte Juni bis Mitte Septen Strada della Valcellina, im

Molinàt

tember weiden hier etwa hun- Ort Ponte Antoi, wieder auf den

dert sardische Milchschafe und Hauptweg.

rund dreißig Mischlingsziegen.

Auch Schweine sind vorhanden: Nach der Brücke über den See

sie fressen die Molke, die bei der geht es also in den Ort Barcis.

Käseherstellung anfällt.

Das kleine Dorf bietet dem NaTesis

turfreund zahlreiche Gelegen-

Wenn man auf dem Hauptweg heiten.

weitergeht, öffnet sich das Dandolo Tal Es entstand aus dem alten Cellis,

im 8. Jahrhundert:

sera Le Valli (1017 m s.l.m.) e Casegli ovini. Il recente piccolo caseificio

Col Cornier

ra Caulana (1005 m s.l.m.). Le Valli e è dotato di refrigeratore per il latte.

1767

Caulana, che fanno parte dello stes­ I pascoli, da metà giugno a metà set­

Baracca del Saùc

C.ra della

Marsure

1217

Valle Friz

so complesso malghivo, sono situate tembre, sono utilizzati da un centi­

1515

nella sinistra idrografica della Val Calnaio di ovini da latte di razza Sarda e

tea, prima che il torrente omonimo, da una trentina di caprini meticci. So­

I Fanghi

C.ra ultimo affluente di destra del Cellina, no presenti anche dei suini alimenta­

Bus del gias

Campo

la incida profondamente. A due chi­ Costa ti con il Aviano siero residuo dalla trasforma­

Col Grande

1618

lometri di distanza l’una dall’altra, le zione casearia.

ol delle Col delle

casere Itinerario vengono pedemontano utilizzate con diver­

iede Palse

pordenonese

474 1366

se destinazioni nonostante la gestio­ Proseguendo sul percorso principale

San Tomè

.ra Prà Casera Caulana (1017 m)

ne sia la stessa. In Le Valli si svolge la vallata si apre al panorama sul lago

C.ra Bachet

el Biser

1271

1361

Casera Le Valli (1005 m)

il servizio agrituristico, con alloggio e e sul paese di Barcis.

Pecore in abbeverata in

spaccio dei prodotti, mentre in Caula­ Raggiunta la sponda del lago, l’itine­

C.ra Val di Lama

ra Malga Caulana 1108

na si lavora il latte munto agli animarario prosegue sulla sinistra e, attra­

Dardago

Villotta

Mezzomonte

5 -57 tratto 3 / abschnitt 3

più rintracciabile l’altra sorgente prossima

al torrente, questa volta solforosa e

delle cui caratteristiche era responsabi­

S. Leonardo

le la “scaglia tettonica di Armasio”, Valcellina costituita

dalle rocce più antiche della provincia

di Pordenone.

Barcis

S. Martino

Chiesa di S. Giovanni Battista, Chiesa

di S. Giorgio in Cellis in località Roppe, Chiesa

di S. Francesco in località Ribe, Palazzo

Centi, Riserva Naturale Forra del Cellina, la

S. Foca

vecchia strada della Valcellina, Foresta Regionale

del Prescudin. Sedrano

Partidor

aus dieser Zeit haben

wir Kunde von einem

alten Krankenhaus für

Pilger, das der Abtei

Sesto al Reghena unterstellt

war.

C. Rizza 1606 wurde das Dorf

durch einen Brand zerstört;

dieselbe Tragödie

wiederholte sich Basaldel

1944, als die Gewalt

des Krieges in das Leben

des Dorfes ein-

und bietet eine Aussicht auf See griff. 1904 baute man den Vivaro alten

und Dorf Barcis.

Damm im Ortsteil Molassa und

C. Venante

Navarons

Tramonti di Sopra

Frisanco

Legenda

Zeichenerklärung

percorso asfaltato

Asphaltstraße

variante asfaltata

Asphaltvariante

percorso sterrato

Sandweg

variante sterrata

Sandwegvariante

altri itinerari

andere Wege

confine comunale

Gemeindegrenze

area di sosta

Rastplatz

casera / Hütte

malga monticata

Hütte mit Weidewirtschaft

Scala / Maßstab

0 1 km

Hütte Caulana (1017 m); Hütte Le Valli (1005 m);

Schafe an der Tränke, Alm Caulana

usa

251

T. Cellina

T. Pentina

T. Caltea

T. Molassa

Dint

T. Ledròn

T. Cellina

T. Susaibes

T. Alba

FS

251

251

T. Colvera di Jòuf

T. T. Cellina Cellina

T. Colvera

di Ràut

T. Muiè

T. Muiè

464

T. Colvera

T. Meduna

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Sulla via del

ritorno, sosta

a Barcis.

Le acque

del lago

artificiale

splendono

verde smeraldo, a dimostrazione

che l’artificio non è meno

incantevole della natura o meglio

che non vi è nulla di artificiale,

perché è sempre lei, la natura,

a produrre e a mettere in scena

tutto, anche ciò che sembra

contraddirla.

Claudio Magris, Microcosmi,

Garzanti 1997

Particolare a Barcis

Il paese adagiato sulla sponda

del lago

Vista dalla diga

Palazzo Centi

VARIANTE Malattia della Vallata

Rientrati sull’itinerario principale vi è

la possibilità di percorrere la sponda

meridionale del lago denominata strada

Giuseppe Malattia della Vallata.

Dopo aver attraversato una bella galleria

scavata nella roccia e il ponte sopra

la diga che regola il livello dell’acqua

nel lago, il percorso si ricongiunge

dopo circa 3 km all’itinerario in prossimità

della vecchia strada della Valcellina,

in località Ponte Antoi.

Attraversata, dunque, la passerella sul

lago, il percorso entra nell’abitato di

Barcis. Il piccolo centro offre numerose

opportunità per il turista che voglia

immergersi nel verde di una natura

lussureggiante.

5 -59 tratto 3 / abschnitt 3

Ha avuto origine dall’antico Cellis, nell’VIII

secolo, epoca cui risalgono notizie

di un antico ospedale dei pellegrini

alle dipendenze dell’Abbazia di Sesto

al Reghena.

L’abitato fu distrutto da un incendio nel

1606 e la stessa tragedia si ripetè nel

1944, quando la violenza della guerra

segnò nuovamente la vita del paese.

Nel 1904 vennero costruite la vecchia

diga in località Molassa e la strada

che tolse Barcis dall’isolamento, collegandolo

a Montereale.

Attrae immediatamente l’attenzione il

lago Aprilis, splendida superficie

specchiante di un singolare verde

smeraldino. Creato artificialmente nel

1954 come bacino idroelettrico, diede

a Barcis la sua fisionomia attuale.

Il paesaggio, da allora caratterizzato

dall’acqua, rappresenta il richiamo turistico

principale poiché è sede delle

più varie e appassionanti attività.

Questa terra, con l’inconfondibile bellezza

della sua natura e la ricchezza

del suo patrimonio di tradizioni, ha

avuto un cantore in Giuseppe Malattia

della Vallata, poeta che da essa

ha tratto ispirazione per bellissime villotte

e poesie in dialetto barciano.

Autentico tesoro del piccolo centro di

Barcis è Palazzo Centi, un esempio di

come l’architettura tradizionale barciana

nel tempo si sia fusa con moduli “colti”

dando luogo a un edificio che presenta

elementi di entrambi. È una costruzione

quattrocentesca o seicentesca, semplice,

ma di grande bellezza ed eleganza.

Al piano terra presenta un porticato con

archi ribassati,

mentre

al secondo

un loggiato

con archi a

tutto sesto.

Dello stesso

tipo le

arcate delle

finestre del secondo piano, che sono

state riaperte in occasione delle ultime

ristrutturazioni.

Il materiale di costruzione è la pietra viva

unitamente a un composto chiamato

tof in friulano, utilizzato per colonne,

archi, stipiti ed elementi decorativi. La

facciata è animata da mascheroni.

Il tetto originale era molto spiovente e

coperto da pianelle, mentre quello che

vediamo oggi è ribassato con copertura

a marsigliesi.

die Straße, die Barcis der Abkapselung

entriss und es mit Montereale

verband.

Der Lago Aprilis zieht sofort

die Aufmerksamkeit auf sich mit

seiner wunderbaren spiegelnden

Oberfläche in einzigartigem

Smaragdgrün. 1954 wurde er für

ein Kraftwerk angelegt und verlieh

Barcis sein heutiges Aussehen.

Die Landschaft, die seitdem

vom Wasser geprägt ist, stellt

die Hauptattraktion für Touristen

dar, da man in ihr am meisten unternehmen

kann.

Dieses Land mit seiner herrlichen

Natur und seinem Reichtum an

Traditionen hat seinen Dichter in

Giuseppe Malattia della Vallata,

der sich von ihm zu reizenden

Volksliedern und Gedichten im Dialekt

von Barcis anregen ließ.

Ein wahres Schmuckstück des

kleinen Barcis ist der Palazzo

Centi, der zeigt, wie der traditionelle

Baustil des Ortes mit

der Zeit mit “gebildeten” Vorbildern

verschmolz, so dass dieses

Gebäude Elemente von beiden

aufweist. Es stammt aus dem

15. oder 17. Jahrhundert und ist

schlicht, aber von großer Schönheit

und Eleganz.

Im Erdgeschoss besitzt es einen

Bogengang mit Stichbögen, im

zweiten Stock einen mit Rundbögen.

Ebenso die Fenster im zweiten

Stock, die bei der letzten

Restaurierung wieder geöffnet

wurden. Das Baumaterial ist Naturstein

sowie ein Gemisch, das

auf friaulisch tof heißt und für Säulen,

Bögen, Türpfosten und Zierelemente

verwendet wird. Die

Fassade beleben Steinmasken.

Das ursprüngliche Dach war recht

steil und mit Ziegeln gedeckt,

während das heutige flacher und

mit Falzziegeln belegt ist.

® In Barcis, im Ortsteil Vallata,

am Hang des Montelonga-Walds,

wird am 25. März

1875 Giuseppe Malattia geboren,

als ältester Sohn einer bescheidenen

Arbeiterfamilie. Als

Kind hilft er den Eltern bei der

Landarbeit und zeigt schon bald

großen Wissensdurst; so bastelt

er sein erstes Buch aus Seiten,

die er am Schulweg findet, und

bindet sie mit Draht zusammen:

ein wahres Juwel!

Detail von Barcis; das Dorf am Seeufer; der Staudamm;

Palazzo Centi

Mit zwölf Jahren verlässt er sein

Heimatdorf und folgt einem Onkel,

der als Wanderhändler arbeitet;

dann zieht er nach Turin.

Dort bleibt er bis 1906 und eignet

sich die Grundlagen seiner Bildung

an. Als Autodidakt mit eisernem

Willen lernt er ganz allein

Griechisch, Latein, Englisch

und Deutsch, um die Werke der

großen Schriftsteller in der Originalsprache

lesen zu können. Ende

des 19. Jahrhunderts beginnt

Giuseppe Malattia, sich der Poesie

zu widmen. 1904 veröffentlicht

er im Streglio-Verlag Turin

das Bändchen “Edelweiss”: «Gedichte

aus den Zeitschnipseln,

die mir die täglichen Beschäftigungen

übriglassen», wie er sie

definierte.

In dieser Zeit weilt er auch in Udine

und gründet dort die Dante-

Buchhandlung und die damit

verbundene Zeitschrift “Il Gutemberg“,

die von 1907-1909 erscheint.

1923 veröffentlicht er in

der Druckerei Maniago auf friaulisch

“Villotte Friulane Moderne”

und 1924 “I Canti della Valcellina”.

Er verfasst auch verschiedene

Erzählungen und Abhandlungen.

Er stirbt am 7. Dezember

1948 in Venedig.

Um ihn als Dichter und sensiblen

Wahrer, Forscher und Bekanntmacher

der traditionellen Werte,

Erinnerungen und Geschichte

seiner Heimat zu ehren, wurde

1988 der Preis Premio letterario

“Giuseppe Malattia della

Vallata” ins Leben gerufen,

für unveröffentlichte Werke, die

noch keinen Preis erhalten haben;

seit 1991 ist er auch auf die

Minderheiten in Italien und ihre

Sprachen ausgeweitet (Albanisch,

Katalanisch, kalabrisches

Griechisch, Deutsch, Okzitanisch,

Kroatisch, Frankoprovenzalisch,

Friaulisch, Ladinisch,

Sardisch und Slowenisch).

Im Lichte dieses “Ausnahme-Autodidakten”

und seines Werkes

dient der Preis der Bekanntmachung

der Volkskultur, nicht nur

durch die Wahrung und Förderung

der Kultur und Natur des

Valcellina, sondern auch durch

den Vergleich zwischen verschiedenen

Kulturen.

