OtToBrE 2004 - Bazar

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OtToBrE 2004 - Bazar

n.7 ottobre 2004

mensile di intrattenimento intelligente


2 EDITORIALE bazar 10 2004

MAra Codalli

Direttore arTistico

Eugenia ROmanelli

Direttore responsabile

Vera RIsi

viceDirettore

cama@bazarweb.info


azar@bazarweb.info

bazar 10 2004 laboratori studenti la sapienza 3

RISCHIO MORTALE,

NE VALE LA PENA?

Ogni gioco ha le sue regole? Non tutti. Certi giochi superano ogni limite.

Sport talmente spericolati ed eccitanti da creare dipendenza. Sfide

all’estremo che a volte mettono a rischio anche la vita di chi non gioca.

Giochi divertenti da morire? Si, perchè a volte si muore davvero.

Bungee Jumping: volare si può

Il bungee jumping consiste nell’ effettuare un salto nel vuoto da ponti, gru, elicotteri o mongolfiere legati a un elastico. La forma più estrema

di questo sport è il BASE JUMPING. Ci si getta da edifici, antenne, ponti e dirupi, ma senza l’elastico a fermare il volo. In questo caso il

jumper apre il paracadute solo all’ultimo momento quando il margine per non sfracellarsi è di appena due o tre secondi. Una tremenda

scarica di adrenalina, un gesto di piena follia, che somma al rischio di lasciarci la pelle quello di finire in galera. La sfida dentro la sfida è,

infatti, quella di lanciarsi da luoghi speciali, simbolici, pericolosissimi o vietati, come la Statua della libertà o la Torre Eiffel.

Eppure basta poco, una raffica di vento, un errore nel tempo di apertura del paracadute e l’avventura si conclude in tragedia. I “jumpers”

hanno tra i venti ei trent’anni d’ età. In maggioranza maschi, non mancano ultracinquantenni e giovanissimi. Per i campioni del brivido non

conta solo l’espressione liberatoria dell’energia fisica, ma piuttosto la sua gestione e il suo allenamento. Succede che quelli che lo provano

contraggono una specie di dipendenza. E’ il riflesso psicologico e probabilmente anche organico di un’esperienza limite, di una mistica del

pericolo e del rifiuto della normalità che crea troppi miti e nuovi seguaci.


4 studenti la sapienza laboratori bazar 10 2004

Pazzi o temerari, esibizionisti o spiriti

liberi, drogati di adrenalina o atleti

preparati e consapevoli?

A raccontarcelo sono loro.

Alessandro quanti anni hai?

34.

Perché pratichi il base jumping?

Mi dà sensazioni ed emozioni uniche, forti. Sento l’ adrenalina

nel mio corpo. E la cosa che mi scalda di più è quella di

sentire il vento nelle orecchie. E’ come possedere un oggetto,

sentire il proprio corpo.

Da dove effettui i tuoi lanci?

Dai ponti, dalle pareti, dalle antenne. Base, poi è una parola

formata da queste quattro lettere, che racchiudono anche i

viadotti.

Esistono posti ufficiali, dov’è legale?

Posti precisi non è che ce ne siano… Però è diffuso

soprattutto nel Brento, in Trentino.... (Esiste un codice di

autoregolamentazione per la pratica in sicurezza del BASE

JUMPING sul territorio della provincia di Trento ai sensi dell’

articolo 1 della L.P. 12 Agosto 1996, n.5. N.d.r.). Certo lanciarsi

da un palazzo entra maggiormente nell’ ambito dell’illegalità.

Da una parete rocciosa la situazione è a rischio solo per te

stesso...Quindi....è differente.

Esiste un’associazione?

Non esiste alcuna associazione. Si va alla ricerca di persone

che come te amano praticare il Base, ma non ci sono

associazioni... Anche se in Malesia c’è un appuntamento

annuale durante il quale è consentito praticare il Base.

In quella circostanza sembra un po’ di stare a una

manifestazione sportiva con molte esibizioni.

La tua prima volta è stata…

Da un ponte. Poi ho cominciato anche a lanciarmi dai palazzi,

fino ad arrivare alle mongolfiere.

Che preparazione fisica occorre?

Non serve una preparazione fisica specifica. E’ un po’ come

il paracadute. Devi solamente imparare le tecniche del lancio,

insomma interessarti specificatamente della tecnica del Base.”

E se succede un incidente?

E’ molto pericoloso, è vero, ma fa parte del gioco, e di solito

chi si lancia sa esattamente a cosa va incontro. Lo so anche

io, ma è un’emozione davvero straordinaria, irripetibile. Mi dà

una forza interiore.

Ma lo fai anche per soldi?

C ‘è chi mette in evidenza il marchio dello sponsor, e quindi

sotto si cela un interesse prettamente commerciale...”

Intervista di Emanuele Rossi (hanno collaborato Mariangela

Pagano, Caterina Rao e Ilaria Pinta)

Parkour: da

grande voglio

fare l’uomo

ragno…

Di Daniela Terzino

Il parkour è uno sport dedicato agli amanti delle

arti marziali, delle filosofie orientali e delle attività

estreme. Il termine che lo contraddistingue è un

neologismo che vuol dire percorso, e i traceur,

che tradotto dal francese significa “quello che fa

un tracciato”, sono i suoi sacerdoti.

Nasce nelle periferie parigine circa sedici anni fa e il suo

fondatore riconosciuto è David Belle.

E’ l’arte dello spostamento in ambiente urbano e non può

essere classificato esclusivamente come disciplina fisica. I

percorsi di gara, forniti direttamente dall’urbanistica cittadina,

impegnano i praticanti in arrampicate su muri e mirabolanti

salti da tetti, grondaie, parapetti e ponti. Avvalendosi

unicamente delle proprie mani e dell’ausilio del proprio

coraggio (protezioni o altri generi di aiuti sono banditi),

i “traceur” sfidano l’autocontrollo e la paura di superare

impedimenti architettonici per conquistare la padronanza del

corpo.

Il Parkour ha conosciuto grande diffusione tra i giovani

e, grazie all’ausilio della rete, (www.urbanfreeflow.com e

Di Rodolfo Volpini

Di Mariantonietta Tosi – Anna Recchia

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E chi è stufo del grigiore metropolitano

ma non vuole rinunciare al brivido del

pericolo, sceglie paradisi naturali per

tuffi mortali…

Ne parliamo con Alessandro Tramontano, spericolato tuffatore.

Quando hai iniziato a praticare questo tipo di tuffi?

Ho iniziato da piccolissimo; avevo 4 anni e quando andavamo al mare ero affascinato

dai tuffi che facevano quelli più grandi di me. Un giorno uno di loro mi ha spinto e

anche se non fu una mia scelta, lanciarmi mi piacque tantissimo. Eravamo al lido “la

Marinella” a Sant’Agnello.

Poi, a fare sul serio ho iniziato a 13-14 anni.

In cosa consistono questi tuffi, come si svolgono?

Ci sono diversi tipi di tuffi: quelli che si svolgono da altezze che possono variare dai 4

ai 15 metri in mare profondo oppure quelli che si fanno da 5-6 metri in acque basse,

non più di sessanta centimetri. Ci sono anche diverse modalità di tuffo: in acque

profonde il mio gruppo si tuffa a stile o a palla di cannone, cioè lanciandoci di testa

e chiudendoci come una palla di cannone durante il tuffo, impattando le acque con

il dorso, in modo da sollevare una grossa quantità d’acqua….ovviamente vince chi

schizza più in alto!

La cosa particolare è che nessuno di noi ha una preparazione adeguata alle spalle e

in quello che facciamo ci affidiamo solo alla nostra esperienza. Un’altra caratteristica

di questi tuffi è che, per raggiungere la cima degli scogli dai quali tuffarsi, bisogna

arrampicarsi a mani nude su pareti scoscese e lisce e questo rende la cosa ancora

più eccitante.

Quali sono i luoghi più frequentati da chi pratica questo tipo di tuffi e quali sono i

posti che frequenti tu abitualmente?

I posti sono sempre gli stessi: la spiaggia di Puolo; lo” Scoglio del Principe”;

la Marinella ; la”Campanella” sempre vicino Sorrento. Tutti posti che frequento

indistintamente ad eccezione dello “Scoglio del Principe”.

Ci sono delle ragazze che fanno questi tuffi?

Certo, qualche anno fa ricordo una ragazza nel nostro gruppo, si chiama Marika, era

veramente molto brava.

Lo fate in luoghi nascosti?

No, le persone, i bagnanti assistono spesso a quello che facciamo, anzi il più delle

volte ci guardano ammirati!

Ti sei mai fatto male durante questi tuffi o qualcuno dei tuoi amici ha mai

rischiato la vita?

Rischi sicuramente ce ne sono, soprattutto quando ci si tuffa in acque basse dove,

cadendo di testa, c’è un forte rischio di rompersi il collo o i denti e la colonna

vertebrale…Da grosse altezze, se si cade male in acqua, c’è il rischio di procurarsi

ematomi ed escoriazioni: l’acqua diventa cemento!

Io, personalmente, ho rischiato solo una volta cadendo male in acque basse 40 cm….

me la cavai, fortunatamente, con qualche escoriazione! Tra i miei amici nessuno

ha mai riportato danni seri ma diverse persone hanno perso la vita soprattutto dallo

“Scoglio del Principe” …. molte cose purtroppo non vengono dette.

Nonostante tutto, tu continui a farlo…

Sì. L’ultima volta è stata quest’estate, ma ero da solo, non con gli amici. Ultimamente

tendo a fare questi tuffi in maniera solitaria non più in gruppo… tanto a me non

succederà mai niente di grave, perché comunque sono più bravo degli altri!

Cosa provi quando ti butti da quelle altezze?

Provare per credere. E’ una sensazione di totale libertà! Non ci sono paracaduti, non

c’è elastico, non c’è nulla. Solo tu e il tuo bisogno irrefrenabile di andare sempre più

su, di fare sempre meglio, di superare nuovi limiti. E’ come una droga. Ma la cosa più

bella è la paura. La paura che si prova prima di saltare giù, è quella che ti fa sentire

vivo. Poi, una volta giù capisci che, ancora una volta, ce l’hai fatta! E ti senti forte!

Perché sicuramente dietro tutto ciò è vero che c’è dell’esibizionismo, la voglia di fare

colpo, di piacere agli altri, di dimostrare (magari dopo una competizione di essere

migliore degli altri) ma per me c’è qualcosa di più: ho acquistato maggiore sicurezza

in me stesso.

A pochi metri dall’asfalto, due

paracadutisti a confronto

Luca, 32 anni, svolge regolarmente attività aviolancistica presso l’Aeroporto di Guidonia.

Rodolfo, 37 anni, è controllore del traffico aereo Enav spa.

Rodolfo: secondo te perché spesso, nonostante alcuni principi di sicurezza che regolano

l’attività di lancio come la quota minima per l’apertura, si va oltre il limite di sicurezza?

Luca: chi si lancia oltre misura lo fa per provare emozioni forti ma con il tempo prevale

l’assuefazione, e lo stato d’eccitazione si attenua. Quell’incredibile senso di piacere che

ti rimane dopo una scarica di endorfine, purtroppo, dopo i primi lanci, si attenua, ci si fa

l’abitudine e così qualcuno cerca sensazioni forti e rischia più del dovuto.

Rodolfo: cosa intendi per rischiare più del dovuto?

Luca: ritardare l’apertura del paracadute fino all’ultimo e talvolta anche oltre…. come

purtroppo è accaduto. Considera che con i vecchi paracadute l’altezza limite era di circa

350 metri ma ora con i nuovi puoi arrivare sino a 150. Anche una frazione di secondo può

costarti la vita o, se va bene, l’invalidità permanente.


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Roulette russa: occorrenti:

una rivoltella, una vita

Regole del gioco: : due giocatori a turno premono il grilletto

di una rivoltella puntata alla loro testa, dopo aver fatto ruotare

casualmente il tamburo con un solo proiettile inserito, in una

delle sei posizioni possibili. Il gioco continua fino a che uno

dei due giocatori muore.

Per saperne di più…

Un tempo la roulette russa era impiegata come forma di

duello tra ufficiali e aristocratici della Russia zarista.

Negli U.S.A i tre casi eclatanti degli ultimi anni: a New York

una ventitreenne, in attesa del secondo figlio, viene uccisa

dal compagno perché si rifiuta di partecipare a questo

gioco da lei definito sciocco e pericoloso; a Minneapolis un

ventottenne, dopo aver suggerito una partita alla roulette

russa, viene accusato di omicidio di terzo grado per la morte

del cugino; a Jacksonville, Florida il pastore Melvyn Nurse

per rendere il sermone particolarmente interessante illustra

i sette peccati capitali facendo la roulette russa con una 357

magnum caricata a salve ma il secondo peccato gli è fatale, il

rivestimento del proiettile si conficca nel cervello uccidendolo.

Il rischio, per alcuni aspetti eccitante, attraente e affascinante,

viene inoltre riscoperto come richiamo mediatico e come

fonte di successo. E’ il caso del cantante Johnny Ace che

attraverso il gioco della roulette russa svela tutto il potenziale

della morte come mossa di carriera, perdendo la vita a 25

anni alla vigilia di Natale del 1954. Non da meno è il caso del

mago Derren Brown che nel suo reality show rischia il suicidio

davanti al pubblico. Gli ingredienti della roulette russa c’erano

tutti: una pistola a sei colpi puntata alla tempia, un solo

proiettile in canna, il grilletto premuto e tanta suspense per la

sorte del mago che in base a suoi calcoli da sensitivo riesce a

individuare il colpo fatale.

Roulette russa all’italiana

di Giampiero Ranucci

La roulette russa, gioco che sembra completamente estraneo

all’ambiente italiano, in realtà ha le sue vittime anche nel

nostro Paese. Una tragedia ha coinvolto un ventenne romano,

Michele, e nessuno lo ha mai saputo. Perché? Un amico di

Michele, con un po’ di paura e ricordi confusi, prova a dire

qualcosa...

Quanti anni hai?

R. 22

Dove abiti?

R. Roma - Boccea

Chi era il protagonista?

R. MICHELE. 20 anni, abitava a Roma e studiava. Era un

ragazzo simpatico, estroverso..

Dove si è svolto il gioco pericoloso?

R. é successo a Roma. Erano in tre.

Quando?

R. 3 anni fa

E’ stato un episodio isolato?

R. Si, e le famiglie hanno fatto in modo che la cosa non

avesse risonanza.

Perchè scegliere di fare la ROULETTE RUSSA?

R. E chi può dirlo, forse perchè erano 3 ragazzi abbandonati

a se stessi che in quel momento non erano completamente

lucidi

In che senso “abbandonati a se stessi”?

R. non erano molto seguiti dalle famiglie

Come hanno pensato di riunirsi?

R. Stimolati dal rischio e dal brivido, dalla voglia di fare

qualcosa di diverso ed emergere nel gruppo.

Sai come hanno fatto a procurarsi una pistola?

R .Chiedi troppo, non lo so

Perchè l’accaduto è stato occultato?

R. Da parte delle famiglie non rendere pubbliche queste

notizie è anche un modo per far si che il dolore non riemerga

quotidianamente, inoltre è difficile ammettere che queste cose

accadano a chi ci sia vicino.

I numeri di chi non ce la fa

Di Alessandro Lamaro e Irene Buscemi

l’indice di mortalità presenta il valore massimo nella guida contromano, con

6,7 morti ogni 100 incidenti, per scendere a 5,3 e 5,0 morti ogni 100 incidenti

rispettivamente per eccesso di velocità e per attraversamento irregolare della

strada da parte di pedoni.

Incidenti a causa di una andatura contromano

Numero: 6.329

Percentuale: 2,9

Morti: 421 (numero di morti per 100 incidenti)

Feriti: 10.491

Indice di mortalità: 6,7

Statistiche dell’Anno2000

Conducenti responsabili di incidenti stradali secondo il sesso

Totale incidenti nel 2000: 234.558

Percentuale maschile: 77,8

Percentuale femminile: 22,2

bazar 10 2004 laboratori studenti la sapienza 5

Surfer suicide

Di Federica Taraborelli – Barbara Donati – Fabiana Iacoucci

Pochi sanno che esiste una versione moderna della roulette russa, rivisitata e contestualizzata

nell’ambito metropolitano: si chiama Skilarking (letteralmente “passatempo volante”) ed è

una specie di sport estremo non riconosciuto, dove i praticanti vengono soprannominati

“surfers suicide”, serfisti destinati al suicidio. Qui infatti non è l’onda ad essere cavalcata ma

i treni metropolitani. Nessuna delle vittime proviene dai bassifondi: l’identikit del surfer rivela

personalità estroverse, buoni voti a scuola ma tendenza alla ribellione; l’età dei praticanti

sarebbe compresa tra i 14 e i 23 anni, alcuni provengono dagli ambienti dei graffitari e tra loro

esiste un patto di silenzio.

Non ci resta che ridere!

In piena guerra fredda la delegazione del Congo, stato filo-comunista, si reca in Unione

Sovietica in visita diplomatica. I delegati Africani vengono portati in giro per Mosca finché

arrivano in un locale notturno dove alcune persone si stanno puntando una pistola alla

tempia. Allora chiedono: “Gosa essere guello?”. “Questo è il nostro sport nazionale: la

roulette russa! Si prende una pistola, si carica, tutti i colpi sono a salve meno uno”. I delegati

rimangono affascinati dalla crudeltà del gioco e, terminata la visita, ritornano in Congo.

Tempo dopo è la delegazione russa che si reca in Congo. Vengono anche loro portati in giro

a vedere le bellezze locali e alla fine sono portati in una capanna. Il capo africano dice: “In

guesta capanna noi tenere nostro sbort nazionale: la roulette del Congo!”. I delegati russi

entrano dentro e strabuzzano gli occhi: la capanna è piena di donne nude bellissime. “Bello,

ma come si gioca?”. “Dudde gueste donne fare bombini, ma solo una essere cannibale!!”.

Contromano è meglio

C’è un gioco in cui ciascuno deve superare se stesso e gli altri: chi beve più alcool, chi

mangia più salsicce, chi tira più coca, chi corre in auto in maniera sfrenata, sono tutte

situazioni in cui ci si porta oltre i limiti della razionalità. E naturalmente vince chi supera tutti gli

altri nell’eccesso.

un gioco con il quale spesso si mette in pericolo non solo la propria vita ma anche quella

degli altri.

Deve esserci un vincitore, altrimenti il gioco non ha senso.

Nicolò Figus Diaz ha 24 anni e vive a Roma. Lavora presso un concessionario di automobili

e ama definirsi un machinaro. Frequenta quartieri e locali della Roma “bene”. E’ iscritto alla

facoltà di economia.

Figus. Perché contromano?

Probabilmente perchè per me tutto il mondo è pista, e in pista non esiste il contromano... è

questione di traiettoria dell’automobile. Mi capita spesso, quindi, di andare contromano o

anche in retromarcia...

Ci racconti qualche episodio?

La volta in cui mi sono divertito di più è stata ad Ecumenitza, il porto greco più caotico che

abbia mai visto. Eravamo io, Charles e Sara, 16 ore insonni e un gran nervoso perchè non

riuscivo a imboccare l’autostrada. Ho chiesto a Charles di guardare fuori dal tettuccio dove

fosse l’imbocco. Lui mi indica una direzione. Ho seguito le sue indicazioni e ho imboccato la

rampa contromano (bellissima...tutta tonda, tipo NY!!!). Dopo circa 300mt. ho fatto un testa

coda mettendomi così nel senso giusto … e ho trascorso delle bellissime vacanze!

E tutto ciò a quale velocità?

Sui 160Km/h. Di solito...a tavoletta. Dipende dalla macchina.

Quanto conta la passione per le auto...

La passione è per i motori in generale. Ho fatto anche delle bellissime gare contromano in

motorino... in generale direi che riguardo al contromano ci sono 3 motivi di fondo.

Quali?

n°1 perchè ho fretta. Non posso farmi un’ora di traffico quando basta imboccare un senso

vietato e arrivo dove devo. N°2 La mia macchina ha 5 marce + la retro: ho il dovere di usarle

tutte... e poi quando vai a 80km/h in retro è bellissimo. Appena tocchi il volante la macchina

schizza! N°3 la velocità di incontro/scontro è raddoppiata e la manovra acquista più pathos.

E non pensi che potresti farti male?

No. Penso che chi ho di fronte si dovrebbe spostare perchè io non mi sposto.

Perché?

perchè io ho più fretta di lui.

I componenti necessari per un “buon contromano”?

Le curve, la macchina, qualcuno in auto che abbia paura di quello che sto per fare e a volte

la musica.

Quale tipo di musica?

La registrazione della Mitzubishi Lanter Revolution 7 che sgasa a vuoto ai box durante un

rally oppure qualche pezzo house...penso che tutto sta a quanto la battuta coordina il cambio

marcia. Infatti l’house a 120bpm/min. è perfetta!

E le droghe? Ne fai uso?

Prendo tanti caffè al giorno e comincio a bere dalla mattina… mi basta.

Hai una tua filosofia di vita?

Vale quello che ho risposto a Sara quella volta in Grecia e che vorrei fosse scritto anche sulla

mia tomba: me ne frega cazzo!

Shock da immersione. Quando la sfida a

superarsi sfocia in … stupidità

Di Laura Piazza

Per “rinfrescarsi le idee” qualcuno ha inventato un gioco nuovo: l’immersione da

shock. Come giocare? Il gioco si svolge immergendo la testa nelle acque gelide di

una di quelle vecchie fontane usate un tempo per abbeverare gli animali. Dopo essersi

incappucciati a turno si cerca di rimanere più tempo sott’acqua. La difficoltà sta nel

potersi tirare indietro essendo trattenuti con forza dal braccio di un amico o da un

cappio legato ad un masso. Diventa leader chi supera gli altri, che viene premiato. Chi

arriva per ultimo viene punito e è immerso interamente nella fontana, per più di un’ora.

Quando giocare? Solo d’inverno, prerogativa essenziale perché l’acqua deve essere

gelida. Viene praticato sempre dallo stesso gruppetto, perché invadere il loro campo è

come rubare quelle emozioni che sono soltanto loro. Perché giocare? Lo sfuggire alle

responsabilità della vita è la loro motivazione. La cosa eccitante è uscire fuori dai canoni

e la voglia di sfidare il destino li porta a ripetere il gioco.


6 studenti la sapienza laboratori bazar 10 2004

Cosa dice la scienza. Gli ultimi sviluppi della ricerca

scientifica sul tema dell’eccitazione.

Di Enza Tempone

La dott.ssa Annalisa Pascucci, psichiatra ser.t. Appia Antica Roma “C”, distretto XI, spiega che l’adrenalina è

un ormone creato dai surreni e indispensabile nel nostro organismo perché è l’ormone dell’attività sotto i suoi

più svariati aspetti, attività costruttiva o distruttiva, dell’adattamento dell’individuo all’ambiente esterno e viene

solo stimolata per far fronte a queste situazioni ma non ne è la causa. Non è l’adrenalina che spinge all’azione

ma il fattore psicologico, la situazione mentale. Sempre all’interno dei soggetti si può trovare una motivazione

dell’esaltazione fisica dovuta a una alterazione primissima nella struttura formativa del bimbo in relazione con la

madre al momento del concepimento. Non è nulla di genetico!E’ solo uno “STOP” della formazione del bimbo.

Il prof. Renato Cavallaro, docente di Sociologia presso la facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università La

Sapienza di Roma spiega: “il gioco è sempre una battaglia addomesticata in cui lo scontro con l’altro è necessario

per guadagnarsi il riconoscimento e l’affermazione di se stessi.

L’individuo per sua natura tende a considerare la forza e il coraggio come elementi di potenza che utilizza

per affermare se stesso all’interno di un gruppo. Il ruolo del gruppo è determinante, il soggetto ne cerca il

riconoscimento, si misura e si scontra con l’altro per determinare la propria posizione; questo atteggiamento trova

un riscontro nella legge del più forte, dove all’interno del branco il capo dimostra di essere tale e si colloca al

vertice di una gerarchia.

La ricerca ostinata del pericolo è anche la conseguenza di una socializzazione mal riuscita, che può provocare

un disagio mentale nell’individuo. In tali circostanze la famiglia invece di offrire un supporto, spesso pratica

una socializzazione mal controllata: si trova a far fronte a nuovi strumenti, a lei sconosciuti con i quali, invece, i

ragazzi hanno una certa padronanza. Un fattore che aggrava la situazione è che in età giovane si attribuisce poca

importanza al valore della vita e del tempo. Sembra di avvertire un senso di invincibilità ma nella maggior parte

dei casi dietro queste azioni si nascondono forti disagi, e soprattutto per praticare azioni pericolose bisogna aver

assunto eccitanti o droghe per abbassare il livello di coscienza”.

“La società oggi sviluppa comportamenti standardizzati e siamo avvolti da un pacchetto di regole da cui non

possiamo liberarci. I valori trasmessi dalla produzione di comunicazione sono assimilati e rappresentati a livello

mentale da tutti, per cui film e romanzi rispecchiano l’immagine dell’eroe e per coloro che mettono a rischio la

propria vita sembra quasi di vivere uno spicchio di eroismo”. Il prof. Bruno Mazzara, docente di psicologia presso

la facoltà di Scienze della Comunicazione all’Università La Sapienza di Roma, spiega così la stretta connessione

di questi fenomeni con la società della comunicazione e i nuovi valori diffusi dal progresso del nostro tempo.

VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA

DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI’

VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA

CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI’

VOGLIO UNA VITA CHE NON E’ MAI TARDI

DI QUELLE CHE NON DORMO MAI

VOGLIO UNA VITA DI QUELLE CHE NON SI SA MAI

E POI CI TROVEREMO COME LE STAR

A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR

O FORSE NON C’INCONTREREMO MAI

OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI

OGNUNO COL SUO VIAGGIO

OGNUNO DIVERSO

E OGNUNO IN FONDO PERSO

DENTRO I CAZZI SUOI

VOGLIO UNA VITA SPERICOLATA

VOGLIO UNA VITA COME QUELLE DEI FILM

VOGLIO UNA VITA ESAGERATA

VOGLIO UNA VITA COME STEVE MCQUEEN

VOGLIO UNA VITA CHE NON E’ MAI TARDI

DI QUELLE CHE NON DORMI MAI

VOGLIO UNA VITA, LA VOGLIO PIENA DI GUAI

E POI CI TROVEREMO COME LE STAR

A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR

OPPURE NON C’INCONTREREMO MAI

OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI

OGNUNO COL SUO VIAGGIO

OGNUNO DIVERSO

E OGNUNO IN FONDO PERSO

DENTRO I CAZZI SUOI

VOGLIO UNA VITA MALEDUCATA

DI QUELLE VITE FATTE FATTE COSI’

VOGLIO UNA VITA CHE SE NE FREGA

CHE SE NE FREGA DI TUTTO SI’

VOGLIO UNA VITA CHE NON E’ MAI TARDI

DI QUELLE CHE NON DORMI MAI

VOGLIO UNA VITA

VEDRAI CHE VITA VEDRAI

E POI CI TROVEREMO COME LE STAR

A BERE DEL WHISKY AL ROXY BAR

OPPURE NON C’INCONTREREMO MAI

OGNUNO A RINCORRERE I SUOI GUAI

OGNUNO COL SUO VIAGGIO

OGNUNO DIVERSO

E OGNUNO IN FONDO PERSO

DENTRO I CAZZI SUOI

SITOGRAFIA:

www.mancolicani.com/mancodalmondo/

1999-roulette.html

www.ilcorriere.it

www.news200.libero.it/webmagazine/

wmz38.html

www.drivemagazine.net/ace.html

www.repubblica.it/cinema_recensioni/intacto/

intacto/intacto.html

www.web.genie.it/utenti/m/m.mal

www.dizionariodelgioco.org

www.arcobaleno.net/sport/

bungeejumping.htm

www.geocities.com/yosemite/rapids/1583/

bungee.htm

www.clarence.com/contents/sport/speciali/

001025jumping

www.larepubblica.it/ondine/cronaca/jumping/

mistero/mistero.html

www.comunicatori.net/giromondoindex.htm

www.baseitalia.com/

autoregolamentazione.htm

www.waytrend.net/root/parole_libro_1166.html

di Valeria Bartolini

con la collaborazione di:

GRUPPO FONTI:

Silvia Imperoli

Massimo Maioli

Cristina Iorio

Concetta Zaccaglino

Riccardo Parrinello

Federica Festino

Francesca Settembrino

GRUPPO RICERCA:

Scarpaleggia Daniele

Alessandro D’Andrea

Raffaella Ferro

Emanuele Siciliano

Donatella Fiorentino

Lorenzo Tempestini

Adele Ferrarelli

M.Grazia Forcellino

Manuela Intrieri

Ilaria Desantis

Federica Giuntella

Annalisa Nati

Claudia Patti

Bianca Pomo

Viviana Milone

Viviana Pulignano

Francesca Perna

Roberto Martufi

GRUPPO INTERVISTE:

Rossella Savarese

Sara Spigarelli

Valentina Perrucci

Carolina Visca

Giuliana Palmeri

Federica Pitrone

Lina Gambuti

Ambra Vestri

bazar@bazarweb.info

Film belli …

da morire

Sballo, eccitazione e adrenalina! Un cocktail perfetto

non solo per giochi belli da morire, ma anche per

l’intrattenimento personale su una comoda poltrona!

Il Cacciatore (di Michael Cimino, 1978): c’è la più

appassionante roulette russa che sia mai stata simulata

in un film. I protagonisti vengono catturati dai Vietcong

e sono costretti a giocare alla roulette russa tra di

loro (mentre i brutali carcerieri scommettono su chi

sopravvivrà).

Fast&Furious (Rob Cohen, 2001): adrenalina e

testosterone si amalgamano all’odore di benzina e al

protossido d’azoto in una miscela decisamente esplosiva

(con macchine truccate e la febbre della corsa)

The Matrix (Andy e Larry Wachowski, 1999): un inesperto

Neo si cimenta (anche se virtualmente) in un bel salto da

un palazzo all’altro…

Chi invece si vuole informare sulla “non-cultura dello

sballo” può trovare interessante leggere il libro “Il popolo

della notte – discoteche, ecstasy e alcol: nuove solitudini o

buio da illuminare?” di Carlo Climati.

“Uno strano fenomeno sta caratterizzando, da alcuni anni

a questa parte, le nuove generazioni di giovani: la vita di

notte. Moltissimi ragazzi amano vivere di notte. Frequentano

locali, pub, discoteche, rave... Oppure si divertono a

partecipare a giochi pericolosi, come le folli corse in

moto o in automobile. Altri trascorrono ore e ore di fronte

a un computer, per navigare su internet o dialogare in

chat. Altri ancora sono schiavi della prostituzione o della

pornografia, oppure sono affascinati dal satanismo, dalle

feste di Halloween e dalle visite ai cimiteri. Ma che cosa

accade realmente in questo mondo della notte? Perché

tanti ragazzi si rifugiano nella non-cultura dello sballo, della

droga e dell’alcool? Che cosa li spinge a rischiare la vita

con giochi pericolosi?”

Questo libro, ben documentato, vuole rappresentare un

viaggio alla scoperta del “popolo della notte”. L’autore

analizza tutti i fenomeni della notte: il consumo di ecstasy,

il ballo, le cubiste, le varie trasgressioni, le stragi del

sabato sera... Manifestazioni, tutte queste, di una notte

più inquietante: la “notte delle coscienze”, quel buio

interiore che porta a vivere all’insegna dell’egoismo

e dell’indifferenza. Un saggio che invita fortemente a

sostituire la non-cultura del vuoto con l’impegno personale

e la riscoperta dei volti degli altri, illuminando il buio della

notte con una luce nuova. Al termine del libro c’è anche un

dizionarietto con le parole della notte.

Un adeguato sottofondo musicale a questa lettura?

la famosissima canzone “VITA SPERICOLATA” tratta

dall’album Rewind di Vasco Rossi.

Sei uno studente, liceale o universitario? Vuoi scrivere e collaborare

con noi? Hai dubbi, critiche o complimenti da farci, delle novità da

segnalarci?

SCRIVI A: bazar@bazarweb.info


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Studenti la Sapienza Roma

- LABORATORI – Rischio

mortale, ne vale la pena?

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Roberto Pisoni - VISIONI

– Thriller story nella città di

quarzo

Alessandro Benvenuti

– VISIONI (IN PILLOLE) - Il

nostro lato ridicolo

Giuseppe Mottola

– VIDEOGIOCANDO

– Transumanesimo: capacità

all’ennesima potenza

Caterina Gonnelli - ONDE

– La tele la faccio io

Giulia Baldi - SINTONIE

– Tutti giù dal letto!

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Carla Antolini - SCENE

– Attori immobili in scene

vuote

Carla Antolini - SCENE

– Tempus et corpus

Enrico Lo Verso – SCENE

(SALMONI) – Quando si

dice grazie

Fabio Murru - SUONI

– (RECENSIONI) –

Esplorazioni musicali

Pietro D’Ottavio – SUONI

– Dallo show kolossal al

festival autoprodotto

Marcello Amoruso - SUONI

– Stile intimista e fatica

Fabrizio Gianuario - SUONI

– L’epico minimalismo dei

Pan Sonic

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Ciro Bertini - LEGGERE

– (RECENSIONI) - Un amore

di ellepi

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Marco Begani – LEGGERE

(FUMETTI) – La coscienza

americana in una strip

Claudio Amendola

– LEGGERE (RILEGGERE)

– Prode prodiere

Nancy Brilli – LEGGERE

(BRILLETTURE) – L’odore

Alberto Traversi - NOTTE

– Lo stilista + cool? Quello

che apre un locale tutto

suo!

Andrea Lisi - NOTTE – The

No Future, top dj in Emilia

Marcello Amoruso

– NOTTE – Fetish fantasy

Claudio Coccoluto

– NOTTE (NOTTETEMPO)

– Musica, e basta

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Chiara Spegni – GUSTI

– Legumi!

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Chiara Tacconi – GUSTI

– Sapore semplice e raro

Eva Buiatti - GUSTI

(MANGIA COME LEGGI)

– Un caldo gallego sotto la

pioggia in autunno

Lorella Scacco - ARTI – arte

a quattro mani

Luca Beatrice – ARTI

– Classici e dissacratori

Marzia di Mento – ARTI

– Scoprire la vita di una

volta

Luca Carboni – ARTI

– (SKIZZI)

Andrea Mugnaini – VIAGGI

– Corsica, terra di frontiera

Agnese Ananasso

– ESSERE – Diversamente

intelligenti

bazar 10 2004 SOMMARIO 7

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Giulia Premilli – AVERE

– Clever shopping

Agnese Ananasso – HI-TECH

– Una discoteca in casa.

Legalmente e senza spendere

una fortuna.

Oliva Muratore

– ARCHITETTURE – La

fotografia racconta le forme

Matteo Bianchini – PICCOLI

– E’ l’ora dei Teletubbies!

Valerio Cammarano – SPORT

– Curling, pietre che scivolano

sul ghiaccio

Angelita Peyretti –

SCIOCCHINA – Domanda di

lavoro

Valeria Cecilia – CORSI

– Sushi! Mica solo pesce…

Giuliano Cangiano –

FENOMENI – Si lotta ballando

Valeria Cecilia – NET –

Babelteka.org, liberi di sapere

Guido Dolara – NOI – Riga,

stella del Nord

Franco Andreucci – LORO

– Junk food

Cristiana Scoppa

– MIGRAZIONI – Notizie/non

notizie dal Medio Oriente

Giulia Premilli – GENDER

– Sessualità. Si cresce.

Mario Morcellini – CORTEI –

Il Presidente messo al Moore


pisoni@bazarweb.info

Il nuovo film di Michael Mann rompe con il respiro ampio

e vertiginoso del suo trittico Heat/Insider/Alì. Per la durata

contenuta (solo due ore) e per la scelta dell’unità di ambientazione

(una notte in taxi a Los Angeles), Collateral impone alla storia

una gabbia severa e attiva, un lavoro di purificazione spaziale e di

compressione temporale assai sorprendente in un regista che ama le

strutture narrative articolate e l’aura epica. Il plot è ridotto all’osso:

Max/Jamie Foxx, tassista che sogna una ditta indipendente, è

trascinato in un tour sanguinario da Vincent/Tom Cruise, killer

su commissione che deve eliminare in poche ore cinque testimoni

chiave di un processo contro un boss della droga.

Il thriller è da sempre la struttura che misura la pressione e

l’energia del cinema di Mann, è il genere in cui ha origine il suo

stile (Strade violente) e attraverso il quale, negli anni novanta (Heat),

è giunto alla maturità registica. Collateral apre una terza via e opera

una sorta di sintesi: rinnova la ricerca d’intensità realistica della

prima fase della sua carriera e preserva i principi di dilatazione

astratta della seconda. Guidato da questa ambizione paradossale,

il film si srotola con un ritmo bizzarro in cui coabitano diverse

velocità. All’inizio, il flusso tranquillo della notte di un tassista è

scandito da una dosata mescolanza di ripetizione, improvvisazione

e sorpresa: con il primo cliente, una giovane procuratrice (Jada

Pinketts Smith) lo scambio è intimo, la scena toccante. Poi irrompe

Vincent, il secondo cliente e Mann raddoppia la scena precedente.

Lunga discussione all’interno del taxi in cui i personaggi si svelano:

uno è un manipolatore crudele e raffinato, l’altro un ingenuo

facilmente manipolabile. Pausa, il film si sospende brutalmente:

mentre Max attende Vincent dopo un appuntamento, un corpo

piomba sul taxi. La prima vittima.

