Relazione Padre ERMES RONCHI - Diocesi Altamura - Gravina ...
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DIOCESI DI ALTAMURA, GRAVINA, ACQUAVIVA DELLE FONTI.<br />
INTRODUZIONE<br />
CONGRESSO EUCARISTICO DIOCESANO<br />
2 OTTOBRE 2012<br />
EUCARISTIA ED AFFETTIVITÀ<br />
Chiesa di San Carlo al Corso, a Milano, la mia chiesa. Una<br />
sera, durante il canto dei vespri in comunità, si avvicina una<br />
persona a p. Francesco, il nostro organista, musicista, e lo<br />
chiama. P. Francesco si gira e fa: “perché mi interrompi? Non vedi<br />
che sto pregando? è come se stessi facendo l’amore con il mio<br />
Signore. Non mi devi interrompere”. Bella definizione di preghiera<br />
attraverso un‟immagine un po‟ spiazzante, ma profonda. In fondo<br />
„la fede è avere una storia con Dio‟ (card. D. Tettamanzi). Dio<br />
non è presente dove è assente il cuore.<br />
Tre spunti iniziali:<br />
- l‟eucaristia non è una preghiera, neppure la più importante<br />
delle preghiere, è un evento, è un fatto, accade l‟amore di<br />
Cristo, accadono Croce e Pasqua.<br />
- La preghiera eucaristica in greco è detta anafora, il cui<br />
senso letterale è „alzare su, sollevare in alto‟, eucaristia è un<br />
viaggio, un sollevamento della mia vita verso l‟abisso di Dio, che<br />
a sua volta si è inabissato in noi.<br />
- Eucaristia significa ringraziamento. Perché? Il Verbo si è<br />
fatto carne. Il Verbo si è fatto cuore. Su quali bilance si pesa la<br />
beatitudine della vita dell‟uomo e della donna su questa terra?<br />
Sulle bilance del cuore, sul dare e sul ricevere amore. Gesù il<br />
Maestro dei maestri, il maestro della sensibilità umana, che si è<br />
fatto cuore e ci aiuta a calibrare con sapienza le bilance del cuore.<br />
Siamo una specie che arranca fra errori e insuccessi di tutti<br />
i tipi, ma è apparso un galileo che, senza mai essere andato<br />
neanche a scuola, con nostra grande sorpresa ci ha annunciato<br />
di essere venuto a portare qualcosa di incredibile: la vita eterna.<br />
E per ottenerla, anziché esigere comportamenti straordinari o<br />
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stabilire che non è lecito commettere errori e immoralità, non<br />
chiede nulla a noi ma solo a se stesso. Muore affinché noi non<br />
moriamo, soffre affinché noi non soffriamo. Nessuno aveva mai<br />
articolato un progetto altrettanto ambizioso, nessuno aveva mai<br />
usato la propria morte come „cura‟ per le miserie dell‟umanità al<br />
fine di traghettarla verso la vita inesauribile, solo Gesù. (Cury).<br />
Egli dà avvio ai giorni decisivi della sua vita con una cena<br />
con gli amici e le amiche. L‟ultima cena è un atto d‟amore, il<br />
luogo dove si impara che cosa sia amore vero e che cosa no. La<br />
messa è tutta come un viaggio dentro il sogno di Gesù Cristo,<br />
venuto perché avessimo la vita in pienezza. Per una vita piena,<br />
per essere felici è necessario trasformare un sogno in vita. Noi<br />
non siamo felici perché non riusciamo a trasformare i nostri sogni<br />
in vita. L‟eucaristia è un viaggio dove la stella polare è il sogno<br />
di Gesù: produrre amore per la pienezza di vita dell‟uomo.<br />
Nel cristianesimo parliamo molto di amore, ma dobbiamo<br />
amare come siamo, con la nostra sessualità, i desideri, le forti<br />
emozioni, la necessità di toccare e stare vicini all‟altro. È strano<br />
che non ci venga bene parlare di questo, perché il cristianesimo<br />
è la più corporale delle religioni.<br />
Crediamo che è stato Dio a creare questi corpi e a dire che<br />
erano cosa molto buona. Dio si è fatto corpo fra di noi, essere<br />
umano come noi. Gesù ci ha dato il sacramento del suo corpo e<br />
ha promesso la resurrezione dei nostri corpi. Il corpo è il luogo<br />
dove è detto il cuore.<br />
