Silvio Berlusconi Prima… vera Dancing Romana ... - Teramani.info

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Silvio Berlusconi Prima… vera Dancing Romana ... - Teramani.info

Silvio

Berlusconi

pag. 4

mensile di informazione in distribuzione gratuita

n. 62 • marzo 2010

Prima…

vera

pag. 12

Dancing

Romana Domus

pag. 18


marzo 2010

sommario

3 100 giorni agli esami

4 Silvio Berlusconi

6 Trofeo il Diamante

8 Perché non dobbiamo fare più figli

8 Rock teramano: gli OGM

10 La via dei borghi

11 Lo sciamano

12 Prima… vera

14 Pubblicità shock

15 Facebook e Dintorni

16 Fare musica a Teramo

17 Vasoni Fiscali

17 Errata Corrige

18 Su le mani dal Comunale

18 Dancing Romana Domus

20 Filippo Dottorelli

20 Note linguistiche

21 Dura Lex Sed Lex

21 Piazza Dante

22 La Madonna dello Splendore

25 Coldiretti informa

25 L’Oggetto del Desiderio

26 Cinema

28 Calcio

30 Basket

30 Vicende teramane

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Hanno collaborato: Mimmo Attanasii, Maurizio Di Biagio,

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Elvio Fortuna, Maria Grazia Frattaruolo,

Carmine Goderecci, Bebè Martorelli, Silvio Paolini Merlo,

Luigi Pardo, Antonio Parnanzone, Leonardo Persia,

Sergio Scacchia, Carla Trippini

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100 giorni agli esami

benedizione di pochi, maledizione di molti

Lo scorso 15 marzo, come ormai da tradizione, si è svolto il consueto pellegrinaggio dei giovani

maturandi al Santuario di San Gabriele. Come da tradizione, c’è stata la celebrazione della

Santa Messa e la successiva benedizione delle penne. Come da tradizione alcuni Frati si sono esibiti

sul palco per divertire i ragazzi e far loro gli auguri per gli ormai prossimi esami di maturità. Come da

tradizione tantissimi sono stati i giovani che hanno partecipato all’evento, come da tradizione numerose

le “bottiglie” al loro seguito. E già, quella che tutti conoscono come una manifestazione religiosa, un

pellegrinaggio sacro, un tranquillo volere stare insieme, in realtà, col tempo, è diventata sempre più

un’occasione per sbronzarsi. Ma questo, anche se non viene riportato nelle “sacre cronache”, è un fatto

risaputo ai più, tanto da indurre le autorità ad emanare un’ordinanza di divieto di vendita degli alcolici.

Ma come sempre accade, fatta la legge trovato l’inganno. I ragazzi hanno dribblato tale ordinanza,

riempiendo i propri zainetti con bottiglie di super alcolici, fino ai mitici “bambinelli” di vino. Risultato?

Scenario deprimente, ragazzi sdraiati a terra con di fianco il proprio vomito,

altri che si pigliavano a cazzotti, altri che vagavano col sorriso ebete senza

meta. Ancor prima di mezzogiorno, i volontari della Croce Rossa Italiana

effettuavano i primi “recuperi” di giovani semi incoscienti… prima di

mezzogiorno! Questo perché, le bottiglie non accompagnavano un pasto, si

ingurgitavano “a canna” fino a non farcela più. Ma che gusto c’è? Perché

una persona sana di mente dovrebbe scolarsi una bottiglia di Vodka in

venti minuti, fino alla nausea? Cosa vogliono dimostrare questi ragazzi e

soprattutto a chi? Tra loro si gareggia a chi ne beve di più e più velocemente. Cosa vince poi il più forte

a noi non è dato saperlo. Così come non è dato sapere se è motivo di vanto persino raccontare il giorno

successivo di essere stati caricati in barella totalmente “fatti”. È questo quello che cercano? È questo

quello che rende “fighi”? Oddio, guardandosi un po’ intorno forse sì.

La classe politica passa dalle Escort ai Trans, i programmi televisivi sono zeppi di gente inetta,

frivola, volgare che fa strada (quale strada poi?), la Chiesa sempre più spesso subisce lo scandalo di

un’inchiesta sui pedofili, i delinquenti diventano eroi nazionali da pagare profumatamente in cambio di

interessanti interviste (interessanti per chi?), i genitori sovente sono separati che si sputano addosso le

peggio cattiverie, e allora cosa resta? L’idea che “dare il peggio è “il meglio che si possa fare”.

Pace e bene a tutti! Lo diceva Padre Virginio Rotondi, mica una qualsiasi come me… u

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il pdl

Silvio

Berlusconi

Il partito dell’Amore

L’

amore ha vinto sull’odio. Questo è quanto. Il bene

ha prevalso sulle armate del male. Non v’è dubbio.

Le trombe degli angeli del Signor hanno risuonato

note d’ovatta e l’infido satanasso è stato alfine debellato, lui

con tutti i suoi zoccoli sulfurei. Cribbio!

Il premier è insulsamente colmo del suo stesso spirito

messianico che nell’ultima tornata elettorale si è esaltato

raggiungendo vette inaccessibili per noi umani. Bisogna

riconoscerlo: Silvio da Arcore è letteralmente

un genio. Non è di questa

terra.

Quando tutt’attorno piovevano sassi,

assieme ad avvisi di garanzia ed

imbarazzanti intercettazioni, lui che

fa? Svicola e s’inventa l’amore che

stana il male che per Dante moveva

il sol e le altre stelle, per lui invece

batteva la sinistra ricolma d’odio

(tutto questo è bene ricordarlo dopo

la duomata in testa). Ha radicalizzato

uno scontro mettendola sul confronto

epico-religioso, scomodando

angeli e demoni, sviando magistralmente

una normale dialettica in corso,

e appropriandosi indebitamente di un’intera categoria, e

che categoria! Quella che in soldoni va da Gesù fino a Madre

Teresa di Calcutta, passando per S. Francesco e Padre Pio:

il bene, l’amore, il respiro. Che trovata! Nessuno avrebbe

osato tanto. Nessuno si sarebbe inerpicato per una via così

sconsiderata, ma nemmeno l’avrebbe pensata. Roba da Tso

al solo immaginare una tale via di fuga, tranne che per lui.

Per di più recitando con una tale naturale scioltezza da rasentare

una diabolica maestria nel fingere, nel

dissimulare. Dissociandosi anche con se stesso.

Chi non è con me è contro di me. Questa è

l’ingegnosa trovata. Un tempo Qualcuno lo

affermò: sono venuto per dividere, e solo dopo

qualche secolo l’”unto del Signore” creò il bipolarismo,

l’humus in cui far sguazzare vallette,

nani e imbonitori televisivi. Con Berlusca non

è mai una lotta tra Tizio e Caio, bensì tra tanti

altri, mille altri, e lui. Possiede la riconosciuta

maestria di ricondurre tutto a se stesso, al suo

smisurato ego, alla personale visione della sua

marzo 2010

di Maurizio Di Biagio

vita-tv, all’estetica come fattore unico e preponderante, alle

belle donne come ministre e candidate e ai brutti e cattivi

da denigrare (vedi Bindi o Bresso). Chi cerca di intralciare la

sua personale santa guerra contro il brutto, che fa sempre

rima con il male, quindi con i comunisti o chi più in genere

non la pensa come lui, è trattato con soft invettive altere:

un uomo che nella sua dorata ricchezza da manager quasi

mai è costretto a confrontarsi con le idee altrui, rifiuta

il confronto anche in politica e quando deve fa figure da

dilettante.

Comunque se c’è un problema da risolvere ghe pens mi, fa

scendere in piazza un milione di suoi fan (100 mila per la

questura) e ripete il suo verso fino allo sfinimento, conoscendo

bene che l’italiano cialtrone per natura va avanti a

forza di slogan e d’opportunismo. E allora vai con i magistrati

e giornalisti assoldati dalla sinistra, con i processi

strumento solo politico, con il martirio in scena, con la sua

persecuzione, che all’italiano dal cuore tenero fa presa

immediatamente. Vai con i comizi da one-man-show, con

gli assoli in cui si vomita addosso di

tutto, con i lacchè che gli lardellano

il goffo mastodontico “Io”.

Eppure, com’è lecito aspettarsi,

anche lui avrà il suo 8 settembre,

giorno della resa dei conti, quando

l’impero avrà esalato il suo ultimo

respiro e quando molti di noi si

autoproclameranno “mai stato

azzurro ma nemmeno per sogno”,

e se proprio presi in castagna, “lo

erano tutti in quel periodo”. Si giustificheranno

così, in tanti, mentre

altri addurranno scuse plausibili

del tipo “se volevi lavorare, quella

era la strada”. La storia non cambia

mai: è sempre il presente del nostro futuro. Come nel primo

dopoguerra così tra qualche tempo.

Perché infine Berlusconi o lo stesso Di Pietro sono le icone

moderne di partiti leggeri, di movimenti mediatici nati nei

salotti tv, destrutturati, senza sezioni o ras di quartiere,

senza primarie, senza Via del Gesù o Botteghe Oscure.

Partito azienda, rossoneri, viola, militarizzati, leggerissimi.

Un soffio. u


TEAM INFORMA

Porta

a porta

un cambiamento

indolore

Ormai da qualche tempo Teramo Ambiente sta promuovendo,

attraverso una varietà di canali, la informazione relativa

al servizio “Porta a Porta” che dal 30 Aprile verrà avviato

per tutta la città di Teramo. Sin qui molta enfasi è stata data a quelli

che sono i principi ispiratori del servizio ossia la sua necessità ai

fini del perseguimento dello sviluppo sostenibile ed il fatto che non

si tratta di una imposizione di tipo politico bensì del rispetto di un

obbligo previsto dalla Legge. A riguardo preme sottolineare proprio

quest’ultimo aspetto in quanto una sparuta minoranza di cittadini

non ha ancora colto appieno la natura del servizio dichiarandosi

in qualche modo “contrari ad esso”. E’ opportuno precisare,

pertanto, che non si tratta di una scelta dettata dall’indirizzo politico

o comunque di un qualcosa di facoltativo che potrebbe anche non

essere adottato: è un obbligo di Legge ed in quanto tale ci investe

tutti con il suo

carattere cogente.

Qualcosa di

simile accadde

un po’ di tempo fa

quando, in ritardo

su altri Paesi

europei, l’Italia

rese obbligatorio

l’utilizzo della

cintura di sicurezza

nelle auto:

probabilmente

molti di noi

storsero il naso di fronte ad un apparente disagio imposto ma, in

poco tempo, quello di allacciare la cintura appena entrati in auto è

diventato un gesto automatico della cui utilità siamo consapevoli.

Lo stesso si verificherà per la raccolta differenziata: forse, come

tutte le attività mirate a creare ordine e pulizia, richiederà qualche

piccolo sacrificio iniziale ma, con la pratica, ben presto sarà un

comportamento automatico.

Teramo Ambiente sta favorendo questa assimilazione con una intensa

e pervasiva comunicazione. Particolarmente efficaci risultano

gli incontri serali con i vari quartieri cittadini che si stanno rivelando

vivaci momenti di confronto istruttivi per entrambe le parti: per

i cittadini che apprendono praticamente le modalità operative di

partecipazione al servizio e per gli stessi tecnici Te.Am. che beneficiano

di un arguto riscontro in grado di indirizzare, sin da questa

fase preliminare, la progettazione e di mettere a punto l’erogazione

marzo 2010

del servizio stesso. Il calendario di questi incontri è disponibile sul

sito www.teramoambiente.it e, di volta in volta, gli appuntamenti

vengono pubblicizzati nello specifico quartiere.

Oltre a ciò, dal mese di marzo sono attivi i cosiddetti info-point, i

punti informativi di Teramo Ambiente, dislocati presso l’Ospedale

Civile, il Centro Commerciale Gran Sasso, l’Ufficio Relazioni con il

Pubblico del Comune di Teramo ed un nuovo, specifico centro di

distribuzione Te.Am. sito in via Martiri delle foibe

a Villa Pavone. Qui gli utenti possono interagire

con il personale Te.Am per chiarire

tutti i dubbi o le perplessità, ricevere

consigli come ad esempio organizzare

la propria cucina per ospitare

il kit per la raccolta, e ritirare il

materiale informativo: i calendari, le

istruzioni per l’utilizzo del monokit o

la utilissima “bussola del rifiuto”, uno

strumento che, in modo immediato

(basta ruotare un disco), spiega come

comportarsi con le varie tipologie di rifiuto e

dove conferirle . Naturalmente non bisogna affannarsi

a raggiungere un info point solo per acquisire il materiale:

questo verrà comunque distribuito gratuitamente a domicilio a

tutti i cittadini assieme all’apposito kit.

Infine, proprio per raggiungere nel modo più pervasivo possibile

tutto il territorio comunale e per venire incontro a quanti avessere

difficoltà a recarsi presso gli info point, è in funzione la Unità

Informativa Mobile di cui siamo particolarmente orgogliosi:

presentata lo scorso 19 Marzo in piazza Martiri ha già riscosso

notevole successo rivelandosi, altresì, particolarmente efficace.

Naturalmente è sempre disponibile il numero verde Team, in

forma appositamente potenziata per la circostanza, dal lunedì al

sabato, per ottenere informazioni, concordare forme personalizzate

di servizio a fronte di specifiche e motivate esigenze e, come

di consueto, accedere a tutti gli altri servizi gratuiti, come il ritiro

dei rifiuti ingombrati (lavatrici, televisori, frigoriferi, etc.) a domicilio.

Si tratta

questo di

un servizio

molto

spesso sottovalutato

che pochi

comuni

d’Italia

offrono in forma gratuita come fa Teramo Ambiente e la cui fruibilità

rende ingiustificabile il (per fortuna sempre sempre più raro)

fenomeno dell’ abbandono di rifiuti cui, tra l’altro, la rimozione dei

cassonetti stradali con l’avvio del Porta a Porta, darà il colpo di

grazia . Come si vede Team sta mettendo in campo molte risorse

e grandi competenze per confezionare nel miglior modo possibile

un servizio moderno ed efficiente degno di una Città civile, prestigiosa

e ecosostenibile come Teramo vuole essere. u

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danza sportiva

A San Nicolò

Il X Trofeo

Il Diamante

I

l X “Trofeo Il Diamante”, competizione di danza sportiva

organizzata dall’Asd Il Diamante con la collaborazione tecnica

del M° Antonio Di Lorenzo, quest’anno si svolgerà nel

palasport di S. Nicolò a Tordino. Struttura inaugurata solo nel

2009 e subito resa pienamente operativa dall’Amm.ne Comunale

teramana.

