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Supplemento 04_00.pdf

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45% rt. - comma 2, A 20/b, Legge 662/96 Fil. - Roma - Suppleme nto al n. 17 del tobre 3 2000 ot di Ambie nte&Sicurezza

PIROLA

PIROLA

Quindicinale di documentazione giuridica, pratica professionale e tecnica

RUMORE

E VIBRAZIONI

n. 4 / 2000


AMBIENTE & SICUREZZA Primo piano

Il Sole - 24 Ore Pirola

I supplementi di

RUMORE

E VIBRAZIONI

DOCUMENTI

Linee guida per la valutazione del rischio rumore

negli ambienti di lavoro

Linee guida per la valutazione del rischio da vibrazioni

negli ambienti di lavoro

A cura di

Testo a pagina 10

Testo a pagina 56

ISTITUTO SUPERIORE PER LA PREVENZIONE

E LA SICUREZZA DEL LAVORO

n. 4/2000 3

PRIMO PIANO


Sommario AMBIENTE & SICUREZZA

SOMMARIO

Sommario

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Sede legale: Via Paolo Lomazzo 52 - 20154 Milano.

APPROFONDIMENTI

ARTICOLI

• Le linee guida dell’ISPESL per la valutazione del rischio rumore

negli ambienti di lavoro

di Vincenzo Laurendi e Omar Nicolini ............................................................. pag. 5

• Le linee guida dell’ISPESL per la valutazione del rischio

da vibrazioni negli ambienti di lavoro

di Pietro Nataletti e Iole Pinto .......................................................................... ” 8

PRASSI

Il Sole - 24 Ore Pirola

• Linee guida per la valutazione del rischio rumore......................................... pag. 10

• Linee guida per la valutazione del rischio da vibrazioni................................ ” 56

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4 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Commento

Le linee guida dell’ISPESL per la valutazione

del rischio rumore negli ambienti di lavoro

di Vincenzo Laurendi, Dipartimento Tecnologie di Sicurezza, Centro Ricerche ISPESL

di Monte Porzio Catone (Roma) e Omar Nicolini, AUSL Modena, Dipartimento di Prevenzione

Il rischio rumore è, da molti anni,

all’origine della malattia professionale

prevalente; dai dati

INAIL si evince che l’ipoacusia

rappresenta, all’attualità, circa la

metà dei casi di tutte le malattie

professionali denunciate nel ramo

industria (figura 1).

È comunque da evidenziare che,

considerando l’andamento dei casi

di ipoacusia denunciati negli anni

che vanno dal 1995 al 1999, si è

avuto un significativo ridimensionamento

del fenomeno, passando dai

10.775 casi definiti del 1995 agli

attuali 2813 (figura 2). Una delle

ragioni che hanno influito in questo

senso è, senz’altro, l’emanazione

del D.Lgs. 277/1991 di recepimento

della direttiva 86/188/CEE e i conseguenti

provvedimenti di attuazione

di altre norme prevenzionistiche.

Tra queste è da ricordare il

D.Lgs. 626/1994 di recepimento di

direttive comunitarie inerenti il miglioramento

della sicurezza e della

salute dei lavoratori sul luogo di

lavoro.

Questi nuovi decreti hanno mutato

la metodologia di intervento,

definendo nuovi adempimenti per

il datore di lavoro, per i dirigenti

preposti (valutazione dei rischi, elaborazione

del documento sulla sicurezza,

formazione e informazione,

ecc.) e per i singoli lavoratori (uso

delle attrezzature, dei DPI, ecc.).

È importante sottolineare la

stretta connessione tra D.Lgs.

626/1994 (norma generale di riferimento

per la sicurezza sul lavoro) e

D.Lgs. 277/1991 (norma specifica

integrativa sul rischio rumore), perché

è dalla lettura integrata dei due

provvedimenti che si coglie appieno

il senso della valutazione del

L’ISPESL ha costituito un gruppo di lavoro con il compito

di definire procedure standardizzate per la valutazione del

rischio rumore e di fornire criteri di lettura e di applicazione

coordinati e omogenei sul territorio nazionale dei contenuti

formali e tecnici del D.Lgs. 277/1991. Da questa analisi

sono scaturite le linee guida per la valutazione del rischio

rumore negli ambienti di lavoro che si rivolgono alle imprese

e ai tecnici competenti.

rischio e del suo obiettivo primario

di identificare e attuare le misure

tecniche, organizzative e procedurali

che, ancor prima dei protocolli di

prevenzione e protezione esplicitamente

previsti, permettono un reale

contenimento dei livelli di rischio.

Sotto questo aspetto, però, l’analisi

dei rapporti di valutazione disponibili

presso le aziende non risulta

particolarmente soddisfacente e neppure

si percepisce una tendenza al

miglioramento della situazione.

Di fatto, la nuova impostazione

comunitaria di un rapporto uomomacchina-ambiente,

fondato sui

principi di autotutela del lavoratore

e della prevenzione soggettiva, impone

un livello di conoscenze corrette

e tempestive per la valutazione

dei rischi connessi con il processo

produttivo. Le metodologie di

valutazione e gli interventi programmatici

non sono compiutamente

definiti, ma generalmente riflettono

le condizioni vigenti all’interno

dell’azienda impedendo la possibilità

di recepire criticamente e in maniera

oggettivamente valida le disposizioni

comunitarie per la prevenzione

dei rischi.

Stanti questi presupposti, l’ISPE-

SL ha costituito un gruppo di lavoro,

formato da propri ricercatori e

funzionari, esperti delle Regioni

(ASL e ARPA), delle Università e

dell’INAIL, con il compito di definire

procedure standardizzate per

la valutazione del rischio rumore e

di fornire criteri di lettura e di applicazione

coordinati e omogenei sul

territorio nazionale dei contenuti

formali e tecnici dell’attuale legislazione

in materia.

Questa normativa, infatti, si presenta,

per molti aspetti, fortemente

innovativa, ma di evidente complessità

per tutti i soggetti interessati,

dai destinatari diretti dell’attuazione

della legge (datore di lavoro,

medico competente, tecnici, lavoratori,

ecc.) ai titolari delle funzioni

di vigilanza e controllo.

La realizzazione di quanto sopra,

inserendosi a pieno titolo nel

programma di lavoro dell’ISPESL

per la valutazione e la bonifica delle

emissioni fisiche nei luoghi di

lavoro, ha rappresentato un momento

di studio e di confronto fra le

principali figure interessate alle attività

di prevenzione, di controllo e

di ricerca. La linea guida, seguendo

una filosofia che vuole privilegiare

un approccio iniziale conoscitivo e

chiarificatore sui contenuti del decreto

e uno successivo di approfondimento

tecnico, consta di due parti

distinte che, tuttavia, si congiungono

strettamente nello stesso inter-

n. 4/2000 5

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Commento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

vento finalizzato a produrre un cambiamento

sia a livello delle singole

imprese oggetto dell’intervento, sia

a livello dei tecnici competenti.

In questo senso, la prima parte

affronta i principali contenuti del

decreto e fornisce utili informazioni

e chiarimenti sull’esposizione al

rumore, sui sistemi di valutazione

del rischio, sul rapporto di valutazione,

sulle azioni conseguenti la

valutazione e sulle metodiche di

controllo e gestione del rischio. In

questa fase, particolare attenzione è

stata posta a quelli che sono i criteri

necessari per garantire alti livelli

di sicurezza e sulle azioni necessarie

per il mantenimento di questi

livelli nel tempo.

La seconda parte presenta, invece,

una serie di allegati di notevole

interesse dal punto di vista

procedurale sia per il datore di

lavoro che per il tecnico competente.

In questa appendice, oltre

a una serie di indicazioni utili

per verificare la presenza di rischio

rilevante all’interno di

un’attività lavorativa, sono compiutamente

illustrate le metodologie

di valutazione e riportati i

corrispondenti rapporti tecnici

previsti dal decreto. n

Incidenza delle principali malattie professionali nel quinquennio 1995–1999

Non tabellate [15%]

Altre [9%]

Asma

alveoliti [2%]

mp da vibrazioni

[3%]

Tumori da amianto

[4%]

Asbestosi [8%]

Silicosi [4%]

mp cutanee [5%]

FIGURA 1

Ipoacusie [50%]

6 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Commento

Andamento dei casi di ipoacusia definiti nel quinquennio 1995-1999

12.000

10.000

8.000

6.000

4.000

2.000

0

10.775

9.734

8.061

5.732

2.813

1995 1996 1997 1998 1999

FIGURA 2

n. 4/2000 7

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Commento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

Le linee guida dell’ISPESL per la valutazione

del rischio da vibrazioni negli ambienti di lavoro

di Pietro Nataletti, Dipartimento Igiene del Lavoro, Centro Ricerche ISPESL

di Monte Porzio Catone (Roma) e Iole Pinto, Dipartimento di Prevenzione, AUSL 7 di Siena

Ènoto che l’esposizione

umana a vibrazioni meccaniche

può rappresentare

un fattore di rischio rilevante

per i lavoratori esposti.

L’angiopatia e l’osteoartropatia

da vibranti sono riconosciute

come malattie professionali

dalla Commissione

dell’Unione Europea (90/

326/EEC, Annex I, voci

505.01 e 505.02) e dalla legislazione

del nostro paese

(D.P.R. 336/1994: (i) voce 52

della tabella delle malattie

professionali nell’industria;

(ii) voce 27 della tabella delle

malattie professionali nell’agricoltura,

limitatamente alle

lavorazioni forestali con

uso di motoseghe portatili).

Le sole osteoangioneurosi

da vibranti costituiscono, nel

nostro paese, la quinta causa

di malattia professionale indennizzata

dall’INAIL.

Tuttavia, in Italia non esistono

ancora disposizioni normative

specifiche, in materia

di rischio da esposizione a vibrazioni,

che definiscano una

politica generale di prevenzione

in termini di misure tecniche,

organizzative e procedurali

tese alla tutela dei lavoratori

esposti a vibrazioni, analogamente

a quanto prevede

il D.Lgs. 277/1991 in relazione

all’esposizione lavorativa

al rumore.

D’altra parte, l’obbligo di

valutare il rischio e di attuare

In Italia non esistono ancora disposizioni normative

specifiche in materia di rischio da esposizione a

vibrazioni. Nel tentativo di colmare questa lacuna,

l'ISPESL ha attivato uno specifico gruppo di lavoro

nazionale, cui ha affidato l'incarico prioritario di elaborare

linee guida per la valutazione del rischio da

esposizione a vibrazioni, la redazione dei rapporti di

valutazione e la gestione degli adempimenti conseguenti.

le appropriate misure di prevenzione,

protezione e sorveglianza

sanitaria, stabilito in

generale per tutti i fattori di

rischio dal D.Lgs. 626/1994,

vale anche per l’esposizione

professionale alle vibrazioni.

Va ricordato, in proposito,

che per questo agente di rischio

è ancora in vigore l’articolo

24 del D.P.R. 303/1956,

«Rumori e scuotimenti» che

recita: «Nelle lavorazioni che

producono scuotimenti, vibrazioni

o rumori dannosi ai lavoratori,

devono adottarsi i

provvedimenti consigliati dalla

tecnica per diminuirne l’intensità».

A livello europeo, è stata

pubblicata nel 1993, sulla Gazzetta

Ufficiale della Comunità

Europea, una «Proposta di Direttiva

del Consiglio sulle norme

minime di sicurezza e salute

relative all’esposizione dei

lavoratori ai rischi derivanti

dagli agenti fisici» n. 93/C77/

02, successivamente modifica-

ta dalla proposta di direttiva

n. 94/C230/03.

Questa proposta riguarda

l’esposizione professionale a

una serie di agenti fisici, tra

cui le vibrazioni meccaniche

trasmesse al sistema manobraccio

e al corpo intero, e si

inquadra nell’ambito delle direttive

sociali emesse in applicazione

della direttiva quadro

sui luoghi di lavoro

89/391/CEE.

Allo stato attuale, è in corso

di preparazione una nuova

versione della direttiva e non

è possibile prevederne la data

di pubblicazione sulle Gazzetta

Ufficiale delle Comunità

Europee.

Va comunque tenuto presente

che essa è stata già in parte

recepita dal D.P.R. 459/1996

“Direttiva Macchine” (recepimento

della direttiva comunitaria

89/392/ CEE) che adotta,

per le vibrazioni trasmesse al

corpo intero e al sistema mano-braccio,

gli stessi livelli di

8 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Commento

azione assunti dalla proposta

di direttiva sugli agenti fisici

93/C77/02, pari, rispettivamente,

a 0,5 m/s 2 e a 2,5 m/s 2 .

In mancanza di riferimenti

di legge specifici, ai fini della

valutazione del rischio, è necessario

ricorrere alle norme

di buona tecnica.

Il principale riferimento per

la misurazione e la valutazione

del rischio di esposizione

professionale alle vibrazioni

al sistema mano-braccio è costituito

dallo standard ISO

5349: 1986 (attualmente in fase

di revisione), che è anche

norma europea sperimentale

ENV 25349: 1992.

Per quanto riguarda le vibrazioni

al corpo intero, il riferimento

tecnico per la misurazione

e la valutazione del rischio

di esposizione professionale

è costituito dallo standard

ISO 2631-1: 1997.

Nel tentativo di colmare

l’attuale carenza di criteri valutativi

ai fini della prevenzione

del rischio da esposizione

a vibrazioni, un rischio che

determina il 4-5% delle malattie

professionali indennizzate

dall’INAIL, e in ottemperan-

za a uno dei propri scopi istituzionali,

l’ISPESL ha attivato

uno specifico gruppo di lavoro

nazionale, cui ha affidato

l’incarico prioritario di elaborare

linee guida per la valutazione

del rischio da esposizione

a vibrazioni, la redazione

dei rapporti di valutazione

e la gestione degli adempimenti

conseguenti.

Del gruppo di lavoro fanno

parte ricercatori e funzionari

dell’ISPESL, delle Regioni

(appartenenti ad ASL e AR-

PA), dell’INAIL e di Università

ed enti di ricerca.

L’obiettivo di queste linee

guida è quello di fornire uno

schema di riferimento comune

per gli organi di vigilanza e

per le aziende e i loro consulenti,

che aiuti tutti gli attori

in gioco a individuare gli

adempimenti attualmente fissati

dalla legge relativamente al

rischio vibrazioni, tenendo anche

conto del dibattito tecnico

e scientifico che si è sviluppato

sull’argomento nell’ultimo

periodo.

Le linee guida si compongono

di due parti.

Un articolato generale sud-

Le linee guida

diviso in due sezioni: vibrazioni

trasmesse al sistema manobraccio

e vibrazioni trasmesse

al corpo intero, ispirato alla

massima semplicità e chiarezza

di contenuti, riguardante la

problematica della valutazione

del rischio e la gestione

degli adempimenti conseguenti,

sulla base delle attuali normative

di legge e di buona tecnica

e delle esperienze consolidate

sul territorio.

Un’appendice, contenente

una serie di allegati tecnici,

riguardanti argomenti sui quali,

per giudizio concorde dei

componenti del gruppo di lavoro,

c’era la necessità di un approfondimento

tecnico e metodologico.

Di particolare rilievo e utilità,

tra gli allegati, sono le banche

dati dei livelli di esposizione

alle vibrazioni mano-braccio

e corpo intero rilevati sul

campo su un gran numero di

attrezzi e macchine, frutto di

anni di rilevazioni effettuate

dai componenti del gruppo di

lavoro e dagli operatori della

prevenzione che hanno voluto

mettere a disposizione i propri

dati. n

Entrambe le linee guida sono disponibili per la consultazione sul sito internet dell’ISPESL www.

ispesl.it. Esse saranno tenute aggiornate dai due gruppi di lavoro ogni qual volta l’evoluzione

tecnica e normativa lo richiederà. Si consiglia, quindi, di fare riferimento a questa versione delle

linee guida per la valutazione del rischio e la gestione degli adempimenti conseguenti.

In particolare, per le vibrazioni è previsto un primo aggiornamento non appena sarà emanata, da

parte dell’Unione Europea, la specifica direttiva sull’esposizione professionale alle vibrazioni,

attualmente in fase di avanzata definizione.

n. 4/2000 9

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA

Il Sole - 24 Ore Pirola

LINEE GUIDA

PER LA VALUTAZIONE DEL RISCHIO

RUMORE NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

1 PREMESSA pag. 11

1.1 Campo di applicazione

del D.Lgs. 277/91

2 L’esposizione a rumore: generalità pag. 11

2.1 Effetti del rumore

2.2 Riferimenti normativi

2.3 Definizioni e parametri

2.3.1 Livello di pressione e di potenza sonora

2.3.2 Livello sonoro continuo equivalente

2.3.3 Livello di picco

2.3.4 Principio dell’eguale energia

2.3.5 Spettro sonoro, bande di frequenza

3 Valutazione del rumore pag. 17

3.1 Valutazione senza misurazioni

3.2 Valutazione con misurazioni

3.2.1 Personale competente

3.2.2 Strumentazione per le misurazioni

del rumore

3.2.3 Utilizzo del L EP,d e del L EP,w

3.2.4 Lavoratori stagionali e a tempo

determinato, lavoro temporaneo

3.2.5 Lavoratori che operano sovente

all’esterno della propria azienda

3.2.6 Cantieri temporanei o mobili

3.2.7 Relazione tecnica

4 Rapporto di valutazione pag. 20

4.1 Rapporto di valutazione

se non si superano gli 80 dB(A) di L ep

SOMMARIO

4.2 Rapporto di valutazione

se si superano gli 80 dB(A) di L ep

4.3 Ripetizione della valutazione

4.4 Consultazione

5 Azioni conseguenti la valutazione pag. 22

5.1 Misure tecniche,

organizzative e procedurali

5.2 Segnalazione, perimetrazione

e limitazione d’accesso dei luoghi

a forte rischio

5.3 Comunicazione ex art. 45

5.4 Dispositivi di protezione

individuali dell’udito

5.4.1 Selezione, uso, cura e manutenzione

di un otoprotettore

5.4.2 Metodi di calcolo della protezione

fornita dall’otoprotettore

5.5 Controlli sanitari preventivi

e periodici

5.5.1 Giudizio di idoneità specifica al lavoro

e misure per singoli lavoratori

5.5.2 Controllo sanitario per lavoratori

esposti tra 80 e 85 dB(A)

5.6 Registro degli esposti ex art. 49

5.7 Informazione e formazione

5.8 Nuove macchine: progettazione,

costruzione e acquisto

5.9 Nuovi insediamenti produttivi

5.10 Lavoro minorile

6 Lista di controllo pag. 30

ALLEGATI

Allegato 1 Elenchi di attività e mansioni con L EP normalmente minore di 80 dB(A) pag. 32

Allegato 2 Guida alla valutazione delle incertezze di misura pag. 36

Allegato 3 Schema della Relazione tecnica sull’esposizione a rumore ex D.Lgs. 277/91 pag. 40

Allegato 4 Rapporto di Valutazione in aziende senza addetti esposti a L EP >80 dB(A) pag. 43

Allegato 5 Rapporto di Valutazione in aziende con addetti esposti a L EP >80 dB(A) pag. 45

Allegato 6 Modello per la Comunicazione ex art. 45 D.Lgs. 277/91 pag. 46

Allegato 7 Descrizione dei metodi per la scelta dei DPI uditivi pag. 47

Allegato 8 Bibliografia pag. 54

10 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

1. PREMESSA

L’emanazione del D.Lgs. 277/91 in recepimento della direttiva 86/188/CEE ha avuto un forte impatto sulle aziende

in quanto la legislazione precedente era basata su obblighi generici che più difficilmente si traducevano in una

prevenzione concreta. Tuttavia, in tema di esposizione al rischio rumore sui luoghi di lavoro, il quadro legislativo

attuale discende anche dal recepimento di un’altra fondamentale direttiva comunitaria inerente il miglioramento

della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro: la 89/391/CEE recepita col D.Lgs. 626/94 e

successive modifiche.

In effetti, oggi si può convenire che il D.Lgs. 277/91 anticipava ciò che è stato attuato compiutamente solo a seguito

dell’entrata in vigore del D.Lgs. 626/94 e che, in sintesi, può essere definito come un metodo di gestione aziendale

della sicurezza maggiormente imperniato sulle procedure ed attuato mediante l’adozione di misure che, in primo

luogo, prevedono la valutazione del rischio.

È importante sottolineare la stretta connessione tra D.Lgs. 626/94 (norma generale di riferimento per la sicurezza sul

lavoro) e D.Lgs. 277/91 (norma specifica integrativa sul rischio rumore) perché è dalla lettura integrata dei due

provvedimenti che si coglie appieno il senso della valutazione del rischio e del suo obiettivo primario di identificare

e attuare le misure tecniche, organizzative e procedurali che, ancor prima dei protocolli di prevenzione e protezione

esplicitamente previsti, permettono un reale contenimento dei livelli di rischio.

Sotto questo aspetto, però, l’analisi dei rapporti di valutazione disponibili presso le aziende non risulta particolarmente

soddisfacente e neppure si percepisce una tendenza al miglioramento della situazione.

Sul versante più propriamente tecnico è il D.Lgs. 277/91 che, all’art. 40 e nell’Allegato VI , stabilisce le modalità

esecutive ed i requisiti della valutazione del rischio e del Rapporto di Valutazione.

Anche sotto questo aspetto, tuttavia, il livello qualitativo dei rapporti di valutazione del rischio risulta fortemente

deficitario in modo sostanzialmente omogeneo su tutto il territorio nazionale.

Nel tentativo di colmare queste carenze a proposito di un rischio che determina oltre il 50% delle malattie

professionali indennizzate dall’INAIL ed in ottemperanza ad uno dei propri scopi istituzionali, l’ISPESL ha attivato

uno specifico Gruppo di Lavoro e, in primo luogo, lo ha incaricato di proporre Linee Guida per la valutazione del

rischio, la redazione dei rapporti di valutazione e la gestione degli adempimenti conseguenti.

L’obiettivo di queste note, che costituiscono il risultato del lavoro di tale Gruppo, è quello di fornire uno schema di

riferimento che orienti tutti gli addetti ai lavori ad una risposta corretta agli adempimenti fissati dalla legge

relativamente al rischio rumore, tenendo anche conto del dibattito tecnico, scientifico e legislativo che si è

sviluppato sull’argomento negli ultimi anni.

1.1 Campo di applicazione del D.Lgs. 277/91

Le disposizioni del D.Lgs. 277/91 si applicano a tutte le attività pubbliche e private nelle quali sono addetti

lavoratori subordinati o ad essi equiparati così come individuato dai commi 1 e 2 dell’art. 3 del D.P.R. 303/56: «(...)

per lavoratore subordinato si intende colui che fuori del proprio domicilio presta il proprio lavoro alle dipendenze

e sotto la direzione altrui, con o senza retribuzione, anche al solo scopo di apprendere un mestiere, un’arte od una

professione. (...) sono equiparati ai lavoratori subordinati i soci di società e di enti in genere cooperativi, anche di

fatto, che prestino la loro attività per conto delle società o degli enti stessi».

Il D.Lgs. 277/91 trova anche applicazione nei riguardi delle Forze armate o di Polizia, dei Servizi di protezione civile e

del Servizio Sanitario Nazionale per quanto concerne le sale operatorie degli ospedali (art. 1, comma 4) e anche degli

istituti di istruzione e di educazione come specificato al comma 2 dell’art.1-bis della legge 23 dicembre 1996 n. 649. È

da evidenziare che l’applicazione delle norme, relativamente alle attività sopracitate, deve avvenire tenendo conto delle

particolari esigenze connesse al servizio espletato.

Sono esclusi dall’applicazione del D.Lgs. 277/91 i lavoratori della navigazione marittima ed aerea (art. 2). Tale

esclusione non ha in ogni caso una portata più estensiva di quella prevista dall’art. 2 del D.P.R. 303/56 e pertanto

sono da ritenersi esclusi dall’applicazione del decreto solamente gli addetti alle specifiche attività svolte “a bordo”

delle navi e degli aeromobili. Restano soggette alle disposizioni del decreto tutte le altre attività “non di bordo” delle

navi e degli aeromobili.

Sullo stesso argomento è poi da evidenziare che il D.Lgs. 289/99 relativo alle prescrizioni minime di sicurezza e

salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca, al punto 17 dell’Allegato 1 prevede che siano adottate le opportune

misure affinché il livello sonoro sui luoghi di lavoro e negli alloggi sia ridotto al minimo tenuto conto della stazza

della nave.

In generale, infine, si ricorda che l’applicazione delle norme del D.Lgs. 277/91 si estende anche ai lavoratori

stagionali o assunti per brevi periodi; lavoratori che hanno i medesimi diritti di essere tutelati contro i rischi

professionali dei lavoratori occupati a tempo indeterminato.

2. L’ESPOSIZIONE A RUMORE: GENERALITÀ

2.1 Effetti del rumore

L’ipoacusia, cioè la diminuzione fino alla perdita della capacità uditiva, è il danno da rumore meglio conosciuto e

più studiato; tuttavia il rumore agisce con meccanismo complesso anche su altri organi ed apparati (apparato

cardiovascolare, endocrino, sistema nervoso centrale ed altri) mediante attivazione o inibizione di sistemi neuroregolatori

centrali o periferici.

n. 4/2000 11

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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Il rumore determina, inoltre, un effetto di mascheramento che disturba le comunicazioni verbali e la percezione di

segnali acustici di sicurezza (con un aumento di probabilità degli infortuni sul lavoro), favorisce l’insorgenza della

fatica mentale, diminuisce l’efficienza del rendimento lavorativo, provoca turbe dell’apprendimento ed interferenze

sul sonno e sul riposo.

In Italia l’ipoacusia da rumore è la patologia professionale più frequentemente denunciata. Dai dati INAIL la

malattia professionale “Ipoacusia e sordità da rumori” rappresenta circa la metà dei casi di tutte le malattie

professionali denunciate nel ramo industria.

In termini di effetti uditivi il rumore agisce sull’orecchio essenzialmente tramite l’energia acustica.

L’esposizione a rumori di elevata intensità e per lungo periodo di tempo provoca una serie di alterazioni a carico

delle strutture neuro-sensoriali dell’orecchio interno.

L’organo del Corti, nella coclea, è la sede principale in cui si realizzano i danni. Esso contiene due tipi di cellule ciliate:

quelle interne e quelle esterne (rispettivamente indicate come IHC e OHC; vedi Figura 1).

Orecchio interno-Coclea; sezione dell’Organo del Corti

FIGURA 1

Le cellule denominate IHC sono i veri e propri recettori acustici, mentre le cellule indicate come OHC agiscono

come cellule motrici aumentando la sensibilità e la discriminazione del sistema acustico.

Una gran parte dei danni acustici determinati dall’esposizione al rumore è causata da un cattivo funzionamento dei

suddetti meccanismi. L’esposizione a rumore determina un danno a livello della sinapsi fra recettore e via nervosa

afferente a livello delle IHC ed un danno alle OHC. Il danno alla sinapsi della via afferente può essere reversibile

mentre, se nelle OHC si instaura la morte cellulare, il danno diviene irreversibile. Inoltre, a livello delle sinapsi fra

IHC e via afferente, i meccanismi riparativi non possono instaurarsi se l’esposizione a rumore è continuativa. Anche

esposizioni di carattere impulsivo prolungate nel tempo possono comportare danni irreversibili.

Tali lesioni irreversibili, si manifestano con un innalzamento permanente della soglia uditiva.

Il danno da rumore si manifesta tipicamente come ipoacusia percettiva bilaterale.

Il rumore ad intensità più elevata (non inferiore a 120-130 dB secondo alcuni Autori) determina effetti anche sulla

porzione vestibolare con vertigini, nausea, disturbi dell’equilibrio di solito reversibili dopo la cessazione dello

stimolo sonoro.

La capacità uditiva si valuta mediante l’audiometria tonale (secondo i criteri indicati nell’Allegato VII del D.Lgs.

277/91), comprendendo anche la frequenza di 8.000 Hz. Questa tecnica permette di misurare in decibel la perdita

dell’udito. L’orecchio con udito normale ha come livello sonoro di soglia il valore zero che indica l’intensità

minima di suono percepibile. La perdita uditiva, o ipoacusia, espressa in decibel esprime la differenza tra il livello

sonoro minimo che l’orecchio riesce a percepire e lo zero, considerato convenzionalmente standard. La soglia

uditiva, e quindi anche la perdita uditiva, si valuta di solito alle frequenze di 250, 500, 1000, 2000, 3000, 4000,

12 n. 4/2000


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6000, 8000 Hz. In un soggetto con udito normale la curva che risulta dalla audiometria non si discosta eccessivamente

dallo zero (comunque meno 25 dB).

Ormai si tende generalmente ad accettare che il rumore provochi anche effetti extrauditivi, come evidenziato da

numerosi studi. Ciò nonostante non si è ancora provveduto ad un chiaro inquadramento eziopatogenetico e

nosologico.

Le difficoltà provengono essenzialmente dall’esistenza di dati contrastanti, dalla non specificità degli effetti e dal

fatto che non è stato possibile individuare una definita correlazione tra effetti e diverse caratteristiche fisiche del

rumore.

L’apparato cardiovascolare sembra essere il più influenzato direttamente ed indirettamente dal rumore. Dall’analisi

della Letteratura emerge che il rumore, con intensità in genere superiore ad 85 dB(A), determina aumento della

frequenza cardiaca, della pressione arteriosa, delle resistenze vascolari periferiche, della concentrazione ematica ed

urinaria di noradrenalina e, spesso, di adrenalina. Diversi autori hanno studiato il rapporto tra danno uditivo ed

ipertensione arteriosa, ma i risultati sono ancora insufficienti e contraddittori per formulare un giudizio attendibile.

In relazione agli altri parametri studiati, pur essendo gli studi meno numerosi, sembra accertata la comparsa di turbe

coronariche per esposizione a rumore in particolare in soggetti con preesistente coronaropatia.

Sono state riportate anche alterazioni dei meccanismi immunologici.

2.2 Riferimenti normativi

I principali riferimenti normativi, a livello nazionale e internazionale, riguardanti le tematiche sviluppate in queste

Linee Guida sono i seguenti:

l D.Lgs. 15 agosto 1991, n. 277, «Attuazione delle direttive n. 80/1107/CEE, n. 82/605/CEE, n. 83/477/CEE, n.

86/188/CEE e n. 88/642/CEE, in materia di protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da esposizione ad

agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro, a norma dell’art. 7 della legge 30 luglio 1990, n. 212» e

successivi aggiornamenti e integrazioni;

l D.Lgs. 4 dicembre 1992, n. 475, «Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989 in

materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relativa ai dispositivi di protezione individuale»;

l D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, «Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE,

89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza

e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro» e successivi aggiornamenti e integrazioni;

l D.P.R. 24 luglio 1996, n. 459, «Regolamento per l’attuazione delle direttive 89/392/CEE, 91/368/CEE,

93/44/CEE e 93/68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle

macchine»;

l D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 493, «Attuazione della direttiva 92/58/CEE concernente le prescrizioni minime per la

segnaletica di sicurezza e/o di salute sul luogo di lavoro»;

l D.Lgs. 14 agosto 1996, n. 494, «Attuazione della direttiva 92/57/CEE concernente le prescrizioni minime di

sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili» e successivi aggiornamenti e integrazioni;

l Legge 24 giugno 1997, n. 196, «Norme in materia di promozione dell’occupazione»;

l D.Lgs. 4 agosto 1999, n. 345, «Attuazione della direttiva 94/33/CE relativa alla protezione dei giovani sul

lavoro»;

l D.Lgs. 17 agosto 1999, n. 298, «Attuazione della direttiva 93/103/CEE relativa alle prescrizioni minime di

sicurezza e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca»;

l UNI 9432 (1989), «Determinazione del livello di esposizione personale al rumore nell’ambiente di lavoro»;

l UNI 7545/22 (1993), «Segni grafici per segnali di pericolo - Rumore»;

l Norma CEI EN 60651 (1982), «Misuratori di livello sonoro (fonometri). (Classificazione CEI: 29-1. Conforme

allo standard IEC 651:1979)»;

l Norma CEI EN 61252 (1996), «Elettroacustica - Specifiche dei misuratori individuali di esposizione sonora.

(Classificazione CEI: 29-25. Conforme allo standard IEC 1252:1993-06)»;

l Norma CEI EN 61260 (1997), «Filtri di bande di ottava e di frazioni di ottava». (Classificazione CEI: 29-32.

Conforme allo standard IEC 1260:1995-08 che ha sostituito lo standard IEC 225:1966);

l Norma CEI EN 60804 (1999), «Fonometri integratori mediatori. (Classificazione CEI: 29-10. Conforme allo

standard IEC 804:1985; IEC 804/A1:1989)»;

l Norma CEI EN 60942 (1999), «Elettroacustica - Calibratori acustici. (Classificazione CEI: 29-14. Conforme

allo standard IEC 60942:1997-11)»;

l Guida UNI CEI 9 (1997), «Guida all’espressione dell’incertezza di misura»;

l Norma ISO 2204 (1979), «Acoustics - Guide to International Standards on the measurement of airborne

acoustical noise and evaluation of its effects on human beings»;

l Norma ISO 1996-1 (1982), «Acoustics - Description and measurement of environmental noise - Part 1: Basic

quantities and procedures»;

l Norma ISO 1996-2 (1987), «Acoustics - Description and measurement of environmental noise - Part 2:

Acquisition of data pertinent to land use»;

l Norma ISO 1996-3 (1987), «Acoustics - Description and measurement of environmental noise - Part 3:

Application to noise limits»;

l Norma ISO 1999 (1990), «Acoustics - Determination of occupational noise exposure and estimation of

noise-induced hearing impairment»;

n. 4/2000 13

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l Norma ISO 9612 (1997), «Acoustics - Guidelines for the measurement and assessment of exposure to noise in a

working environment»;

l Norma UNI EN 21683 (1995), «Acustica - Grandezze di riferimento preferite per i livelli acustici»;

l Norma UNI EN ISO 11200 (1997), «Acustica - Rumore emesso dalle macchine e dalle apparecchiature - Linee

guida per l’uso delle norme di base per la determinazione dei livelli di pressione sonora al posto di lavoro e in

altre specifiche posizioni»;

l Norma UNI EN ISO 11690-1 (1998), «Acustica - Raccomandazioni pratiche per la progettazione di ambienti di

lavoro a basso livello di rumore contenenti macchinario - Strategia per il controllo del rumore»;

l Norma UNI EN ISO 11690-2 (1999), «Acustica - Raccomandazioni pratiche per la progettazione di ambienti di

lavoro a basso livello di rumore contenenti macchinario - Provvedimenti per il controllo del rumore»;

l Norma ISO/TR 11690-3 (1997), «Acoustics - Reccomended practice for the design of low-noise workplaces

containing machinery - Part 3: Sound propagation and noise prediction in workrooms»;

l Norma UNI EN ISO 4871 (1998), «Acustica - Dichiarazione e verifica dei valori di emissione sonora di

macchine e apparecchiature»;

l Norma UNI EN 457 (1993), «Sicurezza del macchinario - Segnali acustici di pericolo - Requisiti generali,

progettazione e prove»;

l Norma UNI EN 458 (1995), «Protettori auricolari - Raccomandazioni per la selezione, l’uso, la cura e la

manutenzione. Documento guida», tradotta in Italia con la UNI EN 458 (1995);

l Norma UNI EN 352/1 (1995), «Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Cuffie», tradotta in Italia

con la UNI EN 352 Parte 1a (1995);

l Norma UNI EN 352/2 (1995), «Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Inserti», tradotta in Italia

con la UNI EN 352 Parte 2a (1995);

l Norma UNI EN 352/3 (1998), «Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Cuffie montate su un

elmetto di protezione per l’industria»;

l Proposta di norma EN 352/4, «Protettori auricolari - Requisiti di sicurezza e prove - Cuffie attive» attualmente

in discussione in sede CEN;

l Norma UNI EN 24869/1 (1993), «Acustica - Protettori auricolari - Metodo soggettivo per la misurazione

dell’attenuazione sonora (ISO 4869-1: 1990)»;

l Norma UNI EN ISO 24869/2 (1998), «Acustica - Protettori auricolari - Stima dei livelli di pressione acustica

ponderati A quando i protettori auricolari sono indossati»;

l Norma UNI EN 24869-3 (1996), «Acustica - Protettori auricolari - Metodo semplificato per la misurazione della

perdita di inserzione di cuffie afoniche ai fini del controllo di qualità»;

l Raccomandazione OSHA (Occupational Safety & Health Administration) n. 1910.95 App. B - «Methods for

estimating the adequacy of hearing protector attenuation»;

l Norma UNI EN ISO 389 (1997), «Acustica - Zero di riferimento normale per la taratura degli audiometri a tono

puro per via aerea»;

l Norma UNI EN 26189 (1993), «Acustica - Audiometria liminare tonale per via aerea ai fini della preservazione

dell’udito»;

l Criterio NIOSH (National Institute for Occupational Safety & Health) n. 126-98, «Occupational noise exposure»;

l Ministero del Lavoro (Prot. n.21490/RLA.5), «Richiesta di chiarimenti sugli adempimenti di valutazione e di

prevenzione in materia di rumore», Roma 1992;

l Ministero del Lavoro (Prot. n.21939-pr 14), «Applicazione del D.Lgs. 277/91 - Valutazione del rischio rumore -

Parere tecnico-legislativo», Roma 1993;

l Circolare 45/92, «Primi indirizzi applicativi del Decreto Legislativo n 277 del 15 Agosto 1991», Assessorato

Sanità - Igiene - Ambiente della Regione Lazio, Roma 1992;

l Circolare 36/93, «D.Lgs. 277 del 15 agosto 1991 - Applicazione delle norme riguardanti la rumorosità con

particolare riferimento alle attività lavorative con esposizione discontinua, ed alle problematiche connesse alla

informazione e formazione dei lavoratori», Assessorato Sanità - Igiene - Ambiente della Regione Lazio, Roma 1993;

l Circolare 35/SAN/93, «Linee guida per l’applicazione del D.Lgs. 277/91 in ordine ai rischi derivanti dall’esposizione

lavorativa a piombo, amianto e rumore», Assessorato Sanità e Igiene della Regione Lombardia, Milano 1993;

l Circolare Prot. n. 5144/48/768 del 3 agosto 1994, «Linee guida per l’applicazione del D.Lgs. 277/91 - Capo IV»,

Assessorato Assistenza Sanitaria della Regione Piemonte, Torino 1994;

l «D.L.277 del 15 agosto 1991: primi indirizzi applicativi», Dipartimento Sicurezza Sociale della Regione

Toscana, Firenze 22 febbraio 1992;

l «Decreto legislativo 15 agosto 1991, n. 277 - Rischio rumore. Raccolta indirizzi applicativi della Giunta

regionale toscana per la prevenzione del rischio rumore», Dipartimento Sicurezza Sociale della Regione

Toscana, Firenze luglio 1993;

l Circolare 12/92, «Applicazione del D.Lgs. 277 del 15 agosto 1991 relativo alla protezione dei lavoratori dai

rischi derivanti dall’esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro», Assessorato alla Sanità

della Regione Emilia-Romagna, Bologna 1992;

l Circolare 23/93, «Indicazioni sull’applicazione del Capo IV , D.Lgs. 277/91 - Protezione dei lavoratori contro i

rischi di esposizione al rumore durante il lavoro», Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna,

Bologna 1993;

14 n. 4/2000


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l Circolare 3/93, «Ulteriori indicazioni applicative del Capo IV del D.Lgs. 277/91. Protezione dei lavoratori contro

i rischi di esposizione al rumore durante il lavoro», Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna,

Bologna 1995;

l «Linee guida per l’effettuazione e la registrazione dei Rapporti di Valutazione dei rischi Piombo, Amianto e

Rumore, ai sensi del D.Lgs. 277/91», Coordinamento dei Servizi di Medicina Preventiva e Igiene del Lavoro

della provincia di Modena, Modena 1992;

l «Linee guida sull’applicazione del D.Lgs. 494/96-Cantieri temporanei o mobili», Coordinamento delle Regioni e

delle Province Autonome di Trento e Bolzano, approvate in data 9 ottobre 1997;

l «Integrazioni operative predisposte dalla Task-Force dell’Assessorato alla Sanità della Regione Emilia-Romagna

al documento “Linee guida sull’applicazione del D.Lgs. 494/96-Cantieri temporanei o mobili” prodotto dal

Coordinamento delle Regioni e delle Province Autonome ed approvato in data 9 ottobre 1997», Bologna 1997.

2.3 Definizioni e parametri

Comunemente si intende per rumore un suono che provoca una sensazione sgradevole, fastidiosa o intollerabile.

Il suono è una perturbazione meccanica che si propaga in un mezzo elastico (gas, liquido, solido) e che è in grado di

eccitare il senso dell’udito.

Un corpo che vibra provoca nell’aria oscillazioni della pressione intorno al valore della pressione atmosferica -

compressioni e rarefazioni, che si propagano come onde progressive nel mezzo e giungono all’orecchio producendo

la sensazione sonora.

Si definisce pressione sonora istantanea p(t) la differenza indotta dalla perturbazione sonora tra la pressione totale

istantanea e il valore della pressione statica all’equilibrio.

Nel caso più semplice le variazioni della pressione sono descritte da una funzione sinusoidale caratterizzata dalle

seguenti grandezze:

l frequenza (f): numero di oscillazioni complete nell’unità di tempo (Hz);

l periodo (T): durata di un ciclo completo di oscillazione (s); è l’inverso della frequenza;

l velocità di propagazione (c): velocità con la quale la perturbazione si propaga nel mezzo, in dipendenza dalle

caratteristiche del mezzo stesso (m/s); in aria c è pari a circa 340 m/s;

l lunghezza d’onda (λ): distanza percorsa dall’onda sonora in un periodo (m);

l ampiezza (A): valore massimo dell’oscillazione di pressione (N/m²).

Qualora le onde abbiano frequenza approssimativamente compresa fra 20 e 20.000 Hz ed ampiezza superiore ad una

certa entità che dipende dalla frequenza, l’orecchio umano è in grado di percepirle.

La determinazione del contenuto in frequenza di un certo suono è chiamata analisi in frequenza o analisi di spettro.

2.3.1 Livello di pressione e di potenza sonora

Se si misurasse la pressione sonora in N/m² (Pascal), si dovrebbero considerare valori tipicamente compresi fra

20*10 -6 Pa e 200 Pa. Al fine di comprimere tale intervallo di variabilità ed anche sulla base dell’ipotesi che

l’intensità delle sensazioni uditive sia in prima approssimazione proporzionale al logaritmo dello stimolo e non al

suo valore assoluto, è stata introdotta la scala logaritmica o scala dei livelli. Il livello, espresso in dB, è pari a dieci

volte il logaritmo decimale del rapporto fra una data grandezza ed una grandezza di riferimento, omogenee fra di

loro. In particolare si ha:

Livello di pressione sonora = L p = 10 log (p²/po²) = 20 log (p/p o)

dove p è il valore r.m.s. della pressione sonora in esame e p o (pressione sonora di riferimento) è il valore di soglia di

udibilità a 1000 Hz (20 10 -6 Pa = 20 (μPa).

Analogamente si ha:

Livello di potenza sonora = L W = 10 log (W/ W o)

dove W è il valore r.m.s. della potenza sonora in esame e W o (potenza sonora di riferimento) = 10 -12 watt.

La scala dei decibel non è lineare, per cui non si possono sommare i livelli sonori in modo aritmetico ma occorre

ricorrere ai logaritmi; ad es.: 80 dB + 80 dB = 83 dB.

2.3.2 Livello sonoro continuo equivalente

Per caratterizzare un rumore variabile in certo intervallo di tempo T, si introduce il:

Livello sonoro continuo equivalente = Leq,T = 10 log { ∫ T

1

che è il livello, espresso in dB, di un ipotetico rumore costante che, se sostituito al rumore reale per lo stesso

intervallo di tempo T, comporterebbe la stessa quantità totale di energia sonora.

Per la valutazione del rumore a livello internazionale sono comunemente utilizzate due curve di ponderazione (filtri

che operano un’opportuna correzione dei livelli sonori alle diverse frequenze) del rumore. La curva A è utilizzata

per valutare gli effetti del rumore sull’uomo. Il livello sonoro in dB(A), che si ottiene utilizzando questa curva di

n. 4/2000 15

T

0

[ p(t)

p 0

]²dt}

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ponderazione A, è la grandezza psicoacustica di base, comunemente utilizzata per descrivere i fenomeni sonori in

relazione alla loro capacità di produrre un danno uditivo. La ponderazione A, operata dagli strumenti di misura del

rumore, approssima la risposta dell’orecchio e penalizza, attenuandole, le basse frequenze, mentre esalta, in misura

molto lieve, le frequenze fra 1.000 e 5.000 Hz. La curva di ponderazione C, invece, è stata adottata nella Direttiva

“Macchine” 89/392/CEE, recepita dal D.P.R. 459/96, per descrivere il livello di picco Lpicco prodotto dalle

macchine e, pare, sarà adottata anche nella nuova Direttiva europea sul rumore, attualmente in corso di discussione a

Bruxelles, che sostituirà la Direttiva 86/188/CEE da cui ha tratto origine il D.Lgs. 277/91.

Per quantificare l’esposizione di un lavoratore al rumore si utilizza il:

Livello di esposizione quotidiana personale = LEP,d = LAeq,Te + 10 log ( Te

) (dB(A))

T0

T

dove: LAeq,Te = 10 lo { ∫ e T

1

[

Te

p t A( )

]²dt}

p0

0

Te = durata quotidiana dell’esposizione personale di un lavoratore al rumore, ivi compresa la quota giornaliera di

lavoro straordinario;

To = 8 ore;

pA = pressione acustica istantanea ponderata A, in Pa;

po =20μPa.

