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Giorni a ritroso

(Backward stories)

di Dario Greggio


2 GIORNI A RITROSO


GIORNI A RITROSO 3

ADPM DIVISIONE LIBRI


4 GIORNI A RITROSO

Prima edizione: Aprile 1998

Seconda edizione: Aprile 2005

23/10/10 11.32


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Prefazione

Ci ho messo sette anni a partorire questa cosa

neanche tanto…? Sì, sembra pazzesco, eppure…

Questo è un libro di fantascienza, infatti si parla di

ragazze che senza stressare più di tanto accettano di fare

quello che i ragazzi chiedono loro.

G.Dar 2/6/1991

Nasceva, come idea, per essere il seguito di “Ricordo

di due sogni”, e doveva essere un seguito metaforico ma il

più possibile nostalgico. Poi era diventato il racconto delle

amicizie che cambiano, delle storie d’amore serie-ma-nontroppo,

del lavoro e di quello che ti piace veramente fare

nella vita. Alla fine è ridiventato in buona parte

nostalgico, per quel che riguarda una certa visione

dell’amore molto “adolescenziale”, ma ha conservato,

scadendo magari fin troppo nei banali particolari, il senso

di come vanno affrontati i ricordi e le amicizie di più lunga

data.

Come dire… lo dedico a tutti quelli che vorranno

provare a leggerlo.

G.Dar 26/4/1998

A volte vorrei averlo scritto meglio, questo

racconto… Invece la qualità del testo è quella che è, e in

fondo anche l’idea. Eppure mi è piaciuto molto, mi è

sempre piaciuto molto e ancora di recente, quando l’ho

riletto. L’idea è la solita, bella, sfruttata idea del viaggio

nel tempo, ma con quella introspezione così…

G.Dar 9/4/2005


6 GIORNI A RITROSO


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Capitolo 1

Non ci credeva ancora molto alla possibilità che

Sandro sarebbe partito insieme a loro.

Nel suo animo c'era un misto di sentimenti: si

domandava perché non fosse mai stato possibile in tutta

la sua vita, e tantomeno di recente, essere sicuri di un

viaggio fino al giorno stesso in cui il viaggio doveva avere

luogo. D'altro canto cercava comunque di immaginarsi

come sarebbe andata la vacanza anche senza il terzo

amico; spesso, poi, rimuginava sul modo di comportarsi di

Sandro, che cercava di dire sì a tutti quelli che gli

proponevano qualche idea, per poter poi decidere con

comodo alla fine quale cosa gli convenisse o gli piacesse

maggiormente.

Roberto era sicuro che l'anno prima fosse andata

così: lui, d'accordo con altri due ragazzi, aveva proposto a

Sandro di passare il capodanno all'Est, in Ungheria. Fino

al giorno prima della partenza questi aveva continuato a

dirgli che “forse, anzi quasi certamente” sarebbe partito

con loro. Che gli unici problemi potevano venire dal lavoro

che lo ossessionava anche quando tutti facevano festa, ma

che tuttavia ce l'avrebbe messa tutta per esserci, avrebbe

anche preso la sua auto e così via. Incerto ancora una

volta fino all'ultimo, Roberto aveva poi saputo da un suo

amico che Sandro sarebbe stato impegnato per lavoro nei

due giorni precedenti la vigilia di capodanno, e che poi

sarebbe andato in montagna con la ragazza.

Pur partendo ugualmente per la sua vacanza in

Ungheria, insieme agli altri due amici, Roberto non

cancellò mai dalla sua mente il sospetto, anzi la sicurezza,

che il caro Sandro sapesse sin dall'inizio che non avrebbe

potuto andare via insieme a loro. Non poteva odiarlo per

questo, né si arrabbiava più di tanto, però ci pensava


8 GIORNI A RITROSO

spesso per capire fino a dove arrivava il coraggio del suo

amico nel raccontare balle.

In effetti si conoscevano da troppo tempo, ormai,

perché qualcosa potesse seriamente incrinare il loro

rapporto di amicizia. Spesso Roberto affermava di

conoscere di più Sandro ed il suo modo di comportarsi di

quanto non potesse dire di Federica, la sua ragazza ormai

da oltre due anni. Avevano sempre avuto interessi in

comune, pur trovandosi sempre su livelli diversi: avevano

passato insieme tante di quelle esperienze che il loro

cosiddetto bagaglio culturale era molto vasto e soprattutto

molto simile.

Lo stesso non si poteva dire per Giorgio, che Roberto

aveva conosciuto neanche un anno prima come collega di

lavoro. Dopo aver temuto per qualche tempo che questa

persona fosse stata chiamata dal capo per sostituirlo

subdolamente, Roberto aveva poi capito che questo modo

di comportarsi non era nel carattere di Giorgio, e tra i due

era andata formandosi una certa amicizia. In effetti, dopo

pochi mesi Giorgio terminò il suo rapporto di lavoro con

l'azienda dove lavorava da tempo Roberto, e presto anche

quest'ultimo se ne andò a causa di diverse incompatibilità

di vedute con i titolari.

Tuttavia, Giorgio e Roberto erano stati parecchio

amici sul lavoro, ma non si erano quasi mai incontrati al

di fuori. Roberto aveva cercato di convincere Giorgio ad

uscire con i suoi amici, ma quest'ultimo aveva partecipato

solo un paio di volte. Aveva anche provato ad organizzare

le classiche uscite in coppia con Emanuela, la ragazza di

Giorgio, e Federica, ma non c'era mai stata speranza.

Dopo la fine del rapporto come colleghi, i due

avevano iniziato in effetti ad incontrarsi un po' più spesso.

Durante le serate in birreria dell'ultima estate era nata

l'idea di passare il capodanno insieme, in un luogo da

destinarsi, con gente da immaginarsi. Questo era il gergo


GIORNI A RITROSO 9

con cui Roberto si esprimeva a proposito delle cose

organizzate tra amici, per evidenziare il suo scetticismo

sulla buona riuscita degli eventi.

Giorgio e Sandro si erano conosciuti quasi subito

dopo che Giorgio aveva cominciato a lavorare con Roberto.

L'occasione era stata data da un programma per computer

che a Giorgio serviva e che Sandro aveva realizzato

qualche mese prima per il suo lavoro. I tre si erano

incontrati diverse volte e, alla fine, Giorgio aveva risolto il

suo problema lavorando per qualche serata a casa di

Sandro.

Questo era accaduto in primavera. Passata l'estate e

le vacanze, Roberto e Giorgio avevano iniziato a spargere

la voce presso tutti gli amici circa l'idea del capodanno

insieme, compreso naturalmente Sandro. L'idea originaria

prevedeva la partenza nella settimana tra Natale e

capodanno, con destinazione Parigi o qualche altra

cittadina nel nord della Francia. Le persone invitate

potevano essere qualunque, si era infatti pensato a un

grosso gruppo comprendente sia coppie che altri amici.

Col tempo, però, la faccenda era andata scremandosi

man mano che prendeva forma. Dei tanti amici che erano

sembrati disponibili, quasi tutti si erano dileguati:

Sandro, incredibilmente, sembrava abbastanza convinto

di unirsi al gruppo, e questo avrebbe comportato

automaticamente l'inserimento della sua Laura nel

gruppo dei partecipanti. Così, alla fine aveva preso piede

l'idea di partire in tre coppie, tutti insieme, intorno al 27

di dicembre.

A dire il vero un'amica di Roberto e Sandro,

Rossella, a Natale si era detta ancora d'accordo per

partire, però non se la sentiva proprio di andare via

insieme alle tre coppie. Questa ragazza era un'excompagna

di scuola di Roberto, che era uscita per qualche

tempo in una compagnia dove giravano Roberto e Sandro;


10 GIORNI A RITROSO

poi la compagnia era saltata e lei e Roberto si vedevano o

sentivano ogni tanto, da soli, e si raccontavano delle varie

vicende accadute a ciascuno dei due. Tra loro c'era un

livello di amicizia notevole, che non era mai sfociato nella

“cotta” nonostante anno dopo anno si sentissero sempre

più vicini nelle idee e nei giudizi sulle persone. Andavano

d'accordo su tutto e anche quando uno dei due prendeva in

giro l'altro dicendo cose che non pensava realmente,

bastava che si guardassero un attimo negli occhi per

smascherare il trucco. Roberto amava immaginare il suo

rapporto con questa ragazza ispirato a quello di una

coppia di investigatori televisivi, le cui avventure talvolta

seguiva.

Gli aveva dato quindi molto fastidio che la sua

amica non potesse venire soltanto perché era da sola: si

era infatti lasciata con un ragazzo circa cinque mesi

prima, nell'estate. Era una delle tante cose che Roberto

odiava nella sua vita attuale, il fatto che dovesse esserci

per forza una discriminazione tra le persone accoppiate e

quelle da sole, al punto che le persone si sentivano

intrinsecamente diverse quando passavano da uno status

all'altro o anche solo quando uscivano una sera senza la

ragazza o il ragazzo. Lui si ricordava che tempo prima,

quando avevano incominciato a entrare delle ragazze nel

suo gruppo di amici, non era stato così e in genere i gruppi

rimanevano ben amalgamati tra loro anche quando

nasceva qualche coppia. Poi, pian piano la situazione era

cambiata... Roberto pensava che si trattasse di un fatto

inevitabile e cercava di accettarlo, come accettava i bidoni

di Sandro.

In effetti era anche cambiata la durata dei rapporti

con le ragazze: tutti e tre gli amici erano ormai insieme a

delle ragazze da diversi anni, mentre ai tempi delle grandi

compagnie Roberto non aveva mai superato i quattro o sei

mesi, e mediamente era stato lo stesso anche per gli altri


GIORNI A RITROSO 11

due. Anche a causa di questo, i tre ragazzi avevano

sperato di poter partire prima delle donne per poter stare

qualche giorno da soli, poiché, come diceva sempre

Sandro, si sentiva assillato dalla presenza della ragazza

al punto di non poter mai uscire da solo con gli amici.

Bisogna dire che Sandro esagerava un po' e per gli

altri due non vi era questo problema. Roberto usciva

spesso con Federica, a volte anche con altre coppie, ma se

gli capitava di perdere un po' di tempo o qualche sera con

un amico per uno dei tanti hobby non c'erano problemi da

parte della ragazza, purché si recuperasse la serata il

giorno dopo... Scherzi a parte, Roberto disponeva in effetti

di più tempo libero rispetto agli altri perché lavorava su

diversi computer a casa o dai clienti e non aveva dunque

un preciso orario di ufficio: perciò Federica si faceva

volentieri da parte ogni tanto per riposarsi, lasciando fare

a lui ciò che preferiva.

Se per Giorgio le cose stavano più o meno nel

medesimo modo, Sandro aveva invece una vita piena di

impegni di lavoro, a partire dalla ditta di cui era socio per

metà, il che lo occupava sempre per almeno dieci ore al

giorno, per terminare nei disegni e nei progetti che spesso

lui continuava a casa nelle serate in cui non si faceva

troppo tardi con il lavoro. Di conseguenza, Sandro usciva

con Laura piuttosto di rado, e anche in quelle rare

occasioni si parlava spesso di lavoro e tra le righe dei suoi

discorsi si poteva capire che forse avrebbe preferito

impegnarsi in qualche problema di lavoro che non uscire e

divertirsi. Nonostante tutto, erano ormai tre anni che la

coppia funzionava in questo modo.

Senza che ci fosse comunque la necessità di

scontrarsi con le ragazze per questa vacanza di

capodanno, accadde che Laura, come Sandro spiegò a

Roberto tutto felice, avrebbe potuto andare in vacanza


12 GIORNI A RITROSO

solo a partire da mercoledì 29 a mezzogiorno, per problemi

di lavoro.

- Ecco come si risolve il problema - disse Sandro - noi

partiamo il 27 o giù di lì e ci fermiamo a Parigi, e le altre

tre ci raggiungono venerdì. Non credo che Federica e

l'altra, lì... si rifiuteranno di accompagnare Laura, e

quindi il problema è risolto

- Ma... – fece notare Roberto - non trovi che

potrebbero chiedere a te di aspettare la tua ragazza?

- Be'... no... voi le convincerete, suvvia... e poi io mi

darò alla fuga entro la mattina del 27, a scanso di

equivoci!

Va bene, pensò Roberto. Se è così che deve essere…

Ora restava solo da convincere Federica a occuparsi

del grosso pasticcio. Infatti lei era l'unica delle tre che

conosceva entrambe le altre amiche, e quindi doveva

organizzare l'intera faccenda. L'importante era che non si

opponesse troppo vivacemente, poi il gioco sarebbe stato

fatto perché, a quanto ne sapeva lui, la ragazza di Giorgio

era piuttosto malleabile e non avrebbe avuto problemi a

partire due giorni dopo.

* * *

C'era riuscito piuttosto facilmente nei giorni a

cavallo del Natale: le tre ragazze avevano combinato di

vedersi da sole la sera del 27, per stabilire gli esatti

particolari del viaggio; eventualmente, si erano dette, ci

possiamo vedere anche il 28 tanto per non restare da sole

a casa. Questa era stata l'unica frecciatina in riferimento

alla partenza dei ragazzi da soli. Erano comunque

d'accordo a partire in treno ed eventualmente anche a

tornare sempre in treno dopo capodanno.


GIORNI A RITROSO 13

Purtuttavia, dopo che si erano spese tutte queste

parole, Sandro non aveva ancora detto con certezza a

Roberto che sì, loro due sarebbero partiti insieme alle

altre due coppie. Era la mattina del 27 e gli accordi erano

che entro mezzogiorno Sandro doveva telefonare a

Roberto per dargli una risposta definitiva. “Se per caso

non viene”, pensava Roberto, e questo dubbio lo aveva

tartassato per l'intero Natale, vigilia e Santo Stefano

compresi, “non viene neanche Laura e bisogna

ritelefonare alle altre due ragazze per riconvocarle in

serata, sperare che riescano a preparare i bagagli, così

cambia l'occupazione della macchina e... maledizione, non

si può, non si può!”

Invece la telefonata giunse abbastanza presto e fu

incredibilmente positiva. I due presero accordi per trovarsi

in serata verso l'ora di cena a casa di Sandro, che abitava

sulla strada per andare in Francia. A Giorgio avrebbe poi

telefonato Roberto, dicendogli anche di comunicare alla

Emanuela che tutto era confermato come prima.

C'era quindi ancora qualche ora prima della

partenza, tempo che Roberto impegnò per chiamare

Federica, salutarla, e per ultimare i preparativi dei

bagagli. In genere si trattava di stipare quanto più

vestiario possibile nello zaino che Roberto, pur avendo

ormai 27 anni, continuava a usare per i suoi viaggi: più

volte i suoi amici e anche Federica lo avevano preso in

giro per quel contenitore, mentre tutti disponevano di una

valigia più professionale.


GIORNI A RITROSO 15

Capitolo 2

Di solito, rispetto all'ora prefissata, riuscivano a

partire sempre con un ritardo variabile da mezz'ora a

un'ora. Questa tradizione durava ormai da molto, anzi si

potrebbe dire da sempre. Infatti, in tutte le compagnie in

cui si era trovato, Roberto aveva sempre avuto la

maledetta abitudine di arrivare dieci minuti dopo agli

appuntamenti: non importava quale fosse l'ora, i dieci

minuti “accademici” era impossibile scansarli, a meno di

ricorrere alle minacce più aspre. Anche ora che le

compagnie erano più rade e spesso si usciva insieme alla

donna, lui aveva mantenuto pienamente la consuetudine

di essere in eterno ritardo: a dire il vero, gli aveva dato

man forte anche la sua Federica, che era anch'essa

particolarmente predisposta a questi ritardi costanti, sia

quando si incontravano a piedi, sia quando ci si passava a

prendere in auto.

Così, stavano iniziando a caricare l'auto nel

momento in cui avrebbero già dovuto essere in viaggio da

un quarto d'ora. I tre amici non avevano ancora stabilito

chi sarebbe stato il guidatore: probabilmente avrebbe

guidato per un buon tratto Roberto, dal momento che si

usava la sua Golf; qualcun altro poi gli avrebbe dato il

cambio strada facendo.

La scelta era caduta, tra le varie macchine a

disposizione, sulla Golf di Roberto in quanto Sandro

avrebbe preferito evitare di affrontare un lungo viaggio

con la propria auto, facendo già molti chilometri per

lavoro; la Panda di Giorgio non era stata nemmeno presa

in considerazione per ovvi motivi!

Per il viaggio di ritorno le possibilità che si erano

delineate consistevano nel tornare, come prima, con i

ragazzi in macchina e le ragazze in treno, oppure nel


16 GIORNI A RITROSO

mandare in treno una coppia e portare giù le altre due in

auto: avrebbero poi deciso al momento. Il ritorno era

previsto per il due o il tre di Gennaio senza, pareva,

problemi legati al lavoro.

Dicevamo che Roberto si era presentato per ultimo, e

che gli altri due stavano già imprecando contro di lui da

alcuni minuti quando sopraggiunse. Giorgio posteggiò

quindi la Panda nel garage di Sandro, poi scaricò i suoi

bagagli: in quel momento ci si rese conto che già in due la

macchina sarebbe stata carica a sufficienza, e che quindi

la presenza del terzo avrebbe comportato il ribaltamento

di almeno un sedile.

Passavano dunque i minuti e la comitiva era sempre

in procinto di partire. - Serviranno le catene? - fu una

delle domande più sensate degli ultimi minuti. - Forse sì -

commentò Roberto, e così caricarono anche le catene da

neve.

- Avete preso tutto?

La domanda fu ripetuta diverse volte, e finalmente

Sandro chiuse il cancello di casa sua e salì in macchina, a

fianco di Roberto. Purtroppo, dopo meno di un chilometro,

Sandro si ricordò che buona parte delle cassette di

Roberto non gli piacevano molto, e così volle tornare

indietro per procurarsi dell'altra musica, in vista del lungo

viaggio.

- Ma sei una piaga! - esclamò Roberto - Siamo già in

ritardo senza precedenti e tu continui a perdere tempo -

La risposta, sicuramente poco cortese, di Sandro echeggiò

dalle scale di casa ma i due nella macchina non la

sentirono distintamente.

Ridiretta la macchina verso ovest, la comitiva

incominciò finalmente il viaggio. Si trattava di una strada

molto conosciuta dai tre amici, almeno nel primo tratto

che portava fuori dall'Italia attraverso il colle del

Monginevro: infatti quella strada portava verso le


GIORNI A RITROSO 17

montagne più ricche di neve e di impianti sciistici del

Piemonte, e tutti e tre l'avevano percorsa miriadi di volte.

Visto che quindi non c'erano problemi di cartine e di

segnalazioni (a differenza, per esempio, del viaggio che

Roberto aveva fatto all'Est…), i tre continuavano a

prendersi in giro e a scherzare.

- Sono le otto e quindi possiamo calcolare che

arriveremo a Parigi per le... - diceva Roberto, ma Sandro

lo interruppe - Non sono le otto, il tuo cipollone è

fallimentare e sono le diciannove e cinquantatré.

- Dicevo, che dovremmo metterci otto ore di viaggio

più qualcuna per riposarci.

- Bravo, così tu ti riposi e noi facciamo correre questo

macinino come si deve e non alla “energy saving” - gli

ribatté Giorgio. Non sapeva però che questa battuta

toccava nel profondo Roberto, il quale in uno degli ultimi

viaggi con gli amici aveva lasciato guidare un altro per

riposarsi e, quando si era risvegliato, aveva visto il

contachilometri indicare una cifra sproporzionata rispetto

alla nebbia fittissima che c'era in strada! In conseguenza

di questo, egli sperava di potercela fare ad arrivare a

destinazione senza dover cedere la guida.

- Non ti ha mai raccontato la storia di un capodanno

famoso e di una ragazza... - chiese ad un certo punto

Sandro a Giorgio - E' impossibile, l'ha raccontata a mezzo

mondo, sono anni che ci perseguita con questa storia.

- No, non me l'ha raccontata... aspetta, fammi

pensare... mah, mi sembra che qualche volta ne avesse

accennato, però non è andato nei particolari.

- Ah, be’, visto che stiamo andando per la stessa

strada di quella volta, pensavo che stesse già facendo del

revival tra sé e sé. Vero, Roberto?

- Mah, sì, un po' sì, però me lo tenevo per me. Però,

se proprio insistete...


18 GIORNI A RITROSO

- No, fermati... a meno che Giorgio non sia così

autolesionista...

- Su, dai, raccontate, mi avete incuriosito. Ma

com'era 'sta qui?

- A parte questo, il bello è che poi c'era anche l'altro

qui presente, solo che lui dice sempre che sono solo io

quello che ci pensa ancora - disse Roberto. - Visto che non

c'è Federica forse possiamo anche parlarne liberamente.

Le parole di Sandro avevano reso cosciente un

pensiero che inconsciamente aveva già preso forma nella

mente di Roberto: gli veniva spontaneo, quando si

imboccava quella strada, ripensare ad alcuni momenti del

passato che avevano avuto come epicentro un paese di

quella valle a ovest di Torino. Di recente, in effetti, egli

aveva preferito confinare nel subconscio questi ricordi,

altrimenti avrebbe dovuto scontrarsi ogni volta con

Federica e darle delle spiegazioni, come succedeva

all'inizio del loro rapporto.

Tra di loro, se ne era cominciato a parlare, come si fa

di solito, raccontandosi degli “amori” passati. Col tempo,

però, Federica aveva notato che per Roberto questa storia

sembrava essere qualcosa di più di una semplice cotta del

passato: allora aveva cominciato a insistere per saperne di

più. “Mi preoccupa il fatto che tu ci pensi così spesso... ma

se è così forse sarebbe meglio che mi facessi da parte e che

tu torni da lei” diceva Federica, e Roberto cercava di

tranquillizzarla, di spiegarle che non è alla “antica” Stefy

che lui pensava spesso, ma al periodo di tempo che era

immediatamente seguito ai giorni in cui la aveva

conosciuta, periodo che tra l'altro corrispondeva all'anno

in cui aveva compiuto 18 anni e dato la maturità.

Dovette spiegarlo diverse volte, a Federica, ma

teneva troppo a lei per lasciare nell'aria un malinteso

come quello. E alla fine lei sembrò capire: si rese conto che

in effetti Roberto sembrava più che altro legato a certi


GIORNI A RITROSO 19

momenti, di natura varia, del suo passato, che non a

quella Stefania.

- Stefania, già... - esclamò dopo qualche secondo

Roberto - bè, era alta un po' meno di me, capelli castani,

come fisico non saprei dire perché l'ho sempre vista in

montagna e d'inverno, e poi...

Giorgio in quel momento intervenne con un “taglia

corto, parliamo di sesso”, e allora Roberto sentì che ancora

una volta la storia avrebbe dovuto essere raccontata da

capo, affinché Giorgio potesse capire. Roberto pensò

anche, tuttavia, che difficilmente era riuscito a spiegare

con esattezza a qualcuno cosa voleva dire quel ricordo:

ricordava chiaramente quella sensazione che gli restava

dentro dopo aver raccontato tutta la vicenda di Stefy a

qualcuno, sensazione di estrema limitatezza nei fatti e di

un qualcosa a livello di sentimenti e pensieri che non

riusciva mai a comunicare.

Allora cercò di scaricare la patata a Sandro.

- Dai Sandro, raccontagliela tu, così io sono libero di

guidare.

- Aspetta un attimo, Sandro - lo interruppe Giorgio. -

Mi ricordo che una volta Roberto mi ha parlato di una

certa Stefy, che non era di Torino, conosciuta in

montagna... è quella storia lì?

Sandro annuì, mentre starnutiva con violenza. - Si,

dicevo, certo che è quella cosa lì della montagna; mi

sembrava che non poteva non avertene parlato... Mah,

niente, siamo andati in montagna vicino a Bardonecchia,

io gli ho fatto conoscere un'amica della tipa con cui uscivo

allora, e lui, nell'ordine: è riuscito a non mettercisi

insieme dopo che lei ci stava palesemente, lo ha fatto

sapere a tutti quelli della compagnia e poi ci ha stressati

trenta-quaranta volte per andare a trovarla (perché lui

era senza macchina, poverino) e quando l'ha rivista ha

passato tutta la notte a parlare con lei di un mucchio di


20 GIORNI A RITROSO

boiate per giungere alla conclusione che non se la sarebbe

mai fatta…

Giorgio vedeva oscillare la testa di Roberto, mentre

Sandro parlava, così alla fine disse: - Mi sembra che Robi

non sia granché d'accordo su questi fatti...

- A parte il fatto che tu ti sei imboscato in macchina

abbandonando tutti, quella sera, e questo per citare solo

uno dei riprovevoli episodi di cui sei stato protagonista -

disse Roberto, - il punto in sé non è la ragazza. Eravamo

in tre, tutti sui diciassette-diciotto anni, ed eravamo

andati in montagna per capodanno: lì ci aspettavano la

ragazza di questo stordito e una sua amica, oltre a una

specie di compagnia. E' difficile da spiegare, però quando

ho conosciuto quella Stefania mi sono sentito subito

toccato nel profondo: all'inizio avrei voluto mettermici

insieme, era così carina… be’, poi è andata diversamente,

ma i tre giorni passati in compagnia e vicino a lei mi

cambiarono molto. Io penso che si tratti dei cambiamenti

che a tutti capitano intorno ai diciott'anni... sì, bè, a parte

il tonto qui a fianco che è in letargo da sempre.

Naturalmente Sandro non si perse la battuta e

replicò. - Quindi, come dicevo, il fatto che ci sia una

ragazza di mezzo in questo caso non è la cosa più

importante. E - aggiunse - di sesso neanche a parlarne,

ovviamente.

- Ovviamente... - confermò Roberto - però anche tu

sei cambiato un po' dopo di quella volta, come tutti quanti

noi.

Quel “noi”, naturalmente, era un altro concetto che

scuoteva Roberto dal subconscio. Si trattava di un gruppo

di amici che aveva costituito la sua prima compagnia

seria, durata da pochi mesi prima di quel capodanno a un

paio d'anni dopo. Erano gli amici, pensava, con i quali non

c'erano mai stati i problemi di lavoro, delle coppie e così


GIORNI A RITROSO 21

via; erano gli amici delle vacanze, della discoteca, delle

prime esperienze...

Così, mentre Sandro stava incominciando a

rispondergli, Roberto sussurrò un “com'è chiara e

luminosa la luce di quei giorni del 1985, che splende da

questa valle”. Siccome lui parlava spesso sottovoce,

nessuno lo ascoltò e Sandro continuò il suo discorso.

- Si, quando siamo tornati da quel capodanno tutti

eravamo un po' cambiati. Lui di sicuro, dopo qualche

settimana di black-out, cominciò a fare cose folli tanto che

molti non lo riconoscevano più. E tutti noi abbiamo

cominciato a fare altre cose, in quel periodo: sai, no,

prendere la macchina per viaggi più lunghi, andare in

vacanza da soli, tutte quelle cose che incominci a fare a

quell'età. Anche tu - aggiunse, rivolgendosi a Giorgio -

avrai fatto delle esperienze simili.

Giorgio fece finta di essere assorto nella

contemplazione del paesaggio notturno, ma questo gli

valse solo uno scossone e un insulto da parte di Sandro.

- No, no, ho ascoltato tutto, anzi eravate così bravi a

raccontare che mi ci stavo abituando... Va bè, sì, anch'io

mi ricordo che ad un certo punto abbiamo cominciato a

fare delle cose che da “piccoli” non si facevano, però non so

se c'è stato un momento ben preciso in cui sono

cambiato... ma non direi. Mi ricordo che ai tempi della

scuola per un bel pezzo si usciva con gli altri e si stava

sotto casa, nei giardinetti, oppure si passavano delle

domeniche a casa con il Subbuteo. Poi, abbiamo

cominciato a organizzare le cene con le ragazze della

classe, le feste e poi abbiamo preso la patente. Dopo,

purtroppo, ho iniziato a lavorare e allora ho cominciato a

fare molte meno cose, anche se ho più soldi.

Giorgio era in effetti un po' più piccolo di Roberto e

Sandro, all'incirca coetanei. Ascoltando le sue parole,


22 GIORNI A RITROSO

Roberto pensava che probabilmente lui era più vicino di

due o tre anni a quel tempo di cui si stava parlando.

- Sì, il concetto è il medesimo. Non so, forse perché

io, anzi noi, siamo cambiati più bruscamente, ci

ricordiamo di quel periodo come del più spensierato e più

piacevole della nostra vita. In effetti, come né io né

Sandro non avevamo ancora detto, dopo sono

sopraggiunte altre cose e la stagione felice è durata poco,

molto poco. - Roberto si interruppe vedendo un cartello

che segnalava la cittadina di Susa, e si rese conto che

aveva percorso già un bel tratto di strada, mentre era

immerso in quei discorsi. Andava comunque a velocità

tranquilla, in quel pezzo di strada statale che li doveva

portare sino al confine con la Francia, dopodiché

avrebbero imboccato l'autostrada per Lione-Parigi.

- Presto potrai comunque vedere il luogo ispiratore

di questo discorso - continuò Roberto rivolgendosi a

Giorgio. Ai lati della strada aveva incominciato a fare

capolino la neve e proseguendo con lo sguardo verso le alte

montagne circostanti si poteva vedeva lo scenario tipico

dell'inverno: cime delle montagne avvolte dalle nuvole,

neve a chiazze lungo i pendii che poi andava diventando

un manto continuo verso le sommità.

- Ah, allora mi sento più felice… - rispose Giorgio.

- Insomma, buttiamo via quella cassetta e fammi

sentire qualcosa di meglio! - disse in quel momento

Sandro a Roberto.

- Ma come, è nuovissima e... - Visto che Sandro

insisteva e aveva già estratto il nastro dall'autoradio,

Roberto fu costretto a scendere a patti. - No, il tuo metallo

non possiamo ascoltarlo... aspetta, allora lasciamo per un

po' la radio. Sandro si convinse.

Il discorso sul passato cadde e s’incominciò a parlare

d'altro.


GIORNI A RITROSO 23

- E allora, Giorgio, hai iniziato a lavorare? - disse

Roberto, e poi rivolgendosi a Sandro - Perché, lo sai che lui

è un maledetto fagnano, vero?

- Ma no, te l'ho detto che inizio quando torniamo,

l'undici gennaio. Mi hanno preso in banca, questo te lo

ricordi, spero? - rispose Giorgio.

Sentendo queste parole Sandro mormorò qualche

bestemmia e poi iniziò a parlare a voce alta. - No! In

banca! Me l'ero dimenticato... E, in più, inizi anche dopo

una settimana: scommetto che gliel'hai chiesta tu per

poterti riprendere dopo le vacanze.

Sia Roberto che Sandro erano ormai da quasi due

anni dei liberi professionisti, e si sentivano molto lontani

dal mondo dei “normali” lavoratori dipendenti. I due erano

sempre stati dei fautori della tesi che bisogna far fruttare

il proprio cervello realizzando idee e progetti,

possibilmente traendone anche del denaro per vivere

senza lavorare come gli altri: quindi, e in particolare

Sandro, criticavano quelli che preferivano la soluzione

semplice del lavoro dipendente o peggio statale che

eliminava ogni preoccupazione e ogni spunto dal cervello

umano. Naturalmente le parole di Giorgio avevano colpito

in pieno le sue tesi, e da qui era scaturita la sua reazione.

Come peraltro Sandro aveva già spiegato a Roberto,

non aveva un'alta considerazione del suo amico in quanto

lo considerava uno scansafatiche. Si erano conosciuti un

po' durante quel lavoro serale svolto a casa di Sandro, e

questi aveva constatato che fermarsi fino all'una per

completare un lavoro, per esempio, non faceva parte degli

standard lavorativi di Giorgio, a differenza di come la

pensavano lui e Roberto.

E anche questo particolare faceva parte di quelle

cose che Roberto accettava della sua vita attuale, ma che

criticava pesantemente: non sopportava che la gente

dovesse compiere delle valutazioni solo sulla base del


24 GIORNI A RITROSO

lavoro o dei soldi. Sapeva che per Sandro un amico

simpatico era importante, ma vedeva che, siccome solo il

lavoro al momento gli importava veramente,

automaticamente il giudizio su Giorgio diventava

negativo.

Comunque, Roberto non disse nulla al riguardo.

- Ah sì, può darsi che me l'avessi detto... va bè, fa lo

stesso. E lì, pensi che ti fermerai a lungo? - ironizzò

Roberto.

- Certo, in banca credo che sarò abbastanza

soddisfatto... - rispose Giorgio.

In quel momento intervenne Sandro, notando che i

fari della Golf si erano spenti improvvisamente. – Ohu! I

fari! Questa macchina si sta cimendo a poco a poco: prima

la radio, poi le luci...

Roberto rispose, leggermente preoccupato: - La radio

ovviamente in galleria non si sente, mentre per quanto

riguarda i fari, bah... Aspetta… Ah, ecco, si sono riaccesi.

Che strano, però...

Era abbastanza strano, in effetti: nonostante i tre

non ci avessero fatto caso, mentre le luci dell'auto erano

spente, anche all'esterno non c'era nessuna luce di altre

macchine. Ora, comunque la galleria stava per finire e si

intravedevano i primi paracarri. Sandro stava giusto

sfottendo Roberto e la sua macchina per i possibili guasti

a cui sarebbero andati incontro, quando una brusca

frenata interruppe la sua frase.

- Ma che fai? - esclamò Sandro, mentre Giorgio

risaliva da sotto il sedile dove si era ritrovato - Perché non

vuoi fare la tangenziale? O perlomeno, perché non ci pensi

un attimo prima se vuoi passare per Beaulard, anziché

schiantarci?

- Ma quale Beaulard? - rispose Roberto - Io volevo

fare la tangenziale, ma è chiusa.


GIORNI A RITROSO 25

Sandro guardò fuori e vide che in effetti la strada

non proseguiva dritta dopo la galleria, ma che si poteva

andare solo a destra. - Già, è chiusa - disse, e Giorgio

concordò con lui.

- Però io non vedo neanche i paracarri o qualche

indicazione. Giro un attimo la macchina e controlliamo

con la luce... - Sandro lo interruppe: - No, no, sbrigati,

ripartiamo, se no arriviamo dopodomani a Parigi. Io non

mi ricordo esattamente come sia fatta la tangenziale,

perché da alcuni anni non ci sono più venuto: lo sai, no,

che Laura mi fa due palle se solo mi avvicino a questa

regione?

- Ah, ecco... - disse Roberto girandosi verso Sandro.

- Dicevo, analizzeremo comunque la questione con

più calma un'altra volta.

Roberto fece come gli diceva Sandro e così

ripartirono.

- Prima scherzavo - disse a Giorgio - ma ora

passiamo davvero nel posto di cui si parlava prima. Di

solito, facendo la tangenziale si taglia fuori quel paesino,

ma oggi...

- Ah, Beaulard... - disse Giorgio - Lo conosco, cioè ci

sono passato un paio di volte e ci ho anche sciato. Fa

abbastanza ridere, come impianti.

- Indubbiamente - confermò Roberto.

- Sei davvero super-fortunato! - disse Sandro,

indicando l'autoradio. - Ti hanno messo anche una

canzone adatta al revival!

Dopo qualche curva i tre giunsero all'altezza di

Beaulard. Nel mentre la canzone era terminata ed era

iniziato un giornale radio; pensando che Roberto volesse

entrare in paese, Sandro stava giusto cominciando a

dissuaderlo, per evitare ulteriori ritardi.

- Non credo che sia il caso, anche se capisco il tuo

stato d'animo, di passare in paese. Anche se è quasi


26 GIORNI A RITROSO

capodanno e non c'è Federica, glielo farai vedere poi

un'altra volta, a lui...

Però Roberto non lo stava ascoltando. Si era fermato

al passaggio a livello chiuso e guardava verso il paese, con

fare interrogativo.

- Mi hai sentito? Ti sto dicendo che è tardi, e poi non

possiamo aspettare che passi pure il treno! - ripeté Sandro

scuotendolo per la spalla.

- Aspetta, è solo un controllo, so che è ridicolo, però...

- Roberto continuava a guardare verso il paese.

- Se proprio ci tieni, almeno passa sotto il ponte così

ci sbrighiamo - continuò Sandro, alludendo all’altra

stradina che portava in paese, ma Roberto lo interruppe.

- Stramazza un attimo, ti sto dicendo che voglio solo

vedere una cosa e... accidenti, non è possibile. Ragazzi, ci

sono dei problemi.

- Quali problemi... ancora la macchina? - chiese

Giorgio.

- No, no. Io non ne sono sicuro, però la tangenziale

che sparisce, le canzoni da revival, alcune notizie che ho

sentito adesso di sfuggita per radio e adesso quella scritta

lassù, vicino alla seggiovia... vedi? - disse, indicando gli

impianti - c'è scritto 1985. Qualcuno ci sta facendo uno

scherzo, perché sembra quasi che ci troviamo a

Capodanno di nove anni fa.

- Ma sì, hai letto troppi libri di fantascienza! -

esclamò Sandro. - Forza, riaccendi 'sta macchina e

andiamocene.

- Nient'altro? - disse Giorgio - potevi inventartene

una migliore, Robi, per presentarmi il “tuo” paese.

- Non sto scherzando, cioè credo di sbagliarmi.

Sentite, vado un attimo in stazione, anzi, ci andiamo io e

te, Sandro, così siamo sicuri.

