e pianto rituale - Historia Antigua

historiantigua.cl

e pianto rituale - Historia Antigua

Bollati Borjrighjeri sLIggi

11 pianto antj ' .

irntaziune meditrrraiiea e

sili defi~nti,

prrcr,slian,

ruriale SU cui E T de ~ ~

inette aila prc

categorir iiiterprumriimi -Vdi~'("".

mudi;o (nuora i997) '' aPP"rsn "r'l'

rraim irsioni ri4diqfon

drl 199-i4

ji-/ic

nos,~rc cdiiioni: i iTkCci nc/ Sud di Lit~t-ifo Mnniil'.

fotografie di A. Zavittini.

di C,

F. Fartr,

F, Pintla e A.

cilardi (r999).

In copertina.

E 28.50

Ernesto de Martino

Morte

e pianto rituale

Dal lamento funebre

antico al pianto di Maria


Primn edizione nella *Biblioteca di cultura scientifica* 1958, col titolo

iMorte e pianto rirua/e ne( mondo antico: dal kmmto pagono a/ pianto di Maria

Edizione nell'aUniversale scicntifica Boringhicri~ 1975

con modificazione del titolo per espresso desiderio delI'autore

Nuova edizionc nella collana aSaggin 2000

Ristdmpa ottobre 2002

O 1975 e zoo0 Bollati Boringhieri editore s.r.l., Torino, corso Vittorio Emanuelc 11, 86

I diritti di memoriaaazione elettronica, di riproduzione C di adattamento totale o

parziale con qualsiari mezzo (compresi i mimofilm e le copie fotostatiche) sono riservati

Stampato in Italia dalla Stamptrc di Torino

ISnN 88.339-1zgR-2

Schema grafico della copertina di Pietro Palladino e Giulio Palmicri

Stampnto su carta Palntina delle Cartiere Milioni Fabriano

Indice

vrr Introduzione, di Clara Gallini

I. Un uomo vestito di grigio, vn 2, La prima recezione, ix 3. Questioni

di linpyaggio, xiv 4. Riprese critiche, xvrt 3. L'interrogazione sntropo-

logicn, xx 6. L'intuizione (Tricnrico, aprile r952), xxn 7. La aspcdizione

lucnnan (ottobre 1952), sxv 8 Ln scelta (Lucnniii 195 31, XXVII 9. Tre

brevi terreni (Lucania 1954), xmx IO. L'incontro con Constaniin Rr5iloiu

(Romania, ottobre tyjs), xxx 11. La ricerca finale (Lucanin, 31 luglio - 27

ngnsto r956), xxxr I 2. L'interrogazione dell'etnolo~in, xxxrn I j. L'in-

rcrrogazionc sul rito, xxxvri 14. 11 lavoro del lutto, x~ 15. Verso un'et-

nogriifia europca, ai.iti Rijerimcnti hibliogmfici, xi.vr

Morte e pianto rituale

3 Prefazione

7 Introduzione

15 I. Crisi della presenza e crisi del cordoglio

I. 11 concetto di perdita della presenza, 13 2. La presenza mdata, 25

3. Ln vita religiosa come tecnica protettiva mediatrice di valori, 36 4. La

crisi del cordoglio, 42 5. Di alcune teorie psicologiche del cordoglio, q8

55 2. I1 lamento funebre lucano

i. Giustificazione metodologica deiia presente indagine etnografica, 55

2. Osservwioni sul metodo di raccolta, 68 3. Stlito attuale del lamento fune-

bre lucano, 72 q. Crisi del cordoglio e presenza riciide del pianto, 78

5. La conquista del discorso protetto, 83 6. I1 discorso protetto niediatore

della sin~olarizza7ione del dolore, 94 7. Lamento funebre e ritorno irrelntivo

del morto, 97 8. Riepilogo dei risultati raggiunti. xoz


o4 3. Li lamento funebre folklorico euromediterraneo

I. La presenza rituale del pianto, 104 z. Ehetudine stuporosa, piunctw irre-

lativo e ordine della lamentazione, 108 3. La conquista del discorso pro-

ietto: la peridzzazione del pkutcfus in ritornelli emotivi stereotipi, I 15 4. La

conquista del discorso protetto: l'incidenza corale dei ritornelli emotivi, r zz

5. La conquista del discorso protetto: i moduli letterari, mimici e melodici, I 25

6. La singolarizzazione del dolore, 130 7. Una Iamentazione al Cairo, 135

8. Delirio di negazione e lamento, 138 9. Ritudizzazione dei conflitti susci-

tati dall'cvento luttuoso, 144

130 4. I funerali di Lazzaro Boia

I. Nota introduttiva, 150 2. Da1 lamento delle donne aiie fiabe dei fanciul-

li, i54 3. La vegiiii notturna e i giuochi lascivi, 164 4. l! trasporto deli'a-

bete, la morte alla finestra e In risurrezione di Lazzuo, 166 5. Annotazioni

conclusive, I 75

r78 5. I1 lamento funebre antico

t. Ritunlimazioni del phcticr, discorso pmtetto e singolnnztmionc del dolore, 178

2. Lamento, mito del morto e rituale funerario, 192 3. Furore, lascivia, fame

e ritiirile funernrio, 200 4. Una interprctazionc di K. Meuli, 207 5. Lo

scudo di Achille, 209

214 6. La messe del dolorl

Introduzione*

Clara Gallini

I. Morte, lavoro e culrurr , Ptotongril coltura e C' ercnlicoltura, 2 16

I.

3. Osservnzioni metoclologirrie, LLI 4. R~CCOIIU

_ tito di gr

C pa>siunc dci cereali, 215

5. Raccolto e passione clcl lino, 237 6. Raccolto e passione della vite, 242

7. Analisi ierogenetica, 246

260 7. Grandezza e decadenza del Pianto Antico

1. Il Pianto Divino come modello, 260 2. Lamento funebre e vita culturale

in Grecia e a Roma, 275 3, Israele e la crisi del pianto ritiiale antico, 282

4. La polemica cristiana, 288 5. I1 declino del pianto nntico C la Maim Dolo-

m, 298

308 EpiIogo

È in atto una vitalissima ripresa di studi che stanno concorrendo

alla ricomposizione storico-critica della complessa figura di Ernesro

dc Martino, di certo uno dei maggiori - -- intellcttuali dcl Novecento

ita liano. L' a presen te Intro duzione intende contrib uesto

l aa 'oro.

Ernesto de M~rtino, p , oltre i cir quanta, i nsegnante : di liceo e libero

docente dì storia del1 i. Privo C li capelli, :i denti pi

. -

con molt ieni di

i 9 I ,i v v

sorriso. I Ia contcssato tli ;ipposrarsi nei piccoli paesi cici >uci in aticsa che

morisse q~irilcuno per rcgistr:irc tlircttnmcntc i lamenti Itincbri di millcnaria

trscliaiunc ... Dicci anni di Invoro senza mui abbanclonare un corno cii ~or;illo

scarainiinrico (dc Martino ii napoletano) giusrnmcntc riconosciuto dai giiidici

del Viaregsio clic cominciano a pensare all': ' ""

30 agosto 1958. È appena stato prociar nato il c rinci torc della

.. m

.C."....r. r -lAlla m.,.

venresitna edizione del premio Viarcggio. Cuwliu uirliu ciulL~C~~I;

~ 2 r Aggiunte

(Ugo Moretti). Si prevede «una serata mondana», con la TV e la

I. I ritornelli asseverativi nel Napoletano, 321 2. Una varietb di plonctus

rituale, 322 3. Intorno aUe adefinizioni~ del lamento, 324 q. Trespo-

&ioni del lamento funebre, 325 5. Un lamento Yamana, 328 -,

33 I

Atlante ,fi;gumto del pianto

Settimana Incom, rallegrata dall'orchestra del maestro Martolini,

con FioreIla Boni e i Rio Rita. .. Nell'atrio del Rovnl, belle donne

cotonatissime sfogg $ano sm: agiianti sorrisi, Lc mnida R epaci un carniciotto

bianco bord ato ai cc liio, stile etnico, un po' e «alla caprese »

* Ringrazio Vittoria dc Palma e Alfredo Salsano per la colleborazione che mi ha permesso

di accedere agli archivi de Martino (Roms) c BoUati Roringhieri (Torino), per ritrovarvi rispet-

tivamente la documentazione dell'etnografia demminiana C della rassegna stampa del premio

Viareggio conferito nel i938 s Morte e piunfo rihtuie ne1 mondo antico.


ma da mugico, segnale di impegno politico e di trasgressivita di

costumi contrastivi alla moda


X CLARA CALUNI

sieme ad essi i vivi, costmendoii entrambi come esseri distinti

e per questo capaci di relazionarsi in modi positivi. È una questione

GIosofica di ordine generale, c come tale comincia ad essere

trattata. Ma poi subito l'etnografia restituirà i modi con cui determinati

soggetti - le contadine lucane - procedono concretamente

in questo lavoro. L'analisi, che con minuzia si dispiega nella prima

parte del libro, segue in tutti i dettagli lo svolgersi di questo lavoro,

che impegna assieme la psiche e il corpo, l'individuo e la colletlività.

Vistose e clamorose, le manifestazioni del cordoglio di cili si

fanno tragico carico le latnentatrici dei villaggi lucani appaiono pur

sempre come cornportamcnti antitetici a quei rnodellj di interiorizzazione

e privatizzazione del dolore che si presiime siano dominanti

nella nostra societi. Sul pianto formale, si prcsentano come

drammatizzazioni a soggetto, svolte però ~ibbidenda a canoni codificati.

Sul piano psicologico, sernb~ -2no est( 2rnare g radi di s ìof fercnza

e Iabilith incommcnsurabili ris petto ad espcrier ~ze altrir nenti

vissutc in piì~ moderni contesti. Sul 1: iiano sto] rico, sem ibrano ri af fio-

- - - - - - ra r .

e come e (Atlanti( 3i sommerse», rinnovanc iemoria l lunga

che : rinvia a orizzont .i di significato orinai prct lortc ccr itraliti

: ;imhoGc.c I dcl lanrs enio luncbrc delle c~ilturr sarebbe stata

psscnlenicntc crvsa dal crisiianccim o, con la sua nuuvfi concezione

della vita e della morte. Ma non in m isura rsic Iicdc, in ogni ~crnpo e

in ogni luogo, sì che pat teggianìenti :d esiti c ornpromissori ne puntegyercbhro

la s~oria. Solo l'eti moderna avrcbte in esso la p aroIa

finc su (in «pianto antico» (qlicsto era stato uno clei F )ossibili titoli

k del libro) ormai ridotto al massimo della rnarginalixarz~ivnr. - - --. - >

L'autore cernbrerctlre insomma sostenere l'immagine positiva

di una modernitu priva di ombre e [antasmi, nella sitn raggiunta

capaciti di operare quel solenne csorcismo contro la mortc, che

sarebbe rappresentato dalla laicizzazionc dei valori della vita.

Eppure proprio l'interrogativo iniziale del testo - che cosa dobbiamo

fare dei morti? - resta, con Lutta Isi sua lorza di interpellazione.

E qucsto fu il punto che - alla prima rccezione del Iibro

- parve a turti come cruciale.

All'interrogativo si potevano cercare risposte di ordine vario,

persin opposto. Non poche di esse si configiiravano come ribadite

certezze nelie sorti umane e progressive: riprese dal discorso demartiniano,

ma stmplificarc e persin banaiizzate, argornentazioni di-

verse mettevano in scena quali vitroriosi ghostbusten vuoi il «pro-

gresso civiIe » (Vittorio Lanternari) vuoi unle industrializzazione »

corniinque stpporratrice di sviluppo culturale. Rilanciata dal socio-

Logo Corrado Barberis, e rimbalzata sulle più varie testate, que-

st'ultima tesi doveva apparire la più convincente, in qiiesto scor-

cio di fine anni cinquanta segnato dai prodromi del boom industriale

e della relativa retorica. «Kivoluzioiie industriale contro lainenli

funebri» poteva gloriosamente titolare un articolo di Domenico

Izzo sulla «Tribuna» in cui si affermava che:

Lc premesse dictaiiiratamente rnarxiste clellktnografo, se interpretate a modo,

poshono anche non tittbare una coscienza liberista. Giacche sempre concrap-

posti all'immobilità sono l'impresa, l'iniziativa e il lavoro.

Eppure, sensibilith più attuali e inquiete suggerivano altre possibilità

di risposta ai testo dernartiniano, altri modi di mi~urarlo

rispetto a quegli interrogativi dell'oggi, da I lui stcssc , evocati come

prrscnze possibili, dietro una scena chc n1 on era I( jro cons cntito

di occilpare.

Dnpo aver valnrizzatn cnmc afntto scnzn l-irccedcnti in Italia»

il ricorso :I Freiicl C Melanie Klcii~ C, piii in p,enc.r:ile, l'attenzione

a


nell'opposto: . .. un rifiuto di idealizzarla, di superarla, di trascenderla».

E cita, a quesro proposito, i versi scritti da Dylan Thomas

in occasione della morte del padre.

Non-senso della morte. Liquidazione del morto dentro di noi,

con un lavoro sbrigativo, ma dagli esiti forse sempre segretamente

aperti e disturbanti. La recensione di Pietro Citati è un testo di

eccezionale pregnanza, degno di riconsiderazione, proprio per la

forte consonanza che dimostra nel leggere la pagina di de Martino

come un precipitato di materiali tumultiiosi, scgnalatori di una percezione

tutta moderna di una crisi dclla cultura al cui interno si

iscrive anche la riflessione sul significato clei riti dclla rnortr e sul

vuoto Iasciaro dall'apparentc crollo dc1l;i loro ccntralità ncUa società

borghese.

Già II mondo ma.qico - scrive Citati - C «urlo studio in cui si

indag~ In sit\ia;r,iont.-limite fra l'uomo c il caos, Ir;i la coscienza

C I'indisiin~o, In viteiIitA pura D. E, qiiasi in tiiclndo pcrcorsi clic de

Martino a\lrchbc esplorato di li a non molto, Iiwc~rando attorno

a La,/i~lc (/C/ mondr), Citati istituisce iin confronto dirrito con le

pii1 v;iric tcndcnzc dell'arte del ven~esimo sccolo, chc rapprcscnlalo,

fino allii ossessione, codesto dramma)}. Ma questo - prosegue

- è soltanto uno dei due poli entro cui si bilancia la tensione

di uno studioso come de Martino, comunque fedele rilla sua

formazione culturale crociana e storicistica. Così,

nel momento stesso che indugia ncj territori della follia, del puro dolore,

del1';issoliita sessualit;~, egli tiene tlifatti sempre presente, con l'altra occhio,

il polo contrario ... il processo per il quale l'irrazionale diventa razionale,

il vitale morale, I'astorico storico,

Citati è tra i pochissimi, forse l'un ico, a co; gliere ne l segno a nche

~~- ~

sulla questione per de Martino fontlamentale in questo suo nuovo

libro: la tcoria rIel mito e dcl rito, e I:r sua verifica nell'analisi rIi

una pratica concreta e individuata. Che questo aspetto essenzi:ile

ciella ricerca teorica demartiniana non sia entrato neiia discussione

scientifica di quegli anni è una grave lacuna che dà molto c!:i

riflettere.

Quanto a Citati - con una certa (seppur parziale) correttezza

- la sua lettera della tcoria demartiniana del rito ne sottolinea

la cenirnlità del mocieiio della ripetizione, «chiave storica che fa sì

che non abbia liiogo il sentimento unico, irripetibile P, ne individua

le ascendenze freudiane nell'«interesse per il mito e il ritorno

che sono connacurali alla psicanalisi*, e ne sepala l'autonomia e

la coerenza del costrutto argomentativo.

Per Citati, il confronto con l'oggi non sembra del tutto pacificante:

questo controllo stoico nasconde, alle voltc.

Oggi si hanno altre tec

una tecnica inconscis che permette di evitare i contatti col dolore, gli fa

il vuoto intorno, restringe a poco a poco, e senza parere, Iri superficie colpita,

neutralizzando alla fine il sentimento doloroso entro uns zona scinpre

più vasta di indiflerenza e di atonia.

E a differenza di de Martino, sembra guardare al re

sorta di bene perdiito:

e una

Il rito noil 1'118 nasccrc dalla civilti dell'nndmtatemer~t e dei sentimenti promirati

cd :irnhigiii. ma soltanto q1 ccetta la C

~pinge,

la si mirna, iitio al ~);ii.ossismo

1 .l. . Rivelatrice di acute, attuali sensibiiita, ia pagina ci1 ~ icrtri

stiiribra

consonare con l'espressione dei primi dubbi, che proprio in

quegli anni cominciav:inu :id iiffiorarc, circa I'cilicncia, iii ~crmini

di sanità mentale, di quelle forme di contro110 e intcriorizznzione

del lutto, che si vorrebbero proprie dell'età modern i connettono

all'occultamento sociale del malato e del rr itnti a

suo modo intuisce che morire soli rescinde entrami11 - rnclrit\iro

e viventi - da un'esperienza che abbisogna di significati e di affetti.

E sembra assegnnre alla pratica simbolica il carattere di una

costanre e necessaria dimensione espressiva dell'umano.

La posizione di de Martino è apparentemente diversa. Egli da

un lato assegna n un insieme di problematiche congiunturali (miseria

economica, oppressione sociale) le ragioni della tenace persistenza,

nel Mezzogiorno d'Italia, di forme di crisi del cordoglio per questo

bisognose di un controllo rituale. Dall'altro sembra confidare

nell'immagine positiva di un certo :o«ordine civile,, raggiunto dalla

socieei borghese assicrne d a laicizzatione dei valori e all'iliteriorizzazione

delle ernozioni. Me che il suo universo fosse assai meno

pacificato, ce lo rivela nel inomento stesso in cui proprio partendo

dalla citazione di Croce va a consegnare al piano dell'etica il


diazione sirnholica. Che appunto qui ci fosse un tiodo duro da risolvere

era uno dei compiti teorici che l'autore di Morte e pianto ritrlak

prima ancora di suggerire al lettore doveva andar ponendo a se

stcsso.

Come si vede, di materia messa al fuoco cc ne fu molta. E I'ampia

e non banale risonanza mediatica di cui Morte e pianfu ritttale

godette in quei aiorni aveva innescato un dibattito, o comunque

n

l'inizio di una riflessioiie, che avrebbe potiito incidere anche sul

piano della ricerca aiitropologica. E(fimcra, quella suggetita dal

Viareggio del 1938 Iii però un'occasioiie mancata: non si rc:ilizzò,

di fatto, un reale confronto di mctodo, capace di innescnre malisi,

approfondite e pertinenti, sulla natura e le Forrnc delle pratiche

simboliche dle si :ittivano nei confronti della mortc di iin cssere

umano, in una societi data.

Ne testirriorii:ii~o le ulteriori recensioni pl~bbIicart su riviste

scientifichc, o di vnrin niltiira, a ridosso dcll'uscita del libro. Due

pregevoli criciclx filosolichc (Cnrlo Azzimonti e C:srlci 'l'illlio Altun)

- cit -cospet t: i la prim narncntt : puntiin Ic In seconda - analizza

no il con cctto dei :io di «cr isi clcllti 1 ;,rcscnzn», che, come

vcrh ,cino, si approlo riformi ila in Mi orf~l C pignt~) ritriale.

Si aggiiingor >ci Ic prc :cise notc di iin :intichista (Vittorio Citii) e

qiicllc, piìi ni sri~i'f:~tc, di iin notci socicil~~o c:ittcilico (Fr:incesco Cm-

rpi), che doy 1 0 ;iver e logiato 1'an:ilisi c!cl coinpinnto di Mgria con-

clude ri\rnlutnndo il senso cristiano della mortc C avanzando appelli

iillsi Fcdc ;illa Verità c al]:\ Vira. E qiiestci è liillo, o C ~U~IS~.

Con le

sole eccezioni di 'I'iillio 'L'entori e di Vittorio 1,antcrnari (in intcrvcn-

ti peraltro assai rapidi) tacciono proprio i rappresentanti dei campi

piìi carutterizz:int i la ricerca di Aic~rtc. c pianto rih{akw: gli studiosi

di etnologia, di storia delle religioni c c-lclle tradizioni popolsiri. Il

che non può non lasciare - come eiifemisticamente si direbbe -

perlomeno perplessi circa certi abiti accademici ... d'altri tempi.

3. Questioni di linguaggio

Morte epianto re'tztale è un libro ind~ibbiamente ponderoso, ben

diverso dalle altre due monografie (Sud e magiu, La ièwa del Rimorso)

che, in breve siiccessione temporale, arriveranno a coinpor-

re la cosiddetta triade « meridionalistica » di de Martino, proponendosi

come nartazioni compatte, agili e di più cattivante lettura.

La stessa varietà e ampiezza dell'apparato documentario di cui si

avvale ogni sezione del testo k segnalatrice del forte investimento

dell'autore in un'opera, in cui si concentrano i risultati di una mole

di lavoro lungo e sistematico.

Ma E anche un libro eccentrico, sia nel linguaggio sia nella forma

espositiva. Non assomiglia infatti a una monografia etnografica

«classica», in cui tra altri argomenti trovi spazio la descrizione degli

«usi funebri» di una data popolazione. Ma neppute è comparabile

a una trattazione storica sistematica, da un inizio a una fine. La

sua natura interpretativa pone piuttosto il lettore di fronte a una

serie di nodi problematici, che sembrano essere trascelti perché

essenziali, rappresentativi del discorso dell'aiitore. Forse, la pondcrosità

stessa del suo impianto è segnalatricc di investimenti e

assieme di impacci nel governo dei vari piarii entro cui si distende

iina stesura pur consapevole del proprio procedere: J'esposizione

di una teoria del rito e quindi I'individiiazione di unn precisa ptatics

simbolica da analizzare mcdiantc I'etnografia e da contesiunlizzare

nello spazio e nel tempo. Spcrimentalc, difficilmente collocabilc,

lo stcsso linguaggio trilcliice lo slorzo ili restituire !a varict h

delle stratificazioni interprctativc attivate ncl corso dcll'intcro procedimento.

Anche quest'uItima dimensione del testo fu a suo tempo percepita

C segnalala, uncorché aii'intcrno di una discussione originatasi

per diverse finalità. Dopo iin anno da rutti indicato come molto

critico, non passò pacificnmcnte il Iatto che il primo premio Viareggio

venisse attribiiito a un testo di saggistica C non di Ictteratura.

Era solo la qiisrta volta - si rim;ircava - dopo il premio

assegnato aII1opera postuma di Antonio tirnmsci nel 1947, a quella

di Ai-turo Carlo Jemolo nel 1949, e infine B Eugenio Garin (insicme

a Vasco Pratolini) nel 1955 ... E la distinzione tra letteratura e saggistica,

con l'implicita gerarchizzazione dei due generi, si ribadiva

all'interno di discorsi, la ciii portata simbolica andava oltre quella

del premio stesso. L'imputazione di incompetenza della giuria ad

esprimersi in merito a un'opera di etnologia si accompagnava di

fatto ad espliciti appelli alla e tradizione » letteraria del Viareggio,

app& che trovavano un consenso capace di travalicare quegli stessi


schieramenti ideologici, peraltro così rigidi e definitori in tempi

di guerra fredda. Provenienti da personaggi diversissimi quali Carlo

Ro, Enrico Falqiii, Leone Piccioni, Giancarlo Vigore&, da un lato,

Gian Carlo Ferretti, Carlo Salinari (uno dei più duri), dall'altro,

queste posizioni critiche ci appaiono oggi forse anche segnali della

percezione di nuovi fcrmenti e non pacificate contraddizioni. Da

un lato, l'erosione del campo letterario da parte delle nuove forme

di romanzo-inchiesta così caratteristiche di molte scritture « impegnate»

di quegli anni poneva non pochi problemi, a destra come a sinistra.

Dd'altro - ed è l'aspetto che a noi maggiorinente interessa

- la stessa «confusione & generi» così evidente nella scrittura

demartiniana poteva anche essere spia delle dilficolth incontrate

ddl'etnologia e dalla demologia italiana ad aprirsi a nuove e più

attuali ptoblematiche, rinnovando datl'interno il proprio linguaggio.

Difficile, oscuro, per gli tini (Cesare dlOnofrio), iniziatico e possentemente

evocatorc pcr gli altri (Domcnico Sassoli), il linguaggio

dernsirtiniano era l'aspetto del libro che: parve pii1 problematico,

al di là dclla scomodità stessa del suo argomento. Persin owisi,

l'analogia con I'aiitore dclla Sciet7za ntiovu - opera cui ogni testo

del nostro studioso ~ribu~a riconoscimenti quasi di rito - presente

nei due tra i pii1 attenti recensori di Morle e pzhnto ritirale

(Piovene C Citati), clic non solo per ragioni di mestiere dimostrano

di coglicre Ic prolleinii~ichc novità rlcl linguaggio di de Martino:

unsi scritrura, con tutta la sua urgenza chc preme sui più o meno

consolidati steccati tra saggistica e letteratura. Personalmente,

ritengo che in questa casi tipica e pressante intrusione dell'autore

nel testo risiedano molte ragioni dell'efficacia - ora attrattiva ora

repulsiva - di una scrittura che cends ad imporsi come fatto etico

e di comunicazione, ai di là della scveriti dcll'impianto metodologico

che la sottende.

Segnale di una modernith inquieta, della scrittura di de Martino

Citati coglie I'eclettismo come caratteristica piìi visibile:

Certamente de Martino disponc di una dote, molto felice, di invenzione

e di definizione mei~forica. Meno consenso potrà suscitare la congestionata,

variopinta e barbaric:~ congerie dei matcriaiì linguistici con i quali è costmico

Morte e Pianto rituale nel mondo unlico. La psicanalisi, il marxismo, I'esistenzialismol

Croce, la critica letteraria, non manca nulla: ogni linguaggio

ha lasciato a de Martino i suoi termini tecnici. Di questo mostruoso saccheggio,

compiuto con una vitditi molto meridionale, restmto dappertutto

INTRODUZIONE m

le tracce, i detriti, come gli ideogrammi cinesi che Ezra Pound inserisce nel

suo inglese. Non è che de Martino non abbia cercato di amalgamarli, o non

Li abbia impiegati al punto giusto. Ma non vi è Jiibbio che egli, se non è

cl uc l lo clie si :ercaiore e uno spe ,re, non è nemmenc 3 una

p~r3 I mente te1 ;ua intelligenza è gei cclcttica : combina toria.

Insomma, ci chiediamo con lui, un ae lvlartino urzcoleur, esplo-

ratore di «generi confusi», alla ricerca di un linguaggio capace di

rendere il suo complicato percepirsi come moderno? Non è Clif-

ford Geertz a suggerirci queste domande, oggi perfino inflazio-

nate, ma Citati nel 1958: il quale conclude il suo bcll'intervento

andando oltre la contingenza del dibattito sollecitato dal Viareg-

gio, per chiedersi se l'attitudine eclettica e combinatoria non sia

esclusiva caratteristica di dc Martino, ma piuttosto forse «il più

grande dei vizi moderni*.

Riformulato in termini molto diversi da quelli di de Mertino

- ma anche immeritamente prescindendone dalla conoscenza -

l'interrogativo sul ascnso della morte» e sulle varie forme dell'at-

tcggiarsi risperto al proprio e all'altrui morire, si sarebbe affac-

ciato come uno dei temi clominanti nel discorso sociologico, filoso-

fico c storico di buonzi pnrre della cultiira europea - soprattutto

di matrice francese - degli anni settanta.

E appunto in sintomatica contemporaneità cof risveglio di inte-

ressi per queste tematiche che un libro atipico e precoce come Morte

epianto rituale comincia a csscrc fatto oggetto di un'analisi perti-

nente al suo oggetto. La precedente critica demartiniana - i cui

limiti temporali potrebbero essere rappresentati dai due libri di

Giuseppe Galasso, Croce, Gramsci e altri storici e L 'altra Europa,

rispettivameilte del l968 e del 1782 - aveva nel complesso pri-

vilegiato due direzioni: da un lato, quella filosofica dei rapporti

trtd il pensiero di de Mutino c quelio di Croce, dali'altro queiia

culturale, accentuando particolarmente la temat ica delle dinami-

che tra egemonia e subalternith culturale. Una prospettiva, quc-

st 'ultima, di certo consona d'ottica demarriniana, ma insdficiente

a focalizzare l'oggetto sottoposto al suo sguardo. Sono queste alcune


delle ragioni per cui in tutti questi anni un libro così complesso

e stratiiicato come Morte e pianto rituale è entrato per così dire

di striscio nell'interesse di una critica perlopiù disattenta a quelle

dimensioni del testo, che oggi ci sembrano pih considerevoli.

E del 1987 la raccolta di contributi di vari autori, Le Retour

des morts, curata da Daniel Fabre che - per quanto mi consti -

rappresenta la prima occasione per un bilancio critico di quanto

l'etnografia europea ha prodotto in merito a iin argomento che,

come si è visto, è tornato a essere oggetto di riflessione in anni

relativamente recenti. Nel suo interno si situa, tra altri, il saggio

di Giordana Charuty, Morts et vmenants d'ltulie, che fa il punto

della ricerca italiana siill'argomento. Con pertinenza, Charuty rico-

nosce a de Martino il merito di aver proposto nel suo libro

la prima analisi dell'espressione codificata delle emozioni e delle credenze

sui dciunti ... niolto prima che, sotto l'influenza dcllc ricerche francesi, gli

storici italiani reintegrassero nel loro campo di ricerca la questione delle rela-

zioiii tra i vivi e i morti - che P diversa da quella delle rappresentazioni

clella vita e della morte.

Pnssa cliiindi a recensire gli importanti contributi di Francesco Faeta

e Marina Malahotri (1980) c principalmente di Luigi Lombardi

Satriani C Mariano McliRrana (~982), i quali ultimi, srrlln basc di

iin'etnografia condotta in Calsbria, diversnmcntc da dc Martino

estendono l'osservazione all'jnsieme dclle pratiche e delle rappresentazioni

concernenti i rapporti tra i vivi e i morti.

Qiianto alle leriiire di Morte e pianto rittìulc siffacciutesi sul nostro

panorama cilltiirnle in anni ancora fortemente marcati dd'egemonia

dello strutturalismo, è la presa di distanza critica a prevalere. Ai

puntuali rilievi mossi da Valerio Valeri (1979) all'interno della voce

Ltrtto clell'EncicLopedia einaudiana, seguiranno Ic revisioni sistc-

[natiche di settori essenziali del testo, sviluppate da Pietro C'

mente (1983) e da Maria Serena Mirto (1990) rispettivamente

le parti etnografiche e antichistiche.

Nel complesso, queste critiche tendono a scardinare l'intero

impianto rnetoclologico del libro, insistendo sull'esistenza di un

r:ipporto dialettico tra codice culturale e ruoli sociali attivati nelle

diverse situazioni di lutto al fine di esprimere, a titolo individuale

o collettivo, un cordogiio che è sempre socialmente e culturalmente

condizionato e che dunque non può mai manifestarsi nelle forme

di quella «crisi » nuda e cruda, di cui de Martino riterrebbe di trovare

le testimonianze etnografichc e storiche. Su questo nodo centrale

sarebbe impossibile non convenire, se decidessimo oggi di

condurre una ricerca sulle pratiche simboliche che si attivano in

situazioni di lutto e di cui il lamento funebre è una delle possibili

espressioni.

L'etnografia del li ~tto, che : di recei nte si è c a su divc me

aree culturali, si svi' luppa di :condo I risibilme !nte

_I_ na ...,

-1- --.

distanti da quelli di oe ivlarrino. wsserveremo ancr-ie cnt- quesre

ricerche non concernono soltanto terreni extraeuropci o dcll'Europa

riirale: possono farci accostare a pratiche simboliche presenti

in contesti urbani dell'Europs o dcgli Stati Uniti. quasi a indicarci

I'esi: jtenza il. i rispost~ e forti e tive rispeilo a qi iltamcn

to


XX CLARA GALLINI

5. L'interrogazione anh.opoZogica

Corrisponde al vero l'osservazione attribuita a de ~Martinc

vari cronisti del Viareggio che in Morte e pianto rituale siano C

tenuti i risultati cli dieci anni di ricerca: sono i dieci anni che sc

rano I'liscita di questo libro da quella del Mondo magico, nel 15

Per quanto entrambi i testi ruotino attorno alla ternatica cent rale

della acrisi della presenza)), la nuova opera si differenzia dalla ore- r- -

cedente per diie punti fondamentali: da un lato, lo sviliippo dell'apparato

concettuale concernerite l'analisi della genesi e C (ella

natura del simbolismo mitico-rituiile, rlaIl'altro lato, il passai .?CI

da un'ctnologia «da tavolino,, all'csetciaio clclla ricerca sul cnn ipn.

Nel sii» coniplesso, il testo intcnde restituire il sciiso di iina singola

pratica sinibolica, inclividirata secondo alc~inc coortlinatc ciic

a clc Mar~in o scinbr 'aiio cssc :nzidi,

All'iinalis i et 110gr1 ilfica il 1 cttore a rrivw coi

, . .

iniziale, chc :=

\. l,,,aL i~iicl~c la piii nota e S~IICII:ILH per quanto

ccrnc i rappc 3rti con cc, I Icic! 0110

paginc di lo rte ~(111~1

iiitc pcr iilla

I -

prol->lcmatica acslin:Lr:i il !:ire tizi ponrc 2iin sircccsqrvn ctnogr:ifiii:

qiii riesi c dcll:i striirturn clcl simholi smu

i~iiti iellii specilieit?i iormnlc e contcr iiiti-

~1ici1 CI] LI^ cosmlrro riior;~n~c uttorno alla lormnzionc cli pnr:id igmi

4(merascorici,>, cioè atemporaIi e sempre ripctibili, n loro volta connotiiti

da lorti ambiguità espressive, in cliiiinto mctafore assieme

rlel «negativo» e della sila risoluzionc. Ques~a elaborazicznc rinvia

sosianzialmente a due saggi fond:irncntiili, comparsi entrambi in

«S~iidi e Materiali di Storia delle lieligiotiin (rispettivamente nei

volutni del r 953-54 e del x957), Fenomenolo~iu religiosa e storicismo

assoluto e .Ttorx'cisrno e iwcrriona!ismo nefku storiu dcllc reli,qioni,

saggi rli cili cli receritc Marcclio Msssenzio ( 1~9~) ha proposto una

attenta rile~tiirsi, anche sulla base di altri scritti inediti e che si

possono integrare con l'importante nota Mito e ti10 (SLLIIII stessa

rivista, semprc ncl numero del 1957), in cui viene argomentata

l'aiticolszione di queste dire diverse modnliti dell'espressione simbolica.

E per precisione storica ricordcrcmo infine che il saggio

Crisi della presenza e rclilztegrurione religiosa, sii «Aut Aut » del 1956,

già sembra compendiare l'intero impianto dell'imminente libro.

Piir nuovo, negli intendimenti dell'autore, 6 piu~tosto l'abbozzo

di analisi di quanto si sitiierebbe a monte dell'cspressione sirnbolica

stessa. E in Morte e pianto rituale che comincia :i emergere una

sorta di primo progetto di ridcfinizionc dell'antropologia filosofica

demartiniana. Anziriitto, l'ampia revisione deiia questione delle

categorie di economico c di vitale, cui de Martino intese affidare

la parte per liti pii1 impegnativa della sua risposta a Croce. E

assieme, i nuovi termini con cui si ridelinea quel concetto di «crisi

clclla presenza)) che riel Mondo rnugicu era ancora prevalentemente

inteso come datità negativa concernente in misura quasi esclusiva

i priniirivi, inentre ora viene ripensato nei termini di una potenzialiti

rischiosa sempre insita nclI1csscrc iiomo. Nuovo, in Morte

e pill~lto ritrtolc, è rutlo il ridisegnarsi di un'a~i~ropologia che risulta

sempre piì~ marcata da iina dialettica bipolarc, Lra riscl-iio del ncgativo

e quell'«ethos dcl irascendimcnto» (la locuzioiici compare per

la prima volta in questo testo) cui de Martin o affida il comp ito

di essere fondatore di cultura.

Insomma, per concludere su questa parte, Morte e pianto vitt~alc

intende rapprcscnzare, pcr il suo autore, una sorta di altopiano

da cui guilrclnrc al lavoro teorico pregresso, per misurare Ie distanze

che lo sepirtino dal testo di dieci anni prima.

A partire dall'etnografia lucana, piano teorico e piano, per cosl

dire, empirico Beii'analjsi si svililpperanno assieme, secondo una

. T

progressiv:~ ilpertiira n vcntal:lio dei t( ?mi. lntc rrpretato come tecnica

di destorilirrizionr di uno specifi co aneg: ativo» - la crisi del '

cordoglio - e sn1oiitilto in LLIILC le : ;iie com ponenti formali , il

1.

lamento fiinebre Iiicano viene ricollocato in una rete ai p111 .. vaste

comparazioni, sincror iacronicl he, che C :onsento no alla f ine

di ritrov;ire un'intcr:~ [turale, i .apprese ntata da I paesi g ravitanti

attorno n1 Mctiitcrran

Cnlciale, il capitolo ve, COI SL io :iccent o sui ritr iali

agrari della rr e sul tei o del dir 3 chc mi lore, am bi-

. 1.

sce a ricostruire I eseiiipio di una pii1 complessa procrclut:~: cliiclla

dclla destorificazione religiosa (« ierogenesi D). L'intento finale b

di ridisegnare un panorama cultilrale in cui le due diinensioiii del-

~'econoinico (agricoltura cerealicola) e del religioso funzionino da

sfondo comune c significante dei vari modi di piangere i morti

umani che hanno trovato la loro espressione nei diversi contesti


storico-geografici dei paesi del Mediterraneo. Non senza ragione

questo capitolo è sembrato il più fragile sotto il profilo storicodocumentario.

Ma è anche quello a più alto tenore filosofico. Inviciamo

i1 lettore a ripercorrerne il pur breve esordio, con la sua pregnante

riflessione sui rapporti tra natura e cultura e con la drammatica

visione di un essere umaiio che «si costituisce come procuratore

di morte riel seno stesso del morire naturale, imbrigliando

iti una regola culturale del passare quanto passa senza e contro

l'uomo» (p. 214).

Infine, Morte e pianto ritnatc si a ove pro! spettivc

di una riflessione sugIi scontri id ill'espanc dersi

del cristinne . :simo' coi suoi diversi moriclli cultcirnli, peraltro ritnasti

l >cr secol i a1 livello rli una performativith as~ratta e non concretjzz

:1ti1. D21 c .. .lui, l'insorgere di quelle cliulctticlie di «comproincsso»

. .-

tra ordlru rIi


ale. D'ora in poi, de Martino avrebbe tenuto fermo il pregiudizio

iniziale che vedrebbe nel lamento funebre non l'espressione di senti-

*. . menti socialmente costruiti, ma la manifestazioi ne di ang osce più profonde

di quanto l'uomo moderno non sarebbe : più pori tato a pr~ ovare.

Non è detto pero che tutti gli errori venga [no :ere.

... solo I per nuoc

..

Restiamo ancora per un I >o' nella camera del lavc ~ro di l'ricarico.

E que: ita volta lo sgua rdo a registrare nuove F presenze che

sembrano ct )n trastai re con q uarito l'orecchio I ha appc ma captato:

Ma poi i miei occhi ca< e della st; anza dove : si svolge va il

nostro lavoro, e vidi un uovo, clie : nessun p rcte avev: a ancora 1 )enedctto:

la forogrsfia di G :nviello, e sotto la s critta Ten .a e non gtl ,erra.

I

I

Mi rcsi conto allora che J;I mi;i imprcssionc era aimeno incoinpieta, e che

la tnorte qun~~iìi non cra sol~anto una m, della nai tura davanti a

ciii prorompere ncl metro di un lamento, rr in ricor


erano i lamenti funebri, in quanto documenti vivi, alla cui esecuzione

(a differenza delle pratiche magiche) si era potuto assistere,

sia pure in condizioni molto speciali. E che proprio queste condizioni

soIlevassero nuove problematiche, di ordine epistemologico, ci

viene raccontato in Note di uiuggio, pubblicato sulla rivista «Nuovi

Argomenti o nel maggio-giugno T 933, testo bellissimo, di denudamento

di affetti e di costruzione di percorsi riflessivi. Nell'ultima

parte del saggio, vediamo susseguirsi in parallelo le osservazioni

etnografiche dei vari lamenti funebri e delle interrogazioni che ciascuna

di esse via via ha sollecitato.

Rileggerle ci aiuterà a comprende] rsi di un ia proble :ma-

9 ,, .

tica strettamente connessa all'interpretazione della natura di un

rito, per cluanto esso ha di convenzionale. E contribuisce a risituare

teoticamente il paragrafo del secondo capitolo di Morte e

pianto rittrakc intitolato Osscruaxioni sul metodo di raccolta, in cui

si riflette siillc condizioni di esercizio di iin'etnogra[ia del lamento

Funebre, pratica riproducibile «artilicialmente» proprio in virtù

della sua natura ritiiale.'

11 n Note d, i vinggio, la sequc :nza dcg

i inizia C on un'o: iservazi

one mar )cala: il compiar ito per 11 ~gnaro di i Colobr aro,

. .

-1 . ' - ~ -.~

l ~&.~-

-11 -..! l - -L

che non vicnc regisira~o pcr 11 rispei-ro ui un IULLO ci1 CUI 1s stessa

équipe di ril cerca è ! stata I'involontariu causa. Scguc la lamcntazionc

raccolt :a a Pistil cci, chc vicnc semplicemente recitata di fronte

- -- -I

al ricercatore, rna cne proprio per questo suo modo di esecuzione

conlincia ii porre il problema dei rapporti tra convenzione C verità

del rito. Viene poi Giovanna Ragona di Fcrrandina, che nel compianto

.. del . morto ingloba l'esoriajr,ione, rivolta ai bambini presenti,

a fa re atten: zione :li pesi della bilancia con cui stanno giocando.

« I,a lamenta trice registra nel lamento tutre Ie variazioni di scena»,

B fianco di un testo che compare tr:~scri~to per intero

nei taccuini e sarh poi ampi amcnte anaIizzato in Morte c pianto

duale. Infine, il lamento fur iebre rcj

..

$strato e Rosa, che per piangere

con convirizione ha bisogno di rifugiarsi in un ripostiglio, e

l'immagine della mano di Vittoria che si insinua nello spiraglio di

una porta ... È: in questa condizione reale tli ricerca, osservata in

tutte le sue implicazioni, che G torna di nuovo l'alternativa erme-

si C G ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~

) Da qui d a fine del paragrafo riprendo testud

tino i995a, pp. 62-64.

. mia Introd luzione a de Mar-

neutica fondamentale~z del rapporto rra finzione e ttalt' a, convenzione

e sinceriti: aE questo il nodo che devo sciogliere».

La problematica epistemologica che informa l'interpretazione

del lamento funebre lucano di certo sviluppa le più antiche tematiche

del Mondo mogico e con maggior pertinenza quelle analizzate

nel saggio sul Milo Ackilpa delle origini (1952)~ dove già si

ragiona in termini di destorificazione e di «come se» rituale. Ma

l'interrogativo ermeneutico che ruota attorno allo specifico concetto

di «finzione» si propone e risolve qui per la prima volta nella

scrithlra demartiniana. E affiora, quasi cornc folgorazioi~e, nel corso

di un'osservazione sul campo, clie è anche un'interazione di due

lorrnc diverse di saper lare: dell'etnologo c clella lanientatrice. E

proprio il pia~ito di Kosa - cseguito e osservato in quelle condizioni

- aprirà la strada al capire: «L'alternativa ermeneiitica nrti-

[icio-sincerità 1: mal posta», il lamcnto funebre k iin «pianto scnz':inima»

che aiuta a ri8uadagniir.c il proprio singolo piangere, La

linzione C dunqlic parte del processo di dcstorificazione.

Così ricormulato, il concetto di linzione punta più verso un'idea

di 4 tcatro rituale» che non di menzogna sia pure convenzionale.

Ma per arrivare s cogliere la dinamica di questa finzione bisognerà

passarc attraverso ll;inalisi della convenzione.

È questo il percorso prioritario che comincia a de

8. La scelta (Lucania 1953,

L'oggetto è ormai definifo, circoscritto. Comporta la decisione

di una ricerca e la delimitazione di un oggetto. C'è una svolta radicale

rispetto ai modi in cui, nell'ottobre 1952,1'6q~1ipe aveva lavorato

d a raccolti^ il vato raggio di materiali concernenti la «magia»,

per cercarvi le tracce di una piìi generale rete di coerenze simboliche.

I1 lamento funebre è altro - non pcrticne alla pratica magica

cui si cliiecle un'immediata efficacia operativa - e s'impone per

iina sua carica espressiva, drammatica e diretta, la cui iiiterrogazione

sembra toccare Ie radici stesse dell'umano. Isolarlo per comprenderlo

significa forse poter raggiungere quel momento elementare,

azirorale, in cui si genera la costruzione sitnhlica ...

Il ,1953 è l'anno cruciale che, proprio attorno a questa nuova


Xi\lll CLARA CALUNI

scelta prospetticsi, vedrà consolidarsi alleanze, consumarsi distacchi.

Ma varrà anche la pena di ricordare l'efficacia di momenti

di comilnicazione intensa tra gli stiidiosi piìl prossimi a de Martino

e che gravitano in questi anni attorno al Centro etnologico

italiano da lui diretto. È quesra la ternperie che sollecita iin altro

ricercatore, Franco Cagnetta, a partire per un'alrra zona «arcaica»,

Orgosolo, nel cuore della Sardegna. Piibblicato nel 19 54 su «Nuovi

Argomenti», OrgosoEo arzhca presenta al suo interno anche un piccolo

corpus di lamenti funebri, accc )milagna testo di de

Martino, a giiisa di commentario stor ,ico sul p ;io della attitadora

e suIl'isti~~ito della vcndctta.

In anni poveri, i costi di iin soggiorno sul campo ne condixionano

Eorrne e diirata. I viaggi nel Sud di de Martino faroiio sempre

brevi, talora autofinanziati, talora siilla scia dellc csigcnzc di

altre istitiizi oni che ne forni vano i mczzi, consentendogli di ritagli:irsi

propr .i spazi a Il'intern n di iirogctti di divcrso gcncre. Con-

: -1.. .-... .- .I... l

clizionamcn~i, ciliriquc, cric iasccrcbhcro qiifilsiasi riccrca in balia

dcll a piìi ris chiosn prccfirictà, se iiun lossc arginata tla due SLIPpori

.i fondiil ncntali. Da irn lato, 111151 c~nosceilza pregrcssn, Fatta

-. .--L. di lr~~ucnrazioni C iirnicizie. DaIl'alrrn, una ferrea ~iianificnzione

del Iàvoro r ire - ci08 degli anibiti (la esplorare - in ci:{-

SCUI la dcllc

ii. Qiicstc sono appiinto le caratteristiclic di

.. .. una riccrcn cne Iwrrcrnmo r:issomig,liarc a iinn partila cli scacclii

- il gioco rnc.nt:ilc pecfcritn cln dc Martino - di ciii Lino solo clci

due partner abbia iiellc mani la strategia compIerzi.

Gli anni clclla ricerca «militante» possono clirsi ormai conchiiisi.

Ogni di:ilogici~i si gioca sotio l'egemonia di il ria lorte tenuta n ictodologicn

da parte dcl ricercatore. hla nuovi p iani si ar t icol;ino , pi~r

A-l l--. ..-*- t-..senz:i

proble~natizz:irsi fino in londo. Qiiello uci iuiiicii~ Liiiiebre

è un mondo in prev;ilcnza lernminilc, da avvicinare con estrema

cliscrezione e grazie alla mediazione di una donna. I1 lavoro di

ricerca lo fad~ affiorare, anclie pcr rivalutarne la generalizzata €unzione

sociale. Ma se l'intero percorso lascerà dietro di sé vuoti e

interrogativi - oggi ne siamo pii1 awertiti di ieri - è- anche per

I'offuscamcnto della speciFici.th di genere che caratterizza l'intera

procedur:i del teatro rituale dcl pianto.

Vista retrospettivamente, comunque, tutta la ricerca si car:rcterizza

per una impressionante gradualità dde sue procedure. Si inizia

con una sorta di verilica, di messa a punro, del noto. Dal 7 al 15

settembre 1953 I'éqilipe - formata da de Mirtino, Carpitella, de

Palma - ritorna a Grortole, Ferrandina, Pisticci, cioè neUe stesse

Locali ti che la precedente in tlitto il suo impi:into. L'équipe torna nella Lucani:~

« classica ». Per buona parte gii toccate dalln spcdiziotie clell'ottobre

1952, le localiti prescelte - Gorgogliane (Stigliano),

Valsinni, Rotondella, Colobraro, Setiise, Roccanova, Sant'Arcans

&lo - sono anche qiielle cIie erano apparse le pii1 con servatrici.

Ln ricerca si fa più sistematica e pib sensibile a ille conn

essioni tra

«riro» e


ivolto a scrutare entro le dimensioni psicologiche delle manifestazioni

del cordoglio. A loro volta, le pratiche del lutto, nella loro

complessa scansione temprale, interessano come segni di un contesto

al cui interno la lamentazionc si colloca in tutta la sua autonomia

formale. Sul versante «mitico», si indaga suiie immagini

dell'aldilà e si raccolgono le prime narrazioni di incontri inci>.;-tanti

coi defunti.

I giorni della festa dei inorti (30 o 2

.

novern ibre) risi

,- . ,-+n Cnr

ranno i più appropriati per tornare in Lucanla (LaivLLd, JL1113L,

Roccanova, Valsinni) e continuare la taccolta di questo genere di

narrazioni, Ma il cimitero di Roccanova è anche l'osstrvarorio privilegiato

dove assistere ~Il'eseccizioiie di un comuiaiito, assjp.-individuale

e collettivo, che si rappr esenta c innovar:

memorie sopire nel corso di un'ann atn.

. .

-./.e. *a,..

Un ciclo piiò dirsi dliuso. Consid~>ruL'vr,' J I L I ~ C ~ JU L L ~ ICIME~I~O f

mia anck

I a compi

.,-e,

-

ome il r

bre lricano, piibblicato su


Questa forte dimensione visuale irnpronterà, più tardi, la stessa

dell'Atlantefigurato delpzanto accluso a Morte e panto

ittcale. Anche di questo si tratta nel libro I viaggi nel Sud di Eme-

310 de Martino, in cui si discute, tra l'altro, delle eventuali influenze

warburghiane su una ricerca mirata, nella sua parte storico-iconogafica,

alla restituzione di qiiella realtà rituale - latta di gesti e

di posture - che insisterebbe dentro (e dietro) la stessa immagine

figurata. La dimensione visuale si aggiunge dunque al percorso

demartinian o in una misura non secc ~ndnria ; 11 suo m( odo di g uardare

al rito come pr .a~ica es] prcssiva e comui nicante : attraver: 50 il

corpo dei SUOI attor 1.

Vediamo ora piuttosto contenuti e direzioni della ricerca sul

campo. La iormillazione di un «questionario» - che è piuttosto

una traccia di argomenti da approfondire - incartala verso obiettivi

prcdetcrrnina~i e ristretti. Estrapolato da ogni altro possibile

dato contestualc, il lamento ftinebrc viene isolato nella sua specificith

e sottovosto all'osscrvlizione delle sue componenti formali.

Si punta du nqiie siil piangere in quanto «sapere» (ma si cercano

anche trncct : di un < (saper riclcre~ cl-ie risulterà molto meno evidente

di qii;into non fosse iri Romania). Questo siipcre va situato

rispetto a iin diiplicc versante. Da iin lato, In codiliciizionc sociale:

ed ecco le rlonianclc siilla terminologia (trav~glio, tr~~uu.qlione ecc.)

specifica di qiicsta e non di altre modtiIit21 del pianpcrc, sul suo

apprendimento, sui ruoli sessuzlli degli esecutori. Dull'altro, si insiste

molto sugli ii~ptttti dinamici di un'espressionc codiGcats del cordoglio,

leggihilc a IiveUo del corpo attraverso le varie posturc e

gestualità attivate ne1 corso del rito, c a livello delln psichc delle

attrici, nel vario oscillare tra depressione (uttassummto) e violenza,

fino al rnggiuneimento di un particolare stato psichico, contesto

L.

assieme di : iistrazior le e di prese di realtà.

La riccrc R ~111 car npo non avrebbe disatteso nessuna delle due

ha- Ad,

prospettive. AVAU ~v~orte e pianto rituale privilegerà decisamente la

scconcia, rispondendo s una scelta interpretetiva di cui oggi possiamo

meliere in discussione tutti i limiti, ma che è stiita comun-

~ r capace : di restituirci puntualmente - visibili e udibili in ciascuno

dei suoi dettagli - le modalità costruttive del «discorso

protetto» della lamentazione lucana.

I 2. L'interrogazione dell'etnoloaia

emar t inj !ano test

,C, A* , . ,

h"+'.-..*. - imonia d

pr

li un lavoro mobile, in progrejs,

,., .-e

puil~rggla~u "* Lvliuriul aggluaLalnenti e sondaggi per individuare

la più appropriata definizione del proprio oggetto. Lo stesso

accostamento dell'etnografia del Mezzogiorno italiano all'etnologia

dei «primitivi» - che marca un preciso momento della scoria

clella ricerca sul lamento funebre - avrebbe seguito fasi di avvicinamenti

e allontanamenti, via via rivelatori di nuovi ambiti problematici.

All'inizio doveva essersi persino profilata l'idea di una ricerca

ada tavolino» - e non su materiali etnografici - lungo una direzione

aU1incircn consona alla poscibilità tlelineatasi nella camera

del lavoro di Tricarico: siiidi~rc il variare delle concezioni della

morte. Dile pagine dell'archivio cuntcngono diie stesiirc abbastanza

simili di un progetto di lavoro per una storia dell'immaginc della

morte, dall'antichità fino alle nilovc prospct tivc of fcrte dall:~ visione

laica della vita. D~illa scaletta degli argomenti risulti1 cvidcnte che

In ricercii si sarebbe dovuti1 htisare cscliisivamente su clocumenti

letterari: dunqiic, iin'idca in qiialche modo cornparabilc a qiiclla

che aveva dato mnteria aIl'Arrtt~nno del Mcdiocvo di Johan I-Iriizinga,

tradotto per Sansoni proprio in qucgli anni, ncl 1953, C clic

poi sarebbe divent~tn ccntr~lc ncl bel libro


XXXIV CLAKA CALLINI

proponeva di studiare «il tegame tra regime economico e visi

del mondo

Di recente, in La mia alleama con Ernesto cle Mdrtino (1997),

Vittorio Lanternari ha tratteggiato una attenta ricostruzione del

biennio I 95 3-54, da cui emerge il convergere di obietrivi accomu- . nanti, anche sotto il profilo della passione civile. Ma gli stessi est 3rdi

dell'etnologia lanternariana sono impensabjli senza il duplice r niferimcnto

a Pettazzoni e a de Martino: le sue prime ricerche di ei tnologia

comparata - a partire almeno da Orgia sessuale e viti di ti ecupero

nel culto dei morti pubblicato in «Studi e Materiali di Stl oria

delle Religioni» (1953-54), fino nlla Grandejcsta, del 1959, tc tsto

introdotto da una Presentazione di de Marti .no - svc ~lgono ti utte

il tema delle celebrazioni dei defunti, per ini terpretar -le in ch' iave

di crisi e di riscatto culturale.

Quanto al progetto demartiniano di cui dicevamo, si tratt a di

una pagina dattiloscritta, contenente un testo privo di titolo,

riferentesi a un'ipotesi di ricerca suUa «paura del morto» nelle

ture primitive, specie australiane, con «cenni» al €olllore e al rno

classico. La pagina, come sempre, non è datata, ma al retro

margini vede apposti vari grafismi e annotazioni manoscritte e

canti i brani registrati nel cimitero di Roccanova, dunque

novembre 1954. Ricorderemo che in questa occasione si rac

ma

cul-

cero diverse testimonianze di quegli incontri coi morti tradj

nalmente rappresentati come rischiosi per i vivi. L'appunto rt :cita

nella sua parte iniziale:

lmpostazione del problema. La pauta del morto nelle societh etnolog iche.

Carattere secondario dei valori più propriamente morali e religiosi dell'immorralith,

e importanza della valenza magica della contagiosità del cadavere,

e del pericolo che il cadavere tomi come spettro a dannegiare i viventi. Onde

complessi mitico-rituali a carattere prevalentemente magico, e dominati dal

tema della separazione, della conciliazione, del recupero o della appra iprinzione

delIa potenza del morto, comc nella necrofagin.

La paura del morto nella paletnologia: il rerrore del morto nella posi: aione

rannicchiara : nel lega mento del cadavere nel paleolitico su~eriore.

La paura del morto nel l'antichità classica: cenni. Nel folkloi :e: accenr

Australia: Inr ~mazione, , esposizione su piattaforma arborea, cremazic

h L'omaggio a Pettazzoni tributato in una luq 5s nota (p. 2 i, nota r) ne :lla prima ve

di Ln messe del dolore pubblicata nel 1957 in uStu di e Mnteri ali di Storia

I deUe Relig

nota poi omessa in Morte e picmto rituale.

necrofagia; seppellimento secondario dopo l'inumazione e l'esposizione su

piattaforma arborea. 1,a condizione psicliica dei partecipanti ai rituali funerari,

soprattutio in rapporto al cordoglio e al larnci~to funebre. Il tabu del

nome del defiintc dimenta re e scss~ iale,

,. ~'oi~ia

Segue una bil sliografi: 1

v . - somma ria, che 1

. .

)arte ovc da Jame s

Frazcr e Lucien Lévy-Uruhl, per indirizzarci però subito verso il

campo della storia delle religioni e dell'etnografia dei «primitivi».

Le note di lettiira presenti nell'archivio ne danno conferma.

Anzitritto, Gerardus van der Lecuw, r )er quellr r parti della Penomenologia

della religione, in cui si comy 3endianc le tesi di Lbvy-

Rmhl - iclntive alle rappresentazioni p rimitive dello statuto dei

morli pcrcepitc ) come 5 ;Lato difiercnte da riuello dei vivi - e le

tesi di ~rnold v 'an Geni 9ep - che Icgge il rituale ftinerario nei termini

di un «rit( J di pass aggio». Qiii 1c noce demartiniane al testo

ne riorientano radicalmente l'interprctazionc, per eviclcnziarc I'csisrenza

di lini\ sorta di clinlcttics rischiosn insita all'interno dci riti

dcl corclo~lio, chc iungerelibcro dn st rumcnto pcr


XXYvl

CLARA G W N I

aver contribuito a dare il colpo decisivo per questa prima virata

di bordo che riplasma radicalmente il progetto etnologico, pur continuando

a restare nel proprio interl

Ma, a questo punto, finiscono le tr in qualsi asi possi bile

progetto etnologico. Il confronto col t conie rea ~lti conc reta

S." ."A:.- .-l,..

da prendere in carico, pone di frontc 4 iiiln alternativa lnulc

o una ricerca «da tavolino» condotta su materiali raccoIti da :

- impostazione seguita, oltre che da L'ettazzonj e Lantcer

dallo stesso de Martino fino almeno al Mondo magico - o u

sperienza etnogralica diretta, basata sull'interlocuzionc tra ri cercatore

e terreno. Non ,si tratta certo di una condanna in bIc )CC0

dell'etnologia classica. E I'interprctazione in qunnto patica a p

A--. V131

come questione fondaiiientale: in questo senso si esprimerà iti iina

p:igina dell'Introdcizione $1 morte c pratlto rilrlukc (p. I r ) all'in te :rno

di iin discorso in cui si esplicitano le: varie ragioni che haniio (

dotto i1 ricercatore aJ abbandonare il territorio di un'etnolc ogia

il>Liogra[ia,

I, Taplin, V


xxx\TR CLAU GALUNL

l'evidenza della mera convenzionalità dell'e~~ressionc codificata

dei sentimenti: questi materiali sono acclusi al dossier in cui si raccoglie

la documentazione del folklore europeo relativa alla ndisr--:

bilità della lamentatricen. Se di convenzione si tratta, non va

affatto da sé né le forme della soa manifestazione né i modi C

LilLil

sila gestione. È ~ ~UCSLO il primo indizio su citi si sarebbe eserci

l'etnografin lucana nel suo complesso, così attentamente ind irizzata

all'analisi delle cotidizioni al cui interno si rende pessi ibile

I'esercizio del


Per de Martino, se mai esiste un rapporto tra emozioni e codice,

questo rapporto va visto in termini dinamici, nel senso che il codice

simbolico chc si mett e in campo nel corso della azione rituale I lon

è un dato, rns 1 un prod 'otto. La sua ricerca non tende di fatto a ir idividuare

l'esi: jtenza d i un diretto e immediato condizioname nto

' ' .

socia le dell'e. spressione delle emozioni. E mossa piuttosto dal1 intentc

) di potei rivelare quelle dinamiche costitutive del codice ste SSO,

che s ;i celeret )ber0 dietro e dentro la sua espressione. Soprattu tto,

-- -

in gioco non sono né emozioni né codici, ma «presenze»: cioè : jOggetti

che la pratica simbolica costruisce assieme come esseri il ndividuati

e com~inicanti. Questa è l'individuazionc del senso c d ella

fom di un m

rispetto ai modi in cui la cerimonialità funeraria era stata sino ad

aliora studiata. Con ragione Charuty (I 987) sottolinea che Morte

e pianto rituale «inaugura una storia sociale della morte, da colle-

garsi anche al variare della psicologia del cordoglio»: direzione di

analisi, quest'ultirna, che si segnala anche come recente acqiiisi-

zione della ricerca etnopsichiatrica (Nathan 1988; Beneduce e Collignon

1995)- Ma è, più in generale, tutta la restituzione del rito,

nelle sue diverse forme e scansioni, che diventa perspicua aLtrtlverso

questa griglia. Nel continuo rinvio a sottili intersezioni tra

piche e soma, soggettivo e formalizzato, si gioca tutta I'esplorazione

di un codice, nelle sue modalità costruttive e nel suo disponibile

flettersi alle varianti individuali.

Che i due livelli del teorico e dello st nografic 'i

dalla psichiatnk si articolino tra loro in moao sempre convincente,

è difficile oggi riconoscerlo. Q1 li sta sei npre il momento piU fra-

Nel primo

) di Mart

trova ilet-

. . s~ .

A--..: L-

-*-.ntura

critica di aicuni rcsli LuriuiiiiiciiLari aiiiia psicologia C pslcr JIJUiologia

del lutto, ii piir~irc dalla vecchia (e arnatissima da dc h hartino)

casistica cli I'icrtcJi~nct C di11 tcsto fond:imcritalc di Sigm und

oJin-

Freud, Truz,er rmd Mcktncllolic (r915). Pensate c1u:isi comc [in 1 F>'."

glio Ira iitlcssione teorica etl cinpiria d~ll'etno~ralia lucann, s ono

p;iginc di str;iordinaria finezza, clic mcttono il lettore a conlrc Into

con dimensioni a siio tcrnpo assai poco frequentate, spccic 1:illa

C

nost ra antropologica, , ma che anche a tttirii att

risiil caci. Lo strctto r npporco I di intcrlc con la p!

I

- - - -. . .

anal13i L ,,sichistria che cfirattertzza (In moai non ancora irii

mc n .tc studi: ati) la ric rica di C Ic Marti plicherh nell'int

ero .o dell'ai l lamcnt o funcb O, in mi siire

.

cors

,.

L-- -

decisive. bcnza questa prospetriv;i, la stessa caruttcribrica di rini alità

dcl compian ito rimai rrebbe inesplicai

L ,a dirnec isione p: ;icodii~amicil int ~n apprc ,ccio ine

gile della costruzione dcmartiniai .ia, s pari tire dall'cquiwo evidente

che gli la leggere la crisi di una pazience di Janet o di Freud come

crisi tofrt cordrt, «irrclatsi» dal co ntesto ci .ilturale che piire l'ha condizionata

anchc per I'interdeeto socialc C :he ha a lungo pcnalizxato

1

I'esprcssione delle emozioni, per relegarla negli spazi della mcdicalizzazionc.