È altresì utilizzato il:

Livello di esposizione settimanale = LEP,w = 10 log [ 1

10

5

0,1(L EP,d ) Σ

k

] (dB(A))

con: k = 1, 2, ..., m;

m = numero dei giorni di lavoro della settimana considerata.

Si sottolinea che i L EP non tengono conto degli effetti di un qualsiasi mezzo individuale di protezione.

2.3.3 Livello di picco

Accanto al livello sonoro continuo equivalente viene infine utilizzato un secondo parametro, comunemente noto

come livello di picco lineare L picco. Tale livello è definito come:

Lpicco (dB) = 10 log ( p

p

dove la grandezza p peak, che non è un valore r.m.s., è definita nel D.Lgs. 277/91 come “valore della pressione

acustica istantanea non ponderata” ed è molto importante nella valutazione del rumore impulsivo. È noto infatti

che a parità di contenuto energetico medio, un rumore che presenta caratteristiche di impulsività costituisce un

fattore di rischio aggiuntivo per la salute di cui bisognerebbe tenere conto nella valutazione del rischio.

Il D.Lgs. 277/91 stabilisce che non possa essere mai superato un livello di picco pari a 140 dB.

2.3.4 Principio dell’eguale energia

I criteri definiti dagli standard correnti ai fini della valutazione dell’esposizione a rumore prevedono che rumori di

pressione pA1 epA2 per tempi pari rispettivamente a t1 et2 siano equivalenti in relazione ai possibili danni alla salute

quando:

Questa relazione, che rappresenta una buona approssimazione dei dati disponibili, esprime in termini matematici il

cosiddetto “principio della uguale energia”.

In termini di decibel, ad un raddoppio del tempo di esposizione deve corrispondere una diminuzione di 3 dB del

livello di pressione sonora per mantenere costante la dose (ovvero il rischio di danno) e, viceversa, ad un aumento di

3 dB del livello di pressione sonora deve corrispondere un dimezzamento del tempo di esposizione.

2.3.5 Spettro sonoro, bande di frequenza

La determinazione della distribuzione dell’energia sonora nelle sue varie frequenze componenti è detta analisi in

frequenza ed il risultato è detto spettro di frequenza del suono.

Nonostante nel D.Lgs. 277/91 non se ne faccia cenno, l’analisi in frequenza del rumore è fondamentale in fase di

bonifica acustica ed opportuna per scegliere correttamente i protettori auricolari.

2

peak

2

0

2 2

pA1 × t 1 = pA2 × t 2

16 n. 4/2000

)

k


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3. VALUTAZIONE DEL RUMORE

Uno dei principali aspetti di novità introdotti dalla normativa europea è l’obbligo per le aziende di effettuare la

valutazione del rischio.

La valutazione è un processo tecnico di conoscenza finalizzato alla riduzione ed al controllo dei rischi attraverso

l’adozione di misure tecniche, organizzative e procedurali, l’effettuazione di controlli sanitari preventivi e periodici,

nonché la costante ed adeguata informazione e formazione degli addetti.

3.1. Valutazione senza misurazioni

Stante l’estrema differenziazione delle tipologie aziendali, il D.Lgs. 277/91 ammette anche la possibilità di non

ricorrere a misurazioni effettuate secondo i criteri indicati nell’Allegato VI, qualora si possa “fondatamente” ritenere

che i livelli di esposizione personali a rumore (L ep) non superino gli 80 dB(A).

Per decidere sul non superamento o meno degli 80 dB(A) di L ep, il datore di lavoro deve utilizzare dei criteri da

riportare nel Rapporto di Valutazione. I criteri comunemente raccomandati sono:

l i risultati di misurazioni, anche estemporanee;

l i risultati di precedenti misurazioni;

l la disponibilità di specifiche acustiche dei macchinari in uso;

l i confronti con situazioni analoghe;

l i dati di Letteratura;

l la manifesta assenza di fonti di rumorosità significative.

Alcuni elenchi indicativi di attività e mansioni normalmente con L ep


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l l’adeguatezza della strumentazione utilizzata;

l la correttezza dei metodi di misura;

l la coerenza delle strategie di campionamento in relazione alla tipologia del rumore da misurare;

l la chiara indicazione dei punti di misura (sulla pianta o sul lay-out del reparto/stabilimento), le condizioni di

campionamento e dei relativi livelli misurati;

l la chiarezza e la completezza della Relazione tecnica (che costituisce il perno del Rapporto di Valutazione)

soprattutto in merito all’espressione dei risultati della valutazione.

Ad analoghi criteri possono dunque attenersi anche i datori di lavoro per valutare la qualità della prestazione

ottenuta.

Parimenti, si segnala come la qualità della prestazione del tecnico competente in fase di esecuzione della

valutazione del rischio richieda i dovuti rapporti coi soggetti della sicurezza in ambito aziendale (in particolare

R-SPP ed RLS) per garantirsi circa l’effettiva comprensione dell’organizzazione delle modalità di lavoro, delle

mansioni/compiti/attività dei lavoratori e, in definitiva, delle condizioni produttive da valutare.

In fase di conferimento di incarico, poi, si fa presente che esistono tecnici che hanno frequentato specifici corsi di

acustica presso Università ed Associazioni o sono iscritti in elenchi regionali istituiti dalla legge 447/95 («Legge

quadro sull’inquinamento acustico»).

3.2.2 - Strumentazione per le misurazioni del rumore

Le misurazioni per la valutazione dell’esposizione a rumore devono essere effettuate almeno con strumenti di

gruppo 1 IEC 651/79 o IEC 804/85 (CEI EN 60651/82 e CEI EN 60804/99); nel caso in cui si eseguano analisi in

frequenza la strumentazione deve essere conforme anche alla classe 1 della IEC 1260/95 (CEI EN 61260/97). I

fonometri indossabili (conformi alle IEC 651/79, IEC 804/85 e IEC 1252/93, classe 1) sono ammessi a patto che il

microfono non sia posto sul corpo della persona ma a 10 cm dall’orecchio più esposto (ad es. con l’ausilio di un

archetto); sarà cura del personale competente accertarsi della validità dei risultati ottenuti.

Gli strumenti di misura e di calibrazione devono essere tarati annualmente presso uno dei centri accreditati al SNT

(Sistema Nazionale di Taratura) istituito con legge 273/91 e il cui elenco viene aggiornato periodicamente con DM

(ultimo aggiornamento del Ministero dell’Industria C.A. del 15 gennaio 1996 pubblicato sulla G.U. n 19 del 24

geannio 1996, “Elenco dei centri di taratura convenzionati con gli istituti metrologici primari”), o presso uno dei

centri del WECC (Western European Calibration Cooperation).

Anche gli strumenti nuovi devono essere muniti di certificato di taratura.

Quanto affermato vale ovviamente anche per gli organi di vigilanza qualora intendano adottare provvedimenti

amministrativi o sanzionatori.

3.2.3 Utilizzo del L EP, d e del L EP,w

Quando l’orario di lavoro è articolato su 5 giorni settimanali e le condizioni lavorative espongono gli addetti a livelli

di rumorosità che non subiscono variazioni di rilievo tra le diverse giornate lavorative, il livello da prendere a

riferimento è il L EP,d.

Se, invece, l’orario di lavoro non è articolato su 5 giorni settimanali oppure le condizioni lavorative presumibilmente

espongono a livelli variabili tra una giornata e l’altra della medesima settimana si deve prendere come riferimento il L EP,w.

In tal caso il L EP,w, che rappresenta per definizione la media settimanale dei diversi L EP,d, diviene il valore sulla

base del quale attuare i protocolli di prevenzione previsti dal D.Lgs. 277/91. L’unica eccezione può riguardare

l’utilizzo dei mezzi di protezione personale: anche nel caso in cui il L EP,w sia inferiore a 90 dB(A), al superamento

dei 90 dB(A) di L EP,d interviene comunque l’obbligo per i lavoratori ad indossare tali protettori, fatto salvo

l’accoglimento della richiesta di deroga ex art. 47.

Per attività molto variabili che comportano una elevata fluttuazione dei livelli di esposizione personale e qualora tali

livelli, espressi come L EP,d, oL EP,w, non siano ragionevolmente rappresentativi della reale esposizione giornaliera o

settimanale, è corretto che il L EP sia ricostruito in riferimento alla situazione ricorrente a massimo rischio.

Il ricorso in fase di valutazione a L EP mediati su tempi superiori alla settimana non trova precisi riscontri sul testo

legislativo e può indurre a sottovalutazioni dei provvedimenti preventivi e protettivi da adottare.

Il Rapporto di Valutazione relativo a queste situazioni è bene che espliciti sia la variabilità dei L EP nelle

situazioni-tipo individuabili, sia i periodi di tempo in cui tali L EP si presentano (ad esempio su % dei giorni nel

periodo considerato, su base annuale, ecc.).

3.2.4 - Lavoratori stagionali e a tempo determinato, lavoro temporaneo

Come più volte ribadito dalla giurisprudenza, le norme di sicurezza si applicano anche ai lavoratori stagionali o

assunti per brevi periodi; a questi lavoratori vanno infatti riconosciuti i medesimi diritti dei lavoratori occupati a

tempo indeterminato.

Ciò vale anche per i lavoratori operanti in regime di “contratto di fornitura di prestazioni di lavoro temporaneo”.

Infatti la legge istitutiva di questi particolari contratti di lavoro (Legge 196 del 24 giugno 1997) prescrive che

l'impresa utilizzatrice osservi nei confronti dei prestatori di lavoro temporaneo, in presenza di rischi specifici, tutti

gli obblighi di protezione previsti nei confronti dei propri dipendenti fissi. La stessa legge, nell’indicare gli obblighi

dell’impresa fornitrice (es.: l’informazione generale sulla sicurezza) e dell’impresa utilizzatrice, richiama la possibilità

di stabilire tra le due imprese specifici accordi/contratti affinché la formazione specifica sia effettuata dalla ditta

utilizzatrice.

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AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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Tale previsione è da incentivare in quanto la ditta utilizzatrice, avendone l’obbligo nei confronti dei propri lavoratori

dipendenti, possiede le conoscenze dei rischi, delle misure di tutela, delle modalità di protezione per garantire una

formazione efficace.

Il datore di lavoro della ditta utilizzatrice ha quindi l’obbligo di effettuare la valutazione del rischio rumore anche

nei confronti di questo tipo di personale.

Il L EP (quotidiano o settimanale) andrà determinato all’interno del solo periodo di effettiva occupazione effettuando la

valutazione con i medesimi criteri previsti per i lavoratori stabilmente occupati. Qualora l’esposizione personale sia

variabile su tempi lunghi (superiori alla settimana) si procederà in riferimento alla situazione ricorrente a massimo rischio.

3.2.5 - Lavoratori che operano sovente all’esterno della propria azienda

Il personale competente, sotto la responsabilità del datore di lavoro, provvede ad assegnare le fasce di rischio dei

singoli lavoratori integrando livelli e tempi della valutazione del rischio relativa alle attività svolte presso la sede

aziendale con quelli relativi alla valutazione dell’esposizione presunta nelle sedi di lavoro esterne.

Per definire quest’ultima si configurano due situazioni tipo:

l qualora le normali sorgenti dell’esposizione siano utensili, macchine o apparecchiature proprie, la valutazione

dei livelli di rumore va condotta riportandosi o simulando condizioni operative;

l qualora le condizioni di esposizione siano principalmente determinate dai livelli di rumore degli ambienti esterni

presso cui i lavoratori vanno ad operare, la valutazione dei L EP va condotta riferendosi alla situazione ricorrente a

massimo rischio.

Per queste situazioni diviene fondamentale l’applicazione dell’art. 7 del D.Lgs. 626/94 e dell’art. 5, commi 2-3-4 del

D.Lgs. 277/91 (informazione dalle aziende appaltanti sui livelli di rischio ivi presenti, ad es. mediante richiesta della

valutazione del rischio o di un suo stralcio, cooperazione-coordinamento con gli stessi per l’attuazione delle misure

di prevenzione) ed è fortemente consigliabile un ricorso estensivo al controllo medico.

3.2.6 Cantieri temporanei o mobili

Come noto, con il D.Lgs. 494/96, è stato introdotto, nel solo caso specifico dei cantieri temporanei o mobili (come definiti

nello stesso Decreto e succ. mod.) la possibilità di effettuare, in una fase preventiva all’avvio delle attività, una

valutazione del rumore calcolando i livelli di esposizione dei lavoratori in riferimento ai tempi di esposizione e ai livelli di

rumore standard individuati da banche-dati, studi e misurazioni la cui validità è riconosciuta dalla Commissione

consultiva permanente per la prevenzione degli infortuni e l’igiene del lavoro di cui all’art. 26 del D.Lgs. 626/94.

Occorre in primo luogo ribadire che tutte le aziende, e quindi anche le imprese che operano nei cantieri temporanei e

mobili, debbono comunque disporre - ex art. 40 del D.Lgs. 277/91- di una propria valutazione del rumore (con

propri rilievi e propri tempi di esposizione).

I datori di lavoro, acquisite le previsioni dei Coordinatori per la sicurezza in fase di progettazione, potranno

verificare, prima dell’avvio delle attività, se le condizioni di lavoro previste in quello specifico cantiere sono

compatibili con i livelli di prevenzione e protezione adottati per i propri lavoratori, cioè potranno e dovranno

verificare l’attendibilità della valutazione del rischio specifica della propria azienda in quel determinato cantiere.

Le misure di prevenzione e protezione adottate dal datore di lavoro a seguito della propria valutazione ex art. 40 del

D.Lgs. 277/91 ed eventualmente aggiornate alla luce del quadro di rischio prefigurato dal Coordinatore per la

sicurezza in fase di progettazione nel Piano di Sicurezza e Coordinamento di quello specifico cantiere, vanno invece

riportate nel Piano Operativo per la Sicurezza.

3.2.7 Relazione tecnica

I contenuti della Relazione tecnica effettuata dal personale competente sono indicati in primo luogo dal Capo IV del

D.Lgs. 277/91 con le puntualizzazioni dell’Allegato VI.

Altre indicazioni sono desumibili dalla UNI 9432/89.

Nel testo della Relazione tecnica, cui occorre approcciare dopo un’attenta analisi del ciclo di produzione, dell’organizzazione

e delle procedure di lavoro, delle “giornate lavorative tipo”, degli ambienti di lavoro e delle caratteristiche

del rumore (condizione da realizzarsi anche con il confronto con i soggetti aziendali della sicurezza; in

particolare il R-SPP ed il RLS) e dopo una accurata campagna di misure, vanno riportati i seguenti elementi:

l Anagrafica dell’unità produttiva in oggetto, descrizione della tipologia produttiva e delle mansioni nonché

numero degli occupati totali;

l Tabella che identifichi le mansioni e relativo numero di occupati, per le quali si è convenuto di escludere il

superamento degli 80 dB(A) di L EP, sulla base di una valutazione senza misurazioni dettagliate, indicando i

relativi criteri di giudizio adottati;

l Strumentazione di calibrazione e di misura utilizzata, con data dell’ultima taratura (di laboratorio) precisando il

centro SIT che l’ha effettuata, e gli estremi del certificato di taratura;

l Criteri e modalità di valutazione dei L EP;

l Piantina dell’unità produttiva con il lay-out aggiornato delle macchine e degli impianti, in cui siano indicate le

postazioni di lavoro, le sorgenti di rumore e i punti di misura. I rilievi effettuati con strumenti fissati sulla

persona (se questa si muove su più aree produttive) andranno riportati in un elenco apposito con specifica

descrizione. Nel caso di attività a carattere temporaneo (es.: cantieri edili) o non legate ad un precisa postazione

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di lavoro (es.: agricoltura, autotrasportatori, utilizzo di attrezzature portatili ...) andrà prevista, oltre alla

descrizione delle lavorazioni e dei mezzi di produzione impiegati, l’indicazione precisa di ciò che si è

provveduto a misurare.

l Tabella che associ ai punti di misura i rispettivi L Aeq eL picco misurati, la data, i tempi e le condizioni di misura,

l’errore casuale (vedi Allegato n. 2).

l Tabella che descriva il procedimento adottato per assegnare il L EP al singolo operatore (o al gruppo omogeneo)

tenendo conto dell’organizzazione del lavoro (posti di lavoro/mobilità/tempi di permanenza);

l Elenco nominativo di tutti i lavoratori con indicazione delle relative classi di rischio:

l L EP >90 dB(A) o L picco >140 dB

l L EP >85 dB(A) e fino a 90 dB(A)

l L EP >80 dB(A) e fino a 85 dB(A)

l fino a 80 dB(A) di L EP.

l Piantina dell’azienda con lay-out aggiornato sulla quale siano identificate le aree di lavoro con L Aeq >90 dB(A) o

L picco >140 dB (vedi paragrafo 5.2)

l Identificazione delle sorgenti di rumore (macchine/attrezzature) con L Aeq ( 85 dB(A).

l Suggerimenti tecnici per programmare e attuare le misure tecniche, organizzative e procedurali concretamente

attuabili e per fissare i tempi di ripetizione della valutazione.

La Relazione tecnica va datata e firmata dal personale competente.

In Allegato n. 3 è proposto un modello per la redazione di una Relazione tecnica completa e fruibile.

4. RAPPORTO DI VALUTAZIONE

Il D.Lgs. 277/91 richiede che la valutazione del rischio si sostanzi con la predisposizione di uno strumento preventivo, il

Rapporto di Valutazione, che deve integrare caratteristiche di adeguatezza tecnica con requisiti di leggibilità e comprensibilità

per un’utenza eterogenea, costituita da datori di lavoro, responsabili del servizio di prevenzione e protezione,

rappresentanti dei lavoratori (RLS) e lavoratori stessi, medici competenti ed organi ispettivi.

A conclusione della valutazione dell’esposizione a rumore, il datore di lavoro deve redigere un apposito “Rapporto

di Valutazione” nel quale devono essere indicati criteri, modalità e procedure, nonché ovviamente i risultati della

valutazione e la data.

L’essenza del Rapporto di Valutazione èlaRelazione tecnica prodotta dal personale competente (con gli elementi

indicati al punto precedente) integrata con talune prime ma fondamentali decisioni aziendali quali il programma

delle ulteriori misure di prevenzione e protezione ritenute necessarie e l’indicazione del tempo previsto per la

ripetizione della valutazione.

In definitiva il Rapporto di Valutazione documenta l’acquisizione della valutazione in ambito aziendale, permette la

verifica della completezza della Relazione tecnica e l’impostazione degli ulteriori adempimenti di prevenzione.

È poi consigliabile che il Rapporto di Valutazione rechi l’indicazione delle modalità di consultazione dei lavoratori

e della partecipazione del medico competente e le documenti (ad es.: sia sottoscritto per “presa visione” dai RLS - o,

in loro assenza, dai lavoratori - consultati e dal medico competente).

4.1 Rapporto di valutazione se non si superano gli 80 dB(A) di L EP

Il Rapporto di Valutazione del rumore, come previsto dall’art. 40 del D.Lgs. 277/91, va sostanzialmente inteso come

un Documento scritto accompagnato da una Piantina dell’unità produttiva col lay-out aggiornato, da conservarsi

congiuntamente in azienda a disposizione anche dell’organo di vigilanza.

Nel Documento vanno indicati i seguenti elementi:

1. Data di effettuazione della valutazione;

2. Dati identificativi del personale competente che ha provveduto alla valutazione, se diverso dal datore di lavoro;

3. Dati identificativi dei RLS - o, in loro assenza, dei lavoratori - consultati ai sensi dell’art. 40 comma 7, modalità

della loro consultazione e informazione;

4. Numero degli occupati totali dell’unità produttiva riportati in una tabella che correli le mansioni col numero di

occupati in quella determinata mansione;

5. Dichiarazione di non superamento degli 80 dB(A) di L EP e criteri di giudizio adottati (precisare se: misurazioni

anche estemporanee, confronto con situazioni analoghe, dati di Letteratura...);

6. Programma delle misure/azioni ritenute opportune per meglio controllare il rischio da esposizione a rumore

individuate a seguito della valutazione;

7. Periodicità che sarà adottata per le successive valutazioni programmate.

Il Documento deve essere firmato dal datore di lavoro.

Gli elementi dell’eventuale indagine tecnica condotta dal personale competente potranno essere riportati in una

Relazione tecnica firmata, da conservarsi congiuntamente, come allegato, nel Rapporto di Valutazione.

In calce al documento è opportuno compaia la firma di “presa visione” dei RLS - o, in loro assenza, dei lavoratori -

precedentemente identificati (vedi punto 4.4 sulla “Consultazione”).

Come detto, la Piantina dell’unità produttiva deve riportare il lay-out aggiornato di macchine e impianti con le

relative postazioni di lavoro e andrà prevista una descrizione delle lavorazioni e dei mezzi di produzione utilizzati.

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Nel caso di attività a carattere temporaneo o non legate ad un preciso luogo di lavoro ci si limiterà alla descrizione

delle lavorazioni e delle macchine/attrezzature.

Anche se il legislatore non ha voluto formalizzarne uno specifico, in Allegato n. 4 viene proposto un modello per la

redazione del Rapporto di Valutazione.

4.2 Rapporto di valutazione se si superano gli 80 dB(A) di L EP

Il Rapporto di Valutazione del rumore con misurazioni, come previsto dall’art. 40 e, più in generale, dal D.Lgs.

277/91, va sostanzialmente inteso come un Documento scritto accompagnato da una Relazione tecnica delle misure

(redatta dal personale competente) e da un Foglio degli aggiornamenti, da conservarsi congiuntamente in azienda,

anche a disposizione dell’organo di vigilanza.

I contenuti della Relazione tecnica sono indicati al paragrafo 3.2.6 e una proposta sulla sua articolazione è

presentata in Allegato n. 3 (*).

(*): se la Relazione tecnica risultasse priva di talune informazioni queste dovranno essere indicate nel Documento.

Simmetricamente, il Documento, di cui a seguito sono indicati i contenuti, potrà essere semplificato di quanto

espressamente già indicato nella Relazione tecnica.

Nel Documento vanno indicati i seguenti elementi:

1. Data/e di effettuazione della valutazione con misurazioni;

2. Dati identificativi del personale competente che ha provveduto alla valutazione, se diverso dal datore di lavoro;

3. Dati identificativi della Relazione tecnica allegata (es.: eventuale numero di protocollo, numero di pagine, data);

4. Dati identificativi dei RLS - o, in loro assenza, dei lavoratori - consultati ai sensi dell’art. 40, comma 7, modalità

della loro consultazione e informazione;

5. Numero degli occupati totali dell’unità produttiva riportati in una tabella che correli le mansioni col numero di

occupati in quella determinata mansione;

6. Dichiarazione di non superamento degli 80 dB(A) di L EP e criteri di giudizio adottati (precisare se: misurazioni

anche estemporanee, confronto con situazioni analoghe, dati di Letteratura.);

7. Programma delle misure/azioni ritenute opportune per meglio controllare il rischio da esposizione a rumore

individuate a seguito della valutazione;

8. Dati identificativi del medico competente (se ed in quanto previsto ai sensi degli artt. 7 e 44 del D.Lgs. 277/91)

che ha partecipato alla programmazione del controllo dell’esposizione e che è informato dei risultati della stessa;

9. Periodicità che sarà adottata per le successive valutazioni programmate.

Il Documento di valutazione del rumore con misurazioni deve essere firmato dal datore di lavoro.

In calce al Rapporto di Valutazione è opportuno compaia la firma di “presa visione” dei RLS - o, in loro assenza, dei

lavoratori - consultati (vedi punto 4.4) ed informati ai sensi dell’art. 40, comma 7, D.Lgs. 277/91 nonché dell’art.

19, lettere b) ed e), D.Lgs. 626/94 e quella del medico competente (se previsto ai sensi del D.Lgs. 277/91).

Il Foglio degli aggiornamenti va previsto per raccordare la situazione descritta nella Relazione tecnica coi

cambiamenti che via via intervengono sulla realtà produttiva. Ci si riferisce in particolare a quei cambiamenti non in

grado di modificare in modo significativo il quadro di rischio (situazione che richiede una nuova valutazione), ma

che pur sempre comportano azioni specificamente previste dal D.Lgs. 277/91. In particolare, su questo Foglio

andranno annotate (in ordine cronologico) le assegnazioni alle classi di rischio (80-85 dB(A) di L EP; 85-90 dB(A) di

L EP; >90 dB(A) di L EP o 140 dB di L picco) dei nuovi assunti, degli operatori adibiti ex novo a mansioni a rischio

nonché degli operatori che abbiano nel frattempo cambiato mansione.

Per queste situazioni andrà prevista l’identificazione della persona competente che provvede all’assegnazione della

classe di rischio e la firma del lavoratore per presa visione.

Registrare anche le dimissioni di operatori e l’acquisto di nuove macchine, particolarmente se a L Aeq (85 dB(A).

Anche se il legislatore non ha voluto formalizzarne uno specifico, in Allegato n. 5 viene proposto un modello per la

redazione del Rapporto di Valutazione.

4.3 Ripetizione della valutazione

Il D.Lgs. 277/91 prevede che il datore di lavoro ripeta la valutazione dell’esposizione a rumore ad “opportuni

intervalli” senza però stabilire una precisa periodicità. Fermo restando l’obbligo per il datore di lavoro di ripetere la

valutazione del rumore ogni qualvolta sia introdotto un mutamento nelle lavorazioni, che influisca in modo

sostanziale sul rumore prodotto, oppure quando l’organo di vigilanza lo richieda con provvedimento motivato, si

forniscono le seguenti indicazioni per la ripetizione della valutazione:

l se nessun lavoratore è esposto a un L EP >80 dB(A): ogni 5 anni (si ricorda che in questo caso non sono

indispensabili misurazioni acustiche; vedi anche Allegato n. 1);

l se anche un solo lavoratore è esposto a un L EP >80 dB(A): ogni 3 anni (si ricorda che in questo caso sono

indispensabili misurazioni acustiche per quei lavoratori o luoghi di lavoro che superano gli 80 dB(A) e che lo

scopo principale della ripetizione programmata della valutazione è di mettere in evidenza eventuali peggioramenti

nel quadro di rischio, nel qual caso dovranno essere predisposte le misure idonee per riallinearsi, quanto meno,

ai precedenti livelli).

Tali indicazioni devono trovare opportuno adattamento a seconda delle particolari situazioni aziendali (turn over

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delle macchine e degli impianti, programma della manutenzione ...), sentiti il personale competente, il medico

competente incaricato del controllo sanitario ed i RLS - o, in loro assenza, i lavoratori -.

Da notare che i tempi della ripetizione della valutazione possono differenziarsi per i diversi locali/reparti/mansioni

dell’unità produttiva in funzione dei relativi livelli di rischio.

4.4 Consultazione

Il Capo IV del D.Lgs. 277/91 prevede espressamente la consultazione dei lavoratori o dei loro rappresentanti (i

RLS) agli artt. 40 e 43.

Nell’art. 40, la consultazione è prevista sulla programmazione ed effettuazione della valutazione ad opportuni

intervalli da personale competente.

Al fine di procedere ad una corretta valutazione dell’esposizione a rumore si fornisce l’indicazione che il datore di

lavoro o, per lui, il personale competente incaricato consulti i RLS - o, in loro assenza, i lavoratori - soprattutto in

relazione all’analisi delle lavorazioni, compiti e mansioni, per la definizione delle condizioni di misura e dei tempi

di esposizione nonché in relazione ai tempi delle successive ripetizioni della valutazione.

L’art. 43 stabilisce anche che i lavoratori ovvero i loro rappresentanti siano consultati per la scelta dei modelli dei

dispositivi individuali di protezione uditiva, ragionevolmente sugli aspetti connessi col comfort dei medesimi.

Ben più estensivo è il concetto che emerge dal D.Lgs. 626/94 che già all’art. 3 colloca la consultazione tra le misure

generali di sicurezza da porre in essere a carico dell’azienda.

Come affermato all’art. 4, il RLS va, tra l’altro, consultato preventivamente e tempestivamente in ordine alla

valutazione dei rischi, alla individuazione, programmazione, realizzazione e verifica della prevenzione nell’azienda

ovvero unità produttiva. In altro punto sempre dell’art. 4 è ribadito che «il datore di lavoro effettua la valutazione

(...) ed elabora il documento (...) previa consultazione del rappresentante per la sicurezza».

Importante è anche la casistica prevista dall’art. 8, punto 6: «se le capacità dei dipendenti (...) sono insufficienti, il

datore di lavoro può far ricorso a persone o servizi esterni all’azienda, previa consultazione del rappresentante per la

sicurezza»; viene cioè prefigurato che il RLS esprima un giudizio sulla scelta del personale competente.

In generale si ritiene che sia funzionale al processo valutativo ed alle azioni seguenti che i lavoratori o il loro RLS

siano effettivamente consultati circa le situazioni/modalità su cui condurre le indagini e le proposte per la loro

soluzione. Parimenti, si ritiene importante che il datore di lavoro sia in grado di dimostrare le avvenute consultazioni

adottando una forma di registrazione scritta dell’occasione.

5. AZIONI CONSEGUENTI LA VALUTAZIONE

5.1 Misure tecniche, organizzative e procedurali

L’art. 41 del D.Lgs. 277/91 prevede che il datore di lavoro riduca al minimo i rischi derivanti dall’esposizione al

rumore. Tale risultato è ottenibile adottando le necessarie misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente

attuabili in base al progresso tecnico, privilegiando gli interventi alla fonte.

Indicazioni pratiche per la realizzazione di luoghi di lavoro a basso rischio agendo sul contenimento del rumore alla

sorgente, sulla propagazione e sugli esposti, sono contenute nella norma UNI EN ISO 11690.

Di seguito viene esemplificato il significato dei termini e come si possa tradurre a livello pratico la concreta fattibilità delle

misure preventive che sono da attivarsi in sequenza, indipendentemente dai livelli di rischio presenti in azienda.

L’espressione “misure tecniche” indica quei provvedimenti che possono consentire in particolare di:

l utilizzare tecniche di lavorazione che riducano sensibilmente il rumore prodotto; ad esempio: la sostituzione

della sbavatura con la barilatura, la sostituzione del taglio ossiacetilenico con il taglio laser, ecc.;

l ridurre le emissioni di rumore alla sorgente; ad esempio: utilizzando dischi abrasivi lamellari o a centro depresso,

dischi da taglio diamantati o al laser per lapidei, punzoni sagomati per il taglio o la foratura lamiera, riducendo la

corrente di corto circuito delle saldatrici, ecc.;

l ridurre la propagazione del rumore nell’ambiente; ad esempio: ricorrendo a basamenti o supporti antivibranti, cabine

acustiche o cappottature, pareti di separazione o schermi fonoisolanti/fonoassorbenti, trattamenti acustici ambientali.

Per “misure organizzative e procedurali” si intendono quelle che intervengono, in maniera più o meno formalizzata,

sull’organizzazione dei mezzi e degli uomini.

Le modalità per la riduzione del rumore sono costituite ad esempio: dalla riconduzione della velocità di funzionamento

di macchine e impianti a quella ottimale prevista dal costruttore, dall’aumento della distanza tra le macchine,

dall’uso isolato del flessibile in una determinata area procedendo alla sua schermatura acustica, dalla turnazione del

personale nelle lavorazioni più a rischio, dall’esecuzione di lavori rumorosi in determinate fasce orarie, dall’indicazione

dei percorsi da seguire e delle aree da evitare, ecc.

5.2 Segnalazione, perimetrazione e limitazione d’accesso dei luoghi a forte rischio

Gli obblighi dell’art. 41, commi 2 e 3, intervengono sui luoghi di lavoro e quindi sulla base dei L Aeq.

Si possono verificare le seguenti situazioni-tipo:

a) il superamento dei 90 dB(A) di L Aeq si verifica solo in prossimità di macchine, non interessando altre postazioni

di lavoro;

b) il superamento dei 90 dB(A) di L Aeq si verifica su aree estese, interessando altre postazioni di lavoro.

Nel primo caso si può provvedere a segnalare, mediante l’uso della apposita segnaletica di pericolo conforme al

D.Lgs. 493/96 (UNI 7545/22), le sole macchine.

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Nel secondo caso occorre segnalare l’ingresso dell’area, contestualmente perimetrando (ad es.: mediante il ricorso a

segnaletica orizzontale, non confondibile con altra) e limitando l’accesso al solo personale strettamente necessario a

scopi produttivi.

L’eventuale impossibilità di procedere alla perimetrazione ed alla limitazione d’accesso deve essere motivata sul

Rapporto di Valutazione.

5.3 Comunicazione ex art. 45

Nel caso in cui dal Rapporto di Valutazione, redatto ai sensi dell’art. 40 del D.Lgs. 277/91, emerga che uno o più

lavoratori hanno L EP,d superiore a 90 dB(A) oppure sono esposti a L picco superiori a 140 dB non ponderati, il datore

di lavoro ha l’obbligo di trasmettere all’organo di vigilanza, entro 30 giorni dalla data dell’accertamento, una

comunicazione il cui modello, pur non previsto da alcun riferimento legislativo, si suggerisce sia quello riportato in

Allegato n. 6.

La comunicazione va preferibilmente accompagnata dalla copia del Rapporto di Valutazione, o da quella parte del

Rapporto coi risultati delle misurazioni.

Del contenuto della comunicazione occorre informare il Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS) o i

lavoratori.

La comunicazione ex art. 45 deve essere ripetuta ogni qual volta la nuova valutazione del rumore evidenzia L EP >90

dB(A) o L picco >140 dB.

5.4 Dispositivi di protezione individuali dell’udito

L’uso dei “mezzi individuali di protezione dell’udito” è regolato in primo luogo dall’articolo 43 del D.Lgs. 277/91

che ne stabilisce l’obbligo di messa a disposizione per livelli di esposizione quotidiana al rumore superiori ad 85

dB(A) e l’obbligo d’uso per livelli superiori a 90 dB(A).

Anche se il testo legislativo impone l’obbligo all’uso dei DPI uditivi solo al superamento dei 90 dB(A) si

raccomanda di promuoverne l’impiego anche a livelli inferiori (es.: 85 dB(A)) stando però particolarmente attenti ad

evitare sovrapprotezioni

L’intera materia dei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI), di cui anche gli otoprotettori fanno parte, è stata

regolamentata anche dal Titolo IV del D.Lgs. 626/94 e dal D.Lgs. 475/92, che stabilisce, tra l’altro, l’obbligo della

marcatura CE.

È attualmente in emanazione un decreto con indicazioni per la scelta e l’uso dei DPI ai sensi dell’art. 45 del D.Lgs.

626/94 che fornirà indicazioni specifiche anche per i DPI uditivi.

A queste disposizioni di legge si affiancano le seguenti norme tecniche europee: la EN 458 del 1993 che stabilisce le linee

guida per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione dei protettori auricolari, e si colloca nell’ambito della Direttiva

89/656/CEE sui «requisiti minimi di sicurezza e salute per l’uso da parte dei lavoratori di dispositivi di protezione

individuale sul luogo di lavoro»; e la serie delle EN 352, norme armonizzate che si collocano nell’ambito della Direttiva

89/686/CEE «Dispositivi di protezione individuale», che fissano i requisiti costruttivi, di progettazione e le prestazioni

(inclusi i livelli minimi di attenuazione acustica), i metodi di prova, i requisiti di marcatura e le informazioni per

l’utilizzatore.

5.4.1 - Selezione, uso, cura e manutenzione di un otoprotettore

La norma europea armonizzata EN 458 fornisce le linee guida per la selezione, l’uso, la cura e la manutenzione.

Per la selezione dell’otoprotettore, i principali fattori da considerare sono:

l marcatura di certificazione;

l attenuazione sonora;

l confortevolezza del portatore;

l ambiente di lavoro e attività lavorativa (alte temperature e umidità, polvere, segnali di avvertimento e trasmissione

di messaggi verbali, ecc.);

l disturbi per la salute dell’utilizzatore;

Per un maggior dettaglio su tali fattori di selezione consultare il paragrafo successivo (5.5.2) e la Sezione 1

dell’Allegato n. 7.

Riguardo al corretto uso, innanzi tutto occorre verificare la compatibilità dell’otoprotettore con eventuali altri DPI

della testa (elmetti, occhiali, ecc.), che potrebbero determinare una riduzione delle prestazioni dell’otoprotettore

stesso.

Inoltre è molto importante indossarli per tutto il periodo dell’esposizione: se i protettori vengono tolti dall’utilizzatore

anche per un breve periodo, la protezione effettiva si può ridurre sensibilmente (vedi Sezione 2 dell’Allegato n. 7).

Ad esempio, nel caso di una esposizione a un rumore con L Aeq, 8h pari a 105 dB(A), pur indossando un protettore

auricolare con una attenuazione di 30 dB che darebbe luogo ad un livello sonoro effettivo di L’ Aeq, 8h di 75 dB(A),

se il protettore non è utilizzato per soli 30 minuti il livello effettivo L’ Aeq, 8h diventa 93 dB(A). Qualunque DPI

uditivo, se indossato solo per metà tempo della giornata lavorativa (ipotizzata a rumore costante), fornisce una

protezione effettiva che non supera i 3 dB.

Infine, è necessario che l’utilizzatore sia addestrato e formato (come anche previsto dall’art. 43 del D.Lgs. 626/94)

sul corretto indossamento dell’otoprotettore, in quanto un indossamento scorretto fa calare anche pesantemente la

prestazione del DPI; da questo punto di vista, le cuffie sono meno critiche rispetto agli inserti.

n. 4/2000 23

SPECIALE


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N.B.: i dati di attenuazione sonora dichiarati dal costruttore sono derivati da prove di laboratorio sulla soglia

soggettiva di soggetti istruiti, che indossavano correttamente i protettori auricolari. Le prestazioni effettive sul

campo possono essere sensibilmente minori a causa di un indossamento non corretto e della presenza di altri DPI

tanto che alcuni enti americani consigliano, per tener conto del non perfetto indossamento e dei momenti in cui

l’otoprotettore viene tolto per ascoltare messaggi verbali o per altri motivi, di dimezzare i valori di attenuazione

sonora forniti dal costruttore del DPI nell’effettuare i calcoli con i metodi descritti.

Pur non condividendo tale posizione, si intende sottolineare l’importanza della formazione ai fini dell’affidabilità

delle prestazioni “in condizioni reali” dei protettori auricolari.

La norma EN 458 fornisce anche le indicazioni per una corretta cura e manutenzione degli otoprotettori:

l i DPI devono essere maneggiati sempre con le mani pulite, evitando contaminazioni con liquidi o polveri, spesso

causa di irritazioni cutanee;

l per i DPI riutilizzabili è importante una regolare manutenzione e pulizia;

l gli inserti monouso non vanno riutilizzati, mentre gli altri tipi di inserto vanno lavati con cura prima di indossarli;

l il DPI riutilizzabile deve essere indossato sempre dalla medesima persona; è però possibile far utilizzare cuffie

da più lavoratori ricorrendo a coperture monouso per i cuscinetti;

l i DPI vanno conservati secondo le istruzioni fornite dal fabbricante, vanno ispezionati frequentemente per

identificare difetti e danneggiamenti;

l i cuscinetti delle cuffie vanno sostituiti quando consumati, così come gli archetti deformati.

5.4.2 Metodi di calcolo della protezione fornita dall’otoprotettore

Per verificare l’idoneità di un DPI uditivo esistono vari metodi, che si basano sul grado di conoscenza delle

caratteristiche del rumore ambientale e sui valori di attenuazione sonora forniti dal costruttore del dispositivo,

congiuntamente alla marcatura CE.

I metodi da applicare secondo la EN 458 sono i seguenti:

l metodo per bande d’ottava;

l metodo HML;

l controllo HML;

l metodo SNR;

ed esiste infine un metodo per i rumori impulsivi.

Per i rumori non impulsivi, a seconda del metodo di calcolo scelto è necessario conoscere in maniera più o meno

specifica i dati sul rumore da attenuare, infatti:

per utilizzare il ... ... è necessario conoscere

metodo per bande

d’ottava

metodo HML

controllo HML

metodo SNR

il livello equivalente di pressione acustica del rumore per banda d’ottava L oct,eq

il livello equivalente di pressione acustica del rumore pesato secondo la curva A

(L Aeq) e secondo la curva C (L Ceq)

il livello equivalente di pressione acustica del rumore pesato secondo la curva A

(L Aeq) e l’impressione prodotta dal suono per decidere la classe di rumore

(utilizzando liste d’esempio di sorgenti di rumore)

il livello equivalente di pressione acustica del rumore pesato secondo la curva C

(L Ceq) o, in alternativa, non pesato (L Lin,eq)

N.B.: pur non essendo esplicitato dalla norma EN 458, si ritiene che per il calcolo della protezione dei DPI uditivi in

alternativa al livello equivalente pesato C possa essere (eccezionalmente) utilizzato il valore del livello equivalente

non pesato, espresso in dBLin.

Normalmente questa sostituzione, che comporta una protezione finale superiore, può ritenersi accettabile ma, in

alcune situazioni, può condurre ad una iperprotezione. Pertanto si ritiene che la sua applicazione debba essere

considerata da superare provvedendo, alla prima ripetizione della valutazione del rischio, a misurare anche i livelli

di rumore pesati secondo la curva C.

Inoltre, poiché la maggior parte delle indagini fonometriche hanno sinora riportato solamente i livelli equivalenti di

rumore pesati secondo la curva A e non secondo la curva C, in questa linea guida si è scelto di aggiungere ai metodi

prescritti dalla EN 458 anche il metodo “SNR corretto” desunto da uno standard OSHA, che permette di calcolare

la protezione fornita dall’otoprotettore usando i livelli equivalenti di rumore pesati secondo la curva A (L Aeq). Per il

livello di approssimazione che lo contraddistingue si ritiene che l’applicazione di questo metodo debba essere

considerata solo come ultima ratio, vale a dire da superare provvedendo, alla prima ripetizione della valutazione del

rischio, a misurare anche i livelli di rumore pesati secondo la curva C.

Nella pratica si è rilevato che normalmente viene utilizzato il metodo SNR (o, se è il caso, il metodo “SNR

corretto”); qualora si avverta la presenza di un tono puro, il metodo preferito è quello per bande d’ottava.

I diversi metodi di valutazione consentono di stimare il livello di pressione sonora equivalente ponderato A, L’ Aeq ,

a cui sono effettivamente esposti i lavoratori che indossano correttamente i dispositivi di protezione auricolare. La

24 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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norma EN 458 definisce un livello di azione L act: «massimo livello di esposizione quotidiana personale (L Aeq, 8h) e/o

livello di picco (L picco) oltre il quale devono essere resi disponibili e/o indossati protettori auricolari secondo quanto

stabilito dalle leggi o dalle normative nazionali, o dalle consuetudini e dalla pratica».

Per la valutazione del grado di protezione del DPI, la norma EN 458 prevede il seguente criterio:

Livello effettivo all’orecchio, L’Aeq in dB(A) Stima della protezione

L’ Aeq >Lact Insufficiente

L act - 5


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Medico Competente ai sensi dell’art.17, comma 1, lettera g) comunica ai rappresentanti per la sicurezza i risultati

anonimi collettivi degli accertamenti clinici e strumentali effettuati con indicazione del significato degli stessi per la

collettività lavorativa.

Si rileva che a tutt’oggi non sono stati emanati i DPCM attuativi con i modelli delle cartelle relative alla

sorveglianza sanitaria degli esposti a rumore (art. 4, lettera q), D.Lgs. 277/91).

Per quanto riguarda l’attività di coordinamento e controllo dell’organo di vigilanza si potrà porre particolare

attenzione alle informazioni relative alle condizioni di silenziosità dell’ambiente in cui si esegue l’esame audiometrico,

al rispetto del riposo acustico e alla taratura dell’audiometro.

Le eventuali verifiche potranno essere effettuate in base alle indicazioni operative fornite dai volumi n. 2 e 17 della

Collana Contributi della Regione Emilia-Romagna integrati con quanto previsto per i requisiti sonori dell’ambiente

e la taratura dell’audiometro con le norme ISO 6189/83 e ISO 389/79, citate nell’Allegato VII del D.Lgs. 277/91.

5.5.1 Giudizio di idoneità specifica al lavoro e misure per singoli lavoratori

Il Medico Competente per attuare la sorveglianza sanitaria ed esprimere il giudizio di idoneità dovrà:

l effettuare i sopralluoghi nell’ambiente di lavoro come prescritto dall’art. 7, comma 6 del D.Lgs. 277/91;

l conoscere il ciclo lavorativo, le attività ed i livelli di esposizione di ogni lavoratore;

l effettuare le visite mediche;

l effettuare o prescrivere eventuali esami integrativi (art. 7, comma 1 del D.Lgs. 277/91).

Per accertare eventuali controindicazioni al lavoro specifico e considerare la sensibilità acustica individuale il

Medico Competente deve valutare attentamente la suscettibilità al danno da rumore.

In soggetti normoacustici viene riconosciuta come condizione di maggiore suscettibilità l’intervento di stapedectomia

per otosclerosi.

Nella Tabella seguente sono inoltre riportate diverse condizioni patologiche di danno trasmissivo puro, misto

trasmissivo-percettivo e percettivo puro. Per ciascuna condizione viene indicata la possibile predisposizione al

danno determinato dall’esposizione a rumore.