- Ma sicuri di che? Ti sei cucinato il cervello?


GIORNI A RITROSO 27

- Voglio andare a controllare una cosa, solo un

attimo. Poi ce ne andiamo.

- E va bene...

Scesero dalla macchina, lasciando su Giorgio. Il

treno tardava ancora ad arrivare, così i due scavalcarono i

binari e presto furono in stazione.


GIORNI A RITROSO 29

Capitolo 3

Sandro si tolse gli occhiali per essere sicuro di quello

che leggeva: Roberto era in uno stato misto di riso e

sconvolgimento. Entrambi avevano letto chiaramente la

dicitura “Orario Invernale 1984/1985” sull'orario dei treni

della stazione di Beaulard. Mentre stavano ancora lì,

stupefatti, a leggere, entrò Giorgio.

- Penso che Robi non stesse sbagliando... non so

come sia possibile, ma la radio ha appena fatto un paio di

riferimenti al Natale dell'84, e si tratta di fatti che mi

sembra anche di ricordare - disse preoccupato Giorgio.

- Guarda qui, Giorgio - lo chiamò Roberto, che

intanto si era voltato verso il finestrino del bigliettaio per

cercare qualcuno. Bussò più volte alla finestra ma

nessuno gli rispose. Allora si guardò intorno: esaminò la

piccola sala d'attesa della stazione, che conosceva

abbastanza bene per esserci stato più volte nel corso degli

anni. Purtroppo non vi era nessun particolare che potesse

indicargli qualche stranezza, tranne forse il telefono

pubblico, che sembrava piuttosto vecchio, “ma”, pensò tra

sé e sé, “nei paesi ci mettono sempre un po' per sostituire i

telefoni”.

Improvvisamente udì il rumore del treno che stava

passando, e corse fuori dalla stazione per vedere se c'era

qualcuno, ma scoprì con disappunto che si trattava di un

treno merci. Mentre guardava il treno allontanarsi, fu

richiamato dalla voce dei suoi due amici che discutevano

all'interno della piccola stazione.

- Insomma, sai cosa ti dico, Giorgio? Che io non

voglio stare a badare a quello che succede in questo posto

e dico di ripartire subito...


30 GIORNI A RITROSO

- Ma... hai visto anche tu la data sull'orario dei treni

e su alla seggiovia... Io non so, ma sembra che qui il

tempo si sia fermato a qualche anno fa...

- Si vede che stanno facendo una festa revival, come

ha cercato di fare lui per anni - disse Sandro indicando

Roberto che rientrava nella sala d'attesa. - Dai, andiamo,

che c'è la macchina ferma al passaggio a livello.

Roberto fermò i suoi due amici che si stavano

incamminando verso di lui, e disse: - Guarda, Sandro, che

la radio l'abbiamo sentita tutti. Trasmetteva canzoni

vecchie, notizie vecchie. Non penso che una festa di paese

potrebbe includere anche le trasmissioni radio... Sarò

anche impallinato con la fantascienza, ma io mi sto

convincendo che ci troviamo davvero nel 1984, e anche se

tu mi prendi sempre in giro, devi credermi: non proverei

nessun piacere particolare a tornare nel 1984. Eppure

tutto dimostra che è così. E' successo nella galleria.

- Ma tutto cosa? - esclamò Sandro - ...la galleria? Ah,

sì... le luci che si sono spente... bè, torniamo alla macchina

e ascoltiamo questa maledetta radio. Dai, però

sbrighiamoci, che sono già le dieci e tre quarti. - Roberto

acconsentì e i tre uscirono dalla stazione per

incamminarsi verso la macchina.

La Golf di Roberto era rimasta con i fari accesi in

prossimità delle sbarre del passaggio a livello, e

nonostante ostruisse parzialmente il passaggio, già più di

una macchina era passata sulle rotaie. I tre salirono in

macchina e Roberto accese la radio. Poi, come era solito

fare quando sentiva caldo, abbassò il finestrino:

puntualmente giunse da Giorgio, che era seduto dietro, un

“aho, ma sei impazzito... chiudi 'sta finestra!”, il che

costrinse Roberto a richiudere in parte il vetro.

Per alcuni minuti la radio trasmise solo musica. Era

effettivamente tutta musica vecchia, ma poteva non

significare nulla: si prendevano poche stazioni radio, in


GIORNI A RITROSO 31

montagna, e forse si trattava di una emittente dedita

esclusivamente alla musica datata. Roberto si recò alla

base degli impianti, alla seggiovia sulla cui sommità

spiccava quel “1985” che gli parve così simile a quello del

capodanno di nove anni prima. Non c'era quasi nessuno in

giro, data l'ora: quando però Sandro vide due ragazzi

avvicinarsi dalla seggiovia nella loro direzione, scese dalla

macchina e chiese loro come mai ci fosse quella scritta. Gli

risposero che la mettevano tutti gli anni, per festeggiare

l'anno nuovo.

- Hai visto? - disse Sandro rivolgendosi a Roberto - la

mettono tutti gli anni. Probabilmente sono degli

affezionati come te...

- Smettila - gli rispose duro Roberto. - Ha detto che

mettono tutti gli anni una scritta luminosa, non che

mettono sempre la stessa scritta. Mi sembri diventato

cretino.

- Ma cosa vuoi, che vada a chiedere a tutti in che

anno siamo? - disse Sandro, ora piuttosto alterato.

- Sarebbe l'unica soluzione, ma... ah, guarda, i due

tizi si sono fermati qua dietro e stanno osservando la

macchina. Mi piacerebbe sentire che cosa dicono.

Probabilmente non hanno mai visto una Golf così.

- Bè, ce ne sono ancora poche in giro... - intervenne

Giorgio. - E' una macchina uscita da poco.

- L'ideale sarebbe trovare un giornale - disse Roberto

- almeno avremmo una certezza, oppure un televisore.

Non c'era un albergo, qui a Beaulard... o forse anche più

di uno? - disse poi, rivolgendosi a Sandro.

- Sì - gli rispose questi, - ma uno lo hanno

trasformato in un pub qualche anno fa. Possiamo provare

nell'altro...

Roberto lo interruppe - No, è perfetto, andiamo in

quell'albergo là, così vediamo subito come vanno le cose.

Era quello qui a sinistra, vero?


32 GIORNI A RITROSO

- Sì - rispose Sandro.

- Okay, ragazzi, quando poi volete ripartire

ditemelo, che io mi sveglio e telefono ai miei per dirgli che

arriveremo un po' più tardi a Parigi. - Giorgio si accomiatò

così dagli altri due e si sdraiò sul sedile posteriore.

Egli era un ragazzo che difficilmente si preoccupava

per quello che accadeva, ed era sempre di buon umore,

almeno fino a quando non si rendeva conto di trovarsi in

una situazione veramente grave.

Quando lui e Roberto avevano lavorato insieme era

spesso accaduto che i due si trovassero in aperto

disaccordo con il titolare, ma mentre Giorgio ci rideva

sempre sopra e pensava ad altro, Roberto se la prendeva

spesso e faceva delle lunghe litigate, peraltro senza

ottenere nulla. Così col tempo Roberto era diventato più

paziente e meno iracondo: quella sera, infatti, era

particolarmente calmo e sembrava quasi che quella storia

del possibile viaggio nel passato gli facesse piacere; in tal

modo Sandro aveva buon gioco a continuare a prenderlo

in giro dicendogli che era tutta una sua invenzione. E,

bisogna anche dire che Sandro era una delle poche

persone che ancora avesse il potere di fare arrabbiare

davvero Roberto.

Grande fu comunque lo stupore di Sandro quando i

tre si avvicinarono all'edificio che avrebbe dovuto essere

un pub e che invece era un albergo. - Ma come... sono

sicuro, l'ho visto due o tre anni fa al massimo e si

chiamava pub... pub... non mi viene in mente, ma

comunque quella scritta lì non c'era... - disse.

Roberto aggiunse solo: - Non c'era più, vuoi dire.

Non credo che l'abbiano addobbato così per l'occasione...

cioè, in nostro onore. Quella è la scritta sotto la quale

passammo nella primavera del 1985. Adesso ci credi?


GIORNI A RITROSO 33

In quel momento Sandro cambiò definitivamente

espressione. Il suo volto tradiva un misto di rabbia e

impotenza; la sua voce era diventata più squillante.

- Qua... è tutto chiuso. Andiamo a Bardonecchia,

andiamo a vedere lì che cosa succede - disse a Roberto.

Roberto fece manovra e girò la macchina di nuovo

verso la buia strada statale, poi svoltò a sinistra e

s'incamminò verso la cittadina.

Il suo stato d'animo era, a differenza di quello di

Sandro, abbastanza sereno: in realtà era preoccupato pure

lui, ma la preoccupazione per lo strano fatto che pareva

essere accaduto loro era sovrastata da una specie di

eccitazione. In tutti quegli anni aveva pensato e ripensato

spesso a Beaulard e alla storia di Stefania, ai 18 anni e

alla maturità: soprattutto negli anni immediatamente

successivi era arrivato spesso ad immergersi in quei

ricordi, perché pensava che in essi si trovasse l'essenza

della sua vita, la matrice del suo modo di pensare.

Quando era stato felice a causa di qualche avvenimento

positivo aveva pensato a quegli anni così ricchi di prime

esperienze, quando qualcosa lo aveva reso triste aveva

pensato a quali errori si portava dietro da quei tempi. Poi

era arrivata Federica e con lei questi stati d'animo erano

stati superati, ricoperti da una felicità diffusa, relegati in

qualche discussione da birreria con Sandro e qualcun

altro.

Ora la situazione in cui si era venuto a trovare con i

suoi amici lo stava portando di nuovo a riflettere sulla sua

vita, in un modo che non provava più da anni: la

sensazione aveva appena rifatto capolino, ma Roberto ne

riconobbe il sapore e sentì che aumentava di minuto in

minuto.

Mentre stavano ormai arrivando alle porte di

Bardonecchia, Roberto si accorse che nessuno dei suoi due

amici aveva più detto nulla dal momento della partenza


34 GIORNI A RITROSO

da Beaulard. Si girò allora verso Giorgio, e vide che stava

effettivamente dormicchiando, sdraiato sul sedile

posteriore; poi si voltò verso Sandro ed incrociò lo sguardo

del suo amico che si era voltato contemporaneamente a

lui.

- A cosa stai pensando? - domandò Roberto.

- Non è possibile... Queste cose non possono

accadere. Dev'esserci per forza una spiegazione.

- Sì, lo penso anch'io - rispose Roberto. - Eppure sta

accadendo. O forse stiamo sognando.

- No, non stiamo sognando, purtroppo. Tutto questo

è reale, proprio reale.

- Già - annuì Roberto. Sandro lo fissò per un po',

come se volesse dirgli qualcosa per rimproverarlo della

sua calma eccessiva, ma poi lasciò perdere.

* * *

Arrivarono a Bardonecchia in pochi minuti. A

Roberto e Sandro, comunque, la strada sembrò più lunga

e più buia del solito.

Anche qui, la prima cosa che fecero fu andare in

stazione: Roberto decise di posteggiare in una zona un po'

distante, per evitare che la sua macchina potesse colpire

l'attenzione di qualche passante. “E' ormai mezzanotte”

aveva pensato, “ma di questi tempi, durante le vacanze,

c'è gente in giro fino a tardi”.

Le manovre di posteggio, nel mentre, avevano

risvegliato Giorgio. Dopo uno sbadiglio e una stropicciata

al viso questi chiamò Roberto, il quale stava sfilando le

chiavi dal cruscotto.

- Allora, dove siamo? Ho come l'impressione di aver

dormito per parecchie ore... Ah, già, ci eravamo fermati a


GIORNI A RITROSO 35

vedere quell'orario dei treni vecchio di secoli, ma poi siamo

ripartiti senza problemi, mi sembra...

- Ti sbagli, i problemi ci sono, e se la smetti di

dormire magari troviamo una soluzione - lo interruppe

Sandro.

- Va bene, sta' calmo... Ma perché, credete davvero

che abbiamo fatto un... un... come si chiama, viaggio nel

tempo? Pazzesco, mi sembra di essere finito dentro un

romanzo Urania.

- Giorgio, al momento tutto quello che abbiamo visto

ha confermato questa ipotesi, - disse Roberto scendendo

dall'auto e alzando il sedile per lasciare passare Giorgio,

che era peraltro abbastanza robusto. Sandro scese

contemporaneamente dall'altra portiera, ed i tre si

incamminarono verso la stazione.

- Roberto, non chiudi la macchina con l'antifurto? -

chiese Giorgio.

- Mah, volevo evitare di farmi notare con suoni

strani...

- Uhmmm, l'avete presa proprio sul serio, questa

storia. - sottolineò Giorgio. Sandro, che continuava a non

parlare, fece per girarsi verso di lui, ma poi rivolse subito

lo sguardo di nuovo davanti a sé.

In stazione i tre trovarono una scena del tutto simile

a quella di Beaulard: cartelli con gli orari delle partenze

datati 1984/1985, oggetti e arredi che non avevano più

visto da anni; l'unico fatto nuovo era costituito da qualche

persona che si aggirava per il bar e la sala d'attesa.

Roberto continuava a pensare che l'unico modo per

sincerarsi della realtà dei fatti fosse chiedere a qualcuno

“Scusi, in che anno siamo?”, però si rendeva conto che si

trattava di una cosa poco plausibile e fondamentalmente

inattuabile. Dopo pochi minuti decise così di uscire dalla

stazione e di entrare in una birreria lì vicino, un altro

posto che già conosceva da tempo. Sandro e Giorgio lo


36 GIORNI A RITROSO

seguirono senza dire nulla: l'assurdità della situazione

aveva generato un fenomeno per cui i due amici avevano

in qualche modo eletto l'altro a guida, come se lui fosse

quello che meglio conosceva quel posto e, soprattutto, quel

tempo.

Roberto era famoso tra i suoi amici per la sua

memoria molto precisa, ed a questo proposito Sandro era

solito dire che, per ricordarsi sempre tutto, Roberto

passava le giornate a ripassarsi diari e agende. Sandro

amava distinguersi da Roberto dicendo che lui, nella sua

vita, si limitava a dei generici resoconti ogni due o tre

anni, anziché ricordarsi tutto minuziosamente di

settimana in settimana, di mese in mese, di anno in anno

come faceva il suo amico.

In quel momento, tuttavia, Sandro era stato messo a

confronto, contro la sua volontà, con un passato che aveva

archiviato da tempo con un'etichetta precisa. Si stava

scontrando con un luogo, una situazione, che aveva

nascosto dietro un giudizio negativo della sua ragazza, per

evitare di pensare a qualunque rimpianto ed essere

sereno nel suo presente. Essere messo di nuovo davanti a

quei momenti poteva diventare per lui un'esperienza

dirompente. E ricordare con precisione i fatti sarebbe

stato utile ed importante, in quella situazione.

Passando davanti al cinema, la locandina che

rimandava a un film italiano molto vecchio non fece che

rafforzare la loro certezza.

Finalmente i tre giunsero al pub e vi entrarono.

Giorgio domandò a Roberto se, conoscendo qualcuno come

lui stesso aveva lasciato intendere, poteva magari avere

qualche informazione in più.

- Purtroppo non riconosco nessuno... - rispose

Roberto.

I tre avevano preso posto ad un tavolo e si

guardavano intorno con espressioni strane e incuriosite. Il


GIORNI A RITROSO 37

locale era ormai popolato da poca gente e presto uno dei

camerieri si avvicinò ai tre ragazzi.

- Io prendo una media rossa! - esclamò Sandro

destandosi improvvisamente. Roberto lo guardò stupito e

fece segno al barista di segnarne due. - Io invece prendo

una Coca - disse Giorgio.

Nei minuti che passarono aspettando le bevande i

tre ragazzi si guardarono ripetutamente negli occhi e

intorno, alla ricerca di una soluzione o per lo meno di una

spiegazione. Ad un certo punto Giorgio si alzò per recarsi

verso l'uomo appoggiato al bancone: Roberto si voltò come

per chiedergli cosa voleva fare, ma non fece in tempo.

Giorgio si sfilò l'orologio dal braccio e, raggiunto

l'uomo al bancone, glielo porse dicendo: - Mi scusi,

potrebbe dirmi l'ora? Credo che il mio orologio abbia preso

un colpo. - Il tizio lo guardò, dapprima un po' stupito e

vagamente seccato, ma poi assunse un tono gentile.

- Certo - gli rispose - è mezzanotte e mezza.

Giorgio lo ringraziò, tuttavia non ritrasse subito il

suo orologio ma fece in modo di lasciarlo ancora un po'

sotto gli occhi del signore. La sua strategia ottenne il

risultato sperato: dopo un po', quest'ultimo riprese in

mano l'orologio di Giorgio, lo pulì con la manica del

maglione per essere sicuro di vederci bene, e infine disse a

Giorgio che non era l'orologio sbagliato, quanto piuttosto il

calendario.

- Sì, può darsi... come le dicevo, ha preso un forte

colpo - disse Giorgio.

- Eh, è avanti di qualche anno... - replicò il barista.

Giorgio a questo punto tentennò ancora aspettando che il

suo interlocutore gli dicesse esattamente qual era l'anno

giusto, anche se era convinto di sapere già la risposta.

- L'anno prossimo raggiungo il mezzo secolo -

continuò con voce più forte l'uomo. - Classe 1935, siamo

stati davvero grandi...


38 GIORNI A RITROSO

- Già... - disse Giorgio continuando il discorso,

mentre sistemava il suo orologio nell'epoca giusta - Anche

mio padre è del '35, sa?

Il barista parve non rispondergli subito, come se

stesse inseguendo qualche ricordo da raccontare subito

dopo al ragazzo. Giorgio si allontanò dopo aver chiesto al

cameriere poco distante di portargli un piatto di patatine.

Tornato al tavolo, Giorgio disse solo: - Okay amici, è un

casino!

Roberto, che inizialmente si era preoccupato per la

mossa improvvisa di Giorgio, dovette poi ricredersi e prese

un attimo per trovare le parole per esprimere

compiacimento verso il suo amico.

Mise quindi mano al proprio orologio e aggiornò il

calendario. - E vabbè, adesso perlomeno abbiamo una

certezza - disse, rivolgendosi a Giorgio. Poi, verso Sandro,

- Allora, che facciamo?

Sapeva che non era il tono più adatto per rivolgersi

a Sandro in quel momento. Egli era infatti serio e pensoso

da prima che i tre entrassero nel locale: si era limitato a

fischiettare qualcuna delle canzoni che venivano irradiate

dalle piccole casse acustiche sistemate sulla sommità degli

scaffali agli angoli della birreria. Sandro rispose

semplicemente, con fare adirato: - Ah, non chiedetelo a

me.

In quel mentre il barista anziano raggiunse il tavolo

dei tre ragazzi con il piatto di patatine che Giorgio aveva

ordinato poc'anzi: Sandro lo guardò e bisbigliò un “questo,

poi, pensa sempre a mangiare”.

Prima che potesse rispondere, Giorgio sentì una

mano posarsi sulla sua spalla: contemporaneamente il

signore della birreria gli disse: - E così anche tuo padre è

del '35? - Sì, infatti, - rispose Giorgio. - Di dove siete,

ragazzi? - chiese poi. - Di Torino - rispose Giorgio. - Siamo


GIORNI A RITROSO 39

qui di passaggio perché stiamo... andando a passare il

Capodanno a Parigi - continuò, con qualche incertezza.

Presto Giorgio e il barista furono presi in una

discussione sulla classe 1935 e su Bardonecchia e Torino...

Roberto cercò di riportare Sandro su una posizione più

costruttiva: i due si trovavano leggermente appartati nel

locale ormai deserto, animato dalle sole voci di Giorgio e

del barista.

- Non so che cosa tu stia pensando, Sandro - disse

Roberto, - ma per adesso cerchiamo di concentrarci su

questa notte. Credo che sia meglio fermarsi qui a dormire,

poi domani mattina valuteremo con calma il da farsi.

- Se non proseguiamo, allora tanto vale che torniamo

a casa, che forse è anche meglio.

- Non hai capito. Volevo dire che penso sia meglio

non proseguire perché passare la frontiera con quella

macchina, i documenti e tutto il resto mi sembra piuttosto

complicato e pericoloso. Ma, d'altronde, non credo che a

Torino ci troveremmo meglio: se è come penso, là ci sono...

persone che è meglio non vedere. E' meglio fermarsi qui

per una notte.

- Vuoi dire che... no, proprio come nei film?

Potremmo vedere noi stessi nove anni fa?

Lo sguardo di Sandro assunse improvvisamente una

strana luce: il passato aveva fatto un'altra grossa breccia

nel muro che la sua mente gli aveva eretto davanti per

confinarlo. Pensoso, abbassò lo sguardo e rimase così per

qualche secondo. Roberto attese che il suo amico rialzasse

gli occhi.

- Vedi, io non sono sicuro di niente. Però sto

giudicando i fatti che abbiamo constatato. Noi siamo qui,

e siamo gli stessi di ieri sera... ossia, non siamo

ringiovaniti: quindi da qualche parte, in questo anno,

esistono gli altri tre noi stessi più giovani... Se vuoi, posso


40 GIORNI A RITROSO

spiegarti qualcuna delle teorie sui flussi del tempo che

conosco... ma magari possiamo farlo domani.

Sandro annuì.

Nel dire questo Roberto si sentì per un attimo felice

che il suo amico fosse in qualche modo costretto ad

ascoltare un po' delle sue conoscenze di fisica e argomenti

collegati. Roberto era infatti da sempre appassionato di

fantascienza, oltre ad essere un amante della fisica e della

matematica: un tempo aveva pensato di intraprendere

quegli studi universitari, ma poi aveva lasciato perdere e

si era dedicato ad altro.

Nel tempo libero, tuttavia, egli continuava a leggere

e studiare queste discipline. Sandro, invece, pur essendo

anch'egli parecchio intelligente, non dedicava molto spazio

alla lettura, in quanto era interamente preso dal proprio

lavoro: le uniche cose su cui si teneva aggiornato erano le

riviste di meccanica ed i manuali tecnici dei macchinari

che utilizzava nel suo lavoro. Roberto gli ripeteva spesso

che nella vita bisogna ritagliarsi uno spazio per pensare,

per sognare, per lasciare scivolare la mente verso altri

interessi: di solito, però, il suo amico non lo ascoltava mai.

Questa volta sarebbe stato diverso, perché ne

andava della loro vita.


GIORNI A RITROSO 41

Capitolo 4

Federica si svegliò verso le dieci del mattino,

perfettamente riposata. Lei e Roberto erano usciti spesso,

durante le vacanze di Natale, e sentiva di aver

accumulato parecchia stanchezza. Quella notte, essendo

rimasta da sola, lei aveva potuto andare a dormire presto

ed aveva recuperato quasi tutto.

Si preparò la colazione e nel mentre pensò ai tre

ragazzi che ormai dovevano essere arrivati a Parigi;

subito dopo pensò anche alle sue amiche, con le quali

aveva trascorso la serata precedente. Sbadigliando, versò

il caffè e il latte e iniziò a mangiare qualche biscotto.

Nonostante la sua linea invidiabile, Federica era

parecchio golosa ed era solita fare colazione con un

mucchio di ingredienti: visto anche il giorno festivo,

rimase seduta a tavola per più di mezz'ora.

La serata era trascorsa benone: Federica,

inizialmente, era preoccupata in quanto le altre due

ragazze, Emanuela e Laura, non si conoscevano o si erano

viste una volta al massimo. Il suo compito era di

organizzare con entrambe il viaggio a Parigi per il 29.

Inizialmente un po' scettica per come erano state

organizzate queste vacanze, Federica aveva poi accettato

quella soluzione soprattutto grazie all'intesa con Roberto.

Parlandone insieme, entrambi avevano concordato sul

fatto che era assurdo che Sandro partisse prima senza

voler aspettare che la sua ragazza finisse di lavorare. Ai

loro occhi appariva come un rapporto molto strano, quello

tra Sandro e Laura: ogni tanto ne parlavano ma non

arrivavano mai a trovare una spiegazione sensata.

Sembrava che Sandro trattasse malissimo Laura, e di

conseguenza non si capiva perché lei continuasse a stare

con lui; d'altro canto, tuttavia, Roberto sapeva anche che,


42 GIORNI A RITROSO

nel suo intimo, Sandro nutriva dei forti sentimenti per lei,

e lo conosceva abbastanza bene da credere che il suo

comportamento mutasse alquanto da quando lui era solo

con lei a quando si presentava agli amici. Federica

confermava peraltro che, nei suoi rari discorsi con Laura,

questa gli aveva sempre detto che nonostante frequenti

episodi in cui avrebbe voluto strozzarlo, la loro unione era

molto solida.

Roberto e Federica erano invece una coppia diversa:

per loro tutto viaggiava sempre all'unisono, in una

identità di vedute ormai consolidata da parecchio tempo.

Lei e Roberto si erano subito trovati molto bene

insieme: era stata lei a decidere per prima che Roberto le

piaceva e dopo un po' avevano cominciato ad uscire

insieme. Roberto ripeteva spesso che era stato davvero

stupido a non capire subito che Federica era la ragazza

ideale per lui!

Però, dopo un annetto, le cose che avevano fatto di

Roberto un uomo davvero unico per Federica

cominciarono ad essere per lei elemento di scontro e

disaccordo. Sensibilità e dolcezza, unite all'intelligenza,

facevano di lui un ragazzo con delle ottime qualità: però

Federica aveva incominciato a sentirsi spesso “secondaria”

nella vita di lui, quando questi si immergeva in qualche

progetto appassionante che lo teneva in piedi tutta la

notte oppure non lo faceva uscire per diverse sere di

seguito. Peggio ancora, lei si sentiva in secondo piano

quando si mettevano a parlare dei rispettivi momenti

passati con altri amici o altre persone: Roberto ricordava

certe cose con una dovizia di particolari che talvolta, pur

essendo passati molti anni, sembrava pari o addirittura

superiore ai toni con cui ricordava la loro stessa storia.

Il periodo più brutto lo avevano passato a discutere,

anche aspramente, di quelli che erano i loro sentimenti

reciproci. Solo dopo parecchio tempo capirono che i


GIORNI A RITROSO 43

sentimenti erano fortissimi, e bisognava solo capire in che

modo andavano espressi.

Federica era diventata, infatti, ossessionata dal non

essere sicura di che cosa Roberto avesse esattamente nella

testa. E, a sua volta, aveva cominciato ad ossessionare lui

con il desiderio di sapere, con il volergli stare vicino

sempre per paura che qualche cosa emergesse dalla testa

di quel ragazzo per portarglielo via. Allora lui era stato

sul punto di andarsene perché non si sentiva più libero di

fare quello che voleva: ma, anche in quei momenti, aveva

avuto come la sensazione che l'amore di quella ragazza

avesse davvero un valore immenso. La soluzione fu

trovata quando lei aggiunse al suo carattere una cosa, che

in effetti mancava ad entrambi, chiamata comprensione:

Roberto da quel giorno sentì con sicurezza che non si

sarebbero mai lasciati, perché la ragazza che già lui

considerava stupenda era diventata anche la persona che

lo conosceva meglio.

Federica comprese che il suo ragazzo le voleva bene

davvero, ma aveva bisogno di lasciar correre i suoi

pensieri liberamente. Inizialmente lei lo fece per ripicca, e

incominciò a tenersi a distanza da lui: temeva davvero, in

quel momento, che lui stesse per lasciarla, e stava

correndo un grosso rischio.

Effettivamente Roberto si stupì, sulle prime, del

fatto che lei non lo stava più ossessionando, e pensò che

evidentemente quella coppia non poteva avere futuro,

visto che lui si sentiva molto meglio quando lei non c'era.

Ma dopo qualche tempo sentì che Federica gli mancava,

che gli mancava la ragazza tanto dolce e sentimentale con

cui aveva passato dei momenti bellissimi. Ci volle ancora

un po' di tempo, ma i due arrivarono a capire quello che

bisognava migliorare in entrambi.

Per due persone legate da un tale rapporto, era

dunque difficile comprendere Sandro e Laura.


44 GIORNI A RITROSO

Apparentemente si comportavano, dopo tanto tempo,

ancora come si erano comportati Roberto e Federica

all'inizio e durante le crisi. Eppure non era così, perché

anche loro erano cambiati dal primo anno: sembrava,

semplicemente, che agli occhi degli altri facessero come

per sopportarsi a vicenda, nascondendo nel loro intimo i

veri sentimenti. Tuttavia, se in altre occasioni le liti tra

Sandro e Laura erano passate a lato di Roberto, questa

volta Federica aveva avuto le prove che Laura si

arrabbiava davvero, quando il suo ragazzo le combinava

queste cose.

La serata precedente aveva infatti visto per lo più

un dialogo animato tra Laura e Federica, mentre

Emanuela era rimasta abbastanza in disparte, dopo le

battute iniziali. Come infatti raccontò in seguito

Emanuela, l'impressione di Laura che si fece in quella

prima sera fu piuttosto negativa.

Emanuela era una ragazza di poche parole, non

timida ma sempre un po' in secondo piano, soprattutto se

confrontata con Giorgio che era invece estremamente

espansivo. Loro due non avevano mai problemi e se ne era

dedotto che andassero sempre d'accordo o che comunque

risolvessero tra loro le eventuali controversie. Roberto e

Federica li avevano conosciuti di recente, ma avevano

subito pensato che se li avessero conosciuti ai tempi dei

loro battibecchi la loro presenza avrebbe potuto aiutarli.

Emanuela aveva bevuto un the al limone, mentre

Federica aveva preso un succo di frutta e Laura una birra.

Emanuela non ordinava mai le cose tipiche della birreria

quando usciva con gli amici. Abbastanza robusta di fisico,

proprio come Giorgio, diceva che bere bevande gassate le

avrebbe fatto male.

- Allora, ragazze, siete pronte per le vacanze? -

aveva esordito Emanuela, dopo le iniziali presentazioni

tra lei e Laura.


GIORNI A RITROSO 45

- Guarda, io dico che potremmo anche restare qui e

andarcene a ballare, a Capodanno - reagì Laura con una

smorfia.

Emanuela fu di colpo raggelata. - Ma... io non

pensavo che ci fossero ancora delle incertezze - rispose.

Federica intervenne per smorzare la discussione:

nonostante avesse già anticipato ad Emanuela quali

erano i problemi tra Sandro e Laura, sentiva che era

meglio calmare la sua amica. - Su, dai, vedrai che vi

divertite anche voi...

- E' davvero uno stupido, lui e il suo lavoro... e, alla

fine, ci vado sempre di mezzo io - continuò Laura.

- Bè, capisci, magari per questa volta lui aveva la

possibilità di partire un paio di giorni prima e ci teneva a

riposarsi... - disse Emanuela, con quel suo tipico tono

conciliatorio.

- Ma no! Lui potrebbe andare via quando vuole, ma

se ci sono anch'io preferisce lavorare.

- Ma, scusa, allora perché non lo lasci? - domandò

Emanuela andando rapidamente alle conclusioni.

Federica le lanciò uno sguardo tagliente, e poi

intervenne come per portare un saggio consiglio. - Anche

con Roberto ci sono stati questi problemi... ma poi li

abbiamo risolti.

- Sì, me l'hai già detto, Fede, ma ti ho spiegato che

con Sandro è diverso. Lui trova tutto questo normale, e

alla fine mi convince sempre che sono io a non capire che

lui ha sempre tante cose da fare, che noi ci vediamo già

abbastanza... e così via. Tu e Roberto eravate entrambi

convinti che ci fosse qualcosa che non andava... io invece

non riesco mai a dimostrare a lui e a me stessa che

sbagliamo qualcosa. Ma stavolta mi ha davvero fatto

arrabbiare: è successo solo un'altra volta, che lui se n'è

andato via da solo...


46 GIORNI A RITROSO

Ci fu una pausa. - Vedo... - disse Emanuela - allora,

ragazze, che facciamo? Federica, io e te andiamo, vero?

Laura si riprese immediatamente dicendo - Ma no,

guardate che vengo anch'io: ormai è tutto deciso... -

Federica si sentì risollevata: per un attimo la discussione

aveva preso una brutta piega.

Avevano poi proseguito parlando di che cosa

bisognava portarsi per passare un Capodanno a Parigi:

Emanuela era indubbiamente la più organizzata, e non

dava mai a vedere il minimo affanno per decidere quello

che le sarebbe servito nel viaggio; Federica invece,

altrettanto meticolosa, manifestava sempre un certo

disagio per il timore di dimenticare a casa qualcosa di

essenziale. In questo era più simile a Laura.

- Ma tu vuoi andare comunque a ballare, la notte di

Capodanno? - domandò Emanuela a Laura.

- A Parigi, vuoi dire? Be’, si potrebbe fare…

- Allora bisogna portarsi un vestito speciale -

proseguì Emanuela, - devo ricordarmi di metterlo in

valigia. Non solo era una ragazza molto organizzata, ma

era anche sempre molto rispettosa dei canoni.

Prima di mezzanotte le ragazze lasciarono il locale,

con l'accordo di partire due giorni dopo nella serata.

- Il treno che parte alle 22:30 arriva a Parigi alle

sette e qualcosa. Andrà bene, anche perché è l'unico che

arriva là senza cambiare, nella serata, - aveva annunciato

Federica.

- Allora ci sentiamo mercoledì a pranzo - concluse

Emanuela.

- Va bene - rispose Laura, e dopo qualche altro

scambio di pareri si salutarono.


GIORNI A RITROSO 47

Capitolo 5

- Allora, dormiamo qui - disse Sandro a Roberto. Si

girò, poi, istintivamente verso Giorgio come per dirgli

“Dai, andiamo”, ma si bloccò in quanto l'amico e il barista

stavano ancora chiacchierando. Comunque, dopo qualche

altra battuta Giorgio si accomiatò, si alzò in piedi, prese la

sua giacca a vento e salutò il barista. La stessa cosa fecero

gli altri, ed uscirono dalla porta.

- Eh... pensa te, che tipo... Allora, ragazzi, che si fa? -

chiese Giorgio.

- Abbiamo pensato che per adesso è meglio andare a

dormire - gli rispose Roberto. - Cerchiamo un posto per

sistemare la macchina, onde evitare che domani diventi

un motivo di attrazione.

- Non abbiamo pensato di chiedere al barista se

conosceva qualche albergo... - continuò Giorgio.

- No, non conviene. E' tardi e poi abbiamo pensato

che ci possono essere dei problemi con i documenti, se

andiamo in qualche albergo.

- E allora, dove volete dormire? – Con questa

domanda, a Giorgio parve di risentire la storia

raccontatagli poche ore prima dai suoi due amici riguardo

il capodanno passato in montagna, e immediatamente

intuì la risposta. – No! Siete pazzi! Io non dormo in

macchina. Voi l'avrete anche fatto, quella volta, ma io non

ci penso minimamente. Che fosse per i soldi o per

qualunque altro motivo, stanotte non ho nessuna voglia di

rompermi la schiena...

Roberto cercò di convincerlo. - Dai, Giò, non abbiamo

alternative, e poi è solo per qualche ora.

- Non aver paura, non si muore per una notte al

freddo… - aggiunse Sandro.

Dopo qualche battibecco anche Giorgio si convinse.


48 GIORNI A RITROSO

Si portarono dunque verso la macchina e salirono,

diretti verso una piazzola sulla statale. Poi pensarono che

poteva essere meglio un qualche bosco delle vicinanze.

- Perfetto, è tutto come allora, - esclamò ironico

Sandro. - Stavolta, però, l'atmosfera sarà un po' meno

serena di allora - disse ancora, rivolgendosi a Roberto.

- Bè, a ogni età corrispondono delle prove da

superare, Sandro - gli rispose l'amico. - Anche quella volta

avevamo davanti delle cose che sembravano difficili e

opprimenti, e ora che sono passate sembrano piccole e

ridicole.

- Ma dai, vuoi mettere la matura o imparare a sciare

con i problemi che abbiamo adesso? Clienti, fornitori,

casini di lavoro in continuazione... Ci divertiamo molto

anche adesso, è chiaro, però le cose sono molto più

complicate.

- E' strano che tu non riesca a vedere le cose con la

prospettiva che andrebbe applicata di volta in volta. Io

sono convinto che le dimensioni delle cose che facciamo

aumentano ogni volta, ma lo sforzo che ci viene richiesto

è, in proporzione, sempre lo stesso.

Giorgio non interveniva in quei discorsi. E Roberto

sapeva che difficilmente il suo amico si poneva quel

genere di domande, ma non lo giudicava per questo meno

intelligente. Lo vedeva come una persona coerente con

delle idee ben precise a cui si poteva fare riferimento

sempre con la certezza che lui sarebbe stato lì. Si

ricordava a questo proposito di quando Giorgio gli aveva

detto “l'anno prossimo mi sposo”, con un misto di fatalità e

di sicurezza. Ancora adesso Roberto sentiva che non

avrebbe potuto fare un'affermazione simile pensando a

Federica, anche se stava benissimo con lei: ma, più in

generale, ogni volta che doveva prendere qualche

decisione Roberto vedeva turbinare nella sua rapida


GIORNI A RITROSO 49

mente migliaia di alternative con i rispettivi seguiti. Non

raggiungeva mai la certezza: era questa la ragione per cui

un amico come Giorgio era molto importante per lui.

Sandro, invece, era molto più simile a lui.