Sicché dovremmo sentirci a casa nella nostra natura corporale,<br />
appassionata... e a nostro agio nel parlare di affettività!<br />
Eppure quando la Chiesa parla di queste cose, la gente non rimane<br />
convinta. E se avviciniamo affettività e corpo all‟eucaristia<br />
ci sembra un accostamento quasi illecito.<br />
I PUNTO: IL CORPO E IL DONO<br />
Per capire qualcosa almeno del mistero del cuore, delle regole<br />
fondamentali del vivere, partiamo dall‟Ultima Cena, dove<br />
Gesù mostra il suo amore con la parola, il cuore e il corpo. Ultima<br />
cena e affettività umana. Può sembrare un po‟ strano, ma<br />
pensateci un momento. Le parole centrali dell‟Ultima Cena sono<br />
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state: «Questo è il mio corpo, offerto per voi». L‟eucarestia è centrata<br />
sul dono del corpo. Anche l‟incontro amoroso tra l‟uomo e<br />
la donna arriva fino al dono del corpo. L‟amore umano ha qualcosa<br />
di eucaristico, è santità in azione. L‟eucaristia ha qualcosa<br />
da dire ai nostri affetti, ai nostri amori.<br />
Eucaristia ed affettività, andata e ritorno. Abbiamo bisogno di<br />
capire l‟una alla luce dell‟altra. Comprendiamo l‟eucarestia alla<br />
luce della affettività e la affettività umana alla luce<br />
dell‟eucarestia.<br />
Per la nostra società è molto difficile capire questo perché tendiamo<br />
a vedere i nostri corpi semplicemente come oggetti che ci<br />
appartengono, da gestire come vogliamo. Il corpo è mio e lo gestisco<br />
io, diceva uno slogan celebre degli anni ruggenti della contestazione<br />
del 68. Se pensi al tuo corpo in questo modo, come la<br />
cosa più importante che possiedi insieme ad altre cose, allora gli<br />
atti sessuali non sono particolarmente significativi.<br />
Posso fare quel che mi pare con le mie cose, se non faccio male<br />
a nessuno. Posso usare la mia automobile per andare al mare, a<br />
divertirmi, o a lavorare. È mia. E dunque, perché non posso fare<br />
quello che voglio con il mio corpo? È un modo di pensare naturale,<br />
sempre più invadente. E l‟altro dente della tenaglia è la<br />
dittatura, la tirannia delle emozioni, anche quelle più immediate.<br />
Sono le emozioni oggi che dettano i comportamenti, ma le<br />
emozioni non sono sentimenti. Sono argilla selvatica che deve<br />
essere ancora lavorata. Sentimento invece è una emozione passata<br />
al crogiolo dell‟intelligenza e del tempo.<br />
Ma l‟Ultima Cena ci ricollega ad una tradizione più antica e più<br />
saggia. Il corpo non è solo una cosa che possiedo, è sposato alla<br />
mia anima, io sono un corpo-anima, senza separazione. Nella<br />
bibbia l‟uomo è un‟anima-corpo, tutto unito. In analogia a ciò<br />
che è detto dell‟uomo e della donna, la cui vocazione è diventare<br />
uno: saranno una carne sola.<br />
Nella tradizione biblica io non ho un corpo, io sono un corpo, il<br />
mio corpo non è separato da me, sono io. Questo corpo, questa<br />
cosa così povera, così sublime in cui soffriamo la densità del dolore,<br />
in cui godiamo l‟intensità dell‟amore, è il sacramento di<br />
comunione con il mondo e con gli altri, sono io che entro in contatto<br />
con il mondo.<br />
3
Per questo quando Gesù dice «Questo è il mio corpo, offerto per<br />
voi» non sta disponendo di qualcosa di cui si sveste e che gli appartiene,<br />
sta passando agli altri se stesso, è lui intero che entra<br />
in contatto con noi.<br />
Nella teologia ortodossa il pane e il vino sono chiamati i “santi<br />
doni”. Il corpo di Gesù è il santo dono di Dio, lo è nel suo corpo<br />
di uomo, non nella sublime santità, non nella sapienza inarrivabile.<br />
E come il suo, tutti i nostri corpi di uomini e di donne<br />
sono il santo dono di Dio. Degni dell‟eucaristia. Sono essi che<br />
celebrano la liturgia esistenziale, la santa liturgia del vivere.<br />