DANNO TRASMISSIVO PURO Predispone

Otite cronica senza perforazione NO

Otite cronica con perforazione SI

Aplasia congenita NO

Stenosi del condotto NO

Esostosi o osteoma del condotto NO

Otosclerosi NO

Otosclerosi operata SI

Esiti di interventi per otite cronica NO

DANNO MISTO TRASMISSIVO E PERCETTIVO Predispone

Otite cronica labirintizzata SI

Otosclerosi labirintizzata NO

Esiti di intervento di otite cronica SI

DANNO PERCETTIVO Predispone

Sindromi di Meniere e menieriformi SI

Cocleopatie vascolari SI

Cocleopatie degenerative SI

Cocleopatie virali SI/NO

Cocleopatie batteriche SI

Cocleopatie da trauma cranico SI/NO

Cocleopatie da tossici SI

Cocleopatie da presbiacusia NO

Cocleopatie da trauma acustico acuto NO

Cocleopatie da trauma acustico cronico SI/NO

Neuropatie da neurinoma NO

Neuropatie virali NO

26 n. 4/2000


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Dai dati riportati nelle tabelle risulta con evidenza come sia necessario disporre di una diagnosi audiologica precisa

e che tuttavia le condizioni di effettiva maggiore suscettibilità non siano numerose. Ai fini della completezza del

protocollo di sorveglianza sanitaria, infatti l’audiometria deve essere integrata da consulenza otorinolaringoiatriaca

o audiologica e da idonei approfondimenti strumentali ogni qualvolta la sola audiometria non sia sufficiente per

concludere un giudizio diagnostico e diagnostico eziologico. In caso contrario il medico si troverebbe nell’impossibilità

di formulare correttamente il giudizio di idoneità e di dare indicazioni relative alle opportune misure preventive

e/o protettive individuali.

Vi sono promettenti indicazioni che attraverso le otoemissioni acustiche si possano ottenere informazioni relative

alla suscettibilità al danno da rumore. Tali informazioni non sono tuttavia attualmente disponibili in forma

standardizzata. Deludente è risultato in tal senso l’utilizzo degli spostamenti temporanei della soglia (TTS).

Attualmente il principale strumento di valutazione della funzione uditiva è rappresentato dall’esame audiometrico

che deve essere effettuato in conformità con la normativa già riportata.

Tuttavia le otoemissioni acustiche, che sono generate dalle OHC, si sono dimostrate capaci di fornire indicazioni

relative al danno cocleare da rumore prima di ogni possibile diagnosi audiometrica, si sono cioè rivelate capaci di

fornire indicazioni sul funzionamento dell’amplificatore cocleare. Esse costituiscono pertanto uno strumento per la

definizione di “indici precoci di danno”. Recentemente sono state fornite evidenze relative alla possibilità di

ottenere dati relativi al danno da rumore mediante i test di soppressione delle otoemissioni con stimolazioni

acustiche controlaterali.

Nell’attività del Medico Competente è piuttosto frequente il riscontro di soggetti esposti a rumore, nei confronti dei

quali è opportuno un giudizio di idoneità condizionato. Nell’espletare questa delicata prestazione è di pertinenza del

Medico Competente fornire un parere al datore di lavoro circa l’adozione di misure preventive e protettive per

singoli lavoratori che tengano conto di tutte le conoscenze sanitarie acquisite e dei dati di esposizione a rumore. Il

parere espresso può comprendere la riduzione dell’esposizione dei lavoratori conseguita mediante misure organizzative

(art. 44, comma 5 del D.Lgs. 277/91).

Si ritiene opportuno che il medico competente delinei con relazione sanitaria-epidemiologica le correlazioni tra le

esposizioni e i danni configurando in tal modo la dimensione del rischio a cui commisurare le idonee misure

preventive (art. 5, comma 1, lettera b). A tale proposito nella maggior parte delle indagini epidemiologiche

pubblicate di recente si è evidenziato che il carattere impulsivo delle esposizioni a rumore causa un incremento del

rischio nei confronti di condizioni che comportino una esposizione continua di pari energia. In tema di predizione di

danno si tenga inoltre presente quali siano le limitazioni all’applicazione della ISO 1999: 1990 (E) di seguito

riportate.

ISO 1999: 1990 (E)

4.4.2 Nei casi in cui il rumore cambia di giorno in giorno, la norma ISO è applicabile solo se il valore continuo

equivalente spl(A) del giorno peggiore non supera di 10 dB il valore medio di spl(A) calcolato per un periodo

di durata maggiore (non superiore ad 1 anno).

Nell’ambito della sua attività ed anche ai fini dell’espressione del giudizio di idoneità il medico competente dovrà

conoscere e prescrivere i DPI.

L’indicazione e/o prescrizione di idonea protezionistica individuale è da considerarsi solo una delle possibili

soluzioni. Essa, comunque, va commisurata all’esposizione quotidiana personale al rumore, alle condizioni uditive

del soggetto, alla presenza di patologie dell’orecchio e dell’apparato vestibolare, ai problemi di accettabilità del DPI

da un punto di vista psicologico e ai compiti lavorativi per evitare conseguenze indesiderate da eccesso o difetto di

protezione.

Il medico competente formula il giudizio di idoneità alla mansione specifica e contro tale giudizio il lavoratore e/o il

datore di lavoro possono fare ricorso all’organo di vigilanza competente per territorio entro 30 giorni (art. 44,

comma 6 del D.Lgs. 277/91).

In caso di diagnosi, anche sospetta, di ipoacusia o sordità da rumore il medico deve consegnare il certificato INAIL

di malattia professionale all’assicurato, il quale provvederà ad inoltrarlo al proprio datore di lavoro ai sensi dell’art.

52 del D.P.R. 1124/65. L’art. 53 dello stesso D.P.R. prescrive che la denuncia di malattia professionale debba essere

trasmessa dal datore di lavoro all’Istituto assicuratore. Tuttavia è prassi consolidata, in molte aree, che il medico

invii il certificato sia all’INAIL che al datore di lavoro.

In agricoltura, invece, ai sensi dell’art. 251 del D.P.R. 1124/65 è il medico stesso che deve provvedere alla

trasmissione del certificato-denuncia all’Istituto assicuratore.

Ai sensi dell’art. 139 del D.P.R. 1124/65 è inoltre obbligo del medico la denuncia di malattia professionale alla

Azienda Sanitaria competente per territorio (AUSL) e alla Direzione provinciale del lavoro (ex Ispettorato

provinciale del lavoro).

Il medico deve inoltre inviare referto all’Autorità Giudiziaria.

n. 4/2000 27

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5.5.2 Controllo sanitario per lavoratori esposti tra 80 e 85 dB(A)

Il comma 4 dell’art. 44 prevede che il controllo sanitario sia esteso ai lavoratori esposti a 80-85 dB(A) qualora essi

ne facciano richiesta e il Medico Competente ne confermi l’opportunità.

Le decisioni del Medico Competente vanno assunte tendendo conto delle indicazioni della letteratura in merito alle

stime di danno in funzione degli anni di esposizione, dei L EP e delle condizioni del soggetto.

In particolare il Medico Competente deve tenere conto della possibilità di danno per esposizioni quotidiane

personali tra 80 e 85 dB(A) qualora siano presenti rumori a componente impulsiva o tonale ovvero che si realizzino

esposizioni anche di breve periodo ma a livelli sonori molto elevati (decollo-atterraggio di aerei, importanti sfiati di

aria compressa, utilizzo di esplosivi ecc.)

Una volta stabilita l’opportunità dell’accertamento, il Medico Competente adotterà un protocollo di sorveglianza

sanitaria che potrà prevedere una frequenza più dilazionata rispetto a quella prevista per esposizioni superiori anche

in considerazione della condizione clinico-funzionale del soggetto.

5.6 Registro degli esposti ex art. 49

Nelle more dell’emanazione da parte del Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale e della Sanità dei Decreti

del Presidente del Consiglio dei Ministri che determinano i modelli e le modalità di tenuta dei registri previsti

nell’art. 49 del D.Lgs. 277/91, l’ISPESL ha elaborato schemi progettuali utili all’ottemperanza degli obblighi di

legge previsti dal detto Decreto.

Gli schemi progettuali proposti, corredati dalle specifiche per la loro compilazione, possono rappresentare i modelli

di riferimento per l’attivazione di sistemi di registrazione dei livelli individuali di esposizione a rumore. Il loro

impianto (un primo modello per i dati del datore di lavoro, un secondo per i dati del lavoratore e dell’esposizione, un

terzo per la comunicazione delle variazioni dei dati e per la eventuale cessazione dell’attività produttiva, infine un

quarto modello per la richiesta delle annotazioni individuali) risponde agli obblighi di legge e consente l’istituzione

di un sistema informativo esaustivo ed affidabile.

I modelli sono reperibili presso il sito dell’Istituto all’indirizzo www.ispesl.it cliccando sull’icona «Registri di

esposizione» e sono stati pubblicati sulla rivista «Fogli d’Informazione ISPESL» (n. 1/94 monografico).

In attesa dei decreti attuativi gli operatori possono dunque assolvere agli obblighi di legge con tali modelli oppure

con registri cartacei o informatici indicanti per ciascun lavoratore le informazioni essenziali (dati anagrafici

dell’azienda, dati anagrafici del lavoratore, mansione del lavoratore, livelli di esposizione, variazioni dei dati ed

eventuale cessazione del rapporto di lavoro).

Per quanto attiene il livello di esposizione al rumore oltre il quale scatta l’obbligo di istituzione del registro, tenuto

conto che la norma di riferimento su questo tema si presta a diverse interpretazioni (in particolare non chiarisce se il

livello soglia debba essere considerato 80 o 90 dB(A)), si ritiene che un sistema di registrazione dei dati sia efficace

quando mantiene livelli sufficienti di esaustività e di qualità delle informazioni. D’altra parte le esigenze di natura

prevenzionale consiglierebbero l’estensione del sistema di sorveglianza epidemiologica a tutti i lavoratori esposti a

livelli di rischio significativi per la tutela della salute. Tenuto conto però che non sarebbe possibile garantire livelli

di qualità minimali includendo nel registro tutti i lavoratori a partire da 80 dB(A), si ritiene che allo stato attuale il

valore di esposizione dal quale si fa obbligo della registrazione debba essere pari a 90 dB(A). Analoghe valutazioni

sono state fatte dalla Commissione Consultiva Permanente ex art. 26 D.Lgs. 626/94.

I registri di esposizione a rumore ex art. 49 del D.Lgs. 277/91 che vanno inviati all’ISPESL possono essere

correttamente indirizzati a ISPESL - Dipartimento Medicina del Lavoro - Via Alessandria 220/E - 00198 Roma.

5.7 Informazione e formazione

Il D.Lgs. 277/91 prevede attività di informazione e formazione a carico del datore di lavoro, all’art. 42, rispettivamente

ai commi 1 e 2.

Definiamo di seguito più precisamente cosa si intenda per informazione e formazione dei lavoratori:

l Informazione: presentazione di notizie, dati e simili concernenti l’argomento di interesse in forma scritta, orale,

visiva o altra;

l Formazione: presentazione di notizie, dati e simili concernenti l’argomento d’interesse in forma scritta, orale,

visiva o altra che preveda un coinvolgimento attivo del destinatario dell’attività ed un successivo momento di

verifica di quanto appreso.

L’informazione e la formazione riguardano sia argomenti di carattere generale (ad es.: i rischi derivanti all’udito

dall’esposizione al rumore), che riferiti specificamente al ciclo produttivo, alle macchine ed impianti ed organizzazione

del lavoro della singola azienda (ad es.: i risultati ed il significato della valutazione di cui all’art. 40) e del

singolo lavoratore.

È importante rilevare che, mentre l’attività di informazione specifica sul rischio rumore va fornita almeno ai

lavoratori esposti a più di 80 dB(A), la formazione è obbligatoria per tutti i lavoratori la cui esposizione sia

superiore a 85 dB(A). Ovviamente questi valori (80 e 85 dB(A)) ed i contenuti della formazione e dell’informazione

previsti dal D.Lgs. 277/91 sono indicazioni di minima da garantire comunque; nella peculiarità delle singole aziende

si potrà decidere di attivare l’informazione e la formazione anche a livelli di rischio inferiori ed andranno sviluppate

le ulteriori tematiche che lo specifico luogo di lavoro richieda.

Le attività di informazione e formazione devono avvenire periodicamente ed allo scopo si consiglia di effettuarle

dopo che è stata compiuta la valutazione del livello di rumorosità ambientale e dopo aver dato corso ai relativi ed

28 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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eventuali accertamenti sanitari sui lavoratori esposti.

I contenuti minimi dell’attività di informazione prevista dall’art. 42 del D.Lgs. 277/91, a carico del datore di lavoro

che si può avvalere di servizi esterni all’impresa e per casi specifici del medico competente (es.: il significato ed il

ruolo del controllo sanitario di cui all’art. 44), possono essere così articolati:

l Rischi derivanti all’udito dall’esposizione al rumore: cos’è il rumore, strumenti e grandezze di misura; cos’è

l’udito: nozioni di anatomia, fisiologia e patologia; ipoacusia da rumore: sintomi soggettivi e caratteristiche

audiometriche;

l Misure adottate in applicazione al D.Lgs. 277/91 e quelle di protezione cui i lavoratori devono attenersi:

bonifiche realizzate e in programma; misure organizzative e procedurali alle quali i lavoratori devono conformarsi;

significato della cartellonistica e delle aree segnalate o perimetrate;

l Funzione dei mezzi individuali di protezione, circostanze in cui ne è previsto l’uso e modalità di uso a norma

dell’art. 43: tipi di DPI uditivi disponibili e loro caratteristiche di attenuazione acustica; quali sono i mezzi

personali di protezione da usare e i lavoratori soggetti all’obbligo o all’opportunità di usarli;

l Significato e ruolo del controllo sanitario di cui all’art. 44 per mezzo del medico competente, indicando anche il

significato del giudizio di idoneità alla mansione, delle misure preventive e protettive individuali adottate e delle

procedure del ricorso;

l Risultati e significato della valutazione di cui all’art. 40, precisando le principali sorgenti di rumore, le aree di

lavoro e le mansioni a maggior rischio. Ogni lavoratore deve conoscere la fascia di rischio in cui si colloca e, per

questo tipo di informazione, sarebbe opportuno utilizzare la forma scritta.

Per quanto riguarda la formazione, essa deve comprendere una fase di acquisizione di conoscenze ed una fase di

acquisizione di capacità operative sulle misure di tutela, collettive e individuali, tecniche, organizzative e procedurali

che consentano di ridurre i livelli di esposizione.

Per quanto previsto dal D.Lgs. 277/91, essa deve specificamente riguardare:

l l’uso corretto dei mezzi individuali di protezione dell’udito: criteri e modalità d’uso; inconvenienti: come

prevenirli o ridurli;

l l’uso corretto degli utensili, macchine, apparecchiature più rumorosi (almeno quelli con L Aeq pari o superiore a

85 dB(A))

La formazione deve essere caratterizzata, oltre che da modalità didattiche che favoriscano la partecipazione e

l’impegno attivo dei lavoratori, da sistemi di valutazione del grado di apprendimento dei lavoratori formati.

5.8 Nuove macchine: progettazione, costruzione e acquisto

La progettazione, la costruzione e la realizzazione di nuovi impianti, macchine ed apparecchiature devono avvenire

riducendo al minimo, in relazione alle conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, i rischi derivanti

dall’esposizione al rumore mediante l’utilizzo di misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente

attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte (art. 46, comma 1, D.Lgs. 277/91). Da notare che il rumore è anche

tra i requisiti essenziali di sicurezza del D.P.R. 459/96 (recepimento della Direttiva “Macchine”); i progettisti/costruttori

non possono pertanto limitarsi ad indicare il livello di rumore delle macchine, ma debbono adoperarsi con

ogni mezzo al contenimento delle emissioni, eventualmente agendo anche sulla propagazione del rumore (es.: con

cabine/schermi fonoisolanti).

I nuovi utensili, macchine ed apparecchiature che possono provocare ad un lavoratore che li utilizzi in modo

appropriato e continuativo un’esposizione quotidiana personale pari o superiore ad 85 dB(A) devono essere

corredati da un’adeguata informazione relativa al rumore prodotto nelle normali condizioni di utilizzazione ed ai

rischi che questo comporta.

I soggetti interessati da questi obblighi sono i progettisti, i costruttori, i commercializzatori, noleggiatori ed installatori

nonché coloro che cedono in locazione le macchine o apparecchiature sopraddette.

In seguito al recepimento della Direttiva 89/392/CEE (D.P.R. 459/96), ogni nuovo utensile, macchina, apparecchiatura

posta in commercio dopo il 21 settembre 1996 deve essere accompagnato da specifiche informazioni acustiche:

l il livello di pressione sonora ponderato A (L pA) nei posti di lavoro se questi supera i 70 dB(A); invece, se tale

livello è inferiore o pari a 70 dB(A) basta precisare il non superamento di tale soglia;

l il valore massimo della pressione acustica istantanea ponderata C nei posti di lavoro se questa supera i 130

dB(C);

l il livello della potenza acustica emesso dalla macchina se il livello di pressione sonora ponderato A nei posti di

lavoro supera gli 85 dB(A).

Inoltre (e con implicazioni di tipo penale: art. 46, comma 2, D.Lgs. 277/91), il L pA deve essere disponibile (fornito

contestualmente l’acquisto) per tutti gli utensili, le macchine e le apparecchiature progettate, prodotte o poste in

commercio dopo l’11 settembre 1991 laddove il livello di pressione sonora ponderato A è pari o superiore ad 85 dB(A).

Un’adeguata informazione sul rischio è costituita dall’indicazione del L pA oL Aeq in posizione operatore nelle

condizioni normali di utilizzo o, in caso di macchine pluriscopo, nella condizione di massima rumorosità.

Presso il costruttore devono quindi essere disponibili i criteri riguardanti le modalità di misura riportanti, in

particolare:

l la descrizione della macchina (modello/tipo) oggetto della misura;

l la specificazione della posizione di misura;

l le condizioni di installazione e montaggio;

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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l le condizioni operative durante la misura;

l la metodologia della misura.

In presenza di macchine con marcatura CE (gli obblighi informativi relativi all’acustica sono riportati in Allegato 1,

punto 1.7.4.f) occorre accertarsi che il dato riportante le caratteristiche delle emissioni sonore sia realmente presente

nel libretto d’istruzioni.

Per le macchine da cantieri edili e d’ingegneria civile soggette a specifiche regole tecniche (motocompressori, gru a

torre, gruppi elettrogeni, martelli demolitori, macchine movimento terra, tosaerba; vedi DM 588/87; DM 598/87;

D.Lgs. 135-136-137/92) la presenza di una label (etichetta) acustica può ritenersi esaustiva anche ai fini dell’informazione

ex art. 46, D.Lgs. 277/91 solo nel caso questa indichi il valore del L pA (e non solo L wA - livello di potenza

sonora ponderato A) misurato.

Occorre infine ricordare l’obbligo posto simmetricamente a carico del datore di lavoro acquirente dal comma 3

dell’art. 46, di privilegiare all’atto dell’acquisto di nuovi utensili, macchine, apparecchiature, quelli che producono,

nelle normali condizioni di funzionamento, il più basso livello di rumore.

È quindi importante che il datore di lavoro effettui una ricerca fra più opzioni, che la scelta risulti validamente

motivata e che sull’eventuale capitolato d’acquisto della macchina compaia il dato della pressione sonora. Naturalmente,

la scelta della macchina non potrà essere rigidamente legata al solo livello di rumore emesso, ma deriverà

altresì da una serie di ulteriori valutazioni (fattori di rischio diversi dal rumore, disponibilità sul mercato, vincolo

ecologico/produttivo, ecc.) con una valutazione complessiva, concreta e legata alle peculiarità del caso.

5.9 Nuovi insediamenti produttivi

Così come la progettazione, la costruzione e la realizzazione di nuovi impianti, macchine ed apparecchiature, anche

gli ampliamenti e le modifiche sostanziali di aziende devono avvenire riducendo al minimo, in relazione alle

conoscenze acquisite in base al progresso tecnico, i rischi derivanti dall’esposizione al rumore mediante l’utilizzo di

misure tecniche, organizzative e procedurali, concretamente attuabili, privilegiando gli interventi alla fonte (art. 46,

comma 1).

In effetti, i due aspetti (progettazione/realizzazione di apparecchiature e di luoghi di lavoro) sono intrinsecamente

collegati: nella realizzazione di ampliamenti o di nuove sedi aziendali vi è certamente un contributo anche sensibile

della struttura edile (separazione di attività, potere fonoassorbente degli involucri, ecc.) sui campi sonori generati

dalle apparecchiature, dalle macchine, dagli impianti.

Occorre pertanto qui ribadire integralmente i concetti espressi al punto precedente mentre, per quanto riguarda la

struttura dell’edificio ed il lay-out (art. 46, comma 1) i datori di lavoro possono utilizzare tutte le potenzialità

preventive offerte dai modelli di previsione acustica (e proposti dalla parte III della norma ISO 11690) in particolare

soffermando l’attenzione sulle caratteristiche acustiche dei locali al fine dell’eventuale trattamento fonoassorbente e

della separazione delle lavorazioni rumorose.

Analogamente, gli organi di vigilanza delle Az.USL in fase di valutazione di nuovi insediamenti produttivi (notifica

ex art. 48 D.P.R. 303/56) con presumibili elevati livelli di rischio rumore, potranno richiedere fruttuosi approfondimenti

basati su tali modelli previsionali.

5.10 Lavoro minorile

Il D.Lgs. n. 345 del 4 agosto 1999 disciplina tra l’altro l’esposizione a rumore dei minori. Il suddetto provvedimento,

di attuazione della Direttiva 94/33/CEE, modifica l’art. 6 della legge 17 ottobre 1967, n. 977 (Tutela del lavoro

dei bambini e degli adolescenti) proponendo il divieto di adibizione dei minori alle attività che comportino un valore

dell’esposizione quotidiana superiore a 80 dB(A) con la sola possibilità di derogare a tale divieto per motivi didattici

o di formazione professionale (art. 7, comma 2).

Le maggiori cautele da adottarsi nei confronti della prevenzione del danno acustico nei minori sono da porsi in

relazione sia con la necessità di preservare con più attenzione il patrimonio funzionale di individui giovani, sia con

la dimostrata maggiore suscettibilità al danno da rumore in soggetti che non abbiano ultimato le tappe del loro

sviluppo funzionale.

La circolare n. 1/2000 del Ministero del Lavoro del 5 gennaio 2000 ha chiarito che il divieto di esposizione al

rumore ai sensi del D.Lgs. 345/99 non opera automaticamente, ma discende dalla valutazione dei rischi effettuata

sulla base delle disposizioni di cui al D.Lgs. 277/91, art. 40, e scatta a partire da un livello di 80 dBA. In particolare

il livello di 80 dBA deve intendersi come esposizione quotidiana personale o come esposizione media settimanale,

se quella quotidiana è variabile nell’arco della settimana lavorativa e, pertanto, non va considerato come valore che

non può mai essere superato nell’arco del periodo in esame.

Il D.Lgs. 345/99 prevede infine che il medico competente effettui la sorveglianza sanitaria dei minori con

periodicità almeno annuale.

6. LISTA DI CONTROLLO

In conclusione a questo capitolo si è deciso di inserire una vera e propria lista di controllo, per privilegiare la

funzione di verifica di adempimento delle principali procedure per la gestione del rischio rumore nell’ambiente di

lavoro.

La check-list, che non può certo ritenersi esaustiva di tutti gli aspetti sviluppati da queste linee guida, è riferita agli

obblighi in capo al datore di lavoro.

30 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

Obblighi indipendenti dal livello di esposizione personale (L EP)

N. QUESITO

1

2

3

4

Si è provveduto ad effettuare la prima

Valutazione del Rumore nei modi e nei

tempi previsti dal D.Lgs. 277/91?

Si dispone del Rapporto di Valutazione

redatto nei modi e tempi previsti dal

D.Lgs. 277/91?

Si è provveduto a ripetere la Valutazione

del rischio rumore con la periodicità dichiarata

nella precedente Valutazione?

Si è in grado di documentare le misure

di prevenzione e protezione adottate in

conseguenza della Valutazione del rischio

?

N. QUESITO

5

6

7

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

Effettuare la Valutazione consultati i lavoratori

o i loro RLS.

Redigere il Rapporto di Valutazione,

informandone il RLS e, se presente, il

medico competente (MC).

Ripetere la Valutazione, redigere un

nuovo Rapporto di Valutazione informandone

il RLS e, se presente, il MC.

È consigliabile mantenere memoria delle

misure messe in atto, ad esempio

specificandole nel Rapporto di Valutazione.

Ulteriori obblighi se il L EP di almeno 1 lavoratore è >80 dB(A)

La Valutazione del Rumore comprende

misure strumentali sulle esposizioni dei

lavoratori, sulle sorgenti e sui luoghi di

lavoro?

Si è adempiuto agli obblighi di informazione

dei lavoratori, anche riguardo al

loro diritto di richiedere il controllo sanitario?

Nel caso sia stato richiesto dai lavoratori

di effettuare il controllo sanitario, si è

in grado di dimostrare di aver nominato

il MC o che questi non ha condiviso tale

esigenza?

N. QUESITO

8

9

11

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

Far effettuare la Valutazione da personale

competente con strumentazione

adeguata, consultati i lavoratori o il loro

RLS.

Registrare ogni iniziativa informativa indicando

contenuti, data, chi l’ha effettuata

e facendo firmare i presenti.

Formalizzare la nomina del MC (per

esempio con lettera d’incarico sottoscritta

per accettazione) oppure conservare

il parere negativo alla richiesta dei lavoratori

a firma del MC.

Ulteriori obblighi se il L EP di almeno 1 lavoratore è >85 dB(A)

Si è nominato il MC e si sorveglia che

questi eserciti i suoi principali compiti?

I lavoratori hanno ricevuto un’adeguata

formazione?

I DPI uditivi sono stati scelti consultando

i lavoratori o i loro RLS?

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

Formalizzare la nomina e sorvegliare

che il MC visiti con la giusta periodicità i

lavoratori ed i luoghi di lavoro.

Registrare ogni iniziativa formativa indicando

contenuti, data, chi la ha effettuata

e facendo firmare i presenti.

Registrare la consultazione in un documento

sottoscritto dai lavoratori o dai

RLS.

Rif. nel

D.Lgs. 277/91

art. 40, comma 1

art. 40

art. 40,

commi 2 e 3

art. 41, comma 1

Rif. nel

D.Lgs. 277/91

art. 40

+ Allegato VI

art. 42, comma1

art. 44, comma 2

Rif. nel

D.Lgs. 277/91

art. 44, comma 3

art. 42, comma 2

art. 43, comma 6

n. 4/2000 31

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

Ulteriori obblighi se il L EP di almeno 1 lavoratore è >90 dB(A) o L picco >140 dB

N. QUESITO

2

13

14

15

16

È stata esposta segnaletica appropriata

nei luoghi di lavoro che superano i 90

dB(A) di L Aeq o 140 dB di L picco?

È stata effettuata la comunicazione all’organo

di vigilanza del superamento

dei 90 dB(A) di L EP o 140 dB di L picco?

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

Esporre apposita segnaletica e, qualora

il rischio lo giustifichi, perimetrare e limitare

l’accesso a tali luoghi.

Comunicare, entro 30 gg. dalla Valutazione,

le misure tecniche, organizzative

e procedurali attuate informandone i lavoratori

o il RLS.

Si è istituito e si tiene aggiornato il Regi- Istituire ed aggiornare il Registro degli

stro degli esposti ex art. 49? esposti.

Si gestiscono correttamente le comuni- Gestire le comunicazione del Registro

cazioni previste per il Registro degli degli esposti (con AUSL, ISPESL,

esposti?

ISS) secondo le modalità previste dalla

legge.

Si controlla che i lavoratori utilizzino (e Definire una procedura di sorveglianza

correttamente) i loro DPI uditivi? dell’uso dei DPI che preveda anche richiami

per quei lavoratori che non li

utilizzano.

ELENCHI DI ATTIVITÀ E MANSIONI CON L EP NORMALMENTE MINORI DI 80 dB(A)

Allegato n. 1

Di seguito vengono riportati due elenchi che rappresentano le conoscenze disponibili all’atto di pubblicare

queste Linee Guida.

Le fonti di detti elenchi sono:

1. l’Allegato n. 2 alla Circolare n. 45/92 dell’Assessorato Sanità-Igiene-Ambiente della Regione Lazio avente per

oggetto: “Primi indirizzi applicativi del Decreto Legislativo n. 277 del 15 agosto 1991”, pubblicata in data 27 luglio

1992;

2. il testo delle “Linee Guida per la collocazione indicativa di attività e mansioni ai fini della definizione

dell’obbligo di misurazione strumentale del rumore” concordato dal Dipartimento di Prevenzione dell’Az.USL

di Modena con le locali associazioni imprenditoriali CNA - LAPAM-Federimpresa - Confcommercio -

Confesercenti e CLAAI, pubblicato in data 13 aprile 2000.

Si ritiene che il presente Allegato sia destinato ad arricchirsi nel tempo in tanto in quanto si consolideranno le

conoscenze dei livelli di rischio derivanti dalle molteplici misurazioni acustiche effettuate in questi anni.

1. ALLEGATO ESTRATTO DALLA CIRCOLARE 45/92 DELLA REGIONE LAZIO

Aziende interessate alla valutazione senza misure

Rif. nel D.Lgs.

277/91

art. 41,

commi 2 e c.3

art. 45

art. 49

art. 49

art. 43

l Uffici con l’uso di:

- Fotocopiatrici fino a 60 copie al minuto

- Macchine da scrivere elettriche (fino a quattro in uso contemporaneo)

- Personal computer con stampante (fino a quattro in uso contemporaneo)

l Attività commerciali con:

- Attrezzature tipo ufficio

- Registratori di cassa

l Ristoranti e cucine di comunità escluse la preparazione industriale dei pasti

l Lavanderie a secco artigianali

l Tipografie con macchine tipo-lito con velocità di stampa fino a 6000 copie/ora (massimo tre macchine e con

esclusione delle confezionatrici pneumatiche)

l Parrucchiere ed estetiste

l Elettrauto ed officine di riparazione auto con uso della svitatrice pneumatica inferiore a quindici minuti al

giorno

l Autotrasporti con automezzi e trattrici recenti.

32 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

2. ESTRATTO DALLE LINEE GUIDA DI CNA - LAPAM-Federimpresa - Confcommercio -

Confesercenti - CLAAI E DELL’AZ.USL DI MODENA

Pur avendo a mente tutta la delicatezza di un’operazione finalizzata a distinguere le attività e le mansioni che

generalmente non superano gli 80 dB(A) da quelle che generalmente tale valore superano, il Dipartimento di

Prevenzione dell’Az.USL di Modena e le Associazioni d’impresa della provincia hanno tuttavia finito col

convenire sulla prevalenza dei vantaggi nel fornire queste indicazioni.

Si è così deciso di concretizzare l’approfondimento realizzando una Tabella contenente una serie di attività e

mansioni che, quando collocate nella colonna di sinistra indicano che i dati di esperienza e di letteratura

permettono, in prima approssimazione, di ritenere che i L EP dei lavoratori non superino gli 80 dB(A).

Simmetricamente, per le attività e mansioni collocate nella colonna di destra, le evidenze sono per un

generalizzato superamento degli 80 dB(A) di L EP.

Come già evidenziato, l’appartenenza di un’attività o di una mansione esercitata nell’ambito di una specifica

azienda ad una delle categorie elencate nella colonna di sinistra della Tabella a seguito, non è di per sé una

garanzia assoluta di non superamento degli 80 dB(A) di L EP; quanto detto vale ovviamente in maniera

simmetrica per le attività e mansioni della colonna destra.

Per ridurre le probabilità dei possibili errori nell’applicazione del protocollo a seguito esposto si consiglia

comunque alle aziende di:

l verificare la propria collocazione avendo a mente le attività e le mansioni esercitate dall’addetto maggiormente

esposto nella settimana più rumorosa dell’ultimo anno;

l definire quanto tempo sono utilizzate le attrezzature di lavoro più rumorose della propria azienda considerando

che bastano anche pochi minuti di uso di macchine o utensili rumorosi per superare gli 80 dB(A) di L EP.

Per avere L EP >80 dB(A) bastano: Livello di rumore tipico di:

30 minuti a 92 dB(A)

15 minuti a 95 dB(A)

8 minuti a 98 dB(A)

saldatori, uso di mazze con scalpelli per lavori edili,

trattori non cabinati ...

avvitadadi, smerigliatrici di testa, seghe circolari per

taglio alluminio...

smerigliatrici angolari a disco, martelli demolitori,

taglio jolly ceramici...

Il datore di lavoro che, in ragione delle peculiarità della propria azienda, ritenesse di non riconoscersi

nell’assegnazione effettuata, potrebbe verificare le proprie convinzioni affidando ad una persona competente il

mandato di testare strumentalmente solamente una o alcune situazioni-limite, riservandosi solo successivamente

di commissionare l’eventuale intera valutazione con misurazioni prevista dal D.Lgs. 277/91.

Occorre comunque sottolineare che, in linea di massima, chi ha già effettuato precedenti valutazioni mediante

misurazioni, può attenersi con tranquillità alle risultanze delle stesse e, se tutti i L EP erano ad esempio inferiori

ai 77-78 dB(A), non è necessario né utile che richieda nuove campagne di misurazione, salvo l’introduzione di

attività / macchine / mansioni più rumorose. Viceversa, chi aveva lavoratori documentati come esposti a L EP

maggiori di 80 dB(A), è opportuno che, anche se solo per la prima volta, si cauteli verificando strumentalmente

l’avvenuto rientro al di sotto degli 80 dB(A).

Prima di addentrarsi nella Tabella che rappresenta la sintesi di questo approfondimento resta da segnalare che “in

corso d’opera”, si sono anche evidenziate talune attività per le quali le conoscenze attualmente disponibili non

consentono un inquadramento definito. Tutte queste attività sono state raggruppate in una colonna centrale, e saranno

oggetto nei limiti del possibile di approfondimenti futuri; naturalmente, in questi casi, l’onere della valutazione (anche

con misure) è riconsegnato totalmente alle aziende ed ai loro consulenti.

Tabella di classificazione di attività e mansioni ai fini dell’obbligo di misurazione strumentale

Attività che generalmente

non superano gli 80 dB(A)

e per le quali generalmente

non ricorre l’obbligo della

misurazione strumentale

n Confezione in tessuto

n Confezione di maglieria

n Lavanderie al pubblico, tintura capi

Attività per le quali

le conoscenze attualmente

disponibili non consentono

un inquadramento

predefinito

Abbigliamento

l Cardatura

l Confezioni borse, cinture in pelle

l Lavorazione e produzione pellicce

Attività che generalmente

superano gli 80 dB(A)

e per le quali generalmente

ricorre l’obbligo

della misurazione strumentale

l Concerie, tintorie pellame

l Finissaggio

l Roccatura

n. 4/2000 33

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

n Modelliste, figuriniste

n Produzione calzature (escluso montaggio

e suolatura)

n Riparazione calzature

n Riparazione capi in pelle

n Sarti

n Ricamo a mano

n Stampa su tessuto per applicazione

a caldo

n Stirerie

n Taglio, ripasso, imbusto

n Asolatura, applicazione bottoni

n Produzione tessuti a mano, decorazioni

su tessuti senza macchine

n Acconciatori

n Estetiste, manicure

n Disossatura manuale

n Produzione artigianale di pasta

n Gelaterie

n Fornai

n Pasticcerie

n Rosticcerie, friggitorie e produzione

pizze al taglio

n Stagionatura prosciutti

l Stampa serigrafica l Tessitura (rettilinee, circolari, cotton)

l Lavorazione e produzione pelli

l Produzione di bottoni

l Produzione occhiali, ombrelli, penne

l Ricamifici

l Tintorie

l Lavanderie industriali

Acconciatori

Agricoltura

Agroalimentare

l Allevamenti non di suini e bovini

l Lavorazione e confezione spezie

l Produzione caffè, estratti, lievito

l Produzione grassi

l Produzione industriale pasta

l Lavorazione budella

l Produzione industriale di pane, piadine,

biscotti

l Caseifici

Artistico

n Liutai, costruzione artigianale di l Lavorazione pietre preziose

strumenti a corda

l Produzione oreficeria

n Restauro strumenti musicali

n Intagliatori di legno a mano

n Lavorazione artistica di cuoio e pelle

n Orologiai

n Riparazione oreficeria, bigiotteria

n Restauri d’arte (dipinti, cornici, mobili,

stucchi)

n Autorimesse

n Autoscuole

n Espurgo pozzi

n Facchini e stivatori

n Noleggio

n Trasporti su strada

Autotrasporti

Ceramica e vetro

n Decorazioni su ceramica

l Installazione del vetro

n Allestimento campionari di piastrelle l Produzione e lavorazione artistica

del vetro

Chimica

l Esercizio macchine agricole

l Allevamenti suini e bovini

l Disossatura con macchine

l Imbottigliamento in vetro (acqua, vini,

liquori ...)

l Lavorazione e conservazione pro-

dotti alimentari in genere (pomodori,

ortaggi...)

l Macellazione

l Mulini

l Preparazione di pasti ad uso industriale

l Produzione aceto, alcool, vino

l Produzione di insaccati e lavorazione

carni

l Produzione mangimi

l Lavorazione ardesia e marmo

l Produzione manufatti ceramici

l Taglio piastrelle

l Taglio del vetro

n Biomedicale: solo assemblaggio l Biomedicale: produzione e tratta- l Lavorazione gomma e materie plamento

prodotti biomedicali

stiche

l Lavorazione vetroresina

l Produzione e confezionamento di

prodotti chimici

34 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

n Alberghi

n Bar

n Benzinai

n Lavaggio auto

n Commercio al minuto

n Commercio all’ingrosso

n Mense, ristoranti, pizzerie

n Ambulanti

n Edicole

Commercio e pubblici esercizi

l Discoteche

Edilizia

n Imbianchini l Intonacatori l Carpentieri edili

l Costruttori edili, muratori

l Costruzione prefabbricati

l Lavorazione terracotta (fornaci)

l Lavori stradali

l Levigatori

l Marmisti

l Lavorazione lapidei

l Pavimentatori, piastrellisti

l Perforazioni suolo, pozzi

n Copisterie

n Decorazioni murali e su tela

n Legatoria a mano

n Fotocomposizione

n Neonisti

n Registrazioni video e fonografiche

n Studi grafici e pubblicitari

n Eliografia

n Fotografi

n Fotolaboratori

n Montaggio cornici

n Tappezzieri

n Antennisti

n Elettrauto

n Carburatoristi

n Meccanici riparatori di auto e moto (Prestare

particolare attenzione per l’estrema

variabilità della casistica!)

n Assemblaggio componenti elettronici

n Installatori e riparatori impianti idraulici, termosanitari,

elettrici, gas

n Installatori antinfurto e antincendio

n Ascensoristi

n Radiatoristi

n Riparazione e assemblaggio biciclette

n Riparazione impianti frigoriferi

n Riparazione radio, tv, elettrodomestici

Grafica e fotografi

l Cartellonisti

l Costruzione plastici

l Serigrafia

Legno

l Montaggio scale, infissi,

pareti e pavimenti

Metalmeccanica

l Cartotecnica

l Legatoria editoriale

l Stampa offset

l Tipografia, litografia

l Lavorazione cliché in zinco

l Abbattimento piante

l Lavorazioni di falegnameria

l Segherie, produzione imballaggi

l Verniciatori

l Trattamenti superficiali l Carpenterie

l Carrozzerie

l Affilatura utensili

l Elettromeccanica

l Fonderie

l Lattonieri

l Meccanica di produzione

l Verniciatori

l Gommisti

l Sabbiatura

l Saldatura (escluso “stagno”)

l Lavorazione alluminnio

l Montaggio e assemblaggio

n Decorazione con fiori

n Derattizzazione

n Gestione imprese turistiche,

noleggio di mezzi di trasporto

n Imprese di pulizia

n Odontotecnici

n Ottici (riparazione occhiali)

n Podologi, masso-fisioterapisti, massaggiatori

n Servizi di informatica

n Tecnici ortopedici

n Uffici e servizi amministrativi

n Vendita e toelettatura animali

l

Servizi e turismo

Disinfestazione

In chiusura si ricorda ancora che l’elenco sopra riportato vuole avere un carattere indicativo: resta ferma la responsabilità

del datore di lavoro nello stabilire se, nello specifico caso, i livelli di esposizione LEP (dipendenti sia dai livelli di rumore

che dai tempi di esposizione) possano ragionevolmente ritenersi inferiori a 80 dB(A).

n. 4/2000 35

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

GUIDA ALLA VALUTAZIONE DELLE INCERTEZZE DI MISURA

Allegato n. 2

PREMESSA

Il D.Lgs. 277/91 stabilisce che la misurazione del rumore deve essere effettuata in osservanza ai criteri riportati

nell’Allegato VI. Quest’ultimo, a sua volta, prevede che di ogni misurazione sia indicata anche l’incertezza di

cui la medesima è affetta (errore casuale).

Normalmente, per errore casuale si intende lo scarto quadratico medio (deviazione standard) su di un numero

significativo di campionamenti. In attesa di auspicabili puntualizzazioni a livello centrale, si consiglia di

continuare ad applicare le consolidate norme di buona tecnica (UNI 9432 del 1989) che, in sintesi, danno le

seguenti indicazioni:

l Le misurazioni eseguite per brevi periodi sono soddisfacenti nel caso di rumori stabili o poco fluttuanti o

fluttuanti ciclicamente su tempi più brevi.

l Se le fluttuazioni sono estese in ampiezza o si prolungano nel tempo ovvero se il fenomeno sonoro è

irregolare occorrerà rivolgersi sempre a fonometri integratori e prolungare l’osservazione strumentale fin

anche a misurare il livello dell’intera giornata di lavoro (metodo di riferimento).

l In situazioni estreme, qualora possa prevedersi un’oscillazione dei valori di esposizione giornaliera,

occorre ripetere le misure giornaliere sino al computo del L EP,w.

l In ogni caso, la scelta dei tempi e delle metodologie di misura devono avere come obiettivo la stabilizzazione

del L Aeq del fenomeno acustico rappresentativo delle condizioni di esposizione del/dei lavoratori.

Ai valori di L Aeq così misurati si può associare, in mancanza dei dati di taratura relativi allo specifico

fonometro, un errore casuale pari a 0,7 dB, corrispondente alla tolleranza ammessa dalle norme IEC 651/79 e

IEC 804/85 (CEI EN 60651/82 e CEI EN 60804/99) per i fonometri di classe 1. In questo modo si rispetta

formalmente la legge, ma dal punto di vista tecnico-scientifico il metodo non è corretto e può portare a

sottostimare in modo significativo l’entità dell’errore casuale.

Di seguito si riporta un metodo per la valutazione e l’utilizzo dell’errore casuale nelle misurazioni del rumore,

tratto dalla recente letteratura scientifica e normativa in materia.

1. INTRODUZIONE

In questa sede si propone un metodo per il calcolo dell’incertezza sui L Aeq, sui tempi di esposizione e sul L EP,d

globale, basato sui criteri consigliati dallo standard ISO 9612 (1997). Un semplice programma (Lepdw_Error)

per l’applicazione di tale metodo può essere scaricato dal sito ISPESL (www.ispesl.it). Attualmente esiste

anche una guida ISO, recepita in Italia come Guida UNI CEI 9 (1997) “Guida all’espressione dell’incertezza di

misura”, che può essere utilizzata. Trattasi però di un testo assolutamente generale per la valutazione

dell’incertezza di un generico misurando, e di non facile applicazione per i non addetti ai lavori. Lo standard

ISO 9612 (”Acoustics - Guidelines for the measurement and assessment of exposure to noise in a working

environment”), invece, riguarda specificatamente il rumore in ambiente di lavoro e, a nostro avviso, meglio si

adatta alla valutazione del rischio rumore secondo le prescrizioni del D.Lgs. 277/91.

Una stima dell’incertezza associata al valore misurato o calcolato di una grandezza è un elemento essenziale in

quanto rende possibile controllare la ripetibilità di una misura, e rende significativo il confronto tra i risultati di

misure effettuate da diversi soggetti nelle stesse condizioni di misura.

Viene definita incertezza sulla quantità y la quantità ε(y) data dalla deviazione standard della distribuzione di

probabilità dei valori assunti dal risultato della misura di y. Vanno calcolati separatamente tre tipi di incertezze:

una di tipo “strumentale”; una di tipo “ambientale”, dovuta alla incompleta campionatura della distribuzione

dei livelli sonori; una di tipo “temporale” dovuta alla variabilità dei tempi di esposizione.

2. INCERTEZZE STRUMENTALI

Le incertezze strumentali vanno dedotte dalle indicazioni fornite dal costruttore, dalle informazioni ricavabili

dal certificato di taratura SIT o WECC dello strumento, o, ove queste manchino, dalle tolleranze ammesse

dagli standards IEC 651/79 e IEC 804/85 per i fonometri di classe 1. In assenza di qualsiasi informazione sulla

distribuzione di probabilità, come accade nella maggior parte dei casi, l’ipotesi più ragionevole è che tale

distribuzione sia rettangolare (probabilità costante) con intervallo totale di variabilità pari al massimo scostamento,

dato ricavabile dalle informazioni a disposizione o dalle tolleranze.

Assumendo che le singole componenti dell’incertezza strumentale siano mutuamente indipendenti, i singoli

contributi possono essere combinati quadraticamente nell’incertezza strumentale totale.

Le principali componenti dell’incertezza strumentale sono le seguenti:

l accuratezza del calibratore;

36 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

l non perfetta linearità della risposta del fonometro a diversi livelli di rumore (la calibrazione è effettuata

normalmente ad un’unica frequenza e livello sonoro);

l scarti della curva di pesatura A del fonometro rispetto a quella standard;

l risposta in frequenza non simmetrica rispetto ai vari angoli di incidenza del suono;

l variazione della risposta del fonometro nel caso si usi un fondo scala diverso da quello di riferimento;

l variazione della risposta del fonometro al variare della pressione atmosferica statica;

l variazione della risposta del fonometro al variare della temperatura ambiente;

l variazione della risposta del fonometro al variare dell’umidità;

l variazione del valore misurato di Leq in caso di pressione sonora variabile nel tempo rispetto alla misura

del Leq di un evento sonoro di livello costante e di uguale contenuto energetico;

l possibile deriva della risposta del fonometro per misure prolungate nel tempo.

