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• Il cielo visto dalla Sardegna

• Le attività

e i progetti del club

• La Fondazione Rotary

• La rivolta

di Palabanda

dicembre 2012

Periodico del Rotary Club Cagliari

Distretto 2080


Rotary Club Cagliari

Periodico del Rotary Club Cagliari

Distretto 2080

Anno di fondazione 1949

n. 1/2

dicembre 2012

Pubblicazione riservata

ai soci Rotariani

Direttore responsabile:

Lucio Artizzu

Comitato di redazione:

Francesco Birocchi,

Salvatore Fozzi,

Caterina Lilliu,

Mauro Manunza,

Marcello Marchi,

Giovanni Sanjust

Segretaria di redazione:

Anna Maria Muru

Autorizzazione

del Tribunale di Cagliari

n. 171 del 18 agosto 1965

Progetto grafico e impaginazione

Bruno Pittau – www.brokenart.org

fotografie:

Archivio Rotary e soci del Club

Stampa e allestimento:

Grafica del Parteolla, Dolianova (CA)

_____________________________

Le opinioni espresse negli

articoli firmati impegnano

esclusivamente i loro autori.

Sommario

EDITORIALE

Rotary e carità – Lucio Artizzu 1

L’evoluzione temporale della prassi rotariana

– Angelo Cherchi 3

Gli auguri del presidente – Mauro Manunza 7

La Fondazione Rotary, Storia e programmi

nell’impegno internazionale – Salvatore Fozzi 9

Gemme di carità nella letteratura – M. Grazia Vescuso 15

Le donne e la droga – Mauro Manunza 21

Le chiese di Stampace – Michele Pintus 23

Etica ed economia – Rafaele Corona 33

Fedeltà e negazione al giuramento di Ippocrate

– Angelo Deplano 41

Sant’Agostino e la Sardegna – Storia e leggenda

– Marcello Marchi 48

Michelangelo Merisi detto il Caravaggio

– Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu 55

La congiura di Palabanda – Antonello Angioni 59

Birdi: verde o vetro? – Riccardo Lasic 63

Cagliari e il Premio Alziator – Luigi Puddu 66

Il Sardinia Radio Telescope ci svela i segreti dell’universo

– Angelo Poma 71

Commissioni anno 2012-2013 76

LE RIUNIONI

Le presenze 77

Hanno collaborato a questo numero:

Antonello Angioni • Lucio Artizzu • Ugo Carcassi • Angelo Cherchi

Rafaele Corona • Angelo Deplano • Salvatore Fozzi • Riccardo Lasic

Mauro Manunza • Marcello Marchi • Michele Pintus • Angelo Poma

Luigi Puddu • Tiziana Pusceddu • Maria Grazia Vescuso

in copertina: Sardinia Radio Telescope, San Basilio (CA), (© INAF-OAC foto G. Alvito)

in quarta di copertina: lavori di basamento del Sardinia Radio Telescope


Il lieto squillo della campana che questa

sera conclude la nostra riunione ha

un duplice significato: conclude in letizia

quest’anno 2012 e rappresenta,

altresì, l’occasione per fare una riflessione

su metà anno dell’attività rotariana.

Il club ha indubbiamente vissuto un semestre

di fervida attività testimoniando, in

linea di massima, la fedeltà dei soci ai valori

rotariani tramite la partecipazione alla

vita comunitaria e l’attuazione di varie iniziative.

Un tema, in particolare, ha fin qui evidenziato

il programma presentato dal presidente

Manunza; il tema che in questo

particolare momento vede la società italiana

e internazionale dibattersi in una crisi dei

valori che non è soltanto finanziaria ma

anche morale ed etica.

Il tema, indubbiamente originale ma non

estraneo alla filosofia del Rotary è la carità

intesa come amore verso il prossimo, valore

fondamentale del rapporto umano, come

amicizia, come compassione, come desiderio

del bene altrui, umanità, zelo soccorritore.

Ha scritto San Paolo: «Se io parlassi le

lingue degli uomini e degli angeli, ma non

avessi carità, sarei un rame risonante o uno

squillante cembalo. Se avessi il dono della

profezia e conoscessi tutti i misteri e tutta la

scienza e avessi tutta la fede in modo da trasportare

i monti, ma non avessi carità, non

sarei nulla...» (Prima lettera ai Corinzi).

La carità, come l’amicizia, è paziente; è

benevola; la carità non invidia, non si vanta,

non si gonfia.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 1

EDITORIALE

Rotary

e carità

Lucio Artizzu

Questo concetto ha approfondito il presidente

Manunza nel suo programma richiamando

i valori fondamentali del Rotary,

insistendo sui valori etici che sono alla base

della sua azione. Basterebbe ricordare la

grande opera umanitaria della Rotary

Foundation, l’esaltazione dei valori dei giovani,

la generosa azione verso i popoli diseredati.

«Fra le cose belle della vita – ha

detto Paul Harris – niente è paragonabile

all’amicizia. Si possono possedere le ricchezze

di Creso, eppure se non si hanno

amici, tutto sembra vuoto». E non si può

pensare che la carità o l’amicizia possano

trovare limiti nei confini di una nazione, di

una fede religiosa o di un credo politico; la

carità supera queste considerazioni e non rischia

di essere eccessiva; amplia gli orizzonti

e rende piacevole la vita.

La carità e l’amicizia sono fra i valori

fondanti del Rotary; qui esiste una fratellanza

mondiale fra uomini d’affari e professionisti

che si ritrovano nell’ideale del

servire.

Dobbiamo, come impegno personale,

creare nel nostro e in tutti i club una viva

consapevolezza del ruolo che il Rotary deve

svolgere individuando le esigenze prioritarie

della società attuale e futura; occorre lavorare

per diventare sempre più numerosi al

fine di essere più forti, guardando con sempre

maggior interesse e impegno al mondo

dei giovani, acquisendo soci di alta levatura

morale che onorino l’impegno dell’amicizia

e della vera carità.


2 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Paul e Jean Harris davanti alla finestra panoramica a Comely Bank a Chicago, Illinois, USA. Comely

Bank, la casa di Paul e Jean Harris, è stata chiamata come la strada di Edimburgo, in Scozia, dove

Jean è vissuta da bambina. Dicembre 1942.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 3

L’evoluzione temporale

della prassi rotariana

Il concetto e la prassi rotariana hanno

evoluto continuamente nel tempo seguendo

l’esempio di Paul Harris, il quale

disse: «Il mondo sta cambiando e anche noi

dobbiamo essere pronti a cambiare».

La definizione attuale del Rotary è la seguente:

il Rotary è una associazione di Rotary

Club sparsi nei cinque Continenti; i Rotary

Club sono costituiti da Persone, di ambo i

sessi, appartenenti al mondo degli affari, delle

professioni e dei servizi comunitari, unite

fondamentalmente nell’ideale del servire, in

altri termini nell’essere di aiuto al prossimo

senza interessi personali: Service above self.

Quando e perché è nato il Rotary?

Il Rotary è nato il 23 febbraio 1905 a

Chicago. Il nostro Fondatore, l’avvocato

Paul P. Harris, aveva riunito tre amici ai

quali espose l’idea, che gli frullava nella testa

da tanto tempo a seguito di tante esperienze

di vita, soprattutto quelle dell’ultimo

periodo della vita in una città turbolenta e

scarsa in concetti ed azioni legali e corrette.

Egli pensava che un club costituito da persone

di attività di lavoro completamente diverse

(da cui il concetto di classifica)

avrebbe favorito l’insorgere di rapporti di

amicizia utili a loro stessi ed agli altri. I tre

amici erano: Silvester Schiele, commerciante

di carbone, primo presidente del Club; Gustavus

E. Loehr, fondatore di una società

commerciale; Hiram E. Shorey, proprietario

di una sartoria. Successivamente, Hiram

non mantenne l’adesione al Club. Le adesioni

al Club aumentarono rapidamente: lo

stesso Paul Harris ricorda che un certo numero

di aderenti lasciarono il club, perché

non ritenuto particolarmente utile per loro.

L’obbligo della frequenza era tassativo. Se-

Quando e perché è nato il Rotary

PDG Angelo Cherchi

condo Paul Harris, i Soci del Rotary Club di

Chicago avevano in così grande considerazione

l’amicizia dei loro compagni che misero

da parte ogni discussione politica e religiosa

nel timore che questa potesse

diventare fonte di dissidio, e furono ben ricompensati

per la loro previdenza. Infatti,

fin dall’inizio in tale Club esistevano soci di

varia provenienza (americani, inglesi, tedeschi,

ebrei) e di diversa religione (protestanti,

cattolici, ebrei).

Il nome di Rotary originò dall’abitudine

iniziale di riunirsi in rotazione nei locali di lavoro

dei singoli Soci, abitudine abbandonata

quando il numero degli aderenti era

notevolmente cresciuto, per cui iniziarono a

riunirsi in vari ristoranti od alberghi per un

pranzo o per la cena. L’amicizia tra i Soci

crebbe rapidamente, costituendo l’elemento

collante del Club e costituendo l’elemento

iniziale della futura Prima Via d’azione. L’interesse

personale dei primi Rotariani era certamente

elevato, sia dal punto di vista spirituale

che pratico, ma questo elemento

personale non risultò sufficiente. Nacque

pertanto un progetto di servizio alla Comunità

di Chicago, consistente nell’organizzare

Servizi Pubblici, allora completamente mancanti;

l’iniziativa ebbe notevole successo, trasformando

implicitamente il Club in una

struttura di Servizio, prodromo della futura

Terza via d’azione (Community Service).

L’idea vincente di un Club composto da

Persone di sesso maschile, appartenenti al

mondo delle imprese e delle professioni,

volto a sviluppare amicizie personali, ad

agire in favore del prossimo, essendo anche

tollerante in materia di razze e di religione

portò rapidamente alla nascita di altri Club


4 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

negli Stati Uniti: 1908, San Francisco; 1909:

Oakland, California; Seattle; Los Angeles;

New York.

Nel 1910-11 fu organizzato il primo Congresso

(Convention) del Rotary, che divenne

la National Association of Rotary Clubs

(Primo Presidente Paul Harris, primo Segretario

Chelsie Perry). L’annata rotariana

cominciò ad iniziare con il primo luglio.

Nacque il primo RC a Winnipeg, in Canadà,

ammesso al Rotary nell’anno seguente; e il

Rotary divenne l’International Association of

Rotary Clubs.

Nello stesso Congresso fu approvata una

piattaforma, elaborata dal RC di Seattle,

tendente a colmare uno spazio lasciato vuoto

nello statuto e nei regolamenti, mettendo in

evidenza l’importanza della condotta morale

e dei valori etici negli affari, cui si aggiunse

lo slogan coniato da Sheldon: «Guadagna di

più chi serve meglio».

Nel 1911-12 il Rotary attraversò l’Atlantico:

Rotary Club di Londra, Dublino, Belfast.

Successivamente il Rotary si è ulteriormente

e continuamente esteso a tutto il

mondo, fino a raggiungere negli ultimi tempi

Mosca e la Cina.

In questa sede noi siamo attualmente interessati

a seguire l’andamento della base

teorica e strutturale della nostra organizzazione.

Nel 1915 il Rotary si diede un Rotary

Code of Ethics permettendo all’associazione

di assumere la leadership nel combattere la

corruzione e le pratiche d’affari scorrette,

portando, assieme allo slogan «Guadagna di

più chi serve meglio», all’aurea regola: «Fa’

per gli altri tutto ciò che gli altri vuoi che

facciano per te».

Quando il Rotary giunse in Italia, questo

Codice fu malamente accettato dai nostri

Rotary Club, perché modesto come Codice

etico, essendo limitato al mondo degli affari.

Lo stesso Codice rappresentò uno dei contrasti

tra la Chiesa Cattolica ed il Rotary assieme

all’accusa di essere il Rotary una propaggine

della Massoneria. Il problema fu

almeno temporaneamente risolto grazie all’opera

instancabile del nostro grande rotariano

Ranelletti, del Presidente Internazio-

nale, il cattolico messicano Sutton, e del gesuita

Padre LaRosa. Paul Harris non era

mai stato massone. Lo stesso Paul Harris nel

valutare queste accuse, nel contesto della libertà

religiosa del Rotary, liquidò il problema

con le seguenti parole: «ovviamente ci

sono rotariani che sono anche massoni, ma

ci sono anche rotariani che sono anche cattolici;

fuori del Rotary possono essere qualsiasi

cosa, ma dentro il Rotary sono soltanto

degli amici».

Tuttavia, il Codice etico subì continue

riserve portando a notevoli variazioni, come

risulta ancora oggi dalle varie edizioni del

Manuale di Procedura, tanto da portare al

suo oscuramento: solo da poco, nella recente

rassegna storica sulla seconda Via

d’azione del Rotary, quella Professionale

(Vocational Service), il Rotary ha orgogliosamente

riaffermato che la seconda Via

d’Azione ha costituito fin dall’inizio parte essenziale

dello spirito del Rotary, tanto che

anche il primo Rotary Club aveva organizzato

una commissione sulle metodiche degli

affari. Come si è già ricordato, il Rotary

aveva accettato il motto ideato da Arthur

Frederick Shelton «He profits Most Who

Serves Best». D’altra parte, il sistema delle

classifiche ha rappresentato fin dall’inizio

uno degli aspetti più significativi dell’associazione

ed elemento qualificante della sua

futura fenomenale crescita. Lo stesso Paul

Harris considerava il singolo Rotariano

come la connessione tra l’idealismo del Rotary

e la sua impresa o la sua professione.

Come si è già ricordato, il Codice etico,

adottato nel 1915, costituiva per i suoi promotori

il capofila della lotta contro la corruzione

e le scorrette pratiche negli affari.

Tuttavia, il codice fu progressivamente contestato

fino al suo oscuramento, ma i motti

essenziali rimasero vivi, tanto da essere ancora

i Motti del Rotary, in primis «Service

Above Self» e poi «They Profits Most Who

Serves Best». Il Rotary ha continuato a influenzare

la seconda Via d’Azione, a cominciare

dal test delle Quattro Domande, proposto

dal Herbert J. Taylor nel 1943 come

componente ufficiale dell’Ideale del Servizio

Professionale, trasfuso nell’Oggetto del Ro-


tary: seguire elevati standard etici negli affari;

dignità di tutte le occupazioni utili;

considerare tutte le occupazioni come opportunità

per servire la società; trasfusione

del servizio professionale dal singolo Rotariano

al Club; promozione dello scambio

dei gruppi di studio (1965); organizzazione

di laboratori di addestramento professionale

e di seminari organizzativi; la dichiarazione

dei Rotariani sulle imprese e sugli

elevati standard etici (COL 1989). Ulteriori

sviluppi: Programma dei volontari rotariani;

correttezza nei rapporti d’affari o professionali

tra rotariani; sviluppo di rapporti di

amicizia tra rotariani; lotta contro l’analfabetismo;

riduzione della povertà; miglioramento

della salute.

Nel 1952-53 gli Scopi del Rotary sono diventati

lo Scopo del Rotary con Quattro Vie

d’Azione (Azione interna, professionale, di

pubblico interesse, internazionale), cui recentemente

si è aggiunta la quinta Via, dedicata

ai Giovani.

L’Azione di pubblico interesse (Community

Service) concerne tutti i rapporti del

singolo rotariano e dei Rotary Club con la

comunità in cui vive ed agisce, come è stato

molto analiticamente precisato dal Congresso

del 1923 (23-34) e dalle successive integrazioni

e modifiche fino alla dichiarazione

del 1992 (COL 92-286), estesa anche

ai Corpi Rotariani Comunitari.

L’Azione Internazionale ha preso piede

dalla dichiarazione del 1919-20 sulla necessità

della Pace e della Buona Volontà; è ribadita

nel 1951-52 come sviluppo della comprensione,

la buona volontà e la pace tra le

nazioni. Il Rotary ha ribadito le responsabilità

dei singoli rotariani e dei Club nelle relazioni

tra diverse nazioni. La sua attività si

esplica in molteplici modi, tra cui il World

Community Service (Azione di Pubblico interesse

mondiale), lotta contro la fame,

scambio di visite tra rotariani, Comitati interpaese,

Gruppi di amici rotariani, professionali

o di svago.

Nei vari momenti della sua storia il Rotary

ha preso iniziative in favore dei giovani,

iniziative riassunte nel capitolo dedicato alla

Quinta Via (Nuove Generazioni) nel Ma-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 5

nuale di Procedura (Interact, Rotaract,

RYLA, Scambio di giovani, Scambio di

Nuove Generazioni).

Ma il punto più elevato della sua storia il

Rotary lo ha raggiunto con l’istituzione della

Rotary Foundation, nata da una idea geniale

di Arch Klemph e formalizzata in seguito

come società senza fini di lucro (1983), che

fornisce, attraverso contribuzioni volontarie

di rotariani e di altri che liberamente vi concorrono,

aiuti di carattere umanitario, culturale,

educativo. Le principali erogazioni

erano le seguenti: Borse di studio, Borse per

docenti universitari, Scambi di gruppi di

studio, Sovvenzioni paritarie, Sovvenzioni

distrettuali semplificate, 3H, tutte sotto i

princìpi e la guida della Rotary Foundation.

Ma l’apice della sua attività la Rotary

Foundation lo ha raggiunto partecipando

alla campagna di vaccinazione Polio Plus assieme

al CDC di Atlanta e all’Unicef.

L’azione interna costituisce l’elemento

essenziale per le’attività del Club di appartenenza

dedicata alla vita del Club medesimo

e a tutte le Altre attività rotariane.

L’azione professionale di cui a lungo si è

parlato costituisce tuttora un elemento essenziale

per il Rotary, come autorevolmente

si è ribadito nei Consigli di Legislazione del

1989 e 2004, con le Dichiarazioni dei Rotariani

sulle Professioni: richiedere ed ottenere

elevati standard etici e considerare il

valore sociale delle professioni in rapporto ai

bisogni e ai problemi della società.

L’azione di interesse pubblico richiama i

rotariani al servizio in favore della comunità

in cui vive ed opera.

L’azione internazionale ha come scopo finale

lo sviluppo dell’amicizia tra i soci e i

paesi di tutto il mondo.

L’organizzazione funzionale del Rotary

ha subito in questi ultimi anni due importanti

trasformazioni ad opera del piano direttivo

del Distretto e di quello del Club. Il

Piano direttivo del Distretto, originato inizialmente

da una commissione voluta nel

1987 dal Presidente Chuck Keller e terminata

nel 1992 ha portato a due importanti

conseguenze: la nascita della figura dell’As-


6 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

sistente del Governatore; la modifica delle

Commissioni distrettuali.

Inoltre, il nuovo Piano direttivo del Club

porta profonde modificazioni all’organizzazione

del Club, rendendola più agile e funzionale.

Le cinque vie d’azione costituiscono

tuttora la base filosofica e pratica delle attività

del Club, cui devono inspirarsi le Commissioni

del Club, le quali sono state semplificate.

Le Commissioni di base, permanenti,

sono le seguenti: Effettivo, Pubbliche relazioni

del Club, Amministrazione del Club,

Progetti di servizio, Fondazione Rotary. Queste

Commissioni sono in armonia con i due

Piani direttivi, distrettuale e di Club, e possono

essere integrate con qualsiasi altro Comitato

o Commissione che il club ritenga necessario

ed utile.

Infine, l’attività del Rotary attualmente

viene aggiornata e potenziata dai Piani Strategici

del Rotary International e della Fondazione

Rotary.

L’ultima versione del Piano Strategico

del Rotary International possiede una chiara

Visione tendente a far diventare il Rotary

l’organizzazione di servizio preferita. Il

Piano possiede tre priorità strategiche, così

riassunte: potenziare i club, accrescere

l’azione umanitaria, migliorare l’immagine

pubblica del Rotary, tutte basate sui seguenti

Valori fondamentali: servizio, amicizia,

diversità, integrità, leadership, chiaramente

riassunti nel motto: Servire al di

sopra di ogni interesse personale.

Il Piano strategico sta modificando profondamente

anche tutta l’attività della Fondazione

Rotary per renderla atta a promuovere

la comprensione, la buona volontà e la

pace nel mondo, migliorando le condizioni

di salute, sostenendo l’educazione ed attenuando

la povertà.

La strada per l’avvenire del Rotary è

brillantemente aperta.


Giovedì 6 dicembre si sono svolte le elezioni per la nomina

del Presidente per l’a.r. 2014-2015 e per il Consiglio

Direttivo che collaborerà con Francesco Birocchi nel

prossimo anno rotariano 2013-2014.

Mario Figus è stato eletto Presidente per il 2014-2015, mentre

per il Consiglio Direttivo per l’anno di presidenza di Francesco

Birocchi sono stati eletti: Michele Bajorek, Salvatore Ferro,

Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Maria Luigia Muroni,

Cecilia Onnis, Lucia Pagella, Michele Rossetti a cui bisogna

aggiungere il PP Mauro Manunza che ne fa parte per diritto.

Ai cari amici Francesco e Mario e a tutti i componenti del

nuovo Consiglio Direttivo gli auguri più affettuosi di buon lavoro

da parte di tutto il Club per l’impegnativo compito che li attende.

Auguri di buon Rotary a tutti.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 7

La sfida di Paul Harris

Gli auguri

del Presidente

Pessimo periodo, questo.

Crisi economica

dilagante,

riduzione del welfare,

conflittualità sociali

e duri contrasti politici,

mancanza di

lavoro sempre più

generalizzata, famiglie

in difficoltà,

dilagante aumento

della povertà: non

sorprende che la

preoccupazione coinvolga

anche i rotariani,

cui appare oggi maggiormente

difficile lo slancio

umanitario in un contesto di

disagio che va espandendosi giorno

dopo giorno. L’attenzione tradizionalmente

rivolta a lontane aree di depressione non

può non tener conto di tante precarie condizioni

ormai manifeste nelle nostre province,

nelle nostre città, nel nostro vicinato;

ma piuttosto che allargarsi, l’azione di servizio

rischia adesso di restringersi proporzionalmente

all’esteso crollo delle risorse finanziarie.

Com’è possibile contribuire

all’azione internazionale, quando diventa

problematica l’azione di pubblico interesse

– cioè l’impegno per migliorare il benessere

del luogo nel quale il club vive?

Eppure, la nostra è una sfida che Paul

Harris spiegava più o meno così: non importa

tanto chiederci in che cosa debba consistere

il servizio, quanto domandarci se

davvero intendiamo aderire al principio che

ci ispira: «Il servizio al di sopra dei propri

Mauro Manunza

interessi». Perciò il primo

programma rotariano è

di individuare un sostenibile

numero di

attività fra le quali

scegliere quelle più

consone alla propensioneindividuale

e alle condizioni

locali. È su

questo concetto

che poggia l’autonomia

dei club, animati

da soci disposti

a impiegare tempo, lavoro

e mezzi per cogliere

obiettivi di raggiungibile

portata. Insomma, il voler essere

ingenui acchiappastelle non

porta risultati. Fermo restando che non dobbiamo

mai smettere di inseguire un modello

di perfezione: il Rotary si sforza di contribuire

all’avanzamento del progresso (civile,

sociale, morale), e il progresso – diceva

Oscar Wilde – è la realizzazione dell’utopia.

Queste riflessioni derivano – a metà dell’anno

rotariano – dalla verifica del lavoro

impostato dalle commissioni del nostro

club, che fin dal luglio scorso si son guardate

attorno per programmare obiettivi da

conseguire con impegno rivolto alla concretezza.

Ci sono progetti in itinere da eseguire,

perché i risultati si concretizzano nella continuità

stessa del servizio (ad esempio iniziative

per raccogliere risorse da destinare

alla Fondazione Rotary, o il Progetto di tirocinio

atipico che si sviluppa in collaborazione

con il Servizio sociale per minorenni,


8 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

l’attività di Vela solidale per i giovani portatori

di handicap, la campagna per la prevenzione

delle tossicodipendenze, la

diffusione nelle scuole dell’importanza della

donazione di sangue); ci sono progetti da

portare a compimento (d’interesse sociale,

culturale, ambientale, sanitario a livello territoriale);

ci sono azioni di respiro regionale,

distrettuale e anche internazionale (educazione

rotariana, Progetto per contrastare le

malformazioni congenite avviato con il club

di Mosca con noi gemellato); ci sono infine

nuove idee e progetti embrionali che si

spera trovino concretezza nella seconda

metà dell’anno, mentre non è trascurata la

collaborazione nella sfera interclub.

Particolare attenzione è dedicata alle

nuove generazioni e dunque al Rotaract e

allo scambio-giovani. Il Ryla messo in cantiere

riguarda un tema attinente al progetto

distrettuale “Legalità e cultura dell’etica”

(che intanto ha la nostra piena collaborazione).

E indubbio interesse ha raccolto,

fino ad ora, la serie di conversazioni che

sono al centro delle riunioni settimanali e

che riguardano argomenti di alto richiamo

culturale e d’attualità così com’è nella con-

solidata tradizione del nostro club; il principale

filo conduttore che collega i momenti

di questa attività è il concetto di carità, e

grande attenzione è dedicata anche a temi

strettamente rotariani (all’insegna del motto

parliamo di noi e del nostro impegno).

Notizie non buone sul fronte dell’effettivo:

negli ultimi anni – questo compreso –

l’organico ha preso a diminuire anziché ad

aumentare. È un problema non solo nostro

ma generale, di carattere internazionale, che

sembra legato al lungo periodo di una diffusa

crisi produttrice di confusione, preoccupazione,

diffidenza e disattenzione alla

socialità. I soci ne sono consci e sono chiamati

a far conoscere all’esterno la natura

umanitaria del Rotary, perché il reclutamento

sia meno problematico e dia buoni

frutti nel momento in cui si avverte maggiore

il bisogno di azione solidaristica.

È anche con questa speranza, e nello spirito

del Natale, che assieme a Mariangela abbraccio

in un sincero augurio di buone feste

e sereno 2013 tutti i soci e i familiari, le amiche

dell’Inner Wheel, i giovani rotaractiani

e gli ospiti stranieri.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 9

La Fondazione Rotary

Storia e programmi

Nello scrivere questo articolo ho ripreso

la mia conversazione svolta al

club l’8 novembre 2012 in occasione

del mese dedicato alla Fondazione dal R.I.

Che cos’è la Fondazione Rotary, com’è

organizzata e qual è il suo scopo.

Nel lontano 1917 Arch Klump, allora Presidente

del Rotary International, propose di

istituire un fondo di dotazione costituito da

26,50 USD e destinato a “fare del bene nel

mondo”, motto ancora oggi utilizzato dalla

Fondazione. Nel 1928 il fondo superò i 5.000

USD, nel contempo fu ribattezzato “Fondazione

Rotary” e diventò un’entità autonoma

all’interno del Rotary International. Due

anni dopo la Fondazione elargì la prima

sovvenzione, devolvendo 500 USD alla

I.S.C.C. – la società internazionale per bambini

paralitici creata dal Rotariano Edgar

Allen; con il tempo la società si sviluppò

nell’organizzazione internazionale Easter

Seals ancor oggi attiva.

La Fondazione risentì sia della crisi economica

della Grande Depressione che degli

effetti della seconda guerra mondiale, ma si

riprese nel dopoguerra, quando l’esigenza di

promuovere la pace si fece sentire ovunque

nel mondo. Nel 1947, alla morte del nostro

fondatore, Paul Harris, i contributi versati

dai Rotariani di tutto il mondo alla sua memoria

ne segnarono la rinascita finanziaria.

Quello stesso anno fu istituito il primo

programma educativo, precursore delle

Borse degli Ambasciatori. Nel 1965-1966 furono

lanciati tre nuovi programmi: scambi

L’impegno internazionale

Salvatore Fozzi

di gruppi di studio, sovvenzioni per l’avviamento

professionale e sovvenzioni per la

realizzazione dell’obiettivo della Fondazione

Rotary – in seguito sfociato nel programma

Sovvenzioni paritarie.

Dalla prima donazione di 26,50 USD del

1917, il sostegno alla Fondazione ha ricevuto

contributi per oltre 1 miliardo di USD.

Più di 70 milioni sono stati raccolti nel solo

anno rotariano 2003-04. A oggi, più di un

milione di sostenitori si fregiano del titolo

onorifico di Amico di Paul Harris o Amico

plurimo di Paul Harris.

Tutti sappiamo cosa sono i PHF (Paul

Harris Fellow), voglio ricordarlo specialmente

per i soci di recente acquisizione. Si tratta di

una speciale onorificenza che viene conferita

a ogni persona, rotariana o non rotariana,

che versa, o a nome della quale vengono

versati alla fondazione 1000 USD (o

l’equivalente in altra valuta). Versamenti successivi

di pari entità danno luogo alla attribuzione

alla stessa persona di PH plurimi, da

una a cinque pietre blu. Esistono ulteriori riconoscimenti

aggiuntivi di carattere superiore

(pietre rosse (rubino) sino a tre) a cui si aggiungono

i benefattori della Fondazione

Rotary e cioè coloro che versano in contanti

o lasciano in testamento al Fondo Permanente

della Rotary Foundation somme eguali

o superiori a mille dollari. Se la somma versata

è superiore a 10.000 USD i donatori vengono

iscritti in una particolare categoria chiamata

Bequest Society o lasciti testamentari.

Questo costante sostegno da parte dei

Rotariani di tutto il mondo continua ad assicurare

il futuro della Fondazione e del suo


10 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

operare per la pace e la comprensione

internazionale.

Buona parte dei programmi

della Fondazione si

sono potuti realizzare grazie

al sostegno e ai contributi conosciuti

come “ogni rotariano

ogni anno” che i rotariani

di tutto il mondo versano

volontariamente al “fondo

annuale programmi”. Tali

contributi hanno superato i

cento milioni di USD, raggiungendo

nel 2007-2008 la

cifra record di 114,8 milioni di

dollari.

La donazione, che consiste

nel versamento di cento

dollari l’anno a socio, cifra

che equivale oggi a circa 77

euro, consente di realizzare

progetti umanitari di portata

eccezionale in tutto il

mondo.

La missione della Fondazione

Rotary è quella di affiancare

e sostenere il Rotary

International nella realizzazione

del suo Scopo, ossia

di promuovere l’intesa, la

tolleranza e la pace tra i popoli

mediante iniziative umanitarie

e culturali condotte a

livello locale, nazionale e internazionale.

In particolare il consiglio

centrale del RI e il consiglio

di amministrazione della

fondazione puntano al conseguimento

di alcuni obiettivi

principali dell’associazione,

come ad esempio

l’eliminazione completa e

definitiva della poliomielite

attraverso la campagna PolioPlus,

la famosa forbice del

“basta così poco”, indovinato

slogan pubblicitario che

ha coinvolto tanti personaggi

famosi, continua a stringersi.

Nell’arco del 2012 (fino al 24 ottobre) sono stati riscontrati

solo 175 casi di polio contro i 489 dell’analogo periodo del

2011. In India, da sempre annoverata tra i paesi endemici,

l’ultimo caso risale al 13 gennaio 2011. Anche se i nuovi casi

di polio sono al livello più basso della storia non bisogna abbassare

la guardia. Se l’eradicazione globale fallisce, la polio

potrebbe riaffiorare e purtroppo vanificare almeno in

parte tutto il lavoro finora svolto. Questo risultato è stato

possibile non solo grazie ai contributi dei rotariani ma anche

alla donazione di 355 milioni di dollari da parte della

Fondazione Bill e Melinda Gates. La stessa si è impegnata

con una recente decisione a pagare gli interessi su un prestito

che la Banca di Sviluppo Islamico fornirà al governo

del Pakistan per l’eradicazione totale della Polio in quel

paese. In aggiunta il Rotary International ha da poco deciso

di mettere a disposizione 75 milioni di dollari in tre anni a

favore della Global Polio Eradication Initiative. Il Rotary che

ha già contribuito con quasi 1,2 miliardi di dollari ha annunciato

la propria decisione il 27 settembre scorso in occasione

di una importante riunione sull’eradicazione della

polio, convocata dal segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-

Moon durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite a

New York. Dagli ultimi dati risulta che il Rotary e i suoi partner

hanno raggiunto ad oggi più di 2,5 miliardi di bambini

con il vaccino anti polio orale prevenendo più di 8 milioni

di casi di paralisi e centinaia di migliaia di morti in età infantile.

Come è organizzata la R.F.: il consiglio di amministrazione

della Fondazione è composto da 15 membri nominati

dal Presidente internazionale con l’approvazione del consiglio

centrale ed è amministrato da un segretario generale che

è il massimo dirigente della fondazione stessa, il quale so-


vraintende alla sua amministrazione e alle sue

finanze seguendo le direttive del consiglio di

amministrazione e del suo presidente. Lo storico

segretario generale Ed Futa, che ha lasciato

l’incarico alla fine dello scorso anno,

nella sua relazione di chiusura al 31-12-2011

ci informa che la nostra Fondazione continua

ad essere finanziariamente solida e che

le riserve ammontavano a quella data a 134

milioni di dollari. Aggiungo inoltre che dovremmo

sentirci orgogliosi che la nostra Fondazione

sia efficiente e abbia una gestione dei

nostri soldi molto oculata e trasparente. Negli

ultimi dieci anni l’88% delle risorse della

Fondazione sono state spese per i programmi,

a fronte di un media del 65% che

usualmente viene attribuita a questo tipo di

organizzazioni senza scopo di lucro. La spesa

totale per i programmi nell’anno 2010-2011

è stata di 227 milioni di USD, di cui 78 milioni

destinati al programma Polio Plus e alle

relative attività, e 150 milioni utilizzati per finanziare

direttamente progetti umanitari, iniziative

per l’eradicazione della Polio, progetti

educativi e altri programmi. Da questi numeri

rileviamo che i costi di gestione incidono

solo per il 5-6% sul totale, percentuale molto

inferiore a quella di altre organizzazioni

similari.

Tra cinque anni, nel 2017, la Fondazione

celebrerà il primo secolo di vita ed è per solennizzare

questa importante ricorrenza che

i nostri dirigenti internazionali hanno deciso

l’attuazione del “Piano di Visione Futura”

pensato per la realizzazione di progetti sostenibili

finalizzati ad una maggiore visibilità

all’esterno. Lo stesso programma è stato

sperimentato per tre anni (2009-2012) da

100 Distretti pilota nel mondo, tra cui anche

il nostro distretto 2080.

Il piano, oltre a innovare i processi operativi,

praticamente sburocratizzandoli e

rendendoli più agili, ha voluto concentrare

la sua attuazione su 6 aree prioritarie di intervento

che, di fatto, coprono le più importanti

emergenze dei bisogni delle popolazioni

nel mondo.