Parte allora il movimento centrale, la complessa relazione padrone/

servo tra i due protagonisti e la lunga cavalcata omicida. Tutto il

film fluttua tra questi estremi: la ballata lounge e notturna nei

meandri profondi di Los Angeles - la city in tutti i suoi sobborghi e

anfratti, restituiti in maniera sublime dal supporto digitale e dalla

regia di Mann - e il ritorno alla meccanica del genere thriller con le

sue improvvise velocizzazioni spettacolari.

La grande forza del film sta nel rifiuto da parte del regista di

concentrarsi sulla relazione “predatoria” tra Vincent e Max. Poteva

ricavarne una semplice metafora della lotta di classe e invece fa

vacillare i limiti che separano il buon borghese afroamericano dal

wasp sociopatico uscito da un romanzo di Bret Easton Ellis.

Per Michael Mann il film si riassume essenzialmente in un

bazar 10 2004 visioni di roberto pisoni 9

Thriller story nella città di quarzo

“C’è più ricerca visiva

in cinque minuti di

Collateral che in tutti gli

altri film visti all’ultimo

festival di Venezia…”

(uno spettatore anonimo)

problema di messa in spazio del racconto. Nella prima parte del

film l’abitacolo del taxi è l’unica location del balletto vampiresco: in

primo piano, a destra dell’inquadratura, Max guida guardando quasi

nell’obbiettivo, dietro, a sinistra, Vincent conduce la danza. La regia

gioca con gli effetti di simmetria che sfruttano le potenzialità della

profondità di campo e così organizza i rapporti di potere. E’ solo

quando si slega una volta per tutte dal suo taxi che Max rompe la

relazione dominatore/dominato e comincia a “guidare” il film. Allora

l’ultimo terzo di Collateral si allarga ed esplode, con la formidabile

scena della discoteca e quella, splendida, nell’ufficio di Jada Pinketts

Smith che riprende il meccanismo hitchcockiano de La finestra sul cortile.

In queste scene, già pagine classiche del cinema d’azione, Mann

sfrutta le risorse del suo cinema “acquario”, iperformale, trasformando

ciascuna inquadratura in un bagno di luci, superfici, ombre semoventi

e riflessi pronti a ribaltare il corso dell’azione.

Nel lungo inseguimento finale in metro, Max e Vincent si ritrovano

faccia a faccia, immobili e spossati. Ammirevole è lo sfruttamento

da parte di Mann di un racconto classico d’oppressione e di dualità

vampiresca, utilizzando quasi esclusivamente le risorse del luogo, la

molteplicità degli spazi chiusi e desolanti di una Los Angeles fantasma.

Collateral non ridimensiona affatto l’estensione fiume degli ultimi film

di Mann, né costituisce una battuta d’arresto. E’ semplicemente una

favola dalla corrucciata morale darwiniana e dallo stile inimitabile di

un regista nel pieno della sua maturità.


10 di roberto pisoni visioni bazar 10 2004

l codice del reale

Intervista a Michael Mann

Qualcuno lo ha definito il più grande regista americano vivente, eppure

il nome di Michael Mann non stimola la stessa reverenza che la critica

nutre per Scorsese, Coppola, De Palma o perfino per il controverso

Spielberg. Più defilato dai media, meno cinefilo dei suoi celebri coetanei,

ha alle spalle una carriera poco abbagliante ma di coerenza granitica. Dopo

aver studiato alla London Film School, Mann ha realizzato documentari

e spot pubblicitari, prima di diventare sceneggiatore per la televisione,

soprattutto per la serie Starsky e Hutch. Nel 1979 firma la sua prima regia, il

telefilm The Jericho Mile, un dramma ambientato nell’universo carcerario,

e continua nel registro del poliziesco con Strade Violente (1981), primo

lungometraggio, interpretato da James Caan. Gira poi La fortezza, abile

melange tra atmosfere fantastiche e film di guerra, per tornare di nuovo al

piccolo schermo. Diventa celebre come autore e produttore di una serie

culto, Miami Vice, che lancia Don Johnson. Forte del successo, Mann è

il primo regista a familiarizzare con l’universo malsano dello scrittore

Thomas Harris, adattando nel 1986 il romanzo Red Dragon. In Manhunter

il dottor Hannibal Lecter appare al cinema per la prima volta con i tratti

di Brian Cox. Lo stile depurato e glaciale del film affascina pubblico e

critica. Dopo una nuova stagione televisiva - L.A. Takedown nel 1989, Drug

Wars: the Camarena Story nel 1990 che gli vale un Emmy Award - e una

deviazione nell’affresco storico (L’ultimo dei Mohicani nel 1992), il regista,

riconosciuto finalmente come uno dei talenti più innovativi degli anni

ottanta, torna al suo primo amore, il thriller poliziesco, orchestrando il

faccia a faccia tra due attori-monumento, Robert De Niro e Al Pacino,

in Heat. La brillante direzione degli attori e l’attenzione suprema alla

costruzione dello spazio visivo escono rafforzati anche nei due film tratti

dalla cronaca e dalla storia recente: Insider (2000) e Alì (2002). In settembre

Mann ha finalmente presentato Collateral a Venezia, dove lo abbiamo

incontrato.

Collateral più che un thriller sembra una sinfonia visiva per una

grande città: Los Angeles…Ho letto che è stato ispirato dal libro

di Mike Davis, “La città di quarzo”…

Sì, ho letto il libro di Davis, solo una trentina di pagine però…(ride). Più

che La Città di Quarzo, che è un libro notevole, mi ha influenzato la mia

percezione della città. In genere la Los Angeles che si vede al cinema è

Malibu: le palme, la spiaggia, il mare. A me piaceva mostrare invece la

City, i luoghi che conosco: Commerce, Wilmington, South Central, East

L.A. Los Angeles conta diciassette milioni di abitanti ed è, sia etnicamente

sia sociologicamente, molto composita e complessa. E’ una città

orizzontale, una metropoli infinita, dove però ti può capitare di incontrare

pisoni@bazarweb.info

dei coyote che attraversano la strada, come succede nel

film e come è capitato anche a me. E’ la città del futuro e

ne ho voluto mostrare la straordinaria ricchezza. Per ogni

scena ho cercato il background adatto o in contrasto con

quello che succede.

Come mai la decisione di concentrare tutta la storia

in una notte?

Sapevo che tipo di film avrei fatto ancora prima di trovare

la sceneggiatura. Volevo intensità dalla storia e che si

svolgesse in un arco di tempo limitato. Mi interessava

questa costrizione temporale che rende il compito della

regia analogo a quello del pilota al volante di un auto da

competizione, una compressione tale per cui ogni singolo

gesto ha una risonanza inaspettata. Poi volevo tornare al

film di genere, dopo l’attualità di Alì e Insider.

Quali “valori aggiunti” le ha dato, in termini di

linguaggio, l’uso del digitale?

La pellicola non registra ciò che gli occhi possono vedere

di notte, per questo motivo sono passato al digitale ad

alta definizione: per vedere di notte, per vedere tutto

quello che si vede a occhio nudo. La Viper FilmStream, la

telecamera che ho usato più frequentemente, consente di

avere una profondità di campo e dei colori che la pellicola

non può darti. Di notte le luci della strada e il cielo di Los

Angeles sono unici, volevo restituire la loro bellezza e la

loro ruvidezza. Quella corrosione al lavoro caratteristica

della città che potevo cogliere soltanto con il digitale.

Nei suoi film c’è un fortissimo realismo nei

dettagli, ma questo realismo sembra condurre a

un’astrazione totale dello spazio e del tempo…

Ogni volta che affronto un progetto devo partire

dalla realtà. Faccio sempre molte ricerche sui luoghi, i

personaggi, il lavoro che fanno. Il personaggio di Vincent

è ispirato a una serie di criminali veri… Poi una volta

che questi dati reali mi convincono, mi sento libero di

modificarli, variarli, ricrearli. Una cosa è certa però: i

miei film devono molto di più a ricerche sociologiche o

criminologiche che ad altri film.


pisoni@bazarweb.info

La lunga guerra sul

set di Spartacus

bazar 10 2004 visioni di roberto pisoni 11

A pochi mesi dall’uscita americana giunge anche in Italia la nuova

edizione in due dischi di Spartacus, il kolossal storico-mitologico di

Stanley Kubrick. Il film è stato restaurato minuziosamente (è presente

addirittura una traccia italiana in DTS 5.1) e offre una strepitosa

quantità di extra (tra gli altri i commenti audio del produttore e attore

Kirk Douglas, di Peter Ustinov, dello scrittore Howard Fast, del

produttore Edward Lewis, l’analisi scena per scena dello sceneggiatore

Dalton Trumbo, lo storyboard originale del designer Saul Bass, i

disegni di Stanley Kubrick). Attraverso le diverse voci e i torrenziali

racconti dei testimoni diretti è possibile finalmente ricostruire, una

volta per tutte, la sofferta gestazione e la burrascosa realizzazione

del film che Kubrick non amava includere nella sua filmografia.

L’idea di trasferire sul grande schermo Spartacus, il romanzo

di Howard Fast risale al 1957. Kirk Douglas, che aveva letto la

sceneggiatura di Ben Hur, voleva interpretarne la parte principale. Il

regista William Wyler (con cui l’attore aveva già girato Detective Story

nel 1951), gli propose il ruolo di Messala, il “traditore”, che Douglas

rifiutò sdegnosamente, lasciando campo libero a Stephen Boyd. Alla

fine dell’anno, Edward Lewis, il produttore delegato che lavorava

per la società di produzione di Douglas, la Byrna, gli sottopose il

romanzo Spartacus. Esaltato, l’attore ne opzionò i diritti e lo propose

alla United Artists, casa di produzione che si era arricchita anche

grazie alla sua interpretazione ne I Vichinghi, 1958, che Douglas aveva

anche coprodotto. La United Artists rifiutò il progetto, sostenendo

di avere in produzione una sceneggiatura pressoché identica, The

Gladiators con Yul Brynner. Il film, che doveva essere diretto da

Martin Ritt, non vedrà mai la luce. Furioso, Douglas sottopose allora

il progetto alla Universal, che accettò con la pretesa di avere una

sceneggiatura più completa, un cast prestigioso e di imporre il regista.

Douglas affidò la scrittura della sceneggiatura allo scrittore del libro,

Howard Fast ma il risultato fu un vero disastro (secondo le parole

di Kirk) e l’incarico venne girato a Dalton Trumbo. Quest’ultimo,

ancora sulla lista nera “anti-comunista” del senatore McCarthy, non

poteva firmare il film a suo nome e lavorò sotto lo pseudonimo di

Sam Jackson durante tutta la produzione di Spartacus. Douglas

completò rapidamente il casting e strinse i contratti con Laurence

Olivier (con cui aveva già girato Il Discepolo del Diavolo nel 1959),

Charles Laughton e Peter Ustinov. Al contrario, trovare l’interprete

femminile fu un problema quasi insormontabile. Dopo il rifiuto o

la defezione di Ingrid Bergman, Elsa Martinelli e Jean Simmons, la

scelta cadde su una perfetta sconosciuta di origini tedesche, Sabina

Bethmann. Anche per il regista ci fu indecisione, così vennero

snocciolati i nomi di David Lean e Martin Ritt, finché la Universal

non impose Anthony Mann.

Le riprese cominciarono il 27 gennaio 1959. Molto presto, Douglas ruppe ogni rapporto con Anthony Mann.

Venerdì 13 febbraio, il regista venne silurato. Alcune scene girate da Mann figurano ancora nel montaggio finale

(la miniera iniziale e la scuola dei gladiatori). Lo rimpiazzò un “giovane figlio di puttana” di nome Stanley Kubrick,

allora trentaduenne, che Douglas aveva contribuito a lanciare, producendo e interpretando nel 1957 Orizzonti di

Gloria. La produzione si riorganizzò e l’attrice Sabina Bethmann venne sostituita dalla più quotata Jean Simmons.

Kubrick si trovò a gestire una situazione tesissima, innanzitutto aveva a che fare con attori-registi che avevano

le loro idee sulla messa in scena. Soprattutto Laurence Olivier si lamentò con Douglas per l’inesperienza del

giovane regista, rimpiangendo in continuazione la partenza di Mann. Laughton, invece, chiese a Ustinov di

riscrivere alcuni dialoghi, mentre Douglas proponeva sistematicamente delle posizioni diverse per la macchina

da presa. In più il tournage ebbe continue interruzioni: Jean Simmons dovette essere operata, Tony Curtis si

danneggiò il tendine di Achille durante una partita a tennis e Kirk Douglas venne colpito da un virus. Girato

in 167 giorni (6 settimane soltanto per la scena della battaglia finale), Spartacus esce sugli schermi americani

il 7 ottobre 1960. Kubrick, allora sotto contratto con Douglas, non riconobbe il film nel suo montaggio finale

di 184 minuti. Il regista da questa esperienza impara una lezione che non dimenticherà mai: d’ora in poi

esigerà per contratto di avere il final cut su tutti i suoi film. Nonostante Spartacus sia un buon successo al

botteghino non riuscirà mai a rientrare dei folli costi di produzione. Il film uscirà una seconda volta al cinema

nel 1991, con una versione più lunga di 14 minuti. In particolare è stata reintegrata la splendida sequenza del

corteggiamento omosessuale tra Olivier e Curtis. Il suono della scena originale era andato perduto: Tony

Curtis si è ridoppiato, mentre la voce di Laurence Olivier, ormai scomparso, è stata “imitata” da Anthony

Hopkins. Nel suo libro di memorie Kirk Douglas ha dichiarato sarcasticamente: “Spartacus si è rubato tre anni

della mia vita, molto tempo in più di quello impiegato dallo schiavo Spartaco per combattere contro gli eserciti romani”.

Spartacus, 2 dischi, Universal, 23,90

DVD


12 visioni.in pillole di alessandro benvenuti bazar 10 2004

www

Il nostro lato ridicolo

Pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio

qualsiasi cosa accada. La comprendo meglio, e così non riesco + a

prendere posizione su nulla…

Viaggiavo. Ascoltavo distrattamente per radio una canzone

di Lucio Battisti. Il testo era di Panella, il paroliere della sua

seconda stagione d’autore. Così ho pensato che una volta

liberatosi di Mogol, il povero Lucio, prima che la sua vita

finisse prematuramente, in effetti aveva ricominciato a vivere;

a divertirsi, a giocare con la musica con una libertà gioiosa,

quasi pericolosa. Non so quanto ci sia di vero in questa mia

impressione - non conoscendo niente dei loro rapporti umani e

professionali - ma all’improvviso il celebrato Mogol mi è apparso

come un catenaccio, un dolore di testa, un cibo indigesto, un

limite insopportabile. E molte di quelle canzoni che hanno fatto

da colonna sonora alla mia gioventù mi si sono seccate sui rami.

E i sentimenti che parevano rappresentare con tanta poetica

precisione i nostri stati d’animo di allora, mi sono parsi dei calcoli

matematici e insinceri costruiti a tavolino per infinocchiarci.

Secondo me Mogol non è ciò che ci è sempre sembrato.

Naturalmente è solo un pensiero mio... Ma tu guarda però cosa

succede ad ascoltare distrattamente la radio.

Anni fa ebbi dei problemi analoghi con Dio, (fra i due, penso che

sarà più facile per me sbarazzarmi di Mogol!). Era il 20 agosto.

Erano le 10,30. Ritornando da Subiaco, una volta passato il

casello autostradale di Lunghezza (Roma est) ho sentito il bisogno

di fermarmi accostandomi alla massicciata del piazzale. Alla radio

parlavano di temi astronomici. Allora ho pensato che il sole è una

immensa palla di benzina che brucia consumando se stessa piano

piano. Fra 4 miliardi di anni il sole a un tratto morirà. Nel farlo

si gonfierà fino all’orbita di Giove e uno spasmo celeste brucerà

tutto ciò che troverà sul suo cammino. E Buster Keaton, i Beatles,

Mozart, Beethoven, Leonardo da Vinci, sarà come non fossero

benvenuti@bazarweb.info

mai esistiti, perché nessuno potrà più ricordarli. L’eternità non si

addice all’uomo. E vedevo quelli che, pagato il pedaggio, passavano

pestando sull’acceleratore per guadagnare la corsia di sinistra prima

della macchina successiva. Non si volevano far fregare insomma. Che

se ne stesse dietro quello della Opel corsa, o della Renault Megane.

Ognuno, viaggiando, si raccontava una storia e sorpassava gli altri

con uno scopo preciso. Chissà chi si crede di essere la gente. E poi

guardavo il sole. La nostra fonte di vita. La nostra pila con tanto di

data di scadenza. E ho pensato che magari un piantino me lo potevo

anche fare. Poi, l’indomani avrei ricominciato a non pensarci più. E

avrei visto le figlie crescere sperando per loro ogni bene possibile.

Ma mi fa tenerezza. Mi fanno tenerezza le nostre presunzioni. Se ne

avessi il potere forse ammazzerei un bel po’ di gente. Lo farei perché,

non so come, qualcuno mi ha instillato un senso di giustizia. Lo farei

credendo di essere nel giusto. Ammazzerei quel tre per cento di

imbecilli che ci sono fra i cristiani e fra i mussulmani. Poi ammazzerei

gli imbecilli ebrei. Per gli indù non ho una posizione precisa. Penso

però che loro non li toccherei. Li terrei d’occhio lo stesso, ma all’inizio

mi dedicherei più a quelli che ho detto.

Poi ho fatto un respiro profondo. Sto invecchiando. E’ normale. E

pur diventando sempre più intollerante, riesco a tollerare meglio

qualsiasi cosa accada. Mi sembra di essere maggiormente in grado di

comprenderla, e perciò non riesco più a prendere posizione su nulla.

Ma non mi sto anestetizzando. Rido di più. E delle tragedie vedo il

lato ridicolo. L’uomo è ridicolo: basta guardare il destino sempre più

televisivo che si è scelto. Ho avuto pietà per quelle povere creature

di Beslan. Ho tenuto i giornali che raccontavano le loro storie. L’ho

fatto perché sento il bisogno di rileggerle fra un po’. C’è qualcosa

di incredibilmente osceno fra i loro poveri destini e la complicata

semplicità che ha portato quella storia a finire com’è, purtroppo,

finita. Ma io che ci posso fare? Posso farmi i complimenti perché

finalmente il tiggì mi ha fatto piangere? Ho cercato di calarmi nei

sogni di chi è sopravvissuto e ho avuto paura. Solo questo posso

onestamente dire. Tutti quelli che condannano (o quasi) mi fanno

schifo comunque e nel loro piccolo puzzano di letame come quelli che

vorrebbero puzzassero più di loro. A tal proposito, visto che io sono

quello che parla di cinema, chi non l’avesse ancora fatto si guardi

Dogville. Non è tanto la forma, che di per se è geniale, ma sono le

parole. Splendide nel descrivere chi realmente siamo.


mottola@bazarweb.info

Il Lato Oscuro

La rappresentazione a tinte fosche del futuro trans-umano in

titoli come Deus Ex e System Shock è una “tara” che i videogiochi

hanno ereditato dalla letteratura sci-fi, in particolare da William

Gibson, il padre del cyberpunk. Nel mondo raccontato dai suoi

memorabili “Neuromante” e “Johnny Mnemonic” le persone

possono ampliare le proprie facoltà mentali, immagazzinare

dati nel proprio cervello usandolo come un hard disk e rendere

trans-umano il proprio corpo: la tecnologia del prossimo secolo

permette, ad esempio, di sfidare le leggi della natura e di allungare

la vita a dismisura, di rendere i propri arti delle armi grazie a

lame retrattili sottocutanee, di sostituire gli occhi con ben più

efficaci visori a infrarossi. I passi da gigante che la biotecnologia

sta compiendo in questa direzione rendono plausibili i racconti di

Gibson e alimentano le speranze del movimento Transumanista

per un miglioramento sensibile della vita. Ma il futuro (pre?)visto

dallo scrittore americano è ben diverso da quello auspicato

dai transumanisti: la tecnologia è ancora a portata di pochi e

l’ibridazione fra carne e silicio genera mostri (uomini simili a

macchine e macchine che iniziano a pensare come uomini). Gibson

(come Philip K. Dick prima di lui) ci avvisa dei pericoli nascosti in

uno sviluppo tecnologico che, senza etica e asservito alla legge del

profitto, rischia di diventare una gabbia che offre all’uomo, con il

cyberspazio e la realtà virtuale, una sola libertà: quella di potersi

credere altrove.

bazar 10 2004 videogiocando di giuseppe mottola 13

TRANSUMANESIMO:

Nelle trame degli sparatutto e dei giochi

di ruolo fantascientifici c’è un’overdose di

pessimismo che stroncherebbe chiunque:

invasioni aliene, intrighi di potere, società

implose, economie collassate, IA impazzite.

E i giocatori sono chiamati a risolvere la

situazione impersonando super-uomini

dotati di impianti neurali e innesti bionici.

Avete mai voluto essere come loro?

Allora siete sulla buona via per diventare

transumanisti. Il Transumanesimo è

un movimento culturale che incoraggia

il potenziamento degli esseri umani

attraverso la tecnologia. L’eroe di Deus

Ex 2 o di System Shock è un abbozzo

di ciò che i transumanisti chiamano

post-umano, un uomo potenziato

(trans-umano) che ha spinto ai limiti il

proprio auto-accrescimento: ha capacità

intellettuali e fisiche straordinarie, non

invecchia, non s’ammala e non muore.

I potenziamenti dei protagonisti di

sparatutto e gdr sci-fi sono alcuni fra

i mezzi che i transumanisti ritengono

necessari per diventare post-umani:

nanotecnologia molecolare, ingegneria

genetica, interfacce neurali, strumenti

avanzati per gestire le informazioni e

innesti bionici. Ma mentre nei videogiochi

questo accrescimento ha fini distruttivi

(uccidere meglio) per i transumanisti ha

fini costruttivi (il benessere dell’umanità).

Alcuni frutti positivi e negativi di queste

tecnologie sono ben mostrati in Alpha

Centauri: vasche di clonazione, fabbriche

di operai genetici, nanoreplicatori,

bombe quantiche, matrici telepatiche,

computer senzienti. Già, computer

senzienti. Secondo alcuni i primi postumani

saranno proprio delle Intelligenze

Artificiali. Avremo dei super fratellini al

silicio? Forse... Per saperne di più basta

puntare su http://transhumanism.org/

index.php/WTA/languages/C49.

capacità all’ennesima potenza

Metà Super-uomo, metà cow boy della Rete: è

il protagonista dei videogiochi sci-fi, presagio

di ciò che saremo

I game designer hanno trovato nel Transumanesimo

terreno fertile per sviluppare le trame dei giochi,

d’altronde biotecnologie, innesti bionici e incrementatori

di prestazione sono talmente in voga in questi anni da

rendere inevitabile la loro presenza. Nella fortunata saga

horror di Resident Evil una grossa casa farmaceutica,

la Umbrella Corporation, conducendo esperimenti

genetici per creare i soldati perfetti diffonde un virus

letale che scatena un’orda di creature ibride e zombi;

il destino del mondo è nelle mani del protagonista,

costretto a combattere contro questi nemici quasi

transumani. In Anarchy Online i transumani siamo

noi: ci possiamo potenziare con innesti sottocutanei,

nano-teconologie e poteri psichici. Ambientato in un

mondo cyberpunk chiamato Rubi-Ka, questo MMORPG

sci-fi sfrutta scenari alla Philip Dick anziché riproporre

la solita ambientazione fantasy, un regalo agli amanti

di Blade Runner. In Deus Ex 2 vestiamo i panni di Alex

Denton, agente che combatte il terrorismo con armi e

impianti genetici, i Bio-Mod, che posti in certe parti del

corpo aumentano le sue prestazioni e gli permettono di

fronteggiare ogni tipo di situazione. Per ora questi sono

solo giochi, ma un domani tutti noi potremo compiere

azioni inimmaginabili con un chip nascosto sotto la pelle.


14 di caterina gonnelli onde bazar 10 2004

Voglia di esotico: gli orizzonti di Hot Bird

Il ritorno dalle vacanze è stato traumatico? Inutile nascondersi dietro la “sindrome da rientro” di cui tutti parlano

e che immancabile, ogni anno si ripresenta tra settembre e ottobre. Non rimane che buttarsi nel marasma della

tv satellitare, che, a dispetto della tv generalista, pare non conoscere ferie. Sempre più numerosi i canali in chiaro

e a pagamento orientali, soprattutto se consideriamo che nel nostro Paese esistono più di tre milioni di parabole

adibite alla loro ricezione. Ci concentreremo su quelli a pagamento, che in teoria dovrebbero garantire una certa

qualità dei programmi anche se, come accennato in un precedente numero di Bazar, le risate nei programmi

“free”certo non mancano, soprattutto grazie ai mitici “melodrammi”. Sono 4 i bouquet asiatici a pagamento:

Zee Tv, Ary Digital, Pehla e Dish Asia Network trasmessi dal satellite Hot Bird. Zee Tv è affiancato dalla

rete tematica Zee Cinema che snocciola film coloratissimi e musicatissimi. Il merito è di Bollywood, l’instancabile

macchina cinematografica che ha da tempo ampiamente superato Hollywood nel numero di pellicole prodotte. In

arrivo anche un terzo canale nello stesso bouquet, ETC Alpha Punjabi, dove protagonista è la comunità indiana

di lingua panjabi e i suoi bellissimi turbanti, regione nota al pubblico occidentale grazie al successo della canzone

“Panjabi Music”che almeno una volta nella vita tutti abbiamo ballato e ascoltato. Pehla è il bouquet formato da

numerosissimi canali ben confezionati tra i quali Sony Tv, Geo Tv e ten Sport dedicato alle discipline sportive

asiatiche e al cricket e direttamente dalla capitale New Dehli Television per gli amanti delle news dell’ultima ora.

Ary Digital è invece il primo canale in lingua urdu con vocazione sportiva mentre Dan Dish Network, con sei canali

in lingua tamil e cingalese spazia dalla musica all’informazione, dallo sport al cinema fino all’intrattenimento. Se gli

immigrati nepalesi, pakistani, indiani, cingalesi e del Bangladesh che si abbonano a questi canali aumentano ogni

anno, gli italiani, affascinati dalla cultura e dai costumi indiani, non sono certo da meno.

Music Box Italia: il juke box del

nuovo millennio

Per chi si sente un po’ Zorro e vuole lasciare la propria

firma o semplicemente ama l’interattività ecco un canale

che fa per voi: Music Box Italia, da tempo diffuso in

Europa soprattutto dell’Est, in India e in Israele e ora

approdato nel nostro Paese. Si tratta di un nuovo canale

satellitare di intrattenimento visibile in chiaro e sullo Sky

Box al numero 821, che 24 ore su 24, trasmette videoclip

scelti in tempo reale dai telespettatori. Veloce, diretto,

è l’erede del vecchio juke box dei nostri genitori: al posto

della monetina un sms o una telefonatina, e nell’arco di un

minuto si accede al proprio videoclip preferito scelto da

una lista perennemente visibile sullo schermo. Attraverso

la selezione del videoclip ognuno diventa protagonista e

responsabile del successo di un cantante che nel giro di

poco tempo può salire in vetta alla classifica dei brani e

relativi video più scelti oppure precipitare agli ultimi posti.

L’archivio di Music Box possiede attualmente oltre 20.000

videoclip e contiene brani in oltre 15 lingue e generi.

Niente presentatori, niente pubblicità ma solo tanta,

tanta musica. Vi pare poco?

foto www.oltremara.com

gonnelli@bazarweb.info

LA TELE LA

FACCIO IO

Le tv esotiche in lingua panjabi e cingalese ci seducono con

colori e suoni. E su Music Box la musica la decidiamo noi, come

un vecchio juke box. Mentre i lettori incalliti si ritrovano su

Cult. A ciascuno la sua tele.

Leggere in tv: “Cult” e il

magico mondo dei libri

Le nuove generazioni non leggono, non

approfondiscono, divorano notizie senza ricordare,

consumano e gettano: a sentire sociologi e

intellettuali il caro vecchio libro, fatto di carta e

inchiostro, rischia l’estinzione. Tutta colpa della

tv, dicono, e in buona parte di internet. E invece,

proprio dal mondo dello schermo, arriva la smentita:

Cult Network Italia dedica uno spazio a libri,

scrittori, editori e personalità di rilievo della cultura

italiana e internazionale per soddisfare curiosità e

sete di sapere che la tv in chiaro sembra ignorare.

Una finestra sulla contemporaneità che individua gli

scrittori di oggi come i narratori del nostro tempo.

E’ proprio vero che non si finisce mai di imparare!


aldi@bazarweb.info

Generazione Cocktail

www.rai.it

Gli amanti dei trend più bizzarri si saranno certo accorti che negli ultimi anni

sono tornate di grande attualità, riproposte tout court o remixate, alcune

musiche anni ‘ 50 e ‘ 60 legate ai riti del cocktail. Si ascoltano sempre più

spesso al cinema, in televisione e naturalmente alla radio. Sono musiche

che rivelano uno spiccato gusto per le atmosfere esotiche, e che spesso

fanno parte di colonne sonore di film e telefilm di culto. E’ parte del fenomeno

lounge, attorno a cui è sorto un vero e proprio movimento. I dischi, però,

sono difficilmente reperibili sul mercato. Ma il mondo è pieno di sorprese: da

qualche anno ricercatissime selezioni di lounge, exotica, kitch groovin’ ed easy

leastening, incluse canzoni strane e incredibili, si possono ascoltare anche su

Radio Rai. La trasmissione si chiama Ultrasuoni Cocktail, ed è ideata e condotta

da Francesco Adinolfi, critico musicale e responsabile di Ultrasuoni (le pagine

musicali di Alias, il settimanale culturale del Manifesto), nonché uno dei massimi

esperti dell’argomento: è anche l’autore di “Mondo Exotica - Suoni, visioni

e manie della Generazione Cocktail”, libro uscito per Einaudi che ripercorre

la storia e ricostruisce la trama della lounge culture nei diversi ambiti della

musica, del cinema e della letteratura. La sua infinita passione, l’impareggiabile

preparazione, e la simpatica conduzione fanno di Ultrasuoni Cocktail

un programma cult per gli amanti del genere, ma anche un programma

da ascoltare in pieno relax solo per gustare un po’ di quelle affascinanti e

intramontabili atmosfere, seppure dal nostro divano (comodo ma ormai un po’

consumato…) anziché dal bordo di una piscina hollywoodiana.

Ultrasuoni Cocktail. Radio 2 Rai. Ogni sera, dal lunedì al venerdì, dalle 19.30 alle

20.00.

Con Francesco Adinolfi. A cura di Federica Trippanera. Regia di Luca Cucchetti.

bazar 10 2004 sintonie di giulia baldi 15

Tutti giù dal letto!

Comincia alle 7 del mattino una

delle trasmissioni radiofoniche

più energiche del momento. Per

curiosare con ironia tra fatti e

misfatti. A sera invece ci si rilassa

tra arte e lounge music.

Platinissima

www.deejay.it

La mattina presto siamo tutti ancora assonnati, troppo pigri e poco

lucidi. Tutti tranne Platinette! Avete mai provato a sintonizzarvi su

Radio Deejay dal lunedì al venerdì dalle 7 alle 9? Sarete trascinati

giù dal letto dall’energia della bionda più amata d’Italia, e dalla sua

capacità di informare e destare le coscienze con allegria e ironia.

“Platinissima” infatti è una trasmissione dal taglio giornalistico.

Notizie, approfondimenti, interviste e l’immancabile parere del

pubblico sono alla base di questo programma in equilibrio tra

attualità e varietà, durante il quale si smascherano tutte le cattive

abitudini degli Italiani, a partire dalla peggiore e più diffusa: “si fa

ma non si dice”. Chi vuole partecipare attivamente a Platinissima

può farlo mandando il proprio contributo con una e-mail all’indirizzo

platinissima@deejay.it. Giù dal letto!!!

Invito all’arte e urban

stories

www.radio24.it

Una interessante e utile trasmissione di Radio24-Il

Sole 24Ore è dedicata all’arte. E’ “Invito all’arte”, condotta da Adriana Fracchia. Va in

onda ogni sabato dalle 20.30 alle 21.00, e sul sito della radio è anche possibile trovare i

file audio delle trasmissioni passate, archiviati in ordine cronologico. Ascoltando “Invito

all’arte” si possono avere tante informazioni sugli appuntamenti d’arte in corso, ma anche

approfondimenti critici, curiosità e anticipazioni su mostre ed esposizioni future e iniziative

culturali in qualche modo connesse al mondo dell’arte. Non mancano, poi, notizie utili

anche da musei e sedi espositive internazionali. In sintesi una finestra sul mondo dell’arte

e degli artisti. Una finestra che inevitabilmente si apre anche sul mondo delle arti applicate,

dal design all’architettura. Insomma, ciò che di più bello ci circonda.

Ha avuto in qualche modo a che fare con l’architettura e l’urbanistica, o meglio, con la

storia e l’attualità delle grandi città, un’altra trasmissione di Radio24-Il Sole 24Ore andata

in onda tutta l’estate. Anche in questo caso le puntate passate sono disponibili sul sito

della radio, ma solo fino alla prima settimana di questo mese. Il titolo era”Urban. Eventi e

storie dalle città”. Ideata con intelligenza da Alessandro Agostinelli e da lui condotta con

sensibilità, ha affrontato temi come “le città alla moda”, “le città universitarie”, “I luoghi delle

canzoni”, “le città del divertimento”; ma anche “Le città e il Medioevo, “I centri storici”, “La

mobilità cittadina”. Agostinelli ci ha raccontato di aver riscontrato il profondo interesse degli

ascoltatori/cittadini verso programmi che discutono approfonditamente di temi e problemi

concreti e raccontano in maniera diffusa ciò che ci sta intorno. Siamo certi che è così.

Perciò, speriamo che la trasmissione prima o poi riprenda.


16 di carla romana antolini scene bazar 10 2004

Attori immobili in scene vuote

Nel tempo dell’abbondanza (di immagini e notizie) Massimiliano

Civica propone la sottrazione. Su un palco spoglio i protagonisti

sono il racconto e l’immaginazione dello spettatore.

In un oggi che abbonda di immagini e notizie, che sovrabbonda di sensazionale e di cose “da non perdere”, si ama molto un lavoro che gioca

sulla sottrazione di enfasi, immagini ed emozioni provocate da sovrapposizioni di diversi linguaggi. Nel “Grand Gugniol” di Massimiliano Civica quattro

uomini recitano tre testi del teatro del terrore di fine ottocento, tre storie che hanno come protagoniste delle donne. Qui il teatro è presente per farci

immaginare ciò che non c’è. Lo spettatore deve vedere con la mente delle donne, quando in scena ci sono solo uomini, deve ricostruire delle storie

e deve vivere personalissime emozioni, perché gli attori non ci concedono nulla se non il piacere del racconto. Anche le braccia degli attori sono

spesso conserte o poste dietro la schiena, mentre la scena è completamente vuota. In un oggi dove è protagonista la fretta, il pensiero in movimento, la

trasversalità e la multimedialità, Massimiliano Civica ci comunica il desiderio di essenzialità e di immobilità, di storie chiare e di psicologie non contorte,

pure nel loro bisogno di amore o di odio. Lo spettatore diviene protagonista e rivive le storie di donne che cercano una qualità alta della vita, che

chiedono ai loro uomini un’attenzione ai dettagli dello stare insieme. Ne “L’artiglio” una donna ha sposato un despota che non la lascia vivere, ha già

conosciuto un uomo che le fa battere il cuore e proprio quella vecchia casa decrepita abitata dal marito e dal suocero la porterà alla liberazione. Una

scala fradicia della cantina sarà fatale per il marito, e se anche la donna lo sapeva, lo fa scendere per avvicinarsi alla liberazione. In “Passa la ronda” una

carcerata farà di tutto per essere dopo molto tempo abbracciata da una guardia carceraria, ma questa, di fronte alla paura di essere punita, finirà per

ucciderla. Ne “Il ritorno” il gioco del dover immaginare si raddoppia. Infatti una donna che ha perso il marito giovane lo attende ogni sera e finge che

non sia mai morto. Da ormai dieci anni al castello si replica la farsa dell’atteso ritorno con la complicità di alcuni amici che pensano così di dare sollievo

al dolore della donna, ma anno dopo anno i complici diminuiscono, stanchi, spaventati o morti. Gli attori che raccontano le storie dando vita a immobili

dialoghi sono i bravi Andrea Cosentino, Mirko Feliziani, Antonio Taglierini e Daniele Timpano.

I testi utilizzati fanno parte del fondo “Sainati” della Biblioteca Nazionale Burcardo di Roma, e sono gli originali copioni manoscritti utilizzati dalla

Compagnia Sainati, unica compagnia italiana di Grand Guignol operante in Italia agli inizi del ‘900.

Compagnia Civica-Cosentino-Feliziani-Tagliarini-Timpano

Grand Guignol di Massimiliano Civica, con Andrea Cosentino, Mirko Feliziani, Antonio Tagliarini, Daniele Timpano

Pontedera (Pi). Generazione Pontedera Festival. Fondazione Pontedera Teatro, Via Manzoni 22. 7 ottobre. Tel. 058755720

Contro il pregiudizio

Su un palcoscenico trasformato in giardino zen l’autore e regista sino-americano Ping

Chong sa mostrarci la diversità come una ricchezza cui non dobbiamo né possiamo

rinunciare. “Undesirable elements” è definito uno spettacolo stimolante e coraggioso che

propone un interessante contraddittorio sul tema dell’immigrazione che ribalta pregiudizi

e stereotipi di cui spesso neanche ci accorgiamo. Il noto regista teatrale, coreografo e

creatore di video e installazioni è in scena con una statunitense del midwest e una del

sud, un’iraniana e una libanese. Le storie personali di questi emigranti si intrecciano e

si confondono, e dal confronto scaturisce una sorprendente condivisione di valori e

percorsi, una nuova disposizione all’ascolto e alla comprensione reciproca.

