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i m p a t t o<br />

30 apr<strong>il</strong>e 2013 Anno I<br />

numero 9<br />

ATTUALITA’<br />

Follia a Roma: dinnanzi a<br />

Palazzo Chigi, un uomo<br />

impugna una pistola e<br />

spara, ferito gravemente<br />

un carabiniere. pag 8<br />

ECONOMIA<br />

Moody’s conferma <strong>il</strong><br />

rating all’Italia<br />

Gli analisti rimangono<br />

comunque poco positivi:<br />

l’Italia deve ancora<br />

dimostrare di avere un<br />

governo capace di fare le<br />

riforme, per questo l’out<br />

look resta negativo pag 18<br />

L’EVENTO<br />

Torna <strong>il</strong> Comicon alla<br />

Mostra d’oltremare di<br />

Napoli<br />

Centinaia di appassionati<br />

hanno riempito <strong>il</strong> salone<br />

internazionale del<br />

Fumetto. Un viaggio<br />

tra la meravigliosa<br />

spettacolarizzazione<br />

della creatività dell’arte<br />

contemporanea pag 20<br />

Calcio: Juventus e Napoli<br />

dominano in Italia. Europa,<br />

si dipinge del calcio tedesco,<br />

Bayern e Borussia super! pag 42<br />

LE LARGHE INTESE<br />

RENDONO PIU’ FORTI<br />

Sia Berlusconi che<br />

<strong>il</strong> professor Monti<br />

appoggiano <strong>il</strong><br />

governo Letta pag 4<br />

In viaggio verso la<br />

terza Repubblica<br />

... ma la carta e’ gia’ “Letta”...<br />

<strong>Impatto</strong> - settimanale di informazione laica, apartitica e libera<br />

Editore - Associazione “Gruppo <strong>Impatto</strong>”<br />

www.impattosettimanale.it - 08119168073<br />

TesTaTa in aTTesa di regisTrazione c/o Tribunale<br />

INTERVISTA<br />

Il neo miglior sommelier<br />

del Mondo, Luca Martini,<br />

racconta <strong>il</strong> “vino” ad<br />

<strong>Impatto</strong> pag 36<br />

Ritorno al Futuro ....<br />

Si è scelta una “Multipla”<br />

per <strong>il</strong> viaggio tutti<br />

assieme verso un futuro<br />

senza crisi: Serviva spazio<br />

per far accomodare tutti i<br />

partiti! pag 3


<strong>Impatto</strong>» l’apertura » pag. 2<br />

all’ interno<br />

di questo numero<br />

30 Apr<strong>il</strong>e 2013 Anno 1<br />

L’INTERVISTA<br />

Luca Martini, <strong>il</strong> neo eletto<br />

campione del Mondo al<br />

concorso WSA, racconta<br />

<strong>il</strong> suo passato, <strong>il</strong> suo<br />

presente e <strong>il</strong> suo futuro, in<br />

armonia con <strong>il</strong> vino pag. 36<br />

L’INTERVISTA<br />

Elizabeth Solaru<br />

La regina delle torte in<br />

Ingh<strong>il</strong>terra si racconta ad<br />

<strong>Impatto</strong><br />

Un breve percorso nel suo<br />

amore verso la gastronomia<br />

Italiana. A Londra gestisce<br />

un emporio di Torte ma “i<br />

migliori pasticcieri sono di<br />

Napoli” pag. 38<br />

DESATIRIBUS<br />

di Fabio Delle Donne<br />

Enrico Letta ha<br />

finalmente trovato<br />

la ricetta per creare<br />

<strong>il</strong> nuovo governo:<br />

“"prendete i vecchi<br />

ministri, mescolateli<br />

per bene ed <strong>il</strong><br />

governo e'pronto"<br />

Governo Letta (p.4)<br />

Il nuovo governo viene affidato<br />

a Enrico Letta. Sarà un esecutivo<br />

delle larghe intese dedito alla<br />

ricerca delle riforme necessarie<br />

Follia a Roma (p.8)<br />

Dinnanzi palazzo Chigi, un<br />

uomo impugna un arma e<br />

spara ai carabinieri. “Volevo<br />

uccidere qualche politico”<br />

Il caso Claps (p.9)<br />

Il giorno della liberazione arriva la<br />

conferma dei 30 anni di reclusione a<br />

Dan<strong>il</strong>o Restivo. Analizziamo insieme<br />

questo lungo giallo, pieno di misteri<br />

a 68 anni di distanza<br />

di Guglielmo Pulcini<br />

Responsab<strong>il</strong>e Editoriale<br />

guglielmo.pulcini@impattosettimanale.it<br />

25 apr<strong>il</strong>e 1945 – 25 apr<strong>il</strong>e 2013: Sono passati<br />

68 anni dal giorno della liberazione dell’Italia<br />

dal nazifascismo, eppure fa effetto notare<br />

come a 68 anni di distanza le immagini di rito<br />

di questa celebrazione - che all’epoca venne<br />

ritenuta fondamentale per <strong>il</strong> destino futuro<br />

del nostro Paese - si siano completamente<br />

rovesciate.<br />

25 apr<strong>il</strong>e 1945: Centinaia di migliaia di<br />

persone si riversano per le strade di M<strong>il</strong>ano, la<br />

capitale del nord, appena epurata dello spettro<br />

di Mussolini. I tanti osservatori applaudono<br />

la sf<strong>il</strong>ata dei partigiani, i quali, festanti - per le<br />

vie della metropoli - sbandierano <strong>il</strong> tricolore<br />

italiano, cantano Oh bella ciao, la canzone del<br />

Piave, e qualcuno, azzardando, anche Fratelli<br />

d’Italia di Goffredo Mameli (all’epoca non<br />

ben visto né dai fascisti né della resistenza).<br />

Insomma grande giub<strong>il</strong>o per una Nazione<br />

appena liberata dall’invasore tedesco e dal<br />

fratello “caino” fascista.<br />

25 apr<strong>il</strong>e 2013: Centinaia di migliaia di<br />

persone si riversano nelle strade di Roma, la<br />

vera capitale dell’Italia Repubblicana, che dopo<br />

aver finalmente trovato <strong>il</strong> nuovo Papa, ha anche<br />

ritrovato un Presidente della Repubblica ed<br />

un Governo. I tanti osservatori scesi in piazza,<br />

questa volta partecipano più attivamente<br />

alla “festa”, ed inveiscono contro quei politici<br />

italiani; la cosiddetta casta, che ha appena<br />

deciso di rieleggere <strong>il</strong> vecchio Presidente della<br />

Repubblica, Giorgio Napolitano: l’unico capace<br />

di poter mettere d’accordo le varie forze<br />

politiche per creare un mega governo delle<br />

larghe intese; <strong>il</strong> quale, inosservante dei voti<br />

degli elettori italiani, può finalmente portare la<br />

nazione fuori dal baratro della crisi.<br />

I tanti manifestanti di Roma – ai quali tocca<br />

anche vedere scene di “diti medi” rivolti da<br />

parte di membri della casta nei loro confronti<br />

– continuano ancora a cantare, a 68 anni, di<br />

distanza sia Oh bella ciao che l’inno di Mameli,<br />

che questa volta è visto di buon occhio da<br />

tutti … forse un po’ meno da chi (nonostante<br />

la sua posizione istituzionale, non ne ricorda<br />

le parole) e continuano anche ad applaudire<br />

i “compagni” scesi in piazza per opporsi al<br />

“marcio” sistema.<br />

Tutto regolare fin qui, ma dove è finito<br />

<strong>il</strong> giub<strong>il</strong>o? Semplice: Non c’è! Non c’è stato!<br />

Quest’anno le immagini della festa delle<br />

Liberazione, hanno dimostrato come - secondo<br />

qualcuno - sia forse arrivato <strong>il</strong> momento<br />

di liberare una seconda volta un’Italia già<br />

“liberamente democratica”.<br />

Born in USA (p.16)<br />

Perchè tutto <strong>il</strong> mondo continua a<br />

guardare all’economia americana?<br />

Quanto contano oggi i dati<br />

macroeconomici degli USA?<br />

Incubo stupri (p.22)<br />

Continua l’incubo stupri in India.<br />

Nuovi gialli arrivano da New Delhi.<br />

Intanto le donne del paese protestano<br />

per avere maggiori protezioni<br />

Euro - Germania (p.42)<br />

Nella semifinale di andata di Champions<br />

League, dominano le tedesche. Bayern<br />

e Borussia alla grande <strong>il</strong> conto finale è<br />

Germania 8 - Spagna 1<br />

Ognuno fa <strong>il</strong> suo gioco<br />

e nasce <strong>il</strong> “vecchio”<br />

governo Letta!<br />

di Giorgio Nugnes<br />

Direttore Responsab<strong>il</strong>e<br />

“Ognuno fa <strong>il</strong> suo gioco e nasce <strong>il</strong> “vecchio”<br />

governo Letta.<br />

Letta riceve l’incarico e parte la scelta dei<br />

ministri. Il piano è un cambio generazionale,<br />

senza ex dei governi Prodi e Berlusconi,<br />

tranne qualche eccezione di lusso.<br />

Affinché <strong>il</strong> governo Letta possa esistere,<br />

e incassare la fiducia, deve accontentare i<br />

propri sostenitori. Si dividano equamente<br />

quindi i ministeri tra Scelta Civica, Pdl e PD.<br />

Perché Letta non è esentato neanche dal<br />

dover convincere <strong>il</strong> PD; tutt’altro che certo<br />

infatti <strong>il</strong> voto di fiducia da tutto <strong>il</strong> partito<br />

democratico. Alcune voci interne stimano<br />

una ventina di voti contrari alla fiducia.<br />

Oppure, per non votare contro <strong>il</strong> governo<br />

Letta, si “limiteranno” ad uscire dall’aula.<br />

Dopo più di due mesi dalle elezioni, dopo<br />

la scelta, anzi la riconferma, del presidente<br />

della Repubblica, dopo <strong>il</strong> d<strong>il</strong>aniamento<br />

del PD, l’Italia ha un nuovo governo. Ma<br />

se queste elezioni erano state presentate<br />

come le più “rivoluzionarie” della storia<br />

italiana, <strong>il</strong> governo formatosi, a veder<br />

bene, non ha niente di nuovo. Il premier<br />

è <strong>il</strong> vicesegretario del PD, <strong>il</strong> vice premier<br />

e ministro dell’interno è Angelino Alfano,<br />

segretario del PDL e braccio destro di<br />

S<strong>il</strong>vio Berlusconi. Gr<strong>il</strong>lo grida allo scandalo,<br />

indicando questi momenti come la notte<br />

della Repubblica, con 8 m<strong>il</strong>ioni di elettori<br />

del movimento5stelle neanche considerati.<br />

Insieme a Sel e Lega Nord, M5S si piazza<br />

infatti all’opposizione. Si dicono indignati,<br />

sono infuriati; ma probab<strong>il</strong>mente per Gr<strong>il</strong>lo<br />

e i suoi le cose sono andate bene, rispetto<br />

all’immediato post voto. In effetti, Gr<strong>il</strong>lo, ha<br />

costruito <strong>il</strong> suo enorme successo cavalcando<br />

l’onda del malcontento popolare nei<br />

confronti di partiti che dicevano di<br />

odiarsi, ma che in realtà, da oltre 20 anni<br />

tenevano in mano le redini dell’Italia,<br />

portandola alla rovina. Fuori dalle urne,<br />

con Bersani che non voleva l’accordo con<br />

Berlusconi, <strong>il</strong> ruolo di Gr<strong>il</strong>lo e gr<strong>il</strong>lini, si era<br />

andato a modificare; dalla fac<strong>il</strong>e posizione<br />

di violenta e feroce opposizione sono<br />

passati inaspettatamente alla possib<strong>il</strong>ità<br />

di poter governare. Invece ora, che tutto è<br />

tornato come prima, con <strong>il</strong> governo dalle<br />

larghe intese, vecchie o giovani che siano,<br />

<strong>il</strong> m5s è tornato così alla propria natura<br />

più congeniale: un movimento di svolta<br />

insediatosi grazie ad un voto di protesta<br />

contro la vecchia classe politica che ancora<br />

una volta è riuscita ad occupare le poltrone<br />

migliori di comune accordo. Ma è doveroso<br />

ricordarlo: per una settimana Gr<strong>il</strong>lo ha<br />

avuto l’occasione di mettere Berlusconi<br />

alla porta concedendo la fiducia al<br />

governo Bersani con i punti programmatici<br />

praticamente presi dal programma 5 stelle.<br />

E <strong>il</strong> sommo Gr<strong>il</strong>lo ha detto no, provocando<br />

infatti forti malcontenti tra la sua base. Ma<br />

evidentemente tutto era programmato. Ora<br />

l’inciucio è compiuto; e i grandi litiganti,<br />

gli avversari di sempre, Berlusconi e PD,<br />

di nuovo insieme. Letta, che da sempre<br />

elargisce parole negative, quasi di scherno,<br />

durissime invettive contro <strong>il</strong> caimano che<br />

bisognava combattere a spada tratta e con<br />

<strong>il</strong> quale mai e poi mai bisognava allearsi,<br />

ora stringe mani e da pacche sulle spalle.<br />

Un governo d’azione per salvare <strong>il</strong> paese.<br />

Larghe intese per formare un governo<br />

di scopo. Ma le stesse forze che hanno<br />

provocato <strong>il</strong> disastro, inserendo qua e là<br />

due giovinastri, non salveranno niente.”<br />

<strong>Impatto</strong>» l’apertura » pag. 3<br />

L’editoriale: Si spara fuori al<br />

palazzo! e dentro?<br />

di Gaetano Capaldo<br />

Si spara fuori al palazzo. Mentre dentro giura<br />

<strong>il</strong> governo dell’accordo bipartisan, fuori c’è<br />

l’Italia. Disperata e pronta a tutto. Carabinieri<br />

feriti, la tranqu<strong>il</strong>la domenica romana è stata<br />

teatro di un fatto di cronaca di eccezionale<br />

gravità. Non si può accettare con indifferenza<br />

che volino proiett<strong>il</strong>i all’entrata di palazzo<br />

Chigi: far finta di niente è ancora più grave<br />

dell’atto criminale in sé. Il nuovo governo,<br />

invece, pare proprio aver imboccato la via<br />

opposta. Il nuovo ministro dell’Interno, Alfano,<br />

ha fatto un veloce dipinto di chi ha sparato,<br />

ha stigmatizzato – confermando che la mano<br />

non ha sparato per conto di nessun gruppo<br />

eversivo – poi ha chiuso la discussione dicendo<br />

che l’attenzione resterà alta. Tutti assunti<br />

scontati, di rito. Sarebbe stato interessante<br />

sentire una ferma (e giusta) condanna del<br />

gesto accompagnata da una rassicurazione.<br />

“Governeremo in modo da tentare di risolvere<br />

i problemi della gente, evitando <strong>il</strong> ripetersi di<br />

gesti come questo” avrebbe rappresentato<br />

un messaggio importante verso <strong>il</strong> paese. Non<br />

una legittimazione dell’atto, anzi l’opposto.<br />

Una dichiarazione politica di buone intenzioni,<br />

volta a dare garanzie agli italiani. Invece<br />

niente. Si torna a parlare del nulla e <strong>il</strong> nuovo<br />

esecutivo parte con <strong>il</strong> piede sbagliato. Pare<br />

che nulla sia cambiato. Si ragiona ancora di<br />

abolizione dell’Imu mentre nell’Italia - quella<br />

che è fuori dalla bagarre del palazzo - le cose<br />

vanno veramente male. Con l’economia in<br />

difficoltà - mortificata dall’immob<strong>il</strong>ismo della<br />

politica -, le difficoltà nel rifinanziamento<br />

della previdenza sociale e tante altre note<br />

problematiche, la discussione si sposta su<br />

una tassa che – per quanto odiosa possa<br />

essere – non rappresenta di certo <strong>il</strong> primo<br />

problema a cui gli italiani devono fare fronte.<br />

Più che migliorare, dopo le elezioni, le cose<br />

paiono essere addirittura peggiorate. Le larghe<br />

intese sono arrivate dopo un percorso politico<br />

povero di contenuti programmatici. Le parti<br />

si sono messe insieme senza neanche sapere<br />

quali sono i punti condivisi, quasi per tirare<br />

a campare e mettersi al riparo dal fenomeno<br />

Gr<strong>il</strong>lo. La decisione potrebbe rivoltarsi contro<br />

<strong>il</strong> PD, finendo per portare un’altra quota del<br />

suo elettorato nell’orbita dell’antipolitica. Un<br />

piccolo esercito di delusi, infatti, potrebbe finire<br />

per abbandonare definitivamente <strong>il</strong> progetto<br />

del Partito Democratico in caso di nuove<br />

elezioni, sempre se tale soggetto politico<br />

esisterà ancora dopo <strong>il</strong> prossimo congresso.<br />

Su queste basi, anche <strong>il</strong> nuovo governo non<br />

pare avere lunga vita davanti. Se <strong>il</strong> massimo<br />

comune denominatore che ha unito PD e PDL è<br />

<strong>il</strong> mantenimento dello status quo e continuare<br />

a governare come si è fatto negli ultimi venti<br />

anni, c’è da chiedersi quale credib<strong>il</strong>ità potrebbe<br />

avere tale classe politica in caso di nuove<br />

elezioni. Dopo un anno di governo tecnico, <strong>il</strong><br />

penoso episodio dell’elezione del presidente<br />

della Repubblica e <strong>il</strong> naufragio delle larghe<br />

intese, con quale coraggio la generazione<br />

della Seconda Repubblica potrebbe tornare a<br />

chiedere <strong>il</strong> voto agli italiani?


<strong>Impatto</strong>» Primo Piano» pag. 4<br />

Il Governo di Enrico Letta è la svolta<br />

per uscire dal baratro della crisi? Per <strong>il</strong><br />

momento riforme e larghe intese!<br />

Nipote di<br />

Gianni Letta,<br />

braccio destro<br />

di Berlusconi. Il<br />

nuovo premier<br />

ha subito<br />

formato <strong>il</strong><br />

governissimo<br />

di Marianna Rago<br />

Giornalista<br />

marianna.rago@impattosettimanale.it<br />

L’anno 2013 si apre con una<br />

delusione cocente per <strong>il</strong> Partito<br />

Democratico, convinto che in<br />

febbraio sarebbe arrivato <strong>il</strong><br />

momento di Pier Luigi Bersani, e<br />

vede salire a Montecitorio quello<br />

che fu, nel 1998, <strong>il</strong> più giovane<br />

ministro della Repubblica Italiana.<br />

Si tratta di Enrico Letta che<br />

ad agosto festeggerà <strong>il</strong> suo<br />

quarantasettesimo compleanno e<br />

che dal 28 apr<strong>il</strong>e 2013 è diventato<br />

Presidente del Consiglio dei<br />

Ministri, sciogliendo la riserva con<br />

la quale aveva precedentemente<br />

accettato l’incarico di formazione di<br />

un nuovo Governo conferitogli dal<br />

Presidente della Repubblica Giorgio<br />

Napolitano.<br />

La sua carriera politica nasce<br />

tra i membri più giovani della<br />

Democrazia Cristiana, i Giovani<br />

democristiani europei, di cui sarà<br />

segretario dal 1991 al 1995. Dal 1996<br />

fino al 2001, poi, <strong>il</strong> suo percorso<br />

lo vedrà ricoprire diverse cariche:<br />

vicesegretario del Partito Popolare<br />

Italiano, Ministro delle Politiche<br />

comunitarie, Ministro dell’Industria.<br />

Sebbene nel 2004 fosse stato eletto<br />

al Parlamento europeo per la lista<br />

“Uniti per l’Ulivo”, nel 2006 accetta<br />

la nomina come Segretario del<br />

Consiglio dei Ministri nel governo<br />

Prodi.<br />

Nel 2007 è tra i quarantacinque<br />

membri del Comitato nazionale<br />

per <strong>il</strong> Partito Democratico, dai quali<br />

nascerà <strong>il</strong> futuro Pd.<br />

Sposato in seconde nozze con la<br />

giornalista Gianna Fregonara e<br />

padre di tre figli, è nipote di Gianni<br />

Letta, fratello del padre e membro<br />

della fazione opposta, <strong>il</strong> Popolo<br />

delle Libertà. I blogger si scatenano<br />

all’idea di una famiglia intera al<br />

governo, ma quel che è certo è<br />

che le “Larghe intese” profetizzate<br />

in famiglia si sono riversate anche<br />

nella politica nazionale: <strong>il</strong> 27 apr<strong>il</strong>e<br />

Enrico Letta ha sciolto la riserva<br />

ed ha formato <strong>il</strong> primo governo condiviso<br />

dall’asse Pd – Pdl. Tra i venti ministri, diversi i<br />

nomi provenienti dal centrodestra, primo fra<br />

tutti Angelino Alfano, vicepremier e Ministro<br />

dell’Interno, ma anche sorprese: Emma<br />

Bonino e Maria Chiara Carrozza che vanno,<br />

rispettivamente, al Ministero degli Esteri e<br />

della Pubblica Istruzione.<br />

La formazione schierata da Letta non ha<br />

lasciato nessuno indifferente, né tra i m<strong>il</strong>itanti<br />

del Pd che si dividono tra Governissimo sì,<br />

no e forse né tra i cittadini che non m<strong>il</strong>itano<br />

in nessun partito, che pure tra social, e-ma<strong>il</strong><br />

e web in generale hanno fatto sentire la loro<br />

voce e hanno provato a far pervenire al nuovo<br />

Governo le loro istanze. Tra i temi frequenti:<br />

legge elettorale, abolizione parziale e totale<br />

dei “priv<strong>il</strong>egi” parlamentari e meno tasse.<br />

Nel discorso programmatico per la fiducia,<br />

tenutosi <strong>il</strong> 29 apr<strong>il</strong>e scorso, <strong>il</strong> Presidente del<br />

Consiglio sembra aver ripreso in parte questi<br />

temi in una prospettiva più larga, quella<br />

degli “Stati Uniti d’Europa”. E non è un caso,<br />

infatti, che Enrico Letta abbia affermato che<br />

se <strong>il</strong> Governo riceverà la fiducia da parte del<br />

Parlamento si recherà subito a Bruxelles.<br />

Quali saranno le priorità del Governo di<br />

“Larghe intese” fortemente voluto dallo stesso<br />

centrodestra?<br />

Abolizione delle province e superamento<br />

del bicameralismo paritario, innanzitutto. Il<br />

Governo Letta intende portare a termine delle<br />

riforme già iniziate tra cui quella che investe <strong>il</strong><br />

Senato che deve divenire – come spiegato dal<br />

Presidente del Consiglio – Senato delle regioni.<br />

Confluiscono nella programmazione del<br />

governo molti temi cari al centrodestra. Primo<br />

fra tutti, quello che riguarda l’abolizione<br />

dell’Imu, attuab<strong>il</strong>e già a partire da giugno per<br />

attuare quella che Letta intende come una<br />

“Seria politica sulla casa”.<br />

E quanto ai temi sulla “Questione morale”<br />

cosiddetta, i gr<strong>il</strong>lini ironizzano sul web,<br />

affermando che sia una copia del loro<br />

programma.<br />

Non manca infatti l’accenno, nel discorso<br />

programmatico, ad una politica più sobria<br />

e dalla morale più rigida, né viene meno<br />

l’interesse verso i costi e gli sprechi della<br />

politica, a cui sarà dedicato <strong>il</strong> primo atto del<br />

Governo, volto a “eliminare lo stipendio dei<br />

ministri parlamentari che si aggiunge alla loro<br />

attività”.<br />

Quando nel 2007 annunciò la sua candidatura<br />

alla segreteria del Pd ricevette numerosi<br />

consensi, tra cui quello dell’europarlamentare<br />

Gianni Pittella e di altre personalità politiche<br />

di spicco; adesso Enrico Letta per una buona<br />

<strong>Impatto</strong>» Primo Piano » pag. 5<br />

parte della compagine politica italiana sembra<br />

essere la soluzione al problema di una politica<br />

che per oltre cinquanta giorni ha lasciato un<br />

Paese senza governo. Sarà davvero così?<br />

L’impresa non è certamente semplice, e se lo<br />

stesso Presidente del Consiglio si rifà alla figura<br />

biblica di Davide, c’è da riconoscere che <strong>il</strong> Golia<br />

da sconfiggere non è dei giganti più semplici.


<strong>Impatto</strong>» Primo Piano » pag. 6<br />

Tutti gli uomini del Presidente<br />

Ecco chi sono tutti i ministri del nuovo governo Letta<br />

di Angelo Scola<br />

Giornalista<br />

angelo.scola@impattosettimanale.it<br />

Finalmente l’Italia ha un governo! Lo scorso 28<br />

Apr<strong>il</strong>e <strong>il</strong> neo Premier Enrico Letta ed i membri<br />

del proprio esecutivo hanno giurato al cospetto<br />

del Capo dello Stato Giorgio Napolitano. La<br />

lista dei ministri vede personalità bipartisan<br />

provenienti sia dallo schieramento di centro<br />

destra che di centro sinistra. Presenti anche<br />

alcune figure di spessore esterne alla politica.<br />

Enrico Letta, presidente del Consiglio.<br />

Nato a Pisa, 46 anni è sposato ed ha tre figli.<br />

Laureato in Scienze politiche all’Università di<br />

Pisa. Ha poi conseguito <strong>il</strong> dottorato di ricerca<br />

in Diritto delle comunità europee presso la<br />

Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa. Inizia la<br />

sua carriera politica tra le f<strong>il</strong>e della Democrazia<br />

Cristiana. In seguito al suo scioglimento<br />

aderisce al Partito Popolare Italiano. Nel ’98<br />

è stato nominato ministro per le Politiche<br />

Comunitarie del Governo D’Alema I diventando<br />

<strong>il</strong> più giovane, fino ad allora, ministro della<br />

storia della Repubblica. In seguito ministro<br />

dell’Industria nei Governi D’Alema II ed Amato<br />

II e poi sottosegretario di Stato alla Presidenza<br />

del Consiglio dei Ministri del Governo Prodi II.<br />

Europarlamentare dal ’04 al ’06 nel ’01 viene<br />

eletto alla Camerta dei Deputati tra le f<strong>il</strong>e de<br />

La Margherita. E’ vicesegretario del Partito<br />

Democratico dal 2009.<br />

Angelino Alfano, vice-premier e ministro<br />

dell’Interno.<br />

Nato ad Agrigento, 42 anni, laureato in<br />

giurisprudenza presso l’Università Cattolica<br />

del Sacro Cuore di M<strong>il</strong>ano. Inizia la propria<br />

esperienza politica con la Democrazia Cristiana.<br />

Nel ’04 aderisce al neonato partito Forza Italia.<br />

Eletto per la prima volta deputato nel ’06 due<br />

anni più tardi viene scelto da S<strong>il</strong>vio Berlusconi<br />

come ministro della Giustizia. Segretario del<br />

Pdl dal 2011.<br />

Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti ed<br />

alle Infrastrutture.<br />

Nato a M<strong>il</strong>ano, 53 anni, laureato in Scienze<br />

Politiche ad indirizzo economico presso<br />

l’Università Cattolica del Sacro Cuore di<br />

M<strong>il</strong>ano. Da <strong>il</strong> via alla sua carriera politica nel<br />

’93 quando divenne consigliere comunale per<br />

la Democrazia Cristiana a M<strong>il</strong>ano. Nel ’01 viene<br />

eletto alla Camera dei Deputati per Forza Italia.<br />

Durante la XVI Legislatura ricopre l’incarico di<br />

vice-presidente dalla Camera, riconfermato<br />

anche nella XVII fino alla nomina di ministro.<br />

Mario Mauro, ministro della Difesa.<br />

Nato a San Giovanni Rotondo, 51 anni, laureato<br />

in f<strong>il</strong>osofia presso l’Università Cattolica del<br />

Sacro Cuore. Eletto per la prima volta al<br />

Parlamento europeo nel ’99 tra le f<strong>il</strong>e di Forza<br />

Italia, alla vig<strong>il</strong>ia delle scorse elezioni, ha<br />

lasciato lo schieramento di centro-destra per<br />

passare a Scelta Civica. Già vicepresidente del<br />

Parlamento europeo dal ’04 al ’09 e capo del<br />

gruppo Pdl all’europarlamento dal ’09 al ’13. Ha<br />

fatto parte della commissione dei dieci “saggi”<br />

scelti da Napolitano.<br />

Dario Franceschini, ministro per i<br />

Rapporti con <strong>il</strong> Parlamento.<br />

Ferrarese laureato in giurisprudenza<br />

all’Università degli Studi di Ferrara, è avvocato<br />

civ<strong>il</strong>ista cassazionista. L’inizio della propria<br />

carriera politica è di matrice Democristiana.<br />

Dopo le dimissioni di Veltroni assunse la<br />

carica di segretario del Partito Democratico. Già<br />

sottosegretario alla presidenza del Consiglio<br />

con delega alle riforme istituzionali nel primo<br />

governo D’Alema nella scorsa legislatura è stato<br />

capogruppo alla Camera del Pd.<br />

Enzo Moavero M<strong>il</strong>anesi, ministro degli<br />

Affar Europei.<br />

Romano, 58 anni, sposato con tre figli. Laureato<br />

con lode in giurisprudenza presso l’università<br />

degli Studi di Roma La Sapienza. Ex giudice<br />

della Corte di giustizia europea. M<strong>il</strong>anesi è stato<br />

chiamato da Monti per occuparsi di Politiche<br />

comunitarie, l’incarico gli è stato confermato<br />

anche da Letta. Alle scorse elezioni politiche è<br />

stato candidato al Senato nella lista Con Monti<br />

per l’Italia ma non è stato eletto.<br />

Gaetano Quagliariello, ministro delle<br />

Riforme Istituzionali.<br />

Napoletano, laureato in scienze politiche<br />

attualmente è ordinario di Storia dei partiti<br />

politici presso la LUISS di Roma. Da giovane<br />

fu iscritto al Partito Radicale di cui è stato<br />

vicesegretario nazionale, nel ’94 si iscrive a<br />

Forza Italia. E’ stato eletto per la prima volta alla<br />

Camera dei Deputati nel ’06.<br />

Enrico Giovannini, ministro del Lavoro.<br />

Romano, 55 anni, dal ’09 è presidente<br />

dell’Istatdal. Laureato in Economia e Commercio<br />

all’Università degli Studi di Roma La Sapienza.<br />

E’ stato uno dei saggi nominati da Napolitano.<br />

Professore di Statistica economica presso la<br />

Facoltà di Economia dell’Università di Roma<br />

Tor Vergata. Presidente della Conferenza degli<br />

Statistici Europei dal ’09.<br />

Graziano Delrio, ministro degli Affari<br />

Regionali.<br />

Reggiano, 53 anni, è sposato e padre di nove<br />

figli. Laureato in Medicina, è specializzato in<br />

endocrinologia. E’ inoltre docente e ricercatore<br />

all’Università di Modena e Reggio Em<strong>il</strong>ia. Iscritto<br />

al Pd è vicino all’area cattolica del partito. Eletto<br />

sindaco di Reggio Em<strong>il</strong>ia per la prima volta<br />

nel ’04 è stato riconfermato nel ’09. Oltre alla<br />

carica di primo cittadino ricopre anche quella<br />

di presidente dell’Associazione nazionale dei<br />

comuni italiani.<br />

Nunzia De Girolamo, ministro per le<br />

Politiche Agricole.<br />

Nata a Benevento, 37 anni, avvocato. Laureata<br />

in giurisprudenza dell’Università La Sapienza di<br />

Roma. E’ entrata in parlamento per la prima volta<br />

nel ’08, eletta nella lista del Pdl. Al suo secondo<br />

mandato da deputata, è membro del consiglio<br />

direttivo del Pdl a Montecitorio.<br />

Beatrice Lorenzin, ministro della Salute.<br />

Romana, 41 anni, diplomata al liceo classico.<br />

Inizia a fare politica nel ’97 aderendo a Forza<br />

Italia. Eletta alla Camera dei Deputati per la<br />

prima volta nel ’08.<br />

Andrea Orlando, ministro all’Ambiente.<br />

Nato a La Spezia, 44 anni, conseguita la maturità<br />

scientifica inizia a fare politica tra le f<strong>il</strong>e del PCI. E’<br />

<strong>il</strong> portavoce nazionale del Partito Democratico.<br />

Al suo secondo mandato da Deputato, viene<br />

eletto per la prima volta alle elezioni politiche<br />

del ’08.<br />

Maria Chiara Carrozza, ministro<br />

dell’Istruzione e della Ricerca.<br />

Nata a Pisa, 47 anni. Laureata in fisica e dottore<br />

di ricerca in Ingegneria, è professore ordinario<br />

di ingegneria presso la Scuola superiore di studi<br />

universitari e di perfezionamento Sant’Anna di<br />

Pisa. E’ stata rettore dello stesso ateneo dal ’07 al<br />

’13. Attualmente è deputata per <strong>il</strong> Pd.<br />

Emma Bonino, ministro degli Esteri.<br />

Nata a Bra nel ’48 è una delle figure simbolo<br />

del radicalismo liberale italiano dell’età<br />

repubblicana. Eletta per la prima volta alla<br />

Camera nel ’76. Ha ricoperto diversi incarichi<br />

di governo: nel ’06 è ministro per <strong>il</strong> commercio<br />

internazionale e per le politiche europee nel<br />

Governo Prodi II poi vicepresidente del Senato<br />

della Repubblica dal 6 maggio ’08 al 15 marzo<br />

’13. Già commissario europeo dal ’95 al ’99.<br />

Anna Maria Cancellieri, ministro della<br />

Giustizia.<br />

Nata a Roma nel ’43 è laureata in Scienze<br />

Politiche alla Sapienza di Roma. Ministro degli<br />

Interni uscente passa alla Giustizia. Giornalista<br />

pubblicista, nel ’72 entra nell’amministrazione<br />

del ministero dell’interno. Il 1 settembre ’93<br />

viene nominata prefetto, nel ’94 è commissario<br />

straordinario a Parma. Nel ’09 lascia<br />

l’amministrazione dell’interno ed è collocata in<br />

quiescenza.<br />

Fabrizio Saccomanni, ministro<br />

dell’Economia.<br />

Romano, nato nel ’42, laureato in Economia<br />

e Commercio alla Bocconi di M<strong>il</strong>ano. Dal<br />

’06 è direttore generale della Banca d’Italia.<br />

Come rappresentante della Banca centrale<br />

italiana ha lavorato presso <strong>il</strong> Fondo Monetario<br />

Internazionale, la Banca centrale europea, la<br />

Banca dei Regolamenti Internazionali e l’Unione<br />

Europea.<br />

Giampiero D’Alia, ministro della Pubblica<br />

Amministrazione.<br />

Nato a Messina, 46 anni, laureato in<br />

giurisprudenza. E’ stato eletto per la prima volta<br />

alla Camera dei deputati nel ’01 per l’Udc. Già<br />

sottosegretario al ministero dell’Interno nel<br />

governo Berlusconi III.<br />

Josefa Idem, ministro alle Pari<br />

Opportunità. Sport, Politiche giovan<strong>il</strong>i.<br />

Nata nel 1964 a Goch, in Germania – allora<br />

Germania Est – pluricampionessa mondiale ed<br />

olimpica nella specialità della canoa K1 (kayak<br />

<strong>Impatto</strong>» Primo Piano » pag. 7<br />

individuale). E’ uno dei simboli più conosciuti<br />

e ammirati dello sport azzurro. Inizia la propria<br />

carriera nella nazionale tedesca, dal ’90 vive e<br />

gareggia a livello agonistico per l’Italia. Sposata<br />

ha due figli. Ha partecipato ad 8 edizioni dei<br />

Giochi Estivi, ininterrottamente da Los Angeles<br />

‘84 a Londra 2012, record assoluto nello sport<br />

femmin<strong>il</strong>e. Alle ultime elezioni viene eletta<br />

senatrice per <strong>il</strong> Pd.<br />

Carlo Trig<strong>il</strong>ia, ministro per la Coesione<br />

Territoriale.<br />

Siracusano, 61 anni, professore ordinario di<br />

sociologia economica presso la Facoltà di<br />

scienze politiche Cesare Alfieri dell’Università<br />

degli Studi di Firenze. Membro della Fondazione<br />

Italianieuropei e presidente della Fondazione<br />

RES (istituto di ricerche sic<strong>il</strong>iano).<br />

Flavio Zanonato, ministro Sv<strong>il</strong>uppo Economico<br />

Nato nel 1950 a Padova è stato sindaco della<br />

sua città dal ’93 al ’95. Rieletto nel ’04, durante<br />

<strong>il</strong> suo secondo mandato ha fatto parlare di<br />

se per la costruzione del “muro” di via Anelli.<br />

Inizia a fare politica aderendo ad i movimenti<br />

studenteschi del PCI. Nel Pd dal 2007, nel 2009<br />

viene riconfermato sindaco di Padova, con <strong>il</strong><br />

52% dei voti.<br />

Cec<strong>il</strong>e Kyenge, ministro Integrazione.<br />

Nata a Kambove nella Repubblica Democratica<br />

del Congo, è in Italia dal 1983. Sposata con un<br />

italiano ha due figlie. Laureata in Medicina e<br />

Chirurgia conseguita all’Università Cattolica del<br />

Sacro Cuore di Roma e specializzata in oculistica<br />

presso l’Università di Modena e Reggio Em<strong>il</strong>ia.<br />

Primo ministro di colore della storia della storia<br />

Italiana. Da sempre impegnata al servizio della<br />

promozione sociale e dell’integrazione. E’ stata<br />

eletta alla Camera dei Deputati per <strong>il</strong> Pd lo scorso<br />

25 Febbraio.<br />

Massimo Bray, ministro dei Beni culturali.<br />

Leccese, 54 anni, studia a Firenze conseguendo<br />

la laurea in Lettere e F<strong>il</strong>osofia nel ’84. Neoeletto<br />

deputato del Pd alle scorse elezioni politiche. È<br />

direttore della rivista Italianieuropei e presiede<br />

<strong>il</strong> consiglio d’amministrazione della fondazione<br />

“Notte della Taranta”. Cura, inoltre, un blog<br />

nell’edizione italiana dell’Huffington Post.


