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Poste Italiane SPA spedizione in abbonamento postale DL 353 / 2003 (Conv. In L 27/02/2004 N° 46) Art. 1 Comma 1 DCB Roma ISSN 1590-668X

PAOLO REPETTO

I l

lavoro è cambiato, nel segno dell’incertezza e

della paura del futuro. Ma questo non significa

che l’operaio e l’impiegato medio cerchino una risposta

a sinistra. Anzi. Se dal voto del 13 e 14 aprile

era emersa questa “verità” con disastrosa evidenza,

se ne trova riscontro registrando qualche voce nelle

fabbriche e negli uffici nel corso della prima puntata

di un’inchiesta sulla condizione lavorativa che La Rinascita

ha deciso di avviare.

Nonostante gli auspici di “confederalità”, da decenni

alla base dell’azione di radicamento sociale dei tre

principali sindacati, le categorie tra loro non si parlano,

L’intervista

Mediterranei

Almamegretta:

in “Vulgus”

tracce di Napoli

PAGINA 20

Il dibattito

Ricostruire

la sinistra:

cominciamo

dai comunisti

DA PAGINA 6 A 9

PAGINA 10

Le prime

mosse del

governo:

Ici, la falsa

priorità

PAGINA 23

Satyricamente:Roma,

da ladrona

a

xenofoba

DA PAGINA 2 A 5

e brancolano disperse nella parcellizzazione imposta al

mondo del lavoro. Esemplari le paure delle lavoratrici

tessili: vivono sulla pelle la competizione impari con la

Cina, prefigurano il passaggio da distretto produttivo

a polo commerciale, non si aspettano nulla dalla politica

e sentono distanti i sindacati.

E’ evidente come dalle lavoratrici e dai lavoratori

arrivi forte e chiaro un grido di allarme, che prende

forma nel più spinto individualismo. In fabbrica funziona

spesso l’«ognun per sé e Dio per tutti», tanto

più se si è precari o immigrati. Poi una volta usciti dal

capannone, si pretendono risposte contro i competitori.

Perciò il clandestino «se ne deve andare» (po-

FACILI PROFETI

GIAMPIERO CAZZATO

NON CI VOLEVA molto a prevedere

che con la vittoria della

destra nel paese e, nello specifico,

di Alemanno a Roma, si sarebbero

liberati i peggiori istinti

squadristi. E così è stato. Due

numeri fa su questo giornale

avevamo posto proprio il tema

del ritorno aggressivo della

violenza fascista. Fummo facili

profeti. Il sindaco della capitale

minimizza l’aggressione al Pigneto:

«Non mi pare che ci sia

un movente politico, penso che

sia un problema di intolleranza

e xenofobia di quartiere».

SEGUE A PAGINA 16

Settimanale di politica e cultura - € 2,00

Numero 21 - Giovedì 29 Maggio 2008

Detassazione e maschilismo

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Numero verde

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trebbe rubare il lavoro all’immigrato più garantito),

perciò ogni precario diffida dal compagno di reparto

(in quanto pericoloso concorrente al ribasso), perciò

chi mostra i muscoli in tv incontra tanta fortuna nell’urna

elettorale.

Ma da un primo giro alla ricerca della nuova condizione

lavorativa si intuisce che la “pancia” e la “testa”

si muovono assieme. Dunque agli sfoghi immediati e

irrazionali si abbina la critica spietata nei confronti di

sinistra e sindacati: la prima è vissuta come distante

dai problemi reali, i secondi vengono percepiti come

sodali dei più tutelati a discapito di chi è quotidianamente

ricattato.

Donne, tutte a casa

MAURIZIO MUSOLINO

D onne?

“Tutte a casa”.

Parafrasando il famoso

film di Luigi Comencini

il governo Berlusconi

nel suo primo

consiglio dei ministri

ha approvato una serie

di provvedimenti

che, fra il repressivo

e il populista, hanno

anche un forte

sapore sessista. Tutt’altra

aria rispetto

alle “donne... in cerca di guai”

che aveva caratterizzato l’era

del centrosinistra. Infatti, se da

una parte si cerca di compia-

cere un’opinione pubblica che

vede corrodere la sua posizione

sociale da un potere d’acquisto

sempre più basso e risponde

con una richiesta

di sicurezza a volte

schizofrenica e piena

di contraddizioni;

dall’altra, con la

detassazione del lavoro

straordinario, si

assecondano quanti

vorrebbero un ritorno

della donna fra le

mura domestiche e comunque

in posizione subordinata rispetto

all’uomo.

SEGUE A PAGINA 12


La solidarietà operaia

è ridotta ormai

a un concetto astratto

PAOLO REPETTO

BERGAMO

L e

vecchie certezze non abitano

qui. Le periferie industriali

del profondo Nord

presentano “inclusi” contrapposti

a “precari”, “stranieri” al cospetto di

“italiani”. Alla globalizzazione del

mercato delle merci corrisponde

la parcellizzazione dei lavoratori

delle fabbriche lombarde, poco

organizzati sotto il capannone e

con mille altri problemi nella restante

parte della giornata.

«Certe volte senti parlare in

televisione di operai, e ti spiegano

che guadagnano 1.300, 1.400 euro

al mese. Non ho capito a chi si

riferiscono, perché io quei soldi li

vedo col binocolo». Maria Teresa

Monzani è operaia tessile e lavora

alla Lemie, azienda con 168

dipendenti (di cui 120 donne)

che produce cinture per alcune

grandi marche. Ci accoglie fuori

dalla fabbrica

con Emanuela

Legrenzi, operaia

e delegata

Filtea Cgil:

siamo a Verdello,

ad una

manciata di

chilometri dal

centro di Bergamo,

in un ex

paese agricolo

attraversato

da una distesa

di capannoni

industriali.

2

«Prendiamo mille euro al mese

– spiega Emanuela – e con questo

stipendio non siamo certo

invogliate a sbatterci, figurati poi

di questi tempi che siamo in crisi».

Il motivo? «La nostra crisi si

chiama Cina. Ci hanno portato

via il lavoro su marchi importanti

e famosi. Il meccanismo lo conosci:

il disegno dei capi avviene da

noi, la produzione è largamente

dirottata laggiù e qui rischiamo

di mantenere in prospettiva solo

le funzioni commerciali. Ma

è ovvio che, in quel caso, su 168

lavoratori ne bastano 60 o 70».

La Lemie ha una storia comune

a quella di molte piccole

o medie imprese nordiche: gestione

familiare, rapporti diretti

e “amichevoli” tra capi e dipendenti.

«Figurati che l’azienda esiste

dal 1976 – spiega la delegata

Cgil – e il sindacato si è radicato

da tre anni…». Anche la vita di

Emanuela è esemplificativa della

condizione operaia attuale:

sposata con un altro lavoratore

(nel suo caso metalmeccanico),

780 euro al mese di mutuo sulla

prima casa, un figlio piccolo da

crescere. «La gente qua dentro

è preoccupata, ma se credi che

abbia voglia di chiedere aiuto alla

politica ti sbagli. I ragazzi giova-

Giovedì 29 Maggio 2008

DIRITTI AL CAPOLINEA

Le periferie

industriali

del Nord

presentano

“inclusi”

contrapposti

a precari

e stranieri

al cospetto

di italiani.

sono lavoratoriparcellizzati

ni sono superdisimpegnati, son

contenti se riescono a saltare il

corso da apprendisti per correre a

casa a giocare con la playstation, e

anche noi che siamo più motivati

proviamo un senso di grande impotenza.

Certe volte mi interrogo

su che cosa accadrebbe se l’azienda

decidesse di chiudere: penso

che non saremmo in grado di fare

niente». La solidarietà operaia

è un concetto astratto, ognuno

si arrangia come meglio crede:

«Alcuni ragazzi – osserva Maria

Teresa – non si preoccupano più

di tanto, perché hanno i genitori

alle spalle, altri accettano di vivere

alla giornata perché non vedono

il futuro e si rimettono nelle mani

del mercato. Io non ero così, e

non ragionavano in questo modo

i nostri padri, ma la realtà è cambiata».

Studiosi e analisti spiegano

l’importanza della formazione

permanente per fronteggiare il

dinamismo del mondo del lavoro,

ma anche su questo Emanuela

(che ha frequentato il liceo) è

pessimista: «Senza formazione

un lavoratore non va da nessuna

parte – dice – eppure tra i ragazzi

la volontà fa difetto. Ed è un problema

enorme, perché se l’operaio

italiano non mostra il suo valore

aggiunto, ha perso in partenza, è

destinato a scomparire dinanzi

alla concorrenza dei cinesi. Mi

sento assolutamente contraria

alla guerra tra poveri, eppure la

nostra storia, la nostra professionalità

rischia di fare una bruttissima

fine». Sulla scia di quanto già

accaduto negli ultimi vent’anni in

uno dei settori (il tessile, appunto)

più colpiti dalle ristrutturazioni.

«Tra noi operaie – argomenta

Maria Teresa, anche lei iscritta

alla Filtea – non ci nascondiamo

certo le critiche al sindacato. Certe

volte diciamo: la Fiom almeno

si fa sentire, ma la nostra categoria

che fa? Lo sai che su mille

euro di stipendio ne paghiamo

13 di tessera sindacale? E perché

i precari, ricattati e senza tutele,

dovrebbero fare lo stesso?». Alla

fine, aggiunge Emanuela, «guadagno

come mio suocero, che è

in pensione, e il sindacato sembra

che difenda più lui che non me.

Anche la sinistra sembra che viva

in un altro mondo, come se non

vedesse che cosa ci sta accadendo».

«Mio padre – è la chiosa di

Maria Teresa – era operaio alla

Dalmine e aveva cinque figli. Eppure

rinunciava a giorni di salario

per scioperare a difesa dell’articolo

18. Ora è cambiato tutto. E il

passato non torna».

MODELLO LOMBARDO

Iscritti alla Fiom, votano Lega

MILANO

UN MODELLO LOMBARDO non esiste: guardando

ad esempio a est (Bergamo, Brescia) domina la

fabbrica, a sud (Lodi, Cremona) agricoltura e allevamento

giocano ancora un ruolo importante,

mentre il capoluogo è terra di sperimentazione

delle varie articolazioni del pubblico impiego.

Cominciamo da qui: Gabriele Galati e Simona

Makris sono entrambi delegati Fp Cgil alla Fondazione

delle scuole civiche di Milano, ente che

racchiude dal 2000 quattro istituti di eccellenza

in campo artistico (a cominciare dalla “Paolo

Grassi”). «Attraverso la Fondazione – spiegano

– è stata trasferita la gestione dal Pubblico ad un

modello privatistico, tenendo assieme i “gioielli

di famiglia” e modificando il rapporto tra le singole

scuole, il territorio e i cittadini». Il Comune

ha mantenuto una golden share sulla nuova realtà

ma non la esercita: «Chi pensava che il nuovo

corso potesse rappresentare un’opportunità

– aggiungono i due delegati – si è dovuto ricredere:

basti pensare che la giunta Moratti ha

soppresso l’assessorato all’Educazione, spezzettandolo

tra la delega all’Infanzia e quella alle

Politiche occupazionali». Così facendo ha privato

di un punto di riferimento istituzionale uno

dei fiori all’occhiello della formazione culturale

e artistica milanese. «Da quando dipendiamo

dall’assessorato alle Politiche occupazionali

– spiegano Gabriele e Simona – i corsi delle

scuole vengono valutati alla luce degli sbocchi

lavorativi: ha un senso per chi studia lingue, non

ce l’ha per chi studia teatro e musica».

Dei tanti luoghi comuni sui “fannulloni” è

primopiano

La nostra c

made in


primopiano 3

Giovedì 29 Maggio 2008

risi

INBREVE

VINCENZO MORIELLO*

D al

costretto invece ad occuparsi Francesco Meduri,

delegato Fp presso la direzione lombarda

dell’Inail: «Il pubbligo impiego che conosco io

è costituito da lavoratori che suppliscono a carenzerenze

e disservizi andando con la propria auto a

casa casa di infortunati gravi a rimuovere le barrierere

architettoniche. Spiace piuttosto – aggiunge

– che una dirigenza spesso miope si fermi alla

burocrazia delle circolari. Bisogna superare queste

logiche, aiutando i molti lavoratori che vivono

la loro attività come servizio al cittadino. Da

questo punto di vista, vedo un ritardo anche nel

modo di condurre le trattative sindacali».

L’inadeguatezza delle confederazioni torna

nelle parole di Franco Bosisio, delegato Fiom

alla Siac di Bergamo (multinazionale che produceduce

cabine per trattori): «All’ultimo attivo provinciale,

Cgil, Cisl e Uil hanno posto la necessità

di entrare nella gestione dell’Expo, con la scusa

di occuparsi dei lavoratori che verranno impiegati

nell’opera. Ma se il sindacato cambia natura,

chi chi ci rappresenterà?». La domanda trova un’immediata

risposta inquietante: «La Lega nord in

MILANO, LAVORO FRANTUMATO

Milano non è più da tempo la capitale dell’industria.

Anzi, di industrie, sostanzialmente, non ve ne sono

più. E questo lo sappiamo tutti. Quello che non

abbiamo capito è la rilevanza di questi mutamenti.

Oggi Milano è la capitale della frantumazione del

mondo del lavoro dipendente. Lavoro dipendente,

punto: cos’altro hanno in comune, infatti, un

rumeno che lavora in nero nei cantieri edili, un

dipendente pubblico, un precario delle cooperative

sociali, le centinaia di partite iva parasubordinate?

Difficile in queste condizioni rappresentare

politicamente il mondo del lavoro, non v’è altra

soluzione, allora, che essere presente nei luoghi

di lavoro. Semplice e banale, si direbbe. Però,

quante sono le sezioni di lavoro del Pdci e del Prc

a Milano? Poche, pochissime. E allora

il tema dell’insediamento

dei comunisti nei territori

dove le mutazioni del

mondo del lavoro sono

più avanzate, non appare

più così scontato e banale.

Si può e si deve pur

cominciare, quindi. Noi

un tentativo l’abbiamo

fatto: due nostre sezioni

organizzano i lavoratori del

pubblico impiego e stiamo iniziando

a ragionare con i lavoratori

delle cooperative sociali.

Una cosa è certa: se la sinistra non capisce i profondi

mutamenti del lavoro, la sua diversa composizione

e le tendenze in atto, subisce delle tremende

sconfitte. Mica qualcuno - specie se marxista come

noi - vorrà dire che è un caso se nel Nord, dove

ci sono i più alti tassi di occupazione, la sinistra

ottiene meno voti che nel resto del paese? Sono

proprio i nostri risultati elettorali al Nord che ci

dovrebbero far capire quanto terreno abbiamo da

recuperare nell’insediamento tra i lavoratori.

F. F.

1995 al 2008 la Lombardia

ha cambiato volto.

Insieme alla sua struttura

produttiva è mutata la sua composizione

sociale. Nello stesso periodo

al dinamismo economico e sociale

ha fatto riscontro una incredibile

stabilità politica intorno a Formigoni,

il protagonista dell’affermazione

del cosiddetto modello lombardo.

Il modello lombardo si è caratterizzato

per una forte impronta

autonomistica. La sussidiarietà, in

particolare quella orizzontale, è stato

il principio che ha ispirato, più di

ogni altro, i programmi della giun-

SOLIDARIETÀ. La sezione del Pdci “Karl Marx” della zona Industriale

di Modugno (Ba) è solidale con il compagno Felice Di Leo.

Di Leo si è incatenato di fronte alla sede della Cgil proclamando lo

sciopero della fame. Alla Natuzzi - la sua azienda, dove gli operai

ta: è la società civile, l’imprenditoria

privata, profit e no profit, l’associazionismo,

la famiglia, la singola

persona che devono farsi carico di

rispondere alle proprie domande

sociali; si relega così lo stato ad un

ruolo marginale e suppletivo. In

coerenza con questa impostazione,

in sanità, cosi come per i servizi

socio assistenziali e socio-sanitari si

è avviato un processo che ha visto

affermarsi il principio della equiparazione

tra pubblico e privato:

così è cresciuto il privato. La sanità

privata, dal ‘95 ad oggi, ha raddoppiato

le risorse che riceve dal pubblico.

Successivamente si è avviata

alcune aziende ha già preso contatto con delegati

Fiom e cerca di utilizzarli per disorientare e

spaccare il mondo del lavoro. In qualche fabbrica

si sono affacciati i primi banchetti del partito di

Bossi: è pensabile che un fenomeno del genere

non ci riguardi? Il punto è che più la Cgil accetta

la svolta moderata, più è facile che certi segnali si

trasformino in un processo devastante».

Sullo sfondo ci sono i precari e le loro richieste

spesso inascoltate: «I giovani – sostiene Giuseppe

Zucchini, operaio siderurgico da 35 anni,

di cui 20 trascorsi da delegato Fiom a Brescia

– vivono la loro vita separando il lavoro e il resto;

in fabbrica sono qualunquisti ma sanno di poter

contare sul sindacato. Poi, quando escono, cercano

chiarezza su alcuni grandi temi e la trovano

nella destra. Ho a che fare con operai immigrati

che votano An perché temono che il clandestino

rubi loro il posto, o addirittura Udc in difesa

della famiglia. Resta il fatto che il precario-tipo

è ricattato e non si sente difeso: perciò cerca di

sfangarsela da solo».

PA. REP.

rimproverano anche i rappresentanti sindacali per il rischio di mobilità

di 1000 persone - le organizzazioni sindacali di categoria non

indicono le elezioni delle Rsu e Rls privando i lavoratori di una loro

rappresentanza, questo il motivo della contestazione di Di Leo.

LOMBARDIA Tutte le risorse trasferite al privato

Lo strapotere

di Formigoni

Cambiato il volto della società

una fase di privatizzazione, con la

trasformazione in Fondazioni degli

Istituti di ricovero e cura a carattere

scientifico (Policlinico, Istituto dei

Tumori, San Matteo di Pavia) e

con le sperimentazioni gestionali

pubblico-privato. Nel campo dei

servizi sociali è stata privatizzata

quasi tutta la rete delle ex Ipab che

assicuravano servizi socio sanitari

assistenziali ed educativi eccellenti.

L’altro principio fondamentale del

modello lombardo e quello della libera

scelta del cittadino. Il pubblico

si affida sempre più al mercato. Il

comune si fa più leggero, dismette i

propri servizi e distribuisce ai cittadini,

considerati dei clienti, buoni e

vouchers per acquistare sul mercato

le prestazioni. Una libertà di scelta

tutta teorica in quando le famiglie,

soprattutto quelle più fragili, non

possiedono adeguate conoscenze

e competenze per scegliere. Così si

spostano i rischi dalla dimensione

collettiva a quella individuale e/o

familiare con il risultato di avere

cittadini più soli. Si contrasta questo

modello rilanciando una strategia

politica e culturale che rilanci il

valore del pubblico intorno ad una

nuova idea delle funzioni pubbliche.

Esse vanno rideterminate e riorganizzate

avendo come fondamento,

l’idea che costituiscono i luoghi

della società – la fabbrica dei diritti

- nei quali assumono consistenza i

diritti di cittadinanza.

Vi è poi una questione squisitamente

politica. Il modello lombardo

non fa leva sullo sviluppo economico

e sulla capacità di generare risor-

se da parte del sistema produttivo e

del sistema economico-finanziario.

Le vere risorse su cui fa leva Formigoni

sono quelle pubbliche. Si

trasferiscono enormi risorse pubbliche

dal pubblico al privato, per

esempio nella sanità, nell’assistenza,

nella formazione professionale, nei

servizi educativi, attribuendo forte

rilevanza al no profit. Si finanziano,

così, attività sostanzialmente private

di piccole imprese, o cooperative

che, spesso, sono riconducibili alla

Compagnia delle opere. Cosa ha significato,

in termini di trasferimento

economico, trasferire da pubblico

al privato, ingenti risorse pubbliche,

sotto l’egida

Il comune

si fa più

leggero:

dismette

i propri

servizi e

distribuisce

ai cittadini

buoni e

voucher

per acuistare

le prestazioni

della sussidiarietà?

Perché su

questa domanda

non si interroga

la sinistra?

Perché in

questi anni non

ci si è misurati

con l’obiettivo

di costruire un

modello alternativo,proponendo

una

diversa gestione

delle risorse

pubbliche? Inerzia o affermazione

di una lobby bipartisan? Una bella

domanda per il futuro e per chi

vuole costruire una alternativa politica

oltre che economica, culturale e

sociale allo strapotere di Formigoni

in questa regione.

*SEGRETARIO GENERALE FP CGIL

LOMBARDIA


GERARDO GIANNONE

I l

compagno Pietro Ingrao

in un congresso del Pci, rivolgendosi

ai dirigenti del

partito disse «non mi avete

convinto» e uso quella frase

così giusta in quel periodo e in

quel contesto perchè è valida

ancora oggi.

Il percorso unitario che le

confederazioni sindacali stanno

attuando in questo periodo

lascia presupporre la fine del

Ccnl, e come negli anni 80 si

cercava di nascondere quello

che c’era dietro la riforma

della scala mobile, ora si vuole

nascondere quello che c’è dietro

questa riforma: la fine del

contratto collettivo nazionale

di lavoro.

Credo che le rassicurazioni

che il sindacato sta dando e il

finto referendum (vedi quello

sulle pensioni e welfare) siano

null’altro che il passaggio alla

terza fase del mutamento iniziato

nel 1986.

La mor-

te della scala

mobile ha

prodotto una

disuguaglianza

sociale di

grande rilievo;

ha portato

i lavoratori a

restare senza

soldi alla fatidica

terza

settimana e

a lasciare che

il rinnovo del

Ccnl, il quale

4

peraltro avviene sempre in ritardo

e con accordi al ribasso,

rimanesse l’unica arma di difesa

dei lavoratori.

I lavoratori di una grande

industria potranno contrattare

un fantomatico rinnovo contrattuale

di secondo livello diverso

da città a città ottenendo,

secondo quanto prospettato dai

dirigenti del sindacato, ampi

benefici sia economici sia occupazionali,

ma, come sempre

avviene in ogni favola c’è sempre

un pericolo nascosto.

Ad esempio, lo stabilimento

Fiat di Pomigliano che sorge su

un’area di 6 Km quadrati dove

lavorano 5 mila dipendenti

Fiat e circa 3 mila dell’indotto

interno, nella teoria potrebbe

beneficiare di lauti aumenti salariali

e potrebbe migliorare sia

gli aspetti di sicurezza sia quelli

di lavoro, però, il tutto può avvenire

solo a una condizione: la

produzione.

Nasce la domanda: chi garantisce

la produzione? Il padrone?

e perché dovrebbe garantire

la produzione in un sito

che rivendica più soldi e più

sicurezza?

La domanda seppur provocatoria

è sensata. A tuttoggi

l’ad Marchionne ancora non ha

deciso quale missione produttiva

dare al sito pomiglianese. Se

noi oggi fossimo in fase di trattativa

contrattuale non avremmo

elementi di supporto alle

nostre rivendicazioni, e tra l’altro,

se noi dipendenti della Fiat,

Giovedì 29 Maggio 2008

DIRITTI AL CAPOLINEA

«La strada

dello sviluppo

non

può essere

disegnata

dalle imprese,

e il

mercato

non può

essere

l’unico elemento

di

progresso»

e dipendenti dello stabilimento

più grande del mezzogiorno

abbiamo difficoltà a chiedere

aumenti, figurarsi quelli più

piccoli dove il sindacato proprio

non esiste.

Passare da una citazione di

Ingrao a una di Andreotti è una

forzatura ma permettetemi di

farlo comunque: «a pensar male

si fa peccato ma a volte ci si

azzecca».

Negli anni del dopoguerra

fino agli inizi degli anni 90

esisteva un sindacato di classe

e di lotta, poi siamo passati

ad un sindacato concertativo e

partecipativo (nessuna concer-

tazione ha mai dato risultati per

i lavoratori) ora con la vittoria

della destra Berlusconiana e

con l’esclusione dei comunisti

dal Parlamento si sta pensando

ad un sindacato di servizio.

Questa formula di fatto già

esiste, basta guardare al ruolo

che hanno i servizi di assistenza

fiscale e quella relativa alle

pratiche Inps. Insomma i soldi

che girano fra i rimborsi dei

vari Caf e Previdenza abbinati

alla automatica iscrizione al

sindacato da parte dei pensionati

(i quali sono circa il 50%

del totale degli iscritti di Cgil

Cisl e Uil) lascia presupporre

che la voglia di volare alto sia

meno forte di quella di stare sul

ramo ad aspettare.

Il sindacato, in questo contesto

storico dove anche il sindacalismo

di base viene stralciato

dalle fabbriche e quando ha la

forza di resistere è ridotto a puro

simbolo, sta legittimando la

richiesta di Confindustria e del

governo di annullare quanto

di buono è rimasto delle lotte

degli anni settanta: il contratto

collettivo nazionale di lavoro.

Credo che bisogna cominciare

un’altra volta a sognare

tenendo ben presente ciò che

avviene senza quindi dimen-

primopiano

Il nuovo modello dà il via al “sindacato di servizio”

NUCLEARE

Una falsa soluzione a un problema vero

A 21 ANNI dal referendum con il quale, seppur sull’onda emotiva

del disastro di Cernobyl, gli italiani hanno deciso a larghissima

maggioranza di bandire la produzione di energia nucleare, ora il

governo delle destre ci riprova e promette entro il 2013 le prime

pietre di tante nuove centrali nucleari nel nostro Paese. Sarebbe

sbagliato liquidare la questione rubricandola nel libro dei sogni,

o degli incubi, del Berlusconi quarto. Dobbiamo attrezzarci ad

analizzare con serietà la questione perché questo tema sarà un

banco di prova dell’opposizione sociale dei prossimi anni. Opposizione

a quel progetto che si scontrerà con le crescenti, motivatissime,

preoccupazioni per la crisi energetica globale. Ma

tornare ora al nucleare è praticabile, conveniente e sicuro? Pare

proprio di no. Per quattro validi motivi che sono noti anche ai

sostenitori del nucleare e che sono alla base delle previsioni della

stessa Aiea di una riduzione del nucleare su scala mondiale dal

15% al 13% entro il 2030 (che poi è l’anno nel quel è prevedibile

ticare il metodo usato dal direttore

del Gb Vico (Fiat) di

Pomigliano che ha intimorito i

lavoratori attraverso lettere spedite

alle famiglie, che ha cercato

la partecipazione alla produzione

ma non ha accettato che

qualcuno potesse “disturbare il

conducente”. Questo è il sintomo

dell’arretramento culturale

in atto.

Concludo ricordando che la

strada dello sviluppo non può

essere disegnata dalle imprese

ma che, al contrario, possiamo

affermare che proprio quel modello

è fallito e che il mercato

non può essere l’unico elemen-

che il programma nucleare italiani possa realisticamente vedere

la luce)

1. richiede investimenti e tempi di realizzazione ingenti;

2. la materia prima, l’uranio, scarseggia;

3. produce scorie pericolosissime e non smaltibili;

4. non è vero che ora le centrali sono sicure.

Partiamo dal primo problema. Se decidessimo oggi di riportare

il nostro Paese nel club del nucleare allineandolo alla

produzione elettrica media Ue da nucleare (30%), dovremmo

costruire 8 reattori come quello che sta realizzando la Finlandia

(il più grande al mondo), oppure 8 come gli ultimi completati in

Francia, oppure 12 di quelli più grandi in costruzione in Cina o

13 di quelli di tipologia russa. Quindi servirebbero tempi lunghi

e investimenti economici giganteschi dei quali Belrusconi non

parla. Per non parlare della scelta dei siti. Sulla realizzazione concreta

delle centrali poi dovremmo andare a vedere che succede


primopiano 5

Giovedì 29 Maggio 2008

to di progresso.

Ripartire dal sogno che

tutti i lavoratori siano uguali

e che tutti abbiano diritto ad

un salario giusto (intendendo

per giusto una retribuzione di

minimo 2300 € mensili) non è

utopia e se anche fosse voglio

dirvi come Eduardo Galeano la

descrive:

«L’utopia è come l’orizzonte,

fai un passo e si allontana di un

passo fai due passi e si allontana

di due passi fai dieci passi e si

allontana di dieci passi. Allora

a cosa serve l’utopia? Serve a

camminare». La classe operaia

è ferma da troppo tempo.

INBREVE

ROSSANO ROSSI

N egli

ultimi 15 anni abbiamo

avuto uno spostamento

costante della ricchezza dai

salari alla rendita e ai profitti, con

una dinamica delle retribuzioni

nette inferiore a quella inflazionistica

senza alcuna ridistribuzione di

produttività e con un crescente impoverimento

dei lavoratori, che in

ampie fasce si è tradotto in impoverimento

assoluto. Abbiamo poi

avuto una affermazione disastrosa

della precarietà, iniziata con il famigerato

“Pacchetto Treu” e proseguita

con la “Legge 30”, che ha

colpito i soggetti più esposti della

società come i giovani, le donne, i

migranti e gli over 50, e che inoltre,

si è rivelata terreno favorevole per

gli incidenti sul lavoro.

L’accordo del 23 luglio 1993

sul modello contrattuale non ha

quindi tutelato i salari, l’accordo del

23 luglio 2007 sulla reiterazione

dei contratti a termine è l’emblema

dell’inefficacia della lotta alla precarietà!

Tutto questo in un quadro

in cui per le strade imperversano

“fascistelli” vari, i comunisti sono

stati mandati a casa e il buonismo

la fa da padrone.

E deve essere veramente buona

anche la piattaforma sulla “Riforma

del modello contrattuale” perché

va bene a tutti, piace a Cisl e

Uil, alla Mercegaglia e Montezemolo,

all’Ugl, al governo e all’opposizione,

rischia di piacere più della

Nutella!

In realtà la piattaforma sul

modello contrattuale approvata

da Cgil Cisl e Uil è già di se un

cedimento della Cgil rispetto alla

linea che aveva deciso nell’ultimo

Congresso di Rimini, e ciò avviene

abbracciando la filosofia da sempre

cara alla Cisl. Infatti, non si persegue

l’aumento salariale e il recupero

della produttività nel Contratto

in Finlandia ad Olkiluoto dove

per la nuova centrale che stanno

costruendo i francesi della

Areva, ci sono ritardi ormai

di due anni sulla realizzazione

ed una lievitazione dei costi di

700 milioni di euro. Rischiamo

insomma di avviare un progetto

che sarà una idrovora di

denaro pubblico e che potrebbe

entrare in funzione troppo

tardi per la stessa emergenza

energetica.

In secondo luogo, ed in

modo collegato ai tempi di

realizzazione, c’è il non secondario

problema dell’esaurimento dell’uranio. L’uranio (precisamente

il suo isotopo uranio-235) è il maggiore “combustibile” di

una centrale nucleare. Ma quanto uranio c’è nel mondo? Poco,

molto poco. Lo dicono le analisi di settore e lo dice il mercato.

Per il centro di ricerca australiano Abare e per l’Agenzia internazionale

dell’energia (essa stessa favorevole all’uso dell’energia

NO GRAZIE. Sgobio: «Come dimostra la presa di posizione di Marcegaglia,

anche sul nucleare, si è aperto l’appetito dei padroni, pronti

a buttarsi sulla ghiotta e appetitosa torta. Puntare sul nucleare, come

fa il governo Berlusconi e Confindustria significa sabotare strumental-

nazionale ma si depotenzia cercando

di spostare le rivendicazioni

salariali nella piattaforma fiscale

e nelle varie contrattazioni di secondo

livello, che adesso, è bene

ricordare, esclude oltre il 90% dei

lavoratori. Si continua a legare gli

eventuali aumenti di stipendio al

recupero inflazionistico e dopo

il fallimento dell’inflazione programmata

del ‘93 questa volta in

un delirio di fantasia si parla di “inflazione

realisticamente prevedibile”,

e in un mondo in cui è oggettivamente

impossibile prevedere ciò

che avviene nel giro di poche settimane

(basti pensare all’andamento

del costo del petrolio o del grano

nucleare), la domanda mondiale di uranio potrà essere soddisfatta

solo fino al 2030. Il mercato dell’uranio ci dice che mentre

nel 2003 il prezzo di una libbra di uranio oscillava attorno ai 10

dollari, oggi siamo già sopra i 62 dollari: una crescita record. Le

agenzie finanziarie prevedono che il prezzo potrà superare i 100

dollari entro 6 mesi.

