Marco Strano il riposo del guerriero_combat Psychology 2012

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Marco Strano il riposo del guerriero_combat Psychology 2012

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Turni notturni e attività di security

Gli operatori di polizia e i militari sono tra quei lavoratori

che storicamente sono sempre stati impegnati in turni

notturni. Addormentarsi durante il lavoro notturno

costituisce negli ambienti militari e di polizia un

comportamento disfunzionale e assai riprovevole poiché

mette in crisi una delle dimensioni fondamentali di

tali organizzazioni: la sicurezza. In tempo di guerra

tale azione è punita addirittura con la morte. In tempo

di pace la sanzione prevista è comunque molto dura.

Addormentarsi vuol dire interrompere un’azione

vitale di controllo sulla comunità e sul gruppo di

operatori. D’altra parte coloro che svolgono attività

notturna devono combattere con il sonno e spesso

non riescono a vincerlo. Un piccolo problema di

digestione, un imprevisto che ha impedito il riposo nei

giorni precedenti al turno notturno possono rendere

impossibile lo svolgimento di un’attività notturna

continuativa di 6-7 ore senza la presenza di microsonni

improvvisi che interrompono momentaneamente

l’efficienza dl servizio operativo. Lo scrivente, a parte

la cultura specifica acquisita con gli studi di settore, ha

svolto nella sua carriera professionale innumerevoli

servizi notturni acquisendo una grande esperienza

personale. Nel corso di attività investigativa con

lunghi e ripetuti appostamenti notturni della durata

di diversi giorni mi è capitato diverse volte di passare

dalla veglia al sonno senza accorgermene. Senza in

pratica avvertire il torpore salire progressivamente

(su cui si può tentare di intervenire). In questo la

presenza del collega vicino che si rende conto del

tuo “mancamento” e ti sveglia prontamente è una

circostanza fondamentale.Ovviamente i turnisti con

gli anni imparano ad adattarsi all’esigenza di non

dormire, con degli stratagemmi personali. Mangiare

cibi dolci, fare microsonni controllati dal collega

vicino nelle fasi di maggior stimolazione al sonno. Tali

stratagemmi sono stati studiati da psicologi di tutto il

mondo che li hanno inseriti come sistemi “istituzionali”

per migliorare la qualità dei servizi svolti nel corso di

turni di notte. Alcune aziende giapponesi d’avanguardia

prevedono ad esempio per i turnisti notturni dei pasti

calorici durante il turno e lo svolgimento di 2 brevi

riposini di 15-30 minuti. Molti personaggi famosi,

costretti a lavorare anche di notte come Thomas

Edison, Benjamin Franklin, Napoleone e Leonardo,

praticavano una modalità di sonno polifasico, in pratica

si concedevano durante la giornata molti microsonni,

della durata di 5-15 minuti. Può essere questa una

soluzione ma ovviamente solo per brevi periodi (es.

una missione operativa molto intensa della durata di

qualche settimana). Anche i comandanti militari e i

dirigenti di polizia hanno sviluppato negli anni delle

tecniche di governo del personale per risolvere, al di la

dell’applicazione rigida dei regolamenti disciplinari, le

problematiche di riduzione dell’efficienza per problemi

di sonno. Le frequenti ispezioni sul luogo di servizio,

la predisposizione di condizioni di sicurezza per il

personale che necessita di una breve pausa di riposo,

il controllo delle condizioni di salute dei dipendenti

sono alcune delle strategie comunemente adottate.

In linea di massima, negare questa problematica

combattendola solo con la deterrenza della punizione

e non con delle soluzioni organizzative appare oramai

come un approccio anacronistico alla questione. Ad

esempio appare a mio avviso importante verificare,

anche entrando un po, se necessario, nella vita privata

dell’operatore, se si sono verificate delle circostanze

particolari che hanno impedito la giusta quantità di

riposo nelle ore antecedenti al turno notturno. Militari

e poliziotti divenuti da poco padri o madri (alle prese

con un bimbo appena nato), o che stanno assistendo

parenti ricoverati in ospedale, e che quindi non

riescono a compensare il sonno perduto dovrebbero

essere particolarmente seguiti ed aiutati con soluzioni

individuali. Va da se, che personale in età matura e con

alle spalle un numero di anni di servizio oggettivamente

logorante (turni notturni, stress psico-fisico, ecc.)

presenta statisticamente una maggiore vulnerabilità

agli stati di malessere fisico e in generale una minore

resistenza alle sollecitazioni tipiche del lavoro notturno,

che possono essere ampiamente documentate e quindi

oggettivate dalla letteratura specialistica in materia.

Preparazione specifica al lavoro notturno

Sono stati sviluppati moderni modelli organizzativi

del lavoro che tengono conto degli studi scientifici sul

sonno al fine di sviluppare migliore capacita fisica di

supporto ai lavoratori turnisti. Per prima cosa sarebbe

necessario adottare un sistema di turno regolare e

a rotazione veloce che sembra determinare minori

alterazioni del ritmo sonno\veglia. I lavoratori sottoposti

ad un turno irregolare mostrano infatti alte incidenze

di affaticamento, nervosismo, maggiori incidenti sul

lavoro e in generale un minore adattamento alla vita.

La rotazione dei turni dovrebbe inoltre seguire il senso

orario (mattino, pomeriggio, notte) in questo modo

si è dimostrata una maggior adattabilità psico fisica.

In generale, infine, sarebbe da evitare di sottoporre

un soggetto a più di cinque anni di lavoro turnista

continuativi. Ma le soluzioni sono legate anche alla

responsabilità e all’iniziativa del singolo operatore. In

molti contesti lavorativi vengono infatti divulgati tra i

lavoratori dei consigli per il contenimento individuale

dello stress da turni di notte. Il documento: “Lavoro

a turni e notturno: strategie e consigli per la salute e

sicurezza. Una guida per i datori di lavoro, le lavoratrici

e i lavoratori” fornisce ad esempio alcuni consigli:

• è bene, prima del turno, cominciare la giornata con un

po’ di esercizio fisico;

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