<strong>Impatto</strong>» Attualità » pag. 8<br />

Assalto di “animalisti” ai laboratori<br />

dell’università di M<strong>il</strong>ano Sparatoria a palazzo<br />

È palese che quando si vuole portare una ideologia<br />

all’estremo, varcando i limiti del fanatismo, si<br />

finisce spesso per commettere grossi errori che<br />

mettono in risalto stupidità e voglia di far casino<br />

per finire su televisioni e giornali.<br />

Ora, sia ben chiaro che io non voglio assolutamente<br />

criticare le ragioni degli animalisti, ma quando è<br />

troppo è troppo, signori. Ed è troppo, a mio avviso,<br />

quello che è successo nei laboratori dell’Università<br />

di M<strong>il</strong>ano questo 23 Apr<strong>il</strong>e.<br />

Un gruppo di attivisti animalisti, facenti parte<br />

del gruppo “Fermare Green H<strong>il</strong>l” ha letteralmente<br />

preso d’assalto i suddetti laboratori (usando<br />

schede magnetiche ottenute <strong>il</strong>legalmente) in cui,<br />

a detta loro, si praticava vivisezione e gli animali<br />

(circa 800 tra conigli e topi) venivano costretti a<br />

vivere in condizioni pietose. Ascoltando le loro<br />

ragioni, la causa sarebbe più che giusta.<br />

Ma la scena che gli animalisti si sono trovati<br />

davanti è stata tutt’altra. Le cavie vivevano in<br />

condizioni adeguate, versavano in condizioni<br />

d’igiene impeccab<strong>il</strong>i, le loro gabbie erano<br />

ordinate e delle stesse dimensioni di quelle per<br />

uso domestico, <strong>il</strong> cibo, così come l’acqua, non<br />

mancava. Gli animali erano infatti tenuti anche<br />

da giovani universitari, che, svolgendo attività<br />

di ricerca,gli si affezionavano, tenendo al loro<br />

benessere. Gli animalisti, una volta entrati iniziano<br />

la “diretta” con i loro fan su Facebook, postando<br />

foto dei laboratori e di loro che si incatenano ai<br />

maniglioni antipanico delle porte in segno di<br />

protesta. Nel frattempo gli altri hanno pensato<br />

bene di vandalizzare gli ambienti, liberando<br />

animali, spaventatissimi della presenza di<br />

estranei, scambiando le etichette di quelli rimasti,<br />

rendendoli così inservib<strong>il</strong>i e rovesciando a terra le<br />

gabbie (alcune delle quali sono andate a finire sui<br />

topi che sono rimasti incastrati). Dopo le trattative<br />

con la direttrice Paola Viani, alla fine, sono riusciti<br />

a portar via un coniglio e un centinaio di topi.<br />

Da notare che tra i piccoli roditori c’erano anche<br />

i cosiddetti topi nudi, cioè senza pelo e difese<br />

immunitarie, <strong>il</strong> che non permette loro di vivere<br />

più di tre giorni, contro i due anni di vita media<br />

in un laboratorio. Sono poi finalmente usciti<br />

trionfanti con scatoloni in cui avevano deposto<br />

selvaggiamente le decine di topi, che sperano<br />

ancora di poterli dare in adozione e con <strong>il</strong> coniglio,<br />

con <strong>il</strong> quale hanno ovviamente avuto più fortuna.<br />

Il danno economico è stato stimato attorno al<br />

centinaio di migliaia di euro; ricordiamo che questi<br />

erano soldi pubblici, stanziati dal Ministero della<br />

Sanità, dal Ministero della Ricerca, dalla Comunità<br />

Europea, dalla Regione Lombardia, oltre che da<br />

contributi volontari.<br />

Ma <strong>il</strong> danno non è solo economico: tanti ragazzi<br />

che conducevano ricerche su queste cavie<br />

hanno perso totalmente <strong>il</strong> loro lavoro, oltre che<br />

gli animali a cui erano affezionati. Questo vuol<br />

dire che molti hanno da ricominciare d’accapo lo<br />

studio per la loro tesi, allungando quindi i tempi<br />

di laurea e altri vedono allontanarsi la speranza di<br />

una pubblicazione.<br />

Allora, qual è <strong>il</strong> prezzo del raggiungimento dei fini<br />

che alcuni credono “giusti”? L’oscurantismo della<br />

scienza è una valida moneta?<br />

Paolo Monaco<br />

paolo.monaco@impattosettimanale.it<br />

Chigi : non è un gesto<br />

isolato! Quando<br />

la crisi popolare sfocia<br />

in gesti di follia!<br />

di Matteo Piscitelli<br />

Giornalista<br />

matteo.piscitelli@impattosettimanale.it<br />

E’ domenica mattina, non una qualsiasi.<br />

Non quella in cui, ben vestito, <strong>il</strong> buon<br />

cattolico si reca in chiesa. O nemmeno<br />

quella in cui si approfitta del buon tempo<br />

per andare per funghi; o quella in cui si sta<br />

a casa nel letto per smaltire la sbronza del<br />

giorno prima. E’ una domenica romana<br />

stranissima. Di buon mattino, presidente<br />

della Repubblica, corazzieri, grandi<br />

cerimonieri sono riuniti a palazzo Chigi<br />

per <strong>il</strong> giuramento del nuovo presidente del<br />

Consiglio e dei suoi ministri. L’emozione<br />

era palpab<strong>il</strong>e, sottesa speranza percorreva<br />

l’italiano medio, che mentre si apprestava<br />

a preparare <strong>il</strong> pranzo, con la TV accesa,<br />

sentiva udire dai politici del cosiddetto<br />

inciucione un giuramento di fedeltà è<br />

lealtà verso <strong>il</strong> popolo e la Repubblica. La<br />

liturgia era in pieno svolgimento. Lì vicino,<br />

fuori dal Palazzo, un uomo, le 11.40. Luigi<br />

Preiti, vestito elegante, si dirige dritto<br />

verso <strong>il</strong> nido della casta. Vuole fare fuoco<br />

contro i politici, trova un muro nelle forze<br />

dell’ordine poste lì come presidio. La<br />

rabbia è tanta, fa fuoco contro di questi:<br />

feriti un brigadiere e un carabiniere<br />

scelto. L’assemblea è informata solo<br />

dopo la celebrazione. Si diffondono i<br />

primi commenti. R<strong>il</strong>evante quello del<br />

vice-premier Alfano. “E’ un gesto isolato”.<br />

Certo, non ci sarà Al Qaeda dietro questo<br />

evento, e nemmeno le Brigate Rosse. Ma<br />

<strong>il</strong> gesto è sintomatico di un qualcosa che<br />

da sfiducia nelle istituzioni è diventato<br />

rabbia, folle, da malcontento è passato a<br />

disperazione. L’uomo era un muratore,<br />

da lì a poco avrebbe perso <strong>il</strong> posto. Era<br />

sposato, ma da poco si era separato dalla<br />

moglie. E’ calabrese, viveva a Torino dove<br />

si era trasferito per lavorare, ma da poco<br />

sarebbe ritornato nella natia terra causa<br />

fine del contratto lavorativo. Fotografia<br />

esatta di una piaga sociale dai toni aspri,<br />

figlia della crisi del settore. Il settore delle<br />

costruzioni è allo stremo: poco meno<br />

di 62.000 imprese si sono fermate nel<br />

2012 e circa 81.000 addetti sono andati<br />

a casa. (fonte: Anaepa Confartigianato).<br />

Affianco a questo, <strong>il</strong> crollo del mercato<br />

degli immob<strong>il</strong>i: gli italiani non vendono<br />

e non acquistano più case. Sparatemi,<br />

ora, sparatemi. Gridava <strong>il</strong> Preiti a terra,<br />

arrestato, immob<strong>il</strong>izzato. Avrebbe<br />

voluto farla finita dopo <strong>il</strong> folle gesto, un<br />

lavoratore che folle non era, così come<br />

testimoniato dai suoi fam<strong>il</strong>iari. Infatti, <strong>il</strong><br />

fratello testimonia: «È un uomo pieno<br />

di problemi che ha perso <strong>il</strong> lavoro, aveva<br />

perso tutto, era dovuto tornare in famiglia:<br />

era disperato. In generale voleva sparare<br />

sui politici, ma visto che non li poteva<br />

raggiungere ha sparato sui carabinieri».<br />

A mente fredda, egli dichiarava: non<br />

odio nessuno in particolare ma sono<br />

disperato».Le nostre piazze vivono<br />

momenti di aspra concitazione, frementi<br />

imprecazioni contro i governanti, cortei<br />

e caroselli quotidiani, scioperi. Sono<br />

queste le reazioni di chi sente che di<br />

fronte al disagio c’è un orecchio poco<br />

incline all’ascolto. Così è avvenuto che<br />

un calabrese emigrato al nord come<br />

tanti urlava con <strong>il</strong> fuoco, pur di essere<br />

ascoltato. Chiedeva la morte un figlio<br />

della crisi. Domenica mattina si effettuava<br />

<strong>il</strong> passaggio del campanello da Monti a<br />

Letta. Quella sala carica di emozione,ma<br />

era sorda rispetto a ciò che succedeva lì<br />

vicino. Lo è da parecchio.<br />

Il caso Elisa Claps<br />

Ogni delitto è passionale e ogni delitto presenta<br />

una peculiarità: la bidimensionalità delle<br />

sensazioni che si proliferano da esso. Da un lato<br />

un omicidio fa rabbrividire (<strong>il</strong> cadavere quando<br />

viene ritrovato è freddo come se fosse stato<br />

conservato in un freezer) e dall’altro riesce a far<br />

ardere di eccitazione chi lo commette (o di rabbia<br />

chi si ritroverà a vivere senza la vittima). In altri casi<br />

però <strong>il</strong> cadavere è uno scheletro, un corpo in<br />

decomposizione, spesso diffic<strong>il</strong>mente<br />

identificab<strong>il</strong>e: è <strong>il</strong> caso di Elisa Claps, la ragazza di<br />

16 anni apparentemente sparita a Potenza <strong>il</strong> 12<br />

Settembre 1993, <strong>il</strong> cui cadavere (quasi<br />

mummificato) fu trovato 17 anni dopo presso la<br />

Chiesa della Santissima Trinità assieme ad un<br />

orologio, i vestiti e i resti di un paio di occhiali.<br />

Ormai non si rabbrividisce più ma c’è solo<br />

disgusto e dolore: <strong>il</strong> disgusto dei genitori, che<br />

furono costretti ad accettare che la loro bambina<br />

non era semplicemente scappata di casa, ma era<br />

finita, e <strong>il</strong> loro dolore nel vedere <strong>il</strong> braccio destro<br />

steso lungo <strong>il</strong> corpo e i brandelli luridi della sua<br />

maglietta bianca (che la mamma le aveva fatto<br />

coi ferri), coperta da fango, polvere ed escrementi<br />

di piccioni. Il ritrovamento, avvenuto <strong>il</strong> 17 Marzo<br />

2010 ,grazie ad operai che avevano intrapreso<br />

lavori di ristrutturazione del sottotetto della<br />

chiesa per delle inf<strong>il</strong>trazioni d’acqua, sarebbe<br />

stato una messa in scena: in quanto sia le due<br />

donne delle pulizie che <strong>il</strong> viceparroco bras<strong>il</strong>iano<br />

don Vagno S<strong>il</strong>va, sapevano già tutto da alcuni<br />

mesi. Questi non disse una parola perché “quel<br />

giorno l’ Arcivescovo era impegnato in un<br />

convegno, decisi così che gli avrei parlato<br />

l’indomani. Ma la cosa poi mi scivolò di mente”. È<br />

l’aspetto ricorrente di questo caso: nessuno ha<br />

mai fatto nulla per Elisa: alle ricerche hanno<br />

concretamente partecipato solo i fam<strong>il</strong>iari, e la<br />

noncuranza degli altri attori della vicenda ( Chiesa,<br />

polizia e abitanti di Potenza, capaci solo di<br />

testimonianze discordanti) ha reso la storia ,alla<br />

quale fa da sfondo un ambiente “un<strong>tuo</strong>so, in cui<br />

contano i favori, gli amici degli amici e la ricerca di<br />

protezione” (così come l’ha descritto l’ex rettore<br />

dell’Università, Cosimo Fonseca), ancora più<br />

incredib<strong>il</strong>e. Anche <strong>il</strong> fratello della vittima, G<strong>il</strong>do,<br />

ricorda che, poco dopo la scomparsa, nel<br />

sottotetto della chiesa si tennero dei lavori,<br />

durante i quali l’impresa appaltatrice “incernierò<br />

dei cassettoni proprio in corrispondenza del<br />

cadavere di mia sorella”. Dunque sarebbe “ridicolo<br />

pensare che nessuno abbia mai visto niente” . Il<br />

giorno del rapimento Elisa usciva con la sua amica<br />

Eliana per andare in chiesa, ma segretamente<br />

doveva vedere Dan<strong>il</strong>o Restivo, <strong>il</strong> “parrucchiere”<br />

(come lo chiamavano a Potenza) perché aveva <strong>il</strong><br />

vizio di tagliare ciocche di capelli alle ragazze<br />

incontrate sull’autobus. Ma perché allora nessuno<br />

parla? Forse perché suo padre è una persona<br />

importante a Potenza, essendo direttore della<br />

Biblioteca Nazionale? Un uomo colto e uno<br />

studioso appassionato del superuomo di<br />

Nietzsche sicuramente non poteva essere<br />

disonorato da suo figlio, un ragazzo “particolare”,<br />

timido e introverso: tanto era timido che 6 anni<br />

prima era stato persino denunciato per aver<br />

legato e seviziato nel cort<strong>il</strong>e della Biblioteca<br />

nazionale (luogo abbastanza fam<strong>il</strong>iare per Dan<strong>il</strong>o)<br />

due ragazzini, ferendoli con un coltello.<br />

L’appuntamento con Eliana era per le 12 e 15, ma<br />

Elisa si fa attendere per più di mezz’ora, così<br />

l’amica decide di andare a casa Claps ed iniziano<br />

tutti a cercarla. Telefonano a Dan<strong>il</strong>o, che ammette<br />

di aver incontrato Elisa in chiesa, ma spiega che<br />

,subito dopo, lei è uscita dalla chiesa da sola,<br />

mentre lui è rimasto lì a pregare. Stranamente <strong>il</strong><br />

ragazzo gronda di sudore ed è ferito a una mano<br />

(«Mi sono ferito vicino al cantiere delle scale<br />

mob<strong>il</strong>i ritornando a casa»), ma sono ancora tutti<br />

immob<strong>il</strong>i a Potenza. Tuttavia Dan<strong>il</strong>o è fin dall’inizio<br />

<strong>il</strong> sospettato principale: non solo perché era solito<br />

importunare le ragazze di cui si invaghiva con<br />

telefonate mute, accompagnate dalla colonna<br />

sonora del f<strong>il</strong>m Profondo Rosso (cosa<br />

normalissima per tutti i ragazzi della sua età!), ma<br />

soprattutto perché ,quel giorno, si sarebbe recato<br />

in ospedale con i vestiti insanguinati. Il sangue,<br />

stando al suo racconto, era dovuto ad una caduta,<br />

ma la sua incapacità di ricostruire gli spostamenti<br />

avuti dopo l’incontro compromisero ancora di più<br />

la sua credib<strong>il</strong>ità. Forse non per la polizia che non<br />

lo sottopose a nessun fermo, perché<br />

effettivamente mancava <strong>il</strong> cadavere (la prova<br />

schiacciante) per accusarlo, così lui ebbe la<br />

completa libertà di recarsi in Ingh<strong>il</strong>terra, sposarsi<br />

con una donna molto più anziana di lui ed<br />

addirittura di essere <strong>il</strong> fortunato protagonista<br />

dell’omicidio di una sua vicina di casa: Heather<br />

Barnet. La sarta di 42 anni fu trovata morta con i<br />

seni mut<strong>il</strong>ati e due ciocche di capelli in mano. E’ <strong>il</strong><br />

2002 : la polizia sospetta fortemente di lui, ma<br />

mancano le prove, di nuovo! Dopo otto anni lui<br />

ritorna a Potenza, proprio quando viene ritrovato<br />

<strong>il</strong> cadavere nel sottotetto della chiesa ed <strong>il</strong> caso<br />

viene riaperto. L’autopsia r<strong>il</strong>evò che Elisa era stata<br />

uccisa con 13 colpi da arma contundente. Le<br />

indagini successive chiarirono anche <strong>il</strong> possib<strong>il</strong>e<br />

modus operandi dell’assassino: la ragazza<br />

sarebbe stata colpita con una forbice di medie<br />

dimensioni e da una lama tagliente nel sottopalco<br />

della chiesa, che dunque aveva raggiunto da viva<br />

(erano stati trovati dei ciottoli sotto <strong>il</strong> solco della<br />

sua scarpa); l’aggressore si accanì tagliando,<br />

probab<strong>il</strong>mente rivoltandone anche <strong>il</strong> corpo, con<br />

Elisa moribonda o già morta. Furono inoltre<br />

ritrovati: un bottone rosso (appartenuto con<br />

molta probab<strong>il</strong>ità a un abito cardinalizio) vicino al<br />

suo cadavere; dei fori nel tavolato posto sotto le<br />

<strong>Impatto</strong>» Attualità » pag. 9<br />

tegole, probab<strong>il</strong>mente praticati con un cacciavite<br />

spaccato, di piccole dimensioni, che fanno<br />

pensare a operazioni condotte frettolosamente<br />

per creare una feritoia e far disperdere così i<br />

miasmi; delle tracce di sperma sul materasso<br />

posto accanto alla vittima, dalle quale furono<br />

estratti due codici genetici; ed uno strofinaccio,<br />

dal quale fu estratto un ulteriore codice genetico,<br />

comparab<strong>il</strong>e con i primi due. Il 19 maggio 2010<br />

Dan<strong>il</strong>o fu finalmente fermato dalla polizia inglese,<br />

con l’accusa di omicidio volontario della sarta: da<br />

tempo veniva pedinato dalla polizia locale, che lo<br />

aveva anche ripreso mentre in una zona boschiva<br />

pedinava con atteggiamento sospetto donne<br />

inglesi. Si è scoperto inoltre che sono state r<strong>il</strong>evate<br />

tracce di Dna, sangue e sudore di Dan<strong>il</strong>o Restivo<br />

sulla maglia che Elisa indossava quando fu uccisa,<br />

ma per la sentenza definitiva, ovviamente,<br />

dobbiamo aspettare altri tre anni: Giovedì scorso<br />

(<strong>il</strong> 25 Apr<strong>il</strong>e) c’è stato una vero pianto di<br />

“liberazione” per la famiglia di Elisa, quando <strong>il</strong><br />

presidente della Corte di Assise di Appello di<br />

Salerno, Federico Cassano, ha letto la conferma<br />

della condanna, 30 anni di carcere, come in primo<br />

grado, per aver ucciso Elisa Claps. “Buon viaggio”,<br />

gli hanno urlato i fratelli di Elisa, G<strong>il</strong>do e Luciano,<br />

mentre Restivo, impassib<strong>il</strong>e, non li ha neanche<br />

guardati. “Ho pietà, ho solo pietà di lui - ha detto la<br />

mamma di Elisa al termine dell’udienza - non lo<br />

perdono: <strong>il</strong> perdono bisogna conquistarselo e lui<br />

non ha fatto nulla. Se fosse stato un uomo<br />

avrebbe fatto altro, un primo passo. Ma lui è solo<br />

un serpente, un carnefice e la mia Elisa stasera<br />

non ha trovato pace, si sta rivoltando sotto terra.<br />

Ora Restivo ha finito di fare del male, ora deve<br />

marcire in Ingh<strong>il</strong>terra, dove è in carcere per<br />

l’omicidio di un’altra povera donna. Questo è<br />

l’ultimo viaggio che fa in Italia, non voglio<br />

rivederlo mai più”. Ma qualcuno l’ha sicuramente<br />

protetto, infatti non mancano le parole di G<strong>il</strong>do:<br />

“Abbiamo lottato come leoni per arrivare a questo<br />

giorno ma ora tocca agli altri a tutti coloro che<br />

hanno coperto Restivo”. Comincerà dunque una<br />

battaglia per la verità che <strong>il</strong> prossimo 6 maggio<br />

avrà la sua prima tappa con <strong>il</strong> processo alle due<br />

addette alla pulizie della Chiesa, accusate di false<br />

dichiarazioni al pm. 20 anni di agonia e di orrore,<br />

conclusi con la certezza che <strong>il</strong> vero carnefice è<br />

stato trovato. Ma la giustizia non si limita solo a<br />

questo, non si limita a rappresentare e punire <strong>il</strong><br />

mostro: sarà infatti d’obbligo un’azione giudiziaria<br />

anche nei confronti dei veri complici di Dan<strong>il</strong>o,<br />

quelli che hanno taciuto ciò che sapevano, gli<br />

omertosi, i v<strong>il</strong>i soggetti che circolano senza<br />

pudore ostacolando le ricerche, indebolendole e<br />

impedendo ad una famiglia di potersi finalmente<br />

rialzare dall’oscurità nella quale è stata costretta<br />

ad immergersi, anche a causa loro.<br />

Mario Pellegrino<br />

mario.pellegrino@impattosettimanale.it


<strong>Impatto</strong>» Attualità » pag. 10<br />

Il caso di Emanuela Orlandi<br />

30 anni di misteri, ambiguità e segreti ancora irrisolti<br />

di Mario Pellegrino<br />

Giornalista<br />

mario.pellegrino@impattosettimanale.it<br />

30 anni di misteri, ambiguità e segreti, non<br />

ancora completamente svelati, hanno<br />

incupito un caso apparentemente semplice,<br />

divenuto ora <strong>il</strong> fatto di cronaca più oscuro<br />

della storia italiana. La vittima di questa fitta<br />

trama di strani avvenimenti è la quindicenne<br />

Emanuela Orlandi, figlia di un commesso della<br />

Prefettura della Casa Pontificia, scomparsa a<br />

Roma <strong>il</strong> 22 giugno 1983: quel giorno stava<br />

andando alla scuola di musica di piazza<br />

Sant’Apollinara a Roma (suonava <strong>il</strong> flauto) , e<br />

,nel tragitto, un uomo in una berlina verde le<br />

offrì 370 m<strong>il</strong>a lire (a quei tempi, l’equivalente<br />

di uno stipendio) per vendere cosmetici ad<br />

una sf<strong>il</strong>ata di moda. Ovviamente le sembrò<br />

assurdo, così, dopo aver terminato la lezione<br />

di musica in anticipo (alle 19:00), telefonò a<br />

casa e la sorella, molto scettica per l’esagerata<br />

proposta, le chiese di tornare presto a casa in<br />

modo da parlarne con tutta la famiglia. Questa<br />

fu l’ultima volta che Emanuela parlò con la<br />

sorella. Pressoché contemporanea fu, poi, la<br />

sparizione di un’altra quindicenne, sempre di<br />

Roma e sempre quell’anno, Mirella Gregori,<br />

uscita di casa <strong>il</strong> 7 Maggio per “un<br />

appuntamento” con un vecchio compagno di<br />

classe, <strong>il</strong> quale, peraltro, quel pomeriggio era<br />

impegnato altrove. Da quel momento la<br />

famiglia non ebbe più notizie della ragazza.<br />

Entrambe le scomparse sono tuttora irrisolte<br />

ed hanno portato alla luce un reticolo di<br />

legami e apparenti colpevoli( dall’attentatore<br />

del papa Mehmet Ali Ağca fino al Kgb, per poi<br />

arrivare alla Banda della Magliana o persino<br />

alla vicenda del Banco Ambrosiano)<br />

diffic<strong>il</strong>mente immaginab<strong>il</strong>e. Le indagini sulla<br />

sparizione di Emanuela partirono da due<br />

testimonianze: quella di un’amica della scuola<br />

di musica, Raffaella, che la accompagnò alla<br />

fermata dell’autobus attorno alle 19:30, e<br />

quella di un vig<strong>il</strong>e urbano, in servizio di fronte<br />

al Senato, che, dice di essere stato interrogato<br />

dalla ragazza circa l’ubicazione della Sala<br />

Borromini. Per <strong>il</strong> vig<strong>il</strong>e la ragazza era in<br />

compagnia di un uomo di 1 metro e 75,<br />

trentacinquenne, magro e stempiato, con una<br />

valigetta e una berlina scura metallizzata.<br />

Dall’identikit che fu tracciato si notò la<br />

somiglianza con Enrico De Pedis, membro<br />

della Banda della Magliana, ma non ci fu un<br />

immediato seguito investigativo perché<br />

probab<strong>il</strong>mente all’epoca si riteneva che <strong>il</strong><br />

soggetto latitasse all’estero. Passarono quindi<br />

tre giorni di superficiali ricerche fino a che un<br />

certo Pierluigi, non raccontò (in una telefonata<br />

alla famiglia) che la sua fidanzata aveva<br />

incontrato a Campo dei Fiori due ragazze, una<br />

delle quali (“Barbara”) vendeva cosmetici ed<br />

aveva un flauto, ma sull’invito di suonarlo si<br />

sarebbe rifiutata per la vergogna di portare gli<br />

occhiali. “Aveva degli occhiali a goccia per<br />

correggere l’astigmatismo” disse Pierluigi in<br />

un’altra telefonata di tre ore dopo: ed i fam<strong>il</strong>iari<br />

ammisero che la ragazza era astigmatica.<br />

Pierluigi aveva 16 anni, si trovava con i genitori<br />

in un ristorante, e disse che Barbara aveva<br />

suonato al matrimonio della sorella; tuttavia si<br />

rifiutò di collaborare ulteriormente e di<br />

incontrare <strong>il</strong> padre di Emanuela. Alle chiamate<br />

di Pierluigi seguirono quelle di Mario, un<br />

uomo di 35 anni che aveva visto una certa<br />

Barbara di Venezia assieme ad un’altra ragazza;<br />

entrambe vendevano cosmetici, e proprio<br />

Barbara gli aveva confidato di essersi<br />

allontanata di casa per sua volontà. Questa fu<br />

la frase che compromise l’attendib<strong>il</strong>ità delle<br />

telefonate, e meno male! Infatti nel luglio<br />

2011 ,quando la procura distrettuale di Roma<br />

arrestò alcuni componenti della famiglia<br />

romana De Tomasi (accusati di reati tra i quali<br />

usura e riciclaggio di denaro) , si scoprì che<br />

l’autore di quelle telefonate era Carlo Alberto<br />

De Tomasi, figlio di Giuseppe De Tomasi noto<br />

Sergione, aff<strong>il</strong>iato alla Banda della Magliana.<br />

L’attentatore al papa Mehmet Ali Agca nella<br />

vicenda viene tirato in ballo da un uomo<br />

dall’accento inglese (pertanto<br />

soprannominato l’Amerikano) che oltre a<br />

chiedere la sua liberazione entro <strong>il</strong> 20 Luglio<br />

per mano del papa di allora (Giovanni Paolo II),<br />

affermò di tenere in ostaggio Emanuela.<br />

L’identikit dell’Amerikano, st<strong>il</strong>ato dall’allora<br />

vicecapo del SISDE Vincenzo Parisi<br />

corrisponderebbe a monsignor Paul<br />

Marcinkus, l’allora presidente dello IOR: “solo”<br />

16 delle 35 comunicazioni e telefonate fatte<br />

dall’uomo furono ritenute affidab<strong>il</strong>i e legate ai<br />

colpevoli del sequestro. Esse descrivevano<br />

una persona con una conoscenza approfondita<br />

della lingua latina, probab<strong>il</strong>mente di cultura<br />

anglosassone, con un elevato livello culturale<br />

e una conoscenza del mondo ecclesiastico e<br />

di diverse zone di Roma (dove probab<strong>il</strong>mente<br />

aveva abitato). Tuttavia l’Amerikano non fu<br />

mai rintracciato e non aprì concretamente<br />

nuove piste. La storia inizia ad infittirsi nel<br />

novembre 1984: si aprì la cosiddetta “pista<br />

turca” mediante un comunicato con cui i Lupi<br />

grigi (organizzazione di estrema destra turca)<br />

dichiararono di aver sequestrato sia Emanuela<br />

che Mirella; <strong>il</strong> comunicato fu presto<br />

sconfessato dall’ex ufficiale della Stasi Günter<br />

Bohnsack per cui i servizi segreti della<br />

Germania dell’Est (ma anche <strong>il</strong> KJB e i servizi<br />

segreti bulgari) stavano confezionando falsi<br />

comunicati in modo da deviare le indagini<br />

parallele sulla “pista bulgara” per l’attentato a<br />

Giovanni Paolo II. Agka è ancora sotto i<br />

riflettori e nel 2010 in un colloquio con <strong>il</strong><br />

fratello di Emanuela, Pietro, ammette <strong>il</strong> legame<br />

tra <strong>il</strong> cardinale Giovanni Battista Re ed <strong>il</strong><br />

rapimento della Orlandi per opera del<br />

Vaticano. Tuttavia, dopo aver parlato con Re,<br />

Pietro smentì <strong>il</strong> contenuto del colloquio in<br />

collegamento con <strong>il</strong> programma televisivo Chi<br />

l’ha Visto ( che in quella puntata lo aveva<br />

mandato in onda). Chi l’ha Visto è dunque (per<br />

l’ennesima volta) <strong>il</strong> vero protagonista delle<br />

indagini, alla stregua di un PM. Basti pensare<br />

che la redazione del programma ,dal 2005 al<br />

2011, fu bombardata di telefonate, minacce e<br />

comunicazioni disarmanti: prima si incentivò<br />

la scoperta del defunto sepolto nella bas<strong>il</strong>ica<br />

di Sant’Apollinare (Enrico De Pedis, capo della<br />

Banda della Magliana) – bisognava controllare<br />

«del favore che Renatino fece al cardinal<br />

Poletti»- ; poi fu trovata nella redazione una<br />

cartolina raffigurante una località meridionale<br />

su cui era scritto: «Lasciate stare Renatino»;<br />

poi grazie ad una soffiata( «E chiedete al<br />

barista di via Montebello, che pure la figlia<br />

stava con lei...con l’altra Emanuela» ) fu<br />

individuato un bar appartenente alla famiglia<br />

di Mirella Gregori . Nuove piste si ebbero<br />

grazie alla testimonianza dell’ex ragazza di De<br />

Pedis, Sabrina Minardi: Emanuela Orlandi<br />

sarebbe stata uccisa per opera dello stesso De<br />

Pedis (su ordine del monsignor Paul Marcinkus<br />

«come se avessero voluto dare un messaggio<br />

a qualcuno sopra di loro») ed <strong>il</strong> suo corpo<br />

gettato in una betoniera a Torvaianica. De<br />

Pedis avrebbe ucciso anche un bambino di 11,<br />

Domenico Nicitra, figlio di uno storico<br />

esponente della banda. Il piccolo Nicitra fu<br />

però ammazzato nel 1993, cioè dieci anni<br />

dopo l’epoca alla quale la Minardi fa<br />

riferimento e tre anni dopo la morte dello<br />

stesso De Pedis, avvenuta nel 1990. Tuttavia<br />

sono molteplici i particolari resi dalla<br />

testimonianza della Minardi : fu lei stessa<br />

l’autista della BMW che trasportò la ragazza “al<br />

benzinaio del Vaticano; inoltre, la ragazza<br />

«piangeva e rideva insieme» e «sembrava<br />

drogata». Arrivata al benzinaio, in una<br />

Mercedes targata Città del Vaticano, “ un<br />

sacerdote” la prese in consegna. La ragazza<br />

avrebbe quindi trascorso la sua prigionia a<br />

Roma, in un’abitazione di proprietà di Daniela<br />

Mob<strong>il</strong>i (moglie di Vittorio Sciattella e vicina a<br />

Dan<strong>il</strong>o Abbrunciati, altro “collega” di De Pedis)<br />

e di lei si sarebbe occupata la governante della<br />

signora Mob<strong>il</strong>i, “Teresina”. La Mob<strong>il</strong>i però in<br />

quegli anni si trovava, così come <strong>il</strong> marito, in<br />

prigione. Successivamente, un altro<br />

componente della Banda (citato dalla Minardi)<br />

ha confessato quel nascondiglio era per i<br />

ricercati: ,<br />

negando così <strong>il</strong> legame fra l’ex boss della<br />

Magliana e <strong>il</strong> rapimento Orlandi. Le parole<br />

della Minardi, ritenute dai pm “incoerenti”,<br />

furono comunque in parte provate dal<br />

ritrovamento della BMW ut<strong>il</strong>izzata per <strong>il</strong><br />

trasporto della ragazza e dal riconoscimento<br />

di “Mario”, cioè De Tomasi, e di Sergio Virtu,<br />

quale autista di fiducia di Renatino che<br />

avrebbe avuto un ruolo attivo nel sequestro di<br />

Emanuela. Contro l’ex autista vi sono anche<br />

alcune dichiarazioni di una sua ex convivente,<br />

la quale avrebbe raccontato di aver avuto un<br />

ruolo nel sequestro della Orlandi e di averne<br />

per questo anche ricevuto compenso. La<br />

sparizione della Orlandi è dunque<br />

caratterizzata da continue farneticazioni e<br />

rivelazioni assurde: per l’esorcista Amorth<br />

Emanuela ha partecipato ad un orgia di preti<br />

pedof<strong>il</strong>i; per un ex agente del SISMI «Emanuela<br />

e’ viva, si trova in un manicomio in Ingh<strong>il</strong>terra<br />

ed è sempre stata sedata» e la causa del<br />

rapimento sarebbe la conoscenza ,da parte<br />

del padre, di attività di riciclaggio di denaro<br />

“sporco” legate ad Antonveneta (<strong>il</strong> crack<br />

dell’Ambrosiano); secondo Antonio Mancini la<br />

Orlandi fu rapita dalla Banda della Magliana<br />

per ottenere la restituzione del denaro<br />

investito nello IOR attraverso <strong>il</strong> Banco<br />

Ambrosiano ed Enrico De Pedis fece cessare<br />

gli attacchi contro <strong>il</strong> Vaticano, malgrado i soldi<br />

non fossero stati tutti restituiti, ottenendo in<br />

cambio la possib<strong>il</strong>ità di essere sepolto nella<br />

Bas<strong>il</strong>ica di Sant’Apollinare, come poi<br />

effettivamente avvenne. La tomba di<br />

quest’ultimo , tra l’altro, mostrò solo resti del<br />

defunto ed ossa risalenti al periodo<br />

napoleonico. A proposito di ossa e scheletri<br />

nell’armadio, <strong>il</strong> 21 Dicembre scorso un turista<br />

fece ritrovare dietro <strong>il</strong> colonnato di San Pietro<br />

una busta sulla quale c’era la scritta “Do not<br />

touch”: la busta ovviamente fu toccata, anzi<br />

aperta e al suo interno si trovò un carinissimo<br />

teschio (tuttora ancora non identificato). Ciò<br />

che salta agli occhi è la calligrafia della scritta,<br />

del tutto sim<strong>il</strong>e a quella delle lettere recapitate<br />

circa quattro mesi dopo, a casa di Antonietta<br />

Gregori, sorella di Mirella, e di Raffaella, amica<br />

di Emanuela. Contengono ritagli di giornali<br />

scritti in tedesco che parlano del corpo delle<br />

guardie svizzere, una ciocca di capelli, e la foto<br />

<strong>Impatto</strong>» Attualità » pag. 11<br />

di un altro teschio con uno strano marchio<br />

inciso: si tratta di un teschio conservato in una<br />

chiesa di via Giulia e risalente ad epoca<br />

medioevale. Un possib<strong>il</strong>e ulteriore depistaggio<br />

è stato fornito recentemente a Chi l’ha visto<br />

(che io chiamerei piuttosto deja’ vu) da Marco<br />

Fassoni Accetti, l’uomo che ha fatto ritrovare <strong>il</strong><br />

flauto di Emanuela (avvolto in fogli di giornali<br />

dell’epoca, uno dei quali del 29 maggio 1985<br />

riportava un articolo sul sequestro) e che ha<br />

“confortato” tutti dicendo che Emanuela e<br />

Mirella sono entrambe vive e che sarebbero<br />

scappate di casa volontariamente. Dobbiamo<br />

credergli? La storia è molto confusionaria e ai<br />

limiti del paradosso: Accetti afferma di essere<br />

stato uno dei telefonisti e di avere assistito<br />

personalmente al rapimento, organizzato da<br />

«nuclei di controspionaggio», ai quali lui<br />

stesso dichiara di far parte. Al sequestro<br />

avrebbe partecipato anche Enrico De Pedis, e<br />

sarebbe stato spinto dal tentativo di apporre<br />

forti pressioni sul Vaticano. Il flauto era un<br />

“Ramponi e Cazzani” (fodero rosso e custodia<br />

lisa sugli spigoli) proprio come quello di<br />

Emanuela, e ,prima del rapimento, nessuno ne<br />

era a conoscenza. Le prove del Dna e la ricerca<br />

di impronte sono già state avviate dalla<br />

magistratura ma intanto Accetti continua a<br />

raccontare nuove informazioni: nei mesi<br />

successivi al rapimento l’avrebbe vista più<br />

volte fino a che, nel dicembre 1983, non fu<br />

trasferita “nei sobborghi di Parigi”. Era stata la<br />

propria lobby di controspionaggio a<br />

premeditare l’allontanamento volontario: la<br />

Orlandi salì sull’auto assieme ad un finto prete<br />

e ad una sua compagna di scuola; la Gregori si<br />

sarebbe invece innamorata di un membro del<br />

“clan” e sarebbe fuggita all’estero prima di<br />

tornare poi a Roma nel’94 quando incontrò di<br />

nascosto la madre. Insomma una trama di<br />

eventi che sembra appena uscita dal miglior<br />

libro di Dan Brown, anzi “Angeli e Demoni”<br />

sembrava quasi più realistico! A questo punto<br />

bisogna solo sperare che finalmente <strong>il</strong> f<strong>il</strong>o<br />

intricato venga sbrigliato o che la storia venga<br />

completamente archiviata, almeno per <strong>il</strong> bene<br />

dei “piccoli detectives “\ spettatori di Chi l’ha<br />

Visto!


