Giugno 2010 - Cristo è la risposta

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Giugno 2010 - Cristo è la risposta

Dir. Resp. Tina Della Cananea Aut. Trib. di Cosenza N.462/88 GRIDO di BATTAGLIA - PERIODICO MISSIONARIO di CRISTO È LA RISPOSTA - ANNO XX N.72, Giugno 2010 Poste Italiane SPA-Spedizione in Abbonamento Postale-D.L. 353/2003 (CONV.INL. 27/02/2004 N°46) Art.1 1comma 2 DCB


Non ha un’altra religione da presentare, ne un’altra dot- trina da insegnare. Noi predi- chiamo Cristo crocefisso e il nostro obiettivo è quello di rag- giungere più persone possibili, in ogni luogo, prima che il nostro Signore ritorni. Noi vogliamo trasmettere una visione per l’evangelizzazione del mondo alla Chiesa e stimolare le comunità locali a mandare più operai in missione; una visione che farà crescere un desiderio ardente nel cuore di ogni credente per conquistare anime dovunque si trovi! Ab- biamo visto per esperienza che l’opera d’evangelizzazione può progredire dando l’opportunità a persone senza alcuna esperienza e senza avanzare alcuna richiesta economica. L’unico requisito è un cuore fervente e pieno d’amore. Questo giornale vuole essere un incoraggiamento ad alimentare questa visione a tutta la Chiesa Italiana, attraverso notizie di vari gruppi nel mondo, testi- monianze e traduzioni di articoli che trattano vari aspetti della vita cristiana. Il giornale è sostenuto dalle libere offerte dei credenti e viene inviato gratuitamente, senza abbonamento, a chiunque ne farà richiesta, scrivendo o telefonando al nostro recapito. Come sempre, un caloroso saluto da tutti noi qui a Bagno a Ripoli, Firenze. E’ stato per tutto il gruppo un tempo di prova. Abbiamo avuto molte difficoltà per quanto riguarda l’evangelizzazione con l’amplificazione e le riunioni all’aperto. Ma con la grazia di Dio siamo riusciti a fare breccia, ed abbiamo potuto vedere il Vangelo predicato alla gente in modo grandioso. Il gruppo delle scenette é andato nelle scuole e nei parchi, presentando la Parola a centinaia di bambini e adulti; é stato meraviglioso vedere la loro gioia nel ricevere il Vangelo in questo modo. Alle riunioni sotto la tenda c’é una scarsissima partecipazione, così che predichiamo molto per fede. Ma il Signore alla fine sempre ci benedice, facendoci vedere qualcuno che ascolta e crede. Devo dire che questo mette alla prova la nostra fede, ma d’altronde il Signore non ci ha mai detto che sarebbe stato facile. Noi sappiamo che il Signore ha grandi cose in serbo per il gruppo, e dobbiamo solo essere fedeli e diligenti. Abbiamo alcuni nuovi discepoli: Ruth e Joshua, originari dell’Iran, ed anche Sara dal Messico. Non mi piace usare questo spazio per presentare problemi, ma ora ne abbiamo davvero uno. A motivo del aumento della tariffa per la spedizine postale, ci verrà a costare molto di più. Vogliamo continuare a pubblicarlo ed inviarlo, credendo che il suo contenuto abbia valore, e che sia importante poterlo condividere per essere di benedizione a voi e all’Italia. Ma questo ci pone per il futuro il problema di come poterlo fare finanziariamente. Se in qualche modo ci potrete aiutare, questo allevierebbe molto il peso in quest’area. Per favore pregate per questo, e sappiamo sarete guidati dal vostro cuore e dal Signore. Ci sposteremo alla fine di iugno, se il Signore ci permetterà di andare a …? Preghiamo di poter coprire un’altra parte di Firenze con l’amore di Dio, e credere in Lui per anime salvate. Stiamo guardando avanti per un nuovo luogo dove servirLo, per vedere quello che ha in serbo per noi. Come sempre ci sono molte difficoltà presso le autorità; sembra che il diavolo voglia sempre mettere ostacoli per avere i permessi per i terreni. Per favore, andate al Signore in nostro favore per questo, é molto importante per noi. Apprezziamo davvero tantissimo voi tutti, e ci sentiamo veramente parte di una grande famiglia, servendo qui in Italia. Il vostro amore e apprezzamento per noi ci hanno sempre motivato ad andare più lontano per fede, e credere sempre più che Dio farà una grande opera in questi tempi pericolosi, mentre il ritorno del Signore si avvicina rapidamente. CARI FRATELLI, INSIEME VEDREMO PRESTO LA GLORIA DI DIO. Tanto amore da tutti noi del gruppo, Clark Cristo è la Risposta, C.P. 163 - 82100 Benevento Pagina web: www.citaitaly.com www.cristoelarisposta.it E-mail: c i t a i t a l y @ g m a i l . i t t e n d a @ c r i s t o e l a r i s p o s t a . i t Te l . 3 2 8 / 4 8 6 1 5 3 6 Dati Bancari: Banca di Napoli S.p.A. via Pomerio 3/5 -BN-IBAN: IT14 D010 101501001598 1530195 BIC: IBSPITNA004 D a t i p o s t a l i : C . C . P. 1 0 5 1 8 8 2 7 2


Pace a voi, il mio nome è Prospero vengo dalla provincia di Siracusa. Voglio raccontarvi com’ è cambiato il cammino della mia vita dopo aver incontrato il Signore Gesù. Nel febbraio 1989 aspettavo una chiamata di lavoro da parte di un’ impresa elettrica per andare all’estero, nell’attesa ascoltavo spesso in casa e in auto, delle diverse stazioni Radio dette Radio Libere, quando un giorno la mia attenzione fu attirata da un’emittente locale che diffondeva dei programmi di contenuto evangelico. Seguendo per diverso tempo questa emittente radio decisi di andare a trovare il luogo dove veniva trasmessa. Dopo qualche ricerca, la trovai e incontrai delle persone che mi spiegarono L’Evangelo. Iniziai a frequentarli sempre più spesso ascoltando con interesse come la loro vita fu trasformata da Gesù. Vidi di persona il modo corretto che avevano di condurre la loro vita e di conseguenza per buona educazione e stima decisi di frequentare il loro locale di culto evangelico. Era una realtà diversa da quella che avevo vissuto fino a quel momento . Sentivo la presenza vivente di Dio quando qualcuno pregava , testimoniava o predicava dalla Parola di Dio. Questo mi spinse a frequentare le riunioni di preghiera in casa del responsabile della comunità. Leggendo le scritture e pregando gustai ben presto la Santa e buona presenza di Dio. Lo Spirito Santo parlò al mio cuore accogliendomi 4 come figlio. Una grande pace e gioia riempì il mio cuore e la mia persona. Mi rallegrai per questa nuova esperienza che non sapevo esistesse. Ho ascoltato, creduto ed ho ricevuto la nuova nascita. Con il passare del tempo, ho ricevuto nuovi ammaestramenti dai fratelli più avanti nella fede, fino a desiderare e ricevere il battessimo nello Spirito Santo e fuoco ed in seguito feci il patto in acqua davanti a molti testimoni molti dei quali miei conoscenti che furono grandemente sorpresi nel vedere la mia decisione. Ho continuato a frequentare e testimoniare nella comunità Evangelica dove ho la residenza, rallegrandomi per la scelta fatta. Nuova vita, nuovi abitudini,nuovi amici, nuova motivazione e nuova speranza per il futuro. Nel 1994 il gruppo di “Cristo è la Risposta” si fermò a Siracusa per iniziare una campagna evangelistica e colsi così l’occasione di unirmi alla missione per operare nel settore elettrico come collaboratore a tempo pieno. Il bisogno di operai competenti è grande nell’opera del gruppo “Cristo è la Risposta” perciò continuo fedelmente nel mio campo di lavoro oltre a testimoniare dell’evangelo e raccontando di ciò che ha fatto Gesù per me che vivevo nelle tenebre e nel pantano di questo mondo.