Raggiungendo una stradina che portava a uno

spiazzo circondato da folti alberi, i tre decisero che quel

posto poteva andare benone. Roberto fermò la macchina

dopo aver percorso un paio di metri fuoristrada, poi scese

per prendere la giacca e una vecchia coperta sepolta nel

baule della vettura.

- Giorgio, copriti bene... - disse Sandro, ma questi lo

anticipò: - Non c'è bisogno che me lo dici, immagino il

freddo che farà.

- Beh, ragazzi, qui c'è una coperta un po' malandata:

chi la vuole se la prenda... - disse Roberto ritornando in

macchina. Ma sia Sandro che Giorgio erano già sistemati

nelle loro giacche a vento, così egli posò la coperta in

mezzo tra se stesso e Sandro, sul cambio.

Dopo un po' i tre amici erano sistemati. - Sono le tre,

vediamo di dormire qualche ora, poi al più presto andiamo

a prendere un caffè e decidiamo che cosa fare - disse

Roberto.

- Bene... buonanotte, allora... - disse Giorgio.

- ...'notte - disse Sandro.

* * *

Sulle prime, Roberto pensò che non sarebbe riuscito

a chiudere occhio, vista la situazione e le tantissime cose

che gli giravano per la testa.

Il tempo, quest'entità contemporaneamente mezzo e

fine di se stessa, lo costringeva nuovamente a un faccia a

faccia dopo tanti anni. Un po' di anni prima, Roberto era

stato colto da una crisi esistenziale giovanile al pensiero


50 GIORNI A RITROSO

che l'adolescenza era ormai terminata e che gli anni futuri

non gli avrebbero portato altro che nostalgia e ricordi di

quegli anni sereni e spensierati. In quel periodo, Roberto

aveva definito il tempo suo “principale nemico” e si era

seriamente impegnato nelle letture per saperne di più su

tutti gli altri uomini che, nella storia, avevano lottato

contro questo nemico.

La crisi, però, era passata da sola dopo un bel po' di

mesi e Roberto era ritornato sereno come prima: smise di

essere segregato in quei pensieri più adatti a un uomo

anziano che a un ventitreenne e giudicò quel momento

cupo come una crisi adolescenziale e fu felice di essere

maturato. Solo qualche volta gli capitava di pensare

ancora che il suo “nemico” lo aveva semplicemente

ingannato dandogli altro a cui pensare, per evitare di

stare sempre lì in guardia contro il tempo che passava.

E ora, per qualche causa impossibile da spiegare,

egli era di nuovo lì, in quel luogo teatro di così tanti

momenti significativi dei suoi diciott'anni. Trascinato in

quell'avventura, ne era quasi convinto, dal nemico di

allora, che voleva in qualche modo dimostrargli qualcosa.

“Eppure”, pensava Roberto, “ora il tempo non è più un

incubo per me... Ho la mia vita, mi piace quello che faccio

e non mi sembra di essere dentro un inutile ingranaggio...

e poi c'è Federica...”

Già... Federica! Raccolto nella sua intimità, ripensò

alla sua ragazza, che tra due giorni sarebbe partita per

Parigi, e non lo avrebbe trovato. Tra due giorni... no, tra

nove anni e due giorni! Pazzesco, pensò Roberto. Pensò a

che cosa poteva stare facendo Federica in quel momento,

alla vigilia del capodanno del 1985, e si rese conto che non

ne avevano mai parlato con precisione. Federica diceva

che non c'era niente del suo passato che le interessasse

ricordare con particolare piacere: spesso gli raccontava di

quando era bambina, delle vacanze fatte con i genitori. A


GIORNI A RITROSO 51

maggior ragione, non serbava ricordi particolari delle sue

storie e dei suoi “fidanzati” precedenti, e questo, in

qualche modo, Roberto lo considerava una dimostrazione

d'amore.

Ma in quel momento Roberto pensò: “Già, nessuno si

ricorda le cose come faccio io, lo dicono tutti”, e si sentì un

po' più solo nel constatare che non sapeva nulla di

Federica in quel tempo.

Rivolgendo i suoi pensieri a lei, riuscì comunque,

dopo qualche tempo, ad addormentarsi. Sia Sandro che

Giorgio si erano addormentati prima: l'aveva infatti

notato durante la sua veglia. Non aveva quindi avuto

nemmeno la possibilità di parlare con loro, ma era

probabilmente meglio così. Sandro sembrava davvero

alterato: non solo arrabbiato, ma anche impossibilitato ad

agire, il che doveva averlo stroncato moralmente.

Sandro aveva sempre una risposta per qualunque

problema: era un tipo estremamente razionale e non c'era

nulla che sfuggisse dal suo controllo e dalle sue previsioni,

o almeno egli affermava questo con tanta certezza che

tutti lo ritenevano vero. E la conferma più palese veniva

dalla sua forza nel gioco degli scacchi: era il più bravo tra

tutti i suoi amici. Sandro aveva sempre un piano perfetto

per tutto ciò che faceva nella propria vita, comprese le

vacanze solo all’apparenza intaccate dal lavoro, come ben

sapeva Roberto. Invece, in quell'occasione, no... non c'era

ordine, non c'era razionalità, non c'era via di scampo:

Sandro era sembrato davvero impotente di fronte a quella

situazione.

Per un attimo, tirando le somme di quei discorsi,

Roberto aveva intravisto qualcosa che giustificava un

“ritorno alle origini” di entrambi. Poi, però, si era

addormentato.


52 GIORNI A RITROSO

* * *

Il sole sorse verso le otto, e i tre ragazzi aprirono gli

occhi quasi contemporaneamente. Giorgio fu il primo a

parlare.

- Ahhhh... mi sento abbastanza riposato. Che ore

sono? Mmmh, le otto e dieci. Sarebbe quasi ora di andare

a fare colazione... ah, caspita, dimenticavo che non siamo

nell'anno giusto. Che stress... vabbè, speriamo che

abbiano già inventato i croissant...

Sandro ascoltò tutto il monologo di Giorgio e non lo

considerò un buon risveglio. Si rigirò mugugnando

qualcosa che gli altri non compresero e tornò a sdraiarsi

sul sedile.

Roberto si tirò su e si guardò intorno: la zona era

finalmente illuminata, ma loro erano abbastanza fuori dal

paese da non vedere nulla di noto: solo boschi e viottoli. Si

rese conto di non essere particolarmente fresco, perché

evidentemente non aveva dormito molto. Constatò

l'immancabile buonumore di Giorgio e questo gli diede

fiducia nell'affrontare la nuova giornata e Sandro. Si

stropicciò poi la faccia con le mani e subito dopo

incominciò a starnutire, come era sua abitudine appena si

svegliava; poi, cessata la crisi, risistemò il sedile nella sua

posizione normale, diede una passata ai suoi vestiti

spiegazzati e decise di scendere dall'auto.

Al rumore della portiera che si apriva Sandro si

destò completamente. L'aria frizzantina della mattina in

montagna lo investì sul viso e tutto questo gli portò alla

mente una situazione già vissuta anni prima. Si rese

conto di aver patito parecchio freddo durante la notte: si

sentiva infatti piuttosto male, con un dolore diffuso nella

testa e nella gola. Dopo qualche minuto, comunque,

anch'egli si sistemò e scese dalla macchina. Giorgio era

già pronto e lo seguì subito dopo.


GIORNI A RITROSO 53

- Considerando che mi sento uno schifo, - esordì

Sandro - credo che si debba trovare a tutti i costi un

albergo o una pensione o comunque una casa per

riprendersi.

- Io lo appoggio pienamente - continuò Giorgio.

- Sì, sono d'accordo, ma come si può fare? - domandò

Roberto. - Possiamo lasciare la Golf qui, prendere una

borsa ciascuno, ma se ci chiedono dei documenti, come

facciamo? La mia carta d'identità è stata rilasciata nel

1992, due anni fa: penso che se qualcuno lo nota, ci farà

delle storie, per usare un eufemismo.

- Va bè, allora cerchiamo di farci ospitare da

qualcuno: tu, che hai frequentato tutti qui, a Beaulard,

per anni, conoscerai qualcuno che può ospitarci per una

notte come quella volta - lo incalzò Sandro.

- Ah, ma allora non ci arrivi! Ti ho spiegato che tutta

questa gente non ci conosce ancora, in questo momento.

Non ci siamo ancora incontrati.

Sandro rimase pensieroso per un po': ogni volta che

si rendeva conto di non sapere ancora padroneggiare la

loro attuale situazione, si bloccava e rifletteva. Poi gli

venne un'idea: - Allora, se non possiamo andare da

nessuno che conosciamo, possiamo provare ad andare in

quel vecchio alberghetto, quello che abbiamo visto ieri

sera: lì, se non sbaglio, c'erano due signori piuttosto

anziani e può darsi che non ci chiedano nemmeno i

documenti.

- Già... e comunque non faranno troppo caso alle

date: sembravano veramente poco svegli, quella volta,

soprattutto il marito - gli rispose Roberto.

- Possiamo andare, dunque - li interruppe Giorgio. -

No, solo perché se non mi faccio subito una doccia

impazzisco, senza contare la fame che mi sta

strangolando.


54 GIORNI A RITROSO

- Certo... certo: andiamo! - disse Roberto,

muovendosi verso il baule della macchina. - Scegliete un

po', voi due, che cosa volete portarvi dietro. La macchina

la lasceremo qui... sperando che nessuno venga a

curiosare. Forse sarebbe il caso di togliere le targhe, per

non farla riconoscere... - Mentre diceva queste ultime

parole, tuttavia, Roberto si rese conto dell'inconsistenza di

quel discorso. E infatti Sandro lo contestò

immediatamente.

- Non ha senso: o la distruggiamo del tutto, e non

penso che tu sia d'accordo anche perché ci serve ancora, o

altrimenti la lasciamo qua così com'è. E' inutile cercare di

camuffarla.

- Sì, hai ragione... - annuì Roberto sconsolato.

I tre avevano preso i loro bagagli, e Roberto chiuse il

baule. Si incamminarono poi verso l'albergo con passo

deciso, e coprirono quelle poche centinaia di metri in pochi

minuti.

Erano le nove passate e il sole splendeva in un cielo

azzurro quasi primaverile. Sulle montagne c'era

pochissima neve, le strade erano pulite e manti d'erba

ricoprivano i pendii; ai lati delle strade si affacciavano

piccole casette di montagna, quasi tutte circondate da un

piccolo prato o da un cortile. In prossimità degli impianti

sciistici alcune persone salivano sulla seggiovia nella

speranza di trovare qualche pista percorribile ad

altitudini più elevate. “Tutto come allora” pensò Roberto,

“anche il clima”; poi si rese conto che ora era allora.

Quasi contemporaneamente Giorgio notò il

panorama e disse: - Mi sembra che ieri sera ci fosse molta

più neve, sulle montagne, vero Robi?

- Sì, è così che trovammo Beaulard e Bardonecchia

quell'anno: e quando decidemmo di imparare a sciare fu

perfetto perché con le piste in quelle condizioni fu


GIORNI A RITROSO 55

obbligatorio imparare presto a non cadere altrimenti ci

avremmo lasciato le penne.

Sandro non parlava: precedeva i due amici di

qualche metro e sembrava voler arrivare presto

all'albergo. Sperava probabilmente di poter incominciare

a mettere un punto fisso in quella vicenda incredibile. Per

il momento, si era limitato a guardarsi intorno e stava

mettendo nuovamente a fuoco quei luoghi che aveva

visitato per l'ultima volta quattro, forse cinque anni

prima, in una domenica d'inverno. Era una domenica che

doveva essere dedicata allo sci, ma a causa del tempo

brutto avevano dovuto ripiegare, lui e Laura, su un

pranzetto al ristorante.

Uscivano da poco insieme, all'epoca, e Sandro aveva

pensato che poteva essere una cosa positiva, anche per

fare in modo che loro due si conoscessero di più, portare la

sua ragazza a Beaulard e parlarle un po' di qualche

aspetto della sua vita passata. Laura ci aveva preso gusto

e, spinta probabilmente da una crescente gelosia, aveva

incominciato ad ossessionare Sandro fin dal giorno

successivo a quella gita. In breve tempo, parlare di

Beaulard o anche solo nominarlo era diventato fonte di

litigi tra i due, anche se Sandro ne parlava magari con

Roberto o con altri: e come conseguenza di ciò, egli non

c'era mai più andato.

Non era comunque una persona troppo legata ai

ricordi, ed aveva ragione a dire che per Roberto quei posti

avevano sempre avuto un valore speciale, più che per lui.

Tornare a Beaulard non gli avrebbe fatto nessun effetto

particolare, in condizioni normali: ma gliene faceva un po',

in quelle condizioni.

Raggiunsero il piccolo albergo in pochi minuti.

- Dunque, facciamo così: entro io insieme a uno di

voi due, e gli chiedo se ha una camera per stanotte... una


56 GIORNI A RITROSO

notte dovrebbe bastare, no? Non penso che staremo qua

ancora molto, vero? - domandò Sandro.

- Bè, dipende... io spero di no, ma potrebbe non

andarci bene... - disse Roberto poco convinto.

- Ma Sandro, sei sicuro che ci sarà posto? Tra tre

giorni è Capodanno, sarà tutto prenotato... - continuò

Giorgio.

- No, ma... dico: l'hai visto bene questo “albergo”? E'

quanto di più sfigato si possa immaginare... e poi qui, a

Beaulard, non si può certo dire che ci sia un turismo di

massa. Sa, allora chi entra con me?

- Vengo io, dai... - intervenne Roberto.

Entrando nel piccolo albergo, l'espressione di Sandro

cambiò: la certezza di quello che stava facendo fu

intaccata da un improvviso flusso di ricordi: il bancone, la

sala da pranzo... E quando l'anziana signora si avvicinò

loro, sentì un tremito corrergli lungo la schiena. Si volse

verso il suo amico che stava condividendo la stessa

emozione.

- Questa tizia morirà tra cinque o sei anni - mormorò

Roberto. - E' per quello che il locale verrà dato via e

diventerà un pub, e il marito si ritirerà. Me l'hanno

raccontato una delle ultime volte che ho visto gli amici di

quassù.

Sandro ascoltò in silenzio.

Che strana e terribile sensazione, conoscere il futuro

di qualcun altro, pensò Roberto. Ma i suoi pensieri furono

interrotti dal dialogo tra Sandro e la signora.

- Volete una camera per voi due? - domandò la

signora. Dai capelli bianchi sembrava avere tra i sessanta

e i settanta anni, ma il suo tono ed il suo portamento non

mostravano alcun segno di insicurezza.

- No, siamo in tre, perché tra poco arriva un altro

nostro amico: ha una camera per tutti e tre?


GIORNI A RITROSO 57

- Dunque... ho una piccola stanza che è libera fino al

31 mattina. Voi fino a quando state? - disse la signora

rivolgendosi a Sandro.

- No, no, noi ci fermiamo solo oggi e domani, poi

ripartiamo per Parigi.

- Allora va bene... Seguitemi - disse la donna

girandosi verso la rastrelliera con le chiavi delle stanze, e

incamminandosi successivamente verso le scale. Quando

Roberto vide che la signora aveva preso la chiave

dall'ultima fila del portachiavi, mormorò “Scommetto che

ci dà di nuovo quella stanza microscopica all'ultimo piano,

la stessa dell'altra volta: probabilmente ce l'ha con noi.

Ma in tre non ci si può stare...”. Sandro lo interruppe con

un “accontentiamoci: non ci ha nemmeno chiesto i

documenti”, e Roberto tacque.

- Ecco, questa è la camera... se poi mi portate i vostri

documenti, quando vi siete sistemati... Quando avete

detto che arriva, il vostro amico?

- Ah, bè... dovrebbe arrivare con il treno verso le

undici, o forse anche prima... - Mostrandosi imbarazzato,

Sandro si rivolse verso Roberto, il quale fece solo un cenno

con la testa. Allora riprese: - Probabilmente è già in

stazione: andiamo a prenderlo tra un attimo.

- Bene, ragazzi, allora ci vediamo dopo... - disse la

signora accomiatandosi.

I due amici entrarono nella stanza e sistemarono i

bagagli alla meglio. Poi Roberto si diede una sciacquata al

viso e andò verso la porta.

- Io vado a prendere Giorgio... per tenere il gioco, gli

faccio fare un giretto, così perdiamo un po' di tempo -

disse, rivolto a Sandro.

- Si... io intanto mi faccio una doccia.

- Mi raccomando... massima attenzione a quello che

fai o dici - disse Roberto uscendo. Sandro fece un cenno

con la testa, e subito dopo tossì nuovamente.


58 GIORNI A RITROSO

* * *

Giorgio era ancora lì, a pochi metri dalla porta

dell'albergo. Quando Roberto gli disse che doveva

aspettare ancora qualche minuto perché avevano

inventato quella storia del treno, Giorgio si sedette su un

muretto vicino e si lasciò andare.

- Che palle, non ne posso più...

- Dai, su... dieci minuti e poi andiamo. A proposito,

per i documenti... io e Sandro abbiamo deciso di dargli la

patente, dove la data si nota di meno... tu, che cosa fai?

- Ma sì, gli do la carta d'identità... chi se ne importa.

Non c'ho più testa di pensare ancora a questo.

In quel momento, Giorgio sembrava davvero

esaurito da quella storia, ma Roberto, che lo conosceva

abbastanza bene, fu più portato a pensare che fosse la

fame a farlo comportare così, che non i problemi filosofici

in cui egli stesso e Sandro si erano già imbattuti più volte

dalla sera precedente.

- E com'è, allora, questo albergo? E' come ve lo

ricordavate voi due? - domandò poi Giorgio all'amico.

- Sì, è esattamente quello. In più, ci hanno anche

dato la stessa stanza dell'altra volta...

- Ah, bello, in tre in una stanza da due...

- Diciamo pure in tre in una stanza da uno, perché si

tratta di una soffitta molto piccola.

- Perfetto... questa vacanza diventa di giorno in

giorno più piacevole... - ironizzò Giorgio.

Ad un certo punto, Roberto decise che era passato

abbastanza tempo, e che potevano rientrare nell'albergo.

Varcarono la soglia e, non vedendo nessuno, si

diressero verso le scale. Qui incontrarono l'altra


GIORNI A RITROSO 59

proprietaria della pensione, che chiese loro chi fossero, ma

dopo un attimo si ricordò di aver già visto quel viso e,

rivolgendosi a Roberto, disse: - Ah, lei è il signore di

prima... prego, andate pure, vi hanno dato la camera

all'ultimo piano, vero? Adesso ricordo...

- A proposito... - Roberto voleva intervenire per

sottolineare che quella stanza non era per niente comoda,

ma quando riconobbe la signora che gli stava parlando

come la stessa di nove anni prima si fermò.

- Che c'è, Robi? - gli domandò Giorgio.

- Questa è la signora che ci diede la camera l'altra

volta, non quella che ci ha accolti prima: mi sembrava

strano di non averla riconosciuta - disse sottovoce. Poi

continuò nella sua mente: “dunque la sua amica non era

più nell'albergo l'altra volta, perché... tra pochi mesi

probabilmente si ammalerà e il marito di questa qui

prenderà il suo posto...”

Questo cambiare tempo ai verbi all'interno di una

stessa frase confondeva e simultaneamente affascinava

Roberto. “Il tempo è una strada, e le cose e le persone

esistono lungo di essa come le auto e i passanti di un

viale. E si può andare sia avanti che indietro, proprio

come avevo sempre pensato”. Ma com'era diverso vivere

questa teoria rispetto al semplice sentirla dire.

Mentre pensava queste cose, Roberto aveva tenuto

lo sguardo fisso sulla proprietaria dell'hotel. La quale,

dopo un po', gli chiese: - C'è qualcosa che non va, signore?

Voleva farmi notare qualche cosa?

Roberto si destò e rispose imbarazzato: - no, no...

assolutamente. Andiamo, su, Giorgio...

Quando furono sulla soglia della porta, Giorgio si

rivolse a Roberto e gli chiese le ragioni per cui si era

bloccato pochi istanti prima, ma quest'ultimo non fece in

tempo a rispondergli perché appena aprirono la porta


60 GIORNI A RITROSO

videro Sandro girare in mutande per la stanza e si misero

a ridere contemporaneamente.

- Vedo che ti sei ripreso - disse Giorgio all'amico che

sembrava reduce da una rilassante doccia.

- Diciamo che sto meglio - rispose Sandro, tossendo e

schiarendosi la voce. - Ma non sto troppo bene. Avete

avuto qualche problema a entrare?

- No, perché? - domandò candidamente Giorgio,

provocando così un nuovo irrigidimento da parte di

Sandro.

A quel punto intervenne Roberto, cercando di

chiarire la questione. - Intendeva dire per il problema dei

documenti, Giorgio. Lui voleva sapere se la signora ha

notato qualcosa di strano in te, visto che le abbiamo detto

che tu arrivavi in treno, e se le abbiamo già dato i

documenti e la risposta è no. Quindi per ora non ci sono

problemi. Quando poi scendiamo per mangiare gli daremo

le nostre due patenti e la tua carta d'identità, e vedremo.

L'atmosfera fu nuovamente serena. Roberto e

Giorgio si sistemarono nei due letti rimanenti, posarono

una parte di quello che era contenuto nelle loro valigie

dentro i cassetti e si prepararono per andare a loro volta

in bagno.

La camera era effettivamente piuttosto piccola. Il

tetto era molto inclinato o, per meglio dire, spiovente e

lasciava per metà della stanza un'altezza piuttosto

ridotta. I tre letti erano organizzati in un letto a castello e

uno normale, appoggiati alle due pareti opposte della

stanza: completavano l'arredo alcune sedie, un grosso

guardaroba piuttosto antico e un tavolino. Ad un'unica

finestra era delegato il compito di illuminare e aerare la

camera.

Quando, dopo una mezz'ora, anche Roberto ebbe

terminato di fare la doccia, uscì dal bagno e vide che gli

altri suoi due amici si erano appisolati. Al che decise di


GIORNI A RITROSO 61

vestirsi, e poi si sdraiò sul letto nell'attesa che i due si

risvegliassero, o che, eventualmente, il sonno cogliesse

anche lui.


GIORNI A RITROSO 63

Capitolo 6

Erano quasi le quattro e mezza, quando Sandro si

svegliò e vide Roberto che fissava il soffitto, pensieroso.

- Ma che ore sono? - si domandò, e quando vide che

era pomeriggio inoltrato e che fuori era già buio si alzò

rapidamente, lanciando improperi contro Roberto. - Ma

perché non mi hai svegliato? Accidenti, abbiamo un

problema enorme e sconosciuto da risolvere e tu ti metti a

dormire?

- Calma: sei tu che ti metti a dormire, innanzitutto...

e poi, hai detto che non stavi bene, e dunque era meglio se

ti riprendevi un po'.

Contemporaneamente Sandro riprese a tossire. - E

l'altro dov'è finito, adesso?

- Mah, dev'essere uscito quando mi sono

addormentato per pochi minuti, subito dopo la doccia...

L'avevo lasciato che dormiva anche lui. Speriamo che

faccia attenzione a quello che fa...

- Uno come lui non può fare nulla di significativo... -

commentò Sandro.

- Sa, smettila! - lo apostrofò Roberto. - Non c'è niente

di male se va a farsi un giro, e non è il caso che tu lo

insulti continuamente solo perché siamo in una situazione

particolare.

Era di nuovo una di quelle occasioni in cui Roberto

odiava quel modo di ritenersi superiore, tipico del suo

amico.

Assumendo un'espressione più conciliante, Sandro

rivolse a Roberto questa domanda: - Ma, anche volendo,

che genere di guai potrebbe combinare Giorgio? Lui non

era qua a Beaulard, con noi... anzi, non c'è mai stato. In

nessun modo le sue azioni potrebbero modificare il suo

passato, né lui conosce nessuno qui...


64 GIORNI A RITROSO

- Certo, hai ragione, ma non è possibile sapere se

magari qualcuna delle persone che ora, nel 1984, si

trovano qui, non sia entrata a far parte della sua vita in

futuro, magari addirittura più avanti del tempo da cui

proveniamo noi. E quindi, in tutti i casi, bisogna prestare

la massima attenzione... fermo restando il fatto che,

comunque, quello che sto dicendo ha un valore teorico

perché non ho mai fatto altri viaggi nel tempo...

Sandro si mostrò soddisfatto della risposta, anche se

non gli forniva nessuna sicurezza in più. Poco dopo,

comunque, rientrò Giorgio.

- Vedo che siete svegli... mi fa piacere. Io invece mi

sono mangiato qualche toast e un panino... e mi sento

meglio. Pensa, Robi, che la signora mi ha chiesto se

volevamo pranzare, e io le ho risposto che nell'attesa che

scendeste anche voi, potevo fare uno spuntino. Poi, però,

visto che le cose andavano per le lunghe, abbiamo

entrambi convenuto che, se volevo, era meglio che io

mangiassi da solo.

- Ma sei andato anche in giro per il paese? - gli

domandò Sandro, preoccupato.

- Sì, mi sono fatto un giretto... ma non ti

preoccupare, sono stato attento e non ho parlato con

nessuno. Ad un certo punto, in effetti, mi è sembrato di

riconoscere un ragazzo e una ragazza, ma non sono

riuscito a capire di chi si trattasse. Allora ho pensato che

forse li avevo visti in qualche foto a casa tua e mi sono

girato dall'altra parte.

- Bravo... bravo... - si congratulò Roberto. Sentendo

il proprio stomaco borbottare, si voltò poi verso Sandro e

gli disse: - E se andassimo anche noi a mangiare

qualcosa?

- Sì, sono ancora un po' messo male, ma ho fame.

Andiamo.


GIORNI A RITROSO 65

- Direi che possiamo andare... sono quasi

ventiquattr'ore che non tocco cibo. Giorgio, tu vieni con

noi, vero?

- Certo, in fondo sono già passate due ore da quando

ho fatto il mio spuntino.

* * *

Per non rischiare di incontrare qualcuno, i tre

decisero di restare in albergo e di cenare nella sala.

Arrivarono tra i primi, e poterono così scegliere un tavolo

isolato. Le uniche altre persone nella sala erano un

signore e una signora, probabilmente marito e moglie,

seduti vicino alla finestra.

La sala da pranzo era, come il resto dell'albergo,

piuttosto dimessa: tavoli, sedie, le tendine delle finestre

erano piuttosto malandati. Ma, nonostante tutto, apparve

ai ragazzi più ospitale di come era sembrata loro l'altra

volta: forse perché era il primo luogo ospitale che avevano

trovato dall'inizio di quella vicenda.

Un piatto di pasta fumante fu presto portato a

ciascuno dei tre amici, ed essi poterono finalmente

rifocillarsi. Avevano ordinato subito la pastasciutta perché

erano sicuri di avere molta fame, ma si riservavano di

mangiare molte altre cose.

- Ora che siamo tutti svegli e rilassati, possiamo

pensare a che cosa fare - esordì Roberto, interrompendo i

generici discorsi che c'erano stati durante la prima parte

della cena.

- Vuoi dire come fare per tornare a... al nostro

tempo? - gli domandò Giorgio. - A volte mi sembra di

essere già in vacanza, a Parigi e penso che poi

dopodomani andiamo a prendere le tipe... e poi mi rendo

conto che invece non è così.


66 GIORNI A RITROSO

- Esatto. Come tutti abbiamo constatato, siamo

bloccati qui ed in questo posto e in questo tempo non

possiamo restarci a lungo. Non abbiamo amici né parenti,

non abbiamo un lavoro...

- Io a volte non mi rendo conto di tutto questo: tu

vuoi dire che non posso andare, per esempio, dai miei

genitori e parlargli di quello che mi è successo? O da quelli

di Emanuela... o da Emanuela stessa... - Mentre parlava,

quest'ultima frase gli aveva fornito la risposta alle sue

stesse domande. - No, non posso andare da lei, perché in

questo tempo lei non mi conosce ancora, e poi ha solo

sedici anni, e io ne ho ventisei...

- Vedi? E lo stesso vale per i tuoi genitori: in questo

tempo esiste già il loro figlio, la loro figlia, e soprattutto

nessuno ha mai sentito parlare di viaggi nel tempo. Non

puoi presentarti da loro perché... non hai motivo di

esistere, per loro.

Intervenne Sandro: - Ma se per caso lo facessimo,

visto che effettivamente un viaggio nel tempo lo abbiamo

fatto, e gli spiegassimo come stanno le cose. Che cosa ci

sarebbe di male?

- Dimentichi che esistono anche altri tre “noi”, e

rischieremmo di incontrarli...

- E allora? - continuò Sandro, impaziente.

- E' molto semplice: tu non ricordi di aver visto un te

stesso più grande di dieci anni venirti a parlare, poco

prima della fine del 1984, giusto? Quindi non è accaduto,

nel tuo passato per come lo conosci tu. Se però ora tu vai e

gli parli, il passato da te noto non esisterà più: il tuo

passato muterà e assumerà la forma di un passato in cui

tu a diciott'anni hai visto te stesso più vecchio di dieci

anni. E probabilmente, a causa di questo, tu effettuerai

molte scelte diverse da quelle che hai realmente fatto e, in

ultima analisi, non deciderai di passare il capodanno


GIORNI A RITROSO 67

insieme a me e a Giorgio a Parigi. Di conseguenza,

cesserai di esistere in questo momento ed in questo luogo.

Il discorso si faceva complicato. - Se non vi è chiaro,

provo a rispiegarvelo, ragazzi... - disse Roberto,

fermandosi un attimo. Parlare di queste cose gli piaceva

molto, ma gli dava fastidio mostrarsi “saputello”. In

queste situazioni si imbarazzava parecchio.

- No, no, prosegui pure... - gli rispose Sandro.

- Quindi non sarai più sulla mia macchina ieri sera.

Ma, d'altro canto, come conseguenza di questo non sarai

più in grado di tornare indietro nel tempo per parlare con

il te stesso più giovane, e quindi, di fatto, scomparirai,

perlomeno dalla realtà come è nota a te e a noi altri.

- Ma queste cose te le sei studiate da solo o ti hanno

addestrato apposta? - domandò ironicamente Giorgio a

Roberto, il quale non si scompose più di tanto perché

sapeva che l'ironia di Giorgio era sempre piuttosto

bonaria, a differenza di altri.

- Ovviamente, non ci sono dimostrazioni di quello

che tu stai dicendo, Roberto - concluse Sandro.

- No, naturalmente no, ma il tutto sembra logico e

non sarò io a voler provare l'affidabilità di queste teorie.

- Però, potrebbe essere interessante vedere quello

che succede, no? Non sei spinto dal desiderio di provare?

- Ti dirò: no. Però ho molta voglia di vedere di nuovo

quello che accadde allora, esprimere un nuovo giudizio.

Vorrei anche parlare un po' con qualcuno degli amici di

allora, senza farmi riconoscere, per sapere che cosa

pensarono realmente di me.

- Capisco... Ma non vuoi intervenire.

- Assolutamente no. Anzi, visto che le nostre vite

sono state piuttosto legate, in questi anni, sono portato a

pensare che qualsiasi azione volta a modificare la storia di

uno di noi si ripercuoterebbe su tutti e tre... o meglio su

tutto il nostro giro di conoscenze.


68 GIORNI A RITROSO

- Addirittura? Siamo a questi livelli? - domandò

Giorgio a Roberto.

- Non è difficile: pensa se tu andassi a dire al te

stesso più giovane che prima o poi troverai lavoro in

banca. Automaticamente lui smetterebbe di studiare,

frequenterebbe dunque altre compagnie, si troverebbe in

posti diversi e potrebbe non conoscere più né Emanuela,

né altre persone. In una visione più drastica, le modifiche

apportate a questa catena potrebbero provocare la morte

di qualcuno che conosci, magari per un incidente stradale

da cui tu lo hai salvato portandolo nella tua comitiva.

Il quadro della situazione, dipinto a tinte così fosche,

rese nuovamente pensieroso Sandro. Ma questa volta egli

si riprese velocemente interrogando nuovamente Roberto:

- Allora, che cosa facciamo?

Questi alzò lo sguardo al cielo. - Bah, non saprei. Per

ora vi ho detto quello che non possiamo fare, ma non so

molto su quello che dobbiamo fare.

- Si potrebbe tornare nella galleria di ieri, per vedere

se c'è qualcosa di strano legato ad essa. Magari è una

specie di porta che ti fa andare avanti e indietro nel

tempo: in tal caso il problema sarebbe risolto - disse

Giorgio, lanciato.

- Ti assicuro che quella galleria l'ho fatta decine di

volte e non è mai successo niente! - lo apostrofò Sandro,

questa volta con l'appoggio di Roberto.

- Ma magari è diventata così dopo... dopo

l'intervento di qualcosa, di alieni, forse... ho visto dei

film...

- Esatto, hai visto dei film... troppi, direi - lo stroncò

Sandro.

- Okay, allora mi rimetto alle vostre decisioni.

- No, no, possiamo anche fare un salto alla galleria,

ma non sono molto convinto che serva... D'altronde non ci


GIORNI A RITROSO 69

sono altri indizi riguardo a quello che è successo - lo

rinfrancò Roberto.

- E comunque, secondo quanto dici tu, non possiamo

andare da nessuna parte, non possiamo fare affidamento

su nessuno, abbiamo solo i soldi che ci siamo portati

dietro, dopodiché...

- Si, Sandro, non è una bella situazione... - concluse

laconico Roberto.

Nel mentre i tre avevano finito la loro cena. Una

gustosa pastasciutta con ragù e un secondo un po' meno

gustoso ma ugualmente valido avevano contribuito a

rimetterli in forma, ed ora erano pronti per uscire.

- Vado a prendere le chiavi della macchina... - disse

Roberto; poi aggiunse - Voi uscite così? Fa freddino, fuori...

- Ma che cosa dici? - intervenne Sandro - Ma se eri

tu ad andare in giro in camicia a capodanno, dieci anni

fa... Sei invecchiato!

Roberto si fermò a riflettere. - E' vero... non mi

ricordavo più. Come non detto, ragazzi, fuori non fa

freddo! - cercò di liquidare così l'incidente.

I tre andarono in direzione della macchina. Giorgio

aveva affermato che nel pomeriggio, quando lui era

andato a vederla, l'aveva trovata in perfetto ordine.

Dunque il nascondiglio si dimostrava valido.

- Fa un certo effetto, confrontare una macchina tutto

sommato normale come questa con le auto di dieci anni fa.

Potrei spacciarmi per esperto carrozziere o meccanico, in

questo tempo, e farmi i soldi - disse Roberto con un po' di

ironia. - Naturalmente, provocherei altri scompensi nel

tempo, e in qualche modo, alla fine, mi autodistruggerei

ugualmente.

Giorgio mostrò interesse per quel discorso e, salito in

macchina, lo continuò. - Da quello che dici, sembra quasi

possibile che qualcun altro ci abbia pensato... voglio dire,


70 GIORNI A RITROSO

magari a qualcun altro è capitato un salto come il nostro e

ha cercato di usarlo per un suo profitto personale. Secondo

te, è sparito anche in questo caso?

- Penso proprio di sì - gli rispose Roberto - sparito da

questa realtà... intendo... Queste teorie implicano che

dovrebbero esistere comunque altre realtà, forse infinite...

per giustificare... - Roberto si interruppe, visto che il

discorso diventava nebuloso anche per lui. Preferì evitare

quella parentesi e sperò che i suoi amici non gli

chiedessero di proseguire questa spiegazione.

- E credi che nessuno si ricorderebbe di lui? -

continuò Giorgio, riprendendo il discorso.

- No, perché lui cesserebbe di esistere a partire dal

momento in cui il suo passato e il suo futuro si incontrano.

Il ricordo di lui nella mente dei suoi conoscenti dovrebbe

semplicemente svanire...

- Perché dici dovrebbe? - lo interrogò Sandro.

- Perché mi sembra di essere la vostra guida

spirituale... io vi sto solo parlando di alcune cose che so,

nella maniera in cui le ho imparate. Non pretendo di stare

dicendo cose esatte, anche perché nessuno le ha mai

verificate.

- No, volevo dire che se questa persona svanirebbe

da un certo punto in poi... no, niente, mi stavo solo

domandando che cosa resterebbe al mondo di lui.

- Niente, per gli altri sarebbe come se fosse stato

rapito o disperso in circostanze ignote.

Parlando, i tre avevano raggiunto rapidamente la

galleria incriminata. Esitando un attimo, Roberto accostò

a destra subito prima dell'inizio della galleria e poi accese

le doppie luci lampeggianti.

- Cosa fai, aspetti che esca qualche altra macchina

proveniente dal futuro? - gli domandò sarcastico Sandro.

- No, stavo pensando che non dovremmo tornare

adesso, ammesso che funzioni: abbiamo lasciato i


GIORNI A RITROSO 71

documenti nell'albergo... bisognerebbe riprendere la

nostra roba.

- Tu vedi se funziona, poi ci pensiamo - insistette

Sandro. - Preferisco perdere i documenti e quattro stracci

piuttosto che terminare la mia vita imprigionato qui.

Anche perché, se sono giusti i discorsi che hai fatto finora,

la nostra roba la ritroveremo nell'albergo, nel nostro

tempo...

- Sì, nella soffitta del pub... o magari usati come

stracci in cucina - intervenne Giorgio.

- Ha ragione, Sandro. Non li ritroveresti di sicuro, e

con quei documenti potrebbero esserci dei problemi... Bah,

dai, andiamo a vedere.