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Pedemontana

Le magre

pianure

volgono

con poligoni

di casematte

e assedi di girasoli

all’ossario dei greti…

qui giunge l’ora.

Inchioda il sole allo zenit

la porta di subitanei monti,

ma furtiva e turchese

la lama del Cellina

recide un lungo filo

di ghiaie e assenza.

Murales a Barcis

Lionello Fioretti

Architettura tipica a Roppe

Il Cellina e la parete

del Monte Fara

Erythronium dens­canis

(Dente di cane)

Il centro visite Riserva Naturale

Forra e Vecchia strada del Cellina

L’orrido della Molassa

Se volgiamo lo sguardo alla tipologia

abitativa più diffusa, la casa di Barcis

offre un modello di architettura spontanea

pressoché unico in Valcellina.

Gli esempi conservatisi fino a oggi sono

quelli che si trovano nelle frazioni

e che, grazie alla loro posizione periferica,

si sono preservati dall’incendio

del 1944.

Nelle località di Losie, Roppe e Predaia

possiamo ancora ammirarli e osservare

la particolarità di costruzioni

piccole ma sviluppate in verticale, con

cucina e stalla a piano terra, camera

da letto al primo piano e, nel sottotetto,

il fienile o il granaio; all’esterno,

tra i muri, si apre un piccolo ballatoio.

L’elemento caratterizzante l’abitazione

è senza dubbio il tetto spiovente

0- 1 tratto 3 / abschnitt 3

che in passato era coperto da paglia

o da tegole. Sono proprio le tegole

che costituiscono memoria di attività

e tecniche di lavorazione dell’argilla

comuni alla Carnia e alla Slovenia e

che a Barcis avevano il loro centro nella

fornace nei pressi del Cellina. Erano

pianelle di dimensioni ridotte, molto

leggere, saldate alle assi del tetto

tramite un dente.

I muri sono di sassi, che venivano prelevati

dal torrente e trasportati faticosamente

con la gerla.

Lasciando l’abitato di Barcis e percorrendo

la sponda settentrionale del lago,

lo si attraversa su un “ponte­diga”

detto Ponte Antoi. Qui si prende

a sinistra la vecchia strada di collegamento

tra Barcis e Andreis, detta del

“Dint”, pavimentata e che permette

di raggiungere, in località Molassa,

l’altra vecchia strada di collegamento

con la Valcellina, rientrante nella Riserva

Naturale della Forra del Cellina.

Il punto è geologicamente interessante

e suggestivo per la presenza

dell’orrido del torrente Molassa.

Il percorso della ex S.S. 251, che segue

il corso del Cellina da Barcis a

Montereale Valcellina, ha inizio in località

Ponte Antoi, ove si trova anche

il Centro Visite della Riserva e della

Vecchia strada, sede di mostre e attività

didattiche.

La riserva naturale ha carattere di assoluta

unicità: il torrente, nel suo scorrere

inarrestabile per milioni di anni,

ha lentamente e inesorabilmente inciso

il suo corso nelle rocce calcaree di

età cretacica che compongono la Pala

d’Altei e il Monte Fara; il risultato è

una gola imponente e mozzafiato, con

gigantesche sculture rocciose e pareti

strapiombanti.

La vecchia strada si snoda tortuosa

nella forra, con ponti e gallerie, so­

® A Barcis, nella frazione Vallata, alle

pendici del bosco Montelonga, nasce

il 25 marzo 1875 Giuseppe Malattia, primogenito

di una famiglia di umili lavoratori di

montagna. Egli trascorre l’infanzia aiutando i

genitori nel lavoro agricolo e manifestando

sin da bambino amore per il sapere; amore

testimoniato dalla costruzione del suo primo

libro, ottenuto con pagine sparse raccolte

lungo il sentiero che egli percorreva per recarsi

a scuola e tenute insieme da un filo di

ferro: un vero cimelio!

A dodici anni lascia il paese natio per seguire

uno zio venditore ambulante e si trasferisce

a Torino. Il soggiorno torinese protrattosi fino

al 1906 sarà fondamentale per la formazione

culturale del giovane

Malattia. Autodidatta dalla

ferrea volontà, egli riesce a

imparare da solo il greco, il

latino, l’inglese, il tedesco

per poter così studiare le

opere dei grandi letterati nelle

lingue originali.

Negli ultimi anni dell’Ottocento

Giuseppe Malattia inizia

a dedicarsi alla poesia.

Nel 1904 pubblica presso la

casa editrice Streglio di Torino

il volumetto “Edelweiss”: «poesie pensate

e scritte nei ritagli di tempo che mi lasciano

le occupazioni cotidiane» com’egli le

definiva.

Si inserisce in questo periodo un momento

udinese che lo vede fondatore della Libreria

Dante e ideatore del giornaletto “Il Gutemberg“

a essa collegato, che esce per qualche

anno (1907­1909). Nel 1923 pubblica, presso

la Tipografica di Maniago, il volume in friulano

“Villotte Friulane Moderne” e a seguire

nel 1924 “I Canti della Valcellina”. La sua

attività letteraria comprende anche diversi

scritti narrativi e di carattere erudito.

Si spense a Venezia il 7 dicembre 1948.

Per onorare la sua figura di poeta, sensibile

cantore, cultore e studioso dei valori tradizionali,

delle memorie e della storia della sua

terra, nel 1988 è stato istituito il Premio letterario

“Giuseppe Malattia della Vallata”,

per opere inedite e mai premiate in altri concorsi,

che dal 1991 è stato aperto anche alle

etnie e alle lingue minoritarie dell’area italiana

(albanese, catalano, grecanico, tedesco,

occitanico, croato, franco­provenzale, friulano,

ladino, sardo e sloveno).

Guardando alla figura di “Autodidatta d’eccezione”

e alla sua opera, il premio intende

svolgere una funzione di riavvicinamento ai

valori della cultura popolare, promuovendo

sia la conservazione e la valorizzazione dei

motivi culturali­ambientali della Valcellina,

che il confronto fra culture diverse.

Was die üblichen Wohnhäuser

betrifft, ist das Haus vom Typ

Barcis eine im Valcellina ziemlich

einmalige Form der Spontanarchitektur.

Die noch erhaltenen

Beispiele liegen in den anderen

Ortsteilen und haben es dieser

Tatasache zu verdanken, dass sie

1944 nicht abbrannten.

In den Ortsteilen Losie, Roppe

und Predaia können wir sie noch

bewundern und beobachten, wie

sie als Besonderheit klein, aber

dennoch vertikal aufgebaut sind,

mit Küche und Stall im Erdgeschoss,

Schlafzimmer im ersten

Stock und unter dem Dach den

Korn- oder Heuschober; außen,

zwischen den Mauern, tut sich

ein kleiner Balkon auf. Das typischste

Element ist sicher das

Walmdach, das früher mit Stroh

oder Ziegeln gedeckt war. Bei

den Ziegeln ist die Bearbeitung

des Tons dieselbe wie in Karnien

und Slowenien; in Barcis stand

der Brennofen am Fluss Cellina.

Sie waren klein und sehr leicht

und wurden mit einem Zahn an

den Dachlatten befestigt.

Die Mauern sind aus Steinen,

die aus dem Wildbach geholt

und mühsam mit dem Tragkorb

herangeschleppt wurden.

Wenn man von Barcis das Nordufer

des Sees entlanggeht,

überquert man ihn auf einer

“Dammbrücke” namens Ponte

Antoi. Hier biegt man nach links

in die alte Verbindungsstraße

zwischen Barcis und Andreis,

“Dint” genannt, die gepflastert

ist und im Ortsteil Molassa auf

die andere Verbindungsstraße

mit dem Valcellina trifft, die zum

Naturschutzgebiet Riserva Naturale

della Forra del Cellina

gehört. Die Stelle ist geologisch

interessant und reizvoll wegen

des Wildbachs Molassa.

Die ehemalige Staatsstraße S.S.

251, die dem Lauf des Cellina von

Barcis bis Montereale Valcellina

folgt, beginnt im Ortsteil Ponte

Antoi, wo sich auch das Besucherzentrum

des Naturschutzgebiets

und der Alten Straße

befindet, mit Ausstellungen und

Lehrveranstaltungen.

Das Naturschutzgebiet ist einmalig:

der Wildbach hat sich in

seinem unermüdlichen Lauf in

Jahrmillionen langsam und unaufhaltsam

in die Kalkfelsen

aus der Kreidezeit hineingefressen,

aus denen die Pala d’Altei

und der Monte Fara bestehen;

das Ergebnis ist eine atemberaubende

Schlucht mit gigan-

tischen Felsskulpturen und überhängenden

Wänden. Die alte

Straße windet sich durch die

Schlucht, mit Brücken und Tunnels,

-zig Meter über dem Wildbach

hängend. Selbst wer sich

an das Naturspektakel gewöhnt

hat, kann doch nicht vergessen,

dass sie in der Geschichte eine

wichtige Verbindung für das ganze

Tal war.

Vor ihrem Bau war die Bevölkerung

völlig von der Außenwelt

abgeschlossen und konnte sich

mit dem Holz aus den Wäldern,

dem Weidevieh und Heumachen

sowie einer mageren und beschränkten

Landwirtschaft gerade

über Wasser halten.

Der Transport von Personen und

Gegenständen erfolgte zu Fuß

oder auf Maultiersrücken, auf

einem Netz von Wegen, die die

Verbindung mit den wichtigsten

Orten der Voralpen und der

Ebene herstellten, insbesondere

ein Maultierpfad Barcis-Sella

di Dint-Andreis-Bosplans-Forcel-

Wandmalereien in Barcis; typische Häuser in Roppe; der Cellina

und die Wand; des Monte Fara; Europäischer Hundszahn (Erythronium

dens-canis); Besucherzentrum des Naturschutzgebiets Forra

und Vecchia strada del Cellina; die Molassa-Schlucht

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Nel 1942

Enrico Del

Torso, uno

stimato

araldista,

propose uno

stemma per

il comune di Barcis che ne era

privo: la chiesa in fiamme che

alludeva all’incendio del 1606

che “incenerì Barcis”; la strada

tra le montagne che ricordava

“il primitivo nome di Barcis (…),

Warcis”, forse varco; le acque

del Cellina a fondovalle.

Da Barcis risposero che

volevano anche le barche. Presto

fatto: la chiesa parrocchiale di

Barcis è intitolata a S. Giovanni

Battista; uno dei suoi attributi

è l’Agnus Dei, l’Agnello di Dio,

cioè Cristo. Bastò mettere San

Giovanni su una barca con un

agnello in braccio e la bandiera

crociata. Nel 1944 il paese venne

dato alle fiamme dai nazifascisti

e la proposta di Del Torso finì

bruciata. Dal 1954 il Cellina

forma il lago di Barcis e dal 1989

il Comune è dotato di stemma e

gonfalone che rappresentano

due montagne, il lago e una

barchetta con un solo remo.

Lo stemma di Barcis oggi

Mascherone a fianco del

palazzo Centi

La frazione di Bosplans

La vecchia S.S. 251

Colchicum autumnale

Un tratto della vecchia

strada sul Cellina

spesa a decine di metri dal torrente.

Se percorrendola è impossibile non

rimanere rapiti dallo spettacolo naturale,

non si può dimenticare che costituisce

testimonianza di un passaggio

storico fondamentale per l’intera

valle. Prima della sua costruzione la

gente viveva in uno stato di totale isolamento

che consentiva tuttalpiù lo

sviluppo di un’economia di sussistenza

basata sullo sfruttamento dei boschi,

sul pascolo e la fienagione, su

una magra e limitata attività agricola.

I trasporti di persone e cose avvenivano

a piedi o su dorso di mulo, mentre

le comunicazioni con i centri principali

della pedemontana e della pianura

erano affidate a una rete di sentieri,

in particolare utilizzando una mulattiera

che passava per Barcis, la sella

del Dint, Andreis, Bosplans e Forcella

Crous, per poi ridiscendere nei pressi

di Maniagolibero.

Nel novembre 1906 l’ingegner Aristide

Zenari poteva percorrere per la

prima volta il tratto Montereale­Barcis

su un calesse trainato da un baio

ungherese. Capo Sezione del Corpo

Reale del Genio Civile, l’ingegnere

era stato incaricato di progettare un

sistema di collegamenti che togliesse

la valle dall’isolamento, obiettivo

legato all’ambizioso progetto di una

centrale idroelettrica che sfruttasse

le acque del Cellina per mezzo di uno

sbarramento a valle dell’attuale Bivio

Molassa.

Per consentire

lo svolgimento

dei lavori

della diga

sarebbe stata

necessaria

la costruzione

di una strada

in parte edificata

al di so­

2- 3 tratto 3 / abschnitt 3

pra del canale di alimentazione della

centrale.

