Pasqua 2008 - Parrocchia della SS. Trinità - Piacenza

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Pasqua 2008 - Parrocchia della SS. Trinità - Piacenza

IL RICHIAMO

Periodico fondato nel 1946 - Parrocchia della SS. Trinità - Piacenza PASQUA 2008


PAGINA DUE

SOMMARIO

Le icone del Triduo pasquale

Benvenuto Mons. Gianni

Ambrosio, nuovo Vescovo

2008, bisestile, perché?

Attentato alla famiglia cristiana

Don Fabio, viaggiatore per caso

nell’India favolosa

L’Oratorio invernale diventa sala

San Benedetto

Allegria al Circolo Anspi

Gradita visita dei fratelli

Ortodossi russi

in memoria di Carlo Donati,

testimonianze sul dolore

Lourdes, ormai 150 anni!

Spazio giovani e ragazzi, tante

occasioni di gioia

Hanno collaborato:

Don Riccardo Alessandrini

Don Fabio Battiato

Don Massimo Cassola

Carlo Francou

Corrado Gualazzini

Attilio Lucchi

Per le foto: Giulio Velcani & altri

IL RICHIAMO

Autorizz. Trib. di Piacenza n. 96

con approvazione ecclesiastica

Direttore Responsabile: Antonio Tagliaferri

Direzione, Redazione e Amministrazione

Via Manfredi, 30 - 29100 piacenza

Tel. 0523458204 - Fax 0523453875

www.sstrinita.org - parrocchia@sstrinita.org

Stampa: Grafiche Lama - Piacenza

CRISTO

NOSTRA SPERANZA

È RISORTO

Sfolgora il sole di Pasqua,

risuona il cielo di canti,

esulta di gioia la terra.

Dagli abissi della morte

Cristo ascende vittorioso

insieme agli antichi padri.

Accanto al sepolcro vuoto

invano veglia il custode:

il Signore è risorto.

O Gesù, re immortale,

unisci alla tua vittoria

i rinati nel battesimo.

Irradia sulla tua Chiesa,

pegno d’amore e di pace,

la luce della tua Pasqua.

Sia gloria e onore a Cristo,

al Padre e al Santo Spirito

ora e nei secoli eterni. Amen.

ORARIO SANTE MESSE

Giorni feriali: 9:00; 18:30

Giorni festivi: 7:30; 9:30; 11:00

17:00; 18:30

Messa vigiliare del sabato: 18:30

Informazioni dettagliate sui vari appuntamenti

nel foglio mensile di avvisi parrocchiali


Carissimi,

Il Signore è Risorto

PAGINA TRE

La lettera del Parroco

L’Apostolo Paolo annunciava alla Comunità cristiana di Corinto

l’Evento fondamentale

della Fede:

“Vi rendo noto, fratelli, il

vangelo che vi ho annunziato

e che voi avete ricevuto,

nel quale restate

saldi, e dal quale anche

ricevete la salvezza, se lo

mantenete in quella

forma in cui ve l’ho

annunziato. Altrimenti,

avreste creduto invano!

Vi ho trasmesso dunque,

anzitutto, quello che

anch’io ho ricevuto: che

cioè Cristo morì per i

nostri peccati secondo le

Scritture, fu sepolto ed è

risuscitato il terzo giorno

secondo le Scritture, e

che apparve a Cefa e

quindi ai Dodici…” (1 Cor

15, 1-5).

Il Crocifisso del Golgota è il Signore Risorto: il Vivente ha

sconfitto la Morte.

Questo Vangelo della fede deve essere proclamato al mondo con

chiarezza e più forte che mai dalla nostra Comunità parrocchiale.


PAGINA QUATTRO

L’Angelo sfolgorante della Risurrezione, anche alla nuova generazione

a volte smarrita, ripete: “Perché cercate tra i morti Colui che

è il Vivente? È Risorto! Non è qui…”.

La pietra sepolcrale, sigillo irreversibile della morte, è ribaltata; la

tomba è vuota.

La potenza di Dio ha fatto questo: la morte non è più la frontiera

ultima della vita. Gesù, Figlio di Dio e vero uomo, ha varcato,

infrangendola, questa frontiera, abbattendo il muro della “condizione

disonorevole” dei figli di Dio: il giogo della morte è spezzato.

L’Evento di Cristo Crocifisso, Morto e Risorto, secondo la Scrittura,

proclama che la Pasqua è il compimento della fedeltà di Dio all’uomo;

è la pienezza della Rivelazione dell’amore.

A coloro che hanno visto il Signore Risorto e hanno deciso di camminare

con Lui, Gesù ha chiesto di essere testimoni della speranza:

“Sarete miei testimoni fino ai confini della terra”.

È necessario che questa testimonianza sia trasmessa “…non da

evangelizzatori tristi e scoraggiati, ma da ministri del Vangelo, la

cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in dono la

gioia di Cristo” (Paolo VI).

La gioia di essere e di vivere, la gioia di amare e di donare, la gioia

di servire e di partecipare, la gioia di perdonare e di comprendere.

Il cristiano non è l’uomo dell’evasione, dell’alienazione e del disimpegno

nella vita. Camminando con Cristo, il cristiano si impegnerà

affinché il respiro della vita sia la speranza, il fermento della storia

sia l’amore, il traguardo finale di tutti sia la pace.