Il “Trofeo Il Diamante” nel corso degli anni ha dimostrato

di essere un evento di una certa rilevanza, dietro al quale

operano persone che hanno profuso energia e impegno al fine

di consolidare e accrescere tale competizione riservata alla

danza, intesa come “danza sportiva”. Una realtà, quest’ultima,

ben radicata nel nostro paese come dimostra il raggiungimento

di preziosi obiettivi da parte della Federazione Italiana che

autorizza l’evento. La Fids, infatti, oltre ad essere tuttora l’unica

federazione di danza sportiva riconosciuta dal Coni, si presenta

come la numero uno nel settore, godendo del maggior numero

d’iscritti.

1

marzo 2010

2

di Annarita Di Lorenzo

Dall’indissolubile connubio danza e sport scaturiscono alcune

delle più intense sensazioni che un essere umano possa provare.

La danza (da quella classica-moderna a quella standardlatina)

regala portamento, disciplina, eleganza, conoscenza e

padronanza del proprio corpo; migliora la capacità di interagire

con gli altri. Insegna a comprendere l’importanza della

gestualità, dello sguardo; a captare le emozioni di chi ci sta

attorno, a farle proprie, trovando in esse lo stimolo per migliorarsi,

per rendere più significativo un passo, più emozionante

un’azione, più passionale o divertente una coreografia che,

pur nascendo da un’idea di un insegnante, viene eseguita dal

vero ballerino con personalità e naturalezza. E che dire dello

sport? L’idea della gara e della competizione stimola l’atleta

giorno per giorno, gli tira fuori quello spirito di arrivismo, gli

regala continuamente l’adrenalina necessaria per provare e

riprovare. Perché danzare non sempre è sufficiente; c’è chi

vuole di più, c’è chi vuole dimostrare di saperlo fare meglio

di altri. Le competizioni di danza sportiva come Il “Trofeo Il

Diamante” realizzano questo disegno: misurarsi e mostrare il

frutto del proprio lavoro e di

quello dell’insegnante. Che

segue quotidianamente gli

atleti con cura, con affetto

e dedizione quasi fossero

proprie creature.

Competizioni di danza sportiva

come quella che andrà

in scena nel Palasport di S.

Nicolò, traggono linfa dalla

passione e dall’iniziativa di persone come Antonio Di Lorenzo.

Un professionista che ha dedicato la propria vita al ballo in

ogni sua sfaccettatura: da competitore, da insegnante e da

organizzatore. Un grazie va rivolto anche alle Autorità che

operano sul territorio. Tra queste, indiscutibili possiamo definire

l’efficienza e l’operatività del Dott. Maurizio Brucchi, Sindaco

di Teramo e dell’Assessore allo Sport Guido Campana

e dell’intera Amministrazione che quest’anno ospita l’evento.

Gli atleti potranno godere, infatti, dell’accoglienza fornita dalla

splendida struttura di San Nicolò, teatro della competizione.

Altrettanto importante è l’aiuto delle varie ditte sponsorizzatrici

che con i loro contributi permettono di offrire agli atleti

servizi migliori. Perché la solidarietà, nonostante il periodo

particolare che stiamo vivendo, ancora esiste, anzi si fa sentire

più di prima. Perché manifestazioni che portano movimento,

regalano spettacolo e divertimento, valorizzando il territorio,

vanno sostenute. Eventi di questo spessore contribuiscono

a rimettere in movimento la lenta macchina dell’economia.

E, confidando nella migliore riuscita della manifestazione e

nella massima presenza della cittadinanza invitata a partecipare,

si spera che il Trofeo Il X Diamante si svolga sotto un

sole magari tiepido perché primaverile ma, in grado di regalare

all’evento quel tocco in più che effettivamente merita. u

› Foto 1: Andrea Ciarbonetti e Annarita Di Lorenzo, danze latino americane, 18/34,

classe Master, Professionisti.

› Foto 2: Giancarlo Catenacci e Alessia Di Lorenzo, danze latino americane, 19/34 classe A2.


edazionale

Grandi numeri, quelli che nella loro intrinseca sintesi, possono

rendere conto di cosa sia un successo.

La Fiera dell’Agricoltura li ha raccolti da record: 125 espositori,

oltre 80.000 visitatori nei tre giorni, 8.500 auto parcheggiate

soltanto nella giornata di domenica 28 marzo, circa 500mila euro

di incassi e un sondaggio sul gradimento che supera ampiamente

il 90% sia tra gli espositori che tra i frequentatori.

Li ha sciorinati con orgoglio l’assessore alle attività produttive del

Comune di Teramo, Mario Cozzi, che ha tracciato il consuntivo

assieme al sindaco Maurizio Brucchi e al collega di giunta Giorgio

Di Giovangiacomo e al dirigente del settore Fulvio Cupaiolo.

Cozzi, a cui va il merito di aver scelto e difeso la nuova location

dell’area antistante lo stadio di Piano d’Accio, ha spiegato come

questa nuova opzione sia stata in linea con la volontà dell’amministrazione

di “rendere migliore visibilità a un settore importante

della vita economica cittadina

quale l’agricoltura” e di

indicare la strada per

averne sempre maggiore,

almeno in questa occasione

annuale. In particolare,

Cozzi ha sottolineato come

sia ancor più forte l’unità di

intenti delle istituzioni che

rappresentano

il Comitato Fiera dell’Agricoltura:

esempio concreto ne è stato il progetto che lo stesso

Comune assieme all’Inail regionale e provinciale ha voluto predisporre

per affrontare un tema molto delicato come quello della

marzo 2010

La Fiera

dell’Agricoltura

I numeri del successo

sicurezza in agricoltura.

Una vetrina di successo, dunque,

per la Fiera, quella dello stadio. E

Brucchi, ringraziando Emmelle

Comunicazione per l’organizzazione

dell’evento, non ha esitato, a domanda specifica, a confermare

che anche la prossima edizione della Fiera si terrà in quell’area

da oltre 15.000 metri quadrati. La breve polemica sull’ingorgo

della Teramo-mare è stata smorzata sia dal sindaco Brucchi che

dall’assessore Di

Giovangiacomo: «E’ anche questo un segnale del successo della

manifestazione - hanno detto -, ma le difficoltà hanno riguardato

soltanto il tracciato della superstrada e la rotonda d’ingresso

alla zona, perché

nel resto delle

aree di sosta e

della Fiera tutto è

filato alla perfezione».

u

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07


pag

08

la famiglia

Perché non

dobbiamo

fare più figli

Le famiglie numerose mi perdoneranno: ovviamente il

titolo è volutamente provocatorio. Mi scuserà anche Piero

Angela, da cui ho mutuato l’intestazione: il suo libro “Perché

dobbiamo fare più figli” (P.Angela e L.Pinna, Ed.Mondadori) è

un sicuro successo.

Tuttavia, il mio primo pensiero da contadino teramano che non

sono altro è :“Dapù me li crisc tu li fije, che aecc n’arteneme na

lir?”.

So che dovrei dire “un centesimo” o “un euro” ma è talmente

radicata la consistenza della vecchia valuta, che in spontaneità

dalla bocca esce così.

Mia nonna racconta che anta anni fa sua zia era

solita “stendere” qualche soldo ad una signora

piuttosto povera, la quale aveva una famiglia da

poter comporre una squadra di calcio. Una volta

la zia, che vedeva crescere sempre la prole,

non resistette e chiese: “Mi perdoni, signora,

ma come mai, pur non avendo molte possibilità,

ogni anno o è incinta o viene con un altro

pargolo?”. Al che la donna rispose francamente:

“Signò, sott li lenzol n’ci sta miseria!”. Potere

dell’ignoranza.

Oggi che non siamo più ignoranti ma tutti più colti, coltissimi,

estremamente colti, abbiamo capito che se è pur vero che sotto

le lenzuola non c’è miseria, il conto -salatissimo- si presenterà

di lì a poco.

Così, a fronte di mancanza di lavoro, asili-nido che non ci sono,

mutui (anche se non sta scritto da nessuna parte che uno debba

per forza comprare casa), spese, bollette e soprattutto la famosa

rock teramano

OGM

Venerdì 16 aprile 2010 alle ore 22,30 presso il New

Galadhrim di Teramo la band teramana degli OGM

presenterà ufficialmente, con un concerto ad ingresso

libero, il suo nuovo album “Emotivamente instabile”,

prodotto dalla giovane ma già attivissima etichetta

abruzzese di rock alternativo Danze Moderne. u

marzo 2010

di Ivan Di Nino

voce c... vari di spesa di caccamesca memoria (da Felice Caccamo,

il personaggio di Teo Teocoli), a conti fatti allevare un figlio è

impresa economicamente e finanziariamente titanica.

Non parliamo poi dal togliere loro di testa di fare il calciatore/

la velina: d’altronde questi personaggi, senza cervello nati, e

senza materia grigia cresciuti, guadagnano in un mese quanto un

operaio in due vite!

Ancora, cosa dire delle cattive compagnie, del fatto che vanno

tenuti lontani da fumo, droga e alcool?

Del fatto che poi, appena cominciano ad avere la puzza sotto il

naso, vogliono lo zaino di tale marca, il telefonino di tale altra -

perché ce l’ha anche tizio...- i pantaloni di quell’altra ancora, ne

vogliamo parlare?

Scrive bene Piero Angela quando afferma che sale sempre più

l’età di chi studia e siamo sempre più anziani, sicché avviene che

la “fascia di mezzo” lavoratrice è in costante diminuzione.

Non dimentica nemmeno il buon Piero che in questo paese i

servizi sociali sono sostanzialmente inesistenti, grazie soprattutto

-aggiungo io- alla politica che pensa solo a se stessa e non a

chi li vota, salvo prodigarsi in promesse elettorali per poi farsi di

nebbia fino a nuove elezioni: ma facitece ‘o piacere!

Da ultimo, se si considera che in Italia la famiglia è vista dal fisco

come un limone da spremere, anziché essere supportata, la

frittata è fatta.

Se poi si ha la fortuna di lavorare in due,

apriti cielo: chi riesce a stare dietro ai bambini?

I nonni li viziano, o si stufano, o non vanno

d’accordo col genero o la nuora, le baby-sitters

sono sempre più costose, le strutture pubbliche

inesistenti.

Quello che voglio affermare è che i figli non si

allevano soltanto col necessario amore, ma

anche - qualche materialista di dubbio gusto

direbbe soprattutto,- con risorse economiche

che a tutt’oggi, in questo paese su un piano inclinato che rotola

sempre più giù, scarseggiano.

Il quoziente familiare (semplicisticamente: più si è in famiglia e

meno tributi si pagano) è già una realtà in Francia, Svezia ed altri

paesi con tassazione non solo più bassa, ma anche completamente

diversa dalla nostra. Da noi? Sì, campa cavallo... Allora,

alla fine, i figli vanno fatti o no? Secondo la fantasia dell’economia

sì, secondo la finanza della realtà no.

Vi lascio con alcune poetiche frasi del compianto Gaber (Giorgio,

come farei senza dite?), in cui si dimostra scientificamente che è

meglio non farsi una famiglia.. .o forse sì...

“Eh, si soffre in famiglia! col tempo aumentano i veleni! le normali

frustrazioni! e anche gl’inganni più meschini.! S’impazzisce

in famiglia! fingendo di essere felici! si sprofonda e si affoga! tra

gli egoismi più feroci.! Per sfuggire a una realtà grottesca! metti

in tasca una fotografia! e sei pronto a mollare tutto e andare via.!

La famiglia tanto amata è una morbida coperta! ma ti lascia una

ferita che rimane sempre aperta...! Ma all’improvviso gli occhi di

una donna...! e ritrovi quella meraviglia! che t’invoglia giustamente

a farti.. .una famiglia”.(G.Gaber, La famiglia) u


pag

10

la città della bici e del pedone

La Via

dei Borghi

3ª puntata

Nelle precedenti puntate abbiamo percorso a piedi l’anello

intorno a Teramo (itinerario pubblicato recentemente nella

guida per il cicloturismo del Touring) e, sempre grazie alla

collaborazione del prof. Lucio De Marcellis, abbiamo scoperto il

primo tratto della Teramo-mare, dall’Acquaviva a Villa Pavone;

questa volta andremo verso l’entroterra.

Partiamo da Teramo dirigendoci verso Torricella, lungo la SP 47 di

Bosco Martese.

La passeggiata storica, ogni giorno e in tutte le stagioni, è meta di

camminatori di tutte le età e sesso. La strada, appartenente alla

Provincia di Teramo, avrebbe bisogno urgentemente di messa in

sicurezza con l’installazione di un guardrail di legno che crei una

fascia laterale pedonale protetta. Addirittura, nel tratto cittadino,

zona del Castello, non c’è nemmeno il marciapiede.

In un’ora si raggiunge il paese di Torricella Sicura.

A questo punto i camminatori o i ciclisti in mountain bike non

hanno idea di dove poter proseguire.

Qui inizia, invece, un bel percorso, che d’ora in avanti potrebbe

essere promosso e valorizzato: La Via dei borghi.

L’itinerario, come ci racconta De Marcellis, sarà presentato nel

corso della manifestazione Primavera in bici che si svolgerà a

Torricella Sicura il 17 e 18 aprile 2010 organizzata dall’Asd Gran-

Sasso bike (www.gransassobike.it/eventi) con la partecipazione del

Coordinamento Ciclabili Abruzzo Teramano (www.abruzzoinbici.it/

coordinamento) in sinergia con i comuni di Torricella e di Teramo.