Dall‟eucarestia alla sessualità e ritorno. Per capire.<br />
Eucaristia significa in greco ringraziamento. L‟uomo ringrazia<br />
per ciò che gli ha dato piacere, che è giunto in dono inatteso e<br />
immeritato. Ti ringrazio – ed è un canto che nasce da un radice<br />
di gioia, dal piacere di vivere, dall‟umile piacere di esistere - per<br />
il santo dono che è la vita, che è il mio corpo e il corpo degli altri,<br />
il dolce corpo di chi amo. Dolce carne in cui si affaccia il cielo.<br />
Grazie per il dono santo degli affetti che mi fanno vivere.<br />
Grazie per il dono santo che è Cristo, il maestro di umanità, vita<br />
grande dentro la nostra vita piccola, cielo dentro la terra, sogno<br />
lucente dentro il nostro torpore addormentato.<br />
Nel matrimonio, la formula nuova dice : io accolgo te. Accolgo,<br />
non prendo. Ti accolgo come un dono, come il regalo più<br />
bello, come la cosa più felice che mi sia capitata. Tu sei il santo<br />
dono di Dio, santo come il Pane dell‟altare.<br />
Allora l‟eucarestia ci aiuta a capire cosa significa per noi essere<br />
individui dotati di amore, di affetto. E la nostra affettività e sessualità<br />
ci aiutano a capire l‟eucarestia.<br />
Generalmente si vede l‟etica sessuale cristiana come restrittiva<br />
rispetto ai costumi contemporanei, come un elenco di divieti. La<br />
Chiesa ti dice quello che non è permesso fare! In realtà, alla base<br />
dell‟etica sessuale cristiana, c‟è questo: l‟apprendimento di<br />
come vivere relazioni di dono felice. E lo apprendiamo dal dono<br />
del Corpo di Cristo nell‟Ultima Cena.<br />
II. UN DONO PER TUTTI<br />
Quando celebriamo l‟eucarestia, ricordiamo che il sangue<br />
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di Cristo è versato «per me e per tutti». Il mistero dell‟amore, nel<br />
più profondo, è insieme particolare e universale.<br />
Se il nostro amore è solo particolare, corre il rischio di<br />
asfissia. Se è solamente un vago amore universale corre il rischio<br />
di essere virtuale.<br />
La tentazione per una coppia è di tenersi un amore intenso<br />
ma chiuso ed esclusivo. Esiste un egoismo di coppia, un egoismo<br />
di appartamento. Si salva appena dall‟essere distruttivo<br />
con l‟arrivo di una terza persona, il bambino, che espande<br />
l‟amore. Ma la nascita di un figlio è anche la crisi più grande in<br />
un matrimonio. E l‟uomo che si sentiva al centro, ora da padre<br />
non è neppure più guardato, diventa secondario... e deve reimparare<br />
il dono di sè.<br />
La tentazione opposta di chi non crea una famiglia propria,<br />
di noi preti celibi, potrebbe essere un amore che è solamente<br />
universale, un vago amore senza volti senza nomi, una «carità<br />
telescopica, o presbite», propria di quelli che non riescono a vedere<br />
niente che sia più vicino dell‟Africa o dei lebbrosi<br />
dell‟Amazzonia. Sono quelli che amano gli stranieri in generale,<br />
ma non si curano del fratello che gli sta accanto. Non si ama<br />
l‟umanità, in generale, si amano gli uomini uno per uno, volto<br />
per volto.<br />
Il contrario dell‟amore che cos‟è? Subito ci viene in mente<br />
l‟odio. Ma non è così. Spesso l‟odio è solo una variante impazzita<br />
dell‟amore. Il contrario dell‟amore non è l‟odio ma l‟indifferenza,<br />
per cui l‟altro non esiste per te, è come se non ci fosse, non ti<br />
tocca, non ti sfiora, non c‟è. Lo annulli. E nessuno ha il diritto<br />
di ridurre al nulla l‟altro. L‟indifferenza è la linfa che alimenta il<br />
male. L‟eucaristia si batte contro l‟abbraccio mortale<br />
dell‟indifferenza: per te è questo corpo, per te e per tutti.<br />
In analogia, quando tu ami, il tuo amore arriva a tutti. C‟è<br />
una ricaduta su tutti. Anche il pensiero di pace pensato nel più<br />
profondo di una grotta da un uomo solitario non resta senza effetto.<br />