Per la testimonianza dei cristiani il fermento della Pasqua si diffonda

per il mondo come ben esprime la preghiera della Festa:

“Donaci, Padre, di rendere presente in ogni momento della vita la

fecondità della Pasqua, che si attua nei tuoi misteri”.

Buona Pasqua a tutti,

don Riccardo


PAGINA CINQUE

Quaresima, tempo di carità

“Convertiti e credi al Vangelo”, è la frase con cui il sacerdote ci ha imposto

le ceneri, segno umile ed austero insieme, con cui abbiamo iniziato la

Quaresima.

Il mercoledì, detto appunto “delle Ceneri”, apre infatti i quaranta giorni di

preparazione alla Pasqua.

Un tempo da dedicare soprattutto alla preghiera

e alla penitenza, che non significa

essere tristi o avere il muso lungo, ma pensare

di più agli altri magari donando qualcosa di

nostro.

Nel suo messaggio per la Quaresima 2008, il

Papa ci invita a riscoprire l’elemosina che è al

tempo stesso aiuto concreto verso i bisognosi

e un modo per educare noi stessi.

Rinunciando a qualcosa, regalandola agli

altri, impariamo che la ricchezza, i beni materiali

non sono la cosa più importante.

DOMENICA delle PALME

Ore 10:30 Processione dal piazzale di via Raineri

GIOVEDÌ SANTO

Ore 17:30 Messa vespertina nella Cena del Signore

VENERDÌ SANTO

Ore 17:30 Celebrazione della Passione del Signore

SABATO SANTO

Ore 23 Inizio della VEGLIA PASQUALE


PAGINA SEI

Le icone pasquali della nostra chiesa

Il Mistero della nostra salvezza

Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo, senza abdicare alla sua natura

divina, ha assunto la debolezza e la precarietà della nostra condizione

umana. Tutte le religioni si rivolgono a divinità potenti e lontane,

dalle quali gli uomini possono solo sperare una difficile e

capricciosa benevolenza.

Il nostro Dio si è rivelato nell’amore per le sue creature: pur cacciando

Adamo dall’Eden, ha promesso la misericordia con la venuta

dell’Unigenito, nato da donna, il quale dopo aver compiuto prodigi

e segni, la realizzerà pienamente nell’ora di umiliazione estrema

sul Golgota.

Tutto l’Antico Testamento ha preparato la rivelazione del Figlio di

Dio, ma i sapienti non lo hanno riconosciuto. Però la sua divinità

non rimase nascosta: con un divenire che appare assurdo alla

ragione umana, all’entrata nella sofferenza e nella morte fa seguito

la gloria della Risurrezione.

“Se Cristo non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede” (1Cor

15,17): nella sua Pasqua Cristo ha vinto la morte e ci ha donato la

salvezza promessa dall’inizio, gratuitamente compiuta.

Il Demonio è stato sconfitto dal mistero che non aveva decifrato, e

l’uomo ha potuto ricongiungersi al proprio Dio.

La natura (passaggio dall’inverno al risveglio primaverile), gli astri

(la Luna che riacquista tutto il proprio splendore), la storia millenaria

di un popolo (l’esperienza dell’Esodo, passaggio dalla schiavitù

alla libertà, tramandata di generazione in generazione) concorrono

a preparare la Pasqua di Gesù Cristo come passaggio definitivo

dalla morte alla vita, segno e compimento della nuova ed eterna

Alleanza.


PAGINA SETTE

Venerdì Santo, la Croce

Appeso al legno della Croce,

Cristo dignitoso e solenne anche

nella spoliazione, le braccia aperte

in segno di donazione totale,

obbediente fino alla morte, effonde

il proprio sangue ridando vita

alle spoglie di Adamo, sepolto sul

Golgota; Maria, anch’ella martire,

riceve in Giovanni ogni cristiano.

Nel suo seno materno ora porta

tutti noi. Come preannunciato dai

profeti, uomo del patire, Gesù è

reietto, fuori della città, e offre a Dio il vero culto nel tempio del proprio

corpo crocifisso per amore.

Discesa agli inferi, il silenzio

Cristo è già glorioso; nel luogo della tenebra, scardina le porte

antiche per liberare l’umanità in attesa ed introdurla al cospetto

del Padre. È accolto da

patriarchi, re, profeti e da

tutti i giusti che riconoscono

il Signore nel quale

hanno sperato, al compimento

della legge e delle

promesse. Con questo

gesto trasmette ad ogni

cristiano lo zelo apostolico

per annunciare la

Buona Notizia a tutti coloro

che in questo mondo

attendono la salvezza.


PAGINA OTTO

Pasqua, la tomba vuota

L’iconografia rispetta il mistero del momento della Risurrezione. La

vera scoperta delle donne è una pietra rimossa e una tomba vuota mentre

il nuovo giorno

sta prendendo il

sopravvento sulla

notte. Questa

”ora” dell’incarnazione

si è compiuta:

il Figlio di Dio

venuto bambino in

una mangiatoia

lascia un sepolcro,

la sua umanità

allora avvolta in

fasce si è liberata

adesso delle bende

e del sudario.

Nella Pasqua

Cristo ha donato

alla Chiesa una

nuova natura rendendola

sua sposa, ad ogni uomo potrà essere dato l’annuncio che ha

un Padre nel Cielo.

