Senza titolo-1 - Comune di Arcole

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Senza titolo-1 - Comune di Arcole

Comune di Arcole

Archivio Storico

Diocesi Vicenza

LA SERENISSIMA AD ARCOLE

E NEL VERONESE ORIENTALE 1405 - 1797

Organizzano la mostra:

Amministrazione Comunale di Arcole,

in collaborazione con Associazione Ricercatori Documenti Storici

Ideazione della mostra: Inerio De Marchi; Claudio Soprana.

Ercole Sartori.

Testi: Corrado Buscemi; Alessandra Cassin; Giorgio Castegini; Giulio De Marchi; Irnerio De Marchi; Leonardo


Video: Mauro Braggio; Leonardo Di Noi; Domenica Pace; Orianna Rossin.

Consulenza: Marco Pasa.

Prestiti: Archivio di Stato di Verona; Biblioteca Civica di Verona; Museo Fioroni di Legnago; Comune di Verona;

archivio Storico della Curia di Vicenza.

Collaborazioni:


Arcole, Piazza Poggi, presso la Biblioteca Civica



GRUPPO

STORICO

Città

di Palmanova

INGRESSO GRATUITO

Fondazione

Fioroni

Regione Veneto


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Arcole e l’est veronese ai tempi della Serenissima

Dopo aver analizzato, lo scorso anno, le vicende delle nostre comunità durante l’epoca

medioevale, con questa esposizione vogliamo oggi affrontare i secoli successivi che videro

Arcole ed il territorio veronese dominati dalla Repubblica di San Marco. Si tratta di un periodo

di tempo molto ampio, valutabile in circa quattro secoli: dalla caduta degli Scaligeri (fine del XIV

secolo) alla venuta di Napoleone Bonaparte (fine del XVIII secolo). Sono secoli caratterizzati

dalla cosiddetta “pax veneziana”, anche se proprio il nostro territorio fu coinvolto, anche

lungamente, nei conflitti che si svolsero tra la metà del ‘400 e l’inizio del ‘500. A Verona, dopo

la fine ingloriosa dei dalla Scala, si ebbe un periodo burrascoso caratterizzato dalla breve

dominazione Viscontea (1387-1402) e dalla episodica occupazione Carrarese (1402-1405).

Dopo la dedizione di Verona alla Dominante (1405), Milano e Mantova si allearono per cercare

di riprendersi i territori perduti; ne seguì una guerra (1438-40) che ebbe come teatro la nostra

zona con un’alternanza di avanzate e ritirate che si conclusero con la pace di Cavriana che

mantenne a Venezia i propri territori. Ancora più lunghe furono le vicende belliche conseguenti

alla lega di Cambray (1508-1517) che videro gli eserciti di mezza Europa svolgere le principali

azioni militari sopra i nostri territori. Anche in questo caso Venezia, gravemente sconfitta ad

Agnadello (1509), riuscì con abili mosse diplomatiche ad ottenere una pace che le manteneva

pressoché intatti i possedimenti. Dopo questa terribile prova, Venezia è costretta a cambiare

strategia abbandonando tutti i castelli scaligeri ormai inservibili, per dotarsi di nuove difese

più efficaci contro le nuove armi da fuoco. Tutte le principali città come Verona, Vicenza,

Padova, Brescia e Bergamo, vengono fortificate con le nuove tecniche belliche e nuove

roccaforti, come Orzinuovi, Peschiera e Legnago vengono create per difendere i punti deboli

dello “Stato de Tera”.

Seguono quindi anni di vera pace in cui si sviluppano i commerci con la Terraferma che viene

organizzata come principale fornitore di prodotti e derrate alimentari della capitale. Vengono

quindi potenziate le reti di comunicazioni, soprattutto quelle acquee e si incentivano i consorzi

per la bonifica delle vaste aree impaludate per aumentare ulteriormente la produzione

agricola. Sono gli anni in cui le ville si moltiplicano portando in territori lontani dalla città,

oltre alle nuove tecniche agrarie anche la raffinata cultura rinascimentale. Una grave battuta

d’arresto a questo “boom economico” avvenne per “Il gran Contagio” del 1630 che uccise

una gran parte della popolazione (nei nostri territori quasi il 50% degli abitanti). Ci vollero vari

decenni per ritornare ai livelli della fine ‘500, ma intanto nuove minacce come la continua

avanzata turca nel Mediterraneo e l’apertura dei ricchi mercati americani riducevano gli spazi

commerciali della Serenissima portandola, nel suo lento declino, a scontrarsi alla fine con la

voracità napoleonica.