Quanto più l‟amore non sarà senza effetto! Non si ama<br />
impunemente. Ami, e lo irradi attorno a te. Stai bene e si vede e<br />
fai star bene gli altri. Quando amo, in me si raddoppia la vita,<br />
aumenta la forza, sono felice. Ogni mio gesto di cura, di tenerezza,<br />
di amicizia porta in me la forza di Dio, spalanca una finestra<br />
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sull‟infinito<br />
Io benedico Dio quando vedo due persone che si amano,<br />
due ragazzi abbracciati, non mi domando quanto sono in regola,<br />
ma sono felice perché sulla terra altre due persone danno e ricevono<br />
amore. Noi non arriveremo alla meta ad uno ad uno/ ma<br />
a due a due/ se noi ci ameremo a due a due/ noi ci ameremo tutti/<br />
e i figli rideranno della leggenda nera/ dove un uomo piange<br />
in solitudine. (P. Eluard).<br />
Kohelet lascia scritto: manda il tuo pane sopra i volti delle acque.<br />
Senza neanche sapere a chi andrà, offri il tuo bene al mondo,<br />
alla corrente. Qualunque pane tu possa donare, lascialo sopra i<br />
volti delle acque, alla loro distribuzione che non fa differenze e<br />
fa tutti uguali.<br />
Questo è il mio pane, disse del suo corpo colui che stava per affidarsi<br />
alla corrente del mondo e alle acque instabili del cuore<br />
dei discepoli. Senza arrivare alla misura del suo dono, ciascuno<br />
può accogliere l‟invito del Qohelet.<br />
Perché? La sua risposta è: perché in molti dei giorni lo ritroverai.<br />
Quel tuo dono ti verrà restituito molte volte in un sovrappiù, in<br />
un centuplo di giorni. Qui è annunciata la misteriosa, immensa<br />
economia del dono, che spariglia ogni bilancio. Manda il tuo pane,<br />
partecipa al gesto che apre il pugno chiuso per offrire. Imita<br />
così la mossa del germoglio che si schiude, del seme che si<br />
spacca, della nuvola che sparge il suo contenuto, del pane spezzato.<br />
Il giudizio ultimo sulle persone non è tanto di tipo moralistico: è<br />
stato buono, è stato obbediente alle regole, era gentile, ha fatto<br />
sempre il suo dovere, ma il più vero bilancio finale di una persona<br />
è: ha dato molto alla vita, ha dato poco alla vita. È stato<br />
fecondo per la vita o è stato sterile.<br />
Allora Kohelet ha ragione: manda il tuo pane sopra i volti delle<br />
acque... ha ragione Cristo: ecco il mio pane per il mondo.<br />
L’obiettivo è dare molto alla vita.<br />
L‟amore cristiano è l‟amore sempre meno selettivo.<br />
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III PUNTO: LA CRISI<br />
È difficile immaginare una celebrazione dell‟amore più realista<br />
dell‟Ultima Cena. Non ha niente di romantico. Gesù dice ai suoi<br />
discepoli semplicemente e liberamente che è arrivata la fine, che<br />
uno di loro lo ha tradito, che Pietro lo rinnegherà, che gli altri<br />
fuggiranno. Eppure lava loro i piedi. Non è una scena da lume<br />
di candela in un ristorante, con musica di violini, questo è realismo<br />
portato all‟estremo. L‟amore dell‟ultima cena, eucaristico, ci<br />
fa scontrare in pieno con la complessità dell‟amore, con i suoi<br />
conflitti e la sua vittoria finale.<br />
L‟Ultima Cena è stato un momento di crisi nell‟amore di Gesù, è<br />
stato il momento in cui è passato per il fuoco, il momento in cui<br />
tutto è esploso. È stato venduto da uno dei suoi amici, da Giuda<br />
al quale nonostante tutto lui ha lavato i piedi. La roccia, Pietro,<br />
era sul punto di rinnegarlo per paura di una servetta, e la maggioranza<br />
dei suoi discepoli sarebbero fuggiti nella notte, ingoiati<br />
dalla paura. Come sempre, furono le donne a mantenersi tranquille<br />
e a rimanere fino alla fine! Solo fra le donne Gesù non ha<br />
avuto nemici.<br />
Gesù, all‟Ultima Cena, non si è ritirato, non è andato via fuggendo<br />