<strong>Impatto</strong>» Attualità » pag. 12<br />

Černobyl’ – Anno 27<br />

Il 26 apr<strong>il</strong>e ricorreva l’anniversario del<br />

disastro della centrale nucleare sovietica.<br />

Pryp’jat’ era <strong>il</strong> fiore all’occhiello dell’urbanistica<br />

sovietica: la costruzione della città, iniziata<br />

<strong>il</strong> 4 febbraio 1970, prevedeva grandi opere<br />

architettoniche e di intrattenimento per la<br />

popolazione, costituita per la maggiore da<br />

dipendenti della vicina centrale nucleare, distante<br />

solo tre ch<strong>il</strong>ometri. Nella “Città dei Fiori”, numerosi<br />

erano i bar e i ristoranti; vi erano un cinema e un<br />

teatro, un centro commerciale e due ospedali di<br />

cui uno pediatrico. In quel mese di apr<strong>il</strong>e vi si stava<br />

allestendo anche un parco giochi per celebrare<br />

la ricorrenza del primo maggio, a pochi passi da<br />

quella che la popolazione – in quel 26 apr<strong>il</strong>e del<br />

1986 – avrebbe chiamato poi Foresta Rossa.<br />

Le testimonianze degli eventi immediatamente<br />

successivi parlano di una calma relativa tra le<br />

persone, che pochi istanti prima erano usciti<br />

di casa o affacciatisi dai balconi per vedere<br />

l’esplosione della vicina centrale di Černobyl’, più<br />

con meraviglia che con terrore. È infatti curioso<br />

notare, nei video del periodo, l’estrema calma con<br />

cui la popolazione – intorno ai 47.000 abitanti –<br />

saliva sugli autobus pronti per portarli lontano da<br />

lì. Una calma relativa, mentre pochi già sapevano<br />

della tragedia che stava per avvenire.<br />

La radio annuncia che la città sarebbe stata<br />

probab<strong>il</strong>mente evacuata, per tre o forse cinque<br />

giorni: preparare indumenti caldi e tute sportive,<br />

dissero, si vivrà nei boschi. In tenda. Alcuni<br />

diventarono perfino allegri: una scampagnata!<br />

In mezzo alla natura. Festeggeremo lì <strong>il</strong> Primo<br />

maggio. Qualcosa di insolito. Si preparavano<br />

degli spiedini per <strong>il</strong> viaggio… Si prendevano<br />

chitarre, registratori… Piangevano solo le mogli<br />

di quelli che erano rimasti coinvolti nell’incidente.<br />

Ljudm<strong>il</strong>a Ignatenko era la moglie del vig<strong>il</strong>e<br />

del fuoco Vas<strong>il</strong>ij Ignatenko, chiamato la notte<br />

stessa dell’incidente per spegnere le fiamme<br />

dell’incendio successivo all’esplosione del<br />

reattore n. 4 della centrale nucleare di Černobyl’:<br />

.<br />

Quei vig<strong>il</strong>i furono le prime vittime delle radiazioni<br />

r<strong>il</strong>asciate dal reattore esploso: i primi, tragici, eroi<br />

di una vicenda che continua, e continuerà per<br />

i prossimi anni, a gravare su tutti i Paesi dell’ex<br />

URSS. In questi 27 anni si è detto, postulato,<br />

speculato e criticato riguardo quella notte del 26<br />

apr<strong>il</strong>e: una serie sfortunata di fattori di rischio sia<br />

nelle caratteristiche stesse del tipo di reattore, sia<br />

nella progettazione errata di alcune componenti<br />

della centrale, sia del sistema di gestione<br />

economico e amministrativo attuato fin da quel<br />

momento che hanno portato alla storia questa<br />

carneficina s<strong>il</strong>enziosa di poveri innocenti.<br />

La centrale di Černobyl’, che doveva essere<br />

la punta di diamante della ricerca scientifica<br />

sovietica altro non si è dimostrata se non la<br />

triste verità di uno Stato che durante gli anni<br />

Ottanta stava collassando su se stesso, erano gli<br />

ultimi vagiti del “sogno sovietico” e della corsa<br />

agli armamenti durante la guerra fredda: da<br />

lì a pochi anni si sarebbe sciolto per evitare <strong>il</strong><br />

fallimento economico. Problemi economici che<br />

tuttora gravano sulle popolazioni dell’ex Unione<br />

Sovietica e in particolar modo a causa delle<br />

enormi spese che proprio devono attuare per<br />

contenere la fuga di radiazioni presente ancora<br />

all’interno della centrale nucleare, senza contare<br />

le spese sanitarie per le innumerevoli vittime che<br />

ancora queste radiazioni continuano a mietere<br />

dopo anni dal disastro. Persino i rapporti sulle<br />

morti presunte cozzano fra loro: quello ufficiale<br />

dell’ONU accerta 65 morti dovuti all’esposizione<br />

diretta alle radiazioni e un numero di 4000 morti<br />

presunte, dovute a tumori e leucemie di cui<br />

tuttavia non si potrà accertare mai come causa<br />

reale la radioattività presente ancora sul territorio.<br />

Tale rapporto è contestato per lo più dal PVE<br />

(Partito Verde Europeo) e da Greenpeace, che<br />

stimano un numero di morti presunte molto più<br />

alto, per arrivare a circa sei m<strong>il</strong>ioni di morti causate<br />

dalle radiazioni entro un arco di tempo di 70 anni.<br />

Gli ultimi avvenimenti li ricordo a sprazzi. Passo<br />

la notte accanto a lui, sulla sediola… Alle otto gli<br />

dico: “Vase’ka, io vado”.<br />

Ero appena arrivata in albergo e mi ero distesa<br />

per terra, non potevo mettermi a letto da quanto<br />

mi faceva male tutto, che già un’aus<strong>il</strong>iaria bussava<br />

alla porta: “Vai! Corri da lui! Non la smette più di<br />

chiamarti!” Ma quella mattina Tania Kibenok<br />

mi aveva talmente supplicato: “Vieni con me al<br />

cimitero. Senza di te non ce la faccio.” Quel mattino<br />

seppellivano <strong>il</strong> marito e un altro pompiere. Le<br />

nostre famiglie erano molto amiche. Il giorno<br />

prima dell’esplosione abbiamo fatto una foto tutti<br />

insieme, nell’alloggio del reparto. Come sono<br />

belli i nostri mariti in quella foto! Allegri! L’ultimo<br />

giorno della nostra vita di prima… E come siamo<br />

felici!<br />

Il parco giochi di Pryp’jat’ è la zona più contaminata<br />

della città, in quanto affacciato direttamente alla<br />

centrale e divisi solamente dalla foresta che gli<br />

abitanti delle zone intorno chiamano Foresta<br />

Rossa a causa del repentino cambio di colore<br />

degli alberi dovuto dalle radiazioni.<br />

Torno dal cimitero, telefono all’infermiera di<br />

guardia… “Come sta?”. “E’ morto un quarto d’ora<br />

fa”.<br />

[La testimonianza riportata è tratta dal libro<br />

“Preghiera per Černobyl’” di Svetlana Aleksievic,<br />

E/O edizioni]<br />

Davide Nudo<br />

davide.nudo@impattosettimanale.it<br />

Parigi dice sì ai matrimoni gay. Il Parlamento<br />

ha varato <strong>il</strong> 23 Apr<strong>il</strong>e, con 331 voti a favore e<br />

225 contrari, <strong>il</strong> testo che porta <strong>il</strong> nome del<br />

ministro della Giustizia Christiane Taubira,<br />

e che fa della Francia <strong>il</strong> 14esimo paese nel<br />

mondo ad autorizzare le unioni di coppie<br />

dello stesso sesso, che potranno sposarsi e<br />

adottare bambini. Numericamente inferiore,<br />

l’opposizione di centrodestra ha presentato<br />

un ricorso presso <strong>il</strong> Consiglio costituzionale. La<br />

decisione del consiglio è attesa entro un mese,<br />

dopo di che la legge potrà essere promulgata<br />

definitivamente. «Soffierà una ventata di<br />

allegria sulla Francia», ha detto la ministra<br />

Taubira, che si è battuta con passione per <strong>il</strong><br />

suo testo. Una legge che per lei è «generosa»<br />

perché «lotta contro la disuguaglianza» e<br />

«protegge migliaia di bambini». Questa legge<br />

è l’ep<strong>il</strong>ogo di sette mesi di feroci polemiche e<br />

di una maratona parlamentare che ha spaccato<br />

la classe politica, e <strong>il</strong> paese. Infatti, <strong>il</strong> giorno<br />

successivo la legge ha visto migliaia di persone<br />

scendere in piazza; manifestazione culminata<br />

in momenti di tensione quando alcuni<br />

manifestanti a volto coperto hanno attaccato la<br />

polizia lanciando oggetti e petardi. Una grande<br />

manifestazione, indetta da “La manif pour<br />

tous”, è prevista per <strong>il</strong> 26 maggio. Questa parte<br />

dei manifestanti chiedono che al matrimonio<br />

venga preferita una forma di unione civ<strong>il</strong>e, più<br />

avanzata del Pacs (patto civ<strong>il</strong>e di solidarietà),<br />

ma che non apra all’adozione. In diverse città,<br />

alle proteste degli uni si oppongono la gioia<br />

e la festa degli altri. Per gli omosessuali di<br />

Francia questo voto è una «liberazione». Le<br />

bandiere arcobaleno sventolano nel quartiere<br />

del Marais, notoriamente popolato da una<br />

importante comunità gay. Secondo inchieste<br />

recenti, la legge riguarda 200m<strong>il</strong>a omosessuali<br />

che già vivono in coppia. Le prime cerimonie<br />

potranno celebrarsi all’inizio dell’estate. Ma<br />

se in Francia <strong>il</strong> punto critico della legge è<br />

l’adozione, in Italia <strong>il</strong> dibattito viene fermato sul<br />

nascere. Nel nostro paese infatti non è prevista<br />

neanche una legge per le unioni civ<strong>il</strong>i che tuteli<br />

le coppie di fatto nei diritti e doveri, coppie<br />

eterosessuali o omosessuali che siano. I motivi<br />

sono molteplici, ma probab<strong>il</strong>mente l’ostacolo<br />

maggiore ad una legge che tuteli l’uguaglianza,<br />

rispettando <strong>il</strong> secondo articolo fondamentale<br />

della Costituzione, è dato dalla presenza sul<br />

suolo italiano della chiesa cattolica di Roma.<br />

A chi soffre di poca memoria, un esempio per<br />

tutti potrebbe bastare. Il 13 dicembre 2012 <strong>il</strong><br />

Papa benedice Rebecca Kadaga, presidentessa<br />

del parlamento ugandese, sostenitrice di un<br />

progetto di legge che prevede la pena di morte<br />

per i gay. Il giorno dopo, nel suo messaggio<br />

per la Giornata mondiale della pace, <strong>il</strong> Papa ha<br />

definito i tentativi di accomunare i matrimoni<br />

gay a quelli fra uomo e donna “un’offesa<br />

contro la verità della persona umana” e “una<br />

ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace”.<br />

Pest<strong>il</strong>enze, guerre, malattie e genocidi messi<br />

alla stessa stregua di due persone che si amano.<br />

E l’amore, si sa, genera pace. In Italia chi si<br />

dichiara contro le coppie gay, definisce queste<br />

unioni contro natura. Si avvertono come un<br />

pericolo, per la società e per l’educazione<br />

dei bambini. Vedere due persone che si<br />

amano, tenersi la mano per strada, è forse più<br />

pericoloso e osceno per i nostri figli di scene di<br />

<strong>Impatto</strong>» Approfondimento» pag.13<br />

No Pasa Nada<br />

La Francia è <strong>il</strong> 14esimo paese a<br />

dire Sì ai matrimoni gay. E in Italia?<br />

sesso estremo e violento, dove le donne sono<br />

meno di animali, visualizzab<strong>il</strong>i comodamente<br />

da ogni adolescente che abbia accesso a<br />

internet? Chi è l’uomo, fuori o dentro ad un<br />

parlamento, per decidere cosa sia naturale<br />

e cosa non lo sia. Parlando di natura, negli<br />

ultimi quindici anni sono stati documentati<br />

comportamenti omosessuali che vanno dai<br />

giochi sessuali a comportamenti genitoriali<br />

in coppie omosessuali in circa 1.500 specie<br />

animali, sia in cattività che in ambiente naturale.<br />

Questi comportamenti sembrano diffusi<br />

tra insetti, uccelli e mammiferi, e sopratutto<br />

tra le scimmie antropomorfe. E signore e<br />

signori, l’uomo non fa eccezione. Dalla notte<br />

dei tempi gli uomini hanno rapporti sessuali<br />

omosessuali. Nell’antica Grecia e nell’antica<br />

Roma, uomini nettamente più grandi di noi<br />

frequentavano quotidianamente amanti dello<br />

stesso sesso. Chi può tacciare l’omosessualità<br />

come fenomeno di “anormalità”? Se non un<br />

uomo, quindi, la religione? Secondo la visione<br />

biblica e le sacre scritture, e fino all’altro<br />

giorno, la donna stessa era inferiore all’uomo,<br />

essendo stata creata da una sua costola, atta a<br />

servire l’uomo e non idonea a ruoli di potere.<br />

La Chiesa per secoli ha osteggiato la ricerca<br />

scientifica, nascondendo le verità scomode al<br />

dogma cristiano, come la teoria eliocentrica<br />

e la teoria dell’evoluzione. Questi tempi sono<br />

finiti; lo stato italiano è laico, e la sua legge è la<br />

Costituzione.<br />

Giorgio Nugnes<br />

Direttore Responsab<strong>il</strong>e<br />

giorgio.nugnes@impattosettimanale.it


<strong>Impatto</strong>» Politica » pag. 14<br />

Abbiamo dovuto aspettare a lungo, ma alla fine<br />

l’Italia ha avuto <strong>il</strong> suo Governo, che ha giurato <strong>il</strong><br />

28 Apr<strong>il</strong>e. Sembrerebbe una banalità, ma se ci<br />

pensiamo la formazione di questo esecutivo<br />

è stata una tragicommedia tutta italiana:<br />

tra una predizione di “inciuci colossali” e lo<br />

spauracchio delle nuove elezioni in cui un’orda<br />

gr<strong>il</strong>lina inferocita avrebbe consegnato <strong>il</strong> Paese<br />

ai pentastellati, si era arrivati alla nomina di<br />

dieci saggi per proporre qualcosa di innovativo<br />

al parlamento (un lavoro che sembra si sia<br />

rivelato davvero ut<strong>il</strong>issimo): insomma, la solita<br />

routine tutta italiana fatta di chiacchiere, offese<br />

e risentimenti. Poi, all’improvviso, l’elezione del<br />

nuovo (si fa per dire) Presidente della Repubblica<br />

e l’affondo di Pierluigi Bersani hanno aperto la<br />

strada ad Enrico Letta e alla versione italiana della<br />

Grande Coalizione di teutonica memoria. Al di là<br />

di tutto ciò, però, si è evinto chiaramente che in<br />

questo Paese siamo portati troppo a sottovalutare<br />

la figura del Capo dello Stato, visto spesso come<br />

un semplice firmacarte: e proprio questo status,<br />

dovuto in fin dei conti alla nostra Costituzione, si<br />

è rivelato un problema non indifferente.<br />

Fa strano pensare che <strong>il</strong> Presidente, <strong>il</strong> Capo dello<br />

Stato, Comandante Supremo delle Forze Armate<br />

e tutto <strong>il</strong> resto appresso non abbia poi così<br />

grandi poteri, essendo questi limitati alla nomina<br />

dell’esecutivo e all’eventuale scioglimento delle<br />

Camere, almeno dal punto di vista pratico.<br />

Tuttavia, Giorgio Napolitano ha saputo giocare<br />

molto bene le sue carte, esplorando nuovi<br />

aspetti della sua carica e configurandosi come<br />

la figura chiave che ha portato all’effettiva<br />

concordia ordinum nell’ambito del Parlamento.<br />

L’ex compagno, infatti, non credo sarà ricordato<br />

dagli annali come un leader carismatico, ma<br />

piuttosto come un vecchio furbo che sa bene <strong>il</strong><br />

fatto suo. Una persona che, all’ultimo momento,<br />

prima di andarsene in pensione, ha ritenuto<br />

opportuno “servire lo stato” per altri sette anni:<br />

<strong>il</strong> vero vincitore di questa battaglia politica,<br />

svoltasi tra <strong>il</strong> web di Beppe Gr<strong>il</strong>lo e le sue piazze<br />

ma anche nelle aule del dibattito politico, è stato<br />

proprio l’On. Napolitano, che ha messo in pratica<br />

<strong>il</strong> concetto di Capo dello Stato, dimostrando che<br />

<strong>il</strong> Presidente può prendere iniziative non troppo<br />

usuali (e lo aveva già fatto facendo bruciare le<br />

intercettazioni che avrebbero potuto dimostrare<br />

la sua collusione con la mafia, ma questa è<br />

un’altra storia) che si sovrappongono alle sue<br />

direttive, che i partiti spesso hanno trascurato<br />

ma che adesso, se vogliono sopravvivere,<br />

devono osservare fedelmente e pazientemente.<br />

Dopotutto si sa, i napoletani sono furbi per<br />

natura, e quelli veri sanno farsi rispettare senza<br />

alzare troppo la voce.<br />

Orbene, lo scacco del presidente non può non<br />

farci riflettere sulla necessità di cambiare qualcosa<br />

in Italia. Napolitano ha saputo tessere, richiamare<br />

all’ordine, giocare con numeri e convincere<br />

qualche testa calda che le cose dovevano andare<br />

in un certo modo: proprio da bravo esponente<br />

della Prima Repubblica. Ma può <strong>il</strong> nostro Paese<br />

basarsi su questi “fuori programma”? Non sarebbe<br />

meglio rivedere qualcosina nella Costituzione,<br />

bellissima nella sua prima parte, ma un po’ troppo<br />

antiquata nella seconda? L’assenza di un punto di<br />

riferimento vero, che non solo sia rappresentativo<br />

della Nazione, ma che possa interpretarne<br />

Signori… <strong>il</strong> Presidente<br />

davvero le volontà, è un fattore che non può<br />

non essere preso in considerazione; <strong>il</strong> popolo,<br />

inoltre, non ha <strong>il</strong> potere di eleggere quello che<br />

dovrebbe essere <strong>il</strong> suo vero e unico leader. Perché<br />

dovremmo dare questo ruolo alla quarta carica<br />

dello stato? Abbiamo una gerarchia ben precisa,<br />

e dunque mi sembrerebbe lecito rispettarla:<br />

per rendere più forte l’apparato istituzionale,<br />

per evitare tutti quei fantastici <strong>scarica</strong>bar<strong>il</strong>e<br />

all’italiana e spegnere definitivamente le<br />

lamentele di chi crede di avere tutti contro,<br />

credo che la soluzione più giusta sia quella di<br />

passare ad un semipresidenzialismo, su modello<br />

francese. Un presidente eletto dal popolo, che sia<br />

dunque una vera guida, in grado di partecipare<br />

all’esecutivo ed imprimere al premier e ai ministri<br />

la sua visione e <strong>il</strong> suo indirizzo politico sarebbe<br />

un ottimo elemento per l’ammodernamento<br />

del Paese, la cui pubblica amministrazione<br />

manca di dinamicità e flessib<strong>il</strong>ità, così come i<br />

suoi organismi, ancora legati all’incedere lento e<br />

fastoso di un Seicento ormai lontano. Dare nuova<br />

forza e vigore al presidente potrebbe evitare<br />

nuove crisi politiche in futuro e sarebbe capace di<br />

conferire una stab<strong>il</strong>ità che troppo spesso viene a<br />

mancare. Napolitano ci ha dato forse una grande<br />

lezione, che speriamo sia analizzata dal nuovo<br />

governo tra i tanti provvedimenti necessari alla<br />

ripresa: in Italia serve un presidente, uno vero, che<br />

non faccia appelli, ammonimenti o quant’altro,<br />

ma che agisca e renda conto del suo operato<br />

direttamente alla Nazione, incarnata si nel suo<br />

parlamento, ma soprattutto nel suo Popolo.<br />

Claudio Candia<br />

claudio.candia@impattosettimanale.it<br />

Scelti i ministi del nuovo governo, scelta<br />

anche l’opposizione. Il blocco delle voci in<br />

controtendenza sarà composto da M5S, SEL, FDI e<br />

Lega. Beppe Gr<strong>il</strong>lo su Letta: «La rinascita di Barabba»<br />

I ministri sono stati scelti e <strong>il</strong> nuovo<br />

governo di Letta, indetto da Napolitano,<br />

è stato definitivamente formato. Nelle<br />

stesse ore in cui si assemblavano i pezzi<br />

di questo governo delle larghe intese<br />

si è anche formata l’opposizione, <strong>il</strong><br />

cui partito principale è <strong>il</strong> M5S seguito<br />

da Sel, Fdi e Lega. Gr<strong>il</strong>lo in queste sue<br />

prime ore all’opposizione ha subito<br />

chiarito quello che pensa riguardo<br />

<strong>il</strong> governo Letta, definendolo come<br />

la rinascita di Barabba e di come sia<br />

diffic<strong>il</strong>e che i vecchi volti risolvano i<br />

vecchi problemi creati dai precedenti<br />

governi. Evidentemente più cauta è la<br />

linea mantenuta da Vendola che prima<br />

espone la stessa perplessità di Gr<strong>il</strong>lo<br />

riguardo la soluzione dei problemi<br />

da parte di chi, quei problemi, li ha<br />

creati poi ricorda a Letta che è grazie<br />

al suo 3% di voti che <strong>il</strong> PD ha vinto le<br />

elezioni, seppur di poco, ottenendo<br />

così la maggioranza in parlamento, ed<br />

è rivolta proprio al PD l’ultima parte del<br />

suo discorso, in cui auspica un rinascita<br />

e una rifondazione della sinistra italiana<br />

dalle macerie da cui adesso è sepolta.<br />

La Lega Nord ha di recente dichiarato<br />

opposizione totale dopo la notizia che<br />

all’integrazione è stato assegnato un<br />

ministro di colore, anche se comunque<br />

voteranno la fiducia al governo<br />

(l’alleanza con Berlusconi va comunque<br />

mantenuta). Fdi, invece, augura al<br />

nuovo governo buon lavoro e afferma<br />

di essere all’opposizione a causa<br />

dell’inconc<strong>il</strong>iab<strong>il</strong>ità delle ideologie di<br />

destra e di sinistra. Ma siamo sicuri che gli<br />

uomini che oggi compongono la destra<br />

e la sinistra abbiano visioni così diverse?<br />

Negli ultimi anni è diventato sempre<br />

più evidente di come <strong>il</strong> conflitto esista,<br />

in realtà, solo durante la campagna<br />

elettorale e in TV. Monti, Napolitano<br />

e questo nuovo governo formato da<br />

membri del PD e PDL sembra essere<br />

l’immagine chiara di quello che è stata la<br />

politica italiana recente e di quello che<br />

vuole continuare ad essere. Gli stessi<br />

partiti all’opposizione appoggiano <strong>il</strong><br />

nuovo governo, ma come potrebbero<br />

fare diversamente? Fino a due mesi<br />

fa Sel era <strong>il</strong> principale alleato del PD,<br />

oggi è all’opposizione? Fdi e Lega sono<br />

alleati del PDL e hanno affrontato le<br />

elezioni come coalizione, un membro<br />

del PDL, Angelino Alfano, è <strong>il</strong> nuovo<br />

vicepremier, come faranno questi due<br />

partiti a fare un opposizione seria?<br />

Quello che vogliono far passare come<br />

normale amministrazione lo è davvero?<br />

La stessa elezione di Napolitano ha<br />

visto gran parte dell’opposizione unita<br />

con le proprie coalizioni, ed era chiaro<br />

a tutti quale sarebbe stato <strong>il</strong> tipo di<br />

governo che <strong>il</strong> “nuovo” Presidente della<br />

Repubblica avrebbe messo in atto,<br />

quello delle larghe intese.<br />

In tutto questo trambusto politico che<br />

trasuda finta calma si pone <strong>il</strong> M5S di<br />

Beppe Gr<strong>il</strong>lo, primo partito d’Italia e<br />

“unico” partito all’opposizione, <strong>il</strong> quale<br />

proverà, con la poca considerazione<br />

di cui nutre in parlamento e dei pochi<br />

mezzi messi a disposizione, pare, infatti,<br />

che <strong>il</strong> parlamento quest anno vuole<br />

finalmente proporre qualcosa di nuovo,<br />

sembra infatti che la presidenza della<br />

Vig<strong>il</strong>anza Rai e <strong>il</strong> Cospair (controllo dei<br />

servizi segreti) non verranno assegnati<br />

al primo partito dell’opposizione, questi<br />

organi di controllo che hanno fatto<br />

tanto discutere durante la campagna<br />

elettorale verranno probab<strong>il</strong>mente<br />

assegnati a Sel e Lega/Fdi (adesso<br />

forse si spiega la loro strana presenza<br />

all’ “opposizione”), ignorando<br />

completamente gli otto m<strong>il</strong>ioni di<br />

elettori del primo partito italiano.<br />

Marco Biagio Ricciardiello<br />

marco.ricciardiello@impattosettimanale.it<br />

<strong>Impatto</strong>» Politica » pag. 15<br />

Il Mi(ni)stero della Sanità<br />

Lo strano caso di Beatrice<br />

Lorenzin, ovvero quando <strong>il</strong><br />

ministro della sanità è solo<br />

diplomato!<br />

Il governo Letta ha da poco giurato al cospetto del<br />

Presidente della Repubblica, tra <strong>il</strong> plauso generale dei<br />

tre partiti della maggioranza – quelli che fino a pochi<br />

mesi fa si erano fatti la guerra, ovviamente. Orbene,<br />

<strong>il</strong> PDL ha incassato parecchi ministeri di una certa<br />

importanza, non ultimo <strong>il</strong> quello della Salute. Renato<br />

Balduzzi, un docente universitario che almeno sulla<br />

carta presenta titoli estremamente invidiab<strong>il</strong>i, oltre<br />

all’attivo di 110 pubblicazioni, è stato sostituito<br />

con la giovane Beatrice Lorenzin, un volto che ci fa<br />

piacere esser nuovo nella politica ma che di sanità e<br />

management forse lo è ancora di più.<br />

Il nuovo ministro è infatti diplomato al liceo classico,<br />

una cosuccia simpatica specialmente se si pensa che<br />

<strong>il</strong> corso di laurea in Medicina e Chirurgia è, in ogni<br />

paese al mondo, <strong>il</strong> più lungo e – perdonatemi questo<br />

momento di orgoglio – uno dei più impegnativi. Se<br />

poi pensiamo al grave momento in cui ci troviamo,<br />

ossia in piena crisi economica, e agli innumerevoli<br />

difetti della sanità italiana, una mente un tantino<br />

accorta potrebbe chiedersi se la scelta sia stata<br />

delle migliori. La sanità italiana assorbe circa <strong>il</strong> 7%<br />

del PIL, ossia approssimativamente 150 m<strong>il</strong>iardi di<br />

euro; i problemi riguardano personale, strutture e<br />

organizzazione di una miriade di enti, che vanno<br />

dai grandi Policlinici delle Università ai minuscoli<br />

ambulatori delle guardie mediche nei paesini di<br />

montagna.<br />

Insomma, avremmo forse avuto bisogno di una<br />

persona del settore, piuttosto che di una m<strong>il</strong>itante<br />

del PDL: credo che solo un medico, più di qualsiasi<br />

docente di diritto o di un ingegnere gestionale, uno<br />

che veramente abbia vissuto la realtà dei reparti,<br />

abbia salvato persone e ne abbia viste morire<br />

altrettante, chi in suites da sultano e chi su una<br />

barella in un corridoio, data l’assenza di posti nelle<br />

camere, potrebbe operare quelle riforme del Sistema<br />

Sanitario Nazionale che urgono immediatamente per<br />

rendere nuovamente efficace quello che è sempre<br />

stato uno dei gioielli italiani, che anni di incuria e<br />

speculazione hanno trasformato in un pozzo senza<br />

fondo in cui entrano soldi a palate ed escono casi di<br />

malasanità che fanno sfigurare le eccellenze italiane<br />

della medicina moderna. Claudio Candia<br />

claudio.candia@impattosettimanale.it


<strong>Impatto</strong>» Economia» pag. 16<br />

Perchè tutto <strong>il</strong><br />

mondo guarda<br />

all’economia<br />

americana? Quanto<br />

conta oggi <strong>il</strong> nuovo<br />

continente?<br />

E’ indiscutib<strong>il</strong>e che per secoli <strong>il</strong> traino<br />

all’economia globale sia stato fornito dagli<br />

Stati Uniti d’America, ma gli stessi ancora oggi<br />

hanno la facoltà di condizionare l’economia<br />

mondiale? Qual è la loro f<strong>il</strong>osofia economica?<br />

di Pierluigi Patacca<br />

Direttore Marketing/Responsab<strong>il</strong>e Economia<br />

luigi.patacca@impattosettimanale.it<br />

La crescita, <strong>il</strong> PIL, l’occupazione: sono<br />

questi i valori di riferimento di politici,<br />

analisti finanziari, capi di governo e grandi<br />

dell’economia mondiale. È interesse di tutti<br />

che i singoli paesi industrializzati crescano.<br />

Come farebbero altrimenti, la Cina, la<br />

Germania e tutti i noti paesi esportatori ad<br />

allocare tutti i loro prodotti? Oppure, come<br />

farebbero i risparmiatori europei a investire<br />

danaro negli ‘’States’’, fornendo credito alle<br />

famiglie statunitensi, se queste smettessero<br />

di consumare? Chiaramente, questi sono<br />

soltanto due degli innumerevoli problemi<br />

che i vari esperti di economia, hanno dovuto<br />

affrontare, in questo periodo di profonda crisi<br />

e recessione.<br />

In particolare, è noto che, nella recente storia<br />

economica, gli USA hanno trainato gli altri<br />

paesi. E Nonostante la causa della crisi del 2007<br />

sia partita proprio dagli statunitensi - con i<br />

famosi mutui ‘’subprime’’ - è indiscutib<strong>il</strong>mente<br />

vero che gli stessi americani hanno assorbito<br />

Grecia tagliati 15m<strong>il</strong>a posti di lavoro<br />

pubblici L’ok del Parlamento arriva<br />

durante la notte è Una delle misure<br />

di austerity imposta ad Atene dalla<br />

troika Bce-Ue-Fmi per ottenere aiuti<br />

finanziari<br />

l’offerta di prodotti dei paesi europei e non,<br />

quando, gli altri consumatori - per via dei vari<br />

periodi di congiuntura critici - sono venuti<br />

meno. Si intuisce quindi in maniera immediata,<br />

perché <strong>il</strong> mondo guarda semrpe con maggiore<br />

attenzione ai dati macroeconomici degli<br />

Stati Uniti, piuttosto che a quelli dell’Italia<br />

o della Gran Bretagna (che sono comunque<br />

importantissimi).<br />

Se si arrestano gli USA, infatti, a risentirne non<br />

sono soltanto le famiglie d’oltreoceano ma<br />

anche le famiglie europee e asiatiche, anche se<br />

indirettamente.<br />

Ma qual è l’attuale posizione degli americani?<br />

Secondo gli ultimi dati, <strong>il</strong> paese cresce, ma al di<br />

sotto delle previsioni: <strong>il</strong> PIL si assesta sul +2,5%,<br />

contro <strong>il</strong> 3,2% degli auspici. Ma nonostante la<br />

delusione delle attese, è chiaro che la situazione<br />

è in assoluta controtendenza rispetto alla<br />

regressione dei paesi dell’Unione Europea.<br />

Contrariamente al vecchio continente, infatti,<br />

in America, i consumi aumentano, malgrado la<br />

spesa pubblica sia diminuita per via dei tagli<br />

imposti dal governo.<br />

Alle radici della crescita c’è la forte spinta della<br />

politica della FED. E’ la banca centrale, infatti,<br />

a stimolare l’economia, impostando i tassi<br />

di interesse bassissimi; i quali, nella pratica,<br />

dovrebbero incentivare gli investimenti e far<br />

aumentare <strong>il</strong> numero degli occupati.<br />

È chiaro allora che la priorità per gli americani è<br />

proprio l’occupazione, per i più svariati motivi:<br />

Uno di questi è legato al fatto che in America<br />

non esiste <strong>il</strong> welfare. Chi perde <strong>il</strong> lavoro è<br />

tutelato per un lasso di tempo breve e ciò non<br />

crea altro che ansia nei disoccupati e negli<br />

stessi occupati, che hanno un enorme paura di<br />

perdere l’impiego.<br />

Non a caso qualche giorno fa, Wall Street<br />

ha chiuso col segno verde a seguito della<br />

notizia del calo dei sussidi di disoccupazione.<br />

Pertanto la difficoltà dei cittadini è stata ben<br />

captata dai politici, i quali hanno presto intuito<br />

che per attirare l’elettorato bisogna spingere<br />

l’economia, affinché si creino posti di lavoro.<br />

L’obiettivo, quindi, è quello di non ripetere<br />

l’errore fatto nel 2007: in quell’anno infatti, i<br />

tassi bassi, non aiutarono l’economia reale,<br />

bensì si riversarono sul mercato finanziario<br />

spingendo quest’ultimo sull’orlo del disastro.<br />

Nella notte tra domenica 28 e lunedì 29, <strong>il</strong> Parlamento greco ha approvato<br />

la nuova legge sulla ristrutturazione del debito pubblico. Una manovra che<br />

comporterà anche <strong>il</strong> taglio di 15m<strong>il</strong>a posti pubblici entro <strong>il</strong> 2014, di cui 4m<strong>il</strong>a<br />

entro la fine dell’anno corrente. La legge – che ha ottenuto 168 pareri favorevoli<br />

su 292 – fa parte della serie di misure di austerity richieste dalla “Troika” (Banca<br />

Centrale Europea, Fondo Monetario Internazionale e Unione Europea) per<br />

continuare a versare m<strong>il</strong>iardi di euro in aiuti al governo di Atene. La manovra<br />

comporterà anche un indebolimento delle garanzie costituzionali greche per<br />

gli impiegati pubblici: licenziamento fac<strong>il</strong>e e orario di lavoro prolungato saranno<br />

possib<strong>il</strong>i senza tanti ostacoli da oggi in terra ellenica. Intanto già 800 persone si<br />

sono radunate fuori al Parlamento in segno di protesta e si temono duri scontri.<br />

Attimi diffic<strong>il</strong>i per la new economy: Samsung supera<br />

Apple. Yahoo, Fred Amoroso lascia la presidenza<br />

Quando si pensa alla New economy, si<br />

congettura sempre un mercato fatto da<br />

leader del settore, i quali alternandosi<br />

alla testa delle quote di vendita, riescono<br />

a creare un equ<strong>il</strong>ibrio quasi immune<br />

dalla crisi. Questo dipinto così ameno<br />

forse l’avrà pensato anche <strong>il</strong> consiglio di<br />

amministrazione della Apple fino a qualche<br />

giorno fa, quando all’improvviso – nella lotta<br />

allo smartphone più venduto - l’azienda<br />

di Cupertino si è vista nettamente scalzata<br />

dalla acerrima rivale coreana Samsung.<br />

70 m<strong>il</strong>ioni di pezzi venduti a 37 questo è <strong>il</strong><br />

rapporto del primo trimestre 2013, per le<br />

rispettive quote di mercato: le quali vanno<br />

dal 32,7% per <strong>il</strong> Galaxy al 17,3% per l’iPhone.<br />

Il successo dei corani poi si è riversato anche<br />

negli ut<strong>il</strong>i trimestrali delle due società.<br />

Quelli di Samsung sono cresciuti del 41,9%<br />

arrivano a quota 4,9 m<strong>il</strong>iardi, mentre quelli<br />

di Apple pure arrivando a 9,5 m<strong>il</strong>iardi<br />

sono scesi rispetto agli 11,5 dello stesso<br />

periodo dell’anno scorso. La differenza<br />

di prestazioni – dicono agli esperti di<br />

tecnologia e mercato – è solo una questione<br />

di pollici: in quanto i consumatori ormai<br />

preferiscono sempre di più cellulari che si<br />

avvicinano ai tablet (quindi con lo schermo<br />

più esteso). E mentre l’azienda della Corea<br />

del Nord ha già sv<strong>il</strong>uppato <strong>il</strong> modello 4 della<br />

serie Galaxy con uno schermo ancora più<br />

grande, sembra che anche Apple sia pronta<br />

ad una controffensiva con un modello a<br />

metà tra iPhone e iPad mini. Guardando poi<br />

anche in casa Yahoo, le cose non sembrano<br />

migliorare per un altro colosso della new<br />

economy mondiale. Nell’azienda del noto<br />

motore di ricerca infatti – nonostante gli ut<strong>il</strong>i<br />

in rialzo - si è appena dimesso <strong>il</strong> presidente<br />

Fred Amoroso. Lo stesso ha poi dichiarato<br />

“L’azienda è in salute e sta andando bene,<br />

quindi non è una scelta dovuta a tematiche<br />

finanziarie, avevo detto che sarei rimasto in<br />

carica solo un anno, ed ho tenuto fede alla<br />

mia parola”. Guglielmo Pulcini<br />

<strong>Impatto</strong>» Economia» pag. 17<br />

Vicenda Verizon - Vodafone<br />

L’azienda newyorkese rompe<br />

gli indugi e si dichiara pronta ad<br />

acquisire la quota Vodafone US<br />

di Marco Tregua<br />

Ph.D. presso Federico II<br />

marco.tregua@impattosettimanale.it<br />

Torna nuovamente alla ribalta dei mercati azionari la<br />

vicenda Vodafone Wireless – Verizon Communications.<br />

Dopo aver condizionato l’andamento di Wall Street<br />

a fine marzo, in questi giorni Verizon ha rotto gli<br />

indugi ed è ormai ad un passo dall’acquisizione di una<br />

partecipazione r<strong>il</strong>evante nella joint venture Verizon<br />

Wireless. Si tratta di un colosso delle telecomunicazioni<br />

statunitense, con circa 60 m<strong>il</strong>ioni di clienti e con<br />

una compagine societaria che vede un impegno di<br />

Vodafone per <strong>il</strong> 45% e Verizion Communications con<br />

<strong>il</strong> 55%. Verizon Wireless ha consolidato <strong>il</strong> suo ruolo<br />

nel comparto statunitense delle telecomunicazioni,<br />

acquisendo Comcast e Time Warner nell’agosto del<br />

2012.<br />

A valle di quest’operazione <strong>il</strong> Gruppo Vodafone<br />

potrebbe procedere con l’uscita dal listino<br />

statunitense. Nel frattempo, però, la multinazionale<br />

della telefonia beneficia di risultati importanti in altre<br />

piazze, tra cui Londra, dove <strong>il</strong> titolo ha registrato picchi<br />

interessanti ad inizio mese. Lo stesso effetto si sta<br />

verificando anche per Verizon, benché su livelli più<br />

bassi. Nel complesso, però, le azioni di Verizon hanno<br />

raggiunto <strong>il</strong> valore più alto dell’anno e, parallelamente<br />

alla riduzione del costo del debito, la condizione di<br />

stallo pre-acquisto sembra potersi protrarre proprio<br />

per favorire l’ulteriore espansione delle condizioni<br />

positive di mercato.<br />

Le indiscrezioni circa l’operazione di acquisizione<br />

da parte di Verizon sono numerose e, talvolta,<br />

contrastanti, sia ad opera di operatori specializzati sia<br />

ad opera della stampa internazionale. Tuttavia i vertici<br />

dell’impresa statunitense glissano, tenendosi al riparo<br />

da speculazioni sulle condizioni di un’acquisizione<br />

che appare sempre più vicina. Difatti non sembra<br />

univocamente definito <strong>il</strong> prezzo della partecipazione<br />

oggetto di r<strong>il</strong>evazione, né si conosce, di conseguenza,<br />

l’esatto valore percentuale della partecipazione che,<br />

tuttavia, dovrebbe raggiungere proprio l’intero 45%<br />

in possesso di Vodafone. L’ammontare che Verizon<br />

dovrà versare a Vodafone osc<strong>il</strong>la in una forbice ampia,<br />

tra i 100 e i 150 m<strong>il</strong>ioni di dollari. A seguito di tali<br />

valutazioni, i responsab<strong>il</strong>i amministrativi e legali di<br />

Verizon definiranno la modalità di pagamento, che<br />

dovrebbe comprendere una quota in denaro e una<br />

quota in azioni possedute in portafoglio.<br />

L’introito della cessione apre molti scenari per<br />

Vodafone; <strong>il</strong> reinvestimento in partecipazioni<br />

all’interno del comparto telecomunicazioni sembra<br />

la pista più praticab<strong>il</strong>e, ma tale scelta si scontra<br />

con le attese degli azionisti in termini di redditività<br />

a breve termine. Proprio quest’ultima preferenza<br />

sembra spingere <strong>il</strong> top management di Vodafone<br />

verso investimenti azionari mirati all’incremento della<br />

redditività.