O ndc, pa de Martirio, l'illusione di poter I

a toccare empir icarnentc I'csistcnza di momenti


XUI CLMA GAI-UNI

casistica di pazienti occidentaIi - si piega dunque per de Martino

alla varietà delie condizioni culturali del proprio esercizio. Per questo

la sua conoscenza, per quanto si diparta dalle premesse p

dalle varie discipline della psiche, richiede il passaggio attrav~

un' altra procedura, che è quel la della ricerca etnografica.

Gli aspetti formali della lamentazione funebre (come, del re :sto,

capitolo degli interessi metapsichici può anche dirsi ormai chiuso.

U passaggio attraverso I'etnografia lucana ha aperto l'accesso d'interrogazione

dell'universo delle dinami( :he psicc )fisiche C :he si att 1-

vano nel corso tlell'esercizio di una dete rminata pratica z ;imbolic; 3,

per costruirne la realtà e I'effi cacia."

dei vari riti del cordoglio di cui essa è parte) appaiono dunque ci ome

il risultato di questo «lavoro». Pertanto, la speciticità di qu~ esto r 5. Verso un ernogrq fia eurol

«lavoro D, coi relativi esiti, non consis~e nell'eventuale adattan nento

a una qus ilche «convenzione sociale» - in un certo senso, già

data . - quan to piuttosto nella dinamica costruzione di una « pram

. a-

tica slmbollca» clie vede ingaggiati assieme l'individuo e il gruppo.

E neppure consiste in iin sempiice modeilamento o rimodellamento

di emozioni: è in gioco qualcosa di pii1 complesso, che investe I'in-

L'etmgrafia Iucana ha inosso il nostro ricercatore su bir iari eccer 1-

triti, per i suoi tempi, almeno per due ragioni.

Della prima si è detto: ed è lo studio di una pratica s

1 i

scelta a oggetto di iin'analjsi ravvicina tu.

Qualcosa ci resta cla dirc circa la se condn r:

O

tera persona nel suo costruirsi come sometto e nel suo ramort

:arsi

al mondo degli uomini c delIc cose.

Vera e propria nzimais, il teatro del piar tiva ique

..

dur

secondo uii s 'fico linguaggio; un codice strati1 ic: ato, che 1 concerne

nello ; mpo il piano della psiche e quell o del co >

dell'individt I sociale, dcl codificato e dell'isri intusile. . liei-

.

tcrata e veri-.'-;'* -- tiictc le suc divc crse scansioni fo :cmporali,

121 lan ne si atti v;i gmii e alla sinergisi del Iclla

parola, tlel C

.

ie rendo no cspri inibilc l'ineffabi con-

.

-.

dizi< Dnc cli a crisi clella prese! IZBD. Si1 ngolare tecnica di induzi ione

e m; ~nrctiiitn< :rito di [in partic ol~re st: ito psicl~ico della sua atti "cc,

a su a volta l'esercizio dcl la mento f unebre si rcndc possibil e in

. ...

. -

virtù rlell'ingresso in una condizione di divenità, contesta assi cme

di sogno e di rappresentazione dialogan~e, di teinpotalità e rli al iem.

poraliti esemplari. Questo è il piano rituale della «destorificazic )ne »

del lutto.

E dunque : sul piar io sognante di questa destorificazione rit uale

che si ridisc utono ti itti quei confini tra soma e psiche, tra g es to

e parola, stato di sogno e stato di veglia, i cui tracciati al contr

possono apparire meno labili agli occhi di una concezione strc

mente razionalistica della comunicazione sociale. Segnale assierr

attrazione e repulsione, questa sensibilità rispetto agii stati di trance

aveva già trovato in varie tematiche del Mondo magico - sciamanesimo,

medianiti ecc. - un consistente terreno di analisi. Ma il

quanto sia nuovo e :tncorn apcrco a discussionc 11 campo ci1 un'ctnografia

che oggi si designerebl bc come « europt :a o medirerranea».

Semplificando al inassim IO clic . si iscrive in questo

territorio - assieme fisico c conccriuai~ cidio dcllc rc~i di

pratiche e rapl1roscnta2 jsc in at~ ;gc~ti vicini a noi

(in quanto ricercatori) iili interi legli S ~I~I" tli iina

tradizione culiur:rle che L" ancnr stzita Ir)ricii~rnie (ma non escliisivamente)

modclltitn dal pretloln~ inio cli LI »ne mon otcislica.

Questa osserv;izionc ritvviciniite ci rentlc pii1 scns ildi all'c-

-&--A- L.

1

videnza dell'enormc divario csih~critc tra granai gencraiizzazioni

quaIi «moderni ti» o «j: ~ostmocic :miti,, c la rcfiltà di con, dotte c111 e

si snodano com ic contir iiic che di signific:izioni, in

sante Iavoro . ricci.

iin inccs

. n

cli r i n ~ o In-


XI,N CLARA GALUM

tutta I'interpretazione dell'etnografia lucana di Morte e pianto

tuale - è sottolineata in modo molto esplicito in alcune note

. -

ricerca, a margine di una leti Manuel de folklore fraq

di van Gennep:

Giustamente van Gcnnep nega che occorre vedere nei lamento fiinc

francese una sopravvivenza dei riti funerari gal!o-ronani (così come il lame ,n to

funcbrc liicnno non è iina sopravvivenza del lamento funebre greco at travcrso

la mediazione delle colonie della Maglia Grecia, o di quello rom ano

attraverso In rornanizzazione della Lucania ecc.).

Per quanto indicato come «pagano» per la sua app; irente ai titesi

rispetto al modello proposto dal cristinnesii nio, il lar nento lu nebre

Ii~cano si colloca dunque «relativarncnre» a un iiniverso culturaje

rispetto al qunle ptemc con la siia richiesta di legirtimazione.

D'altra partr, senxsi questa c altri: scomode presenze, catrolicesimo

e persino modcrnità risiilterebbero parole asti -ritte C rr icri mod elli

di una perform:iiività priva di cli~slsivogli;~ Ic mna di attuazio ne.

Lo stesso dccisivo impianto dcIIa riccrca li rcana, CI 1c locali ZZB

iina regione e il Mtdii cornc co narca anchc la pr csa

cli distanza forw pii1 riva risi: ciel coinpaririivis mo

--..A,-

:~ll:irg;ito, su ccii ancoi;~ irciviiv2i 5ri.iicgiio IL ~iietodo t!i IJcttaxz oni

C di altri stii iii coevi

V i iene così :arsi iin modo tii

ilisi

.. .. . 1

.. :l

ccimpi.ira~:i, uovc .

iiori lia piìi liioso ii LULIIIUIILU uil p 5 1 .(?ttiiali;

idea rli Esscre Supreino, la csrtegori:~ di F(: :sta

ecc. ( Con grat incnza Charrity (I 987) scgnal21, come lini^ tra

~ :.

Ic più imporlanci caratteristiche del testo clcni:ir~iniano, I'apert LI ra

nella direzione di una antropologia del simbolico «in cui l'idei iitificazione

rli uii sistema dato rende legittimo il comparativisrn 0 ».

k tutta una attenzione per il modciiarsi di una precisa pratica s im-

'? I-a scelta di un comparativismo ristretto awiene in parallelo all'opzione etnogrr

Pubblicato nel volume ?rx\lt (1955) di eStudi e Materiali di Storia delle Religioni~, il si

La ritrrnlikj drl Innrcnto ftrnchre rrritico come tecnica di trintqruzio~~e, testimonia di una ricLicn

ormai stnitturata verro queste nuove direzioni. L'irnpostazione del saggio è incentrata sulla

documentuzione anrichisiicn, passain al duplice (ma poco conciliabile) vaplio dell'inteq ireiazionc

formde e funzionale del rito della lamrnrwione C deii'analisi dclia dinamica storica degli

scontri col cristianesimo. La comparazione è limitata d'ma mcditcrranea. Ancora nel vo lume - -

m di +Studi e Materiali di Storia delle Religioni* viene pubblicata !n recensione alla C :ospicua

documentazione storica e folklorica raccolta da Kurt Rankc sul periodo di littto B riiale

presso i popoli cosiddetti ~indoeiiropeir. Detto per inciso, P in questa nota che comp; &re la

+.,"l"

prima citazione dai I:rummenti di etrca di Croce, poi collocat~ ncll'esordio di Morfer pianto ~ GWIC.

bolica che viene, per così dire, notomizzata e inseguita in quelle

concatenazioni di similariti e differenze la cui lettura finale do-

~lrebbe approdare al disegno di una struttura spazio-temporale di

comune riferim ento. At traverso quesco i nuovo es ercizio C Iella comparazione

il lett :ore verr à condotto B gua rdare e a .scoltarc lc lamen-

. v 44 ,

. . . ..

tazioni funerarie della Grecia antica con gli stessi occhl e le stesse

orccchit che av rire dini inzi a ut. ia larnen tatrice d li

Ferrandina.

La spirale dt Ala storj Ige però - evidentiss~ma in Morte

e pianto ritrdale - seconc igolare va e vieni, che procede per

balzj, prima al1 'indiem . . -. Lucania alla Grecia antica - per

poi ridiscendere giù lino al Medioevo e qui arrestarsi, nel difficile

sforzo di accordare storicismo ed esemplariti di alcuni inomcnti

inclivicluati come cmblematici nelle varie problematiche via via

affrontate dall'aiitore.

Ma possiamo nnche leggere i l libro C' ome lo s volgimento di un

discorso si~~iato ~ta i d iie pii I di Jiic t catri

. riti udi del piangere,

m . .

assieme simili e diversi tra loro: qucllo dcllc donne Iiiciinc, cla un

lato, e, d;ll17;iltro, cliiclIo di M;iri:i nelle siicrr rappresentazioni inc-

Jievnli. Ed tr proprio cliicst'riltima la figure piìi cnigmntica di (in

lesta, che ciilmi na con la siia cvocaxione, 1x.r concliiudcrc sena:i conclirdcrc,

arrcs~ai qclosi pri ma del passo definitivo, clic avrckbe potiito

condurre ;i ri~ro ivarc ncl (:risto morto e in Mnrin piangcnic sul Gol-

. a

gota le diic immggini forti, ciiltiiralinente doinin; anti, cop :tci rli dar

senso ai diversi farsi e ciislitrsi delle espressioni di I un lutto «pagano »

all'interno del cattolicesimo ciiropco.

Mi1 il passo definitivo si risolverà tra poco, nella nuova presa

ci'ntto dell'csistenza di qiiel reticolo, mobile cd cstcso, ai ciii intcrno

si sitiiano hitte Ic più diverse e persin coiitrastanti espressioni del

nostro cattolice :l loro co ncreto al

mai a Sud

e magia.

C. G.


Riferimenti bibliografi '

Pcr eri iiggiornarncnto Ianclic bibliogratico) siii d?vcrsi approcci filosoiico, S.,. .,

reiigii~so, ~ntropologicci. psicliiatricci a Ic Martino saggi di var i a~tori

conteniiti in Enicsfo tie AMurtiizo nella

Mnsscnzio, Liguori, Napoli 1997.

.o;>cc, a ciir Sallini e M :arcello

lJcr iina ricostriixionr delle principali rappe ricii itirern criiugra1i;i ., P 1, 7, mRfiF: ,io-giii~no, pp. 47-69 (tist. in

anrtino 1996, pp. 96-128).

3-54 Fent imrrio1o~;a relifiosa e s, toricisn~o assoluto. «Studi e Mnteriali di Storin delle

Reli gioni», xxi [V-XSV, pp. 1-15 (rist. in de Martino i995b, pp. 47-74).

4a Rat? porto ehq rrafico sul laittc.nto fi~nehre hcano, « Socicti n, X, 4, agosto,

PP. . . (795-65.

in Franco Cagnettn, Oqogoso!~ antica, «Nuovi Argomenti)), ro, ~cttcmbreottobre,

pp. 71-77.

Coitsit!tmxioi~i storiche stil ' lamento ffi inebrr Iricar

Argomenti*, I 2,

gcnnsio-fehbrnio, pp. 1-5,. Z

itrrulitd del lamento funebre antico come tecnica di reinteamzione,


Facciamo un bilancia del pmnrio I/ioreajo, N Popolo Niiovon, 3 t wosto (Leone Picci oni.

stesso articolo del precedcntc).

Dottrina e fuirtusia ul xm oremio b'iareggio, a11 Giorno*, 2 settembre (con foto).

P, j st'ttcii nhrc. Coiit

Riii h1 Rolorc. iii I Gazzetta del Popolo iene diie testi:

a. h critica a Morte e pronto tituaie

Lu nota del ceti 3 Gigli) e un lungo esi :ratto dnl li bro premia to (con foto di

~ h ~ tGiordana, y , 1987, Mo& et rnienan6 d'Mie, u Enides Rurali i PP. IY-yu.

de Mariino).

l figU d~*i femc!ieii conquixt~no I'iartgio, a L'Espresso>, 7 sttitinbrc.

I1 prof. dt Afartino, premio Viareaio 1338, ci illr,$tra lo srro opi rra. L'uomc > C il dolon nel

volpv ki st.coli, *Paese Sera)), R settembre [Adolfo Cliiesi i, con foro. Lunga intc irvista

n de Martino sulla sua form:rzivric. C la su ricerca).

Viareaio pmia rrn sdaislr:, a11 Trrnpo,, 9 settembre (Gisncarlo Vigorelli).

Le dijhcili rcrltc dc-l V:awgio, *Vie Nuove*, settcnihrc, p 16 (Silvio Micheli).

È sbtn il rptmio D di trna mgm an~atu, «Vie Nuove P, settemhre, pp. 26-27 (Larlso Salinari).

GIz scrrttorr sono scontentr delle ~irrne che li premiano, 4L'Llnitan. rs novembre (Gian

Cleniente, Pietro, 1983, Morte e pianto nhuie. Rifissioni su an lauorn dr h. de Mortino,

cIIIji u&j,ne nmsio~j di FtwfiM deManino.

Argomenti)>. 5, gennaio-rnnrm, pp. 35-80.


Gallini, Clara, i995, inrrduzionc e cura di E. C jc Martino , Note di cumpo. Sped

in Lucunia, jo feft. - 31 ott. 1952. tlrgo, Lecc e.

- 1996, cura di E. tic Martino, L'opno a cui Incc 1ro. Appa~~ !O critico e doctmzentun

'.qf~cdizione etnobgica ' ijr kicunia, Argo, [.ecc e.

Cngnrtta, I:rai~c

in Bnniflti a C

di de Mmtin,

lrgosolo, ansoni, i-

pp. 162-64.

- 1959, Jk ~mndejesia. Sbria del Qt

aggiatore, I

- 1997, h m;a alleanza con Ernesto dr Martrno e altri suggi po~t-dmriiniani, L

Napoli.

Leeuw, Gernrdus van der, 1948, Lo Religion dans son essence et ses mani/estations. Phknombnologie

dc la religwn, Pnyot, Paris (trad. it. Fenommologia della religione, Boringhieri,

Torino I 960).

Severi, Carlo, 1999, Une pensée inucb~Ée. L'Utopie anthrapologiqiie dc Ernesto i

fino, «Gradhivan, 26, pp. 99-107-

Tenenti, Alberto, 1957, Itsenso della mom e i'arnore della vi& nel Rinascimento, E

Torino.

~urkheim, Emile, 191 2, Les Foormtir c'lementuires rìe In vie relipuse, Paris (rrad. it. Irjom~e

~lcmentan delia vita teh~io


Morte e pirai2to rituale

A Vittoda


Prefazione

LI presente lavoro è una ricerca storico-religiosa sul Jamcnto lunebre

antico nel più vasto quadro del pianto rituale collegato al nume

che scompare e che torna. In quanto ricerca storica, e non meramente

filologica o tipoIogica, essa trae alimento da una concczione

storicistica della vita e del mondo, e al tempo stesso vuoI essere

un incremento ed un rinnovamento di questa stessa concezione,

secondo un rapporto dialettico che & caratteristico rli ogni storiografia

consapevole del proprio compito. Il lettore ite1i;ino avvertirP

subito che lo storicismo di cui qiii si tratta è Iargsimente infli~enzato

dal pensiero del '%ce, anche se altre istsnzc del modcrno

umanesimo - come l'esistenzialismo e il marxismo - vi sono ac-

colte e giudicate nel lo& m ~ t l v o ~ c ~ v ~ a di ~ vista i ~ docu- n t o

mentario il problema storico-religioso del lamento antico è affron-

tato utilizzando un materiale di varia provenienza e di diverso

valore dimostrativo: oltre alla documentazione propriamente antica

è stato dato un notevole rilievo ul materiale t'olklorico e a qiicllo

psicologico, senza contare i dati cristiani, cosl importanri per la

comprensione proprio perché la loro aspra polemica contro il pirtnro

antico ci aiuta a sorprendere in vivo una memorabile scelta ci~lturaIe

fra due diverse concezioni della morte, una scelta che in un certo

senso è ancora inclusa nel nostro attuale comportamento dinanzi

au'evento IU~~UOSO.

Una ricerca coricepita in una così ampia prospettiva non poteva

essere condotta a termine senza molteplici aiuti di istiruti cultu-

'ah e di persone, soprattutto per quel che concerne la raccolta del

materiale folklorico. Siamo in pmicolare debitoti ai Centro Nazio-


nale per gli Studi di Musica Popolare presso l'Accademia di Santa

Cecilia e al suo direttore Giorgio Nataletti se ci fu possibile compiere

dal 1950 al 1956 una serie di esplorazioni etnogafiche sul

lamento funebre lucano, avvalendoci deii'attrezzatura tecnica della

RAI-TV e della guida di uno studioso del folklore musicale come

Diego Carpitclla. Se si tiene conto del fatto che le idee intcrpretative

fondamentali sul carattere e sulla funzione del pianto antico

maturarono in noi proprio nel corso di queste esplorazioni, potrà

essere valutato nella sua giusta misura quale sia il debito di graritiidine

verso chi le ha rese praticamente possibili. Analogamente

scnza la generosa ospitalità e la preziosa assistenza tecnica dell'Istituto

di Folklore di Hucarest non avremmo mai avuto la opportiinith

di studiare il copioso materiale discografico raccolto nell'Istituto

stesso, e di consultare le schede di osservazione che sono

conservrite ~iel suo archivio: zin intero capitolo del presente vo'

- i funerali del pastore Lazzaro Roin di Ccriscior nell'lliinec

(Transilvania) - 5 da considerarsi il [rutto della cortesia cc

qiialc il direttore clcll'Issituto, Mihai Pop, volle mettere a n

disposizione lc scheclc relative, ancora inedite. Qualche co

piìi cli un ringraziamento dobbiamo alla signora Vittoria de P

che nel corso delle nostre esplorazioni luc~nc condivise coi 7 noi

le non lievi fatiche della ricerca, avvicinando lamentatrici, r nccogliendo

testi, e soprattiitto concorrendo ii creare cluell'atino sfera

4 .

di confidenza e di affettuosa e sincera piirtwipazionc ai dolori altrui

che è inciispensabilc affinché la rnemoris delle inlormatrici ritor- ,

nasse sui propri liit~i, e insorgesse di nuovo il lamento con tutte

le vibrazioni dramrnaticlie e le par~icolarith concretc dciia rcale

situazione liitruosa e della effettiva eseciizione rit iiale. Per la scelta

e per l'ordinamento del materiale illustrativo raccolto nelllAtlante

Figuraio del Pianto ci siamo avvalsi in parte di alcuni collaboratori

e collaboratrici, a cui va la nostra gratitudine. Un ringraziamento

particolare dobbiamo al prof. Muller del Seminario slavo

dell'università di Kiel, ai prof. Miiovan Gavazzi di Zagabria e

d a dott. Tccla Dobrovits di Budapest per averci reso accessibili

pubblicazioni e monografie introvabili nelle biblioteche italiane.

Ci sia infine consentito di ringraziare qui pubblicamcnte - e

non importa se questo ringraziamento non raggiunger& coloro a

cui è destinato - tutte le contadine lucane che di buon grado ci

fornirono le informazioni richieste, piegandosi alla ingrata fatica

di rinnovare davanti ad altri, nella forma del rito, il cordoglio per

, ; loro morti: strumenti, esse, di una scienza che non intendevano,

e per la quale tuttavia pagavano senza saperlo un umile tributo

di dolore. Per queste povere donne che vivono negli squaIlidi vjl-

laggi cijsseminati fra il Bràdano e il Sinni, non sapremmo disgiun-

gere il nostro ringraziamento dal caloroso augurio che, sc non esse,

almeno le loro figlie o le loro nipoti perdano il nefasto privilegio

di essere ancora in qualche cosa liti documento per gli storici dclla

vita religiosa dcl mondo antico, e si clcvino a quella più alta disci-

plina del pianto che forma parte non del tutto irrilevante della

emancipazione ecoriornica, sociale, politica e cuItiirale del nostro

Mezzogiorno.

E. d. M.

Rnrna, jo serternhrc


' fii ds

In Naturalisrno c storicismo ncll'ctnolo~in

li^, non ..

senza tratto di giovanile baldanza e di scolasticsi iiigciiiiira,

lormulato il programma di «continuare ti pensare» - e qiiindi a

svolgere - Io storicismo crociano sottoponendolo all:i prova di

mondi storici dalla cui diretta esperienza s~oriografic;~ esso non

era nato. Ncl Mor~tko mugico.! il !i fu addo cdias res

compiendo il ~cntativo di intcrpi oricist ic; amcnte 1 21 ~ni~gi;\

1

delle cosiddcttc civilti~ primilivc, r: li riscutalo pii1 apprezzat,ile tlclla

ricerca fu I:i scoperta clcll:~ crisi dclln prcscnzn come riscl-iio di non

esserci nel monclo. Il prcscnte Invoro siil pianto ritunle iiiitico, prir

procedendo siilla stcssii lineri di svilupyic> ~racci:itri nei duc Iirccc-

denti, imme~tc li1 ricerca in iina direzione niiova, c non soltanto

perchi. abbandona il tcrrcno clellc civjlcà priniitivc c toglie ad

oggetto di analisi storico-religiosa un detcrminnto istiriito del

mondo a intico, n. ia anche R motivo di alcune impoi rtanti co rrezioni

e inodifi chc che sono state apportate alle tesi ~ co riclic del 1 Molzdo

rna.qico.

In un certo senso il prcscnte lavoro si dispiega come un assiduo

co~iimentario storico-rdigioso ad un pensiero sui trapassati occasionalinente

espresso dal Croce nei Frammenti di etica: un assiduo

comnientario che ovviamente è da intendersi nel senso più attivo

possibile e che di molto oltrepassa il testo commentato. Ecco ora

il passo dei Frammenti:

' I-~I~~PzP, Ba~i ,941.

' Illiriaucii, Torino 1948; nuova ed. BoUmti Boringhieri, Torino ~9971.


Che cosa


svolse questo pensiero, per filiazione diretta e secondo itin erari

culturali dimostrabili. D'alrra parte l'interpretazione del Crocr : non

vale soltanto per la civiltà cristiana. e per il cristiano culto dei n

ma può essere estesa i tutti ;ibili civiltà relig izi la

più sicura conlerma della so : verità della forr nulazion !e del

- .I \ , .

rimi;

11,111-

Croce sembra provenire adciuiLbuia dalle cosiddette civiita p

tive, dove i rituali funerari mostrant ) nel moc do più crudo e di retto

il rnomcnto dell'oblio dell'evento lu tfUOS0, ( l'espressione si m bo-

'1" ",.,*

n A-;

Iica - nel rito come nel mito - della ackJnlazione del mortb

viventi e della diresa dei viventi dalle funeste insidie del morto.

l'tesso i Fuegini per esernpio il tema dell'oblio trova espressione

in niimerosi tratti del rituale funerario. «Niente deve ricordarci

pii1 il nostr o morto », dicon o gli indigeni;" e : in con[( ormiti a questo

proposi to immc bbilizzan o il cadavere inché nc ,n torni come

. - . - . . -. .

afl

. -

.,..l,. ,l: .. .

spettro a Lormeiliare i vivcnti, cercando in vai 1" ii1tJLt" ci, ctisslmu1:rrc

e di rendere irriconoscibilc il luogo 1 della ir luniazione, si

inibiscono di ~,ronunziarc il nornc del del1 Jnto, br iiciat-io In stia

... 6-

capanna c gli oggetti che gli appartennero ili \liLi\. così viri.' Fra

i riti funtrari clci griippi Aranda osscrvati d: a Strehli

p:zrlicolurmenic istruttivo a qiiestci proposito I: viene t

clone con i cnpclli tfel rnorto, c il fr~tcIlo rninuic ~ ICI

it lino

n eor-

.-, ,l ,"

~ ~ 1 3 "

Iiinernrio pone ilno dei capi di questo cordonc in bocca ad un uomo,

CtL1 I ittiaI~

~~.emcndo 1';iliro capo si11 proprio ~iddonic, dove ciot: iivverte l'mgosciii.

Quindi l'iiomo inordc il corclonc, a significare la cessazione

dcll';ingoscia; la stessa procediira ì: siiccessiviimcnie ripc~iita per

tutti i rnernliri della comunità in rullo, prinia con gli uomitii, poi

con la vedova c ii-ifiiie con le altre donne." Nelle larnentazioni

rituali eseguite dai Paiute si ritrovano espressioni di qiiesto tipo:

aQiiesto era l'ultimo nostro parente. Era un uomo birono. Sia pos-

sihile per noi dimenticarlo ... Addio, va' alla terra dei morti, C non

tornare ... 1lbbianio fatto del nostro meglio per curarti: non tornare

c? distiirharci ... » In par~icolare in un rito di liquidazione del

periodo di lutto viene versata dell'acqiia sul capo di colui che è

' M. Gusinde, Die Fn~erlotil Ir~diin~r, I: Die Sefkham (Modling bei Wien 193~) pp. 550 sg.

Ibid., pp. 547 sgg (legamento del cadavere), 550 (dissimulazione del tumulo), 566 (tah~l

del nome), 532 sa. (bniciamento delle appartenenze).

C, Strehlow, Die Arando und Loritja StUrtrme in Zentrul-Australin (Veroflentlichungen

aus dem stadtlichen M~iseum, Franklurt a. M.) vol. 4, 2, pp. 15 sgg.

in cordoglio, accompagnando l'arto con le seguenti parole: «Questo

è l'inizio di una nuova vita per te. Acqua, lava via i dolori e

le pene di quest'uomo: tu devi dimenticare il tal dei tali. ed essere

in td modo felice».'

Eppure questi dati etnl ologici (1 che potr ebbero

,-A --A- -L- --I

cati a piacere) non agevoia~~u pari LIK IICL compito ul «cuiiuriuarc

a pensare» il pensiero racchiuso nel passo del Croce. La nostra lontananza

ideale dalle civiltà primitive, la mancanza di una docurnentazione

diretta relativa a1 Ioro passato, il carattere equivoco

dello stesso termine primitivo», e infine i limiti inerenti aiie monogalic

etnografiche di cui dobbiamo avvalerci quando manchi l'opportunità

di una ricerca personale in bco, costituiscono altrettanti

ostacoli per chi volesse direttamente appoggiarsi al materiale etnologico

d fine di approfondire la formiilazione del Croce oltre la

cercliia della civiltà cristiana e della sensibiliti moderna per entro

la qiiale essa è nata e maturata. D'altra parte approfondimenti di

questo genere male cominciano col più arcaico e con l'idealmente

piìi remoto da noi, per giungere poi sino a noi in un vano conato

di storia universale, ma - n1 contrario - debbono partire dal certo

e dai vero dda nostra attuale consapcvolemi storiogmfica pcr al1:irgarsi

nclla direzione di quel passato culturale piii prossimo dal quale

la civilth dia quale appattenismo è nata per filiazione di~etta.~

L'approlondirncnto che ci proponiamo di eseguire si oricnra così

in modo del tutto naturale verso-il - mondo an~ico, e cioc' verso fc

' J, H. Steward, Ethnoppby of the Owms Valley Paiute, Uni*. California Publ. nmer.

Archnol. Ethnol.. vol. 23, n. 3, 296s~ P Una dclle difficolth che si oppongono dla storicizzazionc della ricerca einologicn & da

ricercarsi nel fntto che i popoli illettcrrti attualmente viventi non rappresentano aff:itto fasi

mlturali per le quali I'umanith pili progredita sarebbe un tempo passnts, ma sviluppi di una

storia che si t svolta a lungo indipendentemente dalla nostra, C che solo in lontanissimi punii

di selezione e in antichissime scelte si diparte da un processo storico comune. Non vi quindi

fra noi C questi popoli un rapporto culturale di fiiazione diretta, ma piuttosto di lontana cugi-

"ama con paternitè incerta. Per una completa storicizzazionc delle civilth dei popoli iHetterati

do~cmmo quindi poter riportare alla memoria proprio l'antichissima sceltn culturale nclla

quale ci dividemmo imboccando cammini diversi, e dovremmo succcssivamente risalire il proindipendente

che ne & seguito, sino alla situazione attuale, etnogrdicamente ossewabiie:

'l che-? certamente ossib bile (ed osi che sta tramontando il rapporto coloniale con quei popoli

P - anche aujiurabilc che avvenga), ma comporta ad ogni modo una fatica «molesta e grave»

dirla con Via - ed il siiperamento di ostacoli notevoli sia nella formulazione deU9esatto

problcma st~riografico, sia nel reprimenro dei documenti necessari per la ricosttuzione. Cfr.

la nostra monografia Re)i~ionsei/molqic und Hjslorizir,nur, Paideuma, Mitt. Kulrurkunde, vol. 2,

" 4.5 (19~2).


più pregnante l'orizzonte di consapevolezza culturale che in quel

pensiero è racchiuso.

Pcr avviare a soluzione il problema storico-religioso del lamento

antico, il primo compito della ricerca è di analizzare il cordoglio

come crisi, cioè come rischio di «piangere ad un modo», rinunziando

a quella avaria eccellenza del lavoro» che differenzia i I modi

storici e culturali del sa p e r piangere, e che consente di rial zarsi

dalle tombe, ridischiudendosi - e sia pure con animo mutata I - ai

doveti delia vita. Una volta che sia stata preliminarmente condotta

l'snalisi del rischio umano di r< morire con ciò che muore» in luogo

di «farlo morire in noi» ttascendendolo nd valore, potrh più agevolmente

essere affrontato il compito di ricostruire quella particolare

sapienza del pianto che si esprime nel lamento hnebre antico

e clie il Cristianesimo soppiantò cori Is sua propria sapienza, di

tan Ifa

I.

Crisi ueua prcxiwii C UISI del cordo~lio

di perdit a della J

La crisi del cordoglio C une m: alattia ec il cordoglio c 11 iavoro

speso per tentare la giiarigionr: qi .lesta prc )posizione può, nella sria

owia genericitii, essere considcrat a qiiasi C ome una verith dcl scnso

. .

comune. Ma ci preme di mostrar e cliialciie cosa di inolto piU prcciso,

e cioè che la crisi dt $io 2 itri caso pa' rticolarc di cli~cl

rischio di perdcrc la prcs~ cnzn che ebbe gi, à a costi1 tuire argoineri~o

i. I .i .I>

del seconclv capitolo del ~oncro manico. i.er iiiiistr;irc e svolgcre

questa tesi occorrc, in vi a prclim

nino dn

alcuni equivoci cc1 oscuri ta chc t(

1 di presenza

e di «perdita» dclia prcsc nza.

NeIln foriiiiilazione di i dicci a nrii or SI ono cluc I concctto rcstò

infatti impigliato in iinn g ,JilVC COI1 iiruddizil cno ncllu niisura

in cui ptetcse cIi farsi valere cotntr concerto ai un LI n i t j. 1) re C 21 -

t e g o I. i a 1 C della persona e addirittura d ti le ciii conqui-

sta avrebbe formato problema storico di i definita, oncle

poi, assicurata lale conqiiista, si sarebbe maturata la contiizio~ie

fondamentale per la nascite dalle distirite categorie operative o

valori. La contradclizionc non sfuggì al Croce, che n da sua ineinoria

Iebrno al mugisnro come etù storica avvertiva non essere lecito

distaccare con un taglio netto l'uniti dalle forme distinte in cui

si realizza, poiché le forme


CAPTTOLO PRIMO

diverso accento ed in una diversa prospettiva anche il Paci ripeteva

lo stesso avvertimento quando metteva in rilievo che «la barbarie

sempre minacciosa, l'idra di Lerna vichiana, è proprio la perdita

delle categorie che costituiscono l'uomo nella sua htoricità .».'

Effettivamente iina critica del genere 2, nella sostanza, ineccepibile.

II Croce aveva ragione: il. «taglio» è davvero impossibile nel

senso che si pssa immaginare un'unità che non sia in atto di distinguersi

secondo determinate potenze culturali del fare, e che ilori

sia - in quarito iinità di iina presenza sana - questa stessa energia

di oggettivazione formale fondarricc di civilti e di storia. Ancor

metio - per conseguenza - è lecito immaginare iina astratt:i unità

dells persona clie formi problema storico a se: non si cornprcncle

infatni di che e come sarebbe diventata unith, placandosi nel risiil-

Lato cli iinu reale risoliizioiie culturale. Acutamente il Croce poneva

jt, evidenza che il «rjscutto», iicl modo in ciii vcniva prospettato

nel Mondo tna~ico, finiva col riuscire irrisolventc e littizio, e che

i pro~agrsnisti del suppc~sto dr:imma - cinì- gli operatori niagici c

i loro cjicnti - si di\.>:ittcvano


18 CAPITOLO PK(aMO

turale. Rispetto all'uomo e alla sua storia la vitalità appare sempre

come una immediatezza bisognosa di mediazione formale: e se nell'ultimo

Croce essa appare ora come la materia di tutte le forme

ed ora una forma fra le altre, ciò deriva dalla perdurante confusione

fra il vitale che è sempre materia e la coercnza culturslc economica

che t certamente una forina."nlntti l'ecotiomico segna

il distacco inaugurale che l'umano compie dal rneramente vitale,

discl-iiudendo con ciò I'ordine della vita civile. Quando il patire

con la sua polari~i di piacere e di dolore, e con le sue reazioni con-

formi, viene inserito in iin piano razionale, deliberatamente scelto

e storicamente inodiricsibilc, di prodiizione di beni seconcIo regole

dell':igire, la yitdita si risolve nell'cconomia, e la civiltà umana

C o m i n c i :i . E In coerenza economica clie la associare gli uoiniiii

sii fini dellu prodiiziorie, ripartiste il lavoro, e instairta determi-

nati regimi prodrittivi clot:iti clj un pii1 o meno csteso r:iggio di

azione efficace; è la coerenza cconoinica che ordina l'iinturdintczza

rlel vivere C del patire in iin sistema rniitcvo!~ tii «oggetti natutali»

chc inrlicano lc lincc dci nostri dcsidcri e dcllc nostre svvcrsioni,

c clie rriccliiudono l'irnrn:igine e la memorisi cli llossibili comport:imcnti

efficaci; C la coerenza ec~nornica che apprcsta gli struincnti

artificiali - materiali o nicncali -- clic cstcnclono e illti-risificano

il potere tlel corpu umano c dei suoi organi; è la cocrcnza

economica chc elabora il ling~~siggio in quanto strumento di comunicaaionc

intcrpcrsonalc; b infine lzi coerenza economica che regola

la potenza crei gruppi umani c li inserisce in quella sfera di rspporti

che va sotto il nome di politica.

Ma il trascenditnento iria~~uraic oper:iro dall'economico costituisce

soltanto la porta strctca tli accesso al regno della cultura: e

' LLR conlus~one ira vitale ed cconamico (o tecnico-econnrnico) t palew per esempio nel

segiientc passo dclllAntoni: «Esercitnndo la sun intelligenza e 1;i stia diligenza nel perfezionare

yii strumenti deUa sua tecnica, l'uomo si solleva dalla paqsivith e dall'inernia de)la sua esistew6i

naturale. Sul pinno strettamente ecanomlco, per effetro der semplice bisogno, questo distacco

non avverrebbe, ché rinclie la pigrizia vitalità ed economia, e lo è anche l'abitudine e I'ossc-

quio alla tradizione» (Antoni, Commento u Croce, p. 193): dove, per un verso, si intravede

il cfistncm dalla viralith clie I'etl~or realizza mediante la coerenza tecnico-economica, C per illi

altro verso si confonde vitale ed economico, nttribuendo a quest'i~ltimo una inerzia culturale

che propria della vitalith animale e non della cocrcnza culturale economica. Per la caratteri-

stica incertezza del Croce e dei suoi discepoli a proposito del vitale si veda R. Franchini, Espc-

rienzn dello storicismu (1953) pp. 130 sgg., incertezza e contraddittorieti che ha la sua ragione

neUa mancata distinzione tra vide N3 economico.

CRISI DEU-A PRESEhqA E CRISI DEL CORDOGLIO '9

h

di chiudersi nel possesso deii'ecotiomico c di restringere

]a vita culturale a questo semplice cominciamento o condi-

,ione inaugurale del viver civile, non riuscirebbe ii n realtà a mantenersi

neppure nel suo regno, che ha valore autc Inorno s( do per

. T. .l

entro un movimento che sospinge a valicarne i confini. L*efhos della

presenza si innalza così dall'economico alla poesia e alla scienza

e vita morsile dispiegata e consapevole di sé: salvo poi a tornare

all'economico, che non cessa mai di riproporsi, poiché mai

il distacco dal vitalc può essere definitivo. E tuttavia vi tor na con

nuove forze, accurnubte nel vario operare e pronto quindi I ad un

più vigoroso sforzo di economica coerenza, cnpacc di reali~~tt~~

l:,.," ,

con maggiore efficacia il padroneggiamento della vitalità naturale

neUa sila immediatezza. Questo è il circolo, o meglio la spirale,

della viti) ailnirale, che ha iI suo centro nella presenza coine potenza

di oggettiuazione formalc e di liberazione dalla avitalitè inferma

e cieca*: circolo o spirale che è progresso, pcrclié è incremento

dell'ethos nci sui, civile rcalixzarsi. Scnza questo cthos della presenza

non vi 2 cultura: e non sol~anto diventano inconcepibili poesia

e scienza, ma anche 10 stesso distacco dal vide inaugurato dall'cconomico.

Scnza questo ethos la pii1 clementare invenzione tec=

nica dell'iiomo, per escmpio la fabbricazione di un'amifidalc nel

paleolitico o l'agricoltiira primitiva alla zappa nel neolitico, no?

avrebbero mai potuto vcdcrc il [oro giorno nella storia umana. E

infatti qiicsto etkos che ci sospinge si farci coraggiosameni-C procuratori

di morte nel seno stesso dcl biologico morire, C che i in cib

che passa senza valore - cioè senza il nostro concorso e ca..--- intrn -- il

nostro sforzo - accende quell'energin di trascendimento formale

col venir meno della quale l'umano operare resterebbe senza voce

e senza gesto, psiralizzato dall'angoscia.

E tuttavia proprio qiiesto ethos che attraversa il mondo degli

uomini generando la varietà delle civiltà e degli istiniti, degli ingegni

e dei geni, c solIevandu ben in alto l'umano sull'immediatamcnte

vitale - proprio questo ethos può ecscr raggiunto dalla catastrofe

e Patire un morire incommensurabilmente più grave di quel morire

naturale che condividiamo con gli animali e con le piante: qui si

configura un'insidia radicale, che solo l'uomo minaccia e che solo

l'uom~ sa misurare. Non si tratta di quel negativo relativo e di

quel relativo vuoto che nascono quando chi è impegnato nell'eser-


2 0

cizio di una forma «fa un'altra cosa)), e mescoIa insieme due diverse

coerenze: come per esempio quando si spaccia per scienza la propaganda

politica, o per poesia ciò che in realtà è economicità, o

per politica ciò che è invece sogno poetico. Questo negativo appartiene

al rapporto delle forme fra di loro, all'urto dei positivi: ma

vi è il rischio di un assoluto negativo che si rilerisce al rapporto

fra la vi~alità, che è sempre materia, e la presenza come volontà

di forma. Qui si denu~izia una tensione eccentrica che travaglia

lo stesso circolo deIla vita culturale e che m iinaccia 1 di spezzarlo:

qui viene rimessa in causa la stessa possibiliti à del disi Il'esserci

dalla naturalità del vivere.

1

La crisi della presenza è d:i ricondcirre al doppio volto del1 economico,

clie mcntrc per un verso 6 iin positivo fra i positi! li cd

C esposto alla indebita intrusione degli altri positivi nella sua s lera,

ovvcro può intnidersi indcbitiimentc nella sfera dcgli altri positivi,

pcr un altro verso costiitiisce iclealmentc il positivo itia iuguralc,

che distacca la cult~ira tliilla natura c rende pssibilc, con qi ~esto

siio distacc~ alcttica delle formc di cocrenza ciiliiimlc. Ciò

significa chc I~SLI~R in cui il distacco si compic in nioclo rel:ilivil~~llte

>i confi~iira I'cspericnz:r di iin divenirc chc passa

senza C contro di noi, funcsto tfominio dcll'irrnzionalc, cioè di [in

«cieco» correre verso la morte. In gcnerulc, per alta c iimanizzlitii

che possa essere unsi deicrminata civilth resta seliiprc (C non

potrebbe essere ai~rimcnti) iina slcra di possibilità esistenzi:

cui si manifesta cih che passa senza e contro rli noi, ci08 una

che non piiò essere fronteggiata cla tecniche efficaci di cont

e di umanaxione: Ora quando si verifica, in determinnti momenti

critici, I'iticontro o lo scontro con questa sfera si profila il rischio

di una tensione eccentrica, di una rottura, almeno neiiii misura in

cui nno si tratta più di scegliere fra i valori, ma di non potei r sceglicre

proprio nessun valore, neppure queIlo che ci strappa dalla

immediatezza del vitiile e ci fa accedere nel regno dclln cul Iturn.

Questo rischio concerne in primo luogo i momenti del divenirc

che nel modo piìi scoperto fanno scorgere la corsa verso la morte

che appartiene al vitale nella sua immediatezza: nell'estrema e non

eliidibile tensione di qiiesti momenti, allorché è in causa l'e: sserci

o il non esserci comc presenza, può consumarsi la crisi di og gettivazione,

lo scacco tlel ~rascendimento: e d i n v e C e d i I a r .- ., e

p a 3 -

c ~ S J DEL1.A P'RESENZA E CRISI DEL CORDOGLIO 11

sa re ciò C h e p a s s a (cioè di farlo passare nel valore) n o j

,ischiarno di passare con ciò che passa, senza margine

di autonomia formale. I1 presupposto kantisno di iina unità

sintetica originaria dell'appercezione comportava che tale unità

fosse al riparo da qualsiasi rischio, e una diversa possibiliti costit

~ iper v ~ Kant soltanto un argomento polemico, ( come SI 1 desume

dal seguente passo della Critica delh ru.qìon pura

11 pensiero: queste rapprcscntazioni date nell~ntuizione a ,,,O, , ,,,,,,

quante a me, ha 10 stesso significato del pensiero: io le riunisco in iina sola

autocoscienaa, o almeno posso riunirlc in essa. E sebbene il primo pensiero

non sia ancora la coscienza della sintesi dclle rappresentazioni, csso tuttavia

presuppone la possibiliti di q~~est'iiltima; ossia solo per il [arco clic posso

comprendere in una sola coscicnzn il molteplice delle rapprcsentiizioni, io

le chiamo tutte quante le rnic rapprescntazioni: in caso contrario, difatti,

io avrei tante variopinte e differenti pcrsonalith, quante sono le rapprcscntazioni,

di i cui Iio C

In questc I passo il , «me va: riopinro

t prcseni !a che pa ISS~ con

- -1. r - --L-

- -- . - 1 11

ciò che passa e cnc si annienta in qiiesro annientarsi rieiia siia

potenza di ogget

C) C assu into non già con ie rischi1 o reale,

ma come consegL ìurda ch e derive rcbbe

. .

d6 11 manca to rico-

- L -- - l Il1

noscimento dcl1'iinit:i sinrctica originaria acii appcrcezione: invcce

la tesi ch e forma il nerbo del secc )rido capitolo del Moltdo mugico

interpret a comc I qcalc risc ,bio csist cnzi;ilc cib che nella critica kan-

- 1 - -.

- - A -

tiana sta soio comc argomcnro polemico.

I1 dispiegarsi delle forze naiursl me distru~iive, I :I morte

fisica della persona cara, le malati ]li, le fasi dello S. viluppo

sessuale, la fame insaziata senza prospettiva, racchiudo~n - ln

date circostanze - l'esperienza acuta del 1 conflittc fra la p

rieth di un «dover fare qualche cosa» e il funcsto patire dl

c'è nuUa da fate», d:i intendersi non già come rassegnazione morale

(nel qual caso sarcbbc rrna lorza) ma come croilo esistenziale . Anche

determinate es~rienze deiia vita associata, ndla misura in ci li riproducono

il modello naturale della forza spietata che schiaccin, aprono

il varco alla possibilità della crisi: . si pensi : i1 rapporto dello schiavo

rispetto al padrone, o del prigionie ro rispet to al nemico che dispone

della sua vita, o anche a determinacc esperienze-limite di sentirsi

' Kant, Critica rkllrr wgion puw, pt. I, lihm I. cap. 2, se=. :, § 16 [PP- 158 Sm

del Colli].


z 2 CAPITOLO PRIMO

travolto da forze economiche o politiche operanti senza e cc pntro

di noi con la stessa estraneità e inesorabiliti delle forze cieche della

1

nati ?unti nodali o momenti critici come questi si an

la P à della C risi radic :ale e pu IÒ manif estarsi quella iur

mis eri3 esisi tenziale, per cui C

ascina nel nuha a

.. .

iò che p; issa ci tr

t .

. \

prima che la morte flsica ci raggiiinga: ed è quella miseria una catastrc

)fe moltl o maggic 3re di questa mc 3rte.

I l concet to di un a crisi della pres enza cor

taeo,

1 .

1 .a

se non visto, almeno intravisto da alcuni rappresentantr della

moderna psichiattia. «Tutta la scoria della follia - scriveva P ierre

Jnnet ne1 lontano 1889 - dipende dalla dcbolczza dclla si ntesi

attuale, che L\ deboIezza morsle essa stessa, r niseri

g i C a . Il genio, al cc )n trario, ì: una p< >lenza di I sintesi <

mare idec nuove, c17 le nesscir ia scienz a nnteric )re potei

- .

è I'uuItimo g

citamcntc d

sider:iro coi

lettica chc I

e fecondii, r

politiche, gi

. .

I O ~ ~ +." ~ Cqui I si parla t

rtarncnt c piiò ben essere

cI17uoin( I clucstn potenza

, . .. .

la naliir

IC la vit alilà acc uglie

~prirla al

tc opere cconom ichc,

i, morali,

..

iiiicht.. , Anche a1 cune

.

. ..

nozioni della psicoi inalisi - pur ncll a tlistori sione prt opria cii -..st'indirizzo

psicoloi ;ico - pc ~SSOI10 I' alcrc coi mc ii~dic :iizionc i,

no allusiva allo stcs: SO nesso

. .

. Ci3 chi 2

. .

Freud , deiiniscc i

.-

coriie 1,

-. .

(e che in pratica co, :sscnzilil iclla torr na di vi1

sessuale) & in reiilti ma, cio :ia sinte, tica altri

sante le sitiiazioni se istinte

. .

pc

:l fare. C ?uando F

parla di fis~c~zioue della libido ad un( 3 stadio arretrate 3 particc dare,

assegnando a questa fivsazionc la rc :sponsab ilità di I una pos: ;ibilc

regressione psiconcvrotica, egli con fe: rma ncl c ~uadro dl clia siia t coria

che la mtilattia psichica h un contes iuto eri1 ico non oltrepsis e-.

cioè non scelto e oggettivato dalla presenzr 3, e per questo i

nante come cstraneili psichica e co me sintc Inio non i domins

. .

Senza dubbio il Fre i~d consi dera di f

i tiche C lumi solt :anto

detetmiiiate situazic )ni coiini Esse con :ssuale, e quindi i nterpreta

la jssclzione n el senso d' I una I evoluzic me del12 L sessualità:

ma a parte ( pesto li. mite, in verith molto grave, egli l ascia

P. Janet, L'arr;omafisme psycychoiogjque (1889) p. 478.

tuttavia intravedere l'importante concetto della presenza fisiologica

come energia oltrepassante. Analogamente i1 concetto di complessu

accenna ad un conflitto non deciso nel quale la presenza è rimasta

polarizaata, entrando in contraddizione esistenziale con sc stessa;

tmslazione e la srrblimazionc accennano Jla ripresa e alla risoluzjone

del conflitto in un determinato vaiore culturale; r così via.

Ma il precedente più pertinente del concetto di crisi della presenza

non si ritrova nella moderna psicopatologia, ma nello I Iegel,

che su questo piinto ha in parte detto e in parte intravisto I'essenziale.

A ciò che noi chiamiamo «presenza» corrisponde in parte

nello Hegel il «sentimento di sé», che viene così determinato:

La totalith senzicntc, in cllinnto individiialiti, ì: ciscnzialmente quesio: distinguere

si. in se stessa r svcglinrsi 21 fii~lclizio di sC. secondo il qiinlr csqa 112

sentimenti particolari C sta come soggetto iii rrlaziviic con questc detcrniina-

zioni. 11 soggetto come tdc iwiic rluc\le in s6 conic suoi scnriincnti. Esso i. immerso

in codesta pnrticolarith dcllc sriisazioni; t ~i insicnic, incdinntc In iclcaliti

dcl particolare, si congiunge con sC comc iin'unith zopgctiiva. In qucsto

modo sentiinento


24

CAPITOLO PRIMO

Ovviamente i limiti dell'hegeliano sentimento di sé sono i limiti

e le deficienze della stessa dialettica hegeliana: la totalità del soggetto

noli è qui la distinzione delle forme culturali, ma ancora la

coscienza inteIlettiva, intesa come semplice giudizio di sé e come

riferimento a sé dei suoi sentimenti: Iaddovc la presenza è intesa

da noi come potenza sinte.tica secondo categorie del fare. Tuttavia,

a parte questo limite, lo IIegel intende con straordinaria acutezza

il carattere di ciò che abbiamo chiamalo la crisi della presenza.

Quando 1 legel afferma che lo spirito è libero e non è quindi

suscettibile di malattia, mentre il sentimento di sé può cadcrc neiia

contraddizione della sua soggettiviti per si. libera e di una sua par-

-. 1

ticol 1 quale non diventa coli iclcalc e resta fissa nel sentimeni

), accenna al coticetto che lo spirito, cioè la presenza

impc Ua distinzione dcllc fornie culturali, è la presenzn lisio-

'

logica, incntre la prcscnza chc non oltrepassa i suoi contcniiti

tici iiclla i d e a l i t h d e l l a l o r m :I, ì: ncccssnriamci itc iina I

scnza malata. clic si sta pcrdcndo. (2rinnclo I Icgcl so: ;tiene ch

vecc t 11~1 ' conc etici ii.ietalisico clcll';inimn come so~tanza c ~n rcnita

il coi Icetto CI< -110 spiri tri comc siisccttihile di foIliii (poichi. 1';ininia-

, ì

sost: Inx:l, chc , -a holtar

> i10 csistc mrc, naciiralc, liss:i~a nella si1:i finiti

. .

.a

ccistcnziale, i. iiiipiinto il ciiriceito cli f«lli:i), cfili csyrimc ncl lingliaggio

chc il suo sistcmn gli consentc che In prescnza C I'energia

sintetica gt'ncr:itricc della cli:~l~tti~i~ ciilturalc, C che qiiando I'esserci

si ridiicc al scmplicc csistert. ti:itiirale i~npri~ioriandosi in uno

«stato» psicliico c cominciandolo 3 «ripetere» invccc di oltrepassarlo,

allar:~ non può piì~ esserci e comincia a perdersi, a dilcgiiare:

(Lo spirito) ddl'anteriore metafisica E stato considerato come anima, come cosa;

esolocomccosa,cioècomealcuncbédi naturale c di esistente,

2 ~iiscci[ibilc di follia, clcUa finità che si fissa in lui [...l Lo spirito, dctcrminato

corne tnlc che è soltanto, in quanto un tale cssete stn nella sua coscienza

SCIIZB I soliizion e, è ma1sto.l'

Lo SI pirito coi mc csscrc che è s( sltanto e che sta nella coscienza senza

solcizione è la prescnza fissata o impigliata in un suo contenuto

critico, c quindi non pii1 presente perché l'andar oltre i contenuti

t! la dcliriiaiotic stessa della presenza: e l'essere seina soluzione si

riferisce al contenuto che resta non scelto e deciso secorido valori,

. -

. m

CRISI DELLA PRESENZA E CRISI DEL


26 CAPITOLO PRIMO

senza nella scarica meramente meccanica di energia psichica: ma

vi è tutta una gamma di inautenticiti esistenziali in cui si manifesta

la crisi patita e non risolta. Dalla esperienza critica non decisa

la presenza può ricmergerc viilnerata. L'ombra del passar0 che non

è stato fatto passare si distende sul progresso del fare. spia l'occasione

per riproporsi: ma a C :agione ( Jell'inie rruxione clie vulncra

la durata della presenza noi n torna nella dir lamica c initaria deUa

.----:-l

memoria attiva e risolvente, sl bene nella estrarirlra irrelativa del

sintomo mo rboso. L a presenza malata si manifesta allora Come presenza

appari ente, cht :sta nel presente in modo innutentico, pc )icl?é

vi patiscc il ritorno mascherato e irriconoscibile di un identico passato

in cili ì i ritnast: t impigli at:i. Pcr questa Aisartico lazionc ( Alla

diiilctttica dc !1 tempo il iniiggi or nume ro di cor nportsin enti mot -hosi

.,m della rircscnza in crisi non appare p ~, l',,,, h". ,n*,."- ..n..,. .-

I v33CL V~,LIIII; 3r,llV raripor

to dirclr O con m oggcttiv critici, ii na con s ituazior

ii del tiil !CL> irrilc scal~ii p 'scnza m alatn il Li>r illll~11~111~~1 CS~S~CI~LI;IIC C li1 Slla ;LtLll:IIIL2l SLO riri, i rriconoscibjlc c i

I 'I P I 1

mina~lle. se la tn;iiarii;i acii:i prcscnzzi piio prciidcrc corpo in

sioni che sc n~brcrcl: ibero biil nali, ciì, clipcncic ! dal fati :o chc q1

occ;isioni in isorgono nel riial Inio corn ic itcrnz ione scn zs1 soli~z

.

ione

.

1 .

di iin momento criiico iicl quale la presenza, una volta, si è s Illiltcita.

In altri termirii li1 prcscnza che, in qualche ciove della sua biografia,

è passnta con ciò che passa, resta in varili misura inca pace

di un autentico presente, esposta a1 rischio di patire il ritorno i

liibiie della situazione rescissa e di dover sostituire al rapporto I formale

con il presente storicamentc determinato il rapporto sl enza

I

soluzione col passaio perdiito: la presenza che rion ha deciso la

sua storia qiiando doveuu farlo, st:~ ora clcstorificatn, ci06 fiiori del

rapporto reale con la storia concreta del mondo culturale in cui

è inserita e in cui è chiamata contiiiuamente ad csserci.

Lhnalisi della perdita della presenza attraverso le manifc

zioni morbose della vita psichica può essere condotta di1 di1

punti di vista: il nostro non sarh ovviamente quello deIIa classifi-

cazione dei vari quadri nosologici e neppure quello della determi-

nazione dda diriamica individude deiia mdattia, cioè dei momenti

C~~ DELLA PRESENZA E CREI DEI. CORI)(X;L]O 2 7

,,,tici iniziali e reali che non furono oltrepassati e di quelli simbolici

e secondari in cui la malattia attualmente si manifesta. Giova

'

invece ai nostri fini l'analisi fen~rnenolo~ica di alcuni ca ratteri-

,tici sintomi deilà perdita deiia presenza, pescinder iclo da o€ :ni considerazione

dinamica individuale e da ogni riferi mento a 1 carat- . tere reale o simbolico dei momenti critici in cui ha luogo Irlnsorgenza

morbosa. Particolarmente istruttive sono, a questo riguardo,

le esperienze di un sé spersonalizzato, sognante, vuo~o, automatizzato,

inattuale e simili. Una malata di Jantt diceva: «lo mi sono

smarrita, è orribile avere lo stesso volto e lo stesso nome e rion

essere la stessa persona ... Voi non avete ancora visto la vera Letizia;

se sapessi dov'è ve la farei vedcrc, ma non la posso trovare».'2 E

un'dtra malata: «Di tanto in tanto la mia persona se ne va, io perdo

la mia persona. E una cosa bizzarra e ridicola, ma è come se un

velario cadesse e t agliassci : in due la mia person~lità. Le altre persone

non se ne acc corgono perché io posso parlare e rispondere correttamente.

In apparenzn per voi io sono la skssa, ma per me le

cose non stanno così»." E ancora un altro malato: «Ci chc mi

manca sono io stesso, 5 terribile sfuggirc si se stesso, vivcre e non

essere se stesso»."' A queste cspcricnzc della perdita della prcsenza

fanno riscontrc 2 quella della perdita del mondo, che è avvertito

come strano, irrcl: ativo, in( li flercnte, rnecca nico, arti ificialc, teatrale,

"..--Ci. .,

simulato, so~nan cc, . senzc i rilievo, inconci3rLiirL, I: simili. Diccva

un malato cli P.Janet: «Io intendo, vcdo, tocco, ma non scnt 'O come

un tempo, gli oggetti non si identificano col mio cssc re; un ve lo spes-

.f l> C .

so, una nuvola cambia il colore C l'aspetto dei cotpi~. c un nlcro

.- .I-. -

malato: «Voi non I sietc ch ic iin fan itasma, c ne sono canti: e

non potete pretcn idcre chr : si abbiii i obbedit ifferto pc cr qual-

1

i

cuno di cui non si avverte ia realt:)* l" Ancora un altro mniato:

«Le cose non son o più ne 5 1 loro qi ion indic :ano più la loro

utilità».17 Infine ecco coi ne una schizoht mica sol ttoposta a trattamento

psicoansilitico .. . 1

da A. Sechehaye descrive nel suo diiirio . . *

Ja

'' P. Janf ct, De I'arlg

" Tbid., I P. 55-

I' Ibjd., p. 56.

l' lbid., p. 47.

ibid., p. 49.

" Ibid., p. 62.

$se (Parigi I


28 CAPJTOLO PRIMO C ~ S DI F U PRESENZA E CRIC1 DEL CORDDGLIO 29

perdita del mondo:

Per me la follia era come un paese opposto alla realt&, un paese nel

regnava iina luce implacabile. clie non lasciava posto per l'ombra, e che accccava.

Era una immensità senza confini, illimitata, piatta, piatta, - un paese

minerale, lunare, freddo ... In questa estensione tirtto era immutabile, i mmoi,.

7 a

bilc, fisso, cristallizzato. Gli oggetti sembravnno figrc di uno scenar 111. LA.

persone si muovevano bizzarramente. compiendo gesti e movimenti privi

di valore. Erano fan~~srni che circolavano in quesvn pianura infinita, op pressi

dalla luce spietata dcll'elcttriciti. Ed io ero perduta là dentro, isolata, tr ,edda,

-..**...

nuda sotto la , luce e se nza scopc ro di bror izo mi se1

LUtlu

e da tutti...''

In tali ~ ~~CIICIILC ciò che vlene registrato scnza soluzione è i[

~luoto dei valori, l'impotenza del trascrndir nento e della ogl zettivazione,

la inattualiti dell'esscrci: in questa i nat tualil :à af fiorz i l'in-

.L fi ,-la!

solilbile problema dell'astratta oossibiliti di L ULL mondo, al di

qua della scelta cor icreta ci.

. e auten itica il sé e il mondo.

IJur nella varieth cic iIle loro ( mi qucst i malati esprimono Io

'. l- A--

,A n,. .A

straniarsi di si: a cc-, pcruiLa '1' >C; CtllllC potenza oggettivante

e dcl mond O come i -isiiltiito dclla og ione. D'altra par ,te gli

oggetti cl~c : «non s tanno in I sb», in: oltre in modo i rrclarivo,

rifletlurio

. -. - - - -1

c uenunziaiiu -- :l --.

I nr\n

11 ~ C L Uh1 C uziia ~ Drcscnzti chr. llvll

rir sce ad a ndar olt re Ic si~iiazioni, C a getti nrlc dav. anti a sé I, per

cni :terminai to valorc operi~tij JO. COI V cnir me1 10 dclla : jtCSSa

.-m

..- -:..,.L

."nl;n

--.-L

lunzlonc oggeriivantc

.....

S.

gli oggctti e n r i aiiv LIL ULL L IJLLILV~U LLUV~YILV

di limiti, pe :r cui app >ccnnarc ad un oli tre inaut entico, v

cstr:tnco: i n realih questo ( dtre improprio ( 5 la poct :nza -. oltr

l'----&+:.

sante deìla presenza cne in luogo di fondare I UUECLLL~II~:~

- "LI sta CIIVLIItando

essa medesin na un og ;getto, si sta alic nando cc Dn I'oggt :tto e

nell'oggett~ o. Per q uesto st raniarsi della po tenza o€ :gcr tivar ire, il

-L-- A:

mondo e i suo^ oggerIi sono ~~eri~~icntati in - . \

. . . . - - - - -. - > --- ,.-..-. -- S...

- - aLLu ui riuu c33clc A rllu

«nel loro quadro», cioè nel Ila memc 7ria di iina dcter minata tradizione

di significati e nella F va di una possibi ile opera zione

--..-e < .-A -1:

formale della prcscnxa. Il rnonao oiventa irrelativo, scii~u CL" ui

memorie e di affetti, simile a uno scenario. Gli oggetti perdono

rilievo e consistenza (la luce accecante e la mancanza di ombra),

si pongono fuori della realtà storica (il paese lunare, minerale, immobile).

Tale estraniazione e destorificazione del mondo si ri

nel'esperienza di una estraneirà radicale, che chiede perentoriamente

rapporto e che non può assolutamente trovarlo: una estraneità

irraggiungibjle, perduta in l< :e astraii, separata da un

muro ch bronzo.

La crisi di oggettivazione non si riflette soltanto neiie esperienze

di ~~ersonalizzazione e di incompletezza di sé, e di fissità, incon-

,istenza e artificialita del mondo, ma anche nell'esperienza di una

forza o tensione cieca in se stessi e nei mondo. Gli oggetti che non

stanno in limiti oggettivi (riflettendo in tal modo Ilalienarsi della

stessa energia oggettivante della presenza) sono avvertiti qui come

forze in atto di scaricarsi, come oscure tensioni spianti la più piccola

occasione per fran~umaie le barricrc che li trattengono, e per

fondersi e confondersi in csiotiche coitlonie. Gli oggetti che «non

sono più ne1 loro quadro» non si presentano più in questo caso

con la valenza dell'artific &11a lon

viilncrati

cla una perdita di pro! c di rapp

.gurano

piuttosto in atto di agire come potenze ciecile ed estranee, che

si scaricano disarticoIando il realc, c incom bendo rr iinacciosamente

sulla presenza: alla lontananza sis 3PPOnCi in iina vicenda

,,

irrisolvente, la prossiinità irrelativa ctcgli - oggetti fra di loro e dcl

mondo oggettivo rispetto alla prc senza, o nde crolla la stessa possibilith

di mantencrc gli oggetti cIii stinti gli uni dngli altri, e cli contrapporre

sé al mondo. Si h:\ allor~ ia terrificante esperienza dcl-

I'universo in ten sione, si JI punto di anni entarsi l in una i. mmane

catastrofe. Racco ~nta la n lalata di Scchch aye:

21 .

I 11 ,

abbagliante e frcdd: c dcllo stato di tcn isionc esti rema in ci li si trovavano

tutte le cose, )resa. Era come st: i .in:i correr ]te elettri, ca d'una

Potenza straordinar rsasse tutle le cose ', e aumei I~RSS~ npre più

. . sen

m .

. -1- : - 1 Chiamavo fla follia] u paese dell'illuminaxionc a calisu cielia iucc vivissima,

l8 A. Sechehaye, Joumdl d'une scbizophdne (Parigi 1950) pp. 20 sg.

la sua tensione, finchc ttitto sarebbe saltato in aria in una cspiosionc terrificante

... In questo silenzio itifinito C in questa immo1)ilith tesa, avevo l'impressione

che qualche cos;i di spaventoso sarcbbc accadiito e avrebbe rotto

questo silenzio, che ilualche cosa di attocc, di scotivolgcnte stava prr vcrificani.

