Febbraio

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POSTE ITALIANE S.P.A. SPEDIZIONE IN ABBONAMENTO POSTALE D. L. 353/2003 (CONV. IN LEGGE 27/02/2004 N° 46) ART. 1, COMMA 2, DCB - NA - TASSA PAGATA TAXE PERÇUE

Il Rosario

e la Nuova Pompei

Anno 125 - N. 2 - Febbraio 2009 www.santuario.it

Pellegrini a Pompei

“nel più importante Santuario dedicato

alla Beata Vergine del Santo Rosario”

(Benedetto XVI)


Sommario

3 - Valori veri e i piccoli gesti di ogni giorno

per costruire una pace duratura

di Angelo Scelzo

4 - La Vergine Maria: icona dell’amore di Dio

per l’umanità di ogni tempo

di ✠ Carlo Liberati

6 - Per raggiungere la pace

occorre il coraggio di idee nuove

di Guido Bossa

8 - Comunicare l’amicizia. Il tema della Giornata Mondiale

delle Comunicazioni Sociali

di Dario Busolini

10 - Con Maria e il Beato Bartolo Longo

servi e testimoni del Vangelo della speranza

di Francesco Paolo Soprano

12 - Grazie Pompei!

di Franca e Carlo Travaglino

13 -La Solidarietà illumina il Natale a Pompei

di Daria Gentile

14 - Gesù, “dopo aver amato i suoi...

li amò sino alla fine”

di Settimio Cipriani

20 - Pompei: il punto sulle strutture educative

di Marida D’Amora

22 - A Nisida, dove la speranza

si fa progetto

di Isa Di Domenico

Fondata nel 1884 dal Beato Bartolo Longo

Il Rosario e la Nuova Pompei

Piazza Bartolo Longo, 1 - 80045 Pompei (NA) Tel. +39 081 8577321 - Fax +39 081 8503357

rnp@santuariodipompei.it www.santuario.it Anno 125 - N. 2 - Febbraio 2009

Direttore Responsabile: Angelo Scelzo

Vice direttore: Pasquale Mocerino

Redazione: C. Cozzolino, M. D’Amora,

A. Marrese, F. P. Soprano, G. Striano

Hanno Collaborato: G. Bossa, D. Busolini, A. Caforio,

G. Cento, S. Cipriani, I. Di Domenico, A. Di Vittorio,

O. Esposito, C. Fabbricatore, P. Frisullo, D. Gentile,

L. Giacco, C. Liberati, C. Palomba, P. Patti, G. Russo,

E. Secchiaroli, F. e C. Travaglino

Grafica: Ettore Palermo

Impaginazione: Mario Curtis, Emanuele Valvini

Fotografie: G. Angellotto, I. Assalto, A. Di Stefano,

Interfoto/Archivi Alinari, T. Lepera, F. Rizzo, P. Rubino

Stampa: Arti Grafiche Boccia S.p.A.

Gennaio 2009

Di questa Rivista esistono anche le edizioni inglese e spagnola.

Possono essere richieste alla Segreteria Generale - Ufficio Estero

Tel. +39 081 081 8577328 - Fax +39 081 8573357

foreignoffice@santuariodipompei.it

33 - Dai vita al talento che è in te!

Il Concorso Canoro del Meeting dei Giovani

di Giovanni Russo

46 - Una suora “dietro le quinte”. Suor Maria Eugenia Rosa

di Concetta Fabbricatore

Rubriche

24 - Maria... questi ragazzi sono i tuoi figli

a cura di Giosy Cento

26 - Rosario News

a cura di Giuseppina Striano

28 - In cammino con la Madonna Pellegrina

a cura di Antonio Marrese

34 - Pellegrini del Rosario

di Marida D’Amora

38 - In libreria

a cura di Lucio Giacco

42 - Grati alla Madonna e al Beato

a cura di Ciro Cozzolino

44 - I nostri lettori ci scrivono

a cura di Augusto Di Vittorio

Spedizione: Poste Italiane S.p.A.

Spedizione in abbonamento postale

D.L. 353/2003 (conv. in L. 27/02/2004 n° 46)

Art. 1, comma 2 DCB - NA

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Di questo numero sono state stampate

255.000 copie

Associato all’USPI

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Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [50]


E d i t o r i a l e

di Angelo Scelzo

Valori veri e i piccoli gesti di ogni giorno

per costruire una pace duratura

Il nuovo anno non ha perso tempo a chiarire che

non basta un semplice cambio di calendario per

sperare che tutto, o almeno qualcosa, vada a posto

come d’incanto. Le eredità che si disperdono

per strada sono poche e, tra queste, non figurano

le tante tragedie di cui il mondo continua ad essere

pieno. Il 2009 ha subito fatto in modo che i

riflettori fossero puntati sulla striscia di Gaza, la

parte più martoriata di un medio-oriente dove la

pace non riesce mai a piazzare una sua stabile

tenda. Non è una terra come un’altra, anche se i

conflitti - e i morti - sono tutti uguali. Alla pace viene

a mancare il respiro proprio nei luoghi in cui essa

ha manifestato e reso concreto il suo significato

più alto, che non riguarda solo il silenzio delle

armi. I raid aerei, come i razzi che puntano sulle

città, esprimono, da un lato e dall’altro, la tragica

eloquenza dell’ennesimo conflitto e, dunque, le

armi sono all’opera. Il loro silenzio è un prezzo

che ancora nessuno riesce a pagare. Tra i deficit

che assillano oggi l’umanità - spaventata dalla

recessione economica - la penuria di valori non

quotabili in borsa, non è certo il più trascurabile dei

problemi. Siamo di fronte alla radice del dramma,

e al punto in cui s’infrangono tutti i processi e i piani

di pace. Se il valore della pace finisce per oscillare

allo stesso modo di quello dei mercati, molte aree

del mondo continueranno ad essere destabilizzate

e a sperimentare i rischi di un equilibrio sempre più

precario.

Arabi e israeliani si fronteggiano in un conflitto che

ha alle spalle molta più storia che anni: le tensioni

e gli odi messi in campo superano largamente i

confini dell’area, e la striscia di Gaza ritorna, oggi,

ad essere l’emblema di una contrapposizione tra

mondi. Pur invocato da più parti, il dialogo sembra

ormai un filo consumato, incapace di tessere rapporti

che non siano affidati alla legge delle armi.

Dove essa conduca è tragicamente sotto gli occhi

di tutti, eppure non viene messa da parte e arriva

ad essere negato perfino il tempo di una tregua.

Cominciare l’anno sotto il segno della violenza non

è solo un cattivo auspicio, ma il modo peggiore per

affrontare le tante sfide che un mondo sempre più

globalizzato pone sul cammino di tutti.

Nell’udienza al Corpo diplomatico accreditato

presso la Santa Sede, Benedetto XVI ha tracciato

le linee essenziali di un tale percorso, ponendo in

primo piano proprio l’esigenza di liberare il cammino

dal più inutile e nefando degli ostacoli, il

ricorso alle armi, vale a dire a ciò che “non può

mai essere una soluzione”.

Il Papa aveva di fronte proprio il tragico scenario

di Gaza e, quindi, della Terra Santa, ma ai rappresentanti

dei popoli ha ribadito il concetto - anzi:

la verità cristiana - che la “violenza va sempre

condannata”. In Medio Oriente, come in ogni altra

parte del mondo, dove i venti di guerra non si sono

ancora placati.

Se più che del silenzio delle armi, la pace ha bisogno

di valori che la sostengono, la parola non può

che passare dal torvo anonimato degli eserciti, al

ravvedimento e alla coscienza di ogni singola persona,

anche quella apparentemente più estranea

e lontana dal campo delle operazioni militari. La

pace si costruisce anche - e forse soprattutto - dai

piccoli gesti, da ciò che ordinariamente passa inosservato

ma che, invece, arriva a incidere come mai

si sarebbe immaginato. Ed è vero anche il contrario.

Anche la guerra - o la violenza - si alimenta nel

quotidiano e nell’ordinario.

Quale nesso può avere, un conflitto internazionale,

con quello che noi definiremmo un semplice fatto di

cronaca? Apparentemente nessuno, ma come sarà

mai possibile sradicare la logica della violenza se

essa - orrendamente - s’impone anche nel normale

corso della vita quotidiana?

È solo un fatto di cronaca - o il sintomo di una

malattia sempre più diffusa, che chiama in causa

disprezzo e violenza - la mortale aggressione, a

Casandrino, di una donna disabile, che si spostava

su una carrozzella?

Anche le forme di malavita organizzata, che

prosperano in almeno tre regioni del meridione,

rientrano nella stessa aberrante logica.

Di fronte a tale efferatezza, può apparire umanamente

ingenuo - o, perfino, banale - parlare di conversione

dei cuori. Ma il tempo che si avvicina - la

Quaresima - è innanzitutto tempo di Dio, e allora

tutto può essere possibile.

Ritornando allo scenario internazionale, non può

passare inosservato il passaggio da Bush a Obama

alla presidenza degli Stati Uniti d’America. Al di là

di ogni enfatizzazione, si può legittimamente parlare

dell’apertura di una fase nuova negli equilibri

mondiali. Staremo a vedere, e a sperare.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [51]


La Vergine Maria: icona dell’amore

di Dio per l’umanità di ogni tempo

Madonna Litta, di Leonardo da Vinci. Museo dell’Hermitage, San Pietroburgo

Agli inizi di questo 2009 e dopo l’esaltante esperienza di fede per la Visita

Pastorale del Santo Padre Benedetto XVI al nostro Santuario avvenuta il 19

ottobre 2008, desidero riprendere le mie riflessioni sul ruolo della Vergine

SS.ma nel nostro cammino di fede quotidiano.

Vorrei sottolineare che Maria SS.ma è l’esemplare più alto, dopo il Figlio

Gesù, della gioia di Dio dentro di noi.

Eugenio d’Ors nel suo libro “La valle di Giosafat” (cfr. S. Palumbieri, Un

Magnificat per il Terzo Millennio, Ed. Paoline 1998, p. 126) immagina

di ✠ Carlo Liberati

di entrare nella “valle di Giosafat”,

quella del Giudizio Universale.

Appena giunto si vede circondato

da personaggi illustri: Shakespeare,

Michelangelo, Beethoven.

Ad un tratto si leva una voce che ripete

le parole di Pascal: “L’uomo non è

che una canna pensante” (B. Pascal,

Pensées, 347) e conclude: “Tutti gli

uomini nella valle di Giosafat non

sono che canne: un grande canneto

al lume della luna”.

Attorno, un profondo silenzio lunare.

Ed ecco, d’improvviso, quel

silenzio si popola di armonie. È

la vallata che canta. Ogni canna -

figura di ogni uomo - è un flauto

silenzioso che un vento, il vento del

prodigio ha riattivato. Chi soffia? Si

domanda il poeta. Il vento risponde:

Maria!

Dio certamente, da solo non vuole

compiere tutto (cfr. S. Palumbieri,

ibidem, pp. 127 e segg.). L’uomo da

solo può realizzare ben poco. Dio

e l’uomo, insieme, costruiscono il

“novum”. E ciò è stabilito nel mistero

della natura creata da Dio e poi

della grazia che ci è data dopo la colpa

originale dallo stesso amore di

Dio che non può veder naufragare il

Suo progetto di santità. La risposta

a Dio che chiama a partecipare attivamente

alla “ricostruzione” dell’umanità,

è il “Fiat”, il “Sì” di Maria

nell’Annunciazione, testimoniato nel

“Magnificat” della Visitazione.

Maria è la persona che ci rivela la

pienezza della bellezza, della gioia,

dell’amore di Dio per l’uomo e la

donna di tutti i tempi.

Nel “Magnificat” di Maria c’è dentro

lo stupore per la gioia di Dio che

ha invaso la personalità integrale di

Maria che lo ha accolto in pienezza.

In Maria ci viene rivelato lo splendore

della gioia di Dio immenso nei

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [52]


confini del nostro cuore limitato,

ma occupato dalla pace divina. Celebrare

l’uomo si può fare o con

Dio o senza Dio. Tuttavia, senza

Dio la celebrazione dell’uomo può

manifestarsi anche contro l’uomo.

Un umanesimo senza Dio è un

umanesimo non umano (Marx, Nietzsche!).

Invece è un umanesimo costruttivo,

pacifico e plenario quello

che bisogna promuovere.

Già Paolo VI nella “Populorum

progressio” (n. 42) avvertiva: “Un

umanesimo chiuso, insensibile ai

valori dello spirito e a Dio che ne è

la fonte, potrebbe apparentemente

avere maggiori possibilità di trionfare.

Senza dubbio l’uomo può organizzare

la terra senza Dio, ma

senza Dio egli non può alla fine che

organizzarla contro l’uomo. L’umanesimo

esclusivo è un umanesimo

inumano”.

Non vi è pertanto umanesimo vero se

non è aperto ai valori dell’Assoluto.

La vita di tutti i Santi della Chiesa

Distintosi per il suo impegno caritatevole verso i bambini

abbandonati, l’educazione degli adolescenti, per le sue

doti di amministratore e per l’impegno di accoglienza dei

quattro milioni di pellegrini che annualmente visitano

il Santuario di Pompei, Mons. Carlo Liberati è stato insignito,

nell’ottobre 2008, del “Federichino d’oro”.

L’ambito riconoscimento, promosso dalla Fondazione

“Federico II Hohenstaufen” di Jesi - Onlus (gemellata con

l’omonima Istituzione di Palermo e con quella tedesca

di Gesù Signore, crocifisso e risorto,

ne è la più convincente prova e lo

sarà fino alla fine del mondo.

Questa ispirazione divina sta tutta

nel Cantico del Magnificat che ci

comunica tutta la gioia di Dio per

noi attraverso “il giardino fiorito” di

Maria SS.ma.

L’umanesimo che discende dall’ispirazione

biblica “è dato dall’infinito

rispetto da parte di Dio verso

l’uomo. Per salvare l’uomo, Dio ha

voluto chiedere aiuto a lui. Dio ha

bussato alla sua porta nel punto più

immacolato della realtà umana”.

E la porta si chiama: Maria “Ianua

coeli”, ma anche “ianua mundi”.

E il progetto di Dio si è fermato a

questa soglia di libertà (cfr. S. Palumbieri,

ibidem).

San Bernardo di Chiaravalle, uno

dei più grandi cantori del mistero

della predilezione di Dio per Maria

SS.ma in una nota e splendida pagina,

carica di umanità (Bernardo di

Chiaravalle, Opere Mariane. Le Lodi

della Vergine Madre. Quarta omelia

- in Oeuvres mystiques, pp. 952-

953), in dialogo con Maria dice:

“Dalla tua breve risposta dipende

che noi siamo chiamati alla vita…

Pronuncia una parola e riceverai

la Parola. Proferisci la tua parola e

concepirai la Parola divina. Emetti

una parola che passa, e possederai

la Parola eterna. Umile, sappi essere

audace, riservata, non avere paura…”.

La risposta di Maria alla chiamata di

Dio nella esperienza del suo fidarsi di

Dio e nell’affidarsi totalmente a Lui,

Le comporta una incontenibile gioia

dell’anima e di tutta la persona.

La sua fede non consiste soltanto nel

credere in Dio ma nell’essere convinta

che Dio crede per sempre in

Lei. Di lì nasce la gioia della sua

realtà consacrata. Come dev’essere

per noi cristiani.

Sì, si può esperimentare la gioia di

sentirci prediletti da Dio, come Maria

SS.ma, nostra Madre nella fede.

Il “Federichino d’oro” all’Arcivescovo di Pompei

di Goppingen), viene conferito a

personaggi che si siano distinti

nella cultura, nelle istituzioni, nell’economia,

nello spettacolo e nello

sport, e a personalità italiane e

straniere che abbiano operato

nello spirito del messaggio culturale

e sociale del grande imperatore

jesino.

L’edizione 2008 del premio, condotta

da Rosanna Vaudetti, si è

svolta presso il Salone dei Piceni

del Complesso Monumentale di

San Salvatore in Lauro, in Roma. La cerimonia è stata

presieduta da Vittorio Borgiani e Mario Vinicio Biondi,

rispettivamente, Presidente della Fondazione “Federico

II” e del suo comitato scientifico, Giorgio Bizzarri, Presidente

del Pio Sodalizio, e Arnold Esch, già Direttore dell’Istituto

Germanico di Roma.

Tra i premiati delle passate edizioni figurano il giornalista

Indro Montanelli, i campioni dello sport Valentino Rossi,

Filippo Magnini e Roberto Mancini, il pianista e compositore

italiano Giovanni Allevi.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [53]


Per raggiungere la pace occo

Il discorso del Santo Padre Benedetto XVI al Corpo

Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Mai come in questo inizio del 2009 siamo tutti chiamati a fare

un bilancio del tempo trascorso fin qui. E non è, a dir la verità,

un bilancio consolante. Lo spazio per la speranza è limitato.

Nel discorso rivolto al Corpo Diplomatico accreditato presso

la Santa Sede - che già di per sé, per l’elevatissimo numero

di Ambasciatori presenti, dimostra l’attenzione con cui i Governi

seguono l’attività del Santo Padre - Benedetto XVI ha

ricordato il suo dolente saluto all’anno appena trascorso; un

saluto caratterizzato dal forte appello a lenire la povertà sempre

presente nel mondo, un richiamo ai “troppo numerosi

poveri del nostro pianeta” ricordati nel Messaggio per la

Giornata Mondiale della Pace. L’alba del nuovo anno ha illuminato

un’altra tragedia dell’umanità, quella della guerra, che

insanguina ancora una volta il vicino Oriente, la terra dove

Gesù ha scelto di nascere.

Si dirà: niente di nuovo, purtroppo. La Palestina è da decenni

ostaggio di lotte fratricide fra popoli che la geografia e la storia

vorrebbero fratelli, o almeno vicini rispettosi l’uno dell’altro

visto che pregano l’unico Dio, e che invece la politica vuole

e rende divisi e in lotta. E allora, perché meravigliarsi, o protestare,

se il Papa richiama entrambi al coraggio di cambiare

il corso della storia? E invece è proprio ciò che è successo.

Da una parte il messaggio di pace è stato ignorato; dall’altra

è stato contestato, quasi accusato di indebita ingerenza.

Eppure, anche alla luce di una storia che tende a ripetersi

di tragedia in tragedia, l’appello del Papa appare di una

chiarezza cristallina, e tutti gli uomini di buona volontà dovrebbero

comprenderne agevolmente le implicazioni, anche

geopolitiche. Il nuovo anno si apre su un tornante della

storia nel quale i protagonisti del dramma umano che si sta

svolgendo da decenni in Medio Oriente sono chiamati a riflettere

sulle proprie responsabilità. Gli appuntamenti già

segnati sul calendario li interpellano direttamente. Tutte le

ricette finora applicate in quella martoriata area del mondo

hanno fallito, proprio perché basate sulla violenza e miranti

alla sopraffazione. Negli ultimi anni, due guerre non hanno

risolto alcuna crisi, anzi hanno aggravato i problemi, recando

con sé una scia di lutti, di ostilità e di recriminazioni che non

ha fine. Non sarà facile cicatrizzare tutte le ferite. Il nuovo

conflitto armato esploso in un’area - la striscia di Gaza - già di

per sé sottoposta a condizioni di vita pressoché inumane, rischia

di travolgere quel poco di speranza di pace che uomini

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [54]


e il coraggio di idee nuove

coraggiosi (uno per tutti, il Presidente israeliano Rabin) avevano

costruito. Ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la

guerra non porta alla pace, anche se lascia tante, troppe vittime

sul campo. In questo quadro drammatico, il Papa ha

parlato con chiarezza: “L’opzione militare, ha detto, non è

una soluzione, la violenza, da qualunque parte essa provenga

e qualunque forma assuma, va condannata fermamente”. Il

giudizio non potrebbe essere più limpido e radicale, né meno

sospetto di simpatie partigiane. Basta ascoltarlo con animo

sgombro da preconcetti.