In inglese con sottotitoli in italiano, lo spettacolo in prima nazionale incuriosisce perché

l’ideatore è stato a lungo uno dei principali interpreti di Meredith Monk e perché il tema

del pregiudizio è ancora da denunciare con tutta la forza dell’arte.

Undesirable elements di Ping Chong e Talvin Wilks, con Ping Chong, Angel Gardner,

Leyla Modirzadeh, Tania Salmen e Tek Tomlinson.

Roma. Romaeuropa Festival. Teatro Palladium Università Roma Tre. piazza Bartolomeo

Roman 8. Dal 15 al 17 ottobre, ore 21.00. Info 800 795525. www.romaeuropa.net

antolini@bazarweb.info

Chicche dal RomaeuropaFestival

Al festival Romaeuropa il nuovo spettacolo di Emma Dante,

la giovane regista siciliana che si è rapidamente affermata

nella scena nazionale con MPalermu e Carnezzeria prima e

Medea poi, interpretata da Iaia Forte. Qui, in questo Vita mia

la giovane regista torna a lavorare con il suo gruppo di giovani

attori siciliani. Una madre guarda con occhi dolci e tristi i tre

figli che ha di fronte insegnandogli che la vita è il bene più

prezioso. Ma anche la vita fugge, e non si sa bene a chi è dato

restare e chi deve invece partire. La vita è una corsa intorno a

un letto e qui diviene centrale il disperato tentativo di ritardare

il più possibile questo ultimo giro prima della morte. Tra i figli

interpretati da Enzo Di Michele, Giacomo Guarnieri e Alessio

Piazza chi sarà il prescelto? Anche la madre (Ersilia Lombardo)

non ha alcun potere. Tutto è immobile: gesti, ricordi, parole di

conforto e rimorsi, e anche quell’ultimo respiro di pulsazione

del cuore che si ripete all’infinito.

Vita mia. Testo e regia di Emma Dante, con Enzo di Michele,

Giacomo Guarneri, Ersilia Lombardo, Alessio Piazza.

Roma. Romaeuropa Festival. Villa Medici. piazza Trinità

dei Monti, 1. Dal 27 al 31 ottobre. Tel. 800795525

– www.romaeuropa.net

Sempre al Romaeuropa Festival i Motus presentano una

performance video ispirata a Pier Paolo Pasolini. Scegliendo

la prospettiva di un’auto da corsa, i Motus hanno inventato

un tragitto spaziale e ideale nell’immagine in movimento per

ripercorrere l’universo percettivo marginale che ha segnato

la visione e l’opera di Pasolini. Il gruppo riminese si sofferma

su strade di passaggio, zone di accumulo e d’abbandono dei

rifiuti materiali e umani che la città tenta di espellere ma che

rimangono nella sua orbita, incubi estranei eppur familiari. In

Schema di Viaggio si percorrono le terre di nessuno che il Bel

Paese fa finta di non vedere, deserti custoditi da mostri edilizi

e post-industriali, nuove periferie che tutti attraversiamo senza

più notare, facilmente rimosse da percezione e coscienza.

Schema di Viaggio. Performance video di Enrico Casagrande

e Daniela Nicolò.

Roma. Romaeuropa Festival. Teatro Palladium. piazza

Bartolomeo Romano 8. 30 e 31 ottobre. Tel. 800795525

– www.romaeuropa.net


antolini@bazarweb.info

Phaedra’s

love: dolore e

desiderio

Una tragedia sanguinolenta

sulle note dei Massive Attack

Come per sfondamento le azioni si avvicinano sempre di

più al pubblico ineluttabilmente partecipe al gioco degli

attori che palesano l’artificio di relazioni tra i protagonisti,

tra sopraffazione e ambiguità. In una scatola bianca

Fabrizio Arcuri mette in scena il Phaedra’s love di Sarah

Kane, autrice che ci ha lasciato pochi testi che indagano

le ineluttabili voragini del dolore e del desiderio. In

quest’operazione, dove il testo è rispettato integralmente,

colpisce la capacità del regista della romana Accademia

degli Artefatti, che si confronta con un testo e con nuovi

attori (i Numeriprimi di Parma), di riuscire a rimandare

la ricerca espressiva e linguistica del testo inglese con

immaginari complessi e ricercati che guardano alla

tragedia senechiana come al grand guignol, ma anche alla

ben nota necessità di sangue e violenza che appartiene

all’oggi. Ippolito, (ben interpretato da Fabrizio Croci, in

tutta la fiacca e la non curanza di chi rimane a guardare ciò

che gli succede intorno) apre lo spettacolo tra pacchetti di

patatine, giochi elettronici, televisione e una masturbazione

consumata con noia in un calzino usato. Potentemente

fragile è Fedra che mostra da subito il suo insano amore per

il figliastro, rivelato dalla luminosità dei sorrisi della brava

Simonetta Checchia. In un imponente abito elisabettiano è

debole, quasi psicopatica, non smette mai di tormentarsi i

capelli arricciandoseli e non si interessa della figlia Strofe se

non quando il rapporto diviene la contesa delle attenzioni

di Ippolito. Tutti i personaggi sono pronti a dare consigli

su come agire e come vivere. Anche il medico (Antonluigi

Gozzi) che visita Ippolito più che fare una diagnosi,

catturato nel suo ruolo di sapiente da guanti antisettici

e borsa professionale, vomita giudizi. Strofe (Francesca

Zagaglia come una modella di Vanessa Beecroft) incita la

madre a lasciar stare Ippolito, e il prete (lo stesso Gozzi)

andando a trovare il giovane già incarcerato per farlo

pentire, preferirà assaggiare il suo sesso, sottomettendosi al

suo potere più che al peccato contro la religione. E per un

rapido sorriso con una leggerezza da fiction si manifestano

le tragiche conseguenze dei moralismi di ieri e di oggi.

Pareti bianche cadono dall’alto restringendo lo spazio

scenico tra musiche dei Massive Attack e Nick Cave,

mentre la tragedia si consuma nella morte di tutti i

protagonisti. Si impicca Fedra, dopo aver palesato il suo

desiderio verso Ippolito in un rapporto orale. E solo qui

arriva la prima emozione di Ippolito che annuncia “ce ne

volevano di momenti così”. Finisce a ridosso del pubblico

la scena in cui la tragedia diviene più sanguinolenta, dove

Teseo (Rocco Antonio Bucarello) uccide entrambi i figli e

si recide la gola con una lametta che sparge sangue tra le

molte bambole, cadute dall’alto, con cui il re attua una

fisicissima battaglia.

Phaedra’s Love di Sarah Kane. Con Simonetta Checchia,

Fabrizio Croci, Antonluigi Gozzi, Francesca Zagaglia. Regia

di Fabrizio Arcuri

Bologna. Cassero. Via Don Minzoni 18. 3 e 4 ottobre. Tel.

0516494416

bazar 10 2004 scene di carla romana antolini 17

Per scoprire ancora i monumenti di Roma

Purtroppo solo fino al 2 ottobre per il romano Festival Esplor/Azioni, diretto da Gioia

Costa, sulle Terrazze dei Mercati di Traiano, Iaia Forte darà vita a una delle voci

emblematiche di Roma: la scrittrice Elsa Morante. Ogni creazione proposta dal festival

è infatti legata a Roma. Ogni appuntamento permette di “esplorare” un luogo con

la guida degli attori, all’interno di un evento unico, costruito per la rassegna. Esplor/

azioni risponde inoltre a una volontà del teatro contemporaneo: cercare in altri spazi

nuovi modi del racconto teatrale. E’ la risposta a un desiderio degli artisti, suggestionati

dall’assenza di confini fra loro, l’opera e il pubblico. In questa quinta edizione gli

artisti restituiranno vita a personaggi del passato che, in forme diverse, hanno abitato il

luogo scelto per la rappresentazione, aprendosi alle parole e all’anima di grandi figure

dell’arte e della letteratura. Attraverso schegge della “Storia” Iaia Forte ricostruirà la

visione che ella aveva della città eterna. Nelle pagine della Morante, le passeggiate di

Ida nel ghetto, veder Roma con gli occhi di un tenente tedesco, o, ancora, ammirare in

una folata di vento Piazza del Popolo, Piazza Venezia, Via Veneto, il Gianicolo, Piazza

Navona, San Pietro, sono l’occasione per scoprire una seconda città dentro la prima e

ammirare con nuovo sguardo le strade, le piazze, le proporzioni e i colori di pietre che

richiamano alla loro ombra il mondo intero.

Iaia Forte – Elsa Morante

Roma. Esplor/azioni. Terrazze dei Mercati di Traiano, via IV Novembre 94. Fino al 2

ottobre. Tel. 0677591443


18 di carla romana antolini scene bazar 10 2004

Tempus et corpus

La quotidianità del vivere, il tempo che fugge, la misteriosa

inconciliabilità tra la nostra interiorità e lo scandire dei

minuti. E poi il corpo, sublime completamento della

creazione. Tra danze e nuove tecnologie video.

Danza und Tanz

Crown of Creation

Il teatro è uno strumento sensibile con

cui prendere atto di trasformazioni che

avvengono nel tessuto sociale. Succede

a Torino fino al 7 ottobre con la rassegna

La via del mito - dall’India all’Europa. A dare

corpo e voce al mito, a interpretarlo con

modalità e discipline differenti, sono tre

spettacoli appositamente creati per l’Espace.

A ottobre Raphael Bianco, coreografo

e danzatore di origine indiana, firma le

coreografie di Crown of creation (dal 3 al

7 ottobre), spettacolo in prima assoluta

che esplora l’idea indiana del corpo come

momento finale e assoluto della creazione,

intrecciando la danza alle nuove tecnologie

video. Crown of creation è la definizione

che il filosofo indiano Sree Aurobindo

dà del corpo umano, ovvero corona,

completamento sublime della creazione.

A differenza della visione occidentale

giudaico-cristiana, il corpo in India è

concepito ancora oggi (almeno per gli indù)

come veicolo privilegiato per raggiungere

il trascendente ed entrare in contatto con

l’essenza più segreta dell’universo. E’ da

questa dimensione corporea che Bianco

affronta il tema della rassegna La via del Mito

– dall’India all’Europa, evitando di portare in

scena folcloristicamente danze indiane e

costumi, tanto meno musiche tradizionali,

che spesso non si prestano a un lavoro

contemporaneo, poiché troppo vincolanti

e legate a manifestazioni tradizionali del

costume e della religione indù.

Bianco lavora, dunque, su corpo, mito e

violenza. E se mentre per il corpo e per

la violenza il discorso è apparentemente

più semplice, poiché sono presenti oggi

come nell’antichità, il mito o meglio una

meditazione sul mito e la poesia in tutte le

sue forme diviene il nucleo più interessante

di questo progetto.

La via del Mito – dall’India all’Europa.

Espace. Via Mantova 38, Torino. Fino al 7

ottobre. Tel. 0112386067

Il festival Danza und Tanz che mette da cinque anni a confronto la danza italiana e la danza tedesca ad ottobre sarà al Teatro del Campo

Barbarico, nuovo spazio nato da un edilizia postindustriale pensato per il teatro e la danza, dopo aver abitato a Roma il Teatro Vascello e il Furio

Camillo. Qui il 4 e 5 ottobre il gruppo berlinese Blicke propone nella stessa serata “Beziehungsweise” per due danzatori e “Ueber die Bewegung”

un assolo in prima nazionale. Blicke è un gruppo che unisce alla tradizione del Tanztheather l’antica arte del movimento giapponese Kinomichi. I

temi ricorrenti delle loro ultime creazioni affrontano la quotidianità del vivere attraverso un teatro fatto di piccole storie che s’intrecciano nel

contesto coreografico. Nello stesso spazio a seguire anche le due compagnie romane che organizzano la rassegna. Travirovesce con Memoria Zero

propongono in prima assoluta Appuntamenti in Nero, indagini di musica e danza che si interrogano sui significati della parola stile. In circostanze speciali

(l’oggi) si formerà uno stile irriconoscibile, somma e negazione di tutti gli altri stili, determinato dalle scelte quasi imposte dal frastagliamento e dalla

poliedricità della realtà contemporanea. Sono tre appuntamenti : “O’WATT - Come liberarsi dei fili per diventare elettrici”; “ZUPPILIA - Come

crescere in altezza ignorando l’acustica” ; “VIBRASLAP - Composizione in forma scomposta di quattro danze concrete”. I Sistemi Dinamici

Altamente Instabili propongono Tonine, dove in quattro diversi paesaggi il corpo rimane il luogo di attraversamento e sconfinamento per

popolare di visioni l’immaginario reale. Quattro corpi abitano lo spazio delle proprie particolari ossessioni; corpi soggetti alla mobilità precaria cui li

spinge una naturale condizione di spaesamento. La partitura elettronica originale dei Surya.Lab, sostiene gli ambienti abitati dalla danza, interviene

sull’aleatorietà strutturale che rimane una scelta, per una coreografia dichiaratamente aperta, esperienza viva. Le immagini in movimento di Riot

generation video, raccolgono i corpi, costruiscono l’ambiente della danza ma privano anche il corpo del senso di appartenenza, per abbandonarlo,

perso nelle logiche emotive di un ambiente solitario fatto di visioni autonome.

Danza und Tanz, Teatro del Campo Barbarico. Via Anicio Paolino, 27 Roma. Dal 4 ottobre al 9 ottobre ore 21,30 Tel. 0697616026

Tempus fugit

Dal Festival D’Avignone arriva a Roma con Il Romaeuropa Festival anche Tempus fugit di Sidi Larbi Cherkaoui. Il

tempo è, come dimostra il titolo, il tema principale del nuovo lavoro del regista e coreografo marocchino che si è rivelato

lo scorso anno al pubblico romano con Foi. Qual è il nostro rapporto con il tempo? Ogni cultura interpreta e concepisce

questo dimensione apparentemente universale in modo diverso. Cherkaoui, partendo dalla sua personale esperienza di

confine fra due civiltà distanti (è belga ma di origini marocchine), ci racconta come l’esperienza temporale partecipi della

nostra concezione del mondo. Dieci danzatori in scena ci rivelano un misterioso orologio a volte dissonante e inconciliabile

con una realtà interiore che ci fa apparire estranea e irriducibile. Sidi Larbi Cherkaoui e i danzatori de Les Ballets C. de la

B. utilizzano i loro corpi come un nuovo strumento per conoscere il tempo: un tempo che vive sempre diacronicamente,

scandito da ripetizioni, misure ed emozioni che definiscono la sua forma e lo trasformano in ricordo di attimi perduti.

Tempus Fugit. Ideazione regia e coreografia di Sidi Larbi Cherkaoui. Romaeuropa festival. Teatro Argentina. largo di Torre

Argentina 1, Roma. Dal 7 al 10 ottobre. Tel. 800795525 – www.romaeuropa.net

antolini@bazarweb.info


loverso@bazarweb.info

Cara Eugenia,

bazar 10 2004 scene.salmoni di enrico lo verso 19

Quando si dice grazie

Riconoscere un maestro, un amico, una guida, un compagno.

E sapergli dire grazie per quanto ci ha regalato.

la voglia di ricordare, l’amore per un Maestro, un amico, un compagno è stata la molla di uno spettacolo a Roma,

ai Giardini della Filarmonica. Non conoscevo (lo ammetto) Pino Passalacqua. Come al solito sono andato a

teatro pensando di vedere qualcos’altro. Credevo che avrei assistito a una serata di favole per bambini lette da attori

in sostegno del CIAI (Centro Italiano Aiuti all’Infanzia) che patrocinava la manifestazione. Ma la maggior parte di

coloro che erano lì testimoniavano l’amicizia, l’affetto, la riconoscenza a una di quelle, sempre più rare, persone in

grado di dare tanto a chi gli sta vicino. Senza fare clamore, strepiti, senza sopraffare, prevaricare. Uno scrittore, regista,

insegnante di recitazione. Sono sempre tante e diverse le ragioni che spingono a salire su un palcoscenico. Qualcuno,

quella sera, sarà anche salito in cerca della ennesima passerella e occasione di essere notato. Ma quello che mi è

sembrato di vedere negli artisti che lo hanno ricordato era l’orgoglio di definirsi allievi. Il piacere e l’umiltà

di riconoscere un maestro. Credo che la forza più grande quando sei su quelle tavole provenga dall’umiltà. Alcuni dei

suoi allievi di Accademia (Nazionale d’Arte Drammatica) hanno letto una cosa molto bella, scritta da loro, sul senso

e il modo di stare in scena. Iniziava con un fortissimo NOI. Affermavano l’importanza del Noi contro l’egemonia

dell’ IO. L’importanza di passarsi la palla. Probabilmente da queste idee derivava la loro forza e serenità sulla scena.

Lo spettacolo, più che una performance era una piacevole serata tra amici con canzoni, musiche, filmati, danza e

ovviamente pezzi recitati da artisti che erano stati vicino a Pino Passalacqua. Abbiamo visto Rubini, Diberti, Di

Stasio, Rigillo, Sofia Ricci, e tanti altri. E abbiamo riso con gli aneddoti e l’improbabile romanesco di Gregoretti e con

Franca Valeri, che con il suo stile inconfondibile (tra parentesi: è la più citata nelle scuole di recitazione) ha riportato

l’attenzione sull’infanzia.

Caro Enrico,

ancora grazie delle tue parole, rendono me e il giornale su cui scriviamo più ricco. Di quello che racconti più di tutti

mi tocca il tuo sguardo amoroso sul sentimento della gratitudine. Anche per me la gratitudine è un sentimento

importante. Oltre che utile. Mi pare un modo profondo di trattenere dentro di sé un’esperienza che ci è servita, ci

è piaciuta o ci ha giovato, un modo per farla rivivere sempre. Forse è proprio attraverso la gratitudine che si diventa

completamente eredi delle cose, padroni e custodi di un qualcosa che poteva esaurirsi e invece si traduce in nuove

vicende. Credo anch’io come te che il NOI sia più forte dell’IO. Ma non in un senso morale o gerarchico, piuttosto

perché l’unione fa la forza e in squadra si possono compensare tante singolari mancanze. Credo che saper dire

“grazie” è prima di tutto un atto di intelligenza e di senso storico: è la capacità di comprendere che mantenere in piedi

un archivio di conoscenze ed esperienze ci rende più ricchi e meno soli. E’ un po’ come preferire la generosità al

narcisismo. Ha senso!


murru@bazarweb.info

Esplorazioni musicali

Keith Jarrett

The Out Of Towners

Ecm Records

Nell’estate del 2001 al Teatro

dell’Opera di Monaco si esibisce sul

palcoscenico un trio da leggenda. 20

anni di attività insieme e di continua

esplorazione musicale nel mondo del

jazz, creatività e classicità jazzistica

al servizio dell’arte. Lo straordinario

trio in questione, composto dal leader

Keith Jarrett al piano, Gary Peacock

al basso e Jack DeJohnette alla

batteria, decide solo ora di pubblicare

quel concerto di 3 anni fa. Un disco

eccellente per una performance di

primo piano in cui va segnalata prima

di tutto la strepitosa versione di I Love

You eseguita in assolo al piano da

Jarrett e poi la vibrante e bellissima

versione blues lunga ben 18 minuti

di The Out Of Towners che dà anche

il titolo al disco. Il concerto continua

alternando pagine di storia del jazz

tra l’antico e il moderno e finisce con

una straordinaria interpretazione di

It’s All In The Game suonata in assolo

da Jarrett, cosa che non faceva da

molto tempo, e che lascia senza fiato

per intensità e dolcezza di suono.

Ennesimo capolavoro intimista del

genio di Jarrett e nuova conferma,

se mai ce ne fosse ancora bisogno,

dell’alchimia perfetta che regna tra i

tre artisti.

Bjork

Medulla

Universal

Gemiti, lamenti, dolore, sofferenza, piacere.

L’animo umano scandagliato in lungo e largo.

Bjork ci offre quanto ha di più intimo, il suo

midollo e tutto quello che vi è dentro. Da qui,

dal midollo, nasce anche il titolo del quinto

album solista dell’artista islandese, Medulla.

Difficile parlare di questo nuovo lavoro di

Bjork che abbandona quasi completamente

il pop sperimentale e alieno di Homogenic

e Vespertine, i suoi consueti arrangiamenti

elettronici, mettendosi in gioco ancora una

volta senza compromessi, con un coraggio e

una sensibilità senza pari, fuori dalle

mode e dal suo passato, donandoci

un lavoro ostico e duro. Cori di

ispirazione classica, parti vocali in

islandese drum machine viventi e

la voce protagonista assoluta che

invade lo spazio della ritmica e della

melodia aprendo nuovi orizzonti,

lasciandoci spesso senza fiato,

come nel brano capolavoro di

assoluta bellezza Oceania. Una

personalità unica, vero patrimonio

della scena musicale, Bjork

sceglie con cura anche i suoi

compagni di viaggio: Mike Patton,

Robert Wyatt e la straordinaria

Tagaq per portarci con lei in un

viaggio destinato a chi sa aprirsi

con abbandono totale a nuove

esperienze musicali.

bazar 10 2004 suoni.recensioni di fabio murru 21

Sono quelle proposte da Bjork, che si mette nuovamente in gioco percorrendo i

sentieri impervi della vocalità. Ma anche le esplorazioni di Keith Jarrett sui tasti del

suo piano e quelle di alcune star del blues anni ’70, oggi più innovative che mai.

Suoni per ogni tempo.

Fabio Caucino

Immagini da sopra il cielo

R & G Zedde

Dopo una lunga e brillante carriera di autore

e interprete nell’area della scuola piemontese

e ligure di chansonnier e musicista di qualità,

gia fondatore dell’interessante gruppo degli

Animanegra, arriva al grande pubblico la

musica di Fabio Caucino con la pubblicazione

dell’album Immagini Da Sopra il Cielo. Il Caucio,

questo il nome con cui ama farsi chiamare

il cantautore, realizza un album interessante

e melodicamente molto bello che ricorda il

Paolo Conte prima maniera cosi come alcune

atmosfere alla Vinicio Capossela. Caucino si

occupa di scrivere sia i testi sia le musiche del

suo disco ottenendo un lavoro piacevole e

misurato che trova il suo apice nello splendido

brano Disarmante. Splendida fotografia del

suo Piemonte, nebbioso e carico di sentimenti.

Un bel lavoro, che costituisce praticamente

il suo disco d’esordio come autore e lascia

ben sperare per il futuro della musica italiana

d’autore.

Muddy Waters/dvd

Messin’ With the Blues

BMG

Da vedere e ascoltare tutto d’un fiato il dvd

che registra uno dei momenti magici della

musica blues durante il fantastico concerto

che si tenne nell’ormai lontano 28 giugno

del 1974 presso il Montreux Jazz Festival

in Svizzera. Un concerto leggendario per

gli amanti del blues, che qui videro esibirsi

alcune delle più brillanti stelle del panorama

blues di Chicago di quei tempi: Muddy

Waters, blues man considerato da molti tra

i più influenti del secolo scorso, Buddy Guy,

straordinario interprete di blues elettrico e

incredibile cantante soul nonché vero istrione

del palco, e l’eccezionale interprete blues

Junior Wells. Ad arricchire la spettacolarità

dell’evento anche il basso di Bill Wyman,

il pianoforte di Pinetop Perkins, la batteria

di Dallas Taylor e la chitarra di Terry Taylor.

Immagini di un’epoca lontana per una

musica senza tempo suonata da alcuni dei

suoi figli più sensibili in un crescendo che

emoziona. Una preziosità da custodire con

cura.

Le conseguenze dell’amore

Radiofandango

Dal bel film di Paolo Sorrentino, che racconta

una storia di umana solitudine, segnaliamo una

colonna sonora interessante, intensa e molto

variegata che viaggia da Scary World Theory

di Lali Puna a Rossetto e Cioccolata di Ornella

Vanoni passando per un certo tipo di musica

elettronica minimalista tedesca. Un sound a volte

freddo, quasi asettico, ma che scivola qua e là

in inaspettate e vibranti melodie di viole e violini,

che riescono ad emozionare e sorprendere.

Perfettamente legata al film, la colonna sonora è

un bel lavoro di Pasquale Catalano che firma la

musica e la orchestra insieme a Giuseppe Sasso.


22 di pietro d,ottavio suoni bazar 10 2004

Zero

RADICI NEL CEMENTO

2, Padova, Sottosopra

TANIA MARIA

1, 2 Milano, Blue Note

JOE ZAWINUL

5, 6, 7, 8, 9, 10 Milano, Blue Note

Ricomincio da… Zero. Anzi da 260mila. Tanti sono stati gli spettatori che Renato Fiacchini, in arte

Zero, ha chiamato a raccolta in soli 5 concerti negli stadi quest’estate, dal San Siro di Milano al

Bentegodi di Verona, dal Franchi a Firenze all’Olimpico (due volte) di Roma. Un successo imponente,

iniziato negli anni Settanta e che raramente ha conosciuto battute di arresto. Un concerto che prende

spunto dalle ultime canzoni del recente album Cattura, prima fra tutte A Braccia Aperte, per poi riaprire

quell’enorme scrigno fitto di capolavori scolpiti nell’immaginario collettivo che vanno da Il carrozzone

a Spalle al muro, passando per Madame, Triangolo, No Mamma No, Il Cielo, Mi vendo… Da alcuni

anni Renato veste i panni dello chansonnier che con grande gusto rilegge in chiave orchestrale le sue

pietre miliari, avvolgendo tutti i frammenti sullo scheletro di un recital che “cattura” masse sconfinate

di zerofolli. Uno show kolossal, sempre arricchito da schegge di danza e di teatro, ma senza mai

perdere il filo del discorso anticonformista di quel Renato Zero che prima esordiva al FolkStudio e

che presto iniziò a cantare di fronte alle masse sotto ai tendoni di Zerolandia. E ormai il Re dei sorcini

è una vera e propria maschera dello spettacolo, un totem della canzone d’autore che riesce nella

rara acrobazia di coniugare musica di qualità e grandissimi numeri. Il nuovo tour, “Il sogno continua”,

promette di polverizzare nuovamente ogni record, ed è il più lungo in assoluto tra quelli annunciati che

si snoderanno nei palasport di tutta Italia. E allora… tre, due, uno…Zero: il concerto va a incominciare.

LE DATE: 16 Genova, Mazdapalace; 18 Milano, Filaforum; 21 Torino, Mazdapalace; 26 Padova,

Palasport; 30 Pesaro, Palasport; 2/11 Roma, Palalottomatica; 5/11 Firenze, Palasport; 11/11 Bologna,

Palamaguti; 16 Eboli (Sa), Palasele; 19 Caserta, Palamaggiò; 21 Barletta, Paladisfida; 24 Reggio

Calabria, Palapentimele; 26 Palermo, Palasport; 28 Acireale (Ct), Palasport.

INFO: 0276113055

FRANCESCO GUCCINI

8 Torino, Mazdapalace; 15 Firenze,

Palasport

FIORELLA MANNOIA

16 Padova Palazzetto dello Sport; 18

Firenze, teatro Saschall; 21 Roma,

Palalottomatica; 23 Bari, teatro Team;

28 Torino, teatro Colosseo

PROZAC+

21 Milano, Rolling Stone

PATTI SMITH

27 Roma, Auditorium Parco della

Musica

ANASTACIA

28 Milano, Forum

DIANA KRALL

28 Milano, teatro Smeraldo

MAROON5

28 Milano, Alcatraz

Zufest

dottavio@bazarweb.info

Dallo show kolossal al festival autoprodotto

Mentre a Genova parte il nuovo show di uno degli chansonnier più anticonformisti

della storia musicale italiana, da Bologna si snoda un festival autoprodotto da uno dei

gruppi di punta della controcultura italiana.

Dopo i dischi e i concerti autoprodotti, ecco il festival autoprodotto. Si chiama

Zufest, appuntamento biennale organizzato dagli Zu per presentare in tre città

italiane i suoni che più li hanno colpiti. I romani Zu, all’attivo 6 dischi e 500

concerti in tutto il mondo in 5 anni di attività, sono uno dei gruppi musicali di

punta della “controcultura” italiana, forti anche di collaborazioni di prestigio

come quelle con The Ex, Damo Suzuki dei Can, Guy Picciotto dei Fugazi.

E dopo l’ultimo album “Radiale”, gli Zu stanno lavorando a un nuovo cd

composto insieme ai newyorkesi hip hop Dalek. L’idea del Zufest ha preso

corpo da un paio di anni, ma solo stavolta la kermesse varca i confini della

capitale e sbarca anche a Bologna e Milano. Complici degli Zu in tutte e tre le

occasioni saranno i Lightning Bolt e Mats Gustafsson. I primi sono un autentico

caso: i Sonic Youth hanno deciso di aprire in incognita (annunciati solo come

“special guest”) il loro ultimo tour americano. Una sorta di passaggio del

testimone: i Sonic Youth hanno poi spiegato che i Bolt sono adesso quello

che loro erano negli ‘80, cioè l’ultima frontiera del suono. La giovane band

americana è infatti rumore ed emozione, dance floor fury e sinfonie intricate di

lavatrici scricchiolanti, furia dissonante e velocità inaudita. Brian Chippendale

(batteria) e Brian Gibson (basso) suonano insieme dal 1995, anche se

all’epoca dividevano la scena con altri musicisti. Quello dei Sonic Youth è un filo

conduttore che porta anche a Mats Gustafsson: la più nota band di noise-rock

sta incidendo un intero album di cover del sassofonista europeo. L’artista, tra i

più in vista degli ultimi anni nella scena free-jazz, vanta un suono e un attitudine

punk che lo ha fatto accostare al miglior John Zorn.

LE DATE: 8, Bologna (TPO), 9 Roma (Acquario Romano), 10 Milano (Cox 18)

INFO: 3204092413


amoruso@bazarweb.info

Roma, avamposto della canzone

d’autore emergente. Filippo Gatti,

Pinomarino e Riccardo Sinigallia i

nuovi rappresentanti di quella scena

impegnata, cupa e intimista che ha

da sempre contraddistinto il migliore

cantautorato nazionale

Sarà la bellezza monumentale di Roma e la suadente malinconia che traspira dal

Tevere. Sarà il fascino delle luci gialle e il vuoto candore delle sbiadite periferie

notturne, fatto è che lo spirito intimistico e passionale che in genere emerge dalla

figura di un cantautore ha sempre trovato terreno fertile nella città eterna. Qualcuno

ha cantato i suoi luoghi, la sua storia: grande e piccola. Per altri, le strade della città

sono state una via di passaggio, uno dei tanti possibili transiti in cui riflettere le

proprie emozioni. Così è per Filippo Gatti, Pinomarino e Riccardo Sinigallia, che

proprio da Roma rilanciano quello stile personalissimo, impegnato e intimista, che è

sempre stato un marchio indelebile per molti cantautori italiani del passato.

Artisti la cui musica nasce prima di tutto dalle parole, dall’opportunità di diffondere

Selezioni elettroniche al Roma

Europa festival

Per questo mese, il Roma Europa Festival presenterà tre

importanti appuntamenti di musica elettronica. Si comincia il

6, al Palladium, con Thomas Knak alias Opiate, che vanta una

precedente collaborazione con Bjork. Bassi avvolgenti e sezioni

acustiche, questo il set che il dj di Copenaghen, considerato un

pioniere del sound glitch-dub, metterà in scena. Il 16 ottobre, al

Brancaleone, serata dedicata alla Kompakt Night, storica etichetta

di Colonia che ha avviato le sperimentazioni dell’electromusic.

A onorare la causa l’emissario Reinhard Voight, Superpitcher,

e le selezioni visuali della Ddg, nota video crew romana. Il 20

ottobre si esibiranno sul palco del blasonato Auditorium Dj

Spooky e Pansonic. Paul D. Miller (aka Dj Spooky) è un artista

concettuale, scrittore e musicista che vive e lavora a New York.

Per l’occasione presenterà Rebirth of a Nation, remake sonoro del

capolavoro del cinema muto di D.W. Griffith, Birth of a Nation,

icona contraddittoria e celebrativa dell’America. A seguire i Pan

Sonic, il duo finlandese formato nel 1994 da Ilpo Vaisanen e

Mika Vainio. Affermatisi nella scena techno sperimentale con

un’inconfondibile tocco minimalista, il loro sound è molto legato

all’interazione con oggetti e situazioni reali.

Per info sulle location: www.romaeuropa.net

FESTIVAL

bazar 10 2004 suoni di marcello amoruso 23

Stile intimista e fatica

sensi piuttosto che estetizzare tecnologie, esibire virtuosismi tecnici o inscenare stucchevoli

ammiccamenti. Tutti e tre vantano una lunga e faticosa carriera alle spalle, un successo

sudato, teso all’inesorabile accoglimento di un raffinato pubblico. Filippo Gatti dopo tre

cd realizzati con la precedente band, Eletrojoyce, decide di continuare da solo il suo percorso

artistico, e nel 2003 celebra l’esordio solista con Tutto sta per cambiare (Sony). Pinomarino,

raffinato pianista, trascorre i primi anni nel sottosuolo musicale romano, lavorando in

teatro e per strada, ma anche come riparatore di pianoforti. Giunge finalmente, nel 2001,

al primo contratto discografico (Nun). Con la stessa etichetta è arrivato al secondo atto

l’anno scorso, con Non bastano i fiori. Per Riccardo Sinigallia la via al successo non è stata

più semplice. Dopo aver conosciuto Francesco Zampaglione e David Nerattini, nascono

i “6 suoi ex”, inizio anni Novanta. La prima collaborazione che consacra la sua abilità

compositiva è quella con Max Gazzè nel disco La Favola di Adamo ed Eva, di cui cura

la produzione artistica. Collabora anche con Niccolò Fabi e Frankie Hi nrg, con lui gira

Quelli che benpensano e Autodafè. Quindi arriva l’esperienza poco felice con i Tiromancino,

sollecitato da Francesco (fratello di Federico Zampagliene) ad aiutare il progetto ormai

privo di vitalità. Nasce così La descrizione di un attimo (2001), ma dopo il successo il gruppo

si spacca; Riccardo, Laura Arzilli e Francesco decidono di concentrarsi sul disco omonimo

che uscirà due anni dopo.

Purtroppo il loro stile intimo, raccolto, introspettivo e in alcuni casi cupo non è stato

largamente gradito da emittenti radiotelevisive e grande distribuzione, imperniate sui

consensi di un pubblico assuefatto dalla costante proliferazione di agende patinate, dove

l’ottimismo si spreca e il pianto, quando c’è, è solo di facciata. Per una maggiore visibilità si

consigliano: www.filippogatti.it; www.pinomarino.org; www.riccardordosinigallia.it.

Il tour europeo della Jon Spencer

Blues Explosion approda il 12 ottobre al

Rainbow di Milano

La Jon Spencer Blues Explosion, la band formata insieme al chitarrista

Judah Bauer e al batterista Russel Simins, verrà a Milano il 12 ottobre a

presentare il nuovo album, Damage, uscito il 27 settembre scorso per la

Mute Records. Newyorchese, Jon Spencer è una figura controversa e

ambigua dell’immaginario blues. Da sempre accusato di aver preso troppo

da mostri sacri quali Jerry Lee Lewis, Chuck Berry, Elvis e i Rolling Stones,

per spiegare la sua musica ha usato queste parole: “il blues suonato da un

punk”. Riff blues strampalati, chitarre messe a loop e un’incalzante sezione

ritmica si incrociano sul palco in un clangore di grosso impatto.

Rainbow, via Cassiodoro 5, Milano. Info: 0248001988

TOUR


24 di fabrizio gianuario suoni bazar 10 2004

Sono diverse le formazioni, ai confini dell’elettronica

o in essa pienamente coinvolte, che sono in tour in

Italia nel mese di ottobre. Tra queste segnaliamo i To

Rococo Rot (prima foto a destra), in concerto il

1 ottobre a Brescia al Free Muzik, il 2 ottobre a Bologna

al Covo, il 3 ottobre a Milano ai Magazzini Generali, il

6 ottobre a Roma al Circolo degli Artisti e il 7 ottobre

a Torino all’Hiroshima. La formazione berlinese, che si

distingue per un’elettronica ordinata e cristallina, con

una cifra marcatamente melodica, ha recentemente

pubblicato il suo ultimo disco Hotel Morgen (Domino).

E’ il quinto lavoro discografico, che segue l’omonimo

disco di esordio del 1996 pubblicato con la Kitty Yo,

e gli album del ’97 Veiculo, del ‘99 The Amateur View e

del 2001 Music is a Hungry Ghost editi dalla City Slang.

Tutti dischi piacevoli, che mettono ben in risalto le radici

teutoniche del gruppo che, seppur senza sfondare il

muro dell’assoluta genialità, ha sempre mantenuto una

preziosa dignità musicale, dovuta alla sapiente ricerca di

fertili sonorità disegnate spesso su impianti musicali di

tipo modulare.

