Avremo un sistema energetico più sicuro e ... - Corrente - Gse

corrente.gse.it

Avremo un sistema energetico più sicuro e ... - Corrente - Gse

Tariffa Regime Libero - Poste Italiane S.p.A. - Spedizione in Abbonamento Postale - 70% - DCB Roma

Paolo Romani

Avremo un sistema energetico

più sicuro e competitivo

Carlo Rubbia e Antonino Zichichi

Ecco l’energia che ci serve

Luciano Maiani

Dalla ricerca la spinta all’energia

Vincenzo Boccia

Scelte energetiche ponderate

per rilanciare la produttività

Nando Pasquali

Le infrastrutture energetiche volàno

per lo sviluppo della Comunità

Gian Maria Fara

Sviluppo rinnovabili per progresso

e qualità della vita

Davide Tabarelli

Dopo il fotovoltaico puntare

sulle fonti termiche

Luisa Todini

Premiare il merito al di là

delle differenze

Elementi

Periodico del GSE luglio 2011

23

senza ethos comune

Massimo Cacciari

Non c’è bene comune

speciale

MINI

EOLICO


Sviluppo rinnovabili

Sarà “rivoluzione verde”

Si respira una nuova aria nel settore energetico. È quella

che arriva dalle fonti rinnovabili e da quanto intorno a loro

gravita, o, ancor più, potrà gravitare. C’è voglia di fare,

di ricercare, di aver fiducia nella cultura dell’energia

alternativa i cui riflessi potrebbero essere positivi in termini

economici, di crescita delle opportunità di lavoro ed etici,

perché in grado di incidere in modo qualitativo sulle nostre

abitudini. La rivista Energy Policy ha pubblicato un saggio

nel quale alcuni studiosi affermano che nel 2030 il 100%

dell’energia potrebbe provenire dalle rinnovabili.

La Danimarca ha deciso che entro il 2050 abbandonerà

i combustibili fossili. In Italia il settore registra tassi di crescita

elevati che lo pongono tra gli Stati leader a livello europeo

e mondiale. Non è di molto tempo fa l’interesse de Il New

York Times per l’impianto eolico di eccellenza realizzato

a Tocco da Casuaria (Pescara) dove è stato costruito

un impianto eolico di eccellenza in grado di far risparmiare

il costo dell’elettricità e di migliorare i servizi. Le potenzialità

del settore sono enormi, soprattutto considerando che ormai

le maggiori economie stanno orientando le politiche di

sviluppo del settore energetico verso scelte pro-rinnovabili.

Secondo alcune stime l’eolico nel 2030 fornirà il 22%

del totale dell’energia prodotta nel mondo, con un risparmio

di 34 miliardi di tonnellate di Co2 l’anno. In questo settore

l’Italia, anche se sprovvista di un prodotto riconducibile a una

industria nazionale, vanta una produzione importante di

componenti essenziali forniti per le esigenze di tutti i maggiori

player del settore. Il nostro Paese è in grado di competere

ad altissimo livello nelle rinnovabili e nelle clean technologies

in generale. Occorre però approntare gli strumenti affinché

anche da noi sia favorita non solo la crescita di iniziative

per l’aumento della produzione da energia rinnovabile e per

la diffusione di impianti di piccola e piccolissima taglia a uso

domestico o delle piccole imprese, ma soprattutto affinché

si sviluppi un’industria del settore rilevante a livello mondiale.

Nel prossimo decennio, infatti, stando al Rapporto del

“Pew Charitable Trusts”, l’Unione Europea potrebbe attrarre

circa 705 miliardi di dollari in investimenti in progetti di

energia alternativa. L’Unione stima che, per raggiungere

gli obiettivi posti al 2020, saranno necessari investimenti

per 70miliardi di euro all’anno. L’Agenzia Internazionale per

l’energia informa che ormai sono più di 100 le nazioni nel

mondo che hanno qualche forma di supporto per facilitare

lo sviluppo al ricorso alle rinnovabili. Ad esempio la Cina ha

varato nel 2009 un piano che prevede il raggiungimento

dell’obiettivo di penetrazione del 15% delle rinnovabili nella

produzione di elettricità. È una grande opportunità

di sviluppo per le industrie del settore, a livello nazionale

e internazionale. Per essere efficaci, però, occorre innovare.

Un ruolo importantissimo dunque lo giocherà la ricerca,

che va sostenuta economicamente, sfruttando gli strumenti

messi a disposizione anche dalla legislazione comunitaria.

I segnali sono incoraggianti. Si assiste a un fiorire di studi

e di iniziative che lasciano ben sperare e che permetteranno

di elevare la nostra competitività, nei diversi mercati.

La possibilità di separare l’idrogeno partendo dalla molecola

dell’acqua, attraverso un processo di fotosintesi artificiale,

è oggetto di studio di un gruppo di ricerca italiano, mentre

nel settore dell’eolico si sta studiando il vento con il laser

e in quello dei carburanti una benzina sintetica

con l’idrogeno. Al Politecnico di Milano si sperimenta

la tecnologia dei nano tubi al carbonio per migliorare

la durata e l’utilizzo delle batterie destinate ai veicoli

elettrici. Insomma, la strada sembra tracciata. Nella Comunità

ci sono risorse, intelligenze e qualità che possono darci lo

slancio per divenire una nazione d’eccellenza nell’utilizzo

delle nuove energie e nell’economia che ne deriva.

l’E

l’Editoriale di Emilio Cremona / Presidente GSE

Elementi 23

3


Anno 2011 n. 23

luglio 2011

Direttore Responsabile

Romolo Paradiso

Redazione

e Amministrazione

Viale M.llo Pilsudski, 92

00197 Roma

Editore

GSE

Segreteria di redazione

e pubblicità

Gabriella Busia

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tel. 06. 80114648

Collaborazione

redazionale

Mauro De Vincentiis

Comitato di redazione

Romolo Paradiso

Gabriella Busia

Livia Catena

Natascia Falcucci

Guido Pedroni

Luca Speziale

Editing

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Progetto grafico

e impaginazione

Imaginali

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impianti e stampa

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Registrazione presso

il Tribunale di Roma

n.105/2001 del 15.03.2001

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Foto

Fototeca Elementi

Fototeca Andrea Amato

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“Summertime” e di

Giosetta Fioroni,

autore: Giuseppe

Schiavinotto

Direttore Editoriale

Fabrizio Tomada

Hanno collaborato

a questo numero

Roberto Antonini,

Edoardo Borriello,

Gabriella Busia,

Alessandro Buttà,

Fausto Carioti,

Livia Catena,

Valter Cirillo,

Mauro De Vincentiis,

Vittorio Esposito,

Ennio Ferrero,

Agime Gerbeti,

Jacopo Giliberto,

Costantino Lato,

Piergiorgio Liberati,

Carlo Maciocco,

Fabrizio Mariotti

(La vignetta di Fama),

Gabriele Masini,

Eleonora Mazzone,

Giusi Miccoli,

Rosanna Pietropaolo,

Luca Speziale

Un particolare

ringraziamento a

Claudia Delmirani

e a Sandro Renzi

Per le riproduzioni dei testi, anche se parziali,

è fatto obbligo di citare la fonte

In copertina “Summertime”

1977, olio e smalti su tela cm 200x236

(Collezione privata Giosetta Fioroni)

Chiuso in redazione

l’8 giugno 2011

Si ringraziano per

la collaborazione

alla realizzazione

di Elementi

A2A

Alpiq Energia Italia

Archimede Srl

Asja

Ansa

Banca della Nuova Terra

Banca Intesa San Paolo

Banca Popolare di Sondrio

Bosch

Edil Tevere

EDF ENR

Egl

Eneco Energia

Enel

Enerb Tech

Ener Solar più

Eni

Euro Satellite

Inergia

International Power

Mg Impianti

Key Energy

KlimaEnergy

Monte Paschi di Siena

Nuova Cma

Ondulit

Pv Rome

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Saint Gobain Solar

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Compensate le emissioni di CO2 generate

per la produzione e stampa.

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Elementi è visibile in internet

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Dopo Fukushima

Se ragione e sensibilità…

Non amo la cultura positivistica. Ho qualcosa da contestare

anche all’illuminismo. La ragione è importante, ma il suo uso

esclusivo fa danni enormi. Credo di più nella forza della

sensibilità, del sentimento, della meraviglia e della poesia.

Mettete insieme sensibilità e ragione e l’approccio al pensare

e al fare ne guadagna. Si fa più ponderato, più attento

e rispettoso di coloro che fatti e situazioni attraversano.

L’evento di Fukushima, disastroso, è frutto di un’ingorda sete

di produrre e ricavare profitto a tutti i costi. È frutto dell’uso

inumano della tecnica, che, se lasciata sola di fare, come

la ragione, crea danni irreparabili.

L’uomo, posto di fronte a tali tragedie, si sente abbandonato,

imbrogliato. Defraudato della fiducia e della speranza,

ma soprattutto, dell’avvenire. E questo è l’atto più vigliacco

che un essere possa fare a un altro essere. È come se gli

dicesse: “tu non conti nulla, servi solo ai miei scopi”.

Ma gli uomini, le “persone” hanno bisogno d’altro. Specie

in questi tempi, in cui tutto appare da loro troppo distante.

Distante dai veri bisogni, dalle naturali aspettative, dal giusto

e sano sviluppo.

Hanno necessità che le situazioni e le cose che su di loro si

riflettono siano pensate e attuate con senso di responsabilità,

che è poi il connubio tra la ragione e l’umana sensibilità.

Se così fosse stato, non avremmo avuto né Fukushima,

né Chernobyl, e neppure tanti altri disastri naturali frutto

di un egoistico disinteresse per gli altri elementi importanti

di questi mondo: la terra, il suo ambiente, la sua aria, senza

i quali noi non saremmo.

Così, come già accadde nel 1987, del nucleare non se ne

parlerà più. Almeno per un pò.

Quando e in quale contesto l’argomento sarà ripreso, non

è importante. Quel che conta è se nel farlo si terranno in

considerazione le vere possibilità di coniugare la tecnologia

e quindi le potenzialità che questa può offrire a livello

scientifico ed economico, con le ricadute che può avere sulle

persone, sull’ambiente, sul territorio.

Certo, si sa, nulla è immune da pericoli. L’uomo è al contempo

pericolo e salvezza. Nessun passo potrebbe mai fare sicuro

di non incappare in un rischio conseguente.

E la staticità, poi, oltre al pericolo, ha in sé il seme del regresso.

Ma l’uomo, nel dispiegarsi del suo cammino, deve condizionare

tutto fortemente alla sua sicurezza, al suo bene e, soprattutto,

al suo domani. Il miglior domani possibile.

Da vivere e responsabilmente consegnare alle vite che verranno.

Virgolette di Romolo Paradiso”

Elementi 23 5


ubriche

03l’E

l’Editoriale

04

Tamburino

05“ ”

Virgolette

08P°

il Punto

97 Bi

Biblioteca

98 Mp

Mondo Piccolo

98 Fn

Filo di Nota

101 E+

Energia, letteratura, umanità

102 Co

la Copertina

Elementi 23

primo piano

10Intervista a Paolo Romani

Avremo un sistema energetico

più sicuro e competitivo

16Carlo Rubbia e Antonino Zichichi

Ecco l’energia che ci serve

22Il punto di vista di Luciano Maiani

Dalla ricerca la spinta

all’energia

26Nando Pasquali

Le infrastrutture energetiche

volàno per lo sviluppo del Paese

30Confronto con Vincenzo Boccia

Scelte energetiche ponderate

per rilanciare la produttività

energia

33Il pensiero di Andrea Clavarino

È l’ora del carbone

37A colloquio con Giuseppe Nucci

Il deposito nazionale dei rifiuti

radioattivi? Un diritto degli italiani

40Parla Gian Maria Fara

Sviluppo rinnovabili per

progresso e qualità della vita


45A tu per tu con Davide Tabarelli

Dopo il fotovoltaico puntare

sulle fonti termiche

49Il punto di vista di Alberto Pototschnig

La sfida dell’energia si vince

in Europa

52Conversazione con Marzio Bellacci

Passare dai progetti ai fatti

speciale mini eolico

56Valter Cirillo

Sulle ali di un vento minore

energia rinnovabile

63Dialogo con Gianni Silvestrini

Unire le associazionidel

fotovoltaico

66

Dalle rinnovabili termiche

impulso per il 2020

70Incontro con Luigi Mazzocchi

Il mercato italiano del fotovoltaico?

In ottima salute

mercato elettrico

74Intervista a Giorgio Guerrini

Un Acquirente Unico anche

per il gas

77

Aste energia1,2,3... aggiudicato!

80Faccia a faccia con Alexandro Floris

L’energia a 360 gradi

energia e ambiente

83

L’evoluzione dell’efficienza

energetica

energia del pensiero

86Un caffé con Massimo Cacciari

Non c’è bene comune senza

ethos comune

lavoro

94Intervista a Luisa Todini

Premiare il merito al di là

delle differenze

So

Sommario


8

Energia, tante

incognite e qua

Il disastro di Fukushima, avvenuto in Giappone tra l’11

e il 12 marzo e non ancora risolto, ha cambiato lo scenario

dell’energia. In modo radicale. Insieme ad altri avvenimenti,

come le rivolte nell’Africa Settentrionale e come la tecnologia

per lo sfruttamento del gas non convenzionale, il cosiddetto

shale gas. Questi avvenimenti impongono un nuovo disegno

delle tecnologie usate in Italia per produrre energia, e in

particolare per produrre elettricità. In breve, come amiamo

fare noi giornalisti: l’esperienza nucleare italiana può dirsi

finita; la scelta italiana “a tutto gas” si mostrerà, per pura

sorte, indovinata; le fonti rinnovabili di energia acquisiranno

un peso sempre più importante.

Ciò porrà alcuni inconvenienti. Ma anche alcuni vantaggi.

Il lettore sa che cos’è avvenuto a Fukushima, ma è dovere

di chi scrive ricordarlo per sommi capi. In marzo la costa

nord-orientale del Giappone è stata squassata da un terremoto

furioso, seguito poche ore dopo da un maremoto devastante.

Sulla linea di costa c’è la centrale nucleare di Fukushima

Elementi 23

Dai Ichi, cinque reattori degli anni ’70 pronti alla pensione,

centrale gestita dalla società elettrica di Tokio, la Tepco.

I primi tre reattori erano in produzione, due erano

in manutenzione per il cambio del combustibile e le barre

usate erano state rimosse dai vessel e aspettavano nelle piscine

di raffreddamento adiacenti. Come da regole nucleari,

al momento delle scosse la centrale è andata in blocco

automatico e i generatori diesel alimentavano le pompe

di raffreddamento. Però il primo problema si era già verificato,

anche se nessuno se n’era accorto le scosse avevano crepato le

piscine di raffreddamento, e l’acqua cominciò a defluire.

Poco dopo l’onda di maremoto spazzò la centrale, fermando

l’alimentazione diesel d’emergenza. Le barre d’uranio hanno

cominciato a friggere e a fondere nel chiuso dei vessel, ma

anche nelle piscine di raffreddamento del combustibile usato,

che non sono blindate.

La paura suscitata da quell’incidente - il quale per fortuna non

si è trasformato in una strage e non ha avuto le conseguenze


di Cernòbyl’ dell’aprile 1986 - ha indotto in Italia una frenesia

referendaria simile a quella dell’87, ma soprattutto ha ribaltato

i programmi di investimento delle società elettriche internazionali.

Come ogni incidente, anche Fukushima imporrà nuove regole

internazionali sulla sicurezza degli impianti, che aumenteranno

i costi di investimento nelle centrali modificandone

la competitività. Basti l’esempio della Germania, che aveva

appena deciso di allungare la vita utile delle centrali atomiche

in cambio di investimenti a lungo termine nelle rinnovabili

in Africa Settentrionale (come il progetto Desertec). Più che

gli “stress test” programmati dall’Unione europea, sulla scelta

di frenare il nucleare tedesco hanno influito i costi necessari

che serviranno ad adeguare impianti che al momento

dei lavori (e delle spese) saranno ormai vicini alla chiusura.

Le nuove regole sulla sicurezza saranno emanate dall’Aiea,

l’agenzia Onu dell’energia atomica, influiscono sulla

competitività del nuclare. Ogni compagnia elettrica sta

rivedendo i conti delle centrali esistenti: sono a rischio

di abbandono quelle che hanno un margine di competitività

modesto o che sono d’età avanzata, mentre tra i progetti

non ancora completati, rischiano quelli la cui ingegneria

non si presta a standard di sicurezza molto differenti o quelli

la cui competitività non è generosa. Indicativo il caso italiano,

dove il programma atomico è stato avviato, fermato ma

riannunciato in un prossimo futuro sottoposto poi a un

secondo referendum. Questo atteggiamento ondivago, legato

all’emotività della politica, è una condanna sicura più di ogni

referendum. La tecnologia nucleare, per i suoi costi

d’investimento cospicui, chiede una ricetta il cui ingrediente

di sfruttamento delle rocce impregnate di metano ha reso

gli Stati Uniti indipendenti sul fronte degli approvvigionamenti

di gas. E si affacciano sulla scena Paesi che erano marginali,

come la Polonia, ricca di gas non convenzionale e inserita

saldamente nell’Unione europea. Difatti i prezzi del metano

continuano a essere deboli e l’offerta ampia.

Ma c’è un problema. Meno nucleare e più metano significa

accrescere le emissioni di anidride carbonica.

Per questo motivo l’altro fronte dello scenario energetico

riguarda le fonti rinnovabili. Il terzo conto energia aveva

impostato insieme al piano d’azione la strategia italiana,

poi rafforzata dal quarto conto energia. Ovvero: ridurre il peso

degli incentivi al fotovoltaico (settore in crescita più vulcanica)

e cercare di favorire chi investe nel settore solare cercando

innovazione e qualità. Non è facile sezionare gli investimenti

per cercare di contenere gli impianti solamente “speculativi”

e per spingere quelli con una forte valenza di innovazione.

Sarà centrale il ruolo della Rse, il polo delle ricerche sul sistema

elettrico che tra Milano, Seriate, Piacenza e gli altri laboratori

stanno dando un contributo all’innovazione.

lche certezza


il Punto di Jacopo Giliberto

principale è la certezza di stabilità (normativa, politica,

di mercato). Ingrediente che manca all’Italia dell’emotività

politica, e che renderà molto titubanti gli investitori di un

futuro nuovo piano atomico. Non è possibile sapere oggi quanta

parte di produzione nucleare scomparirà dalla scena elettrica,

ma l’effetto sarà di certo rilevabile sulla disponibilità

di elettricità e sulle emissioni di anidride carbonica. Quale

la prima risposta alle dismissioni atomiche? Ovvia. Più gas. Più

metano. L’Italia per fortuna è avvantaggiata rispetto ad altri

Paesi perché ha molte fonti di approvvigionamento via

conduttura, mentre le maglie delle tubazioni internazionali

si fanno sempre più strette: è il caso dei progetti Galsi

dall’Algeria, Poseidon dalla Grecia, Tap dai Balcani.

Ma i borborigmi sociali e politici dell’Africa Settentrionale

- in ordine cronologico Tunisia, Egitto e Libia - stravolgono gli

equilibri delle forniture. Un altro elemento (di segno opposto)

che cambia gli equilibri energetici è il gas non convenzionale.

Se tentennano alcuni Paesi fornitori dell’Africa, la tecnologia

Elementi 23 9


primo piano

10

Paolo Romani

Avremo

un sistema

più sicuro

INTERVISTA A PAOLO ROMANI

Ministro dello Sviluppo Economico

Il quarto Conto Energia fornisce al settore una prospettiva di lungo termine, un quadro

di regole e un volume di risorse che consentirà una crescita graduale fino a tutto il 2016,

quando sarà raggiunta l’equivalenza del costo dell’elettricità fotovoltaica con quella

acquistata dal sistema elettrico.

La geotermia ha un ampio potenziale non ancora sfruttato, accessibile con nuove tecniche

di ricerca, esplorazione e asportazione del calore.

Vogliamo rafforzare la sicurezza delle forniture, la diversificazione delle fonti e delle rotte

di approvvigionamento, l’efficienza di trasformazione, trasporto e uso dell’energia,

e puntiamo a uno sviluppo efficiente delle energie rinnovabili.

La bolletta? Sarà più snella e facilmente comprensibile.

Elementi 23


energetico

e competitivo

di Fausto Carioti

Il mercato italiano dell’energia sta cambiando più in fretta di quanto fosse lecito attendersi.

Da un lato la grande diffusione delle rinnovabili, fotovoltaico in primis, che hanno potuto

contare sul propellente degli incentivi. Secondo le stime presentate alla Camera dalla Autorità

per l’Energia, i costi d’incentivazione della produzione di elettricità da fonti rinnovabili

nel periodo compreso tra il 2010-2020 si aggirano intorno ai 100 miliardi di euro.

Dall’altro lato c’è la sospensione del ritorno al nucleare, voluta dal governo in seguito

all’incidente della centrale giapponese di Fukushima, peraltro in sintonia con gli altri Paesi

europei. In attesa di capire sin dove può arrivare la crescita delle rinnovabili, produttori

e consumatori di elettricità chiedono al governo punti fissi sui quali orientarsi.

Paolo Romani, ministro dello Sviluppo Economico dallo scorso ottobre, illustra a Elementi

il senso dei provvedimenti adottati sinora e la direzione verso la quale punta l’esecutivo.

Elementi 23 11

>


E: Signor ministro, iniziamo dalle rinnovabili. Da problema

energetico questo argomento è diventato in poco tempo

un vero problema occupazionale: migliaia di persone, specie

al Sud, lavorano in questo nuovo settore. Le rinnovabili, però,

sono ancora in gran parte un mercato “artificiale”, reso così

conveniente proprio dagli alti incentivi concessi al fotovoltaico.

Tra la richiesta politica di difendere l’occupazione e la necessità

di rimodulare gli incentivi alle rinnovabili, quali criteri avete

privilegiato nella vostra riforma?

PR: Se non fossimo intervenuti sul precedente sistema

di incentivi, si sarebbe creata una bolla speculativa di enorme

portata, con ricadute sul sistema produttivo. Il nuovo decreto

fornisce al settore una prospettiva di lungo termine,

un quadro di regole e un volume di risorse che consentirà

una crescita graduale fino a tutto il 2016, indicato dagli

esperti come il periodo nel quale potrà essere raggiunta

l’equivalenza del costo dell’elettricità fotovoltaica con

quella acquistata dal sistema elettrico. Abbiamo orientato

gli investimenti verso le tecnologie più avanzate cercando

di incentivare la filiera produttiva italiana. Questo approccio

ci ha portato a una adeguata e graduale riduzione degli

incentivi, in linea con il calo dei costi tecnologici in parte

già registrato e atteso nei prossimi anni.

