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Giovan Battista Marino, L'Adone, 1623 (edizione di ... - Diras

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Falsirena, che miri? a che più stai 175<br />

sospesa sì? Quest’è il sembiante istesso<br />

lungo tempo temuto. Eccoti omai<br />

del’ombra il ver. Che miri? egli è ben desso.<br />

Questi son pur que’ luminosi rai<br />

che già tanto fuggivi, or gli hai dapresso.<br />

Perché non schivi il tuo dolor fatale?<br />

dov’è il tuo senno? o tua virtù che vale?<br />

Mira e non sa che mira e mira molto 176<br />

ma poco pensa e sospirando anela.<br />

Varia il colore, il favellar l’è tolto,<br />

sta confusa e smarrita, avampa e gela.<br />

Tien fiso il guardo in quel leggiadro volto,<br />

non palesa i desiri e non gli cela.<br />

Abbassa gli occhi per fuggir l’assalto,<br />

poi le mani incrocicchia e gli erge in alto.<br />

Fan l’occhio insieme e’l cor dura contesa, 177<br />

quel si rivolge a vagheggiar la luce,<br />

questo per non languire in fiamma accesa,<br />

vorria fuggir l’ardor ch’ella produce.<br />

L’un brama gioia e l’altro teme offesa<br />

e, perché’l cor del’occhio è guida e duce,<br />

<strong>di</strong> ritirarlo a più poter si sforza,<br />

ma l’oggetto del bello il tragge a forza.<br />

Saetta è la beltà che l’alma uccide 178<br />

subitamente e passa al cor per gli occhi.<br />

Fu la beltà ch’ella in mal punto vide<br />

apunto come folgore che scocchi.<br />

Fu l’occhio che seguì scorte mal fide<br />

qual ghiaccio fin, s’avien che raggio il tocchi,<br />

ch’arid’esca vicina accender suole<br />

e ferir <strong>di</strong> scintille il viso al sole.<br />

[179-191 descrizione palazzo <strong>di</strong> Falsirena e del banchetto: la sala è adorna <strong>di</strong> statue che rappresentano<br />

fate, indovini, stregoni, negromanti, maghe, lamie, sibille, pitonesse]<br />

Sicome sempre al gran pianeta errante 191<br />

Clizia si volge e suoi bei raggi adora<br />

e col guardo e col cor, sorga in levante<br />

o tramonti al’occaso, il segue ognora<br />

e, del suo corso esploratrice amante,<br />

a quel foco immortal che l’innamora<br />

e <strong>di</strong> cui piagne la veloce fuga<br />

degli umid’occhi le rugiade asciuga,<br />

così la donna a quelle luci care 192<br />

fisava intenta onde pendea suo fato,<br />

dolce principio a lunghe pene amare,<br />

il famelico sguardo innamorato.<br />

Dopo il nobil convito il fè lavare<br />

in un bagno <strong>di</strong> balsamo odorato<br />

e v’infuse <strong>di</strong> mirra urne lucenti<br />

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