L’arte ha sempre fissato i passaggi del Triduo pasquale con opere

di grande impatto. In particolare l’iconografia orientale, cui fa capo

l’opera pittorica sulla grande parete absidale della nostra chiesa,

fissando nei propri canoni un compendio di Parola, Tradizione,

contenuti teologici, non perde mai la propria caratteristica di essere

veicolo di Evangelizzazione, di immediata comprensione da

parte di chiunque vi si accosti con cuore semplice.


Mons. Gianni Ambrosio

Nuovo Vescovo di Piacenza-Bobbio

PAGINA NOVE

Sabato 16 Febbraio nel pomeriggio ha avuto luogo nella Cattedrale

di Piacenza l’Ordinazione episcopale di Mons. Gianni Ambrosio,

l’Assistente generale dell’Università Cattolica,

scelto da Benedetto XVI come Vescovo della nostra Diocesi.

La celebrazione dell’Ordinazione episcopale e la presa di possesso della

Diocesi è stata presieduta dal Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato

del Papa.

Mons. Ambrosio, originario

di Santhià in provincia

di Vercelli, è nato

il 23 Dicembre 1943 ed è

stato ordinato sacerdote il

7 Luglio 1968. Ha compiuto

gli studi di specializzazione

a Parigi, diplomandosi

in sociologia

della religione alla

Sorbona.

Laureatosi in teologia nel

1995 all’Università

Lateranense, è stato parroco

di S. Paolo a Vercelli

dal 1988 al 2001, e dal

1993 sempre al 2001 ha

diretto il settimanale diocesano

vercellese

“Corriere eusebiano”.

Dal 2001 è Assistente

generale dell’Università

Cattolica del sacro

Cuore, Ateneo fondato da


PAGINA DIECI

padre Gemelli. Numerosi i suoi incarichi in campo ecclesiale a livello

nazionale.

La presenza del Card. Bertone si deve ai legami di amicizia con Mons.

Ambrosio. L’illustre prelato è stato infatti Vescovo a Vercelli dal 1991 al

1995.

DAL “MESSAGGIO”

DEL NUOVO VESCOVO

ALLA CHIESA PIACENTINA

Ho accolto nella fede la decisione del Santo Padre Benedetto XVI

- cui esprimo i sentimenti di filiale devozione - di confidarmi il

governo pastorale della Diocesi di Piacenza-Bobbio.

Riconosco nella chiamata del successore dell’apostolo Pietro la

voce del Signore che mi

manda a servire la Chiesa di

Sant’Antonino e di San

Colombano. Vengo dunque a

voi, fratelli e sorelle, nel nome

del Signore, desideroso di

amare e di servire questa

Chiesa dalle antiche e gloriose

tradizioni cristiane.

Sono certo che mi accoglierete

nella stessa fede.

E così, nel nome del Signore,

continueremo insieme, nella

docilità allo Spirito, la storia di

fede, di speranza e di carità

che ha fatto ricca di vita cristiana

la Chiesa di Piacenza-

Bobbio. Invoco la grazia della


PAGINA UNDICI

conversione, della sequela di Cristo, della fedeltà al Vangelo: la

vita sia interamente al servizio di Gesù Cristo, che tutti conduce

verso il Regno veniente...

Fiducioso nello Spirito che chiama, santifica e manda, affido il mio

servizio pastorale all’intercessione di sant’Antonino, di santa

Giustina, di san Colombano, amati patroni della nostra Chiesa.

Invoco in particolare l’intercessione di un grande vescovo, il beato

Giovanni Battista Scalabrini, pastore buono e lungimirante della

nostra Chiesa.

Possa anch’io camminare speditamente

sulla via della santità

ed essere seminatore di speranza

viva per i nostri giovani e

per tutti quelli che, nella loro

povertà e sofferenza, sono i

prediletti del Signore...

Alla Chiesa che è in Piacenza-

Bobbio chiedo di accogliere

con me l’appello di Cristo alla

conversione, alla fedeltà al

Vangelo e agli impegni del

Battesimo. Così, come testimoni

gioiosi del Signore Gesù, rinnoveremo

la grande tradizione

spirituale e pastorale della

nostra Chiesa. Assicuro fin

d’ora la volontà di collaborare

con tutti per la ricerca del bene

comune, per il sostegno delle famiglie e per l’educazione dei giovani,

per l’aiuto dei più deboli, per la crescita etica, civile e culturale

della nostra terra generosa.

Nell’ardente attesa di incontrarvi presto, su tutti invoco la benedizione

di Dio Padre, Figlio e Spirito Santo.

Mons. Gianni Ambrosio


PAGINA DODICI

2008, anno bisestile

Perché Febbraio acquista un giorno?

Siamo da sempre abituati alla filastrocca imparata da piccoli per

fissare nella mente la durata irregolare dei mesi, ma che quest’anno

trae una conclusione sbagliata, con quel “…di 28 ce n’è uno…”.

Infatti nel presente anno 2008 Febbraio di giorni ne ha ventinove.

La misurazione dell’anno e la sua suddivisione in mesi ha da sempre

costituito una necessità soprattutto di ordine religioso-rituale, e

un problema di difficile soluzione, per Babilonesi, Sumeri, Ebrei,

ma anche per i Romani in epoca più recente. Infatti tutti i popoli

antichi cercarono di conciliare la ricorrenza delle stagioni scandite

dalla periodicità solare (circa 365 giorni), con la durata delle lunazioni

(poco più di 29 giorni ciascuna).