Inoltre come è noto le scorie nucleari sono pericolosissime

per migliaia di anni e quindi i costi dell’energia nucleare sarebbero

reali solo se mettessimo in conto anche la filiera dello smaltimento.

E in un Paese che deve ancora risolvere problemi ben

più semplici di smaltimenti dei rifiuti urbani e che le sue scorie

nucleari derivanti dalle centrali pre-referendum deve ancora sistemarle

sorge più di qualche legittimo sospetto.

Infine la sicurezza. Ci raccontano che si starebbe lavorando

alle centrali sicure di quarta generazione. Non è vero. O almeno

non saranno quelle che vuole costruire Berlusconi. Perché quel

tipo di reattore al quale stanno lavorando principalmente gli Stati

Uniti (recentemente si è aggiunta anche l’Italia), che sarebbero

raffreddati ad acqua e a gas o quelli a “spettro veloce”, sarebbero

pronti a livello di prototipo non prima del 2030 (ancora questa

data!)

NICOLA ATALMI

mente la volontà degli italiani, che ventuno anni fa, in un referendum, si

sono espressi contro. Il rischio incidenti, il problema dello smaltimento

delle scorie e degli impianti in disuso sono problemi reali di fronte ai

quali i cittadini del nostro Paese hanno già detto “no, grazie”».

LA PIATTAFORMA

Più adatti i rinnovi annuali

Eppure la riforma piace a tutti, più della Nutella

e dei cereali) si cede alla triennalizzazione

della vigenza contrattuale,

quando in realtà sarebbero

più adatti e giusti rinnovi annuali

dei contratti. Nella piattaforma si

rivaluta la bilateralità tanto cara a

Cisl e Uil, che però lasciano sola

la Cgil a contestare la detassazione

degli straordinari, operazione

fatta al posto della riduzione delle

tasse sulla busta paga di tutti i

lavoratori e soprattutto sbagliata

e ingiusta perché si privilegiano i

lavoratori che possono lavorare di

più, una minoranza, e si discriminano

innanzitutto le donne. Inoltre

si danneggia l’occupazione soprattutto

dei giovani. S’incentiva il

peggioramento delle condizioni di

lavoro con danni certi alla salute e

alla sicurezza di tutti i lavoratori!

La nuova politica sindacale

sui modelli contrattuali, l’indebolimento

del Contratto nazionale,

rischia la trasformazione del sindacato

in appendice paraistituzionale,

una scelta che può aggravare

definitivamente una concezione

sindacale partecipativa e rivendicativa,

un modello che è l’architrave

su cui si regge la nostra idea

di democrazia, basata sul diritto

diseguale che bilancia il dislivello

di potere tra capitale e lavoro.

Ora se non vogliamo che la

sconfitta politica diventi la definitiva

sconfitta sociale del paese

bisogna che la Cgil riscopra la sua

natura vertenziale e di lotta, mollando

l’alibi del difficile contesto

socio-politico, non ascoltando le

sirene del “buonismo”! Nessuno è

cattivo per natura ma quando un

operaio è costretto a lavorare 12

ore al giorno, quando comunque

non ha i soldi per arrivare alla fine

del mese, quando viene sfrattato,

quando vede i propri figli che

con sacrifici immensi è riuscito a

far studiare affogare nel mare della

precarietà, quando ti tolgono vita

e dignità, allora c’è poco da essere

buoni e diventa giusto anche

arrabbiarsi e lottare! La Cgil negli

anni del governo Prodi è purtroppo

ricaduta nella sindrome

del “governo amico”, ora sarebbe

assurdo e paradossale essere subalterni

a “governi ombra amici” a loro

volta troppo amici di un brutto

governo vero!


FRANCESCO FRANCESCAGLIA

L a

6

ricostruzione della sinistra

in Italia sarà una lunga

traversata nel deserto,

perché, ancor più della rovinosa

sconfitta elettorale, pesa l’ormai

compiuto mutamento del senso

comune nella nostra società.

Dopo vent’anni di resistenza

delle sinistre, la cultura e i valori

delle destre sono ormai egemoni.

Berlusconi l’ha capito, Fini

l’ha detto esplicitamente: «Non

siamo più figli di un dio minore

[…] si onorano i nostri morti, la

nostra politica diventa centrale.

E’ la dimostrazione che abbiamo

davvero vinto». Le destre italiane,

però, non sono come le altre che

governano in Europa. Tengono

insieme i fascisti, i razzisti della

Lega, i collusi coi mafiosi e sono

guidate da uno come Berlusconi.

La specificità italiana è questa: la

natura tendenzialmente non democratica

delle destre.

Uno scenario da “fine della

storia”, per dirla con Fukuyama.

Ma davve-

ro pensiamo

che il capitale

abbia risolto

le sue contraddizioni?

La

risposta, per i

comunisti, è

scontata. Ma

il combinato

disposto del

nuovo senso

comune e di

un sistema

politico che

normalizza e

soffoca ogni conflitto sociale ed

istituzionale costituisce una miscela

esplosiva che ci pone una

sfida difficilissima: rilanciare la

battaglia delle idee per riuscire,

un domani purtroppo ancora

lontano, a trasformare la società e

a superare il capitalismo.

Il disgregarsi dell’egemonia

culturale della sinistra negli ultimi

vent’anni, ci ha portato a fare

resistenza per difendere le conquiste

del movimento operaio

ed arginare le derive neoliberiste.

Con questa logica il ruolo della

sinistra è divenuto subalterno,

passando dal “migliorismo” al

“menopeggismo”. I comunisti, in

particolare, hanno subito la costante

imposizione dell’agenda

politica da parte delle forze mo-

Giovedì 29 Maggio 2008

RICOSTRUIRE A SINISTRA

Ricominciamo

dai comunisti

La débacle elettorale dell’Arcobaleno

ha reso quel progetto irrecuperabile

Dopo 20

anni di resistenza

delle

sinistre, la

cultura e i

valori delle

destre sono

egemoni.

Berlusconi

l’ha capito,

Fini l’ha dettoesplicitamente

derate della coalizione ed hanno

cercato di aprire le contraddizioni

interne al centrosinistra contrapponendo

rifiuti netti sostenuti,

molto spesso, dalle dinamiche di

conflitto presenti nella società, nei

movimenti e nel mondo del lavoro.

Progressivamente la politica

del “no” ha segnato di se

l’identità della sinistra,

dei comunisti

e delle forze

d’alternativa,

fino quasi far

scomparire,

nell’immaginario

collettivo, l’idea che

la sinistra abbia an- an-

cora un progetto di

trasformazione della società. La

proposta politica dei comunisti

che vogliono parlare al Paese,

per provare a cambiarne il senso

comune, non può più essere percepita

come mera sommatoria di

“no”, ancorché derivanti da giustissime

rivendicazioni. Dobbiamo

riappropriarci di una nostra

proposta di alternativa di società

e tradurla in precise rivendicazione

programmatiche: una svolta a

sinistra sui contenuti riformatori.

Noi non siamo sufficienti per

cimentarci con questo compito.

Per questo abbiamo raccolto l’appello

che ci propone un processo

di riunificazione dei comunisti, a

partire dal Pdci e dal Prc, per ricostruire

la sinistra.

La debacle elettorale dell’Arcobaleno

ha reso quel progetto

irrecuperabile e, infatti, i Verdi

veleggiano verso il Pd con Boato

e Sd mira al partito unico della sinistra.

Cosa rimane fuori da queste

ipotesi inaccettabili? Restano

i comunisti, noi e il Prc, ovvero

coloro che non sono disponibili a

fare una bolognigna con 20 anni

di ritardo, e restano i tanti, tantissimi,

che sono fuori dai partiti e

sono di sinistra. Per questo oggi

proponiamo di partire dall’unificazione

del Pdci col Prc. Riunificazione,

non una costituente

comunista, che vorrebbe dire

sciogliere il partito ancor prima

che gli altri ci abbiano risposto

positivamente.

Per riuscire in questa impresa

non possiamo rassegnarci a fare

testimonianza. Un partito che si

richiama al marxismo e al leninismo

non è tale se si riduce a un circolo

culturale settario rinunciando

ad esaltare il momento soggettivo

dell’autonoma iniziativa del partito.

Un partito comunista che si

richiama a Togliatti e Berlinguer

non è tale se non si pone il problema

del governo del Paese, scadendo

nel massimalismo. Il Partito

dei comunisti italiani rinnegherebbe

se stesso

se non praticasse,

sempre e con

tenacia, la politica

delle alleanze

possibili e se

non avesse una

linea d’attacco

unitaria.

Tutto è in

movimento in

questa fase politica complicatissima:

la nostra proposta politica,

sulla quale terremo il congresso,

ci consente di tracciare una rotta

a partire dalla nostra identità

e ci consente di avere un profilo

che miri a ricostruire la sinistra

in Italia: intanto cominciamo dai

comunisti.

POLTRONISTI

Della serie “un

uomo per tutte

le stagioni”. Dini

è stato eletto

presidente della

commissione

Esteri del Senato.

L’ex presidente

del Consiglio,

esempio da manuale

del trasformismo

italico,

succede dunque

a se stesso

LAURA BOTTAI

G li

uomini e le donne non sono uguali

e il neutro non esiste; l fuomo

non può rappresentare entrambi,

né parlare a nome degli uni, comprenden-

do anche le altre. I problemi e le questioni

quotidiane, la materialità della vita

resteranno fuori dalla politica

fino a quando sarà solo

un genere a decidere e

saranno anche donne ad

assumersi la responsabilità

delle scelte.

Nella fase congressuale

appena avviata, è necessario

rimettere al centro

della nostra riflessione

anche la presenza sessuata,

realizzare una nuova

solidarietà tra i generi

per risolvere insieme, e in ugual misura,

il vero conflitto, che è e resta quello

di classe. Senza tuttavia dimenticare che

quando si parla di classe operaia, occorre

tenere presente che, qualunque sia il gene-

politica

GENERI Una nuovo patto sociale per risolvere il conflitto di classe

Compagne e compagni

confrontiamoci...

re, si tratta pur sempre di precari, sfruttati,

e discriminati. Infatti, il genere femminile

non gode degli stessi diritti dell faltro,

persistono disparità politiche, economiche,

sociali, la dignità e la libertà delle donne è

continuamente calpestata, ferita, utilizzata,

come si è visto anche recentemente, con

le ultime vicende legate alla legge 194/78

e con le continue uccisioni, massacri, ecc.

che vedono le donne tra i bersagli preferiti,

spesso – ingiustificabilmente troppo spesso

– grazie anche all findifferenza, quando

non acquiescenza, della nostra classe di riferimento.

Intendiamo perciò sollecitare i compagni

a confrontarsi con noi per ridefinire

una gvisione del mondo e della vita h plurisoggettiva

e condivisa: non si può avere la

pretesa di essere comunista, se si continua

a comportarsi secondo una cultura piccolo

borghese e discriminatoria, funzionale al

potere economico e non alle persone.

L felaborazione delle donne, la critica

all funiversalismo astratto, dimostrano

come la differenza sia un valore, un con-


politica 7

Giovedì 29 Maggio 2008

HANNODETTO

OSKAR LAFONTAINE. Presidente della Linke. «Abbiamo il vento della storia che soffia nelle nostre

vele»: lo ha detto al congresso della formazione della sinistra nata lo scorso anno in Germania che ha

riconfermato Lafontaine e Bisky ai vertici. Il leader dell’ormai terzo partito tedesco (i sondaggi lo fotografano

al 14%) si dice sicuro di una prossima fine del governo della Grande Coalizione (Cdu-Spd)

Una sinistra

tributo fondamentale a tutta la politica.

Soprattutto esorta a compiere una svolta

culturale nelle scelte: non percorsi paralleli

o separati, ma sollecitazioni a superare stereotipi

radicati e culturali che autorizzano

discriminazioni di genere, oltre a quelle

etniche e razziali, ormai diventate sentire

comune, pure di parte dei nostri compagni

e dei nostri elettori.

Per noi essere donna in politica è un

valore aggiunto che vogliamo condividere

con tutto il partito: con i compagni, perché

tempi, modi e priorità della politica siano

scelti insieme, siano accessibili a più donne

(ma anche più uomini c) per un progetto

politico concreto e credibile, ma prima di

tutto con le altre compagne, le quali legittimamente

sono convinte, al

contrario, che non esistono differenze

di sesso in politica.

È importante perciò potersi

incontrare per scambiarci idee

ed esperienze affinché diventino

proposta di tutto il partito;

lo statuto prevede l fAssemblea

delle donne, che tuttavia non

è stata mai attivata, né sono

previsti i modi per avviarla, a

riprova della poca attenzione

del partito alle questioni che le donne

pongono; è vero che il Comitato centrale,

è composto in numero pari da donne

e da uomini, ma è stato il prodotto di un

raddoppio degli organismi del partito, e i

posti di potere restano agli uomini; non

LUCA ROBOTTI

N elle

sono state le donne a scegliere, si è trattato

di una semplicecooptazione, o inclusione

subalterna, compiuta sempre e solo dagli

uomini.

In Toscana, un gruppo di compagne

ha provato a costruire un gLuogo di

donne h, con risultati minimi, ma positivi;

oggi la nostra pur breve esperienza la mettiamo

a disposizione di tutte quelle compagne

siano interessate a percorsi simili (i

riferimenti sono: ldidonne.@gmail.com,

tel. 3270497784), in particolare in vista

del congresso dove vogliamo essere protagoniste

paritarie delle scelte. Inoltre, in

assenza di una struttura specifica dove

le donne possano confrontarsi

per con–correre (ossia contribuire

insieme ai compagni e

a quelle donne che non

sentono la necessità di

conclusioni, all’ultimo

Comitato centrale,

il Segretario Diliberto

affermava che, se non fosse

stato concomitante con i nostri

lavori, lui avrebbe partecipato

alla manifestazione di Torino.

Voglio dirgli, in modo educato,

che avrebbe sbagliato, che un

segretario di un partito che si

richiama al Pci, non dovrebbe

neanche porsi il problema di

partecipare ad un corteo convocato

per chiedere il boicottaggio

della cultura e l’annullamento

di uno Stato democratico.

Anzi, un partito comunista

si pone il tema delle modalità

organizzative e politiche della

manifestazione, chiedendosi

prima se queste rafforzano la

lotta ed il perseguimento dell’obbiettivo

o no.

Il compito dei comunisti è

quello di schierarsi con i pacifisti

di ambedue le parti, dalla

parte di coloro che perseguono

una specifica elabora-

zione di genere)

a realizzare quel

gnuovo inizio hsi

riferisce anche il

Segretario Diliberto,

proponiamo di individuare

questo luogo,

fino a quando non siano definite

o ridefinite le regole e i luoghi della

politica del partito, come riferimen- riferimen-

to autorevole per quelle compagne che

preferiscono l fidentità all fomologazione

e come interlocutore il partito nel suo

complesso.

ampia e plurale

Il congresso servirà a chiarirci la natura

identitaria e lo scopo del nostro partito

AL TELEFONO

D’Alema riceve

una telefonata

di un amico dal

Brasile: «Nei

Paesi vecchi e

impoveriti governa

la destra,

in quelli giovani

e pieni di speranze

la sinistra».

D’Alema

ha provato un

certo rammarico...

la creazione di due stati per i due

popoli, e non di scatenare sentimenti

di vicinanza a Israele ed

alla sua politica espansionistica

da parte dell’opinione pubblica

italiana.

Alla Palestina, al suo popolo,

servono alleati e risonanza

positiva nell’opinione pubblica

e nella stampa internazionale,

contro coloro che descrivono

la loro lotta come violenta e del

terrore armato, fatta da terroristi

in loco ed estremisti e massimalisti

in giro per il mondo. Serve

coraggio, fermezza per dire che

non è bruciando le bandiere di

Israele e chiedendone il suo annullamento

come Stato che si

aiuta la pacificazione tra i due

popoli. Era, quindi, sbagliato

aderire e occorre al più presto

aprire un dibattito vero sulla

nostra politica estera e sulle

modalità di tessere relazioni

internazionali e di scegliere i

nostri interlocutori.

Il congresso servirà anche a

questo, oltre che a chiarirci sulla

natura identitaria e sullo scopo

storico del nostro partito, che io

ritengo debba essere quello di

unire la sinistra e creare le condizioni

per dare ai lavoratori un

soggetto organizzato più ampio,

forte e ancorato alle culture della

sinistra italiana, in cui i comunisti

siano egemoni. Una prospettiva

ineludibile che non può venire

dopo a nulla, prioritaria.

Non condivido “l’unità dei

comunisti” proposta dal Segretario,

non capisco cosa voglia

dire e cosa potrebbe produrre,

visto le esigue e “selezionatissime”

adesioni all’appello, il

diniego del Prc e il poco interesse

tra il popolo di sinistra. Ci

porteremmo

Occorre

aprire un dibattito

vero

sulla nostra

politica

estera e sulle

modalità

di tessere

relazioni internazionali

e di scegliere

i nostri

interlocutori

su un terreno

identitario

minoritario

e dal respiro

cortissimo,

finiremmo

in un vero e

proprio fortino,

assediato

all’esterno dal

Pd e in eterno

conflitto interno

con chi

proveniente

dall’Ernesto,

chi da Essere comunisti o da

qualche altro gruppo o gruppetto.

Una proposta, peraltro,

fuori dalla stessa tradizione del

Pci. Sarebbe la fine di una prospettiva

di cambiamento socia-

le reale, il rischio dell’autorefe-

renzialità; sicuramente non una

scelta utile al movimento operaio,

una scelta di ceto politico,

di conservazione, che peraltro

lascerebbe i territori in preda

alla gestione sempre più personalistica

dei gruppi dirigenti,

causa dell’abbandono, già

ora, di molti compagni

dalla militanza attiva.

La vera sfida è oggi,

come lo è stata nel

‘98, è la costruzione di

una sinistra ampia,

plurale e soprattutto

popolare,

mai culturalmente

minoritaria.

Non abbiamo

altre strade, an-

che per questo il

nostro deve essere un congresso

vero, su posizioni chiare e distinte,

senza più falsi unanimismi.

Il nostro compito storico è

quello di aiutare il processo di

ricomposizione della sinistra

che ne colmi l’assenza dai processi

di cambiamento e ne rilanci

il ruolo di governo, all’interno

di una alleanza di centro

sinistra.

Io intendo impegnarmi con

tante altre compagne e compagni

su questo terreno, per salvare

il nostro partito e la sinistra

innanzitutto.


MANUELA PALERMI

S e

8

addirittura viene cancellata

la rappresentanza parlamentare,

vuol dire che s’è determinata

una rottura drammatica col tuo

elettorato, che sono subentrate una

critica e una sfiducia che lo hanno

indotto a respingerti. Occorre riflettere

e cercare di capire. Non tanto

degli altri, ché serve a poco, ma di noi.

Cominciamo dai venti mesi del

governo Prodi. Siamo stati troppo

piegati, troppo pressanti? Se penso

al Senato, posso dire in piena sincerità

che abbiamo pressato molto.

Piegati no. Rissosi qualche volta.

Niente di male, ma non siamo riusciti

a determinare sbocchi. Prendiamo

i due punti su cui lo scontro

è stato più forte: la guerra in Afghanistan

e il protocollo sul welfare.

Venivamo da un risultato forte:

il ritiro dei militari dall’Iraq, e

speravamo che quella scelta se ne

trascinasse dietro altre, ad iniziare

dall’Afghanistan. Non essendo

gattini ciechi, sapevamo che l’Afghanistan

significava equilibri decisivi

nei rapporti internazionali,

ad iniziare dagli Usa. E d’altronde

D’Alema stava portando significativi

cambiamenti nella gestione

della politica estera da noi apprezzati:

la questione israelo-palestinese,

in primo luogo, e il protagonismo

positivo in occasione del Libano.

La maggioranza in Senato aveva

solo due voti in più, più tardi uno

solo, così che ogni scelta diventava

di vita o di morte del governo. E

l’ostilità del Vaticano, degli Usa e

di Confindustria si inaspriva ogni

giorno.

Questo avrebbe dovuto renderci

più cauti? Va aggiunto

che su tutta la Sinistra

presente in Parlamento

pesava come un macigno

la scelta del ’98 del

Prc di provocare la caduta

di Prodi. Contro

quella scelta noi arrivammo

alla scissione

e fondammo il Pdci,

eppure l’opinione pub-

blica ci percepiva come cor- corresponsabili

di quella caduta.

Sono invece convinta che abbiamo

pagato il nostro comportamento

sul pacchetto welfare.

Ci siamo rivoltati ad un pessimo

accordo che smentiva clamorosamente

il programma dell’Unione

e sviliva l’unico risultato di valore

da noi raggiunto: il superamento

del precariato nelle pubbliche amministrazioni.

Nella nostra rivolta

abbiamo smarrito la dimensione

politica replicando quella sindacale,

percorrendone lo specifico terreno.

Giovedì 29 Maggio 2008

RICOSTRUIRE A SINISTRA

Le ragioni di una sconfitta

Si è determinata una rottura drammatica

con l’elettorato, la sinistra cancellata dal Parlamento

Il referendum indetto dai sindacati

ha smentito clamorosamente noi

ed ha contemporaneamente isolato

quei lavoratori, contrari all’accordo,

che volevamo difendere e rappresentare.

Una doppia sconfitta. Il

nostro dissenso aveva comportato

le ire di tutta la maggioranza, la Bonino

aveva dato le dimissioni, Dini

minacciava, e venivamo presentati

al Paese come quelli che avrebbero

fatto cadere il governo. Equivoco

che persiste nel senso comune.

Mi sono chiesta più vol- t e ,

anche con qualche an-

goscia, se in

quell’occasione

non avremmo

dovuto votare

contro. Avremmo

dovuto far

cadere il governo su un

accordo che aveva avu-

to il pronunciamento

maggioritario dei lavoratori? Quando

la passione non ha il sopravvento,

mi dico che il nostro isolamento sarebbe

stato pauroso. Penso piuttosto

che non saremmo dovuti arrivare a

quel punto, che avremmo dovuto

tenere divise le competenze politiche

da quelle sindacali e aspettare

con più consapevole attenzione il

RAFFAELLA ANGELINO

«P

enso che non si possa prescindere dal

risultato elettorale, però credo che

dobbiamo continuare a pensare che

l’idea di una sinistra unita è fondamentale soprattutto

in un periodo in cui non è rappresentata

al Parlamento». Così Wladimir

Luxuria, deputata uscente di Rifon-

dazione, sempre in prima fila nelle batta- batta-

glie per l’uguaglianza, la libertà,

il riconoscimento dei diritti. Ed

è, infatti, preoccupata per «l’aria

xenofoba e omofoba» che si respira

in Italia. «In questo clima

culturale clerico-governativo

rischiamo un imbarbarimento

incredibile».

Dopo il risultato elettorale

da dove deve ripartire la sinistra?

Credo molto in una sinistra unita, dinami-

ca, aperta ai movimenti, capace di accogliere

le trasformazioni di una società, non per subirle,

ovviamente, ma per governarle e interpretarle secondo

i criteri storici dei nostri partiti, a partire da

quello dell’uguaglianza: diritti sociali e diritti civili

sono due questioni che devono essere trattate in

maniera intrecciata e contemporaneamente.

C’è un appello sostenuto da associazioni,

movimenti, intellettuali, mondo del lavoro che

chiede ai due partiti comunisti, Pdci e Prc di “ripartire

da noi”: che ne pensi?

C’è un’unione fisiologica tra i due partiti che si

richiamano al comunismo, Rifondazione e Pdci.

E non è una fusione a freddo, come è avvenuto

risultato referendario.

Avremmo dovuto tenere stretto

il legame con i lavoratori che s’erano

opposti mantenendo aperti gli

obiettivi nel lavoro istituzionale, non

considerando definitivo l’accordo e

non lasciandoli così soli e senza parola

nella sconfitta. Non facile, ma

avremmo dovuto provarci. E invece

ci siamo trovati lontani dal senso

comune, completamente soli nella

maggioranza, con un rapporto del

tutto negativo con la Cgil che addirittura

accusammo

di brogli e con una

drammatica distanza

proprio da

quei lavoratori che,

come noi, avevano

respinto l’accordo.

Ho pensato

spesso allora che

i lavoratori non ci

chiedono di perdere

con loro; ci chiedono uno

schieramento e un’appartenenza alla

loro classe per portare miglioramenti

(nei momenti duri anche minimi,

anche graduali) alla loro condizione.

Se questi due fatti, come io credo,

sono stati emblematici della nostra

esperienza di governo, non possono

però essere considerati esaustivi

L'intervista

del nostro fallimento. E qui entra

in gioco la Sinistra arcobaleno.

Un cartello elettorale, niente di più,

a cui nessuno ha creduto. Inoltre nel

partito s’era aperto il pesante sospetto

di un possibile scioglimento del

Pdci nella Sinistra arcobaleno. Del

tutto falso. Ma i comportamenti

ne sono stati segnati. Avremmo

dovuto fare i salti mortali per dare

dignità alla Sinistra arcobaleno,

avremmo dovuto rassicurare gli

elettori sul suo futuro (sennò perché

votarla?), avremmo dovuto recuperare

ed esaltare la spinta unitaria

della manifestazione del 20 ottobre,

scendendo in piazza, manifestando

la possibile unità. Abbiamo fatto il

contrario perché la difesa del partito

è stata più urgente della prospettiva.

Le provocazioni di Bertinotti

sul soggetto unico ci hanno spinto

a prendere le distanze, a sentirci

“diversi” da quell’accozzaglia di diversi

tra loro, irrigidendo la nostra

identità. Abbiamo dato per certo

che i voti sarebbero arrivati, che non

c’era bisogno di sporcarci le mani.

C’è anche un’altra e più pesante

storia che va raccontata, perché

la fragilità del voto non si

spiegherebbe solo con un’analisi,

anche più attenta della mia, dei

Vladimir Luxuria

CAMMINIAMO INSIEME

COME NEL QUARTO STATO

per il Pd, perché abbiamo un percorso, un’origine

comune, i valori in cui crediamo sono gli stessi.

Credo che le vicende che hanno comportato la

scissione siano superate. Dunque, come in un

“quarto stato”, queste due grandi figure - i due

partiti - devono tenersi mano nella mano, assieme

a chi vuole camminare con noi. Magari con

meno diktat...

A cosa ti riferisci?

Sia sul simbolo, sia sulle candidature,

la Sinistra arcobaleno

è sembrata un’operazione calata

dall’alto. Questo ha contribuito

a creare la sfiducia che poi si

è tradotta nel calo del consenso

elettorale. Ora è un momento di

assestamento, bisogna capire in

quanti credono nel progetto dell’unità,

ma la cosa fondamentale

è fare una consultazione con gli

iscritti, ritornare a fare dibattiti, incontri, radicarsi

nei territori, sentire gli umori dei tesserati. E’ più il

contenuto di un progetto a determinarne il sim-

politica

C’è un’unione fisiologica tra Prc e Comunisti italiani

bolo che viceversa.

E comunque i simboli del lavoro non sono

superati...

Assolutamente, sono di grande attualità. C’è

una frase di Giorgio Gaber che dice: “Qualcuno

era comunista perché chi era contro era comunista,

qualcuno era comunista perché sognava una

libertà diversa da quella americana,

qualcuno era comunista

perché pensava di poter essere

felice solo se lo erano anche gli

altri”. Ecco, quest’ultima frase

per me riassume quello che è il

comunismo.

In che modo stai continuando

a fare politica in questo periodo?

Come la facevo prima del

2006. Non ho mai perso i contatti

con il mio movimento, infatti parteciperò

al Gay Pride di Roma, di Biella, di Bologna:

non mi sento meno legittimata a sostenere le

mie idee perché non sono più parlamentare.


politica 9

Giovedì 29 Maggio 2008

soli 20 mesi di governo Prodi.

C’è una lunga sconfitta operaia alla

nostre spalle. E quando sei sconfitto

diventi peggiore, non migliore. Vale

per tutti, anche per i lavoratori.

Se lego la sconfitta operaia ai miei

ricordi personali, non penso agli anni

70, al terrorismo. Mi verrebbe da

dire che quel fenomeno è stato così

gigantesco e insieme così infame da

permettere infinite compagne mediatiche

sull’equazione tra conflitto

sociale e terro-

rismo,un’operazione delle

classi dirigenti

per finirla una

volta per tutte

con il ruolo di

interesse generale

della classe

operaia.

Nella mia

personale esperienza,

la sconfitta

operaia è

legata agli anni

80. Quelli del-

I lavoratori

non ci

chiedono di

perdere con

loro, ci chiedonoun’appartenenza

alla loro

classe per

portare miglioramenti

alla loro

condizione

le ristrutturazioni riduttive e della

cassintegrazione. In quegli anni

sparirono le lotte e la contrattazione

rivendicativa, perché ad essere messa

in discussione era l’occupazione

e l’esistenza della fabbrica (che si

spostava in Paesi più appetibili, si

spezzettava, esternalizzava), sostituita

dalla richiesta convulsa di cassintegrazione.

E quegli operai cassintegrati,

tolti dalla loro comunità

di lavoro, emarginati nel quartiere e

in casa, sfruttati in qualche lavoretto

occasionale, persero la coscienza di

sé e del senso della loro azione collettiva.

La cassintegrazione operò

come un tarlo. Divorò appartenenza

di classe, professionalità operaia,

capacità di lotta. I sindacalisti, formati

alla scuola della contrattazione

rivendicativa e delle lotte, si trasformarono

in organizzatori di assem-

blee aperte (col sindaco, l’assessore,

il parlamentare) ed esperti conoscitori

di stanze e funzionari del

ministero del Lavoro: la richiesta

era sempre quella, cassintegrazione.

Gli operai di Mirafiori tentarono

di opporsi e l’Italia assistette ad

una delle più grandi lotte e, forse,

alla più grande sconfitta del

movimento operaio. Da quella

sconfitta ne vennero altre. Una, su

tutte, il taglio della scala mobile

e, negli anni, la sua cancellazione.

Con la classe operaia piegata e il

sindacato profondamente mutato,

si arrivò all’accordo del ’93. Per la

Cgil fu come una serpe che ti entra

in casa: dimissioni di Trentin, polemiche

furibonde, riunioni separate,

fino alla nascita formalizzata, finanziariamente

sostenuta, delle correnti.

Non quelle storiche. La crisi azzerò

la differenza tra comunisti e socialisti.

Nacquero correnti e faide interne.

L’accordo del ’93 – più cono-

sciuto come “politica dei

redditi” – era stato precedu- precedu-

to da diverse campagne

sui grandi

giornali italiani.

Il salario diventava

“una variabile

dipendente”

dal profitto, dalla

produttività, dal

mercato; l’allora

segretario generale

Pizzinato,

in un’intervista a

Rossanda, dichiarò che il

sindacato doveva “gestire il

peggioramento”: dei diritti, delle

tutele, del salario, della contrattazione,

della sicurezza. Nel frattempo

stabilimenti e settori industriali

subivano profonde ristrutturazioni

che sindacato e lavoratori dovettero

gestire in difesa: il “peggioramento”

di Pizzinato era entrato nell’agire

quotidiano del movimento operaio.

La parola “riforma” assunse un significato

maledetto: riduzione di

tutele, appunto, di occupazione, di

diritti, di salario.

Da quegli anni i lavoratori sono

usciti logorati e sconfitti. Lo Statuto

è stato cancellato: l’articolo 18,

con l’espandersi della precarietà, è

sostanzialmente abolito. Il “peggioramento”

è stato introiettato come

condizione ineludibile. La classe

s’è divisa, individualizzata, ha cercato

di sopravvivere. E’ anche così

che si spiega la forte affermazione

della Lega. Non ha il consenso dei

lavoratori, perlomeno non quello di

cui hanno goduto Pci e Cgil. Nelle

fabbriche del nord la Lega svolge

un ruolo di intermediazione tra lavoratore

e padrone. In assenza della

contrattazione, garantisce alcuni

elementi essenziali. Persino, nella

solitudine e nella perdita di sé del lavoratore,

fa in modo che l’immigrato

stia peggio dell’italiano, per salario,

orario e diritti. Tutela piccoli egoismi

e minimi corporativismi. E’ il testimone

più spietato della sconfitta.

Può essere ricercata anche in ciò la

perdita di consenso? Nell’incapacità

di saper parlare e comprendere una

classe duramente colpita? Gli sconfitti

non sono eroi. Troppo spesso

invochiamo la classe come elemento

taumaturgico assegnando ad una

fantasia il nostro stesso riscatto.