Renato e Wendy in Messico Abbiamo molte notizie, ma quello che stiamo facendo di piu’ adesso e’ pregare, pregare per il Messico. E’ semplicemente assurdo quello che sta’ succedendo. Solo nella citta’ di Juarez, dal 1 Gennaio al 31 Marzo 2010, sono gia’ 5000 i morti per la guerra della droga. Due giorni fa un uomo con la figlioletta di 18 mesi in braccio, sono stati uccisi senza nessuna pieta’. Dio deve fare qualcosa. Nella zona dove ci troviamo adesso sono aumentate considerevolmente le esecuzioni, le minacce e i sequestri. Alcuni villaggi, minacciati dai narcos si stanno svuotando. Ogni giorno, ci sono esecuzioni, per lo meno 50 in tutta la nazione. Un piccolo particolare che ha benedetto molto il mio cuore: mio figlio Jason stava mangiando con un fratello della chiesa in un ristorante, dopo aver pregato per il cibo, un uomo si e’ avvicinato loro e gli ha detto che lui avrebbe pagato il conto, e lo ha fatto. Piccole cose che benedicono e incoraggiano tantissimo. Avanti con Gesu’, finche’ Egli venga. Amen. Foto: 1) Con il pastore Leo Cabrera, Cubano, incarcerato per più di 3 anni per la sua fede, ma il governo cubano lo dichiarava un “dissidente politico”. 2) Portiamo i pesi gli uni degli altri. Thierry e Giordana in UCRAINA Cari fratelli e sorelle, pace del Signore. Attraverso il giornalino vogliamo ringraziare tutti i pastori che ci hanno ricevuto nelle varie comunità durante il nostro ultimo viaggio in Italia e tutti coloro che ci hanno ospitato nelle loro case mostrandoci tanto amore. Quando leggerete questo articolo saremo già in Ucraina per preparare le campagne evangelistiche e continuare a proclamare l’ Evangelo di Gesù Cristo! A proposito di questo, qualcuno ha detto che il vangelo è come un “telegiornale”. Considerando infatti il significato della parola stessa evangelo, che deriva dal greco “evangelion”, notiamo che essa fu utilizzata nel Nuovo Testamento per descrivere gli annunci di notizie straordinarie (proprio come fa un telegiornale ai nostri tempi) emesse da una persona che veniva inviata nelle città e nei villaggi. Quindi potremmo cosi’ tradurre che il “Vangelo é un annuncio che dà subito l’idea che ci sono notizie eccitanti da condividere“ e questo implica che il mondo non 5 sarà mai piu’ lo stesso una volta che avrà sentito questa notizia.... Abbiamo veramente qualcosa di molto importante e unico da annunciare !!! Crediamoci insieme e vedremo cose straordinarie...... Ed é proprio a questo fine che avendo avuto la possibilità, recentemente abbiamo acquistato un camion-podio da utilizzare sulle piazze e nei villaggi per le nostre riunioni evangelistiche. Cosi’ vi chiediamo per favore di pregare affinché il Signore prepari i cuori di coloro che ascolteranno e molti possano venire alla salvezza ed essere liberati dal peccato e dalla schiavitù di satana. Pregate anche per la nuova situazione politica in Ucraina. Il recente presidente non é molto a favore degli evangelici, ma insieme intercediamo davanti al trono di Dio perché la libertà della predicazione non venga limitata ed i missionari possano continuare a operare nella nazione. Quest ‘anno dovremmo anche uscire a motivo dei nostri visti e così a Dio piacendo vorremo andare in Moldavia, un paese vicino all’ Ucraina dove c’ è molta povertà, alcolismo e prostituzione. Saremmo li’ soltanto un paio di settimane al fine di ottenere i nostri documenti all’ ambasciata, ma vogliamo veramente sfruttare l’opportunità per essere di benedizione alla chiesa e ai bisognosi. Vi salutiamo dunque nell’amore del Signore e vogliamo che sappiate che siete un grande incoraggiamento per noi. Dio vi benedica, Thierry e Giordana PS. La citazione sulla definizione di Vangelo é stata presa da “Le chiavi della Bibbia” di David Pawson, edizione EUN. FILIPPINE Saluti dalle Filippine! Tempo fa una delle cose che abbiamo scritto era, “Mentre continuiamo con la nostra missione di raggiungere e aiutare le persone a ritrovare il loro cammino a Dio, Gli siamo grati per avere la possibilità di raggiungere persone ferite e disperate. Sentiamo che gli oppressi e i sofferenti hanno un posto speciale nel cuore di Dio. “Una volta di più”, desideriamo ringraziarvi a nome di coloro le cui vite sono state toccate da Dio attraverso l’evangelizzazione; come é accaduto ai bisognosi e feriti che si trovano nella prigione della città di San Pablo. Non molto tempo fa l’aria stessa di quel luogo sembrava buia e pesante. Era difficile stare la’ visitando e ministrando ai carcerati; era come se l’oscurità e la disperazione ti si appiccicassero addosso. Ma Dio


ha toccato le vite non solo dei detenuti, ma anche del personale che vi lavora. Le condizioni generali della prigione hanno subìto un forte impatto grazie all’opera condotta dal fratello Jeff Rice. Jeff ha un grande cuore per le persone bisognose e afflitte, e quelli che sono impegnati insieme a lui stanno facendo un magnifico lavoro per i 320 (attuale numero dei reclusi) rinchiusi la’ dentro. Già il fatto di poter andare, e vederli con le loro magliette gialle con su scritto “Libertà dentro di noi”, porta gioia ai nostri cuori. Mentre ci sono diversi gruppi che vanno nella prigione promuovendo varie attività. Al ministero Frontline é stata eccezionalmente concessa molta libertà per muoversi e ministrare all’interno della prigione. Spesso (quando lo chiediamo), ci danno il permesso di tenere complete riunioni di culto. E mentre questo impegno é sostenuto dai nostri fratelli filippini, anche i gruppi che ci fanno visita partecipano alle visite settimanali nel carcere. Abbiamo bisogno delle vostre preghiere, mentre continuiamo a cercare i modi e i mezzi per condurre persone dalla vita “spezzata” ad un salutare futuro di libertà e dignità personale, per poi diventare guide e aiutare le loro famiglie una volta scarcerati. Vediamo anche chiaramente alcuni di questi uomini e donne restaurati come pastori. Ancora una volta vogliamo ringraziarvi per rendere queste cose possibili, attraverso le vostre preghiere e il vostro sostegno economico. Questo ha grande valore per noi. Lavorando mentre é giorno, Jeff Pessina – Direttore Ministerio “Frontline” per le Filippine. NOTIZIE DA CHITRA in INDIA Saluti nel meraviglioso nome d e l n o s t r o Signore e Salvatore Gesù Cristo. Confidiamo che stiate benone. Il Signore ci ha meravigliosamente aiutati nei mesi scorsi, e grazie anche alle vostre preghiere Egli ci ha aperto nuove e incredibili porte. Abbiamo terminato il 2009 passando un bel tempo, pranzando insieme e dando regali a tutti i bambini della Scuola Domenicale, alle vedove e ai membri bisognosi della nostra comunità. In questi ultimi mesi il Signore ha aperto porte per predicare il Vangelo a varie persone e in diverse situazioni. - Abbiamo pregato per la salvezza con una donna del Gujarat, che aveva un cancro allo stomaco. Siamo felici che abbia dato la sua vita a Gesù prima di morire. - Un uomo del Punjab aveva vari problemi di salute e ci ha chiesto di pregare; ora é molto migliorato. - Abbiamo avuto l’opportunità di visitare alcune baraccopoli e pregare liberamente con malati e sofferenti, e abbiamo anche visto delle persone che vivevano la’ venire alla conoscenza di 6 Gesù come loro Salvatore e Guaritore. - Il nostro fratello Raju, un imprenditore edile, stava avendo pochissimo lavoro. Ha ricevuto Gesù come suo Signore e Salvatore, ed ora Dio lo ha tanto benedetto che non passa giorno che non faccia buoni affari. - La sorella Marilyn é stata molto usata da Dio per finanziare il progetto di un incontro fra tutti gli ex-membri del gruppo “Cristo é la Risposta”. Cosi circa 35-40 di noi ci siamo ritrovati a Mumbay nel centro Metodista, e abbiamo goduto tre giorni di comunione fraterna e preghiera insieme, condividendo la nostra visione, il nostro peso e i nostri bisogni gli uni con gli altri. E’ stato un grande miracolo esserci ritrovati tutti insieme dopo 25 anni, grazie alla sorella Marylin, che ha investito in questo progetto una somma rilevante. Personalmente avevo questa visione, ma non avevo la disponibilità economica per realizzarla, ma Dio ha usato la sorella Marilyn. Lei si é fatta carico delle spese di vitto e alloggio, e ha rimborsato a tutti le spese del loro viaggio. Dio la benedica! Ancora oggi ci teniamo in contatto tra gli ex-membri, e a volte passiamo tempo pregando insieme. - La zia di Vimal ha potuto miracolosamente riavere una grossa somma di denaro, che per molti anni le era stata bloccata. - Il Signore ha provveduto per il nostro Pastore Manish e la sua famiglia il grano, l’olio, lo zucchero e il riso necessari per un anno. - Ogni giovedi abbiamo una riunione di preghiera a casa nostra, e vengono molti membri della comunità. Circa 15 persone, tutte provenienti da un ambiente pagano, hanno fatto il battesimo. - Il marito di Sunita, conducente di camion, ha avuto salva la vita quando il suo mezzo, coi freni rotti, é volato in un burrone. Lui ha invocato il nome di Gesù, riuscendo a saltare fuori appena in tempo. - Il Signore ci ha guidati a predicare il Vangelo in alcune case di famiglie pagane. Alcuni hanno ricevuto Gesù come Salvatore e, anche se ancora non stanno venendo in chiesa, sappiamo che lo faranno presto. Colgo quest’occasione per ringraziare tutti voi che mi sostenete con le vostre preghiere e con l’aiuto finanziario, per andare avanti con l’opera di Dio e per provvedere a me e ai miei figli. DIO VI BENEDICA! Pregate, ora che sta arrivando la stagione caldissima, affinchè possiamo continuare le nostre visite e incontri nelle case. Con tutto il nostro amore, preghiere e migliori auguri, Chitra JARED in ROMANIA Stiamo per dare avvio ad una nuova fase del nostro ministerio qui in Romania spostando la nostra tenda nella regione dell’Oltenia, nel sud di questo paese. Come ho già condiviso, questo é per noi un grande passo di fede, e vi supplichiamo veramente di pregare per questo. Inizieremo con un’ evangelizzazione interdenominazionale a Slatina. Siamo stati la’ appena due settimane fa, essenzialmente per il nostro ultimo incontro coi pastori, e per partecipare ad un normale servizio di lode insieme con le chiese che stanno collaborando. C’era, e c’é nelle chiese un’aria di eccitazione e allo stesso tempo di apprensione, dal momento che si tratterà di un’esperienza assolutamente nuova per i credenti. Dopo Slatina, preghiamo che potremo montare la tenda possibilmente in altri quattro posti in Oltenia. Avremo veramente bisogno della grazia di Dio per poterlo fare. C’é tanto bisogno in quella regione, tante persone hanno bisogno di ascoltare il Vangelo. Per favore, pregate!