Nel 1906 vi fu l’inaugurazione del percorso

originale della strada che da

Montereale giungeva alla località Molassa;

oltre era possibile raggiungere

Barcis lungo una stradina che attraversava

la sella del Dint.

La valle si trovò improvvisamente proiettata

nella modernità: oltre all’assun­

zione di migliaia di operai, i nuovi lavori

permisero finalmente di ridurre

le secolari difficoltà di comunicazione

tra un mondo rimasto immobile e una

realtà che vedeva l’imporsi ormai certo

della rivoluzione industriale.

Negli anni seguenti vi furono modifiche

e ulteriori miglioramenti: negli anni

’20 la costruzione della strada tra il

bivio della Molassa e Ponte Antoi; tra

gli anni ’30 e ’50 l’ampliamento e il miglioramento

di alcuni tratti anche con

la costruzione di alcune gallerie; negli

anni ’50, con la costruzione della diga

e la creazione del lago Aprilis, venne

creata la centrale in caverna che sfrutta

le acque giunte in condotta forzata

nei pressi della vecchia diga.

La costruzione della nuova diga fece

sì che nel tratto Molassa­Ponte Antoi,

la sede stradale originaria fosse sostituita

da una nuova e più elevata, con

galleria finale per l’uscita a Barcis.

Le vicende legate alla vecchia strada,

così importante da aver davvero modificato

radicalmente le condizioni della

popolazione dell’intera vallata, si conclusero

nel 1992 con la costruzione di

una strada più ampia e sicura ma con

lunghe gallerie fra Barcis e Montereale.

Essa tuttavia rimane un elemento non

solo di grande significato storico, ma

anche di straordinario valore paesaggistico:

è un esempio rilevante di edilizia

stradale del secolo scorso che ben si integra

anche esteticamente all’ambiente

particolarissimo della forra.

Il suo recupero e valorizzazione come

percorso ciclabile che si collega all’Itinerario

pedemontano pordenonese

è uno dei migliori tributi alla bellezza della

natura e alla grandezza di una vicenda

storica e umana che ha coinvolto migliaia

di persone.

Il sentiero “dei carbonai” di Barcis sarà

nuovamente utilizzabile grazie alla

prossima riqualificazione da parte del Comune.

Si tratta di un sentiero storico che, partendo

dalla Val Pentina, collegava le strutture

di fondovalle con le malghe Le Valli e

Caulana fino ad arrivare a Piancavallo. Gran

parte del tracciato si snoda su terreno demaniale

o in terreni privati con servitù di passaggio

e servirà per un rilancio del turismo

escursionistico ed equestre.

la Crous, der dann in der Gegend

von Maniagolibero in die Ebene

hinunterführte.

Im November 1906 schaffte es

der Ingenieur Aristide Zenari

zum ersten Mal, die Strecke

Montereale-Barcis auf einer Kalesche

zurückzulegen, die von

einem ungarischen Fuchs gezogen

wurde. Als Zugführer des

Königlichen Korps des Bauamts

war er beauftragt worden, ein

Verbindungssystem anzulegen,

um das Tal aus seiner Isolierung

herauszuholen, mit dem ehrgeizigen

Hintergedanken, das Wasser

des Cellina für ein Wasserkraftwerk

auszunutzen, mit Hilfe

eines Damms unterhalb des heutigen

Abzweigs nach Molassa.

Um diesen Damm zu errichten,

war der Bau einer Straße nötig,

die teilweise über dem Versorgungskanal

des Kraftwerks verlaufen

würde.

1906 wurde die ursprüngliche

Strecke von Montereale nach

Molassa eingeweiht; von dort

konnte man Barcis über ein

Sträßchen erreichen, das über

den Dint-Sattel führte.

Unverhofft sah sich das Tal in die

Moderne katapultiert: nicht nur

fanden bei dem Projekt Tausende

eine Arbeit, vor allem waren die

jahrhundertelangen Verkehrsprobleme

überwunden zwischen einer

erstarrten Welt und der da

draußen, in der die industrielle

Revolution voll im Gange war.

Die Folgezeit brachte weitere

Verbesserungen: die 20er Jahre

den Bau der Straße zwischen

dem Abzweig Molassa und Ponte

Antoi; die 30er bis 50er Jahre die

Verbreiterung und Verbesserung

einiger Abschnitte, auch

durch den Bau von Tunnels; die

50er Jahre den Bau des Damms

und die Anlage des Aprilis-Stausees

mit unterirdischem Kraft-

werk für das Wasser, das vom alten

Damm zugeführt wird. Dabei

wurde im Abschnitt Molassa-

Ponte Antoi das ursprüngliche

Straßenbett durch ein höheres

ersetzt, mit einem Tunnel am Ende

für die Ausfahrt nach Barcis.

Die Geschichte der alten Straße,

die so wichtig war, weil sie die

Lebensbedingungen der Bevölke-

rung des ganzen Tals radikal veränderte,

geht zu Ende mit dem

Bau – 1992 – einer breiteren und

sichereren Straße, aber mit langen

Tunnels zwischen Barcis und

Montereale. Neben der geschichtlichen

hat sie aber auch

eine große landschaftliche Bedeutung:

sie ist ein Paradebeispiel

für den Straßenbau des vergangenen

Jahrhunderts, das sich

auch ästhetisch gut in die besondere

Umgebung der Schlucht integriert.

Ihre Nutzung als Radweg, der

an den Itinerario pedemontano

pordenonese angeschlossen

ist, zollt der Schönheit der Natur

Tribut, wie auch dem geschichtlichen

Ereignis, an dem Tausende

mitwirkten.

Der Weg “Sentiero dei

carbonai” bei Barcis

wird von der Gemeinde demnächst

hergerichtet. Dieser historische

Weg geht vom Val Pentina

aus und verband das Tal mit

den Almen Le Valli und Caulana

bis hin zum Piancavallo. Der Weg

verläuft großenteils durch Statsbesitz

oder Privatgrund mit Wegebenutzungsrecht

und soll dem

Wander- und Reittourismus Aufschwung

verleihen.

Das heutige Wappen von Barcis; Steinmasken am Palazzo Centi;

der Ortsteil Bosplans; die alte Staatsstraße 251; Herbstzeitlose

(Colchicum autumnale); ein Abschnitt der alten Straße am Cellina

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


Situato in

località Piana

di Pinedo,

tra i Comuni

di Claut e

Cimolais, il Parco faunistico

copre un’area di 35 ettari,

singolare per la biodiversità e

un microclima d’alta quota che

lo rende simile alle vette più alte

delle Dolomiti friulane.

Il Parco è nato con la duplice

finalità di salvaguardare

le specie animali presenti,

naturalmente e introdotte, e di

offrire al pubblico l’occasione

di un contatto con la natura.

Passeggiando per i sentieri il

visitatore può incontrare alcune

specie di animali selvatici, dai

più socievoli cervi agli schivi

caprioli, agli agili camosci.

A completare le splendide

opportunità del Parco, il

sentiero botanico presenta una

ricchissima varietà di specie

vegetali.

Il Centro Visite, costruito in legno

e pietra seguendo il modello

dell’architettura locale è dotato

di una stazione multimediale

che consente di percorrere

virtualmente il sentiero

botanico e le aree faunistiche

occupate dagli animali anche

ascoltandone i versi.

Cervi a Pian Pinedo

Canoe sul Cellina

Orchis ustulata

Il Crep Nudo da Barcis

Attraverso il Cellina su teleferica

speleologica

Motonautica sul lago

Sport e natura

Barcis è una meta per chi vuole rilassarsi,

ma anche un’ottima destinazione

per chi ama praticare sport all’aria

aperta, in un contesto naturale ineguagliabile.

Oltre a fare piacevoli passeggiate sul

sentiero “lungo­lago”, è possibile addentrarsi

nei boschi circostanti e percorrere

una rete di sentieri e strade

forestali, sostando presso bivacchi e

rifugi alpini. Gli appassionati di trekking

possono raggiungere Casera

Montelonga (1327 m) attraversando

la stupenda faggeta sottostante. Verso

nord si riconoscono il Crep Nudo

e il Col Nudo, le inconfondibili forme

del Monte Duranno e della Cima dei

Preti, la lunga fascia rocciosa orizzontale

del Resettum e l’alto versante

ovest del Monte Ràut.

Vi sono opportunità anche per coloro

che desiderano praticare l’equitazione,

la mountain bike e il ciclismo

fuoristrada con numerosi percorsi

ciclabili anche ad alta quota, per i più

allenati.

Per chi ama sondare gli abissi delle

montagne esiste anche la possibilità

di compiere esplorazioni speleologiche,

che sono fonte di forti emozioni

poiché consentono di scoprire il

percorso dell’acqua e alcune singolari

formazioni come le stalattiti e le

stalagmiti. A tal proposito esemplare

anche per i suoi aspetti didattici è la

Grotta Vecchia Diga, formata da

numerose vaste sale, che sono visitabili

con accompagnamento

di

esperti.

Le attività sportive

praticabili

grazie alla presenza

del lago

vanno dalla canoa

al windsurf,

dalla pe­

- 5 tratto 3 / abschnitt 3

sca alle immersioni subacquee.

In giugno si svolge il Campionato internazionale

di Motonautica, occasione

in cui catamarani da 300

cavalli solcano le acque ad altissima

velocità. Anche l’hovercraft rappresenta

una vera attrazione, esibendo

imbarcazioni atte agli interventi di

protezione civile in caso di esondazioni

e allagamenti.

La pratica della canoa e del kajak trova

un contesto ideale anche nei torrenti

che solcano il territorio.

Altra competizione di notevole attrattiva

è il Valcellina Triathlon, che

prevede una prova di nuoto nelle acque

del lago di Barcis, una ciclistica

su strada fino a Erto e infine l’anello

podistico lungo il lago del Vajont.

Gli amanti delle emozioni forti trovano

quel che cercano in una affascinante

disciplina, l’hydrospeed, recentemente

“approdata”

a Barcis. Qui infatti, un

tratto del Cellina, dalle

acque abbondanti

e tranquille, rappresenta

la “palestra”

idonea per

apprendere i primi

rudimenti.

La stagione

adatta è naturalmentequella

estiva, fino a

ottobre.

Il Consorzio Valcellina mette a disposizione

le guide e l’attrezzatura a noleggio.

La Cooperativa S.T.A.F. di Barcis, realizza

una serie di iniziative quali corsi,

laboratori, soggiorni educativi, escursioni,

visite guidate e stage formativi

nel territorio montano e pedemontano

del Friuli occidentale. Una nuova

proposta di turismo ambientale in

cui natura, tradizione e cultura, opportunamente

integrati, costituiscono

punti di forza per attività di ricerca

e anche occasione

di divertimento

e svago.

A supporto delle

varie iniziative

sono state

avviate alcune

collane editoriali

e realizzate

pubblicazioni

sugli episodi salienti

della storia

e del patrimonio

locale.

Dal 2000 la Cooperativa

gestisce il Centro didattico

della Scuola d’Ambiente di

Barcis che permette di approfondire

alcuni aspetti dell’educazione ambientale,

attraverso mostre tematiche

allestite nella sede espositiva e attività

pratiche svolte in una aula­laboratorio

fornita di computer, microscopi

e piccole collezioni didattiche.

Il centro è una cellula dell’Ecomuseo

“Lis Aganis”.

Per informazioni dettagliate sull’attività

completa: www.coopstaf.it

Sport und Natur

Barcis ist ideal zur Erholung, aber

auch für Sport im Freien, in einer

Natur, die nicht ihresgleichen hat.

Man kann nicht nur am Seeufer

schön spazierengehen, sondern

findet auch in den umliegenden

Wäldern ein Netz von Wander-

und Forstwegen mit Hütten zum

Rasten oder Übernachten. Trekking-Fans

erreichen die Casera

Montelonga (1327 m) durch einen

herrlichen Buchenwald. Von

dort aus erkennt man im Norden

Crep Nudo und Col Nudo, die unverwechselbaren

Formen des

Monte Duranno und der Cima dei

Preti, die ausgedehnte Felswand

des Resettum und den hohen

Westhang des Monte Ràut.

Es gibt auch Gelegenheiten zum

Reiten, Mountainbike- und Querfeldein-Radfahren

mit zahlreichen

Radwegen auch in großer

Höhe für die Durchtrainierten.

Wer in die Tiefe dringen will,

kann Höhlen erforschen, was faszinierend

ist, weil man den Lauf

des Wassers entdecken kann wie

auch einzigartige Gebilde wie

Stalaktiten und Stalagmiten. Beispielhaft

auch zu Lehrzwecken

ist die Grotta Vecchia Diga, die

aus zahlreichen weiten Sälen besteht

und in Begleitung von Experten

zu besuchen ist. Auf dem

See kann man Kanufahren, Surfen,

Angeln und Tauchen.