dalla crisi, ma l‟ha affrontata. Ha preso il tradimento, il<br />
fallimento dell‟amore, l‟incomprensione e invece di giudicare,<br />
accusare, rimproverare, invece di ripudiarli perché non capiscono,<br />
inventa qualcosa di inedito per educarli ancora, per aiutarli<br />
ancora a capire, per farli salire, per portarli su, è la sua anafora,<br />
su verso il suo sogno. La strategia educativa di Gesù è „portare<br />
su‟, più in alto, allargare orizzonti, far respirare aria più pura:<br />
«Voi mi abbandonate e io mi metto nelle vostre mani. Voi mi avete<br />
abbandonato ai sacerdoti della vecchia religione perché mi uccidano<br />
e io mi do a voi. Mi consegnerete alla morte, e io mi consegno<br />
a voi, faccio di questo momento un momento di dono, ora e<br />
sempre». Sta per morire eppure innalza lo stendardo dell‟eternità.<br />
Arrivare ad essere persone mature nell‟amore significa che dovremo<br />
attraversare queste crisi inevitabili, nelle quali il mondo<br />
sembra andare in pezzi. Questo succede in modo drammatico<br />
quando si è adolescenti, quando ci si innamora, quando ci si<br />
sposa, può succedere lungo tutta la nostra vita, di laici e di preti.<br />
Dobbiamo affrontarle. Fedeltà vuol dire: io non scapperò.<br />
7
Gesù avrebbe potuto scappare da Gerusalemme, come altre<br />
volte. Avrebbe potuto rifiutare i suoi discepoli, rimandarli a<br />
casa: non avete capito niente. O abbassare le attese, giocare al<br />
ribasso. Invece no, egli ha affrontato il momento di crisi nella<br />
fede, e ha rilanciato il suo progetto, con un segno più alto. Ci<br />
insegna il buon uso della crisi. Che significa passare per la<br />
strada del frumento, del pane: è geniale che Gesù abbia scelto il<br />
pane.<br />
Perché il pane? Non mi bastavano le spiegazioni che dicevano<br />
„i tanti chicchi di grano sparsi nei campi che si mettono insieme<br />
e diventano una cosa sola, tanti acini di uva che diventano<br />
vino‟, mi sembrava banale, perché questo lo fanno tutti!<br />
L‟idea di stare insieme, di amicizia, di comunione c‟è in tutti,<br />
buddisti, induisti, mussulmani, in chi crede e in chi non crede,<br />
perché c‟è in tutti il bisogno di casa e di condivisione di pane.<br />
C‟è di più in quelle parole del pane! Perché ha scelto il pane?<br />
Perché per arrivare ad essere un pezzo di pane c‟è da patire.<br />
Come si arriva al pezzo di pane? Si mette il chicco in terra, dice<br />
il Vangelo marcisce, e nascono le foglioline. A me piace tanto a<br />
gennaio stare sull‟orlo del campo e vedere queste foglioline del<br />
grano che scappano fuori dalla neve, sono meravigliose. Molti<br />
dicono: basta così. Ho già patito abbastanza, la sotto, mi fermo<br />
lì, voglio rimanere bello come le foglioline tenere! Ma non diventi<br />
un pezzo di pane. Per diventarlo devi andare su, salire.<br />
E a giugno avete visto, meraviglioso, che la spiga si piega<br />
verso la terra, quasi a ritornare lì. E poi c‟è la mietitura, e uno<br />
dice „basta, ho patito, basta!‟ No, c‟è la battitura, c‟è la macinatura,<br />
e poi il fuoco!<br />
Cosa voleva dire Gesù? Perché il grande valore del pane?<br />
Perché ognuno di noi prima di morire deve diventare un pezzo di<br />
pane per qualcuno. Io vi auguro di diventare un pezzo di pane<br />
che sappia di qualcosa per le persone che amate e, se volete diventarlo,<br />
non c‟è altra via se non mietitura, battitura e soprattutto<br />
il fuoco. Il passaggio del fuoco è quello più importante e<br />
quello più duro. La crisi più forte, quando tutto sembra finire.<br />
Possiamo attraversare varie crisi di affettività lungo la nostra<br />
vita. Ma dobbiamo affrontarle, come ha fatto Gesù<br />
nell‟Ultima Cena, con coraggio e fiducia. Se lo faremo, a poco a<br />
8
poco entreremo nel mondo del pane, il vero mondo reale.<br />