Roberto accese la radio, e rientrò in carreggiata.

Percorsero la galleria a velocità medio-bassa: tutti e tre

continuarono a scrutare la pareti buie del tunnel, e la

radio e le luci della macchina per cogliere qualche segno di

cambiamento analogo a quello che nella sera precedente

aveva dato inizio alla loro avventura. Ma la fine della

galleria giunse presto senza che si notasse nulla di

particolare.

- Bè, siamo fuori, ma non mi sembra che siamo

ritornati a casa - esclamò Roberto.

- Non saprei... prova ad andare fino al primo paese,

qual è già... Oulx? - gli rispose Sandro.

- Uhm, va bene, vado.

Era ormai notte e non c'era molta gente in giro. Ma

non ci fu bisogno di grandi investigazioni per capire che

erano ancora nel 1984: anche nella cittadina, infatti,

splendeva un grosso albero di Natale con sopra scritto un

messaggio di auguri per l'anno nuovo... lo stesso che

avevano visto a Beaulard.

- Che facciamo, andiamo a bere qualcosa? - domandò

Roberto agli altri due. Non sentendo risposta, dopo un po'

insistette.


72 GIORNI A RITROSO

- Non lo so... non saprei. Dobbiamo trovare una

soluzione, e quindi dobbiamo pensare a 'sta vicenda. O lo

facciamo qua, o ci facciamo un giro, o andiamo in albergo -

gli rispose Sandro.

- Facciamoci una passeggiata, allora - propose

Giorgio. - Bisogna inventarsi qualcosa entro domani,

perché poi dopodomani arrivano le ragazze a Parigi, e

sarebbe meglio esserci.

Era stato il primo a nominare esplicitamente le

ragazze, da quando la loro vacanza aveva preso quella

piega. Poteva essere per caso, o poteva essere perché sia

Roberto che Sandro avevano legato altri volti al Natale

del 1984. Ma in realtà, avendo a che fare con gli oscuri

meandri del tempo, non si era reso conto che la distanza

tra loro e quell’evento era diventata molto maggiore di

due giorni.


GIORNI A RITROSO 73

Capitolo 7

Federica aveva trascorso il giorno successivo per lo

più a casa: nonostante il tempo fosse bello, non aveva

molta voglia di uscire. Si era dedicata soprattutto a

riempire la valigia (le valigie) poco per volta, e poi si era

data alla lettura. Non aveva un hobby particolare, a

differenza di Roberto, che sapeva sempre come fare

passare una sera in cui non si usciva. Era contenta se

poteva uscire con lui, ma come abbiamo già visto non

aveva problemi a stare in casa, eventualmente.

Trascorse dunque il pomeriggio e la serata leggendo

e, tenendo vicino a sé il telefono portatile, aspettava la

chiamata del suo ragazzo. Federica si aspettava che

Roberto le avrebbe telefonato subito dopo l'arrivo a Parigi,

o magari dopo essersi sistemati in camera... o magari nel

pomeriggio...

Capitava di rado che andassero lontano, diciamo

fuori Torino, non insieme. E di solito, si sentivano

comunque tutte le sere: a maggior ragione, se si trattava

di un viaggio all'estero.

Federica cercò comunque di non preoccuparsi più di

tanto, e pensò che a volte, anche di recente, Roberto si

“dimenticava” di telefonarle magari a causa di qualche

problema di importanza anche minima, ma che comunque

gli faceva perdere l'occasione di chiamarla.

Si ricordava del primo anno che uscivano insieme,

quando lei ci teneva moltissimo a ricevere tutti i giorni

una telefonata dal ragazzo se questi era fuori città. E a

causa di questo avevano bisticciato più volte: Roberto non

era il tipo da interrompere una discussione o una cena

solo per telefonare. O meglio, non voleva sentirsi obbligato

a farlo.


74 GIORNI A RITROSO

- Se ho tempo e modo, sono felice di sentirti - le

diceva, - ma se sto facendo altro preferisco non

interromperlo per telefonarti: piuttosto ti chiamo

l'indomani e stiamo al telefono con più calma.

Federica faceva molta fatica a digerire questa teoria,

che considerava (abbastanza a ragione) strana e stupida:

ma faceva parte del carattere di Roberto e non c'era modo

di cambiarlo. Come tante altre cose, un bel giorno

entrambi impararono ad accettare i lati peggiori dei

rispettivi caratteri e la loro unione ne guadagnò

moltissimo.

Intanto le ore passavano. Ed effettivamente, ad un

certo punto il telefono squillò...

- Ciao! Sono Laura... volevo sapere come stanno

Sandro e Roberto...

- Ah, non chiederlo a me... Roberto non mi ha

telefonato, né stamattina, né oggi... adesso stavo infatti

aspettando una sua chiamata, stasera... Che ore si sono

fatte? - disse, alzandosi un po' intorpidita dal grosso

divano. - Capisco... sono già le dieci... Avevo cominciato a

pensare che anzi si fossero fatti sentire da te in ufficio...

- Figurati! A parte che, da quando lavoro, Sandro mi

avrà chiamata in ufficio una volta e mezza... Poi, oggi

c'era un casino infernale, visto che era praticamente

l'ultima giornata di lavoro...

Il tono della sua voce andava aumentando.

- E quindi, non se ne sa niente? Ma accidenti! Non

capisco perché si debbano comportare così!

Federica cercò, come sempre, di ridimensionare il

problema. Parlò alla sua amica del fatto che, in fondo, era

normale per entrambi i loro fidanzati non farsi sentire.

Poi propose di telefonare a Emanuela, supponendo che

almeno lei avesse delle notizie.


GIORNI A RITROSO 75

- Sì... E' tardi... ma provo a chiamarla lo stesso. -

Laura mise giù il telefono e si apprestò a chiamare la

ragazza di Giorgio.

“Giorgio non è il tipo che non telefona...”, pensò

Federica. “Robi ormai lo conosco... e anche Sandro si sa

come ragiona. Però mi stupirei di Giorgio, sempre così

preciso...”

Federica era comunque convinta che non ci fosse

nessun problema con i ragazzi... ma rapidamente una

seconda telefonata da parte di Laura le portò dei nuovi

pensieri inquieti.

Dopo pochi istanti, Federica si era infatti resa conto

che effettivamente non sarebbe stata una buona idea far

telefonare Laura, già alterata, ad Emanuela... visto

l'incontro della sera precedente. Allora, aveva deciso che

sarebbe stato meglio se sentiva Emanuela prima di

Laura. Ma, composto il numero sul telefono, lo aveva

trovato occupato. Inizialmente aveva sperato che fosse un

buon segno: “probabilmente”, pensava, “è Giorgio che la

sta chiamando... e probabilmente è anche per questo che

lei non mi ha telefonato preoccupata, perché magari li ha

già sentiti anche ieri”.

Invece... Laura era stata di parola ed era lei che

stava già parlando con Emanuela. E, dopo pochi minuti,

ritelefonò a Federica molto arrabbiata.

- Sai, ho sentito la ragazza di Giorgio, e mi ha detto

che anche lei non sa nulla di nessuno dei tre. Cosa

facciamo?

Federica si sentì coinvolta nella rabbia mista a

preoccupazione dell'amica. Cercò, allora, di mantenersi

calma e di calmare a sua volta l'amica.

- Laura, io credo che non dovresti prendertela

tanto... Lo sai che sono fatti così... anche se non chiamano

non c'è niente di cui preoccuparsi. Se proprio vuoi, prova a

chiamare in albergo, a Parigi, e chiedigli che cosa stanno


76 GIORNI A RITROSO

facendo... Io non lo faccio: ho imparato che se Roberto mi

vuole sentire sa dove trovarmi, e siccome sono sicura che

sentirmi gli fa piacere, appena potrà mi chiamerà.

Ma Laura non si calmava. - Pensa che ci ha già

provato Emanuela a chiamare Parigi, qualche ora fa, e

non le ha risposto nessuno... ossia non è riuscita nemmeno

a parlare con l'albergo.

- Avrà sbagliato numero... oppure non sarà riuscita

a spiegarsi... - intervenne Federica sperando di poter

liquidare rapidamente il tentativo di Emanuela.

- No, carissima, il numero è giustissimo e per quanto

riguarda la lingua Emanuela conosce benissimo il

francese! Dovresti saperlo…

Tutti questi superlativi frastornarono Federica. Ma

Laura aveva già fatto altri passi avanti, nella sua analisi

della situazione.

- Tra l'altro... lo sai che strada si fa, per andare a

Parigi, Fede?

Federica fu colta alla sprovvista. - Eh? Come, che

strada? Si va verso il Monginevro, oppure verso

Bardonecchia, poi si passa il confine, dopodiché ci sarà

un'autostrada, non so...

- Già, peccato che sulla strada, per chi vuole

passarci, si trovi un paesino chiamato Beaulard... Non ti

ricorda niente? A me sì...

Federica non si aspettava che la sua amica andasse

a rivangare quello che per lei e Roberto era un argomento

un tempo scottante ma ormai chiuso e sepolto. Ma dopo

alcuni altri minuti di monologo da parte di Laura,

Federica non si sentì più sicura come prima.

- Tu pensi veramente che Sandro e Roberto si

fermerebbero a Beaulard... ma per quale motivo? A parte

il fatto che a Roberto non gliene frega più niente di quella

lì... Ma poi, la ex di Sandro non si è sposata qualche anno

fa? Che senso avrebbe... - domandò a Laura.


GIORNI A RITROSO 77

- Io non so se tu credi a tutto quello che Roberto ti

dice... ma Sandro non perde occasione di rievocare questa

storia di Beaulard, ogni volta che andiamo in montagna,

ogni volta... insomma, se non sono io a dirgli di smetterla,

è un continuo confrontare me con quella là...

Federica, sentendo queste parole, si tranquillizzò. Le

sembrava di risentire le parole di Roberto: Sandro e Laura

vivono un rapporto estremamente combattuto, basato

sulla continua competizione, a volte anche sul continuo

sfottersi... e lui non fa altro che parlare di Francesca per

tenere la sua storia attuale con Laura il più possibile

diversa da quella precedente... per essere sicuro che

quell'epilogo triste non si ripeterà più.

Così stavano le cose, secondo Roberto. E Federica,

che spesso aveva subìto gli sfoghi emotivi di Laura, gli

dava pienamente ragione. Aveva già provato altre volte a

convincere l'amica che per soffrire di meno in queste

situazioni, le sarebbe bastato mostrarsi meno disposta a

raccogliere queste provocazioni e, in qualche modo, meno

gelosa. Ma non aveva mai avuto successo.

In compenso, le diede molto fastidio una delle ultime

frasi che Laura proferì.

- E Sandro dice sempre che Roberto la pensa come

lui e che anzi è proprio lui che parla sempre di Beaulard...

e di Stefania, anche se quando ci sei tu non ne ha il

coraggio.

A questo punto, Federica rimase in silenzio.

Conosceva già questa storia, perché gliel'avevano detto

tutti, in passato, che Roberto aveva trascorso un periodo

della sua vita a parlare sempre di Stefania e del 1985...

Roberto per primo. Ma era passato, appunto. E lei era

sicura che né di quella ragazza, né di quell'anno a Roberto

importava più in modo particolare. Era la parte di lei che

più contava sull'amore di Roberto ad essere sicura di

questo.


78 GIORNI A RITROSO

Cercò allora di concludere rapidamente la

discussione con l'amica.

- Bè, allora, che cosa vuoi fare? Io conto di andare a

prendere i biglietti domani mattina, sul tardi e... ci

dovremmo trovare in stazione per le otto e mezza-nove...

Ti va bene? Ci sentiamo domani a pranzo, che ne dici?

Laura, piuttosto brusca, le rispose

affermativamente.

- Passo da te quando esco dall'ufficio - concluse. – Ma

tu rifletti su quello che ti ho detto…

Poi si congedò. Federica rimase un po' a pensare a

che cos'altro sarebbe passato nella testa di quella ragazza.

Successivamente, riprese in mano il suo libro. Ma

poiché la serata trascorse senza ulteriori squilli di

telefono, ad un certo punto si addormentò.

Federica si ridestò a mezzanotte passata, quando la

madre passò a chiamarla nella sua camera.

- E' tardi, vero? Che strano, mamma, Roberto non ha

chiamato per niente...

Alla madre che, giustamente, le esprimeva la

preoccupazione per un eventuale incidente o comunque

contrattempo nel viaggio dei ragazzi, Federica rispose

ancora con una discreta tranquillità.

- Mah... come al solito, avranno trovato altro da fare,

e quindi telefoneranno domani... A me non resta che

andare a dormire, mamma.

La madre di Federica aveva già avuto modo, in

passato, di criticare questi comportamenti del fidanzato

della figlia. Non volendo iniziare una discussione nel

mezzo della notte, fece finta di niente e tornò a dormire.

* * *


GIORNI A RITROSO 79

L'indomani, le condizioni del tempo erano peggiorate

sensibilmente. Federica si svegliò alla solita ora e poi

aiutò sua madre a sistemare delle piccole faccende di casa.

Suo papà avrebbe lavorato ancora quel giorno e anche

l'indomani, prima della festa di capodanno.

Era quasi prossimo alla pensione, non tanto per l'età

quanto per le scelte dell'azienda in cui lavorava: ma, da

buon veneto, non aspettava altro che di raggiungere la

pensione per potersi dedicare a tutti i suoi hobby, al

bricolage casalingo e a coronare il sogno di restaurare e

sistemare la casetta di campagna acquistata ormai più di

dieci anni prima... magari per farla diventare la futura

abitazione di Federica.

Nella famiglia di Federica cominciava infatti a

serpeggiare l'idea che lei avrebbe ormai dovuto pensare a

sposarsi, seguendo l'esempio della sorella che, più grande

di sette anni, si era sposata molto giovane. Da questo

punto di vista, il fatto che Federica uscisse con Roberto da

ormai tre anni lasciava ben sperare, anche se ormai era

chiaro che non avrebbe seguito l'esempio della sorella, che

si era comportata esattamente come nei sogni dei genitori.

E Roberto era ormai ben visto dai genitori di

Federica, nonostante i primi tempi fossero stati piuttosto

controversi. Ma entrambe le famiglie avevano capito che

quei momenti difficili, ormai superati, avevano cementato

l'unione dei due ragazzi.

* * *

Poco prima di pranzo, suonarono alla porta.

Era Laura, che aveva appena terminato la sua

ultima mezza giornata di lavoro del '93 e si apprestava a

completare i preparativi per la sua meritata vacanza.


80 GIORNI A RITROSO

Anche la mattinata era passata senza che nessuno

dei ragazzi telefonasse. Federica incominciava a sentire

una certa inquietudine, e qua e là le riaffioravano le frasi

ed i dubbi espressi da Laura la sera prima.

La sua unione con Roberto era decisamente molto

solida, non v'erano dubbi. E non dava il minimo credito

all'ipotesi di Laura che si immaginava Sandro e Roberto

in giro per Beaulard con le rispettive ex. “Eppure... quante

volte ne abbiamo parlato... di quella storia.” Federica

pensava a quante volte aveva pianto pensando che tutto

quello che provava per Roberto sarebbe finito a causa del

suo continuo rivangare quella tizia.

Giorni cupi, lunghe discussioni di sera e anche di

giorno. Liti e musi lunghi che si protraevano a volte anche

per giorni. Poi si ritrovavano e passavano insieme dei

momenti stupendi, giurandosi reciprocamente di non

comportarsi mai più in maniera così infantile.

Ma, dopo qualche altro giorno... Capitava magari un

riferimento, uno di quei collegamenti che a Roberto

venivano spontaneamente... ed ecco che Beaulard rifaceva

capolino e per Federica era di nuovo un trauma. E

Roberto, stupidamente, non si rendeva conto del male che

poteva fare con quelle piccole frasi. Proprio perché gli

venivano spontanee, non si rendeva conto che sarebbe

stato meglio per tutti e due se lui se le fosse tenute per

sé... o se addirittura avesse proprio smesso di far nascere

quei collegamenti con le date, con i nomi...

Eppure la loro unione fu più forte. Uno dei

particolari che risultò determinante per Roberto fu lo

scoprire che quando Federica soffriva a causa di questo

incubo di Beaulard, in realtà soffriva per lui.

Lui aveva sempre detto che la nostalgia di quel

periodo, di quell'anno era la cosa che più lo aveva fatto

stare male... molto più che non la delusione per un amore

che non aveva avuto seguito. E quando si erano


GIORNI A RITROSO 81

conosciuti, lui era praticamente agli stadi più profondi di

questa crisi, mista ad un profondo senso di solitudine e di

inadeguatezza di se stesso rispetto al mondo.

Il modo in cui Roberto parlava delle ragazze, degli

amori passati, dei sentimenti, aveva, dopo poco tempo,

fatto breccia nel cuore di Federica.

A lui, d'altro canto, Federica piaceva, ma gli

appariva in primo luogo fuori portata e poi anche

piuttosto diversa dalla ragazza che lui pensava di cercare

nella vita. Così, quando incominciarono ad uscire insieme,

la cosa ebbe un sapore specialissimo per entrambi.

Entrambi scoprirono di desiderare tantissimo la dolcezza

che reciprocamente riuscivano a scambiarsi. I primi mesi

furono perfetti: Roberto si allontanò decisamente dalla

depressione precedente e Federica si rese conto di essere

davvero innamorata, come non si era mai sentita...

Per questo, quando Roberto ricominciò a parlare di

Beaulard, anche se con toni diversi... lei temette di vederlo

ritornare triste come quando si erano conosciuti.

E' fuor di dubbio che Roberto comprese solo in quegli

anni che cosa significasse amare una persona, e fu

Federica a dimostrarglielo.

Perché, dunque, dopo più di un anno Roberto

avrebbe dovuto pensare di tornare ancora a Beaulard, di

nascosto da lei? “Forse perché spinto da Sandro...”

pensava, che magari ha avuto qualche idea malsana per

fare qualche altro scherzo a Laura...

Federica teneva indubbiamente molto di più a Robi

che a tutte le proprie amiche. Riguardo a Laura, sebbene

si sentisse solidale con lei quando constatava che Sandro

la trattava in maniera perlomeno esagerata, non riusciva

a colpevolizzare Sandro a tal punto.

Dunque Federica, all'arrivo dell'amica, ebbe il

timore di dover riprendere una lunga ed estenuante


82 GIORNI A RITROSO

discussione. “Tanto, Sandro di sicuro non le ha

telefonato... e sarà più arrabbiata di ieri!”

Invece, incredibilmente, non fu così.

- Ciao! Come va?

Federica fu felice di sentire una certa serenità nella

voce dell'amica.

- Bene... e tu? Appena ti ho vista, ho pensato che non

devi aver dormito molto...

- Già - rispose Laura. - Non ho dormito quasi per

niente... ma almeno mi sono chiarita le idee. Sono

convinta che hai ragione tu... o che comunque io sbaglio a

comportarmi così.

- Bè... - cercò di intervenire Federica.

- No, voglio dire che stavolta è l'ultima possibilità

che gli do. Non voglio pensare a nessun cattivo

comportamento da parte di Sandro... ma se mi combina

davvero qualcosa di losco, stavolta lo mollo sul colpo!

Federica era stupita delle frasi di Laura, ma accolse

positivamente quello che le diceva. “Un problema si è

risolto... grazie al cielo.” Ora, non restava che capire

quello che esattamente era successo ai ragazzi.

- Allora... partiamo stasera, sicuro? - domandò a

Laura.

- Certo. Adesso vado a casa, mi riposo un po', poi mi

faccio una doccia e per le otto ci vediamo in stazione. Ah,

ricordiamoci di chiamare Emanuela...

- Sì, non ti preoccupare, ci penso io...

- Tu hai già mangiato, Fede?

- Bè... sì... perché, volevi mangiare fuori?

- Diciamo che poteva essere un'idea...

Federica si avvicinò allo specchio dell'ingresso. - Solo

che, vedi, dovrei cambiarmi e prepararmi... Stamattina,

col tempo che c'era, non sono nemmeno uscita per andare

a prendere i biglietti.

- Non importa... Vado. Ci vediamo stasera, allora.


GIORNI A RITROSO 83

Federica salutò Laura e poi chiuse la porta,

soffermandosi per qualche istante con la mano appoggiata

alla serratura metallica della porta d'ingresso.

Si sentiva sollevata, per aver aiutato la sua amica a

sentirsi più serena. Ma ora, tutti i suoi pensieri erano

rivolti a Roberto.


GIORNI A RITROSO 85

Capitolo 8

- Partendo dal presupposto che, dal punto di vista

fisico, non esiste nulla che spieghi il nostro

attraversamento del tempo, proviamo a vedere che

cos'altro può averlo causato.

- Però... non è che ci importi molto la causa di quello

che è successo... non credi, Robi? - intervenne Giorgio.

- Mah... fai tu: io, in mancanza d'altro, applico il

cosiddetto metodo scientifico. Cerco una spiegazione a

partire dalle cause...

Roberto continuò così l'ennesimo discorso sulla loro

situazione, intrapreso poco prima. Erano entrati in un bar

di Oulx, dopo un giro per la cittadina durato quasi un'ora.

Non faceva affatto freddo, quella sera, proprio come

Sandro aveva fatto notare poco tempo prima.

Durante la loro passeggiata avevano rifatto per

l'ennesima volta il punto sugli eventi accaduti negli ultimi

giorni, ma non erano stati in grado di formulare una

spiegazione certa, né tantomeno di ideare un sistema per

ritornare alla vita normale. Fu così, dunque, che Roberto

si fece coraggio e decise di esporre una teoria che in parte

si basava su cose che egli aveva sempre pensato, ed in

parte era andata consolidandosi nelle ultime

quarantott'ore.

- Escludiamo la presenza di maghi o streghe, poi

escludiamo anche gli alieni... credo, no? In breve, se non

riusciamo a spiegare con cause esterne questo viaggio nel

tempo, non ci resta che concludere che siamo stati noi a

causarlo...

- Aspetta, aspetta. Mi sono perso: che cosa vuoi dire?

- domandò Giorgio, con l'appoggio di Sandro.

- Bè, non siamo riusciti a trovare nessuna

spiegazione plausibile in ciò che ci circonda, quindi la


86 GIORNI A RITROSO

spiegazione dev'essere da qualche altra parte. D'altronde,

io e te abbiamo spesso pensato che la mente può avere il

potere di alterare la realtà, vero, Sandro?

Giorgio reagì con un certo stupore, ma tutto

sommato Roberto se lo aspettava: gli faceva quasi

tenerezza vedere il suo amico così pragmatico affrontare

di volta in volta le teorie più avventate nell'ambito di

quella che doveva essere una semplice vacanza.

Inaspettata fu invece la reazione di Sandro.

- Sei impazzito? Che cosa stai dicendo? La mente

può probabilmente influenzare gli eventi, come dico

sempre io quando penso di riuscire a convincere la gente

ad agire come voglio io... ma si tratta di lievi modifiche al

carattere o alle convinzioni delle persone. I miei poteri si

limitano a questo...

- Potrebbe non essere così... - cercò di recuperare la

situazione Roberto.

- Già... - intervenne Giorgio - tu e lui... di nuovo

insieme, qui a Beaulard. Potrebbe avere un senso.

Roberto seguì con soddisfazione le parole di Giorgio:

nonostante Sandro fosse la persona con cui aveva la

migliore sintonia di pensiero, a volte Giorgio coglieva

prima il senso dei suoi discorsi. Mentre notava questo

fatto, sentì la teoria rafforzarsi nel suo intimo: la mente

sua e quella di Sandro erano veramente molto simili.

Potevano aver provocato quella vicenda.

- Stavo dicendo... potrebbe darsi che la nostra

presenza contemporanea da queste parti, unita a una

particolare predisposizione d'animo, abbia causato uno

spostamento fisico delle nostre vite in questo tempo. O, se

preferisci, i nostri pensieri collegati hanno inscenato

questa situazione, che ora stiamo vivendo come reale…

potremmo anche stare soltanto sognando… vivendo, come

ipnotizzati, tutto questo.


GIORNI A RITROSO 87

Roberto cercava di dare una parvenza logica a

questa ipotesi. Eppure Sandro non ne era affatto convinto,

e continuava anzi ad attaccare Roberto.

- Stai dicendo una serie di boiate: io non ho mai

pensato a Beaulard negli ultimi cinque anni, non ho

rimpianti di nessun tipo, non ci sono più venuto a sciare

né ci tengo particolarmente, e così via... - disse Sandro,

alzando la voce.

Giorgio e Roberto gli fecero notare che aveva attirato

l'attenzione delle uniche altre tre persone presenti nel

locale. Al che Sandro moderò il tono di voce e riprese a

parlare: - E quindi, se c'è qualcuno che ha usato i poteri

della sua mente, ammesso che sia sensato affermarlo, per

causare tutto questo, sei tu, Roberto.

- Sì, ma adesso non picchiatevi... - intervenne

Giorgio.

- No, no... - Roberto fece una pausa per riordinare le

idee. La reazione del suo amico lo aveva preso in

contropiede: era sempre stato Sandro quello che parlava,

a volte per scherzo ed a volte sul serio, di poteri della

mente. E ora che lui aveva fatto riferimento a questa

linea di pensiero comune, immaginando di trovare il pieno

accordo del suo amico, si sentiva contrariato da lui. Si vide

dunque costretto a cambiare argomento e a spostarsi più

nello specifico, e nel personale.

Nella parte di locale ancora illuminata, il gruppo di

persone che pochi istanti prima si era voltato sentendo le

parole di Sandro, ritornò ai propri discorsi. Roberto

distinse tra loro due ragazzi e una ragazza, piuttosto

giovani.

- Allora, Sandro, io non ho problemi a confermare

che ho spesso pensato alle vicende dei diciott'anni. Ma

perché tu non vuoi ammetterlo? Non ti pare che tutte le

volte che parli della vita che a quell'età era più semplice,

del fatto che questa zona per te è off-limits da quando esci


88 GIORNI A RITROSO

con Laura... e potrei citarti altri casi... rivanghi in qualche

modo Beaulard? Tu hai messo dietro un muro tante cose

che a quell'epoca ti facevano piacere, per fare

comodamente quello che fai ora senza troppi pensieri: un

po' come fanno tanti che escono con una ragazza che non

gli piace giusto per non stare da soli.

- Se ti stai riferendo a Laura, ti consiglierei di

guardare a come ti sei comportato tu con Federica.

- Sì, ma è accaduto solo all'inizio! - lo contestò

Roberto, alterandosi a sua volta. Aveva sbagliato a

portare quell'esempio.

- Certo, all'inizio... ma, sai... - si corresse Sandro.

- E comunque non mi riferivo a Laura, ma a tutto il

resto - aggiunse Roberto. La discussione si stava

esasperando, in una piega che non avrebbe dovuto

nemmeno essere sfiorata.

Ci fu una pausa. Giorgio guardava i due amici

discutere animatamente e constatò che non gli era mai

capitato di vederli così presi da una discussione. Ricordò

che per Roberto era normale scaldarsi se qualcuno lo

contestava senza capire le sue ragioni, come era spesso

capitato quando erano colleghi di lavoro. Ma Sandro, non

lo conosceva granché e non l'aveva mai visto alterarsi.

“Sono amici, in effetti si conoscono da tantissimo...”

li giustificò tra sé e sé Giorgio. Egli però non sapeva che

quei due portavano spesso le discussioni a quei livelli,

quando si incontravano con altri due loro amici di lunga

data: la rapidità con cui si scambiavano i concetti era il

loro elemento comune e la differenza di punti di vista era

la molla per completarsi a vicenda.

Dopo quelle ultime frasi, comunque, la pausa si

prolungò. Roberto ripensò ai primi tempi con Federica,

quando si era presto stufato di molti suoi comportamenti e

si era rifugiato nei ricordi di Beaulard un po' per dispetto


GIORNI A RITROSO 89

nei suoi confronti, un po' perché gli parlavano di una vita

diversa da quella che in quel periodo non sopportava.

Sandro si fermò invece a pensare alle accuse del suo

amico. Poteva essere vero che il substrato di tutte le sue

decisioni fosse comunque il periodo dei diciott'anni, quello

in cui si forma il carattere di ciascuno. Ma che lui avesse

insabbiato le cose belle che, contro la sua volontà, erano

andate perdute da quel tempo, questo non gli sembrava

possibile. La sua vita attuale, il suo lavoro, la sua ditta

erano la massima espressione di lui: tutto era stato

costruito con il suo lavoro. E quello che non era perfetto

aveva solo bisogno di tempo, per diventarlo.

“Bisognerebbe avere più soldi...”, diceva spesso, quando si

mettevano a discutere sulle cose che si sarebbero potute

fare in futuro. Certo, a volte si lasciava anche andare con

frasi del tipo “momenti come quelli non ritorneranno più”.

- Ma scherzo, quando dico quelle cose - riprese

Sandro, rompendo il silenzio. - Figurati se mi metto

veramente a pensare ai ricordi, con tutto quello che c'ho

da fare.

Questa frase riaccese la discussione. Roberto la

interpretò come una ulteriore conferma alla sua teoria su

Sandro, e aspettò di vedere sul volto di lui un segno di

perplessità, che però non ci fu. Allora decise di cambiare

totalmente argomento, non prima di aver colto lo sguardo

di Giorgio che in qualche maniera confermava i suoi

pensieri. “Si dovrebbe pur accorgere che si sta

contraddicendo da solo”, stava pensando.

- Va bene... io non ho altre idee. Questa mi

sembrava una teoria abbastanza valida, ma se me la

bocciate... - riprese, deluso.

- Chi te la vuole bocciare? Sto solo dicendo che io non

penso di essere la causa che tu affermi.

Giorgio intervenne cercando nuovamente di portare

la discussione verso qualcosa di concreto.


90 GIORNI A RITROSO

- Ragazzi, dunque, il locale sta per chiudere -

annunciò, indicando il tavolo vuoto dove fino a pochi

minuti prima erano seduti gli altri tre tipi. - Facciamo che

andarcene anche noi, e proseguiamo la discussione fuori.

Così fu.

In breve i tre uscirono dal locale, e in quel momento

Roberto si ricordò di aver posteggiato tranquillamente la

macchina, senza badare a nasconderla. - Accidenti! La

macchina! Non mi sono più ricordato... - esclamò.

- Che cosa c'è che non va? - gli domandò Giorgio. - E'

a posto, no?

Effettivamente la macchina era al suo posto.

Nessuno l'aveva toccata e al massimo poteva essere stata

oggetto di qualche discorso dei passanti.

In pochi minuti la Golf coprì i pochi chilometri che

separavano Oulx da Beaulard e subito dopo i tre furono di

nuovo nella radura in cui avevano lasciato l'auto la notte

precedente. Era quasi l'una e mezza quando varcarono la

soglia dell'albergo e raggiunsero la camera.

Erano abbastanza stanchi, ma non tanto

fisicamente quanto dal punto di vista psicologico: erano

ormai presi in un circolo di ipotesi, alternative, possibili

spiegazioni che ogni volta li costringeva a profondi salti

mentali, orchestrati in genere da Roberto.

Non erano soddisfatti della discussione avuta

nell'ultima parte della serata. Era passata più di una

giornata e non c'era nessuna idea su come risolvere il loro

problema, se non la teoria di Roberto: teoria che,

comunque, non proponeva ancora una via d'uscita.

Quest'ultimo aveva ancora intenzione di continuare

a discutere la sua idea, ma non vedeva molto convinti i

suoi amici. Sandro, in particolare, stava di nuovo

rimuginando qualcosa: salutò con un rapido “buonanotte”

gli altri due amici e si preparò a dormire. Altrettanto

fecero gli altri due.


GIORNI A RITROSO 91

* * *

La cosa che aveva legato di più Roberto e Sandro a

Beaulard nei mesi immediatamente successivi quel

famoso capodanno (di cui ora stavano per essere

nuovamente spettatori) erano state ovviamente le

rispettive ragazze.

Sandro usciva con Francesca già da un paio di anni,

all'epoca, e Stefania era l'amica di Francesca della quale

Roberto si era “innamorato” in quei tre giorni. Per

parecchio tempo i due, che all'epoca si conoscevano da

relativamente poco, avevano passato insieme week-end,

cene e altro pensando ciascuno alla propria storia

d'amore.

Sandro stava già pensando al matrimonio con

Francesca. Erano cresciuti praticamente insieme, come

diceva sempre lui, ed erano quasi arrivati all'età giusta

per vivere insieme. Non litigavano mai, e i rispettivi

genitori si conoscevano ormai da tempo.

La storia di Stefania e Roberto era invece stata più

varia. Pur non essendo mai stati veramente insieme,

Roberto arrivò a conoscere tantissime cose di lei, sia

grazie a Francesca, sia per la particolare situazione di

quei mesi. La maturità, la patente, le prime vacanze da

soli, le prime ragazze... tutto questo avvenne sotto il segno

di Stefy. E Rossella, la sua grande amica che avrebbe

dovuto andare in vacanza con loro a Parigi, gli fece da

consulente spirituale in quel periodo. “Magari è a causa di

quei discorsi che ha deciso di iscriversi a psicologia!”

pensava spesso Roberto.

Era una sua compagna di scuola, una ragazza che

frequentava la terza di un'altra sezione quando Roberto

era in quinta. Si erano conosciuti nell'estate dell'84.


92 GIORNI A RITROSO

Roberto, dopo la fine di quell'anno scolastico, era

tornato parecchie volte a scuola, a luglio, per assistere a

qualche esame di maturità: i professori avevano insistito a

lungo sull'importanza di osservare qualche orale, per

prepararsi al loro turno, l'anno successivo.

Rossella abitava molto vicino alla scuola, e con le

sue amiche girava spesso in quella zona. La simpatia

reciproca si era manifestata dopo qualche tempo che si

incontravano, e la cosa aveva fatto molto piacere sia a lei

che a Roberto, perché entrambi si consideravano piuttosto

timidi e non avevano molti amici del sesso opposto. In

breve tempo avevano legato parecchio: si erano scritti

durante le vacanze e con l'anno scolastico seguente

avevano incominciato a vedersi tutti i giorni a scuola.

La storia del capodanno a Beaulard era capitata

quando Roberto era convinto di provare qualcosa di

speciale per Rossella: come spesso accade, un

estemporaneo “colpo di fulmine” aveva spazzato via quella

che al timido Roberto era sembrata una tenera storia

d'amore con una normale ragazza che vedeva le cose

esattamente come lui.

Lei fu tra le prime a notare il cambiamento... al di là

di Sandro, che ovviamente aveva vissuto a contatto di

Roberto la vicenda. Non si mostrò sorpresa più di tanto,

non si allontanò da lui, ma gli fu molto vicina in quel

periodo travagliato: sembrava tanto più grande di lui, pur

avendo quasi due anni in meno.

“Sarebbe stato sicuramente molto meglio, se

Rossella fosse partita insieme a noi”, pensò Roberto.

C’erano state tantissime occasioni in cui lui, dubbioso o

incerto oppure semplicemente un po’ giù le aveva

telefonato e parlare con lei l’aveva aiutato a stare meglio.

“Se solo potessimo metterci in contatto con lei…”


GIORNI A RITROSO 93

* * *

Il mattino dopo Sandro e Giorgio si svegliarono a

poca distanza l'uno dall'altro, mentre Roberto sembrava

voler continuare a dormire fino a tardi.

Verso le undici, anche lui aprì gli occhi. - Non

sembrerebbe, ma si dorme bene su questi letti... - esordì.

- Vedo! Pensavo che volessi continuare a dormire...

visto che tanto non riusciamo a pensare a nessuna

soluzione, da svegli - gli rispose Giorgio.

- Potrebbe essere un'idea... lasciamo passare il

tempo e vediamo. Lasciamo passare capodanno, poi

magari qualche giorno... magari tutto si sistema. Magari i

nostri pensieri si “raddrizzano” - aggiunse, rivolto a

Sandro che lo guardava già male.

- Sapete - continuò Roberto sedendosi sul letto, - ho

pensato a una cosa. Credo che dovremmo andare a Torino

e parlare con Rossella... Rossella, quella della

compagnia...

- Perché, lei sa della nostra presenza qui? - gli

domandò Giorgio.

- No, no...

- Spiegami perché con lei potremmo parlare e con

altri no... - gli chiese Sandro.

- Non lo so, è solo una sensazione. Ma visto che

abbiamo bisogno di aiuto da parte di qualcuno, lei, che è

una mia... cioè, una nostra grande amica, potrebbe essere

la persona giusta. E poi studia psicologia... cioè, la

studierà...

- Conosco anch'io gente che potrebbe aiutarci: lei non

è l'unica persona. Ma soprattutto non capisco com'è che,

con lei, noi “uomini del futuro” possiamo parlare e con

altri no - incalzò Sandro.


94 GIORNI A RITROSO

- Bè, naturalmente non c'è una spiegazione concreta.

Però lei è la ragazza che mi fu più vicina in quei mesi

dell'85 subito successivi a Beaulard: lei conobbe

profondamente me e anche te, e Stefania e Francesca, a

forza di passare tante giornate a parlare di voi.

- Ah, ma quindi tu sei ancora lì con la teoria dei

superpoteri della mente...

- Certo, il presupposto è quello: se è valido, lei ci sarà

sicuramente di aiuto. Ma, in ogni caso, non ci sono altre

strade percorribili, per ora. O tu hai pensato a

qualcos'altro? - domandò Roberto a Sandro.