Per quanto riguarda la mia situazione personale, voglio dire che ho veramente bisogno delle vostre preghiere. Devo dirvi che sto avendo di nuovo problemi con la mia prostata. All’inizio di marzo, qui in Romania, sono andato a fare un esame annuale del sangue. Senza entrare nei dettagli, l’esito non é stato buono, in realtà é stato piuttosto brutto. Sono ritornato in Ungheria dal dottore che mi aveva curato lo scorso anno, per fargli vedere gli esiti. A dir poco, é rimasto sorpreso. Mi ha dato una cura di antibiotici per due settimane, e dopo altre due settimane mi ha fatto rifare l’esame del sangue, questa volta in Ungheria. Una settimana dopo abbiamo ritirato gli esiti, ed erano ancora peggiori di quelli in Romania. Così mi ha suggerito di fare una biopsia, che ho prenotato per la prossima settimana. Molto recentemente sono stato da un dottore qui in Arad, e anche lui é rimasto scioccato. Entrambi, i dottori mi hanno fatto una visita generale, ed hanno detto che da essa non possono vedere alcun tumore. Ma l’esame del sangue sembra chiaramente indicare un problema. A questo punto sto considerando cosa fare. Posso fare la biopsia in Ungheria, come ho prenotato, oppure qui in Arad. Sto considerando quello che Dio vuole che faccia. Così, come potete vedere, apprezzerei veramente le vostre preghiere, e una parola da parte di Dio se la ricevete. Dio vi benedica! Jared Worby HONDURAS Sono grato a Lui per questi 35 anni da quando mi sono convertito sotto la tenda a Roma il 27 dicembre 1974. La nostra attività evangelistica è andata un pò più piano in questi ultimi mesi, giacchè Laila ed io abbiamo dovuto prendere cura delle nostre madri. Dopo la morte di mio padre 8 anni fa ho ereditato una casa nella capitale, la quale ha 5 dormitori, di cui ne affittiamo 2 o 3 e poi altri 2 o 3 servono a Laila e me e pure per ospitare dei fratelli. Questo mese ritorneremo al gruppo in Honduras. Una delle cose che mi da più soddisfazione è il fatto che dopo 25 anni in America latina c’è della Leadership che può prendersi delle responsabilità durante la nostra assenza. Mentre Laila era in Svezia con sua madre, e una sorella era con la mia, ho visitato Costa Rica e Venezuela, due nazioni in cui la parola democrazia ha due significati diversi. Naturalmente ho trovato delle porte aperte, e come sempre, i campi di missione non lavorano per mancanza di operai. Il gruppo di Honduras è stato in due paesini piccoli chiamati Cinda e Concepcion, con l’accampamento e la tenda grande. Durante il giorno si esce a fare delle riunioni all’aperto con piccoli concerti e la sera si fanno proiezioni con dei film cristiani. Honduras ha sofferto una specie di colpo di stato. C’era il rumore che il presidente voleva cambiare la costituzione e così perpetuarsi al potere. Così è stato cacciato fuori. Quello ha prodotto quasi una guerra civile. Anche senza questa turbolenza politica, Honduras è la nazione più violenta di America. Nonostante, nei paesini dove noi andiamo, la violenza si fa sentire solo appena. Durante il nostro tempo a San Salvador, sono stato con delle chiese e collazioni di uomini d’affari, dove m’ invitano a predicare. Poi un nostro vicino, ch’è venuto con la sua famiglia di Taiwan, ci 7 ha invitato a condividere la Parola a tutti i suoi impiegati. Una mattina in cui ho dato il tempo per fare delle domande, mi sono reso conto che c’era molto pregiudizio contro i cristiani. Nonostante loro ascoltavano con molto rispetto. Le mie visite in Venezuela e Costa Rica mi hanno lasciato un’impressione molto forte. Quanto vorrei che ci fossero dei gruppi la. So che sono un sognatore perche’ è un sogno. Ma non c’è niente di male perchè credo che forse saremo giudicati anche per i nostri sogni. Quello che impedisce che l’opera di Dio vada avanti è la paura della sofferenza, ma la gente che evita di più questa sofferenza a causa del timore, è quella che finisce soffrendo di più. Quando siamo esposti alla sofferenza umana è quando ci sentiremo più ispirati ad avvicinarci a Gesù ed al prossimo. Qui non c’è paura di soffrire, non c’è paura d’osare, giacchè ogni cristiano dovrebbe vivere nella valle dove l’amore perfetto caccia via ogni timore. Che bello vivere sotto il principio che per Dio niente è impossibile, per questo non vedo nessun problema e nessun pericolo d’essere un sognatore. Pedro Viaud MESSICO Nel mezzo dei conflitti che al giorno d’oggi il nostro paese sta affrontando, Dio si dimostra fedele nelle Sue promesse di protezione. Da tutte le parti si sentono solo brutte notizie: morte, crisi, malattie etc. Le persone hanno bisogno di sentire buone notizie, e grazie a Dio per la Sua Parola! Questo contesto ci dà l’opportunità di condividere con la gente una vera speranza di vita e di felicità, anche quando tutto va male. Questo mese abbiamo lavorato nella frazione di Vamos Tamaulipas della città di Ciudad Victoria; il Signore ha operato nei cuori di un migliaio di persone, durante una campagna evangelistica durata due settimane. Inoltre abbiamo viaggiato a Santa Engracia, dove abbiamo montato una tenda nel distretto di Servando Canales; abbiamo evangelizzato casa per casa, così che circa 1500 persone hanno potuto ascoltare la Parola di Dio. Alcuni fratelli predicatori ci hanno fatto visita: Andres Ruilay, dalla città di Mc Allen, ed anche il pastore Teodoro Medellin da Phoenix, Arizona. Abbiamo anche ricevuto la visita di un gruppo di fratelli dell’Ucraina, che hanno condiviso la Parola. La durata di questa campagna é stata di 10 giorni. Nel Suo Amore Fratello Davide


In questo articolo esamineremo il soggetto dell’inferno e della punizione eterna. Non analizzerò tutti i nomi dal greco, perché l’inferno non è solo un nome ma un luogo reale, neppure enfatizzerò più di quanto non sia già stato fatto, il fuoco e zolfo, temi con cui generalmente ci si avvicina a questo argomento. La Bibbia ci dice che negli ultimi giorni l’amore di molti si raffredderà, uno dei segni che ci avverte che la fine è vicina. La gente non darà più importanza agli affetti naturali, vivrà egoisticamente, per soddisfare i propri piaceri e con determinazione cercherà di soffocare la voce dello Spirito Santo che vorrebbe avvisare del giudizio imminente. Un funerale molto diverso Il funerale fu preparato in ogni dettaglio e tutti erano presenti. La moglie piangeva e tutti avevano preso posto. La bara era ben decorata con fiori, il pastore venne avanti e cominciò: “Qui giace “Mario Rossi” e tutti noi qui conosciamo la sua lunga e misera vita. Joe è stato un adultero, un ladro, un bugiardo, è stato un egoista, un avaro. Oltre a tutto ciò era un alcolizzato e maltrattava la sua famiglia. Penso che siamo tutti d’accordo nel dire che il vecchio Mario è andato dritto all’inferno! E che quando sarà di fronte a Dio nel grande giorno del giudizio non rimarrà affatto sorpreso di ciò che dirà. Chiudiamo la bara e cantiamo un inno”. Hai mai assistito a un funerale simile? Penso di no. Hai mai notato che ai funerali colui che è deceduto va sempre in cielo e mai all’inferno? In un sondaggio americano in cui è stato chiesto alle persone se pensavano che sarebbero andate all’inferno, solo l’uno percento su centoventicinque persone hanno risposto di si. Ma Gesù non aveva detto che la via per il cielo era stretta ed angusta e che solo “pochi” sarebbero riusciti ad entrare? E non disse anche che la strada verso la distruzione era larga e molti erano quelli che la percorrevano? Perché allora, come qualcuno ha detto, le persone credono che l’inferno sia per qualcun altro? Alcuni credono che finché le persone vivono certamente fanno in modo di mettere in regola la loro vita e così riescono poi a sfuggire a quel posto terribile che è l’inferno. È forse stato questo il pensiero comune sin da quando Gesù ha cominciato a predicare su quest’orribile soggetto? 8 di Clark Slone Perché parlare dell’inferno? Dunque, perché parlare dell’inferno? La risposta è semplice: perché lo ha fatto anche Gesù. Egli, infatti, parlò dell’inferno molto più di chiunque altro nella Bibbia. La Sua descrizione dettagliata dovrebbe renderci molto più seri riguardo al nostro futuro eterno. Ma perché parlarne ai credenti? La risposta è di nuovo molto semplice:perché Gesù ne parlò con coloro che credevano. Egli avvisò ed esortò costantemente a riguardo e se Gesù ritenne così importante farlo, non dovrebbe esserlo anche per noi? Alcuni forse non sono d’accordo, ma vi chiedo di continuare a leggere per pochi minuti. D.L. Moody ha detto l’unico uomo degno di predicare sull’inferno è colui che ha un cuore rotto e languente. Possiamo piangere sull’inferno ma non negarne l’esistenza. Parlo di questo soggetto con tremore perché so che chi insegna su queste cose è maggiormente responsabile e quindi giudicato con più rigore (Giacomo3:1), ma non parlarne sarebbe peggio. C.S. Lewis ha detto:” Se l’uno è reale … il cielo, allora lo è anche l’altro … l’inferno. Se uno è un mito, allora anche l’altro lo è. La migliore ragione per credere all’inferno è che Gesù ha detto che esiste. Non è solo ciò che Gesù ha detto riguardo all’inferno ad essere importante, ma il fatto che sia stato LUI a dirlo! La Bibbia ci mette in guardia molto spesso sull’inferno; ci sono più di 162 referenze a riguardo solo nel Nuovo Testamento che spiegano, descrivono e ci avvisano, il Signore Gesù stesso ne proferì oltre 70 di esse! La domanda è: perché allora, questa è la più offensiva e meno accettata delle dottrine cristiane? Alcuni cercano di ignorare il soggetto, ma questo non lo annullerà, altri cercano di spiegarlo e poi metterlo da parte, ma semplicemente ritorna sempre. Personalmente sono convinto che molti odiano il soggetto dell’inferno, perché non odiano il male, mentre altri lo odiano perché sanno di meritarlo. È molto meglio affrontare la verità, anche se fa male, c’è solo un falso conforto nelle delusioni. Ignorare un importante soggetto è un errore monumentale, come ha enfatizzato Gesù per ragioni davvero molto importanti. La Bibbia ci insegna che nell’inferno i miseri soffriranno terribilmente, rimanendo consci e conservando