Gli astronomi egiziani, capaci di misurazioni estremamente avanzate,

stabilirono già due millenni prima di Cristo la durata dell’anno

solare in modo quasi esatto, in 365 giorni e 6 ore circa.

Molto tempo dopo, nel 46 a. C., Giulio Cesare applicò le osservazioni

degli Egiziani alla formazione di quel calendario che praticamente

utilizziamo ancora oggi: 12 mesi in

un anno di 365 giorni; le ore eccedenti

contribuivano ogni 4 anni alla formazione

di un giorno in più, che veniva inserito a

Febbraio, che allora era l’ultimo mese. Il

nome “bisestile” dato all’anno di 366 giorni

deriva dal sistema di datazione proprio

del calendario Romano, legato a ragioni

di festività religiose.

Ma… le 6 ore sono in realtà un po’ meno,

e questo portò ad un errore per eccesso,

quando in epoca cristiana si proseguì col

calendario cosiddetto “Giuliano”, che stabiliva come “bisestili” tutti

gli anni divisibili per 4.


PAGINA TREDICI

Sotto il pontificato di Gregorio XIII si giunse finalmente all’attuale

assetto. Nell’Ottobre 1582 si fecero “sparire” gli 11 giorni accumulati

in circa 16 secoli, e si stabilì che

sarebbero stati bisestili tutti gli anni

divisibili per 4 ma solo i secoli divisibili

per 400. Così lo fu il 1600, recentemente

il 2000, ma non lo furono 1700,

1800, 1900, e non lo sarà il prossimo

secolo 2100. L’attuale calendario

“Gregoriano”, adottato in tutto il

mondo, assicura così una applicazione

di qualche millennio senza altre

correzioni!

Per terminare, visti tutti i ripensamenti

e le manipolazioni effettuate nel corso della storia, risulta un po’ difficile

attribuire un senso di fatalità all’anno bisestile; nonostante le

dicerie e i proverbi di ogni genere, i suoi effetti sulla buona o cattiva

sorte dell’umanità sono frutto di mera superstizione; lo dimostra

la statistica, ma dovrebbe bastare il buon senso!

Pellegrinaggio a Scorzoletta di Broni (PV)

Indetto nel solo pomeriggio di Giovedì 24 Aprile 2008, avrà come meta

il Santuario della Beata Vergine del Perpetuo Soccorso,eretto nella

prima metà del secolo scorso su volere

dei fedeli della zona.

Ben presto l'aumento della popolazione

rese necessaria la presenza stabile di un

sacerdote che ne avesse la cura e perciò

la chiesa di Scorzoletta fu nominata

vicaria autonoma sotto il titolo di

Madonna del Soccorso, e divenne successivamente

Parrocchia nel 1948.


PAGINA QUATTORDICI

Quel tentativo non riuscirà!

Le parole più comuni e più belle, “mamma” e “papà”, usate

dai bambini di tutto il mondo, corrono il rischio di essere cancellate.

Il governo britannico avrebbe avviato una campagna di informazione

e di pressione nelle scuole, perché in luogo di papà e mamma

si insegni ai bambini ad usare il termine indistinto di “genitore”.

Ciò per non creare disagio a quanti si trovano in una situazione

diversa da quella della famiglia naturale.

Qualcosa del genere è già avvenuto in Spagna, dove negli atti ufficiali

sembra si utilizzino i termini “genitore 1” e “genitore 2” per indicare

quelli che hanno dato vita ai propri figli.

Ci troviamo davanti ad una forma di violenza antropologica che

cerca di cancellare parole che hanno un suono ed un significato

profondo per tutti gli esseri umani.

Tutti conoscono la trepidazione e la gioia con cui in una famiglia si

attende il giorno in cui il bambino pronunci per la prima volta la

parola “mamma” e poi la parola “papà”. È un sentimento di gioia

che investe i genitori, si estende ai fratelli e alle sorelle, a tutti i

parenti stretti.

È il momento in cui nel

bambino l’umanità si fa

parola, la parola trasmette

felicità, la felicità

chiude il circolo degli

affetti nei quali egli è

avvolto e dai quali sarà

circondato per lungo

tempo.

Quando il bambino cresce

le parole “papà” e

Celebrazione in difesa della famiglia cristiana

Madrid, 30 Dicembre 2007

“mamma” vengono pronunciate

con una con-


PAGINA QUINDICI

sapevolezza diversa e crescente, come si trattasse di un patrimonio

prezioso.

Esse sono gridate nei momenti di gioia, e in quelli di dolore; sono

sussurrate nei momenti di abbandono e di riconoscenza, sono pronunciate

con orgoglio all’esterno, quando il bambino parla della

propria famiglia con amici, nei compiti a scuola, con altri.

Esse mantengono un significato forte anche nell’età adulta, in

quanto esprimono un sentimento che riassume e unisce vite intere

che si sono sviluppate insieme.

Cambiare queste parole “mamma e papà” con altre (genitore 1 e

genitore 2) è come distruggere un suono armonioso nel quale si

racchiudono sentimenti, ricordi, speranze, ai quali nessuno può

rinunciare.

Si potrebbero fare tante considerazioni sulla dissennatezza di questo

tentativo. Si potrebbe dire che esso non riuscirà nel suo intento,

anche perché la letteratura, la musica, la poesia, i libri di tutto il

mondo sono pieni di quelle parole e nessuno potrà mai cancellarle.