Non è vero che non abbiamo più

cercato la “base”, come grossolanamente

viene detto. Ma la “base” ha

dovuto attenuare e persino mutare

le sue esigenze. Siamo stati così presuntuosi

da pensare che essa fosse

impermeabile, che alla parola d’ordine

giusta corrispondesse la giusta

reazione, e ci siamo allontanati dalla

materialità della sua condizione.

Il mio ragionamento potrebbe

essere ribaltato. Proprio

perché sconfitta, la classe

aspettava da noi di

più. Non ci credo, non

c’è separazione.

Il 20 ottobre,

a Roma, non

ci chiedevano

dateci più salario,

più più diritti, più sicurezza,za,

meno precarietà.

Unitevi, dicevano, perché siamo

a pezzi ed abbiamo bisogno di

ricominciare e voi, separati, siete

troppo deboli per aiutarci. Non fate

cadere il governo Prodi, dicevano,

perché dopo c’è solo di peggio, ma

unitevi per modificarne le politiche.

I lavoratori sono la nostra gente e chi

li abbia un po’ conosciuti sa che sono

prudenti perché hanno un senso innato

dei rapporti di forza. Quando

perdono, non è solo una battaglia

politica che se ne va in frantumi. Si

fa più dura la loro vita.

Forse la nostra sconfitta potrebbe

essere interpretata così: abbiamo

agito senza fare i conti con i rapporti

di forza (un governo debolissimo in

mano a economisti tecnocrati, maggioranza

e opposizione che avevano

gli stessi numeri, una destra fortissima

anche culturalmente, l’avversità

dei poteri forti). Quando la politica

si basa sul legame con la tua gente,

puoi aspettarti grande generosità e

grande severità. La nostra gente ci

ha percepito come inutili, e non perché

fossimo deboli (lo sapeva, lo sa),

ma perché siamo venuti meno nel

lavoro durissimo della ricostruzione,

assegnandola magicamente alla vittoria

del centrosinistra di Prodi.

COMUNISTI La questione centrale è il lavoro

Pdci e Prc, un patto

d’azione comune

FABIO NOBILE

L

a

L

a discussione che

si sta affrontando

Ldopo dopo la sconfitta

della sinistra si traduce

in dispute terminologiche:

alternativi

o meno, di sinistra

o comunisti e

così via. Credo sia

utile immettere alcuni

elementi di chiarezza. I

comunisti fanno oggettivamente

parte della sinistra, intendendo

per sinistra lo spazio politico che

si è andato sviluppando a partire

dal movimento operaio. Oggi i

comunisti sono gli unici, a sinistra,

ad aver mantenuto una forza

organizzata. E sbaglia chi accetta

che la questione comunista si

possa derubricare a pura tendenza

culturale.

In realtà lo si voglia o no la

proposta di unificazione dei comunisti

partendo da Prc e Pdci

è in sé la riapertura di uno spazio

politico a sinistra. E’ chiaro che

tale proposta apre un processo.

Non sarà semplice ma è un processo

necessario che può partire

da un patto d’azione comune su

obiettivi concreti.

Dobbiamo porre le basi perché

il movimento comunista si

doti di un’elaborazione strategica

in grado di rappresentare di

nuovo la parte più avanzata della

sinistra. La prima questione è

quella della centralità, dell’unità

e della ricomposizione politica

della classe lavoratrice. Il corteo

del 20 ottobre ha visto emergere

la parte migliore di quella classe,

giovane, nuova, dentro il conflitto

del terzo millennio. Quello è

il Partito in potenza. E’ necessario

mettere in campo obiettivi

politici intermedi che rendano

chiaro ed esplicito il progetto di

società a cui aspirano oggi i comunisti.

In questo senso la definizione

di tale obiettivo nell’applicazione

integrale della Costituzione

repubblicana quale via

transitoria al nostro progetto di

società, credo, vada in tale direzione.

La Lega, dal suo punto di

vista, ha fatto proprio questo. E’

riuscita sullo sfondo ad indicare

la propria strategia secessionista,

traducendola nello Stato Federale

come obiettivo intermedio

di un progetto di società basato

sulla difesa di determinati interessi

egemoni della borghesia

del Nord.

Dentro tale orizzonte è necessario

introdurre elementi di

lotta per ricomporre la classe: salario

diretto e indiretto, organizzazione

del lavoro, diritti, ripensando

anche all’attività del partito

dentro gli organismi di massa.

E’ evidente che anche su questi

terreni, nonché quelli di difesa

democratica, della pace contro la

rapina imperialista il nostro campo

d’azione non si esaurisce nell’Italia.

Il nostro diretto campo di

battaglia è l’Europa. L’orizzonte

dell’unità dei lavoratori sul piano

continentale è un obiettivo che

va continuamente praticato anche

evocandolo come necessità.

Ad esempio la differenziazione

salariale e dei diritti tra i Paesi del

vecchio continente è o no questione

che riguarda il fenomeno

dell’immigrazione di massa e

viene tradotta nel nostro Paese in

termini ideologici esclusivamente

sul piano della sicurezza?

In questo contesto l’antimperialismo,

nella pericolosa china

che sta assumendo la crisi capitalistica,

deve essere elemento

estremamente concreto della

nostra politica. In primo luogo

per questo motivo la nettezza di

una posizione a sostegno del popolo

palestinese non può cedere

ad una visione politicista. L’ autodeterminazione

dei popoli, è elemento

formidabile per cambiare

il corso della storia che la barbarie

capitalistica sta portando verso

il baratro e va fatta vivere ricostruendo

i giusti anticorpi materiali

e ideali tra il nostro popolo

e nel Paese.

Porre le basi

perché il

movimento

comunista

si doti di

un’elaborazione

in

grado di

rappresentare

la parte

più avanzata

della

sinistra

Le critiche

alla nostra

presenza al

corteo di Torino

sono in

questo senso

miopi.

La definizione

di

un profilo

politico, organizzativo

ed ideale pone

la condizione

per la

costruzione di una politica delle

alleanze che permetta in primo

luogo un legame di massa. Una

politica unitaria al cui cuore sta

l’unità di classe.

Per quanto riguarda il Pd,

verso la cui natura siamo oggettivamente

alternativi, sarà la

politica dei prossimi anni e la sua

presa egemonica su pezzi fondamentali

del movimento operaio

a definirne i rapporti partendo

dal terreno di opposizione a Berlusconi.

Senza darli per scontati,

ma nemmeno escluderli aprioristicamente.

Tenendo ben in

mente che il centrosinistra non

esiste più e il partito “di lotta e di

governo” ha evidentemente fallito

i suoi obiettivi.

Saranno nodi che scioglieremo

al Congresso, tenendo conto

che si è aperta una fase nuova

e non basta più a giustificare la

nostra azione l’essere eredi del

Pci. Dobbiamo essere in grado

di rilanciare una prospettiva. Il

compito storico dei comunisti è

lavorare alla costruzione di una

prospettiva di trasformazione

generale della società, nostro

compito dell’oggi è contribuire a

costruire la strada per essere all’altezza

di quell’obiettivo.


LUIGI MARINO

L’

10

Giovedì 29 Maggio 2008

CONTI ITALIANI

extragettito non è una favola,

come invece sostiene

il sottosegretario Vegas,

tant’è che nel primo trimestre di

quest’anno quest’anno le entrate in più rispetto

alle previsioni assommano

a ben 6,8 miliardi, +8,6

in percentuale in raffronto al

trimestre 2007. Il bollettino della

Banca d’Italia segnala un calo del

gettito dell’Iva del 6%, il che sta

ad indicare una preoccupante

riduzione dei consumi.

Ancorché le aspetta-

tive di crescita siano

state ridimensionate,

tuttavia l’incremento

delle entrate è in buona

parte strutturale e deriva

soprattutto dalla lotta all’evasione

fiscale intrapresa durante

il governo Prodi. Se non ci

saranno condoni e sanatorie, come

pure afferma Vegas, con tutte

le le possibili cautele, sull’extragettito

sarà possibile contare per finanziare

provvedimenti a sostegno dei

redditi redditi da lavoro dipendente, anche

ai fini dell’allargamento della

domanda interna.

A meno che non si voglia negare

anche l’evidenza, pur di giustificare

tagli alla spesa programmati

nel triennio per 30 miliardi.

Negare poi che i conti siano stati

messi in ordine, come fa il ministrostro

Tremonti, è quasi un oltraggio

al pudore, se non altro perché a livello

europeo la procedura d’infrazione

promossa contro l’Italia con

le inevitabili

sanzioni è del

tutto rientrata. Sarebbe

S t a r e m o opportuno

a vedere se il intervenire

governo Ber- in favore di

lusconi IV chi la casa

p r o s e g u i r à non ce l’ha

nell’azione di e che vive

risanamento con ango-

del paese, che scia il pro-

resta comunblemadelqueineludil’aumentobile, ma che è dei canoni

costata tanta di affitto

ingiusta impopolarità

soprattutto alla sinistra,

ancora una volta chiamata ad assumersi

la responsabilità e l’onere

di riparare i guasti procurati dal

precedente governo Berlusconi,

sia per lo sforamento dei parametri,

sia per l’aumento del deficit e

del debito.

Ora ovviamente si dovranno

mantenere le promesse fatte in

campagna elettorale a cominciare

dalla tanto strombazzata abolizione

dell’Ici sulla prima casa. Ma

dopo che il governo Prodi con la

Finanziaria 2008 ha di fatto già

esentato dal pagamento dell’Ici più

del 40% delle famiglie, a reddito

medio-basso, ha veramente carattere

di priorità un provvedimento

di abolizione totale del tributo?

Non sarebbe più opportuno nel-

l’attuale contesto concedere tutt’al

più l’esenzione ad un numero più

esteso di famiglie, intervenendo

con quanto risparmiato in favore

di chi la casa non ce l’ha e che vive

con angoscia il problema dell’aumento

dei canoni di fitto? E

non sarebbe ancora più

efficace, anche

in relazio-

n e

a l l a

esigenza

di aumentare

la domanda

interna e

quindi i consumi,

procedere

con queste stesse risorse alla detassazione

dei salari e delle pensioni,

attraverso soprattutto detrazioni

fiscali per i

redditi da lavoro,

anziché insistere per gli

sgravi fiscali, illusori e discriminatori,

sul lavoro straordinario, con

tutto tutto quello che ne consegue? Ma

si preferisce mandare un segnale

immediatamente percepibile di

alleggerimento fiscale come segno

di “discontinuità” e non utilizzare

le risorse disponibili per interventi

più incisivi e funzionali alla difesa

del potere d’acquisto dei salari, stipendi

e pensioni.

Come saranno coperti i primi

provvedimenti annunciati e come

politica

Ici, ovvero la falsa priorità

Ad esentare il 40% delle famiglie ci aveva già pensato Prodi

DETASSAZIONE DEI SALARI

A RISCHIO IL CONTRATTO DI LAVORO NAZIONALE

DINO TIBALDI

Dopo aver strombazzato per tutta la

campagna elettorale che uno degli impegni

prioritari del governo Berlusconi sarebbe

stato a favore dei salari dei lavoratori e dei

pensionati, il provvedimento sulla detassazione,

con cedolare secca del 10%, degli straordinari

e del salario aziendale, non solo smentisce le

promesse, è risibile in termini d’aumento reale

dei salari, è, in realtà, una polpetta avvelenata

utile unicamente alle imprese che hanno

immediatamente espresso apprezzamento.

Anche se di carattere sperimentale, per sei

mesi, divide i lavoratori, tutti i dipendenti

pubblici ne sono esclusi, rischia in alcuni settori

come l’edilizia, il ricorso al lavoro irregolare ed

all’elusione f iscale, apre la strada ad un grave

peggioramento delle condizioni di lavoro, mina

fortemente la sicurezza dei lavoratori e rende

carta straccia tutte quelle norme inserite nei

contratti di lavoro sulla gestione degli orari.

La risposta alla perdita del potere d’acquisto

dei salari, che la scorsa legge f inanziaria

prevedeva di affrontare destinando il cosiddetto

tesoretto - che esiste nonostante le smentite

di Tremonti - all’aumento delle detrazioni

per la produzione del reddito e quindi a tutti

i lavoratori e pensionati in modo certo ed

immediato, è semplicemente un regalo alle

imprese ed un inaccettabile ricatto ai lavoratori.

Si dice esplicitamente: se volete guadagnare

qualcosa in più dovete lavorare di più,

aumentando le ore straordinarie di lavoro!

Soprattutto, se fosse def initivamente

confermato, tra sei mesi, metterebbe seriamente a

rischio il contratto nazionale di lavoro, in quanto,

una volta introdotto un regime di favore per le

componenti variabili del salario, i datori di lavoro

(ed anche i lavoratori) tenderanno sempre più a

trasferire gran parte della retribuzione da f issa a

variabile. Quindi il provvedimento dividerebbe

ulteriormente i lavoratori ed aprirebbe una deriva

che nel tempo porterebbe alla reintroduzione

delle famose gabbie salariali, superate attraverso

un ciclo di lotte durissime negli anni sessanta.

Non c’è da stupirsi se le uniche critiche,

anche se a mio avviso ancora troppo deboli,

siano venute dalla Cgil ed in particolare da

alcune categorie come gli edili, i meccanici e gli

alimentaristi, mentre un sostanziale plauso

sia stato espresso dalla Cisl e dalla Uil.

Questo provvedimento è in realtà un primo

tassello di quel disegno generale di mutamento

genetico del sindacato italiano, del ruolo e

della funzione della contrattazione, a partire

dal contratto nazionale, che vede in prima

f ila schierati il Governo e la Conf industria

e che trova ampi spazi nello stesso documento

unitario recentemente approvato da tutte le

organizzazioni sindacale nel merito del quale ho

già avuto modo di esprimere le mie valutazioni in

un recentissimo articolo su questo stesso giornale.

saranno risarciti i Comuni per le

perdite degli introiti derivanti dall’Ici?l’Ici?

Certamente non attraverso

l’armonizzazione della tassazione

delle delle rendite finanziarie, scandalosamente

differenziata e tutta a

favore di quel 10% delle famiglie

più ricche del paese, che detengono

il 40% delle attività finanziarie.

Il ministro Tremonti assicura

che le coperture ci sono. Saranno

inoltre tassati, successivamente

però!, banche, assicurazioni e

petrolieri. Non saremo certamente

noi a contestare

un’imposizione aggiuntiva

in settori, come quello

bancario, assicurativo,

ecc., che, senza alcun

intento persecutorio…!

, possono dare

di più rispetto ad

altri per i guadagni

realizzati, come da

noi più volte richiesto

con vari emendamenti alle Finanziarie

di questi anni. Purché

quanto annunciato dal ministro

non si risolva invece con il solito

rivalersi da parte delle banche e

dei petrolieri sugli utenti, non sia

cioè solo di apparenza, di “estetica

fiscale” e non di sostanza. Staremo

a vedere! Ma non è questo

che ci preoccupa di più del nuovo

governo. Quello che ci angustia

è l’atteggiamento di disponibilità

dell’attuale “opposizione” parlamentare

in relazione ai provve- provvedimenti

annunciati, come se non

fosse noto l’operato del governo

Berlusconi nel

quinquennio

Negare 2001-2006 in

che i conti politica este-

siano stati ra, interna,

messi in nel fisco, nella

ordine, scuola, ecc..

come fa il Ed i segnali

ministro di disponibidell’Econolità

vengono

mia Giulio dati anche

Tremonti, in materia di

è quasi un federalismo

oltraggio al fiscale, cer-

pudore tamente non

improntato a

principi di solidarietà e di coesione

nazionale, tant’è che, secondo

dati ormai di dominio pubblico,

quello che alcune regioni, come la

Lombardia, potranno avere in più

per federalismo fiscale e differenziato

finirà per togliere ad altre,

ad esempio la Basilicata, anche i

fondi per la sanità pubblica.

La demagogia e le bugie hanno

le gambe corte. E la ricetta

della destra aggraverà quelli che

sono i reali problemi del paese:

la questione salariale ed abitativa,

la sicurezza e stabilità del lavoro,

le infrastrutture compatibili con

la difesa ambientale, la ricerca, un

welfare all’altezza dei tempi e dei

problemi che la competizione

internazionale pone, l’equità fiscale.


politica 11

Giovedì 29 Maggio 2008

DOMENICO MORO

L’

espulsione dal Parlamento

della sinistra e

lo spostamento a destra

dell’asse politico italiano non

sono dovuti soltanto a fattori

contingenti o tattici ma affondano

le loro radici lontano, nelle

modificazioni di carattere strategico

dei rapporti di forza tra

le classi sociali. Dal momento

che il salario relativo, ovvero il

salario in rapporto al profitto,

rappresenta l’indicatore più efficace

dello stato dei rapporti di

forza tra impresa e lavoro salariato,

risultano di particolare

interesse i dati contenuti in una

ricerca condotta da Luci Ellis

e Kathrin Smith, economiste

della autorevole Banca dei Regolamenti

internazionali (Bri),

e ripresa recentemente anche da

la Repubblica. In questo studio si

rileva che, nei paesi capitalistici

più avanzati, a partire dalla metà

degli anni 80 si è registrata una

ininterrotta tendenza all’innalzamento

della quota del Pil che

va al profitto. Tale quota è inconsuetamente

alta e senza precedenti

negli

ultimi 45 anni.

Ma vediamo

l’esempio

dell’Italia, uno

dei paesi dove

la tendenza è

stata più marcata.

Mentre

nel periodo

di lotte che va

dall’”autunno

caldo” del ’69

alla fine degli

anni 70 la

quota del Pil

In Italia la

quota del

Pil andata

ai profitti

è passata

dal 23,1 per

cento al 27,9

per cento

dell’89 per

crescere fino

al 31,3 per

cento del

2005

che andava in salari aumentò di

qualche punto percentuale, dopo

l’83 si è avuta una decisa inversione

di tendenza. La quota

del Pil andata ai profitti è passata

dal 23,1% al 27,9% dell’89,

per crescere ancora negli anni 90

ed arrivare al 31,3% del 2005. Si

tratta di otto punti percentuali

in meno del Pil per i lavoratori,

che, tradotti in denaro, rappresentano

120 miliardi di euro all’anno

che passano dalle tasche

dei lavoratori salariati a quelle

degli imprenditori. Per essere

più chiari, ognuno dei 17milioni

di lavoratori salariati italiani

perde all’anno 7mila euro, ben

più che il taglio delle aliquote

Irpef. Altra questione interes-

RAPPORTO BRI Più alta la quota del Pil che va ai profitti

Lavoro, salario

e lotta di classe

Aumenta la povertà assoluta e relativa

sante posta in luce dallo studio

del Bri è che il processo di perdita

di posizioni del salario nei

confronti del profitto inizia ben

prima della fine degli anni 90,

quando cominciano a sentirsi

gli effetti della globalizzazione

sui salari dei lavoratori dei paesi

avanzati, a seguito della entrata

nel mercato del lavoro mondiale

di centinaia di milioni di

lavoratori dei paesi più arretrati.

La causa principale della ormai

ventennale tendenza viene individuata

nella “terza rivoluzione

industriale”, determinata dalla

introduzione massiccia nei processi

di produzione e circolazione

della tecnologia informatica.

Usualmente l’introduzione di

una nuova tecnologia serve ad

aumentare la forza produttiva

del lavoro, sostituendo lavoratori

con macchine. La riorganiz-

zazione dei processi produttivi e

l’espulsione di lavoratori, che ne

conseguono, riducono il potere

generale di negoziazione dei

lavoratori e quindi il salario.

Dal momento che la tecnologia

informatica ha un tasso

di invecchiamento

più alto del normale,

e che è

contenuta

in una

a m p i a

v a r i e t à

di macchine,

si

sono accelerati

anche i

cicli di ristrutturazionedell’organizzazione

del lavoro,

accentuando così la

perdita del potere negoziale dei

lavoratori e la riduzione della

loro capacità di resistenza. Si

tratta di una clamorosa conferma

della “legge generale dell’accumulazione”

del vecchio Marx,

secondo cui lo sviluppo tecnologico

del capitale genera contemporaneamente

l’aumento

assoluto dei lavoratori salariati

(perché la produzione capitalistica

si estende a nuovi settori) e

la loro diminuzione relativa per

unità di capitale impiegata.

La produzione di un numero

maggiore di disoccupati o di occupati

precari aumenta l’offerta

di lavoro e con essa la pressione

sui lavoratori occupati, che sono

costretti a accettare la riduzione

dei salari. E, dal momento che

il capitale preferisce aumentare

la domanda di lavoro e non di

lavoratori, la conseguenza finale

della riduzione dei salari è

l’obbligo al lavoro straordinario.

Si arriva così al paradosso che

quanto maggiore è l’accumulazione

di ricchezza, tanto più

grande è l’accumulazione di

povertà. Alla lunga, inoltre, la

riduzione dei salari scoraggia

l’innovazione, in quanto, dati i

rapporti di forza sfavorevoli ai

lavoratori, le imprese incentrano

la loro competitività sulla

riduzione dei salari. Infatti, la

ricerca della Bri ci dice che gli

investimenti lordi negli ultimi

anni sono calati in molti paesi.

L’incremento della quota del

profitto diviene così il frutto di

una pura rendita di posizione

economica, soprattutto quando,

in mercati controllati da una o

poche aziende, l’aumento della

produttività non si traduce in

riduzione dei prezzi. E così oltre

all’impoverimento relativo

dei lavoratori si accentua anche

quello assoluto.

La produzione

di un

numero

maggiore di

disoccupati

o di occupati

precari

aumenta

l’offerta di

lavoro e la

pressione

sui lavoratori

occupati

MERCATO E RECESSIONE

Quando

vince

il capitale

S econdo

le autrici del

rapporto della Bri la

liberalizzazione dei

mercati e la recessione potrebbero

ridurre la quota

del Pil che va al profitto. Ci

sembra però che, mentre di

lotta ai monopoli non ci sia

avvisaglia, ci sono invece segni

che la recessione verrà

fatta pagare ai lavoratori, aumentando

l’orario di lavoro e

precarizzando ancor di più il

lavoro. La detassazione degli

straordinari e l’allungamento

oltre i 36 mesi dei contratti a

termine vanno in questo senso.

Le campagne d’opinione

contro immigrati e rom, così

come quelle sui “costi” della

politica, non a caso organizzate

da organi di stampa

nelle mani di Confindustria

o di grandi gruppi imprenditoriali,

hanno assolto allo

scopo di deviare l’attenzione

di milioni di lavoratori dalle

vere cause della insicurezza

da cui sono attanagliati. Del

resto, il copione del capro

espiatorio è ben collaudato in

tutte le epoche di recessione

e polarizzazione sociale. Le

vere ragioni della insicurezza

stanno nella lotta di classe

che il capitale ha ampiamente

vinta, prima ancora che

in Parlamento, nella produzione.

E’ per questo che è

fondamentale ripartire dalla

ricognizione della nuova

struttura della produzione e

della nuova composizione di

classe per trovare linguaggi e

forme organizzative adeguate.

Senza alcun cedimento,

però, a un “nuovismo” astratto

e al di fuori dei rapporti fra

le classi, ma al contrario con

la capacità di innovare, attualizzando

quanto di positivo

– ed è molto - l’esperienza

delle lotte dei lavoratori del

900 ci trasmette ancora oggi.

D. M.


FABRIZIO DEL PRATO

N el

12 Giovedì

CONFINDUSTRIA ALL’ATTACCO

giorno del suo insediamento,

Emma Marcegaglia

ha parlato di tutto

ma un argomento in particolare

era di stringente attualità anche

personale per lei: la sicurezza sul

lavoro. Praticamente alla vigilia

della sua incoronazione ufficiale

alla presidenza della Confindustria,

un operaio, un suo dipendente,

è morto schiacciato

da tubi d’acciaio proprio in uno

stabilimento del gruppo. Invano

la Fiom le ha chiesto un

“ripensamento strategico” sulla

richiesta di modificare il decreto

legislativo sulla sicurezza sul lavoro.

Nel nuovo vertice di Confindustria

c’è una delega anche

alla sicurezza. Con un sangue

freddo impressionante, Marcegaglia

ha confermato la linea oltranzista

della sua organizzazione

contro le sanzioni ai padroni

che mettono a rischio la vita dei

loro lavoratori: «La sicurezza

sul lavoro – ha spiegato – è un

nostro obiettivo, prima ancora

che la legge ce lo imponga».

Tradotto: ci pensiamo noi, lo

Stato si faccia i fatti suoi e non

disturbi il manovratore. «Come

sapete – ha aggiunto – noi non

condividiamo il provvedimento

approvato negli ultimi giorni

della scorsa legislatura, soprattutto

perché manca quasi del

tutto una politica attiva a favore

della sicurezza».

Per il resto, la nuova leader

degli industriali italiani ha sciorinato

il suo programma di legislatura,

collocando la sua organizzazione

al centro del quadro

politico, annunciando che collaborerà

con il governo «per realizzare

le riforme necessarie». La

risposta della politica non poteva

essere più chiara: Walter Veltroni

e Silvio Berlusconi hanno

accolto festosamente il discorso

di insediamento di Marcegaglia.

«Sinteticamente posso dire

– ha commentato fulmineo il

capo del governo – che la rela-

29 Maggio 2008

zione che ho molto apprezzato

della presidente sarà il nostro

programma di governo». Ma il

suo presunto oppositore non è

stato da meno. Per il segretario

del Pd, quella di Marcegaglia è

«una relazione molto interessante

e convincente che prosegue la

tradizione di Montezemolo». Al

limite del sur-

realel’apprezzamento per

il passaggio

sulla sicurezza

del lavoro,

da Veltroni

giudicato

«importante»:

peccato che la

presidente di

Confindustria

avesse appena

censurato il

p r o v v e d i -

mento varato

dal vecchio governo di centrosinistra.

A Veltroni dunque il

governo Prodi dava fastidio non

solo quando litigava, ma anche

quando agiva. Almeno quando

agiva (assai di rado) dando

SEGUE DALLA PRIMA

La nuova

presidente

degli industriali

riceve

il plauso di

Berlusconi

e del governo

ombra

di Veltroni,

il quale

sconfessa

Prodi sulla

sicurezza

qualche modesto

dispiacere ai poteri

forti.

Q u e l l o

esposto dalla

rampolla

della famiglia

lombarda di

industriali dell’acciaio

è un

programma

limpidamente

antisociale, violento, sinceramente

estremistico, una sorta

di assalto al cielo alla rovescia. E

visto che piace tanto al governo

quanto al governo ombra, vediamo

di che si tratta: capitolo

sicurezza a parte, il “vogliamo

tutto” di Emma si compone

della riforma (leggi drastico ridimensionamento)

dei contratti

nazionali di lavoro, della pretesa

di un abbassamento ulteriore

della pressione fiscale sulle

imprese (il regalone del cuneo

fiscale di Padoa Schioppa è già

dimenticato), di un duro attacco

alla pubblica amministrazione,

con il licenziamento dei “fannulloni”

e un deciso stop agli

Detassazione e maschilismo

Donne, tutte a casa

DETASSARE IL LAVORO straordinario ha una

serie di conseguenze sicuramente sottovalutate

nei commenti di questi giorni, ad iniziare

da una più diffusa insicurezza. E’ statisticamente

dimostrato che il maggior numero

di incidenti sul lavoro avvengono in presenza

di un elevato monte ore lavorate. Un paradosso,

visto che nel momento in cui tutti

non fanno altro che parlare di sicurezza si

accettano misure che mettono ancora di più

a rischio la vita di quanti di lavoro dovrebbero

vivere e non morire. Ma le ripercussioni

non si fermano qui. Sono infatti pesanti

quelle sulle donne.

Le donne da sempre hanno maggiore

difficoltà ad accedere agli straordinari perché

gravate dal peso di un lavoro domestico,

Foto

di Mauro

Scrobogna/

Lapresse

aumenti salariali,

ma in prospettiva

con la ripresa delle

privatizzazioni nei

servizi essenziali,

dall’acqua in giù,

addirittura di una

richiesta di un nuovo

innalzamento

dell’età pensionabile.

E ancora: revisione

dei provvedimenti

attuativi della nuova legge sulla

sicurezza del lavoro e rilancio

in grande stile del business

dell’energia nucleare, che molti

anni prima di poter produrre

un solo watt di energia produrrà

appalti pubblici a pioggia, cioè

un flusso gigantesco di denaro

pubblico alle grandi imprese

nelle mani dei soliti noti.

Marcegaglia ha ammonito

la politica a non sprecare lo

«scenario nuovo e irripetibile»

che si è aperto in Italia in conseguenza

del risultato elettorale.

Lo scenario da “governissimo”

che ha accolto il suo esordio

non fa pensare certo che possa

rimanere delusa.

mai pienamente riconosciuto, che gli impedisce

di stare più ore lontane dalla casa: figli,

genitori anziani, mariti e altro, assorbono

gran parte delle giornate. In questo modo

lo straordinario finirà per concentrarsi sulla

parte maschile della famiglia con una seconda

conseguenza: i salari degli uomini saranno

più elevati di quelli delle loro colleghe

donne e quindi gli uomini avranno un peso

sociale maggiore. Alle donne non resterà che

rimanere chiuse fra le “sicure” mura domestiche,

con buona pace della ministra Carfagna,

che fra una caduta di stile su uomini

e donne non etero e una dichiarazione sulle

coppie di fatto, porta a casa il primo grande

regalo ad uno dei principali tifosi di questo

esecutivo: papa Ratzinger.

MAURIZIO MUSOLINO

politica

CONFINDUSTRIALI

SICUREZZA

SUL LAVORO

E IMPUNITÀ

ALESSANDRA VALENTINI

La scorsa settimana

ancora un infortunio

mortale sul lavoro, questa

volta alla Marcegaglia di

Casalmaggiore (Cremona),

proprio il gruppo di proprietà

della famiglia del nuovo

presidente di Conf industria,

Emma Marcegaglia. Mario

Di Girolamo di 32 anni

è morto durante il primo

turno di lavoro rimanendo

schiacciato da un pacco

di tubi del peso di alcuni

quintali che si è sganciato.

Alla Marcegaglia erano già

successi incidenti per fortuna

non mortali, come quello del

marzo 2007 nello stabilimento

di Boltiere e quello del

gennaio 2006 a Taranto.

La neo presidente di

Conf industria si è detta

rattristata, peccato che la

sua tristezza non serve

a nessuno e non serve a

fermare la drammatica

catena degli omicidi bianchi

e degli infortuni. Piuttosto

la Marcegaglia dovrebbe

spiegare ai lavoratori come mai

Conf industria ha disertato

il tavolo sulla sicurezza nei

luoghi di lavoro; perché i

padroni parlano di misure

troppo severe previste nel

Testo Unico; perché si seguita

a risparmiare sulla sicurezza

e sulla salute dei lavoratori.

Durante l’assemblea

annuale degli industriali la

Marcegaglia ha affermato che

la sicurezza sul lavoro è per

Conf industria «un impegno

strategico». L’intervento

prosegue con quella che sembra

una battuta, «sappiamo quanto

i veri imprenditori tengano ai

loro lavoratori. Siamo pronti

a collaborare in ogni modo

per combattere gli infortuni

sul lavoro, anzitutto con una

campagna di sensibilizzazione,

formazione, prevenzione».

Visto il numero di

morti sul lavoro in Italia,

di “veri imprenditori” ce

ne sono ben pochi. E poi,

tanto per non lasciare dubbi,

Emma ha aggiunto di non

condividere il testo unico

sulla sicurezza «soprattutto

perché manca quasi del tutto

una politica attiva a favore

della sicurezza». Tradotto

signif ica che va bene qualche

opuscolo e qualche convegno

volto alla “prevenzione” con

tanto di incentivo, ma guai

a perseguire e controllare

- questo sì prima che ci sia

l’incidente - chi tiene aziende,

fabbriche e fabbrichette

prive di tutte quelle

condizioni che dovrebbero

permettere ai lavoratori di

lavorare in sicurezza.