Restavo in attesa, trattenendo il respiro, smarrita nell'angoscia, e non

accadeva nulla. L'imrnobilith si faceva ancor piìi immobilità, il silenzio ancor

più silenzio, gli oggctti e le persone con i loro gesti e il loro riimore ancor

più artificidi, staccati gli uni dagli alrri, senza vita, irreali. E la mia pauta

aumentava, sino a diventare inaudita, indicibile, atroce.


30

CAPITOLO PRIMO

I1 rischio deii'alienarsi della potenza oggettivante della presenza

può essere avvertito o nel dominio del divenire oggettivo, o per

singoli pensieri e affetti, ovvero in rapporto alla presenza in quanto

tale. Il rischio di alienazione del dominio oggettivo comporta l'esperienza

di iina disposizione maligna delle cose e degli eventi, di un

«esser-agito-da» che si sostituisce «all'agire su » della oggettivazione.

Si apre così una vicenda di oscuri disegni e di subdole macchinazioni,

di rimproveri e di accuse, di insidie e di influenze: e

le cose diventano cause, non già nel senso fisico del termine, ma

proprio in quello giuridico di cause intentate ai danni del malato.

1,'alienarsi di singoli pensieri o affetti dà luogo alla interpretazione

che altri li manovrino, li influenzino, li rubino, o n c siano i Paclroni:

a un grado pii1 profondo di alienazione si avve rtono i 1 3ropri

pensieri in atto di st~ccursi dal flusso interno del pensare, per

ripei :crsi per loro cor ItO, a gc lisa di cc ica, sino a risuonare

pubi dicamcn ite nnclic 3 sc non comunic :ati con I a parola . L'alienarsi

. .- .... -


goscia come reazione totale al rischio radicale della perdita della

presenza. Che cosa infatti pu9 significare la perdita della distinzione

fra soggetto e oggetto, l'essere immediatamente l'angoscia,

il rovesciamento indicibile che comporta il pericolc ) supremo di

non potersi adattare all'ambiente, clie cosa può esst :re il sentirsi

. E

in SC~MC Existetiz bedroht se noil appunto la carascroie dell'esserci

ncl senso che abbiamo ~liiaiito?

L'angoscia indica che la presenza resiste a Ila sua d isgregazione:

ma le resistetize e Ic difese che hanno iuogo in regime di crisi hanno

il carzittcre comune di essere sostanzialmente iinproprie, in quanto

non ripristinano la signoria del mondo dei vnluri e non valgono

-.

a reintegrare in rno ricliiama perentoriatnenre

e polarnicnte il «no». Nei casi piìi avanzati qiiesto instnbile

equilibrio di stimoli si riduce a una polarith praticamente olllnm


34

CAI'ITOLO PRIMO

e fatto su un piano metastorico. Anche i simboli protettivi, in

quanto dovrebbero proteggere l'azione anticipandone il corso in un

111011do a sé, non vulnerato dalla decisione personale, rappresentano,

al pari del rinialismo dell'agire, un moclo di «stare nella storia

senza starci», e un disperato tentativo di dischiudersi - attraverso

questa miserabile (rode - all'aziune. Un altro malato di

Arieti quando usciva di casa era indotto a dare interpretazioni di

clualsiasi cosa scorgesse per via, a1 fine di trarne indicazioni rassicuranti

sulla non rischiosità della di] .ia seguire. Se vedeva

una luce rossa all'incrocio stradale I: etwa come un awertirnento

occulto a non procedere piu oirre nella djrezione corrispondente,

se invec 'e gli cad leva sotto gli occ :hi iina C lrialsiasi freccia

stradale crcdeva triit tars i di iin avvertirne !rito del 1 buon Dio per

1 ,i

indurlo N! imboccsrc ia aircxione non riscl h..,.... i t l ~ (7 ,tiicsla ~ ricerca

cli ! li del fni rc non p ilil L'llrt8' via rli ncsslin

lino dcll'

a a casa,

i?! 0 '~ngiisci; dove ccrcava

I l ? .

ri t ligio ICILiI C~I,,lVne stu~~oros:~. li~~crnnto ncii os[icdalc psichia-

~rico il tcii ore dcll' aaionc c I'ansiosn ricerc: ctrivi

non lo ahb:i iiiclonarc ,no: sc LII n dottcirc gli ponc cvn cliialc anda,

.

:.," ,.l

.

,n

egli si ccnt,,,,, L,I ~c111po stesso spinto C bloccaro s risponricrc, e

cercava i scgni clic gli incticasscro quale risposta dare c qu:ilc no.

Sottoposto iilln choc-terapia suLi iin migli


36

cAPITOI.0 PRIMO

3. La vita religiosa come tecnica protettiva mediatrice di valori

resenza non abb

one la de storifica

\ .I

lenti crii

increte s

, .

gimc ecc

pa o aIla

, ,

appunto

in una n

ire, abitl

tà indusi

a vita

.-

in(

.

mentare delle coi

I-ic insicr ne alle rti

i viccndi : rnetcoi

pastori:

Per quanto la crisi della p

ia in sé storia culturale

(essa è infatti per definizi

zione deiia presenza,

il non esserci in iina storia umana), 11 numero, la qualità e l'intensità

dei mon tici a carattere pubblico è determinabile solo

per entro cc ,ocietà storiche. In società in cui il distacco

dalle condizioni naturali non va oltre la caccia e la pesca ed alcuni

strumenti litici, o in cui il re

si è sollevato dnll'agricoltura

primitiva alla zapl

zia o alla agricoltura

- .\ 1 1 r

dell'aratro, la sfera dei momenti critici e di tatto intensissima ed

amplissirna i perclif ciò che passa sei nza e co ntro l'uomo

si manifesta iisura che noi a r nalapenc I riiisciar no ad immal.

1

gina unti come si:imo all'ordint: cittaciino della moderna

civil ~riale. Nelle società primi tivc e ne I mondo antico l'arco

clell: dividunlc nel quadro delli i vita col lettiva è

. . disseminato

di rischi esistenziali che pcr noi I-ianno ixxio ogni significato: l'incontro

con animali pericolosi, I'attr ento di paesi scc onosci~i~i

e srlvuggi, I'inccrto esito della C:: :iii dipen de per in itcro

il destino ;ili

inunità, la perdurante scomparss della

selvagk' ma C

idici costitiiisce l'cinica basc di rcbi ' 1 me

dictctico, le .ologiche sfavorevoli che aprono per

il gl-iippu sociale una prospettivri di morte per affamamcnto, Iri siccità

che inaridisce i pascoli e uccide l'unica ricchezza del bestiame,

Ic grandi e frequenti epidemie sterminartici costituiscono altrettante

esperienze critiche di cui la moderna civiltà industriale ha

perduto quasi la memoria. Restano per noi in comune con le civiltà

primitive e con il mondo antico l'esperienza critica deiia morte

della persona cara e delle fasi della evoluzione sessuale (sulle quali

è merito della psicoanalisi aver richiamato I'attenzione), o l'insorgere

delle grandi catastrofi naturali o delie malattie mortali; senza

contare i momenti critici che sono connaturati alla civiltà capitalistica

come tale (lc crisi economiche e le forme spietate di sfruttamento),

o all'atrocità delle guerre moderne, o al crudo dispotismo

degli stati dittatoriali capitalistici o socialistici che siano. Ma nel

complesso il nostro incommensurabilmente più alto distacco dalle

condizioni naturali e l'ampiezza delle realizzazioni civili in tutti

,-R,SI nL'r.Lc\ PRESENZA E CRISI DEL CoRmiJo 3 7

i domini, e gli abiti morali e le persuasioni razionali che ne abbiamo

acquistato, ci fanno molto più preparati a superare i momenti critici

dell'esistenza, patendo senza dubbio il rischio di non esserci

ma non più nei modi cosi estremi che nelle civiltà primitive e nel

antico minacciano di continuo la vita dei singoli e qudla

della comunità. Infatti nelle civiltà primitive t: nel mondo antico

il della presenza assume una gravità, una frequenza e una

diffusione tali da obbligare la civiltii a Irontcggiarlo per salvare

se stessa. Nelle civilti primitive e nel mondo antico una parte considerevole

della coereriza tecnica de1l'~iomo non è impiegata nel

dominio tecnico della nahira (dove del resto trova di fatto applicazioni

ancora limitate), ma nella creazione di fornic istituzionali

atte a proteggere la presenza dal rischio di non esserci nel mondo.

Ora I'esigeriza di qliesta protezione tecnica costituisce l'or i g i n e

della vita religiosa come ordine initico-rituale.

Gih vedemmo come il rischio della presenza sia essenzialmente

costituito da unsi clestorificazione irrelativa che si manifesta in vari

modi di inautcnticil& esistenziale. 11 carattere fondamentale della

tecnica religiosri sta nel contrapporre a questa destorificazione irrelativa

una destorificazione istituzionale del divcnirc, cioh iina clcstorificazione

fermntn iri un ordine metastorico (mito) col qirale si

entra in rapporto mediante un ordine mctastorico di coinportamenti

(rito). Con ciò L: offerto un orizzonte per entro il quale si

compie la ripresa clcllc possibili alienazioni individuali e Ia loro

riplasmazione nei valori culturiili. Il carattere clialettico del nesso

che lega il rischio dellri perclita della presenza c la sfera del sacro

è illustrato con particolare evidenza da un'opera che ha avuto una

notevole efficacia ncl dominio della filosofia e della storia deile

religioni: il Sa00 di Rudolt Ott~.~' Si tratta, com's noto, di un'o-

Pera religiosamente impegnata, e iiittavia proprio per questo capace

di fornirci indicazioni preziose sul nesso in questione. Naturalmwite

ad un patto: che la problematica cominci per noi proprio li dove

Rudolf Otto ritiene di aver raggiunto l'ultima Thule, cioè I'espe-

"enza viva del nume che è presente. La connotazione cararteriprofondamente

irrazionale, di questa presenza del nume

2) R. Otto, Daz Hrjlj~c.

iihn das Irrationak in d

'Onr Rationnlcn (r a ed. Iqr7; ed. 1929).


38 CAPITOLO PRIMO

sarebbe, secondo l'Otto, il «radicalmente altro» e quindi il blinde

Entsetm, il dinzonische Scheu che in cospetto del nume si impadronisce

della presenza, soggiogandola. Ora questo «radicalmente

altro» che sgomenta chi ne fa esperienza è appunto il rischio radicale

di non esserci, l'alienarsi della presenza. L'alterità profana è

sempre relativa, inserita nel circuito formale, qualificata: ma quando

comincia a diventare eccentrica, a isolarsi, e la presenza non è più

capace di mantenerla come altra, e di conservare il proprio margine

rispetto ad essa, allora comincia ad apparire: quel carattere

«radicale» dell'iilterità che è da interpretare come segnale della

crisi della presenza. Anche il Llinde Entsetzen è eloquente: entsetzen

ha il duplice significato di aspossessares C di «inorridire» o

«essere pieno di raccapriccio>>, il che signilica che qui si sta per

consiimare la perdita dell'energia formale, e appunto da tale spos-

sessaniento radicale nasce l'orrore caratteristico che individua la

crisi. Ma il C dialettico del rapporto crisi-ripresa dcll'espe-

ricnzil dcl sa, strato altresì daii'csprcssione dumoitische Scl~eu:

inffitti se I'acccnto batte sli Scheu si ha cluillche cosa di pratica-

mente identico a un puro stato ansioso, al bliwde Entsetzcn patolo-

gico, mentre se l'accento bartc su dimonischc allora $2 1s ripresa

comincia a farc le suc prove, sia pure in [nodo clementare, e I'or-

rorc non snrii più aciecos se alnieno ricscc R scorgere un'imrna-

gine demoninca o numinosa, pnrcccipc di unn tradizione culturale

mi tico-rituiilc organicamente inserita nel mondo storico nel quale

si vive, e nperta d v a l o r C. Considerazioni analoghe possono farsi

a proposito dell'altro momento polare del numinoso, ilfascinans.

I,a paradossia di questa polsrità non costituisce affatto iin nesso

misterioso, da rivivere nclla sua immediatezza, ma racchiude una

trasparente dialettica: ciò che nella crisi repelle e soggioga, il tre-

mendum deIl'alienarsi e del perdersi dciia presenza, tuttavia attira

e chiama al rapporto, aila ripresa, aiia reintegrazione nell'umano,

e questo attirare o chiamare in modo pcrcntorio è il fascinans del

radicalmente altro. Nella limitazione dell'esperienza religiosa ciò

che chiama è il nume, ma per il pensiero giudicante ciò che chiama

è l'alienazione deiia presenza che reclama reintegrazione in una

storia umana. O anche: è il non deciso, I'smbivalente, che esige

decisione nel valore. La differenza tra I'ambivalenza patologica e

quella religiosa sta unicamente nel segno del movimento per entro

CRfS~ DELLA I'I1ESENZA E CRISI DEL CORW>G~O 39

il quale essa si mnnifesta: I'ambivalenza patologica è sintomo di

disgregazione che va recedendo verso modi sempre più compromessi,

onde sta in modo irrisolvente in un regresso che distacca

sempre

la presenza dalla realtà storica e che sempre più si chiude

al

e a1 valore che in quella realtà possono essere riconosciuti;

]'ambivalenza religiosa invece è inserita in un movimento

di ripresa e di reintegrazione. che dalla crisi si solleva al valore,

,-he perciò va mediatamente ristabilendo col mondo storico i rap-

,

porti in O anche: nella malattia l'ambivalenza prospetta

~infi destorilicazione irrelativa in atto, un compito di decisione e

di scelta al quale si abdica, un non esserci in nessuna possibile storia

umana; nella vira religiosa I'ambivulenza è già il nirminoso,

immagine mitica nperta al valore, rapportabile al1 'umano mediante

JI rito, inserita nella tradizione cul~uralc: in iiltima istanza è iin

nbivalente che va decidendo il siio vnlcrc. In un modo o nell'alo

l'ambivalcntc religioso I= inclciso in un processo che ferma nella

etastoria rnitica l'nliennzione itrelativa dclla crisi e che realizza

la rl eintegrazionc del divino nell'umano.

E da il sacro manilesta la sua coerenza tecnica anche in altro

moc lo: in quanto nesso nii~ico-ritiialc csso maschera il divenire sto-

rico nella iteraxione ritiiale di modclli mitici in cui sii un piano

metastorico il mutamento k ammesso e al tempo stesso reintegrato:

ne nasce cos'l un particolare regime cli csistenxa protetta, iie.1 tiri

ambito per un verso si entra in rapporto con le alienazioni della

crisi, mentre per un altro verso si inaugura una dinamica clic

sospinge alla ticonquista delle forme di coerenza cuIruralt. a vari

livelli - storicamente determinati - di autonomia e di consapevo-

lezza. Questa dialettica di ripresa e reintegrazione dei rischi di alie-

nazione è caratterizzata dalla coerenza tecnica della destorifica-

ione mitico-rituale che si fa mediatrice del ridischiuclersi deile altre

fame di coerenza culturale, dd'economia all'ordinamento sociale,

giuridico e politico, al costume, all'arte e alla scienza.

11 concetto di sacro come tecnica mitico-rituale che protegge

la presenza dal risdiio di non esserci nella storia e media il ridi-

Schiudersi di determinati orizzonti umanistici consente di consi-

derare sotto una nuova luce In vexah qrr


40 CAPITOLO PR~Mo CRIg I>ELI..\ PRFsEVzA E CRISI DEL COLD 4'

Il

tecnico insopprimibile, che ne costiniisce la sfera più propriamente

magica; d'altra parte la tecnica magica più rudimentale, quando

sia dotata di vitalità storica e organiciti cultiirale, non si esaurisce

mai nel semplice tecnicismo, ma media e dischiude un determinato

orizzonte umanistico, più o meno angusto. In tal guisa I'opportunità

di considerare come magica o come religiosa una particolare

forma storica del sacro dipende soltanto dal grado relativo

di sviluppo e di complessità del processo di mediazione dei valori

che in quella forma ha luogo: quando prevale il momento tecnico

della destorificazione mitico-rituale e l'orizzonte umanistico che

ne risiilta è particolarmente angusto (ma non mai inesistente!) il

termine magia può sembrare più appropriato, quando invece rito

e mito sono pr~ifotldamente permeati c(i valenze morali, speculative,

estetiche ecc. allora In dcsignazionc di rcligionc è certamente

yih opportuna. In sostanzo il concctto di 1n:igi:i IIR origine: nella

~iolcmic;i cirltrirale, nIlorchE si prcndc a ncgarc che una certa religiorie

enuclei v~lori, r se ne iivveric sollanio il inoinento ineramcnte

tecnico: nel cliscorso storiogral:ico la rlilnli fica cli niagia ri tiene

itn signiiicnto Icgittimo solo in scnso coniparativo, ciol: pcr indicare

una lotma di vira religiosa in ciii lo sviluppo del nioinento

tccnico è relariv~mente esteso e l'orixzontc iimnnistico dischiuso

relntiuamente angiisto: il clie del resto ì: ampiamente conicrmato

dall'iiso lingiiistico corrente, rnalgraclo gli elcmcnii di conliisionc

clie vi Iiunno introdotto alcuni fiilsi tcorizzamcnti dclla scienza c

riclla s~uria delle religioni. Piiiltosto è da mettere iri guurdia li

storici dclle religioni da un altro uso linguistico, che poi racchiiide

u vari livelli di coscieriza e di coerenza una determinati^ teorizi della

vita religiosa: alliidiamo all'uso di estendere il nome di religione

(o di ~religiositàw) a clualsiasi impegno etico fortemente sentito

anche se :iccompagnato cla un orizzonie esclusivamente umanistico

e mondano. Per ricordare l'esempio più i1liistre del gcncrc si pensi

al capitolo che apre la .Sto& dJEriropu del Croce, e che si intitola

«La religione dclla Libertà», dove si ritrova anclic la seguente giustificazione

teorica dell'impiego della qiidilica di «religione» a proposiro

dcll'idcale liberale consiistanziale al moderno pensiero dialettico

e storico: «Ora chi raccolga e consideri (i tratti) dell'ideale

liberale, non dubita di denominarlo, qual esso era, una "religione":

denominarlo cosi, beninteso, quando si attenda all'essenziale ed

di ogni religione, che risiede sempre in una concezione

de!h realtà e in un'etica conforme, e si prescinda d~ll'elemento

mito~ogi~o, per il quale solo secondariamente le religioni si diflereriziano

dde Lilosolie » (p1 p. 23 sg. ). Ora l'essenziaie e IJintrin-

, di ogni religione sta, cc )me si è I detto, proprio nella destorificazione

dico-rituale coin~ LCLIIIL~I mediatrice di determinati

orizzonti umanistici, e pertanto mal si attaglis la qualifica di religiosa

ad una concezione essenrialinente laica della vita e del mondo.

Nei nostri studi poi, un concetto di religione come quello formulato

dal Croce piiò introdiirre sol~anro iins serie di equivoci, o

quanto meno vaie a restringere i1 compito dello storiografo soltanto

a quel set [ore circoscritio che 2 1'etiucIeiirsi della « visione

del mondo» dal mito, lasciando fuori della considcraxione proprio

la ierogenesi come tecnica, e decurrando e osciirando in tiil modo

i] processo dialct~ico dclla vita religiosa cosi come è stato qui soinmarjrimente

delineato.

Se tuttavia è da respinge1 ntogistica clie risolve

]a religione in una sorta di pnliosaphia infcrior, non è ncnlineno

da accogliere I'e~i~enzii irr:izion:~lis~ic:i di un'.aiiiunomia forniale

dclla vita religiosa. I,a rcligionc, ovc sia intesa corrcttaniente come

nesso mitico-rituale, non 2 un u priori: il tcntwiivo di Riidoll Otto

di completare le Lrt: critiche 1r:iritiane con urla clliarla attiricnte ul

«sacro» deve considerarsi fnllito. A priori però ì. certamente In

potcnza tecnica rlell'iiomo, siil che si volga al dominio della Iiatlira

con In procluzione dei beni economici, con la Cabbricazionc di strumenti

riiateri:ili e mentali del pratico agire, sia clic invtcc si volga

ad inipcclirc alla presenzir di n:iuiragare in ciò che passa senza e

contro I'uonio. Siilla linea di questo secondo impiego clclla potcnza

tecnica si trova la religione, clie restti definita dal carattere pt~rticolare

del siio ~ccnicistno, ciok dalla ripresa e dalla reintegrazione

um~l.inistic:t dei rischi di alienazione mcdiante In destorificszione

mitico-rituale. La risoluzione tecnica della vita religiosa non it cert"mcnte

nuova, se già Platone in un passo famoso del Fedane non

esitava a considerare il rni~o delle anime dopo morte come iin incanfesjm0

che giova fare A se stessi. Tale risoluzione tecnica presenta

"vantaggio di orientare lo storico verso ciò che di specificiinente

mitico e nel mito e di specificamente rimale è nel rito, senza cedere

tentazione di considerare soltanru le vdenze eriche o specula-


ive o es~etiche della vita religiosa, e senza d'altra parte postulate nel

sacro una irrazionalità destinata a sfuggire al pensiero storiografico

come tale. I1 sacro, in quanto tecnica, è c o e r e n z ZI u mana >

che il pensiero storiogralico può ripercorrere senza lascia ire pro

prio nessun residuo all'immediatezza (e all'arbirrio) di un mistic( I . rivivere. Si tratta certamente di una coerenza diversa di i quell: a

dell'arte, o della filosofia o della moralità dispiegata e C( onsape

vole di sé: ciò che qui ai nega è che non gli sia immanente i lessun:

. a .

forma di razionalità, c che racchiuda un nucleo «irrazionale» irriducibile,

tale da Uidurrc il pensiero storico alla contradclittot a

di uscite da se stesso e dalla storia umana.24

4. La crisi del cordogli

La crisi del cordoglio si presenta, nel quadro 1 jellc prc

:I

consiclerazioni, come il riscliio di non potei : trasccnl rlcre il in D

critico dcllii sirurizioiie liittuosa. La perdita della pcrsonii cara è ,

nel nioclo pii1 spor~cntc, l'cspcricnza cli ci6 che passi1 scnz a e con I-

tro di noi: cd in corrispoiidciiz:i a quesio ps~irc rioi si:in 10 chi2 I-

rriari nel moclo pii1 perentorio all'aspra fatica di farci coraggiosa-

mente prociiratori di morte, in noi C con noi, clci nostri morti,

sollevancioci cltillo strsixiu per cui «tutli piarlgoilo ad tiri modo»

a s a p e r piangere che, mediante I'oggettivazione, asciuga il

pianto e ridiscliiudc alla vita e al valore. Tuttavia quest'aspra fatica

piiò f;illire: il cordoglio si manifesta allora come crisi irrisolvente,

nella cliiale si patisce il rischio del progressivo restringersi di tut ti

i possibili orizzonti formali della presenza.

La crisi del cordoglio, come si 6 detto, appartiene all: a cond I-

zione umana: tuttavia la civilth moderna l'ha di molto riciorta di

intensith e di pericolosith, fornendole il soccorso di tittta t'eneergia

morale maturnta nei vario operare civile, e - per i credenti - contenendola

e lenendola mercé la prospettiva delle consolanti persuasioni

della religione cristiana. Nel mondo antico (pe .e

2d Si11 concetto di sacro, vite religimi, dtstariIicaziont mitim-rimale, t sui rapprri fra

religione e inngin, e Ira ~Lgione e storioErtiilia rcliKiusn ci prriiic~:inrno Rnviae alle nostre due

moncgrafie Cri


la gisent li cheualierpasme'), centomila franchi alla morte di Rolando

(cent milie Franc s 'en pasment contre tere) ."

L'assenza totale rappresenta il limite estremo della crisi del cordoglio:

ma al di qua di tale limite stanno tuttavia determinate inautenticità

esistenziali della presenza, caratterizzate dal recedere verso

l'assenza, e dd'irrisolvetite patire e dibattersi per questo recedere.

Sulla linea di tale recessione, ma al di qua del suo termine estremo,

si trova uno stato psichico che in concreto può manifestarsi con

varie sfumature individuali, ma che tipologicsimente resta definito

da una ebetudine stuporosa senza parola e scnza gesto, e senza

anamnesi delIa situazione luttuosa: lino stato simile, designato dal

comune linguaggio con la espressione «impietrito (o folgorato o raggelato)

dal dolore)), si riflette - com'è noto - nel mito rli Niobe.

Si tratta però di unn calma inautentica, fiinesta e minacciosn, e di

una instabile smemoratezza, che da un momento all'altro piiò romprrsi

in uii p/(rnctrrs irrclativo, ci05 in iin comporr;lmenco orientato

iid arrccarc oflcsc anihc mortali alla propria in~cgriià fisica. Questa

potariti di cbctiidine c. cli pbnctris tlcnunxiu liiiii crisi profoncla nella

cl~1i\lr in luogci tlclla dccisionc iorifii~lc si instatira la paraclossin estrcrn;imcntc

ctintracldittorii~ (li un «non fnrc per farsi viioti tli contcniitn

n, ov vero cli L in filrote che ;innjent:i in: !i~tc cliiclln prcscnzii

che sarelibc : invece cliiamat;i sd 0 1 ~ c formnlinente

..

la situazione. in particol;lrc iiel ph~~ctns il tiirorc autotlistruttivo

si accomp

ito p;irol ogico di unsi mis, eria o an ICIW di

11 I na

.

colpa

uò ricev

. ..

ere nell: 1 coscier iza varie t motiviizlonl

t~t~ihi~. lilrt LIlc 111 renltà ,-,. 1" .Il'..,.,-,:

iIath'L- uaii c>ut-iicii/,ii ~~itica --. di

L ~

nc 3n poter ,si dare I

ione rea le secon, e, c di

ci ~i~iclcrsi ricllo sit

li oltrep: assarla. , Appena un po'

.l:

I r ... . . -, .

..!L


46 CAPITOLO PRIMO

nuto, oggettivandole ne1 valore, comincia essa stessa a diventare

il vuoto oltre, e quindi la crisi, dell'oggetto. È possibile dedurre,

assumendo questo criterio ermeneutico, le varie esperienze morbose

che nascono dal rapporto non autentico col cadavere in quanto

centro emozionale della citaazione luttuosa. T1 cadavere appare

una qestraneità radicale»: infatti esso tende a sottrarsi da potenza

formale, e il suo «oltre» - che solo per entro il rapporto formale

si determina - sta diventando «vuoto». I1 cadavere appare una

«forza»: infatti, per mancanza di determinazione, i suoi limiti sono

entrati in travaglio, e vanno forzando il rapporto senza trovarlo.

Il cadavere è una forza «ostile»: infatti esso, come oggetto in crisi,

rjsyeccl~ia l'alienarsi della stessa energia oggettivante, il che è l'ostile

ed il Funesto per eccellenza. Il cadavere «contagia»: infatti, nel

suo andar oltre irrelativo e senza soluxione, comiinica caoticamente

i) proprio vuoto ad altri ambiti del reale, e al tempo stesso i più

disparati ambiti del realc, con progressione minacciosa, spiano I'occasione

pii1 accidentale per farsi simbolici rispetto al cadavere, e

per ripeterlo in una cco miillipla senza fine. I1 cadavere «torna

come spettro»: infatti esso sta nella crisi dei sopriivvissuti come

contenuto in cui 1s prcsenxa c' rimasta impigliat~ c prigionierli, onde

torna a riproporsi in modo inaiitentico ncll'estraneità e nclla indominilbilitk

della rappresentazione ossessiva o dcll'allucinazione. I1

csidavcrc t= «ambivalente», si dibattc pcr i sopravvissuti nclla infeconda

polarith di rcpulsionc C attrazione: infatti il suo scandalo

respinge in quanto centro di crisi e di dispersione, ma al tcmpo

stcsso coii-ianda perentoriamente il rapporto, in una vicenda irrisolvente.

E infine la stessa attrazione, nella carenza della decisione

formale, firuscc col convertirsi nell'esperienza del cadavere che m&gnamentc

«attira a sé i vivi»: infatti il caclsvere, come oggetto in

crisi, non soltanto non mantiene le distanze rispetco agli altri oggetti,

ma non rispetta neanche la distanza rispetto alla presenza,

e incombe su di essa catturandola e trascinandola via con SI, come

Glauca morta il padre Clec rché esso volle soIievsirsi dalla

cara spoglia:

. . Quando ebbe finito di piangere e di singhiozzare, volle risollevsre i1 suo

veccliio capo. Ma come I'cdera ai rnmi d'alloro, rcstò preso nel peplo leggero:

cercava di iirnctte~si in piedi, ed essa, in senso inverso, lo tratteneva.

'Tirava con violenza? Le sue vecchie carni si strappavnno dalle oss~. Infine

C ~ DELLA l ~ PRWC. ~ .Y%h E CRISI DEI.


48

CAPITOLO PRIMO

del passato rescisso, il quale torna nel modo pih inaurentico, cioè

senza appartenere alla stessa presenza, e quindi senza porer essere

ripreso nella dinamica del «far passare». Ad illustrazione di que-

sto stato morboso basterà ricordare una malata di Janet che dimen-

ticò tutti i particolari relativi alla malattia, alla morte e alla inu-

mazione clella madre, e che dal momento della amnesia smarrl

I'attualiti dcl reale e la possibiliti di inserirsi in esso con azioni

adatte: al tcrnpo stesso l'evento luttuoso rescisso tornava, con le

mcmorie relative, nel corso di crisi periodiche in cui la inalata

mimava le scene ohliate come se ancora si trovasse a viverle, cioè

coine se appartenessero al presente e non al passato: poi, conclusa

la crisi che aveva bruscamente interrotto la vita psichica. le scene

e la situazione luttuosa erano di nuovo dimenticate

une teon ?I cordog

Nel complesso la moderna psicologia non ha dedicato all~ crisi

del cordoglio tutua I'aitcnzionc che sarcbhe sLat:i dcsiderabilc, in

portc perchi: nel mondo riiudtrno Iii crisi del cordoglio non prcsciita

aspetti così pericolosi coiiic nel mondo tlntico (1n.r tacere dcllc

civilti prirniiive), ed in parte pcrch6 ì: scmbnito clic l'evento luttuoso

comc tale non giiisiiiichi iiii~ ccinsidcriiaionc psicologicamcntc

uiiitaria, potendo occasionare a seconda delle disposizioni individuali

le piìi clivcrse nevrosi o psicosi. Tiittavia In moderna psicologia

Iin talora toccato il problema del cordoglio e delle reazioni

anormaIi alli1 inortc dclls persona cnra. I'ierre Janct interpreta la

crisi del cordoglio come il prodoi~o della neccssith di sopprimere

un certo numcro di condotte ormai non pii1 impiegabili verso la

persona morta, e c\i irist~urare nuovi comportaincnti che tengano

conto del fatto cielln morte: ora questa soppressione e quesla iiistaurazione

componerebbem un lavoro, che può non riuscire, in quanto

o si continua ad ngire come se il morto Iosse ancora in vita o si

perde troppo presto la memoria dell'cvento Iiitcuoso, per improvvisa

amnesia.'" Questa interpretazione della crisi del cordoglio

La dcscri zione del ca so si trova i in P. Janet, 91 dcs bsihlqua (3' ed. 1923)

75 sa.

PP. -. .-

'O P. Janet, De l'ongoisse d lhtuse, vol. r, pp. 350, 367; cfr. p. 281.

C ~ S I DELLA PRESENZA à CKISI DEI. CORD001JO 49

non offre nessun criterio sicuro per distinguere il lavoro che riesce

da quello che fallisce: è infatti vero che durante il periodo di

jlitto, e anche oltre, hanno luogo C, gmportamenti che ritardano o

cercano di variarnentc att enuare : i1 pieno riconoscimento deila

a---. -..

,norte, come sTanno a testimoniare non foss'altro i riti funerari

di tutte le epoche, e i miti dell'al di là e del mondo dei morti, ma

aritardo~ non costituisce in sé malattia se attraverso di esso

si fiicilita il compito di «far morire i nostri morti in noi». D'altra

parte I'amnesin improvvisa dcll'evento luttuoso non è patologica

percliC l'oblio si procluce «troppo presto», e l'arresto concerne un

numero «eccessivo»di atti, n.ia perché la situeziotie C rescissa dal-

]'orizzonte della presenza senza che sia stato compiuto il lavoro

di interiorizzazione e di risoluzionc clie è proprio del cordoglio.

In ogni caso il giirdizio non è quantitativo, ma qualitativo, cioè

concerne I'cflettivo a passare ncl valore che si compie att raverso

il cordogJio come Invoro: e qualsiasi ritardo non sari mai ccccssivo

né qualsiasi anticipo prematiiro (cioh non si trnttcrb n6 di

ritardo né di anticipo, ma scmplicerr icntc del Lempo gilisto) se l'uno

o l'altro ridischiiidcranno graclualm iente il v rari0 opetzirc ciiltiirale

compromesso dal1;i crisi. D'altra parrc proprio il Janct, a proposito

della malata già preccdcnrcmentc ricordnta, c nel teni

'ativo

di spiegarne il comportamento patologico chc ahbiiii narizlmente

descritto, mette in rilievo comc il tratto morboso piu s a I' 1en1c

fosse l'arresto clella personalità alI:i situazione luttuosa, e la successiva

incapacità di aaccresccrsi per aggiuilzionc c assimilnzione

di elementi nuovi»:" il che significa che la crisi dcI cordoglio è

tale nella rnisiir:~ in cui spezza lu «durata» deiia vita spirituale, nsscrvendola

alla tirannia di uno stato ysichico isolato che sta senza

fluidirà e che P fonte di inautenticiti csistcnziale. Relativamente

impegnata c complessa di quelln del Janet è la teoria psicoanalitica

del cordoglio, cl-ic €11 inaugiirata dal Freud nel s~io scritto

e melanconia (I p i 5). Il Frrud volle scorgere una di f icrenza

fra il cordoglio e la melrincolia per il [atto che «mentre nel cordo-

glio è il monda ad essere povero e vuoto, nella rnclancolia lo t l'io

Una seconda differenza starebbe nel fatto che nientre

'I Janet, L'&t mentale rler bystp'riqncr, p. 82.

N

Freud, Gex. Schr., vol. 5, p. 538.


il cordogIio si rilerisce «alla perdita cosciente di irn oggetto amato»

Ia inelancolia è in rapporto con una perdita acl~e si sottrae in qualche

modo alla coscienza»." Ciò posto, il lavoro compiuto dal lutto

consisterebbe ncl distacco dell'energia libidica dall'oggetto perduto,

e nel reitnpiego di tale energia per nuovi investimenti: ora il

distacco e il reimpiego possono non ritiscire, e la libido può restar

legata al vecchio oggetto, che pih non esiste, determinando una

separazione dalIa realtà e una psicosi allucinatoria del desiderio.'"

Nella inelancolia invecc la perdita dell'oggetto amlto (che non è

necessariainente una morte fisica, ina in generale una iinpossibiliti

di fatto di continuare il rapporto coi] l'oggetto amato) costringe

la hbido ad abbiintlonwre l'oggetto, e a ritirarsi ncll'io: qui però,

in mancanza di impiego, Ia libzdu toglie a suo oggetto I'io stesso,

con la conseguenza che 13 pcrclii~~ d~ll'o~~~tto si Ll-alnilt:i nella perdita

ncll'io, c clic l'abbassamento e I1avviiiincnm dcll'io sta in luogo

dcll'abbassamento c dell'avvilimcnto cleIl'oggctto perdiilo, dell'idolo

inlranto: coine dice Freud «lloml->ra dcll'oggctto si distende

ncl soggctto,t." La meIancoIia, al pari rlcl cordogiio, svolgc un lavoro

pcr libcrarc la libido da1 legarne con I1oggcttlo :ilnato, rendcnclolii

dispoiiibilc per nuovi irnpicglii: ma incntrc ncl corcloRlio tale

Invoro si svolgc prevalentemente ncllii slern clcllsi coscienza c rnanlierie

la disriiizioiie [ra io e oggetto nclla melanculia il

processo di distribuzione e di svnlurazionc si svolgc nell'inconscio,

finché le cariche libidiche, al teriiiine del prucesso, ridivcntnno

libere dando luogo iill'ac~c~~o tli mania.'h Qiiesta prima intcrpretazione

del Freud subì szicccssivarneriie alcune mocliiicazioni, ncl

senso che le differenze fra cordoglio e melancolia i~itor~o iri parte

attenu:ite e in partc diverc:irncnte atteggiate. Fu cisscrvato che anche

nel cordoglio, al pari che nella melancolia, avevti liiogo l'identificazione

con I'ogget~o Amato e perduto, comc quando i soprawissuti

riproducono - nel gesto, nell'inflessionc della voce, iirll'uso di

determinate frasi e simili - particolari~h anche iiiinime clel comportamento

che gi8 appartennero al clefiinto: tali identi f icnrioni

sono da interpretarsi come forme di consolazione della ~erdita

'' Ibid.

M Ibid., p. 537.

5' Ibid., p. 542.

[bid., pp. 552 sg.

CRI~~ DELLA PRESENZA E CRISI DEL CORDCK;LIQ 5 1

patita, o anche come utilizzazione narcisist ica della libido oggetrimasta

libera da im~ie~o." Tuttavia nella melancolia Ia per-

L o-sona

appare intej gralment ;e padroi neggiata dall'ident ificazione dell'io

con l'oggetto amato e perdutc I, senza che alla coscienza emerga

---L- C .- ---J.-.

che cosa propriaillcii~t- L LI pciciuro nel mondo oggettivo, mentre

cordoglio - a meno di una sua degei e melan, colica -

non è mai del tutto smarrito il rapporto e con l'( sggetto,

. .. . - - e l'identificazione immediata col morto ritiene una irnporranza . - . l reiativamente

limi ta.tn .jH Un ulteriore sviluppo della teoria psicodel

cordoglio fu determinato dalla considerazione dei

funerari delle cosiddette civjlth primitive, e anche di qi~clli

del mondo antico (per tacere dei relitti Il olklorici che in generale

restarono luori dtll'intercsse dei psicoan disti): qui la differenza

--

fra cordoglio e melancolia sembra ancor pii1 attenuarsi, perché quei

rituali mostrano in larga misiira le autoaccuse, le autoflagellazioni

e le autopunizioni che cara~terjzzano il comportamento mclancolico.

D'altra parte le «vcndcltc», Ic clfusioni di aggrcssivitb vcrso

l'esterno, Ie orgic mari che chiudono il pci riodo di

lutto richiamano C che scguc a rluella mcl: incolica

1

nella forma clinicii ueiia cosiuacrta psicosi maniaco-dcprcssi~a. Le

affinità fra curcloglio prii ) aniico) dro clini co dc!la

rnelancol ia spi nsero GCzo i n tenta Liova inti erprc t a- 'l,

1 I

zione del cordoglio e clelie rorinc di tlcpressionc meiancoiicn o ci1

aggressivitlt inaniacnlc cl- .io accompngnarlo. Sc Ic iiiitoaccuse

e le aiitopunizioni de dico sono originarinmenti : diwtte

a un'altra persona clic ora c sc:iia identificata con I'io, le autoaccuse

e le autopunizioni che hanno luogo durante la crisi del corclo-

6bo, e che si manifestano con particolare evidenza nei rituali del

mondo primitivo e di qi~cllo amico, dovevano cssere cori tutta probabilith

i-iconciotte allo stesso p roccsso di identificazione (o di

"introiezione D). A questo punto venne in i soccorso del Rhheirn la

famosa tcori;i Lreudisna dell'urvater ucciso e divorato dai figli

gelosi, misfatto che avrc :bbe ins iugurato ,a dell'umanità.

mangiat, 3 il padri e, il coni Ilirto est1 ~interiorizzato »

" S. Freud, Ges. Schr , vol. 6, p. 3 74. Cfr. K. Abraham, Obiethver~t~st trsd Infroj~ktion

In

n0"ftU.b~ Tmrrer un$ In obnonnm psychi~chen Zitshnden, in VmueS, nner Eahaickbngr-

*brchie~&bido(i9~4)pp. 22 sgg.;eC Musatti, Tmttalodipww~!~$i(19503i'ol. 2, p. 271.

~h Abraharn, "p. ci!., p 27.


52


54 CAPITOLO PRIMO I

Cristianesimo inaugurasse il suo nuovo etbos della vita e della morte,

una delie più importanti forze culturali per combattere la crisi del.

cordoglio fu l'istituto dd lamento funebre rituale: noi dobbiamo

ora analizza re come su ques si dete rrninassc : nel rno Indo

antico l'inna lzarsi de ,lla cul~u :erna ins idia del: s natura resa

1

cieca del suo lume umano.

2.

II lamento funebre lucano

ella preTente indagine etnogra/ica

Pub sembrare strano che una ricerca storico-religiosa sull'antic0

lamento funebre ritiiale si apra con una sezione folldorica di

notevoli proporzioni, e che Ihnt~lisi della docurnentszione antica

sia condotta a sviluppo, a integrazione e a verifica dei risultati raggiunti

in questa sezione. Ancor piu strano pub sembrare il fatto

che alla documentazione folklorica si sia dnta tanla importanza da

non aver esitato ad eseauire una serie di erploraaioni ~tncigrti~ic21~.

dirette in un'area folklorica particolare come In Liicnnia. Un procedimento

cosl eccezionale, e a prima vista cosi disciitibile, è certamente

bisoanoso di una giustificazione metodologica.

Come è stato detto, noi consideriamo il lamento funebre innanzi

tutto come una determinata t e C n i C a del p i a n g e r e, cioè come

iin modello di comportamento che la cultura fonda e la eradizionc

conserva al fine di ridischiudere i valori che la crisi del cortloglio

rischia di compromettere. In quanto particolare tecnica dcl piangere

che riplasma culturalmente lo strazio natrirale e astorico (lo

strazio per cui tutti «piangono ad un modo»), il lamcnto fincbre

&azione rituale circoscritta da un orizzonte mit

ico. Sempre in quanto tecnica del piangere il lamcnto funebre

antico concorse, nel quadro della vita religiosa, a mediare deterniinaci

risultati culturali; ciò significa clie attraverso i modelli

mitico-rituali del pianto sono mediatamente ridischiusi gli orizzonti

formali compromessi dalla crisi, e cio& l'ethos delle memorie

e degli affetti, la risoluzione poetica del patire, il pensiero della


vira e deIla morte, e in genere tutto il vario operare sociaIe di un

mondo di vivi cile si rialza dille tombe e che, artingendo forze

dalle belicfiche memorie di ciò che non è più, prosegue coraggiosamente

il suo cammino.

Ora le istanze docunienrarie di ciii può giovarsi lo storico del

lamento antico per ricostruire questa vicenda cli liberazione sono

senza dubbio molteplici. 1nn:inzi tiitto sta la documentazione

antica, e cioè i1 copioso materiale o flerta dalle Icttemture religiose

dcll'oriente vicino, le elaborazioni poetiche che in Grecia il

lamento ricevette ~icll'ryos, nclla tragedia e nella lirica della morte,

i riferimenti di scrittori, eruditi e Irttcriiti greci c romani, gli nccenni

indiretti dclla legishzione fi~ncraria in Israele, in Grecia e n Roma,

e infine l'arte funeraria così ricco, soprattutto in Egitto e in Grecia,

di scene di Iamcntazionc. Tuttavia ai fini della ricoslruzionc

del lamento come tccnicn la dociimcntaaionc anticri presenta dei

limiti definiti. che le inreprsrioni cornparaiivr non possono superare

scnza lasciiire troppo rnnrginc rill'imrnnginazione, Così i lamenti

chc ci h21 conservato I'epos o la ~ragedia o 1;i lirica ddla morte sono

gii ormai letteratura e poesia, non rito in azione, e non è agevole

raggiungere il lamento come rito partendo dalla sua elaborazione

letteraria e poetica. Sommari sono i riferimenti di scrittori che OCCRsionalmente,

e da vari punti di vista, ci hanno lasciato qualche notizia

sull'argomento, e ancor piì~ sommari i dati della legislazione

religiosa e civile, che ovviamente non si propone di descrivere Ia

lamentazione, ma soltanto cii regolarne e limitarne gli eccessi. L'arte

figurativa rispecchia senza dubbio il rito in azione, ma fissata nei

suo momento mimico, e anche qui secondo le ragioni dell'arte e

non delI1etnografia.

Al contrario i relitti folklorici del lamento antico ci permettono

ancor o~gi di sorprendere I'istituto nel suo reale funzionamento

ail~urale: e ciò clie la documentazione antica ci lascia soltanto i~itravedcrc

o ininiaginare, cioè il lamento comc rito iii azione, la documentazione

folklorica ce lo pone sotto gli occhi in tiitta la sua evidenza

drammatica, oifrcndoci in tal modo non sosti~iiibili opporccinità

di analisi. Tuttavia l'importanza eiiristica del materiale lolklorico

ai fini deila ricostn~zione del lamento funebre antico 2 da

ammettere soltanto entro limiti determinati, oltre i quali la dociimentazione

antica torna ad assumere tutto il suo valore decisivo.

cola uno storico del tutto sprovveduto prrbbe infatti considerare

l'attuale lamento dei Copti come documc~ito diretto dell'antico

lamento egiziano di cinquemila anni or sono. o le corrispondenti

coshlmanze della Palestina e della Grecia moderne come

dell'antica qimi fiineraria ebraica e del goos dell'epocn

omerica. La comunanza territoriale non deve farci dimentiore

il cornplicatissimo intreccio di eventi storici, le nuove ondate

,,lturali e il corrisponclente gioco di influenze che consumarono

la loro vicenda nel plurimillenario lasso di tempo che saremmo maidectramcnte

tentati di considerare come praticamente vuoto. In

Io stesso concetto di «relitto €olklorico» del mondo antico'

ha un sapore naturaiistico, almeno nella misura in cili si accornpagna

ail'immaginnzionc che qiialche cos:i rli clucl mondo sarebbe

rimnsta del tutto intatta sino ad oggi, sottraendosi come per rniracolo

ai peso dell'accadere e anche alli1 possibilità di rigerminare

per nuove linle vitali in una dirczionc niiova. Ciò che differenzia

notevolmente il Inmeilto antico dai suoi reticti f'olklorici e limita

per questa parte I'cfficacis rlclla comparazione concerne soprattutto

l'universo miticci rlclI:i mortc c dcll'nl di 18. Tale universo

è stato o annientato o sconvolio o sincrctisiicamente alterato da

quasi due millenni cli Cristiilncsimo (e per l'Asia e l'Africa mediterranee

da circa tredici secoli di Isl;imismo), si che oggi quel che

ne avanza è per lo pii1 frammento e rotL;\me. D'altra parte per

quanto con I'svvento del Cristianesimo (e sirccessivamente dellqslamismo)

il lamento funebre ati~ico si avviì) ;i perdere il suo carat-

tere cidturaie organico, cioè la sua sostanziale omogeneiti con dcrer-

minati temi della civiltà reIigiosa dominante, i fcnomeni di circo-

lazione culturale continuarono a toccarlo in varia misura, secondo

i IuogIG e i tempi, e malgrado l'opposizione di principio deila Chiesa

(0 dei fondstori della religione islarnica). Non lu più certo In grande

circolazione culturale che portò la lamentazione egiziana a ripla-

smarsi miticamente nel ciclo osi riano, rif luendo poi nel ritirale fune-

rari0 carica dei nuovi significati assunti nel mito, o che in Israele

dette luogo alle trnsposizioni e alle riplasmazioni della qMi profe-

tica; e neanche fu I'impetriosa spinta in alto, verso il doininio del-

l'arte e della poesia, che in Grecia - oltre i vincoli del rito r del

mito - aprì al lamento le vie dell'epos, della lragedia e dciia lirica

della morte. Ma in slere molto circoscritte e relativamente piì~


58 CAPITOLO SECONDO

modeste il processo di circolazione continuò anche dopo I'avvent*

del Cristianesimo (e dell'Islarnismo), come mostrano per esempio

i lamenti antico-provenzali e quelli della Chuinons de geste e in

genere i vari phnctus medievaIi di origine letteraria composti per

personaggi importanti e destinati ad essere pubblicamente eseguiti

in manifestazioni cnlle~tive di cordoglio: né infinc vanno dimenticate

- sempre in epoca cristiana - le trasposizioni religiose nel

Pla~zctrls Mariue e nelle passioni popolari.

l'irt tavia anche se il lamento funebre loIk1orico ha perso il nesso

organico con i grandi temi delle civiltà religiose del mondo antico,

e anche se i suoi orizzonti mitici sono ~iarcicol~irrnente angusti e

franimentari, esso può fornire ancora, almeno nclle arcc di migliore

conservazione, utili indicazioni per ricostruire la vicenda rimale

cl-ie, ncl mondo antico, struppava dalla crisi senza orizzonte e rcinse-

riva nel mondo deIla cultura. Se perranro noi vogJianio intendere

proprio questo momento tecnico del larnenro come C o n t r o l l o

r i t u a I e CI e I p a L i re, dobbiamo rivolgerci ai dali Solktorici attuaIi

al fine di integrare su qucsro punto I:2 rlocutnentazione antica.

Resta ora da giustificare merodologicamente la necessita docri-

mentaria delb ricerca etnogra fica da noi personalmente condotta

sul lamento funebre lucnno. Tale necessith è stata imposta dal fatto

che, in generale, la documentazione folklorica esistente non S stata

raccolta per rispondere aile nostre domande. In particoIare la rnag-

gior parte di essa è orientata a considerare il lamento funebre non

tanto come r i t o che assolve irna determinata funzione risolutrice

rispetto ai rischi deIla crisi del cordoglio, quanto piuttosto come

documento di poesia popolare. Ora èdaosservareche

nell'arco che il Iàmento funebre percorre dalla dispersione della

crisi alla reintegraziorie cu1tur:ilc può certamente accadere che sia

raggiunto un orizzonte poetico: mn, in primo luogo, tale orizzonte

può essere raggiunto al di fuori clel rito in azione e indipendente-

inente da esso (come accade per lc Isirnentazioni di origine e di ela-

borazione let terarial, ed in secondo 1i10go l'orizzonte poetico non

è l'unico orizzonte formale che il lamento può raggiungere, poi-

ché pcr esempio la plasrnazione può mantenersi nella sfera etica

delle rnernoric e degli affetti, o [ar valere cicccrminati interessi di

prestigio socialc, e così via. La considerazione letteraria ed este-

tica del lamento funebre, per quanto legit tima, presenta pertanto

da un punto di vista storico-religioso la duplice insufficienza di

ondderare come predominante ed esclusiva una risoluzione che

2 fra le diverse possibili risoluzioni della crisi del cordo$o,

e soprattutto di trascurare la determinazione del momento

,i t L1 a l e nella sua qualità e nella sua funzione. Ora da un punto

di vista storico-religioso proprio questo momento rituale sta in

piano e attende definizione. La recitazione del lamento è

ieg~ra a determinati periodi di tempo e a determinare date, si svolge

,-,n una mimica e con una melopea tradizionali, costituisce un

&biigo religioso il cui mancato assolvimento ha conseguenze nefaste,

si indirizza a una certa figura mitica del morto e dell'il di là:

il che manifesta in modo palese un significato rituale. La considerszionc

letteraria c-d estetica del lamento è invece pottata a considerare

come secondario questo significato, e a raccogliere testi letterari

poeticamente autonomi, per i quali è in sostanza indifferente

se furono o meno eseguiti nel rito, e sc ebbero mai un quando un

dove e un come nella recitazione rituale efletiivri. Si consideri per

esempio il caso della cosiddetta nenia di Ammice, che una certa

tradizione - da Silvio Spaventa a Pier Silvcscro Leopardi - vuole

sia un lamento funebre realmente eseguito in occasione di morte:

ii ricordo, sbbascio n lu vallone

nno ci cornmenzamrno a vulé bene:

ni dicisti: - Dimmi: sine o none? -;

i' te vii1:iic Ic sli:illc c. nic nni jene.

Or sappi, mio


gli sta davanti un testo che individua liricamente l'eterno tema

di una realtà che non & più, e che tuttavia si vorrebbe che fosse.

L'ottava di Amatricc canta infatti l'amore di una donna, di una

giovane popolana abruzzese, e il testo poetico ci dice soltanto che

qualche cosa di irreparabile è accaduto, ma che potrebbe essere

anche non una morte fisica, ma un suo equivalente lirico, una partenza,

una lontananza, o semplicemente la scoperta tardiva di un

amore che ormai I'altro non potrà più accogliere, onde il pentimento

e lo struggimento per aver perduto per sempre, allora, il

momento unico, irrepetibile, della propria feliciti di donna. Questo

si legge ncll'ottava di Amatricc, che piacque al Manzoni e al

Croce: e questo basta al cultore di poesia che non vi cercherà altro

o di più, per la semplice ragione che il doaimento non ci dà altro o

di più: e per il cultore di poesia non è poco. Ma per lo storico dell'antico

Ianiento rituale resta l'esigenza di rintracciare altri documenti

che possono aiutarlo a risolvere il suo pr optio prl oblcma, che

è appunto il lamento come r i t on2

l , I.

Il caso dell'ottavn di Amatrice ì un caso iimitc ai un certo orien-

tamento dominante nella documentazione follclorica relativa al

lamcnto: orientarncnto dctermiiiatosi per rngioni storiche alle quali

è opportiino accennare. Dopo la monografia clel Raruffalcli e le

annotazioni erudite del Mura tori, I'at tenzionc ciella moderna scien-

za dcl folklore €LI attratta vcrso il lamcnto Iiincbre nel pieno del-

l'interesse romantico per la poesia popolare, e pertanto serba le

tracce e anche i limiti degli idoleggiamcnti c dei fanatismi che si

accompagnarono a questo inomcnto della sensibilith romantica.

Prendendo spunto dai saggi critici di poesia religiosa di Paolo Ligueglia, il Croce, Copi-

vnwixioni critiche, serie 2, pp. 250 sgg., propsc il criterio mctodologico di intendere la porsia

religiosa nel suo ambiente storico - in questo caso il rito in azione -: su~geriva pertanto di

tener conto delle condizioni ambientali ed emotive in cui essa poesia vicnc nlle labbra, C di

passirc quindi dal mero testo letterario alla preghiera effettivamente recitata, al tiramrna rap.

presentato, al coro cantato. I1 Croce aclducevmi a riprova di ciò alcune sue personali esperienze,

come quando atrn le aguzze punte del Monserrato, al far dell'alha, [provà] la dolcissima imprcs-

sione di iin canto da una processione che si avviava d a grotta delin Verginen, per quanto il

testo ktterario di questo canto fosse solranto «una povera parafrasi spagniiolri dell'AvcmaRnm;

o come quando assistendo iina volffl a Napoli al miracolo di S. Gcnnaro vide «i volti contratti

da angoscia» delle devote e ridì il loro canto ansarc nell'attesa del miracolon, cioh Ic filnstroc-

che delle *parenti che, ridotte al semplice testo letterario, lo avevano altre volte indotto d o

scherzo e al motteggio. Tuttavia, nel caso del lsmento funebre rituale considerato da un piinto

di vista storico~rcligioro, non si tratta di rituffarc i testi letteriiri nclh loro effettiva recita-

zione per aprirsi meglio al loro cvcntiwle significato poetim, nia si tratta di intendere nella

sua specifica cludità e fiinzione proprio il niomcnto rituale in qiisnco tale.