Im Juni findet hier die Meisterschaft

Campionato internazionale

di Motonautica statt, bei

der 300 PS-Katamarane über das

Wasser rasen. Auch das Luftkissenboot

ist eine Attraktion,

es zeigt seine Eignung für Zivilschutzeinsätze

bei Überschwemmungen.

Zum Kanu- und Kajakfahren

sind auch die Wildbäche ideal.

Ein weiterer anziehungskräftiger

Wettbewerb ist das Valcellina

Triathlon mit Schwimmen im

Lago di Barcis, Radfahren auf der

Straße bis Erto und schließlich

Laufen um den Vajont-See.

Wer Aufregung sucht, findet sie

in einer faszinierenden Disziplin:

Hydrospeed, die vor kurzem in

Barcis “angekommen” ist. Hier

bietet sich auf einem ruhigen und

wasserreichen Abschnitt des Cellina

ein geeignetes “Trainingsgebiet”,

um erste Erfahrungen mit

dieser Sportart zu machen. Die

beste Jahreszeit hierfür ist natürlich

der Sommer, bis zum Oktober.

Beim Consorzio Valcellina

bekommt man die Führer und die

Ausrüstung zum Leihen.

Die Kooperative S.T.A.F. in Barcis

veranstaltet eine Reihe von Initiativen

wie Kurse, Werkstätten,

Lernferien, Exkursionen, Besichtigungen

und Praktika in den Bergen

und Voralpen Westfriauls.

Das ist eine neue Art des Umwelttourismus,

bei dem Natur,

Tradition und Kultur, in der

richtigen Mischung, als Anlass

zu Forschung, aber auch Unterhaltung

dienen. Als Hilfsmaterial

hierfür wurden Bücherreihen zu

den wichtigsten Ereignissen der

Geschichte und zum Natur- und

Kulturgut der Gegend herausgegeben.

Seit 2000 leitet die Kooperative

das Centro didattico

della Scuola d’Ambiente

(Umweltschule) in Barcis zur

Vertiefung der Umwelterziehung

durch Ausstellungen und

Übungen in einem Saal mit Computern,

Mikroskopen und kleinen

Sammlungen. Für detaillierte

Auskünfte über die gesamte Tätigkeit:

www.coopstaf.it

In Piana di Pinedo, zwischen

den Gemeinden

Claut und Cimolais liegt der Parco

Faunistico. Er umfasst 35

Hektar und ist einzigartig wegen

seiner Artenvielfalt und seines

Höhen-Mikroklimas, das mit dem

der höchsten Gipfel der Friaulischen

Dolomiten vergleichbar

ist. Der Park soll die altansässigen

und eingeführten Tiere

schützen und dem Publikum die

Gelegenheit zum Kontakt mit der

Natur verschaffen. Beim Spazierengehen

auf den Wegen kann

der Besucher auf einige Wildtiere

treffen, von den geselligeren

Hirschen bis zu den

scheuen Rehen und den behenden

Gemsen. Ergänzend hierzu

bietet der Weg Sentiero Botanico

eine sehr reichhaltige Flora.

Das Besucherzentrum, nach Art

der Gegend aus Holz und Stein,

verfügt über eine multimediale

Anlage, mit der man den Sentiero

Botanico und die Gebiete

der Hirsche, Rehe, Gemsen und

Steinböcke virtuell durchstreifen

und auch deren Rufe hören kann.

Hirsche auf dem Pian Pinedo; Kanufahren auf dem Cellina;

Brand-Knabenkraut (Orchis ustulata); der Crep Nudo, von Barcis aus

gesehen; über den Cellina auf der Höhlenforscher-Seilbahn;

Motorboote auf dem See

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Foresta Regionale del Prescudin

Il torrente Prescudin è un piccolo affluente del Cellina; il suo bacino è

di proprietà dell’Azienda Regionale dei Parchi e delle Foreste. Dal 1969 questo

territorio è una riserva naturale orientata a scopi prevalentemente scientifici

con finalità di “bacino idrografico rappresentativo sperimentale”. I 1650

ettari di boschi, ghiaie e rocce vengono costantemente monitorati al fine di

studiare i rapporti tra clima, suolo e vegetazione. Al Prescudin si accede percorrendo

la S.S. 251 della Valcellina; a circa 3,5 km da Barcis, in località Árcola,

svoltando a sinistra si imbocca la stretta strada che, attraversato il torrente

Cellina, conduce dopo altri 3,5 km in tortuosa salita alla località Palazzo a

quota 640 m s.l.m. L’accesso è vietato alle auto mediante la sbarra posta poco

prima del ponte sul Cellina. Al grande edificio principale, chiamato anche Villa

Emma, si aggiungono altre costruzioni e aree attrezzate con panche e tavoli.

I fabbricati sono destinati prevalentemente a gruppi e comitive che svolgono

attività di ricerca e osservazione naturalistica, nonché escursionismo

finalizzato alla conoscenza ambientale. La radura è il punto di partenza per i

numerosi itinerari che si addentrano nella valle ma può rappresentare già una

meta a se stante per una piacevole passeggiata famigliare nella quiete della

foresta del Prescudin. La sosta è possibile anche presso i bivacchi Val di Zea,

sotto il Crep Nudo, e Groppa Pasteur sotto il Monte Messer, raggiungibili con

percorsi di medio impegno, mentre la salita alle cime oppone difficoltà alpinistiche

anche elevate.

L’area comprende vaste estensioni di boschi caratterizzati dalla cospicua

presenza di faggi, che dal fondovalle risalgono i versanti fino alla base delle

pareti rocciose; e poi boscaglie a carpino nero, orniello e pino mugo, pinete a

pino nero e saliceti di fondovalle. La formazione forestale nei dintorni di Villa

Emma, costituita esclusivamente da abete rosso, è totalmente artificiale ed è

stata impiantata negli anni sessanta.

Tra le specie floreali spiccano il cicerchione e il giglio rosso.

La fauna comprende il capriolo, piuttosto comune, il camoscio oltre il limite

della vegetazione arborea, la volpe, il tasso, la faina, la martora, la donnola, la

puzzola e l’ermellino. Tra i piccoli mammiferi ricordiamo lo scoiattolo e il ghiro,

che ha abitudini di vita notturna, la lepre alpina, specie che nella stagione

invernale diviene completamente bianca, eccetto la punta delle orecchie, che

resta nera. Fra i roditori ancora più piccoli ci sono i topi campagnoli e le arvicole;

va ricordato anche il riccio, vorace insettivoro con abitudini prevalentemente

notturne. Infine l’avifauna del Prescudin è interessantissima e ricca di

specie: dai rapaci quali l’aquila reale, la poiana, lo sparviero, il gheppio, l’astore,

il gufo reale ai tetraonidi quali il gallo cedrone e il forcello, il francolino di

monte e la pernice bianca.

- 7 tratto 3 / abschnitt 3

Foresta Regionale

del Prescudin

Der Wildbach Prescudin ist ein kleiner

Nebenfluss des Cellina; sein Becken gehört

der Azienda Regionale dei Parchi e

delle Foreste. Seit 1969 ist dieses Gebiet

ein Naturpark zu vorwiegend wissenschaftlichen

Zwecken als “experimentelles

repräsentatives Flussbett”.

Die 1650 Hektar Wald, Kies und Felsen

werden ständig überwacht, um die Beziehungen

zwischen Klima, Boden und

Vegetation zu untersuchen. Zum Prescudin

gelangt man auf der Staatsstraße

S.S. 251 Val Cellina; etwa 3,5 km hinter

Barcis, in Árcola, biegt man nach links

in eine enge Straße, die über den Wild-

bach Cellina und nach weiteren 3,5 km

kurvenreichen Aufstiegs nach Palazzo

640 m ü.d.M. führt. Wegen der Sperre

kurz vor der Brücke über den Cellina endet

hier die Fahrt. Neben dem großen

Hauptgebäude, auch Villa Emma genannt,

gibt es weitere Gebäude sowie

Flächen mit Bänken und Tischen. Die

Gebäude sind hauptsächlich für Gruppen

von Forschern und Naturbeobachtern

sowie Exkursionsteilnehmern

bestimmt. Die Lichtung ist der Ausgangspunkt

für die zahlreichen Wege

ins Tal, aber für Familienausflüge in den

stillen Wald Prescudin kann sie schon

als Ziel genügen. In den Hütten Val di

Zea unter dem Crep Nudo und Groppa

Pasteur unterhalb des Monte Messer

kann man ausruhen; sie sind auf mittelschweren

Wegen erreichbar, während

der Aufstieg zu den Gipfeln hohe Anforderungen

stellt.

Das Gebiet umfasst große Wälder mit

zahlreichen Buchen, die vom Tal hinauf

bis an den Fuß der Felswände wachsen;

Villa Emma, sullo sfondo I Muri

Riccio

Luce nella foresta

außerdem Hopfenbuchen, Blumeneschen und

Latschenkiefern, Schwarzkiefernwälder; sowie

Silberweiden im Tal. Der Wald um die Villa

Emma herum besteht ausschließlich aus Fichten

und wurde in den 60er Jahren gepflanzt.

Unter den Blumen bestechen die Wilde Platterbse

und die Orangerote Feuerlilie.

Die Fauna umfasst das Reh, das recht verbreitet

ist, die Gemse oberhalb der Baumgrenze,

Fuchs, Dachs, Marder, Steinmarder, Wiesel,

Stinktier und Hermelin. Unter den Kleinsäugern

sind das Eichhörnchen und der Siebenschläfer

zu nennen, der ein Nachttier ist, sowie

der Schneehase, der im Winter weiß wird,

nur die Spitzen der Ohren bleiben schwarz.

Noch kleinere Nagetiere sind die Feld- und

Wühlmäuse sowie der Igel, ein gefräßiger, vorwiegend

nachtaktiver Insektenfresser. Auch

die Vogelwelt des Prescudin ist hochinteressant

und artenreich: Greifvögel wie Steinadler,

Mäusebussard, Sperber, Turmfalke, Habicht,

Uhu und die Hühnervögel wie Auer- und Birkhahn,

Frankolin und das Alpenschneehuhn.

® 1942 schlug Enrico Del Torso, ein geschätzter

Heraldiker, ein Wappen für die

Gemeinde Barcis vor, die noch keins hatte: die

Kirche in Flammen als Anspielung auf den Brand

von 1611, der “Barcis einäscherte”; die Straße in

den Bergen als Hinweis auf den “ursprünglichen

Namen von Barcis (…),

Warcis”, vielleicht varco

(Pass); das Wasser

des Wildbachs Cellina.

Aus Barcis kam die

Antwort, man wolle

auch ein Boot. Kein

Problem: die Pfarrkirche

von Barcis ist Johannes

dem Täufer

geweiht; eines seiner

Attribute ist das

Agnus Dei, das Lamm

Gottes, also Christus.

So brauchte man Johannes

nur auf ein

Boot zu setzen mit einem Lamm im Arm und der

Kreuzfahne. 1944 wurde das Dorf von den Nazis

verbrannt, und der Vorschlag von Del Torso

ging in Flammen auf. Seit 1954 bildet der

Cellina den See von Barcis, und seit 1989 hat

die Gemeinde ein Wappen und ein Banner mit

zwei Bergen, dem See und einem Boot mit nur

einem Ruder.

Villa Emma, im Hintergrund die Muri-Berge;

Igel; Licht im Wald

( @

Comune di Barcis

tel. 0427 76014

www.comune.barcis.pn.it

Pro Loco Barcis

tel. 0427 764438 - 0427 76300

Consorzio Pro Loco

Cellina-Meduna

tel. 0427 764438

www.prolococellinameduna.it

info@prolococellinameduna.it

Comunità Montana del Friuli

Occidentale

Barcis tel. 0427 76038

Parco Naturale Dolomiti

Friulane Cimolais

tel. 0427 87333

www.parcodolomitifriulane.it

www.parks.it/parco.dolomiti.

friulane

info@parcodolomitifriulane.it

I.A.T. Barcis

tel. 0427 76300

www.piancavallo.com

Consorzio Valcellina

Claut tel. 0427 878416

www.valcellina.it

Ecomuseo Lis Aganis

tel. 0427 764425

www.ecomuseolisaganis.it

Cooperativa S.T.A.F.

tel. 0427 764403

www.coopstaf.it

coopstaf@libero.it

Stazione Forestale Barcis

tel. 0427 76026

Foresta del Prescudin

Villa Emma

tel. 0427 76016

Pian Pinedo Riserva faunistica

della Valcellina

tel. 0427 87019

www.pianpinedo.it

info@pianpinedo.it

www.turismo.fvg.it

www.barcis.fvg.it

www.premiogiuseppemalattia.it

www.vallipordenonesi.it

www.bibliomp.it

www.itinerariciclabili.it

info

Foresteria comunale

tel. 0427 764548

Area attrezzata camper

tel. 0427 76014

Campeggio comunale

Loc. San Francesco

tel. 0427 76014

Celis

Hotel Ristorante - tel. 0427 76376

Aquila Nera

Ristorante

tel. 0427 76390, chiuso lunedì

Rosanna

Trattoria - tel. 0427 76064

Ponte Antoi

Osteria con cucina

Loc. Ponte Antoi - tel. 0427 76224

Agriturismo Pian dei Tass

Loc. Pentina

tel. 0427 76282 - 0434.948782

www.agripianteitass.it

Le Valli - Caulana

Complesso agrituristico

tel. e fax 0427 72376

Rifugio Santa Maria

Centro soggiorno sociale

tel. e fax 0427 76281

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Andrèes

Quatre cjases

in crous.