Richie Hawtin (seconda foto a destra),

anche conosciuto con il suo pseudonimo Platikman,

è di scena il 23 al capannone del petrolchimico di

Marghera all’interno del Festival Internazionale

di Musica Elettronica della Biennale di Venezia

(www.labiennale.org/it/musica). Con lui si esibiscono

sempre il 23 i Frame – progetto di Davide Mastropaolo

e Leandro Sorrentino che sono tra i fondatori di

Avatar_41°, un consorzio di arti elettroniche costituito

da musicisti, videomakers ed etichette indipendenti – e

Mass, al secolo Mario Masullo.

Da segnalare infine le date che l’austriaco Christian

Fennesz(terza foto a destra) terrà il 12 a Reggio

Emilia e il 13 a Milano al Piccolo Teatro Studio.

E’ sicuramente una delle formazioni più estreme del concettualismo minimale elettronico. Forse la più

nota, e questo grazie soprattutto all’energico attivismo musicale di Mika Vainio, che da diversi anni si è reso

protagonista di numerosi e importanti progetti musicali, spesso ai confini dell’installazione sonora.

Nati nel 1993 dalla collaborazione, appunto, di Vainio e del finlandese Ilpo Väisänen, i Pan Sonic, che

hanno dovuto decurtare il loro nome di una A per via di una lampante omonimia con un noto marchio

aziendale (precedentemente si chiamavano Panasonic), sono ora in tour per presentare il loro ultimo

epico lavoro discografico. Kesto, il cui termine può essere tradotto con “forza” o “durata”, è un progetto

di oltre quatto ore di musica inedita raccolta in quattro cd. Un nuovo capitolo musicale che si prepara a

entrare tra gli esperimenti più massimalisti che il gruppo abbia mai realizzato. Come si rende possibile,

infatti, coniugare gigantismo e minimalismo? Forse è più semplice di quanto si possa pensare, dal

momento che ciò che muove la musica del duo finlandese è la musica stessa. E’ il suono in tutta la sua

libertà che prepotentemente si isola e si estende per un tempo infinito. Si frammenta e si ricompone in

un gioco combinatorio e aleatorio che, teoricamente, non ha alcun limite strutturale. Non esiste infatti

forma musicale o struttura compositiva atta a contenere il concettualismo musicale di stampo minimale.

Esistono delle ‘leggi’ di trasformazione, di trasmutazione e di esplorazione di mondi sonori, ma non

esistono composizioni o canzoni. Leggi che, se portate fino alle estreme conseguenze, possono condurre

appunto ad universi pan-sonici, all’interno dei quali l’attenzione dell’ascoltatore si ritrova imbrigliata in

un reticolo musicale senza fine. Universi in cui l’idea di suono e il suono stesso si sovrappongono fino

a rendersi indistinguibili l’una dall’altro, e all’interno dei quali il musicista sembra trasformarsi in un

ordinatore passivo di ciò che, contestualmente all’intenzionalità creatrice, vive di vita propria. E se ‘tutto’

è suono, ecco allora che il gigantismo di Kesto si riduce a niente più che a un piccolo breviario musicale. E

da questa prospettiva l’epica può tornare a farsi minimale, confezionandosi in poco più di quattro ore di

musica. Nulla in confronto all’universo di frequenze che continuamente si intrecciano a costituire eterni

mondi sonori.

Le tappe live dei Pan Sonic, in tour in Italia per tutto il mese di ottobre, toccano il 15 Torino, il 16 Catania,

il 19 Napoli, il 20 Roma , il 22 Marghera e il 23 Bologna.

www.mute.com/mute/news/tour.htm#Psonic

L’epico minimalismo dei Pan Sonic

Il duo finlandese in tour per presentare Kesto, un progetto la cui corposità

(4 cd per 4 ore di musica) esprime al meglio la loro capacità di esplorazione

di mondi sonori

gianuario@bazarweb.info


26 di ciro bertini leggere.recensioni bazar 10 2004

IMPERDIBILE

La stravagante epopea di Augusten

A volte capita. Di avere una madre convinta che un giorno diventerà una poetessa di grido e per padre un matematico

alcolizzato la cui aspirazione è abitare vicino a una discarica. Logico, quando la situazione degenera “da banale odio

a potenziale duplice omicidio”, venire affidati a uno psichiatra che interpreta la propria professione in maniera non

esattamente ortodossa. E’ quanto accade ad Augusten in età prepuberale. In effetti, la casa del Dottor Finch è una specie

di comune popolata da pazienti, ex pazienti, familiari, che entrano ed escono a loro piacimento, con l’unica limitazione

di una stanza inaccessibile: il Masturbatorium dove il medico-guru, anziché raccogliersi a escogitare sistemi per curare

l’anima, espleta una sfrenata attività onanistica. E questa non è certo la più sorprendente delle sue eccentricità:

che pensare altrimenti della lettura dei fondi del cesso, quando Finch coinvolge i suoi adepti nell’osservazione dei

propri escrementi, ravvisando nella loro forma una rappresentazione della volontà divina? Ah già, perché il dottore

è, per sovrappiù, cattolico. Conseguentemente le figlie – Hope e Natalie, compagne di avventure di Augusten – prima di

affrontare una qualsiasi decisione interrogano la Bibbia aprendone una pagina a caso, come si trattasse di un oracolo.

Poi c’è l’amore, debordante. Un giorno Augusten torna a casa e scorge una testa tra le gambe della madre. Sorpresa: è

una donna. Stupore: è la moglie del prete. Del resto, alle prime avvisaglie di desiderio erotico, dopo essersi confessato

omosessuale a un ex paziente molto più vecchio di lui, Augusten ne viene praticamente violentato, osservando la sua

“prima volta” come se capitasse a qualcun altro. Dev’essere per questo insieme di motivi che ammira le famiglie normali

dei serial, che il suo sogno da grande è diventare una star televisiva e che immagina che “ci sia sempre una cinepresa

puntata su ogni mio movimento, pronta a zoomare su un primo piano per catturare l’espressione del mio viso”.

Cari lettori, se giunti sin qui ipotizzate con fastidio che vi sia stato svelato troppo di questo romanzo letteralmente

straordinario, sappiate invece che ci siamo limitati a costruire un medley tra alcuni dei numerosi episodi stravaganti

di cui è costellato.

Che le famiglie felici si somigliassero tutte, mentre ogni famiglia infelice lo fosse a modo suo, lo sapevamo da un

pezzo. Non fosse bastata l’esperienza personale, circa un secolo fa Lev Tolstoj si era fatto carico di spiattellarci

questa realtà di fatto sottoforma aforistica. Da questo punto di vista le famiglie di Augusten, sia quella naturale

che quella putativa, sembrano approfittarsene. In realtà, la sua è un’epopea, descritta attraverso brevi capitoli

dall’andamento omogeneo: quando il dolore emozionale del protagonista raggiunge livelli parossistici, viene annientato

con l’arma della distaccata ironia. Per fortuna un’epopea liberatoria. Infatti, la consolante lezione di Augusten,

non è tanto che di ogni cosa - anche delle esperienze più traumatiche - si possa sorriderne, quanto che sia possibile

adattarsi ad ogni circostanza che la vita ci impone non rinunciando alla propria irredimibile identità. E allora, se

capita, è possibile venirne fuori.

Correndo con le forbici in mano – Augusten Burroughs (Alet. 318 pp., 17 euro)

Colonna sonora: THE STREETS A grand don’t come free

UN AMORE DI ELLEPI

Dedicato agli irriducibili del vinile

“Celo, celo, manca!”. Impossibile non accorgersi di questa

chicca: una variopinta miscellanea composta da trecentocinquanta

copertine di dischi che vanno dagli anni venti del secolo

scorso agli anni duemila. Copertine che raffigurano con le loro

immagini non solo la storia della musica e dell’arte grafica, ma

anche i mutamenti del costume, del sentire comune, delle forme

della comunicazione. La selezione dichiaratamente arbitraria del

curatore – Antonio Gaudino - riesce efficacemente a contemperare

la necessità di non trascurare i dischi degli artisti più

significativi delle varie epoche con quella di rappresentare la

gamma più ampia possibile dei modi di espressione di quest’arte,

così popular. Sì, perché un tempo la funzione della copertina

era quella di acchiappare l’attenzione del potenziale acquirente

che vagava tra le pile dei dischi di un negozio: allora

poteva capitare d’imbattersi in un’immagine dall’impatto così

trascinante da spingere all’acquisto a scatola chiusa. Un tempo

in cui non esistevano i videoclip come mezzo di promozione,

certo, ma soprattutto in cui il compact disc non aveva ancora

soppiantato il vecchio trentatré giri. Si tratta di un problema

di dimensioni dell’involucro. Fate la prova: rigiratevi tra le

mani un qualsiasi lp per ammirarne l’immagine di copertina e

poi subito dopo compiete la stessa operazione con un cd. Volete

mettere? Un libro curioso, nostalgico e divertente (si può fare

il gioco del “celo, manca” con gli amici), arricchito da note

esaustive che aiutano a contestualizzare le immagini.

LP COVER – Antonio Gaudino (Electa. 384 pp., 19 euro)

Colonna sonora: CAETANO VELOSO A foreign sound

bertini@bazarweb.info


ertini@bazarweb.info

TALENT SCOUTING

Una casa editrice si trasforma in campo giochi per

scrittori allenati

Che un nuovo spettro si aggiri per l’Europa, al grido

di scrittori Liberi e Audaci di tutto il mondo unitevi?

Il loro manifesto lo ha redatto la neonata casa editrice

romana Playground. Recita così: “Playground è il campo

giochi, ma soprattutto lo spazio dove i bambini e i ragazzi

statunitensi imparano a praticare uno sport […] si gioca

e si combatte, e soprattutto le squadre si formano e si

sciolgono con rapidità e secondo logiche impreviste […]

il fine del gioco è garantire le migliori, nel senso di

più intense, intelligenti e originali, rappresentazioni

di storie, incubi, vite, ossessioni, gusti e disgusti

gay”. Perciò, siamo andati ai bordi del campo e li abbiamo

osservati giocare.

Il primo team ad esibirsi è stato Bloody Europe! -

sottotitolo Racconti, appunti, cartoline dall’europa gay

– con ventisei giovani giocatori di cui tre stranieri

(il più noto l’Alan Warner di “Rave girl”). A risultare

maggiormente convincenti sono state le prove di più ampio

respiro, piuttosto che le fugaci apparizioni, che, in

alcuni casi, sono sembrate comparsate quasi controvoglia.

Piena di sostanza, anche se tutta giocata con le finte,

l’azione di Elena Stancanelli, di cui è da sottoscrivere

la frase: “io se potessi insegnare qualcosa, insegnerei a

dimenticare le differenze, tutte”. Altrettanto efficaci le

performance di Mario Desiati e Rossana Campo. Di notevole

intensità evocativa il tour de force di Melania Mazzucco a

marcare quell’anima errante di Annemarie Schwarzenbach. Da

segnalare, per la carica emotiva, la cartolina spedita da

Renzo Paris a Dario Bellezza, che nell’allineare i ricordi

del bel gioco dei tempi che furono fa i conti con l’aridità

di quello presente. Insomma: risultato complessivamente

positivo, ma solo grazie alle abili giocate individuali di

qualcuno dei giocatori fatti scendere in campo.

Con Pazzo di Vincent si viene catapultati in atmosfere

molto più maledette. Anzitutto gli anni ’80 e la comparsa

del flagello AIDS (di cui Hervé Guibert è morto a 36 anni

nel ’91). Poi l’amore disperato, vissuto come ossessione

distruttiva. Che altro non è che quello che l’autore

sente per Vincent, giovane tossico che vagheggia desideri

eterosessuali, in perenne fuga da se stesso, dalla vita e

quindi anche dall’amore di Guibert. Il libro si apre con

la morte di Vincent, tra il ridicolo e il patetico: in

preda a svariati tipi di eccesso cade dal terzo piano, si

rialza rifiutando i soccorsi, decede due giorni dopo per

un’emorragia interna. Il dolore di Guibert è inconsolabile,

solo che lui scrive e, per giunta, molto bene. Naturale che

cerchi di liberarsene trasferendolo su carta. Quindi, con

una trovata originale, decide di trascrivere a ritroso le

pagine del diario amoroso. Tra brandelli di amore lirico

e rabbia vendicativa, Roland Barthes e Marguerite Duras,

trova spazio persino l’estetica del buco reciproco come

forma massima d’unione tra individui (“ancora più intimo

dell’atto sessuale, di una violenza e di una complicità

insensate”).

A ricondurci verso una giocosità ironica, a tratti folle ma

sempre bramosa di vita, ci pensa Un chilogrammo di esplosivo

e un vagone di cocaina, raccolta di racconti brevi del russo

trentenne Vadim Kalinin. Tanto per capirci, citando due

nomi della recente produzione russa, qui siamo dalle parti

delle storie surreali di Pelevin e della rappresentazione

operata da Bolmat di una gioventù disillusa e spregiudicata.

Di suo, Kalinin aggiunge un paio di ingredienti niente

male al filone che pare persino banale fare discendere da

Gogol’: l’omosessualità e, talvolta, l’ebraismo. Una felice

immaginazione, incipit brucianti e rapidità di esecuzione.

E, miracolo, riusciamo a intravedere qualcosa della

misteriosa Russia, almeno di quella cittadina, complici

metafore irriverenti (“Noi, in qualche modo siamo tutti

camerieri […] Sai qual è il vero problema? Noi non capiamo

dove e a chi portiamo i nostri maledetti piatti”) e sprazzi

di lucidissimo realismo (“Nella polizia lavorano persone

rozze, incattivite dai salari bassi. Nel paese regna il

caos più completo. Oggi la polizia non ha alternative, deve

sparare contro tutto ciò che si muove”).

Bloody Europe! – Aa. Vv. (Playground. 168 pp., 12,50 euro)

Pazzo di Vincent – Hervé Guibert (Playground. 76 pp., 8

euro)

Un chilogrammo di esplosivo e un vagone di cocaina – Vadim

Kalinin (Playground. 88 pp., 9 euro)

Colonna sonora: THE SMITHS The Meat Is Murder

bazar 10 2004 leggere.recensioni di ciro bertini 27

Pulsioni individuali e regole sociali

Chi voglia misurarsi con uno dei più impenetrabili misteri della storia

della letteratura è servito: si metta comodo, stacchi il cellulare per un

paio d’ore e s’immerga nella lettura di questo racconto d’una cinquantina

di pagine dell’autore di Moby Dick. Chi è Bartleby? Di lui sappiamo

poco o niente, fin dall’inizio; e le cose non miglioreranno granché

chiuso il libro, quando non potremo fare a meno di elaborare congetture

attorno al significato della sua presenza nel mondo. La mancanza di

descrizioni fisiche, oltre a impedirci di attribuirgli una maschera

seppur immaginaria, non ci permette di individuarne l’età. Allo stesso

modo nulla è dato sapere circa il suo passato, prima del suo ingresso in

scena: da dove provenga, il contesto familiare, quali lavori abbia svolto.

Perciò, nonostante la sua flemma, è come se Bartleby facesse irruzione

nella storia, narrata da un anziano avvocato titolare di uno studio nella

Wall Street del 1850. Assunto in qualità di copista, Bartleby s’immerge

immediatamente nel lavoro, dimostrandosi dipendente solerte. L’avvocato

non può che esserne soddisfatto. Solo che, del tutto inaspettatamente,

alla richiesta di ricontrollare i documenti ricopiati assieme ai

colleghi, risponde: “Avrei preferenza di no” - nella traduzione di Gianni

Celati, in originale: “I would prefer not to” – lasciando attoniti gli

astanti. Alle pressioni affinché modifichi atteggiamento o chiarisca

le proprie intenzioni, replica serafico ma determinato come un mulo:

“Avrei preferenza di no”. L’avvocato, presa in considerazione l’intera

gamma delle possibili reazioni – dal padronale licenziamento in tronco

alla filantropica comprensione umana – si risolve per passarci sopra,

confidando nell’eccezionalità del comportamento dello scrivano. Inutile

dire che di lì a poco, sarà tutto un susseguirsi di “Avrei preferenza di

no” da parte di Bartleby, pronunciati con un’ostinazione via via sempre

più irriducibile. Gradualmente, la sua diventa una presenza assurda

nell’ambito dell’ufficio legale - inane, tutto il giorno a fissare un muro

– quanto inamovibile: non abbandona il suo posto in ufficio nemmeno quando

l’avvocato vende l’immobile. Una presenza resa scandalosa, per i canoni

della convivenza civile, non tanto dalle impossibilità comunicative

(essendo l’unica risposta che è possibile ottenere “Avrei preferenza

di no”) quanto dal rifiuto di Bartleby, individuo “borderline”, di

accettare una qualsivoglia forma di soccorso da parte del prossimo.

Insomma, qualunque interpretazione si sia inclini a dare alla parabola

di questo personaggio – e la somma reticenza di Melville, svariate ne

consente nessuna in particolare autorizzandone, da qui la sua grandezza

- Bartleby rappresenta l’inconciliabilità tra pulsioni individuali e

regole sociali.

Bartleby lo scrivano – Herman Melville (Feltrinelli. 112 pp., 5,68 euro)

Colonna sonora: DIANA KRALL The girl in the other room

UNA PROVOCAZIONE

POSITIVA

Pensare leggendo

OLD FASHION

L’elemento più provocatorio di questo libro – considerati i tempi e il fatto

che non è stato scritto da un fanatico sostenitore della teoria che questo

sia il migliore dei mondi possibili – risiede nel titolo Perché ce la faremo.

In effetti, quella lanciata dall’autore a tutti noi, è una sfida a non

considerarci semplici comparse di una rappresentazione manovrata da poteri

forti, anche perché, dopo una deriva inarrestabile, la trama prevede – magari

con un finale pirotecnico - la distruzione del pianeta su cui viviamo.

Accettare la sfida significa sentirsi sempre meno parte della massa e sempre

più singoli individui responsabili delle loro scelte. Già, perché la massa

chiede al mercato “sesso e cazzate” e alla politica “utopie impossibili (più

sanità e meno tasse, lavorare meno e guadagnare di più)”. La reazione consiste

nel far crescere questi bisogni: il mercato attraverso la pubblicità, la

politica con le false promesse. In questo modo si originano delle “spirali

involutive”. Appare persino ovvio che a spezzare questa catena non possa che

essere la gente, una volta resa consapevole che non resta molto tempo: “il

punto di non ritorno è stato individuato nell’anno 2020. Se entro tale data

non verranno prese decisioni che regolamentino le attività umane trovando una

sintonia con le esigenze dell’ecosistema, potremmo incorrere in stravolgimenti

ambientali non più controllabili”. Marco Roveda ci racconta tutto questo con

un linguaggio confidenziale, da natante sulla nostra stessa barca. Se sciorina

dati sullo stato di salute dell’ambiente non è per terrorizzarci, ma per

spingerci a darci una mossa. Non esita nemmeno a rivelarci che lui ci aveva

provato a realizzarsi attraverso l’accumulo di denaro, ma, imprenditore di

successo, si accorse di non essere felice. Persona pratica, evita toni da guru.

Certo: afferma che senza valori e ideali, non si può essere felici. Intanto ci

ha fornito una dimostrazione pratica: Fattoria Scaldasole, azienda che opera

nel settore alimentare, è diventata la prima in Italia nel comparto biologico.

E con l’associazione LifeGate diffonde i principi dell’ecosostenibilità e

dell’equosolidarietà. Naturalmente, speriamo di farcela.

Perché ce la faremo – Marco Roveda (Ponte alle Grazie. 154 pp., 10 euro)

Colonna sonora: CAT STEVENS Tea for tillerman


28 di marco begani leggere.fumetti bazar 10 2004

ROMICS

La capitale accoglie la quarta edizione di Romics, dal 7 al 10

ottobre presso la sede della Fiera di Roma in via Cristoforo

Colombo 291. Quest’anno novità succose, oltre alla ricca

partecipazione di espositori e al nutrito calendario promessi:

sotto la direzione artistica di Luca Raffaelli e il sostegno di Fiera

Roma e Castelli Animati prende il via "L’Università del fumetto",

seminario accademico con credito formativo riconosciuto

dall’Ateneo romano.

Attraverso la collaborazione del Dipartimento di Sociologia e

Comunicazione della Facoltà di Scienze della Comunicazione

e del Dipartimento di Arti e Scienze dello Spettacolo della

Facoltà di Scienze Umanistiche dell’Università "La Sapienza"

di Roma, verranno imbastite lezioni riguardanti la storia, la

tecnica e il linguaggio del fumetto e del cinema d’animazione,

affiancate da incontri e interviste con alcuni autori. Tra i nomi

che incontreremo: Alberto Abruzzese, Sergio Brancato, Stefano

Cristante e Gino Frezza. In quest’occasione, biglietto ridotto per

gli studenti universitari.

Aspirate a volare in Giappone per l’edizione 2005 dell’Annual

World Cosplay Summit? Fatevi avanti, perché la selezione

italiana avviene proprio qui al Romics sotto gli occhi di una giuria

di Nagoya.

Ospite d’onore di quest’anno sarà Vittorio Giardino.

http://www.romics.it

Qualcosa sta cambiando. Il lutto e il dolore che hanno

paralizzato il mondo e l’America da tre anni si risvegliano,

ma la faccia del nemico non è più soltanto quella del

Saraceno barbuto e crudele; secondo alcuni, l’effetto

boomerang della politica di guerra degli Stati Uniti si

confonde sempre di più con il viso pulito dei suoi attori

in giacca, cravatta e bandierina. Mentre Michael Moore

scrolla il mondo e l’assopita coscienza americana con il

suo Farenheit 9/11, altri protagonisti della comunicazione

sondano nel profondo l’identità americana. Art Spiegelman

è uno di loro. E non ha bisogno di presentazioni. Insignito

del Premio Pulitzer per il suo Maus (pubblicato in Italia

da Einaudi), è un narratore così capace e sensibile che

ha raccontato l’Olocausto in vignette dalla disarmante

semplicità, ha riflettuto sull’identità di un popolo, ha

commosso e insegnato (ha cioè lasciato un segno).

Ha utilizzato un tratto che ha le radici nella storia del

fumetto (Krazy Kat di Harriman, per esempio) e ne ha

fatto un simbolo, un percorso scelto anche da Marjane

Satrapi per il suo Persepolis (Sperling e Kupfer Editori).

Da qualche tempo Spiegelman non disegnava più,

aveva abbandonato il territorio che l’aveva reso celebre,

e scriveva per il New Yorker. Poi, un giorno, a pochi isolati

da casa sua, l’inferno dell’11 settembre.

"Non pensavo che i dirottamenti dell’11 settembre

sarebbero stati a loro volta dirottati dalla cricca di

Bush, che li ha ridotti a un manifesto di guerra per

l’arruolamento… Quando il governo ha messo in moto la

sua dispotica modalità da Grande Fratello e ha schiantato

l’America contro un’avventura coloniale in Iraq – mentre

faceva molto poco per rendere l’America davvero più

sicura, a parte confiscare i taglia-unghie negli aeroporti

– tutta la rabbia che avevo represso dopo le elezioni del

2000 e la paranoia che avevo a stento soffocato dopo gli

attentati, sono tornate a farsi sentire". (Traduzione tratta

dalla news on line ICV2.com).

Così Spiegelman ha ripreso i pennelli in mano, per creare,

strato su strato, l’eccezionale album In the Shadow of

No Towers, pubblicato dalla Pantheon Books negli USA

in settembre, contemporaneamente a Gran Bretagna,

Francia, Spagna, Olanda e Italia. "Non ho mai avuto

l’intenzione di fare il fumettista politico" chiarisce l’autore,

che applica lo spesso tratto espressionista e le grandi

tavole tipiche di inizio novecento (anche allora il cuore

dell’Occidente era scosso dai dubbi) alle contraddizioni

degli ultimi anni di guerra e menzogne. Il risultato è un

racconto che, come in Maus, vede intrecciate in modo

indissolubile la storia della collettività e la storia personale:

Spiegelman sembra così ricordarci che, macinata dalla

retorica dei media e nascosta dietro ai bavagli e ai

palloncini della propaganda, si svolge una tragedia di cui

in realtà siamo gli imbambolati protagonisti.

ART SPIEGELMAN, L’Ombra delle Torri,

Torino, Einaudi 2004

Frankfurt Book Fair

begani@bazarweb.info

La coscienza americana in una strip

Art Spiegelman non disegna più da tempo. Preferisce scrivere per il

New Yorker. Poi arrivano l’11 settembre e la cricca di Bush. E allora

la rabbia esplode tra i tratti di una matita…

La Frankfurt Book Fair 2004 apre i battenti il 6 ottobre. Dedicata a

tutto quello che il libro può essere, da volume in carta a supporto

digitale, ospita come sempre una sezione fumetti ricchissima intitolata

‘Fascination Comics’: 80 espositori provenienti da dodici Paesi del

Mondo, forum, dibattiti e incontri con gli autori , una ‘Manga Sunday’

tutta dedicata al fumetto giapponese, e una partecipazione italiana

d’eccezione: Sandra Federici e Andrea Marchesini della rivista italiana

Africa e Mediterraneo presenteranno 40 storie africane a fumetti intorno

al tema ‘(Violazione dei) diritti umani’, e insieme all’autore camerunese

Christophe Ngalle Edimo discuteranno del ruolo educativo di un

medium come il fumetto. Inoltre, premiazione per il ‘Comic of the Year’

– neanche a dirlo – alla grandissima Marjane Satrapi per Persepolis.

Applausi per loro, applausi per una fiera dagli occhi aperti. Fino al 10

ottobre. Programma, orari e tutto quello che cercate sull’ottimo sito:

http://frankfurt-book-fair.com


amendola@bazarweb.info

bazar 10 2004 leggere.rileggere di claudio amendola 29

Prode prodiere

Avrei voluto dirvi quanto mi è piaciuto l’ultimo

libro che ho letto… quanto mi ha emozionato. Ma

stavolta non ci riesco…

Prode prodiere. Così mi ha chiamato fino a oggi Eugenia, la mia skipper, il

comandante del mio viaggio nelle recensioni di libri per Bazar, e per me era un onore,

perché il prodiere in un equipaggio ha un ruolo fondamentale.

Ma questo mese il prodiere ha perso il vento, non trova più la rotta, è in balia

delle onde e la bussola è rotta. Vi avrei voluto dire quanto mi è piaciuto il libro

di Walter Veltroni SENZA PATRICIO, quanto mi ha commosso e quanto mi ha emozionato.

Quanto vicino mi ha fatto sentire un paese che non è il mio. Quanto profondamente ha

toccato le corde della mia paternità e quanto mi ha fatto risentire figlio ora che un

padre non ce lo ho più.

Ma sono settimane che guardo lo schermo del computer senza riuscire a scrivere una

riga che non sia banale, sciocca, ripetitiva.

E allora mi sa che me so’ giocato la dote, nel senso che quello che potevo fare l’ho

fatto e chi s’è visto s’è visto, io nu riesco più a scrive’ manco la lista per la

spesa.

Ammaino la vela, mi tolgo la cerata e, a nuoto, ritorno a riva.

Buon vento a tutti.

Caro Claudio,

è un periodo strano, questo. Dev’essere il rientro dalle vacanze, il freddo

improvviso, la pioggia e la luce che vertiginosamente diminuisce a farci sentire

astienici, esangui.

Anche tanti dei miei marinai (ho altri prodi prodieri, non sei l’unico, non sentirti

addosso il peso di una responsabilità gigantesca!) sono affaticati e faccio un po’

difficoltà a tenerli su.

Ma quel che è davvero peggio è che anche io sono stanca e a volte mi sento un po’ sola

nella consapevolezza di non poter smettere mai di reggere e guidare, di essere forte e

prestante, proprio in quanto ho accettato il ruolo di capitano di una nave.

Ma se tu ti fidi e affidi con così tanto amore a me, confessando la tua debolezza con

tanta semplicità, anche io voglio fare lo stesso e restituirti il dono. E provare,

anche solo per un attimo, a mostrarmi: invece che usare i muscoli per raddrizzarti e

tirarti in piedi, mi distendo accanto a te per riposarci insieme. Posso?

E per chi vuole una pausa, c’è ancora posto accanto a noi…

Come comincia…

“Un giorno della mia vita, uno qualunque, passando per una strada

di Buenos Aires ho visto una scritta su un muro. Vernice colorata

su una superficie senz’anima. Quattro parole: «Patricio, te amo.

Papa». Non mi era mai capitato, in quasi cinquant’anni, di vedere

un graffito dedicato da un padre a un figlio. E ho immaginato

storie che possano aver prodotto il gesto di quella scritta.

In quella terra malinconica e triste, con l’anima appesa al

tempo, tutto sembra epico e grande. Anche un atto così semplice.

Diciassette lettere scritte da qualcuno, un giorno, su un muro…”

Storie d’amore tra padri e figli, di padri verso i propri figli,

in una terra dal tragico passato e dal presente faticoso.

Senza Patricio – di Walter Veltroni.

Edizioni Rizzoli

124 pag. 9,50.


30 di nancy brilli leggere.brilletture bazar 10 2004

L’odore

Lanterna magica, di Ingmar Bergman.

Edizione Gli Elefanti Saggi. 9,30.

E’ un certo odore, un odore che non dimentichi… Una

volta che l’hai sentito, dopo lo rivuoi. E lo cerchi…

Ad esempio puoi stare seduta a terra su uno scalino in curva che

scende verso una radio nascosta. Righe sottili corrono verso un

infinito vicino, porte chiuse a bloccare il suono che esce, il suono

che entra. Strizzato il culo in un nero di pelle costosa, freddo

finto di aria condizionata, faccia bianca e stanca, rossetto. Siete

mai stati dietro le quinte, in un teatro? C’è un odore che non te

lo dimentichi, che ti ci affezioni, che lo rivuoi. Ingmar Bergman lo

conosce, e ne parla. E parla pure d’amore, e di arrabbiature, e di

cinema e di tanto altro, e tutto alto, tutto pieno, tutto interessante.

Leggetevi LANTERNA MAGICA. E’ bello.

brilli@bazarweb.info

…e per entrare nell’atmosfera

“A dodici anni ebbi l’occasione di accompagnare un musicista che suonava la celesta dietro le quinte nel Sogno

di Strindberg... sera dopo sera assistetti, nascosto nella torre del proscenio, al matrimonio tra l’avvocato e la

Figlia. Era la prima volta che sperimentavo la magia del teatro. L’Avvocato teneva una forcina per capelli

tra il pollice e l’indice. La torceva, la raddrizzava e la faceva a pezzi. Non c’era nessuna forcina ma io la

vedevo! L’ufficiale stava dietro la porta delle quinte e aspettava di fare il suo ingresso. Se ne stava chino in

avanti a guardarsi le scarpe, le mani dietro la schiena, schiarendosi la gola senza fare rumore: una persona

normalissima. Poi la porta si apre e lui avanza sulla scena illuminata. Cambia, si trasforma: è l’Ufficiale”.

Uno stralcio tratto da Lanterna Magica, di Ingmar Bergman


amoruso@bazarweb.info

Ritual the club, una tendenza

girovaga. Il fetish a portata

di locale, filosofia dell’harddancing,

performance splatter e

l’obbligatorio travestimento

In diretta connessione con il Torture Garden di Londra, dj

Ritual e Silvia nel ‘99 danno vita a quello che fu il primo

evento Ritual the club, l’esordio del fetish a Roma: o

forse l’inizio di una forma dichiarata di esserlo. In esso

confluiscono il precedente movimento dark/gothic e gli

amanti di pratiche sessuali alternative: due scene già

visibilmente diffuse a Roma.

La scelta musicale è palesemente orientata – dicono

gli organizzatori – alla “filosofia dell’hard dancing”,

electroclash e frastuoni techno-industrial nei momenti clou.

Costanti i set di body performance estreme,

spesso con rinomati artisti della scena fetish

londinese. Ospiti di casa gli Skoid, crew di

Torbellamonaca che inscenano set di body

art a tinte splatter, con espliciti riferimenti alla

sottomissione sessuale del corpo, o meglio,

di alcune sue parti. Obbligatorio il dresscode,

assoluto il rifiuto di abiti casual. Qui il fetish

assume una forma originaria, che non circuisce

un movente prioritariamente sessuale, piuttosto

indugia sull’aspetto erotico che la fantasia riconosce nelle

cose. Al Ritual The Club, fetish non deve necessariamente

intendersi come calze autoreggenti, collant, scollature,

top, latex, leather o quant’altro; fetish è più semplicemente

l’ostentazione sessuata o androgina di una qualsiasi

fantasia: che sia un fumetto, un anima giapponese,

un desiderio infantile poco importa. Il Ritual non è

l’espressione di un solo rituale piuttosto la composizione di

tanti quanti sono i personaggi interpretati dai frequentatori.

Al primo sguardo si è presi da una pulsione sessuale

molto forte scatenata da trasparenti nudità e dalla lucida

e gommosa perfezione degli indumenti. Un attimo dopo

è totale confusione. Difficile distinguere gli uomini dalle

donne, i corpi da maschere e travestimenti.

Quanto raccontato difficilmente accadrà in un’unica

notte, perché, come qualsiasi rituale che si rispetti,

tutto avviene senza forzature: si tratta di un copione a

braccio che tutti possono recitare rispettandone essenza

e ruoli, fuori da forzature. Per info sui prossimi eventi:

www.ritualtheclub.com

Post Romantic Empire porta

Sascha Ring a Roma

Il Post Romantic Empire ha scelto di partire dal Supper Club per inaugurare

la nuova stagione musicale con una serata-evento che porterà nel locale le

dita esperte del dj berlinese Apparat (al secolo Sascha Ring), il 13 ottobre.

Progetto internazionale attento ai temi e motivi dell’estetica romantica nella

produzione artistica contemporanea, PRE non disattende le aspettative e

per l’occasione chiama Apparat, il quale, con buone probabilità, non avrà

mai pensato di poter essere identificato come un post romantico, ma di

certo con questo fa i conti visti l’amore e la cura con cui lavora i suoni. Nato

in una piccola città tra le montagne del sud est della Germania, Sascha Ring

ha avviato i primi maneggi di dischi all’inizio degli anni Novanta. Da allora

ha attraversato diversi stili musicali, dalla gabber alla techno più dura, prima

di passare alle atmosfere visionarie e ingegnose della sound art, dove il

calcolo matematico e l’estetizzazione dei livelli di processamento del suono

divengono più importanti delle 7 note: ciò che prevale è il design virtuale

che il suono assume. Se non altro, Sascha Ring ha anche un cuore, e a

quelle forme algoritmiche riesce a intrecciare intense melodie. Apprezzato

musicista internazionale, collabora al progetto Moderat con Modeselektor (il

musicista elettronico preferito dai Radiohead), è producer per Ellen Allien

e per la sua BPitch Control, e con T.Raumschmiere gestisce la Shitkatapult,

etichetta di musica elettronica ampiamente acclamata. Per info: http:

//www.apparat.net; www.postromantic.com.

13 ottobre, via de’ Nari 14, Roma. Infoline 0668807207

bazar 10 2004 notte.SUD di marcello amoruso 31

Fetish fantasy

A Giarre l’arte

sa di vino

Scatta l’ora wine-bar anche a Giarre e nasce Le figure: 130 etichette

di vini siciliani da sorseggiare tra note jazz e teatro in un’atmosfera

scaldata da pietra lavica naturale. Ideato in perfetto stile wine-bar, Le

figure è il nuovissimo locale di Giarre, che nel giro di poco tempo è

diventato punto di riferimento per artisti e frequentatori provenienti

dal vicino capoluogo etneo. La programmazione artistica prevede

innanzitutto concerti jazz di rinomati maestri di Catania e non solo,

ma anche blues, teatro e cabaret. Uno spazio interamente in pietra

lavica e ferro battuto, intercalato da guizzi etnici. In stile liberty,

invece, i salottini in cui è possibile gustare circa 130 etichette di vini

esclusivamente siciliani. “Senza esagerare troppo con il prezzo”,

assicura Giovanni, il factotum enologo del locale.

Le Figure, Via Calderai 14 – Giarre (Ct). Info: 3488888111


32 di alberto traversi notte.NORD bazar 10 2004

Lo hanno fatto Dolce e Gabbana, Armani, Cavalli... Dopo aver vestito i corpi,

ora vestono spazi, divani, poltrone e tavoli, e chi non cena da Armani Nobu non è

abbastanza … Armani style. Per irrecuperabili fashion victims!

Siamo a Paderno Dugnano, a due passi da Milano: è qui

che ha da poco aperto il Nausicaa Show Restaurant Music

Hall, locale interessante per struttura e programmazione.

L’arredamento si allontana dai canoni urbani per trovare il calore

di un arredo classico dove, accanto ad affreschi neo romantici,

trovano posto complementi in legno e colori della terra: rossi,

verdi di bosco, blu, ocra e oro. Il locale è aperto soltanto per il

fine settimana, ma è soprattutto la domenica che attira il pubblico

più trendy. Merito di Paolo Pignotti e del suo Aperitmico: un

happy-hour con dj a base di hip hop, lounge, happy house e r’n’b.

Buone nuove arrivano anche dal bergamasco, precisamente da

Dalmine dove è da poco sorta La Contrada. L’idea dello staff è

quella di ricostruire un antico borgo paesano, ed effettivamente

varcata la soglia d’ingresso l’impressione è quella di viaggiare nel

tempo e nello spazio: dal ventunesimo al ventesimo secolo, dalle

luci dell’autostrada a quelle fioche e morbide di lampioni in ferro

battuto. Archi, capitelli, ringhiere lavorate e un immenso trompel’oeil

raffigurante un borgo medievale fanno il resto.