La Via dei borghi è il lotto strategico del Grande Anello, la futura

ciclopedonale intorno alla città di Teramo, che a sua volta s’inserisce

in una rete più estesa sostenuta anche dal Gal Appennino

Teramano (www.galappenninoteramano.it/turismo) che potremo

marzo 2010

di Sergio Scacchia

tornare a descrivere nelle prossime puntate.

Questo meraviglioso itinerario di 9 km che si sviluppa su strade

secondarie esistenti, unisce ben sette borghi antichi compresi nei

comuni di Torricella e Teramo, tutti ricchi di emergenze storiche e

ambientali. I centri attraversati sono: Torricella S., Piano Grande,

Cavuccio, Villa Tordinia, Villa Ripa, Travazzano, Frondarola.

L’obiettivo è di collegare anche un ottavo borgo (Valle S. Giovanni)

per mezzo dell’antico tratturo che sale verso i Monti della Laga.

Numerosi sono i punti di ristoro che s’incontrano lungo il percorso,

con beneficio sia per gli utenti e per i gestori. La valorizzazione

di questo percorso rientra nell’ottica strategica regionale del

potenziamento sinergico dell’offerta turistica mare-monti e della

destagionalizzazione (ossia di un turismo valido tutto l’anno).

Nel pomeriggio di sabato, 17 aprile 2010 (alle ore 16.00) a Torricella,

nel Centro Link, si svolgerà un convegno sui benefici dello sport e

sulla Via dei borghi, con rinfresco finale offerto tutti i presenti.

Domenica 18 aprile, alle ore 9.30, si svolgerà una “biciclettata”

in mountain bike per conoscere il percorso. La partecipazione è

gratuita e aperta a tutti, con partenza e ritorno a Torricella S.

L’itinerario, adatto per essere percorso a piedi e in mountain bike

(con piccole varianti anche in bici da strada), collega numerosi

borghi nei comuni di Torricella Sicura e di Teramo in meno di

10 km. L’abitato di Torricella è raggiunto giornalmente e in tutte

le stagioni da numerosi camminatori di tutte le età provenienti

da Teramo, i quali potrebbero proseguire lungo l’itinerario qui

descritto se fosse tabellato. Si parte dalla piazza di Torricella,

di fronte

alla chiesa

parrocchiale di

San Paolo; si

scende verso

il quartiere di

Case Romani,

passando davanti

all’antica

abitazione dei

fratelli Giorgio

e Saverio

Romani morti

durante la 1°

Guerra Mondiale. Dopo la breve discesa si risale verso il borgo

di Piano Grande costeggiando Fonte Vecchia, recentemente restaurata.

Ai margini del centro storico (visitabile in poco tempo) si

svolta a sinistra in direzione di Cavuccio. Dopo un’ulteriore breve

discesa-salita si costeggia la chiesetta di S. Nicola. Si attraversa il

borgo di Cavuccio e, in prossimità della croce, si svolta a sinistra.

Un tratto in terra battuta conduce al cimitero; superato il quale,

si attraversa la strada provinciale, e subito dopo il fosso Rio. La

moderna Villa Tordinia è subito raggiunta. Si percorre un breve

tratto di strada provinciale verso monte, quindi, in prossimità del

1° tornante si prende la via secondaria a sinistra. Volendo si può

proseguire sulla strada principale per visitare il borgo storico di

Villa Ripa per poi ricongiungersi all’itinerario che conduce all’anti


vicende italiane

Lo Sciamano

La Simonia, ovvero l’assoluzione dei peccati, le indulgenze

a pagamento. L’acquisizione di beni spirituali

e facoltà taumaturgiche assieme a grandi poteri

temporali concesse in cambio di denaro. Al contrario, semsempre nel medioevo, i pauperisti – non quelli di Paperopoli

Paperopoli

– intendevano basarsi soltanto sugli insegnamenti

e sugli esempi così riportati dalle Sacre Scritture.

Predicavano l’altruismo e una vita modesta, la

preminenza delle ricchezze spirituali sopra quelle

materiali. Corruzione & Concussione. Simon Mago

ci andò giù pesante con San San Pietro Pietro ApostoApostolo… ma duemila anni dopo, le cose

sono inevitabilmente cambiate.

La buona novella è per tutti i fumatori

e, soprattutto, per gli ex.

Quest’ultimi potranno, a breve,

dedicarsi di nuovo al loro vizietto

preferito; a inanellare sopra

la punta del naso volute azzurre

senza subire il cruccio di percepirsi

obiettivo primario di patologie fulminanti,

dal nome accattivante, come quello di un raggruppamento di

stelle nel firmamento. In latino Cancer, una delle dodici costellazioni

dello zodiaco. Ebbene, in soli tre anni… colui che

in elicottero volle discendere su di noi miseri mortali al pari

di un qualunque Pibe de Oro per partenopei allucinati; colui

che impone sui Capi redattori le mani e, miracolosamente,

addomestica le menti; colui che della bela Madunina che te

brillet de lontan tuta d’ora e piscinina conserva un prezioso

souvenir; insomma, lo Sciamano di Arcore ha promesso, alle

ca S. Maria di Ponte a Porto, facente parte

del tenimento di Frondarola. La chiesetta

è contornata da un borgo di casupole che

sorge sull’argine sinistro del fiume Tordino,

in un luogo dove vi era un antico passaggio.

Nella piana adiacente si svolgeva

l’ultima fiera d’estate; qui si radunavano

le greggi, prima della transumanza verso

le Puglie. La fiera, negli anni ’20 si spostò

ai margini dell’abitato di Frondarola, dove

mantenne la sua tradizione fino agli anni

’60. Proseguendo il cammino, si attraversa

il limitrofo ponte che sorge nei pressi del

probabile antico ponte a pietre squadrate

della Via Cecilia (come ricordavano gli

anziani agli inizi del 1800 nella descrizione

marzo 2010

dello storico Niccola Palma), la strada

romana che si diramava dalla Salaria per

raggiungere Interamnia (Teramo) proseguendo

fino a Castrum Novum (Giulianova)

sulle sponde dell’Adriatico testimoniata

anche dalla pietra miliare indicante il

miglio romano CXIIII rinvenuta a Valle

S. Giovanni nel 1993 ora nei depositi del

Museo archeologico di Chieti.

Attraversando l’attuale ponte sul Tordino

si raggiunge rapidamente la provinciale,

ai margini dell’abitato di Travazzano. Si

prosegue verso valle fino a raggiungere

il bivio di Frondarola; quindi l’ascesa al

paese, sede di un antico castello, da quale

si gode un panorama quasi a 360° verso

di Mimmo Attanasii

genti d’ogni dove, di debellare la terribile e temuta peste del

secondo e terzo millennio.

Grande l’entusiasmo tra i tabacchini e i conciatori pe’ i campi.

I produttori di scorie e veleni, assieme agli inquinatori di

mari, fiumi e aria, hanno accolto l’annunciazione con brindisi

e bollicine. Disdette innumerevoli commesse milionarie per

lo smaltimento dei rifiuti speciali tossico nocivi; appronta-

ti da architetti e ingegneri di raro intelletto progetti

di smantellamento dei reparti oncologici

negli ospedali, per dare spazio a luoghi

ludici energetici, fitness, benessere e dietetica,

con muscolosi e dotati personal

trainer ed escort, fini linguiste, esperte

massaggiatrici nelle manuali frizioni

al di sotto della cintola. Vale inoltre la

pena ricordare che nello sciamanesimo

vi è la capacità di diagnosticare e

sanare morbi e affezioni, come pure la

risoluzione a tutte le possibili incognite

del corpo sociale: dal come procacciarsi

il cibo, al come sbaraccarsi dei nemici. Raro

non sarà imbattersi in immagini che raffigurano

lo Sciamano di Arcore mentre si accinge nella bonifica

della cute orripilata chissà da quale flagello epidemico, apponendo

il suggello delle proprie labbra santificate sui dorsi

delle mani del rais di Tripoli. E allora, insieme invochiamo

tutti gli dei del calendario cantando in coro: “Gimme Five”.

Dammi il cinque, fratello! Così si facea meno tenebra che

lo Sciamano di Arcore a tutti consentiva di solcare l’onda

in magnificenti canali, 5 in tutto, dove prodigiosamente le

ambasce e i tumulti del cuore si stemperavano come la pelle

tosta di rudi pescatori ingarbugliati fra reti taglienti tirate al

sole.

Confusione è una parola che abbiamo inventato per un ordine

che non comprendiamo. (Henry Miller) u

le catene del Gran Sasso, Maiella, Laga,

Monti Gemelli.

A Frondarola si può decidere se tornare

indietro o proseguire, sempre in salita,

lungo l’antico tratturo in terra battuta che

conduce verso i Monti della Laga (di cui

si consiglia la percorrenza in estate in

attesa della sistemazione del sottofondo).

Più avanti, due opposte diramazioni del

tratturo conducono a Villa Brozzi sul

versante del Vomano, oppure al borgo

di Valle S. Giovanni sul versante del

Tordino, molto frequentato da turisti

americani. Da Valle S. Giovanni si può

tornare a Travazzano e da qui ripercorre

il percorso di andata. u

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parole composte

Prima...

vera

U na premessa è d’obbligo.

Perdonatemi, ma gli studi fatti, oltre alla mia predisposizione

naturale, mi hanno sempre portata a dare rilevanza

alle relazioni umane, continuando a credere ai valori importanti. I

miei articoli (chi ha letto i precedenti lo avrà ormai capito) trattano

sempre di argomenti collegati alle dinamiche relazionali, con la

speranza di colpire l’attenzione di chi questi valori li ha persi cavalcando

l’onda del terzo millennio, che tende ad affogare tutto ciò

che è autentico. Ovviamente, chi non è interessato all’argomento,

è libero di voltare pagina. Le mie disquisizioni sono rivolte a quei

pochi che hanno ancora voglia e tempo per riflettere sulle cose che

contano davvero.

Ed ora veniamo all’articolo.

Giocando con le parole e la fantasia ho immaginato

queste righe non una sull’altra, in senso

orizzontale, ma come una sorta di spirale che

somiglia al “gioco dell’oca”. Avete presente...

lancio dei dadi, pupazzetti segnaposto e percorso

in crescendo?

Bene, siamo al punto di partenza. La prima

parola su cui ci soffermiamo è “primavera” e

dobbiamo darne la definizione. Facile, no? «La

primavera è una delle quattro stagioni, la stagione

della rinascita per l’appunto».

Con il secondo lancio di dadi ci ritroviamo sulla casella “prima...

vera” e ci viene chiesto di formulare una frase con queste due

parole. È incredibile come i vocaboli assumano significati diversi

a seconda di come vengono scomposti o composti. È sufficiente

spezzare un termine per ottenerne altri due, che dopo pos-siamo

sistemare dove vogliamo. Allora, riflettendo un po’ ed esercitandoci

con la scrittura crea-tiva, estrapoliamo la definizione dal contesto

stagionale, gettiamo i due pezzi ottenuti in pasto all’immaginazione

e diamo vita alla frase: «Quella persona, che prima mi era sembrata

vera, si è poi rivelata falsa». Da qui approdiamo direttamente sullo

spazio: «Indica un sinonimo della parola: falsi». È fa-cile: «Disonesti».

Attenzione, ora ci stiamo addentrando in un discorso ben

più serio dell’alternarsi delle sta-gioni. Ma la nostra mente funziona

per associazioni di idee, molto più di quanto possiamo im-maginare,

e a volte è un piacere assecondarla.

Alcuni di voi, a questo punto, avranno di sicuro abbandonato il gioco.

Non importa, continuo con chi è rimasto. Siamo dunque sulla casella

“dis-onesti” ed ora ci viene chiesto: «Qual è la categoria contraria?».

Facile anche questa: «Gli onesti». Ok, possiamo andare avanti.

Riusciamo ad evitare soste e punizioni e in un attimo ci troviamo su:

«Indica un sinonimo della parola: onesti». Facilissimo: «Leali».

Guadagniamo ancora un paio di passi ed arriviamo sul quesito: «In

marzo 2010

di Carla Trippini

quale altro contesto viene usato: le-ali?».

Qui purtroppo stiamo fermi un giro, perché siamo costretti a pensare.

Ma poi abbiamo l’intuizione. Ci siamo: «Le ali della libertà, un modo di

dire che indica il desiderio di volare senza vincoli e senza im-pegni».

A questo punto non so se mi state ancora seguendo, ma io vado

avanti ugualmente. Siamo dunque giunti sulla casella “im-pegni”

e la domanda è: «Chi ha preso un im-pegno può ritenersi talmente

libero da non rispettare le regole insite nell’accordo ed imbrogliare

così la buona fede della controparte?».

Mi dispiace ma sul concetto di im-pegno e libertà siamo costretti a

fermarci ancora un altro giro, perché non tutti sanno che la libertà

non è un concetto illimitato, infatti inizia per “elle” e fi-nisce per

“à”. Sembrerà strano, ma anche la libertà ha dei con-fini.

Ripartendo con il nostro ipotetico “gioco dell’oca” ci troviamo a

dover fare i conti con un’altra questione: «Quali altre parole fanno

rima con libertà e, se pur con significato diverso, non ne li-mitano il

concetto?». Qui la risposta è veloce: «Onestà, ad esempio, oppure

moralità, serietà, lealtà, sincerità, tanto per dirne alcune».

E adesso siamo in dirittura d’arrivo, la penultima casella prima

del traguardo, un gioco di pa-role adatto solo ai più esperti di enigmistica:

«Come definisci coloro che, essendo convinti di essere

liberi di dire e fare ciò che vogliono, ingannano il

prossimo dicendo un sacco di menzo-gne e, di

conseguenza, oltre a tradire la fiducia di chi ha

creduto in loro, approfittano della sua bontà e ne

calpestano la dignità?».

Lascio in sospeso la risposta, perché ognuno

di noi conosce delle persone così e sa qual è

l’appellativo giusto per esse.

Siamo così giunti al traguardo.