W

LhFV(ENTO FUNEBRE LUCAKO

~~~~ò alle uocerahicz còrse la sorte di entrare per prime netl'orbita

di questo caratteristico zelo romantico per la poesia popolare,

e le motivazioni dclla seduzione che esse esercitarono sulla sensibilità

delI'epoca si ritrovano già nella Colomba di Prospero Mérirnée,

In questo racconto Colomba vi appare come il cattivo genio

,-he con sapienza implacabile e diabolica tesse la rete che indurrà

il fratello, dapprima riluttante, ad eseguire In vendetta secondo

il barbarico codice del paese. Colomba realizza a siio modo il tipo

di donna fatale e ricorda da vicino un'altra eroina del

Mérimée, la gitana e fatt~~cchiera Carmen, e anche la Velleda dello

~1latcaubriand o la Matelda di Lewis. Tuttavia il suo diabolico

fascino non si esercjta sul piano erotico, ma piuttosto come attizzatricc

di vendetta e come voceratrice. Colomba E una donna di

vent'anni, «grande, bianca, gli occhi azzurro carico, la bocca rosa,

i denti come lo smalto»., «fanatica delle sue idee di onore barbaro»:

ma soprattiitto essa L' una poetessa ispirata, chc cffonde la sua vena

in ubceli iinprovvisati nel corso di veglie funebri.' Qu* A l C -h e cosa

di questa idolcggiata ligcira di donna fatale tr:ispare nella lamentatrice

Maria Felice Calacuccia di Niòlo, cosl come la tratteggia

il Tomtnasco: «Maria I:elice, del villaggio di Calacuccia, aveva gli

occhi chiari e cilcstri, il viso delicato, lunga e folta Ia capigliatura,

che con bello studio educata awolgevasi, secondo il costiilne, a

trecce intorno al capo: ed accoppiavasi ud iina quasi virile vigoria

del corpo non poca alacrità di rnent~».~ Quando le fu assassit-iato

il fratello essa intonò un vdcero che divenne famoso: q... Bogliu

veste li calzoni, I LogIiu compri la terzetta, I e mustrà la to carniscia:

I tanti1 nimu nun s'aspetta I a tagliarsi la so barba I dopu fatta

la vendettta ... »l E lei stessa, messi dn patte l'arrcolaio e la spola

e gli altri lavori donneschi, divento vendicatrice del Iratello assassinato,

con cupa e selvaggia ostinazione, a lungo vagando armata

Per i monti, in cerca degIi assassini.'l Questa inclinazione romantlca

a considerare la voceratrice come una virago selvaggia e temibile,

e al tempo stesso come una ispirata capace di sollevarsi a grandi

poetiche, orientb ne1 mmplesso la ricerca successiva. Il Gre-

' P. Mérimée, Colomba (1840) spec. app. io e 16.

N. Tommasco, Canti popolnri to5cuni, corsi, illirici, gmi (Venezia 1841) vol. 2, p. 62.

' lbid

6 r


gorovius, ricordando le più famose voceratrici cbrse, come Mariola

delle Piazzole e Clorkida Franceschi di Casinca, non esitava a paragonarle

a veggenti e a VeIlede, e a portare molto in aito la poeti.

cità delle loro larnentazioni: «Ecco il morto sulla fola, e le lamentatrici

accoccolate al suolo: si leva una giovinetta, e, infiammato

il sembiante dall'ispirazione, improvvisa, al pari di Miriam e di

Saffo, versi di impareggiabile grazia, riboccanti di immagini ardite,

inesauribilmente versando la sua anima nel ritmo, in ditirambi nei

qiiali trovano espressione i temi piì~ profondi e pii1 alti del dolore».'

E più oltre: «Si troverà in questi canti il linguaggio poerico

di Omero e insieme dei .Talmi e del Cantico dei cutltici. Privi di

artificio qiiali sono, portano solo l'impronta di improvvisazioni che

liberamente si effondono: e per qucstn loro natura vive in essi il

momento geniale Se1 cuore ebbro».' A questi «coralli còrsi rossi

di sangue » (l'immagine è ancora del Gre.gorovius) facevano riscontro

gli attitidos dell'isola vicina, la Sardegna: e anche qui nei criteri

di raccolta e di analisi finì col prevalere la stessa disposizione

cl'sinimo e lo stcsso orientamento culturale. Già nel 1839 il La Marmora

aveva dato una breve C disadorna descrizione delln lamentazione

sarda7 così come egli ebbe occasione di vcdcrla: ma appunto

per questo suo carattcre di [rcddo rapporto la descrizione del

La Marmora non ebbe praticamente nessuna influcnxn orientatrice

ncl campo degli studi, c rcstò quasi dimenticata, mentre a quella

successiva del Bresciani toccò targa risonanza, C non soltanto per

il turgore dello stile, ma proprio perchi. in essa tornava a operare

I'idoleggiamento della lamen~azione come alta poesia di popolo,

e come testimonianza viva della «natura poetica» delle ptime genti:

idoleggiamento che ncl Bresciani si manifestava ad onta della sua

avversione al romanticismo e della sua esplicita segnalazione delle

({abbominande dottrine» racchiuse neIla Iamentazione e combattute

dalla Chiesa. Da questa petidanza romantica è molto facile

cadere nel ridicolo, c non di rado vi cadono i più antichi etnografi

c folkloristi della lamentazione funeraria. Nella prefazione da raccolta

dell'ortoli si legge per esempio che mentre in Grecia, in Ita-

F. Gregoroviiis, Conica (I' ed. 1854; zn ed. 1869) pp. 37 sg. 2' ed.

Vbjd., p. 47.

A. de La Marmora, Voyqe i* Sanbigne, ou desrription st


estranee al defunto ne tessono il panegiri~o.'~ Ora è da osservare

che così estrema oscillazione del giudixjo nasceva da un groviglio

di equivoci che non staremo qui a districare, tenendoci paghi di

aver segnalato l'equivoco, a nostro avviso fondamentale, e cioè

la mancata clistinzione tra il lamento come tecnica del piangere

ed il lamento come eventuale risoli~zione lirica del patire.

Non diversamente stanno le cose se ci volgiamo alla maggior

parte del materiale dociirnentario proveniente da altre aree folkloriclie

europee. Così per esempio il Barsov nei suoi due volumi

di lamenti della Russia settentrionale sfruttò in modo particolare

il petrimonio lectersirio rli una lameniatricc di Kasaranda (Olonet),

Irii na Fedoc ;ouii, che : tu sostz inzialinentc considerata C :omc poe :tessa

P01 lolare di i straord insrio tr dente.'" Analoganicntc I n rnccolt a dei

.#.l q

. .... ..,mclc

nco (li tc tsti Icttcrari di lai ncnti, se :nzn nlciin riferirr icnto all: I loro

csc ciixionc nel rito." All'c -slromitl h occidcntalc dc :I conti1 lentc

CI~IUS.~LC,. ....-.... iiell:~ . ~icnicnl:~ ihcric;~, . cririsidcrazionj - . - .

.L - clello scesso gencre

vnl

I,n mnnc *;ttn disti : tccnics I deI piai ngerc

. . . C: I;II~ICI~LO COIIIC risoiiixione lirica cici p;ilirc iiii promosso LIII;~ docu-

rncntazionc fcilk1oi'ic.a che, hc puì, csscrc siil

tli pocsin pop01iil.t C pcr lo storicu dc.11. '1 I ctlc

iltore

limiti

molto grirvi pcr lo storico del lamento luncbie cuint: i IL,l. , ,,,,ilinto

pe I le I'inter cr:irio dcI raccol

alla racc esti di lamen-

m .

taz,,,,, lici q11itIl 911 u'b'ur;,',r ui LhcLLiIiuiir- u auiiu si.:it i cicli bera-

tnmcntc eliminati, i 3 sono ac ~ccnnati come e11 cmcnti s ccondar i (per

tacere della possibi liti che il cesto iri qiiest ione si:i soltnntc I una

---I 1 --. .- -1 l -.?l l li 1 - --

cumposizinne letteraria, magan Itivorara rieiio srlic «elle lamentazioni

rituali, ma sei nza esse; re mai stata effe t tivamei te impiegata

I' S. Salomone-MRrino, - ,~~,'~u~,ici in Sicilia neli'età àìi rn~


esigenza naturalistica di esattezza si osservò che il testo letterario

della Iamentazione non sta a sé, ma è innanzi tutto organicamente

connesso con la sua recitazione rituale, e quindi con la sua melodia.

Qiiesto orientamento della ricerca è legato soprattutto al nome

di Costsin~ino Briiloiu. l'er rendersi conto del notevole progresso

nella tecnica di raccolta dei lameiiti Liinebri rc-aIizzato dallo studioso

romeno basteri :inalizzare i criteri metodologici con cili è

stata condotta la sua eccellente monogralia sui bocetc della regione

di Oas.''' Qui il materiale appare in primo luogo ordinato secondo

i siioi «gradi di realti», in modo che il lettore è infornisto se il

bocet che l-ia sotto gli occhi è stato realmente cantato al capezzale

di un dc-iurito, o dnvanti alla tomba (adla croce»), o è stato ricostruito

a mcmorin dalla lamentatrice su richiesta dell'etnograio,

o b soltanto iin modello lciterario pii1 o meno frainmentnrio che è

statu d L' t I a t n sotto lo stimolo di un questionario ad boc. Poiché

secondo il critcrio di realti iin bocet per iiri mor~o iinmaginario

(ci02 per la possibilc~ mcirte di un piircnlc cli un ccrto grado) non

è lc I SLCSSCJ h locet chc poi vicne cantnto cti f:itto clciantlo si ì: colpiti da

un Iiitto re; alc, il Rrriiloiu 11t1 :iccuratarnente segnato, per ciascun

....-- -.-. .

~OCLIIII~IILO, JC si tratta di lamenti vcri («per padre>,,


68 CAPITOLO SE CON^ L ~ FUNEBRE ~ LUCANO ~ ~ O

69

sul metodo di ra

I1 lamento funebre lucano come telitto del lamento antico è tut.

tavia utilmente esplorabile ai nostri fini solo entro limiti ben defi.

niti. per esempio inutile chiedere a questo documento di ilIuminarci

in qualche modo sui grandi temi mitici, che, nel mondo antico,

davano orizzonte alla lamentazione rituale e la ricollegavano per

mille fili al plesso della restante civiltà religiosa. Senza dubbio anche

il lamento funebre lucano ha il suo proprio orizzonte mitico, ma

così angusto c sconvolto dalla inillenatia storia cristiana, che ben

poco resta di utilizzabile per una comparazione feconda. Il rito

appare invece molto piì~ conservatore, ed esplorabile quindi con

maggior profitto, per quanto anche qui occorre procedere con

estrema cautela. Vi è però un rapporto particolare sul quale la docuinentazionc

antica è avare di dati e di inlormazioni, c che invece

il Iamento funebre lucano (come del resto ogni lamcn~o folklorico

utilmcnte osservabile) aiuta a chiarire: si tratta del rapporto fra perdita

della presenza, crisi dcl corrloglio C r i t u a l i t li della lamentazione

luncbre. I n~ocli clclla crisi dcl cordoglio nel mondo contadino

lucano, c soprattutto fra le donne, si avvicinano sensibilmente

ai modi spettacolari dclla crisi del cordoglio ncl mondo antico,

quando la civiltà cristiana non avcvii ancora inaugurato il suo nuovo

ordinc nel dolore e nel pianto. La prcsentc indagine si propone

pcrtanro di esaminare, come in un mondo ancora osservabile, il

rito della lamentazione si inncsta nella crisi, e come assolve ancora

la sua funzione ciiltrirale riparacricc e reintegrsiirice; una indagine

dunque che non k Line a se stessa, ma che deve fornire almeno

utili stimoli per ricostruire l'anslcigo rapporto nelle antiche civiltà

religiose del Mediterraneo.

Il carattere londamentsle delta domanda a cui In ricerca doveva

rispondere, orientò, com'è naturale, il metodo di lavoro. Fu dato

un posto preminente all'oscervazione diretta del Iamento in azione,

bandendo completamente ogni ricerca per procura, su questionari

spediti e riempiti


70 CAPITOLO SECONDO

mento furono direttamente raccolte col posto utilizzando soprat.

tutto le persone ancora impegnate nell'esecuzione del rito, e soltanto

in casi eccexionali informatori e informatrici locali ormai

estranei al rito stesso. Le osservazioni Furono condotte durante

ripetuti e lunghi soggiorni nei villaggi lucani, su un'area che praticamente

copre tutta la regione lucana: furono intatti visitati i villaggi

di Castelsaraceno, Càlvcra. Senisc, San Giorgio Lucano, Vdsinni,

Colobraro, Montalbano Jonico, Craco, Stigliano, Pisticci,

Bernalda, Ferrandina, Grottole, Tricarico, Atbano Lucano, Pietrapertosa,

Avigliano, Ruoli e San Cataldo. Una ricerca ecaustiva

coniiine per comune, con tutti i dati positivi C negarivi e con tutte

le caratteristiche differenziali era non necessaria in considerazione

dell'obiettivo della ricerca, che non Hveva intenti di compiutezza

csirtograficn. I comuni visitati luroiio scelti con tre criteri principali,

e ci02 o pcr il loro tradizionalismo (Pisticci, Avigliano), o per

In loro arretratezza e il loro isolamento (Castclsarnccno, San Cataldo),

o per la loro disseminazione geografica. Nella raccolta rlel materiale

si teni te conto che il dociimen co non ( :ra costituito

dal testo le dclla larncntazionc nici d al lsmen ito in azione,

-

ci06 nel suo lerliaie, mimico e melodico, sorpreso nella dinamic

:;i cicl ccrimcinialc fiinerario dal decesso al111 inumazione, e nella

itcr nazione succttssiva in date canoniche cleterminate. A questo fine

si t1 endeva necessaria l'osservazione della crisi del coriloglio e dell'er

iuclearsi dell'ordine deUa lamentasione nel corso di rcali occasioi

ii luttuose: il che fu fatto quando l'opportunit3 si presentava,

e n1 ella misura in cui l'osservazione era possibile. In gran numero

3no invece osservati i lamenti artificiali, cioè ricostruiti a richiedell'ctnografo

al di fuori dell'occasione reale. L'importanza

..- :umcntaria data a questi lamenti artificiali potrebbe indurre nel

Icttore qualche riscrva: ma poichi., come \ciremo, il Iamento rituaie

è sempre, per sua propria natura, in qualche misura


-- >

I - CAPITOLO SECOND~

tre quelli mimici e soprattiitto queiii melodici presentano una stabi-

lità relativamente molto maggiore sir tutta l'area folklorica esplorata.

Per tutta una serie di quesrioni importanti fu adoperar0 il metodo

dell'intervista sulla base di questionari, e del controllo reciproco

delle risposte anche in uno stesso villaggio e in una stessa comunità.

Infine la raccolta del materiale fu largamente accompagnata da regi.

scrszioni fonografiche e da seqirenze lotografiche, le une e le aItre

itidispensabili per non perdere mai il rapporto concreto con il lamen-

to rituale come unith dinamica di parola, di melopea e di sesto.>?

3. 3tato altuale del rcrrnento funebre Luca; v0

!ioni foll kloriche nellc qc . .

lali il Isr nento

, m

funebre possiecie iin vocabolo popolate che lo designei (dtlltlrl o attittidtr

per la Sardegna, vhccro per La Corsia ecc.), manca un termine

analogo dilliiso in riittn la regione lolklorica lucana. Tuttavin

in diic circoscrittc arcc pnrticolarmcntc conservatrici rispetto

alle nntichc tradizioni, il lamento funcbrc C clesignato cciri un vocabolo

specifico. A Pisticci c a MontaIbano Jonico il lamento si clliarna

infatti i~ucc.mzta, mentre ntl vnsto comiine di Avigliano e in quello

finitimo tli Kuot i csso 2 inclicnto con truvu,qlione o bui?d~lio, clal ritornello

emotivo che lo punteggia: ad Aviglinno la espressione face

li travrlglioi~i vnlc appunto «escgiiirc il larncntos. Non ci risiilta

che in altri villaggi o aree folkloriche dclla 1,ucnnia vi siano termini

poliolnri tlcl genere. Il lamento funebre lucano si presenta

oggi all'iticlagine etnografica con diverso grado di CI iifusionc in rapporio

alle classi sociali, all'arretratezza e all'isolarnento dclla comunità,

al sesso e all'età delle persone. In gelierale esso appilrc dif-

{uso soprattutto fra la popolazione contadina della campagna; e

per quanto in dati casi esso impegni ancora ceti non popolari, sussiste

tuttavia la persuasione, nel mondo contadino, che vi siano

due modi di patire la morte, quello dei poveri, clie adottano il lamento

rituale, e quello dei ricchi clie lo hanno in ispregio. Ilns contadina

di Valsinni ci ha reso in proposito la seguente testimonianza;

22 Le registrazioni fonografiche dei lamenti ar

Centro per gli Studi di Musica Popolare presso l'A,

grafie fnnno parte deli'At1ante Iigurato del Pianta

, consenlatc

: nella disco teca Jcl

Santa Cecil ia in'Roma: le foro-

_ A M ~ NNEBRE ~ ~ O LUCAKO 73

I-

- volere dirci, Adelina, che cosa avviene nel cimitero di Valsinni il giorno

dei morti?

- ~~i contad-ini e Ie persone per bene andiamo al cimitero e piangiamo alle

-

,,,tre tombe.

&,Che le persone per bene 1: vicino alle loro ton ibe?

5 Le persone per bene eengon tero, ma non piani :ano. (Ac ielina

kl-l -..--.

&$$,me I'attegiamento del- penona racrristatu:) Stanno così. i u e loro

ci

piangono, ma le bocche, le bocche non piango1

- Dunque, le persone riccl-ie non piangono?

- -

- rX persone ricche piangono, sl, ma non come noi pacci~iani. i\oi cm si;imo

.illani, contadini, piangiamo di piìl. I ricchi che volta 1 piangono pure,

"a dicono due o tre prirolc, poi Iianno il confort o dallc ali :re person ie per

nne e si ra~sgnano.~'

Questa prevalente limitazic ,ne del 1 amento 81 solo n iondo C( mtadino

(o di recente p roveniei nza cont dina), in un pas snto rela tivamente

prossimo doveva csscre pero molto meno netta, come prova

O ' 11 f 'arto che nei pii1 i serba ancorn memoria di una costumc

inza secontlo la q ntadini, e in partico1:ire Ic loro donne,

cr: ino tenuti, per ilno sortii di coni6c7 a Ismentarc la mortc dcl

pai drone o cli qii:~lcl )ro dclla famigli: nlc. 1,;i dilfusici

,ne del lariicnto I .hc in riipporto :I itezta c all'isol

amento dcll:~ com~ini~;~: praticnmcntc scoi o comiinqiie

no n più utilmcntc osservab poliioghi di provincia

C r iei grossi centri di Mclli, ~zana, Corlcto, Molitcr

. *no, Lagonegro c Lniirin, esso persiste soprattuito nei villaggi

disseminati sulle alt :urc che si affecci:rno s~ille vall:ite del Rràc {:\no,

del Basento, del C3 ivonc, dc rI1'1Igti, dc! Sinni e del S ~armcntc I, nei

,-. Il; comuni di Aviglianu, .,, R, ,,,lla, di Iiuoti e di San Felc, c in alcurii

villaggi particolarmente isoIati, come Pietrapertosa c Castelsnraceno.

Eccezionalmente si impiega ancor oggi il l:imento f~inebre

in occasione di un eqiiivalente critico della morte, come la partenza

per il servizio militare o per la guerra o per l'America: c anche

qui vi sono segni che in un passato relativamente recente l'uso

doveva essere molto piì~ diffuso. Senza riscontro l'impiego del

lamento in morte di animali, come pure scomparso è il lamento

della sposa prima di lssciare la casa rlci genitori (tracce di

quesr'ultimo costume sono reperibili nelle colonie albanesì calabro-

23

Da una registrazione su nastro che t conservata nella discoteca del Centro Nazionale

gli Studi di Musica Popolare presso l'Accademia di Santa Cecilia in Roma.


lucane). L'impiego del lamento come tecnica del piangere resasi

indipendente dai vincoli del rituale Iuntrario e trasposta in acca.

sione di dolore fisico acuro che accompagna mdsttie gravi e a lungo

decorso fu da noi osservato a Senisc, quando percorrendo le vie

del paese in compagnia del medico condotto udimmo da una casa

levarsi la caratteristica melo~ea di una lamentazione. Ma il medjco

ci jiiformò clie non si trat &va di i ~n lnmei ILO reso ad iin n norto,

sì bene di utia povera don nn niala ta di cat lcro che soleva : a quel

.,.-: ..-l* . --..-l:+-

modo lamentare se stessa /l-: A-l,

0~111 V V ~ L che ~ era 5133SJILil U ~ u~lori I del

siio male.

In tutta l'arca esplorata il lamento funel stituisce

la rcgols, e quello maschile l'eccezione: circLaviu iri q~~triche vi[-

laggio la sopravvivenza dcl lamelito inascliile ì. meglio rappresen-

tata, comc in San Giorgio Lucnno, dovc gli uninini di acuorc molle»

(seconclo I'esprcssione di uii informatoic contacfirio) lo praticano

iincora. Dc o di tale soprnvv -atello

a fratellu ( :h noi rr ~ccolto e rcgistr: into in 2 agio, e

. - -11. 1

1 - 1:

conscrvnto nt-ria ciiscoteca dcl a(;en~ro iicr io sciiciio ociia musica

popolnrc » I' Accade inia di !

lzi rappc tto che il I la~nentc

~rcania

J: . ..:

un istituto ciiiiiirrile in via ai rapicio ciissoiviinenlo, ia sua diffiisione

i. niiig~iorc fra lc donnc anzisne (I di cti mcdiu. La coscienza

di tale dissoli~zionc h diffusa negli stessi ccti popolari, come prova

la seguente clichiarazione di una vecchia contndin:~ di Crsco: «Ai

miei tempi le donne tenevano Ic trecce raccolte e quando c'era un

morto se le scioglievano, ma ora tutte tengono i capelli gih sciolti,

come se stessero sempre a piangere, e invece non piangono più».

In generale il lamento è reso oggi in Lucani;~ dalle parenti del

defunto senza concorso di lamentalrici prezzolate o professionali.

Tuttavia il ricordo di r(prefiche» chiamate a prestar la loro opera

nei funerali è ancora vivo, e si riferisce a un passato relativamente

recente. Le lamentntrici di Senise, un tempo fainosc, erano chiamate

nei paesi vicini a fornire le loro prestazioni molto apprezzate

e altrettanto è da dirsi per quelle di 13isticci e di qualche altro

villaggio. Attualmente 1s lamentazione professionale è sentita come

iina vergogna, e un villaggio accusa l'altro di praticare questo costume,

senza che poi l'accrisa risulti fondata alla prova dei fatti.

Così a Pisticci vi diranno che a Bernalda le donne si fanno pagare

a. ~,A""O PUNEURE PUCANO 75

iramentc

potremn

,

azione n on sono

si recluti

C per AI

no chiam

per piangere, e a San Giorgio che la costumanza è ancora viva a

Monr&an~: in realtà vere lamentatrici a prezzo non sJincontrano

,é a ~ernalda, né a Montalbano, né altrove, e queste reciproche

provano soltanto che il costume è esistito più o meno da

per tutto in un passato recente, e clie ora ne resta solo il ricordo

neUe solite denigrazioni fra villaggio e villaggio. Le lamentatrici

professionali non vanno conliire con le amiche e le comari che accorrono

ai lutti e si associano ai lamento, assumendone talora la guida.

Si tratta di donne che colgono l'occasione di un lutto per rinnovare

il lamento per proprio morto: mostrano in ciò iino

zelo particolare le madri che hanno perduro un figlio in giovine

eia e per morte violenta (per esempio in giierra), e soprattutto le

vedove. Al queste donne di e dalla t- norte

e da altre sc iventano ciò che iare delle n vere

1 .

e poprie aiamentatiici per vocazione)), ciie volentieri accorrono

a tutti i funerali quasi che i :are .lossl e pcr lor ,o un bisogno

e come se i liitti altrui fossei Jona occ :asione p ler riprcndcrc

, .

a tessete ii filo di un lamento soltanto interrotto. yucste lamentatrici

di voc, oggi P ~rezzo, a nclie se può darsi che

in passato : a esse Ic : miglior i I:\mcntatrici profcssionali:

esse sono scmpticerncntc don ine che « sanno pinncere bene»

per sciagure patite diti tei mica p:

I1 lamento Lune1 io prcsei nta . appe .

lenza

cristiano-cattolica ne1l:i lorma sincrctisticn CIIC C propria dcl cnttolicesimo

popolare. in generale non vi appaiono n6 Gesìi, nE lu

Madonna, né i Santi, né la rassegnazione al dolore, né la speranza

in un monclo i~ltratcrreno nel quale siano riparati il male e i1 dolore

della vita umana. La ribellione e la protesta di fronte alla inortc

vi hanno un posto preminente, c non recedono davanti a neqsuna

autorità, neanche a qiiclla di Cristo, chc in un tnodulo ricorrente

6 accusato apertamente di tradimento: 4011, ce tredimente h, .i f atte

Gesù Cristo!~ A differenza di altri prodotti del foklore, dovc attra-

\'erso i sincretismi e i compromessi del cattolicesimo popolare o

"traverso i dati più elementari dell'etbos cristiano si palesano le

modficazioni e le riplasmazioni di duemila anni di storia cristiana,

!I lamento Eunebre lucano serba con relativa fedeltà alcuni tratti

Importanti del rituale antico, anche se il logorio del tempo ne ha

altri, e anche se, com'è ovvio, la vita moderna che preme


76 CAPITOLO mcomo

da tutte le parti stia per travolgere con la sua onda vorace anche

quest'ultimo isolotto di unlAtlantide inahissata. L'orizzonte mitico

per entro il quale si inuove il lamento rituale lucano è ancora sostan-

zialmente pagano, e lo stesso «al di là o si configura come un mondo

che continua in forma larvale ed evanescente il mondo nel quale

viviamo. I morti continuano le abitudini che ebbero da vivi, come

risulta implicitamente da questo lamento di Pisticci:

(RD) Gio;icchinc mie, bcni di la sora. Ce morte siil>i~anea, beni di la sora.

O ce mane pregiate ca tenivi, beni di la sora. Quanta fatia Iiai fatto a ssi

mane, beni di la sora. E mo' t'aeghin dicc ce t'agphie mise int'a la cascia,

beni di la sora: dò cammise iune nova c iune arrcpczzata, bcni di la sora;

la tuagghia pl annettà la faccia a cure miinnc, beni cti lw sora; e clii pare dc

calxiinittc iiinc nouc : c iunc c'n pczm 'nculo, bcni di IR sora. E p21 t'agghir

misc la pip a pc S~irn? I, bcni


78 CAPITOW SECONm

e le sue orecchie non odano. Qui le due epoche crilturali si incon.

trano senza reagire, immemori dei loro passati contrasti e della

loro volontà di sto-:-

4. Crisi del cordoglio e presenza rituale del pianto

LI lamen to funebre lucano si cnu clea per entro la crisi de 1 cor-

-7: - .. . -:--l-~-- .- --J!doglio,

.gradualmente dominandola e risulvcridola in uri orulne culturalmente

significativo che G appunto il r i t o della lanientazione.

Fra le donne delle campagne lucane i rischi psichici della crisi raggiungono

tale ampiezza e gravità da conferire ad ogni evento luttiioso

una sinistra potenza di disgre, gazione I C di follia. 11 carattere

spettacolate che il cordogiio assun leva nel mondo omerico - si

1 l

ricordi Achille che si rotola nella poivere aila notizia della morte

di Patrwlo - o ncI1 'antico I si pensi a Ilavid chc alla notizia

dclla rr iorte di Saul «al .C lc vesii sc le stracciò» - si

mantiene ancor oggi ncllc campagne della Lucania, solo che qui

noi :a di ero prot:igonisti di una grandc storia, ma

di donne c e chc la civilth cristiana e il mondo

moaerno hanno ancora iasciato fra coloro che, cli lrontc alla morte,

si ( ano - pc :r ripetei ole di I'i

altri,

clic inno spc

.. I l

i\eiia sua torma piu raaicsiie ia crisi del COrdOgllO presenta !a

caratteristica polariti clell'a s s e n z n e della scarica convulsiva: la

presenza perde se stessa degradandosi a pura e semplice energia

meccanica clic defluisce senza significato. La frequenza cli iina reazione

di questo tipo è incrcclibilmente alta fra lc contadine lucane,

e presenta varie sfumature a seconda del grado di assenza e dei

caratteri della scarica meccanica. In una forina meno rahcsrle I'assenza

si attenua in uno stato di ebetudine stliporosa, o in luogo

della scarica metainente meccanica si ha la terrificante esplosione

parossistica, tendenzialmente autoaggressiva. I,o stato di ebetudine

stuporosa ha fra le contadine lucanc una incidenza cosf forte

da essere indicato con un vocabolo di uso corrente nei villaggi

lucani: attassammto. La persona attussata ì, irrigidita in una immobilità

fisica che riflette un vero e proprio blocco psichico più o

meno accentuato. Le varie sfumature dd'attasamento sono in

che adombrate nelle rozxc descrizioni che ce ne hanno dato

&verse informatrici contadine. « I,a persona athssata - ci ha

detto una informatrice di Montemurro - non riconosce le persone:

non ricorda neppure che c'è il morto. Se le si chiede qualche

ira non risponde, oppure dà risposte senza censo. E come se

sognasse. Quando esce dsll'attussamento, si guarda intorno per

I che cosa è successo, poi getta un grido e riprende la lamentazione».

Una inlormatrice di Albano Lucano: «L'uttassamento può

durare un quarto d'ora. La persona attuss~ta non risponde alle:

domande, o non risponde a senso, quando si riprende e si rende

conto, getta un grido e riprende il lameiito». Un'aItra informatrite

della campagiia di Albano: « L'ut~ssumento viene specialmente

si ha la notizia di una mortc improvvisa. l'uò durare anche

I mezza giornata». Una inforrnatrice Ji 1lvigIinno: «L1zrttassamc~~to

viene per il troppo piangere e clisperarsi. Spcssn prende quando

si ritorna a casa clopo I'siccompagnamcnro al cimitero*. E, infine,

uns informatrice di C:astclsilraccno: aAppcna si esce dall'utt~issumento

si dB un grido pcrchF si riconosce cl~c cosa & ticcaduto».

I

Polarmente contrapposta aJlo stato di cbetudinc stiiporosii è

l'esplosione parossistic:~. Sc ticll'ebctirdinc siuporosa la cloi~~ia colpita

da lutto sta come inerte, scnzn tinamncsi dclla situ:izionc. nell'esplosione

parossistica essa si getta :i terra, clii col capo ncl niuro,

salta, si graffia a sangue Ie gote, L. accesa cla furore tenclcnzialmcnte

diretto verso la propria persona, si strappa i cziprlli. si laccra le

\resti, si alibantlona ad un gridato che è piuttosto un tiliiliiio. A

questo comportamento disordinato e pericoloso, possitiino dare la

denominazione di pìorrctus irrclativo.

Ovviamente né l'nsccnza lotale e la scarica convulsiva, né I'ebetudine

stuporosa e il planctrrs irrelativa costitliiscono il Inmento

funebre rituale: iuttuvin per comprendere la struttura istitiiziunale

del lamenio come tecnica del piangere occorrc tener presente

innanzi tutto questi asperti particolari della crisi del cordogiio. I1

lamento funebre lucano è infarti da interpretarsi come ripresa e

reinteprazione culturale deil'ebenidine stuporosa e del piunctw irrelativo

in quanto rischi a cui è esposto chi è colpito da lutto.

Se neu'ebctudine stuporosa una sinistra inerzia avvolge e soffoca

la vita psichica minacciando di annientarla ne1'asserv.e totale,

e se nel planctas itrelativo il cordoglio si dinimanitza in compor-


tamenci che da un momento all'altro possono ridursi ad una scarica

meramente meccanica di energia psichica, la lamentazione fune.

raris affronta l'ebetudine stuporosa e la sblocca, accoglie il planc.

ttzs e lo sottopone alla regola di gesti ritmici tradizionalmente fissati,

con l'esclusione o l'attenuazione simbolica di quei comportamenti

chc sono più rischiosi per l'integrità fisica della persona. Operata

questa prima selezione ordinatrice sii1 numero e sulla qualiti dei

gesti, il lamento ri~uale lucano riplasma il gridato e I'ululato in ritornelIi

emotivi da itcrare periodicarncnte, in modo che Ira ritornello

e ritornello sia dato orizzonte al discorso individuale. D'altra parte

il tliscorso individiialc della lamentsizione non è libero, ma vincolato,

ed è vincolato perché bisognoso di csscre protetto dal rischio

di tornare ad essere sornmcrso dal pkurtctus irrelativo. La prima protezione

sta innanzi tutto, come si è det~o, nc1l;i regola della pcriodiciti

dei ritornelli cinotivi: ma vi sono viilccili protettivi interni

al discorso stesso, e cioì: l'obbligo di impiegrirc rnoduli verbali definiti,

cantirti seconclo irna melodia tradizionale, c riccompagnando

]:I rccitazioric con tina mimica ri~inica delinit:~. (n sostnnza dal pbnctus

irrclativo il Isrnen~o passa n1 plntlcttls riitializza~o, e mcdiante

questa rit~islizzz~zione rcndc possibile 1'ciiucle;irsi di un discorso

protetto. llcr l'csattu coinprensionc di qiicsta dinamica così carat-

~crisricki occorre premettere alcune consiclesazioni sullo stato psichic0

in cui cntm la lamentatrice in azione.

L'etnografo che osserva la lamentazione in atto non può sottrarsi

dill'impressione, soprattutto in dati momenti, che si tratti

di un pianto senz'anima, inattuale, destorificato, come se non fossc

la lamentatrice a piangere, ma un'sltra, o quasi un'sltra, anonima

e sognante che piangesse in lei per un generico e anonimo «si

muore», secondo gli schemi di un impersonale


82 CAMTOLO SECOhmo I W

morto, i bambini inconsapevoli della gravità del momento si misero

a giocare con i peci della bilancia. ~llora la lamentatrice inserì nel

pianto rituale l'ammonimento: «Attenti ai pesi, altrimenti perdiamo

i pesi con la bilancia, babbo mio». Ecco il testo letterario della

lamentazione, dal quale sarà possibile formarsi un'idea più concreta

di questo contrasto:

("RC) Atrhri ie inie, at tànc mie, ah ce sci oce, atta1 le mie. Q liianne

ri':imma scur dà sta dat a? Qiisnnc jeve biic ele tic iuti te! Qiianri ie fatìa

.a .:,.t C

--l f'- e.

sl fatte. attillc IIIIC: Jì milorte CII' la fatta 11 iiiaiic: Lc- iiuiiiL 111 cadute

de la \Tocca, attàne mie! Qiianne jerc buone, ca te la facivc pure col le galline!

Mò slsbl>ia la campane. attànc mic, Se ccite lu bandc pc' lu p~csc,

alià~ic rnic. E ci è muortc jocc, C muortc \'itaiigelo liagniic. O cc male cristii

iilc! Qua! ~rriccvirne joce, atlitncz inic, qiinniie n'ammc renne.

Lc viilcni iiic tc. cle cuntcnicxz;~, :ittinc mic. M& vcne coniiii:iic Rita,

te I porta nii i liiirc. Vi' qtiannc cammine C'RVC fatrc, (12 n10 non sc

ne "*


in rischio di alienazione, e al tempo stesso l'anabasi e la ripresa,

cioè la loro reintegrazione culturale e il loro ridischiudersi verso

il mondo dei valori. E sul piano della presenza rituale del pianto

che inlatti viene compiuta la conversione del plancttls irrelativo

nel planctets ritualizzato, ed è su questo stesso piano che viene con.

quistato il discorso protetto della Iamcntazioi ne. Noi 1 possiarnc ora

considerare più da vicino la dinamica di quer ;ro disco rso dran maticamcnte

raggiirnto e mantenuto.

Da un punto di vista strettamente letterario il discorso protetto

della larncntazione Tucana consta di brevi uersetti senza metro né

rima, ierinjnanii quasi scmpre con un ritornello emotivo (più precisamcntc

vocsitivo: beni di iu sura, r ?ttÙ~?e m, ic, frate mie, m ammn

mca, sclriunutu me ecc.). Questi vcrsctt i cantati su una li nea rne 4odica

. . - . . - - l . . - - - . A - - -- --

tradizionalizza~a villaggio per villaggio, sono iavorari con moduli

espressivi iissi tradizionalizzati. Una parte di qiiesti niocliili ha un

carattere tenclenzialmciitc epico, cli glorificfizione dclle rcls gestm,

unche se si tratta di iin operiirc che non va olttc lii ccrcliia ristretta

dclla vita fa rriiliarc: i inotluli cioè rispondono :ill:i prepotente esigenza

risolii tricc di riapproptiarsi cli ci;) che del morto cliettiva-

--. -..Lmenic

e pcrniunenre c non patisce mortc, ciob l'opera (nel nostro

caso le opcrc dcl buon padre o clel buon marito o dclla htrona madre

o della buona sorella o del buon figlio). 1 tnotluli oflrono schemi

emotivi di «buone opere* compiute, chc sono attribuiic al defunto

anche se la realtà è stata diversa. Così per esempio in molti villaggi

lucani ricorre nei lamenti resi da moglie al ii-iarito il modulo:

«Eri cosl buono: mi andavi levando le pietre da mezzo la via», alludendo

a un atto di gentilezza del marito che durante gli spostamenti

faceva saIire In donna sull'asinello e andava togliendo le pietre

sul percorso, per evitare i sobbalzi: questo modulo è convenzionale,

e si applica con scarsissima aderenza alla realth effettiva dclle

cose. Senza dubbio in questi modelli convenzionali di opere buone

agisce anche una valenza di prestigio sociale: ma il bisogno di ricmpire

il vuoto delk morte con la risoluzione epica deIla vita costitiiisce

l'aspetto fondamentale. In generale i moduli espressivi tradizionali

tendono ad esaurire, per quanto possibile, i casi tipici

in cui -- nell'arnbientc economico, sociaIe e morale dato - la persona

può trovarsi c~uando sia colpita da lutto. Vi sono moduli generici,

validi per ogni caso di morte e adatti ad esprimere le reazioni

Amm WWEBRE LUCANO

ILL

,

F ,icologiche più frequenti, e ve ne sono di cluelli che si riferiscono

,,tu~zioni pih particolarizzate, come La morte del marito, del padre

o della madre, del fratello o della sorella, del figlio ancor giovine,

, della figlia non sposata, e così via. Questi moduli hanno una diffusione

mia, e taluni di essi si ritrovano in più villaggi, anche

se separati da una distanza di centinaia di chilometri, tanto che

- ce ne valesse la pena - si potrebbe costruire una carta di diffusione

di ciascun modulo: tuttavia in uno stesso villaggio c per

un: a stessa comunità i moduli che formano patrimonio della memoria

CUI turale di una lamentatrice sono così numerosi da poter imbastii

te con essi un lamento l~~nghissimo nelle circostanze luttuose

a -

pii il I 1 diverse. In via C' !i esemp. ntemurr o una fig :Iia lame nterà

~adre morto util ixzando i seguer iti modr ili:

... t. -.r

Addh n'C bcniirii siti\ morte tua. ts itta mie.

Cumc n'sie nbbanclunntc, totta mi .e.

O nrnorc cie le liglic. tntt;ì mie.

Te sb passate tritti li di111 ilre? larea

Che mortc all'imyrovvi'ia , tatta m

I-Iai Inssate li figlic tue, t attn mie.

..,,n-,- +n

Nun hai darc iiisciunc sc,,,,,~, .,,,, ,.

E cornme nmmn tta mie ...

jrdine di tali moduli potrh i,iuriuc iit-1 sirigoli casi, niri sc sc cnicuc

di ripetere un lamento di figlia a padre ogni lamentatrice farà ricorso

agli stessi moduli, che essa considera ciò che «si dice» o usi deve

dire» in una circostanza luttuosa del genere. Tra i moduli genc-

riti, adatti a tutte Ic circostanze, vi i: pcr escmpio la sequenza:

«MJagghia vutà e rn'agghia girà e non t'agghia vedé chiG» (Pisticci,

Grottole., .). Durante l'esposizione del cadavere patenti e vicini

vengono a rendere visita a1 dehinto: la lamentatrice deve registrare

nel suo lamento il mutamento di scena, segnalando il nome di chi

entra, rammemorando i rapporti che lo legavano al morto e acccn-

nando magari a qualche episodio saliente della passata dimesri-

hezza: e anche ciò avviene in modi stereotipi, che lasciano pochis-

simo margine aiia variazione. A Ferrandina e a Grottole l'ingresso

del visitatore viene registrato col modulo di prammatica: nMo

... u seguito dal nome della persona (per esempio acompare

Nicola D) e da qualche particolare correlativo (per esempio «co' nu

'35


mazze de sciure»). La lamentatrice suole registrare con sequenze

stcreotipe anche altri momenti critici del cerimoniale funerario,

come l'ingresso dei becchini o del prete, il suono delle campane,

il trasporto della bara fuori casa ecc. Un modulo conclusivo riscontrato

a Ferrandina, Pisticci e Grottole consiste nella richiesta al

defunto se è contento di quanto agli è stato fatto», cioè della manifestazione

di cordoglio dei parenti e della pompa del fiinerale. Nel

caso della vedova che lamenta la morte del marito 2 stereotipo il

ricordo dei momenti critici passati insieme, di episodi salienti della

vita in comune, e di qualche atto di reso dal marito alla

moglie, come quello di far salire la moglie sull'usinello durante gli

spostamenti, e di togliere le ~ietre dalla via per evitare i sobbalzi:

il che si dice - come abbia mo gii Jsservati J - atiche se la cosa

non è vera. Q-uando la lame matrice piange 1 [a morte di un uomo

-Il*.

adu1~0, marito o padre o frlitciiu,

..:.... .", ,.,l'.

il'ulrc II~UJLO SPCSSO il tema ddle

mani del morto e della fatica alle qual i esse erc tno adusate: «Quanta

ladu hai Ia~t'a ssc inrinc» (quanta lati ca Ilai Is tto con queste mani),

m.

«SI muorte co' la fada a le mane» (sci IIIU~LU con la fatica alle mani):

ma per la mortc dclla liglia :\ncor;I n iubile C t :{i prarnr natica I'antichissima

contrapposizionc II ra le noz ,ze terrei ne - nor I iincora con-

---Lsumate

- e Ic nozzc con la morrc. Nel IarrlciiLu "- ~CSO a persone

giovani o mature, ma comunque non proyriamcntc vcccliie o decrepite,

ricorre con frequenz;i una invocazione amaramente sarcastica:

«Oh! il vccchio che eri», intcnclcndo dire il contrarjo, cioè chc

era giovane abbastanza per continuare a vivere. Sempre con la stessa

Ciyra retorica si dice: «Oh! ce male cristiane)> (chc malo cristiano),

che significa anche qui il contrario, cioe «che uomo dabbene che

eri». Molto diffuso (e largamente impiegato dalle madri che lamentano

i loro figli morti) C il tema della mortc come sonno: la lamentatrice

immagina che il morto sia soltanto immerso in un sonno

«troppo Iiingon ed esorta e scongiiira il dormiente a svegliarsi, nd

alzarsi, a camminare. Un'altra serie di moduli è in rapporto alla

condizione in cui viene a trovarsi la lamencatrice dopo la morte

del sostegno della famiglia, marito o figlio che sia. Il regime tradizionale

di esistenza assegna alla contadina lucana una gravosa condizione

di soggezione, che le fa sperimentare quotidianamente come

il suo operare sia fronteggiato, contraddetto, ridotto, smentito e

schiacciato da forze incontrollabili. Per quanto non Ie sia rispar-

IL [.,U,flESTO FUNEBRE LIJCANO 87

rniata la fatica, anche quella più aspra, essa vive in uno stato di

continua dipendenza economica, sia da ragazza ncl nucleo familiare

dei genitori, sia da sposa auando il marito sarà per lei 40'

trave de la casa», il trave I naestro della cas ;a. Essa affronta sotto

jl segno delln buona o del1 a mala (sorte» i momen iti più delicati

. .

h del suo destino di donna C dl madre, In kl.1-u. rklvtrtà, le nozze, la gravi-

danza, il parto, il pucrperio, I1a?httamcnto. E proprio in rapporto

a questa condizione di dipendenza, l'evento luttuoso clic la colpisce,

soprattutto se si tratta del marito, rjsolleva di colpo, neiia sua

jmponcntc carica cmozionalc, tutto l'arco di una vicenda esistenziale

dcficitaria. Di qui alcuni moduli ricorrenti nella lamentazionc:

la vecchici rnadre perde il suo «b:istone>r C In sua «speranza», la

vedov:i vede scliiantato « i maestro sa» c si scnte

ablancionata «in mezzo a una stra

scio cli l igli in

f

boccio». Il destiiio degli ortani senza la ptotczionc pntcnia si configura

alla come iin n viccrid ;i di patiinenri c di umili: azioni

a cui essi cl poi sarar ino espo sii: «chi darb lor O uno sc I~inlfo

e chi un in.,inrovcscio» dicc un modiilo di Grottol,. r -. Il n8.i ,,,nsicro

che ora tocchcri alla vcclov :i lavorai .c per sl:iin:itc gli orfani ancora

piccoli si csprirnc :I Pislicci i con il r nocluIo: « ~n'a~~liic alfritcclt la

:l .

stuane» (mi c1cLbo rimboccare JI grcinliale, alliitlcndo iill';ibitiidine

di rirnbocc~rsi

il ::rcrnbialc sii1 davanti a mo' C I:ISCR

dlorché la clonn:~ va al lavorci clci campi). vita «pii11 )anc ».

cio$ trascorsa col silo iionio iiel rosario clci giorni cnc pcircnrono

il pane e di quelli chc noil lo portarono, sia orzi rl:iv;tnti alla vcclove,

in atto di prolungarsi i11 un nuovo rosario rli giorni ancora piìl iirnnri,

dominati clnll'incertezzii. Alciini Ir:immetiti tii iin lamcnto di inogIie

a marito, raccolto :i ('lrottolc, pos: sono ofC rirc un ' buon est irnpio

di questa tessitura di stereotipie v rerbali:

(RD) O frate mie, o frate mie buone e beiie, quante te pense, a ogna a ogna.

Frate mie, penze comme me lnsse mienze na via cb tre file.

Ci I'adda fa irnnne a chisse, frate mie?

Qnanne me nah;iic farte passi pc' I'amorc dc I'olrle, frate mie!

SÒ rimaste cuntcnie: se pigghiassero ns cianca e se la mangiassero.

Frate mie, lqliiie esse pensate quanta fatia Iiaie Istce chi sti mane:

Si,muorte ,LI la fatia a li mane.

Do t'aggliia venì a cchià?

(Entra n& st~nza compare Gic

refidet visita di condoglianza:l

..

Itri compari e comari che uen


88 CAPITOLO SECONh

,NENTO FUNmRE LUCANO

IL

Mct vene cumpà Giuannine: nun t'adda venl chiù a chiami a li tre p 'e sc'l

a la macchia.

P -,P

Mb \#&nene turtc, cummare e cumpare, senza 'nvetate, frat

[,il ciimplimcntc come l'agghia d

I ce n'è?

Speriamo a (;csì~ Cristo cussu di e véncne : a fla cui

C U ~ .

pare li vogghie reiiiie di buone. -.

E ci è muorte. frate mi me Nico' la.

g il prete:

:spelli e r li getta ne 'lla bara:)

bacio che ti dànno i figli tuoi: prega Dio per loro, non ti dimenticare

'imodci ma tuoi figli e delb tim donna. Fammi aprire iin'altra porta [fiimmi rro-

Vare un'altra strada1 per farli grandi. Questi figli debbono andar sotto i

dispetti degli altri, chi darò loro iinn schiaffo e chi iin rnaiirovcscio. Ecco

che viene zio Menico: quando ti portò all'ospedalc come ti \lerlesti, marito

,t, solo solo senza la tua donna? Clii L'& preso cura di te e chi t'hs diitu

, pccia d'acqua quando scavi sotto a quel coltello, sopra a cluella barclln,

operavano? Marito mio, iniirito inio, punta i piedi contro la porta e non

le andare, marito mio).

Frate mie, non t7agghia che te dice e che te di, tine li capidde n iie pe' rici 11 testo letterario è qui interamente lavorato con moduli che

(Primo della chirrsnra della bara i figli baciano il mr wto:)

Fri~tc tiinc vasc nnc li fili

non

te sci cIr li lili

, .

In sor:i t

5 ramni'apri ri.cilda por1:i pc. talic qrfinnt- . . ...... ,.

Chidde file an na sci sot nu scaffc . C ci

nu muffettone

(Entra zio Mrnrcri cl~cl (m-ottfpn,qtto rl drfrrnlo al[ ofphlrtlc (11 Matera qrrando

vi fi truspovtn/ o /~i'r c'jsrl ,sto rr/l'oprr/rzi~)tit5 k~tcr/v:)

Frate : mie, mb vene d h juanne tc purtb o' spdale cc disti

fratc mie, sole stile senza la sora toia?

Ci t'hn viste e ci t'ha date na stizza d'acq o quanne tto a

chiddc curteclcle, sopa a chccldn baredda, eravano?

I (La bara è pres, a a spalle dai becch ini. IA la1 prorompi

altissimo:

Frate mie, frate mie, .-."I:A-l: 1:

P~~~UICIUI pide a la , ,IL scì. frate mie.

io tradizionali nel lamento di una vedova: infatti moduli ricor-

. -- )ti sono, per esempio, «O marito mio, o marito mio buono e

bel ]o, come ti pcnso :i uiighia ad ungliia));


sizione del cadavere t: esegiiica secondo un periodo rnirnico definito:

la lamentatricc agita dapprima il lazzoletto sul cadavere e

. - . -.

quindi lo porta al naso, iterai ndo inde iiiniram~ 'sto, versetto

per versetto, in una sorta di andarne mto autc che lo rende

prevedibile al pari dell'orbi,, r"


-

m-*

3

'*L

O ~ i e r k , o h . 0 h o

-

Im'u u.hJ a ,d, 0 h

a6.W n. o L

-

a

O h-te mia o bte mi c

Ki,

O cb4-1. rk .o ai-* o h-t0 L

I

v (*I

I bis R. a fiuta Ilr

f

I nm-4 pur

3% ' ja, o h,

z9 33=

O tra -te mi-e. Irm -1s r-L - -

h.ts m h

4

-4

-le. [n.

-


94 CAPITOLO SECOhm ,+ANIENTO FUFIERf


96 CAPITOLO SECONDO

(Fratello rnio, quando andammo a Picciano, quanti divertimenti ci siamo

presi. Ti ricordi qiiando ci siamo morti di fame, e ora che dovcoamo stare

un po' contenti e in grazia di Dio è venuta la morte e ci ha se~):iruti. Va'

ora tic, fratello ii-iio, all'altru tnu Indo, e \.a I' a pregai rc Dio co ine hcbbc 1 passare

I'snnuta con tutti cliresri pic :coli. Fa' che mi si aprzi un' altra port a per

far i figli nostri ...)

ione «q\ uanne sc 'imme g...» C di praii~tn; ando

IIIVIILIIV

viaggi n netnornl- di cornpiiiti insi1 cme, e CI osì pure è un

4- l, . 1- . "... . ILCOI ICIILC la I 1 ii3~.


1

1

1

vano essere all'alba sii1 campo, e perciò si etano messe in cammino verso

mezzatiottc. Arrivata la comitiva in ilti printo della strada dove qiidchc tempo

prima un giovane contadino era morto per disgrazia, sembrò loro di scorgere

nelle tenebre la iigura del morto, chc dopo qualche istanw sparì dissol.

vendosi in una colorina di fuoco. T1 panico si impadronì della comitiva: chi

gidava, clii pisngcva, chi si dette a iina fuga disperata.

I

I

l 11 carattere di queste narrazioni è di essere delle reali avventure

tranne che nel caso del forese, si tratta di esperienze

personali realmente vi mute, e al tempc stesso di storie vere per chi

le racconta, con l'indi( :azione p recisa di nomi, di dare e di circostanze,

e con la conferma b di altri testimq oni O che narrano l'episodio

-. -

varianti minime. IJJalrra parte tali narrazioni presentano anche

Ma ria 'i'otarc 3, di anni 70, cont:

a chc una volta

da giovinett; I, nientre erri in C:

pc siilla sirada.

1.0 iiccisc c IO appese rici iiii albero. La sera, uopo uriu giornata cli lavoro

nei cnnipi, siilla via dcl ritorno ripcissì, 1n.r lo stesso posto il hcrpe cra semprc

appcso all'alhro. Come 1x.r iin presentimento, dccisr di scppcllire il serpe

e si mvicinì) all'allcro nrr - L farlo. Ma i~rovrio menlrc sicn


T00 CAPITOLO SECONDO IL ,hMENTO FUNEBRE LUCANO 101

campane, co rse in chi esa e si ritrovò ad assistere alla messa. Una comare

di San Giov: anni le to ccò il braccio e le disse: «Te ne devi andare subito,

..ai non è messa *" "

LI;. altrimenti resti auio. Scannò via. ma un lembo - -- della

L E

gon ina le resi :i impigli ato nei b: attenti. f )allo spav ento per tre giorni I ebbe

fret Ido e leb bre.

I . . v , -

Le esperienze allucinatorie del ritorno del morti appaiono qui

sottratte alla loro assoluta irrelatività e dominate in una tradizione

culturale rolativamentc uniforme: esse si ripetono con tratti sensibilmente

analoghi e tend ono a d iventare visio. ni tipiche

intessu te di elementi «paga ini» e di i influcn ze catto lico-popolari.

In modo analogo lc consegue :nze dell: i visione tcrrifica. nte (tre giorni

a lt :tto con freddo e febbre) manifesratio IR sressa tendcnz: 3 alla

sist :emazior ie stereotipa. Ma il controIlo culturale di e1 ritorn o dei

. -

mo rti si mai nifesta anclie in un rapporto preciso, che assegna s deter.

minate peri qone pri~ vilcgiate line socialmente i ciu ta

. riconos

.

(almeno frsi I le donr

)gare con i more i a vanti aggia

della comu nith:

Zia M~dddilcna, iina contadine tli Cactroni '[a poco t( empo fa, s apeva

Eare ~clc coronellc», ci06 avcvu I'uttiiiidin :re i vivi i in rapport .O con

i dehiiti. Una volta 121 madre morta di un rili vincc~izo Forcunaio apparve

iii sogno n zin Mnddnlcnn c la pregò di nv~ ~cr~irc il I iglio clic ! rc focsc p1 ~ssnto

COI mulo per una certi[ ~cn~pu avrchbc cor so il riscli io cli ciiclc rc nel bili 'ronc.

Vincenzo non si mostrì, pcrò molto prope iiiso n prc nrlert. sul serio l'av verti.

mento, e chicsc a Madtlalcnn m i prova c~ic essn rc:ilnicntc , riu -m* a ,m ,.A, ilta tatto

coli la madre. Allora Madclelcn:~ gli tlisse:


102

CAPITOLO SECONDO I

tura drammatica si innesta, oltre che una valenza di prestigio sociah

(il far mostra ai vivi) anche I'esigenza di far vedere al morto ciò

che gli è dovuto, affinché il morto vedendo si plachi, e placandosi

non vess i i vivi I con irrelativi ritorni, ma si tramuti in alleato e

1: -- > ! in consigi~rre, in - memoria - benefica - - - e in forza morale. Il lamento

provvede anche a manife stare al morto q1 uesto «e ssere in regola,,

con lui, onde riceverne i In cambi :o un rit orno re{ ;alato e favore.

--

-A

. _-l -.. .- J-: ..-.

vole. Ma il lamento è un tcguiarurc uei rapiivru L Lo1 defunto anche

1 n un ser iso più generale, poiché attravers ;o la sua iterazione nelle l

C late ritu ali (dopo i tre, i nove, trenta gic ~rni dal decesso, o dopo

un anno, o nel giorno di tutti i morti, o in ric-c;iuulie di lutti altrui)

< iorto in I modo re golato e cultura1 mente si gnifica.

I ossessiv a o alluc ina~oria nto è un

del dcfri I rischio

r t -

A A .-psicoiogico

proprio peichc ia sua rappresentaxionc ci iiiiillagine si

comportano nella crisi in modo parsssitatio, insorgencto al di fuori

rli ogni controllo istituzionale, rifiiitando ogni inserimento nella

tradizione, sottraendosi ad ogni integrazione di valori, ~lisgregando

ogni possiLiilc en riprcsii. 1,'iterazionc rituale dcl lamento

distribuisce nel lavoro del cordoglio, lo iiicl~idc in una I

dctcrrninaia regia c~iinirale, c provvedc a concliirrc inns\tizi quel

processo di interiorinzszionc del morto che costi ~U~SCC, C ome giil

diccmmo, il vero siiperamento clella crisi e la sec onda inc Irte cul.

iuralc chc risczitta lo scandalo della rnortc nati11 palr

8. Kzepzlogo dei risultatt ra,@%,.l.

L'indagine ctnograficn si11 lamento furicorc ~ ur

nesso in

evidenza il carattere tecnico del suo ordine ritu ., -.. crisi dd l

cordoglio rischia di travolgere la presenza, di farla passare con cib

che passa in luogo di impegnarla a farsi centro della conversione

nel valore, interiorizzat-ido il morto e risolvendolo in heneficii '

memoria stimolatrice dell'opera. Il lamento luiiebre provvede, p@

la paste che gii spctta, a facilitare nelle condizioni date la ripresi

delle tentazioni della crisi e la loro reintegrazione culturale. U

srnimento istituzionale fondamentale che il lamento funebre offre

è la presenza rituale del pianto, in dualità relativa con la

normale, che opera come guida. Sii1 piano ddla presenza ritualel

l

~

I

1

1

,L LAMENTO FUNEBRE LUCANO

del pianto I'ebctudine siuporosa è sbloccata, il planctur irrelativo

è ripreso e riplasmato in ritornelli emotivi periodici che danno oriz-

,onte protettivo n1 discorso, ai quale a sua volta vengono fornite

le protezioni interne dei moduli verbali, mimici c melodici. Le pro-

tezioni del discorso mèdiano tiittavia la cauta anamiiesi della par-

rimlme situazione lurtuoso. e quindi b ringolarirzazionr del dolore,

ij ridischiudcrsi dcll'cthor delle memorie e degli affetti, valenze

di prestigio sociale, e jii determinati casi anche una elemntate risu-

ltizione poetica. Appunto perché il lamento funebre è indirizzato

procurare ai morto una aseconda morte colniraler, il contenuto

del discorso protetto è spesso tendenzialmente nepicon, epitome

delle m gestae. D'altra parte il lamento funebre instaura

col morto un rapporto di alleanza, e mediante la sua iterazione

in date rituali distende nel tempo il lavoro del cordoglio, eseguen-

dolo per cos) dire in dosi successive ridotte e lasciando relativa-

mente sgombri gli intervalli dalle tentazioni della crisi: con ciò il

Ismento funebre porta il siio contributo, nel quadro del rituale hine

rario, al controllo di un altro rischio del cordoglio, il ritorno irre-

Intivo dei morti come rappresentazione ossessiva o come imma-

gine allucinatoria.

Questi risultati della nostra indagine sul lamento funebre lricnno

vanno verificati, integrati e approfonditi si1 un piano ctnografico

più vasto, utilizzando il copioso materiale folklorico euromediter-

raneo accumulato dagli studiosi in qiiasi un secolo di ricerche. Ora

che con una indagine etnografica diretta ci siamo procurati un cri-

terio ermeneutico, questo materiale dociimentario raccolto da altri

potrà essere vantaggiosamente utilinato ai fini deUa dimostrazione.

'"3


dal dolore, le guance solcate da lacrime copiose. L'oscillazione rir.

mica del bi~sto, che accompagna la lainentazione, è complicata dal.

l'oscillazionc ritmica del fazzoletto, tenuto da un capo e daIIJaltro,

con qualche analogia con la «mimica del fazzoletto» delle

lamentatrici di I3isticci. Tuttavia


essi sono capacin, Ma subito dopo aggiunge: «Se ci si stanca di

piangere e di lamentarsi, I'antifonaria sospende la lamentazionea

Come a comando, cessano al tempo stesso le lacrime, e accade non

raramente che immediatamente dopo, per avvenimenti e incidenti

privi di importanza, si chiacchiera e si ride durante la breve pausa,

di guisa che I'osscrvntore si trova davanti a un duplice mistero,

quello dclla pro lonclità del sentire e quello della stipcrficialità»,lr

Ora questo mistero può, n nostro avviso, essere diradato se inter.

prctiamo il comportamento come manifestazione di una relativa

diralith isi-jtuzionale di presenze, instaurata e alimentata dalla lamcn.

(azione, col risultato di concentrare il pianto sulla presenza rituale

mantenendo sgombra e autonoma la presenza egemonica, e quindi

capace di interrompere o di riprendere la prestazione, e soprattutto

di distrarsi per eventi futili o per incidenti privi di importanza,

proprio come se la presenza che piange m e quella che si di strae

non losscro pleno izue una stessa presenza.

dine sbf )orosa, «

l . - . . . .

ione

!v0 e orci

I1 secondo dato lucano che deve essere sottoposto a verifica e

ad integrazione su un piana etnografico più ampio è la vicenda

che ha luogo sul pi~no della presenza rituale del pianto, cioC la

catabasi verso le tentazioni della crisi, lo sblocco dell'ebetudine

stuporosa, la ripresa e la ritualizzazione del phnctzrs, I'enuclearsi

del discorso protetto, l'interiorizzazione della situazione luttuosa

e l'anabasi verso il mondo dei valori. Un'importante precisazione

" H. Vedder, Dir B


dizionaIizza la norma culturale di un'ebetiidine e di una sta

controllate nella durata e nell'intensità, cioè «permesse» solt:

secondo un ordine rituale collettivamente osservato nei tempi ,

modi prescritti. La ritualizzazione deìi'ebetudine è chiaramente

attestata, neil'area europea e mediterranea, soltanto dal Bresciani.

e non è possibile decidere in che misura ciò sia dovuto ai liniiti

della documentazione esistente, che non è psicologicamente orien,

tata. Si consideri per esempio il seguente documento, che si rife.

cioli, vestito di tutto pulito, con le meni conserte al petto e 11 rosario fra

le dita, ai suoi piedi. Jiic candclc accese: dalla spalliera della sedia pendenti

duc cozziiaIc, rhic msrtcllinc c un arcliipcrizolo, arncsi dcil'artc muratoria

ciii appartcncv:,: a destra c a sinistra di lui due donnc accncco1;ite siir un

psnchetto, con le chicimc disciolte, I C h r a C C i a p c 11 J c n t i, i m m o b i.

li, gli occhi fissi a rerr:i. Ad iin tr:itto, come spinte

da una forza, entr:imbe levano in alto Ic niani e si per.

T

IL t ,j~~~NM FUNEBRE FOLKLORI


Gli eroi del re mi stimavano

piìi grande di tutte Ic Dise di Herian;

ora io sono pii1 fragile di iina fa "

di sa lice pcr 1: a morte C Icl re! '"

f I attuale della da cumenta: zionc foliùorica noi non siamo

in condizione di poter decidere in che misura la stessa ebetudine

stoporosa entra a far parte del rito ddla lamentazione: in che misura

cioè questo momento della crisi del cordoglio 6 ripreso istituzio.

nalrnente C diventa un «mostrare» di essere conie folgorati dd

dolore, a cui segiiiranno - nell'ordine rituale - il «mostrare» di

riconoscere in~l>ro\lvisarnente la situazione, c l'ul~eriore vicenda

dclla lamentazionc. Nel caso dell'att 'o lucanc non sembra

- per cli~el chc ci fu possibile osser! ic si pos sa parlare di

1

iina inclusione in una determinata ornica ririiaie, ma piiittosto di

una vcrii e propria manifestai . --- xatci c ciihcrlrsci prnrcLl«.

---- i-cr Ic colonic grcchc cli Siciliil 1:i distinzione

risulta cl~i;tr:i d;i iinn tcstjinoi~iiinzn clircl ta dt tl Salom onc-

Marino, che ebbc In venturi1 di assistere ad unii sccn; i di Iamc ma-

zione per la morte di iin miilaltiere di Piana dei G reci:

Non appena egli ebbe mandiito l'iiltimo spiro (che fu dopo I'avc), cd ecco

che sua rnogiie, che baciatolo in hi~cca, esce di casa e ad iina tassi ad invitare

le vicine, accjocch6 tutte 1':iiiii;isscro a piangere lo sposo. Nel Irartempo,

venuto il cnr~leeto, ella stessa rivestì degli :~bici riiiori il gii ripulito ciitlavere;

stese urla c~indicl:~ colire sii! catalelto, c sii cliicsta cllii prima si xtlugiò, e poi,

levatasi, adatrovvi cotivencvolmente il marito. Qoindi, copertasi di lungo