Nausicaa Show Restaurant Music Hall, via Tirano, 14. Paderno

Dugnano, Milano

La Contrada, via Friuli, 29. Dalmine. Bergamo.

Robert De Niro, Sylvester Stallone, Renée Simonsen, Linda Evangelista,

Carol Alt: sembra il cast di un film sulla storia delle passerelle celebri, in realtà è solo,

si fa per dire, l’elenco degli invitati a una delle mitiche feste di Gianni Versace. Correva

il decennio d’oro, quello degli anni’80. Oggi qualcosa è cambiato. La moda tira un

po’meno e la crisi incalza anche nel settore privilegiato del bel vestire. Ma i rapporti

tra notte e prêt-à-porter non accennano a diminuire anzi registrano, da parte degli

stilisti, un interesse trasversale, quasi parallelo, nel portare avanti insieme al design

delle collezioni progetti che includono discoteche, bar e ristoranti (ovviamente alla

moda!). I primi sono stati Domenico Dolce e Stefano Gabbana a mettere le mani,

ma solo in veste di soci, sul Post Garage, un locale che, grazie a loro, è diventato

in breve tempo discoteca di grido. Dal giugno 1998, proprio lì si sono svolti alcuni

dei più divertenti post-sfilata della griffe milanese. Oggi, abbandonate le quote e la

direzione artistica dello spazio, la coppia siciliana punta molto sul Bar Martini, un

angolo attrezzato all’interno del loro negozio di corso Venezia 15. Dentro domina il

nero: da quello patinato delle sedute in pelle a forma di cubo, a quello lucido delle

colonne e del bancone, illuminato da un lampadario scenografico che a suo modo

ravviva l’ambiente. Il clima è comunque austero, ideale per lunch da piccola cucina e

aperitivi pre-serata. A poca distanza, sempre intorno ai confini di una zona nota in tutto

il mondo come quadrilatero della moda (un rettangolo i cui lati coincidono con grandi

vie dello shopping meneghino, via Montenapoleone, corso Venezia, via della Spiga e

via Manzoni) sorge il megastore di Armani, un mall del lusso che comprende negozi

di abbigliamento, elettronica, dolci, suppellettili per la casa e fiori, tutti legati in qualche

modo al marchio di Re Giorgio. In mezzo a cotanto lusso, non potevano mancare zone

dedicate al ristoro e al divertimento notturno. C’è l’Emporio Armani Café, elegante

american bar con entrata in via Crocerossa, il rinomato ristorante giapponese Armani

Nobu, con entrata in via Pisoni e, sempre in via Pisoni, il nuovissimo Armani Privé. Qui

270 metri quadrati ospitano un banco bar, sedute comode e avvolgenti, la consolle per

il dj e una piccola pista per ballare. Sulle pareti si affacciano oblò circolari, scanditi da

bacchettine di legno di ispirazione giapponese, così come di derivazione giapponese

è anche il pavimento tipo tatami. Ben lontano dal minimalismo zen che caratterizza

l’ambiente Armani, il Just Cavalli Café, café ispirato al mondo di Roberto Cavalli, da

lui aperto qualche mese fa, punta tutto, o quasi, sul camouflage di derivazione animale,

un must che ha reso famose nel mondo le collezioni dello stilista. La location è quella

conosciuta della Torre Branca, storico edificio milanese alto ben 108 metri, costruito nel

1933 dietro progetto del grande architetto Giò Ponti. Tra cristalli, arredi preziosi e punti

luce curatissimi, spiccano frequentazioni eleganti, sexy e un po’osé com’è d’altronde

lo stile del suo fondatore.

Post Garage via Castello, 5 Legnano.

Bar Martini, corso Venezia 15, Milano.

Armani Nobu e Armani Privè, via Pisoni 1, Milano.

Just Cavalli Café, viale Luigi Camoens, c/o Torre Branca Milano.

Lo stilista + cool ?

Quello che apre un

locale tutto suo!

traversi@bazarweb.info


lisi@bazarweb.info

The No Future,

top dj in Emilia

Siete tra i mondani very cool a cui

piace ballare quella specie di pop

omogeneizzato con forti dosi di ritmo

e alienato da sogghigni punkettari che

imperversa in tutti i club che contano

dell’universo? E allora leggete qui!

Amate quel miscuglio di Cameo, Talkin Heads, Jazoo, New Order,

Gang of Four, Prince, Moroder, Kraftwerk, Section 25, 23 Skidoo, Clash,

Suicide, Martha and the Muffins, Cure..., che da un paio d’anni detta

legge nel circuito dell’underground più hipe saldando abilmente utile

e dilettevole, vestito avanguardistico e appeal commerciale, “senso” e

sensibilità, con cari saluti all’idea di un orientamento pionieristico della

musica da ballo e però tanta soddisfazione nel sapersi tra gli estimatori

cinici e ironici di un revivalismo obbligato, senza via d’uscita?! Bene. Ci

sono un paio di appuntamenti notturni

nel mese che viene, che vi offriranno anche l’occasione di buttare al

mare il discorso trito e ritrito del “fa fico perchè ricorda gli anni ‘80”, per

toccare le note ben più desolanti di un precoce ritorno della stagione

acid che, compromettendosi con i tempi spuri della battuta grezza e

corposa hip popettara, puzza di ancora più precoce neo big beat. Senza

la sguaiatezza festaiola di 7 anni fa però, perchè c’è molto meno da stare

allegri di questi tempi!

Direttamente dalla Gomma Records di Monaco, quasi privé sofisticato

della GiGOLo, l’ammiraglia teutonica della Dance di tendenza, il 7

approda al Maffia di Reggio Emilia mister Headman, al secolo lo svizzero

Rob Insinna, un album e una manciata di singoli all’attivo tra cui quel

“So then” premiato dal Jockey Slut di inizio 2004 come miglior pezzo del

mese. Cos’è Jockey Slut?! Ahiahiai!! ‘E la rivista di dance culture che la sa

più lunga di tutte le altre su cos’è “attuale” o meno in questo momento.

Cito testualmente, per orientarvi sulla piega verosimile che prenderà la

serata nel “club dei club OFF” italiani: “’So then’, possiede un giro di

basso molto Clash con Jam, qualche synth anni ‘80 e una chitarra rock,

il tutto mescolato a formare un motivo dance di classe”. Ma dobbiamo

aspettarci una mitragliata di disco-punk alla Dfa/Rapture/Output? Si e no,

perchè, sempre secondo l’autorevole bibbia del clubbarolo informato, lo

svizzero Headman è fondamentalmente un Party Animal più che un cool

manhattan Type, è più warm, feelgood and istant, più disco. Capitoo?

E invece Ivan Smagghe che suonerà il 31 in un luogo di

Bologna ancora da definire, chi è? Ma come?! E’ il selezionatore dell’anno

già residente al mitico Pulp di Parigi, membro con Arnaud Rebotini del

duo alfiere del revival acid Black strobe, che oltre a incidere per labels

super come Turbo, Output e Tigersushi, ha remixato tutto il remixabile

del “nuovo e figo”. Andatevi a prendere le compilation prodotte nel

2004 Death Disco e Suck my deck, dal titolo emblematico come il nome

della sua serata parigina How to kill a dj. Avrete un ritratto completo di

un dj che non prende più sul serio la maniera tradizionale di esserlo,

(vedi confezionatore di tappeti ritmici per lo sballo di massa) che sente

puzza di esaurimento delle possibilità di pura innovazione della dance

e evoca la morte della discoteca; che punta su una vorace sensualità

per sfuggire all’empasse di una crisi di prospettive. Il suo sound è pieno

di riferimenti all’electro pop irrobustiti da divagazioni funky-house.

Ma in questa ondata di contaminazioni non c’è traccia del carattere

sperimentale delle simili esperienze new wave e post punk anni ‘80, e

non tanto per l’insistenza sulla comunicabilità dei pezzi, ma perchè qui

si plagia per nostalgia e/o disillusione. La scena alternativa rappresenta

il main stream rivestendo i panni degli archetipi della combinazione

arty, ovvero i protagonisti del postmodernismo musicale di 25 anni

fa, ma senza pretendere la sospensione d’incredulità, dissacrando.

Il divertimento è assicurato perchè la scaletta è piena di atmosfere e

pose in cui riconoscersi, di già sentito che fa tornare in mente canzoni

piaciute tanto nel passato, di una immediatezza condita di eleganza che

appaga sia la voglia di essere coinvolto senza tante storie, che il bisogno

di sentirsi comunque “avanti”. Il francesino Cut copy ospitato in una

delle compilation di Smagghe, si fa molte domande sul futuro nella sua

“futures” ma già sa che molto è deciso dal gioco tra l’essere una “copia

tagliata” oppure un “copione”, un copy cat. Dilemma epocale!!

Per sapere dove metterà i dischi a Bologna Ivan Smagghe consultate

www.geocities.com/italy-gig-list.

bazar 10 2004 notte di andrea lisi 33


34 di claudio coccoluto notte.nottetempo bazar 10 2004

Qualche effluvio… al resto pensateci voi

Musica come benzina per muoversi.

Musica come alfabeto per comunicare.

Musica come chimica per l’ebbrezza.

Musica come un abbraccio sulla pelle, una vacanza della

mente, un momento di comunione, un atto di seduzione.

Questo mese basta così. Basto così.

coccoluto@bazarweb.info

MUSICA, E BASTA


foto www.oltremara.com

36 di chiara spegni gusti bazar 10 2004

Carne dei poveri, i legumi impazzano, da Oriente ad Occidente. Dall’hummus libanese

alla ribollita, dai risi e bisi al tofu, i piatti a base di legumi rappresentano un classico in ogni

cucina. La star a livello internazionale è la soia, una trasformista, specie sulle tavole dei

vegetariani, mentre fagioli e piselli si sposano con tutto.

I ceci di Cicerone

Dopo la soia e i fagioli, sono i legumi più coltivati del

mondo. Fra i primi alimenti consumati dall’essere

umano, erano molto diffusi tra i romani. Basta

pensare al celebre poeta Cicerone: il suo nome di

famiglia deriva dai “ciceri”, i ceci. Molto amati in

India e nei Paesi del Medio Oriente, sono presenti in

molte preparazioni di ricette delle cucine regionali

italiane, dal Piemonte alla Sicilia. Il purè di ceci,

l’hummus, è un piatto tipico libanese, molto amato

da vegetariani e non: va bene con tutto, spalmato

sul pane o insieme a carne o verdure. Basta passare

nel mixer i ceci cotti, cumino, aglio, olio, succo di

limone e peperoncino a piacere. Se c’è, aggiungere un

cucchiaio di tahina, la pasta di semi di sesamo.

Fave, un po’ demodé

Originarie della Persia, queste leguminose erano

molto comuni nella Grecia antica, dove, oltre ad

essere impiegate nei riti funebri, avevano una

funzione particolare: servivano per conferire un voto

favorevole o negativo nell’elezione dei magistrati

(colore chiaro o scuro della buccia). Utilizzate anche

dai romani, sempre per celebrare i morti e nei riti di

purificazione in genere venivano mangiate crude con

formaggi e salumi. Alimento fondamentale durante il

Medioevo e poi nel Rinascimento, cadono in disgrazia

con l’arrivo dall’America dei fagioli.

I bisi veneziani

Le prime coltivazioni di piselli risalgono al neolitico

e, da allora, i baccelli verdi sono stati sempre

utilizzati. Impiegati da greci e romani, riscuotono

grande successo alla corte del re Sole, in Francia.

L’antico piatto di risi e bisi (risotto con piselli)

della Serenissima Repubblica di Venezia veniva

tradizionalmente offerto ogni anno al Doge il 25

aprile nella ricorrenza del patrono S. Marco: per

4 persone 250 gr di piselli teneri e dolci, 250 gr di

riso vialone nano, 60 gr di burro, 50 gr di pancetta,

1 cipolla, prezzemolo, sale, pepe e parmigiano;

soffriggere cipolla e pancetta con mezza dose di

burro, aggiungere i piselli e poi il riso, mescolando e

aggiungendo ogni tanto un po’ di brodo. A fine cottura

cospargere il risotto con il trito di prezzemolo,

spegnere il fuoco e lasciar mantecare qualche minuto

con sale, pepe, l’altra metà del burro e parmigiano.

Legumi !

La soia e una passione vegetariana: il tofu

Conosciuto da almeno 4.000 anni in Oriente, è il legume più impiegato nel mondo.

La sua presenza in Cina sarebbe documentata dal 3.000 AC. Tra i suoi derivati: il

latte, che si ottiene dai semi macerati a lungo in acqua, poi frullati e diluiti; il tofu,

il formaggio vegetale; la carne; la lecitina; l’olio; la salsa; il temphe, soia bollita

e fermentata grazie a un fungo; germogli; pane e pasta. Scoperta dai navigatori

olandesi e portoghesi nel XV secolo, la soia riesce a diffondersi solo nel XIX secolo,

quando aumentano le importazioni dall’Asia e comincia ad essere coltivata in Asia

e Africa. La soia, in cinese “ta tou”, cioè “fagiolo grande”, veniva considerato uno

dei 5 cereali sacri, insieme a miglio, frumento, orzo e riso, anche se poi cereale

non era. Il tofu invece, una sorta di formaggio vegetale a base di soia, sarebbe

stato creato da Li An, un monaco vissuto in Cina duemila anni fa esperto di arti

alchimistiche. Il tofu arriva in Corea e in Tailandia, non tocca l’India ma arriva in

Occidente. Tofu è un termine giapponese che significa “carne senza ossa”. Altre

informazioni nel libro “Il tofu e la cucina vegetariana” di Giuliana Lomazzi, ed.

Tecniche Nuove, 7,9 euro.

I fagioli, famosi latinoamericani

Gli Inca li mangiavano ogni giorno, insieme al riso, mentre gli egizi li offrivano agli

dei. Un proverbio dice che in Messico “nemmeno i topi mangiano i fagioli crudi”,

perché c’è sempre nei paraggi una olla (una pentola di coccio) con una zuppa di

fagioli sul fuoco. Alimento basilare nella cucina di Sud America, Spagna e Portogallo,

si chiamano frijol negro in spagnolo o feijao in portoghese. In Brasile il piatto

nazionale è la feijoada, dove i tipici fagioli neri sono immersi in uno stufato di

carne, che si gusta spesso nel weekend. A Cuba invece il piatto Moros y Cristianos,

è il piatto di capodanno, a base di riso e fagioli. I tipi di fagioli che conosciamo oggi

arrivano in Europa solo con la scoperta dell’America, e si rivelano un’ottima fonte di

proteine per le popolazioni denutrite a causa di carestie e pestilenze nel XVI secolo.

Una Befana d’altri tempi

spegni@bazarweb.info

Un’antica usanza marchigiana è quella di preparare la Torta del giorno della Befana:

un dolce con frutta secca e candita, cannella e rum, dove nell’impasto si nasconde

un grande fagiolo secco. Chi lo troverà sarà il re o la regina della giornata. La

Befana delle origini, nel mondo contadino di una volta, lasciava caramelle d’orzo,

castagne bollite e nocciole e ai bambini cattivi cipolle e carbone vero. Lei in cambio

riceveva un piatto di pasta e fagioli o una zuppa di fave sul tavolo di casa. Con del

vino rosso naturalmente.

Y

Fu

sc


spegni@bazarweb.info

Le lenticchie

portafortuna

Tracce di lenticchie sono state rinvenute in alcune tombe risalenti

al periodo neolitico in Siria e Turchia. La parola lenticchia deriva dal

latino lens, termine che ha poi identificato anche le lenti ottiche, del

tutto simili nella forma alla leguminosa. Regine nella cucina indiana,

dove non manca mai la zuppa di dal (lenticchia), sono diffuse in

grande varietà, intere e spezzate, verdi, gialle, marroni e arancioni.

Sono famose anche nella Bibbia: per un piatto di lenticchie Esaù vende

la primogenitura al fratello Giacobbe. Spesso preferite ad altri legumi

per le piccole dimensioni, a parità di peso sono in numero maggiore,

e mangiare lenticchie nel primo giorno dell’anno dovrebbe far

guadagnare lo stesso numero di monete d’oro.

Curiosità varie

I lupini, consumati in genere durante le carestie, sono oggi considerati

in Italia e Grecia come uno snack, mentre impazzano in Bolivia e

Perù. In Africa e Asia a volte sono utilizzati per fare un surrogato del

caffè. Le arachidi, originarie dell’America Latina, vengono chiamate

noccioline americane e dopo i piselli sono i semi più ricchi di

proteine. Abbinate a pasta, pollo e insalate, sono spesso utilizzate

nella cucina creativa; l’olio è impiegato per le fritture, mentre il burro

di noccioline è la nutella dei bambini americani.

in e yang

Basta aprire un manuale come “Macrobiotica. Ricette classiche”,

ed. Demetra, 5,16 euro, per scoprire alcune qualità dei cibi. Ci sono

quelli yin, che contengono più potassio, hanno un sapore acido,

amaro, molto dolce o aromatico e un alto grado di acidità. Quelli

yang contengono più sodio, hanno un sapore salato e un alto grado di

alcalinità. Le lenticchie sono cibi yang, mentre i piselli sono cibi ying.

Nelle stagioni calde è meglio privilegiare i cibi yin, in quelle fredde i

cibi yang.

ori fa freddo. Dentro ci

alda una zuppa…

Legumi a volontà, da gustare anche con gli occhi, nel volume

“Zuppe”, salate e dolci, di Roland Durand, con le fotografie di Sophie

Tramier, Fabbri ed., 26 euro; supereconomiche le guide di Anne

Wilson “Zuppe da tutto il mondo” e “Zuppe rapide”, ed. Gribaudo a

1,60 euro; nella collana “i manuali della buona tavola” ed. Hobby &

Work “Le minestre”, a 7.90 euro; stesso titolo per un altro ricettario

ed. Vallardi, di Orietta Sala, a 9,30 euro; nella collana “cucinare

oggi” ed. De Vecchi, c’è il manuale su “Le minestre e le zuppe”, a

6,50 euro; promette bene “Ricette mondiali di zuppe e minestre” di

Rosario Buonassisi per Mondadori, 20 euro; più specifico “I legumi”

della biblioteca culinaria, per conoscerli, prepararli e cucinarli con

le ricette dei grandi cuochi, a 28,50 euro; un classico è “500 ricette

di legumi” di Alba Allotta, per un’alimentazione sana e naturale, ed.

Newton & Compton a 11,50 euro. Avviso ai viaggiatori: una buona

corba (zuppa) in Turchia d’inverno è d’obbligo. A Instanbul un locale

da provare anche in inverno, proprio per la zuppa del giorno, è il

Sarimsak, in Haviar Sok. 38/1, a Cihangir; tel. (0212) 2937656, aperto

dalle 10 alle 23.30, la domenica chiuso.

bazar 10 2004 gusti di chiara spegni 37

Qualche guida

in inglese

Vegetariani e non, in Usa è più facile trovare guide specializzate in

particolari ingredienti. Su www.amazon.com abbondano titoli anche

sui legumi. Un must in materia è “The Bean Bible: a Legumaniac’s

guide to Lentils, Peas, and every edible bean on the planet!” di Aliza

Green, a 13,27 $; per mangiare fagioli a colazione, pranzo e cena

“The Bean Gourmet presents: The little Bean Cookbook” di Tom

Chasuk, per 12,95 $; “Lean bean cuisine: over 100 tasty meatless

recipes from around the world” di Jay Solomon, 1,50$; per 6,64$ c’è

anche “The Bean book”, in un virtuale viaggio nelle cucine del globo,

di Roy F. Guste padre e figlio; studiato per i principianti in cucina

“Romancing the Bean: essentials for creating vegetarian bean dishes”,

per 5,78 $; poi “Beans, Lentils and Tofu Gourmet” di Rose Robert,

13,27$; “More easy beans” di Trish Ross e Jacquie Trafford, 6,34 $;

“Boutique Bean Pot: exciting bean varieties in superb new recipes” di

Kathleen Mayes e Sandra Gottfried promette ricette creative.

Un piatto contadino

La ribollita è una preparazione tipica toscana, ottenuta ripassando

in forno una zuppa di verdura, indimenticabile quando gli ingredienti

arrivano direttamente dall’orto di casa. Ottima come piatto jolly

invernale per i vegetariani, senza sale è indicata per chi ha

problemi di pressione alta. La zuppa più usata è quella di fagioli

cannellini e cavolo nero, ma si può fare con qualsiasi minestra di

verdura. Ingredienti: 400 gr di cannellini secchi, verza e cavolo nero

400 gr, due coste di sedano, due carote, due cipolle, 400 gr pomodori,

un porro, uno spicchio d’aglio, timo, un bicchiere di olio di oliva, pane

raffermo a fette 400 gr, sale e pepe. Ammollare i fagioli cannellini per

12 ore in acqua fredda; una volta scolati aggiungere il timo e l’aglio

con la buccia e far bollire il tutto a fuoco lento per due ore, salando i

fagioli poco prima della fine della cottura; tagliare a rondelle sedano,

carote e parte bianca del porro, a strisce le foglie di verza e di cavolo

nero, a filetti i pomodori; passate al passaverdura 3⁄4 dei fagioli e

aggiungerli al brodo di cottura; rosolare la cipolla con 3⁄4 di olio e

cuocere con la verdura per dieci minuti a fuoco lento, poi aggiungere

pomodoro, verza, cavolo, timo, sale, pepe e infine il passato di

fagioli con il brodo; cuocere altri 60 minuti, poi versare i fagioli interi

lasciandoli amalgamare dieci minuti; distribuire a strati la zuppa

e le fette di pane insaporite con olio, pepe e cipolla in una teglia;

infornare in un tegame di terracotta per 30 minuti a 170° e lasciare

riposare per dieci minuti prima di servire.

Riso basmati con lenticchie rosse decorticate, servito con

peperoni al curry o melanzane allo yogurt, oppure un orzotto

al posto del solito risotto; poi ceci agli odori, saltati con aglio

e aromi; cannellini all’uccelletta, con pomodoro e salvia;

crocchette di fagioli o lenticchie (non fritte ma al forno); zuppa

di fave e cicoria; spezzato di piselli e carciofi; minestre di ceci

e farro. Nel circolo Arci, nel centro di Padova, il ristorante

vegetariano Luna nuova cambia spesso il menu, è a buon mercato

e per questo è molto frequentato da universitari, sposando la

buona cucina a prodotti genuini, per il 90% biologici. Claudio

Friscione e Franco Levorato ai fornelli offrono al cliente la

possibilità di scegliere diverse combinazioni di piatti, conditi

solo con olio extravergine e mai fritti: due pietanze a 7,90 euro;

tre pietanze a 8,80 euro; cinque pietanze a 9,90 euro, escluso

antipasto (2,50 euro), coperto (1,30 euro) e bevande. Sono tante

le ricette che valgono l’assaggio, come i tortini di miglio con

verdure di stagione saltate a parte con formaggio grattugiato,

cous cous con ceci e vari sughi o ragoût vegetali. C’è sempre la

pasta e la pizza, con farine integrali. Per entrare basta essere

socio Arci: la tessera annuale costa 10 euro. Luna nuova è aperto

a pranzo dalle 12.30 alle 14 e a cena dalle 19.30 alle 24, ma la

cucina chiude alle 22. è vicino al Duomo, in via San Gregorio

Barbarigo 12; Tel. 0498758907; chiuso domenica e lunedì.


Q

38 di chiara tacconi gusti bazar 10 2004

Design

Terme

Località Madonna Assunta, Pigna (Imperia). Tel. 0184 241046

Chiuso il mercoledì

Spesa media 30 euro

I fagioli di Pigna, insieme a quelli di Badalucco e di Conio, sono una felice riscoperta

ligure: crescono nei terrazzamenti, sui terreni più in alto, e si può quindi immaginare

quanto siano rari. Nel ristorante annesso all’albergo che accoglie gli ospiti dello

stabilimento termale, il menu (variabile a seconda della stagione) offre questi piccoli

capolavori della natura. Capra con fagioli bianchi di Pigna è uno dei piatti forti del locale,

insieme a tagliolini, ravioli di magro, coniglio alla ligure, stoccafisso accomodato e, per

concludere, dolci della casa.

Sapore semplice

e raro

Stavano per sparire. Finché

contadini, gourmet e ristoratori

non li hanno salvati. Ecco dove

assaggiare alcuni dei legumi più

rari (e più buoni).

Square

Via Sottoriva 15, Verona. Tel 045597120,

prenotazione cena 335 8130293

Sempre aperto, solo al sera

Tipo di cucina fusion

Specialità del locale gamberoni lardellati

su crema di lenticchie

Spesa media 30 euro vino incluso

Dolci da fornitori di fiducia

Vino consigliato degustazione champagne

al bicchiere

Piatti dietetici insalate per vegetariani

Particolarità mercoledì sera massaggi

shatsu

Numero coperti 70

Carte di credito Mastercard, Visa

Musica venerdì sera DJ (elettronica, house),

domenica sera live jazz

Gentilezza personale ottima

Sale fumatori no

Servizi per disabili no

Illuminazione soffusa

Il canto del maggio

Località Penna Alta 30 d, Terranuova Bracciolini (Arezzo). Tel. 055 9705147

Chiuso il lunedì e il martedì

Spesa media 34 euro

Il fagiolo zolfino (così chiamato per il colore giallo come lo zolfo) è diventato un po’ il simbolo dei legumi rari

e buonissimi e la sua fama non è esagerata. La sua zona di produzione è il Pratomagno, sulle colline aretine,

ed è qui, a Terranova Bracciolini, che merita andare a cercarli. Il canto del Maggio è un delizioso ristorante

nell’antico borgo di Penna Alta, dove i prodotti tipici vengono trasformati in golose proposte gastronomiche.

Un piatto di fagioli zolfini conditi con un filo d’olio di queste terre è davvero un’esperienza da provare, magari

insieme ai moscardini al Chianti; dal menu segnaliamo anche pappardelle, cinghiale e lepre quando è stagione

di caccia, e il peposo alla fornacina, senza dimenticare i dolci fatti in casa.

Tradizionale

Perbacco

Via Montechiaro 26, Villa San Secondo (Asti).

Tel. 0141905525

Chiuso il mercoledì e giovedì

Tipo di cucina regionale

Specialità del locale girello di vitello al sale

con macedonia di verdure

Spesa media 30 euro

Dolci della casa

Vino consigliato del Monferrato

Piatti dietetici no

Particolarità angolo enoteca con vendita

Numero coperti 35

Carte di credito tutte

Musica no

Gentilezza personale ottima

Sale fumatori no

Servizi per disabili sì

Illuminazione diffusa

Da Pompeo

Vico al Piano 14, Foggia. Tel. 0881 724640

Chiuso la domenica

Spesa media 28 euro

Nelle campagne foggiane si coltiva un legume tenero e saporito,

che non ha bisogno né di concime né di trattamenti. La fava

di Carpino, ad esempio, una delle varietà più apprezzate della

regione, viene cucinata con le erbe o gustata come semplice

contorno, abbinata magari a vini rosati del luogo. Anche in

pieno centro storico, in questo ristorante accogliente e molto

frequentato, è possibile gustare le prelibatezze della campagna

come il mitico legume di Carpino. Cicorie con purè di fave e

minestra di fave sono due dei piatti che più ne esaltano il sapore,

ma sarebbe un peccato non assaggiare anche l’agnello al forno con

patate e funghi o i piatti di mare. Il tutto innaffiato da vini della

regione.

Etnico

tacconi@bazarweb.info

La Maison Espana

Via Montegani 68, Milano. Tel. 0289540234

Chiuso lunedì e martedì, aperto solo la sera

Tipo di cucina spagnola

Specialità del locale paella

Spesa media 32 euro

Dolci della casa

Vino consigliato dalla carta

Piatti dietetici vegetariani

Particolarità spettacoli di flamencos e sevillana

Numero coperti 200

Carte di credito tutte

Musica dal vivo e dj set

Gentilezza personale buona

Sale fumatori no

Servizi per disabili sì

Illuminazione soffusa


tacconi@bazarweb.info

Un brindisi “critico” nei centri sociali

Fra le tante fiere e mostre che hanno per protagonista il vino, questa si

distingue per l’originalità dell’idea: riunire piccoli produttori e parlare di

temi “scabrosi” come il prezzo sorgente o i consumi. Si chiama Terra e

Libertà/Critical Wine - Fiera dei particolari e nasce dalla filosofia di Luigi

Veronelli, mostro sacro dell’enogastronomia, che oltre a recensire i migliori

vini e ristoranti d’Italia nelle guide che portano il suo nome non si stanca

mai di ripensare al modo di fare cultura attraverso la tavola. Per ogni

dettaglio vi rimandiamo alla pagina Fenomeni di questo numero.

Eat & go

Boccondivino

Piazza del Garigliano 3, Città di Castello

(Perugia). Tel. 0758523152

Chiuso lunedì e martedì

Tipo di cucina taverna – wine bar

Specialità del locale tagliere di salumi umbri e

toscani

Spesa media 25 euro

Dolci fatti in casa

Vino consigliato soprattutto umbri

Piatti dietetici no

Particolarità bruschette e spuntini fino a tardi

Numero coperti 120

Carte di credito tutte

Musica sì

Gentilezza personale buona

Sale fumatori no

Servizi per disabili sì

Illuminazione soffusa

Enoteca

La Caneva al ristorante Canaletto

Castello 5490, Venezia. Tel. 0415212661

Sempre aperto (ristorante aperto a pranzo e

cena, enoteca solo a cena)

Tipo di cucina tradizionale, con ottimi piatti di

pesce

Specialità del locale “squaquaciò” di mare in

cocotte con polenta filante

Spesa media 70 euro

Dolci fatti in casa

Vino ottima cantina

Piatti dietetici no

Particolarità di fronte alla casa del pittore

Canaletto

Numero coperti 100

Carte di credito tutte

Musica no

Gentilezza personale ottima

Sale fumatori sì

Servizi per disabili no

Illuminazione soffusa

bazar 10 2004 gusti di chiara tacconi 39

Italiani

all’estero

Un concentrato di stile italiano?

Provate a Londra, a Notting Hill,

all’angolo fra Westbourne Grove

e Portobello Road. Entrate nel

Negozio Classica e vi sentirete

in un’ambasciata italiana del

gusto. La ristorazione italiana

all’estero troppo spesso è nelle

mani di improvvisatori che

propinano improbabili spaghetti

alla bolognese e pizza senza un

filo di mozzarella. O, all’estremo,

è relegata in ristoranti carissimi

e inaccessibili legati alla fortuna

di uno chef. Allora ecco l’idea

nuova: aprire un “negozio”

dove tutto, dal design al caffè,

rappresenta il meglio dello stile

italiano. Classica, azienda nata da

una costola della prestigiosa casa

vinicola Avignonesi, distribuisce

vini, prodotti tipici e artigianato di

eccellente qualità. E ha pensato di

creare uno spazio suggestivo dove

acquistare prodotti e bottiglie, ma

anche assaggiare vino al bicchiere,

magari nell’area lounge arredata

con poltrone e luci basse,

gustando creazioni gastronomiche

tutte italiane inventate dallo

chef Lucio Pompili. Questo di

Londra è solo il primo Negozio

Classica, presto sarà riproposto

anche in altre città del mondo,

con lo stesso stile fortemente

improntato agli anni Cinquanta, lo

stesso menu e la stessa cura per

l’ospite. http://www.classica.it/

londra/neg-lon.htm.


40 di eva buiatti gusti.mangia come leggi bazar 10 2004

Libri da mangiare e piatti da leggere da tutti i Paesi del mondo per occasioni diverse

Un caldo gallego sotto la pioggia in autunno

“Aveva bisogno di sapori profondi, lontani, come un latte materno recuperato

dalla memoria del palato, e si cucinò un caldo gallego, troppo abbondante, troppo

sostanzioso, e dopo aver tolto la pentola dal fuoco rimase a contemplarla come un

vaso chiuso di Pandora dal quale non poteva uscire che malinconia” .

M. Vasquez Montalban, Il fratellino, Universale Economica Feltrinelli, Marzo 2001.

buiatti@bazarweb.info

Mettete a bagno la sera prima 300 gr. di fagioli cannellini e procuratevi un quarto di cavolo verza, due costole di maiale da rosticciana,

200 gr. di manzo da lesso, una salsiccia ben pepata, un etto di pancetta, una cipolla, un chilo scarso di patate. In una pentola alta da brodo

fate un soffritto di cipolla a cui aggiungerete, quando la cipolla sarà ben cotta e trasparente, la pancetta a dadini e la salsiccia spellata e disfatta,

che lascerete indorare. Aggiungete adesso acqua abbondante (circa 2 litri), un po’ di sale grosso (attenti: salsiccia e pancetta sono salate), la

rosticciana, il manzo e i fagioli. Coprite fino a che non prende il bollore. Intanto tagliate a striscioline il cavolo verza e a tocchi non troppo

piccoli le patate sbucciate, e aggiungete il tutto alla zuppa. Aggiustate di sale e lasciate bollire a fuoco basso, levando ogni tanto la schiuma con

la schiumarola, fino a che i fagioli insieme a tutto il resto saranno ben cotti, meglio di più che di meno (ci vorrà un’ora e mezzo). Scolate con la

schiumarola una parte dei fagioli e delle patate e passateli con un po’ del brodo nel frullatore. Aggiungete di nuovo il frullato alla zuppa e prima

di servire spolverate di pepe nero fresco e di prezzemolo tritato. Servite ben caldo in piatti da minestra o in ciotole di coccio.

E’ un piatto tosto da autunno umido e da freddo nelle ossa, adatto a tutti quelli che lavorano all’aperto: operai edili, archeologi

medievalisti (che scavano a volte in posti freddissimi), mannequins che d’autunno presentano la collezione di primavera,

tassisti con il riscaldamento rotto, ragazze impegnate a ridipingere da sole il proprio appartamento con vernici a calce fredde e

bagnate, giornalai senza stufetta, bambini rom con la fisarmonica da suonare seduti su un gradino, senegalesi lontani da casa e

che hanno rinunciato alle usanze mussulmane. Serve a scacciare quel primo pizzicore alla gola e quel piccolo freddo dell’anima

che parte dallo stomaco quando le giornate diventano corte e ci capita, tornando a casa, di inciampare con i piedi bagnati sul

primo gradino perché già la luce del giorno non c’è più. Se riuscirete a raccogliere un gruppetto di queste persone infreddolite,

anche semplicemente spargendo la voce, potete offrire loro il caldo gallego insieme a crostini di pane fritto e un bel piatto

di formaggi, da mangiare partendo dal più dolce e finendo con il gorgonzola. Vino rosso corposo, mi raccomando. Se il caldo

vi avanza potrete benissimo mangiarvelo il giorno dopo nel velo dei ricordi, con la coscienza tranquilla per avere compiuto

un’opera di bene. Soprattutto, non buttatelo nella tazza del gabinetto come Montalban fa fare al suo personaggio Carvalho.

Agile libretto della serie Carvalho, cara a tutti gli estimatori di Montalban. Costretto dalle poche pagine

e dalla tipologia del racconto breve, qui il nostro Manuel è un po’ più essenziale del solito: nel bene

e nel male, perché il suo barocchismo estasia alcuni e sazia altri fino all’indigestione. Per i pochi che

ancora non conoscono l’autore, questo libretto è un buon modo di decidere se il suo tono dolcepiccante,

il suo cinismo etico, il suo sbattere in faccia a ogni rigo l’ironia catalana come un patrimonio

genetico ci si confanno, e ne vogliamo sapere di più. Per chi ama il buon cibo, è una finestra aperta su

mondi culinari sconfinati, sconosciuti e a volte impossibili descritti, o meglio evocati, da un passionale

ghiottone. Se siete a dieta (del corpo o della mente), è meglio che non leggiate Montalban.

Se c’ è un libro che vi piace,

con un personaggio che

mangia con gusto, e vi siete

sempre domandati che sapore

avrebbe il suo piatto, scrivete a:

buiatti@bazarweb.info

Troverete la ricetta sul

prossimo numero di Bazar!


42 di lorella scacco arti bazar 10 2004

Arte a quattro mani

Artisti che si dividono la superficie cartacea su cui

dipingere, altri che si concentrano sui prodotti da

supermercato. E poi c’è chi lavora sulla frequenza di

un’onda sonora. Arte come esplorazione.

Sol Le Witt – Mimmo

Paladino

La mostra nasce dall’incontro dei due

maestri avvenuto a Roma nel 2002. La loro

collaborazione ha dato vita a una serie di 24

opere su carta realizzate a quattro mani. Ogni

artista è intervenuto solo su una metà della

superficie cartacea, la quale è stata poi ultimata

dall’altro autore. Si è trattato di una sorta di

sfida per i due artisti che lavorano in maniera

diametralmente opposta ma che ha dato vita ad

una serie di opere davvero originali e uniche.

Il rigore delle forme geometriche del pittore

americano si è infatti accostato alla liricità

delle immagini di Paladino. La mostra approda

a Roma dopo la prestigiosa tappa presso la

Estorick Collection di Londra.

Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Viale

delle Belle Arti 131, Roma, tel. 06322981 fax

063221579, e-mail: gnam@beniculturali.it ,

comunicazione.gnam@beniculturali.it, orari:

mart-dom 8,30-19,30, lun. chiuso. Dal 6

ottobre al 5 dicembre.