Dal prossimo primo luglio 2013 tutti i distretti

del mondo dovranno attivare il nuovo

piano di Visione Futura.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 11

Quali sono oggi le sovvenzioni della

Rotary Foundation alla luce del Piano

di Visione Futura.

Premetto intanto, prima di descriverle,

che tutti i club all’atto della presentazione

delle domande per le sovvenzioni dovranno

essere “qualificati” on-line ed essere in possesso

di requisiti finanziari e di buona amministrazione,

con l’apertura di un conto

bancario dedicato alla gestione delle sovvenzioni.

Sovvenzioni distrettuali: sono sovvenzioni

in blocco che consentono ai club e ai

distretti di rispondere ai bisogni immediati

delle comunità locali e internazionali. I distretti

possono richiedere annualmente fino

al 50 per cento dei FOOD (Fondo di Designazione

Distrettuale) disponibili per una

sovvenzione, oppure possono utilizzare

meno del 50 per cento ed applicare la rimanenza

al programma PolioPlus o ad una

sovvenzione globale. Il distretto si occupa di

gestire e distribuire i fondi per finanziare le

attività sponsorizzate dai club o dal distretto,

incluse le squadre di formazione

professionale, le borse di studio ed i progetti

di servizio umanitario, purché queste attività

rientrino nella missione della Fondazione.

Sovvenzioni globali: consentono di partecipare

ad attività più strategiche e ad alto

impatto con il supporto della Fondazione tra

i 15.000 e i 200.000 USD. Queste sovvenzioni

sono state ideate per finanziare progetti

umanitari di maggiore portata, oltre che

squadre di formazione professionale e borse

di studio, con risultati sostenibili e misurabili

in una o più aree di intervento. Le attività

possono essere eseguite individualmente

o insieme ad altre.

Sovvenzioni globali predefinite: sono

programmi sviluppati dalla Fondazione e

dai suoi partner strategici, organizzazioni

che operano nelle aree di intervento, le quali

possono offrire supporto finanziario, tecnico

o promozionale per i progetti delle sovvenzioni

globali. Il Fondo mondiale e il partner

strategico contribuiscono al 100 per


12 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

cento del finanziamento, mentre è compito

dei rotariani implementare il progetto della

sovvenzione attraverso la loro opera.

Vorrei citare due importanti partner strategici

della Fondazione: l’Aga Khan University

e la Mercy Ships. La prima è

un’agenzia dell’Aga Khan Development Network

che si sta concentrando sull’aumento

di numero e di abilità dei professionisti nei

Paesi in via di sviluppo offrendo loro l’accesso

all’istruzione superiore e alla ricerca,

e in questo momento si sta occupando di due

progetti: “Formazione degli educatori del

settore sanitario” e “Borse di studio di infermieristica”.

L’area d’intervento è relativa

all’ambito “Salute materna e infantile”

mentre i paesi interessati sono Kenya, Tanzania

e Uganda.

La Mercy Ships, altro strategico partner

della Fondazione, utilizza la sua nave ospedale

all’avanguardia, l’Africa Mercy, per fornire

cure sanitarie gratuite, di alta qualità,

creando capacità e sviluppo sostenibile per

gli abitanti dei Paesi in via di sviluppo che

non hanno accesso all’assistenza medica.

Attualmente porta avanti il progetto “Squadra

di formazione professionale e di assi-

stenza medica con Mercy Ships” nell’ambito

del quale i Rotariani organizzano squadre di

formazione professionale in campo medico

per eseguire, o assistere, interventi chirurgici

salva-vita e fornire formazione ai professionisti

locali del settore medico. L’area d’intervento

è quella della “prevenzione e cura

delle malattie”, i paesi interessati sono Togo

e Guinea.

Come abbiamo visto i partner strategici

del Rotary forniranno risorse e conoscenze

tecniche indispensabili alla realizzazione di

progetti reciproci di natura benefica che

contribuiscono a migliorare ed agevolare le

opportunità di intervento da parte dei rotariani.

Ho accennato prima alle squadre di formazione

professionale. Le stesse sono entità

che viaggiano all’estero e rispondono, o studiano

come rispondere a problemi in una o

più aree di intervento. Ogni squadra deve essere

composta come minimo da un rotariano

capo gruppo e da tre partecipanti non

rotariani. Non esistono limiti al numero o all’età

dei partecipanti alla squadra, ma tutti

i partecipanti di una singola squadra dovrebbero

avere conoscenze professionali col-


legate agli obiettivi della sovvenzione nell’area

di intervento.

Ed infine le borse di studio. Le borse di

studio sono finanziate dalle sovvenzioni distrettuali

o da quelle globali. Le sovvenzioni

distrettuali non hanno restrizioni per i

vari livelli (laurea o corsi post laurea), durata

o campo di studio. I distretti possono

sviluppare i propri criteri per i borsisti, determinare

l’importo della borsa, finanziare

gli studenti che frequentano università del

posto e le borse di studio non hanno requisiti

di internazionalità.

Le sovvenzioni globali sostengono invece

studi internazionali, post laurea, correlati

alle aree di intervento per periodi di studio

da uno a quattro anni. Gli interessati dovranno

anche fornire alla Fondazione i risultati

accettabili degli esami di lingua

presso organismi approvati dalla Fondazione,

se i candidati verranno assegnati a

sedi di studio dove le lezioni avvengono in

una lingua ufficiale diversa dalla lingua madre

del borsista.

Grazie al Piano di Visione Futura anche

i pagamenti da parte della R.F. relativi alle

sovvenzioni saranno ora elaborati più ve-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 13

locemente e anche l’iter delle stesse sarà

reso più agile e più trasparente consentendo

inoltre ai club e ai distretti di verificare

on-line in qualsiasi momento lo stato

di attuazione delle loro sovvenzioni durante

le varie fasi.

Vi chiederete: ma perché la Fondazione

ha ritenuto opportuno cambiare il modello

delle sovvenzioni ed il numero delle stesse

portandole da 12 dei vecchi modelli alle tre

attuali?

La Fondazione ha riconosciuto il bisogno

di utilizzare in maniera più efficace le sue risorse.

Nel 2007 la stessa spendeva il 20% del

suo bilancio annuale su programmi di sovvenzioni

di grande impatto e l’80% per attività

a breve termine ma con un impatto

minimo. Ora il nuovo modello di sovvenzioni

inverte questa tendenza in quanto

l’80% delle sovvenzioni andrà a finanziare

progetti di grande impatto e fortemente sostenibili,

consentendo così al R.I. di soddisfare

quelle priorità e quegli obiettivi previsti

nel piano strategico stesso.

Per concludere vorrei illustrare le sei aeree

di intervento proposte dalla Fondazione

e gli scopi che ciascuna si prefigge:


14 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Pace e prevenzione /

risoluzione dei conflitti

Promuove la pratica della pace e della

prevenzione/risoluzione dei conflitti attraverso:

il rafforzamento degli impegni sulla

pace a livello locale; la formazione dei leader

locali per prevenire e mediare il conflitto;

il sostegno a lungo termine dell’edificazione

della pace in aree del conflitto; l’assistenza

a popolazioni vulnerabili, soprattutto giovani

e bambini; il finanziamento di studi su

pace e risoluzione di conflitti.

Prevenzione e cura delle malattie

Riduce cause ed effetti delle malattie attraverso:

il miglioramento delle capacità di

professionisti del sistema sanitario locale;

la lotta contro la diffusione dell’HIV/AIDS,

malaria e altre serie di malattie; la miglioria

di infrastrutture sanitarie delle comunità locali;

l’educazione e la mobilitazione delle

comunità per prevenire diffusione di gravi

malattie; il finanziamento di studi per prevenzione

e cura delle malattie.

Acqua e strutture igienico-sanitarie

Assicura alla popolazione l’accesso sostenibile

all’acqua e alle strutture igienicosanitarie

attraverso: l’aumento dell’equo accesso

della comunità all’acqua potabile

sicura e alle strutture igieniche basilari; il

rafforzamento della capacità della comunità

di sviluppare e gestire la manutenzione

dei sistemi idrici e igienico-sanitari; l’educazione

della comunità sull’acqua sicura, le

strutture sanitarie e l’igiene; il finanziamento

degli studi relativi all’acqua e alle

strutture sanitarie.

Salute materna e infantile

Migliora la vita delle madri e dei loro

figli attraverso: la riduzione del tasso di

mortalità infantile dei bambini di età inferiore

ai cinque anni; la riduzione del tasso si

mortalità delle gestanti; il miglioramento

dell’accesso ai servizi medici essenziali e ai

professionisti del sistema sanitario specializzati

per assistere madri e figli; il finanziamento

degli studi relativi alla salute

materna e infantile.

Alfabetizzazione e educazione di base

Promuove l’alfabetizzazione e l’educazione

di tutti attraverso: la garanzia per i

bambini di avere accesso ad una educazione

elementare di qualità; la riduzione della disparità

nell’educazione in base al sesso; l’aumento

dell’alfabetizzazione degli adulti; il

rafforzamento della capacità della comunità

di sostenere l’alfabetizzazione e l’educazione;

il finanziamento degli studi relativi

all’alfabetizzazione e educazione.

Sviluppo economico e comunitario

Investe nelle persone per creare un miglioramento

economico misurabile e duraturo

nella loro vita e comunità attraverso: il rafforzamento

dello sviluppo di imprenditori e leader

della comunità, soprattutto donne, nelle

comunità povere; lo sviluppo delle opportunità

per un lavoro decente e produttivo, soprattutto

per i giovani; la realizzazione della

capacità delle organizzazioni locali e dei network

della comunità di sostenere lo sviluppo

economico; il finanziamento degli studi relativi

allo sviluppo economico e comunitario.

Gli amministratori della Fondazione hanno

identificato queste aree come prioritarie

per risolvere questioni umanitarie critiche.

Grazie agli interventi e alla esperienza del Rotary

nel mondo sarà possibile realizzare

con successo i relativi progetti in queste aree.

Tutti noi rotariani abbiamo il dovere di

piantare i semi per il futuro della nostra

Fondazione e voglio citarvi a chiusura di

questo mio intervento un aneddoto che mi

ha particolarmente colpito e che ben si collega

con la missione della Fondazione.

Un antico saggio vedendo un vecchio

piantare un albero di carrubo gli domandò

quando l’albero avrebbe dato il suo frutto.

«Dopo 70 anni» gli rispose il vecchio. «Lei si

aspetta di vivere altri 70 anni prima di mangiare

il frutto del suo lavoro?» gli aveva ribadito

il saggio. «Io non ho trovato una

terra desolata quando sono venuto al

mondo», gli rispose il vecchio, «e così come

i miei padri hanno piantato gli alberi per me

prima che io nascessi, io li pianto per coloro

che verranno dopo di me». ■


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 15

Gemme di carità

nella letteratura

Carità: un vocabolo ricchissimo di significati

e di sfumature in tutte le lingue,

a cominciare dall’ebraico, in cui

il termine corrispondente achabà indicava

l’amore sotto tutti gli aspetti, erotici e spirituali.

Nelle traduzioni della Bibbia in greco,

fin dalla cosiddetta Bibbia dei 70, di epoca

ellenistica, il termine in alcuni passi venne

reso con agape, là dove è necessario indicare

un atto di amore spirituale scambievole e che

nasce dalla volontarietà, atto con il quale ci

si impegna a fare il bene dell’altro; non è

dunque filìa, un sentimento più istintivo e

personale. A questo proposito c’è da notare

che il greco antico possedeva ben 5 vocaboli

che indicano amore, ciascuno dei quali con

una connotazione ben precisa: agape è il

meno usato in età classica, ma, grazie al suo

uso sempre più frequente nei testi cristiani

bizantini è quello che è prevalso su tutti, anche

nella forma verbale, nel greco moderno.

Giotto di Bondone, San Paolo, 1291-1295 circa

Un vocabolo denso di significati

Maria Grazia Vescuso

Nel latino charitas, dunque, si sovrappongono

gradazioni e sfumature di significato,

che rendono il vocabolo fortemente

polisemico, soprattutto nei testi cristiani:

c’è la volontarietà di un’azione che nasce da

un sentimento, solo inizialmente spontaneo,

di solidarietà, illuminato dalla grazia di Dio,

ma anche l’affetto incondizionato verso la

persona umana (cfr. carus dalla stessa radice

charis in greco “grazia”).

Si potrebbe continuare a lungo nel dissertare

sul significato del termine, ma lasciamo

il compito alle semplici e al tempo

stesso ricchissime parole di S. Paolo:

Se anche parlassi le lingue degli uomini

e degli angeli, ma non avessi la carità,

sarei un bronzo risonante o un cembalo

squillante.

Se avessi il dono della profezia e conoscessi

tutti i misteri e tutta la scienza e

avessi tutta la fede in modo da spostare le

montagne, ma non avessi la carità, non

sarei nulla.

Se distribuissi tutti i miei beni per nutrire

i poveri, se dessi il mio corpo per essere

arso, e non avessi la carità, non mi

gioverebbe a nulla.

La carità è paziente, è benigna la carità;

la carità non invidia, non si vanta, non

si gonfia, non manca di rispetto, non cerca

il proprio interesse, non si adira, non tiene

conto del male ricevuto, ma si compiace

della verità;

tutto tollera, tutto crede, tutto spera,

tutto sopporta.

La carità non verrà mai meno.

(S. PAOLO, 1 a Lettera ai Corinzi, cap. 13)


16 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Nel corso dei primi secoli del Medioevo, a mio parere, è

S. Agostino a comprendere più a fondo il messaggio paolino,

avvicinandosi totalmente, dopo qualche esitazione iniziale

di giovinezza, alla Civitas Dei. Nelle Confessiones, (1.X) ci

espone il suo primo vero incontro con Dio, che avviene

grazie alla carità di Dio stesso, che lo chiama con un appello

cui Agostino, dopo tutte le sue svariate esperienze, non può

che rispondere positivamente:

«Tardi ti ho amato, Bellezza così antica e

tanto nuova, tardi ti ho amato. Sì, perché tu eri

dentro di me ed io fuori: lì ti cercavo. Deforme,

mi gettavo sulle belle sembianze delle tue creature.

Eri con me, ma io non ero con te. Mi tenevano

lontano da te le tue creature, inesistenti

se non esistessero in te. Mi chiamasti, e il tuo

grido sfondò la mia sordità; balenasti, e il tuo

splendore dissipò la mia cecità; diffondesti la

tua fragranza, respirai ed ora anelo verso di te;

ti gustai ed ora ho fame e sete di te; mi toccasti,

e arsi dal desiderio della tua pace.»

(Confessioni X, 27.38)

Ma se per Agostino è finalmente facile manifestare la sua

gioia nei confronti del Signore per averlo incontrato e conosciuto

attraverso la Sua carità e grazia, non lo è altrettanto

inizialmente verso gli altri esseri umani. Tale atto di

amore verso gli uomini in Dio, ammette, è “difficilissimo”

ma si può e si deve raggiungere, perché, infine, «dolcissima

sarà la consapevolezza di essere ormai in possesso di tale

dono».

L’attività e i numerosi scritti di S. Agostino, che sono

illuminati da un idealismo fortemente platonico, saranno

alla base di tutta la patristica successiva fin dopo il Mille

quando, con la lettura accurata della filosofia aristotelica

“riscoperta” attraverso la cultura araba, viene elaborata

in Occidente la filosofia scolastica ad opera di S. Tommaso.

Il nostro poeta più illustre, Dante Alighieri, è un ottimo

discepolo di tale sistema filosofico che è certamente alla base

delle sue opere.

La Divina Commedia infatti rispecchia con grande precisione

i dettami di tale corrente filosofica, ma è soprattutto

un’opera di profonda carità: la carità di Beatrice che dall’Empireo,

vedendo il suo antico amico in difficoltà nella

“selva oscura”, scende nel Limbo per far accompagnare

Dante attraverso Inferno e Purgatorio da Virgilio, per poi

portarlo ella stessa al cospetto di Dio.

Dante, nonostante le palesi difficoltà, accetta l’impresa

e riversa il suo amore e la carità ritrovata sulle tante anime

Sandro Botticelli, Ritratto di

Dante Alighieri, 1495

che incontra nel suo cammino:

soprattutto nel Purgatorio,

ove le anime sono

bisognose di preghiere da

parte dei parenti in vita, il

poeta ascolta con affetto le

loro parole e le loro richieste

di essere ricordati, per poter

accelerare il cammino verso

il Paradiso. Tra esse nel c. V

spicca la figura di Pia de’

Tolomei, un’anima candida,

dolce e timida, che parla di

sé e della sua sventurata vita

con grande riservatezza e

rassegnazione, quasi abbia

pudore di narrare il male che

le hanno fatto:

Siena mi fé, disfecemi

Maremma: salsi colui che

’nnanellata

pria disposando m’avea

con la sua gemma.

Ma è nel c. XXVI del

Purgatorio che Dante riesce

a dare una spiegazione della

carità secondo i dettami


Gustave Doré, illustrazione per l’Orlando Furioso

della scolastica. È un canto molto difficile strutturalmente,

in cui il poeta svolge in poesia ciò che la teologia afferma riguardo

alla carità. Si tratta della circolarità del Bene che,

partendo da Dio, Bene Supremo, viene riconosciuto dalla

nostra capacità di amare, instillataci da Dio stesso. Tale capacità

si riflette vicendevolmente sulle anime di tutti gli esseri,

cosicché noi tendiamo a Dio e al tempo stesso ci

amiamo l’un l’altro in carità.

La convinzione di questo assunto, afferma Dante, che su

questo arduo argomento viene interrogato da S. Giovanni,

gli deriva dal suo profondo studio di Aristotele, che ha definito

le essenze contingenti e le sempiterne, dalla lettura appassionata

della Bibbia, che è stata ispirata da Dio, e, infine,

dall’Apocalisse, proprio a S. Giovanni attribuita.

Quest’ultima affermazione di lode, al Santo, fa sì che quest’ultimo

promuova a pieni voti il poeta e gli conceda di continuare

il suo volo verso l’Eterno.

Nel Rinascimento, periodo in cui si ristudiano profondamente

i classici latini e greci, la carità dai letterati viene

spesso accostata all’eroismo. Prova ne è il Discorso della

virtù eroica e della carità di Torquato Tasso (1580), operetta

dedicata al vescovo Cesareo, fratello dell’imperatore Rodolfo

D’Asburgo, in cui il poeta prende a modello tante coppie di

amici della classicità, per dimostrarci come e perché l’eroismo

sia esempio di carità.

In effetti nei poemi cavallereschi spesso i poeti si ispirano

alla famosa coppia di amici Eurialo e Niso dal IX libro dell’Eneide,

personaggi che, certamente, vengono sviluppati poi

con gusto e finalità diverse da ciascun autore.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 17

Ad esempio, nell’Orlando

Furioso di Ariosto, due fanti

dell’esercito saraceno, amici

per la pelle, Cloridano e Medoro,

fanno una sortita di

notte nel campo ove si è

svolta la battaglia, per sottrarre

allo scempio degli animali

il corpo del loro re Dardinello.

Ma trasportando

insieme il cadavere, vengono

inseguiti dalle truppe cristiane.

Cloridano, il personaggio

più grande in età e

conseguentemente più concreto

e smaliziato, decide allora

di fuggire abbandonando

il cadavere perché:

«sarebbe pensiero poco

accorto

perder duo vivi per

salvare un morto»

Medoro, spinto dal suo

enorme spirito di carità invece,

continua faticosamente

da solo a trascinare piangendo

il cadavere del re, fino

a quando un drappello di

soldati cristiani lo raggiunge

e lo ferisce gravemente. Ma

la ricompensa ad un tale atto

di generosità è pronta: Medoro,

un umile fante saraceno,

sarà trovato e curato

dalla bella Angelica che tutti

i paladini desiderano invano

ed avrà il suo amore. Lo spirito

spesso ironico dell’Ariosto

qui si rivela pienamente,

nel voler trovare un esito irridente

a tutto quel mondo

cavalleresco che ormai nel

Rinascimento era tramontato.

Più solenne e al tempo

stesso sensuale è l’episodio

della Gerusalemme Liberata

del Tasso che si rifà sempre


18 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

ad Eurialo e Niso. Torquato Tasso, il poeta

che chiude il Rinascimento ed apre al tempo

stesso l’età del barocco e della Controriforma,

crea infatti la coppia di Olindo e Sofronia,

che si accusano a vicenda del furto ai

danni del re saraceno di un quadro della

Madonna che era stato sottratto dal re stesso

ad una chiesa cristiana con l’intento di distruggerlo.

La colpevole è la bella giovinetta

Sofronia, ma Olindo, innamorato di lei, si accusa

a sua volta per salvarla. La sorte sarebbe

per entrambi di essere arsi vivi, se non

intervenisse la guerriera cristiana Clorinda,

che intercede per loro. Tasso non ha alcun intento

irridente, anzi la sua poesia tende al

drammatico, quasi voglia mettere in evidenza

la “passione” della carità, ma il suo

stile musicalmente tenero e sfumato arriva,

come ho già accennato prima, ad un che di

sensuale e di paganeggiante. Ciò, nella mente

del poeta, offuscata da tormenti religiosi e

personali, farà sì che tutta l’opera sarà rielaborata

con il titolo della “Conquistata”: un

poema noiosamente prolisso, ove tutti i passi

più belli, come quello su citato, sono stati

soppressi, mentre il poeta stesso scivola verso

i gorghi della pazzia.

Ma il periodo in cui è stata maggiormente

esaltata in forme letterarie la carità è,

a mio avviso, l’Ottocento: è l’epoca dell’affermazione

della borghesia che, divenuta

più forte con la Rivoluzione Francese, in alcuni

stati ha combattuto per l’indipendenza,

in altri si è legata maggiormente alle monarchie

con la nascente industrializzazione

e i commerci, fino a diventare la vera ossatura

dello stato moderno. I princìpi di questa

società sono, secondo la definizione di

Mazzini, Dio, Patria, Famiglia, che si rispecchiano

continuamente nel genere letterario

più in voga in questo periodo: il romanzo.

In esso, accanto alle peripezie dei personaggi

che si concludono, per la gioia dei lettori,

con il classico lieto fine, c’è una profonda

dicotomia tra buoni e cattivi, tra bene

e male; tale netta separazione è più accentuata

nelle letterature protestanti, come

quella inglese, ove solo i giovanissimi possono

salvarsi per un atto di carità operato da

un personaggio “buono”, come ad esempio

in Oliver Twist, mentre, nei paesi di cultura

cattolica, l’atto di carità è frequentemente un

seme che produce altri atti di carità, anche su

personaggi che fino ad allora hanno praticato

la delinquenza. Ecco infatti l’ex-galeotto Jean

Valjean de I Miserabili di V. Hugo che viene

restituito alla società civile da un atto di carità

del vescovo Myriel e che, a sua volta, divenuto

un uomo onesto, strapperà dalle grinfie

del perfido Thénardier la fanciulla

Cosette, per avviarla ad una vita serena.

Su un altro piano letterario, più alto e

raffinato, si collocano I Promessi Sposi,

lunga fatica letteraria del nostro A. Manzoni,

che ha studiato a fondo quello che lui stesso

chiama «il guazzabuglio del cuore umano»:

esempi di carità in questa opera sono frequenti,

lo scrittore si sofferma persino su

quella falsa carità che nasconde curiosità

morbose e volontà di sopraffazione, incarnata

dal personaggio di Donna Prassede.

Il più alto esempio di questa virtù teologale

è il cardinale Federigo Borromeo, che,

senza indugio alcuno, riceve con affetto l’Innominato,

travagliato da una profonda crisi

spirituale. Eppure, non solo i grandi sono

esaltati per il loro spirito di carità, anche gli

umili possono essere dotati di questo amore:

come Renzo che, fuggito da Milano e attraversato

l’Adda, quando si ritrova nella Repubblica

di Venezia, per ringraziare il Signore

per essersi salvato, dona i suoi ultimi

spiccioli ad un mendicante, esclamando «La

c’è la Provvidenza!» Altro grande personaggio

della carità è Fra’ Cristoforo, per il

quale vorrei citare un solo commovente episodio:

l’invito, anche un po’ brusco, che rivolge

a Renzo nel lazzaretto, di pregare insieme

accanto a Don Rodrigo morente e la

successiva scena, quasi silenziosa, della preghiera

che si innalza a Dio in quel terribile

luogo di dolore, preghiera con la quale si acquietano

tutti i sentimenti di odio, di dolore

e di sopraffazione, che tanti personaggi del

romanzo hanno provato.

Nella seconda metà dell’800, emergono

nuove istanze non solo puramente letterarie,

ma anche sociali ed economiche, che sconvolgono

sempre più il tranquillo mondo bor-


L’incontro tra frate Cristoforo e don Rodrigo,

dall’edizione del 1840 de I promessi sposi

ghese: riprendono forza le correnti socialiste

del primo ’800, comincia a diffondersi il

marxismo, l’anarchismo, il nichilismo, il decadentismo,

insomma tutti quegli “ismi”

letterari che così bene ha individuato Luigi

Capuana. Fondamentali inoltre, per la trasformazione

in atto della cultura e della

scienza, sono le teorie di Freud, il padre

della psicologia moderna.

Un letterato particolarmente attento agli

scompensi della società del tempo è Leone

Tolstoi, che, da una parte raccoglie nei suoi

romanzi la grande arte del ’700 e dell’800

russo, dall’altra abbraccia una sorta di anarchismo

sociale e cristiano, per il quale sarà

anche scomunicato dalle autorità religiose

ortodosse. Anche la sua famiglia, nobile e

ricca cercherà di fermarlo, ma lui continuerà

la sua crociata a favore dei suoi kulaki

cui, con un gesto di grande carità, distribuirà

le proprie terre e i diritti di autore di

uno dei suoi ultimi romanzi Resurrezione

(1899). In questa opera, in parte autobiografica,

Tolstoi svela i suoi forti sentimenti

di amore nei confronti dei deboli, che spesso

lo sono diventati a causa della sopraffazione

da parte dei potenti.

Infatti, in questo romanzo il principe Nechliudov,

il protagonista, incontra per caso

in un’aula di tribunale, la giovane prostituta

Katia, accusata di aver ucciso un suo cliente,

e in essa il principe riconosce la fanciulla po-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 19

vera adottata dalle sue zie e che lui stesso

aveva sedotto e abbandonato. Nechliudov

prova un tale rimorso e una tale carità nei

confronti della giovane che, non essendo

riuscito a farla assolvere, la seguirà nella sua

prigionia in Siberia, offrendole di sposarla

una volta uscita dal carcere. Ma Katia, dopo

aver espiato la sua colpa, rifiuta l’offerta, ormai

anche lei è risorta a nuova vita, ed è

pronta per affrontare la sua strada da sola:

un’eroina già del ’900, antesignana dell’emancipazione

della donna.

La prima guerra mondiale, con i suoi orrori

e i suoi 6 milioni di morti, spazzerà

tanti ismi letterari, ma il sentimento della carità,

anche là dove potrebbe sembrare sopraffatta

dall’unico desiderio di sopravvivenza,

è sempre splendidamente vivo, e si

intravede chiaramente in autori che non

sono dichiaratamente cristiani.

Il testo della poesia Veglia di Giuseppe

Ungaretti ce lo rivela:

Un’intera nottata buttato vicino a un

compagno massacrato con la sua

bocca digrignata volta al plenilunio con la

congestione delle sue mani penetrata nel

mio silenzio ho scritto lettere piene

d’amore.

Non sono mai stato

tanto

attaccato alla vita

Cima Quattro il 23 dicembre 1815

Un amore, quello di Ungaretti, che altro

non è che carità, carità verso uno sconosciuto

che giace ucciso accanto al poeta in

una buia trincea, con una terribile smorfia

di sofferenza impressa sul viso.

Non è solo il desiderio di vivere a prevalere

in lui, affiora, senza dubbio, anche quel

forte sentimento di amore verso un essere

umano che ha condiviso la sua stessa sorte,

ma che è stato maggiormente sfortunato. È

un senso di fratellanza che non discende

ancora dalla fede, ma che rivela già quella

religiosità che Ungaretti ritroverà nei suoi

anni maturi, come è chiaro dalla sua poesia

La madre del 1930.


20 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

La letteratura ad impronta fortemente

cristiana comunque continua ad affermarsi

in epoca post-bellica, sia tra poeti che vengono

illuminati dalla fede dopo anni di laicismo,

come Giovanni Papini, sia tra la generazione

educata ai princìpi religiosi che

non sono mai stati abbandonati.

Un esempio interessante di questi ultimi

è Georges Bernanos, il cui romanzo Diario di

un curato di campagna contiene messaggi di

fede e soprattutto di speranza veramente

notevoli.

Vi si narra di un giovane curato inviato

in un paesino della profonda provincia francese,

ove deve combattere l’indifferenza e

l’egoismo dei suoi parrocchiani, lui che è anche

fortemente introverso e poco gradito

alle autorità ecclesiastiche. Cionondimeno,

riuscirà a vincere la riottosità di molti e lascerà

un bel ricordo di sé nel paese, quando

dovrà lasciare il suo incarico, a causa di un

male incurabile. Si ritira allora presso un suo

compagno di seminario che, fattosi prete, ha

abbandonato la tonaca e convive con una

donna. Nei momenti che precedono la sua

morte, il curato chiede all’ex-prete di benedirlo

e ricevutone un rifiuto, perché il suo

ex-compagno si rende conto di essere in peccato

mortale, insiste esclamando, con una

frase di S. Teresa di Lisieux, «Che importa?

Tutto è grazia!» Messaggio significativo dell’infinita

bontà di Dio, che ama tutti gli uomini

e che perdona, con la sua infinita misericordia

e carità, anche coloro che

sbagliano, purché, con animo puro, siano

travagliati dal rimorso. Inoltre è manifesta

l’indicazione: il sacerdote rimane tale per

tutta la vita e il suo ministero non si potrà

mai cancellare, neanche con l’abiura. Fortissimo

è il sentimento di comunione e fratellanza

in questo autore, nei cui romanzi

brilla quella circolarità della carità, che così

chiaramente abbiamo trovato spiegata fin

da S. Agostino.

Infine, per concludere, vorrei fare un’incursione

nei testi non puramente letterari,

ma piuttosto politico- economici, come

quelli di Gramsci.

Questo grande politico sardo, a proposito

della frequente incomprensione tra classe

dirigente e popolo, cosa quanto mai attuale

anche oggi, auspica lo sviluppo tra le due

parti della “connessione sentimentale”, grazie

alla quale si riuscirebbe a comprendersi

gli uni con gli altri.

Ce la spiega così:

«L’elemento popolare

“sente”, ma non sempre

comprende o sa; l’elemento

intellettuale “sa”, ma non

sempre comprende e

specialmente “sente”. I due

estremi sono pertanto la

pedanteria e il filisteismo da

una parte e la passione cieca e

il settarismo dall’altra... Se il

rapporto tra intellettuali e

popolo-nazione, tra dirigenti e

diretti – tra governanti e

governati – è dato da una

adesione organica in cui il

sentimento-passione diventa

comprensione e quindi sapere

(non meccanicamente, ma in

modo vivente), solo allora il

rapporto è di rappresentanza,

e avviene lo scambio di

elementi individuali tra

governati e governanti, tra

diretti e dirigenti, cioè si

realizza la vita di insieme che

solo è la forza sociale; si crea il

“blocco storico”».

Ebbene, certamente in questo passo non

si parla di carità, il senso religioso è molto

lontano, ma il meccanismo auspicato da

Gramsci per una profonda comprensione

tra popolo e intellighenzia politica appare

molto vicino alla carità nel senso lato che abbiamo

cercato di illustrare, una carità, se vogliamo,

laica, ma pur sempre carità... e scusate

la provocazione!


Psicologa e psicoterapeuta, già professore

ordinario di Psicologia sociale nella

facoltà di Lettere Filosofia all’Università

di Cagliari, animatrice dell’associazione

di volontariato “Ichnusa” che aiuta le

famiglie con problemi di tossicodipendenza,

la nostra Maria Pia Lai

Guaita offre ora un inedito

studio che affronta

da una particolare angolazione

le problematiche

legate alla droga: è

in distribuzione un suo

nuovo libro (appena

pubblicato dalle Edizioni

Della Torre) dal significativo

titolo Le donne

e la droga.

Nell’approfondire il

rapporto fra la tossicodipendenza

e il mondo

femminile, la studiosa

parte dall’analisi dei

dati statistici emersi da

una ricerca condotta in

alcuni licei di Cagliari e

del Medio Campidano.

Attraverso le domande sulla realtà familiare,

il rapporto con i genitori, la frequentazione

con gli amici, l’interessamento alla

politica, il tempo libero, l’uso di alcolici,

viene ricostruito un quadro del mondo giovanile

e dei fattori che possono influire, in

età anche precocissima, sulla decisione di assumere

droga e in particolare la droga alcol.

È appunto dall’esame dei risultati di questa

ricerca che emerge la specificità dei dati relativi

al sub-campione femminile.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 21

Uno studio di M. Pia Lai Guaita

Le donne

e la droga

Mauro Manunza

Il volume offre una rassegna delle droghe

più conosciute, non ultime l’alcol e il tabacco

i cui effetti devastanti vengono spesso sottovalutati.

L’ampio spazio dedicato al rapporto

delle donne con l’alcol e con il tabacco

mette nella giusta luce il rilevante

fenomeno, con riferimento

specifico a

quanto avviene ed è avvenuto

in passato in

Sardegna. La spiegazione

di alcuni emblematici

casi clinici e una

lunga serie di testimonianze

aiutano a capire

quali elementi in una

donna possono determinare

la “resistenza”

o la “non resistenza”

alla distruttrice attrazione

della droga.

L’ultimo capitolo è

dedicato alla reazione

femminile alla tossicoesperienza

in famiglia, i

cui effetti vengono paragonati

a quelli di uno

tsunami «che si abbatte sulle dinamiche familiari,

le mortifica, le distrugge, lasciandosi

dietro dolore». Affrontando questo tremendo

momento e combattendolo con le giuste modalità,

la vita «ritrova l’opportuno percorso,

perché ci possa essere una ricostruzione affettiva».

Un’esperienza traumatica dunque,

nella quale Maria Pia Lai Guaita individua

delle fasi psicologiche nelle quali il ruolo

svolto dalle madri si rivela fondamentale.