Quello che Benedetto XVI indica, come unica, stabile soluzione

al conflitto, è un cambio di passo radicale della politica

e della diplomazia internazionali, che si devono dotare

di strumenti nuovi, visto che quelli usati finora si sono rivelati

inadeguati a raggiungere l’obiettivo da tutti desiderato: la

pace. Inadeguati e controproducenti.

Di fronte ad un dramma che si ripete con straziante continuità,

e in cui i fatti nuovi sono solo gli ordigni bellici sempre

più sofisticati e micidiali che vengono lanciati da una parte

e dall’altra contro popolazioni inermi, occorre il coraggio di

uscire dai vecchi schemi di una politica logora e inefficace,

occorre l’iniziativa di nuovi protagonisti, di nuove guide dei

popoli finora in lotta, che sappiano aprire nuove strade,

uscendo dal vincolo della coazione a ripetere gli errori del

passato, riuscendo a coniugare il realismo della politica con la

di Guido Bossa

speranza dell’utopia.Il mondo intero dovrebbe accompagnare

le parti in conflitto lungo questa strada finora inesplorata.

All’alba del nuovo anno, la diplomazia è chiamata al coraggio

di una iniziativa di pace inedita, che metta in primo piano il

rispetto, ovunque, della dignità della persona. Le condizioni

ci sono, perché gli attori principali sul campo stanno per

cambiare. A loro, ai nuovi protagonisti della storia, il Papa si

rivolge con coraggio e con fiducia.

I NUOVI DIRIGENTI POLITICI

SIANO CAPACI DI GUIDARE I LORO POPOLI

VERSO LA RICONCILIAZIONE

“La nascita di Cristo nella povera grotta di Betlemme ci conduce

naturalmente ad evocare la situazione nel Medio-Oriente e, in

primo luogo, in Terra Santa, dove, in questi giorni, assistiamo

ad una recrudescenza di violenza che provoca danni e immense

sofferenze alle popolazioni civili. Questa situazione complica

ancora la ricerca di una via d’uscita dal conflitto tra Israeliani e

Palestinesi, vivamente desiderata da molti di essi e dal mondo

intero. Una volta di più, vorrei ripetere che l’opzione militare

non è una soluzione e che la violenza, da qualunque parte essa

provenga e qualsiasi forma assuma, va condannata fermamente.

Auspico che, con l’impegno determinante della comunità internazionale,

la tregua nella striscia di Gaza sia rimessa in vigore

- ciò che è indispensabile per ridare condizioni di vita accettabili

alla popolazione - e che siano rilanciati i negoziati di pace rinunciando

all’odio, alle provocazioni e all’uso delle armi. È molto importante

che, in occasione delle scadenze elettorali cruciali che

interesseranno molti abitanti della regione nei prossimi mesi,

emergano dirigenti capaci di far avanzare con determinazione

questo processo e di guidare i loro popoli verso la difficile ma

indispensabile riconciliazione. A questa non si potrà giungere

senza adottare un approccio globale ai problemi di quei Paesi,

nel rispetto delle aspirazioni e degli interessi legittimi di tutte le

popolazioni coinvolte. Oltre agli sforzi rinnovati per la soluzione

del conflitto israelo-palestinese, che ho appena menzionato, occorre

dare un sostegno convinto al dialogo tra Israele e la Siria e,

per il Libano, appoggiare il consolidarsi in atto delle istituzioni,

che sarà tanto più efficace quanto più si compirà in uno spirito

di unità. Agli Iracheni, che si preparano a riprendere pienamente

in mano il proprio destino, rivolgo un incoraggiamento particolare

a voltare pagina per guardare al futuro, per costruirlo senza

discriminazioni di razza, di etnia o di religione. Per quanto riguarda

l’Iran, non bisogna rinunciare a ricercare una soluzione negoziata

alla controversia sul programma nucleare, attraverso un

dispositivo che permetta di soddisfare le legittime esigenze del

Paese e della comunità internazionale. Un simile risultato favorirebbe

grandemente la distensione regionale e mondiale”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [55]


di Dario Busolini

Comunicare l’amicizia

“Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere

una cultura di rispetto, di dialogo,

di amicizia”: il tema della Giornata mondiale

delle comunicazioni sociali.

Intorno alla metà di gennaio, tra il quotidiano dilagare delle notizie che esaltano

le possibilità di “fare amicizie” e vivere vite diverse da quella reale grazie ai nuovi

mezzi di comunicazione, specialmente attraverso i siti internet di relazioni sociali

(“social network”), ha destato curiosità un fatto di segno apparentemente

contrario: una nota multinazionale di hamburger ha deciso di pubblicizzare un

nuovo panino, proprio su internet, offrendolo gratis a quanti cancelleranno dieci

nominativi dall’elenco delle loro amicizie virtuali registrato sul più diffuso sito di

relazioni. Viene da chiedersi: se dieci “amici” valgono solo il prezzo di un panino,

quanto contano veramente tutti questi rapporti che si rincorrono su internet (ma

anche in televisione nei vari programmi tipo “reality”, “Grande Fratello” etc.) mentre

sembrano sempre più perdersi nella vita reale? E poi si cercano veramente nuove

forme di dialogo e di relazione con gli altri o piuttosto una semplice autogratificazione

frutto dell’illusione di credersi sempre “in rete” con il mondo quando invece si è

solo e soli davanti a uno schermo? I nuovi mass media migliorano veramente la comunicazione

o moltiplicano illusioni?

Sono domande d’attualità che Benedetto

XVI ha certo tenuto presente nel

proporre il tema della 43ª Giornata

mondiale delle comunicazioni sociali:

“Nuove tecnologie, nuove relazioni.

Promuovere una cultura di rispetto, di

dialogo, di amicizia”.

Questa suggestiva traccia di riflessione

scelta dal Papa delinea il contenuto del

suo messaggio per la stessa ricorrenza,

diffuso tradizionalmente il 24 gennaio,

festa di San Francesco di Sales, patrono

dei giornalisti. Non a caso, il Presidente

del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni

Sociali, l’Arcivescovo Claudio

Maria Celli, ha definito tale tema, in occasione

della sua presentazione nella sala

stampa vaticana, «un vero e proprio

programma di lavoro, un compendio

degli impegni e delle responsabilità che

la comunicazione e gli uomini della comunicazione

sono chiamati ad assumersi

in prima persona in un tempo così

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [56]


fortemente segnato dallo sviluppo delle

nuove tecnologie mediatiche che, di

fatto, creano un nuovo ambiente, una

nuova cultura. In un certo senso si potrebbe

dire che il Papa chiede oggi agli

operatori della comunicazione quanto

ha chiesto durante l’incontro con il

mondo della cultura a Parigi, quello, cioè,

di assumere un atteggiamento veramente

filosofico: guardare oltre le cose penultime

e mettersi in ricerca di quelle

ultime, vere».

Mons. Celli ha sottolineato che Benedetto

XVI ha fiducia nelle possibilità dei

media perché possono «dare un grande

aiuto nel favorire un clima di dialogo e

di fiducia. Porre l’accento sul fatto che ai

nuovi mezzi devono corrispondere nuove

relazioni, significa toccare nel profondo

il rapporto sul quale la comunicazione

vive e si sviluppa; l’aggiornamento degli

strumenti non segna semplicemente un

passo avanti in senso tecnico, ma crea

sempre nuove condizioni e possibilità

perché l’uomo utilizzi e investa queste

risorse per il bene comune e le ponga

alla base di una crescita culturale ampia

e diffusa». Il Presidente del Pontificio

Consiglio delle Comunicazioni Sociali

ha poi aggiunto, parlando alla Radio Vaticana,

che «le nuove tecnologie sono

sostanzialmente utili per instaurare, per

aumentare le nostre relazioni sociali.

Qui, però, c’è un fenomeno che emerge

ugualmente con una certa chiarezza: da

un lato questi mezzi portano ad allentare

i tradizionali confini geografici e

culturali, dall’altro c’è il fatto che questi

mezzi fanno perdere ai soggetti il

senso del territorio in cui abitano o del

gruppo sociale in cui operano. Si pensi,

ad esempio, al cellulare: il cellulare è diventato

veramente una condizione quasi

imprescindibile del nostro vivere. C’è la

frenesia di essere connesso. Allo stesso

tempo, però, siamo più preoccupati della

connessione che non dei contenuti

che possiamo dare attraverso queste

relazioni che si instaurano. Ecco, allora,

che il Papa, senza parlare di rischi o

di limiti, propone questo problema in

tono positivo e ci dice che proprio in

queste relazioni, offerteci ampiamente

dai nuovi mezzi di comunicazione, bisogna

promuovere una cultura di dialogo,

di rispetto, di amicizia».

Una prova evidente dell’apertura del

Papa e della Chiesa alle possibilità di

autentica comunicazione offerte dai nuovi mezzi di comunicazione sociale riguarda

proprio il cellulare: tutti ricordano i sintetici ed incisivi sms inviati a firma di Benedetto

XVI ai partecipanti all’ultima Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney!

Ancora una volta, l’uso o l’abuso dei media dipende dalla buona formazione di

quanti vi operano e da una sempre più necessaria educazione alla multimedialità

del pubblico che ne fa uso. Una formazione che deve essere continua, perché

continui sono i cambiamenti del mondo delle comunicazioni sociali: mutano rapidissimamente

le tecnologie, si differenziano di conseguenza i modi di comunicare

e aumentano ancor più velocemente le cose comunicate. Non più solo

notizie e pubblicità, ma anche idee e, appunto, sentimenti. E mai come in questo

caso il moltiplicarsi della quantità può andare a discapito della qualità.

La Chiesa italiana, e in essa anche il nostro Santuario, ha fatto suo il “programma

di lavoro” delineato da Benedetto XVI. Per Don Domenico Pompili, Direttore

dell’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Conferenza Episcopale

Italiana, «vivere è comunicare e per la Chiesa comunicare è addirittura una missione».

In un intervento a Forlì sul tema del messaggio per la Giornata mondiale

delle comunicazioni sociali, il sacerdote ha esortato i comunicatori cattolici a non

preoccuparsi tanto di rincorrere mezzi sempre più potenti, ma di «puntare all’inculturazione

del Vangelo in un ambiente ormai plasmato dai media laici» dove

cambia il mondo delle relazioni. «I nostri giovani sono totalmente immersi in questa

nuova socialità di contenuti ed emozioni, da relazionarsi fra loro solo grazie ai

nuovi ritrovati, come “sms”, “Skype”, “e-mail” e “chat”. A noi educatori spetta il

compito di apprendere il più possibile i nuovi strumenti di comunicazione e, senza

demonizzarli, cercare di orientarli all’uso corretto», cioè verso un dialogo e una

comunicazione autentici.

Non bisogna farsi ingannare dalla diminuzione delle parole a fronte dell’esplosione

di suoni e immagini tipica dei nuovi media. Le questioni esistenziali non cambiano e

le domande vere, quale che sia il mezzo usato per farle, non si accontentano di una

frase di circostanza dietro un “nickname” più o meno anonimo. Cercano sempre,

a volte inconsapevolmente, una risposta profonda, una proposta di valori. Allora,

se è ancora vero che l’uomo non vive di solo pane e quindi un’amicizia vale più di

un panino, la Chiesa conserva, anche nei nuovi mezzi di comunicazione, il compito

di ricordare quali sono le domande che contano. Solo così potrà continuare a comunicare

la “buona notizia” annunciata da Gesù e, come indica il tema scelto dal

Papa, “promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

9

Anno 125 - N. 2 - 2009 [57]


Con Maria e B

testimoni del V

Francesco Paolo Soprano

Promosso dall’Ufficio del Rettorato del

Santuario di Pompei, in collaborazione

con gli Uffici della Missione Mariana del

Rosario, della Pastorale Familiare, della

Pastorale Giovanile, delle Comunicazioni

Sociali, dello Sport, Turismo e Tempo libero

e della Redazione de “Il Rosario e

la Nuova Pompei”, si è tenuto nella città

mariana, dal 15 al 17 dicembre 2008, il

secondo convegno dei direttori dei pellegrinaggi

e dei parroci della missione mariana

del Rosario sul tema “Con Maria e

Bartolo Longo servi e testimoni del Vangelo

della speranza”.

Rivolto ai Direttori degli Uffici Diocesani

Pellegrinaggi, Tour Operator, Agenzie di

Viaggio, Dirigenti Scolastici e Capigruppo

(sacerdoti o laici), il convegno è stato un

invito per tutti a riscoprire le vere ragioni

della speranza, che secondo il Vangelo è

donata da Gesù. Anzi, lui stesso è la Speranza!

L’obiettivo dichiarato del meeting pompeiano

è stato quello di ripensare a possibili

sinergie per costruire insieme il

pellegrinaggio, attraverso un’azione congiunta

tra chi lo ospita e chi lo promuove

e organizza.

Apprezzato e illuminante è stato l’intervento

di Mons. Luciano Mainini, Segretario

Generale del Segretariato Pellegrinaggi

Italiani, che si è soffermato sulla

dimensione spirituale e pastorale del pellegrinaggio

al Santuario.

Da questo punto di vista, Pompei rappresenta

un’esperienza fondamentale. Chi

viene a Pompei, come tornando alla casa

materna, sa che qui trova, innanzitutto,

l’annuncio della Parola di Dio. Parola

che in questa meravigliosa oasi mariana

diventa motivo di speranza, di carità e di

esercizio spirituale.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [58]


artolo Longo servi e

angelo della speranza

Nella linea dell’imperativo mariano

alle nozze di Cana “Fate quello

che Egli vi dirà”, Pompei ha il

dovere di far riecheggiare questa

parola di Maria per gli innumerevoli

pellegrini che giungono ai piedi

del suo trono, perché tutti possano

sperimentare la gioia di quel primo

miracolo di Cristo, portando qui

l’acqua della loro umanità spesso

dolente, perché sia cambiata nel vino

della vita nuova in Cristo.

Qui a Pompei, la Parola ascoltata

si fa naturalmente preghiera. Nella

stupenda immagine del quadro

della Madonna di Pompei la Madre

e il Figlio invitano a pregare

consegnando a ognuno la corona

del Rosario.

Durante il Convegno è stato presentato

il “Dossier dei Pellegrini a

Pompei - 2009”. Il sussidio è nato

per offrire agli organizzatori dei

pellegrinaggi, e non solo, utili indicazioni

concernenti le modalità

della visita al Santuario mariano

noto in tutto il mondo, per poterne

conoscere la storia, la spiritualità e

il servizio di carità.

Tutti i convegnisti hanno sostenuto

la necessità di una collaborazione

sempre più intensa tra i direttori e

gli organizzatori dei pellegrinaggi

per favorire nuovi sviluppi e nuove

acquisizioni nella preparazione e

realizzazione dei pellegrinaggi.

L’esigenza di una pastorale integrata,

che caratterizza l’impegno della

Chiesa in questo primo decennio del

terzo millennio, richiede una particolare

attenzione anche in questo

settore.

Il secondo convegno dei

direttori dei pellegrinaggi

e dei parroci della missione

mariana del Rosario

Durante lo svolgimento dei lavori

sono state fornite preziose e utili

indicazioni per il turismo religioso

e scolastico, la “Giornata delle Donne”

(8 marzo), la “Giornata del

Turista” (15 agosto) la “Giornata

Mondiale del Turismo” (27 settembre).

L’intero convegno è stato una preziosa

esperienza per offrire risposte

concrete alle diverse esigenze dei

Parroci, Tour Operator, agenzie di

viaggio e dei dirigenti scolastici.

Durante i lavori, i convegnisti hanno

incontrato l’ADAP (Associazione

degli Albergatori Pompeiani)

e il Sindaco della città, che ha

donato a tutti il crest commemorativo

dell’ottantesimo di fondazione

del Comune e l’agenda di

Pompei 2009.

Il Rosario e la Nuova Pompei

11

Anno 125 - N. 2 - 2009 [59]


Grazie Pompei!

La gratitudine degli abitanti di Garbò-Wolisso,

un piccolo villaggio nel Sud-Est dell’Etiopia

e la generosa testimonianza dei nostri amici

Franca e Carlo Travaglino.

Saper ringraziare è un dono del Signore e un dovere dell’uomo.

Noi non possiamo e non vogliamo ignorare questo dovere e questo dono

ricevuto da Dio-Padre, insieme con tanti altri. Pertanto, prima di ogni cosa,

ringraziamo la Prelatura del Santuario di Pompei e i fedeli devoti della

Vergine SS. del Rosario che, con edificante fedeltà, con semplicità e con

amore evangelico, sostengono il cammino di liberazione dalla miseria sociale

e di crescita globale dei bambini accolti nel “Centro P. Ludovico da

Casoria” dell’H.E.W.O. (Hansenians’ Ethiopian Welfare Organizzation) del

villaggio di Garbò-Wolisso nel Sud-Est dell’Etiopia.

Bambini e famiglie insieme

Con i bambini il cammino di liberazione e di crescita coinvolge anche le

famiglie. Il Signore ha mandato il suo Spirito su di noi e ci ha scelti per portare

il lieto messaggio ai poveri e per liberare gli oppressi”

(cfr Is 61,1; Lc 4,18-19) anche nel villaggio di

Garbò. Una prospettiva impegnativa, come

sempre lo sono quelle che fanno parte del

“piano di Dio”! Con l’aiuto della Grazia,

con la protezione della Madonna e

con l’intercessione dei Beati Padre Ludovico

da Casoria e Bartolo Longo,

ci siamo calati in questo impegno,

nonostante le prime reazioni di perplessità

della popolazione locale per

troppi lunghi anni tenuta lontana

e fuori da ogni espressione di vita

sociale e di sviluppo. Oggi, grazie

alla convergenza della condivisione

di tanti fratelli, a Garbò, l’intuizione

lungimirante di Padre Ludovico da Casoria

“L’Africa convertirà l’Africa” non è

più un evento possibile in futuro, ma è una

realtà in atto dal di dentro della società, non

imposta dall’esterno e non stravolgente la cultura

e le tradizioni locali. Le famiglie, prima disperse in

un’area indefinita e quasi smarrite, oggi sono confluite nel villaggio, lavorano

insieme, cominciano a progettare insieme, pregano insieme pur nella

diversità delle espressioni confessionali, sperano insieme.

Un laboratorio di umanesimo integrato

Il “Centro P. Ludovico da Casoria”, per la popolazione, non è la sede di

un’organizzazione assistenziale, ma un sicuro punto di riferimento di Spe-

di Franca e Carlo Travaglino

ranza. È il luogo della Fraternità e

dell’Amore condiviso; il luogo dove

insieme con il corpo vengono nutriti

anche la mente, il cuore e lo spirito;

il luogo dove si è aiutati a scoprire

la propria identità di bambini, di

adulti, di popolo; dove si impara ad

assumere nuove responsabilità e ad

aprirsi agli altri.

I tre percorsi seguiti: quello educativo,

quello sanitario e quello dello

sviluppo agro-alimentare, già ben

definiti con la partecipazione di

tutti, vengono man mano sempre

meglio orientati alla crescita umana

della persona creatura di Dio.

Nell’ambito sanitario, oltre ai servizi

ambulatoriali di medicina comunitaria

da tempo avviati, è in fase di

attuazione il progetto di assistenza

materno-infantile, di ricovero d’emergenza

con 10-15 posti letto e di servizio

di ambulanza per il trasporto

di pazienti a rischio dal villaggio

all’ospedale cattolico della piccola

cittadina di Wolisso a circa 30 Km

di distanza.

Lo sviluppo agro-alimentare ha

come obiettivo a breve termine

la realizzazione di

una “fattoria didattica”

per la formazione

dei “coltivatori della

terra” e per la

produzione e la

conservazione,

con un apposito

laboratorio, dei

prodotti agricoli

necessari al miglioramento

della

nutrizione: cereali,

verdure, ortaggi e

frutta.