Doppler

Che cos’è l’effetto doppler? È la variazione della frequenza di

un’onda sonora o luminosa emessa da una sorgente in moto

rispetto al fruitore. E cosa ha in comune con le due artiste

Kristine Alksne e Sandrine Nicoletta? Si tratta di un concetto

spaziale che interessa le loro ricerche ed emerge nelle loro opere

tanto da sceglierlo come titolo delle loro mostre personali in

simultanea. Alla giovanissima artista lettone piace far nascere i

suoi lavori negli interstizi degli spazi, utilizzando materiali già

presenti nel luogo che ricompone o nella natura circostante.

L’italiana Sandrine Nicoletta , classe 1970, è interessata invece

all’idea dell’equilibrio, sia in senso fisico sia spirituale. L’acrobata

è così una figura che spesso ritorna nelle sue rappresentazioni e

nelle sue performance. “Doppler” è un progetto espositivo curato

da Laura Garbarino.

Galleria Autori Cambi, via di San Martino ai Monti 21 a/b,

Roma, tel. 06 47824613, info@arteautoricambi.it, orari: lunedì

- venerdì 11.30 - 19.30, sabato su appuntamento, dal 7 ottobre

al 27 novembre.

scacco@bazarweb.info

Spread in Prato

E’ alla sua terza edizione la manifestazione SPREAD

IN PRATO che presenta una selezione di opere

fotografiche e una sezione di film d’artista esposti

in luoghi non convenzionali, come fabbriche, uffici,

negozi e cinema della città toscana. Questo percorso

espositivo si incentra sul tema del corpo, visto in senso

fisico e materico ma anche sociale e culturale, e si

attua specialmente attraverso il mezzo fotografico. Tra

gli italiani, segnaliamo i dettagli fotografici di Italo Zuffi;

i ritratti di bagnanti su una spiaggia affollata di Sissi e

le masse di individui che emigrano di Armin Linke. Gli

altri artisti invitati sono: Takuma Nakahira, Carmelo

Nicosia, Philip-Lorca di Corcia, Isaac Julien, Tomoko

Yoneda, Rosa Rossa, Adi Nes, Gil Marco Shani, Rona

Yefman, Michal Chelbin, Yumita Hiro, Michelangelo

Consani, Donatella Di Cicco. Un gruppo di autori

internazionali è stato scelto per film di forte impatto

visivo, come gli olandesi Jeroen De Rijke e Willem De

Rooij, il canadese Mark Lewis, i cinesi Yang Fu Dong

e Zhang Peili. La manifestazione propone quest’anno

anche un altro mezzo comunicativo: la cartolina,

ideata e realizzata rispettivamente dal Gruppo A12,

da Connie Dekker e Luca Malgari. Il curatore del

progetto è Pier Luigi Tazzi.

Spread In Prato, varie sedi, info: tel. 3474536136

e-mail silviapichini@libero.it. Dal 16 ottobre al 25

novembre.

Olafur Eliasson e il consumo

contestato

Si tratta di un progetto speciale site-specific quello che

Olafur Eliasson ha ideato per il Palazzo delle Papesse.

Dopo la straordinaria installazione alla Tate Modern di

Londra (The Weather Project, visitata da più di un milione

di spettatori), l’artista danese torna a lavorare sul tema

della luce con un’opera inedita che utilizza le proiezioni

di luce emesse da sette vetri specchianti e rotanti. Il museo

senese inaugura e ospita contemporaneamente anche

la mostra Ipermercati dell’arte. Il consumo contestato,

a cura di Omar Calabrese, che riunisce i risultati di

quella produzione artistica influenzata dagli oggetti del

supermercato e dal loro packaging. Il percorso espositivo

inizia dalle più storiche rappresentazioni pop e iperrealiste

per approdare alle più recenti esperienze artistiche, come

il trash e il post-human. Tre le sedi ad accogliere la mostra:

il Palazzo Pubblico (Il consumo rappresentato), Santa

Maria della Scala (Il consumo ironizzato) e il Palazzo delle

Papesse (Il consumo contestato), dove saranno esposte

opere di: Giovanni Albanese, Jan Albers, Anette Baldauf

& Katharina Weingartner, Vittorio Brocadello, Jiri Cernicky,

collectif_fact, Minerva Cuevas, Kristof Kintera, Lucia Koch,

Zwelethu Mthethwa, Olaf Nicolai, Erwin Olaf, Guillaume

Paris, Gabriele Picco, Tom Sachs, Denis Santachiara, Eliezer

Sonnenschein, Dan Steinhilber, Jeanne Susplugas, Ricky

Swallow, Oliviero Toscani, vedovamazzei, Rhonda Weppler.

Nello spazio sotterraneo della ex-Banca d’Italia si apre

poi l’ottava edizione del progetto Caveau con un’opera di

Petulia Mattioli e Russel Mills intitolata Hold.

Palazzo delle Papesse, Via di Città 126, 53100 Siena,

tel. 057722071, fax 057742039, www.papesse.org,

info@papesse.org. Dal 9 Ottobre 2004 al 9 Gennaio 2005.


eatrice@bazarweb.info

Classici e dissacratori

La scultura di Medardo Rosso, la genialità di Franz Kline,

la trasgressione di Terry Richardson, le atmosfere visionarie

della psichedelia, i raffinati fumetti di Scozzari.

Franz Kline

Anche il Castello di Rivoli si dà al classico per celebrare il ventesimo

compleanno. Con una mostra d’eccezione perché Franz Kline in Europa si

è visto davvero poco. Protagonista dell’Espressionismo astratto americano,

Kline è noto soprattutto per le grandi opere gestuali in bianco e nero

oppure attraversate da grandi campiture di colore nei quadri più tardi. Oltre

cento lavori, di cui una buona parte dedicati al periodo realista degli anni

’40, testimoniano la genialità del pittore scomparso a New York nel 1962.

Occasione storica per riscoprire un artista, forse non celebre come Pollock o

Rothko, cui si devono alcuni momenti di straordinaria intensità.

Franz Kline, Castello di Rivoli, piazza Mafalda di Savoia, Rivoli (TO), 20

ottobre 2004-30 gennaio 2005. tel. 0119562220 www.castellodirivoli.org

orario: martedì-giovedì 10-17; venerdì-domenica 10-21, chiuso lunedì.

Ingresso 6,50-4,50

Kaleidoscope

Una mostra dedicata ad uno degli ultimi grandi movimenti

d’avanguardia del ‘900, la psichedelia. Un movimento

filosofico, legato alla scoperta dei mondi interiori, al viaggio

e all’espansione della

coscienza, che si è riverberato, con esiti sorprendenti nel

mondo della creazione artistica, lasciandovi un segno

indelebile. Amsterdam, Londra e San Francisco tra 1964 e

1974 furono i punti cardinali della psichedelia, raccontata

attraverso manifesti d’epoca, fotografie, musiche, film più

una giornata dedicata a Jimi Hendrix. Curatori di questa

rassegna visionaria due autentici guru: Enzo Gentile e

Matteo Guarnaccia.

Kaleidoscope. 1964-1974. Suoni e visioni della psichedelia. Sala

ex Poste di Palazzo dei Pio, Carpi (MO). 17 settembre - 17

ottobre 2004. orario: giovedì, sabato, festivi 10-12.30, 15.30-

19. ingresso gratuito.

bazar 10 2004 arti di luca beatrice 43

Terry Richardson

Medardo Rosso

La GAM di Torino apre la stagione con la bella mostra

dedicata a Medardo Rosso, uno dei protagonisti della scultura

tra fine ‘800 e inizi ‘900, qui allestita con spirito minimale a

superare la conclamata inadeguatezza dello spazio. In bilico

tra i due secoli Rosso seppe guardare alla grande tradizione

classica assimilando la lezione di Rodin e, allo stesso tempo,

si propose come uno dei pochi scultori proiettati verso

l’avanguardia, relazionandosi con i Futuristi, con Cézanne

e Picasso. Alcune opere di questa completa retrospettiva

provengono da musei e collezioni giapponesi e americane,

dunque inedite in Italia.

Medardo Rosso. Le origini della scultura moderna, GAM,

via Magenta 31, Torino, fino al 28 novembre 2004, tel.

0115629911 www.gamtorino.it orario: martedì- domenica 9-

19, giovedì 9-23, chiuso lunedì. ingresso 5,50 – 3.

Filippo Scozzari

Mondo Bizzarro è da un decennio il luogo di culto bolognese per gli

appassionati di stranezze, erotismo, grafica d’autore, pittura e cinema

di serie B. Prima solo libreria e videoteca, poi spazio espositivo, da

oggi raddoppia e apre anche a Roma, a due passi dal Macro. Dopo aver

inaugurato con Pin Ups and Down, group show al femminile, Mondo

Bizzarro presenta la retrospettiva di Filippo Scozzari, mostro sacro del

fumetto italiano, compagno di avventure di Pazienza, Liberatore nel

movimento del ’77. Un caratteraccio (nella sua autobiografia Prima

pagare… poi ricordare edita da Castelvecchi ne ha veramente per tutti) ma

anche un disegnatore raffinatissimo.

Filippo Scozzari, Mondo Bizzarro Gallery, via Reggio Emilia

32 c/d, Roma. 2 ottobre – 4 novembre 2004, tel. 06-44247451

www.mondobizzarro.net/gallery orario: lunedì-sabato 12-20, chiuso

domenica e festivi. Ingresso libero.

Arriva in Italia il fotografo più trasgressivo e dissacratore tra moda, hard core

e arte. Terry Richardson, newyorkese cresciuto a Hollywood, ha realizzato

le campagne pubblicitarie per marchi come Saint-Laurent, Gucci, Costume

National, dal ’97 cura l’immagine della Sisley con uno stile inconfondibile,

pubblica su prestigiose riviste di moda (i-D, Dazed and Confused, Vogue)

e di recente ha esposto in gallerie d’arte e musei internazionali. Al glamour

patinato risponde con la sfrontatezza di chi si è formato sulla strada. E’

Damiani Editore, una nuova casa editrice d’arte che ha pubblicato di recente

Out of Red sulla nuova fotografia cinese, a pubblicare oggi la summa erotica

di Richardson. Kibosh oltre 300 foto in edizione limitata (solo 2.000 copie),

acquistabile on line al prezzo speciale di 350 (www.damianieditore.it) A

L’Inde Le Palais, ultimo locale di tendenza a Bologna tra design, fotografia e

libri rari, grande festa per l’apertura, Harvey Keitel e Vincent Gallo padrini

d’eccezione (o compagni di sbronze?).

Terry Richardson, Kibosh, L’Inde Le Palais, via dei Musei 6 Bologna tel.


44 di marzia di mento arti bazar 10 2004

Scoprire la vita di una volta

Teche ad altezza bambino per mostrare soldatini d’epoca

e giocattoli antichi, un baraccone con gli strumenti della

transumanza, dalle tagliole per i lupi alle campane delle

pecore. Musei che raccontano un’antica quotidianità.

Riapre il Museo del Giocattolo e del Bambino

Sessantacinque vetrine ad “altezza bambino” e una collezione di circa duemila balocchi dal 1700 al 1960.

Stiamo parlando di uno dei musei più grandi in Europa. E’ allestito nei locali di un ex orfanotrofio aperto a

Milano nel 1528, chiamato “dei Martinitt”, dal vicino oratorio di San Martino.

E’ possibile scegliere tra un percorso storico, dal giocattolo artigianale del settecento fino all’era

dell’elettronica, e un percorso tematico, con approfondimenti come “Bambole e soldatini”, “Pinocchio e

il legno”, “Circo e Teatro”. E’ stata inoltre ricostruita un’aula scolastica “Deamicisiana” completa di arredi

dell’epoca. Sono a disposizione dei visitatori supporti audiovisivi, la sala proiezione, la sala ludoteca,

visite guidate su prenotazione (minimo 20 persone) differenziate a seconda delle età e degli interessi

specifici. Inoltre attività seminariali, corsi di aggiornamento, oltre a feste private e di compleanno, e

laboratori per l’invenzione e la costruzione di giocattoli.

Museo del Giocattolo e del Bambino, Via Pitteri 56 Milano. Tel. 0226411585

museodelgiocattolo@tin.it

Ingresso: dal martedì alla domenica (lunedì su prenotazione) dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.00 alle 18.00.

Biglietto: intero 5 , ridotto 3 (bambini dai 5 ai 14 anni, anziani sopra i 60 anni, convenzioni); gruppi con

visita guidata 4 , museo più laboratorio 8 (circa 3 ore). Gratuito sotto i 5 anni e per tutti i bambini la

domenica e i festivi.

Bookshop, accesso e servizi per disabili

Al cinema con vista sul museo

Durante i lavori di ristrutturazione del Cinema Trevi, Sala Alberto

Sordi, vicino a Fontana di Trevi, a Roma, è stata rinvenuta

un’insula romana di età imperiale, costituita da un caseggiato

organizzato in più unità e affacciato su un’antica strada, il vicus

Caprarius. I materiali raccolti durante lo scavo sono esposti

nell’area museale annessa al sito, insieme ai mosaici policromi,

alle statue e alle decorazioni marmoree. Una lunga vetrata rende

visibile l’area archeologica anche dalla sala cinematografica.

La “Città dell’Acqua”.

Vicolo del Puttarello 25, Roma

Tel. 3397786192 (visite guidate su prenotazione)

Aperto dal martedì alla domenica dalle 11.00 alle 15.00. Chiuso il

lunedì, il 1 gennaio e il 25 dicembre.

Biglietti: 2 , ridotto 1 (dai 18 ai 25 anni, insegnanti), gratuito

(studenti universitari, minori di 18 e maggiori di 65 anni).

dimento@bazarweb.info

Altre

migrazioni: il museo della

transumanza

Aperto nel 1998 con un finanziamento

dell’Unione Europea, il Museo della

Transumanza di Villetta Barrea (AQ), nel cuore

del Parco Nazionale, espone oggetti legati allo

spostamento periodico delle greggi dall’Abruzzo

alla Puglia, la transumanza appunto, pratica

molto antica oggi quasi completamente

scomparsa, oltre alla produzione della lana e del

latte, alle forme di equipaggiamento dei pastori e

all’organizzazione di ricoveri temporanei o stabili.

Allestito in un fabbricato rurale del XIX secolo,

il “Baraccone”, tra gli strumenti più interessanti

conserva campane, attrezzi per la tosatura delle

pecore, marchi, tagliole per lupi, supportati da

esaurienti e colorati pannelli illustrativi. Aperto

fino ad oggi solo nei periodi di maggior flusso

turistico, ora si spera di riuscire a garantirne

l’apertura almeno per i fine settimana.

Il museo, indubbiamente molto piccolo e fin

troppo specifico, è encomiabile per la cura e

l’attenzione con cui è stato allestito, oltre che per

il livello scientifico e la passione di chi lo gestisce.

Museo della Transumanza, Comune di Villetta

Barrea (AQ), via provinciale. Tel. 086489324

oppure 3403174515. E- mail: graziani@planet.it

Aperto fine settimana e festività dalle 16.30 alle

19.30 (visite guidate 17.30-18.30)

Biglietti: 2 , visita guidata 3 , gratuito per

bambini di meno di 10 anni, gruppi 1.50 euro

A Villetta Barrea, nel Centro Operativo del Servizio

Educazione (Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio

e Molise), è allestita la mostra archeologica “Tra

guardie e ladri... ritessiamo i costumi dei Safini”,

aperta fino al 6 gennaio 2005 (tel. 086489102).

“Mio Dio, si potrebbe sempre andare al

museo!”

Nel lungo racconto dell’Assomoir, Zola si ferma per qualche pagina (pp. 82-86)

per una riflessione colta sulla funzione del museo, per raccontare, con occhio

spietato, la visita di un’anomala comitiva per le sale del museo del Louvre di

Parigi. Così un gruppo di operai, lavandaie, ricamatrici dei sobborghi della

Parigi fine ottocento si trova per la prima volta ad attraversare le sale di un

museo, sentendosi fuori posto ed essendo sbeffeggiato da tutti i visitatori

abituali e dai custodi.

“ ... Doveva essersi diffusa la voce che una comitiva di nozze stava visitando

il Louvre: pittori accorrevano con la bocca spalancata nel riso, curiosi si

mettevano a sedere sulle poltroncine per assistere comodamente alla sfilata,

mentre i custodi a labbra strette trattenevano a fatica qualche battutaccia.” Non

sembra estremamente attuale – Sono poi così cambiate le cose?

E. Zola, Assomoir, pp. 492, traduzione di F. Bruno. 9,55


46 di luca carboni arti.skizzi bazar 10 2004 carboni@bazarweb.info


mugnaini@bazarweb.info

Corsica,

terra di frontiera

Da vedere

bazar 10 2004 viaggi di andrea mugnaini 47

Non è più Italia, non può considerarsi completamente Francia. Ha splendide spiagge di sabbia bianca bagnate da un mare

cristallino e aspri sentieri di montagna da percorrere per raggiungere vette isolate. Si parla una lingua che è un dialetto unico:

basato in origine sul latino è stato contaminato, con il tempo, da influenze genovesi, francesi, sarde e arabe.

E’ una terra di forti contrasti la Corsica. Nella cultura e nello spirito dei suoi abitanti indipendenti e ribelli. Contrasti che

ritroviamo anche nel paesaggio, nei colori e nei luoghi: mare e montagna, blu e verde, cittadine affollate e paesi isolati. Tutto

a poca distanza uno dall’altro, in una regione che è poco più vasta della nostra Umbria. Nel nord dell’isola, in un fazzoletto di

terra, convivono placidamente Saint-Florent, elegante località di villeggiatura, la chiesa romanica di San Michele a Murato, le

cui pietre bianche e verdi si integrano alla perfezione nella fertile regione del Nebbio, e il Désert des Agriates, luogo isolato e

disabitato ma tutt’altro che desertico che nasconde al suo interno la spiaggia di Saleccia, una delle più belle della Corsica.

Aggrappate alla roccia granitica, le case di Corte, capitale storica della Corsica indipendente, si trovano a pochi chilometri dalla

verdissima valle della Restonica. Percorsa dall’omonimo fiume e circondata da pini larici è il luogo ideale per immergersi in un

freddissimo bagno d’acqua dolce. Da qui andando verso est, superate le montagne, si apre alla vista il golfo di Porto con uno

spettacolo mozzafiato fatto di torri di guardia, una spiaggia di ciottoli e alberi di eucalipti. Al tramonto le Calanches di Piana, che

si trovano poco più a sud, si colorano delle mille gradazioni del rosso nei suoi pinnacoli e nelle sue grotte. Proseguendo ancora

verso sud, arriverete alla Plage d’Arone attraverso una strada che sembra porti alla fine del mondo.

Lo spirito battagliero della Corsica è un destino segnato fin dai tempi dei tempi. Nei resti preistorici di Filitosa dominano i

menhir, alcuni dei quali con raffigurazioni di facce di uomini che impugnano spade e pugnali. La stessa battaglia che viene

combattuta ogni giorno a Bonifacio tra il vento impetuoso e le rocce calcaree. Ed è proprio l’azione erosiva del vento, insieme alle

onde del mare, che ha creato le affascinanti scogliere a picco sul mare di Bonifacio.

A piedi? La GR 20

5 cose da non perdere

1. Le scogliere di Bonifacio

2. Il mare trasparente della spiaggia di

Santa Giulia

3. La valle della Restonica

4. Percorrere la GR 20 (tutta o in parte)

5. La roccia rossa delle Calanches

Un po’ di Francia, un pizzico di Genova, qualche spruzzata di Sardegna

e tanta influenza araba. Spirito ribelle, acque cristalline e strade che

sembrano portare alla fine del mondo. Da percorrere a piedi.

16 tappe e 200 chilometri da percorrere a piedi, da Calenzana fino a Conça. Questa in sintesi è la GR 20, la Grande Randonnée, un

sentiero a lunga percorrenza al tempo stesso bellissimo e impegnativo che attraversa tutta la Corsica da nord a sud. Bellissimo perché

si snoda tra foreste incontaminate, laghetti di montagna, cascate, valli rigogliose, pareti di roccia di duro granito, toccando tutte le

più importanti cime dell’isola (dai 2.700 metri del Monte Cinto fino ai 1.500 del Col de Bavella, passando per il Monte Oro e il

Monte Rotondo); il tutto a due passi dal mare con un panorama unico nel suo genere. Impegnativo perché i posti per rifornirsi non

sono molti, per il notevole dislivello fatto di ardue salite e ripide discese, per la durata del percorso. Mai mettersi in cammino senza

l’indispensabile guida topografica, abbigliamento adatto a tutte le condizioni atmosferiche, riserve sufficienti di cibo e acqua.

Acquisti

I sapori della gastronomia sono uno dei prodotti

tipici di questa regione. I pastori nelle loro case

sparse sulle montagne creano vere e proprie delizie

per il palato. Primo fra tutti il brocciu, formaggio

fatto con latte di capra e pecora che rientra tra gli

ingredienti di numerosi piatti corsi. Dai maiali

selvatici che vivono in semi-libertà cibandosi di

ghiande, si producono salumi tradizionali come

prosciutti, salami e salsicce. La castagna è un’altra

protagonista della cucina regionale: con essa

vengono realizzate farina, marmellate, minestre,

frittelle e persino una birra. Ottima anche la

produzione di vini come quelli di Patrimonio.

Anche l’artigianato sta vivendo una nuova stagione

di sviluppo, visto che molti turisti apprezzano

prodotti inizialmente pensati come manufatti di

uso comune più che come souvenir. Tra i ricordi

da mettere in valigia ci sono pipe in radica, oggetti

in ceramica come piatti, vasi, brocche e coltelli a

serramanico.

Ristoranti

Stella d’Oro,7 Rue Doria, Bonifacio tel. 0033 4 95730363

Bistrot du Port, quai des Martyrs, Bastia, tel. 0033 4 95321983

Coltelli

L’atelier du Couteau, Port Charles Ornano, Ajaccio tel. 0033 4

95101652

Artigianato

Corsic’arte, 16 rue Roi de Rome, Ajaccio, tel. 0033 4 95211180

Prodotti Corsi

Chez Annie, 5 Rue Clémenceau, Calvi, tel. 0033 4 95654967

Parchi naturali

Parc Naturel Régional de Corse, 2 rue Major Lambroschini,

Ajaccio tel. 0033 4 95517910

Salumi

A la charcuterie Moracchini, 1 Av de la République, Corte, tel.

0033 4 95462298

foto di andrea mugnaini

Risorse internet

http://www.visit-corsica.com

sito dell’Agenzia per il turismo

della Corsica

http://www.parc-naturel-corse.com

sito ufficiale del parco regionale

della Corsica dove potete trovare

utili informazioni sulla GR20 e

non solo

http://www.allerencorse.com

Informazioni pratiche, visita

virtuale e buona selezione di alloggi

http://www.corse-boutique.com

prodotti tipici della Corsica da

acquistare online


48 di agnese ananasso essere bazar 10 2004

Diversamente

intelligenti

Non tutti sviluppano

le stesse abilità. La

difficoltà di leggere,

scrivere o fare di conto

a volte è un muro

invalicabile per un

bambino, e lo fa sentire

diverso. Un disagio che

però quasi mai è una

incapacità, basti pensare

ad Einstein...

Cos’è la dislessia

La dislessia e’ una difficoltà che riguarda la

capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo

corretto e fluente. In Italia la dislessia è poco

conosciuta, benché riguardi almeno 1.500.000

persone. Le difficoltà cominciano a rilevarsi

verso i 4 o 5 anni quando il bambino riesce a

leggere e scrivere solo impegnando al massimo

le sue capacità, non lo fa automaticamente e

quindi deve ricorrere a una sorta di trucchi

per riuscirci, così si stanca rapidamente,

commette errori, rimane indietro, non impara.

Questo continuo esercizio nell’utilizzo di

strumenti “inusuali” rende i bambini dislessici

particolarmente vivaci e creativi.

E se fosse genetico?

L’equipe del prof. Marco Battaglia della

facoltà di Psicologia del San Raffaele di

Milano, studiando un gruppo di 12 famiglie

di bambini italiani affetti da dislessia ha rilevato

che il disturbo è dovuto a un’alterazione

del cromosoma 15 ma la malattia è molto

complessa e, come ha affermato lo stesso

Battaglia, sono tanti e troppi i fattori ambientali

e genetici che aumentano la possibilità che la

patologia si manifesti.

ananasso@bazarweb.info

E=mc² è la formula che riassume il senso della

vita di Einstein, la formula che esprime la teoria

della relatività ristretta (per distinguerla dalla estesa,

non solidamente provata) che hai rivoluzionato

le leggi dell’elettromagnetismo e che costituisce il

presupposto della possibilità di ottenere reazioni

dalle fissioni atomiche per la generazione di energia

nucleare. Einstein è passato alla storia come la

quinta essenza della genialità, anche se a scuola era

considerato una frana, tanto da credere che fosse

dislessico. Il fatto è che lui poteva viaggiare senza

passaporto nel paese dei numeri ma non in quello

delle lettere. Aveva sviluppato un tipo di abilità che

non poteva essere applicata in altri campi. La sua

non era dislessia, era semmai “distrazione”. Come

lui esistono bambini o adulti che sviluppano certi

tipi di intelligenza piuttosto che altri. Il punto sta nel

riconoscere dove inizia il disagio e come intervenire.

Gli stimoli giusti

Alle volte vengono chiamati dislessici bambini che non lo sono affatto e che magari hanno soltanto un disturbo

generico transitorio con difficoltà di tipo emotivo associato ad altri disturbi specifici di sviluppo o a turbe della

condotta. Si parla così di disagio affettivo-relazionale-familiare nel caso in cui si siano verificate carenze sociali e

ambientali che, in ambito familiare e non, producono manifestazioni riscontrabili nelle difficoltà di apprendimento

o si presume che possano produrle in seguito. I disturbi d’ansia sono invece evidenti manifestazioni di sofferenza

legate alla separazione dalle persone affettivamente significative come i genitori, e alla presenza di persone non

familiari. Altri bambini invece manifestano disturbi della condotta violando le regole del vivere comune o dei diritti

degli altri. Se tale comportamento è abituale può nascondere un disagio profondo del bambino, non momentaneo.

Si possono inoltre verificare disturbi dell’identità di genere, ossia il rifiuto del proprio sesso con comportamenti

conformi a quello opposto tanto evidenti da risultare eccessivi. Altri bambini possono avere disturbi nervosi (tic),

della minzione (orinazione involontaria), del linguaggio (balbuzie, farfugliamento, numero limitato di vocaboli

utilizzati) e dell’attività motoria. In questo caso si hanno due estremi: quando a un bambino viene restituita dai

genitori un’immagine di sé “ingombrante”, in grado cioè di danneggiare coi movimenti cose e persone, egli tenderà

ad essere goffo, ad avere difficoltà di relazione col mondo circostante e riporterà oltre a ritardi nella deambulazione,

difficoltà nei movimenti che richiedono coordinazione. Al contrario può accadere che i bambini con difficoltà a

fissare l’attenzione arrivino a una iperattività e impulsività eccessiva, specialmente in gruppo e a scuola.

Che fare

Proprio per l’età in cui si manifestano i primi sintomi (4-6 anni), i luoghi dove dovrebbe avvenire la rilevazione

dei sintomi e la cura dei disturbi sono la casa e la scuola, quindi genitori e insegnanti sono i primi a dover assistere

e aiutare i bambini con difficoltà, patologiche o transitorie che siano. In genere, gli studenti scelgono e applicano

le procedure per risolvere problemi difficili e nuovi, mentre gli studenti con difficoltà di apprendimento trovano

difficoltà nel portare nella vita fuori delle mura scolastiche le strategie che hanno appreso durante le lezioni, non

riescono a generalizzarle a meno che qualcuno non spieghi loro il metodo per farlo. Secondo gli ultimi studi

compiuti, per essere efficace l’insegnamento di strategie deve seguire un processo coerente con gli obiettivi da

raggiungere e con il ciclo di studi. L’insegnante presenta le strategie dandone una dimostrazione diretta e poi

aiutando gli studenti nelle esercitazioni offrendo loro l’opportunità di scegliere la strategia giusta tra quelle acquisite,

di applicarla. Gli allievi verbalizzano e prendono atto di volta in volta delle scelte compiute e dalla coscienza del

progresso traggono forza e fiducia. Viene così sviluppata la capacità di riflettere sulla propria attività mentale,

di controllarla e arrivare a capire che non ha capito. Imparando ad avere un ruolo attivo ed efficace nel proprio

apprendimento, gli studenti imparano ad avere fiducia nelle proprie capacità di risolvere i problemi, sono più

disposti a provare ad applicare le nozioni acquisite in contesti nuovi, abbandonando l’idea di essere degli inetti, di

sbagliare sempre e di dover dipendere dagli altri per la risoluzione di problemi nuovi.

I genitori, da parte loro, una volta che uno specialista ha rilevato il problema, non possono far altro che fidarsi degli

esperti e degli insegnanti, che vanno opportunamente avvisati dei disturbi del bambino. Una guida introduttiva per

i genitori è reperibile sul sito internet www.guidagenitori.it

Le parole per dirlo. Piccolo vademecum per capire.

Dislessia: difficoltà a riconoscere e comprendere i segni associati alla parola.

Disgrafia: disturbo della scrittura nella riproduzione dei segni alfabetici e numerici con tracciato incerto,

irregolare. E’ una difficoltà che riguarda la scrittura ma non il contenuto.

Disortografia: è una difficoltà che riguarda il contenuto della scrittura. In genere nel soggetto affetto si

riscontrano difficoltà a scrivere le parole usando tutti i segni alfabetici e a collocarli al posto giusto rispettando

le regole ortografiche.

Discalculia: difficoltà del calcolo in uno sviluppo normale e in assenza di disturbi affettivi. Il disturbo specifico

invece è presente anche se il bambino è stato opportunamente stimolato.

Help on line

www.aid.it Il sito dell’Associazione Italiana Dislessia Onlus

www.psicopedagogika.it Un sito completo sulle difficoltà dei bambini

www.ceis.rn.it Il sito del laboratorio permanente per il trattamento e la prevenzione della dislessia e della

disgrafia con sede a Rimini

www.dislessia.it il sito dell’Associazione Italiana disturbi da Deficit di Attenzione e


premilli@bazarweb.info

Lo zaino borraccia

Per fare i capretti in montagna è necessario avere a

disposizione tanta acqua. E chi frequenta le alte vette

sa quanto sia noioso scaricare lo zaino per attingere

alla borraccia. DaKine ha risolto il problema! E’ nata

la borraccia che diventa zaino. Glacier di DaKine

sacca, morbida e soprattutto leggera, contiene al suo

interno fino a due litri d’acqua e grazie al tubo flessibile

esterno l’escursionista può ad ogni evenienza rifornirsi

della bevanda fresca.

Incredibile.

Costo: 48 euro. www.dakine.com

Clever shopping

Il fast good sbarca in Italia

E’ venuto in testa a Ferran Adrià, uno dei più grandi cuochi al

mondo. Trasgressivo e innovatore, ha deciso di creare una

catena di ristoranti di alta cucina che sia la risposta di qualità

al fast food.

Una scommessa impertinente che fa tremare i polsi al

magnate americano del panino “scappa e fuggi” Mc

Donald’s. Perché il cuoco catalano sta già dilagando in

mezza Europa, ha già sperimentato l’idea con la catena di

alberghi spagnola Nh Hotels, e oggi sta stringendo i tempi

per sbarcare in Italia. Pare infatti che fra qualche mese

apriranno a Roma, Torino, Milano, Firenze e Siena punti

ristoro fast good a prezzi da far leccare i baffi. Per un pasto

completo, assicura Ferran, non ci vorranno più di 15-20

euro. E il menù offrirà fra gli altri: hamburger certificati di

vitello, insalate con dadi di fegato di anatra e panini con

salvia e pinoli con aggiunta di cipolle caramellate e paté. Ma

non finisce qui, la cucina di Ferran offre anche una delizia:

i ravioli ripieni in brodo. Cosa hanno di unico? Il fatto che

fuori sono freddi mentre il brodo caldo si trova all’interno. Per

assaporarli si appoggiano delicatamente sul palato per far

colare dolcemente il liquido in bocca.

Occhio quindi a Ferran in Italia!

bazar 10 2004 avere di giulia premilli 49

Divertimento erotico assicurato e anonimo. Acqua a portata di bocca. Piatti

prelibati a prezzi equi. Consigli medici via sms e tante dritte per risparmiare

soldi. Quando lo shopping si fa furbo.

Sesso anonimo al distributore

automatico

Niente più imbarazzi per gli acquisti erotici nei sexy shop! Da oggi si possono

comprare gli “attrezzi del piacere” in assoluto anonimato. E’ arrivato il distributore

automatico per i prodotti sexy. Il servizio è stato messo a punto da Piccole

Trasgressioni, azienda leader nel settore, che ha voluto offrire i propri prodotti

proponendoli in assoluta riservatezza in modo facile e veloce. Basta andare in

una delle videoteche automatiche (convenzionate) della propria città e scegliere

dal catalogo l’oggetto desiderato che verrà consegnato immediatamente

dall’erogatore in un anonimo formato videocassetta!

Il tutto usando la tessera magnetica del proprio rivenditore. Il catalogo è

particolarmente vasto, si va dalle manette, al dildo, alle uova... insomma tutto

quanto possa servire per una notte hot.

Qualche prezzo? Manette di peluche zebrate 25 euro.

Video Bunny 1, via Vespucci, 5- San Giuliano Milanese (MI).

Planet Video, viale I Maggio, 24 Grotta Ferrata (RM).

Risparmiare senza sforzo

Te lo insegna www.altroconsumo.com,

www.risparmiate.it, www.confrontotariffe e www.movi

mentoconsumatori.it. Sono i siti più risucchiati dai clic

dei navigatori oculati!

Un esempio? Per risparmiare fino al 45 per cento

del carburante meglio avere una guida leggera per

almeno tre quarti del tragitto oppure per risparmiare

sull’acqua, lavare la frutta e la verdura con l’ammollo

e poi risciacquare velocemente con poca acqua. lI

frigorifero invece è meglio tenerlo sempre pieno; i

prodotti freddi mantengono inalterata la temperatura

dell’abitacolo così da consumare meno energia per la

refrigerazione. Per quanto riguarda i computer invece:

lavorando con un portatile si risparmia fino al 30 per

cento delle risorse energetiche a differenza dei modelli

da tavola particolarmente golosi di luce.

Via Sms: dai tarocchi all’esame del sangue

Dall’effimero al sociale, Tim si sta organizzando per offrire una vasta gamma di servizi

ai propri utenti via Sms. E lo fa lanciando i servizi di informazione sanitaria via Sms.

Mandando un Sms gratuito al numero 40154 potranno essere chiariti tutti i dubbi in campo

medico (occhio però perchè se è gratuito l’invio, la ricezione della risposta ammonta a 30,98

centesimi di Euro iva inclusa).

Si possono richiedere informazioni relative a: analisi del sangue, farmaci (come indicazioni

terapeutiche, composizione, ticket, prezzo), chiarimenti su vocaboli medici oppure indicazioni

sulle strutture sanitarie pubbliche o private. Ma il top, Tim l’ha raggiunto con i servizi sul

“mondo delle stelle” (dal sacro al profano!) che quotidianamente possono essere inviati sul

telefonino. Il più banale? L’oroscopo fatto espressamente da Banko e Paolo Fox, e c’è anche

l’opzione Ching! Inoltre per gli insicuri è attivo il calcolo del bioritmo quotidiano per sapere se

sarà una giornata da dimenticare o no. I più tecnologici? I tarocchi via Mms.

Ma il più strepitoso è il Bioeroscopo, una sorta di lettura del bioritmo di coppia dal quale

desumere le modalità e tempi per un frizzante “rapporto” di coppia.


50 di agnese ananasso hi-tech bazar 10 2004

Farsi una discoteca in casa.

Legalmente e senza

spendere una fortuna

Rinunciare a una cena fuori per

comprare un cd. A questo siamo

arrivati in Italia, a dover scegliere

come spendere quei 20 euro. Ascoltare

musica è diventato un lusso, non solo

per appassionati e collezionisti ma per

chiunque. Stavolta però non è tutta

colpa dell’euro…

Anche con la vecchia moneta il prezzo di un cd si aggirava intorno alle

36 mila lire. Sono anni ormai che la musica si fa pagare cara. E chi non

ce la fa a rinunciare al suo momento di relax musicale ricorre a mezzi più

economici, aiutato anche dalla tecnologia, dall’avvento di Internet, del

file-sharing (condivisione on line), dei masterizzatori, dei lettori Mp3, dei

software per scaricare musica (e film) sempre più veloci da installare e da

usare.

Napster&Co.

Dopo un periodo di relativa “anarchia” nel Web – correvano gli anni di

Napster e Music Net (i due siti da cui scaricare gratuitamente musica

a go-go) – oggi sia la condivisione che l’acquisto on line è regolamentato,

ed esistono veri e propri negozi musicali virtuali, che possono o meno

avere il loro corrispettivo “reale”. Oggi Napster e MusicNet non esistono

più in Europa, per contro è sbarcato nel Vecchio continente iTunes, il

Music Store di Apple, già attivo in Francia, Gran Bretagna e Germania e

che passerà il confine italiano forse alla fine dell’anno. Basta andare su

www.apple.com/itunes, scaricare il software e scegliere tra gli 800 titoli

del catalogo i brani preferiti a meno di un euro ciascuno.

In Italia intanto si può scaricare musica da MSN Music Club (Microsoft),

www.musicclub.msn.it, rifornito da OD2, una compagnia di distribuzione di

musica digitale fondata da Peter Gabriel. Però non ci sono tantissimi titoli,

circa 350, e il prezzo varia a seconda del brano scelto.