È una imposizione pazzesca. È una bizzarria che non avrà

seguito. Tuttavia si tratta dell’iniziativa del governo di un nobile

Paese europeo. Al grottesco si può opporre soltanto l’umanità in

tutta la sua semplicità e grandezza.


PAGINA SEDICI

INDIA

paese che vai...

Il nostro don Fabio recentemente è rientrato da un viaggio in

India dove ha visitato una realtà estremamente diversa dalla

nostra. Ecco la sua esperienza raccontata rispondendo ad

alcune brevi domande.

Che itinerario hai percorso?

Sono stato principalmente nella città di Bangalore, nel centro-sud. È una

grande città, in rapido sviluppo. Ero ospite del seminario Redemptoris

Mater di quella città insieme ad un presbitero, don Secondo Moretti, della

Diocesi di Brescia, che è presidente

di una grande associazione missionaria

che si chiama “Cuore Amico”.

Io sono partito proprio per accompagnare

questo sacerdote che essendo

ottantenne gradisce un aiuto

negli spostamenti. Ho fatto poi, una

puntata a Madras di due giorni per

visitare i luoghi del martirio di san

Tommaso apostolo.

I nostri viaggiatori

La cultura indiana ha sempre

affascinato gli occidentali: pensi si

tratti di moda o realmente l’oriente

indiano ha qualcosa da dire?

Ci sono aspetti della cultura indiana

sicuramente interessanti. Anzitutto

colpisce il fatto che ci siano pochi

divorzi, l’istituto della famiglia sta

ancora reggendo. Viene data molta


PAGINA DICIASSETTE

considerazione alle proprie tradizioni, alla storia. C’è, per certi aspetti, un

grande rispetto per la vita e nei luoghi dove sono stato io esistono poca

delinquenza e pochi vizi come droga e alcolismo; almeno rispetto a noi.

Alcuni aspetti però non sono certamente invidiabili come un certo fatalismo

e la divisione in caste.

Quali gli aspetti della

gente e dei luoghi

che più ti hanno colpito?

Naturalmente colpisce

subito il fatto di vedere

molta gente che vive

con niente, che lavora

quasi esclusivamente

con le mani. Intendo

dire che normalmente

mancano tante attrezzature

che da noi sono

considerate scontate. Per

esempio Bangalore ha cantieri aperti ovunque ma il cemento lo trasportano

a mano le donne in alcuni recipienti; non usano le betoniere anche perché

la manodopera ha costi bassissimi. Ho

visto anche diverse donne stirare ancora col

ferro a carbone ecc.. Però è anche vero che la

città risulta essere la capitale mondiale dei call

center e della produzione di software. In pratica

è un paese in rapidissimo sviluppo… ma a

due velocità.

Le persone invece colpiscono per la disponibilità

all’accoglienza e la generosità. Sono rimasto

ammirato anche dalla calma e dalla pazienza

che dimostrano; ad esempio nonostante il

traffico caotico con ingorghi e lunghe file non

c’è nessuno che perda la pazienza, nessuno che


PAGINA DICIOTTO

inveisca.

Madre Teresa di Calcutta ha fatto dell’India la sua missione,

ti aspettavi di trovare situazioni di povertà così evidenti come quelle

che si possono vedere nelle strade delle grandi città e nelle campagne?

A dire il vero non ho

avuto la possibilità di

andare a Bombay o

Calcutta che sembrano

essere le città con

maggiori difficoltà. Il

lavoro di don

Secondo si concentrava,

in questa occasione,

quasi esclusivamente

a Bangalore.

Sicuramente ho visto

situazioni che in

Italia sarebbero

comunque ritenute inaccettabili ma vissute con molta dignità. Per fortuna

esistono molte associazioni che aiutano in vari modi anche se sicuramente

rimane tantissimo da fare.

Tu sei un sacerdote, cosa ti ha colpito nella religiosità indiana?

Certamente il popolo

indiano è un

popolo molto religioso.

Esiste molta

devozione; si ha

l’impressione che

tutti preghino ed

abbiano una vita spirituale

(ognuno

secondo il proprio

credo naturalmente).

Con i seminaristi del Redemptoris Mater


Chiese e templi sono gremiti, ci sono

immagine sacre e angoli di preghiera

ovunque, per strada, nelle case e nei locali.

I preti locali mi hanno riferito però che

anche in India è in atto un forte processo

di secolarizzazione. In pratica anche in

quel Paese la pratica religiosa cala, anche

se la situazione non è drammatica come

da noi. Sembra poi che le maggiori difficoltà

le conosca l’induismo.

PAGINA DICIANNOVE

Cos’hai portato con te da questa esperienza?

In posti come l’India si capisce bene ciò

che è veramente necessario e ciò che

invece non lo è, ed è stato importante

capire come si può vivere anche in un’altra

situazione, con altre difficoltà. Non dimenticherò la bellezza di un

Paese meno ricco del nostro, ma pieno di gente, bambini, voci e colori.

Sicuramente più semplice, più spontaneo, direi meno malizioso.

Ma soprattutto sono stato a contatto con diversi presbiteri fortemente

impegnati nell’evangelizzazione.

Sacerdoti

pieni di zelo per l’annunzio

del nome di

Cristo; che credono

profondamente al potere

che ha la fede di elevare,

anche socialmente,

il vissuto delle persone.