E: Quali segnali state avendo dal mercato dopo l’introduzione

delle nuove regole?

PR: Le prime informazioni che ci giungono sul funzionamento

del sistema confermano la bontà della nostra scelta. Il settore

è vivo e adesso può crescere più sano di prima.

E: Che atteggiamento avete nei confronti della geotermia?

Ritenete che debba essere ulteriormente incentivata o reputate

adeguati gli attuali incentivi?

PR: Recenti studi attribuiscono alla geotermia un ampio

potenziale non ancora sfruttato, accessibile con nuove

tecniche di ricerca, esplorazione e asportazione del calore.

Noi ci siamo mossi in anticipo, stanziando risorse ad hoc

nell’ambito del Programma Operativo Fonti Rinnovabili

e Risparmio Energetico per fare un’analisi del potenziale

del nostro territorio e per studi di fattibilità di nuovi impianti.

In più, con il decreto legislativo 28 del 2011, abbiamo avviato

la sperimentazione di impianti pilota a emissioni nulle.

Anche le applicazioni della geotermia più tradizionali, siano

esse finalizzate alla produzione di energia elettrica o allo

sfruttamento del calore, trovano adeguata incentivazione

nell’ambito degli strumenti esistenti.

12

Elementi 23

E: Il governo e i cittadini hanno bloccato il ritorno al nucleare.

Che impatto avrà questa scelta sui nostri approvvigionamenti

energetici?

PR: Il rien tro o meno del nucleare in Italia riguarda la costruzione

di una strategia di lungo termine e non incide sulla nostra

disponibilità di energia nel medio periodo. Dopo l’incidente

di Fukushima in Giappone, i cui effetti sono andati oltre ogni

aspettativa, era doverosa una pausa di riflessione. Il governo,

con coraggio e senso di responsabilità, ha abrogato le norme

che prevedevano il ritorno dell’atomo in Italia. Il tema adesso

è quello della sicurezza a livello non solo nazionale, ma

europeo: non possiamo ignorare che il nostro paese è già

immerso nel nucleare, visto che in Europa ci sono circa 143

reattori funzionanti, di cui il più vicino è a poco più di cento

chilometri dal nostro confine.

E: Obiettivo iniziale del governo era arrivare a un mix

energetico composto per il 25% dal nucleare, un altro 25%

dalle fonti rinnovabili e il restante 50% dai combustibili fossili.

Adesso, senza nucleare, che mix di combustibili dobbiamo

attenderci? Resteremo schiavi delle importazioni di gas?

PR: Nel prossimo autunno avvieremo il percorso di analisi

e confronto per la definizione di una strategia energetica

nazionale. Lo scopo è individuare quale mix e quali infrastrutture

possano rendere il nostro sistema energetico più sicuro e

competitivo. La nostra politica è già orientata a rafforzare

la sicurezza delle forniture, la diversificazione delle fonti e delle

rotte di approvvigionamento, l’efficienza di trasformazione,

trasporto e uso dell’energia, e punta a uno sviluppo efficiente

delle energie rinnovabili.

E: Guido Bortoni si è insediato da poco alla guida dell’Autorità

per l’Energia e il Gas. Cosa si attende da Bortoni e dalla sua

Authority?

PR: Stimo molto Bortoni e ho visto con favore la sua nomina alla

presidenza dell’Authority. Si è mosso fin da subito con grande

indipendenza. Che cosa mi aspetto da lui? Semplice: che faccia

Incentivazione e servizi offerti dal GSE

il IV° Conto Energia per il FV (DM 5-05-11)

Punti fondamentali

Il nuovo IV° Conto Energia (DM 5-05-11) si applica agli impianti

fotovoltaici che entrano in esercizio in data successiva al 31 maggio 2011

e fino al dicembre 2016, per un obiettivo indicativo di potenza installata

a livello nazionale di circa 23.000 MW, corrispondente ad un costo

indicativo cumulato annuo degli incentivi stimabile tra 6 e 7 miliardi

di euro.

Possono accedere all’incentivazione le seguenti categorie di

impianti:

a) impianti fotovoltaici, a loro volta distinti in piccoli impianti

e grandi impianti

b) impianti fotovoltaici integrati con caratteristiche

innovative

c) impianti a concentrazione

Fonte: GSE


l’Autorità, vale a dire la regolazione tariffaria dei mercati

e dell’accesso alle infrastrutture e che stimoli comportamenti

efficienti degli operatori, in coerenza con le scelte di politica

energetica, che competono a Parlamento e Governo.

E che renda comprensibile la bolletta elettrica.

E: Ecco, a proposito. Lei ha detto: «La bolletta elettrica è

imperscrutabile: io ho cercato di leggerla e non l’ho capita».

È la situazione in cui si trovano tanti italiani. Auspica una

revisione delle modalità con cui la bolletta è compilata?

È solo una questione di "editing", che secondo lei dovrebbe

essere più trasparente, oppure ritiene non congrue alcune

voci che compongono la tariffa elettrica?

PR: Sicuramente c’è un problema di leggibilità e semplicità

delle informazioni. Ho già espresso l’esigenza di interventi,

da parte delle Authority competenti, per rendere la bolletta

più snella e facilmente comprensibile. È giusto che i consumatori

sappiano quali sono le principali voci che compongono

il costo della bolletta, dai fondi che servono a finanziare

le rinnovabili, a quelli per lo smantellamento delle vecchie

centrali nucleari, alla produzione di energia da fonti verde

e assimilate, meglio note come Cip 6.

Fonte: GSE

Produzione degli impianti fotovoltaici in Italia

Fonte: GSE

Analisi della distribuzione regionale della numerosità e della potenza fotovoltaica a fine 2010

Elementi 23 13


primo piano

Carlo Rubbia

Due grandi scienziati. Due fisici che ancora oggi

rappresentano l’Italia in tutto il mondo, occupando

un posto di primo piano nel panorama scientifico

internazionale. Ma anche due visioni contrapposte

su temi che, non a caso, dividono l’opinione pubblica:

nucleare e fonti rinnovabili. Per Carlo Rubbia,

premio Nobel per la fisica nel 1984, potremmo

benissimo fare a meno dell’atomo, sostituendolo

con geotermia, solare a concentrazione e gas naturale.

Per Antonino Zichichi, presidente dell’Associazione

mondiale degli scienziati e fondatore del Centro Ettore

Majorana di Cultura scientifica, il nucleare sarà

indispensabile per non tornare all’età della pietra.

Elementi li ha intervistati, chiedendo loro quale futuro

energetico ci aspetta, dopo l’incidente di Fukushima

e la moratoria sul nucleare. Ecco cosa ci hanno detto.

16

Elementi 23

Ecco l’ene

che

Rubbia: Nucleare no.

Geotermia e solare

lo sostituiranno.

CARLO RUBBIA

Premio Nobel

per la fisica

di Piergiorgio Liberati

Gas naturale, ma anche geotermia e solare a concentrazione.

Per il premio Nobel Carlo Rubbia, scienziato di fama mondiale,

non ci sono dubbi: “Un futuro energetico senza il nucleare

è possibile”. E questo non solo per i tempi lunghi e gli elevati

costi di costruzione delle centrali a uranio, ma anche perché

se il mondo dovesse trovarsi di fronte all’esigenza di utilizzare

questa tecnologia, sarebbe meglio affidarsi al torio.

Anche se, in entrambi i casi, si dovrà convincere l’opinione

pubblica e per farlo Rubbia intravede ununica strada:

“Ricostruire fiducia nel sistema”.

segue a pagina 18

>


gia

ci serve

Zichichi: Senza il nucleare

siamo destinati all’età

della pietra.

ANTONINO ZICHICHI

Presidente dell’Associazione

Mondiale degli Scienziati

e fondatore del Centro

Ettore Majorana

di cultura scientifica

È un fervente sostenitore del “fuoco nucleare della pace”,

senza il quale “l’uomo sarebbe destinato all’età della pietra”.

Il Professor Antonino Zichichi, fisico di fama mondiale,

presidente della Federazione Mondiale degli scienziati, non

ha dubbi: “L’unica sorgente di energia che possa soddisfare

la crescente domanda energetica è il nucleare”.

E: Professore Zichici, dopo l’incidente di Fukushima in tutto

il mondo si è riacceso il dibatto sul nucleare. Ha senso,

secondo Lei, abbandonare sull’onda emotiva la tecnologia

nucleare o bloccarne i piani di rientro come in Italia?

AZ: No. Cinque miliardi e mezzo di abitanti in questo satellite

del sole chiederanno, in un futuro non troppo lontano, la

stessa quantità di energia-pro-capite che ha il miliardo di

privilegiati dei paesi industrializzati. L’unica sorgente d’energia

che possa soddisfare queste richieste è il fuoco nucleare.

Antonino Zichichi

Fuoco – non dimentichiamolo – che permette di avere la stessa

quantità di energia distruggendo un milione di volte meno

materia. Se “bruciamo” un chilo di materiale fissile (uranio,

plutonio, ecc.) otteniamo la stessa quantità di energia che vien

fuori “bruciando” un milione di chili di materiale combustibile

classico (petrolio, carbone, ecc.).

E: L’Italia, dunque, corre dei rischi…

AZ: Se l’Italia non rientra nel nucleare rischia di precipitare

a livello di Terzo Mondo, in caso di una seria crisi politica

mondiale. L’energia è come l’aria e l’acqua.

Non ne possiamo fare a meno. Demonizzare questa

sorgente di benessere è la prova che – senza rendercene

conto – viviamo in piena Hiroshima Culturale”.

segue a pagina 19

Elementi 23 17

>


segue da pagina 16 CARLO RUBBIA

E: Professore, la tragedia del Giappone

ha stravolto i piani energetici di molti

Paesi, che stanno rivedendo la loro

posizione sul nucleare. Considerando

la crescente domanda di energia,

è davvero possibile un futuro senza

atomo?

CR: A breve termine sì. In Italia esistono,

infatti, due alternative al nucleare

perfettamente accettabili: il gas naturale,

con cui costruire centrali in tempi rapidi

a costi relativamente modesti, e il

geotermico di cui esistono notevoli

risorse poco o mal utilizzate nel nostro

Paese. Ambedue queste tecnologie sono

in grado di rispondere all’aumento

della domanda elettrica. Nel lungo

temine – e non dimentichiamo che

il nucleare in Italia non potrà essere

realizzato in meno di 15 anni – se si

vuole davvero percorrere questa strada

c’è spazio e tempo per innovare.

Nuove centrali più sicure e più efficaci,

come quelle alimentate al torio,

sarebbero una soluzione migliore. Vorrei

tuttavia ricordare che il potenziale solare

e geotermico del nostro Paese, se

opportunamente sfruttato, potrebbe

contribuire in modo considerevole

ad aumentare la nostra indipendenza

energetica. Mi riferisco al solare

a concentrazione che permette di

accumulare energia rendendola disponibile

anche quando il sole non brilla.

E: Lei ha parlato di nucleare al torio.

Quali sono i vantaggi, anche dal punto

di vista delle scorie e della pericolosità

del “combustibile” usato?

CR: I vantaggi del torio sono considerevoli.

In primo luogo il torio è un elemento

molto abbondante, disponibile anche

in Italia e che può essere utilizzato in

maniera più efficiente rispetto all’uranio.

Per fare girare una centrale di 1.000

Megawatt per un anno si confrontano

200 tonnellate di uranio contro una di

torio. I residui radioattivi con il torio

possono rientrare nell’ambiente dopo

alcune centinaia di anni, mentre quelli

derivati dall’uranio e dal plutonio

necessitano di centinaia di migliaia di

anni. Inoltre, dal torio non si producono

bombe e quindi si riducono tutta una

serie di problemi legati alla sorveglianza

e alla sicurezza delle centrali.

18

Elementi 23

E: Pensa davvero che questa tecnologia

possa abbattere la barriera del

nimbysmo?

CR: La sindrome Nimby (Not-In-My-

BackYard) deriva da un lato da una

maggiore partecipazione della

popolazione alla conoscenza dei

problemi, grazie ai nuovi strumenti

di comunicazione come ad esempio

Internet. Mentre dall’altro è legata

al concetto di affidabilità, di serietà,

di fiducia nel sistema. Credo che su

questo fronte ci sia molto lavoro da fare.

E: I detrattori del nucleare parlano

di costi elevati e di un inevitabile

sostegno da parte delle casse pubbliche.

È altrettanto vero, però, che la vicenda

giapponese ha fatto emergere i limiti,

specialmente sulla sicurezza, insiti nella

gestione privata dei reattori.

Cosa ne pensa?

CR: I costi del nucleare sono di un’entità

tale da non poter prescindere dal

contributo dello Stato, diretto o indiretto.

I programmi militari e civili hanno in

comune la stessa tecnologia e quindi

usufruiscono di investimenti confrontabili.

Un nucleare esclusivamente “privato”

non esiste in alcuna parte al mondo.

Produzione nucleare nel 2009

Il grafico mostra dove, tra i Paesi dellEuropa dei 15, è stata prodotta energia

elettrica nucleare nel 2009

Fonte: Fonte dati IEA

Senza risolvere la questione della non

programmabilità, le fonti rinnovabili

potranno davvero costituire una risposta

valida al fabbisogno energetico?

CR: In campo energetico non esiste un

asso pigliatutto. Per assicurare il futuro

energetico è necessario un insieme di

risorse, basate su diverse tecnologie,

sulle quali le rinnovabili stanno

aumentando il contributo con una

finestra sempre più ampia.

Questo insieme deve essere basato

su tecnologie rispettose dell’ambiente

e per questo è fondamentale il ruolo

della ricerca e dell’innovazione.


segue da pagina 17 ANTONINO ZICHICHI

E: Nel caso della società giapponese

Tepco, si è visto come gli interessi dei

privati possano nuocere alla sicurezza

degli impianti. L’energia nucleare

dovrebbe essere gestita dallo Stato?

AZ: Quello che ha fatto la Tepco è un

esempio di quanto temevano i padri del

progetto Manhattan, da tutti dimenticato.

Questo progetto è la prova di quanto

sia sicura la tecnologia nucleare che,

nel 1940 ancora non esisteva.

In appena 4 anni, partendo da zero, un

gruppo di veri scienziati (Fermi, Wigner,

Teller, Weisskopf, Feynman, Dirac,

Oppenheimer, Wilson) riuscì a produrre

i potenti reattori a fissione. Non solo

in tempi record (4 anni) ma senza alcun

incidente. I padri di Manhattan pensavano

che l’unico pericolo della tecnologia

nucleare era l’infiltrazione – nella macchina

operativa – di persone prive di scrupoli.

Chernobyl e Fukushima ne sono gli

esempi di ciò che temevano i padri del

progetto Manhattan. La tecnologia

nucleare è sicura solo se resta in buone

mani, senza infiltrazioni. Per questo

l’energia nucleare dovrebbe essere

gestita con estremo rigore scientifico

dallo Stato.

La Vignetta di Fama

E: L’Italia è un Paese dove è difficile

far accettare la costruzione di una

discarica o anche di una centrale eolica.

Da dove dovrebbe partire la

comunicazione per sconfiggere

l’effetto Nimby?

AZ: Dalla cultura. La nostra cultura è detta

moderna, in realtà è prearistotelica. Nel

1954, Enrico Fermi disse ai suoi discepoli

di Chicago: “Bisogna evitare che

all’Hiroshima politica, segua l’Hiroshima

culturale”. Ovvero, una cultura, nella

quale a demonizzare la conquista

dell’unico fuoco che non dipende dal

sole, saranno persone che non hanno

mai scoperto né inventato nulla.

Il vero motore del progresso tecnologico,

industriale e civile è la scoperta scientifica.

E: Parliamo di fonti rinnovabili: quanto

tempo ci vorrà affinché sole, vento, mare

e terra possano supplire alla crescente

domanda di energia?

AZ: Le fonti rinnovabili sono un

complemento prezioso per la vita di tutti

i giorni. Ma non è pensabile che possano

riuscire ad avere un ruolo alternativo al

nucleare. Il nucleare ha, oggi nei reattori

a fissione (Uranio, Plutonio, ecc.), domani

nei reattori a fusione (Deuterio), l’unica

sorgente d’energia che permetterà ai

nostri posteri di superare il problema del

fabbisogno energetico. Se immaginiamo

i nostri posteri fra mille anni è fuori

discussione che useranno il fuoco nucleare

e rideranno di coloro che oggi si battono

per fare trionfare l’Hiroshima Culturale.

Elementi 23 19


primo piano

22

Luciano Maiani

IL PUNTO DI VISTA DI LUCIANO MAIANI

Presidente CNR

Elementi 23

Dalla

la spinta

di Jacopo Giliberto


icerca

all’energia

E: Dove sta andando la ricerca italiana in campo energetico?

LM: La nostra ricerca esplora tutte le direzione più promettenti

per ottenere soluzioni efficaci a risolvere la sfida cruciale

del nostro secolo: quella energetica. Il Consiglio Nazionale

delle Ricerche (CNR) è in prima linea in molti progetti, italiani

e internazionali, all’insegna della diversificazione. Guardando

al lungo periodo, partecipiamo al consorzio per la costruzione

di ITER, il primo reattore a fusione deuterio-trizio, che si sta

realizzando nel sud della Francia, in una collaborazioneche

coinvolge i principali paesi industrializzati. Non abbandoniamo

però la ricerca per le soluzioni a breve e medio termine,

che parte dall’uso dei tradizionali combustibili fossili, attraverso

la progettazione e caratterizzazione di tecnologie, superfici

e materiali avanzati, anche per impieghi in condizioni estreme

e per l’abbattimento di inquinanti gassosi e particellari.

Legato a quest’attività, è anche lo studio di nuove soluzioni

per la mobilità urbana e lo sviluppo di processi di produzione

di combustibili sintetici da fonti rinnovabili.

Risparmio energetico e produzione diffusa da fonti rinnovabili

sono un altro aspetto della sfida.

Alle grandi centrali di produzione di energia elettrica

si affiancheranno sistemi di produzione di piccola potenza,

diffusi sul territorio, che diventeranno sempre più competitivi

rispetto alla produzione centralizzata, sia da un punto di vista

economico che ambientale.

L’obiettivo è passare da un sistema di produzione centralizzato

di energia, quello attuale, a uno distribuito.

Inoltre, sviluppiamo tecnologie che intervengono sul sistema

delle utenze per ottimizzare le strutture così da usare al meglio

l’energia disponibile. Infine, i nostri laboratori studiano

e sviluppano prototipi di celle a combustibile, pompe di calore

alimentate da energia termica a bassa temperatura, elettrolizzatori

per produrre idrogeno, batterie e supercapacitori per accumulare

l’energia elettrica prodotta dalle rinnovabili, semiconduttori

per applicazioni in fotovoltaico e fotoelettrochimico.

Elementi 23 23

>


E: Quali sono le nuove frontiere nel campo delle fonti

rinnovabili?

LM: Una delle nostre linee di ricerca riguarda la geotermia.

Il primo obiettivo è di realizzare un nuovo e completo atlante

delle risorse geotermiche del Mezzogiorno, per poter avviare

uno sfruttamento di questa fonte, sia come energia termica

che convertendola in energia elettrica. Un altro settore nel

quale il Cnr è moto impegnato è quello del fotovoltaico.

Le nanotecnologie molecolari forniscono oggi una grande

opportunità per superare i limiti della tecnologia del silicio,

con la realizzazione di celle solari di terza generazione, costituite

da materiali organici o ibridi nano-ingegnerizzati che richiedono

tecniche di fabbricazione semplici da implementare, e dunque

costi di produzione ridotti. Questi materiali possono essere

applicati come se fossero inchiostri o paste serigrafiche, con

tecnologie consolidate a livello industriale. In questo settore,

la tecnologia più promettente, ormai prossima a una diffusione

commerciale, è rappresentata dalle celle solari a sensibilizzatore

organico (o DSSC).

Questi nuovi materiali hanno anche il vantaggio di una elevata

“building integration”. Possono infatti essere semitrasparenti,

di colori diversi, sono esteticamente gradevoli ed essere

installati anche in verticale. Inoltre, riescono a catturare la luce

anche quando il cielo è velato o nuvoloso.

Una straordinaria applicazione dell’energia solare è il “solar

cooling”, un sistema che consente di trasformare il calore

raccolto da pannelli solari termici in freddo, mediante macchine

ad assorbimento. Vantaggio non secondario, visto che quando

c’è maggiore disponibilità di sole c’è anche maggiore richiesta

di raffrescamento.

E: Le incertezze politiche sul programma nucleare e la vicenda

Fukushima cambiano i programmi di ricerca del Cnr?

LM: Nella fissione nucleare il Cnr non ha programmi su grande

scala. Partecipa ai programmi europei EURATOM finalizzati allo

studio e all’ottimizzazione dei materiali per la realizzazione dei

nuovi reattori a trasmutazione di IV generazione, ad elevato

grado di sicurezza, affidabilità ed eco-compatibili (i cui prototipi

sono previsti dal Set-Plan intorno al 2025). In questo contesto

e con l’obiettivo di rafforzamento del sistema energetico

nazionale, il CNR coordina, con Enea e INFN, uno dei 14 Progetti

bandiera del Miur, quello dedicato all’ambito nucleare, con studi

volti alla realizzazione dei reattori di nuova generazione.

Parallelamente, verrà attivato un programma di formazione

orientato a fornire nuove leve all’industria nazionale, che

comunque è impegnata nella costruzione di centrali nucleari

all’estero.

24

Elementi 23

E: E nell’altro nucleare, la fusione calda?

LM: Come ho ricordato, l’Italia partecipa a ITER, il consorzio

internazionale che ha avviato la costruzione di un reattore

per la fusione controllata di deuterio-trizio in grado di auto

sostenersi. È un progetto ambizioso al quale è importante

partecipare per le ricadute che ne discenderanno nei settori

della ricerca stessa e dell’economia. Tutta l’attività propedeutica

alla costruzione di ITER determinerà nuove opportunità

scientifiche e nuovo know-how per gli scienziati e le imprese

coinvolte. Al CNR, sono iniziati i lavori per la costruzione di edifici

che ospiteranno un prototipo per l’iniezione di ioni neutri

e che dovrebbero essere completati entro il 2012. Secondo

la tabella di marcia, il primo plasma dovrebbe essere generato,

in ITER, entro la fine del 2019.

E: La domanda di rito: quando arriveremo alla fusione?

LM: Le prospettive di impiego di questa fonte di energia sono

a lungo termine. L’esperimento intrapreso implica il superamento

di numerosi dubbi ancora da sciogliere, tra cui quello del

confinamento del plasma e dell’usura delle strutture

meccaniche. In prospettiva, l’impiego dell’energia da fusione

presenta grandi vantaggi, tra cui quello del superamento

dei problemi legati all’esaurimento dei combustibili fossili:

il deuterio è un elemento abbondante negli oceani.