La morale è la seguente. Ci sono individui che, in

nome di un ab-uso del concetto di libertà, fanno

un sacco di cazzate (scusate il termine, ma rendeva bene l’idea!) e,

come se non bastas-se, non hanno il coraggio di assumersene la

responsabilità, anzi, tendono a negare le male-fatte. Queste persone,

ad un certo punto superano il limite (il con-fine) e sottovalutano

l’avversario, finendo così col pagare pegno a causa di errori

commessi per dis-onestà. Potete star certi (se vi può consolare)

che prima o poi qualcuno metterà la parola “fine” al loro gioco, ma

sarà solo quando si troveranno a dover fare i conti con la propria

coscienza (ammesso che ce l’abbiano, una coscienza), che si

accorgeranno di non aver vinto. u


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imperativo: vendere

Istruzioni per

difendersi dalle

pubblicità

shock

La pubblicità è divenuta nel corso degli anni una costante,

presente in molti ambiti della vita quotidiana.

I mezzi di comunicazione di massa in pochi decenni

sono diventati parte integrante della nostra vita, trasmettendo

in diverse forme e in tutto l’arco della giornata migliaia di messaggi

di ogni tipo.

Gli annunci pubblicitari

sono diventati

così numerosi, che

non è sorprendente

che il consumatore

cerchi il modo di

evitarli. Ciò che oggi

facciamo con il telecomando

esisteva

molto prima che i

mezzi elettronici lo

rendessero più facile.

L’occhio umano,

infatti, è capace di

saltare quasi istintivamente

gli annunci

in un giornale o

in una rivista; un

esame superficiale

dei messaggi gli basta per

decidere quali ascolterà

ed elaborerà e quali ignorerà

spietatamente.

Sulla base di questo

scenario, i pubblicitari

ricorrono ad ogni mezzo

pur di guadagnarsi l’attenzione

delle persone; le

leggi sulla comunicazione persuasiva vogliono che la pubblicità

segua due grandi fattori:

• le esigenze, i gusti e gli umori del momento del consumatore;

• la capacità creativa del pubblicitario per essere rilevanti e

richiamare la sua attenzione.

In questo modo possiamo assistere a spot che “giocano” sul

marzo 2010

di Cinzia Colantuoni

Psicologa, psicoterapeuta

doppio senso delle parole, cartelloni con immagini forti e

giudicate dai più di cattivo gusto, tutto nell’ottica di attirare

l’attenzione del consumatore, ovvero «…bene o male purché

se ne parli…».

Ma se da un lato la ricerca dell’azienda è giustificata dalla

necessità di “farsi spazio” in un mare di immagini, parole,

messaggi che ogni giorno ci colpiscono, non è altrettanto

chiara la reazione delle persone che davanti ad un certo tipo

di pubblicità si sentono chiamate in causa personalmente.

Perché la pubblicità ha assunto un ruolo così importante

nella vita di tutti i giorni?! Perché la pubblicità “provocatoria”

funziona e viene sempre più spesso utilizzata dalle Aziende?!

Cos’è che spinge una persona ad identificarsi nell’immagine

che vede a tal punto da sentirsi risentito e/o al contrario da

sentirsi lusingato?!

Alcuni teorici sostengono che l’utilizzo di tecniche grafiche

sempre più sofisticate porti gli individui a confrontarsi con

immagini realistiche, con conseguenze dirette sul sistema

emotivo; inoltre, teorie sempre più complesse aiutano i creativi

nella cura dei dettagli e nella scelta delle parole al fine di

pubblicare frasi efficaci nel loro effetto.

Oggi assistiamo a pubblicità che ritraggono persone di ogni

giorno a confronto con le proprie debolezze/virtù, affiancate

al prodotto da pubblicizzare attraverso elaborati mentali

e psicologici che hanno

l’effetto di produrre un riconoscimento

nell’individuo,

facendo leva sul sentimento

di solitudine che appartiene

ad ognuno di noi, colpendo

direttamente gli aspetti

della personalità percepita

dallo stesso.

Se questo dal punto

di vista del marketing

ha sicuramente

il suo giusto

effetto, dall’altro

quali sono le

conseguenze, soprattutto

per quei

soggetti che hanno

una forte tendenza

all’identificazione?!

La domanda diventa

importante, in particolare, per quelle pubblicità “shock”

che utilizzano immagini tendenti a sottolineare e/o ad evidenziare

i simboli della debolezza umana.

Tutti noi ricordiamo come Oliviero Toscani fece scandalo

nelle sue pubblicità che esasperavano problematiche fino

ad allora taciute o discusse solo in ambito clinico. Ma al di là

dell’intento più o meno condiviso di “risveglio” sociale, viene

da domandarsi come le persone possano reagire di fronte ad

immagini forti inserite in contesti non propriamente consoni


al messaggio da divulgare.

Sono molto frequenti interviste, articoli

e servizi giornalistici in cui si discute se

sia giusto o meno associare le debolezze

umane con gli articoli da vendere,

e quale risonanza abbia questo tipo di

pubblicità, ad esempio:

Come potrebbe reagire una persona di

fronte ad una foto di donna attraente

che con fare lascivo annuncia di «volerla

regalare» …(campagna pubblicitaria

di un bar)

O ancora quali possono essere le

reazioni di un individuo che si trova di

fronte ad un’ immagine di un uomo

anziano con accanto un messaggio

chiaro di “rottamazione del vecchio”...

(campagna pubblicitaria di un negozio

di mobili)

Ma qui non si vuole entrare nel merito

se sia corretto o no effettuare una campagna

pubblicitaria così detta shock,

piuttosto l’intento è quello di fornire agli

individui gli strumenti per “difendersi”

dalla risonanza emotiva che una pubblicità

può creare alla persona.

Recenti studi hanno evidenziato che

mai come ai nostri giorni i messaggi influenzano

lo stato emotivo dell’individuo

a tal punto da creare stati ansiogeni e/o

al contrario di benessere. Ciò accade a

Facebook

e dintorni

considerazioni

collaterali

di Maria Grazia Frattaruolo

Che la mania di Facebook

impazzi dappertutto è ormai

chiaro. Ciò che è un po’ meno

chiaro, o fingiamo che lo sia, è il

fatto che dal lunedì al venerdì ci sia

un intasamento di utenti mentre il

sabato e la domenica tutto tace. La

spiegazione è scontata e ovvia per

tutti, invece di lavorare si cazzeggia allegramente con

farmville, il biscotto della fortuna e stupidaggini del

genere. Il che implica non solo una mancata “produ-

causa dell’eccessivo bombardamento

di informazioni cui siamo sottoposti

ogni giorno, e la nostra mente, vista

la mole di input da gestire, non riesce

più a essere un “filtro” adeguato, con

conseguenze dirette sulle emozioni. E

questo vale in particolar modo per la

pubblicità.

Ma come possiamo difenderci da tutto

questo?!

È importante che l’essere umano torni

a riappropriarsi della propria individualità,

difendendola in quanto unica e

speciale. Questo significa, che di fronte

ad un messaggio che mi colpisce in

particolar modo, debbo essere in grado

di distinguere ciò che mi appartiene da

ciò che invece viene divulgato a scopo

commerciale. Con un esempio pratico:

una pubblicità che mette in risalto una

donna magra, vincente, ed attraente,

potrebbe “ferirmi” a causa di un senso

di inadeguatezza che appartiene solo

a me. In questo caso è rilevante capire

che il messaggio pubblicitario non

è riferito nello specifico ad una mia

debolezza, e che il senso di inadeguatezza

deriva da una serie di regole

sociali dettate da altri. Così facendo, la

mia risposta emotiva sarà adeguata al

contesto e ai miei valori interni.

L’uomo ha bisogno di ritrovare la capacità

di dare la giusta risonanza emotiva

a ciò che proviene dal mondo esterno,

questo favorisce sicuramente un buon

livello di autostima e fiducia in sé con

effetti diretti sul proprio agire.

Ritrovare la propria capacità di ironizzare

di fronte ad un messaggio provocatorio,

ha come conseguenza quella

di farci sentire più forti e padroni della

nostra libertà di scelta. Infatti, oggi,

gli esseri umano lamentano proprio la

perdita della libertà di scegliere ciò che

è più adeguato per se stessi, e questo

accade a causa di un forte processo di

identificazione.

Non bisogna dimenticare la propria

unicità, portatrice di valori e principi,

ma soprattutto strumento per orientarsi

in un mondo pieno di ogni tipo di

messaggio.

Il nostro sentirci unici diventa così la

bussola che ci permette di muoverci

nel mondo, scegliere quali messaggi

accogliere e soprattutto osservare una

immagine shock per quella che è: un

messaggio pubblicitario che mira alla

vendita di un prodotto!!! u

zione” da parte di certi dipendenti pubblici ma pure

un uso improprio della connessione aziendale. La

conseguenza è che molte aziende pubbliche e private

si sono attivate per impedire l’accesso a Facebook.

Molte, ma non tutte. Tuttora scorgo tanti “furbetti”

sulla mia Home, e fintanto si tratta di

dipendenti privati poco mi tange (se non

se ne preoccupa l’azienda, figuriamoci

io!), ma quando trovo dipendenti pubblici,

pagati con i miei soldi, che invece di

lavorare sfogliano i loro album fotografici

consolandosi di una bellezza che forse

e con tanta buona volontà fu, ma che in

ogni caso è svanita da un pezzo, allora

permettetemi l’espressione: “mi girano!”

Invito il Sindaco e i vari Presidenti di Enti

Pubblici a far vigilare meglio sui propri

dipendenti e magari a impedire l’accesso ai Social

Network e a tutto ciò che non concerne il lavoro ma è

solo frutto di distrazione.

Quando parlo di dipendenti, mi riferisco anche a

quelli assunti con contratto di collaborazione, salvo

dimostrare che i soldi non escono fuori pure dalle

mie tasche. u

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Teramo culturale

Fare

musica

a Teramo

In margine al caso di

Nuove Armonie

Ho seguito anch’io, come credo tanti altri che in città si

occupano di musica e di arte, la vicenda di Nuove Armonie,

la sottoscrizione del manifesto “per una nuova politica

economico-culturale”, le iniziative e le battaglie sferrate contro

l’establishment artistico locale in nome dei diritti dei giovani artisti,

e l’ho fatto con sincera curiosità. La scelta, piuttosto evidente,

è stata quella di autoproporsi come rappresentanza del nuovo

rispetto al vecchio, come un luogo di libertà e

di partecipazione contro le corporazioni e le

ingerenze oppressive dello status quo. Dopo

essere tornato con la mente a Woodstock e al

radicalismo sessantottino, alla generazione

dei “figli dei fiori”, e alle mille utopie anarchiche

di trasformazione della società di quel

periodo, non ho potuto che rimettere i piedi

per terra. La realtà è che questa rappresentanza

non rappresenta altro che se stessa, e

che Teramo non ha mai avuto alcun “sistema

culturale”, figurarsi poi monopoli artistici

o gestionali. Il problema è semmai proprio

quello opposto, dell’eccessiva frammentazione,

della mancanza di una gestione organica

degli eventi, di una dispersione delle energie

e, appunto, di uno sport diffuso alla litigiosità

e all’egocentrismo. L’operazione della denuncia,

della lotta per i diritti violati contro storture e malaffare sono

una cosa nobilissima, ma non si può affidare all’improvvisazione,

praticare con leggerezza, come un gioco, derogando agli obblighi

di rigore e imparzialità. Da tempo, anzi fin dal primo istante, gli

attacchi rivolti ai responsabili di musica e spettacolo a Teramo

sono scaduti con frequenza in banalità puerili, assurdità prive di

fondamento, illazioni deliranti e gigionesche. Eppure a imitare il

dissenso, in un’epoca in cui esso è già dilagante, si guadagna subito

in consenso. Il manifesto di Nuove Armonie conta ormai quasi mille

adesioni, più o meno “virtuali”.

Certo non tutto in quel manifesto è pura provocazione, anzi, vi si trova

del sacrosanto. Quanti spazi offre Teramo alla musica? Molti per

chi voglia imparare a suonarla, abbastanza per chi voglia conoscerla,

ancora pressoché nessuno per chi voglia “farla”, ovvero proporne

di nuova. È indubitabile che la musica sia anzitutto, come ogni

› Caricatura De Filippis-Delfi co

marzo 2010

di Silvio Paolini Merlo

forma di manifestazione culturale, qualcosa di vivo e in continua

evoluzione. Senza partecipazione attiva, essa rimane formula inerte

quando è apprendimento, routine quando è concerto. Paradossalmente,

malgrado nel teramano non vi sia grande abbondanza

di compositori, la richiesta nei loro confronti è praticamente nulla,

il ruolo sociale che li compete si direbbe rientrare nel superfluo.

L’alternativa è tra il “sapersi vendere”, il carrierismo a oltranza,

talvolta il dilettantismo rampante, e l’artigianato da élite, l’ascesi

platonica di chi crea solo per se stesso, lontano dal turbine della

mondanità. Quasi che comporre in risposta a un’intima esigenza

espressiva, svincolandosi da condizionamenti esterni e prima di

averne calcolato costi e benefici, sia un male da evitare, un vizio del

quale mondarsi, o al contrario un giusto martirio.

Ciò nonostante, credo che Teramo stia vivendo da qualche anno,

specie grazie allo spirito d’iniziativa di alcune delle sue realtà associative,

un cambiamento profondo nella sua programmazione culturale,

un cambiamento che arriva da lontano ma che non riflette in

tutto le cosiddette leggi del mercato. Nemmeno mi sembra esatto

dire, da questo punto di vista, che Teramo si stia “sprovincializzando”.