manto, disciolse le chiome; e in piedi dapprima e poi seduta presso Ia bara,

piegò il capo suli'esanime corpo e si mise a gridare, a percuotersi, a strapparci

i capeiii. Scorso alcun tempo di questo primo impeto, cominciò un pianto

più misurato, piì~ monotono, piìi umano, e diè principio a una cantilena lamentevole,

interrotta e accompagnata sovente da un ohimè! desohtissimo.'"

Qui si tratta di un parossismo non gii irrelativo, ma ricompreso

e controllato in una sequenza rituale. Infatti dom il decesso la

donna non 5 ;i abbanc )latzcttrs l caotico ( ,come pa :om-

CAPITOLO %Rh Lhix@VTO FUNEBRE POLIUBRICO EL'ROMEDlERRAh%O 1x3

I1.

prenribile), ma prepara accuratamente le condizioni del planctus

Essa va a chiamare le vicine per riceverne aiuto nel corso

deUa larnent: azione, d lispone il morto nella bara dopo esservisi adagiata

per esl ?rimere simbolicamente la sua volontb di seguire il

nella morte, si copre di un Iilnno manto e si scioglie i capelli

reaIizzare la figura tradizionale della lome' ntstrice, comportan-

P

dosi

.

dunque proprio come un':ittrice che si a ippresta a recitare la

,a parte. Solo quando 1c condizioni del rito sono pronte la donna si

lascia andare al planctus, ina - anche qui - nei tempi e nei modi

prcritti dal rito, cioè secondo una tal quale regia nel numero e

nella intensith e nella durata dei gesti di disperazione: c infine,

coi progredi re della tecnica C a, la don ina si di: a i111

«pih i misuratc 1, piì~ mc pii1 umo !no», cio orso

. .

protetto della htncntttztonc.

Anche il vòccro còrso confcrma iin rapporto ana!okw. bccondo

la testimonianza diretta dcl Gregorovius, Ic ooceratrici cscgiiivano

intorno alla tola (cioè i11 tavolo dove si espone il c:id:iverc) un furibondo

carac

guivrr In Inmcnt: ixionc:

((Sciolte le chi ri cli mrn: icli, .. gli oo . chi tli. fu01 co, i neri , rnnn-

.,. I... *

teli svolazzar . ,iiiiiirl ii4ii,,,,iiii,i r 111t11:11iiIo, L~i~tro~io 11alrns conlro

palma, si percuotoiici il iicrlo, si ';tr;iplxifio i citlicili, pi:inj!citio, si~i~:fiio~~i~no,

si Retiano sulla fola, si cosp:\raoiio rli \xilvcri)>. M:\ tlopo il cnrclcollo segiic,

come nel lamento sardo, \in asilenzio ritualri, e qiiiiicli 1x1 iiiizio ]:i 1ameiit;i-

zione: *Poi cessa l'iilulato, e le donne se nr stanno traiiquillc, simili a sibillc,

sul pavimento clella camera mortiisria, sospirano profondamente, si acque-

tano ... repentinamente dal cerchio deUe lamcntatrici ne salta su una, e simile

a una veggente ispirata da inizio al canto funebre».'"

Da quest: 3 tcstimc ,nianze s i trae co :he il parossismo irretivo

del cc xdoglio come ci risi non e 11 parosslsmo istituzionale

.I caracollo . corric- - - - - I-iru. - .:-- r1 LI - ~IUIU~>I,~I~O -----.-- irrelntivo può insorgere in

lunque momento, noii è prevcdibile ncl suo decorso C nci suoi

ji, ed è ovviamente sprovvisto di qualsiilsi valore socisile e cul-

~u~ale (costituisce infatti soltanto un sintomo clinico di irno stato

Psichico morboso), il parossismo istitiizionale del carucollo è collettivamente

iniziato ad un certo momento della esposizione del

cadavere, dovrh essere seguito da una cdrna collettiva che segna

il passaggio al discorso protetto della lamentazione, : per

G~dbninar,,~,~.,

.b*.:JL" T , *

,tu. ,. A. Mastrel li in L'Ed& z (Firenze r

l9 S. Salomone-Marino, op. cif., pp. 43 sg. F. Gregoroviiis, Cowic~ (2 a ed. i 869) pp. 35 sg.


entro questi vincoli tecnici manifesta gih una regola tradizionale

nell'abbigliamento e iin ordine almeno rendenziale nella stessa

mimica, che itera modelli cdturali e che perciò non è un semplice

parossisrno irrelativo: la scarica irrelativa di impulsi si ciirva nella

danza intorno alla tokz, ed è trattenuta in pochi gesti che, per quanto

eccessivi, non sono inai taJi da compromettere irrimediabilmente

l'integrità fisica della persona. D'altra parte la calma collettiva che

segue il caracufIo può ora svolgersi corne pausa rituale di riposo,

senza rischio di ricaclcrc ncll'inazione melancolica e in una nuova

scarica irrclativa di impulsi: il phnctus come rito ha ormai sbloccato

la presenza, e al tcinpo stesso ha compiuto un:i prima elementare

catarsi dal caos del patire. Senza dubbio l'apparato tecnico

della ritualizzazione del phmt~rs puì, non funzionare, e la ripresa

per alcune personc o pcr qunlcl-ic tempo non aver luogo: ciò appartiene

agli


zio del vetso con vari gradi di integrazione rispetto al mei

verso stesso, e al ritmo della linea melodica . con cui i l verso

.

tato. Valga come esempio un bocet i )er reale circosta nza lutti

raccolto dal Briiloiu nel villaggio di Certeza i nell'Oa i$ (Roma

È un lamento di madre a figlia:

oi Tucu-te, m~muliuce

ioi cc ne 'n lume inai itiiiatar

Mortita dc priinivira

ioi Pc Iriinzicii codroli

ioi IJc citilsirca ciiciilui

ioi Siire dai'n'nsira,

ioi Cii tat4-r:iy ai liiin

Si lata-t;iu tc-a 'nricha

Ca ce fac h'ii!:~ si i)'ii~rca.~'

U,I I\LIII~~ LII ~ I U

MI

io i

mamma!

-- -1 ;\lr~ilr


mai su. mu mai po-o

l.

Un ultinio esempio mostrcrà la tenacia di sopravvivenza ci1 questi

ritornelli espressi nella Iingu rnchc iit: tlle cond izioni di un

piccolo gruppo nllogclio chc i ia ormai

3 nella la ,mcntazione

1

I I .

il dialetto locale. Ncl lamento per ia morte dei m~iiattierc di Piana

dei Grcci - gih prccc ente ricc , dopo il parossismo

del phwctws C la suil I dramm iatica rit ione, ebbe inizio il

1

discorso protetto clclla i:imcnrfizionc, . parte - in ereco-a1b:incse c parte

in dialetto siciliano. l [l Salomc :>ne-Mar ino ripo' rta sol tu^ nro quel chc

gli riiisd di ritenere dclln pai :tc in di; iletto sic :iliano, r nn 5 quanto

basta al ilostro scopc. ?'

Ahimè, come sbalancau Ia me' casa?

Comc cndiii t. nun surei ccliiii sta culonna!

E orzi, cii nri Su porc:i Iii pani, pcì?

E ora, cù mi li srniin:~ li favi, pzi?

E ora, cì~ li ricogli li chierchi, pcì?

E ora, cù mi li semina li favi, pd?

... ahimè! Cìi cci porta la nova a la chiana?

Ahimè! Cù mi li avvisa li parenti?

E cìi ti cliianci marito mio, pù?

Ahimè! Come finisti maritu miu, ahimè!'O

Trascr. di D. Cltrpiteiia.

'O Salomone-Marino, op. cit., pp. 43 sgg.: *Ahimè, come t andata in rovina la mia casa'

Come E caduta e non si rinlza più questa colonna! E ora, chi mi porterb il pane, pù? E ora,

chi mi seminerà le fave, prì? E ora chi raccoglierh i piselli, p&? E ora, chi darh da mangiare

ai miei figli, pd? ... Ahime! Chi porierh la notizia al piano? Ahimh! chi nwiserh i parenti? E

chi pianger&, marito mio, pd? Ahimb; Come finisti marito mio, ahimè!»

Qui il rirorne!lo emotivo p2 non k altro che il neogreco xou (od

hfiov), doue, sia nel significato di stato in liiogo (di) che in quello

di moto a luogo (quo), nel qual ultimo caso diventa cpzì Era i greci

di Martano e Calimera e ipu in altri paesi della penisola sdentina.

In due lamenti di Soleto, rispettivamente di figlia a madre e di

figlio a padre, $2 fa parte della interrogazione stereotipa iniziale

ai morto: Ce ip4 pai &{si m~~niddurnu? (E dove va questa

mia piccola inamina?) oppure Ce ipzi pai I ~su cizinmu? (E dove va

il babbo mio?)." Nel lamento di Piana dei Greci il pel appare .evidentemente

un ritornello emotivo prc ) bn bilme nte nel senso di


$orre 'e s'anima mia!

E tocchende che ichola,

Sorte 'e s'anima mia!

si:

,-,l ,

uni su coro rneu

Ah cantu so piedos:

Ohi su coro rneu!

Keltlisda so penosa

Iii su coro meu!

a Deu oifansda,

hi su coro mcu!

:nosa so rethalda

ohi su cor O me~!

Malc mostl he m'a' t1

C>lii su cor o mcu!


De mi lu assimiznre,

M'è mosthu lu pizzinnu,

.A chic cherzo giumare?

Olii ai coro mei

Povtra domo nii

Comcnte ses'anc

Su chi mai crcia,

l'enusa e tril~iilada.

Ohi su coro rneii!

I-ss'nivirre 'e friitru mia

Pius noti lmtt-o ai

Su chi mai crc'ls

A chic chcrzo gi

Ohi su coro inci

4. La congwista del discorso protetto: I'lncrdenza c

dei rìtornelli emotivi

Nel 1:imcnto i~incbrc lucano non vt è tr:icci;i di iiiici iiiclucnza

corale dei ritornelli cinotivi. Ma :i giuclicnre Jnllii Ieccluenza con

la qude tale incidenza è attcstat~ dal mn~erinle folklcirico ciiromcditerraneo

è da 1.itcnci.e che solt;~rito il logorio del tcnipo abbia

lasciato cadere nella Lucania rli oggi qiicsta import~nrc clcterminazione

tecnica della Iameniazionc. L'inciilenaa corale clei ritornelli

emotivi è da mettersi in r;ipp«rio con il carattcrc sociale dcl

Iiitto e con 1s p:irtecipaxionc collctciva al cordoglio. Ciò rendc inclispensabile

che i momcntj del pfartctzrs rituaIizzaro e clcl discorso

protetto siano discipliliati ncUa loro esecuzione non sol~anto rispetto

all'individuo, ma anche rispetto alla coilettivith. Una dclle forme

piìi elementari c pii1 Inrgamentc diffuse che nel lamento funebre

folltlorico disciplilia il corcloglio collettivo, stabilendo lc «parti»

che ciascuiio deve sostencrc nel rito, è la successione ordinata dei

discorsi individusili e la partecipazione collettiva ai ritornelli emotivi.

Volta a volta una sola lamentatrice assunir: la «guid:i» del

pianto, cioè inaugura il discorso protetto, con l'intesa tradizionnlmente

stabilita e socialmente accreditata che soltanto sl momento

dei ritornelli emotivi può aver luogo l'incidenza corale della col-

LA~~,NTO FUNEBRE POI.Kl.ORiCO ELTtOMEnilllklCANEO

lettivit8. COS~. per . esempio. nel vòcem còrso la voceratrice esegue

.

lamento nrecitativamente, strofa per strofa, e ognuna termina

con un Deh! Deh! Deh! che il coro delle lamentatrici ripete».jy

~~11'am'ttidu sardo I'attittudora ntermina ogni srrofa in un guaio

dOIrro~0, gridando hhi! Ahi! Ahi! e nitto il coro delle donne, rinno\ieJlnndo

il pianto, ripetono a guisa d'em Ahi! Ahi! Ahi!n4?

Nei lamenti neogrcci della Terra d'i 3tranto le lamentatrici irromkno

nella camera rnortilaria e invit. ano a piz ingere «la padrona del

. ..

cioè la donna che al morto e più vicina parente: alla

,padrona del pianto» segrlono in ordine di amicizia e di parentela

i presenti, e le incidenze corali del planctus per tutta la comunità

sono regolate dal coro delle Iamentatrici.'" Nella sua opera

pnoramica sul Irmrinto funebre russo la Mahler attesia che nella

Russia del Nord la larncntazione ha liiogo come un vero e proprio

&amma rituale, poiché .4' L'Africa C l'Asia rnedi~crranec ci offrono molti esempi di

questa struttura: ci limiteremo a un esempio tratto dd lolklore

egiziano. Fra gli arabi di Egitto la lnrnentazione procede con succcssivi

interventi separati da silenzi intetcalari, e tutta In cerimoliia

è inaugurata dalla


di risoluzione della crisi del cordoglio. Innanzi tutto il fatto ,-hE

la struttura responsoriale obbliga ciascuno a versare il phnctur

modi, nei tempi e nei ritmi che son propri del responsorio costi.

tuiscc già di per sé una nuova forma di disciplina del pkznctas, ,

una protezione ulteriore per i singoli discorsi individuali, che rischierebbero

di andar sommersi nei caos della crisi collettiva. Ma

questa è appena una delle operazioni tecniche che la struttura

responsoriale rende possibile. Dal punto di vista di chi esegue il di.

scorso protetto la collaborazione corale nel momento del ritornello

emotivo periodico rappresenta un vero e proprio ((aiutr I», in q panto

facilita il controllo di tali ritornelli. Infatti anche nel la siia forma

ritunlizzata le incidenze dcl pianto racchiudono pui sciiipre Un

rischio di recessione porossistica: e chi ha assistito di fatto a una

lamentazione iuneraria responsoriale avverte che proprio a questo

punto si verifica una censione che minaccia - per cosi. dite -

di far uscire dalla sua orbita il pianeta del lamento rimale, Ora il

condividete con altri il plonctus, o addirittura il cederlo ad altri, attua

una forma di col1aborazione ncl momento più critico delta

Ismentazione, proprio comc se la corslità del plonctus ripartisse e

attenuasse in più individui la carica emotiva trattenuta nel ritornello

emotivo o permettesse una vera c propria cessione integraIe del

phnctlrs alla collet tivitiì. Ma 5 possibile anchc un'altra operazione

tecnica: non soltanto il plancttts ritualizzato può essere ripartito

e ceduto colle~rivamcnte ad ogni incidenza periodica del ritornello

emotivo, ma anchc lo stesso discorso protetto, e quindi la guida

della lamentazione, può essere ceduto ad una non parente, a una

donna ci05 non toccata immediatamente dal cordoglio, e che sia

«specialista» nella fattispecie: in questo caso coloro che sono stati

colpiti dal Iiit~o riserhano pcr sé o una parte subordinata o addirittura

la sola parte del coro, nei tempi c nei modi che sono consentiti

ddo strumento tecnico della lamentazione rcsponsoriale,

adoperato dalla regista esperta. D'altra parte la successione ordinata

dci discorsi protetti e dei ritornelli emotivi corali esercita un

potere di sblocco sui rischi di inazione melancoIica, e al tempo stesso

appresta gli argini per entro i quali si verseri e si ordineri la carica

emotiva nel momento rischioso del suo sprigionarsi.

Le tecniche di ripresa che abbiamo sinora analizza te sonc ) CORdizionate,

rispetto al loro modus operandì, dalla prest enza si :ereo-

L-

del pianto e dal caratteristico rapporto che la lega con la pre-

emonica. Appunto perché la presenza stereodpa del pianto

eg SU un piano di attenuata storicità e di provvisoria sper-

,a]izzazione dei rapporti, e appunto perché il patire è riplasmato

una «parte» da recitare corr ic se si tt sattasse del patire di un altro

!l- :- -.-.

ariodmo e sognante, è possibile IL varia misura cedere la aparten

a altro. come avvi ene nell, a riparti zione dei ritornelli emotivi,

, ,,ua cessione dello : ;tesso di! ;corso in( dividuale della lamentazione.

Pr( 3prio per il carattere i m p e r s a n a l e della presenza stcreotipa

del 1 pianto viene reso possibile un nesso i n t e r p e r so n a l e recit

ato a comnndo, con scambi C sostituzioni e collaborazioni pia-

nificate e tradizionalizzate che sarebbero del tutto inconcepibili

j, un regime strettamente individuale rli cordoglio. In questo qua-

(Ira tecnico si comprende anche come sia possibile quel particolare

sviluppo tecnico del lamento per cui esso diventa un oggetto

commerciabile, chc può vendersi C comptsrsi, come accade talora

(ma non sempre) nel caso . della . lamentatrice specializzata, che offre

uoi servizi nei fur

5. Lo cor~qtdista del discorso protetto: i moaulz lenerari, minlici

e melodici

Nel lamento funebre lucano la protezione interna del discorso

ha luogo anchc mediante l'impiego di modiili letterari, mimici e

melodici. «Lsimcntarsi» significa in Lucania innanzi tutto ricor-

'

;i dei moduli letrerari adatti scegliendoli fra quelli che stanno

sposizione della memoria crilturale di ciascuna lameniatricc,

ie tendono . per *. così dire ad esaurire i tipi fondamentali delle

possibili sitli iazioni Ic ittuose. Ma alla memoria culturale di ciascuna

lamentatricc : appartc :ngono non soltanto q~iesti moduli, ma anche

- in organic a connes ,sione unitaria - la mimica che li deve accom-

- ..

pagnare e la melodia con cui vanno cantati. Analizziamo ora que-

sto rapporto sul più vasto piano del folklor e eurom

editerraneo.

Nel folklore attuale del Vicino Oriente i tradizionali

sono articolati secondo iI duplice criterio della persona cui sono

destinati e deile circostanze della morte: nelle raccolte e nelle descri-

zioni etnografiche si ritrovano lamenti destinati a uomo, a donna,


a giovinetto, a giovinetta, a sposa, a bambino, a p1 ersona n

senza figli o con molta prole, oppure perita per mol 1ostq

-te viole]

lontana dalla patria.l-' I1 folklore europeo conferma Ita o i l,!-. lmportan

di questa memoria culturale dei moduli letterari, sia per le lamen. za

tatrici professionali che per le parenti che assumono la guida delle

lamentazioni. Cosl il von Hahn attesta che i lamenti albanesi sono

[issati per tradizione (rind durch den Brauch festgesteZlt), e consistono

in una serie di distici da impiegare secondo la destinazione

del lamento e le circostanze della morte: il von Hahn riporta d;-*:-*

che SI m canté %no per bambini sino ai dieci ar

o boccio di rosa!

"-i k L 1 "7 LI1 fiore, e sei stato strappatc

uomini nel vigc )re degli anni:

m..r\a..,- O tu $4 ..

ci rciirs varienato. u r

non ta ti si awi cini la sv entura;

per giovani donne:

o tu velocc come spola,

dove recherai la tua vita

per uomini anziani:

I"

quando si giunge alla tomba ecc.) e persino lamenti

"Lialj

;acile

qando il decesso avviene in primavera, il che offre un

di contrasto tra il risvegliarsi della natura c la morte

deUa ~ersona cara." Sempre iii Romania nel villaggio di Dragu~

(distretto di Faparas) spesso una larnentatrice conduce il canto iniziando

da sola i versi I scdti da lei, e il coro continuerà con i versi

,,,cessivi, il che presi1 ppone tr ioduli sconosciuti da tutti:'& In Lettonia

la pida della lai men t azic )ne disponeva di un niimero incredibilmente

alto di quartine tradixionalii7 e una imponente tacoltn

di ropoi della lamentazione riissa si trova nella vasta silloge

della Mahler." Infine moduli letterari stereotipi presentano in

grnn 1 copia il vòcero còrso," I'attittidu sardo,"' il ripittc sicilinno.5'

I n generale i mocluli letterari delle lamentazioni funebri, come

ft: mc ESSO in rilievo nel corso dell'iiidaginc . . .. sul lamento fiinebre

IUC? ino, hanno rin'area di difh ~isione v atiabilc: ve ne sono che si

limi tano ad un singolo villaggio , mentre :11tri col7 rono iin'area molto

yiìi vasta, sia a motivo clellti C onnessic rne esist~ .- - cnxialc 1arg:imente

cljfhsa cui si riferiscono, sia in dipcndcnza cii lenometi di trasmissione

etnogrsfica. Ci lirnitcrcmci :i ricorclnrc, n titolo di c~iriosità,

un ben accertato cammino compiiito da iin ~nodulo clcl jicncrc. 'Tutti

o capo della comunitii,

ricc ~rdano, forse, la canzoncina infant '

primo fra i primi;

per donne anziane:

portavi le chiavi alla cinl

come il Paliksri le armi."

In Romania dei vilIa ggi deil'Oa$ sono intess~ iti di n 10duIi

rradixionaIi no conos ;ce e cl-ie jinpicga all'occsis ione: v i sono

così lamenti pcr iaLrante, pcr niadrc vecchia. Der ~iuvaiic . A*,. o per

, . *,

raga ZZB sncc Ira vergi inc, e così via; o ppure vi i sono la incnti destinati

a certe occasion li, come per colo iro chc s .ti lontano 0

. . -

ono mor

- - . . I .

per lin equivaierile pratico della mori,. .n r;n4 1 ,i ..n-+*- , tialrciiZi1 per il servixit

3 militai -e; e iif ine vi sc 3no Iam enti dcs tinati a detcrn ninati

mon nen ti del rito fun erario (q uancio ai rriva il p rete, qii: ìndo si entra

Marameo ~erché SI ti morto,

pane e vin non ti mi ICRVB,

l'insalata avevi nell'orto

Marameo ~erché sei morto.

Rcc :miemente il Toschi ha richiamato l'attenzione su ui essa nel

ro dei pii ~nti ritu: di per la morte d i Cnrnevale -. nell'Italia Cen-

52 Quasi contem poranesii nentc al Toschi

in-

1. Briidoiu, Bocete din Oaj, p. q dell'cstwtto.

:. BrXtoiu, Bespre Bocet~~f dch Draguj, hrhivn nta si rcIori na sociala, vol.

3 dclf'cstrntto (1931).

tt E. Winrer, Lctficche Totenkhgen, Glabus, vol. 82, 368 sg. (r902).

hR

E. MAler, op. ci!.

49

" P. Heinisch, Die Totnikhge im A h Tntamm I!, Biblische

8 (1932).

'" J.C. von Hahn, Albanesirche Studien, vol. r,

p. 141.

, vol. 13,

Gregorovius, op, ci!., pp. 38 sg., accenna esplicitamente al carattere stereotipo dci vdceri.

dove si tenta anche di costniire una tipologia dei moduli

>n

, Bresciani, OP. C;., pp. 223 q.,

"C~trenti.

I' G. Pitré, Usi e coJhrmi, c~denze e superstizioni del popolo siciliano (ed. naz.) vol. 2.

;:4 SE.; Salomone-Marino, op. cif., p. 8.

P. Toschi, Le origini dei teatro i&liano (Torino 1955) P. 319.

.


12s l

gelo Lupinetti ha riportar0 alcune varianti della lamt

dizionale resa ncllJAquilano dalla vedovli a1 marirc

LM i ira me, rr iara me, pecché sci mortu?

Tante 'nzalata tu ci avii nell'ortu

lu par ie e l11 vi ne non te mancav:

. ,

rlr riii ..b L", :ti1 ci nri\:i, de tutm . - nn DO<

tanti dc cerri ,e' fatti 11 U focu,

tanti de frutti ci avii ne : l'urtii.

Mnra mc, niar: i inc pcct :h6 sci in! nrtu?"

CAPITOLO TERzo

Questo è il tema; natunlmente variano la qualiti e la quantità delle

buone ragioni per cui il mori0 non avrebbe dovuto morire. Nel

testo riportato dal Lupinciti l'enumerazione dei posscssi terreni

che avrebbero dovuto tratienere il dipartito prosegl :ando jl

grano nel granaio. li1 coppia di buoi, le capre e le 11 e finalmente

la moglie, che concludc la rassegna patrimoniaic. "1 A questo

modulo lettcrario di larncntazionc, In cui diiiusioric in Italia è tmitata,

per quel clie se nc sa, alla piirte ccntriile della penisola, è sicuramenrc

attcstata in una vasls arca CIIC approssimativamente si stende

clal Bnliico ;i1 Mat Ncro, comprcndcndc) R~lto-Slavi, liielorussi c

Ucraini, con penetr~zione in aree marginali loriemente inlluenzate

dal mondo slavo, come la Romania e le regioni del Caucaso.

Giovanni Meneaio, sncerclote polacco di Liko, in una lettera a Giovanni

Sabina del I 53 I e che porta il titolo De ~rict?ficiis ci yclolutrìa

vetenlm Rorrrssor~m, Livonum aliarumqrrc ~mtirrrn,'" riporta

infatti un tipo di larncntazione, diffuso fra i Balio-Slavi o le popolazioni

finitime, chc ripete fedelmente la lamcntazione abruzzcse:

Durante i funerali 6 osservato dai contadini il seguente rito: i ~aclavcri sono

vestiti e calzati e quindi collocilti in posizione eretiil su lino scanno: poi i

più prossimi fra i parenti drl morto vi si seEgono accintu Kozzovigliofld~

e rappresentando ngoni funebri. Dopo aver eseguito hcvutc di birra Iia 1 ~40

una lamentarione funehre, che in lingua rutenn dice cod: ahliimè, ~erchi

nei morto? Ti rnencavri forse pane e sino? Perché diinque rei niorto?» Col@?

che si Iamentnno a qiicsto morto vanno enlimcrando ordinatamente tllttll

beni di colui del quale deplorano la rnorrc, vale ii dire la moglie, i figli,

iascilfl''

pecore, i cavalli, le oche, le galline. F, ogni l~olta clie enu

di questi beni ripetono il ritornello: perché sei morto?59

'' D. Lupinetti, Lares (1955) n. 3-4, 5r.

" In «Scriptotes terum livonicammn, vol. 2, pp. 389 SB.

(Heii niihi, quare rnortuus es? Num tibi deerai esca aut ptus? Q uart crgo m

Hoc modo larnentantcs cnumcrant ordine omnin externa illius bona, cui us morrrm

tra.

IL LA~ENTO FUNEBI(E FOLKLORICO EUROMEDI~RRANEO

~1Io stesso secolo appartiene la testimonianza del letterato

poJncc~ Sebastiano Fabiano Klonowitz (~534-1604), che nel suo

poema di imitazione Liucolico-virgiliana dal titolo Roxohnia fra

le co~tumanze della Galizia e delI'Ucraina fa riferimento anche al

lamento funebre di queste popolazioni parafrasando il solito tema,

,--,e Era cssc doveva essere molto Frequente sc viene qui assunto

,,me tipi~o.'~ La Mahler nel suo lavoro sii1 lamento funebre nisso

osserva che moduli analoghi sono riscontrabili nell'attuale folk-

~circ: -1 ucraino.'' In occasione del mio soggiorno durante l'autunno

5 nel villaggio transilvanc ) I95

di Clop totiva (H .unedoar a) per lo scudio

del locet con la collabot .azione Sei folltli o di

.

oristi de ,Il'istitur

.

1-11.

-"+.-,,-a

:]ore di Riicarest. l ' i n f o r Maria ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ ~ . .

nlagllltl ,-""I.:. . "1

, 1: -. /a aiini "-.

IO1R

ci

rife rì un mc ~dulo di lamenta !nsiOilmente ana

Lica tu di. ce- .ai miirit?

n ti1 perclii. sei mc

On . ". ...... ,. -- .-.. --.-

ii-,II nbtil cc I,IIIiLil r IYUI

O n'ai aviit C ,C iii?brac: n? Nor

C-ai aviit cioi ~rcci noi, Avc

ci coltiini citc i tloii

C di

Licni tii tli cc- 16 sci mni

I avevi d3 nianeiarrr

ina popc a in pari nata .C ii om-

/'

.sa dalla coionizzzizionc russa, i c>ircnssi, ritorna coinc unii eco

tesso ter na:

Perc 116 sei m(

Non era 11 tiio \>ISO ancora fresco e roseo? AiarirA!

Non avevi :il>l~~tiin~;i cibo e cure? Aiarirh!

Non ti volevnno tiilti hcnc, giovani e vecchi? Aia

Perché sei morio? Aiarirh!''

La palese parentela con il modulo abr~~zzese non deve stupire se

pensa alle colonic slave del iMofise. una volta piìi estese c oggi

ridotte ai tre villaggi bilingui di Acquwiva Collecroce. Montemit"

e San Felice del Molise (gif S:in Felice Slavo). Senza voler qui

dwidere se tali popolazioni provengono, come è stato recentemente

"Stcn~to, ddlIstri;i, ovvero - come setnbra piìi probabile secondo

la vecchia ipotesi del Resetar - dalla fssciii dalmsta compresa

rrn~

uxorern, liberos, ove, cqrios, snseres, gallinas. Arque, singula rispondentes, ocinunt

Bnc~c"iam: Cur crgo mortuus cs, qui hacc ìviabehas?)

:, I' test" p~ib leggersi in Mahler, op. clf., pp. 39 rg.

Ibici., cap. 5, pp. 307 sgg.; cap. 6, pp. 347 sgg.; cap. 7, PP. 352-408.

Rod~nstedr, Tairsend un$ cin Tag im Orietlt. cit. dda Malilcr, op. cit., p. 317.

129


fra la Ce~ina e la Nsrenta, certo è che il Busso migratorio

luogo non prima del secolo decimoquinto sotto la spinta della in, a-

sione turca nella penisola balcanica. Com'è noto queste popo~~.

zioni slave insedialesi nel Molise mantennero a lungo, oltre la lin.

~

gua. il patrimonio dei loro canti popolari, e le tradizioni del loro

folklore reli&' 'IOSO, CC )me pcr I csempio la raffigiirazione simbolica, in

occasione del primo maggio, di un personaggio simbolico maschera.

to in iin cono d'erlì la, in n-ic 11to probabile connessione col «verde ,questo

Giorgio» dell'altra sponda dell'Adriatico."' Si deve pertanto con.

sidcrare corne praticamente dimostrato che «Ainsra me perché sei

morto ... D che appai-c in Italia Ccn~ralc C di provenienza slava, ed è

penetrato con Ic migrazioni avvenute non prima della scconda metà

del secolo decimoquinto. Infatti il modiilo in cjuistione appare diffuso

tra le slave (o sottoposte a forti influenze slave); fi.

pia soltanto ncl1'It;ilia Ccntralc, cio\lc d'altra piirtc c ~ricamente

una immigrnzionc di 1zopol:izioni slave; la sila 1 si accompagna,

nella stcssa area di immigrazionc, con qiic .i clementi

delle tradizioni popolari slnvc, come clc~criiiiriati ciinti popolari

e - con ogni ~~rob:ibili~ii - :ilciini c:ir:ittt.ri del Verde Giorgio.

Per altri moduli di lamentazione si potrehbe tracciare, con l'aiuto

di favorevoli congiunture documentarie, iin analogc itiner mio di

diffusione nel tempo, o quanto meno la loro attuale d iffusioi ne geografica:

ma qui basterh questo semplice esempio.

6. La singolarizrazione del dolore

Anche per il lamento euromediterraneo noi possiamo ripetere

quanto fu detto per quello Iucano, e cioè che il sistema di protezioni

clcstorificarici rnedia la singolfirizzazione del dolore, il ritorno

alla concretezza clclln situazio~ie l~ittiiosa, il riadattaincnto o l'innovazione

dei moduli a vari livelli di coerenza formale e di autonomia

personale. ParIando in generale delle lamentatrici siciliane

il Salomone-Marino annoia come *i loro canti ... son sempre gli

stessi e si tramandano inalterati di generazione in generazione:

'9 Sui canti popolati slavi del MoEse t da vedere E. Cirese, 1 canti pvpoltf del dfolfTeq

2 VOI]. (Rieti 1953-y71 Sul personaggio mascherato in un cono d'erba cfr. M.A. Ciresc. LJ

pogliara del primo maggio nei paesi slnvo-rnoli~ani, Slovenski Etnograf, voi. 8, 270 sgg. 1955"

o ~ ~ N T FUNEBRE O FOLRLORICO EURDMEDITERMNEO 131

il nome deli'ntinro e qualche circostanza accessoria, sono

un abito che si attagli al dosso di ciasc~ino~." Vi è dunque

la mutazione: e non sempre così irrilevante come par credere i1

S~omone-Marino. A t I traverso la selva dei moduli e delle stereotipie

,i fa luce e drammatic ji configura il ritorno alla situazione

articolare, e attraveiso la mediazione delle protezioni rituali il

,,i muore» e il «si piange* si ridischiudono a «questa niortc)) e a

p mio pianto». Nelle forme ritualmente più vincolate, e storicamente

più arcaiche, il margine di variazione è minimo. Vi sono

ambienti folklorici in cui la frequenza dei ritornelli emotivi srereotipi

e il gran nurilcro di moduli protettivi del discorso consente

mutamenti irrilevanti: in tali ambienti i tischi connessi al cordoglio

sono particolarmente acuti e per tanto pi ìi yivo è il bisogno

di affidarsi a stampi rimali di compor tamcnto I. E moIto dilficile,

alio stato attuale dclla ricerca [ollrlorica e per ia disgregazione che

ormai quasi d la per tu tto colpi nento fi inebre, : iccertarc : la

reale diffusio' csto tipc ntazione : lorlemc ente vinc co-

I .

l

lata. Senza clutlt~io cluanrio si raccolgono senza ic opportune garanzie

ed in modo del ~ ut~o .o e nsist lamenti CI i

un'area folltlcisica ribh vasta, IR i magari da

un criterio «es~ctico» ui sceira, si pub avere iii falsa imprcssioiie

che la parte ri isérvata all'imprc siil nel C In lamcn t21zione

molto a mpia: m a cc In r;l elfct tu: -l in iin u nico vjll i-lg-

.-A-

- --- gio e se in quebsa ~~rcuscrittii criiriliriira si cspIora con ...-. - 1 . . A-.-

LULLC ~t: garanzie

possibili I'effcttivo svolgersi tlclla 1 ionc, accade spcsso

di veder moltiplicarsi a dismisirra i rr i tcmi letterari del

testo, e di veder ripetere indefinitame~lrc sciiipre Ic stesse vicende

mimiche, il che obbliga a considerarc in proporzioni molto mocle-

Ste la possibiliti del tiadattamento, della variazione e della improvvisazione.

Un caso di teqto vincolante che consente soltnnm variaminime

è offerto dal sc :guente modulo ilabro:

Dunni vin ni sta ne vula?

'*.e.* m"*

Vinni di l .. .

niiLii IIiali,

trasiu di la finestra,

mi tuppi lu spicchiali!

Lu spicchiali è rné rnaritu,

hedclu, bonu e politu."

M

61

Salornone-s ari no, op. cil., p. 8.

Phdr, op. cit., vol. 2, p. z 13. L'antica ma di ditfusione di questo modulo doveva essere


32 CAP~oLO 'reeo LAhfmO TOFUTBRE FOLKLORICO EUROMEDITERRAKEO 133

Questo modello può essere utilizzato tal quale in tutti i lamenti

resi da moglie a marito: e l'elemento personale potrà manifestarsi

soltanto neii'intcrpretazione. Ma anche nel caso di morte del padre

la figlia potri adottarlo, purché al quarto verso sostituisca por?

a rnajittr, ed accordi eventualmente Ia rima o l'assonanza del quinto

verso, Allo stesso modo la madre che lamenta il figlio sostituirà

figghiu a maritu, e così via. In altri a ,mbicnti folklorici la lamenta.

zione si è liberata dalla frequenza dei , ritornel li emotivi, dalle periG

diche collaborazioni corali, dalIa selva ... A-:

ucl Illoduli -. e dei temi obbli.

gati, mantenendo solo i vincoli del metro, della melop ea, deU 'o stile,

della preferenza per certi giri del discorso e per ce1 :te imr nagini,

-"-n--

e infine della mimica. In questi ambienti il lamento picac~ita una

disposizion e molto maggiore ad accogliere e ad elaborare nel testo

letterario la i varietà infinita rleUe situazioni storiche particolari che

-.

rendono ogni morce un evcnto a sé, irriducibile al comune denomii

:i nioduii i verbali fissi, dei testi stabiliti e delle situazionitipl

.a parte i esso aml Sente folltlorico pub accadere

di inconrrare lameri~azioni n - A--A- ccscu [isso che costituiscono veri e

W ~pri cant i rituali, e lamen caxioni i I discors o pii1 o r neno improvvis

ato, cias, cuna des itinata a momcni i diversi del ritu ale funerario:

I - _-- .l J ! r..-è

il caso, come \rcui-erno, «ci alunerali di Lazzaro Roian dove il

canto dell'alba o dc: Ila mortl e alla finestra si distingiic i netta mente,

sotto tutti i rispetti I dai boc ete relativamente person ali del1 e varie

. . - - . . -

lamentatri~i.6~ Infine In uno stesso ambiente folklorico C per uno

stesso tipo tradizionale di lamentazione vengono raggiunti nel corso

., su quello di un elementare - e tuttavia in sé compitico

' Iirismo: allora baleni di poesia son strappati al caos del patire,

e si innalzano sull'ordine meramente tecnico del rito e sulla

,icoJuzione so ltanto or .storia de ti. Una v edova cò ~rsa lame nta

destino sui 3 e degli i orfani:

-

Qtiannu veniril l'estati.

di la biada la sragioni,

ci n'andrenio a li spichi

per Cardapu e per Uscioni.

Cosl fàcinu li donn L,

che pcrdìnii lu patrt oni.

Cornii vinirh settcm .bre.

I\

iRlictcmo la 'Tavag

cainprcmo ;I fasc

idnremo Ic csstsigr

crnprc siircmo a li

pcr pwsi e

pngna."

Una madre còrsa di Pietra crde gric glia moi

3h ninrisa cumc I L ~ palle,

h ~OICC conle 111 in icle!

Jun la vidite stnnic ine,

m'; turnnta cmdc :Ic?

inzucclit rnta,

11-L' coinc iclc."

- - E una conraaina moiisana ui ~vlascioni davanti aiia rornoa del

congiunto in voca:

del rituale funerario vari livelli di autonomia e di variazione: una

A L Pié, che ta che non revé?

A

stessa lamentatricc passa dal plonctm irrelativo alla sua rigorosa

. ,repassa jb le prnta,

e repija la cavalla,

ritualizzazione protettiva, con assoluta stereotipia di parola e gesto

revéttene a Mascioni!"

e dizione, con periodizzazione regolarissima di ritornelli emotivi,

accompagnati da incidenze corali altrettanto regolari, e infine, in

altro momento, può conseguire una molto più Iarga possibilità di

variazione personale, di riadattamento aIIe circostanze e di singp

Inrizzazione del dolore non soltanto sul piano oratorio ed etico,

malto -tesa se il Casetti-lmbriam, vd. i, p. 196, lo da come proveniente da carnporedc e

se il Salomone-Marino, op. cit., p. 31, nc ricorda la difh~sione nella prossima Calabria. D'alt'

parte un udcero chrso riportata dal Tommaseo, op. cir., vol. 2, p. 197, ne riecheggia in qunlbe

mdo motivo: nDov't binuto su ioni> dovD& fda~ stu male I È fnlani da lu cielu: O P sortim

de lu mare? ip

" Cfr. p. 167.

Qui, come in altri esempi che si potrebbeiu iiriucirre, il testo

terario ha spezzato ormai i vincoli col rito ciell;i lamentazione

è diventato autonomo: ha riassorbito musica c gesto, c possiede

- sé tutto quello che occorre per l'espressione poetica. Talora è

da pensare che il risultato lir è stato guadagnato neppure

ico non

6J

Tommasm, op. cit., vol. 2, p. 234

M

Marcaggi, op. ci;. , p. 90.

b>

A. M. Cirese, Alcuni canti popolari sbnrueri mccolti in provincia di R >mz-

Zesc, '01. 5, n. 2, 42 (~952).


nel corso del rito, ma da quaIche poeta o poetessa popolai

momenti indipendenti dal funerale in atto, come sarà stato

babilmente il caso della endecha che fi~ cantata per la morte

sivigliano Guillen Peraza, avvenuta nd 1443:

Llorad las damas - si Dios os vala.

Guillen Peraza - qued6 en la n.lm~

la flor marchida - de la su car

Kon eres palma, - eres retaini

eres cipres - de triste rama,

etcs desdict la, - desd icha mala.

Tus campos rompan - tristes

volcancs,

non venn plnr~rc. - sino pxw=-

[Piangete o dame : ;e Dio T .. .. v'air

GuiUen Peraza lascio nella pa

il fiore appassito del siio volti

Non sei palina, ma sei ginest,

;ci cipresso di funesti rami,

sei svenn ira, nera a.

Devsstinc ) i tuoi C; nest

vulcani,

I gioie 11011 vcggariu, rnn solo

cuebtan tiis flores - 10s arena1

Giiillen Pcraza - Giiillen Pcra

docst.? tu C do sta t

Innza?

lutti,

iomrnerga In sabbia i luoi fio1 ri,

Suillen Peraza, Giiillen Pera? :a,

30v'C il ti uo scudo, la ti

I~ncia?

Todo lo acc

anden~a.~'

nala

rutto dis rriigge In wtel

Noi possiamo ora misi11 rare tiit t :a I'insiii fficienza I - dal nostro

punto di vista - della do( :umenta: zione ra ccolta ci on gli antichi

metodi: gran numero di tcsti di cui disponiamo sono spesso dei

r i s LI l t a t i frammcntari a cui la lamcntazionc si solleva, mentrc

il lamento è una dinamica ed una agonistica - e in particolare

una t e C n i C a - per compiere la catabasi v : tentazioni

del phnctus irrelativo e I'anabasi verso le po formali

del di~correre.~'

M. Menendez p Ppdal, Antologh de poetas Ifticor castelhnos, vol. IO ( I 913) PP. 120 3g'

La Endecha per Guilien Peraza. proveniente dalie Canarie, fu raccolta dalla tmdizione orak

nel 1632 dal frrncescano Abreu Gdindo, e si trova trascritta nella sua Hittonn de bs siete

dP h Rran Conaria (ed. Santa Cmz cle Tcnerife, 1848) pp. 63 sg. Un dtm fenomeno folklorico

ben noto il tiassorbimento di temi caratteristici del lamento in composizione di altra nature'

questo sembra essere il caso del rema morte-nozze ncila famosa ballata popolate romena Mi@

ritza: vedi C. Brailoiu, S.ur une balbdc mgmaine (Ginevra 1946).

67 La circolazione folklorica dei canti popolari, con la sua ben nota dialettica di canscr'

vetorismo ed innovazione, 6 da interpretare a nostro awiso come una laicizzazione di 4uJ

ripetere variando e riadattando che nel Ismcnto funebre rituale e in altri prodotti appartenenti

alla sfera mqico-religiosa scopre la stia originaria funzione tecnico-protettiva di mediazione"

~a varietà deUe Eoi :me di la mento nella concretezza di uno stesso

funerario si ri iflettono in un notevole documento etnografico,

in un certo senso unico nel siio genere. Si tratta di una descri-

,ione della scena di lamenta zione di lctuta in arabo a llaiiI Kahle

,,erso ii 1908 da una lamenta , itrice de 1 Cairo, Saijida SabiaShs Qui

- . -nanzi tutto resa In modo esemplare quell'atmosfere di crisi

mbente, di recitazione sognantc e di drammatica ripresa che

3pria di ogni torma di lamentr~ione in generale. La norma della

rraai7i~ne presso Arabi di Egitto stabilisce che il lamento deve

ripetuto nei tre giorni successivi al decesso, e poi, durante

i primi quaranta giorni, ogni gioveciì: ì: questa, per così dire, In

--7logia locale del rito. La nnrrazionc di Saijida Sabra ci mostra

novaccio del dramma, cib chc «si fa» quando ci si lamenta

no di tali giorni prescritti. Fra i persoiiaggi vi è anzitutto 1:i

,,~~>ona colpita da Iiitto. CI~C nel docuincni-o si s\ipponc sia una

donna che hn perduto il marito; c poi vi sono le condolenti, laincnratrici

non a prezzo, e cioC parcnti o arniche clic son ilccorsc pcr

aiurare il pianto C al tempo stesso per ai~profittarc dell'opportunità

tecnica clie è data loto pcr svulg Itro tiirno del lavoro

di cordoglio per i loto lutti pii1 o me1 ti; vi C infinc la spccialista

del pianto, la lamcntatrice protessionnle (mi4 'addida), che

sopraggiungerà pii1 tardi insieme alle sue assistenti, e che assumeri

la guida complcssiva del rito, e venderh lamenti a chi li vorrà comprare.

La prima scena riflette i preparativi: e i1 risveglio, all'alba,

nel giorno della lamentazione, e ci si affretta a preparare le stuoie

dove le piangenti dovranno assidersi, mentre esplodono le manif"ctazioni

di pianchis piìi o meno ritualizzato: Colei che è in corlio

si leva al mattino e dice:

attino colorato di indaco! Distendi le sfi ioie, o son eh! Li n10 giorno è nero.

Si distendono le stuoie secondo il numero delle condolenti e

la portatrice del cordoglio &a il grido della lamentnzione: « Ja dah-

Witi! ... » E le condolenti entrano col grido del lamento, salutano

64 Kde, OP. cu., pp. 349 sgg.


la p lortatricc : dd cordoglio e le dicono: Lome stai?» Essa risp,

appi~~Ò il fuoco alle vesti, e avvolta nella vampa prese

le si

e di ce: «Co me ptiò stare chi è annientata». E ognuna, cui è m

corrcg disperatamente nella stanza, e trovb la porta sbarrata,

llri uomo, nel - sopraggiungere e nell'assidersi dice: «Come il

le poté dare aiuto. Ed ecco che la condolente vuol rinnoe

della tal di talin e getta il grido. Poi si siede e dice: xII tuo giorno

fless

._, ;l cordoglio per la m iorta, e C ompra dalla tnu'uddida il lamento:

Viri" -

è nero, la tua rovina è molto grande, amore mio». E pia% delle concloient i dà alla m ru'nddida un regalo in denaro e le dice:

stesso dice ognuna: .Questo è come questo o come quello),, e. t, ed

di qiiella clit . ....- ,. iicaBull"

,pnrls,

trovò che la spegnesse,). La mu'addzlla

,

ess: morto.

flcc,,, e &ce: nLa parete la respinge e trova la pori., nessuna amica enirn

i pensa i colui (

( srio dcll a rituale non va oltre

la spenga)>. La condolcnrr: *Sì, sorella, ahi pr quella clic non riuscii

&est0 ,eriodo I

, iungere [pet salvai-In] p>. E tutte alzano il grido della lamentazione. E

C

4.

alcune iorrne di rituaiizzazione -

del pintictu~ e brevi frasi stereo. 3 rabF

riprende: xNell'ora drl clcstino il fiioco raggiunse il lembo della

tipt : scambi ate fra le condolenti e la portatri ce del cc )rdoglio : solo mii, veste e la SUA vampii crebbe ai miei occliin. F, tutte fanno risuonare il

qua .ndo sari i gizintn la moderatrice del rito, cioè Ia s peciaIisca del della Iamentazionr, r la condolcntc ci percuote i1 viso, le altre condo-

I : .

,+m piL\ilLv, ,,l . $110 corteo di assistenti, ~vrh ini~iu , 1,

irt idiiientazione I",.

tra.

la trattengono, cd cssa si sicdc tranquilla.

clizionale. I 'er una e contami ca, Ia lamenta.

tricc ~irofcs sionale i la lame ! con 11 na tichicsta

a Li". n: ... pui .--:

--]-I..-

>)l~~lill>>~ii UCI I>ianto, IC crisi non

zione .tecnica di indurrc la c clcl cordoglio a dischiudersi ancora scontate sono :ifirontarc- e risoltc nel discorso clella larnentaalla

vicenda ri~ii:ilc della la] ~nc. Lc condolenti srimolano zione. Un'altra condolente si leva, p:iga ciò che C dovitto per il seral

pianto colci clic C «annicnrara», c inlinc lo sblocco ha luogo, vizio richiesto, e inviti1 la lamcntntricci a tesserle [in lamento per

e la portntr icc dcl CI rlu inizi ento cor 1 una s8 erie di iin ragazzo che mori alfogdto, senza ~ 1.1~ nessuno potesse salvnrlo:

iiiodiili stcr cotipi:

0 s iorno nrrl o, o iriia rl ovirio, n clii~isiirii della mia porta, o m io lcanc ., o mio

cam mcllo, o l 1.ld1.c dcgl li orfnni, n chi li liai lasciati, o mio tra1 dinicntc ), o mi.d

sver ]tura, O r nia miseri ia dopo la tua partenza.

E iinn seconda condolrntcl Ic iIi iiti clori(i iii


che ordina la secliienza degli accadimenti rituali sottolineand

gli aspetti pii1 importanti (o clie gli appaiono tali): così, per es

pio, nella narrazione di Saijida Sabra è poco chiaramente esprt

il carattere tcndenzialmente periodico delle incidenze corali rispl

alla Isnientazione-guida della specialista del pianto. Ma tale pe

dicità è confermata da un rapporto etnogrsfico relarivo allo 'LLaso

ambiente e che il Kahle riporta: si tratta della descrizione 1 asciataci

da Nyna Selima, una europea che ebbe occasione di occi JParsi

del folklore deI1'Egitto rnodern~.~" Nyna SeIima riferisce i..,,,,,

nel suo rapporto che la mu'uddida roinpe il silenzio con un grido

altissimo, c dà inizio alla melopea, clie ad ogni strofa è interrotta

dal ritornello emotivo delle presenti: «ja daliwiti! D, con la i finale

a lungo protratta e sotlolineata da singhiozxi stereotipi convulsi.

Inoltre nei silenzi intercalnri fra lamcntazionc e lamentazione una

recitatrice snlmodiri brani clel Corano, cullandosi lentamente come

Pe r il cantc di una ninna-nanna, mentre le piangeriti stanno immobil

li e :I occ hi socchiusi, qiiasi stessero per nddormcntarsi: poi, ces-

. 1 I .

sata irt sairnndia, la lamentiizione ripreiidc con rinnovato vigore.

Con l'integrazione dcl rapporto di Nyna Seliina la laincntazione

Iutier:iria irii gli Arabi di Egii~o ci appare confcrmnrc Iargamente

le strtittlirc che abbiamo analiticamcnte esposte: e ci02 lsi ritualizzazione

clel phnct~cs, In ripartizione cor~le dei ritornelli emotivi,

i rnocluli verb:ili del c!iscorso protetto, la ccssione del cliscorso a

una specialista del pianto, l'utilizzazione della lamentazione per

rinnovare Iutti più o meno recenti, la notevole importanza tecnica

dcllrr aguidan specializzata nell'effettuare la ripresa dalla crisi, la

conipra-vendita del lamento, e infine l'istituzione di una presenza

stereotipa del pianto.

8. Delirio di negazione e hrnent

Già vedemmo come uno dei rischi della crisi dei Loiuuglio sia

un delirio parassitario in cui si nega l'evento luttuoso e ci si coni.

porta come se il morto fosse soltanto un dormiente che si risveglierà,

o un assente che da un momento all'altro pub tornare, e

69 Il rapporto di Nyna Selima si pub leggete in Kahle, op. cit., pp.

che conviene attendere o addirittura cercare, e che infine si può

credere anche di aver ritrovato. Il carattere delirante di questo

,omportamcnto sta nel fatto che qui la finzione diventa iin centro

di organizzazione di tutta la vita psic n argomento di pro-

&'

ecsivo distacco dalla realtà. Nella nostra ii ~dagine sul lamento

funebre lucano non abbiamo rintracciato nessuna tecnica specifica

indirizzata a trattare qu est0 risc :hioso dc dirio, e a cambiarlo

per cosi dire di segno, riplasn iandolo : in una m iomen tal 2ea finzione

istituzionale che attenua l'asprezza della nuova situazione, e dà

il tempo necessario per compiere il lavoro di riadattamento alla

*alt&. I1 lamento funebrc folklorico euromeditcrraneo presenta .

invece qua e là alciinc strutture tecniclie clie sono visibilmente indirizzate

in qiiesto senso. Tali struttiire consisti ano nell' offrire, mediante

la protezione tecnica del rito, un iilodc 3 per eni trare i11 rapporto

con la tentazione dcl rischio, ciot: del comportamento irre-

Istivo: una volta stabilito questo rapporto, vic ito un oppsto

processo di reintegrazione del dclirio nel psichico, in

modo da rcnderlo grliclualmentt acccssibjlc alla lezione dcl la realcà,

e da dischiiiclerlo :illa plasinazione delle lormc di coerenza culturale.

Nella sua forma piìl semplice la ~ecnicsi di rcintegraziont trova

espressione in quclla forma cli Iamcnto in cui 121 lsitnentatricc rccits

successivamente in forma di monologo i due momenti del delirio

e dell'anamnesi di~in~annatricc. Una loment~zione raccolta dal Barsov

illustra molto bene questa tecnica:

Rumoreggiate voi tempeste di primavera giù dai mo

dilavate la gialla siibbia,

sollevare il coperchio deUa bara,

squarciate i lini funebri,

permettetemi soltanto una voIta a me piegi ata dal ci( dore

di concemplnre colci che mi ha generato, Ir a mia mai mma!

Ah! Le tempeste di primavera no n rumore ggiano,

esse non dilavano la gialla sabbia,

non mi fanno vedere la mia cara mamma.

Sollevatevi voi, venti im

da tutti e y~iattro i cieli,

irrompete liella chiesa,

sconvolgere l'umida terra,

fate suonare In campana grande,

risvegLate mia madre!


I venti impetuosi non si sollevano,

non hatcono sul campanone,

non risvegliano mia madre.

Scendete dal cielo, voi schiere di arcangeli,

riponete l'anima nel petto esanime,

date impeto alle bianche mani

e agli agili piedi il passo.

Dal cielo non scendono g li arcangt :li a schie

1

non infondono l'anima nei morto petto ecc

La stessa strutti amento I raccolto

SoIlevatrvi, nulii minacciri~r. ..,,-)

spezzi la mamma il copcr chio Jet!:

SvCgliati carn mamma,

strlippati cli dosso il binni :o lino,

clistcncli le bianche inani.

apri i tuoi occhi liiminosi

dischiucli Ici hoccn ciolcc

climmi :incora \in:\ parola,

ravviv;~ ilncara di ~.rioi;i il

Tu iion I 1x)triii str:iiy.>:irli il lino dc i morti,

... l .-.

non rli- ;tenclcrai It tiic hinncnc m:i8 ni,

non pnrlerai dolci parole,

non farai gioire il mio cu,

In una forma tccnica piìr cornplcssa i:\ risposta delusoria viene

data dal morto stesso, che 1. introdotto comc personaggio in una

Inmentazione dialogic:~. In iin Ianlento neogreco di Miirtano (pcnisola

salentina) la figlia annunzia Ala madre di volcrsi struggere nell'attesa

del ritoriio, e la madre rispoiide esortando la liglia a non

aspettarla mai pih:

Figlia: Io ti aspetterb, io ti aspetterb, mamma mia

un mornentino al giorno:

affinché io ti dica il mio lamento,

e come l'ho passata.

lo ti aspetterii, mamma mia,

ti aspetterò sino alle otto;

e se vedrò che non vieni,

allora comincerò a piangere.

Mahler, op. cit., pp. 478 sg.

Ibid., p. 476.

Io ti aspetterò, mamma,

io ti aspetterò sino alle nove:

e se vcdrò che non vieni,

allora nnne 1 fuliggine

E se vcdrò on vieni,

alle dieci liai da vedere:

alle dieci s nrb diven tata terra

terra terra da semin ami!

Madre: Non aspetldlllll illoi,

iai mai in nessun tempo,

é per anni, né pcr secoli,

é per il male iié prr il bene

riti-* ...

lamento della Ri issia setl :erit rioni ile riprei nde la cc :ena del tra-

;o, e in un dialog ,o fittizi( 3 fra la r liadre m1 orentc e i suoi b am-

.- ..A*,.,. I.. "*I.."

erri.

bini avvia rapport~ vcl3u Is< avlul.ione giu

~~mbini: Dicci Jiinquc ', O iiiamr iin, cuine fnrcmo s ciizn di ti e?

e : Bambinclli in iei, non rr le lo cliici Ictc, se a\ rctc picth d' I me noi n mi

-.

l* -: ---torrnentrrtc.

\/scio male, morto male. Dire una parola mi cusrn un

tublo.

Remhini: Mamma, nostre nutric e, come f aremo a I ion parlai re pii1 cor i te?

!;.lailre: Hambinelli miei, prega te Dio pei r me, per questo mi .o patire. ' Cosl

lo sopporterò megjio.

Bombivi: Patisci, mamma, il signor Jdclic I ama le s ,of ferenze

/Madre: Barnbinelli, voi miei colombini, ve lo torn o N dire, 1 io tanto n nale.

Bnmbini: Mamma, tu che ci vuoi tanto bci~c .--- ...

fludrc: Vi prego ancora, non mi torme ntate ...

Bombini: Mamma, mamma cnra!

Aiudre: Basta col parlarmi, accendi il C* ero...

-I a finzione scenica si suppone che in questo momento avvenga il hapusso:)

're: Vivete, bambinelli miei, secon1 do la vos tra volon ~rà. Basta con

l'ascoltare le mie parole.. .''

Ad un ulteriore grado di cornplessith tecnica si sollevano le

lamentazioni russe in cui viene mimata la ricerca rituale del morto.

Nella Russia settentrionale dop la sepoltura ~tle ricerca veniva

eseguita da per tutto, in casa, nel cortile, nell'atrio, nella stalla,

ma anche per i prati e per i boschi: era un vero driitnma rituale, agi-

7)

Morosi, OP. cir., p. Iz. 11 modulo si presta, con pche variazioni, a situazioni diverse.

P* tsempio Soleto & attestata la seguente variante (ibid., P. 55): 10 ti s~etterb, mio

figlju~lo, I io tj $ino dc ire. I e ,qunndo vccirò che non vieni WC. n. Cfr. M., P. 59.

Mahler, op. cit., pp. i 13 sg.


4z CAPITOLO

ro e cantato secondo forme tradi~ionali.'~ Nel govetiiatorai

Vladimir la scena della ricerca trova il suo appassionato corni

tario nella seguente lamentazione:

Per le distese dei C ampi, pei Ic oscur e foreste io vado,

lamentandomi, chi: itnando a' d alta vm ce colui C he è Ia mia Legge,

1: m." Mi seggo ai piedi GA uAA "Il." ,--Il.-. IIULIFLIV

e attendo il mio Ivanuska,

se almeiio non vcnga come i un anima letto,

-

se ;ilmcn» non voli a me come un passerorro,

~ ~ ~ ~ - L

o come grigia tubante coloinbella.

Ma la mia Legge non ritorna indietro, non ritorna indietro!

Ad un tratto sembra alla vedova che una betulla si chini sino

a terra com

il suo Ivani

no di sal luto, e C he quest :o alberc

O sia

Snlo iinn IJliulLii UCtUAla 3, C1111111 3I11tJ a tetra.

*.Il- m: -1

To scorga la piccola i madre, 1s bianca bet~illa,

cliiiiarsi scmprc pii: i sino a 11 cfr:l,

come si jricg;iva il i mio uoinc tlnvsnti alln brnv s gente.

Ecco cl-ie mi par di .... - .--. cilpirt:

rifletto e sradico In piccola I

non è forse l'anima del niio

Si piega giìi rlcl tutto, e scmprc sino .. .-....,

proprio coiiie Iv:iniisk:3 vi sa il~itava ur in volta.

Neiia mia ciiriicra, Iio 1xnsa1 to, Ia vog lio piantr ire,

voglio n lungo p,uarclarla per isando al mio picci DIO Ivan,

chiaro talchctto, amor mio.

La vedova porta con sé il ramo di betulla e lo co Iloca dai ~anti

alle icone, poi di nuovo si reca fuori casa a spiare l'ori: monte st : mai

. . .

veda tornare il caro Tvan, stacca un fiore dai prati, e inf ine ta i :itornO

così lamentandosi quando è giunta in cospetto deg li ospii ti:

Ho colto questo fiore e ve l'ho portato.

Guardntelo voi, brava gente

non rnscomigl ia al1 a mia Legge?

Aiutatemi a intendere questa certezza che sento:

non è questa I'anima del mio Ivanuska?

Serbare voglio questo rosso fiore,

sul gran balcone deila stanza alta,

e cosl tenerlo, io sventurata

come fosse la mia cara Legge, il mio Ivanu~ka.~'

" Ibid., p. I n I.

" Ibid., pp. i24 sgg.

1

/

LfiNTO

IL

FLTTRRE FOLKLOIUCO EVROMEnITERR.9 NEO 743

l

Le lamentazioni di questo tipo si concIudono sempre con un

modulo obbligato in cui è espressa l'inutilità della ricerca e l'irrevocsbilità

della scornpar~a.~~l significato tecnico di questo tipo

di lamentaaione è evidente. L'azione rituale delia ricerca cade in

, momento particolarmente critico dda situazione luttuosa, cioè

L

,

dopo la sepoltiira, quando anche la spoglia mortale è scomparsa

alla vista, e si deve tornate nella casa vuota. Qui il lavoro psichico

del cordoglio tocca uno dei suoi vertici più aIti, e aumenta quindi

;I " rischio di un delirio parassitario di attesa o di ticetca. I1 rito

-

affronta questo rischio nella protezione tecnica che gli è propria,

, la ripresa secondo un modello di comportamento in

cui si dà parzialmente sfogo alla tentazione del dclirio (ricerca t

e al tempo stesso si provvede a mantenere l'autonomia

necessaria per I'anamnesi dell'ireevocabile. La vedova cerca

il marito «per le distese dei campi, per le oscure foreste», e grida

e chiama il siio bene, e crede di averlo trovato nel ramo di betulla

o nel fiore dei prati. Ma il discotso del lamento le «insegna» che

iI morto non può tornare (la mia Lese non turnu indietro, non torna

indietro.'), e che il ramo di betulla o il fiore cici prati sono appena

un «come se» mitico, su ciii concentrare la carica affettiva rimasta

senza oggetto. Ricerc:~ ritiialc c discorso della lamentazione

costituiscono in tal modo il sentiero tradizionale, il cammino protetto,

lungo il quaIe si compie la catabasi verso il rischio e l'anabasi

verso una soIuzione di compromesso che restituisce orizzonte

nUa presenza: cib che ne risultn non L= pih il delirio parassitario,

ma un s i m b o l o m i t i c o padroneggiato, culiuralmentc aperto

al progresso vcrso I'etbos delle memorie ed cventualmenre zinchc

i'erso la cararsi poetica: un simbolo din:imico, che resterh operoso

sua funzione protettiva sin quando sarà praticamente esaurito

il lavoro psichico della smobilitazione e clella riconversione

degli affetti, t il motto sarh morto una seconda volta, risolto senza

nel diritto dei vivi.

,,

. Nicht finden kann ich h, schmerzgcbmgtcn lIàuptchen!" Auch die suchende Mutta bricht

'"m eenttauschttn Ruf aus: "Wohin ich armes Schmer~enshau~tchen geh, ich findc mcin

Kmdchen, mein geborena nirgmd" P. Anche in altri ambienti folklorici, dove la ricerca sininle

'6 Ibid., p. I 28: oi Dic Klagenden schliessen ihr Suchen immer mit dem demutigcn Ausmf:

"On 6 più praticata, se ne serba traccia nel discorso individuale, della lnrncntazione. Cod, per

ee~~io, in un Iiimenm neog- raccolto a Zoiiiio tpenisola salentina) la madre - o la larnenlatricc

che la impersona - msl si nvolgc al figlio morto: 410 n aspetterò, figiio mio, 1 io ti

i


9. Ritualizzazione dei conflitti suscitati dull'euento luttuosa

Il l materia le folkloi rico curo meditcrt ~ C O offre , esem I :

Part icolare ii mpiego t ecnico d e1 Iamen to funebre, cioè l IZ

---l: -L. * A-1 l-- --L-

rituale, nei iiiuui LIIC UCI I~LI~ICLILU bun propri, dei conilitri che un

evento luttuoso può susci~are fm i sopra~rvissuti. In questa ulterio.

re applicazione tecnica la struttiira del lamento che sinora abbiamo

esaminato si mantiene soltanto per quel che concerne la melopea

del lamentarsi e la su a eventu ale struttuta metrica: per il resto subi.

sce notevoli mutan~t mti, dar ido largo posto all~ rappresentazione

. . - . . .

drammatica e :iIla impro17visazione. Si tratta insotntna di un litigio

fra personc su argomenti scottanti che la mortc rcndc attuali,

ina di un liligio «recitato», i11 cili i con~cndenci sostengono una

«parte», c vanno esprimendo Ic loro ragioni utilizzando lo stile cIc]la

larnentazionc, in una sorta di contrappunto destoriFicatore clie

si suvrappone ;illa rcal~ii clella vita vissutn. Un notevole cscmpia

di clucsto gcncrc ci ollcrto da alcuni frnrnnienti di lamcnio funebre

abruzzese rc :nte raccolto da A.M. Cirese." Le circostanzc

R cili il la i rilerisce, sono le seguenti: una giovane contadina

nbruzzcsc, recatasi daIIa [razione di Mascioni al comunc

di Campotosto, apprende per caso in municipio che il marito

Daniele è morto in guerra. La povera donna riprende la via del ritorno

e giunta presso casa annunzia da suocera la morte di Dan' '

inaugurando jl lamento:

E tra Masciuni e Campetostu

: stanno li fossati,

-a li pianti e li sos

àj tutti rabboccati.

. E mamma mammn inaiiiilia,

apreme le porte,

prepararne la panca,

che te porte la nova

che Danielle manca...

aspettmù sino niie tre: I e quando vedrb che non vieni, I metterà xissopra il mrrilc e I'or[o*

(Morosi. OP. cii., p. 551, cioè inizierh la disperata ricerca del tiglio. Ancor più chiaro 4u'51n

motivo traspare in iin altro lamento neogreco, raccolto P SoIeto: 410 ti a~petted, io ti awcr

icrb, babim mio, I io ti aspetterò sino dl'una: I e quando vedrò che non vieni, I uscirò (a ce'

carti) nel vicinacon (ibid., p. 59).

" Cime, A~cIJ~~ canti popohn ahmesi ruccolti in provincia di Rieti, pp. qr sg.

A questo annunzio della sventiira, eseguito dalla vedova secondo

la forma tradizionale del lamento, cioè cantilenando quartinr di

,eucnari con versi dispari e versi oari rimati, segue - sempre nel-

la stessa forma strolic a e metr

dova e cognata:

Suocera: V figlia tiglia fig

vattene a rejì,

11à nti'i fratelli t<

revattene a tiiorì

Vedoua: Quc ce rcvaje a f h

Ilà 'n q iiclli Iratc :]li,

1

che soiieu ine CIHU qucUi

che sò

.~u~cra: E fialia figlia Lip

3 sta co I'

tor'c lu ii

:oKlio tcn

Vedova: E no me vcila~c bene prir

che c'era lu patrone,

me volete bene mone

che coi

: E zltte

non di' le parole strafottpnt*

se no la faccio rie,

cugnata, tutta sta gente.

contrasto fra suocera, ve-

In questo lamento i conflitti suscitati dalla mor~c ci, uanieie sono

dai familiari affrontati, espressi e sciolti su un piano di recitazione

sognante, che segna i! passaggio dall'antico al nuovo ordine dei