Inoltre le centrali a fusione, diversamente da quelle a fissione,

non hanno problemi di sicurezza.

E: Quali scelte privilegiare per vincere la sfida energetica?

LM: L’orientamento prevalente e più realistico è quello di

diversificare il più possibile il mix energetico. A questo proposito

andrebbe sollecitato lo sfruttamento delle caratteristiche

fisiche, climatiche ed economiche di ogni singolo Paese.

Inoltre si può fare molto anche per risparmiare, abbattendo

i consumi civili grazie a una maggiore attenzione dei singoli

e l’adozione di dispositivi che rendano le nostre abitazioni

e i nostri uffici capaci di ridurre i consumi a zero, o addirittura

di produrre energia. Altro elemento è lo sviluppo della generazione

distribuita dell’energia che trasformerà la rete di distribuzione

in “Smart Grid”, reti intelligenti in grado di mettere

in comunicazione produttori e consumatori, di soddisfare

le crescenti esigenze di flessibilità, economia e affidabilità,

ma anche di assorbire l’energia da qualsiasi punto essa venga

prodotta, trasferendola alle aree dove serve.

Ciò non sarà sufficiente ad affrancarci dai combustibili fossili,

che in Italia costituiscono da soli circa l’80% della bilancia

energetica. D’altronde se si investirà in ricerca e innovazione

in modo consistente e continuativo, sarà possibile erodere

questa percentuale a favore delle rinnovabili, puntando

a raggiungere almeno la quota del 17% nel 2020, in linea

con le previsioni europee. Rispettare questo obiettivo vuol dire

riuscire a triplicare l’attuale produzione energetica dalle fonti

rinnovabili: solare, geotermia, biomasse, eolico.


primo piano

Le infrastrutture

energetiche

volàno per

lo sviluppo

del Paese

26

Elementi 23

Nando Pasquali


di Nando Pasquali*

Sicurezza degli approvvigionamenti,

integrazione delle fonti rinnovabili

nel sistema elettrico, evoluzione dei

mercati energetici, miglioramento

della distribuzione con relativa

riduzione delle perdite di rete.

Se volessimo sintetizzare i concetti

strategici per la crescita dell’Italia,

potremmo utilizzare due sole parole:

infrastrutture energetiche. Lo sviluppo

di un sistema energetico nazionale,

infatti, passa proprio attraverso una rete

di infrastrutture, siano esse linee ad alta

tensione, gasdotti intercontinentali,

rigassificatori o siti di stoccaggio,

che consenta all’Italia di predisporre

un piano di crescita, all’insegna

dell’indipendenza, della flessibilità

e della sostenibilità.

Questi temi sono stati oggetto della

seconda edizione della Conferenza del

Diritto dell’Energia, organizzata dal Gse

insieme all’Università di Roma Tre e con

il patrocinio del Ministero dello Sviluppo

Economico. Si è parlato proprio di

strategicità delle infrastrutture

energetiche, ponendo l’accento su

una questione cruciale: quella dei regimi

giuridici che ruotano attorno a questi

particolari impianti. Non va dimenticato,

ad esempio, che i grandi metanodotti o

oleodotti, attraversano più di un

continente e sono dunque soggetti a

normative e autorizzazioni che vedono

interessati il Diritto internazionale,

comunitario, nazionale e locale, nonché

quello tributario per ciò che concerne

le politiche fiscali idonee allo sviluppo

delle infrastrutture.

La semplificazione e l’armonizzazione

di tali normative, costituirebbe un primo

importante passo verso lo sviluppo di

nuovi impianti, la cui costruzione, prima

ancora che per problemi tecnicoingegneristici,

è bloccata da nodi di

carattere amministrativo e normativo.

Basti pensare all’Italia e alla sua

posizione geografica, che le

consentirebbe d’essere un naturale

“approdo energetico” del Mediterraneo

nel quale far convergere le interconnessioni

tra il nostro territorio e l’estero, sia

sul versante nordafricano sia su quello

balcanico. Con diversi vantaggi per

il nostro Paese: riduzione dei costi

della bolletta, diversificazione negli

approvvigionamenti e maggiore

sicurezza in vista di una crescita

dei consumi.

Ma quando si parla di normativa unica,

non si deve guardare solo al contesto

comunitario o internazionale. Se si

prende, ad esempio, il comparto delle

fonti rinnovabili, è al contesto locale

(nazionale e regionale) che bisogna

guardare per migliorare la strategia

normativa. Basti pensare, ad esempio,

alle Linee guida approvate dal Governo

in materia di autorizzazioni di impianti

a fonti rinnovabili. Con esse si è

compiuto un passo in avanti verso

l’armonizzazione, ma il quadro

regionale italiano appare ancora troppo

frammentario, così come lo sviluppo

territoriale delle fonti rinnovabili.

Poi c’è il discorso infrastrutturale. Se si

vogliono raggiungere gli obiettivi fissati

dall’Unione europea, l’incremento

di energia da fonti rinnovabili da solo

non basta. Da qui al 2020, infatti, sarà

necessario incrementare l’efficienza

energetica e quella delle reti di

trasmissione, al fine di ridurre al minimo

le perdite. Sarà inoltre necessario

avviare un significativo sviluppo delle

reti di trasmissione e di distribuzione,

quest’ultime chiamate a integrare

sempre di più ingenti quote di

generazione da fonte rinnovabile non

programmabile, gestendo i continui

cambi di flusso e mantenendo elevati

standard di affidabilità. Si passerà,

quindi, da reti di distribuzione con un

ruolo passivo, a reti con un ruolo attivo,

che consentiranno anche di ridurre le

perdite, a vantaggio dell’efficienza

energetica.

La Commissione Europea, in un recente

rapporto sulle infrastrutture

energetiche, fa esplicito riferimento

ai “grandi corridoi elettrici”, che

dovranno avere le caratteristiche di

flessibilità, coordinazione e affidabilità,

gettando così le basi per la realizzazione

di una sorta di Super-rete operativa

al 2050. Sempre a livello comunitario,

si è discusso molto di politiche di lungo

periodo volte a favorire gli investimenti

nel settore energetico. Al riguardo si è

evidenziato come il Terzo Pacchetto

Energia rappresenti un importante

strumento per facilitare lo sviluppo

delle reti dell’energia, dal momento che

sono previsti elementi di semplificazione

degli iter autorizzativi.

Dal canto suo il Gse ha messo a punto

diversi progetti e attività per far sì che

l’immissione in rete di energia rinnovabile

non programmabile, sia efficiente e non

crei problemi di sbilanciamento al sistema

elettrico. Il fiore all’occhiello di questa

attività è il monitoraggio satellitare

non solo delle fonti primarie (sole,

vento ed acqua), ma anche della

produzione di energia da parte di

quegli impianti che usano tali fonti.

Il Gse ha bandito una gara Europea

per l’utilizzo del sistema satellitare e

l’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas

ha approvato il progetto nel maggio

del 2010.

Ad oggi siamo in grado di monitorare

circa il 10% dei 5.000 impianti per i quali

l’AEEG ha rilasciato l’autorizzazione.

Grazie a questo sistema, si riescono

ad avere previsioni precise

sulla quantità di energia che sarà

immessa in rete e a ridurre gli oneri

di sbilanciamento. Un importante

sostegno tecnico, quello del GSE,

al quale dovrà essere affiancato

un piano di sviluppo infrastrutturale

e di armonizzazione delle normative

ad esso collegate.

*AD Gestore dei Servizi Energetici

Elementi 23 27


primo piano

CONFRONTO CON

VINCENZO BOCCIA

Presidente

della Piccola Industria

di Confindustria

Scelte

energetiche

ponderate

per rilanciare

la produttività

30

Elementi 23

Vincenzo Boccia


di Roberto Antonini

L’Italia, paese di piccole e medie imprese

che compongono un tessuto produttivo

prezioso, è alle prese con le questioni

energetiche, tra rinnovabili, nucleare e

obblighi climatici. Un percorso difficile,

all’interno del quale, però, quelli che

sembrano ostacoli possono diventare

trampolini di lancio per la vocazione

manifatturiera tricolore. Certo, è

necessario che le decisioni e i percorsi

siano organici e accordati alle scelte di

politica economica. Ne parliamo con

Vincenzo Boccia, presidente della Piccola

Industria di Confindustria.

E: L’industria italiana paga l’energia

più dei concorrenti europei, e la qualità

della programmazione politica gioca

un ruolo in questa circostanza.

Quale suggerimento in vista della

definizione di una strategia energetica

annunciata dal Governo?

VB: L’Italia si trova ad affrontare

una situazione di estrema dipendenza

e vulnerabilità, rispetto alla maggior

parte degli altri Stati europei. Occorre

una diversificazione del mix produttivo

che consenta maggiore sicurezza negli

approvvigionamenti garantendo prezzi

più bassi per aumentare la competitività

delle imprese, rispettando allo stesso tempo

gli obblighi posti per il raggiungimento

degli obiettivi di riduzione delle emissioni

di CO2. Il nostro è un Paese a forte

vocazione manifatturiera e per questa

ragione la programmazione delle scelte

energetiche ha un consistente impatto

sulla competitività del tessuto industriale,

soprattutto nel settore delle PMI.

È quindi opportuno prevedere un disegno

complessivo che fornisca sia una strategia

di lungo termine per quanto riguarda

la dipendenza energetica del paese

identificando quali strade si intendano

percorrere. E - al tempo stesso - definisca

le scelte tecnologiche da fare in materia

di sostenibilità, a partire da una mappatura

delle eccellenze presenti in Italia, anche

nel mondo delle piccole e medie imprese,

dove molteplici sono i casi che possono

trasformare la lotta ai gas climalteranti

da vincolo in opportunità di crescita.

E: Serve una strategia che consenta

un rilancio del nostro Paese, necessità

assoluta come certificano i dati

economici. Come renderla vincente?

VB: Purtroppo in Italia non sempre si

riesce ad affrontare un dibattito sulla

situazione energetica in modo chiaro

e costruttivo. Su queste scelte di fondo,

il nostro Paese non può più permettersi

un approccio congiunturale ma deve

arrivare a definire un quadro di regole

certe e strutturali.

E: Come giudica il IV Conto energia,

in particolare per quel che riguarda

il premio tariffario legato alla produzione

europea – e quindi anche italiana –

dei componenti?

VB: La previsione contenuta nel Conto

Energia di un premio del 10% sull’incentivo

nel caso in cui l’impianto sia realizzato

per almeno il 60% con prodotti europei

è una misura importante auspicata

da tempo da Confindustria.

È essenziale indirizzare le risorse destinate

al fotovoltaico alla promozione della filiera

industriale italiana di settore, per favorire

la competitività delle imprese nazionali.

Da questo punto di vista sarà importante,

proprio per quella visione d’insieme

di una politica energetica nazionale

che auspichiamo, valutare in un’ottica

di efficienza economica il potenziale

contributo di ogni tecnologia allo sviluppo

industriale ed occupazionale del Paese.

E: Crede che per la manifattura italiana

la filiera nucleare rappresenti ancora

un’opportunità, forse soprattutto

all’estero, anche alla luce del timore

globale scatenato dagli eventi in

Giappone?

VB: È chiaro che occorre acquisire ulteriori

evidenze scientifiche sui profili relativi

alla sicurezza nucleare, tenendo conto

dello sviluppo tecnologico e delle

decisioni che saranno assunte a livello

di Unione europea. Tuttavia questo

periodo di riflessione dovrebbe servire

per una più approfondita analisi sulle

tecnologie e sugli standard di sicurezza

che consentano di poter parlare

di nucleare in modo sereno e senza

strumentalizzazioni legate a fatti

contingenti.

E: Efficienza energetica: visti il modello

e le caratteristiche energetiche del

settore industriale italiano, non rischia

di essere un’occasione persa per fare

sviluppo e risparmiare energia,

valorizzando le eccellenze diffuse

del Paese?

VB: Efficienza energetica e fonti

rinnovabili sono due leve sinergiche

strettamente correlate, entrambi

strumenti necessari per la lotta al

cambiamento climatico, per il successo

della quale è indispensabile un approccio

integrato e globale. Non dobbiamo

dimenticare che quasi il 30% del prodotto

interno lordo italiano è costituito

dall’industria manifatturiera.

Dobbiamo quindi anche fare crescita

industriale, guardando attentamente

all’efficienza e competitività del nostro

tessuto industriale. Efficienza energetica

e fonti rinnovabili sono un obiettivo

di successo, ma soprattutto un punto

di tenuta strategico del sistema industriale

italiano. Se guardiamo all’assetto industriale

possiamo cogliere un comparto

manifatturiero significativo

e all’avanguardia nelle tecnologie

per l’efficienza energetica. Il cui ruolo

strategico dell’efficienza energetica,

all’interno degli obiettivi europei

di sostenibilità, può rappresentare

per la nostra industria un’opportunità

di crescita, anche esterna, e un’occasione

per rafforzare il proprio posizionamento

competitivo sui mercati internazionali.

Elementi 23 31


energia

Andrea Clavarino

IL PENSIERO DI

ANDREA CLAVARINO

Presidente Assocarboni

È l’ora

del carbone

È sicuro, disponibile e sostenibile dal punto di vista ambientale: il carbone si candida come

alternativa principale al nucleare, ormai in crisi. Lo shale gas? Non è un concorrente temibile.

E per la Ccs, commercializzabile solo nel 2020, ci vogliono incentivi come quelli per le rinnovabili.

di Carlo Maciocco

E: Stop al nucleare, incentivi in calo per le rinnovabili: può essere il momento per rilanciare

il carbone?

AC: Il carbone è l'unico combustibile che può soddisfare la domanda crescente di elettricità

nel mondo per le sue caratteristiche di disponibilità, sicurezza e sostenibilità, è equamente

distribuito in più di 100 Paesi con riserve per circa 160 anni. Le clean coal technologies ne

permettono un uso sempre più pulito. Nei momenti di crisi energetica ha fatto e continuerà

a fare la sua parte. Attualmente compensa la minor produzione elettrica da nucleare in

Giappone e Germania. Tutti i principali centri studi energetici internazionali concordano

nel confermare la leadership nella produzione elettrica mondiale e il ruolo chiave nel mix

energetico anche nel lungo termine. Secondo il World Energy Outlook 2010,

il carbone sarà la fonte dominante nella generazione elettrica nel 2035 con una quota

del 42% (rispetto al 41% del 2010) con consumi in crescita sostenuti principalmente dai Paesi

asiatici in via di sviluppo, Cina e India in testa. Le recenti evoluzioni non fanno che confermare

questa leadership. Nel 2010 il carbone resta la prima fonte, seguito a grande distanza dal gas

(16%) e nucleare (19%). In questi ultimi dieci anni è la fonte che sperimenta il maggior tasso

di crescita a livello mondiale: +7% annuo. Nel 2010 sono state trasportate via nave 971 milioni

di tonnellate di carbone, il 13% in più rispetto agli 859 milioni del 2009, ed è realistico

pensare che crescerà ancora.

Elementi 23 33

>


E: E in Italia che prospettive vede?

AC: Nel 2010 le importazioni di carbone da vapore sono state

pari a 17,2 milioni di tonnellate (+5% rispetto al 2009), quelle

di carbone metallurgico e PCI hanno visto una forte ripresa

raggiungendo i 5,5 milioni di tonnellate (più 37% grazie alla

crescita della produzione siderurgica). Dati che dimostrano

come il mercato italiano del carbone stia superando la crisi.

Secondo le nostre stime, nel 2011, grazie anche alla centrale

Enel di Torrevaldaliga Nord che sarà in piena operatività,

le importazioni di carbone in Italia dovrebbero raggiungere

19 milioni di tonnellate per poi salire a 25-26 milioni

nei prossimi cinque anni. Purtroppo, la bocciatura da parte

del Consiglio di Stato del progetto di riconversione a carbone

della centrale di Porto Tolle rischia di allontanare gli

investimenti dall’Italia. Anche se la modifica della legge

regionale del Veneto lascia ben sperare.

E: Lo shale gas può essere un concorrente temibile?

AC: Direi di no. Solo negli Usa, dove questa tecnologia

è nata ed è stata sperimentata con successo, potrà essere

un concorrente per il carbone, che peraltro ha una leadership

del 50%. Le organizzazioni ambientaliste, finora

accondiscendenti sullo shale gas, stanno però iniziando

a valutarne il reale impatto ambientale e dai report

preliminari le notizie sembrano non essere positive.

Oltre al fatto che le riserve di carbone sono più equamente

distribuite, garantendo la sicurezza dell’approvvigionamento,

diversi studi indicano come queste siano superiori a quelle

di altri combustibili. Al momento ci sono scorte adeguate

per coprire 160 anni, mentre quelle di gas sono stimate per

circa 63 anni e quelle di petrolio per 40 anni.

L’elevata competitività del carbone nella definizione del mix

energetico non è data solo dalla più equilibrata distribuzione

della risorsa, ma anche dai minori costi di produzione.

È verificato che il costo di generazione da carbone e nucleare

è minore del 20% rispetto ai cicli combinati a gas.

Tale convenienza è data anche dai costi fissi di generazione

che sono molto bassi (circa il 22%). Il carbone è ancora leader

di mercato perché è la fonte energetica più competitiva.

E: Enel è in prima fila nello sviluppo della Carbon capture and

sequestration (Ccs), tecnologia chiave per lo sviluppo futuro

del carbone. L’Italia può essere protagonista in questa partita?

AC: Enel è leader mondiale in questo campo, anche

se lo stop a Porto Tolle ha bloccato, per ora, l’annesso

progetto per l’impianto pilota Ccs. Ci sono però altre

iniziative, come quella della SEI, impegnata nel progetto

per la realizzazione di una centrale a carbone di nuova

generazione, di 1.320 MWe, nel comune di Montebello

Jonico (frazione Saline Joniche) in cui già si prevede

la predisposizione per la cattura della CO2 prodotta (CO2

capture ready con il 100% dei fumi trattati). La centrale

prevede l’adozione delle tecnologie più avanzate nel settore,

in grado di garantire efficienza, competitività e basso impatto

ambientale. Secondo il progetto saranno realizzate due linee

gemelle, ciascuna della potenza nominale di 660 MWe. Grazie

alla tecnologia adottata - USC (Ultra Super Critica) a polverino -

la centrale avrà un’efficienza del 45%, contro il 35% delle

34

Elementi 23

centrali tradizionali ancora in funzione ed emissioni molto

inferiori ai limiti di legge. Il progetto si inserisce inoltre

in un sito industriale già esistente riqualificando la zona

e attraendo capitali per il rilancio economico dell’area e della

Regione Calabria in generale. C’è poi allo studio un progetto

per la Carbosulcis, in Sardegna.

E: In quanti anni la CCS può divenire una tecnologia

commercializzabile ed economicamente sostenibile?

Ritiene che anche in questo settore siano necessari incentivi?

AC: Si prevede che la Ccs possa diventare competitiva verso

il 2020.Nel frattempo sarebbe auspicabile che questa

tecnologia, azzerando di fatto le emissioni di CO2, venga

equiparata alle rinnovabili ricevendo simili tariffe e incentivi.

Una correlazione quasi perfetta: produzione elettrica da

carbone e crescita economica Passato, presente e futuro:

la crescita dell’economia mondiale alimentata dal carbone

Elettricità da carbone (tWh) Prodotto interno lordo (miliardi

di dollari al 2005) Produzione elettrica da carbone Prodotto

interno lordo

Fonte: International Energy Agency World Energy Outlook 2009 e Energy

Information Administration International Energy Outlook 2010


energia

Il deposito

nazionale

dei rifiuti

radioattivi?

di Dol. Cam.

Giuseppe Nucci

A COLLOQUIO

CON GIUSEPPE NUCCI

Amministratore

Delegato di SOGIN**

UN DIRITTO

DEGLI ITALIANI

E: Ingegner Nucci, dopo i tragici fatti del Giappone, il legislatore ha disposto l’abrogazione

delle procedure che riguardano la realizzazione di impianti nucleari sul territorio italiano.

Resta confermato, invece, il Deposito Nazionale per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi,

anche derivanti dalle altre attività. Rimane, quindi, invariato il ruolo di Sogin che ha

il compito di realizzarlo?

GN: Certo. Quanto accaduto alla centrale nipponica di Fukushima ha riaperto nel nostro Paese

un ampio dibattito sulla sicurezza nucleare. Questo ha coinvolto non solo le centrali in quanto

tali ma anche la gestione dei rifiuti radioattivi.

Su una cosa però sono tutti d’accordo, cioè sulla necessità di mettere in sicurezza i rifiuti

nucleari prodotti in passato, a prescindere dalle scelte legate al ritorno all’energia dall’atomo.

Per questo, la nuova disposizione approvata a maggio dal Parlamento che ha fermato il nuovo

nucleare, conferma le attività di decommissioning e di realizzazione del Deposito Nazionale,

Elementi 23 37

>


che Sogin intende rafforzare. L’Italia, come tutti i Paesi

industrializzati, deve poter gestire in modo ottimale questo

tipo di materiali, compresi quelli derivanti dalle attività

mediche e di ricerca. Il Deposito è un diritto degli italiani.

Oggi i rifiuti della passata stagione nucleare sono mantenuti

nella massima sicurezza da Sogin in depositi provvisori.

La realizzazione del Deposito Nazionale permetterà

di ottimizzare le attività di decommissioning, anche in termini

di tempi e costi, riducendo la necessità di immagazzinamento

provvisorio sui siti e garantendo la massima sicurezza

per cittadini e ambiente nella gestione di tutti i rifiuti

radioattivi, anche di quelli che oggi non sono gestiti da Sogin.

E: Come sarà il deposito e quanti rifiuti dovrà contenere?

GN: Sarà una struttura superficiale progettata per accogliere,

in via definitiva, circa 80.000 m3 di rifiuti radioattivi

condizionati a bassa e media attività e per immagazzinare

provvisoriamente circa 12.500 m3 di rifiuti ad alta attività.

Il 30% dei rifiuti che saranno immagazzinati provengono

da attività mediche, industriali e di ricerca nucleare.

Il legislatore ha previsto che insieme al Deposito Nazionale

sia realizzato un Parco Tecnologico, per sviluppare nuove

competenze e tecnologie nel trattamento dei rifiuti

radioattivi. Un centro di eccellenza italiano, capace di attrarre

contributi internazionali, con laboratori dedicati alle attività

di ricerca e formazione su decommissioning e gestione

dei rifiuti radioattivi.

E: Quali ricadute economiche e sociali sono previste?

