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Giovan Battista Marino, L'Adone, 1623 (edizione di ... - Diras

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si ritiran le man bianche e gentili<br />

e s’allargano in ali ambe l’ascelle.<br />

Due gemme ha in fronte, ond’esce un dolce lume,<br />

siché più vago augel non batte piume.<br />

Venere bella, ahi qual perfi<strong>di</strong>a, ahi quale 161<br />

forte ventura il tuo bel sol t’ha tolto?<br />

La beltà, del tuo foco esca immortale,<br />

ecco prende altra spoglia ed altro volto.<br />

Strano malor del calice infernale<br />

in cui tosco maligno era raccolto!<br />

L’incantata bevanda ebbe tal forza<br />

che fu possente a trasformar la scorza.<br />

Fusse del nume che’l <strong>di</strong>fende e guarda 162<br />

providenza <strong>di</strong>vina o fusse caso,<br />

quando il vetro pigliò la maliarda,<br />

scambiò per fretta e per errore il vaso.<br />

Quelche fa che d’amore ogni cor arda,<br />

simile intutto a questo, era rimaso<br />

ed, ingannata dal’istessa forma,<br />

in sua vece adoprò quelche trasforma.<br />

[...]<br />

Già fuor dela prigion libero vola 164<br />

d’abito novo il novo augel vestito.<br />

Lamentarsi vorria, ma la parola<br />

non forma, come suol, senso spe<strong>di</strong>to<br />

e gorgheggiando dal’angusta gola<br />

dela favella invece esce il garrito;<br />

né del’umana sua prima sembianza,<br />

tranne sol l’intelletto, altro gli avanza.<br />

L’intelletto e’l <strong>di</strong>scorso ha solo intero, 165<br />

onde qual’è, qual fu, conosce apieno.<br />

Rimembra il dolce suo stato primiero<br />

e <strong>di</strong>segna al suo ben tornar in seno.<br />

Poi sentendosi andar così leggiero<br />

per l’immenso del ciel campo sereno,<br />

mentre al’albergo usato il camin piglia,<br />

<strong>di</strong> tanta agilità si meraviglia.<br />

[166-185: volo <strong>di</strong> Adone. Intanto Gelosia istiga la vendetta <strong>di</strong> Vulcano, il quale appronta le armi perché<br />

l’arcier <strong>di</strong> Cinto possa uccidere Adone-pappagallo. Mercurio però ruba una freccia ad Amore e quin<strong>di</strong><br />

Adone sarà solo sfiorato da una freccia che lo farà innamorare ancor <strong>di</strong> più <strong>di</strong> Venere]<br />

Fuggito Adon lo scelerato oltraggio 186<br />

del feritore infuriato e pazzo,<br />

stanco, ma quasi a fin <strong>di</strong> suo viaggio<br />

giunt’era a vista del <strong>di</strong>vin palazzo,<br />

quando trovò sotto un ombroso faggio<br />

due ninfe dela dea starsi a sollazzo<br />

ed avean quivi ai semplici usignuoli,<br />

che tra’ rami venian, tesi i lacciuoli.<br />

Tra quelle fila sottilmente inteste 187<br />

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