Se no tu

fai adora a

scjampâ

uchì tu devente vecje e tu mour.

Un po’ de prâtz

dos tre montz

se no tu scjampe

no tu scjampe pì

tu devente Andrèes.

Federico Tavan

Andreis. Quattro case in croce.

/ Se non te ne vai in tempo, /

qui diventi vecchio e muori.

/ Qualche prato, / due tre

montagne. / Se non fuggi, / non

fuggi più / diventi Andreis.

Raponzolo di roccia

Andreis in inverno. Alle spalle il

Monte Cavallo, la piramide del

Caulana e il Monte Sesier

La settecentesca chiesa di San

Daniele in Monticello e i dirupi

del Monte Ràut

Abitazioni ad Andreis e Bosplans

Dalla località Molassa il percorso prosegue

sulla strada del Dint verso Andreis,

raggiungendo l’area sportiva

presso la quale si trova un punto di sosta

in prossimità del torrente Alba.

L’origine del paese di Andreis è legata

a una leggenda popolare, secondo

la quale il primo abitante della valle fu

un pastore il quale, scoperta l’amenità

del luogo e l’abbondante disponibilità

di prati per il pascolo dei suoi armenti,

decise di insediarsi stabilmente nella

valle. Il pastore si chiamava Andrea e

dal suo nome avrebbe avuto origine

il toponimo Andreis. La leggenda non

esclude un’altra possibilità secondo la

quale le numerose grotte della zona

usate come ricovero dal pastore e indicate

nella parlata locale con il termine

andresc sarebbero la radice del nome

Andreis.

Va detto che Andreis ha fatto da sempre

parte dell’antichissima diocesi di

Concordia già città romana di Concordia

Sagittaria distrutta da Attila

nel 452. L’ipotesi più probabile è che

le genti della pianura una volta prive

della protezione dei legionari romani

e rimaste in balìa delle orde barbariche,

abbiano cercato rifugio nelle val­

- 9 tratto 3 / abschnitt 3

li montane decisamente più sicure.

Il primo cenno storico su Andreis risale

al 996 con la conferma da parte

di Ottone III dei diritti al Vescovo

Benno di Concordia sulle Ville di Navarons,

Tramonti e Andreis. Altra data

importante è il 1183 quando Papa Lucio

III prende sotto la sua protezione

le pertinenze di Barcis comprendenti

anche Andreis.

In un documento del 1319 è citata l’antica

chiesa di S. Daniele sul Monte Lupo.

L’ultima notizia che la riguarda risale

al 1806 anno in cui fu totalmente

distrutta da un fulmine. La chiesa di S.

Daniele di Monte Lupo non va confusa

con quella di S. Daniele di Monticello

fatta costruire in segno di devozione

dagli abitanti di Andreis nel 1723 tuttora

esistente e degna di essere visitata.

Il terremoto del 1776 che distrusse la

quasi totalità delle case del paese fu la

causa principale che portò gli abitanti alla

costruzione di un nuovo tipo di abitazione.

La necessità urgente di ricostruire

in fretta un ricovero in cui vivere li

costrinse a rinunciare alla vecchia architettura

e a sostituire gli archi in pietra e i

solai di “giaretta”, assai complessi, con

architravi e ballatoi in legno più facili da

costruire: i daltz.

Oggi quella che fu necessità è una testimonianza

che evidenzia l’originalità

che caratterizza come esclusiva la “Casa

Andreana”.

® Toponomastica

Andreis deriva da un ‘andri’ che significa

antro o caverna.

Bosplàns in origine era Selvaplana. Successivamente

diviene Bosplans cioè bosco piano.

Il monte Fara sembra derivare da ‘terreno

di nobili longobardi’.

La Cellina prende probabilmente il nome da

Caelina, la città scomparsa che si trovava in

prossimità di Montereale.

Alba significa bianco, pulito; Ledròn deriva

da portatore di sostanze melmose.

Susaibes, dove nasce l’Alba, voleva dire

“sotto la sorgente”.

Von dem Ort Molassa geht es auf

der Strada del Dint Richtung Andreis;

am Sportplatz liegt ein

Rastplatz am Wildbach Alba.

Über die Entstehung des Dorfs

Andreis erzählt eine Legende,

dass der erste Bewohner des

Tals ein Schäfer war, der, da

der Ort schön war und reichlich

Wiesen für seine Herde bot, hier

sesshaft wurde, Er hieß Andrea,

und daher soll der Ortsname Andreis

kommen. Die Legende lässt

jedoch noch eine zweite Möglichkeit

zu, derzufolge die zahlreichen

Höhlen der Gegend, die

dem Schäfer als Zuflucht dienten

und im Dialekt andresc heißen,

zum Namen Andreis führten.

Seit jeher gehört Andreis dem

uralten Bistum Concordia an,

der Römerstadt Concordia Sagittaria,

die 452 von Attila zerstört

wurde. Die wahrscheinlichste

Hypothese ist, dass die

Leute aus der Ebene, als es mit

dem Schutz durch die Legionäre

vorbei war und sie den Barbarenhorden

ausgeliefert waren, Zuflucht

in den eindeutig sichereren

Bergtälern suchten. Zum ersten

Mal erwähnt wird Andreis 996,

als Otto III. die Rechte des Bischofs

Benno von Concordia auf

die Orte Navarons, Tramonti und

Andreis bestätigt. Wichtig ist

auch das Jahr 1183, als Papst Lucius

III. die Ländereien von Barcis

unter seinen Schutz nimmt, zu

denen auch Andreis gehört.

In einem Dokument aus dem Jahr

1319 wird die alte Kirche S. Daniele

auf dem Monte Lupo erwähnt.

Die letzte Nachricht über

sie haben wir aus dem Jahr 1806,

als sie durch Blitzschlag völlig

zerstört wird. Die Kirche S. Daniele

vom Monte Lupo darf man

nicht mit der Kirche S. Daniele

in Monticello verwechseln, die

als Zeichen der Frömmigkeit 1723

von den Einwohnern von Andreis

errichtet wurde und noch besteht

und einen Besuch wert ist.

Das Erdbeben von 1776 zerstörte

fast alle Häuser des Dorfes und

veranlasste die Einwohner, Häuser

einer anderen Art zu bauen.

Da es nötig war, eilig Unterkünfte

zu bauen, verzichteten die Einwohnern

auf ihr altes Haus und

verwendeten statt der recht aufwendigen

Steinbögen und Mansardenböden

nun Stützbalken

und Laubengänge aus Holz, die

leichter zu bauen waren: die

daltz.

Heute macht die einstige Notwendigkeit

den Reiz und die Einzigartigkeit

der “Casa Andreana”

aus.

Andreis liegt auf einer Schwemmterrasse

oberhalb der Wildbäche

Ledròn, Alba und Susaibes

in reizvoller Höhenlage mit Aussicht:

auf der einen Seite zum

Valcellina hin mit seiner Bergkette,

gegenüber der Monte Fara,

dessen Wald nahtlos in den

seines “Zwillings” Monte Jòuf

und den der Crode dei Pic übergeht

(nur vom Canyon des Cellina

unterbrochen); im Rücken der

Monte Castello mit seinem unzugänglichen

Aussehen und der

Monte Ràut, der bei Sonnenuntergang

die typische enrosadira

der größeren und berühmteren

Dolomiten annimmt.

Die Gegend von Andreis wurde

Teil des großen Parco delle Dolomiti

Friulane nicht nur dank

der wilden Schönheit ihrer Berge,

sondern vor allem wegen

deren spektakulären Formen,

die uns viel über die Geschichte

des Landes vom Trias bis heute

erzählen. Hier sieht man besser

als irgendwo anders die grandioseste

Überschiebung der Region

namens “Periadriatische

Falte/Verwerfung” oder “Linie

Barcis-Staro Selo”, die auf

100 km Länge erkennbar ist: der

Schub der afrikanischen Platte

(besser gesagt der adriatischen

Mikroplatte) gegen Europa hat

enorme Massen von Sedimentfelsen

marinen Ursprungs angehoben,

und die Dolomiten und ältesten

Dolomitenkalkfelsen (aus

dem Trias, mehr als 200 Millionen

Jahre alt) schoben sich über

Schopf-Rapunzel; Andreis im Winter. Im Hintergrund der Monte Cavallo,

die Pyramide des Caulana und der Monte Sesier; die Kirche San Daniele

aus dem 18. Jahrhundert in Monticello und die Abhänge des Monte Ràut;

Häuser in Andreis und Bosplans

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Meritano una

visita anche

le quattro

borgate

principali

di Andreis:

Alcheda,

Prapiero, Sott’Anzas e Bosplans.

In quest’ultima la fontana

secolare, costituita da un

monolito roccioso e situata

sull’antico sentiero che portava

a Maniagolibero, rappresenta

un vero monumento attorno al

quale si è svolta nei secoli la vita

di tante famiglie. Se ne hanno

notizie documentate a partire

dal 1614.

Carlina acaulis

Architettura tipica di Andreis

La fontana di Bosplans

Il museo etnografico di Andreis

Scarpètes, calzature tipiche

friulane

Insegna del Parco Naturale

Dolomiti Friulane

Andreis sorge su un terrazzo alluvionale

sopra i torrenti Ledròn, Alba e

Susaibes in una suggestiva posizione

panoramica: da un lato la Valcellina

con la sua cerchia di montagne, di

fronte il Monte Fara, una foresta continua

con il “gemello” Monte Jòuf e

le Crode dei Pics (solo interrotta dal

canyon del Cellina); alle spalle il Monte

Castello di aspetto inaccessibile e

il Monte Ràut, che al tramonto si accende

nell’enrosadira tipica delle più

grandi e famose Dolomiti.

Il territorio di Andreis rientra nel grande

Parco delle Dolomiti Friulane non

solo per la selvaggia bellezza delle

sue montagne, ma soprattutto per

lo spettacolare sfacelo delle stesse,

pagina aperta sulla storia della Terra

70-71 tratto 3 / abschnitt 3

dal Triassico ai giorni nostri. Ed è infatti

qui, meglio che in ogni altro posto,

che si evidenzia il più grandioso

sovrascorrimento regionale, già definito

“Piega-faglia Periadriatica” o

“Linea Barcis­Staro Selo”, riconoscibile

per oltre 100 km di lunghezza: la

spinta della placca africana (più precisamente

la micro­placca adriatica)

contro l’Europa ha fatto sì che enormi

pacchi di rocce sedimentarie di origine

marina venissero sollevate e le

dolomie e i calcari dolomitici più antichi

(triassici, oltre 200 milioni di anni)

andassero a sovrapporsi alle rocce

più giovani e più plastiche (i calcari del

Cretacico e quelle eoceniche e mioceniche,

marnoso­argillose e arenacee).

Infatti, mentre la dorsale del Fara­

Jòuf si è piegata come un grande arco

di roccia (ben visibile sul fronte

delle stratificazioni tagliate dalle forre

del Cellina e del Colvera), il Monte

Ràut, come una grande pila di piatti

si è inclinato verso nord scivolando

a sud sopra il flysh e le molasse che

caratterizzano da un lato la conca di

Andreis e dall’altro quella di Frisanco

(con le loro forme insieme morbide e

franose). L’impatto, pur nella sua gra­

® Museo Etnografico

Il Museo, cellula dell’Ecomuseo “Lis

Aganis”, è luogo di memoria nel quale si custodiscono

oggetti che testimoniano la vita,

la cultura e le tradizioni di Andreis, in particolare

della prima metà del XX secolo.

Vi si possono trovare delle ricostruzioni di

ambienti caratteristici come la malga, luogo

di produzione del latte e del formaggio, ma

anche la cucina andreana, fulcro della casa

raccolta attorno al caratteristico focolare.

Gli oggetti esposti illustrano procedure, tec­

niche e materiali degli antichi mestieri tra i

quali un posto speciale spetta ai sedonèrs,

celebri e abilissimi intagliatori di utensili in

legno. I loro prodotti venivano esportati in

pianura, grazie al sacrificio delle donne, che

viaggiavano a lungo attraversando le vallate

a piedi. Oggi i sedonèrs lavorano ancora con

maestria, ma manca

un numero sufficiente

di allievi che

ne tramandi la tecnica

e i segreti. Altri

mestieri documentati

in museo sono la lavorazione

dell’osso

per la produzione di

pettini e tabacchiere

e il confezionamento

delle scarpètes (calzature

friulane con la

suola di pezza e la tomaia in velluto).