GN: Per la realizzazione del Deposito Nazionale e Parco

Tecnologico, Sogin stima un investimento di oltre 2 miliardi

di euro, che dovrà poi essere commisurato in base all’esatta

localizzazione e alle conseguenti prescrizioni. In termini

occupazionali si tratta di 2.000 nuovi possibili posti di lavoro.

Il Parco Tecnologico attirerà occupazione qualificata

e, configurandosi come un centro di ricerca internazionale,

caratterizzerà l’intero bacino territoriale di riferimento,

con ricadute positive sul tessuto socio-economico,

sulla sicurezza dei cittadini, sulla tutela dell’ambiente,

sull’avanzamento tecnologico, sulla ricerca e sviluppo.

Le infrastrutture del Parco e del Deposito saranno progettate

a emissioni zero dal punto di vista della CO2, perché i consumi

saranno per la maggior parte autoprodotti con energie

rinnovabili. Abbiamo la possibilità di creare sviluppo attraverso

una grande operazione di sostenibilità e di attestarci tra i Paesi

più avanzati in questo settore.

38

Elementi 23

E: Sul decommissioning degli impianti nucleari a che punto

siamo?

GN: Negli ultimi 10 anni sono stati spesi 1,7 miliardi euro

per lo smantellamento delle 4 centrali nucleari di Trino,

Caorso, Latina e Garigliano di Sessa Aurunca, degli impianti

di ricerca sul ciclo del combustibile nucleare Eurex di

Saluggia, Opec e Ipu di Casaccia e Itrec-Trisaia di Rotondella

e dell’impianto di fabbricazione del combustibile nucleare

di Bosco Marengo. Ma per arrivare al green field in tutti

i siti occorre investire ancora 4,8 miliardi. Presenteremo

a breve il nuovo Piano Industriale con cui intendiamo

ottimizzare gli investimenti in decommissioning

e concentrare gli sforzi proprio sulla localizzazione,

realizzazione e futura gestione del Parco tecnologico

e del Deposito nazionale.

E: Il vostro lavoro impone alte competenze e un’attenzione

particolare alla sicurezza.

GN: Sogin è una società di Stato qualificata che opera

in trasparenza, sicurezza e nel rispetto dell’ambiente,

tanto che stiamo avviando un progetto che apre le porte

dei siti che abbiamo in gestione. La gestione dei rifiuti

radioattivi, inoltre, deve essere accompagnata da una

diffusione capillare delle competenze e di una cultura della

sicurezza. Per questo dal 2011, abbiamo ampliato l’offerta

della Scuola di Formazione Radioprotezione e Sicurezza

di Sogin, collocata all'interno del sito di Caorso, a soggetti

esterni che provengono da Enti e Istituzioni. La Scuola di

Caorso sarà un punto di eccellenza a livello nazionale, capace

di dialogare con i migliori centri internazionali di settore.

Da quest’anno l'offerta formativa è ampliata anche agli

aspetti della sicurezza convenzionale e della compatibilità

ambientale che, con l'avanzamento delle attività

di decommissioning, saranno sempre più rilevanti.

**la società di Stato incaricata del decommissioning

degli impianti nucleari italiani e della gestione in sicurezza

dei rifiuti radioattivi provenienti dalle attività nucleari

industriali, mediche e di ricerca e che, dal 2010 ha il compito

di localizzare, realizzare e gestire il Parco Tecnologico,

comprensivo del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi.


energia

Sviluppo

rinnovabili

Gian Maria Fara

di Gabriele Masini

Costi, sicurezza degli approvvigionamenti, mix equilibrato,

impatto sull’ambiente. Gli elementi da valutare nel definire

una strategia energetica sono diversi, ed è importante

formare una consapevolezza nella cittadinanza sulle

conseguenze delle scelte politiche. Ne abbiamo parlato

con Gian Maria Fara, presidente dell’Eurispes.

40

Elementi 23

PER PROGRESSO

E QUALITÀ

DELLA VITA

PARLA GIAN MARIA FARA

Presidente dell’Eurispes

E: Il Rapporto Italia 2011 dell’Eurispes sottolinea, tra le

altre cose, lo spostamento dal petrolio al gas delle fonti

per la generazione elettrica in Italia. C’è il pericolo di una

eccessiva dipendenza da una singola fonte?

GMF: Nel Rapporto Italia 2001 abbiamo segnalato

i risultati di un recente dossier dalla International Energy

Agency che evidenza come, a livello mondiale, la fornitura

complessiva di energia sia, dal 1973 al 2008, più

che raddoppiata. Al contempo sono diminuite le forniture

di petrolio, aumentato il ricorso a carbone, gas naturale

e nucleare (passato dallo 0,9% del 1973 al 5,8% del 2008),

mentre l’andamento delle rinnovabili è rimasto pressoché

invariato (10% circa). La dipendenza energetica del nostro

Paese, se paragonata a quella dell’intera Unione europea,

risulta molto elevata ed è rimasta tale negli anni andando

incontro ad un lento progressivo incremento.

In particolare nel 2008, distinguendo per fonte energetica,

si è evidenziata una più alta dipendenza da carbone e derivati


e una crescente dipendenza da gas

naturale. I prodotti petroliferi che

costituiscono il 41% della disponibilità

interna lorda nel 2009 sono per il 93%

frutto delle importazioni e per il resto

della produzione interna. Anche il gas

naturale, che ha il vantaggio di produrre

meno emissioni, è importato per l’88%

della disponibilità lorda. Insomma, la

dipendenza energetica a cui è soggetta

l’Italia è schiacciante. Non si tratta

di ridurre la dipendenza da una o più

fonti, occorre affrontare la questione

della dipendenza stessa.

Per quanto riguarda poi il nucleare

l’assunto secondo cui l’energia nucleare

è un modo per combattere a lungo

periodo l’effetto serra e mitigare

il cambiamento climatico, non è del

tutto esatto. Paradossalmente può

essere vero il contrario: le centrali

nucleari soltanto nel breve periodo

hanno un impatto minore di emissioni

di CO2 dell’atmosfera rispetto ad altri

impianti alimentati a combustibili fossili.

Con l’esaurimento delle attuali scorte

e con l’entrata in funzione di nuovi

impianti che faranno uso di uranio

a bassa concentrazione, le emissioni

di CO2 saranno molto più alte rispetto

ad oggi. Quindi nel lungo periodo l’energia

nucleare non rappresenterà una soluzione

ai problemi del cambiamento climatico.

E: La terza via, complementare alle

fonti fossili, è quella delle rinnovabili.

Qual è il “feeling” degli italiani con

le fonti verdi?

GMF: Lo sviluppo della produzione

di energia da fonti rinnovabili è arrivata

a far segnare un +35% nel solo 2008

e l’Italia si colloca al sesto posto come

potenza cumulata nella classifica delle

prime 10 nazioni del mondo (3,3736 MW).

Secondo le stime di Bruxelles entro il

2020 è attesa una produzione di nuova

capacità elettrica pari a 333 GW.

A fare la parte del leone sarà l’eolico

con 136 GW e il 41% delle nuove

installazioni. Nel 2020, l’energia eolica,

attualmente al 5%, produrrà il 14%

dell’elettricità dell’Unione europea;

le previsioni al 2030 attribuiscono ben

il 64% di nuova capacità alle rinnovabili,

mentre il gas produrrà il 17%; il carbone

il 12%; il nucleare il 4%; il petrolio solo

il 3%. È chiaro che i Paesi che non

Produzione dei paesi membri

Migliaia di barili al giorno, aprile 2011 (variazione sul mese precedente)

investono oggi in questo settore,

saranno a breve tagliati fuori dal

mercato dei produttori e relegati

a un ruolo marginale e di dipendenza.

Aumentare gli incentivi e migliorare

la percezione presso i cittadini rispetto

alla necessità di avere impianti

sul nostro territorio sono questioni

decisamente strategiche. Uno sviluppo

legato solo alla dimensione quantitativa

che non produce, insieme, anche

progresso e miglioramento della qualità

della vita viene ormai vissuto con sospetto

dai cittadini, sempre più diffidenti

nei confronti della concentrazione

degli interessi e della ricchezza.

E: Una delle questioni fondamentali

per il settore energetico in generale

e per le rinnovabili in particolare

è quella del rapporto tra Stato

e Regioni. È necessaria una calibratura

del rapporto tra centro e periferia?

GMF: Il problema tutto italiano è quello

di un federalismo a metà. La riforma

del Titolo V della Costituzione non

affronta in maniera esaustiva le effettive

competenze e la divisione esatta

dei ruoli tra Stato e Regioni su temi

che per un Paese sono decisivi.

Cosi si crea confusione, intoppi,

problemi spesso irrisolvibili quando

un’indicazione normativa deve essere

trasposta sul territorio. Senza contare

che al difficile “dialogo” tra Stato

e Regioni si aggiunge una burocrazia

e una normativa farraginosa e lenta.

Ciò è di ostacolo alla vita quotidiana

dei cittadini ed è ancora più vincolante

e frenante nei confronti dell’esercizio

delle funzioni dello Stato, ma anche

delle Regioni.

Non dimenticahiamo, infine, che su

questioni di importanza strategica che

coinvolgono l’intera comunità nazionale

deve essere lo Stato centrale a decidere,

superando gli egoismi territoriali e la

demagogia che spesso agita i politici

locali, talvolta a caccia di facile consenso

e scarsamente lungimiranti.

Elementi 23 41


energia

A TU PER TU CON

DAVIDE TABARELLI

Presidente

di Nomisma Energia

Dopo

il fotovoltaico

PUNTARE SULLE FONTI TERMICHE

Finora, secondo Davide Tabarelli, Presidente di Nomisma Energia, il Paese ha pagato troppo

per il fotovoltaico. Ora, per un sistema più efficiente e che permetta di raggiungere

gli obiettivi imposti dall’Unione Europea, occorre dirottare le nostre risorse verso le fonti

rinnovabili termiche. Il no al nucleare? Un peccato perdere la corsa su questa tecnologia.

di Livia Catena

“Era un atto indispensabile, andava fatto”. A pochi minuti

dalla firma congiunta del Quarto Conto Energia da parte dei

ministri Romani e Prestigiacomo, Davide Tabarelli, Presidente

di Nomisma Energia, commenta così il rimodulamento degli

incentivi al solare fotovoltaico voluto dal Governo. “Sono

d’accordo con la decisione del Ministero dello Sviluppo

Economico di attuare una diminuzione delle tariffe che,

da un lato, mira a un allineamento graduale dell’incentivo

pubblico con i costi delle tecnologie, in linea con le politiche

adottate nei principali paesi europei, e dall’altro mantiene

certezza e stabilità sul mercato”.

E: Professore, non si rischia una brusca frenata al settore

come lamentano alcuni operatori?

DT: Gli operatori seri che hanno a cuore il comparto sono

più preoccupati per il fatto che una tale riduzione delle

agevolazioni non sia stata sufficiente. Le tariffe erogate

finora erano troppo alte: continuare a dare quegli incentivi

avrebbe significato avere un sistema poco efficiente,

Davide Tabarelli

con il rischio di dirottare risorse importanti ad altre fonti

rinnovabili con un potenziale di crescita e una producibilità

superiori a quelle del fotovoltaico.

E: Quali sono?

DT: Mi riferisco alle fonti rinnovabili termiche, come

le biomasse, il teleriscaldamento, il recupero termico,

indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi al 2020

imposti dall’Unione Europea. In sostanza, l’Italia è molto

in ritardo proprio negli usi termici delle fonti rinnovabili,

mentre sta rapidamente crescendo, finora a caro costo,

la quota di generazione elettrica. Da un punto di vista

economico, infatti, non c’è dubbio che nella maggior parte

dei casi il costo di produzione di un kWh termico sia inferiore

di circa un terzo di quello necessario per produrre un kWh

elettrico. È evidente l’importanza di operare per promuovere

la diffusione delle tecnologie per le rinnovabili termiche

rivedendo, come ha fatto il Ministro Romani, un sistema di

incentivazione che non sembra rispondere a questa esigenza.

Elementi 23 45

>


E: Esistono i presupposti per lo sviluppo di una filiera italiana

delle rinnovabili?

DT: Certo. Il nuovo decreto sul fotovoltaico ne rafforzerà

la crescita. Finora una politica troppo debole ha permesso

l’assalto alla diligenza al fotovoltaico, che in molti casi ha

prodotto speculazione. Con il Quarto Conto Energia verrà

premiato anche il made in Italy.

Esistono delle regole di politica industriale ben precise:

per permettere a un settore di camminare da solo,

il meccanismo di incentivazione va costantemente aggiustato.

E: Ora che il Conto Energia per il fotovoltaico è stato rivisto,

quali sono le altre priorità del sistema energetico italiano?

DT: Quelle di sempre, le stesse di 30-40 anni fa. L’energia

ha tempi lunghi e la nostra politica ha fatto poco

per accelerarli. Prima di tutto abbiamo necessità di nuove

infrastrutture del gas, soprattutto rigassificatori.

Le motivazioni degli ultimi incrementi sul costo del gas vanno

cercate nella mancanza di infrastrutture nel mercato. In Italia

mancano le attrezzature. Se si fossero effettuati più

investimenti nel mercato energetico, e nello specifico

in quello del gas, oggi avremmo potuto accumulare gas

metano a costi molto più bassi. Il settore del gas ha bisogno

di interventi rapidi per raggiungere prezzi competitivi.

E: L’unbundling nel settore gas porterà vantaggi

al consumatore finale?

DT: In realtà la separazione tra Eni e Snam Rete Gas potrebbe

portare pochi benefici al cliente finale. Non illudiamoci

che solo separando le reti il sistema possa funzionare meglio

Produzione mensile degli impianti fotovoltaici in Italia nel 2010

46

Elementi 23

e i costi del gas diminuire. Certo è una cosa che va fatta:

dopo la separazione tra il GRTN e Terna va portata

a compimento anche quella tra Eni e Snam Rete Gas.

E: L’Italia farà mai il nucleare?

DT: Dopo gli incidenti di Fukushima una pausa di riflessione

era inevitabile. L’Italia è un Paese dove è molto difficile fare

le centrali nucleari, soprattutto per una questione di corretta

comunicazione ai cittadini, che vanno coinvolti con serietà

nel dibattito preliminare. Il nucleare è dei Paesi ricchi, moderni,

ecco perché credo e auspico che anche da noi si realizzi.

Nel nostro mix energetico, per bilanciare la fetta da fonti

rinnovabili che va consolidandosi, c’è bisogno di grandi

centrali elettronucleari, che non producano emissioni di CO2.

Ma tutto ciò richiede una grande condivisione in Parlamento,

un consenso unanime.

E: La ricerca su cosa dovrebbe puntare?

DT: Su quello che abbiamo fatto finora. E cioè sull’efficienza

energetica dei motori, le rinnovabili, la stabilità delle reti.

È necessario lo sviluppo della ricerca su molteplici fronti -

dal carbone pulito alle smart grid, dall’abbattimento delle

emissioni clima alteranti allo sviluppo di nuove tecnologie

che possono interessare sia nuove fonti che anche quelle

antiche, citando il caso delle risorse geotermiche a media

e bassa temperatura - che possano dare all’Italia un adeguato

equilibrio nella generazione elettrica.

Fonte: GSE


Publiredazionale

Ondulit, ricerca,

evoluzione

e qualità

L’intero centro logistico Interporto di Nola, della superficie di

660.000 mq, è stato trasformato in un efficiente impianto a

energia solare con una potenza di 25MWp.

La tecnologia fotovoltaica prescelta da Enel green Power,

dopo oltre un anno di lavoro di squadra, è quella Uni-Solar.

Nell’ambito di questo prestigioso progetto, Ondulit Italiana

ha raggiunto l’accordo con Enel per la fornitura e il

montaggio dei moduli Enercover necessari alla realizzazione

di impianti FV integrati con le coperture metalliche presenti

in CIS - Interporto.

Per Ondulit rappresenta un progetto di particolare interesse

tecnico oltre che motivo di prestigio.

La soluzione scelta coinvolge, infatti, le due linee di prodotto

Enercover, entrambe orientate alla piena integrazione

architettonica: Enercover Top ed Enercover Base.

Quest’ultimo è stato installato su coperture esistenti in

lamiera, mentre Enercover Top in soluzione traversa è stato

applicato sulle coperture Ondulit-Coverib, già in opera sui

capannoni dell’Interporto da un decennio.

Interporto Campano-CIS-Vulcano Buono

L’ Interporto Campano, insieme a CIS e al Centro Servizi

Vulcano Buono, costituisce il Distretto di Nola.

Polo logistico/distributivo più importante dell’Italia

centro-meridionale, ha una superficie di 5 milioni di mq.

nei quali operano 9.000 persone in 1.000 aziende.

Situato a 30 km da Napoli gode di una posizione baricentrica

sulle direttrici di traffico Nord-Sud Italia, consentendone

l’ottimale gestione delle merci con tutti i quattro vettori

di traffico (gomma, ferro, mare, aria).

Gli obiettivi di eco-compatibilità ed eco-sostenibilità hanno

portato alla realizzazione, in partnership con Enel Green

Power, dell’impianto fotovoltaico su tetto più grande

al mondo.

Profilo di Ondulit Italiana SpA

Ondulit Italiana SpA è una presenza autorevole e

all’avanguardia nel settore delle coperture ad alte

prestazioni per edilizia industriale, civile e sociale.

Ondulit è ricerca, evoluzione e qualità: una storia di

tecnologia, progetti e innovazioni di successo, che hanno

dato soluzioni specializzate e affidabili alle più diverse

problematiche dell'architettura civile e industriale.

Un insieme di materiali, tecnologie e sistemi, derivati

dal continuo investimento in ricerca e know-how,

dal confronto con il mercato e la concorrenza

e da un aperto dialogo con i più noti professionisti

del settore.

Elementi 23 47


energia

La sfida

dell’energia

si vince

in Europa

Alberto Pototschnig

IL PUNTO DI VISTA DI ALBERTO

POTOTSCHNIG Direttore Acer

Agenzia per la cooperazione

fra i regolatori dell’energia

Efficienza, armonizzazione dei diversi incentivi nazionali,

attuazione del terzo pacchetto. Su queste sfide si gioca

il futuro energetico europeo. Il ruolo dell’Acer, l’Agenzia

per il coordinamento delle autorità nazionali di regolazione.

di Gabriele Masini

Elementi 23 49

>


E: Quando fu presentata l’Acer si parlò dei possibili conflitti

con le Autorità nazionali. Quale è la sua idea a distanza

di qualche mese?

AP: L’Agenzia non si pone in concorrenza con i regolatori

nazionali. La sua missione è quella di assistere le autorità

nazionali a svolgere, a livello europeo, le loro funzioni

istituzionali e di coordinarne l’azione.

Una collaborazione costruttiva nata dalla convinzione

che la sfida che il settore energetico ha dinanzi per il

completamento di un mercato interno competitivo, sicuro e

sostenibile possa essere vinta solo con il contributo

di tutti gli attori coinvolti.

E: Il “20” dell’efficienza era l’unico obiettivo non vincolante

del pacchetto Clima energia. Eppure è la risorsa con più

potenzialità e miglior rapporto costi-benefici.

Quali le possibili misure a livello europeo?

AP: Alcune stime della Commissione UE suggeriscono

che si possa risparmiare il 20% nei consumi di energia

attraverso misure a costo nullo o negativo. Nelle quali

i risparmi di energia compenseranno i costi di investimento.

Tra le direttrici più promettenti: un allargamento dell’ambito

di applicazione degli standard di efficienza energetica negli

edifici e l’estensione dei sistemi basati sui “certificati bianchi”,

nei quali l’Italia ha maturato una significativa esperienza.

E: In un’ottica di integrazione dei mercati, i trasferimenti

statistici da Paesi esteri possono assumere grande rilevanza.

Quali sono i potenziali per l’Italia?

AP: Una certa flessibilità nel modo in cui gli Stati Membri

potranno conseguire i loro obiettivi di sviluppo delle

rinnovabili, mi sembra nella natura stessa del meccanismo.

Ricordiamo infatti che gli obiettivi sono stati fissati

prevalentemente sulla base della “ability to pay” dei Paesi

e non delle loro disponibilità di risorse energetiche rinnovabili

e dei relativi costi. Pertanto, è possibile che per ridurre

al minimo il costo complessivo necessario per raggiungere

l’obiettivo del 20% occorra una riallocazione dello sforzo

di sviluppo. Il Piano d’Azione sulle rinnovabili presentato

dal governo italiano fa menzione della possibilità di ricorrere

ai trasferimenti statistici e ad altri meccanismi di cooperazione

Le fonti di energia

Produzione di elettricità nell’area Ocse (gen-feb 2011)

50

Elementi 23

Fonte: OCSE-IEA

che probabilmente possono recare benefici economici

al nostro Paese. Ma il tema è più ampio: se da un lato

ciò consentirebbe un risparmio di costi, dall’altro

trasferirebbe all’estero alcuni dei vantaggi associati allo

sviluppo delle rinnovabili, come la riduzione delle emissioni.

E: In questo quadro assumono sempre maggiore importanza

le infrastrutture transfrontaliere. Quali i problemi urgenti

da risolvere?

AP: La Comunicazione adottata dalla Commissione UE

a novembre individua non solo le priorità del settore energia

in tema infrastrutturale, ma anche gli ostacoli che hanno

ritardato lo sviluppo delle reti transfrontaliere. Tra questi,

i tempi e la complessità dei processi autorizzativi, aspetti

che richiedono attenzione immediata. È anche importante

sviluppare, nell’ambito della regolazione economica

delle infrastrutture energetiche di trasporto e stoccaggio,

un sistema di valutazione dei costi e allocazione degli stessi,

in grado di riconoscere che le nuove infrastrutture sempre

più estenderanno i loro benefici oltre le frontiere interne

ed esterne dell’Unione. Tale sistema dovrà essere

sufficientemente credibile e stabile, al fine di fornire

la base per il finanziamento delle nuove infrastrutture,

limitando la necessità di supporto finanziario pubblico,

anche per quegli investimenti che perseguono un interesse

più generale, come la sicurezza e la continuità

dell’approvvigionamento energetico.

E: È in discussione una armonizzazione delle forme

di incentivazione a livello europeo?

AP: Il rischio è che la coesistenza di diversi sistemi nazionali

di incentivazione delle rinnovabili distorca il mercato interno

dell’energia. Ciò non vuol dire cessere più vicini a una

armonizzazione dei sistemi nazionali. Ricordiamo che

la proposta iniziale di direttiva “rinnovabili” presentata dalla

Commissione nel 2008 prevedeva un sistema di scambio

di certificati di origine che avrebbe portato inevitabilmente

a una loro armonizzazione. Purtroppo, tale sistema si è perso

durante la negoziazione del testo e ad oggi non vi è

meccanismo che assicuri la coerenza dei diversi sistemi

nazionali.