rapporti fra i componenti della famiglia. La suocera riattrializza

antiche gelosie contro la nuora e manifesta il proposito rli rimandarla

nella casa dondc è venuta, la vedova sa di non poterlo fare

perché i fratelli cono ancora minorenni e non Ia potrebbero sostene-

'e, ma al tempo stesso sa che dopo Ia morte del «pacrone» comanda

Qarrone~, cioè la cognata. Questa prospettiva f altrettanto temuta

dalla vedova quanto ambita dalla cognata, che col suo intervento

'ottolinea bruscamente la nuova situazione, dando subito prova

nel tono delle parole che effetti\~arnente da ora in poi la suptema-

l i

1

1Il

1 ~ 1 i ~


zia spettera a lei. At~raverso il lamento questo nodo di coni

è subito affrontato e liquidato sul piano destorificato della re,

zionc, anticipando su questo piano la soluzione che dovrà poi vwR

n& realtà: nei vincoli di una strofa cantilenata la suocera ingiunge

alla nuora di rornarsene tra i IrateIli, ora che il figlio è morto; nei

vincoli di un'altra strofa la nuora risponderi che non ~ u farlo ò

perché i tratelli sono minorenni; e così via.

Un altro esempio dello stesso tipo ci è offerto dalla lenta.

ziane relativa ai vòcwi còrsi.;" Una Francesca Alibertlni di Penta

di Casinca è rapita da un Giovanni Felice di Pnino d'Ampugnani,

e contro Ja volontb dei genitori di lei si sposa col rapitore. Dopo

il rapimento e il matrimonio Francesca non s'iincontra più con j

suoi familiari, t vive col marito nel villaggio di Prrino. Una volta

i familiari di Frnnccsca avcvano cercato di combinare un incontro

nel convento di Sant'Antonio di Casablanca d'Ampugliani, pro-

fittando della pia occasioiic di una missione di frati francescaiii

che aveva luogo Appunto in quella localiti: rn;i il tentativo non ebbe

effetto. ORI -,iaccuilcle che Fr:incesc;i venne a morte: e solo ailora

la sorella Madclalenti si rech a I'nino, roml>endo l'impegno di non

metter mai picdc in quella casa. In una circostanza come questri

noi ci asperteremrno o la riconciliazione fra le due famiglie, o la

repressione dci loro antichi risentimenti, o un violento litigio in

cui ciascuno &ce il fatto suo, vuotando per cosl dire LZ sacco. Invece

nuUa di tutto questo awiene davanti tll cadavere di Francesca, ma

una recitazione neIla forma strofica e metrica del uòcero. Madda-

lena e la cognata alfcontano subito i temi del con fitto in un discorso

vincolato che si snoda in quartine e senari di versi ottosiilabici con

rime variainerite alternate, cantati sulia nenia tradizionale del uòce-

ro. Maddalena ricorda l'episodio che doveva particolarmente bru-

ciare a lei e aUa sua famiglia, I'invito Fatto e non accolto di un in-

contro in zona neutra:

Non ti ne ricordi o Cecca,

quandu in tempu di missione

ti mandaimu a chiamli

a u conventu a Sant'Antone,

pe bede la to famiglia

e sfugatte to core?

pp. 146-61

Vidi una to paisana,

e mi missi a dumandi:

avristi viscii ;r Lecca

s'ella colla per avà?

Allor ella mi rispose:

un vurri lu so maritu

ch'ella col1

un'

Antone,

vestitu.

Sempre nclla struttura del còcero maaciaicna esprime il suo disappunto

clie Francesca non possiede un drappo di colore, segno di disrinzione

e di agiatezza, e il disappunto suona rimprovero al marito

che non volle o non poté provvetlcre a tanto. Poi Maddalena rimprovera

Giovanni Peiice di non averla mandata n cliiamarr per la

morte della sorella. Allora la cognata dcUa defunta rispoiide con una

quartina di versi ottosillabici, sempre i la ncnin tradizionale:

E Maddalena, risentita:

Or scusate !: lu mari

v'averia mariuaru a cii:

n la, signor )dia

C

qui.

h'un vule

.- .I _

Era Corse

henuta li I

che pe' a miò s~irelle Ceccn

co cullata un ci seria?

Quindi Maddalena, rivolgendosi da morta, deplora che la famiglia

del max ,ito I'abl 3s ingar ,sciandola andare vestita del

rozzo pannc ) còrso:

.a famiglia di Trinchettu

'ha trattatu cun ingannu

: perfinu m'hannu dettu

che tu purtava Bu psnnu.

La cognata canta la sua smentita con Ia seguente quartinn:

Eo Io sb, la mia signora,

Vi lagnate d'u masitu;

ma, indch!, pannu indossi1 a Cecca

iiun ci n'$ andatu mai ditu.


148 CAPITOLO TER: M N T O FUNEBRE FOLKLORICO EIJROMEDITERRANZO 149

:lle sue

Ma Maddslcna prosegue neUe sue recriminazioni e ne

nuazioni malevole:

E r incu m'è statu det

da un tb pai ,sana

chi purtavi 1 11 .. n . .. capagn

e ch'sndavi alla tiint: ina...

Or Jov'è In to dama' icu,

e dov'è l11 tò \rellutu?

Anct Ira una volta la cognata

Chi --- n'ha fatm il to maritu?

L't ia impign atu, o l'h

Ma incu i11 cy ~est'occa~

utlc lossu ti s 'è vcduto

;ce:

L11 iiatiiascii cndutu;

e nun c insncu inlpip

perché pe' le so fiplic

ne la cascia est6 alloc

Ma 1'itnpIac:ibilt Maddalcna uuol ori a vedere la cassa I e conta

capi di v~stinrio: C (li Iiltto la apre c la rovista, lamenta, ndo durz

I .

I'operazioile la scarsezza della \,ianciicria:

Tnsignatemi la ciiscia,

quella de la . vianchcr .. ia:

a me pare ch'in sta C'.=. 'oca

ci ne sta la carestia.

Dove sb li to scuffiol

dove sò li cappellini?

Q~lestu è l'onore che ittci

alla casa Alibcrtini?

MaddaIena clisprezza i! paese di Pnino, sarcasticamente osservando

chc in giro non vi si vedono che czipantie di pastori, e maledice chi

ha portato la sorella in uti ambiente così miserabile, dove la morte

infine l'ha raggiunta. La cognata risponde fingendo di chiedere da

vicina se si cl~iama Maddalena la sorella di Francesca; finta ignoranza

che dovrà stimolare ulteriormente la iattanza di Maddalenfl:

Ora ditemi signora,

ch'eo non richia a trasgredl.

un si chiania hladdalé

la surella ch'estc qui?

E Maddalena:

Nun avete fattu errore,

iun iiiidcte trasgredi:

,o sò di li nomi an tichi

8 mi chiar nanu così

Alla iattanza di Maddalena la cognata risponde a tono: se sei di

casata cosl antica e rinomata, modera il linguaggio:

Ora anch'eo I'acliiu saputa,

ne sò bene informata

mhe vò site diil'nntichi,

ite molto accasalatn;

nia parlate un pocu mcgliu,

iiacché site bcnnat a.

Finalmente, o il conflitto sul I piano de Ila recita zione, h Iad-

dalena indirizza 11 vòcero alla sorelIa morta:

.. Or via, rizzatevi in piedi;

ilznte l'occlii, n ini \,c11;1:

itin biillcte falli tiior rii

I' vost r'iiriicii sorella?

:un qiinliinque v'inciinrraste

iun parlavate che d'ella ...

~-.~~

Questo impiego del1 a lamcn tazione per trati nflitti suscitati

dall'evento Iiitti ioso sfru tta la pr csenza r ituale dc :I pianto per

-.- -1 -.A- .- ---A*-

dar sfogo sul siio piatio ai vario -

.-A- A-Il.

xiit irc aLiiLizzaro ciui~si circostanza

e per impedire che esso prenda le forme eccessive di una lite violenta

e pericolosa. Sul piano destorilicato di un dinlogo cantaio

ne1 ritmo della lamcntazione ciascuno riversa l'animo suo, come

in sogno e tuttavia 4 rssendu svegli: e le cose dette su qiiel piano

non valgono proprio comc le of ese vere, ma un po' di meno, pro-

. - - -

prio come se ci fosse una sollizione di continuità fra la presenza

rituale e quella «normale», e come sc lc persone clie hanno agito

nel rito non fossero pìmo j c r ~ le stesse che si ritroveranno poi dopo

l'esecuzione. Ma intanto con questo dire usri un altro pianoa il

conflitto è trattato in forma protetta, jl senrire defluisce e si scarica

senza tutte Le conseguenze di un litigio averon, e i «personaggi»

che hanno recitato le «partir> si vengono adattando in qualche

modo all'equilibrio che dovranno poi, a recitazione conclusa,

nantenere come 4{ pcrsone ».

1

I

I

I

l'', l

1 il*


4,

I funerali di Lazzaro Boia

I. Nata introduttiva

Il lamento funebre folkIoi cuiomcditcrrnneo costituisce : *i-'pena

un momento del ritual rio, e solisinlo per astrazic ine

pii6 essere consideréito come no a s6. 1.i clovc le forme ar iri-

"-h

che di questo rjtunlc sono mcglio conservate, il lamento si inseriw

in iin ordine in ciii troviamo anche piiiochi funcbri e banchetti,

ed iin gran numero di comportamenti siipcr~tixiosi. Un'analisi del

lamento rituale non piiò pcrtanto prcscindcrc dal considerare almeno

una volta e in un caso ben caratterizzato l'arco operativo compreso

dal decesso ell'inumaxionc. A ciò soccorrc un documento di

notevolc valore dimostrativo, ricavato


I

, FL~ERAII DI LAZZ.4RO BOiA 153

11 6ocet 1. diffuso in tutta la Romania, ad eccezione delln piccola area indicata dalla

cartina (a), che comprende parte dci distretti di Atad, Turda ed Alba La cartina (b)

indica l'a, approssimativa di diffiisione del canto dell'abetc Wunednarn, Gorj, piirte

Alba e di Mehedinti). La castiiia (C) i~idicn 1'~sea approssimativa di diffiisione del

canto nln mortc alla fineiran (Cluj, Turdn, Tarriava-Mica, Alha, Tarnava-Mare, Fluncdoara,

Sibiu, Fagare, Severin).


lamentazioni di cui daremo notizia. Il morto lasciava la moglie Maria

e tre figli, il maggior dei quali, Traiano, avara appena I 7 anni

e lavorava in miniera, mentre Marica ne aveva 15 e Cornelia 6.

Il disagio eonomico della vedi 3va e del ;li orfani si prospettava ora,

dopo la morte del capofamiglia i, partico larmente grave, e ciò aggiun,

- -1: - .- -..

se alle normali ragioni di cordoglio motivi di disperazio-

ne. Alle lamentazioni presero parte, oltre che la vedova e la figlia

maggiore Marica, un gran numero di parenti, anche amiche e vicine

che spesso colsero l'occasione per rinnovare il lamento a favore dei

propri morti più o meno recenti. I1 rituale funerario seguito è relati- E

l,'

della figlia Maricc

vamente abbastanza ricco: nella prima giornata le lamentazioni fu-

RSJirr\r

nerarie, eseguite durante l'es~msi~ione del cadavere. si avvicendano

sino al tramonto, poi cessano per clat luogo dul rante la ~eglia serale

-

al racconto di fiabe da parte dei giovani e alla e le collettiva

di giuocl~i e di pantomime a carattere talora licenzioso. Nel secondo

giorno un tronco di abete G pr ir lmentc trasport ato alli I casa

del defiinto, cantando uii canti 3 ad hoc, i1 canto dcll'al-lct C, che i risuo-

1

r . . -

nerli anchc duran~e il corteo fiinenrc t In iniimazionc. Invece poco

prima dcl trasporto deiia baia fuori casa si canta iin :~ltro canto rituale,

«La morte grida idla finesita ... D, in singolare contrasto con un canto

cristiano che contiene una parafrasi popolare dcl miracolo di

Cezxaro. Sempre nel secondo giorno, subito dopo l'inumazione ha

Luogo un imponente banchetto €unetre, a cui partecipano Ui tre turni

successivi una novantina di persone. Infine il terzo giorno dedicato

allt larnentazioni alla tomba ed E chiuso col secondo banchetto funebre,

2. Dal lamento de Ile donnl e alle fiabe dei fanciulli

Su una lunga tavola presso la finestra, in una bara di legno nero,

sta il cadavere di Lazzaro, vestito a festa e ricoperto di iin bianco

lino. Tre candele di cera ardono al capezzale, c altre tre in mano

deI morto. A mattino inoltrato, dopo 1111 breve uffizio del prete,

cominciano ad affluire pare] nti e am ici. Si leva il la mento della

cognata, che si svolge a lunl ;o sulla seguenti

linea r nelodic :a:

6 difficile comprendere il testo della iamenrazione perché insieme

cognata cantano indipendentemente l'una dall'altra la figlia

del morto e una vicina di casa. È appena possibile individuare la

Ijnea melodica della vicina:

W -"-,,-"- " I - " -V-"- 4 J -v-v-v - v l

Nel lamento della figlia si ode il modulo «pecoraio mio buonu».

Verso mezzogiorno le donne, che hanno (inora cantato su vari ioni,

terminano all'unisono. Pcr un po' di tempo lc lamentazioni tac-

ciono, e vienc scambiato qiinlchc commento di occasione. Una delle

donne presenti, notando che i membri della éqnipc etnopealica

hanno sospeso il lavoro di trascrizione, esorta Ie compagne: «Su,

lamentatevi, così i signori possono scrivere». Alciirii miniiti dopo,

-

una donna, dopo aver acceso diie candcle nl capezzale del morto,

si segna, e rinnova la lntnentazionc per la morte del marito e per

quella del figlio. Il suo maggior cruccio è per il figlio, morto in

terra straniera senza i riti della sua gente, e perciò vagante nel

mondo al pari di una Isrva inquieta:

.azzaro, caro mio,

.ono venuta, caro, da te

perché ho sentito

che te ne vai al mondo di là.

Lazzaro, se c'è gente di Ih,

ti prego, caro,

quando ci giungerai,

e Nicolino ti verri incontro,

l '


156

se ti sarh possibile c ne avrai voglia,

caro, ti ho portato una candela

... Dàlla, Lazzaro, nelle sue mani,

te ne prego, Lszzaro!

... Dàlla, Lazzaro, nelle sue mani,

dàlla a suo ,. n

.,---o..

----%h

percrir porti al mio G

Lì do7 ;'egli t m IOCtO,

me sci iagurata, non ha a,

Egli è solo al n nondo,

e ncss uno sa qi ~alcosn di i lui.

Sette anni sonc ) trascors i da allor

ed io ho : a lui,

.. pensa

,

$;-J--! il male mi ha rag i~iiint~

incontrer

,, C cc lo

afflitto,

è pcrc :l16 se ne andb sen ma i riti.

Caro mio, NicoI~ mio,

e Gio rgio mio nnche,

rln oli nndo sicte spariti

nsaro solc 3 a voi.

iniC il ms ile mi ha colpito.

;a nel ma Indo mi lasciarono,

cin non snpere che ffirmcnc ...

CAPITOLO QUA

Le Iamentazioni si svolgono talora individualmente, ma più

spesso si intrecciano e si confondono insieme, senza regola. Si ode

il lamento di una donna,

E poi ancora quello della figlia Marica:

Mi lasci sola al mondo.

Padre, non ho ncssuno.

In tutto il villaggio

nessuno aveva un padre come il mio.

Padre mio, gioia mia,

Padre mio, dolcezza mia

Padre mio e biioiio mio.

Ahimè, padre, finch é sono di iventata g

tu non mi hai basto nata mai,

né mi hai detto ingi urie ...

1 ,

Una vedova anziana intona il lamento, ricordando come essa abbis

una sciagura ancora più grave, perché il marito le morì in

un sinistro, e il corpo fu ridotto in pezzi. La larnentatrice si rivolge

alla vedova di Lazzaro:

,

Ahim8, cara Maria,

sei diventata di

e tuttg rifiida, M;wi

Cosi cro anch'io

quando persi inio matiro.

Cosl, nipote mia, e ancora peggio!

Pie~ro mio, sconqiiussiito mio,

io non vidi il tuo petto,

m;\ solo una bara nera.

Non sono morta, non urlai di dolore,

ma ho sofferto, Signore,

perch4 me lo sona portato a crss

tutto u pezzi, non lavato.

Ahimè, Maria, nipote cara,

tu hai portato a casa il tuo,

me sciagurata, ben curato,

con biancheria e abiti nuovi:

per il mio invece non & andata cod

né ho potuto lamentarmi sopra il suo petto ...

Lamenta, nipote, il tuo dolore

poiché la morte 6 venuta nella tua casa,

sccRIiere il più bel fiore.

E venutii dal padrone dei buoi,

dal pastore delle pecore,

dai dei t~ioi figli.

I tuoi figli, Maria, venivano su cosl bene!

Perché il tuo sposo

penava e raddolciva la loro vita.


Ahimè, Maria, cara nipote,

se tu sapessi quanto dura,

ahi nipote, e quanto rriste

ohi, it la vedovanza! ...

Lazzaro, i tuoi bambini come s yardarri!

Non ti rincresce per loro?

Laz: zaro, la ti lia,

com 'è piccole

Prer irlila con

non I'abliatid onare,

ché m conosc :i quanto ~olfre,

ah qunnto so flrc iin 1.1 aiiibino p

. - - . - . -

Cod sei vcniiio sii anche tu,

povero. frn pcntc straniera.

Aliiint?, n Dio, quanto 170 dovuto

siipplicxre i mici parenti

da qiianrlo sono rimasta priva del mio SI ?oso, anc h'io.

Qunntc. voltc ho clo\liito iii~iiliarmi,

ahimè, cara, e chiedere,

me sciagurata ...

Torna poi il tema del marito che non parato per la morte»,

mentre a Lazzaro toccò almellu ., 1, 6,

la lulLlllld tutti i riti d'obbligo:

Ahimh, Lazzaro, sei fc 3rtunst0,

fortunato e preparato per la mc

ben vestito e nettato.

O Dio, invece lui se r it andò i, n tristezz

perché era ridotto in 1 pezzi.. .

Insieme alla vedova si lamentano la cognata, un'aicra donna e di

tanto in tanto anche la figlia Marica. Poi si leva il lamento cli una

nuova venuta:

La figlia Marica, nel corso delle sile lamcntaz ioni, vol ta i ogni t anto

la testa dalla parte degli etnografi per controllare re annotano ciò

che dice. Entra una vecchia decrepita: è la nonna di Lazzaro. Sc0pre

il volto del cadavere, lo biici:i, e dà inizio ad un sommesso

..

7

-l

, r ~ ~ ~ DI , LAZZARO 4 U BOIA

lameiI'o:

- "

~a voce della vecchia è copert .a da que cognata : 8 possibile

udire soltanto il modi110 con il quale il lamento ha inizio: a Sii male-

detta, o morte!>> Lii suocera intanto rende la stia lamentazione,

&e essa recita sbrigando contemporaneamcntc alciine faccende:

sale neiia soffitta del la casa, scende le scale, si ;illontana nel cortile,

e infine torna ne Ila stanz :I dovc 6 esposto il cadavere, sempre

l.

lamentandosi c periociicamentt interrornpcndosi per Jnsciar slogo

ai singhiozzi:

AhimE, signor .e .. mio

. . La

perchC non mi hai termata? ?'i \r,ti, ,,rla.re ancc;,,,

caro, chd si avvicina il momentc

(La lamenta&'cc sempre lonrentandosi sale r;

... o caro, in cui re ne andrai,

e sarai diviso da noi.

(Lo lamentatice rcende dalh soj$tia, e a p, iè della sc tra per dir

Ch4 io non son più capace

di sposarmi un'altra volta.

O Lazzaro mio, parlami!

(Si allonrana nel cortile, e ijl suo lamento giunge ora dei% tle, come t rna eco. T

Poi nella camera del morto:)

Oh, non ti rincresce per loro?

Li lascerai sconsolati.

tu che penavi tanto quando li vedevi affl litti

Quando li vedevi afflitti,

non sapevi come consol--1;

e accusavi noi

di averne colpa.

Lasciamoli crescere, caro,

e che non soffrano,

chi. hai soffertu iibbnstanzn tu,

da quando eri bambino;

I

l

? .

i '~

l

li'

t~

l

\

I

1 ,

I #

1

jl'i l ' l u


nessuno ti amò

percl~& eri un poveretto.

E tu, caro, cosa hai fatto?

Li hai 1:lbciuti soli, anclie t

mio buono, Lazzaro mio.

Buono C p;izieiite, buono e risparm.--- iatore. _

Levati, figlio, r parlami,

ché il tuo tempo C breve,

e te ne andrai fra poco cla

i me,

e non mi hai ancola risposLu ,.~,,,,,Jio:zr).

Ché tua figlia è da maritare,

e n10 figlio da sposare:

dimmi, figlio, che ~Ichbo fare?

... Figlio, io non ho pensa t0

che saresti p:irtiio ~xiina ( 4i me,

e mi avresti lasciata \~cccl- iia e trista

e priva tli - forzc. - ficlio.

Vuoi ch ie io prcn id:i sii cli me anchc

Non nc sono cny Jncc,

r,.*,*. i


162 cAplT01.0 q

VQrro

tro~b undici diavoli. U povero si nascose sotto 1s ruota del rnu]bo e atttse

l'alba. I galli cantarono C i diavoli fuggirono. Allora, fruga e rifruga d

tutto il giorno, finalmente il povero riesce a trovare i soldi. Ma intan Urantm

calata In notte, i diavoli toriiarono e si presero tutto il denaro. 11 E

rimase povero, con la povertà che gli coiteva sempre dietro. I1 povero

dal mupo, che gli disse di sotterrare la povertà. Cosi fece, ma la p,,LlIa

venne fuori anche ddla fossn. Il povero se ne andò per il mondo, e la P,,,errà

sempre dietro. Trovò un mulino c il mugnaio lo prese per servo. Finalmente

il mugnaio impiccb la poverth per le Iingiia, e così la povertà mor). poi il

mugnaio chiese al povero di buttarsi nel fuoco pce far cuocere il nane. E

il povero se ne andò e si impiccò ad un dbero anche lui.

I ragazzi seguono con interesse 1s fiaba. Maria Po! inizia

un'altra dal titolo La figlia dclh uccchid e del vecchiu, ma wia donna

che 8 intervenuta a sentire osserva: aLa fiaba E più bella, ne hai

raccontato solo In meta». Si accèn~le una disputii. Maria Poroc dice:

(rcsttr. Nclla trovarono ilria

:, una volpe, 1111 liipo , iin orso. Amiliamarono q\ mali, ne mari-

I .

Ki;irt ,o la carne, ma l'orso noli in sirtilnazznronn, sc 10 prcsci.o con loro, Travari7

rlo pane bianco, paiic hinnco a non Iin.irc. Poi viclcro ricIIa forestn iin

filoc o grande: era il diavolo. Il dinvolo si 1)~cse la sorella del 13;im17iilo

frce .--- sua: poi le insegnil coinc rluvtv:\!s fare lxr ~barazz:irsi del [rat.ello, pro-

\votandolo ad acccttarc I< sse del cli I1i:i volt~ la diavoletl:~

disse al tratello: aChi por io liil gro il diavolo?), I1 diavolo

si cnricb sulle spdle i111 ;i1 il rq:azz< n rniiio C fucc liiit:i cli

--'~gcrnc il bosco per ~\,IL~IIALI\,

vin. IJn'aIL... .,,&t.\ Ia li^^^^]^^,^ disse

illo: «Vediamo clii sc»rrcg::ia 17iìi forte, ti1 o il diavolo?» 1 ciinvolo tir

,cto COS\ forte chc :inciò in pezzi lirtto !'iritonoco ~lc.11~ c;i(;a, clavettc

tersi acl aggiustarla, se no bastiivn iin altro ~>citr per liirlii cnilliirc...

La fiaba di Marica Roia, ricca , di omis sioni, d i allusic mi C di i ncidenti

che la rendono clillicilr neiitc ri costruil ~ile sul1 a base C Icllc

.,.m " l,,., ,.n schede di osservazione, prosek~l~ re,. ,

1~alll;v. .- - 1 gli stupiti commenti

dei ragazzi. Poi ritirende Mxia Poroc con 1,u ~toria di Pacalrs, I,o

lingaro pariminfo deE rc, Lo ziffgaro a h ~o~zlllic

. - >??e, Il corrru dc.1 bue.

E L VI1 --mai sera e da circa due ore Ifi ~0m1tlVa si è divertita clietro

le fa1 ralose fantasie nartate cln Maria Poroc e da Marita Boia. La

eco d Ielle ultime fiiibc si drsperde nel brusio dei nuovi venuti che

P,-- - tlclilpiono il cortile e la casa. Si avvicina la veglia funebre. Nella

camera dove è esposto il cadavere quattro cassapanche sono state

disposre lungo i muri, c ora vi reggono una cinquantina di per-

Sone, uomini donne e bambini. L'ambiente è illuminato da 1m-p

Pade di minatori che pendono dal soffitto. La conversazione è animata,

ma del morto si parla pochissimo- Si va diffondendo un'aria


di festa gaia e spregiudicata, che forma singolare

il cadavere esposto presso la finestra, awolto in un

rato dalla luce del candeliere a forma di C----

contra

velo e

a funebn : ha inizi :da « pulc 11

deiia stanza dove è esposto il cadavere si ed^ , * . ~

*,.,l

~ v n i"1 i u uno sgabello

un uomo con una cinghia in mano. e accanto a lui, in piedi,

sta un ragazzo anche lui fornito di cinghia. L'rromo che sta seduto

colpisce con la cinghia il ragazzo e indica il nome di una donna che

do vrà baci; are uno I piìi gio vanotti. I1 ragazi 50 a sua 1 doha, colpisce

la donna dc per indu rla si sbri garsi. Sc la ragaz; ca fa la ritrosa,

1

il raguz~u 1a COJ~~SCC ripetutmenre, mcntrc 1 uomo sedcito a cav-'1- UUU

dello sgiibello si va intanto spostando a salti per Ici s tanza, mi I nacci~rido

con la cinghia il pcggio. Uiironte il bacio, per b imped lire che

il contatto sin troppo rapido e siipcrficinle, interviene spesso rinn

donna a stringete forte insieme le tcstc dclla coppia. etor

giuoco spinge al bacio ragszzc, donnc sposa CC r: ;incl iull ine,

clic baciano ragazzi sui dodici anni. Ma vdiairio -- :l -:..

li giiioco in azic

IJna giovane sposa, che ha il marito sotto le armi, si rifiuta di s tare

al gioco. Interviene un'altrn donna: «Se non nc hai voglia, non

ci andare alle veglic dei morti! Unn ragazza: «Il tal dei tali no n Io

bacio, siaino prircnti)). Poi, colpita da qualche cinghiata, cambia

subito opiiiioric: «Chi? Avanti, chi debbo baciare? Uii'dtra ragazza,

appenà designata, non ha bisogno di collccituzioni e corre di

buon graclo a baciare chi deve. Un na di dieci anni:


piamento, con grande divertimento dei presenti. nLa comune

mitiva! u commenta un giovane, evidentemente informato sulla tso.

ria marxista del comunismo primitivo. I giuochi si succedon

giuochi: «il giudizio », «il fusto»


Una donna approfitta per I

l'al di là il marito morto ii

Non avrU più il babbo mio..

ro mio, forestiero

n so come dirti

che al mondo nulla vi i? di buono.

Afflitta come me non C'& nessuno.

Ti rivolgo una preghiera,

di cercare il mio Pietro,

che è morto peggio,

senza candela,

poiclié ì: morto al frc

Lui la morte lo prese senza lume,

poiché aveva il fucile in mano.

E sotterrato ala peggio,

senza croce né bara.

rse buttato in un I torrente,

hranilto dai cani,

leccato dai corvi ...

morto di cercar( : ne].

l '-

Ral DI LUZARO BOIA

Piango Pietro:

.non so niente di Itii,

sebbcnc abbia vagato . . per quattro villaggi,

a dvnian dsrnc noi :1z1a. ..

La zia Maria Poanta C li 94 anr ii Iza anc :h'essa ripreso

. . . Da che te ne sei andato,

figlio mio buono,

il cuore è spezzato,

nipote mio.. .

169

lamentarsi:


AUa vista delI'etnograEo che trascrive il lamento continua:

. Signorino, se pot este scriv ere,

~ n lettera a nell'al dl : l

la

ì

dove il nostro bene se ne è andato ...

Si ode in cucina il rumore del critacatne, e i1 tramestio delle d

che si affrettano a preparare l'abbondante banchetto funebt

zia Maria continua, sempre alludendo alla possibilità che I'#

grafo potrebbe scriverle una lettera per l'al di là:

... 0, come mi rinci .esce,

di non esser prepar: ita

per questa prova!

O figlio, p orcssi scr iverri un2 i lettera,

ma non so come ms indare

la lettera e come

Jcv'esserc scritta e ..."."C'..

. Figiio cc ,me puoi lasciarmi

andarten e?

La vecchia si nrresta, guarda il vestito dell'etnografo uvidio 1 5ir-

Ica, ne palpa fra jl pollice e l'inclicc l'orlo della manicn, ed escla ima

nmmiriita: «e di lana il vesiiro del signorc, g~ardnie! Sospir a al

pensiero clella sila lunga vita di miseria, poi mormora: «Qusind o ero

giovane mi dicevano che mi avrcbbc portato in Vdacchia, do! re c'è

piìi denaro ... » Intanto una nuova vcnucri si è avvicinata alla bara:

LRZZB~O, caro mio,

sono venuta da te:

ti prego di rendermi un fnvore,

se ti sarh possibile girare neU'd di Ih,

se troverai la possibiliti di parlare,

stasera quando vi arriverai,

se ti verrh incontro,

i1 mio dolce fratello,

ti ho portato due mele

perché nr le dia a lui,..

La lamentatrice cava di tasca due mele e le depone accanto

cesta del cadavere:

... Guarda attentamente, caro,

perché lui avrà vergogna,

e non si farà vcdere.

Ma tu cerca di trovarlo,

perché i: stato tiio cognato. "

e tu sai tutto di Iiii.

Digli della sua SI: ina,

c del suo piccolo Nelu ...

.. .. .

Ahimè. son dieci 811ii1,

che ripto la stes sa preghi era,

a tutti i trapassa1 :l,

oh! giovani e vec ,chi.

Ma nessuno di loro te ne ha mai p:

Sino alle tre pomericlirinc. i Ismenti si filternanr 'appongono,

si confondono, c la figlia Mnrica 6 iina dcUc lamcntatrici pii1 zelanti.

Quando si approssinia il momento in cui la bara sarh portata vi:i,

un gruppo di donne che sono nel corrile della casa intona dinanzi

aiia finestra della camera mortuaria il canto tradizionale «Grida

la morte alla finestr

Grida la morte d a finesti

«Vieni fuori, Lazzaro! »

«Vcrrci, o morte, verrei,

mn non posso staccarmi

dnUa inia dolce sposn

con cui vissi in armonia! »

Grida la morte un'altra volta:

«Vieni fuori dalla casa, Lazzaro! »

«Verrei, rnorte, verrei,

ma non mi posso staccare


da questi cari bambini,

grandi e piccoli».

Grida la inortc per la te :rza volta


Padre mio c buono mio,

padre mio e buono mio,

ma perché non fosti cattivo?

. . . Padre mio e buono mio,

di' alla mamma,

che ini scavi una fossa,

qui accanto n te.

Perché i figli senza padre

non con buoni per

nessuno..

Ultima sosta presso il cimitero, quindi le donne con I'abei te si

portano d a testa del corteo, e mriovono verso la fossa, cantar ido:

l'abete è deposto per terra. Molte donne corrono verso le toi mbe

dei loro morti e rinnovano il lamento. La bara è calata nella fossa

fra canti e Iamentazioni e preghiere, poi si versa del vino, e infine,

colmata di terra la fossa, viene innalzalo I'nbete, che ~ r non ò affonderà

nel tcrrcno, ma sarb soltanto legato alla croce dalla parte che

gi~arda il sorgere del sole. Le parenti piu strcttc - la figlia, la i vedova,

la cognata, In zia - sono tornate a casa larnentnndosi, e I ;ano

rimasti sul posto soltanto gli uomini piìi o meno prossimi parenti

del morto, ~lcuni dei quali fanno da becchini. Durante il riempimento

della fossa i becchini non risparmiano motti e scherzi in

rclazionc al1 R 10i0 Or bcraxionc. Nella casa del morto si va ricomponendo

lcntai niente ui n'atmosfera festiva, che prcludc al banchetto

-A"" m... funebre. AnLUia . uil gesto solcnne: un uomo sospende una candela

a foriila di croce al trave maestro deiia casn, poiché è mc orto ap punto

il «sostegno» della casa. Ma gib Ic donne hanno provvc 5drito a i spazzare

c a rassettare lo camcrn mortuarisi, hanno acces o la st ufa, e

clisposto due tavole Iiinghe e basse, con pcinche da ambo le parti,

per il banchetto. È: ormai sera. Dopo la messa, i bambini sciamano

in cucina, dove E piyparata una t:ivol:i pcr loro, 1s apomana» dei

bambini. Mangiano cavolo con carne, poi battono cori il cucchiaio

sul tavolo gridando: «pane, pane! », «grano, grano! n. Viene servito

per loro del grano cotto al miele. Nella stanza mortuaria il prete,

tre donne e ventitre uomini partecipano al banchetto funebre. Due

donne distribuiscono ciambelle con una candela accesa al centro:

chi riceve dice la formula «Dio lo riceva», al che la distributrice

risponde: «Lo riceva Iddio». Contemporaneamente un uomo offre

a ognuno un bicchiere di acquavite, con la stessa formula nel ricevere

e nel dare. A tavola si servono, nell'ordine, carne di maiale

con cavoli cappucci, brodo di vitello e grano cotto al miele. La conversazione

è ora animata, si ride e si scherza. Risuonano per poco, intonati

dai cantori. i ueni relati1 ~i al mirr colo del - eo:

Bel nonie è Rethar iia

Dio Iia fa t10 IIII m iracolo

lo portarono aila tomba,

IO ~iilarono nel sepolcro.. .

Dopo circa L I ora ~ e mezzo il 1->anclietro hn termine con iina preghiera

del prete: subito dopo p rende po sto la sa -ie di ospiti,

ventitre donne C tre bambin i, con lo stesso ( erimoniale,

-:..A #LZ.

ma questa volta è la fi~lia MaLiL,, cilc si d?i da 1 d L L distribilirc

le ciambelle.

La terza C giornata , dei fun

- . .

.l .

im-

. --pende

nuovc iamcnLaxioni RI clmilcro: 1i1 figliil maggiore, ia vcciov;i

e la cognata d i 1,nzz:irc I si avvic cndano nel lamenrarsi, ]:i tcsta appoggiata

sulla cr( )cc che f il COrI30 con I'i~bctc sr:idic:iro. A1 ritorrio di11

l.

cimitero, verso scra, ~i~ogiic c cognaki si lanicntano insicmc con

le stesse parolc e siilla i stcssa n nclodia. ,i stacca dal gnippo,

e insieme a duc giovi ncttc rle I villaggi a fare gli inviti

..l-- h:..,

la seconda «poninna», cric ripeterà esai~aii~~ii~~ i modi della prima.

Marica gira


176 CAPITOLO QUA

approfittano del momento delf'inumazione. Inoltre il lamento d,

essere sospeso quando lo esigono determinate ragioni rituali e i~

logictic rradizioiialmente s t; ome per esempio al tram

o durante le soste rituaii del .iilebre. i Vel corso delle la

corteo fi

1.

tazioni riappare l'atmosfera di «recitazione sognante,> e di

eseguita» che può tuttavia I essere iniziata e interrotta qu

occorre. Una donn: I esorta le lamen tatrici: < s Su lanienlatevi,

così

;.rz...-1 .a

i signori possono SC~LVLLL. Marica hciia L;, ,A,. Lvilirolla se il suo lan Wnt, --..L"

è aniiotato dall'etnografo presente; l a nonna di Lazzaro si larr lenta

sbrigando le faccende cii casa; Maria l'oanta i interrompe la sua

.-a stazionc per osservare il vestito di .l: l->,

lallzr U I "vidio Rirlea. Dui -antri

lii veglia fttnebrc clal secondo giorno non soltanto il Isitr icnto della morte :illa finestra c In parafrasi popola re della I ione

è interrotto, ma si C ~~n'airn( )sfera opposta al corclogl io: si di Lazzaro si (ronteggiano nel modo yiì~ apet .to due C conraccontano

fi:ibc, si .-.

irrvui c.iciiraiici iiai~lomime licenziose, si gi- iiinrl &oni della mortc, cliiclla pagana c qiiclla cr ...-........ isti:i~i:~. '

V.U

rcr considec

ci si diverte intcr I mattino dcl set :ondo gi 01 rno rare però il lainenio furiebrt : in qiiesi ti1 prosp cttiva pi ìi ampia noi

torna l'epoca del pi; sino all'iriuniazit me. Tut ta via dobbiamo nbbanclonare il tcr rcno del1 u clocuin ientazior le folltlorica,

1 : li l

tncntrc i n:ircnti dcl ~ IIOI Lri. iri IiriiLic,nc di bcccbini, gcccano pal ItP e internarci innanzi ~iitto iicl moncio cultiinilc n ciii 11 inrnenio cirgadi

i si ilvvcr

ncin cac ici:ile prop nicamente r ne, cici; o anticc

sioi ;il inottc

-iorn:ina F

1'

~ilIt; I I I ~ gaia - .. - - - -

~ I it~l~l~>l~iii CCIIiViViijie. 111 LCrm eiornu l:\ figlia m '"D

giorc, la vcclr.iv:i e la coglia~a dcl morto si Iarncnlnnt J al cin ni te

iro;

a scrn tornano a casa I;imcntandosi, me poi l:\ figlia si sta( :ca dal

1 -

griippo e si reca in ollcgria ad invitare gli ospiti per ia secor ?da

apotnana),. In contrasto con ci;) affiora nei lanicnti, almeno a tra tti,

iin cnldo cthos dcllc memoric c clcgli nffctti, c talora la sempl l ice

risoluzioiie uratoria cede il Iiiogo :I iin elementare lirismo. 1 J nfl

vicenda del genere è destinata n rcstnrc un x


5-

I1 lamento funebre antico

i del «planchts», discorso

i~unzzari«ne (le1 dolore

: due rnc

istauratc median ire la

...m .--l .q reco.

Qiianclo Antiloco comunics ad Achillc In notizia CI( )r

Patroclo il Pelide cade in preda ad una terrificante C d

razione:

Cosl Antiloco disse: e una nube nera di cordoglio iivvolse Achillc. t 1 diic

mnni egli prende la cenere dal locolare, e se ne imbratta il gentile semb iantc.

Sulla sua tunica di nettare si spandc ora una cenere nera. Ed eccolo lui s tesso,

il lungo corpo disteso nells polvere: con le sue stesse msni si imbr~ tta, e

si strappa i capelli. I prigionieri, bottino di Acl~ille e di Patroclo, a fflitti

nel cuore, levano alte gricla e accorrono intorno ad Achille il valoroso. Tutti

con Ic loro mani si percuotono il petto, nessuno che non senta le sue rinnr- .


partecjpazione corale sembra limitata ad una parte soltanto deUa

collettività, in rapporto al sesso e al grado sociale dell'L~ap~o~:

a Briceide e ad Andromaca rispondono solo le donne, e ad Achi~,

solo anziani. Tuttavia nell'effettivo lamento funebre rituale reso

dai familiari la periodicita degli ot~vuypoi rituali sarà stata moIto

più frequente, e l'orizzonte del discorso individuale molto più limi.

tato di quel chc appaia nella elaborazione epica.? G anzi da ritenere

che nel rito reso dai parenti uno stesso intervento individuale

sarà stato pii1 volte intetrotto dall'incidenza corale e che solo in im

secondo icetnpo, nel quadro dcllo sviluppo della società cavalleresca,

vi furono cantori funebri C siedi - o larncntatrici professionali -

s cui i parenti cedevano la guida del coro, il che giovb n dare inag-

., ciore orizzonte al djccorso. La stnittiira del lamento dovette perb

aiiclie in qucsto caso restare sempre la stessa, poichi. ai canti indiviciuaIi

ti suc legli ncd a di volt a ii-i volt zncks

c~llcttivo.~

-1

- '1.

l'cr meglio i1iiimin:irc ri rapporto 1r:i guinn e coro nei pii1 arcaico

lam t brc k!recl o giovar€ : aI~l111~ t :lab«rsixioni dciia tragctli

~rnpin il di Strsc nci l'tmi uni, anclic se qui non

si tratta ci1 un lamento per morte, ma per una catastrofe miharc:

Ecco come Martin Nils

iiscc In strui tiir~ del liin

l~!!$l EUP

. . .

son ricosir~

.. . ." a

piìi anticri forma rituaic: aiii origiric i parenti. uomini C aonnc, nanno nrsoirn I or,»li>p del

Iiimcnto, nel q[wlc si di~iin~ucvano spccialmcntc Ic donne ... J>opo chc il (n IR) Eplpxo< uvcw

rcciintn, i pmenti dovano inizio nl pinnto bsiicndori il ~ t tc o la tcstnb. M. Nilsson, I)rr Urrpnrnt?

LIL'r 1'm~Ddic, in Oprrrcola rclectu (kind rqgr) pp. 56 sg. Cfr. Rcincr, Dte ntricllr Totrrrklnfir

der Gnr~cl~oi (Stoccatda t9381 pp. 56 sgg. In ogni caso le lamcntiitrici profcssicinuli costituiscono

uiin specificazinnc ultcriorc che non ha mni siniosso i! lam cnin tunebr e dei purr .n r

ibici., p 58:

11. 14, 720 ~gg.: nuph I'tToav ùoibh< Qp?jvov tfhp~ouc, oT r z wov6taau* + 6miFfiv o l P

t6pivtm, In161 mcv&ypvro pvairy, che è appunto d~ interpretart : nel scnso d Jiv

. . ii canti in(

e successivi degli aecli, inicrtoiti dagli mvayli.o( collettivi. Il pnsso ha dnro on~inc

n rnolrc rii~~~.cii~'

sioni poiche, fra l'altro, all'ennunzio delle lamcniazioni curitiire dagli ecdi non segiiono, come

ci aspetrcrcmmo, queste stessc lnmentazioni, ma q~irllc dclle parenti. E dubbio se si dcbbr

pensarc, col Nilsson, ad un disorcline dcl testo, oppurc se sia giusta I'interpwrazione dcl [Veber

secondo la tl,I HLIIIaLH.

Coro: A denti strctti, n clcnti strctti, con ~lti larn enti.

Sme: Ricolmn di 1:icrimc i tuoi wclii.

Coro: Ne sono inondato.

Sene: Grida per rispondere ai miei gridi.

Coro: Ahi ahi ahi."

La distinzione netta fra crisi del cordoglio e I'ordine aeiia iamentazione,

e al tempo stesso la stmtturazionc di tale ordinc rituale nel

responsorio di discorso individuale e di phncttrs collettivo, non costituiscono

fatti specifici del mondo greco, ma appartengono a1 mondo

antico in generale. Noi non sappiamo come venisse eseguita in

Roma l'originaria nenia delle funerae,"' ma circa le ~refiche una

glassa di Festo ci informa che esse erano «muliere$ ad lamentandurn

mortuum conductae ', quae c eris rnoc ngendi »: " e

Esch., Pm., 1038-77

lo Serv., ad Am. 9, 486: qfuneras dicebant tes ad quas funus pertincbana, int mattern tt

sO~~em .

" Festo, S. v.; cfr. Varr. r,r.7.70: aquae praeficeretur ancfi, quemadmodum lamentarrnhlr,

praefica est dicte *.


che questo «dare modum plangendi» consistesse in 3011 sorio

di discorso individuale e di planctus collettivo si da un

passo cli Servio, dal quale apprendiamo che la folla dlhposra a ceb

chio intorno al rogo ~risponc leva» ai lamento 'fica, la quale

appunto pcr questo poteva i Essere dt dini~a cc sme «pr inceps plance

._-_I_--

tuum», con espressione esar~airieri~e corrisponaen~c all'omer' 1co

ESap~oc ybolo." Ncll'Antico Testamento traspare la stessa via enda:

Saul alla notizia della morte di David uabbrancatc le vesti . se

le stracciò*, e cosl pure lc persone presenti, in iina esplosione par

sistica della crisi: solo in un secondo momento ha luogo il vi

e proprio lamento reso da Saul a David, con la partecipazione r

lettiva dd popolo." In generale n&' An tic0 Testamento si rittov: ino

accenni a determinati ritornelli emotivi (Alli! Ahi!; Oh! Oh!; Ahi 1 :rateiio!;

Ahi cignorc!) chc avruniio certainentc aviitu incidenza cc rale."

La connessioi-ie Ira lomctito individuale e yhtncirrs collett 1vo

periodizzato ern così popolare da dar Iuogo ai tempi dell'evang elista

Matteo nd iin giuoco Jci ragazxi nelle piazze: «A clie cosa d irò

che sia side qucst;t generazione? E simile a qiici ragazzi chc star

a sedere in piaxzn C cf~c gridano ai loro coetanei c dicc lbin

cantato e non avete ballato, ulkhnio intotnito il h~rtrctt $7 at

ispcisti~ col plrincttr.5 (i19pqwjoap~v xai aiix ix6c)adé) P:) ual cht 2 $1

desumc chc una lamentnzionc inclivid~isile senza la ri, sposta ct i11 lettiva

Jcl plunctrrs perioclico alipari~a ali'cvangclista 1 rr! lith

cosl evidente da potersene ~io17ure compiwati\~arnentc pcr iilui

nare e rendere int~iti~~ 1'~ltr:l assurdità della resist e

dei alla prcclicazinnc dcl Battista.

Come gih abbiamo avuto occ~isione di osservare, la documer

zione relativa al larncntu fiincbrc antico 6 generale e in 3c

" Serv., ad Ani.1, zrb: uVarro trmen dicit pvrns idea cuprcsso citcumdari propter

vem ustrm odorem, ne co offcndanir popuii circumstnniis corona, quae tamdiu stubei, rei

dens flelibus praeficae, id est principi planctuurn, qu~mdiu consumpto cadavere et colli

cineribus, diceretur novissimum verbum ilicet [= ire iicctl,.

" 2 Sam. r, 17 sgg., cfr. j,3 r sgg. (lamento di David per Abner). Conferma lo Iahr

&Presso gli Istaeliti, come presso dtri popoli, il lamentarsi gridando si distingue nettamente

dal vero e proprio canto funebre». I i. Iahnow, Das ebmischc Lescl~efilied im Habrncn der l'o[-

kedichtung, Beih. Z. neotestam., Wiss., vol. 36, 40 sg. (1923); cfr. p. 49. Sul lanienro come

ordine instaurato nella crisi vedi anche P. Heinisch, DI^ Totenklage im Alkn Tcsturnent, Hibli-

schc Zeitfragm, VOI. 13, n. 9, 8 sgg. (1931).

" Per il lamento come tesponsorio pressa gli Ebrei e nel iMedio Orieni )W, «P,

cit., pp. 80 sgg.

l' Matteo i I , 17

flfENTO FUNEBRE ANTICO 183

,ionale e frarnmcntaria, di guisa che solo mercé la comparazione

e ,--n l'ausilio degli attuali relj tti folldorici euromediterranei è per

possibile ricostruire l'effettivo rito funerario della Iamentazione,

destinata a persone storiche morte. 11 lamento funebre egiziano

ci offre tuttavia iina opportunità documentaria che non ha riscontro

nel mondo antico, poiché qui i brani di lament:izione at~ribuiti

singole figure ritratte nelle ralligiirazioni sepolcrali ci consentono

di approssimaici alla effettiva vicenda rituale. Approliitando

di tale opportunirh Erich LCiddekens ha rccenternente dedicato al

contenuto religioso, alla lingua e alla form:~ del lamento iiinelte

eoiziano uii:i ii~onojirafia'" ~Iie forniscc iilteriori prove a favt~tc

-v

del lamento antico come orcliric ~ecriico instnurato nelin rischiosa

caoticiti del plauctzrs. In base all'ana cuni test i di larneii~azione

il Leiddckcns alfci~na esplicita Iic agli e ~s~ciitori prnrompono

ini7ialmcnte in grida di disl-icrazione pcr siplasniarc poi

il loro lame [rasi sigi e».': e paragona questa

vicenda il Wiicli ~,roposito dcl 1;irncnto

funcbre neogrcco: e I ,C aonnc con Ic cniomc: tlisciultc: si :icc«st;ino

al morto, e pcrcuotcnclosi il ~,xito con violcnz~ si nb1~nndon:ino

in un primo inornento a ili~cirditi;i~i Eridi cli dulorc, ciii poco clcipo

fanno seguito i I~menti ftinchri ccrimoninli csc:,iiiti secontlci rcgrilc

definire, ciciii i pupoX6yra,)!.».'h Anclic ncl I,~nicnlo Siinchrc cgizinnn

il passaggio dril disordine iniziale tlcl plrlllctz,~ all'ordiiic dcll,~ lamcntnzione

scmbrri ispirszrsi al fondnmcntnle espcdientc tccnico clcl1:i

risoluzione dcl plancftrs in ri torriclli stercot ipi, spesso n carntrcre

jmperatorio (Non mi lascinre!; A occidctitc!; Torna :i c,is:i!) Lii

forma piij semplice ìi la i~ei-nzinnc indefinita di uno stesso contenuto

emotivo, il chc Appena ?i distingue da1 semplice gemere in

cui si iter3 tino ctesso jieinito, col risliltato tecnico di attenuate

la presenza cli veglia mediante Ia inoiiotoruii della itcrazionc. C)iicst n

forma tutr~via non Iia significato culturale apprezzabile, poichb

non provvede a lasciare orizzonte alIa enucleazione di un vero e

proprio discorso. Il Lbddckens cita a questo proposito una [orma

'' E. Liiddekens, Untmuchangen iber reli~ioxen

-.

" Ibid.., p. 179.

Gehah. Spracbe und Fom dcr apptirchm

TWvkhpn, Mitt. dtsch. Inir. iigvpt. Altenurnskunde K~ira. vol. I I, 1-188 (r943l.

Il>id. Il passo del Wachsmuth ì: tratto dal suo lavoro Die al& Gricchmlnnd im neuen,


I.ANEN~> FUNEBRE ANTICO

di lamentazione che consta di quattro membri successivi, in cui

solo nel terzo è possibile un certo orizzonte di riada~tarnent~,

di varinzione in raoporto alla concreta si~uazione luti -

$empi:

Noii mi lasciare

Non mi lasciare

Tu grtisJ-

Non mi

Le interiezioni «Ahimè! Ahimè!. . accennano schematicamente

al planctus o alla mera iternzione del gemere; ciò che viene dopo

è lo schema del lamento. Ur "

odulo A:

i pii1 aml >io orizzonte del discorso qembra

aver luogo nei e tipo:

Ahimè! Aliimh!

San rimasta senza assistenza, io la dert ibata,

tuttavia non fu trovata la m

Modulo B: Salute n ..

Salute 3

O babb o mio

Salute a te."'

AhimC! Aliimè!

Jn breve la inia casa fu distrii~.,,

come una e estia del1 'armento io sono, smarrita a sera e senza

scampo.. .'"

odillo C: A occidi ente

A occidt cntc

Tu loda, t0

A occid~nt* 21

Tn i il 1t.i.ao

1 piiò ron dc

riliii~rionc ritiisie C inrroclui L iil I I ~JIV~;~ cicli;t l...il - slriiilzlonc. -:S.. Cosi,

pei r cscmpi casionc I rtc ili iii

nome

Rc iirii il rn : diventi

A

n occioente

A occidcntc

Tii Principe, principe

clei profe ci Renni

A occidente! 2r

Un ulterioi mte di risdattamento e di variai :ione fu tteniii

[o mercé e al terzo membro, come nel segi

1 di lairiencazione - - uente sc :ma

, A .

ci1 sorella a fratello.

Ahimè! Ahirnh!

Lamentate voi

Lamentate voi

Il grande

Lamentate v

L'uomo buono, di buon carattere, che odia la bc

i , t

-1- -l-: " ,: ..A--..ll:

L'incidciiza coraic "ci lILUIIIcIII emotlvi nel lamento funebre

egiziano iI 'alc da ammettersi," per cl~ianto su questo punto

non pos :re forniti dati particolari. Già nel Regno Antico

troviamo eseinlii


i 86 CAPITOLO qq m0

Come già sappiamo dai relitti lolklorici, la ritual

)n, del

phnctzts al fine di dar orizzonte al discorso della lamt ne

si compie soltanto nel senso della risolilaione del disordinato g,idare

o dei seinplice gemere ncll'incidenza periodica di ritornelli

emotivi stereotipi, ma anche nel senso di una risoluzione del'a caotica

scarica parossistica in un numero limitato di stereotipie mimi

che

in cui gli alti piìi pericolosi sono evitati, o ripIasmati in un

)me

se alliisivo. che attenua nella destorificaiione del simbolo il gc

:sto

gravemente dannoso o adtlirittura suicida. T,c stercotipie mimi

in cui si inodera il pla~ictus ne1l';intico larnento fiinehre rituale

sono essere esaiirite in iin elcnco relativainencr breve: incidc

le carni, gr:iffiar~i a s:inglie le gnte o gli nvnmbr:icci, pcrcuot, :rsi

(il viso, la testa, In fronte, il petto, i fiiinchi, le l;anibc); dccalva rsi,

strapparsi la barba, vriltolarsi nella polvere o iicllii cenere o cosy )argcrscne

il capo, str;~cciarsi i vestiti, SI calzarsi, farsi crei scerc la ba rba

o i capelli.'~~rcsti modelli cli cuiny .7ot'talnei nto ritii: itc non co

tuiscono saltaritii !'erli~ivalcntc attenuato C siiribulicci

. . .. stit!t:ìj'irnpillbc,-1"nll'annientamcnro

totslc, riin fissanc da sss crv are

nrl1:i loro csccnzionc, in moclu clic tiu danni trol

gravi. Così per eictiipio, I'incisionc kiCIIL '111 111 - CICIYC ... L. -. -- pratic

'P

- e in gene rc qiirilu nque forma cli oflcsa o di mutili rec

;il corpo, nr )n sonn 1 Insciate sll'sirl)iti.io iritlivi(li~alc, r jon

C...,.",. non oltr~pn~~~~~ L Lcrti .... * modi e limiti tradizionali di escctizionc,

modo che il pericolo non sia eccessivo: soprattiitto son gesti

formsno r i t o, cioè orcline di «rccit:ixioric», regola di itcraxit

di un destoriiicatn «si fa così». In cin passo cli Geremia, che in ,".

rettamcntc accenni1 ad ~lcuni niodclli cli comportnmcnto clella qi h;,

si legge che «ogni resta snri clecsilvat;t, ogni barba rasa, su tu tte

le mani vi saranno incisioni, e su tlitri i corpi il cilizio~~.'" M


iterabili secondo un ritmo: di qui la grande diffusione rituale dei

percuotersi il viso o la resta o il petto o le gambe, appunto per&&

tali gesri possono essere agevoImente i terati secondo un ritm,

partecipare in tai modo organicamente alle regole ritua

in

ta~ione.~'

La ritualizzazione del planctur introduce dunque nella crisi

ziale il suo proprio ordine moderatore sul piano mimjco o del cc

portamento, e ciò al fine tecnico di dare orizzonte al discorso.

anche nel corso dello stesso discorso della lamentazione la mirr

risidta tradizionalmente fissata: cod Achille lamenta PatrocIo


di poter concludere che il lamento dell'antico Egitto «conosce t,

esti

fissi che non rivelano tratti individuali di nessuna specie, e , che

sono eseguiti in occasione di ogni intimazione durante i! cor

te0

funebre mutando semplicemente volta a volta il nome e le cari,

che

del defunto allorché questi viene nominato».40 Così ne1 mod ulo

più sopra ricordato «A occidente! l a occidente! l o N., l a 0, :ci.

dente! » offre la possibilità di accennare alle peculiari caratteri stiche

del morto, e di rigiiadagnare il piano del concreto evento 1 lut.

tiioso. Inolrre appaiono in Egitto non pochi lamenti i quali risl

al contenuto «sono adattati all'individiialith del morto ovve

rapporto personale dell'esecutore (o degli eseclitori) col rr

stesso,eq~~indirecitatiunasoJavolts~~.Questosec :ondo I ;ruf

di lamenti rcnde probabile l'ipotesi che «la larnentazi one eg izia

al . .

pari di cliiella di altti popoli, è di regola (fatta eccezione del rit~-_

regio) una nuova creazione improvvisata ogni volta nel corso del

cordoglio rituale, senza dubbio avvalcndosi di antiche locuzioni,

tipi e formule a diffusione popolare»." QLI~ pcrb osserveremo che -. .-

anche per questo tipo di lamenti a piìi alto livello di autonor nia

non si può parlnre propriamente di una «nliovzi creazione» nel sei nso

strettamente letterario e profano del termine, poichC il disco rqn

si muove semprc nel vincolo di loc~izioni, tipi e forn~ule a cat

tere rituale. Un terzo tipo di lamenti a testo fisso è costituito d:

cosiddette lamentazioni tli lsidc e di Nephthys, dove I'assim

zione del defunto a Osiridc consente di [ruttare ogni morte s

rica C o m e se fosse qtiella miticn del niimc, e di trasferire al defi

to il pianto rituale recitato nelle celebrazioni ciel qiiatto mese

I'inondazione: ma su questo tipo di lamenti torneremo più inn anzr .

Ma la protezione interna dcl discorso clclln Iamcntazione non

I ma

aveva luogo soltanto mediante gli schemi letterari tradizionali

colato tipologicamente secondo le varie circostanze possibili deUa sua destinazione cc inctda

(lamento per sposa, donna, giovinetto, giovinetta, infante. sposa, persona morta sec.. Geli ..

o con molta prole, oppure perita di morte violenta o lontana daUa patria), e opinn clie la lnmcntatrice

antica doveva possedere un ricco patrimonio di moduli, a cui attingere al momcnro opPrtuno

o per l'occasione giusta: R questa conclusione inditcono i lamenti folklorici dell'atnlde

Vicino Oriente. Lo Iahnow, op. kt., p. t t, pensa a una articolezione del Lmenro .. -~ funebre sc@ndo

i gradi di parentela: ma è evidente che questi tentativi di ulteriore detcrmir iazione sc inc

nati a restate meramente congetturnli.

Liiddekens, op. cit., pp. 181 sg. Cfr. p. i78

'l Ibid.

, desti-

& L A m ~ FUNEBRE ~ O ANTICO 191

mediante il modo col quale il lamento doveva esser detto

o ,,,tato. Noi sappiamo ben poco di questi modi dell'antico lamentarsi

rituale: possiamo soltanto dire con sicurezza che si trattava

sempre di modi diversi dal comune ({dire,, o «parlare». Secondo

Reiner il goos dell'epoca omerica non cra propriamente poesia, poiché

non ubbidiva a un metro, ma poteva essere assimilabile a iin

di «prosa ritmica*, con tono strascicato e dizione alta, cioè

prodotto interinedio fra la comune prosa pnrlata e il melos cantat0,12

So10 successivamente, e senza dubbio senza che il bgos ritmico

del 800s andasse mai intermesso tielle classi piì~ iirnili, si svilupparono

le forme dj threnos con accompagnamento musicale.'"

~ emondo l mesopotamico si indjcava con susfi la salmodis del banditore

cittadino, la caratteristica cadcnz:~ di chi si Ininenta in tribunale,

il parlare in lingue strnnicrc c infinc il modo particolare con cui

dovt :vano esserc j-ironunzintc Ic Iamcntazioni ritilali."" Considerazion

i analogl-ie valgono pct il lamento cgkiario, che doveva esserc dct-

t0 . . « in modo di\lcrso dal coiniinc dire o parlare», e che in determi-

nati casi - per i testi pii1 Iiinghi - era ccrtamente cantato.."

Vi ì. infine iin altro aspetto tlcl lamento stiitico clic coincide con

aiianto fu già acccriccto in scdc folkloi.ic:i, e cioì. In itci-azione rituale

-i----dcl

1 amento in OCCiIS ione di lutti altnii ovvero iri cliit e canoni iche

defi, nitc. Sol onc inl:i tti proibì 78 xoxuctv 8Mov iv rcirg ,OL< $~fp


eseguire il Iamento - suile tombe altrui indipendentemente dal

trasporto funebre, e oltre i giorni commemorativi. Altre dispi osizioni

legislative regolano la diirata del cordoglio e il ni nnovarsi

larnenta~ione.'~

2. Lame; 9 del mc rrto e titi orario

Il lamento funebre antico è soltanto un momento dei corrisp londenti

rituali funerari, ed è isolabile da essi solo in via di astrazi, one

provvisoria. D'altra pnrtc tali rituali si muovono per entro o rizzonti

mitici definiti, costituiscono ci06 comportamenti resi ad l un

certo mito del morto. lJertalito se vogliiimo approfondire il sii 2nificato

religioso deI lamento antico dobbiamo orli volgerci a cons iderarlo

in qucsta pii1 ampia prosgcttiva. Innanzi tuiio i r ituali fu1 lerari

del moildo sitiiico appaiono domiti:iii da quclJ1inipc.>tt: iriic mon nento

-~--- -a.

del mito del morto clic i. la ideologia rlcl cadnvcrc vivente !.'"i

tratta cli una I'asc intcrmecliri cli passaggio Ira Ici q vivi

e queii;~ clci tnorri, Oa l'n1 di qiiii e l',il 17i.

Per lo stesso concetto è da vedere Naumann, Primitive C;emeittschaftkrrfrirr (Iena i gz I). T!J0m

all'espressione lebcnde Lciche io lebmder Leichnnm) si P l'altra kbcnder Tote (Gri~e~q

in uHrndw6rt. dtsch. Abetgl.n, vol. 8, 1024 sa.). In generale all'espressione viene dnw un

significato psicologicu di rewione universalmente diffusa di fronte alla rnortc, tantn che il ~fink

In definisce come «un postulato elementare apriori della mente, nperibile nell'~iniiiniti di tut"

i tempi»: K. Rade, Indo~mniscbe Totenvmhe>yng. F.F.C., vol. 59, n. i40 (1951) P. "'

In questo si~nificato psicologico 1'esprcssione t utilizzabile certaniente per rituali luncrar,) fhC

non appartengono al mondo antico, e segnatamente pcr i rituali funcrnri delle cosiddette c1vilrh

pdrnjtivc. Nella nostra nnalisi ierogeneiica i'esprecsione ha invece il valore di uri iiiornent

l'esperienza culturale deb morte che impcgnb le civilrh religiose del mondo antico: iin mor

cile va considerato nella dinamica e nella differenziazione del concreto processa storico,

nella sua indifierenza tipologica.

I

senza sepoltura e senza Iamento, il regno dei morti non 6

e il cadavere permane inquieto in una sorta di rischiosa

instabilita, tornando ostilmente fra i vivi. Il significato tecnico di

questo ordine mitiw-rituale è evidente: i1 centro della crisi del cor-

doglio è - come vedemmo - il morto come estraneità radicale,

cioè come sintomo di un evento non oltrepassato, dinanzi a cui la

rischia di restare senza margine per esserci. Le rarligura-

,ioni relative al cadavere vivente fermano in rappresentazioni tra-

dizionali ciilturalinente accreditate 1'irtt.liitivo iravaglio di limiti

in cui la morta spoglia sta nel quadro della crisi: in virtù di tale

fermata il rischio di alienazione si traiiiuca in una alteriti mitica

qualificata che dA orizzonte alle ossibi bili crisi individuali. In se-

condo luogo le rapprescnrazioni relative al morto vivcntc destori-

1 ficano l'avvenuto passaggio storico dalla vita zllla rnortc, ritardan-

dolo nelia paradossia tecnica cli un:\ fasc dinamica in cui il morto

(

I

(

1

è per un verso ancora succcttibilc di rapporti con i vivi, e pcr un

altro verso è ritrialrncnte avviobilc allri stia condizione definitiva

di morto nel regno dei morti. In virtìi di questo trapasso ritardato

e del suo Iegame col rito sono rese possibili le operazioni necessarie

per risolvere la crisi, e precisamcntc le operazioni di separazione

e di rapporto che debbono portare al nuovo equilibrio: di

separazione rispetto al morto in quanto rischio di estraneiti radicale,

e di rapporto in quanto i1 morto deve pur essere oltrepassato,

cioè interiorizzato e risolto in quella idedith dei valori che

ne forma la cara e beneh memoria. Lii condizione di un morto

ancora partecipe del inondo clci vivi, e tuttavia avviahile a1 mondo

dei morti mediante Is dinamica di operazioni riiuali assegnate ad

un periodo di lutto dcfini~o e circoscritto," consente di svolgere

I'ambivalenza irrisolvenic della crisi, ciot quell'attraiionc c rcpol-

~ione maligne che procedono dal cadavere c che sranno come sintomo

morboso di un compito culturale non assolto: il periodo di

bto è chiamato appunto a riprendere questa ambi\taleiiza e a j-iploin

quei graduali atti di distacco e di comunione, di allonta-

"amento e di avvicinamento, di partecipazione del morto 4 11 a con-

'I Un periodo di lutto di trenta (o quaranta) giorni è certamente indoeuropeo: cfr. Ranke.

OP passim. Ma anche i %miti lo conoscono: iVltm. 20, 29 (Atonne, pianto per menta giorni);

Dzr


dizione dei vivi e di partecipazione dei vivi alla condizion

morto che formano per così dire il supporto tecnico della rent,- e del

grazione, lo strumento di fondazione del nuovo equilibrio, l',,,

@,a

di riconquista del diritto dei vivi. Allo spirare del periodo di lui

(per esempio a1 trigcsimo) il morto è definitivamcnte morto, , tco

nel

senso che esso ha una vita regolata nelllal di li, quali che siPria

le singole specifiazioni che il mito delle anime dopo la morte riceve

nelle singole civilth religiose del mondo antico. Viene così rdggiunt,,

il moinenro mitico del rqno dei morti, in ciri il defunto acquista

una condizione di esistenza più stiibile e ritualrnen te coni trolIsta1

e soprattutto iin valore che reggc 1~ vita individu: ile e sc ~ciale, e

la alimenta. Si compie così, meciisita dagli orizzonti tecnici . . mitico.

rit~i~li, quella «seconda morte» c~iltursle che Ilciorno procura alia

«prim:i morte» naturale, ridischiiidendci il «diritto dci vivi». L'appnrcntc

parsdossiii del morto vivente risponde clunquc ad una rigoros;i

lormn di coerenza tccnica. da v:~Iutar~ nei termini del problema

da risol\~re (In crisi tlcll:i presenza in occasione dcII'evenro

lutnioso), dci mczzi impiegati per risolverlo (il regno dei morti C

condizione cii esistcnxa ci3 Far conqiiistnrc al deliinto median

rito, avviando n1 suo tlcs~in


«Le lamentatrici con chiome ondeggianti sono davs

I te si battono le braccia, per te alzano le gida della I: Per

per te si lamentano: ed il tuo Ba esulta, il tuo cadavcic one,

cato*." Da questa forza magica della lamentazione si dov et

sviluppare il vero e proprio incantesimo funcrario cui ma ~lt

babilmente si tiferiscono le fonti ecclesiastiche qualluv -1- ,- uxrlar

L- ---- '0 di

cantica diaLolica o tz~rpia, o l'lndiculus szrperstitiont{m quando r i, orda

il sactilegium super defunctos id est dadsisas: cioè ir icantesir ni

mediante l'evocazione del defun~o pretendevano di 11LUvare il

che

ltor.

mazioni sull'al di là, o addirittura di attivare a profitto dei vit

'enti

le anime dei morti - nel qual ultimo caso si sarà trattato di

Vera

e propria necromanzia."

L'interpretazione della Iamentazionc come dinamic I s