Vi sono poi testimonianze che riguardano lo

svolgimento delle attività agricole come la

fienagione, il taglio e il trasporto del legname

sui torrenti tramite fluitazione.

A “raccontare” la cultura locale ci sono infine

le antiche maschere del carnevale

e le raganelle pasquali

(cràceles), perni di

legno sui quali viene

montata una piccola

ruota con dei denti in

metallo, che strisciando

producono

un forte rumore.

die jüngeren und weniger harten

Felsen (die Kalkfelsen aus

der Kreidezeit und die aus dem

Eozän und Miozän, aus Mergel/

Ton und Sandstein). Während

der Höhenrücken des Fara-Jòuf

sich wie ein großer Bogen bog

(was man gut an den Schichten

sieht, die die Schluchten des Cellina

und des Colvera durchschnitten

haben), neigte sich der Monte

Ràut wie ein großer Stapel

Teller nach Norden und rutschte

im Süden über den Flysh und die

Molasse der Mulden von Andreis

und von Frisanco (die weich und

erdrutschträchtig wirken). Der

Aufprall, trotz aller Langsamkeit

geologischer Phänomene, entfesselt

enorme Energien und äußert

sich in Erdbeben und durch

Druck und Temperatur (Kataklase)

buchstäblich explodierten

Felsen mit Calanque-Formen,

neben anderen glatten (Verwerfungsspiegeln).

Die imposantesten

und faszinierendsten Eindrücke

erhält man einmal vom Rio

Susaibes aus, östlich von Andreis,

der fast 1600 m vom Monte

Ràut überragt wird, dann von

der Forcella della Crous aus, im

Norden des Dorfes, wo man den

pulverisierten Fels mit der Hand

berühren kann, und von dem Höhenrücken,

der von der Forcella

di Pala Barzana ausgeht, am Fuß

des Südhangs des Monte Ràut,

auch Mont da li Animes (Berg

der Seelen) genannt, da die Gemeinde

dort Grundstücke an Privatleute

vermietete und mit dem

Erlös Öl für die Votivlichter zu Ehren

der Seelen der Verstorbenen

erwarb.

Einen Besuch wert sind auch

die vier größten Ortsteile von

Andreis: Alcheda, Prapiero,

Sott’Anzas und Bosplans. In letzterem

Ort ist der jahrhundertealte

Brunnen eine Sehenswürdigkeit.

Er besteht aus einem

Felsblock und liegt an dem alten

Weg nach Maniagolibero. Um

ihn herum spilete sich jahrhundertelang

das Leben vieler Familien

ab. Er ist seit 1614 dokumentiert.

® Museo Etnografico

Dieses Museum, eine Zelle

des Ecomuseo “Lis Aganis”,

zeigt Gegenstände aus dem Le-

ben, der Kultur und den Traditionen

von Andreis, vor allem aus

der ersten Hälfte des 20. Jahrhunderts.

Typische Orte wurden rekonstruiert

wie die Alm, wo Milch und

Käse hergestellt wird, aber auch

die Küche als Mittelpunkt der Fa-

milie, die um die typische Feuerstelle

herum saß.

Man erkennt die Prozeduren,

Techniken und Materialien der

alten Handwerke, unter denen

die sedonèrs einen Sonderplatz

einnehmen, die berühmten und

höchst geschickten Holzwerkzeugschnitzer.

Ihre Erzeugnisse

wurden in die Ebene exportiert,

dank der Aufopferung der Frauen,

die lange Entfernungen zu

Fuß durch die Täler zurücklegten.

Heute sind die sedonèrs immer

noch tüchtig, aber es fehlt

an Schülern, die ihre Techniken

und Geheimnisse weitergeben

könnten.

Weiters im Museum dargestellt

werden die Bearbeitung von Knochen

zur Herstellung von Kämmen

und Tabaksdosen sowie die

Anfertigung von scarpètes (friaulische

Schuhe mit Sohle aus Tuch

und Oberleder aus Samt). Auch

die Landwirtschaft wird dargestellt,

wie das Heumachen,

das Sägen von Holz und dessen

Transport durch Flößen auf den

Wildbächen.

Und dann sind da noch die alten

Karnevalsmasken und die

Osterknarren (cràceles), jeweils

ein kleines Rad mit Metallzähnen,

das sich auf einer Holzachse

dreht und dabei laut knarrt.

Silberdistel (Carlina acaulis); typische Häuser in Andreis; der Brunnen

von Bosplans; das Völkerkundemuseum von Andreis; Scarpètes, typisch

friaulische Schuhe; Symbol des Parco Naturale Dolomiti Friulane

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Pala Barzana

o Palla

Barzana,

come si

trova scritto

qualche

volta?

Barzana richiama Barcis.

La palla invece non c’entra.

In chiesa ci sono le pale degli

altari, cioè i dipinti esposti ben

in vista. Con palese, si intende

qualcosa che è evidente.

Nel paesaggio la pala è un

prato visibile e ben esposto.

In montagna se ne trovano

ovunque. Il toponimo segnala la

loro diversità rispetto agli altri

elementi (bosco, roccia etc)

dell’ambiente.

Poiana

La faglia periadriatica visibile in

località Pala Barzana con la Mont

da li Animes

Val Settimana: Malga Senons e

le Caserine

Il Campanile di Val Montanaia

Il Monte Duranno

dualità e con tempi geologici, si manifesta

in forma potente sprigionando

enormi energie che si traducono

in terremoti, in rocce letteralmente

esplose per pressione e temperatura

(cataclasi) che si presentano in forma

calanchiva, assieme ad altre caratteristicamente

lisce (specchi di faglia).

I luoghi ove comodamente si possono

osservare alcuni dei fenomeni più

imponenti e suggestivi sono il Rio Susaibes,

a est di Andreis e sovrastato

per quasi 1600 m dal Monte Ràut, la

Forcella della Crous, a nord dell’abitato

e ove si può toccare con mano la

roccia polverizzata, e la dorsale che si

origina dalla Forcella di Pala Barzana,

alla base del versante sud del Monte

Ràut, detto anche Mont da li Animes,

in quanto il Comune ne affittava i ter­

72-73 tratto 3 / abschnitt 3

reni a privati e con il ricavato acquistava

l’olio per alimentare i lumini votivi

in onore delle anime dei defunti.

Parco Naturale delle Dolomiti

Friulane

Risorsa ambientale di assoluta eccezione,

il Parco Regionale delle Dolomiti

Friulane si propone di conservare,

proteggere, promuovere e valorizzare

l’immenso patrimonio naturalistico

che comprende.

Il grado di naturalità, elevato come

in pochi altri casi nell’arco alpino, costituisce

una delle sue principali prerogative;

esso è il risultato dell’assenza

di viabilità principale e delle dimensioni

limitate dei centri abitati, di una società

con ancora spazi per un’economia

tradizionale.

La sua estensione è di 37.000 ettari

e va dalla provincia di Pordenone a

quella di Udine, comprendendo la Valcellina

(comuni di Andreis, Cimolais,

Claut, Erto, Casso), l’alta valle del Tagliamento

(comuni di Forni di Sopra e

Forni di Sotto) e la zona che confluisce

nella Val Tramontina (comuni di

Frisanco e Tramonti di Sopra).

Il paesaggio è ricco di aspetti diver­

si e affascinanti: si va dai fondovalle di

Andreis e della Val Meduna alle praterie

d’alta quota di “Campuros”, dalle cime

dolomitiche (Pramaggiore, Duranno,

Spalti di Toro e Monfalconi), ai pascoli

di Senons, in un passaggio continuo di

bellezza in bellezza.

Di grande interesse è la storia geologica

del suo territorio, caratterizzata da fenomeni

di evoluzione lenta e costante

che hanno determinatol’assetto

attuale:

faglie e sovrascorrimenti

da

una parte, piramidi

e morene

glaciali dall’altra.

L’erosione

ha “creato” dei

capolavori naturali

come il

Campanile di

Val Montanaia,

scalato per la prima volta nel 1902

dagli austriaci Saar e Von Glanvell e meta

oggi di appassionati alpinisti, o le curiose

stratificazioni rocciose dei Libri

Sentiero natura del “Mont Cjavac”

Questo percorso circolare offre un importante

e suggestivo spunto sulle peculiarità

geologiche che caratterizzano il territorio

del Parco, raggiungendo nella zona di Andreis

il più alto grado di spettacolarità. In questa

zona è infatti possibile osservare il fenomeno

geologico noto come “sovrascorrimento

periadriatico”. Sulla sponda del torrente Susaibes,

incontriamo poi la sorgente detta Aga

dal Muscle. La zona è particolarmente interessante

per l’osservazione avifaunistica dei

numerosi rapaci e uccelli che trovano qui il

loro habitat ideale.

Partenza e arrivo: centro paese; dislivello:

330 m in salita; tempo indicativo: 4 ore; segnavia:

CAI 975­976 nella parte iniziale.

Naturpfad

“Mont Cjavac”

Dieser reizvolle Rundweg zeigt

geologische Eigenheiten des

Parks, die in der Gegend von Andreis

am spektakulärsten sind.

Hier kann man nämlich die “periadriatische

Überschiebung”

beobachten. Am Ufer des Wildbachs

Susaibes treffen wir dann

auf die Quelle Aga dal Muscl”.

Hier kann man auch zahlreiche

Greif- und andere Vögel beobachten,

die hier ihren idealen Lebensraum

haben.

Start und Ziel: Dorfmitte; Höhenunterschied:

330 m Steigung;

Dauer: 4 Stunden; Kennzeichnung:

CAI 975-976 im Anfangsabschnitt.

Parco Naturale delle

Dolomiti Friulane

Der Parco Regionale delle Dolomiti

Friulane wurde geschaffen, um

die einzigartige Natur hier zu bewahren,

schützen und zu fördern.

Die Unberührtheit der Natur,

die kaum irgendwo in den Alpen

übertroffen wird, ist sein wichtigster

Trumpf; sie ist auf das

Fehlen von Hauptstraßen und die

geringe Größe der Orte zurückzuführen:

hier ist noch Platz für traditionelles

Wirtschaften.

Der Park ist 37.000 Hektar groß

und umfasst Teile der Provinz

Pordenone und der von Udine,

nämlich das Valcellina (Gemeinden

Andreis, Cimolais, Claut, Erto,

Casso), das obere Tagliamentotal

(Gemeinden Forni di Sopra,

Forni di Sotto) und das Val Tramontina

(Gemeinden Frisanco

und Tramonti di Sopra).

Die Landschaft ist vielfältig

und reizvoll: sie reicht von Andreis

und dem Val Meduna zu

den Hochwiesen von “Campuros”,

von den Dolomitengipfeln

(Pramaggiore, Duranno, Spalti

di Toro und Monfalconi) zu den

Weiden von Senons, von einer

Schönheit zur anderen.

Hochinteressant ist die geologische

Geschichte des Gebiets:

Verwerfungen und Überschiebungen

einerseits, Pyramiden

und Eiszeitmoränen andererseits.

Die Erosion hat Meisterwerke

wie den Campanile

(Kirchturm) di Val Montanaia

“geschaffen”, der erstmals 1902

von den Österreichern Saar und

Von Glanvell bestiegen wurde

und heute Ziel begeisterter

Bergsteiger ist, oder die seltsamen

Schichten der „Libri (Bücher)

di San Daniele“. U-förmige

Täler und große und kleine Kare

an den Seiten mancher Berge

sind Zeichen des langen Werkens

der Gletscher, die bis vor

wenigen Jahrtausenden große

Teile des Gebiets bedeckten.

Viel älter sind dagegen die beeindruckenden

Dinosaurier-

Fußspuren am Fuß des Wasserfalls

des Rio Casavento auf

einem Felsbrocken, der von der

Wand darüber herunterfiel. Sie

sind ungefähr 215 Millionen Jahre

alt, die Form ist die von Vogelfüßen,

aber sie sind 35 Zentimeter

groß. Der Park ist geschützt,

so dass keine schwerwiegenden

Eingriffe erlaubt sind. Dies ist für

die Tiere förderlich, die hier verschiedene

Lebensformen finden.

Beachtlich ist der Bestand an

Steinböcken (die seit den 80er

Jahren im Park wiedereingeführt

worden sind), Gemsen, Rehen,

Hirschen und Murmeltieren, gut

vertreten sind auch Auer- und

Birkhähne.

Der exzellente Gesundheitszustand

des Parks wird durch das

Vorkommen des Steinadlers bezeugt,

der in jedem Tal nistet.