E: Il Terzo pacchetto di direttive Ue sul mercato interno

è in via di recepimento anche in Italia.

Quali i punti di maggiore criticità?

AP: Il terzo pacchetto fornisce una buona base per procedere

al completamento del mercato interno dell’energia.

L’obiettivo di arrivare a un mercato europeo sufficientemente

integrato entro il 2014 mi sembra realistico, soprattutto

per il settore elettrico. Peraltro il recepimento delle norme

comunitarie nell’ordinamento nazionale forniscono solo

il contesto per l’integrazione dei mercati.

In parallelo bisogna agire perché che questa integrazione

si concretizzi. A tal proposito vi sono alcuni progetti europei

– ad esempio il “PCR Price Coupling of Regions”, destinato

a integrare i mercati elettrici a livello inter-regionale –

che segnano la via per il futuro mercato unico.

È essenziale che l’Italia vi partecipi, per essere tra i protagonisti

di questa importante sfida.


energia

Marzio Bellacci

CONVERSAZIONE

CON MARZIO BELLACCI

Giornalista, scrittore,

esperto d’energia

52

Passare,

dai progetti

Elementi 23

di Edoardo Borriello

L’Italia è in larga misura dipendente dall’estero per

l’approvvigionamento di fonti energetiche. Basta un inverno

particolarmente rigido, un braccio di ferro tra Mosca e Kiev,

un attentato al gasdotto algerino per metterci in ginocchio.

E come dimostrano le vicende della Libia, è stata sufficiente

l’interruzione dell’import di petrolio da quel paese per far

balzare di nuovo i prezzi della benzina e dei carburanti,

condizionando il nostro sviluppo, già di per sé, lento.

Nel corso degli ultimi 50 anni sono stati proposti piani

energetici faraonici, avviate imprese poi lasciate a metà

con notevole sperpero di denaro pubblico, proposte soluzioni

spesso inattuabili. E ora che il governo Berlusconi e il risultato

del referendum – sull’onda del disastro di Fukushima – hanno

fermato il nucleare, l’Italia rischia di finire a lume di candela,

come rileva nel suo ultimo libro - “Italia a lume di candela” -

Marzio Bellacci, per anni inviato speciale del settimanale

Epoca e poi de Il Sole 24 Ore. Bellacci ha seguito con grande

attenzione le vicende energetiche italiane e internazionali,

e la sua esperienza lo ha portato per cinque anni alla guida

della Direzione relazioni esterne del colosso petrolifero Eni.


ai fatti

E: Bellacci, cosa deve fare l’Italia per affrontare una debolezza

energetica mai definitivamente cancellata?

MB: Deve passare dai progetti ai fatti e non trasformare

le decisioni annunciate per decreto in mere ipotesi di lavoro.

In passato ogni scelta era individuata nei cosiddetti Pen (Piani

energetici nazionali) attesi e reclamizzati come indicazioni

da tramutare in leggi. Il primo Pen fu lanciato nel 1975,

il secondo nel 1981 e il terzo nel 1988.

In realtà non furono mai applicati secondo i loro contenuti

iniziali, ma subirono, uno dopo l’altro, rinvii e modifiche,

spesso dettati da considerazioni politiche o elettorali.

L’attuale governo aveva rimesso in campo un programma

nucleare che, al di là dei giusti ripensamenti dovuti al disastro

di Fukushima in Giappone, ha subito seguito una sua prassi

vecchio stile. Approvato nel 2009, prevedeva la posa della

prima pietra della nuova centrale nell’aprile del 2013 e la sua

entrata in esercizio nel 2018: il primo di tre impianti dei quali

- entro il febbraio 2010 - si sarebbero dovuto definire i siti

su cui costruirli. Anche senza la catastrofe giapponese, ritardi

iniziali, bracci di ferro tra maggioranza, opposizione

e ambientalisti, il nuovo nucleare italiano si era già

incamminato verso l’ennesimo fallimento. Tra l’altro

va ricordato che il danno provocato all’economia italiana

dalle non scelte energetiche del secolo scorso è stato

calcolato attorno ai 100 miliardi di euro.

E: Per molti la grande speranza sono le energie e pulite.

Alla luce del nuovo decreto varato dal governo,

come cambierà il futuro delle rinnovabili in Italia?

MB: Il cambiamento scelto dal governo si ispira a un uso

più corretto dei sostegni destinati alle rinnovabili. Il sistema

finora seguito dava incentivi a pioggia a chi sceglieva

le rinnovabili come fonte di energia da utilizzare, vuoi

privatamente, vuoi attraverso l’inserimento nelle reti

elettriche nazionali. L’approccio italiano ha avuto, nel tempo,

un impiego diverso da quello scelto da altri Paesi europei

o extra europei. Negli Stati più vicini al nostro la maggior

parte dei sostegni pubblici venivano dati all’industria che

produceva aereogeneratori, pannelli solari o quant’altro.

Servivano cioè a potenziare la ricerca tecnologia e a produrre

sistemi più avanzati e meno costosi. In Italia il sistema

nazionale degli incentivi a pioggia, ha lanciato una corsa

a investimenti legati all’acquisto di prodotti realizzati altrove

e collocati sul mercato (fatte le debite eccezioni)

da abili finanziarie a cui si sono aggiunti anche inserimenti

malavitosi. Ne è risultata una corsa indiscriminata alle

rinnovabili, soprattutto sul versante degli impianti fotovoltaici

che sono, al momento, i “più profittevoli al mondo” secondo

i calcoli dell’Authority per l’energia. Non meraviglia se le

richieste presentate negli ultimi quattro anni, per questo tipo

di impianti, sarebbero già in grado di attivare la faraonica

potenza elettrica di 130 mila megawatt, capacità superiore

a quella installata, nel corso dell’ultimo secolo, e pari

a 105 mila megawatt. La corsa al pannello solare è stata così

frenetica che per recuperare gli incentivi erogati, tutti

gli utenti italiani dovranno pagare in bolletta una sovrattassa

relativamente leggera per ciascuno di loro, ma pari

a 3 miliardi di euro per l’economia nazionale.

E: La direttiva europea prevede che l’Italia raggiunga

il traguardo del 17% di energia prodotta da fonti rinnovabili.

Le misure presenti nel decreto saranno sufficienti

a perseguire tale obbiettivo?

MB: Sono state ritenute tali e credo che la scelta sia stata

fin troppo rimandata. Non devono poi preoccupare altre

possibili scelte, come ad esempio quelle di un ulteriore

utilizzo del metano. Non è una rinnovabile e nemmeno

un’energia pulita, ma rimane indispensabile come sostegno

ai tempi morti delle rinnovabili, in attesa di tecnologie

che le rendano ancor più sicure.

E: Secondo le stime dell’Agenzia Internazionale

per l’Energia, le rinnovabili, inclusi i biocarburanti, fino

al 2035 richiederanno incentivi mondiali per ben 4000 miliardi

di dollari? Ce la faremo?

MB: Per la parte che ci spetta ce la faremo se, lasciando le

illusioni e le ipotesi di lavoro, tracceremo un percorso condiviso

operando come unsistemaenergetico industriale.

Elementi 23 53


speciale mini eolico

56

Elementi 23

Sulle ali

di un

di Valter Cirillo

Negli ultimi anni l’energia eolica

ha costituito uno dei fattori più

dinamici del mercato energetico

internazionale. Nessun’altra

tecnologia rinnovabile - e in alcuni

casi nessun altra tecnologia in

assoluto - ha conosciuto gli stessi

ritmi di crescita per potenza

installata.

Secondo l’ultimo rapporto del Global

Wind Energy Council, a fine 2010

erano installati nel mondo oltre

194.000 MW eolici, con previsioni

tendenziali per circa 450.000 MW

nel 2015. Cifre ben superiori alle

più ottimistiche previsioni di solo

dieci anni fa.

C’è però un segmento della

tecnologia che non ha beneficiato

della favorevole contingenza politica

e tecnologica ed è rimasto al di sotto

delle più modeste previsioni

di crescita. Si tratta del minieolico,

di cui dagli anni’80 si attende il

decollo e ancora nel 2005 l’ENEA,

nel suo “Rapporto Energia-Ambiente”,

scriveva: «la tecnologia

di realizzazione dei generatori eolici

di piccola taglia ha oggi raggiunto

un buon livello di prestazioni, in

termini di disponibilità e affidabilità,

a costi che rendono questa

applicazione sempre più accessibile.


vento minore

Si può quindi immaginare, in prospettiva, un ampio uso

di questa fonte anche in Italia, sia come supporto a utenze

comunque servite dalla rete elettrica, anche in ambito rurale,

sia in quei contesti dove l’accesso alla rete avrebbe costi

proibitivi». “L’ampio uso” della tecnologia è ancora da venire

- non solo in Italia - ma è anche difficile immaginarlo, almeno

nel breve termine.

Con minieolico si intendono gli aerogeneratori di piccola

taglia, cioè con potenze comprese da poche centinaia di Watt

a pochi kW (destinate a lavorare prevalentemente abbinate a

batterie di accumulo) fino a potenze massime di 100-200 kW.

Ci sono diversi aspetti che ostacolano un adeguato sviluppo

del minieolico in Europa e, in genere, nei Paesi industrializzati.

Innanzi tutto si tratta di macchine che, seppur basate sullo

stesso principio di funzionamento degli aerogeneratori

di grande taglia, presentano caratteristiche tecniche

e meccaniche per molti aspetti diverse. Ciò è vero per le

macchine più piccole, che comprendono modelli ad asse

orizzontale con diverse tipologie di rotori, ma anche modelli

ad asse verticale che operano indipendentemente dalla

direzione del vento e che presentano anch’esse una notevole

varietà di soluzioni alternative. Si tratta di macchine con

performance inferiori a quelle delle macchine di taglia

maggiore, perché essendo prodotte in numero relativamente

limitato soprattutto da piccole aziende, non riescono

a beneficiare delle innovazioni tecnologiche dovute alle

attività di ricerca e sviluppo che trainano il mercato dell’eolico

di potenza.

A incidere negativamente sul miglioramento tecnologico

del minieolico europeo pesa anche la parcellizzazione della

struttura produttiva, che si traduce in scarsa competitività

industriale. Secondo lo Small Wind Industry Implementation

Strategy Project, finanziato dalla UE e conclusosi nel 2005,

in tale anno in Europa erano attivi oltre 40 fabbricanti

di miniturbine (contro solo 4 produttori negli USA), senza

una rappresentanza di settore in grado di programmare

azioni di lobby coordinate o programmi di ricerca e sviluppo

adeguatamente finanziati. Di conseguenza neppure

le maggiori società europee avevano la dimensione

per competere con le aziende americane e consolidare

il proprio business.

Ma c’è una ragione di fondo più generale alla base

del mancato decollo del minieolico in Europa, ed è la

mancanza di un reale mercato di settore.

Laddove le opportunità di mercato si sono presentate,

l’industria europea è riuscita a coglierle. Lo testimonia

la nicchia del micro-eolico, tipica per macchine di potenza

inferiore a 1 kW destinate al tempo libero (impianti di bordo

per imbarcazioni, camper e caravan) o ad usi molto

particolari (elettrificazione recinti di allevamento, centraline

di rilevamento e di monitoraggio). In questo settore

di nicchia l’industria europea è tutt’ora competitiva a livello

internazionale. Per macchine di maggiore potenza, invece,

la destinazione d’uso è tipicamente quella per l’elettrificazione

di utenze isolate dalla rete. Una esigenza molto frequente

nei Paesi in via di sviluppo e anche in alcuni grandi Paesi

industrializzati (USA, Canada, Australia), ma molto rara

in Europa. È evidente che in questo caso lo sviluppo della

tecnologia è legato a valutazioni climatiche e ambientali,

all’esigenza di ridurre la dipendenza dalle importazioni

energetiche e, per l’utente, a valutazioni economiche.

Cioè, in ultima analisi, alla presenza di una decisa volontà

politica di supportare la tecnologia, in presenza di forti

concorrenti (fotovoltaico e non solo) anche per usi specifici

come quelli stand-alone e di generazione distribuita.

Elementi 23 57

>


speciale mini eolico

Con ciò si torna al punto di partenza, cioè alle speranze

e all’opportunità di rilancio della tecnologia, in un momento

in cui nei Paesi europei è fortissima l’esigenza di accrescere

la sicurezza energetica e di ridurre le emissioni, ed è massimo

il favore dell’opinione pubblica per le fonti rinnovabili che, di

conseguenza, godono (quasi ovunque) di incentivi adeguati.

In Italia, il minieolico è incentivato soprattutto per gli

impianti collegati in rete, i quali, oltre all’IVA agevolata

al 10%, possono accedere al meccanismo di “Scambio sul

posto” e di “Tariffa fissa onnicomprensiva” gestiti dal GSE.

La remunerazione è di 30 eurocent/kWh, che garantisce

un ritorno degli investimenti in 7-9 anni per impianti

di potenza compresa tra 5 e 20 kW. Per queste potenze

l’investimento per un impianto “chiavi in mano” si situa

tra i 3.000 e i 5.000 euro/kW installato.

Si tratta di cifre che - nelle situazioni anemologiche migliori -

sono concorrenziali con il fotovoltaico, rispetto al quale

hanno il vantaggio di un minore impatto sul territorio.

Non dovrebbe quindi essere difficile ipotizzare ulteriori forme

di sostegno che favoriscano l’utilizzo del minieolico ad esempio

a supporto delle forniture di rete in piccole aziende, industrie

o per usi specifici. A cominciare dalla necessità di semplificare

i processi autorizzativi, che nella maggioranza delle Regioni

non distinguono tra grande e mini eolico con il risultato

di assoggettare gli impianti di piccola taglia alle stesse

complesse procedure autorizzative di quelli grandi.

È comunque prevedibile che il futuro della tecnologia

si giocherà nei grandi Paesi emergenti (Cina, India, Brasile,

Messico, Sudafrica, Russia) e in quelli in via di sviluppo, dove

circa un miliardo e mezzo di persone vivono senza accesso

all’energia elettrica. Nell’immediato, invece, i mercati più

interessanti sono quelli dei Paesi industrializzati di grande

estensione, dove sono ancora numerose le abitazioni

e le attività produttive in zone non servite dalla rete.

Non a caso il principale mercato mondiale è quello USA,

dove a fine 2010 risultava installata una potenza minieolica

di circa 100 MW, il 75% della quale inferiore a 10 kW.

Si tratta di un mercato che negli ultimi anni ha conosciuto

una straordinaria accelerazione: dai 4 produttori attivi nel

2004, si è passati a 95 a fine 2010, di cui ben 29 entrati in

attività nell’ultimo anno, secondo i dati dell’American Wind

Energy Association (AWEA). I produttori americani

rappresentano il 36% dell’industria mondiale (250 produttori

in 26 Paesi) , con una quota di vendite pari a circa il 50%

di tutto il mercato (49 MW nel 2009, per un giro di affari

valutato da Pike Research in 203 milioni di dollari).

Entro il 2013 la stessa Pike Research prevede il raddoppio

del mercato globale (412 milioni di dollari), anche

se la variabilità dei mercati energetici non consente di fare

previsioni. Ad esempio, secondo AWEA, la potenza minieolica

installata negli USA potrebbe salire a 1.000 MW entro il 2015,

mentre in Cina come contributo all’elettrificazione rurale

sono previsti 10.000 nuovi MW minieolici entro il 2020.

58

Elementi 23


energia rinnovabile

Unire

le associazioni

del fotovoltaico

Gianni Silvestrini

DIALOGO CON GIANNI SILVESTRINI

Direttore scientifico del Kyoto Club

PER UNA MAGGIORE CAPACITÀ

CONTRATTUALE.

LE IMPRESE SPINGONO PER QUESTO.

di Gabriele Masini

Passata la burrasca del Conto energia per il fotovoltaico,

è il momento di valutare gli effetti delle nuove norme

e di stilare l’agenda degli altri adempimenti per il settore

delle rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Lo abbiamo fatto con Gianni Silvestrini, direttore

scientifico del Kyoto Club.

Elementi 23 63

>


E: Il quarto Conto energia per il fotovoltaico è stato

emanato. Che giudizio possiamo darne?

GS: Ci sono tutte le condizioni per una crescita forte del

settore con una proiezione sul lungo periodo. È una norma

che dà tranquillità sia agli investitori che alle imprese.

Certo, sconta il fatto che c’è stata necessità di un intervento

traumatico che ha avuto il peso della retroattività. Ma questo

era in un certo senso inevitabile, vista la crescita tumultuosa

del settore.

E: Si poteva prevedere una crescita così abnorme?

GS: Dopo il salva Alcoa si poteva prevedere un effetto

in termini di eccessivo innalzamento delle domande, ma

i numeri che sono venuti fuori sono al di là di ogni previsione.

Si è innescato un fenomeno irrazionale, non giustificato

dal calo delle tariffe che ci sarebbe stato nel 2011.

Un fenomeno alimentato da fondi e speculatori.

Sicuramente l’esecutivo ha subito, almeno in una certa fase,

le pressioni delle lobby senza avere una rotta chiara, cosa

che già in passato era successa con l’eolico. D’altro canto,

alcune associazioni del fotovoltaico, non tutte, hanno assunto

posizioni miopi, guardando soltanto a ottenere il massimo

di incentivi. Ricordo che ai tempi della European Photovoltaic

Platform c’erano imprenditori tedeschi che già chiedevano

di ridurre gli incentivi. L’Italia ha corso il rischio di fare la fine

della Spagna, ma non ha fatto quella fine. Il risultato,

ad oggi, è la morte dei grandi impianti a terra. Il nuovo

fotovoltaico sarà tutto sugli edifici.

Il mondo del fotovoltaico, comunque, esce da questa fase

convulsa con una prospettiva certa. In più nel dibattito è

emersa la consapevolezza, che prima era molto meno forte,

che questa tecnologia potrebbe nel 2017 camminare sulle

proprie gambe.

E: È emersa anche la necessità di razionalizzare il sistema

della rappresentanza del settore.

GS: Sul fronte associativo bisogna seguire quanto è stato fatto

dalle associazioni del fotovoltaico in Germania due anni fa,

quando hanno deciso di unirsi per avere una maggiore

capacità contrattuale. È necessario arrivare anche in Italia

ad un salto di qualità nella rappresentanza. Ho incontrato

operatori che mi dicevano che non si sarebbero iscritti

ad alcuna delle due associazioni se prima non si fossero unite.

Questo è un passaggio necessario nel momento in cui

i fatturati passano dall’ordine dei milioni a quello dei miliardi.

E: E al Ministero dello Sviluppo Economico ci sono

le competenze necessarie?

GS: Conosco i tecnici del Mse: sono tutti molto preparati

e hanno cercato di gestire al meglio la questione. Il problema

con il salva Alcoa è che in quel periodo il ministero era retto

ad interim da Berlusconi. Purtroppo tuttora non si vede una

regia complessiva sulle rinnovabili e sull’efficienza energetica.

64

Elementi 23

E: L’obiettivo, in ogni caso, dovrebbe essere anche quello

di creare un’industria...

GS: Il programma Industria 2015 è stato fatto molto bene.

I finanziamenti sono stati anche aggiudicati ma i fondi non

sono usciti. Ho incontrato a Verona imprenditori che avevano

vinto la gara con progetti innovativi ma non hanno visto

un euro. Alla fine sono partiti sborsando di tasca propria.

Senza alcun sostegno da parte del Governo. E la ricerca sta

ancora peggio.

E: Negli ultimi tempi il fotovoltaico ha concentrato su di sé

tutte le attenzioni, mentre il decreto 28/2010 contiene molte

altre cose.

GS: Questo effettivamente è stato un passo avanti nella

visione di insieme, in particolare per quanto riguarda il ruolo

delle rinnovabili termiche e dell’efficienza energetica.

È vero che la spinta è comunque venuta dall’Unione europea,

attraverso gli obiettivi vincolanti, ma sicuramente è stato

e sarà un passaggio importante con molti elementi positivi.

Particolare attenzione dovrà essere dedicata alle rinnovabili

termiche, che da sempre sono le grandi escluse e che invece

sono chiamate dal Pan a fare il balzo più forte per

raggiungere gli obiettivi al 2020. Per l’efficienza, poi, devono

essere definiti al più presto i nuovi obiettivi per il sistema

dei Certificati bianchi perché quelli che abbiamo ora arrivano

solo al 2012, un termine troppo ravvicinato per chi deve

investire. Questo dell’efficienza è un settore in cui il mondo

delle imprese è vastissimo e il sistema produttivo italiano,

con la sua miriade di piccole e medie imprese, si sposa

benissimo con la gamma amplissima di soluzioni per

l’efficienza energetica.

E: Il decreto prevede inoltre il passaggio dai Certificati verdi

al sistema delle aste per i grandi impianti alimentati da fonti

rinnovabili. Che ne pensa?

GS: Sono piuttosto scettico. Non capisco perché sia stato inserito

e penso che ci saranno grossi problemi a metterlo in atto.

E: In teoria è il metodo che consente la migliore allocazione

delle risorse...

GS: Anche il sistema dei Certificati verdi in teoria era il più

elegante. Poi si è visto che non ha funzionato. Se ci sono

sistemi che hanno funzionato all’estero, come il feed in,

perché non importarli anche in Italia?


energia rinnovabile

Dalle rinnovabili

impulso per gli

66

Elementi 23


termiche

obiettivi 2020

di Costantino Lato ed Ennio Ferrero

La Direttiva 2009/28/CE fissa il quadro comune europeo per

lo sviluppo delle fonti rinnovabili al 2020, definendo

gli obiettivi dei singoli Paesi e gli strumenti con cui

concretizzare le potenzialità espresse.

Con il “Piano d’Azione Nazionale per le energie rinnovabili”

(PAN), l’Italia ha ripartito nei diversi settori delle rinnovabili

l’obiettivo nazionale del 17%, individuando per essi traiettorie

indicative di conseguimento progressivo.

Il recente D.Lgs. 28/11 è il provvedimento quadro di

recepimento nazionale della direttiva europea. In esso sono

definiti gli strumenti, i meccanismi e gli incentivi, nonché

il quadro istituzionale, finanziario e giuridico per

il raggiungimento degli obiettivi fissati per il 2020. Con esso

il legislatore ha voluto fornire una sorta di guida per la

razionalizzazione dei sistemi di sostegno per l’energia

prodotta da fonte rinnovabile nei settori elettrico, termico

e dei trasporti e per l’efficienza energetica.

L’efficienza energetica rappresenta un pilastro del PAN:

per raggiungere l’obiettivo del 17% occorrerà stabilizzare

i consumi finali di energia al 2020 sui livelli attuali (circa

133 Mtep), grazie anche all’adozione del previsto piano

straordinario per l’efficienza energetica.