razione e del rapporto ci consente di considerare soti :O una ni

hce quella ritualizxaaione del pldnct~ts che abbiamo iriuicaro q juafe

uno degli aspetti caratteristici della lamentazione antica. Dalle insidie

della crisi la lamentszione rituale strappa non soltanto il disc orso

come parola, ma anche comc gesto: il phnctrns ritualizzato rip- l

brenae

le tentazioni della crisi lirnitsindole nel numero e nell'inter ~sith e

atrcnuandolc nei simboli delia rccitazinne rituale. D'altra parte

4

.--.a. *

muovendosi ncll'orizzonte mitico del morto-vivente la mi1 nica

ritiialc compie la carabasi verso Ic tentazioni della crisi e al tei "'P

stesso I'anabasi verso 12 coscienza culturale, sciogliendo drarr imaticamcnte

fa rischiose ambivalenza della crisi in gcsti di seF iara- --zionc

C di difesa, ovvero in gesti di rapporto e di interiorizziizil one:

ma con ciò viene appunto eseguito il lavoro del cordoglio.' Si

consideri i! gesto di cospargersi la testa di polvere Io di cent ---\

31CIj

cosf caratteristico nclle civiltà del Vicino Orieiite. Gih veden nmo

come la motivazione più immediata di quest'atto rituale 2 q1 iella

.-l:-_,.

" G. Thausing, Dcr Aufmtehungs&nke in a~ptischen wli~io~en Tmten (Lipti

pp. 29 e 31. Per la magia dcllc lacrime si veda, in generale, M. Canncy, The Mazlc i

J. Manchester egypt. oricnt. Soc., vol. 12, 47-54 (1926); e A. Van Selms, 1Vcent.n a6

srite, Nicuw Theologixh Tiidschrift, vol. 24, 119-27 (1935)

K. Rankc, op. cit., pp. 288 sgg.

In generale l'analisi che scgue sulle valerne mimiche ritua

mondo antico & condotta basandosi sulle andisi parziali del harute, op. cir., pp. 99 sgg

il lamento funebre indoeuropeo; del Reiner, op. cir., pp. 42 sgg., per i1 lamento Ilinebre I

dello Iahnow, op. cit., pp. 16 sga., per il lamento funebre ebraico; nonché sui lavori più

colarmente archeologici dello Zschietzschmenn (r~ifiprazioni della prothesis in Grecia) e

Werbroiick (mimica delle lamentattici egiziane).

1

g una simbolica aiitoinumazione come risoluzione della tentazione

,icida: in tal guisa non si offre soltanto parziale soddislazione

a n impulso insano attiiandolo su di un piano simbolico-rituale,

nis viene dischiusa la possibilità di un'esperienza di partecipazione

'lei

al destino dei morti, e quindi la possibilità di un'e-

,,,ericnza di comunione che agevola il lavoro di interiorizzazione

del morto da parte dei vivi. D'altra parte il cospargersi la testa

di può presentare anche la valenzo di occultarsi e di rendersi

irriconoscibile di fronte alla sgomentante estraneità del cadavere

e ai risclii del morto che torna in modo irrelativo fra i vivi:

qui predomina il momento della separazione e della difesa. Infine

il la testa di polvere può anche valere come espressione

dcUs impurità (o dello sporcarsi in quanto simbolo di impurità)

in cui il caso Iiittuoso Iia gettato la casa e i sopravvissuti: nel che

I

si configura l'aspetto acontagion che si collega al cadavere, c la

poosibilitii di determinati orizzonti mitico-rituali di purificazionc.

Analoghe considcrazioiii valgono per il cospargersi la testa di crncre

1 in quanto surrogato simbolico del gettarsi ncl rogo.

Consideriamo arsi un'altra espressione tipica del111 ritiializzmionc

del planctus ncl mondo antico, lo strapparsi C tagliarsi i capelli e

il gettarli sul cadavere: come fanno i Mirrnidoiii sul cad:ivere di

Patroclo, e successivamente lo stcsso Achillc,'" come fa Orcste

sulla tomba del padre assassinato."Anchc qui siamo in prescriza

di un gesto che, in quanto ordinato nella misura deI rito, iiitCnu:i

le automutilazioni gravi del plancttls irrclalivo, e le incanaln in uno

schema di mimica rituale indivirlualmente C sociiilmcnte accettabili.

La ripress non si limita però a qlirstii misiira, ma media delcrminate

motivazioni di separazione e di rapporto, comc il gii ricordato

sfigurarsi per rendersi irriconoscibile ai morto, o come la

necessità di placarlo mediante qualche cosa che viene pagata di

Persona, con una non equivoca testimonianza, o infine come il

solenne suggeuo cii una comunione interiore e di una alleanza instaurate

per ~crnpre.?~

1


Un'analisi particolare meritano le mimiche connesse al percuo

l

tersi ritmico, cioè al koperAs rituale. Li materide archeologico ,i

consente qui di raffigurarci la dinamica che conduce dal cadavere

come icontenuto critico, della situazione luttuosa al morto

memoria morale e come valore. In generale il percuotersi ]a testa

con ambo le mani (insieme al percuotersi il pet ro o altra parte del

corpo) costituisce la risoluzione sim bolico-rituale delle tentazioni

indiscriminatamente autolesionistiche dei phncttis irrelativo. 11

gesto ampiamente documentato nel materiale archeologico greco

ed egiziano poteva essere eseguir0 sin individualmente che in un 1

ritmo sincronico collettivo, sul tipo della oscillazione ucoraleu dei

l

busti delle lamentatrici di Formi.*' Comc gesto rituale, che deve

cssere reso al morto e che pertanto 2 ripreso daUa coscienza nel

quadro di determinati significati tradizionali cultiiralmente accre.

ditati, il kopetòs (come del resto la stclrnotypia c Ic altre forme del

percuotersi ritmico) p116 avere In valenza di unà forma simbolica

di autosoppressionc e quindi di partccipazionc dcl vivo alla condizione

dcl morto, o anche la valenza di far vcderc al morto I'ampiezza

del cordoglio, in modo clte vedendo si plachi, e placandosi

desista dal vesserc i vivi. Oppure il «far vedere» manifesta una

esibizione resa fli vivi, per ragioni di prestigio sociale o addirjttura

politico, conie 5 certamente il caso del lutto nelle atistocrazie

feudali C nelle monarchie divine, iillorché masse di popolo - e in

particolare di schiavi - vi sono impegnate. D'altra Iiiirte il gesto

tipico tlel koperòs eseguito con ambo le mani si viene articolando

in iino schema mirnico diverso, che accenna a nuove valenze e motivniioni.

In tale schema un solo braccio & portato al capo per eseguire

il kopet0s, mentre l'alrro si distende in avanti, con la palma

della mano rovesciata. Una valenasi ci^ separazione e di sllontanamento

compcte sicuramente a questo ordine mimico del rito neJh

raffigur:izione sepolcrale di Civitella San Paolo," dove accanto ad

un gladiatore in atteggiamento agonistico appare una lamentatrice

che porta la mano al capo violentemente vol~ato come per evitare

una vista orrenda, mentre davanti a sé distende con energia l'atra

mano a palma aperta, in atto di difesa e di allontanamento.

'9 Pcr il percuotersi la testa si veda At!. fig. del pianto, nn. 18, 31, 42, 44-49. Per la sin.

cronia dei movimenti nelle Iarnentatria di Fonni, ibid., n. 6f.

ibid., n. 56.

C-,diatore e larnentatrice sono dunque impegnati, ciascuno a suo

do, a combattere un agone contro In morte, il gladiatore con

le . ,.mi, la larnentatrice col vibrante gesto aporropaico. La valenaa

'l

di questo modello mimico dell'esiensione del braccio

3 P Iilma rovesciata sembra confermata tlal fatto che nel registro

i~dore di un lutroforo attico raffigurante unaprothesis con Iamen-

,,,ione il gcsto è eseguito da cavalieri armati di lan~e,(~l il che è

Jn rnetrersi in rapporto con le parole di Adrasto nelle Suppliti euripjdec:


valenza di rapporto e di saluto è da attribuirsi all'estensione del 1

cio dei due personaggi che nell'affresco della parete di fondc

la Tomba degli Àiiguri a Tarquinia stanno ai lati di ur ia port a chiu.

sa raffigurante l'entrata alla dimora del morto o I'acct 2SSO al1 ade:^

2, fame 4

Non rientra nell'economia del presente lavoro un'analisi l iarti.

colareggiata dei nessi mitico-rituali che dànno orizzonte alla crisi

del cordoglio nelle civiltà religiose del mondo antico: sarh t uttavia

oplwrtuno sottolineare il (atto clic non soltanto il lamento. Eune.

Lrc ma l'intero periodo di lutto assolve nel mondo antico al compito

tecnico di riplasmare ciilturalmente i rischi connessi alla p :rdita

della presenza davanti aII'cvento luttuoso. Tali rischi sono l'a ssenza

e la scarica convulsiva, l'ebetudine stuporosa, il fiirore dis :trutrivo,

il planctzis, I'anoressia, la bulimia, I'erotismo, il ritorno irrelativo

del morto come rappresentazione ossessiva o come ir

gine allucinatoria, l'amnesia della situazione luttiiosa c le

inautenticith esistenziali che l'accompagnano, il delirio di i

zione dell'evento: ora si potrebbe dimostrare che gli aiiticl~i ri ituali

funerari dispiegantisi nel periodo di lutto costituiscono dci si: ;temi

prc-

tecnici per Ironteggiarc cliiesci rischi di crisi c per aiutare la

senza a oltrcpassare ncl vnlorc l'evento luttiioso in cliianto

Il lamento funebre è appena iin moiticnco di tdi sistcmi te(

il suo compito it soprat tiitto qricllo cli riprendere il planctus

restituire orizzonte a1 discorso. Ma in qiiei viventi organism i tecnici

che sono gli antichi rituali luncrari si ritrovano apparec chinture

destinate a Trattare e n risolvcrc altri rischi di crisi. Ci lii miteremo

qui ad indicare sommariamente in che modo ciò aweng ,a per

i rischi del furore, dell'crotismo C della fame. Questi rischi sono

da interpretarsi, come vedemmo, quali sintomi del crollo della

potenza formale della presenza, che si avvia a restare senza margine

di esistenza rispetto all'evento luttuoso: più precisarne] nre il

compito del trascendimento precipita dal piano legittimo del d ispiegamento

della potenza formale a quello illegittimo

b7 Ibid., n. 54.

della mera adialettica vitalità, onde in luogo del trascendimento si

hanno vani e irrisolventi conati di cieco recupero ovvero diaboliche

di ciò che dovrebbe essere superamento, appropriazione

e interiorizzazione ideali.(tn Ors i rituali funerari dei mondo

,nti~~ riprendono queste morbose tentazioni della crisi e la sottopongono

ad un trattamento di reintegrazione culrurale, combattendo

l'usurpaaione irrisolvente della mera adialettica vitalità e

alla potenza formale della presenza la sovranith chc le

II iurore trova orizzontc nell'ordine rituale della vendetta,

del sacrificio di vittime umane o animali, dell'agonisrno; l'erotismo

nell'ordine rinisle dci giuochi lascivi e delle esibizioni oscene;

la deca bulimia nell'orcliiic rituale del banchetto funebre. D'altra

parte attraverso il rito ed il correlativo orizxontc mitico viene rigiiadagnato,

a vari livelli di autonomia e di consapevolezza, il mondo

dei valori e lo stesso morto come «valore». Esaminiamo nell'essenziale

queste tre diverse risoliitioni culturali.

L'esempio più illustre di risoliizione cul~iirale del furore per una

morte è naturalmen~c il X6XaS di 12chille pcr la morte di Patroclo.

Questo x6Xo; non trova orizzontc soltanto nell'isrituto delln veridetta

mediatore di una impresa croicw, ma anchc ncll~ sxra ecatombe

sul rogo di I'ntroclo, compiiita da Acliillc epcrvnso rl:i furore»

per la morte dell'arnico (aibcv xiupavòto ~oXo19cI:


Patr~clo,~~ fu anche il primo a riconoscete questo rapporto

furore di Achille durante la vendetta e il furore col quale uc

e animali sono immolati dall'eroe sul rogo: tralasciò però i''

noscere che anche gli agoni davanti al sepolcro rappresenranc

rima più mediata risoluzione culturale di quel ~bhos original

insidia l'eroe in crisi per l'evento luttuoso. Del resto che

v1 sia

un nesso fra i sacrilici umani funerari e gli hyGvr< Éxrr&cp~or è confermato

da quanto dice Servio a proposito degli agoni gla, diatopi

romani: «Sane mos erat in sepulcr~ viromm fortium captivos

qriod poscquam crudele 17isum est, placuit gladiatores ante se

dimicare»." k qui da osservare che sussiste un nesso Tra il i

cio funerario cruento e la lamentatrice che si graffia a sang

ue le

guance, poiché in entrambi i casi il furorc si risolvc in uno sp argimento

di sangue che dovrà placare il morto e legarlo moralmer lte al

vivo: emulieres in exequiis et luctu ideo solitas ora lacerare ut sanguine

ostenso inferis satisfaciant, qiiare institurum est ut apu d sepulcra

victimae ~aedantur».~"roprio sulla base di qucsti I

possiamo riconosccrc jl motivo di vero dcll'interpretazionc che ber-

trude Thausing hu dato c1ella Inrncntazione lunebrc egiziana C

di un rito agonistico con vulcnza di autosacrilicio: la lamenta t rice

I

compireblx: cioC iiriri concenrrazionc agonisticn di forze, assur nendo

su di sé Ic maligniti che minacciano il inorto, al fine rli dcb elIarIe

e di agevolare ai morto I'nccesso all'al di là.75 11 gih ricordat o bassorilicvo

rli Civitella San Paolo, dove una lamcntatricc appari C associata

ad m gladiatore, è forse da interidere in rliicsto quac

Come la vetidetta, il sacrificio cniento c I'agone dinno ori; monte

. i

al furore, così esibizioni oscene e giuncl~ì lascivi clhrino orizzo nte ai-

I'erotismo irrelacivo. In generale su questo punto la docun ilentazionc

antica è relativamente povera: in compenso gli indic, i folk-

1.:

lorici sono numerosi ed eloquenti. GiU vedemmo a proposi

funerali di Lazzaro Boia il siiccedersi di giuochi e di buff(

a carattere lasci~o.~' Residui del genere in epoca cristiana

Rohde, P&e, p. 19.

" Serv., Vetg. Aen. 10. 519.

" Varro, ap. Sm. Ani. 3, 6;. Per gli ngoni rituali funerari cl~ vedere cr Kcnlcncyc

Wiss. n, vol. I , p. 84r (Reisch); L. Maìten, Lpichspieb urid To/erikuU, Ror

300 sgg. (1923-24).

" G. 'Ihausing, op. cit., pp. 29 sg.

76 Cfr. sopra, pp. 157 sgg.

6 LAMENTO FUNEBRE ANTICO

gnarono costantemente l'opera incivilitrice ddia Chiesa. Per citare

$010 qualche esempio, nel sinodo di Londra del I 34 2, canone dccimo,

si parla di fornicazioni commesse durante le veglie funebri,"

nel sinodo di Praga del 1366, C 'anone sc xondo, si fa cenno ad atti

di deboscia che avrebbero avu ito luogc nella stessa occasioneJ6 e

. *

in un codice penitenziale boemo e detto che nel prònao della chiesa

gli uomini erano soliti eseguire durante i funerali scherzi equivoci

al fine di indurre al riso i colpiti da lutto.i9 Gli attuali non irtilevanti

relitti folklorici e i dati ricavabili dai canoni sinodali ci consentono

dunque di co ncludere , già di I ie nei ft inerali del

mondo antico l'erotisr no dove va costi ruire uni le manife-

. ....A,.-n*

stazione. Nell'inno psciiuuulciico a Uemetra ia dea, in cordoglio

per 1s perdila di Kore

di Celeo, senza occuparsi

di alcuno né con parole

:a sorridere, rifiutando cibo

e bevanda, stniggendoal p~ brama della figlia perduta. MB ecco

che Iarnbe, l'ancella


merecrici che aarmis certabant giadiatoriis atquc pugi sabant

significato tecnico dell'erotismo è vario: nell'episodio di Iambe ..

bra evidente che debba trattarsi di un semplice espediente

presso i quali un prossimo parente del morto distribuisce

" presenti determinate parti del cadavere affinché mangiandone

leniscano il loro cordogliobi Qui l'impulso

ancclla d{diligente e pratica» onde sbloccare I'inazione me1

lica della dea. Analogamente le buffonerie dei funerali di La

Boia utilizzano l'irrdativo erotismo della crisi in forme di tra

mento e di distrazione, che valgono come piacevole e ordinato

pero dei vivi. Ma gli orizzonti culturali in cui viene ripreso il

,,crofagico della crisi trova orizzonte in un certo ordine miticoriruale

per mezzo del quale si riapre ad esperienze di comunione

, di riappropriazione ideali: 1 .o stornac co come sepolcro media quellfuccidere

i morri in noi che è il coml pito del l a\~oro del cordoglio.

11 vohlard ha messo in evidc inza con ne nelle l civiltà primitive che

impulso sessuale possono partecipare a più mediate motiva;


nuazioni dei banchetto funebre, quali che siano i valori che me.

diano, sono sempre da interpretare - in quanto rito del baochet-

-

tare durante i funerali - come risoluzione tecnica di un rischi,

crisi che si manifesta neUa cieca hulimia e neII'impulso di «rr

giare il morto*. Se ci volgiamo ora al materiale folklorico euro

troviamo una sorprendente conferma di questa interprctazion

determinate espressioni linguistiche popolari che stabiliscono

equivalenza fra banchetto funebre e .«bere» o ((mangiare* i m<

Per fornire solo qualche esempio, il banchetto funebre era ii

cato con den 1Òtc.n vertrinken presso i tedeschi dei Sudeti, con

Vestorbenen uertnnken presso i Bavaresi e con Toten einduya

nelllAlto Palatinato (daichdeln dal gotico ciazillrs = banchetto) i 111

particolare gli abitanti di Zurigo erano chiamati Totmfi~sser o Ta Vcnruinker

a cagione dei loro imponenti banchetli luncbri. A qu, este

csprcssioni la riscontro l'italiano vmangi:ire i morti D, con lo stc-,,

significato. Vi sono inoltre frasi C modi di dire in cui il seppellire

il morto 6 indicato con cspressioni come jernandcn verhinkeu

(Ravieral, onclc chiccicrc pcr esempio Wci~n humtn'n vcrtrunken?

cq~iivalr M cliicdcre qiiando il tale C stato s ;cppellitc 7."' Sulla t

di alcunc indicazioni lessic:ili il Iiankc ritie nc chc c ~iiesti moc

dire sigliiiicano in gcncrale «mangiare C bere :i spese del mori

in conforn-iith dell'idenlogia che il morto stesso, aiic Or3 pT[ )P

rio dei suoi beni pcr ~iitto il periodo dcl Iiitto, de vc sop P(

h--le

spese del banchetto." Ma questa intcrptetazionc iupprc

solo una particolare valenza che, in ambien~e indoeiiropeo, v iene

mediata dal rito del bniichetto funebre: in teiilth il «bere,> o «n nangiare»

i morti corile ciesignazione del banchetto funebre costi ituisce

una sorta di lapsus che dociirncnta il rischio di cui il bsnch

funebre, con tutti i suoi significati ammessi e coscienri, rap

senta la reintegrazione culturale. Nelle civilth religiose del mo

antico non vi è traccia di necrofagia rituale, e il banchetto h

bre vi appare soltanto nella forma trasposta del pasto di cibi

nei o vegetali. L'ordine cerealicolo dell'agricoltura con aratro

ragione di tutte le forme di cannibalismo, e quindi anche

necrofagia rituale. Di questo grande evento della storia cultu

la tradizione ha serbato memoria, come appare nella famosa

razione del mito di Osiride resa da Diodoro Sicu1-

Ibid., p. 221.

Ranke, op. ci:., p. 102 C n. 2.

l

osiride soppresse innanzimtto il costume di mangiare carne umana dopo

che Iside scoprì grano e orzo (queste piante crescevano cioè allo stato sclvaggi~

fra Ic altre piante, senza che gli uomini le conoscessero): e uoich6

osiride trovò modo cfi trattare qucsri frutti, tutti di buon ituarono

ad un alrro tipo di alimentazione, rrovando gradevolt I cibo

, ritenendo meglio abbandonare quel costume disumaiio."'

Owiamc me alla )ne antica manca il senso storico per

,iconoscere t alle fori li di antropofagia, e in particolare alla

necroEagia Luneraria, un quaisiasi valore culturale. Tuttavia il nuovo

&OS che consentl i i pass& onomia < la, e rese ina-

I " I

I

[l

)

doperabili le tecnicl IC antro] e, non sf enso assoluto

I - t

l'ingresso dell'etbos umano nel monao, poicne anctie le civil~i che

praticarono il cannibalismo lottarono a loro modo per un orizzonte

umano, per quanto molto pii] angusto di quello chc Ie civiltà religiose

del mondo antico seppero dischiudere. D'altra partc il nuovo

éth os che bandi il c:innihalismo rituale fu piir sempre tecnicamente

l1 I' l

iml xgnnto a cnmbattcre le tentazioni della crisi, e il banclietto funebrc

:, ancorché trasposto a cibi non umani, cot~tiiiuò ad assolvere

il suo compito fondamentale di abbassare a strumento del valore

gli irrisolvent-i conati dclln adialcttica vitaliti, e cli ridischiutlere

alla risppropriazione ideale lo scacco della ingestione alimentare.

Appunto per questo il banchetto funebre conserva nei ritud' , I f unerari

del mondo antico un posto molto importante, soprattutto come

epilogo del periodo di lutto, quando ciot valeva come testimonianza

di un'ultima definitiva interiorizzazione ideale del morto e come

ristabilimento del diritto dei vivi.')>

I

' I

4. Una i; rione di K. Meu

rari avrebbero a fondamento determinate reazioni spontanee e na-

turali all'evento luttuoso, che soltanto in un secondo momento

- cioè diventando costume e rito - trovano la loro giustificazione

in motivazioni finalistiche diverse?' Cosi per esempio il furore

Diod. Sic. I, 14.

93

Ranke, op. cit., passim.

8(

K. Meuli, Grìechiscbe Dp/Mbr,i;~che; in a PhyUohLe fur Petcr von der Muhll (Rasilca

I9q6) pp. r 8g egg. C tr. EnMehunf und Sinn h Tmumittm, Schweiz. Ah. V6lkskunde, vol. 43,

(1946).


% Ranke, op. cit., p. 202 e n. 2.

IL, LAMENTO FUNEBRE ANTICO 2 09

distruttivo è una di queste reazioni: esso costituirebbe, secol

luttuoso si tramuta in soppressione materiaIe, i11 annientamento

il Meuli, uno sfogo «senza senso e senza misura» per il torto pai

dal sopravvissuto, onde nasce un impulso di vendetta indiffer cnziatamente

rivolta verso l'esterno (o anche un impulso autodisti mtde~'ordine

esistenziale. Ci8 significa che l'efficacia plasmatrice in

senso culturale non può mai spettare al sintomo inorboso, HP rischio

di non esserci, ma proprio ; ;ferii di risoluzioni finalistiche

tivo), un voler annientare quanto sembri che usurpi il diritto alla che il b'ieuii non mostre d i intend ere nel suo proprio carattere.

-.

r

vita e all'csistenza, come grida re Lear davanti al cadavere di C

~ oil n furore è «datore di torma», ma la vendetta o il sacrificio

del ia: «No, no, non I piì~ vita! Perchi : un canc :, un cav

o l'agonismo in quanto istituti; non I'erotismo, ma lo spettacolo

del hono ai ita, C tii neanchl e un sol fio di es

1

C:,",, , .. laccivo, la bultoneria tradizionale, il racconto malizioso; non la

,

sostiene cne quesro sarebbe il asigniticaw ~ zi~~nar~o,~ - uL, aaLii

fame, ma il banchetto funebre; e, infine, non il plancttts irrclativo

funerari act :ornpagn iati dal violento a innientai mento di . ciò ch e vi

ma il Iamento Iiinehre. L'ordine initico-rituale dei funerali hfi il

sacrificato: nel sacr dici0 in quanto rito e cc Jstume a Iliorar '0

, . - - ....-. .-:.'.

. F ,

fi n e t e C n i C o cii riprendere i rischi della crisi e di mediare #li

6 ---n P..nat"l

cielle molivazioni secondarie r derivaLc. ? h LJIU u L I ~ JU~~LLD~IZICJ~~,

~ ~ ~ u

altri €i n i C u l t LI r a I i che la crisi riscliia tli cornpromcltcre. Senza

nc' Ile

one oiig inariiimc inte spo ntanea 3 naturale del dubbio può accadere clic la tecnica funcraria perda la sua funzione

Iii r .ore si d:

n arizzoi ]te finali stico. Q. ucste mt: &azioni pos. di ripresa e di merliazionc dei vrilori, e degeneri in stercotipie mor-

- . .-

: .i: ...-.. , -e., 1-

sc)no CSSCI'C ulvcrsc: per csempio si L~~>LI H~UJIIU IL appareere--- IGLILC ' bo: se. Qui pctb lo storico non Iia pii1 n~illii da dire: poiché il s~io

dc 3 perche sono cc ,ntagi:itc dalla m crc11é si: I riaf-

C01 npito rc~ndamcnt~le resta scniptc qucllo di illustrare la lottn

fcl diritto ci i proprii :ti dcl cadavcrr vivcntc o perchi i deb- dr: immarica con la quale sull'steleologico patire si innalza il regno

L - . -.

1:. * m-. s

%

bono morire col inorro per passare i-icll'nl di c: dire cornr. I.--:

I .

L

dei fini della umana civilti.

di uso C di consiiiiio, o lx :~ninrc con un'of '[erta t ota

Di questo innalzarsi rende tcstii a una fa imosa su iccesperché

vaste clistriizioni C cli U coiilcriscono p1 rcs tigic ) so(

sione di episodi relativa al cordoglio ci1 nc,,,,,, .L;jl* h.-.

t Ia mor

f..'.A#-A

-te di

.I 111-

ai fi1ncr:ili. MA quiili clie siano qiicscc motivazioni, il iululc dist

Patroclo.

SCC,

tivo come reazione primordiale all'evcnto ILI~~I~C~SO costit~~i

secondo il Meuli, il quorxSv che sta a base del v6poc, ci addirit tiira

cnn.

,,V11

l'elemento plasmatore (l.'oqeher) del costume irrigiditosi in I

5. Lo scudo di Achille

venzione e in obbligo rituali. Pertanto se vogliamo comprenr dere

i vari comportamenti degli antichi rituah funerari dolbi~mo inn

anzi Tra i pezzi dell'armatura che Efe: sto apprl

inIta

esta per Achille ve ne

riitto emetterci sulle tracce tlclls vivente espcrienza di cui iina \

è uno, lo scudo, sii cui si ì. particolarmente esercitata l'arte del

Fu espressione, e clie può scmpre rifarsi attuale, per quanto

fabbro divino. Si tratta di una grandiosa rnlfig~irszione ~Icll'ormento

ed esperienza solo raramente saranno abbastanza in1

dine naturale e culturale circoscritto da Oceano. La prima sccna,

da riempire 1a [orma tl-ailizion:~~izzara con un empito di vita

possente da far apparire tale forma come naturale adeguata esI

al centro dello scudo, raffigura ['ordine della naiuril, la terra il rn:irr

il cielo, e nel cielo il sole che mai si snnca di compiere il suo giro,

sione di un sentimento»." Quest'interpretazione del Medi

C la luna piena, e le Pleidi, le Iadi, e la potenza di Orione e I'Orsa

verità in parte superficiale e in parte oscura c contraddittorj

furore del cordoglio (come I'erotismo o la fame) è soltanto un

che mai non tramonta: cioè il cosmo come rtahile permanenza o

eterno ritorno. Le scene successive, dal cen rro alla periferia

tomo morboso: per il crollo degli orizzonti formali della pres

bello scucio, sono [lestinate nll'ordinc culturale in quanto misurato

e per lo scacco dcl trascendimcnro l'ideale supcramentn Aell'ev

'"~rvento umano: innanzi tutto l'ordine cittadino deI mstrimo-

'Lio della giustizia, la giierra e le sue astlizie, r poi I1ordiiie agricolo

dei campi coltivati nei momenti decisivi dcii'aratura, delia


mietitura e della vendemmia, la domesticazione degli animali

caccia alle fiere che minacciano gli armenti, e infine un lU

ai

ristoro e di riposo in un accogliente scenario pastorale ed ritmQ

di una danza eseguita da giovinetti e da giovinette nel quadro di

una fe~ta.9~

mi! sura dell, n vita e dell'opera appaiono infine circoscritte daU:

rer ite Oceai no, che accompagnando il giro estremo dello scudo

-1- -l:--- sin~uu~ic~riitnte il conlii-ie del regno delle tenebre e delle or

Tutte queste scene inondate di luce e governate ~ i i

il ri~isterioso accesso al regno dei I

I1 significato di questa dcscrizio )le

dell'Jliade ed il criterio di scelta nell'ordine e nella uuarii.à -_,,L

i - ----scene

descritte hanno costituito, com'è noto, iin pr o blem: I tradizionale

dcll'cscgesi omcrica. Infatti sin dai tempi di ; Zenodc I ~ non O

- 1-

si riusciva a vedcre il rapporto organico dell'episodio Luli . . -.. - narrazione

epica ), per esempio, chc la sequenza av esse un ralore

puramente decorati! rro, senza rapporto n6 con l'uso del lo scudo come

. I I

.-.-...A- A:

arma, ne con coiui clie lo doveva portare: da questo ~ULILV UI vista

fippnrivano piì~ giirstilioabili la clescrizionc csiodca dello scudo di

Eriicle, rihccanic di immagini tcrrorizzan~i atte a sgomentare l'avversario,

o la descrizione clello scudo di AchilIe in Luripide, Elei-

Lru, 457, nnch'esso figurato in modo da terrorizzare Ettore. D'altra

parte fu osservato che neUa sequenza di scene relative all'ordine

civilc mancavano la navigazione e il commercio e in generale Ie

tnanifestazioni del culto teso agli d&i. Un'altsa quistione tradizionale

era sc Omero nella sua descrizione avesse avuto davanti a se

uno scudo reale, oppure se avesse lavorato di fantasia. L'impostazione

giusta fu però data dallo Helbig che insistette sulla coerenza

estetica deUa descrizione, e quindi sul valore relativamente secondario

e subordinato di tutte le altre quistioni tradizionali."' Nel

quadro di questa impostazione dello Helbig, e approfondendo un

giudizio gih espresso dal Lessing nel suo Loocoonte (le scene raffigurate

suilo scudo come Inbegriff von aZks was in der Welt vorgehd,

lo Schadewalt ha messo in rilievo come Omero ral ?ti L'or.

l!. 18, 468 sgg.

" W. Htlbig, Das homnircbe Epos ms den Denkmaìem erkiutm (Lipsia, 2' ~ 1 I . 8771

395 sgg. Cfr. G. Lippld, Giecbischen Schilde, in ~Miincher ardnologische Studien dem

ken Adolf Furtu~hglers gewidmct 0 (Monaco I 909). La tesi del rndello reale e cui si ssebbe

informata la descrizione omericn si ritrova ancora in W. Rcidid, Hom&cbe Wojfen (Vieflex

za ed. 1901) p. 146.

~ N T FUNEBRE O ANTICO 111

11. LA

dine della natura secondo la fondamentale intuizione unitaria di

ciò che nella natura già è inserito nell'ordine della civiltà: sole e

i grandi notificatori del tempo, le stelle valgo110 comc

lune

per il pellegrino e per il marinaio, Odisseo viaggia verso l'ociidente

mantenendo alla sua destra I' Or sa maggiore quale iniallibile

segno del Nord, e infine tra l'apparizione e 13 scomparsa delle

*leia&, delle Iadi e di Orione il contadino esiodeo ripartiste i lavori

Appunto per questa pregnante risonanan umana e civile

le immagini in cui Omcro ferma ['ordine della natura vanno molto

al di la di una semplice arbitraria scelta di fenomeni naturali, ed

assurgono al valore di scelta poetica. Analogametite lo Schadewalt

interpreta le immagini ornetiche relative all'ordine civile comc gui*

date daUa fondamentale intuizione di un trionfo della misura della

umana che si solleva sulle condizioni mersmentc naliirali. e

giustifica questa serena fantasia come aiin momcnto di riposo nel

ritmo incalzante degli avvenimenti», e più precisamente come uno

scenario che solleva il nostro sguardo fuor dei limiti di una situazione

opprimente (il corcloglio di AchiIle), dirigendo10 verso l'ampiezza

di un mondo «wo nur die Tat einen Weg bahnen kann

Tuttavia proprio qui si avverte il limite dell'intcrpretazione dello

Schadewalt, poichd resta ancora non sufficientemente chiarito i1

rapporto della descrizione dello scudo con l'episodio immediatsmente

successivo di Teti che reca ad Achille le armi spptestate

da Efesto, e di Achille che dopo aver contemplato i cl~laidala si ridischiude

al suo destino eroi~o."~ Teti trova il figlio riverso a rerra,

abbracciato al cadavere di Patroclo, in un nuovo accesso senza orizzonte.

Ora è appunto la contemplazione dei doidnld di Elesta che

media il passaggio decisivo di Achille dda crisi irrisolvente all'ordine

dell'impresa eroica vendicatrice. Alla vista del dono splendente

ritorna nel petto dcll'eroc l'onda del choios, che poi si srempera

neIla gioia della cotitemplaxione, maturando infinc nella

decisione che riapre il ritmo del destino umano: N ~v tl'fi-cot pdv iyo

9wpiSoErat.

Per quanto il poeta non lo dica esplicitamente, ciò che risolve

in questo momento decisivo la crisi di Achille non è soltanto I'ov-

W. Schadewalt, Von Homm Welf und Werk (Stoccarda 1944) pp. 352 sgg.

94 Il. 19, I sgg.


vio richiamo al destino eroico evocato da cosi pert inente d

divino, ma anche la contemplazione delle scene rappre sentatc 5s . .. . ..

scudo, e cioè la figuraione deli'ordine della vi ta e deU: 3 civiltà (

il mondo delle ombre che Oceano separa. L ,a figura. zione mi

che Achille contempla evoca dunque in adatti r irnmag: ini di rip

- -.

il cc )mpito C le1 superamcnto della crisi, la meta della ticonquista

dei valori, il mondo della cultura intercalato fra l'ordine naturale

e la corrente b Oceano. Qui viene esibito alla vista tino scenario che

scioglie Achille dallo sterile abbraccio col cacl~vcrc di Patroclo,

proprio come nell'episodio cli lambe narrato nell'inno pseudome.

rico a Demetta un'altra esibizione risoneva la dca dolente dalla

sua inaxione melancolica: solo che mentre il gesto di Tsinbe si ispira

ad un simbolismo scssuale iiiolto clementarc, siillo sciido illustrato

dal fabbro divino il compito della ripresa si articola in cliiare figure,

che mediano visibilmente iìlti valori.

Non si tratta qriincli soltanto di una ap:iusa di riposo» che d, ovrl

operare sulla faritasiii del lct tore, indirizxanclo il suo sguardo v erso

l'ampiezza ordinata di iin mondo in cui 1':ixirinc umana pub an cara

ridischiudersi dopo che gli eventi angosciosi hanno toccato il loro

vertice: la qualith e l'ordine delle scene raffigurate siillo scudo t rovano

la loro coerenza di luminosità e di vita nella funzione cile

dovranno assolvere su Achille irretito nella crisi del cordoglio. Noi

comprendiamo ora meglio, nella più vasta unità estetica dei due

episodi, perché nella sequenza delle scene domina la misura di una

vita civilmente ordinata e di una natura che si piega a ques t'ordine:

noi comprendiamo ora meglio perché la morte vi appr iia o

ricaccinta al di 18 clell'orizzonte di Oceano o ricompresa e ri!

nell'qon umano. In questo quacl ro acquista nuovo significa

scena dcll'e~qon della vendemmia, in cui l'esperienza della ni

sipp:irc risolta nella vigna luminosa in cui risuona il «caro 1

fra schiere di giovinetti e di giovinette che corrono recando pa

colmi dcl dolce frutto, la mente occupata da tcncri pensieri: il «

lino» che qui, iri questa scena in ciii la morte appare cultiirdm ente

controllata nel raccolto del prezioso bene vegetale, stempera 1: a sua

drarnmaricità di antico lamento funebre agrario nella dolce m lestizia

di unii tenue voce giovanile, cui fn eco il clamoroso ritorl

cli coloro che pigiano n tempo l'iiva nel tino. Contemplando

st'ordine essenzialinerite laico delllopera civile Achille roml

irrisolvenza della crisi e si awia alla reintegrazione: tuttavia affinché

i~ piano di reintegrazione dischiusosi ai suoi occhi sia poi effettivamente

attuato, Achille dovrà percorrere per intero le vie degli

obblighi rimali, dda vendetta al sacrificio, dagli agoni al banchetto,

empiendo in tal modo quanto è tecnicamente necessario per I'effettiva

risoluzione della crisi, cioè I'allontanamento nelllAde di

patroclo morto e al tempo scesso la riappropriazione dell'ainico

nelI'eth~~ di una benefica memoria interiore e nella riconqiiis ta del

rto dei vivi. In quest'ordine rituale dominato dall'orizzonte

ico deI cadavere vivente da avviare verso il mondo dei morti

I risolvere in valore per i vivi trova posto anche la ritualizzazione

del planctus e la lamentazione funebre.


6.

La messe del doIore

I. Morte, lavoro e cultura

Se volessimo definire l'umana clvilth nel gjro di una espressii

pregnante potremmo dire che essa t la potenza formale di far r

sare nel valore ciò che in natura corre verso la morte: è infatti

qiiesta porcnza l'orinale che I'uomo si costituisce come proci iratore

di morte nel seno stesso del morire naturale, imbrigliandc ) in

una regola culturale del passare quanto passa senza t contro l'uoi no.

Il lamento funebre destinato alla morte di individui storici, cc I me

del resto i rituali funerari nel loro corriplesso, rnettono in op tera

determinate tecniche per oltrepassare I'evento luttuoso C per F )rocurare

al defunto quella seconda morte culturale che veridica lo

scandalo della morte naturale: tuttavia se I'uomo non avesse avuto

dsllii morte che l'esperienza della linitezza fisica della vita iimana,

non avrebbe mai potuto darsi il coraggio civile di oltrcpass

I'evento lutiuoso, e sarebbe rimasto abbracciato a ciò che no

più, come Achille al cadavere di l'atroclo prima di contempl

i ilaiduhi di Elesto: iiifa~ti sarebbe mancato al soprtivvissuto F roprio

ciò che quei daidala rivelarono ad Achiiie, e cioè la mis ura

di un pssil~ile fare umano cdturalinente efficace. Un vecchio ca nto

Dinca lamenta che mentre il sole sorge, passa e tuttavia ritorna,

e così pure la luna, soltanto l'uomo nasce, passa e non ritorna più.

Questo contrasto, a meno che non trovi la sua catarsi nel canto,

è come tale destinato a restare senza soluzione, fra un eterno rito

che non ci appartiene affatto ed un passare senza ritorno chi

appartiene anche troppo. li centro citlturalmente risolutivo del C

1

l

Lfi MESSE DEL DOLOKE "5

sta invece in quelle sfere operative in cui si rivela la posibilith

di far passare e tornare la natura secondo la regola umana

del lavoro: qui nascono e maturano le energie inaugurali che rendono

la morte culturalmente accessibile, e qui si costituisce il valido

patrimoniale da cui attingere quando si rnanife~.~a lo scandalo

del morire naturale.

NeUe civiltà religiose del intico il centro clilturale della

esperienza della morte non sca rimi esperienza del sopravvissuto

davanti alla spoglia ddla persona cara, ma C in organico rapporto

con quella vicenda di scomparse e ritorni in ciii I'uomo aveva

effettivamcntc a farsi prociirature di morte secondo una

regola umana, inaugurando efficacemente il distacco clalle condizioni

naturali: ciot la vicenda della scomparsa e del ritorno delle

coltivate. Arare, seminare, veder fiorite, raccogliere e veder

scomparire; questa vicenda dipendeva certo in larga misura da

potenze che sfuggivano al controllo umano, e tuttavia era integrata

in un ordine di lavori agricoli per i quali dipendeva a n C h e dal-

I'uomo. Ora proprio l'urto fra questo parziale controllo umano e

le immense potenze resistenti o avverse ebbe importanza decisiva

nella plasmazione dell'esperienza della morte delle civiltà antiche.

In particolare soprattutto nel momento del raccolto I'uomo antico

in quanto agricoltore apprese il suo destino di procuratore di morte

secondo valore: e qiii di nuovo riecheggiava nei campi il pianto

rituale della passione vegetate, per esempio il kalon linort clclla vendemmia,

secondo lo scenario raffigurato sullo scudo di Achille. «Ahi

Lino, origine della morte (dtpx4 6uv&.cou), ahi ahi, al modo asiatico)):'

la morte violenta di Lino durante iI raccolto introduce In

morte ne1 mondo, la rivela culturalmente agli occhi degli uomini.

Con ciò si dischiude davanti a noi un orcline mitico-rituale che

ridimensiona il pianto rituale in un quadro che sempre più si avvicina

ad una individuazione storiografica precisa. In fondo le tecniche

del lamento ctie abbiamo sinorsi analizzate sembrano, almeno

in parte, accennare a morii non spcciCicainente antichi, poiché si

ritrovano anche Ira i ptirnitivi: infatti anche ai rituali funerari primitivi

appartengono la ritualizzazione del plancttrs e la ricerca di

orizzonte per il discorso. Con l'esperienza di una passione vegetale

' Eur., Or., ,395.


216 CAP1Toro "5ra

e col pianto rituale per questa passione noi ci intcrr

decisamente in un mondo religioso che sempre pib nVece

wlenze individuate, che ebbero luogo nuna sola volta» nella sto- di

ria, e che dànno alla frase «esperienza antica della morte* un sigfi+

ficato non tipologico, ma storiografico. Pertanto se vogliamo idea

tificare ci6 che rli caratteristico r di fondamentaIe appare in

esperienza, e se a questo scopo ci proponiamo di considers

tale

ire i

momenti critici in cili l'uomo antico pati nel modo più interi

so il

rischio del planclirs irrclstivo e fii al tempo stesso impegnato

maggiore energia a riguadagnare la misura della urnana civiltà,

non possiamo limitare la nostra analisi alla sfera del lamento h

bre destinato alla morte di individui storici nel quadro di dete rmi.

nati rituali funerari, ma dobbiamo innanzi tutto volgere I'at tcn.

zione al pianto rituale nel suo nesso con la passiotic vegeta1 c in

occasione cli quell'epitome esistenziale clell'anno agricolo ch

'

nel niondo antico il momento critico del ra

fico lf 14 va

L'esplorazione del nesso fra il momento critico del raccc

l'ideologia dclla passione vegetale e il pianto rituale dcve necc

riamente cominciare con un'indagine sul primo momento dcl ne

il raccoIto come operazione agricola nel regime esistenziale C ICiIC

civiltà mediterranee o che comunque gravitarono culturalmc :nte

verso questo mare. Innanzi tutto si pone il problema della sos tanziaie

diversità fra il raccolto nelle civiltà protoagricole alla zappa e

nelle civilth cerealicole o all'aratro. L'agricoltura primitiva alla zaypa

ha un abitato tropicale (tropico-africana o negra, asiatico sud-

-

orientale, oceaniano o melanesiano-polinesiano, amerincliano), r' 1CCO

di vegetazione e di acqua, con clima calclo e stagioni altern anti

piovosa e asciutta. Nell'agricoltura alla zappa la coltivazione C omprende

escliisjvamente alcuni frutti C tuleri, corile la rnanil

l'igname, 1s palma tin sago, In palma dri cocco, la batata, le m

varietà di taro, la banana, i vari tipi di Fave, il cetriolo, il melc

la zucca bislunga. La coltivazione si effettua mediante la teci

(ondfirnentde del trapianro o rnoltiplicatione vegetativa, cioè p

tando nel terreno un pezzo della pianta (radice, ti~hero, gam

l

l3

DEL DOI.ORF:

quindi ignorando completamente la ~ecnini seminativa. I.P zai)pa

m,

del bastone da scavo dei popoli collettori costitriisce

co

,o srrumento fondamentale di questo tipo primitivo di agricoltura.

è la rotazione di culture, il che comporta come: conseguen-

JP .

Z, la ridotta stabilità sul terreno: dopo alcuni anni di sfnitramento

del suolo, il campo viene abbanclonaro per cercarne uno nuovo. che

,iene preparato mediante incendio, o dirsodamento della macchia,

le ceneri costituendo anche l'unico mezzo di concimaiione cono-

- to. La domesticazione degli :inimaG è limitata al piccolo beme,

come la capra, il iiiaiale. il cane, il gallo, per i quali però

viene esercitato né il pascolo regolare, nC lo stallaggio, ancor

meno il vero e proprio allevamento, con impiego nei lavori agricoli:

& animali domestici, che forniscono sopratt-utto carni per

I'alimentaziorie. vengono Insciati abbarirlonati a loro stessi in prossimit8

del domicilio umz~no, cd è qiicsta l'unica forma di pascolo 1

in uso. Dal p ~~t~to di vista


Che, comportì, una nuova esperienza del ritmo stagi ionale, e

molto più acuto rapporto con la polarità morte-vita, c ;orino in7

nale - risveglio vegetale.' In misura molto inaggiore l'uomo pot

ora controllare la natura, influendo con le regole della sua tecr

più avanzata su una sfera più ampia del «passare» e del storna

naturali: e con l'ampliarsi di questa sfera egli «esisteva D di più, i

si poneva fuori della natura con una più garantita possibiliti

presenza. Tuttavia malgrado questa innegabilmente più alta e,

gia civile che seppero dispiegare i popoli del mondo antico inven tori

dell'agricoltura ccrcalicola c dclla viticolnira, il momento del raccolto

nel ciclo dei lavori agricoli continuava a conrigurarsi - ct )me

già nella precedente agricoltura alla zappa - nel suo :ri

momenio critico per eccellenza, rivelatore dell'urto €t te

del fare umano e la sterminata sfera di ciò che potevs passa1

tornare senza e contro l'uomo. Come nelle civilti protoagric zole

anche nelle civiltà ccrealicole il raccolto chiudeva iin'cpoca C ir iau-

&irava un nuovo corso esistenziale, ma intanto 1asci;iva dav: anti

a sk un vuoto o una scomparsa, un periodo nel qu:ilc il ritorno del

bene vegetale dipendeva ancora largamente da potenze umanamente

non controllabili, come le awercità meteorologic hc, i guasri

arrecati da animali nocivi alle piante coltivate, le incursioni depr

dattici di stranieri, e simili. La precarieth della vita alimentare nei

civilth cerealcole del mondo antico è indirettamente documenta

dalle catastrofiche descrizioni del vuoto vegetale che accompa ,gne

la scomparsa del nume deila vegetazione. Nel lamento pct la sc omparsa

di TamQz si piange sugli orti senza ortaggi, sui campi sc :nZiI

spighe, sui canneti senza canne, sulle foreste senza tamsrischi, s

frutteti senza miele né vino.


I1 momento critico del raccolto h da considerarsi r )n

tezza di ques co regime esistenziale se vogliamo in tenc e1

carattere «critico» che oggi - nel quadro della moaerna ci7 ?ilti

industriale - 6 quasi interamente scomparso, per sop lrawivl er e se

mai in forme molto attenuate nelle campagne delle cosi ddecte -3

. ... aree

arretrate», dove si manifestano taiora alcuni rapporti slmiii a q, 11eUi

che furono dominanti nelI1antica agricoltura cerealicola. Ma ci6

che rispetto agli altri episodi dell'anno agricolo conferisce al rac.

colto il suo carattere di episodio critico per eccellenzs i è una parti.

colarith sulla quale non si è di solito solfermata abb astanz: a l'at-

-l-- .

tenzione. NeIl'cpisodio del raccolto 2 proprio I'uon~o cne, con un

atto dccisivo e irreversibile, e al tempo stesso econoniicamc m e

necessario, si fa lui sresso procuratore di morte della pianta CI oltiv:it;i,

avviandola alla consumazione c inauglirando così il nu IOVO

ciclo esisretizialc da 1 rc. Nel C sso della ra dei cerenIj

& proprio I'iiomo ch, e nel mc ,do più > ;ensi bile ante - il gc-

,. l

F.CCP,*I.7 -

sto inesorabile della taicc ~ L J J U L A ~ - cancella dall'esistcnza l'alimento

fonda e si pone davanti ad un protratto vuoto v egetale

e all'incc li un problematico ritorno del bene soppre :sso.

U rac~olto p01ic iri ~5sc1-e C rnanifcsta, riioIto piìi dcll'arrit~ira o C lella

semi inn e clep :li altri lavori agricoli, la rcgoln culturele di Lin mc

gova :rnato d: nllluoino: ilia proprio per questo rivela altresì la

minata porensn tli ciò chc, nel morire culturale, resta non um:

intrinsecamc mte estr 'ilnC0 C ( :icco. La siccità che brucia i racc

e le erbe clei p:iscoli, le piogg e fuor di misura e di tempo, il tal

1.

sciogliersi deiie nevi sui monti e il rovinoso ingrossarsi dei fi UII..

(come nel caso dell'ambiente siro-palestinese), il ritardo o 1'2 inticipo

delle piene pcriodiche (come nel caso dell'ambiente egizia no),

.-+in

ie incursioni depreclatrici di stranieri, i danni arrecati da bt :SLkL

n6cive ail'agricoltura: questa è la sfera di funeste possibiliti non

umane che ftonteggia l'operazione agricola del raccolto in qur anto

vertice e compimento di una regola umana della morte. L'im poi -- -

tanza ierogenetics del raccolto per entro le civiltà cerealicole : del

mondo antico sta dunque nel fatto che esso rappresenta, nelle cir- . q1 -

coscanze date, una sporgenza per eccellenza della storicità de

condizione umana, un momento in cui si manifesta con

lare evidenza l'urto fra la c~iltiira come procuratrice di morte

o stesso del cieco divenire natiirale e il dispiegarsi di quella

sefl

tenza disumana di morte che è la natura senza lume di vita cul-

P

3, Osservazioni metodologiche

1 nesso fra raccolto, passione vegetale e pianto rituale sarl qui

esaminato assumendo come prevalente punto di riferimento la mie-

tjma dei cereali, la vendemmia ed il raccolto del lino. Questa scelta

,

pest'ordine non sono arbitrari, ma dettati per così dire dalle

cose stesse, poiché nel mondo antico mietitura e vendemmia, e

anche il raccolto del lino, costituiscono momenti altamente pte-

gnanti di significato economico per la vita individuale e collettiva,

al tempo stesso occasioni di importanza decisiva per la genesi

della ideologia dei x&th rWv xapzov come esperienza religiosa. Del

resto la coscienza culturale del mondo antico riconobbe esplicita-

mente nei cereali e nella vite i simboli dell'ordine alimentare di-

schiuso dall'agricoltura, e quasi il principio e la condizione del viver

civile del suo complesso. Non a caso mietitura e vendemmia appaio-

no tra le figurazioni dell'ordine naturale e civile rappresentate sullo

scudo di Achille, al che fanno eco i versi delle Geoqiche:

Libcr et iilma Ceres, vestro si munere tellus

Chaoniam pingui glandern mutavit arista,

poculaque intentis Acheloi~ muravit uvis."

Senz a dubbi~ ) anche a Itri lavoi ri dell'an do (arati xa, semi ina,

pota tura deU a vite) C ) determ iinate or L necessz irie per tra-

~fnrn . . l:,,,*,

-... .-:-- /-

---&mire la piaiiLa ili ailiirciiru o in bent alLriiliciiLi cwiluiirlcu (lilaci-

"re il grano, impastare la farina, cuocere il pane, cardare, filare

e tessere il lino) contribuirono alla formazione della ideologia delle

Passioni vegetali e al correlativo rituale della lamentazione: ma noi

Vi accenneremo solo occasionaImente appunto perché al raccolto

Vetta sotto questo punto di vista una importanza re ponderante

e decisiva. Sul piano più strettamente rnetodologico è da osser-


vare innanzi tutto che una denominazione tipoiogica come q

di «feste stagionali» è del tutto inadeguata per la soluziont

problemi ierogenetici relativi al rapporto Ira raccolto, passioni vegetali

e pianto rituale: tale denominazione infatti pone insieme indi.

scriminatarnen~e tutte le occasioni stagionali, da quelle legate a;

singoli lavori agricoli sino ad una cerimonia così complessa e

di valenze religiose diversissime come piiò essere ad esempio l',

babilonese. L'intento che può esser raggiunto urilizzando qt

denominazione tipologica è la determinazione, ancl i'essa tipologica,

dei recisonulpattern nel mito come nel rito (o adc lirittur ,a neUa

..-:

letteratuta religiosa), cioè nei modelli o schemi cornurii alie

-11

feste

stagionali nel loro complesso: resta però esclusa dalla considerazione

proprio l'istanza ierogeneticn, cioè la ricostriizione del processo

che cla singoli determinati momenti critici ddl'esistenza

viduale e cotlct tiva condiice ai complessi mitico-riciiali delle paz

vegetali c dcl pianto rituale, e si lascia nell'ombra C ncll'ind leter-

, . ,

-m..

minato proprio cih che da questo punto di vista inleressa di ' p"-',

cioè la qualiti dcll'opcrazionc agricola e della pianta coltiva ~ta, il

cariitttrc dclla crisi esistenzinle chc minaccia quell:~ data o perazio~itl,

la lunzione chc rispetto al rischio di crisi assolvono l( : singole

forme ideologiche della passione vcgctalc. I. scrrsonuI pi

non giovnno n spiegate pcrcliC sul tronco di una cleterminata I

rentc situnxione esistenzi:ile ;\C! interesse collettivo (il rnccolto

piancc cconomicnrnerite utili nelle civiitli cereaIicolc del m

antico) si venga innestando iina ideologia clic non soltanto la i

zione non sembra richiedere, ma che addirittura rispctto ac I essa

(ci& rispetto al raccogliere in cjuanto operazione agricola) 1 :ende

a configurarsi come un'inutilc complicazione e come irna siip ersti-

L.

zio sa fanta sticheris I."

Occorre però su ibito dir e che ar

20 giova allo scc

- . - - . . - - - .- . - - .

"..I""., :, l,." DfIae,

ricorso ii un oscurissimo Dcrrticn Lrrs urrcrc ucr 1 ~ucrlze da riv

e da contemplare. Ciò significa che il metodo seguito nellf

sente monografia si distingue nettamente dal metodo che st

base del lavoro dello Jensen sulla visione religiosa delle civilti

toagricole. Lo Jensen ha messo in evidenza come il tema m

" A nostro avviso prnprio qui sta un dei hiti rnccodologici dell'optro di Gaster,

fi MESSE DEL DOLORE 123

jtuale di tali civiltà sia la morte violenta di un nume, evento primordiale

che avrebbe inaugurato nel mondo la morte e la generazione,

e dal quale avrebbero avuto origine le piante alimentari per

del nume ucciso. Lo Jensen però ci presenta la visione

delle civiltà protoagricole come un complesso statico, nato

lutto in una volta e dotato di intrinseca coerenza e necessità nelle

sue parti, e non già come un processo genetico iimanamentc moti-

,faro e dispiegat~tesi cornprensibilrnente da situazioni esistenziali

determinate. Appena in rin punto del suo libro lo Jensen accenna

aUa prospettiva ierogenetica, cioè sill'eilettivo generarsi del tema

delle passioni vegetali da determinate situazioni ci carattere ricorrente

e di interesse pubblico della vita protoagricola:

Molto più difficile - egli dice - P la quistione perché 1s prima morte ahhia

dovuto essere la conseguenza di un assassinio ... Senza voler rispondere esau-

rientemente alla domanda, mi sembra tuttavia opportuno accennare ad un

dato, che si ritrova nel mondo reale ... Che I'uccidere stia cosi in primo piano

in tale visione del mondo ii un fatto che ricondurrei senz'altro all'intcrcssc

per il mondo vegetale ... La pianta veniva continuamente uccisn nclla rac-

colta dei frutti, ed in modo straordinariamente rapido la morte veniva supe-

rata dalla nuova vira. Qui poti. manifestarsi per l'uomo la conoscenza com-

binatoria (die kombinatorirche Erkenntnis) che collegava questo destino con

l'animale, con la pianta, e anche con la luna.17

Senza dubbio P già una preziosa ammissione I'avcr inaicaro, sia

pure in modo sommario e ipotetico, il collegamento fra il mito primordiale

deii'uccisione del nume e «un dato del mondo reale»,

cioè fra raccolto della pianta e passione vegetale nel quadro di un'agricoltura

alla zappa: ciò che però resta da determinare mediante

l'analisi ierogenetica sono Ie chiare motivazioni rrmsne che nelle

civilth pr~toa~ricole conciussero dall'cpisodio del raccolto dla ideologia

della passione vegetale nella forma che di tali civiltà fu propria.

Il raccogliere come operazione agricola, la passione deva pianta

e la violenza recata ad un nume, il mito del niime ucciso nella

"cenda primordiale, I'uccisione del nume come origine deile piante

i nessi che collegarono la passione vegetale con la generazione,

con l'animale e con la luna costituiscono altrettanti momenti

di un processo ierogenerico che occorre percorrete pazien-

li h. E. Jensen, Die religiose WeliLiId einm frriben Kultur (Stoccards r 948) pp. I 69 sg.


temente passo per passo: una risposta ipotetica e som 0 al

rittura I'appello alla conoscenza combinatoria (cioi 2 alla g ~rat

I I

immaginazione) avvolgono nelle tenebre proprio I7elernent

è decisivo per la cotnprensione.

Un'ultima osservazione. Nella presente ricerca I' analisi i<

netica del nesso Tra raccolto - passioni vegetali e pi anto r. iti

limitata - cotiie si è detto - ad alcune forme elem entari d,

sto nesso, cioè a quclle che stanno in immediato r apport o

tic0 con l'operazione agricola del raccogliere e che inauguri- ino in

tal modo un determinato importante filone di sviluppo dell': antica

religiositi agraria. In particolare l'analisi risulta limitata, ncU a prcsente

ricerca, all'orizzonte mitico delI~ pianta coltivata, "Crienza

del raccogliere come colpevolc violenza recnta ad un nu I mc,

al lamento funcbre dopo il raccolto, alla istituzione del cok rone

rituale e degli operatori simbolici, al sacrifii cio di ve ndcrta. al l'mticipazione

mitico-rituale del nuovo raccol to, al criCicio di rinnovamento

c cli rigenerazione.

Il tentativo di rispondere in modo non superficitile al probl cma

dei rapporti genetici clie nel mondo antico legano le passioni v qe-

..&C,.

tali e il pianto rituale all'episodio del raccolto deve innanzi tuttu

fare i conti con la possibiliti di disporre di documenti sufficienti

per la ricostruzione ierogenetica. Si tratterà quindi in primo luogo

di allineare e ordinare i dati documentari superstiti, noil certo con

la pretesa di completezza, ma almeno quanto basti per sa giare

su cli essi il metoclo ricostriittivo annunziato. Ora 6 ci,? oss crvarc

t

A"---

che proprio per ii suo carattere germinale il nesso ira passinnee

riiccol~u appare nclla documentazione antica attestato in modo

molto Iranimcntario, occasionale e indiretto. In particolai re tale

inince

nesso spesso si presenta a noi quando gih il suo gerrne re1

n~eiite produttivo ha dato luogo a processi ierogenctici in fast

zata di sviluppo, sia per il confluire e l'intrecciarsi di altr

/~cr.-'

germinali estranei alla stessa religiosità agricola in senso s

sia per l'eniiclearsi di complessi significati culturali. i Così, p e1 esenipio,

la documentazione antica sul rapporto tra la p assionc

: {i Dio-

C

-:,ne

niso e l'operazione agricola della vendemmia e della prepara?

del vino (spiccare il grappolo dal tralcio, nel t-ino, cu(

il vino per renderlo migliore e pii1 soave) ci è giunta solo per(

MESSE DEL DO1 ORF 229

lo reagonia, I'nntropologia e la soteriolugis drll'orfismo, e quindi

$d un livello ieropenetico che sta molto pib in alto dell'csperienza

JB rr&8q &v xapxGv rivissuta nel corso dei lavori agricoli. Ciò signi-

[ic, che, in generale, ai fini della nostra ricerca i grandi cornplcssi

iniiico-ritriali di Osiride. Adone, Attis, 'l'amùz, Dioniso, Demetra

S.rbnno un valore docurncntario relativamente secondario. poiché

sono giunti a noi si livelli così avanzati di sviluppo, e in un inf,cccio

di valenze religiose cosl ricco di motivi e di temi. da conseniolo

con estrema difficoltà I'indi\idiiazionc dei loro necsi icroge-

:i con l'operazione agricola del raccol~o: Cigurc minori - come

erses, Maneros, Born~os, Linos - acquistano invece iin valore

imentario preniincntc, perché appaiono incluse in linee di svio

più brevi c più semplici, chc si mantcngoiio p jì~ pross ime

n ,

occasione csis~cnziiilr e che comiinqirc In lnsciano pii1 pronlamente

traspa rirc. 11nc :IIC c~ui, : jcnz:i di1 bbio, 1;i dociirncntazionc precenta

il limit e tli forr iirci solc ) tarde C Inhorazioni lettcrnric di Icg-

. .

*e, #-n,,,...

Fende e sparai I ,;;e;tt;igli iiiiti~c~,i~ r.,..."c;":. il chc rtndc indisnens:il.>ilc

il ricorso ai relit~i lolltlorici ei oclo

chc, come & noto, scgiiì il F i cli

Lityerses: e noi oril dobbii;irnci ripcrcorrert: qiirsco corso cspositivo

del materiale, inteErnndolo C :on oltri dati, e inquadr: ,ella

nostra propria t>ro\pet~i\?:i d i ricerca

Raccolto e passioile dei cereali

Il lamento funebre dilrante la mietiturn come documento della

ideologia religiosa di una passione vegersle connessa con l'opera-

"ione agricola in cl~icscione t. largamente diffuso nel folkfore euromediterraneo.

I{ileriscc il D;ilman che quando in Palestina la mietitura

volge al termine e si anliciria il momento in cui l'ultimo fascio

'i spighe cadrli suito I'iiltirno colpo di falce, cominciano a levarsi

dalla squadra di rnic~itvri brevi frasi, foggiate secondo moduli tradizionali,

che acceniirino alla morte del «vecchio del raccoltor>. Si

dice:


mato sul campo, si recita il credo - come si la per una pers

morta - e si rende il lamento funebre. Le donne si abbandon

a1 consueto parossismo, si strappano le vesti e inroi nano la I r

contesta anch'essa di moduli tradizionali, e ricche] ggiantc : I

dei lamenti per persone storiche: nTu, pdre del CO..L.U~,IO,

nk"A;te

ne vai?» «Me sventurata, amara me, o mio fascio di spighe,,