Nel certificato di taratura SIT o WECC del fonometro può essere riportato il valore dell’incertezza strumentale

(S dell’apparecchio. Questo valore può essere utilizzato tenendo conto che si tratta di un valore riferito a

condizioni standard di laboratorio (temperatura, pressione, umidità controllate): quindi deve intendersi come

valore minimo dell’incertezza strumentale.

Viceversa, basandosi solo sulle tolleranze ammesse per i fonometri di classe 1 si può stimare, per le situazioni

più comuni di utilizzo sul campo, un’incertezza complessiva massima dovuta ai contributi sopra elencati pari a

0.7 dB.

3. INCERTEZZE AMBIENTALI

3.1. Campionamento del livello equivalente

Un segmento di attività di durata T i che si svolge all’interno di un ambiente acusticamente omogeneo

(ambiente nel quale i livelli di rumore misurati in prelievi successivi non differiscono di molto), può essere

esaminato col metodo del “campionamento”: effettuando cioè N misure indipendenti di livello equivalente di

durata individuale T ij i cui risultati vengono indicati con L ij. Il livello equivalente relativo al periodo T i è dato

dalla relazione:

dove

L

è la media aritmetica dei livelli, e

Aeq, Ti



= 10log








s = ⎜




N


j=

1

10

0,1Lij

è la deviazione standard della distribuzione dei livelli stessi.

N

L

N

N


j 1

i = =

N




≅ Li

+


0,115s



L

∑(

Lij − Li)

j= 1

N − 1

n. 4/2000 37

2

ij








1/2

2

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

L’incertezza relativa alla componente ambientale vale:

( L )

ε A Aeq,Ti

⎛ 2 4

s 0,026s ⎞

= ⎜ + ⎟

⎝ N N−1 ⎟


dove l’ultimo termine a destra è un fattore di correzione dovuto alla dimensione finita della popolazione da cui

viene estratto il campione analizzato (cioè alla durata finita Ti del periodo); al denominatore compare la media

aritmetica dei tempi di campionamento Tij. Dal punto di vista pratico, l’ultimo termine di questa formula

assume generalmente valori prossimi a 1: per semplicità di calcolo tale termine è stato effettivamente posto

uguale a 1 nel foglio di calcolo Lepdw Error. Inoltre, in generale sono sufficienti un numero di campionamenti

N pari a 3, mentre un numero di campionamenti superiore a 5 non fornisce un significativo aumento della

precisione della misura.

L’incertezza totale sul livello equivalente vale:

( )

2 2

( L Aeq,Ti ) = S + A(

LAeq,Ti

)

ε ε ε

3.2. Misura diretta del livello equivalente

Nel caso in cui viene eseguita una misura "diretta" del livello equivalente L Aeq,Ti, per tutta la durata T i del

periodo di tempo acusticamente omogeneo, per quanto detto al punto precedente l’incertezza “ambientale” è in

questo caso nulla, e pertanto a tale valore va associata una incertezza puramente strumentale.

ε (L Aeq,Ti) =ε s

Nella Tabella delle misure della Relazione tecnica di cui all’Allegato n. 3, nella colonna “Errore casuale”

vanno riportati i valori degli errori casuali sui livelli equivalenti, ε (L Aeq,Ti) come sopra definiti.

È chiaro, quindi, che una misura di livello equivalente sonoro non può essere esente da errore: quest’ultimo sarà più

o meno elevato, a seconda della tecnica di misura scelta, ma non può essere inferiore all’incertezza strumentale.

4. INCERTEZZA SUI TEMPI DI ESPOSIZIONE

Anche i tempi di esposizione T i sono generalmente affetti da una incertezza di cui va tenuto conto. L’incertezza

sul tempo di esposizione ε(T i) può essere calcolata con i classici metodi appropriati alle distribuzioni

normali. Nel caso non si disponga di alcuna informazione per utilizzare una procedura di questo tipo, possono

essere calcolati valori indicativi mediante la formula:

ε (T i) ≈ 0,04 T i

⎛ N ⎞

⎜ T − ∑T ⎟

⎜ ⎟

⎜ − ⎟

⎜ Ti − Tij


⎜ ⎟

⎝ ⎠

1/2 i ij

j= 1

con un valore minimo di 2,5 minuti.

È bene ricordare l’importanza della corretta valutazione dei tempi di esposizione alle singole mansioni e/o fasi

lavorative e delle rispettive incertezze, in quanto, come vedremo nel paragrafo successivo, questi parametri contribuiscono

in maniera determinante alla determinazione dell’incertezza complessiva sul livello di esposizione personale.

5. INCERTEZZA SUL LIVELLO DI ESPOSIZIONE PERSONALE

Nonostante il D.Lgs. 277/91, nell’Allegato VI, parli solo di errore casuale sui livelli equivalenti misurati, in

questa sede si è ritenuto utile fornire una metodologia di calcolo dell’incertezza complessiva sul livello di

esposizione personale. Considerato infatti che è il L EP,d il risultato finale della misura della esposizione

professionale a rumore, anche ad esso può essere associata una incertezza. Tale quantità permetterà di stabilire

se un certo limite di esposizione è, o può essere, superato e regolare di conseguenza i relativi adempimenti di

legge.

38 n. 4/2000

1/2

1/2


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

L’incertezza sul livello di esposizione personale giornaliero può essere ottenuta applicando in modo opportuno

la legge di propagazione degli errori alle incertezze sui livelli equivalenti e sui tempi di esposizione visti nei

paragrafi precedenti. Si calcola dapprima la componente dovuta ai fattori “ambientali”, εA(LEP,d): ε

Α

( L )

EP, d


M

0.2L 2 2

⎢∑10

Ti

ε i

⎣ i=

1

= M


i=

1


i 0.2Li

+ 18.86 10 ε

a questa si aggiunge poi la componente dovuta ad effetti strumentali, εS, per ottenere l’incertezza complessiva

sul LEP,d: ε (LEP,d) =[ε 2

A (LEP,d) +ε 2

S ] 1/2

Per sinteticità si è posto Li =LAeq,Ti, εi = εA (LAeq,Ti), εTi = ε (Ti) ed M è il numero di periodi in cui si effettuano

misure di livello equivalente. Come si può vedere, sono soltanto le componenti “ambientali” delle incertezze, εA (LAeq,Ti), che compaiono effettivamente nella propagazione dell’incertezza complessiva sul livello di esposizione

personale, mentre il termine strumentale εS viene inserito a valle della procedura, in quanto si riferisce ad un effetto

sistematico che non viene ridotto dal numero di periodi nei quali si articola la giornata lavorativa. (N.B. Le formule

utilizzate in questo paragrafo valgono se si effettuano tutte le misure con lo stesso fonometro, cosa che avviene nella

generalità dei casi. Se si utilizzano più fonometri occorre utilizzare un altro formalismo).

Operando in modo analogo, a partire dalle incertezze sugli m livelli di esposizione personale giornalieri, si può

calcolare l’incertezza sul valore del LEP,w che vale:

ε(LEP,w) =[ε 2

A (LEP,w) +ε 2

S ] 1/2 ,

dove:

1/2

⎡ m

0.2L 2 ⎤

⎢ ∑10

k ε k ⎥

=

( ) ⎣k

1 ⎦

ε A L EP, w =

m

0.1Lk

∑10

k=

1

è la componente “ambientale” dell’incertezza sul L EP,w, e per sinteticità si è posto L k =(L EP,d) k, ε k = ε A

(L EP,d) k.

Quindi, nel Rapporto di Valutazione del rischio ex articolo 40 del D.Lgs. 277/91 potrà essere riportato, per ogni

operatore esposto, il livello di esposizione personale con associata la relativa incertezza:

L EP,d + ε (L EP,w);

L EP,w + ε (L EP,w)

Si pone infine il problema di quale significato concretamente attribuire al calcolo dell’incertezza nel

classificare i livelli di esposizione del personale. A questo riguardo, si raccomanda l’adozione di criteri

cautelativi nell’individuazione delle misure di prevenzione e protezione, nello spirito prevenzionistico del

D.Lgs. 277/91, in particolare nelle situazioni che mostrano valori del livello di esposizione personale al

limite della attribuzione alla fasce di esposizione superiori di 80, 85 e 90 dB(A).

A titolo esemplificativo, supponiamo che per un lavoratore sia stato calcolato un L EP,d pari a 84,0 ± 1,5

dB(A). Allora due sono le possibilità: o questo lavoratore viene assegnato cautelativamente alla fascia di

rischio corrispondente a 85 ÷ 90 dB(A), con tutti gli adempimenti conseguenti; oppure, si aumenta la

precisione della determinazione del L EP,d tramite, ad esempio, un maggior numero di campionamenti e/o

misure dirette e/o una migliore determinazione dei tempi di esposizione. In tal modo, si riducono le

componenti che contribuiscono all’incertezza complessiva ε (L EP,d), e si fa rientrare l’intervallo di

variabilità del livello di esposizione personale all’interno della fascia di rischio inferiore (ad es. ottenendo

un nuovo L EP,d pari a: 84,0 ± 0,8).

n. 4/2000 39

10

0.1L

i

M

i=

1

T

i

2

T




i

1/2

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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Carta intestata del personale competente

SCHEMA DELLA RELAZIONE TECNICA

SULL’ESPOSIZIONE A RUMORE EX D.Lgs. 277/91

Relazione tecnica per la valutazione

dell’esposizione quotidiana personale dei lavoratori al rumore

N. .............. del ....../...../.....

Allegato n. 3

Committente:

Ditta .........................................................................................................

(Ragione sociale)

esercente l’attività di .........................................................................................................

sede legale in via .................................................................................. n. ...................

CAP.............................. Comune Prov. ...................................................

sede unità produttiva in via .............................. n. ........................................................................

CAP............................. Comune Prov. ...................................................

tipologia produttiva (codice ISTAT).........................................................................................................

Lavoratori occupati n. ..............., di cui:

l n. ........... ............(mansione)..................;

l n. ........... ............(mansione)..................;

l n. ........... ............(mansione)...................

Si riporta in allegato la piantina dell’unità produttiva con il lay-out aggiornato delle macchine e degli impianti,

in cui sono indicate le postazioni di lavoro, le sorgenti di rumore e i punti di misura.

Tipo

Fonometro

integratore

Microfono

Calibratore

Altro

La strumentazione è di Classe 1, conforme alle Norme IEC 651/79 e 804/85 (CEI EN 60651/82 e CEI EN

60804/99).

Prima e dopo ogni serie di misure è stata controllata la calibrazione della strumentazione mediante calibratore

in dotazione (verificando che lo scostamento dal livello di taratura acustica non sia superiore a 0,3 dB) [Norma

UNI 9432/89].

Criteri e modalità di misura e di valutazione

Dopo un’attenta analisi del ciclo di produzione, dell’organizzazione e delle procedure di lavoro, delle “giornate

lavorative tipo”, degli ambienti di lavoro e delle caratteristiche del rumore, sono stati individuati, sulla base dei

seguenti criteri di valutazione (risultati di misurazioni anche estemporanee, confronti con situazioni analoghe,

dati di letteratura, ecc.) ..........................................................................................................................................

.................................................................................................................................................................................,

n. ....... lavoratori con L EP,d/w


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In data/e ................................... sono stati effettuati, ai sensi dell’art. 40, comma 2 del D.Lgs. 277/91, i rilievi

strumentali secondo i criteri di misura riportati nell’allegato VI del D.Lgs. 277/91 e nella norma UNI 9432,

nelle seguenti condizioni:

q nelle normali condizioni di lavoro;

q nelle specifiche condizioni a seguito descritte: ............................................................................................

........................................................................................................... (indicare eventuali particolarità, quali, per

esempio, attività temporanee o mobili; rilievi tramite strumenti fissati alla persona, addetti a macchine

portatili/mobili o a servizi presso diversi ambienti di lavoro o diverse unità produttive, ecc.).

N. misura

Punto

di misura

Tabella delle misure

Sorgente Condizione

di rumore di misura

Tempo

di misura

[.........]

L Aeq

[dB(A)]

Errore

casuale

[dB(A)]

L picco

[dB]

I punti di misura sono quelli riportati sulla piantina allegata.

Sulla stessa piantina allegata sono evidenziate le aree di lavoro con L Aeq >90 dB(A), oppure L picco >140 dB.

I tempi di misura sono stati scelti per essere rappresentativi dei fenomeni acustici in esame e delle specifiche

condizioni di esposizione dei lavoratori.

I tempi di esposizione utilizzati per la valutazione dei L EP sono quelli dichiarati e sottoscritti dal Datore di

Lavoro (possibilmente riportati in allegato), sentiti i RLS/lavoratori/Responsabile dell’organizzazione del

lavoro ..................................................

Gli errori casuali di misura riportati in tabella indicano l’incertezza associata alle misure valutata con il

criterio ....................................................................................................................................................................

Gruppo

omogeneo

/ lavoratore

Operazione/

postaz.

di lavoro

N. Misura

Calcolo dei L EP,d/w

Tempo di

esposizione

[...]

L Aeq

[dB(A)]

L picco

[dB]

L EP,d/w

[dB(A)]

n. 4/2000 41

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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I livelli di esposizione personale al rumore, riportati nell’ultima colonna della precedente tabella, sono stati

ricostruiti sulla base dei tempi di esposizione dichiarati dall’Azienda e dei livelli sonori misurati, secondo le

formule riportate nell’articolo 39 del D.Lgs. 277/91 e nella Norma UNI 9432.

Matricola

Cognome

e nome

Risultati della valutazione

Mansione

L EP,d/w individuali

L EP,d ± ε

[dB(A)]

L EP,w ± ε

[dB(A)]

* Classe di rischio/Fascia di esposizione:

0. Esposizione personale inferiore o uguale a 80 dB(A)

1. Esposizione personale superiore a 80 e minore o uguale a 85 dB(A)

2. Esposizione personale superiore a 85 e minore o uguale a 90 dB(A)

3. Esposizione personale superiore a 90 dB(A), oppure L picco >140dB

N. Misura

Conclusioni

Sulla base del presente monitoraggio acustico aziendale:

l si forniscono le seguenti indicazioni tecniche, utili ai fini dell’individuazione delle misure tecniche,

organizzative e procedurali concretamente attuabili: .......................................................................................

...........................................................................................................................................................................;

l si consiglia di ripetere la valutazione entro ......... anni.

La presente Relazione tecnica è composta da n. .......... pagine e ..... Allegati.

L picco

[dB]

Elenco delle macchine/attrezzature con L Aeq ≥ 85 dB(A):

Macchina/

attrezzatura

Marca Mod. Note

Classe

rischio *

Il Personale Competente

...............................................................

42 n. 4/2000


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Allegato n. 4

RAPPORTO DI VALUTAZIONE IN AZIENDE SENZA ADDETTI ESPOSTI A L EP >80 dB(A)

Carta intestata della Ditta

Rapporto di Valutazione del rumore

ex D.Lgs. 277/91

Il Sottoscritto .........................................................................................................................................................

(Nome e Cognome)

in qualità di datore di lavoro dell’impresa ...........................................................................................................

(Ditta/Ragione sociale)

esercente l’attività di .............................................................................................................................................

con sede operativa ................................................................ in via........................................................ n. ...........

CAP .................................................... Comune Prov. ..........................................................................................

e con sede legale in via ......................................................................................................................... n. ............

CAP ....................................... Comune Prov. ......................................................................................................

consapevole della responsabilità che assume ai sensi del D.Lgs. 277/91 e dell’art. 485 del cod. pen.

DICHIARA:

l di aver effettuato/aggiornato la Valutazione del rumore in data ....../...../......

(gg/mm/aa)

avvalendosi del personale competente Sig. .........................................................................

l di aver consultato in data ....../..../..... il/i seguenti RLS - o, in loro assenza, i lavoratori -:

Sig. .........................................................................

Sig. ........................................................................

mediante:

................................................................................................................................................................................

e di averlo/i informato/i dei risultati mediante:

................................................................................................................................................................................

l che gli occupati in azienda e l’organizzazione del lavoro rispondono al seguente schema, per un totale di n.

occupati:

1. ............................................................................................................................................................................

2. ............................................................................................................................................................................

... ............................................................................................................................................................................

(mansione) (n. addetti) (note)

l di aver potuto escludere il superamento degli 80 dB(A) di L EP sulla base:

q della palese assenza di sorgenti rumorose

q di riscontri bibliografici

q delle informazioni acustiche fornite dal/dai costruttore/i

n. 4/2000 43

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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SPECIALE

q di misurazioni in situazioni analoghe

q della Relazione tecnica allegata

q altro (specificare)...........................................................................................................................................

l che per ridurre il rischio da esposizione a rumore sono già in atto le seguenti misure tecniche,

organizzative e procedurali:

1. ........................................................................................................................................................................

2. ........................................................................................................................................................................

... ........................................................................................................................................................................

(eventualmente)

l che per migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul rischio rumore saranno messe in atto le seguenti

azioni nei tempi a fianco riportati:

1. ............................................................................................................................................entro il: ..../..../....

2. ............................................................................................................................................entro il: ..../..../....

... ............................................................................................................................................entro il: ..../..../....

l che la Valutazione in oggetto, salvo l’obbligo di ripeterla ad ogni variazione consistente delle

condizioni di esposizione al rumore, verrà ripetuta con periodicità .........................................................

l Piantina con layout

l Elenco macchine / attrezzature di lavoro

l Lavorazioni effettuate

l (eventualmente) Relazione tecnica

Città ................................... lì ...../...../.....

per presa visione

il RLS - o, in sua assenza, i lavoratori -

...............................................................

ALLEGA:

Il Legale Rappresentante

.............................................................

44 n. 4/2000


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Allegato n. 5

RAPPORTO DI VALUTAZIONE IN AZIENDE CON ADDETTI ESPOSTI A L EP >80 dB(A)

Carta intestata della Ditta

Rapporto di Valutazione del rumore

ex D.Lgs. 277/91

Il Sottoscritto ..........................................................................................................................................................

(Nome e Cognome)

in qualità di datore di lavoro dell’impresa ............................................................................................................

(Ditta/Ragione sociale)

esercente l’attività di ...............................................................................................................................................

con sede operativa in via .........................................................................................................................n. ...........

CAP ...........................................Comune Prov. .....................................................................................................

e con sede legale in via ...........................................................................................................................n. ..........

CAP .........................................................................Comune Prov. .......................................................................

consapevole della responsabilità che assume ai sensi del D.Lgs. 277/91 e dell’art. 485 del c.p.

DICHIARA:

l di aver effettuato/aggiornato la Valutazione del rumore in data ...../..../.....

(gg/mm/aa)

avvalendosi del personale competente Sig. ............................................................................................................

che ha prodotto la Relazione tecnica n. ...... del ....../...../...... riportata in allegato, contenente anche i dati

aziendali e del personale, i criteri, i metodi, i dati misurati ed i parametri utilizzati (ed in particolare i tempi di

esposizione) per il computo dei L EP

l di aver consultato in data ...../...../..... il/i seguenti RLS - o, in loro assenza, i lavoratori -:

Sig.........................................................................

Sig.........................................................................

mediante:

.......................................................................................................e di averlo/i informato/i dei risultati mediante:

.............................................................................................................................................................................

l che gli occupati in azienda e l’organizzazione del lavoro rispondono al seguente schema, per un totale di n .

occupati:

1. .............................................................................................................................................................................

2...............................................................................................................................................................................

... .............................................................................................................................................................................

(mansione) (n. addetti) (note)

l che il quadro di sintesi degli esposti a rumore è il seguente:

L EP,d/w >90 dB(A) o L picco >140 dB = n. _____ occupati

L EP,d/w tra 85 e 90 dB(A) = n. _____ occupati

L EP,d/w tra 80 e 85 dB(A) = n. _____ occupati

L EP,d/w ≤ 80 dB(A) = n. _____ occupati

l che esistono n. ................ aree con L Aeq >90 dB(A), come evidenziato nella piantina allegata

l che per ridurre il rischio da esposizione a rumore sono già in atto le seguenti misure tecniche, organizzative

e procedurali:

1. .............................................................................................................................................................................

n. 4/2000 45

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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2. .............................................................................................................................................................................

... .............................................................................................................................................................................

l che per migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul rischio rumore saranno messe in atto le seguenti

azioni nei tempi a fianco riportati:

1. .................................................................................................................................................entro il: ..../..../....

2. .................................................................................................................................................entro il: ..../..../....

... .................................................................................................................................................entro il: ..../..../....

l che sono già operativi i protocolli di sicurezza previsti dalla legge in funzione dei livelli di rischio

riscontrati, e in particolare:

controllo sanitario a cura del medico competente Dr. .....................................................................................;

informazione / formazione dei lavoratori

disponibilità / obbligo all’uso dei DPI uditivi

comunicazione ex art. 45 sul superamento dei 90 dB(A) di L EP

registro degli esposti ex art. 49

l che la Valutazione in oggetto, salvo l’obbligo di ripeterla ad ogni variazione consistente delle condizioni

di esposizione al rumore, verrà ripetuta con periodicità ...............................................................................

ALLEGA:

n Piantina con layout e l’indicazione delle eventuali aree con L Aeq>90 dB(A)

n Elenco macchine / attrezzature di lavoro

n Lavorazioni effettuate

n Relazione tecnica

n Elenco nominativo dei lavoratori con L EP>80 dB(A)

Città ................... lì ..../..../....

per presa visione Il Legale Rappresentante

il Medico Competente

........................................................ ...........................................................

per presa visione

il RLS - o, in sua assenza, i lavoratori -

.....................................................................

MODELLO PER LA COMUNICAZIONE EX ART. 45 D.Lgs. 277/91

Oggetto: Comunicazione ex art. 45, D.Lgs. 277/91

Carta intestata della Ditta

Allegato n. 6

Spett. ASL di .........................................

Dipartimento di Prevenzione - SPSAL

Indirizzo .................................. n. .........

CAP .................. Città ...........................

Città ............ lì ..../..../....

La presente per comunicare che a seguito della Valutazione del rischio rumore del __/__/__, di cui si allega

copia, nonostante l’adozione delle misure concretamente attuabili, n. __ addetti di questa ditta permangono

esposti ad oltre 90 dB(A) di L EP ovvero ad oltre 140 dB di L picco.

Si segnala che, oltre a quanto previsto dal D.Lgs. 277/91 sul versante della valutazione del rischio, dei DPI

uditivi, dei controlli sanitari e dell’informazione/formazione contro il rischio rumore, per tale personale questa

ditta sta attuando le misure tecniche, organizzative e procedurali a seguito riportate:

1...............................................................................................................................................................................

46 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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2. .............................................................................................................................................................................

3. .............................................................................................................................................................................

4. .............................................................................................................................................................................

... .............................................................................................................................................................................

Del contenuto della presente comunicazione sono stati informati i lavoratori / il RLS.

Distinti saluti.

Il Datore di Lavoro

........................................................

per presa visione

il RLS / x i lavoratori

..............................................................

SCELTA DEI DPI UDITIVI

SEZIONE 1

Criteri di selezione dell’otoprotettore

1.1 Marcatura di certificazione

Occorre scegliere solo DPI dotati di marcatura di certificazione di conformità (marcatura CE).

Allegato n. 7

1.2 Attenuazione sonora

Secondo la EN 458, ogni protettore auricolare deve essere accompagnato dai dati di attenuazione sonora forniti

dal fabbricante, espressi in 3 modi:

l APV f: esprime con una serie di valori, in dB, l’attenuazione sonora del DPI per lo spettro di frequenza in

banda d’ottava che va da 125 Hz a 8kHz (a volte viene inclusa anche la frequenza di 63 Hz); nel caso in cui

vengano forniti sia i valori medi dell’attenuazione sia quelli presunti (espressi come differenza tra l’attenuazione

media e la deviazione standard) occorre usare per i calcoli i valori di protezione presunti;

l H,M,L: esprime con 3 valori, in dB, l’attenuazione sonora del DPI per le frequenze alte (H), medie (M) e

basse (L); il fabbricante ricava questi valori dai valori in banda d’ottava;

l SNR: esprime con un solo valore, in dB, l’attenuazione sonora semplificata (Simplified Noise Reduction)

del DPI; il fabbricante ricava questo valore dai valori in banda d’ottava.

L’attenuazione deve essere tale da non generare una protezione insufficiente o, viceversa, una iperprotezione;

lo spettro di attenuazione dovrebbe essere scelto in funzione dello spettro del rumore da cui proteggere e delle

modalità di espletamento del lavoro; nel seguito verranno illustrati i metodi per calcolare la protezione fornita

dall’otoprotettore.

1.3 Confortevolezza del DPI uditivo

Le norme non specificano un modo per misurare l’indice di confortevolezza del DPI.

Sono importanti la massa, i materiali di costruzione, la pressione dell’archetto, la regolabilità delle cuffie, la

facilità di inserimento e di estrazione degli inserti ed altri aspetti ancora definiti nelle EN 352, ma la

valutazione complessiva, in primo luogo, va ovviamente richiesta all’utilizzatore. Il D.Lgs. 277/91 prevede

infatti che la scelta dei DPI uditivi avvenga previa consultazione dei lavoratori o dei loro RLS.

1.4 Ambiente di lavoro e attività lavorativa

In generale, oltre che essere adatti al singolo lavoratore, i DPI uditivi devono risultare adeguati alle condizioni

di lavoro (art. 43, D.Lgs. 277/91).

Il lavoro fisico in condizioni ambientali sfavorevoli (alte temperature e/o alti tassi d’umidità e polverosità) può

provocare sudorazione e irritazioni cutanee sotto le cuffie. Per ovviare a tali inconvenienti si possono utilizzare

delle sottili coperture per i cuscinetti; in tal caso è necessario conoscerne le caratteristiche acustiche per

calcolare la perdita di attenuazione della cuffia. Esistono oggi in commercio cuffie studiate per ambienti

termici severi caldi, come fonderie e vetrerie, dotate di cuscinetti imbottiti di glicerina che consentono di

conservare una temperatura confortevole all’interno delle coppe. In alternativa si possono utilizzare gli inserti

auricolari, che solitamente sono meglio tollerati dagli utilizzatori, tenendo conto della ridotta attenuazione

acustica rispetto alle cuffie e della loro maggiore criticità per quanto riguarda il corretto inserimento nel meato

acustico esterno, pena una ulteriore perdita di attenuazione sonora, e degli aspetti igienici.

n. 4/2000 47

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

Nel caso di esposizione ripetitiva a rumori di breve durata, sono preferibili le cuffie o gli inserti auricolari con

archetto, perché facili da mettere e togliere.

Per quanto riguarda l’udibilità di messaggi verbali e/o di avvertimento e di allarme, regolati da una specifica

norma, la EN 457 del 1992, sono preferibili DPI con attenuazione uniforme in tutto lo spettro di frequenza.

Esistono oggi in commercio cuffie elettroniche ad attenuazione controllata, con amplificazione delle frequenze

del parlato (400 ÷ 3000 Hz) regolabile dall’utilizzatore e con un sistema di limitazione elettronica dei rumori

impulsivi a 82 dB(A). Queste cuffie consentono quindi al lavoratore di comunicare agevolmente pur essendo in

presenza di rumori dannosi per l’udito.

1.5 Disturbi per la salute

Prima di prescrivere un certo tipo di otoprotettore, è opportuno che il medico competente verifichi se

l’utilizzatore soffre o ha sofferto di disturbi auricolari quali: irritazioni del canale uditivo, otalgia, ipoacusia, e

via dicendo; in caso affermativo, è opportuno che il datore di lavoro segua il parere del medico in merito ad

eventuali controindicazioni verso l’utilizzo di un certo tipo di otoprotettori.

SEZIONE 2

Riduzione della protezione effettiva fornita da un otoprotettore

in funzione del tempo di utilizzo

Curva 1 - otoprotettore che assicura un’attenuazione di 10 dB

Curva 2 - otoprotettore che assicura un’attenuazione di 20 dB

Curva 3 - otoprotettore che assicura un’attenuazione di 30 dB

SEZIONE 3

Applicazione dei metodi di calcolo per ottenere la protezione fornita da un DPI dell’udito

3.1 Il metodo per bande d’ottava

Per applicare questo metodo occorre conoscere i livelli di rumore per banda d’ottava misurati sul luogo di

lavoro ed i dati di attenuazione per banda d’ottava del protettore auricolare sottoposto a valutazione. Per

ottenere i livelli in frequenza del rumore sul luogo di lavoro va effettuata una analisi in frequenza (o spettro)

48 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

del rumore con un fonometro integratore dotato di pacco filtri a bande d’ottava o un analizzatore di frequenza

in tempo reale; in entrambi i casi detti strumenti devono soddisfare i requisiti delle norme IEC 651/79, IEC

804/85 e IEC 1260/95. Il valore di L’ Aeq si ottiene dalla formula seguente:

dove:

f rappresenta la frequenza centrale di banda d’ottava dello spettro compreso tra 125 e 8000 Hz;

Lf Af è il livello di rumore in dB nella banda d’ottava f;

è la ponderazione in frequenza della curva A in dB nella banda d’ottava f;

è il valore di protezione presunto del protettore auricolare in dB nella banda d’ottava f.

APV f

L

Calcolato L’ Aeq confrontarlo con il livello di azione L act per valutare l’idoneità dell’otoprotettore.

3.2 Il metodo HML

Per applicare il metodo HML occorre conoscere i valori di livello equivalente di rumore sul luogo di lavoro

ponderati secondo le curve A e C, L Aeq e L Ceq ed i tre valori di attenuazione H, M e L del protettore auricolare

sottoposto a valutazione, riportati sulla scheda tecnica fornita dal costruttore. Le fasi di calcolo da eseguire

sono le seguenti:

Fase 1: calcolare la differenza L Ceq - L Aeq;

Fase 2: calcolare la riduzione prevista del livello di rumore (PNR, Predicted Noise Reduction) secondo una

delle due equazioni:

e arrotondare al numero intero più prossimo.


' 01 ,

= 10log

Aeq

f

PNR M ( )

H M −

= − LCeq 4

− LAeq − 2 dB

PNR M ( )

H L −

= − LCeq 8

− LAeq − 2 dB

Fase 3: calcolare il livello effettivo all’orecchio L’ Aeq secondo l’equazione:

L’ Aeq =L Aeq - PNR

Fase 4: confrontare L’ Aeq con il livello di azione L act per valutare l’idoneità dell’otoprotettore.

Come si può vedere questo metodo non richiede necessariamente la rilevazione dello spettro di frequenza del

rumore sul luogo di lavoro e, poiché normalmente un fonometro integratore di classe 1 dispone di entrambi le

ponderazioni in frequenza A e C, è possibile misurare direttamente i livelli L Ceq e L Aeq richiesti dal metodo.

3.3 Il controllo HML

Il controllo HML rappresenta una semplificazione del metodo HML. In generale, non è necessario conoscere il

livello di rumore ponderato secondo la curva C, L Ceq, ma solo il livello ponderato secondo la curva A, L Aeq;

questa è l’unica misura quantitativa prevista dal controllo HML, che per il resto si basa sulla valutazione

empirica del tipo di rumore presente sul luogo di lavoro ed è quindi meno affidabile.

Fase 1: decidere, mediante un controllo d’ascolto, se il rumore appartiene alla classe HM (rumori di frequenza

medio-elevata), oppure alla classe L (rumori di frequenza dominante bassa); ci si può aiutare consultando la

lista degli esempi di sorgenti di rumore. In genere per i rumori di classe HM risulta essere L Ceq -L Aeq 5 dB. Se il rumore appartiene alla classe L, passare alla fase

2, se appartiene alla classe HM passare direttamente alla fase 3.

Fase 2: sottrarre il valore L dal livello di pressione acustica ponderato A.

L’ Aeq =L Aeq -L

10

( Lf + Af −APVf

)

per LCeq - LAeq ≤ 2 dB

per LCeq - LAeq > 2 dB

n. 4/2000 49

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Se L’ Aeq >L act la protezione è insufficiente; occorre provare un DPI con un’attenuazione maggiore.

Se L’ Aeq L act -15dB, la protezione è accettabile o buona, la verifica è terminata.

Fase 3: sottrarre il valore M dal livello di pressione acustica ponderato A.

L’ Aeq =L Aeq -M

Se L’ Aeq >L act passare alla fase 4.

Se L’ Aeq L act -15dB, la protezione è accettabile o buona, la verifica è terminata.

Fase 4: sottrarre il valore H dal livello di pressione acustica ponderato A.

L’Aeq = LAeq - H

Se L’ Aeq >L act la protezione è insufficiente; occorre provare un DPI con un’attenuazione maggiore.

Se L’ Aeq ≤L act il DPI può essere appropriato, però occorre acquisire altre informazioni sul rumore ed utilizzare

uno degli altri metodi.

3.3.1 Due liste di esempi di sorgenti di rumore

Lista di esempio 1 : Sorgenti di rumore della classe di rumore HM - rumori di frequenza da media a

elevata L Ceq -L Aeq >5 dB

Taglio alla fiamma

Presse rotative ad alta velocità alimentate da bobine

Motori diesel

Formatrici a scossa e compressione

Macchine per rivestimento di zucchero

Utensili ad urto

Ugello ad aria compressa

Rettificatrici

Chiodatrici pneumatiche

Magli per fucinatura

Piegatrici/bordatrici

Filatoi

Sbavatrici

Macchine per maglieria

Macchine per finitura

Troncatrici alla mola

Macchine per la lavorazione del legno

Telai meccanici

Pompe idrauliche

Centrifughe

Levigatrici

Lista di esempio 2: Sorgenti di rumore della classe di rumore L - rumori di frequenza dominante bassa,

LCeq - LAeq >5 dB

Escavatori

Gruppi compressori (a pistone)

Gruppi convertitori

Convertitori

Forni di fusione elettrici

Cubilotti

Forni a combustione

Macchine per pressofusione

Forni di ricottura

Macchine movimento terra

Altoforni

Macchine per pulitura a getto

Frantumatori meccanici

50 n. 4/2000


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3.4 Il metodo SNR

È il metodo più semplice. Il livello effettivo all’orecchio L’ Aeq può essere calcolato sulla base del livello

equivalente ponderato C (L Ceq) misurato sul luogo di lavoro secondo la relazione:

L’ Aeq =L Ceq - SNR

e confrontarlo con il livello di azione L act per valutare l’idoneità dell’otoprotettore.

3.5 Il metodo “SNR corretto”

Poiché spesso non si dispone del livello equivalente pesato secondo la curva C (L Ceq), bensì solo di quello

pesato secondo la curva A (L Aeq), una raccomandazione OSHA consiglia, utilizzando quest’ultimo valore, di

diminuire di 7 dB il valore di SNR; la formula precedente diventa allora:

L’ Aeq =L Aeq - (SNR - 7)

e si confronta L’ Aeq con il livello di azione L act per valutare l’idoneità dell’otoprotettore.

3.6 Confronto tra la curva di pesatura A e la curva di pesatura C

Riportiamo di seguito i valori dei coefficienti di pesatura da aggiungere al rumore misurato in dB(Lin) per

ottenere i valori pesati secondo la curva A (L A) e la curva C (L C), dove:

f rappresenta la frequenza centrale di banda d’ottava dello spettro compreso tra 125 e 8000 Hz;

Af è la ponderazione in frequenza della curva A in dB nella banda d’ottava f;

è la ponderazione in frequenza della curva C in dB nella banda d’ottava f;

C f

f (Hz) 125 250 500 1k 2k 4k 8k

Af (dB) - 16,1 - 8,6 - 3,2 0 1,2 1 - 1,1

Cf (dB) - 0,2 0,0 0 0 - 0,2 - 0,8 - 3,0

Dalla tabella si evince come la curva A attenui fortemente il rumore alle basse frequenze, mentre la curva C si

discosta molto poco dalla misura lineare, e solo per le alte frequenze.

3.7 Esempio di applicazione dei metodi di calcolo

Prendiamo una postazione di lavoro in un ambiente rumoroso la cui analisi in frequenza eseguita con un

fonometro integratore dotato di pacco filtri a bande d’ottava ha dato i seguenti risultati:

f (Hz) 125 250 500 1k 2k 4k 8k

Lf (dB) 84 86 88 97 99 97 96

Applicando i coefficienti di pesatura della curva A e della curva C, e sommando logaritmicamente i contributi

delle singole frequenze, otteniamo:

l livello equivalente globale ponderato A L Aeq = 104 dB(A)

l livello equivalente globale ponderato C L Ceq = 103 dB(C)

l L Ceq -L Aeq =-1dB

Secondo l’articolo 43 del D.Lgs. 277/91, vi è l’obbligo di far utilizzare al lavoratore addetto alla postazione di

lavoro in cui è stato effettuato il rilievo un mezzo individuale di protezione dell’udito. Scelto un protettore

auricolare che si ritiene possa essere adeguato, questi sono i dati riportati nella scheda tecnica fornita dal

produttore del DPI:

f (Hz) 125 250 500 1k 2k 4k 8k

APV f (dB) 7,0 11,4 15,7 19,4 24,4 32,6 29,7

n. 4/2000 51

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H (dB) 25

M (dB) 19

L (dB) 13

Nota bene: i valori HML e SNR sono calcolati dal costruttore a partire dai valori in banda d’ottava, in

conformità alla norma ISO 4869-2, e non sono ottenuti dalla semplice somma energetica dei valori di APV f alle

varie frequenze; da quest’ultima avremmo infatti ottenuto una attenuazione complessiva pari a 35 dB.

a) Metodo per bande d’ottava

Fase 1: calcolo di L’ Aeq

L’Aeq = 10 log ( 10 6.09 + 10 6.6 + 10 6.91 + 10 7.76 + 10 7.58 + 10 6.54 + 10 6.52 ) = 81 dB(A)

Fase 2: valutazione

Assumendo come livello di azione L act = 85 dB(A) il valore di L’Aeq trovato è da considerare, secondo la EN

458, “accettabile” (L act -5


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Fase 3: calcolo di L’ Aeq

L’ Aeq =L Aeq - PNR = 104 - 24 = 80 dB(A)

Fase 4: valutazione

Assumendo come livello di azione L act = 85 dB(A) il valore di L’ Aeq trovato è da considerare, secondo la EN

458, “accettabile” (L act -5


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SEZIONE 4

Rumore impulsivo

4.1 Calcolo della protezione fornita dall’otoprotettore nel caso di rumore impulsivo

Il livello di picco L picco che, secondo il D.Lgs. 277/91, si rileva con costante di tempo “Peak” inferiore a 100 μse

ponderazione in frequenza lineare “Lin”, va determinato insieme ai livelli massimi (L fast,max) ponderati C e A

con costante di tempo “Fast” (125 ms). Qualora la differenza tra i livelli L Cfast,max e L Afast,max rilevati risulta

inferiore a 5 dB, si può dedurre che il rumore è composto prevalentemente da frequenze medio-alte, e il livello di

picco effettivo di esposizione L’ picco si calcola tramite la relazione:

L’ picco =L picco - M dB(Lin)

dove M è l’attenuazione alle medie frequenze del dispositivo di protezione auricolare fornito dal costruttore.

Se la differenza tra i livelli L Cfast,max e L Afast,max rilevati risulta superiore a 5 dB, il rumore impulsivo è composto

prevalentemente da frequenze basse come quelle generate da armi di grosso calibro e da cariche esplosive; per

questi rumori non esiste attualmente, secondo la norma EN 458, un metodo affidabile per la valutazione delle

caratteristiche di attenuazione sonora.

Le ricerche attuali suggeriscono comunque che sia le cuffie sia gli inserti auricolari o una loro combinazione,

possano dare una protezione sufficiente.

4.2 Livelli di picco per alcune sorgenti di rumore impulsive

Sorgente sonora L picco (dB) L Cfast,max -L Afast,max (dB)

Fuochi d’artificio 168 1

Fucile automatico 160 1

Pistola 160 0

Pistola a salve 159 -1

Pistola chiodatrice 159 -1

Dispositivo di raddrizzatura 152 -1

Maglio per fucinatura pesante 144 -1

BIBLIOGRAFIA

Allegato n. 8

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AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

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n. 4/2000 55

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA

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LINEE GUIDA PER LA VALUTAZIONE

DEL RISCHIO DA VIBRAZIONI

NEGLI AMBIENTI DI LAVORO

1. PREMESSA pag. 57

2. PARTE I - VIBRAZIONI TRASMESSE

AL SISTEMA MANO-BRACCIO pag. 57

2.1 Identificazione

e caratterizzazione del rischio

2.2 Effetti delle vibrazioni trasmesse

al sistema mano-braccio

2.2.1 La neuropatia da vibranti

2.2.2 L’osteoartropatia da vibranti

2.2.3 L’angiopatia da vibranti

2.2.4 Altre possibili patologie da vibranti

2.3 Riferimenti normativi

2.4 Definizioni e parametri

2.5 Criteri di valutazione del rischio

2.5.1 La proposta di Direttiva dell’Unione

Europea sugli Agenti Fisici

2.6 Valutazione del rischio: generalità

2.6.1 Valutazione senza misurazioni

2.6.2 Valutazione con misurazioni

2.6.3 Relazione tecnica

2.7 Rapporto di valutazione

2.8 Azioni conseguenti la valutazione

2.9 Controlli sanitari preventivi e periodici

2.9.1 La visita medica preventiva

2.9.2 La visita medica periodica

2.9.3 Indagini specialistiche

2.9.4 Il giudizio di idoneità lavorativa

2.10 Acquisto di nuovi macchinari

2.11 Dispositivi di protezione individuale

SOMMARIO

3 PARTE II - VIBRAZIONI

TRASMESSE AL CORPO INTERO pag. 70

3.1 Identificazione e caratterizzazione

del rischio

3.2 Effetti delle vibrazioni trasmesse

al corpo intero

3.2.1 Patologie del rachide lombare

3.2.2 Disturbi cervico-brachiali

3.2.3 Disturbi digestivi

3.2.4 Effetti sull’apparato riproduttivo

3.2.5 Disturbi circolatori

3.2.6 Effetti cocleo-vestibolari

3.3 Riferimenti normativi

3.4 Definizioni e parametri

3.5 Criteri di valutazione del rischio

3.5.1 La proposta di Direttiva dell’Unione

Europea sugli Agenti Fisici

3.5.2 La Direttiva Macchine

3.5.3 Lo standard ISO 2631-1

3.6 Valutazione del rischio: generalità

3.6.1 Valutazione senza misurazioni

3.6.2 Valutazione con misurazioni

3.6.3 Relazione tecnica

3.7 Rapporto di valutazione

3.8 Azioni conseguenti la valutazione

3.9 Controlli sanitari preventivi e periodici

3.9.1 La visita medica preventiva

3.9.2 La visita medica periodica

3.9.3 Il giudizio di idoneità lavorativa

3.10 Acquisto di nuovi macchinari

4 Lista di controllo pag. 80

ALLEGATI

Allegato 1 Guida alla misurazione delle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio

Allegato 2 Schema della relazione tecnica sull’esposizione a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio

Allegato 3 Rapporto di valutùazione in aziende con addetti esposti a vibrazioni

trasmesse al sistema mano-braccio

Allegato 4 Guida alla misurazione delle vibrazioni trasmesse al corpo intero

Allegato 5 Schema della relazione tecnica sull’esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero

Allegato 6 Rapporto di valutazione in aziende con addetti esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero

Allegato 7 Tabelle relative agli effetti delle vibrazioni

Allegato 8 Banca dati dei livelli di esposizione a vibrazioni mano-braccio (HAV)

Allegato 9 Banca dati dei livelli di esposizione a vibrazioni al corpo intero (WBV)

Allegato 10 Bibliografia

pag. 81

” 84

” 86

” 87

” 89

” 92

” 93

” 96

” 106

” 113

56 n. 4/2000


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1. PREMESSA

È noto che l’esposizione umana a vibrazioni meccaniche può rappresentare un fattore di rischio rilevante per i lavoratori

esposti. L’angiopatia e l’osteoartropatia da vibranti sono riconosciute come malattie professionali dalla Commissione

dell’Unione Europea (90/326/EEC, Annex I, voci 505.01 e 505.02) e dalla legislazione del nostro Paese (D.P.R. 336/94: (i)

voce 52 della tabella delle malattie professionali nell’industria; (ii) voce 27 della tabella delle malattie professionali

nell’agricoltura, limitatamente alle lavorazioni forestali con uso di motoseghe portatili). Le sole osteoangioneurosi da vibranti

costituiscono nel nostro Paese la quinta causa di malattia professionale indennizzata dall’INAIL. Tuttavia in Italia non

esistono ancora disposizioni normative specifiche in materia di rischio da esposizione a vibrazioni, che definiscano una

politica generale di prevenzione in termini di misure tecniche, organizzative e procedurali tese alla tutela dei lavoratori esposti

a vibrazioni, analogamente a quanto prevede il D.Lgs. 277/91 in relazione all’esposizione lavorativa al rumore. D’altra parte,

l’obbligo di valutare il rischio e di attuare le appropriate misure di prevenzione, protezione e sorveglianza sanitaria, stabilito in

generale per tutti i fattori di rischio dal D.Lgs. 626/94, vale anche per l’esposizione professionale alle vibrazioni. Va ricordato

in proposito che per questo agente di rischio è ancora in vigore l’articolo 24 del D.P.R. 303/56 "Rumori e scuotimenti" che

recita: «Nelle lavorazioni che producono scuotimenti, vibrazioni o rumori dannosi ai lavoratori, devono adottarsi i provvedimenti

consigliati dalla tecnica per diminuirne l’intensità».

A livello europeo, è stata pubblicata nel 1993 sulla Gazzetta Ufficiale della Comunità Europea una «Proposta di Direttiva del

Consiglio sulle norme minime di sicurezza e salute relative all’esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici»

n. 93/C77/02, successivamente modificata dalla Proposta di Direttiva n. 94/C230/03. Tale Proposta riguarda l’esposizione

professionale ad una serie di agenti fisici tra cui le vibrazioni meccaniche trasmesse al sistema mano-braccio e al corpo intero,

e si inquadra nell’ambito delle direttive sociali emesse in applicazione della direttiva quadro sui luoghi di lavoro 89/391/CEE.