Per il settore elettrico, si prevedono cambiamenti sostanziali.

Sia in relazione alle procedure autorizzative che sono state

semplificate e lo saranno ancor più in futuro. Sia per quanto

riguarda la revisione degli attuali strumenti di incentivazione

che vedranno superare l’attuale meccanismo dei certificati

verdi e introdurre un sistema incentivante a tariffa costante

per tutto il periodo di incentivazione che tenga conto del

valore economico dell’energia prodotta.

Importanti novità sono state introdotte anche nel settore

termico: il D.Lgs. 28/11 introduce regimi di sostegno per

la produzione di energia termica da rinnovabili e per l’efficienza

energetica. Gli incentivi sono individuati in contributi a valere

sulle tariffe del gas naturale per gli interventi di piccole

dimensioni realizzati dal 1° gennaio 2012, oppure in certificati

bianchi per gli altri. Saranno gli utilizzatori finali a finanziare

entrambe le tipologie di sostegno: per i piccoli interventi si

porta in tariffa del gas (in analogia alla componente A3 per

le rinnovabili elettriche) ciò che prima era, almeno in parte,

finanziato con la fiscalità generale (detrazioni fiscali del 55%).

Mentre, per gli altri interventi di efficienza energetica

è concesso ai distributori di energia elettrica e gas naturale

soggetti all’obbligo, di recuperare i maggiori costi con

l'attivazione di una componente sulle tariffe di distribuzione.

In questo modo si punta a sviluppare una filiera, in gran parte

italiana, di componenti e sistemi per le rinnovabili termiche,

favorendo un ampio indotto nei settori agro-forestale,

dell’industria e delle costruzioni, principalmente per l’impiantistica

e per le reti. Le tecnologie nazionali di generazione, già

disponibili anche per impianti di piccola taglia, possono

favorire una diffusione più ampia e capillare, quindi un

maggiore sviluppo dell’indotto e un ritorno per il tessuto

produttivo territoriale.

Sono state inoltre introdotte semplificazioni nei regimi

autorizzativi. Gli impianti solari termici realizzati in edifici

esistenti, nel rispetto di specifiche condizioni di installazione,

integrazione architettonica e al di fuori del campo

di applicazione del codice dei beni culturali e del paesaggio

(D.Lgs. 42/04) o dei centri storici (zone A di cui al D.M.

1444/68) sono considerati attività di edilizia libera e pertanto

>

Elementi 23 67


soggetti alla semplice comunicazione

di inizio lavori. Sono analogamente

considerati attività di edilizia libera

gli altri impianti di produzione di acqua

calda e aria (diversi dagli impianti solari

termici e dai geotermici per i quali

è prevista l’emanazione di un apposito

provvedimento) realizzati negli edifici

esistenti e negli spazi liberi privati

annessi. L’installazione di pompe

di calore per la produzione di acqua

calda e aria è considerata estensione

dell’impianto idrico-sanitario già

in opera.

Pur non avendo finora goduto

di particolari forme di sostegno (solare

termico, pompe di calore e caldaie

a biomassa sono interventi agevolati

con la detrazione fiscale al 55%)

le rinnovabili termiche risultano

in alcuni casi già competitive.

Grazie al costo della tecnologia e del

combustibile, o per il costo del solo

combustibile, o per la sua disponibilità

“in house” (es. legna da ardere)

o per l’approvvigionamento extra rete

commerciale che abbatte i costi

di esercizio. La quasi competitività

di molte rinnovabili termiche potrà

consentire incentivi specifici minori

rispetto alle rinnovabili elettriche,

con un minor costo per la collettività.

Per loro il PAN prevede di triplicare –

entro il 2020 – il loro contributo

rispetto ai valori attuali.

Analizzando gli obiettivi del settore

termico per tecnologia, lo sviluppo

previsto per gli usi diretti della

geotermia è limitato (solo +40% per

via della distribuzione territoriale della

risorsa), mentre si prevedono apporti

triplicati per le biomasse e per le pompe

di calore, e una crescita fino a più

di venti volte per il solare termico.

Anche per le rinnovabili termiche

italiane fornire una chiara modulazione

del sostegno consentirebbe loro di

guadagnare rapidamente il largo, mentre

errori e ritardi nella fase attuativa

potrebbero rimandarne lo sviluppo

e quindi mancare gli obiettivi del 2020.

68

Elementi 23

Un utile aiuto può giungere da adeguate

misure di accompagnamento che ne

valorizzino la reale consistenza: tali

misure potrebbero permettere a questa

cenerentola energetica di superare

le barriere su cui si sono arenati i passati

provvedimenti di sostegno, garantendo

un’ampia ed equa distribuzione

delle ricadute sul tessuto imprenditoriale

nazionale e territoriale.

Il D.Lgs. 28/11 prevede che il GSE assuma

un rilevante ruolo operativo per

la promozione di tutte le fonti

rinnovabili e dell’efficienza energetica.

Infatti, oltre l’attuale confermato ruolo

per il rilascio degli incentivi alle

rinnovabili elettriche, viene affidato

al GSE l’importante nuovo compito

di gestire l’incentivazione della

produzione di calore da rinnovabili

e, con la dovuta gradualità, dell’efficienza

energetica attraverso la gestione

del meccanismo di certificazione

relativo ai certificati bianchi.

Se il nuovo quadro legislativo appare

ben congegnato occorre ricordare

che, per rendere operative le misure

contenute nel decreto è necessaria

l’emanazione di numerosi decreti

attuativi e l’approvazione di ulteriori

documenti di indirizzo. Quindi, per

concretizzare il grande potenziale

di sviluppo di tutte le rinnovabili

attivato con il decreto, occorre attuare

quanto previsto per i diversi ambiti

in modo equilibrato e sostenibile e

– soprattutto - nel rispetto dei tempi

programmati.


energia rinnovabile

Luigi Mazzocchi

Luigi Mazzocchi, direttore del

Dipartimento Sistemi di Generazione

di RSE, fotografa il settore italiano

del solare fotovoltaico in tutti i suoi

aspetti. Con particolare attenzione

a quello della ricerca che sta portando

l’Italia a una posizione di assoluto rilievo

in una tecnologia innovativa, quella

del fotovoltaico a concentrazione.

Il nostro Paese è inoltre molto attivo

nella produzione di moduli e

soprattutto inverter.

70

Il mercato

italianodel

fotovoltaico?

Elementi 23

INCONTRO CON LUIGI MAZZOCCHI

Direttore del Dipartimento Sistemi

di Generazione di RSE

IN OTTIMA SALUTE

di Livia Catena

E: Qual è, per gli anni più recenti,

l’andamento delle nuove installazioni

di impianti fotovoltaici ?

LM: La potenza fotovoltaica installata

a livello mondiale a fine 2009 era di

circa 23 000 MWp. I dati 2010, ancora

da confermare, indicano in molti Paesi

un’accelerazione nelle nuove installazioni,

che dovrebbero aver portato il dato

a circa 40.000 MWp a fine 2010.

L’andamento della potenza installata

negli ultimi 10 anni nei Paesi dell’IEA

è una curva di tipo esponenziale,

come tipico di una tecnologia agli inizi

del suo sviluppo.

Tale andamento è il risultato di politiche

di incentivazione adottate in molti

Paesi: l’entità degli incentivi in termini

unitari è però quasi ovunque in

diminuzione.

Nel panorama internazionale, la Germania

occupa di gran lunga il primo posto,

seguita da Spagna, Giappone, Italia

e USA, al momento abbastanza allineati.

Anche la Repubblica Ceca nell’ultimo

anno ha mostrato un crescita importante.

L’Italia in particolare ha reso nel 2010

una forte accelerazione, triplicando circa

la potenza installata rispetto all’anno

precedente.


E: Quali sono i principali Paesi fornitori

di celle fotovoltaiche e qual è

la posizione dell’Italia?

LM: I primi tre produttori mondiali

di celle e moduli sono Cina, Germania

e Giappone. La Cina copre circa un terzo

della produzione mondiale di celle

(3800 MW nel 2009).

Sommando la produzione di Cina

e Taiwan si arriva quasi al 50%.

Anche il mercato italiano mostra buona

vitalità. A oggi, solo una parte dei

moduli installati negli impianti italiani

è di produzione nazionale, ma la spinta

del “Conto Energia” ha generato

una serie di iniziative industriali nella

produzione di celle e di moduli al silicio

cristallino; è inoltre annunciato l’avvio

della produzione di moduli in film sottile

CIGS. In Italia ci sono una trentina

di produttori di celle e moduli, con

capacità produttiva di circa 200 MW

di celle e 500 MW di moduli. A queste

aziende si aggiungono i produttori

di inverter, per i quali l’Italia occupa

una posizione di rilievo (capacità produttiva

di 2000 MW/anno), e gli installatori;

la quota italiana del valore aggiunto

relativa alla realizzazione degli impianti

fotovoltaici in Italia può essere stimata

intorno al 40%.

E: Sul piano dell’innovazione tecnologica,

cosa ci si può aspettare nei prossimi anni?

LM: L’attuale predominio del silicio

cristallino (80% circa del mercato)

è destinato ad attenuarsi, per l’affermarsi

di alcune tecnologie a film sottile (come

il CdTe e in tempi un po’ più lunghi

il CIGS). A scadenza medio-lunga sono

allo studio varie soluzioni come

nanomateriali (a base di silicio,

ma non solo), celle organiche, sistemi

a concentrazione con celle multi giunzione.

Su quest’ultima opzione l’Italia appare

ben posizionata: varie aziende e centri

di ricerca, fra cui RSE, stanno svolgendo

un progetto di sviluppo di un sistema a

concentrazione con l’obiettivo di un

notevole abbattimento dei costi.

E: L’energia elettrica prodotta dal

fotovoltaico è considerata ad alto costo.

Come valuta la situazione attuale,

da questo punto di vista ?

LM: I costi di produzione per impianti

fotovoltaici sono più elevati di quelli

delle centrali a combustibili fossili

e di alcune fonti rinnovabili, come

l’eolico; è però in atto un processo

di ottimizzazione dei componenti

e degli impianti.

Il costo del kWh è legato alla località

e alla taglia dell’impianto: recenti

valutazioni del RSE forniscono un

intervallo di costi da circa 0.15 €/kWh

(impianto da 1 MW nel Centro Sud

Italia) a 0.3 €/kWh (impianto da 6 kW

al Nord). Come si nota, nei casi più

favorevoli il costo di produzione

non è lontano dal prezzo di acquisto

dell’energia per gli utenti finali.

Andamento della potenza degli impianti fotovoltaici installati nei paesi dell’IEA

E: Quali sono i meccanismi

di incentivazione del fotovoltaico

in Europa?

LM: Il sistema più diffuso è quello della

“feed in tariff” che assicura un prezzo

prestabilito all’energia prodotta da

fotovoltaico e immessa in rete.

Il prezzo inizialmente fissato per un

certo impianto viene di solito mantenuto

costante, in moneta corrente, per un

periodo di 20 anni, ma con il passare

del tempo i nuovi impianti ricevono

tariffe via via decrescenti, assicurando

sempre la remunerazione dell’investimento

ma tenendo anche conto del progressivo

calo dei costi. L’adeguamento delle

tariffe avviene una o più volte l’anno,

mediante provvedimenti legislativi o

amministrativi. In certi casi l’adeguamento

è reso automatico in base all’andamento

della potenza installata effettiva.

E: Come si rapporta la normativa

italiana al quadro europeo ?

LM: Il recente decreto ministeriale è

in gran parte in linea con le normative

in vigore in Paesi come la Germania

e la Francia, sia in termini di valori

assoluti delle tariffe che di modalità

di adeguamento delle stesse.

In particolare, a regime è previsto

un abbassamento programmato delle

tariffe, corretto su base semestrale

in base alle installazioni del semestre

precedente.

Fonte: RSE

Elementi 23 71


mercato elettrico

Mentre l’Unione Europea chiede all’Italia di abbandonare

il servizio di maggior tutela nel mercato elettrico,

Confartigianato spinge per estendere il ruolo dell’AU

anche al gas. Ma per garantire prezzi bassi occorrono

interventi fiscali e la separazione Eni-Snam.

Poi focus sulle rinnovabili, garantendo certezza agli investitori.

E: L’alto costo dell’energia è uno dei principali limiti

alla competitività e allo sviluppo delle Pmi italiane.

Quali misure suggerite per risolvere il problema?

GG: Il gap tra Italia ed Europa nel costo dell’energia è dovuto

anche a una fiscalità che colpisce in maniera sperequata

soprattutto le piccole e medie imprese. Occorrono interventi

per rimodulare il prelievo fiscale sull’energia, sia alla fonte

che sui consumi finali, riallineandolo ai livelli medi europei.

Sul fronte del gas, il mercato all’ingrosso è caratterizzato

da un esiguo grado di concorrenzialità, da un elevato numero

di imprese di distribuzione per di più integrate con società

di vendita e da un insufficiente grado di informazione

dei clienti finali. Poiché soltanto il 10% di clienti domestici

e delle piccole e medie imprese si approvvigiona sul mercato

libero, servono misure finalizzate a mantenere un regime

di prezzo amministrato per le Pmi e per l’impresa diffusa.

Anche estendendo il ruolo dell’Acquirente Unico al mercato

del gas, così come previsto per il mercato elettrico.

74

Un Acquirente

INTERVISTA A GIORGIO GUERRINI

Presidente di Confartigianato

di Carlo Maciocco

Elementi 22

E: Però Bruxelles ha chiesto all’Italia di abbandonare

il sistema della maggior tutela nell’elettrico, minacciando

il ricorso alla Corte di Giustizia…

GG: Nelle attuali condizioni del mercato, l'abbandono

del servizio di maggior tutela comporta il rischio di fare

un passo indietro. In un mercato trasparente e competitivo

le imprese non avrebbero alcun vantaggio a rimanere in un

sistema di prezzo amministrato, migrerebbero spontaneamente

nel mercato libero perché più conveniente. Ricordiamo invece

che, poiché per il mercato elettrico i prezzi della tutela

riflettono, per il tramite dell’AU, l’andamento del mercato

all’ingrosso, in alcuni casi il servizio di tutela stesso si è

dimostrato più conveniente dei prezzi liberalizzati.

Queste anomalie sono dovute a un mercato elettrico

non ancora pienamente maturo per ciò che riguarda il grado

di concorrenza tra i fornitori, e per questo non può essere

lasciato senza un meccanismo di tutela che garantisca

in ogni caso il consumatore in ordine al prezzo oltre che

alla continuità della fornitura. La previsione di un non ritorno

sulla tutela potrebbe invece innescare una paralisi degli

switching, a danno dello stesso mercato.

E: Il mercato del gas è ancora più problematico.

Voi spingete per l’unbundling proprietario Snam-Eni?

GG: Il mercato del gas, oltre che problematico, è attraversato

da cambiamenti normativi che definirei a doppia velocità.

Infatti, mentre a monte con il recente decreto legislativo

di recepimento delle direttive 72 e 73 si opta per la soluzione

più prudente tra quelle messe a disposizione dalla direttiva

gas, dalla separazione funzionale tra rete e operatore

dominante a valle avremo che, da ottobre, tutti i clienti non

domestici con consumi inferiori a 200 mc saranno obbligati

ad andare sul libero mercato. È come dire che si è dirigisti


Unico Giorgio Guerrini

anche per il gas

a monte e liberalizzatori a valle di un mercato che però

è unico e non può funzionare in maniera asincrona.

Per questi motivi ci siamo sempre detti a favore della separazione

proprietaria, perché il mercato del gas con le sue ingessature

fa perdere competitività alle imprese a vantaggio di posizioni

di rendita che il sistema non è più in grado di assorbire.

Senza dimenticare la necessità dello sblocco autorizzativo

per alcuni progetti di impianti di rigassificazione.

E: L’asta di 1 miliardo mc di capacità di stoccaggio aggiuntiva

per le Pmi prevista dal decreto n. 130/10 ha avuto grande

successo. È una misura sufficiente nel breve termine?

GG: Lo stoccaggio virtuale è una delle misure per liberare

capacità da mettere a disposizione del mercato. Si tratta

tuttavia di uno strumento valido nella misura in cui riesce

a creare un'iniezione competitiva del mercato. La nostra

valutazione rimane ancorata al beneficio per l'intero sistema

piuttosto che alla circostanza che alcuni gruppi di Pmi siano

riuscite ad organizzarsi per partecipare. Il sistema degli

stoccaggi virtuali rappresenta uno strumento preparatorio

a una situazione di mercato in cui dovrà esservi libertà di

accesso alla rete e agli stoccaggi da parte di una pluralità

di operatori. La consideriamo pertanto un'operazione

di carattere temporaneo da condurre assieme a tante altre.

E: Il rilancio del nucleare era una delle opzioni fondamentali

del Governo per diversificare il mix e ridurre i costi dell’energia.

Lo stop all’atomo compromette questi due obiettivi?

Che alternative consigliate?

GG: Il nostro invito è di modificare subito le condizioni

all’origine degli alti costi energetici: completare

la liberalizzazione dei mercati e ridurre la pressione fiscale

che grava sul prezzo dell’energia a carico delle piccole

imprese. Ma è altrettanto fondamentale favorire l’utilizzo

delle energie rinnovabili e promuovere l’efficienza energetica.

E: Come valutate il IV Conto energia sul fotovoltaico?

GG: Il provvedimento non offre certezze sulle prospettive

di 85.000 imprese, che al momento rimangono nell'impossibilità

di pianificare i propri investimenti.

Il gas naturale in Italia. In miliardi di metri cubi

2005 2006 2007 2008 2009 2010

Produzione nazionale 12,1 11,0 9,7 9,3 8,0 8,3

Importazioni nette 73,1 77,0 74,0 76,7 69,1 75,2

Variazione scorte -1,1 3,5 -1,3 1,0 -0,9 0,5

Disponibilità lorda 86,3 84,5 85,0 84,9 78,0 83,0

Consumi e perdite 1,0 1,0 1,5 1,5 1,3 1,2

Totale risorse 85,3 83,5 83,4 83,4 76,7 81,8

Vendite e consumi finali 85,3 83,5 83,4 83,4 76,7 81,8

Fonte: elaborazione Autorità per l’energia elettrica e gas; Bp e Ocse

Elementi 22 75


mercato elettrico

1,2,3...

aggiudicato!

L’evoluzione è un significativo segnale che un determinato settore o ambiente sta

cambiando. È un processo naturale, ma anche necessario affinché i miglioramenti

teorici diventino precise realtà. È il caso delle aste energia che, nell’ultimo periodo,

hanno vissuto una radicale inversione di tendenza, caratterizzata da un importante

salto qualitativo.

Carmela Fardella, “la mente” del nuovo portale aste di Acquirente Unico, entrato

in esercizio lo scorso novembre, ci spiega come è cambiato il sistema e quali sono

i miglioramenti che ne derivano.

di Luca Speziale

ASTE ENERGIA

PARLA CARMELA FARDELLA

Direzione Operativa Energia AU

E: Perché si è sentita la necessità di creare

il nuovo sistema di aggiudicazione

delle aste di energia elettrica?

CF: Dal 2008, anno dell’introduzione

in Italia dei mercati regolamentati

a termine IDEX e MTE, voluti dagli

operatori, si è avvertita la necessità

di adeguare i nostri sistemi per rendere

più efficace il nostro approccio.

Abbiamo adottato quindi alcuni

interventi che hanno contribuito e reso

più efficiente il sistema degli scambi

e si è creato tra gli operatori un clima

di fiducia sul funzionamento di tali

mercati e sulla significatività dei segnali

di prezzo che essi generano.

Acquirente Unico mira, infatti, in maniera

decisa a un aumento delle negoziazioni

sui mercati regolamentati a termine,

Elementi 23 77

>


sia per una maggiore trasparenza dei prezzi, sia per

consolidare un punto di partenza per lo sviluppo futuro

di un mercato di lungo termine. Il 22 giugno dello scorso

anno è stato presentato il nuovo portale per le aste

di energia elettrica on-line. È uno strumento che permette

di cogliere tempestivamente le opportunità di mercato,

rendere più efficiente il sistema e, non ultimo, utile per fornire

agli operatori informazioni in tempo reale sull’andamento

delle proprie offerte.

E: Come è strutturato ora e come funzionava prima il sistema

per le aste di energia elettrica?

CF: In base alle previsioni o agli indicatori di mercato,

si definisce la quantità di energia da acquistare e le relative

modalità. In passato, una volta indetta l’asta tramite

la pubblicazione dell’avviso, gli operatori che volevano

partecipare inviavano le proprie offerte tramite e-mail e fax.

Al termine dell’asta veniva stilata una graduatoria di offerte

e, successivamente, ogni controparte riceveva singolarmente

la risposta di aggiudicazione o meno. Con questa procedura

però, l’operatore non poteva seguire l’andamento dell’asta

e, di conseguenza, non poteva aggiornare in maniera mirata

e in tempo reale le proprie offerte. L’esito si sapeva solo

al termine dell’asta.

E: Come funziona il portale on-line?

CF: Per partecipare alle aste sul portale dedicato basta

una semplice registrazione sul nostro sito internet

www.acquirenteunico.it. Durante lo svolgimento dell’asta,

gli operatori possono seguire in tempo reale la sua

evoluzione, riuscendo così ad intervenire per migliorare

la loro proposta. La riduzione dei tempi tecnici per analizzare

e stilare l’ordine delle offerte ricevute, permette

una comunicazione più rapida della graduatoria delle offerte

accettate, con effetti positivi sull’attività di copertura

del rischio di prezzo degli aggiudicatari.

78

Elementi 23

Questo ha effetti positivi sull’efficienza delle aste,

con l’allargamento dei confini e della platea degli attori

interessati. Inoltre si è passati dall’invio cartaceo della

documentazione da parte nostra, con una tempistica non sempre

ben definita, alla possibilità da parte degli operatori

di visualizzare i contratti al termine dell’asta.

E: Con quali vantaggi?

CF: Il portale si propone anche come piattaforma innovativa

per trattare le Garanzie di Origine, la certificazione

che attesta che l’energia è prodotta da fonti rinnovabili,

diventando un punto di riferimento per tale mercato

in Italia. Inoltre permette di trattare prodotti diversi da quelli

scambiati su MTE. Infatti, per quanto riguarda la tipologia

dei prodotti, il portale è uno strumento flessibile che

consente ad AU di continuare a operare secondo criteri

di diversificazione del portafoglio, di riduzione di rischio

e di costo. In definitiva, non si pone in competizione con

le diverse piattaforme di negoziazione, ma al contrario

si avvale dei loro servizi, ne sfrutta le potenzialità

e ne incrementa la liquidità.