Prächtige Greifvögel kann man

im Centro di recupero avifauna

(Vogelkrankenhaus) in Andreis

bewundern, wo Vögel, die

aufgrund von Verletzungen nicht

freigelassen werden können, gepflegt

werden: Turm- und andere

Falken, Sperber, Waldkäuze,

Mäusebussarde, Habichte und

ein Steinadler.

Auch die Flora ist reichhaltig,

denn während der Ausdehnung

der Gletscher im Quartär fan-

Mäusebussard; die periadriatische Naht bei Pala Barzana mit dem Mont

da li Animes; Val Settimana: Senons-Alm und Caserine; der Kirchturm

des Val Montanaia; der Monte Duranno

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti di Sopra Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Il Consorzio

Valcellina

organizza

una serie di

attività per

offrire agli

appassionati

la possibilità di vivere un’esperienza

unica, emozionante, a

contatto con la montagna e

con la natura incontaminata.

Le proposte turistiche sono

molte e sono pensate sia per

gli esperti sia per i semplici

amanti della natura: dalle

escursioni con le racchette da

neve in mezzo ai boschi di larici

ai mini corsi di sopravvivenza,

dall’insegnamento dell’attività di

riconoscimento e inseguimento

di piste animali all’orienteering

in ambiente wilderness, dallo

snow rafting alle arrampicate su

ghiaccio.

Arrampicata su ghiaccio

Stambecchi

Daphne blagayana

Civetta e voliere ad Andreis

Merlo acquaiolo

di San Daniele. Sezioni vallive a U e

grandi e piccoli circhi sui fianchi di alcune

montagne sono i segni dell’intenso

e lungo lavorio dei ghiacciai che

hanno coperto vaste parti del territorio

fino a poche migliaia di anni fa.

E appartengono, invece, a un passato

lontanissimo le stupefacenti impronte

di dinosauro osservabili a valle

della cascata del Rio Casavento, impresse

su un masso caduto dalla sovrastante

parete rocciosa. Datate a

circa 215 milioni di anni fa, hanno

l’aspetto di impronte di uccello, ma le

loro dimensioni raggiungono i 35 centimetri.

L’ambiente, protetto e preservato da

grossi e pesanti interventi, risulta favorevole

alla vita degli animali che qui

trovano diversi habitat naturali.

Considerevole è la popolazione di

stambecchi (reintrodotti nel Parco dagli

anni ’80), di camosci, caprioli, cervi

e marmotte, buona quella di galli cedroni

e galli forcelli.

L’ottimo stato di salute del Parco è

dimostrato dalla presenza dell’aquila

reale, con coppie nidificanti in ogni

vallata.

Alcuni stupendi esemplari di rapaci si

7 -75 tratto 3 / abschnitt 3

possono ammirare al Centro di recupero

avifauna di Andreis, dove

vengono curati e ospitati i volatili che,

avendo subito lesioni, non possono

tornare in libertà: sono falchi, gheppi,

sparvieri, allocchi, poiane, astori e un’aquila

reale.

Anche la flora è ricca poiché all’epoca

dell’espansione dei ghiacciai quaternari,

molte specie hanno trovato rifugio

proprio in queste zone. Accanto

alle varietà tipiche della fascia temperata,

si possono riscontrare interessanti

endemismi, cioè specie esclusive

di un areale, come l’Arenaria huteri,

la Gentiana froelichi e la Daphne blagayana.

Un patrimonio immenso quello

del Parco, che può essere scoperto,

conosciuto e apprezzato usufruendo

dei numerosi

servizi a

disposizione

degli amanti

della natura.

Una vasta

rete di sentieri

e percorsi di ogni livello

di difficoltà è attrezzata

con indispensabili

L’area avifaunistica di Andreis è una

struttura del Parco Naturale delle Dolomiti

Friulane che comprende un centro di

recupero per i rapaci feriti, una moderna e

ben attrezzata saletta didattico­ornitologica,

una mostra permanente dedicata agli uccelli

del parco, un laboratorio naturalistico e alcuni

sentieri natura nei dintorni del paese.

Il centro di recupero è costituito da un ambulatorio

veterinario e da 10 voliere di diverse

dimensioni, poste sopra l’abitato di Andreis.

Alcune di queste ospitano gli uccelli che in

seguito a incidenti hanno subito lesioni che

non consentono loro di vivere autonomamente;

una voliera più grande ha lo scopo, invece,

di riabilitare al volo quelli che, una volta

guariti, potranno essere rimessi in libertà.

Gli uccelli che giungono feriti al centro sono

soprattutto rapaci e necessitano di trattamenti

diversi, a seconda

del danno

subito: dopo la visita

del veterinario

vengono operati

o semplicemente

medicati e

quindi ricoverati

per alcuni giorni in

piccoli box, dove

sono obbligati a

movimenti limitati.

Successivamente

vengono trasferiti

nelle voliere di ambientamento

e di

recupero al volo.

Se il danno non è

irreversibile l’animale, una volta guarito, viene

rilasciato. La liberazione è un momento

molto importante per compiere un’efficace

opera di sensibilizzazione, proponendola alle

scolaresche o ai gruppi che intervengono

come atteggiamento corretto verso gli animali

selvatici e, più in generale, verso l’ambiente

naturale.

In caso di ritrovamento di uccelli feriti occorre

fornire tutte le informazioni possibili (data

e luogo, motivo

anche presunto

dell’inabilità), dati

che potrebbero

anche essere utili

per le cure, vanno

quindi contattati

il Comune di

Andreis, il Parco

Naturale Dolomiti

Friulane, il Corpo forestale regionale oppure

il Servizio Caccia Pesca della Provincia di

Pordenone.

den hier viele Arten Zuflucht. Neben

den typischen Pflanzen der

gemäßigten Zone entdeckt man

viele interessante endemische

Arten, d. h. die nur hier vorkommen,

wie das Huter-Sandkraut,

den Karawanken-Enzian

und die Königsblume. Viele Einrichtungen

für Besucher helfen

beim Entdecken der zahlreichen

Schätze dieses Parks. In dem

ausgedehnten Netz von Wegen

jedes Schwierigkeitsgrads stehen

viele Informationstafeln für

Ausflügler wie auch Hilfseinrichtungen

für die Parkhüter.

Von großem landschaftlichen

und geschichtlichem Interesse

ist der Trui dal Sciarbon (Kohlenweg),

den von 1690 bis 1913

die Frauen mit Kohlen in Rückenkörben

entlanggingen, von den

Wäldern des Val Zemola bis hin

ins Piavetal. Der Weg war noch

bis vor kurzem zugewachsen und

wurde von der Parkaufsicht gesäubert

und mit Informationstafeln

versehen. Das ganze Vajont-Tal

ist zu überblicken, mit

der tragischen Wunde des Erdrutsches

des Monte Toc. Im Besucherzentrum

in Erto zeigt die

Ausstellung “Uno spazio della

memoria” (Raum für Erinnerung)

zahlreiche Zeugnisse dieser Katastrophe.

Seit einigen Jahren veranstaltet

die Parkaufsicht eine ganze

Serie von Initiativen zu den Naturschätzen

des Parks. Zu den

neuesten gehört Informa Camminando

für Reisegruppen mit

Besichtigungen oder Wanderungen

zur Naturbeobachtung

sowie naturfreundliche Sport-

und Freizeitaktivitäten.

Die von den Naturführern ausgewählten

Wege dienen der Entwicklung

von Themen aus dem

Bereich der Alpen und Voralpen

und führen zu verschiedenen Attraktionen

des Parks.

Es gibt Itinerari naturalistici­etnografici

(Kurzbesuche für jede

Art von Gruppe) und Itinerari

d’ambiente (Wanderungen, die

auch länger dauern können, nur

für kleine Gruppen).

Einige Wanderungen beinhalten

Übernachtungen auf eigene

Faust in Hütten, so dass man die

einsamsten und verborgensten

Winkel kennenlernt, auf schlichte

und naturnahe Art.

Es gibt zahlreiche Angebote, um

Sport zu treiben oder einfach an

der frischen Luft Spaß zu haben

(Mountainbike, Bergsteigkurse,

Nordic Walking, Grasski…) auch

im Winter, wenn der Park einen

besonderen Reiz hat. In Claut

gibt es ein Eislaufstadion und den

Ice-Park-Turm, wo man mit Spitzhacke

und Steigeisen klettern

lernen kann. Auch Langlauf, Abfahrtslauf,

Trekking auf Schneeschuhen

und Hundeschlittenkurse

werden angeboten.

Die Area avifaunistica

(Vogelpark) Andreis ist

Teil des Parco Naturale delle Dolomiti

Friulane und umfasst ein

Greifvogelkrankenhaus, einen modernen

und gut ausgerüsteten

Vortragssaal, eine Dauerausstellung

über die Vögel des Parks, ein

Labor und mehrere

Naturpfade

in der Umgebung

des Dorfes.

Die Krankenstation

besteht aus

einer Tierarztpraxis

und 10

Volieren verschiedenerGröße

oberhalb von

Andreis. In einigen

davon sind

Vögel untergebracht,

die bei

Unfällen verletzt

wurden und daher nicht ohne Hilfe

leben können; in einer größeren

Voliere leben diejenigen, die

nach der Heilung freigelassen

werden können und sich wieder

ans Fliegen gewöhnen sollen.

Eisklettern; Steinböcke; Königsblume (Daphne blagayana); Steinkauz

und Voliere in Andreis; Wasseramsel

Caneva Polcenigo Budoia Aviano Barcis Andreis Andreis Maniago Frisanco Meduno Tramonti di Sotto Tramonti Tramonti di Sopra Clauzetto Clauzetto Vito d’Asio


pian delle more » bosplans

Coloro che

non temono

il freddo

possono

pernottare

nel villaggio

igloo, a

1600 m di altezza sul Monte

Resettum, sopra Claut. Tale

iniziativa, oltre a rappresentare

un’offerta alternativa di contatto

con la natura, permette agli

appassionati di montagna

di apprendere un sistema di

sopravvivenza ad alta quota, che

in caso di necessità consente

di affrontare anche bassissime

temperature.

Il villaggio igloo di Claut

Cicloturisti in Valcellina

Crocus vernus detto zafferano

Taraxacum officinalis (Dente di

leone)

basi d’appoggio per gli escursionisti e

per gli addetti alla vigilanza.

Di grande interesse paesaggistico e

storico è il Trui dal Sciarbon, (sentiero

del carbone) l’antica via percorsa dal

1690 al 1913 dalle donne che trasportavano

il combustibile nelle gerle, dai

boschi della Val Zemola fino alla valle

del Piave. Il tracciato, abbandonato fino

a poco tempo fa, è stato sistemato

dall’Ente Parco, anche con posa di

apposita tabellazione; lungo il percorso

è visibile l’intera valle del Vajont,

con la tragica cicatrice della frana del

Monte Toc. Il Centro visite di Erto ospita

la mostra “Uno spazio della memoria”,

con documentazione ampia e approfondita

della catastrofe.

Da alcuni anni l’Ente Parco organizza

una nutrita serie di stimolanti iniziative

volte alla valorizzazione delle sue

immense risorse. Tra le proposte più

recenti, Informa Camminando è rivolta

ai gruppi organizzati e prevede

visite o attività escursionistiche finalizzate

all’osservazione naturalistica

e attività sportive e ricreative compatibili.

Gli itinerari scelti dalle guide naturalistiche

permettono lo sviluppo di tematiche

basilari legate all’ambiente

7 -77 tratto 3 / abschnitt 3

alpino e prealpino e raggiungono vari

punti d’interesse nell’area protetta.

Si distinguono in Itinerari naturalisticietnografici

(visite brevi per qualsiasi

tipo di gruppo) e Itinerari d’ambiente

(percorsi escursionistici anche lunghi,

riservati a piccoli gruppi).

Alcune escursioni prevedono il pernottamento

autogestito in casera,

che consente di conoscere da vicino

i luoghi più solitari e nascosti, in uno

spirito di essenzialità e profondo rispetto

per la natura.

Per chi ama praticare attività sportive

o semplicemente divertirsi all’aria

aperta le proposte sono numerose

(mountain bike, corsi di arrampicata,

nordic walking, sci d’erba…) e diverse

permettono di godere dello splendore

del Parco d’inverno. A Claut c’è

lo stadio del ghiaccio per pattinare e

la torre verticale dell’Ice­park,

dove provare l’arrampicata

con piccozze e ramponi. È poi

possibile dedicarsi allo

sci da fondo, allo

sci alpino,

al trekking

con le ciaspole

e frequentare

corsi

di sleddog.

‰ L’alimentazione nelle valli del Parco

delle Dolomiti Friulane si basava sostanzialmente

su quello che veniva offerto

dall’ambiente, vista comunque la limitata disponibilità

di risorse agricole e di strutture

produttive. I pasti tradizionali pertanto comprendevano:

polenta, legumi, derivati del latte,

carne e uova. Molto diffusa era anche la

pratica della caccia, dalla quale si traeva

doppio beneficio: la vendita delle pelli dei capi

e l’utilizzo della carne come alimento.