Allo stato attuale è in corso di preparazione una nuova versione della direttiva e non è possibile prevederne la data di

pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale delle Comunità Europee. Va comunque tenuto presente che alcuni orientamenti sono

stati già recepiti dal D.P.R. 459/96 “Direttiva Macchine” (recepimento della direttiva comunitaria 89/392/CEE), che adotta

per le vibrazioni trasmesse al corpo intero e al sistema mano-braccio gli stessi livelli di azione assunti dalla Proposta di

Direttiva sugli Agenti Fisici 93/C77/02, come verrà discusso in dettaglio nel seguito.

In mancanza di riferimenti di legge specifici, ai fini della valutazione del rischio è necessario ricorrere alle norme di buona

tecnica. Il principale riferimento per la misurazione e la valutazione del rischio di esposizione professionale alle vibrazioni al

sistema mano-braccio è costituito dallo standard ISO 5349: 1986 (attualmente in fase di revisione), che è anche norma

europea sperimentale ENV 25349: 1992. Per quanto riguarda le vibrazioni al corpo intero, il riferimento tecnico per la

misurazione e la valutazione del rischio di esposizione professionale è costituito dallo standard ISO 2631-1:1997.

Nel tentativo di colmare l’attuale carenza di criteri valutativi ai fini della prevenzione del rischio da esposizione a vibrazioni,

un rischio che determina il 4-5% delle malattie professionali indennizzate dall’INAIL, ed in ottemperanza ad uno dei propri

scopi istituzionali, l’ISPESL ha attivato uno specifico Gruppo di Lavoro, cui ha affidato l’incarico prioritario di proporre

Linee Guida per la valutazione del rischio da esposizione a vibrazioni e la redazione dei rapporti di valutazione.

L’obiettivo di queste Linee Guida è pertanto quello di fornire uno schema di riferimento che orienti le aziende ed i loro

consulenti ad una risposta corretta agli adempimenti attualmente fissati dalla legge relativamente al rischio vibrazioni, tenendo

anche conto del dibattito tecnico e scientifico che si è sviluppato sull’argomento nell’ultimo periodo.

La prima parte delle Linee Guida è dedicata alle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio, mentre la seconda parte tratta

delle vibrazioni trasmesse al corpo.

Resta inteso che non appena sarà emanata da parte dell’Unione Europea una apposita direttiva sull’esposizione professionale alle

vibrazioni, attualmente in fase di avanzata definizione, le presenti Linee Guida saranno allineate a quanto disposto nella direttiva.

2. PARTE I - VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO-BRACCIO

2.1 Identificazione e caratterizzazione del rischio

È noto che lavorazioni in cui si impugnino utensili vibranti o materiali sottoposti a vibrazioni o impatti, possono indurre un

insieme di disturbi neurologici e circolatori digitali e lesioni osteoarticolari a carico degli arti superiori, definito con termine

unitario “Sindrome da Vibrazioni Mano-Braccio”. L’esposizione a vibrazioni al sistema mano-braccio è generalmente causata

dal contatto delle mani con l’impugnatura di utensili manuali o di macchinari condotti a mano. In Tabella 1 si fornisce un

elenco di alcuni utensili il cui impiego abituale comporta nella grande maggioranza dei casi un rischio apprezzabile di

esposizione a vibrazioni del sistema mano-braccio per il lavoratore.

I criteri valutativi definiti dallo standard internazionale ISO 5349 (1986), discussi nel seguito, rappresentano attualmente il

quadro di riferimento principale ai fini della prevenzione del rischio da esposizione a vibrazioni mano-braccio, ed a questi è

ancorata la normativa comunitaria in materia di prevenzione del rischio da esposizione a vibrazioni.

2.2 Effetti delle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio

L’esposizione a vibrazioni mano-braccio generate da utensili portatili e/o da manufatti impugnati e lavorati su macchinario

fisso è associata ad un aumentato rischio di insorgenza di lesioni vascolari, neurologiche e muscolo-scheletriche a carico del

sistema mano-braccio. L’insieme di tali lesioni è definito Sindrome da Vibrazioni Mano-Braccio. Lacomponente vascolare

della sindrome è rappresentata da una forma secondaria di fenomeno di Raynaud definita “vibration-induced white finger”

(VWF) dagli autori anglosassoni; la componente neurologica è caratterizzata da un neuropatia periferica prevalentemente

sensitiva; la componente osteoarticolare comprende lesioni cronico-degenerative a carico dei segmenti ossei ed articolari

degli arti superiori, in particolare a livello dei polsi e dei gomiti. Alcuni studi hanno anche riportato un aumentato rischio

di alterazioni muscolo-tendinee e di intrappolamento dei tronchi nervosi nei lavoratori che usano utensili vibranti. Sulla

base dei risultati di una recente revisione della letteratura epidemiologica, il National Institute of Occupational Safety and

n. 4/2000 57

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Esempi di sorgenti di rischio di esposizione a vibrazioni

del sistema mano-braccio

Tipologia di utensile Principali lavorazioni

Utensili di tipo percussorio

Scalpellatori e Scrostatori -

Martelli rivettatori

Martelli Perforatori da 2 a 10 Kg - elettrici,

idraulici, pneumatici

TABELLA 1

Scalpellatura, pulitura, scanalatura, lapidei, sbavatura di fusioni,

rimozioni di ruggini e vernici. Rivettatura.

Edilizia - lavorazioni lapidei

Martelli Demolitori e Picconatori Edilizia - estrazione lapidei

Trapani a percussione Metalmeccanica

Avvitatori ad impulso Metalmeccanica, Autocarrozzerie

Martelli Sabbiatori Fonderie - metalmeccanica

Cesoie e Roditrici per metalli Metalmeccanica

Martelli piccoli scrostatori

Utensili di tipo rotativo

Lavorazioni artistiche e finitura lapidei, sbavatura di fusioni

Levigatrici orbitali e roto-orbitali Metalmeccanica - Lapidei - Legno

Seghe circolari e seghetti alternativi Metalmeccanica - Lapidei - Legno

Smerigliatrici Angolari e Assiali Metalmeccanica - Lapidei - Legno

Smerigliatrici Diritte per lavori leggeri Metalmeccanica - Lapidei - Legno

Motoseghe Lavorazioni agricolo-forestali

Decespugliatori

Altri macchinari

Manutenzione aree verdi

Tagliaerba Manutenzione aree verdi

Motocoltivatori Lavorazioni agricolo-forestali

Chiodatrici Palletts, legno

Compattatori vibro-cemento Produzione vibrati in cemento

Limatrici rotative ad asse flessibile Metalmeccanica - Lavorazioni artistiche: Sbavatura - finitura

Manubri di motociclette Trasporti

Cubettatrici Lavorazioni lapidei (porfido)

Ribattitrici

Altri macchinari a colonna

Calzaturifici

Trapani da dentista Odontoiatria

Health (NIOSH, USA) ha definito di “forte evidenza” l’associazione tra esposizione occupazionale a vibrazioni manobraccio

e occorrenza di lesioni neurovascolari e muscolo-scheletriche a carico degli arti superiori.

È stato stimato che una frazione tra l’1,7 e il 5,8% della forza lavoro in USA, Canada e alcuni Paesi Europei è esposta a

vibrazioni mano-braccio di elevata intensità e potenzialmente in grado di provocare danni alla salute dei lavoratori.

2.2.1 La neuropatia da vibranti

Vi è evidenza epidemiologica di una elevata occorrenza di ipo-parestesie, riduzione della sensibilità tattile e termica, e

limitazione della capacità di manipolazione fine nei lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio rispetto a gruppi di controllo.

I disturbi neurosensitivi da vibrazioni mano-braccio sembrano essere dovuti ad alterazioni a carico di diversi tipi di fibre

mieliniche e amieliniche (Ab, Ad, C) e di due classi di meccanorecettori cutanei definiti rispettivamente Slow Adapting [SA I

(dischi di Merkel) e SA II (terminazioni di Ruffini)] e Fast Adapting [FA I (corpuscoli di Meissner) e FA II (corpuscoli di

Pacini e Golgi-Mazzoni)] in rapporto alla rapidità e modalità di risposta allo stimolo meccanico.

Le turbe neurosensitive tendono ad essere localizzate alle estremità distali degli arti superiori, coinvolgendo il territorio di

distribuzione del nervo mediano e ulnare, e, talora, anche del nervo radiale. Prevalenze di disturbi neurosensitivi periferici sino

all’80% sono state segnalate in vari studi epidemiologici. La sensibilità vibrotattile sembra essere particolarmente compromessa

nei soggetti che usano utensili che generano vibrazioni a media e alta frequenza quali ad es: smerigliatrici, motoseghe e

58 n. 4/2000


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strumenti odontoiatrici. In generale, i risultati degli studi clinici ed epidemiologici hanno evidenziato una tendenza ad un

progressivo deterioramento delle soglie estensiometriche, termiche e vibrotattili con l’aumentare del tempo di esposizione e

della dose giornaliera o cumulativa di vibrazioni.

I risultati di indagini cliniche ed epidemiologiche hanno messo in evidenza che gli effetti neurologici e vascolari da

microtraumatismo vibratorio possono manifestarsi e progredire in modo indipendente gli uni dagli altri, non sussistendo tra essi

una precisa relazione di dipendenza temporale. Si ritiene, inoltre, che differenti meccanismi patogenetici siano responsabili

dell’insorgenza delle turbe neurologiche e vascolari periferiche. Sulla base di tali considerazioni, lo Stockholm Workshop 86 ha

proposto due diverse classificazioni cliniche allo scopo di valutare separatamente le lesioni neurologiche da quelle vascolari nei

lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio. Per la componente neurologica della sindrome, sono stati proposti tre stadi

sintomatologici (vedi Tabella 1 dell’Allegato n. 7), definiti sulla base dei dati anamnestici e dei risultati di test obiettivi in grado

di esplorare l’integrità e la funzionalità dei termorecettori, nocicettori, meccanorecettori e loro afferenze alle dita delle mani.

In alcuni studi epidemiologici di tipo trasversale e caso-controllo è stato rilevato un aumentato rischio di neuropatie da

intrappolamento, in particolare la sindrome del tunnel carpale (STC), in gruppi di lavoratori che utilizzano strumenti vibranti.

La STC è anche comune in categorie di operatori le cui mansioni lavorative comportano un notevole impegno muscolo-tendineo

e frequenti movimenti ripetitivi del segmento mano-polso. Il contributo indipendente dell’esposizione a vibrazioni e del

sovraccarico meccanico, e la loro eventuale interazione, nella patogenesi della STC nei lavoratori che usano utensili vibranti

non è ancora stato completamente chiarito dagli studi sperimentali ed epidemiologici. È stato suggerito che i fattori di stress

ergonomico giocano probabilmente un ruolo determinante nell’insorgenza e nella progressione della STC.

2.2.2 L’osteoartropatia da vibranti

Le possibili alterazioni osteoarticolari causate dalle vibrazioni mano-braccio rappresentano un tema controverso. Vari autori

ritengono che le lesioni cronico-degenerative dei segmenti ossei e delle articolazioni degli arti superiori osservate negli esposti

a vibranti siano di tipo aspecifico e simili a quelle dovute al lavoro manuale pesante o ai processi di invecchiamento. Le prime

indagini radiologiche avevano riscontrato una elevata prevalenza di cisti e vacuoli nelle ossa carpali e metacarpali degli

esposti a vibranti, ma successivi studi non hanno confermato un eccesso di rischio per tali lesioni rispetto a gruppi di controllo

costituiti da lavoratori manuali. Alcuni studi, tuttavia, hanno evidenziato un’aumentata prevalenza di artrosi dei polsi e di

artrosi ed osteofitosi dei gomiti in minatori, cavatori, lavoratori edili e operatori dell’industria metalmeccanica e metallurgica

esposti a vibrazioni di bassa frequenza e elevata ampiezza generate da utensili a movimento percussorio e percussorio-rotatorio

quali: martelli perforatori, martelli da sbancamento, scalpelli e rivettatrici ad alimentazione pneumatica. Al contrario, non è

stato rilevato un aumentato rischio per tali lesioni artrosiche nei lavoratori esposti a vibrazioni di media-alta frequenza

prodotte da smerigliatrici o motoseghe. È stato ipotizzato che, oltre allo stress vibratorio, vari altri fattori biomeccanici

possano contribuire all’etiopatogenesi delle lesioni osteoarticolari negli esposti a utensili percussori, quali, ad esempio, il

sovraccarico articolare, lo sforzo muscolare intenso e le posture incongrue.

2.2.3 L’angiopatia da vibranti

I disturbi vascolari da vibrazioni mano-braccio sono rappresentati da episodi di vasospasmo digitale, classificati, sotto il

profilo nosologico, come fenomeno di Raynaud secondario. Secondo la definizione dello Stockholm Workshop 86, il

fenomeno di Raynaud secondario all’uso di utensili vibranti è caratterizzato da attacchi di pallore locale e ben delimitato,

che si manifestano in corrispondenza delle dita delle mani maggiormente esposte al microtraumatismo vibratorio.

L’attacco ischemico digitale è di solito scatenato dall’esposizione a microclima freddo ed il ruolo etiopatogenetico delle

vibrazioni sembra esplicarsi attraverso meccanismi centrali (iperreattività del sistema nervoso simpatico) o locali (disfunzione

dello strato endoteliale, alterazioni dei recettori α-adrenergici, ipertrofia della tunica media muscolare delle arterie

digitali). La diagnosi differenziale con il fenomeno di Raynaud primitivo si basa soprattutto sulla distribuzione delle crisi

ischemiche digitali e, sovente, sulla presenza di un’anamnesi familiare positiva per sindromi vasospastiche acrali. Il

Raynaud primitivo, infatti, è caratterizzato da pallore diffuso, omogeneo e simmetrico nelle due mani; frequentemente

anche le dita dei piedi possono essere coinvolte.

La classificazione clinica del fenomeno di Raynaud secondario a vibrazioni mano-braccio consiste di 4 stadi

sintomatologici (vedi Tabella 2 dell’Allegato n. 7), di grado da lieve a molto severo in rapporto alla frequenza degli

episodi vasospastici e al numero di dita e falangi colpite. Il quarto stadio è riservato ai rari casi di vasculopatia con

associate alterazioni trofiche cutanee alle estremità delle dita.

Gli studi epidemiologici indicano che la prevalenza dell’angiopatia da vibranti è estremamente variabile, dallo 0-5%

nei lavoratori che operano in aree geografiche a clima caldo all’80-100% in particolari gruppi occupazionali esposti

ad elevati livelli di vibrazioni nei Paesi Nordici. L’associazione tra fenomeno di Raynaud e attività lavorativa con

utensili vibranti è stata ben documentata in studi epidemiologici di tipo sia trasversale sia longitudinale. Vi sono

sufficienti dati epidemiologici che indicano un significativo aumento dell’occorrenza di fenomeno di Raynaud con

l’aumentare dell’intensità e della durata dell’esposizione a vibrazioni mano-braccio.

Studi di follow up hanno evidenziato che l’introduzione di misure preventive per migliorare il lavoro con utensili vibranti ha

determinato una riduzione della prevalenza e dell’incidenza del fenomeno di Raynaud da vibrazioni mano-braccio in alcune

categorie occupazionali, in particolare tra i lavoratori forestali. Tali effetti positivi sono stati attribuiti all’uso di motoseghe

dotate di dispositivi anti-vibranti e all’adozione di misure amministrative che hanno consentito una riduzione del tempo di

esposizione ed un miglioramento della organizzazione del lavoro. I dati degli studi epidemiologici sembrano indicare che

l’occorrenza del fenomeno di Raynaud da vibrazioni mano-braccio è diminuita nell’ultimo decennio, almeno in quei gruppi

di lavoratori che hanno impiegato utensili vibranti di nuova generazione sin dall’inizio dell’attività lavorativa.

n. 4/2000 59

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2.2.4 Altre possibili patologie da vibranti

Recentemente è stata posta particolare attenzione all’occorrenza di disturbi a carico delle articolazioni, dei muscoli, dei tendini

e dei tessuti molli del distretto cervico-brachiale e degli arti superiori nei lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio. Tali

disturbi sono stati definiti nel loro insieme come Cumulative Trauma Disorders. Sulla base dei sintomi e segni clinici (fatica

muscolare, dolore persistente, limitazione funzionale) e dei reperti elettroneuromiografici, sono stati individuati vari quadri

patologici muscolo-scheletrici (sindrome cervicale, sindrome dell’apertura toracica, tendiniti, peritendiniti, tenosinoviti) e

sindromi da intrappolamento dei tronchi nervosi, già precedentemente menzionate (sindrome del tunnel carpale, sindrome di

Guyon). È stato ipotizzato che nella etiopatogenesi di tali affezioni giochino un ruolo rilevante non solo il microtraumatismo

vibratorio ma anche, e soprattutto, numerosi fattori ergonomici quali posture incongrue, movimenti ripetitivi, elevata forza di

prensione e di spinta sull’impugnatura degli utensili. Il NIOSH, nella sua revisione della letteratura epidemiologica, ha

valutato come dotata di una sufficiente evidenza l’associazione tra sindrome del tunnel carpale e lavoro con utensili vibranti,

mentre tale evidenza sembra insufficiente per le patologie del distretto cervico-brachiale.

Infine, i risultati di alcuni studi epidemiologici sembrano indicare che l’esposizione occupazionale a vibrazioni mano-braccio

può determinare un incremento del rischio di ipoacusia da trauma acustico cronico e l’insorgenza di disturbi a carico del

sistema nervoso centrale. Si tratta di un numero limitato di studi, alcuni dei quali viziati da distorsioni ed errori metodologici,

per cui risulta estremamente difficile, se non impossibile, ipotizzare eventuali associazioni tra queste patologie e l’esposizione

professionale a vibrazioni mano-braccio.

2.3 Riferimenti normativi

I principali riferimenti normativi, a livello nazionale e internazionale, riguardanti la prevenzione del rischio

vibrazioni sono:

l D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303, «Norme generali per l’igiene del lavoro».

l D.Lgs. 4 dicembre 1992, n. 475, «Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989 in materia

di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relativa ai dispositivi di protezione individuale».

l D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, «Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE,

89/656/CEE, 90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della

sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro» e successivi aggiornamenti e integrazioni.

l D.P.R. 24 luglio 1996, n. 459, «Regolamento per l’attuazione delle direttive 89/392/CEE, 91/368/CEE, 93/44/CEE e

93/68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine».

l Norma ISO 8041 (1990), «Human response to vibration - Measuring instrumentation».

l Norma ISO 5349 (1986), «Mechanical vibration - Guidelines for the measurement and assessment of human

exposure to hand-transmitted vibration».

l Norma UNI EN 28662-1 (1993), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura. Generalità».

l Norma UNI EN 28662-2 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Martelli sbavatori e rivettatori».

l Norma UNI EN 28662-3 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Martelli perforatori e rotativi».

l Norma UNI EN ISO 8662-4 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Smerigliatrici».

l Norma UNI EN 28662-5 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Martelli demolitori e picconatori».

l Norma UNI EN ISO 8662-6 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Trapani a percussione».

l Norma EN ISO 8662-7 (1997), «Hand-held power tools. Measurement of vibration at the handle. Part 7:

Wrenches, screwdrivers and nut runners with impact, impulse or ratched action».

l Norma UNI EN ISO 8662-8 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Lucidatrici e levigatrici rotative, orbitali e rotorbitali».

l Norma UNI EN ISO 8662-9 (1998), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura. Pestelli».

l Norma UNI EN ISO 8662-12 (1997), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Seghetti e limatrici alternativi e seghetti rotativi od oscillanti».

l Norma EN ISO 8662-13 (1997), «Hand-held power tools. Measurement of vibration at the handle. Part 13: Die grinders».

l Norma UNI EN ISO 8662-14 (1998), «Macchine utensili portatili - Misura delle vibrazioni sull’impugnatura.

Macchine portatili per la lavorazione delle pietre e scrostatori ad aghi».

l Norma UNI EN ISO 10819 (1998), «Vibrazioni al sistema mano-braccio. Metodo per la misurazione e la

valutazione della trasmissibilità delle vibrazioni dai guanti al palmo della mano».

l Norma UNI ENV 25349 (1994), «Vibrazioni meccaniche - Linee guida per la misurazione e la valutazione

dell’esposizione a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio».

l Norma UNI ENV 28401, «Risposta degli individui alle vibrazioni. Strumenti di misurazione».

l Norma UNI ISO 7505 (1989), «Macchine forestali - Motoseghe a catena portatili. Misura delle vibrazioni

trasmesse alle mani».

l Norma UNI ISO 7916 (1994), «Macchine forestali - Decespugliatori portatili. Misura delle vibrazioni trasmesse alle mani».

l Norma UNI EN 12096, «Vibrazioni meccaniche - Dichiarazione e verifica dei valori di emissione

vibratoria».

60 n. 4/2000


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2.4 Definizioni e parametri

Le metodiche valutative del rischio da esposizione a vibrazioni definite dallo standard internazionale ISO 5349:

1986, attualmente in corso di revisione e proposto come standard europeo ENV 25349: 1994, e da numerosi altri

criteri igienistici e standard nazionali, si basano sulla misura della seguente grandezza fisica:

aw = [ 1

T ∫ T

0

a 2 w (t) dt] 1/2

La (1) rappresenta il valore quadratico medio (r.m.s.) dell’accelerazione ponderata in frequenza, espresso in m/s 2 . Tale

quantità va rilevata lungo ciascuna delle tre componenti assiali del vettore accelerazione. A tal fine lo standard ISO 5349

definisce il sistema di assi cartesiani riportato in Figura 1. La curva di ponderazione in frequenza W h definita dallo

standard è la stessa per ciascuno dei tre assi di misura dell’accelerazione ed è riportata in Figura 2, insieme al filtro di

ponderazione “lineare” W lin, definito dallo stesso standard. Da tali grafici appare che, in accordo con tale standard,

l’intervallo di frequenze di interesse igienistico si estende da 8 Hz a 1000 Hz.

I criteri definiti dagli standard correnti ai fini della valutazione dell’esposizione a vibrazioni, si basano sull’assunzione che

due esposizioni quotidiane a vibrazioni - di entità a w1 ed a w2 - e di durata rispettivamente T 1 eT 2, siano equivalenti in

relazione ai possibili rischi sulla salute, quando:

aw1 T1 1/2 = aw2 T2 1/2

La (2) esprime in termini matematici il così detto “principio dell’egual energia”. Sulla base di tale principio, l’esposizione a

vibrazioni mano-braccio viene quantificata mediante la valutazione dell’accelerazione equivalente ponderata in frequenza

riferita ad 8 ore di lavoro (4 ore dalla ISO 5349: 1986, in corso di revisione), convenzionalmente denotata con il simbolo

A(8). L’accelerazione equivalente ponderata in frequenza riferita ad 8 ore di lavoro si calcola mediante la seguente formula:

A(8) = A(w)sum Te

8

(m/s 2 ) (1)

(m/s 2 ) (3)

dove:

T e : Durata complessiva giornaliera di esposizione a vibrazioni (ore)

A (w)sum: (a 2 wx +a 2 wy +a 2 wz) 1/2

a wi: Valore r.m.s dell’accelerazione ponderata in frequenza (in m/s 2 ) lungo l’asse i = x, y, z.

Nel caso in cui il lavoratore sia esposto a differenti valori di vibrazioni, come nel caso di impiego di più

utensili vibranti nell’arco della giornata lavorativa, l’esposizione quotidiana a vibrazioni A(8), in m/s 2 , sarà

ottenuta mediante l’espressione:

1 N

2

A(8) = [ ∑ A(w)sum,

i

8 i=

1

T i ] 1/2

(m/s 2 ) (4)

dove:

A 2 (w)sum,i: somma vettoriale dell’accelerazione ponderata in frequenza relativa all’operazione i-esima

T i: Tempo di esposizione relativo alla operazione i-esima (ore)

Va in proposito considerato che l’esposizione a vibrazioni veniva valutata nell’ambito dello Standard ISO

5349: 1986 in termini del valore r.m.s. dell’accelerazione associato all’asse di maggior esposizione. Per poter

ancora utilizzare i dati di esposizione ottenuti secondo tale standard, alla luce dei nuovi criteri valutativi, è da

tenere presente che a (w)sum può al massimo essere di un fattore (3) 1/2 maggiore del valore assunto da a w lungo

l’asse di maggior esposizione. Questo può essere il caso di alcuni utensili di tipo rotativo, ove le componenti

assiali dell’accelerazione sono dello stesso ordine di grandezza della componente assiale dominante. Invece,

nel caso di utensili di tipo percussorio, quali ad esempio martelli perforatori e demolitori non ammortizzati,

a (w)sum supera generalmente il valore assunto da a w lungo l’asse di percussione, di un fattore compreso tra 1.1

ed 1.3.

2.5 Criteri di valutazione del rischio

I criteri igienistici formulati nell’ambito degli attuali standard e linee guida sono basati su previsioni di prevalenza del

n. 4/2000 61

(2)

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fenomeno di Raynaud, a seguito dell’esposizione a vibrazioni mano-braccio. In accordo con gli standard correnti, si

assume inoltre che tali criteri siano sufficientemente cautelativi, anche ai fini della prevenzione di altri effetti

patologici a carico degli arti superiori, associati all’esposizione a vibrazioni.

In particolare, in Tabella 2 vengono forniti i valori di esposizione a vibrazioni A(8) che, allo stato attuale delle

conoscenze, possono indurre il 10% di prevalenza del fenomeno di Raynaud, in funzione degli anni di esposizione.

I dati in tabella si basano sulla seguente relazione che consente di stimare gli anni di esposizione per una prevalenza

prevista del fenomeno di Raynaud del 10% in gruppi di esposti, in funzione dell’ accelerazione equivalente

ponderata in frequenza riferita a 8 ore di lavoro A(8):

[A(8)/1 m/s 2 ] • [Numero Anni/1 anno] = 31,8 (5)

Inoltre, nella Tabella 3 sono riportate le principali variabili fisiche che influiscono sugli effetti dell’esposizione a

vibrazioni mano-braccio.

2.5.1 La Proposta di Direttiva dell’Unione Europea sugli Agenti Fisici

La «Proposta modificata di Direttiva del Consiglio sulle norme minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei

lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici» 94/C230/03 stabilisce, in premessa (art. 5), che «tenuto conto del progresso

tecnico e della disponibilità di misure per il contenimento dell’agente fisico da realizzarsi prioritariamente alla fonte, i rischi

derivanti dall’esposizione all’agente fisico stesso devono essere ridotti al livello più basso possibile, con l’obiettivo di ridurre

l’esposizione al di sotto del livello di soglia indicato nel pertinente allegato». In particolare il rischio da esposizione a

Weighting dB

0 , 0 0

-2 0 ,0 0

-4 0 ,0 0

-6 0 ,0 0

-8 0 ,0 0

-1 0 0 ,0 0

0,80

Figura 1 - definizione degli assi di misura (ISO 5349)

2,00

5,00

12,50

31,50

80,00

200,00

F r e q u e n c ( H z )

Figura 2 - Definizione curve di ponderazione Wlin e Wh (ISO 5349)

62 n. 4/2000

500,00

1250,00

3150,00

8000,00

d B - li n

d B - W h


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vibrazioni mano-braccio viene valutato mediante l’accelerazione equivalente ponderata in frequenza riferita ad 8 ore di

lavoro, calcolata secondo la formula (4) del paragrafo 2.4.

I livelli di rischio previsti dalla proposta di direttiva UE per l’esposizione alle vibrazioni trasmesse al sistema

mano-braccio sono riportati in Tabella 4.

Il livello di soglia rappresenta, come detto in premessa della Proposta di Direttiva, il livello cui deve tendere

l’attuazione della direttiva ai fini della riduzione del rischio, ovvero quel valore al di sotto del quale un’esposizione

permanente e/o ripetitiva non ha conseguenze negative per la salute del soggetto esposto.

Il livello d’azione rappresenta quel valore di esposizione a partire dal quale devono essere attuate specifiche misure

TABELLA 2

Valori di esposizione giornaliera riferita ad 8 ore di lavoro -A(8)- per cui è possibile

stimare una prevalenza del 10% di fenomeno di Raynaud in una popolazione di esposti,

in funzione degli anni di esposizione

Anni di esposizione 1 2 4 8

A(8) m/s2 26 14 7 4

di tutela per i soggetti esposti. Tali misure includono la formazione dei lavoratori sul rischio specifico, l’attuazione

di interventi mirati alla riduzione del rischio, il controllo sanitario periodico dei soggetti esposti.

Il valore limite rappresenta il livello di esposizione il cui superamento è vietato e deve essere prevenuto, in quanto esso

comporta un rischio inaccettabile per un soggetto che vi sia esposto in assenza di dispositivi di protezione. Esposizioni a

vibrazioni di livello superiore a 20 m/s 2 , anche se di brevissima durata, sono vietate. Tale valore rappresenta il “livello di

rischio rilevante”. Macchinari in grado di produrre vibrazioni di entità maggiore del “livello di rischio rilevante” dovranno

essere muniti di idonei contrassegni. Nel caso di utensili in grado di produrre accelerazioni ponderate in frequenza (r.m.s.)

con livello equivalente a weqsuperiore a 10 m/s 2 andranno intensificati gli sforzi di ridurre il rischio alla fonte ed evitate le

esposizioni continuative e di lunga durata a tali livelli di vibrazioni.

Variabili fisiche rilevanti in relazione agli effetti dell’esposizione a vibrazioni

mano-braccio: variabili considerate nei metodi standardizzati di valutazione

ISO, BSI, ENV, ANSI, ACGIH:

1. Intensità delle vibrazioni

2. Componenti in frequenza delle vibrazioni

3. Direzione delle vibrazioni

4. Durata dell’esposizione

La nuova stesura della proposta di direttiva europea sugli agenti fisici, pur presentando significative differenze rispetto alla

precedente, mantiene il valore di azione di 2,5 m/s 2 e il valore limite di 5 m/s 2 .

2.6 Valutazione del rischio: generalità

Per poter valutare correttamente il rischio da esposizione a vibrazioni è necessario :

1. identificare le fasi lavorative comportanti esposizione a vibrazioni e valutare i tempi di esposizione effettiva a

vibrazioni associati a ciascuna fase;

2. individuare macchinari ed utensili utilizzati in ciascuna fase.

Al fine di pianificare le successive fasi valutative è in genere utile acquisire preliminarmente le seguenti informazioni:

l tipologia di macchinari vibranti e principali utensili ad essi collegati; applicazioni per cui ciascun utensile è

utilizzato; modalità di impiego di ciascun utensile;

l condizioni operative ove siano percepite le vibrazioni di maggior entità da parte degli operatori;

Livelli di rischio per l’esposizione a vibrazioni mano braccio fissati

dalla Proposta di Direttiva UE sugli Agenti Fisici 94/C230/03

LIVELLO DI SOGLIA A(8) = 1m/s 2

LIVELLO DI AZIONE A(8) = 2,5 m/s 2

VALORE LIMITE A(8) = 5 m/s 2

LIVELLO DI RISCHIO RILEVANTE aw eq = 20 m/s 2

TABELLA 3

TABELLA 4

n. 4/2000 63

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l fattori che possono influenzare maggiormente l’esposizione a vibrazioni, quali condizioni operative, stato di

manutenzione, forza di prensione, vetustà dell’utensile, ecc.

Tali informazioni possono portare all’effettuazione di stime preliminari del potenziale rischio da vibrazioni

associato all’impiego dei differenti macchinari utilizzati, qualora siano disponibili dati attendibili di certificazione o

di letteratura.

2.6.1 Valutazione senza misurazioni

In Allegato n. 8 si riportano i valori ponderati in frequenza delle accelerazioni (r.m.s.) rilevate sulle

impugnature di macchinari ed utensili di diffuso impiego in ambito industriale. Il Gruppo di Lavoro che ha

elaborato le presenti Linee Guida sta inoltre sviluppando una banca dati, consultabile in Internet, che riporterà

con un maggior livello di dettaglio i valori delle vibrazioni rilevate sulle impugnature di differenti tipologie di

utensili, misurati in differenti comparti e in diverse condizioni operative.

L’uso di tali dati può consentire di stimare preliminarmente, evitando di effettuare misurazioni spesso difficili

e costose, se ed in che misura il livello di esposizione quotidiana a vibrazioni del lavoratore riferita alle otto

ore di lavoro, A(8), superi o meno il livello d’azione di 2.5 m/s 2 o il valore limite di 5 m/s 2 assunti dalla

proposta di norma comunitaria. Ciò al fine di poter mettere immediatamente in atto le appropriate azioni di

tutela, individuate nel § 2.8, privilegiando gli interventi alla fonte, quali la sostituzione degli utensili che

producono alti livelli di esposizione con utensili che producano minori livelli di vibrazioni.

Si ribadisce in proposito che esposizioni a vibrazioni di livello superiore a 20 m/s 2 , anche se di brevissima

durata, devono essere assolutamente evitate, in accordo con quanto indicato dalla Proposta di Direttiva sugli

Agenti Fisici 94/C230/03.

2.6.2 Valutazione con misurazioni

Qualora non siano disponibili dati attendibili sulle vibrazioni prodotte dai macchinari impiegati nei cicli

produttivi sarà necessario misurare le vibrazioni secondo le attuali norme di buona tecnica. In Allegato n. 1 è

riportata una guida alla misurazione delle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio basata sugli standard

ISO e CEN in materia.

2.6.3 Relazione tecnica

Nel testo della Relazione tecnica, vanno riportati i seguenti elementi:

l Anagrafica dell’unità produttiva in oggetto, descrizione della tipologia produttiva e delle mansioni nonché

numero degli occupati totali;

l Tabella che identifichi le mansioni e relativo numero di occupati, per le quali si è convenuto di escludere il superamento dei

2,5 m/s 2 di A(8), sulla base di una valutazione senza misurazioni dettagliate, indicando i relativi criteri di giudizio adottati;

l Tipo di strumentazione (di calibrazione e di misura) utilizzata, con data di acquisto o data dell’ultima taratura (di

laboratorio), in quest’ultimo caso precisando il centro SIT o WECC che l’ha effettuata, e gli estremi di

identificazione della procedura; descrizione della tecnica di fissaggio degli accelerometri;

l Criteri e modalità di valutazione dei valori di A(8);

l Indicazione dei macchinari (produttore, modello e matricola, massa, potenza, alimentazione ecc.), delle

modalità di lavoro (accessori montati, materiali lavorati, ecc.) in relazione alle misure effettuate. Nel caso

di attività a carattere temporaneo (es.: cantieri edili) o non legate ad un preciso luogo di lavoro (es.:

agricoltura, autotrasportatori) andrà prevista, oltre alla descrizione delle lavorazioni e dei mezzi di

produzione impiegati, l’indicazione precisa di ciò che si è provveduto a misurare.

l Tabella che associ ai macchinari misurati i rispettivi a wi misurati, la data, i tempi e le condizioni di misura, l’eventuale

errore casuale.

l Tabella che descriva il procedimento adottato per assegnare il valore di A(8) al singolo operatore (o al gruppo

omogeneo) tenendo conto dell’organizzazione del lavoro (posti di lavoro/mobilità/tempi di permanenza);

l Elenco nominativo di tutti i lavoratori con indicazione delle relative classi di rischio:

- A(8) >5 m/s 2

- 2,5 m/s 2 < A(8) < 5 m/s 2

- A(8) < 2,5 m/s 2

l Suggerimenti tecnici per programmare e attuare le misure tecniche, organizzative e procedurali concretamente

attuabili per ridurre l’esposizione e per fissare i tempi di ripetizione della valutazione.

La Relazione tecnica va datata e firmata dal personale competente.

In Allegato n. 2 viene proposto, sotto forma di indice e con alcune esemplificazioni, un modello per la redazione di una

Relazione tecnica completa e fruibile.

2.7 Rapporto di valutazione

Il Rapporto di Valutazione va sostanzialmente inteso come una parte del Documento di valutazione dei rischi ex

D.Lgs.626/94 accompagnato dalla una Relazione tecnica delle misure (redatta dal personale competente) e da un Foglio

degli aggiornamenti, da conservarsi congiuntamente in azienda, anche a disposizione dell’organo di vigilanza.

I contenuti della Relazione tecnica sono indicati al paragrafo 2.6.3. e una proposta sulla sua articolazione è

presentata in Allegato n. 2 (*).

64 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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(*): se la Relazione tecnica risultasse priva di talune informazioni queste dovranno essere indicate nel Documento.

Simmetricamente, il Documento, di cui a seguito sono indicati i contenuti, potrà essere semplificato di quanto

espressamente già indicato nella Relazione tecnica.

Nel Documento vanno indicati i seguenti elementi:

1. Data/e di effettuazione della valutazione con misurazioni;

2. Dati identificativi di chi ha provveduto alla valutazione, se diverso dal datore di lavoro;

3. Dati identificativi della Relazione tecnica allegata (es.: eventuale numero di protocollo, numero di pagine, data);

4. Dati identificativi dei RLS - o, in loro assenza, dei lavoratori - consultati ai sensi del D.Lgs.626/94, modalità della

loro consultazione e informazione;

5. Numero degli occupati totali dell’unità produttiva riportati in una tabella che correli le mansioni col numero di

occupati in quella determinata mansione;

6. Programma delle misure/azioni ritenute opportune per meglio controllare il rischio individuate a seguito della valutazione

7. Dati identificativi del medico competente che è informato dei risultati del controllo dell’esposizione della stessa;

Il Documento deve essere firmato dal datore di lavoro.

In calce al Rapporto di Valutazione è opportuno compaia la firma di “presa visione” dei RLS - o, in loro assenza, dei

lavoratori - consultati ed informati ai sensi del D.Lgs. 626/94 e quella del medico competente, se previsto.

Il Foglio degli aggiornamenti va previsto per raccordare la situazione descritta nella Relazione tecnica coi cambiamenti

che via via intervengono sulla realtà produttiva. Ci si riferisce in particolare a quei cambiamenti non in grado di

modificare in modo significativo il quadro di rischio (situazione che richiede una nuova valutazione), ma che pur sempre

comportano azioni specificamente previste dal D.Lgs. 626/94. In particolare, su questo Foglio andranno annotate (in

ordine cronologico) le assegnazioni alle classi di rischio dei nuovi assunti, degli operatori adibiti ex novo a mansioni a

rischio nonché degli operatori che abbiano nel frattempo cambiato mansione.

Per queste situazioni andrà identificata la persona competente che provvede all’assegnazione della classe di rischio e la

firma del lavoratore per presa visione.

Registrare anche le dimissioni di operatori e l’acquisto di nuove macchine con A(8) >2,5 m/s 2 .

Anche se il legislatore non ha voluto formalizzarne uno specifico, in Allegato n. 3 viene proposto un modello per la

redazione del Rapporto di Valutazione.

2.8 Azioni conseguenti la valutazione

Qualora risulti superato il livello di esposizione giornaliera A(8) di 2.5 m/s 2 dovranno essere attuate le seguenti

misure di tutela per i lavoratori esposti:

l Adozione di sistemi di lavoro ergonomici che consentano di ridurre al minimo la forza di prensione o spinta da

applicare all’utensile.

l Sostituzione dei macchinari che producono elevati livelli di vibrazioni con macchinari che espongano a minori

livelli di vibrazioni. Essa è assolutamente prioritaria qualora risulti A(8) >5 m/s 2 (es. sostituzione di martelli

perforatori di tipo tradizionale con perforatori dotati di sistemi antireattivi).

l Effettuazione di manutenzione regolare e periodica degli utensili.

l Adozione di cicli di lavoro che consentano di alternare periodi di esposizione a vibrazioni a periodi in cui il

lavoratore non sia esposto a vibrazioni.

l Impiego di DPI (guanti antivibranti).

l Informazione sul rischio da esposizione a vibrazioni e formazione specifica sulle corrette procedure di lavoro ai

fini della prevenzione e riduzione del rischio da esposizione a vibrazioni mano-braccio, ed in particolare:

- corrette modalità di prensione e di impugnatura degli utensili;

- impiego dei guanti durante le operazioni che espongono a vibrazioni;

- adozione di procedure di lavoro idonee al riscaldamento delle mani prima e durante il turno di lavoro;

- incremento di rischio da danni da vibrazioni dovuto al fumo;

- esercizi e massaggi alle mani da effettuare durante le pause di lavoro.

l Effettuazione di controlli sanitari preventivi e periodici da parte del medico competente.

2.9 Controlli sanitari preventivi e periodici

L’art. 33 del DPR 303/56 “Norme generali per l’igiene del lavoro” impone, alla voce 48 della tabella allegata, un controllo

sanitario preventivo e periodico a cadenza annuale per i lavoratori esposti a “vibrazioni e scuotimenti”. Anche se le categorie

di lavoratori citate nella sopramenzionata tabella sono limitate a quelle che impiegano utensili ad aria compressa o ad asse

flessibile, pur tuttavia lo stato attuale delle conoscenze cliniche ed epidemiologiche sui danni alla salute provocati dalle

vibrazioni meccaniche suggerisce che i controlli medici preventivi e periodici siano eseguiti su tutti i lavoratori professionalmente

esposti a vibrazioni mano-braccio generate da macchine e utensili.

Obiettivi generali della sorveglianza sanitaria sono la valutazione dello stato di salute generale dei lavoratori e

l’individuazione precoce dei sintomi e segni clinici che possono essere causati da una prolungata esposizione a

vibrazioni. A questo si aggiunga un ruolo non secondario del medico competente ai fini dell’informazione e della

formazione dei lavoratori sui potenziali rischi associati all’esposizione a vibrazioni meccaniche.

È compito del datore di lavoro provvedere affinché i lavoratori dipendenti esposti a vibrazioni meccaniche siano

sottoposti a sorveglianza sanitaria preventiva e periodica in accordo con le disposizioni della legislazione

nazionale e delle direttive dell’Unione Europea.

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Il programma di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a vibrazioni meccaniche è gestito e condotto dal

medico competente nominato dal datore di lavoro (D.Lgs. 626/94, art. 16). Il medico competente deve altresì

conoscere le caratteristiche del processo lavorativo, nonché le macchine utilizzate dai lavoratori, e, in accordo con le

disposizioni dell’art. 17 del D.Lgs. 626/94, deve eseguire i sopralluoghi degli ambienti di lavoro.

Le informazioni relative ai dati personali e sanitari dei lavoratori esposti devono essere trattate e conservate dal

medico competente e i suoi collaboratori nel rispetto delle regole del segreto professionale e delle disposizioni della

normativa sulla privacy (legge 675/96).

È compito del medico competente redigere con periodicità regolare un rapporto, in forma di riepilogo epidemiologico

di dati anonimi, sullo stato di salute dei lavoratori esposti a vibrazioni e discutere con il datore di lavoro, i

preposti ed i rappresentanti dei lavoratori le possibili associazioni tra i quadri clinici emersi dalla sorveglianza

sanitaria periodica e l’esposizione a vibrazioni meccaniche. In tale contesto, il medico competente potrà suggerire

possibili soluzioni tese a migliorare le condizioni di lavoro e di salute dei lavoratori esposti. È anche compito del

medico competente coadiuvare il datore di lavoro e il servizio di prevenzione e protezione nella scelta di nuove

macchine e/o utensili da introdurre nel ciclo lavorativo, nonché dare un parere esperto sulla efficacia dei dispositivi

di protezione individuale per i lavoratori.

I lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio generate da macchine e/o utensili devono essere sottoposti a

procedure di sorveglianza sanitaria che comprendono una visita medica preventiva e successive visite mediche

periodiche a cadenza annuale. Poiché i sintomi ed i segni clinici della sindrome da vibrazioni mano-braccio non

hanno caratteristiche di specificità e possono essere comuni ad altre condizioni patologiche, in occasione dei

controlli sanitari il medico competente dovrà considerare la possibilità di utilizzare vari strumenti e test clinici e di

laboratorio per poter formulare una corretta diagnosi differenziale.

Di seguito vengono riportate alcune linee-guida per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a vibrazioni

mano-braccio allo scopo di fornire al medico competente strumenti clinico-diagnostici utili a valutare l’idoneità del

lavoratore a sopportare il rischio specifico.

2.9.1 La visita medica preventiva

Gli scopi della visita medica preventiva sono: (i) acquisire una documentazione sanitaria individuale di base da poter in

seguito confrontare con i dati clinici raccolti nelle successive visite mediche periodiche; (ii) individuare la pre-esistenza di

condizioni patologiche che possono determinare un aumento del rischio di occorrenza di lesioni da vibrazioni mano-braccio

nel lavoratore portatore di tali affezioni; (iii) informare il lavoratore sui rischi associati all’uso di macchine e/o utensili vibranti

e sui mezzi di prevenzione attualmente disponibili.

La visita medica preventiva deve essere eseguita in conformità ai principi e alle pratiche che disciplinano la medicina del

lavoro. La visita medica preventiva deve comprendere la storia (anamnesi) personale, lavorativa e sanitaria del soggetto, un

esame obiettivo completo, ed eventuali altre indagini specialistiche e di laboratorio secondo il giudizio clinico del medico

competente.