Questa testimonianza

sarà certamente

importante per la mia

vita e il mio ministero.


PAGINA VENTI

Apriamo una porta ai nostri ragazzi:

la “Sala S. Benedetto”

Sono state recentemente ristrutturate le

sale a piano terra della Casa parrocchiale,

adiacenti al Bar Anspi. Tale spazio

ricreativo era denominato dai giovani

“Oratorio invernale”.

Dopo la ristrutturazione dell’ambiente e

degli arredi, avremmo scelto di chiamarlo

ora “Sala S. Benedetto”.

Innanzi tutto il nome: la scelta di porre sotto la protezione del monaco S.

Benedetto un luogo aperto ai ragazzi può sembrare originale, ma non è

così. S. Benedetto infatti inizia la sua Regola con queste parole: “Ascolta

figlio gli insegnamenti del

maestro, porgi attento il tuo

cuore, ricevi di buon animo i

consigli di un padre che ti

vuole bene e mettili risolutamente

in pratica”. Inoltre la tradizione

gli attribuisce il motto

“Ora et labora”, cioè prega e

lavora, a ricordare che l’azione

riceve forza dall’aiuto di Dio.

Intitolando la sala a questo

santo protettore abbiamo riflettuto

sulla vita dei nostri ragazzi

e dei loro coetanei, inseriti nel

tessuto urbano; li vediamo correre

a scuola, a fare sport o altre

attività giovanili. I nostri ragazzi

non hanno più i cortili di


PAGINA VENTUNO

casa per giocare al termine di una giornata di scuola e di studio.

Poi, dati i tempi, i ragazzi vengono accompagnati, sorvegliati, organizzati

in tutti i loro spazi e ambiti di vita.

Quello che proponiamo in parrocchia non è rispolverare modelli del passato,

ma migliorare quelli del presente. Vogliamo aprire una porta ai nostri

ragazzi e ragazze che non sia

solo quella del catechismo e

della Messa, una porta che li

introduca in un ambiente in cui

possano incontrarsi, giocare,

discutere con un educatore che

non si ponga nei loro confronti

come un prof o un animatore,

ma semplicemente come un

amico che mette a disposizione

il proprio tempo perché ha a

cuore questa generazione.

In pratica noi questo spazio lo immaginiamo così: un adulto e un giovane

accoglieranno i ragazzi, aprendo la sala S. Benedetto; forniranno l’accesso

ai giochi tradizionali o elettronici, e potranno dialogare con loro.

Portiamo a conoscenza delle famiglie che già alle 14:30, la sala S.

Benedetto è aperta per accogliere gli educatori di “Città Bambino”, i quali

offrono il doposcuola a ragazzi delle medie e del biennio superiori.

La sala è stata rinnovata negli impianti, dipinta a colori caldi, divisa in tre

spazi distinti con pareti mobili che all’occorrenza

scompaiono e creano un unico

salone. Anche dalle pagine de “Il

Richiamo” lanciamo un appello a chi

fosse interessato all’iniziativa di dare del

proprio tempo a favore dei giovani. Potrà

contattare la Segreteria parrocchiale per

la disponibilità di un turno mensile dalle

16 alle 18:30, o contattare la signora

Mariangela Angelozzi (detta Chicca),

segretaria della struttura, al 0523757487.


PAGINA VENTIDUE

La cena di Santa Lucia

La sera del 13 Dicembre il nostro bar Anspi ha assunto i colori e l’arredo

da ristorante a cinque stelle.

Cosa stava accadendo? Era in preparazione la cena di S. Lucia aperta a

tutti gli iscritti del Circolo.

Le cuoche Pinuccia, Mariella, Rita e lo chef Daniele hanno accuratamente

preparato un menù da capogiro.

Il pasto serale è stato pure allietato dal complesso di Franco, Luigi e

Davide, simpaticissimi musicisti nostrani.

Un’esperienza da riproporre in avvenire, perché l’allegria comunitaria è il

migliore antidoto contro la monotonia dei giorni.


PAGINA VENTITRE

Gli auguri natalizi dei fratelli Ortodossi russi

Guidati dal dinamico e giovane parroco

Padre Grigore (Gregorio) Catan, i fratelli

Ortodossi della nostra città hanno compiuto

un gesto nobilissimo: porgere alla nostra

Parrocchia gli auguri natalizi, il 21 Dicembre

scorso, eseguendo canti di gioia (natalizia) nei

loro costumi tradizionali.

Un fatto storico, mai accaduto prima. Mi sia

lecito pensare che le due Comunità, la cattolica e

l’ortodossa, radunate per lo scambio degli auguri,

hanno vissuto l’anticipo della fraternità che

verrà nello Spirito: hanno visto “una cosa

nuova” che il Signore sta facendo: “Proprio ora

germoglia, non ve ne accorgete?”.

È vero che le controversie del passato pesano, tuttavia occorre fare spazio

all’azione nuova dello Spirito; occorre vivere esperienze simili a quelle

del Monte Tabor. È bello quando le Chiese danno voce allo Spirito e gridano

unanimi: “Vieni, Signore Gesù!”. Lo Spirito suscita l’attesa del

Signore che viene.