desideri e ricordi. Ci è detto che cercheranno a lungo un po’ di sollievo senza trovare conforto, non potranno lasciare i loro tormenti e non avranno nessuna speranza per migliorare il loro futuro (Luca 16:19-31). Uomini illuminati hanno usato tutti i tipi di filosofie per mettere fuori il fuoco dall’inferno, hanno relegato l’inferno ad un’invenzione per occultisti, ne hanno cambiato il significato attraverso erronei ermeneutici e cambiando la verità negando l’autorità delle Sacre Scritture. È interessante notare che ogni volta che Dio ha mandato un risveglio, tutte le filosofie e le argomentazioni sono cadute davanti alla presenza di Dio. Nei risvegli di Edwards, Whitfield, Wesley e Finney, le persone erano convinte dell’iniquità dei propri peccati e sapevano che erano colpevoli davanti al giudizio di Dio. Alcuni cadevano gridando e languendo o svenivano sotto la convinzione dello Spirito di Dio, altri si sentivano come risucchiati nella bocca dell’inferno. Anche oggi, tuttavia uomini illuminati direbbero che questa gente è stata catturata in una sorta di evento emozionale psicosomatico o qualcosa di simile. Oggi abbiamo bisogno della convinzione dello Spirito Santo come mai prima! Possiamo fuggire dalla verità per un’infinità di ragioni oppure negarla, ma permettiamo allo Spirito Santo di soffiare su di noi per un momento e saremo istantaneamente costretti a guardare di nuovo la verità. Adamo e Eva si fecero dei vestiti di foglie di fico, tutto andò bene finché Dio non comparve, allora improvvisamente si sentirono nudi, esposti e si nascosero, addirittura nell’Eden persero la loro felicità. Già ai suoi tempi, Charles Finney argomentava con gli universalisti dei suoi giorni, una denominazione che credeva nella salvezza universale del genere umano (satana incluso) e la dottrina del giudizio eterno. Finney predicava che Dio ha applicato una sanzione a sostegno della legge morale, tuttavia negare il giudizio eterno significa dire che il peccato non ha conseguenze eterne. Alcuni hanno negato la dottrina dell’eternità dell’anima del peccatore che renderebbe tutti gli avvertimenti riguardo alla concretezza dell’inferno puramente metaforici e perciò molto meno preoccupanti. Robert Browing ha detto: “Forse esiste un cielo, ma deve esserci un inferno. È una richiesta che viene da tutto l’universo morale. Se la vita è solo questa, allora l’ingiustizia regna, ma se c’è una vita al di là che include una retribuzione per il male commesso, 9 allora è ancora possibile credere che la giustizia governa e che Dio è buono”. Se non c’è un inferno eterno, allora Gesù ha commesso un terribile errore affermando che esiste e se non possiamo credere al Suo insegnamento sull’inferno come possiamo credere tutte le altre cose che ha detto, inclusa la salvezza che Egli ha offerto? Forse pensiamo di essere amorevoli parlando di queste cose agli altri, ma voglio chiedervi siamo più amorevoli di Gesù? Non penso. L’inferno è eterno? In Matteo 25:46, Gesù usa la parola”eterno” per descrivere il cielo e l’inferno. Se qualcuno esperimenterà il cielo per sempre, allora qualcun altro esperimenterà l’inferno … per sempre. Esiste una nozione popolare (una dottrina) chiamata “annientamento” la quale sostiene che i perduti semplicemente cesseranno di esistere. Ma se una tale importante verità e s i s t e s s e , G e s ù non l’avrebbe menzionata almeno una volta? Perché avrebbe descritto l’inferno come un luogo in cui “il fuoco non si spegne e il verme loro non si consuma”? (Marco 9:48) Poteva essere più chiaro di così? Poteva essere più grafico o enfatizzare di più l’espressione che sarà davvero per sempre?. Perché mai dovremmo eliminare l’inferno se Gesù ha stabilito che esiste? Dovremmo lasciare l’inferno nelle mani di Dio, confidare in Lui e sottometterci alla Sua verità e ai Suoi giudizi. Credo che quando avremo realizzato che meritiamo l’inferno, allora loderemo Dio con piena gratitudine per la salvezza che ci ha offerto per liberarci. Alcuni affermano che le vie del Signore non sono giuste, ma Dio risponde: “Non sono piuttosto le vostre vie che sono ingiuste? … e a causa di questo muore per l’iniquità che ha commesso” (Ezechiele18: 25-26). Dobbiamo sempre essere riverenti e vigili davanti a Dio e stare attenti a ciò che diciamo o pensiamo, Lui ha sempre l’ultima parola. La Bibbia ci insegna che la redenzione di Cristo è così grande che ci libera dall’inferno. Questo dovrebbe motivarci a lodare al massimo Colui che ha potuto salvarci da questo terribile luogo. Dio non sarà nell’inferno. La Sua assenza sarà estremamente evidente, non può esserci niente di buono dove Dio non è presente. (II Tess.1:9). È molto difficile per la mente umana comprendere l’inferno, Dio desidera il nostro amore, ma non vuole