Edizione Esclusiva per La Rinascita della Sinistra

Le famiglie cubane complete hanno sfilato nella Plaza en Revolución e in tutte le località dell’Isola, a migliaia

MAGGIO 2008

www.granma.cu

ITALIA

Supplemento di Cuba

e America Latina

Tutto l’anno un Primo maggio a Cuba,

un anno di Unità, Fermezza e Vittoria

Salvador Valdés, segretario generale della CTC, ha indicato che sono molte le ragioni per festeggiare nel 2008: i 50 Anni di

Rivoluzione vittoriosa e i 70 dalla creazione della Centrale dei Lavoratori

PAGINA 5

A Cuba il Giorno Mondiale

contro l’Omofobia

e la Transfobia

Il Pentagono

inserisce chips negli

insetti per spiare

Fidel:

La risposta

emisferica yankee

PAGINA 3 PAGINA 5 PAGINA 6

Salud, salud,

salud: l’auge del

tiranno Batista

PAGINA 8

Samuel HERNÁNDEZ


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA NOTIZIE

Il criminale blocco degli USA contro Cuba ostacola ogni attività

scambi culturali

Maggiori

una necessità

USA-Cuba:

• Louis Head, uno dei promotori

nordamericani dell’iniziativa per gli Scambi

Culturali tra Stati Uniti e Cuba, ha

affermato parlando a nome del suo

gruppo: “Non possiano restare a braccia

incrociate, siamo parte e domani saremo

una marea”.

In un’intervista pubblicata nel quotidiano

Granma, Head ha commentato, a

proposito del rafforzamento della politica

verso Cuba dei governi di George W.

Bush, che ha negato i visti ai cubani

residenti nell’Isola, nominati ai Grammy.

Head, che vive ad Albuquerque, in

Nuevo México, lavora come produttore

nell’emittente KUNM ed inoltre è

promotore culturale, uno dei più noti

esperti statunitensi di musica popolare

cubana.

L’attitudine ostile verso gli artisti cubani

aveva già toccato il fondo dopo la

presentazione a L’Avana della banda

Audioslave.

“Il sucesso del DVD su questo concerto

nella Tribuna Antimperialista José Martí ha

infastidito, siamo sicuri, qualche autorità.

Hanno chiuso le porte a tutti i che vivono

a Cuba e anche a noi altri”.

Il fatto ha preocupato molto Head, tanto

da farlo andare dall’avvocato Bill Martínez,

che ha molta esperienza nel rilascio di

permessi e visti per artisti dell’Isola negli

USA dal 2004 e segue, come lui stesso,

un’iniziativa che si chiama Scambio

Culturale tra gli Stati Uniti e Cuba.

“Uno dei momenti più stimolanti della

nostra attività è avvenuto l’anno scorso,

quando abbiamo ricevuto un messaggio

della ballerina Alicia Alonso che incitava

i suoi colleghi e gli intellettuali del

nordamerica a pronunciarsi

pubblicamente sulla necessità di favorire

i vincoli culturali tra i due paesi e

contribuire a porre fine alla politica di

restrizioni della Casa Bianca.

“Questo ci spinse a indirizzare una

lettera aperta a Bush, firmata da migliaia

di persone tra le quali molte note

personalità del mondo dello spettacolo e

dell’indutria culturale”, ha aggiunto

Head. •

La Casa de las Américas compie 49 anni

Uno dei primi e più validii progetti


della Rivoluzione

culturali

• Quattro mesi dopo il trionfo della

Rivoluzione cubana, il Governo

Rivoluzionario, grazie alla Legge 299 del

28 aprile del 1959, creò la Casa de las

Américas, un’istituzione, con personalità

giuridica propria, che realizza attività di

carattere non governativo, incamminata a

sviluppare e ampliare le relazioni socio

culturali con i popoli dell’America Latina, i

Caraibi e il resto del mondo.

Concepita come uno spazio d’incontro e

dialogo di distinte prospettive in un clima

d’idee rinnovatrici, la Casa de las

Américas promuove, investiga, auspica,

premia e pubblica i lavori di scrittori, pitori,

scultori, musicisti, attori e studiosi

della letteratura, le arti e le scienze

sociali del Continente, la cui integrazione

culturale stimola, mentre fomenta gli

scambi con istituzioni e persone di tutto il

mondo.

Quando tutti i governi dell’America

Latina, con eccezione del Messico,

ruppero le relazioni con Cuba, l’istituzione

contribuì ad impedire che i vincoli culturali

tra l’Isola e il resto del Continente si

tagliassero completamente.

La Casa diffuse l’opera della Rivoluzione

e propiziò la visita a Cuba di molti

intellettuali che entrarono in contatto con

la nuova realtà dell’Isola.

Haydee Santamaría (1923-1980), eroina

della lotta rivoluzionaria, è stata

presidentessa della Casa de las Américas

dalla sua fondazione al 1980, anno in cui

morì. Alla sua chiara visione integratrice e

latino-americanista, alla sua sensibilità e

talento, alla sua generosità e

comprensione si deve quello che oggi

rappresenta la Casa de las Américas.

Dal 1980 la Casa de las Américas è

stata presieduta dal pittore Mariano

Rodríguez (1912- 1990), e dal 1986, dal

poeta e saggista Roberto Fernández

Retamar (1930).

In occasione del suo 49º anniversario, la

Casa de las Américas ha offerto una ricca

programmazione intitolata “Vamos a

caminar por Casa”, un occasione per i

visitatori d’essere protagonisti in una delle

istituzioni culturali più prestigiose di Cuba

e del continente.

Da quasi mezzo secolo l’emblematica

costruzione di calle 3ª e G, nel quartiere

Vedado, riceve la crema dell’intellettualità

latino americana e dei Caraibi, con eventi

teorici e concorsi come quello letterario –

uno dei premi più importanti del continente

- tribune per difendere i valori, il

patrimonio artistico e l’identità dei popoli

della regione. •

più grande Fiera del

La

di Cuba

Turismo

FITCuba 2009 sarà


alla Germania

dedicata

e alle Città Patrimoniali

AMAURY DEL VALLE

• Manuel Marrero,

ministro del settore, ha

assicurato che nel 2008

giungeranno nell’Isola più di

2,3 milioni di viaggiatori,

perchè il prodotto turistico

cubano sta conquistando

una posizione sempre più

positiva tra le tradizionali e

principali destinazioni dei

mercati apportatori e anche

tra quelle in sviluppo.

La stessa stagione alta lo

ha dimostrato, poiché al

termine del primo trimestre del

2008, l’arrivo dei visitatori nell’Isola era

cresciuto del 15,2% rispetto allo stesso

periodo dell’anno precedente.

Inoltre ci sono programmi di sviluppo a

medio tempo, che prevedono la rianimazione

e la rivitalizzazione di installazioni già

esistenti, investimenti alberghieri e per

infrastrutture stradali e della segnaletica, per i

rifornimenti d’acqua e il trattamento dei

residui e altro, programmi destinati alla

conquista di nuovi segmenti di mercato. Si

stanno preparando dieci campi da golf e si

inaugureranno vari hotels E, un nuovo

prodotto che integra piccoli e mediani

alberghi con alti valori patrimoniali in varie

città del paese. Si stanno costruendo, a

medio e lungo tempo, 30 alberghi, marine e

parchi tematici.

Sono già più di un milione!

Più di un milione di viaggiatori ha già

raggiunto Cuba quest’anno: lo ha

comunicato in una conferenza stampa

nell’Hotel Nacional, la vice ministro del

turismo, María Elena Gómez. Nell’incontro,

con la presenza di dirigenti, touroperatori,

agenti di viaggio, la funzionaria ha segnalato

che si è giunti a questa cifra lunedì 28 aprile,

22 giorni prima di quel che si prevedeva, un

vero record rispetto ai periodi precedenti.

Quest’anno Cuba spera di raggiungere per la

quarta volta consecutiva.

Il turismo è una fortezza per la nazione.

Eusebio Leal ha offerto un’indimenticabile

conferenza magistrale, durante le sessioni di

FITCuba 2008. Nella sua dissertazione ha

raccontato le origini del turismo in Cuba ed

• L’eposizione di Giulio Gioia

• Il corpo esplode d’energia, il ritmo del

ballo e il colore che emana ad ogni

movimento, con sfumature costanti che

dinstinguono l’opera del pittore e scultore

italiano Giulio Gioia, nella sua recente

esposizione “La danza”, nella Galleria Pierre

Renoir dell’Unione Francese di Cuba in

omaggio ai 60 anni del Balletto Nazionale di

Cuba, una decina di opere tra dipinti e

disegni di medio e grande formato. “Vari piatti

di ceramica formano questa mostra singolare

che l’autore ha creato in una storia vibrante

di colori e di emozioni”, scrive Angelo Busi

nel catalogo. L’ambito della mostra delle

opere di Gioia è semplicemente un invito a

raccogliere la presenza di qualcosa di più

Il Ministro cubano Marrero e il Re di Spagna

ha confermato che questo rappresenta una

fortezza per lo sviluppo della nazione, con le

sue famose ricchezze culturali, storiche e

patrimoniali.

Leal ha commento i valori delle città

storiche, costruite su insediamenti indigeni,

che formarono le prima sette città fondate dai

conquistadores...

Con una sequenza d’immagini ha spiegato

la grande dimensione dell’opera di restauro

che si esegue nel Centro Storico de L’Avana

Vecchia, dove si ristrutturano edifici di grande

valore patrimoniale per trasformarli in hotels,

case e altri immobili per uso sociale.

Secondo Leal, solo dalla cultura è possibile

avanzare nel turismo. Egli ha avvisato sul

pericolo di fomentarlo in forma esagerata e

poco controllata, una realtà che ha fatto

disastri nelle altre isole.

2009 DEDICATA ALLA

FITCUBA

E ALLE CITTÀ PATRIMONIALI

GERMANIA

La 29ª Edizione della Fiera Internazionale

del Turismo (FITCuba 2009), sarà dedicata

alla promozione delle città patrimoniali di

Cuba e avrà la Germania come paese

invitato.

Dal 4 all’8 maggio del 2009, nel Parco

Morro-Cabaña si svolgerà l’incontro per

professionisti più importante

dell’industria turistica cubana e come

ogni anno riunirà tour-operatori, agenti di

viaggi, addetti ai trasporti, dirigenti di

linee aeree e di alberghi con la stampa

specializzata. •

Alicia Alonso La natura si ribella

L’arte della Danza nell’arte di un artista

che cercare un’uscita da una società che sa

poco del mistero e della profondità

dell’essere umano (...) è la sopresa dell’arte,

la narrazione di quel che non si può dire in

un altro modo, la sorpresa che coglie lo

stesso artista che si sente guidare dalle

emozioni e le intuizioni che lo afferrano, con

una forza misteriosa, chiedendogli solamente

di prestare la sua capacità manuale per far

irrompere il segno nel mondo degli uomini.

La danza non è solo il motivo

dell’esposizione: è il pretesto per incontrarsi

ancora una volta con vecchi e nuovi amici

che lo vogliono premiare come si merita,

facendo nostra una storia che vibra e va al

di là del piano in cui si attua. Lasciamo che le

opere parlino da sole. ( CUBARTE). •


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA GENERALI

l’Omofobia

Contro

la Transfobia

e

La necessità di promuovere


di sensibilizzazione

azioni

Cuba celebrerà il prossimo 17 maggio


alla chiusura di questo giornale - il


Mondiale contro l’Omofobia e la

Giorno

con l’obiettivo di promuovere

Transfobia,

di sensibilizzazione per il libero

azioni

sessuale delle persone.

orientamento

una conferenza stampa, Mariela

In

Espín, direttrice del Centro

Castro

d’Educazione Sessuale

Nazionale

ha segnalato la realizzazione

(CENESEX),

una giornata educativa dedicata al

di

alla quale parteciperanno varie

tema,

dell’Isola.

istituzioni

Cuba gli uomini sono i più colpiti dal

A

soprattutto coloro che fanno

VIH/SIDA,

con altri uomini (HSH) e da lì

sesso

di sottolineare la prevenzione

l’importanza

in questo gruppo, ha segnalato

soprattutto

l’esperta.

dottoressa Rosaida Ochoa, direttrice

La

Centro Nazionale di Prevenzione ITS-

del

ha sottolineato a sua volta che

VIH/SIDA,

omosessuali sono vulnerabili da un

gli

di vista biologico, psicologico e

punto

e tutto questo viene relazionato in

sociale

diretta con la presenza del SIDA

maniera

Cuba guida l’America Latina ed i


nella relazione sull’Educazione

Caraibi

Tutti 2008 dell’Organizzazione delle

per

Unite per l’Educazione, la

Nazioni

e la Cultura (UNESCO).

Scienza

documento è stato presentato dal

Il

dell’UNESCO a Cuba,

rappresentate

van-Hoof, che ha sottolineato il

Herman

sforzo dell’isola per garantire

grande

importante settore sociale e

questo

esprimendo una sentita

umano,

al paese per i risultati.

congratulazione

studio riconosce che la maggiore

Lo

Antille è il paese leader in America

delle

ed occupa mondialmente la

Latina

23 della lista guidata dalla

posizione

e che include l’Argentina (27),

Norvegia

Cile (37) e il Messico (48).

il

ha espresso la soddisfazione

Hoof

che rappresenta e per la

dell’istituzione

all’Avana del documento

presentazione

all’anno in corso, che si

relativo

“Raggiungeremo la meta?”.

domanda:

documento evidenzia l’importanza

Il

tutti i paesi concedano maggiore

che

all’educazione per tutti,

appoggio

che è stato fissato per il 2015.

obiettivo

responsabile dell’UNESCO per

Il

Miguel Olivina, ha spiegato i

l’Educazione,

obiettivi di Educazione per Tutti ed il ruolo

sei

Cuba in ognuno di questi.

di

si è svolta la Settimana

Recentemente

dell’Educazione per Tutti, con il

Mondiale

di questa organizzazione delle

patrocinio

Unite, con il fine di mettere in risalto i

Nazioni

e quello che ancora c’è da fare.

risultati

Cuba. a

manifestazioni di disprezzo, di

Le

e l’omofobia hanno un’alta

scherno

tra i cubani e quindi è

incidenza

educare la società e far

indispensabile

e conoscere sulla

comprendere

sessuale, per influire sui

biodiversità

contagi.

amplio programma d’attività è

Un

per l’occasione, che include

previsto

di lavori scientifici, di libri,

presentazioni

di teatro, concerti e rassegne

opere

relazionate al tema, in

cinematografiche

città dell’Isola.

diverse

si offriranno servizi d’appoggio e

Inoltre

sulla diversità sessuale,

orientamento

compagne di prevenzione,

consultazioni,

d’informazioni a favore del

distribuzione

e della dignità piena di

rispetto

bisessuali e transgenetici.

omosessuali,

Giorno Mondiale contro l’Omofobia e la

Il

ha origine dall’eliminazione

Transfobia

voce “omosessualità” dall’elenco

della

malattie mentali dell’Organizzazione

delle

della Salute nel 1990.

Mondiale

lo ha festeggiato per la prima volta

Cuba

2007, con un cine-dibattito organizzato

nel

CENESEX. (PL). •

dal

L’Unesco colloca l’educazione cubana

alla guida dell’America Latina

garantisce l’educazione gratuita per

Cuba

i livelli, come un diritto ed un dovere di

tutti

i cittadini, senza distinzione di età, sesso,

tutti

credo religioso o residenza. Inoltre, è

razza,

come il paese con il maggior

riconosciuta

di docenti pro capite a livello

numero

mondiale.

stessa maniera, Cuba offre

Nella

a giovani ed adulti che vogliono

agevolazioni

studi specializzati e superiori. •

continuare

Cubadisco 2008 è dedicata


e alla sua diaspora

all’Africa

La rumba più lunga del mondo, un


culturale che dal 3

avvenimento

sta percorrendo tuta Cuba, è

maggio

anche a Matanzas, la culla

giunta

di questo ritmo per più di tre

ancestrale

secoli.

provincia di Cienfuegos, i

Dalla

hanno ricevuto i tamburi, i

“matanzeri”

e i canti eseguiti da gruppi di

balli

e dilettanti che si

professionisti

al Festival

integrano

Cubadisco 2008,

Internazionale

all’Africa e alla sua diaspora.

dedicato

località della provincia di

Le

Jovellanos, Limonar e

Matanzas,

sono

Cárdenas

gli scenari

stati

ai rumberos

aperti

un tocco

con

nella

speciale

de Reyes, il

Unión

che rende

uogo

perpetuo

omaggio

José Rosario

a

Oviedo,

nel

conosciuto

come

mondo

uno dei

Malanga,

grandi

più

della

esponenti

rumba

famosi

Gruppi

Afrocuba,

come

del

Columbia

Reyes del

Puerto,

Obbiní

Tambor,

Abaniculá e Clave

Un’inchiesta formale sul


di 180 milioni di

pagamento

che sarebbero stati

dollari,

da una filiale della società

versati

ad alcuni funzionari

Halliburton

tra il 1997 e il 2004, è

nigeriani

avviata dalla Commissione

stata

di vigilanza sulla

statunitense

(Sec).

borsa

riferisce l’agenzia Misna. Le

Lo

servivano per ottenere

tangenti

contratto del valore di sei

un

di dollari per la

miliardi

dell’impianto di

costruzione

del gas naturale a

liquefazione

Island, nel Delta del Niger,

Bonny

collaborazione con le aziende

in

di vari altri paesi.

petrolifere

giunta a una

Sembrerebbe

l’inchiesta per le

svolta

ottenute dalla Kellog

facilitazioni

& Root (Kbr), consorzio

Brown

fino all’anno scorso

controllato

Halliburton, sulle cui

dalla

nigeriane il ministero

operazioni

Giustizia americano

della

riferito di avere le prove

avrebbe

tangenti e starebbe verificando

di

fatti negli ultimi 20 anni in

pagamenti

paesi del mondo dalla società,

vari

fino al 2000 da Dick

amministrata

attuale vicepresidente

Cheney,

statunitense.

rumba

La

lunga

più

del mondo

Guaguancó sono alcuni dei

y

di questa lunghissima

protagonisti

rumba.

Muñequitos di Matanzas, diretti dal

I

Diosdado Ramos, con Rumba

profesor

e varie comparse sono stati i

Timba

dei tamburi dimostrando la

padroni

e l’identità nazionale e per

vigenza

omaggio alle donne e agli

rendere

portati come schiavi, che

uomini

in catene in questi territori

giunsero

natia,

dall’Africa

rumba, dopo Pinar del Río, giungerà

La

L’Avana il17 maggio (in chiusura di

a

giornale), nell’ambito di

questo

2008, il Festival della musica,

Cubadisco

vedrà anche la partecipazione di 18

che

ministriafricani.•

La società Halliburton sotto

inchiesta per le tangenti

Dick Cheney

società è stata coinvolta in varie

La

anche per quanto riguarda

irregolarità

militari in Iraq.

forniture

caso, oltre agli Stati Uniti, coinvolge

Il

anche investigatori in Nigeria,

adesso

e Francia. (Irib). •

Svizzera


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA SOCIETÀ

Il Congresso Partito • VI che del mentre si

maggiori l’idea siano le

controllare e coordinare il lavoro dei produzione della adozione delle misure

che si è cominciato ad applicare

Comitato Centrale del PCC

del

semestre secondo nel svolgerà

2009

Se si è lavorato duro negli ultimi mesi,


farlo molto di più in quelli che

bisognerà

verranno.

ha affermato Raul, nelle conclusioni

Lo

VI Plenum del Comitato Centrale del

del

Ha trasmesso la proposta del Burò

PCC.

di celebrare il VI Congresso del

Politico

nei mesi finali dell’anno prossimo.

Partito

inviato a consolidare il ruolo del Partito

Ha

società e rafforzare l’istituzionalità

nella

Paese. Eletti membri del Burò Politico i

nel

Comandante della Rivoluzione

compagni

Valdés Menéndez, Salvador

Ramiro

Mesa e il generale di corpo

Valdés

Álvaro López Miera.

d’armata

dal Secondo Segretario del

Presieduto

compagno Raúl Castro Ruz, lo

Partito,

28 aprile, si è svolto il VI Plenum

scorso

Comitato Centrale che ha analizzato

del

legati al funzionamento

temi

tra altri riferiti allo

dell’organizzazione,

del paese e al complesso

sviluppo

internazionale.

panorama

prima della fine della riunione, Raúl

Poco

reso noto che il Burò Politico riteneva

ha

svolgere il VI Congresso del

necessario

Ha spiegato che nella riunione,

Partito.

nella stessa mattinata, si è

svoltasi

di proporre al Comitato Centrale

valutato

realizzarlo alla fine del secondo

di

dell’anno prossimo, anche se la

semestre

si renderà nota al momento

convocazione

opportuno.

IL LAVORO DEL

PERFEZIONARE

RAFFORZARE

PARTITO:

L’ISTITUZIONALITA’

Secondo Segretario del Partito ha

Il

che è necessario e decisivo

ribadito

disporre di istituzioni forti. Ha riaffermato

reclusione illegale

Il presidente dell’Assemblea


del Poder Popular di

Nazionale

Ricardo Alarcon, ha

Cuba,

a moltiplicare gli sforzi

incitato

far conoscere la verità

per

Stati Uniti e nel mondo,

negli

la campagna

con

per la

internazionale

dei Cinque

liberazione

reclusi nell’impero.

antiterroristi

ha fatto un appello alla

Alarcón

nelle azioni a sostegno

creatività

scarcerazione immediata di

della

Gonzalez, Gerardo

René

Hernandez, Ramon Labañino,

più ordine e disciplina si

difficoltà,

e perciò è vitale rafforzare

richiedono,

l’istituzionalità.

detto che il Partito deve continuare a

Ha

il suo lavoro e l’autorità

perfezionare

alle masse ed ha affermato che

davanti

si è fatto un passo importante il tal

oggi

e nel consolidamento del suo ruolo

senso

avanguardia organizzata nella

come

cubana, che lo posizionerà in

nazione

condizioni per affrontare le sfide

migliori

futuro e – come ha detto il compagno

del

– per assicurare la continuità della

Fidel

quando non ci saranno più i

Rivoluzione

dirigenti storici.

suoi

ha reso nota la decisione di

Raúl

il compagno José Ramón

designare

Álvarez, vice presidente del

Fernández

Consiglio dei Ministri, per curare,

dell’Educazione ed Educazione

ministri

oltre che dell’INDER e delle

Superiore,

legate all’educazione che

attività

altri organismi

promuovono

Centrale dello Stato,

dell’Amministrazione

i centri d’insegnamento e le

inclusi

militari. Dopo aver sottolineato

università

sue qualità ed i buoni risultati, ha detto:

le

che sorgano molti ispirati al

«Desideriamo

esempio».

suo

spiegato che la produzione di

Ha

costituisce un compito

alimenti

per i dirigenti del Partito,

fondamentale

si tratta di un problema di

perché

nazionale, che esige dai primi

sicurezza

di municipi il massimo controllo e

segretari

non attraverso carteggi e

sostegno,

ma sul campo, parlando

riunioni

direttamente con gli addetti alla

nell’agricoltura.

DECISIONE DI COMMUTARE LA

LA

DI MORTE AD UN GRUPPO DI

PENA

CONDANNATI

conclusioni, in compagno Raúl ha

Nelle

nota la decisione adottata, nella

reso

mattinata, dal Consiglio di Stato, di

stessa

ad un gruppo di condannati la

commutare

di morte in ergastolo, tranne per

pena

che hanno commesso i fatti prima

coloro

in vigore del carcere a vita nel

dell’entrata

Penale, i quali saranno condannati

Codice

30 anni di privazione della libertà.

a

ricordato che dall’anno 2000 si è

Ha

la politica di non eseguire

adottata

condanna capitale, interrotta solo

nessuna

del 2003 per frenare l’ondata di

nell’aprile

30 tentativi e piani di sequestro di

oltre

ed imbarcazioni, incitati dalla politica

aerei

Stati Uniti, non appena iniziata la

degli

in Iraq.

guerra

ha enfatizzato che la decisione

Raúl

è una atto sovrano e non

adottata

da pressioni, in conformità con

motivato

condotta umanitaria ed etica della

la

animata dalla spirito di

Rivoluzione,

e non di vendetta, sapendo,

giustizia

che il compagno Fidel è

inoltre,

ad eliminare, quando

favorevole

le condizioni propizie, la pena

esistano

morte per qualsiasi tipo di reato e si

di

ai metodi extragiudiziali che

oppone

noti paesi praticano

alcuni

impudicamente.

spiegato che questa decisione del

Ha

di Stato non significa la

Consiglio

della pena capitale dal

soppressione

Penale cubano, perché nelle

Codice

circostanze non possiamo

attuali

di fronte ad un impero che non

disarmarci

smette di perseguirci ed aggredirci. •

I Cinque Eroi cubani prigionieri dell’impero

12 settembre Antonio Guerrero e Fernando queste è sufficiente per annullare

Il • si

di anni dieci compiono

L’auge dell’esercito


più poderoso

mercenario

del mondo

L’impresa privata di mercenari


Blackwater, che ha

statunitensi

la sua fortuna prestando

fatto

paramilitari in Iraq, ha

servizi

gli occhi sull’America

posto

come futuro mercato.

Latina

ha assicurato il giornalista

Lo

USA Jeremy Scahill, autore

degli

del libro: “Blackwater: L’auge

Ramiro Valdés, Juan Almeida y Raúl Castro del CC del PCC

Gonzalez.

forma di fare giustizia è

“L’unica

loro la libertà

concedere

ha dichiarato

incondizionata”,

a 400 accademici ed

davanti

sociali nel Palazzo delle

attivisti

de L’Avana.

Convenzioni

prossimo 12 settembre si

“Il

10 anni dalla

compiranno

dei Cinque cubani,

detenzione

poi in prigioni di massima

reclusi

degli Stati Uniti per

sicurezza

lottato contro il terrorismo”,

aver

ricordato.

ha

processo contro gli

“Nel

sono state

antiterroristi

un’infinità di

commesse

una qualunque tra

violazioni:

mercenario più

dell’esercito

del mondo”, presentato

poderoso

Spagna. Questo libro racconta

in

storia non autorizzata

la

ascesa di questa

dell’incredibile

dagli attentati dell’11

impresa

del 2001 a New York,

settembre

la sua trasformazione in uno

e

poteri tattici più influenti del

dei

militare-industriale

complesso

statunitense.

ha rivelato che

Scahill

ha conseguito

Blackwater

da record negli ultimi

benefici

semestri, ma che il suo

due

è differenziare gli affari

obiettivo

l’America Latina non sfugge a

e

realtà.

questa

potrebbe giungere in

“Blackwater

Latina”, sostiene Scahill,

America

ha segnalato che il Pentagono

che

chiesto alla compagnia,

ha

presieduta da Erik Prince, un ex

caso, ha denunciato. La

il

nordamericana nella

strategia

giudiziaria e politica contro

causa

Cinque, è occultare la verità.

i

e la divulgazione

L’accesso

del caso

dell’illegalità

al mondo il

rivelerebbero

terrorista del governo,

carattere

dice di sferrare guerre in

che

della lotta contro questo

nome

flagello”.

termine dell’intervento del

Al

cubano, tutti i delegati

politico

IV Conferenza “L’opera di

alla

Marx e le sfide del XXI

Karl

si sono impegnati ad

secolo”

la campagna per la

intensificare

dei Cinque.•

libertà

Blackwater punta sull’America Latina

ricco e molto

militare

di studiare un piano

conservatore,

per il Messico e la

antidroga,

con un finanziamento di

Colombia,

mila milioni di dollari.

15

giornalista sostiene che in

Il

modo Washington cerca

questo

garantire la sua presenza nella

di

senza lasciare “impronte

regione,

militari”.

Scahill, un esempio di

Secondo

è la Colombia, che riceve

questo

USA circa 630 milioni di

dagli

annuali, dei quali una

dollari

parte sono destinati a

buona

i servizi delle imprese con

pagare

stesse caratteristiche di

le

come la DynCorp.

Blackwater,

CARNE DA CANNONE

logica dell’affare e del

La

libero ha portato la

mercato

e altre imprese

Blackwater,

a guardare da

mercenarie,

la mano d’opera

vicino

che offrono paesi

economica

Cile, El Salvador, Perù e

come

Bolivia.

un mercenario d’altri

Mentre

per un mese di servizio in

paesi,

viene pagato circa 10.000

Iraq

i latino americani

dollari,

gli stessi rischi per un

accettano

solamente...

migliaio

il suo futuro Blackwater

“Per

all’addestramento e la

guarda

dei militari latino

preparazione

con l’obiettivo

americani,

piccoli gruppi

d’avere

che lavorino in

paramilitari

Latina” ha segnalato

America

pronosticando che:

Scahill,

un incremento di

“Vedremo

imprese che

queste

radicheranno nella regione”.

giornalista ha affermato che i

Il

ricchi possono reclutare i

paesi

di tutto il mondo e usarli

poveri

carne da cannone per

come

le nazioni deboli.

conquistare

caso dell’Iraq, Scahill ha

Nel

che senza mercenari

sostenuto

Stati Uniti non potrebbero

gli

l’occupazione che

continuare

nel paese dal

mantengono

2003.

recluta in tutto il

Blackwater

e si nutre di gente con

mondo

d’esperienza di

anni

proscritti,

controrivoluzionari

riciclati per la

perfettamente

globale contro il

“guerra

dicono.

terrorismo”,

impresa è stata

Questa

d’aver assassinato

accusato

200 civili a sangue

almeno

innocenti, solamente in

freddo,

Iraq (TeleSur). •

Olga

Salanueva

Adriana e

mogli

Pérez,

René di

Gerardo

e


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA VARIE

50 ANNI DI RIVOLUZIONE VITTORIOSA

Il presidente Raúl Castro ha presieduto la sfilata per il


Maggio in Plaza de la Revolución José Martí,

Primo

alle otto di mattina.

iniziata

blocco di giovani e di studenti ha aperto il corteo che

Un

dalle arterie principali della capitale: lo slogan

giungeva

fermezza e vittoria” a sostegno della Rivoluzione.

“Unità,

sfilata ha evidenziato l’appoggio popolare alla

La

e al suo leader Fidel Castro, al suo

Rivoluzione

Rául Castro e ha reso omaggio al 50º

presidente

del Trionfo della Rivoluzione del 1º

Anniversario

e al 70º della creazione della Centrale dei

Gennaio

CTC.