PAGINA VENTIQUATTRO

Senza lo Spirito e senza l’attesa, la Chiesa è soltanto un’organizzazione

religiosa di questo mondo, l’ecumenismo un’attività diplomatica alla

ricerca di successi nelle relazioni bilaterali, l’unità dei cristiani, la realizzazione

in tempi differenti di un “modello di Chiesa” sociologicamente

vincente.

Al contrario, è lo Spirito che invece vivifica e trasfigura: Egli fa della

L’intervento di Mons. Lino Ferrari

Chiesa l’icona della Trinità, dell’ecumenismo l’iniziativa interiore che

converte i cuori a Dio e li riconcilia con Cristo, dell’unità l’evento celebrato

in modo multilaterale e contemporaneo da tutte le Chiese insieme.

Questo evento è impossibile presso gli uomini, ma non presso Dio.

Lo vedremo tutti un giorno come i discepoli videro quello di Pasqua.

Come sul Tabor tre discepoli pregustarono la visione del Corpo trasfigurato

di Gesù, noi nella serata augurale tra chiesa cattolica e chiesa ortodossa

abbiamo avuto il dono di contemplare un luminoso anticipo dell’unità

nello Spirito.

Grazie di cuore, fratelli della Chiesa Ortodossa del Patriarcato di

Mosca, grazie della vostra gentile amicizia.


PAGINA VENTICINQUE

“Non restare in silenzio, mio Dio” (Salmo 28)

Circa trecento spettatori, tra cui molti giovani, hanno assistito

venerdì 22 Febbraio scorso al Teatro President alla serata di riflessioni

sul dolore umano intitolata “Non restare in silenzio, mio Dio”

che, prendendo spunto di volta in volta dal libro di Carlo Donati

“Quel passaggio fra i monti”, ha preso in esame le diverse tipologie

del dolore, le reazioni umane e le nuove tecniche mediche antidolore.

La serata, condotta da Corrado Gualazzini, è iniziata con

un breve filmato introduttivo e di presentazione di Carlo Donati,

scomparso a soli ventotto anni in seguito a grave e devastante

tumore, che ha lasciato scritti, poesie e riflessioni alcune delle quali

(“Le lacrime di Dio”, “Bisogna amare Dio”, “La Preghiera” e

“Rintocchi di campane lontane”) musicate ed interpretate durante

la serata da Adele Salini.

Dopo la testimonianza di Mariolina, madre di Carlo Donati, hanno

parlato gli ospiti: Don Celso Dosi, assistente spirituale

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza, partendo dai

“silenzi di Dio”, ha argomentato sul concetto cristiano di dolore


PAGINA VENTISEI

disgiunto da qualsiasi forma di eutanasia. Un aiuto filosofico sulla

consapevolezza del dolore umano e sui concetti del “libro di

Giobbe” è stato offerto dall’intervento del prof. Alessandro

Ghisalberti, direttore del dipartimento di filosofia ed ordinario di

Una manciata di poesie, un pugno di riflessioni bastano a metterci in comunicazione

con una persona “dall’esistenza breve e dal cuore grande”,

che ha vissuto intensamente, totalmente, senza sprechi il tempo a lei concesso,

con uno spirito che ha cercato e ha trovato nel libero legame con

il trascendente il senso della sua esistenza. Pagine che sono sprazzi e

relitti di vita, per “scavare dove gli occhi si chiudono e le labbra si seccano,

per gettare frammenti di luce nelle

anguste fessure dell’anima mia”.

CARLO DONATI nasce a Busseto il 20

Gennaio 1972. Dopo aver frequentato il

liceo scientifico “D’Annunzio” a Fidenza,

si iscrive alla facoltà di lettere e filosofia

dell’Università Cattolica del Sacro Cuore

di Milano, dove si laurea con lode nel

1998 discutendo una tesi storica su un rapporto

tra Chiesa locale e Resistenza durante

la seconda guerra mondiale.

Lavora per tre anni come corrispondente locale della Gazzetta di Parma

e collabora con Libertà impegnandosi anche come catechista e in attività

di volontariato con il Ceis per il recupero dei tossicodipendenti.

Nel 1999 accede alla Scuola superiore di giornalismo presso l’Università

statale di Bologna, che conclude nell’Ottobre 2000, quando ormai sono

evidenti i segni del male che, dopo 15 anni, è tornato ad aggredirlo.

Ammalatosi per la prima volta di tumore a 13 anni, aveva vinto la battaglia

contro la malattia dopo due anni di cure; nel Marzo 2000 scopre

d’avere un nuovo tumore già avanzato, che lo porterà alla morte il 31

Dicembre dello stesso anno.

Carlo ha lasciato vari scritti, tra cui poesie, riflessioni, brevi racconti e

documenti di carattere storico, tutti riferibili agli anni tra il 1991 e il

2000.


PAGINA VENTISETTE

filosofia teoretica della università Cattolica di Milano. Di come si

comportino e di come dovrebbero comportarsi i giornalisti di fronte

al dolore delle persone, ha parlato Francesca Lozito, giornalista

di Radio Marconi. Di grande interesse gli interventi dei medici intervenuti.

Il dott. Fabrizio Micheli, responsabile dell’unità operativa

del centro terapia antalgica dell’Azienda USL di Piacenza, riprendendo

il tema del “dolore inutile” oggi annientabile con terapie farmacologiche

di ultima generazione, ha dato nuova speranza a chi

soffre ed a coloro che assistono i sofferenti chiarendo anche il concetto

di hospice oggi non più identificato come luogo destinato ai

malati terminali, bensì come centro di servizio medico ospedaliero

per coloro che, per diversi motivi, non possano ottenere cure adeguate

nelle loro case.