La realtà di provincia è e resta di provincia, con peculiarità sue

proprie che non saranno mai quelle della grande città. Altrettanto

certo, del resto, è che la scomparsa dei tradizionali confini nazionali

ha comportato che il mondo sia ormai tutto

centro e periferia. Concetto questo tutt’altro

che nuovo, di molto precedente lo stesso

avvento di internet. Per cui non è più vero,

come lo era una volta, che restare in provincia

sia una forma di emarginazione o che

farsi conoscere significhi tagliare le radici. Gli

effetti di questo nuovo scenario sono ormai

apprezzabili anche a Teramo, dove tendono a

ridursi e in qualche caso a scomparire alcune

antiche tendenze del passato: quelle cioè,

da una parte, dello sciovinismo da campanile,

e dall’altra del surclassamento dell’offerta

culturale locale, per cui si è prodighi

nel sollecitare eventi che poco o nulla hanno

a che vedere con la nostra città, e distratti

invece nel dare risalto alle risorse artistiche

del territorio. Certo, l’antica abitudine si riaffaccia

di continuo e tende a escludere le culture non materiali, ma

il fenomeno è ormai troppo diffuso perché anche Teramo non ne

resti coinvolta. È un processo in atto che va solo agevolato. Sull’onda

virtuosa di questo cambiamento, c’è allora da augurarsi in futuro

nuovi e più larghi spazi per un piano di promozione più consapevole,

che si alimenti costruttivamente delle nostre identità, ma c’è da

augurarsi al tempo stesso che questi spazi vengano riempiti con

proposte serie, con idee concrete, con azioni costruttive, altrimenti

le virtuosità potenziali servono a poco.

Che dire perciò a Nuove Armonie? Che le sue proposte sono spesso

esatte in teoria ma piuttosto vaghe in pratica, in genere condivisibili

nel merito ma quasi mai nel metodo. Difendere una posizione antagonista

senza ridurla a monologo è, come il fare musica, un’arte, e

richiede attitudine. Le posizioni estremiste, gli strali lanciati contro

un nemico più costruito che reale, anche se giusti, alla lunga non


cose teramane

I vasoni

fi scali

serviranno a qualcosa?

Quanto sei grande Roma quand’è al tramonto, quando

l’arancia rosseggia ancora sui sette colli e il ponentino,

più malandrino che c’hai, pare sussurrare: arrivederci,

Roma. Non so scordarti più. Porto in Inghilterra i tuoi tramonti,

porto a Londra Trinità dei monti, porto nel mio cuore i giuramenti

e gli I love you!

Quel venticello, quella

lieve brezza di mare,

che tanto ha illanguidito

l’animo di inglesi

accatastati dentro a un

pullman Gran Turismo,

gli fa scuotere soltanto

un orecchio come ai gatti

se gli soffi sulla collottola,

al teramano che di sabato sera va a prendersi il caffè nella

capitale, ché tanto adesso c’è pure il traforo. La Città Eterna. Un

suono dolce evoca l’anagrammare del suo nome: amor! Meno

melodioso apparirebbe quello della nostra città: omerta… e

fermiamoci qui, perché se si va avanti così, con il giochino di

enigmistica, è ancora peggio.

Dal Rugantino del Sistina al Giacobbo di Teleponte, che rimprovera

all’amico di averlo portato solo adesso a visitare le rovine

di Roma e non prima, quando stava ancora tutto in piedi. Più

o meno, è questa la filosofia che ci accomuna con l’indolenza

romana. Un’ultima battuta sulla bocca di traverso, mentre

reggono e non ottengono alcuno scopo.

Largo ai giovani? Rendere la cultura un

luogo aperto e non un piedistallo ingessato?

Verissimo. Sbeffeggiare i promotori esistenti?

Ritenerli contrari al rinnovamento

Errata Corrige

Nello scorso numero, nell’articolo

“Destino di un teatro” di Silvio Paolini

Merlo, le didascalie delle foto relative

alla “sala della Cetra” e del “palcoscenico

dalla platea” sono state

erroneamente invertite.

Pubblichiamo di nuovo le foto con le

didascalie corrette.

marzo 2010

perché inseriti in un contesto extracittadino?

Denunciare come sprecati i finanziamenti

per quelle manifestazioni che non

ottengono grande riscontro di pubblico?

Del tutto sbagliato. È un po’ come tessere

› Il palcoscenico dalla platea

fingiamo di allontanarci, per non comprometterci più di tanto. Poi

si torna indietro, con le mani in tasca, scrollando il capo in segno

di disapprovazione e un ghigno sul grugno a ripetere le nostre

ragioni fino a che il senso del ridicolo non diventa insopprimibile.

Le stesse ragioni, le discolpe e gli sgravi morali che si scoprono

quando si parcheggia sulle strisce pedonali o sugli spazi riservati

ai portatori di handicap. Ogni volta che si occupa la strada perché

si vuol stare larghi o si fa inversione… ma attenzione, non più

quella a U, bensì a V. Come accade quotidianamente in Piazza

Martiri, da quando hanno prolungato la filiera dei vasoni imposti

lì, in maniera fiscale, a dissuadere gli automobilisti dall’invadere

vergini asfalti. Comportamenti non immorali, ma lo stesso sbagliati

se si riconosce che il bene comune, la solidarietà, la legalità,

la condivisione, il rispetto dell’altro, il dialogo, la condivisione

pubblica di sentimenti, delle regole è il giusto significato da dare

a un termine di cui si abusa: l’etica.

I vasoni fiscali sono l’ultima trovata per l’allestimento di arroccamenti

difensivi, un

campo trincerato. Chiusi

in una roccaforte di varchi

elettronici e Cavalli di

Frisia, siamo sbigottiti

di tanta sgarbataggine e

volgarità se passeggiamo a

piedi, per poi assolverci per

insufficienza di testimoni

oculari, quando eccediamo

nel turpiloquio e in licenziosità a bordo della nostra inviolabile

automobile.

La resistenza a queste sacche importune di autogestione

disinvolta di leggi, regole e precetti si percepisce ma non è così

evidente da poter sperare in un futuro prossimo dalla morale

più istruita. La colpa non è degli altri e non saranno gli altri a

liberarci.

...non esistono liberazioni, ma uomini che si liberano

(Camillo del Piaz). u

› La “Sala della Cetra”

di Mimmo Attanasii

un certo discorso da una parte e sfilarlo

tutto dall’altra, come decidere di intraprendere

un viaggio, lungo e impegnativo,

sbarrando porte e finestre.

Evidentemente qualcosa non torna. u

pag

17


pag

18

la memoria?

Su le mani dal

comunale!

Prima di cominciare, una premessa: non dovete prendervela

con me che scrivo, ma con il mio amico Nino Viandi, dacché

le idee di seguito espresse sono sue. Non maleditemi e non

protestate come altre volte, tanto non serve.

Questo signore è stato svegliato qualche settimana fa, durante

una mattina di un grigio sabato di fine inverno, da uno “strillone”

che strombazzava ridacchiando a lettere non troppo chiare: “Giù le

mani dal comunale! Aderite anche voi! Firmate!”

“Ma come” dice Nino, “per anni i teramani hanno

chiesto il nuovo stadio ed ora che ce l’hanno vogliono

che quello vecchio, sito in un posto assolutamente

non invidiabile per le infrastrutture (parcheggi, spazi

ecc.) resti uguale a se stesso? Secondo me sarebbe il

caso di fare tre cose: la prima è raddrizzare la strada

ed allargarla; secondo, se possibile, fare un piccolo

parcheggio sotterraneo tipo Piazza Dante, ché non

bastano mai; da ultimo, the last but not the least,

un bel parco giochi per bambini, totalmente gratuito nella zona a

ridosso della scuola S. Giuseppe.

Lasciare il vecchio stadio così com’è non serve a niente, tutt’al più è

necessario intervenire sugli altri campetti (Cona, Piano della Lenta

ecc.) per far sì che quei dossi da montagne russe scompaiano

mediante l’utilizzo di una corretta manutenzione corredata da erba,

anche sintetica, visto che va molto di moda. Poi non ci lamentiamo

che ai ragazzini che mettono per la prima volta i tacchetti saltano

i legamenti… Sinceramente non capisco l’accanirsi nel tenere le

cose come stanno.

Teramo uber alles

Dancing

Romana Domus

Piazza Sant’Anna

di Mimmo Attanasii

Everybody clap your hands è lo slogan ad

effetto che da giorni fa smuovere le labbra

ai teramani dinanzi agli allestimenti promozionali

e alla suggestione degli elementi luminosi di una

personale dell’artista Marco Lodola, nelle sale di

Torre Bruciata. L’iconografia pop tipica dell’artista prosegue

nella piazza antistante a dialogare con il sito archeologico. Lost

Light, luci perdute, in aperto contrasto con ciò che fu l’Exempla

dei Kounellis, Messina, Paladino, Pistoletto, Bassiri, Nagasawa

marzo 2010

di Ivan Di Nino

Certo, se al posto del Comunale dovesse sorgere il solito albero di

trenta piani, allora è meglio non cambiare. E’ il solito scontro generazionale:

la maggior parte dei nostalgici ha qualche capello bianco,

magari lì ha giocato e rifugge totalmente l’idea che dove sgroppava

sulla fascia per fare venti chilometri a partita ci sia dell’asfalto o

un’altalena mentre altri, magari più giovani e meno infervorati da

certi spiritelli di curva di derivazione diavolesca, vogliono l’innovazione

ma non di cemento armato”.

Il mio amico ricorda anche che “durante una partita del Teramo di

qualche anno fa trasmessa da Rai sport satellite, i commentatori

dicevano a chiare lettere che se la squadra della nostra città avesse

voluto fare un balzo avanti nelle categorie calcistiche, il nuovo stadio

sarebbe stato assolutamente necessario. Infatti gli stessi giornalisti

avevano avuto, nonostante il pass di rito, seri problemi per parcheggiare!”

Se è di questioni infrastrutturali che si parla, allora è da

scrivere che c’è necessità di nuove strade interne

–come il lotto zero ed il fallito Lotto duemila- ed

esterne: da S. Onofrio a Garrufo sono necessari

cinque chilometri per concludere la strada con la

Val Vibrata ma non si fanno; che dire poi della Val

Vomano-Val Fino? Tuttavia i nostri amministratori

indugiano tanto faraonicamente quanto pindaricamente

in inutili progetti quali lo spostamento della

A14 o la Teramo- Pedaso!

Se poi l’attenzione va focalizzata politicamente sulle pagliuzze e non

sulle travi che sbarrano il futuro della città…

P.S. Però, che goduria! Grazie a Vincent Tauà (che ha rifiutato lo

stipendio perché non segna) siamo entrati dalla porta principale nei

telegiornali nazionali: che spettacolo sentire la cronaca di Teramo-

Notaresco 5-0 nel TG5 alle 20.20 della domenica sera prima della

Serie A!

Cari interisti, juventini & co. fate largo, almeno per pochi minuti:

FORZA TARREME!!! u

e compagnia andante. Pur distinguendo con difficoltà il nome

dell’artista luminoso dal suo quasi omonimo Marco Lodoli, scrittore

giornalista italiano, che collabora con Repubblica, quotidiano

manifestamente sgradito agli occhi del Cavaliere di Arcore,

apprezziamo comunque gli sforzi degli organizzatori, che hanno

voluto oltretutto, e ottenuto innanzi tutto, l’apertura di una nuova

sala da ballo old style by Raul Casadei de’ noartri, nel bel mezzo

di Piazza Sant’Anna. Il nuovissimo Dancing Romana

Domus gode di ampie sale per banchetti e prestigiosi

convegni; una capiente pista da ballo su mosaici leonini

e preziosissimi elementi geometrici del decoro a

cassettoni. Disponibile un vasto parcheggio abusivo

sotto la corte de Lo Governatore. Tolleranza zero,

furono le ultime parole famose del Borgomastro!

…e la cittadinanza tutta non è assolutamente invitata

a partecipare: rischierebbe di essere investita dalle

automobili, in spazi inibiti all’accesso da una severissima cartellonistica

di divieti, ritenuta in astratto un vezzoso arredo urbano.

Non voglio misurarmi in scortesia con te per non dimostrarti

quanto sei dilettante. (Bewitched) u


È arrivata la tua

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20

personaggi Teramani

Filippo

Dottorelli

poeta dialettale

Filippo Dottorelli (Teramo 1850-1929), misconosciuto poeta

dialettale, frequentò il Liceo Melchiorre Dèlfico dove

conseguì la maturità nel 1871. Fu

poi dipendente dell’Ufficio Tecnico della

Provincia, dove lavorò sotto la direzione

dell’ingegner Gaetano Crugnola e fu

collega di Erasmo Sciarra, altro poeta e

“filastroccaro” notissimo ai suoi giorni ma

oggi dimenticato.

Il suo esordio poetico è del 1879 quando sul

Corriere abruzzese pubblicò La Ferruvije un

componimento nel quale si faceva interprete delle antiche aspirazioni

dei teramani ad avere un collegamento rapido al mare e,

soprattutto, alla linea ferroviaria adriatica. La Teramo-Giulianova

fu appaltata poco dopo e completata nella primavera del 1884.

Avame susperate jurn’e nnòtte

Pe’ pputé’ ‘va’ ‘na ci’ de ferruvije;

Stam’aspettènne da lu sessandotte,

E ‘ngore n’n ge se lève sta hulìje.

- La ferruvìje, ‘gnorsì, s’à da fa’,

Sarrìje ‘na ‘ngiustìzij’ a ddice’ no;

Ma mo’ n’n ze po’, se faciarrà cchiù cqua:

‘Na ci’ di pacijìnze ce la vo’! -

note linguistiche

di Maria Gabriella Di Flaviano

L’archivio delle

parole dubbie:

un modesto suggerimento

Nessuno vuole passare per ignorante sbagliando la

pronuncia di certi vocaboli, noti proprio per l’incertezza

della loro pronuncia. Per non incorrere in errori madornali,

sarebbe interessante creare una rubrica-archivio dei vocaboli

dalla pronuncia dubbia, nella quale annotare la pronuncia

marzo 2010

di Fausto Eugeni

Non volle mai riunire in volume i suoi componimenti, poco più

di una ventina in tutto, caratterizzati dagli argomenti e dalle

forme più diverse: poesie d’amore e d’occasione, alla patria in

guerra e al protettore san Berardo, quasi sempre pubblicate

sul locale Corriere. Pregevolissimo il suo Sant’Antonio del

1892, una rivisitazione del classico inno, che fu eseguito per le

vie della città dal complesso musicale del maestro Gaetano

Mosca.

Paragonata a quella di Brigiotti

la sua produzione appare sicuramente

meno raffinata. A fronte di

una metrica a volte zoppicante e di

una incerta scrittura del dialetto va

sottolineato però il lessico molto

ricco e lo spirito giocoso che lo fece

apprezzare moltissimo dai suoi

concittadini.