Sono stati, poi, realizzati

due pozzi che permettono

l’irrigazione dei campi per coltivazioni

permanenti e non solo

stagionali e l’approvvigionamento

dell’acqua potabile. Una stalla con

le mucche garantisce la fornitura di

latte per i bambini e per i malati.

Nel settore educativo, oltre alla lotta

contro l’analfabetismo dei giovani e

degli adulti, una particolare atten-

Il Rosario e la Nuova Pompei

12

Anno 125 - N. 2 - 2009 [60]


zione è riservata ai bambini di età

prescolare che sono i più esposti ad

ogni tipo di minaccia per la loro vita.

Per questi bambini, con il sostegno

generoso del Santuario di Pompei,

è in pieno svolgimento un mirato

programma educativo integrato con

servizi di medicina preventiva e curativa

e di nutrizione equilibrata.

Ora è stata completata l’annunciata

costruzione della “Casa dei diritti

dei bambini“. Si sta provvedendo

all’arredamento essenziale. Il programma

prevede non solo l’affermazione

e la tutela dei diritti fondamentali

dei bambini, ma pure

la difesa dei valori morali e sociali

delle famiglie.

Un progetto in fase di potenziamento

sono le attività di scolarizzazione

per la crescita culturale e sociale

delle donne, fino a poco tempo fa,

escluse dai progetti formativi. La

donna, nella cultura del villaggio,

praticamente non esisteva come

soggetto di diritti, non aveva voce.

Ora le donne sono parte viva e

attiva della comunità, lavorano, partecipano

alle assemblee, prendono

la parola, cominciano ad esercitare

il diritto alle decisioni, assumono

ruoli di responsabilità nella vita comunitaria.

Garbò sta diventando un

laboratorio di umanesimo integrale

e di fratellanza, nonostante una nuova

ondata di crisi economica, di fa-

me, di carestia che sta investendo

tutta l’Etiopia.

Fede, fiducia e lavoro

La pressione del caro-vita sta diventando

insostenibile con un aumento

dei prezzi dei generi di prima necessità

che, in poco tempo, ha raggiunto

addirittura il 400%.

Siamo dentro ad una situazione

estremamente difficile e complicata.

Sia nella Comunità H.E.W.O. di

Quihà-Mekelè in Tigray nel Nord-

Etiopia, sia nella Comunità di Garbò-Wolisso

in Oromia nel Sud-Est

viviamo tra persone la cui esperienza

di vita sembra essere solo quella

della fame, del disagio sociale, della

lotta per la sopravvivenza.

Il mondo occidentale e quello del

cosiddetto benessere finge di non

sapere; guarda altrove per non vedere.

Ma noi sappiamo, vediamo e

soffriamo. Non possiamo scappare

tradendo la fiducia dei fratelli che

puntano gli occhi su di noi con

speranza.

E allora? Combattiamo!

Abbiamo fede nella paterna provvidenza

di Dio che, negli ormai circa

quarant’anni di vita africana con i

“minores” e i diseredati della società,

mai ci ha lasciati. E preghiamo!

Abbiamo fiducia nei fratelli capaci

di testimoniare l’«Amore condiviso»

con generosità e fedeltà senza cedere

alla tentazione del buonismo,

della compassione distante, della

benevolenza transitoria.

Abbiamo l’attenzione a rinnovare

ogni giorno l’impegno di un lavoro

comunitario più intenso e costruttivo.

Queste sono le nostre forze e le nostre

armi.

Non riceviamo e non vogliamo aiuti

dei poteri forti istituzionali perché

freddi e condizionanti.

Abbiamo sempre lottato con lo

spirito della libertà di figli di Dio.

Vogliamo continuare così per trasfondere

amore gratuito in chi è

defraudato dei diritti umani fondamentali,

in chi si vede negata la condizione

di figlio di Dio e, quindi, di

fratello.

Siamo certi che, sulla nostra strada,

continueremo ad incontrare amici e

compagni di lotta che ci aiuteranno

a restare fedeli a questa scelta e a

non soccombere nella battaglia con

gli oppressi, con gli ultimi, con i

dimenticati, sul fronte caldo della

fraternità.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [61]


La solidarietà illumina

il Natale a Pompei

Nell’Enciclica “Sollicitudo rei socialis”, Papa Giovanni Paolo II scrive: «la solidarietà,

più che un sentimento di vaga compassione, è la determinazione

ferma e perseverante ad impegnarsi per il bene comune. Tutti siamo veramente

responsabili di tutti (SRS 38)». A Pompei la solidarietà non si ferma mai,

nemmeno per un momento. Anche in tempi in cui non si parla d’altro che di crisi

economica e di impoverimento della società, c’è chi non si scoraggia e pensa che il

Natale possa essere davvero un momento di condivisione e di amore, anche senza

inutili e dispendiosi regali. Donare si può, anche in tempo di crisi. Sì perché l’amore

è fatto di gesti compiuti in silenzio, basta una carezza, un sorriso, un abbraccio affettuoso

a rendere il Natale “ricco”. Perché solidarietà è anche dividere quel poco

che si ha, perché se sul calendario il giorno di Natale è segnato in rosso, simbolo

di giorno di festa, la povertà, la solitudine, il bisogno, non conoscono “vacanza”.

Ed è qui che entra in campo lei. A Natale la solidarietà ha fatto viaggiare su vie di

amore e di pace i giorni di festa dei nostri ragazzi. Avvolti dalla luce della speranza

di un Dio che è nato per gli uomini e che con le Sue sofferenze e quelle della sua

famiglia ha manifestato la volontà di condividere il cammino di ognuno di noi, i nostri

ragazzi hanno trascorso il Natale con fiducia e con la consapevolezza che Lui

ci ascolta e infonde nei nostri cuori la grazia e la serenità. Dunque, giorni freddi e

piovosi quelli di questo dicembre 2008, ma caldissimi nel clima e nell’animo e scanditi

da un unico leit-motiv: l’amore. E proprio l’amore è stato il filo conduttore

del primo degli appuntamenti del Natale dei ragazzi dei Centri Educativi e delle

scuole del Santuario: uno spettacolo in cui, la mattina dell’11 dicembre, sul palco

del Teatro “Di Costanzo-Mattiello”, si sono fuse le note calde e avvolgenti delle

musiche natalizie con i ritmi e le coreografie delle tradizioni di diversi Paesi del

mondo, come il flamenco spagnolo o brani tratti dai musical tipici della tradizione

statunitense. E l’amore, ancora, è stato il tema di versi poetici, canti e balli la cui

di Daria Gentile

allegria si è trasformata in entusiasmo

generale e, in platea, tutti i presenti

hanno portato il ritmo con le mani, che

si è sciolto, poi, in un fortissimo applauso.

Ad ammirare i ragazzi, oltre alle famiglie,

agli educatori e agli insegnanti,

Mons. Carlo Liberati, Arcivescovo di

Pompei, al quale i ragazzi, in segno di

affetto, hanno donato un lavoro da loro

realizzato, che raffigura l’Ultima Cena.

«A Natale si può fare di più, questo è

vero - ha detto Mons. Liberati, sottolineando

le parole di uno dei canti intonati

dai ragazzi - ma non solo a Natale. Si

può fare di più sempre, ogni giorno, e

voi giovani, in ogni cosa che fate, dovete

aspirare a fare sempre di più e a puntare

sempre più in alto! Vivere vuol dire

amare e amare costa sacrificio, ma da

esso nasce la vita! Dobbiamo, dunque,

mettere in moto “il comandamento

dell’amore” perché il Signore ci invita a

salire a Lui attraverso di esso e le opere

di bene». Grande la soddisfazione e la

gioia del Coordinatore delle attività del

Centro Educativo “Bartolo Longo”,

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [62]


Fratel Filippo Rizzo, e degli educatori che, ogni giorno, guidano il percorso di

formazione culturale, sociale e cristiana dei ragazzi affidati alle opere pompeiane,

percorrendo assieme a loro la lunga corsa attraverso le vie difficili della vita.

Nel pomeriggio, poi, ancora un momento di spettacolo con il musical “Natale

moderno”, messo in scena dai ragazzi del Centro, con coreografie, scenografie

e costumi realizzati dagli educatori. Una favola-racconto

che, all’episodio evangelico della nascita di Gesù e alle

figure di Maria e Giuseppe, ha intrecciato la storia

di una famiglia “moderna” in cui una mammamanager

e un papà-idraulico riscoprono il vero

valore del Natale attraverso l’accorato

appello che i loro figli fanno a Gesù bambino

nella letterina di Natale, in cui, al posto

dei classici doni, chiedono l’affetto e le

attenzioni di genitori troppo impegnati e

assorbiti dal lavoro. Ma anche i manager

più impegnati, a differenza di quanto si

possa immaginare, hanno il tempo e la

sensibilità per donare qualcosa a chi ne ha

più bisogno, così come è accaduto mercoledì

17 dicembre, a Cava de’ Tirreni, dove, grazie

alla generosità di alcuni imprenditori della zona,

è stata organizzata una cena di beneficenza presso

il Ristorante “Arcara”, il cui ricavato è stato devoluto

a favore dell’Associazione onlus “La carità genera carità”

del Santuario di Pompei, il cui progetto è la costruzione di una

scuola materna nella Diocesi di Kannur, nella regione del Kerala, in India. Come

l’anno scorso, a scaldare le fredde serate di questo Natale 2008, anche la Rassegna

“Gospel on the Road”, che, giovedì 18 dicembre, ha visto esibirsi, sul sagrato della

Basilica, ben 4 corali. Ad aprire la kermesse, la corale polifonica “Pompei Gospel”,

diretta dal M° Pino Russo, seguita dal repertorio dei cori “Blue Gospel Singers

Choir”, diretto da Mario Paduano, “D’altrocanto”, diretto da Patrizia Bruno e

“Peter’s Gospel Choir”, diretto da Giorgio Molfini. Altra giornata all’insegna della

magia del Natale, il 19 dicembre, quando alle porte del Centro Educativo “Beata

Vergine” ha bussato l’Associazione “Sportello Popolare onlus”, nata nel 2006 dalla

volontà di alcuni professionisti napoletani, per aiutare i minori disagiati con diverse

forme di sostegno economico. Ai bambini del Centro, l’Associazione, guidata

dal Presidente, Giuseppe Aiello, ha donato una bicicletta, alcuni giochi, materiale

di cancelleria e una cucina per le mamme di “Casa Emanuel”! Nello stesso pome-

riggio, anche la Prof.ssa Marianeve Neri

e i ragazzi del “Rotary Pompei Oplonti

Vesuvio Est”, come da tradizione, hanno

portato, ai bambini del Centro Diurno

Polifunzionale “Crescere Insieme” tantissimi

giochi per trascorre, poi, con loro

alcune ore in allegria. Intanto, al

Centro Educativo “Bartolo Longo”

i ragazzi si divertivano

in una allegra tombolata

con in palio tanti ricchi

premi! In serata, nella

suggestiva cornice del

Santuario mariano, si

è svolto, poi, il tradizionale

“Concerto di

Natale”, eseguito dal

Complesso Bandistico

“Bartolo Longo-Città

di Pompei”, che, diretto

dal Maestro Francesco

Federico, sulle note delle

più classiche melodie natalizie,

ha avvolto i presenti in una

calda e magica atmosfera. Domenica

21, invece, grazie ad un benefattore

e alla sinergia creatasi tra la Pastorale

Giovanile e la Caritas diocesana e alla

collaborazione con le Misericordie di

Pompei, è stato organizzato, presso la

Sala “Marianna De Fusco”, un pranzo di

beneficenza per 400 persone al quale ha

preso parte anche l’Arcivescovo, Mons.

Carlo Liberati.

In serata, poi, per i ragazzi del Centro

Educativo “Bartolo Longo”, è stato realizzato

uno spettacolo di magia, grazie

alla generosità di una locale casa produttrice

di abiti da sposa.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [63]


Uomini e Donne nella Bibbia

Gesù, “dopo aver amato i s

di Settimio Cipriani

In un antico inno cristiano, riportatoci da San Paolo, si confessa

che Gesù, “pur essendo di natura divina, / non considerò

un tesoro geloso / la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò se

stesso, / assumendo la condizione di servo / e divenendo simile

agli uomini; / apparso in forma umana, / umiliò se stesso / facendosi

obbediente fino alla morte / e alla morte di croce” (Fil.

2, 6-8).

Non soltanto Gesù si è incarnato per essere in tutto “simile

agli uomini”, ma ha fatto qualcosa di più: si è “umiliato” fino

ad accettare la “morte di croce”, in espiazione dei nostri

peccati.

Perciò vorremmo qui di seguito concentrare la nostra attenzione

sulla fase “ultima” della vita di Gesù, seguendo il racconto

che ne fa il Vangelo di Giovanni, che quasi certamente è da

identificare con il “discepolo che Gesù amava” e che troviamo,

insieme a Maria, ai piedi della croce (Gv 19, 25-27).

Gesù “lava” i piedi ai discepoli

E di Giovanni segnaleremo soprattutto le cose che egli ha in

proprio, in rapporto agli altri Evangelisti, e rendono perciò

anche più singolare il suo racconto.

Così, ad esempio, è “singolare” il racconto della “lavanda

dei piedi”, del tutto ignorata dai Sinottici e che, in un certo

senso, prefigura ed anticipa l’umiliazione estrema della sua

morte di croce: “Mentre cenavano, … Gesù sapendo che il

Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio

e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti e, preso un

asciugatoio, se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua

nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli

con l’asciugatoio di cui si era cinto” (Gv 13, 2-5).

Davanti alla reazione negativa di Pietro per questo gesto di

“umiliazione”, Gesù gli risponde piuttosto minacciosamente:

“Se non ti laverò, non avrai parte con me”. Se nonché Pietro,

dal carattere impulsivo, replica immediatamente: “Signore,

non solo i piedi, ma anche le mani e il capo!” (Gv 13, 8-9).

Durante la cena, con grande preveggenza Gesù annuncia il

tradimento di Giuda: “In verità, in verità vi dico: uno di voi

mi tradirà” (Gv 13, 21). Davanti al disorientamento dei discepoli

e alla loro affannosa ricerca di chi potesse essere il

“traditore”, Gesù dà un segnale: «“È colui per il quale intingerò

un boccone e glielo darò”. E intinto il boccone, lo prese e

lo diede a Giuda Iscariota, figlio di Simone. Il quale, “preso il

boccone, subito uscì. Ed era notte”» (Gv 13, 26.30).

Ed era veramente la “notte” del tradimento: non solo di Giuda,

ma anche degli altri Apostoli che, davanti al distaccamento dei

soldati e delle guardie che vengono ad arrestare Gesù, si daranno

alla fuga, salvo un temerario gesto di inutile coraggio

di Pietro che, però, finirà anche lui per rinnegarlo (Gv 18,

25-27).

“Io sono la vera vite”

Però, per Giovanni, la notte del tradimento è anche la notte

delle ultime manifestazioni di “amore” di Gesù verso i suoi

discepoli di allora, che pur lo tradiranno, e verso tutti i futuri

discepoli di tutti i tempi, che lo tradiranno anche loro.

E questo amore Gesù lo mostra nelle ultime “conversazioni”

con gli Apostoli, che solo Giovanni ci riporta.

Qui faremo riferimento soltanto ad alcuni passaggi più significativi

di questi “discorsi di addio”. Si pensi semplicemente alla

mirabile “allegoria” della vite e dei tralci: “Io sono la vera vite

e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta

frutto, lo pota perché porti più frutto… Rimanete in me ed io

in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso, se non

rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me. Io

sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto

frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15, 1-5).

L’allegoria della “vigna” era già stata adoperata dal Profeta

Isaia (5, 1-7), per designare Israele che non ha corrisposto

all’amore di Dio. Però Gesù la rielabora completamente e

presenta se stesso non tanto come il “vignaiolo” premuroso,

quanto come la stessa “vite vera” che dà sostentamento ai

“tralci”, che ovviamente rappresentano i suoi discepoli.

Questi però non debbono staccarsi da lui, per non inaridirsi

ed essere bruciati nel fuoco, come si dice subito dopo: “Chi

non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca,

e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano” (Gv

15, 6).

Un destino molto duro dunque per i “tralci”, che si staccano

dal flusso vitale della vite!

“Quando verrà lo Spirito di verità…”

In ogni modo, per garantire al massimo la “fedeltà” dei suoi

discepoli, Gesù promette l’invio dello Spirito Santo che li illuminerà,

anche più profondamente, sul suo mistero: “Molte

cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci

di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi

guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma

dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future.

Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve l’annunzierà.

Tutto quello che il Padre possiede è mio: per questo ho detto

che prenderà del mio e ve l’annunzierà” (Gv 16, 12-15).

La preghiera “sacerdotale”

Il passo più alto del Vangelo di Giovanni, dopo il “prologo” (Gv

1, 1-18), è la “preghiera” così detta “sacerdotale”, perché in

essa Gesù “si offre” alla volontà del Padre, e al Padre affida

anche i suoi discepoli e tutti quelli che “crederanno” in lui per

i secoli a venire. Ne presentiamo soltanto qualche squarcio

per farne sentire la intensità e anche la “commozione” che

tutta la pervade.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [64]


uoi... li amò sino alla fine”

Prima di tutto, la richiesta al Padre perché “glorifichi” il suo

proprio “Figlio”: “Padre, è giunta l’ora, glorifica il Figlio tuo, perché

il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni

essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che

gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l’unico

vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17, 1-3).

Non è una preghiera egoistica quella di Gesù riguardo alla sua

“glorificazione”, proprio perché nella conoscenza e “glorificazione”

del Figlio c’è la “salvezza” del mondo intero.

In secondo luogo, Gesù prega per i suoi discepoli, raccomandandoli

al Padre: “Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini

che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi

hanno osservato la tua parola… Non chiedo che tu li tolga

dal mondo, ma che li custodisca dal Maligno. Essi non sono

del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella

verità…; per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi

consacrati nella verità” (Gv 17, 6.15-17.19).

È da sottolineare l’insistenza con cui Gesù prega il Padre

perché non solo “custodisca”, ma addirittura “consacri nella

“Il tradimento di Giuda. Scene della vita di Cristo”, di Giotto. Padova, Cappella degli Scrovegni.

verità” i suoi Apostoli. A loro, infatti, spetta il compito di “annunziare”

il Cristo al mondo intero.

“Non prego solo per questi…”

Infine, Gesù prega per tutti i “futuri” credenti nel suo nome,

perché siano “uniti” nell’unica fede: solo “uniti” fra di loro,

essi potranno rendere testimonianza al mistero del Dio trinitario.

Ecco il testo che impegna tutti i cristiani a rendere testimonianza

di “unità nella fede” davanti al mondo: “Non prego solo

per questi, ma anche per quelli che per la loro parola crederanno

in me; perché tutti siano una cosa sola. Come tu, Padre,

sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché

il mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv 17, 20-21).

È una preghiera stupenda, questa, che di fatto ci prepara al

racconto immediatamente successivo della storia della “passione”,

che in Giovanni ha alcuni “particolari” che vogliamo

qui segnalare, senza dover raccontare tutta la trama della

medesima.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [65]


“La Crocifissione” di Pieter Paul Rubens (1577-1640).

Anversa, Musée Royaux des Beaux Arts.

“Liberamente” Gesù si consegna alla morte

E prima di tutto, Giovanni vuol mettere in evidenza la piena

“libertà”, con cui Gesù affronta il dramma della sua passione

e morte. Ai soldati, che erano venuti ad arrestarlo nell’orto

del Getsemani, Gesù si fa avanti e domanda loro: «“Chi

cercate?”. Gli risposero: “Gesù il Nazareno”. Disse loro Gesù:

“Sono io!”… Appena disse “Sono io”, indietreggiarono e

caddero a terra» (Gv 18, 4-6).