costringerci ad amarlo. Immagina una donna alla quale venga detto che sarà rinchiusa in una piccola stanza per il resto della sua vita se non ti sposa e non ti ama; accetteresti tu o chiunque altro uomo una situazione simile? No, certamente. Noi desideriamo essere amati per ciò che siamo e non perché qualcuno è obbligato a farlo sotto la minaccia di una punizione. Dio che è immensamente più sensibile di quanto lo siamo noi, desidera proprio questo e il suo amore verso di noi Suoi figli è assolutamente puro. La sofferenza può aiutarci a disinnamorarci di questo mondo, e a sperare di più per il nostro futuro con Lui. Le sofferenze di questa presente età sono un piccolo assaggio degli orrori dai quali Dio ci ha liberati e dai quali vuole liberare moltitudini di persone che lo vorranno. C.S: Lewis ha detto: “La strada più sicura per l’inferno è quella graduale. Il pendio gentile e soffice sotto i piedi, senza svolte improvvise, pietre miliari e senza cartelli indicatori”. Sono rabbrividito quando ho letto Matteo 10, uno delle più famose affermazioni di Cristo riguardo all’inferno, infatti dice: “Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l’anima; temete piuttosto colui che può far perire l’anima e il corpo nella geenna” (Matt. 10:28). A chi sta parlando? Ai dodici gio- vani missionari che Egli sta mandando per predicare e proclamare il regno di Dio! Egli non disse loro che il messaggio per gli altri peccatori era semplicemente la paura dell’inferno, piuttosto che loro avrebbero dovuto temere l’inferno! Perché una volta che avessero temuto l’inferno nulla li avrebbe spaventati, neppure il martirio. Gesù ci ha insegnato ad essere seri a riguardo,di sforzarci,di continuare a credere e di proseguire fino alla fine della strada con Gesù al nostro fianco. Giuda, il fratello minore di Gesù, nella sua breve lettera ci fa rabbrividire quando parla di immoralità sessuale e ci ricorda di non dimenticare Sodoma, sappiamo come fosse questa città. L’omosessualità era un parte predominante di quella società decaduta, molto simile alla nostra odierna.Oggi siamo sempre più convinti di considerare il peccato dell’omosessualità con leggerezza tanto da rinominarlo più simpaticamente con l’appellativo di “gay”. Tutta via Dio dice che coloro che praticano tali cose patiranno il fuoco eterno. Questo è un giudizio chiaro e diretto, ma per quale motivo le persone subiranno un tale castigo? Per aver voluto pochi momenti di piacere immorale! Non dobbiamo guardare questi peccati con leggerezza, perché Dio non lo fa. L’inferno sarà un luogo molto solitario. Coloro che 10 hanno sofferto di solitudine sanno il dolore e la depressione che l’accompagnano, ma se tu moltiplichi la solitudine terrena migliaia di volte non potrai neppure avvicinarti alla solitudine che è all’inferno. Molti non realizzano neppure che sono sulla via diretta all’inferno e che hanno rigettato lo Spirito Santo, sebbene a volte sentano la presenza di Dio senza però realizzarlo. Dio è qui, la Sua presenza riempie la Terra, il sole sorge ogni mattina, la pioggia scende, il susseguirsi del mattino e della sera è adorabile; gli uccelli cantano, il raccolto cresce e i fiumi continuano a scorrere. Udiamo ridere e vediamo il sorriso dei bambini, ma … all’inferno Dio non ci sarà, in nessun modo in nessuna forma! La solitudine prevarrà come non l’abbiamo mai conosciuta nel mondo degli uomini. Nell’inferno ci saranno ancora sentimenti e percezioni, ci sarà depressione, dolore fisico e psichico,… ma ad un livello che non abbiamo mai conosciuto o visto tra gli uomini, soprattutto, non finirà mai. Dobbiamo capire che tutti noi saremo davanti a Cristo per rispondere di come abbiamo condotto la nostra esistenza in rapporto a quanto abbiamo ricevuto e sapevamo. Alcuni saranno eternamente condannati, altri riceveranno vita eterna con Cristo. Questo pensiero dovrebbe essere sempre presente nella nostra mente. Alcuni sono molto occupati nel tenere accesa la televisione tutto il giorno, altri sono “parcheggiati” davanti al computer o davanti ai video-giochi per ore, altri ancora indugiano in abitudini nascoste o sono ossessionati dal lavoro e così tengono la loro mente occupata e distratta dal pensiero del giudizio che inesorabilmente sanno sta per venire e che dovranno affrontare per giustificare in che modo hanno condotto la loro breve esistenza; ma la verità grida più forte di ogni distrazione perché Cristo vuole che nessuno vada all’inferno. Egli sa meglio di chiunque altro che posto orribile sia ed è perciò che Egli scelse la croce per pagare il prezzo più alto per la salvezza dall’inferno e dal giudizio eterno. La massima dimostrazione di grazia, di misericordia e di amore. Questo è il mio Dio. Nessuno potrà dire che Dio non ci ha avvertito o che Egli non ha fatto abbastanza per salvarci. La mia speranza è che solo Lui e ciò che ha compiuto, mi manterrà saldo fino al giorno del giudizio che si sta avvicinando velocemente su questo mondo malvagio. Ti invito ad unirti a me. Con tanto amore e lacrime, fratello Clark


William Booth nacque il 10 aprile 1829 a Nottingham, una cittadina dell’Inghilterra centrale, in un tempo in cui il paese era profondamente diviso fra quelli straricchi e quelli disperatamente poveri. Da ragazzino trovò lavoro presso un tale che offriva prestiti a pegno, così che poté vedere di persona la sofferenza sul viso di tante famiglie, costrette ad impegnare giorno per giorno i loro amati beni personali per poter comprare cibo e altre cose necessarie. All’età di 15 anni si convertì attraverso la predicazione di un ministro Metodista del luogo, e da lì in poi spese la maggior parte del tempo libero predicando e condividendo la sua fede in Cristo. Ben presto decise in cuor suo che “Dio avrà tutto di William Booth”. Si trasferì a Londra nel 1849, e trascorse alcuni anni come predicatore itinerante con la Chiesa Metodista, toccando diverse parti del paese. Nel 1855 si sposò con Catherine Mumford, e nonostante andassero avanti grazie ad un sussidio di sussistenza, la famiglia crebbe rapidamente. La sua enfasi consumante sull’evangelizzazione, soprattutto fra i poveri, lo portò alla fine a separarsi dalla chiesa, e a concentrare i propri sforzi nelle riunioni di risveglio, dovunque e in qualsiasi occasione fosse chiamato a predicare. L’invito a guidare una campagna di risveglio sotto una tenda a Whitechapel, nella parte orientale di Londra, si rivelò un punto di svolta decisivo nella sua vita. “Ho trovato il mio destino!”, dichiarò una sera a sua moglie. Prima delle riunioni William spendeva molto tempo a predicare all’aperto, testimoniando anche alle moltitudini di ubriaconi che solitamente riempivano i pub e i circoli di bevitori di gin. Le riunioni erano spesso eventi a dir poco movimentati; venivano molti uomini e donne, alcuni interessati ad ascoltare 12 di David Forni quel predicatore zelante, altri solo per disturbare, ma quando c’era la chiamata a venire avanti e ravvedersi sulle proprie ginocchia recitando la “preghiera del penitente”, molti rispondevano. Sera dopo sera Dio toccava vite; una barbona alcolizzata; un pugilista; una prostituta; un tipo violento...etc. La campagna di una settimana venne prolungata, nonostante gli squarci nella tenda e le corde tagliate, e benché molte volte lo stesso Booth e i suoi collaboratori venissero colpiti e insultati, le riunioni continuarono per sei settimane. Arrivati alla fine di agosto divenne improponibile continuare gli incontri sotto la tenda, e Booth trovò un edificio alternativo per la sua “Missione Cristiana”. Non era il suo progetto originale tenere quelli che si convertivano alle riunioni, ma le chiese difficilmente li avrebbero accolti, e d’altronde non si sarebbero sentiti a loro agio o accettati nei più “raffinati” circoli cristiani. Le riunioni erano normalmente precedute da una marcia per le strade, dove si cantavano inni cristiani e si sventolavano bandiere recanti messaggi di sfida come “preparati a incontrare il tuo Dio”. C’era una cucina che forniva buoni pasti a prezzi modici, e tanta buona volontà da parte dei membri, disposti ad essere personalmente coinvolti nei problemi reali delle moltitudini che arrivavano alla missione ogni settimana. La moglie di William, Catherine, costituiva una grande fonte di aiuto in quel tempo. Oltre a portare avanti l’impegno di predicare in tutto il paese, si prendeva cura dei sei figli, mentre aspettavano il settimo. Aveva difeso la sua posizione di predicatrice fin dai primi giorni che stavano insieme, anche se inizialmente il marito non era d’accordo; i suoi messaggi erano comunque bene accolti e incoraggiò molti a sostenere la crescente opera, sia con la propria presenza che con le finanze. L’uguaglianza delle donne nell’opera


venne consolidata, così che lavoravano spalla a spalla con gli uomini, sia come ufficiali che come soldati, nel nascente Esercito Cristiano. Infatti erano piu le donne ad essere arruolate e ad affrontare difficoltà, insulti e privazioni che gli uomini. I loro berretti non servivano tanto per ricevere decorazioni al valore, quanto per proteggersi dalle bottiglie e dalle pietre che spesso venivano lanciate contro di loro. Molti dei migliori uomini di Booth erano donne. Presto la Missione Cristiana si allargò, benché tante volte fossero costretti a spostarsi a causa della forte opposizione. Spuntarono locali della Missione in varie parti della capitale, e di lì a poco in varie città del paese. Ovunque gli obiettivi erano gli stessi: stabilirsi nelle aree più povere, offrire aiuto pratico a chiunque fosse nel bisogno, e andare per le strade col retto messaggio del Vangelo – perdono e grazia a quelli che credevano in Cristo; giudizio e condanna a quelli che Lo avessero respinto. Considerando la stampa di un volantino per invitare ad unirsi all’ “Esercito volontario di Dio” William fu attirato dalla parola “volontario”. Di certo l’amore di Dio spinge i Cristiani a condividere l’amore di Cristo; “volontario” era un termine troppo “debole”! “Esercito della Salvezza di Dio” era molto più appropriato. Il nome fece presa. L’anno era il 1878. Un esercito aveva bisogno di un’uniforme. Venne poi scelto il motto “Sangue e Fuoco”, a motivo del sangue di Gesù e del fuoco dello Spirito Santo; una bandiera, poiché l’esercito doveva essere “tremendo come un esercito con i suoi vessilli”, e i colori rosso, blu e giallo stavano a significare il sangue di Cristo, la purezza di Dio e la potenza e il fuoco dello Spirito Santo, con una corona a indicare la corona di gloria promessa come ricompensa ai fedeli. La bandiera doveva essere spiegata quando l’esercito si insediava in un nuovo villaggio o città, e da quel momento in poi sarebbe rimasta appesa nella nuova sede alla vista di tutti. Ancora oggi la bandiera sventola sugli edifici dell’Esercito della Salvezza in tutto il mondo, in più di 115 paesi. Insieme alla bandiera cominciò ad essere usata una terminologia militare: il “Generale” Booth avrebbe tenuto un “consiglio di guerra” per decidere le tattiche da usare per conquistare il mondo per Cristo, e il “Grido di Guerra” divenne la rivista ufficiale. Nessun esercito sarebbe stato completo senza la sua banda militare, ma la sua comparsa nell’Esercito della Salvezza non fu qualcosa di pianificato. Durante una riunione all’aperto nella città di Salisbury, un uomo e i suoi tre figli portarono i loro strumenti di ottone per accompagnare i canti, ed immediatamente questo attirò l’attenzione della folla, tanto che Booth li invitò a suonare nei successivi incontri. La famiglia finì col lasciare il lavoro per formare la prima banda dell’Esercito della Salvezza, e i fragorosi ottoni divennero presto una componente immancabile, sempre presente nelle riunioni all’aperto dell’Esercito. Le domeniche mattina, per molti anni e in tante città del mondo, sarebbero state riempite dal suono delle bande di ottoni che marciavano lungo le strade, proclamando la salvezza per tutti. Quel piacevole frastuono arrivava però ad un alto prezzo, e a fronte di una dura opposizione contro l’Esercito. Esso finiva col fare arrabbiare un po’ tutti. I proprietari dei pub si sentirono minacciati dai continui e radicali attacchi contro ogni bevanda alcolica, considerata il principale strumento del diavolo per distruggere le famiglie, i costumi, i risparmi, e ogni cosa avesse valore. Il consumo di birra e gin scese clamorosamente in picchiata in tutti i luoghi in cui l’esercito si stabiliva, e anche oggi l’astensione dall’alcool costituisce un punto fondamentale nella vita di tutti i membri. Le chiese tradizionali trovavano da ridire sulla “mondanità” della musica, sull’uso dei canti popolari con inserite parole cristiane, e sul rumore e la confusione generale che apparentemente causavano. 13