Amare è pericoloso! Aprirsi all‟amore è molto pericoloso.<br />
Uno, probabilmente, si fa male. L‟Ultima Cena è la storia del rischio<br />
dell‟amore. È per questo che Gesù è morto, perché ha<br />
amato. Amare è pericoloso, ma non aprirsi all‟amore è ancora<br />
più pericoloso, è mortale.<br />
Cristo mia dolce rovina,/ impossibile amarti impunemente.<br />
Cantava Turoldo, impossibile amarti senza pagarne il conto in<br />
moneta di vita, perché Dio è fuoco e non si torna indenni<br />
dall‟incontro con il fuoco. Impossibile amarti e non essere trasformati,<br />
come il seme, come il grano, come il fuoco.<br />
Ama qualcosa e il tuo cuore certamente sarà diviso e rotto.<br />
Se vuoi essere sicuro di mantenerlo intatto, non darlo a nessuno,<br />
neppure ad un animale. Avvolgilo attentamente in piccoli<br />
piaceri e piccoli lussi; evita ogni coinvolgimento amoroso; chiudilo<br />
al sicuro nell‟urna o nella bara del tuo egoismo. Ma<br />
nell‟urna - sicura, oscura, immobile, senza aria - cambierà. Non<br />
si romperà; diventerà infrangibile, impenetrabile, irrimediabile.<br />
Dice sant‟Agostino: il cristiano si prepari a soffrire più degli<br />
altri nella vita. Perché? Semplicemente perché ama più degli altri.<br />
E ognuno che ami ti potrà portare dolore. Ma il dolore è il<br />
prezzo dell‟amore. Che cosa vale un amore che non costi niente?<br />
Un‟amicizia per cui non si paghi qualcosa?<br />
Amare basta a riempire una vita. Amare riamati basta per<br />
molte vite. Ma qualora, in tempo di crisi, venisse a mancare la<br />
reciprocità tra i due coniugi, ricordiamo che “è un privilegio divino<br />
essere sempre non tanto l‟amato quanto l‟amante”<br />
(C.S.Lewis). Dio è sempre quello che ama di più di quello che è<br />
amato. “Se l‟amore non può essere paritario, che sia io quello<br />
che ama di più”(Auden), a Sua immagine.<br />
IV. AMORE CHE LIBERA<br />
Nell‟Ultima Cena Gesù prende il pane e lo dà ai discepoli<br />
dicendo: «questo è il mio corpo offerto per voi». Egli consegna se<br />
stesso. Invece di prendere il controllo su di loro, si consegna ai<br />
discepoli perché facciano di lui quello che vogliono. E noi sappiamo<br />
quello che ne faranno. È l‟immensa vulnerabilità<br />
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dell‟amore vero.<br />
Invece noi delle relazioni rischiamo di fare un luogo di potere.<br />
Si può amare senza possedere, è il messaggio<br />
dell‟eucaristia. Dio non si impossessa dell‟anima come un imperatore<br />
o un predatore, si offre come un lievito di cielo e di libertà.<br />
Non si ama chi si impossessa di noi, lo puoi anche temere e ubbidire,<br />
ma non lo ami. E Dio preferisce essere amato che ubbidito<br />
da questi liberi meschini splendidi figli che noi siamo. Preferisce<br />
la felicità dei suoi figli alla loro fedeltà (Gesù con i discepoli).<br />
Il passo, forse il più difficile, è che il nostro amore deve liberare<br />
le persone. Ogni amore, che sia tra persone sposate o<br />
singole, deve essere liberante. Così la domanda che uno deve<br />
sempre farsi è: il mio amore sta rendendo questa persona più<br />
forte, più indipendente, o la sta rendendo più debole e dipendente<br />
da me?<br />
In ogni eucaristia Dio si consegna alla mia libertà. Così deve<br />
essere ogni amore, rispettoso della libertà, dolce e umile. Se<br />
dopo 10 o 20 anni di matrimonio, l‟amore tuo è diventato arrogante<br />
e duro , prepotente, è un amore sbagliato.<br />
Dobbiamo guardare gli uomini con lo sguardo di Gesù.<br />
Come guarda Gesù? Nel vangelo il suo primo sguardo non si posa<br />
mai sul peccato dell‟uomo, si posa sempre sulla sua povertà,<br />
sul suo bisogno.<br />
Nel vangelo ricorre infatti più spesso il termine povero/poveri<br />
che non il termine peccatore.<br />
V PUNTO: DIVENTARE UNO, PASSIONE DI UNIRSI<br />