<strong>Impatto</strong>» Economia » pag. 18<br />

«Non è ancora possib<strong>il</strong>e escludere che l’Italia<br />

possa chiedere aiuti alla BCE in futuro, bisognerà<br />

capire la capacità del governo italiano di<br />

perseguire le riforme necessarie, la situazione<br />

comunque rimane diffic<strong>il</strong>e» ad affermarlo è un<br />

funzionario di Moody’s, agenzia newyorkese che<br />

alcuni giorni fa ha confermato <strong>il</strong> rating italiano<br />

a “Baa2” con out look negativo. «Bisognerà<br />

verificare <strong>il</strong> mandato dell’esecutivo appena<br />

insediato e quindi la sua capacità di affrontare<br />

con decisione le imponenti riforme strutturali<br />

di cui <strong>il</strong> Paese avrebbe bisogno per migliorare<br />

la propria “affidab<strong>il</strong>ità” creditizia. Per ora<br />

comunque la situazione resta molto complicata”<br />

ha sentenziato Dietmar Hornung, analista<br />

responsab<strong>il</strong>e per <strong>il</strong> rating dell’Italia di Moody’s,<br />

rimanendo così in linea con le prospettive<br />

delineate dalla sua agenzia. L’analisi effettuata da<br />

Moody’s nell’ultima settimana difatti ha dipinto<br />

un quadro realmente severo per l’economia<br />

italiana: una recessione più profonda delle<br />

aspettative. Ad aggravare l’aspetto complessivo,<br />

l’azienda newyorkese, poi ha fatto notare anche<br />

un ribasso nelle stime di crescita del prodotto<br />

interno lordo per <strong>il</strong> 2013 (<strong>il</strong> PIL dovrebbe<br />

contrarsi del 1,8%, rispetto al precedentemente<br />

computato 1% e alla stima del 1,5% calcolata del<br />

Fondo Monetario internazionale). La crescita poi,<br />

secondo Moody’s, tornerà solo nel 2014, quando<br />

<strong>il</strong> PIL salirà per lo 0,2%. Ad aumentare ancora<br />

di più <strong>il</strong> timore sui dati macroeconomici del<br />

nostro paese c’è poi anche l’inflazione, <strong>il</strong> tasso di<br />

disoccupazione e la pressione fiscale. Per quanto<br />

riguarda <strong>il</strong> primo dato, secondo i dati definitivi di<br />

Istat, nel mese di marzo l’indice Nic dei prezzi al<br />

consumo è salito dello 0,2% su mese, rivisto dalla<br />

stima di +0,3%, e dell’1,6% rispetto allo stesso<br />

periodo dell’anno precedente, rivisto dall’1,7%.<br />

Il dato di disoccupazione invece resta sempre <strong>il</strong><br />

fondamento macroeconomico più sconcertante.<br />

In cinque anni infatti la disoccupazione media in<br />

Italia è quasi raddoppiata. +82,2%: questo quanto<br />

emerge dagli ultimi dati pubblicati dall’Istat sulla<br />

media annuale del numero di persone in cerca di<br />

lavoro a partire dai 15 anni.<br />

Nel 2012 i disoccupati sono stati 2,74 m<strong>il</strong>ioni,<br />

registrando un +30,2%. La disoccupazione a<br />

livello nazionale nel 2012 è aumentata di 4,6<br />

punti percentuali, rispetto al dato del 2007, con<br />

Moody’s futuro incerto per l’Italia<br />

confermato l’outlook negativo<br />

picchi di 6,2 punti al meridione, che portano<br />

<strong>il</strong> tasso delle persone in cerca di occupazione<br />

al 17,2%. Al centro e al nord si registrano<br />

rispettivamente incrementi del 3,8% e del 3,9%,<br />

che fanno salire <strong>il</strong> dato complessivo al 9,5% e<br />

7,4%. Anche la pressione fiscale nostrana è poi tra<br />

le top 10 di Europa. L’Italia, infatti, con <strong>il</strong> Governo<br />

Monti che ha dovuto mettere a punto dure<br />

misure di austerity, ha visto salire la pressione<br />

fiscale al 42,5%. Tasso che si conferma fra i più<br />

alti in Europa, dopo alla Danimarca (47,7%), alla<br />

Svezia (44,3%), al Belgio (44,1%), alla Francia<br />

(43,9%) ed alla Finlandia (43,4%), paesi però<br />

con economie estremamente più salubre dal<br />

punto di vista della crescita e dell’occupazione.<br />

L’outlook negativo, dichiara la nota di Moody’s,<br />

riflette “l’elevato rischio che l’Italia possa<br />

perdere la fiducia degli investitori e l’accesso ai<br />

mercati privati del debito in seguito allo stallo<br />

politico e all’incertezza sulla futura direzione<br />

politica, così come al rischio contagio” dagli altri<br />

paesi della periferia dell’area euro. A queste<br />

potenziali difficoltà, si aggiungono, prosegue<br />

<strong>il</strong> comunicato: “le prospettive politiche incerte,<br />

insieme all’aumento della disoccupazione e<br />

all’indebolimento della domanda interna”. Per<br />

l’agenzia, “nonostante gli sforzi in corso per<br />

formare un governo, senza un consenso ed<br />

un chiaro mandato, le prospettive di ulteriori<br />

riforme sono deboli”. Ad aumentare l’incertezza<br />

complessiva, vi è poi anche la debolezza del<br />

sistema bancario e <strong>il</strong> credito “limitato e costoso”<br />

per le piccole e medie imprese, “motore di<br />

crescita dell’economia Italiana”. Moody’s tuttavia<br />

ha confermato <strong>il</strong> rating per via dell’avenzo<br />

primario, cha aumento le possib<strong>il</strong>ità di creazione<br />

di un debito sostenib<strong>il</strong>e e di una lieve ripresa<br />

della crescita nel medio termine. Ma anche per<br />

la “resistenza dell’economia, sostenuta da un<br />

relativamente basso indebitamento del settore<br />

privato e la probab<strong>il</strong>ità di un appoggio finanziario,<br />

se necessario, dall’ area euro visti progressi<br />

degli ultimi anni in termini di risanamento e<br />

l’importanza sistemica dell’Italia per l’area euro”.<br />

Dunque anche per l’Italia sembra esserci un po’<br />

di luce in fondo al tunnel.<br />

Guglielmo Pulcini<br />

guglielmo.pulcini@impattosettimanale.it<br />

Da Fiat a Chrysler<br />

passando per Veba:<br />

ecco <strong>il</strong> punto<br />

di Simona Ammendola<br />

simona.ammendola@impattosettimanale.it<br />

Ancora Fiat – Fabbrica Italiana Automob<strong>il</strong>i<br />

Torino – al centro dello scenario economico<br />

mondiale . Il Wall Street Journal rende nota<br />

l’intenzione della celebre multinazionale di<br />

acquisire <strong>il</strong> 100% in Chrysler e di quotarsi alla<br />

Borsa di New York. Non di certo un fulmine a<br />

ciel sereno. Sergio Marchionne, amministratore<br />

delegato del gruppo, ha infatti spesso ribadito<br />

la volontà di Fiat di affacciarsi completamente<br />

al mercato statunitense che al momento,<br />

ricordiamo, sopperisce perdite del mercato<br />

europeo dell’auto pari a 700 m<strong>il</strong>ioni di euro. L’ ad<br />

dichiara: “ In qualche modo dovremo guardare<br />

al mercato americano per i vantaggi ad esso<br />

legati” . Fiat, avendo già acquistato nel 2011 <strong>il</strong><br />

58,5 % delle azienda americana, guarda con<br />

notevole interessa a quel 41,5 % di Chrysler<br />

che è detenuto dal fondo Veba <strong>il</strong> quale da mesi<br />

ormai cerca di uscire dal gruppo americano.<br />

La situazione, però, non è delle più fac<strong>il</strong>i. Fiat e<br />

Veba si sono infatti scontrati davanti alla Corte<br />

del Deleware circa la valutazione delle quote.<br />

Da un lato i legali del Lingotto affermano che<br />

ormai non vi sono più formule alternative per<br />

<strong>il</strong> calcolo del prezzo dei titoli, concordato tra le<br />

parti nel 2009; dall’altro i legali di Veba chiedono<br />

che tale formula debba tenere anche conto<br />

di un approssimato valore di mercato. Questi<br />

prima scontri sono relativi solo al primo 16.6%<br />

della quota in questione su cui Fiat dispone delle<br />

opzioni call. Proprio su questa percentuale vi è<br />

un disaccordi di circa 202 m<strong>il</strong>ioni di dollari dal<br />

momento in cui Marchionne sarebbe disposto<br />

a offrire 140 m<strong>il</strong>ioni mentre <strong>il</strong> fondo USA ne<br />

richiede almeno 342. Il prezzo del restante<br />

24,5% verrà poi deciso da trattative tra le parti.<br />

Qualora <strong>il</strong> fondo Veba non sarà soddisfatto delle<br />

proposte di Fiat potrà vendere le azioni in Borsa<br />

avviando così le procedure dell’ Ipo a Wall Street.<br />

Secondo le prime stime l’affare Chrysler costerà<br />

a Fiat tra i 3 e i 4 m<strong>il</strong>iardi di dollari, cifra alla quale<br />

farà fronte sfruttando i suoi asset – Ferrari e<br />

Maserati – e grazie ai finanziamenti degli istituti<br />

di credito per un ammontare pari a 2,9 m<strong>il</strong>iardi di<br />

dollari. Secondo le prime indiscrezioni, le banche<br />

pronte a collaborare sarebbero JPMorgan, Bank<br />

of America, Merr<strong>il</strong>l Lynch e Deutsche Bank.<br />

Acquistato <strong>il</strong> 100% di Crysler e attuta la fusione,<br />

la società che nascerà potrebbe essere quotata<br />

negli Stati Uniti dati i basti costi americani<br />

di rifinanziamento. Ciò significherebbe un<br />

passo importante per la società americana<br />

che, si ricorda, non è più quotata in Borsa dal<br />

2007. Una trattativa diffic<strong>il</strong>e ma essenziale per<br />

l’integrazione tra le due aziende. In particolare<br />

Sergio Marchionne afferma che la fusione è<br />

addirittura possib<strong>il</strong>e entro l’anno: “Dobbiamo<br />

stab<strong>il</strong>ire una valutazione chiara delle quote<br />

Chrysler e vedere se è possib<strong>il</strong>e che Fiat rimpiazzi<br />

l’Ipo e dia liquidità al trust Veba.” Non resta che<br />

aspettare i risvolti di una vicenda che segnerà la<br />

storia del mercato dell’auto.<br />

i m p a t t o<br />

vuoi fareuna domanda<br />

al nostro direttore?<br />

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<strong>Impatto</strong>» Evento » pag. 20<br />

Torna <strong>il</strong> Comicon a Napoli un<br />

affascinante viaggio tra fumetti,<br />

cartoni animati, f<strong>il</strong>m e videogiochi<br />

Ancora un volta<br />

un grande<br />

successo<br />

per <strong>il</strong> Salone<br />

Internazionale<br />

del Fumetto in<br />

terra partenopea<br />

di Eleonora Baluci,<br />

foto di Fabio Delle Donne<br />

Inviati<br />

È tornato a Napoli, dal 25 al 28 apr<strong>il</strong>e,<br />

<strong>il</strong> Salone Internazionale del Fumetto,<br />

giunto alla sua quindicesima<br />

edizione, quest’anno incentrato sul<br />

rapporto tra <strong>il</strong> fumetto e le altre arti.<br />

Il Comicon si è svolto alla Mostra<br />

d’Oltremare che ha ospitato anche<br />

<strong>il</strong> GameCon, <strong>il</strong> salone del gioco e del<br />

videogioco, ed <strong>il</strong> CartooNa, <strong>il</strong> festival<br />

internazionale dell’animazione.<br />

Grande successo di pubblico,<br />

migliaia di visitatori hanno affollato<br />

i padiglioni dove si è svolto l’evento,<br />

arricchendoli con un tocco di colore;<br />

in molti, infatti, indossavano i panni<br />

dei loro personaggi preferiti, tratti<br />

da fumetti, cartoni animati, f<strong>il</strong>m e<br />

videogiochi.<br />

Naruto, Ironman, la Sposa Cadavere,<br />

Wario, W<strong>il</strong>ma e Betty, Goku,<br />

Biancaneve, Princess Peach, Light<br />

Yagami, Pain e Konan, Cat Woman:<br />

sono solo alcuni dei personaggi<br />

rappresentati.<br />

Numerosissimi gli stand di<br />

coloro che vendevano fumetti,<br />

videogiochi, peluche, action figures,<br />

gadget ed articoli per cosplay, dalle<br />

parrucche colorate ai cappelli, dai<br />

kimono alle armi.<br />

Numerosi anche gli stand delle<br />

case editrici che si occupano di<br />

fumetti, da quelle più note, come la<br />

Magic Press e la Panini, a quelle più<br />

piccole ma non meno valide, come<br />

BeccoGiallo, Coconino Press e Npe;<br />

molto interessante la zona riservata<br />

alla promozione dei fumetti<br />

“artigianali”, la ZTA, zona totalmente<br />

autoprodotta, con produzioni<br />

originali come un fumetto ironicoblasfemo<br />

su Gesù.<br />

All’interno dei padiglioni della<br />

Mostra d’Oltremare diverse mostre<br />

hanno accompagnato i visitatori<br />

lungo <strong>il</strong> percorso.<br />

Diego Armando Maradona: 11<br />

tocchi nel fumetto è <strong>il</strong> titolo della<br />

mostra che ha visto esposte le 11<br />

tavole della prima graphic novel<br />

dedicata al campione, realizzata da<br />

Paolo Castaldi ed edita da BeccoGiallo.<br />

La notte dei giocattoli, invece, è <strong>il</strong> titolo di una<br />

favola di Dacia Maraini, presentata attraverso<br />

le <strong>il</strong>lustrazioni di Gud.<br />

Tra le altre Valvoline, Mino M<strong>il</strong>ani, I fantasmi<br />

del Louvre, Gli altri, Archigames, Archireality,<br />

Bu<strong>il</strong>ding Comics ed infine Magica Disney,<br />

mostra visitab<strong>il</strong>e al PAN-Palazzo delle Arti di<br />

Napoli fino al 26 maggio, dedicata al numero<br />

3000 del fumetto Topolino, in uscita proprio a<br />

maggio di quest’anno.<br />

Presenti, inoltre, un’ampia area per i<br />

videogiochi e una per i giochi di società e con<br />

le carte.<br />

Novità di quest’anno la zona denominata<br />

Asian V<strong>il</strong>lage, con un’area make-up, un’area<br />

dedicata alla realizzazione di Teru teru bozu,<br />

Tako chan e Hachimaki, giochi da tavolo<br />

cinesi, lezioni e tornei di Chambara, lezioni di<br />

giapponese, dimostrazioni sulla cerimonia del<br />

tè e sulla vestizione del kimono ed una mostra<br />

fotografica del Maestro Yamaguchi Naoya.<br />

All’interno della manifestazione è avvenuta<br />

la consegna dei premi Att<strong>il</strong>io Micheluzzi-<br />

COMICON 2013; vincitore della categoria<br />

“miglior fumetto”, <strong>il</strong> cui premio è stato<br />

consegnato da Lello Arena, è Zerocalcare, con<br />

<strong>il</strong> fumetto Un polpo alla gola.<br />

E poi laboratori per i più piccoli, tornei,<br />

proiezioni, area autografi, sf<strong>il</strong>ate di cosplay,<br />

concerti.<br />

Da segnalare, infine, COMIC(ON)OFF, una<br />

serie di iniziative gratuite sparse per Napoli e<br />

provincia, che sottolineano l’interazione tra<br />

fumetto e architettura.<br />

<strong>Impatto</strong>» Evento » pag. 21


<strong>Impatto</strong>» Cronaca » pag. 22 <strong>Impatto</strong>» Cronaca » pag. 23<br />

Siria: armi chimiche contro i ribelli?<br />

Secondo fonti non del tutto certe, e a quanto<br />

pare limitate, <strong>il</strong> regime di Assad avrebbe superato<br />

la “sott<strong>il</strong>e linea rossa” dettata al mondo dalla<br />

Casa Bianca, adoperando armi chimiche contro<br />

i ribelli che lottano da tempo contro <strong>il</strong> governo<br />

di Damasco. Su internet circolano video terrib<strong>il</strong>i,<br />

purtroppo non direttamente verificab<strong>il</strong>i a detta<br />

dell’ANSA, in cui si mostrano feriti con la bava alla<br />

bocca, indice di avvelenamento da gas nervino. Il<br />

sarin, l’arma chimica per eccellenza, sarebbe stato<br />

ut<strong>il</strong>izzato per schiacciare la resistenza nell’unico<br />

Paese dove la Primavera Araba non è ancora<br />

riuscita a fiorire decentemente.<br />

Gli Stati Uniti, però, ci vanno cauti, o almeno<br />

più del britannico Cameron, che parla di prove<br />

limitate ma attendib<strong>il</strong>i: Washington tentenna ma<br />

non da ancora <strong>il</strong> segnale di attacco. Sono passati<br />

ormai i tempi del caro George W. Bush, che<br />

intraprese ben due guerre nell’arco di pochi anni:<br />

bisogna stare attenti onde evitare brutte figure<br />

(come gli ordigni nucleari iracheni mai trovati) agli<br />

occhi di una sempre più stanca opinione pubblica,<br />

che mal sopporterebbe un nuovo intervento in<br />

Medio Oriente. Gli Stati Uniti, quando vogliono,<br />

esportano democrazia, specialmente se poi c’è<br />

Israele che invoca <strong>il</strong> loro aiuto: la proposta del<br />

viceministro israeliano degli esteri Zeev Elkin<br />

sarebbe quella di neutralizzare Assad per poter<br />

entrare in possesso delle armi chimiche, così da<br />

essere sicuri che non saranno ut<strong>il</strong>izzate (fonte: La<br />

Stampa).<br />

Intanto, Assad avrebbe impedito l’accesso a<br />

Damasco agli inviati ONU, che appaiono come i<br />

più affidab<strong>il</strong>i per la determinazione dell’ut<strong>il</strong>izzo<br />

di armi chimiche o no. Ma <strong>il</strong> presidente siriano<br />

non ci sta, e anzi accusa i suoi stessi oppositori<br />

di aver importato armi chimiche dalla Turchia: i<br />

suoi emissari negli USA, nel frattempo, cercano<br />

di ingraziarsi le alte sfere del potere, ricordando<br />

loro che i ribelli sono sovvenzionati da Al-Qaeda, <strong>il</strong><br />

nemico numero uno degli States. Una caduta del<br />

suo regime, allora, potrebbe avere conseguenze<br />

molto più negative di quanto si possa immaginare<br />

… con poche parole, Assad vorrebbe cercare di<br />

vincere una guerra che m<strong>il</strong>itarmente si fa sempre<br />

più diffic<strong>il</strong>e.<br />

Claudio Candia<br />

claudio.candia@impattosettimanale.it<br />

Continua l’incubo<br />

in India: ondata<br />

di stupri nella<br />

capitale New Delhi. Le<br />

proteste proseguono<br />

di Luca Di Costanzo<br />

Giornalista<br />

luca.dicostanzo@impattosettimanale.it<br />

NEW DELHI - Una studentessa ventenne<br />

è stata violentata ed uccisa venerdì da<br />

un branco nello Stato meridionale di<br />

Karnataka. Sul suo cadavere è stata trovata<br />

la firma dei ‘Maratha’, una casta di guerrieri<br />

indiani. Le forze dell’ordine riferiscono che<br />

la ragazza, che era stata sequestrata nel<br />

v<strong>il</strong>laggio di Sulebhavi subito dopo aver<br />

sostenuto un esame, è stata violentata<br />

‘da un numero imprecisato di persone’.<br />

Il cadavere, con <strong>il</strong> viso sfigurato da una<br />

pietra, è stato ritrovato seminudo in una<br />

zona appartata. La polizia locale ha messo<br />

in campo squadre speciali per cercare<br />

di catturare gli autori del crimine. La<br />

popolazione e gli studenti sono scesi in<br />

strada manifestando e chiedendo a gran<br />

voce la pena di morte per i colpevoli.<br />

Fra gli ultimi casi anche due minori. Quello<br />

di una bimba di cinque anni in fin di vita<br />

e di una di sei uccisa e gettata in una<br />

di<strong>scarica</strong>. La piccola è stata imprigionata<br />

per due giorni dal suo aguzzino in una<br />

stanza di Gandhi Nagar, un povero<br />

rione nell’est della capitale, ricevendo<br />

delle ferite brutali. La bambina è stata<br />

violentata, torturata e mut<strong>il</strong>ata nei genitali.<br />

Dai segni sul collo sembra anche che<br />

l’aggressore abbia tentato di strangolarla.<br />

Il responsab<strong>il</strong>e dello Swami Dayanand<br />

Hospital, dove è stata portata per le prime<br />

cure, ha riferito tra lo sconcerto che ‘è stata<br />

trovata una bottiglietta di 200 ml e due o<br />

tre pezzi di candele inseriti nelle sue parti<br />

intime’.<br />

Tutto questo dopo soli quattro mesi<br />

dall’orrendo stupro della ventitreenne<br />

Nirbhaya avvenuto su un autobus di<br />

New Delhi. Anche in quel caso <strong>il</strong> branco<br />

di violentatori le aveva provocato gravi<br />

ferite addominali che portartono, dopo<br />

nove giorni, alla morte della giovane. Il<br />

parlamento indiano varò una nuova legge<br />

contro la violenza sessuale che prevedeva<br />

misure severe, tra cui la pena di morte,<br />

per gli stupratori in caso di decesso della<br />

vittima.<br />

Al ritrovamento del cadavere della<br />

piccola fam<strong>il</strong>iari e residenti della zona<br />

hanno inscenato una protesta pacifica<br />

contro la polizia bloccando la principale<br />

arteria per New Delhi. La polizia però ha<br />

disperso i manifestanti con la violenza,<br />

prendendo a bastonate diverse persone,<br />

tra cui anche i genitori della vittima. In<br />

un f<strong>il</strong>mato trasmesso dalla Cnn Ibn si<br />

vedono alcuni agenti con lunghi bastoni<br />

di bambù (chiamati in hindi ‘lathi’)<br />

picchiare e buttare a terra le donne, tra<br />

cui anche un’anziana. Gli scontri sono<br />

durati diverse ore. Secondo l’emittente<br />

almeno sette manifestanti sono stati feriti<br />

dalle manganellate e dai gas lacrimogeni.<br />

Le autorità negano di aver sparato ma<br />

due poliziotti, identificati nel video,<br />

sono stati sospesi e un responsab<strong>il</strong>e del<br />

commissariato locale è stato trasferito.<br />

Sembra inoltre che <strong>il</strong> commissariato locale<br />

si sia rifiutato di intervenire quando <strong>il</strong> padre<br />

ha denunciato la scomparsa della bimba.<br />

Quando poi i genitori, dopo due giorni<br />

di ricerche disperate, hanno ritrovato la<br />

figlia, gli agenti avrebbero offerto del<br />

denaro per comprare <strong>il</strong> s<strong>il</strong>enzio della<br />

coppia. Il ‘chief minister’ Akh<strong>il</strong>esh Yadav<br />

ha promesso di far luce sull’accaduto e di<br />

punire i responsab<strong>il</strong>i delle violenze.<br />

Barack Obama a Dallas nel<br />

segno di George W. Bush<br />

Lo scorso 25 Apr<strong>il</strong>e la città di Dallas nel Texas ha ospitato<br />

l’inaugurazione della Presidental library dedicata a George W<br />

Bush, la quattordicesima biblioteca ad essere intitolata ad uno<br />

degli ex presidenti degli stati uniti nel loro stato di origine; aprirà<br />

ufficialmente al pubblico <strong>il</strong> 1° Maggio.<br />

Il palazzo, situato a pochi ch<strong>il</strong>ometri dal centro, nel campo della<br />

Southern Methodist University, è un imponente e nuovo complesso<br />

architettonico da tre piani in pietra calcarea e mattoni rossi,<br />

disegnato e ideato dallo studio Robert A.M. Stern. Al progetto hanno<br />

collaborato, come da tradizione, l’ ex presidente a cui la biblioteca è<br />

dedicata e la moglie Laura, creando<br />

“un mix architettonico di biografia e autobiografia” e avvalendosi<br />

anche dei consigli degli altri predecessori.<br />

Si sono incontrati oltre al presidente in carica 4 degli ex leader<br />

ancora in vita: George Bush padre e figlio, Jimmy Carter e B<strong>il</strong>l Clinton<br />

, ognuno con un suo discorso per l’evento; un occasione più unica<br />

che rara, infatti, i cinque non si trovavano tutti insieme dal 2009,<br />

per una riunione indetta da Bush stesso dopo la quale ha ridotto<br />

al minimo la sua vita pubblica; presenti alla cerimonia anche molti<br />

ex leader di altri stati come Tony Blair, S<strong>il</strong>vio Berlusconi lo spagnolo<br />

José Maria Aznar e l’israeliano Ehud Olmert, tra le personalità<br />

americane spiccano anche l’ex segretario di stato Condoleeza Rice<br />

e l’ex segretario al commercio Don Evans.<br />

Di grande impatto <strong>il</strong> discorso del presidente in carica Barack Obama<br />

che, decide per questo giorno di mettere da parte le differenze<br />

politiche con <strong>il</strong> 43° presidente degli U.S.A e per rendere omaggio<br />

alla vita e all’operato del suo predecessore, lo ha definito “un brav’<br />

uomo”, sottolineandone i traguardi personali e l’eredità che lascia<br />

ai posteri, con particolare enfasi sul comportamento fermo e deciso<br />

tenuto durante i momenti diffic<strong>il</strong>i vissuti nel corso dei suoi due<br />

mandati.<br />

Nei suoi otto anni a capo degli Stati Uniti infatti non sono mancate<br />

le occasioni per George W. Bush di mostrare la sua tempra morale e<br />

la sua politica, spesso soggetta a pesanti e aspre critiche soprattutto,<br />

nel clima di tensione che <strong>il</strong> paese viveva dopo <strong>il</strong> tragico giorno dell’<br />

attacco alle torri gemelle e l’inizio della lotta al terrorismo in Iraq.<br />

Oltre alla sua guida ferma, viene evidenziato anche <strong>il</strong> suo lato<br />

umano e la sensib<strong>il</strong>ità dimostrata nella lotta globale contro l’AIDS<br />

e la malaria.<br />

Non sono mancati ovviamente i momenti di tensione che hanno<br />

visto come protagonisti alcuni protestanti, circa 200, tenuti però a<br />

debita distanza dalla struttura. Tra di loro l’attivista Cindy Sheehan,<br />

nota per essersi accampata in passato davanti al ranch di Crawford<br />

dell’ex presidente in segno di protesta contro la guerra in Iraq, in cui<br />

la donna perse <strong>il</strong> figlio.<br />

L’argomento “guerra in Iraq” che durante <strong>il</strong> mandato di Bush assunse<br />

proporzioni di una crociata contro <strong>il</strong> terrorismo, è tutt’oggi un tema<br />

molto scottante per l’ex presidente, una questione spinosa, che<br />

ancora non può essere giudicata con la giusta obiettività, come egli<br />

stesso affermò in una lettera al presidente Obama inviatagli all’inizio<br />

del suo mandato e che è stata citata spesso durante <strong>il</strong> discorso, in<br />

cui Bush afferma che sarà impossib<strong>il</strong>e giudicare la sua presidenza<br />

finché lui sarà ancora vivo. Una versione riveduta e corretta del<br />

nostro dantesco “Ai posteri L’ardua sentenza”.<br />

Giovanna Sarno<br />

giovanna.sarno@impattosettimanale.it<br />

Dalla Chiesa dopo trentuno anni<br />

ritrovata la valigetta: Vuota!<br />

Anche la scatola recuperata dopo<br />

l’omicidio era vuota all’interno<br />

della cassaforte della stanza da<br />

letto in prefettura. Per la borsa in<br />

pelle di Carlo Alberto Dalla Chiesa,<br />

<strong>il</strong> cinquantottesimo prefetto di<br />

Palermo dall’Unità d’Italia, colui<br />

che negli anni Settanta fu l’uomo<br />

che sconfisse le Brigate Rosse e<br />

ucciso a colpi di kalashnikov a<br />

Palermo <strong>il</strong> 3 settembre 1982, ci<br />

sono voluti trentuno anni. Per<br />

trovare anche questa vuota.<br />

La ricerca è stata effettuata<br />

all’interno del Palazzo di<br />

giustizia del capoluogo sic<strong>il</strong>iano,<br />

su segnalazione anonima –<br />

probab<strong>il</strong>mente un carabiniere<br />

molto informato sulle vicende<br />

– arrivata l’autunno scorso sotto<br />

<strong>il</strong> nome in codice “Protocollo<br />

Fantasma” al pm Nino di Matteo:<br />

dodici fogli in cui si indicavano<br />

indizi del patto fra mafia e Stato<br />

e si avvertivano i magistrati della<br />

trattativa che erano spiati e di<br />

investigare su ventidue punti; uno<br />

di questi riguardava proprio la<br />

borsa di Dalla Chiesa.<br />

Scriveva l’anonimo: “C’erano dentro<br />

documenti relativi a indagini svolte<br />

personalmente dal prefetto e una<br />

lista di nomi scottanti. Un ufficiale<br />

dei carabinieri ha messo al sicuro<br />

la valigetta. Altri fogli legati da un<br />

elastico - prosegue <strong>il</strong> verbale - sono<br />

rinvenuti sotto <strong>il</strong> sed<strong>il</strong>e lato guida”<br />

All’interno della scatola trovata<br />

nei sotterranei ci sono tanti,<br />

drammatici, ricordi della sera<br />

dell’omicidio: un fermaglio di<br />

Emanuela Setta Carraro, la giovane<br />

moglie di Dalla Chiesa; un biglietto<br />

del traghetto Napoli – Palermo. Vi<br />

è anche la lista dei regali di nozze<br />

fatta dalla coppia, che si erano<br />

sposati <strong>il</strong> 10 luglio, ma nessuna<br />

traccia dei documenti della borsa<br />

di pelle e nemmeno di quelli<br />

accennati nella testimonianza<br />

anonima, sotto <strong>il</strong> sed<strong>il</strong>e dell’auto.<br />

Carlo Alberto Dalla Chiesa fu<br />

lasciato solo e privo di ogni potere<br />

per contrastare i boss della mafia;<br />

ostacolato dai politici sic<strong>il</strong>iani –<br />

quelli legati soprattutto a Salvo<br />

Lima, <strong>il</strong> “console” di Andreotti.<br />

Basti pensare che subito dopo la<br />

sua morte, <strong>il</strong> suo successore l’Alto<br />

Commissario antimafia Emanuele<br />

De Francesco richiamò in servizio<br />

tutti i funzionari prefettizi vicini ad<br />

ambienti mafiosi.<br />

Dopo trent’anni, <strong>il</strong> caso di<br />

Dalla Chiesa è finito in archivio;<br />

condannando come esecutori e<br />

mandanti i soliti Totò Riina e i sicari<br />

ai suoi comandi. Una storia che<br />

lascia un vuoto, come molte altre<br />

che caratterizzano i misteri italiani<br />

legati non solo alla trattativa Stato<br />

– mafia. Un vuoto sim<strong>il</strong>e alla borsa<br />

trovata dopo anni.<br />

Davide Nudo<br />

davide.nudo@impattosettimanale.it<br />

Flash News di Guglielmo Pulcini<br />

Mario Giordano smaschera<br />

i “mattoni” della casta!<br />

ROMA - Tutti compriamo la casa<br />

con <strong>il</strong> mu<strong>tuo</strong>, ma qualcuno se lo può<br />

risparmiare! Di chi parliamo? Del<br />

presidente del Senato e di quello<br />

della Corte dei conti, del direttore<br />

dell’Agenzia delle entrate del grande<br />

sindacalista, del’ex presidente<br />

della Consob e quello della Lega<br />

Calcio, del medico del Papa e del<br />

magnifico rettore, dell’ex ministro<br />

dell’Economia e <strong>il</strong> capo dell’Inps,<br />

degli alti burocrati e grand commis<br />

di Stato, del rampollo del senatore<br />

e della figlia del deputato. Il nuovo<br />

libro di Mario Giordano “Tutti a<br />

casa” racconta la depredazione<br />

immob<strong>il</strong>iare di cui è vittima questo<br />

Paese, dove i membri delle varie caste<br />

comprano casa muovendosi meglio<br />

di tutti noi risparmiando un sacco di<br />

soldi. Nella temuta lista anche Att<strong>il</strong>io<br />

Befera che la casa l’ha comprata dal<br />

gruppo Vittoria assicurazioni, 7,5 vani<br />

in zona Eur, per 369,350 euro, <strong>il</strong> 35%<br />

in meno del valore.<br />

Rissa a 7.000 metri di altezza<br />

coinvolto Simone Moro<br />

KATHMANDU - Una rissa in piena<br />

regola a sette m<strong>il</strong>a metri di quota,<br />

tra i ghiacci di una delle vette più<br />

alte del mondo l’Himalaya. Vittime<br />

dell’aggressione di un gruppo di<br />

sherpa, Simone Moro, uno dei più<br />

noti alpinisti italiani, e i suoi due<br />

compagni di cordata, lo svizzero<br />

Ueli Steck e <strong>il</strong> fotografo britannico<br />

Jon Griffith. La baruffa è avvenuta<br />

sabato scorso nel versante nepalese<br />

dell’Everest. Secondo <strong>il</strong> quotidiano<br />

Himalayan Times, Moro e Griffith<br />

avrebbero riportato ferite non<br />

preoccupanti, mentre per Steck<br />

si parla di profondi tagli sul viso,<br />

che hanno reso necessario <strong>il</strong> suo<br />

trasferimento all’ospedale di<br />

Kathmandu. Motivo del litigio<br />

avvenuto con la polizia Nepalese<br />

sarebbe dovuto ad una precedenza<br />

di scalata non data. Una lunga<br />

azzuffata con calci, pugni, sassi e pure<br />

una coltellata, che comunque non ha<br />

provocato alcun danno.