Molti semplicemente non volevano che le loro domeniche mattina fossero disturbate dai canti dell’Esercito della Salvezza e dalla musica delle bande, nonché dalle predicazioni contro il peccato e la malvagità. Essi d’altronde costituivano dei facili bersagli. Alcuni nemici gridavano insulti, altri lanciavano pietre, bottiglie, uova, e qualsiasi cosa si trovasse a portata di mano. C’erano gruppi che si radunavano con l’espressa intenzione di interrompere le riunioni, tirando giù e battendo i membri dell’Esercito, e fracassando i loro strumenti. Un’opposizione più organizzata includeva bande pagate dai proprietari dei Pub, e da altri rispettabili elementi della società, che portavano bandiere con scheletri, teschi ed ossa incrociate, ed anche ricompense in denaro per chi riusciva a far cessare le riunioni. Nell’anno 1882, in Gran Bretagna, circa 700 membri dell’Esercito della Salvezza vennero brutalmente aggrediti per le strade semplicemente per aver predicato il Vangelo. Una sorella fu picchiata a morte a Guildford; LA PREGHIERA FA LA STORIA Il 9 Aprile del 1865 Lee incontrò Grant nel salotto di una casa privata nella Appomattox Court House. Egli lasciò l’esercito e mise fine ai quattro lunghi anni di morte e devastazione chiamati Guerra Civile. Nello stesso anno un giovane inglese di 36 anni di nome William Bramwell Booth dichiarò guerra alle podestà delle tenebre fondando l’ Esercito della Salvezza. Una delle armi più efficaci dell’arsenale del Generale Booth era la preghiera fervente. Non era insolito per William B. Booth trascorrere “un’intera notte in preghiera” quando doveva predicare la Parola di Dio. Durante l’appello, l’altare si riempiva di anime e le folle lo seguivano ovunque. “La Potenza di Dio era meravigliosamente manifesta nelle riunioni, anime venivano spesso toccate dalla potente mano di Dio e traboccavano della Sua Presenza e della Sua Potenza. Il successo di Booth attirava non soltanto sostenitori ma anche nemici. Quelli che prestavano servizio venivano picchiati con pezzi di legno infuocati, venivano aspersi di catrame e zolfo ardente, battuti, presi a sassate e perfino a calci nelle strade fino a morire. L’Esercito della Salvezza resisteva ai suoi nemici con un allegro “Dio ti benedica” e una preghiera. Lo stesso generale Booth fu spesso nell’occhio del ciclone. Quando ricevevano sputi durante il tour nelle contee dell’Inghilterra centrale, Booth incoraggiava i suoi soldati: “Non vi pulite è una medaglia!” Notte dopo notte Booth tornava a casa sanguinante e ferito dopo essere stato assalito per aver predicato nei bassi fondi dell’Inghilterra. Dopo simili notti di prova egli prendeva la mano di sua moglie dicendo: “Kate, fammi pregare con te.” Dopo che pregava con Catherine egli si alzava dalle sue ginocchia armato di fresco coraggio e speranza. Booth aveva bisogno di tutto il coraggio che sua moglie Catherine poteva trasmettergli. Lei lo incoraggiava dicendo: “Se ci stiamo stancando, allora facciamo meglio ad andarcene e lasciare perdere, perché qualunque cosa è da preferire a una chiesa morta.” Nonostante gli opprimenti disagi del ministero, i Booth avevano una famiglia felicemente unita. Il Generale aveva nove figli e amava giocare rumorosamente con loro, specialmente al loro gioco preferito “Volpe e Oche”. Una volta due ufficiali dell’esercito della Salvezza partirono per una nuova missione, durante la quale andarono solo incontro a insuccesso e opposizione. Frustrati e stanchi chiesero al Generale di chiudere la missione di salvezza. Il Generale Booth mandò loro un telegramma che conteneva due parole in esso: “TRY TEARS”- “PROVATE LE LACRIME”. Essi seguirono il suo consiglio e furono ripieni di un potente riveglio. Durante il corso del suo ministerio Booth viaggiò per 5.000.000 di miglia e predicò 60.000 sermoni. Dio ci aiuti, in questo tempo disperato e distratto in cui viviamo, a tener conto del consiglio del Generale: “LAVORATE COME SE TUTTO DIPENDESSE DALLA VOSTRA OPERA, PREGATE COME SE TUTTO DIPENDESSE DALLA VOSTRA PREGHIERA”. di David Smithers Tratto da Risvegli di eVangelo 14 un’altra diede la propria vita ad Hastings. Un cadetto di 21 anni fu ucciso a Parigi, un portinaio venne pugnalato a morte a San Francisco, una donna Capitano uccisa a colpi d’arma da fuoco a Washington. Nel nascente esercito le perdite cominciavano a salire, ma per ognuno che cadeva, ce n’erano dozzine che entravano a prenderne il posto. Le forze di Polizia, anziché proteggere i membri dell’Esercito, li accusavano di provocazione, e li arrestavano per disturbo della quiete pubblica. 14 giorni di prigione per suonare il tamburo in pubblico, 7 giorni per tenere una riunione, 10 giorni per cantare con l’accompagnamento di un tamburino; né la giovane età, né il sesso, né un po’ di compassione mitigavano l’odio, ma i membri dell’Esercito della Salvezza furono abbondantemente ricompensati delle loro sofferenze. Le statistiche parlavano a voce alta: un rapporto di metà settimana nella sola Londra citava 17.000 persone che adoravano nelle varie “caserme” dell’Esercito. Nel 1884, a soli sei anni dall’inizio ufficiale