- No, ho pensato ad un mucchio di cose, ma non ho

trovato spiegazioni da contrapporre alla tua menata,

maledizione...

- Ma scusa, non hai detto che in nessun caso bisogna

fare in modo che una persona venga a conoscere il proprio

futuro anzitempo... pena gravi sconvolgimenti nella sua

vita? - intervenne Giorgio, che in quei minuti aveva

riflettuto sulla proposta di Roberto.

- Sì, ma in questo caso noi ci comporteremo solo

come degli estranei che chiedono aiuto ad una persona

qualunque. Il fatto che lei sia nostra amica non dovrà

esserle necessariamente rivelato, né la nostra vera

provenienza... perlomeno non subito... - Il discorso si

faceva più traballante: - Non so, - proseguì Roberto - non

ho ancora ben chiaro questo piano... ma qualcosa mi dice

che dovrebbe essere la cosa giusta.

Gli altri due amici erano scettici. Da un lato

sembrava una possibilità concreta, fin troppo ovvia, di

chiedere l'aiuto di qualcuno: non c'era bisogno di spiegare

che loro tre stavano facendo un viaggio nel tempo per

andare da qualcuno a cercare una soluzione per quel loro

problema. “Anzi”, stava pensando Giorgio, “perché andare

da una ragazzina? E' meglio andare direttamente a


GIORNI A RITROSO 95

parlare con qualcuno che possa spiegare quello che è

successo, come uno studioso o uno psicologo o...”

Poi però si ricordava la premessa di quel discorso: la

loro trasposizione nel passato era stata causata dalle loro

menti, secondo quanto diceva Roberto, e se era veramente

così ci voleva una persona vicina a loro per trovare una

via d'uscita.

E la premessa non era per niente sicura. Se Giorgio

si limitava a considerarla un'assurdità, anche se

perfettamente logica nella loro situazione attuale e quindi

accettabile, Sandro la voleva giustificare in qualche modo

prima di accettarla. E questo non gli sembrava possibile.

- Andare da Rossella e raccontarle quello che ci è

successo... - rimuginò Sandro avvicinandosi alla finestra.

Era in pigiama e la temperatura esterna era piuttosto

fredda, per cui evitò di aprirla, ma vi appoggiò per un

attimo il viso.

- E lei dovrebbe essere in grado di riportarci

automaticamente nel nostro tempo? Ma che cos'è, una

donna bionica o un'entità soprannaturale? - continuava

sarcastico Sandro. - Se non sbaglio, tu hai detto che vi

eravate conosciuti nell'estate… un anno o… cos’erano?

due anni prima della matura, che vi vedevate ogni tanto

fino a Capodanno e che poi siete diventati molto amici

perché tu le parlavi sempre di Stefania e di Beaulard.

Questa storia me l'avete raccontata più volte in birreria,

sia tu che lei. Ma continuo a non vedere che cosa lei

potrebbe fare ora per noi.

Rossella aveva incominciato a uscire in compagnia

con Sandro e Roberto verso la fine del 1985, ossia qualche

tempo dopo le vicende che Sandro aveva appena ricordato.

Era più giovane di quasi tre anni rispetto ai due amici,

ma era comunque più matura di tante altre sue coetanee.

Per un paio d’anni furono molto legati, loro tre, e insieme

ad un altro ragazzo e ad un'altra ragazza costituirono il


96 GIORNI A RITROSO

nucleo della compagnia. Condivisero esperienze di ogni

tipo, dalle nottate modello discoteca-birreria-brioche alle

vacanze in campeggio, alle micro-storie d'amore. Fu anche

per merito di Rossella che Sandro superò la crisi del

mancato matrimonio con Francesca, di lì a poco.

“E' la nostra consulente matrimoniale di

riferimento!”, dissero Sandro e Roberto dopo qualche

tempo. Li aveva aiutati entrambi, in tempi diversi, ad

uscire da quel tipo di crisi.

Quando poi, però, questi incominciò a frequentare

Laura, smise di passare il suo tempo libero con la

compagnia di Roberto e Rossella. Laura divenne molto

importante per lui ed egli preferì seguirla nel suo giro, non

senza qualche critica da parte dei vecchi amici: ma si sa,

queste cose rientrano nella normalità. Tanto che poi sia

Roberto che Rossella si sistemarono, pochi mesi dopo, e la

mitica compagnia praticamente scomparve.

Le cose andarono comunque in maniera tale che

Roberto e Rossella rimasero in rapporti più stretti,

rispetto a Sandro. Anche perché le loro storie furono meno

fortunate di quella di Sandro e Laura, e quindi essi

intercalarono anche qualche periodo di solitudine, negli

anni più recenti. Ecco perché Sandro non ricordava più

tanto caldamente Rossella: faceva parte anche questo del

suo carattere, anche se le era sicuramente ancora molto

affezionato.

- Lei potrebbe aiutarci in una ricerca nei nostri

pensieri più intimi, al fine di scoprire le cause di quanto ci

è accaduto.

- Ma, dunque... ragioniamo. Noi ci troviamo

praticamente sul punto di rivivere un’esperienza che tanto

tempo fa ci colpì parecchio, che ha probabilmente segnato

le nostre vite e ci ha indubbiamente avvicinati rendendo

possibili tutte le cose che abbiamo fatto in seguito

lavorando insieme tra di noi e con Carlo - disse Sandro,


GIORNI A RITROSO 97

apparentemente più calmo. - Tu hai affermato che noi

potremmo avere perso di vista qualcuno degli ideali, dei

sogni, se vuoi, che avevamo allora, e che dunque, per il

nostro bene, diciamo così, qualcosa dentro noi stessi ci ha

riportato qui per consentirci di recuperare la strada

corretta.

- Già... - commentò Roberto.

- Ora, io continuo a non accettare questo discorso.

Ma non tanto per le sue connotazioni fantascientifiche,

che tutto sommato potrei anche prendere per buone, non

avendo altre spiegazioni... Io contesto il fatto che secondo

te noi avremmo perso di vista la “strada giusta”, come

l'abbiamo chiamata prima. Ti ho già detto, più volte, che

non penso di aver mai attinto dal passato degli spunti per

la mia vita presente: io sono più propenso a pensare che,

come allora, anche in seguito io mi sono comportato in

maniera coerente con la mia personalità. Certo, posso

aver fatto degli errori, ma chi non ne fa? Ma non per

questo affermerei che ho perso di vista una strada

tracciata tanto tempo fa.

Il discorso di Sandro era perfetto e coerente, come al

solito, quando ci si metteva. L'unica possibilità di

spuntarla consisteva nel minarne le basi, dimostrare la

loro erroneità, ma Roberto sapeva che non era per niente

facile. Era capitato innumerevoli volte in passato, che lui

avesse delle discussioni con Sandro, ed era sempre stato

molto difficile convincerlo di qualcosa: in questo

effettivamente lui era sempre stato uguale e coerente con

se stesso.

Ma Roberto era davvero convinto che il suo amico

avesse perso di vista qualcuno di quei sogni, ed erano

ormai diversi anni che cercava di farglielo capire. In

questo senso, la sua teoria sul viaggio nel passato si

applicava alla perfezione.


98 GIORNI A RITROSO

- Tornando a Rossella... - disse Roberto cercando di

riportare il discorso sull'argomento di prima, ma fu subito

interrotto.

Qualcuno stava bussando alla porta. Roberto spostò

il suo sguardo da Sandro a Giorgio, con fare interrogativo.

- E adesso chi è? - domandò Giorgio.

- Bah... - rispose Roberto scettico. Tutti e tre smisero

di parlare, e per alcuni secondi ci fu silenzio assoluto nella

stanza. Poi da fuori ricominciarono a bussare.

I tre si scambiarono qualche occhiata, poi Giorgio

andò verso la porta e la aprì. Davanti a lui, sull'uscio,

stava la signora dell'albergo, quella che aveva accolto lui e

Roberto quando erano entrati in albergo.

- Ragazzi - disse la signora - volevo soltanto dirvi che

se desiderate pranzare dovreste avvertirci con un po' di

anticipo, perché così ci possiamo organizzare meglio in

cucina, io e mia cognata...

Roberto, che nel mentre si era tranquillizzato dopo il

temporaneo sobbalzo che gli aveva provocato la visita

inaspettata, si avvicinò alla porta e salutò a sua volta la

signora.

- La ringrazio... però noi non abbiamo ancora deciso.

In realtà non abbiamo ancora nemmeno deciso se

andremo via oggi... infatti volevamo chiederle se era

possibile fermarsi ancora un giorno...

La signora lo guardò con un misto di rimprovero e

severità, come un’anziana mamma, e gli rispose - No,

credo che fino a domani non abbiamo problemi... però

cercate di dirmelo un po' prima, la prossima volta.

- Lo so, lei ha ragione... - continuò Roberto, non

troppo deciso - il fatto è che... i nostri amici non possono

arrivare stasera a Parigi e quindi noi preferiremmo

aspettare ancora un giorno prima di partire. Comunque,

la ringraziamo per la comprensione e... non so, ma non


GIORNI A RITROSO 99

penso che pranzeremo in albergo... vero, ragazzi? - disse,

volgendo lo sguardo verso gli altri due suoi amici.

Sandro e Giorgio annuirono. La signora sembrò

vagamente delusa di quella risposta, ma poi, sporgendosi

leggermente dentro la camera, inseguì con lo sguardo

Giorgio, che nel frattempo si era allontanato dall'ingresso.

Quando lo vide, aggiunse a voce più alta, come per essere

certa di farsi sentire da lui: - Va bene... pensavo solo che,

se non avete fatto colazione, ci sono ancora dei croissant

caldi sotto... sono sicuro che lei, Giorgio, li apprezzerebbe.

Giorgio si voltò stupito: la signora lo aveva già

catalogato, dopo la mangiata del giorno precedente!

Sandro si mise a ridere e Roberto si trattenne dalle

risate perché si trovava ancora a poca distanza dalla

signora dell'albergo. Poi Giorgio aggiunse: - Ah,

fantastico, signora... mi sistemo un attimo e poi vengo giù.

Non rinuncio di certo ad un croissant caldo, a quest'ora...

Roberto intervenne dicendo - Credo che verrò

anch'io... anzi, credo che verremo tutti, vero, Sandro? -

Questi fece un cenno affermativo con la testa, mentre

terminava la sua risata.

- Allora vi aspetto. Fate presto! - disse la signora

chiudendo la porta dietro di sé.

- Pensa te... - commentò Roberto. - Anche l'altra

volta si comportarono così... o no? Non mi ricordo,

Sandro...

Sandro ci pensò un attimo, poi rispose all'amico: -

Mah, in maniera così casereccia, vuoi dire? Non mi

sembra, in effetti... Boh! Ricordo che la gestione era

piuttosto familiare, questo sì, e che quindi ci seguivano

abbastanza.

Roberto in effetti non ricordava molto dell'albergo in

sé. Ci era stato, con Sandro, pochi mesi dopo il capodanno

dell'85 ed era nel pieno del periodo triste, seguente la

storia con Stefy. Serbava quindi parecchi ricordi delle


100 GIORNI A RITROSO

sensazioni che aveva provato con gli amici di Beaulard,

ma non aveva fatto troppo caso all'albergo, al di là

dell'aspetto dei gestori e della camera che era stata data

loro.

- Ti stavo dicendo... tornando a Rossella - riprese

Roberto continuando il discorso precedente. Mentre

riprendeva il filo del discorso interrotto, constatò che il

periodo passato in quell'albergo nell'85 coincideva con il

periodo che aveva avvicinato molto lui e Rossella. La

corrispondenza delle date lo stupì un po'... c'era stato,

come abbiamo già detto, un periodo della sua vita in cui

egli aveva notato che moltissimi eventi si potevano

collegare tra loro in base a coincidenze temporali, anche

se nella realtà concreta non c'era poi nulla di vicino nei

fatti che la sua mente riusciva ad appaiare così bene.

Quando si era reso conto che questo era un giochino

piuttosto stupido e inutile, un puro esercizio mentale che

lui faceva spesso perché si ricordava bene tante cose,

aveva poi smesso di esprimere giudizi in base a quelle

associazioni e aveva incominciato a definirle “scherzi del

fato”, vuote somiglianze create per caso...

Ma, vista la situazione contingente in cui si trovava,

anche questa gli parve una possibilità di cui tenere conto:

quell'albergo era una specie di punto focale nello spazio e

nel tempo, ed intorno a questo epicentro a quattro

dimensioni egli vedeva ruotare persone e cose della sua

vita.

- Aspetta... non avevo finito - lo interruppe

nuovamente Sandro. Roberto si mostrò un po' seccato dal

non poter continuare il suo discorso, ma era ancora

immerso nella sua riflessione e lasciò parlare l'amico. -

Conoscendoti, sarei più portato a pensare che tu abbia

perso di vista qualcosa che ti era familiare in quel periodo,

o che perlomeno tu ti sia convinto di ciò. E che quindi sia

tu la causa di questo revival. Quante volte mi hai


GIORNI A RITROSO 101

raccontato delle tue associazioni di idee, grazie alle quali

riuscivi a collegare fatti e persone completamente slegati

tra loro... Se è vero che abbiamo dei poteri nascosti nella

nostra mente, tu sei probabilmente riuscito a ricreare un

mondo virtuale composto dal cocktail dei tuoi ricordi.

L'analisi di Sandro continuava ad essere

estremamente seria e logica, come sapeva essere lui,

quando aveva il controllo della situazione e conosceva

bene le basi del problema. Ma non solo, aveva anche

dimostrato che i poteri della sua mente o perlomeno del

suo sesto senso erano pienamente funzionanti, poiché

aveva capito a che cosa stava pensando Roberto prima che

egli ne parlasse.

“Si è ripreso dallo smarrimento del primo giorno”,

pensò Roberto. Non ebbe più voglia di proseguire il

discorso: rimase per un attimo fermo a rimuginare

qualcosa, poi terminò di vestirsi mettendosi le scarpe e si

incamminò verso la porta.

- Allora, andiamo a mangiarci queste brioche? -

domandò agli altri due. Sandro lo guardò per un attimo

stupito del suo comportamento, e lo stesso fece Giorgio;

poi, però, Sandro comprese che qualcuna delle sue ultime

battute aveva toccato l'amico.

Era così che si comportava Roberto quando sentiva

Sandro dargli contro: il suo appoggio era molto importante

per lui e quando lo sentiva ostile in qualche discussione o

in qualche scelta importante ci rimaneva male come

difficilmente gli capitava con altre persone. Alcune delle

sue litigate più violente di un po' di anni prima erano nate

proprio così, quando lui era ancora solito perdere la calma

spesso: si trattava dei primi tempi in cui, secondo lui,

Sandro aveva cominciato a comportarsi in maniera un po'

falsa con gli amici. Combinando appuntamenti fasulli

come quelli del capodanno prima, per intenderci. Poi era

cresciuto, aveva smesso di arrabbiarsi con i titolari, con gli


102 GIORNI A RITROSO

amici, con le ragazze: si limitava a bloccarsi per riflettere

su quello che si stava dicendo.

- Va bene... va bene... - gli rispose Sandro,

scavalcando quel pensiero. Anche Giorgio finì di vestirsi e

si incamminò presto verso la porta della camera.

* * *

I croissant erano ancora abbastanza caldi, anche se

avevano perso un po' della loro fragranza. Questa

constatazione era allineata con quanto Roberto ricordava

dell'albergo di nove anni prima: i titolari si davano molto

da fare per i clienti, ma difficilmente ottenevano dei

risultati soddisfacenti. Andavano apprezzati per

l'impegno...

I tre ragazzi si sedettero a poca distanza dal

bancone, in un piccolo tavolino quadrato.

- Sapete - disse Roberto - in realtà esiste anche

un'altra teoria nei viaggi nel tempo: che l'essere umano

che ha viaggiato non si renda conto dello spostamento, in

quanto i suoi ricordi automaticamente si adeguano a

quelli del momento in cui viene a trovarsi. Ma non è il

nostro caso, perché noi siamo ben consci dei nostri ricordi

relativi... al futuro.

- Vedo che hai ripreso fiato, dopo questo spuntino! -

gli rispose Giorgio sorridendo con la bocca ancora

parzialmente piena, mentre finiva la sua terza brioche.

- Già... - constatò Sandro.

- Sì, bè... è che prima stavo pensando a una cosa...

quello che volevo dire ancora di Rossella, è che

effettivamente si tratta di quelle solite coincidenze, che

potrebbero non avere nessun valore. Ma magari non ne

hanno nel mondo reale, mentre in questa situazione così...

strana in cui ci troviamo potrebbero essere perfettamente


GIORNI A RITROSO 103

lecite. Cosa ne pensate? Anche tu, Giorgio, che magari

senti me e lui parlare di fatti che tu non conosci... eppure

anche tu sei qui con noi e devi cercare di trovare una via

d'uscita da questo problema.

Roberto era ancora molto serio e più tirato del

normale. Non gli era ancora passata l'emozione di pochi

minuti prima.

Giorgio quasi si stupì nel sentire Roberto rivolgersi a

lui in quel modo: la domanda era comunque sensata e

quindi gli rispose subito, anche se non sapeva

esattamente che cosa dire.

- Lo sapete, ragazzi, io ho piena fiducia in voi...

Credo che sappiate quello che fate e sono sicuro che se non

fate casino tra di voi riuscirete a capire come uscire da

questa situazione!

- Sì... ma tu che cosa ne pensi? - lo incalzò Roberto.

- Bè... quanto alla mia idea di quello che è successo

l'altro ieri e del fatto che ci troviamo nel... passato, credo

che quello che tu hai detto sia piuttosto sensato, Robi.

- Sì... ma voglio dire: tu non conosci 'sta ragazza,

Rossella... conosci abbastanza me e lui, ma tutto sommato

da poco. Stai prendendo per buone le spiegazioni che

diamo io e Sandro, ma... e se fossi tu la causa di tutto

questo? O almeno un elemento catalizzatore? Perché non

ti sforzi di pensarci anche un po' tu?

Giorgio tacque. Non si ricordava che il suo amico lo

avesse mai aggredito così: la loro amicizia era soprattutto

spontanea, e difficilmente facevano dei lunghi discorsi

approfonditi, come abbiamo già visto. Di solito, quando si

incontravano, passavano la metà del tempo a scherzare

raccontandosi dei propri amici o colleghi, e poi parlavano

di cose concrete: la macchina, le ragazze, il lavoro. In quel

frangente, egli non sapeva esattamente che cosa dire.

Sandro stava per intervenire, avendo notato l'uscita un

po' strana di Roberto, ma poi si era fermato in quanto,


104 GIORNI A RITROSO

effettivamente, gli sarebbe piaciuto vedere che cosa

pensava Giorgio.

Roberto sentì il silenzio seguente le sue domande

pesare come un blocco di cemento sulla sua testa. Allora,

dopo qualche istante, decise di riprendere il discorso.

- Dai, non volevo stroncarti, Giorgio... sono sicuro

che anche tu hai pensato al nostro problema... E' che mi

dà fastidio recitare così a lungo questa parte da primo

attore. D'altronde, se non stessi recitando la parte,

vorrebbe dire che sono proprio io l'artefice di questa

situazione, e allora mi sentirei anche più colpevole...

- Infatti, io ti sto aiutando a renderti conto di qual è

il tuo ruolo esatto in questa vicenda - gli rispose Sandro.

- Certo... ti ringrazio per questo... - proseguì Roberto,

con un po' di freddo sarcasmo. Poi continuò: - Allora, oggi

che cosa facciamo?

- Io vorrei tornare un attimo in camera, per lavarmi

i denti - gli rispose Giorgio.

- Sì, anch'io volevo farlo. E tu, Sandro, ci aspetti qua

o vieni su anche tu?

- No, vengo anch'io... bevo solo un bicchiere d'acqua.

Mentre finiva la frase si girò in cerca della signora,

che in quel momento non era al bancone del bar. Non

trovandola, si alzò dalla sedia e andò verso la sala da

pranzo. Dopo qualche minuto, tornò insieme a lei e riuscì

ad ottenere il suo bicchiere. Giorgio, che si era già

incamminato con Roberto verso le scale, ci ripensò e tornò

indietro per recuperare anch'egli un bicchiere d'acqua.

- Certo, Giorgio, ecco a lei... - gli disse la signora

porgendogli il bicchiere.

* * *


GIORNI A RITROSO 105

Appena rientrati in camera, Roberto andò verso la

finestra e la aprì. Si fermò un po' a guardare fuori, mentre

sentiva i suoi amici parlare dei programmi futuri.

- Tutti d'accordo a dormire qui ancora un giorno,

allora? - domandò Giorgio.

Sandro gli rispose subito: - Sì, credo proprio che per

ora non abbiamo tante altre scelte, no?

Si aspettava una risposta da Roberto, il quale però

era immerso nella contemplazione del panorama e si era

limitato ad un quasi impercettibile cenno con la testa.

Non stava guardando niente di particolare, ma la

mattinata soleggiata gli aveva riportato alla mente una

mattinata in cui aveva visto passare sotto quella finestra

Stefania e Francesca, la ex-ragazza di Sandro, tanti anni

prima. Non pensava che sarebbe mai ritornato in quel

posto, a buttare di nuovo un occhio fuori da quella stessa

piccola finestra. Si stava immergendo in un attacco di

nostalgia pura, al punto che non stava nemmeno più

facendo caso al fatto che a differenza delle altre volte in

cui aveva avuto un attacco di nostalgia relativo a

Beaulard, questa volta avrebbe potuto rivivere tutto da

capo. E mentre riascoltava mentalmente le parole

pronunciate da Sandro qualche minuto prima, si lasciò

andare a questo pensiero.

Quante volte, nella vita, si pensa “se potessi rivivere

quella situazione”, ed ecco, ora per lui diventava possibile.

Non solo, poteva anche eventualmente modificare

qualcosa, per quanto questa possibilità fosse stata

scartata a priori.

Forse Sandro aveva ragione: era lui la causa di

questa vicenda, e nessuno dei suoi due amici c'entrava.

Magari si trattava addirittura di una illusione: forse loro

non erano nemmeno realmente lì con lui... forse non lo era

nemmeno lui. Comunque, perché darsi tanto da fare per

pensare a qualche spiegazione? Lui era tornato a


106 GIORNI A RITROSO

Beaulard, nel 1984, e tanto valeva rivivere quella scena,

rivedere quel film che per tanto tempo aveva rivissuto

nella sua mente. Bastava lasciare passare qualche giorno,

qualche settimana... poi avrebbe fatto qualcosa.

Non sentendo alcuna risposta dall'amico, Sandro lo

richiamò: - Allora, Robi, che dici? Stiamo qua anche

stanotte o no?

Roberto si risvegliò da quei pensieri e si schiarì la

voce. Improvvisamente si formò un pensiero, nella sua

mente. “Accidenti... se Federica mi vedesse in questo

stato... Non voglio più lasciarmi andare così... mai più.”

Poi rispose a Sandro. - Sì, sì, certo che stiamo qua.

Stavo solo guardando fuori, per vedere se mi veniva

qualche altra idea, visto che quella di Rossella è andata...

- Bè, andata... ho solo cercato di dimostrarti che

secondo me non ha molto senso. A vederti così che guardi

fuori, verso quelle montagne, mi fai tornare in mente i

primi mesi dell'85, quando avevi lo sguardo perso nel

vuoto per Stefania. Se ci stai pensando da tutto questo

tempo, forse per te può essere un bene rivivere quella

storia... ed è probabilmente per questo che ci hai

trascinati qui con te - proseguì Sandro.

Roberto si scrollò definitivamente dai pensieri in cui

si era immerso. Le parole, che fino ad allora gli avevano

solo sfiorato la sfera cosciente, assunsero una forma

concreta. Realizzò l'intero discorso di Sandro e rimase

esterrefatto. - Io... ci sto pensando da tutto questo tempo?

Ma non è così... di Stefania non mi interessa nulla, non mi

è mai interessato nulla se non per quello che è successo

qui...

Il suo tono era ridiventato calmo, ma le parole erano

molto fredde e dure.

- E' possibile che dopo quindici anni non mi conosci

ancora? - continuò. - In generale, sì, mi piacerebbe

rivedere esattamente come andarono le cose, giudicare


GIORNI A RITROSO 107

quei fatti con una mente più matura. Farebbe bene a tutti

noi... Soprattutto a te: perché non hai il coraggio di dire

anche tu cosa pensi veramente di quel periodo? Prova a

frugare nella tua mente e vedi se trovi ancora qualche

traccia di come eri allora. Di quando eri meno sicuro di te

stesso... meno spocchioso... E' pazzesco, Laura ti ha fatto

diventare così nel primo anno che siete usciti insieme... e

ora si lamenta che tu la tratti male. E' chiaro, la tua

modestia è finita sotto le scarpe, il tuo senso

dell'amicizia... - Roberto cercò di fermare il suo sfogo e

riprendere la calma.

In quel mentre Giorgio provò a intervenire

nell'alterco, ma Sandro ricominciò subito a parlare.

- Ma io non sono cambiato... Sono il solito amico di

sempre... non capisco a che cosa ti riferisci... Laura...

l'amicizia... Io mi comporto coerentemente con i miei

ideali, e se lei non vuole accettarli, bè, io non so che farci.

Fece una pausa. - Vedi, non sento nessun bisogno di

rivedere quello che è successo in quei giorni.

- Bè, ormai che ci siamo, lo rivedremo: può

comunque aiutarci a fare dei confronti tra come siamo e

come desideravamo diventare all'epoca.

- Sì, certo... potresti aver ragione... Ma io sono già

sicuro di sentirmi come il me stesso di allora, migliorato

per quanto possibile in dieci anni... E soprattutto... io ti

vedo: secondo me, a te non frega niente di trovare una via

d'uscita seria da questa situazione e t'inventi la storia dei

pensieri comuni e dell'amica che ti aiuterà a liberarti di

quei pensieri. Probabilmente tu vuoi anche intervenire e

cambiare le cose, quelle cose che ti hanno dato fastidio per

anni.

- Va bè... mettila come vuoi: se c'è uno che è

ossessionato dal suo passato, nel senso che non ne vuole

sentire parlare, mi sembra che sia tu... Basta... io vado a

farmi una passeggiata, visto che non abbiamo altre idee.


108 GIORNI A RITROSO

Roberto, ulteriormente seccato dalle ultime frasi di

Sandro, prese la porta e uscì. Giorgio rimase lì con la

bocca aperta e la sua frase pacificatoria a metà. - Stavo

giusto dicendo... evitiamo di litigare così...

gratuitamente... E adesso, dove starà andando? -

domandò Giorgio a Sandro.

- Bè, andrà a Torino, da Rossella, magari. E'

abbastanza cocciuto...

- Ma non si era detto che non ci saremmo dovuti

separare per nessun motivo?

- Mah, tanto penso che anche noi dovremmo andare

comunque a Torino, se vogliamo capirne qualcosa di più di

questa storia.

- Sì, ma così rischiamo di fare casino... è meglio che

ci andiamo insieme, no? Dai, usciamo anche noi... - lo

esortò Giorgio.

- No, dai, io preferirei aspettare che Robi si calmi...

quando fa così diventa ingestibile.

- Non l'ho mai visto arrabbiarsi tanto...

- Sì, hai ragione... una volta succedeva molto più

spesso. Di recente non l'avevo mai più visto neanch'io.

Giorgio non era un freddo calcolatore, ma in quel

momento gli parve chiaro che gli ultimi eventi si

inquadravano perfettamente con quanto detto da Roberto.

- Scusami, Sandro, ma tutto questo avvalora la sua

tesi...

- Cioè?

- Solo discutendo con te, lui si scalda tanto... e solo

con lui tu puoi permetterti di fare discorsi così

approfonditi sulla mente, sulle personalità... di affibbiargli

una serie di giudizi, come dire... pesanti... che molti altri ti

manderebbero al diavolo. Secondo me siete veramente

molto simili, e quindi la causa della nostra situazione

attuale potreste essere entrambi.


GIORNI A RITROSO 109

- Uhmmm... sì... non so... Vabbè, aspettiamo che

ritorni, nel mentre decidiamo che cosa fare, da chi

andare...

- Dai, no... allora vado solo un attimo a dirgli che lo

aspettiamo qui. Non mi va di lasciarlo andare via così...

Giorgio uscì di corsa dalla camera e scese

velocemente giù per le scale. Di Roberto non c'era nessuna

traccia, allora si affacciò dalla porta dell'hotel e, non

vedendolo, uscì fuori. “Beaulard è molto piccola, diceva

Roberto”, pensò mentre si dirigeva verso la strada che

sembrava andare verso la stazione.


GIORNI A RITROSO 111

Capitolo 9

Giorgio raggiunse Roberto in stazione, dopo aver

fatto qualche giro intorno all'albergo.

Appena uscito dall'albergo era subito corso in

stazione, ma non aveva visto nessuno. Allora aveva fatto

un rapido giro per tutto il paese e, quando era tornato nei

pressi della ferrovia, gli era parso di vedere una sagoma

familiare. Stanco per la lunga corsa, aveva fischiato un

paio di volte e quando era stato sicuro che Roberto lo

avesse visto aveva smesso di correre.

- Ma dove sei finito, prima? - domandò Giorgio.

- Sono passato in cartoleria... cioè, in quel negozio là

sopra, che vende di tutto, per prendere una penna, un

giornale e un bloc-notes per scrivere il biglietto.

- Quale biglietto?

- Quello per Rossella. Io ho deciso di andare giù a

Torino adesso, che è ancora chiaro, e poi tornare qui entro

mezzanotte, con l'ultimo treno. Voi che cosa fate?

- Bè, io sono venuto a vedere dove andavi... Avevi

detto che era meglio non dividersi... perché adesso vuoi

andare giù da solo?

- Mi ha dato troppo in testa quello che ha detto

Sandro. Voglio provare a lasciarlo un po' da solo, così

magari medita su quello che sto cercando di fargli capire

da parecchio tempo. Dopodiché... non è che mi importi

molto quello che pensa realmente. Fermo restando che

sono convinto che non ce ne andremo di qua se non

affrontiamo questo discorso...

- Speriamo che la tua amica...

- Sì... è l'unica speranza. Con lei, Sandro si confidava

tantissimo e le era molto legato. Almeno fino a quando

non è cambiato...


112 GIORNI A RITROSO

- L'alternativa sarebbe che tu e lui chiariste che cosa

pensate realmente delle vostre vite passate, presenti e

future... Non è vero, naturalmente, che non t'importa

quello che lui pensa...

- Sì, bè, sì... Anche tu, scusami per quello che ti ho

detto prima... è che volevo togliermi un po' da quel giro di

domande e risposte con Sandro, e allora cercavo di

coinvolgere anche te. In realtà sono molto convinto che tu

non c'entri molto... anzi la tua sola funzione qui pare

essere quella di aiutarci.

- Ti ringrazio, ma non so se...

Sentendo il treno arrivare, Roberto tirò fuori il suo

biglietto dalla tasca. Poi si girò verso Giorgio ma, prima

che potesse parlare, questi gli disse: - Aspettami, vado

subito a fare il biglietto anch'io.

Roberto voleva obiettare qualcosa, ma poi lasciò

perdere.

* * *

Sandro era in camera da solo da oltre due ore. Erano

quasi le cinque del pomeriggio e nessuno degli altri due

aveva fatto ritorno. Era stupito da tutto ciò... ma non

troppo. Si immaginava che Roberto volesse meditare un

po' su quanto gli aveva detto, e che Giorgio

probabilmente, essendo prima di tutto un suo amico,

aveva preferito stare un po' con lui. Tutto normale.

Lo stupore derivava dal fatto che si sarebbe

aspettato che Giorgio tornasse in poco tempo, con o senza

Robi.

Dopo la sfuriata avuta in camera con Roberto, le

parole di Giorgio gli erano sembrate molto sensate.

Avevano inaspettatamente colpito qualcosa del suo


GIORNI A RITROSO 113

intimo: questo lo aveva stupito, ed egli aveva incominciato

a rifletterci, mentre aspettava che gli amici tornassero.

Un tempo, quando stava con Francesca, non era così

sicuro di sé. Questo era un punto certo della sua vita. Il

suo rapporto con lei era sempre stato impostato sulla

somiglianza, sull'adeguarsi l'uno all'altra. Difficilmente lui

aveva preso iniziative unilaterali: uscire alla sera, andare

in vacanza, gli amici... tutto questo veniva concertato

insieme ed ognuno si adeguava ai gusti dell'altra persona.

Questo portava, inevitabilmente, a un livellamento verso

il basso delle loro vite, ma non era visto come una cosa

negativa, dal momento che loro due volevano vivere

insieme e sposarsi, e quindi la cosa più importante erano

loro due come coppia.

Ma poi... si lasciarono. Fu Francesca ad andarsene, e

la motivazione principale fu proprio la mancanza totale di

nuovi spunti: amici, uscire alla sera... Anche Sandro era

consapevole di questa situazione, ma a lui sembrava

ineluttabile, razionale, e quindi non pensava di dover

rompere il loro rapporto per questo.

Nel periodo che seguì, nella crisi di quei mesi,

Sandro si legò molto a Roberto. Erano ottimi amici già da

parecchio tempo, e ad entrambi piaceva parlare di tanti

argomenti scientifici e fare progetti. Roberto era un po' più

aperto: in determinate circostanze era più pronto a

rispondere, ad adeguarsi alle situazioni. Conosceva

moltissime persone, non stava praticamente mai a casa

alla sera.

Probabilmente per reazione, Sandro sentì un forte

bisogno di accrescere il proprio carattere nella direzione

opposta a quella in cui era andato quando usciva con

Francesca, e prese molti spunti da Roberto.

E poi venne Laura. Non doveva più succedere un

decadimento simile a quello di Francesca, quindi lui


114 GIORNI A RITROSO

impostò il rapporto sulla competizione in tutto: non si

sarebbero mai più adagiati, perché ogni giorno uno

portava una sfida all'altro. E Laura condivise questa

filosofia: anzi, come diceva Roberto, fu proprio lei ad

avallare questo stile di vita.

Fin qui, tutto era abbastanza chiaro, nella mente di

Sandro. Era uno dei punti fissi della sua vita, ben

catalogato, ben descritto in uno di quei resoconti periodici

che lui faceva ogni tanto nella sua mente.

Lui si sentiva decisamente cresciuto e migliorato,

dopo quel periodo: non aveva mai capito perché viceversa

Roberto, dopo una stagione di strettissima amicizia, aveva

incominciato a criticarlo.

Si era visto accusare, dal suo amico, di essere

diventato profittatore, troppo sicuro di sé, a volte falso. E

non aveva mai capito perché.

Sandro era convinto che tutto ciò che faceva di

buono prima di quella “illuminazione” lo stesse facendo

anche dopo: semplicemente, era cresciuto ed aveva

ampliato le proprie capacità per poter essere più libero di

intraprendere qualunque progetto. Quando Roberto lo

contestava, non poteva far altro che pensare a dei

sentimenti come l'invidia, l'emotività. Ci fu un lungo

periodo in cui Roberto sfuggì a Sandro, inventando scuse

per non uscire nella stessa compagnia, per non essere

coinvolto nei suoi progetti. E Sandro per un bel po'

continuò a cercarlo, perché comunque lo considerava un

grande amico, molto vicino a lui negli interessi e nelle

scelte. Poi ci rinunciò... tanto ormai aveva conosciuto un

mucchio di altre persone, aveva Laura, aveva dato al suo

lavoro la svolta che gli interessava... e tutto andava

benone.

Quando poi avevano ricominciato a frequentarsi, i

rapporti erano stati di nuovo molto stretti, ma c'era una

specie di “buco”, che riguardava gli anni di mezzo tra l'85


GIORNI A RITROSO 115

ed il presente. E tutte le volte che si tornava a parlare dei

“sogni” dei diciott'anni, dietro le banali battute

nostalgiche, si vedevano le due diverse posizioni: tutti e

due avevano cercato di crescere e migliorarsi... ma Sandro

aveva estremizzato, secondo Roberto, il desiderio di

imporsi e di gareggiare, mentre Roberto aveva cercato di

contenere gli aspetti più impulsivi del suo carattere per

diventare riflessivo come Sandro.

Tantissime volte Roberto aveva buttato lì battute

come “ai tempi di Beaulard tu eri più potabile”,

intendendo che Sandro, come amico, preferiva ricordarselo

a quei tempi. Ma in genere la battuta non veniva raccolta:

si tornava a scherzare sulle ragazze di allora, alle

storielle. Anzi, Sandro si metteva in questi casi a sfottere

l'amico, facendogli notare la sua perenne nostalgia per il

passato, l'incapacità di pensare alle cose cosiddette più

serie...

Per questo Sandro non riusciva a concepire

nient'altro, dietro i riferimenti al passato che gli faceva

Roberto, che non fosse Stefania o la maturità o altre cose

concrete di allora.