Se io domandassi a voi, a ciascuno, che cosa è l‟amore. Avrei<br />
cento risposte diverse. Ognuno con la sua definizione ed esperienza,<br />
tutte valide. Io da tempo ho scelto la definizione di san<br />
Tommaso d‟Aquino: amore è passione di unirsi alla persona<br />
amata. Amore è desiderio di unirsi, di essere uno, di comunione.<br />
Questa parola racchiude uno dei vertici dell‟eucaristia.<br />
La comunione: ci alziamo dal banco e ci incamminiamo distratti<br />
verso l‟altare. Un piccolo immenso viaggio. Ma dobbiamo rovesciare<br />
la prospettiva: non siamo noi che desideriamo fare comu-<br />
10
nione, non noi per primi. È Cristo che ha passione di unirsi a<br />
noi. Da tutta l‟eternità ci aspetta. La comunione è quella di Dio<br />
che vuole entrare a far parte della mia vita. Noi facciamo pochi<br />
passi, Lui ha percorso una distanza immensa.<br />
Io vado alla comunione non perché lo merito o no, ma perché<br />
non voglio sottrarmi al desiderio di Dio, alla sua passione di<br />
unirsi a me, di diventare uno con me. Sarebbe il rifiuto di Dio,<br />
peccato grave. Lui è l‟incamminato verso di me. Ogni eucaristia<br />
è il viaggio di Dio verso di me. Noi diciamo: vado a fare la comunione...<br />
ma è sbagliato. Il soggetto del verbo fare la comunione<br />
non sono io, è Lui. È Dio che fa la comunione con me. Allora mi<br />
domando: per quale motivo mai mi devo allontanare? Perché<br />
schivare la traiettoria di Dio che colpisce il cuore? Perché fuggire<br />
i passi di Dio? Perché non sono degno? Ma non siamo mai<br />
degni, nessuno. Dio non si merita, si accoglie.<br />
I monaci armeni hanno inventato una formula bellissima<br />
per consacrarsi a Dio. Mentre il monachesimo occidentale<br />
esprime i tre voti classici di povertà castità obbedienza, il monaco<br />
armeno pronuncia quattro folgoranti parole, dice a Dio: voglio<br />
essere uno con te! Io e te, una cosa sola. La tua e mia vita<br />
un fiume solo.<br />
La comunione, la riscoperta di questa grande parola, che<br />
sale dalle profondità della materia, che grida nella stessa fisiologia<br />
dell‟uomo e della donna, è venuta con il Vangelo, con Gesù<br />
che la ripete fino allo spasimo nel lungo discorso dell‟addio nel<br />
vangelo di Giovanni: che siano una cosa sola, come io e te <strong>Padre</strong><br />
siamo una cosa sola; che siano in noi; io in te e loro in noi. Vedete<br />
come in una piccola preposizione “in” è riassunta la mistica cristiana.<br />
Passare da essere con, ad essere in. Dall‟essere accanto,<br />
vicino, all‟essere dentro Dio.<br />
Se noi capiamo l‟amore come passione di unirsi all‟amato,<br />
se questo abbiamo sperimentato, allora possiamo fare<br />
dell‟amore il luogo privilegiato dell‟evangelizzazione. L‟amore rivela<br />
qualcosa del volto di Dio. Ogni innamorato è un mistico,<br />
capisce che l‟altro conta di più, che l‟amore ha fame di eternità.<br />
Tu, catechista, vuoi spiegare che cosa è l‟inferno e che cosa è il<br />
paradiso? Usa il linguaggio dell‟amore. Ogni innamorato lo sa:<br />
l‟inferno è la separazione, il tradimento, l‟abbandono da parte<br />
dell‟amato/a. Il paradiso invece è l‟abbraccio, la comunione, lo<br />
11
stringersi dopo essersi perduti.<br />
Dio è un bacio, diceva don Benedetto Calati. E il poeta<br />
francese Mallarmè, ha un verso di una bellezza che stordisce,<br />
scrive: “incontrare il Signore /non sarà come inginocchiarsi<br />
/davanti al trono di un imperatore,/ ma come il bacio vergine<br />
dell’universo”. Un vergine bacio, il primo bacio.<br />
VI. IO CREDO<br />
Se ci chiedono: tu cristiano a che cosa credi? La risposta<br />
che ci viene immediata è: credo in Dio padre onnipotente, in Gesù<br />
Cristo, lo Spirito santo, i migliori tra noi aggiungeranno credo<br />
la chiesa cattolica, la resurrezione della carne... e tutto questo<br />