dell’opera, c’erano 900 Reparti (gruppi) dei quali più di 260 all’estero. Il primo membro a raggiungere gli Stati Uniti nel 1880 fu un Capitano con sette donne, delle quali una sola aveva più di vent’anni. Francia, Svizzera, Australia, India – i reparti di pionieri vedevano ogni paese come un campo di missione. Alcuni dei reclutati erano credenti di “fresca” salvezza provenienti dai bassifondi, ma altri avevano rinunciato a ricchezze e posizione sociale per la causa del Vangelo. La chiamata di Booth era la stessa per tutti, “vai a cercare anime, e soprattutto le peggiori”. Nell’ultima decade del XVIII secolo, la feroce opposizione cominciò ad allentarsi, a misura che gli innegabili benefici apportati, e l’incrollabile impegno dei soldati dell’Esercito della Salvezza verso i bisogni delle persone afflitte di ogni luogo, divennero evidenti a tutti. Booth, conosciuto in quel tempo come “il profeta dei poveri”, poneva sotto i riflettori, nel suo libro “Nella buia Inghilterra”, la vergogna della condizione dei diseredati e degli oppressi, e toccava il nervo scoperto della coscienza nazionale. L’Esercito cominciò ad essere visto come la risposta ad alcuni dei bisogni reali del paese. Le marce pubbliche, le riunioni, le predicazioni e le scenette andavano di pari passo con i locali sicuri per le prostitute, gli alloggi per senzacasa ed alcolizzati, e col ministero verso disabili, ciechi, sordi e muti. L’Esercito della Salvezza divenne coinvolto anche in questioni sociali come le condizioni delle fabbriche, i cambiamenti d’impiego, gli uffici per le persone scomparse, la cura e riabilitazione degli ex-carcerati, le colonie di lebbrosi, cliniche ed ospedali. Al momento della morte di Booth nel 1912, l’Esercito della Salvezza aveva ottenuto riconoscimento in tutto il mondo, ed era coinvolto in ogni aspetto della sofferenza dell’umanità. “Dobbiamo prenderci cura dell’intero essere, “diceva Booth”, sia il corpo che l’anima”. Questo impegno gli aveva fatto guadagnare il rispetto di re e regine, e di centinaia di migliaia di persone comuni che riempirono le strade di Londra per recare l’estremo saluto nel giorno del suo funerale. I suoi figli furono in prima linea nel portare avanti in tutto il mondo l’opera, che ora é diffusa in 115 nazioni, abbracciando 175 lingue. Forse é ormai un evento raro vedere una banda dell’Esercito marciare per le strade, o assistere a quelle scenette che facevano fermare le folle, come quella del funerale in processione, dove la bara si apriva e ne usciva il predicatore annunciando la resurrezione di Cristo, oppure vedere una bottiglia di whisky alta tre metri, che trascinava per la strada il suo prigioniero incatenato. La predicazione del Vangelo, tuttavia, fornisce ancora la motivazione per l’Esercito. Ventiseimila Ufficiali, e moltitudini di lavoratori associati portano avanti comunità e gruppi giovanili, scuole domenicali, associazioni, incluso 71 ospedali, piu di 1000 alloggi per senzacasa, anziani, disabili, ciechi, ragazzemadri ed altre categorie sociali vulnerabili. L’opera é impegnata nella riabilitazione dei detenuti e dei drogati; ha un ufficio per le emergenze mondiali, e un numero infinito di programmi educativi, dalle scuole materne alle università. Rappresenta oggi un degno tributo ad un uomo la cui visione e vita possono essere riassunte in una parola: “ALTRI”. 15


Atti 27:9-26; 44 Prendiamo questa esperienza di Paolo non solo per il suo stesso interesse, ma anche come illustrazione di una verità fondamentale: la differenza tra avere un’attitudine legalistica e restare fermi nella grazia. In mezzo agli spaventi che porterebbero disperazione anche nei cuori più coraggiosi, si leva il grido di un uomo che conosce la grazia di Dio. “Uomini, state di buon animo, poiché ho fede in Dio”. La Parola ci esorta continuamente a perseverare, ma è fondamentale farlo stando fermi nella grazia, dal momento che, una volta trovati su un terreno di legalità, ogni progresso cessa. Se avesse regnato la legge, non avrebbero avuto alcun futuro né Paolo, né il centurione, né il pilota o il proprietario della nave. Ogni speranza di salvarsi sarebbe stata loro tolta. Dal momento che regna la grazia di Dio, poterono stare di buon animo e continuare a sperare. La tendenza dell’uomo al legalismo Ci sono pochi soggetti di importanza maggiore del legalismo. Per tutto il Vecchio Testamento siamo confrontati con la ricorrente tendenza del cuore umano a scegliere il proprio terreno, che è la legalità, anziché accettare quello di Dio, che è la grazia. Il legalismo è una mancanza non tanto degli empi, ma di quelli che hanno uno zelo ardente per Dio. Lo stesso “fenomeno” riappare tra il popolo di Dio nel Nuovo Testamento. Come i Galati, molti tendono sempre a riedificare ciò che hanno demolito con la loro conversione. Ritrovatisi sul terreno della libera grazia, ben presto 16 se ne allontanano; avendo cominciato con la grazia cercano di raggiungere la perfezione con le opere. Questa tendenza non cessa col Nuovo Testamento. Restiamo sgomenti davanti al moltiplicarsi delle sette ed eresie nella “cristianità” moderna. Ci vorrebbe una vita per individuare l’errore particolare di ognuna, ma c’è un semplice “test” che quasi immancabilmente ne smaschera la menzogna: ad un certo punto hanno fatto dipendere la salvezza non più dalla fede, ma dalle opere. Il sistema cattolico romano non è il solo ad appoggiarsi al cento per cento sul legalismo, poiché ogni allontanamento dalla verità divina tende a condurre allo stesso fondamento legale, dal momento che il legalismo è molto caro all’uomo naturale. Per questo motivo ogni setta ha le sue norme e proibizioni, cose che sono permesse o vietate, non tanto in vista della moralità, quanto come requisiti per godere il favore divino. Ma il principio della salvezza “per mezzo delle opere della legge” va molto più in profondità; si insinua facilmente perfino tra veri credenti evangelici. Se andiamo a ricercare la fonte dei vari conflitti, tensioni, criticismo, divisioni etc. la troviamo generalmente in un “mancare” la grazia di Dio. In altre parole, il legalismo rivendica i suoi “diritti” anche nella casa di Dio. Come fu per i giudei e per i loro proseliti, così è oggi per la chiesa: gli uomini sono presi da uno spirito legalistico anche nel loro zelo per Dio. Alcuni aspetti del legalismo Senza voler dare una definizione precisa di legalismo, potrei indicare alcune sue caratteristiche? I legalisti sono sempre occupati con le cose esteriori; danno la massima importanza alle sottigliezze della pratica “ortodossa”, come avessero valore in se stesse. Per loro le varie pratiche del Nuovo Testamento diventano un rituale. Perdono di vista lo “spirito” di una cosa, a favore di una devozione eccessiva ad essa, quando per Dio nulla ha valore al di fuori della verità Inoltre la mente legalistica è del continuo ossessionata dal dover decidere ciò che è giusto o sbagliato. E’ per questo che, in fin dei conti, c’è la legge! Lungi da noi voler incoraggiare qualsiasi rilassatezza nelle valutazioni morali ma, se ci vogliamo stabilire giudici o arbitri, se permettiamo che il nostro personale rapporto con altri credenti sia governato dalla nostra personale interpretazione di quel che è giusto o sbagliato se, pur avendo ragione, insistiamo sui nostri diritti, allora siamo stati presi


dal legalismo. Non possiamo progredire spiritualmente, se facciamo dipendere questo dall’essere irreprensibili, sia in noi stessi o in altri. Un evidente esempio lo troviamo nella parabola dei due debitori. Come ricorderete, uno fu condonato di un grande debito verso il suo padrone; ma uscito andò ad afferrare un suo conservo, che gli doveva una somma insignificante, e pretese un pagamento immediato e completo. Fu punito, in quanto servo malvagio. Per quel che riguardava i cento denari aveva ragione, e il suo debitore era da biasimare; aveva la legge dalla sua parte, ma il suo padrone lo condannò. Era nel giusto, e tuttavia in grave torto. Essendo stato oggetto della grazia, peccò gravemente rifiutandosi di mostrarla ad un altro. Quante parole dure ed atti crudeli tra il popolo di Dio sono causati da un’insistenza legalistica su ciò che è “scritturale”! Uno spirito di mancanza di perdono è solo uno degli aspetti del legalismo. La tendenza a voler giudicare su ogni cosa si può manifestare in mille modi, fino a diventare un’attitudine di pensiero, un fondamento di vita, un’ossessione. Il legalismo abbonda sempre di argomentazioni. Ragionare è il mestiere dei tribunali; là non hanno spazio le emozioni, ma sono essenziali logica e capacità di argomentare. La mente farisaica può discutere di ogni argomento e provare di essere nel giusto, perfino usando le Scritture. Si compiace delle controversie. E’ così polemica che non può concepire la possibilità di essere in errore. Osa addirittura disputare con il Signore. Il legalista è indipendente, ma nel senso sbagliato: ha lasciato il giogo di Cristo per un giogo di schiavitù alla legge. Paolo disse ai Galati che, se volevano vivere secondo le “opere della legge”, sarebbero stati separati da Cristo, essendo “scaduti dalla grazia”. Tale condizione non implica necessariamente vivere nel peccato grossolano; significa piuttosto allontanarsi dalla assoluta dipendenza da Cristo, fondamentale per dimorare nella grazia, e diventare autosufficienti. Il legalista crede di sapere come e perché Dio agisce, come se si potesse ridurre l’operato divino a delle mere formule. Esamina ogni situazione dove sembri mancare la benedizione di Dio, cercandone la causa nella supposta infrazione a qualche regola spirituale. Ora, pur se è vero che Dio opera secondo princìpi spirituali, non possiamo mai porLo nella “scatola” della nostra comprensione delle sue leggi. La grazia va sempre al di la’ di tali limiti, e sorprende coloro che vivono per essa. Il legalista al contrario non è mai sorpreso, poiché già crede di sapere la causa e la spiegazione di tutto quello che succede. Non vogliamo ampliare oltre il discorso su questi vari aspetti, al fine di toccare il punto per noi essenziale: l’effetto paralizzante del legalismo sulla vita spirituale. 17 Il legalismo ostacola l’amore “Uomini, state di buon animo!” Solo un cuore ricolmo della grazia di Cristo poteva far pronunciare all’apostolo Paolo quelle parole a quegli uomini in quella situazione. Se egli avesse avuto verso i sui compagni di viaggio un’attitudine basata sulla legge, non si sarebbe mai rivolto loro in quel modo. Aveva detto al centurione cosa sarebbe accaduto, ma il suo avvertimento era stato disprezzato e il suo consiglio inascoltato. Le persone in autorità erano palesemente colpevoli della triste condizione di tutti gli occupanti della nave. Paolo aveva ragione, e tutti gli altri torto; tuttavia egli non permise a questo di guidare il suo atteggiamento verso di loro. Il legalista avrebbe potuto dire che Paolo meritava di essere salvato, e gli altri di essere perduti. L’apostolo non era così, e alzò preghiere a Dio per chiedere la Sua grazia, ed Egli gli diede la vita di tutti quelli che erano salpati insieme a lui. Fortuna davvero che Paolo non fosse legalista, perché forse avrebbe meritato la stessa sorte degli altri! Cosa stava facendo su quella nave? Perché aveva insistito di voler salire a Gerusalemme? E come mai si era in qualche modo ritrovato coinvolto in pratiche giudaiche? Il centurione aveva stoltamente seguito la propria via, invece di ascoltare la voce del Signore, ma dopo un’attenta lettura di Atti 21 ci viene difficile non concludere che anche l’apostolo avesse fatto la stessa cosa. La sua protesta, “Bisognava darmi ascolto, e non… per evitare questo pericolo e questa perdita” poteva ben essere un eco del rimprovero che il Signore rivolgeva a lui stesso. E allora? La sua mancanza, finanche la sua disubbidienza, lo avevano forse separato dall’amore di Dio? Il legalista direbbe, “Si”. La Scrittura dice, “No”, poiché malgrado tutto il Signore della grazia rimase al suo fianco e gli disse: “Stai di buon animo, Paolo”. Legalmente parlando il centurione e il suo compagno avevano perduto il diritto di godere dell’amore di Paolo, come si poteva pensare che l’apostolo avesse perduto il diritto all’amore di Dio. Solo la grazia conserva l’amore. Non c’è cosa che paralizzi il nostro “senso” dell’amore di Dio, e che ostacoli l’amore verso gli altri, quanto una struttura mentale legalistica riguardo a ciò che è giusto o sbagliato nella condotta. A Corinto e Roma c’erano fratelli che litigavano e si tenevano alla larga gli uni dagli altri per questioni prive di importanza, cosicchè si alzavano muri intorno a sciocche banalità. Perché? Perché anziché accogliersi gli uni gli altri come Cristo li aveva accolti nella grazia stavano crititicando il giudizio e la comprensione della verità gli uni degli altri. Nasce sempre divisione e viene meno l’amore fraterno quando le relazioni vengono portate avanti su una base legalistica. Dio potrebbe aver operato in noi in modo che non possiamo fare cose che altri servitori di Dio praticano. Certo non dobbiamo compromettere o sacrificare la nostra rivelazione della volontà di Dio, ma allo stesso tempo non dobbiamo disprezzarli, né avere separazione nello spirito verso di loro. Con il progresso spirituale viene