Eppure, in un piccolo spiraglio, il solo fatto che

Giorgio fosse corso dietro a Roberto “per non lasciarlo

andare via da solo” lo aveva colpito. E poi quella frase...

giudizi pesanti... Di “discorsi approfonditi sulle

personalità” ne facevano spesso, lui e Roberto: Sandro era

pienamente conscio che l'amico era uno dei pochi con cui

arrivava a vedere le cose in maniera così simile... Ma non

gli sembrava di affibbiare giudizi pesanti: casomai, lui

dava i giudizi appropriati su ciascuno. Valutava quando

qualcuno diceva cose intelligenti oppure no, e si

comportava di conseguenza. Che proprio Roberto, una

persona estremamente logica, che giudicava le persone

proprio come lui e con il quale aveva una tale affinità, se

la prendesse per dei giudizi, non aveva senso. Altri sì,


116 GIORNI A RITROSO

come Laura... se la prendevano spesso, ma lui in quel caso

era superiore e si sentiva in diritto di esprimere giudizi.

Erano passate due ore e Sandro si era immerso in

quei pensieri. Quando si destò e vide che non era ancora

tornato nessuno dei due, si sentì vagamente preoccupato.

La sua ritrovata sicurezza era basata sul fatto che le

teorie di Roberto si erano dimostrate abbastanza valide e,

soprattutto, lui era riuscito a non sentirsi colpevole,

ribaltandogliele contro. Ma ritrovarsi di nuovo da solo, lì,

gli dava nuovamente una sensazione di inquietudine.

Decise di uscire e di andare in cerca dei due amici.

Si aspettava di incontrarli nella saletta dell'albergo,

magari intenti a parlare o a bere qualcosa: ma scendendo

vide solo alcuni tavoli debolmente illuminati dalla luce

artificiale, mentre all'esterno stava ormai decisamente

diventando sera. Così uscì dall'albergo.

Sandro notò che, pur non essendo ancora notte,

faceva molto più freddo della sera prima. Si mise le mani

in tasca e fece un primo giro verso gli impianti sciistici.

Pensava che Roberto e Giorgio fossero andati in stazione

per prepararsi ad andare a Torino, e che poi avrebbero

dovuto tornare in albergo: non essendo tornati, pensava

che forse erano in giro per il paese.

“Che abbiano preso la macchina? No, Roberto non lo

farebbe mai... è un grosso rischio”, pensò.

Superò gli impianti e si diresse verso il negozio di

sport. La cittadina che gli scorreva davanti agli occhi non

era poi molto diversa da quella che aveva visto l'ultima

volta quattro o cinque anni prima. Scendendo poi nella via

che riportava alla statale, notò tuttavia un particolare: su

quel muro all'angolo mancava quella scritta che Roberto

gli aveva fatto notare decine di volte, una scritta che

aveva inciso qualcuno della loro compagnia la notte di

capodanno del 1985. A causa di questo, Sandro riprese


GIORNI A RITROSO 117

coscienza del fatto che il paese era comunque nelle esatte

condizioni di quel famoso capodanno. E, qualche istante

dopo, vide un viso familiare...

Anche all'altra persona il suo viso parve familiare:

ma essa non lo salutò. Si limitò a fissarlo per qualche

secondo, mentre si incrociavano, e poi proseguì per la sua

strada. La madre di Francesca... realizzò Sandro. Da

quanto tempo non la vedeva! Allora si fermò e si voltò:

quando vide che anche la signora si era voltata indietro

per qualche attimo, fu tentato di chiamarla... ma poi gli

tornarono in mente le parole di Roberto. Attenzione a

quello che fate con le persone del passato. E così si girò di

nuovo in fretta, e proseguì la sua camminata. Pochi metri

dopo vide la casa di Francesca e questo gli riportò alla

mente molti piccoli dettagli. Improvvisamente guardò

l'orologio e vide che segnava il 29 dicembre. Per un attimo

aveva pensato che a casa di Francesca, o peggio, in giro

per Beaulard, ci fosse anche il se stesso più giovane... e

questa idea lo aveva sconvolto.

“Ma no”, aveva poi pensato, “che giorno siamo

andati su noi, quella volta? Per capodanno, mi pare,

quindi il 31 mattina... no, forse il 30? Bè, di sicuro non il

29...”

Si era tranquillizzato. Poi aveva però pensato che in

casa c'era sicuramente almeno Francesca... Francesca

prima del matrimonio... Francesca prima di avere un

figlio da colui che aveva sposato dopo pochi anni che loro

due si erano lasciati.

Voleva andare a sbirciare. Poi ci ripensò e decise di

fare un altro giro intorno all'isolato: intanto faceva mente

locale ai tanti momenti trascorsi con lei, a quando andare

a casa sua e incontrare sua madre e suo padre era la

normalità... a quanto tempo era passato da allora. Per un

attimo la certezza del suo attuale rapporto con Laura si

incrinò... e ripensò alla tenerezza, alle piccole cose di cui


118 GIORNI A RITROSO

erano fatte le serate a casa di Francesca. Sempre per un

attimo, fu tentato di andare da lei e darle qualche

suggerimento sul futuro...

Ma arrivato all'ingresso del condominio, si bloccò.

“Mi sto lasciando condizionare da Roberto”, pensò. “Sto

iniziando a ragionare come lui, con le sue nostalgie, i suoi

sogni fatti di 'se'...”

Eppure non poteva negare che l'idea che fosse

possibile modificare la sua storia lo affascinava. Era

comunque uno sperimentatore. Avrebbe voluto provare a

vedere che cosa sarebbe successo: ma le parole di Roberto

gli risuonarono di nuovo in testa. Se le dici qualcosa e fai

in modo che lei sposi te, anziché lui, non esisterai più qui...

Il paradosso era lì in agguato, e poteva distruggerlo.

Allora si allontanò velocemente, pensando al volto

della mamma di Francesca e a che cosa lei poteva aver

pensato.

* * *

Giorgio e Roberto partirono alle sei e venti alla volta

di Torino. Destinazione: l'abitazione di Rossella.

Nel fare il biglietto per il treno non c'erano stati

particolari problemi: sia Giorgio che Roberto avevano

fatto attenzione a usare solo banconote che già erano in

corso nell'84, e per il resto si trattava di un banalissimo

viaggio di circa due ore. Roberto lo aveva fatto tante volte

quando non aveva ancora la macchina, e anche Giorgio,

che spesso andava a sciare a Bardonecchia alla domenica

e preferiva prendere il treno per evitare le code.

Saliti sul treno semivuoto, i due si sedettero uno di

fronte all'altro in uno dei pochi scompartimenti non

deserti. Giorgio prese il giornale che Roberto aveva


GIORNI A RITROSO 119

comprato, e questi prese carta e penna e si mise a pensare

a che cosa poteva scrivere a Rossella.

Giorgio si mise a sfogliare il giornale e si divertì

moltissimo a leggere come fresche le notizie che sapeva

riferirsi ai fatti di un passato quasi remoto. Certe volte

notava qualche discrepanza con i suoi ricordi, e allora

dava sempre la colpa alla sua memoria che, anche per le

notizie del quartiere, non era mai stata molto precisa.

- Però - domandò ad un certo punto all'amico - se

fossimo finiti in un passato diverso dal nostro? Non

potrebbe essere un 1984 diverso da quello che noi

abbiamo vissuto? Questo cambierebbe un po' le cose, no?

Ma Roberto stava dormendo. Si era assopito molto

in fretta, pensò Giorgio: aveva ancora sulle gambe carta e

penna, ma il foglio era rimasto bianco. Allora Giorgio si

rimise a leggere.

Più di un'ora passò così, con Giorgio che leggeva il

giornale e Roberto che dormiva. Ad un certo punto

Roberto si destò e si guardò intorno: nello scompartimento

non c'era più nessuno oltre a Giorgio.

- Siamo quasi al buono, Giò? - domandò.

- Oh, bentornato... Sì, cioè, non lo so... non conosco le

fermate a memoria. Ma... quanto hai detto che ci dovrebbe

mettere?

- Circa due ore... sono le otto meno un quarto, ci

siamo quasi.

- Uhmmm, vedo che non hai scritto molto...

- Non so che cosa scrivere... E' da un bel po' che non

frequento ragazze di sedici anni... Non so se scrivere

qualcosa come un invito a una festa o una lettera seria.

- Tieni comunque conto che si tratta di una ragazza

che ha, sì, sedici anni, ma è comunque del nostro stesso

periodo. Non è come se dovessi invitare una ragazzina…

degli anni 90.

- Sì... questo è vero.


120 GIORNI A RITROSO

- Potresti dire che sei un cugino maggiore del

Roberto che conosce lei e...

- Non diciamo fesserie. Allora, fammi capire:

quell'anno io avevo detto più o meno a tutti che sarei

andato via a capodanno per qualche giorno. Ero molto

preso perché era la prima volta che andavo via da solo,

quindi lo avevo detto a tutti e sicuramente anche a lei. Se

non ricordo male ci eravamo visti o sentiti ancora dopo

Natale.

- Ma l'avevi invitata a venire con te?

- Cosa? Stai scherzando... ero timido, e ci

conoscevamo appena – disse, con un mezzo sorriso.

- Allora puoi farlo adesso...

- Eh? - rispose, stupito, Roberto. - Però...

effettivamente... A giudicare da come ci legammo in quei

mesi, forse a lei avrebbe fatto piacere... cioè le farebbe

piacere. Potrei scriverle che abbiamo deciso di fare una

grande festa in montagna e che la ragazza di quel mio

amico (di questo gliene avevo parlato) mi ha chiesto di

invitare altre persone.

- Perfetto. E se le lasci il biglietto nella buca, non hai

bisogno di farti vedere. Il numero di telefono lo sai, in ogni

caso?

- Sì... sì, ce l'ho. Quello vecchio… Sì, ce l’ho.

Il treno arrivò alla stazione di Porta Nuova in

orario.

Torino era la stessa di nove anni prima: la stazione

era esattamente come prima dei restauri. Tutti i computer

delle informazioni erano spariti e, uscendo in strada,

Roberto e Giorgio videro quella che sembrava essere la

scena di un film retrospettivo sugli anni 80. Le vetrine, le

automobili, gli autobus.

- Bisognerebbe avere un po' di tempo per farsi

qualche giro - esclamò Roberto - e vedere com'erano le

cose dieci anni fa.


GIORNI A RITROSO 121

- Ma scusa, se vai in biblioteca e ti fai dare i giornali

dell'epoca e magari qualche videocassetta non è lo stesso?

- gli rispose Giorgio.

- Bè, non proprio... Mah, forse a pensarci bene, hai

ragione. E poi, non è che sia cambiata molto. Sarebbe

diverso se fossimo finiti nel Medioevo o ai tempi degli

antichi Romani!

“E' solo agli occhi di ciò che io ero in quell'epoca che

tutto sembra essere molto diverso... dieci anni di vita sono

comunque tanti”, pensò ancora Roberto tra sé e sé.

- Io comunque andrei a vedere che cosa stanno

facendo i nostri alter-ego in una sera così... - continuò

Giorgio.

- Sì, sarebbe carino. Sarebbe carino anche andare in

giro per il mondo a fare qualche piccola modifica: se ci

pensi, il potere di tornare indietro nel tempo è assoluto e,

se usato bene, potrebbe migliorare tante cose della nostra

vita.

Roberto si rese comunque conto che quello che

diceva non era per niente sicuro e, siccome ogni volta che

pensava al suo presente gli tornava in mente Federica,

decise di non tentare nessun tipo di esperimento. Il timore

di perderla era più forte di qualsiasi altra cosa.

“Sandro direbbe che sono invecchiato”, pensò

Roberto. Un tempo avrebbe provato di tutto, soprattutto

se si trattava di esperimenti scientifici: con i computer,

con le macchine, con l'elettricità, come quando da piccolo

sua madre lo sgridava perché era sempre lì a maneggiare

la corrente senza avere ancora compiuto dieci anni. Poi

aveva smesso: si era reso conto, e come al solito Federica

aveva influito parecchio su questo aspetto, che non

sempre era lecito provare a fare qualcosa solo perché c'era

la possibilità di farla. O solo perché ci si sentiva sicuri di

quello che si stava per fare. A volte la propria sicurezza


122 GIORNI A RITROSO

poteva venire facilmente minata da un punto di vista

esterno.

Arrivarono alla fermata del pullman che li avrebbe

portati fin quasi a casa di Rossella.

- Si poteva anche prendere quel pullman là e,

cambiando, saremmo arrivati più vicini, ma così facciamo

prima - spiegò Roberto all'amico. - E poi, ci facciamo una

passeggiata.

Giorgio fece cenno di sì con la testa. - Volevo fare i

biglietti con il distributore automatico... ma purtroppo non

l'hanno ancora inventato - continuò. - Torno in stazione a

prenderli...

Roberto aspettò l'amico appoggiato ad un palo della

vecchia pensilina, ed in quel momento era abbastanza

contento, sebbene perplesso, della sua situazione. Vedeva

la sua città e di ogni particolare sentiva di poterne

descrivere il prossimo futuro, e questo gli dava una

sensazione di potenza. Sentiva un forte impulso a parlare

con tutti quelli che incontrava: voleva sentire che cosa

pensavano dell'anno che stava arrivando e di tante altre

cose.

Giorgio tornò e trovò il suo amico di nuovo in uno

stato simile al sonno. Però questa volta aveva gli occhi

aperti: dopo un attimo Roberto si girò verso di lui

sorridendo e mormorò: “E' affascinante”.

In breve furono a casa di Rossella.

Dal centro della via si poteva scorgere la scuola

superiore di Roberto, nonostante la solita nebbia che

avvolgeva Torino come ogni inverno.

I due si sedettero su un gradino nei pressi

dell'abitazione di Rossella e prepararono il biglietto.

Pensavano di lasciarlo nella buca delle lettere, così


GIORNI A RITROSO 123

dovettero attendere che qualcuno uscisse dall'edificio per

poter entrare nell'androne.

- Per fortuna che non c'è la portineria... - disse

Giorgio.

- No, no, non c'è pericolo. Credo che lei lo vedrà

domani mattina, e speriamo che riesca a raggiungerci

entro il pomeriggio.

Compiuta quella che sembrò loro una importante

missione, i due si incamminarono nuovamente verso la

fermata del pullman che li avrebbe riportati in stazione.

- Chissà… - esclamò Roberto.

- Non ti vedo molto convinto… - gli rispose l’amico.

- E’ che… stiamo tentando una specie di

psicoterapia… a ritroso nel tempo… per mettere a posto

una situazione così irreale…

- Dai, lascia stare questi dubbi… Raccontami

piuttosto com’è che questa Rossella divenne così

importante per te… e per Sandro.

Allora Roberto incominciò a narragli gli eventi più

importanti della sua amicizia con Rossella.

* * *

Sandro aveva girato per il paese per un bel po'. I

pensieri in cui si era immerso lo avevano portato molto

lontano, nel tempo, nello spazio e nei sentimenti.

Quando si era reso conto che stava ormai

passeggiando da quattro ore, si era ricordato che

inizialmente era uscito per andare in cerca dei suoi due

amici. Non avendoli ancora trovati, aveva deciso di

tornare di corsa all'albergo.

Il freddo lo aveva avvolto completamente, anche se

Sandro non ci aveva fatto caso, finché era immerso nei

suoi pensieri. Rientrato in camera aveva constatato che


124 GIORNI A RITROSO

anche lì Roberto e Giorgio non c'erano, e aveva realizzato

che presumibilmente erano andati a Torino senza di lui.

Tutto questo lo aveva ulteriormente toccato.

Si sentiva piuttosto solo, ma ancora immerso nei

pensieri del pomeriggio non ci fece troppo caso. Decise che

aveva molta fame e che era anche piuttosto stanco, così

stabilì di andarsi a mangiare una pizza.

Si recò al ristorante vicino alla stazione, uno dei

pochi altri posti che conosceva bene, lì a Beaulard.

Il locale era abbastanza affollato. Sandro si sedette

ad un piccolo tavolo e ordinò una pizza e una birra. “La

pizza qua non era niente male...” pensò. Poi, guardandosi

intorno, constatò che anche questo locale non era molto

diverso da come lo aveva visto le ultime volte insieme a

Laura o con Roberto.

A mano a mano che il calduccio della pizzeria lo

rinfrancava, i pensieri di Sandro ritornavano coscienti. E,

allontanandosi dalle riflessioni sulla sua vita che avevano

popolato la sua mente nel pomeriggio, si stava ora

concentrando di nuovo sul presente.

E non si sentì molto bene.

Già mangiare fuori da soli non era molto

divertente... In più Sandro notò come il locale non era poi,

dopotutto, così accogliente né la pizza tanto buona.

“Devo avere anche un po' di febbre, perché non sento

molto i gusti di questa roba...” pensò, inizialmente,

toccandosi la fronte.

Ma, anche se faticò un po' ad ammetterlo, alla fine

giunse alla conclusione che quel locale... nessun locale...

aveva alcunché di particolare, se lo si astraeva dal

contesto nel quale gli aveva dato delle sensazioni

particolari. In quel momento, Sandro era fuori dal tempo e

trovarsi lì in quel momento era per lui un fatto privo di

significati.


GIORNI A RITROSO 125

“Lo dice sempre lui, che ogni locale, ogni data, ogni

nome ha un significato per ciascuno di noi solo se li

colleghiamo alla sensazione che abbiamo provato in quel

momento. Come i profumi…”

Gli sembrò di rivedere tutte le volte in cui, negli

anni, Roberto aveva convinto i suoi amici a tornare in

quella pizzeria. “Pensava sempre a Stefania... sembrava

che venisse qui esclusivamente per il desiderio di

incontrarla... per caso.”

“Eppure, qua non c'è nient'altro di bello se non le

sensazioni, le battute, le esperienze che abbiamo avuto

nell'85 e negli anni successivi. Visto così, stasera, questo

posto è del tutto anonimo. E' l'85... con un altro sapore.

Non è quello che conosciamo noi.”

Camerieri, persone vocianti, caffè… tutto continuò a

passargli intorno mentre lui cercava di trovare un appiglio

in quel nulla che lo stava inghiottendo.

Sandro tornò in albergo per le undici e si sdraiò sul

letto. Era talmente stanco che non sentì Roberto e Giorgio

rientrare, dopo un paio d'ore.

I due ragazzi erano tornati con il treno delle 23:14,

l'ultimo treno per Bardonecchia nella serata: erano

piuttosto soddisfatti per quello che avevano fatto, e ora

confidavano nella sorte, per quanto riguardava Rossella.

Arrivati in prossimità dell'albergo, si resero conto che non

avevano le chiavi della porta esterna, perché nella fretta

del pomeriggio nessuno le aveva prese.

- La luce è accesa, nell'ingresso - constatò Giorgio.

- Già... andiamo a vedere.

I due si avvicinarono alla porta, girarono la maniglia

e la aprirono. Facendosi reciprocamente segno di fare

silenzio, entrarono nella saletta e guardarono verso la

rastrelliera, in cerca della loro chiave.


126 GIORNI A RITROSO

In quel momento una delle signore comparve alle

spalle dei due e, sempre parlando sottovoce, disse loro: - Il

vostro amico è già in camera, ragazzi.

Roberto sobbalzò e si girò di scatto, ma prima ancora

di girarsi aveva capito che non c'era da aver paura perché

si trattava solo della signora. Giorgio si girò per salutarla

cordialmente, ma si rese conto che non si trattava della

signora della colazione.

- Ah, vedo... - commentò Roberto - in effetti è

abbastanza tardi e...

La signora lo interruppe. - Il vostro amico è tornato

in camera verso le nove, è stato un po' lì e poi è uscito di

nuovo. E' poi tornato circa un'ora fa... in entrambi i casi

non ha salutato nessuno ed è andato direttamente in

camera.

- Già, capisco... - continuò esitante Roberto.

- Scusate se mi intrometto nei vostri affari, ragazzi,

ma non ho potuto farne a meno. Se c'è qualcosa che posso

fare per voi... - continuò la signora.

- Anzi, le siamo grati, signora, per il suo

interessamento - intervenne Giorgio con diplomazia - ma

credo che si risolverà tutto domani mattina. Abbiamo

solo... litigato, ma non ci dovrebbero essere problemi.

- Siete sicuri? Quando è tornato, il vostro amico

sembrava che avesse incontrato un fantasma. Era

completamente su un altro mondo. Non avevate detto che

dovevate raggiungere le vostre ragazze a Parigi? Ma

perché non siete ripartiti il giorno dopo...

Mentre la signora continuava a fare domande ai due

ragazzi, Giorgio constatò l'ottima memoria e la

perspicacia della proprietaria dell'albergo, e stava per

articolare una risposta sufficientemente credibile, quando

intervenne Roberto.

- Come ha detto... incontrato un fantasma? Merda,

questo non ci voleva... Siamo spacciati! - esclamò Roberto.


GIORNI A RITROSO 127

Poi, però, notando che aveva alzato troppo la voce per

l'ora tarda, ritornò a parlare sottovoce e, scusandosi, cercò

di congedarsi dalla signora.

- Credo che andremo subito a parlargli, signora... la

ringrazio, anzi la ringraziamo per la sua gentilezza.

Cercheremo di non fare molto rumore e...

La donna sembrò capire e non insistette oltre. Diede

loro la buonanotte e si allontanò mormorando qualcosa a

proposito dei sentimenti.

Roberto e Giorgio si incamminarono verso le scale,

discutendo animatamente.

- Ha incontrato qualcuno della vecchia compagnia...

o peggio ha incontrato la ragazza di allora. Non so se

comprendi la gravità della situazione. Non bisognava

lasciarlo da solo - disse Roberto.

- Ma, Robi, noi siamo ancora qui! Qualsiasi cosa

abbia fatto, non ha alterato la realtà come la conosciamo

noi, altrimenti non ci troveremmo più qui... O, se

alterazioni ci sono state, non riguardano noi...

Roberto si stupì delle argomentazioni di Giorgio.

Sembrava un esperto di viaggi nel tempo, il suo amico

normalmente così lontano da tutto questo.

- Quello che dici è giusto... effettivamente. Anche se

non mi sento sicuro di niente, in questa storia. Adesso

vedremo.

Giunti tuttavia sulla soglia della camera, Giorgio

fermò l'amico. - Vuoi davvero svegliarlo, se per caso

dorme? Magari ha veramente visto qualcuno che lo ha

sconvolto... e si è addormentato da poco. Non è meglio se

ne parliamo domani?

Roberto si convinse, dopo un attimo di opposizione.

Era meglio andare a dormire... in fondo anche loro due

avevano fatto parecchia strada e parecchie cose in quel

giorno.


GIORNI A RITROSO 129

Capitolo 10

La stazione era sufficientemente affollata, ma non

ancora ai livelli clou dei giorni delle partenze per le

festività.

Le tre ragazze si incontrarono quasi

contemporaneamente intorno alle 20:10. Emanuela,

stranamente, arrivò per ultima.

- Accidenti... Cerco sempre di uscire di casa con un

po' di anticipo, quando devo andare in stazione, ma

proprio mentre stavo per chiamare l'ascensore ho

incrociato una vicina di casa e... non mi lasciava più

andare via. Mi ha vista con la valigia, allora ha

incominciato a chiedermi dove andavo... poi si è stupita

tantissimo del fatto che Giorgio non partiva con me...

Emanuela era decisamente affannata. Le altre due

ragazze le dissero di non preoccuparsi e di rilassarsi. Per il

treno c'era ancora parecchio tempo.

Anche nel pomeriggio di mercoledì nessuna ragazza

aveva ricevuto telefonate dai tre ragazzi. Federica cercava

di non pensarci: quando le veniva in mente qualche

pensiero cattivo su Roberto, cercava di accantonarlo.

“Ancora qualche ora... e poi è tutto passato... spero.”

Se anche Emanuela era piuttosto preoccupata e

cercava in qualche modo di nascondere questo stato

d'animo, Laura era invece molto pimpante. Si comportava

davvero come se avesse scoperto una nuova dimensione

nei suoi stati d'animo.

Il treno non era ancora pronto, ed intorno al binario

16 si potevano scorgere soltanto degli addetti alla

manutenzione. Nel tempo che avevano a disposizione, le

tre ragazze decisero di andare a farsi uno spuntino nel

buffet della stazione.


130 GIORNI A RITROSO

* * *

- Emanuela... non mi ricordo se anche tu hai

lavorato oggi o no... - domandò Laura ad un certo punto,

vedendo che la ragazza non partecipava granché ai

discorsi delle altre due.

- No... no - rispose Emanuela. - Io sono in ferie da

ieri, come Federica...

Federica la corresse: - In realtà, io sono stata a casa

anche lunedì...

Laura enfatizzò questo particolare. - In pratica, sei a

casa dalla vigilia di Natale... Vi siete proprio trovati, tu e

Robi... - Poi accennò un “voglia di lavorare...”, lasciando

cadere la frase.

Federica le lanciò un'occhiataccia. - E' Sandro che

dice sempre queste cose, vero? Anche Robi mi dice sempre

che queste battute sono all'ordine del giorno, da parte di

Sandro. Va bè, contenti voi, che non vi vedete mai, però

lavorate tanto...

La risposta vagamente ironica di Federica ricordò a

Laura che aveva assimilato tanti comportamenti tipici di

Sandro, e che in quel momento preferiva cercare di essere

solo se stessa. Così, rimase in silenzio.

Emanuela riprese allora il discorso. - ...e, come ti

dicevo, ieri mi sono riposata un po', poi ho finito di leggere

un libro che mi aveva passato Fede...

- Anche a te piace leggere? - intervenne Laura.

- Sì... sì. Io e Federica ci vediamo abbastanza spesso,

per scambiarci i libri.

- Sì... pensa che abbiamo praticamente la stessa

velocità, a leggere... - proseguì Federica.

Intanto erano arrivati i panini che le tre ragazze

avevano ordinato. Si erano fatte le nove passate, ed il

treno doveva essere ormai pronto, sui binari.


GIORNI A RITROSO 131

Così, poco dopo, esse si alzarono e si recarono verso i

binari. Non avevano preso le cuccette, in quanto

ritenevano che, essendo in tre, il viaggio sarebbe stato più

divertente in uno scompartimento normale.

Sistemarono zaini e valigie nello scompartimento:

non avevano fatto molta fatica a trovare un posto tutto

per loro. Essere arrivate in stazione con parecchio anticipo

era stata una scelta azzeccata.

Pur essendo una semplice carrozza di seconda

classe, l'ambiente era piuttosto ben curato. Il treno era

composto alternativamente da carrozze italiane e carrozze

francesi, comunque piuttosto simili nell'aspetto.

Emanuela e Federica misero a portata di mano una borsa

che conteneva biscotti e altri alimenti da consumare

durante il viaggio.

L'argomento ragazzi era rimasto in un angolo per

tutta la serata. Quando poi, verso mezzanotte, Laura si

addormentò, scontando probabilmente il fatto di aver

dormito poco la notte precedente, Federica ed Emanuela si

avvicinarono al finestrino del corridoio e, guardando fuori,

cominciarono a parlare della loro preoccupazione comune.

- Sei preoccupata? Voglio dire... pensi che sia

successo qualcosa?

Federica aveva il naso appoggiato al finestrino. Si

girò verso Emanuela per risponderle.

- Non lo so... Ieri abbiamo avuto una lunga

discussione, io e Laura...

- Sì... l'ho capito quando mi ha chiamata, che c'era

qualcosa che non andava.

- Siamo stati più di un'ora a parlare di Sandro e

delle cose che fa e dice... o delle cose che potrebbe aver

fatto e detto... Quella ragazza rischia di impazzire, se

continua così...

- Già. Anch'io faccio fatica a capire come funziona

quella coppia...


132 GIORNI A RITROSO

- Sì, ma poi lei è stranissima... Oggi, quando è

venuta da me, le era passato tutto. Ha detto che le era

passata l'arrabbiatura e che non voleva più pensare a

nulla... voleva solo arrivare in fretta a Parigi per sapere

che cosa stava facendo davvero Sandro. E ieri non

smetteva un attimo di inveire contro Sandro e anche

contro Robi. Per quanto mi riguarda, non riesco a capire

se lei è così di carattere o se è talmente presa da Sandro

che ha dato di testa.

- Giorgio dice che è lei che esagera a comportarsi così

e che è fondamentalmente una ragazza piuttosto oca...

- Sì, è quello che pensa anche Roberto. Robi pensa

che Sandro dovrebbe trovarsi una ragazza diversa... ma

dice anche che lui le cerca molto carine e che quindi non la

mollerà mai, anche se litigano sempre.

Fondamentalmente, Sandro ci tiene a lei...

Dopo l'accenno a Giorgio, Emanuela fece cadere il

discorso sull'altra coppia e tornò a chiedere a Federica se

era preoccupata per i ragazzi.

Era tutto il contrario di Laura... Sembrava sempre

presa dalle sue piccole cose ed era il ritratto della

pacatezza. Se tuttavia la si osservava un po' con

attenzione, si poteva cogliere qualcosa del suo stato

d'animo, che in quel momento era molto inquieto per la

sorte del suo fidanzato.

Federica le rispose con un mezzo sorriso, cercando

per un attimo di mostrarsi come una mamma che cerca di

tranquillizzare la figlioletta la quale, impaurita, tenta

timidamente di farsi rincuorare senza lasciar trapelare il

panico nel suo cuore. Poi, però, Federica lasciò uscire

quello che sentiva, e non potè conservare quel sorriso.

- Sì. Ho paura che sia successo qualcosa... Non è mai

successo nulla, e Robi è uno che fa le cose con la testa...

Ma non si può mai dire... Ed è così strano che non si siano


GIORNI A RITROSO 133

fatti sentire, nessuno dei tre... e che non si riesca

nemmeno a contattare l'albergo.

- E' quello che penso anch'io... Credo di avere tanta

paura... Cerco solo di non pensare a niente di brutto. Di

una cosa sono sicura... che non c'è nessuno scherzo o

inganno dietro questa storia... anche tu la pensi così,

vero?

- Sì, certo... - rispose Federica. Avrebbe voluto

addurre mille riferimenti, mille spiegazioni al perché si

sentiva sicura di quel che Roberto provava nei suoi

confronti... ma non lo fece.

Preferì non pensare a tutti quei momenti passati

insieme, riflettendo sul fatto che se non avesse sentito il

bisogno di ripensare a tutte quelle frasi, si sarebbe sentita

più forte e sicura dei sentimenti che li univano. Ma

quando, dopo una mezz'ora, le due ragazze tornarono

nello scompartimento, i pensieri si fecero strada nella

memoria di Federica e le tennero compagnia per una

buona parte del dormiveglia.


GIORNI A RITROSO 135

Capitolo 11

Roberto e Giorgio erano piuttosto stanchi, al rientro

in albergo, così si erano addormentati subito nonostante

avessero mille preoccupazioni per la testa, non ultima

quella relativa a che cosa poteva essere accaduto al loro

amico.

Sandro, dal canto suo, aveva dormito di un sonno

molto profondo, scaricando così tutta la tensione che

aveva accumulato nel pomeriggio e nella serata

precedenti.

Il mattino dopo Roberto aprì gli occhi per primo, ma

anziché girarsi dall'altra parte per continuare a dormire

decise, in contrasto con le sue abitudini, di alzarsi. Ebbe

appena il tempo di mettere un piede giù dal letto e sentì

un rumore provenire dalla metà superiore del suo letto a

castello. Si rese così conto che anche Sandro era sveglio, e

contemporaneamente vide Giorgio che lo fissava dal letto

nell'altra metà della stanza.

- Bene... - commentò Giorgio - almeno nella sveglia

siamo di nuovo uniti.

- Già... - disse pensieroso Roberto.

Non era un risveglio sereno: a mano a mano che

riprendeva coscienza, si presentava davanti ai suoi occhi il

quadro delle tante difficili cose che avrebbe dovuto

svolgere in quella giornata, per far sì che la sua vita e

quelle dei suoi amici ritornassero normali.

Potenzialmente, poteva trattarsi dell'ultima giornata a

disposizione.

Stirandosi, Sandro vide con piacere che i suoi amici

erano tornati e, come di consueto, li apostrofò con una

battuta.


136 GIORNI A RITROSO

- Ma dove... dove siete finiti, poi, ieri sera? Siete

andati a Torino?

Roberto gli rispose affermativamente con un cenno.

Allora Sandro proseguì. - Io invece sono andato in

giro per Beaulard per un mucchio di tempo, poi sono

andato a mangiarmi una pizza... tanto, visto che non

arrivavate...

Il tono di Sandro era normale. Dalle prime battute,

Roberto aveva temuto che lui volesse rinfacciare loro il

fatto di averlo lasciato da solo ma, con l'incedere del

discorso, vi aveva invece notato un tono vagamente

conciliatorio.

- Già, la signora dell'albergo ce lo ha detto, che eri

stato via tutta la sera... - aggiunse Roberto, mentre

Sandro gli passava a fianco scendendo del letto a castello.

Andò poi a sedersi in mezzo alla stanzetta, all'incirca

equidistante dai due altri amici.

- Sì... sapete, sono andato nella solita pizzeria, però

non mi sono fermato molto... Non è un granché piacevole

mangiare da soli, no? Eeee... e poi mi sono fatto un altro

giro per il paese, come ti dicevo, Roberto.

- Ho capito, Sandro... - disse Roberto. Non aveva

molta voglia di raccontare quello che aveva fatto lui con

Giorgio, perché pensava che tanto a Sandro non

importasse più di tanto. Poi, però, vide il suo sguardo

interrogativo, e allora capì che l'amico “voleva” sapere che

cosa avevano fatto. Passò sopra ad ogni considerazione

che Sandro poteva aver fatto sulle sue idee e decise di

mostrarsi più assecondante.

- Noi siamo andati a Torino con il treno... Siamo poi

passati da Rossella e le abbiamo lasciato un biglietto... sì,

non è stato facile, ma alla fine ci è sembrato di fare la cosa

più giusta... diciamo pure l'unica che ritenevamo

abbastanza sensata.


GIORNI A RITROSO 137

Roberto guardava Sandro attentamente: si sentiva

molto incerto, nel raccontare quei fatti, ed era pronto a

fermarsi non appena avesse visto un segno di

contestazione nei suoi occhi.

- Ma... non l'avete vista? - gli domandò l'amico.

- No... no: siamo stati vicino a casa sua tra le... bah,

le otto e mezza e le nove e un quarto, ma naturalmente

non le abbiamo suonato. Abbiamo solo visto uscire

qualcuno dal portone, e abbiamo sfruttato la cosa per

inserire il biglietto nella buca.

- Già, certo, ho fatto una domanda inutile. Certo che

non la dovevate incontrare...

Non solo il tono di Sandro era molto calmo e per

nulla polemico, ma a Roberto sembrò anche molto

accondiscendente. Poi continuò: - E Torino, com'era?

- Eh, proprio come allora, direi... Il centro, gli

autobus... L'atmosfera era la stessa di quei giri per negozi

che si facevano all'epoca...

Sandro questa volta lo interruppe.

- Anch'io, ieri sera, ho sentito la stessa atmosfera, da

queste parti... Non credevo che potesse essere una

sensazione così forte e...

Tutte le sue frasi sembravano girare intorno a un

solo concetto che faceva fatica ad essere espresso. Per

quanto Roberto conosceva Sandro, doveva trattarsi di

qualcosa che in qualche maniera era un'ammissione di

errore da parte dell'amico: e, pur non sapendo ancora di

che cosa si trattava, Roberto capiva che aveva a che fare

con i ricordi… con i loro ricordi comuni.

- ...sì, non credevo che mi potesse toccare così,

rivedere questi posti. Ma soprattutto che si potesse

arrivare ad essere avvolti dall'atmosfera, dalle sensazioni

del passato al punto di poterle toccare... di sentirle così

reali.


138 GIORNI A RITROSO

Sandro non fece esplicitamente riferimento al suo

amico, ma il fatto che usasse le stesse espressioni di

Roberto ebbe il medesimo significato. Lo stupore di

Roberto toccò quindi l'apice, dopo queste ultime frasi.

Giorgio colse i pensieri dell'amico e decise allora di

permettergli di continuare a sguazzare in quei pensieri,

prendendo la parola.

- Allora non ti sei annoiato, in giro da solo? -

domandò a Sandro.

- No, no, assolutamente. Diciamo che ho pensato a

un mucchio di cose, alcune belle e alcune brutte, ma nel

complesso è stata un'esperienza... bella.

- Bè, sono contento che tu...

Sandro riprese ancora a parlare, interrompendo

Giorgio.

- E poi cercavo di capire dove fossero finiti i miei

stramaledetti amici!

Giorgio non continuò la sua frase, ma si girò verso

Roberto il quale, alle parole di Sandro, aveva smesso di

rimuginare nella propria testa e si era nuovamente

interessato alla discussione in corso.

Roberto sorrise a Giorgio, e gli spiegò che una frase

simile era la manifestazione più gentile possibile di

amicizia che si potessero aspettare da Sandro. L'unico

commento che seguì fu una risata collettiva da parte di

tutti e tre, che si prolungò ulteriormente quando Roberto,

alzandosi con piglio deciso dal suo letto sbattè la testa

contro il letto di sopra, e cominciò a urlare simulando un

dolore mai provato prima.

I tre si prepararono per uscire, e per le dieci erano

nella sala da pranzo dell'albergo a fare colazione.

- Come va il tuo mal di gola? - domandò Giorgio a

Sandro, vedendo che lui aveva preso nuovamente una

tazza di tè caldo.


GIORNI A RITROSO 139

- Mah, è stazionario... Non è aumentato, ma non mi

è neanche passato: probabilmente, se non avessi preso

freddo ieri sera, adesso starei meglio...

Mentre Sandro sorseggiava il suo tè, gli altri due

facevano incetta di croissant.

- Ieri sera non abbiamo di nuovo cenato, Robi...