22 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Le donne e la droga è un libro da leggere

e da conoscere. Anche perché, come scrive

nella sua prefazione la professoressa Nereide

Rudas (definendo Maria Pia Lai

Guaita “la massima studiosa della tossicodipendenza

in Sardegna”), «è fortemente

discutibile che il modello maschile, sinora

privilegiato, possa essere assunto, anche nel

caso della tossicodipendenza, come unico

paradigma e metro di definizione e misura

dell’intera sofferenza tossicomanica». Tanto

più importante è questo saggio scientifico in

quanto «contribuisce a dissolvere un “pre-

giudizio” scientifico e culturale radicato e a

vedere più profondamente questa complessa

problematica», osserva Nereide Rudas: «La

sua lettura ci cattura e ci spinge a capire con

maggior lucidità non solo la tossicodipendenza

femminile, ma la più ampia fenomenologia

che la droga, piaga del nostro tempo,

produce nell’intera umanità. Per questo e

per molti altri validi motivi, che il lettore

scoprirà, questo libro, bello e originale, va

meditato e apprezzato».


Rotary sul web

SITO INTERNET DEL CLUB:

E-mail del club:

www.rotarycagliari.org

segreteria@rotarycagliari.org


Dei quattro quartieri storici di Cagliari

due, Castello e Marina, sono sempre

stati ben delimitati e lo sono rimasti,

racchiusi dalle mura, almeno fino al 1866

(anno in cui cessa la funzione militare delle

mura), gli altri due, Villanova e Stampace,

si può dire ricomprendano tutto il rimanente

territorio della città: ad oriente Villanova,

ad occidente Stampace. Il nucleo più

antico del quartiere di Stampace è individuabile

nella parte che si addossa alle pen-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 23

I tesori di Cagliari

Le chiese

di Stampace

Michele Pintus

dici occidentali di Castello, del quale ripete

con le sue strade strette la direzione Nord-

Sud; il resto del quartiere segue la direttrice

del corso Vittorio Emanuele fino alla

chiesa dell’Annunziata, con frequenti aperture

verso il mare. Se si superano i limiti

delle mura basso medioevali, ancora oggi testimoniate

dal portico dello Sperone che

mette in comunicazione la via Ospedale con

la via Portoscalas, possiamo ricomprendere

il territorio di Stampace tra Buon Cammino

Il quartiere Stampace nel 1854, sulla sinistra si snoda la via Azuni che termina, in alto, con la chiesa di

S. Michele. Al centro domina la chiesa di S. Anna che presenta un solo campanile (il secondo verrà

aggiunto solo nel 1937). Molte delle casupole in primo piano e sulla destra, sebbene malridotte dai futuri

bombardamenti e dall’incuria, sopravviveranno sino ai giorni nostri


24 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

L’imbocco del corso Vittorio Emanuele in una veduta di fine ’800; in

secondo piano la chiesa di S. Francesco

In un disegno del 1854 la partenza della processione di S. Efisio dalla

via S. Francesco, con l’omonima chiesa

e Anfiteatro a settentrione, il mare e lo stagno nella parte

meridionale e “Fangariu” a occidente in accordo con il

versus Sanctam Gillam dell’atto di acquisto del terreno da

parte dei Francescani nel 1275 per l’edificazione della chiesa

e del convento. In tale atto le indicazioni topografiche del

terreno sono segnate da strade pubbliche «...tenet unum caput

versus meridien in via pubblica aliud caput versus

orientem (...) latus unum versus meridiem in via pubblica,

aliud versus septentriones...» per quest’ultima porzione si

indica la cripta di S. Anastasia.

Interessante per la delimitazione del quartiere Stampace

è il manoscritto Descrizione del Littorale di Sardegna...

custodito nella Biblioteca universitaria, redatto da uno degli

ingegneri piemontesi, probabilmente Antonio Felice Vincenti,

attivi in Sardegna intorno al 1720:

«All’uscir dalla Porta Marina

della Città di Cagliari

Capitale del Regno di Sardegna

verso mezzo giorno,

s’incontra un casino detto

della Sanità, indi si passa la

spiaggia sotto alla Cortina e

Bastione di S. Agostino tutta

scogliosa e sassosa dove si

vede il Convento d’esso Santo

rovinato dà Spagnoli, ed in

seguito la Chiesa di S. Nicola

e il Convento del Carmine

attigui al Borgo di Estampache,

molto abitato e di

una Longhezza circa un miglio,

ove si trova una quantità

di magazzeni formentarij

che servono per le provisioni

et accompre de forment

che si fà alla Piazza di

detto borgo tanto in tempo

del raccolto che in ogni altro...

Il Borgo d’Estampache

principia dall’uscir della

sua Porta, e si estende in

Larghezza dal Convento di S.

Francesco in facie al Bastione

del quart.e sino al

prospetto del Bastione di Sta

Croce 200 passi geometrici et

in Longhezza dal Bastione

sud.o del quartiere sino al

Noviziato de’ PP. Giesuiti vi

sono 200 passi. Riducendosi

in appresso in una longa

strada confinante con il Borgo

di Sta Venere e quello di

Sta Giusta (sic)».

Un territorio molto ampio,

quello di Stampace, che

occupa fisicamente una porzione

consistente della urbs

romana e del suo suburbio

occidentale come documentano

i numerosi ritrovamenti

e siti archeologici in esso ricompresi.

È anche un luogo

ricco di cavità che possono


Stralcio planimetrico da catasto di metà Ottocento

con ubicazione delle chiese allora esistenti

in qualche modo richiamare una delle tante

origini del nome: stampu = buco, da cui

stampaxi (F. Alziator), come anche di molte

chiese, legate spesso a cavità o grotte come

S. Efisio, Santa Restituta, S. Guglielmo. Vittorio

Angius elenca (1836) «dentro l’abitato

11 chiese» e «fuori dell’abitato 4», per un

totale di quindici edifici; molte di queste

oggi non esistono più, anzi di alcune non rimane

neppure una documentazione iconografica

(S. Bernardo, S. Paolo, S. Guglielmo)

e di altre si ha solo una esigua testimonianza

fotografica di esterni (S. Nicolò, S. Giorgio,

Santa Margherita).

Una bella planimetria a colori di Cagliari

conservata nell’Archivio Storico del Comune,

databile tra il 1822, per la presenza della colonna

miliaria e 1844 per l’assenza dell’Ospedale

civile del Cima, riproduce una

porzione di Stampace nella quale sono chiaramente

indicati gli edifici religiosi che fanno

capo ad altrettante strade del borgo più antico

(S. Michele, S. Efisio, Santa Restituta, S.

Giorgio, Santa Margherita, Santa Chiara) e

quelli sparsi nel territorio (S. Lorenzo, S.

Francesco, S. Nicolò dei Napoletani, S. Agostino,

Carmine, Annunziata, S. Antonio dei

Cappuccini, S. Bernardo, S. Paolo, S. Pietro

dei Pescatori). Un buon numero di queste

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 25

Il chiostro di S. Francesco

chiese sono state costruite tra Seicento e Settecento,

il periodo che ha segnato maggiormente

il quartiere sotto l’aspetto architettonico

con realizzazioni che vanno dal Barocco

di matrice spagnola (S. Michele) al Barocchetto

piemontese (S. Efisio, Sant’Anna).

Tra le chiese che non ci sono più, quella che

maggiormente rimpiangono i cagliaritani è la

chiesa di S. Francesco, andata in rovina

soprattutto per l’incuria dell’Amministrazione

Comunale. È del 21 ottobre 1874 la delibera

della Giunta Municipale che non stanzia

alcuna somma per il restauro della chiesa,

nonostante il parere della Commissione conservatrice

dei Monumenti e delle Belle Arti di

Cagliari e la nota del Prefetto, che considerano

la chiesa di S. Francesco uno dei monumenti

più antichi e più significativi della

città, quindi degna di conservazione e restauro.

Eretto in forme gotiche con il coronamento

superiore ornato di archetti pensili

che seguivano la linea inclinata del timpano,

l’imponente edificio si presentava con una sagoma

appena interrotta dal piccolo campanile

a vela. L’interno era costituito sostanzialmente

da un’unica navata con copertura

lignea ritmata da archi di scarico, nei cui intervalli

si aprivano le cappelle realizzate in

fasi successive, come documenta l’atto nota-


26 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Stampace intorno al 1920. Sono visibile oltre Sant’Anna le chiese di Santa Margherita e S. Giorgio con

frontone concluso da una cornice orizzontale che sovrasta l’oculo centrale

rile del 26 dicembre 1503 di concessione della

cappella dell’altare maggiore alla contessa di

Quirra, donna Violante Carroz. Della chiesa

oltre al chiostro, utilizzato già come magazzino

e oggi in completo abbandono, rimangono

diverse parti inglobate in altrettante

proprietà private (ristorante, negozio, ecc.),

poca cosa in confronto alla poderosa antica

struttura, ma certamente meritevole di recupero

magari da parte della stessa amministrazione

che ne ha consentito la distruzione.

Altrettanto dolorosa è la perdita

dell’antica chiesa di S. Agostino vecchio

extra muros nella quale sembra che per almeno

due secoli sia stato conservato il corpo

del Santo, successivamente trasportato a Pavia

e di cui ci ha parlato di recente in una

brillante conversazione il nostro Marcello

Marchi. In questo caso, rispetto al S. Francesco,

la sofferenza è affievolita dalla nuova

chiesa ricostruita entro le mura del Quartiere

Marina quando nel 1576 Filippo II decise di

modificare le fortificazioni. Dopo il trasferimento

rimane fuori le mura solo la vecchia

chiesa che, per vicissitudini diverse, nel 1884

viene quasi distrutta. Acquistata dall’Amministrazione

Comunale l’anno dopo, nel

1894 viene ceduta «per il prezzo di L. 1550 e

con l’obbligo di mantenere la cripta in stato

decoroso e conservazione sia per la tutela

dello storico valore sia per restituirla alla

pubblica venerazione». Inglobata nel palazzo

Accardo, realizzato nel 1899, la cripta

è l’unica testimonianza dell’antica chiesa. Di

altre chiese abbiamo solo qualche riferimento

documentale o fotografico; una delibera del

Consiglio Generale del 26 giugno 1611 riporta

la richiesta di un contributo da parte di un

eremita che ha eretto una chiesa nel borgo di

Stampace intitolata a S. Onofrio, altre delibere

tra il 1880 e il 1910 riguardano fatti

sulle distrutte chiese di Santa Margherita e

S. Giorgio, site nelle vie omonime.

La Chiesa di S. Bernardo, che nel catasto

di metà Ottocento è localizzata nel corso Vittorio

Emanuele davanti all’incrocio con la via

Carloforte, è ricordata in diverse delibere; in

quella del 26 giugno 1882 il Comune «ingiunge

al Sig. P. Pani di provvedere al rifacimento della

facciata della ex chiesa a lui venduta e che

si trova in stato di rovina e pericolo».

Della chiesa di S. Paolo, distrutta nel 1854,

oltre l’ubicazione sulla strada di S. Paolo che

si rileva dalla planimetria catastale di metà


Chiesa rupestre di Santu Elemu

(S. Guglielmo)

Chiesa rupestre di Santa Restituta

Ottocento, abbiamo riferimenti

vari come il disegno allegato

alle carte Cima e la relazione

(13 dicembre 1885 e 18

febbraio 1886) dello stesso

arch. Cima al Sindaco sui

«terreni da espropriare per il

Cimitero di S. Paolo»; si tratta

del cimitero dei colerosi,

presso la distrutta chiesa di S.

Paolo. Ricordo che presso il

convento dei Francescani si

trovava il cimitero dei forzati,

richiamato nel Biglietto

della Segreteria di Stato del

25 dicembre 1786 dove si invita

il Magistrato civico ad

analizzare il trasferimento

del cimitero attiguo alla chiesa

di S. Sepolcro, nel quartiere

Marina, «nel quale si

seppelliscono i cadaveri che

muoiono nell’ospedale di S.

S. Pietro dei Pescatori

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 27

Antonio... in un pezzo di terreno chiuso, dietro il convento

dei PP. Claustrali di S. Francesco verso il mare, dove già sorge

il cimitero dei forzati». Un altro camposanto in Stampace

è quello di S. Michele in regione Palabanda.

Sul prolungamento della strada di S. Paolo, rientrando verso

la città, denominato stradone di S. Pietro, ritroviamo la

chiesa di S. Pietro dei Pescatori, detta anche de portu o litum

maris per la sua vicinanza allo stagno di S. Gilla. La chiesa

la ritroviamo già nel 1090 in un documento che elenca i

beni donati ai monaci Vittorini di Marsiglia, ma quel primo

impianto oggi è pressoché illeggibile a causa delle modifiche

avvenute nel tempo: non esiste più il vestibolo porticato, riportato

nelle mappe catastali ottocentesche. L’unica navata,

semplicissima, è coperta da capriate lignee rette da mensole

che, secondo il Delogu, sostituiscono la originaria copertura

a volta. La navata è conclusa dall’abside semicircolare

coperta a catino, legata a maestranze di cultura lombardocatalana

della fine dell’XI secolo. Il prospetto è tripartito da

nervature a fascio che non raggiungono il coronamento; nella

parte centrale si apre il bellissimo portale sormontato da

un robusto arco a tutto sesto con cornice in calcare chiaro.

La chiesa, legata all’antica corporazione dei pescatori dello

stagno, si trova all’interno di un cortile del viale Trieste nei


28 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Chiesa e convento di S. Antonio dei Cappuccini in una immagine di

metà Ottocento

pressi della ferrovia. Diametralmente opposta, nel punto più

alto della collina di Buon Cammino, ritroviamo la chiesa di

S. Lorenzo, inizialmente intitolata a S. Pancrazio, Sanctum

Brancasium com’è indicato nella relazione della visita in Sardegna

del 1263 dell’arcivescovo di Pisa, Federico Visconti. È

una chiesa a due navate costruita forse su una preesistenza

paleocristiana, nella prima metà del XII secolo. Le due navate

sono precedute da un pronao, nel quale si apre la porta

di ingresso, con copertura a tetto a due spioventi. La copertura

della navate è a botte con archi traversi estradossati

che scaricano sulle cappelle laterali e sulla spina centrale,

costituita da arcate sorrette da tozze colonne. A differenza delle

altre chiese a due navate presenti in Sardegna S. Lorenzo

ha absidi rettangolari anziché semicircolari. Lungo le pendici

del colle di Buoncammino, in corrispondenza dell’anfiteatro

romano, ritroviamo la chiesa di S. Antonio dei Cappuccini,

sorta alla fine del Cinquecento quando si insediano

i frati minori nel convento, oggi casa di riposo. Lo schema

planimetrico della chiesa, più nota come S. Ignazio da Laconi,

risente della tradizione gotico-catalana: unica navata

con presbiterio, cappilla mayor, più stretto rispetto alla navata

e cappelle laterali. Ancora più a valle abbiamo la chiesa

della SS. Annunziata costruita dagli Scolopi poco dopo

la casa del Noviziato, nella prima metà dell’Ottocento, incorporando

il precedente impianto seicentesco, del quale rimane

solo la grande cappella laterale dedicata alla Vergine

Annunziata. La chiesa viene officiata dagli Scolopi fino alla

loro soppressione, nel 1867, quando il Noviziato diventa caserma

dei Carabinieri. Con l’espansione di Stampace la chiesa

nel 1871 diventa parrocchia e agli inizi del Novecento viene

affidata ai frati Minori conventuali; nello stesso periodo,

a seguito dell’allargamento del corso Vittorio Emanuele, la

chiesa subisce demolizioni e rifacimenti della facciata. Successivamente

viene predisposto un ampliamento su progetto

dell’ingegnere Flavio Scano che viene attuato con qualche

modifica negli anni 1931-1933. Il prospetto principale è ca-

ratterizzato da coppie di lesene

composite, sulle quali

poggia il timpano. Fra le colonne

si apre il portale architravato,

contenuto entro un

arco a tutto sesto, retto da paraste.

Sulla sinistra, ad angolo

con il viale Merello, si innalza

il campanile a canna quadra

con lesene, nicchie e aperture

ad arco ripartite da colonne

composite sormontate

da un architrave.

Nella parte più bassa, in

prossimità del mare, si trova

l’antica chiesa di S. Salvatore,

risalente probabilmente al

XVI secolo e dedicata successivamente

a Nostra Signora

del Carmine. Demolita

in seguito alle azioni belliche

del 1943 la chiesa viene

ricostruita a metà del Novecento

nelle forme attuali,

ampliando l’area originaria di

pertinenza. La Commissione

edilizia nella riunione del 28

novembre 1949 esprime un

parere sfavorevole per la facciata

«banale, frammentaria,

senza carattere e non armonizzata

nel suo insieme» e per

il miscuglio di elementi romanici

della parte superiore

e gotici di quella inferiore,

con «un portale strombato

alla maniera gotica ma architravato

e modernizzato

con un’apertura circolare

male inquadrata e peggio

raccordata all’insieme». Sulla

stessa linea di costa si trovava

la chiesa di S. Nicolò,

demolita nel 1869 a seguito

del piano topografico di Giuseppe

Sbressa prima e Gaetano

Cima dopo per realizzare

un’ampia piazza, in asse

con un viale alberato, a partire

dal Carmine secondo il


tracciato del futuro viale S. Pietro (oggi Trieste).

Il Cima nel suo piano ipotizza la piazza

partendo dallo starello, un rettangolo di

100 metri per 50, campione del mezzo ettaro,

secondo il sistema metrico decimale, adottato

in Sardegna nel 1842.

Completiamo il perimetro del quartiere

con la chiesa di S. Chiara a ridosso delle

mura di Castello, sotto il baluardo di S. Giovanni,

oggi Bastione di S. Croce dove sorgeva

il monastero delle Clarisse almeno dal

XIV secolo. Il primitivo nucleo del chiostro

di S. Chiara viene completato nel XVII secolo

con il rifacimento della chiesa omonima.

La vita del convento continua anche

dopo l’incameramento demaniale dei beni

ecclesiastici fino al 1911 quando la chiesa diventa

proprietà del Comune di Cagliari. Il

convento, che già nei primi decenni del Novecento

presenta gravi condizioni di degrado,

subisce gravi danni in seguito ai

bombardamenti del 1943 e non viene più ricostruito,

ma utilizzato in gran parte come

mercato rionale. Il prospetto della chiesa è

concluso con due volute nel fastigio ad arco

inflesso e ha due aperture simmetriche che

riquadrano il grande portale sormontato da

una nicchia. L’interno è a navata unica con

cappelle laterali, coperta da volta a botte con

archi estradossati e unghie in corrispondenza

delle finestre.

Al primo piano dell’ospedale civile, in corrispondenza

della confluenza della raggiere

con i bracci longitudinali, vi è la cappel-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 29

Piazza del Carmine attorno al 1880. L’immagine abbraccia la parte tra l’attuale via Sassari a destra e via

Maddalena a sinistra. Oltre il gruppo di persone in posa è oggi situato il palazzo delle Poste, mentre nella

parte destra è ben visibile l’antica chiesa di S. Nicolò. In alto l’intero quartiere di Castello delimitato dalla

torre S. Pancrazio e dal vecchio bastione S. Remy; al centro la Cattedrale e la Torre dell’Elefante

la S. Giovanni di Dio, ultimata nel 1858, con

la prima parte dell’ospedale progettato da G.

Cima e iniziato il 4 novembre 1844 in un’area

libera sita in località “Palabanda”. La cappella

ha pianta centrale con la circonferenza

segnata da sedici grosse colonne doriche che

reggono la trabeazione a cornice modanata aggettante.

La copertura è a cupola emisferica

ornata da cassettoni affrescati. La semicirconferenza

esterna della cappella, nella quale

si aprono portefinestre, è cinta da una balconata

con ringhiera in ferro, che si affaccia

sul giardino interno. Lungo le pendici sottostanti

l’ospedale civile troviamo la chiesa di

S. Giuseppe, realizzata nel 1937 grazie alla

generosità di Giovanni Sola, presidente degli

Istituti Riuniti di Ricovero Minorile, per onorare

la memoria del figlio Carlo deceduto nella

grande guerra. È un piccolo edificio, completamente

isolato all’interno del recinto dell’asilo

infantile, a navata unica con presbiterio

absidato e sagrestia, ricavata immediatamente

dietro il presbiterio. Le pareti interne

sono scandite da arcate cieche contenute entro

lesene che reggono la cornice aggettante

sulla quale si imposta la volta di copertura a

botte, con unghie in corrispondenza di ogni

arcata. La facciata è ripartita da coppie di lesene

di differente altezza che delimitano una

parte centrale e due laterali più piccole raccordate

con due volute a quella centrale più

alta, chiusa a timpano retto triangolare.

Inserite perfettamente negli isolati che le

contengono per farne parte integrante e con-


30 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

La corsa di S. Michele nella

strada di S. Michele (via Azuni)

in una immagine inserita nel

Voyage en Sardaigne di A. Della

Marmora nel 1839

correre alla definizione di un

tessuto viario pressoché regolare

che ripete la direzione

di quello del sovrastante

quartiere Castello abbiamo

le chiese che ancora rimangono

dopo la demolizione di

S. Giorgio e S. Margherita.

La strada di S. Michele

(oggi via Azuni), la via principale

di Stampace. la ritroviamo

vivacemente rappresentata

in una immagine

inserita nel Voyage en Sardaigne

di Alberto Della Marmora

nel 1839, per ricordare

la corsa di carnevale, con

quadriglie di cavalli e cavalieri

mascherati. Questa

strada raggiunge la quota

più alta in corrispondenza

nella chiesa di S. Michele e

noviziato della compagnia di

Gesù per degradare poi rapidamente

fino alla chiesa

di S. Anna, dove si registra

la massima depressione.

L’origine della chiesa è strettamente

legata alla storia dei

Gesuiti e alla generosità di

Ricostruzione delle cupole della chiesa di Sant’Anna; è riconoscibile in

primo piano la chiesa di S. Giorgio demolita nel 1952

un ricco benefattore, Francescangelo Dessì, grazie al quale

la chiesa viene iniziata dopo il 1674. I gesuiti, chiamati a Cagliari

nel 1563. hanno diverse sedi fra le quali il Noviziato

trasferito da Busachi nel 1585 e sistemato in un edificio realizzato

a lato delle due cappelle di S. Egidio e S. Michele in

prossimità della Porta dello Sperone. La nuova chiesa, portata

a termine e consacrata nel 1738, rinnova gli schemi tradizionali

delle chiese gesuitiche (a navata unica longitudinale)

per adottare una pianta centrale su schema ottagonale

ampliato a croce greca. Lungo il perimetro si aprono sei cappelle

radiali intercomunicanti, con volte a botte, e il profondo

presbiterio contrapposto al vano di ingresso. La cupola

ottagonale poggia su tamburo e su archi a tutto sesto

che scaricano su robusti pilastri. L’apparato decorativo interno

è ricchissimo, costituito dai fregi fitomorfi e antropomorfi

delle paraste, insieme agli altari con colonne tortili corinzie

e ai marmi e agli stucchi delle cappelle. Altrettanto

ricca di decorazioni è la facciata, parallela all’asse della

chiesa, che fa da sfondo alla via e che mediante le tre arcate

immette nel portico, suddiviso in campate voltate a crociera.

Sul lato minore del portico una scala di marmo porta alla

chiesa cui si accede attraverso un portale architravato, sormontato

da volute a doppia inflessione, con lo stemma

della Compagnia di Gesù. Il prospetto è suddiviso in tre ordini,

scanditi da colonne corinzie, e si conclude con un

timpano che sovrasta una nicchia con la statua di S. Michele.

Nell’ordine centrale si aprono tre finestre affiancate

da cariatidi e sormontate da timpani spezzati, curvo quello

centrale con al centro lo stemma della Compagnia di Gesù

e triangolari i due laterali con altri due stemmi.


Sant’Anna

Sulla stessa strada abbiamo la chiesa di S. Anna costruita

sull’area di una chiesa precedente della quale non si

conosce la veste architettonica, ma che aveva l’orientamento

sull’asse est-ovest e accesso dall’attuale via S. Efisio.

La costruzione della nuova chiesa, attribuita a Giuseppe

Viana, ha inizio, subito dopo la demolizione della vecchia,

il 27 maggio 1785, con la posa della prima pietra ad opera

dell’arcivescovo Filippo Melano. A causa del costo elevato

la costruzione subisce diverse interruzioni, fino alla consacrazione

avvenuta nel 1817 e alla solenne apertura al culto

il 25 luglio dell’anno successivo. Solo nel 1906, con la realizzazione

dell’altare maggiore e di tutte le decorazioni interne,

ad opera del pittore Rodolfo Gambini, la chiesa può

dirsi completa nell’interno, è però mutila nel prospetto con

un solo campanile: il secondo, in simmetria, viene eretto nel

1938. È quindi comprensibile la popolarità del detto sa fabrica

de Sant’Anna ancora in uso nel linguaggio dei cagliaritani

per indicare qualcosa di interminabile. Il 26 febbraio

1943, durante un’incursione aerea, la chiesa è colpita

da una bomba che ne sventra le cupole e fa crollare il lato

destro verso la via Fara. Nel 1945 inizia la ricostruzione nelle

linee strutturali essenziali, senza più alcuna decorazione, con

la riapertura al culto nell’aprile 1951. La chiesa è fortemente

elevata rispetto al piano delle strade attigue e si ricollega alla

via Azuni mediante un’ampia scalinata, ad andamento curvilineo,

chiusa sui due lati verso le vie Fara e S. Efisio. La

copertura è caratterizzata da tre cupole, di altezza e diametro

diversi, poste longitudinalmente nell’asse tra le due

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 31

torri campanarie. Queste, in

posizione leggermente arretrata

rispetto al prospetto

principale, a pianta quadrata

e chiuse a cupola, inquadrano

la facciata. Essa è

scompartita in due ordini

raccordati da volute. L’ordine

inferiore è spartito da

coppie di lesene impostate

su un alto basamento e con

capitelli ionici. La parte centrale

si inflette in uno spazio

concavo, definito da coppie

di colonne parzialmente incassate,

che delimitano il

portale a timpano curvo

spezzato. L’ordine superiore

ha paraste con capitelli compositi

impostate su un basamento

continuo che segue la

cornice modanata e aggettante

del livello inferiore.

Nella parte concava centrale

è situata una finestra circolare

con cornice pensile terminante

ai lati con volute.

Conclude la facciata un ornamento

a timpano triangolare

che segue la concavità

della parte centrale. L’interno

è composto da tre

parti, in successione dall’ingresso:

la prima è costituita

da un vano poligonale allungato

inscrivibile in un’ellisse,

sui cui lati ricurvi, in

simmetria rispetto all’asse

longitudinale, si aprono

quattro vani absidati che

fungono da cappelle; la

parte centrale è costituita da

un vano quadrato, ricoperto

da un’imponente cupola su

tamburo ottagono finestrato,

e da due cappelle pressoché

rettangolari che si affacciano

e formano quasi un transetto;

la terza parte è il presbiterio,

sopraelevato e so-


32 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Santa Restituta

vrastato da una cupola ottagonale, oltre che

concluso con il coro absidato. Le volte di copertura

si scaricano su colonne e pilastri

con capitelli compositi attraverso un cornicione

modanato e fortemente aggettante che

segue l’andamento mistilineo del perimetro

interno della chiesa.

La chiesa di S. Efisio sorge nel cuore di

Stampace in una piccola piazza ricavata all’interno

dell’isolato situato tra le vie S. Restituta

e S. Efisio. È un’area già occupata da

una piccola chiesa di impianto altomedioevale,

eretta su un ipogeo detto carcere di S.

Efisio, ritenuto la prigione del santo prima della

sua decapitazione eseguita a Nora. La chiesa

ebbe diverse trasformazioni, come quella

del 1726, quando viene realizzato un oratorio

per l’Arciconfrarernita del Gonfalone,

sulla base di un progetto elaborato probabilmente

dall’architetto piemontese Felice De

Vincenti. Lo stato attuale viene definito nel

1780, quando, demolita la vecchia chiesa, si

dà il via alla nuova edificazione. Sia la chiesa

che l’oratorio sono inquadrabili nell’ambito

dell’architettura del Barocchetto piemontese,

anche se il tipo planimetrico è ancora

quello tradizionale, con una navata ricoperta

da volta a botte e scandita da para-

ste e trabeazioni di gusto classico, e con le

cappelle laterali ricavate tra i contrafforti. Il

presbiterio sopraelevato è ricoperto da una

cupola ottagona sostenuta da un tamburo.

Una volta a botte lunettata ricopre invece il

vasto oratorio, direttamente comunicante con

la chiesa. La facciata si conclude con un arco

a doppia inflessione, ed è contenuta entro una

successione di lesene ioniche, che inquadra

tre ordini progressivamente meno elevati e separati

da cornici mistilinee. Il portale è sormontato

da un timpano curvo spezzato, e si

accompagna ad ampie finestrature cieche. Il

campanile, a pianta quadrata, appartiene

probabilmente alla precedente chiesa. Già interessata

dai bombardamenti francesi dal

mare del 1793, come ricorda la lapide incassata

nella parete sinistra della navata, la chiesa

non viene risparmiata dai bombardamenti

aerei del 1943, che lesiona il cappellone, poi

ripristinato.

Eretta sopra un ambiente sotterraneo,

come la vicina chiesa di S. Efisio, la chiesa

di S. Restituta viene costruita nella veste attuale

grazie al lascito testamentario di Salvatore

Mostallino, su un’area ceduta nel luglio

1637 dalla parrocchia di S. Anna.

L’edificio si apre su una piccola piazza, inserita

all’interno di un isolato compreso tra

la le vie S. Restituta e S. Efisio. La navata

unica e le cappelle laterali contenute tra i

contrafforti, senza transetto e con il presbiterio

(capilla mayor) rialzato, ripetono

schemi ancora gotici; sui contrafforti si innesta

la volta a botte, irrigidita da archi

traversi estradossati. Nel semplice prospetto

ad arco inflesso di gusto seicentesco si apre

un portale architravato con timpano curvo

spezzato, in asse con un’apertura circolare.

A seguito dei danni di guerra del 1943 la

chiesa non viene più officiata fino al restauro

ad opera del Genio Civile negli anni

tra il 1959 e il 1965.

La cripta sottostante, considerata il carcere

della santa, è un vasto locale a pianta

libera, con alcuni ambienti ornati di altari e

arredi di tipo diverso.


Le riflessioni in tema di etica e di

economia muovono dalla notissima 1.–

vicenda di una azienda e di una banca,

site in un capoluogo di provincia, florido

e importante, dell’Italia settentrionale.

L’azienda ricorreva al credito, che la banca

generosamente erogava, facendosi rilasciare

a garanzia azioni ed obbligazioni. Quando

l’azienda manifestò difficoltà a restituire,

la banca convinse i clienti ad acquistare

le azioni e le obbligazioni, assicurando un rendimento

molto elevato. Alla fine, l’azienda fallì

e i risparmiatori si trovarono in mano dei

titoli, che non valevano nulla: ma la banca

uscì indenne. Piuttosto che sopportare il rischio

inerente al credito concesso, secondo

una prassi in seguito diventata usuale, la banca

aveva trasferito il rischio ai risparmiatori

suoi clienti i quali, per effetto del dissesto

dell’azienda, perdettero tutti i loro risparmi.

Non sono uno studioso di etica, né di economia:

non posso fregiarmi dell’appellativo

impopolare di esperto. Sono una persona

qualsiasi, che legge e riflette. Nella professione

di magistrato – com’è certamente capitato a

tanti che si occupano di leggi e di giustizia

– non è mancata l’occasione per meditare circa

la rispondenza delle norme giuridiche alle

regole morali.

Il problema che intendo trattare è se, rispetto

alle ripetute crisi economiche degli ultimi

anni, la mancanza di etica presenti una

certa rilevanza. In particolare, se gli interessi

economici, dapprima considerati in funzione

del progresso civile, siano diventati il fine

piuttosto che un mezzo. Ancora, se anche

nell’attività economica debba valere l’assoluta,

insindacabile libertà individuale, oppure

se, come ogni altro comportamento

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 33

La funzione del denaro

Etica ed

economia

Rafaele Corona

dell’uomo, l’attività economica debba soggiacere

a vincoli morali superiori: a valori

etici oggettivi, certi e condivisi.

Nessuna pretesa di svolgere un saggio

scientifico intorno all’etica e all’economia;

solo l’intendimento di suggerire taluni spunti

di riflessione intorno al ruolo dell’etica nell’economia.

L’idea dominante, il filo conduttore

è che tra le cause, varie e molteplici,

delle crisi economiche di questi anni importanza

non secondaria assumano i comportamenti

moralmente non corretti degli operatori:

vale a dire, la mancanza di etica nel

mondo dell’economia.

– In tempi recenti, l’economia mon-

2. diale ha attraversato crisi gravissime, le

quali sono costate la soppressione dei posti

di lavoro e la disoccupazione, mascherate da

accattivanti parole inglesi (quali outsurcing

= dislocamento; downsizing = ridimensionamento):

le crisi hanno prodotto soppressione

dei posti di lavoro e disoccupazione,

emigrazioni e immigrazioni di massa. Tutto

ciò significa sofferenze umane, miserie e tragedie,

perché tante persone hanno perduto

i posti di lavoro, le case, i risparmi, le pensioni;

hanno abbandonato la propria terra,

hanno reciso le loro radici e si sono avventurate

verso paesi sconosciuti e spesso ostili.

Gli eventi li ricordano tutti. La crisi dei

mercati immobiliari del Giappone nel 1990;

la crisi del Messico nel 1994; la crisi del Sudest

asiatico nel 1997; la crisi della new Economy

e la bolla di Internet nel 2000; la crisi

bancaria negli Stati Uniti del 2007, che poi

si è estesa al mondo intero ed è diventata crisi

mondiale; la crisi del 2010, dalla quale l’Europa

e l’Italia non riescono ad uscire.


34 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

La domanda è: queste vicende sono causate

soltanto da fattori economici e finanziari

e l’etica non c’entra per nulla? Si è certi

che la ferrea legge del mercato – vale a dire,

il massimo profitto ad ogni costo e nel più

breve periodo possibile – debba essere

l’unico fine delle imprese, senza cura per la

società nel suo insieme; senza attenzione

per l’equilibrio economico, la stabilità del lavoro,

la salute, la sicurezza, l’ambiente. In

sintesi se la ferrea legge del mercato, se

l’idea del massimo profitto ad ogni costo e

nel più breve periodo possibile, vada esente

da ogni responsabilità.