<strong>Impatto</strong>» Cultura & Spettacolo » pag. 24<br />

Due più Due<br />

Due più due, è sempre due più due. La staticità<br />

dei numeri. Proprietà commutativa, cambiando<br />

l’ordine degli addendi <strong>il</strong> risultato non cambia.<br />

Si impara quando? In prima elementare? E poi<br />

rimane lì. Niente da rispolverare, niente da rivedere,<br />

niente di diverso da cercare. Statico, sicuro, certo.<br />

Con le parole è diverso, con i libri è diverso.<br />

Un libro muta perché noi, per primi, mutiamo.<br />

Cambia a seconda della sensib<strong>il</strong>ità di chi lo sfoglia,<br />

può essere allo stesso tempo meraviglioso e<br />

pessimo, basta cambiare gli occhi di chi legge.<br />

Cambiando gli occhi <strong>il</strong> risultato cambia. Due più<br />

due, è sempre due più due. Non esistono “libri per<br />

tutti”, nessun libro è davvero “per tutti” , esistono,<br />

quello sì, libri che “crescono”. Quelli che crescono<br />

insieme al lettore. Crescono insieme alle mani di<br />

chi ha la pazienza di r<strong>il</strong>eggerli, di chi non si stanca<br />

di interrogarli, sapendo, che le risposte cambiano<br />

proprio come le domande, e che, entrambe, sono<br />

figlie dell’età. Quelli sono i libri che si amano di più,<br />

quelli con cui si crea un legame quasi affettivo,<br />

con i quali si scivola in un do ut des continuo.<br />

Favolette prima, metafore poi. A otto anni c’è un<br />

gabbiano da qualche parte lassù che fa parte dello<br />

Stormo Buonappetito, e vuole imparare a volare,<br />

meglio di tutti. A sedici anni c’è un gabbiano<br />

che si sente intralciato da se stesso, allontanato<br />

dallo Stormo perché “diverso”, simbolo di una<br />

crescente voglia di evadere e di non conformarsi.<br />

A ventiquattro anni c’è sempre lo stesso gabbiano<br />

che su se stesso decide di lavorarci, che cerca di<br />

imparare da chi ha più esperienza, che si batte<br />

per insegnare agli altri più che sgomitare per<br />

un posto in primo piano. “Il gabbiano Jonathan<br />

Livingston” è senza dubbio uno di quei libri che<br />

sanno “crescere”. Perfetto per un primo approccio<br />

alla lettura, chi lo legge, sa di doverlo rifare. E’ un<br />

libro che sa aspettare, si prende <strong>il</strong> suo tempo,<br />

sulle librerie, sulle mensole, spesso in versioni<br />

fotocopiate (se tramandato!) … raccoglie la sua<br />

buona dose di polvere, fin quando mani pazienti<br />

e più adulte non sentono di dover contribuire ad<br />

appagare un desiderio che parte da una zona più<br />

profonda, diventata a sua volta più adulta. Una<br />

grande metafora sulla libertà, individuale prima,<br />

universale poi. Sull’impegno, sull’importanza<br />

del coraggio, quello che serve ad andare via e lo<br />

stesso che occorre per tornare, per restare. Un<br />

viaggio al di là del “qui” e dell’ “ora”, quell’obiettivo<br />

di autoperfezionamento che si trasforma in una<br />

voglia, più matura, di condivisione. Risvegliare<br />

le anime intorpidite; “D’ora in poi vivere qui sarà<br />

più vario e interessante ... Noi avremo una nuova<br />

ragione di vita. Ci solleveremo dalle tenebre<br />

dell’ignoranza, ci accorgeremo di essere creature<br />

di grande intelligenza e ab<strong>il</strong>ità. Saremo liberi!<br />

Impareremo a volare!”. Avere voglia di creare<br />

qualcosa di nuovo, di far vedere, di testimoniare<br />

agli altri che un’alternativa c’è. Best seller negli<br />

anni ’70, <strong>il</strong> romanzo breve di Richard Bach non<br />

perde mai la propria attualità, e non perde mai la<br />

capacità di far riflettere. “Ciascuno di noi è, in verità,<br />

un’immagine del grande gabbiano, un’infinita<br />

idea di libertà, senza limiti.” Non è un libro per tutti,<br />

ma tutti dovrebbero provare a leggerlo. Almeno<br />

una volta, o forse due.<br />

L<strong>il</strong>iana Squ<strong>il</strong>lacciotti<br />

l<strong>il</strong>iana.squ<strong>il</strong>lacciotti@impattosettimanale.it<br />

Un tradizione<br />

tutta partenopea<br />

riparte <strong>il</strong> Maggio<br />

dei momuneti, la fiera<br />

dell’arte di Napoli<br />

di Giovanna Sarno<br />

Giornalista<br />

giovanna.sarno@impattosettimanale.it<br />

Da molti anni ormai <strong>il</strong> “Maggio<br />

dei monumenti” è diventato un<br />

appuntamento fisso e imperdib<strong>il</strong>e non<br />

solo per i turisti ma anche e soprattutto per<br />

i cittadini napoletani, che hanno voglia di<br />

esplorare, riappropriarsi e rivivere a pieno<br />

la propria città. Tema guida dei percorsi<br />

di quest’anno è “ATTRAVERSO NAPOLI.<br />

Chiostri, cort<strong>il</strong>i e sagrati” in cui la proposta<br />

che emerge è quella chiaramente di<br />

guidare i partecipanti nella riscoperta<br />

della Napoli antica, delle sue meraviglie e<br />

delle sue tradizioni: oltre agli immancab<strong>il</strong>i<br />

musei, quest’anno viene offerta la<br />

possib<strong>il</strong>ità di visitare oltre 100 chiostri<br />

e cort<strong>il</strong>i aperti al pubblico, più di 200 siti<br />

visitab<strong>il</strong>i specialmente nei fine settimana,<br />

circa 600 visite guidate che attraversano<br />

tutta la città nelle sue strade, nei suoi spazi<br />

aperti e con un fitto programma di eventi ,<br />

reading, incontri.<br />

Da sottolineare due percorsi speciali<br />

all’interno di maggio dei monumenti:<br />

“Napoli città di Boccaccio”, dedicato<br />

appunto ai luoghi del celebre poeta, in<br />

cui verranno lette e interpretate alcune<br />

delle sue novelle, e quello invece che mira<br />

a valorizzare la tradizione della canzone<br />

napoletana, in collaborazione con la Rai.<br />

Tutti gli appuntamenti in programma<br />

sono caratterizzati da una grande sobrietà<br />

e attenzione ad i costi: in tempi di crisi,<br />

organizzare eventi a costo zero (tranne per<br />

i servizi, infatti, l’assessorato alla cultura<br />

non ha dotazione economica dai fondi<br />

ordinari a partire da luglio 2012), è una<br />

nota in favore: si è puntato soprattutto<br />

a valorizzare l’immenso patrimonio<br />

architettonico e storico largamente<br />

presente in molte zone del centro, molto<br />

spesso ignorate anche dai cittadini stessi.<br />

Un esempio classico è <strong>il</strong> famigerato<br />

cimitero delle fontanelle, piccola perla<br />

di storia, e tradizioni della Napoli che fu<br />

e che oggi sta riscoprendo <strong>il</strong> suo valore,<br />

grazie soprattutto all’intervento delle<br />

scuole limitrofe che organizzano visite<br />

guidate dagli studenti, risorsa ut<strong>il</strong>izzata<br />

anche per questa edizione del Maggio<br />

dei monumenti che vede protagoniste<br />

un gran numero di scuole che, anche in<br />

passato sono stati resi partecipi in prima<br />

persona, coinvolgendo così i giovani e<br />

rendendoli promotori consapevoli delle<br />

bellezze che la propria città può offrire.<br />

Grazie alla rete di lavoro sinergico e<br />

collaborativo che si è riusciti a creare<br />

intorno a questi nuclei di eventi, con la<br />

maggior parte degli operatori turistici<br />

e di trasporto, e con le tante istituzioni<br />

e soggetti culturali coinvolti, si sono<br />

potuti offrire pacchetti turistici per<br />

assistere agli eventi più attesi: tra questi,<br />

<strong>il</strong> concerto di Bruce Springsteen in lista<br />

per <strong>il</strong> 30 Maggio nel suggestivo scenario<br />

di Piazza Plebiscito. Ovviamente grande<br />

attenzione non solo per <strong>il</strong> centro storico<br />

ma anche per gli eventi organizzati nei<br />

quartieri di Scampia, Agnano, Fuorigrotta<br />

e Bagnoli, oltre che per l’apertura di nuovi<br />

e sconosciuti siti archeologici di una v<strong>il</strong>la<br />

romana a Ponticelli.<br />

Il programma dettagliato di tutti gli eventi,<br />

le performance, i siti e le visite guidate, si<br />

svolgerà dal 4 Maggio al 2 Giugno 2013<br />

ed è consultab<strong>il</strong>e sul sito del comune di<br />

Napoli.<br />

“L’odore che hai tu sotto le ascelle è<br />

più buono dell’acqua ragia.”<br />

Cesare Pavese,“La bella estate”: la storia di una<br />

verginità che si difende.<br />

Correva l’anno 1940 e un instancab<strong>il</strong>e<br />

redattore della Einaudi si concedeva, nei radi<br />

intervalli del suo impiego editoriale, <strong>il</strong> piacere<br />

e la terapia di tramutare in inchiostro su carta<br />

la vicenda di un’innocenza rubata, di una<br />

bella e lunga estate, calda abbastanza perché<br />

l’odore del sudore coprisse quello dell’acqua<br />

ragia.<br />

E’ l’estate di Ginia e di Amelia, di Rosa, di<br />

Severino, di Pino, di Guido e Rodriguez, è<br />

l’estate durante la quale Ginia si concederà,<br />

per la prima volta, su un freddo letto<br />

nascosto da una tenda, è <strong>il</strong> racconto di un<br />

rituale, una rituale perdita dell’innocenza,<br />

una verginità che ancestralmente si difende.<br />

Sullo sfondo del romanzo troviamo una<br />

Torino crepuscolare dal cielo grigio, scenario<br />

della maturazione di un’ingenua adolescente<br />

che si lascerà corrompere, com’è giusto ed<br />

inevitab<strong>il</strong>e che sia, da un <strong>il</strong>lusorio amore. “La<br />

bella estate” è un percorso di crescita, punto<br />

di partenza l’ingenuità della protagonista,<br />

incontaminata ma allo stesso tempo curiosa,<br />

stordita dalla corruzione e dalla sregolatezza<br />

della bohème artistica torinese, Ginia che<br />

le batte forte <strong>il</strong> cuore a veder Amelia nuda,<br />

“Il batticuore di accorgersi che tutte siamo<br />

fatte uguali e che chiunque avesse visto nuda<br />

Amelia, era come vedesse lei.”, Ginia che verrà<br />

ingannata da un amore disperante, carico<br />

di attese ed <strong>il</strong>lusioni, l’amore di un giovane<br />

pittore dal quale si lascerà sedurre dopo<br />

resistenze e rimorsi malcelati; a sig<strong>il</strong>lo della<br />

perdita d’innocenza <strong>il</strong> simbolico cambio di<br />

stagione, la fine della bella estate, rivelata<br />

dalla disinibita e truccata Amelia con una<br />

frase emblematica,“Non è più estate sai, c’è<br />

troppo fango.”.<br />

L’innocenza che cade sempre e solo a<br />

lato, risuona la canzone “Il cielo su Torino”<br />

di una recente e famosa band torinese, è<br />

<strong>il</strong> lasciapassare per un mondo di peccati e<br />

tentazioni.<br />

Inizialmente intitolato “La tenda” e<br />

successivamente pubblicato - dopo circa<br />

nove anni - come “La bella estate”, <strong>il</strong> romanzo<br />

fu la base per una tr<strong>il</strong>ogia che fruttò al<br />

Pavese <strong>il</strong> Premio Strega nel 1950, solo due<br />

mesi prima del suo suicidio. La sequenza<br />

della tr<strong>il</strong>ogia, con al centro “Il diavolo sulle<br />

colline” ed ai lati “La bella estate” e “Tra donne<br />

sole”, è una sorta di paradigma crescente<br />

sull’innocenza: negli ultimi due romanzi<br />

i personaggi compiono una progressiva<br />

esperienza del male perdendo fatalmente<br />

ogni piccolo barlume di purezza e di<br />

incontaminazione. In “La bella estate” invece<br />

Pavese descrive da osservatore esterno<br />

la crisi di coscienza di Ginia, “colpevole” di<br />

un’innocenza già precaria poiché quando<br />

è ancora <strong>il</strong>libata già sente su di sé la colpa<br />

della nudità: “<br />

pensò disperata.”, come un eco rimbombano<br />

le situazioni di vergogna e ribrezzo e timore<br />

all’interno del testo nonché le parole<br />

scelte a descriverle, chiare, dirette e crude,<br />

perfettamente in sintonia col “Naturalismo”<br />

nel quale Pavese disse di aver inserito questo<br />

primo romanzo. La tr<strong>il</strong>ogia prende sapore<br />

autobiografico, come suggerito dallo storico<br />

e saggista Furio Jesi: “La progressiva perdita<br />

dell’innocenza, e cioè <strong>il</strong> progressivo accesso<br />

al peccato, nei tre romanzi è enunciato in<br />

termini di confessione dei peccati <strong>il</strong> cui valore<br />

non è più di espiazione ma di coscienza, di<br />

sottomissione alla legge della virtù. Questa<br />

situazione sembra aver indotto Pavese<br />

a modificare progressivamente nei tre<br />

romani <strong>il</strong> suo atteggiamento di narratore:<br />

osservatore esterno nel primo, osservatore,<br />

ma anche formalmente personaggio nel<br />

secondo, osservatore protagonista nel terso.<br />

Non si è trattato soltanto di una progressiva<br />

accentuazione della componente<br />

autobiografica. […] Si potrebbe dire che<br />

Pavese, anziché trasferire nei personaggi le<br />

proprie crisi e le proprie colpe abbia accettato<br />

per sé le crisi e le colpe dei personaggi del<br />

romanzo: non solo dei suoi romanzi, ma del<br />

romanzo come forma letteraria giunta nel<br />

nostro secolo a una svolta determinante della<br />

propria storia.”<br />

Carmen Specchio<br />

carmen.specchio@impattosettimanale.it<br />

<strong>Impatto</strong>» Cultura & Spettacolo» pag. 25<br />

Lasciami cantare quella<br />

musica che vive nel<br />

mio cuore nostalgico,<br />

lasciami al mio<br />

vecchio jazz<br />

Il 27 apr<strong>il</strong>e 2013 in uno speciale appuntamento<br />

realizzato dalla Fondazione Lelio Luttazzi,<br />

alla libreria Lovat di Trieste è stato presentato<br />

<strong>il</strong> nuovo disco tributo, “Per pianoforte e<br />

amici”, fortemente voluto dalla moglie del<br />

jazzman triestino, Rossana, nonché ideatrice<br />

e presidente della Fondazione. Leggiamo sul<br />

sito ufficiale:“Qualche mese fa mi sono detta:<br />

stavolta ci vuole un regalo speciale. E che cosa<br />

se non la musica, la sua grande, magnifica<br />

passione? E così, pensa che ti ripensa, mi è<br />

venuta in mente un’idea un po’ pazza: realizzare<br />

uno speciale cd che vedesse coinvolti i suoi<br />

amici più cari. Confesso che all’inizio temevo di<br />

essere inopportuna. Di disturbarli, magari farli<br />

sentire in obbligo. Ma era un timore infondato,<br />

e me ne sono accorta in un istante. Quello che è<br />

successo dopo ha qualcosa di magico. Non solo<br />

le adesioni sono arrivate subito, tutte, e piene<br />

di entusiasmo. Ma soprattutto si è scatenata<br />

nei riguardi di Lelio (e miei) una specie di gara<br />

d’affetto, fatta di e-ma<strong>il</strong>, telefonate, messaggi.<br />

La meravigliosa catena di legami creati negli<br />

anni dalla straordinaria personalità di Lelio mi<br />

ha stretto in un commovente abbraccio. Per<br />

tutto ciò e per l’eccellente risultato che ne è<br />

scaturito desidero esprimere a questi generosi,<br />

splendidi Amici la mia immensa gratitudine<br />

e <strong>il</strong> mio profondo affetto. Rossana Luttazzi.” Il<br />

nuovo cd comprende ventidue tracce, tra cui<br />

quattro inediti, e due bonus track digitali: Mina<br />

in “Chiedimi tutto”, Stefano Bollani in “Legata<br />

ad uno scoglio”, Simona Molinari in “Dr. Jeckyll<br />

e Mr. Hyde”- presentata nell’ultima edizione<br />

di Sanremo - , Fiorello in un medley, Sophia<br />

Loren in “Perché domani”, Rossana Casale in<br />

“Prendimi”, Christian de Sica in “Canto anche<br />

se sono stonato”, stessa canzone che apparirà<br />

come bonus track digitale nella versione a<br />

quattro mani di Rita Marcotulli e Dan<strong>il</strong>o Rea al<br />

pianoforte, Renzo Arbore in “Souvenir d’Italie” e<br />

la Civica Jazz Band in collaborazione con Enrico<br />

Intra per l’altra traccia bonus “Gershwiniana”.<br />

Carmen Specchio


<strong>Impatto</strong>» L’intervista » pag. 26<br />

Marina Pennafina<br />

Passione per lo spettacolo<br />

sin da bambina<br />

Vi raccolto un<br />

mestiere fatto<br />

di passione in<br />

un paese non<br />

meritocratico<br />

di Stefano Telese<br />

Giornalista<br />

stefano.telese@impattosettimanale.it<br />

Marina Pennafina, inizia la sua<br />

carriera in teatro giovanissima.<br />

Come è nata la passione per<br />

questo mestiere? È legata a<br />

qualche episodio della sua vita<br />

particolare?<br />

È una passione che ho sempre<br />

avuto, sin da piccolissima. I miei mi<br />

raccontavano che mi piaceva molto<br />

intrattenere i nostri parenti facendo<br />

le imitazioni dei cantanti. Poi verso i<br />

sedici anni, ad Anzio, aprirono una<br />

scuola di recitazione, la “Leonardo<br />

Bragaglia”, mi iscrissi quasi per gioco<br />

e per vincere la mia timidezza.<br />

Beh, <strong>il</strong> primo debutto, come <strong>il</strong> primo<br />

amore, non si scorda mai ed infatti,<br />

non dimenticherò mai lo spettacolo<br />

del saggio di fine anno dove<br />

interpretavo <strong>il</strong> personaggio della<br />

Sig.ra Warren di B. Shaw, con tanto<br />

di parrucca e molto invecchiata<br />

vista la differenza anagrafica fra<br />

me ed <strong>il</strong> personaggio. Comunque,<br />

fu talmente grande l’emozione di<br />

quella prima esibizione davanti<br />

ad un pubblico vero e su un vero<br />

palcoscenico che lì presi la mia<br />

decisione. Quella sarebbe stata la<br />

mia strada ed infatti non sono più<br />

tornata indietro.<br />

Ha nel suo passato esperienze<br />

sia in campo teatrale, televisivo<br />

che cinematografico. Quale tra<br />

queste tipologie di spettacolo<br />

pred<strong>il</strong>ige?<br />

Devo molto alla mia formazione<br />

teatrale, ma <strong>il</strong> linguaggio<br />

Cinematografico e televisivo<br />

lo trovo a me più congeniale e<br />

naturale.<br />

Quali difficoltà deve affrontare<br />

chi si affaccia a questo mestiere?<br />

Purtroppo la difficoltà maggiore,<br />

oggi in un paese come <strong>il</strong> nostro,<br />

ovvero “Non Meritocratico”, è<br />

proprio questa. Non è più sufficiente<br />

essere bravi e dotati per emergere<br />

in questo lavoro.<br />

Quali caratteristiche sono<br />

fondamentali per riuscire in<br />

questo campo?<br />

Sara la mia formazione o <strong>il</strong> mio<br />

carattere ma io torno sempre su un<br />

punto, la preparazione e lo studio<br />

costante. Sono le vere ed uniche<br />

caratteristiche valide per fare bene <strong>il</strong> nostro<br />

lavoro. E sono convinta che, anche se alla<br />

lunga, pagano sempre.<br />

Qual è <strong>il</strong> collega che ricorda con maggior<br />

affetto e perché?<br />

Sono molti anche perché per indole, riesco<br />

sempre ad instaurare un buon rapporto<br />

con tutti. Ma coloro ai quali resto più<br />

legata affettivamente, anche perchè hanno<br />

accompagnato i miei primi passi in Teatro,<br />

sono tre grandi che mi hanno insegnato molto,<br />

come <strong>il</strong> maestro M. Bolognini, A. Valli e G.<br />

Durano.<br />

In queste settimane è in tv con la fiction<br />

“Rosso San Valentino”. Ci spiega più da<br />

vicino <strong>il</strong> suo personaggio?<br />

l mio personaggio è quello di Armida Fedele,<br />

la storica segretaria personale del Dott. Danieli<br />

(A. Giordana) patriarca dell’Azienda.<br />

Il mio personaggio si è sempre dedicato<br />

esclusivamente all’azienda per cui lavora.<br />

Quindi tutelare la famiglia Danieli è la sua vera<br />

ed unica ragione di vita. Tanto che sarà grazie<br />

ad una sua intuizione che l’azienda si salverà<br />

dal tracollo finanziario.<br />

Progetti futuri?<br />

Un f<strong>il</strong>m per <strong>il</strong> cinema br<strong>il</strong>lante con la regia di<br />

Fabio Ciani e spero ancora tanta buona Fiction.<br />

Un personaggio storico o contemporaneo<br />

che desidererebbe interpretare in futuro?<br />

Io sono molto affascinata dai f<strong>il</strong>m in costume.<br />

Quindi sarei molto contenta di interpretare<br />

un’eroina del passato, ciò mi renderebbe molto<br />

felice.<br />

Avendo la possib<strong>il</strong>ità di guardarsi indietro,<br />

cosa non rifarebbe?<br />

Sono molto soddisfatta della mia crescita<br />

professionale, c’è chi nel lavoro emerge<br />

improvvisamente ed in maniera eclatante, <strong>il</strong><br />

mio è stato più un percorso di maturazione<br />

meno improvviso ma costante e continuativo.<br />

Sono molto soddisfatta di tutte le scelte fatte<br />

perché tutte sono state ben ponderate e<br />

mirate ad una continua espansione.<br />

Un saluto ai giovanissimi lettori di<br />

“IMPATTO”<br />

Un ringraziamento ed un bacio a tutti e<br />

soprattutto continuate a seguirmi su “Rosso<br />

San Valentino”.<br />

<strong>Impatto</strong>» L’intervista» pag. 27


<strong>Impatto</strong>» Tecnologia » pag. 28<br />

Finalmente arriva<br />

Google I/O. Adesso<br />

cosa dobbiamo<br />

aspettarci per<br />

<strong>il</strong> futuro?<br />

Riflettori puntati dal 15 al 17 maggio sulla<br />

società di Mountain View, quali sorprese ci<br />

riserverà prima del turno di Apple?<br />

di Cam<strong>il</strong>lo Piscitelli<br />

Responsab<strong>il</strong>e Tecnologia<br />

cam<strong>il</strong>lo.piscitelli@impattosettimanale.it<br />

Direttamente dal Moscone Center di<br />

San Francisco, luogo già famoso per<br />

le presentazioni memorab<strong>il</strong>i della<br />

società di Cupertino, è la volta adesso<br />

di Google, che come ogni anno si<br />

appresta a presentare chissà quali<br />

novità. Che cosa dobbiamo aspettarci<br />

quindi da una delle conferenze più<br />

attese del 2013?<br />

Nonostante <strong>il</strong> progetto più eclatante<br />

di Mountain View sia stato già<br />

ampiamente svelato (parliamo dei<br />

Google Glass naturalmente) è molto<br />

probab<strong>il</strong>e quindi che l’argomento non<br />

sarà più toccato. Tuttavia, la scelta di<br />

“bruciare” <strong>il</strong> prodotto più famoso della<br />

storia degli ultimi anni di Google ha<br />

certamente contribuito a creare una<br />

forte attesa da parte sia degli utenti<br />

che della stampa.<br />

Cosa vedremo quindi sul palco del<br />

WWDC?<br />

Una prima novità riguarderà molto<br />

probab<strong>il</strong>mente un nuovo servizio<br />

di nome Google Babel. Non si sa<br />

praticamente nulla tranne che<br />

probab<strong>il</strong>mente si tratterà di una nuova<br />

caratteristica vocale che troveremo<br />

implementata via via nelle applicazioni<br />

mob<strong>il</strong>i e non solo (Android, iOS e<br />

Chrome?). Fino ad ora tutto ciò che<br />

sappiamo riguarda alcune foto “rubate”<br />

che sono comparse su internet.<br />

Il secondo argomento della<br />

presentazione tratterà quasi<br />

sicuramente della gamma Nexus.<br />

Conoscete tutti <strong>il</strong> Nexus 7? Per chi<br />

non lo sapesse si tratta di un tablet<br />

Android, forse l’unico che avrebbe<br />

potuto fare un po’ di concorrenza<br />

all’iPad. Tuttavia con l’uscita dell’iPad<br />

mini (<strong>il</strong> quale molto probab<strong>il</strong>mente<br />

sarà rinnovato da Apple con un<br />

modello munito di retina display)<br />

Google si trova con un tablet da 7<br />

pollici ormai vecchio di un anno (che<br />

per la tecnologia è un periodo davvero<br />

lungo). Proprio per questo è probab<strong>il</strong>e<br />

che la società di Mountain View voglia<br />

correre ai ripari r<strong>il</strong>asciando una nuova<br />

versione del suddetto tablet. Anche <strong>il</strong><br />

Nexus 10 potrebbe essere aggiornato<br />

(magari con l’inserimento di un<br />

modulo cellulare), mettendo davvero<br />

in difficoltà l’iPad con un prezzo più<br />

che competitivo.<br />

Le ultime novità potrebbero<br />

riguardare, infine, Google Now e<br />

Android 5. Per quanto riguarda <strong>il</strong><br />

primo (si tratta dell’assistente vocale di<br />

Google) sembrerebbe che lo si voglia<br />

diffondere anche sui dispositivi iOS,<br />

magari proprio in Google Maps visto <strong>il</strong><br />

grande successo riscontrato.<br />

Parlando del sistema operativo<br />

mob<strong>il</strong>e, al contrario di quanto<br />

avviene a Cupertino Google non lo<br />

aggiorna da ormai troppo tempo.<br />

L’aggiornamento alla versione 5.0 si<br />

sa già come sarà battezzato: Key Lime<br />

Pie. Dal momento che certamente<br />

non sarà r<strong>il</strong>asciato proprio <strong>il</strong> giorno<br />

dell’evento (visto che Jelly Bean non<br />

è ancora diffuso su tutti i terminali),<br />

è molto probab<strong>il</strong>e che in vista di un<br />

ipotetico iOS 7 Google abbia deciso di<br />

fare la sua mossa.<br />

Staremo a vedere cosa ci riserverà<br />

questo “periodo caldo” fra Google I/O<br />

e Apple WWDC.<br />

Style Métro, ovvero<br />

quando i<br />

binari di Parigi<br />

divennero<br />

dei veri e propri<br />

capolavori<br />

La meravigliosa storia di Hector Guimard: chi delle<br />

stazioni metropolitane ne fece un’opera d’arte<br />

di Fulvio Padulano<br />

Responsab<strong>il</strong>e Arte & Design<br />

fulvio.padulano@impattosettimanale.it<br />

Alla fine del diciannovesimo secolo i<br />

progressi dell’età moderna erano stati<br />

perlopiù finalizzati alla realizzazione<br />

di stazioni ferroviarie i cui padiglioni<br />

cominciarono - soprattutto in Europa -<br />

a suscitare l’interesse di innumerevoli<br />

ingegneri ed architetti. Le Gare<br />

parigine che in precedenza avevano<br />

tanto affascinato ed ispirato gli<br />

artisti impressionisti, per le eleganti<br />

costruzioni in ferro e vetro divennero<br />

ora modelli per i nuovi progetti stanziati<br />

dalle amministrazioni. L’obiettivo<br />

delle grandi capitali era quello di<br />

ampliare le proprie infrastrutture<br />

di comunicazione attraverso fitte<br />

reti di metropolitane che però non<br />

dovevano in nessun modo impattare<br />

negativamente con l’armonia urbana.<br />

Nel 1899, molti furono chiamati a<br />

presentare i propri bozzetti e uno in<br />

particolare, Guimard, darà vita ad un<br />

vero e proprio st<strong>il</strong>e: lo style métro.<br />

Non dobbiamo sorprenderci che<br />

ciò sia accaduto proprio a Parigi, da<br />

sempre intramontab<strong>il</strong>e capitale d’arte<br />

e cultura che ancora una volta, con<br />

successo, vinceva contro tutta l’Europa<br />

la “corsa allo st<strong>il</strong>e”.<br />

Guimard , come Gaudì aveva fatto<br />

a Barcellona, voleva creare uno st<strong>il</strong>e<br />

nazionale, qualcosa che sarebbe<br />

stato sempre riconoscib<strong>il</strong>e come<br />

francese e che altrove sarebbe stato<br />

considerato solo un’inut<strong>il</strong>e imitazione;<br />

per garantirne <strong>il</strong> successo bisognava<br />

partire dallo st<strong>il</strong>e in voga allora,<br />

reinterpretarlo in chiave industriale e<br />

contare sulla sua produzione in serie.<br />

Guimard, di conseguenza, si ispirò<br />

all’Art Nouveau e ne adottò l’estetica<br />

naturalistica per creare piccole<br />

coperture e padiglioni agli ingressi<br />

delle metropolitane; prof<strong>il</strong>i modulari in<br />

ferro e acciaio incorniciavano elementi<br />

di vetro smaltati ed elaborati impianti<br />

di <strong>il</strong>luminazione, in perfetta coerenza<br />

con la tradizionale estetica parigina.<br />

I cittadini furono enormemente colpiti<br />

da Guimard, tra i pochi fino ad allora<br />

ad essere riuscito ad esorcizzare la<br />

paura di prendere uno dei primi<br />

treni metropolitani scendendo nel<br />

sottosuolo. Disseminati in tutta Parigi,<br />

gli eleganti ingressi, tutti coerenti<br />

ma diversi tra loro, chiamavano a sé<br />

anche i più scettici pendolari, persino i<br />

borghesi più conservatori e gli anziani<br />

più tradizionalisti ne erano incuriositi.<br />

Si trattava di vere e proprie opere<br />

d’arte, piccoli elementi architettonico<br />

- scultorei che sembravano essere stati<br />

realizzati col solo scopo di abbellire<br />

ancor di più la città come fosse un<br />

museo.<br />

Molti altri, se avessero vinto <strong>il</strong> concorso,<br />

molto probab<strong>il</strong>mente si sarebbero<br />

fermati al puro carattere funzionale<br />

e limitato di una qualsiasi comune<br />

metropolitana ma non Guimard. Egli<br />

andò oltre <strong>il</strong> semplice ingresso e la<br />

pratica tettoia, oltre <strong>il</strong> puro carattere<br />

pratico dell’intero progetto, facendosi<br />

carico di formare uno st<strong>il</strong>e per <strong>il</strong> futuro,<br />

ma non per questo avulso dal passato.<br />

Il creatore dello style métro potrebbe<br />

essere quindi considerato da qualcuno<br />

un innovativo architetto, da qualcun<br />

altro un originale astista e da altri<br />

ancora un formidab<strong>il</strong>e designer ma di<br />

certo, in primis, tutti lo ricorderanno<br />

come un sofisticato genio.<br />

<strong>Impatto</strong>» Arte & Design » pag. 29


<strong>Impatto</strong>» Costume & Società » pag. 30<br />

The watchman<br />

L’arca di<br />

Scienze!<br />

di Aniello Sangermano<br />

aniello.sangermano@impattosettimanale.it<br />

Avrete mai sentito un anziano, certo più<br />

esperto di voi nel maneggiare attrezzi come<br />

un cacciavite, esclamare: “Oh, non ci vuole<br />

mica la laurea!”. Per garantire un buon posto<br />

di lavoro la laurea è davvero così necessaria?<br />

A quanto pare rispetto a un decennio fa,<br />

<strong>il</strong> numero di persone che cominciano a<br />

chiederselo è aumentato. Dal rapporto 2012<br />

del Censis, si evidenzia una vera e propria fuga<br />

dall’università. Spazio, invece, alla formazione<br />

alternativa, spesso ritenuta più concreta. Nel<br />

corrente anno scolastico è aumentato rispetto<br />

all’anno precedente <strong>il</strong> peso delle iscrizioni<br />

agli istituti tecnici e professionali. In caduta<br />

libera gli studi umanistico-sociali, c’è un gusto<br />

ritrovato per la scienza e le nuove tecnologie,<br />

le quali promettono creazione di nuova<br />

occupazione e spiragli di crescita del benessere<br />

collettivo. D’altro canto, le immatricolazioni<br />

all’università sono diminuite del 6,3% e i<br />

dati provvisori relativi al 2011/2012 segnano<br />

un’ulteriore contrazione del 3%: la crisi ha<br />

evidenziato come la laurea non costituisca<br />

più un valido scudo contro la disoccupazione<br />

giovan<strong>il</strong>e, né garantisca migliori condizioni di<br />

occupab<strong>il</strong>ità e di salario rispetto ai diplomati.<br />

Preoccupante <strong>il</strong> fatto che circa <strong>il</strong> 20% dei<br />

giovani tra i 15 e i 29 anni non studia, non fa<br />

tirocinio e non lavora, perchè scoraggiato,<br />

deluso, senza più speranze. E, soprattutto,<br />

in aumento. Molte donne, soprattutto nel<br />

Mezzogiorno, giungono al massimo titolo di<br />

studio, e poi semplicemente si arrendono. “Lo<br />

studio? Non serve a niente. Il lavoro? Tanto non<br />

ce n’è.” Rassegnazione e scoramento, appunto.<br />

C’è una corrente di pensiero a cui si collega<br />

l’immagine di giovani troppo pretenziosi.<br />

Non remote le dichiarazioni di esponenti<br />

di primo pelo della vita pubblica come l’ex<br />

ministro Fornero che definì “choosy”, cioè<br />

troppo schizzinosi nella ricerca dell’impiego,<br />

i giovani; indimenticab<strong>il</strong>e l’anatema scagliato<br />

da Brunetta: “Bamboccioni!”. Eppure a vedere<br />

alcuni dati non si direbbe proprio: innumerevoli<br />

sono quelli intraprendenti durante la laurea<br />

che hanno un’elevata disponib<strong>il</strong>ità ad adattarsi<br />

ai tempi e ai luoghi di lavoro. In gran parte<br />

sono laureati in atenei del Sud Italia in lingue,<br />

ingegneria, economia o statistica, disposti<br />

anche a fare sacrifici per trasferirsi al nord.<br />

Quanti provengono dal ceto medio-basso e<br />

hanno già cambiato tre lavori? Sono piccole<br />

luci in fondo ad un tunnel che chi governa<br />

forse non deve ignorare, perchè se un pezzo di<br />

carta non canta, cosa fa? L’idraulico?<br />

Sneak Peek<br />

Bocconi di<br />

quotidianità<br />

Needs and Happiness: A “Gossip girl”<br />

psychological theory!<br />

di Alessandro Sica<br />

Rubricista<br />

alessandro.sica@impattosettimanale.it<br />

Qualunque cosa un uomo faccia nel corso della<br />

sua vita, essa è sempre finalizzata, direttamente<br />

o indirettamente, al soddisfacimento dei<br />

propri bisogni. Ne era convinto lo psicologo<br />

statunitense Abraham Maslow, che, nel suo<br />

scritto, “A Theory of Human Motivation”,<br />

propose un’innovativa classificazione delle<br />

necessità umane, divenuta poi nota come<br />

“Piramide di Maslow”. Secondo questa teoria,<br />

ogni uomo punta alla soddisfazione di bisogni<br />

posizionati via via a livelli più alti di una<br />

gerarchia, partendo dalle necessità elementari<br />

(nutrizione, abbigliamento, abitazione), fino<br />

a giungere al più alto dei bisogni, quello di<br />

autorealizzazione, passando per esigenze di<br />

sicurezza (personale, patrimoniale, lavorativa),<br />

di socialità (sentimenti, appartenenza, ecc.) e di<br />

stima (reputazione e prestigio personale).<br />

Ma veniamo a Gossip Girl. Quando qualche<br />

mese fa si è conclusa questa serie televisiva,<br />

m<strong>il</strong>ioni di fan (tra cui, confesso, figura anche <strong>il</strong><br />

sottoscritto) sono rimasti letteralmente a bocca<br />

aperta nello scoprire che la misteriosa “ragazza<br />

del gossip” non è altri che Daniel Humphrey, <strong>il</strong><br />

più insospettab<strong>il</strong>e dei protagonisti. A pensarci,<br />

l’intera serie può esser letta come <strong>il</strong> percorso<br />

svolto da Dan per realizzare <strong>il</strong> suo più grande<br />

desiderio: far parte dell’elite di Manhattan.<br />

Nelle prime stagioni, Dan era certamente in<br />

grado di soddisfare i suoi bisogni di sussistenza e<br />

di sicurezza, ma non andava oltre. Il matrimonio<br />

del padre con una ricca ereditiera fa di lui un<br />

membro di quella casta, ma appartenere ad<br />

un gruppo non equivale a sentirsene parte.<br />

Soltanto nell’ultimo episodio, infatti, rivelando<br />

la sua identità, raggiungerà l’apice della scala<br />

dei bisogni: si sposa con l’amata Serena (bisogni<br />

di socialità), dimostra di aver avuto, sin dall’inizio,<br />

grande reputazione, prestigio e potere (bisogni<br />

Alessandro Sica<br />

Studente di economia, scrittore per hobby,<br />

vomerese di nascita. Dice di non prendersi<br />

troppo sul serio... dunque non fatelo nemmeno voi.<br />

di stima), sancisce la sua definitiva affermazione,<br />

ottenuta esclusivamente grazie alle proprie<br />

capacità e qualità (bisogno di autorealizzazione).<br />

Sinceramente non so se gli autori della serie tv, o<br />

la scrittrice degli omonimi romanzi, avessero in<br />

mente la teoria di Maslow quando hanno ideato<br />

Gossip Girl. Certo è che la sua conclusione<br />

è delle più classiche: “e vissero tutti felici e<br />

contenti”. Ma si sa, nella realtà, la felicità non<br />

dura mai a lungo. Secondo lo psicologo russo<br />

Shimon Edelman, la causa è di natura evolutiva:<br />

la psiche tende a mantenere l’equ<strong>il</strong>ibrio<br />

evitando stati di euforia eccessivamente<br />

duraturi. «Una specie che fosse sempre<br />

felice», sostiene Edelman, «sopravvivrebbe<br />

poco perché si sentirebbe “premiata” anche<br />

se non sta attuando un comportamento che<br />

l’avvantaggia». Il consiglio? Non affidate la<br />

vostra felicità ad eventi eclatanti, come ha fatto<br />

Dan Humphrey. Preferite, piuttosto, traguardi<br />

più piccoli, meno impegnativi ma più frequenti.<br />

E’ questo <strong>il</strong> segreto della felicità.<br />

L’irresistib<strong>il</strong>e fascino del “male”<br />

“Il Bene e <strong>il</strong> Male sono i due sproni del mondo, e lo tengono in<br />

carreggiata. Se pungesse soltanto <strong>il</strong> Male, <strong>il</strong> mondo perderebbe<br />

l’equ<strong>il</strong>ibrio e cadrebbe tutto da una parte. E così viceversa del<br />

Bene.” Così sentenziava Carlo Bini nel suo celebre Manoscritto di<br />

un prigioniero. Quel che è certo è che al giorno d’oggi sembra<br />

attrarci tutto ciò che rappresenta <strong>il</strong> “male”; fiction televisive, libri<br />

gialli o notizie di cronaca nera riscuotono da sempre un enorme<br />

successo. Quello che porta <strong>il</strong> pubblico ad appassionarsi a storie<br />

di crimini, di violenza d’ogni tipo e di brutali assassini sembra<br />

essere un mix di curiosità, voglia di spettacolarizzazione,<br />

interesse per conoscere la parte più oscura dell’animo umano<br />

e senza dubbio una cospicua dose di morbosità. Curiosità e<br />

spettacolarizzazione, è questo <strong>il</strong> punto più critico. Il rischio è<br />

dietro l’angolo, azioni che per loro natura dovrebbero suscitare<br />

un senso di orrore e ripugnanza si trasformano in normalità, <strong>il</strong><br />

raccapricciante entra prepotentemente nella quotidianità. La<br />

tragedia in se stessa è ripetitiva e ogni crimine ha dei precedenti,<br />

è la stretta attualità ad attrarre.<br />

Correva la primavera del 1857 e Charles Baudelaire pubblicava<br />

Les fleurs du Mal (I fiori del Male), una raccolta di centoventisei<br />

poesie. L’opera venne immediatamente censurata perché a<br />

far scandalo furono la forma poetica e i temi trattati. Tuttavia<br />

col tempo la critica avrebbe considerato quell’esempio di<br />

romanticismo estremo come uno dei prodotti più influenti<br />

e innovativi dell’ottocento francese. Il pubblico (soprattutto<br />

quello giovan<strong>il</strong>e) era fortemente attratto da quell’originalissimo<br />

gusto dell’orrore che tingeva di misticismo la morte, l’amore<br />

o lo slancio religioso, temi tanto cari al romanticismo. Lo<br />

stesso Edgar Allan Poe, secondo molti l’inventore del racconto<br />

poliziesco e del giallo psicologico, è tuttora uno degli scrittori<br />

più apprezzati e letti, con le sue atmosfere sospese tra elementi<br />

naturali e soprannaturali, tra realtà e mistero, in una tormentata<br />

indagine fra le ossessioni e gli incubi individuali.<br />

“L’uomo deve poter scegliere tra bene e male, anche se sceglie<br />

<strong>il</strong> male. Se gli viene tolta questa scelta egli non è più un uomo,<br />

ma un’arancia meccanica”, volendo recuperare una citazione<br />

del genio Kubric. Ma perché <strong>il</strong> male a volte affascina? Perché<br />

è una parte di noi, la più recondita. È tutto ciò che vorremmo<br />

fare senza riuscirvi. Ed è una attrazione irrefrenab<strong>il</strong>e, che<br />

affiora inconsapevolmente nell’agire quotidiano. È <strong>il</strong> fascino<br />

del proibito, di ciò che va contro la morale comune. L’ uomo ha<br />

da sempre un istinto naturale verso la conoscenza dell’ignoto<br />

e l’Ulisse omerico, l’emblema dell’ ”uomo moderno”, ne<br />

è l’esempio più lampante. L’eroe acheo è l’uomo errante,<br />

instancab<strong>il</strong>e ricercatore, assetato di conoscenza, che nel corso<br />

del suo avventuroso viaggio si arricchisce di esperienza e di<br />

saggezza. L’eterna lotta tra bene e male non è nient’altro che<br />

questo, è <strong>il</strong> viaggio all’interno di noi stessi.<br />

Lorenzo Turriziani<br />

lorenzo.turriziani@impattosettimanale.it<br />

Chi sono io? La crisi adolescenziale come monologo della<br />

personalità per trovare sé stessi a capo della propria esistenza.<br />

di Annachiara Cammarata<br />

Giornalista<br />

annachiara.cammarata@impattosettimanale.it<br />

Generazione dopo generazione, la<br />

sensib<strong>il</strong>ità dei giovani da sempre<br />

li porta a scontrarsi per primi con<br />

quelli che sembrano essere i motivi<br />

portanti dell’epoca. L’adolescenza,<br />

in particolare, è <strong>il</strong> periodo in cui<br />

questi motivi si scontrano, più che<br />

con la sensib<strong>il</strong>ità degli individui, con<br />

la loro frag<strong>il</strong>ità. Ricordiamo che per<br />

adolescenza non si intende, come<br />

ritenuto dai più, un lasso di tempo<br />

ben definito, bensì quel lungo<br />

processo evolutivo durante <strong>il</strong> quale<br />

si differenziano in ognuno di noi quei<br />

fattori squisitamente individuali.<br />

Fattori potenzialmente complici<br />

della costituzione di schemi di<br />

personalità, linee di comportamento<br />

ed impostazioni di pensiero ben<br />

lontane dall’egocentrismo infant<strong>il</strong>e,<br />

quell’egocentrismo che va sempre<br />

più affievolendosi, divenendo così<br />

rarefatto in alcuni adolescenti da<br />

permettere loro di vac<strong>il</strong>lare nel<br />

momento in cui si chiedono chi sia <strong>il</strong><br />

protagonista della propria vita.<br />

È la crisi adolescenziale, se proprio<br />

si è orientati ad etichettare <strong>il</strong><br />

fenomeno. Questo in realtà prende<br />

piede diversamente in base alle<br />

concezioni, ai preconcetti, alla<br />

visione della vita e a tutto <strong>il</strong> bagaglio<br />

emozionale che ogni individuo si<br />

porta dietro in età adolescenziale.<br />

Crisi di pianto, attacchi di panico,<br />

momenti di smarrimento … le<br />

cause dei conflitti interiori di un<br />

adolescente sono molteplici,<br />

tuttavia, spesso, la persona presa “in<br />

esame” non riesce a venire a capo dei<br />

motivi della propria inquietudine.<br />

La solitudine pare essere in questo<br />

periodo la compagna più fedele,<br />

e la considerazione di sé stessi<br />

sempre più f<strong>il</strong>trata attraverso i giudizi<br />

dell’altro.<br />

Come è possib<strong>il</strong>e non rendersi conto<br />

del fatto che solo noi conosciamo<br />

sul serio noi stessi, e che nessuno<br />

è capace di giudicare pienamente<br />

<strong>Impatto</strong>» Costume & Società » pag. 31<br />

gli altri? Spesso ci sui sorprende di<br />

quanto tutti ci troviamo nella stessa<br />

situazione, almeno una volta, e di<br />

quanto tutti ci affidiamo a banali e<br />

surreali stereotipi così lontani dalla<br />

realtà dei fatti, dal mondo sensib<strong>il</strong>e<br />

di noi stessi, dal nostro vissuto; tanto<br />

lontani da essere totalmente inut<strong>il</strong>i,<br />

se considerati <strong>il</strong> metro per verificare<br />

quanto la propria a vita stia andando<br />

per <strong>il</strong> verso giusto.<br />

Ma tutto ciò non permette gli<br />

adolescenti di allontanarsi dalle<br />

proprie ambizioni in nome di quei<br />

complessi che attanagliano, rendono<br />

ognuno di noi inadeguato ai propri<br />

occhi, considerando i complimenti<br />

ricevuti come falsi e le critiche come<br />

veritiere considerazioni del mondo<br />

tutto nei confronti di ME STESSO,<br />

così piccolo ed insignificante da<br />

non poter mostrare quanto in realtà<br />

SO di valere. La crisi si tramuta in<br />

annebbiamento, un annebbiamento<br />

così comodo, un tedio che come la<br />

corrente del mare porta alla deriva<br />

quei pensieri di rivolta contro<br />

un’omologazione nella tristezza, nella<br />

depressione immotivata. Immotivata<br />

ma a quanto pare inevitab<strong>il</strong>e,<br />

considerando che è molto frequente<br />

parlare con un adolescente che<br />

afferma di aver vissuto un periodo<br />

in cui, le critiche dei ”quasi estranei”,<br />

unite a quelle, magari scherzose,<br />

delle persone a questo più vicine, lo<br />

abbiano portato alla considerazione<br />

“Quanto poco conto nel mondo?”. Se<br />

gli adolescenti notassero l’interesse<br />

sincero che la famiglia e i veri amici<br />

dimostrano nei loro confronti, le<br />

proprie ed uniche qualità e quanto<br />

le proprie passioni sono importanti<br />

per loro, potrebbero francamente<br />

arrivare alla conclusione di contare<br />

tanto per sé stessi, indifferentemente<br />

dalla società. Nessuno può vanificare<br />

gli sforzi che tutti facciamo per<br />

essere migliori. Ognuno è unico ed<br />

indispensab<strong>il</strong>e nella propria vita,<br />

di cui è <strong>il</strong> protagonista indiscusso e<br />

regista dell’importanza di tutti gli<br />

altri, comparse più o meno attive.