Stiamo conducendo una vita molto sregolata, dal punto di

vista dell'alimentazione... - disse Giorgio.

- Sì, è vero - rispose Roberto con la bocca piena. - Mi

auguro che appena tutto torna normale, anche le nostre

abitudini cambieranno...

E per l'ennesima volta il pensiero di stare vivendo

un'avventura anormale colse Roberto e un attimo dopo gli

altri due, smorzando l'euforia della prima mattinata.

Ci fu un attimo di silenzio, poi Roberto guardò l'ora,

con un rapido moto di impazienza. “E' ancora presto”,

pensò tra sé e sé. Rialzando lo sguardo, pensava di

condividere la sua preoccupazione con gli altri due, ma

vide che entrambi si erano rituffati nella loro colazione.

Allora bevve un altro sorso e poi si girò a sinistra verso

Sandro, dicendogli: - Allora, adesso andiamo a vederci

quel film?

Sandro si girò lentamente, cercando di capire a che

cosa si riferisse. Lo stesso fece Giorgio.

- Il film che dovrebbe andare “in onda” tra circa

un'ora, davanti a casa di Francesca... di cui conosciamo

bene i protagonisti.

Sandro mostrò allora di capire la battuta, e completò

la presentazione di Roberto dicendo - ...un film solo da

vedere, non interattivo, naturalmente...

- Naturalmente - proseguì questi.

Giorgio intervenne timidamente. - Non sarebbe forse

meglio lasciar perdere... non so, per evitare altre strane

idee...


140 GIORNI A RITROSO

- E no! Capisco tutto il resto e sono ben conscio di

tutte le implicazioni di cui abbiamo parlato e riparlato.

Ma di mettermi in un angolino e godermi questa scena

non potete impedirmelo!

Giorgio rimase per un momento senza parole alla

risposta dell'amico, ma poi si adeguò. - E' una promessa...

chiaro? Lo dico a tutti e due...

Roberto e Sandro si guardarono, colpiti dal fatto che

per la prima volta il loro amico gli stava dando un ordine.

Entrambi commentarono con un borbottio questo fatto,

ma nessuno oppose resistenza.

* * *

Verso le undici e trenta, la vecchia macchina con a

bordo Roberto, Sandro e l'altro amico di quel capodanno,

Carlo, comparve davanti alla casa di Francesca. Era

puntuale come se seguisse un copione scritto.

I tre ragazzi provenienti dal futuro si erano nascosti

nel bosco, vicino alla radura dove era posteggiata da due

giorni la Golf: da lì potevano vedere comodamente la

stradina che portava alla casa della ex-ragazza di Sandro.

Dopo aver terminato la colazione, i tre si erano resi conto

che era abbastanza tardi e, per non rischiare di incontrare

i loro tre alter-ego, avevano deciso di percorrere un'altra

strada. D'altro canto, per non rischiare comunque di

perdersi la scena, avevano fatto quasi tutta la strada di

corsa.

Mentre cercava di riprendere fiato, Giorgio si girò

verso Roberto e accennò un inizio di discorso. Non riuscì

comunque ad andare oltre le prime parole, al che Roberto

gli suggerì di rallentare.


GIORNI A RITROSO 141

- ...volevo dire che oggi è il 30, e quindi le ragazze

saranno ormai giunte in albergo, a Parigi. E quindi non ci

avranno trovati: non hai pensato a questo?

Roberto fece una faccia stupita, e nel mentre vide

Sandro avvicinarsi.

- Vuoi dire se sono preoccupato per quello che

staranno pensando le ragazze? Se è per questo, già solo il

fatto che non hanno più avuto notizie di noi da tre giorni

avrebbe dovuto causare loro notevoli preoccupazioni.

Però...

Prima che potesse continuare il suo discorso,

Roberto fu interrotto da Sandro.

- Ma scusa, noi... non è che non ci siamo fatti sentire,

noi non abbiamo mai avuto la possibilità di telefonare

perché non abbiamo mai vissuto il futuro del... 27

dicembre 1993... Nessuno può essere preoccupato per la

nostra assenza perché quel tempo non è ancora esistito...

Ad un certo punto Sandro fermò, tuttavia, il suo

slancio - ...per noi... ma forse per loro sì?

Per l'ennesima volta Sandro gli aveva tolto le parole

di bocca. - E' esattamente quello che stavo per dire,

Sandro - riprese Roberto. - Ma allora ditemi, secondo voi il

futuro del giorno in cui siamo partiti esiste, da qualche

parte, oppure no? In altre parole, le vite di tutti quelli che

conosciamo sono proseguite regolarmente, con la stessa

velocità delle nostre, oppure ci sono altre spiegazioni?

Gli altri due lo guardarono e la faccia di entrambi

aveva il medesimo sguardo. - Sei tu che dovresti dircelo... -

gli disse Giorgio.

- E dagliela... Vi ho già detto che non ne so più di

voi...

Ad interrompere la frase vagamente seccata di

Roberto fu la comparsa di Francesca e della sua sorella

sulla porta di casa. Mentre i tre parlavano, infatti, la

vecchia macchina aveva posteggiato davanti al


142 GIORNI A RITROSO

condominio di Francesca, e le persone al suo interno erano

scese. Presi com'erano dalla loro corsa, Roberto, Sandro e

Giorgio non vi avevano fatto caso: ma ora, attirati dalle

voci più squillanti delle ragazze, si erano voltati a

guardare.

- Eh, già... - fu il commento quasi contemporaneo di

Roberto e Sandro. Giorgio invece li zittì, cercando di

captare le parole.

Nove anni di differenza... Quelle persone, “quel”

Roberto e “quel” Sandro erano inequivocabilmente le

stesse persone appoggiate alla Golf, eppure erano diverse.

Più giovani... e la differenza di età sembrava maggiore a

livello interiore che non nell'aspetto: a parte Carlo, che i

due amici non vedevano più tanto spesso di recente, e che

aveva perso un po' di capelli, né i ragazzi né le ragazze

erano cambiati molto da quando erano teen-ager.

Qualche battuta, captata nonostante la distanza,

riportò alla mente di Roberto e di Sandro i modi di dire e

di pensare tipici di quella età, e fu come un vento fresco...

Ma, passata la prima sensazione, entrambi notarono che

quella spensieratezza si era evoluta, nel tempo, in

sicurezza... e convennero che non era per niente un'età da

rimpiangere... semplicemente, da non dimenticare.

Dopo un po' i cinque personaggi entrarono in casa,

portando con sé alcune borse. A quel punto Roberto cercò

di riprendere il filo interrotto in precedenza.

- Dicevo... tutte le teorie sono ugualmente valide: la

domanda che mi hai fatto prima era la più ovvia, ossia

sono passati tre giorni e tre notti per noi, quindi ne

devono essere passati tre anche per loro. Il discorso è

giustissimo: se io vado in America e ci sto tre giorni senza

sentire nessuno della mia città, quando torno sono sicuro

che sono passati tre giorni anche per i miei conoscenti. Ma

la nostra situazione è diversa. Noi siamo spariti da quella

realtà e quindi dal nostro punto di vista non esiste nulla


GIORNI A RITROSO 143

di tutto quello che conosciamo. Però dal punto di vista

delle nostre famiglie sì. Direi dunque che o accettiamo

l'idea che nulla ancora del nostro futuro, per come lo

conosciamo, sia ancora esistito, oppure accettiamo l'idea

che quello che conosciamo della nostra esistenza fino al

1993 esiste, e che quindi è lecito supporre che esiste... nel

senso che è già stato scritto da qualche parte, anche il

futuro del punto da cui noi siamo partiti per venire qui.

- Che casino... E per te qual è la teoria giusta... Ah,

aspetta, non dirmelo, non puoi saperlo, è chiaro - disse

Giorgio, rimettendosi a ridere. - Volevo sapere che cosa ne

pensi...

Anche Sandro era pieno di dubbi.

- E' una bella storia: se quel tempo esiste

indipendentemente da noi, allora tutto è già scritto e

segnato... E' una posizione molto fatalista... no, come si

dice, deterministica. Se invece adesso che noi siamo qua, il

futuro non esiste ancora, allora non ha senso parlarne, né

preoccuparci... non solo, non dobbiamo nemmeno

preoccuparci di quanto tempo ci mettiamo, perché

abbiamo tutto il tempo che vogliamo...

- Eppure il futuro esiste, nel senso che noi abbiamo,

senza incertezze, la prova che gli anni dal 1985 al 1993

sono esistiti e in essi sono accaduti certi fatti... e quindi

sarebbe lecito pensare che esistono anche gli anni

successivi, dal nostro punto di vista attuale.

- Se ho capito bene, - intervenne Giorgio - spiegare

tutto con una specie di allucinazione collettiva sarebbe

molto più semplice, giusto?

Roberto annuì. Ma Sandro lo contraddisse: - Eppure,

prima, li avete visti anche voi i tre ragazzi che arrivavano

da Torino, le ragazze. Quando ci siamo avvicinati li ho

anche sentiti dire le frasi che più o meno mi ricordavo: e

tutto quello era reale.


144 GIORNI A RITROSO

- Sì, certo era reale. Però, se stessimo semplicemente

vivendo un sogno, o un incubo, come preferite,

probabilmente vedremmo esattamente le cose come ce le

ricordiamo, in quanto sono generate dalla nostra stessa

mente, e quindi questo non sarebbe un argomento valido

per discernere la nostra reale situazione.

Così Roberto commentò l'esperienza della mattinata.

A questo punto Sandrò aprì un altro argomento.

- Secondo te, il fatto che noi non ci ricordiamo di aver

incontrato noi stessi più grandi, quella volta, può voler

dire con sicurezza che questo non è accaduto? O tu pensi

che il minimo gesto fatto nei confronti di quei nostri...

noistessi si ripercuoterebbe immediatamente su di noi?

Già, la storia del paradosso... Però io mi riferivo anche

solo a qualcosa di banale... Tipo, che so, vado a mettere un

depliant pubblicitario sul parabrezza della macchina di

Carlo, e siccome sono sicuro che un tale foglietto non c'era,

quella volta, voglio proprio vedere se dopo averlo messo

anche i miei ricordi cambieranno... Già, ma dopo averlo

fatto chissà se mi ricorderò ancora di aver pensato di fare

questa prova!

Roberto ascoltò con attenzione il discorso di Sandro,

che gli riportò in mente altre discussioni fatte sullo

scorrere del tempo. Film, racconti, fantasticazioni... tutto

gli tornò alla mente e si rese conto ancora una volta che

nulla di tutto quello che si stava dicendo era mai stato

confermato né smentito. “Sarebbe davvero un'occasione

unica, per provare... per sapere...”. Se avesse avuto

qualche anno in più, pensò, avrebbe sicuramente

accettato: in questo momento la sua vita, il suo futuro, gli

anni che desiderava trascorrere con Federica gli

importavano troppo e non voleva rischiare. Ma se fosse

stato più grande, magari già anziano, avrebbe

sicuramente fatto quegli esperimenti.


GIORNI A RITROSO 145

Si rese comunque presto conto che a seconda di

quello che si poteva pensare del tempo, eventuali

esperimenti paradossali avrebbero influito non solo su di

lui, ma anche su altre persone. E anche se fosse stato più

vecchio, magari negli ultimi anni di vita, alterare il corso

del tempo avrebbe dovuto, secondo logica, cambiare non

solo la sua storia, ma anche quella degli altri, le intere

vite dei suoi cari... di quelli che lui già conosceva, ma

anche di quelli futuri.

A questo punto pensò che tutto ciò non era possibile.

“Non siamo realmente nel passato”, si sforzò di credere.

“Eppure... se avessimo già fatto qualche gesto che ha

cambiato la storia per come la conosciamo noi... chi

potrebbe ricordarsene? Tutto quello che so, che conosco, le

persone di cui mi ricordo, magari fino a due giorni fa era

diverso. Magari non è stato nemmeno per causa nostra:

qualcun altro potrebbe aver viaggiato nel tempo, con

metodi ignoti, e aver alterato le nostre vite... Non

abbiamo idea di che forma abbia, o di come si presenti, un

paradosso temporale.”

I ragazzi rimasero tutti e tre in silenzio per un bel

po'. Poi Roberto ruppe il ghiaccio.

- In pratica, sono lecite tutte le spiegazioni. Per certi

versi, dal nostro punto di vista il presente che abbiamo

lasciato non esiste più. Quindi non è il caso di scervellarsi

ulteriormente. Tutto ciò che possiamo fare è sperare che

tutto finisca bene... per quanto sia poco logico.

- In altre parole, pregare... - disse Giorgio. I tre

tacquero di nuovo.


GIORNI A RITROSO 147

Capitolo 12

“...ti aspetto domani, 30 dicembre, alla stazione di

Beaulard (subito prima di Bardonecchia) alle ore 17:00”.

Rossella aveva trovato il biglietto nella buca delle

lettere l'indomani mattina. In realtà non era stata lei a

trovarlo, ma la madre, insieme alla quale lei era uscita da

casa per un giro nel vicino mercato.

Sebbene uscisse di rado alla sera e non facesse mai

tardi, le piaceva comunque dormire fino a mezzogiorno o

quasi, al mattino: aveva quindi odiato i vicini di casa che

si erano messi a fare non si sa quale lavoro alle nove di

mattina di quel “sacro” giorno festivo.

Dopo aver girato un po' nel letto, alla fine si era

convinta che era meglio alzarsi. Bevve il suo solito succo

di frutta, anche se ebbe subito la sensazione che essendosi

svegliata così presto avrebbe dovuto fare merenda a metà

mattinata, “proprio come quando si va a scuola”.

I suoi genitori erano svegli da poco più di mezz'ora e

si stupirono alquanto nel vedere la propria figlia già in

piedi. Cogliendo l'opportunità, la mamma chiese a

Rossella se aveva voglia di accompagnarla al mercato,

cosa che capitava raramente.

- ...così - disse - tuo papà può starsene comodamente

qua a casa e io e te siamo libere di fare tutti i giri che

vogliamo, visto che è presto...

Rossella accettò. Le parve una buona opportunità di

fare contenta sua madre senza per questo rinunciare alle

amiche con le quali aveva comunque appuntamento nel

pomeriggio.

Uscendo di casa, Rossella stava precedendo sua

madre verso il portone, poiché lasciava di solito

l'incombenza della posta ai genitori. Quando la madre le

porse il biglietto, azzurro, piegato in quattro e con una


148 GIORNI A RITROSO

vistosa scritta “Da: Roberto. Per: Rossella”, lei rimase

perplessa. Lo aprì e ne lesse il contenuto fino a

quell'appuntamento finale.

Nel mentre la madre era già uscita dal portone ed

ora era Rossella ad attardarsi nell'androne.

“Ma che strano”, pensò. La madre la guardò e vide

un'espressione incerta sul suo viso. Rossella incominciò a

pensare ad alta voce.

- Ma... aveva detto che partiva... stamattina, sì, il

30… per andare in montagna con dei suoi amici. Mi era

parso di capire che fosse una compagnia chiusa perché...

non mi ha neanche invitata...

- Ma chi è? Roberto... il solito Roberto? - le domandò

sua madre, che aveva letto il nome sul retro del foglietto.

- Sì, scusa, mamma... - le rispose Rossella.

Perplessa, ripiegò il biglietto e lo ripose in tasca,

lentamente; quasi non notò che una signora le era passata

a fianco, salutandola.

Si erano visti la vigilia di Natale, lei e Roberto, per

gli auguri: avevano fatto un giro nella via, popolata di

negozi, che collegava le loro case. Il classico giro natalizio

in mezzo agli alberi di Natale e ai pacchi-regalo.

Tradizionalmente, a quell'età, quei giorni di festa si

passano in famiglia: così Rossella e Roberto si erano

scambiati gli auguri e avevano convenuto di risentirsi nei

primi giorni dell'anno nuovo.

Ma se è vero che, tradizionalmente, i giorni di Natale

si passano in famiglia, sia Roberto che Rossella sarebbero

stati molto felici di passare il Capodanno in compagnia di

buoni amici. Così, quando i due erano arrivati a parlare

dell'ultimo dell'anno, Roberto aveva accennato alla breve

vacanza che aveva organizzato con i suoi due amici, ma

senza scendere nei dettagli. E Rossella era rimasta un po'

delusa per non essere stata invitata.


GIORNI A RITROSO 149

- …l’alternativa era di andare ad una festa con

Silvia, quella della terza E: mi avrebbe fatto piacere, in

effetti, però avevamo già organizzato questa gita in

montagna con Sandro e Carlo, i miei amici… - Dopo una

breve pausa Roberto aveva aggiunto “no, tu non li

conosci…”, dopo aver fatto mente locale a quando poteva

essergli capitato di presentare Rossella ai suoi amici.

- No, credo di no. Be’, certo che andare in montagna

è sicuramente più bello, a Capodanno. Ma andate

lontano? E in quanti siete?

- Dunque… noi siamo in tre, più la ragazza di questo

mio amico, una sua amica e un altro ragazzo. Poi, su, ci

dovrebbe essere una compagnia, gli amici di queste

ragazze… Non è lontano, a quanto ne so è un paesino

vicino a Bardonecchia.

- Carino… tu sai sciare? – domandò Rossella.

- No, e infatti sono un po’ preoccupato: credo che

quelli lì scieranno tutti.

- Be’, magari è la volta che impari… Io ci avevo

provato qualche anno fa, poi i miei hanno smesso di

portarmi in montagna… Mi piacerebbe ricominciare,

però…

- Già… - aveva risposto Roberto.

Non erano ancora amici affiatati come lo sarebbero

diventati negli anni successivi. Entrambi così riservati,

poi, facevano molta fatica a… dirsi le cose, ad incontrarsi

al di fuori della scuola: quando però ci riuscivano, tutti e

due si sentivano piuttosto bene. Di solito, in quel periodo,

erano soliti andare in centro con gli amici, che si

incontravano sul pullman strada facendo oppure

direttamente sotto i portici. Poi, riprendevano l’autobus

verso casa dopo aver attraversato le vie e i negozi del

centro ed ognuno scendeva alla sua fermata: difficilmente

accadeva che facessero un pezzo di strada loro due da soli.


150 GIORNI A RITROSO

Così, in breve erano arrivati a farsi gli auguri

davanti a quel portone.

Mentre seguiva sua mamma nel giro delle spese,

Rossella ripensava a quanto era successo una settimana

prima, e cercava di capire perché il suo amico avrebbe

dovuto lasciarle un biglietto di invito nella buca delle

lettere…

Timida e riservata, ma comunque un po’ più sveglia

di Roberto, la prima idea che si era fatta consisteva nel

pensare che lui, troppo imbarazzato per invitarla ad

andare su alla loro festa, avesse poi deciso di farlo in

maniera più distaccata. Lievemente indispettita da ciò, la

cosa le faceva comunque piacere: era una conferma del

fatto che anche lui teneva a lei, e lei sapeva di provare

qualcosa per lui. Non sapeva con esattezza che tipo di

sentimenti provasse per lui, né quanto profondi fossero,

però… In tutti i casi, tra passare il capodanno con i suoi

genitori o in compagnia di qualche amica e andare in

montagna con Roberto e i suoi amici, propendeva

decisamente per questa seconda alternativa.

Stava così già organizzandosi mentalmente per

raggiungerli in montagna, quando ritirò fuori il biglietto

dalla tasca e vide che l’appuntamento era per il

pomeriggio stesso. Si fermò un momento, appoggiando a

terra le due borse che portava con la mano destra e,

perplessa, le spostò sulla sinistra; poi riprese il cammino

subito dietro sua madre. Come fare a dire ai suoi genitori

che andava via per uno, due… praticamente tre giorni,

senza preavviso?

“No, non posso fare una cosa simile… non mi

lascerebbero mai”, pensò, accantonando a malincuore

l’idea. “E poi, oggi pomeriggio devo già vedermi con Anna

e le altre…”

Intanto mamma e figlia erano tornate a casa.


GIORNI A RITROSO 151

La madre si apprestò a preparare da mangiare e lei

l’aiutò, dapprima sistemando la spesa appena fatta e poi

seguendo la cottura delle pietanze in cucina.

Rossella continuava ad essere pensierosa, ma non lo

dava a vedere: pranzò, guardò un po’ di televisione e poi

andò in camera sua a elaborare un’idea che potesse

conciliare i suoi desideri e le esigenze di casa.

Non voleva nemmeno provare a chiedere ai suoi

genitori di lasciarla andare via per tre giorni: le sembrava

di chiedere troppo e in una maniera troppo inopportuna.

“Al massimo,” pensò, “potrei raggiungere Robi per la sera

di Capodanno… Già, e poi come torno a casa? Dovrei

dormire su, con loro, e…” Intanto ritornò ad osservare il

biglietto dell’amico. “Perché avrebbe dovuto darmi

appuntamento per oggi, senza darmi almeno qualche

giorno di preavviso? Forse il biglietto è nella buca già da

qualche giorno…” Andò in cucina a chiedere a sua madre

se il giorno prima aveva preso la posta dalla buca delle

lettere, e lei le rispose di sì.

- Ne sono sicuro, perché ieri è arrivata la bolletta del

telefono… - confermò il papà di Rossella, con un tono

vagamente laconico.

E quindi, il biglietto risaliva sicuramente al giorno

prima: come se lui avesse deciso di invitarla all’ultimo

momento, oppure… “Uno scherzo? No, non da Roberto…”

Accantonò questa eventualità.

In ogni caso, tutti questi pensieri rafforzarono in lei

la curiosità. Decise che avrebbe fatto un salto a

Bardonecchia almeno per vedere di che cosa si trattava:

solo per il pomeriggio, solo lei, per tornare poi subito a

casa entro la serata. Non avrebbe detto niente ai suoi:

portava loro molto rispetto, ma già a quell’età amava

ritagliarsi degli spazi propri; e poi c’era qualcosa di strano,

in questa storia, e preferiva approfondirla da sola.


152 GIORNI A RITROSO

Rossella telefonò quindi alla sua amica Anna per

avvertirla che nel pomeriggio non sarebbe potuta uscire

con lei. Poi telefonò in stazione per sapere a che ora ci

sarebbe stato un treno per Bardonecchia: scoprì che ce

n’era uno alla 15:30, al che constatò che comunque

Roberto aveva calcolato con precisione gli orari perché

quel treno arrivava su pochi minuti prima delle cinque.

Quando dovette decidere che cosa mettersi, visto che

probabilmente in montagna avrebbe fatto piuttosto

freddo, le venne in mente che, nel suo invito, Roberto

aveva parlato solo superficialmente del Capodanno e del

posto, dando più l’accento sul chi c’era, sull’incontro in sé

… “Strano anche questo”, pensò, mentre finiva di vestirsi

e afferrava una sciarpa.

Ad ogni modo, dopo qualche altro istante Rossella

era pronta per uscire. Elaborò con cura la scusa che

avrebbe raccontato ai suoi ed in breve sgattaiolò fuori

dalla porta.

* * *

Nonostante l'appuntamento fosse fissato per il tardo

pomeriggio, Roberto e gli altri erano in stazione già dalla

tarda mattinata: in parte perché non erano sicuri che

Rossella avrebbe fatto esattamente come le avevano

chiesto, e in parte perché avevano paura di incontrare, in

giro per il paese, i loro alter-ego più giovani.

- Sembriamo dei vecchietti che vanno a guardare i

treni che passano… - disse ad un certo punto Sandro.

- Bè, tanto non abbiamo altro da fare… - rispose

Roberto.

- No, no, certo… - si affrettò a precisare il primo.


GIORNI A RITROSO 153

Mentre preparavano i bagagli, Giorgio e Roberto

avevano parlato un po’ della ritrovata armonia tra questi

e Sandro.

I pochi minuti passati a guardare la scena dell’arrivo

degli “altri” dal loro punto di osservazione nascosto

avevano contribuito a coagulare ulteriormente i tre amici.

E, tornando in albergo per quella che loro speravano

essere l’ultima volta, li aveva accompagnati un silenzio

molto esplicito: era come se stessero ascoltando le loro

voci, i loro pensieri, di nuovo uniti… anzi, per certi versi

più uniti che mai…

- Vi siete parlati? – aveva domandato Giorgio a

Roberto.

- E quando? Siamo stati sempre tutti insieme, no? –

gli aveva risposto lui.

- Già, è vero… Ma prima o poi succederà, no?

- Sì, sicuramente sì… anche se ci siamo già parlati

molto, anche se sembrava che litigassimo… anche se

sembrava che stessimo solo pensando e invece… i nostri

pensieri conversavano.

- Già, già… il vostro rapporto è sicuramente curioso.

L’avevo intuito, ma solo vedendolo personalmente in una

circostanza come questa, me ne sono reso conto.

- Curioso, sì… rapido, immediato… non dico che sia

migliore, perché come vedi spesso ci capita di andare

ognuno per la propria strada anche se ci conosciamo così

bene…

- Sembra che d’improvviso, ieri sera, Sandro si sia

confrontato con una parte di sé, e che alla fine abbia

dovuto rimettersi in discussione. Per giustificare un

cambiamento così repentino, si direbbe che lui abbia

continuato ad opporsi ad alcuni fatti, ad un modo di

pensare… finché ha potuto, e poi ad un certo punto non

ha più potuto farlo ed è stato travolto…


154 GIORNI A RITROSO

- E’ così che succede a chi è molto convinto di se

stesso, delle proprie idee… Non lo dico in maniera

negativa, anzi: anche io lo sono e lo sono stato, a volte. E’

così che ti senti e ti devi sentire quando hai un’idea e vuoi

portarla fino in fondo. Solo che a volte potrebbe essere

sbagliata.

- Forse, più che sbagliata, direi “parziale”… -

aggiunse Giorgio.

- Sì, ecco: vedi solo le tue idee e sei convinto che

siano le migliori… le uniche. Ma… sbaglio o sei più serio

del solito, Giò?

- Può darsi… è che quando ho rivisto i vostri… voi

stessi dell’altra volta, voglio dire, sono rimasto piuttosto

colpito. Al di là di tutto quello che abbiamo vissuto, è

stata la prova più esplicita… la manifestazione più

stupefacente di quello che abbiamo vissuto.

- Su questo hai ragione, ma…

- …mi passerà, non ti preoccupare: tornerò presto ad

essere quello di sempre.

Roberto sorrise, mentre ricambiava la pacca sulle

spalle che il suo amico gli aveva appena dato.

In poco tempo i tre avevano liberato le stanze,

rimesso tutto nelle valigie ed erano poi scesi a saldare i

conti dell’albergo. Avevano poi intrapreso la stradina

soleggiata per portare i bagagli in macchina e subito dopo

erano andati in stazione.

Alla consueta constatazione di Giorgio, ossia “è

quasi l’una e non abbiamo ancora pranzato”, Roberto e

Sandro avevano risposto di non aver fame, più che altro

per la crescente tensione che stavano provando.

- Io non ho molta fame… devo inventarmi un modo

plausibile per accogliere Rossella… - aveva detto Roberto.


GIORNI A RITROSO 155

- …ammesso che venga – aveva aggiunto Sandro. –

Non pensi che non dovrebbe essere più necessario, Robi…

visto che…

Notando che i due si sarebbero presto messi a

parlare di sé, Giorgio decise di andare a prendere delle

focacce in panetteria.

- Ne prendo due anche per voi? – domandò loro,

quasi sottintendendo che due le avrebbe prese

innanzitutto per sé.

- Sì, bravo… - gli rispose Sandro.

Poi continuò.

- Stavo dicendo… Insomma, abbiamo fatto dei passi

avanti, rispetto a ieri, no…

Capitava così di rado che Sandro fosse titubante nel

parlare, ed imbarazzato, che constatare questo fatto per

ben due volte nello stesso giorno fu per Roberto una

grossa sorpresa. Sorrise e poi gli rispose.

- Tu hai fatto dei passi avanti nella mia direzione, e

te ne sono grato. Forse devo farne anch’io nella tua… e

forse manca ancora questo prima che tutto si concluda.

- Ah, bè, questo è certo… No! Scherzo! - si affrettò ad

aggiungere Sandro.

Gli raccontò che cosa aveva provato andando in giro

per Beaulard, rimuginando sui loro discorsi, sulle parole

di Giorgio.

- Non so se è stata autosuggestione, ma mi sono

convinto che in certi casi… in questi casi, è più giusto il

tuo modo di vedere quelle cose, che non il mio.

Roberto annuì.

Intanto stava ritornando Giorgio con le cibarie.

Rimanendo seduti su una delle panchine esterne

della piccola stazione, i tre amici fecero un rapido

spuntino.


156 GIORNI A RITROSO

Poco prima delle quindici passò un treno proveniente

da Torino, ma Rossella non fu avvistata. Lo stesso

accadde verso le sedici.

Roberto era piuttosto preoccupato. Nonostante la

ritrovata intesa con il suo amico lo avesse decisamente

fatto stare meglio, vedeva che comunque loro tre erano

ancora bloccati nel passato. Quindi, in qualche modo,

Rossella c’entrava davvero con la loro vicenda, oppure

c’era qualcos’altro nei loro rapporti che doveva ancora

cambiare? O, magari, erano vittime di un rapimento o di

qualche altro fenomeno, come avevano ipotizzato per

pochi istanti all’inizio di quell’avventura, e i loro

comportamenti non c’entravano nulla?

Eppure… non poteva essere: gli eventi degli ultimi

due giorni avevano scosso talmente forte le loro vite che

non poteva esserci alcuna altra spiegazione.

Erano stati portati o, più probabilmente, si erano

trasportati da soli in quel posto e in quel tempo per poter

confrontare le loro esperienze, le loro vite. “Non può

esserci altra ragione… mica possono chiedere un riscatto

per un rapimento spaziotemporale…”. Roberto sorrise da

solo a quel pensiero. “Probabilmente manca solo Rossella”,

pensò ancora, “ma a questo punto, per quale motivo?”.

E tra tutti i dubbi che lo assalivano, il più critico era

quello relativo alla sua amica.

Non riusciva a capire che cos’altro avrebbe potuto

fare la sua amica, oltre a parlare con loro, a riconoscerli.

Era piuttosto certo che lei sarebbe venuta

all’appuntamento: più che altro per l’amicizia che li legava

nel presente, che non per i loro rapporti ai tempi della

scuola. Però non si poneva più di tanto questo problema:

semplicemente cercava di ignorare il fatto che si trattava

di una persona potenzialmente diversa da quella che lui

aveva sentito solo pochi giorni prima di partire.


GIORNI A RITROSO 157

Più che altro si domandava che cosa dirle… che cosa

avrebbe pensato lei vedendolo… se avrebbe creduto a

tutta quella storia.

Che poi, non era così importante il fatto che lei

credesse o meno alla loro storia… anche perché, forse, non

c’era nemmeno bisogno di raccontarle tutto. “Per non

influenzare il futuro… il suo futuro, ma forse anche il

nostro, non dovrei nemmeno accennare a chi siamo

realmente…”

“Però, se non lo faccio, come potrò… anche solo

parlarle insieme? Dovrei ingannarla… prenderla in giro

dicendole che io sono… quello di nove anni fa… Ma se ne

accorgerà di sicuro, che non sono la stessa persona!”

Non riusciva a capire in che termini la presenza di

Rossella avrebbe catalizzato il loro ritorno… che cosa

doveva fare esattamente lei…

Sperò che il destino gli desse una mano.


GIORNI A RITROSO 159

Capitolo 13

- Eccola… è lei! – esclamò Roberto in piedi davanti

alla panchina sulla quale aveva trascorso le ultime tre

ore.

La piccola Rossella era stata tra i primi a scendere

dal treno, e si era incamminata con decisione verso la sala

d’attesa della stazione, dopo un attimo di

disorientamento.

Roberto non aveva avuto alcuna difficoltà a

riconoscerla. Non era cambiata molto in nove anni, e

comunque lui si ricordava in genere molto bene i volti

delle persone.

Ebbe un ultimo momento di incertezza. Si voltò, vide

gli altri due che lo osservavano, poi esclamò – vado!

Seguì Rossella dentro la sala d’attesa, cercando di

recuperare il breve distacco: quando le fu praticamente

accanto la salutò cercando di essere il più naturale

possibile e di non tradire nessun tipo sentimento.

La ragazza si stava guardando intorno un po’

spersa: aveva percorso con lo sguardo la piccola saletta e,

non avendo visto il suo amico, stava per tornare fuori.

- Ciao!

Lei riconobbe la voce, al che si girò e fece per

ricambiare il saluto, ma… c’era qualcosa di strano.

Roberto sembrava un po’ più alto del normale e,

senza dubbio, un po’ più grande.

- Ciao… - gli rispose lei, un pizzico incerta. Per

superare quella sensazione abbozzò un “come siamo

eleganti!”, che però non venne fuori molto bene.

Udendo quella voce, Roberto provò un sentimento di

affetto, che in breve realizzò essere doppio, in quanto

basato sulla consolidata amicizia che li univa nel presente


160 GIORNI A RITROSO

e sul fatto che in qualche modo stava rivivendo i tempi in

cui si erano praticamente conosciuti.

Si scrollò rapidamente da questi pensieri e cercò di

cominciare una normale chiacchierata con lei, in attesa di

arrivare al punto cruciale…

Lei continuava a guardarlo con un po’ di stupore.

Era sicuramente Roberto… ma era strano. Vestito

diversamente dal solito. Per certi versi, anche “migliore”

di come se lo ricordava dalla settimana prima. Ma, d’altro

canto, emanava una certa inquietudine…

Roberto rispose con un “grazie… anche tu sei molto

carina”, che rafforzò la sensazione di inquietudine in lei.

Non ricordava che lui le avesse mai detto niente di simile

in sei mesi.

Cercò di non fare caso a tutto questo e di prendere in

mano la situazione.

- Allora, vi state divertendo qui? Ma… siete arrivati

da poco, vero? Dato che ieri sera sei passato a lasciarmi

‘sto biglietto…

Roberto vide che la sua amica era un po’ spaventata,

ma ammirò il fatto che lei cercasse di non mostrarsi tale.

Non che lui fosse comunque tanto più sicuro di lei.

- Sì… è stata una… cosa un po’ strana… - Si bloccò.

Era più o meno preparato a raccontarle tutto quello che

doveva raccontarle, senza per questo raccontarle troppe

cose, ma… improvvisamente non gli vennero più parole

sensate. Continuò con la frase più plausibile… e più ovvia

- Dai, vieni che ti faccio conoscere i miei amici.

Uscirono dalla saletta e constatarono che stava

ormai diventando sera. Roberto si diresse verso la

panchina dove Sandro e Giorgio stavano parlottando.

I due s’interruppero quando videro avvicinarsi

Roberto e Rossella.


GIORNI A RITROSO 161

- Lui è Sandro… e lui è Giorgio – disse Roberto alla

sua amica presentandole i due ragazzi. Poi aggiunse,

cercando di sembrare naturale, - lei è Rossella…

Ebbe solo il tempo di vedere lo sguardo colmo di

stupore di Sandro… e subito si affrettò ad aggiungere –

Mentre voi andate a fare quel… quel giro che dovete fare,

io porto lei da… dagli altri della compagnia…

“Accidenti”, pensò Roberto rendendosi conto che

stava improvvisando in maniera molto sofferta. “Non

abbiamo avuto il tempo di elaborare una strategia

comune su questo incontro. Ci siamo messi a parlare

tanto di noi e abbiamo tralasciato completamente

l’argomento che doveva interessarci di più…”

Sandro in quel momento stava rovistando nei suoi

appunti mentali per vedere se l’aspetto di quella ragazza

corrispondeva con l’amica che Roberto gli aveva

presentato tanti anni prima.

Erano almeno sei mesi che non la vedeva, ed anche

in quell’ultima occasione non è che avessero passato molto

tempo insieme: lei e Roberto avevano fatto un salto in

ditta da lui, tanto per salutarlo, ma si era trattato giusto

di una visita lampo. E comunque lì per lì non riusciva ad

associare quella ragazza così giovane alla persona che la

sua memoria gli riportava.

“Tutto molto bello e utile”, aveva pensato Roberto

vedendo l’espressione di lui, “ma non in questo

momento…”

Per questo aveva inventato la scusa del “giro” e

stava letteralmente trascinando via Rossella dalla

stazione di Beaulard. Purtroppo, però, lei aveva già

pronta una domanda ugualmente inopportuna.

- Ma sono più grandi di te, vero?

Roberto si avventurò subito in un “beh… sì…” ed in

breve cercò di costruire una risposta plausibile.


162 GIORNI A RITROSO

- Sì, cioè, Sandro ha un paio d’anni più di me… no, a

pensarci bene solo uno, e Giorgio tre o quattro…

Per un attimo si sentì vagamente contento che

Rossella avesse notato subito la differenza di età dei suoi

amici e non la sua. Cercò poi di cambiare argomento.

- Sono contento che tu sia venuta, sai?

- Sì, anch’io… certo che se me lo dicevi prima,

magari potevo anche fermarmi con voi fino al primo

dell’anno.

Roberto non aveva prestato la minima attenzione al

fatto che lei era arrivata senza borse, né stava

lontanamente pensando al Capodanno. Si sentì

tremendamente in colpa per stare prendendo in giro

l’amica così alla grande, e decise di cominciare a

raccontarle tutto.

Erano quasi arrivati al campeggio, quando Roberto

si rese conto che in giro per il paese potevano esserci gli

“altri”… allora decise di incamminarsi verso le frazioni

situate sulla montagna sopra Beaulard.