– La rappresentazione del mondo degli

3. affari, delle imprese, della finanza e della

banca, proposta da Hollywood, riflette il

cambiamento dell’opinione pubblica nel

tempo. Nel film Wall Street del 1987, il protagonista

Michael Douglas, elegantissimo, il

profilo affilato, l’atteggiamento spavaldo, proclama

senza esitazione che l’avidità è giusta,

perché il progresso economico non può farne

a meno. Nel film successivo del 2010 Il danaro

non dorme mai, dopo poco più di due

lustri, l’atmosfera è cambiata. Lo stesso protagonista

Michael Douglas è sempre elegantissimo,

ma non è più spavaldo, perché ha

perduto le certezze di un tempo; ha mutato

opinione; formula critiche, talvolta durissime,

agli speculatori, ai gestori dei fondi, all’intero

sistema degli affari di Wall Street; se

la prende continuamente con l’altalena dei

listini di borsa, la frenesia, il continuo telefonare,

la paura di perdere tutto, l’avidità che

spinge a volere sempre di più: se la prende,

soprattutto, con la mancanza totale di finalità

apprezzabili e di scrupoli.

Il cinema di Hollywood è molto attento

agli umori dell’opinione pubblica.

– Nel secolo XIV il fiorentino Dino

4. Compagni, uno dei dirigenti dell’Arte

della seta, chiedeva ai commercianti «verità,

onestà, integrità». Nel 1495 Luca Pacioli,

inventore della partita doppia – il metodo

contabile, per cui ogni operazione è registrata

nelle separate sezioni di dare e avere,

che devono corrispondere perfettamente –

coniò il concetto di “commerciante rispettabile”.

Dai comuni italiani alle città della

Lega anseatica, l’ideale del “commerciante

rispettabile” si diffuse in tutta l’Europa.

Negli anni Trenta del Novecento, l’industriale

di Stoccarda Robert Bosch, produttore

degli elettrodomestici che ancora oggi

sono sinonimo di eccellenza, affermò essere

«la gestione onesta e corretta quella che,

alla lunga, è la più remunerativa e che il

mondo degli affari apprezza più di quanto

non si creda».

Il 15 settembre del 2008, Alan Greenspan

– per diciannove anni presidente della Federal

Reserve, ovverosia la banca centrale

degli Stati Uniti, la banca di emissione più

influente del mondo – senza reticenze dichiarò

essere assolutamente errata l’ideologia,

condivisa da Wall Street e da Washington,

che i mercati fossero sempre capaci di

autoregolarsi al meglio.

Il convincimento che il mercato abbia

bisogno dell’etica, dunque, non è una novità;

e non è superata.

L’idea è che il mercato – gli imprenditori,

gli industriali, i manager, i banchieri, i finanzieri,

gli assicuratori, gli stessi consumatori

– debbano essere assoggettati a regole, alle

quali non sembrano avere interesse e che, comunque,

sono incapaci di imporsi. L’idea è

che sia compito dell’opinione pubblica elaborare

principi e direttive di comportamento

vincolanti e che sia compito della politica

imporli, pena adeguate sanzioni.

– Intorno al concetto di etica ed alla

5. funzione dell’etica gli scrittori più spiritosi

si sono sbizzarriti. «L’etica è un lusso

privato e costoso» (Henry Adams). «Un

uomo che moraleggia, di solito, è un ipocrita;

una donna che moraleggia invariabilmente

è brutta» (Oscar Wilde).

Nel Novecento l’etica non ha ricevuto, sul

piano teorico, la considerazione di cui aveva

beneficiato nei secoli precedenti: non grandi

trattati, non memorabili monografie, non

considerevoli saggi. La ragione, secondo Johan

Huizinga, che «sono sensibilmente sminuite

le norme della moralità in genere, la

stessa teoria della morale». Per Josè Ortega


y Gasset «Siamo nudi, senza tradizione,

senza più norme di condotta».

Che di fronte alla decadenza morale la

società contemporanea senta il bisogno, la

necessità, l’urgenza dell’etica, lo dimostra la

diffusione della deontologia, vocabolo ricercato

e intellettualistico, ma vago e meno

impegnativo. Avuto riguardo alla carenza di

princìpi etici oggettivi, certi e condivisi da

tutti, ogni libera professione vanta la propria

deontologia ed esibisce un codice deontologico:

il codice deontologico dei medici, degli

ingegneri, degli avvocati e via dicendo. La

società, dunque, mostra di aver bisogno

della guida di princìpi morali oggettivi, certi

e condivisi.

Nell’economia, l’esigenza di indirizzare le

attività verso finalità socialmente utili – ovverosia

vantaggiose per la collettività intera

e non soltanto per i gruppi imprenditoriali,

bancari e finanziari – sospinge alla riscoperta

dell’etica: sospinge a riscoprire i valori

etici oggettivi, certi e condivisi, che indirizzino

le attività economiche, bancarie e finanziarie

verso fini socialmente utili. A contatto

con il mondo economico, la società si

rende conto essere improcrastinabile il ricorso

ai valori etici, i quali rappresentino criteri

di giudizio oggettivi, certi e condivisi, dai

quali la politica deve ricavare le direttive da

imporre all’economia.

Nel mondo economico – svanita la sbornia

marxista, per cui tutto doveva affidarsi allo

Stato, e instaurata l’egemonia non meno opprimente

del pensiero unico liberista, che Giulio

Tremonti definisce “mercatismo” – emergono

il bisogno, la necessità, l’urgenza di fissare

al mercato regole conformi alla morale,

perché il criterio soggettivo ed abnorme del

massimo profitto ad ogni costo e in tempi brevi

non è estraneo alle crisi, che si sono susseguite.

Il criterio soggettivo ed abnorme del

massimo profitto ad ogni costo e in tempi brevi

non è estraneo ai danni incommensurabili

recati alla efficienza produttiva; alla perdita

di posti di lavoro, di case, di risparmi, di pensioni;

non è estraneo ai guasti gravissimi in

tema di ambiente, di coesione sociale, di sicurezza;

non è estraneo alle sofferenze umane

considerevoli, alle miserie e alle tragedie.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 35

Le crisi, che hanno colpito l’economia

dell’Occidente, hanno recato sicuramente

danni alla efficienza produttiva: ma soprattutto

hanno portato sofferenze umane gravissime,

miserie e tragedie. La perdita di posti

di lavoro, di case, di risparmi, di pensioni,

le emigrazioni e le immigrazioni hanno cagionato

guasti in tema di sicurezza, di ambiente,

di coesione sociale. Per la verità,

l’aspetto più preoccupante delle crisi sono i

cospicui fenomeni di disgregazione sociale:

più alto il tasso dei crimini, dei carcerati, dei

divorzi, degli aborti, delle madri minorenni,

del commercio della droga e, allo stesso

tempo, più bassa l’affluenza alle urne. Altri

aspetti non meno preoccupanti i tagli al sistema

sanitario, la riduzione delle spese per

l’educazione e i trasporti, la pressione fiscale

che non si attenua e le Università eccellenti,

che non si riprendono. Le crisi hanno pregiudicato,

per un verso, lo spirito d’impresa;

per altro verso, la autentica libertà di opinione

e l’ampliamento dei diritti delle minoranze.

Non è questa la sede – non ho la competenza,

non essendo un esperto – per indagare

le cause delle crisi, che sono molteplici. Non

occorre essere un esperto di economia per rilevare

due cambiamenti, i quali sono sotto

gli occhi di tutti: il mutamento dello scopo

dell’attività economica e la trasformazione

della funzione del danaro. Anzitutto, il cambiamento

dello scopo dell’attività economica:

il fine di produrre beni e servizi a

vantaggio della società è stato surrogato

dallo scopo di guadagnare individualmente

il più possibile e nel minore tempo possibile.

L’obbiettivo degli operatori non è costruire

stabilimenti per produrre beni e servizi di

qualità migliore ed a prezzi più bassi, ma

guadagnare danaro, guadagnare rapidamente

molto danaro. La finanza ha dismesso

la sua originaria ragione d’essere; ha

smesso di rappresentare una fonte di servizi

per l’economia ed ha sviluppato una funzione

propria: la speculazione. Non occorre

essere un esperto di economia per rilevare

che anche il danaro ha cambiato funzione.

Il danaro non costituisce più lo strumento

per intraprendere le attività economiche,


36 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

per comprare le materie prime e le merci e

per investire nella costruzione di fabbriche:

il danaro è diventato merce, che viene scambiata

nel mercato e con la quale si possono

ricavare profitti più elevati che finanziando

l’industria e il commercio.

– La natura – si sa – opera necessaria-

6. mente in conformità con la legge della

causalità (naturale): in conformità con il rapporto

di causa ed effetto. Si alternano sempre

il giorno e la notte e senza sosta si succedono

le stagioni; inevitabilmente i corpi

vengono attratti in funzione della distanza e

della massa, secondo la legge di gravitazione

universale. Invece l’uomo, fornito di intelletto

e di volontà, agisce consapevolmente

e volontariamente, secondo scelte molteplici

ed eterogenee. Se l’uomo fosse soltanto

un essere razionale, obbedirebbe alla

legge morale, che lo indirizza al bene. Ma l’uomo

ha passioni, inclinazioni, impulsi, sentimenti,

entusiasmi talvolta contrari alla ragione

ed alla morale. Perciò per adeguarsi all’imperativo

morale, l’intelletto e la volontà

devono reagire contro gli elementi perturbatori,

che offuscano la visione del bene.

L’etica suppone la consapevolezza e la

volontà di osservare la legge morale. Essendo

l’uomo un soggetto libero di scegliere

il bene o il male, ogni sua azione ha a che

fare con la dimensione etica: ogni sua

azione, cioè, è suscettibile di essere qualificata

morale o immorale.

Come ogni attività umana, anche l’attività

economica può essere giudicata morale

o immorale.

Ma in che consiste il bene secondo la morale?

In che consistono i princìpi e le regole,

in base ai quali si valuta la condotta umana

e si stabilisce se è buona o cattiva? Ha ancora

senso l’antico adagio, secondo cui la libertà

consente di scegliere se vivere o no secondo

virtù? Tutti sono d’accordo che è bene

la dedizione all’interesse comune, che è bene

la pazienza ed il coraggio nelle prove e nelle

difficoltà della vita, la compassione per i

deboli, la moderazione nell’uso dei beni materiali,

l’atteggiamento responsabile nei confronti

dell’ambiente. Per altro verso, sono

tutti d’accordo che è male l’omicidio, il

furto, la menzogna, la frode, la violenza, la

cupidigia, l’avarizia...

Non basta. Occorre un criterio generale

per l’etica, fondato su princìpi oggettivi,

certi e condivisi.

– Spiegare ciò che è morale o no, ciò

7. che è giusto o ingiusto, in questa sede

non è possibile: conviene una sintesi rapidissima,

e inevitabilmente lacunosa.

È morale tutto ciò che contribuisce alla

conservazione ed alla crescita della persona

umana, nella direzione della sua dignità.

Alla conservazione ed alla crescita della

persona nella direzione della sua dignità

non giova tutto ciò che piace o che conviene

in termini di utilità. È risaputo che alla salute

non sempre fanno bene i cibi che piacciono.

Alla conservazione ed alla crescita della

persona umana nella direzione della sua dignità

giova quanto si conforma alla sua natura

di persona incline ad aprirsi agli altri ed

a ricercare la verità sui temi fondamentali

dell’esistenza: chi siamo, donde veniamo,

dove andiamo?

L’etica novecentesca è contrassegnata dal

soggettivismo, peraltro non disgiunto dalla

aspirazione ai valori oggettivi, non conseguiti

sia per il difetto di strumenti metodologici

idonei ad attingerli sia, principalmente,

per la mancanza di una visione

generale condivisa, atta a fondare gli imperativi

etici in modo convincente.

Certa cultura contemporanea, di matrice

individualistica, infatti, vede nell’uomo un

soggetto fine a se stesso; considera l’uomo

come unica norma del suo agire. Perfettamente

coerente con l’etica soggettivistica, del

resto, in economia è la direttiva del massimo

profitto nel più breve periodo possibile

a vantaggio dei singoli individui e dei gruppi.

Certa cultura contemporanea stima la libertà

individuale come valore prioritario, cui

subordina ogni altro valore, e la emancipa da

qualsivoglia regola esterna. Per il pluralismo,

il criterio dell’agire morale viene ad essere

esclusivamente la valutazione soggettiva:

l’azione risulta morale, cioè buona, in quan-


to proviene dalla libera scelta individuale ed

è vantaggiosa per la persona, che la compie.

Secondo il pluralismo non esiste un criterio

razionale per stabilire se sia “vera” la posizione

propria o quella degli altri, per determinare

chi abbia ragione e chi torto.

L’etica moderna, dunque, è orientata alla

libera scelta individualistica, non all’etica

dei valori oggettivi più alti. Ma l’etica della

libera scelta (individualistica) si appiattisce

sul soggetto e finisce per giustificare qualsivoglia

suo comportamento: per giustificare

anche il permissivismo più scadente. In economia,

giustifica la direttiva del massimo

profitto ad ogni costo nel più breve tempo

possibile. L’etica dei valori, che pure muove

dalla libertà come prerequisito indispensabile

della responsabilità personale, si misura

con valori oggettivi, i quali alla libertà

conferiscono il contenuto e la sostanza. Ma

la libertà non sempre ha valore di per sé:

non sempre ha valore strumentale in relazione

ai fini perseguiti ed alle azioni compiute.

«Alla libertà come valore morale si è sostituito

il concetto di libertà individuale, inteso

come diritto di vedere riconosciuto, nei

limiti della legge penale, ogni tipo di comportamento:

sicché si è preteso, con arroganza,

che fossero legittimati abitudini e modi

di condotta i quali, forse ammissibili nella vita

privata, accolti nella vita pubblica compromettono

l’ordine sociale e interrompono la

continuità con la tradizione, che è la parte vivente

della storia. Allo stesso tempo, l’indifferenza

per i valori comuni e la prevalente

preoccupazione di proteggere ogni istanza individuale,

indipendentemente dalla sua qualità

e dalla sua concordanza con il bene comune,

hanno portato alla progressiva erosione

del senso critico. Nel nome della nuova

concezione demenziale compendiata dall’espressione

del “politicamente corretto”, si

sono smantellati i canoni educativi, i quali miravano

a formare i cittadini responsabili, perché

consapevoli del rapporto tra libertà, vita

morale ed abito critico».

Del resto l’etica, sulla quale si fonda

l’umanesimo europeo, non è soggettiva, ma

personalista e comunitaria. L’uomo è certa-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 37

mente un individuo, fatto di carne ed ossa,

ma è soprattutto una persona, fornita di intelletto

e di volontà. Come persona l’uomo

beneficia della capacità di ricerca e di relazione,

che gli permette di conoscere, di interagire

con gli altri e di completare se

stesso.

La conoscenza e le relazioni interpersonali

non hanno carattere materiale, ma spirituale

e morale. Tutto ciò che è fragile e relativo,

come la materia, rimanda ad un

fondamento più solido ed assoluto, che lo

precede, lo giustifica e gli dà senso e direzione.

Lo spirito, si dice, è come il terreno

fertile che non perde alcun seme.

Nell’ottica della rivelazione cristiana,

l’agire morale equivale a conformarsi al disegno

di Dio sulla persona umana, storicamente

rivelato dal Cristo. Secondo la morale

cristiana, l’agire morale trova la sua piena

espressione nell’amore verso Dio e verso il

prossimo. Secondo quest’ottica, la libertà

approda a volere il bene dell’altro, anche del

nemico, in assoluta gratuità, senza aspettare

alcun contraccambio.

Non sembra che l’etica dell’amore sia di

qualità inferiore all’etica della scelta libera,

soggettiva, individualistica ed egoista...

– Fino qualche tempo fa, si discuteva

8. dell’economia florida e del progresso

apparentemente inarrestabile dell’Europa

occidentale e degli Stati Uniti, nonché del

fallimento, del pari inarrestabile (nonostante

la propaganda), dell’Unione Sovietica. Oggi

non si può non tener conto dell’efficienza

produttiva del Giappone, dello sviluppo aggressivo

delle “quattro tigri asiatiche” (Corea

del Sud, Hong Kong, Taiwan e Singapore);

dei progressi straordinari della Cina

e dell’India; della crescita tumultuosa del

Brasile. Oggi, a causa del passaggio dall’economia

nazionale a quella globale, avvenuto

ad un ritmo e ad una velocità sconosciuti,

il bisogno, la necessità, l’urgenza

dell’etica sono aumentati.

Orbene, la globalizzazione dell’economia,

della tecnologia e delle comunicazioni

non può certo impedirsi, ma deve regolarsi.

Non si può pensare di subire come un de-


38 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

stino ineluttabile il capitalismo sfrenato: il

“mercatismo”. La globalizzazione dell’economia,

della tecnologia e delle comunicazioni

deve essere governata, al livello mondiale,

da una politica globale. La quale deve

essere guidata da un’etica globale. A patrocinare

un’etica globale non sono soltanto i

moralisti, ma sono proprio i finanzieri più

avveduti, come George Soros.

Nel sentire comune, all’etica e alla politica

spetta il primato rispetto all’economia,

che non può essere destinata soltanto al servizio

del profitto e alla ingordigia dei singoli

e del gruppi. L’economia deve essere al servizio

dell’uomo e della società, al servizio di

scopi sociali, politici ed etici superiori.

L’etica deve elaborare i principi, la politica

deve fissare le regole e l’economia, la tecnologia

e le comunicazioni devono rispettarle.

Laddove la politica si limita a fungere da

braccio secolare dell’economia e non crea alcun

quadro giuridico e istituzionale di riferimento,

la società intera finisce per subire

le sfrenatezze del capitalismo selvaggio.

– Ho fatto cenno ad alcune delle cause

9. delle crisi sottolineate dagli economisti.

Ho fatto cenno al mutamento dello scopo

dell’attività economica, che non si propone

più di produrre beni e servizi a vantaggio

della società, ma come fine ha soprattutto il

massimo profitto possibile, ad ogni costo e

nel più breve tempo possibile, a vantaggio

dei singoli o dei gruppi. Ho fatto cenno al

cambiamento della funzione del danaro, che

da strumento per gli acquisti e per gli investimenti

è diventato merce ed esso stesso il

fine dell’attività economica.

Ma oltre questi aspetti afferenti strettamente

all’economia meritano attenzione taluni

profili essenzialmente etici.

Suggerisco di considerare se, in ordine al

degrado dell’economia, abbia influito il venir

meno dell’obbligo per i banchieri, per gli

operatori di borsa, per i grandi manager di

impiegare il denaro proprio a garanzia dei

rischi, che assumono: ovverosia, il fatto che

essi abbiano preso a trasferire il rischio ai

terzi; a mettere a repentaglio il denaro dei

clienti, senza assumere nessuna responsabi-

lità per le perdite. I clienti ignorano la destinazione

dei depositi, dai quali si aspettano

una certa remunerazione. A loro insaputa,

invece, si trovano coinvolti in operazioni

pericolosissime. A questo punto si pone un

problema etico e il quesito è retorico:

quando gli speculatori non rischiano in proprio,

con i danari propri, ma addossano il rischio

ai clienti, ai quali trasferiscono titoli

“spazzatura”, le speculazioni raffigurano sì

o no una attività moralmente illecita, una attività

propriamente truffaldina?

Allo stesso tempo, mi chiedo se sul degrado

dell’economia abbia inciso l’avidità

vergognosa degli amministratori e dei top

manager. Negli anni Sessanta, le retribuzioni

degli amministratori delle grandi

aziende americane erano superiori 40 volte

allo stipendio medio di un dipendente: oggi

sono diventate superiori 360 volte. Per conservare

i bonus essi mantengono stagnati

gli stipendi dei dipendenti e riducono il costo

del lavoro, licenziando in massa o dislocando

la produzione nei paesi dove i salari

sono bassi. Anche a questo proposito si pone

un problema etico. È giusto che gli amministratori

ed i top manager continuino imperterriti

ad incassare cifre elevatissime a

scapito dei dipendenti, che vengono mal retribuiti

o licenziati e sostituiti con lavoratori,

pagati pochissimo?

Certamente sul degrado dell’economia

hanno influito le concessioni dei mutui per

l’acquisto degli immobili a chi non è in

grado di pagare la casa; oppure le erogazioni

del credito al consumo a coloro i quali non

possono restituire. Per la verità, non si tratta

soltanto di operazioni economiche sbagliate,

ma di attività immorali, perché i debiti delle

banche in difficoltà finiscono per essere ripianati

dallo Stato, cioè da tutti i cittadini,

mentre non è giusto addossare alla collettività

il costo di operazioni riguardanti categorie

(le banche ed i cittadini spendaccioni)

non meritevoli di sostegno.

Mi chiedo se al degrado dell’economia

non siano estranee le menzogne pubbliche

degli uomini di Stato e la corruzione dei

funzionari governativi, che raffigurano altrettanti

fenomeni etici.


L’imperativo vetero-testamentario “non

rubare” vuol dire non frodare, non corrompere,

non sfruttare, non compiere ingiustizie,

non intascare danaro illecitamente.

Infine – questo è un tema, che la demagogia

e l’ipocrisia diffuse accuratamente evitano

– è giusto difendere per sempre il posto

di lavoro, che costa di più dell’utile, che

realizza?

Sicuramente oggi l’economia di mercato

non è sostituibile. Ma l’economia di mercato

opera bene a due condizioni: a) che sia regolata

da un quadro normativo giusto e

chiaro e b) che il quadro normativo poggi

sulla coscienza e sulla responsabilità morale

degli operatori economici.

– Per concludere, tutte le società,

10. internazionali e nazionali, comprese

le comunità locali, se non vogliono andare

incontro alla decadenza, hanno bisogno di

un nucleo essenziale di valori spirituali e

morali: di valori oggettivi, certi e condivisi.

La società occidentale moderna non può

fare a meno dei valori dello Stato di diritto,

della democrazia, della tolleranza, della

eguale dignità di ogni persona, del rispetto

della libertà di coscienza. Nondimeno, per

resistere alle tentazioni ed alle seduzioni allettanti

della passion to perfomance, della

passione cieca e distruttiva di guadagnare

quanto più possibile nel più breve tempo

possibile; dell’avidità incontrollata, smisurata,

insaziabile di accumulare profitti, la

società occidentale moderna deve riscoprire

un orientamento morale di fondo, configurato

da un sistema di valori oggettivi, certi,

condivisi... Valori che non giudichino, ma

invitino; che non scomunichino, ma esortino

e richiamino al senso del dovere; valori che

non costituiscano imposizioni, ma aiuti per

ritrovare il significato autentico della vita:

valori che esprimano una convinzione oggettiva,

certa e condivisa.

I paesi asiatici emergenti, i quali hanno

risentito meno le crisi, rifiutano la mentalità,

l’orientamento, l’ideologia che si compendia

ne l’american way of life, e continuano a

dare importanza al ruolo primario della famiglia,

all’educazione rigorosa e non per-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 39

missiva, al lavoro duro, alla modestia e, non

ultimo, al lavoro di squadra: al lavoro comunitario

e nazionale di squadra.

I valori orientali sono importanti. Ma la

tradizione occidentale cristiana non è da

meno. Basta riscoprire le virtù. Per esempio,

le così dette virtù cardinali: la prudenza, la

giustizia, la fortezza e la temperanza. Senza

dimenticare le sbeffeggiate virtù “borghesi”

dell’ordine, della diligenza, della parsimonia,

della solidarietà.

Questa è la mia opinione.

Non ho svolto un saggio di prolissa sapienza.

Ho esporto talune idee, suggerito

riflessioni e formulato un auspicio. Se l’economia

sarà governata anche dalla integrità

e dalla moralità, se il mondo economico riprenderà

ad operare in maniera corretta e

leale, forse vi sarà ripresa durevole. Spero di

essere riuscito a suscitare dubbi e ripensamenti.

Scriveva Bertrand Russell: «Senza la

moralità privata, la sopravvivenza delle comunità

manca di valore; senza la moralità

pubblica, le comunità periscono».

– Negli anni trascorsi a Roma, fre-

11. quentando il centro rosminiano di

San Carlo al Corso, a proposito delle sfide

della modernità ho meditato intorno alla

“nuova evangelizzazione”. Il Vangelo è sempre

lo stesso e non può essere modificato o

aggiornato. Forse devono rinnovarsi i modi

di annunciarlo. Non credo che basti cambiare

gli strumenti di comunicazione? Forse

bisogna cambiare il metodo...

In sintesi, la nostra società secolarizzata

respinge il sacro, ma si nutre di altri dogmi.

Questi dogmi, o meglio questi miti, compendiati

dalla concezione demenziale del

politicamente corretto, devono essere battuti

in breccia. Non ho certo la pretesa di scalzare

un sistema di pensiero diffuso e saldissimo:

ho semplicemente l’ambizione di suggerire

qualche riflessione sullo scarso valore

e sulla meschinità di questi miti, perché se

non si dissoda il terreno, il seme non attecchisce.

Nell’epoca moderna, la considerazione

per fatti economici è sfociata in una sorta di

feticismo per i numeri. Domina l’idea che


40 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

basti accumulare i numeri per capire la verità;

che l’informazione permetta di fare a

meno dell’intelligenza. Nel contesto specifico,

domina la logica del capitale, per cui

tutto ciò che si oppone a questo stato di

cose è fuori dalla realtà. Disastri a parte,

questa logica priva l’uomo della sua umanità.

Il pensiero unico secondo cui i problemi

dell’economia possano essere risolti

dalla stessa economia sottende l’idea che

l’azione economica si sottragga al sistema

dei valori.

Bisogna ripensare tutto e ridistribuire le

carte.

Qualche tempo fa taluni di noi hanno

ascoltato, al Rotary, una conferenza bellissima

di Maria Grazia Vescuso intorno alla

carità nella letteratura. Davanti ad un uditorio

laico e inserite in un contesto laico, tra

le tesi di Tolstoj, di Ungaretti e di altri grandi

scrittori, le citazioni sulla carità di San Paolo

e di Sant’Agostino svettavano, mostrando

una grandezza incommensurabile. L’occa-

sione per i laici di riscoprire il significato e

l’importanza del sacro.

La ragione per cui non intendo ammainare

la bandiera dei valori della mia vita:

l’amor di Patria, la sovranità dello Stato

nazionale, la fedeltà al sacro è che soltanto

uno scatto di dignità dello Stato nazionale,

interessato al bene delle sue genti, può sottrarre

l’economia europea al mercatismo, al

sistema del cosiddetto scambio libero, ma

ineguale, allo sfruttamento degli speculatori.

La fedeltà al sacro: inficiato il criterio

illuminista del massimo profitto ad ogni costo

e nel più breve periodo possibile, smascherato

il mercatismo ineguale, riproposti i

valori dell’amor di Patria e della sovranità

dello Stato nazionale per la cura del bene comune,

al migliore equilibrio economico e

sociale un apporto decisivo verrà dal ritorno

del sacro. Ma senza aver dissodato il terreno

contrastando i miti del politicamente corretto,

il sacro non attecchisce.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 41

L’uomo valore primario

Fedeltà e negazione al

giuramento di Ippocrate

Angelo Deplano

per Apollo e Asclepio e Igea e Panacea e

per tutti gli dei e le dee, chiamandoli a testi-

«Giuro

moni, che eseguirò, secondo le forze e il mio

giudizio, questo giuramento...». È il primo capoverso del

Giuramento di Ippocrate, scritto nel 400 avanti Cristo.

I medici della sua scuola lo pronunciavano solennemente

quando iniziavano l’esercizio professionale, impegnandosi

ad astenersi da ogni atto dannoso al malato.

Tuttora viene pronunciato secondo la versione antica dai

laureati di molte facoltà italiane, ma oggi c’è chi ne chiede

l’abolizione in quanto lo considera anacronistico e non attinente

alla professione moderna per quei passaggi con i

quali il medico si impegna a non praticare l’aborto e ad insegnare

l’arte gratuitamente. In base a considerazioni di

questo genere, l’Associazione Medica Mondiale ha approvato

nel 1948 una Dichiarazione di Ginevra, e nel 1987 il filosofo

australiano Peter Singer ha proposto ben quattro Nuovi Comandamenti.

Nel 2007 è stato messo a punto un Giuramento

di Ippocrate Moderno, che si riferisce al testo classico del

giuramento ippocratico e che potrebbe essere considerato

idoneo ad interpretare le esigenze della vita moderna. Si può

pertanto esser d’accordo con Gianluca Sanna, che conclude

il lavoro intitolato Ripensare il Giuramento di Ippocrate –

Un confronto con Peter Singer col seguente concetto: «lo spirito

originale del Giuramento, quello greco, esprime un valore

etico universale che lo rende capace di adattarsi ai problemi

etico-deontologici di tutte le epoche».

Popoli di diversi costumi possono trovare motivi di coesione

anche dopo periodi di ostilità: l’antica Roma sottomette

la Grecia ma rimane avvinta dalla sua civiltà che,

come è noto, ferum victorem coepit; infatti l’etica ellenica

che regola il rapporto tra gli esseri umani e i principii morali

è recepita nei tre principii che divengono i fondamenti

dell’etica di Roma: honeste vivere, alterum non ledere,

suum cuique tribuere, precetti ritenuti poi validi anche dal

cristianesimo e quindi dalla civiltà occidentale.

Persino durante l’imbarbarimento che caratterizzò le

guerre del Medio Evo, si misero in evidenza medici che, in

ossequio a quei dettami considerarono qualsiasi uomo un

René-Nicolas Dufriche Desgenettes

da giovane (1762-1837)

valore primario da rispettare

in qualunque circostanza, e

assistettero con la stessa pietas

amici e nemici.

Un esempio di medico di

tal genere è il dottor Nicolas

René Dufriche Desgenettes,

un Ufficiale Medico dell’Esercito

Francese dell’epoca

napoleonica, pressoché

sconosciuto ai più

nonostante i suoi meriti, ma

particolarmente degno di

rappresentare la categoria.

Nasce ad Alençon il 23

maggio 1762 da una famiglia

di agiati borghesi. Dopo aver

studiato al collegio dei Gesuiti

ad Alençon, va a Parigi

per studiare scienze naturali.

Si orienta quindi verso la

medicina e da studente frequenta

il servizio ospedaliero


42 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Desgenettes Medico Capo

dell’Armata d’Oriente

di Pelletan e quello dell’anatomista

Felix d’Azyr; poi va

a Londra, Parigi, Firenze,

Siena, Roma e Napoli, località

nelle quali si trattiene

per degli anni allo scopo di

seguire le lezioni dei migliori

maestri dell’arte medica.

Torna in Francia nel 1789 e

si laurea il 6 luglio con una

tesi su La fisiologia dei vasi

linfatici. Nella Francia agitata

dal Terrore si schiera

con i girondini, ma poi si arruola

nell’Esercito.

Nel marzo del 1793 è assegnato

all’ospedale di pronto

intervento dell’Armata del

Mediterraneo, e ha l’occasione

di conoscere il Capitano

d’Artiglieria Napoleone

Bonaparte. Combatte con

successo un’epidemia di tifo

e l’Esercito lo valorizza con

incarichi di rilievo.

Il 22 marzo 1798 è inviato

come Medico Capo dell’Armata

d’Oriente in Egitto,

dove si impegna nella diagnosi

e cura di casi di vaiolo,

scorbuto, oftalmia contagiosa,

e dissenteria. Quando

nel 1799 il Generale Bona-

Bonaparte visita gli appestati a Giaffa, Antoine-Jean Gros – 1771-1835,

Louvre

parte porta un Corpo di Spedizione in Siria, cerca di circoscrivere

una terribile epidemia di peste bubbonica insorta

tra le truppe durante la marcia nel deserto in direzione di

San Giovanni d’Acri. Utilizza contro il morbo tutte le risorse

allora note alla scienza medica, instaurando le più rigorose

misure di igiene, ma l’epidemia si propaga inesorabile.

Al fine di sostenere il morale delle truppe terrorizzate

dalla paura del contagio decide di inocularsi in presenza di

numerose persone il pus del bubbone di un ammalato, cercando

di dimostrare che nemmeno questo atto estremo sia

in grado di causargli il temuto contagio. Ma ha anche lo

scopo di studiare scientificamente in vivo quale sarà la reazione

del proprio organismo all’esperimento. La sua abnegazione,

il suo coraggio sono premiati, è fortunato e sopravvive

al proprio gesto. Nelle sue condizioni un ricercatore

Desgenettes si inietta pubblicamente il pus di un bubbone pestoso


L’Ospedale degli Invalidi

meno scrupoloso sottoporrebbe all’esperimento altri soggetti,

eventualmente qualche prigioniero: la crudeltà di

quella guerra glielo consentirebbe, ma egli rispetta l’etica del

Giuramento di Ippocrate e preferisce sacrificare se stesso.

Il Generale Bonaparte, costretto ad organizzare d’urgenza

la ritirata dell’esercito da Haifa verso l’Egitto, chiede

al dottore di somministrare a sessanta ammalati terminali

intrasportabili una dose letale di oppio onde evitare a quei

poveretti di esser massacrati qualora cadano vivi in mano

ai turchi. Desgenettes, in linea con l’etica del Giuramento,

approvata all’epoca dalla maggioranza dei medici benpensanti,

risponde: «il mio dovere è quello di conservare la vita

a questi sventurati».

Il Generale cede davanti alla determinazione del suo Medico

Capo e fa portare i moribondi fino a Giaffa, ma avendo

trovato in città moltissimi altri soldati ammalati, si rivolge,

come racconta Dumas nel suo Napoleone, a un farmacista

disposto ad a somministrare una pozione ai moribondi.

Durante un’escursione sulla sommità del monte Carmelo,

dalla quale si gode lo splendido panorama che dalla città di

Giaffa si estende fino a San Giovanni d’Acri, ho avuto

modo di imbattermi casualmente nel modesto monumento

sotto il quale, come ho appreso dall’epigrafe, sono sepolti

quei sessanta soldati francesi. Rientrato in Egitto con l’esercito,

il dottore organizza un grande ospedale civile, una farmacia

e una scuola di medicina.

Napoleone si rende conto dell’eccezionale valore di questo

medico e, nonostante la libertà con la quale Desgenettes

osa tenergli testa anche in altre occasioni, gli affida nel 1807

la Direzione del Servizio Sanitario della Grande Armata. Nel

frattempo il dottore, che è stato nominato Professore Aggiunto

alla Scuola di Medicina di Parigi e Membro dell’Istituto

di Francia, pubblica la Storia Medica dell’Armata

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 43

Barone dell’Impero, Commendatore

della Legione d’Onore

d’Oriente. Nel 1810 è barone

dell’Impero. Nel 1812 partecipa

alla Campagna di Russia

e durante la ritirata lo

fanno prigioniero, ma la sola

enunciazione del suo nome

gli vale la libertà, infatti lo

Tzar lo fa liberare in segno di

riconoscenza per le cure che

ha prodigato ai soldati russi.