Lavoratori,

degli obiettivi dei manifestanti è stato il reclamo

Uno

libertà per i Cinque Eroi cubani ingiustamente

della

nell’impero. Milioni di cubani hanno sfilato in tutte

reclusi

piazze di Cuba con i dirigenti sindacali, che hanno

le

tutti i lavoratori e le famigli cubane per

convocato

le convinzioni patriottiche rivoluzionarie e

riaffermare

assieme ai più alti dirigenti.

socialiste,

segretario generale della CTC, Salvador Valdés, ha

Il

che sono molte le ragioni per festeggiare il Iº

indicato

e tra queste l’ampio processo politico e ideologico

Maggio

si sta svolgendo nel movimento operaio, per dare un

che

allo sviluppo economico e produttivo dell’Isola.

impulso

Piazza, dove ha cantato il Grande Coro della CTC,

La

tutta piena di colori.

era

ospiti e invitati da tutto il mondo, con

1386

di 173 associazioni, sindacati e

rappresentanti

I turisti, nei giorni precedenti, guardavano

confederazioni.

il lavoro intenso e soprattutto chiedevano di

stupefatti

fotografie dei lavoratori sorridenti che cantavano

scattare

e gli Inni del proletariato della storica

l’Internazionale

seguendo le note diffuse dagli altoparlanti. I visi di

data,

Peña e di Jesús Menéndez, tra i tanti leaders del

Lázaro

I cambi in Cuba

con i paesi socialisti,

ORLANDO ORAMAS LEON

nostro commercio

nelle oggi inimmaginabile URSS, la con

Si parla molto e si danno molti giudizi


media internazionali sui cambiamenti

nei

Cuba. “ I Cubani autorizzati ad usare i

in

si legge in un media, seguito

cellulari”,

da altri, che hanno riferito delle

poi

di elettrodomestici o dell’accesso

vendite

alberghi che operano in moneta

agli

convertibile.

queste ed altre decisioni,

Benvenute

eliminano restrizioni o proibizioni

che

vinte dalla vita, molte applicate

ormai

il proposito d’evitare

con

nei momenti di più duro

disuguaglianze,

con gli Stati Uniti, per la

confronto

di fronte all’indurimento

sopravvivenza

blocco divenuto un doppio assedio

del

la disgregazione del campo

dopo

e dell’Unione Sovietica.

socialista

ritorneranno improvvisamente, e

Non

meno per decreto, quei giorni in cui

tanto

fine settimana nell’Hotel Habana

un

era alla portata di tutti, o quando le

Libre

cubane viaggiavano per tutta

famiglie

o ancora l’epoca del turismo

Cuba

nei paesi socialisti.

nazionale

Peso cubano aveva un alto valore e i

Il

erano uno stimolo al lavoro.

salari

compiva il suo compito e non

L’offerta

necessario avere valuta forte in

era

per aspirare a una vita migliore o

tasca

risolvere determinate necessità.

per

tempi migliori quelli degli anni

Erano

dico ai miei figli adolescenti, ai quali

’80,

i dettagli e anche com’era il

racconto

trattamento preferenziale e d’equità del

ROSA MIRIAM ELIZALDE

Mentre criminalizza il


presentandolo come un

Venezuela

coinvolto nello spionaggio

paese

e tenta di

internazionale

una campagna contro

cominciare

satellite Simón Bolívar.,l’Agenza

il

Progetti d’Investigazione

dei

(Darpa) del Pentagono -

Avanzata

stessa che ha creato Internet -

la

annunciato ufficialmente le sue

ha

nei progetti per ottenere

novità

ibridi che si utilizzano per

insetti

missioni di “vigilanza”.

del detto “libero commercio”.

condizioni

che stiamo compiendo un

Credo

a rovescio, come apertura delle

cammino

potenzialità per rafforzare le basi

nostre

fomentare la costruzione del

e

quale espressione superiore

socialismo,

la soddisfazione crescente delle

per

spirituali e materiali della

necessità

società.

un processo che sta accadendo in

È

condizioni e in un panorama

differenti

diverso, dove siamo arrivati

geopolitica

la volontà di sopravvivere alla disfatta

con

socialismo europeo e di resistere agli

del

violenti degli Stati Uniti, nella loro

attacchi

di dare l’ultima stoccata.

ansia

stato un cammino duro, nel quale

È

avuto delle perdite.

abbiamo

ne è parlato nel VII Congresso

Se

ed è motivo d’analisi in

dell’UNEAC

Forum. Stiamo vivendo in un

diversi

di bilancio, di riflessione e di

momento

continuando il dibattito

costruzione,

fomentato da Raul, una vera

nazionale

popolare che ha contribuito

tribuna

a una correzione delle

decisamente

una realtà proclamata da

prospettive,

in quel discorso nell’Aula Magna

Fidel

de L’Avana nel novembre

dell’Università

2005, quando ci scosse l’anima

del

che il processo rivoluzionario

dicendo

covare germi mortali, se non lo si

poteva

a tempo contro la malattia.

vaccinava

un appello per far sì che si

Era

riprendesse l’etica rivoluzionaria, la

ha sviluppato vari tipi di

Darpa

- organismi metà biologici

cyborg

metà tecnici -, con i quali

e

completamente la

controllano

di alcuni insetti

locomozione

minuscoli chips di

inserendo

nelle larve.

riconoscimento

l’insetto è adulto lo si

Quando

usare per spiare

può

scoprire esplosivi

conversazioni,

realizzare missioni di vigilanza

o

modo teleguidato.

in

comunicato firmato da Amit

Un

il gerente principale del

Lal,

progetto HI-MEMS (Ibridi-Sistemi

cubano, dominavano la piazza, mentre dalla

proletariato

della Biblioteca Nazionale ci guardava Lázaro

facciata

Il Primo Maggio a L’Avana

per dire “Presente!”, lui che realizzò un incredibile

Peña

a favore dell’unità e della ricostruzione del

lavoro

sindacale dell’Isola.

movimento

sforzi di questo “capitalino”, come si dice in cubano,

Gli

tra il 1911 e il 1974, diedero i loro frutti con la

vissuto

il 28 gennaio del 1938 della Confederazione

creazione

Lavoratori di Cuba, della quale fu il primo segretario

dei

eletto.

ha commentato che questa sfilata è stata la

Qualcuno

grande di tutte, perchè i lavoratori hanno marciato

più

per i 50 Anni di Rivoluzione vittoriosa.

IL PRIMO MAGGIO A CUBA: PRIMA E ADESSO

Giorno dei Lavoratori è stato festeggiato a Cuba per la

Il

volta il Iº Maggio del 1890 rispondendo alla

prima

di Federico Engels e della Seconda

chiamata

Internazionale.

operai approfittavano delle occasioni per denunciare

Gli

governi di turno che incitavano i giovani cubani a

i

alle guerre d’aggressione degli Stati Uniti.

partecipare

poche occasioni i festeggiamenti per il Iº Maggio

In

legali, ma gli operai cubani approfittavano della

furono

per denunciare le tirannie amiche dell’imperialismo e

data

straniera.

l’ingerenza

quando fu creata, la Confederazione dei Lavoratori

Da

Cuba, la CTC, le celebrazioni acquistarono qualità e

di

grazie, soprattutto, all’operato di Lázaro

organizzazione

Peña.

di leaders corrotti e venduti nel sindacato,

L’imposizione

la divisione del movimento operaio, ma non per

provocò

si spense la combattività e mentre i divisionisti

questo

Elettronici Meccanici) di

Micro

si utilizzano i bruchi e le

Darpa,

degli insetti.

pupe

che nella maggioranza

Dato

insetti lo sviluppo dei tessuti

degli

produce nelle ultime tappe

si

metamorfosi, il tessuto

della

all’impianto tende a

attorno

rapidamente e si forma un

sanare

stabile e sicuro.

tessuto-macchina

dei MEMS negli

L’obiettivo

è il controllo della

insetti

in accordo con la

locomozione,

prefissata che può

traiettoria

essere controllata da GPS,

del cambiamento che ha reso

difesa

diversa, per i suoi valori, quelli che

Cuba

stati decisivi nella sconfitta

sono

in Africa e per salvare vite

dell’apartheid

luoghi lontani, illuminati dalla

in

e dall’internazionalismo.

solidarietà

spiritualità ci deve

Questa

per affrontare i complessi

accompagnare

di oggi e di domani. Tempi

compiti

dovranno ritornare, ma dobbiamo

migliori

con il lavoro e l’intelligenza

svilupparli

come aveva sottolineato il

perché,

della Rivoluzione, i problemi

leader

della società cubana richiedono

attuali

ogni problema concreto più varianti

per

risposte di quelle che si trovano in

nelle

scacchiera.

una

nocciolo di queste risposte v molto

Il

in là dell’eliminazione delle

più

in questione: è necessario

proibizioni

le varianti che cambiano la

sviluppare

per incentivare la produzione,

mentalità

degli alimenti.

soprattutto

Rivoluzione Energetica ci ha

La

una mentalità di risparmio come

restituito

d’entrata e dobbiamo far sì che per

fonte

sia così. La spirale dei prezzi degli

tutti

nel mercato mondiale impone la

alimenti

delle importazioni, perchè è

sostituzione

tema di vita o di morte.

un

cominciano già a vedere i risultati

Si

sono stati trattati nelle nostre pagine

che

Granma. La battaglia contro il

del

tra le altre, è parte d’una

marabú,

per convertire terre oziose in

strategia

e rendere più ottimisti quelli

produttive

le coltivano. Incentivi al produttore,

che

dei gruppi decisionali, la

decentramento

delle terre, sono ingredienti

consegna

nuova concezione agricola del

della

paese. L’agricoltura si profila come

ottici o segnali di

controllatori

emessi da un comando

ultrasuoni

distanza.

a

cyborgs - aggiunge la nota -

I

si può leggere nella pagina

che

www.darpa.mil-potranno

web

uno o più sensori, come

portare

microfono o un sensore di

un

per transmettire le

gas,

riunite alla

informazioni

appena a riempire il Paseo del Prado della

riuscivano

gli unitari colmavano lo stadio del Cerro. Quelli

capitale,

il denaro del governo, ma questi tutto l’appoggio

avevano

affetto delle masse popolari.

e

1957 gli elementi rivoluzionari approfittarono della

Nel

governativa per far conoscere le

concentrazione

del popolo e denunciare i dirigenti corrotti e

domande

al tiranno.

venduti

la Rivoluzione al potere, il proletariato ha riempito

Con

e decine di volte la Plaza José Martì in appoggio a

decine

Rául e alla Rivoluzione.

Fidel,

false consegne furono abbandonate per iniziare un

Le

tempo, dapprima con la Riforma Agraria poi con le

nuovo

territoriali...

milizie

popolo lavoratore al potere, in una data così

Il

oggi proclama ai quattro venti che questo è il

significativa,

di Baraguà, dove non ci sarà mai pace per i

Popolo

e gli invasori. Questo Primo Maggio una

nemici

di lavoratori della stirpe di Baraguà riempirà le

moltitudine

di tutta Cuba per reiterare la ferma decisione di

piazze

un popolo di costruire una nuova società, differente

tutto

migliore, a solamente 90 miglia dall’impero più

e

poderoso della storia (Mario Martín Martín) . •

Il Pentagono inserisce chips negli insetti per spiare

destinazione.

derivati delle tecnologie HI-

I

permetteranno molte

MEMS

robotiche a basso costo,

capacità

con un impatto nello sviluppo dei

delle trasformazioni da

scenario

a medio termine, per

realizzare

la vita della popolazione.

migliorare

un anteprima, un trampolino per

Sono

cambiamenti.

altri

mi dice: “Adesso somigliamo

Qualcuno

altri, alludendo all’accesso a servizi

agli

si pagano con valute pregiate

che

hotel, noleggio d’auto) e che

(cellulari,

una minoranza, la cui

beneficeranno

non è sempre associata alla

solvenza

socialista che “ad ognuno

massima

la sua capacità, ad ognuno

secondo

il suo lavoro”.

secondo

misure non ci fanno

Queste

che quel che più

dimenticare

è somigliare sempre più a

necessitiamo

stessi: se riusciremo a costruire il

noi

e a costruire una società con

socialismo

quote economiche e culturali

superiori

sarà il vero cambiamento e il

quello

premio per il nostro lavoro.

migliore

premio alla resistenza e ai sacrifici

Un

varie generazioni di cubani.

di

analisti ed a coloro che si dedicano

Agli

descrivere la nuova realtà cubana

a

far credere che le misure che si

volendo

in diverse sfere sono

applicando

di una sola persona, io ricordo

decisioni

fanno parte di un processo iniziato e

che

da Fidel, approfondito da Raul

convocato

dalla Direzione del Partito, con

e

sano ed aperto di milioni di

l’apporto

che hanno criticato e suggerito

cittadini

per perfezionare la nostra opera,

molto

“il nostro socialismo”, come garanti,

leggi

non ritornare mai più a quella Cuba

per

prima del 1959.

di

è stato l’anno in cui

Quello,

i veri cambiamenti! (vice

cominciarono

direttore del quotidiano Granma). •

sistemi di “difesa autonoma”

futuri

spionaggio).

(leggasi

tipo di dispositivo è già

Questo

utilizzato nelle proteste

stato

la guerra in Iraq, per

contro

i manifestanti, in accordo

vigilare

una denuncia pubblicata dal

con

Washington Post lo scorso

The

ottobre del 2007, in un articolo

10

“Libellule o insetti spie?”.

intitolato

nota originale firmata da Amit

La

si può leggere in

Lal

http://www.darpa.mil/MTO/Program

s/himems/index.html

(Fonte Cubadebate).•


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA NAZIONALI

Le di Castro sulla


La

analisi

grande

Fidel

fame

internazionale,

alimentare crisi

dal 1992

• Nella Conferenza delle Nacioni

Unite su Medio Ambiente e Sviluppo

svolta a Río de Janeiro il 12 giugno

del 1992, Fidel Castro aveva

sentenziato:

“Un’importante specie biologica corre

il pericolo di sparire per la rapida e

progressiva liquidazione delle sue

condizioni naturali di vita: l’uomo!”

Più tardi aveva segnalato alcune

importanti idee che illustravano il

panorama che vive il mondo in

relazione alla fame, sull’uso razionale

delle risorse e del medio ambiente.

“La pressione delle popolazioni e la

miseria conducono a sforzi disperati

per sopravvivere anche a costo della

natura”, disse, e riferendosi alla

società dei consumi, cioè ai grandi

responsabili dell’atroce distruzione del

medio ambiente: “Con solo il 20%

della popolazione del mondo,

consumano due terzi dei metalli e tre

quarti dell’energia che si produce nel

mondo”.

“Alcune formule per salvare

l’umanità: meno lussi e meno sperperi

in pochi paesi per far sì che esistano

meno miseria e meno fame, in gran

parte della terra. Che scompaia la

fame, non l’uomo!”

Nella sua riflessione del 30 aprile de

2007, “Quel che s’impone

immediatamente è una rivoluzione

energetica”, Fidel ricorda che ogni

anno si distrugge quello che la natura

ha creato in milioni di anni e il 1º

Maggio, nella riflessione “Il dibattito

s’intensifica”, sintetizzava alcune idee

di Attilio Borón, ex presidente del

Consiglio Latinoamericano di Scienze

Sociali, sul fatto che gli alimenti

vengono trasformati in combustibili per

l’irrazionalità d’una civilizzazione che

per sostenere la sua ricchezza e i

privilegi di pochissimi provoca attacchi

brutali al medio ambiente.

“La trasformazione degli alimenti in

combustibili è un atto mostruoso,

perchè gli effetti devastanti

dell’aumento di prezzi si sentiranno

Fidel ha marciato nella Piazza in Rivoluzione

Trasformato in un mare di


popolo...

• Fidel ha sfilato il 1º Maggio in Plaza

de la Revolución.

Portava la sua uniforme verde olivo,

il suo carisma antologico, la sua

parola accesa e i suoi passi da

gigante.

Nessuno lo ha visto, ma tutti lo

hanno visto: è un affermazione

LE RIFLESSIONI DI FIDEL

risposta

La

emisferica

yankee:

IV flotta

la

d’intervento

• Era sorta nel 1943 per combattere

contro i sottomarini dei nazisti e

proteggere la navigazione durante la

Seconda Guerra mondiale.

Era inattiva dal 1959 perchè non

necessaria. Il Comando Sud copriva le

necessità egemoniche degli Stati Uniti

nella nostra area.

Senza dubbio ora è rinata di recente,

dopo 48 anni, e i suoi fini d’intervento

non è nemmeno necessario dimostrarli.

Gli stessi capi militari, nelle loro

dichiarazioni, lo divulgano naturalmente,

spontaneamente ed anche in forma

discreta.

Stanchi dei problemi dei prezzi degli

alimenti, l’energia, gli scambi disuguali,

la recessione economica nel mercato più

importante per i loro prodotti, l’inflazione,

i cambi climatici e gli investimenti

richiesti dai sogni consumisti, impegnano

assolutamente vera, anche se sembra

contraddittoria.

Fidel ha marciato trasformato in un

mare di popolo.

Sorridente, andava a lato dei

bambini, dei giovani, degli adulti e

degli anziani; camminava tra i pionieri,

gli studenti, gli operai, gli intellettuali, i

militari, i miliziani, gli atleti, i maestri e

tanti altri rappresentanti del suo

popolo.

così il tempo e le energie di dirigenti e

subalterni

In realtà la decisione di ristabilire la IV

Flotta è stata annunciata nella prima

settimana d’aprile, quasi un mese dopo

l’attacco nel territorio dell’Ecuador con

bombe e tecnologie degli Stati Uniti e

per loro pressioni, uccidendo e ferendo

cittadini di diversi paesi, fatto che ha

provocato una pronta condanna tra i

leaders latinoamericani nella riunione del

Gruppo di Rio, che si è svolta nella

capitale della Repubblica Dominicana.

E anche peggio: il fatto avviene quando

è quasi unanime la condanna alla

disintegrazione della Bolivia promossa

dagli Stati Uniti.

Gli stessi capi militari spiegano che

avranno sotto la loro responsabilità più di

Ha sfilato anche con i Cinque Eroi e

con la storia di Cuba, ed è passato

con un’enorme bandiera cubana

bordata con un inno di speranza di

fronte all’immagine di José Martí.

Nessuno lo ha visto, ma tutti l’hanno

visto. Era Fidel, con la su uniforme

verde olivo, il suo carisma antologico,

la sua parola accesa, i suoi passi da

gigante...

Silva Silva).•

(Adolfo

30 paesi, coprendo 15,6 milioni di miglia

quadrate nelle acque adiacenti di Centro

e Sudamerica, il mare dei Caraibi e le

sue 12 isole, Messico e i territori europei

in questo lato dell’Atlantico.

Gli Stati Uniti dispongono di 10

portaaerei di tipo Nimitz, i cui parametri

più o meno simili sono: capacità per un

carico tra 101.000 e 104.0000 tonnellate

di carico massimo; la coperta lunga 333

metri e larga 76,8; 2 reattori nucleari; una

velocità che può toccare i 56 Km l’ora ; 90

aerei da guerra.

L’ultima si chiama George H.W. Bush,

come il padre dell’attuale Presidente ed

è stata battezzata proprio da costui. Si

unirà alle altre navi nei prossimi mesi.

Nessun paese del mondo possiede

navi come queste, equipaggiate con armi

sofisticate, nucleari, che possono

avvicinarsi a poche miglia da qualsiasi

dei nostri paesi.

La prossima portaerei, la ULS Gerald

Ford, sarà di nuovo tipo: con tecnologia

Stealth invisibile ai radars e armi

elettromagnetiche.

La principale fabbricante di uno e l’altro

tipo è la Northrop Grumman, il cui

attuale presidente fa parte della Giunta

Dirigente della petrolifera degli Stati

Uniti, Chevron-Texaco.

Il costo dell’ultima Nimitz è stato di

seimila (6.000) milioni di dollari, senza

includere gli aerei, i proiettili e le spese

delle operazioni, che possono toccare le

migliaia di milioni di dollari. Sembra un

racconto di fantascienza!

Con questo denaro si poteva salvare la

vita di milioni di bambini.

soprattutto nei paesi del Terzo

Mondo”.

Nel suo articolo “Quel che abbiamo

appreso nel VI Incontro Emisferico de

L’Avana”, del 14 maggio e in “Nessuno

vuole prendere il toro per le corna”,

del 22 dello stesso mese, Fidel

riassume le idee fondamentali delle

riflessioni precedenti sul tema, come i

quattro punti espressi in un suo

discorso del 1º maggio riferito a come

si pratica a Cuba la Rivoluzione

Energetica.

1- Le riserve certe e probabili di

idrocarburi dureranno il doppio;

2- Gli elementi inquinanti che si

lanciano nell’atmosfera si ridurrebbero

alla metà;

3- L’economia mondiale riceverebbe

un respiro dato che un enorme volume

di mezzi di trasporto e di strumenti

elettrici d’essere riciclato; 4 - Una

moratoria di 15 anni senza iniziare la

costruzione di nuovi impianti nucleari

si potrebbe proclamare.

Le conseguenze umane erano

riflesse il 23 maggio in per i sordi che

non vogliono sentire con riferimento ai

prezzi dei cereali aumenti del 2006 –

‘07 e la proiezione della crescita per il

2007- 08 come si legge sulle

prospettive di raccolti e situazioni

alimentari della FAO il 16 dello stesso

mese.

Parlando alla radio con Randy

Alonso, presentatore del programma

Tavola Rotonda, il 5 giugno, Fidel ha

segnalato la crescita della coscienza

nel mondo sui pericoli del cambio

climatico e dell’importanza degli

alimenti.

Fidel ha detto che più la gente

consocerà i valori degli alimenti, più

coscienza avrà per resistere alla

tirannia mondiale. “Utilizzare gli

alimenti come materia prima è davvero

una invenzione orribile”, ha

condannato .•

Qual’è l’obiettivo dichiarato della IV

Flotta?

Combattere il terrorismo e le attività

illecite come il narcotraffico, così come

inviare un messaggio in Venezuela e al

resto della regione.

Si annuncia che entrerà in operazione

dal prossimo 1º luglio.

Il capo del Comando Sud degli Stati

Uniti, l’ammiraglio James Stavrides, ha

dichiarato che il suo paese “deve

lavorare più forte nel mercato delle idee

per guadagnarsi i cuori e le menti della

popolazione della regione”.

Gli Stati Uniti hanno le flotte II, III, V, VI

y VII sparse nell’Atlantico Occidentale, il

Pacifico Orientale, il Medio Oriente, il

Mediterraneo e l’Atlantico Orientale e il

Pacifico Occidentale.

Mancava solo la IV Flotta per custodire

tutte i mari del pianeta.

Totale: nove porta aererei Nimitz in

attivo o prossime ad esserlo, in completa

disposizione di combattimento, come la

George H. W. Bush che dispone di una

riserva sufficiente per triplicare e anche

quadruplicare il potere di qualsiasi teatro

d’operazioni.

Le portaerei e le bombe nucleari con

cui minacciano i nostri paesi servono per

seminare terrore e morte, ma non per

combattere il terrorismo e le attività

illecite.

Dovrebbero anche servire per far

vergognare i complici dell’impero e

moltiplicare la solidarietà tra i popoli.

Castro Ruz - 4 maggio 2008 •

Fidel

20.46 – Traduzione Gioia Minuti)

(Ore


GRANMA INTERNACIONAL - ITALIA NUESTRA AMÉRICA

Alleanze energetiche nella

strategia petrolifera del Venezuela

Le alleanze energetiche con le compagnie


si fanno notare nella strategia dell’industria

straniere

del Venezuela, orientata a sviluppare

petrolifera

potenziale degli idrocarburi localizzati in

l’enorme

come la Striscia dell’Orinoco.

zone

il ministro del Venezuela d’Energia e

Secondo

Rafael Ramírez, nel processo di

Petrolio,

e certificazione delle riserve nella

quantificazione

menzionata intervengono imprese di cinque

zona

sudamericane, tra le quali Petrobrás

nazioni

ENAP (Cile), Enarsa (Argentina) ANCAP

(Brasile),

e Petroecuador.

(Uruguay)

si sommano le compagnie Statoil

Inoltre

Total (Francia), ONGC (India), Chevron

(Norvegia),

(Stati Uniti), CNPC (Cina), Repsol (Spagna),

Texaco

e Gazprom (Russia), tra le tante.

Lukoil

ha detto che sono state effettuate le

Ramírez

delle nuove riserve della Striscia

certificazioni

tra le quali 26.200 milioni di barili nel

dell’Orinoco,

Carabobo, 12.900 milioni a Junín e 2.900

campo

nel Ayacucho, con la partecipazione di firme

milioni

straniere

si sono sommati 30.000 milioni di barili

Quest’anno

quelli già inventariati nel paese, che erano già

a

milioni di barili.

130.000

azioni si complimentano con la politica di

Queste

Fame, povertà, disuguaglianza, aumento dei


cambio climatico...

prezzi,

I rappresentanti di 60 paesi latinoamericani, dei


e dell’Europa stanno dibattendo a Lima le

Caraibi

che le due regioni dovranno adottare nel futuro

strategie

per salvare l’umanità dai peggiori flagelli che

immediato

l’affliggono.

dibattiti vertono sulla lotta contro la povertà, la difesa

I

e la ricerca di soluzioni alla crisi mondiale

dell’ecosistema

alimenti, temi al centro del V Vertice dell’America

degli

i Caraibi e l’Unione Europea (ALC-UE).

Latina,

primi addetti ai lavori sono stati gli esperti o funzionari

I

livello delle nazioni partecipanti, la cui prima

d’alto

si è svolta nel 1999 a Rio de Janeiro.

edizione

due giorni, i tecnici hanno definito iniziative concrete

Per

far diminuire la povertà, combattere gli effetti del

per

globale ed avanzare in una serie di accordi

riscaldamento

mitighino la crisi per la penuria degli alimenti nel

che

pianeta.

sovranità petrolifera applicata dal Venezuela,

piena

ha determinato l’emigrazione della figura delle

che

miste, degli antichi accordi operativi e delle

imprese

associazioni.

questa forma la statale Petróleos de Venezuela

In

partecipa agli affari come socio

(PDVSA)

con un miglior utilizzo delle entrate

maggioritario,

dalle vendite degli idrocarburi per

provenienti

l’esecuzione di progetti di ampio impatto sociale.

HA FIRMATO LA LEGGE PER LA

CHÁVEZ

DELLA SIDOR

NAZIONALIZZAZIONE

presidente del Venezuela, Hugo Chávez, ha

Il

la legge per la nazionalizzazione della

firmato

dell’Orinoco (SIDOR), con la quale si

Siderurgica

ufficiale la decisione di statalizzare l’impresa.

rende

della manifestazione centrale per il 1

Nell’ambito

il presidente ha comunicato, dopo la firma,

Maggio,

il decreto passerà al Tribunale Supremo per

che

avallato. Con questa azione lo statista ha

essere

i lavoratori della SIDOR a convertire la

convocato

in un’impresa socialista.

società

misura era stata annunciata poco tempo fa

La

davanti al fallimento di un processo di

dall’esecutivo,

negoziati sul contratto collettivo di lavoro, durato

mesi. Il ministro venezuelano delle Industrie

diversi

e Miniere, Rodolfo Sanz, ha indicato che gli

Basiche

stimano in 800 milioni di dollari il prezzo

studi

agli azionisti per le loro partecipazioni nella

dovuto

SIDOR.

è considerata tra le principali

L’impresa

del sud America e costituisce un

siderurgiche

essenziale nella strategia di sviluppo del

elemento

governo. (PL). •

Evo Morales: l’oligarchia non accetta un indio al governo della Bolivia

Il referendum di revoca per il 10


agosto

Il presidente Evo Morales ha dichiarato


la destra e l’oligarchia boliviana

che

deporlo, perché non accettano

vogliono

un indio governi la Bolivia.

che

principio hanno detto, i settori

“Al

destra: “Povero indio, si diverta

della

mesi e dopo lo cacciamo (…),

quattro

dicono: Questo indio sta

adesso

s i d ib a t t e n e l

Cosa

V e r t ic e E u r o p a -

V

A m e r ic a L a t in a

troppo tempo e stanno

rimanendo

come eliminarmi”, ha

progettando

Morales in una manifestazione

detto

città andina di Oruro (al sud), ha

nella

noto l’agenzia AFP.

reso

destra si oppone alla politica di

La

promossa dal leader

cambiamento

che andrà ad un referendum

andino,

prossimi tre mesi, insieme al vice

nei

e nove prefetti, di cui sei

presidente

per convalidare il

dell’opposizione,

mandato.

non è un problema di autonomie

“Qui

decentralizzati) non è un

(governi

di IDH (distribuzione

problema

petrolifera alle province).

dell’imposta

problema è Evo Morales. Questi

Il

non accettano che un

gruppi

un indio, un indigeno sia

contadino,

della Repubblica”, ha detto

presidente

ancora.

presidente di origine aymara (il

Il

di questa origine che governa la

primo

nei suoi 182 anni di storia

Bolivia

vuole evitare un duro

repubblicana)

con i prefetti di quattro

scontro

feudi dell’opposizione di

dipartimenti,

che tentano di dotarsi di

destra,

autonomi, senza il conforto

governi

Costituzione.

della

10 agosto deciderà il popolo

Il

boliviano.

presidente della Bolivia, Evo

Il

ha promulgato la legge sul

Morales,

referendum revocatorio degli incarichi

presidente e del vicepresidente

del

Repubblica e dei nove prefetti

della

e dopo aver letto la

dipartimentali

ha firmato il testo, grazie al

legge,

la popolazione deciderà, con un

quale

diretto, la continuità delle

voto

autorità della nazione.

principali

un breve discorso nel Palazzo

In

il capo del governo ha

Quemado,

d’aver promulgato la legge

confermato

rispettare la Costituzione politica

per

Stato boliviano nel Congresso

dello

cioè rispettare la legalità

Nazionale,

paese, dove per la prima volta il

del

potrà revocare gli incarichi dei

popolo

dirigenti.

suoi

leader cocalero ha sottolineato

L’ex

possibilità che offre questo

la

fissato per il 10 agosto

plebiscito

di riaffermare

prossimo,

chi serve gli

democraticamente

dei boliviani, dopo la sua

interessi

elezione.

importante continuare ad

“È

la democrazia, non solo

approfondire

, ma vigilando e

teoricamente

le autorità nei municipi,

controllando

o a livello nazionale.

dipartimenti

a costruire la nostra

Continuiamo

lasciando al popolo boliviano il

storia,

di decidere”, ha affermato

diritto

che ha dichiarato d’essere

Morales

contento per questa possibilità,

molto

non teme che il popolo

perché

giudicherà negativamente il lavoro

sarà il turno dei ministri degli Esteri e quindi dei capi

Poi

Stato e di Governo di ALC-UE, incaricati di firmare la

di

di Lima.

Dichiarazione

analisti sostengono che la sfida per l’UE consiste nel

Gli

e riattivare le relazioni con un subcontinente

rinforzare

dopo un forte avvicinamento agli Stati Uniti ora

che

lo sguardo verso l’Asia, in particolare verso la

sposta

Cina.

Vertice di Rio sono seguiti quelli di Madrid (2002),

Al

Messico (2004) e Vienna (2006).

Guadalajara,

governo peruviano, l’ospite, ha l’obiettivo di far sì che

Il

V edizione dell’incontro elabori l’Agenda di Lima

questa

la povertà, la disuguaglianza e l’esclusione, una

contro

molto difficile se si considera che in America

missione

vive la quarta parte degli 800 milioni di poveri del

Latina

pianeta.

IL SUMMIT DEI POPOLI

dai suoi dirigenti, e così:

sviluppato

risolvere le differenze

“Potremo

tra il Governo ed alcuni

esistenti

prefetti”.

Capo dello Stato ha richiamato le

Il

competenti ad offrire ai

istanze

boliviani all’estero la

residenti

di partecipare alla votazione

possibilità

ha chiesto alla Corte Nazionale

ed

(CNE) di garantire un

Elettorale

trasparente, che rispetti la

referendum

che serva successivamente

legalità,

un precedente valido per

come

nello stesso modo i problemi

risolvere

possono colpire molti municipi.

che

continuare e svolgere i loro

Per

i dirigenti non possono

incarichi,

un totale di voti contrari

ricevere

a quelli favorevoli ottenuti

superiore

sono stati eletti.

quando

questa forma, l’incarico del

In

terminerà solo si

presidente

più del 53,7% di schede

raggiungerà

per i prefetti il 37,98% e il

contrarie,e

48,03%.

fosse revocato il presidente, lo

Se

Morales convocherà nuove

stesso

politiche, che verranno

elezioni

dopo 90–180 giorni dalle

realizzate

dei risultati del

pubblicazioni

referendum.

le prefetture, il presidente della

Per

designerà un dirigente

Repubblica

fino a quando si svolgeranno

interino

le successive elezioni. •

III Summit dei Popoli è iniziato nella capitale del Perù

Il

un messaggio di sfida al neoliberismo e con

come

di giudicare in un simbolico tribunale una

l’intenzione

di multinazionali per presunte violazioni dei diritti

ventina

dei popoli latinoamericani

umani

Guillén, coordinatrice generale di questo incontro

Rosa

che si svolge in coincidenza al V Vertice ALC

alternativo,

UE, ha detto nel discorso inaugurale che la riunione è


risposta profonda al neoliberismo che vuole trattare

una

merci le relazioni sociali e si appropria delle risorse

come

di vita delle popolazioni. (EFE- PL). •


CUBA E LA SUA STORIA

ITALIA

Salud, salud, salud

Il signor Cantero, in precedenza,

REINALDO TALADRID HERRERO

Florida.

di una radio

microfoni dai definito, aveva

Così diceva sempre in pubblico il dit-


Fulgencio Batista y Zaldivar e

tatore

che questo sia lo stato di salute

sembra

cui gode, oggi, nella città di Miami, la

di

eredità storica.

sua

tempo Miami si è convertita, sempre

Da

più, un in regime che rende culto al

di

e, secondo altri, controllato da

tiranno

batistiani.

devoti

differenza di trentanni fa, oggi, alcune

A

di questa città confermano che è

fonti

impossibile anche solo criticare

diventato

nei mass media di Miami. Poco a

Batista

si è sviluppata l’organizzazione di

poco

per nulla discrete di date

celebrazioni

batistiane nelle residenze di

storiche

Gables.