Il dott. Guglielmo Fornasari, dirigente responsabile del centro

diagnostico vascolare del dipartimento chirurgico dell’Azienda USL

di Piacenza,

ha illustrato le

tecniche diagnostiche

che

comportano

invasività

senza più provocare

dolore,

dando anche

ampia testimonianza

sulle

diverse reazioni

dei paziente,

reazioni molto

più pacate e serene quando confortate dalla fede. Molto interessante

anche l’intervento della dottoressa Carla Ferrari, specialista

in clinica pediatrica, che ha voluto prendere in esame non il

dolore fisico dei bambini ma quello più intenso provocato dalla

mancanza di affetto e d’amore, testimoniando alcuni casi di profonda

intensità emotiva.


PAGINA VENTOTTO

LOURDES

150° anniversario delle Apparizioni

Bella e gentile, la Signora, anche se parlava in

dialetto. Quell’11 Febbraio del 1858 era freddo e

piovigginoso a Lourdes, un paese ai piedi dei

Pirenei, nel sud della Francia.. Bernardette stava

raccogliendo legna lungo la riva del fiume Gave,

proprio là dove c’è una grotta.

All’improvviso vide una Signora vestita di bianco

con una fascia azzurra e una rosa gialla su

ognuno dei piedi, dello stesso colore della corona

del suo rosario. Quel giorno la figura non

disse nulla, fece solo il segno della croce prima

di iniziare a pregare. Ma poi Bernardette tornerà

altre 17 volte nello stesso luogo per vedere e parlare

con la misteriosa Signora.

“Io sono l’Immacolata Concezione”, dirà finalmente l’apparizione,

parlando appunto in lingua locale per farsi comprendere meglio.

Inutile: Bernardette non sa neppure che cosa significhi quel nome,

però lo ripete fedelmente, come le altre rivelazioni ricevute e nonostante

tutti gli ostacoli e i sospetti sulla sua sincerità.

Nasce così una storia che non si è più interrotta, anzi è andata crescendo

in questi 15 anni, facendo dello sconosciuto borgo di Lourdes il luogo di

pellegrinaggio più frequentato

del mondo,

grazie a milioni di devoti

che ogni anno vanno a

pregare e a ringraziare

la Madonna.

Sì, oggi lo sappiamo:

era proprio lei la

Signora vestita di bianco.


Nostra Signora di Lourdes in festa

L’11 febbraio la Parrocchia di N. S. di

Lourdes, appartenente alla nostra

Unità pastorale cittadina, ha ricordato

il 40° anniversario della inaugurazione

della chiesa (1968-2008).

La data anniversaria ha offerto l’occasione

di ricordare il Parroco fondatore, Don

Armando Borella, e i Sacerdoti che gli

hanno succeduto.

Larga la partecipazione dei fedeli alle

celebrazioni del giorno, dedicato altresì

ai 150 anni delle Apparizioni della

Madonna a Lourdes, in Francia.

Lunedì 28 Aprile ore 21

nella Sala parrocchiale PRESIDENT

Incontro sul tema:

PAGINA VENTINOVE

"DA LOURDES A FATIMA: LO STILE DI MARIA"

Interverranno il Dott GIUSEPPE DE CARLI,

Responsabile della Struttura RAI-VATICANO

e Sua Ecc. Mons. ANTONIO RIBOLDI,

Vescovo Emerito di Acerra (NA)


PAGINA TRENTA

Concerto acustico

Festa dei Ragazzi

Piancavallo

SPAZIO

Carnevale

GIOVANI


CAR E

NVA

LE

PAGINA TRENTUNO

2008

Festa bagnata, festa fortunata? La sottile pioggia del 3 Febbraio non

ha impedito lo svolgersi del Carnevale. La festa parrocchiale ha visto

sfilare più di cento mascherine.

Tra lanci di coriandoli e musica a tutto volume, l’allegra baraonda è

stata servita con dovizia di frittelle. Una festa che ha permesso ai bambini

e alle loro famiglie di trascorrere insieme il pomeriggio domenicale.

Il momento clou di questa edizione del Carnevale è stata la premiazione

delle migliori mascherine, esaminate con competenza da un’apposita

giuria.


O tu, chiunque sia,

non distogliere gli occhi

dallo splendore di questa Stella.

Se insorgono i venti delle tentazioni,

guarda la Stella, invoca Maria.

Se sei sbattuto dalle onde della superbia,

dell’ambizione, della maldicenza, dell’invidia:

guarda la Stella, invoca Maria.

Se l’ira, o l’avarizia, o le lusinghe della carne

scuotono la navicella dell’anima:

guarda a Maria.

Nei pericoli, nelle difficoltà, nelle incertezze,

pensa a Maria, invoca Maria.

Seguendola, non uscirai di strada;

pregandola, non dispererai;

pensando a Lei, non cadrai in errore.

Se Lei ti sorregge, non cadi;

se Lei ti protegge, non hai da temere;

se Lei ti guida, non ti affaticherai;

se Lei ti è favorevole, giungerai alla mèta.

Da “Respice Stellam, invoca Mariam”, di S. Bernardo

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