L’espressione migliore della sua vena poetica è il Dante terramane

una versione in vernacolo di alcuni canti dell’Inferno, il

primo dei quali fu pubblicato nel 1919 dalla Rivista Abruzzese di

Giacinto Pannella, con grande successo di pubblico.

Questo l’incipit

‘Nmezze a u flore de la vita mì,

Ì m’ artruvive dantre nu cannate,

Da dove nne putave prubej ‘arscì,

Isecriste mi! Parave na rate,

Ere prubbetamente giambruite

Che cumincive a renneà la fate,

Tante me ciavave sfastiteiàte.

Ma pe dice lu bè che ce ‘ngundrive

Ve diche chille che ce so’ truvite.

Ne nzacce prubbete come ce ‘ndrive,

Tante stave ‘nbapite lù mumente

Che la strate deritte abbandunive.

scorretta, quella corretta e la motivazione,

come nel quadro seguente:

pronuncia pronuncia motivazione

scorretta corretta

alàcre àlacre perché dal latino àlacer

sàluber salùbre perché dal latino salùber

leccòrnia leccornìa perché dal latino leccornerìa

èdile edìle perché dal latino aedilìs

guàina guaìna perché dal latino vagìna

pùdico pudìco perché dal latino pudìcus

mòllica mollìca perché dal latino mollica

rùbrica rubrìca perché dal latino rubrica

zàffiro zaffìro perché dal latino sapphìrus


dura lex sed lex

L’utente

non è (più)

raggiungibile

Mentre il mondo scientifico

si interroga e si divide sui

danni causati dalle radiazioni

elettromagnetiche emesse dai

telefoni cellulari, la Corte di appello

di Brescia ammette per la prima

volta nella giurisprudenza italiana,

la malattia professionale di un

dirigente per l’uso eccessivo del telefono cellulare. Infatti con

la sentenza n. 514 del 22 dicembre 2009 la sezione lavoro della

Corte di appello di Brescia ha riconosciuto l’origine professionale

di un tumore cerebrale sviluppatosi in danno di un dirigente

che, per ragioni di lavoro, aveva utilizzato il telefono cellulare e il

cordless per molti anni e con una media di cinque ore al giorno.

La controversia è di particolare attualità poiché riguarda la

questione non ancora pacifica, come sopra già anticipato, sui

danni derivanti dalle radiazioni elettromagnetiche emesse dai

telefoni cellulari. Nel caso di specie, un dirigente affetto da un

“neurinoma del ganglio di Gasser” ha evocato in giudizio l’INAIL

per vedersi riconosciuta la propria patologia come malattia

professionale, affermando che la medesima fosse ricollegabile

all’uso diuturno del cellulare e del cordless per almeno

cinque ore al giorno e per diversi anni. Il ricorso è stato respinto

in primo grado dal Tribunale di Brescia che, nel condividere

completamente le valutazioni formulate dal consulente tecnico

all’uopo designato, ha escluso il nesso di causalità tra l’uso del

cellulare e la patologia denunciata. La Corte di appello, tuttavia,

dietro istanza del dirigente che aveva depositato una ponderosa

perizia di parte intesa a contestare le risultanze peritali

avverse, ha disposto una nuova consulenza tecnica di ufficio,

che, diversamente da quanto valutato dal CTU di prime cure, ha,

invece, individuato il nesso concausale tra l’utilizzo dei telefoni

e la patologia del dirigente. Il CTU della fase di appello, nel riassumere

i dati di alcuni recenti studi condotti tra il 2005 e il 2009,

ha evidenziato che sussiste un aumento significativo del rischio

relativo di neurinoma collegato all’uso del cellulare, spiegando

che il rischio relativo per la insorgenza di una malattia derivante

da un fattore di rischio è determinato dal rapporto tra il

numero degli esposti con il numero dei non esposti nell’ambito

delle persone che hanno contratto la malattia. In conclusione

il CTU ha rilevato che nel caso di specie, essendo pacifica la

esposizione alle frequenze elettromagnetiche per tutte quelle

ore al giorno e per così lungo tempo del ricorrente, la malattia in

questione fosse causalmente riconducibile al fattore di rischio

marzo 2010

a cura di

Amilcare Laurìa ed Elvio Fortuna

avvocati associati

con un alto grado di probabilità. Tale valutazione peritale è stata

determinante per la Corte ai fini dell’accoglimento dell’appello.

Infatti la malattia in questione, non essendo tabellata,

ossia inserita in quegli elenchi (secondo il Testo unico INAIL)

aventi carattere tassativo che godono della presunzione legale

della eziologia professionale, doveva essere necessariamente

dimostrata dal lavoratore su cui incombeva il relativo onere. E

la prova delle malattie non tabellate deve essere dimostrata dal

lavoratore con un grado di ragionevole certezza che può essere

ravvisata solo con un elevato grado di probabilità.

La sentenza in commento, per quanto apprezzabile, non potrà

certo garantire una concreta osservanza da parte di altri giudici

di merito, non essendo unanime la conferma della comunità

scientifica sui danni alla salute riconducibili all’uso eccessivo

del cellulare. u

Piazza Dante

Dopo due anni e averne viste tante,

riapre fi nalmente Piazza Dante.

Venendo in piazza dalla Via Mazzini:

la strada con i tigli e i giardini,

ti trovi avanti il luminoso ingresso

del gran parcheggio collocato in basso;

Di fi anco c’è un passaggio pedonale

piuttosto stretto; ma, per chi è normale,

si passa agevolmente. Invece il grasso

dovrà penare un po’ per questo passa

Però, una volta che sei giunto in piazza,

la gioia nel tuo cuor davvero impazza!

Altri parcheggi sono ai piano “a raso”

con delle strane aiuole e qualche vaso.

E ciò che più colpisce e pare strano

son due strutture simil vespasiano.

Ma la genialità sta nelle grate,

che per la piazza son disseminate.

E quelle veramente sconvolgenti

(sto pensando a quei poveri studenti)

sono allocate lungo il frontespizio

di quel glorioso e splendido edifi zio

che ospita i! Liceo con il Convitto,

e, per la verità, son molto affl itto

Per i ragazzi che respireranno

i gas delle auto che sotto stanno.

di Luigi

Pardo

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21


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22

in giro

La

Madonna

dello

Splendore

Il mondo sarà salvato

dalla bellezza

Il silenzio è la prima presenza che si avverte. Un silenzio

antico, uguale ormai da secoli. E dire che il caos di Giulianova

è lì, a pochi passi.

Un silenzio mistico, scheggiato solo a tratti dall’abbaiare di un

cane. Il santuario della Madonna dello Splendore sembra dominare

l’immensità dell’Adriatico, in un ambiente fortemente

coinvolgente dove la bellezza della natura si fonde con la

rasserenante beltà della fede in Dio e nella Madre del Cristo.

Poco importa se il miracolo dell’apparizione della Vergine

è una, delle tante tradizioni orali tramandate dall’immensa

devozione popolare, nessuna, secondo gli scettici, suffragate

da indagini accurate.

Il santuario con l’annesso convento dei frati Minori Cappuccini,

è ancora oggi una sorta di finestra che si apre sul mistero

divino. Una guida spirituale non solo per la comunità giuliese,

ma per tutto l’Abruzzo.

marzo 2010

di Sergio Scacchia

“Il mondo sarà salvato dalla bellezza…”, lo affermava Dostoevskij

in un celebre passo de L’idiota. Che la bellezza possa

quanto meno contribuire alla salvezza dell’universo sembra

certezza in questi luoghi dello Spirito.

La porta della vecchia chiesa, cigola. Dall’interno mi assale

una zaffata di odori conosciuti e non, l’aroma tranquillizzante

dell’incenso, il puzzo inquietante di lisoformio.

Un triangolo con un occhio grande e la scritta: “Dio ti vede”,

campeggiano su di una rivista religiosa poggiata sul primo

banco. Potrebbe sembrare un messaggio inquietante e invece

al contrario, cosa c’è di più bello e rassicurante che camminare

e vivere sotto lo sguardo amorevole di Dio?

Mi tornano alla mente le parole della Bibbia: “anche se tua

madre ti dimenticasse, io non ti dimenticherò mai!”.

All’interno del santuario della Madonna dello Splendore, pare

ancora di vedere il saio usurato di Padre Serafino, col suo

passo incerto, l’impietosa sordità causa di una meningite giovanile,

la barba bianca, intento in preghiera. Vecchio, sordo,

malconcio diceva spesso di sé, con un tenerissimo sorriso.

Un giorno, in un incontro con noi appartenenti al Terz’Ordine

dei frati minori di Teramo, disse “Vorrei essere una semplice

pozzanghera per riflettere il cielo. Ma non ci riesco. Troverò

prima o poi la strada?”

Il piccolo frate era l’anima di questo paradiso spirituale in

terra, il vero miracolo di un uomo malconcio che ha realizzato

due musei, altrettante biblioteche e azioni sociali fra cui La

Piccola Opera Charitas, inaugurata nel 1962 con pochi soldi,

molti debiti, qualche speranza dettata dalla fede incrollabile

nella Provvidenza. E Dio non ha mancato all’appuntamento

dato che oggi il centro è un enorme complesso in grado di

ospitare e seguire adeguatamente centinaia di ragazzi affetti

da gravi patologie psichiche.

Bellissime all’interno della chiesa le decorazioni dell’artista

Giuliano Alfonso Tentarelli con scene della vita della Madonna

e il Tabernacolo, realizzato nel ‘700 da allievi della scuola


di Fra Michele Simone da Petrella che

ideò molti degli altari e dei tabernacoli

delle chiese dei Cappuccini d’Abruzzo.

L’evento dell’apparizione della Madonna,

scrivevo poche righe sopra, un miracolo

che affonderebbe le sue radici nel

1557. Il santuario della Madonna dello

Splendore, costruito sul luogo dove la

Vergine ha fatto scaturire la Sorgente

su una collina a cento metri dal livello

del mare, fuori dal centro storico, si

colloca tra le sette oasi mariane più

importanti d’Italia e si propone con una

grande forza evocativa.

E’ il simbolo della freschezza e della

vitalità di una città di mare, bella, ricca,

suggestiva, turistica. La storia dell’apparizione

lega il territorio giuliese con

quello rosetano, in un mistico gemellaggio

dato che Bertolino, l’uomo che

assistette al prodigio, aveva casa nei

pressi di Cologna paese. Il contadino

si trovava lì per trovar legna e mentre

riposava sotto una pianta di ulivo, fu

abbagliato dalla luce prodigiosa della

Madonna. La Madre di Dio aveva scelto

questo posto per sua dimora e chiedeva

allo sbalordito villico di far costruire un

santuario mariano.

Il povero ometto ebbe il suo daffare per

essere credibile davanti al governatore,

amministratore feudale di nomina ducale,

il quale credeva di avere di fronte

una sorta di demente. La tradizione

narra che ci vollero altri prodigi per

convincere notabili, arciprete, canonici,

il preposto dell’Annunziata e il popolo

tutto della volontà divina.

Sul luogo indicato dalla Madonna, nacque

un piccolo Tempio.

La presenza dell’acqua, dono vivo di un

immenso amore, continua da circa cinque

secoli a vivificare il cammino della

vita di tante generazioni.

Sotto le vasche di raccolta dell’acqua, è

stato realizzato un bassorilievo in marmo,

che rappresenta l’acqua, simbolo

di vita, che disseta i cervi e le colombe,

simboli di pace. Sul lato del bassorilievo

è stata rappresentata una processione

di fedeli sulle rive del

Fiume Giordano, e si conclude con il

Battesimo di Gesù.

Sopra le vasche, un mosaico policromo

illustra in quattro scene il miracolo di

Naam che, bagnatosi nelle acque

del fiume Giordano, fu risanato dalla

lebbra.

L’acqua che esce a getto continuo, dalle

vasche di raccolta, cade in una piscina

ricoperta di mosaici.

Sotto l’arco di travertino, a grandezza

naturale, è stata realizzata una statua in

bronzo raffigurante San Francesco con

le braccia elevate che rende gloria al

Creatore

con le parole del Cantico delle Creature:

“Laudato sie, mi’ Signore, per sora

acqua, la quale è molto utile et umile et

pretiosa et casta”. u

Se credete, scrivete a mens2000@gmail.com

o cercate il mio profilo su Facebook

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23


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24

una scuola di stile

L’Istituto

Statale

d’arte di

Castelli

Statale d’arte di Castelli si trasforma dal prossimo

settembre in Liceo Artistico Indirizzo Design .

L’Istituto

Il quadro normativo della

Riforma prevede una nuova organiz-

1

zazione del quinquennio di studi, ma

rimane confermata la vocazione alla

progettazione che sempre ha caratterizzato

una scuola specifica, articolata e

dall’incredibile ricchezza, sia rispetto ai

modelli didattici adottati nelle discipline

artistiche, sia riguardo alla innovazione

nelle arti visive e plastiche, espresse nel

mondo della comunicazione, del design,

dell’artigianato artistico.

Il nuovo assetto risponde alla necessità

di trasformare e modernizzare la scuola

artistica ed alla volontà di salvaguarda-

2

re la specificità, la tradizione e l’attitudine

alla sperimentazione dei materiali ed alla

innovazione di tecnologie. La consuetudine

con i fenomeni estetici, la pratica artistica, lo

studio delle lingue straniere, il laboratorio del

design, articolato nelle diverse metodologie

di progettazione di oggetti funzionali,piacevoli

ed utili nel segno del bello, fanno di questa

scuola una delle più complete .

La sua forza è nel contemplare, oltre alla

teoria, anche il tempo del fare, con 34 ore nel

primo biennio e 35 nel secondo triennio e quinto anno. Da una parte

la Riforma asseconda la necessità di un maggior rigore concettuale,

dall’altra la necessità di una preparazione che non prescinda da

marzo 2010

3

Redazionale

un modo originale di leggere la realtà circostante e di esprimerla

attraverso il materiale. Nessuna arte o mestiere artistico può

prescindere, infatti, dal confronto con i supporti e le tecniche, così

come non può eludere i vincoli della committenza.