Coral

congressisti Díaz-Balart hanno elogia-

I

in pubblico l’opera della dittatura di

to

che il loro nonno e il padre

Batista,

servito con alti incarichi e non si

hanno

più di citare chi è stato il padrino di

evita

del congressista repubblicano

battesimo

Florida, Lincoln Díaz-Balart.

della

tutto ciò è aumentato

Curiosamente,

nascita ed approvazione, nel 1996,

dopo

Legge Helms-Burton, chiamata nei

della

del Congresso nordamericano

corridoi

Bacardí Bill” o la Legge Bacardí.

“The

norma, una specie di “trucchetto”

Nella

permette a tutti i batis-

semantico-legale

scappati da Cuba il 1 gennaio 1959

tiani

“reclamare” le loro proprietà in un’ipo-

di

Cuba occupata dalle truppe nordatetica

mericane.

per cominciare, cosa si intende per

Ma,

“batistiano”?

è chi continua e rende culto

Batistiano

di Fulgencio Batista y Zaldivar,

all’opera

solo per citare un giudizio non cuba-

che,

fu “uno dei dittatori più sanguinari e

no,

dell’America Latina”, com’è stato

corrotti

in un documentario sulla Mafia e

definito

prodotto e trasmesso dall’emitten-

Cuba,

nordamericana History Channel.

te

cubani sappiamo il perché di questo

Noi

La verità è che sappiamo molto

giudizio.

più. di

Miami, però, il regime che controlla la

A

o lo ignora o sta cercando di cam-

città

la storia. Vediamo alcuni di questi

biare

fatti:

quotidiano El Nuevo Herald descrive-

Il

in un articolo, a proposito del rinnova,

interesse storico sulla figura di

vato

i fatti accaduti il 14 gennaio

Batista,

in una messa celebrata nella chie-

2001,

di San Giovanni Bosco di Miami, per

sa

l’ex governante (Batista) in

onorare

del centenario della sua nas-

occasione

e scriveva: “Gruppi di esiliati hanno

cita

a commemorare altre date

continuato

a Batista, come gli anniversari del

legate

settembre 1933, quando l’allora ser-

4

guidò la rivolta che lo catapultò

gente

storia di Cuba e portò alla rinuncia

nella

presidente provvisorio Carlos Manuel

il

Céspedes”.

de

con questa succinta rela-

Continuando

dei fatti, nel giugno del 2002, l’allozione

governatore Jeb Bush nominò Raúl

ra

Cantero Batista, nipote del dittato-

García

re, Giudice della Corte Suprema della

PER LA RINASCITA DELLA SINISTRA

SPECIALE

Generale: Lázaro Barredo Medina. Direttore Editoriale: Gabriel Molina Franchossi.

Direttore

redazione e traduzione: Gio ia Minuti. Redacción y Administración: Avenida General Suárez

Capo

Territorial Plaza de la revolución José Martí Apartado Postal 6260 — L’Avana 6 - Cuba CP 10699

y

(53 7) 33-5176 / 33-5826 Tel.: (53 7) 881 6265 / 881-7443 Centralino (53 7) 881-3333 Est. 23 / 19

Fax:

elettronica: informacion@granmai.cip.cu Internet: http://www.granma.cu

Posta

patrioti cubani stanno scontando lunghe condanne nelle carceri degli USA, per aver difeso il loro popolo dal terrorismo. Per ulteriori informazioni vedere

Cinque

www.granma.cubaweb.cu, www.antiterroristas.cu

www.granma.cu,

SCRIVETE AI 5 EROI

GUERRERO

ANTONIO

RODRIGUEZ

No 58741-004

U.S.P. Florence

P.O. Box 7000

Florence CO 81226

Miami, Orlando Bosch come “un gran

di

cubano”.

patriota

il Nuevo Herald ha pubblicato

Sempre

notizia che «nel 2005, gli eredi di

la

hanno donato alla Cuban

Batista

Collection dell’Università di

Heritage

miglia di documenti – lettere,

Miami,

manoscritti, ritagli di pubblicazioni,

foto,

riviste – che coprono, fondamental-

libri,

gli anni del suo esilio, dal 1958

mente,

al 1973.

fino

alcuni di questi documenti, dove non

In

praticamente nulla sul colpo di

appare

del 10 marzo 1952 - come afferma

stato

li ha consultati – si possono leggere

chi

citazioni rivelatrici.

due

prima è un pensiero di Batista su

La

che era la controrivoluzione cuba-

quello

che oggi conserva piena vigenza,

na,

il 15 aprile 1967, da Estoril, in

quando,

scriveva ad Eusebio Mujal, ex

Portogallo,

generale della batistiana

segretario

dei Lavoratori di Cuba:

Confederazione

volte i gruppi, che già sono numerosi,

“A

simbolici o strumenti di due o tre

sono

interessate a mettersi in eviden-

persone

di ansiosi e disperati che, a loro volta,

za,

utilizzati per sommare fattori alla

sono

Non c’è dubbio che conos-

dispersione”.

bene questa mafia che oggi cerca

ceva

ricordarlo.

di

ci rivela qualcosa di molto simbo-

L’altra

Fu Batista in persona, grazie alla

lico.

grande fortuna rubata al popolo di

sua

a pagare la costruzione a Miami

Cuba,

monumento alla Brigata mercenaria

del

Playa Girón. Si legge in uno di questi

di

una lettera del 1971, dove la

documenti,

direttiva della Brigata 2506 scrive

giunta

Miami per ringraziarlo “della generosa

da

economica”, che permise la

donazione

del Memorial di Calle Ocho.

costruzione

7 ottobre 2006 si sono svolti i funerali

Il

vedova di Batista, Martha

della

de Batista e il quotidiano di

Fernández

Beach Post li descriveva così: “Tra

Palm

addolorati c’erano i discendenti dei

gli

delle piantagioni di zucchero,

proprietari

e militari della Cuba pre-Castro”.

politici

resto di quel che sta succedendo si

Il

arrivare.

vedeva

Nuevo Herald riporta che “nel 2006, lo

Il

cubano americano Frank-

storiografo

Freyre pubblicò (il libro) Fulgencio

Argote

From revolutionary to strongman

Batista:

rivoluzionario a uomo forte).

(Da

storiografo del regime di Miami

Questo

ben chiara nel Miami Herald la

poneva

posizione. “Uno dei miti della

sua

è che Batista fu un demo-

Rivoluzione

la sua mente era molto sottile,

nio...

il potere e i meccanismi per

capiva

tempo fa lo dovevamo

maneggiarlo,

con occhi più storici e meno

guardare

appassionati”.

ora l’orientamento di riscrivere la sto-

E

di Batista per glorificarlo continua a

ria

alla perfezione.

svilupparsi

maggio del 2006, Emilio Ichikawa

Nel

e pubblicò a Miami un’estesa

realizzò

al figlio maggiore di Batista,

intervista

Rubén (Papo) Batista, morto

Fulgencio

nel 2007.

GONZALEZ

FERNANDO

(RUBEN CAMPA)

LLORT

No 58733-004

FCI Terre Haute

P.O. Box 33

Terre Haute, IN 47808

quei frammenti, al di là della relazio-

In

padre-figlio, affiorano chiaramente gli

ne

HERNANDEZ NORDELO

GERARDO

VIRAMONTES)

(MANUEL

No 58739-004

U.S.P. Victorville

P.O. Box 5500

reali della stessa.

obiettivi

Rubén “Papo” Batista: “Mio

Fulgencio

lo hanno asdirittura trasformato

padre

personificazione del male. E fu un

nella

internazionale, ma il problema non

fatto

solamente essere batistiano ma esse-

era

proclive a Batista. Per fortuna ci sono

re

spregiudicati nell’Isola e speria-

storiografi

anche dentro Cuba, che possono anamo

i fatti. Quest’obiettività io comincio

lizzare

sentirla nell’ambito dell’accademia ame-

a

dove si comincia a studiare l’eporicana,

di Batista senza pregiudizi”.

ca

“Se lei dovesse definire la

Domanda:

politica di Batista, in generale,

posizione

lo farebbe”?

come

Batista: “Un giorno io ho fatto la

Papo

domanda a mio padre. Lui si con-

stessa

un uomo di centro, con molta

siderava

per i necessitati, per le classi

sensibilità

favorite. Tempo fa mi chiesero qua-

meno

secondo me il fatto più importante

l’era

storia di Batista, mio padre. Io ho

nella

che anche se erano state impor-

risposto

le sue opere pubbliche, il suo lavoro

tanti

nella sanità, il suo

nell’educazione,

all’economia, soprattutto nella

impulso

tappa e le leggi sociali che

seconda

implementato, quello che ammira-

aveva

di più era come aveva percorso il provo

istituzionale culminato con la

cesso

del 1940”.

Costituente

El El Nuevo Herald aggiungeva che:

Il

Spagna, il giovane giornalista

“In

León ha ottenuto il X Premio

Gregorio

romanzo della Città di Badajoz, nel

al

con ‘Murciélagos en un

2007

in un bordello), ispirata

burdel’,(Pipistrelli

fallito assalto al Palazzo Presidenziale

al

1957 e dove ricrea la personalità del

nel

golpista”.

generale

a Batista l’etichetta di dittatore

“Togliere

tanto difficile come cancellare una

è

Non potrei descriverlo come il

tatuaggio.

che ha tracciato il regime

sanguinario

storicamente, ma tanto meno

cubano,

all’altro estremo”, aveva aggiunto

portarlo

giornalista premiato, ripetendo curiosa-

il

il messaggio lanciato dallo “storiomente

Frank-Argote Freyre.

grafo”

finalmente si è confermato qualcosa

E

era già stata rivelata nel programma

che

Miami, dell’emittente radiofonica

Radio

città, la WOCN, che alcuni com-

della

sostenendo che era un’invenmentarono

indirizzata a danneggiare l’immagizione,

della scrittrice d’origine cubana Zoe

ne

Valdés.

un recente lavoro citato da El Nuevo

In

sul nuovo interesse storico in

Herald

si può leggere: “A Parigi, la scrit-

Batista,

Zoe Valdés sta preparando un

trice

sul “penultimo dittatore cubano”.

romanzo

Valdés si è limitata a dire che l’opera

La

da Quintín Banderas alla morte di

va

Batista”.

pare (ha spiegato Zoes Valdés) che

“Mi

passato molto tempo e che la figura

sia

Batista comincia a ingrandirsi, parago-

di

con Castro perchè non è stato il ditnato

che si diceva, ha fatto molto bene

tatore

paese da un lato ed ha vissuto un

al

degno esilio dall’altro, sino alla morte”.

Adelanto, CA 92301

LABAÑINO SALAZAR

RAMON

MEDINA)

(LUIS

No 58734-004

U.S.P. Beaumont

P.O. Box 26030

dittatura di Batista in termini di

La

repressione, corruzione e altri

assassinii,

fu l’orrore per Cuba ed ha lasciato

mali

profonda di dolore tra i cubani.

un’orma

quotidiano Granma ha trattato il tema

Il

profondità in un articolo intitolato

con

Beaumont TX 77720-6035

è stata la dittatura di Batista”.

“Così

fatti, più di quello che è descritto in

I

righe, parlano da soli e ci permet-

queste

di determinare quel che sta succetono

Si tratta dell’ignoranza del regime

dendo.

Miami o è un tentativo di riscrivere in

di

manipolata la storia?

maniera

sono solamente alcuni fatti

Questi

perchè, come sempre chiedo,

esposti,

tragga le sue proprie conclusioni.

ognuno

DATI DELLA CUBA CHE

ALCUNI

IL TIRANNO BATISTA

LASCIÒ

1958, l’8% dei proprietari possede-

Nel

più del 70% delle terre. Tra loro i lativa

yankee. Il debito estero era di

fondisti

milioni di dollari. I disoccupati erano

788

su una forza lavoro di circa 2

549.000,

204,000. Tra gli “occupati” però

milioni

tutti coloro che lavoravano occa-

c’erano

come i 700.000 tagliatori di

sionalmente,

miseri e affamati, che lavoravano

canne,

durante i raccolti. Nel 1958, la popo-

solo

cubana era di 6 milioni 547 mila;

lazione

sanità aveva 8.209 lavoratori (ora

la

più di 500.000). Il tasso di mortalità

sono

era superiore a 60 bambini morti

infantile

mille nati vivi. Ora, con il doppio della

su

è di 5,3. L’aspettativa di

popolazione,

non giungeva ai 55 anni: ora è di

vita

anni per uomini e donne rispettiva-

77/78

mente.

1958 erano due milioni gli analfabe-

Nel

e semi analfabeti, un terzo della popoti

Solo il 15% dei giovani tra 15 e

lazione

anni poteva studiare.

19

di 600.000 bambini erano senza

Più

ma le spese per tutte queste voci

scuola,

immense nel bilancio...(Fonte:

erano

- Randy Alonso è il conduttore

Granma

trasmissione TV e Radio quotidiana

della

Tavola Rotonda).•

GONZALEZ

RENE

SEHWERERT

No 58738-004

FCI Marianna

P.O. Box 7007

Marianna, FL 32447-7007


GIAMPIERO CAZZATO

D opo

l’omicidio di Giovanna

Reggiani, la quarantasettenne

romana uccisa da

un immigrato romeno, il bar sulla

piazza di Prima Porta ha messo

all’ingresso la bandiera italiana: un

modo per far capire che “qui siamo

a casa nostra, qui comandiamo noi,

non passa lo straniero”. «Peccato

– racconta Marcello Emilio Tomassini,

di “3 febbraio”, l’associazione

che da anni si occupa di rom

e migranti – che nello stesso bar di

prima mattina servono superalcolici

agli stranieri che stazionano lì

davanti in attesa che qualche caporale

li ingaggi». Paura e cinismo,

sfruttamento ed intolleranza. E’

lungo questo asse contorto che si

deve provare a ragionare sull’integrazione

mancata e sui sentimenti

xenofobi che si allargano a macchia

d’olio nelle periferie delle grandi

città e di cui il governo Berlusconi

si appresta ad essere - in barba al

monito dell’Europa - l’ostetrica. Il

passo verso il razzismo è breve. La

destra ha vinto queste elezioni anche

(non solo) perché ha dato una

risposta tutta in chiave securitaria

al fenomeno dell’immigrazione e

alla presenza dei rom. E a Roma

Gianni Alemanno è diventato sindaco

anche (e non solo) perché ha

giocato le sue carte sull’immigrazione

“incontrollata”. Liquidare il

tutto come intolleranza che non ci

appartiene può essere anche consolatorio:

loro sono i cattivi, noi

i buoni. Ma non è così semplice.

Non se in borgata ci vivi e se hai

paura quando i tuoi figli escono la

sera. Allora il punto è capire come

costruire integrazione e regole in

realtà che il disagio se lo portano

dietro dalla nascita.

Labaro, XX municipio, estrema

periferia nord di Roma a ridosso

del grande raccordo anulare e a

due passi dal Tevere. «Qui - dice

Gaetano Seminatore, segretario

della locale sezione dei Comunisti

italiani - durante la campagna elettorale

giravano le voci più strane

sulla realizzazione di nuovi campi

nomadi. Tutte notizie infondate

che però hanno esacerbato gli animi

degli abitanti del municipio».

Rom, extracomunitari, rumeni, «la

gente non fa molta differenza».

Pensa che se non ti rubano il lavoro

(i rumeni) ti

rubano in casa

(i rom). Anzi,

se possibile ce

l’hanno più

con i rumeni

che con i rom,

perché fanno

casino, bevono,

si sistemano a

poche decine

di metri da casa

tua in baracche

fatiscenti.

La destra nel

XX municipio

14 Giovedì

vince sempre. Stavolta ha stravinto.

Al di là dei propri confini.

Il municipio ha facce diverse: da

una parte Labaro, borgata venuta

su senza uno straccio di pianificazione

urbanistica, dall’altra Vigna

Clara, Collina Fleming. Nei quartieri

bene gli immigrati li vedono

solo di giorno: muratori e badanti.

29 Maggio 2008

XENOFOBI D’EUROPA

Di qualunque

cosa si

dà la colpa

agli “extracomunitari”

e agli

zingari, anchequando

si tratta

di episodi

di violenza

“made in

Italy”

Intolleranza e

disagio sociale

Convivenze: Labaro, periferia nord

di Roma, dove i diversi fanno paura

Lavorano e spariscono. Frattura di

classe e, all’interno di questa, altre

fratture, etniche, religiose, giù giù

fino a far emergere nettamente i

contorni di una brutta guerra tra

poveri, dove chi ha poco se la prende

con chi ha meno o addirittura

niente. Tafferugli e risse tra italiani

e stranieri e tra stranieri sono all’ordine

del giorno. Pochi mesi fa c’è

scappato pure il morto in una rissa

tra rumeni davanti ad un bar. «Di

qualunque cosa si dà la colpa agli

“extracomunitari” - racconta Linda

Federici, della sezione Pdci di

Labaro – anche quando si tratta di

episodi di violenza made in Italy».

Parla di un brutto clima Linda: «Se

una volta andavi al mercato a fare

volantinaggio la gente si fermava,

discuteva di politica. Oggi ti dicono

a brutto muso: “perché difendete

i delinquenti?”, “non li vogliamo,

sono troppi”, “perché dobbiamo

pagare le tasse per questi qui, si

pensi prima a noi”. Anche elet-

tori della sinistra. La nostra gente

– scuote le testa Linda –. Il problema

vero è che abbiamo avuto paura

ad affrontare il fenomeno con il

nostro punto di vista, da sinistra, e

su questo la destra ha speculato a

mani basse facendo un uso politico

della paura. Molte certezze del

passato si sono dissolte, niente più

lavoro sicuro, nessuna possibilità di

comprarsi una casa e l’insicurezza

sociale ha preso la via della paura

e dell’intolleranza. La battaglia che

politica

UE La Commissione, per bocca di Vladimir Spidla, «condanna vivamente qualsiasi forma di violenza nei confronti dei rom»

Immigrati, l’Europa ci guarda

«LA STORIA EUROPEA ci ha mostrato

che razzismo, odio e intolleranza

portano prima o poi

inevitabilmente alla catastrofe,

in ogni caso e senza eccezioni. Se

non traiamo lezioni dal passato,

siamo condannati a riviverlo».

Non ha usato mezze parole il

commissario europeo agli Affari

sociali, il ceco Vladimir Spidla,

solitamente molto cauto, per

spiegare la posizione dell’esecutivo

comunitario sulle violenze

contro i rom degli ultimi giorni.

Il monito è giunto all’inizio di un

acceso dibattito al Parlamento di

Strasburgo.

«La Commissione - ha detto

Spidla - condanna vivamente

qualsiasi forma di violenza nei

confronti dei rom e chiede agli

Stati membri di garantire la sicurezza

personale di tutte le persone

che sono sul loro territorio».

Parole che suonano come una

denuncia dei recenti incidenti

accaduti in Italia.

La discussione in Europa arriva

mentre il nostro paese vive

clima da “caccia alle streghe” nei

confronti degli immigrati e dei cittadini

rumeni e rom, ed il governo

mette in atto un’ossessiva campagna

sulla sicurezza che chiama in

causa la Ue, il trattato di Schengen

e la direttiva europea sulla libera

circolazione. Ma la “questione sicurezza”

non può essere piegata ad

emozioni o a logiche emergenziali.

Lo stato di diritto impone che

la responsabilità penale sia individuale

e non può essere attribuita

a categorie collettive. Deviare da

questo principio sarebbe un precedente

pericoloso che può portare

alla criminalizzazione di interi

gruppi etnici o di particolari nazionalità

di migranti.

dobbiamo intraprendere nelle periferie

è lunga, prima di tutto culturale».

D’altronde il “rinascimento

romano” di Veltroni a Labaro si è

visto poco o nulla, non c’è un teatro,

un cinema, i giovani stanno stravaccati

sui muretti tutto il giorno

e hanno perso capacità critica e di

analisi. Il pericolo non è l’ingiustizia

sociale, la precarietà, è il rumeno

che si ubriaca, il rom.

Se poi è un rom italiano non

importa, se ne deve andare lo stesso.

Vicino al centro Rai di Saxa Rubra

vive da qualche anno un piccolo

nucleo di rom kalderasha, provenienti

dall’ex Foro Boario, dove

erano perfettamente integrati con

il territorio e con gli altri soggetti

che erano ospitati in quell’area che

ha rappresentato un laboratorio

sociale unico e positivo per Roma.

Per far spazio all’Università Roma

tre i rom kalderasha, tutti di cittadinanza

italiana, furono mandati,

su indicazione del comune nel

campo sosta di Saxa Rubra, con

la promessa che sarebbe stata una

sistemazione temporanea. Promessa

non mantenuta. In compenso

sull’onda dell’allarme mediatico

suscitato dalla tragica morte della

Reggiani sono iniziate una seri di

sgomberi che hanno interessato

anche le famiglie di Saxa Rubra.

Chi ha visitato quel campo è rimasto

colpito dalla pulizia e dall’ordine

che vi regnava, sembra un’area sosta

di un campeggio per turisti. I bambini

vanno a scuola, nonostante per

molti lo sradicamento da Testaccio

è stato traumatico. Eppure l’onda

nera dell’intolleranza ha colpito

anche loro. Ma non è detto che

le “vittime” siano solidali tra loro:

capita così che alcuni rom kalderasha

votano Alemanno nel nome

di quella stessa “sicurezza” che in

questi giorni è sfociata in pogrom

contro gli “zingari”. Rom contro

rom. Una matassa difficile da sbrogliare

se non si esce dalla logica dell’emergenza.

E soprattutto se non si

pensa a tenere insieme accoglienza

dell’altro e sicurezza. Se non si restituisce

dignità ai rom. Nel campo

di Tor di Quinto vivono poco

meno di 300 persone, in uno stato

di degrado fortissimo. E il bello è

che non è illegale. No, è solo stato

abbandonato a se stesso. Salvo poi

gridare all’allarme sociale.

La domanda di sicurezza è legittima,

ma non possiamo cadere

nelle strumentalizzazioni create

dalla destra per alimentare odio

e xenofobia per meri fini politici.

Ci sono problemi che vengono

da lontano, come quelli prodotti

dai processi di globalizzazione,

che meritano un approccio meno

superficiale e che non si possono

affrontare con la sola logica securitaria.

Il pacchetto “sicurezza” che introduce

il “reato di clandestinità”

non risolverà il problema. Vi sono

circa 650 mila irregolari che lavo


politica

DOMENICO GIOVINAZZO

«L

a maggioranza degli

spagnoli crede che sia

razzista e xenofoba la

criminalizzazione dell’immigrazione

clandestina». Marià Pere, segretario

generale del Partito comunista

catalano (Pcc), descrive così la reazione

dell’opinione pubblica iberica

ai provvedimenti adottati nel primo

Consiglio dei ministri del IV governo

Berlusconi riunito a Napoli. Le

aspre critiche formulate da due ministri

dell’esecutivo Zapatero, bollate

dagli esponenti del Pdl e della Lega

come “opposizioni ideologiche”,

sono condivise dalla maggioranza

della popolazione spagnola abituata,

da tempo come noi italiani, a convivere

con flussi migratori provenienti

dai paesi del Nord Africa. Secondo

Pere, che non usa mezzi termini,

istituire il reato di immigrazione

clandestina vuol dire schierarsi su

«posizioni di ultradestra e fasciste».

Poi specifica che «noi non pensiamo

che gli italiani siano xenofobi. Tuttavia,

in un periodo di crisi, la paura

generalizzata può determinare una

attrazione verso un discorso “chiaro”,

semplicista e che esprime forza:

un discorso fascista. Tanto più in

un contesto come quello attuale, in

cui la sinistra è debole e fa discorsi

confusi o sottovaluta il problema

dell’immigrazione.

Come viene gestita l’immigrazione

in Spagna? Avete anche

voi i Cpt?

Sono esistiti per un breve periodo

di tempo durante il governo

di destra. Però la pressione dei

cittadini ha costretto il governo a

cambiare strada.

La legge italiana costringe un

immigrato che voglia ottenere il

permesso di soggiorno a una lunga

trafila burocratica. Inoltre, c’è il

paradosso che non si può avere un

permesso di soggiorno se non si

ha un lavoro, ma non si può avere

un lavoro senza permesso di soggiorno.

Anche in Spagna è così

complicato?

Sì, anche in Spagna il procedimento

è complesso. Ma la mobilitazione

dei sindacati e delle forze

democratiche e di sinistra è andata

modificando positivamente, in

senso progressista, le diverse leggi

sull’immigrazione. Così si è reso

possibile il rilascio del permesso di

rano in nero in Italia. Persone integrate,

spesso ricattabili a causa

della precarietà del loro lavoro;

uomini e donne che dovrebbero

essere regolarizzati e che la destra

vuole confinare

in carcere per la

mancanza di un

foglio di carta.

Invece di

brandire il

reato di immigrazioneclandestina,

il governo

italiano

dovrebbe, piuttosto,

coordinare e rafforzare gli

strumenti giudiziari e di polizia

a livello europeo per colpire

la criminalità organizzata e la

tratta degli esseri umani, nonché

utilizzare più efficacemente

15

Giovedì 29 Maggio 2008

CLANDESTINITÀ

L'intervista Marià Pere

«SONO SCELTE

DA FASCISTI»

La Spagna critica il governo italiano

soggiorno a chi non l’aveva. E’ stato

un risultato delle negoziazioni sindacali

e delle pressioni dei partiti di

sinistra.

Qual è la posizione del tuo

partito sull’immigrazione clandestina?

L’immigrazione clandestina risponde

a necessità di sopravvivenza.

Il Pcc fa una netta distinzione tra le

mafie che gestiscono i traffici e le

persone che, disperate dalle condizioni

di vita nei loro paesi di origine,

i fondi Ue per l’integrazione

delle minoranze (fondi per cui

l’Italia non ha nemmeno presentato

domanda).

Il governo italiano è sembrato

isolato nel

Parlamento

europeo dove

molti gruppi

politici hanno

fortemente

stigmatizzato

l’operato delle

nostre autorità.

Spetta

alle forze democratiche

della società italiana,

reagire a questo clima di barbarie

e mostrare che l’Italia è ancora

un paese civile e degno di stare

in Europa.

UMBERTO GUIDONI

si rivolgono a quelle mafie. Sono

proprio queste ultime che devono

essere criminalizzate, non i clandestini

che cercano una alternativa

di sopravvivenza, e che vengono

nei nostri paesi a cercar lavoro. Le

forze ultrareazionarie tentano di

confondere i cittadini spiegando

che clandestini e trafficanti sono la

stessa cosa.

Recentemente Mario Borghezio,

europarlamentare leghista, ha

parlato a Strasburgo di una proposta

di legge del

Governo regionalecatalano

per porre un

tetto al numero

di studenti immigrati.Conosci

questa

proposta?

Non c’è

nessuna legge

del genere,

né approvata

ne in fase di

discussione.

Anzi, mentre prima solo le scuole

pubbliche accoglievano studenti

immigrati, che venivano ripartiti

tra i vari istituti, oggi il governo di

sinistra ha esteso quest’obbligo anche

alle scuole private che ricevono

finanziamenti pubblici. Quanto riportato

da Borghezio quindi è falso.

Non solo il governo catalano non

ha posto limiti, ma al contrario ha

L’IMMIGRAZIONE

CLANDESTINA

RISPONDE

A NECESSITÀ DI

SOPRAVVIVENZA

A centro pagina:

una bambina

rom. Sopra:

il segretario

generale

del Partito

comunista

catalano, Marià

Pere. Nella

pagina accanto:

la stazione di

Labaro (Roma)

esteso agli istituti privati l’obbligo di

scolarizzare lo stesso numero di studenti

immigrati rispetto alla scuola

pubblica. Tutti i bambini e le bambine

hanno il diritto a ricevere una

istruzione nel paese in cui risiedono,

a prescindere dalla loro nazionalità.

Quali sono le battaglie che la

sinistra spagnola sta combattendo

sul tema dell’immigrazione?

Stiamo lottando perché gli immigrati

e le immigrate abbiano gli

stessi diritti e doveri di qualunque

cittadino Spagnolo. Lottiamo per

ottenere l’integrazione degli immigrati

e perché

non si consolidino

i ghetti, le

emarginazioni,

le discriminazioni

e le esclusioni.

Lottiamo

contro il razzismo

e la xenofobia.

Facciamo

proposte perché

il migrante o la

migrante si

stabiliscano nel

paese, perché

non siano di

passaggio. Ora, nel governo catalano

di sinistra sono state approvate alcune

leggi in questo senso. E in particolare,

adesso stiamo dibattendo un

Patto nazionale per l’immigrazione,

e ovviamente pretendiamo che sia

progressista.

BENVENUTO

ABDWAHD

PINO SGOBIO

C on

il pacchetto sicurezza

presentato la scorsa

settimana in pompa

magna a Napoli dal governo

Berlusconi quater, nel corso del

Cdm passato alla cronaca politica

come il “cassonetto” dei ministri,

viene introdotto nell’ordinamento

giuridico del nostro paese una

nuova classe di reato, in base alla

quale si diventa colpevoli per la

sola appartenenza a uno status

sociale: la clandestinità. E’ ciò che

succederà, d’ora in avanti, a tutti

coloro i quali approderanno su

fatiscenti navi alle coste italiane.

E’ ciò che è successo ad Abdwahd,

in italiano “Fortunato”, nella

notte del 22 maggio scorso, a

Lampedusa, quando, in barba

a quanto veniva stabilito in

Italia, ha deciso di nascere su

un gommone sbalzato dalle

onde, mentre una motovedetta

della Marina militare andava

incontro all’imbarcazione che

aveva lanciato un allarme.

Ben arrivato e buona fortuna

Abdwahd, nato in quest’Italia

che cambia in peggio!

Secondo quanto previsto dal

provvedimento governativo,

infatti, si può f inire nelle patrie

galere anche senza aver commesso

nulla di illecito o di illegale ma

solo per il fatto di esistere in

quanto clandestino. In un sol

colpo, il PdL riduce a macerie la

cultura giuridica dell’Italia, sferra

un attacco senza precedenti ai

principi di umanità, tolleranza,

solidarietà e convivenza, che

da sempre caratterizzano la

civiltà del nostro paese, e calpesta

lo stesso dettato costituzionale,

laddove, all’articolo 2, in

materia di diritti inviolabili,

fa esplicitamente riferimento

all’uomo e non al cittadino.

L’Ue – e tutte le persone

realmente democratiche

– rimangono impressionate dalla

facilità e dalla scioltezza con cui

l’esecutivo italiano ha proceduto

a introdurre tale reato. Segno dei

tempi e segnale inequivocabile,

oltremodo caratteristico,

dell’aspetto più retrivo, rozzo e

razzista che contraddistingue

questa compagine governativa.

La decisione sul reato della

clandestinità, che fa il paio con il

piano anti rif iuti, è l’emblema

di questo governo: autoritario

e dispotico. Pensare di risolvere

la questione immigrazione

esasperando ed enfatizzando le

percezioni di paura degli italiani,

oppure preferire affrontare

l’emergenza della pattumiera in

Campania calando le decisioni

dall’alto, non dialogando con la

cittadinanza, inasprendo le pene

per chi manifesta contrarietà

e utilizzando l’esercito per

militarizzare il territorio, è

proprio da modello parafascista.

Urge vigilare, quindi, a

difesa della democrazia, aff inché

Abdwahd – e con lui il nostro

paese – non si senta colpevole di

essere giunto qui da noi, fuggito

da un altro paese – la Somalia

– in preda alla totale rovina.


16

Giovedì 29 Maggio 2008

DIRITTI INUMANI

MEDIO ORIENTE

La violenza è proseguita anche

in questo primo scorcio di

2008, specialmente in Iraq e in

Israele e Territori occupati palestinesi.

In Iraq molti iracheni

sono stati obbligati ad abbandonare

le loro case; il numero

di rifugiati è stimato a circa 2

milioni, ai quali si aggiungono

2,2 milioni di sfollati. In Palestina

- fa sapere Amnesty - nei

primi 4 mesi dell’anno oltre

330 palestinesi (più della metà

civili, bambini compresi), sono

stati uccisi nel corso di attacchi

israeliani, prevalentemente

a Gaza. Nello stesso periodo,

hanno perso la vita 14 civili e 9

soldati israeliani. Inoltre, Israele

ha proseguito a costruire il muro

di 700 chilometri, a espandere

gli insediamenti

illegali e

a demolire le

abitazioni dei

palestinesi a

Gerusalemme

Est e altrove.