Poi c’è il mitico Vitaminic, da cui, cliccando su www.vitaminic.it e pagando

un canone annuale di 80 euro si può scaricare, oltre a tutta la musica

che si desidera, anche l’Mp3, sempre incluso nel prezzo. Chi usa Fastweb

in casa ha anche la possibilità di scaricare la musica da un sito dedicato,

collegandosi dalla home page. Altri siti cliccatissimi sono www.meomodus.com,

www.winmix.com, www.kazaa.com, che mettono a disposizione

canzoni e software, anche se alle volte c’è da fare un po’ di “coda”.

Andando oltre confine troviamo anche il sito della bevanda più famosa

del mondo, la Coca-Cola www.mycokemusic.com, quest’anno uno dei siti

tecnologicamente più all’avanguardia in materia di downloading.

Come scaricare il pezzo

preferito dalla rete, in quattro

passi

1. Innanzitutto bisogna cliccare sul sito web che

vende musica legalmente e assicurarsi di possedere

il programma adatto al downloading, ad esempio

Windows Media Player. In caso di dubbio esistono

siti che controllano la configurazione del computer

durante il processo,come il sito del Dr. Downloading.

2. Dopo la configurazione si devono acquistare dei

crediti, ossia decidere, in base alle alternative che

offre il sito, se acquistare singoli brani, il cui prezzo

va da meno di un euro a un euro e mezzo circa, o

stipulare un abbonamento semestrale o annuale per

scaricare tutta la musica desiderata (da 50 a 80

euro circa). In genere si paga con carta di credito

ma da alcuni siti, come quello della Coca Cola si può

pagare anche via SMS col telefonino. La cifra da

pagare appare sul display.

3. A questo punto si sceglie dal catalogo artista

e brano. Certi siti consentono di ascoltarlo

gratuitamente per una trentina di secondi, oppure

di scaricarlo sul computer a pagamento. Con una

connessione a banda larga il tutto prende poco più di

un minuto.

4. A questo punto il gioco è fatto perché una volta

salvato, il brano può essere ascoltato dal computer

o scaricato su un cd o in un lettore Mp3, stando

bene attenti però a non trasgredire le norme del

contratto accettato all’inizio, infatti alcune canzoni

non possono essere trasferite più di due o tre

volte su cd e la quantità varia di volta in volta a

discrezione del fornitore. Questo per arginare,

almeno in parte, il fenomeno della pirateria.

Ma quanto mi costi

Quello che pesa sul prezzo del cd sono i costi di

produzione, promozione e distribuzione. Prendiamo

ad esempio un album di tre tracce con copertina a

colori e un progetto grafico minimo. Per inciderlo

occorre una giornata di registrazione e una di postproduzione.

Supponendo che venda almeno 100.000

copie e considerando che quello che costa più di

tutto è il cosiddetto master, ossia il primo cd, i costi

di produzione ammontano a circa due euro e mezzo,

quelli di distribuzione a un euro, di promozione a

due euro. Il prezzo di costo dovrebbe essere di

5,5 euro. Pur ammettendo che il prezzo salga per

tasse e diritti SIAE e una parte sia valore aggiunto

per l’industria stessa,un prezzo di 20 euro resta

comunque ingiustificato. Allora, se non si può proprio

rinunciare al rito dell’acquisto del cd in negozio,

occhio alle offerte.

Cd nel banco frigo

ananasso@bazarweb.info

IBM e Caliel Global Entertainment rispondono al caro

musica con My Emotion, i chioschi forniti da Ibm e

installati in supermercati, pub, centri commerciali e

discoteche per comporre il proprio cd personalizzato,

scegliendo tra i 200.000 brani (presto arriveranno

a 500.000) archiviati in un server centrale messo

a disposizione da IBM, col consenso di BMG, EMI e

Universal. Il prezzo varia da 1,20 euro a 1,5 euro

a secondo della canzone scelta. Si possono anche

comporre dediche e copertine personalizzate.

Il concerto me lo porto a casa

Hanno iniziato gli Elio e le Storie Tese e sta già

diventando la nuova moda: vendere all’uscita dei

concerti i cd appena masterizzati del concerto

stesso, a circa 10 euro. Non solo una strategia di

marketing ma anche il mezzo più efficace per lasciare

il segno, per far arrivare il messaggio, soprattutto

per gruppi “particolari” come gli Elio e le Storie Tese.

Il guadagno è importante ma dargli un senso lo è

ancor di più.


muratore @bazarweb.info

Carlo Scarpa in foto

L’architetto Carlo Scarpa (1906 – 1978) è forse l’ultimo

esponente della generazione dei così detti architetti disegnatori,

per i quali la comunicazione dei propri progetti di architettura

era deputata alla matita e ai colori, senza avere alcun rapporto

con le tecnologie digitali né con la fotografia. E’ nota la diffidenza

di Scarpa per la capacità dell’interpretazione fotografica di

entrare in competizione con le concezioni spaziali dell’architetto.

E’ altrettanto vero, però, che il controllo della luce, l’uso dei

colori, il contrasto tra materiali differenti, il gioco di riflessi delle

superfici hanno reso le architetture di Scarpa i soggetti forse più

fotografati del Novecento.

Una interessante mostra,Carlo Scarpa nella fotografia. Racconti

di architettura, propone una lettura dell’opera di Carlo Scarpa

attraverso i diversi occhi di fotografi europei che si sono misurati

con la rappresentazione dei capolavori dell’architetto veneziano,

a partire dagli anni Cinquanta sino ad oggi. L’esposizione

presenta opere inedite di interpreti della fotografia italiana

contemporanea, fra i quali Gianni Berengo Gardin, Aldo Ballo,

Gabriele Basilico, Daniel Boudinet, Stefan Buzas, Guido Guidi,

Luigi Ghirri, Pino Guidolotti, Ferruccio Leiss, Paolo Monti, Fulvio

Roiter. Le fotografie sviluppano un percorso visivo intorno ad

alcune realizzazioni chiave di Carlo Scarpa, ponendo a confronto

La maratona

dell’architettura

E’ promossa dall’Ordine

degli Architetti di Roma e

Provincia, a conclusione delle

manifestazioni per la Settimana

internazionale dell’Architettura

ed in contemporanea con altre

capitali Europee (Parigi, Madrid,

Varsavia). L’evento, aperto a tutti,

si svolgerà lungo un percorso

di circa 6 Km che, partendo

dall’Acquario Romano Casa

dell’Architettura, toccherà alcuni

monumenti dell’architettura

moderna ubicati nel quartiere

Esquilino – S. Giovanni.

Maratona dell’Architettura,

seconda edizione, Roma – 17

ottobre 2004

Info: 0697604590 - Piazza

Manfredo Fanti, 47.

bazar 10 2004 architetture di oliva muratore 51

Pagine di formazione

Con l’intento di evidenziare l’evoluzione della

formazione culturale, tecnica, scientifica,

artistica dell’architetto, l’autore ha

analizzato i principali cambiamenti verificatisi

nelle attività didattiche ed artistiche

delle istituzioni formative e professionali:

dai cantieri delle cattedrali alle botteghe

medievali e rinascimentali, dalle Universitates

all’Academie di Colbert, dalle scuole

gesuitiche alla divulgazione illuministica,

dagli ateliers della École des-Beaux-Arts

alle accademie riformate, dalle associazioni

culturali e formative, come il Werkbund, alle

Scuole superiori di architettura fino alla

nascita della facoltà di architettura di Roma.

La formazione dell’architetto, di

Alessandro Castagnaro, 2004, Liguori

molteplici punti di vista, realizzati in tempi diversi da oltre trenta

differenti fotografi: da vere e proprie icone come la tomba Brion a

S. Vito d’Altivole o la Gipsoteca Canoviana, ad opere dimenticate

come le case veneziane degli anni Quaranta. Sarà presentata in

mostra anche la multivisione con sonoro “Spazio, tempo, luce”

incentrata sul Museo di Castelvecchio, realizzata dal progettistafotografo

olandese Arno Hammacher nel 1981 su incarico di

Licisco Magagnato. In mostra anche gli “occhi” di Carlo Scarpa:

piccoli capolavori di disegno, prospettive schizzate a margine dei

fogli di lavoro. Attraverso questi, l’architetto veneziano calibrava

l’immagine dell’architettura che andava componendo sul foglio. Vere

e proprie “fotografie con la matita”, questi straordinari schizzi

registrano il punto di vista dall’architetto in funzione dell’ideale

fruitore. Fotografie e disegni saranno esposti al pubblico con un

allestimento studiato per l’occasione da Umberto Riva, uno dei più

sensibili fra gli eredi ideali dell’opera di Carlo Scarpa. E in sinergia

con la mostra di Carlo Scarpa anche la IV edizione del Corso

sull’Architettura Scarpiana “Carlo Scarpa e la Fotografia”, a cura

di Italo Zannier, che si terrà tra il 5 ed il 9 ottobre 2004 nella

medesima sede della mostra.

Carlo Scarpa nella fotografia. Racconti di architettura (1954-

2004), Museo Palladio Palazzo Barbaran da Porto, Vicenza. Aperta

fino al 9 gennaio 2005, per informazioni: C.I.S.A. Andrea Palladio,

tel. 0444323014, fax 0444322869, www.cisapalladio.org.

La fotografia racconta le forme

Un viaggio nell’architettura di Carlo Scarpa attraverso alcuni tra i

maggiori fotografi europei.

Testimone di cambiamenti

La Nona Mostra Internazionale di Architettura,

diretta da Kurt W. Forster, affronta i cambiamenti

in atto nell’architettura contemporanea, sia nel

campo della teoria e della pratica progettuale,

sia nell’uso delle nuove tecnologie costruttive. Il

percorso espositivo di METAMORPH ipotizza la

figura del visitatore come testimone di questi

cambiamenti che, sfuggendo alle tradizionali

prospettive interpretative, giustificano in modo

sempre più evidente un aperto e innovativo

confronto con l’evoluzione degli organismi viventi e

le loro capacità di trasformazione.

Dalla mostra si percepisce che l’architettura

di oggi ha ampliato in modo consistente i propri

recinti disciplinari. Il suo nuovo ruolo è quello di

catalizzare grandi esperienze sociali e culturali

a scala internazionale, che si manifestano

soprattutto in relazione alle modificazioni delle

strutture urbane e del paesaggio. Lo spazio

architettonico è così inteso nella sua capacità

di vivere i mutamenti odierni: i nuovi materiali

accolgono e sottolineano gli effetti atmosferici,

la percezione dell’architettura si apre a una

concezione dinamica del tempo e la vita pubblica

negli edifici assume caratteri più centrati

sull’evoluzione dell’ambiente.

IX Mostra Internazionale di Architettura

METAMORPH – Biennale di Venezia

Giardini della Biennale e Arsenale – Venezia. fino

al 7 novembre 2004.


52 di matteo bianchini piccoli bazar 10 2004

BAMBINI IN MOVIMENTO

La cultura imperante e seducente dei videogame, insieme alla mancanza di spazi

per il libero gioco, stanno contribuendo a modificare il modo di giocare dei bambini,

vissuto sempre meno in attività socializzanti e di stimolo al movimento.

La teologa tedesca Dorothee Sölle alla domanda “Come spiegherebbe a un bambino

che cos’è la felicità?” rispose: “Non glielo spiegherei. Gli darei un pallone per farlo

giocare”.

E’ proprio il movimento che ci apre la mente, ci rende curiosi e ci aiuta a esprimere

liberamente un pensiero, costringendoci quasi a guardare il mondo da un’altra

angolazione.

Nella realtà di oggi dove il gioco dei bambini spesso viene relegato nel seducente

immobilismo del mondo virtuale, dei giocattoli industriali da “consumare” secondo

le loro regole, una palla è uno strumento straordinario per creare nuove forme di

movimento, per aiutare a correggere il portamento e sviluppare armonicamente il

corpo.

Antonio Maone, medico dello sport, che ha realizzato diversi modelli di palla pensati

per le esigenze dei bambini, ci accompagna a conoscere la realtà dei bambini di oggi

nel loro rapporto con il movimento e il gioco, fornendoci tante indicazioni pratiche e

suggerendo gli esercizi da fare, illustrati con immagini efficaci.

Antonio Maone , BAMBINI IN MOVIMENTO

Ed. SONDA 2004 pp. 240 formato 15x21 brossura 14.50

bianchini@bazarweb.info

E’ L’ORA DEI TELETUBBIES!

Chi sono Tinky Winky, Dipsy, Laa-Laa e Po? Quattro personaggi, molto

amici tra loro e molto vicini al mondo dei bambini e con numerose qualità

che grandi e piccoli si divertiranno a scoprire insieme!

Conosciamo i nuovi amici

I Teletubbies sono quattro piccoli abitanti di un pianeta felice; hanno uno schermo televisivo sul pancino con il quale entrano in contatto

con i bambini della terra.

Il più grande di loro è Tinky Winky, molto gentile ed educato. Indossa una tuta viola e ama cantare la sua canzone preferita quando danza

e fa le capriole. È in ottimi rapporti con tutti, ma la simpatia più forte è per la piccola Po.

Il secondo è Dipsy, in tuta verde e con la pelle scura. Ordinato e fiero del proprio stile, è l’anima allegra e scherzosa del gruppo. Passa

anche molto tempo da solo, a riflettere e sognare.

Laa-Laa, la bimba in giallo, rappresenta la felicità e la spensieratezza; corre felice giocando a palla e facendo capriole per i prati. È molto

legata ai suoi amici, specie a Dipsy, ed è sempre curiosa di sapere cosa fanno. La sua filastrocca laalaali è pura espressione di gioia.

Po è la più piccola, riconoscibile per il vestito rosso e l’entusiasmo e lo stupore che la accompagnano in ogni sua avventura; manifesta

la sua felicità saltellando. Po è animata da una grande voglia di scoprire il mondo, sia quando esplora la natura col suo monopattino, sia

quando curiosa fra gli strani aggeggi tecnologici della loro casetta.

Vivono tutti insieme a Noo-Noo, un simpatico aspirapolvere che raccoglie le briciole di toast lasciate in terra dai quattro amici. Qualche

volta è un po’ pedante, ma i Teletubbies sanno allegramente tenergli testa.

Il magico mondo di Teletubbyland

Tinky Winky, Dipsy, Laa-Laa, Po e l’aspirapolvere vivono su una verde collina, in una casetta avveniristica e piena di luminose meraviglie

tecnologiche. Preferiscono però correre nei prati, sempre accompagnati da un sole benevolo e sorridente, da animaletti divertenti e da

suoni e voci dalle rime magiche. Anche gli amici un po’ prepotenti, il Leone e l’Orso, non sono mai una minaccia per i piccoli Teletubbies.

La curiosità per gli aspetti della vita e la voglia di comunicare con i nostri bambini li spingono a collegarsi con i loro monitor sul pianeta

terra.

Ognuno muove i primi piccoli passi nella vita secondo il proprio carattere, ma condivide le sue scoperte e le sue emozioni con gli amici.

Vivono insieme tante avventure aiutandosi nei momenti di bisogno, rispettandosi e incoraggiandosi.

Le ore serene della giornata sono scandite quindi dal formarsi di una personalità insieme alla capacità di vivere con gli altri, e di capirli;

dall’amore per la natura e per gli animali unita alla confidenza con gli strumenti informatici; soprattutto dall’esperienza del gioco che li fa

acquisire nuove capacità di giudizio e di comportamento.

Chi c’è dietro Teletubbyland?

Dietro l’apparente semplicità di ogni puntata si cela un

lungo e serio lavoro di esperti della BBC, in collaborazione

con educatori, genitori e bambini. Teletubbies è un

prodotto televisivo concepito e sviluppato attorno ai

bambini di età pre-scolare come occasione di divertimento

ed apprendimento. Grande attenzione è posta al

linguaggio, che deve essere compreso da tutti ed essere

in grado di trasmettere al bambino quella fiducia che

predispone ad imparare. Anche le storie sono raccontate

in modo da generare contestualmente confidenza e

stupore, toccando temi in cui il bambino si riconosce;

riuscendo a prevedere la fine, i piccoli spettatori

sviluppano le capacità critiche e di relazione fra cose e

situazioni diverse. Teletubbies è un modo divertente e

intelligente di stare davanti alla TV, che per venti minuti si

trasforma nella finestra magica delle mille sorprese, delle

mille possibilità della fantasia.


cammarano@bazarweb.info

CURLING

bazar 10 2004 sport di valerio cammarano 53

Pietre che scivolano su ghiaccio

Saper maneggiare la scopa. E’ questa l’abilità strategica per

vincere al curling. Roba da casalinghi? Niente affatto!

Accanto agli sport minori come il tiro con l’arco o la scherma, esistono anche gli sport minimi. Quelli che vengono praticati da quattro gatti in aree del paese

molto circoscritte e, quando va bene, sono circondati da scetticismo, mentre quando va male – cioè quasi sempre – sono oggetto di derisione. Tra questi c’è sicuramente

il curling. Come tutte le discipline, merita rispetto, se non altro perché chi lo pratica ci mette impegno e passione. Oltretutto, si tratta di uno sport antico, che in altre nazioni,

come il Canada o la Scozia, vanta milioni di seguaci. E dal 1998 è anche uno sport olimpico.

Lo scopo è lo stesso del gioco delle bocce: obiettivo è fare arrivare un oggetto – una pallina per le bocce, un disco di pietra (detto stone) di 20 chili circa per il curling – il più

vicino possibile a un punto prestabilito.

La particolarità di questa disciplina nata in Scozia circa 500 anni fa è che per aiutare lo scorrimento del disco, i giocatori si impegnano a “spazzolare” il ghiaccio o, meglio, a

scaldarlo con uno strumento detto scopa per allungare il tragitto dello stone o migliorarne la traiettoria. Il campo è lungo 45 metri, largo 4,5 e alle due estremità ha disegnati

quattro cerchi concentrici che segnano il punto di arrivo del disco e sono detti house (casa).

Detto così può sembrare una cosa elementare. Ma non lo è affatto. Non solo perché calcolare la traiettoria e la potenza del lancio non è facile, ma anche perché gli avversari

possono a loro volta usare la scopa per far scivolare lo stone avversario oltre il campo da gioco.

In Italia non è facilissimo trovare luoghi dove praticare questa curiosa, divertente e poco costosa disciplina. La maggior parte degli impianti, com’è ovvio, si trovano a nord.

Le culle del curling sono il Veneto – in particolare Cortina d’Ampezzo – e il Trentino (Valle di Cembra e Altopiano di Pinè). Uno dei posti più belli dove dedicarsi al curling è

sicuramente il Lago Santo, in Emilia, quando la superficie è ghiacciata.

Il curling, che, come detto, è disciplina olimpica dal 1998, è uno sport che fa parte della Federazione Italiana Sport del Ghiaccio, sul sito della quale (www.fisg.it) è possibile

trovare l’elenco delle società presso le quali praticarlo.

Evento BAZAR del mese:

mondiali di ciclismo

Verona capitale mondiale del ciclismo

Ottobre è un mese caldissimo per lo sport italiano. Sono appena partiti o sono in partenza i campionati della

maggior parte delle discipline, dal calcio al basket alla pallavolo all’hockey e via elencando. E proprio quando gli

altri cominciano a giocare, i ciclisti si concedono un lungo (e meritato) riposo. A questo punto qualcuno potrebbe

(giustamente) chiedersi perché ne parliamo. Il motivo è presto detto: prima del letargo invernale, i faticatori

del pedale si concederanno ai tifosi in quello che è uno degli appuntamenti clou della stagione, vale a dire i

Campionati del Mondo. Che quest’anno si svolgono a Verona tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre.

Occasione d’oro per vedere all’opera i migliori ciclisti e le migliori cicliste del mondo (senior e junior) sugli

splendidi percorsi disegnati per le prove su strada e per quelle a cronometro. Soprattutto queste ultime potranno

contare sul ricco scenario del Lago di Garda, con la cittadina di Bardolino a fare da punto di partenza e arrivo.

Per questo appuntamento, Verona e dintorni hanno deciso di fare le cose in grande. Dal 1° al 3 ottobre per le vie

del centro sono previste sfilate ed esibizioni storiche, il 2 ottobre è in programma uno spettacolo di piazza con

accesso libero, mentre domenica 3 ottobre una festa con tanto di concerto jazz chiude i Mondiali.

GINNASTICA

RITMICA

Quando il gioco si fa serio

VERONA-BARDOLINO

MONDIALI DI CICLISMO

PROGRAMMA GARE

Lunedì 27 settembre

Cronometro Junior Donne

Cronometro U23 Uomini

Martedì 28 settembre

Cronometro Junior Uomini

Cronometro Elite Donne

Mercoledì 29 settembre

Cronometro Elite Uomini

Venerdì 1 ottobre

Junior Donne

U23 Uomini

Sabato 2 ottobre

Junior Uomini

Elite Donne

Domenica 3 ottobre

Elite Uomini

A proposito di sport minori o minimi, un’altra disciplina che prima delle ultime Olimpiadi molti consideravano

alla stregua di un passatempo per originali, la ginnastica ritmica, ha conquistato centinaia di migliaia di fan.

Che forse, da Atene a Pechino, ne dimenticheranno presto anche l’esistenza. Ma che, se ne sentiranno parlare,

penseranno con rispetto e ammirazione ai quattro scriccioli – Elisa Santoni, Elisa Blanchi, Fabrizia D’Ottavio,

Daniela Masseroni – che sulle pedane greche hanno dato dimostrazione pratica della verità dell’assunto secondo

cui non c’è niente di più serio del gioco.

Le quattro ragazze d’argento della ritmica azzurra – e le altre anonime che a questa disciplina si dedicano

– giocano con palle, bastoni, corde, cerchi e nastri. Il che, come dicevamo, può sembrare un puerile passatempo

per originali. Mentre in realtà è una delle attività sportive più difficili da praticare. Lanciare un cerchio in aria e

riprenderlo al volo con un piede dopo avere fatto un paio di capriole, il tutto a ritmo di musica, può sembrare

assurdo (anche se, quanto a utilità, non c’è molta differenza con il prendere a racchettate un pallina su un campo da tennis o dare calci a

un pallone in uno stadio), ma richiede una coordinazione mostruosa, una visione laterale degna di un’aquila, un senso delle misure e delle

distanze impressionante.

Se vedendo le imprese di Santoni e compagne ad Atene le vostre figlie (o voi stesse) vi siete innamorate di questa disciplina che, a

livello agonistico, è rigorosamente preclusa agli uomini, sappiate che queste doti si acquisiscono solo con ore e ore e ore di allenamenti

massacranti. Se tra le vostre qualità non ci sono la disciplina, il senso del gruppo, la determinazione, lo spirito di sacrificio, non tentate

nemmeno. Anche e soprattutto perché le soddisfazioni che questo sport può dare a livello puramente amatoriale sono pochissime. È uno

di quei casi in cui un divertimento (minimo) arriva solo dopo anni di apprendistato e fatica. In Italia ci sono parecchie palestre nelle quali è

possibile praticare questa spettacolare disciplina. L’elenco completo lo trovate sul sito della Federazione Ginnastica d’Italia (FGI) all’indirizzo

www.federginnastica.it.


54 di angelita peyretti sciocchina bazar 10 2004

“i vicini” disegno di marco begani

Domanda di lavoro

Carta e penna, ora scrivo il mio curriculum

vitae e glielo mando. Pare facile…

Egregio Signor Parlodoppio, uhm, troppo antiquato, oggi si punta a essere diretti,

informali, casual! Caro Enzo, come va vecchio sporcaccione? No, poi pensa che voglia

ricattarlo… Beh, lasciamolo provvisoriamente, adesso andiamo al sodo… uh,

perfetto! Andiamo al sodo… mah, forse così è un po’ troppo casual.

Dunque, ora mi devo presentare, bene: molto piacere, io sono sciocchina… no, e come

può saperlo, è gente che non legge! E come si fa in questi casi? Cioè io so chi è lui, ma

lui che ne sa di chi sono io? Forse dovrei metterla qui la firma… No, prima gli giro

intorno e poi gli sparo là il nome.

Dunque: laureata… Uff, manca il soggetto… Come faccio a dirgli chi sono senza

dirgli chi sono? Io, laureata… laureata-mi in biologia marina con una tesi sulla s.s.d.d.

(sindrome schizofrenica dei delfini da acqua park), toh, ciapa lì, non so se mi spiego…

Poveraccio, mi sa che questo se la beve… uhm, che esista davvero una s.s.d.d.? No,

impossibile, lo rassicurerò in qualche modo, glielo metto tra parentesi (non si allarmi

per i poveri delfini, si è trovata la cura con certe alghe…)

E questo è chiarito, andiamo avanti, Le chiedo, no, meglio domandare, le domando…

e che gli domando adesso? Le domando scusa. Scusa?! Penserà che gli abbia fatto

qualcosa! Più rapido, incisivo: mi scuso per il disturbo… un po’ perentorio. Le chiedo

umilmente scusa se mi permetto di importunare con le mie inutili parole una persona tanto

impegnata quale lei è … un po’ servile? No, andrà benissimo, è gente a cui piace vedere

tutte le elle maiuscole, Lei, inviarLe, disturbarLa…

Adesso è il momento di parlare di lavoro: Oso rivolgermi direttamente a lei perché la

cugina Sandra conosce uno che le porta quasi sempre il pranzo, e insieme al pranzo (anch’io

adoro le acciughe, specie se già spinate) domani le recapiterà questa mia. Andrà bene

questo riferimento? Ma sì, così vede che ho tante conoscenze. Al massimo tolgo

l’ammiccamento alle acciughe, anche se certe pennellate alle volte sono decisive.

Avanti, non sono ancora arrivata al punto, come faccio adesso? Mi sembra sfacciato…

mettiamoci un ebbene: ebbene, rompo gli indugi… bello! Le scrivo per proporle la mia

disponibilità… no, sembra che glielo faccia cadere dall’alto, volevo sottoporle la mia

disponibilità… uhm, mi pare che strida un po’, sottoporle la mia… la mia persona! Ecco

sì, la mia persona (mi calpesti pure, non sentirò nulla), perché sono convinta che ciò che fate lì…

là… ciò che fate ivi. Uff, calma, sembra facile ma è un lavoraccio, bisogna che costruisca

peyretti@bazarweb.info

un raffinatissimo reticolo di messaggi subliminali per farlo cadere in

trappola.

Riprendiamo: Mi spinge, anzi, Mi sottende, wow, la convinzione, di più, la

persuasione, non basta, una vera e propria fede nel fatto che le vostre attività… ma che

fanno questi? Uhm, vediamo un po’ le pagine gialle, com’è che si chiamano

questi? Ah sì, Spectre, già sentiti da qualche parte… qui dice “Contattaci,

per il tuo benessere”, capirai… “I problemi più delicati con la massima

discrezione”, mah, faranno creme antiemorroidali. Beh, che gentili,

prima ti inchiappettano e poi ti curano, anche questa non mi è nuova…

Riprendiamo: ritengo che le vostre svariate e benefiche attività coincidano proprio con

le caratteristiche… anzi, con le qualità della mia formazione e della mia personalità…

troppo freddo, ci vuole più trasporto, e della mia dinamica, multisfaccettata e

mutevole personalità…d’altronde se si occupano di culi, una certa flessibilità è

d’obbligo… della mia melliflua personalità.

Allego il mio curriculum vitae, meglio la sola sigla, dà un effetto dimestichezza,

il mio V.C., perché lo esamini e ci trovi qualche ragione per darmi un qualsiasi lavoro…

no, non deve vedere che sono disposta a tutto, o finirà che mi sfrutteranno!

Se vuole può anche sputarci sopra tanto non è che ci tenga…Ma che mi prende?

Allora, rivediamo: Allego il mio…tho, ma cos’ho scritto? V.C.! ma tu guarda

la sciocchina che sono, il mio WC, tanto sempre vicino al culo si trova, perché

lo esamini a fondo in cerca di elementi di affinità con le vostre salutari e filantropiche

attività.

Benissimo, ora ci vuole una chiosa efficace, e se ci riesco fra le righe ci

infilo un ultimo accorato appello: La saluto, no, troppo confidenziale, qui ci

vuole un dignitoso distacco, Addio… un po’ tragico. Le porgo i miei più cari e

sentiti saluti, manifestandole un tenero affetto che sento già crescere in petto, e la prego,

la imploro, Gentile Signore, Sua Santità, (c’è chi ha osato un Sire) di mettersi una

mano sul cuore, se ne ha uno, c’ho tre gatte di ventidue chili l’una da sfamare, faccia

qualcosa prima che mi divorino, se vuole mi sputi, tanto gliel’ho già detto, io non me la

prendo, e poi io anche se le emorroidi non le ho mai avute personalmente, io in quanto

giovane laureata di culi da riparare me ne intendo un pochetto, e comunque di questi

tempi da quelle parti son dolori per tutti, creda.

Mi inginocchio, con rispettosa subordinazione, baciamo le mani. Sciocchina.


cecilia@bazarweb.info

Sushi! Mica solo pesce…

Stage di acrobatica per attori e artisti

di strada

Stage intensivo di acrobatica e training fisico condotto dalla

celebre Nicole Kehrberger, performer, acrobata e danzatrice che

vanta collaborazioni con Le Theatre Du Soleil, Antonio Latella, e

che ha insegnato presso molte scuole di circo internazionali. Lo

stage verte su esercizi di improvvisazione teatrale, tecniche di

acrobatica, sospensioni, lavoro con le funi e le tele, training con la

musica. Il lavoro di Nicole Kehrberger si articola su livelli differenti,

ballo energetico, teatro e danza, ricerca dell’equilibrio precario.

Dal 4 al 29 ottobre 2004, 5 volte a settimana, 4 ore al giorno.

Il corso è destinato ad attori, professionisti e non, acrobati e

artisti di strada. Le lezioni si tengono presso il Circolo degli Artisti,

Via casilina vecchia 42 (Piazza Lodi - S.Giovanni) Roma. Tel.

0661662490 – 3332584332. lesabrine@tiscali.it

bazar 10 2004 corsi di valeria cecilia 55

Sui banchi a scoprire che il sushi è anche di carne, che truccarsi può essere un’arte, che

l’equilibrio s’impara studiando acrobazia, che il futuro è nello sviluppo sostenibile.

Ogni corso è una scoperta.

Il manager di programmi

comunitari e globali

Fino al 15 ottobre ci si può iscrivere

alla nuova edizione del GMP, Corso

postlaurea di formazione avanzato in

Europrogettazione, organizzato Centro

Interuniversitario di Ricerca Per lo Sviluppo

sostenibile, dell’Università La Sapienza di

Roma. Il Corso intensivo di dieci giornate è

riservato a 35 partecipanti e si rivolge a chi

è interessato ad approfondire le tematiche

dei programmi comunitari e delle forme di

finanziamento a gestione diretta promosse

dalla Commissione Europea, in particolare

i programmi per le relazioni esterne con i

paesi terzi.

Costo iscrizione: Euro 2.000. Le date: 19 – 23

ottobre (I° modulo - Progettazione) e 9 – 13

novembre 2004 (II° modulo – Gestione)

Info: www.cirps-continuum.it - cecilia.chiape

ro@uniroma1.it CIRPS, tel. 067092079

A scuola di trucco:

per bellezza, salute o arte

Chi non vorrebbe conoscere i trucchi di un bravo visagista per

migliorare la propria pelle, intensificare lo sguardo e far brillare il

sorriso… Alcuni primi trucchi per l’auto maquillage si possono trovare

on line, sul sito www.esteticamente.it/html/viso_e_corpo.html, dove

c’è a disposizione di tutti i lettori una piccola guida al trucco. Altrimenti

si può andare alla Making Beauty Academy di Milano che organizza

ogni anno corsi di trucco per tutti i gusti, dal semplice maquillage, al

trucco correttivo, fotografico o artistico. I corsi hanno durata annuale e

semestrale e poi ci sono quelli brevi. Nel mese di ottobre inizia il corso

annuale di trucco (frequenza tutti i giorni dalle 9 alle 13, costo 3590,

rateizzabile, che comprendono tassa d’iscrizione, tassa d’esame,

dispense, testi e rilascio di attestato (è escluso il materiale trucco) e

poi partono le lezioni di maquillage e abbellimento per principianti

(costo totale 790 euro).

Per informazioni www.mbacademy.it. Tel 0286984516

Corso di cucina giapponese e sushi

A Firenze l’associazione culturale giapponese Lailac (termine che sta

ad indicare un fiore ma che se trascritto in ideogrammi kaji significa

“gente che viene a divertirsi”) organizza un corso di cucina e lezioni

di sushi. L’insegnante, rigorosamente giapponese, è Hiromy Sasaski.

I due corsi spiegano la preparazione di pietanze tipiche nipponiche

semplici e fatte di ingredienti naturali. Si inizia con un piatto

caratteristico come la “Zuppa di miso”, a base di fagioli di soia, che

si può arricchire con il tofu (formaggio di soia) o con le alghe, e che

in genere è il piatto di accompagno del riso e delle verdure. In aula si

prepara poi lo “Yaki tori”, spiedini di pollo con salsa di soia cotti alla

griglia. Ma le maggiori sorprese arrivano durante le lezioni di sushi,

che, ci spiega Errie, una delle responsabili dell’associazione, tutti

credono essere una pietanza a base solo di pesce crudo. Il termine

sushi in realtà indica il “riso condito con aceto”, che poi si unisce ad

altri ingredienti per fare delle pietanze complesse. Si usa spesso con

i filetti di pesce crudo (ed ecco il sushi di pesce) ma anche con la

carne fatta a involtini o con le verdure. Il corso di cucina generico si

svolge in 5 incontri, ogni giovedì dal 21 ottobre 2004 al 17 febbraio

2005, costo totale 89 euro. Il corso di sushi prevede invece tre lezioni:

13, 27 ottobre e 10 novembre e costa 120 euro.Per informazioni

www.lailac.it/corsi-sapori.html, tel 055702870


56 di GIULIANO CANGIANO fenomeni bazar 10 2004

Si lotta ballando

E si grida no alla guerra, ma con arte.

Ecco cosa accade nei centri sociali d’Italia.

Tra vino, musica, dibattiti, feste e cortei.

cangiano@bazarweb.info

Vacanze terminate, gitani dell’ultimo momento rientrati in ufficio pronti ad un altro tour de force lavorativo che non lascia spazio, se non

per fugaci scappatelle fuori porta, ad altre pause-relax almeno fino alla prossima settimana bianca… E fino ad allora? Che fare? Beh,

siete nel posto giusto per trovare valide alternative a picnic plurifamiliari o a bigami lumi di candela clandestini...

Iniziamo subito con una reprise per palati stanchi di tracannare litri di birra gelata o beveroni anti-afa: passata la bella stagione è di nuovo

tempo di assaporare i genuini fermenti della nostra terra e l’occasione ce la offre in calici e flûte socialmente impegnati la prima edizione

romana di terra e libertà / CRITICAL WINE. Ecco di cosa si tratta: “sensibilità planetarie e agricoltura contadina, vignaioli e vini in mostra,

stands di aziende vitivinicole, assaggi, incontri con i produttori, convegni, musiche, poesia e molto altro”. Sull’impronta del francese Foire

des Particuliers, comincia a prendere piede in Italia questo sensibile evento auto-gestito con lo scopo di proporre un nuovo rapporto

produttore-consumatore, offrendo tra l’altro a case vinicole più e meno note la possibilità di far conoscere agli estimatori la qualità

dei propri prodotti, e inoltre di dibattere temi inerenti terra e ambiente, equità e sostenibilità del consumo. L’edizione in esame sbarca

a Venezia sabato 2 ottobre (Centro sociale zona bandita 1105/a Cannaregio) per poi approdare a Roma negli storici locali del Forte

Prenestino il 22, 23 e 24 Ottobre. E’ previsto che ogni visitatore all’entrata venga dotato di un calice di vetro che, per l’accessibile dazio

di 5 euro potrà riempire a piacimento durante tutta la manifestazione per degustare ottimi vini di tutta Italia.

Forte Prenestino, via Federico Delpino 189 zona Centocelle - ROMA

Link: Collettivo Informale Terra e libertà /Criticalwine www.criticalwine.org

C.S.O.A. Forte Prenestino www.forteprenestino.net

Chi invece non può aspettare fino alla terza decade per dare spazio alla propria voglia di centro sociale può benissimo approfittare di

INCONTROTEMPO 2.0, il festival del precariato metropolitano. Il Laboratorio Occupato Autogestito Acrobax si fa portavoce di noi

lavoratori del terzo millennio, dipendenti solo da occupazioncine sottopagate e pure in nero o nella migliore delle ipotesi da agenzie per

il lavoro interinale, e ci offre una quattroggiorni di incontri, dibattiti, autorganizzazione, musica e quant’altro per prendere coscienza dei

tempi che cambiano e per confrontare esperienze, lotte, disagi, drammi e conquiste. Ormai il popolo impegnato del bel paese le lotte

le fa ballando, che la terra scotta sotto i piedi e abiurando la voglia che verrebbe di farsi, da soli, sotto la fulgida egida dell’imbandanato

premiér seguendo il da lui segnato cammino, e questa volta si incontra dal 30 settembre (già passato mentre leggete) al 2 ottobre (per

fortuna siete ancora in tempo) per cospirare di giustezza.

LOA Acrobax, in Via della vasca navale, 6 - ROMA

Link: www.acrobax.org

Si sta preparando inoltre, sempre su territorio romano, (monogeografica questa uscita!!) una giornata internazionale degli artisti contro

la guerra, sulla scia di quella ben riuscita del 30 giugno scorso. Il 23 di questo mese vedrà raccogliersi e unirsi in un corale diniego artisti

di provenienza internazionale. Aggiornamenti continui su www.bloggersperlapace.org e ricezione proposte e adesioni all’indirizzo artistico

ntroguerre@libero.it.