Dopo la caduta dell’Impero

Luigi XVIII lo fa Commendatore

della Legione

d’Onore; la Monarchia di

Luglio lo nomina Membro

Monumento ai caduti francesi sul

Monte Carmelo a Giaffa


44 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Joseph Méngele, Martin Bormann e Otto Skorzeny

da studenti

dell’Accademia delle Scienze. Muore il 3

febbraio 1837 a Parigi nell’Ospedale degli Invalidi,

del quale era Medico Capo dal 1832.

Ai giorni nostri l’eutanasia non è più disapprovata

dalla stragrande maggioranza

dei benpensanti come accadeva all’epoca di

Desgenettes. Gilberto Corbellini, docente di

Storia della Medicina e Bioetica, ritiene che

l’evento che ha aperto la strada ai campi di

concentramento in Germania sia stato l’accettazione

dell’eutanasia, permessa nel 1939

dalla legge tedesca, ma lo stesso Autore precisa

che al giorno d’oggi l’eutanasia, ammessa

da nazioni civilissime come l’Olanda,

è regolata da norme ben definite che oltre al

consenso dell’interessato prevedono l’attento

esame delle situazioni che ne suggerirebbero

la realizzazione, e delle quali deve essere

accertata l’eccezionale gravità.

Purtroppo la Storia della Medicina ricorda

anche chi ha esercitato la professione

senza alcun rispetto per i precetti ippocratici.

Il dottor Joseph Méngele rappresenta bene

questa categoria: nasce a Gunzburg il 10

marzo 1911 da una facoltosa famiglia di imprenditori.

È un giovane ambizioso, ha ferme

idee politiche che lo portano a vent’anni a

iscriversi negli Stahlhelm (Elmetti d’acciaio).

Inizia i suoi studi all’Università Ludwig

Maximilian dove consegue la laurea in Antropologia

nel 1935, discutendo una tesi

Sulla ricerca morfologico-razziale sul settore

anteriore della mandibola in quattro gruppi

Richard Baer, Josef Méngele e Rudolf Hess

di razze. Nel 1937 si iscrive al partito nazionalsocialista

e nel 1938 alle Schutzstaffeln

(SS). Nello stesso anno si laurea in medicina

nell’Università di Francoforte con una tesi

sulle Ricerche sistematiche in ceppi familiari

affetti da cheiloschisi o da fenditure mascellari

o palatali. E, come da prassi vigente

in tutte le Università tedesche, pronuncia

il Giuramento di Ippocrate. Incontra

il Professor Ottmar von Verschuer, col quale

inizia una collaborazione scientifica sullo

studio dei gemelli.

Ma nel 1940 si arruola nelle Waffen SS, il

ramo militare delle SS, e a sua domanda

viene inviato al fronte russo nella “Panzer-

Josef Méngele con alcuni colleghi delle SS


Il blocco dove Méngele eseguiva gli esperimenti ad Auschwitz

division Wiking”, quale Ufficiale Medico nel Corpo Sanitario

delle Waffen SS. Ferito e decorato due volte con la

Croce di Ferro, è poi comandato a Berlino col grado di

Hauptsturmführer, corrispondente a quello di Capitano.

Sembra indispensabile far presente che nella prima metà

del ventesimo secolo il nazional-socialismo, fattosi portabandiera

dell’eugenetica, sulla quale fonda la dottrina per

la difesa della razza ariana, cancella in Germania la civile

tradizione di rispetto dovuto alla persona, consolidato nel

corso dei secoli dal cristianesimo e dalla civiltà occidentale,

e giunge ad organizzare dei campi di sterminio.

È giusto però osservare che le idee eugeniche non furono

un’invenzione della Germania hitleriana, ma erano

nate fin dalla metà del settecento col medico francese La Mettrie.

Un inglese, Houston Stewart Chamberlain (1885/1927)

1943 – Auschwitz

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 45

Mappa del campo nomadi di

Auschwitz

sostenne che i popoli germanici

erano superiori a qualunque

popolazione. E durante

tutta la prima metà del Novecento

furono promulgate

leggi per la sterilizzazione

coatta in una diecina di Stati

tra i più civili del mondo,

dalla Norvegia al Canada,

dalla Svezia agli Stati Uniti,

in base alle quali molte decine

di migliaia di malati di men-

Un gruppo di gemelli

sopravvissuti alla camera a gas e

liberati dall’Armata Rossa nel

gennaio del 1945


46 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Foto segnaletica di Méngele

ripresa dalla polizia di Buenos

Aires nel 1956

te, epilettici, criminali e antisociali

furono sterilizzati a

forza.

L’essere stato comandato

a Berlino offre a Méngele la

possibilità di riprendere la

collaborazione col professor

Vershuer, e i due concludono

che per i loro studi sui gemelli

sarebbe auspicabile

poter utilizzare le migliaia

di ebrei deportati nei campi

di sterminio.

Nel maggio 1943 Joseph

Méngele diventa medico del

campo nomadi di Auschwitz-Birkenau

e poi Medico

Capo del campo principale

di Birkenau: gli è così

possibile mettere in pratica il

programma concordato col

professore. I suoi studi riguardano:

“il fondamento

biologico dell’ambiente sociale”,

“la trasmissione dei

caratteri”, “i tipi razziali” e

“persone con caratteri di

anormalità”.

Tali studi vengono condotti

quasi esclusivamente

su gemelli, e in particolare

sui gemelli monozigoti. Nel

suo laboratorio esegue ope-

razioni senza anestesia, mutilazioni, iniezioni di microorganismi

vettori della lebbra e del tifo; trasfusioni incrociate

tra gemelli, tentativi di cucire insieme due individui allo

scopo di creare coppie di fratelli siamesi, castrazioni, sterilizzazioni...

e invia regolarmente al professor Verschuer

tutto il materiale sul quale ha effettuato la ricerca: feti, organi

sotto vuoto, cervelli.

Di segno ben diverso dai motivi etici che avevano spinto

nel lontano 1799 l’Ufficiale Medico Desgenettes sono le motivazioni

che spingono l’Ufficiale Medico Méngele a utilizzare

migliaia di Ebrei in esperimenti volti a cercare il gene

per la creazione di una “pura e sacra” razza ariana.

Alcuni ne ricordano il portamento elegante e gli abiti

sempre impeccabili; paradossalmente alcune prigioniere

sono infatuate di lui, ma dopo aver trascorso una notte con

una di loro egli non esita a ucciderla.

I medici che hanno collaborato con lui durante i 21 mesi

della sua permanenza ad Auschwitz hanno riferito che poteva

essere una persona piacevole, ma quasi sempre si dimostra

crudele, tanto da guadagnarsi l’appellativo di angelo

della morte, infatti uccide senza pietà prigionieri a calci,

colpi di pistola o iniezioni di fenolo.

Quando gli trasmettono l’ordine di abbandonare il lager

perché arrivano i russi decide di uccidere tutti i gemelli ancora

vivi utilizzando il gas Zyclon B, ma è costretto a rinunciare

perché ne sono esaurite le scorte. Le gemelle Miriam

ed Eva Mozes, Magda e Vera Sattler sopravvivono per

questo motivo. Alla liberazione saranno rimasti in vita soltanto

180 dei 3000 gemelli che Méngele era riuscito a radunare.

Nella fredda notte del 17 gennaio 1945 il dottore lascia

Auschwitz, si disfa della divisa di Hauptsturmfuhrer e si

eclissa.


Casa di Méngele a Hohenau, Itapua, Paraguay

Gli anni che seguono sono di continui

spostamenti per sfuggire alla commissione di

inchiesta USA che ricerca i criminali di

guerra, e ai servizi segreti israeliani. Segue

da una fattoria della Baviera il processo

contro i criminali nazisti che ha avuto inizio

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 47

a Norimberga: corre l’anno 1946. Gilberto

Corbellini riferisce che a quel processo si celebrava

la parte che si riferiva ai medici nazisti,

durante la quale gli avvocati difensori

avevano dimostrato che anche gli Stati Uniti

avevano effettuato esperimenti scientifici su

prigionieri e su bambini degli orfanotrofi: ne

era conseguita la redazione del cosiddetto

“Codice di Norimberga”, contenuto nella

sentenza, che disponeva esser lecito l’esperimento

solo qualora fosse eseguito con l’approvazione

del soggetto interessato. Restava

confermato che gli esperimenti di Méngele

erano stati fuori dalla legge.

Il dottore riesce a salpare per Buenos Aires

nel 1949. Nel 1957 fugge in Paraguay e

nel ’69 in Brasile.

Braccato, è sempre riuscito a fuggire: la

sua condanna non è stata la cattura, ma la

paura di esser catturato.

Muore di infarto il 7 febbraio 1979, 34

anni dopo Auschwitz.


Abbiamo appreso che alla nostra cara amica Paola Dessì,

Vice Prefetto vicario ad Oristano, è stata conferita, dal

Presidente della Repubblica, la onorificenza di Ufficiale al

Merito della Repubblica, uno dei gradi dell’Ordine che è destinato

a «ricompensare benemerenze acquisite verso la Nazione» anche

«nel disimpegno di pubbliche cariche ... e di lunghi e segnalati

servizi nelle carriere civili e militari».

Siamo veramente lieti per il pubblico onorifico riconoscimento

dei meriti di Paola, funzionario particolarmente capace, esperto

ed impegnato che unisce alle doti professionali, una forte carica

di simpatia e di amicizia per tutti noi, cordialmente ricambiata,

che si rinnova ogni volta in cui, nonostante la permanenza in altra

città, riesce ad intervenire ai nostri incontri.


48

Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Un difficile contrasto da risolvere

Sant’Agostino e la Sardegna

Storia e leggenda

Ho preso in prestito da uno studioso il

titolo che esprime le incertezze del

tema. Gli storici che lo hanno trattato,

infatti, hanno, in vario modo, associato

eventi realmente accaduti ad altri soltanto

probabili o, spesso, leggendari od anche a fatti

erroneamente ritenuti probanti ma, in realtà,

falsi come le fonti da cui provengono.

Questa nota si propone di fare un sunto

di quanto si è potuto apprendere dalla lettura

diretta di testi recenti, (o indiretta di essi

e di quelli più antichi ricorrendo alle citazioni),

che dal VI secolo sino ai nostri giorni

si sono scritti su S. Agostino e sul rapporto

che Egli avrebbe avuto con l’isola.

Un valente storico del Cristianesimo antico,

Paolo Siniscalco, in un saggio che riporta

un intervento svolto in uno dei Convegni internazionali

su Africa Romana, promossi dalla

Università di Sassari, nel corso di una sessione

specificamente dedicata al nostro

tema, ha scritto:

«Si è discusso se mai Agostino sia stato in

Sardegna durante la sua vita e studiosi di valore

non hanno escluso questa possibilità, sia

pure come ipotesi. Il percorso marittimo più

breve tra l’Africa del Nord e Roma passava

infatti per la Sardegna. Ma la cosa è lungi dall’essere

provata e sta di fatto che un tale percorso

non è mai menzionato negli scritti agostiniani

che parlano dei viaggi e del traffico

tra le due terre».

Lasciando nell’area delle ipotesi la presenza

fisica di Agostino nell’isola, sia pure

come tappa di viaggio e quindi di presumibile

breve durata, entrando nel campo dei fatti

storicamente certi, si può affermare che vi

Piero della Francesca, Sant’Agostino, ca 1455-1460

Marcello Marchi


è la certezza che le sue spoglie mortali siano

state portate in Sardegna e qui custodite

e venerate sino a quando nel secondo o terzo

decennio dell’VIII secolo, Liutprando re

dei Longobardi provvide al loro acquisto ed

al trasporto a Pavia.

L’incertezza riguarda tempi e modi della

duplice traslazione. Si contrastano due tesi:

• quella tradizionale che collega l’arrivo

delle reliquie in terra sarda all’esilio dall’Africa,

nel primo decennio del VI secolo, dei

vescovi fedeli alla ortodossia cattolica disposto

dall’ariano re dei Vandali, e presuppone,

quindi, una permanenza di esse per oltre duecento

anni;

• l’altra che ritiene siano state portate via

per sottrarle alle profanazioni che potevano

essere operate dai Saraceni che avevano, negli

ultimi anni del secolo VII, sconfitto i bizantini

ed occupata l’Africa del Nord, sì che

sarebbero rimaste da noi per un periodo molto

breve, al massimo di una ventina d’anni,

sino a quando Liutprando, per salvarle

sempre da temute profanazioni degli stessi Saraceni

che compivano frequenti scorrerie e

temporanee occupazioni delle zone costiere

sarde, le avrebbe portate in salvo a Pavia.

È compito difficile risolvere il contrasto

e, comunque, chi scrive non presume di avere

capacità e conoscenze che gli consentano

di prendere posizione per l’una o l’altra delle

opposte ricostruzioni; si limiterà quindi a

cercare di esporre gli argomenti che sono portati

a loro sostegno; ovviamente con i riferimenti

necessari ad inquadrare la vicenda, limitandosi

ad un richiamo dei dati che possono

essere a tutti noti ed ampliando il discorso

per quelli poco conosciuti o ignoti alla

maggior parte dei lettori.

Il discorso deve partire da Sant’Agostino,

questo Grande Dottore della Chiesa, artefice

di straordinaria importanza per la formazione

e la crescita di essa, come di recente

ha ricordato Benedetto XVI proprio nella

chiesa pavese di San Pietro in Ciel d’oro dove

riposano le sue spoglie. Non è questa la sede

per fare cenno della sua vita, della conver-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 49

Il regno dei vandali nel V secolo d.C.

sione, dell’immensa produzione di opere, del

suo pensiero filosofico e teologico; qui interessa

riferire che Egli, vescovo di Ippona dal

396, ammalatosi gravemente, vi morì nel 430,

mentre la città era assediata dai Vandali che

la conquistarono nell’anno successivo. La salma

venne deposta nella cattedrale come riferisce

Porfirio, il primo biografo.

I Vandali, popolazione germanica, dall’Europa

sud orientale si erano spinti sino alla

penisola iberica. Da qui, dalla Vandalusia

(detta poi Andalusia), nel 429, il re Genserico,

con 80.000 persone di cui 15.000 armate,

attraversato lo stretto, chiamato poi di Gibilterra,

sbarcò nell’Africa del Nord e, con alterne

vicende nella lotta con l’Impero Romano,

alla fine la conquistò. Essi avevano

mire espansionistiche ma non vollero espandersi

al sud per evitare la prevista forte reazione

dei popoli locali e per lo scarso interesse

ad occupare territori desertici e in realtà privi

di sostanze. Intrapresero quindi una

espansione mediterranea e nel 455 saccheggiarono

Roma.

Come si ritiene dagli storici, la Sardegna

fu facilmente conquistata nel 456, anche se

limitatamente alle città costiere; dieci anni

dopo la persero perché cacciati dal dux romano

Marcellino, inviato da Leone I, imperatore

d’Oriente, forse su impulso del sardo

Ilario, Pontefice dal 461 al 468. Dopo pochi

anni tornò sotto il dominio dei Vandali ai quali

nel 476 furono riconosciuti i diritti sull’isola

dagli imperatori Zenone e Romolo Augustolo.

Quest’ultimo, nello stesso anno, venne deposto

da Odoacre. È la fine dell’Impero Romano

d’Occidente.


Ario

50 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

A Genserico, morto nel

477 succede Unnerico: entrambi

ed il loro popolo erano

cristiani ma seguaci dell’eresia

ariana.

Ario, nato in Libia nel 280,

ordinato prete nel 312, sosteneva

che «il Figlio di Dio veniva

dal nulla e che sarebbe di

un’altra sostanza o di un’altra

essenza rispetto al Padre».

Venne condannato come eretico

nel 321, poi dai Concili di

Antiochia (324) e di Nicea

(325) e, da ultimo, dopo la sua

morte (336), dal Concilio di

Costantinopoli (381). Particolarmente

importanti gli ultimi

due perché nel Credo, detto per

questa origine, Credo di Nicea-

Costantinopoli, o, più semplicemente,

Niceno, e che i fedeli

recitano nella celebrazione

eucaristica, consacrarono la

verità di Fede della consustanzialità

di Padre e Figlio.

«Credo in un solo Signore

Gesù Cristo, Unigenito Figlio di

Dio, nato dal Padre prima di

tutti i secoli, Dio da Dio, Luce

da Luce, Dio vero da Dio vero,

generato, non creato, della

stessa sostanza del Padre».

Naturalmente l’adesione all’arianesimo dei sovrani e del

popolo vandalo li metteva in contrasto con i cattolici fedeli

all’ortodossia, contrasto che determinò persecuzioni più

o meno aspre a seconda dei tempi, dei luoghi e dei sovrani.

Genserico, pur fervente ariano, adottò in Sardegna una politica

molto più conciliante assicurando così un clima di pace

e tolleranza, tanto più che, altrimenti, per esercitare un ferreo

controllo avrebbe dovuto inviare un forte contingente militare

che non voleva, o non poteva, impegnare in una terra

lontana.

Unnerico cercò di arrivare ad un accordo con i cattolici

ortodossi e convocò nel 484 un Concilio a Cartagine, mirando

ad ottenere che accogliessero l’arianesimo ma senza raggiungere

il risultato sperato. Il fallimento del Concilio lo indusse

a perseguitare soprattutto i vescovi costretti in parte

all’esilio; le loro sedi vennero attribuite a presuli ariani.

Ad Unnerico successe Guntamondo che regnò dal 484 al

496 ed attuò una opposta politica richiamando in patria i

vescovi esiliati e riaffidando loro le diocesi dalle quali erano

stati rimossi.

Il periodo di pace si interruppe con il nuovo re Trasamondo,

sul trono dal 496, che riprese l’azione antagonista

ed esiliò in Sardegna molti vescovi, preti e laici. Tra essi era

il Vescovo di Ruspe, Fulgenzio, poi proclamato Santo, che

è un personaggio centrale nella vicenda che trattiamo.

Egli, nato nel 467, apparteneva ad una famiglia molto

agiata che lo avviò agli studi. A vent’anni entrò in un monastero

ove svolse una intensa vita di preghiera, di mortificazione,

di studio. Abbracciò totalmente la dottrina di S.

Agostino e si adoperò tutta la vita per diffonderne la spiritualità

monastica.

Può ritenersi accertato che il suo esilio sia avvenuto nel

507, perché preceduto dalla consacrazione vescovile che è di

tale anno. A Cagliari costituì una comunità monastica; pur

essendo considerato dagli altri esuli il pastore più autorevole

per cultura e santità, volle essere chiamato maestro e dottore

dei fratelli, un condiscepolo nella verità. Gli esiliati furono

aiutati dal papa, S. Simmaco, un sardo che tenne la Cattedra

di Pietro dal 498 al 514.

Nel monastero volle entrare quel suo discepolo che scriverà

la Vita Fulgentii. Si è ritenuto dai più di identificarlo

nel monaco Ferrando che verrà poi ordinato diacono a Cartagine.

(Di tale libro, da cui molte notizie sono tratte, ho la

traduzione italiana, l’unica – altre tre sono francesi e tedesca

–, curata ed annotata da Antonino Isola, docente di Letteratura

cristiana antica).

Dalla Vita apprendiamo che il re Trasamondo, venuto a

conoscere che in lui «...nulla mancava in fatto di scienza e

che sovrabbondava in grazia» lo richiamò a Cartagine sperando

di metterlo alla prova. Ma Fulgenzio nei due anni che


vi trascorse, presumibilmente dal 515 al 517,

non solo non cessò di combattere l’arianesimo

riconquistando alla ortodossia molti

eretici, ma contrastò le tesi sostenute dal re

con «tre mirabili libri» – Ad Trasamundum

– tanto che egli «non osò più replicare»; infine,

convinto dagli ariani che temevano l’influenza

negativa per la loro credenza, il sovrano

lo riesiliò a Cagliari.

Qui, poiché «...la moltitudine dei fratelli

che lo accompagnavano, africani e sardi,

non gli consentivano di abitare»... nella

prima casa «con il permesso del vescovo locale,

Prumasio (o Brumasio)» «...trovato un

terreno libero vicino alla basilica del santo

martire Saturnino (rectius Saturno) lontano

dal frastuono della città... vi fece costruire a

sue spese un nuovo monastero...». Il discorso

che si sta svolgendo, anche per i limiti di

spazio in cui va contenuto, non può allargarsi

al tema, così importante per la storia del Cristianesimo

in Sardegna, dello straordinario

apporto di cultura e di Fede prodotto dalla

permanenza di S. Fulgenzio e dei suoi monaci

e della presenza di uno scriptorium da

essi fondato.

Nel 523 muore Trasamondo e gli succede

Ilderico «re di ammirabile bontà», scrive Ferrando,

che richiama in Africa tutti gli esiliati.

Così Fulgenzio torna alla sua sede vescovile

di Ruspe, vive ancora un decina d’anni da

vescovo e da monaco e muore nel 532 a 65

anni d’età e dopo 25 dalla consacrazione episcopale.

La Sardegna diventa bizantina nel 534 sotto

Giustiniano.

Venendo all’esame delle due tesi sopra

esposte, deve dirsi che quella tradizionale che

vuole attribuire a Fulgenzio o ad altri con lui,

la traslazione della salma di S. Agostino al

periodo e a causa dell’esilio disposto dal sovrano

dei Vandali, e quindi ai primi anni del

VI secolo, è aspramente contraddetta da coloro

che spostano di due secoli il trasporto delle

reliquie ritenendolo dovuto alla necessità

di sottrarle a temute profanazioni dei Saraceni

che, sconfitti i bizantini, avevano conquistato

l’Africa del Nord.

Ad opporsi alla tradizione sono stati, in

particolare, il Padre Agostiniano Alfonso Ca-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 51

Icona russa che raffigura Costantino fra i Padri conciliari

al primo Concilio di Nicea: il rotolo contiene il

testo del Simbolo niceno-costantinopolitano

millo De Romanis con il libro La duplice traslazione

delle reliquie di S. Agostino dall’Africa

in Sardegna e dalla Sardegna a Pavia

(Roma, 1931) e, aderendo alle sue argomentazioni,

Mons. Luigi Cherchi, esperto di

storia ecclesiastica della Sardegna; con essi

attualmente concordano molti storici.

Secondo il proposito prima esposto, vediamo

le ragioni che tali autori espongono e

quelle che vi contrastano.

Innanzitutto si afferma che Ferrando, pur

contemporaneo di San Fulgenzio di cui ha

condiviso le esperienze e ne ha scritto la vita,

non fa alcun cenno alle reliquie e giudicano

veramente singolare questo silenzio tenuto

conto della devozione che vescovo e biografo

avevano per Agostino. Tanto più che Ferrando

riporta due circostanze che renderebbero

meno probabile la traslazione. Quando

Fulgenzio fu esiliato per la prima volta nel

507 egli è a Ruspe, i ministri del re lo presero

all’improvviso (repente) e «navim crucifixio

corde et corpore nudus ascendit, habens

secum plurimas divitias scientiae salutaris»;


52 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

la seconda volta, dopo i due anni trascorsi a

Cartagine, viene preso nel cuore della notte

e all’insaputa del popolo.

Ho voluto consultare il Reverendo Vincenzo

Fois, sacerdote secolare, che dal Generale degli

Agostiniani è stato delegato a rappresentare

l’Ordine in Sardegna ed è Rettore della

Chiesa di Agostino in via Baylle. Soprattutto

grazie al suo impegno molto intenso, svolto

per decenni, la chiesa è stata restaurata ed

è tornata al culto. Pare opportuno sottolineare

l’apporto di due nostri soci: Gianni Campus

per l’attività professionale impiegata per i restauri

e Pinuccio Sciola per la sua arte che è

rappresentata da mirabili sculture.

Don Fois, profondo conoscitore delle vicende

che legano Agostino alla Sardegna, è

un convinto assertore della traslazione delle

reliquie in periodo vandalico. Debbo ringraziarlo,

anche in questa sede perché mi ha

donato libri e pubblicazioni risultati molto utili

per le ricerche.

Dalla attenta lettura della Vita di San Fulgenzio

ho tratto ragioni da opporre all’argomento

fondato sul silenzio. La Vita scritta

da Ferrando, come ha posto in rilievo lo

storico Antonino Isola, che l’ha tradotta, non

è una biografia, come possiamo intenderla

oggi, ma «...si innesta nel filone variegato della

letteratura agiografica, destinata a glorificare

e additare a esempio tipi di eroi cristiani...».

Tanto è vero che non vi sono indicazioni

cronologiche e S. Agostino, possibile

punto di riferimento al di fuori del richiamo

alla sorte delle sue spoglie, viene nominato

un sola volta e, si badi, per citarlo

come autore di un sermone che rafforzò in

Fulgenzio il proposito di darsi a vita monastica.

Come esattamente rileva Manlio Simonetti,

insigne studioso di Storia del Cristianesimo,

accademico dei Lincei, docente

a Roma alla Sapienza e all’Istituto Patristico

Agostiniano (prima anche a Cagliari dal

’59 al ’69) «...attraverso questo silenzio, il biografo

ha inteso forse proteggere la grandezza

del suo protagonista».

Quanto alle circostanze relative ai modi

crudeli che avrebbero caratterizzato l’esilio

è da osservare che esse non possono essere

avulse dal contesto in cui sono riferite: per

quello del 507, Antonino Isola così traduce

la frase latina sopra ricordata: «S’imbarcò

senza risorse, crocifisso nel cuore e nel corpo,

seco recando i grandi tesori di quella

scienza straordinaria...»; per cui nudus va interpretato

come privo di beni, mentre crocifisso

nel cuore e nel corpo può avere riferimento

alle condizioni fisiche di Fulgenzio, solito

a mortificazioni continue. Ma Ferrando

racconta che a Cartagine dove era stato portato

per farlo partire «Gli si portarono molti

doni» che egli devolse per il monastero che

aveva ordinato di costruire. Quindi una situazione

di coercizione non così totale come

si vorrebbe. Parimenti risulta per il secondo

esilio, quello del 517: vero che venne preso nel

cuore della notte e venne «condotto alla nave,

all’insaputa del popolo; ma, persistendo

venti di direzione contraria, dovette attardarsi

nel porto tanto a lungo che nel corso di numerosi

giorni quasi tutta la città poté recarsi

a trovarlo e ricevere dalla sua mano la comunione,

proprio mentre stava per partire».

Il testo più antico in cui si parla del corpo

di S. Agostino in Sardegna è la Cronaca

delle sei età del mondo del benedettino inglese

Beda il Venerabile, vissuto dal 672 al 735,

Dottore della Chiesa, proclamato santo, che

scrive, riferendo il fatto molto verosimilmente

al 724/725, che Liutprando, re dal 712,

«...apprendendo che i Saraceni, saccheggiata

la Sardegna, disonoravano anche quei luoghi

in cui i resti (ossa) del vescovo Santo Agostino

erano stati una volta (olim) a causa della

devastazione dei barbari (barbarorum) traslati

e onorevolmente erano stati riposti, mandò

e versato un grande prezzo li ricevette e

li trasportò...» a Pavia ove furono custoditi

con tanto onore.

Ora, per gli autori già citati, la notizia data

da Beda, contemporaneo dell’acquisto longobardo

delle reliquie, è prova decisiva per

la traslazione a Pavia, mentre è, in sostanza,

contraria alla datazione al periodo vandalico

dell’arrivo di esse in Sardegna. Argomentano

che una corretta interpretazione dei

termini OLIM e BARBARORUM porta a ritenere

che il primo non è necessariamente indicativo

di un tempo lontano e che barbari

non viene mai usato da Beda per definire i


Vandali da lui sempre chiamati gens: ne deriva

che barbari significa saraceni e che quindi

la traslazione avvenne quando, alla fine del

VII secolo, presa Cartagine nel 698, gli arabi

stanno completando la conquista dell’Africa

bizantina, iniziata nel 647 con l’occupazione

della Tripolitania, proseguita poi,

con alterne vicende, dal 665 sino alla definitiva

sconfitta dei bizantini nel 709.

Oggi, la maggior parte degli studiosi, (Pier

Giorgio Spanu, Licinio Marco Gastoni, Paolo

Siniscalco, Maria Antonietta Mongiu ed altri)

concorda con la tesi della traslazione causata

dalle profanazioni compiute in Africa dai

saraceni e, per quella a Pavia, dal timore che

si ripetessero in Sardegna per le incursioni che

costoro compivano nei primi anni del secolo

VIII con conseguenti temporanee occupazioni

delle città costiere.

Ancora, concorda con la tesi della traslazione

tarda l’influenza che sugli autori dell’opposta

datazione al periodo vandalico

avrebbero avuto due clamorosi falsi storici.

Un Oldradi, arcivescovo di Milano, avrebbe

scritto nel 796 una lettera a Carlo Magno,

nella quale, tra l’altro, riferiva che il corpo

di S. Agostino sarebbe rimasto nella tomba

ad Ippona per 56 anni (cioè sino al 486) per

essere poi portato in Sardegna dai vescovi esiliati

da Trasamondo. La lettera pubblicata

nel 1586 dall’autore di una biografia del Santo,

il padre agostiniano, Agostino da Fivizzano,

che l’aveva ricevuta da un beneficiato

della Basilica di San Pietro, Giacomo Oldradi,

venne, purtroppo, ritenuta attendibile

da Cesare Baronio, cardinale bibliotecario

(1538-1607), autore degli Annales ecclesiastici,

pubblicati a partire dal 1588, che narrano la

storia della Chiesa dall’anno 1 al 1198.

Ma la lettera è palesemente falsa: Trasamondo

salì al trono nel 496, l’esilio avvenne

nel 507, quindi vent’anni dopo il 486 riferito;

Carlo fu chiamato Magno soltanto dopo

la sua morte, 814; nessun vescovo, nel periodo

storico nel quale si vuole collocare la lettera,

avrebbe, come in essa, indicato se stesso

con il cognome. In realtà si voleva portare lustro

alla famiglia degli Oldradi mostrando

come uno di loro, Pietro, vescovo di Milano,

che figura autore di essa, fosse in ottimi rap-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 53

Antica chiesa di S. Agostino

porti con Carlo Magno. Rifacendosi al Baronio

pertanto gli storici collegavano la tesi da loro

sostenuta ad una notizia nata da un falso.

Così come molti altri poi traevano ulteriore

prova al loro assunto da un altro falso, le famose

Carte d’Arborea, riconosciute frutto di

una menzognera invenzione, e pur credute

vere da Martini, da Spano, da La Marmora.

Dall’altra parte si obietta che senza far ricorso

al Baronio, perché i riferimenti sono anteriori

alla prima pubblicazione delle notizie

tratte dal falso Oldradi, vi sono stati autori

come Fra Giordano di Sassonia, morto

nel 1380, e Ambrogio Massari da Cori, morto

nel 1485, che affermarono che le spoglie di

S. Agostino rimasero in Sardegna per oltre

duecento anni. Altrettanto è sostenuto, nel

1580, dal Fara nel suo De rebus sardois.

Lasciando impregiudicato il dato temporale,

pur osservando che una permanenza

ristretta nel tempo non pare giustificare

la grande venerazione che le reliquie suscitarono

nei sardi, dobbiamo vedere dove

esse furono deposte.


54 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Cripta in cui fu depositato il corpo di S. Agostino

Nel Convegno sull’Africa Romana citato,

Anna Saiu Deidda interviene con un saggio

sul santuario sotterraneo di S. Agostino a Cagliari.

Il nostro Club ha il piacere di avere

come socio un illustre specialista dell’architettura

rupestre in Sardegna, Michele Pintus

che, tra l’altro, si è occupato anche di quella

cripta sotterranea, nel volume Stampace,

della serie dedicata ai quartieri di Cagliari.

Spero siano pochi i lettori che non la conoscano

o non l’abbiano mai visitata, essa è inclusa

nel Palazzo Accardo, nel Largo Carlo

Felice, quasi alla confluenza con la via Crispi,

l’ingresso è proprio davanti all’edicola.

Da un androne, per una scala a chiocciola in

metallo, si scende ad un «...ambiente a

pianta rettangolare, dove è il loculo nel

quale, secondo la tradizione furono conservate

le spoglie di Sant’Agostino. Davanti al

loculo si trova l’altare di marmo, a timpano

spezzato, con una nicchia che contiene la sta-

tua del santo. Il paliotto della mensa è in marmi

policromi a intarsi e contiene una iscrizione

a memoria dell’anno di esecuzione

(1638) e un bassorilievo raffigurante Sant’Agostino

che muore assistito da due angeli»

(Pintus).

Riferisce la Saiu Deidda che «...il Santuario

... dovette conoscere un lungo periodo

di abbandono in conseguenza della traslazione

delle spoglie del Santo...» ma «...che

ne restava viva la memoria se, nel momento

in cui gli eremitani di S. Agostino si stabilirono

a Cagliari, lo scelsero per costruirvi

accanto il loro convento». Sopra l’ipogeo

venne costruita una cappella, in stile gotico

catalano, con una scala interna che consentiva

di accedervi. La costruzione risale, secondo

il Martini, a data di poco anteriore al

1421. Chiesa e convento sono riportati «... nella

prima veduta di Cagliari, quella che Sigismondo

Arquer realizzò per la Cosmographia

di Sebastiano Münster nel 1550, nella dizione

S. Agostino, munistero». Sono extra

muros e contrassegnati dal numero 4. Nel

1575, sotto Filippo II, l’ingegner Jacopo Paleario

Fratino, che con il fratello Giorgio, era

stato incaricato di modificare le fortificazioni

di Cagliari, rilevò che occorreva abbattere «el

monasterio de Sant’Agostin por que impide

mucho, procurando con la meyor manera que

se pudiere conservar la capilla a onde estuvo

aquel cuerpo santo». Abbattuto il convento

(gli ultimi ruderi verranno interamente distrutti

solo nel 1637) si inizia, per volontà e

a spese del re, la costruzione di S. Agostino

entro le mura, nel quartiere della Marina. Resta

la Cappella che subisce però delle modifiche

alla facciata per allinearla al fronte del

Largo Carlo Felice; esiste sino al 1884, tanto

che poté essere vista e descritta dal Canonico

Spano e dal Martini che la raffigurò

in diversi disegni, ma in quell’anno fu abbattuta

per costruirvi il Palazzo Accardo, salvando,

per fortuna, l’ipogeo a memoria di una

tradizione più che millenaria.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 55

Michelangelo Merisi

detto il Caravaggio

Le ossa che sono state attribuite a Caravaggio

appartengono veramente al

pittore? Su questo punto, esistono

forti dubbi. I reperti scheletrici sono stati ottenuti

mediante scavi effettuati nel cimitero

di Porto Ercole. Nonostante le affermazioni

dei ricercatori dell’Università di Bologna e

dell’Aquila e del Centro Ricerche Ambientali

di Ravenna, le riserve sollevate dagli esperti

in storia dell’arte sono molte. I biografi ufficiali

hanno dato per certa la nascita del

Merisi a Caravaggio (Bergamo) ed hanno ripetutamente

affermato che il pittore “maledetto”

aveva cessato di vivere per un accesso

malarico a Porto Ercole.