AFRICA SUBSAHARIANA

Nel 2007 molte persone in

Africa hanno continuato a vedere

violati i propri diritti. I

conflitti armati interni sono

stati accompagnati da gravi violazioni

dei diritti umani, come

uccisioni illegali, tortura e stupri.

E’ il caso di Somalia, Ciad,

Darfur, Nigeria e del Congo

dove, nonostante un “atto di

impegno” (2008), prosegue,

secondo Amnesty, il reclutamento

dei bambini da parte dei

gruppi armati, uccisioni di civili,

torture e violenze sessuali.

La “guerra al terrore” americana

ha avuto un impatto crescente

negli Stati del Corno d’Africa

e in altre regioni del continente.

A gennaio, si calcola che almeno

140 persone in fuga dalla Somalia

verso il Kenya siano state

detenute dalle autorità kenyane

e poi trasferite illegalmente. Oltre

80 di questi detenuti sono

stati trattenuti senza accusa né

processo.

In guerra come

in democrazia

Le violazioni denunciate da Amnesty

Una manifestazione a Londra

DOMENICO GIOVINAZZO

«I

AGGRESSIONI, FACILI PROFETI

SEGUE DALLA PRIMA

INSOMMA LA COLPA ultima pare

essere degli stranieri per il solo fatto

di esserci, di calpestare l’italico

suolo. I fatti del Pigneto stanno

alla destra neonazista come le ronde

alla Lega. Per il segretario del

Pdci Diliberto «Il raid e l’aggressione

nella zona del Pigneto sono

il frutto avvelenato del clima xenofobo

indotto dalle politiche del

governo». Se ripercorriamo le fasi

della nascita e dell’avvento del fascismo

rivediamo in parte lo stesso

copione. Di fronte alle aggressioni

più violente, alle esecuzioni sommarie

di dirigenti sindacali, di amministratori

e politici cattolici e di

sinistra, che segnarono i primi anni

leader mondiali devono porgere le proprie scuse

per non aver realizzato la promessa di giu-

stizia e uguaglianza contenuta nella Dichiara-

zione universale dei diritti umani (Dudu)». E’ l’incipit

dell’ultimo rapporto annuale di Amnesty international,

presentato in questi giorni dall’organizzazione che tutela

i diritti umani. Nell’introduzione si ricorda lo spirito

lungimirante con cui 60 anni fa la Dudu fu approvata

all’Onu, ma la realtà odierna è purtroppo lontana dalla

realizzazione dei principi previsti in quel documento.

Una situazione che non riguarda solo i tanti paesi dilaniati

da conflitti o quelli governati da regimi autoritari,

ma anche le democrazie occidentali di più antica tradizione.

Ad esempio gli Stati Uniti: «L’amministrazione

americana – si legge nel rapporto 2008 – ha proseguito

nel tentativo di indebolire il divieto assoluto della

tortura e dei maltrattamenti». E il presidente Bush «ha

autorizzato la Cia a ricorrere ancora alla detenzione e

agli interrogatori segreti, sebbene ciò si configuri come

crimine internazionale». Il riferimento è alla pratica

delle rendition, cui diversi stati dell’Unione europea

hanno partecipato «voltandosi dall’altra parte o hanno

colluso con la Cia nel sequestro, la detenzione segreta e

il trasferimento illegale di prigionieri verso paesi in cui

del suo avvento

al potere il fascismo

fece finta

di non avere

responsabilità

dirette. E’ bene ri- ri-

cordare che nei mesi che seguirono

al sequestro di Matteotti lo stesso

duce fece circolare ad arte voci che

davano il dirigente socialista fuori

dall’Italia, in una fuga d’amore.

Il corpo di Matteotti fu ritrovato

due mesi dopo il rapimento in un

bosco a pochi chilometri da Roma.

Ed è bene ricordare che con la “costituzionalizzazione”

del fascismo

lo squadrismo divenne un corpo

dello stato.

GIA. C.

sono stati sottoposti a torture».

Oltre a grandi potenze come la Russia, che «ha represso

il dissenso politico e fatto pressione sui giornalisti

indipendenti», anche molti paesi emergenti rappresentano

contesti critici per i diritti umani. E’ il caso dell’India,

consolidata democrazia in forte crescita economica:

a Nandigram, nel Bengala occidentale, alcuni «agricoltori

che protestavano contro l’istituzione di una Zona

economica speciale per l’industria sono stati attaccati,

feriti e uccisi grazie alla complicità della polizia».

Il rapporto di Amnesty non manca di sottolineare alcuni

importanti progressi – come l’approvazione all’Onu

della moratoria sulla pena di morte, o le elezioni in Nepal

dove i cittadini, mandando il partito comunista al potere,

hanno espresso la volontà di veder rispettati i diritti

umani – ma ricorda anche «il fallimento della leadership

collettiva internazionale nel contrastare l’impunità e l’ingiustizia»

con cui Israele continua da 60 anni a opprimere

la popolazione palestinese. Nonostante la drammatica

realtà emersa dal rapporto, secondo Amnesty ci sono

motivi di ottimismo: «Il potere della gente di generare

speranza e produrre il cambiamento è molto attivo nel

60° anniversario della Dudu. La consapevolezza dei diritti

umani si sta diffondendo a livello globale. I leader

mondiali la stanno ignorando, a loro rischio».

mondo

POLITICA

La sinistra e l’ambiente

LA SINISTRA E l’ambiente. L’urgenza di intervenire,

i problemi in lista d’attesa ormai da troppo tempo, le

questioni aperte e quelle “riaperte” dal nuovo governo di

centrodestra. Da qui è ricominciato lo scorso 23 maggio

a Roma, nella redazione di Carta, il discorso sulla

politica ambientale in Italia da parte di Verdi, Pdci, Prc

e l’associazionismo. Tra gli aderenti a queste discussioni,

che proseguiranno, sullo stato dell’arte: Riccardo Petrella,

Massimo Serafini, Claudio Saroufim, Vezio De Lucia,

Gianni Mattioli, Grazia Francescato, Georg Frisch e

tanti, tantissimi altri. Discussione aperta, franca, a volte

accesa. Il primo approdo di questo rinnovato impegno

della sinistra sarà la manifestazione nazionale che si terrà

a Milano il 7 giugno sul binomio clima ed energia (al

tema dedicheremo spazio nel prossimo numero), preceduta

il 5 da un’iniziativa che racconta crisi e storia del

AMERICHE

Nel centro di detenzione di

Guantánamo Bay, diretto dagli

Usa restano circa 270 prigionieri.

7 detenuti “di alto valore” sono

stati incriminati: 6 di essi erano

stati vittime di sparizione forzata

e forse di tortura nel contesto

del programma di detenzioni

segrete della Cia. Il settimo era

stato sottoposto a torture e altri

maltrattamenti nell’ambito del

“piano di interrogatori speciali”

autorizzato da Rumsfeld.

ASIA

In questa regione, i casi più

eclatanti di violazioni di diritti

umani, secondo Amnesty, sono

quello dell’Afghanistan dove nei

primi 4 mesi si contano 120 vittime

civili a causa di violenze di

gruppi antigovernativi e attacchi

suicidi; nell’ex Birmania è proseguita

la repressione nei confronti

delle persone coinvolte

nelle proteste del 2007. Almeno

700 prigionieri di coscienza

rimangono tuttora in carcere.

EUROPA

Una macchia nera: le rendition.

Nonostante siano emerse prove

che hanno confermato la

complicità degli Stati europei, i

governi continuano a non mostrare

volontà politica sul tema.

Il Vecchio continente, inoltre, si

distingue in negativo per le restrizioni

ai diritti dei migranti. In

particolare, Amnesty denuncia

le discriminazioni basate sull’identità

nei confronti di rom,

rimasti ampiamente esclusi dalla

vita pubblica, impossibilitati

a godere di diritti e vittime di

crimini dettati dall’odio.

nucleare. «La società non è la stessa del periodo che evocò

il nucleare» spiega infatti nel suo intervento Massimo Serafini,

del direttivo di Legambiente, che dice che «l’attuale

scelta climatica è insidiosa». Insomma ci sono di mezzo

le imprese, gli ex ambientalisti, gli affari... poi compaiono

anche i cavilli, le leggi, anche quelle che non esistono

come racconta l’urbanista Vezio De Lucia che fa il

punto su cementificazione, speculazione, diritti edificatori

(assenti nell’ordinamento italiano) citando il caso Roma,

non quello dell’ormai mitico “modello” veltroniano ma lo

scempio della Capitale - del parco dell’Appia antica per

esempio - documentato da Report. E adesso, “In marcia

per il clima” (per adesioni marcia.clima@legambiente.eu),

dal titolo dell’iniziativa che ci sarà a Milano tra meno di

dieci giorni, il prossimo approdo della discussione.

ANTONELLA DE BIASI


mondo 17

Giovedì 29 Maggio 2008

BEIRUT Suleiman dovrà nominare il successore di Siniora

Libano, le sfide

del presidente

Foto di

Hussein

Malla/

Lapresse

MAURIZIO MUSOLINO

A lla

proclamazione dell’elezione

di Michel Suleiman

alla presidenza del Libano

in molti hanno tirato un sospiro di

sollievo. La paura che qualcosa potesse

all’ultimo minuto impedire la

realizzazione di uno dei punti principali

dell’accordo raggiunto a Doha

la settimana scorsa fra le varie forze

politiche libanesi – che aveva scongiurato

lo sprofondare in una nuova

guerra civile di cui si erano viste

pericolose avvisaglie – era vivissima.

Le misure di sicurezza segnavano

codice rosso, ma tutto poteva rivelarsi

insufficiente. La storia recente

e passata ci ha insegnato, infatti, che

il Paese dei cedri può incendiarsi

anche per banali incidenti. Ma così

non è stato, e per ora il Libano

sembra avviarsi verso un periodo di

relativa tranquillità. Il condizionale

è sempre d’obbligo.

A Doha infatti si è trovata una

intesa che con equilibrio e realismo

fotografa la situazione attuale del

paese. Senza particolari forzature

ma con un impegno, di tutti, a preservare

quanto restava dello Stato.

Garante di un patto del genere non

poteva che essere chi in questi anni

aveva guidato l’esercito libanese,

riuscendo a tenerlo fuori dalle dispute

e facendolo affermare come

uno dei pochi collanti nazionali. Lo

aveva fatto durante la guerra del luglio

2006, non ostacolando la resi-

stenza che si opponeva all’invasione

israeliana, lo aveva fatto reprimendo

con il pugno di ferro le milizie qaediste

nel campo di Naher al Bared;

lo aveva fatto restando neutrale

durante gli scontri che nei giorni

scorsi avevano messo a ferro e fuoco

il centro della capitale. Il generale

Michel Suleiman si era conquistato

così, sul campo prima ancora

che nella sede del Parlamento, la

qualifica di garante del suo popolo.

Adesso il neo presidente dovrà

iniziare delle difficili consultazioni

per arrivare in tempi stretti a definire

la nomina di un nuovo primo

ministro, che sostituirà il filo-statunitense

Siniora, dando così vita a un

governo di unità nazionale che vedrà

al suo interno la presenza di ben

11 membri dell’opposizione guidata

da Hezbollah e dal cristiano Aoun

e che avrà il compito di portare il

Libano alle elezioni politiche della

prossima primavera.

Ma le incognite sono tutte dietro

l’angolo. Gli accordi di Doha

segnano indiscutibilmente una vittoria

dell’opposizione che si vede

riconoscere il ruolo di veto sul futuro

esecutivo e una mini riforma

elettorale che dovrebbe permettere

una qualche maggiore rappresentatività

del prossimo Parlamento.

Non ci scordiamo che in Libano il

sistema confessionale impedisce a

un partito come quello comunista,

nonostante un forte radicamento

sociale e territoriale, di avere una

qualsivoglia rappresentanza a causa

del suo rifiuto a sottostare a queste

logiche. A Doha ha vinto la voglia

dei libanesi di rinascere, di vivere,

ma soprattutto di essere libanesi,

indipendentemente da tutte le ingerenze

straniere, siano queste arabo-islamiche

(Siria e Iran e Arabia

saudita) o filo occidentali (Usa,

Francia e Italia). L’esatto contrario,

quindi, di quello che l’amministrazione

Bush ha tentato di far prevalere

in questi anni. Bush ha cercato

di usare il piccolo Paese dei cedri

come ennesimo laboratorio per lo

sgretolamento degli stati unitari in

favore di un iperconfessionalismo

che già ha prodotto nefasti risultati

in Iraq. Da qui i principali rischi.

Vorrà l’amministrazione americana

rispettare questa pace libanese?

Accetterà, chi ha fatto dello

scontro preventivo e della guerra

di civiltà la sua arma preferita, un

accordo frutto del dialogo fra parti

fino a ieri contrapposte? E infine

Israele, lo stato ebraico da sempre

grande regista delle divisioni del

Libano, avrà la capacità di confrontarsi

con un Medio Oriente

composto da stati sovrani e non da

vassalli dell’inquilino di turno della

Casa Bianca? Come sempre in

Libano sono in gioco disegni ben

più grandi di quanto questa piccola

nazione grande come l’Abruzzo

potrebbe far pensare.

MONTEVIDEO Un’azione comune e permanente

L’esperienza

del Foro, tra

passato e futuro

STEFANO FEDELI

I l

14° incontro del Foro di San

Paolo (Fsp) è parte importante

del processo di rilancio di quella

istanza, promossa per la prima volta,

dal Pt di Lula nel 1991. Potremo

dire che con la vittoria di Monsignor

Lugo in Paraguay, a capo di

una coalizione opposta al Partito

Colorado (che aveva governato per

60 anni) forse si sta concludendo

una fase. Un lungo percorso che

ha visto i candidati progressisti

vincere in tutti i Paesi escluso la

Colombia di Uribe. Quanto questo

corrisponda al superamento del

modello neoliberista e delle nefaste

conseguenze economiche, sociali,

culturali e politiche sui popoli latinoamericani

è da analizzare e con

molta attenzione e precisione. Non

solo perché, come più volte abbiamo

detto e scritto, i nuovi governi

del continente non sono assimilabili

tout court alla stessa idea di società.

Ma anche e soprattutto perché “la

reazione del sistema” è partita ed in

alcuni casi si è già portata

avanti con il lavoro. In

questo vedo una analogia

con la recente esperienza

dell’ultimo Governo

Prodi: ovvero la politica

dei due tempi, prima risanare

poi risarcire, che

spesso - forse quasi mai

- si riesce a portare avanti.

Di più: mentre si tenta

di risanare, le oligarchie si

adeguano, si modellano, resistono,

rallentano i processi e li sabotano.

Non è un caso che i governi che

di più stanno soffrendo in questo

momento sono quelli con “progetti

di società” veramente diversi, Bolivia,

Venezuela ed in parte l’Ecuador.

Ora per il Foro si tratta di non

solo immaginare il futuro possibile

ma di tentare di costruirlo a partire

da quanto sin qui ha contribuito a

realizzare. I documenti preparatori

parlano di obbiettivi strategici per

il prossimo futuro che devono contemplare

la riaffermazione del Fsp

come lo spazio di riferimento della

Sinistra del Continente. Ambito di

dibattito puntuale dove produrre

idee condivise che possano orientare

la quotidiana azione politica

nazionale delle forze che ne fanno

parte. Si tratta di “riviltalizzare“

l’agenda politica dell’integrazione

regionale e continentale, affrontando

con più determinazione

strategica, i dossier rilevanti fra i

quali infrastrutture, energia, finanza,

commercio e complementarietà

produttiva. Per arrivarci, servirà

perfezionare la strategia politica

del Foro. Intanto assumendo i

principali conflitti continentali in

una forma condivisa e ratificata

nelle conclusioni dell’incontro di

questo anno. Decisivo sarà il coinvolgimento

permanente e concre-

to delle forze politiche attive nei

principali processi e nei governi di

ciascun Paese. Senza una maggiore

assunzione di responsabilità da

parte degli attori principali il Foro

corre il rischio concreto di non

essere in grado di rielaborarsi partendo

dai risultati sin qui ottenuti.

La lotta alla fame ed alla povertà,

radicamento della democrazia sia

formale che partecipativa, la lotta

alle disuguaglianze, sviluppo ed

integrazione sociale.

Queste le questioni che devono

costituire la base di un programma

comune di azioni congiunte. Un

programma ambizioso non solo

negli intenti ma anche soprattutto

nelle politiche concrete dei governi

e partiti. Si dovranno adottare

nuove forme di lavoro che, senza

abbandonare le istanze formali

ed informali esistenti, permettano

di sostenere nel modo migliore le

sfide, coordinando e alimentando

confronti ed esperienze su questioni

di interesse comune. Natural-

mente si pensa anche di adeguare

la struttura organizzativa coinvolgendo

i nuovi e diversi interpreti

che rendano possibile e concreta

un’azione coordinata, permanente

ed immediata. Insomma fra le

righe leggiamo la preoccupazione

forte di sentirsi appagati dai risultati

sin qui ottenuti. Così come il

rischio che comporta misurare

l’identità del Fsp con una strategia

di livello superiore indispensabile

a difendere prima e consolidare

poi i giovani e fragili governi del

cambiamento. In particolare proprio

quelli che sono impegnati a

costruire progetti di società non

solo alternativi ma profondamente

diversi. Morales, impegnato nella

lotta alle oligarchie che puntano

dichiaratamente alla disgregazione

del Paese. Chavez, costretto ormai

da tempo a contrastare intense

campagne denigratorie portate

avanti dai media in maggioranza a

lui ostili. Infine Correa, in Ecuador,

alle prese con la reazione della più

potente confederazione indigena,

che rivendica il diritto esclusivo

sulle risorse naturali, contestandogli

il disegno di restituirle al

popolo intero. Insomma difficile

il compito del Fsp schiacciato fra

un recente passato di importanti

successi ed un incombente futuro

ricco di insidie.


PAGINA 20

Le tracce

di Napoli.

Intervista

agli Almamegretta

CANNES (FRANCIA)

MAURIZIO ERMISINO

I confini del mio linguaggio sono i confini del mio mondo.

PROBABILMENTE CHI SCRIVE di cinema

non dovrebbe interessarsi particolarmente

di applausi, incassi,

dichiarazioni d’intenti e qualsivoglia

elemento collaterale ai

film stessi. Eppure, isolando il

caso Gomorra, la buona acco-

glienza al festival di Cannes e

soprattutto il successo di pubblico

nelle sale italiane del film

di Matteo Garrone, assumono

un valore che esula dalla mera

commercializzazione di un film

per investire la sfera dell’urgenza

del suo assunto. Questo senza voler

riproporre la vecchia e oziosa questione

dell’eccessivo pedagogismo

che connatura storicamente la produzione

italiana e financo la sua ricezione

(portata a valutare il cinema in

virtù del valore del suo messaggio

La Campania della camorra

è una zona di guerra, in cui

l’associazione a delinquere ha

sostituito lo Stato e le imprese: crea

le sue leggi e mantiene la propria

gente. Matteo Garrone ha drammatizzato

Gomorra, il libro inchiesta

di Saviano, traendone cinque

storie che ci raccontano non solo

che cos’è la camorra, ma cosa significhi

convivere con essa, respirarla

dalla nascita fino alla morte, viverla

come l’unica realtà possibile.

Lo stile di Garrone si avvicina al

neorealismo, per la scelta degli attori,

presi dal teatro o dalla strada,

facce e corpi irripetibili e indelebili.

E per il lavoro sui luoghi, gli stessi

dove nascono le storie. Lo sguardo

di Garrone sugli ambienti è impietoso,

freddo. Lo squallore di certi

ambienti, come le case/caserme di

Scampia o le discariche, è qualcosa

che si respira, si vive, si può quasi

toccare.

Hai girato davvero nei luoghi

della camorra. Che sensazioni

hai avuto?

In partenza qualche preoccupazione

ce l’ho avuta, vista la situazione

in cui si trova Saviano. Stando lì

mi sono accorto della grande disponibilità

di tutti a partecipare al film.

La gente ha addirittura contribuito

attivamente, aiutandomi nella ricostruzione

di certi dettagli. Erano i

primi spettatori del film: stavano

dietro ai monitor mentre giravo, e

dibattevano tra di loro.

Rispetto ad altri film sulle mafie,

qui non si parla di politica.

Raccontare la corruzione politica,

che c’è, non mi sembrava così

sorprendente. Anche il libro di Saviano

fa capire che dietro a questa

situazione c’è una responsabilità

politica, ma si concentra su altri temi.

Il film viene da questo libro, che

poteva dar vita a cento film diversi:

noi abbiamo scelto di raccontare

delle storie dal basso, dal punto di

vista umano, di mostrare in che

maniera le vite delle persone sono

18

Giovedì 29 Maggio 2008

CULTU E

condizionata dal sistema, i conflitti

che vivono e le conseguenze delle

loro scelte.

Che sistema è?

Evidentemente è una sorta di

ecosistema, di giungla, ed è questa

la cosa che mi ha colpito di più: anche

per come ne parlano i media,

dall’esterno si è portati a credere che

ci siano i cattivi e i buoni; quando lo

osservi dall’interno capisci che esiste

una zona grigia, in cui la legalità

e l’illegalità si mescolano, il buono e

il cattivo si confondono.

Nel film si parla anche dei

rifiuti: vediamo come arrivino

dal Nord. La responsabilità è di

LA RECENSIONE

Il cinema civile

che fa bene all’Italia

invece che della questione

morale e politica che mette

in campo), ma semplicemente

rilevando l’importanza per

il film di arrivare a un pubblico

più vasto possibile.

Il successo di un film di cui

ormai si sa tutto, fornisce così

anche una chiave interpretativa

delle sue scelte realizzative e

quindi una nuova possibilità di

lettura delle stesso. Dall’esigenza

di arrivare a “tutti” quindi, la

spinta a un cinema chiaro,

SE OSSERVI

QUESTO MONDO

DALL’INTERNO

NON CI SONO

BUONI E CATTIVI

diretto e in equivoco, che rifugge ogni ariosità,

ma che gela il sangue proprio in virtù

di ciò che mostra. Non è assolutamente

l’unica strada per un cinema civile, ma è altresì

vero che nel caso di Gomorra, la scelta

si dimostra funzionale alla trasposizione

cinematografica del romanzo-inchiesta di

Roberto Saviano, la cui ricchezza descrittiva

è nota. Non è un caso allora che la stampa

internazione ha tessuto lodi trasversali

a Gomorra, ma anche sollevato giustificati

dubbi su una certa insistita antispettacolarizzazione.

Un film col freno tirato è l’accusa

che si è fatta più di frequente alla pel-

L'intervista Matteo Garrone

tutta l’Italia?

Senz’altro: sicuramente il rapporto

tra l’Occidente ricco e il Sud

del mondo sfruttato è un tema ancora

più ampio, mondiale. Il libro

di Saviano è per tanti aspetti innovativo,

mi ha colpito la sua capacità

di descrivere le dimensioni del fenomeno

a livello mondiale, come

la camorra investe e si ramifica nel

mondo. Non è solo un problema

locale. E il fatto che il film abbia

avuto un’accoglienza così buona

a Cannes, a livello internazionale,

mi fa pensare che abbia vari livelli

di lettura.

Che domande ti ha fatto la

LUDWIG WITTGENSTEIN, FILOSOFO

PAGINA 21

Roma,

Quarticciolo.

Il teatro

e l’antica

borgata

licola. Una tesi legittima ma incompleta,

perché Gamorra è sì, un film nero e senza

speranze, sempre attento a non presentare

il mondo della criminalità in modo affascinante.

Ma in particolar modo è un film

animato dal comprensibile desiderio di

riappropriarsi di una contemporaneità che

ci sfugge in modo irreversibile. E’ questo

contatto col presente che manca alla stragrande

maggioranza del cinema italiano,

commerciale o autoriale che sia. E non è

in gioco la quantità di finzione, ma la capacità

di messa a fuoco di una società che si

dimostra sempre meno intellegibile con gli

strumenti tradizionali della politica, delle

scienze sociali e infine del cinema. La sua

essenzialità semi documentarista non getta

Gomorra nel volga del cinema didascalico,

perché le storie umane raccontate aprono

squarci di ottimo cinema e lasciano addosso

un disagio difficilmente rimuovibile.

A. A.

Ho filmato

la zona grigia

“Gomorra” e i luoghi di Saviano

In alto: Toni Servillo

sul set di “Gomorra”

Il regista Matteo Garrone.

In alto: Toni Servillo

stampa estera?

La domanda più ricorrente era

se mi sentivo in pericolo, avendo

tratto il film da un libro di uno scrittore

minacciato di morte. Ci sono

state varie letture del film, e vuol

dire che è arrivato a tutti.

In Gomorra c’è una

stana fusione tra arte

e vita: molti degli

attori erano sullo

schermo quello

che sono nella

vita.

Per il mio modo

di lavorare l’incontro

tra la persona

e il personaggio

è importante, è

sempre una sorta

di matrimonio in

cui si confondonono

l’uno e l’altro.

Quando Quando giro faccio

molta attenzione ai

luoghi, ai volti, perché

entrambi parlano.lano.

E poi verifico

e riscrivo la sceneggiatura,

e sono

disposto anche a

tradirla, se vedo

che dall’esterno

mi arriva qualche

idea. Qui ho avuto

la fortuna di lavorare con molti

attori che vengono da esperienze

in carcere, che hanno portato sullo

schermo il loro vissuto. Così come

molti ragazzi che vivono a Scampia

e fanno teatro. Sono tutti attori, ma

con alle spalle esperienze profonde

che hanno portato dentro al film.

Il cinema ha preso molto dalla

malavita, ma anche dato: vediamo

ragazzi che si ispirano a Scarface.

Scarface è emblematico: la villa

dove giocano i due ragazzi è quella

di Schiavone, un boss ora in carcere,

che aveva dato la cassetta di Scarface

all’architetto dicendo: voglio una

villa come quella di Tony Montana.

La villa che vediamo all’inizio è

proprio quella.


culture 19

Giovedì 29 Maggio 2008

ALL’OMBRA DEL VESUVIO

Napoli, Grecia

e piombo

sotto la pelle

ADRIANO MARENCO

è in sala.

Napoli è l’ombeli-

“Gomorra”

co di piombo del

mondo. Napoli è tragedia greca,

il destino inchiodato all’assenza

di futuro, il piombo sotto la

pelle, lo sguardo appassionato e

glaciale, a volte un lampo di speranza.

Napoli è il territorio artisticamente

più fertile d’Italia.

Napoli è cinema. Le sue contraddizioni,

le frizioni eruttano

scintille. Uno dei punti d’irradiazione

è stata la scena teatrale

a partire dal gruppo “Falso

Movimento” di Mario Martone.

Molto del cinema migliore

degli ultimi anni viene da là.

Napoli è un set pulsante dove si

mescolano vita e morte, furore

e comprensione. Gettiamo un

breve sguardo sull’architettura

mentale e fisica del set Napoli

degli ultimi anni. Ecco allora le

opere straordinarie di Antonio

Capuano come Vito e gli altri,

1991, storia presa dalla cronaca,

i botti dell’ultimo dell’anno

diventano i botti degli spari di

un padre contro la famiglia.

Vito resta orfano e diventa un

killer bambino a 12 anni. Film

di crudezza disarmante; Luna

rossa, 2001, che è una canzone

sul tradimento, qui la camorra

diventa atemporale, eternamente

fissata nell’Orestiade di

Eschilo. Un capolavoro assoluto,

straziante. Bellissimo anche

La guerra di Mario, 2005. Altro

protagonista è Mario Martone

con L’amore molesto, 1995,

film sull’ambigua ripetizione

nei meandri della memoria

del corpo da madre a figlia nei

meandri di Napoli; Teatro di

guerra, 1998, dove Napoli incontra

ancora la tragedia eterna

e fratricida nella compagnia

che prova I sette contro Tebe di

Eschilo nei Quartieri Spagnoli

e vuole rappresentarla nella Sarajevo

distrutta dalla guerra.

Altri protagonisti sono Palo

Sorrentino, artista di fama

internazionale, L’uomo in più,

2001; Francesco Patierno che

con Pater Familias, 2003, ci dà

uno sguardo architettonico,

glaciale che strappa le budella

su una generazione senza padri.

E ancora Vincenzo Marra,

Vento di terra, 2004; Antonietta

de Lillo, Non è giusto, 2001;

i fratelli Frazzi, Certi bambini,

2004; Diego Olivares, I cinghiali

di Portici, 2003; Giuseppe

M. Gaudino che in Giro di lune

tra terra e mare, 1998, narra

il dramma della disgregazione

fisica e mentale di Pozzuoli.

Infine gli attori protagonisti

di questo cinema da Anna

Bonaiuto, Carlo Cecchi, Toni

Servillo, Andrea Renzi a Licia

Maglietta. Il tessuto connettivo

comune è una città che vive e

marcisce continuamente e continuamente

si muove restando

fissata al suo destino.

Il cartoon sull’eccidio di Sabra e Chatila

CANNES (FRANCIA)

ADRIANO AIELLO

Se un festival cinematografico

dello spessore e della

storia di Cannes, attraverso

la sua selezione, si fa inevitabilmente

specchio dei tempi

che stiamo vivendo, l’edizione

2008 getta una pietra tombale

su una contemporaneità nera e

deprimente. Perché a Cannes

quest’anno non c’è stato spazio

per il sorriso, ma solo per il dolore,

la desolazione e l’angoscia

per il futuro. Come per le famiglie

senza speranza di Three

Monkeys del turco Nuri Bilge

Ceylan, o in Tokyo Sonata di

Kurosawa Kyoshi. Come per il

nostro Gomorra, o per Serbis che

fa parlare di sé per le fellatio reali,

o per altre furbe provocazioni,

ma che racconta le Filippine con

una disperazione che inquieta.

Durezze di sguardo ma anche

un’insopprimibile esigenza di

riappropriarsi di una memoria

storica che vacilla, come negli

italiani Sangue pazzo e Il Divo,

nel documentario di finzione

cinese 24 City o nello straordinario

Changelling di Clint Eastwood.

Grande spazio anche

alle biografie, in un festival, che

mai come quest’anno, si è soffermato

sui percorsi individuali,

o raccontano pezzi di vita, estrapolati

dal quotidiano, con risultati

artisticamente discutibili, o

centrando lo sguardo su personaggi

di grande rilievo come nel

fluviale biopic che Soderbergh

ha dedicato al Che, o come nello

splendido Hunger, ritratto del

martire della resistenza nord-irlandese

Bobby Sands.

Ma è stato soprattutto il festival

del discusso Waltz with

Bashir, il film israeliano che ha

in prima istanza dimostrato

(come fu per Persepolis) che è

possibile fare un cinema politico

anche attraverso un linguaggio

inaspettato, come quello dei car-

WALTZ WITH BASHIR

Libano

danza di sangue

toon. Che in un’opera antimilitarista

funge soprattutto da messaggio,

suggerendo l’idea che

non esiste autentica possibilità

di rappresentazione realistica

dell’orrore di una strage falangista

come quella che nel 1982

colpì tremila rifugiati palestinesi

che si trovavano nei campi profughi

di Sabra e Shatila alla periferia

di una Beirut ancora sotto

il fuoco della guerra civile. Il

titolo Waltz with Bashir si riferisce

alla danza con mitra, di un

soldato, che spara all’impazzata,

sotto il ritratto gigante di Bashir

Gemayel, il politico libanese ucciso

in un attentato prima dell’investitura

a Presidente della

Repubblica ed è il risultato del

costante lavoro di Ari Folman,

documentarista della televisione

israeliana, impegnato a far luce

sulla situazione politica e sociale

dei territori occupati. 2.300

tavole disegnate e poi animate

dallo studio dello stesso Folman,

il Bridgit Folman Film Gang,

con un interessante miscuglio di

animazione tradizionale, tridimensionale

e in Flash, per questo

suo secondo esperimento di

animazione, dopo che nel 2004

aveva girato una serie televisiva

dal titolo Parashat Ha-Shavua.

Ed è proprio Folman in persona

a fare da ponte con i fatti

raccontati per ricordare quello

che aveva vissuto durante il

servizio militare in Libano nel

1982 e che aveva del tutto rimosso.

Attraverso le nove testimonianze

registrate riaffiorano

dalla memoria i terribili fatti

di Beirut. Eppure, nonostante

l’importanza dell’operazione e

l’attenta ricostruzione dei fatti, il

film non arriva completamente

al nocciolo quella questione e il

nodo politico rimane sospeso

nel limbo di una pratica discorsiva

piuttosto compromissoria.