2.9.1.1 La storia clinica

L’indagine anamnestica del lavoratore va eseguita in modo tale da consentire la raccolta delle seguenti informazioni

di carattere personale e sanitario:

l Anamnesi familiare, con particolare riferimento alla presenza di patologie dell’apparato vascolare (es. ipertensione

arteriosa, fenomeno di Raynaud, cefalea vasomotoria), di malattie dismetaboliche (es. diabete mellito, gotta),

e di affezioni immuno-reumatologiche (es. artrite reumatoide) nel gentilizio;

l Anamnesi fisiologica, con riferimento a fattori di rischio individuali quali il consumo di tabacco ed alcool;

l Anamnesi lavorativa, con dettagliata registrazione delle esposizioni passate e attuali a vibrazioni mano-braccio in

termini di tipologia delle macchine e/o utensili vibranti usati e di durata dell’esposizione, sia giornaliera

(ore/die), sia totale (anni); attività extra-lavorative comportanti l’uso di strumenti vibranti; eventuali pregresse

esposizioni lavorative ad agenti angiotossici e neurotossici;

l Anamnesi patologica remota e prossima, con particolare riferimento a disturbi e/o malattie acute o croniche a

carico degli apparati vascolare, neurologico e muscolo-scheletrico delle estremità superiori; pregressi eventi

traumatici o interventi chirurgici al collo e/o agli arti superiori; uso abituale di farmaci; sintomi alle estremità

degli arti superiori ed inferiori quali ipersensibilità al clima freddo, comparsa di pallore cutaneo, acrocianosi

(colorito bluastro della cute), parestesie (formicolii) ed ipoestesie (torpore) vanno attentamente indagati.

Nota 1: le informazioni sulla storia personale, lavorativa e sanitaria dei lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio possono

essere raccolte mediante questionari standardizzati. Esempi di tali questionari saranno prossimamente disponibili per gli operatori

sanitari su Internet, e quindi di dominio pubblico, a cura del Vibration Injury Network (VINET) formato da un gruppo di

ricercatori ed esperti che lavorano nell’ambito di un programma Biomed II finanziato dalla Commissione dell’Unione Europea.

Nota 2: in occasione della visita medica preventiva, il medico competente dovrà porre particolare attenzione a tutte quelle

condizioni patologiche pre-esistenti che possono essere aggravate dall’esposizione a vibrazioni mano-braccio (es. fenomeno di

Raynaud primitivo, forme secondarie di fenomeno di Raynaud, neuropatie periferiche, pregresse lesioni o traumi agli arti

superiori con alterazioni secondarie a carico degli apparati neurovascolare e/o muscolo-scheletrico). La terapia con alcuni

farmaci, es. beta-bloccanti, dovrà essere annotata nella cartella sanitaria del lavoratore.

La tabella 3 dell’Allegato n. 7 riporta una lista di malattie vascolari, neurologiche e muscolo-scheletriche che possono

determinare un aumentato rischio di occorrenza di lesioni da vibrazioni mano-braccio nel lavoratore portatore di tali condizioni

patologiche.

66 n. 4/2000


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Nota 3: secondo il panel di esperti dello Stockholm Workshop 94, una accurata storia clinica rappresenta tuttora il gold standard

per la diagnosi di fenomeno di Raynaud. Sono stati suggeriti i seguenti requisiti anamnestici minimi per la diagnosi di

fenomeno di Raynaud secondario ad esposizione a vibrazioni mano-braccio: (i) anamnesi positiva per episodi di pallore ben

demarcato ad uno o più dita delle mani provocati dall’esposizione a microclima freddo (una storia di sola cianosi non è

sufficiente per una diagnosi di fenomeno di Raynaud di origine occupazionale); (ii) comparsa del primo episodio di pallore

digitale dopo l’inizio dell’esposizione a vibrazioni mano-braccio; (iii) assenza di elementi clinico-anamnestici suggestivi per

familiarità positiva per sindromi vasospastiche oppure per fenomeno di Raynaud primitivo o secondario ad altre patologie locali

o sistemiche; (iv) presenza di episodi di pallore digitale negli ultimi due anni durante i quali vi sia stata esposizione a vibrazioni

mano-braccio (fenomeno di Raynaud da vibranti in fase attiva).

Nota 4: l’osservazione di un tipico attacco di pallore digitale rappresenta il reperto obiettivo fondamentale per la diagnosi di

fenomeno di Raynaud. È importante che i lavoratori esposti a vibrazioni mano-braccio siano istruiti a segnalare, laddove

possibile, la comparsa degli episodi di pallore digitale ai preposti e/o al personale sanitario. Il medico competente o i suoi

collaboratori dovranno riportare l’avvenuta osservazione di tale evento patologico nella cartella sanitaria del lavoratore.

Nota 5: il lavoratore esposto a vibrazioni mano-braccio deve essere consigliato ed istruito a mantenere caldo il proprio corpo

con adeguato vestiario e ad abolire o quantomeno ridurre l’abitudine al fumo di tabacco. I guanti sono utili per proteggere le dita

e le mani da eventi traumatici e per mantenere una soddisfacente temperatura cutanea. Per poter essere certificati come

antivibranti, i guanti da lavoro devono superare i test di laboratorio condotti secondo le procedure indicate nello standard UNI

EN ISO 10819 (1998) (vedi § 2.11).

2.9.1.2 L’esame clinico obiettivo

Il medico competente dovrà eseguire un esame obiettivo completo del lavoratore valutando con particolare attenzione gli

apparati vascolare, nervoso e muscolo-scheletrico periferici.

All’ispezione va rilevata l’eventuale presenza nelle mani di callosità cutanee, morbo di Dupuytren o esiti cicatriziali da

pregressi traumi o interventi chirurgici. In generale, il medico competente annoterà qualsiasi anomalia morfologica a

carico degli arti superiori.

L’esame obiettivo dell’apparato vascolare comprenderà una descrizione del colorito, temperatura e trofismo cutaneo delle

dita e delle mani; la presenza, simmetria e forza dei polsi periferici (brachiale, radiale, ulnare e tibiale posteriore); la

misura della frequenza del polso e della pressione sistolica e diastolica omerale in entrambi gli arti superiori.

L’integrità del sistema nervoso periferico sarà valutata mediante esame della sensibilità (tattile, termica, dolorifica e

vibratoria) e dei riflessi osteotendinei degli arti superiori ed inferiori.

L’esame obiettivo del sistema muscolo-scheletrico comprenderà l’ispezione degli arti superiori per valutare la presenza di

tumefazioni locali, ipotrofia o atrofia muscolare, deformità delle ossa e/o delle articolazioni; la palpazione dei tendini e

delle inserzioni tendinee; la valutazione dei movimenti articolari e della forza muscolare.

2.9.1.3 Test clinici

Alcuni semplici test clinici possono consentire una più approfondita valutazione dell’integrità anatomica e funzionale

degli apparati vascolare e nervoso periferici. Anche se la validità di tali test è discutibile per via della loro limitata

sensibilità e specificità, tuttavia la loro esecuzione può essere di aiuto per confermare la presenza di alterazioni associate

con la sindrome da vibrazioni mano-braccio e per valutare clinicamente la progressione nel tempo di tali alterazioni.

Manovre per la valutazione clinica dell’apparato vascolare periferico comprendono il test di Lewis-Prusik (per la

valutazione della circolazione capillare), il test di Allen (per la pervietà degli archi arteriosi palmari e delle arterie digitali),

ed il test di Adson (per la componente vascolare della sindrome dell’apertura toracica superiore).

Manovre per la valutazione clinica del sistema nervoso periferico e dell’apparato muscolo-tendineo comprendono il test di

Roos (per la componente neurologica della sindrome dell’apertura toracica superiore), i test di Phalen e Tinel (per la sindrome

del tunnel carpale), il test di Finkelstein (per la sindrome di De Quervain), e infine semplici manovre per la valutazione della

destrezza manuale e della manipolazione fine (es. capacità di raccogliere e riconoscere al tatto piccoli oggetti).

Le modalità di esecuzione delle manovre cliniche sopraindicate e vari altri criteri per la diagnosi clinica delle sindromi

muscolo-scheletriche del collo e degli arti superiori sono riportati in alcuni testi e pubblicazioni citati in bibliografia.

2.9.2 La visita medica periodica

I soggetti che alla visita medica preventiva sono stati considerati idonei al lavoro con utensili vibranti, dovranno essere in

seguito sottoposti a controlli sanitari con periodicità almeno annuale. Qualora si verificassero importanti cambiamenti

nell’esposizione a vibrazioni mano-braccio o nello stato di salute del lavoratore, la visita medica periodica può essere

effettuata anche ad intervalli più brevi a discrezione del medico competente.

In occasione della visita periodica, il medico competente dovrà eseguire un raccordo anamnestico riportando nella cartella

sanitaria del lavoratore qualsiasi nuovo evento accaduto nel periodo di tempo intercorrente dall’ultimo controllo per

quanto riguarda sia l’esposizione a vibrazioni mano-braccio (es. variazioni nel tipo di utensili usati e/o nel tempo di

esposizione giornaliera), sia l’occorrenza di malattie o di eventi traumatici e la possibile comparsa di disturbi associati con

la sindrome da vibrazioni mano-braccio. Nella cartella sanitaria dovranno essere altresì riportati eventuali cambiamenti

nello stile di vita (es. consumo di tabacco ed alcool), variazioni nell’assunzione di farmaci, nonché i risultati dell’esame

clinico obiettivo eseguito secondo i criteri esposti nei paragrafi 2.9.1.2 e 2.9.1.3.

I possibili sintomi e segni clinici di neuropatia ed angiopatia da vibranti rilevati nel corso della visita medica periodica

dovranno essere stadiati mediante le scale dello Stockholm Workshop 86.

n. 4/2000 67

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2.9.3 Indagini specialistiche

Il ricorso ad eventuali indagini specialistiche in occasione del controllo sanitario preventivo o periodico dovrà essere deciso dal

medico competente sulla base dei sintomi riportati dal lavoratore e dei risultati dell’esame clinico obiettivo. Un supplemento di

indagini specialistiche può rendersi necessario per i seguenti motivi: (i) formulare correttamente una diagnosi clinica di sindrome

da vibrazioni mano-braccio; (ii) stadiare con accuratezza i disturbi neurosensitivi e/o vascolari della sindrome stessa; (iii)

acquisire elementi clinico-laboratoristici per la diagnosi differenziale, e (iv) valutare il danno biologico in sede medico-legale.

Tali ulteriori indagini diagnostiche possono essere effettuate dal medico competente stesso qualora ne abbia l’abilitazione e la

comprovata capacità oppure da specialisti nelle appropriate discipline mediche.

Vari indagini di laboratorio per la componente neurologica e vascolare della sindrome da vibrazioni mano-braccio sono state

discusse allo Stockholm Workshop 94 e i relativi documenti di consensus sono stati pubblicati nella rivista Arbete och Hälsa

nel 1995.

2.9.3.1 Indagini vascolari

La valutazione obiettiva del fenomeno di Raynaud da vibranti si avvale di diverse procedure di prefrigerazione locale

(cold test) con osservazione delle variazioni di colorito della cute delle dita e delle mani, o con misura dei tempi di

recupero della temperatura cutanea digitale di base, oppure con misura delle variazioni assolute e percentuali delle

pressioni sistoliche digitali misurate con tecnica pletismografica strain-gauge.

La comparsa di pallore cutaneo digitale (white finger) alla semeiotica ispettiva e/o il rilievo di una abnorme risposta

vasocostrittrice a 15˚ o 10˚C caratterizzata dal fenomeno di chiusura delle arterie digitali o da un valore di pressione

digitale < 60% di quello misurato a 30˚C, sono considerati gli indicatori più affidabili per la diagnosi obiettiva di

fenomeno di Raynaud.

È importante ricordare che mentre un cold test positivo supporta in modo definitivo la diagnosi clinico-anamnestica di

fenomeno di Raynaud, un test negativo non la esclude, e ciò in relazione a possibili risultati falsi negativi legati a variabili

intrinsiche (es. bassa temperatura cutanea del soggetto prima dell’esecuzione del cold test) ed estrinseche (es. elevata

temperatura ambientale del laboratorio, stagione estiva).

Altri metodi di esecuzione e valutazione del cold test, quali la termometria cutanea e metodiche affini (es. cronotermometria)

sono poco standardizzati e la loro accuratezza non è sufficientemente nota. Tali metodiche possono fornire utili

informazioni su base di gruppo, ma non sono adeguate per la diagnosi individuale di angiopatia da vibranti.

2.9.3.2 Indagini neurologiche

Una prolungata esposizione ad elevati livelli di vibrazioni mano-braccio può causare alterazioni a carico di diversi tipi di

fibre mieliniche e amieliniche (Aβ, Aδ, C) e di due classi di meccanorecettori cutanei, definiti rispettivamente slow

adapting [SA I (dischi di Merkel) e SA II (terminazioni di Ruffini)] e fast adapting [FA I (corpuscoli di Meissner) e FA II

(corpuscoli di Pacini e Golgi-Mazzoni)] in rapporto alla rapidità e modalità di risposta allo stimolo meccanico.

Una sufficiente validazione clinica è stata raggiunta per i seguenti test neurosensitivi di screening:

1. la percezione delle soglie vibrotattili per lo studio delle fibre mieliniche tipo Aβ, rilevate in almeno due dita delle mani

(il II o III dito per il nervo mediano ed il V dito per il nervo ulnare), utilizzando una singola frequenza (125 Hz) o tre

diverse frequenze per valutare la risposta di altrettante popolazioni di meccanorecettori (SA I, FA I, FA II);

2. l’estesiometria cutanea (discriminazione dei due punti, percezione della profondità) per l’esplorazione dei meccanorecettori

tipo SA I e FA I;

3. la percezione delle soglie termiche per misurare la funzione delle fibre amieliniche di tipo C (termorecettori per il caldo)

e delle fibre Aδ (termorecettori per il freddo);

4. la forza di prensione manuale e digitale per valutare la funzione sensitivo-motoria delle estremità distali degli arti superiori;

5. la valutazione della destrezza manuale mediante indagini funzionali quali il Purdue Pegboard test.

6. Sulla base dei risultati dell’anamnesi, dell’esame obiettivo neurologico e dei test di screening, il medico competente

potrà valutare l’opportunità di richiedere un approfondimento neurofisiologico da parte dello specialista neurologo nel

caso si pongano problemi di diagnosi differenziale con le sindromi da intrappolamento dei tronchi nervosi e le

polineuropatie. La diagnosi differenziale si dovrà basare sui risultati di un approfondito esame obiettivo neurologico, sulla

misura delle velocità di conduzione motoria (VCM) e sensitiva (VCS) frazionate almeno a livello del tunnel carpale,

sull’EMG e la risposta F in caso di sospette lesioni prossimali (cervicopatia, rizopatia) e, possibilmente, sulla misura della

VCM del nervo peroneale e della VCS del nervo surale per escludere la presenza di polineuropatie di varia origine.

2.9.3.3 Indagini radiologiche

L’esecuzione di radiografie delle spalle, gomiti, polsi e mani è di solito limitata ai casi nei quali vi sia un fondato sospetto di

osteoartropatia da vibranti, che, come è noto, è inclusa nella lista ufficiale delle malattie professionali della Commissione

dell’Unione Europea ed è una tecnopatia indennizzata in alcuni Paesi Europei quali Germania, Belgio, Francia ed Italia.

È opportuno ricordare che i quadri anatomo-radiologici della osteoartropatia da vibranti sono rappresentati da osteoartrosi,

osteofitosi ed esostosi a carico dei polsi e gomiti di lavoratori che usano utensili pesanti di tipo percussorio. È da

segnalare, tuttavia, che tali quadri non sono patognomonici delle lesioni da vibranti, ad eccezione di una più elevata

frequenza di osservazione di entesopatia del gomito (sperone olecranico) e, forse, di malacia del semilunare (malattia di

Kienböck) e di pseudoartrosi dello scafoide. È anche opportuno ricordare che l’età del soggetto ed eventuali esiti di

traumatismi o fratture locali possono costituire importanti fattori di confondimento per la diagnosi radiologica di

osteoartropatia da vibranti.

68 n. 4/2000


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2.9.3.4 Indagini ematochimiche e immunologiche

Qualora i risultati dell’indagine anamnestica e dell’esame clinico obiettivo pongano problemi di diagnosi differenziale

con le malattie vascolari, neurologiche e muscolo-scheletriche indicate nella Tabella 3 dell’Allegato n. 7, il

medico competente potrà valutare l’opportunità di sottoporre il lavoratore ad alcune indagini ematochimiche (es.

emocromo, VES, PCR, glicemia, uricemia) o immunologiche (es. fattore reumatoide, crioglobuline, marker di

malattie autoimmuni). Qualora tali indagini mettessero in evidenza la possibile presenza di alterazioni o malattie

extra-professionali, il medico competente dovrà contattare il medico curante del soggetto ed eventualmente un

medico specialista per la valutazione del caso e l’eventuale formulazione della diagnosi differenziale.

2.9.4 Il giudizio di idoneità lavorativa

È ben noto a ogni medico competente che il giudizio di idoneità lavorativa dipende dallo stato di salute generale del

soggetto, da fattori legati alla variabilità biologica degli individui e a considerazioni di ordine socio-economico. Adottare

rigidi criteri sanitari per l’idoneità all’esposizione ad un rischio specifico non appare una prassi ragionevole quando

l’innovazione tecnologica consente di implementare adeguate misure di prevenzione tecnica e personale, secondo quanto

riportato nell’ambito delle presenti linee guida.

I protocolli sanitari e le linee-guida per l’idoneità lavorativa rappresentano un utile strumento di lavoro nelle mani del medico

esperto, ma possono essere controproducenti se applicati meccanicamente senza adeguata considerazione delle caratteristiche

dell’ambiente lavorativo e delle condizioni psicologiche e fisiopatologiche del soggetto da esaminare. Comunque, qualora si

desideri disporre di riferimenti orientativi per il giudizio di idoneità al lavoro con utensili vibranti, la Tabella 3 dell’Allegato n.

7 riporta le malattie vascolari, neurologiche e muscolo-scheletriche che possono sia determinare un aumentato rischio di

occorrenza di lesioni da vibrazioni mano-braccio nel lavoratore portatore di tali condizioni patologiche, sia costituire

controindicazioni temporanee o permanenti all’esposizione prolungata a vibrazioni mano-braccio. Si noterà che tra le malattie

vascolari sono indicate le principali cause di fenomeno di Raynaud secondario, alcune delle quali incompatibili con la

normale attività lavorativa. Si tratta pertanto di situazioni irrealistiche nella comune pratica del medico del lavoro.

La limitazione dell’esposizione a vibrazioni mano-braccio o l’allontanamento del lavoratore dall’esposizione stessa dovrà

essere decisa dal medico competente sulla base di considerazioni relative alla severità dei sintomi e dei segni clinici associati

alla sindrome da vibrazioni mano-braccio, alle caratteristiche del processo lavorativo, e ad altri aspetti legati sia ad accordi

contrattuali interni all’azienda sia alla legislazione del nostro Paese. Alcune istituzioni accademiche e enti governativi hanno

suggerito l’allontanamento dall’esposizione a vibrazioni mano-braccio per i lavoratori che risultano affetti da disturbi

vascolari e/o neurologici con stadio di severità 2 della scala di Stoccolma. Poiché vi sono evidenze cliniche ed epidemiologiche

che i disturbi da vibrazioni mano-braccio, in particolare quelli vascolari, possono essere reversibili a seguito della

riduzione o della cessazione dell’esposizione, il medico competente dovrà discutere con il lavoratore la possibilità di un suo

reinserimento in mansioni che comportano l’uso di utensili vibranti qualora successive visite periodiche dimostrino un

progressivo miglioramento o la scomparsa dei sintomi e segni clinici della sindrome da vibrazioni mano-braccio.

2.10 Acquisto di nuovi macchinari

Il D.P.R. 24 luglio 1996 n. 459, che ha recepito in Italia la “Direttiva Macchine” (89/392/CEE, 91/368/CEE, 93/44/CEE,

93/68/CEE), stabilisce i requisiti essenziali cui devono rispondere i macchinari per poter circolare liberamente sul mercato

europeo, in relazione alla sicurezza intrinseca degli stessi ed alla tutela da rischi specifici associati al loro impiego. Per

quanto attiene ai rischi associati all’esposizione a vibrazioni, la Direttiva Macchine prescrive, al § 1.5.9: «La macchina

deve essere progettata e costruita in modo tale che i rischi dovuti alle vibrazioni trasmesse dalla macchina siano ridotti al

livello minimo, tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di mezzi atti a ridurre le vibrazioni, in particolare

alla fonte». Questo criterio generale è applicabile sia nel caso di vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio, che per

vibrazioni trasmesse a tutto il corpo. Inoltre, il § 2.2 della Direttiva, dal titolo «Macchine portatili tenute o condotte a

mano», impone ai costruttori di dichiarare, tra le altre informazioni incluse nelle istruzioni per l’uso, «il valore medio

quadratico ponderato in frequenza dell’accelerazione cui sono esposte le membra superiori quando superi i 2,5 m/s 2 .Se

l’accelerazione non supera i 2,5 m/s 2 occorre segnalarlo».

Le metodiche ufficiali di riferimento ai fini della certificazione delle vibrazioni ai sensi della Direttiva Macchine sono

definite nell’ambito degli standard armonizzati ISO-EN. La maggior parte di essi appartiene alla famiglia degli standard

ISO 8662-x, recepiti a livello europeo con le norme EN 28662-x. Tali standard, come dichiarato in premessa, vengono

emanati con «lo scopo di comparare le vibrazioni prodotte da differenti tipi di utensili o macchinari, o differenti modelli

dello stesso utensile». Va rilevato, in proposito, che l’obiettivo primario di tali standard è la definizione di procedure di

prova che siano altamente ripetibili, al fine di poter ottenere risultati simili per valutazioni effettuate sullo stesso utensile

presso differenti laboratori di certificazione. Pertanto, i valori di vibrazione dichiarati dai produttori non sempre sono

rappresentativi dei valori misurati in campo, in quanto il più delle volte le condizioni di prova definite dagli standard sono

poco rappresentative delle condizioni reali di esposizione durante l’uso, come peraltro è stato mostrato da alcuni studi

pubblicati sull’argomento. Non è dunque appropriato, in linea di principio, usare i valori dichiarati dal produttore ai fini

della valutazione del rischio effettivo da esposizione a vibrazioni mano-braccio associata all’impiego dell’utensile durante

il lavoro. I valori certificati possono, viceversa, essere proficuamente utilizzati nel confronto di differenti tipologie di

utensile, o nella scelta di macchinari in grado di produrre il minor livello di vibrazioni.

2.11 Dispositivi di protezione individuale

Per quanto riguarda i dispositivi di protezione individuale, esistono attualmente in commercio guanti cosiddetti

“antivibranti”, certificati secondo la norma europea armonizzata EN ISO 10819: 1996, che è di supporto ai requisiti

n. 4/2000 69

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essenziali di sicurezza e salute previsti dalla Direttiva UE 89/686/CEE “Apparecchiature per la protezione della persona”.

Infatti, oltre ai benefici in termini di protezione delle mani dai rischi meccanici (abrasioni, tagli), dalle temperature

estreme, dai rischi chimici e dall’umidità, i guanti possono ridurre la trasmissione delle vibrazioni alle mani e quindi

assumere il ruolo di dispositivi di protezione individuale (DPI) in relazione al rischio vibrazioni. Ciò ha costituito uno

stimolo per le aziende produttrici di guanti, le quali negli ultimi anni hanno iniziato a produrre dei modelli rivestiti

internamente con materiali dotati di proprietà di assorbimento dell’energia meccanica nell’intervallo di frequenze di

interesse igienistico (6.3 ( 1600 Hz).

La norma armonizzata EN ISO 10819: 1996 (tratta dall’omonimo standard ISO 10819: 1996), prescrive un metodo

di laboratorio per la misura delle proprietà dinamiche dei guanti e ne fissa i requisiti prestazionali nella gamma di

frequenza tra 31,5 e 1250 Hz. Vengono definiti due differenti spettri di vibrazione, sia matematicamente che in

termini di bande di terzi d’ottava: lo spettro M (medie frequenze), che si estende fra 16 e 400 Hz; lo spettro H (alte

frequenze), che si estende fra 100 e 1600 Hz. Questi due spettri di vibrazione devono essere riprodotti su una

speciale maniglia, dotata di sensori per la rilevazione della forza di spinta e di prensione, montata su uno shaker

(tavola vibrante elettrodinamica) orientato orizzontalmente. Il soggetto impugna la maniglia, osservando una

determinata configurazione del corpo e del sistema mano-braccio, a mano nuda e a mano guantata e mantenendo

sempre una determinata forza di spinta e di prensione sulla maniglia durante le prove. Per entrambi gli spettri (M e

H), la cosiddetta trasmissibilità del guanto si determina misurando l’accelerazione equivalente ponderata in

frequenza sulla manopola a mano nuda e su un adattatore tenuto nel palmo della mano dentro il guanto. La

trasmissibilità è data sostanzialmente dal rapporto tra l’accelerazione ponderata misurata sull’adattatore a mano

guantata e l’accelerazione ponderata misurata sulla manopola a mano nuda, per ognuno dei due spettri. I valori di

trasmissibilità da riportare nel rapporto di prova, chiamati trasmissibilità media corretta T R . M e . TR

, sono dati

dalla media di sei misure ottenute da due ripetute effettuate su tre soggetti adulti con dimensioni delle mani nel

range tra 7 e 9 come definite nella norma europea EN 420: 1994.

La norma EN ISO 10819 afferma:

Un guanto non va considerato “guanto antivibrazione” secondo la presente norma se non rispetta entrambi i seguenti criteri:

. .

TR M < 1.

0 e TR

H < 0.

6

Va considerato in proposito che il soddisfacimento di detti criteri non implica che l’uso di tale guanto elimina il rischio di

esposizione alle vibrazioni.

Inoltre, un guanto va considerato “guanto antivibrazione” secondo la stessa norma soltanto se le dita del guanto hanno le

stesse proprietà (materiali e spessore) della parte di guanto che copre il palmo della mano.

Questa norma, nonostante lo standard ISO da cui essa è tratta sia non privo di aspetti controversi e di problemi tecnici, è

diventata norma armonizzata nell’ambito delle direttive di prodotto per i DPI, e di conseguenza viene utilizzata dai

costruttori e dagli organismi notificati per la certificazione CE. I guanti antivibranti, quindi, devono riportare, vicino al

T R . M e . TR

marchio CE, l’indicazione della norma EN ISO 10819: 1996, e nella documentazione tecnica i valori di

H

Considerato dunque che sono disponibili sul mercato guanti marcati CE classificati come antivibranti, è chiaro che, dopo

aver esperito tutti i possibili interventi tecnici di prevenzione (primaria e secondaria), organizzativi e procedurali, il datore

di lavoro può e deve fornire questo tipo di DPI. Si raccomanda di fornirli e farli indossare dopo una adeguata

informazione e formazione sul loro corretto utilizzo, sul rischio di esposizione alle vibrazioni e sulle misure generali di

tutela adottate, a tutti quei lavoratori esposti a livelli di vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio superiori al limite di

azione, pari ad A(8) = 2,5 ms-2 , previsto dalla Proposta di Direttiva del Consiglio C230/03/94 sugli agenti fisici.

3. PARTE II - VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO

3.1 Identificazione e caratterizzazione del rischio

È noto che attività lavorative svolte a bordo di mezzi di trasporto o di movimentazione, quali ruspe, pale meccaniche,

trattori, macchine agricole, autobus, carrelli elevatori, camion, imbarcazioni, ecc., espongono il corpo a vibrazioni o

impatti, che possono risultare nocivi per i soggetti esposti. Dai numerosi studi epidemiologici pubblicati in letteratura sugli

effetti dell’esposizione del corpo intero a vibrazioni (Whole Body Vibration), appare che, per quanto sia stato documentato

che alcuni disturbi si riscontrino con maggior frequenza tra lavoratori esposti a vibrazioni, piuttosto che tra soggetti non

esposti, non è al momento possibile individuare patologie o danni prettamente associabili all’esposizione del corpo a

vibrazioni. Inoltre, lo stato attuale delle conoscenze sulla risposta del corpo umano all’esposizione a vibrazioni è ancora

alquanto incompleto e lacunoso per poter consentire la formulazione di modelli biomeccanici idonei alla definizione di

criteri di valutazione del rischio esaustivi. Ciò in quanto molteplici fattori di natura fisica, fisiologica e psicofisica, quali ad

esempio: intensità, frequenza, direzione delle vibrazioni incidenti, costituzione corporea, postura, suscettibilità individuale,

risultano rilevanti in relazione alla salute ed al benessere dei soggetti esposti. Inoltre, alcuni degli effetti possono

riscontrarsi in concomitanza di altri, ed influenzarne l’insorgenza. La nuova edizione dello standard ISO 2631-1: 1997,

che definisce metodiche standardizzate di misura delle vibrazioni trasmesse al corpo e fornisce alcune linee guida ai fini

della valutazione degli effetti sulla salute, dichiara in proposito che «non esistono dati sufficienti alla definizione di una

relazione quantitativa tra esposizione a vibrazioni e rischio di effetti sulla salute. Pertanto non è possibile valutare le

vibrazioni trasmesse al corpo in termini di probabilità di rischio per esposizioni di differenti entità e durata». Nonostante

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tali carenze conoscitive, l’adozione di linee guida e criteri igienistici definiti dalle norme internazionali e dalle direttive

comunitarie in materia di tutela dei lavoratori dall’esposizione a vibrazioni rappresenta un elemento importante ai fini

della tutela della salute dei lavoratori e della riduzione del rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo.

3.2 Effetti delle vibrazioni trasmesse al corpo intero

L’esposizione occupazionale ad elevati livelli di vibrazioni trasmesse a tutto il corpo da macchine e/o veicoli

industriali, agricoli, di trasporto pubblico o militari è associata ad un aumentato rischio di insorgenza di disturbi e

lesioni a carico del rachide lombare. In alcuni studi è stato anche segnalato che l’esposizione a vibrazioni trasmesse

al corpo intero può causare alterazioni del distretto cervico-brachiale, dell’apparato gastroenterico, del sistema

venoso periferico, dell’apparato riproduttivo femminile, ed infine del sistema cocleo-vestibolare. Indagini di tipo

trasversale e longitudinale hanno fornito una sufficiente evidenza epidemiologica per una relazione causale tra

esposizione professionale a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo e patologia del rachide lombare, mentre l’associazione

tra vibrazioni e lesioni ad altri organi o apparati non è stata ancora adeguatamente documentata.

È stato stimato che una frazione tra il 4 e il 7% della forza lavoro in USA, Canada e alcuni Paesi Europei è

potenzialmente esposta a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo di elevata intensità.

L’esposizione a vibrazioni trasmesse al tutto il corpo può causare una diminuzione delle prestazioni lavorative nei

conducenti di macchine e/o veicoli e modificazioni dello stato di comfort nei passeggeri. Vibrazioni a bassa frequenza

(< 0,5 Hz) possono provocare disturbi chinetosici definiti nel loro insieme come “mal dei trasporti”. Gli effetti di tipo

acuto o sub-acuto da vibrazioni trasmesse al corpo intero non sono presi in considerazione nelle presenti Linee Guida.

3.2.1 Patologie del rachide lombare

I risultati degli studi epidemiologici attualmente disponibili depongono per una maggior occorrenza di lombalgie e

lombosciatalgie, alterazioni degenerative della colonna vertebrale (spondiloartrosi, spondilosi, osteocondrosi intervertebrale),

discopatie e ernie discali lombari e/o lombosacrali nei conducenti di veicoli industriali e di mezzi di trasporto

rispetto a gruppi di controllo non esposti a vibrazioni meccaniche. Vi è una sufficiente evidenza epidemiologica che il

rischio di insorgenza di patologie del rachide lombare aumenta con l’aumentare della durata e dell’intensità dell’esposizione

a vibrazioni trasmesse al corpo intero.

In un limitato numero di Stati membri dell’Unione Europea (Belgio, Francia, Germania, Olanda), alcune patologie del

rachide, in particolare del tratto lombare, sono considerate di origine professionale in presenza di specifici requisiti

relativi all’intensità e alla durata di esposizione alle vibrazioni, e come tali suscettibili di indennizzo.

Il ruolo delle vibrazioni nella etiopatogenesi delle alterazioni del rachide lombare non è ancora completamente chiarito

poiché la guida di macchine o veicoli comporta non solo l’esposizione a vibrazioni potenzialmente dannose ma anche a

fattori di stress ergonomico quali ad es. una prolungata postura assisa o frequenti movimenti di flessione e torsione del

rachide. Inoltre, alcune categorie di autisti, come gli addetti a lavori di trasporto in vari settori commerciali, possono

svolgere attività di sollevamento e spostamento di carichi manuali che rappresentano un’ulteriore fattore di stress per il

tratto lombare del rachide. Alcune caratteristiche individuali (età, indice di massa corporea, abitudine al fumo di

tabacco, aspetti costituzionali), fattori di natura psicosociale e pregressi traumatismi alla schiena sono anche riconosciuti

come importanti variabili predittive della comparsa di disturbi al rachide, in particolare di lombalgie. Pertanto, i

sintomi muscolo-scheletrici e le lesioni al rachide lombare negli autisti di macchine o veicoli rappresentano un

complesso di alterazioni di origine multifattoriale nella cui etiopatogenesi intervengono fattori di natura sia occupazionale

sia extra-occupazionale. Ne deriva che risulta molto difficile separare il contributo delle vibrazioni da quello di altri

fattori di rischio individuale ed ergonomico nell’insorgenza e/o aggravamento di turbe del rachide. Studi di biodinamica

hanno tuttavia evidenziato i seguenti possibili meccanismi attraverso i quali le vibrazioni possono indurre lesioni

all’apparato muscolo-scheletrico del rachide: (i) sovraccarico meccanico dovuto a fenomeni di risonanza della colonna

vertebrale nell’intervallo di frequenza delle vibrazioni tra 3 e 10 Hz, con conseguente danno strutturale a carico dei

corpi vertebrali, dischi e articolazioni intervertebrali; (ii) eccessiva risposta contrattile dei muscoli paravertebrali

causata da intenso stimolo vibratorio, con conseguenti fenomeni di strain e affaticamento muscolare.

3.2.2 Disturbi cervico-brachiali

L’esposizione a vibrazioni con frequenze sovrapponibili alla frequenza di risonanza del corpo umano può amplificare la

risposta muscolare della regione collo-spalla. Alcuni studi epidemiologici hanno evidenziato un’aumentata occorrenza di

disturbi cervico-brachiali nei conducenti di automezzi. Diversi fattori ergonomici sono sospettati di essere all’origine di

questi disturbi, quali i movimenti di rotazione e torsione del capo, i movimenti ripetitivi del sistema mano-braccio-spalla

per azionare i comandi dei veicoli, e l’esposizione a vibrazioni meccaniche. Tuttavia i pochi studi epidemiologici sinora

condotti hanno dimostrato una debole associazione tra esposizione a vibrazioni e disturbi cervico-brachiali.

3.2.3 Disturbi digestivi

Ricerche sperimentali hanno dimostrato che l’esposizione acuta a vibrazioni meccaniche può indurre un aumento

dell’attività gastro-intestinale. Alcuni studi epidemiologici hanno riportato un’aumentata prevalenza di disturbi gastro-intestinali,

gastrite e ulcera peptica in conducenti di veicoli. L’associazione tra l’esposizione a vibrazioni meccaniche e

disturbi dispeptici è risultata, tuttavia, debole. Inoltre, alcuni di questi studi non presentavano un adeguato controllo di

possibili, importanti fattori di confondimento (ad es. fumo di tabacco, assunzione di bevande alcooliche, abitudini

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alimentari, turni lavorativi, stress). Pertanto, il problema se l’esposizione a vibrazioni possa determinare disturbi digestivi

rimane ancora aperto; è tuttavia probabile che i disturbi digestivi rappresentino un effetto minore dell’esposizione a

vibrazioni trasmesse al corpo intero.

3.2.4 Effetti sull’apparato riproduttivo

È possibile che l’esposizione a vibrazioni meccaniche possa causare alcuni effetti nocivi sull’apparato riproduttivo

femminile. Disturbi del ciclo mestruale, processi infiammatori e anomalie del parto sono stati riportati in donne esposte a

vibrazioni con frequenze tra 40 e 55 Hz. In un studio epidemiologico di popolazione su aborto spontaneo e mortalità

prenatale senza malformazioni congenite, quest’ultimo evento presentava un’incidenza maggiore di quella attesa in donne

lavoratrici esposte a vibrazioni nel settore dei trasporti. Ulteriori ricerche sono necessarie per confermare tali dati.

3.2.5 Disturbi circolatori

Nella letteratura scientifica viene suggerita un’associazione tra esposizione a vibrazioni e rischio di insorgenza di emorroidi e

varici venose degli arti inferiori. Nell’ambito di tale possibile associazione, l’esposizione a vibrazioni potrebbe agire come fattore

concorrente in combinazione con la prolungata postura assisa tipica dei conducenti di automezzi e veicoli. Una elevata pressione

intra-addominale sembra anche avere un ruolo nel meccanismo patogenetico di tali affezioni. Si tratta comunque di un’evidenza

piuttosto debole.

3.2.6 Effetti cocleo-vestibolari

Una prolungata esposizione a vibrazioni meccaniche sembra poter aggravare l’ipoacusia provocata dal rumore. L’esposizione

combinata a vibrazioni e rumore sembra causare uno spostamento temporaneo della soglia uditiva alle alte frequenze (6-10 kHz)

maggiore di quello provocato dall’esposizione al solo rumore. Il meccanismo patogenetico di tale effetto sinergico sull’organo

dell’udito non è stato ancora chiarito. Una iporeflettività vestibolare ed una più elevata prevalenza di turbe vestibolari sono state

descritte in lavoratori esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero, ma il significato di un’associazione tra vibrazioni e disturbi

vestibolari è dubbio.

3.3 Riferimenti normativi

I principali riferimenti normativi, a livello nazionale e internazionale, riguardanti la misura e la valutazione delle

vibrazioni al corpo intero sono i seguenti:

l D.P.R. 19 marzo 1956, n. 303, «Norme generali per l’igiene del lavoro»;

l D.Lgs. 4 dicembre 1992, n. 475, «Attuazione della direttiva 89/686/CEE del Consiglio del 21 dicembre 1989 in

materia di ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relativa ai dispositivi di protezione individuale»;

l D.Lgs. 19 settembre 1994, n. 626, «Attuazione delle direttive 89/391/CEE, 89/654/CEE, 89/655/CEE, 89/656/CEE,

90/269/CEE, 90/270/CEE, 90/394/CEE e 90/679/CEE riguardanti il miglioramento della sicurezza e della salute dei

lavoratori sul luogo di lavoro» e successivi aggiornamenti e integrazioni;

l D.P.R. 24 luglio 1996, n.459, «Regolamento per l’attuazione delle direttive 89/392/CEE, 91/368/CEE, 93/44/CEE e

93/68/CEE concernenti il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alle macchine»;

l Norma ISO 2631-1 (1997), «Mechanical vibration and shock - Evaluation of human exposure to whole-body vibration.

Part. 1: General requirements».

l Norma ISO 2631/3 (1985), «Evaluation of human exposure to whole-body vibration. Part.3: Evaluation of exposure to

whole-body z-axis vertical vibration in the frequency range 0,1 to 0,63 Hz».

l Norma ISO 5008 (1979), «Agricultural wheeled tractors and field machinery. Measurement of whole-body vibration at

the operator».

l Norma UNI EN 1032 (1998), «Vibrazioni meccaniche - Esame di macchine mobili allo scopo di determinare l’entità

delle vibrazioni trasmesse al corpo intero. Generalità».

l Norma UNI EN 30326-1 (1997), «Vibrazioni meccaniche - Metodo di laboratorio per la valutazione delle vibrazioni

sui sedili dei veicoli. Requisiti di base».

l Norma UNI ISO 8002 (1992), «Vibrazioni meccaniche. Veicoli terrestri. Criteri di presentazione dei dati misurati».

l Norma ISO 8041 (1990), «Human response to vibration - Measuring instrumentation».

l Norma UNI EN 12096 «Vibrazioni meccaniche - Dichiarazione e verifica dei valori di emissione vibratoria».

3.4 Definizioni e parametri

Le metodiche valutative del rischio da esposizione a vibrazioni, definite nell’ambito della norma ISO 2631-1: 1997, si

basano sulla misura della seguente grandezza:

aw = [ 1

T ∫ 0

T

a 2 w (t) dt] 1/2

(m/s 2 ) (1)

L’intervallo di frequenze di interesse igienistico, per i possibili effetti sul comfort e sulla salute, si estende da 1

Hz a 80 Hz. In Tabella 5 è riportato uno schema dei differenti filtri di ponderazione definiti dallo standard e del

loro campo di impiego. Da quanto riportato in Tabella 5 si evince che i filtri di ponderazione Wd e Wc sono gli

unici di interesse ai fini della valutazione del rischio per la salute dei soggetti esposti; in particolare lo standard

prende in considerazione, tra gli effetti sulla salute, unicamente le patologie a carico della colonna vertebrale.

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Guida all’applicazione delle curve di ponderazione

TABELLA 5

Ponderazione Salute Comfort Percezione Mal di trasporti

W k asse z, sedile asse z, sedile

asse z, in piedi

x,y,z piedi (pos. seduta)

z pos. supina

W d assi x,y sedile assi x,y sedile

assi x,y in piedi

y,z schienale

x,y pos. supina

W f

asse z, sedile

asse z, in piedi

z pos. supina

assi x,y, sedile

assi x,y, in piedi

x,y pos. supina

verticale

Wc x, schienale x, schienale x, schienale -

We - rx,ry,rz sedile rx,ry,rz sedile -

Wj - pos. supina z (testa) pos. supina z (testa)

-

Il valore totale di vibrazione a cui è esposto il corpo (av) si determina, in accordo con lo standard, mediante la seguente

relazione:

av (m/s2 )=(k2 x a2 wx +kx2a2 wy +k2 z a2 wz) 1/2 (2)

ove kx ekyassumono valore 1.4, nel caso di esposizioni in posizione seduta, e valore unitario per la posizione eretta, mentre il

coefficente kz assume in entrambe i casi valore unitario. Va rilevato in proposito che la (2) è da applicarsi ai fini della

valutazione del disagio prodotto da vibrazioni; per quanto concerne la valutazione degli effetti sulla salute è da considerarsi

unicamente l’esposizione lungo la componente assiale dominante, moltiplicata per l’appropriato fattore correttivo ki, come

verrà illustrato in dettaglio al successivo paragrafo

La (1) rappresenta il valore quadratico medio (r.m.s.) dell’accelerazione ponderata in frequenza, espresso in m/s2 . Tale quantità

Figura 3 - Definizione degli assi di riferimento ai fini della misura dell’esposizione

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-

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va rilevata lungo ciascuna delle tre componenti assiali del vettore accelerazione. A tal fine lo standard ISO 2631-1 definisce il

sistema di assi cartesiani, riportato in Figura 3, e specifici filtri di ponderazione in frequenza, definiti per ciascuno dei tre assi

di misura x, y, z, e per ciascuna delle differenti posture del corpo, esposto a vibrazioni: eretta, seduta, supina.

Il criterio definito dallo standard ai fini della valutazione dell’esposizione a vibrazioni, si basa sull’assunzione che due

esposizioni quotidiane a vibrazioni - di entità a w1 ed a w2 - e di durata rispettivamente T 1 eT 2, siano equivalenti in

relazione ai possibili rischi sulla salute, quando:

a w1 T 1 1/2 =aw2 T 2 1/2 (3)

La (2) esprime in termini matematici il così detto «principio dell’egual energia». Sulla base di tale principio, l’esposizione a

vibrazioni al corpo intero si può quantificare, analogamente all’esposizione a vibrazioni mano-braccio, mediante l’accelerazione

equivalente ponderata in frequenza riferita ad 8 ore di lavoro, convenzionalmente denotata con il simbolo A(8).

L’accelerazione equivalente ponderata in frequenza riferita ad 8 ore di lavoro si calcola mediante la seguente formula:

dove:

Te: Durata complessiva giornaliera di esposizione a vibrazioni (ore)

av: Valore dell’accelerazione complessiva definito dalla (2)

Nel caso in cui il lavoratore sia esposto a differenti valori di vibrazioni, come nel caso di impiego di più mezzi meccanici

nell’arco della giornata lavorativa, l’esposizione quotidiana a vibrazioni A(8), in m/s2 A(8) = av

, sarà ottenuta mediante l’espressione:

Te

(m/s

8

2 ) (4)

1 N

2

A(8) = [ ∑ a vi

8 i=

1

T i ] 1/2

dove:

a 2 vi: somma vettoriale dell’accelerazione ponderata in frequenza relativa all’operazione i-esima

T i: Tempo di esposizione relativo alla operazione i-esima (ore)

Nel caso di vibrazioni impulsive e di transienti vibratori, lo standard definisce una metodica valutativa addizionale, in quanto

si ritiene che la metodica primaria, basata sulla valutazione delle quantità definite in (1) e (2), potrebbe portare a sottostimare

l’esposizione, in relazione agli effetti sulla salute e sul comfort.

Il criterio definito dallo standard ai fini della valutazione dell’esposizione a vibrazioni impulsive, si basa sull’assunzione che

due esposizioni quotidiane a vibrazioni - di entità a w1 ed a w2 - e di durata rispettivamente T 1 eT 2, siano equivalenti in

relazione ai possibili rischi sulla salute, quando:

a w1 T 1 1/4 =aw2 T 2 1/4 (6)

(m/s 2 ) (5)

3.5 Criteri di valutazione del rischio

3.5.1 La Proposta di Direttiva dell’Unione Europea sugli Agenti Fisici

La «Proposta modificata di Direttiva del Consiglio sulle norme minime di sicurezza e di salute relative all’esposizione dei

lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici» 94/C230/03 stabilisce, in premessa (art. 5), che «tenuto conto del progresso

tecnico e della disponibilità di misure per il contenimento dell’agente fisico da realizzarsi prioritariamente alla fonte, i rischi

derivanti dall’esposizione all’agente fisico stesso devono essere ridotti al livello più basso possibile, con l’obiettivo di ridurre

l’esposizione al di sotto del livello di soglia indicato nel pertinente allegato». In particolare il rischio da esposizione a

vibrazioni al corpo intero viene valutato mediante l’accelerazione equivalente ponderata in frequenza riferita ad 8 ore di

lavoro, calcolata secondo la formula (4) del paragrafo 3.4.