Secondo recenti ricerche il Caravaggio invece

sarebbe nato a Milano. Lo proverebbe

il certificato di battesimo che recita “MICH.

ANGEL. MARISIUS DE CARAVAGGIO /

EQUES HIEROSOLIMITANUS / NATURAE

AEMULATOR EXIMIUS / VIX ANN.

XXXVI M. IX D. XX / MORITUR XVIII IU-

LII MDCX”. Tale certificato è stato scoperto

da un appassionato studioso di storia dell’arte,

Vittorio Pirami, nell’Archivio storico

diocesano di Milano. Secondo questo documento

l’artista sarebbe stato battezzato il 30

settembre del 1571 nella Parrocchia milanese

di Santo Stefano in Brolo (piazza Santo

Stefano). Il padre Fermo e la madre Lucia

Aratori si erano sposati (esiste il certificato

di matrimonio) a Caravaggio verso la metà

di gennaio del 1571. Testimone niente di meno

il Marchese Francesco I Sforza. Il piccolo borgo

infatti era posseduto da questa potente famiglia

milanese che vi soggiornava spesso a

lungo. Si è mormorato che Michelangelo fosse

in realtà figlio di Francesco I e di Lucia

Aratori. Il nonno di quest’ultima, Giovanni

Gli enigmi: reali o presunti?

Ugo Carcassi, Tiziana Pusceddu

Antonio era stato Sindaco o Tesoriere del Comune

di Caravaggio, carica questa che presupponeva

la protezione da parte degli Sforza.

Fermo Merisi, in cambio del matrimonio

con Lucia, sarebbe stato promosso da muratore

a Maestro di casa degli Sforza e trasferito

a Milano con la giovane sposa. Nella

città lombarda, sarebbe “circa” otto mesi

dopo nato il Michelangelo.

Caravaggio aveva ucciso a Roma in un

duello alla spada un certo Ranuccio Tomassoni,

protetto dai Farnese, per scommesse riguardanti

il gioco della pallacorda. Condannato

a morte era stato costretto a vagare

esule per circa 4 anni. Si era alla fine rifugiato

a Malta nel luglio del 1607 dove era


56 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Caravaggio - Alof de Wignacourt, 1608 circa

stato accolto con benevolenza dal Gran Maestro dell’Ordine

dei Cavalieri di San Giovanni, Alof De Wignacourt, suo estimatore.

Grazie alla protezione di quest’ultimo, era stato ammesso

a far parte dell’Ordine come Cavaliere di Obbedienza

e si era potuto dedicare con una certa tranquillità alla

pittura. Tra l’altro aveva anche dipinto un bel quadro in cui

riprendeva in maniera maestosa proprio il Gran Maestro

dell’Ordine ed il suo giovane paggio.

La sua appartenenza a questo antico e prestigioso sodalizio

era stata breve. Egli era stato rinchiuso nel Forte Sant’Angelo,

una delle fortezze di Malta, accusato di aver in una

lite gravemente offeso un potente Cavaliere. Per questo motivo

era stato condannato a due mesi di prigione. Desta perplessità

che per una colpa, tutto considerato non gravissima,

il Caravaggio avesse preferito fuggire invece di scontare

la pena ed accettare l’espulsione dall’Ordine. Evidente-

mente il Merisi sospettava che

il vero motivo dell’imprigionamento

e del processo fosse

un altro molto più grave ed

importante. Sembra infatti

che egli avesse insidiato il giovane

paggio del Gran Maestro

che teneva molto a questo

leggiadro giovinetto. Questo

tipo di offesa doveva essere

punita con la morte. La motivazione

dell’espulsione dall’Ordine

dei Cavalieri di Malta

recitava «tamquam membrum

putridum et foetidum»,

cioè «in quanto membro putrido

e fetido», terminologia

questa molto simile al «putridum

et foetidum» con cui

la Chiesa bollava il peccato

nefando della sodomia di cui

assolutamente non si doveva

né si poteva parlare.

Che il Merisi fosse aperto

a tutti i tipi di esperienze

“sentimentali” è cosa nota.

Il pittore ancora una

volta si era imbarcato su una

galera comandata da Fabrizio

Colonna ed era fuggito

dall’isola. Egli faceva affidamento

sulla sua maestria

di pittore e sul successo dei

suoi quadri per poter ottenere

il perdono papale per il

delitto commesso a Roma.

Su tale aspettativa il potente

maltese basava il suo piano

che doveva consentire l’uccisione

del pittore. Al Caravaggio

era stato fatto credere

che con l’appoggio del

Cardinale Sforza, Segretario

dello Stato Vaticano e suo

estimatore, avrebbe potuto

ottenere il condono della

pena capitale purché si fosse

volontariamente consegnato

alle autorità pontificie. Con

questa speranza aveva la-


Caravaggio - Giuditta che taglia la testa a Oloferne (1598-1599)

sciato Napoli, dove era ospite della Marchesa

Colonna, su di una feluca diretta a Civitavecchia

portando con sé tre tele.

A questo punto, come già accennato, gli

avvenimenti si confondono. Caravaggio non

sarebbe morto a Porto Ercole, ma sarebbe

stato assassinato a Palo Laziale, porticciolo

vicino a Civitavecchia dove era sbarcato nel

tentativo di raggiungere Roma per ricevere

la Grazia da parte del Pontefice. Questo è

quanto affermato dal Professor Vincenzo

Pacelli, esperto del Caravaggio e Professore

nell’Università di Napoli. Nei registri della

Chiesa di Porto Ercole tutt’ora disponibili

non esiste traccia della morte e sepoltura di

individui che nel luglio del 1610 possano riconoscersi

nel Caravaggio.

Che le circostanze della morte fossero

poco chiare è dimostrato dal fatto che per un

po’ di tempo era stato affermato che il pittore

fosse morto a Procida. Era stata poi accettata

l’ipotesi che lo dava per defunto a

Porto Ercole.

Giulio Mancini, medico, amico e biografo

del Merisi, 10 anni dopo la morte del pittore,

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 57

aveva stilato la versione “accettata” degli ultimi

giorni di vita dell’artista. «Partitosi con

speranza di rimettersi, viene a Portercole

dove, soprapreso da febbre maligna, incolmo

di sua gloria, che era d’età di 35 in 40

anni morse di stento e senza cura et in un

luogo ivi vicino fu seppellito». Sembra invece

che il Mancini abbia inizialmente scritto

non Porto Ercole, ma Civitavecchia, cioè il

posto più logico che poi qualcuno aveva

cancellato e/o corretto. Civitavecchia era

l’approdo più vicino per raggiungere Roma,

ma era anche il più affollato e controllato.

Quindi se chi trasportava il Merisi voleva

evitare scomodi testimoni allora luoghi disagiati

come Porto Ercole o Palo Laziale

acquistavano un senso, soprattutto quest’ultima

piazza fortificata dello Stato Pontificio

non lontana da Civitavecchia.

Per ottenere la Grazia, Merisi doveva prima

consegnarsi alle autorità pontificie. Di

questo arresto parla un autorevole autore, il

Baglione, che non menziona alcuna specifica

località e soprattutto omette ogni riferimento

a Porto Ercole. Questo racconto ap-


58 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Certificato di battesimo di

Michelangelo Merisi

Le presunte ossa di Michelangelo

Merisi

pare finora se non il più attendibile,

certamente il più

sensato. L’artista era stato

probabilmente persuaso ad

evitare l’affollata Civitavecchia

per sbarcare nel vicino

ed isolato avamposto militare

di Palo. Ciò corrisponde

bene al contenuto della lettera

del nunzio apostolico Gentile

a Scipione Borghese, Segretario

di Stato di Papa

Paolo V, estimatore del Merisi

ed interessato ad acquisire

alcune delle tele che l’artista

portava con sé. I dubbi

si accentuano a proposito di

quanto sarebbe accaduto

dopo il rilascio del Merisi a

Palo Laziale. L’artista, sconvolto

per la scomparsa della

feluca con tutte le sue cose,

avrebbe vagato disperato sotto

il sole rovente sulla spiaggia

ed avrebbe poi corso lungo

le paludi malariche costiere

inseguendo un battello

salpato ben 2 giorni prima

per raggiungere Porto Ercole

distante oltre 100 Km da

Palo Laziale.

Palazzo dell'Ordine dei Cavalieri di Malta - Malta

Sembra invece che Caravaggio sia sbarcato nel porticciolo

fortificato di Palo Laziale dove si sarebbe subito consegnato

(e di questo esistono le prove) alle autorità pontificie,

ma appena rilasciato sarebbe stato ucciso dai sicari del

Cavaliere di Malta che ne avrebbero fatto scomparire il cadavere.

I dati già citati, concernenti le ricerche condotte sui resti

ossei recuperati nel cimitero di Porto Ercole apparentemente

attribuibili al Caravaggio, avrebbero confermato la

tesi dello sbarco a Porto Ercole sostenuta sia dalle datazioni

con il carbonio, sia in base all’analisi del DNA. Trattandosi

di DNA antico e deteriorato, gli esami hanno fornito risultati

con un coefficiente di attendibilità che si aggira intorno

al 85%, valore non sufficiente a garantire al di sopra di ogni

ragionevole dubbio la identificazione dei resti.

Il Professor Pacelli, maggior esperto italiano sul Caravaggio,

conferma, in base a documenti dell’Archivio di

Stato e dell’Archivio Vaticano, da lui acquisiti di recente, lo

sbarco e la morte del Caravaggio a Palo Laziale.

D’altra parte alcuni si sono domandati perché per gli

studi di genetica molecolare siano stati presi in considerazione

solo gli individui della zona bergamasca col cognome

Merisi e non siano stati anche studiati soggetti appartenenti

o discendenti degli Sforza in considerazione del fatto che il

Merisi potesse, sia pure come bastardo, appartenere alla Casata

sforzesca.

Le polemiche quindi non solo continuano, ma si accentuano.

Il mistero sulla fine di Caravaggio perdura e non appare

di immediata o prossima soluzione.


Il 1812 fu un anno particolarmente duro

per la città di Cagliari. Le condizioni di

vita della popolazione erano peggiorate

sotto ogni profilo: crisi economica, diffusione

di epidemie, analfabetismo dilagante.

Un anno difficile da dimenticare, tant’è che

ancora oggi, a due secoli di distanza, nell’immaginario

collettivo cagliaritano, s’annu

doxi è sinonimo di carestia.

È in questo contesto che trovò linfa vitale

l’opinione antigovernativa e si organizzò

una congiura che passerà alla storia col

nome della località ove i cospiratori erano

soliti riunirsi, “Palabanda”: una zona corrispondente

all’attuale Orto Botanico, allora

di proprietà del vecchio avvocato Salvatore

Cadeddu. Si trattava di un complotto di

ispirazione liberale che prevedeva la sollevazione

generale, la conquista del Castello,

la cacciata dei piemontesi e la sostituzione

del comandante militare della piazza. Per

capire l’audacia del piano, occorre considerare

che in quegli anni – a seguito dell’invasione

napoleonica – il re di Sardegna Vittorio

Emanuele I si era rifugiato a Cagliari

con tutto il seguito di Corte.

L’impegno dei cospiratori e le cautele adottate

per mantenere il massimo riserbo furono

particolarmente efficaci e le autorità rimasero

del tutto all’oscuro del complotto sino

a quando uno dei congiurati – proprio alla vigilia

dell’azione (fissata nella notte tra il 30

e il 31 ottobre 1812) – si lasciò sfuggire una confidenza.

La leggerezza risultò fatale. La trama

venne scoperta e il re, informato all’ultimo

momento, ordinò una repressione durissima.

I congiurati vennero tutti condannati e

finirono al patibolo o dovettero darsi alla latitanza

nell’isola o riparare all’estero.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 59

Echi de “s’annu doxi”

La congiura

di Palabanda

Antonello Angioni

Nella sentenza si afferma che i congiurati,

radunatisi al Carmine, avrebbero dovuto

entrare nottetempo nel quartiere della

Marina attraverso la porta di Sant’Agostino,

lasciata socchiusa dai soldati invalidi che la

custodivano. Quindi, con l’aiuto dei due sergenti

del battaglione “Real Marina” e degli

altri militari loro complici, dopo essersi appropriati

delle armi, avrebbero dovuto occupare

le porte di Stampace e Villanova,

assalire il Castello, impadronirsi delle fortificazioni

e del palazzo regio, scacciare dalla

città e dall’isola i piemontesi e sostituire nel

comando della piazza il colonnello Giacomo

Pes di Villamarina col maggiore Gabriele

Asquer visconte di Flumini.

Secondo lo storico Lorenzo Del Piano, le

origini della congiura sono da ricercare innanzitutto

nelle tendenze progressiste di

parte del ceto medio cagliaritano maturate

nella prima fase del periodo rivoluzionario,

che fece seguito alla vittoriosa resistenza

opposta ai tentativi d’invasione francese del


60 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Don Giacomo Pes di Villamarina

1793. In secondo luogo è da

tener presente il malcontento

popolare che si accentuò in

occasione della carestia del

1812. Ulteriore motivo di risentimento

potrebbe essere

individuato nella reazione

dei cagliaritani all’alterigia

dei piemontesi.

Sul senso generale della

“congiura” ancora oggi esiste

più di una perplessità,

anche per la scarsezza di documenti.

Sulla base delle

fonti d’archivio è comunque

possibile una ricostruzione

della vicenda.

Poco prima della fine del

mese di ottobre del 1812, uno

dei rappresentanti del quartiere

di Stampace, Girolamo

Boi, aveva confidato ad un

amico, Proto Meloni, che ricopriva

l’ufficio di sostituto

avvocato fiscale, l’imminenza

di un’insurrezione popolare

per cui esortava lo

stesso a mettersi in salvo. Il

Meloni riferì la cosa al suo

superiore gerarchico, l’avvocato

fiscale regio Raimondo

Garau, e questi al re.

Vittorio Emanuele I

chiese conferma della notizia

al comandante della piazza,

il Pes di Villamarina, il quale

era del tutto all’oscuro dei

fatti ed anzi – poiché sosteneva di essere sempre al corrente

di tutto ciò che accadeva in città – escluse l’esistenza della

congiura. Del resto anche qualche mese prima si era sparsa

la voce di una prossima insurrezione (della quale si precisava

persino la data, il 16 aprile) e non era successo nulla.

Tuttavia questa volta la voce era fondata.

Il Villamarina peraltro, ignaro dei rischi, non adottò

speciali misure di sicurezza salvo ordinare la consueta ronda

di soldati. Durante la notte del 30 ottobre, la ronda si imbatté

in Giacomo Floris, figlio del proprietario di una fornace

ubicata nei pressi della chiesa del Carmine, e gli domandò

cosa facesse in giro a quell’ora. Il Floris inventò una

scusa qualsiasi e poi, anziché portare a termine la missione

affidatagli (che consisteva nello stabilire il collegamento col

gruppo di congiurati del quartiere di Villanova), fece ritorno

al Carmine, dove erano radunati circa ottanta uomini, e

gettò tutti nel panico dando per certa la scoperta della congiura

per cui non restava che mettersi in salvo. Parte dei

congiurati si ritirò, parte restò in attesa di eventi che non si

verificarono.

Solo all’alba il Villamarina si fece vedere in giro pressoché

senza scorta. Uno dei congiurati, il sarto Giovanni Putzolu,

voleva sparargli ritenendo che la morte del comandante

della piazza avrebbe indotto anche gli incerti a

partecipare all’insurrezione. Tuttavia gli altri congiurati si

opposero. Il Putzolu allora buttò via la pistola ed osservò che

ormai era arrivata la fine. L’orefice Pasquale Fanni, che con

pochi altri congiurati voleva far insorgere i quartieri di

Stampace e Marina, venne costretto a desistere. Il tentativo

di insurrezione dunque poteva considerarsi concluso.

Peraltro, sia pure con ritardo, il governo si convinse dell’esistenza

di una vera congiura. Quindi nominò una commissione

(composta dai giudici Pilo, Musio e Gaffodio) incaricata

di coordinare le indagini. Nel contempo venivano

promesse l’impunità e ricompense in danaro a quanti, anche

se complici, avessero consentito la cattura dei capi. Si

procedeva altresì all’arresto di Giovanni e Luigi Cadeddu,

che furono sorpresi in casa. L’istruttoria fu particolarmente

rapida e il processo si concluse con l’irrogazione di pene assai

severe.

Come fu possibile accertare per le rivelazioni di uno dei

congiurati, Francesco Garau (il quale sperava di ottenere

l’impunità che invece gli venne negata), il capo della congiura

era Salvatore Cadeddu, già distintosi nelle agitazioni

del cosiddetto triennio rivoluzionario (1793-1796) e proprietario

della casa di campagna di Palabanda, località allora

extraurbana, vicina al quartiere di Stampace, nella

quale si riunivano i congiurati e dove avrebbe avuto sede

uno dei tre club giacobini che si diceva essere stati costituiti

in città dopo il 1793. Cadeddu – che all’epoca dei fatti rico-


priva le funzioni di segretario dell’Università

e tesoriere del Municipio – era personaggio

molto noto e stimato in città. Rappresentando

gli elementi politicamente più aperti,

si era attestato su posizioni che, in qualche

misura, potremo considerare democratiche

e persino “autonomiste”.

Il piano rivoluzionario, accuratamente

organizzato, coinvolse esponenti della borghesia

intellettuale cagliaritana (professionisti,

docenti universitari, magistrati, funzionari,

ecc.) ai quali si unirono numerosi

artigiani e popolani. Dall’originario piccolo

gruppo di amici fidati che si riuniva segretamente

si passò, nell’arco di alcuni mesi, a

adesioni numericamente consistenti al punto

che, nell’animo dei congiurati, si consolidò

la certezza della vittoria: certezza che non

derivava tanto dal numero dei cospiratori

ma dall’appartenenza dei medesimi ai più

diversi strati sociali.

Oltre Giacomo Floris, Pasquale Fanni e

Giovanni Putzolu (già citati), facevano parte

del gruppo avvocati e alti funzionari come

Salvatore e Giovanni Cadeddu, Antonio

Massa Murroni, Gerolamo Boi e Francesco

Garau, il notaio Gerolamo Tatti, il medico

Gaetano Cadeddu, il docente universitario di

diritto Giuseppe Zedda, il conciatore Raimondo

Sorgia, il pescatore Ignazio Fanni,

Gavino Muroni, fratello dell’ex parroco di

Semestene, e con loro numerosi negozianti,

operai e persino militari e religiosi. Tra i

congiurati vi erano anche due sergenti del

battaglione “Real Marina”, costituito dai

piemontesi che, arruolati nell’esercito francese

e mandati a combattere in Spagna,

avevano disertato, arrendendosi agli inglesi

che li avevano consegnati a Vittorio Emanuele

I. I due sergenti avevano aderito anche

a nome di altri appartenenti al loro reparto.

Il Tribunale, composto dal reggente Casazza

e da quattro giudici della Reale

Udienza, al voto dei quali si unì quello dei

magistrati della pubblica accusa, condannò

a morte Salvatore Cadeddu, Raimondo Sorgia

e Giovanni Putzolu. Gli ultimi due vennero

giustiziati il 13 maggio 1813, mentre il

Cadeddu, riuscito a sottrarsi all’arresto immediato,

venne catturato nel Sulcis e giu-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 61

stiziato il 2 settembre dello stesso anno fra il

generale compianto.

Vennero condannati a morte in contumacia

anche Gaetano Cadeddu, Giuseppe

Zedda e Francesco Garau, che presero la

strada dell’esilio, Il Cadeddu (che sarebbe

riuscito a sottrarsi all’arresto perché avvertito,

si disse, da Maria Teresa) si trasferì a

Tunisi, dove morì dopo molti anni. Il Zedda

emigrò in Corsica ed ottenne la grazia solo

nel 1848. Il Garau raggiunse la Francia ove,

durante l’impero, godette di un sussidio accordatogli

da Napoleone; insegnò italiano e

spagnolo al liceo di Aix, dove morì nel 1849.

Alla galera a vita furono condannati Giovanni

Cadeddu, Pasquale Fanni e Giacomo

Floris, che morirono durante la detenzione.

Al carcere a vita fu condannato l’avvocato

Massa Murroni, che venne graziato nel 1833.

Luigi Cadeddu invece fu condannato a vent’anni

che scontò per intero.

Della congiura fecero parte, oltre gli arrestati,

molti altri cagliaritani, dei quali poco

o nulla si riuscì a sapere: tra questi l’avvocato

Stanislao Deplano, membro della Facoltà

di Giurisprudenza, più tardi costretto

a stabilirsi a Mandas; l’avvocato Carro, prefetto

di Iglesias, dove fu subito rispedito;

l’avvocato Giuseppe Ortu, nonno materno di

Francesco Cocco Ortu, il quale, in segno di

gratitudine verso Raimondo Sorgia che non

la aveva denunciato, ne ospitò in casa per

tutta la vita una figlia minorata. Molti personaggi

non identificati, soprattutto avvocati

e notai, parteciparono alla cospirazione e tra

gli altri un misterioso uomo mascherato che,

per dissapori insorti con Gaetano Cadeddu,

avrebbe impedito agli uomini dallo stesso reclutati

a Quartu ed a Quartucciu di raggiungere

Cagliari.

Altra figura interessante è quella dello

padre scolopio Paolo Melis, molto apprezzato

a Corte e in seguito promosso ad alte cariche,

il quale chiese in prestito al negoziante Giacomo

Viale 3.000 scudi confidando allo

stesso che servivano per pagare la bassa forza

coinvolta nel complotto. Poiché, per tale ragione,

non li ottenne, il professor Zedda fu

costretto a chiederne 2.000 ad un altro commerciante,

Giacomo Federici.


62 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Pronunciata la sentenza, un inconsueto

silenzio calò sulla vicenda e ogni tentativo di

fare chiarezza risultò vano. Gli atti del processo

scomparvero misteriosamente dalla

Cancelleria, e non furono poche le perplessità

per il rifiuto del Tribunale di accogliere

le deposizioni di alcuni imputati che coinvolgevano

personaggi di altissimo rango assai

vicini alla stessa Corte, definendole frutto

di fantasia malata o disperato tentativo di

salvare la vita. Nasceva così il sospetto che,

dietro i cospiratori individuati si celasse ben

altro.

La voce che si diffuse, e che riaffiora nei

lavori di diversi storici, è che personaggi insospettabili,

rimasti nell’ombra, avessero incoraggiato

il Cadeddu e gli altri a cospirare.

Ma chi, e perché? Una prima ipotesi,

da scartare senz’altro, è che il re volesse

prendere lo spunto da una sollevazione popolare

per liberarsi dei cortigiani e dei funzionari

che lo avevano seguito dal Piemonte

e sostituirli con altri, possibilmente sardi.

Un’altra ipotesi sulla quale si è lavorato

parecchio è che la congiura fosse stata ispirata

da Carlo Felice. L’appiglio viene offerto

da una certa rivalità che sembra esistesse

tra la sua Corte e quella del re.

Peraltro, come è noto, Carlo Felice era molto

legato al Manca di Villahermosa ed al Pes di

Villamarina, ma proprio il Villahermosa,

dopo la scoperta della congiura, fu incaricato

di riordinare le forze armate, ed in particolare

il “Real Marina” (ridotto da battaglione

a centuria): incarico che certo non gli

sarebbe stato affidato se non si fosse stati più

che sicuri della sua lealtà verso Vittorio

Emanuele I.

Il contegno del Villamarina lascia più

perplessi. Pietro Martini osserva che il comandante

della piazza «o mancava affatto

di finezza poliziesca, od era stipato da agenti

imbecilli o traditori». Se tuttavia avesse promosso

o incoraggiato la cospirazione, negandone

al re l’esistenza, che necessità ci sarebbe

stata di pensare alla sua sostituzione

col visconte Asquer? Ad ipotesi suggestive

ha dato luogo il fatto che il Villamarina si

fece consegnare il fascicolo processuale che

non restituì mai.

Il fascicolo, che dopo la morte del Villamarina

passò al suo erede conte del Campo,

secondo alcuni storici, conteneva notizie di

grande interesse che si vollero tenere segrete

incollandone alcune pagine. Il Martini però

scrive che il suo amico notaio Giuseppe Maria

Cara, segretario della commissione inquirente,

che ebbe in visione il fascicolo dal

relatore Musio, gli confidò che nei fogli suggellati

era trascritta solo la deposizione del

comandante del “Real Marina” Demay, il

quale aveva chiesto che venissero incollati i

fogli che lo riguardavano per evitare che

venisse sospettato di essere stato il primo a

denunciare l’esistenza della congiura. Anche

questa spiegazione però è stata ritenuta insufficiente.

Altri elementi da considerare sono l’opposizione

di Prospero Balbo alla concessione

della grazia ai detenuti ed il trasferimento a

Torino, ad opera di Carlo Felice, dei giudici

Musio e Garau: premio per non avere rivelato

chi c’era dietro i congiurati, o punizione

per avere gli stessi partecipato alla

congiura? Come si vede, non mancano gli

elementi romanzeschi, che rendono particolarmente

avvincente l’episodio.

Qualcuno ha persino adombrato responsabilità

nascoste dell’Inghilterra, che desiderava

controllare anche i porti sardi per

completare il suo dominio nel Mediterraneo;

altri della Francia, che mirava ad instaurare

un governo amico di Napoleone.

Ma, oltre a ciò, occorrerà chiedersi fino a che

punto siano state coinvolte nella vicenda alcune

frange della Corte sabauda che forse

speravano di detronizzare il malvisto Vittorio

Emanuele I. E, in quest’ultimo caso, potrebbe

essere stato interessato all’intrigo lo

stesso fratello del sovrano, Carlo Felice, diventato

re di Sardegna nel 1821.

Le diverse ipotesi sono tutte stimolanti e,

quale che sia quella da accreditare, è certo

che l’episodio assume particolare rilevanza

avuto riguardo sia alle motivazioni che l’animarono

che gli interrogativi posti. Agli storici

il compito di chiarire le numerose zone

d’ombra che, a due secoli di distanza, tuttora

permangono.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 63

Un ruolo importante nella vita dell’uomo

Birdi:

verde o vetro?

Birdi è una parola antica che identifica

un materiale attraverso il suo colore.

Oggi il vetro è cosa ben diversa e questo

richiamo al colore parrebbe aver perso in

gran parte la propria valenza.

Parlando di vetro in termini chimici ci si

riferisce ad un silicato (silice o sabbia) sodocalcico

(soda + calce) ottenuto dalla fusione

di una miscela ad alta temperatura. Gli elementi

che la compongono sono:

• la sabbia silicea, che conferisce al vetro

la struttura ed ha la funzione di vetrificante

o costituente del reticolo cristallino SiO 2;

• il carbonato di sodio o soda, che agendo

da agente fondente abbassa il punto di fusione

della silice e migliora l’omogeneità

della pasta attraverso l’eliminazione delle

bolle;

• il carbonato di calcio, che opera come

stabilizzatore e conferisce al vetro la sua resistenza

chimica;

• gli agenti affinanti, che consentono di

eliminare i residui gassosi dalla miscela fusa

ed ottenere una qualità uniforme;

• gli ossidi metallici, che migliorano le

caratteristiche meccaniche, la resistenza agli

agenti atmosferici e conferiscono al vetro

l’eventuale colorazione.

Sono disponibili altri tipi di vetro quali:

• il vetro borosilicato, utilizzato in particolare

per applicazioni farmaceutiche e di

laboratorio grazie al basso coefficiente di

espansione;

• il vetroceramico, composto da una fase

cristallina e da una fase vetrosa residua e caratterizzato

da un coefficiente di espansione

lineare praticamente nullo che lo rende

ideale nell’utilizzo, tra le altre cose, per la

fabbricazione dei piani di cottura;

Riccardo Lasic

• il vetro alcalino, rinforzato chimicamente

ed utilizzato nei moderni apparati

elettronici per la protezione dei display;

• il vetro ad elevato contenuto di piombo

(70%), che riduce sostanzialmente il passaggio

dei raggi x ed è utilizzato nella realizzazione

di schermi per laboratori radiologici

e processi industriali che richiedono

schermature;

• il cristallo, contenente come minimo il

24% di ossido di piombo e caratterizzato da

particolare brillantezza e risonanza.

La grande varietà di applicazioni mette

in luce l’importanza che il vetro riveste nella

nostra vita di tutti i giorni e come esso influisca

sulle attività umane. Quest’ultime

vengono esercitate principalmente in luoghi

chiusi molto diversi tra loro ed a volte con

destinazioni specifiche, ma con una comune

esigenza di salubrità, sicurezza e comfort

ambientale.


64 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Per quanto riguarda quest’ultimo

aspetto, in effetti, solo dagli anni ’40 prende

piede il concetto di “vetrata isolante” come

strumento per migliorare l’isolamento termico

degli ambienti e solo negli anni ’70, con

la crisi energetica, se ne avrà la sua vera affermazione.

Anche mio padre, che in quegli anni svolgeva

l’attività d’ingegnere ed imprenditore

edile, realizzando in Sardegna opere per

aziende al passo coi tempi come l’AGIP e la

SES, prese coscienza di questa nuova esigenza

e di un nuovo spazio di mercato che

si apriva. Nel 1959 decise di avviare un’attività

funzionale alla propria impresa di costruzioni

che chiamò Sardavetri. Come tante

altre realtà del settore il laboratorio di un

tempo ha dovuto evolversi in stabilimento e

le attività svolte manualmente sono state

sostituite da impianti a controllo numerico,

passo imprescindibile per ottenere le certificazioni

di prodotto che oggi regolano questo

comparto in continua evoluzione.

Uno dei principali obiettivi per il settore della

produzione e trasformazione del vetro indirizzato

all’edilizia, in termini di evoluzione

della materia prima “vetro”, è stato dunque

quello di coniugare la funzione primaria della

trasmissione luminosa con il raggiungimento

dei citati fattori di benessere ottemperando

inoltre, in tempi più recenti, a precise norme

in materia di risparmio energetico.

Lo sviluppo di vetri con depositi metallici

superficiali (coating) ha garantito risposte

di alta gamma per il controllo dell’energia

solare. L’attuale produzione

vetraria destinata alle costruzioni ha inoltre

integrato tale funzione con altre quali l’isolare

fisicamente ed in sicurezza l’interno

dall’esterno e l’operare sull’abbattimento

acustico ed ha attribuito altresì al vetro valenze

nuove come quelle di barriera antinfortunistica,

di elemento architettonico ed

anche strutturale.

La vetrata isolante (vetrocamera) rappresenta

sempre più la punta di diamante

nella trasformazione del vetro destinato all’edilizia;

la sua funzione è quella di garantire

un isolamento termico superiore a quello

della lastra monolitica.

I componenti di una vetrata isolante

Grazie all’assemblaggio di più lastre di

vetro anche partiture vetrate di grandi dimensioni

come le facciate continue sono in

grado di assicurare, attraverso le sinergie che

scaturiscono dall’utilizzo contestuale di elementi

con specificità diverse, quali profili distanziatori

a taglio termico e gas inseriti

nelle intercapedini tra i vetri, il massimo

isolamento, limitando il passaggio del calore

e lasciandosi attraversare dalla luce. L’utilizzo

di vetrate isolanti con trattamenti superficiali

di tipo basso-emissivo e selettivo

agevola il raggiungimento in tutte le stagioni

di temperature e luminosità ideali; la riduzione

della trasmissione del calore trasportato

dalle radiazioni infrarosse ad onde corte

e lunghe, ottenuta attraverso il trattamento

basso-emissivo dei vetri, consente di ridimensionare

nella stagione estiva il fabbisogno

di aria condizionata e nel periodo invernale

la produzione di riscaldamento; la

selezione delle radiazioni solari consente allo

stesso tempo di non penalizzare il passaggio

della luce naturale. Entrambe le funzioni garantiscono

una minore incidenza della bolletta

energetica ed un conseguente minore

impatto ambientale derivanti da quella che

è può essere la comune gestione climatica ed

illuminotecnica di un fabbricato ad uso abitativo

o per il terziario.

Le prestazioni di sicurezza di una vetrata

si ottengono attraverso il processo di

stratifica e/o di tempra.

Il processo di stratifica consiste nel far

aderire più lastre di vetro tra loro mediante

intercalari di materiale plastico (polivinilbutirrale

o PVB); il processo avviene in autoclave

e garantisce la perfetta trasparenza

del prodotto finito. In funzione della com-


Vetrata basso-emissiva selettiva

posizione e dello spessore di

ogni elemento il vetro stratificato

assume caratteristiche

di sicurezza diverse, dall’anti

infortunistica all’anti proiettile,

garantendo persone e

beni. In caso di urto le

schegge che si producono restano

coese al materiale plastico

evitando il ferimento

delle persone e l’attraversamento

della lastra. Il vetro

stratificato consente inoltre

l’abbattimento fino al 99%

delle radiazioni UV evitando

l’alterazione dei colori negli

oggetti.

Il processo di tempra

rende il vetro più duro e resistente

agli sbalzi termici,

agli impatti ed alle flessioni.

In caso di rottura il vetro

temprato si sbriciola e non

produce schegge in grado di

ferire, risultando adatto ad

applicazioni che richiedono

proprietà anti infortunistiche.

A differenza del vetro

stratificato non ha prestazioni

anti caduta nel vuoto e

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 65

non può essere usato per sotto-quadri di finestre, balaustre

o parapetti.

L’abbattimento acustico attraverso il vetro si ottiene utilizzando

nel processo di stratifica plastici con bassa densità

o resine atti ad attenuare le vibrazioni e diminuire la trasmissione

dei rumori.