È piuttosto sorprendente quel “cadere” dei soldati a terra,

appena Gesù dichiara “Sono io”. Più di un esegeta interpreta

quella espressione non in senso ovvio e banale, ma come l’equivalente

dell’“Io sono”, ricorrente già altre quattro volte nel

quarto Vangelo (8, 24.28.58; 13, 19). Con tale espressione

si intenderebbe caratterizzare la “trascendenza” divina di

Gesù, che pur si lascia arrestare in piena libertà di spirito.

Dopo di che, Gesù viene condotto prima da Anna, “suocero

di Caifa”, che era sommo sacerdote in quell’anno. Caifa poi

era quello che aveva consigliato ai Giudei: “È meglio che un

uomo solo muoia per il popolo” (Gv 18, 13-14).

Questo riferimento a una sentenza di morte, già decretata in

anticipo, spiega la rapidità con cui si svolse il processo davanti

al Sinedrio, per rimettere poi nelle mani di Ponzio Pilato la

condanna a morte di Gesù.

Giustamente perciò annota un autorevole esegeta: “L’evangelista

non dice altro sul processo giudaico, perché questo

processo riempie di fatto tutto il suo Vangelo: dall’inchiesta

intorno a Giovanni (1, 19) alla decisione di uccidere Gesù

(11, 49-53), il racconto si svolge come un lungo dibattito processuale”

(D. Mollat).

“Patì sotto Ponzio Pilato”

Ponzio Pilato, in fin dei conti, si dimostra più onesto dei capi

dei Giudei e fa di tutto per liberare Gesù, magari prendendolo

per un megalomane: “Tu sei il re dei Giudei? La tua gente e

i sommi sacerdoti ti hanno consegnato a me; che cosa hai

fatto?” (Gv 18, 33.35).

E Gesù risponde affermativamente, cercando però di far capire

la natura del tutto particolare della sua “regalità”: “Tu lo

dici; io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono

venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla verità.

Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce” (Gv 18, 37).

Questo riferimento alla “verità” incuriosisce Pilato, il quale

pone a Gesù una ulteriore domanda, che alcuni ritengono

come irridente, ma che io penso sia sincera: “Che cos’è la

verità?” (Gv 18, 38). Ma tutto indaffarato come era, il procuratore

romano torna a interloquire con la folla, senza attendere

la risposta, che sarebbe stata quasi certamente quella

che, già a suo tempo, Gesù aveva dato presentando “se stesso”

come “via, verità e vita” (Gv 14, 6).

Nonostante i tentativi per salvarlo, alla fine Pilato cede alla

folla che reclama la crocifissione per Gesù. All’ultima sua

provocazione, che ora sa di irrisione e di cinismo: “Metterò in

croce il vostro re?”, la folla inferocita risponde: “Non abbiamo

altro re all’infuori di Cesare” (Gv 19, 15). Pur di far fuori Gesù

si proclamano “sudditi” devoti dell’imperatore di Roma, che

invece detestavano cordialmente!

A questo punto la partita era già chiusa: “Allora (Pilato) lo

consegnò loro perché fosse crocifisso” (Gv 19, 16).

Comunque, una specie di rivincita Pilato se la prese con la

iscrizione da porre sulla croce, per individuare il condannato

a morte: “Gesù il Nazareno, il re dei Giudei”, nonostante le

proteste dei “sommi sacerdoti” (Gv 19, 19-22).

Maria ai piedi della croce

Commovente è la presenza di Maria ai piedi della croce. Dopo

l’episodio delle nozze di Cana (Gv 2, 1-11), dove era stata

la protagonista di quel primo miracolo operato da Gesù,

Maria era scomparsa dalla scena. Ricompare solo adesso

per assistere alla morte del Figlio, condannato come un volgare

assassino: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre,

la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala.

Gesù allora, vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo

che egli amava, disse alla madre: “Donna, ecco il tuo figlio!”. Poi

disse al discepolo: “Ecco la tua madre!”. E da quel momento, il

discepolo la prese nella sua casa» (Gv 19, 25-27).

Quindi, dopo aver chiesto qualcosa da bere, Gesù esclamò:

«“Tutto è compiuto!”. E chinato il capo, spirò» (Gv 19, 30).

A questo punto il Vangelo di Giovanni aggiunge un’altra notizia

del tutto particolare: perché i cadaveri non rimanessero

Il Rosario e la Nuova Pompei

18

Anno 125 - N. 2 - 2009 [66]


Uomini e Donne nella Bibbia

esposti durante il sabato, ormai imminente, i soldati spezzarono

le gambe ai due ladroni, ordinando di portarli via.

Venuti però da Gesù “e vedendo che era già morto, non gli

spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con

la lancia, e subito ne uscì sangue ed acqua” (Gv 19, 33-34).

Certamente per l’Evangelista questo fenomeno ha un profondo

significato “simbolico”: il “sangue” dovrebbe attestare la

realtà del sacrificio di Cristo, vero “agnello pasquale per la

salvezza del mondo”; “l’acqua”, poi, dovrebbe significare

la “fecondità” spirituale della sua morte di croce, che

apparentemente poteva sembrare invece un radicale fallimento.

Nella gloria della “risurrezione”

E anche Maria di Magdala era convinta che tutto ormai fosse

finito, quando, “il giorno dopo il sabato”, va a visitare il

sepolcro.

Non piccola, però, fu la sorpresa quando si accorse che la

pietra tombale era stata “rovesciata”. Pensando che qualcuno

avesse trafugato la salma, corse ad annunciare il fatto a Pietro

e al “discepolo che Gesù amava”, i quali accorsero subito a

verificare l’accaduto. Vedendo però che nella tomba tutto

era in ordine, alla fine credettero: “Non avevano infatti ancora

compreso la Scrittura, che egli cioè doveva risuscitare dai morti”

(Gv 20, 9).

Gesù stesso “confermò”, la sera stessa di quel giorno, il gesto

di fede di quei due discepoli apparendo al gruppo degli

Apostoli, riuniti nel cenacolo.

Dopo aver offerto per due volte l’augurio della “pace”, Gesù

disse loro: “Come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”.

Quindi, dopo aver “alitato” su di loro, quasi che volesse trasmettere

loro qualcosa di se stesso, Gesù aggiunse: “Ricevete

lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati, saranno rimessi e a

chi non li rimetterete, non saranno rimessi” (Gv 20, 19-23).

Sono, queste, parole solenni, e al limite quasi dell’incredibile:

“Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?”, affermano gli

scribi scandalizzati perché Gesù così aveva detto al paralitico

prima di guarirlo (Mc 2, 6). Quel “potere”, che è di Dio solamente,

Gesù lo trasmette ora ai suoi Apostoli, perché a tutti

sia facilitato il ritorno al Padre.

Segue per ultima la scena di Tommaso, assente per questo

primo incontro col Risorto e “incredulo” alla testimonianza

degli altri Apostoli.

Dopo di che, l’Autore conclude il suo Vangelo, dicendo che

“molti altri segni fece Gesù in presenza dei suoi discepoli, ma

non sono stati scritti in questo libro. Questi sono stati scritti,

perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché,

credendo, abbiate la vita nel suo nome” (Gv 20, 30-31).

La “fede”, dunque, secondo il Vangelo di Giovanni, ha “occhi”

che sanno vedere ben oltre quello che possono vedere anche

i più acuti occhi della carne!

“Risurrezione”, di El Greco. (1541-1614).

Madrid, Museo del Prado

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [67]


Pompei: il punto sulle

strutture educative

Nella città mariana, una tavola rotonda

sull’emergenza educativa e sui servizi di

accoglienza in favore del disagio sociale.

di Marida D’Amora

Presentare le nuove tipologie di accoglienza del Santuario di Pompei, illustrarne attività

e obiettivi, far conoscere chi vi profonde impegno ed amore, ed invitare ad

operare una strenua difesa della vita in tutte le sue forme. Questi gli obiettivi della

tavola rotonda “Pompei: Una vita per la vita”, tenutasi nella città mariana, il 10 gennaio

scorso, presso il Centro Educativo “Beata Vergine del Rosario”, e organizzata

dal Movimento per la Vita di Pompei, in occasione del quinto anniversario della sua

presenza nella città vesuviana.

A fare gli onori di casa, Suor Maria Neve Cuomo, Responsabile del Centro Educativo,

e la Dott.ssa Maria del Rosario Steardo, Responsabile del Movimento per la Vita

e Centro di Aiuto alla Vita e dell’Associazione “San Giuseppe Moscati”, formata

da medici e operatori sanitari che

prestano il loro servizio di volontariato

nell’assistenza medico-sanitaria dei pellegrini

e presso le strutture di accoglienza

di Pompei.

Il dibattito, durante il quale si sono

confrontati l’Arcivescovo di Pompei,

Mons. Carlo Liberati, il Procuratore

della Repubblica presso il Tribunale per

i Minorenni di Napoli, Dott.ssa Luciana

Izzo, il Presidente Nazionale del

Movimento per la Vita, On. Carlo Casini,

e il moderatore, Prof. Dott. Luca

Steardo, oltre ad illustrare problematiche

e soluzioni innovative per far fronte

all’emergenza educativa e alla difesa

della vita, ha messo in luce gli ottimi

risultati che Pompei ha raggiunto in

questi ambiti, negli ultimi cinque anni,

grazie al lavoro di specialisti del campo

e volontari che, senza sosta, hanno accolto

con amore la sfida a favore di chi

vive nel disagio economico e sociale,

non scoraggiandosi mai, nemmeno di

fronte a casi che inizialmente potevano

sembrare senza alcuna soluzione. Dopo

una breve panoramica sulle linee

guida, sugli obiettivi e sulle attività delle

comunità residenziali e semiresidenziali

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [68]


sorte nella città mariana nel 2003, a

seguito dell’entrata in vigore della legge

149/01 che, a partire dal gennaio

2001, ha previsto la chiusura degli

orfanotrofi, il dibattito è entrato nel

vivo. «La legge permette l’aborto - ha

esclamato l’Arcivescovo Liberati - ma

noi ci ribelliamo, noi “siamo nati per

educare”, la nostra missione è quella

di accogliere la vita nel suo momento

nascente per portarla avanti fino e oltre

il 18° anno d’età». E poi, ancora, il

Presule pompeiano ha sottolineato come

la Chiesa di Pompei, adeguandosi

alle normative vigenti in materia di accoglienza,

abbia creato strutture ‘ad

hoc’ che potessero offrire sostegno

e un valido aiuto alle categorie più indifese,

come donne e bambini, non

dimenticando però anche immigrati ed

anziani, spesso vittime di isolamento ed

emarginazione.

Durante il confronto, inoltre, sono stati

esaminati anche gli allarmanti dati

statistici sull’enorme numero di minori

abbandonati e sulla drammatica

cifra di aborti praticati in Europa. Da

qui, l’accorato appello ad una tenace

difesa dei bambini, anche di “quelli

non nati”, dell’On. Carlo Casini. «Se si

parla di accoglienza - ha esclamato il

Presidente Nazionale del Movimento

per la Vita - bisogna farlo in tutte le sue

forme, perché la forma più terribile

di abbandono è l’uccisione, l’aborto!

Per questo bisogna in primo luogo

accogliere la madre e la famiglia, perché

è la mamma abbandonata che abbandona!».

Dunque, un invito a far sì

che venga rimosso il principale fattore

di abbandono: la solitudine.

Importante, però, come ha sottolineato

la Dott.ssa Luciana Izzo, è anche accogliere

i minori in strutture che sappiano

adeguarsi alle mutate esigenze sociali,

alle nuove povertà, senza correre il

rischio di isolarli in strutture chiuse e

prive di qualsiasi rapporto con le istituzioni

o le famiglie stesse. «Ciascun minore

- ha ribadito più volte la Izzo - ha

innanzitutto diritto alla sua famiglia e le

strutture di accoglienza non devono

sostituirsi agli affetti familiari, anzi devono

essere il tramite attraverso cui il

minore abbandonato o allontanato dalla

sua famiglia, riprenda contatto con i

suoi genitori, che, in tal modo, vengono

anche responsabilizzati».

Con tale considerazione, il Procuratore

della Repubblica presso il Tribunale per

i Minorenni di Napoli, ha inteso chiaramente

lodare Pompei che, con le sue

“comunità”, sta assolvendo in maniera

ottimale agli obiettivi che la legge

149/01 si è prefissata, con particolare

riguardo al reinserimento dei minori nel

tessuto sociale.

Oggi, infatti, nella città mariana, sono

attive numerose comunità a carattere

residenziale e semiresidenziale che,

pur col mutare delle formule di accoglienza,

continuano l’opera cominciata

alla fine dell’Ottocento dal Beato

Bartolo Longo. Strutture come “Casa

Emanuel”, per gestanti, madri e bam-

Pompei, una Vita per la Vita

bini, la Casa Famiglia “Giardino del

Sorriso”, che ospita bambini dai 4 ai 10

anni, i Centri Diurni Polifunzionali “Crescere

Insieme” e “Bartolo Longo”, il

“Gruppo Appartamento”, per l’accoglienza

residenziale delle giovani prossime

ai 18 anni o già maggiorenni in

attesa di completare gli studi universitari,

le sedi del “Centro di Aiuto alla

Vita” e del “Centro di Ascolto Myriam”,

aperto all’accoglienza, all’informazione,

all’orientamento e all’accompagnamento

di persone afflitte da varie

emergenze sociali, con particolare

attenzione alle necessità delle donne

immigrate. Ad esse, il merito di aver

operato affinché non si venisse a creare

un distacco dalla tradizionale opera di

accoglienza.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [69]


A Nisida, dove la s

si fa progetto

Una vista panoramica da far invidia alle più belle

scenografie cinematografiche, un mare limpido e

calmo e una rara quiete fanno da cornice all’Istituto

Penitenziario Minorile di Nisida (NA). È qui che,

da alcuni anni, i ragazzi del Centro Diurno “Bartolo

Longo” e quelli del Complesso Bandistico “Bartolo

Longo-Città di Pompei” si recano per incontrare i

giovani detenuti, ragazzi che come loro hanno storie

complicate, provengono da situazioni familiari

disagiate e hanno difficoltà a reinserirsi nel tessuto

sociale.

Ai ragazzi di Nisida, i “nostri” desiderano regalare

qualche ora di serenità, di allegria e di amicizia. Co-

me lo scorso anno, dunque, il 15 gennaio i ragazzi

del “Bartolo Longo” hanno raggiunto il penitenziario

minorile guidati dall’Arcivescovo di Pompei, Mons.

Carlo Liberati, dal Direttore del Centro, Fratel Giovanni

Decina, e dal coordinatore delle attività del

Centro, Fratel Filippo Rizzo. Con la loro musica, i

ragazzi hanno voluto dare, ai giovani detenuti, un

messaggio di speranza.

Accolti dal Direttore dell’Istituto Penale, Dott. Gianluca

Guida, i giovani musicisti hanno raggiunto il

piccolo laboratorio teatrale del penitenziario, dove,

nell’attesa dei loro coetanei ospiti del Penitenziario,

hanno cominciato a scaldare gli strumenti. Poi, final-

Il Rosario e la Nuova Pompei

22

Anno 125 - N. 2 - 2009 [70]


peranza

di Isa Di Domenico

mente l’incontro. Le luci si sono accese sul piccolo

palco e, in un’atmosfera calda e familiare, i nostri

ragazzi hanno eseguito melodie natalizie e musiche

della tradizione napoletana.

Tra una melodia e l’altra, messaggi di speranza per un

futuro migliore sono giunti ai ragazzi detenuti anche

dall’Arcivescovo di Pompei che, paragonandoli ai

gabbiani, ha ribadito loro come “riconquistare la

libertà si può”.

«La libertà - ha esclamato Mons. Liberati - è importante,

ma va riguadagnata. Dunque, dovete essere

contenti che c’è qualcuno che vi ama e che si occupa

di voi e che vi insegnerà a volare di nuovo!». Poi, l’in-

vito ad avere fiducia in se stessi: «Voi credete in voi

stessi? Credete che un giorno sarete di nuovo liberi?

Noi sì. Noi crediamo in voi e siamo qui per dirvi che

vi amiamo e non vi giudichiamo!».

A fargli eco, il Dott. Gianluca Guida che, come un

padre affettuoso, in questi ragazzi ha fiducia e sa che

“non deluderanno chi si occupa di loro”.

Presenti all’incontro tra i ragazzi di Pompei e di

Nisida, anche il Presidente del Tribunale di Torre

Annunziata, Dott. Antonio Greco, l’Assessore alla

Cultura del Comune di Pompei, il Dott. Antonio Ebreo

l’Assessore alle Politiche Sociali e Solidarietà Sociale

del Comune di Torre Annunziata, Dott. Ciro Alfieri,

l’Assessore alla Cultura del Comune di Lettere,

Dott. Angelo La Marca, e il Dirigente Scolastico del

II Circolo di Scafati, Dott. Vincenzo Giannone. Al

termine dell’incontro, come da tradizione, i ragazzi

di Nisida hanno ricevuto alcuni doni dai loro coetanei

di Pompei.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [71]


Il mio bambino

è altissimo: 7 millimetri!

... ma suo padre…

C’è un grido silenzioso che sale dalla terra: è quello dei milioni di bambini uccisi

nel grembo materno. È l’urlo più forte di dolore che esiste in natura e sul nostro

pianeta, è l’invocazione dell’infante (colui che non parla!) al padre e alla madre, al

medico o a chi lo condanna a non esistere, spesso per situazioni difficili, sempre

più spesso egoistiche e irresponsabili. Se ci sono milioni di aborti, ci sono, anche

di più, milioni di mamme e papà feriti che non riescono ad addormentarsi o a

risvegliarsi senza pensare: “… oggi avrebbe un anno e ...giorni; oggi sarebbe

andato a scuola; lui avrebbe avuto l’età di Francesco, di Gloria…”.

E Francesco e Gloria sono bellissimi, intelligenti, ma soprattutto sono vivi, ti

abbracciano, ti baciano… . “Chi ci perdonerà per questo?”. “Nessuno può

perdonarmi l’aborto di mio figlio!”.

“Tu non te lo perdoni, Dio solo può cancellare questo errore o orrore, solo

Dio!”. Per rivivere bisogna andare da Dio. “Ma sono i discorsi dei preti!...”,

- dirà qualcuno. Io sono felice che la mia e la tua Chiesa sia sempre rimasta

su questa frontiera della vita, a difenderla, a incoraggiare, ad aprire case per

ragazze in difficoltà. La Chiesa crede che in ogni bambino salvato dall’aborto

c’è la grande vittoria della vita sulla morte e che così si realizza il mistero della

vittoria di Cristo sulla morte. Che felicità guardare negli occhi un bambino o

una bambina che… non doveva esserci!

La nascita di un bambino avviene attraverso il cosiddetto travaglio.

Ma quale travaglio sta dietro un aborto e quali dolori umani enormi ci sono nel

vissuto soprattutto di una donna in quei momenti.

Provo a trascrivere un colloquio di alcuni giorni con una ragazza vittima

di uno pseudo amore e di un uomo poco responsabile delle sue azioni. Sono

solo gli SMS serrati di una settimana, una piccola parte di dialogo, insieme a

lunghi colloqui telefonici con i due responsabili del concepimento.

“Don Giosy, Aspetto un bambino. R. diceva che eravamo felici, che trovavamo una

casa, che avrebbe comprato una culla. Oggi mi ha liquidata: dice che ha sbagliato.

Dio mio”.

Il giorno dopo: “Mi sono umiliata, l’ho chiamato, pregato, supplicato. Ha scritto

NON LO VOGLIO + QUESTO FIGLIO. Spero solo di farcela, se ce la farò lo chiamerò

Gesù”.