<strong>Impatto</strong>» Costume & Società » pag. 32<br />

Riproduzione Casuale<br />

Ingegno Canino Nel mondo<br />

dell’informazione<br />

veloce: siamo<br />

sicuri che sia vero ciò<br />

che ci viene detto?<br />

Quanti di voi hanno mai sbagliato la fermata della<br />

metropolitana? Quanti, con l’attenzione solo sul<br />

cellulare o persi in pensieri vari, hanno alzato lo<br />

sguardo per ritrovarsi alla fermata dopo di quella<br />

corretta? Se non a tutti, certo alla maggior parte.<br />

Non accade, però, ad un gruppo incredib<strong>il</strong>mente<br />

specializzato di cani randagi di Mosca.<br />

Questi randagi – un gruppo molto limitato dei<br />

circa 35m<strong>il</strong>a randagi che vivono nella grande<br />

metropoli russa - hanno imparato a sfruttare<br />

le metropolitane a loro vantaggio, riuscendo a<br />

comprendere anche <strong>il</strong> tempo da passare nella<br />

carrozza per poter scendere alla fermata corretta.<br />

E’ stato, come sempre nel mondo animale,<br />

un passo necessario per la sopravvivenza: la<br />

mattina questi cani prendono la metro verso <strong>il</strong><br />

centro, dove passano la giornata a chiedere (o<br />

prendere, qualche volta, con una tecnica affinata<br />

negli anni) qualche boccone per sfamarsi; la sera<br />

poi riprendono <strong>il</strong> mezzo di trasporto per poter<br />

raggiungere i quartieri periferici, un luogo per loro<br />

molto più sicuro in cui passare la notte.<br />

Sembra assurdo già così, ma non è abbastanza.<br />

I cani, infatti, hanno anche mostrato un grande<br />

legame di solidarietà l’uno con l’altro, aiutandosi<br />

vicendevolmente per individuare la corretta<br />

fermata.<br />

Se solo si pensa al nervosismo che assale i cani<br />

di casa quando vengono portati in un mezzo di<br />

trasporto così affollato, a causa dei rumori e degli<br />

odori inusuali da cui vengono assaliti, e al fatto<br />

che questi randagi devono sgusciare tra le gambe<br />

di migliaia di persone rischiando anche di essere<br />

calpestati o scalciati involontariamente; questo<br />

piccolo ma testardo gruppo di cani è quasi eroico.<br />

E non è l’unica strategia che si può individuare nei<br />

loro movimenti.<br />

Non è raro, infatti, che i cani mandino a chiedere<br />

cibo <strong>il</strong> loro membro più piccolo e tenero, meno<br />

minaccioso; o che si acquattino dietro una persona<br />

intenta a mangiare e abbaino improvvisamente,<br />

per fargli lasciar cadere <strong>il</strong> cibo.<br />

Come si usa dire: la necessità aguzza l’ingegno. E<br />

questi cani ne sono la prova.<br />

Cristina De Tora<br />

cristina.detora@impattosettimanale.it<br />

di Nicola Maria Aveta<br />

Giornalista<br />

nicola.aveta@impattosettimanale.it<br />

Come è possib<strong>il</strong>e che nella vita moderna,<br />

informazioni e curiosità dal mondo,<br />

ci giungono con tanta immediatezza<br />

e certezza? Per scoprire ciò non si<br />

può far altro che analizzare <strong>il</strong> mondo<br />

dell’informazione. I media, una dei settori<br />

professionali più attivi nel loro lavoro, sono<br />

delle corporazioni internazionali capaci di<br />

giungere oltreoceano per documentare<br />

notizie esaltanti e di cronaca. Questo<br />

campo informativo con gli anni ha<br />

assunto dimensioni macroscopiche<br />

divenendo uno degli elementi essenziali<br />

della vita, in cui ogni giorno persone,<br />

possono riscontrare delle possib<strong>il</strong>i voci<br />

con certezze fondate. Analizzare questo<br />

settore minuziosamente si mostra<br />

essere un’impresa quasi impossib<strong>il</strong>e,<br />

di fatti, dietro a quelli che sono testate<br />

giornalistiche o telegiornali vi è un<br />

orchestra che scandisce note capaci di<br />

divenire sinfonia alle orecchie di lettori<br />

ed ascoltatori. In molti sono impegnati<br />

nel compito di fornire informazioni, ut<strong>il</strong>i<br />

a qualsiasi persona. Qui confluiscono<br />

notizie di qualunque genere: politico,<br />

sportivo, culinario, criminoso, scandaloso,<br />

capaci di intrattenere <strong>il</strong> pubblico alle<br />

proprie novità. Impegnati con profusi<br />

sforzi nel proprio lavoro, i giornalisti,<br />

ab<strong>il</strong>i investigatori delle novità, a volte<br />

risultano così eccezionali da anticipare le<br />

notizie stesse, incarnando i veri e propri<br />

panni di indovini, preannunciando, su<br />

suggerimento di fonti certe, informazioni<br />

fondamentali. In molte sono le famiglie<br />

che sintonizzano le proprie antenne su<br />

canali informativi, in molti sono i fam<strong>il</strong>iari<br />

all’estero o in guerra, di cui <strong>il</strong> loro stato<br />

saltuario diviene ad essere elemento<br />

essenziale. A volte <strong>il</strong> giornalismo, eseguito<br />

in modo spropositato, viene a manifestarsi<br />

come una vera e propria fonte di<br />

persecuzione di personaggi celebri e<br />

importanti. Infatti parlando di ciò, non si<br />

può non far riferimento anche ai gossip,<br />

uno delle fonti inespugnab<strong>il</strong>e del forte<br />

giornalistico, in molti sono i settimanali<br />

capaci di ritrarre personaggi famosi anche<br />

nella loro intimità distruggendo, a volte,<br />

le atmosfere private dei protagonisti.<br />

D’altronde, è altrettanto frequente,<br />

l’ut<strong>il</strong>izzo di questi da parte di vip per<br />

aumentare la propria smania di gloria o<br />

di spettacolo. D’altra parte, escludendo<br />

questo, <strong>il</strong> campo giornalistico assume,<br />

quest’oggi un importanza elevata, in<br />

cui news e gossip divengono pane<br />

quotidiano del pubblico, ingordo e mai<br />

sazio di informazione.<br />

Le Terrazze<br />

... più di una vacanza ...<br />

Residence Le Terrazze, Via Piano Faracchio, Palinuro (Centola)<br />

Il complesso turistico “Le Terrazze” nasce in un parco privato contornato da<br />

vegetazione mediterranea dove <strong>il</strong> clima temperato e la sua splendida posizione<br />

panoramica sono di auspicio per vacanza rigenerante<br />

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info@leterrazzepalinuro.net<br />

Tel. 081 268580 - 0974 938237


<strong>Impatto</strong>» Gastronomia » pag. 34<br />

Benvenuti nella<br />

capitale italiana<br />

del cibo da strada:<br />

benvenuti a<br />

Palermo<br />

VirtualTourist classifica la metropoli<br />

sicialiana al quinto posto per lo street food<br />

di Eleonora Baluci<br />

responsab<strong>il</strong>e della sezione Enogastronomia<br />

eleonora.baluci@impattosettimanale.it<br />

La FAO definisce “cibo da strada”<br />

tutti quegli alimenti già pronti per <strong>il</strong><br />

consumo, venduti in strada o in altri<br />

luoghi pubblici, come fiere o mercati.<br />

La capitale italiana del cibo da strada,<br />

senza nulla togliere ad altre città, è<br />

sicuramente Palermo.<br />

VirtualTourist assegna al capoluogo<br />

sic<strong>il</strong>iano un ottimo quinto posto<br />

nella sua classifica, pubblicata da<br />

Forbes, sulle capitali dello street food,<br />

dopo Bangkok, Singapore, Penang e<br />

Marrakech.<br />

Anche <strong>il</strong> programma americano<br />

Bizarre Foods (tradotto,<br />

erroneamente, in italiano con <strong>il</strong> titolo<br />

Orrori da gustare), con <strong>il</strong> celebre<br />

Andrew Zimmern, ha dedicato una<br />

puntata al “cibo bizzarro” che si può<br />

gustare per le strade palermitane.<br />

A Palermo i luoghi dove assaporare <strong>il</strong><br />

miglior cibo di strada sono i “mercati<br />

di grascia” (dal termine medioevale<br />

che indicava le vettovaglie), come<br />

quello di Ballarò, della Vucciria e del<br />

Borgo Vecchio.<br />

Lì esistono ancora i cosiddetti<br />

buffittieri (dal francese bouffet, tavolo,<br />

bancone), che servono specialità<br />

locali preparate al momento su ripiani<br />

improvvisati.<br />

Così si legge su Forbes: “Il cibo fritto<br />

include arancini (palle di riso farcite<br />

con sugo di carne e formaggio),<br />

crocchè (palline di patate), panelle<br />

(frittelle di ceci) e cardoni (gambi di<br />

carciofo cardo)”.<br />

Gli arancini, che a Palermo si<br />

chiamano rigorosamente arancine,<br />

al femmin<strong>il</strong>e, da piccola arancia per<br />

la forma tonda, non hanno bisogno<br />

di molte spiegazioni. Anche se la<br />

ricetta originale è quella con la carne,<br />

i piselli e la salsa di pomodoro, ne<br />

esistono numerose varianti, come<br />

burro e spinaci o mozzarella e<br />

prosciutto cotto. In tempi lontani<br />

alcuni ambulanti vendevano anche<br />

quelle ripiene di gianduia, intinte,<br />

prima di essere gustate, in una ciotola<br />

colma di zucchero. Tradizione è, per<br />

i palermitani, gustare le arancine <strong>il</strong><br />

giorno di Santa Lucia, <strong>il</strong> 13 dicembre<br />

quando, per devozione alla santa,<br />

non mangiano pane e pasta.<br />

I crocchè, più conosciuti come cazz<strong>il</strong>li,<br />

sono delle crocchette di patate con<br />

prezzemolo.<br />

Le panelle sono delle frittelle a<br />

base di farina di ceci, da gustare<br />

nella mafalda, <strong>il</strong> panino tipico, con<br />

l’aggiunta solo di qualche goccia di<br />

limone e sale, anche accompagnate<br />

dai cazz<strong>il</strong>lli. Un tempo venivano<br />

preparate nelle panellerie e posate<br />

sullo sgocciolatoio, un piano inclinato<br />

e forato, per eliminare l’eccesso d’olio<br />

della frittura. Dall’impasto rimasto<br />

nel paiolo si ottiene la rascatura, che<br />

viene fritta con aggiunta di aromi.<br />

I carduna sono cardi passati nella<br />

Mafalda con panelle e cazz<strong>il</strong>li<br />

Pani ca’ meusa maritato<br />

Polpo<br />

Eleonora Baluci<br />

Messinese, laureata in<br />

Giornalismo e cultura<br />

editoriale.<br />

Le sue più grandi passioni?<br />

leggere e cucinare!<br />

Sfincione Carduna<br />

Stigghiole<br />

Frittole<br />

pastella e fritti; allo stesso<br />

modo si preparano melanzane,<br />

cavolfiori e carciofi. Nei mercati<br />

si possono trovare anche le<br />

quaglie, melanzane incise ai lati<br />

e fritte intere; inoltre i venditori<br />

ambulanti di frutta e verdura<br />

propongono cipolle e peperoni<br />

al forno, pannocchie, patate e<br />

carciofi bolliti.<br />

D’estate non manca mai, per le<br />

strade, ù mulunaru, <strong>il</strong> venditore<br />

Frittularu Frittole<br />

Purparu<br />

di angurie, pronto a servirle a fette<br />

lunghe; i palermitani, con la polpa di<br />

questo dolce frutto, preparano <strong>il</strong> gelo<br />

di mellone, arricchendolo con gocce<br />

di cioccolato, come fossero i semi del<br />

melone, e decorandolo con pistacchi<br />

tritati e fiori di gelsomino. Le bancarelle<br />

propongono anche fichi d’india<br />

ghiacciati.<br />

Un altro piatto tipico è lo sfincione, un<br />

impasto lievitato con salsa di pomodoro,<br />

acciughe, cipolla e scaglie di caciocavallo,<br />

che viene venduto dallo sfinciunaru, a<br />

bordo di motoapi (lapini in sic<strong>il</strong>iano), al<br />

grido di “Che bellu ù sfincionello”.<br />

Il cibo di strada tipico delle feste<br />

patronali è rappresentato da calia e<br />

simenza. La calia si prepara tostando<br />

(caliannu in sic<strong>il</strong>iano) i ceci, la simenza<br />

tostando i semi di zucca secchi; vengono<br />

entrambe preparate sul posto per essere<br />

consumate subito.<br />

Essendo Palermo una città di mare, non<br />

può mancare <strong>il</strong> pesce tra <strong>il</strong> suo cibo di<br />

strada.<br />

Nei mercati si trova la figura del purparo,<br />

<strong>il</strong> venditore di polpi, bolliti sul momento<br />

e da mangiare al volo solo con limone e<br />

prezzemolo. Nelle friggitorie, invece, si<br />

può gustare <strong>il</strong> cicireddu, piccoli pesciolini<br />

fritti, da soli o nella mafalda.<br />

Regina dello street food palermitano è,<br />

però, la carne.<br />

Tipico è <strong>il</strong> pani ca’ meusa, cioè m<strong>il</strong>za,<br />

trachea e polmoni di vitello bolliti, tagliati<br />

a fettine sott<strong>il</strong>issime e ripassati nello<br />

strutto, serviti in un panino tondo con <strong>il</strong><br />

sesamo, detto vastedda. Si può scegliere<br />

tra la versione schietta, condita solo con<br />

limone, o maritata, con l’aggiunta di<br />

scaglie di caciocavallo e/o ricotta salata.<br />

Un altro cibo tipico è la frittola, che<br />

nasce dagli scarti della macellazione del<br />

vitello. I pezzetti di carne, le cart<strong>il</strong>agini<br />

ed i grassetti vengono staccati dalle<br />

ossa, sottoposti a bollitura e liof<strong>il</strong>izzati.<br />

Il frittularu poi frigge tutto nello strutto<br />

e, dopo aver aggiunto aromi, ripone<br />

la frittula in un grande cesto di vimini<br />

(<strong>il</strong> panaro), coperto da strofinacci; al<br />

momento di servirla, ne prende una<br />

porzione e la pone in della carta oleata<br />

o nel pane.<br />

A Palermo nota è, anche, la figura del<br />

quarumaro, colui che vende <strong>il</strong> quarume,<br />

ovvero una zuppa di mussu (muso),<br />

masciddaru (mascella) e carcagnuolu<br />

(calcagno) del vitello, con carote,<br />

pomodoro, cipolla e sedano.<br />

Infine, poco lontano dai mercati, si può<br />

assaggiare la stigghiola, involtino fatto di<br />

budella di agnello arrotolate su un porro,<br />

rigorosamente arrostita sulla brace e da<br />

mangiare caldissima con sale e limone.<br />

“Buttar via dei libri è straziante come bruciare delle<br />

lettere d’amore o un quaderno di scuola della nonna.<br />

Se ne scartano trenta, se ne riprendono dodici, se ne<br />

ritolgono due. Si va a fare la spesa. Al ritorno, forti<br />

di una riflessione fatta comprando una lattuga, si<br />

salvano cinque libretti di Pelt sulle piante. Si prepara<br />

la cena. Menù: arrosto marinato all’aglio e bietole alla<br />

besciamella. Perché alla besciamella? Non l’ho mai<br />

saputo.”<br />

LA LETTRICE di Annie Francois<br />

<strong>Impatto</strong>» Gastronomia » pag. 35<br />

Libri da gustare<br />

Con la mente,con <strong>il</strong><br />

cuore ...e con <strong>il</strong> palato<br />

Per l’autrice del libro la lettura non è solamente un<br />

hobby, è un vero e proprio st<strong>il</strong>e di vita, qualcosa che<br />

non solo accompagna le giornate ma le influenza,<br />

modificando le relazioni sociali, lavorative, fam<strong>il</strong>iari.<br />

Le numerose librerie della casa ricolme di libri, alcuni<br />

dalle copertine ormai logore ed altri nuovi di zecca;<br />

l’amore o, al contrario, l’odio per le biblioteche<br />

pubbliche, dove “tutto va e viene, si muove, circola”; <strong>il</strong><br />

disperato bisogno di entrare in una libreria incontrata<br />

per caso sul nostro cammino per respirare l’odore<br />

della carta nuova ed <strong>il</strong> non poter fare a meno di<br />

uscirne con un interessante bottino; la scelta di<br />

un segnalibro appropriato, la minuscola piega agli<br />

angoli della pagina per non perdere <strong>il</strong> segno o “aprire<br />

brutalmente i libri, romperne <strong>il</strong> dorso, posarli ad<br />

accento circonflesso”; <strong>il</strong> timore di sgualcire <strong>il</strong> libro<br />

prestatoci da una cara amica, quando “aprirlo sembra<br />

già una profanazione”; gli appunti presi sul bordo<br />

della pagina o “calcare forte l’unghia a margine della<br />

riga incriminata o dell’espressione memorab<strong>il</strong>e”.<br />

Tutto questo è <strong>il</strong> tema del libro, un inno alla lettura, un<br />

“libro sui libri”.<br />

Ma può capirlo solo chi, da piccolo, ha letto di nascosto,<br />

sotto le coperte, con la lucetta tascab<strong>il</strong>e, “con brevi<br />

risalite a quota periscopica per respirare”, per non<br />

farsi sorprendere dalla mamma che ha intimato già<br />

tre volte di spegnere la luce ed andare a dormire; solo<br />

chi ha avuto, almeno una volta nella vita, <strong>il</strong> terrore di<br />

prestare un libro ad un amico con la consapevolezza di<br />

non vederlo mai più e la necessità di “prendere <strong>il</strong> libro,<br />

sfogliarlo, spogliarlo del suo miserab<strong>il</strong>e mucchietto<br />

di segreti”; solo chi ha aperto per caso un libro, dopo<br />

molti anni, e vi ha trovato, tra le pagine, della sabbia,<br />

ricordo di un’estate felice o dei petali raccolti in un<br />

pomeriggio al parco.<br />

Perché La Lettrice, come recita la copertina, è<br />

essenzialmente la “biografia di una passione”.<br />

BIETOLE GRATINATE ALLA BESCIAMELLA<br />

Ingredienti: 1 kg di bietole; mezzo litro di besciamella;<br />

50 gr di parmigiano grattugiato; 100 gr di fontina;<br />

pangrattato q.b.<br />

Pulite le bietole, prendetene solo le coste (la parte<br />

bianca) e lessatele.<br />

Aggiungete alla besciamella calda metà del<br />

parmigiano e della fontina grattugiata ed amalgamate<br />

tutto. Imburrate una pirof<strong>il</strong>a e disponete a strati le<br />

coste, la besciamella ed i formaggi, terminando con<br />

uno strato di parmigiano e pangrattato.<br />

Cuocete in forno ben caldo per circa mezz’ora.<br />

Eleonora Baluci<br />

eleonora.baluci@impattosettimanale.it


<strong>Impatto</strong>» L’intervista » pag. 36<br />

Luca Martini<br />

Vi presento <strong>il</strong> nuovo “re”<br />

del vino mondiale<br />

Il neo eletto<br />

miglior<br />

sommelier<br />

al mondo al<br />

concorso WSA<br />

si racconta ad<br />

<strong>Impatto</strong><br />

di Guglielmo Pulcini<br />

Responsab<strong>il</strong>e editoriale<br />

guglielmo.pulcini@impattosettimanale.it<br />

Luca Martini, <strong>il</strong> neo eletto, miglior<br />

sommelier del Mondo, al concorso<br />

WSA, si racconta in esclusiva ad<br />

<strong>Impatto</strong>.<br />

Appena uscito da un grande<br />

palcoscenico: cosa ha provato<br />

dopo <strong>il</strong> trionfo? a chi è andato <strong>il</strong><br />

primo pensiero?<br />

Ho provato una forte emozione. Un<br />

senso di stranezza e gioia, miscelate<br />

assieme. La testa ha iniziato ad<br />

andare veloce cercava di impegnarsi<br />

a mettere assieme vita e programmi<br />

reali con quelli futuri, poi mi sono<br />

detto goditi questo momento e li è<br />

iniziata la festa!<br />

Il primo pensiero è andato a Cam<strong>il</strong>la,<br />

mia figlia: perché dalle vittorie mie e<br />

di mia moglie possa solo prendere <strong>il</strong><br />

meglio e non portarsi dietro <strong>il</strong> peso<br />

di due genitori di successo. In modo<br />

tale da trovare stimoli e tenacia per<br />

<strong>il</strong> fantastico viaggio della vita.<br />

Il vino è sempre vita e passione,<br />

cosa ci trova lei nel vino? Cosa è<br />

per lei <strong>il</strong> vino?<br />

Nel vino ci trovo un complice,<br />

un compagno di viaggio, <strong>il</strong> blu,<br />

l’infinito: dove vedo l’inizio e non<br />

vedo la fine! Il colore è classico<br />

come classico è per me <strong>il</strong> sedersi<br />

a tavola con una bottiglia di vino.<br />

Il vino è quadrato: un insieme di<br />

punti che si chiudono in una figura<br />

geometrica perfetta. Ogni angolo<br />

rappresenta una sfaccettatura<br />

gustativa che messa al suo posto ci<br />

porta alla perfezione visiva.<br />

Il vino è classico come la musica che<br />

ha bisogno di tutti gli strumenti per<br />

formare l’orchestra.<br />

Un gruppo - come ogni vino -<br />

suona sempre musiche diverse ma<br />

quando è grande ha bisogno che<br />

tutti gli strumenti possano essere lì<br />

pronti, in sinfonia.<br />

Quest’anno <strong>il</strong> fatturato del vino in<br />

Italia è stato eccellente ed anche<br />

<strong>il</strong> Vinitaly ha avuto un buon<br />

seguito. Secondo Lei, <strong>il</strong> mercato<br />

del vino può fare da traino<br />

all’intera economia del paese?<br />

Secondo me no! Però può essere<br />

idealmente una delle tante attività<br />

di aiuto all’economia italiana.<br />

Può essere da traino solo dal punto di vista<br />

psicologico, nel senso che può divenire un<br />

vero ambasciatore del Made in Italy, sia in Italia<br />

che nel mondo.<br />

Le statistiche dicono che i giovani italiani<br />

si allontanano sempre di più dal vino per<br />

rivolgersi ad altre bevande come la birra.<br />

Questa tendenza ci porterà ad avere un<br />

giorno solo ottimi sommelier e pochi<br />

consumatori?<br />

Queste sono le statistiche? Se questo fosse<br />

vero dovremmo essere noi a riavvicinare i<br />

giovani, con consapevolezza e rispetto. Ma<br />

soprattutto dovremmo riaccendere la curiosità<br />

dei giovani e questo è un problema bas<strong>il</strong>are in<br />

questo periodo storico!<br />

Insomma meno web e più vita empirica! più<br />

Vigna! (sorride n.d.r.)<br />

Dopo <strong>il</strong> trionfo quali sono i progetti nel<br />

breve futuro? Tempo di vacanze?<br />

Vacanza? sospensione di un attività per <strong>il</strong><br />

riposo?<br />

Non è <strong>il</strong> nostro caso! Progetti tanti sia a breve<br />

che a lungo termine! Il primo è l’apertura di un<br />

nuovo ristorante in provincia di Varese ... per<br />

giugno ... Ma non chiedetemi <strong>il</strong> nome! State<br />

attenti ai social network e a breve lo scoprirete.<br />

Indaghiamo nel suo mestiere: quale vino ci<br />

consiglia?<br />

Per la mia personalità oggi vi offrirei<br />

sicuramente un vino elegante , con un colore<br />

rosso vivo, un gusto caldo ed avvolgente, brioso<br />

e vibrante al gusto, di grande territorialità! ... da<br />

buon toscano un grande Sangiovese!<br />

Un ultimo spunto personale in massima<br />

libertà, senza domanda...<br />

Penso che nella vita ci vogliano molte cose<br />

tra cui: testardaggine, volontà, una piccola<br />

dose di presunzione, studio e un pizzico di<br />

irresponsab<strong>il</strong>ità. Tutto questo è ciò che ci<br />

permette di salire sul treno della fortuna<br />

quando ci passa davanti. E’ tutto ciò di cui non<br />

sappiamo, e dovremmo sapere.<br />

Ci fa un saluto “spumeggiante” ai nostri<br />

giovani lettori?<br />

Come dice <strong>il</strong> mio socio ...ALEGHER!!!!<br />

<strong>Impatto</strong>» L’intervista» pag. 37


<strong>Impatto</strong>» L’intervista » pag. 38<br />

Elizabeth Solaru<br />

la regina delle torte con<br />

l’amore per l’Italia<br />

A Londra gestisce<br />

un grande<br />

negozio di torte<br />

ma: “i più grandi<br />

pasticcieri per me<br />

sono di Napoli”<br />

di Eleonora Baluci e Fabio Delle Donne<br />

Inviati<br />

Elizabeth Solaru è stata allieva del<br />

grande Ron Ben Israel ed ha vinto,<br />

per ben tre volte, <strong>il</strong> programma<br />

inglese “The Great Bake”, in onda su<br />

Wedding Tv.<br />

A Londra ha fondato e gestisce<br />

l’Elizabeth Cake Emporium. Le sue<br />

torte nuziali vengono richieste da<br />

celebrità, famiglie reali e dai migliori<br />

wedding planners inglesi.<br />

Da tre anni ha avviato anche<br />

una collaborazione con Sessa, i<br />

pasticceri artigiani di Ottaviano.<br />

Ciao Elizabeth, siamo di <strong>Impatto</strong>,<br />

un nuovo settimanale online, e<br />

vorremmo farti alcune domande.<br />

Come hai cominciato a fare<br />

questo mestiere?<br />

Ho cominciato la mia carriera<br />

come scienziata, che è stato <strong>il</strong> mio<br />

primo lavoro, poi sono passata al<br />

reclutamento, come headhunter,<br />

selezionando capi esecutivi e<br />

direttori. Io amavo selezionare, ho<br />

sempre amato farlo. Poi ho avuto<br />

un’opportunità, <strong>il</strong> mio capo mi ha<br />

detto di seguire <strong>il</strong> mio cuore e così<br />

ho iniziato la mia attività, Elizabeth’s<br />

Cake Emporium, a Londra. E questo<br />

è successo circa 10 anni fa.<br />

Allora avevi la passione per <strong>il</strong><br />

cake design sin da piccola?<br />

Si, la mia passione da bambina si è<br />

realizzata da adulta.<br />

Quindi ora sei contenta di fare<br />

questo lavoro?<br />

Bene, io cerco di essere felice<br />

ma non sono mai felice al 100%,<br />

perché è sempre un campo in<br />

cui bisogna migliorarsi, nessuno<br />

è perfetto. Io lavoro e voglio<br />

diventare sempre migliore. Sono<br />

stata davvero fortunata perché, a<br />

Londra, su Wedding Tv, ho vinto una<br />

competizione molto importante;<br />

sono l’unica che è riuscita a vincere<br />

per tre volte The Great Bake.<br />

(Complimenti!)<br />

Nonostante questo ho capito<br />

che nel mio lavoro si può sempre<br />

migliorare, voglio sempre imparare,<br />

è sempre importante.<br />

C’è un paese che è più importante<br />

degli altri nel mondo del cake<br />

design?<br />

Io non direi così, ti dico che non<br />

credo a una cosa del genere. Alcuni paesi<br />

hanno cominciato da più tempo, come<br />

l’America e la Gran Bretagna, come è avvenuto<br />

con Facebook e con l’Apple computer, però <strong>il</strong><br />

fatto che qualcuno abbia cominciato prima<br />

non vuol dire che sia migliore.<br />

Io amo <strong>il</strong> cake design italiano perché le persone<br />

hanno passione, esprimono cultura.<br />

Ci sono molte differenze tra <strong>il</strong> cake design<br />

italiano e quello inglese?<br />

Sono sim<strong>il</strong>i, ci sono molte sim<strong>il</strong>itudini e molte<br />

differenze. In parte dell’Italia, in particolare<br />

al sud, come a Napoli, si usano molto i colori.<br />

Quindi non si può dire che un posto è migliore<br />

di un altro.<br />

Ci sono espressioni diverse. Io ogni volta che<br />

sono andata in un paese ho notato che ciascun<br />

posto ha <strong>il</strong> proprio st<strong>il</strong>e e c’è sempre qualcosa<br />