Oggi possiamo trovare diversi locali che preparano

e offrono piatti e prodotti di “una volta”,

tipici e tradizionali come per esempio:

Frico. Formaggio fritto, rosolato in un tegame

insieme a quattro o cinque patate tagliate

a pezzi e a una cipolla. A fine cottura viene

aggiunto del formaggio fresco per permettere

di ottenere una crosta su entrambi i lati. Il

frico lo si può trovare anche nella versione

senza patate, con formaggio più stagionato e

uova. Indispensabile per assaporarne il perfetto

gusto è abbinarlo alla polenta.

Insalata di Tarassaco e lardo. Il lardo in questo

caso è utilizzato come condimento; deve

essere di una varietà coriacea e a colletto

duro per evitare che avvizzisca e va rosolato

in poco olio finché diventa croccante. Si

“spegne” con aceto e quindi si versa sulle foglie

di Tarassaco crude aggiungendo eventualmente

sale, pepe e olio.

Frégole (Briciole). Si fa bollire in una padella

un po’ d’acqua insieme a un pezzetto di burro

e all’”erba delle fregole” (Ruta muraria).

Successivamente si aggiunge farina di mais

e si mescola il tutto fino a ottenere un impasto

non compatto, come piccole palline dorate

(dette appunto “fregole”) da consumare

nel latte.

Frittata con le erbe. Famosa frittata friulana:

insieme all’uovo vengono amalgamate diversi

tipi di erbe quali Silene vulgaris, turioni di

Pungitopo, Tarassaco, punte di ortica.

Pestìth. Si raccolgono le rape bianche parecchi

mesi prima, poi si immergono brevemente

in acqua bollente e sale e si lasciano

macerare in un mastello di legno con la propria

acqua, finché acquistano un sapore acidulo.

Si tritano e si versano in una pentola,

dopo aver fatto rosolare la cipolla in olio e

aglio, aggiungendo acqua. A metà cottura si

uniscono delle fette di salame nostrano appena

rosolate nel burro e verso la fine un po’

di “Scòt di polenta” (acqua amalgamata con

farina di mais).

Zuppa di ortiche. Soffriggere una cipolla

in una pentola a cui si aggiunge una patata

grattugiata e foglie fresche di ortica; diluire

con brodo e salare. Cuocere a pentola

coperta e, se necessario allungare con acqua

bollente.

Es handelt sich vor allem um

Greifvögel, die je nach Zustand

verschiedener Behandlungen

bedürfen: nach der Untersuchung

durch den Tierarzt werden

sie operiert oder medizinisch

versorgt and bleiben dann

einige Tage in kleinen Kästen,

damit sie sich nicht zuviel bewegen

können. Später kommen sie

in die Dauer- oder Fluglernvolieren.

Wenn ein Vogel geheilt ist,

wird er freigelassen. Die Freilassung

ist wichtig für die Sensibilisierung

und wird den Schulklassen

und anderen Gruppen als

vorbildliches Verhalten im Umgang

mit Wildtieren und der Natur

überhaupt vorgehalten.

Falls jemand einen verletzten Vogel

findet, sind alle möglichen Angaben

von Nutzen (Zeitpunkt und

Ort, (vermutlicher) Grund für die

Verletzung usw.), die auch für die

Behandlung hilfreich sein können,

Man wende sich an die Gemeinde

Andreis, an den Naturpark, an

das Forstamt (Corpo forestale regionale)

oder das Jagd- und Fischereiamt

(Servizio Caccia Pesca)

der Provinz Pordenone.

h Das

Valcellina bietet viele

Möglichkeiten für einzigartige

Erlebnisse im Kontakt mit

den Bergen und der unberührten

Natur. Es gibt zahlreiche Angebote

sowohl für Erfahrene als

auch für einfache Naturfreunde:

von Wanderungen auf Schneeschuhen

inmitten von Lärchenwäldern

bis zu Mini-Überlebenstrainings,

von Kursen zur

Erkennung und Verfolgung von

Tierspuren bis zum Orienteering

in der Wildnis, vom Snowrafting

bis zum Eisklettern.

Wer keine Kälte fürchtet, kann

im Villaggio Igloo (Igludorf) übernachten,

in 1600 m Höhe auf

dem Monte Resettum oberhalb

von Claut. Dies ist nicht nur eine

andere Art des Kontakts mit

der Natur, sondern die Bergfreunde

können hier auch lernen,

wie man in großer Höhe bei niedrigsten

Temperaturen überleben

kann.

‰ Die Menschen in den Tälern

des Parco delle Dolomiti

Friulane aßen im wesentlichen

das, was die Natur bot, da

Landwirtschaft kaum möglich

war und es auch kaum Produktionsbetriebe

gab. Die traditionellen

Gerichte bestanden daher

aus: Polenta, Hülsenfrüchten,

Milchprodukten, Fleisch und Eiern.

Sehr verbreitet war auch die

Jagd, nicht nur zum Essen, sondern

auch zum Verkauf der Felle.

Heutzutage bieten verschiedene

Lokale Speisen von “damals” an,

die typisch und traditionell

sind, wie zum Beispiel:

Frico. Gebratener Käse

wird in einer Pfanne

zusammen mit vier

oder fünf kleingeschnittenen

Kartoffeln und einer

Zwiebel geschmort.

Gegen Ende wird frischer

Käse hinzugegeben,

damit sich auf beiden

Seiten eine Kruste

bildet. Es gibt auch

die Version ohne Kartoffeln,

mit abgehangenerem

Käse und Eiern. Damit

er perfekt schmeckt, ist Polenta

unverzichtbar.

Löwenzahn-Speck-Salat (Insalata

di Tarassaco e lardo). Der

Speck dient hierbei als Würze; er

muss lederartig und hartschwartig

sein, damit er nicht schrumpelt,

und wird in wenig Öl geschmort,

bis er knusprig wird.

Man “löscht” ihn mit Essig und

gießt dann das Ganze auf die

rohen Löwenzahnblätter; eventuell

kommen Salz, Pfeffer und

Öl hinzu.

Frégole (Krümel). In einer Pfanne

etwas Wasser mit einem

Stückchen Butter und ”erba delle

fregole” (Mauerraute, Ruta muraria)

erhitzen. Dann Maismehl

Das Iglu-Dorf von Claut; Fahrradtouristen im Valcellina; Frühlingskrokus

(Crocus vernus), genannt Safran; Löwenzahn

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‰ Un insaccato speciale

Nel territorio della Valcellina e della Val Tramontina viene prodotto un

insaccato che, a seconda del luogo di provenienza, prende il nome di peta

(Andreis), pitina (Val Tramontina) o petuccia (Claut).

Nel passato la carne usata per la peta variava a seconda della disponibilità

del momento ed era legata alla necessità di recuperare in fretta capre, pecore

e bovini feriti o deceduti accidentalmente oppure

selvaggina volutamente uccisa.

La definizione di insaccato, nel nostro caso, è

estremamente appropriata visto che si tratta di

carne triturata finemente con l’aggiunta di sale,

pepe e semi di cumino, inserita dentro una

tela di sacco di canapa a trama larga, preferita

alla tela di lino a trama fitta che rallenta l’essicazione.

L’impasto, una volta amalgamato con le spezie,

un tempo veniva steso e compresso entro la tela

fino a formare una specie di pasta estremamente

sottile. Cuciti i margini del sacco, veniva

posta a essicare sopra un tralicio nella cjasa da

fum. A stagionatura avvenuta, l’insaccato veniva

tagliato a strisce e mangiato crudo o cotto

al tegame con l’aggiunta di un filo d’aceto e accompagnato

con polenta.

Oggi ad Andreis l’impasto viene generalmente

insaccato nel budello di manzo; la peta si presenta quindi come un salame (20

cm di lunghezza, 4­5 di diametro) che viene appeso nell’affumicatoio.

In Val Tramontina con la carne tritata si formano, a mano o con l’ausilio di

stampi, delle polpette a forma semisferica, tronco­conica o cilindrica, del peso

variabile dai 120 g ai 900 g, che vengono pressate, passate nella farina di

mais e quindi posizionate nell’affumicatoio, su delle graticole dette grisiolis.

La parola “peta” è comunque da sempre sinonimo di “schiacciata, compressa,

appiattita” ed è quindi la radice che ha generato in altri paesi e località il

nome “petuccia” e forse anche quello di “pitina” o “petina”.

Ad Andreis la peta viene prodotta ormai solo in famiglia e per il proprio consumo,

mentre le produzioni commerciali avvengono nei comuni limitrofi.

7 -79 tratto 3 / abschnitt 3

dazugeben und alles mischen, bis ein

bröseliges Gemenge nach Art kleiner

goldfarbenen Kugeln entsteht ( “fregole”),

das man in Milch gibt.

Kräuteromelett (Frittata con le erbe).

Für dieses berühmte Friauler Omelett

werden verschiedene Kräuter mit Ei

vermischt, wie Leimkraut (Silene vulgaris),

Mäusedornkeimlinge, Löwenzahn,

Brennesselspitzen.

Pestìth. Monate zuvor geernteter Rettich

wird kurz in kochendes gesalzenes

Wasser getaucht und dann in einem

Holzbottich eingelegt, im eigenen Wasser,

bis er säuerlich schmeckt. Dann

wird er zerhackt und in einen Topf gegeben,

nachdem man eine Zwiebel in Öl

und Knoblauch angeschmort hat, unter

Zugabe von Wasser. Gegen Mitte der

Kochzeit hiesige Salamischeiben hinzugeben,

die kurz in Butter angeschmort

wurden, und gegen Ende etwas “Scòt

di polenta” (mit Maismehl vermischtes

Wasser).

Brennesselsuppe (Zuppa di ortiche).

Eine Zwiebel in einer Pfanne anbraten.

Eine geriebene Kartoffel und frische

Brennesselblätter hinzugeben, mit Brühe

verdünnen und salzen. Im geschlossenen

Topf kochen und ggf. mit kochendem

Wasser verdünnen.

‰ Eine besondere Wurst

Im Valcellina und im Val Tramontina

wird eine Wurst hergestellt,

die je nach Herkunft Peta (Andreis),

Pitina (Val Tramontina) oder Petuccia

(Claut) heißt.

Früher wurde für die Peta das jeweils

verfügbare Fleisch verwendet, je nachdem

ob gerade eine Ziege, ein Schaf

oder eine Kuh sich verletzt hatte oder

Renzo De Paoli confeziona la peta

entro budello secondo la modalità

attuale

La pitina confezionata in polpette

umgekommen war oder man gerade Wild erlegt

hatte.

Feingehacktes Fleisch mit Salz. Pfeffer und

Kümmel wird in ein weitmaschiges Hanffutteral

gegeben, besser als engmaschiges Leinen,

in dem es langsamer trocknet.

Früher wurde die Paste gewalkt und ins Netz

gepresst, bis es nudeldünn war. Die Ränder der

Hülle wurden dann zugenäht und das Ganze auf

einem Gitter in der “cjasa da fum” trocknen gelassen.

Nach dem Abhängen wurde die Wurst

in Streifen geschnitten und roh oder gebraten

gegessen, mit etwas Essig und Polenta.

Heute wird die Paste in Andreis meist in Rinderdarm

gesteckt; so sieht die Peta wie eine

Salami aus (20 cm lang, 4-5 im Durchmesser);

sie wird in der Räucherkammer aufgehängt.

Im Val Tramontina formt man aus dem Hackfleisch

mit der Hand oder mit Formen halbrunde,

kegelstumpf- oder rollenförmige Frikadellen

von 120 bis 900 g, Sie werden dann

gepresst, in Maismehl paniert und kommen

dann in die Räucherkammer auf Gitter namens

grisiolis.

Das Wort “peta” ist jedoch seit jeher Synonym

von “gequetscht, zusammengedrückt, plattgedrückt”,

und daher stammt anderswo der Name

“petuccia” und vielleicht auch “pitina” oder

“petina”.

In Andreis wird die Peta heute nur noch in der

Familie für den Eigenverbrauch hergestellt; die

im Handel stammen aus angrenzenden Gemeinden.

® Ortsnamen

Andreis stammt von ‘andri’, was antro

(Höhle) bedeutet.

Bosplàns hieß ursprünglich Selvaplana. Später

wurde es zu Bosplans, d. h. bosco piano

(ebener Wald). Der Berg Fara scheint von ‘Land

adliger Langobarden’ abzustammen.

Der Fluss Cellina hat seinen Namen wohl von

Caelina, der verschwundenen Stadt, die nahe

bei Montereale lag.

Alba bedeutet weiß, sauber; Ledròn kommt

von Schlammträger