Giorno 18 festeggerebbe trent’anni il Leoncavallo di Milano se non fosse che, per l’ennesima volta, un’amministrazione tragicamente

priva di lungimiranza ha deciso di fare la voce grossa e di sindacare sul destino di un’area, quella ex industriale di via Watteau, che dal

settembre 94 ha avuto modo di ospitare le numerosissime attività per cui il Centro Sociale milanese si è sempre distinto. Si decide in

queste settimane sullo sgombero, sarebbe un peccato ripristinare lo status quo di dismissione e abbandono. Ma la festa intanto ci sarà,

perché i 30 anni sono un traguardo importante.

Centro Sociale Leoncavallo, via Watteau 7.


cecilia@bazarweb.info

«Fin dal periodo di Reagan, la maggiore scarsità degli Stati Uniti

non riguarda l’innovazione tecnica, ma piuttosto la volontà di lavorare

insieme per il bene pubblico. Non ha alcun senso incoraggiare la prima a

spese della seconda», Richard Stallman, ideatore del free software.

Si apre con questa frase la porta (home page) della prima “biblioteca

pubblica distribuita”, un sistema di prestito gratuito di libri, dischi,

film. Una libreria dove possono trovar posto tante raccolte domestiche

lasciate piene di polvere, vecchie collezioni letterarie del nonno, libri

che abbiamo comprato ma che non amiamo o libri che invece amiamo

a tal punto da voleri far leggere a tutto il mondo. E ancora dischi che

ci hanno deluso, doppie copie di cd ricevuti in regalo, vecchi moovie:

insomma su babelteka.org si può mettere, e trovare, di tutto. L’uso

della banca dati è semplice, ci si iscrive, segnando il proprio indirizzo,

e si depositano, (o si chiedono), le opere. Tutto gratuitamente. L’unico

serio accorgimento da mantenere durante l’uso di babelteka è il

rispetto per gli altri.

L’idea di questa biblioteca pubblica on line nasce ad opera di una rete di

persone: “traduttori, programmatori, progettisti, sociologi, ognuno con

la propria competenza ha contribuito alla messa on line di babelteka”,

racconta Rattus, uno dei responsabili del progetto, che ha prestato

le sue doppie competenze sociologiche e informatiche. “Babelteka

è nata da delle libere chiacchierate su temi quali il bookcrossing, le

telestreet, il free software” dice Rattus. Il codice di programmazione

che è stato usato per strutturare il data base infatti è

stato preso dal progetto californiano

“Distributed Library Project”

( w w w. t h o u g h t c r i m e . o r g /

software/dlp/), padre di tutte

le biblioteche pubbliche on line.

La versione di casa nostra

rispetto a quella americana,

incentrata su tante piccole

comunità locali, vorrebbe che

DLP riuscisse ad avere un

quadro della distribuzione delle

opere sul territorio nazionale.

Ciò potrebbe determinare nel

corso del tempo il costituirsi di

cataloghi capienti da divenire

appetibili per bibliofili,

studiosi e collezionisti, fino a

rendere Babelteka una novità

significativa nell’offerta di

servizi pubblici di questo

genere. “Il nostro scopo

dice Rattus, è di creare un

servizio di pubblica utilità. Se

Babelteka venisse clonata,

non ci dispiacerebbe

minimamente, anzi c’è da

augurarselo”.

bazar 10 2004 net di valeria cecilia 57

Babelteka.org,

liberi di sapere

E’ nato il primo nodo italiano di scambio gratuito di opere. E’ basato

sul free software e ha l’ambizione di creare molto “traffico di libri”

lungo tutto il territorio nazionale.

Manga fai da te

Nel bazar di Maria si trova di

tutto, basta che sia made in

Japan….

Tutte le cose più impensate sui manga sono su http://ilbazar

dimari.altervista.org/index.html: istruzioni fai-da-te, storie di

censure, sigle, fotomontaggi, racconti e leggende giapponesi,

ma anche corsi di cucina orientali, trame, fanfiction,

fanart, cosplay, canzoni, videogiochi. Tutto questo e altro

su questo sito amatoriale realizzato e gestito per intero

da una ragazza di 22 anni appassionata di cartoni animati

giapponesi da quando ne aveva 15. Ma il bello di questo sito è

che è arricchito con il contributo di tutti gli utenti. Presto ci

sarà una nuova sezione dedicata al J rock e J pop, la musica

moderna giapponese.

Sicilia on line

Per conoscere

tutti gli eventi,

soprattutto quelli

alternativi

www.siciliantagonista.org è il nuovo

contenitore promozionale di eventi,

manifestazioni, festival, concerti

e tutto ciò che riguarda la Sicilia.

Siciliantagonista.org ha l’ambizione

di creare una fitta rete di contatti e

di appuntamenti siciliani “alternativi”

per fare in modo che siano visibili

e consultabili in modo veloce,

attraverso un semplice click.

Scrivi anche tu, senza censura

Censurati.It è un sito interattivo

che dà voce alle notizie di solito

non divulgate. Puoi scrivere anche

tu….

www.censurati.it è un sito di

rivendicazione sul diritto d’opinione.

Un portale che offre un servizio

completo di informazione interattiva

che tratta temi di attualità, politica,

cinema, hackeraggio, mobbing,

libri, con un approccio che vuole

smascherare le bugie. Si legge sul

manifesto del sito: “Censurati.it è

nato per farti sapere quello che non

ti vogliono dire. Per evitare quindi

il piattume in cui rischi di cadere,

collabora anche tu, se senti di poter

esprimere verità scomode. Nessuno

ti metterà un bavaglio!”


58 di guido dolara noi bazar 10 2004

La capitale della Lettonia

è una delle metropoli

dell’Unione europea più

lontane e più povere.

Più vicina a Mosca che a

Bruxelles, è tutta proiettata

verso l’Europa, e guarda

con diffidenza alla Russia ex

colonizzatrice. Il legame più

stretto è con la Scandinavia,

da cui la separa solo un

breve tratto di mare. Città

dell’est col cuore ad ovest.

Riga, stella del Nord

Situata a pochi chilometri dal confine tra Ue e Russia, Riga è geograficamente e

storicamente più vicina a Mosca che a Bruxelles e alle capitali dell’Europa occidentale.

Il suo futuro è però assolutamente proteso verso l’occidente e verso l’Europa. Grazie a

questo entusiasmo la città sta vivendo una rinascita e un boom culturale ed economico,

proponendosi come una delle metropoli più promettenti della nuova Europa e come nuova

capitale del Mar Baltico.

Il suo fascino e la sua attrazione nascono soprattutto dalla posizione geografica e geopolitica,

crocevia di culture. Riga è prima di tutto una capitale dell’Europa del nord,

affacciata sul Mar Baltico e da sempre centro di scambi tra Scandinavia e mondo slavo.

Un breve tratto di mare di circa 400 kilometri separa Riga da Stoccolma. Fino al 1991 i

due paesi erano divisi dalla cortina di ferro. Oggi gli scandinavi considerano Riga e i paesi

baltici il ”cortile di casa propria”.

Gli investimenti dai paesi nordici sono visibili ovunque: il panorama di Riga è dominato

dall’elegante grande magazzino finlandese Stockmann e dall’albergo norvegese Reval. I

giovani comprano vestiti dal negozio norvegese Dressman. La linea aerea nazionale, Air

Baltic, è di proprietà delle linee aeree scandinave SAS, mentre la principale impresa di

telecomunicazioni, Lattelekom, ha come principale investitore straniero il colosso svedesefinlandese

TeliaSonera.

Riga è anche indubbiamente una capitale centro-europea, come Praga o Varsavia, a cui

somiglia soprattutto dal punto di vista architettonico. Come la Cecoslovacchia e la Polonia,

la Lettonia ha vissuto un periodo di indipendenza e prosperità nel periodo tra le due guerre

mondiali e di quel periodo rimane soprattutto l’architettura, bellissimi edifici residenziali in

stile Jungendstil (Liberty o stile floreale in italiano). Inoltre, come Praga e Varsavia la città

sta vivendo una rinascita grazie alla fine della dominazione sovietica.

C’è da dire che con il nome di (come si scrive in caratteri cirillici) la città è un centro

importante nel panorama culturale russo, visto che oltre il 40% dei suoi abitanti sono di

madrelingua russa. Le relazioni tra lettoni e russi sono spesso tese e i due gruppi nazionali

vivono vite separate. L’influenza russa è vista con sospetto, anche se i rapporti commerciali

con la Russia sono necessari e la musica e la televisione russe continuano a essere

omnipresenti. In futuro, la familarità con la Russia potrà diventare un vantaggio per Riga,

possibile punto di incontro tra l’Europa e il suo più grande vicino dell’Est. Per adesso i russi

continuano a essere visti come un problema piuttosto che una opportunità.

Al centro di questo crocevia di culture, i Lettoni sono un piccolo popolo circa 1 milione e

mezzo di persone, nemmeno il 60% della popolazione del loro stato, per il resto composto

prevalentemente da russi. Raramente indipendenti durante la loro storia, i lettoni sono un

popolo orgoglioso della propria lingua e della propria individualità e sono la vera anima di

questa capitale baltica.

Per visitarla

L’ industria del turismo sta diventando importante per la città di Riga. La sua forza

principale è che la città è indubbiamente bella, grazie al fiume, ai ponti all’architettura

restaurata e quasi intonsa dalla guerre. Riga è una meta di gite di fine settimana da tutta

la regione circostante, a cominciare da lituani ed estoni che la visitano per fare spese, da

russi che vengono a trovare parenti fino a scandinavi che cercano turismo culturale, per

non parlare di alcol e sigarette a basso prezzo. Anche il turismo dal resto d’Europa si fa

sempre più visibile e la città offre una buona infrastruttura di alberghi, ostelli, ristoranti, caffè

e locali notturni. La lingua inglese è usata piuttosto comunemente dai giovani al di sotto dei

30 anni. Altrimenti, russo o lettone sono le uniche possibilità per comunicare.

Esiste però anche il fenomeno del turismo sessuale, attratto dai numerosi locali a luci

rosse, controllati dalla mafia locale. Il mondo della prostituzione in Lettonia è violento,

pericoloso e poco regolamentato. La maggior parte delle ragazze che ci lavorano sono in

condizione di semi schiavitù, fatto ignorato dai gruppi di turisti occidentali tutti al maschile

che frequentano i bordelli.

Il modo migliore per ottenere informazioni specifiche su Riga è utilizzare la guida ”Riga

in your pocket”, bimestrale che si trova nella maggior parte dei giornalai, o consultare

gratuitamente online su www.inyourpocket.com. Altrimenti, i due classici del turismo

giovanile, Lonely Planet e Rough Guide, hanno sezioni su Riga nelle loro guide dei paesi

baltici.

Per arrivare a Riga utilizzando opzioni Low Cost si può utilizzare Ryanair

(www.ryanair.com), che va a Riga da Londra, Francoforte e Tampere in Finlandia.

Altrimenti, Air Baltic (www.airbaltic.com) vola a Riga a basso prezzo dalla maggior parte dei

paesi europei compresa Milano. Per chi preferisce arrivare via mare, la rotta più comune è

Stoccolma-Riga.

COME ARRIVARE

dolara@bazarweb.info


andreucci@bazarweb.info

Facile schierarsi contro McDonald’s e Coca-Cola, simboli di una

cultura americana che non piace alle sinistre nel mondo. Bisogna però

distinguere. Tanto per cominciare, sul piano del gusto: la Pepsi-Cola,

con i suoi aromi di agrumi, è più buona della Coca-Cola, che ha una

forte componente di cannella. E ancora: una bistecca alla fiorentina è

più buona di un hamburger, ma, forse, un hamburger con le patatine

fritte McDonald’s è più buono di una minestra in scatola Campbell’s.

Il terreno di discussione, è chiaro, non è questo. Le proteste contro

McDonald’s e Coca-Cola (contro la Coca-Cola protestava sul

suo quotidiano anche il PCI negli anni ’50) nascono dall’accusa

di considerarle responsabili di arroganti operazioni commerciali e

industriali, che hanno come risultato perdite di identità culturali locali.

In poche parole, le considerano agenti della globalizzazione.

E gli americani? Al di là dei gruppetti radicali europeizzanti

antiglobalizzazione, che atteggiamento tiene il pubblico americano

verso due dei simboli più vistosi del suo modo di vita? In primo luogo,

mangia da McDonald’s e beve Coca-Cola magari senza entusiasmo,

ma con la stessa naturalezza con cui noi andiamo in pizzeria. E, bisogna

aggiungere, raggiungendo cifre di consumo spaventose (nel mondo,

circa 47 milioni di persone al giorno mangiano McDonald’s). C’erano,

una volta, delle differenze fra Burger King, che cuoce sulla griglia, e

McDonald’s, che cuoce sulla piastra. Ma alla fine, è il fast food il punto,

non i singoli ristoranti. E le catene (le numerosissime catene) di fast

food sono ormai una parte del panorama culturale americano. Certo

anche in questi angolini simbolici si svolge una parte della costruzione

dell’identità e dobbiamo riflettere sul fatto che, quando la Francia ha

criticato la politica americana e si è ripetuto un capitolo del tradizionale

rapporto di amore-odio tra americani e francesi, gli americani più

americani hanno proposto di chiamare le patatine fritte Liberty fries

invece che French fries.

In America, dove la Coca-Cola ha aperto ad Atlanta una specie

di museo con visita guidata alla fabbrica (simile, del resto, a quello

della Guinness a Dublino), i consumi di soft drinks nei fast food non

sembrano in pericolo.

Ci sono, tuttavia, una serie di segnali su cui vale la pena discutere.

Contro la Coca-Cola, sono sempre più vivaci le proteste a

proposito della sua politica industriale. Atteggiamenti antisindacali,

discriminazioni, scarso interesse per le risorse naturali, inquinamento

prodotto dai suoi impianti di imbottigliamento dall’India alla Colombia,

dall’Africa alla vecchia Europa sono tra le principali critiche che le

vengono mosse. Le bevande in sé non sembrano in discussione. In

questo senso, la Coca-Cola è equiparata a qualunque altro gigante

industriale che gode di una posizione di semimonopolio. I suoi critici

costituiscono uno schieramento più ampio dei soli no-global: di esso

fanno parte anche sindacalisti, movimenti per i diritti civili, ambientalisti.

Per McDonald’s, la cosa è più complessa perché alle polemiche

del genere precedente, se ne aggiungono altre due: una è la

contrapposizione culturale e il revival – anche nel fast food – di

cucine etniche. L’altra, più seria, si accompagna alla convinzione che

McDonald’s sia responsabile (sia fra i responsabili) di una delle malattie

sociali più serie d’America, l’obesità. Sono in corso una serie di cause

legali contro McDonald’s intentate da bambini obesi e dai loro genitori

obesi che si basano sul fatto che il cibo offerto dal gigante del fast food è

un cibo ipercalorico, grasso, che trasuda colesterolo e che nei ristoranti

McDonald’s non solo non si suggerisce nessuna cautela alimentare,

ma si incoraggia il consumo. Ora, anche qui c’è da distinguere: da una

parte c’è la lobby degli avvocati, alla ricerca di azioni legali collettive

contro grandi compagnie (come contro le compagnie del tabacco)

che possano produrre sentenze lucrose. E di questo, riparleremo.

Dall’altra, c’è il problema generale del junk food (del cibo spazzatura):

caramelline, merendine, gelatoni, sciroppi, grassi e farinacei offerti in

porzioni gigantesche che non si risolve facendo la guerra a McDonald’s.

E’ un problema di cultura alimentare, e ci vorranno decenni per trovare

una soluzione.

Junk Food

bazar 10 2004 loro di franco andreucci 59

Ketchup, hamburger, patatine fritte,

maionese, senape a volontà e tanta

Coca Cola. Da una parte. Dall’altra

ambientalisti, sindacalisti, obesi furibondi

e avvocati a caccia di cause lucrose.

Fotografia di Karen Summer


60 di cristiana scoppa migrazioni bazar 10 2004

Esteri. Kuwait: nuovi progetti per

lo sviluppo e diritti politici anche

alle donne

(DWpress) – Kuwait City – Il primo ministro kuwaitiano

Sheikh Sabah al-Ahmad Al Sabah ha reso note le intenzioni

del governo di cercare, ora che il Paese è libero da minacce

altrui, una partenza per il risveglio e lo sviluppo economico

sulle basi di alcuni progetti organizzati. Oltre la costruzione

di un porto commerciale e la ristrutturazione di quelli

già esistenti, Al Sabah ha chiesto l’aiuto di alcune società

di Singapore anche per edificare un aeroporto che possa

contenere almeno 20 milioni di passeggeri l’anno. Ma la

notizia più “calda” è l’intenzion e del governo di stanziare

nuove leggi per dare finalmente a tutte le donne diritti

politici finora inesistenti.

Numero 167/168 del 24/25 settembre 2004

Esteri/1. Iran: giro di vite sui diritti

delle donne

(DWpress) - Teheran - Il direttore del Festival di Teatro

di Teheran in una nota stampa diffusa ieri ha invitato

le attrici e le compagnie teatrali a rispettare il codice di

abbigliamento e di comportamento islamico. “Le attrici che

si presenteranno in scena o in qualsiasi altro momento del Festival

teatrale con abiti aderenti, senza il tradizionale hijab, o con un trucco

pesante, non potranno essere premiate”. La direzione del festival

ha anche vietato incontri diretti tra uomini e donne fuori

dal palcoscenico, aggiungendo che nel caso di eventuali

insubordinazioni la cerimonia finale della premiazione sarà

sospesa. Ricordiamo che risale a quindici giorni fa l’arresto

del direttore della Casa del Cinema di Teheran, perchè

durante una festa, alcuni dei partecipanti non avevano

rispettato il codice islamico d’abbigliamento e si erano viste

donne stringere la mano agli uomini.

Numero 172 del 30 settembre 2004

Esteri/1. India: una moschea per

sole donne

(DWpress) – Tamil Nadu - Un gruppo di donne

musulmane (Wlulm) della città indiana ha deciso di

costruire la propria moschea. La decisione di questo

consiglio cittadino di donne (una jamat al femminile)

sarebbe dovuta alla mancanza di rappresentazione nella

comunità. Secondo la Commissione degli Affari Pubblici,

tutta maschile, le donne hanno il diritto di pregare nelle

moschee, ma in posti separati. Non è concepibile una

moschea di donne. I jamats, connessi alla moschea,

giudicano i casi delle famiglie della comunità, inclusa

la violenza domestica. A eccezione del caso del jamat

femminile non è permesso alle donne esserne membri o

presentare i loro casi.

Numero 171 del 29 settembre 2004

DWpress,

tel.: 0667605796 tel-fax: 0667605049.

dwpress@mclink.it - www.mclink.it/n/dwpress

PER SAPERNE DI +

scoppa@bazarweb.info

Notizie/non notizie dal Medio Oriente

C’è una piccola agenzia stampa

– DW Press – che da una decina

d’anni trasforma in “lanci” e “notizie”

imprese, problemi, successi, eventi

che vedono le donne protagoniste.

Uno sguardo diverso su quel mondo

islamico di cui tanto si sente parlare

in questi giorni, ma di regola in modo

superficiale. E’ possibile, una volta

tanto, entrare in profondità in quel

mondo parlando di cose che quasi

mai trovano spazio sulle pagine dei

giornali? Bazar ci ha provato

Esteri/2. USA - Giornalista turca

liberata racconta la sua prigionia

in carcere

(DWpress) - New York – Una giornalista turca, liberata dopo

diversi giorni di prigionia in carcere, ha pubblicato un duro e

toccante resoconto di questa sua terribile esperienza. “I primi

carcerieri – racconta - sono stati i meno feroci. Si erano presentati

come membri di Ansar al-Islam, il gruppo fondamentalista che sotto

Saddam Hussein era riuscito a stabilire un’enclave in zona curda e

che per gli Stati Uniti è collegato ad Al Qaeda. Anche se parlavano

turco, sostenevano di essere arabi sunniti e non turcomanni sciiti. Io,

avevo dalla mia sia il fatto di essere musulmana sia di poter parlare

con alcuni dei carcerieri nella nostra lingua comune, il turco, anche se

per i sequestratori ero una donna troppo indipendente. Fin dal primo

momento mi hanno obbligato a indossare una lunga tunica e il velo, non

volevano vedermi in maglietta e pantaloni. Una volta accertato che io e

gli altri ostaggi eravamo giornalisti, l’emiro aveva deciso di liberarci, ma

quella notte stessa morì sotto un bombardamento americano. Fummo

allora ceduti ad altri gruppi e l’ultimo, in particolare, fu il più violento.

Amavano torturarci senza motivo. Spesso si mettevano le dita davanti

alla gola per farci segno che saremmo stati sgozzati. Una volta mi hanno

messo una kefiah bianca e rossa attorno alla testa legata così stretta da

farmi temere di diventare cieca. Poi cominciarono a picchiarmi con una

cintura piena di chiodi. ‘Il tuo amico ha confessato tutto, sei pronta a

confessare anche tu?’, urlavano i carcerieri. A un certo punto, mentre ero

sdraiata a terra dolorante, qualcuno mi scostò il velo davanti agli occhi e

vidi le scarpe e la giacca del mio collega. Nella stanza entròun giovane

che mi disse: ‘Il tuo amico è stato ucciso, tu sei libera’. Così, fui prelevata

e dopo un po’ di giri in macchina mi lasciarono davanti alla sede del

Fronte turcomanno iracheno a Mosul.

Numero 169 del 27 settembre 2004


premilli@bazarweb.info

Sessualità.

Si cresce

Il parroco e la trans: chi vuole

si faccia avanti!

Sandra Alvino, presidente dell’associazione Italiana Transessuali,

(candidata per Forza Italia nel consiglio di quartiere 5 del comune

di Firenze per le ultime elezioni amministrative e non eletta)

da poco ha contattato Don Santoro (il prete dei poveri delle

Piagge di fiorentine). Il parroco non nuovo all’accoglienza le ha

messo a disposizione un ambiente della sua parrocchia affinché

Alvino continui il suo lavoro di sostegno alle persone transessuali.

La presidente infatti si era ritrovata senza “casa” proprio al

momento della sua candidatura con Forza Italia in quanto si è

vista “sfrattare” dalla Casa del Popolo il Progresso l’allora sede

dell’associazione. La stessa Alvino inoltre, nell’ultimo mese ha

chiesto al presidente della Regione Toscana Martini un colloquio

per creare una bozza di vitalizio da presentare al Ministro per

le Pari Opportunità a beneficio delle persone transessuali con

problemi di salute.

Studio lesbo

Partendo dal presupposto che è sempre bene conoscere per

migliorare, il centro Ricerche di Neuroscienze di Torino sta

svolgendo una ricerca sul mondo omosessuale femminile in

collaborazione con il dott. Alessandro Cellerino del CNR di Pisa,

autore del libro “Eros e Cervello”.

Lo scopo è raccogliere informazioni su alcuni parametri

relativi alla scelta del partner e confrontare le risposte secondo

l’orientamento sessuale, omosessuale ed eterosessuale. Si ricercano

soggetti disposti a partecipare a tale studio.

Le informazioni saranno raccolte e utilizzate in modo anonimo.

Chi è interessato può mettersi in contatto con il numero

0118171483, e chiedere della dottoressa Olga Sassu.

No global? Si grazie!

bazar 10 2004 gender di giulia premilli 61

Una maratona cinematografica

sull’universo gender ma anche un

forum sociale europeo sui diritti

civili di gay e lesbiche. E poi ricerche

scientifiche sull’orientamento sessuale

e solidarietà. Perché tutto serve.

Gender vs realtà

Si scaldano i motori per il Forum Sociale Europeo che si svolgerà a Londra dal 14 al 17 ottobre.

Il terzo incontro no global vede accreditate centinaia di associazioni. I temi in discussione: guerra e

pace, democrazia e diritti fondamentali (tra i quali diritti umani delle persone disabili; diritti civili per

lesbiche e gay) giustizia sociale e solidarietà: contro le privatizzazioni e per i diritti del lavoro, sociali

e delle donne (includere speaker sulle disuguaglianze riguardanti donne, lavori, lavoratori neri e

migranti), globalizzazione liberista e giustizia global, contro razzismo, discriminazione, estrema destra:

per uguaglianza e diversità (con seminari sul tema dell’oppressione di gay e lesbiche), crisi ambientali,

contro il liberismo e per società sostenibili.

Anche il centro di Documentazione del Cassero di Bologna partecipa a Women

in rivolt: realtà vs Gender manifestazione organizzata dal Festival MilanOltre

2004 (dal 17 settembre al 15 ottobre). Prendono posto nel ricco palinsesto (tra teatro

e danza) anche una lunga maratona di film a tema gender tratti dalla filmografia

che va dagli anni ‘30 agli ‘80. Come spiega Luca Scarlini nella presentazione della

manifestazione l’anima del festival si avvale del “gender, che è parola complessa

e di recente adozione, che in primo luogo accoglie in sé tutto quello che appartiene

all’identità, alla rappresentazione di sé nel mondo, per quanto concerne la sessualità,

che di ciò è ovviamente un carattere primario”.

Da segnalare: dal 2/10 al Teatro Leonardo GENDER IN ACTION: TUTTO

IN UNA NOTTE, la maratona cinematografica di MilanOltre in collaborazione

con Centro di Documentazione Il Cassero e Gender Bender (Bologna) e dal 8/10

al 10/10 al Teatro dell’Elfo Dixie Fun Dance Theatre (Usa) THE THINNEST

WOMAN WINS (Vince la più magra), creato e interpretato da Dixie FunLee

Shulman .

Inoltre: il 2 e il 3 ottobre al Teatro Strehler RWANDA 94 (BELGIO), Une

tentative de réparation symbolique envers les morts, à l’usage des vivants e inoltre dal

13/10 al 15/10 al Teatro dell’Elfo Julie Dossavi in F.I.V.E. coreografia Julie Dossavi

e Gérard Gourdot con Julie Dossavi .Info: Ticketone c/o Spazio Oberdan, v.le

V.Veneto 1, tel. 02392261, www.ticketone.it tel. 02716791 - 0226681166.


62 di mario morcellini cortei bazar 10 2004

Tutti i colpi di Michael Moore vanno a

segno. Eppure manca il colpo del KO. E

l’impressione marginale che permane è

che il potere, visto da vicino, fa ribrezzo

Mettiamo subito le cose in chiaro: Michael Moore è bravo e il suo

Fahrenheit 9/11 è bello. Altrimenti questa potrebbe sembrare l’orazione di

Marco Antonio. Se c’è da discutere, infatti, è solo sui motivi dell’efficacia

del documentario e sull’applicazione delle qualità del regista, visto anche

il clamore, non del tutto atteso, suscitato dall’uscita del film. Un clamore

legato in qualche misura al concetto di rivelazione, ma in maniera un po’

più profonda rispetto alla semplice scoperta di un fatto prima ignorato,

senza tuttavia arrivare al blasfemo. Perché, a dirla tutta, il documentario

di Moore non aggiunge molto di nuovo a quello che già si sapeva, o che

almeno sapevano i critici di Bush, che non sono la minoranza e neppure

silenziosi. Si sapeva già che il Presidente americano non ha una faccia

intelligente e le sue espressioni sfiorano il catatonico anche nelle normali

occasioni pubbliche, senza dover andare a rovistare nel sacco dei “fuori

onda” che, con pettini e ciprie intorno al viso, in parte legittimano il suo

fare attonito, che invece forse viene da più lontano. Bush si muove, parla

e agisce come una persona mediocre e, nel frattempo, un po’ tutti ci

eravamo accorti che non è un grande statista; non basta parlare come

John Wayne, mettersi il giubbetto da aviatore o dichiarare una guerra

col sopracciglio lievemente inarcato. Così come sapevamo già che la

sua elezione non è stata un esempio di limpidezza, né comparirà in un

manuale sulla democrazia perfetta; sapevamo anche, ahimè, che la guerra

è una questione sporca e brutta (e ogni giorno che passa lo sappiamo di

più), che gli affari, in generale, finiscono per comparire dietro molti ideali,

se si ha la forza e la giusta impudenza per grattare sotto la superficie, un po’

in tutti i campi, non solo su quello di battaglia. Lo sapevamo, tutto questo,

ma c’è bisogno che ogni tanto qualcuno ce lo ricordi, perché queste

consapevolezze incrociate finiscono per formare una patina, come una

crosta, che aiuta a sopportare forse, ma alla lunga avvilisce nell’indifferenza

e nel cinismo le nostre capacità di interpretazione e di critica della realtà.

Se quindi Fahrenheit 9/11 aggiunge poco alle nostre conoscenze, lo

aggiunge bene, meglio ancora, fa bene ad aggiungerlo.

Il suo scoop principale è che l’amministrazione Bush, col capo in testa e la

fanfara, dopo un periodo di ozioso raccoglimento, atterrita dalla necessità

di governare, ha accolto l’attacco alle torri gemelle come un’occasione

“d’oro” per tirar fuori la sua vera anima: che risulta nel film quella di uno

spietato e cinico comitato d’affari. Secondo Moore quest’accolita di facce

di bronzo falsifica i certificati, nasconde i fatti che gli dispiacciono, passa

il tempo a imbellettarsi e manda i ragazzi americani, e non solo quelli, a

sparacchiare in giro per il mondo, molto meno a caso di quanto sembri

anche ai critici più smaliziati. I colpi di Moore vanno quasi tutti a segno.

Inducono a riflessioni quantomeno inquietanti le immagini di Bush che

riceve all’orecchio la notizia dell’attacco kamikaze mentre è in visita

a una scuola. Il capo dell’Impero non trova di meglio che sfogliare un

abbecedario e assumere un’aria banalmente smarrita, come un burattino

senza fili che aspetta Mangiafuoco. Riflessioni ancora più inquietanti

insorgono di fronte alla storia dei legami del Presidente, e degli affaristi

che lo attorniano, con il petrolio saudita, da cui proviene l’intimità nei

confronti della famiglia Bin Laden e del suo entourage. Provengono anche,

nell’ordito del documentario, legittime domande sull’atteggiamento, a dir

poco altalenante, nei confronti del mondo islamico e dell’Arabia Saudita.

Ma dobbiamo leggere simpaticamente questa storia come un remake

di Red e Toby - che, come si sa, per Walt Disney sono “nemiciamici”

come vuole la natura - altrimenti la logica condurrebbe a sospettare che

Bush stesso abbia mandato i kamikaze oppure li abbia coperti, oppure

potesse sapere qualcosa. È questo il guaio, purtroppo, di tutte le accuse “a

valanga”: nella tempesta dei colpi si può intravedere qualunque disegno.

I colpi, qualcuno anche poderoso, vanno a segno, dicevamo, ma il colpo

del KO non sembra arrivare. Sia perché nella fitta sassaiola qualche volta

il lanciatore può nascondere la mano, sia perché la dinamica incalzante

del racconto, sempre alla ricerca di qualcosa di ancora più infame che

inchiodi finalmente l’orco alle sue malefatte, finisce per produrre un filo

logico tenue e qualche incongruenza. La principale è il divario che c’è fra

le due principali accuse che vengono mosse: l’incapacità e la diabolicità

del progetto che viene ricostruito. Il diavolo non sarà brutto come lo si

dipinge, questo è vero, ma neanche ci riesce di immaginarlo così stupido.

C’è insomma nella tesi di Moore qualcosa di martellante e precostituito che

la rende meno credibile e talvolta sfiora il miracolo, perché tale sarebbe, di

rendere per contrasto meno antipatico (simpatico non è possibile, in tutta

franchezza) il bersaglio della critica. Anche cinematograficamente si trova

l’eco di quel cinema un po’ radical in cui il Presidente e il suo clan sono

sempre colpevoli, con una spruzzata di “impero del male” che contribuisce

all’identificazione dei personaggi ma un po’ lede l’attendibilità dei

ragionamenti. C’è anche un po’ di televisione, televisione che conosciamo.

Il documentario sembra un misto di Tv7 (quello buono, come si faceva

una volta), di telestreet (sembra simile l’impianto ideologico: ti piazzo una

telecamera in fronte e tutti capiranno da sé chi è il “cattivo”) e di “striscia la

notizia” (per la filosofia di fondo, ispirata alla distruzione burlesca dell’alone

che circonda “il potere”). In qualche momento Michael Moore pensa

di essere Kubrick (ricordate Orizzonti di gloria, ma soprattutto il Dottor

Stranamore?), però, anche se lui probabilmente non lo conosce, finisce

almeno una volta per somigliare a Valerio Staffelli, quando si piazza davanti

al Congresso per convincere i deputati a mandare in guerra anche i loro

figli. In quel momento tutti

gli italiani si saranno aspettati

l’apparizione di un grande

tapiro d’oro.

Le opere “a tesi” però sono

così: hanno pregi (per chi le

condivide) e difetti (per chi

non è d’accordo). Moore lo

sa e va dritto al suo scopo,

lavorando per accumulo,

scendendo nei gironi di

quest’ambiente infetto e non

esitando a “usare” immagini

e persone. E questo va bene,

fa parte del gioco ed è la forza

dirompente del film. Però

c’è qualcosa, d’impalpabile

forse, che sembra mancare.

Non è tanto la compostezza critica, l’approfondimento analitico, che forse

non sarebbero intonati a un lavoro “militante”, quanto lo stupore vero

e il rispetto di fronte alla realtà. La persistenza dell’attacco, la lettura in

termini “buoni” contro “cattivi” non sempre aiuta a capire, non sempre gli

argomenti si vedono meglio se vengono sfiancati nell’esibizione. Pignolerie?

Peli nell’uovo? Sì, forse. Ma che bisogno avrebbe Moore di un applauso in

più? E forse la ricerca degli ulteriori spunti di riflessione che un lavoro così

denso naturalmente offre, è un complimento migliore.

In modo particolare, un’impressione marginale, fra quelle, copiose, che

il film lascia, ci sembra degna d’attenzione. Pare giunto alla fase di “non

ritorno” l’affievolimento della distanza fra società e apparato dirigenziale

che la governa. A pensarlo prima, sembrava un fenomeno legato al

miglioramento progressivo della democrazia, auspicabile, anzi necessario.

Ma a viverne i riflessi attuali, qualche dubbio viene. Moore non è il tipo

che ti aiuta a entrare negli argomenti in modo calmo e riflessivo: il suo fare

- quello di uno che “la sa lunga” e ti dà le “dritte” giuste “senza peli sulla

lingua” - è affabulatorio e giustamente aggressivo. Ma è quello che non si

vede, nel film, a inquietare di più. Non si vede la distanza, la mediazione.

Il potere viene visto sempre da vicino, schiacciato, senza prospettiva. E fa

ribrezzo. Ribrezzo e basta. Sarebbe curioso immaginare come concepirebbe

Moore un documentario su Kerry. Non è in questione qui la politica di Bush,

ma il decadimento della qualità della politica (sul quale anche in Italia non si

scherza affatto) e un potenziale abbassamento del livello della critica. Senza

arrivare obbligatoriamente a lamentare il solito “declino della cultura”,

operazione che peraltro serve a poco, basta invocare un po’ d’attenzione:

se si frugano i cestini della spazzatura, nessuno è in salvo, né il Kennedy

che apre la pratica Vietnam e forse chiude quella Monroe, né il Clinton

dagli appetiti sessuali sbrigliati escono indenni. La macchina da presa di

Moore è troppo vicina all’obiettivo, naturalmente in senso anche figurato,

e così sottolinea la difficoltà a costruire oggi nuovi miti, buoni o cattivi

che siano. Se è più difficile che la marcia di un Hitler sia senza ostacoli,

neanche è vero che Ghandi, come sostiene la pubblicità di una compagnia

di telecomunicazioni, sarebbe oggi il faro del mondo. La mitologia politica,

quella pessima ma anche quella buona, non riesce ad attecchire se non si

creano zone d’ombra o di credulità. Solo, bisogna conoscere qual è il grano

e quale il loglio. Questa frenesia che ci percuote - in cui subito arriva un

tizio qualunque, con foto e prove che rivelano tutto, con il video che mostra

al di là di ogni raccapriccio, con l’informazione che va dimenticando il suo

ruolo di mediatore e interprete - non ci aiuta. Ma in questo mondo che

corre, in cui tutto è vero e tutto è falsificabile (che Popper ci perdoni…),

qualcosa si perde e qualcosa anche si guadagna. Si perde la “distanza”

dalle cose, quella che forse ce le fa vedere meglio, ma si guadagna, se non

la verità (non illudiamoci), almeno una consapevolezza: nella costruzione

dello spazio pubblico il gioco ormai avviene a carte scoperte, chi governa

non può più farlo puntando sull’ignoranza dei “governati”, o non tenendo

conto di ciò che essi pensano. E allora, mille di questi Moore.

Il Presidente

messo al Moore

(Ha collaborato Giovambattista Fatelli)

morcellini@bazarweb.info


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bazar 10 2004 gerenza 63

BAZAR

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DIRETTORE RESPONSABILE - Eugenia Romanelli

VICEDIRETTORE - Vera Risi

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HANNO COLLABORATO

IN QUESTO NUMERO DI

BAZAR:

Claudio Amendola

Marcello Amoruso

Agnese Ananasso

Franco Andreucci

Carla Romana Antolini

Giulia Baldi

Luca Beatrice

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