da imparare.<br />

Le tecniche sono sim<strong>il</strong>i?<br />

Io so che, per quanto riguarda i procedimenti<br />

di pasticceria tradizionale, i più grandi<br />

pasticcieri sono di Napoli, davvero. So che loro<br />

usano tecniche fantastiche per fare cioccolatini<br />

e pasticcini. Queste tecniche tradizionali<br />

possiamo attualizzarle ma questo non vuol<br />

dire dimenticare le tradizioni. Qui a Napoli ci<br />

sono anche i migliori sapori, io amo <strong>il</strong> limone,<br />

amo <strong>il</strong> caffè, amo <strong>il</strong> cioccolato.<br />

Quindi tu conosci i grandissimi limoni di<br />

Sorrento?<br />

Certo. Qui ci sono anche le fragole, che noi<br />

in Ingh<strong>il</strong>terra non usiamo, non si trovano<br />

neanche nei supermercati. Tutti questi<br />

alimenti tipici hanno un sapore fantastico,<br />

perciò io incoraggio ad unire i sapori italiani<br />

con l’innovazione e le tecniche americane. E da<br />

questa combinazione si può creare qualcosa di<br />

fantastico.<br />

Tante grazie Elizabeth.<br />

Grazie a voi.<br />

<strong>Impatto</strong>» L’intervista» pag. 39<br />

Elizabeth Solaru con Eleonora Baluci


<strong>Impatto</strong>» Musica » pag. 40<br />

Top 10 album:<br />

scopri quali album<br />

abbiamo scelto<br />

per voi!<br />

La classifica delle dieci migliori<br />

comp<strong>il</strong>ation uscite da Gennaio ad Apr<strong>il</strong>e.<br />

Partendo da My Bloody Valentine - MBV<br />

per arrivare a Shaking The Habitual<br />

di Ciro Rezzuto<br />

Giornalista<br />

10. My Bloody Valentine – MBV:<br />

La band con solo due album alle<br />

spalle, di cui uno simbolo degli anni<br />

90, “Loveless”, torna dopo vent’anni<br />

con un disco che r<strong>il</strong>ancia <strong>il</strong> genere di<br />

cui essi sono i fondatori: lo shoegazing.<br />

9. Justin Timberlake – The<br />

20/20 Experience: La verità è che<br />

un ritorno di questa portata non<br />

può passare inosservato, <strong>il</strong> lavoro<br />

di Timberlake farà parlare a lungo,<br />

anche perché lui, e i suoi produttori,<br />

hanno fatto di nuovo centro.<br />

8. Johnny Marr – The Messenger:<br />

Per chi ha amato gli Smiths sarà<br />

stato diffic<strong>il</strong>e ascoltare quest’album<br />

e rendersi conto che ormai i<br />

tempi sono maturi per lo storico<br />

chitarrista:nulla di nuovo, ma pur<br />

sempre un ottimo esempio del<br />

miglior rock ultima generazione.<br />

7. Daughter – If You Leave:<br />

Dopo vari EP finalmente <strong>il</strong> debutto<br />

della band londinese, quanta classe<br />

nella voce di Elena Tonra, un album<br />

che tocca la perfezione in “Youth”,<br />

tra testo e musica porta ad un vero<br />

e proprio momento di riflessione.<br />

6. Foxygen - We Are The 21st<br />

Century Ambassadors of Peace<br />

& Love: Solo per <strong>il</strong> titolo del disco<br />

risulta chiaro che a questi ragazzi<br />

FREEDOM.<br />

“Non credo che<br />

me ne andrò mai<br />

via..” Addio Richie<br />

Havens.<br />

manca totalmente l’um<strong>il</strong>tà, ma<br />

non è questo l’importante, perché<br />

anche se <strong>il</strong> titolo è esagerato, i<br />

Foxygen portano l’ascoltatore in un<br />

viaggio a ritroso, alla riscoperta della<br />

psichedelica californiana e oltre.<br />

5. David Bowie – The Next Day:<br />

Il ritorno del camaleonte del rock<br />

è come un faro nel buio: non solo<br />

torna con, probab<strong>il</strong>mente, <strong>il</strong> miglior<br />

disco dagli anni ’80, ma continua<br />

a far avanzare la teoria che chi è<br />

(stato) un grande artista, lo sarà<br />

per sempre, anche a più di 60 anni.<br />

4. Iceage – You’re Nothing: È<br />

iniziata la nuova era del post-punk<br />

con questo gruppo danese, gli<br />

Iceage sono la sorpresa dell’anno,<br />

in un genere ormai surrogato in<br />

diversi strati, <strong>il</strong> suono di questo<br />

album riesce a distinguersi dal resto.<br />

3. Unknown Mortal Orchestra<br />

– II: Impossib<strong>il</strong>e da etichettare con<br />

un genere definito: dal blues al<br />

rock passando per la psichedelia è<br />

scioccante pensare quanto siano<br />

poco conosciuti gli UMO, una vera<br />

e propria perla di questo 2013.<br />

L’augurio è che l’ab<strong>il</strong>ità di Nielson<br />

con chitarra e voce, portino <strong>il</strong><br />

gruppo neozelandese lontano.<br />

2. James Blake – Overgrown:<br />

Le aspettative erano grandi, ma<br />

ne è decisamente valsa la pena,<br />

di Martina Esposito - Richard Pierce<br />

Havens, più noto come Richie Havens,<br />

è stato un cantante e chitarrista<br />

statunitense, afroamericano, nato<br />

a Brooklyn <strong>il</strong> 21 gennaio 1941 e<br />

scomparso qualche giorno fa,<br />

precisamente <strong>il</strong> 22 apr<strong>il</strong>e 2013, all’età<br />

di 72 anni per un attacco di cuore. Il<br />

famoso artista si contraddistingue<br />

la voce del cantante britannico<br />

è la vera protagonista, ma<br />

anche l’accompagnamento<br />

di sintetizzatori rende <strong>il</strong><br />

tutto a livelli molto alti.<br />

1. The Knife – Shaking<br />

The Habitual: Una vera è<br />

propria Apocalisse del suono<br />

elettronico questo disco.<br />

Non basteranno 10 ascolti a<br />

percepire tutte le sfumature del<br />

suono, ma, dalla prima all’ultima<br />

traccia, l’ascoltatore verrà<br />

traghettato verso un percorso<br />

insidioso, lontano dalla stab<strong>il</strong>ità<br />

mentale. Uno dei migliori<br />

album di elettronica in assoluto.<br />

ciro.rezzuto@impattosettimanale.it<br />

per la sua particolare pennata forte e<br />

veloce e per <strong>il</strong> suo grande senso del<br />

ritmo e la sua voce calda e potente.<br />

La sua performance più celebre<br />

risale al festival di Woodstock,<br />

che ospitò grandi esponenti della<br />

musica, per primo salì sul palco<br />

e aprì la leggendaria e incredib<strong>il</strong>e<br />

manifestazione di “pace, amore<br />

e musica”, con un scaletta di due<br />

ore dalle 5 alle 7 del pomeriggio<br />

di venerdì 15 agosto del 1969 e<br />

alla fine della sua esibizione decise<br />

di arrangiare la già nota canzone<br />

Motherless Ch<strong>il</strong>d con l’aggiunta della<br />

parola “freedom” ripetuta all’infinito,<br />

grido di protesta e speranza. Havens<br />

infatti, fu un grande protagonista<br />

Concerto del primo Maggio a Roma<br />

“Musica per <strong>il</strong> nuovo mondo. Spazi, radici,<br />

frontiere.”<br />

“Musica per <strong>il</strong> nuovo mondo. Spazi,<br />

Una musica per <strong>il</strong> “nuovo mondo”,<br />

che oltrepassa le frontiere unendo<br />

tutti con <strong>il</strong> suo linguaggio universale<br />

e creando così degli spazi comuni,<br />

una musica nuova che però non<br />

rinnega le radici da cui è partita.<br />

Questo è <strong>il</strong> tema adottato per <strong>il</strong><br />

Concertone del Primo Maggio, anche<br />

quest’anno infatti Piazza San<br />

Giovanni a Roma si popolerà di<br />

persone che arriveranno da tutta<br />

Italia e non solo per <strong>il</strong> consueto<br />

appuntamento che ormai da più<br />

di vent’anni viene organizzato dai<br />

tre principali sindacati italiani (CGL,<br />

CISL e UIL) nel giorno della Festa dei<br />

Lavoratori.<br />

Quest’anno sul suggestivo palco<br />

allestito nella piazza romana si<br />

alterneranno vari artisti italiani come<br />

gli Elio E Le Storie Tese, Enzo Avitab<strong>il</strong>e,<br />

Max Gazzè - solo per citarne alcuni -<br />

che si passeranno la staffetta per un<br />

live che si preannuncia già molto<br />

emozionante.<br />

A condurre l’evento quest’anno<br />

sarà la comica Geppi Cucciari e<br />

ad allietare maggiormente lo<br />

della “canzone di protesta”, tra i suoi<br />

pezzi più celebri ci sono: “Handsome<br />

Johnny”, “No opportunity necessary” e<br />

“Stop pulling and pushing me”.<br />

Dopo 45 anni di carriera l’artista si<br />

ritirò dalla scena musicale per motivi<br />

di salute e dichiarò: “Non mi sento<br />

diverso da quando, cinquant’anni fa,<br />

camminavo per <strong>il</strong> Greenwich V<strong>il</strong>lage,<br />

spettacolo ci saranno Nicola Piovani,<br />

la Nazionale Italiana del Rock diretta<br />

da Vittorio Cosma e composta da<br />

molti musicisti importanti - tra cui<br />

Federico Poggipollini e Maurizio<br />

Solieri - che eseguiranno alcune<br />

delle canzoni storiche della musica<br />

italiana riviste in una chiave più Rock;<br />

infine ad aprire la seconda parte del<br />

concerto, ci sarà un’orchestra di cento<br />

violoncellisti che, diretta da Giovanni<br />

Sollima, eseguirà l’Inno di Mameli.<br />

Inoltre non sono mancate le<br />

polemiche sia a livello economico,<br />

infatti pare che alcuni sponsor italiani<br />

si siano tirati indietro, ma anche a<br />

livello artistico come nel caso di Fabri<br />

Fibra la cui partecipazione è stata<br />

annullata a causa di alcuni testi delle<br />

sue canzoni giudicati inadeguati.<br />

Ovviamente verranno anche<br />

affrontate le problematiche legate al<br />

lavoro che si intrecceranno alle ore di<br />

musica cercando così di esorcizzare<br />

la crisi economica che sta affliggendo<br />

l’Italia in questo momento.<br />

Helda Tassi<br />

helda.tassi@impattosettimanale.it<br />

tutto quello che volevo si avverasse<br />

si è avverato. Professionalmente, non<br />

ho mai avuto una brutta giornata.<br />

Non credo che me ne andrò mai via...<br />

almeno fino a quando rimarrò vivo”.<br />

Richie Havens rimarrà vivo attraverso<br />

la sua musica, le sue note, le sue<br />

parole.<br />

martina.esposito@impattosettimanale.it<br />

<strong>Impatto</strong>» Musica » pag. 41<br />

Steven W<strong>il</strong>son - The Raven That<br />

Refused To Sing (and Other Stories)<br />

Steven W<strong>il</strong>son non è un nome nuovo agli appassionati di<br />

progressive; egli è stato, infatti, <strong>il</strong> leader dei Porcupine Tree, band<br />

fautrice, negli ultimi 20 anni, della rinascita del genere.<br />

Influenzato enormemente da molti dei mostri sacri del Progressive<br />

anni ‘70 (basta dare un’occhiata alle playlist che condivide sul suo<br />

sito ufficiale per rendersene conto), W<strong>il</strong>son ha composto dischi di<br />

pregevole fattura, e dal 2011 ormai ha intrapreso la carriera solista,<br />

affiancato da nuovi musicisti di tutto rispetto, ossia: Guthrie Govan<br />

alla chitarra, Nick Beggs al basso, Adam Holzman alle tastiere,<br />

Marco Minneman alle percussioni, l’immortale Theo Travis ai fiati<br />

e, soprattutto, in regia, <strong>il</strong> contributo di Alan Parson, leggendario<br />

ingegnere del suono.<br />

«The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)» è<br />

probab<strong>il</strong>mente <strong>il</strong> disco più prog mai fatto da W<strong>il</strong>son. Suona<br />

maledettamente anni ‘70, rievoca quelle atmosfere oniriche e<br />

fiabesche tipiche dei vin<strong>il</strong>i di giganti come gli Yes, palesemente<br />

omaggiati in «Luminol», la prima traccia, in cui l’organo Hammond<br />

la fa da padrone per dodici entusiasmanti minuti! «Drive Home»<br />

è invece più tranqu<strong>il</strong>la, estremamanente melodica, sim<strong>il</strong>e nella<br />

struttura ad alcuni suoi vecchi lavori, vicina ai gusti di un altro<br />

grande del genere, Steve Hackett.<br />

«The Holy Drinker» è una traccia dal sapore Jazz-Rock, in cui <strong>il</strong> sax<br />

di Travis la fa da padrona, mentre «The Pin Drop» è un saliscendi di<br />

cori e arpeggi, abbastanza anonimo. Memorab<strong>il</strong>e, invece, è «The<br />

Watchmaker», altra traccia lunga 12 minuti, in cui a un inizio che<br />

ricorda molto i Genesis si sovrappone una parte centrale che odora<br />

di Pink Floyd, per poi esplodere in un finale in cui gli strumenti e le<br />

voci si confondono, in un orgasmo sonoro che ricorda tantissimo<br />

i Van Der Graaf Generator. La title track è invece un brano molto<br />

intimo, che cresce lentamente, per aprirsi davvero solo nel finale,<br />

una buona prova.<br />

Per gli appassionati del genere ascoltare questo disco sarà un po’<br />

come tornare indietro a quel quinquennio (che parte nel 1969/70)<br />

in cui esplose <strong>il</strong> prog, e assaporare uno dei migliori LP del genere.<br />

Per i fanatici del nuovo e del moderno, invece, <strong>il</strong> disco potrà forse<br />

puzzare di vecchio. Ma <strong>il</strong> progressive è forse ancora l’apice della<br />

storia e dell’evoluzione artistica del rock, e, dopo 40 anni, un<br />

vino non può che essere più buono, o sapere d’aceto. La seconda<br />

ipotesi, dato <strong>il</strong> vir<strong>tuo</strong>sismo e <strong>il</strong> talento di W<strong>il</strong>son, è sicuramente da<br />

scartare.<br />

Gennaro Battista<br />

gennaro.battista@impattosettimanale.it


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 42 <strong>Impatto</strong>»Sport» pag. 43<br />

Semifinali di andata di Champions<br />

League: l’Europa si dipinge di<br />

teutonico. Bayern e Borussia super!<br />

di Pasquale Taglialatela<br />

Giornalista<br />

pasquale.taglialatela@impattosettimanale.it<br />

La Germania domina l’Europa calcistica<br />

e “prenota” Wembley. Nell’andata delle<br />

Semifinali di Champions League, Bayern<br />

Monaco e Borussia Dortmund schiantano le<br />

due spagnole, Barcellona e Real, ipotecando<br />

la finale in programma <strong>il</strong> 25 Maggio a Londra.<br />

Una finale che si preannuncia tutta tedesca<br />

con la Germania che sta raccogliendo i frutti<br />

di una gestione perfetta e programmata nel<br />

tempo, già a partire dai Mondiali disputati in<br />

casa nel 2006 : stadi all’avanguardia con le<br />

famiglie in primo piano, <strong>il</strong> r<strong>il</strong>ancio dei settori<br />

giovan<strong>il</strong>i, la capacità di investire con saggezza<br />

la pioggia di soldi dei diritti televisivi. Nelle<br />

gare di ritorno in Spagna, al Barca e al Real<br />

serviranno due rimonte storiche, anche se<br />

dopo questi 90’ pensare che tutto ciò possa<br />

concretamente realizzarsi pare pura utopia. All’<br />

Allianz Arena, nella prima semifinale, <strong>il</strong> Bayern<br />

riceve <strong>il</strong> Barcellona : gara tra le due squadre<br />

che hanno espresso <strong>il</strong> miglior calcio e che<br />

hanno raccolto più finali negli ultimi anni. Nel<br />

primo quarto d’ora iniziale <strong>il</strong> Barcellona prova<br />

a togliere l’iniziativa agli avversari tenendo i<br />

ritmi bassi con <strong>il</strong> suo classico tiki-taka. Ma al<br />

25’ ecco l’episodio che sblocca la gara: cross di<br />

Robben, sponda area di Dante per Mueller che,<br />

sempre di testa, insacca. Nell’occasione dorme<br />

la squadra di V<strong>il</strong>anova, che in fase difensiva<br />

rivela le sue note pecche. Ma come se non<br />

bastasse, Pedro e Sanchez in attacco creano<br />

poco o niente e Messi sembra non essere<br />

nemmeno al 50%. Dopo <strong>il</strong> goal del vantaggio,<br />

<strong>il</strong> Bayern domina, apre a ventaglio <strong>il</strong> campo<br />

e crea superiorità sulle fasce, soprattutto a<br />

destra, dove a Robben e Lahm fanno impazzire<br />

Jordi Alba. Il Barca, di fatto, regge l’onda<br />

d’urto tedesca per 45 minuti e resta in partita<br />

per poco più di un tempo. Nella ripresa si<br />

compie la disfatta : al 49’ Gomez, in leggera<br />

posizione di offside, segna <strong>il</strong> 2-0 in tap-in su<br />

assist di Muller e al 73’in contropiede Robben,<br />

grazie anche al blocco falloso di Muller su<br />

Jordi Alba, supera Victor Valdes per <strong>il</strong> 3-0. Il<br />

Barcellona avrebbe anche la palla per riaprire<br />

la qualificazione, ma <strong>il</strong> “canterano” Bartra,<br />

smarcato in area da Xavi, spara alto da buona<br />

posizione. Nel finale, all’82’ Muller, a porta<br />

praticamente vuota, fissa <strong>il</strong> punteggio sul 4-0<br />

su assist di Alaba, chiudendo forse l’epoca del<br />

Barcellona. Era infatti dal 1994, dalla finale di<br />

Atene persa 4-0 contro <strong>il</strong> M<strong>il</strong>an, che la squadra<br />

spagnola non incassava un passivo sim<strong>il</strong>e.<br />

Nell’altra semifinale si sfidano <strong>il</strong> Borussia<br />

Dortmund, vera rivelazione di questa<br />

Champions, e <strong>il</strong> Real Madrid di Mourinho. Il<br />

primo tempo esalta <strong>il</strong> modo semplicemente<br />

perfetto di interpretare <strong>il</strong> 4-2-3-1 da parte<br />

degli uomini di Klopp. La rapidità delle sue<br />

mezze punte mette in crisi la difesa madr<strong>il</strong>ena:<br />

Reus, Goetze e Lewandowski sembrano<br />

imprendib<strong>il</strong>i. Il vantaggio dei tedeschi arriva<br />

già all’8’ quando Goetze è bravo a liberarsi<br />

di un avversario e a crossare dentro l’area<br />

piccola dove Lewandowski, anticipando <strong>il</strong><br />

maldestro Pepe, realizza in spaccata da pochi<br />

passi. Il ritmo giallonero è marziano. Pressing<br />

asfissiante e sovrapposizioni. Il Real ci capisce<br />

poco, Mourinho in panchina osserva, ma<br />

l’espressione è quella delle serate storte. Ma<br />

appena l’intensità cala, per cause naturali, i<br />

“blancos” escono dal guscio, anche se non<br />

danno mai la sensazione di poter far veramente<br />

male a Weidenfeller ,che deve solo ribattere<br />

una punizione dalla lunga distanza di Ronaldo.<br />

Al 43’ arriva però inaspettata la “frittata”: errore<br />

elementare di Hummels che regala la palla ad<br />

Higuain e <strong>il</strong> pari a Ronaldo ( 12 goal in questa<br />

Champions per lui). Ma <strong>il</strong> Borussia si riprende<br />

alla svelta e all’inizio della ripresa ricomincia <strong>il</strong><br />

suo tourb<strong>il</strong>lon, regalando ai suoi tifosi tre gol in<br />

meno di 20 minuti con un super Lewandowski.<br />

Il Real sprofonda sotto i colpi dell’attaccante<br />

(accostato al Bayern per la prossima stagione)<br />

che diventa <strong>il</strong> primo calciatore a realizzare<br />

4 reti in una semifinale di Champions. In<br />

precedenza, ma in altre fasi della competizione,<br />

l’impresa era riuscita a gente del calibro di<br />

Van Basten e Messi. Il finale dirà : Borussia<br />

Dortmund 4 – Real Madrid 1. A Mourinho, fuori<br />

in semifinale nelle ultime due edizioni della<br />

Champions, servirà un miracolo al Bernabeu.


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 44 <strong>Impatto</strong>»Sport» pag. 45<br />

Semifinali di andata di Europa<br />

League: Blues ancora inviolati da<br />

dodici turni. Bene <strong>il</strong> Fenerbahce<br />

di Pasquale Taglialatela<br />

Giornalista<br />

pasquale.taglialatela@impattosettimanale.it<br />

Nella Semifinale di Europa League, dopo una<br />

partita ricca di emozioni e legni, <strong>il</strong> Chelsea<br />

espugna <strong>il</strong> St. Jakob-Park, inviolato da dodici<br />

gare internazionali e nel corso di tutta la<br />

rassegna, e batte 2-1 i padroni di casa del<br />

Bas<strong>il</strong>ea. Buona partenza dei Blues che al 12’<br />

passano in vantaggio: corner di Lampard che<br />

trova Moses solissimo in area, deviazione<br />

di testa dell’anglo-nigeriano e palla in rete.<br />

Gara subito in salita per gli svizzeri che però<br />

si scuotono e vanno vicini al pari con uno dei<br />

loro uomini più interessanti, Stocker, che però<br />

al 27’,da posizione def<strong>il</strong>ata, centra solo <strong>il</strong> palo<br />

esterno. Nella ripresa Il Bas<strong>il</strong>ea inizia con un<br />

piglio ancora più propositivo e al 48’ , ancora<br />

con Stocker ,sfiora <strong>il</strong> pareggio, ma <strong>il</strong> suo destro<br />

si stampa sul palo a Cech ormai battuto. La<br />

porta del Chelsea pare stregata per gli uomini<br />

di Yakin. La truppa di Benitez, in evidente calo<br />

fisico ,inizia ad arretrare troppo e va in difficoltà<br />

col passare dei minuti ,anche se spreca un<br />

paio di buone occasioni in contropiede: la<br />

più nitida al 54’ quando Hazard entra in area<br />

di rigore e serve perfettamente Torres che di<br />

sinistro coglie <strong>il</strong> palo. La gara scivola via fino<br />

all’80, ma i minuti finali diventano un “inferno”<br />

per Lampard e compagni con l’ assedio degli<br />

svizzeri spinto dai sostenitori di casa. E cosi all’<br />

87’ arriva <strong>il</strong> meritato pari del Bas<strong>il</strong>ea con Schar<br />

che è freddo nel realizzare un calcio di rigore<br />

completamente inventato dall’arbitro ( serata<br />

da dimenticare per <strong>il</strong> direttore di gara). Ma le<br />

emozioni non sono finite qui, <strong>il</strong> Chelsea non ci<br />

sta e ha una reazione veemente. Nel recupero<br />

è Terry a sprecare sotto porta, sugli sv<strong>il</strong>uppi di<br />

un corner, con un colpo di testa ravvicinato<br />

salvato da Sommer. Quando <strong>il</strong> pari sembra<br />

ormai già scritto accade però l’incredib<strong>il</strong>e: a<br />

una manciata di secondi dal termine David Luiz<br />

calcia una punizione che sorprende Sommer sul<br />

proprio palo. Al 94’ <strong>il</strong> Chelsea fa 2-1 in maniera<br />

rocambolesca, un successo fondamentale<br />

che spalanca agli inglesi le porte della finale.<br />

Nella finale di Amsterdam ci sarà solo una<br />

tra Fenerbahce e Benfica, le due squadre<br />

impegnate nell’altra semifinale. La gara di<br />

andata giocata in Turchia ha visto un ottimo<br />

Fenerbahce battere 1-0 i portoghesi grazie alla<br />

rete di Korkmaz al 27’ della ripresa. Ma solo<br />

i pali e un pizzico di sfortuna per i padroni di<br />

casa hanno permesso al Benfica di evitare un<br />

passivo ben più pesante. Gara che stenta ad<br />

accendersi nei primi minuti vista la tensione<br />

per l’alta posta in gioco. Il primo vero pericolo<br />

lo corrono i lusitani con Sow che di testa sfiora<br />

<strong>il</strong> vantaggio al 18’: dalla destra <strong>il</strong> cross di Kuyt<br />

trova <strong>il</strong> senegalese che centra l’incrocio dei pali.<br />

Lo Stadio Sukru Saracoglu è una bolgia, non<br />

smette mai di cantare e sull’incitamento dei<br />

propri tifosi sale anche la spinta della squadra<br />

di Kocaman. Al 45’ del primo tempo l’episodio<br />

che potrebbe cambiare la storia della partita:<br />

azione sulla fascia destra, Kuyt trova <strong>il</strong> corridoio<br />

in area per Gonul che si inserisce e subisce <strong>il</strong><br />

contatto con John che lo stava inseguendo.<br />

Rigore netto! La conclusione di Cristian finisce<br />

però sul palo alla destra di Artur e rotola in<br />

fallo laterale, per la disperazione del bras<strong>il</strong>iano,<br />

quasi in lacrime. Nella ripresa parte forte <strong>il</strong><br />

Fenerbahce ma è ancora una volta un palo a<br />

dire di no: è <strong>il</strong> 6’ quando <strong>il</strong> diagonale di Kuyt va<br />

a cogliere <strong>il</strong> montante alla sinistra dell’estremo<br />

difensore biancorosso. Poi <strong>il</strong> gol decisivo e<br />

strameritato di Korkmaz per l’1-0 finale: da un<br />

angolo nato da una decisione errata dell’arbitro<br />

che vede un tocco di Garay che non c’è, Kormaz<br />

è lesto a colpire di testa e a fare 1-0. In virtù<br />

di questo risultato la qualificazione resta<br />

aperta e i verdetti sono rimandati alla gara di<br />

ritorno a Lisbona. In Portogallo <strong>il</strong> Fenerbahce<br />

tenterà di difendere l’1-0 per accedere<br />

alla prima finale europea della sua storia.


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 46<br />

Finisce la 34esima<br />

giornata della A:<br />

Juve è sempre più<br />

bis! Napoli ipoteca<br />

<strong>il</strong> secondo posto.<br />

M<strong>il</strong>an all’ultimo!<br />

di Aldo Santullo<br />

responsab<strong>il</strong>e sport<br />

aldo.santullo@impattosettimanale.it<br />

ATALANTA - BOLOGNA: Partita spenta<br />

nel primo tempo, molto piacevole<br />

invece nella ripresa, dove, soprattutto<br />

l’Atalanta ha provato a vincere la<br />

partita. Buon ritmo e buone giocate,<br />

che hanno reso meno noioso <strong>il</strong><br />

pareggio, che per molti era già scritto,<br />

dato che entrambe le due squadre<br />

sono già salve e godono di una solida<br />

posizione di classifica.<br />

Voto del Match 6,5<br />

ATALANTA (4-4-2): Consigli; Ferri,<br />

Stendardo, Lucchini, Del Grosso<br />

(Brivio 29’ ); Giorgi (Radovanovic 79’),<br />

Cigarini, Biondini; Moralez; Denis,<br />

Livaja (Parra 65’)<br />

BOLOGNA (4-2-3-1): Curci; Garics,<br />

Sorensen, Antonsson, Morleo;<br />

Perez (Guarente 58’), Taider; Konè<br />

(Moscardelli 75’), Diamanti, Pasquato<br />

(Christodoulopoulos 63’); G<strong>il</strong>ardino<br />

Marcatori: Giorgi 22’ (A),<br />

G<strong>il</strong>ardino 78’ (B)<br />

Ammonizioni: Garics (B),<br />

Livaja (A), Morleo (B)<br />

Espulsioni: /<br />

CAGLIARI-UDINESE: Siamo ormai<br />

alla fine del campionato, mancano<br />

davvero poche partite e questa<br />

partita aveva da dire ben poco,<br />

infatti <strong>il</strong> Cagliari ha raggiunto <strong>il</strong> suo<br />

obiettivo, l’udinese ha bisogno dei<br />

tre punti per sognare l’Europa. Dalle<br />

premesse fatte esce una partita a<br />

tratti davvero noiosa, su cui influisce<br />

negativamente la triste cornice<br />

di pubblico. Partenza razzo con la<br />

traversa di pereyra, poi è l’Udinese a<br />

tenere lentamente in mano <strong>il</strong> pallino.<br />

Decisamente più divertente la ripresa,<br />

sia per <strong>il</strong> vantaggio bianconero, sia<br />

per <strong>il</strong> mutato atteggiamento delle<br />

squadre, che provano a segnare con<br />

più convinzione. Sconfitta indolore<br />

per <strong>il</strong> Cagliari, vittoria importante per<br />

l’Udinese.<br />

Voto del Match 6<br />

CAGLIARI (4-3-3): Agazzi; Perico,<br />

Ariaudo, Astori, Murru; Casarini (57’<br />

Ibarbo ), Conti, Nainggolan; Thiago<br />

Ribeiro (68’ Avelar), Pin<strong>il</strong>la, Sau (78’<br />

Nenè)<br />

UDINESE (3-4-2-1): Brkic; Benatia,<br />

Dan<strong>il</strong>o, Domizzi; Basta, Allan, Lazzari<br />

(80’ Badu), Gabriel S<strong>il</strong>va; Pereyra,<br />

Zielinski (52’ Muriel); Di Natale (84’<br />

Pinzi)<br />

Marcatori: Pereyra 56’ (U)<br />

Ammonizioni: Zielinski, Ariaudo,<br />

Domizzi, Nainggolan, Thiago Ribeiro,<br />

Conti (C) Ibarbo, Muriel (U)<br />

Espulsioni: Pin<strong>il</strong>la (C)<br />

PESCARA-NAPOLI: All’Adriatico si<br />

affrontano Pescara e Napoli, partita<br />

molto semplice per i partenopei, che<br />

possono consolidare <strong>il</strong> secondo posto.<br />

Invece entrambe le squadre giocano<br />

fin da subito a viso aperto, cercando<br />

con più uomini la via del gol. In<br />

pochi minuti è <strong>il</strong> Napoli a prendere in<br />

mano la gara, costringendo <strong>il</strong> Pescara<br />

a un atteggiamento totalmente<br />

difensivo, ma <strong>il</strong> gol dei partenopei,<br />

più volte sfiorato non arriva. Nella<br />

ripresa bastano 46 secondi a Inler per<br />

sbloccare <strong>il</strong> match. In assoluta calma,<br />

Pandev e Dzema<strong>il</strong>i arrotondano con i<br />

loro gol <strong>il</strong> risultato. Troppo elevato <strong>il</strong><br />

GAP tecnico tra <strong>il</strong> Pescara ed <strong>il</strong> resto<br />

delle squadre della massima serie.<br />

Voto del Match 6,5<br />

PESCARA: (4-2-3-1): Pelizzoli (63’<br />

Perin); Zanon, Cosic, Capuano,<br />

Balzano; Rizzo, Togni; Caprari (61’<br />

Celik), Sculli (71’ Cascione), Di<br />

Francesco; Sforzini<br />

NAPOLI: (4-3-1-2): De Sanctis;<br />

Campagnaro, Cannavaro, Britos;<br />

Maggio (73’ Mesto), Inler, Dzema<strong>il</strong>i,<br />

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Risultati 34.ma giornata<br />