Il vetro fornisce ottime prestazioni in termini di reazione

al fuoco, ovvero di non apporto allo sviluppo delle fiamme;

è normalmente inserito in un elenco di materiali che rientrano

nella classe A1 e non richiedono l’esecuzione di alcuna

prova specifica prima dell’utilizzo. Per quel che riguarda la

resistenza al fuoco è invece necessario valutare fattori quali

la tenuta alle fiamme, la capacità di limitare l’irraggiamento

del calore e la capacità di isolamento termico. Buoni risultati

possono essere raggiunti attraverso l’armatura metallica

della lastra di vetro, il processo di tempra, l’uso di depositi

sulle superfici o d’intercalari intumescenti nel caso di vetri

stratificati.

Il vetro ha un ruolo importante anche nella decorazione

e rifinitura degli edifici sia per le facciate sia per gli interni:

si tratta quasi sempre di vetri di sicurezza, stratificati e/o

temprati, che sono stati sottoposti a processi quali la laccatura,

la satinatura o incisione ad acido, l’argentatura, l’inserimento

tra più lastre di plastici opachi o decorati, di led

o di circuiti elettrici in grado di modificare l’estetica della

lastra a seconda delle esigenze.

Attraverso la combinazione dei processi di tempera e

stratificazione si possono ottenere dei prodotti in grado di

assumere funzione strutturale o autoportante. L’utilizzo di

fori con svasature ed accessori in acciaio permette di assemblare

tra loro lastre anche di notevoli dimensioni e di

realizzare strutture e spazi “tutto vetro”.

Un’ultima annotazione riguarda la possibilità di riciclare

il vetro e come esso, con una corretta politica, possa rappresentare

un prodotto a basso impatto per l’ambiente.

Questa considerazione ed il risparmio energetico apportato

dal vetro per il conseguimento del nostro benessere abitativo

portano a dover rivedere quanto affermato all’inizio,

rendendo quanto mai attuale il termine “birdi” attraverso

la comune accezione ecologica che è attribuita al colore

“verde”, pertanto si potrebbe scrivere:

Birdi: (campidanese) verde (ecologico), vetro.

Per la stesura del presente articolo si è fatto riferimento a:

www.saint-gobain-glass di Saint-Gobain Glass Italia

www.yourglass.it di AGC Glass

presso questi siti sono disponibili approfondimenti, allegati tecnici,

normative e tabelle.


66 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

VI edizione della manifestazione in ricordo del grande scrittore

Cagliari

e il Premio Alziator

La sesta edizione del Premio letterario

intitolato alla memoria dell’illustre

cagliaritano Francesco Alziator segna

una svolta importante nell’organizzazione di

una manifestazione sempre più internazionale

che colloca Cagliari quale punto nodale

del Bacino culturale del Mediterraneo.

Il testimone passa dal Comune di Cagliari

– che nel 2007 l’ha creato grazie all’impegno

del suo ideatore Maurizio Porcelli,

all’epoca presidente della Commissione

Cultura, e di Ada Lai, anche lei perno fondamentale

della macchina comunale quale

dirigente dell’Area servizi alla Cittadinanza

e oggi Capo di Gabinetto della Presidenza

della Giunta Regionale, con il sostegno dell’ex

Sindaco Emilio Floris, il quale ha da subito

creduto nel progetto – alla Fondazione

Francesco Alziator, Associazione Culturale

istituita da eminenti personalità del mondo

culturale sardo e nazionale.

Fanno parte della Fondazione – intitolata

a colui che fu anche membro del Rotary

Club Cagliari, quel Professore colto e sensibile

che ha lasciato a ricordo della sua importante

opera, alcuni straordinari ed efficacissimi

affreschi di una città suggestiva e

caratteristica che in molte parti del mondo

ci invidiano, Cagliari, appunto, con tutte le

sue peculiarità e ricchezze storiche e paesaggistiche

– professori del calibro di Ugo

Carcassi, eminenza grigia dei rotariani sardi

e preside storico della facoltà di medicina,

Bachisio Bandinu, antropologo di successo,

Francesco Luigi Nonnis, scrittore ed ex preside

amatissimo dai giovani.

E ancora Tonino Oppes, uno dei giornalisti

più sensibili e appassionati alla letteratura,

caporedattore del TGR Sardegna,

Luigi Puddu

l’ideatore del Premio Maurizio Porcelli, consigliere

comunale e membro del CdA del Teatro

Lirico di Cagliari, e la decana degli

scienziati sardi impegnati nel mondo della psichiatria,

la Professoressa Nereide Rudas,

una delle personalità del mondo scientifico sardo

più apprezzata oltre Tirreno e all’estero.

Per i suoi meriti e la sua straordinaria caratura

umana e culturale Nereide Rudas è

stata nominata per acclamazione Presidente

della Fondazione.

La Presidente onoraria è invece la figlia

del grande scrittore, Cristiana, che, assieme

al marito Salvatore Cubeddu, studioso e

profondo conoscitore del panorama letterario

sardo, fin dal primo momento ha salutato

con grande favore questa importante

iniziativa per Cagliari e la Sardegna.

La proposta della Fondazione Alziator, di

proseguire il cammino del Premio seppure

con minori possibilità economiche ma con

quella forza determinata dall’impegno e

dalla passione del direttivo, è stata accolta

con entusiasmo dal Presidente della Regione

Ugo Cappellacci, dal Presidente della Fondazione

Banco di Sardegna Antonello Arru

e dal Sindaco di Cagliari Massimo Zedda.

Ogni istituzione ha contribuito secondo le

proprie possibilità consentendo la realizzazione

della sesta edizione del Premio, un’annata

caratterizzata da grandi novità e da

una sempre maggiore attenzione verso la figura

di Alziator.


Scrittore, giornalista e studioso, Alziator

ha dedicato diversi studi antropologici alla

città di Cagliari, privilegiando la ricerca di

una forte identità storica e sociale da valorizzare

e trasmettere nel tempo; pertanto, il

premio a lui dedicato, si pone l’obiettivo di

rafforzare l’interesse e la conoscenza per il

nostro capoluogo da parte di tutti gli abitanti

dei Paesi del Bacino del Mediterraneo

prioritariamente, ma aprendosi anche all’Europa

Continentale ed ai Paesi Oltreoceano

che apprezzano la cultura italiana ed

in particolare la storia della nostra città e di

tutta l’Isola.

Cagliari aspira ad imporsi come polo culturale

d’interesse internazionale in quanto

cuore del Mediterraneo col quale condivide

un passato di notevole interesse che è ancora

visibile nelle architetture, nella letteratura,

nelle tradizioni. È dunque importante il confronto

tra queste culture sorelle sia come

regione sia come nazione. Una manifestazione

che si pone dunque, partendo dalla

propria identità locale, l’obiettivo d’interloquire

e confrontarsi con l’attuale realtà letteraria

nazionale e internazionale, con un’attenzione

particolare agli aspetti

antropologici dell’evolversi delle culture.

L’esigenza di far diventare il Premio

Francesco Alziator punto di riferimento del

panorama turistico e culturale del Mediterraneo

è legata al successo ottenuto in questi

anni che ha registrato nelle varie edizioni

una media annuale di circa 300 libri in gara

tra Narrativa, Saggistica e Sezione Speciale

(autori stranieri del Mediterraneo), la presenza

delle più importanti case editrici nazionali

(Mondadori, Bompiani, Baldini Castoldi

Dalai, Einaudi, Rizzoli, Marsilio,

Sellerio, Adelphi, Laterza, Carocci ...) e di

tutti i paesi del Mediterraneo e Balcanici

(Spagna, Francia, Turchia, Algeria, Tunisia,

Egitto, Bosnia, Croazia, Israele, Palestina,

Marocco, Serbia), la presenza in gara di

nomi illustri (Giuseppe Beccaria, Tiziana

Ferrario, Giuseppe Ayala, Giorgio Faletti).

Sono stati ospiti della serata finale nelle precedenti

edizioni: Luca Goldoni, Nicola

Lecca, Salvatore Niffoi, Marcello Fois, Kalhed

Foud Allam, Dacia Maraini, Paola Gas-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 67

sman, Ugo Pagliai, Anna Galiena, Lidia Ravera,

Beppe Pisanu, Giovanni Floris, Souad

Sbai, Karim Mezran. Hanno presentato il

Galà finale: Maria Teresa Ruta (2007),

Franco Di Mare (2008), Michele Mirabella e

Nadia Bengala (2009), Rosanna Cancellieri

(2010), Dario Vergassola e Mario Sechi

(2011).

Quest’anno, come da tradizione, le categorie

in concorso erano tre: narrativa, saggistica

e sezione speciale riservata ai Paesi

del Bacino Mediterraneo ed i lavori, pervenuti

entro il 7 luglio, sono stati esaminati da

una prestigiosa Giuria presieduta da Giovanni

Follesa e composta da Sergio Atzeni,

collaboratore de L’Unione Sarda, Francesca

Figus caposervizio de L’Unione Sarda,

Franco Mannoni Vice Presidente della Fondazione

Banco di Sardegna, Enrico Pilia

vicecaporedattore de L’Unione Sarda, Giorgio

Pisano una delle firme storiche de

L’Unione Sarda e oggi autore dei ritratti

domenicali a personaggi sardi e internazionali

di spicco, Massimiliano Rais di Sardegna

1 e Felice Testa giornalista de La Nuova

Sardegna.

Il montepremi, di oltre 20.000,00 euro

con un prestigioso Primo Premio di 6.000,00

euro oltre agli altri riconoscimenti per il secondo

e terzo classificato, è stato conteso tra

i 293 volumi in concorso.

Una scelta difficile che ha impegnato la

giuria per oltre due mesi di interessanti letture

e intenso lavoro.

A settembre – nel corso di un riuscitissimo

galà presentato da Ottavio Nieddu,

volto noto della televisione sarda e studioso

delle tradizioni popolari del folclore sardo, e

ospitato dall’editore Sergio Zuncheddu nell’accogliente

piazza Unione Sarda, un gioiello

urbanistico in una zona degradata della

città che grazie all’investimento dell’Immobiliare

Europea ha cambiato volto ad una

parte del quartiere di Sant’Avendrace – la

Giuria ha comunicato le terne finaliste.

Per la Sezione Narrativa: Fabio Bussotti,

Il cameriere di Borges, edito Perdisa Pop;

Matteo Nucci, Il toro non sbaglia mai, casa

editrice Ponte alle grazie; Niccolò Migheli,

Hidalgos, edito da Arkadia.


68 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Ritratto giovanile di Francesco Alziator (1909-1977)

Per la saggistica; Concita De Gregorio,

Così è la vita, Imparare a dirsi addio, editore

Einaudi; Luciano Canfora, Il mondo di

Atene, edizioni Laterza; Nicolò Amato, I

giorni del dolore, la notte della ragione, Armando

Editore.

Per la Sezione speciale dedicata ai paesi

del bacino del Mediterraneo; Anilda Ibrahimi,

Non c’è dolcezza, editore Einaudi; Régis

de Moreira, Il libraio, editore Aìsara;

Soti Triantafillou, Scatole cinesi: 4 stagioni

per il detective Malone, casa editrice Voland.

Ospite d’onore il giornalista Mario Sechi,

già direttore de L’Unione Sarda e oggi al timone

del prestigioso quotidiano romano Il

Tempo.

A deliziare gli oltre 500 spettatori accorsi

per il primo evento del Premio Alziator un

concerto pianistico di altissimo livello con il

Duo Gershwin composto da Alessandra Taglieri

e Roberto Genitoni, una delle coppie

pianistiche a 4 mani più apprezzate a livello

nazionale.

La suadente voce di Daniela Deidda, attrice

raffinata e sensibile, ha aperto il galà

con una poesia di sua composizione dedicata

a Cagliari e a Francesco Alziator.

Piazza Unione Sarda è stata teatro di

un’altra interessante iniziativa culturale sul

rapporto tra Alziator e la sua città natale.

Nella Sala conferenze de L’Unione Sarda,

si è svolta una conversazione di Antonello

Angioni su La Cagliari dorata di Francesco

Alziator: un itinerario storico, artistico e

sentimentale tra i luoghi più cari dello scrittore

cagliaritano.

Ad arricchire l’esposizione curata e particolareggiata

di Angioni, la proiezione del

cortometraggio di Federico Boy Cagliari...

appunti di vista a cura della Società Umanitaria

e la conversazione di Antonello

Zanda su Cagliari nel cinema: sguardi sulla

città.

Zanda, direttore del Centro Servizi Culturali

della Società Umanitaria e della Cineteca

Sarda, da più di trent’anni si occupa

di cultura e di cinema promuovendo

iniziative nazionali di grande importanza

per l’Isola. Angioni, avvocato-scrittore, è

autore di numerosi libri sulla Cagliari di

oggi e di ieri e nel corso della sua infaticabile

opera ha dato alle stampe una decina di

interessanti saggi che sono punto di riferimento

per gli studiosi e gli appassionati

sardi e della Penisola. Sono Guida alla città

di Cagliari, Cagliari, magia nei secoli, La

congiura di Camarassa (romanzo storico),

La sagra di Sant’Efisio, patrimonio dell’umanità,

Profilo storico della città di Cagliari,

Castello: i palazzi, le famiglie, le

strade, le chiese e Cagliari va a teatro.

La proiezioni è stata una sorpresa ed una

scoperta per tutto il pubblico presente che

ha apprezzato un lavoro di straordinaria

valenza storica che mette a confronto la Cagliari

della prima metà del secolo scorso con

la città moderna che oggi vediamo quotidianamente.

A fine ottobre il pubblico cagliaritano ha

festeggiato i vincitori del premio in una appassionante

cerimonia finale, per la regia di

Ottavio Nieddu, presentata con la consueta

professionalità ed eleganza da Rosanna Can-


cellieri, telegiornalista Rai e conduttrice di

varie rubriche di moda, cultura e spettacolo.

La cerimonia, ospitata al Teatro Lirico di

Cagliari grazie alla sensibilità del Sindaco

Massimo Zedda che è anche presidente della

Fondazione musicale cittadina, ha visto la

partecipazione di illustri personalità del panorama

artistico, letterario, giornalistico e

giudiziario del nostro Paese.

A partire dai testimonial di questa edizione.

Mario Sechi, già presidente della Commissione

del premio nella scorsa edizione e

opinionista televisivo molto apprezzato, ha

presentato in prima assoluta in Sardegna il

suo esordio letterario per Mondadori Tutte le

volte che ce l’abbiamo fatta, un libro che

colpisce il lettore per la straordinaria vivacità

della scrittura e per l’originalità dei

contenuti.

A parlare del mondo arabo il giornalista

Saber Mounia, redattore dell’unico quotidiano

cartaceo italiano interamente in lingua

araba, Almaghrebiya, e responsabile del

centro culturale Averroè di Roma, unico organismo

a Roma di cultura araba aperto a

cittadini italiani, arabi e di tutto il mondo

con una fornitissima biblioteca di testi in lingua

araba.

Infine una personalità del mondo giudiziario

di grande prestigio alla sua settima

uscita editoriale, Nicola Gratteri, Procuratore

di Reggio Calabria ed uno dei più attivi

componenti del nucleo della Direzione Distrettuale

Antimafia, da anni in prima linea

contro la ’ndrangheta e protagonista di importanti

operazioni internazionali contro la

criminalità organizzata.

Ha parlato del suo ultimo libro Dire e

non dire appena uscito per Mondadori destando

forti emozioni nell’attenta platea del

Teatro.

Molte le personalità di prestigio del

mondo giudiziario e delle forze dell’ordine

presenti in sala, tra cui il Presidente del Tribunale

Francesco Sette, il Gup Cristina Ornano,

il Comandante Provinciale della Guardia

di Finanza Francesco Bucarelli, il

Comandante Provinciale dei Carabinieri Davide

Angrisani e il Garante per i diritti del-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 69

l’infanzia della Provincia Gianluigi Ferrero

già Presidente del Tribunale per i Minorenni.

Anche il mondo accademico e scientifico

era ben rappresentato e sedevano accanto

alla Presidente Rudas i professori delle Facoltà

di Scienze Politiche e Giurisprudenza

Pippo Puggioni, Isa Castangia e Guido

Chessa Miglior, nostro socio, e la direttrice

del Centro per il Trattamento dei disturbi

Psichiatrici Alcool-correlati della ASL 8

Graziella Boi.

Visto l’altissimo livello delle opere in concorso

la giuria ha assegnato anche 5 menzioni

speciali per volumi particolarmente

significativi e di straordinaria rilevanza sociale,

culturale e narrativa.

Milena Agus con Sottosopra, edizioni

Nottetempo, Emanuele Cioglia con Asia non

esiste, Arkadia editore, Giampietro Ibba con

E poi?... Chiara lo sa, Edizioni San Paolo,

Anthony Muroni con Cossiga dalla A alla Z,

Ethos Edizioni e Guido Pegna con La strada

per Nebida edito da Effequ.

A punteggiare tutte le fasi della premiazione

la GBOrchestra diretta da Giorgio

Baggiani, una delle compagini strumentali

di maggiore prestigio, che vanta la presenza

di illustri solisti della scena musicale sarda,

fondata dal trombettista cagliaritano, docente

al Conservatorio di Cagliari, Vice Direttore

della Scuola Civica di Musica del

Comune di Cagliari e componente del CdA

del Teatro Lirico di Cagliari.

In apertura un’intensa lettura tratta da

La Città del Sole di Alziator interpretata da

Daniela Deidda, mentre il Duo Rossini ha

proposto una milonga per due chitarre in

omaggio alla Presidente della Fondazione

Nereide Rudas.

A fine serata l’atteso momento della proclamazione

dei vincitori.

Per la sezione narrativa si è aggiudicato

il primo premio Il toro non sbaglia mai,

casa editrice Ponte alle Grazie del bravissimo

Matteo Nucci, già finalista allo Strega

con il suo primo libro nel 2010.

A premiare lo scrittore romano il Presidente

della Giuria Giovanni Follesa, l’ideatore

del Premio Maurizio Porcelli e la giurata


70 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Francesca Figus che ha scritto le motivazioni

della scelta: «Il coraggio percorre una distanza

breve; dal cuore alla testa, ma

quando se ne va non si può sapere dove si

ferma; in un’emorragia, forse, o in una

donna, ed è un guaio essere nella corrida

quando se n’è andato, dovunque sia andato»,

scriveva Ernest Hemingway. Matteo

Nucci ci ha raccontato tutto questo. Il coraggio,

la forza, la passione. In un romanzo

che mescola sapiente l’arte del racconto e lo

studio della filosofia, da Dumas a Platone,

dosando le parole, i tempi, i modi. Perché

quel silenzio pieno di sole dell’arena ci avvolga,

e ci prenda. Ricordandoci che sono le

nostre paure a renderci uomini, nonostante

tutto».

La sezione internazionale dedicata agli

autori dei Paesi del Bacino del Mediterraneo

ha visto prevalere la scrittrice greca Soti

Triantafillou, personalità eclettica e di straordinaria

simpatia, che si è imposta con

Scatole cinesi: 4 stagioni per il detective

Malone, casa editrice Voland.

A premiare questa significativa sezione

l’Assessore alla Cultura del Comune di Cagliari

Enrica Puggioni, giovane studiosa,

laureata in filosofia, trapiantata in Germania

dove ha conseguito il dottorato di ricerca

in letteratura comparata presso l’Università

di Stoccarda, nella quale ha anche svolto attività

di docenza, fino al prestigioso incarico

lavorativo all’EPO, l’Ufficio Europeo dei

Brevetti con sede a Monaco.

Con lei sul palco la Presidente Nereide

Rudas per consegnare il primo premio di

6.000 euro alla scrittrice greca con una motivazione

della Giuria molto significativa:

«Un affresco della New York di fine anni Ottanta,

una città in cui a fatica convivevano

popoli diversi per razza e cultura pronti a

combattersi senza regole per il predominio

dei loro malaffari in ogni quartiere dietro

potenti organizzazioni mafiose che gestivano

furti, omicidi, spaccio di droga. Il tutto

all’alba del diffondersi di una malattia semisconosciuta

come l’AIDS, che dilagherà

nel mondo come una vera e propria epidemia.

Permeato dall’inizio alla fine di cultura

cinese, una cultura tanto affascinante proprio

perché così diversa dalla nostra, contraddistinto

da un’ottima caratterizzazione

dei personaggi, un romanzo che è molto più

che un thriller: è narrativa pura, ricco di

colpi di scena che emozionano il lettore».

A leggere alcuni passi dei testi vincitori

una grande attrice italiana, Valeria Ciangottini,

giunta a Cagliari grazie all’amicizia

con il Presidente del Circuito regionale del

teatro di prosa Antonio Cabiddu, socio del

Club Rotary di Quartu S. Elena.

Archiviata la sesta edizione del Premio

Alziator le manifestazioni organizzate dalla

Fondazione continuano fino al prossimo

anno con presentazioni di libri, conferenze,

concerti e con un premio collaterale che sarà

dedicato sempre alla città di Cagliari e incentrato

sulla settima arte, il cinema.

A dicembre la Fondazione Alziator consegnerà

i premi ai vincitori del concorso per

cortometraggi Tre Minuti di Celebrità a Cagliari

ricordando Alziator, voluto dalla Presidente

Nereide Rudas sulla scia di un’analoga

iniziativa creata a Cagliari da Maurizio

Porcelli e organizzato in collaborazione con

la Società Umanitaria, la Cineteca Sarda,

l’Associazione Schermi Rubati e la Multisala

Cineword di viale Monastir a Cagliari.

Professionisti, appassionati e studenti potranno

creare storie sullo sfondo della bellissima

Città del Sole, inventare personaggi

o semplicemente proporre all’attenzione del

pubblico e delle istituzioni alcuni temi cittadini

di interesse generale o disegnare piccoli

affreschi di una città incantevole che desta,

nel visitatore attento o nel turista

frettoloso, con i suoi scorci, i colori, il clima,

l’architettura, il mare, la spiaggia, lo stagno,

stupore ed emozioni, meraviglia e sensazioni

irripetibili.


dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 71

Un’oasi internazionale in Sardegna

Il Sardinia Radio Telescope

ci svela i segreti dell’universo

Pranu Sanguni è un altopiano del Gerrei,

a circa 700 metri sul livello del

mare e 35 Km a nord di Cagliari, le cui

colline Emilio Lussu descriveva “dall’aspetto

geologico d’alta montagna”. La

zona è caratterizzata da una vegetazione

che in primavera tende al rossastro, da cui

il nome che la leggenda attribuisce al sangue

di un drago sconfitto da San Giorgio.

È a questo angolo della Sardegna che la

comunità scientifica internazionale, e non

solo, guarda da tempo con crescente interesse

perché nella parte del territorio di San

Basilio che costeggia la provinciale per Silius,

si trova il sito del Sardinia Radio Telescope

(SRT), il moderno radiotelescopio di

Angelo Poma

64 metri la cui costruzione è stata ultimata

nei primi mesi del 2012.

Per curiosa coincidenza, Hydra, un altro

mostro mitologico, è il nome latino del primo

oggetto osservato con successo da SRT, una

radiogalassia distante da noi circa 840 milioni

anni luce. L’evento che gli astronomi

chiamano “prima luce” è avvenuto lo scorso

8 agosto, di pomeriggio – i radiotelescopi

hanno il vantaggio di poter osservare il cielo

anche di giorno e anche se è nuvolo – e costituisce

un primo significativo traguardo

dopo un decennio di cantieri sull’altipiano,

per parafrasare il già citato Emilio Lussu.

Un tempo apparentemente lungo, ma del

tutto congruo per la realizzazione di un pro-


72 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Apertura al pubblico del cantiere di SRT il 22 aprile 2007 per la Settimana scientifica. A quella data erano

terminati i lavori del basamento e iniziavano quelli per il montaggio della struttura metallica portante

totipo altamente sperimentale e in linea con

i tempi medi di altre analoghe imprese internazionali.

In realtà la storia del progetto è ancora

più lunga se si considerano anche le fasi

di ideazione, progettazione e programmazione,

ricerca di finanziamenti e scelta del sito.

Risale infatti a più di 20 anni fa l’idea di

un radiotelescopio in Sardegna in quanto

naturale completamento della rete radioastronomica

italiana costituita dalle due antenne

di 32 metri di diametro esistenti dal

1983 a Medicina (vicino a Bologna) e a Noto

in Sicilia, dal 1988. Per la posizione occidentale

dell’isola, un terzo strumento in Sardegna,

disegna un ideale triangolo di grandi

dimensioni con gli altri due. Una configurazione

ottimale per la rete italiana perché

una delle importanti proprietà dei radiotelescopi

è quella di poter operare anche insieme

e a grande distanza e, sfruttando il

principio di interferenza delle onde elettromagnetiche,

di aumentare notevolmente il

proprio potere di risoluzione, integrandosi

come un unico grande strumento di dimensioni

pari alle reciproche distanze.

La Sardegna presentava e presenta inoltre

altre favorevoli condizioni: un territorio

geologicamente molto stabile con bassa se

non nulla sismicità (importante specialmente

per le osservazioni nel campo della

geodinamica), un ridotto tasso d’inquinamento

elettromagnetico soprattutto nelle

zone interne (fattore determinante nella

scelta di un sito per un radiotelescopio),

l’esistenza nell’isola di un osservatorio astronomico

e di corsi universitari di astronomia.

Il progetto muove i primi concreti passi

alla fine del secolo scorso con l’arrivo dei

primi importanti finanziamenti da parte del

Ministero dell’Università e Ricerca e della

Regione Sardegna, nell’ambito del piano di

sviluppo del sistema scientifico e tecnologico

del Meridione, cui si aggiungerà in seguito

quello dell’Agenzia Spaziale Italiana, interessata

all’utilizzo dell’antenna per il controllo

delle sonde interplanetarie.

Nel frattempo era stato completato un

primo studio di fattibilità e individuato il

sito in una piccola valle di Pranu Sanguni,

dopo numerose ed accurate campagne di


Il Sardinia Radio telescope (© INAF-OAC foto G. Alvito)

misura e sopraluoghi in diverse zone della

Sardegna, per valutarne il tasso d’inquinamento

elettromagnetico artificiale, le condizioni

meteorologiche, le caratteristiche geomorfologiche

ed altri fattori più generali.

Per avere un’idea delle difficoltà e dei

lunghi tempi di realizzazione dell’intero progetto

va innanzitutto ricordato che, sin dall’inizio,

SRT è stato concepito come uno

strumento molto versatile, moderno ed innovativo.

I media, che hanno sempre seguito

con attenzione lo sviluppo del progetto,

ne hanno spesso sottolineato

soprattutto la grandezza (gigantesca parabola,

grande orecchio, ma anche grande occhio,

etc.). Colpiscono senz’altro i complessivi

70 metri circa di altezza, i 64 metri di

diametro della parabola, le tremila tonnellate

della struttura che posano e possono

ruotare su una fondazione speciale di 40

metri di diametro; e poi si sa o comunque si

intuisce che in un telescopio, ottico o radio,

le dimensioni contano.

Ma SRT non è solo mera mannu, per

dirlo in lingua sarda. Ciò che lo caratterizza

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 73

e lo classifica fra i primi al mondo e unico in

Europa, sono soprattutto le numerose innovazioni

tecnologiche, prima fra tutte la superficie

“attiva” della parabola, composta

da un sofisticato mosaico di 1.008 pannelli

in alluminio, dotati di sensori e finemente

regolabili da servosistemi in modo da assicurare

al paraboloide di mantenere sempre

il suo assetto geometrico ottimale, compensando

in tempo reale le inevitabili flessioni

causate sia dal suo stesso peso o dal suo

movimento che dagli effetti termici o del

vento, alterazioni piccole ma di non poco disturbo

per la ricezione, soprattutto delle alte

frequenze (da 23 a 100 GHz). Questo ed altri

pregi non sono ovviamente fini a se stessi,

ma sono finalizzati ad ottenere altissime

prestazioni nelle osservazioni riducendo gli

errori sperimentali e, come avviene per molti

sistemi complessi, il miglioramento di una

componente può da solo non essere sufficiente

se non vengono anche ridotte tutte le

altri fonti di errore. Ad esempio, la sola progettazione

e costruzione del basamento in

calcestruzzo, precedute ed accompagnate


74 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Il Sardinia Radio telescope (© INAF-OAC foto G. Alvito)

da numerose e raffinate analisi geologiche e

geognostiche, hanno richiesto complessivamente

circa sei anni, perché dovevano essere

innanzitutto valutate e minimizzate con soluzioni

di progetto tutte le possibili deformazioni

sistematiche del terreno che una

massa di 3.000 tonnellate, per di più in movimento,

inevitabilmente comporta.

Ma questo ormai fa parte della storia del

progetto. La prima luce di SRT rende ora

concretamente più vicine le prospettive

scientifiche, tecnologiche e di sviluppo legate

alla presenza del radiotelescopio in Sardegna.

Da un punto di vista realistico e, in senso

lato, economico gli strumenti astronomici di

avanguardia sono innanzitutto imprese che,

anche per il loro costo, devono raggiungere

un alto rendimento, ovvero produrre dati

scientifici di alta qualità e per il maggior

tempo possibile. Per raggiungere questi

obiettivi, se indispensabile, gli astronomi

non esitano a operare in deserti o in isolati

picchi di montagne ad alta quota. Ma

quando non sono richieste condizioni

estreme, la collocazione di uno strumento in

un territorio non sperduto, può contemporaneamente

raggiungere le proprie finalità

scientifiche e giocare un ruolo attivo nello

sviluppo del territorio stesso, come dimostra

l’esperienza di altre realtà nel mondo.

Per quanto riguarda SRT, alcune iniziative

in questo senso sono già partite e sono

state, di recente, tema della terza conferenza

sulla ricerca e innovazione organizzata

dalla Regione Sardegna a Cagliari lo scorso

settembre. Anche per ragioni di spazio ci limitiamo

a citarne qualcuna.

È giusto ricordare che il progetto SRT è

stato portato avanti principalmente dall’Istituto

di Radioastronomia di Bologna e

dagli Osservatori astronomici di Cagliari e

Arcetri (Firenze), strutture dell’Istituto Nazionale

di Astrofisica (INAF). È quindi interamente

italiano. Ma come avviene in tutto

il mondo per tutte le altre strumentazioni

scientifiche di alto livello da terra e dallo

spazio, le osservazioni con il radiotelescopio

SRT saranno aperte a tutta la comunità

scientifica internazionale ed i tempi di os-


Il logo di SRT. Realizzato dal

grafico cagliaritano Stefano Asili

si ispira ai petroglifi megalitici di

Genna Arrele (Laconi).

servazione saranno assegnati

da un comitato di esperti

sulla sola base della bontà

scientifica delle proposte di

ricerca. In questo modo il radiotelescopio

assicura un

continuo e di alto livello

scambio scientifico e culturale,

diventa un centro di eccellenza

e di alta formazione

e consolida l’ottimo lavoro

dell’Osservatorio e dell’Università

di Cagliari in questi

ultimi anni sia nella ricerca

che nella didattica con risultati

scientifici di punta (ad

es. la scoperta della doppia

pulsar) e numerose tesi di

laurea e di dottorato. Nel

2012, ad esempio, l’Osservatorio

di Cagliari ha organizzato,

in collaborazione con la

Regione Sardegna e per il se-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 75

condo anno consecutivo, due scuole estive internazionali su

temi astronomici e di tecnologie radio che hanno visto una

larga partecipazione di docenti e giovani ricercatori da

tutte le parti del mondo. Non meno importante è il coinvolgimento

dell’Osservatorio e di SRT anche nel progetto regionale

Summer Students che prevede qualificati periodi di

stage di studenti degli ultimi anni delle scuole superiori nei

centri di ricerca sardi.

La vita scientifica ed il mantenimento di standard elevati

di qualità del radiotelescopio sono legati anche al continuo

sviluppo di nuove apparecchiature e strumentazione,

per es. ricevitori ma anche risorse di supercalcolo, che sono

per la gran parte prodotti nei laboratori di radioastronomia

e che spesso danno luogo ad applicazioni in altri campi

(sono nate dalle esigenze della radioastronomia, ad es. le

connessioni wi-fi). Significativo in questo contesto è il recente

progetto, nell’ambito dell’Accordo di Collaborazione

tra la Regione Sardegna e la Regione Lombardia, per la realizzazione

di laboratori di ricerca nel settore delle microonde

presso l’Università di Milano e l’Osservatorio di Cagliari,

aperti alla collaborazione ed alla sinergia con le piccole e

medie imprese ad alto contenuto tecnologico presenti nelle

due regioni. E va anche ricordato che già in tutti questi anni

vi è stato un ritorno positivo non solo in termini economici

ma anche di crescita professionale per le imprese sarde che

hanno operato nella costruzione del radiotelescopio.

Sin dall’inizio, come filosofia, il sito del radiotelescopio

è stato pensato come una sede aperta anche al pubblico e,

infatti, fra le prime opere del progetto complessivo degli edifici

è stato inserito un centro visitatori, attualmente in corso

di ultimazione. Già da più di un anno, pur se al momento

limitate a qualche giorno al mese e con alcune misure di sicurezza

dettate dalla presenza di cantieri, vi è un programma

di visite guidate sia e soprattutto per le scuole ma

anche per gruppi, associazioni o semplici cittadini. Anche

in questo caso l’esperienza di altri importanti centri radioastronomici

in Italia e all’estero dice che esistono le potenzialità

per organizzare intorno al radiotelescopio un polo

del cosiddetto turismo scientifico, un’opportunità di rilancio

per una zona come il Gerrei, povera attualmente di attività

economiche ma ricca di bellezze naturali e archeologiche

come il parco di Pranu Muttedu a Goni.

Lo spazio è sempre tiranno ma per tante altre notizie, informazioni

e curiosità c’è sempre il sito www.srt.inaf.it ma

anche l’opportunità di un visita a Pranu Sanguni, alla

quale tutti i soci del Rotary sono cordialmente invitati.