Ma quale ruolo riveste la logica del mestiere d’arte nella definizione

di uno stile “ italiano” che, in tutto il mondo, viene identificato

con la bellezza, con l’eleganza, con il prestigio della tradizione?

La difesa e la conservazione dell’artigianato è la difesa dell’arte

come differenza. Le idee migliori possono trovare realizzazione

nel magistero tecnico e la lunga stagione del design si sta rigenerando

in un processo a ritroso: dall’industria all’artigianato. Il

design è riproduzione illimitata . L’artigianato è produzione limitata:

le due strade possono cominciare a convergere. Così le grandi

tradizioni di quelli che un tempo erano le arti e i mestieri possono

trovare nell’evoluzione della civiltà industriale tutela e protezione.

La Scuola di Castelli nacque proprio con l’intento di creare un

legame tra la tradizione artigianale e le dinamiche internazionali

dell’arte. Era e rimane una Scuola di Stile e anche in questa sua

ultima trasformazione va letto il segno della continuità: educare

al bello, coltivare individualmente i talenti, sperimentare nuove

tecnologie ceramiche.

Attraverso l’istituzione di uno specifico Comitato Tecnico Scientifico

verrà attivato il confronto fra artisti, professionisti, imprenditori,

responsabili di istituzioni culturali ed

artistiche, esponenti del terzo settore.

Si potrà lavorare per creare ulteriori

programmi ed opportunità, definire

percorsi didattici e ipotesi progettuali

e così favorire un dialogo proficuo

tra scuola e territorio. La prospettiva

che si apre è quella che va oltre il

concetto tradizionale di istruzione.

Il nuovo liceo artistico di Castelli

continuerà a costituire nei prossimi

anni una opportunità di formazione in

risposta alle esigenze di una regione

che possiede ed ha il dovere di conservare

un notevolissimo patrimonio

artistico, conosciuto e riconosciuto a livello mondiale. Le competenze

potranno essere spese sul territorio con la creazione, anche

autonoma di posti di lavoro e le tante opportunità offerte ai ragazzi

verranno convertite in possibilità di crescita personale e sociale. A

tale proposito, vale la pena ricordare che due studenti dell’Istituto,

uno appena diplomato e l’altro diplomando, sono stati inseriti dal

Ministero della Pubblica Istruzione fra le eccellenze degli studenti

italiani nello specifico settore artistico per l’anno 2009. C’è bravura,

attitudine e motivazione nei ragazzi e c’è una scuola che sa ascoltare,

indirizzare, personalizzare.

Lo stile di istruzione nell’Istituto d’arte di Castelli può essere pertanto

fondatamente considerato come d’altro canto riconosciuto

“eccellenza nel quotidiano “. u

› Immagine 1: Francesco Mancini • Vaso “Anno Domini” (fiore antico) - 1964

› Immagine 2: Doriana Marroni • 1° Premio Concorso Internazionale di pittura e grafica

“Roberto Girivetto” Asti - 2008

› Immagine 3: Marco Iuvinale • Favo - Primo premio 7° Concorso “Arte della Ceramica” Faenza - 2009


coldiretti informa

Negli ultimi dieci anni è quasi raddoppiato

il numero di agriturismi

che contribuiscono ad alimentare il

motore del turismo enogastronomico che,

con 5 miliardi di fatturato stimato per il

2009, è l’unico segmento in costante e continua

crescita nel panorama della vacanza

Made in Italy.

E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti/Terranosta

resa nota in occasione

dell’apertura della Bit, la Borsa Internazionale

del Turismo di Milano. L’Italia è

l’unico Paese al mondo a poter offrire una

grande varietà’ dei percorsi turistici legati

all’enogastronomia con 142 strade dei

vini e dei sapori lungo le quali assaporare

le molteplici tipicità del territorio e, oltre

a più’ di diciottomila agriturismi, in Italia

sono “aperti al pubblico” per acquistare

prodotti enogastronomici 63mila frantoi,

marzo 2010

Boom degli

agriturismi

strutture raddoppiate in dieci anni

l’oggetto del desiderio

La Bella

Epoque

I gioielli delle

“demimondaines”

Chi l’avrebbe mai detto che le demimondaines della

Bella Epoque oggi le avrebbero chiamate “escort”? E i

loro gioielli? Preziosi come quelli delle Regine! La Bella Epoque

definisce quel periodo di pace e di stabilità economica, in tutta

Europa, che va dal 1889 al 1914, contraddistinto dall’arricchimento

della borghesia che godeva dei frutti della rivoluzione

industriale. La ricchezza crescente della borghesia e dei ceti

medi dava luogo a frequenti intrattenimenti pubblici, cerimonie

e altre occasioni mondane come concerti e rappresentazioni

all’Opera, corse di cavalli, balli, spettacoli teatrali e di cabaret.

Questi appuntamenti richiedevano tenute formali, le cui regole

erano dettate dall’etichetta. Parigi era la capitale del mondo, qui.

principi e nobili, zar, re, regine, magnati convenivano dal resto

cantine, malghe e cascine.

E se la buona tavola è una delle ragioni

principali per scegliere una delle 18.480

aziende agrituristiche presenti in Italia al

primo gennaio 2009, l’agriturismo, la crescita

della vacanza in campagna è dovuta

soprattutto al fatto che sempre più spesso

sono offerti programmi ricreativi come

l’equitazione, il tiro con l’arco, il trekking

di Carmine Goderecci

di Oro e Argento

di Nicola Lucci

Coldiretti Teramo

mentre in quasi la metà non mancano

attività culturali come la visita di percorsi

archeologici o naturalistici. Le aziende

autorizzate all’esercizio di altre attività

agrituristiche (equitazione, escursionismo,

osservazioni naturalistiche, trekking,

mountain bike, corsi, sport e varie) sono

10.354, pari al 56 per cento degli agriturismi

nazionali.

L’escursionismo e l’impiego di mountainbike

sono praticati, rispettivamente, in

3.140 e 2.398 aziende mentre più limitata

è, invece, l’offerta di osservazioni naturalistiche

che interessa soltanto 607 agriturismi.

Tra le altre attività agrituristiche

rientrano anche il trekking, l’equitazione

e i corsi che riguardano, rispettivamente,

1657, 1615 e 1407 unità.

Per scegliere la vacanza in agriturismo è

possibile consultare le guide specializzate

come “Agriturismo 2009” edito dall’Istituto

Geografico De Agostini che raccoglie le

aziende associate a Terranostra o ricercare

su internet dove è presente il sito http://

www.campagnamica.it/ con una selezione

di quasi millecinquecento agriturismi che

possono essere scelti attraverso un motore

di ricerca per tipo di ospitalità, collocazione

geografica, prezzo e servizi offerti,

compreso il benvenuto agli animali. u

d’Europa e dalle Americhe per acquistare beni introvabili altrove

e partecipare alle feste organizzate da Napoleone III alle Tuileries,

o a teatro a vedere “La dame aux cmélias” interpretata da Sarah

Bernhardt, prima attrice che meritò l’appellativo di “diva”.

I gioielli in voga, dalle linee arrotondate, sono caratterizzati da

motivi vegetali, realizzati in esili montature in oro bianco e platino,

scintillanti per la profusione di diamanti e perle. La tendenza di

maggior successo è lo stile “ghirlanda”. Ma torniamo alle “demimondaines”.

Nella vita mondana parigina non si erano imposte

solo le signore di nobile casato, ma anche un ristretto numero di

donne che del commercio del sesso avevano fatto un’arte, le “demimondaines”,

termine coniato da Alexandre Dumas figlio per

definire le donne di facili costumi. Per queste ultime la bellezza

era la ragione prima dell’esistenza ed è naturale che usassero

ogni mezzo per esaltare la loro avvenenza. A tal proposito c’è un

aneddoto che vede come protagoniste le due “demimondaines”

più famose, Liane de Pougy e la Bella Otero, da tempo in gara per

attirare su di sé l’attenzione dei frequentatori dei locali alla moda:

Una sera, Liane de Pougy, informata che la Bella Otero stava cenando

al Maxim’s addobbata della sue gemme più belle, entrò nel

ristorante vestita di un abito lungo, spoglio di qualsiasi ornamento

prezioso, con al seguitola sua donna di servizio, ricoperta invece

di gioielli in perle e diamanti.

Come dire che lei, anche senza gioielli, era la più bella! u

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cinema

Forgiven senegalese

La lezione politica e

umana di Invictus

L’

immaginazione al potere domina invitta Invictus. Tutto

l’attuale cinema americano importante ne è pervaso.

Viaggi oltre il reale per smontare e mutare il reale. Solo

il Di Caprio di Shutter Island, anni ’50, kafkiano e noir, assalito

dalle forze della conservazione coatta, non riesce nell’impresa.

Alice nella wonderland sì, Jake Sully a Pandora pure. E persino

la protagonista di Amabili resti, dall’aldilà. Il Mandela di Clint

Eastwood, invece, stra-trionfa nella reinvenzione di sport, politica

ed esistenza. Tre aspetti mortificati e degenerati dal mal-essere

contemporaneo, che qui invece abbagliano per virtù in essi trasfusa.

Al punto che pensiamo di assistere a un ulteriore fantastic

voyage, un’utopia ai confini della realtà. Johannesburg come Pandora.

Dove un neo-presidente, con 27 anni di carcere alle spalle,

fa ri-nascere una nazione divisa in due, unificandola per tramite

dello sport nazionale, il rugby, e la squadra (quasi)

all-white rappresentante, quegli Springboks (o

Springbokke) naturalmente odiati dai neri.

Lo sguardo (impassibile), la battuta affaticata ma

ferma, il sorriso largo quando è proprio il caso

svelano il volto prosciugato di Clint dietro quello di

Morgan Freeman alias Mandela, dal cui accento

sudafricano, imitatore dello speech del Presidente,

ogni tanto affiora pure la raucedine inconfondibile

dell’ispettore Calla(g)han. Quelli che

accusavano l’Eastwood attore di avere due sole

espressioni, una col cappello, l’altra senza, avrebbero

dovuto ormai capire che trattavasi di scelta

estetica, spostata ora sul versante registico. Clint

gira come intepreta (economia di stile, volto – cioè

sguardo – non in mostra, sintesi pluri-rifrangente

del discorso) e fa recitare i suoi attori, perlomeno

il protagonista, come fossero lui.

A forza di sottrarre, arriviamo a questo film senile, saggio e distaccato,

dove ogni passione (negativa) è spenta, massimalizzata

nella sua riduzione a puro concetto, astratta filosofia. Un Gertrud

americano, dove i temi tipici di Eastwood, vendetta e perdono

(sinonimi, non contrari), sono portati alle estreme conseguenze

spirituali e di aspirazione all’in-dipendenza. Anche la narrazione

(che dallo script di Anthony Peckham si evince tonda) si fa ascetica,

contemplativa, da camera (di gabinetto). Tutt’altro che stanca.

E’ in sintonia con il leader che rappresenta. Muove le sorti con lo

sguardo, il pensiero. Attraverso l’immaginazione. Mandela mandala.

Corpo lento, idee veloci e trionfanti. Clint più Clint. Regista e

attore (quest’ultimo sia pure per interposta persona).

Risplende dello stesso pensiero che pervade un romanzo

marzo 2010

di Leonardo Persia

uscito proprio all’inizio dell’indipendenza del paese

(Les bouts de bois de Dieu di Ousmane Sembène). Si concludeva,

abbattendo davvero ogni dipendenza, con la frase «felice chi

combatte senza odio». Anche qui, a casa Pienaar, dove c’è l’atleta

François che sta a Mandela, con qualche variante, come il giovane

asiatico stava a Wally in Gran Torino, si teme che nel Sudafrica

liberato la situazione degeneri. Effetto Angola, Mozambico e Zimbabwe.

Ma «forgiveness removes fear» (e probabilmente anche

l’odio, la diffidenza). Forse per questo Unforgiven (Gli spietati) era

dominato dalla paura e Invictus dalla calma. Arriva un furgone

sospetto, i due uomini della scorta di Mandela cominciano

a temere per lui, troppo «easy target», ma si tratta solo di un

distributore di giornali. Prima della partita decisiva, un aereo vola

a strapiombo sullo stadio. Un attentato? No, vuole semplicemente

augurare buona sorte alla squadra.

Al regista di Changeling non ha mai interessato la politica

ortodossa. Gli attacchi preventivi. I trucchetti che demagogicamente

devono per forza sedurre la gente. In Italia, e non solo,

sappiamo dove ci hanno portati. Il suo Mandela considera invece

12 voti «a luxury» e non fa del passato un ricatto o un alibi. Si

perita di affiancare alla scorta nera anche dei colleghi bianchi,

perché «they’ve a lots of experience, they protected De Klerk»; e,

peggio, decide di non abolire ma far trionfare la squadra simbolo

dell’apartheid. Lo accusano per questo, da parte

nera, di «autocratic leadership», di prendere

decisioni contro il voto unanaime della gente.

Lui risponde per aforismi quasi zen nella loro

profonda semplicità : «One team, one country»;

«I need to know my enemy»; «We have to be

better than them».

Altro che agiografia, come hanno sparato in

molti. Clint non ci mostra il Presidente, ma

Madabi, l’uomo (non) comune. Quello che i

bianchi conservatori, all’inizio del film, quattro

anni prima dell’elezione-plebiscito, definiscono

terrorista, mentre i bimbi neri salutano con entusiasmo.

The «Comrade President», ma senza

stalinismi di sorta. Resi tossici dalla politica

sporca, gli elettori-standard odiano chi si comporta

così. Se non è stronzo, corrotto, incapace,

non lo vogliono. Ed esigono che il personaggio

pubblico, proprio come recita una vecchia regola di scena, non

sia mostrato in ciabatte. Clint apre proprio con Morgan Freeman

a letto, poi in pantofole, infine allo specchio mentre si rade (senza

alcuna sanguinaria big shave).