Atalanta 1-1 Bologna<br />

Cagliari 0-1 Udinese<br />

Pescara 0-3 Napoli<br />

Chievo 0-1 Genoa<br />

Palermo 1-0 Inter<br />

Parma 0-0 Lazio<br />

Torino 0-2 Juventus<br />

Sampdoria 0-3 Fiorentina<br />

Roma 4-0 Siena<br />

M<strong>il</strong>an 4-2 Catania<br />

LA CLASSIFICA<br />

Fonte Ufficiale<br />

Serie A Tim<br />

Juventus 80<br />

Napoli 69<br />

M<strong>il</strong>an 62<br />

Fiorentina 61<br />

Roma 55<br />

Udinese 54<br />

Inter 53<br />

Lazio 52<br />

Catania 48<br />

Cagliari 42<br />

Bologna 40<br />

Parma 40<br />

Atalanta (-2) 39<br />

Chievo 39<br />

Sampdoria (-1) 38<br />

Torino (-1) 36<br />

Palermo 32<br />

Genoa 32<br />

Siena(-6) 30<br />

Pescara 22<br />

Zuniga (62’ Armero); Hamsik;<br />

Insigne, Pandev (79’ Calaiò)<br />

Marcatori: 46’ Inler, 58’ Pandev,<br />

82’ Dzema<strong>il</strong>i (N)<br />

Ammonizioni: Di Francesco,<br />

Rizzo, Balzano (P), Britos (N)<br />

Espulsioni: /<br />

CHIEVO-GENOA: Vittoria<br />

fondamentale quella del Genoa<br />

a Verona: Il Grifone vince 1-0<br />

con la rete nel finale di Marco<br />

Borriello, l’uomo dai gol pesanti,<br />

lo scorso anno ha “regalato” lo<br />

scudetto alla<br />

Juve con <strong>il</strong> suo importante gol<br />

contro <strong>il</strong> Cesena, ora mette a<br />

segno un gol che gli permette di<br />

dare tre punti al<br />

Genoa fondamentali e di<br />

scavalcare <strong>il</strong> Siena. Ora sono<br />

32 i punti per la squadra di<br />

Ballardini: sarebbe ancora<br />

retrocessa per <strong>il</strong> gol subito in<br />

casa negli scontri diretti contro <strong>il</strong><br />

Palermo, ma adesso c’è la fiducia<br />

e la consapevolezza di potercela<br />

fare, pur se non sarà fac<strong>il</strong>e. Il<br />

Chievo si era probab<strong>il</strong>mente<br />

costruito la salvezza domenica<br />

scorsa vincendo in Toscana: ha<br />

giocato senza credere troppo<br />

troppo nella vittoria, spingendo<br />

solo quando era troppo tardi.<br />

Voto del Match 6,5<br />

CHIEVO (3-5-2): Puggioni;<br />

Andreolli, Dainelli, Papp (67’<br />

Luciano); Sardo, Guana, L.<br />

Rigoni(81’ Hauche), Hetemaj,<br />

Dramé; Paloschi, Stoian (66’<br />

Thereau)<br />

GENOA (3-5-2): Frey; Granqvist,<br />

Manfredini, Moretti; Pisano (58’<br />

Bertolacci), M. Rigoni, Matuzalem,<br />

Antonelli, Vargas (90’ Tozser); Floro<br />

Flores, Borriello<br />

Marcatori: Borriello 73’ (G)<br />

Ammonizioni: Papp (C), Sardo (C),<br />

Thereau (C), Hetemaj (C),<br />

Borriello (G)<br />

Espulsioni: /<br />

SAMPDORIA-FIORENTINA: La<br />

Fiorentina si avvicina al terzo posto<br />

anzi, almeno per qualche ora la<br />

Viola può guardare alla classifica<br />

vedendo <strong>il</strong> proprio nome ai<br />

preliminari di Champions League.<br />

La trasferta di Genova era temuta<br />

dalla squadra come un possib<strong>il</strong>e<br />

crocevia importante nella rincorsa<br />

al M<strong>il</strong>an: la partita invece non è<br />

nemmeno cominciata, perché la<br />

Fiorentina con uno dei suoi inizi a<br />

m<strong>il</strong>le ha spazzato via la Sampdoria,<br />

forse già con la testa in vacanza,<br />

e non ha nemmeno dovuto<br />

temere <strong>il</strong> ritorno dei blucerchiati.<br />

La fiorentina adesso sa di avere<br />

un calendario sulla carta più<br />

favorevole: intanto, almeno <strong>il</strong><br />

quarto posto e quindi l’Europa è<br />

sostanzialmente blindato.<br />

Voto del Match 7<br />

SAMPDORIA (4-2-4): Romero;<br />

Mustafi, Gastaldello, Berardi; De<br />

S<strong>il</strong>vestri, Poli, Palombo, Obiang,<br />

Estigarribia (46’ Eder); Sansone<br />

(69’Munari), Maxi Lopez (56’ Icardi)<br />

FIORENTINA (4-3-3): Viviano;<br />

Tomovic, Rodriguez, Savic,<br />

Pasqual; Aqu<strong>il</strong>ani (76’ Sissoko),<br />

Pizarro, Borja Valero; Cuadrado<br />

(78’ Romulo), Jovetic, Ljajic.<br />

Marcatori: 36’ Cuadrado, 42’ Ljajic,<br />

73’ Aqu<strong>il</strong>ani (F)<br />

Ammonizioni: Rodriguez,<br />

Aqu<strong>il</strong>ani (F), Palombo (S) , Savic<br />

(F) e Eder (S)<br />

Espulsioni : Gastaldello (S)<br />

ROMA-SIENA: Probab<strong>il</strong>mente oggi<br />

è stata la più bella Roma di tutto<br />

<strong>il</strong> campionato, <strong>il</strong> piccolo Siena<br />

non ha potuto competere, infatti<br />

<strong>il</strong> risultato la dice lunga. Un primo<br />

tempo da 10 e lode, in cui la Roma<br />

ha dominato <strong>il</strong> campo regalando<br />

giocate spettacolari e un calcio<br />

spumeggiante; secondo tempo a<br />

ritmi bassissimi, in cui i giallorossi<br />

hanno gestito <strong>il</strong> risultato con un<br />

possesso palla a tutto campo. Se<br />

avesse giocato tutto <strong>il</strong> campionato<br />

così? …<br />

Voto del Match 7,5<br />

ROMA(4-3-3): Lobont; Torosidis,<br />

Burdisso, L.Castan, Blazaretti;<br />

Bradley, De Rossi (34’ Pjanic),<br />

Florenzi; Lamela (68’ Perrotta),<br />

Osvaldo, Totti (76’ N.Lopez)<br />

SIENA (3-4-2-1): Pegolo; Terzi, Pazi,<br />

Felipe; Angelo, Vergassola (78’<br />

Verre), Della Rocca, Rubin; Valiani<br />

(54’ Agra), Rosina (74’ Calello);<br />

Emeghara<br />

Marcatori: 14’pt Osvaldo, 14’pt<br />

Lamela, 41’pt Osvaldo, 22’st<br />

Osvaldo<br />

Ammonizioni: Vergassola (S),<br />

Pjanic (R)<br />

Espulsioni: /<br />

PALERMO-INTER: Il Palermo porta<br />

a casa tre punti fondamentali,<br />

per l’Inter continua l’annata<br />

negativa, oltre alla sconfitta, si<br />

ferma anche Iron man Zanetti,<br />

brutto infortunio per <strong>il</strong> capitano.<br />

Gli auguriamo di tornare presto<br />

in campo. La partita solo a tratti è<br />

emozionante, soprautto nel finale<br />

quando l’attesa della vittoria<br />

da una parte e la rincorsa verso<br />

un insperato pareggio hanno<br />

allungato le squadre che hanno<br />

offerto continui cambi di fronte.<br />

Nel complesso una partita giocata<br />

a ritmo piuttosto basso, una<br />

volta che <strong>il</strong> Palermo ha trovato<br />

<strong>il</strong> vantaggio non aveva nessun<br />

interesse ad alzare l’intensità di<br />

gioco mentre l’Inter con gli uomini<br />

contati ha dimostrato pochissima<br />

grinta nel cercare di ribaltare <strong>il</strong><br />

risultato.<br />

Voto del Match 6<br />

PALERMO(3-5-2): Sorrentino;<br />

Von Bergen, Donati, Aronica;<br />

Morganella, Barreto, Rios, Kurtic,<br />

Garcia(Nelson 81’); Ilicic(Hernandez<br />

72’), Miccoli(Munoz 87’.)<br />

INTER (3-5-1-1): Handanovic;<br />

Ranocchia, S<strong>il</strong>vestre (Garritano<br />

70’), Juan Jesus; Jonathan,<br />

Zanetti (Schelotto 17’), Kovacic,<br />

Kuzmanovic (Forte 87’), Pereira;<br />

Alvarez; Rocchi<br />

Marcatori: Ilicic 10’ (P)<br />

Ammonizioni: Miccoli (P),<br />

S<strong>il</strong>vestre (I), Juan Jesus (I),<br />

Morganella (P), E. Barreto (P),<br />

Handanovic (I), Schelotto (I),<br />

Hernandez( P)<br />

Espulsioni: /<br />

TORINO-JUVENTUS: Il derby<br />

della Mole torna ad emozionare<br />

Torino, all’andata finì 3-0 per i<br />

bianconeri, oggi la Juventus ha<br />

risolto nel finale. E’ stato un derby<br />

molto combattuto, giocato a ritmi<br />

molto alti nel primo tempo e più<br />

stanchi nel secondo. La Juventus<br />

ha provato a fare la partita in<br />

entrambe le frazioni, rimbalzando<br />

contro un Toro solido che dal<br />

canto suo ha provato, almeno<br />

nella prima frazione, a spingersi<br />

in avanti coinvolgendo le fasce.<br />

Nella ripresa, quando <strong>il</strong> pareggio<br />

pareva esito probab<strong>il</strong>e, Vidal ha<br />

bucato la pellicola dell’equ<strong>il</strong>ibrio<br />

consegnando <strong>il</strong> match alla<br />

Juventus, e Il “Principino” Marchisio<br />

la ha chiusa definitivamente. Nel<br />

complesso la partita è sempre<br />

stata una partita viva, pur se non<br />

entusiasmante. Ormai manca solo<br />

un punto alla Juventus per bissare<br />

lo scudetto!<br />

Voto del Match 6,5<br />

TORINO (4-2-4): G<strong>il</strong>let; D’Ambrosio<br />

(75’ Di Cesare), Glik, Ogbonna,<br />

Masiello; Basha, Gazzi; Cerci,<br />

Bianchi, Meggiorini (67’ Jonathas),<br />

Santana<br />

JUVENTUS: (3-5-1-1): Buffon;<br />

Barzagli, Bonucci, Chiellini;<br />

Lichtsteiner (74’M.Caceres), Vidal,<br />

Pirlo, Pogba, Asamoah (46’ Peluso);<br />

Marchisio; Vucinic (Quagliarella74’)<br />

Marcatori: Vidal 87’,<br />

Marchisio 90’ (J)<br />

Ammonizioni: Masiello,<br />

Meggiorini (T), Lichtsteiner (J)<br />

Espulsioni: Glik (T)<br />

PARMA-LAZIO: Finisce in parità una<br />

partita bruttina tra Parma e Lazio.<br />

A entrambe le squadre manca <strong>il</strong><br />

guizzo giusto, quello che potrebbe<br />

volgere la gara in favore dell’una o<br />

dell’altra; tra le due gode di più la<br />

banda Donadoni che con questo<br />

pareggio è sostanzialmente<br />

salva, mentre la Lazio fallisce <strong>il</strong><br />

sorpasso all’Inter e adesso è ottava<br />

in classifica, con l’Europa che si<br />

allontana decisamente. Il minimo<br />

indispensab<strong>il</strong>e per portare via <strong>il</strong><br />

pareggio. Il Parma meriterebbe di<br />

più della Lazio: la rabbia agonistica<br />

dei giorni migliori non c’è, ma va<br />

bene anche così. La stagione è<br />

stata positiva, qualche battuta<br />

d’arresto di troppo ma anche<br />

la conferma di avere un ottimo<br />

gruppo, e di poterlo migliorare<br />

ancora <strong>il</strong> prossimo anno.<br />

Voto del Match 5,5<br />

PARMA (4-3-3): Mirante;<br />

Benalouane, Paletta, Lucarelli,<br />

Mesbah (80’ Gobbi); Marchionni<br />

(70’ Ninis ), Valdes, Parolo; Biabiany<br />

<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 43 47<br />

(70’Sansone), Amauri, Belfod<strong>il</strong><br />

LAZIO (4-2-3-1): Marchetti; Konko,<br />

Biava, Dias, Radu (84’ Pereirinha);<br />

Onazi, Ledesma; Candreva,<br />

Hernanes, Ederson (67’ Floccari);<br />

Klose (75’ Kozak)<br />

Marcatori: /<br />

Ammonizioni: Valdes (P),<br />

Candreva (L), Marchionni (P),<br />

Amauri (P), Ninis (P), Parolo (P)<br />

Espulsioni: Biava (L)<br />

MILAN-CATANIA: Guardando gli<br />

ultimi risultati ottenuti dal Catania,<br />

ci si aspettava una partita a senso<br />

unico, dove <strong>il</strong> M<strong>il</strong>an attaccava a<br />

pieno organico metteva a segno<br />

due-tre gol e chiudeva <strong>il</strong> match.<br />

Invece a San Siro va in scena un<br />

gran bel match da vedere, con<br />

tanti goal e poche pause, ma<br />

nonostante questo giocato bene<br />

da tutte e due le squadre che si<br />

sono date battaglia in campo<br />

stasera. Il controllo del match è<br />

stato completamente del M<strong>il</strong>an,<br />

con gli ospiti che si affidavano<br />

alle ripartenze. Il risultato premia<br />

la squadra che si è dimostrata<br />

superiore schiacciando gli<br />

avversari per più del 60% del<br />

match nella propria trequarti. Da<br />

premiare <strong>il</strong> Catania che ha provato<br />

a fare “lo sgambetto” al M<strong>il</strong>an.<br />

Rossoneri che tornano al terzo<br />

posto e etnei che inseguono <strong>il</strong><br />

record personale di punti in serie<br />

A.<br />

Voto del Match 7,5<br />

MILAN(4-3-3): Amelia; Abate,<br />

Mexes, Bonera, De Sciglio; Flamini,<br />

Montolivo, Nocerino (67’ Pazzini);<br />

Boateng (86’ Niang), Balotelli, El<br />

Shaarawy (81’ Muntari)<br />

CATANIA (4-2-3-1): Frison; Izco,<br />

Legrottaglie, Rolin, Marchese;<br />

Lodi (88’C.Capuano), Almiron<br />

(82’Biagianti); Barrientos, Castro,<br />

Gomez; Bergessio<br />

Marcatori: 30’ Legrottaglie (C),<br />

45’ Flamini (M), 65’ Bergessio (C),<br />

75’ Pazzini (M), 77’ Pazzini (M), 90’<br />

Balotelli rig.<br />

Ammonizioni: De Sciglio (M),<br />

Bergessio (C), Legrottaglie (C),<br />

Marchese (C), Frison (C), Balotelli<br />

(M), Barrientos (C), Flamini (M)<br />

Espulsioni: /


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 48<br />

Magia Serie B.<br />

Sassuolo fermato<br />

dal super Modena!<br />

Bene Verona e<br />

Livorno. Grande<br />

Ardemagni!<br />

di Ennio Gr<strong>il</strong>letto<br />

giornalista<br />

ennio.gr<strong>il</strong>letto@impattosettimanale.it<br />

Nella 39esima giornata di Serie B - che<br />

ha visto <strong>il</strong> Sassuolo costretto a rinviare<br />

la festa per la prima promozione nella<br />

massima serie italiana, a causa della<br />

sconfitta nel derby contro <strong>il</strong> Modena<br />

per 2-1, nell’anticipo di questa<br />

giornata, giocatosi venerdì sera - <strong>il</strong><br />

Livorno e <strong>il</strong> Verona si sono portate<br />

avanti nella ricerca della promozione<br />

diretta in Serie A. Gli amaranto infatti<br />

si confermano al secondo posto<br />

grazie alla vittoria in casa per 2-0,<br />

ottenuta contro <strong>il</strong> Vicenza. Il Verona,<br />

invece deve ancora fare attenzione<br />

all’Empoli, che uscito vincente dallo<br />

scontro domenicale con <strong>il</strong> Cesena, si<br />

è riportato a 9 punti dalla squadra di<br />

Mandorlini. Da regolamento invece ci<br />

vogliono ben 10 punti tra la terza e la<br />

quarta per la promozione diretta da<br />

parte della prima. I toscani blu vestiti<br />

quindi tornano a vedere la speranza<br />

playoff, grazie ad un rigore del solito<br />

Ciccio Tavano.<br />

Scorrendo la classifica, <strong>il</strong> Novara<br />

(dei miracoli, data la pazza rimonta<br />

in classifica) si è fatto riagganciare<br />

all’ultimo minuto dal Padova, ed è 3-3<br />

<strong>il</strong> risultato finale del match. Vittorie<br />

per Varese e Brescia che hanno avuto<br />

la meglio rispettivamente contro<br />

Cittadella e Reggina.<br />

Passando alla zona salvezza, <strong>il</strong> già<br />

retrocesso Grosseto e la Pro Vercelli,<br />

ancora non matematicamente<br />

declassata alla Lega Pro, hanno<br />

pareggiato 0-0, dopo un match molto<br />

statico. Oltre alla già citate sconfitte di<br />

Ascoli, Vicenza, Reggina e Cittadella,<br />

sono da segnalare <strong>il</strong> pareggio interno<br />

del Lanciano contro <strong>il</strong> Crotone e la<br />

vittoria del Bari in casa contro lo<br />

Spezia per 2-1. Completa la giornata<br />

anche <strong>il</strong> combattuto X tra Juve Stabia<br />

e Ternana.<br />

REGGINA – BRESCIA 0 – 1<br />

54’ De Maio (B)<br />

VARESE – CITTADELLA 2 – 0<br />

32’Kone (V), 90’ Ebagua (V)<br />

VIRTUS LANCIANO – CROTONE 1 – 1<br />

8’ Abruzzese (C), 39’Vastola (V)<br />

PRO VERCELLI – GROSSETO 0 – 0<br />

ASCOLI – VERONA 0 – 5<br />

7’ rig Cacia, 40’ Ignacio Gomez, 14’<br />

18’rig. 31’ Martinho (V)<br />

LIVORNO – VICENZA 2 – 0<br />

4’ rig. Dionisi (L), 63’ Paulinho (L)<br />

PADOVA – NOVARA 3 – 3<br />

17’ Bonazzoli (P), 19’ aut. Dellafiore<br />

(N), 23’ Lazzari (N), 41’ Seferovic (N),<br />

52’ Portin (P), 94’ Cutolo (P)<br />

BARI – SPEZIA 2 – 1<br />

34’ Sciaudone (B), 61’ Porcari (S), 64’<br />

Fedato (B)<br />

JUVE STABIA – TERNANA 1 – 1<br />

14’ Bruno (J), 79’ Alfageme (T)<br />

MODENA – SASSUOLO 2 – 1<br />

37’ Catellani (S), 75’ –<br />

90’ Ardemagni (M)<br />

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Esultanza del Veron<br />

Manita all’Ascoli<br />

LA CLASSIFICA<br />

Sassuolo 80,<br />

Livorno 76,<br />

Verona 75,<br />

Empoli 63 (*),<br />

Novara 60,<br />

Varese 58,<br />

Brescia 56,<br />

Modena 54,<br />

Padova 51,<br />

Juve Stabia 49,<br />

Spezia 48,<br />

Ternana 48,<br />

Crotone 48,<br />

Bari 47,<br />

Cittadella 47,<br />

Cesena 46(*),<br />

V. Lanciano 45,<br />

Reggina 42,<br />

Ascoli 40,<br />

Vicenza 38,<br />

Pro Vercelli 32,<br />

Grosseto 24<br />

* una partita in meno<br />

Uno sguardo<br />

agli altri campionati europei<br />

Premier League, 35.ma giornata<br />

Man City 2-1 West Ham<br />

Everton 1-0 Fulham<br />

Southampton 0-3 West Bromwich<br />

Stoke City 1-0 Norwich<br />

Wigan 2-2 Tottenham<br />

Newcastle 0-6 Liverpool<br />

Reading 0-0 Qpr<br />

Chelsea 2-0 Swansea<br />

Arsenal 1-1 Man Utd<br />

Aston V<strong>il</strong>la 6 -1 Sunderland<br />

Classifica : Man Utd 85, Man City 71, Chelsea 65, Arsenal 64, Tottenham 62<br />

Everton 59, Liverpool 54, West Brom 49, Swansea 42, West Ham42<br />

Fulham 40, Stoke City 40, Southampton 39, Norwich 38<br />

Sunderland 37, Newcastle 37, Aston V<strong>il</strong>la 37, Wigan 32<br />

Ligue 1, 34.ma giornata<br />

L<strong>il</strong>la 3-3 Sochaux<br />

Lorient 0-1 Marsiglia<br />

Ajaccio 2-1 Montpellier<br />

Bastia 0-0 Tolosa<br />

Bordeaux 0-0 Reims<br />

Brest 0-2 Rennes<br />

Valenciennes 0-0 Nancy<br />

Lione 1-1 St.Etienne<br />

Nizza 3-1 Troyes<br />

Evian 0-1 Psg<br />

Classifica : Psg 73, Marsiglia 64, Lione 60, St.Etienne 58, L<strong>il</strong>la 57<br />

Nizza 57, Lorient 50, Montpellier 48, Bordeaux 48, Rennes 45<br />

Tolosa 42, Valenciennes 41, Bastia 40, Ajaccio (-2) 38, Reims 38<br />

Nancy 35, Evian 34, Sochaux 34, Brest 29, Troyes 28<br />

Bundesliga, 31.ma giornata<br />

Greuther F 2-3 Hannover<br />

Augusta 3-0 Stoccarda<br />

Bayer L 1-0 Werder Brema<br />

Bayern M 1-0 Friburgo<br />

Hoffenheim 2-1 Norimberga<br />

Wolfsburg 3-1 M’gladbach<br />

Fortuna D 1-2 Borussia D<br />

Magonza 0-0 Eintracht<br />

Schalke 4-1 Amburgo<br />

Classifica : Bayern M 84, Borussia D 64, Bayer L 56, Schalke 49, Eintracht 46<br />

Friburgo 45, M’gladbach 44, Amburgo 44, Hannover 41, Wolfsburg 40<br />

Magonza 40, Stoccarda 39, Norimberga 38, Werder Brema 32<br />

Fortuna D 30, Augusta 30, Hoffenheim 27, GreutherF 18<br />

Liga Espanõla, 33.ma giornata<br />

Rayo Vallecano 2-2 Osasuna<br />

Levante 0-1 Celta Vigo<br />

Ath.B<strong>il</strong>bao 2-2 Barcellona<br />

Atl. Madrid 1-2 Real Madrid<br />

Saragozza 3-2 Maiorca<br />

Espanyol 0-1 Granada<br />

Malaga 2-1 Getafe<br />

Valladolid 1-1 Siviglia<br />

Real Sociedad 4-2 Valencia<br />

Betis 1 - 1 Dep La Coruna<br />

Classifica: Barcellona 85, Real Madrid 74, Atl.Madrid 68, Real Sociedad 58<br />

Valencia 53, Malaga 53, Betis 49, Rayo Vallecano 46, Getafe 44, Espanyol 43<br />

Siviglia 43, Levante 40, Valladolid 40, Ath.B<strong>il</strong>bao 37, Osasuna 33, Granada 32<br />

Dep La Coruna 31, Celta Vigo 30, Saragozza 30, Maiorca 28<br />

<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 49<br />

La notizia della giornata<br />

L’infortunio dell’inossidab<strong>il</strong>e<br />

capitano Javier Zanetti<br />

“Javier, aho’, non fare scherzi!”<br />

la trasferta di Palermo potrebbe costar cara a Javier<br />

Zanetti, addirittura la fine di una carriera. L’inossidab<strong>il</strong>e<br />

capitano dell’Inter, nel pomeriggio del Barbera è stato<br />

costretto ad arrendersi dopo 14 minuti, lasciando <strong>il</strong><br />

campo in barella, dolorante , con le mani nei capelli e<br />

le lacrime agli occhi. Spietato l’esito degli esami: rottura<br />

del tendine d’Ach<strong>il</strong>le e tempi di recupero tra i 6 e i 9<br />

mesi. Zanetti, che verrà operato in giornata a Pavia, è<br />

consapevole del fatto che la sua carriera è ,a questo<br />

punto, racchiusa dentro un grande punto interrogativo;<br />

a 40 anni da compiere <strong>il</strong> prossimo 10 agosto, un<br />

infortunio cosi grave lascia poco spazio ad un ritorno.<br />

Ma <strong>il</strong> Capitano non molla. Tiene duro, come del resto<br />

ha sempre fatto nella sua vita da calciatore, macinando<br />

km lungo la fascia. “La mia carriera non è finita, ma da<br />

tanto tempo dovevo cambiare le gomme. Voglio tornare<br />

più forte di prima’’. Molti i messaggi di sostegno e auguri<br />

provenienti dai colleghi, scatenati su Twitter e sui vari<br />

social network. Da Francesco Totti: “Javier, aho’, non<br />

fare scherzi! Mi raccomando, ti aspetto per <strong>il</strong> prossimo<br />

Roma-Inter...Io <strong>il</strong> gagliardetto delle squadre lo scambio<br />

solo con te”, a Giuseppe Rossi, anche lui reduce da un<br />

brutto infortunio, fino a Gigi Simoni, suo ex allenatore<br />

all’Inter e grande estimatore: “E’ un fuoriclasse in tutto,<br />

in campo e fuori. Ci stupirà un’altra volta. Io, in 55 anni<br />

di carriera, non ho mai visto nessuno come lui”. Zanetti<br />

sentitamente ringrazia per i messaggi ricevuti ma pensa<br />

già al futuro : “Voglio tornare per giocare almeno un’altra<br />

partita davanti ai miei tifosi, spero più di una...”. Capitano,<br />

tornerai più forte che mai, ne siamo certi. In bocca al<br />

lupo, siamo tutti con te!<br />

Pasquale Taglialatela


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 50<br />

Nell’anticipo della 34 giornata di<br />

Serie A, <strong>il</strong> Pescara dell’ex Christian<br />

Bucchi ospita gli azzurri di Walter<br />

Mazzarri alla ricerca dei tre punti<br />

fondamentali per consolidare<br />

sempre più <strong>il</strong> secondo posto<br />

e tenere alla larga i rossoneri.<br />

Importanti assenze tra le f<strong>il</strong>a del<br />

Napoli come quella di Cavani e<br />

dello svizzero Behrami, sostituiti<br />

rispettivamente da Lorenzo<br />

Insigne e Inler, che dopo 5 gare<br />

ritorna ad essere titolare dal 1’.<br />

Primo tempo ster<strong>il</strong>e per <strong>il</strong><br />

Napoli con un ottimo Pescara<br />

messo in campo, che ci tiene a<br />

voler concludere con onore <strong>il</strong><br />

campionato maggiore prima<br />

dell’ormai certa retrocessione<br />

in serie B. Tanti tentativi da<br />

parte degli azzurri ed anche un<br />

gol annullato regolarmente ad<br />

Insigne, che ha giusto <strong>il</strong> tempo<br />

di scusarsi con i suoi ex tifosi per<br />

vedersi rendere vana la gioia del<br />

suo sesto gol stagionale. Molta<br />

sfortuna da registrarsi nei primi<br />

45’ con un Pellizzoli ispiratissimo<br />

che, almeno in questa frazione di<br />

gioco, fa avvertire la mancanza di<br />

un bomber vero come Cavani per<br />

buttarla dentro e mettere a sicuro<br />

<strong>il</strong> risultato. Le danze si aprono al 1’<br />

della ripresa con un tiro deviato<br />

del ritrovato “leone” Inler, <strong>il</strong> quale<br />

esulta con una piccola vena<br />

polemiche verso <strong>il</strong> tecnico azzurro.<br />

Il Napoli alza <strong>il</strong> ritmo e di lì a poco,<br />

su incursione di Christian Maggio<br />

sulla fascia, arriva <strong>il</strong> raddoppio<br />

di Pandev che conferma <strong>il</strong> suo<br />

stato di forma da ormai quattro<br />

giornate. Piccola perla di serata<br />

che chiude definitivamente <strong>il</strong><br />

match dell’Adriatico, l’ennesima<br />

staff<strong>il</strong>ata da fuori aria del sempre<br />

più goleador Dzema<strong>il</strong>i che sigla <strong>il</strong><br />

netto 3-0 per i partenopei.<br />

Netta la differenza tattica tra le due<br />

squadre, se pur con un Pescara<br />

che nella prima parte di gioco<br />

ha saputo contenere <strong>il</strong> risultato e<br />

mettere in qualche situazione in<br />

difficoltà l’undici di Mazzari, che al<br />

ritorno dagli spogliatoi ha subito<br />

intenzione di ingranare le marcie<br />

ed archiviare la pratica mostrando<br />

ancora una volta di che pasta<br />

sono fatti, nonostante la pesante<br />

assenza del suo bomber Cavani.<br />

Si rimanda cosi a poche giornate<br />

l’ufficiale tanto atteso ritorno nel<br />

palcoscenico più importante e<br />

ambito dai grandi club europei,<br />

dove solo le prime della classe<br />

possono farvi parte, e questo<br />

Napoli è pronto a regalare alla<br />

sua città e ad i suoi tifosi <strong>il</strong> piacere<br />

di riascoltare quella famosa<br />

musichetta e ti poter competere<br />

con le compagini più <strong>il</strong>lustri della<br />

storia del calcio.-<br />

PAGELLE<br />

DE SANCTIS: 6 Quasi mai chiamato<br />

in causa, e quando succede<br />

sa sempre disimpegnarsi con<br />

autorevolezza.<br />

CAMPAGANRO: 6.5 Unico<br />

rimpianto sarà quello di vederlo<br />

giocare la prossima stagione in<br />

maglia neroazzura. Difensori così<br />

ce ne sono pochi al giorno d’oggi.<br />

Focus: Pescara - Napoli<br />

Una vittoria dal profumo di Champions League<br />

CANNAVARO: 6 Serata tranqu<strong>il</strong>la<br />

per lui, senza particolari problemi.<br />

Riesce quasi sempre a contenere<br />

le avanzate degli abruzzesi.<br />

BRITOS: 6 Tanta fisicità per<br />

l’uruguaiano, e lo dimostra<br />

quando riesce a fermare un azione<br />

di ripartenza del Pescara che gli<br />

costa <strong>il</strong> cartellino giallo.<br />

MAGGIO: 6,5 Buona partita per<br />

l’esterno azzurro, soprattutto<br />

in fase di copertura. Serve un<br />

pregevole assist al compagno<br />

Pandev che sigla <strong>il</strong> gol del 2-0. (dal<br />

73’ MESTO: 6 Pochi minuti per lui,<br />

in cui però riesce ad essere sempre<br />

d<strong>il</strong>igente lungo la fascia destra del<br />

campo).<br />

INLER: 7 Dopo ben 5 gare seduto<br />

in panchina, viene richiamato in<br />

causa da Mazzarri rispondendo<br />

“presente”. Recupera importanti<br />

palloni e sblocca <strong>il</strong> match al 1’ del<br />

secondo tempo con un tiro deviato<br />

da un difensore avversario.<br />

DZEMAILI: 7,5 Forse <strong>il</strong> migliore<br />

degli azzurri per tutta la partita.<br />

Prova più volte a bucare dal<br />

difesa del Pescara e chiude in<br />

bellezza siglando <strong>il</strong> suo sesto gol<br />

in stagione con un ennesimo<br />

capolavoro da lunga distanza.<br />

Non ne sbaglia più una.<br />

ZUNGIA: 6 Non la migliore partita<br />

per <strong>il</strong> colombiano. Più volte perde<br />

contrasti e palloni lungo la fascia<br />

sinistra, fin quando poi Mazzarri<br />

non decide di richiamarlo in<br />

panchina. (dal 62’ ARMERO: 6<br />

Sempre ottimo <strong>il</strong> suo innesto<br />

a gara incorso. Meriterebbe la<br />

maglia da titolare).<br />

HAMSIK: 6,5 Ormai veste sempre<br />

più i gradi di leader di questo<br />

Napoli. Smista palloni per i<br />

compagni e di poco non riesce<br />

a trovare la via del gol con un<br />

pallonetto deviato, di slancio,<br />

dall’ottimo Pellizzoli.<br />

INSIGNE: 6,5 Grande ex di turno.<br />

Prova più volte la via del gol<br />

e quando la trova ha solo <strong>il</strong><br />

tempo di chiedere scusa ai tifosi<br />

dell’adriatico, per poi vederselo<br />

annullare regolarmente dal<br />

direttore di gara per netto<br />

fuorigioco. Sempre br<strong>il</strong>lante per<br />

tutti i 90’.<br />

PANDEV: 7 Conferma ancora una<br />

volta <strong>il</strong> suo stato di forma siglando<br />

un pregevole gol che stab<strong>il</strong>isce <strong>il</strong><br />

momentaneo 2-0 e permette al<br />

macedone di raggiungere quota<br />

6 in questo campionato. Diventa<br />

sempre più importante per questa<br />

volata finale verso la diretta<br />

qualificazione in Champions. ( dal<br />

79’ CALAIO’: 6 Nonostante i pochi<br />

minuti che gli vengono concessi<br />

dal tecnico, l’arciere prova in tutto<br />

i modi <strong>il</strong> ritorno al gol in maglia<br />

azzurra. Grande professionalità da<br />

parte sua).<br />

MAZZARRI: 7 Mantiene alta la<br />

tensione dei suoi ragazzi, se<br />

pur contro questo Pescara, e fa<br />

bene. Primo tempo bloccato per<br />

la squadra, ma al rientro dagli<br />

spogliatoio li carica a tal punto<br />

da poter siglare un deciso 3-0<br />

ed aggiungere un importante<br />

tassello per <strong>il</strong> meritato ritorno<br />

nell’Europa che conta.<br />

Carlo Serpino<br />

Con <strong>il</strong> giro d’Italia ai nastri di<br />

partenza, del grande giro della<br />

serie A rimangono ormai da<br />

percorrere le ultimissime tappe,<br />

quattro, per la precisione, quelle<br />

a disposizione per lo sprint in<br />

volata finale. Se in testa i giochi<br />

sembrano fatti già da un po’,<br />

in coda l’atmosfera è febbr<strong>il</strong>e,<br />

e si sgomita per un posto alla<br />

biciclettata del prossimo anno,<br />

oltre che per salvare l’onore ed<br />

i colori di una maglia e di una<br />

città. La classifica all’indomani<br />

della 34esima giornata, vede tre<br />

squadre in due punti, con Genoa<br />

e Palermo appaiati a quota 32<br />

(quest’ultimi sarebbero oggi<br />

salvi in virtù della differenza<br />

reti), ed <strong>il</strong> Siena subito dietro a<br />

quota 30. Ad onor del vero, se <strong>il</strong><br />

destro esplosivo di Dzema<strong>il</strong>i ha<br />

dato l’estrema unzione al Pescara<br />

fanalino di coda, sarebbe quanto<br />

meno ingenuo non considerare<br />

rischiosa, a questo punto, anche<br />

la situazione del Torino, che ha<br />

sì 4 punti di vantaggio ed ha<br />

mostrato un altro passo nelle<br />

precedenti 34 gare disputate,<br />

ma che nelle prossime due dovrà<br />

fare visita al M<strong>il</strong>an prima, per poi<br />

ospitare lo stesso Genoa poi, con <strong>il</strong><br />

rischio concreto dunque di venire<br />

risucchiato. Il quadrangolare a<br />

distanza che determinerà assolti<br />

e condannati del processo a<br />

questa serie A, si preannuncia più<br />

interessante ed avvincente che<br />

mai. Due posti in paradiso per<br />

quattro squadre, ognuna delle<br />

quali ha i propri buoni motivi per<br />

sperare di farcela e per credere ad<br />

un lieto fine:<br />

Il Palermo è senza alcun dubbio<br />

<strong>il</strong> concorrente più in forma. La<br />

squadra allenata da Sannino,e che<br />

in precedenza era stata sia sua che<br />

di tanti altri, ha conquistato più<br />

vittorie nell’ultimo mese di Apr<strong>il</strong>e,<br />

che in tutto <strong>il</strong> resto della stagione.<br />

L’entusiasmo dei Sic<strong>il</strong>iani, che già<br />

si vedevano nel baratro soltanto<br />

qualche settimana fa, può fare<br />

la differenza. Inoltre i rosanero<br />

hanno, rispetto alle concorrenti,<br />

più individualità in grado di<br />

inventare la giocata fuori dal<br />

contesto (vedi Ilicic), ed hanno<br />

in Fabrizio Miccoli la figura di un<br />

capitano st<strong>il</strong>e “mamma chioccia”,<br />

che ha caricato <strong>il</strong> gruppo sulle sue<br />

spalle, riuscendo a trasformare<br />

la paura del precipizio dei più<br />

giovani, tramortiti in precedenza<br />

dalla depressione della piazza, in<br />

accesa e redditizia fame di rivalsa.<br />

Poco conta oggettivamente <strong>il</strong><br />

vantaggio che ad oggi <strong>il</strong> Palermo<br />

ha nei confronti del Genoa. Una<br />

differenza reti di -15 contro <strong>il</strong> -17<br />

dei liguri, non è un vantaggio<br />

considerevole, soprattutto<br />

quando all’orizzonte c’è da scalare<br />

la montagna dello Juventus<br />

Stadium.<br />

E’ proprio <strong>il</strong> calendario, invece,<br />

l’amico ritrovato del Genoa di<br />

Ballardini. I rossoblù ospiteranno<br />

nel fine settimana <strong>il</strong> Pescara, la cui<br />

catena arrugginita, sembra essersi<br />

definitivamente spezzata, e che<br />

in questa volata salvezza potrà<br />

avere soltanto un ruolo indiretto,<br />

qualora dovesse riuscire a sottrarre<br />

punti ai rossoblù nel match di<br />

Marassi. Il club del presidente<br />

Preziosi, ha sicuramente la rosa<br />

dal valore medio più alto, e quel<br />

gol fondamentale di Borriello a<br />

Verona, che ha reso ut<strong>il</strong>e a metà<br />

l’impresa del Palermo contro<br />

l’Inter, potrebbe aver dato la<br />

scossa giusta al momento giusto,<br />

dopo un digiuno di vittorie che<br />

durava da ben otto turni. Conti<br />

alla mano, <strong>il</strong> Genoa è forse la<br />

favorita numero uno, ma attenti<br />

a questo strano campionato,<br />

dove <strong>il</strong> calendario è l’ultimo<br />

dei dati attendib<strong>il</strong>i, a giudicare<br />

da come le prime quattro della<br />

classe, Juventus, Napoli, M<strong>il</strong>an e<br />

Fiorentina nell’ordine, siano state<br />

sconfitte in questa stagione sul<br />

proprio campo rispettivamente<br />

da Sampdoria, Bologna, Atalanta<br />

e Pescara.<br />

Molto diverso <strong>il</strong> discorso per<br />

<strong>il</strong> Siena, <strong>il</strong> cui esempio, con<br />

l’ennesima metafora ciclistica,<br />

ricorda <strong>il</strong> destino di un corridore<br />

partito troppo presto per la<br />

fuga, e finito senza p<strong>il</strong>e all’ultimo<br />

ch<strong>il</strong>ometro, quello ut<strong>il</strong>e per la<br />

volata. I bianco-neri di Iachini, dati<br />

per spacciati quando al giro di boa<br />

si ritrovavano ultimi in classifica,<br />

e senza più poter contare sui<br />

giocatori più rappresentativi<br />

come Calaiò, Neto, Larrondo e<br />

D’agostino, ceduti altrove, sono<br />

stati al contrario protagonisti di<br />

una rimonta esaltante, trascinati<br />

dal giovane talento Afro-Svizzero<br />

Emeghara. La sensazione è che<br />

però <strong>il</strong> modesto Siena abbia messo<br />

in questa rimonta tutto ciò che<br />

avesse da dare, se non qualcosa<br />

in più, tanto da apparire oggi<br />

totalmente svuotato, sia dal punto<br />

di vista fisico che psicologico, e<br />

lo si è visto sicuramente nel 4-0<br />

subito a Roma, ma già prima<br />

nella stentata vittoria contro <strong>il</strong><br />

Pescara. Il Siena ha dinanzi a sé un<br />

calendario che definire proibitivo è<br />

un eufemismo: i Toscani andranno<br />

prima a Catania, per poi affrontare<br />

in un trittico infernale nell’ordine<br />

Fiorentina, Napoli e M<strong>il</strong>an. Gli<br />

<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 51<br />

Si salvi chi può<br />

uomini di Iachini sembrano con<br />

un piede in serie B, ma questo era<br />

accaduto già in passato, ed anzi,<br />

devono recriminare con se stessi<br />

per non aver avuto la freddezza<br />

di chiudere i conti quando<br />

da vittima sacrificale si erano<br />

improvvisamente trasformati in<br />

favorita numero uno. Dalla sua <strong>il</strong><br />

Siena ha però una credenziale non<br />

da poco, ovvero, <strong>il</strong> fatto che più<br />

punti di Genoa e Palermo in teoria<br />

li avrebbe già fatti, e sarebbe salvo<br />

se non fosse stato penalizzato<br />

di 6 punti in Estate causa calcio<br />

scommesse. La classifica virtuale,<br />

quindi, dice ancora che <strong>il</strong> Siena<br />

sarebbe teoricamente più forte,<br />

e provare a dimostrarlo per altre<br />

quattro settimane, sarebbe per i<br />

Toscani l’unica via di salvezza.<br />

Per <strong>il</strong> Torino, invece, la salvezza<br />

sembrava cosa fatta già da<br />

parecchio tempo. Gli uomini di<br />

Ventura hanno poi subito una<br />

brusca frenata ed un violento<br />

black out, durante <strong>il</strong> quale <strong>il</strong> ritmo<br />

delle inseguitrici, Palermo e Siena<br />

soprattutto, è improvvisamente<br />

ed inaspettatamente cresciuto. I<br />

granata non avranno certamente<br />

i favori del pronostico a San<br />

Siro contro un M<strong>il</strong>an che deve<br />

difendere <strong>il</strong> posto Champions che<br />

vale la stagione, e se non dovessero<br />

riuscire in stupefacenti imprese,<br />

non potrebbero assolutamente<br />

più sbagliare dal turno successivo,<br />

in cui affronteranno proprio<br />

<strong>il</strong> Genoa, che se come da<br />

pronostico dovesse battere <strong>il</strong><br />

Pescara, andrebbe a Torino con<br />

un solo punto di ritardo a giocarsi<br />

presumib<strong>il</strong>mente la partita della<br />

vita, rischiando di regalare alla<br />

squadra di Ventura una maledetta<br />

primavera. Andrea Falco


<strong>Impatto</strong>» Sport » pag. 52<br />

L’urlo di Bayern e Borussia: La finale di<br />

Champions non la giochiamo solo alla PS<br />

Martedì e Mercoledì tutti gli<br />

appassionati di calcio hanno<br />

potuto assistere a due episodi<br />

che probab<strong>il</strong>mente scateneranno<br />

reazioni a catena e cambieranno<br />

la scena del calcio internazionale.<br />

Infatti <strong>il</strong> Bayern Monaco di Jupp<br />

Heynckes ha battuto gli “Dei”<br />

blaugrana del Barcellona per 4<br />

a 0,mentre i cugini del Borussia<br />

Dortmund di Sebastien Klopp<br />

hanno sconfitto i GALACTICOS<br />

di Mourinho per 4 a 1. Serate<br />

di fuoco per le due tedesche<br />

che hanno regalato sprazzi di<br />

un “nuovo “ calcio,un calcio<br />

puro,elegante e burrascoso allo<br />

stesso tempo. Era solo questione<br />

di tempo. I tedeschi sapevano che<br />

un giorno avrebbero cambiato le<br />

vecchie concezioni, i vecchi luoghi<br />

comuni, le vecchie tradizioni.<br />

Ripercorriamo le tappe che hanno<br />

portato a questo momento storico<br />

per la Germania :<br />

2006) semifinale Germania-Italia<br />

vinta dai nostri campioni dopo<br />

120 minuti di sofferenze<br />

Bayern Monaco ) finale perduta<br />

tre anni fa,una buttata via l’anno<br />

scorso<br />

Borussia Dortmund ) società<br />

calcistica che nel 2006 è sulla<br />

soglia del fallimento …<br />

Ma chi sono Bayern e Borussia<br />

oggi? Vediamo insieme sappiamo<br />

tutti che FC BAYERN MUNCHEN è<br />

un club di tutto rispetto:<br />

conta 22 campionati tedeschi,<br />

15 Coppe di Germania e 4 Coppe<br />

dei Campioni,una coppa Uefa e<br />

una coppa delle Coppe. Nel 1974<br />

i Bavaresi sono diventati la prima<br />

squadra tedesca ad aggiudicarsi<br />

la Coppa dei Campioni e la terza<br />

squadra a vincere <strong>il</strong> trofeo per<br />

tre anni di seguito, dopo aver<br />

sconfitto <strong>il</strong> Saint Etienne per<br />

1-0. Negli anni ’80 <strong>il</strong> Bayern ha<br />

vinto cinque dei sei campionati<br />

a cui ha partecipato, tra i quali la<br />

Bundesliga e la Coppa di Germania<br />

ed è arrivato in finale di Coppa dei<br />

Campioni per due volte. Dall’inizio<br />

del nuovo m<strong>il</strong>lennio ad oggi, <strong>il</strong><br />

Bayern Monaco ha fatto quattro<br />

“doppiette” e la sua stagione<br />

più di successo è stata nel 2007-<br />

2008 e 2009-2010 quando ha<br />

vinto <strong>il</strong> campionato e la coppa di<br />

Germania. A fasi alterne è stata in<br />

passato ed è tappa e “dimora “ di<br />

calciatori di grande calibro come<br />

Oliver Bierhoff, Roy Makaay, Raul<br />

Gonzalez, Lahm, Gomez, Muller,<br />

Kroos, Ribery e tanti altri ancora.<br />

Passano gli anni e la società apre<br />

a nuove politiche : giocatori del<br />

vivaio si mescolano a giocatori<br />

esterni.Ciò è dimostrato dal<br />

fatto che Quest’anno i bavaresi<br />

hanno piazzato <strong>il</strong> più costoso<br />

colpo della Bundesliga: Javi<br />

Martinez,comprato dall’Atletico<br />

B<strong>il</strong>bao per 40 m<strong>il</strong>ioni di euro.<br />

Per quanto riguarda <strong>il</strong> Borussia<br />

Dortmund,la sua storia sembra<br />

davvero un racconto alla Oliver<br />

Twist. Negli anni 90 i dirigenti<br />

(poco competenti) si immergono<br />

in spese dispendiose che però<br />

portano alla vittoria della<br />

Champions nel 1997 contro la<br />

Juventus. Nel 2006 la società<br />

vede <strong>il</strong> “fantasma” del fallimento<br />

a causa di debiti che ammontano<br />

a 140 m<strong>il</strong>ioni di euro. Viene<br />

venduto lo stadio e vengono<br />

ridotti gli ingaggi dei calciatori<br />

del 20% per far rimanere in vita <strong>il</strong><br />

club. Nelle annate 2007 e 2008 la<br />

retrocessione è vicina. Però per<br />

i Dortmundiani <strong>il</strong> 2006 non è la<br />

fine ma solo l’inizio di un nuovo<br />

percorso,di una rigenerazione.<br />

Infatti nel 2008 l’arrivo di Jurgen<br />

Klopp spiazza tutti. Giovane<br />

tecnico decide di incamminarsi<br />

su una “selva oscura” e di<br />

portare la f<strong>il</strong>osofia della cantera<br />

barcelloniana. Abbracciando<br />

questa f<strong>il</strong>osofia,tutto cambia. Si<br />

decide di rifondare la rete degli<br />

osservatori,che sono loro i veri<br />

“fabbri” che hanno plasmato<br />

questa squadra,sono loro<br />

che hanno ordini ben precisi<br />

dall’alta dirigenza: scovare<br />

giovani TalenTi a basso cosTo<br />

(soprattutto nell’Europa dell’est).<br />

Vedi Mario Mandzukic, Robert<br />

Lewandowski, Edin Dzeko. Inoltre<br />

la società riesce ad ottenere un<br />

elevato margine di ricavo dalla<br />

vendita dei suoi pezzi pregiati.<br />

Basti pensare che l’esterno<br />

Giapponese Kagawa fu acquistato<br />

per la modesta cifra di 300<br />

m<strong>il</strong>a euro e fu rivenduto l’anno<br />

seguente al Manchester United<br />

per 16 m<strong>il</strong>ioni di euro. Bisogna<br />

poi evidenziare la figura del coach<br />

Klopp che si è dimostrato un vero<br />

e proprio”collante” che ha dato<br />

vita ad uno st<strong>il</strong>e calcistico sublime<br />

e bello da vedere!! Si è aggiunta<br />

poi la crescita prosperosa dei<br />

ricavi e della notorietà economica:<br />

fatturato di 199 m<strong>il</strong>ioni di euro nel<br />

2012 e un ut<strong>il</strong>e netto di 34 m<strong>il</strong>ioni.<br />

Le notti all’Allianz arena e al Signal<br />

Iduna Park sono state momento<br />

di “transizione”,una sorta di<br />

passaggio di chiavi dal calcio<br />

spagnolo al calcio tedesco. Ma<br />

cosa hanno in comune Bayern e<br />

Borussia?Semplice:sono <strong>il</strong> riflesso<br />

di una situazione politica ed<br />

economica che non hanno eguali<br />

nel vecchio continente .La capacità<br />

di trarre giovamento anche in<br />

situazioni diffic<strong>il</strong>i è entrata nel<br />

dna di tutti gli enti,gli apparati e i<br />

settori della Germania.Sembrava<br />

davvero lontana una finale tutta<br />

tedesca e invece. Wembley<br />

davvero potrebbe colorarsi di<br />

rosso e di giallo. Queste due<br />

squadre hanno dimostrato che nel<br />

calcio nulla è eterno,non esistono<br />

Dei e non esiste un modulo o<br />

uno st<strong>il</strong>e di gioco imbattib<strong>il</strong>e.<br />

E se esiste un “Olimpo” allora si<br />

vede che le divinità non hanno un<br />

posto fisso! Nel caso in cui Bayern<br />

e Dortmund dovessero incontrarsi<br />

in finale <strong>il</strong> 25 maggio allo Wembley<br />

stadium,non possiamo fare altro<br />

di augurare loro la miglior sorte e<br />

di vedere adrenalina e spettacolo<br />

sul terreno di gioco. In realtà loro<br />

non lo sanno ma già hanno vinto<br />

e se la storia è fatta di cicli che<br />

toccherà a noi italiani affacciarci<br />

dai tetti d’Europa? Incrociamo le<br />

dita!<br />

Mattia Officioso<br />

mattia.officioso@impattosettimanale.it


i m p a t t o<br />

Tante grazie a tutti voi<br />

lettori...<br />

Solo voi siete <strong>il</strong> vero “oro”<br />

di <strong>Impatto</strong>!<br />

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