“Grazie don Giosy. Sono sola e disperata. R. mi ha abbandonata in tronco…tu sei

l’unico raggio di sole in questo buio, mi basta che mi pensi e preghi x me…”.

“Sono al lavoro, sto male, mi viene da rimettere, sono tanto triste. Finirà che lo

uccido questo bambino che nessuno vuole o mi uccido io. Ti chiamo appena vado

a casa”.

Oggi finalmente R. si è convinto a portarla a fare l’ecografia: una luce di speranza.

“Don Giosy sono a tavola con i miei genitori. Mangio e ti chiamo. Madonna mia

come è bellissimo il mio bambino! È altissimo! È 7 millimetri!”

“Vado a dormire io e il piccolo Gesù. Siamo stanchi. Ti voglio bene. Scaccia il diavolo

con il tuo amore don Giosy, scaccia il diavolo da noi. A domani, grazie”.

a cura di Giosy Cento

“Don Giosy, ho pregato Dio fino all’alba

che distogliesse R. da quell’intenzione di

morte e stamani mi ha chiamato dicendo

IO NON LO AMMAZZO QUESTO

BAMBINO”.

“Non so se la paura avrà di nuovo il sopravvento

su di lui, ma il tuo amore x

noi ha ucciso il diavolo. Grazie …non

abbandonarmi ora!”.

“Mamma e piccolo Gesù vanno a letto.

Vediamo come va questi primi mesi, poi

lo dico a casa. Speriamo tutto bene,

don Giosy. L’importante è aver sconfitto

il male. tvb”. Poi all’improvviso: “Don

Giosy non ho più niente da farmi sentire.

R. è già sceso dall’altalena. Sono di

nuovo sola. Parla solo dei suoi interessi e

mio figlio deve pagare con la vita x tutti”.

“L’ha voluto, l’ha concepito, non è capitato

x caso, ora pensa solo a salvare la

faccia …ma la vita del mio piccolo Gesù

non conta niente. Altro che paura,

questa è…”. “Non volevo, non voglio

ucciderlo, ma ora sono stanca di tutto e

di tutti. Non credo più a niente e a nessuno.

Mi ha distrutto tutto: l’amore, i

sogni, la vita. A presto”.

Bastano poche ore e…: “Non ho più il

coraggio di risponderti, don Giosy”.

Gli rispondo: “Perché? Ma che cosa è

successo?”. “È successo che non nascerà

più questo bambino e che la voce

del diavolo ha vinto. Tra poco il piccolo

Gesù non ci sarà più. Il tempo che R. si

organizza.”

Le chiedo di chiamarmi in qualunque

momento.

“Don Giosy, ti chiamo questa sera. Ora

sto all’inferno, non riesco più neanche a

parlare. Ti voglio bene”.

Ma, nonostante tutto, lei stasera ha

deciso: il piccolo nascerà. Questo l’ultimo

messaggio: “R. è disperato per la

mia decisione. Sarebbe stato più felice

se gli avessi detto io lo uccido, ma non

gli ho chiesto niente. Gli ho persino detto:

se vuoi dico pure che non è tuo”

Sono senza parole. Mi resta solo il

Grande Gesù da pregare per il piccolo

Gesù e la sua mamma e per R.

Don Giosy

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [72]


Caro Don Giosy, sono una donna

molto anziana. Ho 85 anni. Il suo

sorriso sulla Rivista mi spinge a

scriverle con fiducia. Ho molti figli.

Le scrivo però per confidare i

miei rimorsi circa la vita passata.

Premetto che non ho mai tradito

mio marito: è stato l’unico uomo

della mia vita. Però per il resto mi

sento la più grande peccatrice del

mondo. Ho trasgredito tutti i comandamenti

(come tutti noi!...).

In gioventù ho scritto qualche lettera

anonima, per fortuna senza

conseguenze.

Nel Matrimonio ho avuto parecchi

figli, sempre ben accetti. Quando

Il Rosario e la Nuova Pompei

Il pensiero, il dolore di ogni giorno

MARIA, L’ELEGANZA DEL VIVERE

E DELL’ESSERE

Noi, eterni insoddisfatti, guardando Maria,

contempliamo la misura piena della vita.

Lei è il “di più”, l’oltre, quello che ci manca, che

desideriamo, che sognamo.

Sì, proprio Lei è il nostro sogno: “ecco ciò che ho

sognato!”.

Ecco il progetto definitivo, completo, totale della

mia vita. Ecco la mèta, il programma, il tutto.

Ecco ciò che cercavo. Ecco ciò che mi basta. Ecco

l’eleganza di tutti gli aspetti della vita. Non

l’arrangiamento o l’accomodamento, una misura

approssimativa… in Lei c’è il tutto, la pienezza,

la misura traboccante! Non c’è il risparmio sulla

virtù o sui valori, la qualità inferiore o una

mistificazione delle virtù.

ho aspettato un figlio, dopo altri,

i nostri più cari amici, ci hanno

consigliato e convinto ad abortire,

dicendo che eravamo troppo sacrificati,

che eravamo schiavi della

famiglia. Il mio utero è diventato la

tomba del mio bambino… Poi, per

il lavoro di mio marito, abbiamo

cambiato città e Regione e qui è

arrivato il nostro ultimo figlio. È stato

accettato e Deo gratias!

Lo scopo del mio scritto è il mio

grido di dolore e dire il mio rimorso

che, a distanza di 50 anni, sembra

rodermi come un tarlo. Un

qualcosa che mi attanaglia, senza

pace.

25

Piango sempre. Chiedo perdono al

Signore e al mio piccolo che oggi

sarebbe un uomo di mezza età.

Con la fantasia cerco il suo volto,

come sarebbe oggi?...

Vorrei dire alle donne in attesa di

non farlo mai, perché poi la vita

diventa un inferno, senza pace,

come me. Qualunque sia la loro

condizione, accettino il loro angelo.

È il dono più bello.

Legga come può, Padre. Ho più

di 85 anni e la vista e la scrittura è

quella che è. Le auguro lunga vita

e fecondo apostolato.

Una …vecchia mamma

Lei non ha bisogno di apparire, perché è. Non

inganna, perché ha verità da vendere. Non

ha nulla da nascondere perché, in Lei, tutto è

trasparenza e luce.

L’eleganza in Lei è al sommo grado e rapportata

nelle fibre più intime del vivere.

Tutto è splendore, tutto è bello, tutto è sorriso e

gioia, perché tutto ha senso.

Meravigliose le statue che la raffigurano, perché

vi troviamo l’effervescenza della vita,

l’abbondanza della realizzazione interiore, l’esplodere

della felicità, il traboccare del senso del

vivere.

Lo splendore della vita casta, l’illimitatezza

della gioia, la smisuratezza della fedeltà, la luminosità

della purezza.

Tutto, in Maria, è vissuto al sommo grado dell’eleganza.

In fondo Lei non è altro che il “già” del nostro

“non ancora”.

Basta guardare a Lei per trovare un cammino e

un futuro.

Don Carmelo La Rosa

Anno 125 - N. 2- 2009 [73]

www.giosycento.it


Il lavoro non sporca! Un libro in onore

di San Giuseppe e dei lavoratori

Dopo aver dedicato “O rusario” alla

madre, nel 2006 (cfr. “Il Rosario e la

Nuova Pompei”, n. 5 – 2006, p. 25),

l’Autore pubblica un nuovo testo in

vernacolo napoletano “ʹO Rusario é

San Giuseppe. Al Patriarca falegname

da Salvatore Avellino”. La dedica,

questa volta, è al padre, falegname

come il padre di Gesù.

Nativo di Vico Equense (NA), ma

cresciuto a Pompei, Avellino vive a

Foligno (PG). Poeta, saggista e favolista

ha ottenuto numerosi attestati,

ambiti premi e riconoscimenti di critica,

partecipando a concorsi nazionali

e internazionali.

La memoria di Filippo Avellino, suo

padre, illumina e ispira il volume, densa

pagina autobiografica pervasa da

un clima familiare intimo e caldo, fatto

di valori e sane convinzioni, dove il

lavoro del capofamiglia Filippo, insieme

alla fede della mamma Raffaella,

sono stati il collante naturale e sicuro

del successo coniugale dei genitori.

Ma lasciamo che sia l’Autore stesso ad

immergerci in questo clima: «Quando

ti ricordo, sempre cioè, ti vedo - caro

papà - lavorando; tu amavi il tuo lavoro

e per questo non diventava mai

“fatica”, sì, perché quando il lavoro

è “fatica” significa che è diventato

schiavitù. Sin da bambino, e fino agli

anni di questa maturità, ricordo che

nella bottega, e da ultimo, per diletto,

quando lavoravi in cucina, lo facevi

sotto lo sguardo di un “San Giuseppe

con Bambino”, una antica icona che

era testimone del tuo sudore ma anche

dell’amore che nel lavoro mettevi

e della gioia che da esso traevi. Lasciami

ricordare un episodio che fu fon-

damentale per me per quanto attenne

l’approccio col lavoro, qualunque esso

sia stato. Mi volevi vicino nei tuoi lavori

straordinari ed io ero contento di

stare con te, apprendevo e, per quanto

potessi, cercavo di esserti utile, di

aiutarti; ebbene una volta, nella casa

di Via Lepanto a Pompei, in un caldo

pomeriggio, si doveva “incollare”,

operazione che richiede destrezza e

velocità; io ero esitante nell’accostare

due assi in quanto intrisi di colla. Tu,

pur nella delicatezza del momento,

mi apostrofasti: “Stringi bene, non

preoccuparti che il lavoro non sporca!”

Ecco, penso oggi, dove era la

tua grandezza: il lavoro non sporca!

Non sporca le mani, ma più di tutto

non sporca il cuore, la mente, l’intimo;

perché è il lavoro ciò che eleva

l’uomo, che lo esalta, che lo fa sentire

costruttore, che dà la possibilità di

amare l’atto di lavorare. Ben altro insozza

le mani e contamina il cuore!».

Dopo il primo mistero, Un Giusto per

Maria, - scritto con piglio originale

e in tono scherzoso - sull’evento di

un “Concorso” per scegliere il Padre

putativo di Cristo, “ ʹO Rusario é San

Giuseppe” si snoda per altre nove tappe

(misteri) in cui è ripercorsa la vita

del santo Patriarca, protettore dei lavoratori.

Un percorso intriso di valori, sorretto

e illuminato dalla fede, raccontato con

arte, con musicalità e vivacità, con i

colori e il calore di una lirica che trova

nel vernacolo napoletano una via sicura

e brillante d’espressione.

Il Rosario e la Nuova Pompei

26

Anno 125 - N. 2 - 2009 [74]


Gli “amici segreti”

di Ingrid Betancourt

Per sei lunghi anni la recita del Rosario

le ha dato conforto e speranza.

Ogni giorno, costantemente. Sua compagna,

in tutto questo tempo, è stata la

fede, quella fede che l’ha salvata dalla

disperazione e ha asciugato le sue lacrime.

Questa stessa fede le ha donato

la libertà. Ingrid Betancourt, l’ex candidata

presidenziale colombiana, rapita

nel febbraio 2002 dalle Forze Armate

Rivoluzionarie della Colombia,

è stata liberata nel luglio 2008 dopo

sei lunghissimi anni di prigionia, durante

i quali ha ripetuto senza sosta le

Ave Maria del Rosario. La Vergine ha

ascoltato le sue preghiere e ha trasformato

la sua disperazione e la sua angoscia

in gioia. Durante tutto il tempo

in cui è stata tenuta come ostaggio, Ingrid

ha, dunque, avuto fede, ha messo

Dio e la Vergine al primo posto, ed è

proprio loro che ha ringraziato non

appena è stata liberata. «Voglio dire

grazie a Dio e alla Vergine. Stamattina,

quando mi sono svegliata, ho preso

il Rosario e mi sono raccomandata

a Dio e speravo che sarebbe arrivato

presto questo momento». Nelle foto

scattate durante la segregazione, Ingrid,

magrissima, quasi scheletrica,

con lo sguardo rivolto verso il basso

e i capelli lunghissimi raccolti in una

coda, aveva al polso una corda, che a

molti è sembrato il segno inequivocabile

dal fatto che i rapitori la tenessero

legata. Invece, quella corda, fatta di

spago e bottoni e dalla quale pendeva

un piccolo crocifisso, era un Rosario,

compagno fedele nelle interminabili

giornate di prigionia. Quel Rosario

l’ha strappata alla disperazione e ha

dato un senso a quell’assurdo calvario.

Lo recitava ogni giorno Ingrid,

all’alba o alla stessa ora in cui sapeva

che anche la madre lo avrebbe fatto.

Quella “catena dolce” è stato il suo

legame con la vita e, come ha scritto

Davide Rondoni, giornalista di Avvenire, nei giorni in cui la Betancourt è stata

liberata, “chi l’ha rapita non ha potuto imprigionarla del tutto, non ha potuto

rubarle l’anima e il pensiero... Il Rosario era la sconfitta dei suoi rapitori, era

il segno che lei era di un Altro”. Appena scesa dall’aereo, che da Bogotà l’ha

condotta a Parigi, Ingrid ha mostrato alla madre e ai suoi figli quel rudimentale

Rosario che pregava quotidianamente e, subito dopo, si è inginocchiata sulla

pista dell’aeroporto, insieme alla mamma Jolanda, per rivolgere l’ennesimo

grazie a Maria. La sua tragica esperienza ci lascia un profondo insegnamento,

quello di una donna dall’animo forte e dalla fede semplice, realista, la fede di

chi nella preghiera ha trovato una fonte di speranza per non lasciarsi andare.

Ingrid è stata esaudita. La Vergine ci ha mostrato, ancora una volta, che ci ama

e che non lascia mai soli i Suoi figli.

Alla Vergine di Pompei

Arrivasti un giorno sopra un carrettino

in questa valle castigata dal fuoco e dai lapilli.

Ti portò un uomo colto e piccolino,

di questa valle fosti la Regina.

Ululava il vento nella “Villa dei Misteri”

accarezzando quei corpi un dì gioiosi,

rimasti nei secoli pietre da raccontare.

E Tu tenevi in braccio il Tuo Bambino

con in mano, cadenti, tanti granellini

che donavi con amore a due Santi imploratori.

E così Ti impossessasti di questa valle tanto infausta.

Hai aperto la Tua casa togliendo bimbi dalla strada,

bambine hai cresciuto per farne donne forti e sicure.

Ancora oggi a Te accorriamo

ferventi d’amore e col cuore in mano,

a supplicarti e a ringraziarti delle Tue tante

Grazie che mai hai rifiutato ma bensì incoraggiato.

Accetta la preghiera di questa mano

che meglio non sa dirti quanto t’ama.

Giulia Liccardo

Il Rosario e la Nuova Pompei

27

Anno 125 - N. 2 - 2009 [75]


Taranto

di Antonio Caforio

Dopo nove anni (gennaio 2000), la comunità

parrocchiale di Santa Lucia di

Taranto ha avuto il privilegio di accogliere,

dal 26 al 29 ottobre 2008, l’Icona

pellegrina della Vergine del Rosario di

Pompei, nel contesto più ampio della

missione al popolo della Vicaria Orientale

I del capoluogo pugliese.

Il Quadro della Madonna è arrivato da

Latiano, città natale del Beato Bartolo

a cura di Antonio Marrese

In cammino con la

Madonna Pellegrina

Longo, nel pomeriggio di domenica 26

ottobre, accolto dal Parroco, Don Antonio

Caforio, da una marea di gente,

dalla Congrega del Rosario di Taranto

e da una delegazione dei Cavalieri e

delle Dame dell’Ordine Equestre del

Santo Sepolcro di Gerusalemme, del

quale anche il Beato Bartolo era stato

membro. Dopo la processione verso

la chiesa parrocchiale, l’Arcivescovo di

Taranto, Mons. Benigno Luigi Papa, ha

presieduto la concelebrazione eucaristica.

Al termine, tra lo stupore e la sorpresa

di tutti, Don Antonio Marrese,

In cammino con la Madonna Pellegrina

responsabile della Missione Mariana del

Rosario, ha donato al Pastore tarantino

una preziosa croce pettorale con

l’effigie della Madonna.

Dono prezioso della missione è stata

anche la presenza di Don Giosy Cento,

con la sua catechesi su “Maria, Vergine

e Madre” e il concerto dedicato a tre

straordinari testimoni della fede: Madre

Teresa di Calcutta, Giovanni Paolo II e

Don Tonino Bello, Vescovo di Molfetta.

È stata davvero una grazia speciale per

la comunità parrocchiale sperimentare

tutto ciò che la presenza di Maria ha

operato nel cuore di tanti: quelli che da

tutta Taranto sono venuti a venerarla,

oppure quelli toccati nei cuori e consolati

dalla Grazia e dal perdono di Dio,

oppure negli ammalati visitati in casa

dall’équipe missionaria, nei bambini

e nei ragazzi delle scuole che hanno

manifestato il loro amore con canti,

preghiere e inni mariani. È stato un

grande evento, con una straordinaria

conclusione: la processione cittadina

con il Quadro della Vergine, che dalla

Parrocchia di Santa Lucia è stato portato

alla Concattedrale, con la partecipazione

dei Parroci e di tutti i Sacerdoti

della Vicaria, di migliaia di fedeli e dei

membri della Congrega del Rosario che

hanno portato “a spalla” l’Icona.

Al termine, è seguita la santa Messa,

presieduta da Mons. Michele Castoro,

Vescovo di Oria, concelebrata dal clero

locale e da Don Franco Castellana, Vicario

Generale dell’Arcidiocesi. L’esperienza

e il dono della Missione con l’Icona

di Pompei devono diventare, ora,

un impegno da custodire e da promuovere.

Il Rosario e la Nuova Pompei

28

Anno 125 - N. 2 - 2009 [76]


In cammino con la Madonna Pellegrina

La parrocchia San Giovanni Apostolo

di Marotta di Fano (Pesaro) ha vissuto,

dal 6 al 9 novembre 2008, un’intensa

esperienza di fede e di comunione alla

presenza dall’immagine della Madonna

di Pompei e dei missionari (preti, suore

e laici) che hanno animato la Missione

Mariana del Rosario promossa dal Santuario

di Pompei.

A spiegare il senso dell’evento è stato

il Vescovo diocesano, Mons. Armando

Trasarti, che nell’accogliere l’Immagine

nella chiesa parrocchiale, dopo una

breve processione, ha rilevato come i

giorni della missione potessero essere

una grande opportunità di fede e di

crescita per l’intera comunità. Infatti,

Maria mostra, dona e propone Gesù,

lo fa conoscere, lo offre a ciascuno con

l’invito a fare ciò che “Egli vi dirà”.

E le giornate della missione sono state

vissute proprio come un’occasione di

preghiera, di conoscenza, d’incontro

per tutti. Giornate intense vissute con

entusiasmo: la preghiera del mattino e la

celebrazione eucaristica, la celebrazione

del sacramento della riconciliazione,

la visita agli anziani e ai malati, gli incontri

pomeridiani con bambini e ragazzi,

la recita del rosario animato dai giovani

missionari laici. È stato un modo nuovo

di conoscere e accostarsi a Maria e

alla preghiera. E, poi, il concerto di Don

Giosy Cento: dalla storica “Acqua siamo

noi”, alle nuove e suggestive canzoni

ispirate ai testi di Don Tonino Bello,

che hanno “scaldato” il teatro della

parrocchia e, soprattutto, il cuore dei

presenti. E, ancora, la veglia di preghiera

per le famiglie: il rinnovamento delle

promesse matrimoniali, offrendo al Signore

la propria famiglia e il proprio

amore. Ogni sera, infine, la preghiera

mariana della “Buona notte, Maria”, finiva

davvero l’intensa giornata.

Tutti gli appuntamenti della missione,

che si è rivelata come un vero impegno

di vita spirituale, sono stati coordinati e

organizzati da Don Enrico Secchiaroli, e

accompagnati e sostenuti dall’impegno

di molti che si sono adoperati nell’ospitalità

e nell’accoglienza.