Per capire questo divenire, fondamentali sono i segni fisici ancora presenti sul territorio, come

le bonifiche, le trasformazioni dei corsi d’acqua, delle strade, la nascita di nuovi centri abitati,

le opere difensive, ecc… Indispensabile è poi la conoscenza delle famiglie più rappresentative

che qui vissero, con le loro dimore attorno alle quali si sviluppava un’economia basata quasi

esclusivamente sulla coltivazione e sullo sfruttamento della terra. Così come risulta importante

conoscere l’organizzazione dello stato veneto, le sue strutture amministrative locali, la

gestione del territorio con il potere della nobiltà sulla campagna, ma anche le abitudini di vita,

gli usi e i costumi che sono ancor oggi rintracciabili in molti nostri comportamenti.

Con questa mostra ci auguriamo di riuscire a contribuire alla conoscenza di un altro tassello

della nostra affascinante storia, tanto ricca quanto varia.


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Ville di Arcole

La Villa è un insieme di strutture edilizie ed aree, costruite in campagna da una committenza

cittadina che comprende: la “casa da patron” -abitazione del signore, le barchesse, i fienili,

le stalle, il “selese” - aia, la colombara, il brolo, a cui può aggiungersi la casa dei “laorenti”,

del gastaldo, del massaro, il giardino, le serre, la limonaia e la cappella gentilizia oltre ad

altri ambienti accessori. Il tutto per costituire un insieme funzionale ed autosufficiente. I

modi di aggregazione degli elementi sono i più vari, anche se in generale valendo i criteri del

buonsenso, l’organizzazione delle ville segue tipologie simili. Nella villa l’aspetto esteriore

deve rappresentare lo stato sociale del padrone e questo richiede l’intervento di un tecnico

per la progettazione; per questo l’architettura delle ville sarà sempre all’avanguardia, perché

i proprietari vorranno dimostrare con la novità delle forme il loro essere alla “moda”. La

parte produttiva è quasi sempre presente; a volte a diretto contatto con la residenza, altre

completamente isolata. Importante è anche il modo in cui queste strutture, prevalentemente

produttive, si inseriscono nel territorio, con un’organizzazione dello spazio circostante, fatto

di percorsi e strutturazione fondiaria, che ha generato un ambiente che ne fa parte integrante.

La villa, oltre ad essere una residenza fuori città dove rilassarsi nel periodo estivo, era anche

un’azienda agricola efficiente, che con le conoscenze in materia d’idraulica e sull’utilizzo delle

colture adatte, riusciva a rendere produttive anche le aree abbandonate o paludose. Questa

capacità di aumentare la superficie coltivabile fu fortemente incentivata dalla Serenissima,

che contava su un sempre maggiore afflusso in città di derrate alimentari provenienti dalla

Terraferma, tanto che in quattro secoli sono stati costruiti quasi 4000 complessi di questo

tipo, che costituiscono il più grande segno lasciato dalla civiltà veneziana in Terraferma.

Nel Veronese fu la vendita della vasta “fattoria scaligera”, ossia di tutte le proprietà dei

Della Scala disseminate nel territorio, avvenuta all’inizio del ‘400, a creare le condizioni per

la nascita e diffusione delle ville venete, che raggiungerà il suo massimo sviluppo soltanto

a partire dalla metà del ‘500. Ad approfittare dell’occasione fu principalmente la nobiltà

veronese; altrove furono invece i nobili veneziani ad accaparrarsi la maggior parte dei terreni

messi in vendita come nel caso particolare di Cologna Veneta che fu fin dall’inizio accorpata

come territorio del dogato. Ad Arcole, ad acquisire i beni della fattoria scaligera, sono le

famiglie veronesi dei Boniventi, Malaspina e Pellegrini.

Le numerose ville del nostro territorio si situano preferibilmente lungo la lunga terrazzatura

sabbiosa delimitante l’area paludosa della Zerpa che da Arcole, seguendo un largo arco,

arriva a Castelletto di Soave. Questa posizione permetteva di ampliare le già vaste proprietà,

bonificando i terreni che si trovavano ad ovest dell’Alpone. Anche l’area arcolese segue

questa logica e le tre ville più importanti sorgono vicine (villa Pellegrini, villa Malaspina,

palazzo Ruffo) al bordo della terrazzatura, forse sfruttando in questa zona anche i resti

dell’antico castello d’Arcole.

Nella costruzione delle ville la nobiltà si avvalse dei migliori architetti del momento.

Emblematico l’esempio del Palladio, che proprio in questo campo produsse le sue opere più

famose. Nel Veronese fu molto sentita l’influenza del Sanmicheli (1484-1559) che condizionò

l’architettura delle ville per tutto il ‘500 e ‘600, con la sua forma a blocco chiuso spesso

disgiunta dagli annessi rustici. Villa Pellegrini di Arcole, conosciuta con il nome di “Decima”,

rientra in quel gruppo di ville cinquecentesche con portico e loggia che in qualche modo

risentono del lessico Sanmicheliano, ridotto ad un semplificato stile bugnato rustico.

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