Ma soprattutto ce lo descrive troppo “quotidiano” nel considerare

gli altri (nessuno invisibile per lui, dirà una delle guardie del corpo

bianche); troppo astratto, cioè concreto, nelle sue strategie. In

vista di un meeting taiwanese, pensa solo a trascrivere, per il “nemico”

François Pienaar, una vecchia poesia vittoriana di William

Ernest Henley (l’Invictus che dà il titolo al film). Oppure a studiarsi

i nomi della squadra degli Springboks, per poter augurare buona

fortuna a ognuno di loro, sapendo chi ha davanti. Interrompe

persino una riunione di gabinetto, ridendo divertito quando alla tv


vede che i suoi metodi stanno fruttando.

Siamo uomini o presidenti? Anche, se

dall’elicottero, veglia la squadra del cuore

(e della ragione), come fosse un dio (salvo

poi dire «I’m honored, gentleman. Truly

honored», per il cappello della squadra ricevuto

in dono). Anche se, dopo il tè con lui,

Pienaard si sente ipnotizzato, rapito, quasi

catapultato in un’altra dimensione.

E’ lo sguardo, anche registico, che trafigge

con la verità, non con il potere. Per questo

il film è spirituale, mistico. Nel senso

radicale della parola. In termini espressamente

black (alla cui cultura Clint ha reso

più di un non superficiale omaggio). Se in

Xala, sempre di Sembène, la politica finta

rendeva impotenti, qui l’incontro con il Vero

erotizza. Sia Madabi, che con una fascinosa

danzatrice, fa il galante, rimpiangendo di

non essere poligamo, come da clan Xhosa;

sia François che, ubriaco del nuovo sguardo

immessogli dall’inaspettato Amico,

cede comunque alle profferte della sposa.

Body… And Soul, con l’equiparazione

Pienaar/Mandela.

Il primo si chiude nell’angusta cella di

prigionia dell’altro, aprendo le braccia

per misurarne la larghezza (strettezza)

e scorgendone l’anima (dell’amico e

sua). Ma anche immedesimazione totale,

quasi magica e ritualistica, del Prez con gli

Springboks. Mandela è sopraffatto da un

malore, cade a terra. Contemporaneamente,

veniamo a sapere che Chester Williams,

l’unico nero della squadra, si è infortunato.

Guarisce l’uno, riscende in campo, inaspettato,

l’altro. Ri-anima-zione. Qualcosa di

più profondo della reincarnazione. Ottenuta

senza alcun montaggio parallelo facile hol-

lywoodiano, ma con dilatazione stupita dei

tempi incrociati, climax vudù. Come in quel

meraviglioso ralenti che congela palla,

giocatori e sguardi speranzosi del pubblico

davvero in «one team, one country». Nessuna

fretta. Lo dice pure Madabi, alla fine,

quando l’autista vorrebbe eludere la folla

plaudente. «It’s no hurry. No hurry at all».

E’ il culmine dei festeggiamenti per la vittoria,

che Clint regista allarga restringendolo

nei particolari. La padrona abbraccia

la serva. I poliziotti bianchi sollevano in

alto il bambino nero che poco prima avevano

maltrattato. Due uomini della scorta,

dai colori opposti, abbattono le inibizioni

e si danno la mano. Un corpulento boero

abbraccia il bodyguard black ancora perplesso,

ma confuso e felice come prima

Pienaar. E’ il (per)dono della politica (vera).

Essere minus (da cui ministro) per essere

più. Da «captain of my soul» a capitano

degli Springboks. E viceversa. u

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calcio

Il Teramo

calcio

Il settore giovanile

Spesso i campioni sono sulla bocca di tutti perché

siglano un goal importante o per particolari doti tecniche

accendendo entusiasmo tra i tifosi. Lo stesso

per diventare tale , oltre alle indispensabili doti naturali, ha

ricevuto le nozioni di tecnica di base da istruttori della scuola

calcio che ciascuna società, solitamente, organizza per

preparare i giovani

talenti del futuro.

› Italo Ferri - Responsabile tecnico Scuola Calcio

Orta , Fiorotto e Taua

a Teramo occupano

titoli e pagine della

stampa locale, anche

a ragione, visto che si

apprestano a vincere

il campionato regionale

di Eccellenza

con qualche turno di

anticipo.

Le giovani leve

biancorosse, dalla

Juniores, categoria

prossima a quella

maggiore, fino ai

pulcini non hanno

nulla da invidiare ai

più maturi colleghi.

Anche loro, infatti, primeggiano nelle rispettive categorie, e

qualche campioncino in erba, dal goleador al portiere paratutto,

è già il beniamino degli amici di famiglia e del vicinato.

L’attività sportiva, oltre ad essere un momento formativo

importante per lo sviluppo psico - fisico, è anche socializzazione

ed educazione alla disciplina di gruppo.

Attività, quindi, diretta anche ai fini sociali e complementare

a quella istituzionale scolastica e familiare. La politica

di programmazione e di investimento della società per il

futuro è mirata a riportare il calcio tra i giovani della nostra

città. In meno di due anni, è stata costruita una intera organizzazione

affidata a personale qualificato e riconosciuto

dalla FIGC .

La preparazione psico – fisica dei giovani non può prescindere

da una conoscenza scientifica per chi si occupa

della crescita e del loro sviluppo. Si è voluto poi allargare

l’orizzonte coinvolgendo altre società limitrofe nel progetto

di rinascita e per questo che è nata la collaborazione

marzo 2010

di Antonio Parnanzone

con l’Atletico Nepezzano e il Piano della Lente, per citarne

alcune, società con forti tradizioni nel citato settore. L’affiliazione

con una grossa società calcistica del nord è il fiore

all’occhiello che ha permesso alla nuova dirigenza teramana

di vantare un rapporto con il calcio che conta. La scelta è

caduta sull’Internazionale per la disponibilità mostrata

dalla società meneghina ed

anche per fare un omaggio

al Presidente Campitelli di

dichiarata fede neroazzurra.

L’operazione è motivo di

grande orgoglio in quanto

consente un legame diretto

con la massima espressione

di questo sport, non a

caso considerato passione

popolare in Italia e

all’estero.

Oltre al prestigio, l’affiliazione

è utile sia per

l’organizzazione del settore

che per la formazione del

personale. Periodicamente,

infatti, vengono organizzati

stage in sede o presso il centro sportivo Interello, finalizzati

alla formazione dei tecnici e istruttori, dando loro la possibilità

di approfondire le conoscenze, confrontandosi con

› Vincenzo Feliciani


› Teramo calcio - Allievi

esperti di altre società.

Ai giovani viene offerta, inoltre, la

possibilità di partecipare ad iniziative

con visite presso altri centri sportivi

nazionali ed esteri. Il rapporto di

collaborazione con un grande club è

sicuramente utile e

opportuno, specie

per una giovane

società come quella

del Teramo che ha

tanto da imparare

da chi fa calcio professionistico

ad alto

livello. Trecentocinquanta

iscritti è il

traguardo raggiunto

nel secondo anno di

attività. E’ il risultato

di un intenso lavoro

svolto dagli organizzatori

che hanno saputo

conquistare la

fiducia delle famiglie

e della città. Grande

soddisfazione, quin-

› Pasquale Belfi ore - Addetto alla segreteria

di, per il successo

che sta

riscuotendo

nuovamente

questo sport,

che in alcuni

› Claudio Belfi ore - Istruttore

momenti ha fatto

temere un ingiustificato

declino.

La struttura è

guidata e curata

da Vincenzo Feli-

ciani che si avvale della

fattiva collaborazione di

Italo Ferri, cui è stato

affidato l’incarico di responsabile

della scuola

calcio, e di Pasquale

Belfiore addetto alla

segreteria. Sono circa

quaranta i collaboratori,

tra istruttori, accompagnatori

ed altri dirigenti,

che con vero spirito di

abnegazione offrono la

loro opera di assistenza

nelle varie strutture

sparse per la città a

favore delle giovani leve

biancorosse.

Un giusto ringraziamento va conferito

a chi ha contribuito validamente alla

realizzazione del progetto e che, per

motivi diversi, non fa più parte della

società o dello staff tecnico:

Piero D’Orazio e Romano Florimbi. u

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basket

Il Teramo

Basket

fa fatica nel ritrovarsi.

D

opo la bella prova al PalaScapriano contro il Montepaschi

Siena, si sperava che la BancaTercas avesse ritrovato la

compattezza e la voglia di tornare a vincere, ma niente di

tutto questo. La 4ª giornata del girone di ritorno, giocata a Bologna

contro la Virtus, ha di nuovo evidenziato una BancaTercas dai due

volti: ad una prima parte attenta, volitiva ed ostinata fa riscontro una

seconda parte disunita, stanca, arrendevole. Si ha l’impressione

che alcuni giocatori tirino i remi in barca ancora prima di essere

arrivati in porto. Quello che mi ha più sorpreso, in quest’incontro,

è stata la rabbia (naturalmente agonistica) che ha mostrato Moss

nello svolgimento della sua prestazione contro gli ex compagni e la

società che lo ha lanciato verso traguardi più importanti. Devastante

la sua gara, da vero leader dei vari Collins, Vucinic, Faiardo, Sanikidze

& c., che vincono e convincono, di essere per il momento la

terza forza del campionato. Canadian Solar Bologna - BancaTercas

77 a 67. Ora si fa veramente duro il prosieguo del campionato per

la BancaTercas dopo la partita persa (quarta consecutiva del girone

di ritorno) al PalaScapriano, valida per la 5ª giornata contro la Ngc

Medical Cantù al suon di sirena con il risultato di 73 a 72 e con

l’ultimo possesso nelle mani di Hoover che, clamorosamente, non

centra il canestro del sorpasso. La BancaTercas ha letteralmente

sbagliato l’approccio alla gara e, pertanto, ha sofferto la squadra

vicende teramane

di Maria Grazia Frattaruolo

Ma si, basta che se magna

Carissimi lettori, quante volte avete letto i miei annunci?

Quante volte vi è toccato ascoltare i miei lamenti

poiché non riuscivo a trovare il lavoro dei miei sogni?

Ebbene, dopo essermi “messa in vendita” a politici locali e non,

uomini facoltosi o potenti, finalmente qualcosa si è mosso ed

ora posso avere il mio momento di gloria.

Sarò per il momento assunta presso un ente, per passare poi

ad una municipalizzata, una di quelle che contano davvero,

dove l’importante è entrare, poi un posticino che consenta di

riciclarti te lo trovano.

Voglio perciò tessere le lodi di questo ente che, nonostante i

tempi di crisi che corrono e per motivi di opportunità, ha accolto

la mia supplica.. Finalmente potrò abbandonare questo

marzo 2010

Sognavo di fare

l’addetto stampa…

di Bebè Martorelli

canturina per tutto il primo tempo e nella parte iniziale del terzo

tempo. Poi, all’improvviso, è venuta fuori la reattività di Amoroso

(migliore in campo) & c., che sono riusciti a colmare un gap negativo

di 17 punti e poi portarsi in vantaggio anche di 7 punti, ma sul più

bello è venuta meno la lucidità necessaria per portare in porto una

partita già compromessa nella prima parte. La Ngc Cantù ha vinto

meritatamente, dimostrando di essere più squadra e di avere tra

le proprie fila degli ottimi tiratori dalla lunga e dalla breve distanza.

“Volli, fortissimamente volli”, questa è stata la parola d’ordine impressa

ai suoi ragazzi da Andrea Capobianco nell’incontro disputato

e vinto al PalaMaggiò di Caserta, nell’anticipo della 6ª giornata del

girone di ritorno contro la Pepsi con il risultato eccezionale e sorprendente

di 67 a 59. La BancaTercas Teramo torna al successo,

mostrando i muscoli che sembravano essersi sgonfiati dopo un

periodo di smarrimento, su un campo difficile e contro una squadra

ben attrezzata che non a caso risulta essere per ora la seconda

forza del campionato. Teramo ha vinto la sua partita in difesa, brava

nel tenere Caserta sotto ai 60 punti e mostrando tanta fisicità e tanta

lucidità nell’arco dell’intero incontro. Tutti i biancorossi si sono

distinti per aver dato il massimo ma sarebbe ingeneroso non citare

la grande prestazione di Diener e la forte difesa di Amoroso (anche

se in attacco ha commesso tre errori da principiante) su Jones, giocatore

fondamentale per la Pepsi. Nell’altro anticipo della giornata,

Montegranaro vince nell’impari confronto contro i terribili ragazzi

della Sebastiani Napoli segnando 114 punti, ma subisce anche un

passivo di 82 punti. Nel commentare i risultati degli altri incontri di

campionato il giorno dopo gli anticipi soprattutto di quelle squadre

che ci riguardano da vicino, Cremona, Varese, Pesaro e Ferrara, ma

che vorremmo tenere lontano il più possibile. Non è proprio difficile

desumere che il risultato della BancaTercas Teramo a Caserta

assume un valore dai connotati più che importanti. u

giornaletto che serve solo ad aumentare la quantità di carta

straccia da smaltire. Finalmente potrò risolvere i miei problemi

finanziari in un mondo pulito.

Ciò che mi dispiace è che non posso ancora rendere noto il

nome del mio datore di lavoro in prima battuta, né il ruolo che

andrò a ricoprire (non che questo abbia importanza). Il fatto è

che all’azienda manca il mio codice fiscale (si è perso tra qualche

mucchio di lettere, sapete come sono le Poste!) e quindi

non possono ancora fare il comunicato stampa in cui annunciano

a tutto il mondo che Maria Grazia Frattaruolo, grazie alla sua

altissima preparazione teorica e pratica, non si sa bene in che

cosa ma in qualcosa sicuro, entra trionfalmente e meritatamente

nello staff. Che bello, sono proprio felice…..

….Ci siete cascati? Era il mio pesce d’aprile, anche se un po’ in

ritardo. Non è vero che sarò assunta presso un ente (almeno

quella non non io!). Io sono ancora qui a scribacchiare su

questo giornaletto.

Ora vi chiederete il perché di tutto questo. Corre voce che una

tizia, entrata in pompa magna nel portone di un Palazzo ne

uscirà per varcarne un altro, cambiando però datore di lavoro.

Ma state tranquilli, chi paga siamo sempre e comunque noi.

Complimenti! Però, a pensarci bene, mi viene il dubbio che

anche questo sia un bel pesce d’aprile. u


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