I livelli di rischio previsti dalla proposta di direttiva UE per le vibrazioni trasmesse al corpo intero sono riportati in Tabella 6.

Il livello di soglia rappresenta, come detto in premessa della Proposta di Direttiva, il livello cui deve tendere

l’attuazione della direttiva ai fini della riduzione del rischio, ovvero quel valore al di sotto del quale un’esposizione

permanente e/o ripetitiva non ha conseguenze negative per la salute del soggetto esposto.

Il livello d’azione rappresenta quel valore di esposizione a partire dal quale devono essere attuate specifiche misure di tutela

per i soggetti esposti. Tali misure includono la formazione dei lavoratori sul rischio specifico, l’attuazione di interventi mirati

alla riduzione del rischio, il controllo sanitario periodico dei soggetti esposti.

Il valore limite rappresenta il livello di esposizione il cui superamento è vietato e deve essere prevenuto, in quanto esso

Livelli di rischio per l’esposizione a vibrazioni

LIVELLO DI SOGLIA A(8) = 0,25 m/s 2

LIVELLO DI AZIONE A(8) = 0,5 m/s 2

VALORE LIMITE A(8) = 0,7 m/s 2

LIVELLO DI RISCHIO RILEVANTE a weq = 1,25 m/s 2

TABELLA 6

74 n. 4/2000


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comporta un rischio inaccettabile per un soggetto che vi sia esposto in assenza di dispositivi di protezione. Esposizioni a

vibrazioni di livello superiore a 1,25 m/s 2 , anche se di brevissima durata, sono vietate. Tale valore rappresenta il «livello di

rischio rilevante». Macchinari in grado di produrre vibrazioni di entità maggiore del «livello di rischio rilevante» dovranno

essere muniti di idonei contrassegni.

La nuova stesura della proposta di direttiva europea sugli agenti fisici presenta significative differenze rispetto alla

precedente, ed allo stato attuale non è possibile, contrariamente alla parte relativa alle vibrazioni mano-braccio, fare

previsioni sui livelli di vibrazione che saranno adottati.

3.5.2 Direttiva Macchine 89/392/CEE

La “Direttiva Macchine” prescrive, al § 1.5.9: «La macchina deve essere progettata e costruita in modo tale che i rischi

dovuti alle vibrazioni trasmesse dalla macchina siano ridotti al livello minimo, tenuto conto del progresso tecnico e della

disponibilità di mezzi atti a ridurre le vibrazioni, in particolare alla fonte». Questo criterio generale è applicabile sia nel caso

di vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio, che per vibrazioni trasmesse a tutto il corpo. Inoltre ai costruttori è prescritto

di dichiarare, tra le altre informazioni incluse nelle istruzioni per l’uso, «il valore medio quadratico ponderato in frequenza

dell’accelerazione cui è esposto il corpo (piedi o parte seduta) quando superi gli 0,5 m/s 2 ». Se l’accelerazione non supera gli

0,5 m/s 2 occorre segnalarlo».

Essendo stata la Direttiva Macchine recepita in Italia dal D.P.R. 459/96, si ritiene che sussistano sufficienti elementi per

consigliare, in queste Linee Guida, l’adozione del valore di A(8) = 0,5 m/s 2 come valore di azione ai fini della prevenzione

del rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo.

3.5.3 Norma ISO 2631-1

L’annesso B della norma ISO 2631-1 fornisce le linee guida per la valutazione dell’esposizione a vibrazioni, in relazione al

rischio di insorgenza di patologie a carico della colonna vertebrale in soggetti sani. Tali criteri si riferiscono ad esposizioni

che avvengano in posizione seduta, con trasmissione delle vibrazioni attraverso il sedile.

I criteri di valutazione definiti dall’annesso B si basano sulla comparazione della quantità k i a wi (m/s 2 ), definita al precedente

paragrafo, con curve che esprimono a w in funzione del tempo; esse individuano - per ciascuna durata di esposizione - valori

limite di a w (m/s 2 ) idonei a prevenire possibili effetti sulla salute a carico della colonna vertebrale per individui sani che siano

esposti abitualmente a vibrazioni. Si ricorda che la quantità k i a wi (m/s 2 ), viene determinata moltiplicando il valore quadratico

medio dell’accelerazione ponderata in frequenza rilevato lungo l’asse di maggior esposizione a wi (m/s 2 ) per l’appropriato

fattore correttivo k i, che assume valore 1,4 per gli assi x-y; ed 1 per l’asse z.

TABELLA 7

Livelli d’azione e valori limite (valori r.m.s. ponderati in frequenza)

per tempi di esposizione a vibrazioni compresi tra 0,5 e 16 ore (asse dominante: z)

Tempo esposizione (ore)

Limite inferiore di rischio

(azione) aw1 m/s2 Esposizione massima

ammissibile aw2 m/s2 0,5 0,9 1,9

1 0,8 1,6

2 0,7 1,3

3 0,6 1,2

4 0,6 1,1

5 0,5 1,0

6 0,5 1,0

7 0,5 1,0

8 0,5 0,9

9 0,5 0,9

10 0,4 0,9

11 0,4 0,9

12 0,4 0,8

13 0,4 0,8

14 0,4 0,8

15 0,4 0,8

16 0,4 0,8

Le curve a w-tempo, riportate nell’annesso B della norma, individuano un’area di attenzione per i possibili rischi per la

salute secondo la quale il valore limite per esposizioni continuative di 8 ore/giorno è di 0,9 m/s 2 , mentre il livello

d’azione (limite inferiore di rischio) risulta di 0,5 m/s 2 , in accordo con la proposta di direttiva sugli agenti fisici

94/C230/03 e con la direttiva macchine 89/392/CEE.

n. 4/2000 75

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In Tabella 7 si riportano i livelli d’azione e valori limite (valori r.m.s. ponderati in frequenza) per tempi di esposizione a

vibrazioni compresi tra 0,5 e 16 ore.

In attesa della emanazione della Direttiva europea, nell’ambito di queste Linee Guida, si consiglia quindi l’adozione

del valore di A(8) = 0,9 m/s 2 come valore limite di esposizione ai fini della prevenzione del rischio da esposizione a

vibrazioni trasmesse al corpo.

3.6 Valutazione del rischio: generalità

In generale vanno considerati esposti a vibrazioni trasmesse al corpo tutti quei lavoratori che prestino la loro

abituale attività alla guida o comunque a bordo dei seguenti automezzi:

l trattori e altre macchine agricole e forestali;

l camion industriali: carrelli elevatori, autogru, ruspe, benne ecc.;

l veicoli e macchinari da escavazione nei comparti estrattivi e delle costruzioni;

l treni, autobus, e sistemi di trasporto su strada o rotaia.

Per poter valutare correttamente il rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero è necessario:

1. identificare le fasi lavorative comportanti l’esposizione a vibrazioni e valutare i tempi di esposizione effettiva a vibrazioni

associati a ciascuna fase;

2. individuare macchinari ed utensili utilizzati in ciascuna fase.

Al fine di pianificare le successive fasi valutative è in genere utile acquisire preliminarmente le seguenti informazioni:

l tipologia di macchinari che espongono a vibrazioni e principali utensili/accessori ad essi collegati; applicazioni

per cui ciascun macchinario è utilizzato e relative modalità di impiego;

l condizioni operative ove siano percepite le vibrazioni di maggior entità da parte degli operatori;

l fattori che possono influenzare maggiormente l’esposizione a vibrazioni ed incrementarne i potenziali effetti dannosi,

quali velocità di avanzamento, tipologia di terreno, stato di manutenzione, tipologia di sedile, vetustà del macchinario,

posture assunte dal guidatore durante la guida, ulteriori fattori di rischio per la colonna vertebrale cui è esposto il

lavoratore (es. movimentazione manuale di carichi).

3.6.1 Valutazione senza misurazioni

In Allegato n. 9 è riportata una banca dati dei valori ponderati in frequenza delle accelerazioni (r.m.s.) rilevate sui sedili di

macchinari o veicoli di comune impiego in differenti comparti lavorativi. Il Gruppo di Lavoro autore delle presenti Linee

Guida sta inoltre sviluppando una banca dati, consultabile in Internet, che riporterà, con un maggior livello di dettaglio, i

valori delle vibrazioni rilevate sui sedili di differenti tipologie di mezzi o macchinari. L’uso di tali dati può consentire di

stimare preliminarmente, evitando di effettuare misurazioni spesso difficili e costose, se ed in che misura il livello di

esposizione a vibrazioni del lavoratore riferito al tempo effettivo di esposizione superi o meno i livelli d’azione e limite

individuati in Tabella 6. Ciò al fine di poter mettere immediatamente in atto le appropriate azioni di tutela privilegiando gli

interventi alla fonte, quali la sostituzione di macchinari che producono alti livelli di esposizione con altri che producano

minori livelli di vibrazioni.

3.6.2 Valutazione con misurazioni

Qualora non siano disponibili dati attendibili sulle vibrazioni trasmesse dai macchinari o automezzi impiegati sarà necessario

misurare le vibrazioni secondo le indicazioni riportate nel seguito.

Le misure vanno effettuate sulla superficie di contatto tra il corpo e la sorgente di vibrazioni, con strumentazione conforme

alle specifiche dettate dallo standard ISO 8041. Le specifiche dell’accelerometro di uso comune per le misure di vibrazioni

trasmesse al corpo e del suo adattatore sono riportate nello standard UNI EN 30326-1 (1997). Le misure dovranno essere di

durata tale da poter caratterizzare in maniera significativa le vibrazioni trasmesse al corpo del lavoratore nelle tipiche

condizioni operative in cui si svolge il lavoro (tipologia di terreno, velocità di avanzamento ecc.). Nel caso in cui le

condizioni operative varino in maniera significativa, andranno caratterizzati in termini di accelerazione r.m.s. ponderata in

frequenza differenti percorsi in differenti modalità operative, per poi ricostruire il valore di accelerazione ponderata in

frequenza cui è esposto il lavoratore. In Allegato n. 4 è riportata una guida alla misurazione delle vibrazioni trasmesse al

corpo intero basata sugli standard ISO e CEN in materia.

3.6.3 Relazione tecnica

Nel testo della Relazione tecnica vanno riportati i seguenti elementi:

l Anagrafica dell’unità produttiva in oggetto, descrizione della tipologia produttiva e delle mansioni nonché

numero degli occupati totali;

l Tabella che identifichi le mansioni e relativo numero di occupati, per le quali si è convenuto di escludere il

superamento del livello di azione di esposizione, con indicazione dei relativi criteri di giudizio adottati;

l Tipo di strumentazione (di calibrazione e di misura) utilizzata, con data di acquisto o data dell’ultima taratura (di

laboratorio), in quest’ultimo caso precisando il centro SIT o WECC che l’ha effettuata, e gli estremi di

identificazione della procedura;

l Descrizione della tecnica di fissaggio degli accelerometri;

l Criteri e modalità di valutazione dei valori di esposizione;

l Descrizione delle postazioni di lavoro, sorgenti di vibrazioni (macchina, modello, matricola, trazione a cingoli o a ruote),

condizioni operative (accessori montati, tipo di terreno in lavorazione, velocità di avanzamento ecc.) e punti di misura.

76 n. 4/2000


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Nel caso di attività a carattere temporaneo (es.: cantieri edili) o non legate ad un preciso luogo di lavoro (es.: agricoltura,

autotrasportatori) andrà prevista, oltre alla descrizione delle lavorazioni e dei mezzi di produzione impiegati, l’indicazione

precisa di ciò che si è provveduto a misurare.

l Tabella che associ ai punti di misura i rispettivi a vi misurati, la data, i tempi e le condizioni di misura, l’eventuale

errore casuale.

l Elenco nominativo di tutti i lavoratori con indicazione delle relative classi di rischio:

- A(8) >0,9 m/s 2

- 0,5 m/s 2 ≤ A(8) ≤ 0,9 m/s 2

- A(8) < 0,5 m/s 2

l Suggerimenti tecnici per programmare e attuare le misure tecniche, organizzative e procedurali concretamente

attuabili per ridurre l’esposizione e per fissare i tempi di ripetizione della valutazione.

La Relazione tecnica va datata e firmata dal personale competente.

In Allegato n. 5 viene proposto, sotto forma di indice e con alcune esemplificazioni, un modello per la redazione di una

Relazione tecnica completa e fruibile.

3.7 Rapporto di valutazione

Il Rapporto di Valutazione va sostanzialmente inteso come una parte del Documento di valutazione dei rischi ex D.Lgs.

626/94 accompagnato dalla una Relazione tecnica delle misure (redatta dal personale competente) e da un Foglio degli

aggiornamenti, da conservarsi congiuntamente in azienda, anche a disposizione dell’organo di vigilanza.

I contenuti della Relazione tecnica sono indicati al paragrafo 3.6.3. e una proposta sulla sua articolazione è presentata in

Allegato n. 5 (*).

(*) se la Relazione tecnica risultasse priva di talune informazioni queste dovranno essere indicate nel Documento.

Simmetricamente, il Documento, di cui a seguito sono indicati i contenuti, potrà essere semplificato di quanto espressamente

già indicato nella Relazione tecnica.

Nel Documento vanno indicati i seguenti elementi:

1. Data/e di effettuazione della valutazione con misurazioni;

2. Dati identificativi di chi ha provveduto alla valutazione, se diverso dal datore di lavoro;

3. Dati identificativi della Relazione tecnica allegata (es.: eventuale numero di protocollo, numero di pagine, data);

4. Dati identificativi dei RLS - o, in loro assenza, dei lavoratori - consultati ai sensi del D.Lgs. 626/94, modalità della loro

consultazione e informazione;

5. Numero degli occupati totali dell’unità produttiva riportati in una tabella che correli le mansioni col numero di occupati in

quella determinata mansione;

6. Programma delle misure/azioni ritenute opportune per meglio controllare il rischio individuate a seguito della valutazione

7. Dati identificativi del medico competente che è informato dei risultati del controllo dell’esposizione della stessa;

Il Documento deve essere firmato dal datore di lavoro.

In calce al Rapporto di Valutazione è opportuno compaia la firma di “presa visione” dei RLS - o, in loro assenza, dei

lavoratori - consultati ed informati ai sensi del D.Lgs. 626/94 e quella del medico competente, se previsto.

Il Foglio degli aggiornamenti va previsto per raccordare la situazione descritta nella Relazione tecnica coi cambiamenti che

via via intervengono sulla realtà produttiva. Ci si riferisce in particolare a quei cambiamenti non in grado di modificare in

modo significativo il quadro di rischio (situazione che richiede una nuova valutazione), ma che pur sempre comportano

azioni specificamente previste dal D.Lgs. 626/94. In particolare, su questo Foglio andranno annotate (in ordine cronologico)

le assegnazioni alle classi di rischio dei nuovi assunti, degli operatori adibiti ex novo a mansioni a rischio nonché degli

operatori che abbiano nel frattempo cambiato mansione.

Per queste situazioni andrà identificata la persona competente che provvede all’assegnazione della classe di rischio e la firma

del lavoratore per presa visione.

Registrare anche le dimissioni di operatori e l’acquisto di nuove macchine con A(8) >0,5 m/s 2 .

Anche se il legislatore non ha voluto formalizzarne uno specifico, in Allegato n. 5-bis viene proposto un modello per la

redazione del Rapporto di Valutazione.

3.8 Azioni conseguenti la valutazione

Il superamento del livello d’azione consigliato in queste Linee Guida comporta la predisposizione delle seguenti

misure di tutela:

l Programma di organizzazione tecnica e/o di lavoro con le misure destinate a ridurre l’esposizione. Tra tali

misure prioritaria importanza rivestono:

- pianificare una regolare manutenzione dei macchinari, con particolare riguardo alle sospensioni, ai sedili ed al

posto di guida degli automezzi;

- identificare le condizioni operative o i veicoli che espongono ai più alti livelli di vibrazioni ed organizzare laddove

possibile turni di lavoro tra operatori e conducenti idonei a ridurre le esposizioni individuali;

- pianificare laddove possibile i percorsi di lavoro scegliendo quelli meno accidentati; oppure, dove possibile,

effettuare lavori di livellamento stradale.

l Pianificazione di una politica aziendale di aggiornamento del parco macchine, che privilegi l’acquisto di

macchinari a basso livello di vibrazioni e rispondenti a criteri generali di ergonomia del posto di guida.

l Sorveglianza sanitaria con esami di routine.

n. 4/2000 77

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l Informazione dei lavoratori potenzialmente esposti a tali livelli e formazione ai fini dell’applicazione di idonee

misure di tutela. In particolare, la formazione dovrà essere orientata verso i seguenti contenuti:

- Metodi corretti di guida al fine di ridurre le vibrazioni: ad es. necessità di evitare alte velocità in particolare su

strade accidentate;

- Posture di guida e corretta regolazione del sedile;

- Ulteriori fattori di rischio per disturbi a carico della colonna;

- Come prevenire il mal di schiena.

3.9 Controlli sanitari preventivi e periodici

L’art. 33 del DPR 303/56 «Norme generali per l’igiene del lavoro» impone, alla voce 48 della tabella allegata, un controllo

sanitario preventivo e periodico a cadenza annuale per i lavoratori esposti a «vibrazioni e scuotimenti». Anche se le categorie

di lavoratori citate nella sopramenzionata tabella sono limitate a quelle che impiegano utensili ad aria compressa o ad asse

flessibile, purtuttavia lo stato attuale delle conoscenze cliniche ed epidemiologiche sui danni alla salute provocati dalle

vibrazioni meccaniche suggerisce che i controlli medici preventivi e periodici dovrebbero essere estesi anche ai lavoratori

esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero da macchine, veicoli, mezzi di trasporto, o superfici vibranti in generale.

Obiettivi generali della sorveglianza sanitaria sono l’informazione e la formazione dei lavoratori sui potenziali rischi associati

all’esposizione a vibrazioni meccaniche, la valutazione del loro stato di salute generale e l’individuazione precoce dei sintomi

e segni clinici che possono essere causati da una prolungata esposizione a vibrazioni.

Il datore di lavoro dovrebbe provvedere affinché i lavoratori dipendenti esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero siano

sottoposti a sorveglianza sanitaria preventiva e periodica in accordo con le direttive dell’Unione Europea.

Il programma di sorveglianza sanitaria per i lavoratori esposti a vibrazioni meccaniche è gestito e condotto dal medico

competente nominato dal datore di lavoro.

Le informazioni relative ai dati personali e sanitari dei lavoratori esposti devono essere trattate e conservate dal medico

competente e dai suoi collaboratori nel rispetto delle regole del segreto professionale e delle disposizioni della normativa sulla

privacy (legge 675/96).

È compito del medico competente redigere con periodicità regolare un rapporto, in forma di riepilogo epidemiologico di dati

anonimi, sullo stato di salute dei lavoratori esposti a vibrazioni e discutere con il datore di lavoro, i preposti ed i rappresentanti

dei lavoratori le possibili associazioni tra i quadri clinici emersi dalla sorveglianza sanitaria periodica e l’esposizione a

vibrazioni meccaniche. In tale contesto, il medico competente dovrà suggerire possibili soluzioni tese a migliorare le

condizioni di lavoro e di salute dei lavoratori esposti.

I lavoratori esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero da macchine e/o veicoli dovrebbero essere sottoposti a procedure di

sorveglianza sanitaria che comprendono una visita medica preventiva e successive visite mediche periodiche a cadenza

almeno biennale. Poiché i sintomi ed i segni clinici associati a possibili patologie del rachide lombare causate da prolungata

esposizione a vibrazioni meccaniche non hanno caratteristiche di specificità e possono essere comuni ad altre condizioni

patologiche della colonna vertebrale, il medico competente in sede di sorveglianza sanitaria dovrà considerare la possibilità di

ricorrere ad indagini supplementari, quali la consulenza di uno specialista ortopedico, neurologo o fisiatra, che consentano di

formulare una corretta diagnosi differenziale.

Di seguito vengono riportate alcune linee-guida per la sorveglianza sanitaria dei lavoratori esposti a vibrazioni meccaniche

allo scopo di fornire al medico competente strumenti clinico-diagnostici utili a valutare l’idoneità del lavoratore a sopportare il

rischio specifico.

3.9.1 La visita medica preventiva

Gli scopi della visita medica preventiva sono di: (i) acquisire una documentazione sanitaria individuale di base da poter in

seguito confrontare con i dati clinici raccolti nelle successive visite mediche periodiche; (ii) individuare la pre-esistenza di

condizioni patologiche che possono aumentare il rischio di occorrenza di lesioni alla colonna vertebrale o ad altri organi e

apparati da esposizione occupazionale a vibrazioni trasmesse al corpo intero; (iii) informare il lavoratore sui rischi associati con

l’esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero da macchine e/o veicoli e sui mezzi di prevenzione attualmente disponibili.

La visita medica preventiva deve essere eseguita in conformità ai principi e alle pratiche che disciplinano la medicina del

lavoro. La visita medica preventiva comprende la storia (anamnesi) personale, lavorativa e sanitaria del soggetto, un esame

obiettivo completo, ed eventuali altre indagini specialistiche secondo il giudizio clinico del medico competente.

3.9.1.1 La storia clinica

L’indagine anamnestica del lavoratore va eseguita in modo tale da consentire la raccolta delle seguenti informazioni

di carattere personale e sanitario:

- anamnesi fisiologica, con riferimento all’attività fisica, pratiche sportive e fattori di rischio individuali quali il

consumo di tabacco ed alcool;

- anamnesi lavorativa, con dettagliata registrazione delle esposizioni passate e attuali a vibrazioni trasmesse al corpo intero in

termini di tipologia delle macchine e/o veicoli guidati e di durata dell’esposizione sia giornaliera (ore/die) sia totale (anni); pratiche

lavorative comportanti stress posturale sulla colonna vertebrale; attività extra-lavorative comportanti frequente guida di veicoli;

- anamnesi patologica remota e prossima, con particolare riferimento a disturbi acuti o cronici a carico della colonna

vertebrale, patologie documentate del rachide, eventi traumatici o interventi chirurgici all’apparato muscolo-scheletrico,

uso abituale di farmaci.

Nota 1: le informazioni sui disturbi alla colonna vertebrale possono essere raccolte mediante questionari ad hoc, quali il

78 n. 4/2000


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Questionario Nordico Standardizzato per l’analisi dei sintomi muscolo-scheletrici o versioni modificate di esso. Esempi di

questionari specifici, dedicati alla storia personale, lavorativa e sanitaria dei lavoratori esposti a vibrazioni trasmesse a tutto il

corpo, saranno prossimamente disponibili su Internet, e quindi di dominio pubblico, a cura del Vibration Injury Network

(VINET), formato da un gruppo di ricercatori ed esperti che lavorano nell’ambito di un programma Biomed II finanziato dalla

Commissione dell’Unione Europea.

Nota 2: all’anamnesi lavorativa, il medico competente dovrà porre attenzione ad eventuali condizioni di lavoro che possono

aggravare gli effetti indesiderati delle vibrazioni sulla colonna vertebrale, quali la durata di posture assise su sedili non

ergonomici, la frequenza di movimenti di flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione del tronco, la frequenza di

sollevamento di carichi manuali pesanti.

Nota 3: in occasione della visita medica preventiva, il medico competente dovrà considerare tutte quelle condizioni

patologiche che possono rappresentare una condizione di ipersuscettibilità individuale o possono aggravare le possibili lesioni

alla colonna vertebrale e ad altri organi o apparati causate dall’esposizione occupazionale a vibrazioni trasmesse a tutto il

corpo. La Tabella 4 dell’Allegato n. 7 riporta una lista di tali patologie.

Nota 4: vari autori e associazioni medico-scientifiche hanno redatto linee-guida, anche sotto forma di opuscoli di facile

lettura, per la valutazione e la gestione dei Pazienti affetti da «mal di schiena». Si raccomanda che i medici competenti

utilizzino e diffondano tale materiale che, oltre ad avere rilevanza sanitaria, rappresenta un valido veicolo di informazione e

formazione dei lavoratori.

3.9.1.2 L’esame clinico obiettivo

Il medico competente dovrà eseguire un esame obiettivo completo del lavoratore valutando con particolare

attenzione la colonna vertebrale e gli apparati nervoso e muscolare degli arti inferiori.

Un inquadramento clinico semplificato del rachide comprenderà:

valutazione della presenza di dolore ai movimenti di flessione, estensione, inclinazione laterale e rotazione del tronco;

esecuzione del test di sit up;

esecuzione della manovra di Lasègue bilateralmente;

esecuzione dell’esame neurologico periferico (arti inferiori):

l riflessi rotulei e achillei;

l sensibilità superficiale e profonda;

l flessione/estesione del piede e dell’alluce.

3.9.1.3 Indagini specialistiche

Qualora i risultati della visita medica preventiva indichino la presenza di un quadro clinico complesso, il medico

competente potrà avvalersi della consulenza dello specialista ortopedico, neurologo o fisiatra per un corretto

inquadramento clinico-nosografico del caso. In sede di visita medica preventiva non appare ragionevole né

eticamente accettabile far ricorso a diagnostica per immagini (radiografie, TAC o RMN di tratti della colonna

vertebrale), a meno che la gravità del quadro clinico sia tale che il rapporto costo/beneficio associato alla procedura

radiologica sia a totale vantaggio del Paziente.

3.9.2 La visita medica periodica

I soggetti che alla visita medica preventiva sono stati considerati idonei al lavoro con esposizione a vibrazioni trasmesse al

corpo intero da macchine e/o veicoli, dovrebbero essere in seguito sottoposti a controlli sanitari con periodicità almeno

biennale. Qualora si verificassero importanti cambiamenti nell’esposizione a vibrazioni o nello stato di salute del lavoratore, la

visita medica periodica può essere effettuata anche ad intervalli più brevi a discrezione del medico competente.

In occasione della visita periodica, il medico competente dovrà eseguire un raccordo anamnestico riportando nella cartella

sanitaria del lavoratore qualsiasi nuovo evento accaduto nel periodo di tempo intercorrente dall’ultimo controllo per quanto

riguarda sia l’esposizione a vibrazioni (es. variazioni nel tipo di veicolo guidato e/o nel tempo di esposizione giornaliera), sia

l’occorrenza di malattie o di eventi traumatici e la eventuale comparsa di disturbi possibilmente associati con l’esposizione a

vibrazioni trasmesse al corpo intero. Nella cartella sanitaria dovranno essere altresì riportati eventuali cambiamenti nello stile

di vita (es. attività fisica, consumo di tabacco ed alcool), variazioni nell’assunzione di farmaci, nonché i risultati dell’esame

clinico obiettivo eseguito secondo i criteri esposti nei paragrafi 3.9.1.2.

Per quanto riguarda il ricorso ad indagini specialistiche, valgono anche in occasione della visita medica periodica le

considerazioni riportate nel paragrafo 3.9.1.3.

3.9.3 Il giudizio di idoneità lavorativa

Nella formulazione del giudizio di idoneità lavorativa per i soggetti esposti a vibrazioni trasmesse al corpo intero, il medico

competente dovrà prendere in considerazione tutti gli aspetti legati all’organizzazione del lavoro, alle condizioni del singolo

posto di lavoro e allo stato di salute psicofisica del soggetto.

È importante ricordare che le disposizioni contenute nella Direttiva Macchine (DPR 459/96) relative alla progettazione del

posto di guida e dei sedili, nonché all’esposizione a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo, consentono di migliorare le

condizioni di lavoro dei conducenti di macchine e/o veicoli riducendo a livelli accettabili l’entità dell’esposizione di questi

lavoratori alle vibrazioni meccaniche.

È altresì opportuno ribadire che i protocolli sanitari e le linee-guida per l’idoneità lavorativa rappresentano un utile strumento

di lavoro nelle mani del medico esperto, ma possono essere controproducenti se applicati meccanicamente senza adeguata

considerazione delle caratteristiche dell’ambiente lavorativo e delle condizioni psicologiche e fisiopatologiche del soggetto da

n. 4/2000 79

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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esaminare. Fatte salve queste considerazioni, la Tabella 4 dell’Allegato n. 7 riporta, come riferimento orientativo per il

giudizio di idoneità lavorativa, quelle patologie della colonna vertebrale e di altri organi o apparati che possono sia aggravare

il rischio di occorrenza di disturbi da vibrazioni trasmesse al corpo intero sia costituire controindicazioni temporanee o

permanenti all’esposizione prolungata alle vibrazioni.

3.10 Acquisto di nuovi macchinari

Come già illustrato nella I parte della presente Linea Guida, la Direttiva Macchine prescrive, al § 1.5.9: «La macchina deve

essere progettata e costruita in modo tale che i rischi dovuti alle vibrazioni trasmesse dalla macchina siano ridotti al livello

minimo, tenuto conto del progresso tecnico e della disponibilità di mezzi atti a ridurre le vibrazioni, in particolare alla fonte».

Questo criterio generale è applicabile sia nel caso di vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio che per vibrazioni trasmesse

a tutto il corpo. Inoltre ai costruttori è prescritto di dichiarare, tra le altre informazioni incluse nelle istruzioni per l’uso, «il

valore medio quadratico ponderato in frequenza dell’accelerazione cui è esposto il corpo (piedi o parte seduta) quando superi

gli 0,5 m/s2 ». Se l’accelerazione non supera gli 0,5 m/s2 occorre segnalarlo». Anche in questo caso, come avviene per le

vibrazioni trasmesse al sistema m-b, le metodiche ufficiali di riferimento ai fini della certificazione delle vibrazioni ai sensi

della Direttiva Macchine sono definite nell’ambito degli standard armonizzati ISO-EN. Va a tal proposito richiamato, secondo

quanto già espresso nella I parte della presente Linea Guida, che i valori dichiarati ai sensi della Direttiva Macchine non sono

rappresentativi delle esposizioni riscontrabili in condizioni operative di impiego dei macchinari, essendo ottenuti in condizioni

artificiali di prova. Pertanto non è in genere appropriato utilizzare tali valori ai fini di valutazioni del rischio nel corso di attività

lavorative. I valori certificati di vibrazioni sono invece utili e dovranno necessariamente essere richiesti all’atto dell’acquisto di

nuovi macchinari, per poter privilegiare la scelta di macchinari in grado di produrre i minori livelli di vibrazioni.

4. Lista di controllo

In conclusione a questa Linea Guida si propone una vera e propria lista di controllo, per privilegiare la funzione di

verifica di adempimento delle principali procedure per la gestione del rischio vibrazioni nell’ambiente di lavoro.

La check-list è riferita agli obblighi in capo al datore di lavoro.

Obblighi indipendenti dal livello di esposizione a vibrazioni

N. QUESITO

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

Si è provveduto ad effettuare la prima Valutazione Far effettuare la Valutazione da personale competen-

1 delle Vibrazioni nei modi e nei tempi previsti dal te, consultati i rappresentanti dei lavoratori per la

D.Lgs. 626/94?

sicurezza (RLS) o, in loro assenza, i lavoratori.

2

Si dispone del Rapporto di valutazione redatto nei

modi e tempi previsti dal D.Lgs. 626/94?

Redigere il Rapporto, informandone il RLS e (se

presente) il medico competente (MC).

Si è provveduto a ripetere la Valutazione del Ri- Ripetere la Valutazione, redigere un nuovo Rappor-

3 schio Vibrazioni con la periodicità dichiarata nella

precedente Valutazione?

to informandone il RLS ed il MC.

Si è in grado di documentare le misure tecniche, È consigliabile mantenere memoria delle misure

4 organizzative e procedurali adottate in conseguen- messe in atto, ad esempio specificandole nel Rapza

della Valutazione del Rischio?

porto di Valutazione.

Ulteriori obblighi se il valore di esposizione supera il livello d’azione di 2,5 m/s2 per il sistema mano-braccio e di 0,5 m/s2 per il corpo intero

N. QUESITO

Modalità di adempimento

(in caso di risposta negativa)

La Valutazione delle Vibrazioni comprende misure Far effettuare la Valutazione da personale compe-

5 strumentali sulle esposizioni dei lavoratori, sulle tente con strumentazione adeguata, consultati i

sorgenti e sui luoghi di lavoro?

RLS o, in loro assenza, i lavoratori.

Si è adempiuto agli obblighi di informazione dei Registrare ogni iniziativa informativa indicando contenu-

6 lavoratori, anche riguardo al loro diritto di richiedere

il controllo sanitario?

ti, data, chi l’ha effettuata e facendo firmare i presenti.

7

Nel caso di esposizioni al sistema mano braccio,

sono stati forniti ai lavoratori i DPI?

Scegliere DPI adeguati e marcati CE e registrarne l’avvenuta

consegna facendola firmare dai singoli lavoratori.

Si è nominato il MC e si sorveglia che questi eserci- Formalizzare la nomina del MC (ad es. con lettera

8

ti i suoi principali compiti?

d’incarico sottoscritta dal medico) e sorvegliare che

visiti con regolarità i lavoratori (almeno ogni 2 anni)

ed i luoghi di lavoro.

I lavoratori hanno ricevuto un’adeguata formazione? Registrare ogni iniziativa formativa indicando contenu-

9

ti, data, chi l’ha effettuata e facendo firmare i presenti.

80 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

A.1 - GUIDA ALLA MISURAZIONE DELLE VIBRAZIONI

TRASMESSE AL SISTEMA MANO-BRACCIO

Allegato n. 1

A.1.1. Strumentazione di misura

Le vibrazioni sono misurate mediante strumentazione che misura il valore efficace (r.m.s.) dell’accelerazione,

rilevato mediante accelerometri fissati sull’impugnatura dell’utensile. I requisiti metrologici della strumentazione

vibrometrica, e la definizione matematica dei filtri di ponderazione in frequenza, sono definiti dallo

Standard ISO 8041: 1990. È possibile classificare la strumentazione di misura delle vibrazioni nelle seguenti

principali categorie.

Strumentazione vibrometrica ad integrazione. Collegata direttamente ad uno o più accelerometri, fornisce il

valore dell’accelerazione r.m.s., sia ponderata in frequenza che lineare, riferita al tempo di misura. Tale

strumentazione è analoga al fonometro integratore usato per misure di acustica. Pur essendo utile per rapide

valutazioni dell’esposizione sul campo, tale strumentazione risulta inadeguata ai fini dell’analisi in frequenza.

Inoltre, non consente un immediato controllo di possibili errori nell’acquisizione dei dati, ottenibile in maniera

immediata dall’analisi spettrale del segnale acquisito.

Registratore di segnale ad uno o più canali di misura. Il segnale viene successivamente analizzato mediante

analizzatore spettrale. Il registratore deve essere necessariamente dotato di indicatore di sovraccarico («overload»),

al fine di prevenire distorsioni nel segnale registrato. Tale metodica, pur essendo di maggior complessità,

è preferibile soprattutto in relazione alle maggiori potenzialità di elaborazione ed analisi del segnale

registrato, ed alla maggior completezza delle informazioni ottenibili.

Analizzatore spettrale ad uno o più canali senza catena di registrazione. Tale metodica presenta il vantaggio di

lettura immediata degli spettri acquisiti, ma non consente una successiva rielaborazione dei segnali acquisiti

mediante modalità di analisi differenti da quelle impiegate in fase di acquisizione.

In genere la scelta degli accelerometri da utilizzare è dettata dall’entità e dal contenuto in frequenza delle

vibrazioni da rilevare, nonché dalle caratteristiche fisiche della sorgente da valutare. Tali requisiti sono

comunemente presentati da differenti tipi di accelerometri piezoelettrici disponibili in commercio, e vengono

brevemente analizzati nel seguito.

Sensibilità. Gli utensili vibranti possono produrre elevati livelli di vibrazioni. Ad esempio un martello

pneumatico può generare picchi massimi di accelerazione da 20.000 a 50.000 m/s 2 . Gli accelerometri impiegati

per la misura sulle impugnature dovranno pertanto essere in grado di operare in regime lineare nell’intero

intervallo delle ampiezze da misurare. Inoltre dimensioni e massa del trasduttore dovrebbero essere sufficientemente

piccole da poterne trascurare l’influenza sul segnale acquisito. Sensibilità tipiche degli accelerometri

adatti per misure di vibrazioni mano-braccio sono dell’ordine di 1 pC/ms -2 . È generalmente sconsigliato

l’impiego di accelerometri per misure di «shock» o vibrazioni impulsive, in quanto generalmente tali

accelerometri hanno una sensibilità insufficiente per componenti spettrali di interesse igienistico.

Frequenza di risonanza dell’accelerometro montato. Generalmente tale frequenza dovrebbe essere almeno il

triplo della massima frequenza di interesse del segnale acquisito, al fine di evitare distorsioni non lineari del

segnale acquisito. Generalmente per misure di vibrazioni mano-braccio può essere adeguata una frequenza di

risonanza superiore a 25 kHz. Frequenze dell’ordine di grandezza di 50 kHz o maggiori sono raccomandate per

misure su utensili di tipo percussivo o roto-percussivo.

Peso dell’accelerometro. Generalmente la massa totale del trasduttore, incluso l’eventuale sistema di fissaggio,

filtri meccanici, ecc. non dovrebbe superare il 5% della massa dell’utensile vibrante.

Filtri meccanici. L’esposizione di accelerometri piezoelettrici ad elevati livelli di vibrazioni ad alte frequenze,

come nel caso di utensili percussivi o roto-percussivi, può causare distorsione nella regione delle basse

frequenze del segnale rilevato. Tale artefatto prende il nome di «d.c. shift», ovvero «spostamento del livello di

zero del segnale». Per eliminare tale inconveniente, che comporta una totale inattendibilità dei risultati di

misura, è necessario porre tra l’accelerometro e l’impugnatura un filtro meccanico. I filtri meccanici disponibili

in commercio sono generalmente in grado di attenuare le vibrazioni ad alta frequenza mantenendo inalterato

il segnale fino a 2000 Hz. È necessario conoscere in dettaglio la funzione di trasferimento del sistema

meccanico costituito dal filtro e dall’adattatore utilizzato per il fissaggio degli accelerometri. Gli errori di

acquisizione dovuti al «d.c. shift» sono generalmente rilevabili dalla presenza di elevate componenti spettrali

alle basse frequenze dello spettro in frequenza dell’accelerazione (1 Hz ÷ 20 Hz).

A.1.2. Tecniche di montaggio degli accelerometri.

Gli accelerometri devono essere saldamente fissati sull’impugnatura dell’utensile, in stretta prossimità della

posizione assunta dalle mani dell’operatore, nelle ordinarie condizioni operative. Essi devono essere fissati in

maniera che la loro presenza non influenzi le modalità di prensione e lavorazione normalmente adottate

n. 4/2000 81

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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SPECIALE

dall’operatore. In Tabella 1 sono riportate alcune tecniche di montaggio comunemente impiegate ed i relativi

inconvenienti.

I cavi degli accelerometri non devono essere sforzati, specialmente nelle immediate vicinanze del trasduttore,

e non devono essere lasciati liberi di oscillare, per evitare artefatti nel segnale rilevato (rumore triboelettrico).

È pertanto necessario fissare i cavi in prossimità del trasduttore mediante nastro adesivo.

Comuni tecniche di montaggio degli accelerometri

Tipo Vantaggi Svantaggi

Colla Buona risposta in frequenza

Adattatore metallico con fascetta

metallica o plastica

Adattatori per impugnatura o

per la mano

Fissaggio con viti

Facilità di fissaggio ed adattamento

all’impugnatura

Risposta in frequenza nota

Possibilità di usare filtri meccanici

Possibilità di impiego su materiali

resilienti

Buona risposta in frequenza

Possibilità di impiego con filtri

meccanici

TABELLA 1

La superficie di contatto deve essere piatta

e pulita. Sconsigliato per materiali resilienti

Deve essere misurata la risposta in frequenza

Può essere fissato solo in limitate posizioni;

la presenza dell’adattatore può condizionare

l’operatività dell’utensile

Di difficile realizzazione pratica; nel caso di

utensili pneumatici può compromettere la

funzionalità dell’utensile

A.1.3. Durata delle misure

Il tempo totale di misura, vale a dire il numero di campioni acquisiti moltiplicato per il tempo di durata dell’acquisizione

di ciascun campione, dovrebbe essere almeno pari ad un minuto. È in genere preferibile acquisire un maggior

numero di campioni di breve durata, piuttosto che un minor numero di campioni di lunga durata, e ciò per

minimizzare l’effetto di possibili fattori interferenti sul segnale acquisito e garantire una migliore precisione di

misura. Nel caso in cui la durata dell’operazione che esponga a vibrazioni non sia sufficientemente lunga, come ad

esempio nel caso di finiture di piccole superfici con smerigliatrici, perforazioni con martelli pneumatici, tagli con

motoseghe, o che l’esposizione risulti continuamente intervallata da pause funzionali alla lavorazione stessa, è

necessario effettuare le misure in condizioni operative artificiali, che garantiscano un adeguato tempo di acquisizione

delle misure e che nel contempo siano rappresentative delle effettive condizioni lavorative.

In proposito è da tenere presente che qualsiasi spostamento dell’utensile vibrante effettuato nel corso di una misura,

quale ad esempio la comune variazione di posizione di un pezzo in lavorazione, la sostituzione di accessori, lo

spostamento dell’utensile per esigenze di lavorazione, ecc., può generare segnali di disturbo in fase di acquisizione

dati. Tali interferenze possono essere eliminate organizzando le misure in condizioni simulate, che pertanto appaiono

generalmente preferibili per la valutazione delle vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio.

Va inoltre ricordato che misure di breve durata - dell’ordine di 8-10 s - non sono adeguate nella valutazione delle

vibrazioni a bassa frequenza. Per minimizzare l’errore di misura è in questi casi necessario acquisire ciascun

campione per almeno tre volte consecutive, nelle stesse condizioni operative.

A.1.4. Esempi di calcolo di A(8)

Caso 1): Impiego di un unico strumento vibrante (es.: motosega) noto il tempo effettivo di esposizione (Te).

A sum = 7 m/s 2 Te = 4 h

A(8) = A sum (4/8) 1/2 =A sum 0,7 = 7 0,7 = 4,9 m/s 2 ≈ 5 m/s 2

Caso 2): Calcolo dell’esposizione giornaliera A(8) nel caso di esposizioni dovute alle seguenti fasi di lavoro:

fase 1: Martello scalpellatore: A sum,1 =14 m/s 2 T 1 = 0,5 h

fase 2: Levigatrice roto-orbitale: A sum,2 = 4 m/s 2 T 2 = 3 h

fase 3: Smerigliatrice: taglio: A sum,3 = 6 m/s 2 T 3 = 1 h

Te = 0,5 + 3 + 1 = 4,5 h

A(Te) = A(4,5) = {[(14 2 0,5) + (4 2 3) + (6 2 1)]/4,5} 1/2 = 6,35 m/s 2

A(8) = 6,35 (4,5/8) 1/2 = 6,35 0,75 = 4,76 m/s 2 ≈ 5 m/s 2

82 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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A.1.4.1 Stima dell’esposizione nei casi di esposizioni a vibrazioni variabili.

Nei casi in cui il lavoratore sia abitualmente esposto a vibrazioni, ma l’esposizione cambi da una giornata

lavorativa all’altra, come ad esempio nel caso della cantieristica, dove l’esposizione cambia in funzione della

tipologia di progetto in lavorazione presso il cantiere, e ciascuna delle fasi lavorative dura più di un giorno, può

essere calcolata un’esposizione a vibrazioni tipica «A tipica(8)» come segue:

Atipica(8) = [ 1

N

N ∑

d= 1

A2d(8)] 1/2

Dove N è il numero totale di giorni di esposizione; A d(8) è l’esposizione giornaliera calcolata per ciascuno dei

giorni in cui il lavoratore è esposto a vibrazioni.

Nel caso in cui da un giorno all’altro cambi unicamente il tempo d’esposizione, mentre il valore dell’accelerazione

ponderata in frequenza rimanga sempre lo stesso, (es. impiego dello stesso utensile, con differenti tempi di

utilizzo), «A tipica(8)» sarà data da

Atipica(8) = ah (td/8) 1/2

Dove a hv è l’accelerazione ponderata in frequenza (somma vettoriale) rilevata sull’impugnatura dell’utensile; t d

è il tempo medio di esposizione calcolato sul numero totale di giorni di impiego dell’utensile da parte del

lavoratore.

A.1.5. Valutazione dell’incertezza

Vengono nel seguito esaminati i principali fattori da cui dipende l’incertezza della valutazione dell’esposizione

giornaliera a vibrazioni. L’entità dell’errore ad essi associato varia a seconda della tipologia di utensile valutato,

e della tipologia di attività svolta. È compito di colui che effettua la valutazione determinare, in ciascun caso

specifico, le principali sorgenti di incertezza, ed incrementare conseguentemente il numero di misure di

accelerazione per quantificare, mediante il calcolo della deviazione standard, l’entità dell’errore associato ai

principali fattori di indeterminazione.

A.1.5.1. Fattori di incertezza

1) Incertezza nella determinazione dei tempi di esposizione. Essa è associata principalmente ai seguenti fattori:

a) Nel caso di valutazione diretta da parte del tecnico competente: errore nella misura diretta della durata del

ciclo lavorativo con esposizione a vibrazioni e/o nella determinazione del numero di cicli lavorativi/giorno.

b) Nel caso di dato acquisito da dichiarazioni del datore di lavoro o dei lavoratori: errore nella stima del tempo

di impiego dell’utensile vibrante da parte del lavoratore. Ciò è generalmente dovuto alla confusione che avviene

comunemente tra tempo complessivo di impiego dell’utensile da parte del lavoratore e tempo effettivo di

esposizione alle vibrazioni prodotte dall’utensile.