A suggellare il particolare legame di

amicizia, che si è creato tra la nostra

comunità e i missionari di Pompei, la

solenne eucaristia di domenica 9 no-

Marotta di Fano

vembre, presieduta dall’Arcivescovo di

Pompei, Mons. Carlo Liberati, marchigiano

di Matelica e compagno di studi

del Parroco, Mons. Mario Giulietti, proprio

nel seminario di Fano.

È finita così, la missione: un vero momento

di grazia, di intensa preghiera, di

di Enrico Secchiaroli

fraternità che sotto la protezione della

Vergine Maria porterà sicuramente frutti

spirituali abbondanti per tutti.

I primi novant’anni della fondazione della

parrocchia - celebrati proprio nel

2008 - guardano con grande speranza

agli anni a venire.

Il Rosario e la Nuova Pompei

29

Anno 125 - N. 2 - 2009 [77]


San Giovanni a Teduccio

di Orlando Esposito

Il 170° anniversario della consacrazione

dell’altare maggiore della Parrocchia

S. Maria del Soccorso in S. Giovanni a

Teduccio (NA), è stata l’occasione per

invitare l’icona pellegrina della Madonna

del Rosario di Pompei e vivere due

giorni di spiritualità mariana il 19 e il 20

novembre 2008.

La sosta è stata breve, ma è stata intensa

la partecipazione caratterizzata da incontri

particolari con ammalati, ragazzi,

donne in dolce attesa e uomini. Tanta

gente ha partecipato e ognuno ha ricevuto

dalla Madonna e dalle catechesi

che si sono susseguite forza, sostegno

e fede. Sono stati molto bravi i sacerdoti

della missione mariana parchè con

linguaggio semplice e attuale hanno saputo

cogliere tutti i problemi, gli affanni

e le speranze della nostra gente. Hanno

confessato tanta gente e, soprattutto,

sono stati capaci di entrare nel cuore di

tutti. Anche le suore e i missionari laici

di Pompei, con bravura e generosità,

In cammino con la Madonna Pellegrina

hanno dato testimonianza di vera fede

e devozione alla Madonna.

Non dimenticheremo questi giorni pieni

di grazia e soprattutto all’arrivo dell’Icona

l’incontro con i soldati della Caserma

“Cavalleri” dove ha sede il 2° Comando

delle Forze di Difesa, che comanda

tutto il Sud d’Italia. È stato bello vedere

tanti soldati che difendono la pace

e la legalità, in tante delicate missioni

all’estero, pregare e sostare commossi

dinanzi all’immagine della Vergine Maria.

Anche l’incontro con gli alunni della

Scuola Media “Giotto-Monti” e dell’Istituto

Tecnico “Petriccione” è stato curato

bene e ha incuriosito e entusiasmato

tutti.

La messa celebrata dall’Arcivescovo di

Pompei, Mons. Carlo Liberati, ha dato

un particolare tocco alla celebrazione

con la sua brillante omelia sulla devozione

mariana e sulla dignità della donna

che ha dato a tutti il coraggio di saper

affrontare con forza le tante sfide del

nostro tempo.

Al momento del saluto, tantissima gente

alla luce delle fiaccole e con una breve

processione, ha salutato la Madonna,

con la promessa di ricambiare la visita.

Grazie, Maria, per quanto hai seminato

nella nostra comunità, con la speranza

che ciascuno di noi possa sperimentare

la gioia di vedere in futuro frutti copiosi

di bene.

Il Rosario e la Nuova Pompei

30

Anno 125 - N. 2 - 2009 [78]


In cammino con la Madonna Pellegrina

San Vito dei Normanni

di Costantino Palomba

Inserita a pieno titolo nell’Anno Giubilare

Mariano per celebrare il centocinquantesimo

anniversario delle apparizioni

di Lourdes, si è tenuta, dal 23

al 26 novembre 2008, presso la Parrocchia

dell’Immacolata di San Vito dei

Normanni (BR), la Missione Mariana

del Rosario promossa dal Santuario di

Pompei.

Domenica 23 novembre, in serata, il

venerato Quadro della Madonna del

Santo Rosario di Pompei, accompagnato

dai missionari, ha fatto il suo ingresso

nella chiesa parrocchiale tra le acclamazioni

festose e commosse dei fedeli presenti,

tutti rapiti dalla sua accattivante

bellezza, ed è stato intronizzato su di

uno speciale altarino, adornato di fiori e

luci, costruito da alcuni generosi devoti

parrocchiani. La comunità era stata in

pellegrinaggio a Pompei poco tempo

prima, il 15 ottobre, ma non tutti avevano

potuto parteciparvi. Ora era Lei, la

Vergine del Rosario, che, come per un

provvidenziale dono, ci faceva visita!

Una solenne concelebrazione, presieduta

dal nostro Pastore, Mons. Rocco

Talucci Arcivescovo di Brindisi-Ostuni,

ha dato il via alla missione, durante la

quale, la nostra piccola ma accogliente

chiesa parrocchiale si è trasformata in

una “piccola Pompei”, sotto la guida

sapiente dei missionari che hanno presieduto

le celebrazioni, animato le catechesi

e gli incontri, ricreando il clima

di quanto avviene a Pompei durante le

stesse attività pastorali e spirituali.

Al di là degli impegni di ogni giorno (preghiera

di lode, celebrazioni eucaristiche,

incontri e catechesi varie, recita

meditata del Rosario intero), un momento

molto bello e significativo è stato

l’incontro con i giovani di tutte le parrocchie

di San Vito, con l’animazione

musicale e canora curata dai giovani

laici missionari, che hanno offerto le

loro testimonianze personali. Da essi

abbiamo capito che ogni giovane di

buona volontà, nonostante i propri limiti,

può, se vuole, scoprire o riscoprire

la bellezza della fede che vince ogni

paura e dona la vera gioia.

Durante la missione l’équipe pompeiana

ha sottolineato più volte il significato

del culto mariano e l’importanza della

recita del Santo Rosario, come strumento

di spiritualità e santità. In modo

particolare, han fatto riferimento alla storia

del Santuario di Pompei, con frequenti

richiami alla biografia del fondatore,

il Beato Bartolo Longo, originario della

vicinissima Latiano.

Ricca di stimoli spirituali è stata anche

la narrazione degli eventi prodigiosi, miracoli

e conversioni operati dalla Madonna

di Pompei nel corso degli anni,

delle visite pastorali di Giovanni Paolo

II e di Benedetto XVI, dei milioni di

pellegrini che annualmente visitano il

Santuario e del più bel miracolo che

ogni giorno avviene nella cappella delle

confessioni, ove l’umanità peccatrice

è sanata dalla misericordia del Padre.

L’ultima sera è stata caratterizzata dalla

presenza dell’Arcivescovo di Pompei,

Mons. Liberati, che ha terminato la missione

mariana.

A San Vito, rimane forte il ricordo di

questi bei giorni, alla presenza dell’icona

pellegrina della Madonna di Pompei.

La missione mariana non è finita, ma

continua nella vita di ogni giorno, attraverso

la preghiera e, soprattutto, con

una testimonianza cristiana sincera, generosa,

consapevole di portatore nel

mondo d’oggi un forte messaggio di speranza

e di salvezza.

Il Rosario e la Nuova Pompei

31

Anno 125 - N. 2 - 2009 [79]


Statte

di Pompilio Patti

Nei giorni dal 27 al 30 dello scorso mese di novembre, abbiamo

avuto la gioia e l’onore di ospitare, presso la nostra

Parrocchia “Madonna SS. del Rosario” di Statte, in provincia di

Taranto, la Missione mariana del Rosario con l’icona pellegrina

della Vergine di Pompei. Da allora sono trascorsi alcuni giorni

e si è naturalmente affievolito l’effetto emotivo dell’evento,

che ha visto una massiccia partecipazione di fedeli, ma ci sof-

BISCEGLIE (BA)

26 FEBBRAIO/01 MARZO 2009:

Basilica Concattedrale San Pietro

Parrocchia “Ss. Matteo e Nicolò”

Parroco Don Mauro Cannero

Tel. 080 3969767 Cell. 335 6761298

GROTTOLE (MT)

05/08 MARZO 2009: Parrocchia “Ss. Luca e Giuliano”

Parroco Don Michele Francabandiera

Tel. 0835 758853

RINELLA – LENI (ME)

28/30 MARZO 2009: Parrocchia “S. Gaetano Thiene”

Parroco Don Giuseppe Mirabito

Tel. 090 9809011 - 9809024 Cell. 333 7761639

Le prossime Missioni Mariane

fermiamo su quanto di più profondo ha lasciato nei nostri

cuori la preziosa e santa visita. Vana e inutile sarebbe stata

la nostra partecipazione se non avessimo saputo, durante

la missione, scandagliare e analizzare il nostro vissuto quotidiano,

per stigmatizzare ciò che ci impediva di vivere pienamente

la nostra fede. Nella meditazione continua del Santo

Rosario abbiamo trovato la strada e la guida più completa

per compiere il nostro personale discernimento. Nell’icona

pompeiana, la Madonna ci invita alla pratica della recita del

Rosario: preghiera vocale e mentale, semplice e popolare,

strumento di meditazione e contemplazione dei misteri della

vita di Gesù, con la guida sapiente di Maria, impareggiabile

maestra di vita spirituale. Così facendo il Rosario diventa

scuola di spiritualità e di santità e aver la corona tra le mani

diventa segno della nostra personale adesione all’azione salvifica

di Cristo.

Questa consapevolezza resta il frutto migliore del cammino

missionario dell’Immagine di Maria, pellegrina presso la nostra

comunità. Saremo felici, quando, potremo ricambiare

umilmente la visita a Pompei, con il pellegrinaggio già programmato

per il 14 maggio 2009, e deporre ai piedi della

Madonna il nostro impegno per un’esistenza migliore, oggi

rinnovato con l’aiuto della sua misericordiosa benevolenza.

CASERTA

23/26 APRILE 2009: Parrocchia “SS. Nome di Maria”

Parroco Don Antonello Giannotti

Tel. Fax 0823 361682 Cell. 338 4850962

AVERSA (CE)

02/05 MAGGIO 2009:

Parrocchia “Ss. Filippo e Giacomo”

Santuario “Maria Regina della Famiglia”

Parroco Mons. Giuseppe Criscuolo

Tel. e Fax 081 5032736

ISCHIA (NA)

14/17 MAGGIO 2009: Parrocchia “S. Antonio Abate”

Parroco Don Carlo Candido

Tel. 081 902753 - Cell. 329 3523355

Il Rosario e la Nuova Pompei

32

Anno 125 - N. 2 - 2009 [80]


Dai vita al talento che è in te

La GMG di Sydney,

svoltasi nello scorso mese di luglio,

ha reso ancora più visibile il

dialogo privilegiato tra il Santo Padre

Benedetto XVI e i giovani.

Anche durante la sua visita pastorale

a Pompei, il Pontefice ha mostrato

particolare attenzione alle

nuove generazioni, a coloro che,

all’interno della Chiesa, incarnano e

testimoniano la speranza: «Questa

città - ha detto - da lui fondata,

(n.d.r. Beato Bartolo Longo) è dunque

una dimostrazione storica di

come Dio trasforma il mondo: ricolmando

di carità il cuore di un

uomo e facendone un “motore” di

rinnovamento religioso e sociale.

Pompei è un esempio di come la

fede può operare nella città dell’uomo,

suscitando apostoli di carità

che si pongono al servizio dei

piccoli e dei poveri, ed agiscono

perché anche gli ultimi siano rispettati

nella loro dignità e trovino accoglienza

e promozione.

Qui a Pompei si capisce che l’amore

per Dio e l’amore per il prossimo

sono inseparabili.

Qui il genuino popolo cristiano, la

gente che affronta la vita con sacrificio,

ogni giorno, trova la forza

di perseverare nel bene senza

scendere a compromessi».

Manteniamo viva la “speranza”,

PER INFORMAZIONI

Tel. (+39) 081 8577457

335 6882837

Fax (+39) 081 8577483

www.santuario.it

giovani@santuariodipompei.it

difendiamo i nostri “sogni” dalle

false illusioni, dalle ingiustizie, dai soprusi,

dalla violenza, diffondiamo

la cultura della “legalità”. Ne discuteremo

al prossimo Meeting dei

Giovani, giunto ormai alla sua XXIII

edizione, l’appuntamento annuale

che la Chiesa di Pompei propone,

inserendosi nel quadro più ampio

del cammino di formazione, promosso

dalla Pastorale Giovanile

Nazionale.

di Giovanni Russo

Sarà un’edizione ricca di iniziative.

In modo particolare, desideriamo

ricordare la seconda edizione del

Concorso Canoro: “Dai vita al talento

che è in te!”.

Si tratta di una vera e propria rassegna

di canzoni inedite sul tema

della legalità, che avrà come protagonisti

cantautori di tutta Italia.

Quest’anno la canzone vincitrice

diventerà il nuovo inno del “Meeting

dei Giovani”.

Il Rosario e la Nuova Pompei

33

Anno 125 - N. 2 - 2009 [81]


Pellegrini

del Rosario

Pellegrina al santuario mariano, il 12

dicembre scorso, Suor Isabel Mondrayon

Bocaneyra, di Tlalnepantla, in

Messico. È un avvenimento davvero

singolare ad aver condotto la religiosa

messicana qui a Pompei, assieme a tutta

la sua famiglia (foto in basso). L’episodio

risale a circa due anni fa, quando Suor

Isabel si è vista recapitare, presso la sua

casa, una tela raffigurante la Vergine

di Marida D’Amora

del Rosario di Pompei. Ignara dell’identità

di chi gliene faceva dono e del

luogo di provenienza dell’Icona, Suor

Isabel raccontò l’accaduto a Suor Auxiliadora

Fernandez Hernandez, sua

consorella, che conoscendo la storia

della città mariana e del suo santuario,

le donò una copia della nostra rivista,

per mostrarle il luogo in cui è custodita

la sacra Icona, di cui ella aveva ricevuto

una copia. Tra le pagine de “Il Rosario

e la Nuova Pompei”, Suor Isabel, oltre

ad apprendere notizie e avvenimenti

della vita della città mariana, del santuario

e delle opere di carità, venne a conoscenza

del fatto che la Basilica mariana

necessitava, in quel periodo, di fondi per

l’avvio di lavori di restauro e per l’acquisto

di banchi nuovi. A quel punto, decise

di adoperarsi per cercare benefattori

che potessero contribuire ad aiutare

la Chiesa di Pompei. E vi riuscì!

Da quel momento, Suor Isabel si sentì

profondamente e intimamente legata a

Pompei, dove, in occasione del suo 25°

anniversario di Professione Religiosa,

ha deciso di recarvisi per rendere grazie

alla Vergine del Rosario. Con lei,

anche il fratello Alejandro, sacerdote,

che quest’anno celebra, invece, il 5°

anniversario di sacerdozio, i genitori,

Guadalupe e Manuel, che festeggiano

il 50° anniversario di matrimonio, e la

sorella Laura, che non poteva non essere

presente in questo giorno così

importante per tutta la famiglia.

Sono tornati a far visita al Santuario

di Pompei, il 23 dicembre, gli amici

dell’Associazione “Apurimac onlus”,

guidati dal Presidente del Comitato regionale

per la Campania, Nunzio Ciriello,

organizzatore e promotore del

pellegrinaggio. Per la seconda volta a

Pompei, i fedeli di Pomigliano d’Arco

(foto in alto), dove è situata la sede

campana dell’Associazione, si sono proposti

di rendere, quello con la Vergine

del Rosario, un appuntamento fisso.

L’impegno è quello di recarsi in visita

al santuario mariano almeno due volte

l’anno, nei periodi di Quaresima e Avvento.

Durante il viaggio in pulmann, i

fedeli hanno recitato il Rosario, preparandosi

all’incontro con Maria, Madre

premurosa alla quale affidare angosce,

dolori e speranze. I membri di questa

Associazione, che dal 1992 offre sostegno

ai missionari agostiniani in Perù, e

tutti coloro che offrono un valido aiuto

all’Apurimac, con adozioni a distanza,

contributi economici e altre forme di

collaborazione, sono venuti qui per chiederLe

aiuto affinché li prenda per mano

Il Rosario e la Nuova Pompei

34

Anno 125 - N. 2 - 2009 [82]


e li guidi in questa loro “missione” a favore

dei più deboli e dei più disagiati.

Da San Fele (PZ), piccolo comune della

Basilicata, è giunto in pellegrinaggio, il 5

gennaio, un gruppo di fedeli della parrocchia

“Santa Maria della Quercia”. I

pellegrini (foto a destra), accompagnati

dal parroco, Don Francesco Consiglio,

hanno visitato il santuario mariano per la

prima volta. Nonostante i disagi causati

dal maltempo e dal manto stradale ricoperto

di neve, i fedeli non hanno voluto

mancare all’appuntamento con la

Vergine, alla quale hanno affidato i propri

familiari e tutta la comunità parrocchiale.

Durante la giornata trascorsa a Pompei,

hanno condiviso momenti di riflessione

e preghiera e partecipato, poi, alla

santa Messa celebrata da Don Consiglio

nella Cappella “Beato Bartolo Longo”.

«Far conoscere agli uomini l’amore

che Dio porta loro, affinché tutti lo

amino e nessuno l’offenda». Questo

il grande desiderio di Don Eustachio

Montemurro, medico dotato di grande

senso di responsabilità e carità cristiana,

politico impegnato nella strenua

difesa dei più umili, docente amorevole

verso i giovani che gli erano affidati e,

infine, sacerdote umile e obbediente.

Questo il messaggio che ha lasciato

ai suoi figli e figlie spirituali che, dal 2

gennaio 1923, giorno in cui ha lasciato

la vita terrena, diffondono in tutto

il mondo. Sono i Piccoli Fratelli del

SS.mo Sacramento e le Figlie del Sacro

Costato, presenti oggi nella Chiesa in

due distinte Congregazione di diritto

pontificio, Suore Missionarie Catechiste

del Sacro Cuore e Suore Missionarie

del Sacro Costato e di Maria SS.ma

Addolorata. Proprio queste ultime, il 2

gennaio scorso, hanno celebrato il loro

centenario al Santuario di Pompei, con

un pellegrinaggio che ha visto coinvolti

sacerdoti, religiosi, associati e laici della

Congregazione, provenienti da numerose

regioni d’Italia come Campania, Puglia,

Pellegrini del Rosario

Lazio, Sardegna, Veneto, Toscana, Molise

e Basilicata. Pompei, dove il Servo

di Dio Eustachio Montemurro si trasferì

nel 1914, fu teatro, fino alla fine dei suoi

giorni, del suo instancabile e zelante

apostolato, durante il quale insegnò il catechismo

a ragazzi e adulti, si occupò

della cura spirituale dei figli e delle figlie

dei carcerati, trascorse lunghe ore nel

confessionale della Basilica, visitava le

famiglie sparse per i casolari di Valle di

Pompei, si occupò della cura pastorale

e fisica degli ammalati e moribondi,

in particolare al dilagare della famosa

Il Rosario e la Nuova Pompei

35

Anno 125 - N. 2 - 2009 [83]


Pellegrini del Rosario

epidemia della febbre “spagnola”, che

in quegli anni fece molte vittime, e seguì

con paterna sollecitudine le sorti

delle Figlie del Sacro Costato le quali,

dal 1918, correvano il pericolo di una

scissione. Dunque, il pellegrinaggio ha

avuto una triplice motivazione. Primo

fra tutti, i festeggiamenti in onore del 1°

centenario della Congregazione. Grande

desiderio era, infatti, proprio quello

di partecipare a una Celebrazione Eucaristica

che fosse un ringraziamento

per tutti i doni celesti ricevuti lungo

questo arco di tempo: l’umile servizio

Nello stesso periodo abbiamo registrato

i seguenti pellegrinaggi:

Nazioni Estere: Germania, Irlanda, Polonia, Stati Uniti d’America,

Ungheria.