va bene. Ma san Giovanni (I lettera, capitolo 4, versetto 16)<br />
ha una risposta molto diversa: “noi abbiamo creduto l’amore che<br />
Dio ha per noi”. I cristiani sono quelli che credono all‟amore. E<br />
questo è molto importante perché all‟amore possono credere tutti,<br />
giovani e meno giovani, credenti e lontani, chi ha un cammino<br />
spirituale chi è lontano da ogni via religiosa. Tu che cosa<br />
credi? Io credo l‟amore. Non si crede ad altro. Aver fede<br />
nell‟amore, avere fiducia negli innamorati. Non avvicinarli con la<br />
regola o il divieto in tante situazioni irregolari o di sofferenza,<br />
ma aiutarli a far capire che c‟è un annuncio di eternità dentro la<br />
relazione d‟amore.<br />
E poi portare Dio, che hai ricevuto, che è passione di unirsi<br />
a te, dentro la tua passione di unirti alle persone che ami. Ogni<br />
evento d‟amore è sempre decretato dal cielo! Soprattutto è possibile<br />
allargare lo spazio perché Dio abiti in ogni amore. Quando<br />
amiamo profondamente qualcuno, Dio sta già li. Più che vedere i<br />
nostri amori in competizione con Dio, questi ci offrono luoghi in<br />
cui possiamo montare la sua tenda.<br />
Lì dove ami devi onorare Dio, nell‟amore. Non dobbiamo<br />
cercare Dio ai margini dell‟esistenza, o alla fine di ciò che è<br />
umano. Dio è presente nel cuore della vita e ne avvertiamo la vicinanza<br />
con tutti i nostri sensi. Più ameremo la vita senza riserve,<br />
più saremo anche capaci di provare felicità<br />
E un giorno ci sarà dato di amare con il cuore stesso di Dio. Ecco<br />
l‟effetto dell‟eucaristia. Ci sarà dato un giorno il cuore stesso<br />
di Dio. Tutta la Bibbia canta dall'inizio alla fine: Dio ci ama, Dio<br />
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è amore, Dio ha cuore. Lo stesso cuore di Dio è il cuore al quale<br />
possiamo conformarci, ed è il cuore che avremo un giorno.<br />
Perché ogni volta che noi chiediamo al Signore: donaci un cuore<br />
nuovo, fa' di me un uomo nuovo che cosa stiamo invocando se<br />
non che ci venga dato il cuore di Dio, e che possiamo avere in<br />
noi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù.<br />
E' straordinario! Verrà un giorno in cui il nostro cuore che<br />
ha fatto tanta fatica per imparare ad amare sarà il cuore stesso<br />
di Dio e allora ameremo di un amore che durerà in eterno, sarà<br />
la nostra anima, l‟anima del mondo! È l‟effetto dell‟eucaristia.<br />
CONCLUSIONE<br />
Mi avvio alla conclusione con un‟ultima riflessione. L‟eucaristia<br />
è composta di 3 P: perdono, parola e pane. Non possiamo ora dilungarci<br />
su questo, tuttavia in ogni eucarestia ricordiamo che<br />
Gesù ha sparso il suo sangue per il perdono dei peccati. Questo<br />
non significa che doveva placare un Dio adirato con noi. Né significa<br />
solamente che se sbagliamo possiamo andare a confessare<br />
i nostri peccati ed essere perdonati. Significa molto di più.<br />
Significa che, in ogni nostra battaglia per essere persone<br />
che amano e sono vive, Dio è con noi. Che la grazia di Dio è con<br />
noi nei momenti di caduta e di confusione, quando amiamo male<br />
e poco, per metterci di nuovo in piedi. E perciò non abbiamo<br />
nulla da temere! E in ogni nostra battaglia per essere persone<br />
che amano e sono vive, Dio è con noi. Nel cuore della vita. E<br />
possiamo stare sicuri che ogni nostro tentativo d‟amare porterà<br />
frutto.<br />
Il mio augurio è quello di un anziano sacerdote francese<br />
che dandomi la comunione mi disse: che tu possa diventare ciò<br />
che ricevi, il corpo di Cristo.<br />
Che possiamo tutti diventare ciò che riceviamo: il corpo di<br />
Cristo in terra. E ci sia dato, infine, di amare con il suo stesso<br />
cuore.<br />
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Ermes Maria Ronchi, osm