E: Come hanno reagito gli operatori a questa nuova procedura?

CF: Molto bene, come dimostra il numero sostenuto

degli operatori – tra cui anche nuovi - che rispondono agli

inviti. Le controparti hanno apprezzato la nuova modalità

di partecipazione e aggiudicazione, ma soprattutto i molti

aspetti positivi legati al nuovo sistema. Ovvero procedure

più snelle e veloci, la possibilità di prendere parte a più aste

e cogliere le opportunità del mercato, rendere più efficienti

ed efficaci le proprie offerte, oltre a poter partecipare

attivamente per tutta la durata dell’asta. Ora puntiamo

a migliorare quanto fino a ora fatto. Ad esempio, nel mese

di giugno, sono state inserite le versioni in inglese

dei contratti, per allargare “il confine” dei partecipanti

e aumentarne il numero.


mercato elettrico

di Gabriella Busia

80

Elementi 23

L’ene

Energetic Source nasce nel 1999 da un gruppo di imprenditori bresciani il cui scopo è fornire energia alle aziende a prezzi

concorrenziali. Dopo sette anni il colosso russo Renova diventa socio unico, consentendo alla società un’espansione tale da

conferirle un ruolo da protagonista nel comparto della fornitura energetica a livello europeo.

E: Dottor Floris, in che modo è cambiato il vostro mercato

di riferimento?

AF: Possiamo parlare di mercati di riferimento, in quanto

abbiamo potenziato la nostra struttura di vendita e di

assistenza clienti per poter operare su tutto il territorio

italiano, ampliando il nostro raggio di azione ed espandendo

le attività, consolidate nel Nord Italia, a tutta la penisola.

Contestualmente abbiamo sviluppato l’offerta commerciale

proponendo contratti a tutti i clienti del mercato libero,

dal domestico al grande consumatore energivoro,

non dimenticando la piccola industria che di fatto è il pilastro

portante dell’economica del Paese. La scelta di ampliare

il nostro mercato di riferimento è una conseguenza naturale

Alexandro Floris

dello sviluppo in Italia, e non solo, della nostra proprietà

(la Holding Renova tramite la sub-holding Zurighese Avelar

Energy). Il progetto di diventare un importante protagonista

del mercato libero, non poteva non comprendere la copertura

totale del territorio nazionale e una proposta commerciale

a 360° su tutti i potenziali clienti del settore elettrico e gasiero.

E: L’azienda opera nel settore della vendita attraverso

tre società dedicate. Energetic Source, Tecnoenergia

e Flyenergia, ognuna delle quali ha un obiettivo differente.

Potrebbe illustrarceli?

AF: La scelta che abbiamo intrapreso è in controtendenza.

Mentre i grandi operatori, nostri competitors, aggregano


FACCIA A FACCIA CON ALEXANDRO FLORIS

AD di Energetic Source

rgia a 360 gradi

le loro società, noi abbiamo deciso di specializzarci con tre

società di vendita sui tre segmenti principali del mercato.

Questo perché crediamo che oltre a un prezzo competitivo,

un operatore del mercato libero debba offrire un servizio

adeguato alla propria clientela. E l’unico modo per proporre

un prezzo e un servizio adeguato alle esigenze del cliente

finale è stato specializzare il nostro personale su 3 strutture

differenti. Energetic Source propone offerte ai grandi clienti

industriali e ai grandi aggregatori di volumi (consorzi

e associazioni). Il target di cliente richiede del personale

altamente qualificato e una assistenza altrettanto esperta

alla gestione contrattuale. Tecnoenergia nasce per aggregare

i piccoli consumatori industriali quando il mercato libero

permetteva a questi soggetti di accedere all’offerta

non monopolista solo per volumi da grande consumatore.

Per vocazione è focalizzata su un’offerta alla Piccola e Media

Industria. Flyenergia offre soluzione di risparmio ai consumatori

domestici e micro business tramite una rete capillare su tutto

il territorio italiano, bilanciando un prezzo concorrenziale

con trasparenza nella fatturazione e assistenza dedicata

ai propri clienti.

E: All’interno del vostro gruppo è presente la Geogastock

operante nello stoccaggio di gas naturali?

Quali i punti di forza e le criticità di questo sistema?

AF: Sicuramente per un operatore come il Gruppo Energetic

Source, che gestisce un volume di 1 miliardo di metri cubi di

gas naturale ogni anno, risulta strategico avere uno strumento

che possa bilanciare il consumo delle nostre centrali e i prelievi

dei clienti con i contratti di acquisto take or pay dall’estero

e spot nazionali. È per questo motivo che nel 2007 nasce

il progetto Geogastock per riconvertire a sito di stoccaggio

di circa un miliardo di metri cubi un pozzo esausto di metano.

Tale progetto è una realtà concreta in fase finale

di autorizzazione ministeriale.

E: Il vostro impegno nel settore delle rinnovabili ha portato

investimenti nel fotovoltaico e nell’eolico. Quali sono, secondo

lei, le previsioni di crescita dell’energia pulita?

AF: Il settore delle rinnovabili è quello che ha maggiormente

polarizzato l’attenzione degli operatori del settore energetico

e non. È certo che le incentivazioni di varia natura che il governo

ha messo in atto negli ultimi anni hanno aiutato le tecnologie

verdi a essere economicamente competitive rispetto a quelle

tradizionali. Il trend di crescita di energia pulita sarà in continua

ascesa nei prossimi anni fino a quando una corretta

incentivazione genererà investimenti nelle tecnologie verdi,

al fine di ridurre i costi delle stesse. La speranza è vedere

al più presto tali tecnologie competere con i sistemi tradizionali,

al netto delle incentivazioni.

E: Quali i vostri progetti futuri nel comparto delle rinnovabili?

AF: Continueremo a valutare la realizzazione di iniziative

nel settore fotovoltaico, asse portante del gruppo in Italia,

nel quale abbiamo maturato una grande esperienza negli ultimi

3 anni. Manteniamo viva l’attenzione sul settore idroelettrico

ed eolico e guardiamo con estremo interesse a quello delle

biomasse, anche se temiamo alcune criticità sui combustibili

utilizzati.

Elementi 23 81


energia e ambiente

L’evoluzione

dell’efficienza

energetica

di Agime Gerbeti e Rosanna Pietropaolo

La valorizzazione dell’efficienza e del risparmio energetico,

la riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra e il ricorso

alle fonti di energia rinnovabili rappresentano i principali

strumenti di politica energetica europea per realizzare

un’economia più sostenibile, competitiva e a bassi consumi.

Negli ultimi anni l’evoluzione normativa in materia

si è indirizzata verso la definizione di target vincolanti.

Tuttavia, sebbene ciò si sia verificato per le politiche

i promozione delle rinnovabili e la riduzione delle emissioni,

per l'efficienza energetica è stato individuato solo

un obiettivo indicativo di miglioramento del 20% al 2020.

Resta dunque confermato l’approccio della Direttiva 2006/32/CE

relativa all’efficienza energetica degli usi finali dell’energia

e i servizi energetici, che fissava un obiettivo indicativo per

gli Stati Membri pari al 9% di risparmio energetico al 2016

(vedi tabella). La suddetta direttiva richiede che gli Stati

definiscano ex ante obiettivi intermedi per il conseguimento

del target finale e a tal fine predispongano dei piani

nazionali di efficienza energetica.

In recepimento di tali disposizioni, l’Italia ha assunto un obiettivo

intermedio di riduzione dei consumi del 3% nel 2010

e un target finale, più ambizioso di quello richiesto dalla

direttiva, del 9.6% al 2016, calcolato rispetto alla media

Elementi 23 83

>


dei consumi annuali dei cinque anni precedenti all’approvazione

del Piano di Efficienza Energetica 2007. L’Italia, inoltre,

nel corso degli anni ha delineato una propria strategia

di promozione dello sviluppo sostenibile volta a riequilibrare

il mix energetico troppo dipendente dalle importazioni

di combustibili fossili. Le misure di miglioramento

dell’efficienza energetica giocano un ruolo fondamentale

in questo contesto, soprattutto in relazione al forte impatto

che determinano sui consumi finali d’energia. Si stima, infatti,

che l’adozione di misure di questo tipo potranno contribuire

in maniera determinante anche al raggiungimento degli

obiettivi in materia di gas climalteranti e di copertura

del consumo totale di energia mediante fonti rinnovabili.

Maggiore impulso a una politica di questo tipo potrebbe

venire dal Piano straordinario per l’efficienza e il risparmio

energetico, previsto dalla legge 99/2009 ma non ancora

predisposto, attraverso il quale potranno essere adottati

diversi strumenti operativi. Tra questi la promozione della

cogenerazione ad alto rendimento, il rafforzamento

del meccanismo dei titoli di efficienza energetica,

la promozione di nuova edilizia a rilevante risparmio

energetico e riqualificazione energetica degli edifici esistenti.

Anche le recenti disposizioni del decreto di attuazione

della direttiva europea 2009/28/CE sulla promozione

delle fonti rinnovabili intervengono, tra le altre cose,

sui sistemi di incentivazione dell'efficienza energetica.

In particolare, il decreto dispone che gli interventi di piccole

dimensioni di incremento dell'efficienza energetica

(e di produzione di energia termica da fonti rinnovabili) siano

incentivati mediante contributi a valere sulle tariffe del gas

naturale, mentre gli altri interventi mediante il rilascio

dei certificati bianchi.

È confermato il meccanismo di mercato dei Certificati Bianchi

come efficace strumento di promozione dell’efficienza

energetica, pur prevedendone una razionalizzazione

della disciplina. Inoltre, nell’affidare al GSE la gestione

di tali strumenti, il decreto attribuisce a quest’ultimo un ruolo

fondamentale anche in materia di promozione dell’efficienza

energetica. Al GSE sono affidati, tra l’altro, i compiti

di sviluppare e applicare metodologie idonee a fornire,

con cadenza biennale, le stime delle ricadute industriali

e occupazionali connesse alla promozione dell’efficienza

energetica e alla diffusione delle rinnovabili, nonché

la realizzazione di un portale informatico in collaborazione

con ENEA recante informazioni anche sull’efficienza

energetica.

84

Elementi 23

Tutto ciò si inserisce in un contesto normativo europeo

che ha recentemente visto la pubblicazione del Piano

d’Efficienza Energetica 2011, attraverso il quale

la Commissione Europea, pur non stabilendo degli obiettivi

vincolanti in materia si propone di individuare delle misure

specifiche settoriali di miglioramento dell’efficienza

energetica a livello europeo del 20% al 2020. Le modalità

di implementazione delle misure necessarie a tal fine restano

affidate agli Stati Membri col compito di definire target

e programmi nazionali in materia. Qualora nel 2013,

in seguito alla valutazione dei risultati così ottenuti,

la Commissione dovesse riconoscere l’impossibilità

di raggiungere il target europeo al 2020, procederà

alla definizione di obiettivi vincolanti per ciascun Paese.

Nella definizione di questi saranno tenuti in considerazione

il punto di partenza di ciascuno Stato, la relativa performance

economica e le azioni dagli stessi già intraprese.

La Commissione europea, con l’obiettivo di trasformare

il Piano d’Efficienza Energetica 2011 in norme vincolanti

per l’UE, sta negoziando con gli Stati membri la stesura

di una nuova direttiva sull’efficienza energetica relativa

alla promozione della cogenerazione che abrogherà

le direttive 2006/32/CE e 2004/8/CE e attribuirà all’efficienza

energetica una maggiore rilevanza.

Gli obiettivi al 2016 come indicati nei Piani D'azione

dei singoli Paesi

Piano d’Efficienza Energetica 2011

Paese Valore Unità %

Austria 80400 TJ 9%

Belgio 27515 GWh 9%

Bulgaria 7291 GWh 9%

Croatia 185000 toe 10%

Repubblica Ceca 19842 GWh 9%

Danimarca ND - -

Estonia 7,65 PJ 0,09

Finlandia 17800 GWh 9%

Francia 12 Mtoe 9%

Germania 833 PJ 9%

Grecia 1865 GWh 9%

Ungheria 15955 GWh 9%

Irlanda 13117 GWh 9%

Italia 126327 GWh 9,6%

Lettonia 3483 GWh 9%

Lituania 400 ktoe 11%

Lussemburgo 1582 GWh 9%

Malta 378 GWh 9%

Olanda 51190 GWh 9%

Polonia 192.4 PJ 9%

Portogallo 1.792 Mtoe 9.8%

Romania 2800 ktoe 13.5%

Slovacchia 37215 TJ 9%

Slovenia 4261 GWh 9%

Spagna ND - -

Svezia 32.3 TWh Min 9%

Regno Unito 136.5 TWh 9%

Fonte: GSE


energia del pensiero

86

Elementi 23

UN CAFFÉ CON

MASSIMO CACCIARI

Filosofo

Non c’è

senza

Massimo Cacciari di Romolo Paradiso

Servirebbe la condivisione di alcuni principi fondamentali,

che si formano soltanto facendo costituzioni. L’Italia,

dicevano Leopardi, Gioberti e Rosmini, è un desiderio.

Da noi non si è mai formata un’etica comune. Siamo stati

sempre in una situazione di precarietà, se non addirittura

di guerra civile più o meno simulata.

Una volta gli sentii dire che avrebbe voluto essere buono

come Gesù e intelligente come Spinoza. Non conosco il livello

di bontà di Cacciari, né m’interessa tanto, ma quanto

a intelligenza è forse uno dei pochi filosofi italiani

che ne ha da vendere e così l’arguzia.

Il suo amore per la filosofia non è solo teorico. Ha sempre

cercato di coniugare pensiero e azione con spirito di parte

sì, ma non di partigianeria. Con vigore e determinazione,

ma nel rispetto del pensiero altrui. Di quelle diversità che

ogni persona di criterio non può che considerare ricchezze.

Per questo, al confronto con tanti altri intellettuali oggi

alla moda, Cacciari pare fuori del suo tempo. Una razza

in estinzione purtroppo. Oppure, come mi piace sperare,

una delle poche fiaccole accese dalle quali può prender vigore

il fuoco di una nuova civiltà, fondata su valori e principi

che ora sembrano assopiti nel sonno oppiaceo del nichilismo.


ene comune

ethos comune

E: Professor Cacciari, “Dio è morto” ha detto Nietzsche,

preconizzando la fine dei valori e della fede e l’avvicinarsi

del nichilismo. Noi siamo in questa fase.

Per superarla occorrerà un evento traumatico, come

profetizzato dal filosofo tedesco, o cosa altro è possibile

immaginare?

MC: Credo che la filosofia non abbia nulla a che vedere

con la profezia. Sicuramente dobbiamo cercare di capire

cosa caratterizza il nostro periodo. L’epoca attuale è segnata

da una dominanza di fattori completamente subordinate

alla potenza di tale sistema di forze. Se tutto ciò stia

a significare nichilismo è difficile dirlo. Nel senso che

il nichilismo può avere migliaia di significati. Può confondersi

con forme di generico pessimismo, in cui si è portati

ad affermare che nulla ha valore. Oppure può confinare

con il pensare al nulla, riflettere sul nulla. Ancora, che si ritenga

l’ente come qualcosa esente da una sua propria proprietà.

Quindi si può facilmente asserire che il termine “nichilismo”,

come anche “democrazia”, “libertà”, può significare tante

cose. Forse, quello che possiamo affermare con sensatezza

è che la nostra epoca, più di qualunque altra nel passato,

è dominata da un’idea che vede la cosa come un oggetto

a nostra disposizione, liberamente manipolabile dall’uomo.

E la manipolazione, la trasformazione dell’ente è il dominio

proprio della tecnica e della scienza.

“Tutte le rivoluzioni sono spinte da un sogno.

Poi, quando si compiono, non poche

rischiano di trasformarsi in un incubo”.

(Elias Akrotiri)

E: Già, scienza e tecnica, forse i principali “assassini”

della filosofia, che da troppo tempo fatica a ritrovare

uno spazio importante tra le cose dell’uomo, più abbagliato

da ciò che vede e tocca, che da ciò che potrebbe invece

percepire attraverso il pensiero, la sensibilità, la conoscenza

di sé e delle cose del mondo. Assisteremo al riscatto

della filosofia?

MC: Ucciso è forse una parola troppo forte. Anche l’idea della

fine della filosofia è un’idea filosofica. Credo che la filosofia

rappresenti sempre la coscienza del proprio tempo.

Lì dove non si faccia un discorso specialistico sul proprio

tempo e si cerchi di vedere e di comprendere le forme

che lo caratterizzano, si fa filosofia.

E: Però, il pensiero, lo sforzo, o la tensione alla ricerca

di un percorso di vita, personale o societario fondato

sull’elaborazione di concetti che nascano dall’osservazione

e dallo studio dell’uomo d’oggi e dal contesto in cui questi

vive, sembra essere poco visibile. Appare quasi inesistente.

MC: La tensione è poca. Riflette il momento, senza dubbio.

Che è abbastanza decadente nella sua essenza. Però ci sono

delle scintille di pensiero. Delle intuizioni di valore che possono

costituire un punto di partenza importante per una ripresa

in termini di principi. Essere quindi le fondamenta per una

società migliore.

Elementi 23 23 87

>


“Se la religione viene

derubricata a fattore etico,

muore”

E: Non le pare che anche la religione, in questo contesto troppo

materialistico, ne esca appannata, a tal punto da trovare

difficoltà d’ascolto e di convincimento, tanto da essere,

nella migliore delle ipotesi, confinata nel solo privato?

MC: La religione soffre l’nflusso delle potenze fondamentali

della nostra epoca da almeno due o tre secoli. Però occorre

fare un distinguo tra religioni. Ve ne sono alcune che

non anno come proprio tema fondamentale la relazione

o il compromesso con il periodo in cui vivono. Mentre

quella cristiana ce l’ha costituzionalmente.

E: C’è da domandarsi allora, quale compromesso con il secolo

potrà trovare la religione cristiana?

MC: Dirlo non è semplice, ma l’impressione è che si stia

sempre più adattando a esprimersi non come religione

privata, sentimentale, del cuore, perché questo è impossibile,

ma come etica. Come un sistema di comportamenti,

di tradizioni che dovrebbero informare di sé atteggiamenti

pratici, politici, culturali in genere. Questa derubricazione

della religione a etica può avere su di lei effetti mortali.

E: “Testimoniare la fede cristiana” ha detto Papa Ratzinger,

“è porsi fuori da questo strano consenso dell’esistenza

moderna”. Lei cosa ne pensa?

MC: La religione cristiana è sempre stata un segno

di contraddizione, di paradosso. Se cessa di esserlo e diventa

semplicemente predicazione etica, come dicevamo poc’anzi,

o peggio, moralistica, è finita. Lo stesso se assume la forma

di religio civilis. Cioè nient’altro che un momento, un fattore

di rassicurazione, di consolazione. Alcuni si sono posti

con drammaticità la domanda se non è questa l’epoca

della fine del cristianesimo.

E: L’uomo, oggi, trova difficoltà ad avvicinarsi alla fede,

perché troppo imbevuto di concetti e pratiche razionalistiche?

MC: Certo, le culture oggi dominanti si fanno sentire, pesano

nella scelta del percorso da seguire. L’uomo fa difficoltà

a prendere la religione cristiana secondo il suo senso radicale,

con le sue esigenze ultime. Fa meno fatica a concepirla come

elemento di sicurezza, o come fattore di consenso politico.

88

Elementi 23

E: Cosa c’è di vulnerabile nel sistema democratico incapace

sia di porre un freno alla crisi etica e culturale dell’occidente,

sia di difenderci da un liberismo eccessivamente “autoritario”?

MC: Le forme di liberismo “scatenato” sono ricorrenti

nella storia. Ma altrettanto ciclicamente hanno fine.

In un momento di espansione, di sviluppo, il capitalismo

mostra sempre insofferenza nei confronti dell’ordine, della

legge, dello Stato. Appena si sviluppa una situazione di crisi,

immediatamente scattano e partono gli appelli all’intervento

pubblico. Sono le sistole e le diastole del capitalismo.

Un pensiero autenticamente e coerentemente liberista

non credo ci sia mai stato. Il capitalismo e il mercato hanno

sempre funzionato con lo Stato. Poi, il sistema democratico

ha una sua intrinseca vulnerabilità. Perché i suoi tempi sono

sempre strutturalmente sfasati rispetto a quelli dell’economia,

della scienza e della cultura. Perché le procedure

rappresentative, man mano che la società si fa più complessa

e le sue domande, le sue esigenze crescono, diventano

più deboli, e il cittadino è meno portato a sentirsi

rappresentato dai politici di riferimento.

E: E quindi viene meno il ruolo propulsore dei partiti.

MC: I partiti, che dovrebbero essere la mediazione

fondamentale tra società civile e rappresentanza politica

sono spesso diretti in forme totalmente antidemocratiche.

Quindi, i fattori che dovrebbero garantire il funzionamento

della democrazia sono antidemocratici nell’essenza.

C’è dunque una contraddizione diffusa. Ma la democrazia

è così, come dicevo in precedenza, un regime debole

e contraddittorio. Purtroppo però, non siamo capaci

d’inventarne uno alternativo e, soprattutto, migliore.


“Nell’ultimo periodo

c’è stato un crollo

di qualità della classe

politica e dell’etica”

Massimo Cacciari visto da Alessandro Buttà

Elementi 23 89

>


E: Però la democrazia italiana appalesa delle sofferenze

che altri non hanno.

MC: Sì, è vero. Mi auguro che siano sofferenze transitorie.

Per quanto la transizione duri da un bel po’.

E: Occorrono persone o gruppi di persone che sappiano

incarnare e diffondere il senso autentico e, ancor più, i valori

della democrazia. L’orizzonte sembra alquanto nebuloso.

MC: Ho fiducia che si possa schiarire, per il bene comune.

E: In una società civile compiuta c’è un’eticità pulsante anche

nella laicità. Non pensa che questo carattere da noi si sia un

po’ perso?

MC: L’Italia, dicevano Leopardi, Gioberti, Rosmini è un

desiderio. Da noi non si è mai formata un’etica comune.

Siamo stati sempre in una situazione di precarietà, se non

addirittura di guerra civile più o meno simulata. Ci sono

fattori di lunghissimo periodo che non sono stati superati.

Negli ultimi tempi c’è stato un crollo di qualità della classe

politica e dell’etica. Un ceto è finito traumaticamente e senza

eredi. Si è aperto un vuoto che è stato riempito come

capitava. È mancata la formazione della classe dirigente,

che poteva crearsi solo se si fosse aperta, formalmente, una

fase costituente. Così non è stato e si è proceduto a casaccio.

E: Tutto ciò a danno del “bene comune”. E poi, le parti politiche

sono più interessate a salvaguardare il loro interesse di bottega

che quello della Comunità. La faziosità è divenuta sistema.