Paesi e Province: Afragola, Andria, Ariano Irpino, Avellino,

Aversa, Bagnara Calabra, Bagnoli, Bellizzi, Calvi, Calvizzano,

Campagna, Carbonara, Casal di Principe, Caserta, Casoria, Cassino,

Castellammare di Stabia, Castrocielo, Cerignola, Crispiano,

Crotone, Giffoni Valle Piana, Gravina in Puglia, Isernia, Lavello,

Marcianise, Mercato San Severino, Mesagne, Modica,

Molfetta, Montecorvino Rovella, Monte di Procida, Montella,

Mottola, Napoli, Oristano, Penta, Petina, Poggiomarino, Pomigliano

d’Arco, Pontecagnano, Potenza, Pozzuoli, Procida,

Rionero Sannitico, Roccamonfina, Roccaraso, Roma, Ruvo di

Puglia, San Giorgio a Cremano, San Sebastiano al Vesuvio, San

Severo, Santa Maria Capua Vetere, Santi Cosma e Damiano,

Soccavo, Taranto, Termoli, Terracina, Torremaggiore, Torre Orsaia,

Toro, Trani, Trebisacce, Trecchina, Trinitapoli, Villaricca.

Gruppi, Movimenti e Associazioni: Apostolato della Preghiera

di Agropoli (SA); Associazione “AMASI” di Salerno, “A.M.I.” di

alla Chiesa attraverso le varie opere

apostoliche nello spirito del Carisma

che caratterizza la Congregazione, vocazioni

ed espansione missionaria in

tanti Paesi del Mondo. Poi, il ricordo di

quello che avvenne 86 anni fa: il 2 gennaio

1923, in un’umile casetta situata alle

spalle del Santuario, Don Eustachio

Montemurro tornava alla casa del Padre.

La sua vita, completamente donata

a Dio e al prossimo, in cui la sua

missione fu quella di far conoscere al

mondo quanto è grande l’amore di

Dio, ha ispirato tanti ragazzi e ragazze

che, come lui, hanno lasciato tutto per

seguire Gesù sulle orme della povertà,

dell’obbedienza e della castità. Infine,

in questo stesso giorno, Suor Filomena

Valentino, originaria di Marcianise, in

provincia di Caserta, ha professato i

voti perpetui. Presenti alla Celebrazione

Eucaristica, presieduta da Mons. Pasquale

Mocerino, Vicario Generale della

Chiesa di Pompei, anche la Madre

Generale, Madre Fides Sebis, le Provinciali,

Suor Maria Pina Curreli e Suor

Amerilde Di Pierro, e le consorelle di

Pompei.

Avellino, “Anni D’Argento” di Nocera Inferiore (SA), “AUSER” di

Lamezia Terme (CZ), “Il Girasole” di San Nicola la Strada (CE) e

“U.N.S.I.” di Napoli; Centro Sociale Anziani di Colleferro (RM),

“Don Onorio Rocca” di Sant’Agnello (NA) e “Nuova Solidarietà”

di Cardito (NA); Confraternita “Madonna del Rosario” di Belvedere

Marittimo (CS); Congrega “SS.mo Corpo di Cristo” di

Giugliano in Campania (NA); Corale “Santa Maria del Lauro” di

Meta (NA); Gruppo “Amici di Padre Pio” di Foggia; Gruppo di

Preghiera Mariano di Lucera (FG); Gruppo di Preghiera “Padre

Pio” di San Giovanni Rotondo (FG); Istituto Comprensivo “B.

Croce” di Lauro (AV); Unione Sportiva “Fortitudo” di Moliterno

(PZ); Unitalsi Lucana sezione di Potenza; 2° Circolo Didattico “F.

Giampaglia” di Ercolano (NA);

Comunità Religiose: Convento di “San Francesco” di Fiesole

(FI) e di “Sant’Antonio” di Torre del Greco (NA);

Prenota in tempo il tuo pellegrinaggio a Pompei

Tel. +39 081 8507000 +39 081 8577379

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rettorato@santuariodipompei.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

36

Anno 125 - N. 2 - 2009 [84]


Il Rosario e la Nuova Pompei

37

Anno 125 - N. 2 - 2009 [85]


in libreria a cura di Lucio Giacco

Per felice e provvidenziale coincidenza,

il volume di Antonio Illibato

è uscito a pochi giorni dalla firma

- il 6 dicembre 2009 - del decreto di

approvazione del miracolo avvenuto

per intercessione di Caterina Volpicelli

da parte di Benedetto XVI,

che permetterà alla fondatrice delle

Ancelle del Sacro Cuore di essere

presto canonizzata insieme ad

altri cinque Beati.

Pompei, ricordando la santa amicizia

che legò il Beato Bartolo Longo

alla nobildonna napoletana - di

cui il volume tratta ampiamente -

esulta dal profondo del cuore per

questo evento, ormai prossimo, con

cui il magistero ecclesiastico riconosce

e consacra, a livello più alto

e solenne, la testimonianza di fede

e di opere di Caterina Volpicelli,

additandola come modello esemplare

di santità per tutta la Chiesa

universale.

La sua parabola esistenziale si consumò

nell’arco di cinquantacinque

anni (Napoli 1839-1894), in un

tempo particolarmente complesso

e difficile della storia civile e religiosa

del sud Italia. La fine del regno

di Napoli non rappresentò solo

la fine di un’epoca ma ebbe conseguenze

imprevedibili fino ad allora

e sul piano religioso e sul piano

socio-economico. Furono anni decisivi

che segnarono il trapasso dal

governo borbonico al nuovo regno

d’Italia e la lacerazione delle coscienze

dei credenti, anche a Napoli,

procurata dalla contrapposizione

tra Stato e Chiesa. A Napoli

furono soppressi conventi, monasteri,

congregazioni religiose e seminari.

In questo contesto attraversato da

profonde lacerazioni, inquietudini

e disagi sociali s’inserisce il cammino

di fede di Caterina Volpicelli e

il suo nuovo modo di vivere i valori

spirituali con un nuovo modello di

vita religiosa. Anziché rinchiudersi

con la sue Ancelle in convento,

Caterina si aprì all’esigenze della

società, attraversandola in lungo e

largo per riguadagnarla agli ideali

cristiani. La sua casa fu un cenacolo

di spiritualità per uomini e donne,

ecclesiastici e laici, straordinari

per santità e impegno apostolico,

che hanno scritto luminose pagine

della storia della spiritualità napoletana

del secondo Ottocento. Anche

il Beato Bartolo Longo fece parte

di questa cerchia di santi amici, come

ricorda Illibato, profondo conoscito-

re del nostro, avendone scritto la poderosa

biografia in tre volumi: “Un

cristiano tra Otto e Novecento”, edita

dal Santuario di Pompei, tra il

1996 e il 2002.

Principio ispiratore e dinamico della

vita spirituale e dell’apostolato della

Volpicelli fu la devozione al Sacro

Cuore, devozione nata in Francia,

di cui divenne ardente promotrice.

Questo particolare impegno le permise

di intrattenere relazioni con

cardinali e vescovi, con famosi ecclesiastici

e personalità napoletane

di alto rango, con fondatori e fondatrici

di congregazioni religiose

e con tanti altri, che come lei, segnarono

in profondità l’Ottocento

meridionale.

Merito di Illibato è l’averci messo

tra le mani una biografia scritta

con metodologia storiografica, che

ci permette di leggere la vicenda

di Caterina Volpicelli nel contesto

più ampio e articolato dei problemi

del suo tempo, offrendoci uno

spaccato attendibile e interessante

della condizione e della spiritualità

femminile dell’Ottocento, insieme

ad un ampio panorama della storia

sociale e religiosa del Mezzogiorno

d’Italia in età contemporanea.

Le “Lodi a Maria”, proposte in italiano,

francese e inglese, sono “il diario spirituale”

dell’incontro che Maria Antonietta

Elia ha avuto con Nostra Signora di

Lourdes, nel cui santuario ha compiuto

un vero pellegrinaggio di fede. Qui,

l’autrice si libera dalle problematiche

personali, per aprirsi alla presenza gloriosa

e celeste dell’Immacolata, donna

da cantare e lodare, da ringraziare per

gli effetti benefici della sua azione materna,

per la sua esemplarità e per il suo

magistero di vita spirituale. Tutto ciò

Maria Antonietta Elia lo narra in versi

e innalzando una preghiera di lode alla

Vergine, una preghiera non solitaria e

individuale, ma comunitaria, aperta a

tutti quelli, come lei, pellegrini alla grotta

di Massabielle.

Il Rosario e la Nuova Pompei

38

Anno 125 - N. 2 - 2009 [86]


L’anno giubilare di Lourdes, a

centocinquanta anni delle apparizioni

avvenute alla grotta di Massabielle,

allora sconosciuto paese

dei Pirenei, ha prodotto una ricca

letteratura sull’argomento. Anche

noi ce ne siamo interessati proponendo

ai nostri lettori alcune tra le

più significative pubblicazioni.

Sull’argomento presentiamo, ora,

un testo accattivante, scritto con

linguaggio giornalistico, con atteggiamento

neutrale e con solo

intento documentaristico, senza

la pretesa di scrivere un’agenda

o una storia di miracoli, come gli

stessi Autori dichiarano.

È narrata la storia di Bernadette

Soubirous, una giovane semplice

e poverissima alla quale appare

una “Signora vestita di bianco”,

l’Immacolata Concezione. È l’11

febbraio 1858. Proprio in quei gior-

ni uno studioso italiano si imbatte,

nel corso di un viaggio nella zona

dei Pirenei, nella notizia di miracoli

avvenuti a Lourdes. Il suo

in libreria

Tre motivi sono all’origine di questo nuovo testo di Padre

Giuseppe Buono, membro del Pontificio Istituto Missioni

Estere, fondatore del Movimento Giovanile delle Pontificie

Opere Missionarie, docente di Missionologia e di

Bioetica e Religioni: l’Anno Paolino indetto da Benedetto

XVI, la conclusione del Sinodo dei Vescovi, celebrato in

Vaticano dal 5 al 26 ottobre 2008, sul tema “La Parola di

Dio nella vita e nella missione della Chiesa” e il prossimo

cinquantesimo anniversario di ordinazione sacerdotale (21

giugno 1959). Ma ciò che lo ha convinto a produrre una

sua pubblicazione è stato, soprattutto, il Messaggio finale

del Sinodo dei Vescovi, un’occasione da non perdere per

approfondire l’esperienza apostolica e missionaria di Paolo

per riproporla a tutti, in particolar modo ai missionari:

“… quello che mi ha colpito e l’aver notato come esso è

pervaso dallo spirito missionario, dalla teologia e dalla contemplazione

e dall’amore a Cristo e alla Chiesa di Paolo

di Tarso”. Una rilettura di Paolo proposta con strumenti

nuovi: “… presento l’identità missionaria di Paolo facendo

parlare lui; rileggo il suo pensiero e la sua prassi evangelizzatrice”

per offrire agli apostoli di oggi un quadro con il

quale confrontarsi.

Il testo è presentato da Mons. Robert Sarah, Arcivescovo

emerito di Conakry, Segretario della Congregazione per

l’Evangelizzazione dei Popoli.

animo curioso e i suoi interessi in

campo religioso - improntati a spirito

razionalistico - lo spingono a

cercare Bernadette e la sua famiglia,

a indagare l’ambiente sociale

e culturale nel quale il fenomeno

si è sviluppato, a incontrare i comprimari

e gli spettatori della vicenda:

intellettuali, preti, borghesi

diffidenti, poveri contadini, piccoli

commercianti (tutti realmente esistiti)

di questa zona isolata della

Francia che già dopo qualche anno

si vedrà collegata alla rete ferroviaria

nazionale. Ne esce un racconto

vivido e appassionante che

prosegue nelle memorie del figlio

del protagonista, così che anche

gli accesi dibattiti che si svilupparono

negli anni, la beatificazione

di Bernadette nel 1925 e la sua canonizzazione

nel 1933, trovano un

fedele resoconto.

Il Rosario e la Nuova Pompei

39

Anno 125 - N. 2 - 2009 [87]


in libreria

Il Beato Bartolo Longo fu scrittore

mariano, erudito e brillante, il più

grande promotore laico, tra XIX e

XX secolo, della devozione mariana.

Preziosa testimonianza delle origini

e dell’impegno che caratterizzò, in

maniera indelebile, la vita del Beato

a Pompei per oltre un cinquantennio,

è l’opuscolo: “Le Ro s e d i Ma R i a.

Ricordo della prima festa del SS. Rosario

nel recinto delle sorgenti mura

del nuovo Tempio in Pompei ai 28 di

ottobre 1877”, pubblicato a soli cinque

anni dal suo arrivo a Valle di

Pompei nel 1872. Gli Autori parlano

di quest’opera come di “Un testo

classico, di pregevole significato, da

molti ignorato. Un libro singolare:

dalla interpretazione della Ro s a, fiore

dal fascino e dalla fragranza sublime,

ad una documentata storia

del Ro s a R i o”. Per questo motivo, ne

hanno ristampato la prima parte,

corredandola di note sui più importanti

personaggi e fatti citati, con

l’aggiunta di notizie, talvolta scarne

e incomplete, sul salterio liturgico,

sull’origine del Rosario, su San Domenico

e Santa Caterina da Siena,

sulla devozione dei Papi al Rosario e

su alcuni aspetti della vita e dell’opera

di Longo a Pompei. Le immagini che

impreziosiscono il testo sono tratte

da opere originali, appositamente

eseguite da Rosa Avellino.

Il volume raccoglie alcune relazioni

sulla pastorale familiare

che l’Autore ha avuto

modo di fare negli ultimi anni

agli operatori pastorali di varie

diocesi della Campania.

Le riflessioni di questo volume

sono state organizzate per

offrire materiale di studio e di

approfondimento a chi opera

con passione in questo ambito

così delicato e decisivo della

pastorale. È un testo che nasce

dal contatto vivo con gli sposi

e i loro problemi; ma riflette

anche l’esperienza pastorale

e cerca di individuare le linee

per un autentico rinnovamento

della pastorale familiare. Don

Silvio è Direttore dell’Ufficio

diocesano della Famiglia e del

Consultorio familiare nella diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Nel 1993 ha

fondato l’associazione “Progetto Famiglia onlus”, che s’impegna a favore

della famiglia e dei minori, con particolare attenzione alla vita nascente.

Dal 2006 dirige la rivista “Punto Famiglia”- da lui stesso fondata - , che

si occupa di tematiche familiari. Per le EDB ha pubblicato “Sulle orme di

Nazaret”, una riflessione sull’esperienza coniugale di Maria e Giuseppe.

“Lettere e Poesie” è l’ultimo dei cinque

volumi della produzione letteraria e

poetica dell’Autore. La sua prima opera:

“Poesie e canzoni”, risale al 1989. Nella

prefazione, Domenica Rea lo definì

“poeta innamorato di Dio”, esprimendo

un lusinghiero giudizio per la sua arte: “Il

suo è uno scenario luminoso, cristallino,

fatto di paesaggi solari; un mondo che

non ha traccia di anarchia, di fatiscenza

o di spreco, ma che può risolvere i suoi

problemi con il messaggio cristiano di

una fratellanza universale (...). Le poesie

di Gennaro Piccirillo sono efficaci messaggi

edificanti, boccate d’aria pulita e

benefica, propizie in un momento così

critico per la nostra società: è un dovere

farle conoscere!”. Un giudizio che

si attaglia stupendamente a questa

raccolta di lettere, scritte al quotidiano

“Il Mattino”, e per le numerose liriche,

antiche e nuove, che l’accompagnano

presentando uno spaccato di vita illuminato

dalla fede, dall’amore per Dio

e per l’uomo. “Accumular tesori, trascurando

i Valori, è vivere senz’anima.

La vita, senza la poesia dei sentimenti,

è una corsa insensata, protesa verso il

niente!”. Pensa così, Gennaro Piccirillo. E,

noi, con lui!

Il Rosario e la Nuova Pompei

40

Anno 125 - N. 2 - 2009 [88]


in libreria

Il volume porta a compimento il progetto

di Mons. Cipriani di presentare

una galleria dei personaggi più

significativi dell’Antico e Nuovo

Testamento. Dopo il Sinodo dei Ve-

scovi di ottobre 2008, sul ruolo della

Parola di Dio nella vita dei fedeli e

della Chiesa, è davvero interessante

conoscere più da vicino e con immediatezza

di linguaggio come personaggi,

quali Giovanni Battista,

Pietro, Paolo, Matteo, Maria di Nazareth,

il suo sposo Giuseppe e tanti

altri, abbiano incontrato la Parola e si

siano nutriti di essa, fino a diventarne

servi. Con maestria, l’Autore ne

offre uno spaccato di vita sobrio ed

essenziale, evidenziando il modo

con cui si sono lasciati “afferrare” da

Dio, attraverso la sequela Christi. Il

grande spessore umano, la fede vera,

e la simpatia che li contraddistingue

consentono al lettore, non solo

credente, di confrontarsi con le

esperienze di “uomini e donne” capaci

di trasmettere un messaggio

altissimo di umanità e di crescita di

fede.

L’acquisto dei due volumi darà luogo a uno sconto del 30%.

Il Santuario di Pompei ha una nuova

“Guida illustrata”, completamente

rivisitata nella grafica e nei contenuti.

Gli Autori hanno voluto offrire a

pellegrini, turisti e visitatori occasionali

uno strumento capace d’introdurli

nell’affascinante e suggestiva

storia di un Tempio che ha dato

origine alla nuova città di Pompei.

La visita inizia da Piazza Bartolo

Longo, cuore della città mariana,

verso il cui centro confluiscono tutte

le strade d’ingresso: da Napoli e da

Salerno, dai Paesi Vesuviani e dalla

Penisola Sorrentina. La Guida è disponibile

anche nelle edizioni in lingua

inglese, francese e spagnola.

Quest’agile sussidio raccoglie alcuni schemi della Via Crucis utilizzati nel

Santuario di Pompei per la preghiera e la devozione dei fedeli, durante il

tempo della Quaresima, in forma sia assembleare, che individuale. La peculiarità

della pubblicazione sta nel fatto che essa attinge a quel grande tesoro

di fede e di amore che sono gli scritti del Beato Bartolo Longo. Molte delle

preghiere utilizzate a conclusione delle singole stazioni appartengono a Lui.

Edizioni

Sa n t ua r i o

d i Po m P E i

Per informazioni:

EDIZIONI SANTUARIO DI POMPEI

Piazza Bartolo Longo, 1

80045 POMPEI (NA)

Tel. (+39) 081 8577492

edizioni@santuario.it

www.santuario.it

Il Rosario e la Nuova Pompei

41

Anno 125 - N. 2 - 2009 [89]


Per favore, accendete una candela davanti alla Vergine

di Pompei per una grazia, una grande grazia,

ricevuta da mia figlia, Khwema-Maria che vive

in Oklahoma, USA, per mezzo della devozione potente

dei “Quindici Sabati”. Stavo facendo molte novene per

l’ammissione di mia figlia alla Scuola Medica negli USA

(dove lei già vive). Dopo vari tentativi falliti, ho iniziato la

devozione dei “Quindici Sabati”. Esattamente al 4° sabato,

ho ricevuto tre grandi grazie. Khwema-Maria ha superato

non solo l’esame di ammissione alla Scuola Medica

ma ha ricevuto anche una borsa di studio di 5.800 dollari.

In secondo luogo, ho ricevuto una lettera da mio fratello

Aloyse che da circa otto mesi non si faceva vivo con me.