Era completamente nel pallone. Voleva raccogliere le

idee, per evitare di raccontare qualcosa di troppo o di

sbagliato a Rossella. Non c’era nessuna possibilità di

presentare gli altri amici a Rossella, naturalmente, e

sperava che lei non gli facesse altre domande a cui non

avrebbe potuto rispondere.

- Hai ragione, scusami… il fatto è che sono successe

alcune cose, all’ultimo momento…

- Cioè? Raccontami, dai…

Lui si fermò, si girò fissandola negli occhi e poi le

domandò – Non noti qualcosa di strano in me?

Rossella ci pensò per un attimo, poi gli rispose

affermativamente.

- Un po’… sembri più grande… un po’ più grande

del... solito. Ma che cosa ti è successo?


GIORNI A RITROSO 163

Assunse un’espressione impaurita, il che spaventò

Roberto: era l’esatto contrario di quello che voleva

ottenere.

- Che cosa mi stai nascondendo?

- Aspetta un attimo – le disse, e estrasse dal suo

portafoglio tutti i documenti che aveva nella speranza di

farle capire come stavano le cose.

- La patente? Ma tu non compi diciott’anni tra…

cinque mesi? – obiettò Rossella guardando la patente e

subito dopo la carta d’identità.

- Guarda le date… - aggiunse Roberto.

- 20 settembre 1985… 12 giugno 1992… Cos’è?

Fanno parte dei giochi della festa di capodanno?

L’espressione impaurita persisteva, anche se le sue

parole sembravano voler sdrammatizzare. Roberto non

era convinto che la ragazza avrebbe capito rapidamente,

ma iniziò a spiegarle che lui era la versione “futura” della

persona che lei conosceva, che loro tre erano rimasti

vittime di uno strano salto nel “tempo” e così via…

Sotto la luce di uno dei lampioni della strada di Puys

la voce di Roberto continuò nella narrazione per quasi

mezz’ora. Rossella ascoltava attentamente: alla fine, o

meglio, quando Roberto fece una pausa sufficientemente

lunga, aggiunse soltanto un “va bene…”

Ci fu un’altra pausa. Rossella teneva ancora in

mano i documenti di Roberto, e ora li stava di nuovo

esaminando.

- Sediamoci… su quel muretto là – disse lei,

cercando di raccogliere le idee.

Poi continuò.

- Se le cose stanno così… ci sarebbe molto altro,

vero? – disse poi lei.

- Già, certo… ma, come ti ho già detto, non te ne

posso parlare.

- Già…


164 GIORNI A RITROSO

- Però, per dimostrarti che non ti sto mentendo,

posso fare un’altra cosa.

- E cioè? Ma guarda che non è che io non ti creda…

forse stai solo un po’… improvvisando…

Roberto pensò un attimo a che cosa aveva fatto nella

serata del 30 dicembre, nove anni prima. Si sentì

abbastanza sicuro nel ricordare che non avevano cenato

prima delle 20… e che in quelle ore del tardo pomeriggio

lui, i suoi amici e la comitiva della montagna avevano

gironzolato per il paese.

- Improvvisando? Beh, lo prendo per un

complimento! Se stessi improvvisando tutto ciò con te

sarei un grande maestro… No, assolutamente: e poi,

ribadisco, non lo farei con te.

- Sì, ma… tutto quello che mi stai raccontando è

molto bello e interessante, ma… io sono ferma al giorno in

cui ci siamo fatti gli auguri di Natale e tutto il resto, la

settimana scorsa…

- Come hai detto? Ferma? E’ esatto, hai scelto la

parola giusta: tu eri ferma a quel momento, ma ora…

vieni, torniamo in paese. Ti mostrerò il Roberto che

conosci tu.

Rossella era un po’ scettica. Non incredula: si fidava

abbastanza di Roberto e poi ciò che lui le aveva detto

finora sembrava piuttosto reale. Tuttavia le rimaneva un

certo scetticismo nei confronti di questo presunto “viaggio

nel tempo” e del ruolo fondamentale che lei avrebbe

assunto nelle vite di quelle due persone.

Ma quando i due passarono di fianco ad un gruppo

di amici che scherzavano ad un incrocio, Rossella non ebbe

più dubbi.

- Ascolta attentamente le voci, e poi guardali con

attenzione… ci vedrai anche me. Io mi giro dall’altra

parte.

- Ma…


GIORNI A RITROSO 165

Non ebbe il tempo di fare obiezioni: incrociarono il

gruppetto e lei scorse distintamente Roberto e poi, pur

avendolo appena conosciuto, riconobbe Sandro, in una

versione un po’ più giovane.

E c’erano anche Stefania, Francesca…

Le loro voci furono l’unica concessione che Roberto

fece ai propri ricordi. Poi accantonò il caso per dedicarsi di

nuovo a Rossella.

- E tu ti ricordavi esattamente di essere passato di

qua a quest’ora? – gli domandò lei.

- Beh, non con questa precisione, ma all’incirca, sì…

- Non sapevo che avessi questa memoria…

- Direi che l’ho sviluppata negli anni che sono

seguiti, se devo essere sincero.

Rossella rimase ancora un po’ in silenzio,

pensierosa…

- Ferma… tu vuoi dire che la mia vita… è già scritta,

come dire… e da quanto mi hai raccontato tu la conosci?

- Non sono sicuro nemmeno io di quello che sto

dicendo… ma credo di non poterti confermare nulla. Sì,

sembrerebbe che tu sia qui e contemporaneamente lì, tra

nove anni, da dove veniamo noi e… in tutti gli altri posti

in cui sarai e sei stata.

- No, okay… non andare oltre… non voglio sentire

altro.

- Anch’io la penso come te… e poi, se anche la mia

vita resterà influenzata da questi giorni passati qui,

voglio almeno evitare che lo sia anche la tua… Magari

domani… o tra qualche giorno, ti dimenticherai pian

piano di quello che ti ho detto e vivrai normalmente la tua

vita…

- Perché dovrei dimenticare? Potrebbe essere un

elemento che arricchirà la mia vita…

“Notevole, come sempre”… pensò Roberto, mentre

con la testa faceva un gesto affermativo.


166 GIORNI A RITROSO

In breve tempo i due erano giunti in prossimità della

macchina, dove li attendevano Sandro e Giorgio.

Rossella si avvicinò a Sandro e lo fissò per un

attimo. Questi si rivolse a Roberto e gli chiese se era tutto

a posto.

Roberto fece un cenno affermativo con la testa. Al

che, quasi contemporaneamente, Sandro e Rossella

esclamarono “sei davvero tu?”, e subito dopo si misero a

ridere.

Roberto spiegò a Sandro che avevano incrociato gli

“altri”, strada facendo, al che lui non poté trattenersi dal

fargli notare che “alla fine, l’aveva fatto…”

- Che cosa ha fatto? – domandò Rossella.

- Niente… niente, lo scoprirai da sola nei… prossimi

mesi – rispose Sandro, sorridendo all’indirizzo di Roberto.

- Già…

Erano ormai le nove, e tra poco sarebbe passato

l’ultimo treno per Torino.

I quattro si diressero verso la stazione.

- Sono un po’ preoccupato a lasciarti andare a Torino

da sola… - disse Roberto, d’accordo con gli altri due.

- No, non pensate a me, siete voi che dovete

ritrovare la strada di casa. Io per lo meno so dove andare,

mentre voi siete ancora sospesi… - rispose Rossella.

Poi continuò, mentre Sandro e Giorgio

confabulavano a bassa voce - E poi… io sono sicuramente

arrivata a casa sana e salva, lo conferma la vostra storia,

no?

- Sì, hai anche ragione… ma non ti ci mettere anche

tu con le teorie sul tempo… - le rispose Roberto,

sorridendo.

Entrarono nella sala d’attesa e si piazzarono su due

panchine poste una di fronte all’altra.


GIORNI A RITROSO 167

L’umore di tutti, compresa la ragazza, era ormai

decisamente migliorato.

- Teorie… no, non ti preoccupare, Robi… Ma… a

proposito, ditemi come sono io, tra dieci anni? - domandò

Rossella, con una punta di curiosità tipicamente

femminile. Nessuno dei tre ragazzi aveva pensato a che

cosa rispondere se qualcuno avesse fatto questo genere di

domande sul futuro.

- Fa parte delle cose che non possiamo dire, Robi? –

domandò Sandro.

- Eh… boh? No, credo che si possa dire che sei… più

o meno come sei adesso…

- Fisicamente o come carattere? – incalzò lei.

- Tutt’e due, direi… vero, Sandro? Giorgio non ti

conosceva… cioè, non ti conoscerà, per quel tempo…

questo te lo possiamo dire… tanto non ti diciamo come si

chiama di cognome!

Sandro confermò. Intanto si sentì azionare il

passaggio a livello.

- Sta arrivando il treno – fece notare Giorgio,

sopprimendo uno sbadiglio improvviso.

- Non volete sbilanciarvi, ho capito… Va bene… -

rispose la ragazza. Poi continuò: - Ma come mai non sono

partita con voi per… dov’è che hai detto che andate… a

Parigi?

Era un’altra domanda cui non erano preparati.

Roberto fece per cominciare a risponderle, ma poi gli

parve di percepire a che cosa stava pensando la ragazza,

che non distoglieva lo sguardo da lui.

- A volte… a volte le cose vanno diversamente… da

come parrebbe… o da come si vorrebbe… - disse Roberto,

vagamente fiero di aver trovato questo giro di parole per

condensare i loro nove anni di amicizia e di affetto.

Rafforzò il suo stato d’animo quando colse lo sguardo di

Sandro che gli faceva un cenno di approvazione.


168 GIORNI A RITROSO

Nessuno notò che il volto di Rossella si era d’un

tratto rattristato.

Dopo un altro po’ si sentì arrivare il treno e i quattro

uscirono sul marciapiede della stazione.

Il primo ad accomiatarsi da Rossella fu Giorgio,

seguito da Sandro. Poi toccò a Roberto, che le prese la

mano e le diede un bacio sulla guancia.

Entrambi notarono che le mani si strinsero molto

forte.

Poi si sciolsero.

Non faceva freddo quella sera.

Anche se presto tutto fu ricoperto di neve, non

faceva affatto freddo.


GIORNI A RITROSO 169

Capitolo 14

Subito dopo aver accompagnato a casa Federica,

Roberto diresse la macchina verso casa e vi giunse in

pochi minuti.

“Finalmente”, pensò, “siamo tornati”. In quel

momento si sentiva soprattutto stanco e aveva un

desiderio fortissimo di rivedere la sua casa, i suoi genitori,

i suoi amici... Gli passò per la mente che avrebbe dovuto

raccontare una storia incredibile a tantissime persone, ma

poi, vista la stanchezza, accantonò l'idea.

* * *

La vacanza a Parigi si era svolta in maniera

regolare, tutto il contrario della premessa da fantascienza

che aveva visto i tre amici impegnati a ricucire alcuni

strappi del loro passato.

Presi da un'improvvisa repulsione per Beaulard,

appena Roberto, Sandro e Giorgio si erano resi conto di

essere tornati al loro tempo, avevano deciso di ripartire

subito per Parigi.

- Andiamocene solo via subito... - aveva detto Sandro

quando aveva avuto la certezza che tutto aveva ripreso il

giusto verso. Non si era neanche preoccupato di verificare

che quanto era accaduto negli ultimi minuti fosse stato

effettivamente il loro ritorno al loro tempo.

Dopo che Rossella era svanita, i tre erano stati colti

da un momento di panico, poi si erano fatti coraggio e

intuendo (e sperando) che si stesse verificando quello che

la teoria di Roberto aveva previsto, avevano cercato

qualche indizio che confermasse questa sensazione.


170 GIORNI A RITROSO

Avevano fatto la cosa più ovvia: erano tornati all'albergo

e... non lo avevano più trovato!

- Per fortuna che ci siamo ricordati di riprendere i

documenti stamattina, eh, ragazzi? - aveva detto Giorgio,

dopo aver controllato di avere con sé la carta d'identità.

A quel punto, erano entrati nel pub e si erano seduti

ad un tavolo. Il locale era in tipico stile montano, arredato

in legno: sulle pareti si trovavano alcuni monitor e casse

acustiche.

- C'è un giornale, su quel tavolo... o sbaglio? C'è un

fumo pazzesco, in questo posto - disse Sandro dopo pochi

minuti che stavano lì, rivolgendosi a Roberto che era

seduto molto vicino al tavolo a fianco. Questi prese il

giornale, che era effettivamente un quotidiano, e lesse la

data.

- ...dicembre 1993. Bene, ragazzi, siamo tornati! -

esclamò.

L'impulso fu quello di ordinare subito da bere per

festeggiare, ma in quel momento Sandro si alzò e convinse

gli altri a fare lo stesso.

- Vuoi partire subito per Parigi? - gli chiese Giorgio.

- Direi di sì... non ci resisto più, qua.

- Ti capisco - proseguì Roberto. S’incamminò verso

l'uscita, ma poi tornò indietro al tavolino sul quale si

trovava il giornale e rilesse la data.

- Qui c'è scritto 29 dicembre 1993: mi sembrava, ma

non ero sicuro...

- Che cosa vuoi dire? - lo interrogò Giorgio.

- Non so se è di oggi, questo giornale... ma, se così

fosse, vuol dire che siamo tornati un giorno prima. Oggi...

voglio dire prima... era il 30, no?

- Sì, mi sembra di sì... se non lo sai tu che non

confondi mai le date... - disse Giorgio.

Ma in breve tempo ebbero la risposta alle loro

domande: su uno degli schermi venne visualizzata la sigla


GIORNI A RITROSO 171

di apertura di un telegiornale notturno, e su di essa

campeggiavano la data e l'ora. Era effettivamente il 29.

- Quindi, se partiamo adesso, arriviamo domattina e

siamo ancora in tempo per incontrarci con le ragazze -

proseguì Sandro. Roberto potè solo accennare un

“curioso...”.

L'idea era parsa buona a tutti e tre, quindi si erano

incamminati verso la macchina, sperando che fosse ancora

al suo posto.

- Se la macchina c'è ancora, vuol dire che tutto è a

posto... che tutto è come prima - aveva constatato Giorgio.

Ma Roberto lo aveva subito contraddetto. - Non è

sicuro. Potrebbe essere successo qualcosa a Torino, a casa,

alle ragazze... non possiamo saperlo, finché non

telefoniamo. - La sua mente tornava di nuovo a Federica,

e stavolta pensava a come doveva essersi sentita in quei

giorni.

- Ci avranno sicuramente cercati nel residence a

Parigi, non sentendo nostre notizie. Chissà che casino...

Magari non sono neanche partite.

In base a queste considerazioni, sia Sandro che

Giorgio concordarono sul fatto che era meglio provare a

telefonare a casa delle ragazze e, già che c'erano, anche

alle proprie famiglie. Naturalmente, subito dopo aver

ritrovato la macchina...

La Golf era effettivamente al suo posto: subito dopo

l'inizio di quella stradina sterrata che andava verso il

bosco... l'unico particolare era che i fitti cespugli che la

coprivano il giorno precedente erano spariti. “Già”, pensò

Roberto, “erano i cespugli di nove anni fa... li avranno

tagliati”. Facendo più attenzione, si accorse che ai bordi

della strada c'era molta più neve di quanta ne avesse

notata in quei giorni. Tutto questo rafforzò in lui la

sensazione che tutto era tornato alla normalità.


172 GIORNI A RITROSO

Fecero subito rotta verso il traforo del Frejus.

Nella piazza di Bardonecchia si fermarono alle

cabine telefoniche. I primi a telefonare furono Sandro e

Giorgio. Poi toccò a Roberto. “Tanto”, pensava, “un'ora in

più o in meno non fa differenza: me ne dirà comunque

tante perché non l'ho chiamata... Accidenti... ma che cosa

gli raccontiamo... Se almeno fossimo tornati due giorni

prima...”

Sandro parve discutere in tono abbastanza sereno

con la persona all'altro capo del telefono, e lo stesso fu per

Giorgio.

Dopo un po' Sandro attaccò la cornetta. Si giro verso

gli amici con il tono di chi sta per fare un breve riassunto

delle puntate precedenti. - Dunque: la madre di Laura

dice che sono partite poco prima di cena, stasera. Avevano

appuntamento in stazione alle otto, ed avevano già i

biglietti perché Federica è andata a farli per tutte e tre

ieri... o oggi... non ho capito bene...

Roberto fu sorpreso, per quanto piacevolmente, nel

sentire queste notizie. Giorgio affermò di aver avuto lo

stesso riscontro positivo da sua madre, pochi minuti

prima. Poi Sandro continuò.

- Le nostre famiglie stanno benone, come sempre, e

in nostra assenza non è successo nulla di particolare. Io,

ovviamente, mi sono ben guardato dal dire che siamo

ancora in Italia come, credo anche tu, Giò - disse

rivolgendosi all'amico, il quale annuì. - Ci penseremo

quando rivedremo le ragazze, a cosa raccontare. Il

particolare più sconvolgente è che noi abbiamo vissuto nel

passato tre notti e tre giorni, ma siamo ritornati nella

nostra epoca oggi che è il 29... quindi abbiamo

praticamente guadagnato un giorno. Che ne dici, Roberto?

Roberto stava cercando di sistemare questi ultimi

particolari nel quadro di questa pazzesca vicenda.

Interruppe le sue elucubrazioni alla domanda di Sandro.


GIORNI A RITROSO 173

- Ma non ti ha chiesto niente della nostra assenza?

Non ti ha detto niente... Con chi hai parlato?

- Ho parlato con mia madre e con la mamma di

Laura e... niente, mi hanno solo chiesto come stavamo, se

andava tutto bene. No, la mamma di Laura non mi ha

chiesto assolutamente nulla in riferimento agli ultimi

giorni: è una signora decisamente più calma e meno

rompiscatole della figlia...

- Che strano... - disse solo Roberto. - Quindi, nessuno

si è preoccupato, del fatto che per tre... no, due giorni non

ci siamo fatti sentire.

- Bè, no, - intervenne Giorgio - da Emanuela erano

abbastanza preoccupati e...

- Ah, ecco, almeno questo... Mi stupisce comunque

per quale motivo si sia ritornati un giorno prima...

- Bè... diciamo che non è importante. Troveremo

sicuramente le risposte a queste domande tra qualche

tempo, giusto, ragazzi? - disse ancora Giorgio. - E ora, che

ne dite di fare rotta su Parigi?

Sia Sandro che Roberto convennero con lui. I tre si

incamminarono verso la Golf e dopo pochi minuti

partirono per il loro viaggio.

* * *

Come era stato previsto a Torino, il viaggio durò

circa otto ore, e fu decisamente comodo. I tre ragazzi

imboccarono l'autostrada subito dopo il Frejus e

viaggiarono a velocità sostenuta per tutta la notte.

La formazione era di nuovo quella originaria:

Roberto alla guida, Sandro di fianco e Giorgio sul sedile

dietro. I tre ragazzi si sentivano piuttosto stanchi, ma per

il momento nessuno aveva sonno. Gli eventi degli ultimi

giorni turbinavano ancora nelle loro menti, eppure


174 GIORNI A RITROSO

nessuno trovava le parole per esprimere un qualche

commento.

Il silenzio regnò così nell’auto per oltre due ore.

Arrivati in prossimità di Lione, fu la più ovvia delle

domande a turbare l'atmosfera.

- Ragazzi... ma avete deciso di non mangiare,

stasera? - domandò Giorgio.

La sua voce sovrastò di parecchi decibel la musica

soft che si diffondeva dallo stereo dell'auto di Roberto.

Roberto e Sandro si girarono contemporaneamente verso

l'amico e sorrisero.

- Sai che hai ragione? Al prossimo autogrill prometto

che mi fermo - disse Roberto.

- Ma che ora si è fatta? - domandò stiracchiandosi

Sandro. - Ah, ecco... sono quasi le quattro... In pratica

faremo colazione, più che cena.

- E' stata un'esperienza che definerei notevole, vero,

ragazzi? - sottolineò poi Giorgio. - Sbaglio, o sono ore che

pensiamo tutti alla stessa cosa?

Roberto cominciò a mormorare qualcosa, poi alzò la

voce e disse: - Già... stavo pensando a tutto quello che

abbiamo fatto, che abbiamo detto... In particolare, mi è

venuto in mente un altro particolare riguardante la

signora dell'albergo...

Si fece esitante. - Voglio dire, ma potrei anche essere

stato condizionato da quello che è accaduto, che mi

sembra di ricordare che la signora che accolse me e

Sandro nell'85 si comportava come se ci conoscesse già... -

Si volse poi verso Sandro: - Tu che ne dici?

Sandro non si mostrò molto convinto di questa

possibilità. - Però... qua sei tu quello che ha i ricordi più

affidabili, per cui mi rimetto a te.

Mentre rimuginava su questa idea, Roberto scorse

un autogrill e poco dopo accostò la macchina. Quel

pensiero gli rimase in mente per tutta la vacanza.


GIORNI A RITROSO 175

Nella prima mattinata i tre riuscirono finalmente ad

entrare nell'albergo. Il pensiero di doversi giustificare

davanti alle tre ragazze era stato accantonato da tutti,

perfino da Giorgio, in confronto alla incredibile avventura

di cui erano stati protagonisti. Ma ora si prospettava nella

sua complessità.

Loro avevano sperato di arrivare in albergo

comunque prima delle ragazze, almeno per salvare

l'apparenza: per il resto, ciascuno in cuor suo stava

elaborando una scusa accettabile.

Il fato aveva comunque deciso di dar loro una mano,

perché effettivamente Roberto, Sandro e Giorgio ebbero il

tempo di sistemarsi e rinfrescarsi, prima che arrivasse in

camera una telefonata: era Federica!

A rispondere al telefono era stato Giorgio, perché

conosceva meglio il francese ed era quindi in grado di

comprendere il personaggio dell'albergo che chiamava la

camera per passare la telefonata. Poi, resosi conto che si

trattava della ragazza dell'amico, l'aveva salutata

allegramente come al solito ed aveva cercato di mostrarsi

il più naturale possibile.

Sentendo chi c'era dall'altra parte della cornetta,

Roberto rabbrividì e divenne molto irrequieto. Ebbe solo

pochi istanti per scegliere, tra le miriadi di scuse

formulate mentalmente durante il viaggio, quella più

adatta... oppure, in ultima istanza, avrebbe potuto

raccontare la verità, ma non poteva... non al telefono,

almeno.

Ma il fato gli venne di nuovo incontro. Dopo i

calorosi saluti, Federica gli disse: - Sai, abbiamo capito

perché non riuscivamo a contattarvi in albergo... Hanno

cambiato numero di telefono e di fax durante le feste, e

così... Adesso, qui in stazione siamo riuscite ad avere il


176 GIORNI A RITROSO

numero nuovo: che ne dite di venirci a prendere, qui alla

Gare de Lyon?

Roberto sorrise della insperata fortuna. - Ah, non

immaginavamo che andassero a cambiare numero proprio

adesso… Ma guarda: e noi non ci abbiamo proprio fatto

caso. Mi dispiace che vi siate preoccupate per noi... in

effetti anche noi siamo stati davvero degli idioti a non

chiamarvi... Solo che... ci abbiamo messo più del dovuto ad

arrivare e poi abbiamo passato le giornate a parlare di

noi... Davvero. Scusami, Fede...

- No, non ti preoccupare, c'è stata solo Laura che ha

fatto un po' di casino... - Si udì un urlo nella cornetta, e la

voce di Federica si allontanò per un attimo. Poi riprese: -

Ecco, è qui che ricomincia con la storia di Sandro e di

Beaulard... è davvero pesante, quando ci si mette.

Roberto sorrise, girandosi verso Sandro. - Allora, vi

aspettiamo... Sbrigatevi... - continuò Federica. E subito

dopo aggiunse, in tono più basso, “non vedo l'ora di

rivederti”.

Roberto le rispose la cosa più sincera che gli passò

per la mente, ossia “anch'io... non immagini quanto...”, e

subito si rese conto che una frase come quella poteva

innescare tutta una serie di domande che, per il momento,

egli avrebbe preferito evitare. La felicità di aver risentito

la sua ragazza gli fece comunque passare presto questa

apprensione.

Nel giro di tre quarti d'ora Roberto e Sandro

andarono e tornarono dalla stazione e così anche le

ragazze poterono finalmente sistemarsi nell'albergo.

Nei quattro giorni che seguirono, l'armonia regnò

saldamente tra i sei personaggi.

Il raffreddore di Sandro durò ancora un paio di

giorni, poi passò. Parve che inizialmente ne fosse stata

contagiata Laura, ma fu solo un'impressione.


GIORNI A RITROSO 177

Il tempo non fu molto clemente e nevicò spesso,

mentre la temperatura rimase perennemente intorno agli

zero gradi. I sei amici passarono buona parte del tempo

nel residence e, per quanto le strade di Parigi fossero

molto ricche di atmosfera, passeggiare era piuttosto

critico.

In particolare, per la notte di Capodanno, decisero di

incominciare con il cenone organizzato dall’albergo;

arrivarono fino al brindisi e poi Roberto lanciò l’idea di

andare a farsi un giro fuori: anche se l’albergo non era

proprio in centro, una camminata in mezzo alla gente che

festeggiava sarebbe stata sicuramente piacevole. E così

fecero, anche se dopo poco più di due ore le ragazze

cominciarono a far presente che il freddo stava diventando

insopportabile: i ragazzi furono d’accordo e presto tutti

tornarono in camera.

Ancora qualche giorno… e la vacanza giunse al

termine. Nel tardo pomeriggio di lunedì, Sandro e Laura

decisero che sarebbero stati loro la coppia che tornava in

treno, lasciando dunque Giorgio e la sua ragazza andare a

casa in macchina con Roberto e Federica.

* * *

Il timore di perdere Federica aveva reso Roberto

anche più affettuoso del solito, e questo era stato molto

apprezzato dalla ragazza. Accompagnandola a casa, dopo

che insieme avevano portato Giorgio ed Emanuela, egli si

rese conto che per la prima volta non avrebbe dormito con

lei, da quando era tornato dal... 1984. I due si fermarono

così un bel po' a parlare, abbracciati nella tiepida auto. La

vacanza era andata bene, tra loro ma soprattutto tra

Sandro e Laura, che non avevano litigato nemmeno una

volta.


178 GIORNI A RITROSO

Roberto aveva evitato il più possibile l'argomento

che riguardava i primi due giorni del loro viaggio,

sperando che Federica evitasse di chiedergli dettagli e che

lei apprezzasse le sue attenzioni.

Quando infatti aveva scoperto che nessuno si era

preoccupato per le loro mancate telefonate per una precisa

scelta di Laura, aveva lodato la forza di volontà delle

ragazze e aveva ringraziato la sorte che aveva

salvaguardato la loro “missione” in questo modo.

Aveva poi sperato che Federica non accostasse tutti

quei piccoli particolari: i loro racconti piuttosto vaghi sui

primi due giorni, il comportamento mutato di Sandro,

certe battute che i tre si erano scambiati con molta

circospezione.

Lei in realtà aveva notato parecchie cose curiose e

strane nel comportamento dei tre ragazzi. Ma visto che

Roberto si sentiva convinto delle spiegazioni che aveva

dato, Federica aveva preferito non chiedere altro: prese

per buoni i risvolti positivi di questi mutamenti. “Un

giorno”, pensava, “mi racconterà tutto, come sempre”. Non

poteva nemmeno immaginare che cosa avrebbe voluto

raccontarle Roberto.

* * *

C'era ovviamente anche un'altra persona che

Roberto desiderava vedere, da quando era tornato dal

passato. Voleva rivedere Rossella e la differenza era che

con lei avrebbe potuto parlare di quella ormai antica

serata a Beaulard.

“Se va come credo io e se ho capito qualcosa di

questo viaggio nel tempo”, pensava, “lei dovrebbe

ricordarsi di essere venuta su da noi dopo aver trovato il

biglietto e della discussione con noi tre che ad un certo


GIORNI A RITROSO 179

punto l'abbiamo sconvolta dicendole che provenivamo dal

futuro... Un po' come la padrona dell'albergo... Tuttavia,

questi fatti potrebbero anche appartenere ad un'altra

realtà...” Ma c’era qualcosa che gli sfuggiva…

Fece passare qualche giorno e poi decise di

telefonare a Rossella. Non sapendo che cosa lei avesse

fatto esattamente in quelle vacanze, aveva deciso di

aspettare almeno fino al sette o all'otto di gennaio. Si

sentiva, inoltre, piuttosto imbarazzato, come se stesse per

telefonare ad una persona che conosceva appena e non

alla sua più cara amica.

Ma la telefonata fu decisamente cordiale, proprio

come sperava.

- Ciao, Robi! Allora, siete tornati, finalmente?

- Eh, sì... siamo di nuovo qua. Ma guarda che è già

quasi una settimana che siamo a Torino... E tu... anche tu

non ti sei fatta sentire... che cosa hai fatto di bello?

- Sono andata in montagna, dal 31 al 3, in

Trentino... con una mia amica e una parte della sua

compagnia... Ci siamo divertiti tantissimo: c'era chi

sciava, chi ballava... veramente un bel gruppo. Non mi

hanno fatto rimpiangere per niente la gita a Parigi... bè,

quasi per niente...

- Ah, ecco... - intervenne, con tono scherzosamente

seccato, Roberto.

- Tanto, come avrai notato... non sarei potuta venire

con te in ogni caso...

Roberto non si aspettava subito un riferimento a

quella storia. Rimase un attimo bloccato, poi rispose alla

sua amica. - A-allora è andata veramente così... quella

sera... nove anni fa tu mi hai visto su a Beaulard e poi...

Ripensò a quel momento. Rossella fece per

riprendere a parlare, quando Roberto realizzò il pensiero

che prima, inspiegabilmente, gli era sfuggito. Per lui era

passata una sola settimana, ma per lei, nell'esistenza


180 GIORNI A RITROSO

lineare, erano passati quasi dieci anni... E quindi, a lei era

realmente accaduto che, all'età di sedici anni, aveva

incontrato il suo amico più grande di diversi anni e che

proveniva dal futuro... Perfino la mente mnemonica di

Roberto cominciò a dare segni di incertezza.

- Ma tu, dunque... l'hai sempre saputo... che un

giorno sarei partito per una gita e ti avrei incontrata nel

passato... e non mi hai mai detto niente?

Rossella stava per iniziare una serie di

considerazioni su quella vicenda, ma quando vide che

Roberto sembrava adirarsi per essere stato tenuto

all'oscuro, gli rispose con fermezza: - Niente? Scusa, ma

mi sento un po' sminuita. Mi hai sempre detto che sono la

tua amica più cara... credevo di valere un po' più di niente.

Quello che successe quel giorno fu per me un'esperienza

incredibile... non so se mi puoi capire. Tre ragazzi, tra cui

uno con il quale iniziavo ad avere un fantastico rapporto

di amicizia venivano da me... per raccontarmi qualcosa di

incredibile, in pratica per chiedere aiuto a una ragazza di

solo sedici anni. E quando poi mi annunciasti che entro

pochi mesi saremmo diventati dei grandissimi amici, io mi

sentii al settimo cielo. Mi avete dato la possibilità di

sentirmi davvero importante... quello che mi raccontasti a

proposito della vostra amicizia e di come vi eravate

confrontati in tante circostanze, non ultima quella nella

quale fui coinvolta anch’io, aveva un grande valore, e io ho

cercato di ricambiarvi in tutti questi anni.

Rossella fece una pausa. - Ma se vuoi dire che non ti

ho mai messo al corrente di quello che ti aspettava... bè,

converrai con me che proprio non potevo. Eravate stati voi

a mettermi in guardia da queste cose.

Roberto rimase ad ascoltare il racconto della sua

amica. Andava tutto benone e si sentiva davvero felice di

avere un'amica come lei. Eppure alcune cose gli

sembravano tuttora oscure.


GIORNI A RITROSO 181

- Io... io credo di doverti davvero molto, Rossella...

- Non ti preoccupare, Robi, anche tu mi sei stato

molto vicino quando le cose non sono andate bene...

- Sì, sì... certo... - rispose lui, ma non aveva per

niente le idee chiare. Un pensiero solo riuscì a sollevarsi

da quel turbinio che al momento aveva luogo nella testa

di Roberto. - Io vorrei solo capire se effettivamente quello

che per me è successo la settimana scorsa tu te lo ricordi

come un evento del 1984... voglio dire, sei sicura che non

sia un ricordo che ti è stato... come potrei dire... innestato

in un secondo… tempo… da una specie di viaggiatore...

- Non sono sicura di comprendere quello che stai

cercando di dire, Robi... - lo interruppe Rossella. - Io so

solo che mi ricordo bene che tu e i tuoi amici mi

raccontaste di provenire dal futuro, questo sì... ma questo

è successo nove anni fa. Ed eravate esattamente come

siete adesso, come vi ho visti nell'autunno scorso, prima di

Natale. E soprattutto, tutti i miei ricordi di questi anni

sono coerenti con quello che io ho pensato da allora fino a

oggi, fino a poco prima che tu partissi, dieci giorni fa.

Roberto non andò oltre. Lì per lì gli sembrò un altro

di quegli scherzetti causati dal tempo, il suo vecchio

nemico. In questo caso, comunque, era servito a rifondare

le basi della sua amicizia con Sandro, e quindi non c'era

bisogno di indagare oltre.

Qualsiasi altra cosa fosse stata alterata, nella sua

vita, da altri viaggiatori nel tempo, andava bene così: i

suoi migliori amici e Federica erano al loro posto e questo

gli dava immensa felicità.


GIORNI A RITROSO 183


GIORNI A RITROSO 185

Appendice

La sensazione che si prova nell'inventare un

racconto è eccezionale: si inventano fatti, si crea un mondo

che è esclusivamente nostro frutto. E poi, c'è la stranezza

di parlare di se stessi con un altro nome.

G.Dar 01/07/1991

Alla ragazza che con le sue frasi mi ha convinto a

continuare a scrivere questo ed altri racconti. A Federica

C.

G.Dar 22/1/1995

Il libro è effettivamente un frutto della mia

fantasia... ma ha attinto pesantemente dal mio mondo!

I fatti narrati in questo racconto sono basati sui

rapporti tra me ed alcuni miei amici nel corso di dieci anni

di vita. In particolare vorrei ricordare Marco P. e Davide

D. tra il 1990 e il 1991, e le nostre rispettive ragazze in

quegli anni.

Per le idee sul lavoro, sulla vita e “tutto quanto”, il

riferimento è invece agli anni successivi, tra il 1992 e il

1995.

Quasi tutte le teorie sul tempo e le spiegazioni sugli

eventi traggono spunto da “Star Trek”, così come molti

modi di dire dei protagonisti. Ci sono anche spunti da

“Ritorno al futuro”.

G.Dar, 28/6/1995

Ad un certo punto ho un po' perso di vista il senso

“filosofico” del racconto... e mi sono dedicato con più

decisione alla cura delle descrizioni, delle situazioni, dei

dialoghi.


186 GIORNI A RITROSO

Un altra cosa che mi è sembrata difficile è stato il

descrivere le sensazioni, le abitudini dei personaggi

femminili.

A Daniela “Federica” T., che quando cominciai a

scrivere questo racconto pensavo sarebbe stata l'ultima

persona a cui l'avrei dedicato... e invece l'ho fatta

diventare la piccola eroina di questa storia.

G.Dar, 15/11/1995


GIORNI A RITROSO 187

Indice

Prefazione 5

Capitolo 1 7

Capitolo 2 15

Capitolo 3 29

Capitolo 4 41

Capitolo 5 47

Capitolo 6 63

Capitolo 7 73

Capitolo 8 85

Capitolo 9 111

Capitolo 10 129

Capitolo 11 135

Capitolo 12 147

Capitolo 13 159

Capitolo 14 169

Appendice 173


188 GIORNI A RITROSO

GIORNI A RITROSO (Backward stories)

di Dario Greggio

L'autore è

nato a Torino il 5

Marzo 1967.

Dopo aver

conseguito la

maturità

scientifica nel

1985, ha

frequentato per

circa due anni la

facoltà di

ingegneria

elettronica:

successivamente è entrato nel mondo del lavoro, presso

una grande azienda. Ora si occupa di elettronica e

software per computer.

Ha scritto un racconto autobiografico, Ricordo di due

sogni (A two dreams tale, 1987), e altri due racconti che

spiccano per i forti sentimenti narrati: Le cose in comune

(Things we share, 1995) e Breccia nel destino (Timewreck,

1999).

Nella sua produzione abbiamo poi una “collana” di

brevi racconti umoristici: Tre uomini e un down (1988),

Frankie goes to Leningrad (1990), Installazione fatale

(1991) e Installazione fatale 33 1/3 (1994), Alicja e la

lunga strada della Polonia (1994), Mai dire Deux Alpes

(1995), Un portinaio a Beverly Hills (1995), Star Trek:

Tempo Sprecato (1997), 13 gatti neri (1999), 10 piccoli

imprenditori (2001). Segnaliamo anche In viaggio con

Papà (1990, incompleto) e Mai ribadire Deux Alpes (1998),

attualmente in lavorazione.


GIORNI A RITROSO 189

Di ispirazione fantascientifica troviamo inoltre La

sfera di bit (1991).

Attualmente vive e lavora a Torino.


190 GIORNI A RITROSO

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