e simili." Questo dato pdestinese può valere come esempio tipici

del legame fra mietitiira e passione vegetale: il mietere è sperime,

tato come violenza mortale recata ad un nume, ma al tempo i

- con un comportamento che si sarebbe tentati di definir,

crita - se ne piange cerirnoilialrneritc la morte come se non ---"L

stalo il cotitadino stesso a procurarla mercé il gesto in esorabi IIC : com.

piuto con la falce rncssori:~. Il tema dcl lamento fui nebre lu irante

h*rCln ,

il raccol~o torncriì frcqiientcinente ricl corso della ~ V ~ ZSI Lolorri. I ~

zione ~ OCL a: qiii però dobbiamo fermare 1:i I iostra i attenzione

non 1 lamento comc ti~k, quanto piiittc isto sul fatto

che esso stai 111 I ~ ~ L con I ~ un M covone ~ ~ ~ simbolico. ;Incll~ .I.* -..: CtLlL come . -

L .

se non tut tu il cali lessi ma 3 t:ife cc. >V


ifugio dell'ultimo covone. Questi dati sono ben noti: I4 cor

ivetta

turtavia soffermarsi, ai fini dell'analisi ierogenetica che sari

a Condotta

piU innanzi, sulle espressioni impiegate dalla gente di

cam.

psigna per indicare il rapporto fra l'animale e il campo di r

nessi.

Ques.to rapporto si manifesta elettivamcna in deterr ninati

momenti, e cioè quando il vento piega le messi e le fa ondeg

--

giare,

o quando clurante iI raccoIco i1 mietitore si mostra ammalato c

) affaticato

o neghittoso o si ferisce con la falce, ovvero quando i mietuto

l'ultimo covone. Quando le messi ondeggiano sotto il soffio

dcl vento «il lupo (o il cane o la volpe o il cavallo o il torc 3) che

capri

attraversa il grano o che «corre nel campo », oppure sono «i

che si inscgiiono)r. Quando il mietitore si ammala, o ii affa

o neghittoso, oppurc si ferisce con la falce, si dice che «il C:

bianco gli passa vicino», «ha la caglia bianca», ala cagna I:

.1

lo ha rnors capro del raccolto lo ha urtato», «la va( :ca Io

12 a ferito»: in gcner :titori evitano di essere urt:iti, du rante

il r .:iccol to, dal dcm inimalc dei cereali, poichi. ciò avi rebbc

I'

conscgiienzc nclastc. ytiancln si avvicina il momtrii I I nieticiira

dcll'iili timo cov onc si nr nmoniscc .dati dal

01 PPurc

si dice: ((Si riarnci pc ,r uccicle rc il can :liamo cr il I lupo

--- . . \

m .

(Iiiori dcl cainpoi}); c ciuando in[ine C mictrito l'ultimo covor le chi

lo mictc cricla a trito, toro! P, oppure si tlice chc il rr iictitore «hg»

I'snimale dci cer~ìi. Qtiesto «:ivere» si tram in un «o livcnlarea,

poicIì& chi « h~» I'wr~iinale dei cereeili io arventa, e Ia i merarnorfoqi

avviene a tal punto che l'ultimo rnietitore assiime il comportamento

deii'anjrnale dei cereali: se l'animale è un lui m, il

n-;ctitorc rnorcIerb e ii2uIerà come un Irrpo, se è un gallo irr

mto del gallo, se 6 gallina far& il verso della chioccia e

*i grano da beccare.''

Come si è detto, il Frazer mise in rapporto questi dati del

Iorl e euromediterraneo con un gruppo di leggende che, per li

aff initi, formano un tipo omogeneo e ben caratterizzato,

l4 Data la loro nototieth non se ne citano qui partitamente i luoglii relativi ncllc

del Frazer e del Liungman. Si veda, in generale, Frazer, Spiri& of the Com ond o/ thi

vol. 5 del Golden Bougf~ ai luoghi indicati neii'indice analitico sotto i vocabli «corri si

uhanrests, a reaperso e asheaf (last sheaf)s, e Liungrnan, op. cit., vol. I, ai luoghi i

nell'indice sotto i vocaboli aEinbinden », ~Erntetieres, aGarbe (riruellc Garbe) P, -7

Iagen: in particolare per le -pressioni locali xGerbe de la passions, aStotkpnrbe», N'

garbes, «Cfucksgarhen, cfr. Mannhardt, Wald- snd Feìdtulte (1904) vol. I, pp. 21:

Frazcs, OP. cit., I, pp. 270 sgg.

-..-

'&--i

LA MESSE DEL DOLORE

pde di tipo Lityerses. Secondo quanto si ricava dal dramma sari-

lesto di Sositeo di Milero A$qvi~ 3 hrni(?oq(,l1 Lityerses - figlio

illegittimo di Mida, re di Celenc in Frigin, sarebb stato un valente

detitore che soleva costringere a mietete s gara con lui gli stra-

nieri che si trovavano occasionalmente a passare presso il campo.

LO straniero, che risultava sempre soccombente, era legato in un

covone e decapitato. Soprnwenne una volta Eracle, che vinse la

gara, decapitò Lityerses, e ne gettò la testa recisa nel fiume Meandro.

Dalla narrazione di Sositeo dipendono largamente ., ali accenni

posteriori, che tuttrvia vi aggiungano qualclie dato in teressan' te:

ms.1 apprendiamo che Lityerses infieriva a quel modo sugli st, CB-

Dieri «per ottenere un ricco r: accolto » ,l' e col notne di ktyevscs si

indicava anclic un «canto di I mietitori i»,:h eseguito col flauto," o

«un canto di contadini» simile al mano os degli egiziani e al bonmos

dei rnaryandi ni."' Chc : questo canto E

1 funebre C

attestato da P olluce ch ic parla d li 11 n d7rc

n aie al [cm-

. . . . .,

po delIa rnietriura, :i consolszi ,one di r

ispondentc

designazione difi~ulcr cclnnal si ritrovi1 i n Scrviu 11 qudc pvrb attcggia

la narrazione in modo abbastiinza di verso, ri, iolleRm"cv Lit ycrscs

- che non sarehbc figlio cli Micln, ma I rc egli stesho - con la leggenda

cli Ilaf ni c di P 'imp1c;i: Dafni cerca Piniplca tnyira dili prcdoni,

e la ritr ovn alla i iortc di I,i~yerscs, dove peri, corre il rischia,

come stranici. r n , rli -.- SO . -ttostsre alla dura legge clella gsrii Ictfilc; . p iiia

Eracle ha picth di Dafni, si reca sul posto e decapita con la la ilce

i

I'!

ltil.-'-

messoria il re assopito dal ferale camen della mietitr

Infine secondo una tradizione accolta da PoUuce, tutt n la vicci

da

sembra ridursi a gare fra mietitori, nelle quali Lityerses riusciva

sempre virrorioso, e flagellava i soccombenti: finché una volta fu

sconfitto da un rnietitore più valoroso, che alcuni pelisano fosse

Eracle, e a sua volta patl la morte. Nella redazione di Polluce si

fa anche cerino a Lityerses come inventore dell'agricoltiira presso

i Frigi, al pari di Manetos presso gli Egiziani: sembra invece pas-

'q.

G. F.~, 821 sgg. Cfr. Athen. io, , 415b.

" Questo particolare si ti -va anche in schol. Thcocr. io, 4

- .

lR Athen. 14, 619a; cfr. Hesych., S. v. Xini@at~~<

l' Suida, l. C.

Poll. 4, 54.

2' Ibid.

Serv., in Vq. ~uc. n,

229


sare in secondo piano il tema delIa gara con uno straniero

trovasse a passare presso il campo, e della identificazione di

sto straniero con Eracle.23

I1 combinarsi di tali elementi nella tradizi( I 11

)ne leggt

T ..

rariamente elaborata non concerne soltanto Lirversc,, ..., al

altre figure mitiche affini, di cui Lityerses può essere : )t

tipo. Cosi si raccontava di un Bornios (Borimos) prer ar

dini di Bitinia, figlio di re7' ovvero guardiano dei mietitori , -.

quale si recò a prender acqua per i mietitori assetai n fece

piìi ritorno, ctrapito dalle njnfe»,26 onde poi fu cercat n1 sianto

dagli abitanti di quella regione, e bomros fu chiamaro 11 iam entn . -

funebre simile ul ata~~e~~os ilcgli Egiziani" e al lityeuses dei Fr igi.l@

Gli elementi ctclla discendenza regia, della morte violenta, i della

connessione con la mietitura e della identità fra nome dell' eroe

e nome del lamento funebre si ritrovano nell'egiziano Mani

che Eroclnto dice csscrc figlio clcl primo rc d'Egitto, C assii

bile :\I Ieniciu Lino: in sua tnortc- immiiturn erfi lnmentzita co

~hnnos chiamato con lo stesso non11 C, che s: tato il P rimo

e unico canto dcgli Egizi;ini.'" Pliita rcu ci hi lato Br ICI he la

-.v

tradizione della idcniiIicnaionc di Mzinetos con cluci IJlI~t\rs, f 'iglia -

nclottivo di Isidc, il I ;tcondo iin;l trad s:irebb e peri-

10 allogaiido nel Nil 2 si itccin geva a sc dal suc iIc

cipolla:'* dunque ancora una volta una morte violenta in a

" PoU., I. C. Per la fi~ura, probabilmente annlogn, di Hylni

und Hyius, Glottn, vol. 14, jj sgg. (1925)

Arhcn. 14, 61gf.bzoa.

>' Poll,, I. C.

2"ies).c!l., S. v. poppo9

Athcn., I. c.; Poll., I.

2%~sych., S. v. Mapiavòvv~ wq.

rtschrner, I.,

fierod. 2, 79. Cfr. PRUS. g, 29.7. Anche Suida considera Manems come il nomi

canto, deUo stesso tipo di quelli indicati mi nomi drv.oxxd: e ?vttpq.m


di orzo legati insieme venivano chiamati 6uXo: o io6

'I(

era anche iin appellativo di Demetra, e o"uXo~ o io61

41

101 era il noinr dei lamenti ritiiali relativi." Qiii noi ritrovi . --

chiaramente espressa nel giiiuco semantico di uno stesso vocat amo

'010,

la connessione Ir. orizzonte mitim delle messi, mietitura come

siotie vegetale, ritualità di

- Pas. -

>ne parti icolare e lamen itaz

Iiinebrc. Questa

ione

C< ~nnessio' la essere così f ~ iiliare n : li C ;reci

da alimentare imm agini e n doniinai tc dal te1 na di u ina I

P,-

mie.

titura che C doloroso attanno c p111 di una colpa. Co

parole di ( :litenne: ;tra ncll'Agamcn :in troppa ne abl

mietuta di messe dc :l dolore» (&Alci ; Favìjuat xofidr $O(

SÉonrl '' (.inno eco qiiclle di Dario nci Persiani: «IA'U$piC, gii

.trita

;il1 tto CC)ITlC frut~ri Ia spiga della coIl>iì e della p unizic

nnc: nies!

..

ìc cli infiniti ~iianri» (U&L; yàrp lEad 0uo1

n

kxapxwo~ ~ J X U V a'irj~, Oìkv rrov L[xp Ora il t

ema

di un SjCm &yx~zu~l , cinta di sst. del do Iore

e delle Iiict- ilist:t In z I pre8ii:it foricn in v irtù

dei lontani cc111 ai icIi~iositii agr:iri; I chc - css o risvcgl invsi nel CL lore

dell'uomo gi.cco: iii piiriicolarc il rif crimcnic J cli Dari o :id una i ;PPY

che mette capo aci iina spiga dclla cc rlp;i e cle Ila piiniz ionc, e qti indi

al pianto senza li il^, rciggiu rige il su o pathos poctico iri virtù tlrlla

reale cspei :ligiosa ncl cors o dellti rtiirtitura dci ce :reali,

quando vcr uta sul C: ampo di messi la Gppt5 del micterc , sino

al momento culminante in cui cadeva sotto la falce messori:

timo covone (ioBXoc), ed insorgevano dal campo e si diflundt

nel1 'ardore dclla Iuininosa estate mediterranes i pianti ccrirn~

a lungo protrnt ti (io6Xot).

I1 primo covonc come covone rituale è esplicitamente atte

per gli Egiziani da Diodom SicuIo: i mietitori deposte al so

spighe nper primc tagliate» si abbandonano al compianto p ress0

il covone, bsiriendosi il petto cd invocaiido IsicI~.~"n una raffigurazione

sepolcrnlc dclla toinbsi tli Ti (quintii dinastia) i mie titori

" Scmos, ap. Athm. 14,618d (F.H.G. 4, 495) . Xi

xpoqy6ptoov byaXa; ouvu9por&~ fit mi Ix xoXX6 oli;

4v A4pq~pa &.;L ph ~Xbrjv, 6rt bl. 'IouXQE..

Esch., Pm., 821.

'' Esch., A~amen.. 165 5.

Diod. Sic. I, 14, 2: . u irr yàp naì

-

; àPt9éo~ac

70Ùq ànwdsrou( xdxszrnhr xi.quL0. ., l p= W, W: ~ 7 1 io:v ~ av~~xaXi&i~ D.

3 pf~~SE DEL DOLORE

233

dlinno inizio alla mietititra di un canilxi di messi. mentre un suonatore

di flauto leva dal suo strumento il lamento rituale, e un

accompagna la musica col canto:>' il che ricorda il tracio

,,Tk~xa( (da aliog = frumento e dal tracio Clxa: = flaiito),'Qhe

do\lette essere appunto un canto dclla passione del grano durante

la mietitura. D'altra parte numerose indicazioni parlano a favore

della ritualith di un particolnrc covone nella slera della religiositi

egiziana. Spmca ad Alessandro hlorrt il merito di aver

,ichiamato l'attenzione su titi episodio rustico della Ies~a della mietitura

conservato in alcune mcistalic del Rcgno Antico, do~c Ira

le offerte dei campi recate al defunto figurano alcuni particolari

ulacri che, in dati casi, evocano 121 lormn dcl covone di lino.

:sti simulacri, tr: iscinati i sii appos iti tr:iiii i, portan io il nont

stat che Morct interprt :ta corne : «l'ama ta clic è trascina

. . . . . - . . L- -.- :i L - . . ... .il-. . J-l C.fl

pon endo l'oggetto iii rupporco con 11 tipo curts-malut~ cici [oiiilor~

eurc Jpeo. 11 Moret nc

I porrc in rnpport

stio ne con la ~ersonil dcUo suirito dcl i

. .l

nel primo o nell'ultiiriu ~ovune del campo mic~u~u. InoItre la va-

" Morci, lo misr d n~ort drr Dieri ci: Efypic (Pn i. 21 C fi~. 2. Vi sono indici!.

xinni a fnvorc di un lamtnto rininlc nnchc durniitc In nciiiiiiii iiu,~nnnlc ncll'nntico I


lenza «covone rituale» palesa innegabilmente la sua presenza

ierogenesi di quel complesso simbolo che la colonna Dea

Walter Liungman, che ha particolarmente insistito su tale t

za, ha sottolineato in proposito alcune interessanti connes:

Due colonne di ceramica della terza dinastia venilte alle luce du

gli scavi di Sakkara mostrano di essere lormate da canne di p

messe in fascio e legate: le canne verso la sommiti della colc

covone si allargano in spighe, e precisamente in modo da dare

magine di una quadriiplice serie di capitelli sovrapposti, i 1 che

ricorda figurativamente la colonna Ded. In aggiunta a ciò, a Icune

tarde raffigurazioni della colonna Ded palesano nel loro intern O . una ..

figura umana dissimulata, o addirittura iina testa chc sporge dalla

qiindriiplicc serie di «capitelli» (la figura umana rappresenta ordjnariamente

Osiricic): ora questo simulacro rinvia alla pratic :a del

, .

legamento di *' iin iit x-no nel covone ritiial~."' 11 Liungman ri ltlene

pertanto di poter in dividtiarc un primo grndo rli svilu *Il; a rcligiositli

agr:i ,rin egizi: ana, risalente ai tempi in ciii 1'Egi tto cra a ncora

l i 1

iin terreno in gran pnrtc paludoso cc! il papiro lornivsi ti mat errale

pii1 importante per il vestiario c per la costruzione e ;i 3 ! ;tesso

costi~uiva, insicmc al fiore di loto, una basc alimcnt 9 uesto

1 .

periodo - prcccrcalicolo c preosiriano - durai~te il raccolt

papiro un iiomci veniva legato in un covone, decapitato e gt

in acqua. Dalla pianta del papiro In pratica snrtbbc poi pass ata ai

cereali, inaugurando così la lusc rlecisarnen~r osiriana. Al tern

del raccolto, cioè a meth maggio, si prendeva un uomo, lo si le€

in un covone o in una coIonna-covone, lo si batteva a morte

si decapitava, lo si aspergeva di acqua o lo si gettava in a cqua,

oppure lo si inumava. Alla sommità della c, e ancor ineno cantare per

esprimere gioia: questo verbo, quando detto di persone, indica

escIusivamcntc espressione cli suoni diversi dnl coinune parlare,

come il pnrlarc in lingue straniere, la salrnodia del handitore cittadino,

la caratteristicn cndenza di chi si lamenta in tribunale, ed

infine il modo particolare con cui dovevano cssere pronunziate le

lamentazioni rituali (sigu). Inoltrc ahlu non significa grido di giubilo,

ma & da considerare un cerininc tecnico per indicare iin particolare

canto rituale accompiignato dn flauto. D'altra parte aiulu

appare in connessione con Alala, e la sua sposa (cioè la «dea piangente

BeIili»), la sorella di Tsmuz: Alala è dunque un nume ctonico

appartenente aIla cerchia di TamGz, o addirittura è una diretta

manifestazione di questo stesso dio. A conferma di tale interpretazione

in un frammento mitologico incluso in due scongiuri della

serie MaqlU, Samiiqan, divinità protettrice del bestiame, appare

negli inferi in atto di suonare sul flauto la melodia ahfu, ed il suo

canto sembra stare in connessione col taglio dei rami di tamari-

Sto. Da questi dati I'Oppenheim ritiene di poter concludere che

ahla indichi «il lamento funebre cantato per il nume morto sotto

la falce deI rnietitorc~, e che 121 connessione fra raccolto e lamento

era in Mesopotamia così stretta, e costituiva un elemento così

41 Liungmm, op. cir.. pp. I 28-35.

42 Questa valenze domina per esempio I'emione cerimoniale della colonna in occasione

trentesimo anno & regno di Arnenhotep 111. Cfr. Liungrnan, op. cit., p. i q.

'


irnporcante di questa operazione agricola, che testi storici e d

menti politici potevano impiegare la frase sasu ulah per rife

con espressione letteraria al raccolto dei cereali. Questo lama

funebre del raccolto ha il suo orizzonte mitico nella passione v

tale di Alala: qui si palesa una connessione fra ritornello emo

del pianto rituale e nome della divinità scomparsa e invocata rh, .-..C

ha riscontri numerosi in tutra la religiosirà agraria mediterran ~ea.~'

Con questo riferimento mesopotamico possiamo considerare suf.

l A

ficientc ai nostri fini la dociimentazione del nesso fra raccol 110 e

passione dei cereali nel mondo aritico. Come gii abbiamo d letto

non ricntrs ntlla prospettiva del nostro lavoro la ricerca deUo ct :esso

- -

nesso i~lle grandi ligtire mitiche ricche di valenze cerealicole, c

Tarnfiz, Osiride e Demetra. La ticerca sarebbe tuttavia inri

sante anche se resa ~iarticolaimcntc difficile dalln complessità (

svilayipi religiosi in cui cluelle ligiire appaiono inclirsc, c pi :r ia

povertà dei dati doci1ment:iri utili all'individuaziont: del co ntributo

genetico clic, in cisisciina di esse, spetta al momento cr itico

della mietitura. 'l'timfiz, pcr eseinpici, tiurne che « da R. Dessaiid. Lcs rrljgionx dm Hittifes e! des tIrini8

Pl~hiciens C! der Syricns (1949) p. 375; e cioh l'uccisioni dcl nume tlellu sicciti Miit di

di 'Aner: torneremo pii1 oltre su questo punto (cfr. pp. 2-53 sg.). Per iin altro probabile u

n1 covone rituale nei testi cananei (Poema di Aqbat) vedi Gostcr, op. cit., pp. 297

'.' C. Fr~nk, Kultliedrr artr dem I~chtar-Tunlrir-Rwis (1939) p. 67.

dr A. Moret. Riiuelx ngrairer ric IIincien Dnmt d L Iirrni.?~ des nouvearrx te'rtef

Shamm, Ann. Inst. Philol. Hist., vol. 3, 328 (1935).

'"' I-Iyppol., Rtlfut. omnirrm ham. 5, 8.

'' Sul rapporto uomo-grano cfr. R. R. Oninns, The Ori~in of European Thnir{.d1f

pp. 113 sg. Cfr. Athen. 14, 6igb.

." A. L. Oppcnheirn, ~ d.

LA ,MESSE DEL DOLORE 237

D, dei mentre non mancano riferimenti espliciti, per qmtardi,

che fanno del nume «simbolo del raccolto dei frutti giunti a

maturità»':' e che interpretano la sua morte violenta sbranato da un

chRhiale come simbolo deila violenza patita durante il raccolto.50

5. Raccolto e passione del lino

-1 -1- _ -

11 canto Lino, secondo qliei cne ne dice Erodoto, era un canto

di mietitori: si cantava, oltre che in Grecia, in Fenicia, a Cipro

altrove, rice~~endo nome diverso presso altri popoli, e - in particolare

- il nome di mdneros presso gli Egiziani." La connessione

con Maneros - confermata da Pausania5* - accenna a quella sfera

mitico-rituale che abbiamo indicata con la denominazione tipologica

di .+ Infine una terza tradizione considera I'aih

s come canto di tessitori," e pone in rapporto il nome alinon

non già la persona mitica di Lino, ma col lino come -;A-+- 56 I n

Ptax., fr. 28; Tucid. 6, 30; Theocr., i&/. 15. Cfr. G. Glotz, Lesfgtes d'Adonis sorrr

P~o~om~ie 11, Rev. Btudes grecques (192 I) pp 169 sg.

4.) Eus.. Prliep. Evang. 3, i 1-12 (Mras, p. 137. 9-13) Cfr. 3, 17-18 (Mras

m Amm. Marc., Hist., 22, 9.15. cfr. 19, I.

" Erod. 2, 79.

Paus. 9, 29.7.

.iql.

I' Poli. 1, 38: UXLW mi Xtnitpq mxonrtov G hi xul yawpym*.

li., 18, 5Eiq sa. Diod. Sic. 3, 67.4 ricorda un canto di Lino in cnscrittura pelasgicap

conmrnent~ 10 passione di Dioniso, e d'altra parte Schol. Clem. Alex., Protwpt (p. 297 Stahlin),

ad l'm, 2, 34 (Syllburg, pp. io-25; I>oit, p. 30) parla di nun rustico canto relativo silo

Smczbramcnto di Dioniso, cantato durante la vcndernrnjav.

E~icharm., np. Atlm. rq, io.618d: 8i TWV IoeoupyGv .firwb.

Eusthat., nd 11. 2, I 163: u$ pl~or H;;r~&ppou xmm~ LHXouaa .t& aArw

Lmob~~o~w~~

ILWL, O& ~ dAIw v rb ILSPLOV [cioè come nome proprio] xttdui, &Il& rb )rivov».


Omero non vi k traccia di un mito di Lino, per quanto si 1

di un lamento per Ia passione della vite: per la prima volta i

frammento di Esiodo Lino si configura come personaggio mi

il cui nome è chiamato all'inizio e alla fine dei threnoi canta1

banchetti e nei cori.:' I1 duplice significato di semplice ritor

emotivo e di eroe mitizzato si mantiene lungo tutto il corso

ttadizione antica: così in Pindaro e nei tragici al' livov tornt

quentemente come grido di lamento o come forma particola

~kmos - senza poter sempre decidere se si debba intendere : nel.

l'uno o nell'nltro mentre un'altra serie di dati accer ma a

Lino come eroe mitico discendente da Apoll~,~'' o da Ilern le^,'^

o da una delle muse,"' maestro di EraclejQ del quale si narra

morte violenta, variamente avvenuta secondo lc diverse tradiz

per opera di Eracle,": oppure colpito dalle frecce di Apc

oppure sbranato dai cani da pastore, onde nella festa &?v{< o &p\ qaat

celebrata in Argo si uccidevano tutti i cani che si incontra: ssero

per via.65 Sul rapporto di Lino con l'Oriente 13 tradizione a ntica

è del pari incerta: Erodoto accenna alla Fenicia e a Cipr~,~ mentrc

per I'ausania «il lutto per la morte di Lino giunse anchc : alle

genti bsrbare»:'-' però lo stesso Pausania quando ricorda che

Snffo «compose canti nci quali erano insieme cantati Adc ine e

Linon," Ra di nuovo pensare implicitamente ad una connes! sione

con la Feniciu. AUa Frigia invece sembra rinviare un passo de :U'Orcstc

euri~ideo.~~

n Frg. 192 Rznch.

58 Cfr. per i'elcnco C l'analisi dei luoghi relativi, O. Eissfeldt , LMos ud Alqan, in x

gcs syriens offcrts b Renc Diissaud*, vol. I (1939) pp. 164 sgg.

YI Apoliod. I, 3.2.

Suida, 568.

Esiodo, l. c.; Anih. Pal. 7, 616; Apollod., I. e.; Suida, I. C.

Theocr. 14, 103; Athen. 164b-C; Apollcd. 2,4.9; Diod. ~~67. Per una nffigul

in un vaso di Pistoxcnos del quinto secolo a.C. vtdi Roscher, M. L. 2, colonna 205

6J Apollod. I, 3.2 e 2, 4.9; Diod. 3, 66.

M Suida, I. c.; Schol. ad l!. 18,570 (Bekk, p. 513, 26; Crainer, Anecd., vol. 3, 189(

pert. 3, 4 (2, 13.4). Cfr. Gnippt, Griech. Myrb. (1906) p. 968, n. 6.

65 Lino sbranato dai cani da pastore: Conon, rg; schol. ad li. 18, 569; Calh., fr

Ovid., Ibir, 478. Sulla festa 'Apvl~ celebrata in &o, Athen. 3, 99; Conon, I. c.; Clc

Soloi, ap. Aelian. hitr. anim. 12, 34.

Herod., I. C.

6' PBUS. 9, 29.7.

" Paus. 9, 29.8.

1395

69 Eur., e.,

Una tradizione così ricca di elementi contrastanti par farta apposta

per esercitare I'acume interpretativo degli studiosi: etl infatti

da circa cento anni l'enigmatica figura di Lino formn oggetto di

dibattito. La tesi della derivazione orientale fu inaugurata dal

Movers, che volle vedere in Lino tina figura mitologica comune

a Fenici, Egiziani e Greci, diffusasi dalla Fenicia insieme alle feste

Adonie. Anche al Movers risale la interpretazione di ori' Xivov come

fraintendimento greco del fenicio ai hnti (= ahi noi!), ritornello

emotivo di compianto nelle feste sta gionali.;'Ta -

connessione fra

~IVOV e ai lanu t- stata pri tvalente mente seguita sino ai nostri

giorni, linché la scoperta dei testi di l 3as Shamra ha offerto la possibilith

di una nuova ipotesi, C cioè il rapporto fra I'ai'l' !VOY come

lamento, Lino e Aliyan (Aliyan Ra'al)." Un'intetptetaziont formulata

dallo Eisler che collega il mito di Lino con la passione vegetale

della pianta di lino è rimastn qiiasi senza seguito, ed invece

proprio su di esca conviene soffermare qui la nostra stttnzione.

Senza dubbio i due tardi e isolati riferimenti antichi ad una passione

del lino che starebbe alla Lasc dcl mito di Linos sembrano

a prima vista essere soltanto una maldestra esplicazionc aitiologica.

Tuttavia occorre in generale andar molto cauti nel rcspingere

come equivoci aitiologici i duci di una tradizione, anche se

tardi e isolari nel complesso della tradizione stessa. Nel prcsentc

caso poi vi sono rn~lt~~lici ragioni per ossemare questa'cautela.

Plutarco intanto attesta per l'Egitto una passione delln pianta di

lino,72 e d'altra parte l'affinità ligurativa tra la mert rh~t («l'amata>>

o «la cara che t trascinata))) e i covoni di lino li~ già messa

in evidenza dal Moret:') vien fatto di pensare ad una formn egiziana

del «caro» o ebellon lino, e quindi ad una vera e propria

famiglia mediterranea di npassioni vegetali del Linoa. Se ora passiamo

alla documentazione folklorica restiamo sorpresi della larga

diffusione della «passione del linor presso i popoli germanici. bai-

'O Movm, Dic Phvi~irrr (r84r) vol. I, pp. ~ ~~-61. Cfr. Bmgsch, Dic Adonikhge und ah

Linos!icrl (I S51) pp. I 6 sgg.; Baudissin, Adoni* rmd Ennun (191 i) p. 360; art. Linos in n Rwdicrs

M~tholcgischa bxiconip (1896-97) col. 20~3-63, e in aPauly-Wissowa Rdenc. i> vol. I 3 (1926)

pp. !,ry-17.

R. Dussaiid, La myihologie pbénicimne d'aprds Zes ti~bktles & ILzr Sham, Rev. Hist.

vol. 104, 387 (1931); e Eissfcldr, op. 01.. pp. 161 sgg.

12

Plut., de h., 21.

7)

Moret, op. &., p. 23; cfr. p. 26, figg. 5 e 6.


tici e ~lavi.~Wna fiaba di Andersen narra appunto la I 3assion le del

lino: come i1 suo seme gettato nelle tenebre della terra I dovrà fi arsi

strada verso la Iuce del sole, come i suoi fiori stanno espost

calore bruciante e alla pioggia, finché un giorno sopravviene ge

perversa che afferra la povera pianta per i ciuffi, la strappa,

le radici dal terreno, la annega netll'acqua in un martirio senza fi lne,

la arrostisce al fuoco, la batte, la carda, là Cila, la tesse, la ta dia

con le forbici, la punge e la ripunge con l'ago. e finalmente la uce

per farne ilna camicia. Nel folkiore pales~iriese ritroviamo il I

mento mediante il supplizio del filo ncll'ajion in un lamento

il grappolo d'uva spiccato dal tralcio: il che si spieglierebbe, seco

lo Eisler, con la trasposizione di un frammento della passione del

lino in unil passione della vite, e cib sulla base della somiglia n29

del movimento della mano nel piluccare l'uva e ncl clicirc la t ela,

e per il comune tormento che l'uno e l'altro atto recano rispr %tivamenre

alla vite e al lino." In questo quadro della passione del

lino (a cui occorre aggiungere la passione di allri vegetali ecc inomicamente

utili, e soprattutto del grano e della vite), i due aca rnni

che la tarda antichiti ci ha lasciato circa un nesso fra il giovini IttO

Lino morto di morte violenta e il raccolto e la lavorazionc d Iclla

3.

pianta di lino non possono essere considetati come un semp dice

arbitrio di immaginazione combinatoria. Piuttosto tale nessc 1 v0

assunto come originario in rapporto al mondo storico medice :Traneo

che irnparb a coltivare e a lavorare il lino, e gli altri dati dis

danti della tradizione sono da intepretare come ulteriori svili JPP'

ierogenetici del nucleo germinale. E ciò che fece appunto lo Ei sler,

il quale ritenne che come il tracio o ~~&lxac lamentava la passi ione

del grano c la rpuyw6ia quella della vite, cosi la X~v~Fiu era o riginariamenre

la passione del lin~:~+cioè una esperienza di reli igio-

.\

sità agraria connessa con il raccolto (e la successiva lavorazii

della pianta. La passione del lino cantata all'epoca del raccolt

tresposta al raccolto di altre piante, in particolare alla venderr

(Ornero) c aUa mietitura (Erodoto) secondo motivazioni di CI

pii1 sopra ricordata trasposizione palestinese ~otrebbe darci i

dea. Che la passione del lino sia diventata il modello di altre

'I Riicher, Arbeit snd Rithmus (1896) pp. 8 r sgg.

75 Eisler, op. ci;., p. 275.

76 Ibid., pp. 244 ~gg. Per la .rPuTV81P( cfr. histoph., Acbani., 496 sg., e vespac., i

, MESSE DFL DOLORE 24'

,ioni vegetali par adombrato ne1 fatto clic Fozio indica Xivo~ nel

,ignificato complessivo di òido


nello emotivo di un threrlos e AEvos come mito. Questa polivale

sernantica 2 sostanzialmente affine n quella fra io6Xo; come cov

di grano, ioDAoc come ritornello emotivo del lamento rituale

accompagnava la mietitura e 'IouirO come dea e come : appell la1

di Demetei. Il rapporto semantico fra ritornello emo tivo

. .

e ni

offre del resto numerosi riscontri ne1 mondo antico: cosi a hyl~g

corrisponde Hylas, il grido rituale iacchos dà origine a Iacco

surnet.0 alala si ritrova in Alala come nume, e - ove si voglia

cettarc la vecchia ipotesi del Brugsch - l'egiziano maa n pm.k ( tor.

na a casa!) si sarebbe rrarnutato in Maneros. Analoghi rappor ti si

è creduto di ravvisare in Abobas e Gingras soprannomi di Ador le, e

ancc ,ra in Ial

'apaios e

v

ione della vite

Gih vedemmo come i! canto rituale originariarncnte impiei

per la passione del lino fosse trasposto nella ventlemi mia alla passione

deila vitc. M:] oltre In fiimosa descrizio nc omcr ica una threnoiliu

della vendemmia trova in Grecia altri accenni. Durante la

fcsti 1 artica ( dcIlc Osc 9, che :t\ ;a fippur ito all'eg IOCB

dell: i vcnden uni:(, ris 1 ritorne i «in scg no di co5 iter-

..-e - -1:

.A,. ,.L-

,.A-"- Hl l

naziu~ic c ui affunilu,,, acLuiirio LIlC CIlLC CILtCUICV. Del restc ) un

Dio zpolo (p( nenzion: l'iscrizione miste

di P ("rraciit t dile), (101

C rozzamcnte in

- - - - . - - -

un grappolo, e un allresco pompeiano rarligura 13ioniso in forni

giga ntesco g~ -appolo, da cui escono testa braccia e piedi del nume:&'

sc si tien cor ito cl-ic il folklore rlrlla Bassa Austria conosce un graP

- 1

polo rituale del genere, artiliciaimente preparato C chiamato Wei*

begbock o Weinbeqgoas (car jro della vigna)," non sembrerh S(

fondamento la tesi, già avan zata dal Frazer e sviluppata poi C

Eisler, della corrispondenza fra covone rituale dclla mietitu

* Per i dati bibliografici relativi cfr. Gaster, Thespis, pp. 12-15. Per Ahobas, Gingras

mos, Papuios, E~iios cfr. G. IJoffmann, Aramiische lnschriftm aus Nemb bei Aleppo:

alte Gdtter, Zeitschrift fiir Assyriol. u. vew. Gebiete, vol. r I, 228 sg. (180

Plut., ihes., zz.

* Eisler, op. cit., p. 227 C t~v. m, fig. 104.

Ibid, I. C. e tav. xvm. fig. 107.

MESSE DEL DOLORE 243

grappolo rituale delIa vendemmia." Dialtra parte la tradizione

orfica interpreta la passione di Dioniso sbranato dai titani, e la

coltura delle sue membrs, come lo spiccare gli acini dal grappolo,

la ottura del vino, il tralcio calpestato nella pigiatura, il grappolo

piangente e dolorante e quasi sanguinante," e uno scoliaste del

protuephco di Clemente parla di un «rustico canto relativo allo

sniembramento di Dioniso, cantato durante la vendemmia»:" ora

anche se si vuole ridurre il valore di questi dati - come la il

~~anmaire'~ - a una tarda esplicazione allegorica, resta il fatto che

la stessa possibilità di una allegoria del genere affonda le sue radici

nelI'esperienza agraria della passione della vite al momento della

"endemmia e degli altri lavori agricoli che concernono la produzione

del vino. Secondo il Jeanmaire C «perfettamente ammissibile»

- per quanto «senza testimonianza certa» - che le operazioni

della potatiirn e della pigiatura siano statc awertite «come

una mutilazione o un supplizio inflitti allo spirito della vcgetazione)xBR

ora ci sembra che nel mondo antico le testimonianze a

favore di una t:iIe esperienza siano così numcrose - sebbene indi-

rette - da fornire 1s pratica certezza del rapporto, e non soltanto

la sua ipotetica ammissibilith. Lasciando da parte I'oscura leggenda

del lidio Syleo - nella quale alcitni clementi della leggenda di

Lityerses sembrano trasleriti nUc operazioni agricole eseguite nel-

Ia vignaJR9 possiamo ricordare Lin lamento funebre cananeo di vi-

~naiuoli, e precisamente di potatori, in cui la vigna potata E compianta

come nume dolorunte per la violenta subita: «Qual signore

e padrone sta egli sul trono, con lo sccttro cida desolazione in

una mano, e lo sccttro della vedovanza dall'altra ... )>:"O ma sono

del pari eloquenti gli occasionali rilerimenti a una passione della

vite e a un cordoglio rituale durante la vendemmia indirettamente

ricavabili dall'Antico Testamento. Al ritornello ~XEXEU durante le

Oscho~horia fa riscontro la costumanza degli abitanti di Sichern,

Per i1 parallelo tra covone rituale e grappolo rituale cfr. ibid., p. 229.

" Diod. Sic. 3, 62.8 (Kern, Orph. h m., 301); Kern, Oqb. Jtasm., 214; Corn., p. 185

p. 62, ,o). Cfr. Eisler, op. cir, pp. 23 I ig.

Vedi p. 236, nota 47.

87 H. Jcanmaire, Dionyros (Parigi 1951) pp. 377 $g.

ibid.

89

. ApoUod., Bibl, 1, 6.3: Syleo faceva seppellire gli strnnieri che si awic UUB SUA

''m$ finché Eracle uccise Syleo e sradicò Ia vigna.

Gnster, op. cit., p. 241.


dei quali è detto che all'arrivo di Gaal «uscirono verso la caw

gna e vendemmiarono, calpestarono le uve e fecero hillulim». -

profeta Michea così fa conlessare ad Israele i suoi peccai :i: ' 'aie

guai a me, come si canta nel raccolto estivo, come si canta n

vendemmia siutunnale~.'~ E il profeta Isaia: «O dc inne ri cc *.

levatevi in piedi ed ascoltate la mia voce; o liglie così conkide

porgete orecchio alle mie parole ... Voi sarete in cordoglio: te1

nata 6 la vendemmia e passato per sempre è il raccolto. Spog

tevi, raccogliete ai fianchi le vesti, percuotetevi i seni a causa d lella

beUa campagna e della vigna lertile),."' Nel salmo 80 si lamc :nta

- col significato allegorico del popolo di Israclc come vigna dei

Signore - il destino della vite danneggi:ita da ~utt' i i pas sa .mi,

abbandonata allo scempio di cutti gli animali del cart ipo, ra SI iata

e bruciala: ora il salmo 80, come i salini 18 e 84, por ,ta la ir id

zione al bagathotb (nella Settanta: Unbp TWV AEV~V; in San G erolamo:

in topc21hil?tls), il che li rende riconoscibili come antichi C anti

di pigian~t-a (prohabilmeiiic paragonabili agli epilcni greci), trasr )osti

nel signilicsito sinibolico della rcligiosità jahalis~ica i c mcss' ia nica

e tutt~via ancora così col1eg:lci a1 mondo religioso pop dare-ai C r ario

che il slilrno 80, scrino nel piombo, vcniv:r inuinulc I nelle

. v igne

per proteggcrlc. clai topi .O4 Come risconiro tolkloricci nella Pa lesrim

rnoclcrna piiil valcre il ritornello emucivo ~tnldlu, che si le va

a gara rlii tuiii gli orti al tcrnp, deila vendemmia, di il nome ail'i n-

tero lamento della passione dcll:i viic."'

Ma non soltanto la mietitura c IR trebbia ,tiira dei cereali,

raccolto e Za lavorazione dcl Jiriu, o la vendc rrnrnia e la pigia

dell'uva appaiono nel mondo antico connessi con l'esperienza <

piissione di uii numc: in realti tiitie le piante economicamente 1

nel momento in cui l'uomo sc ne appropriava e le sottoponevfl

tr:rsformazioni necessarie per rendcrlc atte d consumo, entra1 :ano

nella sfera religiosa, dei x&rq rov xapxGv, o più esattamente si configiiravano

come numi in passione, sollecitando un cornportam ento

rituale di ri ie chc ha nel lamento funebre ui n suo i m

Giudici 9, , ,.

Michea 7, 1.

Isaia 32, 9-12.

9' Eisler, op. ciS,, p. 270.

Ibid., pp. 2 7 3 SC.

LA NIESSE DEL DOLORE 245

tante momento espressivo. In altre parole l'esperienza Eondamen-

[de della messe del dolore, connessa col raccolto dei cereali e del

lino, investiva tutto il mondo vegetale in quanto mondo «coItivoto»

dall'uomo, 4 economicamente utilizzato. Di ciò noi abbiamo

indicazioni molto indirette, ciascuna delle quali isolatagente

presa potrebbe apparire contestabile: per8 considerare

insieme ed inserite nel quadro clie finora abbiamo tracciato, esse

acquisrano un loro valore dimostrativo. Così lo Eisler ravvisa nel-

I1~mv El~.Xi


Figura di donna a sinistra, col busto inclinato su un tavolo-al

e con la testa poggiata nel cavo dell'avambraccio, esegue la lar

tazione ritilale. Al di sotto della lamentatrice l'anello mostra

bolicamente l'acqua vivificante (in rapporto con le lacrin ?e

pianto?) che scende a zig-zag verso la semcnza pronts i a rina IS(

e infine al centro una donna con gonna a volant esegue una d:

nel caratteristico atteggiamento delle mani alla vita. Ora il p

naggio che esegue l'atto del raccolto si piega nelle ginocchia in una

trasparente espressione mimica di religioso sgomento e storna vio.

lentemente la testa, come per i sacrifici nei quali è interdetto vardare

l'azione sacra che viene ~ompiuta.'~' II carattere rituale ( Jella

scena è fuori dubbio: e se l'interpretazione che ne è stata data è

giusta, in essa scorgiamo come nella sintesi di un simbolo gli ele-

menti fondamentali dclla passione vegetale: cioe il raccolto come

soppressione violenta di un nume, il pianto rituale e 1'2 inticipi 12 ione

he scor me.

drammatica e giubilante del ritorno del bene vegetale C nE

etica

#lì28

Circa trent'annr or sono Robrt Eisler, analizzando alcuni r lessi

mitico-ritiidi relativi alle passioni vegetali nel mondo antico, ritt :nne

che essi potessero essere in~erptetat i come trasposizione deila C olpa

del raccolto su operatori simbolici, c come vendetta riparatrice t :sercitata

su tali operatori. Lo Eisler mise in rilievo l'importanza d ocumentnria

che u questo proposito aveva iina formula rituale 1 con- . .

servataci da Epifanio, il quale riferisce che i Manichei quando si

cibavano di pane, rivolgevano al pane stesso la seguente dichiarazione

di discolpa: uNon io ti ho mietuto, non io ti ho macinato,

non io ti ho impastato, non io ti ho messo al forno, ma un a'

senza colpa io ho mangiato».'" Tuttavia lo Eisler non ricavc

Evans, The Pdhcc of Minor, vol. I, p. 161, fig. T 16; Id.. Tn-e und Pihr Cult, p. 177s

fig. 59; Nilsson, Theitfinwn-M~lcenuea Relifion and ;a Suwivals in Greek Reltgion (1950) PP

237 sg. (cfr. p. 243, dove i detto che l'anello di Micene mostra i due aspctti polari del culm

della natura, e cioh ajoyous excitement and rnoiirnlul larnentationn); Ch. Picard, IRI religi.'

phelléniqm (1948) pp. 147 sg. Nnniralrnente la scena dell'aneilo aureo di Micene b stata

diversamente interpretata, ma la interpretazione pii, aderente ci sembra che abl

indicata nel resto, nella qualc concordano il Nilsson c il Picard.

62, 28. (14011, vol. 3, p. 62): «A or lTW Ir9lpraa/okc Rcm &?t i

'" Epiphan., H~er.

1

MESSE DEL DOLORE 247

LA

4U e~to prezioso riferimento documentario tutto il profitto possibile:

il criterio in~erpretntivo che 10 studioso tedesco ne trasse restb

infatti senza approfondita giustificazione ierogenetica, e fu da lui

,,dizzato nei singoli casi concreti in modo non sempre aderente

ai dati. Epifanio inserisce la formula nel quadro dell'ideologia manidella

trasmigrazione delle anime in piante (o animali) a cui

recata violenza, onde poi chi si macchiava di tale colpa

doveva, talionis causa, subire la stessa sorte. Esemplificava Epiia-

"io che «coloro i quali raccoglievano fave e ortaggi, o mietevano

fieno ed orzo, erano costretti ii subire la trasposizione nelle fave,

ne) fieno, nelle spighe o negIi ortaggi, al fine di essere anch'essi

o recisi».lO' Ad ulteriore chiarimento Epifanio aggiunge

&e, ne1 quadro di qucsta ideologia, «colui che avesse mietuto,

doveva Iui stesso csscr mietuto, c del pari chi avesse gettato nel

forno la farina impastata per cuocere il pane doveva siibire la stessa

sorte, e chi impastava il pane doveva essere impastato, C chi lo

cuoceva esser cotto»:'02 appunto per questo le corrispondenti

operazioni erano interdcttc ai mli~iichci.'~' e l'indispensabile ci-

barsi di pane poteva esser riparato colo con 1a recitazione della

formula di discolpa: «Non io ti ho mietuto ccc.».

Questa ideolo8ia manichea, che nel suo complesso sincretismo

racchiude innegabilmente una eco della religiosità agraria popo-

lare, ha una notevole importanza ermeneutica ai fini della ieroge-

nesi delle passioni vegetali nel mondo antico. Innanzi tutto i dati

che ci offre Epifanio ci consentono di formarci un'jdea della C r i s i

che costituisce i1 rischio del momento critico del

r a C C o l t o. Come dicemmo, nel regime esistenziale che €11 pro-

m/oGrc l< x)\(Pavov QW.w/&Xl& &ì.lw ixosiqm laha xr*l fiveyxl POI: tyh &wLq Eiparyov,. Cfr.

C:.!

T, OP. crr., pp. 234 sg. Tuttavi,] lo Eislcr si limira n riportare soltanto In formula riludc

iqcolpa, scnzii iitilizzare gli altri dati del passo di Epifrtnio.

"'l ri Ai6 drdyxq aUrot5 pcray(r&par ek ~bp~uv

3 ci< wqltoc 4 c t ~

x p ~ 4 w rk mdyw 4 c@

kvU, Yw mi uhol depm?Go~ mi xo@mn.

1u2 «E? rtc SCPLEci. &p~dhj~era~, OUTO; ib tic MX~Y~]Y ~ T O V P&Uq (come quando si butta

forno la farinn impnstata per cuoccrc il pane) SXvY+erai xaì airròc, pdaaq ipuaecrai,

$1 ?eaa< hip~ov brr~oamr ».

in3

«bui T O G &nc(paaat ~ adzorq +TV norqaar*. Clr. Theod., Haer. fab. comp. I, 26: u'Ou

%,

q ~ kpiv ol xrrXo.jprvor tkì.ciot snp' aUso3, ourr bipmv xAihrv. oòn )\&~awv ~ipwvav, a& %ai

Tumuta &@mv, iy pm&wy x;rocpcruoq txaipovroi Mowr 6t 6~ mi r€pv6pcw mì -@i

&ptw »

Lo stesso tema in Agost., C. Furrst 5, 6: « Nryue enim Clwistus vobis praeccpit ut herbam non

evcUpt~s ne homiodium pcrperretisn; 6,4: «Diciti9 enim d~lorern sentire friicsum curn de &re

caTltiir, sentire cum conciditur, cum terirur, curn coquitur, curn rnanducatur~.


prio del mondo antico l'opemzione agricola del raccolto è una sizione

che fa emergere la storiciti della sitiiazione umana sino a~

limite della crisi: I'iiomo apprende se stesso come procuratore di

morte della pianta utile, e al tempo stesso si pone di fronte al prp

lungato viloto vegetale che segue il raccolto e all'esperienza di Una

-

scomparsa che solo in minima misura l'uomo può con1 rertire in una

adeguata riappari~ione.'~~ Il «far passare* e il «far tornar e) se-

-L >

condo una regola umana si vengono progressivamente rescrmge rido.

e si dilata invece la prospettiva di cib che «pass:i cl: a sé, si :nza e

contro l'uomo». Ma questo restringersi e questo djlc itarsi s ignificano

che comincia a venir meno la stessa presenasi, la scessa .. . passi.

bilith di esistere come presenza operante: in luogo di u far pass are»

la sittiazione secondo la coerenza tecnica del raccogliere la pi anta

utile, la stessa presenza comincia a passare immcrliatarnente nella

situazione e a perdersi in essa. Sulla Iinea di qiicsto perc :lersi

- che C un non poter mantenere la disranza rispctco sill'oggt :tto,

un restar senza margine di distacco - si ritrova l'atto del ra CCOgliere

awerrito come rischio di trapassare nella pianta racci

l'immediato patire con la pianta in un'assoluta iderilirh di dest

I'angoscia paralizzante che trattiene dal fare. Ora i ncssi mi1

rituali che accompagnano I'operazione del raccolto nella rcli igiosith

agraria del mondo antico costituiscono altrettanti modelli iccnici

che fermano il rischio di alienazione, danno inizio alla ripr 'csa,

e ridischiudono l'operazione agricola compromessa dalla crisi. Noi

dobbiamo ora, sulla base della documentazione precedentemi ente

raccolta, rigenerare le fasi di questa costruzione tecnica, e C 'omrendere

il modo del suo funzionamento.

Nel caso dei cereali, il «pneuma che erra per le messi* costituisce

il primo fondamentale orizzonte rappresentativo in cui I'dienazione

irrelativa viene fermata, configurata e segnalata, e qu indi

Anche per la semina si configura un'analoga prospettiva di incertezza, mme si dt

dal sepente passo di Plut. rle Is., jo: a... Gli qiziani chiamano il mese della scminti

gli ateniei Wsnepsion, i beoti il mese di Dernetra. Era l'epoca in cui essi vedevano i

disseccarsi e cadere dagli &eri, mentre ne seminavano altri con pena e difficol15,

con le mani la terra e ammucchiandola di nuovo n e l l si m a l C e r t a s p c r a n z 3

ciò che depositavano nella terra giungesse s matiirith.Facc

sotto molti rispetti, come quelli che sotterrano e piangono i loro mortin. Al che fa rix

l'immagine di mlom chc usemuiano con lacriniea o di colui che «cammina q1

porta le semenran (Salmo 126,5), un'immagine che riceve il sua comprensibile scnso m'

rico dai rifcrimcnto a un pianto ritunie durante I'opcruzione agricola dell:i semina.

L.A MESSE DEL DOLORE 249

1

l ,

suscettibile di rapporto e di ripresa. Ne risulta un modello

di compromesso che per un verso accoglie il rischio di alienazione

, in quanto il pneuma che erta per le messi non appartiene d'ordine

umano, ma si muove già sul piano mitico -, e per un altro

verso offre un modello stabile, culturalmcnre accreditato, di arresto

deli'alienazionc. Fermata sul piano mirico del «nume dei

cerecili», l'alienazione muts per così dire di segno, e si dischiude

nua possibilità della ripresa, cioè dell'inclusione in una sfera di rapi

I II

I

porti ciilturali definiti col mondo umano. Nel modo più trasparente

il nesso fra il rischio dell'alienazione e la ripresa del modello

rnitico appare in una tradizione norvegese, secondo la qiiiile «lo

$rito ciel grano» è lo stesso mietitore mitizzato (skurekail) che

l

ì '

, I

tutto l'anno vive immerso nel grano e che è poi catlurato nell'uIrimo

covone.lm D'altra parte quel trapassare nel Irurto raccolto

cui si riferiva Epifiinio - e che si è tentati di interpretare come

una gr~tuita immaginazione - riceve ora il suo esatto significato

!

originario di rischio reale, che richiede riscatto.

Tuttavia l'orizzonte mitico del pneuma che erra per le messi

non racchitide in sé nulla che possa far pensare ad una risoluzione

della crisi. Una sacralirh uniformerncnte diffusa per tutto il campo

da mietere scgnalercbbc il rischici dandogli forma e figura traclizionali,

ma non gioverebbe a dischiudere l'operazione agricola del

raccolto in quanto operazione economica profana, in quanto forma

del lavoro umano. La passione irrclaliva del mietitore si è ora data

I'orizzonte culturale della passione di un nume: ma se non si trattasse

che cli questo, il mietere resterebbe interdetto. Si rende quindi

necessario iin ulteriore sviliippo tecnico: la ~iiirnjnositi clcl campo

da mietere viene condensata in un unico covone - il covone rituale

- il primo o l'ultimo della serie, e soltanto il mietitore che

l

inizia o chiude la mietitura assume su di sé il riscliio dell'operazione

nel suo complesso. In tal modo, attraverso il ecome se» tec-

"CO di questa sacra simulatio, il mietere come operazione agricola

l

I '

l

viene liberato dopo la mietitura del primo covone rituale, o pt.ima

di quella dell'ultimo. Possiamo anche dire: 1u Gppi;, cioè Ea violenta

alterazione umana cielimordine vegetale cornpiutn attraverso

la mietitura) viene destorificata in un covone simbolico mietuto

1

ID7

V. Ranrasdo, Der Acfirrbou im Volksqloii be Jer Fin'innen und det Exien mi, entvrechen-

Gehrnuch~ der Gemianni Vqlichen, F. P. C., n. g (Sortalava-fielsinki 1919-25) p. gr.


2So CAI'~OLO Li\ MESSE DEL DOI.ORE Z>'

da un simbolico rnietitore, che potrebbe chiamarsi uil mietitore

del rnislarto D. Il pianto rituale che accompagna la mietitura del

primo o dcll'u~tirno covone ha il significato tecnico di occu

il mislarto: si piange la morte violenta del nume del grano «C

se» non fosse stato l'agricoltore a procurarla, ma un altro.

Soffermiamoci sulla tecnica che assegna dlult»no C< Ivone e :

timo mietitore un significato mitico-rituale. Qui I'ulti ino mi1 :titore

- o legatore - assorge a operatore simbolico che concentra - .-- . su di

sé il riscliio che altrimenti avrebbe gravato su tutti gli operatori

reali, p~ralizzando l'operazione agricola nel suo carattere di tecnica

profana. Questo operatore siml~olico consuma. come si è detto.

il rischio di tutti: non solo hu, ma 2 l'ultimo covone, cioè il n

dei cereali che ne forma l'orizzonte mitico: egli confonde i]

proprio destino con quello del nume, n trapassa nel covonen, è o

aimmcrso ncl grana,), secondo un rapporto di identificiizione che

è rcso aiiche estcriormentc sensibile merck del lepmento ncl covone

stesso. Qiiel volto iim;ino fcrmato nel suo nlicnnrsi che è *il pneums

errante pcr le messi» traspare ori1 in morlo materiale &erro il velario

di spiglic de[ ftintoccio animato, oppiirc sporge d ~l manto vege

tnlc. In virtìi di questa apparecchiatura tecnica dcstorificatrice ha

Ii~ogo una mieritiira «protcttti»: rinzi, nel caso dell'elemcnto ago.

nistico chc si introdlicc per la dcterminnxione ddl'ultimo mietitore,

l'apparecchiatura tecnica in qiijstione consente una più rapida

esccuzionc del lavoro, poiché ha come conseguenza un get IC

affrettarsi clci mielitori al line di non soggiacere al d lestino rl

bato a chi lalcia l'ultimo covone.

L'opcratorc simbolico clie concentra su di sé - sul piano m

storico mitico ri~uale che è il risultato della destorificazione

rischio e la colpa delln violenza recata al nume dci cereali npt

possibilith di un ulteriore sviliippo tecnico per la protezione dell'operazione

agricola della mietitura: su di lui. infatti, è posi bile

esercitare la vendetta riparatrice. La formula «non io sono st, ato,

ma un altro» ha il vantaggio recnico di permettere I'operaai one

colpevole punendo però quest'altro: nel caso specifico il van t agpio

è di mietere cume se non fossero tutti i mietitori a farlo, e C :onsente

di vendicate il misfarto come se iino solo lo avesse pel

trato. La scelta degli operatori simbolici fra gli operatori r

dell'opcrazione agricola non costituisce però l'unica possibilità

nica di risoluzione: le leggende di tipo Lityerses e i1 materiale folkjorico

eurornediterraneo mostrano infatti come la concentrazione

e lo spostamento possono orientarsi anche in altro modo. Innanzi

tutto la scelta può dirigersi verso esseri viventi che a vario tit o10

~ono implicati nella violenza arrecata al nume, C che perciò st )no

psrticolarmente adatti a figurare come sttumenti di spostamento

e di concentrazione simbolica della colpa, in applicazione deiia formula

«non io sono stato, ma un altro». Come risulta dde leggende

di tipo Lityerses e dal materiale Eolklorico euromediterraneo. l'operatore

può essere per esempio uno straniero che si tto1 va a pas: ;are

in prossimità dd campo, e ciò perché il passante e lo stranier o si

associano naturalmente nella es perie~ Iza dell'agricoltore con colui

che arreca danno al campo, ( come trs ispare ds\ll'immagine del salmista:

«Perché hai abbattuta la cinta (della vigna), sì che la manomette

ognuno che si trovi a passare per la strada?»'"Ma I'operatore

simbolico pub essere anche I animale colle gato coi 7 la

passione vegetale, sia perché 2 irrecntor e di guasti alla pi; inta durc ... ~nte

il p:iscolo non controllato, si a perchi J ncI corso delln i sua utili: zzazione

rlurante i lavori agricoli tale ani male può parteci1 ~nre alla violenza

recata dall'uomo come provocai torc e regolatore del proci ESSO

. .

vegetale, presentando in entrambi i casi una prcdispo sizione C :jettiva

ad esserc assunto come strumento simbolico di s ,postamc :rito

della colpa e come vittima della vendctta riparatrice. Come es cm-

. .

pio tipico del primo caso può esserc addotta 1.n tradizionale inimicizia

della vite verso il capro, inimicizia che trova il suo riflesso

leiterario in un epigrammsi di Eucnus: xqv (L& tp&yq~ i~ì birav, 6 ~

h xupnocpopfiaw Oaaov ix~mciaa~ aoì, ~paye, rSuopCvc$ .'"' Anche il

maialc può arrecate danni ai cereali durante il s~io pasc o10 non controllato:

in piìi la tecnica del cdpcstio animale i itilizzata nella semina

o nella trebbiatura, associa il maialc alla pa ssione del nume dei

cercali. Kore che sparisce nel suolo CI on una n inndra di maiali condotta

dal pastore Zeus Eubouleus rapprcxnta infatti sul piano

mitico la inumazione dei semi mediante l'irrompere C !ella mal idra

sul terreno di fresco seminato, il che era un uccidere e un sef ~pellire

di cui i maiali portavano colpa, non l'uomo: in accordo con

venivanc

~ 5

questo mito i maiali 3, talionis catisa, uccisi e gettati in una

lo" Salmo 80, i3.

lo' Anth. Pal. 9, 77. Su questo punto può vedersi Eisler, op. cit., p. 232, n- 4.


252 CAPITOLO SE!

fossa durante le Thesmophoria. Analogamente, Osiride, Ado

Atris uccisi dal maiale appartengono ierogeneticamente alla st

sfera di connes~ioni."'~ In tal guisa la formula uictimae izumin

per contrarietatem immolabantzrr appare come uno sviluppo te

co del tutto trasparente della formula destori ficatrice riferit,

Epifanio.Ios

'" Sulla vaiei ZR

ta n del sacr ificio anima le, che qui i tiene messa . in . eviden

pregiudizio dcllc niirr vnrenze cne appartengono aifa cornpicssa ieropencsi dc~ sucrificio

civiltii del mondo antico, si vedn Liungrnsn, ap. cit., pp. 268 sg. Per la semino mediante,

stio di mandrie di maiali come tecnici agricola epizinna vccii Errnan e Rankc. op. cjt., p

Lo Eisler, op. cit., pp. 249 SE., ponc in rilievo comc ncHc Rirphonia I'istituzionc di tcspor

animali dciIc passioni vegetali si combina con lo spostamento su opgetti materiali della rc

sabilith umana della passione snimde. L1 rituale delle Buphonid P noto: viene deposto rtci l'0r7,

consacrato sull'nltare di Zcus, e sono quindi ovviati vcrso l'altare alcuni tori sazi, C chc luindi

non dovrchhro avere nessiino stimolo davnnti al ccreele. Il toro che divora l'orzo 6 1 iccisn

dal socerdotc, che successivementc fugge appenr coinpiuro l'atto, comc farebbe un nssn ssino.

L'arcontc basilco apre quindi un giutlizio cerimoninlc pcr il mislatta dell'uccisione dcl coro,

giudizio che coinvolpe tutti i partecipnnti n1 sncrificio. Gli idrofori sportnno In colpa sul f; ahbro

che hn fl{fiiflto I'BCCCC~B, e infine I'nccctta utiiizz~tn nei sacrificio t riconosciuta colpc! :01c C

gettata in mare: solo ora i partecipanti possono cibarsi dellc carni dcl toro. e n conclu isinne

& simolata IR resurrezione dcllil hestin immolrin, ricuccndo la sua pelle dopo nvcrln iml,

di fieno, C ng~iognndo il simiilncro nll'orntro. Ln concczionc di colpc C delitti di unimnli c 7ndiiceva

in Grecia alla cclebrazionc di regolari proccssi giudiziari conim di essi (Arist., Conrt. Alh, ,

57; Plat., /q. 9, 873~). Archil.. fr. fi4, dice di Zcus: cuoi 6i hpiov Ypp~ rc xal D!xq p1 tÀair.

Sulla quisiione della $pig e dei rnisfntti clegli nnininli e sui processi criminali istitiiiti C ontm

di cssi t da vedcrc Eislcr, op. cit., pp. 249, n. 5 e 296 sg., dove si ricorda I ioli

cristiana (Cregorio Nisseno) che h11 reso definitivo il concetto dell'irres~mr no

dclln non persc~uibilith giuridica del mondo nnirnnlc.

'O' Com'c\ noto I'idcntificnzionc dell'ultimo covone con l'animale dei cercali e rlcon dotta

dal Frazer, Spiri& ofthe Conr and the Wild, vol. I, pp. 304 sg. all'associazionc rede fra il C

delle messi e gli animnli che un tempo, quanclo i campi erano senza difese, libcrnmcntc vi

vnno. L'identificnzione è riconclotta anclie, dnllo studioso inglese, nl fatto che detcrminni

maletti pmgressivnrnente scacciati dal loro nnscondiKlio vegetale via via che i mietitori RV

vano, saltavano fuori C fuggivano via dall'estremo nascondiglio dell'ultirno covone ailorchi i ancrlc

questo veniva mietuto. Lasciamo al lettore giudicarc la credibilith di questo rapporto e ! In SUO

pertinenza ai dnti deUa documentazione. Ma, a parte cib, qui da mettere in rilievo ch e unn

spiegnzione del genere in realth non spiega nuUa, poiche riposa in ultima analisi sul prcsi

sto clie per I'uonio primitivo atlic simple nppearance of an animai or bird among the .-.-.is

ptobabily enough to suggest a mysterious link between thc creature and the corn *: ora quc

sto amisterious link* Iia tutta l'aria di restare un mistero non solo pcr «l'uomo primitivo*

ma anche per noi, un mistero sul quale sembra indiscreto volerne sapere qualclie cosa di più,

tranne che si tratta della solita stolidczza originaria dcli'uomo primitivo, o tutt'nl più di un8

stolidccza che ha certe sue banali leggi associative che presiedettem aU1incrcdibile catena di

equivoci e di qui pm qno. Abbiamo voluto ricordare questo punto non rinto per dar pmvn

di una critica sin troppo facile vcrso un autore che ha reso così segnalati setvigi aUa scicnzel

quanto piuttosto per misurare la distanza che separa l'esigenza ierogcnctica da quella che co"duce

soltanto alla catdogazione del materiale: il Frazer dedica infniti circa trenta pagine

sposizione dei dati relativi all'animale dei cercali, ma una sola - e quasi di conrraggenit

problema icrogenetico, col bel risultato che si visto: come se, dal punto di vista di una sc

che vuol acapire~, non si trattasse proprio del problema tondamcntaie.

LA MESSE DEL DOLORE v3

L'istituzione di responsabili animali delle passioni vegetali introduce

nella mietitura dei cereali una complicazione operativa che

h, tuttavia la sua propria coerenza tecnica ed assolve una funzione

definita. Come risulta dai dati folklorici euromediterranei

precedentemente ricordaci, l'operazione della mietitura

l'andamento di una partita di caccia, ci06 viene eseguita

per entro un mascheramento tecnico, una sucru simulatio, in cui

tutto accade come se non si trattasse di mietere, ma di dare la caccia

all'aniniale conriesso con la passione dei cereaIi: da questo

mascheramento risulta un'efficacia protettiva sdi'operazione stessa,

che intanto, attraverso la mediazione di questa pia frutts, risiilta

liberata dai rischi di crisi irrelativa che Is minncccrcbbcro se fossc

integralmente riconosciuta nella sila realti storica. D'altra parte

questa simukrtio si combina con l'altra del «covone della colpa*

mietuto dal emietitore del misfatton: appunto per questo I'ulrinio

mietitore che miete l'ultimo covone non soltanto «ha» l'animale

dei cereali, ma «lo diventa),, in iinn identificazione di colpe e di

destini che può giungere sino a1 punto di imitate, come abbiamo

visto, il comportamento dcll'animale mitico. Qui i rapporti prccedentemenre

studiati si riprodiicono esattamente anche nella tecnica

dei responsabili simbolici nnirn; ali, ma C tferenza che

l'inserzione dcll'animalc fra mictito te c nun 3 offre l'opportunità

di spostare sull'animale scei sso le fo~ radicali tlella

vendetta ri~ bara trice , cioè I'iiccisione.

L'istituzit 3nc di rc ~sponsabili animali della passionq e vegeta Ic si

intravede an che in li? velli molto avanzati C complessi dl ello svilu

'PP

jerogeaetico dcllc nr itiche civilth religiose, come per cscmpio nel

dramma egi: tiano dc Il'iricoronazione contenuto nel papiro clrnmrnatico

del H .amesseo l. Senza diibbio il cosiddctto dramma egiziano

deu'incoronazione appare dominato da valenze politiche specifiche,

come la stabilità e la continuità del potere statale nel momento

critico della successione: il dramma infatti ripete ritualmente il mito

di una successione csernpl~rr o metastorica, in cui Osiride muore

di morte violenta ad opera di Sct, Oro e Set contendono fra di

loro per la successione, ed infine Om divora il nuovo re: più es