E molte lettere che gli avevo inviato erano rimaste senza

risposta, con mia forte preoccupazione. Infine, gli abitanti

del villaggio dove sono cresciuta, alle pendici del Kilimagiaro

a Moshi, Tanzania, hanno accolto la mia richiesta di

costruire una chiesa dedicata a S. Teresa di Lisieux, per

favorire la partecipazione dei malati e di coloro che non

possono andare in cattedrale a causa del lungo cammino

da percorrere. Sono fiduciosa che la Provvidenza mi farà

trovare i fondi necessari per portare a termine questo progetto,

che ho avviato in seguito alle grazie che Mamma

Maria ha concesso alla mia famiglia per intercessione di

Bartolo Longo e la devozione dei “Quindici Sabati”.

Theresia A. Missanga - Asmara (Eritrea)

Grati alla M

a cura di Ciro Cozzolino

Ora veramente capisco che la nostra vita è, in ogni

istante, nelle mani di Dio. Una mattina di gennaio

dello scorso anno, mentre percorrevo una strada

presso Roma, una signora che proveniva dall’altra corsia,

per un malessere, ha perso il controllo della propria autovettura

e, invadendo la corsia opposta, è venuta, a piena

velocità, a sbattere lateralmente addosso alla mia auto.

Mentre, in una frazione di secondo, la mia auto andava a

finire contro il tronco di un albero sulla destra della strada,

un grido d’invocazione: Madonna mia! E poi, dopo l’impatto,

ancora: Madonna Santa di Pompei! Un’invocazione

naturale per uno come me legato al mondo pompeiano

ed anche per averla sentita pronunciare per anni da mia

madre, ora scomparsa. E che dire, la seconda invocazione

l’avevo potuta fare per una grazia della Madonna di Pompei,

cioè, ero salvo! Non solo la mia vita era stata salvata,

ma incredibilmente anche quella della signora che aveva

provocato l’incidente. Con l’impatto, infatti, lei era rientrata

nella propria corsia e, riprendendosi, si era fermata ed

era indenne anch’essa. I Vigili del Fuoco hanno riscontrato,

infatti, che se in quel momento non fossi passato io, la

signora non avrebbe potuto salvarsi, perché sarebbe finita

o contro un albero o nel fossato laterale. Proprio così: una

doppia grazia della Madonna del Santo Rosario di Pompei!

Grazie, Madonna mia!

A. L. - Roma

Cara mamma è da tanto che volevo scriverti per ringraziarti

delle infinite grazie offerte dal tuo cuore

alla mia miserabile anima. Ti chiedo perdono per il

mio ritardo e per la mia trascuratezza. In particolar modo,

desideravo dirti con tutto il mio cuore Grazie per aver

esaudito una mia intima preghiera. Da qualche tempo, pur

conoscendo un bravo giovane, che il buon Dio aveva posto

sul cammino della mia vita, non riuscivo a sciogliere

nel mio cuore spazzando via dubbi e paure che bloccavano

impedendomi d’innamorarmi! A Te, mamma cara, mi

sono rivolta, chiedendoti, se fosse volontà di Dio, se fosse

lui la persona che Gesù aveva scelto per costruire con me

una santa famiglia, di aiutarmi ad amarlo, a infiammare il

mio cuore così spento e arido. E Tu, Mamma generosa e

buona, hai accolto la mia preghiera attraverso la Novena a

te dedicata, e pian piano col tempo, hai compiuto un prodigio

in me; mi hai avvicinato a lui …e fra meno di due

mesi, sarò, in Dio, sua sposa! Grazie mamma cara! Grazie

Regina dell’Amore perché ci ami così!

Domi - Bari

Il Rosario e la Nuova Pompei

42

Anno 125 - N. 2 - 2009 [90]


adonna e al Beato

Sono devotissima alla Beata Vergine di Pompei da

settant’anni, desidero manifestare tutta la mia riconoscenza

per avermi aiutato in un intervento chirurgico

subìto nello scorso mese di maggio. Ero affetta da

tumore benigno al nervo acustico. L’intervento si presentava

molto rischioso perché era interessata una parte del

cervello. Dopo più consulti medici, mio figlio, anche lui

medico, mi ha indirizzato all’Ospedale San Raffaele di

Milano, dove attraverso una cura radioterapica la massa

tumorale è stata bruciata impedendo che potesse espandersi

procurando guai seri al cervello. Ho superato bene

la terapia sentendomi sorretta e assistita in ogni momento

dalla mia mamma Celeste, che mi ha aiutato e confortata

in ogni momento della mia vita. Ho settant’anni e tra sei

mesi dovrò fare una risonanza magnetica per sapere se la

terapia ha prodotto un effetto duraturo. Mi affido alla Beata

Vergine Maria e vi chiedo di unirvi alle mie preghiere.

Giannina Frunzi - Napoli

Fin da piccola sono stata una fervente devota della

Vergine del Rosario. Sono venuta spesso a Pompei

nel corso degli anni per pregare e ringraziare la Madonna.

Ho ricevuto tantissime grazie dal Signore per sua

intercessione. La ringrazio pubblicamente perché grande

Dio, Padre di misericordia, noi ti lodiamo per aver donato

alla storia degli uomini il Beato Bartolo Longo, ardente

apostolo del Rosario e luminoso esempio di laico

impegnato nella testimonianza evangelica della fede e

della carità.

Noi ti ringraziamo per il suo straordinario cammino spirituale,

le sue intuizioni profetiche, il suo instancabile

prodigarsi per gli ultimi e gli emarginati,

la dedizione con cui servì filialmente la tua Chiesa

e costruì la nuova città dell’amore a Pompei.

Noi ti preghiamo, fa’ che il Beato Bartolo Longo

sia presto annoverato tra i Santi della Chiesa universale,

perché tutti possano seguirlo come modello di vita

e godere della sua intercessione. Amen

è stato il suo aiuto per me e tutta la mia famiglia. Tempo

fa il mio secondo figlio ebbe un grave strappo alla gamba

e poteva perdere il posto di lavoro, tanto desiderato. Ho

pregato tantissimo, insieme a mio marito, con la Novena

e la Supplica. Con l’aiuto divino dopo alcuni mesi e tante

cure, mio figlio è guarito mantenendo il lavoro e ha continuato

la sua attività professionale. Anch’io sono viva

per miracolo perché dopo una rovinosa caduta dalle scale

sono finita in rianimazione ma, grazie alla Madonna, sto

bene. Rivolgo immense lodi e ringraziamenti alla Regina

del Santo Rosario di Pompei affinché vegli sempre con la

sua protezione su di me e la mia famiglia. Invito tutti a pregare

sempre con grande fede affidandosi a Dio e alla Santa

Vergine perché non tarderà ad arrivare il suo aiuto.

A.M. - Gaeta (Latina)

Il Rosario e la Nuova Pompei

43

Anno 125 - N. 2 - 2009 [91]


I nostri lettori ci scrivono

Abbiamo bisogno di sacerdoti!

Carissimi vi inviamo, pensando di farvi piacere, una nota riguardante

ciò che idealmente ci unisce al Santuario della Madonna

di Pompei. La speranza è che possa uscire sul vostro bollettino,

magari anche nella edizione spagnola. Chissà che non incontriamo

un sacerdote dotato di spirito missionario che ci aiuti

a salvare tante piccole anime. In forma ingenua e scolastica,

come si addice al posto, primitivo e popolare, la sacra immagine

della Beata Vergine di Pompei, è stata dipinta nella Chiesa

dedicata al Santo Padre Giovanni Paolo II, fatta erigere da una

nostra conterranea, la signora Maria Rosaria Soprano, cugina

del Rettore del santuario di Pompei, e da lui certamente ispirata,

con l’aiuto del coniuge Giuseppe Mazzoni che, in Colombia,

in uno dei barrios più poveri della cittadina di Cartagena de

Indias, assiste integralmente centinaia di bambini bisognosi.

Quello dell’educazione alla vera fede, all’indottrinamento cristiano

e alla catechesi, è una nostra preoccupazione costante,

in un ambiente e in un paese tra i più tormentati, del continente

sudamericano. I volontari laici, i missionari e i fedeli che intendono

offrire la loro ispirata opera per il riscatto dei derelitti,

dei minori e delle loro famiglie che, con gioia e trepidazione,

vedendo l’erigersi del Tempio del Signore, sperano nella presenza

di un “Padre” amoroso che li guidi nella sacra funzione

domenicale e nei principali Sacramenti cristiani, iniziando dal

Battesimo che, molti dei piccoli non hanno potuto ricevere, per

la mancanza di chiese vicine e la spesa di trasporto in città. Vor-

Un volume di liriche italo-tedesche

a cura di Augusto Di Vittorio

remmo che il messaggio di Papa Benedetto XVI per l’incontro

con le comunità e l’esortazione di Giovanni Paolo II, il Santo

che ci guida e ispira, nel cui nome operiamo, perché le più piccole

creature del Signore, i bambini, si sentano amati e seguiti

nel loro procedere spirituale. Sotto lo sguardo materno, direttamente

protetti dalla Beata Vergine del Rosario di Pompei, di

cui ora possono onorare l’effigie e un giorno … conoscerne, le

Grazie e la munificenza, con l’aiuto della divina Provvidenza e

di qualcuno da questa ispirato!

Maria Rosaria e Giuseppe Mazzoni

Fundación Casa Italia O.N.G. - Calle Portobello, 10-40

San Diego Cartagena de Indias (Colombia)

Telefax: 0057 56648682 - Cell.: 0057 3103652161

www.casaitaliaong.org - pino@casaitaliaong.org

Carissimi amici, vi siamo davvero grati per questa condivisione fraterna e l’amore filiale verso la Madonna di Pompei,

che illumina e sostiene il vostro servizio di carità, di promozione umana e di formazione cristiana, in un quadro socioambientale

ed ecclesiale piuttosto difficile. Ci auguriamo, che questa corrispondenza, che pubblicheremo nelle tre edizioni

della nostra rivista (italiana, inglese e spagnola), possa dare sostegno al vostro impegno e, soprattutto, favorire

risposte generose affinché anche i poveri di Cartagena de Indias possano avere un pastore e una guida spirituale.

Gentilissima Redazione, invio, come promesso, l’ultima edizione del mio nuovo libro:

“Vento di Primavera - Wind des Frühlings”, quale dono alla Biblioteca annessa

al Santuario di Pompei. Questo libro ha avuto un successo da me veramente inaspettato.

Le poesie: «La Tua voce, oh Signore” e “Esilio” sono di carattere religioso.

Invece la poesia “Serenità” che ho scritto a Castellammare di Stabia, nel 1955,

rivela la bellezza del paesaggio e le sensazioni dell’anima che vibra nel percepire la

grandiosità della natura che Dio ha voluto donarci per alleggerire il nostro cammino

terreno.

Il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli del Palazzo Reale mi ha ringraziato,

e mi ha scritto fra l’altro: “… il mio più vivo apprezzamento per questa raccolta

di liriche nelle quali il ricordo e le suggestioni della Sua terra di origine diventano

grazie alle Sue traduzioni patrimonio comune della nostra sensibilità e di quella

germanica”… Da più di quarantasei anni invio la mia modesta offerta per i bambini

Il Rosario e la Nuova Pompei

44

Anno 125 - N. 2 - 2009 [92]


assistiti dal vostro Istituto. Sono devotissima

della Madonna del Rosario

di Pompei che mi ha sempre aiutato

nei momenti più cruciali della mia

vita. Il ricavato venduto nelle librerie

locali io lo devolvo sempre a favore

dell’Istituzione di José Carreras che

assiste e aiuta i bambini ammalati di

Un caro amico del Santuario

Caro Direttore, sono molto felice di ricevere l’edizione inglese

della vostra rivista, inviata ai miei genitori nel New Jersey.

Lo scorso aprile 2008, ho visitato la Basilica di Pompei

ed ho rivisto il mio amico Mons. Baldassarre Cuomo, ex rettore

del Santuario, che nel novembre 2002, qualche mese

prima dell’inizio del centenario (1903-2003) della fondazione

della chiesa parrocchiale dedicata alla “Madonna del

SS. mo Rosario”, originariamente “Madonna di Pompei del

SS. mo Rosario”, ha benedetto l’immagine (foto a destra),

davanti alla quale poso con alcuni fedeli. In occasione del

centenario Mons. Cuomo ci inviò una bella lettera che io

ancora conservo. Accludo anche una foto della vetrata della

nostra parrocchia (1931), che raffigura il Beato Bartolo

Longo in ginocchio di fronte a San Giuseppe, Patrono della

Chiesa Universale, quando, nel 1906, donò il Santuario alla

Santa sede… Invio la mia benedizione a Mons. Cuomo e

a tutti voi per il vostro meraviglioso impegno a gloria del

Signore e della nostra Madre Benedetta. Pregate per me.

Rispettosamente in Cristo e Maria

P. Matthew R. Mauriello

Holy Rosary Church - Bridgeport, CT (USA)

I tesori della vita!

Spett. le Direzione, sono felicissimo di aver ricevuto

le corone del Rosario e le immagini della Vergine di

Pompei che ornano la mia casa! Queste immagini sono

diventate i tesori della mia vita. Ora posso recitare devotamente,

ogni giorno, la Novena in onore della Beata

Vergine. Con grandissima gratitudine e rispetto.

Kazimierz Pospieszny - Poznam (Polonia)

Norme sulla tutela della privacy

In relazione alla normativa sulla tutela delle persone e di altri

soggetti rispetto al trattamento dei dati personali (D. Lgsl 30-06-

2003 n. 196), ci è gradito comunicarLe che il Suo nome è stato

inserito nel nostro indirizzario, esclusivamente allo scopo di informarLa

sulle iniziative del nostro Santuario. Le garantiamo,

pertanto, che tali dati sono utilizzati esclusivamente per l’invio

di comunicazioni inerenti le nostre opere e sono trattati con la

massima riservatezza. Le ricordiamo che, qualora queste informazioni

non fossero di Suo gradimento, è Sua facoltà richiedere

la cancellazione dei dati relativi alla Sua persona dal nostro indirizzario,

ai sensi dell’art. 7 del D. Lgsl sopra citato.

leucemia e, naturalmente, anche per

aiutare con il mio modesto obolo il

lavoro che il vostro Istituto svolge assistendo

i ragazzi e i bambini abbandonati

a se stessi, educandoli ammirevolmente.

Aurora Fagone Speer

Dinslaken - Germania

I nostri lettori ci scrivono

Grazie Signora Aurora, per il dono

del suo volume di poesie alla nostra

biblioteca e del sostegno che da circa

cinquant’anni offre alle nostre opere di

carità. Complimenti per la sua pubblicazione

che rende testimonianza positiva

della sua e nostra italianità nella

straordinaria terra di Germania.

Carissimo Padre, grazie per la sua cordiale amicizia e

l’attenzione che nutre per il nostro servizio pastorale e

per tutte le attività promosse dal Santuario di Pompei.

Grazie anche per la sua disponibilità a collaborare con

la nostra rivista, cosa che potremmo senz’altro approfondire

in altra sede.

Siamo davvero contenti per lei, signor Kazimierz, e condividiamo

la sua gioia per il desiderio finalmente realizzato.

Le auguriamo di poter vivere sempre in compagnia

della Vergine di Pompei e di imparare alla Sua

scuola, recitando il Rosario, a seguire, da vero discepolo,

il Suo figlio Gesù.

Il Rosario e la Nuova Pompei

45

Anno 125 - N. 2 - 2009 [93]


Una suora “dietro le quinte”

Con la “lampada accesa”, piena di opere buone, ha celebrato la sua pasqua

terrena, alle prime luci dell’alba del 2 gennaio 2009, Suor Maria Eugenia Rosa.

Aveva ottantadue anni, era nata il 26 gennaio 1927 a Conza della Campania,

nell’avellinese, ed era entrata giovanissima tra le suore di Pompei. Qui, da

religiosa, si è fatta apprezzare da tutti per la sua umiltà, la sua sensibilità, la

sua umanità e la sua disponibilità, lavorando a tempo pieno per gli altri, in

punta di piedi e con sobrietà, nei vari uffici che l’obbedienza le assegnava.

Suor Maria Eugenia, in una foto di repertorio, con alcuni suoi nipoti.

Dopo un breve periodo d’intensa sofferenza, Suor Maria Eugenia Rosa, delle Suore

Domenicane Figlie del Santo Rosario di Pompei, ha lasciato alle prime luci dell’alba

del 2 gennaio 2009, le realtà terrene, per raggiungere il luogo della “Festa senza

fine”, accolta dallo Sposo divino. È stato un distacco sereno, lungamente atteso,

portando con spirito forte l’esperienza della Croce.

Aveva ottantadue anni ed era nata a Conza della Campania (AV) il 26/01/1927.

Era entrata giovanissima in Noviziato, tra le suore di Pompei. Dopo un periodo di

formazione, il 15 settembre 1952, emetteva i voti religiosi e il 17 settembre 1957

faceva la sua professione religiosa perpetua, pronunciando il suo “Si” sponsale, per

sempre, al Signore. E in questo suo stato di consacrazione ha trascorso la sua avventura

religiosa a Pompei, al servizio della Regina del Rosario, tra gli orfani delle

Opere fondate dal Beato Bartolo Longo.

Suor Maria Eugenia è stata una suora di animo umile, molto sensibile, schiva da

ogni segno di riconoscenza o di lode. Ha lavorato “dietro le quinte” dedicandosi

a tempo pieno agli altri, nei vari uffici che l’obbedienza le assegnava, rendendosi

disponibile per ogni cosa le si chiedesse.

Con queste predisposizioni d’animo è stata Economa dell’Istituto “Sacro Cuore”,

tra le bambine orfane degli asili e del corso elementare, tra le quali ha profuso sentimenti

di bontà e di tenerezza materna, con una presenza attiva e laboriosa. In

seguito, fu assegnata, con lo stesso ruolo, alla cucina di Casa Madre, dove si è comportata

con bontà e comprensione verso coloro che lavoravano con lei; la sua era

una maternità speciale, fatta di “squisita cortesia”, alimentata dal suo grande amore

a Maria, Regina del Santo Rosario. Negli ultimi anni, quando la malattia aveva fatto

di Concetta Fabbricatore

già capolino nella sua vita, lei ha offerto

la sua disponibilità per le sorelle che

lavoravano nell’Ufficio Stampa. Ovunque

Suor Maria Eugenia si è rivelata

“animatrice delle piccole cose” e munita

di quella spiritualità genuina che aveva

la sua fonte nella pratica della “regina

delle virtù”, la carità, posseduta da lei in

tutte le sfumature più delicate.

Ha amato la “preghiera del cuore”, fatta

non di tante parole, ma di contemplazione

e di contatto con Gesù Eucarestia

e con la Madonna del Rosario.

Una devozione speciale era, poi, da lei

riservata alla preghiera per le anime del

Purgatorio e per il Fondatore, il Beato

Bartolo Longo, che desiderava tanto

vedere Santo.

Quest’amore spirituale, coniugato con

una carità operativa, una fedeltà incondizionata

al Signore, una docilità alla voce

dell’obbedienza, un generoso donarsi

a tutti con gratuità, la rendevano oltremodo

serena e felice, perché convinta

che più si ama più si è amati dal Datore

di ogni gioia: Cristo.

Aveva già la “lampada accesa” piena

di opere buone ed era preparata per

l’incontro finale con lo Sposo, che ha

lungamente invocato con amore prima

del trapasso. Il suo cuore è stato vigile

e sereno anche nelle pene e nei dolori

che si sono raddoppiati nell’ultimo

periodo della sua vita. Nel passaggio

verso l’eternità di Dio, si è comportata

com’era suo solito fare: serenamente e

umilmente.

Tutta la comunità pompeiana rende

grazie al Signore per questa sorella,

dalla cui testimonianza di fede e di trasparenza,

emerge una vita vissuta all’insegna

della bontà e di ogni virtù religiosa

e umana.

Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [94]


Il Rosario e la Nuova Pompei

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Anno 125 - N. 2 - 2009 [95]

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