2) Incertezza nella misura delle accelerazioni. Quest’ultima è dovuta principalmente ai seguenti fattori:

a) Errori dovuti al sistema di acquisizione (fissaggio accelerometri, interferenze elettriche, calibrazione, peso e

posizionamento accelerometri). Tali errori (sistematici) di misura possono essere minimizzati, e resi trascurabili

rispetto agli altri di seguito discussi, mediante la scelta di un’appropriata tecnica di misura e l’adozione di

protocolli di calibrazione conformi agli standard internazionali.

b) Errori dovuti alle fluttuazioni casuali dei parametri fisici in gioco (temperatura, umidità, stabilità dell’alimentazione

dell’attrezzo, omogeneità del materiale lavorato, ecc.). Tali errori possono essere minimizzati aumentando

la statistica dei campionamenti. La stima dell’errore casuale di misura è ottenuta mediante la deviazione

standard di almeno tre misure effettuate nelle identiche condizioni sperimentali.

c) Variazioni nelle modalità di impiego da parte di differenti operatori: tale fattore è da prendere in considerazione

quando l’esposizione è valutata per fasi lavorative omogenee e non per singolo lavoratore. In tal caso

bisognerà ripetere le misurazioni nelle stesse condizioni operative, con almeno tre operatori di differenti

caratteristiche antropometriche e/o esperienza professionale.

d) Variazioni nelle condizioni di manutenzione dell’utensile (es. sbilanciamento del disco nel caso di smerigliatrici,

usura di utensili, ecc.).

e) Variazioni nelle caratteristiche fisiche del materiale lavorato (durezza, ruvidità, spessore, ecc.).

L’errore complessivo nel calcolo di A(8), considerati i fattori di incertezza cui ai punti 1) e 2) è generalmente

elevato, dell’ordine del 20% ÷ 40%. Conseguentemente i valori A(8) vanno generalmente dichiarati con al

massimo una cifra significativa decimale, o arrotondati per eccesso di 0,5 m/s 2 .

n. 4/2000 83

(m/s 2 )

(m/s 2 )

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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A.2 - SCHEMA DELLA RELAZIONE TECNICA SULL’ESPOSIZIONE

A VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO-BRACCIO

Carta intestata del personale competente

Allegato n. 2

Relazione tecnica per la valutazione

dell’esposizione quotidiana personale dei lavoratori alle vibrazioni al sistema mano-braccio

N. .................... del. ....../....../......

Committente:

Ditta .........................................................................................................................................................................

esercente l’attività di ...............................................................................................................................................

sede legale in via ........................................................................n.........................................................................

C.A.P........................................................................Comune Prov........................................................................

sede unità produttiva in via.................................................................n. .................................................................

C.A.P. .......................................................................Comune Prov........................................................................

tipologia produttiva (codice ISTAT).......................................................................................................................

lavoratori occupati n. ______, di cui:

• n. _____ ______(mansione)_________;

• n. _____ ______(mansione)_________;

• n. _____ ______(mansione)_________.

Si riportano in allegato:

l Piantina con layout aggiornato delle macchine e degli impianti sorgenti di vibrazioni con i relativi punti di

misura

l Elenco macchine / attrezzature di lavoro sorgenti di vibrazioni con i relativi punti di misura

RILIEVI VIBROMETRICI E VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE PERSONALE

ALLE VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO-BRACCIO

Strumentazione impiegata

Tipo

Fonometro integratore o altro strumento

La strumentazione, acquistata in data _______, è di Classe ...., conforme allo standard ISO 8041.

Prima e dopo ogni serie di misure è stata effettuata la calibrazione della strumentazione mediante calibratore in

dotazione.

Criteri e modalità di misura e di valutazione

Dopo un’attenta analisi del ciclo di produzione, dell’organizzazione e delle procedure di lavoro, delle «giornate

lavorative tipo», degli ambienti di lavoro e delle caratteristiche delle vibrazioni nella fattispecie, sono stati individuati,

sulla base dei seguenti criteri di valutazione (risultati di misurazioni anche estemporanee, confronti con situazioni

analoghe, dati di letteratura, ecc.):

_______________________________________________________________________________,

n. ___ lavoratori con A(8) < 2,5 m/s 2 , distribuiti come segue:

• n. _____ ______(mansione)_________;

• n. _____ ______(mansione)_________;

• n. _____ ______(mansione)_________.

Marca

e modello

N.

matricola

Data ultima

taratura

Certificato

taratura

xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Accelerometro xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Calibratore xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Altro........................ xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

84 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

Successivamente sono state effettuate diverse serie di misure, in data/e __________________, nelle normali

condizioni di lavoro, ovvero, nei seguenti casi attraverso i criteri e mezzi di misura riportati (indicare eventuali

particolarità, quali, per esempio, attività temporanee, o personale, esplicitamente individuato, addetto a servizi

presso diversi ambienti di lavoro, o diverse unità produttive, ecc.):

____________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________.

Gli accelerometri sono stati fissati ai punti di misura utilizzando la seguente tecnica:

_______._____________________________________________________________________________

I tempi di misura sono stati scelti per essere rappresentativi dei relativi fenomeni vibratori in esame e del livello

di vibrazioni assorbito dal lavoratore durante il tempo di esposizione.

I tempi di esposizione utilizzati per la valutazione dei valori di A(8) sono quelli dichiarati e sottoscritti dal

Datore di Lavoro (possibilmente riportati in allegato) sentiti i RLS/Lavoratori/responsabile dell’organizzazione

del lavoro _____________.

Gli errori casuali di misura riportati in tabella indicano l’incertezza associata alle misure valutata con il criterio:

____________________________________________________________________________.

I livelli di esposizione personale alle vibrazioni, A(8), sono stati misurati o calcolati (a seconda che il tempo di

misura sia pari all’intera giornata lavorativa o somma di vari tempi di misura rappresentativi dei diversi periodi

omogenei) sulla base dei reali tempi di esposizione (dichiarati) secondo il seguente criterio:

____________________________________________________________________________________

____________________________________________________________________________________.

Risultati delle misure

Rif.

Misura N.

Punto

di misura

Tabella delle misure

Condizione

di misura

Tempo

di misura

(min)

I valori misurati di a wi non tengono conto dell’eventuale abbattimento dei DPI.

I punti di misura sono quelli riportati sulla piantina allegata.

Gruppo

omogeneo

lavoratori

identificativo

a wi

m/s 2

Errore

casuale

x x xxxxxxxxxx xxx xx ± x m/s 2

Operazione/

postazione

di lavoro

Valutazione dei valori di A(8)

Macchine

ed attrezzature

Rif.

Misura N.

Tempo

di esposizione

(min)

a wi

m/s 2

xxxxx xxxxx x xxx xx

xxxxx xxxxx x xxx xx

xxxxx xxxxx x xxx

somma

xx

A(8)

m/s 2

(In caso di situazioni particolari all’interno del corrispondente gruppo omogeneo, la valutazione del A(8) deve essere

nominativa in funzione della specifica giornata/settimana lavorativa tipo).

n. 4/2000 85

XX

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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SPECIALE

Esposizione personale dei lavoratori

Matricola

Cognome

e nome

1 Bianchi Mario

2 Rossi Gino

3 Verdi Bruno

4 Sansone Antonio

5 Conti Ugo

[Nel caso vi siano lavoratori con diverse possibili giornate/settimane lavorative tipo (a seconda delle fasi di

lavoro) e quindi con diversi valori di A(8) valutati, deve essere riportato il valore di A(8) più alto].

• Classe di rischio/Fascia di esposizione:

0. Esposizione personale inferiore a 2,5 m/s 2

1. Esposizione personale compresa tra 2,5 e 5 m/s 2

2. Esposizione personale superiore a 5 m/s 2

A(8) individuali

Mansione

A(8)

m/s 2

Suggerimenti

Si forniscono i seguenti suggerimenti tecnici, utili ai fini dell’individuazione delle misure tecniche, organizzative

e procedurali attuabili e dei tempi di ripetizione della valutazione.

Ricevuta di consegna della relazione

A.3 - RAPPORTO DI VALUTAZIONE

IN AZIENDE CON ADDETTI ESPOSTI A VIBRAZIONI TRASMESSE

AL SISTEMA MANO-BRACCIO

Il Personale Competente

_______________________

Allegato n 3

Carta intestata della Ditta

Rapporto di Valutazione del rischio vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio

Il Sottoscritto ...........................................................................................................................................................

(Nome e Cognome)

in qualità di datore di lavoro dell’impresa .............................................................................................................

(Ditta/Ragione sociale)

esercente l’attività di ...............................................................................................................................................

con sede operativa in via ...................................................... n. ......... CAP. .......................... Comune Prov........

e con sede legale in via .......................................................... n. ................ CAP. ................. Comune Prov........

consapevole della responsabilità che assume ai sensi dell’art. 485 del c.p.

DICHIARA:

di aver effettuato/aggiornato la Valutazione delle vibrazioni HAV in data ___/___/___

(gg/mm/aa)

Classe

di rischio *

La presente relazione è composta da n. .......................................................................................... pagine.

Per ricevuta, ......................................................................................................... lì ....................................

IL DATORE DI LAVORO O CHI LO RAPPRESENTA

.........................................................................................

86 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

(eventualmente citare il riferimento alla Relazione tecnica allegata)

l che gli occupati in azienda e l’organizzazione del lavoro rispondono al seguente schema, per un totale di n.

__ occupati:

1. .......................................................................................... ................. ................................................................

2. .......................................................................................... .................. ...............................................................

... .......................................................................................... .................. ...............................................................

(mansione) (n. addetti) (note)

l di aver potuto escludere il superamento dei 2,5 m/s 2 di A(8) sulla base:

q della palese assenza di sorgenti di vibrazione

q di riscontri bibliografici

q delle informazioni fornite dal/dai costruttore/i

q di misurazioni in situazioni analoghe

q della Relazione tecnica allegata

q altro (specificare).................................................................................................................................................

l che per ridurre il rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al sistema mano-braccio sono già in atto le

seguenti misure tecniche, organizzative e procedurali:

1. .............................................................................................................................................................................

2. ..............................................................................................................................................................................

... ..............................................................................................................................................................................

(eventualmente)

l che per migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul rischio vibrazioni saranno messe in atto le seguenti

azioni nei tempi a fianco riportati:

1. entro il: ..................................................................................................................................................__/__/__

2. entro il: ..................................................................................................................................................__/__/__

... entro il: ..................................................................................................................................................__/__/__

Di aver consultato il/i seguenti RLS o, in loro assenza, i lavoratori:

Sig.____________________________________

Sig.____________________________________

l Che la Valutazione in oggetto, salvo l’obbligo di ripeterla ad ogni variazione consistente delle condizioni

di esposizione alle vibrazioni, verrà ripetuta con la seguente periodicità: ............................................

.............................................................................................................................................................................

ALLEGA:

l (eventualmente) Relazione tecnica

Città ....................................... lì __/__/__

per presa visione

i RLS o, in loro assenza, i lavoratori

..................................................................

.................................................................

A.4 - GUIDA ALLA MISURAZIONE DELLE VIBRAZIONI

TRASMESSE AL CORPO INTERO

Il Legale Rappresentante

...........................................................

Allegato n. 4

A.4.1. Strumentazione di misura

I requisiti metrologici della strumentazione vibrometrica, e la definizione matematica dei filtri di ponderazione

in frequenza, sono definiti dallo Standard ISO 8041: 1990. La catena elettronica di misura del segnale in uscita

dagli accelerometri può essere suddivisa nelle seguenti principali categorie.

Strumentazione vibrometrica ad integrazione. Collegata direttamente ad uno o più accelerometri, fornisce il

valore dell’accelerazione r.m.s., sia ponderata in frequenza che lineare, riferita al tempo di misura. Tale

strumentazione è analoga al fonometro integratore usato per misure di acustica. Pur essendo utile per rapide

n. 4/2000 87

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

valutazioni dell’esposizione sul campo, tale strumentazione risulta inadeguata ai fini dell’analisi in frequenza.

Inoltre, non consente un immediato controllo di possibili errori nell’acquisizione dei dati, ottenibile in maniera

immediata dall’analisi spettrale del segnale acquisito.

Registratore di segnale ad uno o più canali di misura. Il segnale viene successivamente analizzato mediante

analizzatore spettrale. Il registratore deve essere necessariamente dotato di indicatore di sovraccarico

(“overload”), al fine di prevenire distorsioni nel segnale registrato. Tale metodica, pur essendo di maggior

complessità, è preferibile soprattutto in relazione alle maggiori potenzialità di elaborazione ed analisi del

segnale registrato, ed alla maggior completezza delle informazioni ottenibili.

Analizzatore spettrale ad uno o più canali senza catena di registrazione. Tale metodica presenta il vantaggio

di lettura immediata degli spettri acquisiti, ma non consente una successiva rielaborazione dei segnali acquisiti

mediante modalità di analisi differenti da quelle impiegate in fase di acquisizione.

Sensibilità. La sensibilità tipica degli accelerometri impiegati per misure di vibrazioni WB è dell’ordine di 1

pC/ms -2 . È generalmente sconsigliato l’impiego di accelerometri per misure di shock o vibrazioni impulsive,

in quanto generalmente tali accelerometri hanno una sensibilità insufficiente per componenti spettrali di

interesse igienistico.

A.4.2. Tecniche di montaggio degli accelerometri

Le misure vanno effettuate sulla superficie di contatto tra il corpo e la sorgente di vibrazioni, con strumentazione

conforme alle specifiche dettate dallo standard ISO 8041. Le specifiche dell’accelerometro di uso comune

per le misure di vibrazioni trasmesse al corpo e del suo adattatore sono riportate nello standard ISO 10326-1

Esso è un disco rigido di gomma al cui interno è fissato un accelerometro triassiale che viene fissato tramite

nastro adesivo sul sedile del mezzo di guida. I cavi degli accelerometri non devono essere sforzati, specialmente

nelle immediate vicinanze del trasduttore, e non devono essere lasciati liberi di oscillare, per evitare artefatti

nel segnale rilevato (rumore triboelettrico). È pertanto necessario fissare i cavi in prossimità del trasduttore

mediante nastro adesivo.

A.4.3. Durata delle misure

Il tempo totale di misura, vale a dire il numero di campioni acquisiti moltiplicato per il tempo di durata

dell’acquisizione di ciascun campione, dovrebbe essere almeno pari a tre-quattro minuti. È in genere preferibile

acquisire un maggior numero di campioni di breve durata, piuttosto che un minor numero di campioni di

lunga durata, e ciò per minimizzare l’effetto di possibili fattori interferenti sul segnale acquisito e garantire una

migliore precisione di misura. Per minimizzare l’errore di misura è consigliabile acquisire ciascun campione

per almeno tre volte consecutive, nelle stesse condizioni operative.

Le misure dovranno essere di durata tale da poter caratterizzare in maniera significativa le vibrazioni trasmesse

al corpo del lavoratore nelle tipiche condizioni operative in cui si svolge il lavoro (tipologia di terreno, velocità

di avanzamento ecc.). Nel caso in cui le condizioni operative varino in maniera significativa, andranno

caratterizzati in termini di accelerazione r.m.s. ponderata in frequenza differenti percorsi in differenti modalità

operative.

A.4.4. Esempi di calcolo di A(8)

Caso 1): Impiego di un unico mezzo di trasporto (es.: autobus urbano per il trasporto passeggeri) noto il tempo

effettivo di esposizione (Te).

a v = 0,6 m/s 2 Te = 6,5 h

A(8) = a v (6,5/8) 1/2 =a v 0,9 = 0,54 m/s 2

Caso 2): Calcolo dell’esposizione giornaliera A(8) nel caso di esposizioni dovute alle seguenti fasi di lavoro:

fase 1: movimentazione inerti con pala meccanica con benna: a v1 = 1,2 m/s 2 ; T 1 =3h

fase 2: movimentazione blocchi con pala meccanica con forca: a v2 = 1,0 m/s 2 ; T 2 =3h

fase 3: movimentazione casse con muletto: a v3 = 0,6 m/s 2 T 3 =1h

Te=3+3+1=7h

A(Te) = A(7) = {[(1,2 2 3) + (1 2 3) + (0,6 2 1)]7} 1/2 = 1,05 m/s 2

A(8) = 1,05 (7/8) 1/2 = 6,35 0,93 = 0,98 m/s 2

A.4.4.1 Stima dell’esposizione nei casi di esposizioni a vibrazioni variabili.

Nei casi in cui il lavoratore sia abitualmente esposto a vibrazioni, ma l’esposizione cambi da una giornata

lavorativa all’altra, come ad esempio nel caso di guida di automezzi con differenti condizioni di fondo stradale

88 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

Atipica(8) = [ 1

N

N ∑

d= 1

A2d(8)] 1/2

(m/s 2 differenti condizioni di fondo stradale, velocità etc, o nel caso dell’effettuazione di differenti fasi colturali in

agricoltura, può essere calcolata un’esposizione a vibrazioni tipica «Atipica(8)» come segue:

)

Dove N è il numero totale di giorni di esposizione; Ad(8) è l’esposizione giornaliera calcolata per ciascuno dei

giorni in cui il lavoratore è esposto a vibrazioni.

Nel caso in cui da un giorno all’altro cambi unicamente il tempo d’esposizione, mentre il valore dell’accelerazione

ponderata in frequenza rimanga sempre lo stesso, (es. differente durata di turni di guida), «Atipica(8)» sarà

data da

Atipica(8) = ahv (td/8) 1/2 (m/s2 )

Dove a hv è l’accelerazione ponderata in frequenza (somma vettoriale) rilevata sul sedile del mezzo; t d è il tempo

medio di esposizione calcolato sul numero totale di giorni di impiego del macchinario da parte del lavoratore.

A.4.5. Valutazione dell’incertezza

Vengono nel seguito esaminati i principali fattori da cui dipende l’incertezza della valutazione dell’esposizione

giornaliera a vibrazioni. L’entità dell’errore ad essi associato varia a seconda della tipologia di macchinario

valutato e della tipologia di attività svolta. È compito di colui che effettua la valutazione determinare, in ciascun

caso specifico, le principali sorgenti di incertezza, ed incrementare conseguentemente il numero di misure di

accelerazione per quantificare, mediante il calcolo della deviazione standard, l’entità dell’errore associato ai

principali fattori di indeterminazione.

A.4.5.1. Fattori di incertezza

Incertezza nella determinazione dei tempi di:

1. Esposizione: da valutare attentamente a cura di colui che effettua la valutazione.

2. Incertezza nella misura delle accelerazioni; quest’ultima è dovuta principalmente ai seguenti fattori:

a) Errori dovuti al sistema di acquisizione (fissaggio accelerometri, interferenze elettriche, calibrazione, peso e

posizionamento accelerometri). Tali errori (sistematici) di misura possono essere minimizzati, e resi trascurabili

rispetto agli altri di seguito discussi, mediante la scelta di un’appropriata tecnica di misura e l’adozione di

protocolli di calibrazione conformi agli standard internazionali.

b) Errori dovuti alle fluttuazioni casuali dei parametri fisici in gioco (temperatura, umidità, stabilità dell’alimentazione

della macchina, omogeneità del terreno attraversato, ecc.). Tali errori possono essere minimizzati

aumentando la statistica dei campionamenti. La stima dell’errore casuale di misura è ottenuta mediante la

deviazione standard di almeno tre misure effettuate nelle identiche condizioni sperimentali.

c) Variazioni nelle modalità di guida da parte di differenti operatori e delle differenti caratteristiche antropometriche

che incidono sui livelli di vibrazioni rilevati a livello del sedile: tale fattore è da prendere in considerazione

quando l’esposizione è valutata per fasi lavorative omogenee e non per singolo lavoratore. In tal caso

bisognerà ripetere le misurazioni nelle stesse condizioni operative, con almeno tre operatori di differenti

caratteristiche antropometriche e/o esperienza professionale.

d) Variazioni nelle condizioni di manutenzione del macchinario (es. condizioni ammortizzatori, sedile ecc.).

e) Variazioni nelle caratteristiche del tipo di terreno su cui il mezzo è utilizzato (asfalto, terreno vario, presenza

buche o sassi ecc.).

L’errore complessivo nel calcolo di A(8), considerati i fattori di incertezza cui ai punti 1) e 2) è generalmente

elevato, dell’ordine del 20% ÷ 40%.

A.5 - SCHEMA DELLA RELAZIONE TECNICA SULL’ESPOSIZIONE

A VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO

Carta intestata del personale competente

Allegato n. 5

Relazione tecnica per la valutazione

dell’esposizione quotidiana personale dei lavoratori alle vibrazioni al corpo intero

N. ________ del ___/___/___

Committente:

Ditta ......................................(Ragione sociale)........................................................................................................

n. 4/2000 89

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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SPECIALE

esercente l’attività di ...............................................................................................................................................

sede legale in via ........................................................................................................................ n. ........................

CAP. ......................................... Comune Prov. ......................................................................................................

sede unità produttiva in via ........................................................................................................ n. ........................

CAP. ......................................... Comune Prov. .....................................................................................................

tipologia produttiva (codice ISTAT) ......................................................................................................................

lavoratori occupati n. ______, di cui:

l n. _____ ______(mansione)_________;

l n. _____ ______(mansione)_________;

l n. _____ ______(mansione)_________.

Si riportano in allegato:

l Piantina con layout aggiornato delle macchine e degli impianti sorgenti di vibrazioni con i relativi punti di misura

l Elenco macchine / attrezzature di lavoro sorgenti di vibrazioni con i relativi punti di misura

RILIEVI VIBROMETRICI E VALUTAZIONE DELL’ESPOSIZIONE PERSONALE

ALLE VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO

Strumentazione impiegata

Tipo

Marca

e modello

La strumentazione, acquistata in data _______, è di Classe ...., conforme allo standard ISO 8041.

Prima e dopo ogni serie di misure è stata effettuata la calibrazione della strumentazione mediante calibratore in

dotazione.

Criteri e modalità di misura e di valutazione

Dopo un’attenta analisi del ciclo di produzione, dell’organizzazione e delle procedure di lavoro, delle «giornate

lavorative tipo», degli ambienti di lavoro e delle caratteristiche delle vibrazioni nella fattispecie, sono stati

individuati, sulla base dei seguenti criteri di valutazione (risultati di misurazioni anche estemporanee, confronti

con situazioni analoghe, dati di letteratura, ecc.)

_______________________________________________________________________________,

n. ___ lavoratori esposti a rischio vibrazioni, secondo quanto di seguito specificato:

l n. _____ ______(mansione)_________;

l n. _____ ______(mansione)_________;

l n. _____ ______(mansione)_________.

N. matricola

Data ultima

taratura

Certificato

taratura

Fonometro integratore

o altro strumento

xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Accelerometro xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Calibratore xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Altro........................ xxx mod. xxxx Xxxxxxx xx/xx/xx (identificativo)

Successivamente sono state effettuate diverse serie di misure, in data/e __________________, nelle normali

condizioni di lavoro, ovvero, nei seguenti casi attraverso i criteri e mezzi di misura riportati (indicare eventuali

particolarità, quali, per esempio, attività temporanee, o personale, esplicitamente individuato, addetto a servizi

presso diversi ambienti di lavoro, o diverse unità produttive, ecc.):

________________________________________________________________________________________

________________________________________________________________________________________.

Gli accelerometri sono stati fissati ai punti di misura utilizzando la seguente tecnica:________

____________.________________________________________________________

I tempi di misura sono stati scelti per essere rappresentativi dei relativi fenomeni vibratori in esame e del livello

di vibrazioni assorbito dal lavoratore durante il tempo di esposizione.

90 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

I tempi di esposizione utilizzati per la valutazione dei valori di A(8) sono quelli dichiarati e sottoscritti dal

Datore di Lavoro (possibilmente riportati in allegato), sentiti i RLS/lavoratori/Responsabile dell’organizzazione

del lavoro _____________.

Gli errori casuali di misura riportati in tabella indicano l’incertezza associata alle misure valutata con il

seguente criterio: ____________________________________________________________.

I livelli di esposizione personale alle vibrazioni, A(8), sono stati misurati o calcolati (a seconda che il tempo di

misura sia pari all’intera giornata lavorativa o somma di vari tempi di misura rappresentativi dei diversi periodi

omogenei) sulla base dei reali tempi di esposizione (dichiarati) secondo il seguente criterio:

__________________________________________________________________________________________

_____________________________________________________________________.

Risultati delle misure

Rif. Misura N.

Punto

di misura

I punti di misura sono quelli riportati sulla piantina allegata.

Gruppo

omogeneo

lavoratori

(In caso di situazioni particolari all’interno del corrispondente gruppo omogeneo, la valutazione del A(8) deve

essere nominativa in funzione della specifica giornata/settimana lavorativa tipo).

Esposizione personale dei lavoratori

Tabella delle misure

Condizione

di misura

Tempo

di misura

(min)

a v

m/s 2

Errore

casuale

x x xxxxxxxxxx xxx xx ± x m/s 2

Operazione/

postazione

di lavoro

Valutazione dei valori di A(8)

Macchine ed

attrezzature

Rif. Misura

N.

Tempo

di esposizione

(min)

a v

m/s 2

A(8)

m/s 2

xxxxx xxxxxx x xxx xx

identificativo xxxxx xxxxxx x xxx xx XX

xxxxx xxxxxx x xxx

A(8) individuali

Matricola Cognome e nome Mansione

1 Bianchi Mario

2 Rossi Gino

3 Verdi Bruno

4 Sansone Antonio

5 Conti Ugo

somma

a v

m/s 2

xx

Tempo esposizione

n. 4/2000 91

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

[Nel caso vi siano lavoratori con diverse possibili giornate/settimane lavorative tipo (a seconda delle fasi di

lavoro) e quindi con diversi valori di A(8) valutati, deve essere riportato il valore di A(8) più alto].

* Classe di rischio/Fascia di esposizione:

0 • Esposizione personale inferiore a 0,5 m/s 2

1 • Esposizione personale compresa tra 0,5 e 0,9 m/s 2

2 • Esposizione personale superiore a 0,9 m/s 2

Suggerimenti

Si forniscono i seguenti suggerimenti tecnici, utili ai fini dell’individuazione delle misure tecniche, organizzative

e procedurali attuabili e dei tempi di ripetizione della valutazione.

_______________________________________________________________________________________

Il Personale Competente

_______________________

Ricevuta di consegna della relazione

La presente relazione è composta da n. ............................................................................................ pagine.

Per ricevuta, ............................................................................................................ lì ....................................

IL DATORE DI LAVORO O CHI LO RAPPRESENTA

.........................................................................................

Allegato n. 6

A.6 - RAPPORTO DI VALUTAZIONE

IN AZIENDE CON ADDETTI ESPOSTI A VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO

Carta intestata della Ditta

Rapporto di Valutazione del rischio vibrazioni trasmesse al corpo intero

Il Sottoscritto.............................................................................................................................................................

(Nome e Cognome)

in qualità di datore di lavoro dell’impresa ..............................................................................................................

(Ditta/Ragione sociale)

esercente l’attività di ................................................................................................................................................

con sede operativa in via ..................................................................................... n. .................. CAP. ..................

Comune Prov. ..........................................................................................................................................................

e con sede legale in via ....................................................................................... n. ................... CAP. .................

Comune Prov. ..........................................................................................................................................................

consapevole della responsabilità che assume ai sensi dell’art. 485 del c.p.

DICHIARA:

l di aver effettuato/aggiornato la Valutazione delle vibrazioni WBV in data ___/___/___

(gg/mm/aa)

l (eventualmente citare il riferimento alla Relazione tecnica allegata)

l che gli occupati in azienda e l’organizzazione del lavoro rispondono al seguente schema, per un totale di n.

__ occupati:

1. .................................................................... .................. .......................................................................................

2. ................................................................... .................. ........................................................................................

... ................................................................... .................. ........................................................................................

(mansione) (n. addetti) (note)

l di aver potuto escludere il superamento dei 0,5 m/s 2 di A(8) sulla base:

q della palese assenza di sorgenti di vibrazione

92 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

q di riscontri bibliografici

q delle informazioni fornite dal/dai costruttore/i

q di misurazioni in situazioni analoghe

q della Relazione tecnica allegata

q altro (specificare)____________________________________________________

l che per ridurre il rischio da esposizione a vibrazioni trasmesse al corpo intero sono già in atto le seguenti

misure tecniche, organizzative e procedurali:

1. ...............................................................................................................................................................................

2. ...............................................................................................................................................................................

... ...............................................................................................................................................................................

(eventualmente)

l che per migliorare le condizioni di salute e sicurezza sul rischio vibrazioni saranno messe in atto le seguenti

azioni nei tempi a fianco riportati:

1. ...................................................................................................................................................entro il: __/__/__

2. ...................................................................................................................................................entro il: __/__/__

... ...................................................................................................................................................entro il: __/__/__

l Di aver consultato il/i seguenti RLS o, in loro assenza, i lavoratori:

Sig.____________________________________

Sig.____________________________________

Che la Valutazione in oggetto, salvo l’obbligo di ripeterla ad ogni variazione consistente delle condizioni di

esposizione alle vibrazioni, verrà ripetuta con la seguente periodicità: ______________

__________________________________________________________________________

l (eventualmente) Relazione tecnica

Città ............................ lì __/__/__

per presa visione

i lavoratori o i loro rappresentanti

............................................................

ALLEGA:

Il Legale Rappresentante

.............................................................

A.7 - TABELLE RELATIVE AGLI EFFETTI DELLE VIBRAZIONI

Allegato n. 7

Tabella 1

Sindrome da vibrazioni mano-braccio: stadi dei disturbi neurosensitivi periferici

(Stockholm workshop 86)

Stadio Sintomi

0SN Non sintomi neurosensitivi periferici

1SN Torpore intermittente alle dita, con o senza parestesie

2SN

3SN

Torpore intermittente o persistente, ridotta sensibilità tattile, termica e

dolorifica

Torpore intermittente o persistente, ridotta discriminazione tattile e/o

ridotta destrezza manuale

n. 4/2000 93

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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Tabella 2

Sindrome da vibrazioni mano-braccio: stadi del fenomeno di raynaud secondario

all’uso di utensili vibranti (Stockholm Workshop 86)

Stadio Grado Sintomi

0 - Non sintomi vasospastici digitali

1 Lieve Occasionali episodi di pallore alle estremità di uno o più dita

2 Moderato

Occasionali episodi di pallore a carico delle falangi distale e intermedia (raramente

prossimale) di uno o più dita

3 Severo Frequenti episodi di pallore a carico di tutte le falangi della maggior parte delle dita

4 Molto severo Come in stadio 3, con associati disturbi trofici cutanei alle estremità delle dita

Tabella 3

Patologie che possono rappresentare una condizione di ipersuscettibilità individuale o

possono aggravare le possibili lesioni agli apparati vascolare, neurologico e muscoloscheletrico

causate dall’esposizione occupazionale a vibrazioni mano-braccio.

Tra le malattie vascolari sono indicate le principali cause di fenomeno di Raynaud secondario,

alcune delle quali incompatibili con qualsiasi attività lavorativa

1. Malattie vascolari

1.1 Fenomeno di Raynaud primitivo

1.2 Fenomeno di Raynaud secondario a:

l Malattie del collagene (sclerodermia, LES, connettivite mista, poliarterite nodosa, dermatomiosite,

artrite reumatoide)

l Malattie vascolari occlusive (tromboangioite obliterante, arteriosclerosi, «hypothenar hammer syndrome»)

l Compressione dei vasi prossimali (sindrome dell’apertura toracica superiore, sindrome costoclavicolare)

l Traumatismi (secondari a lacerazioni, fratture, interventi chirurgici, congelamento)

l Malattie neurologiche (poliomielite, siringomielia, emiplegia)

l Alterazioni ematiche e plasmatiche (policitemia vera, trombocitemia, crioglobulinemia, macroglobulinemia)

l Agenti occupazionali (cloruro di vinile, arsenico, nitrati)

l Farmaci (β-bloccanti, clonidina, ergotamina, chemioterapici, ciclosporina, amfetamine)

l Miscellanea (vasculiti, fibromialgia, ipotiroidismo, nefropatie, distrofia simpatica reflessogena, neoplasie)

2. Malattie neurologiche

2.1 Sindromi da intrappolamento dei tronchi nervosi (s. del tunnel carpale, s. del pronatore, s. di Guyon,

s. del tunnel cubitale)

2.2 Neuropatie periferiche (alcoolica, diabetica, radiculopatia cervicale, da farmaci e tossici industriali)

2.3 Lesioni neurologiche secondarie a traumi, fratture, interventi chirurgici al sistema mano-braccio e al

collo

3. Malattie muscolo-scheletriche

3.1 Tendiniti e tenosinoviti di grado medio-severo (s. di de Quervain, epicondilite laterale, epitrocleite,

tendiniti della spalla)

3.2 Sindromi cervicobrachiali di grado medio-severo

3.3 Fibromatosi palmare (malattia di Dupuytren) di grado avanzato

3.4 Deformità delle ossa e delle articolazioni secondarie a traumatismi, fratture, interventi chirurgici

3.5 Miopatie (fibromialgia, miofasciti, miopatia alcoolica, miopatie da malattie endocrine, dismetabolismi

e farmaci)

____________________________________________________________________________________

94 n. 4/2000


AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

Tabella 4

Patologie che possono rappresentare una condizione di ipersuscettibilità individuale o

possono aggravare le possibili lesioni alla colonna vertebrale o ad altri organi e apparati

causate dall’esposizione occupazionale a vibrazioni trasmesse a tutto il corpo.

1. Patologie della colonna vertebrale

l Patologie degenerative della colonna vertebrale non legate all’età

l Patologie infiammatorie attive della colonna vertebrale (es. spondilite anchilosante)

l Patologie dei dischi intervertebrali con o senza compromissione radicolare

l Patologie del canale midollare con o senza compromissione radicolare

l Patologie deformative congenite o acquisite della colonna vertebrale

l Patologie distruttive (osteoporosi grave) o neoformative benigne (angioma vertebrale)

l Pregressi traumi della colonna con fratture vertebrali

l Pregressi interventi chirurgici alla colonna vertebrale

l Instabilità della colonna vertebrale (es. da spondilolistesi, da fratture)

l Lombalgie croniche con frequenti episodi di riacutizzazione

2. Patologie di altri organi o apparati

l Severe alterazioni muscolo-scheletriche del distretto cervico-brachiale

l Gastrite cronica severa e/o ulcera peptica gastro-duodenale

3. Eventi fisiologici

l Gravidanza (controindicazione temporanea, DPR No. 645/96, Allegato I)

_________________________________________________________________________

n. 4/2000 95

SPECIALE


96 n. 4/2000

Tabella A/1 – Vibrazioni al sistema mano-braccio. Valutazioni senza misurazioni

Attrezzature portatili o trasportabili

Tipo Utensile Figura con il posizionamento degli accelerometri

Avvitatrici

pneumatiche

Bocciardatrici

pneumatiche o

martelli pneumatici

scalpellatori

Bussola per dadi

Gradina

Scalpelli o punzoni

Compattatori Piastra compattatrice

Decespugliatori

Lama circolare

Filo di plastica

A.8 - BANCA DATI DEI LIVELLI DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

ALLE VIBRAZIONI TRASMESSE AL SISTEMA MANO-BRACCIO (HAV)

Norma di

riferimento

UNI EN

28662-7

UNI EN

28662-14

UNI ENV

25349

ISO 7916

Awsum

Valore medio con Dev. Stand.

m/s 2

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

Mano su

utensile

Mano su

attrezzo

Mano su

utensile

Mano su

attrezzo

n.

attrezzi

Asse

dominante

16 ± 7 X/Y

28 ± 17

13

38 ± 11 6 Z(X)

X

12 ± 3 3 Z(X)

27 ± 7 6 Z(X)

19 ± 6 8 X(Z)

Alle maniglie 13 ± 4 9 Z

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

9 1 X

7 1 X

4 1

7 1

SPECIALE

Allegato n. 8

X

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA


n. 4/2000 97

Tabella A/2 – Vibrazioni al sistema mano-braccio. Valutazioni senza misurazioni

Attrezzature portatili o trasportabili

Tipo Utensile Figura con il posizionamento degli accelerometri

Giraviti elettriche Driver per viti

Giraviti

pneumatiche

Levigatrici orbitali

elettriche

Levigatrici rotoorbitali

elettriche

Driver per viti

Carta o disco

smeriglio

Carta o disco

smeriglio

Norma di

riferimento

UNI ENV

25349

UNI ENV

25349

UNI EN

28662-8

UNI EN

28662-8

Awsum

Valore medio con Dev. Stand.

m/s 2

Impugnatura

posteriore a

pistola

Impugnatura

posteriore a

pistola

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

n.

attrezzi

Asse

dominante

4 ± 3 4 Z (X)

3 ± 1 2 Z

4 ± 1 3 Z(X)

6 ± 2 13 Z (X)

6 ± 2 3 X(Z)

3 ± 2 17 X (Z)

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento


98 n. 4/2000

±

±

±

±

±

±

±

±

±

±

±

±

SPECIALE

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA


n. 4/2000 99

Tabella A/4 – Vibrazioni al sistema mano-braccio. Valutazioni senza misurazioni

Attrezzature portatili o trasportabili

Tipo Utensile Figura con il posizionamento degli accelerometri

Motoseghe Lama a catena

Motocoltivatori

Fresatrici verticali

elettriche

Pialle elettriche

Norma di

riferimento

UNI ISO

7916

Awsum

Valore medio con Dev. Stand.

m/s 2

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

n.

attrezzi

Asse

dominante

5 ± 2 Z (Y/X)

Falciatrici 19 ± 6 3 Z(Y)

UNI ENV

25349

Alle stegole

Frese

16 ± 5 10 Z/X

Fresa per legno

Lame rivoltabili per

legno

UNI ENV

25349

UNI EN

25349

Impugnatura

lato

interruttore

Impugnatura

lato libero

Impugnatura

su maniglia

con

interruttore

8 ± 4

11

Z (Y)

3 ± 1 X/Y

4 ± 1

4

Y(X)

2 ± 1 10 Y/Z

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento


100 n. 4/2000

SPECIALE

Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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n. 4/2000 101

Tabella A/6 – Vibrazioni al sistema mano-braccio. Valutazioni senza misurazioni

Attrezzature portatili o trasportabili

Seghe circolari

elettrici

Trapani avvitatori

elettrici a batteria

Trapani elettrici

Trapani pneumatici

Vibratori per

cemento

Lama circolare

seghettatta

Punte varie

grandezze

Punte varie

grandezze per ferro

Punte varie

grandezze per legno

Punte varie

grandezze

Asta

UNI EN

28662-12

UNI ENV

25349

UNI ENV

25349

UNI ENV

25349

UNI ENV

25349

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

Impugnatura

a pistola

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore a

pistola

Impugnatura

anteriore

Impugnatura

posteriore

Impugnatura

a pistola

Impugnatura

posteriore

2 ± 1 3 Y(X)

2 ± 1 3 X(Y)

2 ± 0,4 5 Z(X)

4 ± 3 Y (X)

5 ± 4

12

Y (Z)

5 ± 3 X/Y

7

5 ± 3

X

9 ± 5 3 Z

14 ± 8 5 X(Z)

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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102 n. 4/2000

SPECIALE

Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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n. 4/2000 103

SPECIALE

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104 n. 4/2000

SPECIALE

Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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n. 4/2000 105

SPECIALE

AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

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106 n. 4/2000

A.9 - BANCA DATI DEI LIVELLI DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE

ALLE VIBRAZIONI TRASMESSE AL CORPO INTERO (WBV)

SPECIALE

Allegato n. 9

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA


n. 4/2000 107

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108 n. 4/2000

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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n. 4/2000 109

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110 n. 4/2000

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n. 4/2000 111

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112 n. 4/2000

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Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

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AMBIENTE & SICUREZZA Rumore e vibrazioni

Il Sole - 24 Ore Pirola Documento

A.10 - BIBLIOGRAFIA

Allegato n. 10

l Nicolini O., Lazzaretti G., Nataletti P., Peretti A. (Atti a cura di) «dBA ’98: dal rumore ai

rischi fisici. Valutazione, prevenzione e bonifica in ambienti di lavoro», Modena 1998

l Nicolini O., Lazzaretti G., Nataletti P., Peretti A. (Atti a cura di) «dBA incontri. Rumore e

vibrazioni negli ambienti di lavoro: dalla valutazione alla bonifica», Modena 1999

l Peretti A., Pompoli R., Nicolini O., Lazzaretti G. (Atti a cura di) «Rumore e vibrazioni:

certificazione delle macchine», Modena 1993

l American National Standards Institute. «Guide for the measurement and evaluation of

human exposure to vibration transmitted to the hand». New York ANSI S3.34 (1986)

l British Standard Institution. British Standard «Guide to measurement and evaluation of

human exposure to vibration transmitted to the hand». London BS 6842: 1987

l ACGIH. Hand-arm (segmental) vibration. American Conference of Governmental Industrial

Hygienists: Cincinnati, Ohio, 1997

l Council of the European Union. Amended proposal for a Council Directive on the

minimum health and safety requirements regarding the exposure of workers to the risks

arising from physical agents. Official Journal of the European Communities, 1994

(94/C230/03, N. C230/3-29, 19.8.94)

l Council of the European Union (1994) Amended proposal for a Council Directive on the

minimum health and safety requirements regarding the exposure of workers to the risks

arising from physical agents - Individual Directive in relation to Article 16 of the

Directive 89/391/EEC. Official Journal of the European Communities, 94/C 230/03, No C

230/3-29

l Bovenzi M. (1999) «La sindrome da vibrazioni mano-braccio: (I) quadri clinici, relazione

esposizione-risposta, limiti di esposizione». Med Lav 90: 547-555

l Bovenzi M. (1999) «La sindrome da vibrazioni mano-braccio: (II) aspetti diagnostici e

criteri di idoneità». Med Lav 90: 643-649

l Gemne G. (1997) «workers who use vibrating tools». Occup Environ Med 54: 90-95

l Stockholm Workshop 94 (1995) «Hand-arm vibration syndrome: Diagnostics and quantitative

relationships to exposure». Arb Hälsa 5: 1-199

l National Institute of Occupational Safety and Health (1989) «Criteria for a recommended

standard: occupational exposure to hand-arm vibration». US DHHW (NIOSH) Report

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l European Committee for Standardization (1996) «Mechanical vibration - Guide to the

health effects of vibration on the human body». CEN Report 12349. CEN, Brussels

l «Linee Guida in materia di rischi da vibrazioni e da movimenti e sforzi ripetuti degli arti

superiori», Assessorato alla sanità della Regione Piemonte, 1997

l Bovenzi M., Pinto I., Stacchini N. (1998) «Vibrazioni mano-braccio: la certificazione

delle emissioni nell’ambito della Direttiva macchine», Giornale degli Igienisti Industriali

23: 105-113

n. 4/2000 113

SPECIALE


Rumore e vibrazioni AMBIENTE & SICUREZZA

Documento Il Sole - 24 Ore Pirola

SPECIALE

Gruppo di lavoro nazionale per la predisposizione di procedure operative standardizzate

per la valutazione del rischio da rumore e vibrazioni in ambiente di lavoro

Componenti ISPESL

Dr. Francesco Benvenuti Dipartimento Igiene del Lavoro, con funzioni di Presidente

del Gruppo di Lavoro

Dr. Sandro Giambattistelli Dipartimento Igiene del Lavoro, con funzioni di vice Presidente

del Gruppo di Lavoro

Dr. Pietro Nataletti Dipartimento Igiene del Lavoro, con funzioni di Segretario

del Gruppo di Lavoro

Geom. Aldo Pieroni Dipartimento Igiene del Lavoro

Dr. Elio Santonocito Dipartimento Tecnologie di Sicurezza

Dr. Massimo Nesti Dipartimento Medicina del Lavoro

Dr.ssa Tiziana Paola Baccolo Dipartimento Medicina del Lavoro

Dr. Francesco Draicchio Dipartimento Medicina del Lavoro

Dr. Sergio Tavassi Dipartimento Documentazione Informazione e Formazione

Componenti esterni

Dr.ssa Iole Pinto AUSL 7 Siena, Dipartimento di Prevenzione

Ing. Roberto Pulcinelli AUSL 7 Siena, Dipartimento di Prevenzione

Dr. Omar Nicolini AUSL Modena, Dipartimento di Prevenzione

Dr.ssa Anna Callegari ARPA Emilia-Romagna, Piacenza

Dr.ssa Carmela Fortunato ARPA Basilicata, Matera

Dr. Daniele Sepulcri ARPA Veneto, Mestre (VE)

Ing. Stefano Casini INAIL, Consulenza Tecnica Accertamento Rischi Professionali

Prevenzione e Protezione (CONTARP), Roma

Dr. Daniele Vannucci Istituto Sperimentale per la Meccanizzazione Agricola (ISMA),

Monterotondo (RM)

Dr. Massimo Bovenzi Istituto Medicina del lavoro, Università di Trieste

Collaboratori

Dr. Renato Gurin Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL

Dr. Vincenzo Laurendi Dipartimento Tecnologie di Sicurezza ISPESL

Dr. Alberto Scarselli Dipartimento Medicina del Lavoro ISPESL

Dr. Alessandro Marinaccio Dipartimento Medicina del Lavoro ISPESL

Dr. Marco Vieri DIAF, Università di Firenze

Ing. Enrico Cini DIAF, Università di Firenze

Dr. Massimo Valeri Dipartimento Documentazione Informazione e Formazione ISPESL

Dr. Paolo Disilvestro AUSL 7 Siena

Dr. Gennaro Vassalini ISMA

Ringraziamenti

Coordinamento tecnico delle Regioni e delle Provincie Autonome per la Sicurezza e Igiene del Lavoro

Prof. Roberto Pompoli Università di Ferrara, Istituto di Ingegneria

Dr. Paolo Lenzuni Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL

Dr. Enrico Marchetti Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL

Dr. Michele Del Gaudio Dipartimento Igiene del Lavoro ISPESL

P.I. Nicola Stacchini Dipartimento di Prevenzione, AUSL 7 di Siena

114 n. 4/2000

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