Se il lavoro sulla memoria

storica è innegabile - come an-

Un’immagine

tratta dal

film animato

presentato a

Cannes “Waltz

with Bashir”

sull’eccidio

di Sabra e

Chatila del 1982

in Libano

Il discusso

lavoro di

Ari Folman,

documentarista

della

tv israeliana,racconta

i terribili

fatti di Beirut

del 1982

per sensibilizzare

i

giovani all’obiezione

di coscienza

che è indubbiamente vero che il

film non risparmia critiche dirette

o indirette alla possibile connivenza

di Ariel Sharon, allora

ministro della difesa israeliano

- Folman sembra concentrarsi

eccessivamente sull’universale

bruttura della guerra attraverso

un percorso suggestivo e onirico,

che suggerisce il primato della

psicologia sulla storia. Non è un

caso che il suo primo obiettivo

dichiarato è quello di sensibilizzare

i giovani israeliani alla pra-

Amatissimi gli italiani del 61esimo

Festival del cinema di Cannes

che portano a casa il Gran

premio della giuria a Il Divo di

Paolo Sorrentino e il Grand Prix

a Gomorra di Matteo Garrone,

tratto dal best seller di Saviano.

E la Palma d’oro va, dopo ventuno

anni, alla Francia: vince Entre

les murs di Laurent Cantet. Premiate

opere anti-hollywoodiane

in toto, che somigliano al suo

presidente – il contestatore e

“anti-Bush” Sean Penn.

Fra i film, gli autori e gli attori

premiati si notano Le silence de

Lorna dei fratelli Dardenne, premiato

per la sceneggiatura;

il Che ritratto da Steven

Soderbergh, premiato

per l’interpretazione di

Benicio Del Toro; Linha

da paso di Walter Salles,

premiato per l’interpretazione

di Sandra Corveloni,

una matura esordiente. The

Exchange di Clint Eastwood

ha avuto un grottesco premio

di consolazione; Tre

scimmie del turco Nuri Bilge

Ceylan è stato premiato per

la regia; il Conte de Noel di Arnaud

Desplechin invece ha dato

modo di premiare Catherine

Deneuve, immancabile come il

tappeto rosso della croisette.

A. S.

tica dell’obiezione di coscienza,

anche conscio dello stress posttraumatico

che colpisce molti

militari, afflitti da incubi e deliri.

Uno scopo legittimo e in coerenza

con il suo film, ma che

nella realtà dei fatti, gli permette

di minimizzare le responsabilità

israeliane per l’accaduto, attraverso

il ricorso alla metodologia

assolutoria più classica, ovvero

quella che vede i persecutori

come delle pedine in un gioco

comandato dall’alto.


EMILIANO CORARETTI

20 Giovedì

STEREO

Si i sente una eco di anni No- Novanta

in Vulgus, il nuovo disco

degli Almamegretta. Ma nessuno

si azzardi a parlare di operazione

nostalgia. Perché sì, è vero,

questa volta la band partenopea ha

deciso di mettere insieme gli amici

di un tempo: dall’ex frontman del

gruppo, Raiz, che canta in Guarda

annanz’, , a Julie Higgins, la cantante

che li ha accompagnati nelle loro

tournée più importanti. Però, se

uno ripensa alla storia di Gennaro

Tesone e compagni, non ha nulla

di cui meravigliarsi: «Gli Almamegretta

- spiega il fondatore del

gruppo - è sempre stato un laboratorio

sempre poco definibile. E

probabilmente è proprio per questo

motivo motivo che non siamo mai riusciti

a fare un disco simile all’altro. Anche

se c’è stato un momento in cui

ci veniva richiesto». Per capire bene,

bisogna tornare

alla metà degli

E’ impossi- anni Novanbile

per una ta. Dopo che

band nata l’esordio Figli di

e cresciuta Annibale ne

nella città fece

partenopea

fare un disco

senza

questa impronta:

un

mondo pieno

di storia

e tradizioni

conoscere il sound dal respiro internazionale

e Sanacore diventò un

autentico disco di culto, con Lingo

gli Almamegretta arrivarono a

diventare delle pop star. O quasi.

«Ricordo il concerto a Napoli per

la presentazione dell’album: c’era

davvero tanta gente, quasi a voler

dimostrare che in quel periodo potevamo

accontentare tutti».

Da Lingo sono passati dieci

anni esatti. E anche se la band

ha subìto diversi cambiamenti,

oggi gli Almamegretta sembrano

aver trovato un suono che guarda

al passato senza il rischio di facili

ammiccamenti, continuando a

LO SCRITTORE ISRAELIANO Abraham B.

Yehoshua è noto in tutto il mondo, ed anche

in Italia, per i suoi romanzi in parte ambientati

ai giorni nostri ed in parte rivolti ad indagare

la storia passata dell’ebraismo attraverso

le vicende di personaggi che, pur colti nella

loro dimensione familiare, sono governati

dalla religione attraverso i suoi riti ed i suoi

precetti. Da un suo romanzo Viaggio alla fine

del millennio egli stesso ha ricavato il libretto

dell’opera. Parrebbe che l’impulso iniziale del

progetto sia partito proprio dallo scrittore,

che, secondo quanto da lui stesso dichiarato,

con l’avanzare dell’età (è nato nel 1936) ha

cominciato ad amare il melodramma e dopo

aver studiato numerosi libretti d’opera, per

comprenderne lo spirito e le esigenze formali,

ha deciso di predisporre il testo poetico da

affidare alla musica di Josef Bardanashvili, un

israeliano nato in Georgia. Il frutto di questa

collaborazione, Viaggio alla fine del millennio,

opera lirica in dieci scene (che ebbe la sua pri-

29 Maggio 2008

L'intervista Almamegretta

CONFLITTI

Yehoshua si dà all’Opera

ma nel 2005 in Israele) è approdato all’Opera

di Roma nella messa in scena originaria e con

i cantanti, il corpo di ballo, il

coro e l’orchestra dell’Opera

di Tel Aviv.

La storia, ambientata

nel 999, dunque in pieno

medioevo, narra del conflitto

che sorge fra persone unite

da legami familiari a causa

delle differenti consuetudini

matrimoniali. Yehoshua,

sefardita di antica famiglia

di Gerusalemme, e dunque

ebreo “orientale” in un paese,

Israele, votato alla cultura ed

ai modi di vita occidentali

esercitare una sana voglia di

sperimentazione: «Sapevamo

che mettendo insieme

ben nove cantanti diversi

- continua a spiegare Gennaro

- rischiavamo una sorta

di effetto compilation. Ma volevamo

che Vulgus fosse il frutto

delle nostre esperienze, una sintesi

di quello che siamo

sempre

stati. E

poi

“Vulgus” , un mix sonoro istintivo

CHI

I napoletani Almamegretta, con

Raiz alla voce, formano la band nel

1991 e fin da subito si impongono

sulla scena musicale italiana con il

primo mini-album Figli di Annibale.

Nel 1993 esce il primo cd Animamigrante,

ed è proprio durante la

produzione di quel disco che avviene

l’incontro con Stefano “D.Rad”,

soundman del gruppo, morto tragicamente

nel 2004 in un incidente

stradale e al quale è stato dedicato

un concerto all’Auditorium di Roma

con tanti ospiti musicali illustri.

Foto:

Mario

Di Bonito

Da quella serata è stato tratto un

“instant cd”. Negli anni successivi

si consolida il successo della band

partenopea (Sanacore, Indubb, Lingo,

ecc.). Nel 2003 Raiz lascia la

band per intraprendere la carriera

solista, quindi ha inizio una nuova

fase della storia degli Almamegretta

con Lucariello e le voci femminili

prima di Patrizia Di Fiore e poi di

Zaira e Marina. Nel 2006 esce Dubfellas,

primo cd stumentale e nel

2008 Vulgus, con ospiti come Raiz

e Massive Attack.

La soprano Larissa Tetuev

crediamo che il suono del cd sia

anche il risultato di tutti i live che

facciamo anche quando non siamo

in tour per presentare un prodotto

nuovo».

Nelle quindici tracce dell’album

c’è la voglia di ballare e quella

di creare un mix sonoro “istintivo” e

facilmente riconoscibile, l’esigenza

di essere mediterranei e quella di

restare napoletani: «E’ impossibile,

per una band nata e cresciuta a

Napoli, fare un disco senza lasciarci

dentro tracce della città. Ma all’inizio

delle registrazioni ci siamo detti:

“Non facciamoci tentare dalla

situazione, non scriviamo canzoni

deve aver vissuto personalmente la lacerazione

fra due visioni della vita per molti aspetti

contrastanti, ne ha sicuramente

tratto ispirazione per

questo testo come anche pel

suo libro più famoso Il signor

Mani. Su un piano più

generale il conflitto che egli

mette in scena alla fine del

primo millennio adombra

il ben più violento conflitto

che stiamo oggi vivendo -

Israele e Palestina ne sono

la ferita sanguinante - tra

mondo occidentale e mondo

orientale.

Il regista, Omri Nitzan,

culture

per piangerci addosso”. Abbiamo

così cercato di trasformare Napoli

in un simbolo: nella voglia di essere

parte di un mondo pieno di storia e

di tradizione. La nostra città ne ha

da vendere, di storia: solo che ormai

quel Rinascimento che si respirava

qualche tempo fa si è trasformato

in puzza di mondezza….». Per affrontare

Napoli in modo diverso,

questa volta gli Almamegretta si

sono anche lasciati aiutare.

Tra gli ospiti di Vulgus, infatti,

IL TOUR

Prosegue il

tour degli Almamegretta:

il

3/7 a Corsico

(Mi), il 4 a

Nervi (Ge), il

5 a Grottammare

(Ap), il

17 a Napoli

con Raiz, più

Massive Attack,

il 23 a

Suisio (Bg), il

25 a Staranzano

(Go), il 27

a Roma. Ad

agosto: il 9 a

Melfi (Pz), il 10

a Cervinara

(Av), l’11 a

Montefalcone

di Val Fortore

(Bn) e il 23 a

Cotronei (Kr)

c’è anche Peppe

Lanzetta, storica

voce della città,

attore e autore

di un testo fondamentale

come

Figli di un Bronx

minore, e nel disco

voce recitante

di Bum Bum:

«L’incontro con

Peppe è stato

naturale. Come

naturale è stato

ascoltare la sua

voce nel nostro

album: del resto

noi e lui abbiamo

sempre

fatto due percorsi

paralleli,

raccontando

un po’ le stesse

cose con due

linguaggi simili

ma non uguali».

“Naturale”, in

questo momento di ritorno alle

origini, è stata anche la re-union

con i Massive Attack. La collaborazione

tra gli Almamegretta e

la band di Bristol rimane ormai

negli annali della musica dello

scorso decennio (avete presente

il remix del brano Karmacoma?).

Ma se si chiede a Gennaro cosa si

aspetta dal concerto del 17 luglio

al Neapolis Festival, quando il suo

gruppo (con Raiz alla voce) aprirà

il live dei maestri del trip hop, lui

non ha dubbi: «Vogliamo divertirci,

suonare con dei vecchi amici e

non lasciarci andare alla nostalgia.

Che non fa mai bene».

ha solo in parte colto questo aspetto di attualità

politica, preferendo una lettura fiabesca

che evidenziasse la magia del viaggio, gli

abbandoni sentimentali e gli spunti comici

ben assecondato dalla costumista e scenografa

(Ruth Dar). Quanto alla musica l’impressione

di sintesi è che l’autore sia un frutto

maturo della stagione dei grandi compositori

russi del secolo scorso e persino del nostro

Puccini per la struttura complessiva dell’opera

che, pur dando molto spazio al declamato,

fa ancora ricorso alle arie, ai concertati, ai

duetti e agli ensemble. In definitiva quella di

Bardanashvili, alla sua prima prova nell’opera

lirica, può essere definita una musica colta,

per alcuni tratti accademica, molto legata alle

origini georgiane dell’autore. Le pagine più

apprezzate, dove ha saputo mettere in mostra

le sue migliori qualità musicali sono quelle,

molto numerose, affidate al coro, accattivanti

e di grande presa emotiva.

GUIDO CORAZZIARI


culture

La Costituzione

che “resiste”

Ninni Bruschetta porta in scena

“poesia e necessità” del testo del ’48

DIEGO VINCENTI

A

SIPARIO

scorrere la Costituzione viene

la pelle d’oca. Emozione

e angoscia. Perché ormai

sembra quasi che parli ad un altro

Paese. Diritto al lavoro, pace,

uguaglianza, libertà religiosa, democrazia.

Con la cronaca (nera e

politica) a contraddirla quotidianamente.

Ma nonostante insulti,

minacce e tradimenti, la Costituzione

resiste. Per ora. Fragile

baluardo cartaceo di unità e valori

universali, arriva a compiere i 60

anni dall’entrata in vigore. Era il

primo gennaio 1948 e l’Italietta

cercava di riscoprirsi grande dopo

i fasci-deliri. Come i giornali, anche

il teatro è da sempre sensibile

agli anniversari, e ogni tanto qualche

buon’anima ancora considera

il palcoscenico riflesso privilegiato

della realtà. Di tutte le realtà.

Nasce così, dove non ti aspetti,

uno dei progetti più interessanti

legato a questi 60 anni. Merito del

Teatro del Quarticciolo, impegnatosi

nella sua prima produzione

(alle spalle il Teatro di Roma)

che pare segnare qualcosa di più

di una semplice volontà artistica.

(In)diretta dichiarazione d’intenti,

per un palcoscenico giovane

giovane ma già amatissimo. A

dirigere La Costituzione (in prima

nazionale dal 2 al 4 giugno)

Ninni Bruschetta, tante volte visto

a teatro e al cinema (Luchetti,

Giordana, Battiato), ora spinto

dal desiderio di riscoprire il conosciuto,

di riappropriarsi di ciò che

già dovrebbe appartenere.

«Il primo obiettivo è quello

di spiegare che cosa sia la Costituzione

– sottolinea – perché in

realtà ben pochi la conoscono.

Poi come al solito a teatro, ad

emergere è il racconto: della sua

nascita, della sua vitalità, come

anche dell’indifferenza e delle pericolose

violazioni che minano la

natura stessa della democrazia e

della Repubblica. Una democrazia

assente, non perché non siamo

liberi, ma perché non abbiamo

reali governi del popolo, solo governi

di sistema. Quello scarto fra

il palazzo e la nazione di cui già

parlava Pasolini. Ma lo spettacolo

è anche il racconto dei principi e

dei valori che la sostengono, che

ne fanno un testo umano, quasi

poetico nella sua essenzialità».

Poetico e necessario. Ma certo

difficile da mettere in scena. Un

lavoro in divenire che parte dal

Ventennio (con la lettera di Einstein

a Mussolini sulla libertà del-

la scienza), passa per

Trilussa e si concentra

infine sui primi 54 articoli,

declinati in un

rito teatrale che apre

fessure, dubbi, nuove

resistenze. Con al centro sempre

l’attore. «Ci sono 3 o 4 professionisti,

il resto sono studenti, appassionati,

gente comune. Tutti legati

al territorio, parte integrante di

questo quartiere popolare antico

e bellissimo, che ora sta anche

scoprendo il teatro. Ed è incredibile

come il luogo abbia da subito

avuto una forza attrattiva magnetica.

Ci sono mascherine che du-

INSCENA

SERATA D’ADDIO. Fino al 1°

giugno. Di e con Paolo Villaggio,

al Teatro della Cometa di Roma.

Tre atti unici ispirati dalle opere

di Cechov e Pirandello. Villaggio,

in forma e solo sul palcoscenico,

ci regala Il fumo uccide (ispirato a

Il tabacco fa male di Cechov), Una

vita all’asta (da Il canto del cigno

di Cechov) e L’ultima fidanzata

(ispirato a L’uomo dal fiore in bocca

di Pirandello). Ironico, cattivo,

grottesco, divertente, Villaggio

racconta intermezzi di vita e di

teatro, di maschera e di uomo

in solitudine coi suoi demoni e i

suoi ricordi romantici.

A CURA DI A. D. B.

La sala del nuovo Teatro-biblioteca

del Quarticciolo a Roma, diretto da Paola

Cortellesi e Valerio Mastandrea (nella foto

a destra); a sinistra: Ninni Bruschetta, attore

e regista de “La Costituzione”

rante le prove stanno

lì a sentirsi quattro

ore di laboratorio

che mi romperei le

palle io di ascoltare.

Eppure rimangono

lì, dalla prima all’ultima parola»

racconta l’attore. Professionismo

e la freschezza del non scolarizzato.

Sensibilità libere che donano

sfumature nuove alle dinamiche

drammaturgiche.

Sul palco, un’umanità varia:

dall’operaio che finalmente ci

prova, al musicista palestinese, fino

a una giovane madre che alle

19 deve inderogabilmente staccare

(causa famiglia). Non tutti

d’altronde si possono permettere i

fusi orari teatrali… E tra le pieghe,

la celebre conferenza di Calamandrei

all’Umanitaria di Milano (26

gennaio 1955). «Un testo meraviglioso

- conclude Bruschetta - in

cui si sottolinea come la Costituzione

sia stata scritta con il sangue

della Resistenza, in opposizione al

fascismo. Calamandrei lo diceva,

non certo un pericoloso bolscevico.

E senza rivalsa politica, come

il dato di fatto quale è». Teatro

che si schiera, senza nascondersi

nei salotti della cultura. Sarebbero

piaciuti a Calamandrei, il progetto

e questo teatrino di periferia. Molto.

A lui che, oltre a ricordare la

lotta antifascista, censurava la passività

di fronte agli avvenimenti:

“una delle offese che si fanno alla

Costituzione è l’indifferenza alla

politica”. Lunga vita allora. E che

sia Resistenza. Ora e sempre.

Giovedì 29 Maggio 2008 21

Al nuovo

Teatro del

Quarticciolo

a Roma, lo

spettacolo

sarà in primanazionale

dal 2 al 4

giugno. Sul

palco anche

un operaio e

un musicista

palestinese

NELLA CAPITALE

L’antica borgata

e il palcoscenico

Era l’ex mercato coperto del quartiere. Una

costruzione terminata nel 1960, buttata

lì, proprio nel cuore. Ma da qualche mese

è divenuto il nuovo Teatro-Biblioteca del

Quarticciolo a Roma, avveniristico che pare

di stare a Parigi. Con l’antica borgata a far

spazio al palcoscenico. All’improvviso. Girato

un angolo. Parte del progetto dei Teatri

di Cintura (insieme a Tor Bella Monaca e al

Lido ad Ostia), è stato dato in gestione allo

Stabile che ne ha affidato la direzione alla

coppia Paola Cortellesi e Valerio Mastandrea.

Già anomali solo per la carta d’identità, figurarsi

nello spirito.

E’ nata così una mezza stagione sorprendente,

fra teatro e letteratura, con nomi di

richiamo e interessantiscoperte.

Morale,

platea piena

ogni sera. Ora

si concretizza

anche l’impegnoproduttivo,

con il

progetto sullaCostituzione

e i suoi

sessant’anni.

Il 2 giugno

il debutto

del lavoro sul territorio curato da Ninni Bruschetta.

Intorno, come satelliti, letture pubbliche,

incontri e il curioso lavoro dell’associazione

culturale livornese “Teatro del Porto”: da

qualche tempo se ne vanno in giro a chiedere

alle persone che cosa ne pensano della Costituzione.

Terrore nel quartiere. Video-indagine

che sarà trasmessa durante i giorni di festa.

E sarà curioso sentire come si è trasformata la

borgata, quali le nuove sensibilità, cosa si dice

fra i vicoli. Che una volta Quarticciolo significava

Resistenza, il Gobbo e la sua banda, gli

immigrati pugliesi e non, che alle strade davano

il nome del paese che lasciavano. Mentre

ultimamente lo si ricordava soprattutto

per aver visto i primi calci al pallone di Paolo

Di Canio… Segno dei tempi.

In via Castellaneta, fra viale Palmiro Togliatti

e via Prenestina. Info: 06 98951725 o

www.teatrobibliotecaquarticciolo.it.

D. V.


22

Giovedì 29 Maggio 2008

Comunisti a Vicenza

Il laboratorio dell’unità

Il 23 maggio 2008 ha avuto luogo a Vicenza un’iniziativa sull’unità

dei comunisti con (tra gli altri) Gianluigi Pegolo e Oliviero Diliberto.

E’ una scommessa. Vicenza è, da sempre, una città e una

provincia moderata, prima democristiana e ora leghista, per molti è un

simbolo: per Berlusconi che spesso è qui per le sue campagne elettorali

e mediatiche; per la Lega che ha qui il suo parlamento del nord; per il

Pd che sperimenta qui le rotture delle alleanze (come alle provinciali

del 2007) e le candidature emblematiche (Calearo); per i padroni che

sperimentano qui, approfittando di un sindacato debole e di una sinistra

ancor più debole, le loro “nuove” forme di contrattazione, la delocalizzazione

selvaggia, lo sfruttamento intensivo delle persone e del

territorio, l’uso degli organi di informazione (di cui sono proprietari)

che li fanno apparire “moderni”, “buoni”, “sorridenti”. Ma Vicenza è

un simbolo anche per chi si oppone alla costruzione della nuova base

Usa al Dal Molin.

I comunisti, comunque, sono pochissimi, esclusi dagli organi di informazione,

con scarsissime risorse. Eppure la bella sala dei Chiostri

di Santa Corona è stracolma. Arrivano donne, uomini e tanti giovani.

Si salutano compagni che non si vedevano da tempo, cittadini che

partecipano per la prima volta a una manifestazione di comunisti. Per

Vicenza è una cosa straordinaria. Alvise (Giovani comunisti), parla per

primo e presenta la serata. Poi è la volta di Trevisan (No Dal Molin).

Dinucci (manifesto) illustra lo scenario internazionale con la consueta

competenza e chiarezza. Interviene Giovanni Baron, operaio di una

grande fabbrica di Bassano del Grappa, comunista italiano, e parla di

condizioni nei luoghi di lavoro, di speranze deluse, della progressiva

cancellazione della solidarietà di classe. Dice della debolezza di un sindacato

troppo attento a difendere diritti già acquisiti, poco propositivo,

raramente conflittuale. Un discorso breve, sincero e appassionato che

afferma un’esigenza: la politica deve tornare in fabbrica. I lavoratori si

sentono abbandonati ma hanno ancora l’esigenza di costruire una prospettiva

di cambiamento della società. Vogliono poter sperare ancora.

Dopo l’intervento di Pegolo del Prc, il segretario nazionale del Pdci

Oliviero Diliberto conclude la serata, iniziando proprio dalla necessità

di avere ancora speranza. La storia non è finita e la ricostruzione di una

prospettiva di cambiamento non può procedere che da quelle forze organizzate

della sinistra italiana che da sempre hanno lottato per la difesa

e l’affermazione dei principi costituzionali. Dai comunisti appunto.

Il Pdci non si scioglie, si mette a disposizione di questo grande progetto.

E’ un appello accorato all’unità dei comunisti. La platea ascolta con

attenzione. La sala è piena zeppa di cittadini e lo resterà fino alla fine.

Gli applausi sono continui quando si parla dei valori, degli ideali che

devono tornare ad essere fondamento della politica, quando si parla

della falce e martello non come simbolo di un passato glorioso, ma di

una prospettiva. Applausi convinti quando Diliberto parla di necessità

di conflitto sociale riportando la politica nei luoghi di lavoro, di esigenza

che la cultura sia il motore del fare politica. Ma soprattutto quando,

concludendo, dice di quanto sia necessaria la diversità comunista

in Italia. Di come sia attuale la questione morale così come l’ha posta

Enrico Berlinguer quasi trent’anni fa. In un tempo di omologazione

è indispensabile costruire e mantenere vivo un partito che sia diverso

dagli altri, che dia speranza di poter trasformare la società. Un Partito

Comunista. La serata finisce con la convinzione che stiamo percorrendo

un strada difficile e piena di insidie, ma che ce la faremo.

GIORGIO LANGELLA

SEGRETARIO PDCI VICENZA

VENETO

PADOVA. 4 giugno ore 20,30. Presso

la Federazione Pdci, via Fra’

Gerolamo Eremitano 24, attivo

provinciale delgi iscritti,

interviene Severino

Galante, segreteria

nazionale Pdci.

ROVIGO. 29 maggio

ore 20,30. Presso la

sala Arci, via Trieste.

Attivo provinciale

degli iscritti, interviene

Severino Galante, segreteria

nazionale Pdci.

EMILIA ROMAGNA

PAVULLO NEL FRIGNANO

(MO). 30 maggio ore 20,30. Sala

Consiliare della Comunità Montana,

piazza Montecuccoli, presentazione

del libro: “Lotte di

classe e Costituzione. Diagnosi

dell’Italia repubblicana”, di Andrea

Catone. Ne discutono con

l’autore: Piergiorgio Bergonzi, se-

COME ABBONARSI

Annuale (50 numeri)

• postale

€ 36,00

• coupon in edicola

€ 44,00

• sostenitore

€ 155,00

• enti e associazioni

greteria nazionale Pdci, Marcello

Graziosi, scrittore.

MARCHE

ANCONA. 30 maggio ore 17,30.

Sala comunale audiovisivi, via Bernabei

30: “Unire i comunisti per

ricostruire la sinistra e il fronte

democratico”. Intervengono: Enrico

Massera, tecnico Telecomsegretario

sezione Prc, Ciro Argentino,

operaio Thyssen Krupp

Torino.

PUGLIA

MODUGNO (BA).

30 maggio ore 21.

Sala Beatrice Romita,

via Maranda

52: “I lavoratori si

organizzano per ridare

centralità e sicurezza

al lavoro”. Introduce Sebastiano

Pantaleo, sezione “Karl

Marx” zona industriale Bari-Modugno;

conclude, Gianni Pagliarini,

segreteria nazionale Pdci.

SARDEGNA

TRAMATZA (OR). 30 maggio ore

16. Presso il Centro Servizi: comitato

regionale sulla situazione

politica. Interviene Pino Sgobio,

segreteria nazionale Pdci.

€ 51,00

• estero

€ 130,00

Semestrale (25 numeri)

€ 18,00

Numeri arretrati

www.larinascita.net

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tel 06.68400824

fax 06.68892730

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Lei ha diritto di consultare, modificare, integrare o cancellare i Suoi dati. I suddetti dati potranno

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trattamenti funzionali all’adempimento del contratto. L’elenco aggiornato di tutti i Responsabili

del trattamento dati può essere richiesto per iscritto presso la sede del Titolare del trattamento

dati, Via Cola di Rienzo 280, 00192 Roma, tel. 06.6840081. La sottoscrizione dell’abbonamento

costituisce presa visione ed accettazione implicita della presente informativa.

post@

AREZZO, UN PARTITO

SEMPRE PIÙ FORTE

LAURA VICHI, ASSESSORE alle

Politiche sociali, alla Scuola e alle

Politiche giovanili del comune di

Monte San Savino, si è tesserata

al partito dei Comunisti italiani.

Esprimo viva soddisfazione per

il fatto che Vichi abbia deciso

di entrare nel partito che rappresento

in provincia di Arezzo.

L’operato della compagna Laura

Vichi nel Comune della Valdichiana

è assolutamente apprezzabile

e molto importante per la

comunità; alla luce, anche, degli

importanti compiti che deve affrontare

sul tema dell’istruzione,

delle politiche sociali e delle politiche

giovanili.

In questa fase politica, nella

quale la sinistra dovrà lavorare sodo

per ricostruire un radicamento

sociale nel paese, l’apporto di

nuove energie è assolutamente un

dato di notevole importanza. Penso,

infine, sia importante ricordare

la tanta esperienza nel mondo del

volontariato e delle politiche sociali

della compagna Laura Vichi;

un’esperienza che potrà portare nel

partito dei Comunisti italiani per

far crescere ancora di più la nostra

proposta politica ad Arezzo e in

tutto il paese.

GIANCARLO CATENI

SETTIMANALE DI POLITICA E CULTURA

DEL PARTITO DEI COMUNISTI ITALIANI, REGISTRATO AL

TRIBUNALE DI ROMA - N°46 IN DATA 27 GENNAIO 1999

DIRETTORE

MAURIZIO MUSOLINO

DIRETTORE RESPONSABILE

GIANNI MONTESANO

DIRETTORE EDITORIALE

CORRADO PERNA

CAPOREDATTORE

RAFFAELLA ANGELINO

PROGETTO GRAFICO

GABRIELE FASAN

SEGRETARIA DI REDAZIONE

VALERIA RUSSO

REDAZIONE@LARINASCITA.NET

VIA COLA DI RIENZO 280, 00192 ROMA

TEL. +39.06.6840081, FAX +39.06.68892730

EDITORE LAERRE SOC. COOPERATIVA, VIA COLA DI

RIENZO 280, 00192 ROMA, TEL. +39.06.6840081,

FAX +39.06.68400837.

DISTRIBUZIONE SODIP, VIA BETTOLA 18, CINISELLO

BALSAMO.

RICEZIONE E STAMPA ROTOPRESS SRL, VIALE ENRICO

ORTOLANI 33/37 ROMA

CHIUSO IN TIPOGRAFIA IL 26 MAGGIO 2008 ALLE 17

QUESTA TESTATA FRUISCE DEI CONTRIBUTI

DI CUI ALLA LEGGE 7 AGOSTO 1990 N°250 E S.M.


COLIER

Quando la strategia politica per prossimi anni sarà ultimata non ci sarà più nulla da fare!

Le trasformazioni internazionali

PRIORITA’

RIFIUTI

(ROM INCLUSI)

La strategia

araba

tratta da “Hizbollah Tv”

Appena insediato, il Berlusconi

IV ha dovuto affrontare le

questioni sicurezza e rif iuti

campani. Essendo però impossibile

capire quale di queste emergenze

sia prioritaria sull’altra, si è deciso

di risolverle insieme in un unico

Cdm. L’accostamento coatto ha però

reso più vivace il dibattito nella

destra e da più parti si è giunti alla

conclusione che in fondo la sicurezza

dipende dagli immigrati e che

questi possono essere equiparati alla

spazzatura. Bocciata invece l’ipotesi

leghista di considerare clandestini i

campani al di sopra di Caserta. Così,

se la destra moderata vede di buon

occhio incenerire i clandestini insieme

ai cumuli di spazzatura, quella più

radicale è per rispedire spazzatura

e clandestini nei paesi d’origine. E’

infatti assodato che non esistendo più

il “made in Italy”, si possa rispedire

la totalità dei rif iuti in Cina e negli

altri paesi esportatori in Italia. A chi

in Europa dice che così si potrebbe

inconsapevolmente sfociare in una

variante di destra del nazismo, il

governo è pronto a rispondere che

da giugno le baracche dei rom non

pagheranno più l’Ici. Comprese

quelle di lusso! Si è deciso di venire

incontro alle critiche escludendo dai

provvedimenti le badanti, la tv

spazzatura e i casi umani per la tv

spazzatura. Da approfondire invece

la richiesta della campana Carfagna:

fare la raccolta differenziata senza

discriminazioni e cumulare i

sacchetti di spazzatura con sobrietà.

Allo studio un apposito f iocco rosa.

L’ALTRO SECOLO

23

a cura di

Giorgio Fasan Giovedì 29 Maggio 2008

Lido Contemori

Giuliano - “Un anno da rottamare” , Ponte alle Grazie1997

Cosimo Brunetti

Cosimo Brunetti

Paco

Roma capitale:

da “ladrona”

a xenofoba

In Italia proseguono con successo

gli interventi di ingegneria genetica

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali e fui sollevato perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti ed io non dissi niente perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me e non c’era rimasto nessuno a protestare»

Bertolt Brecht

Cosimo Brunetti

hanno collaborato

Lido Contemori, Marco Vukic,

Italìus, Pedro, Manlio Truscia,

Bertolt Brecht, Cosimo Brunetti,

Marco “Gaucho” Filippi, Paco

Oggi, forse, è presto per rimettersi veramente in moto. Domani certamente sarà tropo tardi

“Gaucho”

Vukic

Pedro

Marco Vukic

Pigneto: il buon Gianni,

detto Alemanno: “...il raid

e l’aggressione sono

di una gravità inaudita.

Non passeranno

sotto silenzio”.

Difatti il rumore cresce!

E assieme cresce anche

chi lo ha alimentato.

E’ il Nero

il colore

che più

fa salire

il sangue

alla testa

Italìus

Manlio Truscia

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