76 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

COMMISSIONI ANNO 2012 – 2013

AMMINISTRAZIONE

DEL CLUB

Presidente coordinatore:

Paolo PICCALUGA

E-mail: paolopiccaluga@alice.it

PROGRAMMI

PRESIDENTE: Marinella

FERRAI COCCO ORTU

E-mail: ferrai.marinella@tiscali.it

COMPONENTI: Guido Chessa Miglior,

Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona,

Gaetano Giua Marassi, Caterina Lilliu,

Pasquale Mistretta, Paola Piras

ASSIDUITÀ E

AFFIATAMENTO

PRESIDENTE: Giuseppe CASCÌU

E-mail: beppecasciu@libero.it

COMPONENTI: Angelo Deplano, Massimo

Frongia, Antonio Lenza, Margherita Mugoni,

Maria Luigia Muroni, Alessandro Palmieri

RIVISTA E BOLLETTINO

DEL CLUB

PRESIDENTE: Lucio ARTIZZU

E-mail: lucioartizzu@tiscali.it

COMPONENTI: Francesco Birocchi,

Salvatore Fozzi, Caterina Lilliu,

Marcello Marchi, Giovanni Sanjust di Teulada

SITO WEB DEL CLUB

PRESIDENTE: Michele ROSSETTI

E-mail: rossetti@sardi.it

COMPONENTI: Francesco Birocchi,

Caterina Lilliu, Roberto Nati

EFFETTIVO

Presidente coordinatore:

Cecilia ONNIS

E-mail: ceonni@tiscali.it

AMMISSIONI, CLASSIFICHE

E SVILUPPO DELL’EFFETTIVO

PRESIDENTE: Rafaele CORONA

COMPONENTI: Giovanni Barrocu, Ugo Carcassi,

Piergiorgio Corrias, Salvatore Ferro,

Gaetano Giua Marassi

INFORMAZIONE E

FORMAZIONE ROTARIANA

PRESIDENTE: Angelo CHERCHI

E-mail: cherchi.angelo@alice.it

COMPONENTI: Lucio Artizzu, Salvatore Fozzi,

Marcello Marchi, Roberto Nati,

Paolo Piccaluga, Gian Paolo Ritossa

PROGETTI

DI SERVIZIO

Presidente coordinatore:

Giovanni BARROCU

E-mail: barrocu@tiscali.it

AZIONE INTERNAZIONALE

PRESIDENTE: Giovanni BARROCU

E-mail: barrocu@tiscali

COMPONENTI: Angelo Aru, Giulia Casula,

Angelo Deplano, Alessio Grazietti, Franco

Passamonti, Lucia Pagella, Giorgio Sanna

EVENTI SPECIALI

PRESIDENTE: Luigi PUDDU

E-mail: luigi.puddu@alice.it

COMPONENTI: Stefano Liguori, Guido Maxia,

Stefano Oddini Carboni, Alessandro Palmieri,

Marco Rodrigues, Giulia Vacca Cau

SVILUPPO DELLA COMUNITÀ

Aspetti Culturali (Rotary per la Città)

PRESIDENTE: Michele PINTUS

E-mail: michelepintus@gmail.com

COMPONENTI: Ercole Bartoli, Guido Chessa

Miglior, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Marcello

Marchi, Maria Luigia Muroni, Lucia Pagella

SVILUPPO DELLA COMUNITÀ

Ambiente, Territorio, Ecoparco

PRESIDENTE: Mario FIGUS

E-mail: mario.figus@tin.it

COMPONENTI: Angelo Aru, Ambrogio Atzeni,

Ginevra Balletto, Maurizio Boaretto, Antonio

Pillai, Giorgio Sanna, Antonio Scrugli

SVILUPPO DELLA COMUNITÀ

Aspetti Sanitari

PRESIDENTE: Giuseppe MASNATA

E-mail: giuseppemasnata@gmail.com

COMPONENTI: Efisio Baire, Carlo Carcassi,

Giovanni Cascìu, Giuseppe Cocco, Ulisse Figus,

Giorgio La Nasa, Salvatore Lostia di Santa Sofia

SVILUPPO DELLA COMUNITÀ

Aspetti Sociali

PRESIDENTE: Giorgio LA NASA

E-mail: lanasa@tiscali.it

COMPONENTI: Michele Bajorek, Carlo Carcassi,

Mario Graziano Figus, Gaetano Giua Marassi

SVILUPPO DELLA COMUNITÀ

Prevenzione Tossicodipendenza

PRESIDENTE: Maria Pia LAI GUAITA

E-mail: valguaita@tiscali.it

COMPONENTI: Michele Bajorek,

Gianfranco De Gesu, Paola Dessì,

Ulisse Figus, Gaetano Giua Marassi

COMUNICAZIONE

Presidente coordinatore:

Ettore ATZORI

E-mail: ettoreatzori@libero.it

RAPPORTI CON

LE ISTITUZIONI

PRESIDENTE: Michele ROSSETTI

E-mail: rossetti@sardi.it

COMPONENTI: Paola Dessì,

Salvatore Fozzi, Giampaolo Piras

RAPPORTI CON I MEDIA

PRESIDENTE: Giovanni

SANJUST DI TEULADA

COMPONENTI: Francesco Birocchi, Maria Luigia

Muroni, Roberto Nati, Luigi Puddu

NUOVE GENERAZIONI

Presidente coordinatore:

Antonio CABRAS

E-mail: ninnicabras@alice.it

ROTARACT

PRESIDENTE: Riccardo LASIC

E-mail: riccardo.lasic@tiscali.it

COMPONENTI: Christian Cadeddu, Marcello

Caletti, Maria Luigia Muroni, Roberto Nati,

Paola Giuntelli Pietrangeli

RYLA

PRESIDENTE: Enzo PINNA

E-mail: enzo.pinna@legalmail.com

COMPONENTI: Giuliano Frau, Andrea Lixi,

Cecilia Onnis, Paola Piras

SCAMBIO GIOVANI

PRESIDENTE: Pier Francesco STAFFA

E-mail: italiainghilterra@tiscali.it

COMPONENTI: Ezio Castagna, Vincenzo Cincotta,

Salvatore Ferro, Cecilia Onnis

FONDAZIONE ROTARY

Presidente coordinatore:

Salvatore FOZZI

E-mail: salvatore.fozzi@tiscali.it

FONDO PERMANENTE

E PolioPlus

PRESIDENTE: Salvatore FOZZI

E-mail: salvatore.fozzi@tiscali.it

COMPONENTI: Lucio Artizzu, Antonio Cabras,

Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Lai,

Marcello Marchi, Luigi Puddu

BORSE DI STUDIO

Ex BORSISTI, ALUMNI (GSE)

SCAMBIO DI GRUPPI DI STUDIO

PRESIDENTE: Antonio CABRAS

E-mail: ninnicabras@alice.it

COMPONENTI: Flavio Carboni, Giuseppe Fois,

Giampaolo Piras, Pier Francesco Staffa


Le riunioni del Club

24 MAGGIO

Presiede: MICHELE ROSSETTI

Relatore: il generale LUIGI ROBUSTO, comandante

della Legione Carabinieri Sardegna

Titolo: “L’ARMA DEI CARABINIERI E LA

SARDEGNA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Francesco Birocchi, Antonio

Cabras, Giovanni Maria Campus, Carlo

Carcassi, Ugo Carcassi, Giovanni Cascìu,

Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo

Ciani, Rafaele Corona, Angelo Deplano, Paola

Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore

Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi,

Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, Maria

Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina

Lilliu, Andrea Lixi, Marcello Marchi, Margherita

Mugoni, Maria Luigia Muroni, Roberto

Nati, Stefano Oddini Carboni, Giovani

Olla, Cecilia Onnis, Lucia Pagella, Alessandro

Palmieri, Paolo Piccaluga, Michele

Pintus, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo

Ritossa, Mauro Rosella, Giovanni

Sanjust, Pier Francesco Staffa

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Mirella

Campus, Antonella Cherchi, Maria Grazia Rosella.

Sono ospiti del Club: il colonnello Davide

Angrisani, comandante provinciale carabinieri

di Cagliari.

Sono ospiti dei soci: di Marinella Ferrai

Cocco Ortu il figlio avv. Francesco Cocco Ortu.

31 MAGGIO

Presiede: MICHELE ROSSETTI

Relatore: il nostro socio ing.

MAURIZIO BOARETTO

Titolo: “L’EREDITÀ DELL’ATTIVITÀ

MINERARIA. UN PATRIMONIO DI CUI

ANDAR FIERI”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele Bajorek,

Ginevra Balletto, Giovanni Barrocu,

Maurizio Boaretto, Antonio Cabras, Ugo Carcassi,

Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo

Ciani, Giuseppe Cocco, Rafaele Corona, Piergiorgio

Corrias, Silvano Costa, Gianfranco De

Gesu, Dessì Alfonso, Marinella Ferrai Cocco

Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Giuseppe

Fois, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua Marassi,

Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina

Lilliu, Marcello Marchi, Giuseppe Ma-

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 77

snata, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni,

Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Lucia Pagella,

Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Giampaolo

Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Andrea

Rusconi, Pier Francesco Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Franca Boaretto, Elia Maria

Cabras, Giulietta Cascìu, Rossana Cocco, Antonella

Figus, Maria Teresa Piccaluga.

Sono ospiti del Club: l’on. Gianfranco Tunis,

l’ing.Giorgio Bognin, il prof. arch. Franco

Mancuso, l’arch. Giacomo Chiesa, l’ing.

Alberto Zuddas; 22 giovani laureati partecipanti

all’Eco-Campus; 6 giovani dell’AEGE;

i giovani del Rotaract: dott, Antonello Fiori,

vicepresidente; Francesca Fiorilla, presidente

incoming; dott. Nicola Cossu e Riccardo

Succu, soci.

Sono ospiti dei soci: di Maurizio Boaretto:

la figlia ing. Stefania.

7 GIUGNO

Presiede: MICHELE ROSSETTI

Riunione Interclub Rotary di Cagliari

Titolo: “PREMIO LA MARMORA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ginevra

Balletto, Giovanni Barrocu, Francesco Birocchi,

Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Ugo

Carcassi, Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Giuseppe

Cocco, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona,

Piergiorgio Corrias, Angelo Deplano,

Dessì Paola, Dessì Alfonso, Marinella Ferrai

Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Salvatore Fozzi,

Giorgio La Nasa, Riccardo Lasic, Marcello

Marchi, Giuseppe Masnata, Maria Luigia

Muroni, Cecilia Onnis, Lucia Pagella, Alessandro

Palmieri, Paolo Piccaluga, Michele

Pintus, Luigi Puddu, Marco Rodriguez, Andrea

Rusconi, Giovanni Sanjust, Pier Francesco

Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Marina Birocchi, Elia Maria

Cabras, Antonella Cherchi, Franca Cincotta,

Maria Rosaria Corona, Maria Corrias, Paola

Deplano, Paola Dessì, Tiziana Masnata,

Maria Teresa Piccaluga, Marina Pintus,

Maura Rossetti, Maria Rosaria Rusconi.

Sono ospiti del Club:

- per lo Scambio Giovani: Nola Lee Heyes e

Suzanne Richelle Kanavell.

- i giovani del Rotaract: dott, Nicola Satta,

presidente; Giorgia Fiorilla, segretario.

Sono ospiti dei soci: di Riccardo Lasic l’architetto

Fonti; di Cecilia Onnis la dott.ssa Francesca

Cozzoli.

Sono ospiti dei Club di Cagliari:

- il dott. Lorenzo Giannuzzi, Direttore Generale

del Forte Village Resort; il dott.Gen.

Piero Caramelli, Comandante del Compartimento

della Polizia Stradale della Sardegna;

il Gen.di Corpo d’Armata Claudio Tozzi, comandante

del Comando Militare Autonomo

della Sardegna, e rotariano di Cagliari Est,

con la signora Francesca Filippone;

- il sig. Rodolfo della famiglia Mori Ubaldini

degli Alberti, discendente della famiglia

La Marmora.

21 GIUGNO

Presiede: MICHELE ROSSETTI

ASSEMBLEA N. 4 DI FINE ANNO, nel corso

della quale il Presidente del Club, i Presidenti

delle Commissioni e i Coordinatori hanno illustrato

l’attività svolta dal Club, i progetti

realizzati e quelli che verranno completati

nel prossimo anno rotariano.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Ginevra Balletto, Francesco Birocchi,

Antonio Cabras, Giovanni Cascìu, Giuseppe

Cascìu, Angelo Cherchi, Giuseppe

Cocco, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona,

Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu,

Mario Figus, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua

Marassi, Giorgio La Nasa, Alberto Lai, Maria

Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Caterina

Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe

Masnata, Pasquale Mistretta, Maria

Luigia Muroni, Roberto Nati, Lucia Pagella,

Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Michele Pintus,

Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa,

Mauro Rosella, Giovanni Sanjust,

Antonio Scrugli.

28 GIUGNO

Presiede: MICHELE ROSSETTI

Argomento della serata: PASSAGGIO

DELLA CAMPANA.

Sono presenti

i soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Berto Balduzzi, Ginevra Balletto,

Giovanni Barrocu, Francesco Birocchi,

Maurizio Boaretto, Antonio Cabras, Giovanni

Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Paolo

Ciani, Giuseppe Cocco, Alberto Cocco

Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias,

Lino Cudoni, Gianfranco De Gesu, Angelo Deplano,

Paola Dessì, Alfonso Dessì, Marinella

Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario

Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Giuliano

Frau, Paola Giuntelli, Giorgio La Nasa,


78 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio

Lenza, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro

Manunza, Marcello Marchi, Michele Marini,

Giuseppe Masnata, Guido Maxia, Pasquale

Mistretta, Margherita Mugoni Contini,

Maria Luigia Muroni, Roberto Nati, Cecilia

Onnis, Lucia Pagella, Alessandro Palmieri,

Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Michele Pintus,

Luigi Puddu, Gianpaolo Ritossa, Mauro Rosella,

Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust,

Antonio Scrugli, Pierfrancesco Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Maria Grazia Atzori, Mariuccia

Balduzzi, Marina Birocchi, Elia Maria Cabras,

Haydee Cascìu, Giulietta Cascìu, Antonella

Cherchi, Franca Cincotta, Maria Rosaria

Corona, Maria Corrias, Germana Cudoni,

Paola Deplano, Paola Dessì, Pietrina Ferro,

Antonella Figus, Lina Fois, Franca Fozzi, Paola

Lasic, Maria Rosaria Lenza, Lia Lixi, Mariangela

Manunza, Tiziana Masnata, Maria

Teresa Piccaluga, Marina Pintus, Giuseppina

Ritossa, Maria Grazia Rosella, Maura Rossetti,

Maria Rosaria Rusconi, Elisabetta Sanjust.

Ospiti del Club:

- l’Assistente del Governatore Rita Dedola,

socia del R.C. CA/Anfiteatro;

- i Presidenti dei Rotary Club:

Graziano Sanna-Cagliari/Est con la consorte

sig.ra Silvana; Anna Maria Bonomo-Cagliari/Sud;

Vincenzo Carrozza-Cagliari/Nord;

Rossella Ricciardi-Cagliari/Anfiteatro, col consorte

Gabriele Andria, rotariano di Ca/Nord;

Giovanni Duni-Quartu S. Elena;

- l’on. Gianfranco Tunis, Sindaco di Narcao;

- il Presidente del R.C. Carbonia Aldo Atzeni

con la consorte Eliana;

- Roberto Monticelli, socio del R.C. Carbonia;

- del Rotaract: Nicola Satta, past President;

Antonello Fiori, Paola Carcassi e Davide Rossetti;

- la presidente dell’Associazione Burraco Cagliari,

Lilli Balletto;

- la segretaria dell’Associazione Burraco

Cagliari, Carla Castangia col marito Giulio Anchisi;

- i giovani della AEGEE Cagliari: Marco Pischedda

e Martina Littera.

Ospiti dei Soci:

di Michele Rossetti la cognata sig.na Roberta

Cosentino; di Mauro Manunza la sorella

sig.ra Marcella; di Maria Luigia Muroni la

dott.ssa Efisia Mostallino; di Cecilia Onnis la

dott.ssa Francesca Cozzoli; di Lucia Pagella

la prof.ssa Ornella Gabrielli; di Marcello Marchi

la sorella sig.ra Cecilia; di Mauro Rosel-

la la figlia Liliana con il marito dott. Corrado

Fontanarosa e la piccola Lavinia, la

dott.ssa Ines Manca Fontanarosa e Claudia

Fontanarosa.

5 LUGLIO

Presiede: MAURO MANUNZA

Argomento della serata:

ASSEMBLEA DEI SOCI.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Efisio Baire, Michele Bajorek,

Ginevra Balletto, Giovanni Barrocu,

Francesco Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni

Maria Campus, Giuseppe Cascìu, Guido

Chessa Miglior, Paolo Ciani, Giuseppe Cocco,

Rafaele Corona, Gianfranco De Gesu, Angelo

Deplano, Marinella Ferrai Cocco Ortu,

Salvatore Ferro, Mario Figus, Mario Graziano

Figus, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Gaetano

Giua Marassi, Giorgio La Nasa, Maria

Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza,

Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello

Marchi, Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni

Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis,

Larry Pagella, Alessandro Palmieri,

Paolo Piccaluga, Michele Pintus, Giampaolo

Piras, Luigi Puddu, Gian Paolo Ritossa, Marco

Rodrigues, Michele Rossetti, Pier Francesco

Staffa.

12 LUGLIO

Presiede: MAURO MANUNZA

Argomento della serata:

CONVIVIALE DI AFFIATAMENTO.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Berto Balduzzi, Francesco Birocchi,

Christian Cadeddu, Marcello Caletti, Giovanni

Maria Campus, Carlo Carcassi, Giovanni Cascìu,

Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido

Chessa Miglior, Rafaele Corona, Silvano Costa,

Gianfranco De Gesu, Salvatore Fozzi, Gaetano

Giua Marassi, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo

Lasic, Antonio Lenza, Caterina Lilliu, Andrea

Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Michele Marini, Margherita Mugoni Contini,

Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Franco Passamonti,

Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Michele

Pintus, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gian

Paolo Ritossa, Michele Rossetti.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Mariuccia Balduzzi, Marina Birocchi,

Laura Cadeddu, Maria Gabriella Caletti,

Mirella Campus, Maria Vittoria Carcassi,

Haydee Cascìu, Giulietta Cascìu, Antonella

Cherchi, Maria Rosaria Corona, Franca Foz-

zi, Luisanna Giua Marassi, Paola Lasic, Maria

Rosaria Lenza, Lia Lixi, Mariangela Manunza,

Giovanna Passamonti, Maria Teresa

Piccaluga, Barbara Pinna, Marina Pintus, Loredana

Piras, Giuseppina Ritossa, Maura Rossetti.

Ospiti dei soci:

di Marcello Caletti: il dott. Giovanni Caria con

la consorte sig.ra Iole; di Riccardo Lasic: il dott.

Gabriele Andria con la consorte dott.ssa Rossella

Ricciardi e il sig. Enzo Ugliano con la consorte

sig.ra Alessandra Desotgiu; di Mauro

Manunza: la sorella sig.ra Marcella Manunza,

la prof.ssa Gisella Caddeo, il dott. Paolo

Bargellini; di Marcello Marchi: la sorella

sig.ra Cecilia Marchi Masnata; di Paolo Piccaluga:

la cognata sig.ra Rita Masala.

6 SETTEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il PDG prof.

LUCIANO DI MARTINO

Titolo: “IL ROTARY INTERNATIONAL E LE

NUOVE GENERAZIONI: PROBLEMI E

PROGETTI”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Ginevra Balletto, Francesco Birocchi,

Angelo Cherchi, Paolo Ciani, Alberto Cocco

Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio Corrias,

Silvano Costa, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai

Cocco Ortu, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi,

Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo

Lasic, Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello

Marchi, Pasquale Mistretta, Maria Luigia

Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Paolo

Piccaluga, Enzo Pinna, Michele Pintus, Luigi

Puddu, Gian Paolo Ritossa, Mauro Rosella,

Michele Rossetti, Giovanni Sanjust di Teulada.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Antonella Cherchi, Maria Rosaria

Corona, Maria Corrias, Maria Grazia Rosella.

Ospiti del Club:

il relatore PDG prof. Luciano di Martino, l’avv.

Rita Dedola (assistente del governatore in carica

Silvio Piccioni), il Presidente del Rotaract

Francesca Fiorillo, il segretario del Rotaract

Sara Pintus e due protagonisti dell’esperienza

scambio-giovani: Keren Bakke (giunta nei

giorni scorsi a Cagliari dagli Stati Uniti

d’America, oggi accompagnata dai suoi

ospiti sigg. Silvio Murru e Pina Bracci) e Edoardo

Lenza (cagliaritano, appena rientrato

dall’India).


13 SETTEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il direttore della Rai Tv Sardegna

dott. ROMANO CANNAS

Titolo:“UN’ISOLA IN RETE”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Ginevra

Balletto, Giovanni Barrocu, Francesco

Birocchi, Antonio Cabras, Ugo Carcassi, Giuseppe

Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa

Miglior, Alberto Cocco Ortu, Rafaele Corona,

Angelo Deplano, Alfonso Dessì, Marinella Ferrai

Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus,

Salvatore Fozzi, Giorgio La Nasa, Maria Pia

Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza, Caterina

Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Michele Marini, Giuseppe Masnata, Pasquale

Mistretta, Margherita Mugoni Contini,

Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry

Pagella, Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Michele

Pintus, Luigi Puddu,Gian Paolo Ritossa,

Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni

Sanjust di Teulada.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Giulietta Cascìu,

Antonella Cherchi, Rita Cocco Ortu, Maria

Rosaria Corona, Elisabetta La Nasa, Maria

Rosaria Lenza.

20 SETTEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il linguista e filologo prof.

EDUARDO BLASCO FERRER

Titolo:“IL SARDO: UNA LINGUA MOZZATA?”

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Giovanni Barrocu, Antonio Cabras,

Carlo Carcassi, Ugo Carcassi, Angelo Cherchi,

Paolo Ciani, Vincenzo Cincotta, Rafaele Corona,

Silvano Costa, Angelo Deplano, Marinella

Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe

Fois, Giuliano Frau, Alberto Lai, Maria

Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza,

Caterina Lilliu, Mauro Manunza, Marcello

Marchi, Margherita Mugoni Contini, Maria

Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis,

Larry Pagella, Paolo Piccaluga, Piras Giampaolo,Gian

Paolo Ritossa, Marco Rodriguez,

Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea

Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada, Pier

Francesco Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Maria Vittoria

Carcassi, Lina Fois, Antonella Cherchi,

Maria Rosaria Lenza, Mariangela Manunza,

Gabriella Olla, Maria Grazia Rosella.

dicembre 2012 — Rotary Club Cagliari 79

Ospiti dei soci: di Mauro Manunza il dott.

Paolo Zedda.

27 SETTEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: la nostra socia ing.

GINEVRA BALLETTO

Titolo: “IL PRELIEVO MINERARIO TRA

NECESSITÀ E CONFLITTI. IL CASO DELLE

CAVE STORICHE IN SARDEGNA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Giovanni

Barrocu, Francesco Birocchi, Antonio

Cabras, Marcello Caletti, Giovanni Maria Campus,

Ugo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe

Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Miglior,

Rafaele Corona, Angelo Deplano, Marinella

Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Alberto

Lai, Riccardo Lasic, Caterina Lilliu, Mauro

Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe

Masnata, Pasquale Mistretta, Maria Luigia

Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Larry

Pagella, Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Piras

Giampaolo, Luigi Puddu, Michele Rossetti,

Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada,

Pier Francesco Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Antonella

Cherchi.

Ospiti dei soci: di Angelo Deplano il figlio

ing. Marcello Deplano.

4 OTTOBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il Direttore della Caritas diocesana

Don MARCO LAI

Titolo: “LA CHIESA CATTOLICA NELLA

CARITÀ”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Ettore Atzori, Michele

Bajorek, Ginevra Balletto, Francesco Birocchi,

Antonio Cabras, Marcello Caletti, Giovanni

Maria Campus, Ugo Carcassi, Giuseppe Cascìu,

Angelo Cherchi, Alberto Cocco Ortu, Rafaele

Corona, Piergiorgio Corrias, Gianfranco

De Gesu, Marinella Ferrai Cocco

Ortu, Salvatore Ferro, Mario Figus, Alberto

Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Luigi

Lepori, Caterina Lilliu, Andrea Lixi, Mauro

Manunza, Marcello Marchi, Pasquale Mistretta,

Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia

Muroni, Stefano Odini Carboni, Larry Pagella,

Michele Pintus, Giampaolo Piras, Luigi

Puddu, Gian Paolo Ritossa, Mauro Rosella,

Michele Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni

Sanjust di Teulada.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella

Caletti, Mirella Campus, Giulietta

Cascìu, Antonella Cherchi, Maria Rosaria Corona,

Maria Corrias, Ginetta Lepori, Lia

Lixi, Maria Grazia Rosella.

11 OTTOBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il direttore dell’Osservatorio

Astronomico di Cagliari dott.

ANDREA POSSENTI

Titolo: “ASTEROIDI E COMETE: FATTI E

MISCREDENZE”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Ginevra

Balletto, Giovanni Barrocu, Maurizio Boaretto,

Antonio Cabras, Carlo Carcassi, Ugo Carcassi,

Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi, Guido

Chessa Miglior, Paolo Ciani, Alberto Cocco Ortu,

Rafaele Corona, Angelo Deplano, Dessì Alfonso,

Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore

Ferro, Giuseppe Fois, Salvatore Fozzi, Alessio

Grazietti, Gaetano Giua Marassi, Giorgio

La Nasa, Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo

Lasic, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Giuseppe Masnata, Pasquale Mistretta,

Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella,

Giampaolo Piras,Gian Paolo Ritossa, Michele

Rossetti, Giovanni Sanjust di Teulada.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Rita Cocco Ortu, Maria Rosaria

Corona.

Sono ospiti dei soci: di Salvatore Fozzi il

dott. Angelo Poma; di Marcello Marchi le nipoti

Sara e Elena Oviglia.

18 OTTOBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: la prof.

MARIA GRAZIA VESCUSO

Titolo: “GEMME DI CARITÀ NELLA

LETTERATURA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Giovanni

Barrocu, Francesco Birocchi, Marcello

Caletti, Carlo Carcassi, Ugo Carcassi, Giovanni

Cascìu, Giuseppe Cascìu, Giulia Casula, Angelo

Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona,

Piergiorgio Corrias, Gianfranco De Gesu, Marinella

Ferrai Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Giuseppe

Fois, Salvatore Fozzi, Gaetano Giua

Marassi, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic,

Caterina Lilliu, Salvatore Lostia di Santa

Sofia, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Giuseppe Masnata, Maria Luigia Muroni, Ro-


80 Rotary Club Cagliari — dicembre 2012

berto Nati, Cecilia Onnis, Larry Pagella,

Alessandro Palmieri, Enzo Pinna, Michele Pintus,

Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Gian Paolo

Ritossa, Mauro Rosella, Michele Rossetti,

Andrea Rusconi.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Maria Gabriella Caletti, Maria

Vittoria Carcassi, Maria Rosaria Corona,

Maria Corrias, Lina Fois, Giovanna Passamonti,

Marina Pintus, Maria Grazia Rosella.

Sono ospiti dei soci: di Mauro Rosella: il

sig. Fabrizio Maltinti con la consorte sig.ra

Paola.

25 OTTOBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il nostro socio dott.

MARCELLO MARCHI

Titolo:“SANT’AGOSTINO E LA SARDEGNA:

STORIA E LEGGENDA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore Atzori,

Efisio Baire, Michele Bajorek, Giovanni

Barrocu, Ercole Bartoli, Giovanni Campus,

Ugo Carcassi, Giovanni Cascìu, Giuseppe

Cascìu, Angelo Cherchi, Guido Chessa Miglior,

Piergiorgio Corrias, Silvano Costa, Gianfranco

De Gesu, Alfonso Dessì, Paola Dessì,

Salvatore Ferro, Mario Graziano Figus, Salvatore

Fozzi, Giuliano Frau, Alessio Grazietti,

Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio

Lenza, Luigi Lepori, Caterina Lilliu, Andrea

Lixi, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Giuseppe Masnata, Margherita Mugoni Contini,

Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Alessandro

Palmieri, Paolo Piccaluga, Enzo Pinna, Michele

Pintus, Giampaolo Piras, Luigi Puddu, Mauro

Rosella, Michele Rossetti, Andrea Rusconi,

Giovanni Sanjust di Teulada.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Giulia Baire, Haydee Cascìu,

Antonella Cherchi, Marinella Chessa Miglior,

Maria Corrias, Maria Grazia Figus, Maria Rosaria

Lenza, Ginetta Lepori, Lia Lixi, Gabriella

Olla, Maria Teresa Piccaluga, Marina Pintus,

Maria Grazia Rosella.

Sono ospiti del Club: il dott. Giacomo Bertocchi

del Rotary Club Pokrovka di Mosca.

8 NOVEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il nostro socio SALVATORE FOZZI

Titolo:“LA FONDAZIONE ROTARY

NELL’IMPEGNO INTERNAZIONALE”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Ettore At-

zori, Michele Bajorek, Ginevra Balletto,

Giovanni Barrocu, Francesco Birocchi, Christian

Cadeddu, Antonio Cabras, Giovanni

Campus, Ugo Carcassi, Giuseppe Cascìu,

Angelo Cherchi, Rafaele Corona, Silvano Costa,

Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu,

Salvatore Ferro, Salvatore Fozzi, Alberto Lai,

Maria Pia Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio

Lenza; Caterina Lilliu, Mauro Manunza,

Marcello Marchi, Giuseppe Masnata, Pasquale

Mistretta, Margherita Mugoni Contini, Maria

Luigia Muroni, Giovanni Olla, Cecilia Onnis,

Larry Pagella, Giampaolo Piras, Luigi Puddu,

Mauro Rosella, Michele Rossetti, Andrea

Rusconi, Antonio Scrugli.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Maria Grazia Rosella.

15 NOVEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: il nostro socio prof. ing.

PASQUALE MISTRETTA

Titolo: “LA SARDEGNA TRA PROVINCE E

POLITICHE TERRITORIALI”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Angelo Aru, Michele Bajorek,

Ginevra Balletto, Francesco Birocchi, Antonio

Cabras, Marcello Caletti, Giovanni

Campus, Carlo Carcassi, Ugo Carcassi, Giovanni

Cascìu, Giuseppe Cascìu, Angelo Cherchi,

Guido Chessa Miglior,Vincenzo Cincotta, Alberto

Cocco Ortu, Rafaele Corona, Piergiorgio

Corrias, Silvano Costa, Angelo Deplano,

Alfonso Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore

Ferro, Mario Figus, Alessio Grazietti,

Gaetano Giua Marassi, Alberto Lai, Maria Pia

Lai Guaita, Riccardo Lasic, Antonio Lenza; Caterina

Lilliu, Mauro Manunza, Marcello Marchi,

Pasquale Mistretta, Margherita Mugoni

Contini, Maria Luigia Muroni, Cecilia Onnis,

Larry Pagella, Franco Passamonti, Enzo Pinna,

Michele Pintus, Giampaolo Piras, Luigi

Puddu, Gian Paolo Ritossa, Mauro Rosella, Michele

Rossetti, Andrea Rusconi, Giovanni

Sanjust di Teulada, Antonio Scrugli.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Artizzu, Elia Maria Cabras, Maria Gabriella

Caletti, Antonella Cherchi, Franca Cincotta,

Maria Rosaria Corona, Maria Corrias.

Sono ospiti del Club: di Pasquale Mistretta

la dott.ssa Donatella Carta.

22 NOVEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: Il giornalista e critico cinematografico

SERGIO NAITZA

Titolo: “L’IMMAGINE DELLA SARDEGNA E

DEI SARDI IN 100 ANNI DI CINEMA IN

SARDEGNA”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Ginevra

Balletto, Ercole Bartoli, Francesco Birocchi,

Antonio Cabras, Giovanni Campus, Angelo

Cherchi, Paolo Ciani, Rafaele Corona, Silvano

Costa, Angelo Deplano, Marinella Ferrai

Cocco Ortu, Salvatore Ferro, Salvatore Fozzi,

Gaetano Giua Marassi, Giorgio La Nasa,

Alberto Lai, Maria Pia Lai Guaita, Riccardo

Lasic, Antonio Lenza, Stefano Liguori, Mauro

Manunza, Marcello Marchi, Giuseppe

Masnata, Pasquale Mistretta, Maria Luigia

Muroni, Cecilia Onnis, Larry Pagella, Alessandro

Palmieri, Enzo Pinna, Giampaolo Piras,

Luigi Puddu, Gian Paolo Ritossa, Mauro

Rosella, Michele Rossetti, Giulia Vacca Cau.

Sono presenti in sala le Signore: Maria

Artizzu, Luisanna Giua Marassi, Elisabetta La

Nasa, Maria Rosaria Lenza, Maria Grazia Rossella,

Giulia Naitza.

Sono ospiti del Club: i rotaractiani: il Prefetto

Antonello Fiori e Davide Rossetti.

Sono ospiti dei soci: di Silvano Costa: l’ing.

Iosto Musio.

29 NOVEMBRE

Presiede: MAURO MANUNZA

Relatore: Il prof. STEFANO PIRA

Titolo: “LA CONGIURA DI PALABANDA E

S’ANNU DOXI”.

Sono presenti

I soci: Lucio Artizzu, Michele Bajorek, Francesco

Birocchi, Antonio Cabras, Giovanni Campus,

Ugo Carcassi, Giuseppe Cascìu, Angelo

Cherchi, Guido Chessa Miglior, Alberto Cocco

Ortu, Piergiorgio Corrias, Paola Dessì, Alfonso

Dessì, Marinella Ferrai Cocco Ortu, Salvatore

Ferro, Mario Graziano Figus, Salvatore

Fozzi, Giuliano Frau, Riccardo Lasic, Antonio

Lenza, Caterina Lilliu, Mauro Manunza,

Marcello Marchi, Giuseppe Masnata,

Margherita Mugoni Contini, Maria Luigia Muroni,

Giovanni Olla, Cecilia Onnis, Lucia Pagella,

Michele Pintus, Giampaolo Piras, Luigi

Puddu, Gian Paolo Ritossa, Michele Rossetti,

Andrea Rusconi, Giovanni Sanjust di Teulada,

Pier Francesco Staffa.

Sono presenti in sala le Signore:

Maria Corrias, Rita Dedola, Maria Grazia Figus,

Maria Rosaria Lenza, Marina Pintus, Elisabetta

Sanjust.


Presidente

Presidente

uscente

Presidente

eletto

Vice Presidente

Segretario

Tesoriere

Prefetto

Consiglieri

ROTARY INTERNATIONAL – DISTRETTO 2080 ITALIA

ROTARY CLUB CAGLIARI

ORGANIGRAMMA DEL CLUB

Anno Rotariano 2012 / 2013

Mauro MANUNZA

Michele ROSSETTI

Francesco BIROCCHI

Paolo RITOSSA

Michele BAJOREK

Salvatore FERRO

Lucia PAGELLA

Maria Pia LAI GUAITA

Caterina LILLIU

Maria Luigia MURONI

Enzo PINNA

E-mail: manunza@unionesarda.it

E-mail: rossetti@sardi.it

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