la tentazione di giudicare gli altri. Quelli che si avvicinano di più alla volontà di Dio sono più consapevoli delle mancanze. Perché il progresso sia autentico, però, deve avvenire nell’amore di Dio, e si deve resistere e vincere la sottile tentazione di diventare legalisti. Il legalismo ostacola la fede La fede può trionfare solo quando regna la grazia. Di certo se governasse la legge, non ci sarebbe futuro per tutti quelli che hanno respinto gli avvertimenti di Dio, e hanno voluto seguire la propria strada; non ci sarebbe alcun spazio per la fede. Paolo avrebbe potuto dire, “le speranze sono finite, è inutile aver fede e pregare, affonderemo tutti qui come meritiamo poiché abbiamo disubbidito al Signore”, ma non lo fece. Al contrario, dopo aver rimarcato quanto stolti e ingiusti fossero stati, li esortò a stare di buon animo, poiché la grazia, grazie a Dio, è più grande della nostra follia e del nostro peccato. La fede, allora, può essere forte. Paolo ha l’audacia di credere che tutti saranno salvi, secondo la promessa del Signore. La fede è impossibile senza la grazia. Se la benedizione di Dio dovesse dipendere automaticamente dalla nostra osservanza delle regole, ogniqualvolta veniamo meno dovremmo perdere sempre più speranza in Lui. Come può sussistere e trionfare la fede dopo aver mancato le vie di Dio, se non abbiamo fiducia nella Sua grazia sovrabbondante? Il diavolo cercherà immancabilmente di puntare il dito sui nostri difetti e fallimenti, a volte riportandoci alla mente errori commessi nel passato, in 18 modo da minare o far appassire la nostra fede. E’ importante che riconosciamo le nostre mancanze, e che impariamo dai nostri sbagli, ma non dobbiamo permettere che siano il fattore dominante. La grazia regna! Certamente Paolo trasse profitto dai propri errori; il centurione imparò la lezione, ma non era tutto. Avrebbero ancora potuto sentirsi rigettati e senza speranza, se non fosse stato per l’apparire del Signore nella grazia, che li invitava a gioire e ad aver fede. Anche noi potremmo avvertire questo senso di rigetto, nella nostra o altrui vita, e abbandonarci al fallimento, alla fiacchezza spirituale o alla convinzione di essere indegni, ma stiamo piuttosto di buon animo continuando ad aver fede in Dio. Il legalismo ostacola il piano di Dio Fin qui abbiamo visto il lato umano della questione, ma c’è anche quello divino. L’arrivo di Paolo a Roma non era solo per la sua benedizione; rappresentava un passaggio nel piano di Dio. L’apostolo era stato scelto come strumento per l’adempimento della volontà di Dio, ma se tutto fosse dipeso da una relazione legale basata su azioni giuste o sbagliate, il progetto sarebbe stato condannato al fallimento fin dall’inizio. Dopo la decisione dubbia di Paolo di voler salire a Gerusalemme, e dopo la sua ancora più dubbia condotta la’, il Signore apparve due volte al Suo servo, incoraggiandolo e rassicurandolo sul fatto che, per quanto il cammino potesse sembrare strano, l’esito era certo: “Devi comparire davanti a Cesare”. Ciò che è valso per la vita di Paolo, vale per tutto il grande proposito di Dio. La Sua grazia provvede al compimento del Suo disegno per il Suo popolo, benchè questo non ne sia degno. Per questo è supremamente importante dimorare nella grazia; satana sa che, se i figli di Dio vengono trovati sul terreno del legalismo, c’è un arresto del piano divino. Quando dunque vede fra di loro zelo per Dio, cercherà di neutralizzarlo insinuando legalismo, provocando l’innalzarsi di muri attorno a quello che “deve” o “non deve” essere; spingendoli a considerare le cose di Dio dal punto di vista terreno, a puntare il dito sulle debolezze e mancanze reciproche. Se ci riesce, non potremo stare di buon animo, né avanzare verso la pienezza di Cristo. Una meta gloriosa è posta davanti al popolo di Dio; secondo la legge questo non ha né il diritto né la capacità di raggiungerla, ma la grazia lo chiama e grida trionfante sopra il frastuono della tempesta, “Uomini, state di buon animo, perché ho fede in Dio che avverrà come mi è stato detto”. La piena promessa di Dio troverà adempimento in un popolo che mantiene la propria vita sul terreno dove la grazia regna. H. Foster


Nella prossima dichiarazione dei redditi i cittadini potranno scegliere gli enti ai quali destinare il 5 per mille dell’IRPEF che lo Stato ha stanziato a favore del volontariato indicando il codice fiscale dell’ente beneficiario a cui si intende destinare il contributo. I contribuenti che vogliono destinare il 5 per mille all’Associazione Internazionale Cristo è la Risposta Onlus, dovranno apporre la propria firma in uno solo dei riquadri, quello corrispondente alla voce: “Sostegno delle Organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale e delle associazioni riconosciute che operano nei settori di cui all’art 10, c. 1 lett.A, del D. Lgs. n. 460 del 1997.” Indicando anche il nostro codice: 92012140627 ° G R I D O D I B AT TA G L I A S e m e s t r a l e M i s s i o n a r i o d i “ C R I S T O E ʼ L A R I S P O S TA ” Anno XX n.72 - Giugno 2010 S p e d . i n A . P. A r t . 2 C 2 0 / C L e g g e 6 6 2 / 9 6 B e n e v e n t o C P O Dir. Resp. Tina Della Cananea ° S TA M PA : Ti p . G r a f i k a r t e v i a C . R u f o , 1 6 R o m a Te l . 0 6 7 6 9 0 8 0 0 9 ° R E C A P I T O P O S TA L E A s s . M i s s . C r i s t . E v a n g e l i c a C R I S T O E ʼ L A R I S P O S TA Cas.Post. 163, 82100 BENEVENTO T E L . 3 2 8 / 4 8 6 1 5 3 6 E-mail: info.tenda@cristoelarisposta.it E-mail: c i t a i t a l y @ g m a i l . i t www.citaitaly.com www.cristoelarisposta.it C.C.P. 10518827 SETTORE AUDIO : audio.tenda@cristoelarisposta.it tel. 338/9055570 SETTORE VIDEO : video.tenda@cristoelarisposta.it tel. 339/4633963 SETTORE LIBRI : libri.tenda@cristoelarisposta.it tel. 349/2210667 349/3203201 In caso di mancato recapito inviare alle poste C.P.O. di Benevento per la restituzione al mittente previo pagamento della relativa tariffa resi

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