MC: Per guardare al “bene comune” occorre avere un ethos

comune. Una condivisione di alcuni principi fondamentali

che si formano soltanto facendo costituzioni. Come avvenne

nel 1948. Se non si fa questo non si può sperare di creare una

classe dirigente in grado di risolvere le questioni poste dalla

società civile.

E: Allora, non sarebbe opportuno che la parola della fede

e quella dell’eticità laica, per il bene della Comunità, trovassero

un punto d’incontro sul quale rifondare i valori base dei popoli

e delle loro coscienze?

MC: Il denominatore comune forte tra impegno politico

responsabile e fede è la laicità. La religione cristiana è laica

nella sua essenza. Però l’incontro su queste basi non avviene.

Perché la politica non ha l’ethos necessario. Fondamento

di ogni valore laico. E La religione è costantemente tentata

di rafforzarsi, di consolidarsi attraverso un compromesso

con la politica. Soprattutto in Italia, nella crisi che stiamo

attraversando, si assiste a una cattiva laicità da parte dello

Stato e un’altrettanto cattiva laicità da parte della Chiesa.

90

Elementi 23

E: Non crede che occorra cercare, stimolare e supportare coloro

che sono in grado di favorire il punto d’incontro di cui

dicevamo e far sì che i riverberi di tale azione giungano e

coinvolgano sempre più larghe masse di giovani, destinati

ad essere la futura classe dirigente italiana?

MC: Ripeto, non è facile. Gli ostacoli non sono di poco conto.

Ma la tensione a individuare e favorire persone capaci di tale

azione bisogna averla. Il coinvolgimento dei giovani poi

è sicuramente fondamentale.

E: Valore, responsabilità, testimonianza. Tre parole che sono

sulla bocca di tutti, politici, religiosi, comunicatori in genere.

Non le pare che oltre al fascino che esse emanano, non ci sia

null’altro, nessuna azione, nessun comportamento, che ne

giustifichi la menzione?

MC: Parlare di valori in sé non ha alcun senso…

E: Carl Schmitt diceva che “valore” è un termine insignificante

usato come arma.

MC: Sì, però anche lui agiva sulla base di valori. Perché

in fondo non si può vivere se non sulla base di valori,

o di gerarchie di valori. C’è da capire, semmai, di quali valori

si tratta. Stesso discorso per la parola “responsabilità”.

Di per sé non vuol dir nulla. Una volta che stabilisco un mio

obiettivo, a quello mi lego e a quello rispondo. Responsabilità

vuol dire saper relazionare con il prossimo, farsi carico,

o, aver cura, dell’altro. Quindi, non solo rispondere

al mio fine, ma soprattutto rispondere agli altri.

“Si comunica

attraverso l’esempio

e la parola”


E: Comunicare. Anche questa parola è fin troppo abusata.

Comunicare è il mezzo che l’uomo ha per rapportarsi all’altro,

per conoscere e farsi conoscere. Per progredire. Non le sembra

che oggi si tenda a svilire tale risultato attraverso una

comunicazione continua, nevrotica e, soprattutto, superficiale.

Senza alcun interesse per l’altro e per il sapere vero?

MC: È labile la responsabilità della parola. Troppe parole

gettate senza pensare ai riflessi che possono avere. Senza

pensare all’altro. Io non posso rispondere a chi mi sta

di fronte se non attraverso la parola, e per rispondere

adeguatamente devo conoscere la parola e saperla usare

nel modo più corretto possibile. Comunicare non può

avvenire diversamente se non attraverso l’esempio

e la parola. E poi, la parola giusta, opportuna, responsabile

crea sapere e crescita.

E: Ha detto Enzo Bianchi che “ la passione della parola,

della comunicazione e quindi della comunione, richiede l’arte

del dubbio e della solitudine”.

MC: Se parli sensatamente, rispondendo da responsabile,

devi aver prima ascoltato. E per ascoltare bisogna saper stare

in silenzio. È una progressione logica. Se invece si pensa

di parlare e basta, perché si ritiene che la comunicazione

appartenga solo a noi e che gli altri debbono ubbidire alla

nostra parola, allora siamo incapaci di ascoltare e di elaborare

un pensiero che abbia senso, valore, spessore. E poi,

se non sai ascoltare non sai stare in silenzio. Ma senza ascolto

e senza silenzio non si saprà mai parlare. Forse si saprà

chiacchierare all’infinto. O monologare all’infinito.

Come fanno molti nostri politici che chiacchierano l’uno

contro l’altro sovente in modo sguaiato, senza far capir

nulla a chi ascolta. Questa è la parola sterile, non nutrita

dal silenzio e quindi incapace di fornire risposte alle domande

che contano.

E: Sempre sul tema del silenzio, lei una volta ha citato André

Neher che spiegava la frase biblica: “La voce del vento leggero

che si rivolge a Elia” (1 RE 19,12), come la “voce sottile del

silenzio”. Quindi il silenzio inteso come rivelazione della Parola

di Dio, non come Sua eclissi?

MC: Per André Neher “la voce del silenzio” è la forma più

autentica del manifestarsi del Signore. La sua teologia

fa del Silenzio il Logos di Dio. Quindi il Silenzio inteso come

dimensione essenziale della Rivelazione. Il Dio invisibile vuole

essere cercato. Ma l’uomo non sa cercarlo perché cerca solo

parole-risposte, in quanto incapace di ascoltare l’abissalità

del suo Silenzio.

E: Chi non sa ascoltare il silenzio, non sa neppure interpretare

e cercare ciò che nel silenzio palpita e vive. La natura, l’uomo

stesso, la vita…

MC: Si perde l’essenza della vita. L’anima delle cose.

Il valore e il significato di ciò che siamo e del perché siamo.

E: E perdiamo il fascino della meraviglia. Quel ponte che sta

tra noi e il mistero, che a questo ci avvicina, facendocene

scoprire i contorni.

MC: Perdiamo la meraviglia e la curiosità, che è poi la fonte

della meraviglia. Meraviglia nel senso greco del termine.

Chi non sa stare in silenzio, o non ascolta, non potrà mai

meravigliarsi di ciò che incontra. Pensa di aver tutto in sé,

e non potrà essere aperto alla sorpresa, alla bellezza della

scoperta dell’altro. Se non si è in grado di meravigliarsi, non

si è capaci di conoscere, di aprirsi alla comprensione delle cose

e di arricchire il nostro senso d’umanità.

E: Si è più poveri e forse anche più tristi. Inconsciamente tristi.

MC: Già… inconsciamente!

Elementi 23 91


lavoro

Premiare

il merito

al di là

delle differenze

Luisa Todini

“Lo scetticismo è lo stupore di fronte

al vuoto dei problemi e delle cose.

Solo gli antichi sono stati dei veri scettici”

(E. Cioran)

94

Elementi 23

INTERVISTA A LUISA TODINI

Presidente FIEC

(Federazione Industria Europea

delle Costruzioni),

Presidente Comitato Leonardo

e Presidente Todini SpA

(Gruppo Salini)

di Giusi Miccoli


E: Come cambia il mercato del lavoro in seguito alla crescente

instabilità dei mercati e alla trasformazione demografica

e culturale della società?

LT: Il mercato del lavoro necessita sempre più di “flexicurity”

per venire incontro sia alle esigenze delle imprese, che devono

far fronte a sfide globali da parte di concorrenti sempre più

agguerriti, sia dei lavoratori che hanno diritto di non sentirsi

precari a vita. Il dualismo del mercato del lavoro italiano, con

lavoratori iper-garantiti a prescindere dal merito da una parte

e forza lavoro poco protetta da efficaci ammortizzatori sociali

dall’altro, continua a essere il problema principale.

Guardo con interesse al progetto del Ministro Sacconi

di “liberare il lavoro per una società attiva”.

E: Nel settore edile vi è una presenza elevata di lavoratori

stranieri, che costituiscono secondo recenti dati Censis,

il 32% degli occupati del settore. Come cambiano le politiche

di organizzazione e gestione delle persone?

LT: Dietro l’impiego di lavoratori stranieri spesso si nasconde

lo sfruttamento del lavoro sommerso e irregolare che noi

costruttori, attraverso le associazioni di settore, combattiamo

fortemente. In quel mondo grigio-nero infatti, oltre alla

concorrenza sleale, si annidano gravi rischi per la sicurezza.

Nel Gruppo Salini che opera in 40 Paesi, i 13.000 dipendenti

sono per il 90% stranieri e di 60 diverse nazionalità,

con differenze etniche, culturali, religiose, oltre che

linguistiche, facilmente immaginabili. Nonostante questo

la comunità umana e professionale è integrata e la diversità,

al di là di ogni retorica, risulta una ricchezza per tutti,

per l’azienda e per chi vi lavora. Negli ambienti lavorativi

si favorisce l’interscambio delle culture e delle professionalità

anche attraverso la condivisione delle esperienze formative.

Le possibilità di crescita sono aperte a tutti, come è dimostrato

dalle posizioni dirigenziali raggiunte da persone di varia

nazionalità.

E: Il “made in Italy” è un marchio riconosciuto fuori dall’Italia

prevalentemente per settori come moda e agro-alimentare.

Può essere un brand anche per le grandi opere realizzate

all’estero?

LT: La percezione del made in Italy all’estero ha subito

un’evoluzione nel corso degli ultimi anni. Sebbene il settore

della moda e dell’agro-alimentare rappresentino, sia in termini

di riconoscibilità che di fatturato, il punto di forza della

proiezione italiana all’estero, si sta diffondendo una nuova

consapevolezza del contributo che le grandi opere apportano

al made in Italy nel mondo, anche come effetto traino per altri

prodotti. Per made in Italy non si intende solo il “prodotto

finale”, bensì l’insieme dei passaggi che dall’idea iniziale

portano alla realizzazione ultima, questo perché è l’intero

processo a racchiudere l’unicità dell’eccellenza italiana.

In questi termini, anche le grandi opere realizzate all’estero

dalle nostre aziende contengono l’essenza del brand Italia

e possono rappresentare una moderna opera d’arte.

E: In Italia ha senso parlare ancora di pari opportunità?

È preferibile puntare sul merito, supportando così tutti

i lavoratori “competenti”, al di là delle differenze di genere,

culturali, generazionali?

LT: Le pari opportunità sono una condizione di partenza

irrinunciabile per uno Stato democratico e liberale. Mi auguro

che le nostre future classi dirigenti sappiano privilegiare

l’interesse generale, siano disponibili a innovare. Soprattutto

che sappiano riconoscere il merito rispetto all’appartenenza,

superando le rendite di posizione e valorizzando i talenti.

A proposito del ricambio generazionale mi sembra importante

far entrare sulla scena le giovani leve, le cui capacità

e potenzialità devono essere valorizzate all’interno della

struttura aziendale non solo in termini di remunerazione

ma anche in termini di assunzione di responsabilità!

E: Le ultime vicende Fiat e le sentenze della magistratura

sulla validità dei contratti del settore metalmeccanico

segnalano la necessità di modificare la contrattazione

coinvolgendo le parti sociali e allo stesso tempo garantendo

flessibilità e competitività per le imprese.

Quale una possibile soluzione?

LT: A livello europeo la FIEC partecipa al Dialogo Sociale

Comunitario istituito dall’Unione Europea in qualità

di rappresentante dei datori di lavoro del settore delle

costruzioni. Si tratta di uno strumento fondamentale

per promuovere il dibattito e il confronto tra le parti sociali

al fine di elaborare scelte condivise su temi comuni

fondamentali per il rilancio della crescita e della competitività

del sistema industriale europeo.

Coinvolgere le parti sociali nella contrattazione non può però

inficiare la garanzia della flessibilità che, mai come in questo

momento, è elemento necessario per la tutela della

competitività delle nostre aziende ed è cosa ben diversa

dalla precarietà.

La flessibilità dovrebbe essere percepita come un valore

aggiunto non solo dall’azienda, ma anche dallo stesso

lavoratore che deve sentirsi realmente parte dell’impresa

per la quale lavora, sapendo altresì di poter contare

su un mercato del lavoro dinamico e aperto, in cui grazie

alla propria capacità e know-how è possibile ricollocarsi.

Ma una cosa è certa: la flessibilità è un valore laddove

un Paese cresce e crea nuove opportunità, altrimenti

è precariato cronico.

Elementi 23 95


Go Green

di Diego Masi

Fausto Lupetti, 2010, pag. 209,

euro 18 ,00

Il fattore umano sta

influenzando il clima con vaste

emissioni di gas serra, dovute

allo sfruttamento

di combustibili fossili, alla

deforestazione, all’agricoltura,

agli allevamenti intensivi

e all’industrializzazione.

La rivoluzione verde è il primo

tentativo collettivo di salvare

la specie. Diego Masi,

in questo libro analizza

i segmenti chiave degli

attegiamenti idonei a far

si che il cambiamento

necessario si possa realizzare

con il coinvolgimento di tutti,

attori del mercato energetico,

istituzioni e Comunità.

“Quando una lingua rischia

di sparire, allora è in pericolo

anche chi la parla”

(Andrea Zanzotto)

L’energia solare

di Pietro Menna e Francesco Pauli

Il Mulino, 2010, pag.144,

euro 9,00

150 anni di energia

in Italia

di Adriano Piglia e Laura Cardinali

Ed. Gruppo Italia Energia, 2011, pag. 119,

euro 18,00

Biogas

(Come ottenere energia

alternativa)

di Francesco Calza

Sandit, 2011, pag 64,

euro 8,95

Nel volume sono presi Nonostante la scarsità I benefici che si ricavano

in esame gli aspetti

di risorse energetiche, l’Italia dalla produzione del biogas

tecnologici ed economici ha saputo nel tempo trovare non sono solo energia pulita,

dello sfruttamento

soluzioni originali e idee ma impattano in modo

dell’energia solare ed

innovatrici per supplire a tale importante con l’ecologia.

è delineato un quadro mancanza, come dimostrano I batteri anaerobici (ndr:

delle politiche nazionali la scoperta del “carbone l’anaerobiosi è la capacità

e dell’Unione Europea bianco” o l’uso del gas di un organismo di vivere

nel settore. Infine, sono naturale, come combustibile in assenza di ossigeno)

indicati alcuni scenari

per l’industria.

per produrre il gas si nutrono

di sviluppo di questa fonte Adriano Piglia è stato

con prodotti altamente

di energia che sarà

presidente e amministratore inquinanti e li trasformano

nel tempo più a buon

delegato della Esso Italiana. in energia e in materiali

mercato di quanto oggi È autore di: “Le nuove inerti, utili in agricoltura.

si creda.

frontiere del gas”; “Petrolio

Pietro Menna, ingegnere, ieri e oggi. E domani?”;

è responsabile delle attività “Energie rinnovabili:

di sviluppo e dimostrazione un sogno nel cassetto?”.

delle tecnologie solari Laura Cardinali ha

presso la Direzione generale conseguito il Master

dell’Energia della Commissione in Gestione delle Risorse

Europea, a Bruxelles.

Francesco Pauli, ricercatore

Energetiche.

in Statistica nell’Università

di Padova, ha lavorato

all’Enea dove si è occupato

di temi legati all’economia

del settore energetico.

Bi

Biblioteca a cura di Mauro De Vincentiis

Elementi 23 97


Mp

Mondo Piccolo

La parola, l’ascolto, il tempo

A volte, quando mi approccio

a iniziare un dialogo con una

persona, sono preso dal timore

di dovere dire tutto presto

e in modo sintetico. Perché

oggi la comunicazione

è caratterizzata dalla velocità

e dalla sintesi. Colpa del fare

continuo che esige tempo,

tanto, troppo tempo.

Io che amo le pause, la ricerca

delle parole giuste, che aspetto

98

il trasformarsi di una sensazione,

di un’emozione in pensiero,

mi trovo in difficoltà, sono

preso da un moto d’ansia che

alla fine mi porta a dimenticare

qualcosa, a non offrire, a chi

mi ascolta, la giusta misura,

la giusta intensità, il giusto senso

di quello che devo comunicare.

In queste circostanze, non solo

la parola è stracciata, ma anche

lo sguardo, che quella mutua

“Una perversa efficienza”

La memoria ormai è stata data in outsourcing a computer,

motori di ricerca, agendine digitali, iPad. Per i sociologi è

una sorta di “perversa efficienza”: perché faticare

per “tenere a mente” date, nomi, indirizzi, quando basta

interrogare Google o Wikipedia?

Elementi 23

nella migliore comprensione

di chi parla e di ciò che si ascolta,

perde questa capacità e si fa

superficiale e anonimo.

Da tale situazione ne esco

rammaricato e deluso.

Così, prometto a me stesso

di non ricaderci, di non farmi

influenzare dalla comune

fretta di dire, dalla pretesa

di chi ci ascolta di condensare

il discorso in tempi brevi. Pena

l’essere interrotto, o peggio

ancora, la disattenzione

o la frenetica evidente

impazienza dell’interlocutore.

Ma poi ci ricado. Come se

avvertissi che quello che vorrei

porre in essere è qualcosa

che non procurerebbe effetto

alcuno, tanta l’abitudine

diffusa ormai di pensare, fare

e dire in modo svelto, convulso

e nevrotico.

Come sarebbe più produttivo

invece potersi esprimere con

tranquillità, coscienti che chi

ci ascolta ha la voglia, l’interesse,

e, più ancora, la disposizione

a sentire ciò che diciamo,

a dargli una valenza.

Perché questo accada occorre

essere consapevoli che il dialogo

è la prima e la più importante

forma di conoscenza e di crescita

che l’uomo ha. Conoscenza

di se stesso e degli altri, dei limiti

e delle forze che ci attraversano.

Un momento di comunione

con chi ci sta di fronte.

Il primo viatico verso

l’approfondimento di

un rapporto che può tracciare

un solco importante nella vita

di ciascuno.

Così, mentre scrivo queste

impressioni sulla carta, penso

che forse è arrivato il momento

di agire in modo più deciso,

senza più tentennamenti, dando

cioè al pensiero e alla parola

che lo veicola, l’importanza

che meritano, ma soprattutto

la responsabilità che è insita

in loro. E dico a me stesso:

“chi se ne importa se gli altri

non lo fanno.

Comincio io. Da ora con

chiunque dialogherò, lo farò

come pare a me, con lentezza,

con pacatezza, con chiarezza.

Affidando alle parole, quelle

giuste e opportune, quanto

ho nella mente, nell’animo e,

soprattutto, nel cuore. E se chi

mi sta di fronte sbuffa, s’agita,

suda, bé, peggio per lui, se

ne farà una ragione. Oppure

s’interrogherà e forse scoprirà

che il tempo, quello del fare,

ha più valore e forza se è

aiutato da un tempo che ama

il pensare, il ricercare e il dire

con autenticità, con lealtà,

con sentimento”.

Fn

Filo di Nota

lo Smilzo


COLLOQUIO DEI VULCANI

(…) Io sono un Vulcano del Pacifico…Nella notte splendo

come un faro pauroso all’imboccatura di un porto scomparso.

Passando alte sulla mia bocca le nuvole portate sulle ali

dei tifoni arrossano come al tramonto. Le acque sono tiepide

attorno a me per un raggio di tre miglia. Le lave si spengono

nel mare mandando grida di naufragio…Non ho mai fatto

male a nessuno. Penso che attorno a me sorgerà forse

dalle acque, nel giro dei millenni, un continente, e mi

compiaccio di questo sogno.

Orio Vergani*

(in “Colloquio dei Vulcani”, 1927)

*Milano, 1898-1960. Fu assunto al “Corriere della Sera”

nel 1925, dove rimase – salvo una interuzione tra il 1943

e il 1946 – fino alla morte. Realizzò importanti reportage

di viaggi, servizi di cronaca e di varietà sugli eventi più

disparati, nonché cronache culturali e raffinati “elzeviri”.

E+

Energia, letteratura, umanità

Immagine di fondo

ideata e realizzata

da Alessandro Buttà

Elementi 23 101


Giosetta Fioroni

La ricerca di Giosetta Fioroni, artista ecletticamente aperta

a diversi mezzi di creazione delle immagini (pittura, scultura,

fotografia, cinematografia, scenografia), rappresenta

una delle migliori linee di continuità tra le esperienze

della Pop Art e i nostri giorni. Nata a Roma nel 1932, dopo

aver conseguito il Diploma all’Accademia di Belle Arti, nel 1958

si trasferisce a Parigi dove frequenta lo studio di Tristan Tzara

e partecipa alle esposizioni del “Salon des Realites Nouvelle”

e in Germania a quelle del Museo di Leverkusen.

Non perde i contatti con Roma e la sua opera, sia pure

in una posizione più defilata, diviene espressione delle ricerche

che, con Franco Angeli, Tano Festa e Mario Schifano, fanno

della “Scuola di Piazza del Popolo” luogo di riferimento

della via italiana alla Pop Art - rigorosamente fondata sulle

stratificazioni culturali espresse dall’arte europea - senza

peraltro riconoscersi nella Pop Art come Movimento unitario.

Il suo linguaggio si distingue non solo per la tecnica usata,

nella quale prevale l’argento carbonizzato nella rielaborazione

di immagini fotografiche proiettate sulla tela emulsionata,

ma soprattutto perché è sempre in bilico tra materia e immagine

e la pittura non nega mai sé stessa a vantaggio “dell’oggetto”.

Successivamente si dedica anche alla realizzazione di “teatrini”

in legno con oggetti miniaturizzati e, nel 1968, realizza

“La spia ottica”, una performance teatrale che inaugura

la Rassegna “Il Teatro delle Mostre” allestita a Roma nella

Galleria “La Tartaruga” di Plinio de Martiis.

La sua opera è caratterizzata da una costante ricerca interiore

e da una manualità artigianale (espressa nei “collages”, negli

“argenti”, nei “teatrini”, negli “spiriti silvani”, nelle “teche”)

che la fanno emergere tra le figure rappresentative dell’arte

del secondo Novecento. La sua lunga carriera è segnata

da prestigiosi traguardi: partecipa, tra l’altro, alla Quadriennale

di Roma (1955 e 1973), alla Biennale di Venezia (1956, 1964,

1993 e 1995), a “La Boite au XX siecle” al Musée d’Art Moderne

di Parigi, alla collettiva “Arte Italiana 1960 - 1982” alla Hayward

Gallery di Londra, nel 1991 alla mostra “Roma anni ‘60”

al Palazzo delle Esposizioni di Roma e, nel 2007, alla Rassegna

“Pop Art: la via italiana” allestita nel Museo Archeologico

Nazionale d’Abruzzo di Chieti.

102

Elementi 23

Summertime

1977, olio e smalti su tela cm. 200x236

(Collezione privata Giosetta Fioroni).

Co

la Copertina a cura di Vittorio Esposito

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